Cibo

  • I consumi di bufala crescono più del mercato dei latticini

    La bufala cresce e lo fa più del mercato di riferimento. Nel segmento analizzato, che comprende mozzarella, burrata, ricotta e stracciatella, il comparto bufala vale oltre 285 milioni di euro e segna un +5,8% nei canali Iper, Super e Discount, a fronte di un +5,3% del totale delle stesse categorie considerate nel loro complesso, includendo tutte le tipologie di latte, che raggiungono circa 1,8 miliardi di euro.  Numeri che raccontano una dinamica chiara e che emergono dai dati NielsenIQ elaborati per Fattorie Garofalo sull’ultimo anno, resi noti in vista del TuttoFood di Milano.

    È all’interno di questo perimetro che la bufala sta rafforzando il proprio ruolo, evolvendo da prodotto distintivo a categoria sempre più riconosciuta per valore, qualità percepita e capacità di generare nuove occasioni di consumo. Un percorso che si lega anche alle caratteristiche della materia prima, il latte di bufala, naturalmente ricco di proteine, che contribuisce a definire un posizionamento più alto e distintivo.

    Lo dimostra in primo luogo la mozzarella di bufala, che rappresenta quasi il 95% del comparto bufalino, cresce del +5,3%, mantenendo un ritmo superiore rispetto al totale della categoria e confermandosi come prodotto simbolo, sia per il consumo diretto sia per il valore identitario che rappresenta.

    Accanto al prodotto principale, si consolida un sistema di referenze che amplia la profondità della categoria e ne rafforza la presenza a scaffale. La burrata di bufala arriva ad oltre 600 tonnellate e cresce del 17,1%, esprimendo al meglio il posizionamento premium e l’elevato valore percepito. La ricotta di bufala, con un mercato di 250 tonnellate, segna un +10,8%, mentre la stracciatella di bufala, ancora agli inizi con un mercato di circa 50 tonnellate, registra un +72,5%, segno di una categoria giovane ma già in forte espansione.

    È proprio in queste categorie che emerge con maggiore evidenza la versatilità della bufala, sempre più utilizzata non solo come prodotto da consumo diretto, ma come ingrediente centrale in cucina, dalla ristorazione alle preparazioni domestiche, grazie a consistenze e caratteristiche organolettiche che si prestano a molteplici interpretazioni gastronomiche.

  • Gli italiani riducono gli acquisti dalle macchinette automatiche

    Il 2025 si è confermato un anno di cambiamento per la distribuzione automatica, che registra una lieve flessione delle consumazioni a 3,66 miliardi (-4,18% rispetto al 2024), accompagnata da una riduzione più contenuta del fatturato, che si attesta a circa 1,55 miliardi di euro (-2,92%). In lieve calo anche il parco macchine, con 785 mila distributori installati (-2,9%), che rimane comunque il più esteso d’Europa. È quanto emerge dallo studio di settore realizzato da Jakala per Confida – Associazione Italiana Distribuzione Automatica, da cui tuttavia traspare anche un interesse verso nuovi trend e abitudini di consumo di qualità, con l’affermarsi di prodotti innovativi che si affiancano a quelli tradizionali. La ricerca è stata presentata in occasione della prima giornata di Venditalia 2026, la principale fiera internazionale dedicata alla distribuzione automatica alla Fiera di Rimini.

    L’offerta del vending italiano si sta ampliando con prodotti a maggiore valore qualitativo e nutrizionale. I dati 2025 evidenziano infatti una crescita delle referenze funzionali e bilanciate, come frutta secca (+3%) e nuove proposte di snack salati (ad esempio le combo formaggio grana e grissini che crescono del +15%) e piatti pronti (+29,8%); mentre nel comparto delle bevande calde si osserva un rafforzamento del caffè in grani (che rappresenta l’88% del totale del caffè offerto dalle vending machine), accompagnato da un’attenzione sempre più diffusa alla qualità delle miscele e alla valorizzazione dell’esperienza di acquisto. Un’evoluzione che si affianca a un’offerta consolidata, composta da prodotti iconici e intramontabili, da sempre centrali nell’esperienza del vending.

    “Mai come negli ultimi anni l’industria alimentare italiana – commenta Massimo Trapletti, presidente di Confida – ha sviluppato nuovi prodotti che coniugano gusto ed equilibrio e, accanto ai prodotti tradizionali, ha promosso anche snack a ridotte dimensioni (e calorie), con meno grassi e zuccheri. La sfida per la distribuzione automatica è continuare ad evolversi, investendo in innovazione sia delle tecnologie Made in Italy del vending che sono sempre più digitali e interconnesse, sia dell’offerta alimentare che deve riuscire ad intercettare anche i gusti della nuova generazione, la cosiddetta Gen Z, che grazie alle frequenti esperienze di viaggio e di studio all’estero, ha sviluppato abitudini di consumo più internazionali”.

    “In un momento di riduzione dei consumi – commenta Ernesto Piloni, amministratore delegato di Venditalia – il successo di questa edizione della nostra fiera mostra la volontà degli operatori del settore di investire in innovazione per dare una risposta ai nuovi modelli di consumo, sempre più flessibili e distribuiti nel corso della giornata, meno legati alla pausa tradizionale e sempre più connessi a stili di vita in evoluzione. In questa direzione si inserisce il concept di Venditalia 2026, “Think Automatic”, che richiama la capacità del settore di adattarsi ai cambiamenti dei consumatori e di sviluppare nuove occasioni di consumo.”

    Analizzando gli acquisti nel 2025 ai distributori automatici, il calo riguarda tutte le principali macrocategorie, a partire dalle bevande calde (-3,33%), che continuano tuttavia a rappresentare il cuore del vending con il caffè che da solo pesa per oltre la metà dei consumi complessivi. Al rafforzamento del caffè in grani, si affianca una riduzione delle soluzioni porzionate e solubili, più esposte alla concorrenza di modalità alternative di consumo. La crescita di ginseng (+7,2%) e orzo (+14,3%) riflette invece un cambiamento delle preferenze dei consumatori a cui la distribuzione automatica ha saputo rispondere prontamente grazie alle nuove macchine che consentono di ampliare l’offerta.

    In flessione le bevande fredde (-5,85%), penalizzate in particolare dal calo dell’acqua minerale (-5,12%), su cui incide la crescente diffusione dei distributori allacciati alla rete idrica: nel 2025, infatti, il 58% dei gestori ha installato almeno un erogatore, contribuendo a modificare in modo strutturale le abitudini di consumo. In controtendenza, si segnala la crescita degli energy drink (+5,9%), che intercettano nuove occasioni di consumo come possibile alternativa al caffè, e che rispondono alla crescente attenzione verso lo sport e l’attività fisica. Anche il comparto snack (-5,85%) risente del mutato contesto, con una contrazione su alcuni prodotti dolci come le barrette (-17%), le merendine (-7%) e i biscotti (-5%).

    Sul fronte dell’Office Coffee Service (OCS), il segmento dedicato alle macchine per caffè espresso, capsule e cialde per uffici, il 2025 evidenzia una flessione leggermente più accentuata, con consumazioni in calo del 5,42% (circa 1,05 milioni) e fatturato a -4,09% (oltre 384 milioni), a conferma delle difficoltà legate alla riduzione delle presenze nei luoghi di lavoro. Le prospettive risultano invece più favorevoli per il canale horeca che, secondo i professionisti del settore, è il segmento con le migliori attese di crescita.

  • Toghe&Teglie: lasagne rotte con salsa di basilico

    Buona settimana a voi lettori, sono Giuseppe Barreca della sezione mantovana di Toghe & Teglie; questa volta voglio proporvi una ricetta che combina tra di loro profumi e sapori perfetti per la stagione che si approssima, sebbene le lasagne siano viste come un piatto più tipicamente invernale.

    Si inizia preparando per tempo dei pomodorini confit. Scegliete pomodorini piccoli gialli e rossi, lavateli molto bene e asciugateli altrettanto bene. A questo punto tagliateli a metà e disponeteli in un solo strato e con il lato tagliato verso l’alto su una teglia coperta da carta da forno. Adesso potrete cospargerli con olio evo, sale e zucchero (io ho usato quello di canna). Aggiungete qualche pecca e del timo fresco (ho abbondato con questa erbetta perché mi piace molto il suo profumo).

    A questo punto metteteli in forno già caldo a 80 gradi per circa tre ore fino quando risulteranno un po’ abbrustoliti ma ancora morbidi e succosi.

    Preparate ora una saporita salsa al basilico mettendo nel bicchiere del minipimer 50 grammi di basilico e 50 di parmigiano stagionato non meno di 36 mesi grattugiato, olio e pepe q.b. e un pezzettino d’aglio senza l’anima e frullate il tutto con la lama per le creme.

    In ultimo, vi sarete procurati delle lasagne secche non all’uovo e di buona qualità: dovrete spezzare ognuna in due o tre parti e poi cuocerle un po’ alla volta in acqua bollente a cui avrete aggiunto un po’ d’olio per non farle attaccare tra loro. Una volta che le avrete cotte tutte mettete in una zuppiera e conditele con la salsa al basilico mescolando bene.

    A questo punto potrete sistemarle su un bel piatto da portata per ogni commensale, come in foto, aggiungendovi qua e là i pomodorini confit, un ultimo giro d’olio e una leggera spolverata di parmigiano e pepe grattugiato al momento e le vostre lasagne sono pronte da gustare, magari accompagnate da Soave DOC ben fresco.

    Buon appetito!

  • Toghe&Teglie: cheese cake salata

    Bentrovati, cari lettori de Il Patto Sociale, sono Maurizio Condipodero della sezione calabrese di Toghe&Teglie e questa settimana condivido con voi un piatto che non appartiene alla tradizione culinaria della mia regione ma che ho realizzato trovandone a mia volta, casualmente, la ricetta.

    La cheese cake già rientra in una categoria particolare di dessert avendo una componente centrale in origine salata: quella che propongo, pur avendo alcuni ingredienti in comune, è decisamente qualcosa di molto diverso da un dolce…cominciando dalla base che non è fatta con biscotti tritati e ripassati in padella: in questo caso si utilizzano dei taralli – tipologia a scelta: io ho trovato ottimi quelli al finocchietto – che passerete ad un tritatutto e successivamente spadellerete per un paio di minuti con del buon burro già fuso a fuoco medio – basso fino a farlo assorbire bene dal trito.

    Dopo di ciò procuratevi una teglia con i bordi abbastanza alti e spennellate tutto l’interno con olio evo, infine versate sul fondo i taralli sbriciolati e “imburrati” compattando lo strato con un cucchiaio per realizzare una base omogenea. Ora tutto in frigo a rapprendere e nel frattempo mettete un foglio di colla di pesce in acqua fredda ed in una seconda ciotola più capiente inserite formaggio spalmabile tipo Philadelphia, panna fresca, un goccio di lime ed un po’ di pepe: sbattete bene il tutto o – meglio ancora – fate andare con la planetaria per ottenere un composto montato e cremoso.

    In un terzo pentolino mettete un po’ di panna, scaldate a fuoco moderato e appena affiora un leggero bollore recuperate la colla di pesce, strizzatela e aggiungetela alla panna tiepida: dopo averla fatta raffreddare ancora un po’ versatela nella ciotola contenete il formaggio montato facendo ripartire la planetaria o dandosi da fare con olio di gomito.

    Amalgamate bene il tutto e inserite in una sac à poche che userete per riempire lo stampo con la base di taralli, uniformando la superficie, e rimettete in frigo per due/tre ore.

    Al posto dei frutti di bosco, per la guarnitura superiore vi sarete procurati dei pomodorini, meglio se di colori diversi per un effetto cromatico più impattante ed anche per gustare la differenza di sapori e affettateli, conditeli con olio e sale e aggiungeteli sopra la cheese cake una volta estratta dallo stampo.

    Facile, no? E’ squisita…provatela!

    Un caro saluto a tutti

  • Toghe&Teglie: moussaka che passione!

    Cari lettori, sono Emilia De Biase del Gruppo Toghe & Teglie, eccomi di nuovo a voi con una preparazione che nulla ha a che vedere con le mie radici campane: quella di un delizioso piatto unico della tradizione greca.

    Per una generosa teglia che soddisfi quattro commensali disposti anche al bis dovrete procurarvi dell’eccellente macinato di manzo (facciamo 900 gr./1 kg.), una cipolla grande, due spicchi di aglio, olio evo q.b., mezzo chilo abbondante di pomodori pelati, 50 grammi di concentrato, un pizzico di cannella in polvere ed un po’ di noce moscata, un paio di foglie di alloro, sale e pepe q.b., 15 ml. di vino rosso (buono, non fetecchie nel tetrapak)…e poi bisogna preparare pure la besciamella! Servirà 1 lt. di latte, un etto abbondante di burro, altrettanto di farina, sale e noce moscata q.b., due tuorli d’uovo, 45 grammi di pecorino e 25 di parmigiano. Vi devo spiegare pure come i fa la besciamella, adesso?…vabbè, lo farò.

    Passiamo alla parte più consistente del piatto che è uno sformato a strati di melenzane e patate fritte, carne ed una besciamella assai densa che, in ultimo, si assomiglierà un po’ ad una parmigiana e un po’ a delle lasagne al ragù: serviranno sei melanzane e non meno di una decina di patate, ancora parmigiano e pecorino q.b. un litro circa di olio di semi di arachidi e sale grosso q.b.

    PROCEDIMENTO
    Tagliate le melanzane a fette di circa 1 cm. nel senso della lunghezza e lasciatele a spurgare acqua e amaro per 30 minuti sotto sale. Nel frattempo, preparate il sugo di carne: soffriggete dolcemente la cipolla e l’aglio tritati con un generoso fondo di olio evo, poi, quando saranno dorati e morbidi, unite il macinato di manzo, del sale e fate rosolare a fiamma media fino a doratura e all’evaporazione del liquido rilasciato. Sfumate con il vino rosso e lasciate evaporare la parte alcolica, mescolando energicamente. Unite, ora, il concentrato di pomodoro e i pomodori pelati, la cannella (importantissima: è quella che caratterizza tutto il gusto greco!), la noce moscata in polvere, le foglie di alloro e il pepe. Amalgamate il tutto, coprite con un coperchio e cuocete a fiamma bassa per 30-40 minuti. Poi rimuovete il coperchio e proseguite la cottura per ulteriori 10 minuti, finché il sugo non sarà ben ristretto e asciutto.

    Trascorso il tempo di riposo delle melanzane, passatele velocemente sotto l’acqua corrente e asciugale con un canovaccio pulito, friggetele poi in olio i semi di arachide in una padella capiente e dai bordi alti, non troppe alla volta, finché non saranno ben dorate. Poi, scolatele su un piatto foderato di carta assorbente da cucina e tenetele da parte. Stesso procedimento di frittura per le patate tagliate a fette per il lungo e spesse 1 cm.

    Per la besciamella: fondete il burro in un pentolino, unite la farina tutta d’un colpo e mescolate per ottenere un roux denso. Versate il latte, amalgamate il tutto, poi cuocete a fiamma bassa, continuando a mescolare per evitare la formazione di grumi e quando la besciamella sarà densa e cremosa, unite il sale e la noce moscata. Poi allontanate il composto dai fornelli, lasciatelo intiepidire, quindi completate con due tuorli e un mix di parmigiano e pecorino grattugiato, ottenendo una consistenza non fluida.

    A questo punto, assemblate la moussaka: in una pirofila, stendete un primo strato di patate fritte, cercando di non lasciare spazi vuoti. Conditele con un pizzico di sale, poi realizzate un secondo strato con le melanzane ricoprendo tutte le patate. Distribuite il sugo di carne sulle melanzane e livellatelo bene con il dorso di un cucchiaio; poi sistemate un altro strato di melanzane fritte sul sugo; quindi, versate la besciamella in modo da distribuirla su tutto il ripieno e renderla uniforme. Infine, completate con una spolverizzata di pecorino e parmigiano grattugiati.

    Cuocete la moussaka in forno statico preriscaldato a 180 °C per 35-40 minuti, finché in superficie non si sarà formata una crosticina dorata e croccante. Infine, sfornatela e lasciatela riposare per almeno 30 minuti prima di gustarla.

    Laboriosa ma ne vale la pena…                                     

  • Toghe&Teglie: amatriciana di baccalà

    Buona settimana e ben ritrovati, cari lettori: sono Giuseppe Barreca della sezione calabro – mantovana del Gruppo Toghe & Teglie e, pur essendo insignito del titolo di Accademico del Baccalà, la ricetta che vi suggerisco è originariamente di Max Mariola, seppur liberamente interpretata dopo averla assaggiata perché…mica me l’ha data lui!

    Procuratevi dell’ottimo guanciale di Amatrice (quello IGP, diffidate dalle imitazioni), tagliatelo a pezzetti e mettetelo a sudare in padella a fuoco moderato per evitare di brucialo invece che renderlo croccante.

    Nel frattempo lavate dei pomodori San Marzano e poi pelateli dopo averli scottati in acqua bollente, quindi tagliateli a tocchetti e privateli dei semi.

    Tornando, ora, al guanciale quando avrà rilasciato tutto il suo preziosissimo succo, levatelo dal fuoco e mettetelo da parte. A questo punto mettete l’acqua a bollire per la pasta e nel contempo buttate i pomodori nel grasso liquefatto del guanciale insieme a qualche foglia di basilico e a un piccolo peperoncino piccante. Calate anche la pasta e intanto che il sughetto sta “maturando” prendete del filetto di baccalà già dissalato (il migliore è la qualità Ragno) e tagliatelo a tocchetti come il guanciale.

    Quando la pasta (io ho usato delle mezze maniche, e trovo preferibile un formato simile) sarà giunta a due minuti dal termine di cottura suggerito trasferitela nella pentola del sugo e aggiungete anche il baccalà ed il guanciale già sudato. Ultimate la cottura aggiungendo l’acqua di cottura al bisogno. Tirate via dal fuoco e mantecate con un po’ di pecorino romano DOP e l’aggiunta di foglie di basilico rotte a mano.

    A questo punto non resta che impiattare e… godetevela con un bel bicchiere di vino bianco dei castelli.

    A presto!

  • Mens sana in corpore sano ma non solo: la mente si preserva anche con le relazioni sociali

    La mente è legata a doppio filo con il corpo, con cui dialoga continuamente, e ha bisogno di entrare in relazione con gli altri e con il mondo, per fiorire davvero, come spiegano la giornalista Eliana Liotta e la neuroscienziata Michela Matteoli in ‘La mente radiosa. I cibi e i pensieri che nutrono il cervello e rischiarano la vita’, libro che illustra ciò che le più recenti ricerche scientifiche hanno dimostrato sulle capacità della mente e come “allenarla con amore”.

    Le autrici raccontano per esempio come in una società che ha tutto il cibo possibile per tante donne e uomini esiste il rischio concreto di avere carenze in nutrienti essenziali per il funzionamento cerebrale, come gli acidi grassi omega-3 o le vitamine B e D.  Ma si sottolinea anche che non solo questo è il cibo per la mente, che è materia e spirito, cellule ed emozioni: perciò il cervello non ha bisogno soltanto degli alimenti che troviamo in tavola, ma anche di relazioni ed emozioni, sfide ed esperienze, novità e bellezza. Le ricerche scientifiche hanno dimostrato, per esempio, che al cervello serve il piacere che prova quando impara cose nuove. La gratificazione e le emozioni positive viaggiano cavalcando molecole come la dopamina o la serotonina, ma nascono dalle esperienze che ci incuriosiscono, ci stimolano e, nel cervello, creano nuove connessioni fra neuroni, ovvero le sinapsi.

    «Pensiamo che il cervello sia il capo di tutto, ma è parte di una comunità in cui le cellule più numerose non sono le sue né quelle umane – scrivono le autrici – la maggioranza sono i trilioni di cellule che formano il microbiota e partecipano della nostra vita, ma anche dei nostri pensieri o del nostro umore, per esempio influenzando la produzione di neurotrasmettitori. Quando ci sentiamo persi, confusi e privi di concentrazione, invece di annaspare fra i pensieri chiediamo aiuto al corpo: facciamo respiri profondi, allunghiamo i muscoli, passeggiamo».

    Così come è connessa al corpo, la nostra mente per brillare ha bisogno anche di connettersi agli altri attraverso relazioni serene: le autrici spiegano quanto il conflitto, lo stress “offuschino” la radiosità della mente e come invece gentilezza, empatia e compassione siano ciò di cui abbiamo bisogno per la felicità, la salute, la longevità. L’isolamento è un veleno perché la mente si nutre di relazioni. «Attenzione- avvertono però le due autrici – le connessioni digitali non sono paragonabili all’incontro reale, lasciano insoddisfatto il bisogno di comunicazione: fissare il telefono anziché parlarsi è una forma di separazione. Le relazioni profonde invece rendono più felici del denaro e della fama, ritardano il declino mentale e fisico. Tanto che i grandi amori, i grandi amici hanno un impatto sulla longevità potenzialmente maggiore dell’intelligenza o dei geni che abbiamo ereditato. Il cervello tende a preferire le strategie cognitive a basso costo energetico, il ragionamento polarizzato. Suddividere in modo binario ogni aspetto della vita è più comodo che soppesare la complessità e semplifica le decisioni».

  • Toghe&Teghe: babà rustico a modo mio

    Buona settimana a tutti voi da Arianna Del Re della sezione reatina di Toghe & Teglie: si suol dire che passata la festa, gabbato il santo ma in cucina non funziona così e questa preparazione – tipica della Pasqua e di origine campana – va benissimo per tutte le stagioni. La ricetta tradizionale è stata da me un po’ modificata senza snaturarla e senza nulla togliere alla fragranza ed al gusto.

    Per l’occasione cercherò anche di essere precisa con i quantitativi degli ingredienti:

    • 500 grammi di farina manitoba
    • 1 e ¼ di cubetti di lievito di birra
    • 50 g di strutto (preferibile al burro, ma se si preferisce il burro, la dose è 70 grammi)
    • 250 ml di latte
    • 4 uova
    • 1 cucchiaio e ½ di zucchero
    • 350 grammi di salumi misti
    • 350 grammi di formaggi misti
    • 50 grammi di Parmigiano o Grana Padano grattugiato
    • Sale e pepe nero q.b.

    Passiamo al procedimento:

    Tagliate i salumi ed i formaggi a cubetti piccoli e teneteli da parte; in una ciotola fate sciogliere il lievito in metà latte tiepido aggiungendo lo zucchero.

    Ora fate “attivare” il lievito fino alla schiumetta e sciogliete lo strutto a bagnomaria lasciandolo intiepidire.

    In una ciotola più grande, possibilmente quella della planetaria, setacciate la farina ed aggiungere il lievito sciolto nel latte ed iniziate a mescolare con la planetaria a media velocità ed aggiungete il latte restante tiepido unendo anche le uova, una per volta, mentre la planetaria gira. Unite, subito dopo, lo strutto tiepido, il formaggio grattugiato, sale e pepe e impastate molto bene aggiungendo i cubetti di salumi e formaggi amalgamando adeguatamente in modo da ottenere un composto appiccicoso.

    Imburrate ed infarinate uno stampo che sia almeno il doppio dell’altezza dell’impasto e versateci dentro l’impasto, livellandolo bene. Coprite e mettere a lievitare, fino al raddoppio del volume.

    A lievitazione ultimata siete pronti per cuocere in forno statico preriscaldato a 180° per 45 minuti ed una volta sfornato, lasciate intiepidire prima di toglierlo dallo stampo e trasferirlo sul piatto da portata…da dove scomparirà in un baleno, divorato dai commensali.

    Un caro saluto!

  • Toghe&Teglie: il babaganoush…a modo mio

    Cari lettori, passate le feste non c’è un buon motivo per smettere di cucinare qualcosa di appetitoso; sono Giuseppe Barreca, della sezione mantovana di Toghe & Teglie, e questa settimana voglio stuzzicarvi le papille gustative con un piatto tipicamente mediorientale. Il babaganoush, conosciuto anche come “caviale di melanzane” che, normalmente è impiegato come salsa, mentre “a modo mio” sottintende il fatto che sia stato impiegato come base per un piatto più costruito.

    Procuratevi delle melanzane (possibilmente senza troppi semi), praticate qualche foro nelle stesse, avvolgetele in carta d’alluminio e mettetele in forno a 180° per 30/40 minuti… e poi altri 10 minuti senza carta.

    La base è pronta: lasciatela intiepidire e poi tagliate ogni melanzana a metà e con un cucchiaio prendendo la polpa che riporrete in un piatto.

    A questo punto schiacciatela con una forchetta aggiungendo tahina (nella quantità che desiderate a seconda di come piace), poco aglio, un pizzico di paprika dolce e olio d’oliva.

    Cosè la tahina? Suvvia, è una salsa di semi di sesamo che potrete fare tostandoli in padella e poi frullandoli in un mixer con olio di semi dopo averli fatti raffreddare.

    Aggiungete, poi, tutte le spezie e le erbette che piacciono di più (eventualmente miscelando il tutto con il minipimer) ed all’impiattamento guarnite con punte di asparagi arrostiti, cubetti di primo sale di capra e scaglie di mandorle tostate…divino, ve lo assicuro.

    E adesso, forza mettetevi ai fornelli…

  • In ricordo di Mario Pianesi

    Mario Pianesi, dopo tutte le esperienze, i successi ed i problemi, che hanno contraddistinto gli ultimi anni della sua vita, è mancato nel sonno e lo vogliamo ricordare insieme ai suoi cari.

    Le sue diete, impostate sulla macrobiotica che aveva studiato per anni, hanno portato molte persone a condizioni di vita e di salute migliori, citiamo per tutte quella legata alla cura ed al contenimento del diabete che aveva ottenuto l’approvazione di importanti medici ospedalieri.

    Ci fu un’epoca nella quale i riconoscimenti, anche istituzionali, premiarono spesso la sua ricerca ed il suo lavoro poi vicende, ancora oggi poche chiare nonostante i processi con alterne pronunce che, comunque, lo assolsero dalle accuse di aver dato vita ad una setta, vanificarono il lavoro di anni.

    Lo ricordo nei diversi dibattiti ai quali ho partecipato difendendo la necessità di mangiare cibi sani, non manipolati, frutto di una agricoltura il più possibile attenta alle necessità dell’uomo e della natura.

    Lo ricordo, anche nei tempi della massima popolarità, sempre vestito in modo semplice, quasi dimesso, schivo di fronte ai molti attestati di stima, semplice nel parlare ma deciso nel sostenere le sue opinioni, magro e con occhi penetranti. Pianesi non si è mai sottratto al confronto ed alla spiegazione degli studi e delle esperienze che lo avevano portato sul suo percorso.

    Era un’Italia diversa? O è sempre la stessa Italia che prima innalza al massimo le stesse figure che poi abbatte con indifferenza, grazie anche a mass media, che spesso cercano più la notizia d’impatto e lo scandalo che la realtà, ed ad un sistema giudiziario non sempre limpido e apartitico.

    La vita dà e toglie ma ciascuno di noi può fare sì che i ricordi ci appartengano per sempre, oltre la morte.

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