Chef

  • Toghe&Teglie: gli gnocchi alla liquirizia

    Ben ritrovati, appassionati di cucina! Sono Francesco Toschi Vespasiani, avvocato fiorentino di Toghe & Teglie, noto nel Gruppo come “Il Tosco”;  in questo numero vi suggerisco un piatto veramente molto insolito a base di gnocchi…senza la pretesa di mettermi in competizione con il nostro Mohamed Aly che è il maestro assoluto del settore.

    Gnocchi alla liquirizia, con un condimento che può sembrare stravagante ma, in realtà, offre una miscela di sapori assai piacevole.

    Gli gnocchi, ovviamente, sono da fare in casa: procuratevi, dunque, 1 kg. di patate, 300/400 grammi di farina macinata a pietra, sale, 8/10 grammi di liquirizia in polvere (io la trovo da un importatore di spezie marocchino).

    Fate lessare le patate in acqua salata circa 50 minuti, sbucciatele e schiacciatele subito con una forchetta o con lo schiacciapatate ma non il passatutto, la “grana” deve restare un po’ spessa.

    Unite la farina e tenete a parte quanta ne serve per spolverare gli gnocchi alla fine. Impastate gnocchi e farina miscelando gradualmente all’impasto la liquirizia e proseguite sino a che il tutto non è ben amalgamato; ora formate dei rotolini dello spessore di circa 1,5 cm. e, affettandoli, ricavatene gli gnocchi che avrete cura di rigare con i rebbi di una forchetta. Spolverate con la farina e gli gnocchi saranno pronti per la preparazione finale. N.B.: se si vogliono molto saporiti di liquirizia utilizzatene 10/11 grammi ma attenzione a non esagerare evitando che, in seguito, risulti prevalente il sapore o copra quello degli altri ingredienti.

    Passiamo al condimento. Questi gnocchi si accompagnano bene con diverse soluzioni: quella che propongo è a base di gamberoni argentini sgusciati e tagliati a pezzetti: fateli saltare in olio evo a fuoco moderato usando preferibilmente un tegame di coccio e lasciate le teste che sono da schiacciarle in cottura per aumentare il sapore.

    Sfumate con vino bianco ed un poco di curcuma, se piace, per dare colore giallo. Alla fine, aggiungete dei fiori di zucca tagliati a listelline, fateli leggermente appassire e spegnete il fuoco.

    Siamo alla fine: bollite gli gnocchi, quasi solo scottandoli nell’acqua, scolate e fate terminare la cottura nel sugo, unendo sui singoli piatti, al momento di servire, della granella di mandorle e piccole zeste di limone.

    Cracco, a noi di T&T ci fa un baffo: modestia a parte, provare anche questa ricetta per credere.

    Alla prossima!

  • Toghe&Teglie: fragolino da ghiacciaia

    Buongiorno a tutti i lettori de Il Patto Sociale! Sono Massimiliano Chico D’Alessandro, avvocato tarantino del Gruppo Toghe & Teglie: i miei amici e colleghi mi hanno incitato all’esordio in questa rubrica prendendomi un po’ alla sprovvista perché non mi sembrava di avere suggerimenti culinari particolari da offrire. Poi mi sono detto: come si potrebbe terminare un pranzo imbandito con le ricette proposte in questo spazio dedicato, a volte semplici ma assai gustose ed altre originali e intriganti? Beh, certamente, di questa stagione soprattutto, un liquorino ben ghiacciato sembra ideale; e, sappiatelo, non è difficilissimo prepararlo in casa come vi sarà chiaro continuando la lettura. Ci vuole solo un po’ di tempo per la giusta fermentazione.

    Dunque: procuratevi mezzo kg. di fragole e tagliatele a pezzi (volendo si potrebbero usare anche le fragoline di bosco) e poi mettetele in un contenitore di vetro a chiusura stagna coprendo il tutto con mezzo litro di alcool alimentare al 95%.

    A questo punto mettete il contenitore in un ambiente  buio – come può essere il cassetto di una dispensa – a riposare… per una settimana! Vi ho detto che serviva un po’ di pazienza.

    Trascorsa la settimana mettete sul fuoco mezzo litro di acqua in cui verserete 400 gr di zucchero e una busta di vanillina, aggiungendovi le fragole sotto spirito.

    Il composto va mescolato lentamente sul fuoco moderato, con un cucchiaio in legno, finché non diventa di un colore rosato trasparente.

    Ora lasciate raffreddare e poi con un colino in ferro ampio ma a maglia stretta si filtra l’alcool con le fragole,  pressando leggermente e si travasa in bottiglie e bottigliette.

    Ci siamo quasi: basta mettere le bottigliette in freezer ed in breve il vostro liquore casalingo sarà pronto per la degustazione, ben ghiacciato.

    Qualcuno doveva pur pensare a non lasciarvi con la gola secca: spero che la mia proposta risulti gradita e di ritrovarvi presto su queste colonne.

    Prosit!

  • Toghe & teglie: i panigacci del Gambero Rozzo

    Sono tornato, cari lettori! Andrea Schietti, avvocato penalista milanese, in arte “Il Gambero Rozzo”: sarà che i miei amici del Gruppo ‘Toghe & Teglie’ mi vogliono bene, sarà che la ricetta che oggi vi propongo è molto facile da realizzare ma assai saporita e insolita (quello per forza: è una mia creazione estemporanea con quello che avevo in dispensa), insomma mi ripresento ancora una volta in questa rubrica augurandomi di incontrare il vostro interesse.

    Intanto vi sarete domandati cosa siano i panigacci: semplice, sono dei pani rotondi non lievitati tipici della zona di Podenzana, in Toscana: ottimo accompagnamento di salumi e formaggi cremosi ma fruibili anche con una seconda cottura in acqua bollente come vi illustrerò tra poco.

    Procurarsi i panigacci potrebbe essere complicato: nei supermercati non li ho ancora visti e li compero preconfezionati presso il distributore di benzina sulla autostrada della Cisa, prima di Pontremoli in direzione Parma-La Spezia…se ci passate…altrimenti potete provare a farli in casa preparando una pastella fluida di farina, acqua e sale da versare in uno speciale piatto di terracotta, il “testo”, facilmente acquistabile presso qualsiasi buon rivenditore di articoli da cucina nell’entroterra di Chiavari. In mancanza del testo, provate con una padella inaderente. Vabbè, capisco, è più facile passare dall’Autorgill sulla Cisa o provare con dei testaroli (agevoli da reperire) perché nemmeno su Amazon si trovano i panigacci.

    Procediamo con la parte facilissima della preparazione: incominciate facendo saltare in padella a fuoco moderato e con un po’ di olio evo del guanciale tagliato a tocchetti con delle fave e fate rosolare sfruttando anche il grasso che si scioglie.

    Quando guanciale e fave sono quasi pronti fate bollire i panigacci in acqua salata: basta circa un minuto, non di più altrimenti diventano troppo molli, ed estraeteli con una schiumarola.

    Ora impiattate, disponendo i panigacci su un piatto come mostrato nella foto e ricopriteli con il guanciale e le fave, infine spolverate il tutto con pecorino e pepe.

    Et voilà il gioco è fatto! (sempre che abbiate trovato i panigacci…)

    Buon appetito a tutti.

  • Toghe&Teglie: il baccalà alla moda di Rossella

    Buongiorno amici gourmet de Il Patto Sociale, sono Rossella Perricone, “La Girgentana” del ‘Gruppo Toghe & Teglie’, qualcosa di mio avete già potuto sperimentare leggendo questa rubrica.

    Giuseppe Barreca, l’Accademico del Baccalà, aveva visto tempo addietro la preparazione che oggi vi propongo e mi ha candidato alla pubblicazione. Così, eccomi qui, con una ricetta facile facile, veloce e saporita.

    Eccola, rigorosamente da realizzare con dosi spannometriche: procuratevi dei filetti di baccalà, magari evitando quelli surgelati e dando la preferenza al “fresco”, fateli lessare, scolateli, lasciate raffreddare prima di procedere oltre.

    A questo punto, sbriciolate il pesce in una ciotola ed amalgamatelo per bene con prezzemolo tritato, uovo, pangrattato, e poco grana realizzando delle polpettine.

    Ora versate un giro di olio evo in una teglia e aggiungete della zucca rossa tagliata a fettine, aspergendole con un po’di sale.

    Gran finale (di già, sì, di già: vi ho detto che è una ricetta facile!): mettere sopra la zucca le polpettine di baccalà e sopra ogni polpettina mettere una fetta di scamorza affumicata. Pesce e formaggio vanno d’accordo più spesso di quanto si creda comunemente…

    Aggiungete un altro giro (poco) di olio su tutta la teglia ormai colma e una spolverata di grana e di pepe nero non troppo forte: potete infornare a 180 gradi ventilati per l’ultima cottura facendo sciogliere la scamorza. Il piatto è sostanzialmente pronto quando avrà formato una crosticina superiore croccante, la zucca se tagliata fine impiega poco per essere pronta: e voi sarete pronti con un piatto assai versatile perché può essere servito sia come entrèe (magari facendo polpette piuttosto piccole) che come pietanza principale.

  • Toghe&Teglie: crema di fave e gamberi

    Buongiorno a tutti i lettori de Il Patto Sociale, sono Vito Emmolo, “Il Cappellaio Matto” (molti di noi hanno soprannomi di battaglia) del Gruppo Toghe & Teglie, così soprannominato perché vado matto per i funghi che vado anche a raccogliere personalmente e cucino in molti modi diversi; oggi esordisco in questa rubrica, però, niente cappelle con preparazioni originali ma un piatto molto semplice con prodotti a km.0 della mia terra: il trapanese.

    È una ricetta semplicissima che ai miei amici del Gruppo è piaciuta molto dopo averli sorpresi perché non a base di funghi e la stagione è ideale per gli ingredienti necessari: una zuppa, comunque fresca e perfetta anche con i primi caldi (se mai arriveranno).

    Si tratta di una crema di verdura con code di gamberi che, dal canto loro, sono un accompagnamento ideale per molte preparazioni simili: ottimi anche con una vellutata di ceci, per esempio.

    Procuratevi delle fave fresche, fatele trifolare in olio e abbondante scalogno dopo averle controspicchiate, cioè private del tegumento esterno, aggiungendo del finocchietto q.b. – con le dosi, come di consueto, essendo noi chef bravissimi ma dilettanti, si va “a occhio” – e, di tanto in tanto, acqua (o un brodo di verdura molto leggero) fino a quando saranno ben cotte e diventate cremose.

    Volendo, si può rendere più omogenea la crema col frullatore ad immersione, ma è più  bella da vedersi, sa più “di casa”, se lasciata grezza ed è altrettanto gustosa.

    Si aggiungono alla fine i gamberi – dalle mie parti se ne trovano di strepitosi, come sapete – che avrete ripulito e, precedentemente, scottati in una padella inaderente ben calda.

    Già fatto? Sì, quasi: rimane solo da impiattare aggiungendo dell’altro finocchietto per guarnizione, del  pepe nero profumato e un giro d’olio evo saporito e la vostra pietanza, buonissima, fresca e persino leggera è pronta per essere servita in tavola offrendo anche un colpo d’occhio, oltre al profumo, molto accattivante.

    Alla prossima con una ricetta a base di funghi, promesso!

  • Toghe&Teglie: risotto con asparagi, champignons e seppioline

    Buongiorno lettori appassionati di cucina, sono il calabro-mantovano Giuseppe Barreca noto come  l’Accademico del Baccalà del Gruppo ‘Toghe & Teglie’. Continua a fare freddo e il risotto è una pietanza ideale in certe condizioni climatiche: quello che vi propongo oggi, ammetto, non è di facilissima preparazione ma molto originale per la combinazione di ingredienti e di sapori che si fondono tra loro armoniosamente…e, modestia a parte, vi sfido a trovare qualcosa di simile nel menù di qualche “stellato” che propone i primi piatti a 70€!

    Le dosi che troverete indicate sono da intendersi per tre/quattro commensali e fatta questa premessa procediamo con la ricetta.

    Per prima cosa preparate un leggero brodo di verdure o di pollo (non vorrete mica usare il dado o il granulare, eh?) che servirà per il risotto che ha una base tradizionale.

    Nel contempo pulite 400 grammi di funghi champignons e 200 grammi di asparagi (ma usate, infine, solo la parte più tenera).

    Tostate il riso, sfumatelo con un buon vino bianco e unite allo stesso i funghi tagliati a fettine spesse (così da conservarne la forma) e gli asparagi a pezzetti, aggiungendo anche qualche gambo di prezzemolo fresco, una pecca d’aglio e un peperoncino intero (quest’ultimo da togliere dopo una decina di minuti).

    Una volta giunto quasi a cottura, fate riposare il riso per tre minuti coprendolo con un panno ed il coperchio della pentola: per il riso è sempre preferibile impiegarne una bassa che facilita una cottura omogenea.

    Passati i tre minuti? Bene, ora mantecate con burro freddo e un poco di parmigiano.

    Quello che non vi ho ancora detto è che, mentre cuoce il riso, dovrete anche preparare dei ciuffetti di seppiolina, facendoli saltare in padella dapprima con prezzemolo, aglio e peperoncino interi e poi con un dito di vino bianco e in ultimo rosolare con un mezzo cucchiaino da caffè di Berbere’ fino a quando saranno quasi caramellati.

    Cos’è il Berberè? Una miscela di spezie: io l’ho comprato al mercato delle spezie di Nizza ma credo che lo si possa trovare anche in un buon negozio di spezie, certamente – ho controllato – su Amazon. Se non lo trovate, pazienza, accontentatevi delle spezie e degli odori che avete già impiegato.

    Impiattate aggiungendo in ultimo i ciuffetti di seppie sul risotto, non senza spolverare il tutto con del prezzemolo tagliato finemente e con una macinata di pepe bianco.

    Enjoy!

  • Toghe&Teglie: melanzane alla brasiliana

    Buongiorno ai lettori, sono Donatella Cungi, avvocato giuslavorista milanese: voglio precisare che io non c’entro nulla con l’intitolazione della ricetta che, a sua volta, non c’entra proprio nulla con la preparazione. Tutta colpa del Fundador di Toghe & Teglie, Manuel Sarno, che media i rapporti con la Redazione de Il Patto Sociale e si prende delle libertà, compresa quella di pubblicare ricette a sorpresa e ad insaputa dell’autore dopo essersele fatte callidamente spedire senza spiegare bene le ragioni.

    Pazienza: quello che vi suggerisco oggi è un piatto di pasta con le melanzane, come vedrete cucinate in maniera tradizionale e se si allude al Brasile è solo perché io ho origini brasiliane.

    Tutto chiaro ora, spero: dunque, procuratevi degli ziti e spezzateli per ridurne le dimensioni (come si vede dalla foto io ho usato penne lisce di Gragnano, che vanno benissimo, perché non li avevo).

    Procuratevi anche un paio di melanzane di medie dimensioni – stiamo parlando di dosi per tre/quattro porzioni, a seconda degli appetiti –  tagliatele a strisce e poi a pezzettini e fatele spurgare secondo l’abituale procedura di ammollo in acqua e aceto per poi completarla mettendole sotto sale per una mezz’ora.

    Nel frattempo fate soffriggere in olio evo della cipolla bianca in abbondanza come base per preparare un sugo usando dei pomodorini tagliati a spicchi;  evitate che la salsa rimanga troppo liquida e arricchitela con un pezzetto di peperoncino.

    Arriva, finalmente, il momento delle melanzane: friggetele e lasciatele scolare su carta; mentre la pasta cuoce (la raccomandazione è che venga tenuta molto al dente, il perché sarà chiaro tra poco) finite di cuocere il sugo aggiungendovi le melanzane fritte.

    Versate la pasta in una pirofila, ricopritela con il sugo e pezzi di provola affumicata tagliata a dadini. Mescolate il tutto e, per non farsi mancare nulla, annaffiate di parmigiano ed infornate a 180°  finché non vedrete la provola sciogliersi, amalgamarsi al sugo e il parmigiano fare la crosticina.

    Insomma, di brasiliano non c’è nulla, il piatto non è indicato in prossimità della prova costume, anche a presentarlo non sembra un quadro di autore come quelli di Giuseppe Barreca (sembra che la settimana prossima sia di turno lui con un risotto delizioso ma complicatissimo) in compenso non è difficile da preparare e appetitoso.

    Alla prossima!

  • Toghe & Teglie: risotto alla birra ossolana e fonduta

    Buongiorno a tutti i lettori appassionati di cucina, sono Guja  Brustia avvocato milanese del Gruppo Toghe & Teglie. Con il tempo che continua a fare le bizze, nei giorni scorsi avevo preparato questo risotto che vi propongo prima che venga davvero la primavera e – soprattutto – prima che uno degli specialisti del Gruppo nel settore, Roberto Trinchero, sbaragli la concorrenza con il risotto al pesto, burrata e culatello che ha preannunciato.

    Ai miei colleghi questa preparazione dai sapori un po’ autunnali è piaciuta e, credo come regalo per il mio compleanno, è stata data alla stampa. A voi un giudizio finale.

    Come base ho utilizzato il burro acido, ideato da Gualtiero Marchesi, che evita di usare poi la cipolla per il soffritto con il rischio che bruci guastando il sapore. Ovviamente questo piatto si può fare anche in maniera tradizionale con soffritto di burro tradizionale e cipolla.

    Le dosi, grossolanamente indicate, sono per tre/quattro persone.

    Per il burro acido, che non è complicato da preparare, tagliate a julienne una cipolla bianca di buone dimensioni e mettetela in una casseruola dal fondo spesso aggiungendo due bicchieri di vino bianco e uno di aceto, sempre di vino bianco, e fate cuocere a fuoco moderato finché non saranno assorbiti quasi completamente dalla cipolla tritata; a questo punto togliete il composto dal fuoco, aggiungete il burro e mescolate facendolo sciogliere ed amalgamando bene gli ingredienti, poi filtrate il tutto con un colino e lasciate riposare un paio d’ore in frigo.

    Con il burro così preparato fare tostare il riso (io ho usato un Rosa Marchetti) e sfumatelo con una birra affumicata (io ho usato Fumera del birrificio ossolano Ballabiott) invece che con il vino e portate a cottura con brodo vegetale.

    Per la fonduta, fate intanto sciogliere a freddo 50 grammi tra parmigiano e pecorino con 80 ml. di latte intero e un cucchiaino di maizena ed usatela per mantecare il riso quando è prossimo alla cottura; in alternativa si può usare la tradizionale panna ma essendoci già il formaggio può risultare un po’ troppo pesante. Regolate la cremosità durante la mantecatura eventualmente aggiungendo un po’ di latte freddo, impiattate e guarnite con gherigli di noci come mostrato nella foto.

    Buon appetito, in attesa di un clima più mite!

  • Toghe&Teglie: fregola di primavera

    Buongiorno agli appassionati di cucina de Il Patto Sociale, sono Riccardo Passeggi, avvocato genovese del Gruppo Toghe & Teglie detto Compasslawyer acronimo di Compagno Avvocato Passeggi perché sono uno degli ultimi bolscevichi esistenti: razza in estinzione di cui due esemplari (l’altro è Enrico Ghezzi) vengono mantenuti in area protetta proprio in questa simpatica congregazione di avvocati spadellatori.

    Ritornata la primavera, per uno che ha la fortuna di abitare sul Porto Vecchio e praticamente con i piedi a mollo la tentazione di prepararsi qualcosa di primaverile durante un fine settimana solatio è stata forte; noi genovesi abbiamo un risalente legame con la Sardegna e così è nato questo piatto che ha come base la fregola. Non la conoscete? E’ una pasta di semola, acqua e sale di varie dimensioni prodotta con il rotolamento della semola in un catino, suddivisa in palline irregolari e tostata al forno. Eccellente per primi piatti asciutti e minestre.

    La mia versione è con asparagi, salsiccia, pomodori e un pizzico di zafferano di San Gavino, sempre in onore alla grande isola: oro rosso a 18 carati, provatelo!

    Le dosi le lascio a voi, al vostro gusto e appetito ma intanto iniziate con il lessare gli asparagi (gli asparagini selvatici vanno benissimo se li trovate) senza farli ammosciare troppo.

    Nel contempo, mettere a rosolare in una casseruola unta con un paio di cucchiai d’olio evo un po’ di cipolla tritata e della salsiccia non piccante fatta a tocchetti e privata del budello da sfumare con mezzo bicchiere di vino bianco durante la cottura.

    Senza portare la salsiccia a cottura completa aggiungere dei pomodorini tagliati a quarti e un litro di brodo vegetale.

    Quando il composto è a bollore aggiungete la fregola (un centinaio di 100 gr circa a persona) e fatela cuocere per un quarto d’ora circa versando a metà cottura mezza bustina di zafferano.

    In finale aggiungete per qualche minuto le punte degli asparagi fatte brevemente rosolare in padella con poco olio evo dopo averle lessate. Servire quando il composto è ancora cremoso e ricorda il riso “all’onda”, dopo averlo fatto riposare un paio di minuti.

    Per placare la sete suggerisco di abbinarvi una bottiglia di U Tabarkin ovvero un bianco di uve di Carloforte (antica colonia genovese in Sardegna) ben ghiacciata e anche se non avrete la fortuna di pasteggiare in terrazza vista mare come ho fatto io sono sicuro che sarete soddisfatti.

    Alla prossima o, come dovrebbe dire un vero bolscevico: dasvidania!

  • Toghe&Teglie: il cotechino nel pane

    Un saluto da Trieste ai lettori appassionati di cucina: sono Paola Reiter, avvocato spadellatrice del Gruppo Toghe & Teglie al suo esordio in questa rubrica. Lo faccio con una ricetta che, forse, non è ideale con i primi caldi ma è talmente facile e – soprattutto – appetitosa che potreste anche provare a replicarla adesso. Altrimenti tenetela da parte per dopo l’estate e non me ne avrò a male.

    Stiamo parlando del cotechino nel pane, una versione meno chic e più casereccia del filetto in crosta: un piatto saporito la cui riuscita dipende molto dalla scelta dell’ingrediente principale: l’insaccato. Evitate per quanto possibile i precotti e procuratevene uno di qualità da un buon macellaio mentre dal panettiere potrete acquistare la pasta di pane se non avete voglia o tempo di prepararla con le vostre mani: il che con un po’ di lievito, acqua, farina e un pizzico di sale non è assolutamente complicato, basta avere l’avvertenza di far inizialmente lievitare per almeno due ore.

    La preparazione, poi, è facilissima: lessate il cotechino, scolatelo, togliete la pelle e infine lasciatelo raffreddare.

    Intanto che il cotechino raffredda, stendete la pasta e cospargetela con rosmarino, salvia e maggiorana tritate sulla superficie che costituirà l’interno.

    Il cotechino, invece andrà spalmato con un velo di senape per poi essere avvolto nella pasta di pane  lasciando il tutto a lievitare ancora per un’ ora.

    Separatamente, in una ciotola mettete uno/due rossi d’uovo, a seconda delle dimensioni del vostro cotechino e del suo contenitore, emulsionateli e quindi spennellate l’esterno del pane cospargendolo anche con dei semi di papavero.

    Ora potete infornare a 200° per 20/25 minuti ed il vostro cotechino nel pane sarà pronto per essere servito affettato, come vedete nella foto, e con il contorno che preferite.

    Di non brevissima preparazione ma molto semplice, come avete visto: anche i dosaggi non sono complicati, si può andare a occhio e/o gusto, infatti non li ho indicati.

    Se vi è avanzata della pasta di pane non sprecatela: potete farne dei piccoli panini da cuocere in forno insieme al resto e poi riempirli – per esempio – con delle olive taggiasche snocciolate  o pomodori secchi e capperi, tanto per fare un esempio, ed avrete pronto anche l’accompagnamento per l’aperitivo.

    Bene, spero di ritrovarvi qui una prossima volta: buon appetito!

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