Chef

  • Toghe&Teglie: la Nerano a Milano

    Buongiorno e buone Feste in arrivo a tutti i lettori, sono Francesca Izzo del Gruppo ‘Toghe & Teglie’ e voglio presentarvi una ricetta assolutamente inedita che insieme a mio marito, Marco De Scisciolo che già conoscete, avevamo ideato per partecipare al concorso di cucina che i nostri amici e colleghi avevano organizzato a Milano il mese scorso: purtroppo non siamo riusciti ad esserci e allora questa riedizione della Naerano – che abbiamo chiamato “La Nerano a Milano”  la dedico agli appassionati de Il Patto Sociale oltre che al nostro amico Massimo “Serial Griler” Schirò che ce l’ha sollecitata più volte.

    La Nerano originale prevede l’uso di spaghetti ma noi la proponiamo con delle corone di pasta fresca che andranno farcite con le classiche zucchine della ricetta tradizionale.

    Dosi generose, come vuole l’ospitalità del Sud. Iniziamo con il  friggere 1 kg. di zucchine tagliate a rondelle e anche 300 gr. di zucchine tagliate finissime a julienne per l’impiattamento facendole diventare croccanti. Amalgamiamo poi il tutto con 300 grammi di parmigiano ben stagionato, almeno 24 mesi, ed un tuorlo d’uovo.

    Lasciamo riposare il condimento e prepariamo la pasta fresca.

    Qui servono 150 grammi di farina di grano duro, 150 di farina di semola e 150 grammi di rosso d’uovo. Impastiamo bene fino ad amalgamare tutti gli ingredienti e lasciamo anche l’impasto a riposare avvolto da pellicola trasparente per un’oretta. Stendiamo, poi, con il mattarello lungo la pasta fino a renderla molto sottile e tagliamola in due quadrati di circa 4 cm per lato (ovvio che la grandezza della corona è personale e condiziona l’impiattamento: vedete voi come preferite regolarvi, anche a seconda delle porzioni da servire). Mettiamo ora il ripieno di zucchine (adeguando la quantità del ripieno alla grandezza della corona) al centro di ogni quadrato di pasta e pieghiamolo su se stesso per formare la corona, come si vede in foto. Prepariamo la quantità desiderata di corone di pasta e facciamo cuocere le corone in acqua salata bollente per circa 3 minuti (dipende dallo spessore della pasta): non più di 5/6 corone per volta aggiungendo un filo d’olio all’acqua che bolle per evitare che le corone possano attaccarsi tra loro.

    Nel frattempo prepariamo una fonduta di formaggio con parmigiano, pecorino, poca panna da cucina e zafferano in polvere q.b. (sarebbe preferibile lavorare i pistilli ma la procedura si complica molto) mettendo gli ingredienti in un pentolino e facendoli sciogliere aiutandoci anche con l’acqua di cottura della pasta per sfruttare l’amido.

    Infine l’impiattamento: mettiamo un fondo di fonduta di formaggi e zafferano  sul piatto adagiando in piedi 4/5 corone e spolverando a pioggia con le zucchine croccanti a julienne fritte. Affrettiamoci in questo ultimo passaggio perché il piatto va servito ben caldo.

    Voilà,  buon appetito a tutti!

  • Toghe&Teglie: Il pandoro salato di Masaniello

    Buongiorno a tutti gli appassionati di cucina de Il Patto Sociale, sono Marco De Scisciolo, detto “Masaniello”, avvocato penalista napoletano del Gruppo Toghe e Teglie e da me avete già ricevuto altri suggerimenti culinari, come la preparazione delle crocchè; oggi voglio proporre qualcosa di originale e molto natalizio: il pandoro salato.

    Proprio così, come il panettone che conosce la versione “gastronomica”, anche il pandoro – invece che un dolce – può diventare un accompagnamento dell’antipasto o di un aperitivo e non è neppure complicato da realizzare, soprattutto perché non richiede lunghissimi tempi di lievitazione.

    Ben diverso da quello di tradizione veronese, il mio pandoro – per gli ingredienti, come sarà chiaro tra poco – ricorda un po’ il classico casatiello napoletano, preparazione tipicamente pasquale, dal quale si distingue anche per la diversa consistenza e morbidezza.

    Per prepararne uno vi serviranno 300 gr. di farina, 200 gr. di latte intero, 140 gr. di olio semi, 5 uova, una bustina lievito istantaneo, un pizzico di sale e uno di pepe, 200 gr. di pecorino grattugiato non troppo stagionato, 200 gr. di speck tagliato a dadini, 200 gr. di provola non affumicata e 100 gr. di provolone piccante stagionato, infine una spolverata di paprika dolce.

    Avete tutto sotto mano? Bene: con una frusta amalgamate le uova con l’olio e il latte a temperatura ambiente e aggiungete poi lentamente la farina e lievito; in ultimo inserite il pecorino grattugiato e mescolate bene l’impasto così ottenuto.

    Una volta miscelati  gli ingredienti di base aggiungete sale, pepe e paprika e la farcitura di speck, provola e provolone piccante – anche questi tagliati a cubetti – e amalgamate il tutto per poi versare il prodotto in uno stampo per pandoro antiaderente che, comunque, avrete avuto cura di imburrare  generosamente…senza farne parola con il vostro medico curante che si preoccupa del colesterolo!

    Preriscaldate il forno ventilato a 180 gradi e fate cuocere per circa 30 minuti.

    A questo punto aprite il forno e mettete uno strofinaccio per ottenere una apertura dello sportello  di circa una decina di centimetri  continuate la cottura, cuocere per altri dieci minuti.

    A cottura ultimata, non siate famelici e lasciate raffreddare il vostro pandoro prima di servirlo, facendo attenzione a non confonderlo con quello dolce con il rischio di guarnirlo con crema al mascarpone.

    Anche se mancano ancora un po’ di giorni non posso che salutarvi con i più affettuosi auguri a tutti di buone Feste.

  • Toghe & Teglie: il bordatino piccante

    Buongiorno ai lettori de Il Patto Sociale che incontro e che mi conoscono per la prima volta: sono Laura Antonelli, avvocato penalista del Gruppo Toghe & Teglie, detta “La Granduchessa” anche se nella mia Toscana sono solo Presidente della Camera Penale di Pisa; esordisco con una ricetta che non è una mia specialità originale però trae spunto da una preparazione tipica – e risulta per nulla dietetica – del  Granducato, più esattamente livornese a dimostrazione che la rivalità con la mia città può essere superata a tavola: il bordatino, una minestra “storica” nata a bordo (donde il nome “bordatino”) dei velieri importatori di grano saraceno e, inizialmente, cucinata con brodo di pesce…ma potete usare tranquillamente quello di carne o verdura e farine diverse da quelle della ricetta più tradizionale: d’altro canto parliamo di un piatto realizzato con ingredienti di recupero.

    Nella mia proposta, infatti, troverete qualche variante che la rende più “personale”; non ho indicato le quantità perché possono essere variabili, dipendono da gusti e numero dei commensali e – comunque – gli chef “casalinghi” vanno più che altro a occhio.

    Procuratevi della pancetta, tagliatela a tocchetti e fatela soffriggere in olio (non molto perché la pancetta rilascia già il suo grasso in cottura) con spicchi d’aglio ancora incamiciati: meglio se il tutto viene realizzato in una pentola di coccio.

    Togliete l’aglio imbiondito e aggiungete del cavolo nero – precedentemente scottato e tritato con la mezzaluna (non usate utensili che scaldano, per carità!) e fate soffriggere anche le foglie triturate; nel frattempo avrete fatto bollire dei fagioli rossi (ma anche i cannellini vanno bene)  conservandone il  brodo di cottura dei fagioli che frullerete, un pugnetto scarso di fagioli per ogni commensale.

    Praticamente, quindi si allunga il soffritto iniziale – in cui potreste avere impiegato anche prezzemolo, carota, sedano e cipolla e non solo aglio –  con un brodo molto liquido.

    Dopo un’oretta di cottura a bollore minimo,  aggiungete della farina gialla a pioggia evitando di far formare subito dei grumi e portatela a cottura a sua volta   girandola con la frusta e tanto, tanto olio di gomito.

    Appena cotta anche la farina il piatto è pronto!

    Per rendere il piatto più  fotogenico prima di pubblicarlo sulla pagina del Gruppo T&T  ho aggiunto una spolverata di peperoncino e un rametto di rosmarino. Direi che il peperoncino ci sta benissimo (a noi toscani non dispiace per nulla…), soprattutto se il piccante è gradito mentre  il rosmarino non dice molto e quindi l’ho tolto dopo lo scatto: ma la sua figura l’ha fatta!

    Buon appetito e, a presto!

     

  • Toghe&Teglie: i cantucci

    Ben trovati, lettori de Il Patto Sociale! Sono Simone Valenti, avvocato fiorentino del Gruppo ‘Toghe & Teglie’ al suo esordio, con una certa emozione, su queste colonne: nei giorni scorsi ho festeggiato il mio compleanno e per l’occasione ho preparato – tra l’altro –  i cantucci, un classico fine pasto toscano da accompagnare al vin santo, apprezzato un po’ dappertutto.

    I miei amici del Gruppo si sono incuriositi, ingolositi, e mi hanno chiesto come li preparo: l’ho fatto ed ho pensato di condividere la ricetta anche con gli appassionati di cucina che seguono questa rubrica.

    Preparazione più facile di quanto si immagini, come vedrete: le dosi che indico sono quelle per realizzare più teglie di cantucci come mostra la foto…tranquilli anche se sembrano tanti, se non prendono umidità che li faccia rammollire possono essere conservati abbastanza a lungo.

    Dunque, servono: 690 gr. di zucchero +150 gr di zucchero cristallino (se non lo avete usate pure lo zucchero normale), 45 gr. di latte in polvere (quello che si usa per i bambini va benissimo), 75 gr. di burro, 6 uova intere e 4 tuorli, 450 gr. di mandorle, 450 gr. di cioccolato fondente, 1,5 kg di farina “0”, 6 gr. di bicarbonato di ammonio, un pizzico di sale.

    Il procedimento, poi, come detto è semplice: nella planetaria impastate prima il burro con lo zucchero e il latte in polvere, poi aggiungete, le uova intere e i tuorli.

    Quando questi primi ingredienti saranno ben amalgamati nell’impasto, aggiungete mandorle e cioccolato tagliato a pezzi grossolani ma di dimensioni contenute e mescolate ancora un po’ per dare omogeneità.

    In ultimo aggiungete il bicarbonato di ammonio e la farina e mescolate nuovamente. L’impasto così ottenuto si divide in pezzi da circa 250 grammi con cui si andranno a formare dei rotolini: questi ultimi richiedono di essere spennellati con l’uovo (tenetene da parte un po’ alla bisogna) e messi in forno per circa 20 minuti a 190 gradi.

    Una volta cotti i rotolini si tagliano per obliquo in modo da dare ai biscotti la classica forma dei cantucci: lasciateli raffreddare, procuratevi un eccellente vin santo – tipo il Baciamano – ma anche un passito come il Picolit o il Recioto possono andar bene, per quanto non siano toscani…e godetevi il tutto, sorseggiando, imbevendo i cantucci e assaporandoli come meritano.

    Buon fine cena, con i cantucci home made e alla prossima!

  • Toghe&Teglie: la tartare alla moda del gambero rozzo

    Buongiorno a tutti i lettori de Il Patto Sociale! Sono Andrea Schietti, avvocato (o azzeccagarbugli come sostiene il poco educato Ministro Guardasigilli) penalista milanese del Gruppo Toghe & Teglie: mi conoscete già anche con il mio nome di battaglia, “Gambero Rozzo” per la predilezione a preparare piatti a base di pesce; questa settimana, però, vi propongo una ricetta a base di carne, una tartare che ho pensato e realizzato dando fondo anche a qualche cosa che mi era avanzata da una attività ai fornelli della sera prima.

    Procuratevi, innanzitutto della carne macinata o tagliata a coltello: ottima la fassona piemontese, comunque deve essere magra e di eccellente qualità.

    Conditela con olio evo, sale e pepe q.b. rimestandola con un cucchiaio di legno e poi datele la forma classica che vedete nella foto aiutandovi con un coppapasta o una terrina.

    A parte, poco prima di servire dedicatevi all’uovo, o meglio al solo tuorlo che avrete separato dalla chiara: sarebbe meglio cotto a bassa temperatura, ma se non avete l’apposito marchingegno (come non ce l’ho ancora neppure io) potete saltarlo in una  padella inaderente senza condimenti per un minuto, non di più non di meno.

    Per il finale e la presentazione serve una crema di cardi e topinambur: questa per me era, come ho anticipato, un ghiotto avanzo di un altro piatto che si prepara così: soffriggete con del burro un porro, aggiungete cardi e topinambur tagliati a pezzettini e fate soffriggere ancora un po’, aggiungete del brodo vegetale e lasciate sobbollire a fuoco moderato per una quarantina di minuti facendo asciugare il brodo; se necessario aggiungetene un po’ durante la cottura al termine della quale mantecate il prodotto con burro tartufato e un po’ di panna fresca, infine  frulliate il tutto con il minipimer.

    Per la composizione di questo piatto, è assolutamente preferibile che  la crema di verdura sia tiepida e non calda: spargetela sul piatto, appoggiatevi sopra nell’ordine: la tartare, il rosso d’uovo appena scottato e…in questa stagione non può mancare una generosa grattata di tartufo.

    Con un bicchiere di rosso, magari un Dolcetto d’Alba di accompagnamento, è un piatto da re.

    Buon lavoro ai fornelli e arrivederci alla prossima ricetta.

  • Toghe&Teglie: la torta di pere e cioccolata

    Buongiorno a tutti i lettori de Il Patto Sociale da Alessandra Carsana: faccio il mio esordio su queste colonne proponendovi un dessert che potrà concludere in maniera golosa un pranzo o una cena preferibilmente preparato con i manicaretti che i miei Colleghi del Gruppo ‘Toghe & Teglie’ vi hanno già suggerito.

    Si tratta di una torta che non è di mia ideazione ma questa è la mia versione, non complicatissima da realizzare e ideale con i primi freddi autunnali: la torta pere e cioccolata, come dire un mix di sapori classico e perfetto.

    Questi gli ingredienti:

    quattro pere coscia molto sode, 170 gr. di farina, 170 gr. di zucchero, 30 gr. di cacao amaro, 70 gr. di burro fuso, due uova a temperatura ambiente, un vasetto di  yogurt intero bianco a temperatura ambiente, 200 gr. di cioccolato fondente di cui 150 gr. tagliato grossolanamente a pezzi e 50 gr fuso, una bustina di lievito  (io con queste dosi ne ho messo mezza) una bacca di vaniglia, 20 gr. di mandorle spellate, 20 gr. di nocciole spellate, 20 gr. di pistacchi, 20 gr. di gherigli di noce.

    Quanto al procedimento, montate per prima cosa le uova e lo zucchero con la frusta così da creare un impasto molto spumoso (io lo faccio tenendo il contenitore a 37 gradi) e unite, a filo, il burro fuso intiepidito con la frusta, in movimento se vi avvalete di quella meccanica, aggiungete il cioccolato precedentemente fuso in un pentolino  e lo yogurt; a seguire versate la farina il cacao e il lievito dopo averli setacciati insieme e, in ultimo, i semi di una bacca di vaniglia.

    Lavorate poi il composto con un cucchiaio di legno unitevi la frutta secca ed il cioccolato a pezzi nonché una pera tagliata a cubetti.

    Trasferite il composto così ottenuto in una teglia da 24 centimetri  di diametro precedentemente imburrata e infarinata e mettete in superficie le fettine ricavate dalle rimanenti pere disponendole a raggiera irrorandole con succo di limone per evitare che anneriscano e inserite in forno ventilato a 180 gradi per 45/50 minuti.

    Il gioco è fatto,  se gustata tiepida, il cuore del dolce rimane fondente: una delizia assoluta.

    Dolce autunno a tutti voi e a presto!

  • Toghe&Teglie: il risotto autunnale

    Buongiorno a tutti gli appassionati di cucina! Sono Claudia Benedetti, avvocato meranese nota nel Gruppo ‘Toghe & Teglie’ come “Black Lady” e oggi, al mio esordio in questa rubrica, vi propongo un piatto realizzato con un occhio alla stagione ed agli ingredienti che la caratterizzano e che ho dedicato ai miei amici avvochefs: il risotto autunnale.

    Per quattro porzioni vi serviranno: mezza cipolla gialla, una carota, un piccolo porro, un tocchetto di speck, del brodo di manzo preferibilmente fresco, fatto cuocere lentamente per almeno due ore e senza aggiunta di sale, vino bianco q.b., riso Carnaroli (due pugni circa a persona più uno “per la pentola”), parmigiano grattugiato, prezzemolo, olio evo e aceto balsamico invecchiato dodici anni.

    Rosolate gran parte della cipolla tagliata fine e poi aggiungetevi lo speck tagliato a dadini piccoli rendendolo croccante, per poi metterlo da parte.

    Ora soffriggete la restante cipolla unendo la carota tagliata anch’essa a dadini piccoli e poi aggiungete il porro, tagliato a sua volta finemente, e il vino bianco lasciandolo evaporare prima di passare alla fase successiva.

    E’ il momento di calare il riso nel soffritto facendolo andare per qualche minuto prima di aggiungere gradualmente il brodo mantenendo il fuoco moderato.

    Verso fine cottura aggiungete il prezzemolo che avrete nel frattempo lavato e sminuzzato insieme al soffritto preparato per primo contenente lo speck e la cipolla.

    All’impiattamento guarnite la preparazione con il parmigiano non grattugiato ma tagliato a scagliette o, a scelta, con del pecorino non troppo forte e decorate, come nella foto, con delle gocce di aceto balsamico che andranno mescolate al riso durante la degustazione.

    Insomma, niente di difficile da realizzare, un classico risotto reso diverso dagli ingredienti,  un piatto che – però –  oltre che gustoso nella sua semplicità è anche gradevole da guardare.

    Prima di assaporarlo, guardate che colori: mi sono ispirata a quelli che prendono le piante in questo periodo, quando il verde si trasforma in rossiccio e fa dell’autunno una stagione che è tutt’altro che declinante e triste ma può essere davvero, come la chiamano oltreoceano, una “Indian Summer”.

    Buon appetito e…alla prossima!

  • Toghe&Teglie: la torta di bietole

    Buongiorno ai golosi lettori di questa rubrica, sono Daniele Minotti alias “Il Centauro” per la inestinguibile passione per la motocicletta, avvocato penalista genovese – con studio, per mia fortuna a Rapallo – del Gruppo ‘Toghe & Teglie’: subito dopo Elisa Traverso che vi ha deliziati con una variante della nostra classica focaccia tocca a me tenere alto l’onore della cucina ligure con un’altra preparazione tradizionale, e cioè a dire una torta salata che ho preparato domenica scorsa, ovviamente dopo essermi dedicato a trasformare il basilico del terrazzo in pesto…parliamo di una appetitosa torta di bietole che vi presento nella versione più semplice da realizzare.

    Procuratevi della pasta brisée della provenienza che preferite, anche la più comoda: quella che si trova già pronta al supermercato. Tanto è il resto che farà la differenza.

    Occorrono poi delle bietole (o coste), meglio se fresche, che richiederanno un po’ di tempo e pazienza per pulirle, oppure surgelate se proprio non avete sottomano della verdura appena colta di provenienza rigorosamente del Tigullio.

    Una volta pulite e lavate, fatele saltare in padella (ne servirà circa 1 kg. per una tortiera da 28) con olio evo come volete: I’aglio – come nel pesto – sarebbe indispensabile, ma dipende dai gusti; sale, pepe quanto basta e, sicuramente, maggiorana anche questa possibilmente fresca.

    Dopo avere saltato le bietole, disponete nella tortiera la pasta brisèe e ricopritela di prescinseua.

    Come, cos’è la prescinseua? Vergognatevi! E’ una cagliata fresca leggermente acidula: per intenderci quella che trovate come componente essenziale della focaccia al formaggio di Recco…tranquilli, magari non al supermercato ma in qualche gastronomia ben fornita la trovate o trovate qualcosa di simile; noi la usiamo come base in moltissimi piatti, oltre alla focaccia di cui ho detto, tra i quali i pansoti e la torta pasqualina.

    Lo so, sono forse un po’ esagerato con il mio campanilismo culinario ma, del resto, la cucina regionale o si fa con i prodotti del territorio oppure è qualcos’altro o in altro modo. Nel Gruppo ‘Toghe & Teglie’ sono anche noto come “L’Ayatollah del pesto alla genovese” ma questa è un’altra storia; ora potete mettere la vostra teglia con la torta per 40-50 minuti in forno a 180 gradi e finirla con tre minuti di grill sopra per imbrunire e far fare una crosticina leggera, ma non cuocere la prescinseua.

    Badate bene che questa torta salata si serve fredda, mai calda! E, volendo, si possono realizzare delle varianti che prevedono, nell’impasto, uova, parmigiano e ricotta: ma vi avevo promesso una versione facile, “base” e a questo punto non mi resta che augurare a tutti buon appetito!

    Alla prossima.

  • Toghe&Teglie: la focaccia di Elisa

    Salve, lettori, spero affezionati, di questa rubrica curata dal Gruppo ‘Toghe & Teglie’ di avvocati spignattatori: sono Elisa Traverso, genovese che di quel Gruppo fa orgogliosamente parte.

    Noi liguri, come tutti sanno, abbiamo almeno due caratteristiche che ci distinguono: siamo – come dire? – “risparmiosi” e siamo la patria della focaccia, in qualsiasi declinazione!

    Ebbene, combinando le suddette tipicità, avendo trovato una confezione di lievito di birra prossimo alla scadenza, piuttosto che vederlo andare a male e destinarlo con sofferenza alla raccolta differenziata, ho preparato una focaccia con gli ingredienti che avevo a disposizione: un po’ creativa ma pur sempre una focaccia nel solco della tradizione.

    Dalla cambusa ho recuperato: 200 gr. di farina manitoba, 100 gr. di farina integrale, 200 gr. di fecola di patate, 200 ml. di latte intero, il famoso lievito di birra, sale, acqua e olio, e con questi ingredienti potrete anche voi preparare un eccellente accompagnamento al pasto.

    Impastate le farine con la fecola ed il lievito che avrete sciolto nel latte tiepido, aggiungete un bel pizzico di sale e regolare la morbidezza con acqua altrettanto tiepida.

    La lievitazione, in questi casi, è fondamentale: lasciate l’impasto a “crescere” al caldo, coperto con un panno per almeno tre ore, poi impastate energicamente di nuovo e fate lievitare un’altra ora (se non avete tutto questo tempo mettete in cottura dopo le tre, inevitabili, ore: la focaccia verrà comunque buonissima rimanendo più simile al pane).

    A questo punto stendete l’impasto in una teglia ben unta (con l’olio per la focaccia nemmeno noi genovesi andiamo al risparmio), versatevi sopra un’emulsione di acqua e olio dopo aver fatto dei buchetti con le dita su tutta la superficie. A piacere spolverate la superficie con del sale grosso.

    Forno ventilato a 200 gradi,  infornate  per venti minuti 20 e avrete un’ottima focaccia al leggero sapore di patate dato dalla fecola con cui accompagnare, magari, qualcuno degli eccellenti piatti che vi hanno proposto i miei amici di Toghe & Teglie oppure farcendola come meglio credete…ah, noi liguri la focaccia la mangiamo anche a colazione con il latte: se volete provare…

    A presto!

  • E’ tempo di Milano Golosa

    Expo 2015 l’ha consacrata capitale mondiale del cibo e da allora Milano non ha perso occasione per ospitare numerosi eventi legati al cibo e rafforzare l’immagine delle rassegne che già da tempo avevano cominciato a muoversi, con un buon successo di pubblico e addetti ai lavori, nel capoluogo meneghino. Tra queste Milano Golosa, organizzata da Davide Paolini (Il Gastronauta), giunta alla sua settima edizione, che apre i battenti sabato 13 ottobre, fino al 15, al Palazzo del Ghiaccio di via Piranesi.

    Più di duecento espositori presenti per raccontare il meglio dell’enogastronomia artigianale italiana e poi show cooking, degustazioni e incontri aperti al pubblico. Una narrazione fatta di odori, sapori e colori che ci ricordano quanto il cibo sia emblema di cultura, storia, tradizione, lavoro, amore.

    Accanto ai banchi degli espositori gli show cooking delle osterie, i panini certificati della Fondazione Accademia Panino Italiano, le degustazioni di vino guidate. E ancora tanti incontri di approfondimento aperti al pubblico come Pizza e birra. Storia di un abbinamento promosso da Birra del Borgo (sabato 13 ottobre alle 13 – Sala Show Cooking). Un binomio perfetto sul quale Alfredo Colangelo, Direttore Commerciale di Birra del Borgo, Luca Pezzetta e Jacopo di Giampasquale dell’Osteria Birra del Borgo di Roma erudiranno pubblico e curiosi proponendo pizza e birra del Borgo in una veste innovativa senza dimenticare la loro natura popolare.

    Regione Lombardia accoglierà gli ospiti di Milano Golosa con La merenda di montagna della Lombardia, incontro-degustazione di prodotti tipici provenienti da zone montane e impervie della Lombardia. L’appuntamento sarà nell’Area Show cooking domenica 14 ottobre alle 16:30.

    Ancora Fiasconaro, azienda siciliana famosa per i suoi panettoni, domenica 14 ottobre nell’Area Show Cooking alle 12 presenterà l’incontro Alla scoperta del bello e del buono nel Panettone agli Agrumi e Zafferano di Sicilia Fiasconaro: un dolce nato dall’estro del Maestro Nicola Fiasconaro e dal packaging firmato Dolce&Gabbana. Infine Ferrarelle, sempre nell’area show cooking, alternerà diversi momenti dimostrativi. Si comincia sabato 13 ottobre alle 14 con Grani antichi e Vasocottura con Giuseppe Vesi e Simone Vesi di Pizza Gourmet Giuseppe Vesi; alle 15 La terra della Valpolicella a Milano Golosa con Petra Antolini di Casa Petra di Settimo di Pescantina (VR). Domenica 13, sempre con Ferrarelle, alle 13 l’incontro Straccetti di Peperone come manzo, rucola e parmigiano con Davide Puleio di L’Alchimia di Milano; alle 18:45 Giochiamo con i Santi: le grandi pizze classiche in veste giocosa con Giancarlo Casa di La Gatta Mangiona di Roma. Per chiudere lunedì alle 15 I masanielli da Caserta a Milano con Francesco Martucci della Pizzeria I Masanielli di Caserta.

    Tra le curiosità di quest’anno c’è il Carmasciano, un formaggio vulcanico prodotto nell’Alta Irpinia dall’azienda Carmasciando. Un pecorino caratterizzato da sentori di zolfo che derivano dalla mefite della Valle d’Ansanto. E ancora la Ventricina nello stomaco, realizzata con lardo e carne di suini locali, sale dolce di Cervia, erbe aromatiche prodotta nelle colline del Comune di Sant’Egidio alla Vibrata, in provincia di Teramo, dall’azienda Fracassa. Non mancherà uno sguardo alla biodiversità, con prodotti di nicchia provenienti dai contadini eroici del Rural di Rivalta di Lesignano de’ Bagni (PR) che coltivano e allevano varietà di piante e tipologie di animali ormai dimenticati (patata quarantina, prugna zucchella, pomodoro riccio di Parma, pecora Cornigliese e Massese, cavallo Bardigiano, asino Romagnolo, la vacca grigia Appeninica, Bardigiana) e il Consorzio della Melanzana rossa di Rotonda e del Fagiolo bianco poverello, coltivate nel cuore del Parco nazionale del Pollino, a un’altitudine di 580 m s.l.m.

    Nell’area PaniniAmo otto locali e i panini certificati: Davide Longoni con il suo panino Cisalpino; Raimo Chiacchiera di HamHolyBurger con il suo Belpaese; Gianluigi Mandico di Panem con Panino Italia; Stefano Pibi di Pbread Natural Bakery di Cagliari con Oro di Sardegna;  Panino Giusto con tre ricette: Tra i due e Milano 2015 creati da Claudio Sadler e Siciliano (unica proposta vegetariana); Lucio Mele di Pescaria con il suo Panino alla Tartare di Tonno; Raffaele Venditti e il suo Porchetta Regina. A questi si aggiunge Rovagnati, main partner di Milano Golosa.

    Milano Golosa sarà aperto al pubblico sabato 13 ottobre (dalle 12 alle 20:30), domenica 14 ottobre (dalle 10 alle 20:30) e lunedì 15 ottobre (dalle 10 alle 17). L’ingresso è a pagamento. Il programma è disponibile sul sito della manifestazione (www.milanogolosa.it). Ingresso a pagamento: adulti 12 euro – Bambini 6-12 anni 5 euro – bambini minori 6 anni ingresso gratuito.

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