Animali

  • Successo dell’iniziativa dei cittadini europei “Salvare i cosmetici cruelty-free”

    “Salvare i cosmetici cruelty-free — Impegnarsi per un’Europa senza sperimentazione animale” è diventata la nona iniziativa dei cittadini europei a soddisfare i requisiti previsti: gli organizzatori hanno confermato che sono state raccolte oltre un milione di firme di cittadini europei.

    L’iniziativa invita la Commissione a rafforzare e ampliare gli attuali divieti dell’UE relativi alla sperimentazione animale per i cosmetici e alla commercializzazione di ingredienti testati sugli animali; invita inoltre ad adottare una proposta legislativa che stabilisca una tabella di marcia per l’eliminazione graduale di tutti gli esperimenti sugli animali prima della fine dell’attuale mandato della Commissione.

    Nelle prossime settimane la Commissione incontrerà gli organizzatori per discutere nel dettaglio l’iniziativa. Il Parlamento europeo organizzerà un’audizione pubblica. La Commissione ha tempo fino al 25 luglio 2023 per presentare la sua risposta ufficiale, indicando le misure che intende adottare: proporre una legge, adottare altre misure non legislative o non agire affatto.

    Questa è la nona iniziativa dei cittadini europei a superare la soglia del milione di firme provenienti da almeno sette Stati membri, dimostrando che i cittadini europei possono contribuire alla definizione delle politiche europee.

  • Il lupo e l’ecosistema

    Fino ad un paio di anni fa molti agricoltori si lamentavano insistentemente, specie in Emilia Romagna, per la presenza massiccia di cinghiali e caprioli che, anche in pianura, devastavano i campi coltivati.

    Ora caprioli e cinghiali sono molto diminuiti, in alcune aree quasi spariti, salvo, ovviamente, l’eccezione della città di Roma, grazie all’aumento dei lupi che naturalmente procedono ad una caccia di selezione e così gli ungulati sono tornati verso le zone più boschive e collinari che offrono maggior riparo.

    Il ritorno in collina di questi animali riporterà in quelle aree anche i lupi, sempre che persone ed amministratori locali si ricordino di non lasciare incustodite ed accumulate le immondizie derivanti dal cibo che, sappiamo bene, sono una fonte di grande interesse per molti animali, dai cinghiali alle volpi, dai lupi ai topi.

    Troviamo molto pericolosa la tendenza, di alcuni organi di stampa e di qualche politico, di enfatizzare la presenza del lupo come animale pericoloso calcando la mano su alcuni fatti, sicuramente incresciosi, che si sono verificati.

    Certamente il lupo può cercare di predare vitelli e pecore, per questo da molti anni si è detto e ribadito che gli animali d’allevamento devono essere custoditi al chiuso, o all’aperto al pascolo, con idonee misure di difesa quali i reticolati elettrici ed i cani da pastore abruzzesi e calabresi.

    Certamente qualche cacciatore può aver perso drammaticamente il proprio cane ma varrebbe la pena di chiedersi quali precauzioni siano state prese visto che, purtroppo, non tutti i cacciatori usano la giusta attenzione verso i propri animali, come dimostrano i vari canili pieni di cani da caccia abbandonati.

    Qualcuno sostiene che sia stato ucciso dai lupi anche il proprio cane da compagnia ma è più che notorio che i cani non vanno lasciati alla catena, è contro la legge, e che di notte dovrebbero essere ricoverati in casa o comunque in un luogo riparato, il cane lasciato nel cortile non è solo un possibile bersaglio per lupi o cani inselvatichiti ma anche per quelle “brave persone” che si divertono a lanciare e lasciare in giro bocconi avvelenati.

    Un’indagine dell’Ispra segnala che in tutta Italia, nelle zone con presenza di lupi, soltanto 1300 sono le aziende che hanno avuto attacchi ripetuti dei lupi mentre la maggior parte delle attività d’allevamento, sempre in queste zone, ha avuto una sola predazione nell’arco di cinque anni.

    Vale inoltre ricordare che in molti casi la predazione non è da attribuirsi al lupo ma a branchi di cani inselvatichiti che hanno, per loro natura, meno paura ad avvicinarsi a luoghi abitati dall’uomo e da cani domestici. Questo problema discende da quello del randagismo e dalla mancanza, in troppe aree, di strutture per l’accoglienza dei cani abbandonati. Purtroppo non aiuta anche la pessima abitudine, in campagna e specialmente nel centro sud, di quei proprietari che lasciano liberi e senza controllo i propri cani senza averli sterilizzati, poi di fronte alle ovvie gravidanze indesiderate abbandonano i cuccioli che vanno, quelli che sopravvivono, ad aumentare la popolazione dei cani randagi.

    Il lupo è essenziale per la conservazione dell’ecosistema, qualunque ipotesi di tornare ad abbattimenti, anche selettivi, non farebbe che aggravare il problema, inoltre molti lupi già muoiono perché sono investiti dalle macchine o vittime di trappole di frodo e di esche avvelenate.

  • Nuovi passi per salvare il ghepardo

    Laurie Merker, fondatricee del Chetah Conservation Fund, si è di recente recata in Kenya per una riunione del Horn of Africa Wildlife Enforcement Network (HAWEN) come parte della sovvenzione LICIT del CCF da parte del Dipartimento per l’ambiente, l’alimentazione e gli affari rurali del Regno Unito (DEFRA). Creato in Namibia e da qualche anno attivo anche in Somaliland, il centro che tutela, cura e protegge dall’estinzione i ghepardi, sta facendo grandi progressi grazie al generoso sostegno che riceve da tutto il mondo.  Donando, visitando, facendo volontariato e condividendo il lavoro sui social media il CCF è aiutato nella sua missione di salvare il ghepardo in tutto il suo areale.

  • Se il custode si fa il lupo

    Nel numero del magazine ‘Io Donna’ del 3 dicembre un condivisibile e puntuale articolo di Fiorenza Sarzanini, sul problema sempre più grave delle violenze, aveva però un titolo “Se il custode si fa lupo” decisamente errato e preoccupante in quanto ripropone schemi sbagliati e pericolosi.

    Pubblichiamo la lettera che l’On. Cristiana Muscardini, per lungo tempo vicepresidente dell’Intergruppo per la protezione degli animali del Parlamento europeo, ha scritto alla giornalista.

    Gentile dottoressa Sarzanini,
    Ho letto con interesse, condividendolo totalmente, il suo articolo sul numero  del 3 dicembre di “Io Donna” ma dissento fortemente dal titolo che identifica nel lupo l’uomo orco, l’essere umano che compie atrocità sui più deboli.
    Credo che, specie in un momento nel quale alcuni tornano a parlare di aprire la caccia al lupo, i maggiori opinionisti e giornalisti dovrebbero con attenzione evitare di riproporre schemi antichi e profondamente errati  che identificano nel lupo il predatore cattivo, subdolo, vigliacco, feroce.
    Come ella certamente sa il lupo, dopo essere stato quasi sterminato, è diventato specie protetta in quanto rappresenta un elemento essenziale, indispensabile, per la salvaguardia, la sopravvivenza dell’ecosistema e perciò di tutti noi.
    Il lupo è un predatore che uccide per mangiare, per dare nutrimento alla sua prole o per difendersi, e solo quando non può evitare lo scontro, per questo non può essere neppure lontanamente affiancato a quegli spregevoli umani che seviziano, uccidono, abusano per il loro piacere, a tutte quelle persone violente e crudeli che, più che mai in una società troppo permissiva e con una giustizia troppo lenta, continuano a mietere vittime.
    Il politicamente corretto deve valere ormai anche per gli animali che non hanno la nostra intelligenza e, forse per questo, non commettono le atrocità delle quali la nostra specie è capace come vediamo ogni giorno, dalla guerra in Ucraina alle donne uccise, dai bambini violentati agli anziani abbondonati.
    Probabilmente il titolo dell’articolo non è stato scelto da lei ma è comunque sbagliato ed aumenta gli errori e la confusione mentre le parole del suo intervento sono chiare e spero facciano riflettere tutti.
    Con i più cordiali saluti,

    Cristiana Muscardini
    già vice presidente dell’Intergruppo per la protezione degli animali del Parlamento europeo

  • I risvolti positivi della relazione tra animali e uomini

    Una ricerca svizzera pubblicata sulla rivista scientifica Plos One conferma definitivamente i risvolti positivi della relazione tra umani e animali.

    Maggiore è la conoscenza tra uomo e animale e maggiore è lo sviluppo di un rapporto affettivo, gesti come le carezze rendono più forte l’attivazione della corteccia prefrontale, l’area del cervello che regola  i comportamenti sociali e i processi decisionali.

    Ormai è noto che persone con depressione o bambini con problemi autistici, ma anche persone con altri tipi di patologie, trovano beneficio dall’interagire con un animale, principalmente con un cane.

    L’ossitocina, che è necessaria per sviluppare legami tra esseri umani e tra umani e cani, passa attraverso il contatto fisico e gli sguardi.

    La pet therapy è quel sistema terapeutico nel quale il cane, o altro animale idoneo, è d’ausilio per affrontare i problemi di persone con problemi organici o psichici, si parla invece di educazione assistita quando il cane è d’aiuto per aumentare le potenzialità sociali dell’essere umano mentre è attività assistita quella che animali e persone svolgono insieme come momenti ludico-ricreativi.

    Le specie di animali che possono essere coinvolti nelle prime due di queste attività sono i cani, i cavalli, gli asini, i gatti ed i conigli. I cani ed i cavalli sono gli animali più adatti, i terapisti eseguono l’intervento terapeutico ricorrendo alla mediazione dell’animale il quale a sua volta favorisce la relazione con il paziente.

    Principalmente il cane, ma anche il cavallo e l’asino, sono animali che hanno una spiccata attitudine alla collaborazione con gli umani e da tempo immemorabile convivono a stretto contatto con l’uomo, sono animali che hanno instaurato con la specie umana relazioni più affettive di altri animali.

    Per gli interventi terapeutici il gatto, essendo un animale particolarmente territoriale, può avere problemi a cambiamenti d’ambiente e a doversi relazionare con estranei, mentre il coniglio, da sempre abituato ad essere preda, può manifestare troppa paura.

    Ormai da qualche tempo in molti ospedali si consente che i degenti possano ricevere la visita dei loro animali domestici e questi incontri hanno un riflesso molto positivo per la guarigione, così come accarezzare tra le mura domestiche il proprio cane o gatto porta un beneficio, da tempo acclarato, sul battito cardiaco e sulla pressione.

  • Misure più incisive contro il traffico illegale di specie selvatiche

    La Commissione ha adottato un piano d’azione riveduto dell’UE per porre fine al commercio illegale di specie selvatiche, come annunciato nella strategia sulla biodiversità per il 2030. Il lucrativo mercato nero mondiale del commercio illegale di specie selvatiche concorre alla decimazione o estinzione di intere specie e favorisce la diffusione delle zoonosi, ovvero le malattie che si trasmettono tra animali e esseri umani. Secondo la relazione sui reati commessi a livello internazionale contro le specie selvatiche pubblicata nel 2020 dall’Ufficio delle Nazioni Unite contro la droga e il crimine, il traffico illegale di specie selvatiche interessa tutti i paesi del mondo e riguarda un’ampia gamma di specie che vanno dall’anguilla al pangolino fino al palissandro. Il piano aggiornato guiderà le nuove azioni dell’UE contro il traffico illegale di specie selvatiche fino al 2027, basandosi sul primo piano d’azione adottato sei anni fa.

    Il piano riveduto si articola in quattro priorità principali:

    • prevenire il traffico illegale di specie selvatiche e affrontarne le cause alla radice, riducendo la domanda di specie selvatiche commercializzate illegalmente, promuovendo mezzi di sussistenza sostenibili nei paesi di origine e contrastando la corruzione ad ogni livello;
    • rafforzare il quadro giuridico e politico contro il traffico illegale di specie selvatiche, allineando le politiche nazionali e dell’UE agli impegni internazionali e ai dati più recenti e dialogando con i settori economici coinvolti nel commercio di specie selvatiche;
    • fare applicare efficacemente le normative e le politiche volte a contrastare il traffico illegale di specie selvatiche, migliorando le percentuali di rilevamento di attività illegali all’interno dell’UE, ponendo l’accento sullo sviluppo delle capacità lungo l’intera catena di contrasto, incoraggiando il coordinamento e la cooperazione all’interno degli Stati membri e tra di essi e intensificando gli sforzi per contrastare il traffico illegale di specie selvatiche online;
    • rafforzare il partenariato globale tra paesi di origine, di consumo e di transito contro il traffico illegale di specie selvatiche, potenziandone le capacità e migliorando la cooperazione tra gli Stati membri, i soggetti dell’UE responsabili di far rispettare le norme e i principali paesi terzi.

    A novembre le parti della convenzione sul commercio internazionale delle specie di flora e di fauna selvatiche minacciate di estinzione (CITES) si riuniranno a Panama per valutare l’adozione di norme commerciali più rigorose per quasi 600 specie di flora e fauna. L’UE presenterà il piano d’azione riveduto unitamente a un robusto pacchetto di proposte per le specie da inserire nelle appendici CITES in occasione della COP19 della CITES.

    Il commercio illegale di specie selvatiche contribuisce al declino della biodiversità e può notevolmente indebolire le popolazioni selvatiche di flora e fauna, causandone in alcuni casi l’estinzione. Il traffico illegale di specie selvatiche ha anche conseguenze socioeconomiche distruttive, poiché la distruzione degli ecosistemi a causa del bracconaggio e del traffico illegale in molti casi sottrae forme di reddito legali e sostenibili alle comunità locali. Come si è visto di recente con la pandemia di COVID-19, il commercio non regolato di specie selvatiche può essere una fonte di diffusione di zoonosi, con conseguenze potenzialmente devastanti per la salute pubblica.

    L’UE è uno snodo per il traffico mondiale di specie selvatiche e ha un ruolo fondamentale da svolgere nella lotta contro tale fenomeno. Il valore riportato del commercio illegale di specie selvatiche nell’UE è stato di almeno 4,7 milioni di € nel 2019, ma si ritiene che sia sottostimato. Le autorità degli Stati membri dell’UE sequestrano regolarmente fauna e flora selvatiche sotto forma di diversi tipi di merci, tra cui prodotti medicinali, coralli, rettili, uccelli, piante e mammiferi. Dal 2017 sono stati effettuati mediamente oltre 6.000 sequestri annuali di specie selvatiche figuranti nell’elenco CITES nell’UE.

    Il piano d’azione riveduto giunge in un momento critico per preservare la biodiversità globale. È un segno del ruolo guida svolto dall’UE in vista di due importanti riunioni internazionali: la conferenza delle Nazioni Unite sulla biodiversità (CoP 15), che si terrà a Montreal a dicembre, in cui si prevede che le parti raggiungeranno un accordo a livello mondiale per arrestare e invertire la distruzione avanzante della biodiversità, e la CoP 19 della CITES in programma a Panama dal 14 al 25 novembre.

  • Nuovi arrivi in Somaliland

    Altri tre arrivi al CCF (Cheetah Conservation Fund) ma c’è poco da stare allegri. Il numero dei cuccioli di ghepardo confiscati, con gli ultimi tre arrivati, ha fatto salire infatti a 91 il numero dei protetti che richiedono cure nel centro del CCF in Somaliland. Tre cuccioli (due maschi e una femmina) sono stati strappati al commercio clandestino. La polizia locale ha collaborato con il Ministero per l’Ambiente e il Cambiamento Climatico Local (MoECC) per attuare le confische. I cuccioli erano tenuti in condizioni insicure al momento delle tentata vendita. In origine erano quattro, ma uno di loro era talmente traumatizzato da morire durante l’operazione di salvataggio.

    I sopravvissuti avevano problemi di salute, come tutti i cuccioli confiscati al commercio illegale. Ferite superficiali, parassiti esterni, e infezioni gastrointestinali. Sono stati subito somministrati loro i medicinali ed è stata monitorata la situazione.

    Il sostegno di tutti permette al CCF di fare il suo lavoro, per eliminare il traffico e lasciar vivere questi animali a rischio in natura, cui appartengono.

    Per aiutare il CCF basta seguire il link https://www.facebook.com/donate/1239269656640286/
    https://cheetah.org/mini-campaign/

  • ANMVI porta One Health nelle scuole

    Per il dodicesimo anno, la didattica veterinaria entra nelle scuole primarie e medie di tutta Italia. Anche l’anno scolastico 2022-2023 porterà i Medici Veterinari di Anmvi – Associazione Nazionale Medici Veterinari Italiani – nelle classi elementari e medie di tutta Italia per un nuovo progetto educational.

    Le direzioni scolastiche potranno ospitare a costo zero docenze veterinarie e materiali didattici per diffondere la cultura della relazione responsabile con gli animali. Quest’anno il progetto si intitola “Una Zampa in famiglia 3 – Con Zampa, a lezione di One Health”. I personaggi Zampa, Lillo e Mimì educheranno gli alunni al concetto One Health, grazie alla presenza di Medici Veterinari docenti che parleranno ai bambini dell’importanza di vivere in un ambiente sano, in cui ogni elemento, vivente e non vivente, partecipa al gioco della vita e contribuisce alla salute di tutti. Le parole chiave di questo anno scolastico saranno: Ambiente, Multiformità, Rispetto e Salute Unica. In totale sul territorio nazionale saranno finanziati 125 docenze Veterinarie, grazie al contributo non condizionante di MSD Animal Health.

    Per partecipare è richiesto l’invio del modulo “Richiesta di adesione al progetto Una Zampa in famiglia 3”. Insieme al modulo, nella stessa mail, andranno inviati il proprio curriculum vitae e la tabella Excel “Zampa 3 tabella vet” compilata , nello stesso formato (excel) con cui è stata ricevuta. Tramite questo modulo il veterinario indicherà non solo la propria richiesta di adesione, ma anche contemporaneamente l’interesse della/e scuola/e che avrà/avranno potenzialmente aderito.

    Fonte: Ufficio Stampa Anmvi

  • Un sogno di nome…ghepardo

    Mercoledì 5 ottobre 2022, dalle 20,30 alle 21:30, si svolgerò l’incontro on line, Un sogno di nome…ghepardo. All’evento, al quale si può partecipare tramite piattaforma Meet, vedrà la partecipazione di Silvia Mirandola, Biologa, PhD, autrice di “Leadership Safari. Meet the experts in the African Savanna” e socia CCF Italia.

    Chi fosse interessato può scrivere a bvonhoenning@gmail.com

  • Biocarburanti: pets rischiano carenze nutrizionali

    La coperta corta del Green Deal: incentivare i biocarburanti per decarbonizzare potrebbe penalizzare il pet food. Rischio carenze nutrizionali negli animali da compagnia.

    Utilizzare i grassi animali per la produzione di combustibile “green”. Una soluzione più suggestiva che convincente se a rimetterci saranno gli animali da compagnia. I grassi animali, infatti sono ingredienti fondamentali per la loro dieta e sono un genere di risorsa scarsa e non sostituibile. L’Unione Europea intende utilizzarli per incentivare la produzione di biocarburanti per aerei e navi, ma il rischio è di sottrarre materie prime per l’industria del pet food, impoverire la dieta degli animali da compagnia con possibili ricadute nutrizionali negative.
    Il settore del pet food, rappresentato in Italia da Assalco e in Europa da Fediaf, lancia un allarme e incoraggia soluzioni alternative per l’ecologia dei trasporti. Se a livello comunitario si incentiverà l’uso di grassi animali di categoria 3 (gli unici autorizzati per il consumo animale) nel carburante per aerei e trasporti marittimi, sarà molto difficile ottenere alimenti di alta qualità per i pet nell’UE, con un rischio reale di carenza dei prodotti di fiducia per oltre 90 milioni di proprietari in Europa.
    “Autorizzare l’impiego nei biocarburanti di grassi di categoria 3 significherebbe di fatto togliere alimenti dalle ciotole dei pet europei per riempire i serbatoi di carburante”- afferma una nota stampa di Assalco.
    In Europa il pet food serve oltre 300 milioni di animali da compagnia in Europa  e fornisce occupazione diretta e indiretta a oltre 1 milione di cittadini europei. I grassi animali forniscono acidi grassi essenziali, energia e contribuiscono all’appetibilità degli alimenti, offrendo importanti benefici nutrizionali ai pet. “Sono risorse scarse, difficilmente sostituibili e, anche laddove possibile, le alternative sarebbero molto meno nutrienti, sostenibili e in diretta concorrenza con l’alimentazione umana”- fa notare Assalco. Fra le alternative possibili si colloca il biometano
    L’auspicio dell’Industria del pet food è che i responsabili politici e gli eurodeputati dell’UE “limitino l’uso di grassi animali di categoria 3 per i biocarburanti e attuino il principio dell’uso a cascata delle risorse”.

    Fonte: AnmviOggi del 12 settembre 2022

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