Chef

  • Toghe&Teglie: la torta al pompelmo

    Buongiorno e buone vacanze ai lettori de Il Patto Sociale, sono Valeria Melca, avvocato milanese del Gruppo Toghe & Teglie che vanta una certa specializzazione nelle torte: basti dire che sono stata cooptata dopo l’assaggio di una mia cheese cake… Oggi vi propongo proprio la ricetta di un dolce con cui concludere un succulento pasto seguendo i suggerimenti dei miei amici, ma ottimo anche per una colazione o uno spuntino pomeridiano.

    Dunque, iniziate con il procurarvi 250 grammi di farina doppio 0, altrettanti di zucchero, 170 grammi di  burro (o margarina), quattro uova, un bicchiere di spremuta di pompelmo rosa, una bustina di lievito; del pompelmo avrete in un primo momento grattugiato la scorza.

    Ora mescolate il tutto con lo zucchero, aggiungete burro e uova, infine il succo e la farina e solo in ultimo il lievito. Lasciate riposare per un’oretta l’impasto e intanto preparate la crema per la guarnizione finale.

    Molto semplice: servono 50 grammi di zucchero, mezzo bicchiere d’acqua, un po’ di succo di pompelmo anche qui, un tuorlo d’uovo, un cucchiaio di farina: unite gli ingredienti e mescolate energicamente con un cucchiaio di legno, come si faceva una volta, fino ad ottenere un composto omogeneo e denso.

    Siete pronti per infornare a 175 gradi per 45 minuti senza la crema, quella la aggiungerete come guarnizione alla fine, come mostrato nella foto, insieme a delle fette di pompelmo.

    Per oggi è tutto e spero di vostro gradimento. A presto!

  • Toghe&Teglie: il risotto alla granella di pistacchi

    Buongiorno ai lettori appassionati di cucina, sono Enrico Ghezzi, avvocato milanese, “Il Bolscevico” del Gruppo Toghe & Teglie ed uno degli appassionati di risotti della combriccola di spadellatori. Risotto, ancora risotto a fine luglio? Perché no? E comunque tornerà l’autunno, stagione preferibile per questo genere di preparazioni.

    Quella che vi propongo oggi è di facile realizzazione, molto saporita e perfetta anche per fare da accompagnamento ad un altro piatto: come può essere una cotoletta (chi ha detto che ci va solo il risotto alla milanese? Tra l’altro, la cotoletta impanata è un piatto di derivazione viennese: ricordo della dominazione austriaca) o anche un petto di pollo alla griglia o un arrosto.

    Mettiamoci ai fornelli: per prima cosa procuratevi dei pomodorini , tagliateli a metà e fateli appassire in una padella antiaderente con olio evo, un pizzico di sale e uno di zucchero, se necessario, per togliere un eccesso di acidità.

    Usate la precauzione di tenerli con la parte interna a contatto con la padella senza mai girarli. Devono risultare leggermente bruciacchiati ma morbidi. Una volta pronti  lasciarli da parte per la finitura del risotto.

    Ora preparate un risotto classico, facendo tostare il riso con olio e cipolla a piacimento, sfumando con un goccio di vino bianco e portatelo a cottura con un brodo leggero, va benissimo anche di verdura. A metà cottura circa aggiungete qualche foglia di basilico.

    Quando il riso sarà cotto, fuori dal fuoco mantecatelo  con parmigiano e parte dei pomodorini preparati in precedenza fino a raggiungere la giusta cremosità.

    A questo punto siete pronti per il finale: impiattate e guarnite con i rimanenti pomodorini non utilizzati in manteca tura, qualche foglia di basilico fresco e la granella di pistacchi, rigorosamente di Bronte, come vedete illustrato nella foto.

    Scoprirete piacevolmente come si combinano alla perfezione l’acidità dei pomodorini il profumo del basilico e la croccantezza dei pistacchi.

    Buone vacanze e buon appetito a tutti!

  • Toghe&Teglie: la focaccia di patate alla moda del ‘porcello’

    Felice di essere di nuovo in questa rubrica! Sono Pierdomenico Cariello, in arte “Il Porco con le Ali” (con questo nome trovate, se interessa, anche un mio blog di ricette), avvocato calabro/genovese del Gruppo Toghe & Teglie; dopo avervi proposto in passato una mia versione di quel tipico piatto ligure che è il cappon magro, torno con una nuova ricetta, di mia creazione originale e che sto verificando per eventuali migliorie: si tratta di una focaccia fritta ottima da imbottire con quello che preferite perché si lega benissimo sia ai salumi che ai formaggi. Unico vero difetto: è un po’ lunga la preparazione per garantire i tempi giusti di lievitazione.

    Volete proseguire? Bene, allora iniziate con il procurarvi 330 grammi di farina bianca da impasto, 100 grammi di fiocchi di patate (tipo quelli per i pureè istantanei), 530 ml. di acqua, 30 grammi di strutto, 20 grammi di sale e 25 di zucchero oltre ad 8 grammi di lievito.

    Realizzate un impasto molto morbido, armatevi di pazienza una prima volta e fatelo lievitare 24 ore in frigo e, come se non bastasse, altre quattro ore fuori dal  frigo.

    Finita qui? Neanche per sogno: la lievitazione in pizze e focacce è tutto, anche per garantire una migliore digeribiità…formate delle palline da 100 grammi circa l’una con l’impasto e, sì, lasciate a lievitare altre due ore.

    Se non vi siete già stancati (ma la lievitazione richiede solo pazienza e non vostro impegno) stendete le palline della grandezza di un panino o poco più con le dita di modo che l’aria all’interno si sposti in maniera non uniforme e date loro una forma allungata, evitando che siano troppo schiacciate.

    Ci siamo quasi: mettete sul fuoco una padella con abbondante olio evo e friggete le vostre focaccette a 175 gradi per 3 minuti circa, girandole almeno una volta…ora toglietele dalla padella, mettetele a riposare su una carta assorbente e quando si saranno intiepidite potrete imbottirle con quello che più vi aggrada, come vedete dalla foto. Ah, se anche evitate un ripieno e le usate come accompagnamento – un po’ come lo gnocco fritto di origine emiliana – non è una pietanza particolarmente dietetica. Ma questo, forse, era già chiaro dal titolo.

    Buon divertimento ai fornelli e se vi fa piacere venitemi a trovare in uno dei miei locali di street food a Genova, il più “storico” dei quali si chiama Pig Easy, richiamando il mio nome di battaglia.

     

  • Toghe&Teglie: tortino di verdure Marisa

    Bentrovati, lettori de Il Patto Sociale! Sono Marisa Viacava, avvocato civilista genovese del Gruppo Toghe & teglie, naturalmente e come tutti i liguri ho passione e una predisposizione verso le torte di verdura che appartengono – nelle molteplici varietà anche con la pasta sfoglia – alla tradizione regionale.

    Quella che vi propongo oggi è una ricetta di facilissima realizzazione anche perché non richiede alcun “contenitore” a base di farinacei e per questo motivo è anche particolarmente leggera…magari non proprio dietetica ma, se no, che gusto avrebbe senza un po’ di olio buono o del formaggio cremoso?

    Bene, chiamiamolo tortino Marisa un po’ pomposamente utilizzando il mio nome e procediamo con la preparazione.

    Per soddisfare un paio di persone non anoressiche il tortino richiede, oltre alle verdure in quantità a scelta anche sul genere, ma obbligatoriamente zucchine, patate e cipolle, 50 grammi di mortadella o prosciutto cotto, mezza robiola Osella (ci andrebbe la prescinseua in realtà: un formaggio tipico genovese a pasta molle impiegato in moltissimi piatti liguri ma, obiettivamente, non si trova dappertutto fuori  regione…), due uova, parmigiano grattugiato, maggiorana, uno spicchio d’aglio.

    Prendete per prime zucchine e cipolle e fatele cuocere a vapore evitando che si “ammoscino” troppo; poi svuotate le zucchine e mescolate la polpa agli altri ingredienti: uova formaggio, ecc..

    Se il composto risultasse troppo liquido, aggiungete un po’ di pane grattugiato e poi riponete il tutto nei “gusci di zucchine” conservandone una parte.

    A questo punto  foderate una teglia con carta da forno, e stendete uno strato sottile di patate crude, poi ricopritele con le zucchine e con le altre verdure oltre alle zucchine (per esempio pomodori o melanzane) riempite a loro volta con il composto residuo.

    Siamo quasi alla fine: cospargete il tutto di pane grattugiato  per assicurarvi una croccante crosticina, un filo d’olio evo e infornate a 180° ventilati per una mezz’ora.

    Un accortezza per regolarvi al servizio: il tortino è migliore a temperatura ambiente, al massimo tiepido.

    Provate e pensatemi, spero, apprezzando il suggerimento.

    Buon appetito e buona estate a tutti!

  • Toghe&Teglie: tagliolini gamberi e avocado

    Buongiorno ai lettori de Il Patto Sociale, sono ancora una volta Andrea Schietti, il “Gambero Rozzo” del Gruppo Toghe & Teglie: qualcuno penserà che sono un raccomandato perché sono uno tra i più gettonati per la pubblicazione di ricette. Non è così, le scelte non dipendono da accordi correntizi come al C.S.M.: sarà che sono tra coloro che spadellano di più (a me rilassa, dopo una giornata di lavoro) e spesso descrivo sulla nostra pagina Facebook la preparazione dei miei piatti, così l’articolo è già quasi pronto. Questa settimana dovrete sopportarmi ma – spero – non ve ne pentirete dopo avere studiato e riprodotto questo piatto di tagliolini di impostazione molto estiva.

    Ho tratto ispirazione dalla proposta di un ristorante dove sono stato alcuni giorni addietro, poi ho improvvisato seguendo il mio istinto culinario.

    Dopo esservi procurati dei tagliolini all’uovo e un avocado (quantità a seconda dei commensali: io vado “a occhio”) che taglierete a dadini riponendolo in una ciotola: aggiungete il succo di un lime, un po’ dicipollotto di Tropea tritato e pomodorini, preferibilmente datterini, tagliati fini e strizzati, foglie di menta spezzettate, olio, sale, pepe e peperoncino q.b. e lasciate il tutto a  riposare e insaporirsi.

    Nel frattempo che vanno a bollore i tagliolini – da scolare ben al dente per ultimare la cottura altrove –  preparate una dadolata di code di gamberi ben pulite, conditela con olio evo, sale, pepe e un po’ cipollotto tritato, e fatela saltare in padella a fuoco alto per un paio di minuti.

    Aggiungete in finale i tagliolini, porzionate aiutandovi con un coppapasta e infine completate con l’avocado condito e ancora qualche foglia di menta.

    Obiettivamente non difficile, nemmeno per il reperimento degli ingredienti la cui qualità è – come sempre  – il valore aggiunto di ogni ricetta: questa dii gradevole impatto alla presentazione e, va bene la gola, ma anche l’occhio vuole la sua parte.

    Buon appetito!

  • Toghe&Teglie: gli gnocchi alla liquirizia

    Ben ritrovati, appassionati di cucina! Sono Francesco Toschi Vespasiani, avvocato fiorentino di Toghe & Teglie, noto nel Gruppo come “Il Tosco”;  in questo numero vi suggerisco un piatto veramente molto insolito a base di gnocchi…senza la pretesa di mettermi in competizione con il nostro Mohamed Aly che è il maestro assoluto del settore.

    Gnocchi alla liquirizia, con un condimento che può sembrare stravagante ma, in realtà, offre una miscela di sapori assai piacevole.

    Gli gnocchi, ovviamente, sono da fare in casa: procuratevi, dunque, 1 kg. di patate, 300/400 grammi di farina macinata a pietra, sale, 8/10 grammi di liquirizia in polvere (io la trovo da un importatore di spezie marocchino).

    Fate lessare le patate in acqua salata circa 50 minuti, sbucciatele e schiacciatele subito con una forchetta o con lo schiacciapatate ma non il passatutto, la “grana” deve restare un po’ spessa.

    Unite la farina e tenete a parte quanta ne serve per spolverare gli gnocchi alla fine. Impastate gnocchi e farina miscelando gradualmente all’impasto la liquirizia e proseguite sino a che il tutto non è ben amalgamato; ora formate dei rotolini dello spessore di circa 1,5 cm. e, affettandoli, ricavatene gli gnocchi che avrete cura di rigare con i rebbi di una forchetta. Spolverate con la farina e gli gnocchi saranno pronti per la preparazione finale. N.B.: se si vogliono molto saporiti di liquirizia utilizzatene 10/11 grammi ma attenzione a non esagerare evitando che, in seguito, risulti prevalente il sapore o copra quello degli altri ingredienti.

    Passiamo al condimento. Questi gnocchi si accompagnano bene con diverse soluzioni: quella che propongo è a base di gamberoni argentini sgusciati e tagliati a pezzetti: fateli saltare in olio evo a fuoco moderato usando preferibilmente un tegame di coccio e lasciate le teste che sono da schiacciarle in cottura per aumentare il sapore.

    Sfumate con vino bianco ed un poco di curcuma, se piace, per dare colore giallo. Alla fine, aggiungete dei fiori di zucca tagliati a listelline, fateli leggermente appassire e spegnete il fuoco.

    Siamo alla fine: bollite gli gnocchi, quasi solo scottandoli nell’acqua, scolate e fate terminare la cottura nel sugo, unendo sui singoli piatti, al momento di servire, della granella di mandorle e piccole zeste di limone.

    Cracco, a noi di T&T ci fa un baffo: modestia a parte, provare anche questa ricetta per credere.

    Alla prossima!

  • Toghe&Teglie: fragolino da ghiacciaia

    Buongiorno a tutti i lettori de Il Patto Sociale! Sono Massimiliano Chico D’Alessandro, avvocato tarantino del Gruppo Toghe & Teglie: i miei amici e colleghi mi hanno incitato all’esordio in questa rubrica prendendomi un po’ alla sprovvista perché non mi sembrava di avere suggerimenti culinari particolari da offrire. Poi mi sono detto: come si potrebbe terminare un pranzo imbandito con le ricette proposte in questo spazio dedicato, a volte semplici ma assai gustose ed altre originali e intriganti? Beh, certamente, di questa stagione soprattutto, un liquorino ben ghiacciato sembra ideale; e, sappiatelo, non è difficilissimo prepararlo in casa come vi sarà chiaro continuando la lettura. Ci vuole solo un po’ di tempo per la giusta fermentazione.

    Dunque: procuratevi mezzo kg. di fragole e tagliatele a pezzi (volendo si potrebbero usare anche le fragoline di bosco) e poi mettetele in un contenitore di vetro a chiusura stagna coprendo il tutto con mezzo litro di alcool alimentare al 95%.

    A questo punto mettete il contenitore in un ambiente  buio – come può essere il cassetto di una dispensa – a riposare… per una settimana! Vi ho detto che serviva un po’ di pazienza.

    Trascorsa la settimana mettete sul fuoco mezzo litro di acqua in cui verserete 400 gr di zucchero e una busta di vanillina, aggiungendovi le fragole sotto spirito.

    Il composto va mescolato lentamente sul fuoco moderato, con un cucchiaio in legno, finché non diventa di un colore rosato trasparente.

    Ora lasciate raffreddare e poi con un colino in ferro ampio ma a maglia stretta si filtra l’alcool con le fragole,  pressando leggermente e si travasa in bottiglie e bottigliette.

    Ci siamo quasi: basta mettere le bottigliette in freezer ed in breve il vostro liquore casalingo sarà pronto per la degustazione, ben ghiacciato.

    Qualcuno doveva pur pensare a non lasciarvi con la gola secca: spero che la mia proposta risulti gradita e di ritrovarvi presto su queste colonne.

    Prosit!

  • Toghe & teglie: i panigacci del Gambero Rozzo

    Sono tornato, cari lettori! Andrea Schietti, avvocato penalista milanese, in arte “Il Gambero Rozzo”: sarà che i miei amici del Gruppo ‘Toghe & Teglie’ mi vogliono bene, sarà che la ricetta che oggi vi propongo è molto facile da realizzare ma assai saporita e insolita (quello per forza: è una mia creazione estemporanea con quello che avevo in dispensa), insomma mi ripresento ancora una volta in questa rubrica augurandomi di incontrare il vostro interesse.

    Intanto vi sarete domandati cosa siano i panigacci: semplice, sono dei pani rotondi non lievitati tipici della zona di Podenzana, in Toscana: ottimo accompagnamento di salumi e formaggi cremosi ma fruibili anche con una seconda cottura in acqua bollente come vi illustrerò tra poco.

    Procurarsi i panigacci potrebbe essere complicato: nei supermercati non li ho ancora visti e li compero preconfezionati presso il distributore di benzina sulla autostrada della Cisa, prima di Pontremoli in direzione Parma-La Spezia…se ci passate…altrimenti potete provare a farli in casa preparando una pastella fluida di farina, acqua e sale da versare in uno speciale piatto di terracotta, il “testo”, facilmente acquistabile presso qualsiasi buon rivenditore di articoli da cucina nell’entroterra di Chiavari. In mancanza del testo, provate con una padella inaderente. Vabbè, capisco, è più facile passare dall’Autorgill sulla Cisa o provare con dei testaroli (agevoli da reperire) perché nemmeno su Amazon si trovano i panigacci.

    Procediamo con la parte facilissima della preparazione: incominciate facendo saltare in padella a fuoco moderato e con un po’ di olio evo del guanciale tagliato a tocchetti con delle fave e fate rosolare sfruttando anche il grasso che si scioglie.

    Quando guanciale e fave sono quasi pronti fate bollire i panigacci in acqua salata: basta circa un minuto, non di più altrimenti diventano troppo molli, ed estraeteli con una schiumarola.

    Ora impiattate, disponendo i panigacci su un piatto come mostrato nella foto e ricopriteli con il guanciale e le fave, infine spolverate il tutto con pecorino e pepe.

    Et voilà il gioco è fatto! (sempre che abbiate trovato i panigacci…)

    Buon appetito a tutti.

  • Toghe&Teglie: il baccalà alla moda di Rossella

    Buongiorno amici gourmet de Il Patto Sociale, sono Rossella Perricone, “La Girgentana” del ‘Gruppo Toghe & Teglie’, qualcosa di mio avete già potuto sperimentare leggendo questa rubrica.

    Giuseppe Barreca, l’Accademico del Baccalà, aveva visto tempo addietro la preparazione che oggi vi propongo e mi ha candidato alla pubblicazione. Così, eccomi qui, con una ricetta facile facile, veloce e saporita.

    Eccola, rigorosamente da realizzare con dosi spannometriche: procuratevi dei filetti di baccalà, magari evitando quelli surgelati e dando la preferenza al “fresco”, fateli lessare, scolateli, lasciate raffreddare prima di procedere oltre.

    A questo punto, sbriciolate il pesce in una ciotola ed amalgamatelo per bene con prezzemolo tritato, uovo, pangrattato, e poco grana realizzando delle polpettine.

    Ora versate un giro di olio evo in una teglia e aggiungete della zucca rossa tagliata a fettine, aspergendole con un po’di sale.

    Gran finale (di già, sì, di già: vi ho detto che è una ricetta facile!): mettere sopra la zucca le polpettine di baccalà e sopra ogni polpettina mettere una fetta di scamorza affumicata. Pesce e formaggio vanno d’accordo più spesso di quanto si creda comunemente…

    Aggiungete un altro giro (poco) di olio su tutta la teglia ormai colma e una spolverata di grana e di pepe nero non troppo forte: potete infornare a 180 gradi ventilati per l’ultima cottura facendo sciogliere la scamorza. Il piatto è sostanzialmente pronto quando avrà formato una crosticina superiore croccante, la zucca se tagliata fine impiega poco per essere pronta: e voi sarete pronti con un piatto assai versatile perché può essere servito sia come entrèe (magari facendo polpette piuttosto piccole) che come pietanza principale.

  • Toghe&Teglie: crema di fave e gamberi

    Buongiorno a tutti i lettori de Il Patto Sociale, sono Vito Emmolo, “Il Cappellaio Matto” (molti di noi hanno soprannomi di battaglia) del Gruppo Toghe & Teglie, così soprannominato perché vado matto per i funghi che vado anche a raccogliere personalmente e cucino in molti modi diversi; oggi esordisco in questa rubrica, però, niente cappelle con preparazioni originali ma un piatto molto semplice con prodotti a km.0 della mia terra: il trapanese.

    È una ricetta semplicissima che ai miei amici del Gruppo è piaciuta molto dopo averli sorpresi perché non a base di funghi e la stagione è ideale per gli ingredienti necessari: una zuppa, comunque fresca e perfetta anche con i primi caldi (se mai arriveranno).

    Si tratta di una crema di verdura con code di gamberi che, dal canto loro, sono un accompagnamento ideale per molte preparazioni simili: ottimi anche con una vellutata di ceci, per esempio.

    Procuratevi delle fave fresche, fatele trifolare in olio e abbondante scalogno dopo averle controspicchiate, cioè private del tegumento esterno, aggiungendo del finocchietto q.b. – con le dosi, come di consueto, essendo noi chef bravissimi ma dilettanti, si va “a occhio” – e, di tanto in tanto, acqua (o un brodo di verdura molto leggero) fino a quando saranno ben cotte e diventate cremose.

    Volendo, si può rendere più omogenea la crema col frullatore ad immersione, ma è più  bella da vedersi, sa più “di casa”, se lasciata grezza ed è altrettanto gustosa.

    Si aggiungono alla fine i gamberi – dalle mie parti se ne trovano di strepitosi, come sapete – che avrete ripulito e, precedentemente, scottati in una padella inaderente ben calda.

    Già fatto? Sì, quasi: rimane solo da impiattare aggiungendo dell’altro finocchietto per guarnizione, del  pepe nero profumato e un giro d’olio evo saporito e la vostra pietanza, buonissima, fresca e persino leggera è pronta per essere servita in tavola offrendo anche un colpo d’occhio, oltre al profumo, molto accattivante.

    Alla prossima con una ricetta a base di funghi, promesso!

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