Cibo

  • Toghe&Teglie: la pasta con le sarde a mare

    Buongiorno ai lettori di questa appetitosa rubrica, sono Marco Siragusa, avvocato penalista trapanese del Gruppo Toghe&Teglie di cui sono storico appartenente. La mia terra è ricca di tradizioni culinarie marinare e anche di  piatti della cucina “povera”: quello che vi propongo oggi è uno di questi e non una mia creazione esclusiva, per quanto si tratti di una variazione:  la pasta con le sarde a mare che prevede, appunto, che le sarde restino a … mare. Insomma, non ci sono e, al loro posto, le acciughe.

    Andiamo! Fate soffriggere dell’aglio (meglio se con la sua “camicia”) con olio d’oliva e peperoncino in quantità a seconda dei gusti.

    A parte avrete messo delle acciughe, anche queste in quantità variabile a seconda del gradimento personale e delle porzioni: aggiungetene oltre la metà (le sarde, ricordiamolo, rimangono a mare) e scioglietele con l’olio caldo, sfumando con del vino bianco.

    Intanto avrete messo a bollire l’acqua e calato la pasta, spaghetti grossi Rummo o, meglio ancora, Gaetano Inserra, e diluite il sugo con del concentrato di pomodoro e l’acqua di cottura della pasta facendo proseguire a fuoco lento finchè non si sarà formato un ragù nel quale andranno mescolati uva sultanina e pinoli.

    Regolate i tempi in modo che il condimento sia pronto prima di scolare la pasta, spegnete il fuoco e lasciatelo riposare aggiungendo un filo d’olio a crudo.

    In un piatto siciliano non po’ mancare: mi stavo dimenticando che, in parallelo o meglio un po’ prima di ultimare il sugo, in una padella separata  antiaderente, su fiamma moderata, ponete  della mollica di pane, avendo cura di girarla spesso perché non si bruci. Dev’essere “atturrata” (abbrustolita ma non bruciata) e quasi alla fine, aggiungete uno spicchio d’aglio, sempre “in camicia” e un filo d’olio evo.

    Scolate gli spaghetti al dente e versateli direttamente nella padella con il condimento, mescolando con il dovuto vigore per insaporirili al meglio. Servite e aggiungete direttamente sul piatto la mollica atturrata.

    Secondo mi cugino, Vito Emmolo, anche lui in Toghe & Teglie,  la ricetta originale deve essere fatta risalire ai frati di San Francesco da Paola, nel sugo si possono (o devono) aggiungere chiodi di garofano e cannella, le acciughe è meglio che siano sotto sale e non sott’olio e la presentazione può essere completata con del basilico fresco. Ci siamo confrontati approfonditamente sul punto!  Mah, vedetevela voi come preferite…

    Con questa pasta è perfetto un vino rosso. Io ho abbinato un Cerasuolo di Vittoria di Gulfi e nemmeno Vito ha avuto qualcosa da ridire.

    Tutto chiaro? Bene, andate ai fornelli, cari saluti alle sarde rimaste in mare e…buon appetito a voi!

     

  • Toghe&Teglie: tagliolini di zucchine con crema di mandorle

    Bentrovati golosi lettori de Il Patto Sociale, sono Maurizio Condipodero, avvocato civilista reggino del Gruppo Toghe & Teglie. Nonostante sia anche Consigliere Nazionale del CONI, ammetto che le mie regole alimentari non siano sempre allineate a quelle degli atleti ma, sapete com’è la cucina calabrese: nutriente, saporita ma sarebbe troppo definirla a basso contenuto calorico.

    A proposito di calorie, da voi lassù le temperature sono scese? Perché qui da noi – anche se ogni tanto piove – si sta benone e dei piatti freddi come quello che vi proporrò oggi sono ancora preferibili alle zuppe, tra l’altro è molto versatile potendo diventare uno stuzzichino che accompagna l’aperitivo piuttosto che un contorno originale; alla fine fatene voi quello che volete se vi piacerà provarlo.

    Procuratevi delle zucchine, lavatele, pulitele e agendo con un pelapatate dentellato (o con l’apposito attrezzo facilmente reperibile in un negozio di casalinghi) create dei tagliolini da ogni zucchina: la quantità dipende dalle dimensioni della verdura e dal numero delle porzioni.

    Spremete poi un arancia, e nel suo succo mettete a marinarvi i tagliolini così ottenuti  con l’aggiunta di un pizzico di pepe nero e qualche goccia di limone.

    Intanto che la marinatura procede, passate poi alla crema di condimento: servono delle mandorle che avrete precedentemente sgusciato e congelato.  Frullatele con aggiunta di un bicchiere d’acqua ghiacciata, un cucchiaio di farina di cocco ed una bustina di zafferano fino ad ottenere una crema abbastanza densa, alla quale si dovrà aggiungere, emulsionandola, dell’erba cipollina o – in mancanza – un quarto di una cipolla bianca tritate, una o l’altra, molto fini.

    Per concludere, sgocciolate dalla marinatura i tagliolini, disponeteli in una terrina e versatevi sopra la crema di mandorle ed amalgamando delicatamente il tutto per bene.

    Ora disponete al centro del piatto decorando con altra erba cipollina, scorza d’arancia, fili di peperoncino dolce (poteva mancare in Calabria?) e qualche seme di sesamo nero.

    Sfizioso, vero? Il gusto è delicatissimo e convincerà anche i più scettici. Da Reggio Calabria è tutto. A voi Redazione del Patto e…alla prossima!

  • Toghe&Teglie: il risotto ai formaggi e miele

    Buongiorno a tutti i lettori di questa rubrica dedicata ai golosi! Sono Ivan Vaccari, avvocato penalista del Foro di Roma e membro, ovviamente, del Gruppo Toghe & Teglie. Stavo iniziando a pensare che non sarei mai stato prescelto per presentare una mia ricetta in quanto era attesa quella sulla carbonara, che non ho mai mandato, e invece eccomi qui – un po’ a mia insaputa, ma a Roma ci siamo abituati… – con un risotto, piatto che non appartiene tipicamente alla tradizione romana ma, vedrete, non è niente male anche se, va detto, dedicato a palati forti e vietatissimo a chi ha problemi di colesterolemia.

    La ricetta è facile, facile: preparate la tradizionale base di burro e fatevi rosolare della cipolla rossa tagliata finemente.

    Appena imbiondisce mettete il riso e lasciatelo tostare. Non sto indicando dosi perché io, come ben sanno i miei Colleghi e Amici, sono uomo dalle porzioni generose: quella destinata a me, generalmente, ha come unità di misura “la cofana”, quindi regolatevi secondo le vostre personali preferenze e numero di commensali.

    Proseguendo, sfumate la base del risotto con vino bianco e aggiungete il brodo; questo, preferibilmente, piuttosto leggero perché il piatto è già molto saporito di suo: dunque, carni bianche, pollo, o verdure sono ideali per evitare una sapidità eccessiva e, a proposito, state bene attenti a regolare di sale!

    A metà cottura inserite del taleggio ripulito della crosta e tagliato a tocchetti e lasciatelo sciogliere completamente.

    In seguito, ma prima che il risotto sia pronto, aggiungete del  gorgonzola non troppo forte di sapore (quest’ultimo in misura maggiore del taleggio per sentirlo bene).

    A fine cottura, spegnete il fuoco e mantecate con pecorino romano,  burro chiarificato e…un poco di miele che con i formaggi saporiti ha sempre un suo perché.

    Se, come al solito, questa rubrica non sarà appaltata in pianta stabile da quel raccomandato del Gambero Rozzo, Andrea Schietti, mi congedo da voi con un arrivederci a presto.

  • La spesa del colibrì

    Un giorno nella foresta scoppiò un grande incendio…

    Così inizia una nota (e toccante) fiaba africana che descrive la forza d’animo di un piccolo colibrì che, nonostante il veloce avanzare delle fiamme e la fuga degli altri animali, continuava a tuffarsi nel fiume per raccogliere ogni volta una piccola goccia d’acqua da far cadere sopra la foresta incendiata; e continuava imperterrito, nonostante alcuni animali adulti, fra i quali il leone, avessero iniziato a prenderlo in giro per l’apparente inutilità del suo agire. Tuttavia, continua la fiaba, contagiati dal suo esempio, i cuccioli degli animali presenti, si prodigarono per aiutare il loro piccolo amico. Di lì a poco anche gli adulti, pieni di vergogna, iniziarono a darsi da fare anche loro. Prima che arrivasse la notte l’incendio era domato e il leone, rivolgendosi al piccolo colibrì esausto disse “Oggi abbiamo imparato che la cosa più importante non è essere grandi e forti, ma pieni di coraggio e di generosità. Oggi tu ci hai insegnato che anche una goccia d’acqua può essere importante e che insieme si può spegnere un grande incendio”.

    Ora, il colibrì e tutti gli altri animali, non avevano alcuna colpa per quanto accadde quel giorno ma noi, per quanto sta accadendo oggi nel Mondo, una piccola o più grande responsabilità ce l’abbiamo.

    L’inquinamento, infatti, (come la perdita di biodiversità, i cambiamenti climatici, la sete e la fame nel mondo, l’impoverimento globalizzato e molte guerre passate e presenti) è causato dalla somma di tutti i consumi (di aria, acqua, risorse ambientali, etc.) dei popoli urbanizzati (come noi) ed in via di urbanizzazione. Gli scienziati stimano, infatti, che un miliardo di persone consumi 32 volte di più le risorse naturali che i restanti 6 miliardi di persone e che se tutti gli abitanti della Terra consumassero come gli Italiani ci vorrebbero 2,5 pianeti. Fa male, ma è così. Pertanto, dovendo invertire questa tendenza è necessario fare la nostra parte (se pur apparentemente piccola e inutile) nel consumare meno e meglio.

    Da bravi colibrì, quindi, proviamo a seguire poche regole per la nostra spesa alimentare quotidiana per tutelare l’ambiente (1/3 dell’effetto serra mondiale è causato dal sistema agroalimentare moderno) e migliorare il nostro stato di salute e l’economia di casa. A questo proposito segue un piccolo memorandum evergreen.

    PRIMA DI TUTTO, INFORMATI!
    Cerca, consulta o chiedi ad un nutrizionista le linee guida (quantità e qualità) per una corretta alimentazione vegetariana di stagione (aggiungervi un po’ di carne o pesce sarà poi semplice e a vostra scelta) perché generalmente è più dinamica e salubre (ricca di alimenti integrali). Informati bene sulla qualità dell’acqua del tuo rubinetto. Cerca produttori locali che forniscano alimenti certificati biologici o comunque prodotti in modo naturale. Dubita sempre dei bei nomi (soprattutto quelli che richiamano alla tanto ignorata e non rispettata vera cultura contadina) e leggi sempre le etichette per conoscere quanto più possibile su origine e qualità degli ingredienti utilizzati. Evita lo zucchero raffinato (e tutti i suoi surrogati) e le bevande zuccherate. Fanno male alla tua famiglia e all’ambiente.

    Ci sono tanti modi antichi e/o alternativi per fare ottimi e salubri dolci. Ricordati: la salute è la prima libertà (ed economia) della persona, della famiglia, di una comunità e di tutta una nazione.

    PRIMA DI USCIRE, FAI SEMPRE LA LISTA DELLA SPESA
    Ti aiuterà a evitare sprechi e a risparmiare denaro.
    Ricordati: una dieta sana costa meno e ci fa vivere meglio.

    EVITA DI FARE LA SPESA A STOMACO VUOTO
    Eviterai, in questo modo, di acquistare cibi inutili, insalubri e, spesso, costosi.

    VAI A PIEDI O IN BICI O USA I MEZZI PUBBLICI
    Meglio comperare poco e sfuso (così evitiamo tonnellate di plastica) e fare la spesa tutti i giorni o quasi (così usiamo meno l’auto e ci costringiamo a fare anche un po’ di movimento e vita sociale).

    ACQUISTA CIBI LOCALI, DI STAGIONE E DI QUALITA’
    I cibi di stagione costano meno di quelli fuori stagione (per i quali la produzione e/o il loro trasporto costano di più anche all’ambiente) così come la maggior parte della frutta e verdura locali costano meno rispetto a quelli di lontano o esotici.

    EVITA L’USA E GETTA
    A casa come al lavoro, educati ad utilizzare il più possibile un tuo set di posate di acciaio ed un tuo tovagliolo di stoffa. Farai ridere i più ma riempire di orgoglio (fra dieci anni) i tuoi figli. Evita più che puoi tutto ciò che è prodotto o imballato per essere usato una volta sola. Per secoli abbiamo utilizzato pochi ma utili oggetti. Facciamola diventare una moda e una competizione positiva a chi è più virtuoso.

    GESTISCI CON CURA GLI SCARTI E GLI AVANZI
    Informati se i tuoi rifiuti organici possono essere direttamente utili (e da te facilmente e quotidianamente trasportabili) ad un contadino o allevatore in zona. Educati a gestire gli avanzi commestibili con coscienza: studia nuove ricette o coinvolgi amici o persone bisognose nella loro gestione.

    USA DETERGENTI NATURALI
    Per la gestione della cucina (come di tutta la casa) cerca prodotti ecologici con pochi ingredienti o producili tu stesso. È divertente oltre che estremamente economico.

    Piccole gocce quotidiane per arrivare a spegnere, anche noi, il più grande di tutti gli incendi.

  • Toghe&Teglie: la piada dei morti

    Ben ritrovati, lettori de Il Patto Sociale! Sono Massimiliano Baietta, avvocato penalista riminese del Gruppo Toghe & Teglie; ritorno in questa rubrica poche settimane dopo il mio esordio per proporvi un dolce tipico romagnolo che si realizza per la commemorazione dei defunti che, giustappunto, cade in questa settimana. Dunque non fatevi sgomentare dal nome della ricetta: nulla che accompagni il pasto degli zombie!

    Incominciamo ad individuare gli ingredienti: 300 grammi di farina 00, 25 grammi di lievito di birra, mezzo bicchiere di latte intero, 80 grammi di zucchero, un pizzico di sale, due uova, 50 grammi di burro, 80 grammi di uvetta sultanina, gherigli di noci, mandorle sgusciate e pinoli q.b.

    Fate sciogliere il lievito in mezzo bicchiere di latte tiepido. Poi, in una grande terrina di coccio versate la farina setacciata, il burro che avrete fuso senza farlo bruciare e il mezzo bicchiere di latte con il lievito sciolto, lo zucchero, un pizzico di sale, le uova e amalgamate bene: deve risultarne un impasto molto morbido.

    Mettete, ora, il tutto a  lievitare per almeno 8-10 ore coperto con pellicola trasparente. L’ideale è preparare l’impasto alla sera e riprenderlo alla mattina. Per tutta la notte mettete anche in ammollo l’uvetta sultanina.

    Passato questo tempo lavorate l’impasto lievitato aggiungendovi  l’uvetta strizzata e asciugata.

    A questo punto foderate con carta forno uno stampo a cerniera e stendetevi sopra l’impasto ottenuto guarnendolo sulla parte superiore con le noci, le mandorle e i pinoli in quantità a piacere. Lasciate riposare la vostra piada ancora 2 ore.

    Infine cuocete il dolce in forno ventilato già caldo a 180 gradi per circa 15-20 minuti e nel frattempo, per non restare con le mani in mano, preparate la “lucidatura” con due cucchiai di zucchero sciolti in mezzo bicchiere di acqua calda con cui spennellerete la Piada dei Morti appena tolta dal forno.

    Non avventatevi, anche se è appetitosa! Lasciatela raffreddare e conservatela per essere gustata a fine pasto con un buon bicchiere di vino o a colazione accompagnando il caffè.

    Bune feste e buon appetito a tutti!

  • UNICEF says at least 16 million children are malnourished in the Middle East and North Africa

    More than 16 million children under five years of age suffer from acute malnutrition in the Middle East and North Africa, a trend that has stagnated or worsened since 2000, a new report by UNICEF revealed.

    Despite the improvements to address under-nutrition, the Middle East and North Africa came in second globally in child obesity, with 5.4 million children being overweight – up from 3.4 million in 2000, according to the State of the World’s Children report.

    Moreover, nearly 11 million children suffer from chronic or acute malnutrition, a number that includes over 7 million children with growth defects as well as 3.7 million acutely malnourished children. The report highlights that children that are poorly nourished are 11 times more likely to die without treatment, in comparison to those children who have access to proper food and vitamins.

    The impact of the region’s various conflicts has deeply affected children’s nutrition in Syria, Yemen, Libya, and Sudan. Since hostilities broke out in each nation, nearly one-third of all pregnant and nursing mothers in northwest Syria are anaemic, while the widespread deprivations caused by years of war have had a severe impact on the physical and mental development of children in all four countries.

    Around 2.3 million children in Sudan now suffer from malnutrition, while half of all deaths of children under five years old are directly related to. This is mainly due to rising food prices. An estimated 2 million children in Yemen are currently suffering from acute malnutrition, including 360,000 children under five-years-old that are fighting to survive.

    Ted Chaiban, UNICEF’s Regional Director for the Middle East and North Africa, highlighted the report’s findings, saying, “Children from the poorest and most marginalised communities account for the largest share of all children suffering from malnutrition. This perpetuates poverty across multiple generations. Children who are hungry are unable to concentrate in school or learn. Those who are stunted in their growth have lower earning potential as adults as a result of developmental deficiencies.”

    “Hidden hunger”, which occurs when the quality of food that people eat does not meet their nutritional requirements, as well as micronutrient deficiencies from poor diets, are also factors that threaten children’s survival along with physical growth and brain development and as overweight.

    “Staple foods with low nutritious value, highly processed “junk” foods, sugary drinks, food fortification policies, labelling, and marketing practices – are all failing to provide healthy diets for children in poor and wealthy countries alike. As a result, more children are not eating healthy and are either undernourished or overweight in a number of countries in the region” added Chaiban.

    Improving the nutrition situation in the Middle East and North Africa requires the concerted efforts of governments, the private sector, donors, parents, and those in the health, education, water, sanitation, hygiene and social protection services.

    As the world marks the 30th anniversary of the Convention of the Rights of the Child, which secures a child’s right to nutritious food, UNICEF has issued a call for all governments to place child nutrition at their heart of state-supported humanitarian aid campaigns and demanded that the private sector partner with food suppliers to produce and distribute nutritious foods to at-risk children.

    The report also stresses that it is important to enforce strict minimum food quality standards and improve labelling, while also saying that restrictions need to be put in place to limit the marketing of food that has little to no nutritional value.

    A further important recommendation in the report encourages the provision of paid parental leave and dedicated time and facilities for women to breastfeed in the workplace and the supply of school canteens with healthy foods in addition to safe access to water and hygienic facilities for food preparation for students, teachers, and families. This would also include preventive and treatment services for nutrition in health care systems around the region.

    UNICEF’s State of the World’s Children Report is released annually and covers key issues that affect children. This year’s finding is the first to examine the major challenges that children face in regards to food and nutrition issues.

  • A Milano è tempo di Golosaria 2019

    Quanto può influire il cibo sul nostro umore e sul nostro benessere? Può davvero cambiare le nostre giornate? ‘Il cibo che ci cambia’ sarà il tema di Golosaria 2019, in programma a Milano negli spazi del Mi.Co – Fieramilanocity dal 26 al 28 ottobre, manifestazione dedicata agli artigiani del gusto e alle declinazioni culturali che il cibo può avere. Giunta alla quattordicesima edizione, la manifestazione al pubblico un’istantanea realistica e attuale sul mondo del cibo, partendo dalla sua agricoltura, posta di fronte ai cambiamenti climatici, e dai suoi prodotti fino a toccare l’ambito della ristorazione. Una rassegna che vuole essere prima di tutto un’esperienza di vera e propria immersione nel gusto che, insieme agli spazi espositivi dedicati al food e wine, vedrà il debutto di nuove aree che coinvolgeranno appassionati e operatori di settore rispondendo ad un grande interrogativo: come ci cambia davvero il cibo? E’ così che scopriremo che il cibo cambia il nostro corpo, come si è visto con lo studio della nutraceutica e l’individuazione di quelle proprietà che favoriscono il nostro benessere. Ma il cibo può cambiare anche il nostro modo di concepire la distribuzione, modificando le superfici di vendita che smettono di essere monstre e diventano più piccole, specializzate e con un’area food. È la bottega, che ogni anno si rinnova e sarà raccontata sul palco di Golosaria.

    Il cibo però è da sempre anche condivisione e piacere di stare a tavola, rapportarsi in famiglia parlando anche ai più piccoli che quest’anno avranno uno spazio tutto per loro. E poi c’è il cibo che ha cambiato il nostro modo di comunicare e di informarci, con l’avvento del digitale direttamente in etichetta e in tutto il processo comunicativo. Insieme al cibo è cambiato anche il nostro modo di bere, di rapportarci al vino, in una fruizione sempre più personalizzata e diretta ma allo stesso modo all’insegna della moderazione e della sostenibilità, come si racconterà in un’area wine completamente rinnovata. Golosaria sarà, anche quest’anno, il luogo in cui si realizzerà la sfida di Paolo Massobrio e Marco Gatti di individuare 100 cantine che meritano il podio attraverso ‘I Top Hundred’ che saranno premiati domenica 27 ottobre e raccontano tanti spaccati di Italia grazie anche ai “Fuori di top”. Si tratta di cantine, per lo più piccole o piccolissime e spesso nuove, con vini eccezionali scoperti a chiusura della selezione effettuata con degustazioni collettive.

    Non mancheranno quindi le sorprese, gli odori e i sapori del nostro Paese, sempre più meta di turismo culinario (e Milano si rivela sempre più capitale del mondo del cibo), grazie alla presenza straordinaria di 300 artigiani del gusto, 100 cantine, 20 cucine di strada e un programma di oltre 80 eventi da scoprire giorno dopo giorno che ci faranno capire come il cibo può cambiare il nostro umore e le nostre giornate.

    Tutti gli appuntamenti sul sito www.golosaria.it.

  • Toghe&Teglie: sandwich autunnale alla maniera del Gambero Rozzo

    Buongiorno a tutti, sono Andrea Schietti – in arte il Gambero Rozzo – avvocato penalista milanese del Gruppo Toghe & Teglie e qualcuno inizierà a pensare che sono un raccomandato perché le mie ricette appaiono molto spesso in questa rubrica; a parte che molte sono state ereditate da mia madre di cui conservo gelosamente gli appunti culinari, che ci volete fare? Io a casa ho vietato i Quattro Salti in Padella, spadellare mi rilassa e mi piace mangiare in grazia di Dio insieme a Donatella – la mia compagna – anch’essa togategliata e nota come La Regina del Bollito Misto.

    E’ arrivato l’autunno e questa volta vi propongo una ricetta semplicissima e di grande effetto con uno dei prodotti stagionali più appetitosi.

    Procuratevi, dunque dei funghi porcini (preferibilmente di Borgotataro). Diffidate dalle imitazioni rumene, greche ecc. con cappelle sode di media grandezza.

    Puliteli e separate le cappelle dai gambi e tagliate questi ultimi a dadini. In una padella fare imbiondire uno spicchio d’aglio in un goccio d’olio extra vergine, aggiungetevi le cappelle, salate e pepate e fatele cuocere da ambo i lati per qualche minuto, schiacciandole leggermente badando a non romperle.

    In ultimo aggiungete del trito di prezzemolo e ripetete la  stessa operazione per i gambi tagliati a dadini.

    Nel frattempo fate saltare per qualche minuto delle scaloppe di foie gras (scaloppe, eh? Non patè!) in un’altra padella antiaderente con appena un po’ di burro.

    Gli ingredienti a questo punto sono pronti e potete impiattare, stile sandwich come dice il titolo della preparazione, utilizzando una cappella come base, il foie gras come farcitura e un’altra cappella come copertura, badando bene di aver misurato le cotture in modo da avere i componenti caldi al servizio.

    Guarnire il tutto con i dadini ricavati dal gambo e spolverare ancora con un po’ di prezzemolo fresco, se gradito come accompagnamento potrete aggiungere dei crostoni di pane toscano abbrustolito.

    E con questo…buon autunno a tutti!

     

  • Gli italiani amano il cibo artigianale, lo rivela il successo di Milano Golosa 2019

    Milano è sempre più capitale italiana del cibo. Lo dimostrano i numeri di Milano Golosa, la tre giorni dedicata alla produzione artigianale italiana di nicchia ideata dal Gastronauta©, che si è conclusa lunedì 14 ottobre. All’ottava edizione hanno partecipato oltre 200 artigiani del gusto che hanno portato la loro eccellenza, e accanto ai produttori e agli artigiani 67 appuntamenti tra masterclass, cooking show, degustazioni, seminari, approfondimenti. Al Palazzo del Ghiaccio, luogo della manifestazione, di anno in anno non solo sono aumentatiti i visitatori, sempre più attratti dalla ricerca del buon cibo, ma anche gli espositori che sono cresciuti del 30% in più rispetto all’anno scorso. Quella del 2019, inoltre, è stata un’edizione 100% plastic free nei prodotti e nell’allestimento e che ha puntato l’attenzione alle produzioni sostenibili, riunendo produttori che hanno in comune con la manifestazione la massima attenzione all’ambiente. Milano Golosa inoltre si è schierata in maniera ferma e netta nella denuncia contro il protezionismo che colpisce l’agroalimentare italiano, di cui c’era una larga rappresentanza tra gli espositori all’evento, a favore invece dell’unione tra culture e tradizioni gastronomiche differenti. Non è un caso, infatti, se quest’anno si è deciso di puntare sulla contaminazione culturale e gastronomica con Asian Taste, un intero padiglione dedicato all’Estremo Oriente. E proprio Asian Taste ha incontrato l’entusiasmo del pubblico, che tra dim sum, baozi, cerimonia del tè, filettatura del tonno, masterclass sul sakè ha potuto scoprire o ritrovare l’alto livello della cucina orientale, le tradizioni e le regionalità che tanto la accomunano con quella italiana.

  • Toghe&Teglie: sformato di fiori di zucca

    Un saluto a tutti i lettori appassionati di cucina, sono Serena Caputo, avvocata – ormai si dice così, come della Madonnina – penalista pisana del Gruppo Toghe & Teglie; la mia è una cucina tendenzialmente sana (non troppo, se no non sa di nulla) e legata a prodotti freschi di stagione che per fortuna non ho difficoltà a procurarmi e nemmeno mi dispiace improvvisare un po’ con quello che trovo. Insomma, appartengo alla categoria dei cambusieri.

    Quella di oggi è una ricetta molto semplice, veloce da preparare che ho realizzato ispirandomi – appunto – a ciò che avevo in dispensa o che mi potevo procurare facilmente come la basta brisèe che, lo ammetto, non ho fatto io ma l’ho comprata al supermercato già pronta.

    Dunque, preparate in una pirofila appena unta di olio evo la base per lo sformato con la pasta brisèe e badate bene di avere a disposizione della ricotta vaccina fresca, zucchine e fiori di zucca: le verdure le avevo buone buone,  del campo.

    Tagliate a triangolini quattro zucchine, saltatele in padella con olio evo e aglio schiacciato lasciandole abbastanza croccanti.

    Finito di soffriggere, asciugate bene le zucchine con la carta da cucina e mescolatele con la ricotta, un uovo intero, del parmigiano grattugiato fresco (non molto stagionato, max. 18 mesi), delle foglie di mentuccia,   prezzemolo, sale e pepe q.b. facendo amalgamare bene il tutto, evitando il formarsi di grumi.

    Con questo la “sostanza” dello sformato è pronta: stendete l’impasto sulla pasta brisèe che avete in precedenza steso nella pirofila e poi ricoprite letteralmente il tutto con una dozzina circa, dipende dalle dimensioni, di fiori di zucca freschi aperti e puliti dell’interno, spolverate con il parmigiano, stendete ancora un velo di olio di oliva, distribuite una manciata di pinoli e qualche foglia di menta.

    Ora siete pronti per infornare: mezz’ora circa di cottura a 220° in forno ventilato e vi assicuro che il risultato non è solo bellino da vedere ma anche ottimo per il palato!

    Ciao a tutti, alla prossima!

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