Italia

  • La sanità sconta 14mila cervelli via in 10 anni e chiede investimenti nella ricerca

    La ricerca clinica in Italia langue. Da un lato, infatti, il finanziamento pubblico alle sperimentazioni indipendenti mirate allo sviluppo di nuove cure ancora insufficiente, dall’altro le regole attuali ostacolano gli scienziati e vanno velocizzate le procedure autorizzative e le approvazioni dei Comitati Etici. Senza contare ‘l’emigrazione’ dei cervelli verso l’estero, con una perdita di circa 14mila ricercatori dal 2008 ad oggi. Per questo – come da richiesta avanzata in una conferenza stampa dai principali gruppi di esperti che si occupano di sperimentazioni nel nostro Paese, cioè ACC (Alleanza Contro il Cancro), FADOI (Federazione delle Associazioni dei Dirigenti Ospedalieri Internisti), FICOG (Federation of Italian Cooperative Oncology Groups), Fondazione GIMEMA (per la promozione e lo sviluppo della ricerca scientifica sulle malattie ematologiche) e GIDM (Gruppo Italiano Data Manager) –  è necessario che finanziamenti dai 20 miliardi del Recovery Plan indirizzati alla sanità siano riservati proprio alla ricerca clinica indipendente.

    Servono, innanzitutto, più fondi. Nel 2018, rilevano le associazioni, solo 24 milioni 163mila euro sono stati erogati dal Ministero della Salute per sostenere le sperimentazioni non sponsorizzate dall’industria. Un abisso separa questa cifra dagli 806 milioni di dollari erogati negli Stati Uniti nel 2017 solo per gli studi sul cancro. Ma non solo. I gruppi di ricerca hanno anche inviato alle Istituzioni un documento in cui vengono delineati i tre capisaldi per il rilancio della ricerca clinica: semplificare e velocizzare le procedure autorizzative, stabilizzare contrattualmente il personale di supporto, potenziare le infrastrutture digitali per garantire un salto di qualità degli studi. E’ inoltre necessario, affermano, istituire al più presto un tavolo tecnico istituzionale.

    “Nel 2019, in Italia, sono state autorizzate 672 sperimentazioni, 516 profit e 156 no profit. E quasi il 40% ha riguardato l’oncologia – afferma Carmine Pinto, Presidente FICOG -. Le difficoltà a cui va incontro la ricerca non sponsorizzata dall’industria sono sintetizzate nella diminuzione del 4,1% del numero di studi indipendenti dal 2018 (27,3% del totale) al 2019 (23,2%). La parola d’ordine deve essere innanzitutto semplificazione poiché è eccessivo il peso della documentazione richiesta e richiede troppo tempo la necessità di ottenere l’autorizzazione di tutti i Comitati Etici ai quali afferiscono i centri coinvolti”. Altra criticità è quella del personale addetto in ricerca e sviluppo, che in Italia è intorno a 9 per 1000 unità di forza lavoro, rispetto a 15 per 1000 della Germania e a una media dell’Ue di circa il 12 per mille. E il nostro Paese è fanalino di coda fra i Paesi OCSE anche per numero di ricercatori occupati e figure specifiche necessarie. “Assistiamo – rileva Marco Vignetti, presidente Fondazione GIMEMA – a una estrema difficoltà ad ottenere una continuità di prestazioni lavorative e ad una costante migrazione di personale esperto verso aziende farmaceutiche, con la creazione di un preoccupante gap che rischia di compromettere la qualità della ricerca, soprattutto quella accademica”. In generale, in Italia la spesa in ricerca è pari all’1,2% del Pil, mentre la media dei Paesi Ue raggiunge il 2%, con la Germania quasi al 3%. Tuttavia il nostro Paese si distingue nel contesto europeo proprio per la qualità della ricerca. “Pur avendo poche risorse, gli studi condotti in Italia hanno cambiato la pratica clinica a livello internazionale ad esempio in diversi tumori, portando alla modifica di linee guida e raccomandazioni. E i lavori scientifici italiani in ambito oncologico – conclude Ruggero De Maria, Presidente ACC – sono tra i più citati al mondo, subito dopo quelli del Regno Unito”.

  • I modelli democratici di riferimento

    Nel lungo e tortuoso cammino di una democrazia verso la continua opera di perfezionamento e di attualizzazione sono fondamentali anche i modelli di riferimento ai quali questa si possa ispirare.  Tanto più questi rappresentano un modello valido tanto più si possono trasformare in energia propositiva nell’infondere nuova linfa a tale processo.

    Talvolta anche il comportamento delle singole persone può essere, molto più di un asset politico, il modello da seguire in virtù delle qualità espresse attraverso la scelta del singolo riferimento.

    Nella parte sinistra della foto a corredo dell’articolo il discendente della famiglia Condorelli, leader nella produzione di torroncini. Lui si è opposto all’imposizione del pizzo facendo arrestare 40 mafiosi affermando come la propria decisione sia stata ispirata dalla volontà di creare un nuovo futuro per i propri figli e per la Sicilia.

    A destra, invece, il nuovo simbolo della democrazia italiana del PD e dei 5 Stelle semplicemente per una polemica relativa ad una possibile censura ad suo intervento al concerto del Primo Maggio durante il quale, peraltro, ha parlato con estrema libertà. In questo contesto di forte attenzione al mondo del lavoro si è presentato con un paio di sneakers al cui interno è stato inserito del sangue umano come ammortizzatore. Va ricordato, inoltre, come questo “artista” sia sponsorizzato da Amazon, quindi dalla controparte rispetto a chi si è assunto l’onere di organizzare questo concerto.

    La libertà per fortuna si manifesta anche attraverso la scelta, sempre legittima, dei modelli di riferimento ed infatti, nonostante queste presunte pressioni, l’artista ha ottenuto la massima libertà di espressione.

    Il silenzio delle istituzioni, interrotto solo in zona Cesarini da una presa di posizione del Parlamento a supporto della scelta del Cavaliere Condorelli ed in contrapposizione alla sceneggiata mediatica Imposta dalla politica relativa a questo cantante o, come si definisce lui, artista, dimostra il livello del nostro dibattito politico e quindi della stessa nostra classe politica.

    Le scelte sono sempre libere, anche quelle relative ai modelli di riferimento. Il mio massimo disprezzo per la classe politica che ha scelto di supportare con estremo ritardo la scelta del signor Condorelli ma si è spesa con il massimo delle energie da giorni per adottare come proprie “le innovative espressioni valoriali e democratiche” di Fedez, l’artista.

    Il mio massimo disprezzo non è solo per questa classe dirigente dei partiti ma inevitabilmente va esteso a quanti votano, pur con un sistema elettorale che impedisce la scelta del singolo candidato, una classe politica ormai assolutamente autoreferenziale non solo nelle proprie azioni ma soprattutto nei modelli da adottare.

  • Ripartono i finanziamenti per l’export e l’internazionalizzazione

    GreenHillAdvisory, che da anni affianca le Aziende per preparare, presentare e gestire le richieste di finanziamento per l’export e l’nternazionalizzazione, promuove martedì 18 maggio, alle ore 15.00, un Webinar Informativo su come accedere ai finanziamenti Simest.  Il 3 giugno infatti ripartono i finanziamenti Simest per le attività di Export e di Promozione Internazionale su mercati UE ed Extra UE. Le attività finanziate sono: realizzazione e ampliamento di strutture commerciali all’estero; partecipazione a fiere internazionali; piattaforme per l’e.commerce; studi di fattibilità; patrimonializzazione di imprese esportatrici.

    E’ previsto un contributo a Fondo Perduto fino al 40% ed il resto finanziato a Tasso Agevolato, entro il 30 giugno senza garanzie.

    La partecipazione è libera previa adesione sulla pagina Linkedin https://www.linkedin.com/events/webinargratuito-internazionaliz6793111129833922560/

  • Arte e cultura: l’Europa sostiene la ripresa con gli itinerari delle Giornate FAI di primavera

    Il 15 e 16 maggio 2021 anche l’Europa darà il suo contributo alla bellezza, all’arte e alla cultura del nostro Paese. Grazie infatti alla collaborazione con il FAI – Fondo Ambiente Italiano, 34 siti storici, artistici e culturali destinatari di finanziamenti europei saranno visitabili in occasione della 29a edizione delle Giornate FAI di Primavera 2021, che vedranno l’apertura al pubblico di 600 luoghi in oltre 300 città italiane.

    In questi due giorni, la Rappresentanza a Milano della Commissione europea in Italia vuole contribuire alla ripartenza culturale del Paese attraverso l’apertura di beni culturali e paesaggistici che hanno beneficiato di fondi europei per il loro recupero e la loro valorizzazione.

    Siamo in un momento di ripartenza e anche la cultura e il turismo possono aiutarci a uscire dall’emergenza Covid-19. Con questa iniziativa vogliamo mostrare i progetti che l’Europa sostiene per lo sviluppo locale e per la ripresa del settore culturale e artistico del nostro Paese” dichiara Massimo Gaudina, capo della Rappresentanza a Milano della Commissione europea in Italia.

    Protagonisti di questo progetto saranno infatti monumenti, palazzi storici e opere che costituiscono parte del patrimonio italiano e che saranno simbolo di riapertura dopo l’emergenza Covid-19.

    Dal Castello di Masino (TO) a quello di San Michele (CS), dalle Piccole Dolomiti Lucane (PZ) all’Alpe Pedroria e Madrera (SO), da Villa dei Vescovi (PD) alla Chiesa di Santa Maria di Costantinopoli (BR), sarà possibile seguire un incredibile percorso artistico e culturale che attraversa tutta l’Italia. Per l’edizione 2021 delle Giornate FAI di Primavera sono stati selezionati beni storici, artistici e culturali che hanno beneficiato di finanziamenti del fondo europeo di sviluppo regionale (FESR) o del fondo europeo agricolo per lo sviluppo rurale (FEASR).

    Questa iniziativa si aggiunge alle misure della Commissione europea per tutelare e promuovere la cultura attraverso strumenti dedicati, come i programmi Europa Creativa e LIFE. Europa Creativa dà sostegno alle produzioni europee di film e documentari, alle capitali europee della cultura e al fondo di garanzia per agevolare l’accesso ai finanziamenti per le PMI. LIFE si occupa invece della tutela del patrimonio ambientale e paesaggistico in Europa. A seguito dell’approvazione del bilancio 2021, sono stati destinati ai due programmi rispettivamente 2,4 e 5,4 miliardi di euro per il periodo 2021-2027.

  • Scambi commerciali mondiali giù di oltre il 7% nel 2020 ma nel 2021 faranno +7,6%

    Il commercio internazionale è pronto a ripartire. Lo confermano le stime di Ice Agenzia e Prometeia, secondo cui nel 2021 gli scambi internazionali registreranno un rimbalzo del 7,6%. La ripresa si consoliderà nel 2022 con un’ulteriore crescita del 5,3%, riportando le importazioni dei mercati analizzati sui livelli prima della crisi. Entusiasta, il ministro degli Esteri Luigi Di Maio ha commentato: “Dobbiamo essere fiduciosi perché le imprese italiane, dopo un periodo di difficoltà e coraggiosa resistenza possono vedere aprirsi nei prossimi mesi una fase di nuove possibilità”.

    Il rapporto Ice-Prometeia traccia un quadro non roseo per il 2020, l’anno in cui è iniziata la crisi pandemica. Lo scorso anno si è infatti chiuso con una caduta degli scambi mondiali poco superiore al 7% su base annua. E’ da riconoscere, tuttavia, come gli scambi commerciali internazionali abbiano giocato un ruolo fondamentale nell’arginare la diffusione dell’epidemia. Nell’ultimo anno infatti i flussi commerciali dei beni legati all’emergenza – dai dispositivi di protezione, ai prodotti farmaceutici, al materiale medico/sanitario – sono cresciuti in valore del 17%. Il settore più collegato all’emergenza sanitaria, la chimica farmaceutica, ha sperimentato un’espansione della domanda internazionale dell’8%. Il dato si confronta con flessioni superiori al 20% per i settori collegati alla mobilità (automotive e mezzi di trasporto) o a oltre il 10% per alcuni comparti tecnologici (meccanica in particolare) e di consumo (sistema moda e arredo), tra quelli di particolare rilevanza per l’Italia.

    Di Maio ha ricordato che il documento Ice-Prometeia “riflette inevitabilmente l’eccezionalità dell’anno appena trascorso. Un’eccezionalità, purtroppo, di segno negativo. Un dato su tutti: -7,2% il volume degli scambi mondiali nel 2020 rispetto al 2019. Il secondo peggior calo degli ultimi 20 anni. Sono statistiche che preoccupano e possono scoraggiare, ma sfogliando il rapporto troviamo anche evidenze di una imminente ripresa che ci porta a guardare con ottimismo al futuro”. Il mercato globale “è estremamente competitivo, ma ci sono ancora margini consistenti per riposizionarsi e cogliere nuove opportunità di affari”, ha sottolineato il ministro.

    Dai dati Ice-Prometeia arrivano comunque anche segnali incoraggianti. “Tra i Paesi del G8, l’Italia è il secondo per minor flessione dell’export e questo contributo ha consentito di attenuare un più forte calo dei consumi interni”, ha ricordato Carlo Ferro, presidente di ICce Agenzia. “Inoltre, nonostante il calo delle esportazioni ci sono eccellenze settoriali, gli ‘Oscar dell’export’, che hanno performato positivamente su alcuni mercati, indice della capacità delle nostre filiere di resistere agli shock inaspettati. Per esempio, il riso verso la Germania, la pasta verso Giappone e UK, il vino verso la Corea del Sud e l’Olanda e l’olio di oliva verso la Francia. Oltre il farmaceutico e l’alimentare, che sono cresciuti come settori, ci sono performance dell’export settore-Paese particolarmente positive: i componenti elettronici verso gli Stati Uniti, le macchine tessili verso la Turchia, le materie plastiche verso la Cina, le calzature in Corea del Sud, per fare alcuni esempi”, ha ribadito Ferro.

  • Illycaffè supera le chiusure imposte dal Covid: bilancio in attivo con le vendite domestiche

    Il rischio era reale: che quel 60% di consumatori che costituiva il mercato fuori casa, vale a dire ristoranti e bar, si sgretolasse, visto che la categoria ristorazione con la pandemia è rimasta chiusa a lungo. Invece, una strategica sterzata a colpi di digital transformation ha accelerato l’offerta domestica (+21%) e dell’ecommerce (+39%). Di quest’ultimo numero, il 50% è costituito di nuovi clienti, che potrebbero fidelizzarsi al marchio triestino. Così la illycaffè nell’anno della pandemia ha praticamente capovolto i dati tra i 2 segmenti di mercato riuscendo a spuntare un bilancio in utile (5 milioni netti).

    L’Assemblea dei soci ha approvato un EBITDA adjusted 57,7 milioni sancendo una crescita (+30%) delle vendite nei supermercati italiani, e di una generica crescita del mercato del 10%. I ricavi chiudono a 446,5 milioni (-14%). Anche la posizione finanziaria netta è negativa per 103,3 milioni, con un miglioramento di 10,7 milioni sull’anno precedente. Se il mercato italiano e quello europeo in genere si riprendono lentamente, inoltre, quelli dove la campagna vaccinale è stata massiva, come Gran Bretagna e Stati Uniti, stanno recuperando rapidamente fino ai livelli pre-Covid. Anche l’Asia è in fase avanzata di recupero, in particolare la Corea del Sud.

    Insomma, se la pandemia non creerà nuovi sconquassi, nel 2022 l’azienda tornerà a regime reinserendosi nel solco della crescita rapida e stabile che ha segnato gli ultimi anni di attività. A detta dell’a.d., Massimiliano Pogliani, i primi mesi del 2021 sono “andati molto bene”: si può ipotizzare l’aggancio alla ripresa del Paese.  “Abbiamo affrontato la pandemia con solidi fondamentali, una chiara visione del valore della marca e un deciso impegno sulla digitalizzazione del business. I risultati 2020, ancorché penalizzati dalla debolezza dei consumi fuori casa, confermano la forza del brand illy, l’efficacia delle azioni sviluppate per mitigare l’impatto della pandemia, e la nostra capacità di rispondere alle mutate esigenze dei consumatori”, dunque, guardiamo “al futuro con ottimismo”, incalza.

    In questo contesto, si inquadra anche la strategia di espansione nel mercato Usa: da un lato ci sono i 100 milioni di dollari che l’azienda intende investire in quell’area geografica e dall’altro l’ingresso della Rhone Capital nel board triestino (l’Assemblea di venerdì scorso è stata la prima cui ha partecipato la realtà di private equity globale) che dovrebbe facilitare il rafforzamento del marchio negli States.

  • Concentrato di pomodoro cinese. No grazie

    L’Italia è il primo paese europeo per la produzione di pomodori e proprio nei giorni scorsi gli agricoltori hanno siglato i nuovi contratti ma, ancora una volta, una concorrenza sleale e, in alcuni casi pericolosa per la salute, arriva dalla Cina.

    La Cina è negli anni diventata, a livello internazionale, un grandissimo produttore ed esportatore di salsa di pomodoro derivante da pomodori coltivati, per la maggior parte, dagli Uiguri, la minoranza etnica mussulmana in gran parte detenuta in campi di lavoro, secondo quanto affermano le Nazioni Unite. I campi di lavoro in Cina sono molti nei quali si coltivano prodotti agricoli o sono realizzati prodotti d’abbigliamento ed altri manufatti. L’Oviesse ha da poco dichiarato che per le violazioni dei diritti umani perpetrate dal governo cinese specialmente nei campi di lavoro, e cioè in veri campi di concentramento, non comprerà più il cotone cinese.

    La Cina produce, con decine di aziende di trasformazione che lavorano i pomodori coltivati su migliaia di ettari, il triplo concentrato di salsa di pomodoro che è praticamente tutto esportato e che arriva in tutto il mondo, compresa una ingente quantità nel porto di Salerno. Qui alcune aziende italiane lo acquistano e, aggiungendo acqua e sale, lo trasformano in doppio concentrato prodotto in Italia… Questo doppio concentrato con bandierina tricolore è poi venduto ed esportato. Certo il pomodoro cinese costa meno perché la manodopera è sottopagata, o non pagata nel caso dei campi di lavoro, ed inoltre è utilizzato anche molto lavoro minorile. Se poi, oltre alla violazione dei diritti umani, teniamo conto che i sistemi di coltivazione in Cina non hanno certo le norme di controllo europee per vietare sostanze chimiche nocive per la salute si comprende bene come si debba vigilare con particolare attenzione su questo prodotto, vigilare attraverso le leggi e le autorità competenti ma anche come consumatori dobbiamo verificare, per quanti possibile, quello che acquistiamo. Le battaglie per l’ambiente e per un commercio corretto partono anche da qui, dal pomodoro.

  • Questo paese ed il suo destino

    Questo è un paese all’interno del quale il senso stesso di Stato e delle proporzioni è irrimediabilmente venuto meno. Un paese nel quale si fa polemica per un’eventuale censura ad un “cantante” il quale poi ha liberamente espresso la propria opinione dimostrando quanto questo tentativo (assolutamente deprecabile) sia risultato velleitario.

    Un cantante, intervenuto al concerto del 1 maggio per la festa dei lavoratori, sponsorizzato da Amazon, non certo l’emblema del rispetto dei diritti dei lavoratori in considerazione del fatto che sono costretti ad urinare nelle bottiglie per mantenere i tempi stabiliti. Un “artista” con ai piedi un paio di scarpe contenenti gocce di sangue umano, le Satan Shoe: forse per ricordare i morti sul lavoro???

    In questa vicenda caratterizzata dal nulla per la tematica e per lo spessore etico dell’artista immediatamente una delle parti più importanti della politica italiana (non l’unica ovviamente), il neo segretario del partito democratico Enrico Letta, ha abbracciato questa contrapposizione politica in nome di una presunta battaglia per la “Libertà”, dimostrando quanto elevato possa essere il livello della ipocrisia istituzionale in quanto lo stesso segretario del PD Enrico Letta sta cercando di imporre la figlia di Beniamino Andreatta all’interno della RAI stessa.

    La censura nasce dalla inconfessabile complicità tra i quadri e i dirigenti all’interno di una determinata azienda pubblica (RAI) in quanto tutti sono consapevoli di essere stati nominati non in base alle competenze personali ma rispetto ad un chiara appartenenza politica.

    Tutto questo chiacchiericcio di infimo livello mentre emergono sempre più chiari i vergognosi termini della ingerenza tanto di gruppi di potere e di ispirazione politica e partitica quanto di una supposta loggia massonica, “Ungheria”, all’interno del Consiglio Superiore della Magistratura.

    In un paese normale tutti i partiti dell’arco costituzionale e i cittadini italiani presenterebbero un accorato appello al Presidente della Repubblica con la richiesta di ristabilire il senso di fiducia e di democrazia reale ripristinando l’equilibrio e la trasparenza verso chi esercita il potere giurisdizionale. Un appello fondamentale anche solo per dimostrare una sostanziale differenza (purtroppo inesistente in verità per quanto riguarda i parametri adottati) tra CSM e RAI.

    Si sceglie, invece, di individuare in tale Fedez il nuovo simbolo della democrazia mentre un proprio organo costituente sembra esserne irrimediabilmente uscito.

    Un paese con priorità di questo tipo ed espressione della classe politica e dirigente italiana non solo è destinato all’estinzione ma se la merita.

  • Emorragia grillina anche all’Europarlamento: se ne sono andati sei su quattordici

    Il valzer delle poltrone continua a risuonare nei corridoi del Parlamento europeo a Bruxelles, con gli ultimi due cambi di casacca politici in ordine di tempo. L’eurodeputata Isabella Adinolfi ha detto addio nei giorni scorsi al Movimento 5 stelle e ha chiesto di passare nel gruppo del Partito popolare europeo, dove siede Forza Italia. Stesso indirizzo politico per Andrea Caroppo, che lo scorso ottobre aveva lasciato la Lega, passando ai non iscritti e che adesso punta ad approdare al gruppo guidato dal tedesco Manfred Weber. Da inizio legislatura con l’uscita di Caroppo il Carroccio ha perso complessivamente due eurodeputati dopo che a febbraio di quest’anno anche Vincenzo Sofo aveva concluso la sua militanza politica nel partito di Matteo Salvini in seguito al voto di fiducia dato dalla Lega al governo Draghi. Sofo aveva poi optato per il gruppo Ecr di Giorgia Meloni.

    Lega a parte è però il Movimento a patire il maggior numero di emorragie interne, sei in tutto. Con lo strappo di Adinolfi la delegazione pentastellata si è ridotta a otto eurodeputati, a seguito della fuoriuscita nei mesi scorsi di Rosa D’Amato, Ignazio Corrao, Eleonora Evi e Pier Nicola Pedicini passati al gruppo dei Verdi europei e poi più recentemente di Marco Zullo traghettato nel gruppo di Renew Europe. Secondo fonti ben informate a Bruxelles dietro i cambi di casacca del M5S non ci sarebbero delle vere e proprie motivazioni politiche ma il fatto che tutti gli eurodeputati fuoriusciti, essendo alla loro seconda legislatura, avrebbero optato per altri gruppi o partiti per evitare la scure del secondo mandato.

    “Ho incontrato Isabella Adinolfi e Andrea Caroppo. La prossima settimana voteremo la loro adesione al Ppe”, ha annunciato via Twitter Antonio Tajani, coordinatore nazionale di Forza Italia e vicepresidente del Partito Popolare Europeo, spiegando che così “si rafforza la presenza” della delegazione azzurra “nella grande famiglia dei popolari europei”.

    Le fuoriuscite o le dinamiche di assestamento politico nei primi due anni di legislatura al Parlamento europeo, hanno interessato anche il partito Democratico. A settembre del 2019 Nicola Danti, primo dei non eletti nelle liste del Pd dell’Italia centrale alle elezioni europee, era tornato in Europa in veste di eurodeputato dopo che il collega Roberto Gualtieri aveva lasciato l’incarico per diventare ministro dell’Economia nel governo Conte-bis. Poi il passaggio ad Italia Viva di Danti ed infine il suo traghettamento a febbraio 2020 nei liberali di Renew.

  • Italia nono mercato al mondo per i venditori di acqua confezionata

    Il mercato mondiale dell’acqua confezionata è stimato in oltre 387 miliardi di litri, per un valore al dettaglio di 155 miliardi di euro, con prezzo medio al litro attorno ai 40 centesimi, che diventano 30 nella Ue e 20 in Italia, quindi tra i più bassi. E l’Italia è il nono mercato mondiale e il terzo per esportazioni di acqua imbottigliata. Si apprende dal nuovo report dell’Area studi Mediobanca sul settore, che aggrega i dati economico-finanziari, per il triennio 2017-2019, di 82 aziende nazionali con fatturato 2019 superiore al milione di euro.

    Il consumo mondiale è cresciuto nell’ultimo ventennio del 7,4% annuo e le previsioni indicano ritmi analoghi. In Italia il comparto dovrebbe avere chiuso il 2020 in stabilità e la Cina rappresenta il maggiore mercato: 103,1 miliardi di litri per 26,1 miliardi di euro al dettaglio, primato incontrastato dal 2009, quando ha superato e doppiato gli Usa, che valgono 50 miliardi di litri e 34,6 miliardi di dollari. Dal 2000, il mercato cinese è cresciuto del 13,7% all’anno, quello Usa del 5,8%. Dinamici Messico (+5,9%), Indonesia (+11,4%), India (+13,7%), Brasile (+6,9%) e Thailandia (+6,8%).

    Il consumo medio individuale mondiale è di 50,4 litri per abitante, ma per circa metà della popolazione scende a 17,7 litri. L’Italia, con i suoi 13,5 miliardi di litri, è il nono mercato mondiale, sostenuto dalla ricchezza delle fonti (oltre 300) e da elevati consumi per abitante: 222 litri. Vanta poi altri primati: è il secondo esportatore di acqua imbottigliata minerale della Ue, con 605 milioni di euro, dopo la Francia (761 milioni), e il terzo mondiale, preceduto anche dalla Cina.

    Se si guarda alle potenzialità, secondo il report, emerge che il mercato sia maturo in molti Paesi, specialmente in Italia. I produttori puntano quindi a innovazione e sostenibilità per incentivare i consumi. Dal 2012 il mercato italiano è cresciuto del 2,4% l’anno, quello tedesco ha ristagnato, quello francese del 2,5%, lo spagnolo del 2,9%. I produttori cercano di agire sull’innovazione attraverso acque aromatizzate, arricchite o funzionali, ad esempio per gli sportivi. Le bottiglie in Pet, in Italia l’82% del mercato, possono rappresentare un’importante componente del costo finale. La riduzione del peso della bottiglia è quindi un obiettivo primario dell’industria, anche per ridurre l’impatto ambientale, considerando che in Italia il 46% delle bottiglie va al riciclo, lontano dai livelli di Paesi come la Germania (95%), ove vige un sistema di vuoto a rendere.

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