Animali

  • Traffici e violenze su animali fonti di ricchezza per le zoomafie

    Il rapporto zoomafie 2025 ripropone ancora una volta una triste realtà: la criminalità organizzata continua i suoi loschi traffici, le sue violenze e gli animali, utilizzati, sfruttati, condannati ad atroci sofferenze, continuano ad essere, per i criminali, una fonte di ricchezza, di denaro sporco.

    Combattimenti tra animali, corse clandestine, sia di cavalli che di cani, allevamenti irregolari, gestione di canili ombra, traffico di cuccioli dall’estero, contrabbando di fauna selvatica, bracconaggio sia in terra che in cielo ed in mare, macellazione clandestina, sofisticazioni di alimenti di origine animale, utilizzo di prodotti alimentari per animali venduti come prodotti per umani, utilizzo di Internet per false vendite di animali, furti di animali e via discorrendo sono fonti di immensi guadagni per le varie mafie che operano non solo in Italia.

    Se un passo avanti è stato fatto per tutelare gli animali, con la nuova legge, è, purtroppo, ancora vero che non sempre la normativa viene applicata con la necessaria intransigenza e che molti reati sfuggono perché alcuni, sfiduciati od impauriti, non denunciano.

    Altro passo avanti, per certi reati connessi ai cani, sarebbe l’anagrafe canina nazionale che non è ancora in funzione.

    Una volta di più cerchiamo anche come singoli di vigilare e di denunciare quando valutiamo che ci siano comportamenti poco chiari.

  • Tanti i traguardi raggiunti dal CCF nel 2025 per la protezione dei ghepardi

    Nel 2025 il Cheetah Conservation Fund, creato dall’antropologa californiana Laurie Merker per la difesa e la conservazione dei ghepardi, ha raggiunto molti traguardi in Namibia e Somaliland.

    In Namibia il CCF ha adottato il Sistema di Allarme Precoce (Early Warning System) grazie al quale è possibile sfruttare i collari di tracciamento per raccogliere informazioni rilevanti sui ghepardi che vivono allo stato selvatico e per inviare agli allevatori alert in tempo reale ogni qualvolta un ghepardo si avvicina alle loro terre. Nel 2025 si è raggiunta la ragguardevole quota di ben 185 allevatori aderenti al Sistema.

    Il 2025 ha visto in Somaliland l’inaugurazione del Centro di Studi e Formazione grazie al sostegno della Royal Commission for Al-Ula (RCU) dell’Arabia Saudita. Parte integrante del CRCC (Cheetah Rescue and Conservation Centre), il centro d’eccellenza sarà un hub per la formazione e l’addestramento professionale nell’ambito della conservazione e offrirà programmi immersivi per i visitatori provenienti non solo dal Somaliland, ma da tutto il Corno d’Africa.

    Uno straordinario traguardo è stato raggiunto nel 2025 dal programma One Health del CCF in Namibia, dove oltre 10.000 cani e gatti, anche randagi, sono stati vaccinati contro la rabbia nelle aree di conservazione gestite dalle comunità locali nei dintorni del Great Waterberg Landscape.

    Da oltre trent’anni i cani pastore del CCF sono quotidianamente impiegati al fine di prevenire i conflitti tra uomo e ghepardo. A questi cani, infatti, è affidato il delicato compito di proteggere la principale fonte di sostentamento delle comunità locali, riducendo al minimo la perdita di bestiame. Sono oggi più di 180 i cani al lavoro sul territorio

    Rafforzate le attività legate alle uscite di ispezione sul territorio che hanno avuto inizio nel 2024 e per le quali, grazie al Somaliland Camera Trap Project, sono state posizionate svariate fototrappole adatte a raccogliere dati di riferimento fondamentali per studiare le popolazioni di ghepardi nella regione. Il tutto nella più ampia cornice che vede il CCF impegnato in prima linea nella protezione dei ghepardi selvatici del Corno d’Africa. Sono stati 31 i ghepardi salvati in Somaliland dal traffico illegale di animali selvatici. Grazie alla stretta collaborazione tra le forze dell’ordine e i governi della regione, il CCF ha contribuito al monitoraggio dei cuccioli vittime del commercio illegale.

  • In attesa dell’intelligenza artificiale arrivano gli aspirapolvere che rispettano cani e gatti di casa

    Nelle case degli italiani che vivono con animali domestici, la pulizia è sempre un momento delicato e in alcuni casi di stress per gli inquilini a quattro zampe. Lo sanno bene i loro proprietari che per il 79%, pari a 8 su 10, dichiarano che durante le faccende di casa il benessere dei pet rimane la priorità assoluta. Questa è una delle prime evidenze emerse dalla nuova indagine¹ promossa da Rowenta e condotta da Ipsos Doxa sul tema: “la vita dei pet in Italia: sfide e soluzioni pet-friendly”, uno studio che si concentra su cani e gatti e analizza il tema delle faccende domestiche, intercettando il rapporto degli animali domestici con gli strumenti di pulizia, le sfide e le situazioni più comuni.

    Per chi ha degli animali in casa, la sfida principale è mantenere l’igiene generale della casa (37%), seguita dalla gestione dei peli (26%). Una condizione, questa, che spinge i due terzi dei proprietari (66%) a passare l’aspirapolvere quasi ogni giorno (con specifica: 69% per chi ha solo cani contro il 55% per chi ha solo gatti).

    Le zone più difficili da pulire per via dei peli degli animali domestici sono divani e poltrone (33%), seguiti da angoli e spazi nascosti (32%), al terzo posto tappeti e moquette (28%). Inoltre, letti e coperte pesano per il 20%, con incidenza maggiore tra chi possiede solo gatti (28%), notoriamente maestri nel rivendicare come proprio il territorio più comodo della casa. Di fronte a queste difficoltà, emerge una forte richiesta di soluzioni dedicate: quasi 9 intervistati su 10 (89%) si dichiarano infatti favorevoli all’acquisto di accessori per l’aspirapolvere specificamente pensati per chi ha animali domestici, confermando un’esigenza chiara di strumenti più efficaci e, al tempo stesso, rispettosi del comfort dei propri pet.

    Quando si parla di faccende domestiche cani e gatti hanno un nemico comune: l’aspirapolvere. Alla sua accensione, il 36% degli animali corre in altre stanze, mentre il 27% cerca un nascondiglio. Questo timore è più accentuato nei gatti, tra i cui proprietari la percentuale di chi li vede nascondersi sale al 37%. Non tutti però scappano: un curioso 25% osserva attentamente, mentre il 15% resta indifferente (percentuale che sale al 24% per chi possiede solo cani). I rifugi preferiti durante la fuga sono la propria cuccia (30%, scelta che sale al 45% per i soli cani), lo spazio sotto il letto (29%) e una specifica stanza “sicura” della casa (25%).

    Terminato il trambusto, la priorità diventa il relax. Il luogo preferito per riposare è il divano (49%), una scelta quasi d’obbligo per i gatti, con una preferenza che balza al 61%. Anche la vicinanza all’umano è fondamentale, risultando un fattore chiave per il 44% degli animali.

    Ma cosa guida la scelta del loro “posto perfetto”? In cima alla lista ci sono la comodità e la morbidezza (52%), seguite dal bisogno di sicurezza (48%) e dalla vicinanza al proprietario (44%). Giocano un ruolo importante anche fattori come l’odore familiare (38%) e la ricerca di calore (34%).

    Dalla ricerca condotta da Rowenta con Ipsos Doxa è quindi emersa la necessità di conciliare benessere umano e dei pet. Per aiutare in questa esigenza, Rowenta ha messo a punto una gamma di soluzioni aspirazione specificamente pensate per chi vive con gli amici a quattro zampe

  • IL CCF ringrazia tutti gli amici dei ghepardi

    Cari Amici del CCF Italia,

    in prossimità delle festività natalizie, desideriamo esprimervi la nostra gratitudine: le vostre donazioni, l’appartenenza alla nostra associazione, l’acquisto dei calendari e dei nostri articoli nel Cheetah Shop ci hanno permesso, durante il 2025, di procurarci molti articoli necessari per il Somaliland, e anche per il Centro in Namibia, dando così un significativo contributo a tutto il CCF.

    Abbiamo acquistato tra l’altro:

    1. la tritacarne industriale per i pasti dei cuccioli durante lo svezzamento;
    2. 100 microchip per i 126 ghepardi che vivono nel Centro;
    3. Paté Hill’s HD per i cuccioli appena nati che sono fortemente malnutriti;
    4. attrezzi in acciaio per i lavori edili nel Centro;
    5. le crocchette per i cani che il CRCC ospita, e che sono introvabili in Somaliland;

    6.le bombolette di CO2 per le freccette per anestesia.

    E tanto tanto ancora.

    Parlando di cifre, quest’anno il CCF Italia ha contribuito per più di 23.000€ in totale, tra denaro e donazioni in natura. In particolare, una donazione di 3500€ è stata consegnata direttamente dal nostro Andrea Melandri, membro del Direttivo, che si è recentemente recato in Somaliland.

    Abbiamo organizzato la spedizione del mangime destinato da ALMO NATURE alla Namibia – attualmente in consegna! – provvedendo alla logistica, alle spese di spedizione e doganali, sempre in contatto con lo spedizioniere di fiducia e con la ditta Almo che ci ha destinato una fornitura triennale per i nostri cani, sia adulti che cuccioli.

    Siamo stati impegnati nel carico e nella spedizione verso il Somaliland delle merci e tutto è arrivato in condizioni perfette!

    Quattro dei nostri volontari, Andrea Melandri, Jessica Bevoni, Jessica Impastato ed Elisa Fimiani, hanno chiuso il cerchio andando in Somaliland nel mese di novembre. La loro presenza e la loro attività sono state fortemente apprezzate!

    I cuccioli stanno bene e crescono rapidamente: le cure che prestiamo sono quotidiane, e per 126 ghepardi solo l’alimentazione richiede molto tempo…

    Ma ciò che ci sta a cuore e ci preoccupa alquanto è la continua domanda di cuccioli proveniente dai Paesi Arabi: finché questa non calerà, ci sarà sempre qualcuno che per un guadagno anche minimo farà di tutto per stanare questi animali uccidendo le madri e rapendo i cuccioli.

    Per questo motivo, l’informazione e i contatti con questi Paesi sono cruciali perché si riesca a bloccare il traffico. Sono stati fatti importanti passi avanti, ma il percorso è ancora lungo.

    E per questo, abbiamo bisogno di educare e informare le persone.

    Il vostro contributo è importante!

    Le nostre azioni dipendono da voi!

    Grazie di cuore per tutto ciò che avete fatto e che farete, affinché i ghepardi non si estinguano e perché possano vivere liberi nella natura!

    Buone Feste,

    Il direttivo e i volontari del CCF Italia

  • Tatanka

    Dicono alcune ricerche scientifiche che quando un cane ti lecca la pelle non sta semplicemente dando un bacio.

    E non è un errore pensarlo così, perché in fondo un bacio lo è davvero.

    Ma è anche molto di più.

    Oggi Tatanka, grande, nera, bellissima, ha appoggiato su di me la sua lunga lingua come se stesse leggendo una storia scritta sulla mia pelle.

    Non mi stava salutando. Mi stava ascoltando.

    Con quel gesto lento e paziente stava raccogliendo informazioni invisibili: feromoni, tracce di vita, il sale delle lacrime non versate, e il dolore che ancora abitava il mio corpo dopo un piccolo incidente.

    Lei lo sentiva. Io no.

    I cani hanno sensori che arrivano dove le parole non sanno andare.

    Per loro leccare è amare, ma è anche curare.

    È un gesto antico, imparato dalla madre, che lo faceva per calmare, per rassicurare, per dire: “Non temere, sei al sicuro”.

    Tatanka stava facendo proprio questo con me.

    Non cercava gioco, non chiedeva attenzione.

    Stava cercando il mio dolore, anche quello che viveva nascosto nella mente, quello che nasce dallo stress, dalla tristezza, dai momenti fragili che non raccontiamo a nessuno.

    Lei li percepiva attraverso segnali chimici che io e gli altri non potranno mai sentire.

    E con la sua lingua cercava di portarli via, come se potesse pulire la mia tristezza, come se potesse alleggerirmi.

    Era il suo modo di dirmi: “Lascia che ti aiuti”.

    La sua mamma le aveva insegnato così.

    Una mamma che ora corre libera nel paradiso dei cani, ma che vive ancora in ogni gesto d’amore che Tatanka dona.

    Quello che ho ricevuto non è stata saliva sulla pelle.

    È stata medicina silenziosa. È stato affetto puro.

    Forse è lo stesso gesto che compiamo anche noi con i nostri cuccioli umani, quando li stringiamo senza parole.

    E se imparassimo ad ascoltare davvero questi momenti, capiremmo che loro, più di chiunque altro, sanno insegnarci cos’è l’amore.

     

    Quindi devo dirti grazie Tatanka per il tuo gesto.

  • Abbattere i lupi per cercare consenso

    Il 26 novembre 2025 si è tenuto a Piozzano, in provincia di Piacenza, un incontro con diversi esponenti politici e non, il tema era la presenza dei lupi alle porte dei centri abitati.
    Molte delle cose dette durante l’incontro contrastano con gli studi e le ricerche di Ispra, l’organo deputato, sia a livello nazionale che europeo, a monitorare il lupo nei suoi spostamenti, nei decessi e nelle eventuali problematiche inerenti la sua presenza sul territorio.

    Come sempre, almeno da parte di quei politici che, a tutto campo, sono dalla parte dei cacciatori, ai quali il lupo può sottrarre alcune prede, si è enfatizzato il problema che invece in Africa, con realtà ben diverse e pericolose, è stato risolto trovando il modo per il quale i grandi carnivori, o gli erbivori particolarmente numerosi, possano convivere con gli agricoltori e gli allevatori con reciproco beneficio.

    Sinceramente, leggendo ogni giorno la Libertà, il quotidiano locale, pensavamo che l’emergenza che avrebbe dovuto richiamare l’attenzione e la decisione del personale politico fosse la violenza che a Piacenza, e nel piacentino, aumenta  di giorno in giorno.
    Se l’attenzione politica è sempre alla ricerca di un nemico da abbattere, specie se non si può difendere, ed a catturare qualche voto, si finisce che si creano sul territorio situazioni ancora più complesse e si capisce perché, ad ogni elezione, diminuisce la partecipazione al voto dei cittadini, così come hanno dimostrato anche le ultime elezioni  regionali.

    L’abbiamo scritto più volte e l’hanno rimarcato scienziati ed esperti:
    1) abbattere uno o due lupi in un branco crea uno sconquasso all’interno della loro organizzazione sociale, rende i lupi incontrollabili perchè perdono la catena gerarchica, i loro riferimenti

    2) i lupi seguono le loro prede preferite, tra questi i cinghiali che scendono sempre più nell’abitato attirati dai bidoni dell’immondizia che per loro rappresentano un pranzo succulento, ancora non si è capito che in campagna, e nelle zone limitrofe alla città, i cassonetti dovrebbero essere ermetici e la raccolta, specie dell’umido, quasi giornaliera. I cittadini pagano molto per lo smaltimento rifiuti e sono costretti a differenziazioni che costano tempo ed occupano spazio ma il servizio resta colpevolmente carente

    3) troppi allevatori lasciano nelle letamaie parti organiche, quali ad esempio la placenta, o addirittura animali nati morti. Per legge gli animali morti, le placenta e quant’altro dev’essere consegnato all’incenerimento ma per risparmiare pochi euro o per pigrizia o menefreghismo alcuni allevatori non lo fanno ed i lupi, comprensibilmente, si dedicano loro allo smaltimento, quello per loro è cibo per il quale risparmiano la fatica ed i rischi della caccia, così si avvicinano sempre più alle aziende agricole. Se voi foste una lupa, magari anche con dei cuccioli non trovereste più facile mangiare quello che trovate gettato sulle letamaie, cibo facilmente raggiungibile? Se siete un cucciolo cresciuto vicino ad un allevamento non imparereste a restare in zona senza aver più di tanto paura? Se agricoltori o allevatori non recepiscono la legge che vieta di tenere i loro cani legati alla catena e di notte non li ricoverano in luoghi sicuri, perché stupirsi se i lupi aggrediscono i cani che segnano la loro presenza, rappresentano per loro un pericolo ed essendo legati non si possono difendere?

    4) Se nonostante siano regalati, a chi li richiede, pastori abruzzesi e maremmani, i cani da secoli utilizzati per la guardia degli armamenti dalla predazione dei lupi o anche di eventuali bipedi, questi cani non si richiedono, se non si mettono le recinzioni elettriche, per le quali esistono sovvenzioni, se le stalle di notte sono lasciate aperte, se di fatto, si vuole sempre vivere come fossimo gli unici proprietari del mondo e dell’ecosistema allora ogni ragionamento è inutile.

    Piaccia o non piaccia ad alcuni, fortunatamente pochi ma influenti, dirigenti della Lega e di Fratelli d’Italia, i lupi sono in gran parte, ogni anno, già massacrati da macchine, camion, treni e bracconieri e l’Italia è spaventosamente indietro nella costruzione di vie protette per la fauna come esistono in altri paesi europei. Con buona pace di tutti, l’ecosistema ha nel lupo un punto fondamentale ed è il lupo ad essere perseguitato.

    Alle porte delle città il pericolo è l’aumento della violenza, fisica e verbale, dell’ignoranza e del pressapochismo, del continuo cercare di inculcare paure e creare problemi per poi porsi come possibili risolutori e cercare così quel consenso che è sempre più rarefatto, infatti anche se si ha la maggioranza dei voti ma vota solo una minoranza chi comanderà sarà sempre la minoranza del popolo italiano.

  • Petizione al parlamento per bloccare la legge che estende la caccia

    Il 94% degli italiani vorrebbe l’abolizione della caccia o almeno una sua severa limitazione, il 78% la considera eticamente inaccettabile, l’85% trova che provochi rischi per la sicurezza. E’quanto risulta da ricerche commissionate da Fondazione Capellino, proprietaria del marchio di petfood Almo Nature, dopo che la Lega ha presentato in Senato il disegno di legge 1552 per estendere periodi e aree in cui la caccia è consentita, nonché le specie a cui si può dare la caccia.

    I dati delle ricerche, svolte da Ipsos e Istituto Piepoli, sono stati trasmessi a tutti i parlamentari, e in simultanea la Fondazione ha lanciato una petizione, cui ha aderito anche l’Enpa, per bloccare la revisione della normativa attualmente in vigore e ampliare le possibilità di caccia. La petizione è pubblicata online sul sito della Fondazione e può essere firmata sul medesimo sito (https://fondazionecapellino.org/it/nientegiustificalacaccia)

    «Non vogliamo abolire la caccia ma impedire l’introduzione di nuove disposizioni che amplierebbero i diritti dei cacciatori contro il volere della maggioranza dei cittadini» ha dichiarato Giovanni Capellino, presidente della Fondazione, sintetizzando quanto si legge nella petizione.

    Federcaccia in replica all’iniziativa della Fondazione dichiara che la caccia è un’attività che conserva e valorizza il patrimonio faunistico naturale, la cui tutela passa non dalle leggi sul benessere animale, ma da una normativa speciale (si pensi al silenzio venatorio, ma anche ai protocolli Ispra sulla beccaccia in caso di ondate di gelo), che durante le fasi di maggior fragilità (migrazione prenuziale, periodo di dipendenza dei piccoli) salvaguarda non solo le specie, ma anche i singoli individui.

    Almo Nature non è peraltro l’unico marchio sceso in campo contro l’ipotesi di una caccia più estesa. Lush, l’azienda inglese di cosmetici naturali e cruelty free che ha fatto delle battaglie animaliste la propria cifra sociale (a partire dal no ai test sugli animali, scelta attuata fin dalle origini che ha fatto scuola e ora è diventata legge per tutti nella Ue), ha realizzato un’edizione speciale di un suo sapone solido, Paw, che riproduce l’impronta di un animale selvatico, i cui proventi vengono per tre quarti destinati alla Lega per l’abolizione della caccia che con Enpa, Lav, Lndc e Animalisti Italiani è tra i promotori di una proposta di legge di iniziativa popolare per vietare del tutto l’attività venatoria. «Se la legge sparattutto verrà approvata – scrive Lush, che nei suoi negozi ha collocato sagome di animali che rilanciano il messaggio anti-doppiette – le conseguenze per le persone e la biodiversità saranno gravissime. I fucili potrebbero sparare ovunque e saremmo noi nel loro mirino».

  • Con i nostri animali possiamo essere liberi

    Cani e gatti, ma anche altri animali da compagnia, fanno ormai parte della gran parte delle nostre famiglie e già in passato avevamo ricordato come la loro vicinanza, il rapporto affettivo che si crea e il gesto di accarezzarli comportasse benefici come l’abbassamento dei battiti cardiaci ed una migliore circolazione del sangue.

    Studi scientifici hanno anche dimostrato l’importanza di parlare con i nostri amici pelosi, gli stessi psicologi invitano a farlo abitualmente perché parlare proietta sugli animali una delle nostre necessità emotiva e sociale: comunicare, inoltre parlare con loro li aiuta ad acquisire un linguaggio sempre più vasto che facilita la reciproca comunicazione e comprensione.

    Con i nostri animali possiamo essere liberi, non saremo mai giudicati ma, se saremo capaci di instaurare un vero rapporto comunicativo, saremo accuditi con tenerezza, compresi per quello che siamo veramente non perché belli, ricchi o famosi ma perché capaci di empatia, e chi riesce ad essere empatico con gli animali riuscirà ad esserlo anche con gli altri umani.

    Parlare con gli animali riduce ansia e stress e dà a loro nuove e più vaste capacità di comunicazione con noi, è vero che specialmente i cani, ma anche i gatti, comunicano con le posture del corpo e con gli occhi ed intuiscono i nostri stati d’animo anche se siamo silenziosi ma parlare con loro ha per tutti un effetto benefico e in poco tempo vedrete quante parole sono capaci di imparare.

  • Tupuka, una storia di coesistenza

    Riceviamo e pubblichiamo un articolo del CCF (Cheetah Conservation Fund)

    Verso la fine di agosto il Cheetah Conservation Fund è intervenuto in una fattoria in Namibia per prelevare un ghepardo maschio che era stato trattenuto dall’allevatore perché, sebbene non avesse cacciato che animali selvatici, il felino si era avvicinato troppo al kraal, il recinto all’interno del quale venivano allevati i vitelli. Portato il ghepardo nella nostra clinica, lo staff lo ha sottoposto ad esami, in seguito ai quali si è potuto stabilire che l’animale era sano, pesava 42 kg e aveva un’età stimata di 4 o 5 anni. Inoltre, gli sono stati prelevati campioni di pelo e sangue, è stato somministrato il vaccino antirabbico e applicato un collare di localizzazione.

    Parallelamente, lo staff ha instaurato una collaborazione con l’allevatore che ha infine deciso di aderire al cosiddetto “Sistema di Allerta Rapido” (Early Warning System), un programma elaborato dal CCF che prevede l’utilizzo di dispositivi satellitari GPS dotati di funzioni di geofencing. All’interno dell’unità GPS è creato un recinto virtuale che corrisponde al territorio di proprietà dell’allevatore. Ogniqualvolta che il dispositivo rileva una “breccia” nel recinto virtuale, l’allevatore riceve tempestivamente un alert che gli permette di prevenire qualsiasi potenziale minaccia al suo bestiame senza ricorrere a metodi drastici o letali, consentendo al contrario la convivenza tra uomo e ghepardo.

    La Namibia ospita la più grande popolazione selvatica di ghepardi, la maggior parte dei quali vive al di fuori delle aree protette, aggirandosi per lo più nei pressi di aree coltivate e ritrovandosi a condividere il territorio con le comunità locali e gli animali domestici. Oggi però approcci innovativi, quali il Sistema di Allerta Rapido, stanno facendo la differenza nella coesistenza tra uomo e grandi predatori.

    Il ghepardo protagonista di questa storia è stato rilasciato a metà settembre nella riserva del CCF, vicino alla fattoria dove era stato trattenuto. La sua esperienza testimonia i risultati che si possono raggiungere quando gli sforzi di conservazione e le comunità locali operano nella stessa direzione: la conoscenza sostituisce la paura, la coesistenza pacifica sostituisce il conflitto. L’allevatore e la sua famiglia hanno deciso di dare un nome a quello che oramai non è più visto come un nemico: Tupuka che in lingua herero significa “colui che corre”.

  • Ancora violenze contro gli animali, la nuova legge sarà applicata?

    Ancora violenze anche sugli animali: una femmina di pastore tedesco, di 5 anni, è stata trascinata per 6 chilometri da un pregiudicato su un motorino e con un collare a strozzo che le impediva anche di tentare di rallentare.
    Soltanto alla fine il tempestivo intervento di un passante, e poi delle Forze dell’Ordine hanno impedito la morte del cane, di proprietà di un’altra persona, ora è ricoverata, con le zampe distrutte, presso la Usl.
    Non ho commenti da fare, la nostra posizione è più che nota, vedremo ora se la nuova legge, varata da pochi mesi, che sanziona col carcere i maltrattamenti agli animali sarà veramente applicata sia contro il delinquente che la trascinava col motorino che contro il proprietario del cane o se, anche in questa occasione, la magistratura rimetterà in libertà chi compie violenze e delitti.
    Sappiamo tutti che chi è violento contro un animale è violento contro gli esseri umani, specie quelli più deboli, così come sappiamo che chi è violento contro una donna facilmente, prima o poi, la ucciderà, le leggi in parte ci sono, anche se vanno migliorate ed adeguate alla realtà, ma, purtroppo, troppe volte non sono applicate immediatamente.
    Ci auguriamo che la femmina di pastore tedesco possa riprendersi e trovare un compagno umano che la tratti con affetto, se fossimo noi a decidere il pregiudicato, che l’ha trascinata per sei chilometri, prima di essere portato in prigione dovrebbe essere costretto a correre, legato, dietro ad un motorino perché la prigione non basta, chi procura dolore deve provare dolore.

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