Animali

  • Cani di razza con certificati falsi, sventata truffa commerciale

    Sei persone sono state denunciate per aver organizzato un commercio illegale di cani di razza. Coinvolto anche un medico veterinario.
    A seguito delle segnalazioni di un residente, i carabinieri della Stazione “Parco” Cinque Terre hanno scoperto un commercio illegale di cani di razza. Denunciate sei persone, inclusa la querelante e un Medico Veterinario. Le accuse, a vario titolo, sono di frode nell’esercizio del commercio, favoreggiamento, falsità ideologica, minaccia, truffa, maltrattamento di animali, cessione di cani di razza senza certificato di genealogia.
    La persona che ha fatto denuncia – riferisce la stampa locale- aveva subito minacce per la cessione di un Dobermann. I carabinieri sono arrivati a indagare persone a Reggio Calabria, Salerno, Modena, Cosenza, individuando il commercio con falsi certificati genealogici di cuccioli, separati dalle madri prima dei 60 giorni di vita.
    I reati di truffa e frode nell’esercizio del commercio sono stati commessi “con la complicità di un veterinario, che ha dichiarato il falso nei certificati, per consentire l’iscrizione dei cani nel Libro delle Origini Italiane, così da poterli vendere come tali”- si legge sul notiziario di TeleNord.
    Ad una delle persone denunciate è stata comminata una multa di 31 mila euro per aver ceduto cani di razza privi di certificato di genealogia.

    Fonte:@nmvioggi del 13 settembre 2019

  • Per salvare l’uomo salvare l’ecosistema

    Da diverse parti del mondo scienziati, studiosi, che da anni si occupano delle condizioni di salute della terra, lanciano sempre più forti grida d’allarme per una situazione che rischia ormai di divenire irreversibile. Da sempre, alle voci della scienza, si uniscono le voci delle diverse associazioni ambientaliste e quelle, sempre più numerose, delle persone, non solo dei giovani.

    La battaglia per preservare l’ecosistema, che deve affrontare il problema del surriscaldamento, degli spaventosi incendi che hanno devastato i polmoni mondiali, dall’Amazzonia alla Siberia, è messa sempre più a rischio dalle azioni dell’uomo: dall’eccessivo inquinamento alla distruzione sistematica di flora e fauna.

    La sopravvivenza di diverse specie animali, che ormai rischiano l’estinzione, è una delle garanzie per la preservazione dell’ambiente e cioè della terra e della vita dell’uomo.

    Dal primo film del Re Leone, uscito 25 anni fa, la popolazione dei leoni africani si è dimezzata e vi è circa un milione di animali, di specie diverse, che sono sull’orlo dell’estinzione. I contrabbandieri continuano a colpire più o meno indisturbati, nonostante le diverse leggi che dovrebbero scongiurare l’uccisione degli animali. I leoni non sono uccisi solo come ambita preda di caccia grossa ma anche per estrarre denti ed artigli poi utilizzati per fabbricare gioielli. Il re della foresta rischia di estinguersi in 2-3 generazioni.

    Se da un lato dal Nepal arriva una buona notizia che riguarda la tigre, per la quale si sta facendo un’opera di salvataggio supportata anche dal Wwf, anche questo animale resta a rischio. In Nepal vi sono 235 tigri, in Bhutan 103, i Russia circa 580. La tigre è un animale ben identificabile in quanto le strisce sul manto sono diverse da una tigre all’altra e perciò con le fotocamere si possono riconoscere non solo il numero di esemplari ma anche i loro spostamenti

    Del terribile sterminio degli elefanti Il Patto Sociale si è già occupato in un articolo di Anastasia Palli il 21 agosto scorso. Le zanne dell’elefante, nonostante i divieti di vendita di avorio, continuano ad essere ricercate su un mercato nero che porta lucrosi introiti ai contrabbandieri.

    Per salvare il rinoceronte, ormai quasi estinto (in Kenya e Sudafrica vivono ancora solo 700 esemplari neri mentre il rinoceronte bianco è estinto, alcuni scienziati stanno cercando di riprodurlo con ovociti congelati, prima della morte degli ultimi esemplari), la Conservation Capital, società finanziaria britannica, ha emesso un’obbligazione chiamata Rhino Bond. Questa obbligazione lega gli investimenti delle persone alla preservazione della specie: se infatti il numero di rinoceronti neri crescerà nei prossimi cinque anni gli investitori avranno un ritorno economico (sarà rimborsato il capitale e verrà riconosciuta una cedola). Il rinoceronte è stato sterminato per il contrabbando del suo corno, che secondo la medicina tradizionale cinese sarebbe un potente afrodisiaco mentre nei Paesi arabi gli sceicchi usano il corno del rinoceronte come segno di potere.

    Uno degli animali più a rischio è il ghepardo, Cheetah Conservation Fund, insieme con la professoressa Laurie Marker, da anni, in Namibia, cerca di salvare questo splendido animale, braccato non solo per la pelliccia. Il ghepardo è diventato infatti anche uno status symbol da super-ricchi che lo sfoggiano nelle ville della penisola arabica e sui loro profili social, come pubblica anche Il Corriere della Sera (29 agosto 2019). Dal Corno d’Africa viene alimentato un commercio illegale di grandi proporzioni: secondo la CNN ogni anno 300 cuccioli di ghepardo vengono trafficati illegalmente dalla Somalia e molti di questi muoiono durante il trasporto. Oltre 1000 ghepardi sarebbero in mano a privati nei Paesi del Golfo. Sempre Il Corriere della Sera (27 agosto 2019) ricorda come in Iran ormai ve ne siano meno di 50 esemplari. Sempre in Iran alcuni scienziati, che si erano impegnati nel progetto di collocare fotocamere per controllare i movimento dei ghepardi e perciò preservarli, sono stati arrestati dai Guardiani della Rivoluzione con l’accusa di spionaggio. Uno di questi è morto in prigione. Neanche un appello di 350 colleghi di tutto il mondo, a sostegno della loro innocenza, confermata anche da due agenzie governative supervisionate da Rohani, è bastato a farli rilasciare.

    Tornando nel nostro Paese, le polemiche che ormai da troppo tempo riguardano lupi ed orsi, nonostante le normative europee che li tutelano, dimostrano la necessità di interventi urgenti per consentire una convivenza tra gli uomini, con le loro attività, e gli animali selvatici. Dall’agricoltura alla costruzione di dighe vi è l’urgenza di tutelare ciò che è necessario all’uomo e all’uomo è necessario che l’ecosistema sopravviva, ma senza le specie animali l’ecosistema muore.

  • Gli animali da compagnia stanno bene con noi e con i loro simili

    In Italia aumentano le persone che vivono con un cane o un gatto ma purtroppo non diminuiscono gli abbandoni e canili e gattini hanno molti animali in attesa di una casa e di un po’ di affetto. Tutti coloro che già hanno un cane o un gatto, se appena ne hanno la possibilità, dovrebbero adottarne un secondo, infatti gli animali che vivono con noi sono molto più sereni se hanno un loro simile con il quale giocare e farsi compagnia.

    Ovviamente l’inserimento di un nuovo animale presuppone che si debbano adottare piccoli accorgimenti per non suscitare crisi di gelosia o reazioni negative. Specificatamente, nel caso dei gatti, animali molto abitudinari, che amano la routine e prevedere ciò che avviene, è importante che non perdano il senso della sicurezza e che perciò tutti i gatti di casa abbiano un loro spazio. Anche se i gatti in casa sono sterilizzati sarebbe meglio abbinare maschio e femmina. Capire l’umore del getto è abbastanza facile: se arriva con la coda bella dritta vuol dire che si sente tranquillo e sicuro di sé e dell’ambiente nel quale vive. Ovviamente non tutti i gatti hanno lo stesso carattere, ci sono quelli più indipendenti e quelli molto affettuosi, per questi soprattutto è molto importante che il nuovo venuto non rappresenti la minaccia di perdere l’affetto e le attenzioni ai quali sono abituati.

    E’ bene per il gatto ed è bene per noi, infatti se un gatto si sente a disagio può avere comportamenti non solo depressivi, ma anche fastidiosi, come sprizzare urina, non fare i bisogni nella cassetta o vomitare. Se il gatto è anziano ma in buona salute, per quanto abbia bisogno di più tranquillità, non ha in genere problemi ad accettare un cucciolo, specie una femmina se è un maschio o un’altra femmina se è una femmina. Ma se il gatto invece ha problemi di salute è bene che il nuovo compagno non gli stia sempre addosso altrimenti potrebbe disturbarlo troppo. Anche i gatti sono, come noi umani, soggetti ad antipatie e simpatie, perciò l’inserimento è molto importante affinché si creino i presupposti di una convivenza non solo pacifica ma anche proficua; perciò ogni gatto deve avere la sua ciotola, la sua lettiera e la possibilità di avere spazi propri. Anche se il gatto è un animale più solitario del cane ha comunque bisogno di noi e cioè di un po’ del nostro tempo, sia per giocare, sia per avere coccole. Anche i gatti più giovani non si accontentano di giocare da soli e comunque fin dai primi tempi vedrete che anche il nuovo arrivato mettersi su dei vostri indumenti che lo tranquillizzano. E’ importante anche parlare con i gatti, perché imparano non solo a capire il suono della voce e il nostro atteggiamento ma anche proprio le parole e perciò da subito il nuovo arrivato dovrà avere un nome col quale lo chiameremo più volte al giorno. I gatti che vivono insieme alla fine, scambiando i feromoni, prodotti dalle ghiandole esocrine, avranno un ‘odore di gruppo’ e si riconosceranno. Una piccola gelosia ci può essere comunque sempre, perciò ricordiamoci di non togliere nulla di ciò che davamo al nostro primo gatto ma moltiplichiamo anche per il nuovo venuto le stesse attenzioni.

    Sicuramente, una volta abituati alla reciproca presenza, i gatti si faranno compagnia anche durante la nostra assenza, anche quando non giocano e dormono in due posti diversi si sentiranno in compagnia e molte volte, vedrete, dormiranno vicini.

  • Da domani a Cremona le prime Vetpiadi della Veterinaria

    Riceviamo e pubblichiamo un comunicato stampa dell’ANMVI, Associazione Nazionale Medici Veterinari.

    (Cremona 9 settembre 2019) – Le prime Vetpiadi della Veterinaria debuttano domani a Palazzo Trecchi. In gara 280 giovani Medici Veterinari, pronti a misurarsi in otto discipline scientifiche. In palio, borse di studio per l’aggiornamento scientifico e opportunità di carriera professionale. Le Vetpiadi 2019 sono un format inedito, ideato da EV- Eventi Veterinari per le nuove generazioni, all’insegna di tre parole d’ordine: conoscenza, confronto e divertimento.

    Sarà il Sindaco di Cremona, Gianluca Galimberti, ad aprire ufficialmente le Vetpiadi 2019, la prima gara scientifica per neolaureati in Medicina Veterinaria: domani alle ore 15:00, debutterà  un format unico su scala internazionale, il cui obiettivo è di sostenere lo sviluppo professionale dei giovani Medici Veterinari.

    Il format è quello di una vera e propria gara a premi, ma lo spirito degli organizzatori è di “allenare” i giovani Colleghi all’esercizio professionale nella medicina degli animali da compagnia, fornendo alcune dritte motivazionali utili ad imprimere una svolta alla laurea in medicina veterinaria, senza arrendersi di fronte alle difficoltà.

    Chi partecipa– Le Vetpiadi coinvolgeranno 280 giovani professionisti. E’ questa partecipazione giovanile il dato caratterizzante l’evento, esclusivamente pensato per neolaureati in Medicina Veterinaria dal 2016 al 2019, in collaborazione con Scivac Young.

    La conoscenza in gara- La competizione consta di un test di 40 domande, ripartite fra temi di medicina generale veterinaria e temi attinenti alla materia scelta dai partecipanti. Suddivisi in gruppi, i neo Veterinari misureranno la loro conoscenza in otto settori disciplinari della Medicina Veterinaria: Anestesia, Animali esotici, Cardiologia e aritmologia, Chirurgia dei tessuti molli, Dermatologia, Diagnostica per immagine, Medicina d’Urgenza e Medicina Interna.

    I premi– Tutti i partecipanti delle Vetpiadi 2019 avranno l’iscrizione gratuita alla Scivac (Società Culturale Italiana Veterinari per Animali da Compagnia) per il 2020. Al primo classificato per ciascuna disciplina di gara andrà una borsa di studio di 1.500 euro da investire in attività di aggiornamento professionale. Al secondo e al terzo classificato EV assegnerà premi in prodotti culturali. Anche gli sponsor delle Vetpiadi 2019 premieranno i giovani partecipanti con opportunità di carriera professionale e stage aziendali in Italia e all’estero.

    Le Vetpiadi vogliono anche essere una occasione di incontro e di conoscenza reciproca, attraverso momenti di divertimento, come i tornei di ping pong e calcio balilla. Le due giornate, gratuite, hanno da tempo raggiunto il tutto esaurito, decretando il successo di partecipazione della prima edizione delle Vetpiadi 2019.

    Ufficio Stampa ANMVI – Associazione Nazionale Medici Veterinari Italiani- 0372/40.35.47

     

  • L’Emilia Romagna autorizza la caccia indiscriminata alla volpe

    La Regione Emilia Romagna tenta nuovamente di sterminare le volpi con un piano regionale che prevede l’abbattimento di 6.150 animali per quest’anno. L’aspetto ancora più tragico del provvedimento è il sistema di caccia che prevede che gli abbattimenti possano essere effettuati con interventi individuali col fucile, sparando da un automezzo oppure utilizzando le gabbie trappola. La motivazione sarebbe quella dei danni causati dalla volpe, anche se questi danni sono veramente minimali, basta pensare che nella provincia di Piacenza sono stati quantificati in 300 euro nel 2010 e 393 euro nel 2015. Sempre in questa provincia, dal 2011 al 2017, sono state abbattute 487 volpi e 4,725 in tutta l’Emilia Romagna nel normale periodo di caccia. Ma l’abbattimento delle volpi si svolge anche fuori dal periodo di caccia, tanto è vero che in Emilia Romagna in 10 anni, in periodo non di caccia, sono state abbattute ben 34.859 volpi.

    Alla decisione si è giustamente opposta Legambiente, specie per quanto riguarda la caccia di notte con ausilio di fonti luminose (che notoriamente abbagliano gli animali). Aumenta anche il pericolo del bracconaggio, visto che i controlli non potranno utilizzare quella polizia provinciale che non fa più vigilanza. I bracconieri potrebbero incrementare ulteriormente la loro attività, specie catturando ed uccidendo animali più giovani la cui pelliccia può essere utilizzabile. Abbattere le volpi, utili anche per contenere l’espansione di specie dannose quali le nutrie, i topi, le bisce ed altri animali dannosi, turberà nuovamente l’ecosistema che a fatica si cerca di ripristinare. Negli anni scorsi sono state moltissime ad esempio le lamentele per l’eccessiva espansione dei cinghiali e degli ungulati in genere che hanno portato a diversi danni in agricoltura. Oggi in molte aree la situazione è nettamente migliorata grazie all’arrivo di piccoli branchi di lupi. Per i lupi sono state fatte molte inutili polemiche ma la realtà è che la loro presenza ha migliorato la situazione facendo diminuire nettamente il numero degli ungulati.

    Troppe volte, con pretesti o motivazioni irricevibili, politici non a conoscenza dei fatti e purtroppo non interessati a conoscerli hanno creato e continuano a creare problemi alla fauna e alla flora.

  • Usare collari acustici per cani può essere reato

    Previo parere del Centro di referenza nazionale (CReNBA) sui collari acustici, il Ministero della Salute ha vietato l’uso ad intensità e frequenze elevate (100-130 dB SPL 2000-3000 Hz) di tali collari. La nota ministeriale evidenzia che i collari acustici «possono causare una perdita temporanea dell’udito (spostamento della soglia uditiva) o una perdita permanente dell’udito». La normativa vigente e la giurisprudenza penale, sottolinea il Ministero, portano a concludere che «nessun animale da compagnia deve essere addestrato con metodi che possono danneggiare la sua salute ed il suo benessere, in particolare costringendo l’animale ad oltrepassare le sue capacità o forza naturale, o utilizzando mezzi artificiali che causano ferite o dolori, sofferenze ed angosce inutili». Pertanto «l’utilizzo di collari acustici che possono raggiungere le intensità e frequenze sopra riportate non è consentito in quanto potrebbe configurare il reato di maltrattamento ai sensi dell’art. 544-ter del CP».

    Questo il parere del CReNBA: «In commercio, esistono numerosi apparecchi applicabili alla regione del collo del cane. Alcuni di questi hanno già ricevuto numerose valutazioni giuridiche che ne hanno definito l’uso lecito o meno: è il caso dei collari elettrici. I collari spray con finalità educative sono altrettanto privi di normative specifiche ma, visti i prodotti presenti sul mercato, le implicazioni sul benessere animale potrebbero essere lievi. Nemmeno l’uso dei collari per la profilassi parassitaria a base di emissioni di ultrasuoni è specificatamente normato ma esistono studi esaurienti riferiti ai limiti di distress per le specie canina.

    In merito invece ai collari che producono emissioni acustiche intermittenti, visti i riferimenti bibliografici riportati, è difficile esprimere un parere certo, sebbene il loro utilizzo possa essere di notevole utilità per evitare lo smarrimento o facilitare il recupero di cani infortunati o dispersi.

    Gli studi presenti per la specie canina, infatti, sono chiarificatori per le emissioni sonore di tipo continuo che possono essere causa di danno acustico permanente (es. indagini nei canili).

    Gli studi effettuati su emissioni intermittenti o basati su brevi esposizioni non sono stati effettuati nella specie canina ma in specie di roditori tipicamente utilizzati nel campo della sperimentazione scientifica; inoltre, la molteplicità dei prodotti disponibili in commercio, così come la carenza e/o la disomogeneità delle informazioni riportate nei loro manuali d’uso, inficino una valutazione degli stessi.

    Tuttavia, i dati bibliografici raccolti permettono di esprimere una ragionevole ipotesi di potenziale danno per l’udito del cane a seguito di emissioni acustiche superiori ai 100 dB SPL, soprattutto se ripetute in tempi ristretti e non limitate a singole esposizioni una tantum.

    Considerato che il periodo di caccia presenta una durata limitata ad alcuni mesi l’anno e che la singola battuta può avere durata ascrivibile a qualche ora, durante la quale è improbabile che il “beeper” sia in funzione in modo continuo, è plausibile che l’utilizzo dei collari acustici al massimo di intensità e frequenza (100-130 dB SPL, 2000-3000 Hz) possa quantomeno causare un danno temporaneo all’udito del cane esposto che, se protratto, potrebbe sfociare in una compromissione della restitutio ad integrum. Per questo, è opportuno concludere che l’utilizzo dei collari acustici non dovrebbe mai avvenire a valori di intensità superiori o uguali a 100 dB SPL. Se ciò fosse strettamente necessario, il loro uso dovrebbe essere ridotto al minor tempo possibile (meno di un’ora), lontano dalle orecchie (per esempio legandolo alla zona più caudale dell’addome così come descritto in alcune esperienze messe in atto da addestratori), solo su animali sani ed in buona condizione psico-fisica confermata da preventiva visita veterinaria specialistica.

    L’utilizzo di questi collari andrebbe evitato in soggetti di giovane età (<6 mesi), anziani o affetti da pregresse patologie dell’orecchio, salvo il parere favorevole di un medico veterinario specialista».

  • In aumento le tigri in Nepal, per festeggiare il Tiger Day con una buona notizia

    Il 29 luglio è la Giornata Mondiale della Tigre per promuovere la difesa di questo affascinate felino a rischio di estinzione. Si calcola, infatti, che su tutto il pianeta, a causa della distruzione o trasformazione degli habitat e del bracconaggio, siano rimasti appena 3890 esemplari. Il WWF però ha voluto festeggiare la ricorrenza con una buona notizia. In Nepal, infatti, dal 2013 ad oggi la popolazione di questo straordinario felino è aumentata del 19%. Negli ultimi anni, per combattere la piaga del bracconaggio, il WWF ha utilizzato il sistema SMART (Spatial Monitoring and Reporting Tool), ovvero una combinazione di software, strumenti per la formazione e protocolli per il pattugliamento del territorio, finalizzati a supportare biologi e guardie nel monitoraggio degli animali, nell’identificazione delle minacce e nell’aumento dell’efficienza dei controlli anti-bracconaggio. E i risultati non si sono fatti attendere. In Nepal, appunto, le camera traps hanno supportato il Governo durante il censimento delle tigri e, proprio grazie a questi strumenti, è stata stimata la presenza di 235 individui, il 19% in più rispetto al 2013. In  Buthan, invece, il WWF sta lavorando su una serie di attività diverse per la tutela delle tigri e dei propri habitat. Durante l’ultimo censimento effettuato è stata stimata una popolazione di tigri di 103 individui. In Russia le camera traps sono state fondamentali per supportare il lavoro degli operatori sul campo e per raccogliere quante più informazioni possibili sulla tigre, a partire dalle tracce lasciate sulla neve. Secondo l’ultimo censimento, nell’area vive una popolazione stimata di 580 individui.

    Dato che non esistono due tigri con lo stesso manto e grazie alle immagini catturate dalle camera traps è possibile conoscere non solo il numero di esemplari presenti ma anche gli spostamenti all’interno delle aree.

  • Contrastare il randagismo ma anche i ricavi che fa la malavita con gli animali

    Continuano le indagini sui furti di cavalli purosangue e comunque non allevati per la macellazione. Sia l’anno scorso che quest’anno, secondo quanto risulta da interrogazioni parlamentari, dalle risposte del governo e dalle indagini dei carabinieri, diversi cavalli, nel Lazio, allevati per le corse e perciò anche con la somministrazione di sostanze e medicinali veterinari estremamente pericolosi per l’essere umano, qualora fossero destinati alla macellazione clandestina e alla vendita per il consumo di carne, sono stati rubati e sono misteriosamente spariti. Per quanto è nella nostra esperienza, è pero più facile e plausibile che gli animali sottratti siano stati utilizzati o saranno utilizzati per organizzare corse clandestine. E’ infatti noto, come Il Patto Sociale ha più volte denunciato, che i cavalli, purosangue o mezzo sangue, allevati per le corse, le gare d’equitazione o i maneggi siano stati rubati per incrementare le gare illegali, molte delle quali si svolgono nel centro sud. Queste gare sono organizzate dalle associazioni criminali  e intorno alle corse clandestine vi è un vertiginoso giro di scommesse sulle quali la criminalità organizzata ricava importanti introiti come abbiamo ricordato anche nel recente articolo sulle ecomafie. Che poi alla fine di queste gare molti cavalli si facciano male o siano comunque abbattuti, specie se riconoscibili dai microchip, e che la loro carne sia venduta nelle macellerie regolari o irregolari è sicuramente un pericolo per la salute umana. L’ecomafia continua ad aumentare il suo potere e giro di denaro sporco e insanguinato e se è sicuramente un passo avanti l’annuncio, ad aprile, del ministro dell’Interno di predisporre uno stanziamento di un milione di euro per la prevenzione ed il contrasto del maltrattamento animale è anche vero che i finanziamenti non sono stati ancora distribuiti nelle regioni indicate come le prime ad avere bisogno di un intervento (Puglia, Campania, Lombardia, Piemonte, Lazio, Toscana, Emilia, Marche e Sicilia) e resta un mistero il motivo per il quale sia stata saltata la Calabria, regione nella quale vi è estrema urgenza di interventi. Lo stanziamento è stato sopratutto indirizzato a contrastare il randagismo e la tragica situazione di molti rifugi e le prefetture avrebbero dovuto, entro il 30 giugno, dare al Ministero una attenta e specifica analisi della situazione. Quello che il Ministero non ha però ancora varato in termini chiari è la lotta all’ecomafia che, con le sue diverse sfaccettature, continua ad arricchirsi con i combattimenti tra cani, le corse clandestine di cani e cavalli, con le relative scommesse, l’importazione di cuccioli malati dall’est Europa, le truffe via internet etc. etc. Speriamo che questa nuova vicenda dei cavalli rubati nel Lazio riporti l’attenzione del ministro sul problema principale: se vogliamo salvaguardare correttamente gli animali è necessario 1) sradicare tutti i furbastri che aprono rifugi falsi che diventano lager ed anticamera di morte e sofferenze e perciò dare competenze e risorse vere alle strutture pubbliche e private corrette, e per garantire la correttezza occorrono veri e periodici controlli, 2) iniziare una capillare lotta alle associazioni criminali che usano gli animali per incrementare il loro business.

  • Arrivano la legge contro le violenze domestiche e misure contro la violenza sugli animali

    Via libera definitivo del Senato al disegno di legge sulla tutela delle vittime di violenza domestica e di genere, il cosiddetto Codice rosso. Il provvedimento, che ha incassato l’ok definitivo del Parlamento e che con la pubblicazione in Gazzetta ufficiale sarà quindi legge, ha ottenuto 197 sì e 47 astenuti. Tra gli astenuti Leu e Pd.

    La nuova legge prevede anzitutto una corsia preferenziale con indagini veloci per i reati legati alla violenza sulle donne. Insomma, un ‘codice rosso’ che si applica alla trattazione di casi che hanno a che fare con la violenza domestica e di genere, in analogia al ‘codice rosso’ che nei pronto soccorso indica stati di salute particolarmente gravi da trattare con urgenza. I ventuno articoli del provvedimento catalogano i reati attraverso i quali si esercita la violenza domestica e di genere e oltre a stabilire pene più severe per la violenza sessuale e lo stalking introduce due nuovi reati: quelli di revenge porn ed anche quello di sfregi al viso.

    In base alle nuove disposizioni, si prevede che la polizia giudiziaria, acquisita la notizia di reato da ‘codice rosso’, riferisca immediatamente al pubblico ministero, anche in forma orale. Il pubblico ministero, entro tre giorni, assume informazioni dalla persone offesa o da chi ha denunciato il reato (in termine di tre giorni può essere prorogato solo in casi eccezionali, a tutela della persona offesa o per la riservatezza delle indagini).

    La violenza sessuale viene punita con la reclusione da 6 a 12 anni. Finora, per questa fattispecie di reato la reclusione andava da 5 a 10 anni. Per la violenza sessuale in danno di minori fino a 10 anni la pena base è raddoppiata, per la violenza nei confronti dei minori da 10 a 14 anni la pena base è aumentata della metà (diventa dunque reclusione da 9 a 18 anni, mentre per la violenza nei confronti di minori da 14 a 18 anni la pena base è aumentata di un terzo). Per il delitto di maltrattamenti contro familiari e conviventi l’attuale pena della reclusione da 2 a 6 anni è stata sostituita con la reclusione da 3 a 7 anni, mentre per il reato di stalking la reclusione è stata portata da 6 mesi a 5 anni a un minimo di un anno fino a un massimo di 6 anni e 6 mesi. Per il ‘revenge porn’, ossia il reato di diffusione illecita di immagini o video pornografici è stata prevista la pena della reclusione da uno a sei anni, con multa da euro 5.000 a euro 15.000, a carico di chiunque, dopo averli realizzati o sottratti, invia, consegna, cede, pubblica o diffonde, senza l’espresso consenso delle persone interessate, immagini o video sessualmente espliciti, destinati a rimanere privati. Infine è stato inserito nel codice penale il reato di deformazione dell’aspetto della persona mediante lesioni permanenti al viso, punito con la reclusione da 8 a 14 anni.

    Per implementare le nuove norme è stata anche prevista l’attivazione di specifici corsi di formazione per il personale della Polizia di Stato, dei Carabinieri e della Polizia penitenziaria preposto alle attività di prevenzione e al perseguimento dei reati di violenza domestica e di genere e interviene nel trattamento penitenziario delle persone condannate per reati di violenza domestica e di genere.

    Dal 18 luglio è attiva anche la casella di posta elettronica SOSanimali.viminale@interno.it, per raccogliere le segnalazioni di maltrattamenti di animali. L’iniziativa segue il finanziamento di 1 milione di euro destinato alle regioni per il potenziamento dei servizi finalizzati ad intercettare situazioni di illegalità, scongiurando possibili rischi per gli amici a quattro zampe. Le risorse sono assegnate sulla base di piani di azione, di durata semestrale, costruiti in stretto raccordo con tutti gli enti e le amministrazioni interessate, messi a punto dalle Prefetture dei capoluoghi di regione.

  • Il bracconaggio ammazza la storia e la cultura del branco

    Su Facebook è stato pubblicato il seguente post che riprendiamo

    Questi sono solo alcuni tra i lupi recuperati morti dal Wolf Apennine Center negli ultimi anni e che le necroscopie hanno rilevato essere stati uccisi per mano diretta dell’uomo.
    Il bracconaggio, purtroppo, rimane una causa di morte molto elevata: circa il 30% degli individui recuperati nelle province di afferenza del Parco Nazionale (PR, RE, LU e MS) sono morti per persecuzione antropica attiva (veleno, laccio, colpo di arma da fuoco).Questo non significa che la stessa proporzione si possa applicare all’intera popolazione: i lupi morti per bracconaggio hanno infatti una probabilità di essere rinvenuti molto più bassa rispetto ai lupi morti per altre cause (ad es.: collisione con autoveicolo) e, per questo, è logico ritenere che il 30% rappresenti una forte sottostima.
    Tra i lupi ritratti in queste fotografie diversi erano individui adulti e, tra questi, uno era una femmina “gravida” morta in un laccio ma che probabilmente era sopravvissuta a una precedente fucilata (questo infatti ha evidenziato l’indagine necroscopica eseguita sul suo cadavere).
    E’ diventato così comune trovare un lupo ucciso per mano diretta dell’uomo che rischiamo di prendere l’abitudine di considerarlo “solo” come un numero da aggiornare sul nostro data-base, un nuovo record che si aggiunge ad una lista di casi che registriamo essere in aumento in questi ultimi anni.
    Dovremmo invece fermarci tutti almeno un attimo e ragionare su ciò che sta accadendo nel più totale silenzio, compreso sul fatto che quel singolo individuo probabilmente portava con sé una storia incredibilmente ricca di abitudini, conoscenze, saperi, trucchi e di rapporti sociali. Tutto questo noi lo apprendiamo anche attraverso le informazioni che ci arrivano dai radiocollari satellitari: vi assicuriamo che ad ogni fugace osservazione in natura di un lupo può celarsi una storia inimmaginabile di dispersal o di lotta per un po’ di spazio e per la stessa sopravvivenza.
    Per una specie culturale come il Lupo, la perdita di un individuo adulto membro del branco, determina anche la scomparsa di un bagaglio culturale fondamentale per la vita e la sopravvivenza dell’intero nucleo familiare.
    Noi pensiamo che il bracconaggio sia una pratica vigliacca e una vergogna per un paese civile e con questo post intendiamo richiamare attenzione sull’argomento affinché vengano presi seri provvedimenti e questi episodi non rimangano  nel silenzio di un data-base digitale. Il bracconaggio è un fenomeno difficile da quantificare e altrettanto arduo da reprimere. Contribuite anche voi a rompere il silenzio su questa pratica illegale.

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