Animali

  • Animali ancora senza stalle! Gli allevatori lanciano l’allarme a tre anni dal terremoto in Centro Italia

    Siamo di nuovo alle porte dell’inverno e a tre anni dal terremoto sono ancora sfollate le persone ed anche gli animali con le evidenti conseguenze economiche. Infatti nessuna stalla è stata ricostruite e pecore, capre, cavalli e mucche sono tutt’ora ricoverate in strutture provvisorie e per la maggior parte inadatte a garantire benessere e produttività. La produzione di latte è calata del 20% come ricorda Coldiretti e nei paesi terremotati vi è stato un crollo della spesa del 70%! L’economia locale è al collasso ed allevatori e produttori sempre più soli.

    Ancora oggi, come hanno denunciato gli agricoltori e allevatori durante un mercato allestito a Roma per ricordare la tragedia del 26 ottobre del 2016, gli animali sono ricoverati sotto tendoni allestiti nel 2017, i gravi ritardi nell’allestimento erano costati la vita a migliaia di animali uccisi dalla neve e dal freddo. La situazione ancora adesso è ad altissimo rischio perché queste strutture non sono in grado di proteggere a sufficienza gli animali nei mesi del grande freddo.

    Non bastano le testimonianze di solidarietà che sono arrivate sia da privati che da associazioni di categoria, testimonianze che dimostrano come sia sempre lo Stato a muoversi troppo lentamente ed in modo non efficace, perché la solidarietà non può essere strutturale e sono le istituzioni che devono smettere di parlare e devono cominciare ad agire concretamente, l’inverno non aspetta che i vari esponenti politici trovino un accordo, l’inverno arriva comunque per uomini ed animali e sarà il quarto inverno senza risposte adeguate.

  • Il ruolo insostituibile degli insetti nell’ecosistema

    Abbiamo in altre occasioni parlato dell’ecosistema e da come lo stesso sia minacciato anche dall’estinzione di alcune specie della fauna e della flora. Non possiamo perciò tralasciare la diminuzione degli insetti e la loro importanza a livello biotico. Gli insetti rappresentano più della metà della fauna selvatica della terra e hanno ruoli insostituibili nell’ecosistema. Sono infatti gli insetti che impollinano, riciclano sostanze organiche, regolano la presenza di parassiti e sono fonte di cibo per altri animali. Questo problema è visto con grande preoccupazione nel mondo scientifico, basti ricordare gli studi effettuati in Germania tra il 1989 e il 2016 dai quali risulta che in questo periodo, 28 anni, si è perso più del 75% della biomassa di insetti. Altre ricerche confermano che ogni anno il calo continua con una percentuale di circa il 2,5% con le evidenti conseguenze per la vita di tutti quegli animali che di insetti si nutrono. Secondo lo studio tedesco gli insettivori ora hanno a disposizione solo un quarto delle risorse che avevano. Pensiamo alle rondini, alle allodole e comunque alla gran parte dei piccoli volatili. Gli insetti sono essenziali per l’impollinazione e senza l’impollinazione non esiste più produzione, la vita stessa dell’essere umano è a rischio, infatti circa il 35% della nostra alimentazione deriva da prodotti che senza impollinazione non esisterebbero più. Il declino degli insetti dipende nella massima parte dai problemi legati all’inquinamento e alla perdita di habitat e la continua e spesso inutile cementificazione accelera il problema. Ora si cerca di correre al riparo eliminando alcune fonti di inquinamento e nuove norme europee mettono al bando certi prodotti e pesticidi particolarmente nocivi ma il danno che è stato fatto all’aria e all’acqua e cioè all’ambiente non è certo sanabile in poco tempo. Inoltre se è vero che l’Europa si è mossa per eliminare l’uso dei prodotti più nocivi è altrettanto vero che gli stessi continuano ad essere usati in altre grandi aree del mondo, dalla Cina all’Africa, dall’Oriente agli stessi Stati Uniti e come ben sappiamo la terra non è fatta a compartimenti stagni, l’inquinamento va da un emisfero all’altro, da un paese al paese vicino e a quello lontano. Il grido di allarme è stato lanciato da tempo ma che la Terra sia a rischio sembra non preoccupare più di tanto i governi ed il mondo produttivo perciò tocca a noi cittadini consumatori cominciare a fare sentire di più la nostra voce ma anche agire, nel nostro quotidiano, per dare una mano al mondo.

  • La lezione di Conan all’uomo

    Ancora una volta i cani sono stati protagonisti, con  sprezzo  del pericolo, di azioni contro il terrorismo. Conan, così è stato chiamato dai mezzi d informazione visto che sul suo nome c’è riserbo per ragioni di sicurezza, è il cane soldato rimasto ferito nell’azione che ha portato a stanare il capo dell’Isis  al Baghdadi, il quale si è poi fatto saltare in ara insieme a suoi famigliari. Conan non era solo, altri cani soldato hanno partecipato all’azione ed anche nella cattura e uccisione di Bid Laden un altro cane soldato aveva dato il suo contributo. Conad ha lavorato in aiuto alla Delta Force e lo stesso presidente americano Trump ha scritto “abbiamo desecretato la foto di un meraviglioso cane che ha fatto un gran lavoro nel catturare il leader dell’Isis”. Conan è un cane malinois, una razza belga molto usata sia dalle forze di sicurezza che dagli addestratori cinofili per dimostrazioni sui modi di addestramento. Conan, ha detto il Capo di Stato maggiore congiunto degli Stati Uniti, è stato riportato a casa e curato e ha già ripreso servizio. In premio del suo eccezionale lavoro sarà ricevuto alla Casa Bianca, è la prima volta che un cane entra alla Casa Bianca durante la presidenza Trump che non ha mai voluto animali, a differenza dai suoi predecessori.

    L’impresa di Conan e degli altri cani soldato, così come quelle dei tanti cani, spesso non di razza, che hanno salvato i loro padroni e amici umani, ripropone, ancora una volta, il tema del corretto rapporto uomo-animale in una società che spesso lascia correre su tante crudeltà o non comprende che il corretto addestramento del cane è utile, necessario, ad una serena convivenza, specie  nelle aree più urbanizzate. Inoltre vi è anche il problema legato a norme che contrastano con il buon senso, come quella che vorrebbe imporre la pettorina a tutti i tipi di cane. Spesso purtroppo chi prepara le leggi, e non solo in questo campo, è lontano dalla realtà per questo, in ogni settore, il legislatore dovrebbe avere l’umiltà di confrontarsi con le varie categorie che si occupano dello specifico problema e contestualmente tenere conto della variegata realtà che le persone vivono ogni giorno.

  • L’uomo e il pianeta vivranno solo se l’ecosistema manterrà il suo equilibrio

    Sabato 19 ottobre, al Mulino di Tuna (Gazzola – PC), si è svolto il convegno Dal ghepardo all’elefante, dal lupo all’orso, per salvare l’uomo e la terra. Grande la partecipazione del pubblico che ha manifestato interesse e desiderio di rimanere aggiornato sui problemi e sulle proposte per mantenere e salvare l’ecosistema. All’incontro hanno partecipato Betty von Hoenning, presidente della sezione italiana del Cheetah Conservation Fund, Giovanni Quintavalle Pastorino, ricercatore all’Università Statale di Milano e dell’Università di Manchester, Maurizio Ritorto, veterinario che si occupa prevalentemente di medicina e chirurgia degli animali da compagnia, Anastasia Palli, responsabile per la Lombardia di A.A.A.L.I. (Associazione degli Affidatari Allevatori del Lupo Italiano), l’On. Cristiana Muscardini, che al Parlamento europeo è stata vicepresidente dell’Intergruppo per la protezione degli animali e della quale riportiamo di seguito l’intervento tenuto in occasione del convegno.

    Il pianeta e perciò l’uomo possono continuare a vivere solo se l’ecosistema mantiene il suo equilibrio. L’inquinamento è una delle principali cause del disequilibrio, ormai in essere, e per questo da qualche tempo si sono alzate più voci, accademiche e di popolo, affinché la politica e l’economia, nei suoi vari aspetti produttivi, invertano la rotta rendendo compatibili le diverse attività umane con l’abbassamento dell’inquinamento. Vi sono poi cause naturali che portano a modifiche climatiche che a loro volta modificheranno l’assetto geologico e la vita delle future generazioni.

    Un aspetto che sembra però sfuggire, sia alla politica che all’economia, è che l’ecosistema si basa sulla sopravvivenza delle migliaia di specie della fauna e della flora. Stanno scomparendo, e sono già scomparse, troppe specie non solo di animali selvatici ma anche domestici. Il non rispetto delle diversità oltre a creare omologazione culturale, anche nel cibo e nei manufatti, crea squilibri sempre più pericolosi. La distruzione, voluta e procurata, di immense aree verdi, dall’Amazzonia alle aree nordiche, non ha solo distrutto i polmoni verdi del pianeta ma piante, insetti ed animali la presenza dei quali ha consentito, fino ad ora, quell’equilibrio che ormai è seriamente a rischio. Se a questo aggiungiamo che la popolazione mondiale è in continuo aumento, nonostante la sempre più forte carenza di acqua e di cibo, è facile comprendere come la preservazione delle specie in via di estinzione dovrebbe essere un dovere non solo di associazioni meritorie che purtroppo sono troppo isolate nella loro tenace attività.

    Come far convivere gli animali selvatici con l’agricoltura, le strade, le case che avanzano? In Europa l’inutile consumo di suolo è un problema ignorato dalla politica mentre deve essere una priorità, non solo per i paesi meno industrializzati, l’attenzione a non distruggere le aree verdi, i polmoni verdi che non appartengono ad un solo stato o ad un solo continente ma ad un intero pianeta ed in certe aree del mondo questo è un problema che va affrontato anche culturalmente.

    La battaglia per evitare sparizione di alcune specie animali è alle ultime battute, se non si interviene sarà troppo tardi. Citiamo solo alcuni esempi: il corno d’Africa, per altro quasi tutto in mano agli Shabaab, gli islamisti terroristi che si sono macchiati e continuano a macchiarsi dei più sanguinosi attacchi terroristici anche negli stati confinanti, alimenta un importante commercio illegale di cuccioli di ghepardo. La Cnn rivela che ogni anno almeno 300 cuccioli sono catturati, ancora piccolissimi, la maggior parte muore durante il trasporto verso gli Emirati arabi dove sono molto richiesti come status symbol per super ricchi.

    Il rinoceronte bianco è ormai estinto e solo la passione di alcuni scienziati, tra i quali Cesare Galli, cerca di salvarne la specie con l’unione degli ovuli delle uniche due femmine viventi e lo sperma congelato di due maschi già deceduti, un’impresa difficilissima alla quale auguriamo ogni successo. Ma anche i rinoceronti neri sono ad altissimo rischio, infatti i bracconieri continuano a cacciarli per poter vendere ad alto prezzo il loro corno richiestissimo, specie in Cina, per le sue fantomatiche doti afrodisiache e curative. Ancora nel novembre del 1991 chiedevo, in una interrogazione alla Commissione europea, in quali Stati, a partire dal Regno Unito, fosse ancora in essere la vendita dei corni di rinoceronte visto che era già entrato in vigore il divieto. Ancora nel dicembre 2012 tornavo sul problema del bracconaggio, che negli anni ha sterminato decine di migliaia di elefanti, per chiedere ragione della continua caccia permessa in alcuni Stati sia ai grandi felini che in Namibia alle ontarie da pelliccia. Stava e sta di fatto che, nonostante gli sforzi di alcuni governi, il Kenia ha addirittura bruciato tonnellate d’avorio come esempio per lottare contro questo traffico, il prezzo dell’avorio e del corno di rinoceronte continua a salire per una domanda che non si arresta, ecco perché il problema è anche culturale.

    Oltre mille ghepardi sarebbero in mano a privati nei paesi del Golfo e secondo Il Corriere della Sera del 27 agosto in Iran alcuni scienziati, impegnati nel collocare fotocamere per controllare i movimenti dei cinquanta ghepardi superstiti, al fine di preservarli, sono stati arrestati dai Guardiani per la Rivoluzione con l’accusa di spionaggio ed uno di loro è morto in prigione.

    Dal primo film del Re Leone, uscito 25 anni fa, la popolazione dei leoni africani si è dimezzata. I contrabbandieri e i bracconieri, nonostante le leggi che proteggono gli animali selvaggi, uccidono i leoni per estrarre denti ed artigli che saranno poi utilizzati per fabbricare gioielli. Se dal Nepal arriva la buona notizia dell’opera che sta facendo il Wwf per salvare la tigre, purtroppo lo sterminio di questo animale continua in alcuni paesi asiatici, in tutto il Nepal sono rimaste solo 235 tigri e 103 nel Bhutan. Le fotocamere sono uno strumento molto importante per ben identificare le tigri e i loro spostamenti in quanto ogni tigre ha delle strisce diverse  dall’una all’altra.

    Secondo un articolo di Francesco Petretti mentre le specie selvatiche si estinguono al ritmo di due al giorno si stanno estinguendo anche diverse razze di animali domestici dalla capra girgentina, con le corna a cavatappi, agli asinelli bianchi dell’Asinara, solo in Italia sono a rischio 38 razze di pecora, 24 di bovini, 22 di capre, 19 di equini, 10 di maiali, 10 di uccelli da cortile e 7 di asini. “La scomparsa delle razze domestiche non è solo una perdita culturale ma significa mettere un’ipoteca sulla capacità futura di produrre cibo”, certamente Petretti ha ragione perché le diversità delle razze e degli animali domestici corrispondeva alle diversità ed alle esigenze del territorio.

    La recente strage di elefanti in Sri Lanka ripropone il problema di come salvare gli animali salvando le colture, l’agricoltura, gli insediamenti di una popolazione in espansione e che deve capire come gli animali possono anche essere fonte di reddito tramite il turismo.

    In Italia, nonostante la legislazione europea, ‘Progetto Life’, vi sono regioni che insistono nel chiedere l’abbattimento dei lupi, specie protetta ed oltremodo necessaria per controllare l’eccessiva proliferazione di ungulati. In questi anni gli agricoltori si sono lamentati più volte per l’eccessivo aumento dei cinghiali, animale particolarmente prolifico e solo dove sono finalmente ritornati i lupi, per altro in tutta Italia non sono più di mille, il problema dei cinghiali si è ridimensionato. Anche l’orso è nel mirino di chi vuole tornare ad aprire la caccia a loro e ai lupi. Nei giorni scorsi vi è stata una manifestazione a Roma, a Piazza Montecitorio, per ricordare che dell’orso marsicano ormai esistono solo 50 esemplari, infatti negli ultimi 25 anni abbiamo perso 43 orsi, di cui il 40% per bracconaggio (avvelenamento, arma da fuoco e lacci), il 25% per cause accidentali legate all’uomo (investimenti stradali e ferroviari e annegamento in vasche artificiali). Anche i lupi continuano ad essere uccisi dai bracconieri, impiccati, impalati, torturati perché la violenza dell’essere umano è resa ancora più devastante dalla crudeltà e dall’ignoranza, tanto l’animale uccide per sfamarsi nel rispetta della più antica legge di natura, la catena alimentare, tanto l’uomo uccide per depravazione e piacere perverso.

    Vi è necessità di interventi urgenti per consentire la convivenza tra gli uomini, la loro attività e gli animali selvatici. Vi è urgenza di tutelare quanto è necessario all’uomo per vivere e all’essere umano è necessario che l’ecosistema sopravviva ma senza le diverse specie animali l’ecosistema muore.

  • I Veterinari fanno un uso prudente, tracciato e misurabile degli antibiotici

    AUDIZIONE ANMVI IN COMMISSIONE AFFARI SOCIALI

    (Cremona, 21 Ottobre 2019) – “E’ nell’interesse dei Medici Veterinari utilizzare i farmaci veterinari razionalmente, preservare l’efficacia degli antimicrobici e contrastare le resistenze negli animali che hanno in cura“. In audizione parlamentare, in XII Commissione Affari Sociali,  il Presidente dell’ANMVI Marco Melosi ha evidenziato il ruolo attivo dei Medici Veterinari nel contenimento degli antimicrobici.

    Qui il testo depositato

    Attenzione ai dati– Invitando ad interpretare con prudenza i Rapporti dell’EMA (Agenzia Europea dei Medicinali) sugli antibiotici venduti in Italia, Melosi ha puntualizzato che questi medicinali non si possono utilizzare senza ricetta del Veterinario curante e che tutte le prescrizioni veterinarie sono tracciate e conteggiate, da quest’anno, con il sistema della ricetta veterinaria elettronica. “Questo consentirà anche di apprezzare la riduzione in atto degli antibiotici “critici” negli allevamenti, quelli da preservare per la salute dell’uomo”- ha spiegato Melosi.

    Sulla trasmissione delle resistenze dagli alimenti all’uomo, invece, “c’è ancora bisogno di ulteriori studi scientifici” ha detto Melosi..

    Il diritto-dovere di curare gli animali- Presidente dell’ANMVI ha riportato la posizione della FVE (Federazione dei Veterinari Europei) secondo la quale una legislazione pregiudizialmente proibitiva rischierebbe di privare gli animali di terapie necessarie. “Occorre tenere presente che un animale d’allevamento malato è improduttivo e sofferente” ha dichiarato. Per ragioni economiche, ma anche di benessere animale “un divieto assoluto di utilizzo dei medicinali antimicrobici non sarebbe coerente con il diritto dell’animale a non soffrire e il dovere del Medico Veterinario di curare, con contrappesi giuridicamente rilevanti sul piano della responsabilità professionale”.

    Attenzione agli slogan commerciali- Nella memoria depositata alla Camera dall’ANMVI c’è anche una avvertenza nei confronti di declamatorie commerciali, al limite dell’ingannevolezza per il consumatore, che vantano una totale assenza di trattamenti animali, senza contestualizzare l’informazione nel contesto epidemiologico dell’allevamento, restando a livello di pura suggestione da slogan allo scopo di sostenere gli acquisti.

    Rischi da gestione illecita dei medicinali-  La garanzia prescrittiva del medico veterinario, unita al valore aggiunto apportato dalla tracciabilità dei farmaci veterinari, antimicrobici compresi, rischia di essere vanificata da situazioni che sfuggono alla tracciabilità- avverte l’ANMVI. “Ci riferiamo ai canali di vendita illegale (particolarmente on line) di medicinali veterinari, alla loro consegna senza la ricetta obbligatoria del Medico Veterinario, al fai da te terapeutico”- ha concluso Melosi.

    Ufficio Stampa ANMVI – Associazione Nazionale Medici Veterinari Italiani- 0372/40.35.47

     

  • Sono solo un figlio della natura

    2014, maggio. Siamo in Nord America, al confine con il Canada. Una sera Carson, un bimbo di 3 anni, si perde nel bosco vicino a casa sua. Piove e tira un forte vento gelido. I genitori, resisi conto poco dopo di quanto è accaduto, chiamano i soccorsi. Si mobilita l’intero paese. Interviene anche la polizia con gli elicotteri ed inizia una lunga notte di ricerche che terminerà solo all’alba. Una donna intravede in lontananza un cane accucciato. È Cooper, l’amico cane del bambino. È molto infreddolito. Sotto di lui i soccorritori trovano Carson sereno, ben protetto e al caldo.

    2014, luglio. Siamo in Siberia. Karina Chikitova, una bimba di 4 anni, si allontana dalla casa di sua nonna e scompare nella foresta. Oltre a lei non si trova anche il suo amico cane, Kyrachaan. Iniziano le ricerche a cui prenderanno parte più di cento persone. Passano dieci lunghissimi giorni e le speranze di ritrovarla viva si affievoliscono sempre di più, soprattutto quando Kyrachaan rientra in paese senza la bambina. Ma l’animale, nonostante il suo evidente stato di deperimento, usa le restanti forze per trascinare i presenti verso la foresta. Così lo seguono e ritrovano la bimba sotto un cespuglio a sei chilometri da casa, molto stanca ma senza gravi ferite o lesioni. È stata ritrovata ed è sopravvissuta per undici giorni grazie all’accudimento (calore e cibo) del suo caro amico Kyrachaan.

    2015, dicembre. Siamo in Italia. Un bimbo di 12 anni, affetto da Diabete di tipo 1, sta dormendo nella sua stanza quando sopraggiunge una improvvisa crisi ipoglicemica (un valore eccessivamente basso di zuccheri nel sangue). Al suo fianco sta dormendo Blanca, la sua amica cagnolina che, grazie al suo olfatto, si è resa conto del pericolo ed ha iniziato ad abbaiare insistentemente. I genitori, svegliati da tanto rumore, sono sopraggiunti immediatamente nella stanza riuscendo ad intervenire per evitare un aggravamento di una crisi che poteva essere molto pericolosa. Da allora, il bambino e la sua cara amica, sono inseparabili, sia di notte che di giorno.

    2016, maggio. Siamo in Virginia (USA). Un bimbo di 3 anni, Manson, si è perso nel bosco vicino casa. Le ricerche iniziano da subito. Anche il suo amico cane Banjo è della squadra. Passano le prime ore ed arriva la notte. È molto buio e fa freddo. Ancora nessuna traccia del bimbo e di Banjo che, nel frattempo, si è staccato dal gruppo. Solo verso le tre del mattino alcuni soccorritori riescono a sentire Banjo abbaiare. Si trova lontano dalla loro area di ricerca. Lo raggiungono e ritrovano il piccolo Manson sano e salvo. A salvarlo e a riscaldarlo c’era Banjo, il suo caro amico cane.

    2018, novembre. Siamo in Argentina. Tre piccoli bambini stanno giocando in campagna quando all’improvviso, da un cespuglio, salta fuori per difendersi un serpente molto velenoso. Senza esitazione, il loro caro amico cane Simon, si lancia sul rettile il quale, prima di scappare, riesce a morderlo in più punti. I bimbi corrono dalla madre a raccontarle quanto è avvenuto e a dire che il loro amico era in fin di vita. La signora Valeria Centeno, a quel punto, intraprende una battaglia contro il tempo (mobilitandosi anche sui social network) per trovare in tutto il Paese la quantità di antiveleno necessaria. Le scorte, infatti, non erano sufficienti né nel suo paese né in tutta la provincia. Simon si è potuto salvare grazie all’intervento di un funzionario del Dipartimento Nazionale dell’Ambiente informato per tempo. In seguito la signora Centeno al giornale Los Andes ha raccontato: “In ospedale mi hanno detto: Lei è consapevole di aver privato un essere umano dell’antidoto contro questo veleno per darlo a un cane? E io ho risposto: “Rispetto la vita delle persone ma anche quella del mio cane. Se non fosse stato per lui, quel serpente avrebbe morso i miei figli”.

    Grazie signora Valeria e signor Funzionario e, soprattutto, grazie cari amici animali (in questo caso, dei coraggiosi cani) per queste lezioni di fraterna amicizia.

    Potremmo continuare a riportare migliaia di altre storie di animali domestici e non, che nonostante noi, continuano quotidianamente a aiutarci o a venirci in soccorso perché è proprio vero che nell’economia della Natura, la valuta, non è il denaro ma la vita[1].

    I’m just a child of nature, I don’t need much to set me free[2]

     

    [1] Vandana Shiva (1952), scienziata e attiva ambientalista indiana
    [2] sono solo un bambino/figlio della Natura, non ho bisogno di molto per liberarmi t.d.r.
    John Lennon (1940-1980), Child of Nature, 1968

  • Il ‘Codice degli animali da compagnia’ al Pet Festival di Piacenza

    Sabato 19 ottobre, nell’ambito del ‘Pets Festival’ a Piacenza Expo, alle ore 18, presso il  Padiglione 1 (Stand C36 e C37) del Quartiere Fieristico di Piacenza (Fraz. Le Mose, via Tirotti 11), Banca di Piacenza ed Edral – La Tribuna presenteranno il libro Codice degli animali da compagnia scritto da Corrado Sforza Fogliani ed Elena Baio. Gli autori dialogheranno con Vittorio Colombani, responsabile editoriale libri ‘La Tribuna’. Per assistere alla presentazione del volume occorre prenotare un biglietto di ingresso omaggio scrivendo a relaz.esterne@bancadipacenza.it

  • Conoscere il lupo per conoscere noi stessi

    Continua nel Nord-est la pervicace ed ottusa ricerca di approvazione per una legge che consenta la cattura e l’abbattimento dei lupi. Come abbiamo più volte scritto, appellandoci non solo alle  normative europee ed italiane, gli allevatori hanno diversi sistemi per impedire che i loro armenti subiscano danni, dall’utilizzo di pastori maremmani e abruzzesi, alle recinzioni elettrificate e ai dissuasori sonori e luminosi. Inoltre gli eventuali danni, se effettivamente dimostrati, sono risarciti.

    In verità sono i cacciatori non gli agricoltori e gli allevatori, che chiedono l’abbattimento del lupo, non solo perché è una preda ambita ma anche perché il lupo, riportando l’ecosistema a migliori condizioni, seleziona e diminuisce la presenza di altre prede che i cacciatori vogliono per loro.

    La presenza del lupo ha fatto diminuire il numero degli ungulati, cinghiali in primis, portando grande sollievo ai coltivatori che, per anni, hanno lamentato la distruzione di molti raccolti, vigneti compresi, gravemente danneggiati dai cinghiali, particolarmente pericolosi quando hanno i loro piccoli. I cinghiali di riproducono con grande velocità e solo la presenza del lupo ha potuto contenere la loro eccessiva proliferazione, come dimostrano i dati che arrivano dalle regioni appenniniche. La diminuzione di cinghiali ed altri ungulati, ultimamente gruppi di  caprioli si erano spinti fin nelle zone periferiche delle città, se rasserena gli agricoltori riporta anche maggior equilibrio nell’ecosistema perché i lupi, come tutti i predatori, fanno spesso una caccia di selezione abbattendo gli animali più deboli perché malati od anziani o più piccoli, e le cucciolate dei cinghiali sono di diverse unità. Sono i cacciatori che spingono uomini politici, superficiali o in cerca di consenso nella categoria, a presentare periodicamente e pedissequamente proposte per l’abbattimento del lupo.

    Catturare  un lupo o abbatterlo può portare ancora maggiori danni se il lupo in questione è un animale alfa, infatti il branco, per altro sempre piccolo per ragioni che dipendono dalle regole che vigono all’interno del sistema sociale del lupo, disgregandosi crea soggetti incontrollati perché privati di regole e di gerarchia. Non va inoltre dimenticato che, purtroppo, molti lupi sono comunque uccisi in incidenti stradali e in troppi casi massacrati dai bracconieri.

    Intorno al lupo troppe leggende macabre, ancora troppo forte la paura dell’uomo per ciò che non conosce o che non vuole conoscere, gli occhi del lupo, se hai la rarissima fortuna di incontrarlo, ti guardano dentro e in troppi non vogliamo conoscere quello che si nasconde nel nostro cuore.

  • La Dott.ssa Laurie Marker fa un appello allo stop del traffico illecito di ghepardi mentre si occupa dei cuccioli confiscati in Somaliland

    Riceviamo dal Cheetah Conservation Fund un comunicato stampa con alcune dichiarazioni della dott.ssa Laurie Marker sulla piaga del traffico illecito di ghepardi. Lo pubblichiamo con piacere perché l’attenzione del Patto Sociale è da sempre rivolta alle problematiche legate alla difesa degli animali, soprattutto quelli a rischio di estinzione, e alla salvaguardia del pianeta e della sua biodiversità. Un allarme che è stato lanciato lo scorso 10 settembre da Cristiana Muscardini, proprio da queste colonne (https://www.ilpattosociale.it/2019/09/10/per-salvare-luomo-salvare-lecosistema/). 

    HARGEISA, Somaliland (7 Sett. 2018) – La Dr. Laurie Marker, Fondatrice e Direttore Esecutivo del  Cheetah Conservation Fund (CCF), ha rilasciato la seguente dichiarazione dalla sua camera di albergo ad Hargeisa, dove sta fornendo le cure necessarie 24 ore su 24 ad un  cucciolo gravemente malnutrito e disidratato. Insieme ai fratelli, il cucciolo è stato tolto alla madre in una regione remota del Paese, e trattenuto dagli abitanti del villaggio per rappresaglia contro attacchi di predatori sul bestiame.

    Inoltre, la dr. Marker sta monitorando lo stato di salute di sei cuccioli di ghepardo confiscati ai bracconieri lo scorso 5 agosto vicino alla città portuale di Berbera. I cuccioli hanno un’età che varia tra i 3 e i 7 mesi di età e vengono temporaneamente accolti in un rifugio. Sono tutti in condizioni pessime. In collaborazione con il Ministero per lo Sviluppo e l’Ambiente del Somaliland, la dr. Marker è partita dalla Namibia per fornire le cure urgenti di pronto soccorso veterinario agli animali.

    Il bracconaggio e il traffico illegale di ghepardi nell’Africa  Orientale deve essere interrotto, deve finire oggi. Le popolazioni selvatiche di ghepardi in Etiopia, Somalia e nel Kenya settentrionale  sono già decimate, e la specie è a rischio di estinzione a livello locale. Come la maggior parte delle popolazioni restanti in Africa, i ghepardi dell’Africa Orientale devono già affrontare diverse minacce, incluso il conflitto umani/fauna selvatica, la perdita di habitat  e di prede, la frammentazione, e la mancanza di diversità genetica. Prelevare in natura i cuccioli sia per rappresaglia che a causa della percezione di una minaccia,  sia per commerciare illegalmente in animali da compagnia destinati al Medio Oriente, porterà solo alla scomparsa di questa specie. Togliere questi piccoli alla madre quando hanno poche settimane di vita è semplicemente crudele. Spezza il cuore tenere tra le mani un piccolo essere indifeso mentre  lotta per respirare. Io lo so, perché è ciò che mi è accaduto questa settimana quando è morto un cucciolo nonostante i miei ripetuti tentativi di rianimarlo. Ho anche chiamato un medico  perché gli somministrasse l’ossigeno, ma è stato tutto inutile. I cuccioli di questa età sono estremamente delicati, e non sappiamo per quanto tempo siano stati privati di  cibo e acqua. Nonostante le probabilità siano minime, lotteremo fino alla fine per salvare almeno il secondo cucciolo. E continueremo ad aiutare i nostri partner del Somaliland ad affrontare la piaga del bracconaggio di ghepardi e del traffico illecito fino ad eradicarlo completamente.”

    Il CCF opera per contrastare il bracconaggio ed il commercio illecito fin dal 2005. Nel 2011, il CCF ha iniziato a costruire una rete  in Somaliland, creando rapporti di cooperazione con le autorità del  governo locale.Da allora ha prestato   la propria assistenza durante i sequestri, le cure e i collocamenti di 49 ghepardi. Il 28 agosto scorso, è stata segnata una vittoria in Somaliland, quando per la prima volta due persone accusate di contrabbando sono state condannate e a tre anni di prigione ed a una sanzione di 300$ US.  – La prima incarcerazione per traffico illegale di ghepardi  in Somaliland.

    CONTATTI CON I MEDIA :

    Susan Yannetti, 202-716-7756  –  susan@cheetah.org

     

    Informazioni Preliminari: Il traffico illegale di ghepardi: dal Corno d’Africa alla Penisola Arabica

    Il Somaliland si è autoproclamato regione autonoma della Somalia dal 1991. E’ anche diventato la rotta principale di transito dei ghepardi esportati clandestinamente dall’Africa Orientale. Tuttavia, non essendo  riconosciuta come nazione a livello internazionale, non è Parte della Convenzione sul Commercio Internazionale di specie a rischio estinzione (CITES), il che impedisce un riconoscimento ufficiale dei traffici illegali di fauna selvatica che avvengono nel Paese.

    Dal 2005 a questa parte, Il Vicedirettore per le Comunicazioni Strategiche e il traffico illegale di fauna selvatica del CCF, Patricia Tricorache, ha compilato la base dati più completa a livello mondiale relativamente ai ghepardi, e continua ad operare per richiamare l’attenzione delle autorità governative e della stessa CITES su tale fenomeno.

    In tutto il territorio africano restano meno di 7500 ghepardi allo stato brado, mentre un secolo fa ce n’erano 100.000

    Questo calo cosi’ veloce costituisce per  i ghepardi un grande rischio di estinzione. Poiché l’80% dei ghepardi vive al di fuori dalle aree protette,  sono molto più a contatto con gli esseri umani, esacerbandone così i conflitti,  rendendoli facili obiettivi per i bracconieri.

    La ricerca del CCF ha evidenziato che ogni anno, almeno 300 cuccioli vengono contrabbandati verso la Penisola Arabica per essere venduti sul mercato nero degli animali esotici da compagnia. Di solito arrivano dal Corno d’Africa attraverso lo Yemen, e moltissimi cuccioli muoiono persino prima di essere trasportati. Per una specie con popolazioni esigue, le perdite del commercio illegale costituiscono una reale minaccia di estinzione.

    Nelle aree più colpite dal commercio illegale di ghepardi nel Corno d’Africa, i ghepardi selvatici adulti sono stimati intorno ai  300 esemplari, soprattutto in Etiopia e nel Kenya settentrionale (i dati sulle popolazioni di Somalia e Somaliland non sono  disponibili).

    I cuccioli vengono catturati mentre la madre sta cacciando, e una volta allontanati cosi’ giovani dalla madre, non saranno in grado di ritornare in natura, non avendo appreso dalla madre l’arte della caccia necessaria per la sopravvivenza. I cuccioli catturati solitamente non superano i tre mesi di vita, a causa di patologie e malnutrizione. Se sopravvivono, il più delle volte non superano i due anni di età, per gli stessi motivi.

    Perché ci si dedica al bracconaggio? Gli animali vivi sono  gli status symbol più richiesti negli Stati del Golfo. Si stima che circa 1000 ghepardi sono stati tenuti in case e residenze in Arabia Saudita, Kuwait, gli Emirati Arabi Uniti e il Qatar in momenti diversi, pagati migliaia di dollari e sopravvivendo raramente in età adulta. Le prove evidenziano l’origine   illecita di questi ghepardi, sempre originate dalle  nazioni del Corno d’Africa .

    Pur non giustificando che si tengano in cattività animali selvatici, il CCF ha più volte fatto visita negli Emirati Arabi Uniti per sensibilizzare sul problema, fornendo ai veterinari e al personale addetto degli zoo locali  corsi di formazione  sulle cure da somministrare ai ghepardi. Nel dicembre del 2016, gli EAU hanno promulgato una legge che vieta la proprietà privata di animali esotici e pericolosi.

    Il CCF e i partner associati hanno trasferito i ghepardi confiscati in Somaliland in strutture di recupero in Etiopia e Gibuti. Dal 2016, il governo del Somaliland ha stabilito che i ghepardi confiscati nel Paese, devono rimanere all’interno di quest’ultimo. Per dare un rifugio sicuro e  cure adeguate ai cuccioli,  il CCF ha avviato una  raccolta di fondi di solidarietà a livello locale ed internazionale. Anche se attualmente tutti i ghepardi si trovano in un rifugio sicuro in mancanza di una struttura permanente, i ghepardi vengono accuditi tutti al meglio, con grande impegno e cure adeguate. Nell’aprile del 2017, il CCF ha avviato un partenariato con IFAW ( International Fund for Animal Welfare), che ha fornito le risorse necessarie a fornire cure ai ghepardi per un anno intero. Sono giunte anche sovvenzioni da SeaWorld & Busch Gardens Conservation Fund and donazioni di farmaci dallo Zoo di   Columbus, unitamente al sostegno finanziario fornito dal partner tedesco del CCF, Aktionsgemeinschaft Artenschutz (AGA)  e dal  CCF UK. Tuttavia è imperativo trovare soluzioni a lungo termine.

    (Trad. Betty von Hoenning©)

     

  • Milano capitale del cane simpatia

    Domenica 22 settembre arriva la 28a edizione del Raduno Cani Simpatia, nella splendida cornice del Parco Forlanini. Una giornata in allegria, assieme al proprio pet. Questo è il “succo” della sfilata canina organizzata da ASSOCIAZIONE DIAMOCI LA ZAMPA ONLUS e Gaia Animali E Ambiente, da decenni attive contro l’abbandono e il randagismo. La sfilata, aperta a tutti i cani, è una “gara” dove pedigree, eleganza e acconciature non contano: conta solo la simpatia. Vince, infatti, l’allegria: saranno premiati il più simpatico gigante, il più allegro “pesi medi”, il più scavezzacollo “mini”, il cucciolo più discolo. Ci sarà un occhio d’attenzione per gli ex sfortunati: in palio anche le coppe “Più simpatico adottato da un canile” e il “premio Trovatello” per il più “brigante” adottato dalla strada. Non mancheranno, ovviamente, il Best in Show, la Coppa del re e il…Pest in show, per il più scavezzacollo di tutti. A disposizione dei partecipanti: gadgets, libri, magliette, guinzagli, giochini ecc, stand a tema canino, Husse Italia, leader europeo nella produzione e consegna a domicilio di petfood di alta qualità, per consigli sull’alimentazione del cane. La sfilata è un pretesto per passare una giornata in allegria con il proprio quattrozampe, ma anche per sensibilizzare e per raccogliere fondi per i trovatelli senza casa che Diamoci La Zampa e Gaia ospitano curandoli, vaccinandoli e cercando di farli adottare. Siete tutti invitati a partecipare!

    Fonte:Newsletter Gaia Animali & Ambiente Onlus

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