virus

  • Le Olimpiadi di Tokyo si disputeranno “con o senza Covid”. Parola del CIO

    I Giochi olimpici estivi di Tokyo, rinviati a causa della pandemia da Coronovirus si disputeranno “con o senza COVID”. Lo ha comunicato il vicepresidente del Comitato olimpico internazionale (CIO), John Coates.

    “I Giochi inizieranno il 23 luglio del prossimo anno”, ha detto all’AFP, aggiungendo che le Olimpiadi saranno ricordate come i “Giochi che hanno conquistato il COVID”.

    All’inizio di luglio, il CIO aveva proposto di ospitare l’evento con un “pubblico limitato”, idea che è stata poi respinta. A maggio, il presidente del CIO aveva affermato che i Giochi di Tokyo 2020 rinviati sarebbero stati annullati se non si sarebbero potuti tenere nel 2021 a causa della pandemia di coronavirus.

  • Il tempismo francese e la irresponsabilità italiana

    Il presidente Conte e il ministro dell’economia Gualtieri hanno confermato che le risorse del Recovery Fund non verranno utilizzate per abbassare le tasse. Contemporaneamente in Francia il governo Marcon ha già presentato il piano per utilizzare le risorse europee varate al fine di offrire uno scenario di sviluppo all’economia europea nei prossimi anni.

    Nel nostro paese, invece, in piena e profonda recessione economica si attende, senza speranza, tale “governo” Conte il quale serenamente indica nel quindici (15) di ottobre la data per l’appuntamento nel quale prenderà contatti con l’Unione Europea.

    A seguito di questo primo contatto, i progetti per ottenere i finanziamenti da Recovery Found verranno presentati nei primi giorni di gennaio: 2021. Da quel momento del nuovo anno in poi si comincerà ad elaborare e sottoporre i progetti strategici economici per il cui finanziamento necessitano della approvazione europea.

    Il governo francese, con una grande tempistica, dimostra un’attenzione sicuramente più responsabile verso le conseguenze della crisi da covid-19. In questo senso, infatti, all’interno dell’articolato piano “Marshall” francese delle risorse disponibili, oltre venti (20) miliardi verranno utilizzati per abbassare le tasse. Una prima tranche per ridurre l’imposizione fiscale sul valore aggiunto (la nostra Iva) ed una seconda sulla fiscalità degli immobili strumentali (la nostra Imu). Come anticipato pochi giorni fa, la Francia sta ponendo in atto una avveduta strategia di politica economica finalizzata al raggiungimento del traguardo del secondo posto, come economia manifatturiera, in Europa ora appannaggio del nostro sistema industriale.

    Nella più assoluta distrazione di questo governo stiamo assistendo all’ultima tappa della desertificazione industriale ed economica del nostro paese guidata da una classe politica indegna la quale dimostra per l’ennesima volta un mix devastante di superficialità ed arroganza, classiche esalazioni di un deficit culturale.

    Non passa giorno in cui elementi del governo dichiarino la propria volontà della ricerca di svolta ecologica: un concetto privo di ogni riferimento economico reale ma soprattutto ignaro di ogni traguardo già raggiunto dal nostro sistema industriale.

    Va ricordato come proprio il nostro sistema industriale sia tra i meno impattanti sotto il profilo ambientale in ambito europeo (https://www.ilpattosociale.it/2018/12/10/sostenibilita-efficienza-energetica-e-sistemi-industriali/). La mancanza di conoscenza (l’ignoranza per intenderci) di questo ottimo traguardo già raggiunto dal sistema industriale italiano qualifica l’attuale governo il quale, nella determinazione delle linee guida relative all’utilizzo dei Recovery Fund, realizza il disastro perfetto economico. Un traguardo, invece, riconosciuto ed ammirato all’estero e per questo la Francia ora cerca di superare proprio nella componente industriale l’economia italiana.

    In un paese normale con un governo decente al fine di determinare le strategie economiche risulterebbe evidente partire dalla considerazione dei risultati e dei traguardi già raggiunti precedentemente alla crisi da covid-19, valorizzandoli ed offrendo agli esset industriali più supporto economico e finanziario. Ricordando, poi, come il fattore temporale risulti fondamentale nel conseguimento degli obiettivi da raggiungere.

    Viceversa, il governo, in preda ad un delirio ideologico ambientalista, si conferma incapace anche solo di comprendere come contenuti e tempistica rappresentino la sintesi per offrire una prospettiva di crescita del nostro Paese.

  • La Turchia ridimensionerà il piano di riapertura delle scuole

    La Turchia ridimensionerà i piani per riaprire le scuole alla fine del mese. I primi a tornare tra i banchi saranno i più piccoli che seguiranno le lezioni per un massimo di due giorni alla settimana. Il recente costante aumento di morti per COVID-19, ritornato ai livelli di metà maggio, quando vigeva il lockdown nel Paese, ha indotto il ministro della Salute, Fahrettin Koca, ad affermare che la Turchia sta vivendo il secondo picco del contagio.

    Il governo ha fatto sapere che non intende reintrodurre un blocco totale, ma ha esortato i cittadini a seguire misure di allontanamento sociale. Le mascherine sono state rese obbligatorie.

    Il ministro dell’Istruzione Ziya Selcuk ha affermato che solo gli alunni della scuola materna e del primo anno frequenteranno inizialmente le lezioni di persona, con ulteriori piani di riapertura da stabilire durante un periodo di valutazione di tre settimane. E ha anche aggiunto che i genitori che non vogliono mandare i propri figli a scuola possono scegliere di continuare l’istruzione a distanza.

  • La prossima sessione plenaria del Parlamento europeo si terrà a Bruxelles

    La sessione plenaria del Parlamento europeo, inizialmente prevista per la prossima settimana a Strasburgo, si svolgerà invece a Bruxelles, poiché il rischio per la salute è sempre più alto, come ha annunciato martedì il presidente del Parlamento, David Sassoli.

    “Abbiamo fatto di tutto per riprendere il normale corso delle nostre sessioni plenarie a Strasburgo”, ha detto Sassoli in una nota, poiché l’organismo ha deciso a luglio di riprendere le sessioni plenarie in Francia. “La recrudescenza della pandemia in molti Stati membri e le decisioni prese dalle autorità francesi di classificare l’intero dipartimento del Basso Reno come zona rossa, ci obbliga a riconsiderare il trasferimento a Strasburgo”, ha aggiunto Sassoli.

    Pur esprimendosi deluso per la decisione ha sottolineato che il trasferimento dell’amministrazione del Parlamento europeo avrebbe comportato la quarantena per tutto il personale al loro ritorno a Bruxelles. L’annuncio è stato fatto da Sassoli anche su Twitter.

    Durante il fine settimana, le autorità francesi hanno designato diversi dipartimenti, tra cui Lille, Strasburgo e Digione come zone rosse, il che significa che potrebbero essere imposte misure eccezionali.

     

  • Dopo Roma, l’ambulatorio mobile per i test congiunti Epatite C e Covid-19 approda in Lombardia e Campania

    È partita da Roma, patrocinata dal Comune della Capitale, un’importante campagna di prevenzione: presso un ambulatorio mobile, collocato a Piazza del Popolo, attraverso due test capillari, è stato possibile effettuare lo screening congiunto per Covid-19 ed Epatite C. Successivamente l’ambulatorio mobile farà tappa in Lombardia ed in Campania.
    Questo roadshow itinerante, realizzato nell’ambito delle iniziative per la Giornata Mondiale contro le Epatiti proclamata dall’OMS per il 28 luglio, è stato promosso dall’Associazione Italiana per lo Studio del Fegato – AISF e dalla Società Italiana Malattie Infettive e Tropicali – SIMIT, con il patrocinio dell’Associazione Pazienti EpaC Onlus, ed è stato organizzato da MA Provider, società di consulenza manageriale in ambito healthcare, con il contributo non condizionato dell’azienda farmaceutica Abbvie.
    Responsabili scientifici dell’iniziativa sono il Professor Massimo Andreoni, Direttore scientifico della SIMIT e Professore di Malattie Infettive della Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università di Roma Tor Vergata, e il Professor Salvatore Petta, Segretario AISF e Professore di Gastroenterologia all’Università di Palermo.
    La proposta di un doppio test affonda le radici nelle attività sviluppate già da diversi anni dalle Società scientifiche AISF e SIMIT e dall’Associazione pazienti EpaC onlus, riunite sotto la sigla di ACE – Alleanza contro le Epatiti e ha preso vigore nelle ultime settimane. Diversi studi, infatti, hanno rilevato una riduzione di oltre il 90% dei trattamenti durante il lockdown. L’opportunità di un test congiunto è stata esplicitamente indicata anche nel documento conclusivo dell’“Indagine conoscitiva in materia di politiche di prevenzione ed eliminazione dell’epatite C”, approvato all’unanimità in XII Commissione Affari Sociali della Camera dei Deputati, lo scorso 11 giugno: può infatti costituire un primo step per ampliare gli screening per far emergere il “sommerso” secondo l’obiettivo prefissato dall’OMS di eradicare la patologia entro il 2030. Un risultato raggiungibile grazie all’innovazione garantita dai nuovi farmaci antivirali ad azione diretta (DAA) per il trattamento dell’Epatite C, che permettono di eradicare il virus in maniera definitiva, in tempi rapidi e senza effetti collaterali.

    “La pandemia di Covid-19 ha dimostrato quanto sia importante e occorra investire in prevenzione in ambito infettivologico – evidenzia il Prof. Massimo Andreoni – In questo caso, ciò significa fare screening, ossia individuare i soggetti affetti dal virus dell’Epatite C ma inconsapevoli della loro condizione. Proprio questa mancanza di consapevolezza implica la necessità di un legame più stretto tra mondo scientifico e popolazione: la SIMIT ha dunque deciso di andare sul territorio per mettere la scienza al servizio dei cittadini. Per favorire questo processo, possiamo usufruire di una contingenza che coinvolge tutti: visto che anche Covid-19 pone l’esigenza di test per riconoscere la diffusione del virus, possiamo mettere insieme le due cose. Da una parte serve per capire la diffusione del Sars-Cov-2 sul territorio nazionale e il peso degli asintomatici; dall’altra possiamo far emergere il “sommerso” e avviare al trattamento i soggetti affetti da Epatite C. Tecnicamente non ci sono difficoltà a fare ambedue i test sierologici”.

  • L’ANMVI chiede che i Veterinari rientrino fra le categorie ad accesso garantito: esercitano una professione sanitaria, essenziale, esposta al pubblico.

    (Cremona 4 settembre 2020) – Il Presidente dell’ANMVI, Marco Melosi, chiede l’accesso al vaccino contro il virus Sars Cov-2 per i Medici Veterinari. Dopo l’intervento in Senato del Ministro Roberto Speranza, l’Associazione ha manifestato “vivo apprezzamento per l’importante svolta nella lotta alla pandemia in corso”. “In fase di distribuzione – ultimate le fasi di sviluppo dei vaccini e accertate le prerogative di sicurezza e di efficacia- ci preme raccomandare i Medici Veterinari nel novero delle categorie a cui garantire l’accesso alla vaccinazione”- scrive il Presidente dell’ANMVI al Ministro.
    La lettera ricorda che in quanto professionisti sanitari, i Medici Veterinari – e in particolare i liberi professionisti (Codice Ateco 75)- rientrano fra le categorie essenziali, continuativamente in esercizio, e sono esposti al contatto con il pubblico.
    Anche in virtù della consistente quota di popolazione con animali da compagnia (oltre il 40% delle famiglie italiane convive con un cane e/o un gatto), “riteniamo strategica per il Paese una protezione vaccinale anti-COVID-19 per i Medici Veterinari”- scrive Melosi. Le modalità suggerite dall’ANMVI sono le stesse già previste per la vaccinazione influenzale (cfr circolare ministeriale “Prevenzione e controllo dell’influenza: raccomandazioni per la stagione 2020-2021”) che viene stagionalmente “raccomandata e offerta attivamente e gratuitamente”.

    Ufficio Stampa ANMVI – Associazione Nazionale Medici Veterinari Italiani- 0372/40.35.47

     

  • Estate passabile per la ristorazione al mare ma non per quella nelle città d’arte

    Agosto a tinte fosche per i bar e i ristoranti del Belpaese, dopo un periodo “disastroso”, ed un futuro che si preannuncia denso di nubi a causa di una netta ripresa dei contagi da Covid in tutta la penisola. “Generalmente rispetto agli altri anni c’è un calo, anche del 30%”, del fatturato di bar e ristoranti ad agosto di quest’anno ma “la situazione è anche a macchia di leopardo: nelle zone balneari agosto non è andato male mentre nelle città d’arte le cose stanno andando molto male”, dice il presidente di Fiepet, l’associazione di categoria di Confesercenti, Giancarlo Banchieri. Gli fa eco Roberto Calugi, direttore generale Fipe-Confcommercio che parla di una “boccata di ossigeno” ad agosto per i bar e i ristoranti di quei luoghi “legati ai posti di villeggiatura, come mare e montagna” perché c’è stato il “turismo italiano” mentre “nelle città d’arte, dove è mancato tantissimo il turismo straniero, la situazione è drammatica”. Infatti, nelle città d’arte “quel flusso internazionale non è stato compensato dagli italiani che in estate preferiscono il mare,” sottolinea Banchieri. Bar e ristoranti nelle città balneari di Emilia Romagna, Riviera Ligure o all’Argentario in Toscana “hanno tenuto” e “lavorato come l’anno scorso, se non di più”, spiegano i due esponenti di Fiepet e Fipe. Nel complesso “ci aspettiamo un calo del 30%” dei ricavi “con questa differenziazione”, precisa Banchieri.

    Ma il buon andamento di bar e ristoranti nelle zone di villeggiatura e del divertimento estivo non deve illudere che la crisi del settore sia superata. “E’ un po’ una fiammata”, afferma Calugi. “Non scambiamo un fuoco di paglia per un’uscita dal problema, nel senso che chi ad agosto ha lavorato meglio deve fare i conti con quattro-cinque mesi in cui non ha lavorato e i prossimi mesi in cui faranno fatica a lavorare”, avverte il direttore generale di Fipe-Confcommercio. “Dalle nostre rivelazioni, abbiamo una media da gennaio ad agosto, del 40% di perdita del settore di fatturato con situazioni a macchia di leopardo con un 30% dei nostri che ha perso anche l’80% di fatturato”, fa notare Calugi, ricordando che in città come Milano, Firenze, Venezia e Roma molti ristoranti e bar “non hanno nemmeno riaperto”.

    Naturalmente l’evoluzione dell’emergenza Covid “è la cosa più difficile e preoccupante” circa le prospettive future del settore. “Quello che succederà nei prossimi mesi nessuno lo sa. Le previsioni non sono incoraggianti”, aggiunge Banchieri, sottolineando che tra gli addetti ai lavori “prevale un sentimento di ansia e di paura”. Sempre guardando ai prossimi mesi, il presidente Fiepet spiega che la possibilità di ampliare i dehors “è stata una cosa positiva” in tutte le città ma andando incontro all’autunno e poi all’inverno, “le possibilità di star fuori, soprattutto al centro-nord, verranno meno” per cui “con un flusso di turismo scarso, con uno smart working che rischia di essere un’abitudine consolidata e con meno posti a sedere all’interno dei locali per motivi di distanziamento, ci sono molte preoccupazioni”.

  • Covid-19, Anmvi a Diego Fusaro: non conosce il contributo delle scienze veterinarie

    Riportiamo di seguito un comunicato dell’ANMVI (Associazione Nazionale Medici Veterinari Italiani)

    (Cremona 31 agosto 2020) –  Non si stupisca il filosofo Diego Fusaro se a parlare di coronavirus sono anche i Medici Veterinari. Si tratta di una variegata famiglia di virus, ben nota alla virologia veterinaria, di cui il Sars Cov-2 non è che l’ultimo in ordine di scoperta.

    Nel “florilegio” di interventi sulla pandemia – deprecato dal filosofo, ma al quale non si sottrae nemmeno lo stesso Fusaro – i Medici Veterinari sarebbero fra i più titolati ad intervenire e invece sono i meno interpellati. La virologa veterinaria Ilaria Capua resta un’eccezione.

    Eppure, alla prevenzione del contagio interumano da Sars Cov-2 contribuiscono vari laboratori veterinari (tamponi e sieri alle persone). Inoltre, agli studi sul nuovo coronavirus concorrono ricercatori e liberi professionisti Veterinari, con risultati che hanno accresciuto le conoscenze e che sono stati propedeutici allo sviluppo del vaccino anti-Covid.

    Le Scienze Veterinarie meritano la “S” maiuscola malgrado il Diego Fusaro non paia conoscerne il contributo, dal momento che ironizza sul fatto che parlino di Covid-19 “perfino veterinari”, dove l’uso del corsivo enfatizza una caduta di stile.

    Questa la replica a quanto pubblicato su radioradio.it sotto il titolo “Riorganizzare la vita di tutti”: le misteriose parole di Ilaria Capua nascondono l’intento del regime terapeutico” a firma di Diego Fusaro.

    Ufficio Stampa ANMVI – Associazione Nazionale Medici Veterinari Italiani- 0372/40.35.47

  • Il coronavirus intasa le Dolomiti di turisti

    L’effetto Covid si ripercuote sulle località di montagna. Complici le restrizioni ai viaggi all’estero e il numero limitato dei posti in spiaggia si sta assistendo ad un vero e proprio boom in località montane per molti anni trascurate dal turismo di massa. L’assalto dei turisti soprattutto nella zona delle Dolomiti ha raggiunto livelli mai visti prima.

    Se ne è accorto anche il re degli ottomila, Reinhold Messner che nella zona dolomitica attorno alle Pale di San Martino ha passato gli ultimi giorni, girando un film. “La situazione è come ogni anno in piena estate, ma con un ulteriore aumento. Spero che questa sia l’occasione di prendere in mano la situazione. La politica deve prendere delle decisioni per il management dei flussi turistici, è una questione di organizzazione”, sostiene Messner. “E’ comprensibile che i turisti vogliano evadere dalle torride città per cercare degli spazi liberi, ma queste libertà vengono meno quando si formano lunghe code, quando non si trova parcheggio, perché ai passi non ci sono spazi di sosta. Attualmente sui passi dolomitici si verifica un caos paragonabile al peggior ingorgo che si possa immaginare in una grande città”, così l’alpinista.”Intendiamoci – dice Messner – è un bene che gli alberghi siano pieni e che ci sia un guadagno dopo il lockdown, ma ora la politica deve agire, perché l’afflusso di auto e moto va in qualche modo arginato. I passi vanno organizzati in modo da poter essere fruibili”. Messer suggerisce che vengano chiusi al traffico per qualche ora al giorno e che siano istituiti dei bus navetta per permettere ai turisti di giungere in quota.

    Dello stesso avviso è anche l’imprenditore e albergatore Michil Costa di Corvara in Val Badia, che chiede ai responsabili politici di avere “il coraggio di scelte radicali”. Per Costa il caos che si è venuto a creare nella zona dolomitica, dove l’afflusso di turisti ha superato ogni aspettativa è “un’anticipazione di quello che succederà nel 2024. Perché alla fine di questa crisi che durerà perlopiù un anno e mezzo – stima Costa – si cercherà di attrarre nuovi mercati, quello cinese e quello indiano, per esempio, e arriveranno nuovi flussi di turisti. Pertanto se non ci adoperiamo ora, con la gestione di questi flussi, chiudendo i passi dolomitici, mettendo fine al lievitare di nuovi alberghi grazie ad una legge urbanistica che ponga dei veti, non riusciremo a venirne fuori”, dice Costa. “Questa corsa alla montagna fa malissimo ai veri amanti della montagna che si disaffezionano per via dei problemi della mobilità, dell’inquinamento acustico e via dicendo. Con questo caos della montagna non resta più nulla”, aggiunge Costa. In un post su facebook il Corpo Nazionale del Soccorso Alpino e Speleologico Cnsas, visto l’afflusso dei turisti chiede rispetto delle regole e propone un vademecum di comportamenti da tenere in montagna.

     

  • Il lockdown porta a un surplus di natalità in Kenya

    Il Kenya si prepara a un “baby boom” per la fine di quest’anno. Un rapporto del ministero della Salute certifica infatti un incremento nel numero delle donne rimaste incinte a partire da marzo, primo mese delle restrizioni imposte dal governo del presidente Uhuru Kenyatta per contenere la
    diffusione del Covid-9. Secondo gli esperti del ministero, citati dal quotidiano
    locale The Standard, negli ultimi quattro mesi il numero delle donne e delle ragazze che si sono rivolte alle prime cure prenatali è aumentato di circa un decimo rispetto allo stesso
    periodo negli anni precedenti. Il mese record, fino ad adesso, è stato giugno. Un dato in
    controtendenza rispetto a quella che è ritenuta la norma: in genere il mese in cui si riscontra un aumento nell’assistenza prenatale è gennaio, con un calo a maggio e giugno.
    Rispetto alle cause di questo incremento si è ancora nel campo delle ipotesi. Tra le più accreditate, le varie conseguenze delle restrizioni anti-Covid. Secondo un esperto di salute riproduttiva sentito dallo Standard, Victor Rasugu, un ruolo fondamentale lo ha avuto il calo degli approvvigionamenti e degli acquisti di contraccettivi, nonché di assistenza sanitaria riproduttiva. Un fenomeno, questo, dovuto soprattutto allo stress a cui è stato sottoposto il sistema sanitario nazionale. A preparare il “baby boom”, secondo la stampa keniana, anche i lunghi coprifuoco e i consigli a restare in casa che hanno caratterizzato il periodo di lockdown, con alcune restrizioni peraltro ancora in vigore.

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