Animali

  • Gli animali da compagnia provenienti da Paesi Terzi soppressi? L’UE non conosce i dati esatti

    Gli eurodeputati Olivier Chastel e Frédérique Ries hanno chiesto alla Commissione Europea i dati sul numero di animali da compagnia provenienti da Paesi Terzi soppressi ai sensi del Regolamento europeo sui movimenti a carattere non commerciale degli animali da compagnia (articolo 35 del Reg CE n.576/2013).
    Il regolamento prevede che siano eseguiti controlli documentali sui movimenti di pets da un paese extra UE. I controlli devono accertare la conformità della movimentazione alle regole dell’UE, anche mettendo l’animale da compagnia a disposizione delle autorità compenti qualora richiesto.  In caso di non conformità, l’animale in questione può essere rispedito nel Paese di provenienza, oppure isolato per accertamenti sanitari o di identificazione, oppure essere soppresso.
    Il regolamento infatti stabilisce che “in ultima istanza, qualora non sia possibile rispedirlo o l’iso­lamento non sia praticabile” il veterinario ufficiale, previa consultazione con il proprietario e se necessario può “sopprimere l’animale da compa­gnia in conformità delle norme nazionali applicabili in ma­teria di protezione degli animali da compagnia durante l’ab­battimento”.
    I due deputati belgi hanno anche chiesto in che misura venga consultato il proprietario dell’animale e in che modo la Commissione garantisca che la soppressione sia davvero l’ultima opzione.
    La Commissaria europea alla salute Stella Kyriakides, nella sua risposta, ha fatto sapere che la Commissione non dispone di dati in proposito e che gli Stati Membri non sono tenuti a trasmetterli. Il diritto europeo prevede che “ove necessario, l’autorità competente si consulti con il proprietario o con la persona autorizzata sulle misure da adottare quando dai controlli emergono non conformità” (articolo 35 del regolamento (CE) n. 576/2013). Anche “la portata di questa consultazione dipende dall’autorità competente”, alla quale spetta” decidere quando l’opzione di sopprimere l’animale è l’estrema misura applicabile”.

    Fonte: @anmvioggi

  • Parlamento UE: a rischio l’uso di antibiotici “salva vita” per gli animali

    Riceviamo e pubblichiamo una nota dell’ANMVI – Associazione Italiana Medici Veterinari

    Anche le eurodeputate Simona Bonafè, Alessandra Moretti e Eleonora Evi hanno sostenuto una mozione priva di evidenze scientifiche

    (Cremona, 14 luglio 2021) – Delusione e sconcerto anche fra i Medici Veterinari italiani per il voto di ieri in Commissione ENVI (Salute e Ambiente) del Parlamento Europeo: anche con il foto favorevole di tre eurodeputate italiane (Bonafè, Moretti, Evi) è  stata approvata una mozione (cd mozione Hausling) che punta a negare i trattamenti antibiotici per le infezioni gravi e potenzialmente letali negli animali, sia degli allevamenti che da compagnia.

    Tutta la Veterinaria Europea aveva raccomandato agli eurodeputati della Commissione ENVI di non sostenere la mozione dell’eurodeputato tedesco Hausling perché del tutto priva di basi scientifiche e viziata da grossolani errori di valutazione del rischio.  L’ANMVI si era appellata agli eurodeputati italiani facendo presente la gravità della posta in gioco.

    Il risultato del voto di ieri è invece l’azzeramento della posizione della Commissione Europea che individuava- con fondatezza scientifica e principio one health-  i casi in cui riservare gli antimicrobici prioritari alle cure umane, senza però negare agli animali la possibilità di essere trattati con gli antimicrobici “essenziali” per la loro salute e per la loro stessa salvezza.

    ANMVI ringrazia gli eurodeputati che invece hanno respinto la mozione Hausling:  Fulvio Martuscello, Simona Baldassarre, Marco Dreosto, Silvia Sardone, Annalisa Tardino, Sergio Berlato, Pietro Fiocchi, Giuseppe Milazzo. Purtroppo i loro voti non sono bastati. L’auspicio è che la plenaria dell’Europarlamento rimedi ad una clamorosa negazione del Trattato di Lisbona per il quale gli animali sono “esseri senzienti”.

    ANMVI ringrazia gli eurodeputati che invece hanno respinto la mozione Hausling:  Fulvio Martuscello, Simona Baldassarre, Marco Dreosto, Silvia Sardone, Annalisa Tardino, Sergio Berlato, Pietro Fiocchi, Giuseppe Milazzo. Purtroppo i loro voti non sono bastati. L’auspicio è che la plenaria dell’Europarlamento rimedi ad una clamorosa negazione del Trattato di Lisbona per il quale gli animali sono “esseri senzienti”.

    Fonte: Ufficio stampa ANMVI

  • Liberati cinque maschi di ghepardo nella Riserva di Erindi

    Nei giorni scorsi in Namibia i 5 maschi selvatici di ghepardo che erano stati ritenuti adatti alla reintroduzione in natura sono stati liberati.

    Dopo avere effettuato i controlli sanitari e dopo aver fissato i radiocollari per monitorare i ghepardi, sono stati trasportati nella Riserva Privata di Erini per essere liberati.

    Il CCF continuerà a monitorare gli spostamenti dei ghepardi per almeno 6 mesi, e poi si valuterà la loro adattabilità. Saranno liberi, e come tali si ciberanno di prede in modo naturale.

    Come sempre siamo felici quando vediamo che altri ghepardi si aggiungono a quelli in libertà.

    Fonte: CCF – Cheetah Conservation Fund

  • Eurodeputati italiani votate no alla mozione Hausling: gli antibiotici salvano la vita anche agli animali

    (Cremona, 10 luglio 2021) – Martedì 13 luglio, la Commissione Salute (ENVI) del Parlamento Europeo sarà chiamata ad esprimere un voto cruciale per la lotta all’antibiotico-resistenza e per la salvaguardia delle terapie antimicrobiche per tutte le specie animali.

    L’ANMVI si appella agli eurodeputati italiani* in ENVI affinchè respingano la mozione del relatore Mep Martin Hausling, che vorrebbe azzerare i criteri già decisi dalla Commissione Europea, in base ai quali  stabilire quando un determinato antibiotico dovrà essere riservato all’esclusivo impiego umano e quindi vietato in campo veterinario.

    Per l’ANMVI – la cui posizione è allineata a quella di EPRUMA**- i criteri individuati dalla Commissione Europea sono stati scientificamente ragionati e rappresentano un punto di equilibrio in chiave “one health” fra le esigenze di preservare l’efficacia degli antibiotici riservandone alcuni alle cure umane e la possibilità di continuare a curare gli animali senza privarli di antibiotici essenziali al trattamento di infezioni anche potenzialmente letali.

    Su base scientifica e one health, la Commissione ha individuato i seguenti criteri per decidere quando un antimicrobico deve essere riservato alle cure umane:
    – quando è l’unica risorsa disponibile per curare un paziente umano con infezioni gravi e potenzialmente letali
    – quando comporta rischi di insorgenza, diffusione e trasmissione di resistenza ai batteri
    –  quando non è un antimicrobico essenziale per la salute animale

    Al contrario la mozione Hausling vorrebbe ripartire da zero e introdurre criteri molto più stringenti che di fatto priverebbero ulteriormente  i medici veterinari delle terapie antimicrobiche indispensabili a trattare infezioni sia negli animali produttori di alimenti che negli animali da compagnia, con conseguenze infauste per il loro benessere e nei casi più gravi per la loro stessa sopravvivenza.

    ANMVI evidenza che ciò contrasterebbe con lo status giuridico riservato agli animali dal Trattato Europeo (sono “esseri senzienti”) e con la risoluzione del Parlamento europeo del 12 febbraio 2020 sugli animali da compagnia.

    Quanto verrà votato il 13 luglio dal Parlamento Europeo entrerà in vigore dal 28 gennaio 2022, insieme alle nuove regole sui medicinali veterinari che tutti gli Stati Membri saranno tenuti ad applicare.

    Ufficio Stampa ANMVI – Associazione Nazionale Medici Veterinari Italiani- 0372/40.35.47

    *Simona Baldassarre, Sergio Berlato, Simona Bonafe’, Marco Dreosto, Eleonora Evi, Pietro Fiocchi, Fulvio Martuscello, Giuseppe Milazzo, Alessandra Moretti, Luisa Regimenti, Silvia Sardone, Annalisa Tardino, Carlo Calenda, Rosanna Conte, Gianantonio Da Re, Salvatore Demeo, Danilo Oscar Lancini,  Aldo Patriciello, Piernicola Pedicini, Daniela Rondinelli, Vincenzo Sofo.

    **(The European Platform for the Responsible Using of Medicines in Animals)

     

  • Animali: se sono soli o abbandonati avvisiamo le Forze dell’Ordine

    Mentre da un lato la lunga pandemia, che ci ha costretti all’isolamento, ha portato molte persone a riconsiderare il loro rapporto con gli animali con la conseguenza che sono aumentate le adozioni e gli acquisti di animali da compagnia, specie cani, dall’altro proprio la pandemia ha lasciato molti animali orfani del loro umano deceduto o ricoverato per lungo tempo in ospedale. Le associazioni di volontariato hanno fatto molto per assistere gli animali lasciati giocoforza soli, si sono presi cura della loro vita, e poi li hanno riconsegnati ai proprietari guariti o hanno cercato, e spesso trovato, quando era necessario, una nuova famiglia. Ora che finalmente si apre uno spazio di libertà, e tutti coloro che possono cercano di andare in vacanza, è importante ricordare che gli animali non vanno lasciati soli o abbandonati, sono esseri senzienti, provano sentimenti, hanno bisogno di noi per il cibo e l’acqua come noi abbiamo bisogno di loro per condividere anche quei pensieri che, spesso, a parole non sappiamo o possiamo dire ad un altro umano. I nostri amici animali ci hanno fatto compagnia in questi lunghi, tristi mesi e devono restare i nostri compagni anche quando le cose vanno meglio, abbandonarli, maltrattarli è un reato grave ma è soprattutto dimostrazione di grettezza e inciviltà.

    Inciviltà come quelle che purtroppo si registrano spesso quando le Forze dell’Ordine, fortunatamente molto attente ed attive, scoprono canili e pseudo allevamenti, abusivi e veri propri lager. Nei giorni scorsi, su segnalazione di una associazione per la tutela degli animali, le Forze dell’Ordine hanno sequestrato, vicino a Roma, più di 100 cani husky segregati proprio in un allevamento lager, gabbie anguste piene di escrementi e ciotole vuote di cibo e acqua. Un invito a tutti i nostri lettori, se vedete situazioni di maltrattamento e pericolo chiamate subito polizia, carabinieri, vigili, non esitate a segnalare perché ogni persona che maltratta o commette violenze contro gli animali prima o poi lo farà anche verso altre persone, specie se più deboli come bambini ed anziani.

  • Si avvicina al piacentino un nuovo coleottero di origine giapponese e cinese

    Riceviamo e pubblichiamo un avviso di Coldiretti

    Si chiama Popillia japonica, e già si stanno facendo delle catture in trappole a feromoni nei comuni confinanti con l’Oltrepò pavese (i comuni di Alta Val Tidone, Ziano P.no, Borgonovo VT, Castel San Giovanni, Sarmato sono in zona cuscinetto)

    Si tratta di uno scarabeide particolarmente pericoloso sia allo stadio larvale che adulto, molto polifago, infesta più di 300 diverse specie vegetali, tra cui piante da frutto, numerose colture agricole e piante da giardino, dove le aree destinate a prato e i tappeti erbosi sono i principali siti a rischio. La defogliazione delle piante ospiti è il sintomo principale causato dagli adulti, mentre le larve si nutrono di radici. Il piano di controllo prevede una serie di monitoraggi nelle aree in cui l’organismo nocivo potrebbe introdursi, al fine di impedirne l’ingresso e l’insediamento. Il piano operativo permetterà di attuare rapidamente e con efficacia le procedure di eradicazione della Popillia japonica che alle nostre latitudini compie una sola generazione all’anno.

    CICLO BIOLOGICO: Gli adulti emergono dal terreno a partire dal mese di giugno e si spostano sulle piante ospiti per l’alimentazione e l’accoppiamento, preferendo le esposizioni soleggiate. I maschi compaiono alcuni giorni prima delle femmine, l’epoca di volo va da giugno a settembre, con la maggior presenza a metà luglio. La deposizione delle uova avviene sotto il cotico erboso, in genere in prati umidi di graminacee, all’interno di piccole gallerie profonde 5-10 cm. L’ovideposizione può avvenire, in minor misura, anche nel suolo di altre colture come ad esempio mais e soia. Nei mesi invernali la popolazione, composta in prevalenza da larve di III età, staziona nel terreno ad una profondità variabile tra i 10 e i 25 cm, in primavera le larve si spostano nuovamente negli strati più superficiali del terreno dove riprendono l’attività trofica a carico delle radici delle piante. In tarda primavera, completato lo sviluppo e raggiunti circa 32 mm di lunghezza, le larve di III età si impupano all’interno di celle terrose.

    Un adulto di Popillia japonica, ha una lunghezza media di circa 10 mm di colore verde metallico con riflessi bronzei sul dorso. Si contraddistinguono per 12 ciuffi di peli bianchi (5 ai lati dell’addome e 2 più ampi sulla parte terminale). La presenza di questi ciuffi bianchi permette di distinguere inconfondibilmente Popillia japonica dalla specie italiana Maggiolino degli orti (Phyllopertha horticola) e dalle altre specie di rutelidi italiani

    Chi vedesse esemplari come quelli raffigurati nella foto illustrativa è pregato di contattare tempestivamente l’ufficio del Consorzio Fitosanitario Provinciale di Piacenza tel: 0523/571245 oppure via e-mail fitosanpiacenza@regione.emilia-romagna.it.

  • Silenzio cinese sul Festival della carne di Yulin

    Festival della carne di cane. Ogni anno oltre 10.000 cani (ma si parla anche del doppio) vengono ammassati in gabbia per le strade della città cinese per essere scelti dai “clienti”, uccisi con metodi brutali e cucinati. Fino allo scorso anno si trattava spesso di cani rubati alle famiglie o raccolti per strada, mentre solo una parte veniva allevata allo scopo. Si è calcolato che in seguito al consumo di carne infetta muoiano almeno 3.000 persone. Lo scorso anno però, una nuova classificazione del Ministero dell’Agricoltura aveva escluso i cani dagli animali da cibo e la municipalità di Shenzen, una delle più popolose città cinesi, ha introdotto il divieto di mangiare carne di cane e di gatto. Ad oggi, però, non si hanno notizie sul Festival della carne di cane, se cioè a fine giugno si ripeterà anche quest’anno. Come ogni anno, Diana Lanciotti, fondatrice del Fondo Amici di Paco, ha scritto all’ambasciatore cinese per avere notizie sul Festival della carne di cane, auspicando che da quest’anno venga finalmente abolito. Negli anni precedenti non è giunta alcuna risposta e niente lascia sperare che questa volta possa esserci un riscontro. La Lanciotti ha ideato una campagna contro il massacro dei cani in Cina che gli anni scorsi ha riscosso grandi consensi: “ANCH’IO ME LO MANGIO… DI BACI!” con la quale pone in risalto la differenza tra chi i cani li ama e rispetta e chi li considera raffinate pietanze.

    Fonte: Comunicato stampa Fondo Amici di Paco

  • Non chiamatemi assassina

    La condizione degli animali che vivono negli zoo, nei parchi di divertimento (divertimento solo umano) o comunque costretti a vivere al di fuori dei loro habitat naturali, viene denominata “cattività” (dal latino captivitas) ovvero la condizione di chi vive da captivus “prigioniero”.

    Detto ciò, che una vita da prigioniero (senza alcuna colpa e innocente!) possa portare alla follia e ad azioni impulsive o “cattive”, il passo è davvero molto breve, persino nel mondo animale dove anche l’azione apparentemente (per noi) più violenta e crudele (del leone come di un’orca) rientra nell’ordine degli avvenimenti di questo mondo, al pari di un’eruzione vulcanica o di una tempesta di fulmini. Per cui la storia degli animali bollati come “assassini” perché ribellandosi ai loro carnefici lo sono divenuti essi stessi non può essere ignorata o archiviata sempre come un fatale incidente ma, al contrario, deve diventare anch’essa oggetto di un nuovo modo di raccontare alle future generazioni che ogni azione porta a delle reazioni e che anche nei confronti del mondo animale abbiamo fatto troppi sbagli. Infatti, la narrazione che dietro a tanti spettacoli di animali (così come per tanti alimenti di origine animale) vi è molta violenza e sfruttamento (e torture in molti casi) deve rientrare rapidamente in quel processo di transizione culturale (di cui si parla tanto) verso un mondo più sostenibile. Perché se sugli adulti ricade la responsabile decisione di boicottare certi spettacoli di animali come certi prodotti o alimenti è anche vero che peluche (sintetici), figurine, cartoni animati o film (con animali antropomorfi spesso anche piuttosto isterici) non potranno generare (come è stato già dimostrato nel caso della mia generazione) alcuna empatia o amore per gli animali e la natura in genere. Certamente più positivi quei documentari che raccontano le meraviglie della natura e, al contempo, i problemi a loro causati dalle nostre azioni. Sempre e comunque meno positivi rispetto alla possibilità di poter condividere con i nostri figli il contatto diretto con animali e spazi aperti ricchi di vegetazione. Un bambino che vede delle orche saltare in un parco acquatico non può che esserne stupito e meravigliato. È normale. La natura desta stupore e meraviglia. Quello che non è normale è che ci siano ancora milioni di persone che continuano a portare i loro figli a questi spettacoli. A chi piacerebbe essere rapito da bambino e costretto a vivere rinchiuso in una piccola stanza per imparare a fare (con continue violenze fisiche e psicologiche) ogni giorno, per decine di anni, pochi stupidi e inutili gesti per soddisfare la curiosità di tante persone rumorose e indifferenti alle nostre sofferenze? A nessuno. Stiamo parlando di sequestro di persona (Art. 605 bis c.p.), sfruttamento del lavoro minorile (Art. 602 bis c.p.) tortura (Art. 613 bis c.p.) ed almeno altri dieci reati gravi. Ma stiamo parlando di reati previsti in un codice penale fatto dagli uomini per gli uomini. Troppo poco si è fatto in questa direzione quando si parla del rapporto fra uomini e animali (figuriamoci con i vegetali!).

    Era il 1983 quando un’orca maschio di soli due anni (denominata Tilikum) viene catturata nelle acque del fiordo Berufjörður, non lontano da Reykjavík (Islanda). Tenendo conto che mediamente passano dai quattro agli otto anni tra un parto e l’altro (per via di un lungo periodo di accudimento per i cuccioli di orca), Tilikum è stato, di fatto, strappato alla madre ancora molto piccolo. Il primo anno da prigioniero lo trascorre nuotando da solo e in tondo in una piccola vasca dell’Hafnarfjördur Marine Zoo, in Islanda, prima di essere trasferito, in una vasca poco più grande, presso il parco acquatico Sealand of the Pacific, in Canada. E tenendo conto che le orche sono mammiferi che vivono in gruppi familiari affiatati e capaci di nuotare per 150 km al giorno (ad una velocità che può raggiungere i 55 Km/h) e di immergersi dai 30 a 150 metri per più volte al giorno, tutti i giorni per procurarsi il cibo, vivere anche fosse solo per poche ore da soli e in una piccolissima vasca con acqua alla stessa temperatura, nutriti in orari e in quantità stabiliti, è per loro una tortura indescrivibile. Immaginatevi cosa possa significare per la loro condizione fisica e mentale essere costrette a farlo per anni! Non c’è da meravigliarsi, infatti, se delle 166 orche catturate in natura a partire dal 1960 (dati dell’associazione britannica Whale and Dolphin Conservation) in molte hanno cercato di ribellarsi quando ne hanno avuto l’occasione. L’arma utilizzata (ancora oggi nella maggior parte degli spettacoli con animali) per limitarne la ribellione è quella della minaccia della privazione del cibo. “Ti do da mangiare se ti esibisci, altrimenti rimani digiuno”. I molti incidenti con gli addestratori sono stati spesso insabbiati o minimizzati da quasi tutti i direttori dei parchi marini. Se questo non è stato più possibile è solo grazie al proliferare di telecamere e telefonini che ne hanno documentati moltissimi in questi anni. Il piccolo Tilikum, divenuto nel tempo l’esemplare di orca vivente più grande (lungo quasi sette metri e con un peso di oltre cinque tonnellate) è anche divenuto il più famoso esemplare per la sua “cattiveria”. Nel 1991, nel 1999 e nel 2010 ha infatti ucciso l’istruttore del momento.

    Perché dopo il primo “incidente” non sono terminati questi “spettacoli”?

    Tilikum ha finito di soffrire nel gennaio del 2017 a soli 34 anni (mediamente le orche maschio possono vivere fino a 50, 60 anni) dopo una lunga e mortificante prigionia durata più di tre decenni. Ancora oggi le orche vengono spesso definite “orche assassine” rifacendoci alla traduzione del loro nome comune inglese che è killer whales (balene assassine). Ma in questa storia, come nella lunga storia di tutte le torture verso gli animali, chi è il vero assassino? Chi è il vero orco? (in latino il nome delle orche deriva dal nome del dio Orcus, il dio degli inferi). Ci sono storie che non possiamo più evitare di raccontare ai nostri figli, come ci sono domande a cui non possiamo più evitare di rispondere. Nel contempo, non chiamiamole più assassine.

  • Ancora traffico internazionale di cuccioli

    Nonostante la costante attività delle forze di Polizia e dei Carabinieri, della Guardia di Finanza e delle associazioni che controllano il territorio, per impedire il traffico di animali da compagnia, le organizzazioni criminali, con la complicità di persone che per denari sono disposte anche a tradire i principi deontologici della loro professione, continuano ad esercitare il loro traffico internazionale.

    Nei giorni scorsi sono partite ben quaranta denunce per esercizio abusivo della professione e per reati di maltrattamenti sugli animali in merito al traffico internazionale di cuccioli importati in Italia con falsi certificati, la maggior parte dei cuccioli sono stati sottratti alla madre prima del compimento dei due mesi di vita il che è contro la legge ma anche gravemente compromissorio per la stabilità psichica e relazionale del cucciolo e per il suo futuro di cane adulto. Sono state registrate cinquantadue amputazioni illegali di orecchie e code e 42 cani erano senza libretto sanitario o con documenti falsi e privi delle vaccinazioni obbligatorie e necessarie come l’antirabbica. Il nucleo Cites, dei Carabinieri Forestali di Ancona, durante l’operazione denominata ‘Crudelia demon’, come la donna cattiva che voleva uccidere i cuccioli nel famoso film La carica dei 101, ha denunciato 29 allevatori di razze pregiate di cani, gli allevamenti dei quali sono disseminati in nove regioni italiane. Nel corso dell’operazione, durata due anni e diretta dalla procura di Ancona, si è arrivati a scoprire anche un traffico di cani da e per gli Stati Uniti, sono stati denunciati, oltre agli allevatori, 11 veterinari che si erano prestati a coprire e a collaborare al losco traffico.

  • Decreto Speranza, ANMVI conferma giudizio critico

    (Cremona, 24 maggio 2021) – Non basterà la parità del principio attivo per poter prescrivere il medicinale ad uso umano che costa meno. Basta leggere sulla Gazzetta Ufficiale del 21 maggio il decreto del Ministro Roberto Speranza “Uso in deroga di medicinali per uso umano per animali non destinati alla produzione di alimenti”.

    Il decreto costringe il medico veterinario ad uno slalom prescrittivo fra paletti, limitazioni e divieti che di fatto vanificano il principio della “miglior convenienza economica dell’acquirente”. Infatti, a parità di principio attivo – fra medicinale veterinario e medicinale ad uso umano – quest’ultimo potrà essere prescritto solamente in presenza di ulteriori pre-condizioni come ad esempio la circostanza che l’uso del medicinale veterinario sia rischioso o controindicato per l’animale in cura.

    Dietro l’annuncio del risparmio economico si nascondono forti limitazioni di accesso al medicinale ad uso umano. Non solo perché l’AIFA potrà precluderlo alla prescrizione veterinaria (una novità assoluta) ma anche perché vengono vietate all’impiego veterinario alcune classi di medicinali antibiotici ad uso umano.

    Quanto agli antibiotici non vietati, si impone al Medico Veterinario l’obbligo del test di sensibilità, una verifica che può richiedere fino a sette giorni e che rischia di ritardare il trattamento di infezioni gravi negli animali da compagnia. Per questo, la Veterinaria europea chiede di sviluppare test rapidi.

    L’ANMVI aveva proposto al Ministero della Salute di individuare forme di risparmio all’interno del settore veterinario, ad esempio sviluppando il mercato dei medicinali veterinari generici, come previsto dal regolamento europeo sui medicinali veterinari che entrerà in vigore il 28 gennaio 2022.

    Ufficio Stampa ANMVI – Associazione Nazionale Medici Veterinari Italiani- 0372/40.35.47

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