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  • Faida africana a Tripoli: sterminati gli animali dello zoo

    Leoni, antilopi e specie protette sono stati uccisi a sangue freddo o trafugati nello zoo di Abu Salim, nel caos seguito ai recenti scontri armati nella capitale libica Tripoli. È quanto denunciato dal giornalista libico Amr Fathalla in una serie di post pubblicati sul social X, accompagnati da immagini che mostrano i resti di diversi animali uccisi nello zoo situato nel sobborgo meridionale di Tripoli, roccaforte dell’ex comandante dell’Autorità per il sostegno alla stabilizzazione (Ssa), Abdulghani al Kikli, noto come “Ghaniwa”, ucciso in un agguato nei giorni scorsi.

    Secondo Fathalla, “anche gli animali non sono stati risparmiati dalla violenza” scoppiata nella zona dopo la morte del leader miliziano. In un altro messaggio, il giornalista ha rivelato che esemplari di Ammotragus lervia – la pecora berbera o “oudad”, specie protetta e a rischio di estinzione – sarebbero stati rubati dallo zoo, macellati e venduti nel vicino mercato della carne del quartiere islamico. “Una barbarie inaccettabile”, scrive Fathalla, aggiungendo che si tratta di un crimine che va perseguito.

    L’ambasciata d’Austria in Libia ha rilanciato il contenuto della denuncia, accompagnandolo con la frase: “Ogni atto di crudeltà verso gli animali riduce la nostra umanità collettiva”. Al momento non è chiaro se le autorità locali abbiano avviato un’inchiesta sull’accaduto. Lo zoo di Abu Salim si trova in un’area che nei giorni scorsi è stata teatro di pesanti combattimenti tra milizie rivali e forze legate al Governo di unità nazionale (Gun) di Abdulhamid Dabaiba, contro il quale l’Est della Libia sta tentando la spallata finale. Qualche giorno dopo gli scontri nella capitale che hanno colpito anche gli animali dello zoo, il presidente della Camera dei rappresentanti di Bengasi, Aguila Saleh, vecchia volpe dell’agone politico libico e figura di spicco vicina a Khalifa Haftar, il generale che nel 2019 tentò di conquistare la capitale “manu militari”, ha dichiarato che è arrivato il momento per Dabaiba di lasciare il potere “volontariamente o con la forza”. Saleh ha definito il governo di Tripoli come “isolato e illegittimo”, già sfiduciato formalmente dal Parlamento nel 2021. La stampa della Libia orientale ha ventilato già qualche indiscrezione sui nomi per sostituire Dabaiba alla guida di un possibile nuovo governo. Emergono personalità come Salama Ibrahim al Ghweil, ex ministro degli Affari economici, Abdelbaset Mohamed, figura indipendente di Misurata, Abdelhakim Ali Ayu, già candidato alle presidenziali con posizioni vicine ad Haftar, Othman Adam al Basir, tecnocrate con esperienza internazionale in Canada, Ali Mohamed Sassi, politico emergente dalla Cirenaica, e Othman Abdeljalil, già ministro dell’Istruzione e ora della Sanità nel governo dell’est. Completano la lista Fadhel al Amin, esperto di sviluppo e già attivo nella diaspora, Mohamed al Mazoughi, figura di compromesso apprezzata trasversalmente, Mohamed Abdelatif al Muntasir, ex membro del Consiglio nazionale di transizione e imprenditore, Nasser Mohamed Weiss, tecnico poco noto ma apprezzato, e infine Issam Mohamed Bouzreiba, generale e ministro dell’Interno del governo orientale, vicino ad Haftar. Non tutti, però, sono d’accordo con la linea dura di Saleh. Un gruppo di 26 deputati della Cirenaica ha infatti espresso il proprio netto rifiuto alla formazione di un nuovo governo senza un accordo politico nazionale condiviso. In una dichiarazione congiunta, i parlamentari hanno ammonito sui rischi derivanti da “decisioni unilaterali” per la riuscita di progetti infrastrutturali e di sviluppo e per la tenuta della stabilità politica. Secondo questi deputati, ogni cambiamento governativo dovrebbe avvenire attraverso un “processo politico inclusivo e basato sul consenso nazionale”.

    La Brigata 444, vicina a Dabaiba, ha perlaltro rinvenuto una fossa comune non distante dallo zoo dve si è consumato l’eccidio di animali: ad Abu Salim, sobborgo meridionale di Tripoli sono stati trovati dieci corpi carbonizzati, tra cui quello di una giovane donna precedentemente rapita.

  • Chiuso da due mesi lo zoo spagnolo Prudencio Navarro ma gli animali sono ancora al suo interno…

    Riceviamo e pubblichiamo un articolo di Remo Sabatini apparso sul quotidiano Leggo il 3 aprile 2019

     Lo Zoo Prudencio Navarro ha chiuso da due mesi ma gli animali sono ancora lì. Il parco zoologico di Ayamonte, cittadina spagnola a nord di Cadice, a due passi dal confine con il Portogallo e dalle fredde acque dell’Atlantico, era stata chiusa per motivi legati ad alcune morti di animali cui erano seguite le proteste di diverse associazioni animaliste. Al momento, non è dato sapere con certezza se, quelle morti, fossero legate alla situazione dello zoo che, dal punto di vista economico, stando alle ricostruzioni di questi giorni, non navigava in buone acque già da tempo.
    Fatto sta che oggi, dopo due mesi dalla chiusura, diversi animali sono rimasti lì. Orsi, tigri, leoni, babbuini, cervi, sono ancora dentro quelle gabbie. Soli e abbandonati, nutriti per quello che si può, quegli animali sembrano cominciare a soffrire gravemente di quella nuova e incredibile condizione cui sono costretti. Per non parlare, come hanno comunicato gli attivisti di Proyecto Gran Simio, l’organizzazione non governativa di Alicante che ha denunciato lo stato di abbandono degli animali, delle pozze d’acqua, ormai stagnante, fonte di proliferazione di malattie pericolose. Tutti fattori che, insieme all’apatia, potrebbero arrivare ad uccidere gli animali ancora detenuti.

    D’altronde, anche le immagini, riprese a favore della causa dell’organizzazione da Pedro Pozas Terrados, parlano chiaro. Molti di loro, trascorrono le loro interminabili giornate, stesi al sole. Quasi che fossero incapaci di muoversi, rimangono lì, immobili. Un attesa che sembra infinita. Aspettando qualcuno che sembra non arrivare mai.

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