Alimentazione

  • Toghe & Teglie: il bordatino piccante

    Buongiorno ai lettori de Il Patto Sociale che incontro e che mi conoscono per la prima volta: sono Laura Antonelli, avvocato penalista del Gruppo Toghe & Teglie, detta “La Granduchessa” anche se nella mia Toscana sono solo Presidente della Camera Penale di Pisa; esordisco con una ricetta che non è una mia specialità originale però trae spunto da una preparazione tipica – e risulta per nulla dietetica – del  Granducato, più esattamente livornese a dimostrazione che la rivalità con la mia città può essere superata a tavola: il bordatino, una minestra “storica” nata a bordo (donde il nome “bordatino”) dei velieri importatori di grano saraceno e, inizialmente, cucinata con brodo di pesce…ma potete usare tranquillamente quello di carne o verdura e farine diverse da quelle della ricetta più tradizionale: d’altro canto parliamo di un piatto realizzato con ingredienti di recupero.

    Nella mia proposta, infatti, troverete qualche variante che la rende più “personale”; non ho indicato le quantità perché possono essere variabili, dipendono da gusti e numero dei commensali e – comunque – gli chef “casalinghi” vanno più che altro a occhio.

    Procuratevi della pancetta, tagliatela a tocchetti e fatela soffriggere in olio (non molto perché la pancetta rilascia già il suo grasso in cottura) con spicchi d’aglio ancora incamiciati: meglio se il tutto viene realizzato in una pentola di coccio.

    Togliete l’aglio imbiondito e aggiungete del cavolo nero – precedentemente scottato e tritato con la mezzaluna (non usate utensili che scaldano, per carità!) e fate soffriggere anche le foglie triturate; nel frattempo avrete fatto bollire dei fagioli rossi (ma anche i cannellini vanno bene)  conservandone il  brodo di cottura dei fagioli che frullerete, un pugnetto scarso di fagioli per ogni commensale.

    Praticamente, quindi si allunga il soffritto iniziale – in cui potreste avere impiegato anche prezzemolo, carota, sedano e cipolla e non solo aglio –  con un brodo molto liquido.

    Dopo un’oretta di cottura a bollore minimo,  aggiungete della farina gialla a pioggia evitando di far formare subito dei grumi e portatela a cottura a sua volta   girandola con la frusta e tanto, tanto olio di gomito.

    Appena cotta anche la farina il piatto è pronto!

    Per rendere il piatto più  fotogenico prima di pubblicarlo sulla pagina del Gruppo T&T  ho aggiunto una spolverata di peperoncino e un rametto di rosmarino. Direi che il peperoncino ci sta benissimo (a noi toscani non dispiace per nulla…), soprattutto se il piccante è gradito mentre  il rosmarino non dice molto e quindi l’ho tolto dopo lo scatto: ma la sua figura l’ha fatta!

    Buon appetito e, a presto!

     

  • L’Italia non produce più cibo a sufficienza per festeggiare il Natale

    Per il terzo mese consecutivo cala in Italia la produzione alimentare che fa segnare una riduzione dello 0,6% a settembre rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente; una frenata preoccupante in vista del Natale, periodo tradizionalmente di picco per i consumi a tavola. E’ quanto emerge da una analisi della Coldiretti sulla base dei dati Istat sulla produzione industriale a settembre.

    Si tratta di un risultato che è anche il frutto di un profondo cambiamento nella scelta dei luoghi di acquisto con il calo delle vendite in tutte le diverse forme di dettaglio tradizionale, eccetto i discount alimentari, dove la spesa incrementa dell’1,5% a settembre rispetto allo stesso mese dell’anno precedente.

    L’aumento delle vendite alimentari nei soli discount, precisa Coldiretti, conferma l’importanza di aver scongiurato nella manovra il previsto aumento dell’Iva per non cadere in una pericolosa fase di recessione; ma allo stesso tempo rappresenta anche il segnale di difficoltà in cui versano molte famiglie italiane. Dietro la spesa low cost, conclude Coldiretti, si nascondono spesso ricette modificate, l’uso di ingredienti di minore qualità o metodi di produzione alternativi.

  • Toghe&Teglie: la tartare alla moda del gambero rozzo

    Buongiorno a tutti i lettori de Il Patto Sociale! Sono Andrea Schietti, avvocato (o azzeccagarbugli come sostiene il poco educato Ministro Guardasigilli) penalista milanese del Gruppo Toghe & Teglie: mi conoscete già anche con il mio nome di battaglia, “Gambero Rozzo” per la predilezione a preparare piatti a base di pesce; questa settimana, però, vi propongo una ricetta a base di carne, una tartare che ho pensato e realizzato dando fondo anche a qualche cosa che mi era avanzata da una attività ai fornelli della sera prima.

    Procuratevi, innanzitutto della carne macinata o tagliata a coltello: ottima la fassona piemontese, comunque deve essere magra e di eccellente qualità.

    Conditela con olio evo, sale e pepe q.b. rimestandola con un cucchiaio di legno e poi datele la forma classica che vedete nella foto aiutandovi con un coppapasta o una terrina.

    A parte, poco prima di servire dedicatevi all’uovo, o meglio al solo tuorlo che avrete separato dalla chiara: sarebbe meglio cotto a bassa temperatura, ma se non avete l’apposito marchingegno (come non ce l’ho ancora neppure io) potete saltarlo in una  padella inaderente senza condimenti per un minuto, non di più non di meno.

    Per il finale e la presentazione serve una crema di cardi e topinambur: questa per me era, come ho anticipato, un ghiotto avanzo di un altro piatto che si prepara così: soffriggete con del burro un porro, aggiungete cardi e topinambur tagliati a pezzettini e fate soffriggere ancora un po’, aggiungete del brodo vegetale e lasciate sobbollire a fuoco moderato per una quarantina di minuti facendo asciugare il brodo; se necessario aggiungetene un po’ durante la cottura al termine della quale mantecate il prodotto con burro tartufato e un po’ di panna fresca, infine  frulliate il tutto con il minipimer.

    Per la composizione di questo piatto, è assolutamente preferibile che  la crema di verdura sia tiepida e non calda: spargetela sul piatto, appoggiatevi sopra nell’ordine: la tartare, il rosso d’uovo appena scottato e…in questa stagione non può mancare una generosa grattata di tartufo.

    Con un bicchiere di rosso, magari un Dolcetto d’Alba di accompagnamento, è un piatto da re.

    Buon lavoro ai fornelli e arrivederci alla prossima ricetta.

  • Toghe&Teglie: la torta di bietole

    Buongiorno ai golosi lettori di questa rubrica, sono Daniele Minotti alias “Il Centauro” per la inestinguibile passione per la motocicletta, avvocato penalista genovese – con studio, per mia fortuna a Rapallo – del Gruppo ‘Toghe & Teglie’: subito dopo Elisa Traverso che vi ha deliziati con una variante della nostra classica focaccia tocca a me tenere alto l’onore della cucina ligure con un’altra preparazione tradizionale, e cioè a dire una torta salata che ho preparato domenica scorsa, ovviamente dopo essermi dedicato a trasformare il basilico del terrazzo in pesto…parliamo di una appetitosa torta di bietole che vi presento nella versione più semplice da realizzare.

    Procuratevi della pasta brisée della provenienza che preferite, anche la più comoda: quella che si trova già pronta al supermercato. Tanto è il resto che farà la differenza.

    Occorrono poi delle bietole (o coste), meglio se fresche, che richiederanno un po’ di tempo e pazienza per pulirle, oppure surgelate se proprio non avete sottomano della verdura appena colta di provenienza rigorosamente del Tigullio.

    Una volta pulite e lavate, fatele saltare in padella (ne servirà circa 1 kg. per una tortiera da 28) con olio evo come volete: I’aglio – come nel pesto – sarebbe indispensabile, ma dipende dai gusti; sale, pepe quanto basta e, sicuramente, maggiorana anche questa possibilmente fresca.

    Dopo avere saltato le bietole, disponete nella tortiera la pasta brisèe e ricopritela di prescinseua.

    Come, cos’è la prescinseua? Vergognatevi! E’ una cagliata fresca leggermente acidula: per intenderci quella che trovate come componente essenziale della focaccia al formaggio di Recco…tranquilli, magari non al supermercato ma in qualche gastronomia ben fornita la trovate o trovate qualcosa di simile; noi la usiamo come base in moltissimi piatti, oltre alla focaccia di cui ho detto, tra i quali i pansoti e la torta pasqualina.

    Lo so, sono forse un po’ esagerato con il mio campanilismo culinario ma, del resto, la cucina regionale o si fa con i prodotti del territorio oppure è qualcos’altro o in altro modo. Nel Gruppo ‘Toghe & Teglie’ sono anche noto come “L’Ayatollah del pesto alla genovese” ma questa è un’altra storia; ora potete mettere la vostra teglia con la torta per 40-50 minuti in forno a 180 gradi e finirla con tre minuti di grill sopra per imbrunire e far fare una crosticina leggera, ma non cuocere la prescinseua.

    Badate bene che questa torta salata si serve fredda, mai calda! E, volendo, si possono realizzare delle varianti che prevedono, nell’impasto, uova, parmigiano e ricotta: ma vi avevo promesso una versione facile, “base” e a questo punto non mi resta che augurare a tutti buon appetito!

    Alla prossima.

  • Toghe&Teglie: le uova in Purgatorio

    Un saluto a tutti i lettori de Il Patto Sociale, sono Angela Laguaragnella, avvocato partenopeo del Gruppo Toghe&Teglie all’esordio in questa rubrica. Un po’ emozionata, sono stata scelta per una ricetta che è piaciuta molto per la sua velocità di preparazione, il sapore e il profumo degli ingredienti che ne fanno una pietanza completa da ogni punto di vista anche per il potere nutrizionale dell’uovo…a tacere del fatto che non è mia originale ma è tipica della tradizione napoletana!

    Il nome, curioso, trova origine nel fatto che il bianco dell’uovo in mezzo al rosso del pomodoro richiama alla mente la iconografia delle anime avvolte dalle fiamme: e uova infernali sarebbe stato un nome eccessivo per qualcosa di delizioso per il palato.

    Come sempre il segreto di un buon piatto, soprattutto di un piatto semplice sta negli ingredienti e quelli che servono in questo caso sono davvero fondamentali e non difficili da reperire: uova fresche, grandi, aglio, cipolla bianca, passata di pomodoro oppure datterini da sugo, basilico, sale leggermente aromatico e pepe profumato.

    Detto questo, la preparazione è davvero agevole: fate soffriggere in olio extravergine uno spicchio d’aglio fino alla sua doratura facendo attenzione che non scurisca troppo perché lascerebbe un retrogusto di bruciato; togliete l’aglio e inserite, facendola imbiondire una cipolla tritata molto fine: a questo punto aggiungete la passata o i pomodori tagliati a spicchi e fate cuocere a fuoco basso badando che il sugo si addensi al punto giusto: non troppo liquido, quindi.

    Con un cucchiaio di legno formate un cerchio al centro della padella (è preferibile usare delle pentole di coccio come in foto) scostando il sugo e versatevi un uovo mantenendo la fiamma bassa e, a piacimento, anche qualche cubetto di mozzarella.

    Quando il tuorlo tende a cuocere, spegnete la fiamma perché è preferibile lasciarlo morbido; salare,  pepare e guarnire con il basilico.

    Voilà, già fatto, visto? E ora a tavola con un piatto gustoso che potrete servire sia come piatto principale, in un pranzo leggero, ovviamente, sia come piatto di mezzo in un convivio più ricco.

    Buon appetito a tutti e…alla prossima!

  • Affamata una persona ogni 9 sul pianeta, occorre rafforzare la catena alimentare

    Nel 2017 le persone denutrite nel mondo hanno toccato quota 821 milioni, in aumento di 6 milioni rispetto all’anno precedente, secondo il rapporto ‘Lo stato di sicurezza alimentare e nutrizione’ di Fao, Oms, Unicef, Ifad e Programma Alimentare. Una persona ogni 9 al mondo con cibo insufficiente è lo stesso livello che si registrava nel 2008, viene sottolineato, ma le cause di tale fenomeno (che comporta ritardi nella crescita per 151 milioni di bimbi tra i 2 e i 5 anni e anemia in un terzo delle donne in età fertile) non vanno rintracciate immediatamente nella crisi economica globale che allora investì l’intero pianeta. Il rapporto le individua piuttosto nei mutamenti climatici e nelle ripercussioni sulla produzione agricola e sui prezzi delle derrate alimentari. A fronte di simile diagnosi, il rapporto individua come rimedio il rafforzamento della capacità della catena alimentare di affrontare situazioni climatiche fortemente avverse.

  • Toghe&Teglie: il risotto all’imperiale

    Buongiorno a tutti i lettori, sono Roberto Trinchero, avvocato penalista di Torino noto nel Gruppo Toghe & Teglie come “il Presidente” per la mia carica nella Camera Penale del Piemonte. Da buon piemontese ho una inclinazione a realizzare risotti e se è vero che la pasta con gli scampi e/o i gamberi viene chiamata “all’imperiale” quello che vi propongo oggi sarà un riso all’imperiale, piatto decisamente più “sabaudo” con alcune interessanti varianti.

    Ricetta di effetto ma anche semplice. Di base parliamo di un normale risotto di gamberi che ognuno può preparare secondo le modalità preferite (dipende se si ha tempo per preparare anche un fumetto di pesce). Procuratevi dei gamberi in quantità misurata su appetito e numero dei commensali (ma almeno quattro o cinque ciascuno ci vanno), sgusciateli e preparate un soffritto di aglio nel quale farete saltare per qualche minuto le teste.

    Successivamente, toglietele, schiacciatele e utilizzare in seguito solo il loro contenuto per dare sapore, e fate passare in padella i gamberi, a loro volta sgusciati,  appena due minuti.

    Togliete anche i gamberi, mettendoli da parte per unirli al risotto quasi a fine cottura.

    A parte, e precedentemente, magari la sera prima, pulite bene le code degli scampi battendole su un tagliere per farle diventare una sorta di piccola mattonella e li avrete messi in freezer avvolti uno ad uno i un foglietto di domopack.

    Al momento della preparazione finale, togliete gli scampi dal freezer verso metà cottura del risotto affinché siano freddi, solidi ma non congelati.

    Verso fine cottura del risotto – che avrete preparato utilizzando il soffritto iniziale insaporito dai gamberi e sfumando con un po’ di vino bianco – aggiungete le code e il composto ricavato dalle teste facendo amalgamare bene. Attenzione sempre a non eccedere con la cottura del pesce che, altrimenti, si disidrata troppo e diventa legnoso.

    In ultimo, impiattate il risotto ponendovi sopra uno o due scampi “a carpaccio”, le piccole e sottili mattonelle estratte dal freezer e  un filo di olio evo a crudo.

    Giusto il tempo di servire a tavola e gli scampi a mattonella si riscaldano e si sciolgono lentamente per il calore del risotto.

    Caldo e freddo, cotto e crudo: un  mix interessante e, assicuro, molto appetitoso.

    Fatemi sapere…ma sono abbastanza certo che questo sarà un piatto che replicherete spesso dopo averlo assaggiato una prima volta.

    Alla prossima!

  • Gli under 35 si buttano sul cibo: negli ultimi 5 anni aperto uno street food ogni due giorni

    L’italiano quando deve mettersi in proprio avvia non di rado un’attività legata al cibo e i dati di InfoCamere-UnionCamere sulla ristorazione confermano questo trend.

    Dal 2013 al 31 marzo 2018 ha aperto un’attività di street food ogni due giorni, per un totale di oltre 1000 nuove imprese in 5 anni (da 1.717 a 2.729 secondo quanto risulta dal Registro delle Imprese).

    Si dedicano allo street food soprattutto gli under 35: l’iniziativa dei giovani nel settore della somministrazione on the road vale il 22% del totale, con circa 600 attività avviate negli ultimi 5 anni, soprattutto in Sicilia, Puglia e Campania. Il peso degli under 35 nella ristorazione ambulante è cresciuto del 23,9% (100 unità) nel quinquennio esaminato.

    Lo street food è diffuso soprattutto a Milano e Roma, con circa 180 nuove attività di ristorazione ambulante a testa; alle loro spalle Torino (con 130 imprese). Al Sud la tendenza è particolarmente avvertita a Lecce (128), seguita da Napoli  (94), Bari (73) e Catania (71). A livello regionale, la classifica della diffusione dello street food vede al vertice la Lombardia (389 imprese), seguita dalla Puglia (295) e dal Lazio (271). Umbria e Calabria spiccano per incremento delle attività nel quinquennio considerato, passate rispettivamente da 11 a 27 e da 35 a 62.

    Sono 327 le attività di ristorazione ambulante gestite da stranieri, di cui ben 112 avviate negli ultimi 5 anni (per un incremento del 52,1% rispetto al numero di attività di questo genere gestiti da stranieri fino al 2013), con picchi in Piemonte e Lazio.

  • Toghe&Teglie: spaghetti e vongole alla maniera del Fundador

    Buongiorno e buone vacanze a tutti i lettori de Il Patto Sociale, sono Manuel Sarno, avvocato milanese fondatore del Gruppo ‘Toghe & Teglie’…ogni tanto ho il vezzo di autocelebrarmi su queste colonne con piatti che sono – certamente – meno fantasiosi di quelli dei miei amici e colleghi, alcuni dei quali sono veri e propri alieni in cucina. Oggi propongo un classico rivisitato per l’esigenza di sgomberare un po’ cambusa e frigo prima della partenza: spaghetti alle vongole. In mancanza di un formato giusto nella scorta di pasta prodotta a Gragnano dal nostro sodale Gaetano Inserra, ho usato quelli quadrati de La Molisana che non sono per niente male e trattengono bene il condimento.

    Per quattro persone, oltre a un centinaio di grammi a testa di pasta, procuratevi un kg. circa di vongole e fatele spurgare bene in acqua prima di procedere alla cottura, della bottarga di muggine, prezzemolo q.b., uno spicchio d’aglio, olio evo e un pizzico di ‘nduja non troppo piccante, un cucchiaio di farina bianca 00 e un paio di bicchieri di spumante (io avevo una bottiglia di ottimo Ca’ del Bosco aperta che era un peccato fare diventare aceto…).

    In una padella, meglio se ampia e di alluminio che distribuisce meglio il calore, fate soffriggere l’aglio senza che si abbruni e sciogliete un cucchiaino di ‘nduja  regolando la piccantezza con aggiunte progressive prima di versare le vongole, che nel mio caso e come si vede dalla foto, erano un lotto freezato di molluschi già sgusciati, e sfumatele a fuoco moderato con un primo bicchiere di spumante o vino bianco ricordando che l’uso di vini in confezioni di tetrapak è vietato dalla Convenzione di Ginevra e considerato un crimine contro l’umanità.

    Mettete a bollore l’acqua, salatela e portate gli spaghetti a due terzi circa della cottura, non di più; intanto riaccendete il fuoco, basso, sotto il condimento per riportarlo a temperatura e fate sciogliere una parte della farina bianca che serve ad addensare l’intingolo per farlo aderire meglio allo spaghetto senza alterare il sapore.

    Mettete da parte un po’ di acqua di cottura in una tazza e poi scolate la pasta ancora molto al dente e versatela nella padella del condimento alzando il fuoco a metà potenza e aggiungendo gradualmente l’acqua di cottura e un’ultima dose di spumante o vino bianco per completare la preparazione, badando che lo spaghetto resti al dente, e – se serve – ancora un pizzico di farina: qui bisogna regolarsi a occhio sulla densità del condimento.

    All’impiattamento, un giro di olio evo, spolverate gli spaghetti con la bottarga che nel frattempo avrete grattuggiato (attenzione perché quella già pronta ha più o meno lo stesso sapore della segatura) e abbondante prezzemolo, se gradita anche un po’ di scorza di limone tritata fine…a tavola!

    Buon proseguimento e a presto!

  • Il simbolismo oscurantista

    Il XX secolo di fatto ha portato le società occidentali alla secolarizzazione intesa come forma della supremazia del pensiero umano in relazione alle  religioni ma anche alle ideologie rispetto alle vecchie culture ormai obsolete. Il distacco tra stato civile e religione viene salutato come un passaggio fondamentale nello sviluppo delle società occidentali verso la modernità e con essa verso un benessere economico conseguente che rappresenta la principale forma di libertà del singolo cittadino.

    Il XXI secolo invece vede incredibilmente il ritorno di un “simbolismo oscurantista” come nessuno avrebbe  mai potuto prevedere successivamente alla secolarizzazione della società civile del secolo precedente. L’Italia, la sua cultura ed il suo “way of  life” rappresentano un punto di riferimento “dell’arte del buon vivere” unito alle eccellenze del tessile-abbigliamento-calzaturiero e dell’arredamento (insieme all’automazione rappresentano infatti le eccellenze delle 4A). La bontà del sistema agroalimentare italiano viene ampiamente confermata anche attraverso l’età media degli italiani, ben al di sopra della media mondiale, come dimostra del resto la continua ricerca dell’INPS di un equilibrio a fronte di un aumento dell’età media appunto.

    Viceversa, l’ONU e l’organizzazione Mondiale della Sanità (in questo supportati anche da gruppi di acquisto della grande distribuzione europei), esattamente come fece l’Inghilterra l’anno scorso, intendono ‘bollinare’ tutte le magnifiche espressioni del buon vivere e del sistema agroalimentare italiano attraverso l’applicazione di un semaforo dalle tre luci di diverso colore. Il simbolo del semaforo diventa la manifestazione più oscurantista e anticulturale, perfettamente in linea con quanto deciso in Europa attraverso l’applicazione di fotografie scandalosamente trucide di persone ammalate sui pacchetti di sigarette. Invece di trovare una normativa che offra la possibilità ai consumatori di comprendere gli ingredienti e le quantità all’interno di un determinato alimento, sia esso il Parmigiano Reggiano o un junk food, si preferisce bypassare la volontà e la possibilità di scelta dei consumatori attraverso l’applicazione di un simbolo.

    Quindi, in una società civile che va verso l’abolizione dell’intermediazione commerciale ed anche culturale grazie alle nuove tecnologie, si interpone una nuova figura terza che dovrebbe, attraverso la propria attività e giudizio (e quindi arbitrio), esprimere il proprio parere relativo all’alimento attraverso l’apposizione di un colore del singolo semaforo. Questo rappresenta un fatto antistorico nell’evoluzione della società iperconnessa e tecnologica odierna.

    L’ONU dovrebbe preoccuparsi di prevenire le guerre, attività nella quale ha fallito clamorosamente mentre l’organizzazione Mondiale della Sanità, invece di riconoscere le peculiarità dell’alimentazione e dei prodotti italiani, diventa il braccio armato che ha la funzione, ancora una volta come già in altri settori, di annullare tutte le specificità del sistema agroalimentare del quale l’Italia ne rappresenta l’eccellenza mondiale assoluta.

    Paradossale poi, andando a verificare gli effetti di queste strategie basate semplicemente sulla scelta di un simbolo, come quella europea già citata, “ideata” con l’obiettivo di arginare il consumo di sigarette, che in Italia, per esempio, tale consumo risulta aumentato del 1,2%, arrivando al 11,4% ed è soprattutto in forte crescita presso gli adolescenti, dimostrando così l’assoluta inefficacia della strategia europea.

    La campagna europea contro il fumo dimostra ancora una volta come queste patetiche strategie di comunicazione vengano ideate e realizzate da professionalità assolutamente distaccate dalla  società contemporanea ed espressione di una presunzione senza limiti. Paradossale poi che i risultati non vengano mai verificati e passino direttamente nell’oblio.

    Tornando al ridicolo sistema di bollinatura “a semaforo”, già adottato in Inghilterra e in altri paesi dell’America Latina, si dimostra, ancora una volta, come le autorità politiche nazionali, internazionali e mondiali rappresentino la conferma di declino culturale rispetto all’evoluzione delle società delle quali loro non risultano sicuramente più espressione.

    Questa strategia in più si dimostra, ironicamente, anche in assoluto ritardo, oltre ad essere antifunzionale, in quanto chiunque abbia la patente verifica quotidianamente come per la maggior parte delle reti viarie, specialmente urbane, vengano eliminati sempre più i semafori che rappresentano un’imposizione che regola in modo asettico e rigido i tempi di passaggio e di attesa a favore delle rotonde che risultano autoregolamentate una volta comprese, da parte degli automobilisti, le regole fondamentali.

    Questo dimostra ancora una volta come la conoscenza completa del prodotto, dalla dichiarazione sulla confezione della filiera produttiva e del contenuto interno dell’eccellenza italiana, rappresenti l’unica soluzione per rendere  responsabile il cittadino del proprio acquisto e consumo.

    Mai come ora queste nuove strategie si dimostrano espressione di un nuovo “simbolismo  oscurantista” che meriterebbe una nuova secolarizzazione per riportare al centro dello sviluppo consapevole la conoscenza come nuova ed unica vera forma di secolarizzazione della società e dei mercati moderni e globali. Una conoscenza espressione di una cultura che rappresenterebbe anche un approccio “iconoclasta” nei confronti dei nuovi simboli di questo oscurantismo. Solo la conoscenza libera ed obiettiva può portare ad  un progressivo processo e così rendere consapevole e libero il consumatore nella propria scelta.

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