Italia

  • Grazie al Presidente Draghi e in bocca al lupo, viva il lupo, a Giorgia Meloni

    Mentre iniziano gli incontri per dare vita al nuovo governo rinnoviamo le congratulazioni a Giorgia Meloni per il successo ottenuto con il più sentito augurio di mantenere, all’interno della coalizione, quell’indipendenza e capacità di ascolto che tanti italiani le hanno riconosciuto e che si attendono anche nel futuro.

    Vogliamo rinnovare al Presidente Draghi il nostro ringraziamento per quanto ha fatto per l’Italia e per l’Europa in questi anni, non solo come Presidente del Consiglio.

    Ci attendono momenti difficili non solo per la tragica guerra che sta devastando l’Ucraina, e che mette a rischio la sicurezza ed il futuro di gran parte del mondo per la folle sete di potere di Putin, ma anche per le molte realtà che minacciano diritti umani e sussistenza alimentare e crediamo che l’autorevolezza di Mario Draghi potrà dare un nuovo forte contributo in sede nazionale ed internazionale.

  • Approvato dalla Commissione il regime italiano da 700 milioni di € a sostegno delle imprese nel contesto della guerra della Russia contro l’Ucraina

    La Commissione europea ha approvato il regime italiano da 700 milioni di € a sostegno delle imprese nel contesto della guerra della Russia contro l’Ucraina. La misura sarà accessibile alle piccole e medie imprese (“PMI”) e a quelle con meno di 1500 dipendenti (imprese a media capitalizzazione) attive in tutti i settori colpiti dall’attuale crisi geopolitica e dalle sanzioni e controsanzioni adottate in tale contesto.

    Sono tuttavia escluse le imprese che operano nel settore della produzione primaria di prodotti agricoli, della pesca, dell’acquacoltura, del settore bancario e finanziario, nonché le società commerciali e di intermediazione commerciale.

    La misura è analoga ad altri regimi italiani a sostegno dei settori agricolo, forestale, della pesca e dell’acquacoltura, come quello approvato dalla Commissione il 18 maggio 2022 (SA.102896).

    Nell’ambito del regime i beneficiari ammissibili avranno diritto a ricevere aiuti di importo limitato sotto forma di sovvenzioni dirette.

    Il regime sarà accessibile alle imprese con un fatturato estero medio complessivo, negli anni 2019, 2020 e 2021, pari ad almeno il 10% del fatturato medio totale degli stessi anni.

    Per essere ammissibili, le società devono inoltre rifornirsi per determinate parti dell’insieme delle loro forniture dall’Ucraina, dalla Russia o dalla Bielorussia e prevedere, per l’esercizio finanziario 2022, i) un aumento del costo unitario medio delle forniture; o ii) una riduzione dei quantitativi di forniture provenienti dagli stessi paesi di almeno il 20 % rispetto alla media registrata nel 2019, 2020 e 2021.

    La Commissione ha constatato che il regime italiano è in linea con le condizioni stabilite nel quadro temporaneo di crisi. In particolare, gli aiuti i) non supereranno 500.000 € per impresa; e ii) saranno concessi entro il 31 dicembre 2022.

    La Commissione ha concluso che il regime italiano è necessario, adeguato e proporzionato per porre rimedio a un grave turbamento dell’economia di uno Stato membro in linea con l’articolo 107, paragrafo 3, lettera b), TFUE e con le condizioni stabilite nel quadro temporaneo.

    Su queste basi la Commissione ha approvato la misura di aiuto in quanto conforme alle norme dell’Unione sugli aiuti di Stato.

    Fonte: Commissione europea

  • Oltre 101 milioni di euro per l’ammodernamento dell’asse ferroviario Palermo-Catania-Messina

    La Commissione ha approvato un investimento di oltre 101 milioni di euro a titolo del Fondo europeo di sviluppo regionale per l’ammodernamento dell’asse ferroviario Palermo-Catania-Messina.

    L’investimento contribuirà alla costruzione di due gallerie, lunghe 92,75 m e 34,75 m, e di 17 viadotti per rimuovere la sinuosità dei binari che attraversano le zone collinari e accidentate. In alcune parti dell’isola sarà costruita una seconda ferrovia per favorire il transito simultaneo in entrambe le direzioni. Tali investimenti ridurranno notevolmente i tempi di percorrenza e aumenteranno la frequenza delle connessioni. Una parte dei terreni liberati grazie alla rimozione delle curve sarà trasformata in piste ciclabili.

    Il progetto migliorerà la qualità del servizio ferroviario e dei collegamenti con i porti di Catania, Augusta e Palermo, nonché con gli aeroporti di Catania e Palermo. Contribuirà inoltre a migliorare la stazione di Bicocca a Catania, modificando il tracciato di posa dei binari, costruendo nuovi sottopassaggi e rampe di accesso e migliorando l’edificio stesso.

    Questo importante investimento è fondamentale per rafforzare lo sviluppo socioeconomico della Sicilia, in quanto sostiene lo sviluppo di mezzi di trasporto più efficienti, più rapidi e a basse emissioni per i cittadini e le imprese.

    Fonte: Commissione europea

  • L’inopportuna “tutela etica” europea

    Le elezioni rappresentano una delle espressioni più evidenti di una democrazia compiuta in quanto ai cittadini viene riconosciuto il diritto fondamentale di esprimere il proprio orientamento politico. Questo diritto, che costituisce l’essenza stessa della democrazia, talvolta è oggetto di complicazioni o di limitazioni attraverso l’applicazione di sistemi elettorali complessi ed articolati all’interno dei quali il computo complessivo dei voti spesso rappresenta un’isola della salvezza stessa di partiti, ma soprattutto una zona franca di completa ingerenza delle segreterie dei partiti stessi.

    Nonostante questo ed i sistemi elettorali adottati, l’esercizio del voto rappresenta la democrazia stessa in quanto tale ed ovviamente indipendentemente dai risultati che le urne possano esprimere.

    In altre parole, i risultati elettorali rappresentano, a prescindere dallo schieramento politico vincitore, l’essenza stessa di uno Stato democratico, a maggior ragione se aderente ad un’unione come quella Europea, in quanto una istituzione politica sovranazionale come quella rappresentata dall’Unione Europea non può né deve mettere in discussione lo stesso esercizio democratico ed espressione di un diritto in rapporto all’esito dello stesso.

    Viceversa, a meno di ventiquattro ore dalla chiusura delle urne, due esponenti europei, come la Presidente della Bce e il primo ministro francese, hanno affermato come il nostro Paese dovrà essere posto sotto tutela con l’obiettivo di salvaguardare i diritti fondamentali democratici proprio in rapporto all’esito elettorale.

    In altre parole, l’esercizio di un diritto democratico non è più sufficiente a dimostrare, e contemporaneamente, confermare la democraticità del sistema istituzione nazionale, come lo stato italiano che, proprio in rapporto all’esito elettorale, deve essere posto sotto tutela con l’obiettivo di “salvaguardare” quegli stessi diritti democratici espressi dallo stesso esercizio del voto.

    Quindi l’Italia, uno degli Stati fondatori prima della Ceca (Comunità del carbone e dell’acciaio europea) e poi della stessa UE, oggi non rappresenta, agli occhi di queste esponenti europee, una democrazia compiuta in virtù dell’esercizio democratico del voto, ma può essere considerata tale solo ed esclusivamente in rapporto a dei parametri elaborati dalla stessa Unione europea. Quindi solo sulla base della aderenza a determinati schemi ideologici uno Stato può venire considerato democratico, altrimenti deve essere posto sotto la tutela europea per la salvaguardia dei diritti fondamentali.

    In questo contesto, allora, la stessa definizione della Istituzione europea dovrà essere completamente rivista, in quanto si sta trasformando in una istituzione etica all’interno della quale lo stesso riconoscimento dei singoli Stati viene sottoposto ad una valutazione, anche solo in rapporto agli esiti elettorali espressi nell’esercizio democratico del diritto al voto.

    Un passaggio questo cruciale nella stessa definizione degli ambiti democratici riconosciuti ai singoli Stati ormai ridotti a semplici sostenitori di una prigione etica europea “superiore”.

    Mai come ora dovrebbe venire proprio dallo schieramento politico uscito perdente dal confronto elettorale una decisa presa di posizione a favore del nostro Paese nella quale venisse esplicitamente espressa l’assoluta contrarietà a questo tipo di ingerenza espressa dalle due esponenti europee e contemporaneamente confermata la assoluta democrazia del nostro Paese in quanto la democrazia italiana rappresenta un modello compiuto, anche se ovviamente migliorabile, e di certo non può essere messa in discussione nella tutela dei diritti fondamentali, o  dall’orientamento politico della compagine risultata vincente alla tornata elettorale.

    Proprio questo silenzio, invece, rappresenta uno dei motivi per i quali al nostro Paese non viene riconosciuto in ambito europeo quel ruolo fondamentale e costituente che invece la storia gli dovrebbe riconoscere.

    A causa del provincialismo e della pochezza intellettuale della nostra classe politica, priva di ogni senso comune di stato, ancora una volta il nostro Paese viene considerato non come una degna espressione di una democrazia ma come un sistema da sottoporre al controllo etico dell’Unione Europea.

  • Quale il ruolo del terzo polo?

    Riceviamo e pubblichiamo un’analisi del Dott. Michele Allegri

    Credo che faccia comodo a tutte le forze politiche non modificare la legge elettorale Rosatellum perché consente alle segreterie di partito di mandare in Parlamento solo quei candidati di provata fedeltà al segretario di turno, togliendo quindi ai cittadini la possibilità di selezionare la classe dirigente di questo o quel partito. Di conseguenza il partito dell’astensione si conferma il primo in assoluto, con il 36% di astenuti.

    Dai dati usciti dalle urne mi par poi di capire che il terzo polo non è riuscito ad raggiungere gli obbiettivi che si era prefissato, non ha eroso consensi alla destra sovranista né ha avuto quell’exploit di consensi a due cifre che sperava di avere, ad eccezione di alcune città come Milano, Monza, Firenze. Lo stesso Calenda ha capitolato nel collegio uninominale di Roma centro…

    Qualche giorno fa, il prof. Paolo Mieli ha detto che lui non crede nei centristi in generale. Sicuramente però il bipolarismo ha lasciato il Paese allo sbando, forse perché non è mai riuscito a trasformarsi in un vero bipartitismo all’inglese. Bisogna però capire quale ruolo vorrà assumere il terzo polo (a vocazione centrista e liberale) che, stando ai voti, è oggi solo il quarto, dopo il M5S. Vorrà essere un terzo incomodo o il classico ago della bilancia di future alleanze di Governo? Un primo grande banco di prova potrebbero essere le elezioni regionali lombarde di giugno, quando si capirà se sceglierà di percorrere una via solitaria oppure si aggregherà ad uno dei due principali poli.

  • Preoccupanti attacchi informatici e ingerenze abusive

    Chi occupa cariche pubbliche ama il potere ed è incline ad abusarne.

    George Washington

    Un giorno dopo le elezioni politiche del 25 settembre in Italia i risultati ufficiali evidenziano una netta vittoria della coalizione di centrodestra. Riferendosi ai dati pubblicati lunedì sera, nell’ambito della stessa coalizione, il partito Fratelli’d’Italia ha avuto 26.10% dei voti degli italiani. L’altro partito della coalizione, la Lega, ha perso consensi, arrivando a 8.89%. Mentre Forza Italia ha avuto 8.27% dei voti degli italiani. In netto calo il Partito Democratico, con 18.98% dei consensi popolari. In calo, riferendosi ai risultati delle elezioni politiche del 2018, anche il Movimento 5 Stelle che ha avuto, sempre secondo i dati pubblicati la sera di lunedì 26 settembre, il 15.4% dei voti degli elettori. Non è andato oltre il 7.7% il terzo polo costituito da Azione e Italia viva. Bisogna sottolineare che, sempre riferendosi ai dati ufficiali, l’affluenza è stata poco sotto al 64%. Un dato questo che è il peggiore dal dopoguerra in poi. La coalizione di centrodestra ha avuto perciò una netta vittoria sia al Senato che alla Camera dei Deputati. Nei giorni successivi si sapranno i risultati ufficiali definitivi delle elezioni ed, in seguito, gli sviluppi per la costituzione del nuovo governo che, con gli attuali risultati, avrà per la prima volta una donna, la presidente del partito Fratelli d’Italia, come Presidente del Consiglio dei Ministri. La vittoria alle elezioni politiche della coalizione di centrodestra, e soprattutto la vittoria del partito Fratelli d’Italia è stata evidenziata dai più importanti media internazionali, diventando la loro notizia di apertura. Sono arrivati anche i saluti e le congratulazioni per la vincitrice da molti dirigenti dei partiti europei di centrodestra e di destra. Ma non sono mancate neanche dichiarazioni di cautela da parte di altri dirigenti politici ed istituzionali europei, come il ministro degli Esteri spagnolo e il primo ministro francese. Una certa cautela è stata espressa anche dal portavoce del cancelliere tedesco. Questo fino alla sera di lunedì, 26 settembre.

    La scorsa settimana a New York si è tenuta la 77a sessione dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite. Ovviamente si è discusso anche della guerra in Ucraina e delle sue gravi conseguenze a livello mondiale; della crisi alimentare ed energetica. Crisi che si aggiungono e si sovrappongono a quella legata alla pandemia e ad altre verificatesi in diverse parti del mondo. Ai lavori dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite partecipava anche la presidente della Commissione europea. Lei, il 22 settembre scorso, ha preso parte ad un dibattito con i professori e gli studenti della Princeton University a New Jersey. Tra le domande fatte alla presidente della Commissione europea c’era anche una sulle elezioni politiche del 25 settembre in Italia. La risposta data dalla presidente della Commissione europea, considerata come un’ingerenza impropria ed abusiva, ha scatenato subito le reazioni dei massimi rappresentanti politici in Italia. Reazioni che consideravano le risposte della presidente della Commissione come irresponsabili e di parte, soltanto tre giorni prima delle elezioni. “Vedremo il risultato delle elezioni in Italia, ma se le cose andranno in una situazione difficile, come nel caso di Polonia e Ungheria, abbiamo gli strumenti”, ha dichiarato la presidente. Ha fatto riferimento, altresì, alle elezioni in Svezia del 11 settembre scorso, vinte dalla coalizione di centrodestra. Ma anche l’Ungheria e la Polonia sono due altri Paesi governati da partiti di centrodestra. Citando la Polonia e l’Ungheria, lei si riferiva ai contenziosi che la Commissione europea ha con questi due Paesi; sull’indipendenza del sistema della giustizia con il primo e sulla corruzione con il secondo. Secondo la presidente della Commissione europea “…la democrazia ha bisogno di ognuno di noi, è un lavoro costante, non è mai al sicuro”. Ebbene, dopo le elezioni svoltesi il 25 settembre in Italia il risultato è palese: vince ampiamente la coalizione di centrodestra. Ma vince soprattutto un partito conservatore di destra, Fratelli’d’Italia. Chissà come si sente la presidente della Commissione europea e chissà quali saranno “gli strumenti” che lei cercherà di attivare?! Una cosa però si potrebbe e si dovrebbe dire; quelle dichiarazioni riguardo le elezioni in Italia della presidente della Commissione europea davanti ai professori e agli studenti dell’Università di Princeton non si dovevano fare. Perché se non erano intenzionalmente e, perciò, irresponsabilmente fatte da una delle massime autorità dell’Unione europea, di certo sono state delle dichiarazioni inopportune. Perciò comunque condannabili. In seguito, dopo le trasversali reazioni dei massimi rappresentanti politici in Italia a tre giorni dalle elezioni, è valsa veramente poco la “chiarificazione” del portavoce della Commissione europea, secondo il quale la presidente “Non voleva ingerire nelle elezioni”. Nel pomeriggio di lunedì 26 settembre, a elezioni concluse e con quasi tutti i dati ufficializzati, c’è stata un’altra dichiarazione del portavoce della Commissione europea. “La Commissione lavora con i governi eletti dal voto nelle urne negli Stati Ue, lo stesso si applica in questo caso come in tutti gli altri.” ha detto lui. Aggiungendo: “Speriamo di avere una cooperazione costruttiva con le autorità italiane, ora stiamo aspettando che l’Italia formi un governo secondo le procedure della sua Costituzione”.

    Simili dichiarazioni “ambigue” e “di parte”, come quelle fatte il 22 settembre scorso all’Università di Princeton dalla presidente della Commissione Europa, sono ben note neanche in Albania. Anzi, sono state molto più esplicite, dirette ed inopportune e fatte durante questi ultimi anni da alcuni dei massimi rappresentanti delle istituzioni dell’Unione europea, soprattutto da quelli della Commissione. Di supporto ed entusiastiche quelle riferite ai “successi” del governo. Ma critiche, se non addirittura minacciose, quelle che si rivolgevano agli avversari del loro beniamino, il primo ministro albanese. Chissà perché?! E così facendo, quegli alti rappresentanti dell’Unione europea, insieme con i soliti “rappresentanti diplomatici” in Albania, da alcuni anni hanno permesso al primo ministro di restaurare e consolidare, ogni giorno che passa, la sua nuova dittatura sui generis, come espressione diretta di un’alleanza tra il potere politico ai massimi livelli, rappresentato, almeno istituzionalmente, proprio dal primo ministro, la criminalità organizzata e determinati raggruppamenti occulti locali e/o internazionali. L’autore di queste righe, fatti accaduti, documentati e pubblicamente denunciati alla mano, sempre con la massima oggettività, non smetterà mai di ripetere queste verità e di denunciare simili preoccupanti realtà vissute e sofferte in Albania, ma anche altrove. Egli ha informato il nostro lettore di tanti, tantissimi clamorosi scandali ed abusi di potere che si susseguono e che purtroppo non permettono, spesso, di prestare la necessaria e dovuta attenzione pubblica. Scandali ed abusi milionari che stanno generando una paurosa e preoccupante crisi finanziaria, svuotando irresponsabilmente le case dello Stato. Scandali ed abusi milionari che hanno il diretto beneplacito e supporto istituzionale e personale del primo ministro e dei suoi più stretti collaboratori. Scandali ed abusi milionari che, guarda caso, pur essendo da anni ormai ben documentati e ufficialmente denunciati, sembrerebbe non abbiano “convinto” della loro gravità e pericolosità le “rinnovate” istituzioni del sistema “riformato” della giustizia in Albania. Un sistema quello ideato, programmato e poi approvato in parlamento con i voti della maggioranza governativa e con quelli profumatamente ricompensati di certi altri deputati “dell’opposizione”. Scandali ed abusi milionari che, guarda caso, sono “sfuggiti” anche ai soliti “rappresentanti diplomatici”. Chissà come e perché?!

    Durante la scorsa settimana non sono mancati altri scandali, tramite i quali sono stati scoperti altrettanti abusi milionari di denaro pubblico. Il 19 settembre scorso sono state alcune fonti mediatiche che hanno pubblicato la notizia, secondo la quale il 9 settembre scorso i sistemi informatici della polizia di Stato hanno subito un vasto attacco da parte degli hackers iraniani appartenenti all’organizzazione Homeland Justice (Giustizia per la Patria; n.d.a.). E non era il primo, perché un simile attacco è stato attuato anche nel luglio scorso. Gli obiettivi allora sono stati i sistemi informatici che costituiscono il “vanto” del primo ministro albanese, il servizio online noto come e-Albania. Ragion per cui diversi servizi per i cittadini, partendo dal rilascio dei semplici certificati, delle carte d’identità, dei passaporti ecc. sono stati cancellati, generando non pochi problemi in un Paese dove i problemi non mancano, anzi! Un servizio quello di e-Albania per il quale sono stati stanziati ed investiti dei milioni nel corso di questi ultimi anni. Milioni che non si sa come sono stati spesi e dove sono finiti. Si tratta anche di dati molto sensitivi e che potrebbero mettere in pericolo anche la sicurezza nazionale. Ma essendo l’Albania uno Stato membro della NATO, la gravità aumenta e si propaga. Mentre il primo ministro, con la solita ed innata sfacciataggine cerca di mentire. A danni fatti, il primo ministro e i suoi, come sempre, hanno cercato di minimizzare tutto e di garantire che niente di serio era successo, che tutti i dati sensibili erano protetti e sicuri. “L’aggressione non ha per niente raggiunto il suo obiettivo, nessuna seria fuga oppure cancellazione di dati” (Sic!). Così dichiarava il primo ministro. Ma è stato subito smentito e si è smentito anche da solo con le sue seguenti dichiarazioni. Lui e i suoi si sono però lasciati sfuggire un “piccolo particolare” che riguarda tutti i sistemi informatici, compresi quelli della polizia di Stato, attaccati il 9 settembre scorso. Cercando di convincere e di “tranquillizzare” che niente di serio era successo, hanno affermato che tutti gli investimenti milionari sono stati indirizzati per la costruzione e il funzionamento dei sistemi. Ma si è capito che niente era stato fatto per garantire, prima di tutto, prima di farli funzionare, l’obbligatoria e la sicura protezione dei dati, in tutti i sistemi, dagli attacchi informatici. Lo hanno confermato palesemente anche i sopracitati attacchi attuati dagli iraniani. Nel frattempo a niente sono servite le misere dichiarazioni del primo ministro. Anzi, sono state tutte delle dichiarazioni subito smentite dalla rapida e spesso incontrollata fuga delle informazioni, basate soprattutto sui rapporti delle istituzioni specializzate internazionali. Compreso anche l’ultimo del FBI (Federal Bureau of Investigation; n.d.a.) e della CISA (The Cybersecurity and Infrastructure Security Agency; n.d.a.) pubblicato il 22 settembre scorso e dedicato interamente ai sopracitati attacchi degli iraniani.

    Subito dopo la pubblicazione dello scandalo della facilissima e capillare penetrazione nei sistemi informatici in Albania, il 19 settembre scorso la procura di Tirana ha ordinato a tutti i media e ai giornalisti di non pubblicare nessuna notizia che riguardasse i dati sensibili ormai resi pubblici in rete. Violando così uno dei diritti e dei doveri fondamentali dei media e dei giornalisti: quello di informare il pubblico, rispettando sempre e comunque tutte le regole internazionalmente stabilite dalle convenzioni e dalle decisioni prese della Corte europea per i diritti dell’uomo.

    Non è la prima volta che i sistemi informatici in Albania sono attaccati. L’autore di queste righe ha informato precedentemente il nostro lettore sull’hackeraggio dei sistemi, sulla diffusione e sull’uso abusivo dei dati dei sistemi informatici nazionali (Scenari orwelliani in attesa del 25 aprile, 19 aprile 2021; Uso scandaloso di dati personali, 31 gennaio 2022).

    Chi scrive queste righe è convinto che dietro il sopracitato ordine della procura, nonostante le “giustificazioni giuridiche” espresse e le severe condanne per i media e i giornalisti che non ubbidiscono, vi sia una seria preoccupazione del primo ministro e dei suoi che escano fuori delle “informazioni sensibili”, le quali potrebbero coinvolgerli direttamente nei loro legami con la criminalità organizzata e/o nei numerosi scandali corruttivi. Si cerca perciò di nascondere il clamoroso abuso di potere del primo ministro e dei suoi fedelissimi. Aveva ragione George Washington: chi occupa cariche pubbliche ama il potere ed è incline ad abusarne.

  • Promemoria al nuovo governo

    Chi ha vinto è giusto che sia contento e che si prepari a governare, chi ha perso che riesamini i propri errori, tutti però non dimentichino che l’astensionismo è stato il più alto che si sia mai verificato e che gli italiani attendono risposte concrete a problemi concreti.

    La politica soprattutto, ma anche i media e coloro che rivestono un ruolo nella società, devono finalmente capire quanto leggi elettorali sbagliate, dichiarazioni volte a delegittimare l’avversario, o le stesse istituzioni, e comportamenti scorretti, anche penalmente, abbiano allontanato gli elettori mettendo a serio rischio quel processo democratico che, come la società, è in continuo evoluzione.

    Crediamo non sia necessario ricordare al nuovo governo tutte le problematiche legate all’aumento delle bollette, al rincaro della vita e delle materie prime, al compimento dei progetti legati ai fondi europei, alla delicatezza dei rapporti internazionali ed alla imprescindibile necessità di continuare con determinazione a difendere l’Ucraina e il diritto di ogni Stato alla propria indipendenza territoriale.

    Ci sono però alcuni temi urgenti che in campagna elettorale non hanno avuto la necessaria considerazione e che i nuovi disastri ambientali hanno, nuovamente, dimostrato devono essere affrontati contestualmente alle altre urgenze.

    Mettere in sicurezza il territorio per salvare vite umane ed attività economiche è una delle priorità, il dissesto idrogeologico, dalla la bonifica dei letti dei fiumi e dei torrenti alla cura dei territori abbandonati, dal censimento delle costruzioni in aree a rischio, con il loro eventuale abbattimento, a norme immediate per il risparmio del suolo, dal rifacimento della rete idrica nazionale alla costruzione di bacini di raccolta d’acqua sono solo alcuni dei provvedimenti che non possono più attendere.

    Mentre ancora una volta vasti territori sono devastati dall’esondazione dei fiumi o dalle piogge torrenziali dovute al cambiamento climatico il nuovo governo dovrà dare quelle risposte che i precedenti esecutivi hanno mancato se è vero come è vero che, ad esempio, in troppe aree colpite da terremoti od inondazioni, a distanza di molti anni, non sono ancora partiti i lavori, o comunque non sono stati ultimati per riportare gli abitanti ad una vita normale.

    La riforma della burocrazia come la lotta alla corruzione e non può più aspettare e la semplificazione delle leggi, che un governo Berlusconi aveva detto di aver realizzato bruciando in pubblico, con il ministro Calderoli, tomi di leggi inutili è ancora da cominciare veramente.

    Se giustamente deve tenere desta l’attenzione di tutti il problema energetico non si può sottovalutare la sempre più probabile ipotesi di una Russia pronta ad una guerra del grano che toccherà altri prodotti vitali per l’alimentazione ed è perciò necessario che il governo italiano richiami l’Europa ad una vera mobilitazione affinché l’agricoltura trovi nuove attenzioni e sia coltivata ogni parte di terreno disponibile.

    Occorre che lo Stato affermi come i servizi essenziali e di interesse collettivo, oltre che strategico, siano di sua competenza, è inoltre necessario che per il breve periodo, si lavorerà per questo, di difficoltà energetica siano abrogate quelle norme territoriali che impediscono, a chi lo necessita, di riscaldare le proprie case con biomasse legnose.

    Abbattere le diseguaglianze significa, in primis, adeguare in ogni regione l’assistenza sanitaria e sociale e dare identici parametri di istruzione.

    Compiti gravosi che il nuovo governo saprà affrontare se al giusto orgoglio per il successo ottenuto unirà la capacità d’ascolto e di coinvolgimento di quanti ancora credono che la Politica sia una missione con una visione del futuro.

  • Allargare le opportunità per tutti. L’Italia sul serio di Azione-Italia-Viva-Calenda

    Riceviamo e pubblichiamo il programma elettorale della lista Azione-Italia-Viva-Calenda ‘L’Italia sul serio’ per le elezioni politiche del prossimo 25 settembre.

    FISCO – Più leggero e semplice: abolire IRAP, riformare IRPEF e IRES. Destinare ogni euro recuperato dall’evasione per abbassare le tasse

    IMPRESE – Ripristinare Industria 4.0 e estenderla alla transizione ecologica. Rendere facile e conveniente la crescita dimensionale

    LAVORO: Detassare i premi di produttività. Superare il sistema saldo/acconto per gli autonomi e abbattere la ritenuta d’acconto

    SANITÀ: Realizzare un piano straordinario per ridurre le liste d’attesa. Riorganizzare l’assistenza territoriale per garantire prevenzione e continuità delle cure

    ENERGIA: Costruire subito rigassificatori per ridurre la dipendenza dal gas russo e usare il nucleare per “zero emissioni” al 2050. Snellire ulteriormente le procedure di autorizzazione per gli impianti che utilizzano fonti rinnovabili

    SCUOLA: Tempo pieno per tutti, scuola obbligatoria fino a 18 anni e scuole superiori della durata di 4 anni. Riqualificare tutti gli edifici scolastici

    GIUSTIZIA: Separazione delle carriere e valutazione più efficace dei magistrati. Riduzione dei tempi della giustizia civile e penale nel solco delle riforme del Governo Draghi

    MEZZOGIORNO: Completare l’Alta Velocità e potenziare i treni regionali. Fare del Sud l’hub energetico del Mediterraneo

    GIOVANI: Zero tasse per gli under 35 che avviano un’attività imprenditoriale. Zero IRPEF fino a 25 anni, dimezzata fino a 30 anni

    DONNE: Introdurre incentivi salariali per le madri che rientrano al lavoro. Realizzare nuove strutture per garantire a tutti l’asilo nido

    ANZIANI: Semplificare i processi della PA, zero burocrazia per anziani e persone con disabilità. “Assegno per la vita indipendente” delle persone non autosufficienti

    Per la piena realizzazione di riforme e investimenti previsti dal PNRR, ci impegniamo a portare al Governo solo persone con rilevanti esperienze gestionali e amministrative nel settore pubblico o privato.

  • Il nuovo film del 2023: “The retourn of relocations”

    Già dal mese di gennaio del nuovo anno 2023, caratterizzato dalle conseguenze determinate dalla pandemia e dalla guerra in Ucraina, le imprese italiane, soprattutto quelle  industriali  ed  esponenti del Made in Italy,  si presenteranno alle fiere internazionali con le proprie collezioni e le gamme di prodotti dei quali è già ora difficile preparare un listino prezzi in considerazione della imprevedibilità degli effetti dell’escalation dei costi energetici.

    Operando sempre all’interno di questa problematica situazione  va comunque ricordato  come, già da anni, il Made in Italy sconti i costi burocratici assolutamente anticompetitivi che nessuna crescita della produttività industriale potrà mai compensare. A questa diseconomia strutturale  per le  imprese italiane si aggiunga, già dopo la pandemia, l’esplosione dei costi energetici e delle materie prime, successivamente amplificati dalla guerra.

    Il quadro economico  per i produttori  del Made in Italy risulta così assolutamente insostenibile e senza una possibilità di visione strategica futura: in altre parole, l’intera filiera non è più in grado di attrarre alcuna tipologia di investimenti.

    In questo contesto si ricorda come, per le attività produttive italiane, il costo del gas naturale risulti cresciuto del +1609% (*) mentre quello dell’energia elettrica del +862% (*), del cotone del +88% (*) dell’acciaio del +50% (*).

    Tornando quindi all’appuntamento fieristico, accanto agli stand italiani nella medesima fiera esporranno i concorrenti francesi e tedeschi i quali hanno usufruito del blocco dell’aumento della energia elettrica al +4% i primi, mentre le aziende germaniche, pure nella difficoltà europea, possono avvalersi di forniture del medesimo gas russo ad un costo pari ad 1/3 rispetto a quello imposto alle imprese italiane.

    A questi fattori di maggiore competitività si aggiungono anche gli effetti dell’accordo bilaterale, sempre tra la  Francia e la Germania, che  che prevede appunto lo scambio tra le due realtà economiche di gas in cambio di energia elettrica  a prezzi calmierati.

    In questo contesto catastrofico ovviamente ogni plus relativo all’unicità dei prodotti della filiera  italiana, espressione del Made in Italy e del know how sintesi di eccellenze produttive e professionali, unito al continuo sviluppo di una maggiore competitività e produttività si dimostrerà assolutamente insufficiente a compensare le diseconomie strutturali del nostro Paese.

    La totale mancanza di visione strategica degli ultimi governi che non hanno saputo neppure utilizzare i proventi (gli oltre quaranta miliardi del fiscal drag) per compensare la perdita di competitività delle imprese italiane hanno determinato questo scenario futuro.

    Viceversa, si è optato come strumento di contrasto alla crescita delle bollette la solita elemosina del bonus, delle più disparate ispirazioni, lasciando così per le aziende gli effetti della crisi energetica sostanzialmente invariati.

    Questo nuovo film, sugli schermi il prossimo anno ed intitolato “2023: the retourn of relocation”, vedrà ancora una volta protagonista il fenomeno delle delocalizzazioni produttive incentivate anche dagli insostenibili costi energetici e come attori principali avrà le aziende italiane, le quali, anche  se forti di una buona capitalizzazione ed in grado di riuscire a non sospendere l’attività negli ultimi due anni, non avranno altra soluzione se non delocalizzare a causa della insostenibilità della crisi energetica. Gli spettatori, ovviamente, saranno le decine di migliaia di professionisti che assisteranno all’azzeramento del proprio know how oltre alla cancellazione dei propri posti di lavoro.

    Va ricordato, inoltre, come  per  la realizzazione di questo film si debbano ringraziare tutte le autorità istituzionali, ed in  particolare i Presidenti del Consiglio dal 2020 alla fine del 2022, assieme alle istituzioni di ogni ordine e grado.

    Una menzione particolare, tuttavia, va ai parlamentari tutti, ammesso che conoscessero quanto stavano votando, i quali si sono dimostrati molto più preoccupati di eliminare il tetto ai compensi ad alcuni manager pubblici che delle sorti del ceto produttivo italiano.

    (*) fonte Confindustria

  • Per l’Italia l’ambiente è costato finora 620 milioni di multe da Bruxelles

    Gestione dei rifiuti in Campania, discariche illegali e irregolarità su fogne e depuratori nelle aree urbane: queste le tre infrazioni alle norme ambientali Ue per cui l’Italia negli ultimi anni è stata condannata dalla Corte di giustizia Ue a pagare multe costate finora oltre 620 milioni di euro. E continuerà a pagare fino a che le violazioni non saranno completamente sanate.

    La fotografia della situazione l’ha scattata la Commissione europea nel suo rapporto sullo stato di attuazione della legislazione ambientale nei Paesi dell’Unione. Nel documento l’Italia viene bocciata su rifiuti, sulla qualità dell’aria e sulla designazione delle zone protette Natura 2000. La Penisola è invece promossa per quanto fatto per promuovere l’economia circolare e mettere a punto i piani per i bacini idrografici.

    Le multe che vengono pagate dall’Italia sono legate a infrazioni che hanno storie ultradecennali. Il caso delle discariche illegali iniziò nel 2003. E si chiuse nel dicembre 2014, quando la Corte Ue decise per la multa: forfait di 40 milioni, più 43 milioni ogni 6 mesi, con sconto per ogni discarica messa a norma. Nell’aprile 2022 l’Italia stava ancora pagando ammende per 29 discariche irregolari, il 75 % delle quali nel Sud.

    Quella delle fogne e depuratori mancanti o non a norma nelle aree urbane della Penisola è una storia a sé. Per ora solo una procedura di infrazione, iniziata nel 2004, è arrivata all’esito finale nel 2018 (con una multa di 25 milioni ‘una tantum’ e oltre 30 milioni di sanzione per ogni semestre). Ma Bruxelles ne ha avviato altre nel 2009, 2014 e 2017.

    Infine il caso Campania, iniziato nel 2007. Nel 2015 la Corte Ue decise per una multa da 20 mln ‘una tantum’ e 120 mila euro per ogni giorno di ritardo nell’attuazione delle misure richieste dalla sentenza. I progressi ci sono stati e proseguono, spiega la Commissione, ma “servono interventi supplementari”.

    Ora con il Pnrr, si legge nel rapporto di Bruxelles, l’Italia ha una opportunità in più per mettersi in regola e porre fine all’emorragia di risorse pubbliche poichè il piano prevede non solo una strategia nazionale per l’economia circolare, ma anche un programma nazionale di gestione dei rifiuti e investimenti nel trattamento delle acque reflue urbane.

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