Italia

  • Tutto continuerà come prima?

    La follia, la spregiudicatezza, l’ignoranza, l’avidità di un uomo hanno procurato la tragica morte di tre vigili del fuoco, hanno spezzato la vita delle loro famiglie creando voragini di disperazione e dolore. Li abbiamo ricordati dicendoci ancora una volta di quanto coraggio ci voglia a domare incendi, a scavare sotto le macerie, a mettere a repentaglio vita e sicurezza per salvare altre vite.

    Ma dopo le cerimonie, le parole, gli articoli, per noi tutto tornerà come prima mentre nelle loro case resterà il buio della loro assenza.

    La follia, l’odio, la crudeltà e la vigliaccheria hanno ferito in modo gravissimo i nostri soldati a Kirkuk, in Iraq. Ancora una volta uomini coraggiosi sono stati colpiti dall’Isis e da quel terrorismo che da anni miete vittime. Il dolore e la rabbia sono forti mentre pensiamo a quei militari che, dopo anni di addestramento e di pericoli affrontati e vinti, si trovano ora invalidi, pensiamo alle loro famiglie che si sono trovate sbattute con i nomi in prima pagina senza che alcuno pensasse ai rischi che ne possono derivare. Ma per noi tutto tornerà come prima.

    O forse no? Forse ci possono essere modi diversi con i quali la politica e l’informazione possono affrontare queste tragedie? Forse c’è un modo anche per noi cittadini di provare a non dimenticare, di provare a dare una solidarietà che non si esaurisca in una lacrima o in un fiore? Forse possiamo chiedere di più alle istituzioni e chiedere di più a noi stessi, forse possiamo anche semplicemente, quando incontriamo una persona in divisa, dirgli grazie perché sta servendo il suo, il nostro Paese, la comunità civile nel mondo, la nostra vita messa troppo a rischio sia dalle calamità naturali che dalla scelleratezza di altri uomini.

    Noi possiamo fare che non sia più come prima, possiamo provare a migliorare noi e le cose intorno, basta volerlo e poi farlo.

  • Il Cio può attendere: nasce lo sport di Stato

    Sembra incredibile come una semplice affermazione dell’amministratore delegato Sabelli di ‘Sport&Salute’ possa risultare assolutamente chiarificatrice riguardo alla volontà del governo in carica, come di quello precedente, in relazione alla gestione del movimento sportivo in Italia.

    Il governo Conte1, non tenendo in alcuna considerazione i Principi del Cio (o probabilmente ignorandone semplicemente le inevitabili ricadute politiche), i quali stabiliscono la netta separazione tra potere esecutivo e gestione dello Sport nella sua articolata complessità, aveva istituito la società ‘Sport&Salute’ come interposizione tra il governo che attribuisce i fondi per la gestione complessiva del Movimento Sportivo Italiano ed il Coni che li gestiva con la Coni Servizi.

    L’amministratore delegato Sabelli, a conferma e giustificazione della scelta governativa, affermò che “attraverso  la creazione di ‘Sport&Salute’ …nasce lo sport di Stato”, come se il Coni fosse un ente pubblico non inserito all’interno di uno Stato dal quale risulta per altro istituito.

    Questa operazione politico-amministrativa ma soprattutto che accresce il peso della burocrazia, con oltre duecento nuovi occupati, fu ampiamente criticata dai membri del Cio ed ancora oggi proprio per questa scelta sottopone  il  nostro Paese ad un’indagine al fine di accertare se non risultino violati i principi della carta costituzionale ed istitutiva  del Comitato Olimpico internazionale (https://www.ilpattosociale.it/2019/08/14/i-giochi-olimpici-di-cortina-2026-e-la-guerra-al-cio/).

    Ad aggravare la situazione italiana ecco come dal  governo Conte2 trova corpo l’iniziativa del ministro Spadafora (sodalo di Giorgetti nella creazione di ‘Sport&Salute’) il quale si ritaglia una quota dei medesimi finanziamenti destinati a ‘Sport&Salute’ come diretto dispensatore per la gestione delle attività sportive destinate ai comuni, dimostrando ancora una volta come il vero potere non venga rappresentato in Italia dalla classica distinzione tra potere tra esecutivo, legislativo e giurisdizionale ma sostanzialmente si possa tranquillamente indicare nella diarchia tra gestione del credito e potere di spesa pubblica (https://www.ilpattosociale.it/2018/11/26/la-vera-diarchia/).

    Quindi la frase scellerata di Sabelli dimostra di fatto l’intenzione di arrivare ad uno stato che intervenga direttamente nella gestione dello sport il quale invece secondo il Cio dovrebbe essere distaccato dal potere esecutivo anche al fine di evitare che possa divenire un’arma di propaganda politica e governativa. Il Comitato Olimpico internazionale, proprio attraverso le sue norme istituzionali, intendeva e vorrà sempre escludere un collegamento diretto tra uno sport, o peggio un intero movimento sportivo,  e l’espressione dello Stato, rendendolo quindi potenziale strumento di propaganda, perché questo deve essere  espressione di una cultura e perciò gestito da  un organo indipendente dall’organo esecutivo.

    Mai come oggi la validità del principio stabilito dal Comitato Olimpico Internazionale viene ribadita in presenza di questi tentativi tipici di uno Stato espressione di un socialista reale 4.0 il quale intende utilizzare lo sport per accrescere la centralità dell’organo esecutivo.

    In questo modo poi si svaluta e deprezza la cultura sportiva da un complesso sistema formativo, fonte di educazione e di civiltà ed espressione della volontà di Stato.

  • Animali ancora senza stalle! Gli allevatori lanciano l’allarme a tre anni dal terremoto in Centro Italia

    Siamo di nuovo alle porte dell’inverno e a tre anni dal terremoto sono ancora sfollate le persone ed anche gli animali con le evidenti conseguenze economiche. Infatti nessuna stalla è stata ricostruite e pecore, capre, cavalli e mucche sono tutt’ora ricoverate in strutture provvisorie e per la maggior parte inadatte a garantire benessere e produttività. La produzione di latte è calata del 20% come ricorda Coldiretti e nei paesi terremotati vi è stato un crollo della spesa del 70%! L’economia locale è al collasso ed allevatori e produttori sempre più soli.

    Ancora oggi, come hanno denunciato gli agricoltori e allevatori durante un mercato allestito a Roma per ricordare la tragedia del 26 ottobre del 2016, gli animali sono ricoverati sotto tendoni allestiti nel 2017, i gravi ritardi nell’allestimento erano costati la vita a migliaia di animali uccisi dalla neve e dal freddo. La situazione ancora adesso è ad altissimo rischio perché queste strutture non sono in grado di proteggere a sufficienza gli animali nei mesi del grande freddo.

    Non bastano le testimonianze di solidarietà che sono arrivate sia da privati che da associazioni di categoria, testimonianze che dimostrano come sia sempre lo Stato a muoversi troppo lentamente ed in modo non efficace, perché la solidarietà non può essere strutturale e sono le istituzioni che devono smettere di parlare e devono cominciare ad agire concretamente, l’inverno non aspetta che i vari esponenti politici trovino un accordo, l’inverno arriva comunque per uomini ed animali e sarà il quarto inverno senza risposte adeguate.

  • L’Italia primo Paese al mondo in cui lo studio del cambiamento climatico sarà obbligatorio

    C’è chi va e c’è chi resta. E si fa pure sentire. Lo stesso giorno in cui Washington si è formalmente ritirata dall’accordo sul clima di Parigi del 2015, l’Italia ha annunciato che diventerà il primo paese al mondo a rendere obbligatorio lo studio del cambiamento climatico e dello sviluppo sostenibile nelle scuole. In un’intervista rilasciata lunedì alla Reuters, il ministro dell’Istruzione, Lorenzo Fioramonti, ha dichiarato che, a partire da settembre 2020, nel curriculum scolastico nazionale saranno dedicate 33 ore all’anno alle questioni relative ai cambiamenti climatici. Inoltre, una prospettiva sul cambiamento climatico sarà inserita nelle materie tradizionali, come geografia, matematica e fisica.

    Gli Stati Uniti, al contrario, sono diventati il ​​primo Paese a rinunciare all’accordo sul clima di Parigi lunedì scorso, quando il Segretario di Stato Mike Pompeo ha presentato un avviso formale alle Nazioni Unite. Il Presidente Trump ha infatti definito il riscaldamento globale come “una bufala perpetrata dai cinesi”. Il presidente francese Emmanuel Macron e il cinese Xi Jinping invece mercoledì firmeranno un documento che afferma l'”irreversibilità” dell’accordo sul clima di Parigi”.

  • La credibilità di un paese: un patrimonio azzerato

    La vicenda delle Acciaierie ArcelorMittal dimostrano ancora una volta quale sia l’approccio anti industriale dei diversi governi che si susseguono alla guida del nostro Paese da oltre vent’anni ed in particolare dell’ultimo in carica.

    I danni economici quantificabili, per cominciare, nella perdita di circa 20.000 posti di lavoro tra diretti ed indotto aggiunti ad una probabile diminuzione del PIL del -1,2% risultano certamente enormi per i quali sarà necessario reperire risorse pubbliche aggiuntive al fine di finanziare gli ammortizzatori sociali senza precedenti. Un impatto devastante per la finanza pubblica in termini di spesa aggiuntiva al quale si deve aggiungere la perdita di ricchezza immediata ma anche di un moltiplicatore di Pil all’interno dei confini italiani. Qualora non bastasse va anche considerato come questa situazione costringerà le aziende metalmeccaniche, vera  eccellenza del Made in Italy e  primo settore per esportazione ed occupazione, a rivolgersi all’estero per l’acquisto dell’acciaio necessario, causando un ulteriore squilibrio della bilancia commerciale.

    Ragionando tuttavia nell’ottica del medio e lungo termine, questi costi, se considerati in un’ottica globale, possono risultare addirittura incredibilmente inferiori rispetto a quelli complessivi in termini di azzeramento della credibilità imputabile al  governo in carica e alla maggioranza parlamentare. In altre parole, all’interno dei flussi finanziari globali il nostro Paese perde ogni residuale attrattività nell’intercettare tali investimenti.

    Una credibilità complessiva ormai quantificabile in un valore infinitesimale se valutata in rapporto al cambiamento dei termini dell’accordo tra ArcelorMittal degli  ultimi due governi Conte che ha portato il Parlamento all’approvazione della cancellazione dello scudo penale precedentemente garantito.

    Quest’ultimo infatti rappresentava uno dei fattori determinanti per consentire gli investimenti e il ripristino di condizioni ambientali accettabili da parte del Colosso indiano. Una credibilità che viene messa a dura prova anche dalle dichiarazioni del primo ministro il quale si richiama ad una posizione di fermezza nei confronti dell’azienda stessa dopo aver causato con la propria azione di governo questo disastro economico industriale. Del medesimo livello risultano le reazioni dei partiti che compongono la maggioranza e che quindi hanno votato la cancellazione dello scudo penale ma che ora si dichiarano disponibili al ripristino della stessa, dimostrando, ancora una volta, il proprio disinteresse per le conseguenze delle proprie decisioni politiche in entrambe le due diverse occasioni parlamentari nel momento in cui hanno espresso voto favorevole all’annullamento dello scudo penale con il solo obiettivo di mantenere intatta una maggioranza ma disinteressandosi completamente delle reazioni dell’azienda stessa che vedeva cambiati i termini del contratto.

    Ora, per la medesima  ragione, cioè il mantenimento di una maggioranza, ma stupiti, nella loro superficialità, dalle conseguenze del primo voto, sono addirittura disponibili a reinserire lo scudo penale con un voto parlamentare. In questo contesto evidentemente gli interessi del Paese, nel suo complesso di lavoratori e sistema industriale italiano, non vengono tenuti in alcuna considerazione.

    In questo avvilente panorama umano e politico il patrimonio, in termini di credibilità, dilapidato da questo governo e dalla sua maggioranza non è assolutamente recuperabile agli occhi degli investitori, tanto italiani quanto esteri.

    Un paese in cui ogni dieci  mesi vengono apportate delle modifiche al quadro fiscale, anche retroattive, impedendo di fatto la valutazione di ogni investimento e del calcolo del Roe, unitamente ad una incapacità ed irresponsabilità politica di mantenere gli accordi siglati precedentemente (tav) è un sistema paese assolutamente non attrattivo per gli investitori italiani ma soprattutto esteri.

    Per questo motivo il danno economico complessivo, calcolabile in una perdita di un punto o poco più di PIL  in caso di chiusura della acciaieria ex Ilva, rappresenta un valore infinitamente inferiore se paragonato alla perdita di credibilità che il nostro Paese deve subire a causa di questa scellerata classe politica e di questa maggioranza parlamentare nella sua articolata composizione.

    La credibilità di un Paese rappresenta un patrimonio non solo economico ma anche culturale che meriterebbe una maggiore attenzione ma soprattutto una maggiore consapevolezza nella sua tutela.

  • Assunzioni di responsabilità

    I risultati catastrofici delle regionali in Umbria possono stupire alcuni ma non certo Grillo, il fondatore, garante e nume tutelare dei 5 Stelle. Tralasciando le molte, infelici esternazioni di questi anni basta ricordare l’ultima proposta di togliere il voto agli anziani per capire l’abisso di confusione mentale nel quale è caduto. Non spenderemo parole e tempo su questa proposta o su quella della sinistra, sposata da parte della destra, seppure, fortunatamente, in sordina, di far votare i sedicenni perché si commentano da sole, i risultati elettorali dimostrano quanto sono state apprezzate…!

    Rimarchiamo invece, una volta ancora, come troppe persone, che si piccano di occuparsi di politica, parlino senza coordinare il cervello con la bocca, senza rendersi conto delle conseguenze delle loro affermazioni. Conseguenze che, prima o poi, si trovano a dover affrontare con i dati elettorali. Quello che però sfugge a questi affabulatori di professione, o dilettanti della Cosa pubblica, sono le conseguenze sui cittadini dei loro vaniloqui e delle troppe promesse non mantenute. Mai come ora la mancanza di fiducia degli elettori si sta tramutando in un sentimento negativo verso tutti e verso tutto. L’irritabilità diventa ira, il moderato, gioco forza, diventa estremista, e a forza di non ottenere niente tutti vogliono tutto.

    Se in una democrazia compiuta l’alternanza è forza e garanzia proprio della democrazia  in Italia non vi è ne una sinistra moderna e attrattiva per programmi e contenuti, né una destra liberale e completamente consapevole che, in un mondo che si voglia o meno e  globale, non fosse altro per l’utilizzo dei sistemi informatici, l’identità si difende con la cultura e con la capacità di avere visione del futuro. Fino a che il contendere politico si baserà su battute, apparizioni, personalismi, messaggi virtuali e non su programmi concreti e realizzazioni certe continueremo ad avere l’altalena dei voti di protesta che di anno in anno, se non di mese in mese, si sposterà in un senso o in un altro impedendo sviluppo, crescita e il giusto benessere. In questa confusione non può essere sottaciuta la responsabilità delle forze sociali, comprese le rappresentanze delle categorie, e dei mezzi d informazione. Già riconoscere le proprie responsabilità sarebbe un passo avanti.

  • Avere un’auto nel 2019 è costato il 6,58% in più che nel 2018

    I costi medi per il mantenimento di un’auto per gli automobilisti italiani sono pari, in media, a 1.614 euro con un incremento del 6,58% rispetto allo scorso anno. E’ quanto emerge dall’analisi effettuata da SosTariffe.it ad ottobre 2019 sulle varie fonti di spesa per l’auto regione per regione.

    La principale voce di spesa per gli automobilisti italiani è il carburante, che comporta un esborso di circa 891 Euro all’anno. A seguire vengono la polizza RC Auto, pari a circa 573 euro, e i costi per bollo e revisione (circa 149 euro). L’incremento registrato a livello nazionale è dovuto soprattutto ai rincari in quattro regioni: Friuli, Valle d’Aosta, Puglia ed Emilia Romagna. Il picco dei rincari, rispetto ai dati raccolti nel 2018, viene registrato in Friuli Venezia Giulia dove si tocca quota +35% su base annua per i costi di mantenimento. Lo scorso anno, gli automobilisti friulani hanno speso in media 1.117 euro all’anno per l’auto, nel 2019 ne hanno spesi 1509. In Val d’Aosta il rincaro è stato del 22%: gli automobilisti valdostani sono passati da un esborso di 1.259 euro l’anno nel 2018 a uno di 1.536 euro quest’anno. I costi di mantenimento dell’auto sono cresciuti del 22% anche in Puglia, passando da 1.529 a 1.863 euro. Agli automobilisti dell’Emilia Romagna, quest’anno la macchina è costata quasi il 20% in più: 1.576 euro contro i 1.314 dell’anno passato.

    In controtendenza spicca invece il Molise dove i costi di gestione dell’auto sono scesi del 19,76%, pari a oltre 300 euro in meno di spesa complessiva su base annua. Cali netti anche in Umbria (da oltre 1.893 euro a 1.624, -14.17%) e in Veneto (da 1.722 a 1.649 euro, -4.26%). In Veneto peraltro si registra il costo più alto per quanto riguarda il carburante che incide sulla spesa complessiva per 1.000 euro all’anno circa. Sono calate del 2% anche le spese di mantenimento per gli automobilisti in Campania (da 2.155 a 2.112 euro l’anno) mentre in Trentino Alto Adige la riduzione è stata solo dell’1,67%.

  • La Commissione Ue vaglia l’interesse di Fincantieri per l’acquisto di Chantiers de l’Atlantique

    La Commissione europea ha avviato un’indagine approfondita per valutare la proposta di acquisizione di Chantiers de l’Atlantique da parte di Fincantieri alla luce del regolamento Ue sulle concentrazioni. La Commissione teme che l’operazione possa ridurre la concorrenza nel mercato mondiale della costruzione di navi da crociera. Bruxelles ha infatti individuato ingenti ostacoli all’ingresso nel mercato della costruzione di navi da crociera, dovuti alla natura altamente complessa di questo settore, in cui sono richieste, in particolare, infrastrutture specifiche, consolidate competenze ingegneristiche e progettuali, così come notevoli capacità di gestione per coordinare le centinaia di fornitori e subappaltatori che intervengono in tutto il processo di costruzione. La Commissione nutre seri dubbi sul fatto che nuovi costruttori qualificati possano emergere in tempo per contrastare i probabili effetti negativi dell’operazione al suo esame e paventa quindi che quell’operazione possa ridurre seriamente la concorrenza determinando un innalzamento dei prezzi, una riduzione della scelta e un freno all’innovazione. Da qui la decisione di procedere a un’indagine approfondita degli effetti dell’operazione proposta per stabilire se possa effettivamente ridurre la concorrenza.

    L’operazione è stata notificata alla Commissione il 25 settembre 2019. Chantiers de l’Atlantique e Fincantieri hanno deciso di non presentare impegni nel corso dell’indagine iniziale per fugare le riserve preliminari della Commissione. Essa dispone ora di 90 giorni lavorativi, quindi fino al 17 marzo 2020, per adottare una decisione. L’avvio di un’indagine approfondita non pregiudica l’esito del procedimento.

    Margrethe Vestager, Commissaria responsabile per la Concorrenza, ha dichiarato: «La domanda di navi da crociera è in piena espansione in tutto il mondo. Chantiers de l’Atlantique e Fincantieri sono due leader mondiali in questo settore. Per questo motivo valuteremo attentamente se l’operazione proposta possa nuocere alla concorrenza nel settore a scapito dei milioni di europei che ogni anno scelgono di trascorrere vacanze in crociera».

  • L’inizio della fine in soli due colpi

    L’introduzione scellerata della tassa sulla plastica, che rappresenta per l’economia dell’Emilia Romagna, dove viene prodotto il 40% della plastica da imballaggio, un asset fondamentale, è il primo colpo ad un sistema industriale come quello italiano che da oltre trent’anni soffre della mancanza di rappresentanza e dell’assoluta indolenza del mondo politico (https://www.ilpattosociale.it/2019/10/24/la-vera-insostenibilita-quella-fiscale/).

    La disdetta dell’accordo di Arcelor Mittal in relazione all’acciaieria Ilva rappresenta il colpo finale, e probabilmente definitivo, al futuro economico ed industriale del nostro Paese. Un declino non solo economico ma anche politico che trova la propria irreversibilità nel giorno in cui gli effetti del cambiamento degli accordi stipulati tra investitore e Governo italiano vennero cambiati dal governo 5 Stelle-PD e approvati in Parlamento dalla medesima maggioranza.

    Da questo momento qualsiasi investitore non avrà più alcuna  certezza non solo in materia fiscale ma soprattutto anche del contenuto stesso di un qualsiasi accordo siglato attraverso un contratto con il nostro Paese, a partire dalla gestione delle Acciaierie Ilva e di tutti gli stabilimenti ad esse collegati nel territorio italiano.

    Con la decisione di questi giorni il governo italiano ed il Parlamento, e di conseguenza gli elettori del PD e dei 5 Stelle, hanno reso nullo e soggetto a revisione ogni contratto di fatto, azzerandone valore e contenuto.

    Qualche mente elementare che popola questi partiti che sorreggono la maggioranza di questo ridicolo governo potrà anche sorridere per la vittoria della propria visione ideologica ed essere così convinto di poter convertire l’economia di Brindisi nell’allevamento dei mitili. Il danno è talmente imponente e devastante per la credibilità del nostro Paese che solo gli elettori, i parlamentari e i ministri del governo del PD-5 Stelle non riescono a comprendere, immersi come sono nella cecità della loro maledetta ideologia.

    Mai il nostro Paese aveva un raggiunto un livello così basso di credibilità internazionale quanto quello raggiunto con questa vicenda delle Acciaierie Ilva a conduzione 5 Stelle e PD.

  • Il voto dato per protesta non costruisce nulla

    In questi giorni l’interesse dei Social sembra essersi indirizzato più che alla schiacciante vittoria del centro  destra, alle elezioni regionali, alla performance del presidente del Consiglio come palleggiatore. Certamente Conte si è dimostrato molto esperto con la palla, 14 palleggi non sono pochi, in giacca e cravatta, ma sinceramente non ne siamo rimasti stupiti. Infatti in questi anni di governo Conte ha dimostrato, in mille occasioni, di essere un buon palleggiatore, tra un alleato e un altro, e anche in quanto a palle ne ha dette molte.

    Vedremo quale altra abilità sarà in grado di esibire per dimostrare che questa legge di bilancio, da lui tanto difesa, è utile e non negativa per lo sviluppo del Paese e per il futuro dei cittadini. Intanto le angosce aumentano tra tutti coloro che vorrebbero vedere risolti almeno alcuni dei problemi più urgenti, dalla ricostruzione delle aree terremotate alle iniziative per dare sicurezza a quei giovani che cercano lavoro, a quelli di mezza età che, avendolo perso non lo trovano più, agli anziani insultati da Grillo, ai ragazzi che non hanno né un istruzione adeguata né scuole sicure da nuovi crolli.

    Ci auguriamo che intanto il nuovo governo regionale dell’Umbria dia subito seguito alle promesse elettorali e sia di esempio a Roma. Poi vedremo cosa succederà in Emilia Romagna e nelle altre regioni in cui si voterà.

    Comunque tutti colore che si occupano di politica devono capire che sul voto dato solo per protesta non si costruisce nulla, gli slogan elettorali devono tramutarsi in azioni concrete altrimenti i successi di oggi si tramutano nelle sconfitte di domani.

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