Governo

  • Draghi: tra Omt e credito alle imprese

    Ancora oggi si tende ad attribuire al governo Monti ed in particolare al suo presidente l’effetto di aver diminuito lo spread attraverso la propria azione di governo e riportato il nostro Paese alla normalità economico finanziaria. Bisogna invece ricordare come l’azione del governo Monti rappresentò la solita banale politica basata semplicemente sul taglio della spesa sociale (e quindi anche sanitaria) e contemporaneamente sull’aumento delle  tasse in modo da riproporre  un equilibrio parziale tra Pil, spesa e debito pubblico.

    Contemporaneamente nel mercato secondario il presidente della BCE Mario Draghi acquistava attraverso gli OMT i titoli del debito pubblico italiano contribuendo in maniera decisiva all’abbassamento dello spread.

    Un’azione che ha avuto la sua massima espressione dal 2015 ad oggi attraverso il quantitative easing il quale ha determinato, essendo questo rivolta tutta l’Europa, sostanzialmente l’azzeramento dei tassi di interesse. Una opportunità unica per i governi che si sono succeduti alla guida del Paese, quindi Renzi, Gentiloni, Conte 1 e Conte 2 che è stata utilizzata invece per espressa volontà politica non tanto per la riduzione del debito quanto per un aumento ulteriore della spesa pubblica che dal 2015 ad oggi ha avuto un tasso di incremento doppio rispetto al PIL fino al 2019.

    Solo così risultarono finanziariamente sostenibili gli 80 euro del governo Renzi, come il reddito cittadinanza, gli stessi finanziamenti all’accoglienza ed infine il reddito cittadinanza e quota cento.

    In particolare gli 80 euro come il reddito cittadinanza e quota 100 vennero addirittura sostenuti e giustificati come fattori di espansione della domanda interna: i loro effetti invece risultano risibili tanto quanto coloro che li proposero ed approvarono.

    L’epidemia del Covid-19 di fatto chiude questo periodo di “sospensione dalla realtà” inteso come la valutazione dei fattori economici della quale hanno usufruito senza comprenderne il valore i governi Renzi, Gentiloni, Conte 1 e Conte 2.

    Ora finalmente sta prendendo forma una volontà politica la quale avendo compreso come il governo in carica risulti assolutamente al di sotto di uno standard minimo di sufficienza indica in Mario Draghi l’unica personalità di livello internazionale che goda di autorevolezza internazionale per affrontare le sfide della ripresa economica. L’ex presidente della BCE rappresenta l’unica figura italiana che possa giustificare un maggior debito (assolutamente inevitabile) senza un’esplosione delle voci di spesa improduttiva in quanto la sua considerazione garantisce il solo utilizzo “funzionale” di questi finanziamenti.

    In questo senso, tuttavia, va ricordato come gli OMT che molti indicano come l’asso nella manica del nuovo presidente del Consiglio rappresentano uno strumento di politica monetaria (quindi di macroeconomia) importantissimo in questo senso in quanto permetterà di immettere liquidità nel sistema economico. In questo senso anche l’acquisto di “commercial paper” emessi dalle aziende potrebbe ottenere un ottimo risultato sempre in una visione “macro” economia forse, ma sicuramente dagli effetti immediati.

    Il primo step, tuttavia, da garantire in prospettiva è rappresentato dalla estensione delle garanzie bancarie per quanto riguarda le posizioni delle aziende e delle partite IVA presso il sistema bancario.

    In altre parole, se da una parte la politica monetaria può assicurare una gestione ed il controllo dello spread e dei tassi di interesse e di conseguenza dei costi del servizio al debito dall’altra parte risulta vitale avviare un’azione legata all’economia reale o “micro” che fornisca quell’ossigeno di liquidità necessaria dopo un mese o forse due di chiusura. Questa strategia può nascere solo da un’intesa tra governo in carica e sistema bancario. Come la creazione di un fondo fiduciario con garanzia, per esempio, della Cassa depositi e prestiti per ridare ossigeno al momento della riapertura delle attività prive di ogni flusso di cassa.

    Contemporaneamente l’annullamento dello split payment, per parlare sempre concretamente, potrebbe offrire una nuova liquidità che altrimenti rimane presso le casse dello Stato  per un periodo non più sostenibile con i tempi eccezionali attuali.

    In altre parole risulta assolutamente fuori dalle tempistiche necessarie per una ripresa economica la volontà di avviare un piano di investimenti infrastrutturali i cui effetti sarebbero visibili solo nel medio-lungo termine per tradursi in fattori di competitività per il sistema economico italiano (https://www.ilpattosociale.it/attualita/strano-paese-litalia/).

    La politica monetaria rappresenta il braccio di una strategia economica la quale non può questa volta dimenticare l’economia reale. Quest’ultima si sviluppa attraverso la sintesi  di professionalità, know how industriale e credito in tempi normali. Il nostro Paese, invece, arriva a questa crisi  dopo un 2019 disastroso preceduto da una crescita economica assolutamente insufficiente (2015/2018). Ora per creare un minimo di condizioni di riavvio del ciclo economico la liquidità come la garanzia ed il sostegno al credito rappresentano la conditio sine qua non al fine di permettere la rinascita un paese che merita il credito che da troppo tempo gli viene negato a causa di una classe politica e dirigente assolutamente inadeguate.

     

  • Coronavirus: fatti senza commenti

    Diciassettesimo giorno dal primo decreto che chiudeva alcune province e tredicesimo da quello che ha vincolato alle stesse restrizioni e chiusure tutta l’Italia. Mentre la provincia di Piacenza ha più forti misure restrittive ed è alle porte una serrata dei benzinai con le immaginabili conseguenze per le derrate alimentari e il trasporto di materiali di prima necessità, il governo sta preparando il quarto decreto. Dalle prime notizie resterà in vigore trenta giorni e poi sarà seguito da un nuovo decreto, via via fino al 31 luglio. Nel decreto le regioni che volessero intervenire aggiungendo  altri provvedimenti dovrebbero dimostrare la necessità ed urgenza territoriale e mandare l’ordinanza al Governo per la verifica. In ogni casa l’ordinanza regionale avrà una durata solo di 7 giorni. A fronte di tante notizie e provvedimenti cerchiamo di mantenere quella calma, quella calma che sembra qualcuno, a Roma, abbia perso, a meno che invece siano consapevoli del caos che stanno facendo e vi sia un disegno in testa.

    Abbiamo detto niente polemiche perché l’urgenza è salvaguardare la salute degli italiani, ma alla luce dei fatti questa salute non è stata tutelata a sufficienza pur tenendo conto e giustificando alcuni errori dovuti alla straordinarietà degli eventi. Esaminiamo alcuni fatti, senza commenti.

    Da dopo il 20 gennaio era chiaro a tutto il mondo la gravità della situazione in Cina ed era a tutti noto che, in una società globalizzata, gli spostamenti di persone e cose rendevano ovvio che il contagio si sarebbe, almeno in parte, esteso ad altri paesi. Molti governi non hanno preso in considerazione la chiusura dei voli provenienti dalla Cina, il nostro li ha invece giustamente bloccati, ma ha bloccato i voli diretti e ha dimenticato di bloccare o almeno di organizzare un controllo sui voli che provenivano in Italia portando persone che erano state nella Repubblica cinese. Era un controllo che andava fatto a tappeto in quanto, proprio per il blocco dei voli diretti, molte persone arrivavano in Italia con un volo che dalla Cina aveva fatto scalo in  un altro paese. E’ noto che comunque, per varie ragioni, molti usano voli triangolati, sarebbe bastato controllare i passaporti almeno per verificare la vera provenienza e far fare la quarantena  a chiunque era stato in Cina. Bastava ma non è stato fatto, tutti coloro che provenivano dalla Cina arrivavano tranquillamente in Italia. In seguito abbiamo avuto anche il colpevole silenzio tedesco sui suoi infettati del mese di gennaio, silenzio del quale non si è mai chiesto spiegazione alla Germania. Mancato il controllo sugli arrivi si è bocciata anche l’idea di Zaia di mettere in quarantena gli studenti che arrivavano dalla Cina, ovviamente a prescindere dalla loro nazionalità. Più saggi di tutti sono stati i cittadini cinesi residenti in Italia che, su indicazione del loro governo, si sono messi subito, autonomamente, in isolamento.

    Dal 31 gennaio l’Italia è stata messa, fino alla fine di luglio, in emergenza nazionale ma non si sono allertati subito gli ospedali, partendo dai pronto soccorso, spiegando meglio quali sintomi, anche minimi, dovevano indurre ad eseguire subito un tampone e quali pericoli si correvano e quali cautele dovevano essere assolutamente prese, prima di tutto da medici ed infermieri, e infatti proprio da molti pronto soccorsi sono partiti troppi contagi. Per troppo tempo si è considerato il corona virus poco più di una influenza, anche di influenza si muore ma non certo con contagi così diffusi e repentini. L’allarme è stato inizialmente molto blando e non recepito, dagli italiani in genere, la gravità ed il rischio di contagio. Si volevano far sentire sicure le persone e a Milano come a Bergamo lo slogan “non ci  si ferma“ è stato condiviso da maggioranza ed opposizione, dalle categorie produttive ed, ovviamente, dai cittadini ignari del pericolo e desiderosi di non avere vincoli di spostamento per continuare la vita di sempre. Il focolaio del lodigiano e la conseguente zona rossa dichiarata per contenere l’epidemia, insieme alla zona rossa di Vò sono stati gli avamposti del virus  ma il loro esempio non è poi servito per chiudere le altre aree dove si sono manifestati i maggiori contagi, la Val Seriana e poi tutta Bergamo e provincia, il bresciano e la stessa provincia di Piacenza. Se fossero state isolate queste aree il contagio sarebbe stato più contenuto e anche dopo il termine delle due settimane di isolamento del lodigiano bisognava aspettare qualche giorno ad aprire. Ora a Piacenza ci sono cento bare in attesa di poter essere cremate, non c’è più posto neppure per i morti. Perciò errore non chiudere alcune zone e province, errore  avere aperto troppo presto il lodigiano con gli asintomatici che hanno potuto contagiare, inconsapevolmente, gli abitanti di altre città.

    Non dimentichiamo che per tutto il mese di febbraio e per metà marzo si è continuato a dire che le mascherine non servivano e che bastava lavarsi le mani e, solo in seguito, tenere la distanza di un metro gli uni dagli altri, fino a che, dopo la chiusura il 9 marzo di 15 province, tra le quali Piacenza colpita in modo gravissimo, l’11 marzo si è arrivati al decreto chiudi Italia. Prima era iniziata una serie di chiusure di tutte le scuole cominciata per poco e poi procrastinata e alla fine diventata di fatto definitiva. Si è giustamente pensato alla chiusura delle scuole ma non a mettere in sicurezza le tante strutture per anziani, anziani privati solo tardivamente delle visite dei loro famigliari ma lasciati senza protezione individuale insieme ai loro medici, infermieri, personale ausiliario, cioè senza mascherine e senza indicazioni specifiche ed ora le case di riposo non sono l’anticamera della morte ma la morte stessa. Si è continuato a sostenere per settimane che le mascherine non servivano a nulla poi, ormai da più giorni, si chiede a tutti di usarle per uscire e nei contatti con gli altri. Si è detto che non servivano per ignoranza o si è detto perché comunque non c’è n’erano? Sta di fatto che l’assenza di questo piccolo presidio di difesa ha fatto ulteriormente dilagare il contagio perché senza mascherine non erano soltanto i cittadini o i lavoratori delle aziende ma i medici di base, gli infermieri, il personale addetto alla pulizia degli ospedali, o delle strade, i vigili, i negozianti, i dipendenti dei supermercati o delle farmacie, i carcerati, in buona sostanza quasi tutti. Ancora oggi, mentre il Presidente del Consiglio presenta il terzo decreto del Governo, nell’arco di 13 giorni, le mascherine non ci sono e nella conferenza stampa delle 18 della Protezione Civile si è annunciato, come grande traguardo, che tra 72 ore un consorzio di imprese italiane comincerà la produzione di mascherine! In sintesi il problema lo si conosce da fine gennaio e la produzione comincia tra 72 ore? Vedremo poi la realtà quando ci diranno su quali grandezze e numeri si prevede sarà la produzione ed in che tempi. Certo le aziende si dovevano riconvertite e occorrono le autorizzazioni ed omologazioni ma alcune piccole imprese hanno già avuto il coraggio di cominciare e stanno dando il massimo che possono per supplire alle carenze organizzative di chi non ha capito, valutato il problema sostenendo che le mascherine non servivano ed ignorando che già dai primi giorni di febbraio erano introvabili. La gente ha indossato di tutto per cercare di proteggersi e tanti, troppi non hanno ritenuto di mettere nulla proprio perché “non erano necessarie”… Così i contagi di sono moltiplicati.

    Sempre oggi, 24 marzo, si è ammesso che per ogni positivo al tampone potrebbero esserci 9 asintomatici ma i tamponi si sono fatti, salvo che per Vò, solo a chi aveva sintomi e non sono stati eseguiti sulle persone che avevano incontrato i positivi al virus. Come identificare gli asintomatici e frenare il contagio se non si sono eseguiti controlli su chi aveva frequentato i contagiati? Solo con la quarantena? E come possono fare una quarantena corretta coloro che vivono con i famigliari magari in due, tre locali? Perché non prendere gli alberghi, per altro chiusi perché l’Italia è chiusa e gli alberghi non hanno clienti, e alloggiare lì chi non aveva una casa idonea ad un isolamento corretta? Solo da un paio di giorni si è cominciato a valutare, marginalmente, questa soluzione ma troppo tardi. Perche non si è detto da subito di non portare i nipotini dai nonni, non si è detto ai figli che i genitori anziani andavano assistiti portando loro la spesa ma senza incontrarli perché il rischio era enorme? Perché non si è pensato ai focolai che possono esserci nei campi nomadi e non si sono tenuti in considerazione i più di 50.000 senza tetto che continuano a vagare per le strade? Alcuni hanno negli ultimi giorni trovato un po’ di riparo grazie allo strenuo impegno di tanti volontari delle case di accoglienza ma è sempre il volontariato che si muove mentre troppi rappresentanti delle istituzioni dormono, perché non si pensa che gli extracomunitari senza permesso non possono trovare asilo nei ricoveri e che probabilmente, se avranno tosse e febbre, non cercheranno di andare negli ospedali per non essere individuati?

    Perché non dare ai sindaci aiuti straordinari per occuparsi di queste realtà così pericolose per la salute di tutti? Questi ed altri problemi non sono stati affrontati nei tre decreti e nelle molte conferenze stampa e dichiarazioni e temiamo non saranno affrontati neppure nei prossimi giorni mentre le notizie che arrivano, dall’Italia e dal mondo, fanno ben comprendere come la pandemia continui ad espandersi e il virus comincia a colpire anche i più giovani come denunciano i medici di famiglia di Bergamo dove risultano positivi diverse centinaia di trentenni. In Italia oggi siamo a 69.176 contagiati, 8326 guariti, 6820 deceduti.

  • Covid 20: il virus dell’incompetenza

    Del Covid  19 ormai si è detto e scritto di tutto tanto da rendere eruditi in materia anche chi non avesse alcuna competenza se non quella  necessaria per scegliere il giorno legato alla assunzione del vaccino antinfluenzale. Delle responsabilità politiche relative ad una inadeguatezza del sistema sanitario nazionale che ha portato ad una insufficiente risposta  strutturale rispetto agli altri Stati europei anche di questo si è già parlato (https://www.ilpattosociale.it/attualita/i-numeri-della-irresponsabilita-della-classe-politica/).

    Esiste tuttavia un nuovo virus per fortuna non mortale sotto il profilo umano ma sicuramente disastroso sotto quello economico  che potremmo definire Covid 20.

    Dopo oltre due settimane ormai in cui l’Italia è “costretta” a casa con la chiusura di buona parte delle attività produttive e sostanzialmente di tutte quelle commerciali e di servizio ancora oggi non risulta chiaro quali potrebbero essere gli incentivi e gli ammortizzatori fiscali a tutela delle partite IVA ma anche delle stesse imprese.

    E’ infatti paradossale come per tutte le imprese commerciali ed una parte dei lavoratori autonomi risultino ancora incerte le modalità di accesso ai famosi 600 euro lordi per il mese di marzo. Ancora più nebuloso il quadro relativo al mese di aprile soprattutto in relazione alle coperture finanziarie, in questo contesto sempre più incerto nel quale manca una direttiva generale chiara: basti pensare per esempio come per il mese di marzo il governo avesse assicurato una garanzia statale al 60% dell’affitto per il mese in corso. Una specie di rimborso che ora si trasforma in bonus fiscale ma che per ottenerlo sarà necessario aver versato l’intero affitto del mese in questione. Quindi un’attività  chiusa per volere del Governo e con incasso azzerato deve accedere alle proprie risorse finanziarie ed eventualmente accrescere il proprio debito per veder riconosciuto un 60% del credito fiscale.

    L’effetto combinato disastroso di questa norma è quello di accrescere il debito di una attività il cui flusso di cassa è azzerato al fine di ottenere un misero rimborso fiscale.

    Quasi ogni sera il governo in completa autonomia indica quali asset economico ed industriale siano destinati alla chiusura mentre altri vengono eletti a settori fondamentali.

    Gli stessi consulenti del governo sono assolutamente incompetenti nella comprensione delle dinamiche economiche perché si indica nelle due settimane di blocco o tre un termine paragonabile alle ferie d’agosto e quindi in questo modo potrebbero venire recuperate con una mancata chiusura nel mese estivo. E’ inevitabile invece ricordare come i complessi cicli produttivi vengano organizzati nella articolata organizzazione annuale programmandoli anche in considerazione della chiusura del periodo d’agosto.

    In altre parole la stagionalità non solo influisce sui consumi ma in base alla stagionalità vengono organizzati i cicli di produzione: un fattore evidentemente sconosciuto.

    Risulta quindi evidente che se da una parte abbiamo conosciuto il Covid 19 e le sue terribili conseguenze sotto il profilo umano ci stiamo attrezzando a conoscere il Covid 20 espressione dell’incompetenza del governo specialmente nella sua componente economica per il quale la sospensione della produzione è indipendente dal momento della stagione. Sembra incredibile come ancora oggi non risulti chiaro come ad un black out economico debba inevitabilmente seguire un black out fiscale, utilizzando contemporaneamente la cassa depositi e prestiti per finanziare  non tanto gli investimenti futuri quanto le garanzie dei crediti presso il sistema bancario delle imprese.

    Fa di nuovo breccia l’illusione che un piano di investimenti infrastrutturali la cui ricaduta risulta a medio-lungo termine possa risollevare le sorti dell’economia italiana la quale invece non può attendere la traduzione di questi investimenti in un plus competitivo legato ad una buona infrastruttura (https://www.ilpattosociale.it/attualita/strano-paese-litalia/).

    In altre parole, i tempi per gli interventi risultano molto stretti per cui il termine “investimenti”  deve essere secondo  ad un ottica e ad una strategia economica che abbia già risolto nell’immediato le principali incombenze che la chiusura di buona parte dell’economia italiana sta determinando.

    Il Covid 20, il virus della incompetenza, si esprime in una intollerabile incertezza  e determinerà molte vittime tra imprese e professionalità espressione della filiera produttiva commerciale e dei servizi.

  • Quanti errori…

    Pubblichiamo un articolo del 23 marzo 2020 dal blog che Fabrizio Cicchitto tiene sull’Huffington Post 

    Francamente non capisco le ragioni autentiche della popolarità del presidente del Consiglio Conte se non come effetto di un meccanismo mediatico e psicologico: in una situazione così drammatica la gente è alla ricerca di una persona nella quale aver fiducia.

    Senonché se è vero che ci troviamo di fronte a un attacco sul piano sanitario da quasi tutti imprevisto (diciamo “quasi” perché Bill Gates lo aveva previsto nel 2015), non possiamo fare a meno di rilevare che se siamo a questo punto ciò avviene anche per gli errori commessi dal governo: lo diciamo senza ragioni politiche e strumentali perché non condividiamo quasi nulla di un centro-destra a guida Salvini.

    Allora, premesso che ha ragione Trump quando rileva che la Cina ha gravissime responsabilità per aver tardato di comunicare l’esplosione del virus a Wuhan mettendo a tacere i suoi medici, tuttavia alcuni esperti, in primo luogo Roberto Burioni, hanno sostenuto già a gennaio le esigenze di chiusure assai incisive a partire dalle scuole.

    A essi però nessuno ha dato retta. Il 30 gennaio il presidente Conte ha dichiarato: “La situazione è sotto controllo”. Questa affermazione è derivata anche dalla convinzione del tutto destituita di fondamento e caratterizzata anche da un incredibile provincialismo secondo la quale avendo bloccato i voli diretti fra l’Italia e la Cina noi ci eravamo blindati.

    Anche i nostri ministri dovrebbero sapere che nel mondo contemporaneo esistono mille modi per spostarsi e per di più fra Italia e Cina esistono rapporti economici, culturali e personali molto profondi. Di conseguenza da noi il Coronavirus è arrivato molto prima del fatidico 21 febbraio a Codogno.

    Anzi, dobbiamo ringraziare la comunità cinese in Italia che, specie a Prato, ma non solo lì, si è sottoposta autonomamente a una rigorosa quarantena di persone e di negozi. Tant’è che a parte i due turisti cinesi non esistono altri cinesi contagiati. Con la stessa faciloneria è stata respinta in modo del tutto sbagliata la richiesta dei governatori del Nord di sottoporre a quarantena gli studenti cinesi che tornavano nelle scuole in Italia. L’eventuale razzismo insito in quella proposta andava corretto, estendendola non annullandola: tutti (italiani, cinesi, svizzeri e ostrogoti) che erano passati per la Cina andavano identificati e sottoposti a quarantena.

    La realtà è che molto a lungo il problema Covid-19 è stato visto da noi come se fosse solo un problema interno alla Cina, malgrado che Burioni e altri esperti continuassero a suonare il campanello d’allarme. A un certo punto addirittura ha preso piede lo slogan “Milano non si ferma”, lanciato dal sindaco Sala e raccolto non solo dallo sfortunato Zingaretti, ma anche da Salvini e in parte da Zaia.

    Solo il presidente Fontana è rimasto fermo su una posizione rigida avendo coscienza di quello che stava fermentando in Lombardia. D’altra parte, tutta l’esperienza cinese di lotta al virus nella sua estrema durezza ci dice che in una situazione nella quale non c’è vaccino e non ci sono nemmeno allo stato farmaci incisivi l’unica cura è il blocco di quasi tutto.

    Il governo è arrivato molto tardi a questa convinzione e per di più la sta attuando non con un provvedimento globale, ma a pezzi e a bocconi, lasciando sempre buchi in seguito a una estenuante contrattazione con le categorie economiche e in primo luogo con la Confindustria sviluppata in prima persona dal presidente del Consiglio, con procedure francamente al limite del grottesco attraverso la presentazione di più decreti nel cuore della notte.

    Anche stavolta in occasione di quest’ultimo decreto che avrebbe dovuto segnare il blocco di tutto c’è stato un imbarazzante mercato delle vacche con risultati assai discutibili. Ma non possiamo sottacere l’estrema gravità di quello che è successo a Bergamo e a Brescia. In quelle località la situazione era da subito così grave che si sarebbe dovuto procedere con grande velocità alla loro chiusura in zona rossa come è stato fatto per gli undici comuni intorno a Codogno e a Vò.

    Non lo si è fatto per una ragione che in altri tempi sarebbe stata chiamata “una scelta di classe”. Questa scelta di classe è consistita nel mantenere in atto larga parte delle attività industriali e dell’edilizia su richiesta della Confindustria. Così si è concentrata la polemica su coloro che fanno jogging. Certamente una parte di essi, quelli che procedono a gruppi, fanno dei danni. Figurarsi però i danni che possono derivare, in modo ovviamente del tutto involontario, da coloro che lavorano nello spazio ristretto delle fabbriche e dei cantieri.

    Per di più siccome è stato commesso il gravissimo errore di non fare più un uso generalizzato dei tamponi, può accadere benissimo che una parte dei lavoratori, giovani e forti, che lavorano in fabbrica, sono asintomatici per cui tornano a casa e contagiano padri e nonni.

    In più una delle possibili spiegazioni del livello elevatissimo di contagi e di letalità al Nord dipende dal fatto che siccome in quell’area c’è una concentrazione estrema di lavoro industriale e agricolo la diffusione delle polveri sottili e di altri inquinamenti indebolisce le difese immunitarie e su ciò si sta innestando con maggiore forza l’azione del virus.

    A tutto ciò si sono aggiunti altri due tragici errori, quello di non aver fatto tamponi su medici e infermieri e di averli mandati allo sbaraglio senza mascherine. Si è cominciato a respirare mascherine e respiratori a fine febbraio, non dall’inizio di gennaio.

    Evidentemente, purtroppo, la storia si ripete: nella Prima Guerra Mondiale Cadorna e i suoi generali mandavano i fanti a morire contro i reticolati e le mitragliatrici, adesso noi abbiamo mandato medici e infermieri a infettarsi e magari morire non munendoli nemmeno della indispensabile protezione.

    *Presidente di Riformismo e Libertà, ex presidente della commissione affari esteri della Camera

     

  • Corona virus, il decreto Cura Italia

    Mi trovo nuovamente a scrivere di provvedimenti legati al corona virus, il che non è un buon segno perché significa che l’emergenza non è passata. Anzi, con il passare dei giorni si aggrava in maniera preoccupante, indice che la strada intrapresa non sta portando ai risultati sperati.

    Eppure abbiamo avuto l’esempio della Cina, avremmo dovuto immaginare quello che sarebbe successo, ma nonostante questo il virus è riuscito a coglierci impreparati, sia sul versante sanitario, sia su quello economico finanziario. Sembrava una situazione lontanissima, che mai ci avrebbe raggiunto e invece è esplosa come un fiume in piena che tutto travolge e distrugge. Una tragedia umana che ha comportato, già ora, il sacrificio di molte vite umane e che purtroppo molte altre ne prenderà. Uno tsunami che ha raso al suolo le affaticate economie occidentali che dovranno sapersi reinventare per ricrescere dalle proprie ceneri.

    Sembrano parole epiche di un romanzo di fantasia, ma purtroppo non lo sono. Su questo scenario allucinogeno sono stati chiamati ad intervenire le nostre Istituzioni e quelle europee.

    Interventi che, pur capendo l’emergenza e la velocità della corsa del virus, ritengo siano spesso arrivati in ritardo, dopo tentennamenti, indicazioni contrastanti o, peggio ancora, fuori luogo. Non ultima la posizione del Presidente della BCE, Christine Lagarde, che con la celebre frase “non siamo qui per sostenere gli spread, non è compito nostro” ha generato un terremoto su tutti i mercati finanziari. Era il 12 marzo, le borse sono andate a picco con il peggior crollo degli ultimi 70 anni; una settimana dopo, il Presidente della Commissione Europea, Ursula Von der Leyen, ha attivato la clausola di salvaguardia del patto di stabilità che consentirà ai Governi “di pompare nel sistema denaro finchè serve”. Un esempio significativo di mancata coordinazione delle posizioni della classe dirigente con evidenti danni collaterali.

    Negli ultimi cinquanta giorni, tanti ne sono passati da quando il 31 gennaio è stata dichiarata l’emergenza corona virus, più volte il Governo è intervenuto con provvedimenti volti a limitare il diffondersi dell’epidemia e a sostenere il sistema economico.

    L’ultimo, in ordine di tempo, il decreto cura Italia del 17 marzo: “una diga per proteggere imprese, famiglie, lavoratori” con 25 miliardi di euro di dotazione.

    Sicuramente un intervento di vasta portata, che prevede semplificazioni e deroghe per l’accesso agli ammortizzatori sociali, sospensione dei versamenti fiscali e degli adempimenti, sostegno alla liquidità di imprese e famiglie.

    Denoto, tuttavia, ancora una volta, ritardi nell’emanazione, inadeguatezza e disparità di trattamenti che complicano l’applicazione pratica e, peggio ancora, sembrano individuare cittadini di serie a, di serie b e, persino di serie c (poi capirete a cosa mi riferisco).

    Ritardi nell’emanazione perché, con riferimento alle proroghe dei versamenti, è arrivato a tempo scaduto, essendo successivo al 16 marzo, termine di presentazione dei modelli F24. Considero assolutamente insufficienti i comunicati stampa precedenti all’emanazione poiché privi di qualsiasi fondamento legislativo.

    Inadeguato, perché per alcuni contribuenti ha concesso una proroga dei versamenti di appena 4 giorni. Per altri, i soggetti più colpiti e le imprese minori, i termini sono stati invece prorogati fino al 31 maggio o al 30 giugno, con possibilità di ulteriore rateizzazione per un massimo di 5 mesi. Se ben si può comprendere l’agevolazione concessa ai soggetti più colpiti, non condivisibile è la disparità creata tra contribuenti con fatturati inferiori o superiori a 2 milioni di euro essendo l’emergenza da corona virus di carattere generale e egualmente grave e impattante anche per i contribuenti di maggiori dimensioni che, anzi, spesso soffrono di una maggior rigidità di struttura conseguente a cali di fatturato e di liquidità.

    Non condivisibile neppure la selezione che è stata fatta individuando solo alcuni versamenti da prorogare poiché foriera di errori e di inutili complicazioni.

    Del tutto inadeguata e inspiegabilmente complicata la previsione che consente ai soggetti con limitato volume di affari di incassare i compensi, sino al 31 marzo, senza subire l’eventuale ritenuta di acconto. I soggetti che si avvarranno della facoltà dovranno versare in autonomia l’importo corrispondente alla ritenuta non subita entro il prossimo 31 maggio 2020, o in un massimo di 5 rate mensili.

    Così come estremamente problematica la situazione emergente dal coordinamento delle norme sulla sospensione dei termini, sino al 31 maggio, delle attività di liquidazione, di controllo, di accertamento, di riscossione e di contenzioso da parte degli uffici degli enti impositori, di cui all’art. 67 con quelle disciplinate all’art. 83 per la sospensione, sino al 15 aprile, dei termini processuali per la proposizione dei ricorsi introduttivi da parte dei contribuenti con evidente disallineamento rispetto ai termini previsti per l’ufficio e difficoltà conseguenti connesse, ad esempio, ai procedimenti di accertamento con adesione o di mediazione.

    Altrettanto evidente la discrasia emergente con riferimento agli avvisi di accertamento per cui, con riferimento alle medesime norme, i termini di proposizione del ricorso e quelli per il pagamento risulterebbero disallineati. In senso chiarificatore si è espressa l’agenzia che ha dipanato la questione escludendo la proroga di cui all’art. 67 e prevedendo, nel caso, solo quella di cui all’art. 83, ben meno favorevole al contribuente.

    Ulteriore aspetto stucchevole viene rilevato nella norma laddove proroga i termini di decadenza e prescrizione per l’attività accertativa compiuta dagli Uffici che, a fronte dei pochi giorni concessi ai contribuenti per effettuare i versamenti sospesi, incassano ben due anni in più per l’attività accertativa originariamente in scadenza nel 2020. L’effetto, ottenuto con il richiamo del Dlgs n. 159/2015, si spera venga eliminato, o almeno ridimensionato, in fase di conversione parlamentare.

    Bene l’utilizzo a pioggia degli ammortizzatori sociali in modo da sostenere la struttura delle imprese e il reddito dei lavoratori. Male la disparità di trattamento prevista per i lavoratori dipendenti, gli autonomi e le professioni ordinistiche: se per i primi è stato concesso un supporto nell’ordine dei 900 – 1100 euro mese, a tanto più o meno corrisponde la cassa integrazione, per i secondi un “una tantum” di 600 euro, quindi ben inferiore e, per gli ultimi, il ricorso al “fondo per il reddito di ultima istanza” con una dotazione irrisoria di 300 milioni di euro. Se si condivide l’assunto che le esigenze minime di vita delle persone siano le medesime e indipendenti dall’inquadramento lavorativo, allora non si può condividere una simile differenziazione che rischia di lasciare senza protezione una fascia della popolazione.

    Ben strutturate le misure a sostegno della liquidità delle imprese che prevedono di rafforzare e estendere l’uso del fondo di garanzia delle PMI, di bloccare la revoca dei fidi bancari per aperture di credito fino al 30 settembre e la sospensione dei rimborsi dei contratti di finanziamento e dei mutui fino alla medesima data dietro presentazione di semplice autocertificazione.

    Di certo non possiamo considerare risolutivo il novero di misure del Cura Italia. I versamenti andranno sospesi per più tempo, un intervento coraggioso per ridare fiato ai contribuenti potrebbe essere l’annullamento delle imposte in prossima scadenza a giugno o, quanto meno, una dilazione pluriennale delle stesse. Massicce iniezioni di liquidità saranno necessarie per sostenere il sistema e consentire, alla fine dell’emergenza, la ripartenza. Altrettanto indispensabili saranno politiche coraggiose e soprattutto omogenee e coordinate evitando messaggi contraddittori. Per questo sarebbe auspicabile l’individuazione di un pool di professionisti che possa essere di supporto in fase di redazione dei provvedimenti che dovranno essere tempestivi, efficaci e di facile attuazione.

    La classe dirigente è chiamata a governare un’emergenza senza precedenti nei tempi moderni che solo con illuminata autorità potrà soverchiare. L’Europa, anche se con lentezza, ha capito la situazione, ha accantonato il pareggio di bilancio e sta per varare l’emissione di eurobond per finanziare il contrasto al tracollo economico dell’Unione. Vanno accantonate le mezze misure che non consentiranno di raggiungere, così come non lo hanno fatto finora, risultati positivi né per la salute né per l’economia.

  • Inps: dal diritto al premio

    Ormai l’epidemia del coronavirus sta interessando l’intera Europa. Tutti i sistemi sanitari delle varie Nazioni risultano in estrema difficoltà nel fronteggiare le complicanze respiratorie che necessitano di Unità di terapia intensiva. Le differenti capacità di risposta al Covid 19 dipendono essenzialmente dalla struttura della spesa pubblica nell’ultimo decennio come abbiamo precedentemente illustrato (https://www.ilpattosociale.it/attualita/i-numeri-della-irresponsabilita-della-classe-politica/).

    L’andamento delle borse internazionali dimostrano come oltre all’aspetto sanitario esista un impatto devastante per il sistema economico internazionale ed italiano in particolar modo. Le diverse modalità di impatto della crisi economica legata a questa pandemia si dimostrano perfettamente proporzionali alla responsabilità della classe politica delle varie Nazioni nell’articolazione della spesa pubblica negli ultimi 15 anni.

    Il tonfo della borsa di Milano che in due settimane ha perso circa il 40% indica la assoluta incertezza del mondo finanziario nella capacità strategica ma soprattutto finanziaria del nostro Paese. In questo senso, infatti, anche la risposta delle autorità governative nel tentativo di fronteggiare l’impatto economico è in linea con la capacità delle diverse classi politiche governative di ogni singolo paese nella articolazione della spesa pubblica. In questo senso si spiega come la Germania sia stata in grado di proporre lo stanziamento di 550 miliardi di euro forte di un rapporto debito PIL al 60% mentre la Spagna circa 200 miliardi ed il Regno Unito 300 miliardi.

    In questo contesto risulta assolutamente ridicola la cifra stanziata dal governo in carica attorno ai 25 miliardi. Tale cifra esprime i margini strettissimi consentiti per affrontare l’eccezionalità del momento a causa di un debito pubblico che ha ampiamente superato i 2500 miliardi come giornalmente verificabile sul contatore dell’Istituto Bruno Leoni. Nel medesimo contesto si pone lo spread che misura la sfiducia nella nostra classe politica governativa che si attesta tra i 280 ed i 300 punti base.

    In questo difficile momento, quindi, le cifre che vengono destinate ai comparti produttivi dell’economia italiana risultano ampiamente insufficienti e talvolta offensivi della dignità delle categorie produttive. A questa insufficienza finanziaria si aggiunge una proposta assolutamente devastante per la considerazione di chi lo propone ed assolutamente improponibile da un governo degno di questo nome.

    In considerazione del fatto che il governo ha stanziato per le partite IVA un rimborso una tantum di circa 600 euro lordi (per attività che sono chiuse da un mese e probabilmente rimarranno per altri due) e contemporaneamente avendo a disposizione solo 2,1 miliardi e non sufficienti per fornire anche questa misera cifra agli aventi diritto ecco che il presidente dell’INPS propone il click Day. In altre parole, verrà indicata una giornata nella quale i primi a collegarsi con il sito dell’Inps tra gli aventi diritto potranno ottenere il ristoro di 600 euro fino ad esaurimento della quota prevista di 2,1 miliardi.

    Esattamente come nelle televendite durante le quali “solo le prime 20 telefonate avranno la fortuna di pagare un determinato prezzo per un bene presentato”, allo stesso modo il diritto ad una miseria di rimborso una tantum verrà proposto come un premio per i più veloci a cliccare sul sito dell’Inps fino ad esaurimento, nello specifico non delle scorte di prodotti ma delle risorse disponibili.

    In questo senso il presidente dell’INPS Tridico dimostra la propria competenza formata sulle televendite di Wanna Marchi applicandone le regole e articolazioni sic et nunc in un periodo di crisi economica devastante.

    Questo ennesimo ridicolo esponente del mondo accademico riesce a trasformare un diritto stabilito dalla legge in un premio legato alla velocità e all’attenzione di un telespettatore e nello specifico di un titolare di partita Iva. Non esiste limite alla assoluta incompetenza di questo governo come alla decenza di manifestarla senza alcuna vergogna.

  • Dio salvi l’Albania e gli albanesi!

    Peggio di un bugiardo c’è solo un bugiardo che è anche ipocrita.

    Tennessee Williams

    Il nostro lettore è stato informato la scorsa settimana del fatto che il virus Corona, come era prevedibile ed inevitabile, non aveva risparmiato neanche l’Albania. L’autore di queste righe scriveva che “…purtroppo non poteva essere diversamente. Era ragionevolmente temuto da alcune settimane e da tanti in Albania. Ma purtroppo i rappresentanti delle istituzioni responsabili hanno dato sempre delle garanzie e hanno assicurato i cittadini. Tutti coloro che pretendevano il contrario e suggerivano delle misure da prendere venivano considerati dal primo ministro e dai suoi, come stupidi allarmisti e pericolosi diffamatori”. L’ormai pandemia del coronavirus in Albania è alle fasi iniziali. Risulterebbero, purtroppo, essere diversi i focolai del contagio, sparsi in diverse regioni del paese. Fino a ieri, 15 marzo, dal comunicato ufficiale, in Albania erano 42 le persone che risultavano contagiate ed una persona deceduta.

    Nei primi giorni del febbraio scorso, nel frattempo che l’epidemia stava colpendo diversi paesi in varie parti del mondo, sia i politici, che i rappresentanti delle istituzioni specializzate, nonché gli opinionisti, hanno cominciato ad usare anche un neologismo: l’infodemia. Lo hanno usato in vari contesti, spesso contrapposti. Nonostante ciò, il diritto d’autore però, almeno ufficialmente, spetta ai rappresentanti dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), i quali consideravano come un serio pericolo la deformazione della realtà, dovuta al virus, con delle notizie inventate e fasulle. La confusione generata dall’inarrestabile diffusione dell’epidemia, a torto o a ragione, ha permesso, non di rado, di offuscare e/o ignorare le informazioni e/o i consigli scientifici, lasciando così le porte aperte non soltanto all’avanzata del coronavirus, ma anche all’infodemia.

    Durante tutto il mese di febbraio e i primi giorni di questo mese, fino all’8 marzo scorso, le strutture responsabili in Albania hanno avuto tutto il tempo necessario per capire ed imparare dalle esperienze degli altri paesi, Italia compresa, di tutto ciò che si doveva fare. Ma anche e soprattutto, di tutto ciò che non si doveva fare. Le strutture responsabili in Albania, hanno avuto tutto il tempo necessario ad identificare e prendere quelle indispensabili misure per arginare, o almeno per limitare i danni derivanti dal virus. Ed invece no, non lo hanno fatto. Il primo ministro, irresponsabilmente, ha dato tutte le garanzie che l’Albania era un paese sicuro e non c’era nessun pericolo di contagio! Come se il virus si spaventasse e scappasse via, da non si sa bene che cosa e/o chi. Era proprio in quel periodo che il primo ministro ha parlato anche dell’infodemia, attaccando i media, gli specialisti responsabili e tutti coloro che consigliavano e suggerivano, dai primi giorni di febbraio, le misure da prendere. Ma diversamente da quanto suggerivano i rappresentanti dell’OMS, il primo ministro albanese aggrediva verbalmente tutti coloro che gli stavano suggerendo di fare proprio quello che suggeriva anche l’OMS, nonché le utili esperienze di altri paesi, Italia compresa.

    In Albania in questi giorni si sta vivendo, purtroppo, soltanto la prima fase di quella che potrebbe diventare un’allarmante e drammatica realtà. Ed in un molto probabile, ma malaugurato e sciagurato caso del genere, l’unica preghiera sarebbe quella rivolta a Dio. Perché la persona che dovrebbe gestire, sia la cosa pubblica, dal 2013 ad oggi, che una simile e drammatica situazione attuale, sta semplicemente e irresponsabilmente continuando ad ingannare e mentire. Perché così facendo, lui pensa di sfuggire alle sue responsabilità e di scaricare altrove i suoi errori e peccati madornali. Peccati relativi ad innumerevoli e continui scandali legati, tra l’altro, alle concessioni miliardarie, compresi, soprattutto, quelli nella Sanità pubblica. Dati e fatti accaduti alla mano, si tratterebbe, di alcune concessioni clientelistiche, esempi clamorosi dell’abuso di denaro pubblico. Quei miliardi potevano servire adesso, in questo drammatico periodo, ad affrontare la situazione. Una grave ed allarmante situazione, riferendosi alle denunce pubbliche fatte dagli specialisti responsabili e coraggiosi, direttamente coinvolti, nonché dai media non controllati. Secondo quelle denunce, in Albania manca tutto, a partire dai guanti e dalle mascherine. Per non parlare poi di ventilatori ed altre apparecchiature indispensabili ad affrontare quella che ormai è stata classificata dall’OMS come pandemia. Denunce che hanno mostrato a tutti il “Re nudo” ed hanno smascherato una realtà nota pubblicamente da tempo, ma che il primo ministro, i suoi alti funzionari sottomessi e la sua propaganda hanno cercato di nascondere. Un altro peccato madornale quello loro, che invece di gestire responsabilmente un settore così importante come quello della Sanità pubblica, hanno parlato soltanto di immaginari successi e hanno sperperato i fondi pubblici devoluti alla Sanità, dividendoli con certi oligarchi, loro sostenitori elettorali. A proposito, sabato scorso un medico del pronto soccorso è stato dimesso dall’incarico, in seguito ad “un ordine partito dall’alto”. È stato dimesso perché alcuni giorni prima aveva denunciato le carenze della sanità pubblica, raccontando quanto aveva fatto durante il suo lavoro di medico con delle persone presunte contagiate dal coronavirus. Denunce che “urtavano” con la propaganda del primo ministro e dei suoi, seguita sabato scorso, da una barbara ma misera vendetta. Vendetta che descrive fedelmente la mentalità del “Re nudo”.

    Il primo ministro, dopo aver escluso categoricamente per tante settimane il pericolo del contagio, a fatto compiuto, con un volo pindarico, ha cercato di far vedere a tutti che sta prendendo delle misure drastiche per arginare il danno. Lui, dal’8 marzo scorso, sta parlando di una “guerra da combattere, che durerà… ed ogni giorno che passa, fa diverse previsioni sulla durata. Il primo ministro però adesso, dopo l’8 marzo scorso, ha cominciato ad “impaurire” i cittadini con delle drastiche misure seguite da drastiche penalizzazioni per chi non ubbidisce. Ma lui sembrerebbe veramente impaurito, perché ormai non esce più dalla sua villa bunker. Ed è proprio da lì che fa i suoi annunci. In Albania ormai c’è una sola persona, fatti che stanno accadendo alla mano, che decide di tutto e per tutti. Non c’è più il governo che si riunisce, anche se formalmente, e prende delle decisioni. No, è soltanto lui, “l’onnipotente”, che monologa, parla, spaventa, minaccia e decide. Visto però quanto è successo in Albania dal 2013 ad oggi, gli albanesi non credono più ad una persona che ha soltanto promesso senza rispettare almeno una delle sue promesse, che ha mentito senza batter ciglio e ha continuato a mentire per coprire e “giustificare” le sue bugie precedenti. Gli albanesi però, ogni giorno che passa, stanno traendo lezione dal famoso proverbio arabo: “La prima volta che tu m’inganni la colpa è tua, ma la seconda volta la colpa è mia.”

    Chi scrive queste righe pensa che purtroppo la situazione in Albania, nelle settimane e nei mesi a venire potrebbe precipitare di male in peggio. E non soltanto per le inevitabili conseguenze della pandemia ma anche, e forse soprattutto, per le inevitabili e drammatiche conseguenze che danneggeranno la già preoccupante situazione economica del paese e le sofferenze quotidiane della maggior parte dei cittadini albanesi. Di quei cittadini che soffrivano la povertà anche prima dell’arrivo del coronavirus. Chi scrive queste righe avrebbe avuto e voluto trattare anche molti altri argomenti della vissuta realtà in Albania, legata alla pandemia, ma lo spazio non glielo permette. Egli però pensa che questo non è allarmismo, questo è semplicemente ragionevole realismo, dati, fatti ed esperienze precedenti alla mano, locali ed internazionali. E, in queste condizioni drammatiche prega soltanto che Dio salvi gli l’Albania e gli albanesi!

  • 61 associazioni di parenti di pazienti chiedono al Governo misure per la continuità delle terapie assistenziali domiciliari

    Lettera aperta di 61 associazioni pazienti per chiedere al Governo misure per la continuità terapeutico/assistenziale a domicilio per pazienti che stanno a casa in conseguenza alle misure di contenimento del Coronavirus

    Indirizzata al Presidente del Consiglio Conte e al Ministro della Salute Speranza

    Roma, 11/03/2020
    OGGETTO: “Misure per la continuità terapeutico/assistenziale al domicilio per pazienti che stanno a casa in conseguenza alle misure di contenimento del Coronavirus”

    Egregio Presidente del Consiglio,
    Egregio Ministro,
    Egregi Onorevoli,

    I pazienti che, a causa delle limitazioni resesi necessarie dall’espandersi del contagio da Coronavirus, sono costretti al proprio domicilio, sono a rappresentare le numerose problematiche che si trovano ad affrontare.
    Non tutti i pazienti hanno caregiver familiari che si occupano di loro e che in questo momento possano farsi carico di assisterli nelle loro esigenze quotidiane, l’assistenza esterna è limitata e anche le più semplici necessità sono diventate sempre più difficili da gestire.
    Molte associazioni si sono attivate affinché le regioni di residenza emanino delle norme utili a soddisfare le necessità dei tanti pazienti bloccati al domicilio ed alcune regioni hanno già emanato delle ordinanze utili a colmare alcune di queste necessità.
    Ci riferiamo al rinnovo automatico delle esenzioni per gli aventi diritto, il rinnovo automatico dei piani terapeutici (ausili/riabilitazione) (citiamo le regioni Lombardia, Campania, Lazio, …) e la proroga della fruizione delle prestazioni programmate di cui non si è potuto usufruire, senza incorrere nella decadenza del diritto alla prestazione stessa.

    Alla luce di quanto comunicato in data odierna da AIFA, riguardo la proroga automatica di gg 90, per i PT con scadenza nei mesi di marzo e aprile, sollecitiamo una pronta applicazione sul tutto il territorio nazionale.
    Chiediamo, a tal proposito, di voler emanare una norma nazionale al fine di prevedere tali misure a supporto della continuità assistenziale in tutte le regioni, così da tutelare tutti i pazienti e garantire al contempo che né i pazienti né i loro familiari/cargiver debbano uscire da casa per recarsi in ospedale o nelle ASL per l’espletamento di queste pratiche burocratiche che, seppure essenziali, in questo momento emergenziale sommano difficoltà alle difficoltà che già i pazienti e le loro famiglie (per i fortunati che le hanno) devono sopportare.
    Inoltre, chiediamo di voler valutare la possibilità di spostare sul territorio, attraverso il potenziamento dell’assistenza domiciliare, la somministrazione dei farmaci in fascia “H”, ovviamente facciamo riferimento solo a quei farmaci che potrebbero essere somministrati in sicurezza al domicilio da personale sanitario.
    Per le terapie e le prestazioni che invece debbono necessariamente essere somministrate in ospedale, così come per i cicli di riabilitazione urgenti, chiediamo che vengano previste misure di sostegno per l’accompagnamento “protetto” presso gli ospedali dei pazienti che ne necessitano, attivando anche procedure di coinvolgimento dei comuni e dei servizi sociali del territorio.
    Tali norme dovrebbero essere valide per tutto il periodo in cui le misure di contenimento del virus saranno in vigore. Il decreto “io resto a casa” potrà essere rispettato se verranno attivate al più presto misure che tutelino le fasce di fragilità e cronicità, perché la malattia non si ferma a causa del coronavirus e ci sono prestazioni e terapie che non possono essere considerate “differibili”.
    Sarebbe, inoltre, molto importante un coordinamento anche a livello dei singoli territori (province/comuni), affinché anche i servizi sociali siano attivati per supportare i pazienti che non hanno un sostegno familiare e/o sociale o che lo hanno perso a causa dell’emergenza coronavirus, così da poter essere aiutati nello svolgimento delle attività quotidiane, garantendo dunque la continuità dei servizi sanitari e sociali (sia quelli già attivati che quelli da attivare) che, in questo periodo di emergenza, risentono della loro operatività.

    Pensiamo fermamente che in questo momento di estrema crisi, dove si chiede a tutti i cittadini di “rimanere a casa”, i pazienti non debbano essere abbandonati al loro domicilio e che, da questa emergenza, dalla necessità di dare risposte concrete e in tempi brevi alle persone, potrà essere messa in pratica la tanto spesso teorizzata continuità ospedale-territorio e la rete di sostegno sanitaria/assistenziale/sociale.
    Le Associazioni pazienti si rendono disponibili a sostenere la loro parte attraverso il supporto informativo e, ove possibile, operativo, anche in coordinamento con le organizzazioni di protezione civile e/o socio/assistenziali presenti sul territorio convinte che come a volte accade, i momenti di crisi possono trasformarsi in opportunità.
    Confidando che presterete attenzione alle nostre richieste, confidiamo di poter essere rassicurati che entro brevissimo tempo siano emanate le norme sopra citate così da uniformare in tutto il Paese il diritto di poter “rimanere a casa” in sicurezza.
    In attesa di un cortese sollecito e ci auguriamo positivo riscontro, inviamo cordiali saluti.

    1. ACAR – Associazione Conto alla Rovescia per la diffusione dell’informazione e la ricerca sulla malattia esostosante e sulla sindrome di Ollier/Maffucci
    2. ANACC Onlus Associazione Nazionale Angioma Cavernoso Cerebrale
    3. APIAFCO Associazione Psoriasici Italiani Amici della Fondazione Corazza
    4. ARIR – Associazione Riabilitatori dell’Insufficienza Respiratoria
    5. ASMARA Onlus
    6. Associazione “Azione Parkinson Ciociaria ” Aps
    7. Associazione ALLERGAMICI
    8. Associazione Allergici al Lattice – AAL
    9. ASSOCIAZIONE ANDREA TUDISCO ONLUS
    10. Associazione ARI-AAA3 ONLUS
    11. Associazione Asma Grave
    12. Associazione Donne in Rete
    13. Associazione EpaC Onlus
    14. Associazione Famiglie Sindrome di Lennox-Gastaut Italia – Associazione Famiglie LGS Italia
    15. Associazione Gemme Dormienti
    16. Associazione Gli Onconauti
    17. Associazione HHT Onlus (Teleangectasia Emorragica Ereditaria Onlus)
    18. ASSOCIAZIONE I FRUTTI DI ANDREA
    19. Associazione Italiana Pazienti BPCO
    20. Associazione Italiana Pazienti con Apnee del Sonno-ONLUS A.I.P.A.S. ONLUS
    21. Associazione Italiana Pazienti Cusching ONLUS – AIPACUS
    22. Associazione Italiana Pazienti Leucemia Mieloide Cronica (AIPLMC)
    23. Associazione italiana Sindrome di Beckwith-Wiedemann (BWS) Onlus – AIBWS ONLUS
    24. Associazione Italiana Spondiloartriti Onlus – AISpA
    25. Associazione Italiana Vivere la Paraparesi Spastica – A.I. Vi.P.S. Onlus
    26. Associazione Liberi dall’Asma, dalle Malattie Allergiche, Atopiche, Respiratorie e Rare, ALAMA – APS
    27. ASSOCIAZIONE MALATI DI IPERTENSIONE POLMONARE ONLUS – AMIP
    28. Associazione Malati di Reni
    29. Associazione Malattie Infiammatorie Croniche dell’Intestino – A.M.I.C.I. LAZIO
    30. Associazione MelaVivo- melanoma vivere coraggiosamente
    31. Associazione Nazionale Alfa1-AT ODV
    32. Associazione Nazionale Genitori Eczema Atopico e Allergia Alimentare – ANGEA
    33. Associazione Nazionale Pemfigo/Pemfigoide Italia ODV (ANPPI)
    34. Associazione Nazionale Persone con Malattie Reumatologiche e Rare – APMARR
    35. Associazione Nazionale Porpora Trombotica Trombocitopenica Onlus – ANPTT Onlus
    36. Associazione Respiriamo Insieme
    37. Associazione Salute Donna Onlus
    38. Associazione Salute Uomo Onlus
    39. ATA-Associazione Toscana Asmatici Allergici Lapo Tesi
    40. Associazione UNITAS Onlus
    41. CIDP Italia Onlus – Associazione Italiana Pazienti di Neuropatie Autoimmuni
    42. ELO Epilessia Lombardia Onlus
    43. ETS Associazione Nazionale Dialisi Peritoneale “Enzo Siciliano” ODV Onlus – A.N.Di.P.
    44. EUROPA DONNA ITALIA
    45. FAND – Associazione Diabetici Italiana
    46. FEDER-A.I.P.A. ODV – FEDERazione Associazioni Italiane Pazienti Anticoagulati
    47. FederASMA e ALLERGIE Onlus – Federazione Italiana Pazienti
    48. FederDiabete Lazio
    49. FIE Federazione Italiana Epilessie
    50. Gruppo Famiglie Dravet Onlus
    51. Gruppo LES Italiano – ODV
    52. LEGA per la NEUROFIBROMATOSI 2 Onlus
    53. LIO – Lipedema Italia Onlus – Associazione Nazionale Pazienti Affetti da Lipedema
    54. NET ITALY ONLUS associazione italiana pazienti con tumore neuroendocrino
    55. NPS ITALIA ONLUS
    56. Noi Allergici ODV
    57. PARENT PROJECT APS
    58. Un Respiro di Speranza Lombardia Onlus
    59. Un Respiro di Speranza Onlus
    60. UNIAMO-FIRM – Federazione Italiana Malattie Rare Onlus
    61. Vivi l’epilessia in Campania ODV

  • Regioni: se il pericolo è nazionale vanno accettate le risposte del Governo nazionale

    Caro Direttore

    desidererei esprimere delle considerazioni sulle dichiarazioni del nostro Presidente del Consiglio Conte in merito alla Sua avversione alla nomina di un “Commissario super poteri” nell’affrontare la lotta al Corona virus in quanto (per Lui) le Regioni hanno già il potere per risolverla.

    Bene, abbiamo visto e toccato i risultati e le lotte tra Regioni per dimostrare chi è più efficace e brava, pensando solo a se stessa (Almirante parlò, se non ricordo male, per 29 ore alla Camera contro l’istituzione delle Regioni: aveva ragione!). Mi chiedo, quando è scoppiato il caso, si è costituita una commissione tecnica tra tutte le Regioni per scambiarsi conoscenze e proposte per una linea comune di comportamento? Allo stesso modo, si è proposto uguale commissione tra le Nazioni europee? Ed ultimo, non si è imposta alla Cina una commissione che andasse a studiare la situazione con i Cinesi stessi?

    Io credo che le Regioni abbiano sì la libertà di organizzare la propria risposta sanitaria sul proprio territorio, ma quando ci si trova ad affrontare una situazione di pericolo nazionale come questa credo anche che debbano fare un passo indietro ed accettare dal Governo nazionale le risposte più consone.

    Infine, nei confronti degli anziani di fronte alla lettera dell’Associazione degli anestesisti che sottolineava la necessità di curare prima le persone più giovani, ignorandoli, nessuna Regione si è espressa. Ma nel momento in cui qualche anziano si è manifestato favorevole è cominciata la gara a negare che non li si curi. Gli anziani avendo figli e nipoti non hanno bisogno di avere trattamenti speciali, sono già da soli disposti a sacrificarsi.

    Questa è l’immagine dei politici italiani, ma non solo loro…

    *ex Assessore alla Sanità di Regione Lombardia

  • Il contingente e lo specifico

    Dall’inizio della crisi del coronavirus la borsa italiana ha perso quasi il 40% della propria capitalizzazione tornando ai livelli 2016. Il tonfo odierno rappresenta un unicum nella storia della Borsa Italiana.

    Tutte le borse europee come quelle statunitensi hanno avuto flessioni degli indici anche a due cifre come Wall Street che chiude con un -10 %.

    La pandemia riconosciuta ormai rappresenta l’evento eccezionale (il famoso Cigno nero) al quale un sistema sanitario così come un sistema economico e finanziario difficilmente possono fare fronte.

    Non si deve fare, tuttavia, l’errore clamoroso di credere che ogni accadimento economico sia legato ed imputabile al solo fattore contingente, cioè il coronavirus. Esiste, invece, un contesto specifico italiano nel quale gli effetti della variabile contingente (coronavirus) si traducono in danni inenarrabili come il grafico della Borsa Italiana conferma.

    Solo dieci giorni prima della terribile pandemia del Corona virus infatti il nostro Paese poteva registrare:

    1. Diminuzione della produzione industriale – 4,3%
    2. Un aumento della pressione fiscale dello +0 5%
    3. Un aumento generale della cassa integrazione del +50% e +90% nelle regioni meridionali.

    Questi disastrosi indicatori economici sono gli effetti di una scellerata politica economica espressa dai governi Conte 1 e Conte 2 i quali hanno finanziato a discapito di una politica a sostegno dello sviluppo economico e dell’occupazione: A. il reddito di cittadinanza, B. quota 100

    La copertura finanziaria per queste legittime scelte politiche si è resa possibile grazie all’aumento della pressione fiscale (+0,5%) e contestualmente del debito pubblico.

    In questo drammatico scenario odierno, infatti, il debito pubblico ha raggiunto quota 2505 (aggiornato al 12 marzo ore 22:40) che diventerà una bomba ad orologeria con l’aumento dello spread, conseguenza della minor fiducia delle piazze finanziarie nella tenuta dei nostri conti.

    In altre parole non si deve assolutamente credere che le disgrazie economico-finanziarie del nostro continente ma in particolare del nostro Paese risultino legate solo ed esclusivamente al coronavirus.

    Quest’ultimo rappresenta IL FATTORE CONTINGENTE che si inserisce in UN contesto SPECIFICO disastroso frutto della scellerata politica di tutti i governi dal 2015 ad oggi.

    Potrebbe sembrare paradossale ma si avverte la netta impressione che il coronavirus in breve tempo rappresenterà l’alibi dei disastrosi risultati economici espressione della incapacità di tutti i governi degli ultimi cinque anni ed in particolare di questo scellerato in carica.

    In altre parole la politica in un modo vergognoso e subdolo si sta attrezzando anche sotto il profilo della semplice comunicazione nell’utilizzare la vicenda del coronavirus al fine di trovare la propria autoassoluzione.

    Ovviamente con il complice compiacimento dei media e delle diverse associazione di categoria per non parlare della supina approvazione di economisti e mondo accademico…

    Il fattore contingente come coronavirus diventa la via d’uscita per una classe governativa assolutamente incapace ma specifica del nostro Paese.

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