Non è scandaloso che alcuni banchieri siano finiti in prigione;
scandaloso è che tutti gli altri siano in libertà.
Honoré de Balzac; da “Cesare Birotteau”, 1837
I dodici discepoli, tranne Giuda l’Iscariota, divennero gli apostoli di Gesù, dopo la sua resurrezione e l’ascensione al cielo. Matteo era uno degli apostoli ed il suo Vangelo, per la Chiesa Cattolica, è il primo tra i quattro Vangeli canonici. Matteo ci racconta, nel quinto e diciottesimo capitolo del suo Vangelo cosa pensava e diceva Gesù sugli scandali.
“Guai al mondo per gli scandali! E’ inevitabile che avvengano scandali, ma guai all’uomo per colpa del quale avviene lo scandalo! Se la tua mano o il tuo piede ti è occasione di scandalo, taglialo e gettalo via da te; è meglio per te entrare nella vita monco o zoppo, che avere due mani o due piedi ed essere gettato nel fuoco eterno. E se il tuo occhio ti è occasione di scandalo, cavalo e gettalo via da te; è meglio per te entrare nella vita con un occhio solo, che avere due occhi ed essere gettato nella Geenna del fuoco” (dal Vangelo secondo Matteo 18/7-9). Bisogna sottolineare che Geenna è una piccola valle sulla parte meridionale del monte Sion in Israele. Però nel Nuovo Testamento Geenna rappresenta l’Inferno, il luogo dove si bruciano tutti i peccatori.
Da un mese ormai in Albania è stato reso noto uno degli scandali più clamorosi di questi ultimi anni. Sia per gli evidenziati abusi in alcuni appalti pubblici e sia perché tutto veniva personalmente gestito dalla vice primo ministro e, allo stesso tempo, ministra delle Infrastrutture e dell’Energia. Si tratta di appalti pubblici manipolati palesemente e legati ad una lunga galleria, a due ponti pagati ma mai costruiti e a dei sospettosi lavori di supervisione. Uno scandalo, inconfutabile espressione dell’abuso del potere istituzionale e della corruzione ai massimi livelli.
Dopo delle lunghe indagini che sono state condotte da un procuratore coraggioso, il 31 ottobre scorso lui ha comunicato l’accusa di “violazione della parità negli appalti” alla ministra indagata. E, fino a prova contraria, il procuratore bisogna considerarlo veramente coraggioso, visto cosa è accaduto e tuttora accade con il sistema “riformato” della giustizia in Albania. La scorsa settimana il nostro lettore è stato informato brevemente dello scandalo ed altresì del fatto che “…da fonti credibili risulterebbe che il procuratore sia stato minacciato dal primo ministro per le sue indagini, mentre non c’è stata nessuna smentita da parte del primo ministro”. Per il primo ministro si trattava di “…..un caso unico nella storia dell’Europa […] dove non è mai successo che un procuratore ed un giudice si incontrano faccia a faccia e sospendono dall’incarico un membro del governo” (Preoccupante sostegno europeo; 24 novembre 2025).
Il procuratore che ha indagato sul sopracitato scandalo ha evidenziato, tra l’altro, che l’accusata, in veste di ministra delle Infrastrutture e dell’Energia “…ha seguito ed orientato in continuazione la procedura di questo appalto pubblico durante la fase preparatoria, durante lo svolgimento della procedura e fino al momento della proclamazione del vincitore…”. Dagli atti ufficiali dell’inchiesta risulta che l’accusata ha chiesto l’annullamento di un primo appalto sul tunnel, la riapertura delle procedure, la proclamazione del nuovo vincitore, nonostante le condizioni legali non fossero state adempiute ecc..
Bisogna sottolineare che tutto cominciò ufficialmente nel 2021, quando un’impresa albanese vinse l’appalto per costruire il tunnel lungo più di cinque chilometri, due ponti e una strada sulla costiera ionica nel sud dell’Albania. Il costo dei lavori ammontava a circa 140 milioni di Euro. Il 3 giungo 2021 però ad Ankara, capitale della Turchia, si è svolto un incontro tra il primo ministro albanese, la ministra ormai accusata, nonché dell’allora vice primo ministro, ormai in asilo in Svizzera, con due rappresentanti di una ditta turca. Una foto testimonia quell’incontro. Bisogna sottolineare però che l’ex vice primo ministro, presente all’incontro e ormai in asilo, aveva denunciato lo scandalo già un anno fa, durante una sua intervista televisiva. Risulterebbe, altresì, che la ditta avesse anche l’appoggio del presidente turco, un “amico” del primo ministro albanese.
Dagli atti ufficiali della procura risulta che dopo quell’incontro la ministra accusata ha ordinato di annullare tutto e di ricominciare con l’annuncio di un nuovo appalto sul tunnel. Appalto che è stato vinto alcuni mesi dopo proprio dalla ditta turca, nonostante avesse fatto un’offerta maggiore, di circa 50 milioni di euro, di quella della ditta albanese che vinse il primo appalto, poi annullato. Ma, guarda caso, la ditta albanese ha avuto poi il subappalto dal vincitore dello stesso progetto, con la stessa somma da lei offerta durante il primo appalto! Chissà perché?! Ma in Albania è tutto un magna magna, parafrasando Roberto Benigni nel ruolo di Johnny Stecchino.
Non era però abusivo solo il secondo appalto sul tunnel che ha permesso la “strana scomparsa” di 50 milioni di euro. Dalle indagini del procuratore risulta, tra l’altro, che sono stati tali anche quello sul progetto dello stesso tunnel, con un valore di 7.4 milioni di euro, e l’appalto sulla supervisione dei lavori, con un valore di circa 2 milioni di euro. E, guarda caso, ai “supervisori” è sfuggito anche un ponte, lungo 110 metri, mai costruito. Un ponte che è stato sostituito da una grande quantità di cumuli di materiali inerti. Ma dalle stesse indagini del procuratore risulta, oltre a molte altre violazioni delle procedure ed abusi, che i lavori per la perforazione e la costruzione del tunnel sono stati avviati anche senza il permesso dei lavori, obbligatorio per legge. Un permesso che è stato reso pubblico solo il 28 maggio 2025, cioè più di tre anni dopo!
Il 19 novembre scorso un giudice del tribunale contro la corruzione e la criminalità organizzata ha deciso di sospendere l’accusata dai suoi due incarichi: quello di vice primo ministro e quello di ministra delle Infrastrutture e dell’Energia. Il giudice ha altresì deciso che l’accusata non può uscire dal territorio albanese. Mentre un giorno dopo, il 20 novembre scorso, è stato reso noto dalla procura che è stata accusata anche di un altro caso, quello di un appalto pubblico di una parte del grande raccordo anulare di Tirana. Un altro scandalo milionario pieno di abusi.
Da fonti ben informate risulterebbe che il primo ministro sia stato coinvolto direttamente in questi scandali e abusi. Lo confermano anche diversi messaggi scambiati tra l’accusata con un suo stretto collaboratore, ormai in prigione, il cui telefono è stato sequestrato. Chissà perché il primo ministro il 12 febbraio scorso, durante una riunione con il gruppo parlamentare del suo partito/clan, ha avvertito “ironicamente” gli organi competenti di non chiederli il suo telefono? “Non devono fare l’errore di venire a chiedere il mio telefono. Perché hanno preso tutti i telefoni dell’Albania. Che vadano a occuparsi dei fatti!” ha dichiarato il primo ministro.
Il primo ministro, vistosamente in difficoltà dopo gli sviluppi con il clamoroso scandalo milionario del tunnel, che lo coinvolgerebbe personalmente, ha fatto ricorso presso la Corte Costituzionale contro la decisione presa dal giudice nei confronti della sua stretta collaboratrice. Lei che dando le dimissioni, come abitualmente si fa in altri Paesi europei, lo poteva aiutare molto. Nel frattempo, però, come ha sempre fatto in simili momenti di grande difficoltà, il primo ministro sta cercando di ingannare l’opinione pubblica con false ed abusive citazioni e riferimenti.
Chi scrive queste righe informerà il nostro lettore sugli ulteriori sviluppi di questo scandalo che coinvolge i massimi livelli governativi. Ma nel frattempo, parafrasando Balzac, si potrebbe dire che in Albania non è scandaloso che alcuni governanti siano finiti in prigione o sospesi dal loro incarico, scandaloso è che tutti gli altri siano in libertà. Compreso il primo ministro.