Animali

  • Covid-19, ANMVI: il richiamo ad attenersi a fonti ufficiali vale per tutti

    Riceviamo e pubblichiamo un comunicato stampa dell’ANMVI (Associazione nazionale medici veterinari italiani)

    (Cremona, 4 aprile 2020)- Arriva opportuna la raccomandazione dell’ISS a non destare inutili allarmismi a proposito del ruolo di cani e gatti, durante la pandemia da SARS CoV-2.

    Può risultare destabilizzante per milioni di proprietari e famiglie il continuo dilagare di disinvolti commentari alle notizie -spesso frammentarie, imprecise e non ultimative- che giungono da laboratori e centri di ricerca sperimentale.

    L’asimmetria informativa tra addetti ai lavori e cittadini dovrebbe muovere, eticamente, i comunicatori scientifici e i rappresentanti del mondo scientifico più esposti mediaticamente ad attenersi alle fonti ufficiali e alle sole evidenze scientifiche consolidate.

    “Non esiste alcuna evidenza che gli animali domestici giochino un ruolo nella diffusione di SARS-CoV-2 che riconosce, invece, nel contagio interumano la via principale di trasmissione”- ribadisce l’ISS. 

    Gli stessi laboratori di Harbin (Cina) -che stanno osservando a livello sperimentale il comportamento del virus nei cani e nei gatti – hanno avuto la prudenza di chiarire che i riscontri dei loro esperimenti “non riflettono le condizioni della vita domestica” e che “i proprietari di animali domestici non hanno motivi di preoccupazione, perchè non ci sono prove che possano confermare la capacità degli animali domestici di diffondere il virus”.

    Ricordiamo con le parole del Prof Umberto Agrimi (Dip.to di Veterinaria dell’ISS) che “gli animali domestici contribuiscono alla nostra gioia e al nostro benessere, soprattutto in periodi di stress come quelli che stiamo vivendo”.

    ANMVI si appella alla comunicazione scientifica affinchè rispetti la sensibilità dell’opinione pubblica anche per l’informazione riguardante gli animali da compagnia. Il Paese è già bastantemente provato.

  • L’ENPA diffonde un vademecum per tutelare gli animali durante l’emergenza Coronavirus

    Gli animali non trasmettono il coronavirus. E’ quanto fa sapere l’ENPA che in un periodo difficile come quello attuale un’informazione non sempre corretta ha generato confusione e luoghi comuni rivelatisi falsi e fuorvianti. Per questo l’Ente Nazionale per la Protezione degli Animali ha diffuso un piccolo vademecum che nasce dalle tante domande a cui Enpa sta rispondendo in queste ore.

    L’Enpa ricorda che ovviamente vanno sempre rispettate le regole sanitarie imposte dall’emergenza coronavirus: distanza di sicurezza, pulizia accurata e continua delle mani, attenzione a non portarsi le mani alla bocca e agli occhi, evitare abbracci tra umani. Oltre al rispetto delle regole sanitarie è importante spostarsi solo quando strettamente necessario, e questo a tutela della salute di tutti.

    1) Posso uscire all’aperto con il mio cane per via del coronavirus?

    Sì. Il decreto non vieta lo spostamento di uomini e animali all’interno dello stesso Comune di residenza. Fare una passeggiata con il nostro cane è necessario per il suo benessere e anche per il nostro. È una attenzione al “bene salute” umano e animale. Sempre stando molto attenti alle regole sanitarie minime.

    2) Sono una gattara e accudisco una colonia felina in un Comune diverso da quello di residenza. Posso continuare a farlo?

    Sì. A nostro avviso, la gattara autorizzata deve continuare a occuparsi della sua colonia felina in quanto la circostanza è uno “stato di necessità”: i gatti (che sono tutelati dalla legge) non sarebbero infatti accuditi e alimentati e sarebbero esposti a maltrattamento e a abbandono. Di più: se alla gattara viene impedito di prendersi cura della propria colonia felina, i gatti andrebbero alla ricerca di cibo, creando potenzialmente una dispersione della colonia e un problema sanitario. Le gattare che si trovassero in questa condizione, devono avere una autocertificazione in cui si dichiara lo stato di necessità. ATTENZIONE! Alcune Prefetture richiedono la dichiarazione dell’Ente o dell’associazione di appartenenza o il modulo Asl di assegnazione diretta e nominativa della colonia felina.

    3) Sono un volontario: posso continuare a fare volontariato per gli animali in una struttura?

    Sì. Chiaramente occorre innanzitutto rispettare il principio della limitazione degli spostamenti. Quindi si può continuare a fare volontariato solo quando strettamente necessario per gli animali. È necessario compilare il modello di autocertificazione in cui si dichiara lo stato di necessità.

    4) Le adozioni di animali nei rifugi sono sospese?

    Le adozioni di animali nei rifugi non sono sospese. Tanto viene affermato anche in una circolare del Ministero della Salute a proposito delle prestazioni differibili e indifferibili. L’adozione di animali è considerata “differibile” solo al fine di limitare lo spostamento degli umani, ma non è né vietata né sospesa. Ovviamente vanno seguite le regole del rifugio presso il quale si vuole adottare un animale: alcuni danno in adozione solo per appuntamento, ad esempio. È bene quindi contattare telefonicamente prima la struttura, qualora si volesse adottare un animale. La condizione, in questo caso, è quella di recarsi nel rifugio situato nel proprio Comune di residenza.

    5) Posso segnalare un animale vagante ferito o in difficoltà?

    Si deve segnalare! Per il Ministero della Salute, il soccorso o il recupero di animali vaganti o feriti è una prestazione “indifferibile”. Quindi nel caso in cui ci fosse un animale vagante o ferito bisogna assolutamente segnalare il caso alla Polizia Municipale del luogo precisando che secondo il Ministero della Salute, il soccorso o il recupero è prestazione “indifferibile” e non può quindi passare in secondo piano.

    6) C’è sufficiente disponibilità di cibo per animali?

    La circolazione delle merci e la loro produzione non ha subito alcuna limitazione. Non c’è pertanto alcun timore in merito alla disponibilità, anche in futuro, di pet food.

     

  • Nuovi scavi archeologici confermano il ruolo dei cani come animali da compagnia già nell’antichità

    Il commercio e l’utilizzo di cani come animali da compagnia potrebbero risalire a oltre duemila anni fa. Lo testimoniano dei ritrovamenti in un sito archeologico nel Sud della Spagna, dove i resti di un piccolo cane, originario di un luogo distante migliaia di chilometri, sono stati rinvenuti dagli archeologi dell’Università di Granada, che hanno pubblicato i risultati del loro studio sulla rivista Archaeological and Anthropological Sciences. “I primi cani domestici erano più simili ai lupi e potrebbero essere stati utilizzati come aiuto durante la caccia. Ma con l’Impero romano le cose cambiarono e divenne comune allevare cani di ogni forma, razza e dimensione, compresi piccoli esemplari simili ai moderni Pomerania”, spiega Rafael Martinez Sanchez, ricercatore presso l’Università di Granada. “Plinio il Vecchio ad esempio scrisse che questi cani avevano effetti positivi e venivano usati anche per aiutare le donne ad alleviare i dolori mestruali. Forse il naturalista romano intendeva riportare l’effetto rilassante di un cucciolo sulla pancia”, prosegue il ricercatore.

    Il suo team ha trovato un cagnolino sepolto in un cimitero romano a Sud della Spagna. “Il cranio era molto piccolo, mentre le cavità orbitali erano molto grandi, come i moderni pechinesi. Doveva essere alto circa 22 centimetri. L’analisi dei resti e l’usura dei denti suggeriscono che il cane avesse tra i 2 e i 4 anni al momento del decesso, mentre delle ossa più piccole conservate all’interno dello scheletro indicano che probabilmente si trattava di una madre incinta”, afferma ancora Martinez Sanchez, sottolineando che l’aspetto più interessante della loro scoperta riguarda la provenienza della cagnolina. “Dalle analisi risulta che l’esemplare fosse cresciuto lontano dall’Atlantico, forse in Italia o nel Mediterraneo orientale. I resti degli altri due cani ritrovati invece sembravano essere assolutamente locali”, dichiara l’archeologo, ricordando l’usanza romana di trasportare animali come elefanti, struzzi o macachi e ipotizzando che i nostri antenati commerciassero anche animali domestici esotici. “La frattura dell’osso del collo indica che l’animale è stato ucciso violentemente, probabilmente a seguito della morte del suo proprietario”, conclude il ricercatore.

  • Fido non porta il coronavirus, abbi cura di lui!

    Accogliendo l’invito, che ci è arrivato da diversi veterinari ed associazioni per la protezione degli animali, ricordiamo ancora una volta che i nostri animali domestici non sono portatori del corona virus, abbiate cura perciò dei vostri animali, non abbandonateli vi sono già troppe situazioni di abbandono in epoca normale non rendiamo ancora più difficile ora la loro condizione. Anzi se qualcuno si sente adotti un cagnolino o un gatto e vedrà quanto la loro presenza è benefica per togliere ansia e stress. Sia per gli anziani che per i bambini un animale in casa è motivo di compagnia e di responsabilizzazione.

  • Campagna della Croce Rossa per tutelare gli animali: abbandonarli non ferma il coronavirus

    Parte la campagna di sensibilizzazione ideata dalla Croce Rossa Italiana, Comitato Area Metropolitana di Roma Capitale e provincia e dall’Ordine Medici Veterinari di Roma e provincia: ‘i cani ed i gatti non infettano

    gli umani con il Covid-19, quindi, non li abbandonate!’. Promotori dell’iniziativa anche il Pet Carpet Film Festival e alcuni personaggi dello spettacolo, tra i quali Lino Banfi, Giancarlo Magalli, Enzo Salvi, Cinzia Leone, Lillo, Alda D’Eusanio, Carmen Russo, che invitano con alcuni video a seguire il loro esempio ed abbracciare ancora più forte il proprio amico a quattrozampe.

    Gli allarmi diffusi sui social con notizie errate e fake news hanno creato una situazione di panico facendo registrare, recentemente, un incremento ingiustificato degli abbandoni. Per questo la Croce Rossa Italiana – Comitato Area Metropolitana di Roma Capitale, in questo momento in prima linea sia in ambito sanitario che sociale, interviene attraverso la sua sezione cinofila per tranquillizzare la popolazione, poiché ad oggi non ci sono prove scientifiche del fatto che gli animali possano contrarre il Covid-19 o essere loro stessi veicolo di trasmissione per l’uomo. Mantenere la calma e adottare sempre i provvedimenti suggeriti dal governo in termini di norme igieniche è la sola cosa giusta da fare anche dopo essere entrati in contatto con i nostri pet.

    Messaggio condiviso dall’Ordine dei Medici Veterinari di Roma e Provincia che suggerisce alcune semplici pratiche da osservare: “Se la famiglia è sana il cane può essere portato a fare una regolare passeggiata, utile a svolgere anche i suoi bisogni fisiologici, purché questo non diventi motivo di assembramento con altre persone. La gestione di un animale implica un comportamento responsabile anche nel rapporto con il veterinario, che sarà bene contattare prima piuttosto che recarsi direttamente in ambulatorio se non esiste una reale emergenza, che solo il medico potrà valutare dagli elementi riportati telefonicamente. E’ altresì determinante che l’umano non nasconda eventuali sintomi di un sospetto contagio per paura di lasciare solo l’animale, poiché basterà contattare le autorità competenti che si preoccuperanno di gestire il pet”.

  • Il coronavirus fa aumentare le truffe di vendite on line di prodotti veterinari

    Nel raccomandare anche noi, una volta di più non fa male, di rimanere a casa per difendere la nostra ed altrui salute, ricordiamo che sono permessi gli spostamenti per curare i nostri animali. Ed è consentito anche, ovviamente, continuare ad accudire gli animali nelle strutture zootecniche, di accoglienza e presso le colonie feline di gatti in libertà.

    Gli spostamenti per curare i nostri animali rientrano in quelli per motivi di salute ed è consentito uscire per portare il cane a fare i suoi bisogni, l’importante è che durante la passeggiata igienica, che non deve prolungarsi eccessivamente, si utilizzino tutte le precauzioni di distanza dagli altri e che siano coperte vie respiratorie, noi aggiungiamo meglio mettersi anche gli occhiali e, tornati a casa, oltre a lavarci le mani diamo una spruzzata di disinfettante agli indumenti che abbiamo indossato all’esterno. Ovviamente resta valida la disposizione per i controlli sulle autocertificazioni e per la rintracciabilità degli animali. Continuano, altrettanto ovviamente, tutte le profilassi, dalle vaccinazioni per i pet a quelle dedicate agli animali d’allevamento per scopo commerciale per contenere l’influenza aviaria e la peste suina africana.

    Continuano intanto le azioni di controllo dei Nas per evitare le truffe in campo veterinario, proprio ultimamente attraverso le indagini dei Nas di Livorno è stata scoperta una vendita on line di prodotti antiparassitari che per legge possono essere venduti solo in farmacia con la presentazione della ricetta medica corrispondente. Questi farmaci erano anche venduti, tramite la piattaforma eBay, privi del confezionamento e senza il foglio illustrativo sia delle loro caratteristiche che delle metodologie di utilizzo e di tutte le indicazioni obbligatorie. L’acquisto di tali prodotti on line non solo è una truffa esercitata da chi vende ma anche un reato commesso da chi li acquista ed il fatto diventa particolarmente importanti quando si tratta di prodotti per animali da allevamento le cui carni o derivati, latte, sono utilizzati per alimentazione umana con i conseguenti pericoli per la salute. Anche in tempo di coronavirus i furbi e gli imbroglioni non si arrendono, anzi intensificano le loro attività come si è visto anche dai prezzi esorbitanti di mascherine ed amuchina offerti proprio su eBay.

    La Autorità garante per la concorrenza ha aperto due istruttorie per verificare i comportamenti e le responsabilità di Amazon e eBay per la vendita di prodotti igienico sanitari a prezzi esorbitanti e per l’utilizzo di pubblicità ingannevole, fattori ancor più gravi in tempo di pandemia.

  • Veterinario, una professione scelta per amore degli animali

    L’aumento delle persone che hanno scelto di avere in famiglia uno o più amici pelosi ha ovviamente anche aumentato le attività economiche, sanitarie e di educazione correlate alla vita dei nostri animali. Sempre di più i negozi specializzati e molte le persone che si occupano di addestramento dall’obbedienza, alle attività sportive, all’educazione necessaria per una migliore convivenza specie nelle grandi città dovei cani si devono adattare a regole e a stili di vita a volte in contrasto con la razza di appartenenza. A questo proposito vogliamo ribadire che l’istruzione di un cane che vive in famiglia deve vedere presenti sia l’animale che l’umano con il quale vive, istruire i cani senza il proprietario o il proprietario senza il suo cane è pura, inutile pratica. Ogni animale, anche appartenente alla stessa razza, è un unicum come ciascuno di noi, anche figli della stessa famiglia, siamo soggetti simili ma non uguali. Per questo non solo è importante che umano e cane seguano insieme i corsi di addestramento o di semplice educazione ma anche che gli istruttori cinofili siano adeguatamente preparati e non invece improvvisatori che hanno scelto di occuparsi di questo settore solo per le nuove opportunità lavorative che sta offrendo.

    Un ragionamento più approfondito va fatto sugli studi veterinari: vivere insieme con i propri animali ha portato finalmente e giustamente ad una maggiore attenzione alla loro salute perciò oltre ai normali ambulatori veterinari sono nate anche strutture particolarmente attrezzate in diagnostica strumentale. Come scegliere il veterinario di riferimento? Non certo solo con la vicinanza dell’ambulatorio alla nostra abitazione, i veterinari italiani sono bravi e motivati, da coloro che si occupano della nostra salute con i controlli degli animali d’allevamento a quelli che curano i nostri amici pelosi e che spesso offrono assistenza gratuita ai cani e gatti abbandonati. I medici veterinari si aggiornano, si documentano ed informano i loro clienti di quali sono i più recenti ritrovati per impedire il diffondersi di malattie che, a volte, da endemiche in alcune regioni si spostano anche in altre aree. Il criterio per scegliere chi dovrà occuparsi dei nostri cani e gatti non è perciò la competenza, che diamo per scontata, ma la disponibilità ad ascoltarci, a esaminare ogni paziente sapendo che per noi quel cane, quel gatto è parte della nostra vita, senza inutili smancerie ma con affetto profondo, con migliaia di ricordi, specie quando si tratta di un animale anziano o con gravi malattie e abbiamo paura di perderlo. Non cerchiamo veterinari compiacenti né veterinari distaccati ma medici in grado di comprendere le nostre preoccupazioni e perciò di offrirci un’assistenza sanitaria a tutto campo, compreso il suggerirci lo specialista per particolari patologie e di farci uscire dallo studio con un referto completo rispetto alle loro competenze. Se non ci sono queste disponibilità, se non c’è un tempo dedicato e un po’ di empatia non ci può essere fiducia. Con il proprio medico, così come col veterinario che abbiamo scelto, non ci può essere un rapporto asettico nell’enunciare i problemi e che si chiude con una transazione economica. Fortunatamente la stragrande maggioranza dei medici veterinari ha scelto questa professione per amore degli animali e speriamo che questa tradizione continui anche nei grandi studi di diagnostica perché nessun animale è un numero.

  • Dal Parlamento europeo una risoluzione contro il traffico illecito di animali

    Secondo le stime verificate dal Parlamento europeo ogni mese sul territorio dell’Unione vengono scambiati, cioè cambiano proprietario, circa 46000 cani, di questi una gran parte non è registrata con le ovvie conseguenze sia per il benessere animale che per la salute e la sicurezza, inoltre vi sono troppi gravi illeciti, come abbiamo denunciato più volte sul Patto.

    Nelle scorse settimane il Parlamento, riunito in assemblea plenaria a Strasburgo, con ben 607 voti a favore, ha approvato una risoluzione che chiede un’iniziativa comunitaria contro il commercio illecito di animali anche per contrastare uno dei tanti affari della criminalità organizzata che sulla la vendita illegale di cani, gatti ed altri animaletti da compagnia, ha messo in moto un affare molto redditizio. I parlamentari europei chiedono un controllo più efficace attraverso un sistema obbligatorio e certificato dell’Unione per l’identificazione di cani e gatti, con sanzioni molto più severe per coloro che promuovono, attuano il commercio illegale che truffa coloro che acquistano animali non registrati esponendo i cuccioli spesso a morte certa in quanto le vaccinazioni non sono regolari ed il loro trasporto, quando sono troppi piccoli di età, procura malattie di vario genere. La risoluzione affronta anche il tema del randagismo, purtroppo presente in tutti i paesi dell’Unione e non sempre vi sono leggi, come invece in Italia, adeguate sul problema offrendo un rifugio agli animali abbandonati. Il Parlamento europeo invita ad adottare cani abbandonati riconoscendo nell’adozione anche una funzione sociale specie nei paesi nei quali i cani randagi sono soppressi dopo pochi giorni se nessuno li reclama come propri o gli adotta. Vi è inoltre la necessità di un quadro di insieme per individuare norme più corrette per gli allevamenti visto l’aumento delle cosiddette puppy farm, vere e proprie fabbriche di cuccioli, delle razze di moda, da immettere sul mercato anche se nati da genitori non sani o non compatibili. Gli europarlamentari chiedono che in tutta Europa siano rispettati uguali livelli di tutela degli animali a partire dal divieto di vendere i cuccioli prima del compimento dei due mesi così che abbiano potuto apprendere dalla madre i modi corretti di socializzazione ed abbiano un certificato di buona salute.

    La risoluzione, che tratta diversi punti, testimonia come sull’argomento vi sia una forte intesa tra parlamentari di nazioni e partiti diversi, ora si tratterà di trovare lo strumento legislativo più idoneo per tramutare in cogenti i punti proposti tenendo conto che, purtroppo, è sempre in espansione il mercato clandestino di animali come dimostrano, in Italia, i tanti interventi della Guardia di Finanza e tutt’ora i sistemi informatici sono uno dei più noti strumenti utilizzati per questo traffico che in gran parte arriva dall’est.

  • Coronavirus e benessere degli animali in Cina

    Con l’escalation del Coronavirus, la Cina ha vietato il trasporto e la vendita di animali selvatici, bloccando il commercio nei mercati, supermercati, ristoranti e piattaforme online. Come riporta OIPA International si ritiene infatti che la fonte dell’infezione sia la sezione degli animali selvatici del mercato del pesce di Huanan a Wuhan, nota per la vendita di animali vivi e la loro macellazione in loco. Qui i livelli di igiene sono estremamente bassi: gli animali selvatici e domestici, insieme alle loro urine, feci e fluidi corporei, entrano in contatto con commessi e clienti, gli animali sono macellati sul pavimento, con la conseguente presenza di  sangue sparso ovunque, e le mosche che si aggirano sulle carcasse. Ad oggi, ci sono pochissime leggi in Cina che proteggono gli animali dagli abusi e dai maltrattamenti ma, si spera, con il crescente numero di attivisti, in particolare tra i giovani, insieme alla crescente conoscenza dei rischi per la salute, ci possa essere più considerazione riguardo al benessere degli animali in un futuro prossimo.

     

  • Coronavirus: cani e gatti non contagiano

    La psicosi da mascherina anti Coronavirus ha colpito, almeno in Cina, anche i proprietari di cani e gatti – e non solo a Wuhan, città in cui si è sviluppato il focolaio – dopo che fonti locali non avevano escluso un possibile contagio anche tra i pets. E così la vendita di mascherine, la cui azienda produttrice, ironia della sorte, ha sede proprio a Wuhan (almeno quelle vendute in alcune farmacie di Milano e Roma arrivano proprio da lì), si è moltiplicata ma, stando alle dichiarazioni dello statunitense CDC (Centers for Disease Control and Prevention) non solo l’allarme è ingiustificato ma studi scientifici dimostrano che la notizia è priva di evidenze scientifiche. Semmai il pericolo è al contrario. I Coronavirus, infatti, sono una grande famiglia di virus e la forma che riguarda i pets è nota da tempo. Tutt’altra cosa è quello che si è diffuso tra gli uomini a partire dalla metà di dicembre che potrebbe essere pericoloso per gli animali. Tocca quindi a padroni o a semplici passanti indossare una mascherina in presenza di pets.

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