Animali

  • No al redditometro per gli animali da compagnia

    Possedere un animale da compagnia non è un lusso, né può essere un indice di capacità contributiva. In base a questo principio l’ANMVI (Associazione Nazionale Medici Veterinari Italiani ) chiede al Vicepremier Luigi di Maio e al Ministro delle Finanze Giovanni Tria di togliere le spese per gli animali da compagnia, cavalli compresi, fra quelle che denotano ricchezza. L’articolo 10 del Decreto Dignità, infatti, ha congelato il redditometro, lo strumento con il quale il Fisco accerta la capacità contributiva dei cittadini e in vista dell’emanazione di un nuovo provvedimento l’associazione propone una revisione dato che già la Corte di Cassazione, con una sentenza del 23 luglio del 2015,  aveva dato ragione al possessore di un cavalla d’affezione finita nel redditometro. In quell’occasione la Suprema Corte sentenziò che i cavalli detenuti non senza finalità lucrativa ma per affezione, compagnia e passeggiata non possono essere considerati un indice di capacità contributiva.

  • Il racket animale rende davvero bene alle ecomafie

    Secondo il Rapporto Ecomafia 2018 di Legambiente, il 2017 è stato l’hannus horribilis per i crimini ai danni dell’ambiente e degli animali. Sebbene siano state emesse, lungo il corso dell’anno, 538 ordinanze di custodia cautelare per reati ambientali (139,5% in più rispetto al 2016, fonti del Ministero della Giustizia), grazie alla Legge 68, l’emergenza rimane perché, sempre secondo i dati di Legambiente, ai soli danni di animali le infrazioni gravi sarebbero state 7.008. Questi numeri appartengono al fatturato delle ecomafie (14,1 miliardi) che registra una crescita del 9,4%, dovuta soprattutto alla lievitazione nel ciclo dei rifiuti, nelle filiere agroalimentari e nel racket animale. Solo nel settore degli animali – una delle 6 macro aree del rapporto (insieme a cemento, rifiuti, archeomafia e incendi) si sono registrate 6.083 denunce, 24 arresti e 2017 sequestri. Se il 2017 è l’anno del rilancio delle inchieste contro i trafficanti di rifiuti – il  settore in cui si  concentra la percentuale più alta di illeciti (24%) – i delitti contro gli animali e la fauna selvatica arrivano subito dopo con una percentuale del 22,8%. Legambiente propone di approvare un disegno di legge sui delitti contro flora  e fauna protette inserendo un nuovo articolo che preveda pene davvero severe (fino a sei anni di reclusione e multe fino a 150.000 euro) per tutti coloro che si macchiano di tali crimini.

  • La conservazione della flora e della fauna sono indispensabili per l’ecosistema

    Dott. Sergio Costa

    Ministro dell’Ambiente e della tutela

    del territorio e del mare

    Via Cristoforo Colombo, 44

    00147 – Roma

    Milano, 12 luglio 2018

    Egregio Ministro,

    voglio anch’io esprimerle il più sentito apprezzamento per il suo intervento a favore del rispetto della legge a tutela degli orsi e dei lupi e perciò dell’ambiente e dell’ecosistema che, come sanno tutti coloro che un minimo studiano i processi della natura, è strettamente dipendente dalle azioni umane. La conservazione della flora e della fauna, come dell’acqua e dell’aria, sono indispensabili per la vita della terra e gli animali selvatici garantiscono, anche attraverso la catena alimentare, un equilibrio del territorio e la conservazione delle diverse specie.

    In Alto Adige si sta perpetrando, a quanto mi risulta, un vero abbattimento di marmotte, mentre nel sud la caccia ai falchi ed i combattimenti tra cani, come le corse irregolari di cavalli, continuano arricchendo la criminalità e causando dolori, sofferenze agli animali e problemi anche alla vita civile. La regione Emilia Romagna ha decretato l’abbattimento di gazze e cornacchie mentre ci risulta che  il numero delle gazze sia anche troppo diminuito! I problemi sono molti, come certamente sa, ma voglio credere che finalmente, con il suo Ministero, lei possa dare una svolta positiva per alcuni dei temi più urgenti e scottanti. Dopo essere per cinque legislature vicepresidente dell’Intergruppo per la protezione degli animali, al Parlamento Europeo, devo purtroppo registrare come per ogni passo avanti fatto un altro è stato fatto all’indietro: basta pensare a quanto avviene nei macelli nei quali si pratica la macellazione rituale.

    L’Italia, l’Europa molto si sono spese per togliere sofferenze inutili al trasporto degli animali, anche da macello, e da molti anni si provvede allo stordimento delle bestie che devono essere macellate ma nella macellazione rituale gli animali non devono, non possono, essere prima storditi ma sono uccisi per dissanguamento appesi a testa in giù! Ritengo che questo sia un problema da affrontare con decisione: chi vuole consumare carne di animali dissanguati la può importare dai paesi d’origine ma sul territorio italiano questa è una pratica inaccettabile che deve essere vietata. Il problema non è di facile soluzione ma non per questo può essere ulteriormente ignorato.

    Sarò lieta di conoscere il suo pensiero, un cordiale saluto ed augurio di proficuo lavoro

    Cristiana Muscardini

  • Un nuovo pericolo per l’ecosistema

    Gli animali selvatici sono sempre più a rischio e la loro scomparsa crea gravi problemi all’ecosistema: dalla catena alimentare alla conservazione dell’ambiente. In tutta l’Africa sono rimasti solo 20.000 leoni, il loro numero negli ultimi decenni è calato dell’80% a causa degli agenti inquinanti utilizzati in agricoltura che a loro volta portano alla morte di erbivori. A questo grande problema si aggiunge la diffusione di bocconi avvelenati, messi nelle carcasse si animali uccisi e lasciati lì per attirare i leoni, anche nelle zone protette delle riserve come il Maasai Mara in Kenya o nel Queen Elizabeth National Park in Uganda dove sono stati praticamente sterminati i leoni che vivono sugli alberi, come riporta un articolo di Farina sul Corriere della Sera. E’ certamente un problema da risolvere quello della convivenza tra agricoltori, pastori e animali selvatici ma la distruzione della fauna selvatica porta danni irreparabili non solo all’economia del turismo ma proprio alla conservazione del territorio. Nonostante il bestiame ucciso sia pagato ai proprietari da Big Life, lo sterminio dei leoni continua così come in Italia continua lo sterminio dei lupi nonostante la Comunità europea risarcisca i capi di bestiami eventualmente uccisi.

    Secondo le stime del WWF e dell’African Wildlife Foundation si calcola che le 2050 i leoni potrebbero essere estinti e per gli elefanti il pericolo è ancora più imminente, le stesse giraffe sono calate del 40% e si parla di 4.000 specie che rischiano di scomparire. La perdita di habitat infatti colpisce tutti gli animali selvatici e la sparizione degli animali è, insieme al cambiamento climatico, uno dei più grandi pericoli per l’ambiente e perciò nel tempo per l’uomo. Se ai problemi di cui sopra aggiungiamo quelli derivanti dal bracconaggio che porta addirittura i bracconieri ad uccidere le guardie che tutelano i parchi si comprende bene come il problema stia diventando sempre più grave nonostante vi siano mote persone che dedicano la loro vita alla salvaguardia della natura e degli animali, tra questi ricordiamo Laurie Marker. La professoressa Marker nel 1990 ha aperto in Namibia il Cheetah Conservation Fund, centro di ricerca che si occupa della salvaguardia e cura dei ghepardi, specie a rischio di estinzione.

  • Le mani della criminalità sul traffico di animali

    Ancora una volta i maggiori quotidiani italiani attirano la nostra attenzione sul problema, sempre in espansione, delle truffe sugli animali da compagnia. Cuccioli comperati nei paesi dell’Est per poche decine di euro e venduti, dopo viaggi tragici nei quali molti esemplari moriranno, a centinaia di euro, privi di vaccinazioni e di regolari certificati veterinari. Ed ancora animali allevati ed importati per le lotte clandestine, con un giro milionario di scommesse e guadagni esponenziali per la criminalità organizzata che ormai gestisce anche prezzolati e corrotti giudici di gara che assegnano brevetti falsi ad animali che saranno venduti carissimi in paesi extraeuropei nei quali improvvisamente il cane è diventato uno status symbol e comunque è necessario per compiti di vigilanza e sicurezza. Il business criminale è sempre più vasto come sempre più vasta è la ricchezza accumulata da chi gestisce traffici illeciti e sanguinosi combattimenti. Chissà se il Governo vorrà dare attenzione anche a questa piaga visto che non si tratta solo di difendere gli animali o di impedire che cittadini ignari siano truffati, ma di abbattere un racket sempre più forte che, aumentando le proprie disponibilità economiche, aumenta il proprio peso e potere nella società.

    Molti animali con falsi brevetti sono mandati in Cina dov’è in continuo aumento la richiesta di animali di pregio, specie cani e gatti. In Cina, dove tutt’ora si celebra la disgustosa e criminale fiera di Yulin, nella quale si uccidono e mangiano decine di migliaia di cani, si registra un forte aumento di richieste di animali da compagnia ed il nuovo business se da un lato fa sperare in una rivolta popolare per eliminare la fiera e qualunque menù nel quale compaia carne di cane preoccupa per altri aspetti, quali l’impreparazione ad accudire un animale e la folle idea di tramutarlo in un giocattolo, come dimostrano i cani colorati e toelettati per sembrare panda, o i gatti tenuti dentro una boccia di vetro.

    In sintesi c’è ancora veramente molto da fare se in Cina, come negli Stati Uniti, si pensa a verniciare le unghie dei cani o a comperare collari con gli strass e nel frattempo non ci si occupa dei cani mangiati o usati per combattimenti mortali o tenuti come nelle perreras dove l’unica speranza sembra la morte.

  • Stop ai test sugli animali per i prodotti cosmetici, lo stabilisce una risoluzione del PE

    Il Parlamento europeo ha votato la risoluzione che chiede, entro il 2023, sia di vietare i test sugli animali che di vendere prodotti cosmetici testati su animali. Nella risoluzione si chiede che l’Unione europea porti questa richiesta all’ONU, in ogni trattativa di negoziati commerciali e all’interno delle regole dell’Organizzazione Mondiale del Commercio. Molte ditte cosmetiche hanno già dimostrato da tempo l’inutilità dei test su animali e producono da anni testando in vitro i prodotti prima di commercializzarli. “Se questo è stato possibile in Europa deve poter essere possibile a livello mondiale”, ha ricordato la relatrice Miriam Dalli, che ha sottolineato come le industrie cosmetiche che hanno messo da tempo al bando i test su animali, mettendo la notizia in etichetta, hanno avuto un incremento di popolarità e perciò un aumento di vendite. Nell’Unione già dal 2004 sono vietati per i cosmetici testati su animali e dal 2009, con un regolamento, sono stati vietati anche i test su singoli componenti per prodotti cosmetici e la vendita di prodotti testati su animali. In seguito, dal 2013, sono anche cadute quelle rare eccezioni che consentivano la sperimentazione dal vivo per test finalizzati a trovare eventuali effetti collaterali dannosi per la salute umana. Nella risoluzione è stato evidenziato come anche diversi paesi abbiano preso atto dell’inutilità di questi test, Guatemala, Islanda, India, Israele, Nuova Zelanda, Norvegia, Serbia, Svizzera e Turchia hanno già imposto il divieto sulla sperimentazione animale per prodotti cosmetici ma purtroppo ancora moltissimi paesi la consentono. Non solo dal punto di vista animalista ma anche scientifico ci auguriamo che la risoluzione del Parlamento europeo, unita alla forte pressione del sentire comune, porti ad un divieto mondiale per una sperimentazione che porta dolore e sofferenze inutili a decine di migliaia di animali senza alcun beneficio per l’essere umano.

  • L’obbligo di guinzaglio non è automatico

    Il tribunale amministrativo della Puglia ha accolto il ricorso di un’associazione che impugnava la decisione di alcuni Comuni di continuare a riferirsi all’ordinanza del Ministero della Salute del 12 dicembre 2006 che obbligava all’uso contestuale del guinzaglio e della museruola per alcune razze di cane, quando frequentavano aree adibite a verde pubblico. L’ordinanza ministeriale non è più in vigore da tempo in quanto non vi era alcuna giustificazione scientifica. L’ordinanza ministeriale ora in vigore è  invece quella del 3 marzo 2009 nella quale ovviamente si dà al proprietario la responsabilità di attuare i necessari accorgimenti per evitare l’eventuale aggressività del proprio cane, che non deriva dalla razza quanto dal carattere e dall’educazione dello stesso.

  • Partenariato Ue per le api

    “Il partenariato Ue sulle api è diventato realtà», ha annunciato Bernhard Url, direttore esecutivo dell’Efsa  I termini del mandato che guiderà il lavoro del partenariato sono stati pubblicati il 18 maggio, l’obiettivo è sviluppare un quadro di azione “che potrebbe rivoluzionare la raccolta e la condivisione di dati sulla salute delle api nell’Ue”, riporta una nota dell’Agenzia. Il documento è il frutto di un gruppo, coordinato dalla stessa Efsa e formato da rappresentanti di associazioni di apicoltori, organizzazioni ambientaliste, associazioni di agricoltori, industrie fitosanitarie e veterinarie, valutatori del rischio, scienziati e veterinari.

    Il partenariato mira a migliorare la raccolta, la gestione e la condivisione dei dati e contribuire così allo sviluppo di un approccio olistico alla valutazione della salute delle api in Europa e fuori. Inizialmente, si concentrerà su: sviluppo di un repertorio di dati sulla salute di api mellifere, bombi e api solitarie; individuazione di modalità per armonizzare la raccolta e la gestione dei dati; sviluppo di strumenti per la valutazione della salute delle api, per assistere gli apicoltori, gli agricoltori e altri soggetti.

    L’avvio di un partenariato è stato deciso nel 2017 nel corso di un simposio organizzato dall’Efsa nell’ambito della “Settimana delle api e dell’impollinazione” promossa dal Parlamento Europeo e che quest’anno si celebrerà dal 26 al 28 giugno 2018. In quella sede sarà presentato il partenariato UE sulle api.

  • Richiesta dei veterinari: copertura della Carta acquisti per le cure degli animali degli over 65

    Al convegno organizzato da Aisa (Associazione nazionale imprese e salute animale) Marco Melosi, presidente dell’Anmvi (Associazione nazionale medici veterinari), ha presentato la proposta di inserire le cure veterinarie nella Carta acquisti, un’agevolazione che il Ministero delle Finanze riconosce ai cittadini over 65. Melosi ha sottolineato come l’80% degli over 65 spenda 180 euro l’anno per animali da compagnia. In un’indagine svolta da Anmvi con Federanziani risulta che il 55% delle persone anziane ha un animale da compagnia e che molti sono i benefici psicofisici che derivano da questo rapporto anziani-animali. La Carta acquisti si basa su servizi, beni e prestazioni in convenzione e l’Anmvi si è dichiarata disponibile a sottoscrivere la convenzione per far entrare tra i benefici della Carta anche le prestazioni veterinarie, in considerazione dell’importante contributo alla qualità della vita dato dalla presenza di un animale da compagnia, sia perché aiuta a svolgere maggior attività fisica e a stimolare le relazioni sociali, sia perché regolarizza il ritmo circadiano e previene patologie depressive.

    Secondo l’Istat in Italia gli over 65 sono 13,5 milioni, cioè più del 22% della popolazione, il 51% possiede un cane e il 33% un gatto, ma un terzo delle persone anziane ha dichiarato che non sarebbe in grado di affrontare un’eventuale spesa veterinaria imprevista di qualche centinaio di euro. Il presidente Melosi ha stigmatizzato come l’Iva al 22% per spese veterinarie con un rimborso fiscale oggi di solo 49 euro all’anno sia “la negazione del valore sociale che tutta l’Europa attribuisce alla presenza degli animali da compagnia nella vita delle persone”. Già nella scorsa legislatura vi era stato un dibattito per portare fino a 1.000 euro la detraibilità fiscale delle spese veterinarie e per portare a una riduzione dell’Iva sulle cure e sui medicinali veterinari. Con la nuova legislatura ci si attende che il Parlamento riaffronti con urgenza questo problema ma ci si attende anche che lo stesso governo se ne occupi con sollecitudine, anche per contrastare la piaga sempre più diffusa dell’abbandono e del randagismo.

  • Uno status per gli animali da compagnia

    Come ricordato anche dal Corriere della Sera dello scorso 10 marzo, metà delle famiglie italiane possiede animali e c’è da tempo la proposta di inserire gli animali da compagnia nello stato di famiglia. Gli animali oggi non rappresentano soltanto una compagnia per le solitudini sempre più emergenti ma hanno anche molte altre qualità e funzioni oltre alla pet terapy e alla loro presenza rassicurante finalmente consentita negli ospedali. Gli animali infatti aiutano gli umani a saper comprendere le necessità di chi non può esprimersi a parole, aiutano a fare riaffiorare quell’empatia necessaria alla convivenza serena e che da tempo è diventata dote sempre più rara mentre è in espansione l’anaffettività, l’incapacità di provare o comunque manifestare sentimenti. Gli animali ci aiutano a ritrovare autostima, proprio attraverso la capacità che abbiamo di comunicare con un essere senziente diverso da noi. L’amore per gli animali dovrebbe andare di pari passo con il rispetto degli altri esseri umani e dell’ambiente.

    Con tutte le attenzioni necessarie al mondo del lavoro e alla salvaguardia delle attività produttive, nei loro più disparati aspetti, rimane la necessità di affrontare i problemi emergenti di questo secolo: l’inquinamento, la distruzione dell’ambiente, il consumo del suolo, la mancanza d’acqua e l’impossibilità per milioni di persone di trovare cibo ed acqua a sufficienza e, nel mondo industrializzato, di avere luoghi nei quali i bambini e gli anziani, e non solo, possano avere un contatto con la natura, respirare ossigeno, non sentirsi robot di carne.

    L’amore per gli animali non può d’altro canto tramutarsi nello sfogo di proprie repressioni o manie, come succede da tempo negli Usa, con una moda che si sta affacciando anche in Europa ed in Italia: colorare il pelo del proprio cane o le sue unghie, spendere cifre assurde per cappottini con strass. Le mode hanno anche indotto da un lato aderenti alle varie criminalità organizzate e dall’altro persone insicure ad acquistare cani appartenenti a razze che per essere inoffensive devono essere educate e non stimolate allo scontro. Nell’ampio mondo degli animali rimangono aperti alcuni problemi gravissimi: l’abbandono di cuccioli o di animali dei quali ci si è stancati o di animali da lavoro, come i cani da caccia, che non soddisfano le esigenze di chi li ha acquistati. Specialmente nel centro-sud ma moltissimo anche nel nord Italia, canili e rifugi, pubblici e privati, sono pieni di cani e gatti abbandonati. Un’altra piaga della nostra società sono le corse clandestine di cavalli e le lotte tra cani. Su queste due attività criminali vi sono guadagni enormi e per quanto vi sia una attenta opera delle forze di pubblica sicurezza, il fenomeno continua ad essere esteso e in troppe occasioni le amministrazioni pubbliche non sono sufficientemente attente sia nell’investigare e controllare che nel sanzionare. Vi sono poi problemi legati alla diffusione, non solo in aperta campagna o collina ma anche nei giardini, privati o pubblici, delle città, di delinquenti che lasciano bocconi avvelenati. Un altro problema è la diffusione di psicofarmaci e calmanti, come già avvenivano da anni oltre oceano, somministrati all’animale per risolvere le sue eccessive esuberanze mentre l’approccio corretto è quello di rivolgersi a un educatore cinofilo. Calmanti e psicofarmaci non risolvono i problemi. D’altra parte l’uso di psicofarmaci e calmanti è purtroppo invalso anche per ‘tenere tranquilli’ bambini più attivi, è infatti più facile sedare qualcuno che utilizzare il tempo necessario e la fatica corrispondente per educarlo.

    Proprio nei giorni scorsi, si è svolto un convegno di A.T.A.A.C.I. che riunendo diversi educatori, veterinari e istruttori cinofili ha ripreso il ragionamento iniziato anni fa in un convegno a Strasburgo nella sede del Parlamento europeo ‘I no di oggi sono i sì di domani’.

    Gli animali da compagnia hanno preso un posto importante nella nostra vita e da questo discende la necessità di una sempre maggiore educazione che aiuti e migliori la convivenza ed elimini le grandi storture alle quali abbiamo brevemente accennato.

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