Governo

  • La democrazia a doppio senso di circolazione

    Nel momento in cui un governo come espressione di una ampia maggioranza parlamentare emette un   decreto legge che obbliga ad adempiere ad una profilassi rigorosa e da seguire entro una data precisa per assicurarsi l’accesso a determinati servizi allora la sua azione non può limitarsi alla semplice applicazione del divieto. Lo stesso governo, infatti, deve contemporaneamente dimostrare di avere la capacità reale di rispondere al numero totale delle richieste di vaccinazione dalla data del decreto a quello dell’introduzione dell’obbligo indicato. Un principio democratico assolutamente sconosciuto alla classe dirigente politica italiana e non certo da oggi. Basti ricordare, tanto per fare un esempio, come lo stesso governo abbia chiuso l’accesso alle navi da crociera alla marittima di Venezia mettendo sul lastrico un’intera filiera produttiva e di servizi che occupa migliaia di persone e quindi fonti di sostentamento per migliaia di famiglie. Quando, invece, nello specifico sarebbe stato auspicabile creare precedentemente all’imposizione del divieto le condizioni alternative all’ingresso delle navi al porto di Venezia per poi imporre, solo successivamente alla creazione di queste misure alternative, il divieto dal 1° di agosto 2021. Una successione logica e temporale assolutamente inversa rispetto a quella seguita dalla classe politica locale, regionale e nazionale.

    Quasi contemporaneamente lo stesso governo, al di là delle disquisizioni tecniche, etiche e sanitarie relative all’efficacia dei vaccini, nel momento in cui si chiede all’intera popolazione di vaccinarsi per ottenere un green pass e quindi evitare una possibile esclusione dall’accesso a determinati servizi indica anche un limite temporale per l’introduzione dei medesimi divieti. Lo stesso Stato, allora, dovrebbe dimostrare contemporaneamente di possedere la capacità di vaccinare tutte le persone e nessuna esclusa o quantomeno di possedere il numero di vaccini necessario rendendo entro quella data indicata nello stesso decreto la completa vaccinazione della popolazione italiana. In altre parole, se questa decisione governativa dovesse dimostrarsi anche uno strumento di pressione per avvicinare gli scettici alla vaccinazione il governo comunque dovrebbe già da ora essere in grado di rispondere a tutte le potenzialità strutturali che permettano di vaccinare tutti i “ritardatari” come espressione della stessa democrazia.

    Nel caso contrario chi risultasse indotto, dall’introduzione di questi nuovi divieti in mancanza di un green pass, a vaccinarsi e non trovasse la disponibilità di ottenere perlomeno la prima dose di vaccino risulterebbe sicuramente discriminato.

    La democrazia, quindi, non può venire intesa come un rapporto a senso unico. Non si può intendere un sistema democratico quello nel quale solo il cittadino deve adeguarsi supinamente all’imposizione governativa. Viceversa anche lo Stato deve essere in grado di offrire a tutti la possibilità di ottemperare agli obblighi imposti dal potere esecutivo e di adempiere alle profilassi indicate.

    La democrazia, in altre parole, deve rappresentare una strada a doppio senso di circolazione nella quale diritti e doveri trovano una sintesi tanto più felice quanto maggiore risulta la possibilità e la capacità dello Stato di rispondere compiutamente alle reali esigenze dei cittadini anche in ambito di obbligo vaccinale.

  • Clamoroso errore di comunicazione e strategia

    Considero francamente un grandissimo errore politico, ed anche sotto il profilo della comunicazione, quello di Mario Draghi e del suo governo nell’aver scelto la professoressa Fornero come consulente del governo in carica. Esistono moltissime figure professionali che possono arricchire le dinamiche governative in particolar modo in un momento così complesso.

    Rappresenta una scelta veramente sconcertante aver introdotto all’interno della compagine dei propri consulenti governativi una figura già ampiamente compromessa con il governo Monti, come l’ex ministro Fornero, ed anche per questo ancora oggi fortemente divisiva.

    In un momento, poi, in cui si chiedono ancora una volta alla cittadinanza ulteriori sacrifici, navigando assolutamente a vista relativamente alle problematiche della variante Delta, mentre contemporaneamente si allunga la lista delle multinazionali, specialmente nel settore Automotive, che avviano le procedure dei licenziamenti per le molte filiali industriali collocate nel nostro Paese.

    All’interno di una stagione ancora difficile, soprattutto per i cittadini, e a “soli” diciassette (17) mesi dall’inizio della pandemia, sarebbe stato sicuramente più opportuna una figura professionale nuova e, come ho detto prima, non divisiva in relazione al proprio operato come l’ex ministro del governo Monti.

    La percezione della distanza tra il governo in carica e buona parte della popolazione e degli elettori comincia a diventare imbarazzante soprattutto quando contemporaneamente lo stesso governo si appella ancora una volta ad un senso del bene comune con l’obiettivo di superare questo ulteriore terribile periodo.

    Risulta francamente imbarazzante come un Presidente del Consiglio, seppur privo di un qualsiasi mandato elettorale proprio per l’eccezionalità del momento storico, non dimostri alcuna attenzione per il sentiment generale e per le aspettative dei cittadini, i quali, dopo oltre un anno e mezzo di sacrifici, non possono ritrovarsi il ministro del governo Monti che ancora oggi non è n grado di indicare quanti fossero gli esodati.

    Una responsabilità, va ricordato, condivisa con il Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega per la programmazione ed il coordinamento economico, tale Tabacci Bruno, vero superstite dalla prima Repubblica che ha cambiato nove (9) partiti, sempre per il “bene del Paese” ovviamente.

    È mai possibile che non esista nell’emisfero occidentale un professionista (F/M) non ancora in pensione ed ovviamente non compromesso come la pensionata (dal 2018) Fornero? Il classico caso di un errore di comunicazione e strategia che esprime il senso di lontananza tra la presunzione del governo e le aspettative dei cittadini.

  • In 10 anni gli italiani hanno dovuto pagare 46 miliardi in più di tasse

    Decennio ‘amaro’ per le famiglie italiane, culminato con la crisi Covid, che ha eroso ulteriormente il loro potere d’acquisto: a partire dal 2011, il Prodotto interno lordo è salito di 2,8 miliardi, mentre la pressione fiscale è cresciuta di 46 miliardi. A metterlo nero su bianco il Consiglio e la Fondazione nazionali dei commercialisti, il cui Osservatorio ha censito “333.000 famiglie, il 20% in più rispetto al 2019”, precipitate, a causa dei fendenti della pandemia, “nell’area della povertà assoluta”, mentre il ‘peso’ dei tributi non si è attenuato. L’anno passato, infatti, “la pressione fiscale generale pari al 43,1%, è aumentata di 0,7 punti di Pil, mentre quella delle famiglie, pari al 18,9%, è cresciuta di 1 punto di Pil”, si legge nel dossier.

    La perdurante congiuntura economica negativa del decennio passato ha depresso fortemente i guadagni, poiché “dal 2003 al 2018, il reddito medio in termini reali ha perso l’8,3% del suo valore”, e nel contempo è incrementato il divario Nord-Sud (+1,6%), arrivando a raggiungere i -478 euro al mese. Laddove, poi, in casa prevale il reddito da lavoro autonomo, la crisi ha colpito ancora più duramente: la perdita in termini reali è stata pari al 28,4%, recita l’analisi dei professionisti. Nel Mezzogiorno, viene sottolineato, la spesa mensile media di una famiglia nel 2020 risulta pari al 75,2%, rispetto ad una che vive nelle regioni settentrionali: 1.898 contro 2.525 euro.

    Appare, perciò, “evidente” come i nuclei della Penisola, su cui grava il peso dell’Irpef, hanno pagato e continuano a pagare un conto salatissimo a causa degli squilibri macroeconomici e di finanza pubblica del nostro Paese, dichiara il presidente dei commercialisti Massimo Miani, visto che “la principale imposta italiana, includendo anche le addizionali locali, nel 2020 ha raggiunto il livello di 191 miliardi, pari all’11,6% del Pil”.

  • Ipocrisia, bugie e inganni che, invece, accusano pesantemente

    Ci sono tre cose al mondo che non meritano alcuna pieta: l’ipocrisia, la frode e la tirannia.

    Frederick William Robertson

    Jean de La Fontaine, uno dei più noti scrittori del Seicento, che si legge con interesse e si impara in ogni tempo, riusciva sempre ad additare e punzecchiare i vizi e i difetti della società. Seguendo con maestria e creatività le orme di Esopo, Fedro e altri favolisti dell’antichità, egli ha fatto degli animali i personaggi principali delle sue favole. La volpe e il busto è una delle tantissime favole di La Fontaine, In pochi versi il noto scrittore francese ha messo in evidenza quelle “larve di commedianti” che pretendono di essere i “grandi del mondo” e che riescono ad attirare l’attenzione soltanto delle persone incapaci di pensare, degli “ignoranti”. Coloro che La Fontaine considera dei somari, che non riescono a pensare con la propria testa. Ma per fortuna in questo mondo ci sono anche quelli che sono capaci di pensare e non permettono ai “grandi’ di farli passare per dei somari. In questa favola essi vengono rappresentati dalla volpe. La favola comincia così: “I grandi, presi in blocco, son di solito larve di commedianti, che fanno effetto sol sugli ignoranti. I ciuchi a lor s’inchinano, perché capir non sanno più in là di quel che vedono”. E poi La Fontaine prosegue, mettendo in contrasto le capacità dei “grandi” che sfruttano la stupidità dei ciuchi per ingannarli, con la saggezza e la furbizia della volpe. E cioè delle persone che non si lasciano infinocchiare e pensano con la propria testa. Si perché “…i furbi, che con più prudenza vanno, dapprima non si fidano se in ogni parte chiaro non ci vedono, o come quell’antica Volpe fanno”. E cosa fa la volpe ce lo racconta in seguito, negli ultimi versi, lo stesso La Fontaine. “Un dì (narra la favola) innanzi a un colossal busto d’un grande eroe la Volpe si fermò e subito esclamò: “Testa stupenda e nobile opera di scalpello, ma vuota di cervello”.

    Sempre e in diverse parti del mondo ci sono delle persone, spesso cariche di responsabilità istituzionali anche importanti, che sono simili a quelle “larve di commedianti” della favola di La Fontaine. Loro però hanno sempre bisogno di avere intorno dei “ciuchi che a lor s’inchinano”, per far passare le loro ipocrisie, per portare a compimento i loro inganni e le loro malvagità. Loro fanno di tutto, però, a ridicolizzare, distorcere, annebbiare e, magari, annientare quello che pensano e dicono coloro che riescono a capire, e cioè le “volpi”. E come sempre e in diverse parti del mondo, anche in Albania ci sono i “grandi” quelle “larve di commedianti”, i “ciuchi che a lor s’inchinano” e le “volpi” che riescono a capire. Il primo ministro albanese, soprattutto quando si trova in difficoltà, cosa che accade spesso, soprattutto in questi ultimi anni, cerca di ingannare chi lui può e chi a lui “acconsente”. Lui, simile ad una “larva di commediante”, avrebbe voluto che tutti fossero dei “ciuchi”. Così che gli sarebbe stato facile mentire loro e ingannarli, per coprire tante malefatte, tanti abusi di potere, tanta corruzione che adesso sono di dominio pubblico. Una realtà quella che non vedono, non sentono e non capiscono soltanto i “ciuchi”, i consenzienti interessati per vari motivi e, purtroppo, anche i soliti “rappresentanti internazionali”. Ma adesso neanche l’ipocrisia, le bugie e gli inganni del primo ministro albanese, dei suoi “fedelissimi” e della propaganda governativa non bastano, anzi, ormai gli si ritorcono contro. Quanto sta accadendo in questi ultimi giorni in Albania lo sta testimoniando palesemente. E sono pochi i “ciuchi” che si lasciano infinocchiare dalle ipocrisie, dalle bugie e dagli inganni del primo ministro.

    Tutto quanto sta accadendo in questi giorni in Albania sta dimostrando che il sistema “riformato” della giustizia e le sue istituzioni, sono sotto il diretto controllo del primo ministro, il quale, per salvare se stesso, non bada a niente e può sacrificare chiunque. Ci sono persone, contro le quali le istituzioni del sistema “riformato” della giustizia possono agire e avviare delle indagini. Così come ci sono altre persone, gli “intoccabili”, primo ministro in testa, di fronte alle quali le stesse istituzioni diventano “comprensibili e tolleranti”. Compresa anche la Struttura Speciale contro la Corruzione e la Criminalità organizzata, nota come la Struttura Speciale Anticorruzione. Ed è proprio l’operato di questa Struttura, dalla sua costituzione nel dicembre 2019, che lo dimostra, mettendo in evidenza il controllo del sistema da parte del primo ministro e/o da chi per lui. Tutto ciò rappresenta una grave e preoccupante realtà, che non riescono a vedere e capire soltanto i “ciuchi che a lor s’inchinano” e i “consenzienti interessati”. Ma, purtroppo, una simile realtà non la vedono e capiscono neanche i soliti “rappresentanti internazionali” in Albania. Anzi, loro continuano ad applaudire i “successi” della riforma e delle istituzioni “riformate” della giustizia. Struttura Speciale Anticorruzione compresa. Ormai tutte le persone che riescono a pensare con la propria testa sono convinte che se non si comincia ad indagare sugli abusi del primo ministro e dei suoi “fedelissimi”, niente può essere più credibile sull’operato del sistema di giustizia in Albania.

    Il 2 luglio scorso era una giornata carica di avvenimenti in Albania. In mattinata è stata resa nota la decisione della Corte Costituzionale sul Teatro Nazionale. Il nostro lettore è stato informato la scorsa settimana (Una barbara e talebana distruzione che rivendica giustizia; 5 luglio 2021). Il 2 luglio scorso, è stato reso noto pubblicamente anche l’esito di un’operazione comune della Direzione investigativa antimafia (DIA) di Bari e delle autorità specializzate albanesi. Tutte le indagini sono state svolte nell’ambito di una Squadra investigativa comune. L’operazione è stata coordinata dal rappresentante italiano dell’Unità di Cooperazione giudiziaria dell’Unione europea (Eurojust), con sede all’Aia (Olanda). Si trattava di quattro ben organizzati gruppi criminali operanti in Albania in stretto contatto con organizzazioni criminali baresi. Gruppi che, dal 2014 al 2017, hanno trafficato ingenti quantità di droga provenienti dall’Albania. Il 2 luglio scorso, durante una videoconferenza, i rappresentanti della Squadra investigativa comune hanno reso noto che sono stati eseguiti i decreti di sequestro patrimoniale che riguardavano beni mobili e immobili, per un valore di alcuni milioni di euro. Sono stati eseguiti anche 35 provvedimenti cautelari in carcere e 3 agli arresti domiciliari in Albania, in Italia, in Spagna e in Montenegro. Le accuse sono quelle di corruzione, abuso d’ufficio, riciclaggio di denaro e traffico internazionale di droga. Risulterebbe che nell’ambito della sopracitata operazione siano state sequestrate circa sei tonnellate di droga tra marijuana, cocaina ed hashish. Droghe che dovevano portare alle organizzazioni criminali dei proventi stimati in oltre 55 milioni di euro. Sono state di grande aiuto alle indagini anche le dichiarazioni di quattro pentiti albanesi arrestati in Italia, ormai collaboratori di giustizia. Dalle indagini è risultato che la criminalità organizzata in Albania è talmente potente che riesce a gestire anche lo spegnimento dei radar che dovrebbero controllare, continuamente, ogni movimento sugli spazi marini albanesi, anche nell’ambito della NATO!

    Non è la prima volta che accadono operazioni del genere, ma è la prima vota che tra le persone arrestate e quelle ancora da arrestare, oltre ai trafficanti, ci sono anche degli alti funzionari della polizia di Stato albanese, un procuratore, funzionari dell’amministrazione pubblica e due guardie del corpo dell’ex ministro degli Interni albanese, del ”capitano della lotta contro la criminalità”, come lo chiamava il primo ministro! Il “capitano” però si è “dimesso” nella primavera del 2017 perché è stato direttamente coinvolto ad “agevolare” le attività di un gruppo criminale, diretto da suoi parenti, come risultava dalle indagini fatte dalla giustizia italiana. Tutto quanto è stato reso noto il 2 luglio scorso ha messo in grande difficoltà il primo ministro e la sua propaganda. Ragion per cui hanno subito “fabbricato” un diversivo. Il 6 luglio scorso la Struttura Speciale Anticorruzione ha chiesto l’arresto di un sindaco con l’accusa di corruzione e abuso d’ufficio. E neanche cinque minuti dopo l’arresto, guarda caso, il primo ministro ha reagito, “determinato”, contro la corruzione, “sacrificando” uno dei suoi. Perché con una fava si potevano prendere due piccioni. Si spostava l’attenzione da tutto quello che è stato reso pubblicamente noto il 2 luglio scorso e si poteva “applaudire” ai “successi” del sistema “riformato” di giustizia. E non potevano, ovviamente, mancare neanche le congratulazioni, all’operato del sistema di giustizia, da parte dei soliti “rappresentanti internazionali”. Per “annebbiare” tutto quanto è stato reso noto il 2 luglio scorso bisognava trovare, come sempre, anche dei colpevoli. E questa volta, oltre al sindaco, il primo ministro ha deciso di “incolpare” le strutture della polizia di Stato. Proprio di quella polizia che fino a pochi mesi fa era la “Polizia che vogliamo”. Detta proprio con vanto dallo stesso primo ministro e in varie occasioni pubbliche. Ma questo è il suo ben noto modo di agire, quando si trova in grande difficoltà. E questo accade molto spesso. Lui però, non avendo scrupolo alcuno ed essendo un ipocrita, un bugiardo e un ingannatore nato cerca di convincere ed entusiasmare i “ciuchi che a lui s’inchinano”. Ma sono ipocrisia, bugie e inganni che, invece di salvare, stanno accusando pesantemente sia il primo ministro che i suoi “fedelissimi”. Nel frattempo lui, direttamente e/o da chi per lui, sta coordinando altri “diversivi”, insieme con la Struttura Speciale Anticorruzione, per “offuscare” quanto è accaduto e sta tuttora accadendo. Comunque sia però, lui, il primo ministro, è il primo degli “intoccabili”. Lo ha dichiarato il 9 luglio scorso, di fronte a tutti i sindaci, che “…sarà chiunque di voi, ma non io […] che andrà davanti alla Struttura Speciale Anticorruzione per dare spiegazioni.”. Più chiaro di così!

    Chi scrive queste righe seguirà questi ultimi sviluppi, tuttora in corso, ed informerà in seguito il nostro lettore. Egli è convinto però che sono tanti, ma veramente tanti gli scandali e gli abusi del primo ministro e dei suoi “fedelissimi”. Scandali ed abusi che metteranno veramente in difficoltà il sistema “riformato” di giustizia. Ma anche i soliti “rappresentanti internazionali” e tutti i “ciuchi che a lor s’inchinano”. Chi scrive queste righe concorda però con il pastore anglicano Frederick William Robertson, che nel XIX secolo diceva: Ci sono tre cose al mondo che non meritano alcuna pietà: l’ipocrisia, la frode e la tirannia”.

  • In attesa di Giustizia: ossimori

    La settimana scorsa, nelle ore più convulse per varare in Consiglio dei Ministri la riforma del processo penale riveduta e corretta dalla Guardasigilli, un convitato di pietra attendeva l’esito della battaglia tra giacobini e liberali standosene discretamente nella sua stanza d’albergo: il Commissario Europeo alla Giustizia, giunto a Roma con l’imperativo categorico di riportare l’Italia nel novero dei Paesi dotati di un impianto processuale democratico oppure di tagliare i fondi europei.

    Il Premier, uomo di grande buon senso ed assistito nell’opera di Governo da figure di altro profilo come Marta Cartabia, ha intuito tutti i sottesi a quella presenza e si è battuto per rintuzzare i rigurgiti inquisitori della compagnia di giro pentastellata.

    Il risultato più ostico da raggiungere è stato quello sulla riforma del regime della prescrizione, che nella formulazione attuale era stato fortemente voluto dai grillini, ponendo rimedio allo scandalo di processi che durano per tutta la vita di un imputato o di una parte offesa.

    E, d’altra parte, l’Europa ha fatto bene ad imporci il cambiamento, pena la perdita dei finanziamenti: siamo il Paese più condannato per violazione dei diritti convenzionali. Abbiamo un sistema che non garantisce il rispetto della presunzione di innocenza, anzi la mortifica col pericolo concreto che l’attesa di giustizia per un imputato sia destinata ad un percorso di lunghissima ed imprevedibile durata: e fosse anche colpevole nulla cambia dal punto di vista della previsione costituzionale sulla ragionevole durata del processo.

    Intanto, e la dice lunga su come la pensano gli italiani, prosegue con un successo forse al di là delle attese la raccolta di firme per i referendum sulla Giustizia tra i quali è centrale quello relativo alla separazione delle carriere tra Giudice e Accusatore: solo in Giudice che non abbia vincoli di carriera o, peggio, di cordata associazionistica col Pubblico Ministero, potrà essere indipendente e terzo.

    Proprio in merito a quest’ultimo tra i vari quesiti referendari non è fuor di luogo ricordare che alle Camere giace un disegno di legge – oltretutto di origine popolare – fortemente inviso e perciò boicottato dai soliti noti delle solite note forze politiche: dare la parola al corpo elettorale è, dunque, l’ultima opportunità.

    Tornando al progetto di riforma licenziato da Palazzo Chigi, è importante che si sia partiti con il piede giusto ma vi è da pensare, guardando anche al precedente appena richiamato, che sarà durissima la strada del confronto parlamentare.

    La tenzone cui si appresta la fronda giacobina, infatti, è stata immediatamente preannunziata con il furore intellettuale e dialettico che gli è proprio dall’indimenticabile cabarettista Cinque Stelle assurto al soglio del Ministero della Giustizia grazie alla benedizione di Giuseppi Conte: uno che, evidentemente, da come riconosce i giuristi conosce e capisce il diritto come l’aramaico.

    Bene ma non benissimo, dunque: certamente un po’ preoccupa che le sorti di una cosa seria come la Giustizia dipendano anche dai voti provenienti da un Movimento dilaniato da lotte intestine per la mediazione delle quali il Capo Comico ha selezionato un comitato composto da sette saggi.

    Sette saggi che non sono certo Talete, Solone, Periandro, Cleobulo, Chilone, Briante e Pittaco ma il meglio del meglio di quel manipolo di parlamentari nelle cui mani è affidato – tra le altre cose – il futuro del processo penale. Come dire: ossimori, e un fondato timore resta.

  • Vilipendio delle Forze Armate

    Il 30 giugno 2021 le nostre forze armate italiane sono rientrate in Italia dopo avere lasciato l’Afghanistan per un impegno ultradecennale all’interno di una azione internazionale. Al loro arrivo in Italia nessuna autorità governativa o politica ha avuto la decenza di andare ad accogliere i nostri corpi scelti i quali, durante il periodo di servizio in Afghanistan, hanno perso 53 unità di cui 31 in azioni ostili del nemico. Alle Forze Armate andava riservato un ultimo doveroso riconoscimento ufficiale per l’opera svolta in campo nemico e così, contemporaneamente alle cinquantatré famiglie dei caduti, è stato negato l’ultimo tributo al sacrificio del proprio congiunto.

    Ancora una volta le nostre Forze Armate sono state utilizzate e sacrificate come un semplice strumento di pressione e come forma estrema di pressione politica e militare all’interno dei diversi scenari internazionali, e nello specifico in Afghanistan. Le nostre Forze Armate sono state utilizzate e sfruttate da una variegata classe governativa e politica susseguitasi alla guida del nostro Paese nell’ultimo decennio ma unite nella sostanziale scarsa considerazione per chi è disposto a sacrificare la propria vita per valori superiori nazionali.

    La stessa politica si dimostra ancora priva di un minimo senso di riconoscenza verso chi mette a repentaglio la propria vita per pura fedeltà alla patria ed alla bandiera italiana.

    Ancora oggi la medesima compagine governativa non manifesta neppure la decenza con la sola presenza al loro arrivo di rispettare il loro impegno e dedizione pagato con il proprio contributo in vite umane sia in termini di impegno che nel perseguimento degli obbiettivi assegnati.

    Un governo con i suoi molteplici rappresentanti, una maggioranza parlamentare con i propri deputati e senatori e l’intera classe politica con l’articolato mondo dei partiti che non porti rispetto per la divisa militare e per chi la indossa non può avere nessun rispetto per i cittadini.

    In un paese normale solo questo comportamento avrebbe come immediata conseguenza le repentine dimissioni del ministro della Difesa, “tale” Guerini Lorenzo, per manifesta indegnità rispetto alla carica ricoperta e vilipendio delle forze armate.

    Onore alle nostre Forze Armate.

  • L’indegno spettacolo

    A pochi giorni dall’ingresso nel semestre bianco del nostro Paese durante il quale il Presidente della Repubblica non potrà sciogliere le Camere, come norma di tutela contro una possibile ingerenza personale sulla democrazia parlamentare, lo spettacolo offerto dalla politica italiana è già indegno ed indecente.

    Da mesi il primo partito di maggioranza relativa vive una crisi interna che evidenzia il risibile spessore  culturale della propria classe dirigente: il riferimento ovviamente va ai 5 Stelle. Una crisi talmente grave ed imbarazzante se si considera come questi personaggi da teatrino delle marionette fino all’avvento dell’attuale Presidente del Consiglio Draghi fossero alla guida del nostro Paese dimostrandosi incapaci come mai prima dal dopoguerra ad oggi.

    A questa forza politica allo sfascio si è legato a doppio filo il PD in quale, con una strategia masochista e suicida, si trova ora costretto a svincolarsi da un movimento in cui emerge sovrana la propria nullità democratica, etica e politica. L’unico modo considerato idoneo per ottenere questo obiettivo rimane quello di negare ogni tipo di mediazione, come avviene invece ad ogni latitudine democratica nel mondo, per modificare la legge Zan e così ottenere tanto l’approvazione della legge stessa quanto una ritrovata armonia democratica. La presunzione in questo senso risulta pari solo alla volontà divisiva nel parlamento quanto tra la pubblica opinione ad opera della dirigenza del Partito Democratico in evidente crisi d’identità.

    Non paghi degli effetti di tale “strategia” il segretario del Pd cerca sempre più di sottolineare le proprie distanze dal proprio alleato del  governo di coalizione, cioè la Lega.

    Quest’ultima, del resto, invece di utilizzare tutte le proprie risorse per raggiungere gli obiettivi del governo in carica firma in Europa una alleanza con Orban in grado di mettere in crisi la stessa tenuta della maggioranza disorientando elettorato ed osservatori e costringendo il ministro dello Sviluppo economico a prendere le distanze da un simile accordo del segretario della Lega. Una scelta la cui unica motivazione risulta  quella di non lasciare campo libero all’unico partito di opposizione: Fratelli d’Italia.

    In questo contesto l’intero quadro politico, nessuno escluso, sta confermando, ancora una volta, come l’avvento del governo Draghi sia stato necessario e salvifico non solo per ottenere i fondi del PNRR ma soprattutto per la successiva gestione. I partiti, in altre parole, hanno già dimenticato le gesta dei governi Conte 1 e Conte 2 con i loro fallimenti (1. reddito di cittadinanza, 2. quota 100, 3. monopattini, 4. banchi a rotelle, 5. via della seta, 6. un milione di posti di lavoro persi, 7. Cashback, ora per fortuna azzerato, ma solo per fare qualche esempio).

    Proprio queste prove di assoluta inconsistenza hanno determinato la necessità della nascita del  governo Draghi come rimedio alla inadeguatezza governativa sempre supportata da ampie maggioranze parlamentari.

    Ora ognuno dei singoli partiti sta cercando, invece, di riottenere una maggiore visibilità da trasformare successivamente in consenso elettorale. Una strategia assolutamente autoreferenziale in quanto la riforma, anzi, l’ennesima riforma della legge elettorale con l’obiettivo di assicurare la vicinanza tra elettori e propri rappresentanti risulta assolutamente fuori da ogni tematica politica. In più  lo spessore culturale del Presidente del Consiglio sta rendendo trasparenti tutti i leader dei partiti della maggioranza sempre più affannati nei loro miseri giochi di bottega.

    Contemporaneamente il corpo accademico si lamenta della distribuzione geografica dei consulenti governativi scelti per la gestione dei fondi in quanto tutti “nativi” dell’Italia settentrionale, dimostrando come il manuale Cencelli geografico venga ancora considerato valido e preferibile ad una valutazione del merito e delle competenze.

    Con simili classi politiche ed accademiche ed all’interno di un quadro temporale di grandissima e troppo spesso drammatica eccezionalità, dopo un anno e mezzo di crisi senza precedenti,  l’intero quadro politico che compone questa maggioranza sta dimostrando di non aver compreso assolutamente la gravità della situazione e tantomeno individuato i comportamenti istituzionali adeguati da seguire per avviare la ripresa economica del nostro Paese.

    Durante gli anni Ottanta il costo della politica veniva considerato come una sovrattassa applicata all’economia produttiva. Dalla metà degli anni 90 ad oggi la ragione della nostra crisi endemica va ricondotta ad  una crescita economica  sempre valutabile in 1/3 della media europea, aggiunta ad  un’esplosione del debito pubblico e della spesa pubblica (+85% dal 2000 ad oggi), e risulta interamente attribuibile a questa classe politica in grado, ancora una volta, di dimostrare  il proprio spessore  partecipando a questo indegno spettacolo.

    Il nostro Paese merita di meglio se non altro per il Milione di posti di lavoro persi durante questa crisi  pandemica ormai già  dimenticati.

    Questi indegni comportamenti “istituzionali” dei rappresentanti della classe politica italiana dimostrano  come neppure i terribili 16 mesi di pandemia abbiano minimamente modificato la loro sensibilità .

    Tutto passa perché nulla passi nelle menti  degli italici politici impermeabili anche alle sofferenze dei cittadini italiani oltre ovviamente ai lutti di più di centoventisettemila (127.000) famiglie. Sedici mesi passati senza lasciare nessun segno nella loro coscienza.

  • Pensieri ed orrori

    Decine di guardie carcerarie violentano i detenuti, un sedicenne accoltella e finisce a calci una coetanea, nuovi morti annegati, tragedia quasi quotidiana, tra i profughi che arrivano dalla Libia, Grillo dà più o meno dell’incapace politico a chi, per sua scelta, è stato il Presidente del Consiglio per due anni e, se Grillo avesse potuto scegliere, lo sarebbe ancora, il centro destra ogni giorno annuncia un nuovo nome per la candidatura a Sindaco di Milano ma dopo settimane il candidato non c’è, si sono riaperti bar, discoteche, sale gioco, viaggi turistici ma in Europa il virus è in amento del 10% mentre in altri paesi continuano a morire troppe persone, in Brasile 2000 morti in 24 ore. In Italia c’è disoccupazione ma molti rifiutano i posti di lavoro disponibili ed altri non li possono accettare per mancanza di competenze e mentre si continua a ripetere che per tutte le malattie, covid in testa, la prevenzione e le cure domiciliari sono le più importanti continuiamo a non aver organizzato la medicina territoriale e manca almeno un quarto dei medici di base che sarebbero necessari. Mancano anche medici negli ospedali e paramedici e tecnici di laboratorio ma nessuno pensa a modificare il sistema di ingresso alle facoltà universitarie di questi settori, ingresso che dovrebbe essere consentito per capacità e non per test.

    Che commenti vogliamo fare? Se volete parlate voi altrimenti possiamo continuare a far finta di niente, a restare più o meno indifferenti, ad annunciare astensioni al voto che di fatto premieranno proprio quelli che dovrebbero essere puniti, che sono un po’ tutti per un motivo o per l’altro.

  • Una triste pagina della vita politica contemporanea

    Niente di nuovo sotto il sole, le drastiche e violente dichiarazioni di Grillo contro Conte non sono un effetto del caldo ma il normale proseguimento di come, fin dall’inizio, Grillo ha basato ogni iniziativa “politica, la sua politica” sull’insulto, la delegittimazione, i vaffa. L’unica differenza tra ieri ed oggi è che i suoi strali ora li rivolge proprio contro la persona che lui ha voluto, imposto, come capo del governo difendendo e condividendo il suo operato anche nelle situazioni più critiche e palesemente sbagliate. Oggi Grillo scopre che Conte non ha visione, che non è adatto a dirigere, guidare i 5 Stelle, come può allora essere stato adatto, per volontà dello stesso Grillo, a dirigere l’Italia? Non c’è veramente più molto da dire, Grillo ha già detto e fatto da solo e le conseguenze le abbiamo pagate tutti, da chi in buona fede e per un po’ di superficialità gli ha dato retta, votando o partecipando non a un programma o a un partito ma credendo nell’illusione che si potesse insegnare, alle varie forze politiche tradizionali, che era necessario cambiare, a chi credeva di aver trovato la pietra filosofale per trasformare in meglio la propria vita. Illusi, avventurieri, ingenui e persone piene di speranza si sono uniti in quella che si sta rivelando una triste pagina della vita politica contemporanea, una pagina che ha bruciato anche oggettive capacità e innalzato per, fortunatamente, poco tempo personaggi da avanspettacolo a ministri.

    Comunque finisca questa pagina politica, sempre tra virgolette, le conseguenze sono state pagate da tutti e le pagheremo ancora per molto perché comunque quando l’improvvisazione, l’impreparazione e l’arroganza lavorano insieme i danni durano a lungo anche quando perdono parte del loro potere.

    Ringraziamo, si fa per dire, molta parte dei mass media che hanno dall’inizio dato visibilità e spazio eccessivo ed immeritato al grillismo e alcune forze politiche, Pd e Lega in testa, per aver sostenuto e condiviso la sciagurata esperienza di questi anni! Le loro valutazioni sbagliate, la loro corsa a voler governare comunque e con chiunque ci hanno portato a tutto questo. Continuiamo a credere, fatti alla mano, che Draghi rappresenti l’unica speranza per arrivare, nei tempi necessari, ad un confronto elettorale tra persone responsabili perché le elezioni non servono soltanto a far vincere questa o quella coalizione ma a far funzionare l’Italia nell’interesse degli italiani e gli italiani non sono avulsi dal resto del mondo e dai problemi di questa epoca.

  • Le 100 tasse che pagano gli italiani

    L’Ungdcec, l’Unione nazionale giovani dottori commercialisti ed esperti contabili, per l’Adnkronos ha stilato l’elenco delle 100 tasse principali che, anche quest’anno, i cittadini italiani pagheranno.

    1) Addizionale comunale sui diritti d’imbarco di passeggeri sulle aeromobili. 2) Addizionale comunale sull’Irpef. 3) Addizionale erariale tassa automobilistica per auto di potenza sup. 185 kw. 4) Addizionale regionale all’accisa sul gas naturale. 5) Addizionale regionale sull’Irpef. 6) Bollo auto. 7) Canoni su telecomunicazioni e Rai Tv. 8) Cedolare secca sugli affitti (sia “normale” che “agevolata”). 9) Concessioni governative. 10) Contributo ambientale Conai (Consorzio nazionale imballaggi). 11) Contributi concessioni edilizie. 12) Contributi consorzi di bonifica. 13) Contributo Sistri (Sistema di controllo della tracciabilità dei Rifiuti). 14) Contributo solidarietà sui redditi elevati (il contributo di solidarietà sui redditi elevati di importo superiore a 300 mila euro si applica nel periodo 2011-2016).

    15) Contributo Ssn sui premi Rc auto. 16) Contributo unificato di iscrizione a ruolo (è dovuto un contributo per ciascun grado di giudizio nel processo civile e amministrativo). 17) Contributo unificato processo tributario. 18) Diritto albo nazionale gestori ambientali. 19) Diritti archivi notarili. 20) Diritti catastali. 21) Diritti delle Camere di commercio. 22) Diritti di magazzinaggio. 23) Diritti erariali su pubblici spettacoli. 24) Diritti per contrassegni apposti alle merci. 25) Diritti Siae. 26) Imposta catastale. 27) Imposta di bollo. 28) Imposta di bollo sui capitali all’estero. 29) Imposta di bollo sulla secretazione dei capitali scudati. 30) Imposta di registro e sostitutiva.

    31) Imposta di scopo. 32) Imposta di soggiorno. 33) Imposta erariale sui aeromobili privati. 34) Imposta erariale sui voli passeggeri aerotaxi. 35) Imposta ipotecaria. 36) Imposta municipale propria (Imu). 37) Imposta per l’adeguamento dei principi contabili (Ias). 38) Imposta plusvalenze cessioni azioni (capital gain). 39) Imposta provinciale di trascrizione. 40) Imposta regionale sulle attività produttive (Irap). 41) Imposta regionale sulla benzina per autotrazione. 42) Imposta regionale sulle emissioni sonore degli aeromobili. 43) Imposta sostitutiva imprenditori e lavoratori autonomi regime di vantaggio e regime forfetario agevolato. 44) Imposta sostitutiva sui premi e vincite. 45) Imposta sulla sigaretta elettronica (Imposta di consumo sui prodotti succedanei dei prodotti da fumo). 46) Imposta su immobili all’estero. 47) Imposta sugli oli minerali e derivati. 48) imposta sugli spiriti (distillazione alcolica). 49) Imposta sui gas incondensabili. 50) Imposta sui giuochi, abilità e concorsi pronostici.

    51) Imposta sui tabacchi. 52) Imposta sul gas metano. 53) Imposta sul gioco del Totocalcio e dell’Enalotto. 54) Imposta sul gioco Totip e sulle scommesse Unire. 55) Imposta sul lotto e le lotterie. 56) Imposta sul reddito delle persone fisiche (Irpef). 57) Imposta sul valore aggiunto (Iva). 58) Imposta sulla birra. 59)  Imposta sulle assicurazioni. 60) Imposta sulle assicurazioni Rc auto. 61) Imposta Regionale sulle concessioni statali dei beni del demanio e patrimonio indisponibili- 62) Imposta sulle patenti. 63) Imposta sulle riserve matematiche di assicurazione. 64) Imposta sulle transazioni finanziarie (Tobin Tax). 65) Imposta sull’energia elettrica. 66) Imposte comunali sulla pubblicità e sulle affissioni. 67) Imposte sostitutive su risparmio gestito. 68) Imposte su assicurazione vita e previdenza complementare. 69) Imposte sul reddito delle società (Ires). 70) imposte sulle successioni e donazioni.

    71) Maggiorazione Ires società di comodo. 71) Nuova imposta sostitutiva rivalutazione beni aziendali. 72) Proventi dei Casinò. 73) Imposta sostitutiva rivalutazione del Tfr. 74) Ritenute sugli interessi e su altri redditi da capitale. 75) Ritenute sugli utili distribuiti dalle società. 76) Sovraimposta di confine su gas incondensabili (Sovraimposta di confine su gas incondensabili di prodotti petroliferi e su gas stessi resi liquidi con la compressione). 77) Sovraimposta di confine su gas metano (Sovraimposta di confine su gas metano, confezionato in bombole o altri contenitori, usato come carburante per l’autotrazione e come combustibile per impieghi diversi da quelli delle imprese individuali artigiane).

    78) Sovraimposta di confine sugli spiriti. 79) Sovraimposta di confine sui fiammiferi. 80) Sovraimposta di confine sui sacchetti di plastica non biodegradabili. 81) Sovraimposta di confine sulla birra. 82) Sovrimposta di confine sugli oli minerali. 83) Tassa annuale sulla numerazione e bollatura di libri e registri contabili. 84) Tassa annuale unità da diporto. 85) Tassa erariale sulle merci imbarcate e sbarcate nei porti. 86) Rade e spiagge dello Stato. 87) Tassa emissione di anidride solforosa e di ossidi di azoto. 88) Tassa erariale e sbarco merci trasportate per via aerea. 89) Tassa occupazione di spazi e aree pubbliche Tosap (comunale). 90) Tassa portuale sulle merci imbarcate e sbarcate nei porti dello Stato.

    91) Tassa regionale di abilitazione all’esercizio professionale. 92) Tassa regionale per il diritto allo studio universitario. 93) Tassa smaltimento rifiuti (Tari). 94) Tassa sulle concessioni regionali. 95) Tassazione addizionale stock option settore finanziario. 96) Tasse universitarie. 97) Contributi universitari, 98) Tasse scolastiche (iscrizione, frequenza, tassa esame, tassa diploma). 99) Tributo per l’esercizio delle funzioni di tutela, protezione ed igiene dell’ambiente. 100) Tributo speciale discarica.

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