Animali

  • Impariamo dagli animali a preservare la natura per i figli dei nostri figli

    Sempre di più sono le specie di animali in via di estinzione e non per cause naturali ma per l’intervento dell’uomo che dopo avere, con la caccia per motivi di lucro, decimato grandi mammiferi come elefanti, rinoceronti, balene e bisonti oggi distrugge tanta parte dell’ecosistema sia appiccando incendi, come quelli che hanno distrutto migliaia di ettari in Amazzonia, incendi per i quali  il governo del paese non fa praticamente nulla  per punire severamente i responsabili né per dare vita ad una seria politica di prevenzione, sia costruendo muri come quello tra gli Stati Uniti ed il Messico. Nonostante ad oggi il muro sia ancora in parte a maglie larghe si conta che già si vedano effetti nefasti per la fauna e per la flora con 93 specie a rischio. Le travi d acciaio sono posizionate troppo vicine per consentire il passaggio di animali e per alcuni, come i giaguari, le barriere impediscono quella libertà di movimento essenziale perché questo animale possa riprodursi. Il giaguaro infatti ha bisogno di spazi molto ampi. Scoiattoli grigi, più grandi di dimensione rispetto ai nostri europei, coyote, procioni, lepri, solo per fare alcuni esempi, rimangono spesso feriti e muoiono impigliati nei fili spinati del muro. Certo molti animali determinano il territorio che ritengono loro, del loro gruppo e lo difendono da esemplari uguali ma convivono con altre specie, rimangono cioè in sintonia con tutte le diverse realtà che compongono quel territorio da prima e che resteranno anche dopo la loro morte o il loro spostarsi in altri territori. Il rispetto di quanto ci circonda come fonte della stessa sopravvivenza dei singoli individui, come delle altre specie, è ben chiaro negli animali ma sembra quasi completamente sconosciuto a gran parte degli umani che considerano il territorio come una proprietà assoluta e che perciò può essere stravolto, modificato, distrutto a loro piacimento. L’animale preserva per i figli dei figli, la vita oggi è la vita di domani, l’uomo modifica, cementifica, divide, distrugge senza pensare alla sopravvivenza della natura e perciò si condanna a nuove sofferenze e a probabile estinzione. La libertà, il libero arbitrio, la conoscenza non ci sono stati dati per commettere soprusi ma per vivere in sintonia con tutte le varie forme di vita che esistono, solo se capiamo questo, se troviamo la capacità, la volontà, la forza morale di non cementificare quando non è necessario, di rispettare l’acqua non costruendo dove può espandersi, di non violare continuamente lo spazio con esperimenti che producono effetti nefasti nel tempo, forse riusciremo a salvare l’ecosistema altrimenti, come ha ricordato Papa Francesco, rischiamo e il covid è già un forte segnale di quanto siamo a rischio.

  • Il lupo rischia di estinguersi per i troppi ibridi con i cani

    Difendere l’ambiente e le diverse specie animali, patrimonio comune e insostituibili risorse per la salvezza dell’ecosistema, e perciò della nostra esistenza, significa anche tornare ad occuparci seriamente dell’ibridazione tra lupo e cane, sia che essa avvenga all’interno di allevamenti, per altro non autorizzati all’ibridazione, sia per così dire in natura. Se attraverso controlli più attenti possono essere impedite ibridazioni da parte di allevatori che immaginano possibile creare nuove razze o rinsanguarne alcune già esistenti, pratiche che sono pericolose e dannose, in natura il problema è più complesso per la mancanza, in molte aree geografiche, di una vera cultura diffusa contro il randagismo e l’abbandono di cani. I cani lasciati vaganti, senza quel controllo che, come ricorda la Commissione europea, spetta di dovere agli Stati membri attraverso i vari enti, nazionali e territoriali, in zone limitrofe a dove vivono i lupi porta di fatto alla nascita di soggetti ibridi. Sappiamo che, fortunatamente, i lupi, dopo essere stati quasi estinti, stanno ripopolando lentamente il territorio contribuendo così all’equilibrio dello stesso, basta pensare all’eccessivo, e spesso, non solo per l’agricoltura, pericoloso numero di cinghiali ed ungulati vari, cervi, caprioli, daini etc. per contenere il numero dei quali, anche attraverso la selezione naturale degli animali più deboli, la presenza dei lupi è indispensabile. L’unione tra lupo e cane porta alla nascita di ibridi che sono soggetti più pericolosi perché non temono l’uomo, discendendo dal cane, non hanno timore di attaccare animali domestici e d’allevamento perché discendono dal lupo e comunque devono mangiare. Ma al di là di questo aspetto il pericolo più grande che si corre con la nascita di ibridi è la snaturazione del lupo, la perdita del suo Dna caratteristico ed originario con in più l’insorgenza di patologie tipiche del cane, dopo millenni di convivenza con l’uomo, ma ancora sconosciute, fortunatamente, ai lupi. Ispra avverte che si è ormai segnalata la presenza di soggetti ibridi anche sulle Alpi e perciò è necessario che si ponga rimedio a quanto non è stato fatto fino ad ora in molti paesi europei e in Italia specialmente nel centro sud dove il randagismo e particolarmente diffuso e dove, specie in campagna, sono lasciati liberi cani di proprietà non sterilizzati. Per approfondire meglio l’argomento si consiglia di documentarsi anche sul è progetto europeo MIRCO-Lupo

  • Ok del Consiglio Stato ai test sui macachi: non ci sono alternative

    La sperimentazione sui macachi non ha alternative. Il progetto Lightup per ridare la vista a migliaia di persone che l’hanno persa e che è stato autorizzato dal ministero della Salute, “non potrebbe essere raggiunto con metodologie effettuate direttamente sull’uomo” né è possibile la sperimentazione “su un numero inferiore di macachi”. Così i giudici del Consiglio di Stato hanno motivato la decisione con cui il 28 gennaio scorso hanno ritenuto la “legittimità” della sperimentazione sui sei macachi prevista dal progetto delle Università di Torino e di Parma.

    La giustizia amministrativa mette così fine alla lunga querelle sulla sperimentazione sui primati. A ottobre dell’anno scorso il Consiglio di Stato aveva sospeso la sperimentazione e disposto una verifica sul progetto affidata all’Istituto di ricerca Irccs ‘Fondazione Bietti per lo studio e ricerca in oftalmologia’ a cui aveva posto più quesiti, a partire dalle domande se il progetto di ricerca fosse perseguibile soltanto mediante sperimentazione sulla specie ‘primati umani’ vivi e se il numero di sei primati fosse il minimo indispensabile. La verifica ha dimostrato – si legge nella sentenza (relatrice la consigliera Giulia Ferrari) della Terza Sezione del Consiglio di Stato, presieduta da Franco Frattini –  che “la sperimentazione oggetto del progetto rispetta tutti i requisiti per essere autorizzata”. Per questo “non può e non deve essere annullata solo perché non esterna congruamente le ragioni per cui il progetto è assentibile, una volta dimostrato, come è stato dimostrato, che è effettivamente autorizzabile”.

    Soddisfazione è stata manifestata da parte dei due atenei che auspicano “ora il miglior successo della ricerca a beneficio del progresso delle conoscenze e della salute dei pazienti”, mentre la Lav ha parlato di “speranze di salvezza svanite per gli animali”. E ha annunciato nuove battaglie.

    Il progetto era stato sospeso dal Consiglio di Stato nel gennaio 2020, poi a maggio il Tar aveva respinto i ricorsi degli animalisti dando di nuovo via libera alle sperimentazioni. Il 28 gennaio scorso, in udienza collegiale, i giudici amministrativi avevano dato via libera alla sperimentazione.

    Dunque, la sentenza sancisce definitivamente la legittimità dell’autorizzazione del ministero della Salute e che “tutto è stato fatto nel rispetto delle normative e degli obiettivi di una sperimentazione che è giudicata di grande interesse a livello europeo”, aveva commentato in ottobre Research4Life, piattaforma che rappresenta il meglio della ricerca scientifica italiana.

  • Le risoluzioni del CCF per il 2021

    Riceviamo e pubblichiamo un messaggio del CCF – Cheetah Conservation Fund.

    Abbiamo raggiunto il nostro obiettivo. Il vostro sostegno è stato travolgente durante la Home Range del CCF per la campagna natalizia! Le vostre donazioni di $ 275.000 saranno raddoppiate grazie ai nostri generosi donatori di fine anno.

    Il vostro sostegno ha messo il CCF in una condizione tale da poter fissare alcuni obiettivi e risoluzioni ambiziosi che vogliamo condividere con voi. Siamo così grati per il vostro continuo sostegno in un anno così impegnativo.

    Grazie a VOI, il CCF potrà disporre, nel 2021, dei fondi necessari per attuare le nostre risoluzioni e iniziare la costruzione della coalizione per il ghepardo. Salvare una specie che un tempo era diffusa in tutta l’Africa, nelle zone meridionali dell’Asia e del Medio Oriente non è un compito che può essere svolto da una sola organizzazione. La nostra dedizione al salvataggio del ghepardo ha portato il CCF a cercare partnership cooperative attraverso l’attuale areale del ghepardo per arrestare la scomparsa dei ghepardi a causa delle tre principali minacce per la specie: conflitto uomo-fauna selvatica, perdita di habitat e commercio illegale di animali domestici/animali selvatici.

    Con l’aiuto dei partner del CCF espanderemo le roccaforti della popolazione nelle regioni che attualmente hanno ghepardi, ampliando i nostri programmi di successo e condividendo la nostra ricerca.

    Nel 2021, CCF lavorerà con i partner per:

    • Costruire e rafforzare l’educazione ambientale in tutte le aree
    • Sviluppare e aumentare la consapevolezza per la produzione di energia da biomasse
    • Implementare un’agricoltura rigenerativa, rispettosa del suolo e favorevole ai predatori
    • Aumentare gli sforzi di sensibilizzazione per fermare il commercio illegale di animali domestici

    Per promuovere la convivenza con i predatori per il nuovo anno, il nostro obiettivo è quello di aumentare il sostegno del CCF agli agricoltori che vivono al fianco di predatori come il ghepardo. Chiedere alle persone di condividere armoniosamente il loro ecosistema con i predatori è una grande sfida, specialmente quelle persone che fanno affidamento sul territorio per il loro sostentamento e percepiscono i predatori, ghepardi compresi, come una minaccia. Nel 2021, lo staff in prima linea del CCF lavorerà per:

    • Continuare i progetti di ricerca incentrati sulla riduzione dei conflitti uomo-fauna selvatica
    • Espandere la partecipazione di Future Farmers of Africa e Future Conservationists of Africa a nuove aree di pascoli di ghepardi come il Somaliland e l’Etiopia, tramite l’apprendimento virtuale
    • Accogliere nel CCF piccoli gruppi socialmente distanti per l’apprendimento in persona nella nostra nuova Biomass Classroom
    • Consegnare cani da guardia ai nuovi allevatori ed espandere il nostro coinvolgimento con visite alle fattorie nelle Terre Comunali Orientali in Namibia
    • Lavorare con pastori / nomadi nel Corno d’Africa per ridurre la predazione del bestiame e il conflitto uomo-fauna selvatica
    • Condurre sondaggi e campagne di sensibilizzazione in Somaliland per aumentare la consapevolezza degli impatti negativi del commercio illegale di animali domestici / animali selvatici

    Aiutare i sostenitori del CCF in tutto il mondo a vedere l’impatto delle loro donazioni in Africa è una sfida. Normalmente, la nostra fondatrice e direttrice esecutiva, la Dr. Laurie Marker sarebbe in viaggio per portare aggiornamenti di persona direttamente ai sostenitori del CCF. Ovviamente questo non potrà avvenire quest’anno.

    Nel 2021, il CCF aumenterà la consapevolezza di come TU stai aiutando a salvare il ghepardo nel:

    • Superare le nostre distanze con nuovi eventi e avvenimenti virtuali interattivi
    • Inviare comunicazioni regolari direttamente a te con aggiornamenti cartacei e digitali (assicurati di iscriverti per ricevere aggiornamenti dal CCF)
    • Costruire la presenza online del CCF con un aumento dei contenuti video pubblicati sul canale YouTube del CCF
    • Portando la savana direttamente a te con le interviste del personale del CCF e dei partner in tutte le aree: loro sanno in prima persona quale differenza fa il TUO SUPPORTO per il lavoro di conservazione del CCF.

    Vai sul nostro sito www.ccf-italia.org e leggi il nostro blog!

    A presto,

    Il CCF Italia

  • Il respiro del mare

    Ciao Giulia. Ci racconti un po’ di te? Del tuo percorso formativo? 

    Mi sono laureata a Genova in Scienze Ambientali Marine sviluppando un progetto per la Gestione della Fascia Costiera in Liguria, ma ho sempre cercato di passare il più tempo possibile in mare aperto. Ho avuto la fortuna di salire a bordo della Nave Oceanografica Urania per diverse volte, grazie al CNR, partecipando ad alcune campagne oceanografiche nel Mediterraneo. La cosa strana è che in realtà all’epoca (prima e dopo la laurea) non mi immaginavo nel campo del monitoraggio dei mammiferi marini. Ricordo ancora quando nel 2013 durante la navigazione alla Baleari, a bordo dell’Urania, i miei colleghi non in turno videro tre capodogli affiancarsi alla nave. Mi chiamarono, ma io ero di turno al laboratorio di analisi chimica e a quanto pare non mostrai nemmeno troppo entusiasmo quando mi trascinarono fuori per vedere i cetacei. Chi lo avrebbe detto che da lì a sette anni sarebbero diventati l’obiettivo del lavoro del mio team con Menkab. Eppure da bambina obbligavo mio padre a regalarmi qualunque cosa a forma di orca o delfino.

    Storia e obiettivi dell’Associazione Menkab?

    L’Associazione Menkab: il respiro del mare è nata nel 2010 a sostegno delle attività di ricerca scientifica e di educazione ambientale dedicate al Mar Mediterraneo e per contribuire alla protezione del suo ecosistema. Per raggiungere questo obiettivo il team collabora con Università italiane e straniere, altre Associazioni e Società che lavorano nel campo della comunicazione e della divulgazione scientifica.

    Ci parli del tuo gruppo di lavoro

    Il team è eterogeneo. Questo è uno dei nostri punti di forza. Abbiamo sempre da imparare l’uno dall’altro. Menkab è stata fondata dal Professor Maurizio Wurtz, che non solo è un grandissimo biologo ma anche un’artista incredibile in grado di trasformare vetro resina in animali 1:1 che sembrano veri e di costruire quasi qualunque strumento possa servirci in mare per la ricerca. Come l’idrofono. Maurizio ora ha però ceduto un po’ la redini a noi “ragazzi”. Oltre a me, che ho formazione più oceanografica e mi occupo della componente di science communication, ci sono Biagio Violi, il nostro esperto di capodogli e responsabile scientifico, Martina e Alessandro che si occupano di acustica e di studio del marine litter (i “rifiuti in mare”) ed Elia, skipper e biologo marino esperto di subacquea, oltre che pilota di ROV (robot sottomarino). Oltre al gruppo di ricerca abbiamo la fortuna di condividere le uscite in mare con un team di documentaristi della società Artescienza con cui abbiamo realizzato #CLOSETOHOME (https://www.youtube.com/channel/UCFnVyxb-klIOv-zsFJ-OZag).

    Qual è lo stato dell’area di mare che monitorate? 

    Il Mar Ligure ha la fortuna di avere due aree marine protette, che permettono un monitoraggio costante di eventuali situazioni critiche. Ma oltre a questo è anche uno dei mari più trafficati e con il maggior numero di porti, marine turistiche e porticcioli e con il traffico marittimo tra gli impatti maggiori per i mammiferi marini e altre specie come le tartarughe. Oltre a questo esiste anche il problema dell’inquinamento da marine litter (plastica e altre fonti) che nel nostro mare tendono a collocarsi molto facilmente sui fondali, dove magari spariscono dalla nostra visuale, ma impattano il sistema marino per decenni.

    Progetti di Ricerca Scientifica fatti e in atto? 

    Il nostro target principale tra i mammiferi marini è rappresentato dal capodoglio, il più grande predatore degli oceani, presente nel Mediterraneo anche se in pericolo, a causa dell’impatto antropico. Lo studio di questa specie ha dato vita al progetto PREDATORS (dedicato proprio a questo animale, ma allargato a tutta la fauna marina), che ci porta a effettuare il maggior numero possibile di uscite in mare tutto l’anno, proprio per comprendere il passaggio del capodoglio nel Mar Ligure. Avere un’imbarcazione nostra, per quanto dispendioso, ci permette di avere la possibilità di uscire in mare ogni volta che il meteomare è favorevole e questo ci ha regalato la possibilità di avvistare specie non proprio consuete nell’ultimo anno. Da dicembre 2019 ad oggi infatti abbiamo “collezionato” orche, psuedorche e una megattera, tutte nella nostra area di studio compresa tra Savona e Genova. Tre specie atlantiche, definite Visitor nei nostri mari. Un’emozione unica.

    Con quali enti collaborate? 

    Abbiamo progetti e convenzioni con l’Area Marina Protetta Isola di Bergeggi e con l’Università degli Studi di Genova. Tra le altre realtà, come ho citato precedentemente, abbiamo la fortuna di poter collaborare con i documentaristi di Artescienza, ma negli anni abbiamo realizzato progetti diversi, come quello incentrato sullo studio dell’impatto della plastica nei fondali marini italiani (Abyss Cleanup con Igor D’India) oppure collaborazioni e corsi internazionali.

    Avete realizzato pubblicazioni?

    Nel nostro settore le pubblicazioni scientifiche sono un capitolo importante ed è comunque una parte fondamentale del nostro lavoro. Oltre alla pubblicazione passata che varia dallo studio dei capodogli ai progetti sul tursiope (il delfino più costiero), recentemente stiamo lavorando su diverse pubblicazioni dedicate al capodoglio, come ad esempio quella portata anche al WMMC (World Marine Mammal Conference) a Barcellona nel 2019, in cui mostravamo il primo caso di osservazione e documentazione di un allattamento di capodoglio nel Mar Ligure.

    Fate anche corsi di formazione e di educazione ambientale. Ce ne parli? 

    Ogni anno organizziamo corsi di formazione per studenti, laureati ma anche appassionati di cetacei, in cui forniamo le basi per comprendere le specie del Mediterraneo, un corretto approccio al loro avvistamento e come studiarli grazie all’acustica. I progetti di educazione ambientale invece sono molteplici e durano tutto l’anno, soprattutto con il coinvolgimento delle scuole del territorio, anche grazie al patrocinio dell’Area Marina Protetta di Bergeggi dell’Autorità Portuale. Il nostro obiettivo è far arrivare il più possibile il concetto di “cultura del mare” e di quanto sia importante la salvaguardia e la tutela dell’ambiente marino.

    Ad oggi stiamo cercando i fondi per realizzare una mostra con un tour digitale, che possa permettere a tutti di immergersi in questo mondo.

    Come possiamo sostenere i vostri progetti?

    Prima di tutto nel modo più semplice possibile, seguendoci sulle nostre pagine social (Instagram e Facebook). Il passo successivo è quello di effettuare una donazione all’Associazione per permetterci di continuare i nostri progetti e magari poter portare il nostro lavoro anche fuori la nostra Regione. Basta scriverci una mail ad info@menkab.it o arcimenkab@gmail.com e verranno date le informazioni e le modalità per il supporto. Qualunque contributo è ovviamente ben accetto, ma anche una semplice visualizzazione dei nostri video o un commento al nostro lavoro è gradito.

    Cosa vorresti dire a gran voce? 

    Che la tutela dell’ambiente non è una cosa da pochi, marginale o che entra in conflitto con le politiche e le amministrazioni del territorio. Anzi al contrario, le due cose dovrebbero dirigersi verso gli stessi obiettivi.

    Indirizzo web:  https://www.menkab.it/

    Indirizzo FB: https://www.facebook.com/associazione.menkab@associazione.menkab

    Indirizzo Instagram: https://www.instagram.com/menkab_il_respiro_del_mare/?hl=it

    Nome: menkab_il_respiro_del_mare

    Email per contatti: arcimenkab@gmail.com / info@menkab.it

  • La pandemia aumenta del 15% le adozioni di animali: sono in una casa su tre

    Più di una famiglia italiana su tre ospita in casa almeno un animale da compagnia ma nell’anno del Covid si è registrato un vero e proprio boom di adozioni con un aumento del 15% di cani e gatti che hanno trovato accoglienza nelle case secondo l’Enpa. E’ quanto emerge dall’analisi della Coldiretti in occasione della tradizionale benedizione di Sant’Antonio Abate, il Patrono degli animali. Una tradizione popolare – spiega Coldiretti – che il 17 gennaio vede in tutta Italia il ripetersi del rito la benedizione dalla variegata moltitudine di esemplari presenti sul territorio nazionale nelle case, nelle campagne, nelle stalle, ovili e nei pollai. “Se durante la pandemia si è verificato un aumento della presenza di animali nelle case dove hanno aiutato molti italiani a superare i momenti difficili del lockdown, nelle campagne la crisi – sottolinea la Coldiretti – ha provocato un crollo della presenza degli animali nelle stalle anche a causa delle pratiche sleali che sottopagano il latte agli allevatori, in un momento in cui invece è fondamentale difendere la sovranità alimentare del Paese con l’emergenza pandemia che ostacola gli scambi e favorisce speculazioni, come dimostra l’avvio da parte dell’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato di quattordici istruttorie nei confronti di altrettanti caseifici acquirenti di latte crudo vaccino ed ovi-caprino”.

    “Un addio che – continua la Coldiretti – ha riguardato la pianura e soprattutto la montagna e le aree interne più difficili dove mancano condizioni economiche e sociali minime per garantire la permanenza di pastori e allevatori. A preoccupare ora sono gli effetti dello stop al turismo invernale destinato ad avere effetti non solo sulle piste da sci ma – continua la Coldiretti – sull’intero indotto delle vacanze in montagna, dall’attività dei rifugi alle malghe con la produzione dei pregiati formaggi. Proprio dal lavoro di fine anno dipende buona parte della sopravvivenza delle strutture agricole che con le attività di allevamento e coltivazione – sostiene la Coldiretti – svolgono un ruolo fondamentale per il presidio del territorio contro il dissesto idrogeologico, l’abbandono e lo spopolamento”.

    “Quando una stalla chiude si perde un intero sistema fatto di animali, di prati per il foraggio, di formaggi tipici e soprattutto di persone impegnate a combattere, spesso da intere generazioni, lo spopolamento e il degrado. L’allevamento italiano – conclude la Coldiretti – è poi un importante comparto economico che vale 17,3 miliardi di euro e rappresenta il 35% dell’intera agricoltura nazionale, con un impatto rilevante anche dal punto di vista occupazionale dove sono circa 800mila le persone al lavoro”.

  • Ogni anno milioni di uccelli muoiono ogni anno per avvelenamento da piombo

    L’inquinamento da piombo legato alla caccia è un problema serio e poco conosciuto, che minaccia silenziosamente e gravemente la biodiversità e la nostra salute. Ogni anno le munizioni disperdono nell’ambiente miliardi di pallini di piombo che causano la morte indiretta di milioni di uccelli in tutto il mondo (un milione solo nelle zone umide Europee), inquinando gli ecosistemi e minacciando la salute umana.
    Il WWF lancia l’allarme nel suo report “Cartucce avvelenate” nel quale si ribadisce come il piombo sia un metallo altamente tossico, tanto da essere stato bandito da tutti i prodotti di consumo come benzina, vernici, tubature. Eppure ancora oggi tra le 1.400 e le 7.800 tonnellate di piombo vengono rilasciate ogni anno solo nelle Zone Umide d’Europa. In Europa è stato calcolato anche il danno economico provocato da questa forma di inquinamento dell’ambiente naturale: 105 milioni di euro l’anno per la mortalità indiretta provocata dalla caccia sulla fauna europea. Bastano infatti 2-3 pallini ingeriti per uccidere un uccello di media taglia. Il piombo causa anche intossicazioni di tipo cronico, con pericolose disfunzioni del sistema immunitario e riproduttivo.
    Il piombo uccide o avvelena non solo animali e altri organismi, ma ha il potere di bioaccumularsi, di entrare nelle catene alimentari e nel ciclo dell’acqua. I danni sono spesso irreversibili: si accumula negli organi (cervello, fegato, reni) e può persistere fino oltre 30 anni, ha degli effetti irreversibili sul cervello e può passare dalla madre al feto. I bambini sono i soggetti più vulnerabili: su di loro il piombo provoca danni irreparabili al sistema nervoso e in particolare al cervello, con conseguente perdita di udito e riduzione del deficit di apprendimento e del quoziente d’intelligenza (IQ). Il piombo che contamina le falde acquifere entra nella catena alimentare, così come la carne di animali contaminati da piombo (perchè contenenti pallini, frammenti di munizioni o perché si sono cibati di alimenti contaminati): dalla cartuccia al piatto il passo è breve! Questa drammatica catena del veleno potrebbe essere spezzata se solo venissero sostituite le munizioni in piombo con altri materiali o leghe incapaci di permeare i cicli vitali, già ampiamente disponibili sul mercato.

    L’Italia ha ratificato nel 2006 un Accordo internazionale (Agreement on the Conservation of African-Eurasian Migratory Waterbirds – AEWA) nel quale si prevedeva che le parti contraenti sopprimessero l’uso del piombo per la caccia nelle zone umide entro il 2000. Nel 2014 la Convenzione di Bonn aveva deciso di bandire il piombo dalle munizioni per scopi venatori. Anche la comunità scientifica si è schierata in occasione della COP11: un ampio panel di ricercatori raccomandava di eliminare gradualmente da tutti gli habitat l’uso di munizioni di piombo t con alternative non tossiche entro il 2017.

    Il WWF Italia chiede all’Italia di andare oltre e vietare l’utilizzo e il possesso delle munizioni da caccia contenenti piombo in tutte le aree dove si svolge l’attività venatoria, in tutte le forme, a partire dalla stagione venatoria  2021/22.

  • Missione compiuta!

    La Polizia e il MoERD del#Somaliland hanno portato a termine una importante missione nella lotta al commercio illegale di animali selvatici. Dieci cuccioli di ghepardo confiscati con successo ad una nota banda di trafficanti nella zona di Xeedho, alla periferia di Hargeisa. Due sospetti arrestati, verranno giudicati a breve. Con questa confisca, il CCF ha nei suoi Rifugi ben 59 cuccioli di ghepardo.

    Il CCF, che da tempo sta portando avanti questa missione importante in Somaliland, crocevia del traffico criminale di animali selvatici verso la Penisola Arabica, invita a fare una donazione a ccf-italia.org.

  • “Sporca bellezza”: un’inchiesta sulla pratica illegale di taglio di orecchie e coda in Italia

    L’operazione denominata “Dirty Beauty” e promossa dagli addetti al controllo degli animali dell’OIPA viene svolta in molte città italiane al fine di identificare e fermare definitivamente questa pratica illegale e crudele. Le indagini a livello nazionale hanno portato a oltre settanta denunce alle autorità giudiziarie e numerosi processi giudiziari, sia per i proprietari di cani che per i veterinari, considerato che in Italia e in molti altri paesi europei l’attività di taglio delle orecchie e taglio della coda è illegale e bandita dalla Convenzione europea per la protezione degli animali da compagnia. Mutilare la parte del corpo di un cane per compiacere una concezione umana di “esteticamente bello” è semplicemente oltraggioso, è quanto dichiara OIPA.

  • Cani e gatti a Dubai muoiono di fame per il recente divieto di alimentazione ai randagi

    Molti animali stanno morendo crudelmente a Dubai, dopo che una recente circolare ha dichiarato che dare del cibo a cani e gatti randagi è severamente vietata. Ai residenti non è infatti più consentito fornire alimenti e acqua, i gruppi di soccorso non sono autorizzati ad aiutare gli animali bisognosi e ai veterinari è stato ordinato di non curare i randagi trasportati dalle associazioni. All’orrore non c’è limite perché se questi animali non muoiono di fame vengono intrappolati e avvelenati o catturati e scaricati nel deserto da società di controllo sui randagi. OIPA International ha scritto alle autorità locali e internazionali chiedendo di fermare questo abominevole massacro e di considerare soluzioni più etiche per risolvere il problema della sovrappopolazione di randagi e della possibile diffusione di malattie.

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