Cibo

  • Fair food Swiss Made

    Dimostrando ancora una volta come l’unica forma di democrazia che possa in qualche modo permettere il confronto sulle tematiche vicine ai cittadini sia rappresentata dalla Svizzera, il prossimo 23 settembre gli elettori elvetici verranno chiamati ad esprimersi, quale ennesimo esempio di democrazia diretta, sull’iniziativa referendaria definita Fair food. Tale iniziativa parte dalla necessità espressa dai promotori del referendum di una tutela della filiera produttiva tanto per le carni prodotte all’interno del confine svizzero quanto per quelle di importazione le quali, viceversa, non risultano essere soggette a tale tipo di normativa.

    Lo scontro, piuttosto acceso, come riporta l’amico Riccardo Ruggeri in un suo recente intervento, vede contrapposti i promotori del referendum contro gli stessi rappresentanti delle istituzioni in Svizzera i quali risultano invece ampiamente schierati contro il quesito posto dal referendum. Questi ultimi hanno addirittura l’ardire di affermare come l’introduzione di una simile normativa sulla certificazione della filiera alimentare rappresenterebbe un aggravio di costi e di conseguenza impedirebbe alle fasce meno abbienti di poter accedere a determinati tipi di alimenti.

    Dal punto di vista di chi vive al di fuori dei perimetri nazionali della Svizzera sentire parlare di difficoltà economiche per l’introduzione di una diversa normativa relativa alla certificazione filiera  fa sorridere. Tuttavia quello che risulta più imbarazzante parte dalla semplice considerazione su di una classe politica che dovrebbe rendere più veloci, digitali ed immediati i controlli di filiera anche sulle carmi di importazione in modo da rendere minimale l’aggravio dei costi per gli importatori e di conseguenza per il consumatore finale. In tal senso infatti risulta assolutamente inaccettabile come una certificazione di filiera possa trasformarsi in un fattore anticompetitivo per le carni di importazione.

    Tuttavia questo referendum dimostra ancora una volta come sia sempre più forte ed inarrestabile la volontà da parte dei consumatori e dei cittadini di poter esprimere un acquisto consapevole che scaturisca solo ed esclusivamente dalla certificazione della filiera produttiva: in altre parole dalla conoscenza.

    Questo ovviamente non significa che le produzioni a basso costo tipiche delle catene di fast food debbano sparire e tantomeno essere soggette ad esclusione o a giudizi morali di qualsiasi genere. Un mercato aperto si basa sulla possibilità per ciascun operatore economico all’interno del proprio settore di competenza di proporre un prodotto dichiarando semplicemente la propria filiera produttiva, sia per un prodotto alimentare o del tessile-abbigliamento. Mai come in questo caso la democrazia diretta svizzera dimostra quello che potremmo definire una struttura democratica aperta che pone come centrale la possibilità di espressione del “sentiment” dei propri cittadini attraverso l’istituto del referendum.

    Questo referendum in più dimostra altresì come stia cambiando sempre più velocemente l’atteggiamento dei consumatori ed in questo caso potremmo riferirci a tutti i consumatori europei e non solo svizzeri, europei che si evolvono verso prodotti a maggior valore aggiunto che risultino essi stessi espressione di una filiera alimentare o del tessile e quindi i portatori della cultura contemporanea del paese di provenienza.

    Una cadenza già presente negli Stati Uniti, come una ricerca della Bloomberg Investment dimostrò nel 2016 certificando come l’82% dei consumatori statunitensi fosse disponibile a pagare un prodotto anche il 30% in più purché espressione di un Made In reale.

    Al di là del risultato del referendum stesso che vede appunto su fronti opposti promotori contro l’establishment politico, non tenere conto di questo cambiamento culturale dei consumatori stessi che chiedono maggior chiarezza e conoscenza in merito alla qualità del prodotto grazie ad una maggiore cultura della salute rappresenterebbe il peggiore degli errori che una classe politica ed economica potrebbero mai dimostrare.

    Un mercato aperto ed evoluto deve permettere attraverso la conoscenza di essere consapevole della qualità del prodotto sia per un hamburger che per una bistecca di Chianina, evitando di privilegiare una tipologia di consumo rispetto ad un’altra.

    Un atteggiamento dell’autorità politica che si basa sulla chiarezza e conoscenza della filiera a monte e che permette quindi  al consumatore di operare una scelta consapevole. Un mercato evoluto risulta tale quando la conoscenza acquisisce un proprio valore non solo culturale ma anche economico.

  • “Eat ORIGINal! Unmask your food”: la Commissione UE registra l’iniziativa dei cittadini europei

    Il Collegio dei Commissari, mercoledì 19 settembre, ha deciso di registrare un’iniziativa dei cittadini europei dal titolo “Eat ORIGINal! Unmask your food”.

    L’obiettivo dichiarato della proposta di iniziativa dei cittadini è quello di imporre dichiarazioni di origine obbligatorie per tutti i prodotti alimentari al fine di prevenire le frodi, tutelare la salute pubblica e garantire il diritto all’informazione dei consumatori.

    La decisione della Commissione di registrare l’iniziativa riguarda unicamente l’ammissibilità giuridica della proposta. In questa fase la Commissione non analizza il merito.

    La registrazione di questa iniziativa avrà luogo il 2 ottobre 2018, data dalla quale decorrerà la raccolta annuale di firme a sostegno da parte degli organizzatori. Se l’iniziativa riceverà un milione di dichiarazioni di sostegno in almeno sette Stati membri nell’arco di un anno, la Commissione dovrà reagire entro tre mesi. La Commissione può decidere di dare o di non dare seguito alla richiesta e in entrambi i casi dovrà giustificare la sua decisione.

    Prevista dal trattato di Lisbona come strumento per consentire ai cittadini di influire sul programma di lavoro della Commissione, l’iniziativa dei cittadini europei è stata istituita nell’aprile del 2012 con l’entrata in vigore del regolamento riguardante l’iniziativa dei cittadini che attua le disposizioni del trattato.

    Una volta registrata ufficialmente, l’iniziativa dei cittadini europei consentirà a un milione di cittadini provenienti da almeno un quarto degli Stati membri dell’UE di invitare la Commissione europea a proporre atti giuridici nei settori di sua competenza. Come previsto dal regolamento sull’iniziativa dei cittadini, per essere ammissibile l’azione proposta non deve esulare manifestamente dalla competenza della Commissione di presentare una proposta legislativa e non deve essere manifestamente ingiuriosa, futile o vessatoria né manifestamente contraria ai valori dell’Unione.

    Fonte: Comunicato stampa della Commissione europea del 19 settembre 2018

  • Toghe&Teglie: le melanzane al gorgonzola

    Buongiorno cari e affezionati lettori, sono Manuel Sarno, penalista milanese e “Fundador” del Gruppo Toghe & Teglie, nemico storico dei cibi dietetici – nonostante mi mantenga in una dignitosa forma fisica – torno a voi con un piatto sperimentato poche settimane fa e che ha dato una meritata soddisfazione anche ai miei ospiti: le melanzane al gorgonzola che, come capirete, sono in imparentate con la parmigiana e, come tali, tanto appetitose quanto di laboriosa digestione.

    Pietanza, invero, di facile preparazione da proporre come secondo o anche come piatto di mezzo.

    Procuratevi delle melanzane di buone e analoghe dimensioni (la porzione può essere di mezza a testa, anche a seconda dell’impiego se come piatto principale o altro), tagliatele a metà in senso longitudinale e svuotatele della polpa lasciando una “parete” di una certa consistenza intorno alla buccia.

    Ora dividete in dadini la polpa e fatela “appassire” in una padella inaderente con un filo d’olio e dei pomodorini tagliati a metà, regolando di sale senza esagerare perché l’aggiunta successiva del formaggio aumenta la sapidità.

    Quando polpa e pomodorini – che diventeranno  parte del ripieno – saranno pronti (poco più che scottati), separate il tutto in una bacinella e nella medesima padella, in cui avrete lasciato parte dell’olio usato in precedenza, ponete le melanzane girate verso il fuoco dalla parte del taglio e lasciatele abbrustolire a fiamma bassa per alcuni minuti.

    Nel frattempo avrete portato il forno, ventilato, a 180/200 gradi; prendete le melanzane scottate sul gas e spalmate all’interno un primo strato sottile di gorgonzola dolce (è preferibile tirarlo fuori dal frigo per tempo e ammorbidirlo ulteriormente in una ciotola con un cucchiaio di legno prima dell’uso, formando una sorta di crema); successivamente amalgamate la “mousse” di gorgonzola con la polpa delle melanzane e i pomodorini e riempitene ognuna fino all’orlo, spolverate del pan grattato (se proprio volete, mixato con del parmigiano grattuggiato non molto stagionato) inseritele in una pirofila o una teglia e infornate.

    Per il finale regolatevi in base alla crosticina dorata che il pan grattato andrà a formare e la fusione del formaggio: generalmente basta una manciata di minuti, posto che sia le melanzane che il ripieno sono già state portate avanti nella cottura per cui è opportuno tenere d’occhio la preparazione dallo sportello del forno.

    Che ve ne pare? Più veloci di una parmigiana, in una certa misura più leggere per la mancanza del fritto, i sapori di base sono i medesimi: la verdura, il pomodoro e il formaggio, sebbene più saporito, e se piace la parmigiana apprezzerete anche questo più insolito suggerimento culinario.

    Un caro saluto a tutti, a presto su queste colonne!

  • Affamata una persona ogni 9 sul pianeta, occorre rafforzare la catena alimentare

    Nel 2017 le persone denutrite nel mondo hanno toccato quota 821 milioni, in aumento di 6 milioni rispetto all’anno precedente, secondo il rapporto ‘Lo stato di sicurezza alimentare e nutrizione’ di Fao, Oms, Unicef, Ifad e Programma Alimentare. Una persona ogni 9 al mondo con cibo insufficiente è lo stesso livello che si registrava nel 2008, viene sottolineato, ma le cause di tale fenomeno (che comporta ritardi nella crescita per 151 milioni di bimbi tra i 2 e i 5 anni e anemia in un terzo delle donne in età fertile) non vanno rintracciate immediatamente nella crisi economica globale che allora investì l’intero pianeta. Il rapporto le individua piuttosto nei mutamenti climatici e nelle ripercussioni sulla produzione agricola e sui prezzi delle derrate alimentari. A fronte di simile diagnosi, il rapporto individua come rimedio il rafforzamento della capacità della catena alimentare di affrontare situazioni climatiche fortemente avverse.

  • Pensando ad Africa e Cina ‘Seeds&Chips’ annuncia l’edizione australiana del Summit

    Ancora una partnership internazionale per Seeds&Chips, The Global Food International Summit, che dopo aver annunciato la nuova sede a San Francisco, guarda ancora più lontano, e più precisamente all’Australia siglando un accordo con il Governo dello Stato di Victoria e Food + Wine Victoria, organizzazione no-profit che promuove il progresso dell’industria agroalimentare e vinicola dello Stato australiano attraverso iniziative e campagne annuali, tra queste, l’acclamato Melbourne Food & Wine Festival (MFWF).

    Nasce così Global Table, nuovo fulcro di idee, tavole rotonde, speech, dibattiti ed esposizioni in collaborazione con Seeds&Chips. L’evento, che si terrà a Melbourne a settembre 2019, rientrerà infatti nell’iniziativa Taste Victoria voluta dalle Autorità governative dello Stato di Victoria per supportare e promuovere a livello globale ricerca, sviluppo e innovazione nei settori Agriculture, Food e Beverage e favorire nuove opportunità di incontro e di business.

    Una partnership strategica quella tra Seeds&Chips e Food + Wine Victoria perché non solo mira alla realizzazione di un evento internazionale al cui centro ci sarà l’innovazione nell’agrifood ma sarà un punto di riferimento cruciale per l’Australia e tutto il sud est asiatico attraverso conferenze, dibattiti, forum, workshop, business meeting e premiazioni per parlare di cibo e innovazione a 360°. La scelta dell’Australia non è casuale perché, alla stregua degli Stati Uniti, è un partner fondamentale per il progresso del settore agroalimentare verso un food system globale sempre più sostenibile. Seeds& Chips può così permettere all’Italia di giocare un ruolo da protagonista nel mondo portando avanti l’eredità del messaggio di Expo2015 e offrire l’esperienza accumulata in quattro edizioni in cui non solo hanno portato la loro testimonianza personaggi di fama mondiale, quali l’ex Presidente Usa Barack Obama, il fondatore di Starbucks, Howard Schultz e John Kerry, 68° segretario di Stato americano, ma molti startupper della food innovation hanno fatto conoscere quanto la tecnologia e la ricerca nell’alimentazione e in tutto ciò che ruota attorno ad essa possa essere foriera di sostenibilità e capace di creare nuovi posti di lavoro. Ed è per questo che all’annuncio della nuova partnership potrebbero presto seguirne altri, di medesimo tenore internazionale, riguardanti Paesi strategici come Cina e Africa.

    “Siamo molto soddisfatti di annunciare la nostra presenza in Australia il prossimo anno – ha dichiarato Marco Gualtieri, presidente e fondatore Seeds&Chips. “Cibo, tecnologia, innovazione, giovani, sostenibilità, sicurezza alimentare, sono alcuni dei temi che declineremo nel corso del Summit e di cui saremo portavoce anche in questo Continente, ricco di opportunità, con una coscienza ambientale molto evoluta e una forte matrice di innovazione alle spalle. Sono quindi particolarmente grato al Governo dello Stato di Victoria, a Food + Wine Victoria, alla città di Melbourne e all’Australia per aver saputo e voluto raccogliere quanto da noi seminato in questi anni, riconoscendo l’importanza dei temi che portiamo avanti e l’enorme opportunità di sviluppo economico”.

    Secondo il Ministro dell’Agricoltura australiano, Jaala Pulford, l’attenzione che Seeds&Chips mostra per temi come cibo, tecnologia e innovazione  può essere fondamentale per permettere all’Australia di raggiungere l’ambizioso obiettivo di far crescere le proprie esportazioni agroalimentari a 20 miliardi di dollari entro il 2030.

  • Toghe&Teglie: il risotto all’imperiale

    Buongiorno a tutti i lettori, sono Roberto Trinchero, avvocato penalista di Torino noto nel Gruppo Toghe & Teglie come “il Presidente” per la mia carica nella Camera Penale del Piemonte. Da buon piemontese ho una inclinazione a realizzare risotti e se è vero che la pasta con gli scampi e/o i gamberi viene chiamata “all’imperiale” quello che vi propongo oggi sarà un riso all’imperiale, piatto decisamente più “sabaudo” con alcune interessanti varianti.

    Ricetta di effetto ma anche semplice. Di base parliamo di un normale risotto di gamberi che ognuno può preparare secondo le modalità preferite (dipende se si ha tempo per preparare anche un fumetto di pesce). Procuratevi dei gamberi in quantità misurata su appetito e numero dei commensali (ma almeno quattro o cinque ciascuno ci vanno), sgusciateli e preparate un soffritto di aglio nel quale farete saltare per qualche minuto le teste.

    Successivamente, toglietele, schiacciatele e utilizzare in seguito solo il loro contenuto per dare sapore, e fate passare in padella i gamberi, a loro volta sgusciati,  appena due minuti.

    Togliete anche i gamberi, mettendoli da parte per unirli al risotto quasi a fine cottura.

    A parte, e precedentemente, magari la sera prima, pulite bene le code degli scampi battendole su un tagliere per farle diventare una sorta di piccola mattonella e li avrete messi in freezer avvolti uno ad uno i un foglietto di domopack.

    Al momento della preparazione finale, togliete gli scampi dal freezer verso metà cottura del risotto affinché siano freddi, solidi ma non congelati.

    Verso fine cottura del risotto – che avrete preparato utilizzando il soffritto iniziale insaporito dai gamberi e sfumando con un po’ di vino bianco – aggiungete le code e il composto ricavato dalle teste facendo amalgamare bene. Attenzione sempre a non eccedere con la cottura del pesce che, altrimenti, si disidrata troppo e diventa legnoso.

    In ultimo, impiattate il risotto ponendovi sopra uno o due scampi “a carpaccio”, le piccole e sottili mattonelle estratte dal freezer e  un filo di olio evo a crudo.

    Giusto il tempo di servire a tavola e gli scampi a mattonella si riscaldano e si sciolgono lentamente per il calore del risotto.

    Caldo e freddo, cotto e crudo: un  mix interessante e, assicuro, molto appetitoso.

    Fatemi sapere…ma sono abbastanza certo che questo sarà un piatto che replicherete spesso dopo averlo assaggiato una prima volta.

    Alla prossima!

  • Seeds&Chips sbarca a San Francisco e annuncia la collaborazione con Treasure8

    Dopo Milano San Francisco. Seeds&Chips, The Global Food Innovation Summit, evento di riferimento a livello mondiale per il settore dell’innovazione della filiera agroalimentare, raddoppia e inaugura una nuova sede negli Stati Uniti in partnership con Treasure8, centro di ricerca e innovazione nella lotta allo spreco alimentare fondato da Timothy Childs. Obiettivo: dare una risposta concreta alle sfide di oggi quali la riduzione dello stress ambientale, l’aumento esponenziale della popolazione mondiale, la ricerca di nuove risorse e la malnutrizione. Le due realtà uniranno le forze e metteranno ciascuno la propria expertise con il comune intento di mettere in luce le enormi potenzialità del settore in termini di innovazione e sostenibilità,  ma anche di guadagno attraverso nuove fonti di reddito. Economia circolare, per incoraggiare il consumo sostenibile di cibo, maggiore tracciabilità e sicurezza alimentare i punti cardini dell’intero progetto.

    Insieme sarà possibile avviare una trasformazione della catena alimentare globale verso un sistema più efficiente e sostenibile. La partnership con Treasure8 rappresenta una grande opportunità per entrambi, ci permetterà infatti di avere una base sia in Europa che in Nord America dove siamo già presenti con Fancy Food a New York e nella stessa San Francisco. La chiave per la sostenibilità risiede nell’intreccio di collaborazioni che danno vita a nuove idee. Noi di Seeds&Chips ci crediamo fortemente e da anni lavoriamo al fianco di tutti coloro che stanno contribuendo alla trasformazione del food system mondiale, è il commento di Marco Gualtieri, Presidente e fondatore di Seeds&Chips.

    “Lo scenario globale non mostra solo la perdita di 1 trilione di dollari all’anno in sprechi alimentari, ma anche le gravi ripercussioni sul food system e in particolare sull’approvvigionamento del mondo intero” –  dichiara Timothy Childs, fondatore e CEO di Treasure8“Incentivando la creazione di soluzioni anti-spreco che possano sostentare più persone, possiamo combattere i cambiamenti climatici, migliorare le condizioni sanitarie in tutto il mondo e ridurre i conflitti legati alla scarsità di cibo”.

  • Toghe e Teglie: Il Gazpacho secondo Blackeye

    Buongiorno a tutti  i lettori, dopo una pausa estiva torna la rubrica di ricette a cura del Gruppo Toghe & Teglie: sono Alessandro Occhionero, nome di battaglia “Blackeye”, avvocato civilista milanese e oggi vi propongo un piatto che va gustato freddo – volendo anche tiepido, mai caldo – e che pertanto risulta perfetto in tutte le stagioni, anche in questa estate declinante. Parliamo del gazpacho, piatto tipico della tradizione iberica e forse sottovalutato e non frequentemente presentato sulle nostre tavole.

    La preparazione è estremamente semplice, questi i passaggi per quattro porzioni: procuratevi dei pomodori maturi, circa 300 grammi, e metteteli  tagliati in quattro spicchi in un frullatore.

    Unite 60 grammi di peperoni rossi, 75/80 grammi di cetrioli tagliati a fette non sbucciati e 50 grammi di cipolla rossa,  un peperoncino fresco e mezzo spicchio d’aglio.

    A questi ingredienti si deve aggiungere dell’aceto di vino rosso di ottima qualità, circa 40 grammi, sale e pepe quanto basta e frullare una prima volta per qualche minuto.

    Ora aggiungete olio extra vergine di oliva  e frullate ancora: ne risulterà una crema non densa.

    Spegnete il frullatore, aggiungete qualche cubetto di ghiaccio e frullare di nuovo, infine regolate di sale e soprattutto di aceto che, come ho già detto  deve essere particolarmente buono; io ne uso uno di vino rosso fatto da mia mamma usando la “madre” che ha preso dalla botticella dell’aceto di mio nonno…immaginatevi che nettare!

    Il gazpacho a questo punto è pronto per essere servito, guarnendo il piatto con dei crostini (nella foto ci sono tocchetti di focaccia croccanti e un po’ di cetrioli tagliati a pezzetti).

    Come variante potete aggiungere a “galleggiare“ delle code di  gamberi rossi o di scampi crudi e molto freschi.

    Niente male, vero? E nemmeno complicato: in compenso originale, insolito come ho detto all’inizio, che potrebbe piacevolmente sorprendere i vostri ospiti.

    Buona fine estate a tutti e a presto!

  • Gli under 35 si buttano sul cibo: negli ultimi 5 anni aperto uno street food ogni due giorni

    L’italiano quando deve mettersi in proprio avvia non di rado un’attività legata al cibo e i dati di InfoCamere-UnionCamere sulla ristorazione confermano questo trend.

    Dal 2013 al 31 marzo 2018 ha aperto un’attività di street food ogni due giorni, per un totale di oltre 1000 nuove imprese in 5 anni (da 1.717 a 2.729 secondo quanto risulta dal Registro delle Imprese).

    Si dedicano allo street food soprattutto gli under 35: l’iniziativa dei giovani nel settore della somministrazione on the road vale il 22% del totale, con circa 600 attività avviate negli ultimi 5 anni, soprattutto in Sicilia, Puglia e Campania. Il peso degli under 35 nella ristorazione ambulante è cresciuto del 23,9% (100 unità) nel quinquennio esaminato.

    Lo street food è diffuso soprattutto a Milano e Roma, con circa 180 nuove attività di ristorazione ambulante a testa; alle loro spalle Torino (con 130 imprese). Al Sud la tendenza è particolarmente avvertita a Lecce (128), seguita da Napoli  (94), Bari (73) e Catania (71). A livello regionale, la classifica della diffusione dello street food vede al vertice la Lombardia (389 imprese), seguita dalla Puglia (295) e dal Lazio (271). Umbria e Calabria spiccano per incremento delle attività nel quinquennio considerato, passate rispettivamente da 11 a 27 e da 35 a 62.

    Sono 327 le attività di ristorazione ambulante gestite da stranieri, di cui ben 112 avviate negli ultimi 5 anni (per un incremento del 52,1% rispetto al numero di attività di questo genere gestiti da stranieri fino al 2013), con picchi in Piemonte e Lazio.

  • Toghe&Teglie: spaghetti e vongole alla maniera del Fundador

    Buongiorno e buone vacanze a tutti i lettori de Il Patto Sociale, sono Manuel Sarno, avvocato milanese fondatore del Gruppo ‘Toghe & Teglie’…ogni tanto ho il vezzo di autocelebrarmi su queste colonne con piatti che sono – certamente – meno fantasiosi di quelli dei miei amici e colleghi, alcuni dei quali sono veri e propri alieni in cucina. Oggi propongo un classico rivisitato per l’esigenza di sgomberare un po’ cambusa e frigo prima della partenza: spaghetti alle vongole. In mancanza di un formato giusto nella scorta di pasta prodotta a Gragnano dal nostro sodale Gaetano Inserra, ho usato quelli quadrati de La Molisana che non sono per niente male e trattengono bene il condimento.

    Per quattro persone, oltre a un centinaio di grammi a testa di pasta, procuratevi un kg. circa di vongole e fatele spurgare bene in acqua prima di procedere alla cottura, della bottarga di muggine, prezzemolo q.b., uno spicchio d’aglio, olio evo e un pizzico di ‘nduja non troppo piccante, un cucchiaio di farina bianca 00 e un paio di bicchieri di spumante (io avevo una bottiglia di ottimo Ca’ del Bosco aperta che era un peccato fare diventare aceto…).

    In una padella, meglio se ampia e di alluminio che distribuisce meglio il calore, fate soffriggere l’aglio senza che si abbruni e sciogliete un cucchiaino di ‘nduja  regolando la piccantezza con aggiunte progressive prima di versare le vongole, che nel mio caso e come si vede dalla foto, erano un lotto freezato di molluschi già sgusciati, e sfumatele a fuoco moderato con un primo bicchiere di spumante o vino bianco ricordando che l’uso di vini in confezioni di tetrapak è vietato dalla Convenzione di Ginevra e considerato un crimine contro l’umanità.

    Mettete a bollore l’acqua, salatela e portate gli spaghetti a due terzi circa della cottura, non di più; intanto riaccendete il fuoco, basso, sotto il condimento per riportarlo a temperatura e fate sciogliere una parte della farina bianca che serve ad addensare l’intingolo per farlo aderire meglio allo spaghetto senza alterare il sapore.

    Mettete da parte un po’ di acqua di cottura in una tazza e poi scolate la pasta ancora molto al dente e versatela nella padella del condimento alzando il fuoco a metà potenza e aggiungendo gradualmente l’acqua di cottura e un’ultima dose di spumante o vino bianco per completare la preparazione, badando che lo spaghetto resti al dente, e – se serve – ancora un pizzico di farina: qui bisogna regolarsi a occhio sulla densità del condimento.

    All’impiattamento, un giro di olio evo, spolverate gli spaghetti con la bottarga che nel frattempo avrete grattuggiato (attenzione perché quella già pronta ha più o meno lo stesso sapore della segatura) e abbondante prezzemolo, se gradita anche un po’ di scorza di limone tritata fine…a tavola!

    Buon proseguimento e a presto!

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