vita

  • Addio a Carlo Casini: magistrato, politico e strenuo difensore della vita

    Lo scorso 23 marzo è venuto a mancare, dopo una lunga malattia, Carlo Casini, magistrato, deputato italiano ed europeo per più legislature. Esponente della Democrazia Cristiana e successivamente del PPI, del Centro Cristiano Democratico (CCD) e infine dell’UDC fu protagonista del cattolicesimo impegnato nella società civile a difesa della vita nascente e contro l’aborto. Fondatore nel 1980 del Movimento per la vita italiano del quale fu a lungo presidente e dal quale sono nati i CAV (Centri di aiuto alla Vita), ha sempre creduto fortemente in un’Europa unita sulla base dell’autentica cultura dei diritti umani e per questo ha combattuto con coraggio e lealtà per il riconoscimento del diritto alla vita dei più poveri tra i poveri quali sono i bambini non nati. L’ultima battaglia di Carlo Casini è stata la campagna ‘Uno di Noi’ del 2013 che con una mobilitazione popolare in tutti e 28 (allora) paesi dell’Unione Europea consentì la raccolta di ben due milioni di firme a sostegno della petizione europea per la salvaguardia dell’embrione umano e dei suoi diritti.

  • Correva l’anno…?

    Un giorno i due si incontrarono e la loro prima conversazione iniziò con una domanda: “Ho sentito che in passato” disse il primo “ognuno viveva cento anni senza che si vedessero i comuni segni dell’età. Ai nostri giorni le persone invecchiano prematuramente […] Questo è dovuto ad un inevitabile processo evolutivo umano o si deve alla perdita del corretto modo di vivere?”.

    In passato” rispose il secondo“la maggior parte delle persone curava il proprio corpo e si nutriva con una dieta bilanciata ad intervalli regolari. Si svegliava e si coricava ad orari consoni ed evitava di usurare il proprio corpo e la propria mente rifuggendo ogni sorta di eccesso. Mantenevano il benessere di corpo e di mente così che non dobbiamo sorprenderci che essi potevano vivere più di cento anni. Ai nostri giorni, al contrario, le persone hanno cambiato il loro stile di vita. […] Cercano eccitamento emotivo e piaceri momentanei, indifferenti al ritmo naturale. Falliscono nel regolare il loro stile di vita e la propria dieta e dormono impropriamente […] Prima le persone conducevano un’esistenza calma e onesta, si distaccavano da desideri e ambizioni inadeguati;vivevano con coscienza incorrotta e senza paura. Erano attivi ma senza mai depauperarsi. Poiché vivevano semplicemente, conoscevano l’appagamento, come si notava nella loro dieta di prodotti semplici ma nutrienti e nell’abbigliamento che era appropriato alla stagione ma mai lussuoso. Essendo la maggior parte felici del loro posto nella vita, non soffrivano di gelosia o cupidigia. Avevano compassione per gli altri, si aiutavano ed erano onesti, liberi da comportamenti distruttivi. Non si facevano scuotere o destabilizzare dalle tentazioni ed erano in grado di stare concentrati anche quando le avversità giungevano di fronte a loro. Trattavano gli altri con correttezza, senza considerare l’altrui intelligenza o posizione nella società”.

    In quale dei seguenti anni è stata pubblicata questa conversazione?
    2020, 1920, 1420, 1020, 220, 220 a.C., 1020 a.C., 2020 a.C., 2620 a.C.

     

    Risposta: Questa conversazione (di cui la traduzione è stata leggermente modificata nella forma ma non nei contenuti, n.d.r.) si trova nelle prime pagine del Huangdi Neijing Suwen (Le domande semplici dell’Imperatore Giallo). Primo tomo del Huangdi Neijingun antico trattato di medicina tradizionale cinese attribuito al leggendario imperatore Huangdi.

    La datazione di questo testo è molto dibattuta. Si va dal 2697 a.C. al 222 a.C., per cui non c’è una risposta certa a questo quiz che vi ho proposto per riflettere insieme su due aspetti.

    Il primo è il fatto che la saggia domanda ed, ancor più, la saggia risposta del perché chi vive in città (quella volta ci si trovava a Pechino) cambia così radicalmente le sue prospettive di qualità e quantità della propria vita potrebbero essere state pubblicate l’altro ieri. La sola differenza rispetto ad oggi, infatti, è che avremmo trovato certamente nella risposta un riferimento al fatto che il comportamento delle popolazioni urbanizzate (oggi oltre il 53% a livello mondiale) sta compromettendo anche la sopravvivenza di tutte le specie viventi sul Pianeta.

    Il secondo è il fatto che studiare la storia è fondamentale, a tutti i livelli. Anche per comprendere che ci sono problemi apparentemente solo attuali che, al contrario, l’uomo ha dovuto affrontare anche migliaia di anni fa, facendosi, come in questo caso, le giuste domande e, soprattutto, trovando le giuste risposte (e soluzioni).

    Ben vengano, quindi, in merito al tema trattato, tutti i progetti, le azioni e le interazioni sociali volte a salvaguardare e a diffondere la cultura di tutti i popoli nativi e di tutte le comunità rurali autonome ancora esistenti e resistenti. Luoghi custodi della capacità e della possibilità di resistere all’antica e moderna tentazione umana di mettere le proprie esigenze al di sopra di quelle degli altri, della comunità.

    Voi occidentali, avete l’ora ma non avete mai il tempo

    (Mohandas Karamchand Gandhi, 1869-1948)

  • Grazie Camilleri per averci richiamati alla complessa semplicità della vita

    Camilleri ci lascia un messaggio semplice e grandioso: la cultura è assaporare, amare, rispettare la vita nostra ed altrui, niente di più normale e niente di più difficile nella nostra epoca. Niente di più difficile della capacità di osservare, capire, apprezzare quello che ci circonda, di trovare, ritrovare quell’empatia che dovrebbe distinguere l’essere umano dal mostro. Camilleri ha riportato ciascuno alla sua reale dimensione e quanto ci lascia, con il suoi scritti e le sue parole, è una dimensione di comprensione, partecipazione, condivisione con l’essere umano e la natura, con la realtà che ci circonda. Quanto ci ha lasciato  resterà un monito, una speranza, per tutti coloro che vorranno  dedicare un po’ del loro tempo e della loro intelligenza a capire ed ascoltare. Molti anni fa avevo scritto “i libri ed i film sono la nostra vita negli occhi degli altri”, e i libri di Camilleri sono proprio questo, cerchiamo di apprezzare di più quello che viviamo e ringraziamo ancora una volta Camilleri per averci richiamato alla complessa semplicità della vita.

  • Ha prevalso la cultura della morte

    Mentre stendiamo queste poche righe è probabile che Alfie sia già in Paradiso. Ce lo hanno mandato i sacerdoti dell’eutanasia, una pratica che i medici e i giudici inglesi hanno utilizzato prima per Charlie e ora per Alfie, nonostante il parere contrario dei genitori che si sono battuti come leoni per difendere il diritto alla vita dei loro piccoli, ma inutilmente. La cultura della morte ha prevalso sul loro amore per i figli e sul buon senso. Non è stato loro permesso di trasportare il loro bambino fuori dall’ospedale in cui era ricoverato. E’ intervenuta addirittura la polizia per impedire che i genitori lo trasportassero altrove, come se Alfie fosse un loro prigioniero o una proprietà dello stato. A quante aberrazioni ed anomalie abbiamo dovuto assistere! Qual è la ratio che impedisce ai genitori di portare il loro figlio nell’ospedale che preferiscono? E’ mai successo che un arcivescovo cattolico accetti l’eutanasia anziché il diritto alla vita? Che una diocesi proclami una bugia nei confronti di un padre che, pur essendo battezzato, non viene considerato cattolico? Sono state diffuse fotografie che dimostrano lo stato d’incuria in cui Alfie è stato lasciato dall’ospedale in cui è ricoverato. Sono fotografie che fanno male al cuore. Una mostra addirittura una bruciatura sull’avambraccio e un’altra la sporcizia che avvolge i tubi attraverso i quale il bambino respira. Papa Bergoglio ha accolto il papà di Alfie mercoledì scorso e l’ha lodato per il coraggio dimostrato nel battersi per salvare la vita del figlio, ma nello stesso tempo la segreteria di stato vaticana ha rifiutato il passaporto ai genitori. Anche le ragioni diplomatiche prevalgono sulla morte di un innocente.

    Il silenzio dei politici inglesi ed europei è significativo, oltre che aberrante. Non si deve disturbare il manovratore che conduce alla morte un piccolino di 22 mesi. Non parliamo poi della Corte europea dei diritti umani che anziché tutelare il diritto alla vita ha respinto per ben due volte il ricorso dei genitori di Alfie. Inutili le offerte dell’ospedale Gaslini di Genova e del Bambin Gesù di Roma per ospitare Alfie. La stampa inglese, altra aberrazione incomprensibile, non ha scritto una riga sulla vicenda di Alfie; ha soltanto dato notizia dell’incontro del papà di Alfie con il Papa. Mentre scriviamo queste righe ci giungono due notizie. La prima dice che alle 14.00 sono iniziate le procedure per il distacco del macchinario per la ventilazione che teneva in vita il piccolo Alfie e la seconda che la duchessa di Cambridge, Catherine Middleton, ha dato alla luce alle 11.00 di stamattina il terzo figlio, un maschietto, Sua Altezza Reale Principe di Cambridge, fratello di George e Charlotte. L’accostamento dei due fatti è voluto da parte nostra, a significare la contraddittorietà simbolica dei due eventi: da un lato la morte di un innocente ed il dolore inconsolabile di due genitori, dall’altro la gioia di una nuova nascita che allieta non solo due genitori, ma addirittura un popolo intero, come è giusto che sia. E’ la vita, si dirà! Certamente, è la vita! Ma allora perché tanto accanimento per dare la morte ad un innocente e per far soffrire oltre il dovuto due genitori che la morte procurata per il loro piccolino non la volevano? Due avvenimenti, dicevamo, entrambi riferiti a due piccolini:  uno naturale, per la vita e la gioia, l’altro innaturale, artefatto, per la morte e il dolore. Gioiamo per il piccolo principe, piangiamo e soffriamo per il piccolo Alfie e per i suoi genitori. Alla fine ci viene un dubbio atroce: se Alfie non fosse appartenuto ad una famiglia di povera gente, ma ad una famiglia dell’alta borghesia o addirittura ad una famiglia della nobiltà, avrebbe avuto la stessa sorte? L’ospedale, i medici, i giudici nazionali ed europei, la conferenza episcopale inglese, avrebbero usato la stessa ipocrisia per giustificare una scelta di morte nel suo esclusivo interesse? Il dubbio permane e con esso tutto il nostro disprezzo non solo per la pratica dell’eutanasia, ma anche per tutti i suoi sacerdoti, che una cultura di morte trasforma in carnefici d’innocenti.

    P.S.: Apprendiamo ora da un lancio dell’Agenzia si stampa ANSA che sono state sospese le procedure per il distacco dei macchinari che tengono in vita il piccolo Alfie e che l’Italia gli ha concesso la cittadinanza italiana. Che accada veramente un miracolo?

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