Chef

  • Toghe&Teglie: la focaccia di Elisa

    Salve, lettori, spero affezionati, di questa rubrica curata dal Gruppo ‘Toghe & Teglie’ di avvocati spignattatori: sono Elisa Traverso, genovese che di quel Gruppo fa orgogliosamente parte.

    Noi liguri, come tutti sanno, abbiamo almeno due caratteristiche che ci distinguono: siamo – come dire? – “risparmiosi” e siamo la patria della focaccia, in qualsiasi declinazione!

    Ebbene, combinando le suddette tipicità, avendo trovato una confezione di lievito di birra prossimo alla scadenza, piuttosto che vederlo andare a male e destinarlo con sofferenza alla raccolta differenziata, ho preparato una focaccia con gli ingredienti che avevo a disposizione: un po’ creativa ma pur sempre una focaccia nel solco della tradizione.

    Dalla cambusa ho recuperato: 200 gr. di farina manitoba, 100 gr. di farina integrale, 200 gr. di fecola di patate, 200 ml. di latte intero, il famoso lievito di birra, sale, acqua e olio, e con questi ingredienti potrete anche voi preparare un eccellente accompagnamento al pasto.

    Impastate le farine con la fecola ed il lievito che avrete sciolto nel latte tiepido, aggiungete un bel pizzico di sale e regolare la morbidezza con acqua altrettanto tiepida.

    La lievitazione, in questi casi, è fondamentale: lasciate l’impasto a “crescere” al caldo, coperto con un panno per almeno tre ore, poi impastate energicamente di nuovo e fate lievitare un’altra ora (se non avete tutto questo tempo mettete in cottura dopo le tre, inevitabili, ore: la focaccia verrà comunque buonissima rimanendo più simile al pane).

    A questo punto stendete l’impasto in una teglia ben unta (con l’olio per la focaccia nemmeno noi genovesi andiamo al risparmio), versatevi sopra un’emulsione di acqua e olio dopo aver fatto dei buchetti con le dita su tutta la superficie. A piacere spolverate la superficie con del sale grosso.

    Forno ventilato a 200 gradi,  infornate  per venti minuti 20 e avrete un’ottima focaccia al leggero sapore di patate dato dalla fecola con cui accompagnare, magari, qualcuno degli eccellenti piatti che vi hanno proposto i miei amici di Toghe & Teglie oppure farcendola come meglio credete…ah, noi liguri la focaccia la mangiamo anche a colazione con il latte: se volete provare…

    A presto!

  • E’ tempo di Milano Golosa

    Expo 2015 l’ha consacrata capitale mondiale del cibo e da allora Milano non ha perso occasione per ospitare numerosi eventi legati al cibo e rafforzare l’immagine delle rassegne che già da tempo avevano cominciato a muoversi, con un buon successo di pubblico e addetti ai lavori, nel capoluogo meneghino. Tra queste Milano Golosa, organizzata da Davide Paolini (Il Gastronauta), giunta alla sua settima edizione, che apre i battenti sabato 13 ottobre, fino al 15, al Palazzo del Ghiaccio di via Piranesi.

    Più di duecento espositori presenti per raccontare il meglio dell’enogastronomia artigianale italiana e poi show cooking, degustazioni e incontri aperti al pubblico. Una narrazione fatta di odori, sapori e colori che ci ricordano quanto il cibo sia emblema di cultura, storia, tradizione, lavoro, amore.

    Accanto ai banchi degli espositori gli show cooking delle osterie, i panini certificati della Fondazione Accademia Panino Italiano, le degustazioni di vino guidate. E ancora tanti incontri di approfondimento aperti al pubblico come Pizza e birra. Storia di un abbinamento promosso da Birra del Borgo (sabato 13 ottobre alle 13 – Sala Show Cooking). Un binomio perfetto sul quale Alfredo Colangelo, Direttore Commerciale di Birra del Borgo, Luca Pezzetta e Jacopo di Giampasquale dell’Osteria Birra del Borgo di Roma erudiranno pubblico e curiosi proponendo pizza e birra del Borgo in una veste innovativa senza dimenticare la loro natura popolare.

    Regione Lombardia accoglierà gli ospiti di Milano Golosa con La merenda di montagna della Lombardia, incontro-degustazione di prodotti tipici provenienti da zone montane e impervie della Lombardia. L’appuntamento sarà nell’Area Show cooking domenica 14 ottobre alle 16:30.

    Ancora Fiasconaro, azienda siciliana famosa per i suoi panettoni, domenica 14 ottobre nell’Area Show Cooking alle 12 presenterà l’incontro Alla scoperta del bello e del buono nel Panettone agli Agrumi e Zafferano di Sicilia Fiasconaro: un dolce nato dall’estro del Maestro Nicola Fiasconaro e dal packaging firmato Dolce&Gabbana. Infine Ferrarelle, sempre nell’area show cooking, alternerà diversi momenti dimostrativi. Si comincia sabato 13 ottobre alle 14 con Grani antichi e Vasocottura con Giuseppe Vesi e Simone Vesi di Pizza Gourmet Giuseppe Vesi; alle 15 La terra della Valpolicella a Milano Golosa con Petra Antolini di Casa Petra di Settimo di Pescantina (VR). Domenica 13, sempre con Ferrarelle, alle 13 l’incontro Straccetti di Peperone come manzo, rucola e parmigiano con Davide Puleio di L’Alchimia di Milano; alle 18:45 Giochiamo con i Santi: le grandi pizze classiche in veste giocosa con Giancarlo Casa di La Gatta Mangiona di Roma. Per chiudere lunedì alle 15 I masanielli da Caserta a Milano con Francesco Martucci della Pizzeria I Masanielli di Caserta.

    Tra le curiosità di quest’anno c’è il Carmasciano, un formaggio vulcanico prodotto nell’Alta Irpinia dall’azienda Carmasciando. Un pecorino caratterizzato da sentori di zolfo che derivano dalla mefite della Valle d’Ansanto. E ancora la Ventricina nello stomaco, realizzata con lardo e carne di suini locali, sale dolce di Cervia, erbe aromatiche prodotta nelle colline del Comune di Sant’Egidio alla Vibrata, in provincia di Teramo, dall’azienda Fracassa. Non mancherà uno sguardo alla biodiversità, con prodotti di nicchia provenienti dai contadini eroici del Rural di Rivalta di Lesignano de’ Bagni (PR) che coltivano e allevano varietà di piante e tipologie di animali ormai dimenticati (patata quarantina, prugna zucchella, pomodoro riccio di Parma, pecora Cornigliese e Massese, cavallo Bardigiano, asino Romagnolo, la vacca grigia Appeninica, Bardigiana) e il Consorzio della Melanzana rossa di Rotonda e del Fagiolo bianco poverello, coltivate nel cuore del Parco nazionale del Pollino, a un’altitudine di 580 m s.l.m.

    Nell’area PaniniAmo otto locali e i panini certificati: Davide Longoni con il suo panino Cisalpino; Raimo Chiacchiera di HamHolyBurger con il suo Belpaese; Gianluigi Mandico di Panem con Panino Italia; Stefano Pibi di Pbread Natural Bakery di Cagliari con Oro di Sardegna;  Panino Giusto con tre ricette: Tra i due e Milano 2015 creati da Claudio Sadler e Siciliano (unica proposta vegetariana); Lucio Mele di Pescaria con il suo Panino alla Tartare di Tonno; Raffaele Venditti e il suo Porchetta Regina. A questi si aggiunge Rovagnati, main partner di Milano Golosa.

    Milano Golosa sarà aperto al pubblico sabato 13 ottobre (dalle 12 alle 20:30), domenica 14 ottobre (dalle 10 alle 20:30) e lunedì 15 ottobre (dalle 10 alle 17). L’ingresso è a pagamento. Il programma è disponibile sul sito della manifestazione (www.milanogolosa.it). Ingresso a pagamento: adulti 12 euro – Bambini 6-12 anni 5 euro – bambini minori 6 anni ingresso gratuito.

  • Toghe&Teglie: le uova in Purgatorio

    Un saluto a tutti i lettori de Il Patto Sociale, sono Angela Laguaragnella, avvocato partenopeo del Gruppo Toghe&Teglie all’esordio in questa rubrica. Un po’ emozionata, sono stata scelta per una ricetta che è piaciuta molto per la sua velocità di preparazione, il sapore e il profumo degli ingredienti che ne fanno una pietanza completa da ogni punto di vista anche per il potere nutrizionale dell’uovo…a tacere del fatto che non è mia originale ma è tipica della tradizione napoletana!

    Il nome, curioso, trova origine nel fatto che il bianco dell’uovo in mezzo al rosso del pomodoro richiama alla mente la iconografia delle anime avvolte dalle fiamme: e uova infernali sarebbe stato un nome eccessivo per qualcosa di delizioso per il palato.

    Come sempre il segreto di un buon piatto, soprattutto di un piatto semplice sta negli ingredienti e quelli che servono in questo caso sono davvero fondamentali e non difficili da reperire: uova fresche, grandi, aglio, cipolla bianca, passata di pomodoro oppure datterini da sugo, basilico, sale leggermente aromatico e pepe profumato.

    Detto questo, la preparazione è davvero agevole: fate soffriggere in olio extravergine uno spicchio d’aglio fino alla sua doratura facendo attenzione che non scurisca troppo perché lascerebbe un retrogusto di bruciato; togliete l’aglio e inserite, facendola imbiondire una cipolla tritata molto fine: a questo punto aggiungete la passata o i pomodori tagliati a spicchi e fate cuocere a fuoco basso badando che il sugo si addensi al punto giusto: non troppo liquido, quindi.

    Con un cucchiaio di legno formate un cerchio al centro della padella (è preferibile usare delle pentole di coccio come in foto) scostando il sugo e versatevi un uovo mantenendo la fiamma bassa e, a piacimento, anche qualche cubetto di mozzarella.

    Quando il tuorlo tende a cuocere, spegnete la fiamma perché è preferibile lasciarlo morbido; salare,  pepare e guarnire con il basilico.

    Voilà, già fatto, visto? E ora a tavola con un piatto gustoso che potrete servire sia come piatto principale, in un pranzo leggero, ovviamente, sia come piatto di mezzo in un convivio più ricco.

    Buon appetito a tutti e…alla prossima!

  • Toghe&Teglie: gli involtini di tacchino

    Buongiorno e buon inizio di autunno a tutti i lettori da Aurora Bendotti, avvocato rodigino del Gruppo Toghe & Teglie detta Sunrise! Oggi vi propongo una preparazione che sembra perfetta per questo periodo: involtini di tacchino, facili e gustosi, da accompagnare con delle patatine novelle al forno e un calice di buon rosso non molto strutturato, a vostra scelta (ma anche un prosecco va benissimo).

    Questi gli ingredienti per circa otto porzioni:

    otto filetti di petto di tacchino, sale e pepe q.b., otto fette di formaggio (io uso spesso la provola affumicata, ma vengono buonissimi anche con dell’emmenthal), circa un etto e mezzo di prosciutto crudo di San Daniele, 100 grammi di pangrattato mescolato con salvia, timo e rosmarino che daranno un profumo straordinario al piatto.

    Preparazione:

    dopo aver battuto la carne rendendola molto sottile, spolverate le fettine con sale e pepe da entrambi i lati, adagiato su ciascun filetto una fetta di formaggio e un paio di prosciutto. Poi arrotolate i filetti  e fermateli con uno stecchino.

    Procuratevi una placca da forno, stendetevi la apposita carta bene oliata (oppure impiegate una pirofila, sempre oliandola adeguatamente) e stendetevi i rotolini: prima di iniziare la cottura, non dimenticatevi del composto di pangrattato e odori che andrà a ricoprire gli involtini e dovrà formare una crosticina croccante.

    Cottura con ventilazione a 180/200 gradi per 35-40 minuti (controllate sempre dalla finestrella il punto di rosolatura esterna) eventualmente dando un colpo con il grill prima di servire.

    Già fatto? Sì, già fatto: mangiare bene non significa preparare solo piatti complicati anche nel nome. I miei amici e Colleghi sono bravissimi anche in questo e li apprezzo ma l’importante resta sempre la qualità degli ingredienti e – come dice il nostro Antonello Fabrocile – cucinare con “ammore” perché la tavola si divide con coloro a cui si vuol bene.

    A presto e buon appetito!

  • Toghe&Teglie: Carbonara mare e monti

    Buongiorno a tutti i lettori, sono Giuseppe Barreca, “L’Accademico del Baccalà” del Gruppo Toghe & Teglie, e torno su queste pagine  per rivelarvi che grazie a Gaetano Inserra, un amico togategliato che ha riattivato un pastificio storico di famiglia a Gragnano, ho riscoperto il piacere per la pasta, atteso che la sua è veramente buona, fatta a regola d’arte e, come dice Antonello Fabrocile, altro togategliato di razza, con “ammore”!

    Pertanto, vi propongo questo primo piatto sfizioso, ricco e appagante.

    Per quattro persone è necessario procurarsi otto gamberoni, tre calamari medio piccoli già puliti, 150 gr. di vongole veraci sgusciate, 200 gr. di funghi finferli, 200 di guanciale di maiale, tre tuorli d’uovo bio, 320 gr. di pennoni  di Gragnano, prezzemolo, aglio, qualche piccolo peperoncino intero, sale, pepe bianco, olio e vino bianco quanto basta.

    Iniziate con la preparazione dei funghi, pulendoli delicatamente con un foglio inumidito di carta assorbente da cucina per poi cuocerli in modo tradizionale: in una padella mettete dunque un po’ d’olio d’oliva, un spicchio d’aglio e un peperoncino.

    Una volta che questi ultimi avranno profumato l’olio, aggiungete i funghi facendoli saltare un minuto in questo leggero soffritto. Dopo di che  bagnateli con mezzo bicchiere di un buon vino bianco e fateli andare sul fuoco per dieci minuti (devono restare belli sodi, mi raccomando!).

    Mettete l’acqua per la pasta a bollire con poco sale, che andrà cotta al dente e intanto sbattete a parte i rossi d’uovo con sale e pepe.

    Nel frattempo, in una ampio wok, fate rosolare il guanciale sino a farlo diventare un po’ croccante e, a parte, tagliate a rondelle sottili  i calamari e staccate le teste dei gamberoni.

    Cotto il guanciale, toglietelo dal wok e nei succhi e zuccheri che avrà rilasciato cucinerete gli anelli di calamaro insieme alle vongole e alle teste dei gamberi che, dopo poco, avrete cura dapprima di schiacciare e poi asportare.

    A questo punto aggiungete di nuovo il guanciale, i funghi, una generosa dose di prezzemolo finemente tritato, una bella spolverata di pepe macinato al momento e i gamberoni. Appena questi ultimi diventeranno rosa, tirate su la pasta con una schiumarola, adagiandola nel wok e mescolandola delicatamente con il sughetto mare e monti.

    Poi, fuori dal fuoco, amalgamate il tutto versando a filo l’uovo sbattuto, sino a che non si formerà una soffice e liscia cremina.

    Quindi, impiattate la vostra carbonara mare e monti  e gustatevela  con un bel bicchiere di prosecco in tutto relax, assaporando ogni singolo boccone.

    Alla prossima!

  • Toghe&Teglie: il risotto all’imperiale

    Buongiorno a tutti i lettori, sono Roberto Trinchero, avvocato penalista di Torino noto nel Gruppo Toghe & Teglie come “il Presidente” per la mia carica nella Camera Penale del Piemonte. Da buon piemontese ho una inclinazione a realizzare risotti e se è vero che la pasta con gli scampi e/o i gamberi viene chiamata “all’imperiale” quello che vi propongo oggi sarà un riso all’imperiale, piatto decisamente più “sabaudo” con alcune interessanti varianti.

    Ricetta di effetto ma anche semplice. Di base parliamo di un normale risotto di gamberi che ognuno può preparare secondo le modalità preferite (dipende se si ha tempo per preparare anche un fumetto di pesce). Procuratevi dei gamberi in quantità misurata su appetito e numero dei commensali (ma almeno quattro o cinque ciascuno ci vanno), sgusciateli e preparate un soffritto di aglio nel quale farete saltare per qualche minuto le teste.

    Successivamente, toglietele, schiacciatele e utilizzare in seguito solo il loro contenuto per dare sapore, e fate passare in padella i gamberi, a loro volta sgusciati,  appena due minuti.

    Togliete anche i gamberi, mettendoli da parte per unirli al risotto quasi a fine cottura.

    A parte, e precedentemente, magari la sera prima, pulite bene le code degli scampi battendole su un tagliere per farle diventare una sorta di piccola mattonella e li avrete messi in freezer avvolti uno ad uno i un foglietto di domopack.

    Al momento della preparazione finale, togliete gli scampi dal freezer verso metà cottura del risotto affinché siano freddi, solidi ma non congelati.

    Verso fine cottura del risotto – che avrete preparato utilizzando il soffritto iniziale insaporito dai gamberi e sfumando con un po’ di vino bianco – aggiungete le code e il composto ricavato dalle teste facendo amalgamare bene. Attenzione sempre a non eccedere con la cottura del pesce che, altrimenti, si disidrata troppo e diventa legnoso.

    In ultimo, impiattate il risotto ponendovi sopra uno o due scampi “a carpaccio”, le piccole e sottili mattonelle estratte dal freezer e  un filo di olio evo a crudo.

    Giusto il tempo di servire a tavola e gli scampi a mattonella si riscaldano e si sciolgono lentamente per il calore del risotto.

    Caldo e freddo, cotto e crudo: un  mix interessante e, assicuro, molto appetitoso.

    Fatemi sapere…ma sono abbastanza certo che questo sarà un piatto che replicherete spesso dopo averlo assaggiato una prima volta.

    Alla prossima!

  • Toghe e Teglie: Il Gazpacho secondo Blackeye

    Buongiorno a tutti  i lettori, dopo una pausa estiva torna la rubrica di ricette a cura del Gruppo Toghe & Teglie: sono Alessandro Occhionero, nome di battaglia “Blackeye”, avvocato civilista milanese e oggi vi propongo un piatto che va gustato freddo – volendo anche tiepido, mai caldo – e che pertanto risulta perfetto in tutte le stagioni, anche in questa estate declinante. Parliamo del gazpacho, piatto tipico della tradizione iberica e forse sottovalutato e non frequentemente presentato sulle nostre tavole.

    La preparazione è estremamente semplice, questi i passaggi per quattro porzioni: procuratevi dei pomodori maturi, circa 300 grammi, e metteteli  tagliati in quattro spicchi in un frullatore.

    Unite 60 grammi di peperoni rossi, 75/80 grammi di cetrioli tagliati a fette non sbucciati e 50 grammi di cipolla rossa,  un peperoncino fresco e mezzo spicchio d’aglio.

    A questi ingredienti si deve aggiungere dell’aceto di vino rosso di ottima qualità, circa 40 grammi, sale e pepe quanto basta e frullare una prima volta per qualche minuto.

    Ora aggiungete olio extra vergine di oliva  e frullate ancora: ne risulterà una crema non densa.

    Spegnete il frullatore, aggiungete qualche cubetto di ghiaccio e frullare di nuovo, infine regolate di sale e soprattutto di aceto che, come ho già detto  deve essere particolarmente buono; io ne uso uno di vino rosso fatto da mia mamma usando la “madre” che ha preso dalla botticella dell’aceto di mio nonno…immaginatevi che nettare!

    Il gazpacho a questo punto è pronto per essere servito, guarnendo il piatto con dei crostini (nella foto ci sono tocchetti di focaccia croccanti e un po’ di cetrioli tagliati a pezzetti).

    Come variante potete aggiungere a “galleggiare“ delle code di  gamberi rossi o di scampi crudi e molto freschi.

    Niente male, vero? E nemmeno complicato: in compenso originale, insolito come ho detto all’inizio, che potrebbe piacevolmente sorprendere i vostri ospiti.

    Buona fine estate a tutti e a presto!

  • Toghe&Teglie: spaghetti e vongole alla maniera del Fundador

    Buongiorno e buone vacanze a tutti i lettori de Il Patto Sociale, sono Manuel Sarno, avvocato milanese fondatore del Gruppo ‘Toghe & Teglie’…ogni tanto ho il vezzo di autocelebrarmi su queste colonne con piatti che sono – certamente – meno fantasiosi di quelli dei miei amici e colleghi, alcuni dei quali sono veri e propri alieni in cucina. Oggi propongo un classico rivisitato per l’esigenza di sgomberare un po’ cambusa e frigo prima della partenza: spaghetti alle vongole. In mancanza di un formato giusto nella scorta di pasta prodotta a Gragnano dal nostro sodale Gaetano Inserra, ho usato quelli quadrati de La Molisana che non sono per niente male e trattengono bene il condimento.

    Per quattro persone, oltre a un centinaio di grammi a testa di pasta, procuratevi un kg. circa di vongole e fatele spurgare bene in acqua prima di procedere alla cottura, della bottarga di muggine, prezzemolo q.b., uno spicchio d’aglio, olio evo e un pizzico di ‘nduja non troppo piccante, un cucchiaio di farina bianca 00 e un paio di bicchieri di spumante (io avevo una bottiglia di ottimo Ca’ del Bosco aperta che era un peccato fare diventare aceto…).

    In una padella, meglio se ampia e di alluminio che distribuisce meglio il calore, fate soffriggere l’aglio senza che si abbruni e sciogliete un cucchiaino di ‘nduja  regolando la piccantezza con aggiunte progressive prima di versare le vongole, che nel mio caso e come si vede dalla foto, erano un lotto freezato di molluschi già sgusciati, e sfumatele a fuoco moderato con un primo bicchiere di spumante o vino bianco ricordando che l’uso di vini in confezioni di tetrapak è vietato dalla Convenzione di Ginevra e considerato un crimine contro l’umanità.

    Mettete a bollore l’acqua, salatela e portate gli spaghetti a due terzi circa della cottura, non di più; intanto riaccendete il fuoco, basso, sotto il condimento per riportarlo a temperatura e fate sciogliere una parte della farina bianca che serve ad addensare l’intingolo per farlo aderire meglio allo spaghetto senza alterare il sapore.

    Mettete da parte un po’ di acqua di cottura in una tazza e poi scolate la pasta ancora molto al dente e versatela nella padella del condimento alzando il fuoco a metà potenza e aggiungendo gradualmente l’acqua di cottura e un’ultima dose di spumante o vino bianco per completare la preparazione, badando che lo spaghetto resti al dente, e – se serve – ancora un pizzico di farina: qui bisogna regolarsi a occhio sulla densità del condimento.

    All’impiattamento, un giro di olio evo, spolverate gli spaghetti con la bottarga che nel frattempo avrete grattuggiato (attenzione perché quella già pronta ha più o meno lo stesso sapore della segatura) e abbondante prezzemolo, se gradita anche un po’ di scorza di limone tritata fine…a tavola!

    Buon proseguimento e a presto!

  • Toghe&Teglie: il risotto estivo

    Buongiorno a voi, lettori de Il Patto Sociale, sono Marina Peschiera avvocato civilista mantovana del Gruppo ‘Toghe&Teglie’ di cui faccio parte, si può dire, da sempre. Noi mantovani con il risotto, soprattutto quello con la zucca in infinite varianti, abbiamo una passione e se pensate che sia un piatto preferibile per una stagione diversa da quella estiva provate prima ad assaggiare questa ricetta a base di melone il cui sapore fresco alleggerisce la necessaria temperatura del riso ed è una variante di altra simile che in passato aveva suggerito la giovane Collega di Toga e di Teglia Aurora Bendotti

    Ingredienti per quattro persone:  80/100 grammi di riso Carnaroli a persona , mezzo melone (o uno intero, dipende dalle dimensioni), brodo di carne mista, sale rosa e pepe q.b., foglie di basilico e un bicchiere di vino bianco.

    Si tratta di  un piatto molto semplice da preparare iniziando con il tradizionale fate un soffritto a base di olio – se preferite, burro –  e un poco di scalogno.

    Buttate il riso e fatelo tostare, sfumando con del buon vino bianco non troppo aromatico (vietatissimo il Tavernello e simili, buoni – tutt’al più – per lavare la macchina).

    Portate a cottura il riso aggiungendo man mano che asciuga del buon brodo di carne mista.

    A metà cottura, quindi dopo circa sette/otto minuti, aggiungete il melone che nel frattempo avrete tagliato  a piccoli pezzi, conservandone una parte da passare con il frullatore ad immersione: perché così, aggiunto verso fine cottura e badando bene di farlo asciugare lasciando il riso morbido, si apprezzerà di più il sapore del frutto.

    E’ un piatto che non prevede mantecatura con formaggi di alcun tipo, tutt’al più un goccio di latte intero freddo poco prima di spegnere il fuoco per far fare “l’onda” al riso. La panna è un po’ troppo pesante e rischia di “azzeccarlo” piuttosto che renderlo cremoso.

    Impiattate come prefereite (io uso un coppapasta, come si nota dalla forto) e guarnite il tutto  aggiungendo qualche foglia di basilico, e spolverando con sale rosa e pepe.

    Buon appetito e…buone vacanze a tutti!

  • Toghe&Teglie: gamberi presidenziali

    Buongiorno a tutti i lettori de Il Patto Sociale, sono Roberto Trinchero, avvocato penalista torinese detto “Il Presidente” per la mia carica alla Camera Penale del Piemonte e Valle d’Aosta.

    Specializzato, da buon sabaudo, in risotti esordisco su queste colonne con una preparazione decisamente più estiva, non mia originale nonostante il titolo assegnato dalla redazione, ma che potrà essere apprezzata anche per la facilità di preparazione: una di quelle che siamo – magari – abituati a gustare al ristorante pensando che siano complesse e invece no…come sempre il segreto risiede nella qualità degli ingredienti.

    Parliamo dei gamberi al sale che possono essere proposti come antipasto o in accompagnamento a una frittura di calamari.

    A seconda delle dimensioni e dell’utilizzo, procuratevene quattro/sei a porzione lavateli, asciugateli e posateli su una teglia ricoperta da uno strato di sale grosso alto circa un dito in cui avrete mescolato del prezzemolo tritato, scorza di limone grattugiato e – se piace – anche dell’erba cipollina.

    Prestate attenzione a che i gamberi siano adagiati uno di fianco all’altro e non vadano a sovrapporsi il che comprometterebbe la uniformità della cottura.

    Ricoprite il tutto totalmente di altro sale grosso e pressatelo, anche in questo caso badando a che si distribuisca uniformemente sui gamberi così da assicurare la formazione di una crosticina che, a cottura ultimata, andrà ovviamente rimossa prima dell’impiattamento.

    A questo punto siete pronti per una agevole cottura in forno preriscaldato a 180/200 gradi per una ventina di minuti. Occhio al tempo perché il pesce troppo cotto diventa stopposo.

    Se previsti come entreè possono essere accompagnati da un’insalatina verde e, ovviamente, un bianco fermo e ghiacciato. Il servizio non è completo se non verrà prevista una ciotola con della salsina a base di  olio evo, limone, prezzemolo e uno spicchio di aglio.

    Bon appetit!

Close

Adblock Rilevato

Ti preghiamo di supportarci disabilitando il tuo ad Block su questo dominio.