Animali

  • Il settore della carne suina dell’UE

    I 150 milioni di suini allevati in tutta l’UE rappresentano la più ampia categoria di bestiame prima di quella dei bovini e il solo settore della carne suina dell’UE rappresenta quasi la metà della produzione totale di carne dell’UE. Germania, Spagna e Francia contribuiscono per più della metà della quantità totale di carne suina prodotta nell’Unione Europea. Il settore è molto diversificato, con enormi differenze nei metodi di allevamento e nelle dimensioni delle aziende agricole degli Stati membri: dall’allevamento in cortile agli impianti industriali con migliaia di animali. Nell’ambito della politica agricola comune (PAC), il settore delle carni suine è coperto dalla comune organizzazione dei mercati che regolano il commercio e forniscono sostegno in caso di crisi settoriale. Gli agricoltori possono anche ricevere finanziamenti per lo sviluppo rurale nell’ambito del secondo pilastro della PAC, ad esempio, per effettuare gli investimenti necessari nelle loro aziende agricole. A questo settore si applica un gran numero di atti legislativi dell’UE riguardanti vari aspetti dell’allevamento suino: tutela ambientale, sicurezza alimentare e salute pubblica, produzione biologica, salute degli animali e benessere. Tuttavia, le prove mostrano una mancanza di conformità con le normative dell’UE sul benessere dei suini e la persistenza di dannose pratiche di routine. Un’altra sfida è quella dell’aria, del suolo e dell’inquinamento dell’acqua causato dall’allevamento intensivo di suini, che grava pesantemente sull’ambiente.

    L’UE è attualmente il primo esportatore mondiale di prodotti a base di carne suina e le sue esportazioni sono state potenziate dal calo della produzione in Asia, dove la peste suina africana sta decimando milioni di animali. L’aumento della domanda di carne suina dell’UE ha spinto i prezzi al massimo all’inizio del 2020. Nei prossimi anni il settore della produzione di suini potrebbe essere influenzato dall’evoluzione della politica ambiente: i negoziati su una nuova PAC sono in corso e il Green Deal recentemente pubblicato e la strategia Farm to Fork, che promuovono entrambi sistemi agricoli e alimentari più verdi e più sostenibili, menzionano la futura revisione della legislazione relativa al settore dei suini, anche sul benessere degli animali.

  • La Grande Maria

    È il 12 settembre del 1906 e ci troviamo a Kingsport una piccola e fiorente cittadina del Tennessee nata nel periodo di maggiore espansione delle ferrovie in Nord America.  Quella sera era molto atteso lo spettacolo di fama mondiale del Circo Sparks (The Sparks World Famous Shows). Nei fatti, un circo di piccole dimensioni che viaggiava negli Stati Uniti orientali e che, come unica vera attrazione aveva cinque elefanti. Fra questi vi era un esemplare femmina di ventidue anni, di provenienza asiatica denominata la Grande Maria (The Big Mary) per le sue particolari dimensioni. Pesava sulle cinque tonnellate e veniva presentata come anche più grande dell’enorme elefante Jumbo, attrazione del più ricco e famoso Circo Barnum (che si spostava per l’America con ben 84 carrozze ferroviarie!). Nel pomeriggio, durante la parata pubblicitaria, Walter Eldridge, un operaio vagabondo arrivato da pochi giorni in città ed assunto dal signor Sparks il giorno prima con il ruolo di addestratore di elefanti (ruolo mai rivestito in vita sua), guidava i pachidermi a cavallo di Maria con una lunga canna dalla punta affilata. Come riportano alcuni testimoni, durante la parata Maria si era fermata per raccogliere una fetta di cocomero da terra con la sua proboscide. Eldridge per farle riprendere la marcia pare che l’abbia pungolata più volte e con forza a un lato della testa al punto tale che l’elefantessa, esasperata, con una sola mossa lo fece cadere a terra e, presa dallo spavento generale, lo uccise schiacciandolo. Si racconta che il fabbro della città, un certo Hench Cox sparò anche alcuni colpi di pistola su Maria, ferendola superficialmente, ma senza inibirne la forza. Morto Eldridge, gran parte della folla iniziò ad urlare “A morte l’elefante! A morte l’elefante!”.

    All’epoca (e credo non solo all’epoca), quando avvenivano tali incidenti, i proprietari dell’animale si affrettavano a spostarsi in un’altra località, a cambiare il nome dell’animale e a rivenderlo a un altro circo. Ma questo non fu il caso di Maria. Qualunque cosa fosse realmente successo, infatti, dopo aver ucciso il suo addestratore, già in giornata e il mattino seguente, venne denominata da tutti e su tutti i giornali della regione come Maria l’Assassina (The Murderous Mary) o l’Elefantessa Assassina (The Killer Elephant) o con altri epiteti simili. Quindi, non c’era più tempo per squagliarsela. Così, temendo per la sua reputazione e cercando di trarre profitto da tanto interesse, nonostante i vent’anni passati assieme con Maria, il signor Sparks decise di far sopprimere l’animale con uno spettacolo pubblico a pagamento. Del resto lo slogan del suo circo era “Morale, divertente e istruttivo!”. Ma sorse un problema: come si poteva uccidere un elefante di quelle dimensioni e in modo spettacolare?

    È il 13 settembre. Il destino di Maria è segnato. Diverse fonti parlano di un’accesa e appassionata discussione fra i mastri del paese. L’ipotesi di una fucilazione venne scartata quasi subito avendo visto la resistenza del pachiderma alle pallottole. Alcuni presenti suggerirono di fulminare Maria con l’elettricità, come avvenne nel 1903 a Coney Island (con l’aiuto del grande scienziato Thomas Edison che si occupò personalmente dell’esecuzione dell’elefantino Topsy infliggendogli per 10 minuti una scossa di 6.600 Volt – dopo averlo anche avvelenato con delle carote al cianuro – di fronte a più di 1.500 spettatori paganti. Nota: esiste un filmato dell’epoca perché Thomas Edison fece filmare l’esecuzione). Anche di fronte a questa ipotesi si dovette desistere perché all’epoca in tutto il Tennessee non c’era abbastanza corrente elettrica per sopprimere un elefante di quelle dimensioni. Altri pii cittadini si offrirono volontari per portare in città un cannone della Guerra Civile per spararle in pancia. Altri proposero di schiacciarla lentamente tra due motori a vapore opposti, mentre alcuni suggerirono di legare la sua testa a una locomotiva e le sue gambe a un’altra e far partire i treni in direzioni opposte. Insomma, tante brillanti idee! Ma quella che trovò tutti d’accordo e, soprattutto il signor Sparks per l’evidente risonanza pubblicitaria che ne avrebbe tratto, fu quella di impiccare Maria presso lo scalo ferroviario del vicino paese dove vi era una grande torre meccanica in grado di sollevare le carrozze dei treni. Così, in tarda mattinata il circo partì in ferrovia per arrivare a Erwin, nella contea di Unicoi. Era un giorno piovoso e, dopo uno spettacolo del Circo in città, al quale Maria non partecipò perché incatenata ad un palo, una folla di circa 2.500 persone (fra cui molti bambini) si radunò nei pressi della ferrovia di Clinchfield per assistere alla sua esecuzione. Le fonti narrano di una folla eccitatissima che urlava e additava l’elefantessa come un demone, un terribile flagello e un’assassina e si mormorava che avesse già ucciso tre, sei, diciotto o persino venti uomini. Per impiccare l’elefantessa usarono una gru e una grossa catena. Il primo tentativo fallì: la catena si spezzò e Maria cadde sul terreno causando il momentaneo allontanamento della folla, che ne temeva la furia. Furia che non vi fu perché Maria nella caduta si era brutalmente spezzata l’anca tanto che diversi testimoni oculari raccontano di aver udito un rumore fortissimo. Al secondo tentativo, la catena non si spezzò e la Grande Maria, dopo dieci interminabili minuti di sofferenze, potè finalmente riposare in pace. Una fonte dice che l’hanno lasciata impiccata per circa mezz’ora per poi essere dichiarata morta dal medico locale, il dottor Stack. Le informazioni sul luogo e sulla sede della sua sepoltura sono discordanti. Qualcuno scrisse che il suo corpo venne addirittura dato alle fiamme. Secondo altri articoli sulla storia del circo Sparks, gli altri quattro elefanti, compagni di sventura di Maria, pare che abbiano barrito tutta la notte seguente e ci siano voluti diversi mesi affinché si calmassero rassegnati al loro destino.

    Tanti animali nel Mondo e fra questi, anche tanti elefanti sono a rischio di estinzione per mano nostra. Dei circa cinquecentomila esemplari censiti molti sono in pericolo e più di duemila vivono ancora in cattività nei Circhi di mezzo mondo dove, di certo, non vivono contenti. Alla fine la Grande Maria è stata uccisa perché, come tanti animali, nonostante l’incredibile paziente accettazione della costante umiliazione subita dall’uomo, ha reagito, per pochi secondi, per lasciarsi andare all’istinto di sopravvivenza più intimo… la fame… per accontentarsi di uno sporco scarto di cocomero. O, da un altro punto di vista, è stata uccisa perché the World Famous Shows Must Go On. Lo spettacolo doveva e deve andare avanti. Oggi ad Erwin c’è un negozio di antiquariato che si chiama l’Elefante penzolante (Hanging Elephant) e che da decenni vende centinaia di magliette colorate con un’immagine della Grande Maria.

    Finché gli uomini massacreranno gli animali, si uccideranno tra di loro. In verità, colui che semina il seme del dolore e della morte non può raccogliere amore e gioia (Pitagora)

  • ANMVI: dalla politica sensibilità debole

    (Cremona 25 agosto 2020)- Mentre il mondo celebra la Giornata Mondiale del Cane (domani 26 agosto), l’Associazione Nazionale dei Medici Veterinari Italiani ricorda che in Italia le cure veterinarie sugli animali da compagnia sono colpite dall’aliquota d’imposta più elevata che sia mai esistita (IVA al  22%). Come se la salute del pet fosse un bene superfluo o di lusso.

    Un autentico paradosso, al quale si deve aggiungere che l’IVA non si applica alle cure sanitarie rivolte alla persona, ma a quelle destinate agli animali sì. “Con buona pace del principio “Una Salute” (One Health)– fa notare il Presidente dell’ANMVI Marco Melosi. A raccomadare questo principio sono ormai tutte autorità sanitarie globali, “da quando la pandemia ha reso il mondo finalmente più consapevole dell’interdipendenza fra la salute degli animali e quella delle persone”.

    “Da tempo l’Associazione che presiedo chiede al Governo e al Parlamento che sulle prestazioni veterinarie e sui prodotti alimentari per animali da compagnia si applichi l’aliquota IVA agevolata, la stessa dei medicinali veterinari- spiega Marco Melosi. “Ci affiancano in questa battaglia le maggiori sigle veterinarie italiane e le industrie del settore. Anche la politica non è rimasta indifferente, ma non è andata oltre qualche debole atto di indirizzo”.

    “E’ corretto ricordare che le spese veterinarie sono detraibili, ma anche che lo sono in misura irrisoria- prosegue il Presidente dell’ANMVI- ricordando che si tratta di un beneficio di “70 euro netti all’anno vanificati dall’IVA. Insomma, il Fisco si riprende quel che dà”– spiega. E così che si mortifica il possesso responsabile, un principio di civiltà che molti proprietari di cani e gatti (il 40% delle famiglie italiane) portano avanti sotto il peso di un carico fiscale “non più giustificabile“- fa notare Melosi.

    In Italia, nonostante un Codice fra i più tutelanti del mondo e nonostante il principio della senzienza animale (la facoltà di provare patimento fisico e psichico) dei Trattati europei,  l’importanza delle cure veterinarie non si è ancora pienamente consolidata nell’ordinamento giuridico nazionale.

    Fa eccezione la giurisprudenza, con una sentenza della Cassazione che ha equiparato la negazione delle cure veterinarie al maltrattamento animale. “Vedremmo allora di buon grado un adeguamento delle nostre leggi a questo principio- conclude Melosi-  rovesciandolo però in chiave premiante, incentivando cioè le cure veterinarie con la riforma permanente e strutturale del loro trattamento fiscale, specie in questo periodo di straordinaria crisi economica”.

    Ufficio Stampa ANMVI – Associazione Nazionale Medici Veterinari Italiani- 0372/40.35.47

  • La donna che lotta per salvare i ghepardi in via di estinzione

    Riceviamo dal Cheetah Conservation Fund una bella intervista a Laurie Marker, l’antropologa californiana che ha dedicato la sua vita a salvare dall’estinzione il ghepardo, realizzata prima della pandemia da Covid-19 dal giornalista dell’emittente NBC, Keir Simmons, che, per la rubrica Today, si è recato in Somaliland, nel Corno d’Africa.

    https://www.today.com/video/meet-the-woman-fighting-to-save-endangered-cheetahs-from-extinction-88898117713

  • Mortalità delle api, EFSA: stato dell’arte per nuove linee guida

    L’Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare ha completato l’analisi delle prove scientifiche disponibili sulla mortalità delle api. Il rapporto pubblicato oggi si basa sulla più vasta raccolta sistematica di prove sui tassi di mortalità mai condotte e copre i tre gruppi di api: api, calabroni e api solitarie. Le principali fonti di informazione attingono alla letteratura e a un sondaggio fra gli apicoltori di diversi paesi dell’UE.
    Il rapporto adotta un approccio più sistematico di quello utilizzato in precedenza e amplia la portata dell’analisi oltre la mortalità delle api.
    L’analisi rientra nei lavori in corso per la revisione delle linee guida per la valutazione dei rischi per le api da pesticidi. La determinazione di dati affidabili sui tassi di mortalità delle api è infatti una componente cruciale della revisione – spiega l’EFSA.
    A seguito di consultazioni e seminari con i gestori del rischio degli Stati membri e della Commissione europea, il gruppo di lavoro dell’EFSA ha anche proposto quattro possibili approcci per definire gli obiettivi di protezione specifici che saranno utilizzati nella revisione dell’orientamento.
    I gestori del rischio decideranno ora quale approccio utilizzare l’EFSA, vale a dire cosa deve essere protetto e in che misura. Per assisterli, il documento illustra il metodo scientifico, nonché i vantaggi e i limiti associati a ciascun approccio.

    Comunicato stampa di @nmvioggi del 28 luglio 2020

  • Il cliente a distanza: incognite e responsabilità

    Con il webinar “Dottore le mando un whatsapp”, l’ANMVI propone per la prima volta il tema della responsabilità professionale nella relazione a distanza con il cliente. Un argomento di attualità, ma non così nuovo come potrebbe sembrare a prima vista. Con l’Avvocato Daria Scarciglia saranno affrontate le incognite e i risvolti legali della relazione, con discussione di casi pratici accaduti durante il lockdown e in tempi di ordinaria gestione professionale. Streaming e chat in diretta – giovedì mattina 30 luglio – sulla piattaforma live di EV.

  • Salute animale: nuova raccomandazione dell’OIE ai governi: rafforzate i vostri sistemi veterinari

    (Cremona, 22 luglio 2020) – Oggi l’Organizzazione Mondiale della Sanità Animale (OIE) ha nuovamente raccomandato ai Governi di tutto il mondo di rafforzare i propri sistemi veterinari per contenere l’impatto delle malattie animali nel contesto pandemico globale. “L’Italia sta rispondendo con un DEF, il primo dopo l’emergenza Covid-19, che prevede il rafforzamento della Veterinaria italiana– dichiara il Presidente dell’ANMVI Marco Melosi. “Apprezziamo anche le parole del Ministro della Salute, che per la prima volta non ha delegato la salute animale spiegando di considerarla “un pezzo essenziale del nostro futuro”.

    Dopo Covid-19 è cresciuta in Italia la consapevolezza sull’importanza del controllo delle malattie animali. Ma non basta. L’ANMVI ricorda che in Italia, il 73% dei Medici Veterinari esercita in regime di libera professione. “Questo vuol dire – aggiunge Melosi- che le cure degli animali da compagnia e degli animali allevati in zootecnia, dipendono da risorse economiche private. Ecco perché bisogna intervenire sul fisco, alleggerendo il carico d’Imposta che pesa sui proprietari di animali e quindi sui bisogni di salute degli animali stessi”– afferma.

    L’Associazione ha firmato una lettera aperta al Governo e al Parlamento- insieme ad altre sigle veterinarie e alle imprese della salute e dell’alimentazione animale- per chiedere l’IVA unica agevolata al 10% su prestazioni veterinarie e alimenti per animali da compagnia al pari dei medicinali veterinari.

    Testo integrale della lettera aperta

    Ufficio Stampa ANMVI – Associazione Nazionale Medici Veterinari Italiani- 0372/40.35.47

  • L’importanza degli insetti

    Abbiamo spesso parlato di animali ma non dobbiamo dimenticarci che insieme a noi, sulla terra, vivono centinaia di miliardi di insetti, dalle vette ghiacciate alle regioni più torride. Gli insetti sono essenziali per la sopravvivenza della vita, a loro dobbiamo l’impollinazione senza la quale non ci sarebbero più le piante ed ogni tipo di vegetazione che ci dà ogni tipo di nutrimento. Gli insetti puliscono il terreno producendo, dagli scarti, un terriccio che serve alla riproduzione ed alla crescita delle piante.

    Oggi il pericolo è che a causa della deforestazione, della cementificazione, dell’agricoltura intensiva e dell’inquinamento la presenza degli insetti si riduca in modo pericoloso e già questa diminuzione è in atto in modo esponenziale, tutti ricordiamo i diversi e molteplici gridi di allarme per la continua diminuzione delle api.

    Molti insetti contrastano i problemi delle piante colpite dagli afidi, le coccinelle, ad esempio, sono preziose per una coltivazione biologica ma sono molti gli insetti, anche allevati e venduti proprio per consentire di coltivare non utilizzando prodotti nocivi per la salute e per l’ambiente.

    Con i tanti insetti utili per la vita del pianeta e perciò per la vita degli esseri umani ce ne sono anche di nocivi che uccidono le piante, distruggono le foglie dalle quali, fino all’ultimo, anche quando sta già arrivando l’inverno, le piante prendono nutrimento, le piante producono le foglie e tramite le foglie prendono tutto ciò che serve alla loro vita fino all’ultima foglia che cade alla fine d autunno. Vi sono Insetti nocivi che, come le cavallette, distruggono centinaia di ettari di raccolti, procurando terribili carestie, o insetti che arrivano da paesi lontani portando malattie alle nostre piante le quali, non avendoli mai conosciuti, non hanno strumenti per difendersi. Gli insetti non hanno polmoni e respirano attraverso tubicini che raccolgono ossigeno da forellini nell’addome e lo distribuiscono al resto del corpo, possono essere piccolissimi, anche invisibili ad occhio nudo o molto più grandi come l’insetto stecco che può misurare 62 centimetri.

    Gli insetti sono un mondo variegato e complesso nel quale per combattere quelli nocivi intervengono gli insetti buoni, utili alla nostra vita, come un’eterna lotta tra il bene ed il male.

  • Animali e uomini: incontri o scontri?

    Si intitola ‘Animali e uomo: incontri e scontri’ la conferenza che si svolgerà, in modalità on line, martedì 14 luglio, dalle ore 18, sulla piattaforma zoom. All’evento, che verterà sulle relazioni travagliate e diversificate   tra l’homo sapiens e le altre specie, parteciperanno Betty Von Hoenning del Cheetah Conservation Fund Italia, Marco Ciavannei del Parco Zoo Punta Verde di Lignano Sabbiadoro, Francesca Bandoli del Giardino Zoologico di Pistoia, Evelina Isola di Distav Unige, Roberta Castiglioni, CSFV – Società Italiana di Scienze naturali/Parco Faunistico Le Cornelle, Maria Pia Bobbioni, psicanalista, socio fondatore di Nodi Freudiani, Giovanni Quintavalle Pastorino, Manchester Metropolitan University.

    Alla fine degli intervenni sarà possibile porre domande ai relatori.

    Chi vorrà partecipare potrà farlo registrandosi al seguente link:

    https://us04web.zoom.us/j/72601543029?pwd=R0c5Ulk4Zk1BNlVLMVFmT1BvMFM2QT09

     

  • I lupi non possono essere catturati o soppressi, come prevede la direttiva ‘Habitat’. Lo stabilisce la Corte europea

    Come i nostri lettori ricorderanno diverse volte, nel passato, abbiamo avuto modo di scrivere per segnalare le tante false notizie circolate sui lupi, le uccisioni crudeli di alcuni questi animali che vivono con una organizzazione  sociale di reciproco sostegno. Abbiamo anche parlato, e aspramente  criticato, i tentativi di alcune regioni, specie del nord est, di violare la direttiva europea Habitat. Fortunatamente il Ministro italiano dell’Ambiente ha sempre difeso la normativa e la vita delle specie protette.

    Nei giorni scorsi la Corte europea, con buona pace di certi cacciatori, veri o presunti agricoltori e di certi amministratori si è pronunciarsi stabilendo in modo inequivocabile che la direttiva Habitat va sempre applicata. Secondo questa direttiva anche i lupi che lasciano il loro territorio d’origine e vanno in territori abitati dall’uomo non possono essere catturati o soppressi. Gli Stati membri dell’Unione Europea devono adottare  tutti i provvedimenti necessari alla tutela delle specie animali protette. Per i lupi e per le specie protette non vi devono essere confini o barriere, un esemplare selvatico deve essere protetto anche all’interno di zone abitate dagli uomini infatti, dice la Corte, l’area di ripartizione naturale è più ampia dello spazio geografico nel quale l’animale vive e poi si sposta secondo il suo orientamento naturale. La pronuncia della Corte mette un punto fermo e sarà inutile che nel futuro si cerchi di infrangere la direttiva chiedendo ingiustificabili deroghe.

    Certo i bracconieri continueranno a mietere vittime e purtroppo troveremo ancora lupi impallinati o impiccati ma spetterà a ciascuno di noi vigilare e alle forze dell’ordine impedire queste uccisioni o consegnare alla giustizia chi le ha commesse.

    Per quanto riguarda il problema degli allevatori ripetiamo, per l’ennesima volta, che gli armenti vanno tenuti recintati e sorvegliati da cani che, come il pastore abruzzese e maremmano, sono il miglior deterrente per proteggere le povere bestie non solo dai lupi. Proprio per venire incontro agli allevatori ci sono associazioni che allevano e regalano i cani da guardia per gli armenti e nell’eventualità che un lupo uccida un animale  dall’allevamento, se è effettivamente provato  visto che i lupi di prendono  anche colpe di altri, vi sono risarcimenti specifici.

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