Governo

  • Il significato ancora incompreso dello spread

    Era il novembre 2011 quando lo spread toccò i 575 punti base e qualcuno ancora oggi crede che vada attribuito alla “competenza” del governo Monti la successiva  riduzione, quando invece fu proprio Draghi, come presidente della BCE, attraverso l’acquisto al mercato secondario di tutti i titoli invenduti del debito pubblico italiano, a permettere la sua riduzione fino a quotazioni accettabili. Una strategia del presidente della BCE che vide la netta opposizione della Germania tanto da richiedere una discussione animata al Bundestag risolta con una approvazione obtorto collo alle politiche monetarie operate dalla Banca europea.

    In pratica questo atto di generosità “europea” altro non fu se non l’anticipazione di quel Quantitative  Easing, poi adottato dal 2016 dalla BCE, a favore di tutti i titoli europei del debito pubblico con l’obiettivo di fornire gli strumenti finanziari all’incremento della crescita economica.

    L’andamento del valore dello spread, quindi, o meglio della differenza dei rendimenti tra i bund tedeschi ed i titoli del debito pubblico italiano, indicava sostanzialmente, allora come oggi, il livello di credibilità attribuibile alla guida politica e governativa del nostro Paese.

    In più questa  valutazione si estende alle conseguenti strategie adottate dall’Italia espresse da quel mondo finanziario al quale il nostro Paese si rivolge per finanziare il proprio debito.

    L’altalenante andamento del valore dello spread è stato spesso  “interpretato”  dalla classe politica italiana  a proprio uso e consumo, talvolta è stato persino indicato anche come uno strumento di pressione nei confronti di un particolare schieramento politico alla guida del Paese.

    Queste imbarazzanti e sostanzialmente povere di contenuti analisi altro non rappresentavano che le espressioni di competenze quantomeno parziali e probabilmente anche di piccoli interessi di bottega politica. Queste sempre legittime interpretazioni oggi  si sciolgono come neve al sole nel periodo storico in cui alla guida del nostro Paese siede  la massima espressione del potere finanziario europeo e mondiale del recente passato: Mario Draghi.

    Come non ricordare le teorie complottiste di esponenti politici, ancora oggi all’interno del governo, i quali vedevano nell’andamento dello spread la volontà di influenzare le scelte del nostro Paese e della sua maggioranza a sostegno del governo. Quando, invece, l’andamento dello spread  rappresentava solo una classica espressione di sfiducia nei confronti di tutti i governi che dal 2011 ad oggi si sono alternati alla guida del nostro Paese i quali, seppure con alcune specificità, hanno sempre e solo aumentato la spesa pubblica contemporaneamente alla pressione fiscale.

    Andrebbe ricordato agli autori di tali tesi come la finanza,  specialmente se speculativa, non esprima alcun sesso o genere né tantomeno un senso di appartenenza ad uno specifico contesto politico ma semplicemente si allea alternativamente basandosi solo ed esclusivamente sul parametro del proprio interesse  immediato e magari speculativo.

    Il  fatto che oggi, poi, questo valore espresso dallo spread (200 punti base) abbia sempre come riferimento il titolo tedesco in un momento nel  la quale la stessa Germania sta vivendo uno dei periodi più difficili degli ultimi decenni,  anche a causa della propria esposizione nell’approvvigionamento energetico, dimostra quanto questo valore, relativamente basso,  debba invece venire  considerato molto negativo  per il nostro Paese. Quindi non così distante da quella sfiducia espressa nel novembre 2011 con i 575 punti base al governo dell’epoca. A maggior ragione se poi, proprio da oltre un anno,  alla guida del nostro Paese si trovi una delle massime espressioni di quel  “potere finanziario” il quale dimostra ancora una volta la propria natura terza non  praticando alcuno sconto, oggi come allora.

    Sembra incredibile come la storia economica, anche recente, del nostro Paese non insegni nulla alla classe politica e dirigente italiana.

  • La scolastica inflazione

    Fino a pochi giorni fa l’avvento dell’inflazione nell’economia italiana veniva da buona parte della nomenclatura economica indicato come un fenomeno positivo in prospettiva in quanto indicato in grado di ridurre il valore del debito pubblico nella propria progressiva crescita.

    Questa interpretazione, prettamente scolastica, dell’azione dell’inflazione viene in più applicata ad un sistema economico ideale caratterizzato da fattori a valore costante (1. andamento consumi interni, 2.tassi di interessi nazionale ed internazionali, 3.crescita Pil, 4.andamento debito pubblico, 5.entità spesa pubblica, 6. Saldo import-export,  7.contesti internazionali economici e politici, 8.quotazione della valuta) ed, ancora una volta, viene clamorosamente smentita nella capacità di incidere proprio di questi fattori (1-8)all’interno di una reale e dinamica visione del sistema economico.

    La spirale inflattiva europea, ed in particolare quelli italiana, non si manifesta come espressione di uno sviluppo  economico, e quindi legata ad una crescita dei consumi, ma semplicemente risulta come il terribile effetto combinato e determinato da un aumento dei prezzi legato ad una diminuzione della disponibilità (2021) di merce e materie imputabili alla esplosione degli acquisti della Cina unito alle problematiche legate nelle gestione della supply chain di filiere estreme.

    La stessa crescita del PIL italiano nel 2021, come già dimostra  la  caduta del primo trimestre del 2022 con .0,4%, era sostenuta dall’esplosione della spesa pubblica che ha oltrepassato i 1000 miliardi dei quali buona parte a debito (fattore 4).

    In questo contesto la visione, o ancora peggio la convinzione, di un “benefico” impatto dell’inflazione nasce dalla presunzione di un mantenimento di tassi di interesse, di costi di servizio al debito, sempre vicino allo zero se non addirittura negativi (fattore 2) garantito il Quantitive Easing dell’allora presidente della Bce  Mario Draghi ed il mantenimento del valore di cambio della valuta (fattore  8) .

    In un simile contesto, poi, la  strategia monetaria espansiva della massima autorità monetaria europea, finalizzata ad incrementare i mezzi finanziari per un aumento della  crescita economica, ha invece contemporaneamente creato una vera e propria “sospensione dalla realtà” illudendo le massime istituzioni nazionali in un mantenimento di queste condizioni macroeconomiche (fattori 2 e 8).

    Il complesso contesto internazionale da oltre un anno, invece, indica come questa politica monetaria espansiva abbia subito una inversione proprio a causa dell’inflazione crescente ed abbia indotto le massime autorità delle banche centrali a rivedere la strategia elaborando quindi una politica monetaria restrittiva e perciò con una progressiva crescita dei tassi.

    La fine di questa sospensione dalla realtà di tassi irrisori se non negativi  e una crescita economica già ferma nel primo trimestre2022 non sono stati sufficienti a rivedere l’elaborazione di questa scolastica sicurezza la quale si infrange contro il volgere dinamico di una complessa realtà economica.

    in più, al netto della terribile conseguenza della guerra cominciata il 24 febbraio, l’inflazione già indicata oltre il 5% non poteva non determinare che un aumento dei tassi di interesse anche in relazione alla scena internazionale con un’economia statunitense in crescita tanto da indurre la stessa Fed per prima ad un aumento dei tassi di interesse.

    Inevitabilmente la disparità sui tassi di interesse tra le due sponde dell’oceano ha spinto gli investitori a spostare nel dollaro buona parte delle risorse, anche grazie ad una economia in crescita, la quale ora offre tassi di interesse più alti ma con una conseguente svalutazione dell’euro: il record della valuta statunitense sull’euro  lo conferma ampiamente.

    La sintesi terribile tra l’inflazione ed i  diversi fattori prima indicati (1-8) pone le condizioni per un’ulteriore crescita del debito pubblico con buona pace di chi pensava che l’inflazione lo avrebbe  ridotto dimenticando come il  sistema economico attuale rappresenti un complesso articolato alla ricerca di un equilibrio senza mai raggiungerlo e non dipenda da una banale alchimia contabile tra tasso di inflazione ed interesse.

    Il fatto, poi, che questa “benvenuta” inflazione risulti la tassa più iniqua in assoluto in quanto colpisce le fasce più deboli della popolazione risulta assolutamente ininfluente alle brillanti menti che la invocano.

  • La migliore Italia

    In un periodo di crisi completa, assoluta espressione di una sintesi nefasta tra i postumi della pandemia, e del perseverare del covid, e la terribile guerra voluta da Putin ed ancora in assenza di una strategia diplomatica europea la situazione economica volge drammaticamente verso una recessione figlia anche della infantile illusione di una ripresa nel 2021 legata, invece, quasi esclusivamente ai bonus ed alla esplosione della spesa pubblica ben oltre i mille (1.000) miliardi.

    In questo contesto l’Italia, quella vera, cioè del lavoro e delle imprese dalla cui unione nasce la possibilità di creare una vera crescita del Pil, con l’obiettivo di superare l’impasse dell’intero mondo politico italiano, dimostra la propria capacità di reazione alle avversità.

    Questa Italia della concretezza opposta a quella della politica si espone per la sopravvivenza della propria azienda e dei posti di lavoro assicurati sul territorio e dimostra di non attendere le vuote dinamiche politiche, troppo prese dagli accordi di lista in vista delle prossime elezioni di giugno, i cui vertici non si dimostrano neppure in grado di comprendere come senza ordini dei mercati esteri, e quindi anche di quello russo, il fatturato non possa crescere e tanto meno possono venire assicurati i posti di lavoro*.

    La distonia del mondo politico viene poi confermata dalle “iniziative politiche” di alcuni leader privi di un minimo senso del ridicolo e della tempistica i quali blaterano di un necessario aumento delle retribuzioni non ponendosi in alcun modo nell’ottica del primo obiettivo odierno rappresentato dalla sopravvivenza del tessuto industriale minato dalla recessione.

    Questa è la vera ed unica Italia di cui essere fieri, composta da persone intraprendenti e capaci di affrontare anche le terribili conseguenze di una economia di guerra e lontana anni luce dall’imbarazzante atteggiamento della politica ad ogni livello, comunale, regionale e nazionale, la quale sembra giocare anche in questo terribile momento (oltre due anni!) con la sopravvivenza di un sistema economico e quindi con le prospettive di vita dei cittadini solo ed esclusivamente per un vantaggio personale sia esso professionale, economico, narcisistico o ideologico.

    Solo pochi anni fa venni premiato proprio a Fermo, capitale del distretto calzaturiero marchigiano, per la mia attività a favore del Made in Italy, del quale il distretto calzaturiero marchigiano ne rappresenta un valido esempio, e posso assicurare come già dal 2014 questo importante distretto industriale soffrisse gli effetti delle sanzioni nei confronti di uno dei principali mercati di riferimento come la Russia.

    Ora, dopo otto anni di estrema difficoltà, ha deciso invece di reagire per la propria stessa sopravvivenza: a loro dovrebbe andare il più convinto appoggio come a tutte le famiglie il cui futuro dipende dalla continuazione dell’attività produttiva della aziende e dalla decisione degli imprenditori marchigiani di affrontare le conseguenze di una terribile guerra senza attendere i vuoti tempi della politica.

    Questa è l’unica Italia nella quale ci si dovrebbe riconoscere con orgoglio e speranza contrapposta alla mediocrità nella quale siamo immersi.

    *https://www.corriereadriatico.it/fermo/fermo_sfidano_europa_sanzioni_guerra_ucraina_calzaturieri_partono_fiera_mosca_ultime_notizie-6646537.html

  • L’Italia punta sull’Africa per liberarsi dalla dipendenza dal gas russo

    La “campagna del gas” avviata dal governo italiano per ridurre la dipendenza energetica da Mosca procede a ritmo sostenuto, e dopo l’Algeria e l’Egitto, è stata la volta dell’Angola e del Congo. Costretto a casa dal Covid-19, il premier Mario Draghi ha dovuto dare forfait alla missione e così la delegazione è stata guidata dal ministro degli Esteri Luigi Di Maio e dal titolare della Transizione ecologica Roberto Cingolani, accompagnati dall’ad di Eni Claudio Descalzi. Il 20 aprile firma a Luanda di una joint-venture ad ampio raggio nel settore energetico per la produzione di materie prime (petrolio, gas naturale e gas naturale liquefatto) spingendo anche sulle fonti rinnovabili. Successivamente la lettera d’intenti per rafforzare la cooperazione energetica tra Roma e Brazzaville cui si aggiunge anche un accordo ad hoc firmato da Eni con il ministro congolese degli Idrocarburi che dà ufficialmente il via all’estrazione di Gnl nel 2023. Proprio nell’ottica di rafforzare la cooperazione nel settore energetico, Roma sta usando le ottime relazioni che il gruppo energetico italiano ha costruito in circa 70 anni di presenza in Africa, dove è leader sia in termini di produzione che di riserve.

    L’intenzione del governo italiano è di sviluppare un progetto già avviato da Eni nel paese africano, provando così a rendere indipendente il nostro Paese dalle forniture di Gazprom prima ancora che in sede europea si trovi una posizione unica sul pagamento delle forniture. L’anno scorso il gigante russo energetico ha garantito oltre 29 miliardi di metri cubi di metano. Il gas aggiuntivo dei giacimenti angolani e congolesi arriverebbe sotto forma di Gnl, gas naturale liquefatto, e proprio per questo il Governo italiano sta lavorando anche a un maggior utilizzo dei terminali di gassificazione, che in Italia attualmente sono tre. Peraltro i piani di Eni prevedono una crescita di investimenti e attività nei Paesi africani nei prossimi anni: a sud del Sahara i principali hub dell’Eni si trovano in Congo, Angola, Nigeria e Mozambico, aree in cui le attività estrattive sono aumentate in modo considerevole.

    Nel 2020, la produzione annuale di gas della società guidata da Descalzi è ammontata a 1,4 miliardi di metri cubi mentre quella complessiva di idrocarburi è stata pari a 27 milioni di boe. Con l’accordo siglato ora, viene impresso un sensibile colpo d’accelerazione alla produzione di gas in Congo: tramite lo sviluppo del progetto di gas naturale il cui avvio è previsto nel 2023, si punta a ottenere una capacità a regime di oltre 3 milioni di tonnellate/anno (oltre 4,5 miliardi di metri cubi/anno). L’export di gnl permetterà così di valorizzare la produzione di gas eccedente la domanda interna congolese. La Repubblica del Congo ed Eni hanno anche concordato la definizione di iniziative di decarbonizzazione per la promozione della transizione energetica sostenibile nel Paese. L’ad di Eni ha spiegato che così facendo il Congo è diventato “un laboratorio di energie future con tecnologia italiana. Per questo – ha aggiunto – è un momento importante per entrambi i Paesi e anche per la nostra società”. Descalzi ha ricordato che Eni è l’unico produttore di gas ma che ora “stiamo ampliando la nostra attività a tutta la parte agricola per creare biocarburanti, al solare, all’economia circolare”.

    Soddisfatto il ministro degli Esteri Luigi Di Maio che, in conferenza stampa, ha sottolineato come l’operazione di ridurre la dipendenza energetica dalla Russia rappresenti per l’Italia una “priorità”. Non solo, ma il governo italiano sta lavorando “duramente” anche sull’istituzione di un tetto al prezzo del gas europeo, su cui alcuni Paesi dell’Eurozona hanno espresso perplessità. E invece, ha sottolineato, “per noi rappresenta una priorità – ha aggiunto – e ci aspettiamo sostegno su questo”. Anche il titolare del dicastero della Transizione ecologica Roberto Cingolani ha rilevato l’importanza dell’accordo in Congo in questo senso e “l’Italia è uno dei paesi più virtuosi” in questo percorso. Parole di apprezzamento per l’intesa in Congo sono state espresse dal ministro congolese degli Affari esteri, della francofonia e dei congolesi all’estero Jean-Claude Gakosso che ha così commentato: “Si dice che tutto il mondo passa attraverso l’energia. Siamo felici di concludere accordo con l’Italia, e anche con Eni che qui si è dedicata anche in altri campi come la ricerca. Ma oggi si apre una strada nuova, quella della transizione energetica, una sfida che Eni è riuscita a cogliere”. Dopo la firma al ministero degli Affari Esteri, la delegazione italiana è stata ricevuta dal presidente della repubblica del Congo, Denis Sassou N’Guesso.

  • In attesa di Giustizia: Bipartisan

    Cauti nella critica e generosi nella lode, in questa rubrica abbiamo magnificato in più occasioni le intraprese del Premier che ha conseguito il titolo di Professore Ordinario con i Punti Fragola dell’Esselunga (qualcuno sostiene con la raccolta, per tempo oculatamente fatta dai genitori, degli indimenticati punti VDB) e del suo discepolo prediletto: l’ilare giureconsulto assurto al seggio di via Arenula.

    Equità vuole che non vengano dimenticate altrettanto mirabolanti azioni di governo, volte a rendere l’Italia un Paese migliore, riferibili ad Esecutivi del passato: questa è una settimana dedicata all’amarcord.

    In una stagione che, climaticamente, inizia ad essere più che mai favorevole agli sbarchi di migranti sulle coste siciliane – tema sempre di attualità – è cosa buona e giusta celebrare come meritano gli interventi di inizio millennio intesi a contrastare il fenomeno.

    La premessa d’obbligo è che, all’epoca, il nostro arsenale normativo disponeva di una legge caratterizzata – se non altro – da una certa chiarezza: la c.d. “Turco-Napolitano” che in quattro punti essenziali affronta il problema. Nei primi articoli statuisce che ai cittadini stranieri sono garantiti i medesimi diritti spettanti agli italiani secondo le convenzioni ed i canoni di diritto internazionale, nonché quello di partecipazione alla vita pubblica locale riservato a coloro che fossero regolarmente soggiornanti. Viene, quindi, fatta una netta distinzione tra regolari ed irregolari.

    L’articolo 4 prevede che l’ingresso nel territorio dello Stato è consentito solo a chi sia munito di un passaporto o valido ed equipollente documento, il successivo contiene la disciplina per il rilascio del permesso di soggiorno e l’articolo 10…i respingimenti di coloro che risultino privi di tali requisiti deputati alla Polizia di Frontiera: in fondo, i medesimi principi enunciati da Matteo Salvini in maniera più pittoresca.

    Legge chiara ma, purtroppo, inefficace perché prevedeva la notifica del decreto di espulsione al soggiornante irregolare (che lo cestinava appena uscito dalla Questura) incorrendo poi nella difficoltà operativa di eseguire materialmente il provvedimento rintracciandolo e rimandandolo al Paese di provenienza.

    Ecco allora, nel 2002, abbattersi sui clandestini la implacabile “Bossi-Fini” con la previsione di nuovi reati, pene più severe e carcere per tutti. Nihil novi sub sole: il ricorso ai soliti strumenti del diritto penale che non fanno paura a nessuno con qualche “curiosità” degna di nota: per esempio la previsione dell’arresto obbligatorio per chi non avesse ottemperato al decreto di espulsione.

    Senonchè, il reato era ed è previsto come contravvenzionale e per le contravvenzioni (che non sono quelle per divieto di sosta, che si chiamano sanzioni amministrative, ma una categoria degli illeciti penali) la legge proibisce la carcerazione preventiva…il risultato fu che le Forze dell’Ordine dovevano obbligatoriamente eseguire arresti, compilare verbali, sottrarre risorse ad altri impieghi e trasmettere tutto in Procura dove il P.M. non poteva fare altro che disporre la liberazione immediata dell’arrestato. Questo, almeno, finché qualcuno se ne accorse e la legge fu modificata: nel frattempo aveva tanto inutilmente quanto inesorabilmente intasato i tribunali.

    Non ammonito da riflessioni salutari, il Governo pensò allora di ricorrere diversamente al mito della sanzione penale, ipotizzando il ricorso all’arresto in flagranza del clandestino al momento dello sbarco.

    Orbene, i sostenitori di questa opzione – parliamo di Ministri e Parlamentari della Repubblica – non avevano considerato quanto prevede la Costituzione e cioè che gli arresti in flagranza devono essere convalidati o meno da un giudice entro al massimo 96 ore.

    Alzi la mano chi, anche senza avere dimestichezza tecnica con la materia, ritiene possibile che uno sventurato G.I.P. di Agrigento o di Ragusa (per fare degli esempi) possa celebrare decine se non centinaia di udienze nel volgere di una manciata di ore e redigere anche le ordinanze conseguenti…a tacer del fatto che si sarebbe dovuto, comunque, trovare posto in carcere per queste torme di sventurati nuovi giunti. Forse, si confidava nel fatto che il Guardasigilli – un ingegnere – ne potesse progettare e realizzare di nuove e capienti, a tempo di record.

    A qualcuno, però, nelle stanze dei bottoni venne, fortunatamente ed in tempo utile, di consultarsi con un amico magistrato la cui fragorosa risata offrì risposta al quesito. E spontanea sorge la domanda: ma, i Capi di Gabinetto, gli innumerevoli magistrati fuori ruolo assegnati a Ministeri e Authority, hanno studiano giurisprudenza alle serali al buio?

    I Governi successivi continuarono a ritoccare in qualche modo – e con i risultati che ben conosciamo –   quella che è divenuta una variopinta arlecchinata normativa e gli scafisti, ben compreso con chi hanno a che fare, ringraziano.

    Malcontate, sono circa duecentocinquantamila le leggi vigenti nel nostro Paese (la media negli altri Membri UE è di circa 1/10) ed a queste si aggiungono circolari interpretative, direttive, protocolli di intesa e regolamenti…fatevi una domanda e datevi la risposta del perché la Giustizia non funziona.

  • Il “nuovo” tennis della regressione medioevale

    La unicità dei valori espressi dal mondo dello sport nasce dalla distinzione rispetto ai contesti storico-politici nei quali viene praticato e dalla sostanziale lontananza dalle azioni e dalle scelte delle diverse nazioni di appartenenza dei singoli atleti. Allo sport andrebbe sempre confermato il riconoscimento della propria specificità nella quale tutti gli atleti di ogni nazione si impegnano in allenamenti e sacrifici (talvolta anche ben remunerati) e dovrebbe rappresentare l’occasione per dimostrare di possedere una cultura di livello accettabile con la consapevolezza dei valori e contesti diversi da quelli ormai sempre più invadenti della politica.

    Lo sport sublima e valorizza la performance atletica e la propone agli spettatori negli stadi o attraverso la televisione, indipendentemente dalla provenienza geografica dell’atleta e dalle proprie singole posizioni politiche o attitudini sessuali, assolutamente ininfluenti nel conseguimento del risultato sportivo.

    Talvolta la retorica politica cerca di impossessarsi dei risultati di un atleta per promuovere una propria retorica ma quasi sempre con scarsissimi risultati.

    La triste decisione di escludere dal prossimo torneo di Wimbledon gli atleti di origine russa e bielorussa, ed ora maldestramente adottata dal Presidente del Consiglio Draghi, rappresenta invece la negazione dei valori di fratellanza ed uguaglianza dei quali ogni sport da sempre si deve rendere interprete e portatore. (*)

    Se poi tale posizione, favorevole all’esclusione degli atleti semplicemente sulla base della propria provenienza geografica, viene addirittura sostenuta dal Presidente del CONI allora ci troviamo di fronte all’ennesima conferma di come gli enti rappresentativi dello sport rappresentino una semplice quanto banale emanazione di accordi politici basati sui più dozzinali accordi e scambi di interesse personali.

    In questo contesto allora il declino culturale del nostro Paese, una volta culla della cultura, ci avvicina sempre molto più all’era medioevale. Anche perché se, come vengono addotti dai sostenitori di questo apartheid geografico, si vivesse veramente in tempi di guerra allora le competizioni andrebbero sospese in attesa di una tregua rendendo così lo sport stesso un valido strumento di pressione politica negli scenari di guerra.

    Viceversa l’ipocrisia dominante non intende rinunciare ad una forma di business assicurata dalle manifestazioni sportive ma contemporaneamente vorrebbe pure “sbiancarsi” l’anima.

    Mai come ora lo sport dovrebbe, invece, rappresentare, rispetto al contesto circostante, un’area distinta in grado di promuovere valori alti della cultura contemporanea all’interno della quale sia possibile ritrovare ancora vivi, ed anzi rafforzati, tutti i sentimenti di uguaglianza e fratellanza dei quali una volta lo sport si faceva interprete e non come adesso ridotto a misero supporto alla propaganda  politica.

  • A ciascuno secondo le proprie responsabilità

    Dire le bugie è un difetto e le bugie sono sempre inutili perché, prima o poi,

    si sa la verità e ci si guadagna solo la vergogna di averle dette.

    Jules Renard

    La guerra in Ucraina purtroppo sta continuando da 62 giorni. Da quel 24 febbraio scorso, quando le truppe armate cominciarono quello che il presidente russo chiamò “un’operazione militare speciale”. E guai se qualcuno, chi che sia, parlasse invece di una guerra. Guai, perché soltanto alcuni giorni dopo l’invasione dei territori ucraini, il parlamento russo approvò in fretta e furia. il 4 marzo scorso. una legge che fu decretata subito dopo dal presidente ed entrata in vigore il 5 marzo. Una legge, l’unico obiettivo della quale era quello di impaurire e dissuadere chiunque avesse intenzione di considerare e trattare quello che stava accadendo in Ucraina dal 24 febbraio come una guerra. In caso contrario, essendo considerato “traditore”, perché stava consapevolmente operando contro “l’interesse nazionale”, per ogni cittadino russo la pena sarebbe stata fino a 15 anni di carcere. Da 62 giorni ormai quanto sta accadendo in Ucraina denuncia però proprio una sanguinosa e spietata guerra che ha causato molte vittime tra gli inermi ed indifesi cittadini ucraini. Ogni giorno che passa si stanno rendendo pubblici ulteriori casi di una barbara e consapevole crudeltà, attuata dai russi. Domenica scorsa si celebrava la Pasqua ortodossa, ma nessuna tregua è stata concessa in modo che i credenti ucraini potessero onorare i riti religiosi e festeggiare. A niente sono valsi neanche gli appelli di Papa Francesco al patriarca della chiesa russa Kirill, convinto sostenitore del presidente russo. Ragion per cui in nessuna città ucraina è stata possibile celebrare la messa a mezzanotte; un importante rito ortodosso. Domenica scorsa, giorno della Pasqua ortodossa, non solo non è stata concessa nessuna tregua, ma, addirittura, sono continuati i pesanti bombardamenti dell’artiglieria e gli attacchi missilistici. Soltanto ad Odessa, dai bombardamenti dal mare Caspio, sono state uccise otto persone. Compresa una giornalista ucraina e sua figlia di soli tre mesi. Il 25 aprile i russi hanno bombardato cinque stazioni ferroviarie nella parte centrale ed occidentale dell’Ucraina. Sono stati, purtroppo, diversi i morti e i feriti soltanto da quei bombardamenti. Nel frattempo la Commissione europea ha proposto ieri alcuni emendamenti alle normative dell’Eurojust (l’Agenzia dell’Unione europea per la cooperazione giudiziaria penale; n.d.a.). Un’agenzia, il cui obbligo istituzionale è quello di aiutare le amministrazioni nazionali a collaborare per combattere il terrorismo e gravi forme di criminalità organizzata che interessano più di un Paese dell’Unione. Ieri la Commissione europea ha chiesto perciò quegli emendamenti proprio per dare all’agenzia “la possibilità legale di raccogliere, conservare e condividere le prove dei crimini di guerra”. Perché, facendo riferimento a quanto sta accadendo in Ucraina dall’inizio della sanguinosa e spietata guerra, risulterebbe che “…a causa del conflitto in corso, è difficile immagazzinare e conservare le prove in modo sicuro in Ucraina”. In seguito “all’operazione speciale”, da un rapporto ufficiale dell’Alto Commissariato per i Rifugiati dell’Organizzazione delle Nazioni Unite, reso noto il 24 aprile scorso, risulta che il numero esatto dei profughi ucraini è 5.186.744. In più, all’interno dell’Ucraina, gli sfollati sono oltre 7,7 milioni.

    Le notizie che ogni giorno arrivano dalle varie città, o meglio da quello che è rimasto dalle varie città ucraine, sono veramente drammatiche e molto preoccupanti. Preoccupanti, ma anche ciniche, come la notizia resa nota oggi dal ministro della Difesa ucraino. Secondo lui anche durante questi ultimi giorni “…si stanno susseguendo contro il territorio ucraino una serie di attacchi missilistici senza precedenti”. Lui ha ribadito anche che “…Nella fase attuale i combattimenti più pesanti si svolgono sul fronte orientale. Nonostante le richieste del presidente Volodymyr Zelensky di dichiarare una tregua durante le vacanze della Pasqua ortodossa, che si è celebrata domenica, il nemico ha lanciato una serie di attacchi missilistici senza precedenti […] Con particolare cinismo sui missili lanciati dai russi è stata apposta la scritta ‘Cristo è risorto'”. Sempre oggi l’autorità nucleare statale ucraina Energoatom ha confermato ufficialmente che “…Due missili da crociera lanciati dall’esercito russo hanno volato a bassa quota questa mattina sopra la centrale nucleare di Zaporizhzhia a Energodar, nell’Ucraina sud-orientale”. Specificando anche che “…Il sorvolo di missili a bassa quota proprio sopra il sito della centrale, dove si trovano sette impianti nucleari, comporta rischi enormi. I missili possono colpire uno o più impianti nucleari, è una minaccia di catastrofe nucleare e radioattiva per tutto il mondo”.

    Ma oltre ai rapporti ufficiali delle istituzioni locali ed internazionali, oltre alle dichiarazioni delle massime autorità ucraine, soprattutto quelle del Presidente della Repubblica, un enorme contributo per conoscere la vera, vissuta e drammaticamente sofferta realtà in Ucraina, lo hanno dato e lo stanno dando anche i tanti giornalisti ed inviati speciali dei giornali e delle televisioni da diversi Paesi del mondo. Proprio grazie ad essi, alla loro professionalità, al loro coraggio, ai loro sacrifici e alla loro abnegazione che adesso si sa molto dai diversi fronti di guerra in Ucraina. Grazie ai tanti giornalisti ed inviati speciali è stato possibile conoscere le spaventose verità e le crudeltà patite e sofferte da inermi, innocenti ed indifesi cittadini ucraini ogni giorno dal 24 febbraio scorso. Realtà e verità che la propaganda a servizio del dittatore russo cerca con tutti i modi di camuffare, alterare, annebbiare e, se possibile, annientare. Diffondendo anche molte notizie false per confondere e ingannare l’opinione pubblica, sia in Russia che altrove.  Grazie al coraggio, alla professionalità e ai tanti sacrifici dei giornalisti e degli inviati speciali dei giornali e delle televisioni è stato reso possibile sapere realmente quello che sta accadendo in Ucraina durante questi 62 giorni di sanguinosa e spietata guerra.

    Purtroppo notizie preoccupanti, anche se per fortuna non dovute alla guerra, pervengono da diverse parti del mondo. Notizie che evidenziano e rendono pubblici allarmanti abusi di potere, atti di corruzione ai massimi livelli istituzionali. Notizie che testimoniano, documentano e denunciano delle verità dovute e derivate dal reale e palese pericolo della restaurazione e del consolidamento di regimi autocratici in altri Paesi del mondo. Compresa l’Albania.

    Il 4 aprile scorso l’autore di queste righe ha informato il nostro lettore di un articolo pubblicato il 28 marzo 2022 sul Corriere della Sera ed intitolato Covid Lombardia, la missione albanese nel 2020 tra festini e multe (con un benzinaio infiltrato tra i medici). L’autore di quell’articolo trattava quanto accadeva due anni fa con un gruppo di 30 medici ed infermieri arrivati il 29 marzo 2022 a Verona dall’Albania per poi affiancare i colleghi italiani dell’ospedale di Brescia. Era un periodo drammatico dovuto all’allarmante propagazione della pandemia in Italia. L’autore di queste righe scriveva convinto allora, nel marzo del 2020, che “…Fatti accaduti alla mano, sembrerebbe che al primo ministro interessi soltanto l’apparizione mediatica e le immagini di facciata per usi puramente propagandistici”. L’autore di queste righe era convinto allora, come lo è anche oggi, che si trattava di “…una ghiotta opportunità per il primo ministro albanese di apparire mediaticamente a livello internazionale”. Egli esprimeva per il nostro lettore la sua ferma convinzione che si trattava di “…una ghiotta opportunità per il primo ministro albanese di apparire mediaticamente a livello internazionale” (Decisioni ipocrite e pericolose conseguenze; 30 marzo 2020).

    Nel sopracitato articolo, apparso sul Corriere della Sera il 28 marzo scorso, l’autore affermava che “…Analisti internazionali avevano sintetizzato l’essenza della delegazione quale mossa geopolitica, legittima e regolare, del premier Rama, classiche manovre diplomatiche per avanzare crediti e acquisire ulteriori punti nella corsa a entrare nell’Unione europea”. L’autore di quell’articolo ha fatto però anche una denuncia. Si perché, riferendosi al gruppo dei 30 medici ed infermieri albanesi arrivati in Italia, egli ribadiva che “…Sopra il mar Adriatico, la squadra di Tirana viaggiò a bordo di un aereo in compagnia – non esiste nessuna indagine in quanto all’epoca e anche dopo non si vollero compiere accertamenti -, di soldi in contanti. Più di quelli, molti di più, ma tanti di più, che sarebbero serviti per vivere a Brescia, poiché gli albanesi furono ospiti come lo furono i russi, costatici 3 milioni di euro”. In seguito egli evidenziava che “…a ritroso si deve per la cronaca evidenziare l’azione di collante del famoso avvocato albanese Engieli Agaci, difensore spesso di grossi narcotrafficanti e uomo assai ascoltato dalle nostre istituzioni”. Per rendere chiaro di che si trattava, l’autore di queste righe informava il nostro lettore che “…Guarda caso però, quel “famoso avvocato albanese” è anche il segretario generale del Consiglio dei ministri in Albania e anche l’eminenza grigia del primo ministro”. E poi, siccome lo spazio non glielo permetteva di continuare a trattare quell’argomento, prometteva al nostro lettore di continuare “…a trattare questo argomento, perché è convinto che aiuterà molto a comprendere la gravissima realtà albanese, dovuta al consolidamento della dittatura sui generis in Albania” (Misere bugie ed ingannevoli messinscene che accusano; 4 aprile 2022). Egli chiede scusa di non averlo fatto la settimana successiva, come aveva promesso, perché per due settimane non poteva non trattare, fatti accaduti, documentati e denunciati alla mano, la crudeltà con la quale gli invasori russi hanno massacrato centinaia di inermi, innocenti ed indifesi cittadini ucraini. Compresi, purtroppo, anche centinaia di donne e bambini. Ma siccome ogni promessa è un debito, l’autore di queste righe continuerà ad informare il nostro lettore anche della vera, vissuta e sofferta realtà albanese. Come ha cercato di fare, con la massima responsabilità ed oggettività da diversi anni ormai. Ragion per cui egli oggi informerà il nostro lettore chi è e cosa rappresenta l’avvocato, l’eminenza grigia del primo ministro albanese. Colui che, dal 2013 ad oggi, è anche il segretario generale del Consiglio dei ministri, e al quale si riferiva l’autore del sopracitato articolo apparso il 28 marzo scorso sul Corriere della Sera. Sono state diverse le denunce pubblicamente fatte e mai contestate dal diretto interessato, che accusano l’eminenza grigia del primo ministro albanese. Denunce ed accuse che hanno a che fare con tanti scandali milionari, con l’abuso del potere istituzionale, compresa la connivenza del potere politico con la criminalità organizzata e certi raggruppamenti occulti locali ed istituzionali che vedono direttamente ed istituzionalmente coinvolto “il famoso avvocato”. Proprio colui che, non a caso, l’autore del sopracitato articolo pubblicato dal Corriere della Sera il 28 marzo scorso, lo evidenziava come “il difensore spesso di grossi narcotrafficanti”.

    Chi scrive queste righe continuerà ad informare il nostro lettore dei continui e crescenti scandali che si stanno evidenziando e denunciando in Albania. Scandali che vedono coinvolti direttamente il primo ministro, la sua eminenza grigia ed altri suoi fedelissimi, nonché certi “rappresentanti internazionali”. Tra i quali l’ambasciatrice statunitense in prima linea, in palese e scandalosa violazione dell’articolo 41 della Convenzione di Vienna sulle relazioni diplomatiche. Chi scrive queste righe pensa ed auspica che tutti loro debbano essere trattati secondo le proprie responsabilità e conseguenze causate. Egli condivide la convinzione di Jules Renard, cioè che dire le bugie è un difetto e le bugie sono sempre inutili perché, prima o poi, si sa la verità e ci si guadagna solo la vergogna di averle dette. Se solo i bugiardi riuscissero a vergognarsi però.

  • Il modello sudamericano

    Si scopre solo adesso che la riforma che ha portato al taglio dei parlamentari determinerà un accentramento di potere talmente imponente da creare una nuova oligarchia alla quale, attraverso l’accordo tra due soli parlamentari, sarà possibile porre le condizioni per una possibile crisi di governo, accrescendone quindi il potere discrezionale.

    Queste illuminate considerazioni vengono espresse “solo adesso” da Luciano Violante dopo che il suo partito, con l’obiettivo di consolidare un’intesa politica con i 5 Stelle (ai quali va attribuita la responsabilità della proposta politica), ha votato questa riforma disgraziata evidenziando, ancora una volta, il livello del valore etico, politico ed istituzionale del Partito Democratico.

    Sarebbe stato sufficiente infatti, per comprenderne le conseguenze, un semplice ragionamento elementare partendo dalla considerazione di come la riforma mantenesse inalterato il potere del Parlamento distribuendolo però tra un numero minore di parlamentari. Sarebbe emersa evidentemente una considerazione come quella attuale di Violante alla quale il segretario del PD risponde con un classico mutismo.

    Questa riforma di fatto rompe quell’equilibrio tra poteri contrapposti, il quale rappresenta l’essenza stessa della democrazia, accentrando così quello legislativo nelle mani di un numero minore di rappresentanti dello Stato il che equivale ad aumentarne potere, discrezionalità ed influenza.

    In questo modo la nostra democrazia declina verso un sistema politico all’interno del quale la delega elettorale rappresenta un aspetto sempre meno vincolante in quanto a questo un maggior potere dei parlamentari non viene contrapposta alcuna forma di riequilibrio, come potrebbe essere un vincolo di mandato anche parziale esercitato da parte degli elettori.

    In più questo disequilibrio assume sostanzialmente i connotati di un sistema istituzionale che nasce dalla contrapposizione tra poteri oligarchici istituzionali, con l’ulteriore aggravante che questa declinazione risulti il frutto non tanto di un progetto politico accentratore a bassa democraticità quanto della miserabile espressione di una semplice stupidità, intesa come l’incapacità di mettere in relazione causa ed effetto, dei proponenti e di chi l’ha approvata in parlamento.

    In questo contesto l’Italia di fatto esce dal novero delle democrazie occidentali per entrare in quello molto più variegato e squilibrato degli stati dell’America Latina (09.10.2019 https://www.ilpattosociale.it/2019/10/09/la-nuova-oligarchia-parlamentare/.

    Le considerazioni tardive di un esponente della sinistra italiana non tolgono né tantomeno attenuano le responsabilità di chi ha votato questa sciagurata riforma.

  • Quale “sviluppo” delle estrazioni di gas nazionale?

    Da oltre un anno il governo Draghi e il ministro Cingolani hanno ripetutamente affermato come entrambi considerino fondamentale, per attenuare gli effetti devastanti della escalation dei costi energetici per imprese e cittadini, puntare sullo sviluppo della estrazione di gas da giacimenti italiani passata nei primi anni 90 dai 21 milioni di metri cubi a poco più di 3,4 del 2021, a fronte di un consumo nazionale di 76 miliardi di metri cubi.

    Il 4 di aprile, all’interno di un mio breve intervento, avevo pubblicato invece il costante trend negativo relativo all’estrazione di tutto il 2021 (oltre -18%) e di febbraio 2022 (oltre -24%) i quali, senza alcun dubbio, ponevano in ridicolo le affermazioni tanto del ministro della Transizione energetica quanto del Presidente del Consiglio dimostrando, infatti, come le estrazioni di gas da giacimenti nazionali diminuissero progressivamente da mesi https://www.ilpattosociale.it/…/solo-chiacchiere-e…/.

    Nel frattempo lo stesso governo, verso la fine del 2021, ha approvato ed introdotto un nuovo protocollo definito Pitesai all’interno del quale vengono definiti i nuovi protocolli per identificare le aree del territorio italiano in cui vengano consentite la ricerca e successivamente l’estrazione di gas naturale. Sulla base di questo nuovo atto governativo nei soli pochi ultimi mesi, durante i quali all’aumento dei costi energetici legati all’inflazione si sono aggiunte le conseguenze dell’evento bellico, risultano rifiutate quarantadue (42) su quarantacinque (45) richieste di attività di ricerca sul territorio nazionale finalizzate a creare nuove quote estrattive.

    In pieno questo delirio ambientalista si aggiunga, poi, come delle centotto (108) attività estrattive già operative da anni circa il 70% potrebbe essere soggetto a sospensione in quanto questa attività avviene all’interno di zone definite ora non idonee, quindi  ex post, proprio sulla base di questo nuovo protocollo del governo Draghi nel 2021.

    E’ evidente come tanto Draghi quanto Cingolani abbiano dimostrato ampiamente di aver mentito nelle loro dichiarazioni pubbliche e di operare contro lo sviluppo dell’attività estrattiva da giacimenti nazionali.

    I dati pubblicati nel mio intervento del 4 aprile vengono confermati e rappresentano ora, alla luce di questo protocollo, addirittura la cristallina espressione di una strategia governativa che si manifesta come sintesi nefasta della follia ideologica ambientalista ma anche di una incapacità intellettuale nel comprendere il momento storico di estrema difficoltà per le imprese e per i cittadini italiani in relazione ai costi energetici e alle bollette.

    Quando qualcuno riduce la complessa questione energetica ad una banale e retorica scelta tra un grado di aria condizionata o di riscaldamento e la pace non ci si può decisamente attendere nulla più di questo.

  • Accise ed Iva

    La guerra seguita a due anni di pandemia sta mettendo a rischio il tessuto economico ed industriale italiano e la stessa sopravvivenza di interi ceti sociali.

    Dal dopoguerra ad oggi mai si erano create le condizioni per questa “tempesta perfetta” (conseguenze pandemiche-inflazione- evento bellico) con la conseguente impennata dei costi energetici la quale ha di fatto messo in crisi un sistema industriale basato sull’economia di scala rendendo antieconomiche le produzioni indipendentemente dal livello produttivo.

    Una situazione talmente insostenibile da obbligare, solo due settimane addietro, circa 360 aziende della Lombardia alla sospensione della propria attività produttiva e la messa in cassa integrazione dei dipendenti.

    La problematica energetica, peraltro, era già conosciuta nel 2021 e contemporaneamente sottostimata nelle sue drammatiche conseguenze dal governo in carica il quale si è mosso solo parzialmente e con forte ritardo, aggravando le conseguenze economiche amplificate dalla sottovalutazione governativa.

    Una tempistica infelice, molto più dolosa che colposa, e comunque viziata da un approccio ideologico, immutato anche in tempi di guerra, individuabile nella priorità dimostrata ancora oggi ad altri settori (*).

    Una scala di priorità che tuttavia non ha impedito l’approvazione immediata della direttiva europea votata in commissione e relativa alla eliminazione completa dell’Iva e delle accise applicate alla sola vendita delle armi.

    Mentre il 70% delle imprese manifatturiere è in difficoltà nel mantenimento dell’attività produttiva per l’esplosione dei costi energetici e quasi un terzo dell’utenza domestica ha chiesto la rateizzazione delle bollette elettriche, in quanto impossibilitata nel pagarle, ecco che l’Unione Europea ed il governo Draghi assieme alla maggioranza che lo appoggia, eccezion fatta per i 5 Stelle, dimostrano le proprie priorità approvando l’esenzione da accise ed IVA per il commercio d’armi.

    A nessun ministro del governo è mai venuto in mente di proporre anche solo una riduzione dell’IVA e delle accise permanente applicabile ai prezzi dei carburanti oppure per i generi di largo consumo che potesse, anche solo parzialmente, compensare l’aumento dei prezzi legati all’inflazione e agli effetti devastanti della guerra. Invece, ci si è affrettati all’approvazione parlamentare della totale esenzione da accise ed Iva per il solo commercio delle armi.

    Questa conversione di una Direttiva europea dimostra, ancora una volta, come l’Unione Europea rappresenti ormai un’istituzione burocratica in pieno stallo politico e valoriale privo di ogni collegamento con la realtà oggettiva dei cittadini europei. Contemporaneamente la maggioranza governativa parlamentare italiana a sostegno del governo Draghi che ha votato questa esenzione per le armi dimostra di essere semplicemente una mediocre rappresentanza umana in vendita per interessi personali o di lobby, ma comunque lontana dalle drammatiche aspettative dei cittadini.

    Mai come ora tutte le rappresentanze istituzionali e politiche sia nazionali che europee dimostrano la propria vergognosa disonestà e non soltanto intellettuale.

    (*) Transizione energetica, moto e monopattini elettrici, bonus terme, digitalizzazione, valutazione sismica di teatri e cinema, rigenerazione urbana

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