Italia

  • In Italia ci sono oltre 3mila lupi, quasi mille sulle Alpi

    Il lupo non è più una specie a rischio in Italia. Anzi, gli interventi di conservazione ne hanno fatto aumentare la popolazione che ora supera i 3.300 esemplari, 950 nelle regioni alpine e quasi 2.400 lungo il resto della penisola. La stima è dell’Ispra (Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale) che ha compiuto un monitoraggio tra il 2020 e il 2021 su mandato del ministero della Transizione Ecologica.

    La notizia non è accolta con piacere dall’Unione dei Comuni e degli Enti montani italiani (Uncem), tantomeno dalla Coldiretti, che chiedono un piano nazionale a difesa degli agricoltori e degli allevamenti. Ma quello dei lupi è un argomento che divide. Un piano nazionale era stato presentato nel 2019 dall’allora ministro dell’Ambiente Sergio Costa ma non è stato mai approvato dalla Conferenza Stato-Regioni per una spaccatura fra i territori, tra chi voleva la possibilità di abbattimento e chi difende la conservazione della specie.

    Se si calcola l’estensione delle aree dove è presente il lupo (41.600 chilometri quadrati sulle Alpi e 108.500 chilometri quadrati nelle regioni peninsulari), la specie occupa quasi la metà del territorio italiano, afferma il Wwf. Ovunque la popolazione di lupo è cresciuta, sulle Alpi di più, indica l’Ispra secondo cui il range può essere compreso tra 822 e 1.099 esemplari sulle Alpi e tra 2.020 e 2.645 nel resto .

    Il monitoraggio, spiega l’Istituto, “è stato documentato con 6.520 avvistamenti fotografici con fototrappola, 491 carcasse di ungulato predate, 1.310 tracce, 171 lupi morti, oltre che da 16.000 escrementi rinvenuti sul terreno. Sono state condotte 1.500 analisi genetiche che hanno permesso di identificare la specie. In totale sono stati percorsi a piedi 85.000 chilometri per raccogliere i dati necessari all’indagine”.

    Il Wwf rileva che “le minacce” per la conservazione della specie “restano attuali. Bracconaggio e mortalità accidentale continuano a ucciderne centinaia ogni anno, e l’ibridazione col cane mette a repentaglio l’integrità genetica della specie”. Il conflitto con gli allevatori, anche se inferiore ad esempio rispetto a quello causato dai cinghiali, “può localmente avere un impatto elevato su alcune aziende zootecniche”, osserva il Wwf ricordando l’efficacia delle azioni di prevenzione dei danni.

    Federparchi chiede ora che gli interventi di «conservazione delle aree protette siano rivolti verso quelle centinaia di specie, importanti per la biodiversità, che in Italia sono concretamente a rischio, seguendo le indicazioni scientifiche delle Liste Rosse».

  • Approvato dalla Commissione il regime italiano da 1,2 miliardi di euro a sostegno dei settori dell’agricoltura, della silvicoltura, della pesca e dell’acquacoltura nel contesto dell’invasione russa dell’Ucraina

    La Commissione ha approvato il regime quadro italiano da 1,2 miliardi di € a sostegno dei settori dell’agricoltura, della silvicoltura, della pesca e dell’acquacoltura nel contesto dell’invasione russa dell’Ucraina. Il regime è stato approvato nell’ambito del quadro temporaneo di crisi per gli aiuti di Stato, adottato dalla Commissione il 23 marzo 2022, che si fonda sull’articolo 107, paragrafo 3, lettera b), del trattato sul funzionamento dell’Unione europea (TFUE), e riconosce che tutta l’economia dell’UE sta subendo un grave turbamento.

    L’Italia ha notificato alla Commissione un regime quadro da 1,2 miliardi di € a sostegno dei settori dell’agricoltura, della silvicoltura, della pesca e dell’acquacoltura nel contesto dell’invasione russa dell’Ucraina.

    Nell’ambito del regime i beneficiari ammissibili avranno diritto a ricevere aiuti di importo limitato in una delle seguenti forme: i) sovvenzioni dirette; ii) agevolazioni fiscali o di pagamento; iii) anticipi rimborsabili; e iv) riduzione o esenzione dal pagamento dei contributi previdenziali e assistenziali.

    La misura sarà accessibile alle imprese di tutte le dimensioni attive nei settori dell’agricoltura, della silvicoltura, della pesca e dell’acquacoltura colpite dall’aumento dei prezzi dell’elettricità, dei mangimi e dei carburanti causato dall’attuale crisi geopolitica e dalle relative sanzioni.

    La Commissione ritiene che il regime italiano sia in linea con le condizioni stabilite nel quadro temporaneo di crisi. In particolare, gli aiuti i) non supereranno il massimale di 35 000 € per beneficiari attivi nella produzione primaria nei settori dell’agricoltura, della silvicoltura, della pesca e dell’acquacoltura e di 400 000 € per imprese operanti in tutti gli altri settori; e ii) saranno concessi entro il 31 dicembre 2022.

    La Commissione ha concluso che il regime italiano è necessario, adeguato e proporzionato per porre rimedio a un grave turbamento dell’economia di uno Stato membro in linea con l’articolo 107, paragrafo 3, lettera b), TFUE e con le condizioni stabilite nel quadro temporaneo.

    Su queste basi la Commissione ha approvato la misura di aiuto in quanto conforme alle norme dell’Unione sugli aiuti di Stato.

    Il 23 marzo 2022 la Commissione europea ha adottato un quadro temporaneo di crisi per gli aiuti di Stato per consentire agli Stati membri di avvalersi della flessibilità prevista dalle norme in materia al fine di sostenere l’economia nel contesto dell’invasione russa dell’Ucraina.

    Il quadro temporaneo di crisi prevede che gli Stati membri possano concedere i seguenti tipi di aiuti:

    • aiuti di importo limitato, in qualsiasi forma, fino a 35 000 € per le imprese colpite dalla crisi che operano nel settore agricolo, della pesca e dell’acquacoltura e fino a 400 000 € per le imprese colpite dalla crisi che operano negli altri settori;
    • sostegno alla liquidità sotto forma di garanzie statali e prestiti agevolati; e
    • aiuti destinati a compensare i prezzi elevati dell’energia.L’aiuto, che può essere concesso sotto qualsiasi forma, compenserà parzialmente le imprese, in particolare gli utenti a forte consumo di energia, per i costi aggiuntivi dovuti ad aumenti eccezionali dei prezzi del gas e dell’elettricità. L’aiuto complessivo per beneficiario non può superare il 30 % dei costi ammissibili, fino a un massimo di 2 milioni di € in un dato momento. Quando l’impresa subisce perdite di esercizio, possono essere necessari ulteriori aiuti per garantire il proseguimento di un’attività economica. Pertanto, per gli utenti a forte consumo di energia, le intensità di aiuto sono più elevate e gli Stati membri possono concedere aiuti superiori a tali massimali, fino a 25 milioni di €, e, per le imprese che operano in settori e sottosettori particolarmente colpiti, fino a 50 milioni di €.

    Le entità controllate dalla Russia che sono soggette a sanzioni saranno escluse dall’ambito di applicazione di tali misure.

    Il quadro temporaneo di crisi prevede pertanto una serie di garanzie:

    • metodologia proporzionale,che richiede l’esistenza di un nesso tra l’importo dell’aiuto che può essere concesso alle imprese e la portata della loro attività economica e dell’esposizione agli effetti economici della crisi;
    • condizioni di ammissibilità, ad esempio, mediante la definizione degli utenti ad alta intensità energetica come imprese per le quali l’acquisto dei prodotti energetici è pari ad almeno il 3 % del loro valore produttivo; e
    • requisiti di sostenibilità, quando concedono aiuti per ovviare ai costi aggiuntivi sostenuti a causa dei prezzi eccezionalmente elevati del gas e dell’energia elettrica, gli Stati membri sono invitati a considerare, in modo non discriminatorio, la fissazione di requisiti relativi alla protezione dell’ambiente o alla sicurezza dell’approvvigionamento.

    Il quadro temporaneo di crisi sarà operativo fino al 31 dicembre 2022. Al fine di garantire la certezza del diritto, la Commissione valuterà prima di tale data se il quadro debba essere prorogato. Inoltre durante il periodo di applicazione la Commissione valuterà il contenuto e la portata del quadro alla luce degli sviluppi sui mercati dell’energia e sugli altri mercati dei fattori di produzione e della situazione economica generale.

    Fonte: Commissione europea

  • La Commissione approva il regime italiano da 698 milioni di euro a sostegno del settore turistico nel contesto della pandemia da coronavirus

    La Commissione europea ha approvato il regime di aiuti italiano da 698 milioni di euro volto a sostenere le imprese del settore turistico colpite dalla pandemia da coronavirus. Il regime è stato approvato nell’ambito del quadro temporaneo per gli aiuti di Stato e rientra nel piano nazionale per la ripresa e la resilienza.

    A norma del quadro temporaneo per gli aiuti di Stato l’Italia ha notificato alla Commissione un regime da 698 milioni di euro volto a sostenere le imprese del settore turistico colpite dalla pandemia da coronavirus. Parte della dotazione finanziaria sarà messa a disposizione tramite il dispositivo per la ripresa e la resilienza.

    Il regime concederà aiuti sotto forma di i) sovvenzioni dirette e crediti d’imposta per le imprese turistiche; ii) crediti d’imposta per le agenzie di viaggi e gli operatori turistici.

    Per le imprese turistiche, l’intento della misura è coprire parte dei costi legati all’ammodernamento delle strutture e degli impianti e all’efficientamento energetico. I beneficiari avranno diritto a un importo che copra fino al 50 % dei costi ammissibili, entro un massimale di 100 000 € per impresa.

    Per quanto riguarda le agenzie di viaggi e gli operatori turistici, la misura è intesa a coprire parte dei costi relativi alle ristrutturazioni e alle attività di sviluppo digitale. I beneficiari avranno diritto a ricevere aiuti sotto forma di un credito d’imposta che copra fino al 50 % dei costi ammissibili, entro un massimale di 25 000 € per beneficiario.

    Lo scopo del regime è soddisfare il fabbisogno di liquidità dei beneficiari e aiutarli a proseguire le attività durante la pandemia e dopo.

    La Commissione ha constatato che il regime notificato dall’Italia è conforme alle condizioni stabilite nel quadro temporaneo. In particolare l’aiuto i) non supererà i 2,3 milioni di € per beneficiario e ii) sarà concesso entro il 30 giugno 2022.

    La Commissione ha concluso che la misura è necessaria, adeguata e proporzionata per porre rimedio a un grave turbamento dell’economia di uno Stato membro in linea con l’articolo 107, paragrafo 3, lettera b), TFUE e con le condizioni stabilite nel quadro temporaneo.

    Su queste basi la Commissione ha approvato la misura di aiuto in quanto conforme alle norme dell’Unione sugli aiuti di Stato.

    Fonte; Commissione europea

  • Diaboliche alleanze tra simili corrotti

    Il diavolo sa ben citare la Sacra Scrittura per i suoi scopi.

    William Shakespeare; da ‘Il mercante di Venezia’

    Oggi è il 9 maggio. Una data questa con tanto simbolismo. Una data che per i russi e i loro alleati è legata alla fine della seconda guerra mondiale. In realtà, la capitolazione della Germania è stata firmata a Reims il 7 maggio 1945 tra i rappresentanti del Terzo Reich e quelli dell’esercito alleato. Ma per espressa volontà di Stalin è stato preteso, richiesto ed ottenuto un secondo atto della firma di capitolazione. Atto svolto nella tarda sera dell’8 maggio 1945, mentre a Mosca era già 9 maggio. Ragion per cui, tutti i Paesi occidentali festeggiano la fine della seconda guerra mondiale ogni 8 maggio, mentre la Russia (come l’Unione sovietica prima) e i suoi alleati festeggiano il 9 maggio la giornata della Vittoria.

    “La pace mondiale non potrà essere salvaguardata, se non con sforzi creativi, proporzionali ai pericoli che la minacciano”. Con queste parole Robert Schuman, l’allora ministro degli Esteri francese cominciava il 9 maggio 1950 la lettura del testo che ormai è comunemente riconosciuto come la Dichiarazione Schuman per la costituzione di una Comunità europea del carbone e dell’acciaio. Una Comunità che fu costituita il 18 aprile 1951 a Parigi, con la firma dell’Accordo, dai rappresentanti di sei Paesi; Belgio, Francia, Germania occidentale, Italia, Lussemburgo e Olanda. Il simbolismo di quell’Accordo è molto significativo tenendo presente sia la storia conflittuale tra la Francia e la Germania fino a pochissimi anni fa, sia la lungimiranza dei Padri Fondatori per un’Europa unita. La Dichiarazione Schuman è riconosciuta anche come atto di nascita dell’attuale Unione europea. Ragion per cui il 9 maggio, la Giornata dell’Europa, viene celebrata ormai da anni come una Giornata per la pace e l’Unità in Europa.

    Oggi il 9 maggio, il presidente russo, in occasione della giornata della Vittoria ha continuato a chiamare la sanguinosa e crudele guerra contro l’Ucraina “un’operazione militare speciale”. Rivolgendosi ai partecipanti alla parata militare ha chiesto loro di continuare a combattere finché “non ci sia posto nel mondo per i criminali nazisti”! Mentre soltanto ieri sono stati uccisi da una bomba russa 60 civili inermi che, come ha dichiarato il presidente ucraino “…stavano cercando di trovare rifugio nella costruzione di una normale scuola che è stata presa di mira da un attacco aereo russo”. E la guerra, la sanguinosa e crudele guerra in Ucraina purtroppo continua….

    Era il 9 febbraio scorso. Tra le tante notizie rapportate dai media in Italia c’è stata anche una che si riferiva agli arresti domiciliari ai quali erano stati sottoposti cinque indagati nell’ambito di una inchiesta coordinata dalla procura di Napoli. L’operazione era stata eseguita dai carabinieri del Ros (Raggruppamento operativo speciale n.d.a.). Tra gli arrestati c’erano un magistrato, sostituto procuratore a Salerno all’epoca dei fatti contestati, ed un’avvocatessa, sua compagna. Sono stati arrestati anche due imprenditori. Il quinto arrestato era un generale della Guardia di Finanzia in pensione. Riferendosi a quanto ha rapportato l’Agenzia Nazionale Stampa Associata (Ansa) sul caso, il generale in pensione insieme con gli altri due imprenditori arrestati avrebbero facilitato un consorzio di imprese per trasferire la sede da Napoli a Salerno, per sfuggire alle interdittive antimafia. Sempre secondo l’Ansa, tra le aziende facenti parte del consorzio c’erano anche alcune riconducibili alla criminalità organizzata ed a noti clan malavitosi, tutti soggetti delle indagini del Ros e della procura di Napoli. In più gli inquirenti hanno avuto buoni e basati motivi per credere che il trasferimento della sede del consorzio da Napoli a Salerno, nonché l’assegnazione di incarichi dirigenziali al generale in pensione e ad un altro generale dell’Arma dei carabinieri, anch’egli in pensione, era stato organizzato ed attuato per dare a tutto “una parvenza di liceità”. L’Ansa rapporta anche che le indagini che sono state svolte dall’ottobre 2020 al luglio 2021 avrebbero “…fatto luce su un vero e proprio “patto corruttivo” tra il magistrato a conoscenza, per ragioni d’ufficio, di informazioni coperte da segreto, e gli imprenditori del consorzio, i quali, avvalendosi della sua compiacenza, sarebbero riusciti a evitare i provvedimenti interdittivi della prefettura di Salerno, dove, peraltro, il consorzio in questione aveva la sua sede”. In più e sempre riferendosi alle fonti mediatiche, risulterebbe che tutti gli arrestati “sono indiziati, a vario titolo, dei reati di corruzione per l’esercizio delle funzioni, corruzione per atto contrario ai doveri d’ufficio, corruzione in atti giudiziari e induzione indebita a dare o promettere utilità”. Le stesse fonti mediatiche rapportano che dalle indagini risulterebbe anche che “…Gli imprenditori, inoltre, sempre avvalendosi dell’aiuto del magistrato, avevano intenzione di allacciare rapporti privilegiati con i funzionari del Palazzo di Governo di Salerno per conseguire la collocazione del consorzio nella cosiddetta “white list”. Tra gli obiettivi che si erano prefissati figura anche la sottoscrizione di un protocollo di legalità tra il loro consorzio e la Prefettura”.

    Chi scrive queste righe informava il nostro lettore il 4 aprile scorso di un articolo pubblicato il 28 marzo scorso sul Corriere della Sera ed intitolato Covid Lombardia, la missione albanese nel 2020 tra festini e multe (con un benzinaio infiltrato tra i medici). L’autore di quell’articolo trattava quanto accadeva, più di due anni fa ormai, con un gruppo di 30 medici ed infermieri arrivati il 29 marzo 2020 a Verona dall’Albania, per poi affiancare i colleghi italiani dell’ospedale di Brescia. L’autore del sopracitato articolo, dopo aver trattato il caso legato ai medici e agli infermieri albanesi arrivati in Italia, e dopo aver evidenziato e denunciato scandali, festini e multe, nonché quantità di denaro non dichiarato trasportato con l’aereo che aveva portato i medici e gli infermieri in Italia, aveva fatto riferimento anche ad un avvocato albanese che accompagnava il gruppo. “…Dopodiché, in questa narrazione a ritroso si deve, per la cronaca, evidenziare l’azione di collante del famoso avvocato albanese Engieli Agaci, difensore spesso di grossi narcotrafficanti e uomo assai ascoltato dalle nostre istituzioni” scriveva l’autore dell’articolo pubblicato il 28 marzo scorso sul Corriere della Sera.

    Chi scrive queste righe dopo aver informato il nostro lettore il 4 aprile scorso del contenuto di quell’articolo, aveva anche promesso di continuare a trattare in seguito chi era e che rappresentava il “famoso avvocato albanese”. Egli scriveva allora “…Guarda caso però, quel “famoso avvocato albanese” è anche il segretario generale del Consiglio dei ministri in Albania e anche l’eminenza grigia del primo ministro” (Misere bugie ed ingannevoli messinscene che accusano, 4 aprile 2022). Nel frattempo, dal 24 febbraio scorso, la guerra in Ucraina ha attirato tutta l’attenzione istituzionale, pubblica, civica ed umana a livello internazionale. Ragion per cui, nel suo piccolo, anche l’autore di queste righe ha cercato, sentitamente e doverosamente, di esprimere per il nostro lettore anche la sua opinione e le sue ferme convinzioni sulla guerra, dando così il suo umile e modesto contributo. Ma siccome le promesse devono essere sempre mantenute, egli ha continuato ad informare il nostro lettore anche dell’eminenza grigia del primo ministro albanese il 26 aprile scorso. Allora, riferendosi sempre al “difensore spesso di grossi narcotrafficanti”, scriveva “…Sono state diverse le denunce pubblicamente fatte e mai contestate dal diretto interessato, che accusano l’eminenza grigia del primo ministro albanese. Denunce ed accuse che hanno a che fare con tanti scandali milionari, con l’abuso del potere istituzionale, compresa la connivenza del potere politico con la criminalità organizzata e certi raggruppamenti occulti locali ed istituzionali che vedono direttamente ed istituzionalmente coinvolto “il famoso avvocato”” (A ciascuno secondo le proprie responsabilità, 26 aprile 2022).

    Guarda caso il generale in pensione della Guardia di Finanza, messo agli arresti domiciliari il 9 febbraio scorso insieme con un magistrato, un’avvocatessa, sua compagna e due imprenditori, è una persona ben nota anche in Albania. E guarda caso, sempre riferendosi alle fonti mediatiche e alle denunce pubbliche fatte e mai contestate, il generale in pensione della Guardia di Finanza risulterebbe essere anche una persona legata a dei rapporti “d’amicizia e di lavoro” con l’eminenza grigia del primo ministro albanese. Il generale è venuto in missione in Albania nel 1997, periodo molto turbato dagli scontri armati dovuti al crollo degli schemi finanziari piramidali e fraudolenti. Poi il generale è ritornato in Albania nell’ambito delle operazioni di monitoraggio dei terreni, sparsi su tutto il territorio nazionale, dove si coltivava la cannabis. A lui si è fatto riferimento anche in una indagine giornalistica, trasmessa due anni fa su RAI 3. Il generale risultava essere allora il dirigente di un’associazione culturale italiana, registrata in Albania. Un’associazione alla quale era stato “regalato” un vasto terreno sulla costa Albanese, guarda caso, da una persona indagata in Italia per i suoi legami con la Sacra Corona Unita. Contattato allora per telefono dal giornalista di RAI 3, il generale aveva risposto che nel periodo in cui gli era stato “regalato” il terreno “non era a conoscenza dei problemi legali che poteva avere avuto in Albania e men che meno in Italia” colui che gli aveva “regalato” il vasto terreno sulla costa, in una nota area esclusiva. Sempre dalle indagini di alcuni coraggiosi giornalisti albanesi, risulterebbe che “il famoso avvocato” offriva sempre il “generoso supporto” al suo amico generale, arrestato il 9 febbraio scorso in Italia. “Intermediazione” per il “regalo” del terreno sulla costa compresa. Dalle indagini dei giornalisti albanesi e riferendosi ad un diplomatico italiano, risulterebbe che tra il generale e l’eminenza grigia del primo ministro albanese i legami di collaborazione sono continuanti anche dopo che “l’avvocato difensore spesso di grossi narcotrafficanti e uomo assai ascoltato dalle nostre (italiane; n.d.a.) istituzioni” è diventato, nel settembre 2013, il segretario generale del Consiglio dei ministri in Albania. Incarico che esercita tuttora. Contattato dai coraggiosi giornalisti albanesi, il diretto interessato ha rifiutato di rispondere!

    Da alcuni anni ormai in Albania è stato pubblicamente denunciato un clamoroso e milionario scandalo che riguarda i contratti concessionari del governo albanese per tre inceneritori mai funzionanti e comunque profumatamente, ma illegalmente e irresponsabilmente, pagati con il denaro pubblico. E tutto ciò in uno dei Paesi più poveri in Europa! Ebbene, anche in questo caso, una delle persone direttamente coinvolte, per le sue mansioni istituzionali, è proprio l’eminenza grigia del primo ministro albanese! Con la sua firma sono state approvate e portate alla riounine del Consiglio dei ministri contratti concessionari clientelistici e corruttivi. Emblematico è il contratto stipulato, mandato per avere l’opinione dei vari ministri, rimandato con le opinioni positive da tutti, per poi essere ristipulato il contratto definitivo per uno dei tre inceneritori. Contratto che, con la firma del segretario generale del Consiglio dei ministri, “il famoso avvocato”, è stato approntato per la successiva riunione del Consiglio dei ministri. Tutto ciò accadeva in un solo giorno; il 16 dicembre 2014! Durante quella riunione, svolta l’indomani, 17 dicembre, è stato approvato all’unanimità quel contratto del tutto clientelistico e corruttivo. Chissà perché tanta fretta?!

    Chi scrive queste righe considera come diaboliche alleanze tra simili corrotti i legami del generale in pensione, arrestato il 9 febbraio scorso in Italia, ed il “famoso avvocato”, che dal settembre 2013 è il segretario generale del Consiglio dei ministri in Albania. Il suo “amico” generale è ormai agli arresti domiciliari. Mentre purtroppo l’eminenza grigia del primo ministro continua a firmare atti corruttivi e clientelistici milionari. E chi di dovere “acconsente”. Comprese le istituzione del sistema “riformato” della giustizia. Il diavolo sa ben citare la Sacra Scrittura per i suoi scopi.

  • Il significato ancora incompreso dello spread

    Era il novembre 2011 quando lo spread toccò i 575 punti base e qualcuno ancora oggi crede che vada attribuito alla “competenza” del governo Monti la successiva  riduzione, quando invece fu proprio Draghi, come presidente della BCE, attraverso l’acquisto al mercato secondario di tutti i titoli invenduti del debito pubblico italiano, a permettere la sua riduzione fino a quotazioni accettabili. Una strategia del presidente della BCE che vide la netta opposizione della Germania tanto da richiedere una discussione animata al Bundestag risolta con una approvazione obtorto collo alle politiche monetarie operate dalla Banca europea.

    In pratica questo atto di generosità “europea” altro non fu se non l’anticipazione di quel Quantitative  Easing, poi adottato dal 2016 dalla BCE, a favore di tutti i titoli europei del debito pubblico con l’obiettivo di fornire gli strumenti finanziari all’incremento della crescita economica.

    L’andamento del valore dello spread, quindi, o meglio della differenza dei rendimenti tra i bund tedeschi ed i titoli del debito pubblico italiano, indicava sostanzialmente, allora come oggi, il livello di credibilità attribuibile alla guida politica e governativa del nostro Paese.

    In più questa  valutazione si estende alle conseguenti strategie adottate dall’Italia espresse da quel mondo finanziario al quale il nostro Paese si rivolge per finanziare il proprio debito.

    L’altalenante andamento del valore dello spread è stato spesso  “interpretato”  dalla classe politica italiana  a proprio uso e consumo, talvolta è stato persino indicato anche come uno strumento di pressione nei confronti di un particolare schieramento politico alla guida del Paese.

    Queste imbarazzanti e sostanzialmente povere di contenuti analisi altro non rappresentavano che le espressioni di competenze quantomeno parziali e probabilmente anche di piccoli interessi di bottega politica. Queste sempre legittime interpretazioni oggi  si sciolgono come neve al sole nel periodo storico in cui alla guida del nostro Paese siede  la massima espressione del potere finanziario europeo e mondiale del recente passato: Mario Draghi.

    Come non ricordare le teorie complottiste di esponenti politici, ancora oggi all’interno del governo, i quali vedevano nell’andamento dello spread la volontà di influenzare le scelte del nostro Paese e della sua maggioranza a sostegno del governo. Quando, invece, l’andamento dello spread  rappresentava solo una classica espressione di sfiducia nei confronti di tutti i governi che dal 2011 ad oggi si sono alternati alla guida del nostro Paese i quali, seppure con alcune specificità, hanno sempre e solo aumentato la spesa pubblica contemporaneamente alla pressione fiscale.

    Andrebbe ricordato agli autori di tali tesi come la finanza,  specialmente se speculativa, non esprima alcun sesso o genere né tantomeno un senso di appartenenza ad uno specifico contesto politico ma semplicemente si allea alternativamente basandosi solo ed esclusivamente sul parametro del proprio interesse  immediato e magari speculativo.

    Il  fatto che oggi, poi, questo valore espresso dallo spread (200 punti base) abbia sempre come riferimento il titolo tedesco in un momento nel  la quale la stessa Germania sta vivendo uno dei periodi più difficili degli ultimi decenni,  anche a causa della propria esposizione nell’approvvigionamento energetico, dimostra quanto questo valore, relativamente basso,  debba invece venire  considerato molto negativo  per il nostro Paese. Quindi non così distante da quella sfiducia espressa nel novembre 2011 con i 575 punti base al governo dell’epoca. A maggior ragione se poi, proprio da oltre un anno,  alla guida del nostro Paese si trovi una delle massime espressioni di quel  “potere finanziario” il quale dimostra ancora una volta la propria natura terza non  praticando alcuno sconto, oggi come allora.

    Sembra incredibile come la storia economica, anche recente, del nostro Paese non insegni nulla alla classe politica e dirigente italiana.

  • La Commissione approva una misura italiana di aiuti di 44 milioni di euro a sostegno della modernizzazione delle attività di trasformazione alimentare di Mutti SpA

    La Commissione europea ha approvato una misura italiana di aiuti di 44 milioni di euro a favore dell’impresa alimentare Mutti SpA, nel rispetto delle norme dell’UE in materia di aiuti di Stato.

    L’aiuto sosterrà il progetto di Mutti SpA destinato a migliorare gli standard tecnologici e ambientali in materia di trasformazione alimentare, soprattutto in termini di riduzione del consumo di acqua e di energia. L’investimento ha inoltre come scopo la trasformazione digitale, in particolare l’utilizzo dei dati e delle tecnologie digitali per migliorare i processi aziendali e i sistemi di produzione nel settore manifatturiero.

    Il bilancio totale del progetto d’investimento ammonta a 105 milioni di euro, di cui 44 saranno coperti dall’Italia mediante sovvenzioni dirette. Il progetto sarà attuato nell’arco di tre anni (2022-2024).

    La Commissione ha valutato la misura in base alle norme dell’UE in materia di aiuti di Stato, ponendo particolare attenzione sull’articolo 107, paragrafo 3, lettera c) del trattato sul funzionamento dell’Unione europea, che consente agli Stati membri di sostenere lo sviluppo di determinate attività economiche secondo condizioni precise, nonché in base agli orientamenti per gli aiuti di Stato nei settori agricolo e forestale e nelle zone rurali per il periodo 2014-2020, prorogati fino al 31 dicembre 2022.

    La Commissione ha ritenuto che il regime fosse adeguato e necessario per conseguire gli obiettivi del progetto di investimento. La Commissione ha inoltre concluso che il regime è proporzionato, ovvero limitato al minimo indispensabile, e non avrà effetti negativi indebiti sulla concorrenza e sugli scambi nell’UE. Sulla base di queste premesse, la Commissione ha approvato la misura nel rispetto delle norme dell’Unione sugli aiuti di Stato.

    Fonte: Commissione europea

  • Prima delle sanzioni dall’Italia medaglie e riconoscimenti ai gerarchi moscoviti

    Prima delle sanzioni, con congelamento delle proprietà (ville e, ove ancora ancorati, yacht) in Italia, il nostro Paese ha tributato riconoscimenti a figure di spicco della Russia. Il 15 gennaio scorso, su proposta del ministro degli Esteri Luigi Di Maio e tramite decreto del presidente della Repubblica, il sottosegretario all’Industria del governo di Mosca, Viktor Leonidovich Evtukhov, è stato creato commendatore dell’Ordine della Stella d’Italia insieme all’oligarca Andrey Leonidovich Kostin. Come riferisce Panorama, Costi è stato insignito anche dalla Ue, ma questa volta non di un riconoscimento, bensì della qualifica di persona da sanzionare in seguito alla «operazione militare speciale» di Mosca in Ucraina. Sempre il 15 gennaio scorso, altri due russi sono stati insigniti del titolo di Cavaliere di Gran Croce, anche il primo ministro russo Mikhail Mishutin e il ministro dell’Industria e Commercio estero Denis Mantunov (insieme a loro, riporta il settimanale, la medesima onorificenza è stata riconosciuta a monsignor Gianfranco Ravasi). Infine, già dal 2017 sono commendatori Ordine al Merito della Repubblica italiana Dmitry Peskov, portavoce di Vladimir Putin, e Igor Sechin, amministratore delegato della lil company Rosneft, mentre il ceo di Gazprom Alexei Miller dal 2010 è Grande Ufficiale Ordine al Merito della Repubblica Italiana.

  • L’Italia punta sull’Africa per liberarsi dalla dipendenza dal gas russo

    La “campagna del gas” avviata dal governo italiano per ridurre la dipendenza energetica da Mosca procede a ritmo sostenuto, e dopo l’Algeria e l’Egitto, è stata la volta dell’Angola e del Congo. Costretto a casa dal Covid-19, il premier Mario Draghi ha dovuto dare forfait alla missione e così la delegazione è stata guidata dal ministro degli Esteri Luigi Di Maio e dal titolare della Transizione ecologica Roberto Cingolani, accompagnati dall’ad di Eni Claudio Descalzi. Il 20 aprile firma a Luanda di una joint-venture ad ampio raggio nel settore energetico per la produzione di materie prime (petrolio, gas naturale e gas naturale liquefatto) spingendo anche sulle fonti rinnovabili. Successivamente la lettera d’intenti per rafforzare la cooperazione energetica tra Roma e Brazzaville cui si aggiunge anche un accordo ad hoc firmato da Eni con il ministro congolese degli Idrocarburi che dà ufficialmente il via all’estrazione di Gnl nel 2023. Proprio nell’ottica di rafforzare la cooperazione nel settore energetico, Roma sta usando le ottime relazioni che il gruppo energetico italiano ha costruito in circa 70 anni di presenza in Africa, dove è leader sia in termini di produzione che di riserve.

    L’intenzione del governo italiano è di sviluppare un progetto già avviato da Eni nel paese africano, provando così a rendere indipendente il nostro Paese dalle forniture di Gazprom prima ancora che in sede europea si trovi una posizione unica sul pagamento delle forniture. L’anno scorso il gigante russo energetico ha garantito oltre 29 miliardi di metri cubi di metano. Il gas aggiuntivo dei giacimenti angolani e congolesi arriverebbe sotto forma di Gnl, gas naturale liquefatto, e proprio per questo il Governo italiano sta lavorando anche a un maggior utilizzo dei terminali di gassificazione, che in Italia attualmente sono tre. Peraltro i piani di Eni prevedono una crescita di investimenti e attività nei Paesi africani nei prossimi anni: a sud del Sahara i principali hub dell’Eni si trovano in Congo, Angola, Nigeria e Mozambico, aree in cui le attività estrattive sono aumentate in modo considerevole.

    Nel 2020, la produzione annuale di gas della società guidata da Descalzi è ammontata a 1,4 miliardi di metri cubi mentre quella complessiva di idrocarburi è stata pari a 27 milioni di boe. Con l’accordo siglato ora, viene impresso un sensibile colpo d’accelerazione alla produzione di gas in Congo: tramite lo sviluppo del progetto di gas naturale il cui avvio è previsto nel 2023, si punta a ottenere una capacità a regime di oltre 3 milioni di tonnellate/anno (oltre 4,5 miliardi di metri cubi/anno). L’export di gnl permetterà così di valorizzare la produzione di gas eccedente la domanda interna congolese. La Repubblica del Congo ed Eni hanno anche concordato la definizione di iniziative di decarbonizzazione per la promozione della transizione energetica sostenibile nel Paese. L’ad di Eni ha spiegato che così facendo il Congo è diventato “un laboratorio di energie future con tecnologia italiana. Per questo – ha aggiunto – è un momento importante per entrambi i Paesi e anche per la nostra società”. Descalzi ha ricordato che Eni è l’unico produttore di gas ma che ora “stiamo ampliando la nostra attività a tutta la parte agricola per creare biocarburanti, al solare, all’economia circolare”.

    Soddisfatto il ministro degli Esteri Luigi Di Maio che, in conferenza stampa, ha sottolineato come l’operazione di ridurre la dipendenza energetica dalla Russia rappresenti per l’Italia una “priorità”. Non solo, ma il governo italiano sta lavorando “duramente” anche sull’istituzione di un tetto al prezzo del gas europeo, su cui alcuni Paesi dell’Eurozona hanno espresso perplessità. E invece, ha sottolineato, “per noi rappresenta una priorità – ha aggiunto – e ci aspettiamo sostegno su questo”. Anche il titolare del dicastero della Transizione ecologica Roberto Cingolani ha rilevato l’importanza dell’accordo in Congo in questo senso e “l’Italia è uno dei paesi più virtuosi” in questo percorso. Parole di apprezzamento per l’intesa in Congo sono state espresse dal ministro congolese degli Affari esteri, della francofonia e dei congolesi all’estero Jean-Claude Gakosso che ha così commentato: “Si dice che tutto il mondo passa attraverso l’energia. Siamo felici di concludere accordo con l’Italia, e anche con Eni che qui si è dedicata anche in altri campi come la ricerca. Ma oggi si apre una strada nuova, quella della transizione energetica, una sfida che Eni è riuscita a cogliere”. Dopo la firma al ministero degli Affari Esteri, la delegazione italiana è stata ricevuta dal presidente della repubblica del Congo, Denis Sassou N’Guesso.

  • Addio a Donna Assunta Almirante, testimone di un’epoca della nostra storia

    Con la scomparsa di Donna Assunta Almirante viene a mancare una importante testimone di un’epoca, recente eppure lontanissima, della nostra storia. Difficile per chi è abituato a confrontarsi col mondo nell’immediatezza di un Twitter, spesso non ragionato a sufficienza per capirne le eventuali conseguenze, comprendere una realtà politica ed economica nella quale si intrecciavano avvenimenti tragici e delitti ideologici efferati mentre le comunicazioni erano affidate a poco più di un telefono fisso.

    Chiunque abbia vissuto i lunghi anni che hanno portato l’MSI da movimento marginale a motore di una nuova corrente di pensiero, che tentava di unire i valori della tradizione con le necessità ed urgenze del progresso, sa come quegli anni siano stati formativi e come il percorso indicato sia ancora in gran parte da percorrere.

    Donna Assunta ha conosciuto i dubbi, le inquietudini, le accelerazioni ed i rallentamenti, i tradimenti e le ingiustizie, i dolori e le disperazioni per tante vittime colpite dall’odio perché condivideva con Giorgio Almirante la strada difficile del Movimento Sociale italiano.

    Vogliamo ricordarla tenendo dentro di noi alcuni lontani ricordi che appartengono a un comune vissuto e la immaginiamo ora, elegante e sorridente, battagliera come sempre, mentre affronta questa nuova avventura che prima o poi tocca a tutti.

    A Giuliana, a tutti i famigliari, a quanti le hanno voluto bene, la nostra affettuosa partecipazione.

  • Il modello sudamericano

    Si scopre solo adesso che la riforma che ha portato al taglio dei parlamentari determinerà un accentramento di potere talmente imponente da creare una nuova oligarchia alla quale, attraverso l’accordo tra due soli parlamentari, sarà possibile porre le condizioni per una possibile crisi di governo, accrescendone quindi il potere discrezionale.

    Queste illuminate considerazioni vengono espresse “solo adesso” da Luciano Violante dopo che il suo partito, con l’obiettivo di consolidare un’intesa politica con i 5 Stelle (ai quali va attribuita la responsabilità della proposta politica), ha votato questa riforma disgraziata evidenziando, ancora una volta, il livello del valore etico, politico ed istituzionale del Partito Democratico.

    Sarebbe stato sufficiente infatti, per comprenderne le conseguenze, un semplice ragionamento elementare partendo dalla considerazione di come la riforma mantenesse inalterato il potere del Parlamento distribuendolo però tra un numero minore di parlamentari. Sarebbe emersa evidentemente una considerazione come quella attuale di Violante alla quale il segretario del PD risponde con un classico mutismo.

    Questa riforma di fatto rompe quell’equilibrio tra poteri contrapposti, il quale rappresenta l’essenza stessa della democrazia, accentrando così quello legislativo nelle mani di un numero minore di rappresentanti dello Stato il che equivale ad aumentarne potere, discrezionalità ed influenza.

    In questo modo la nostra democrazia declina verso un sistema politico all’interno del quale la delega elettorale rappresenta un aspetto sempre meno vincolante in quanto a questo un maggior potere dei parlamentari non viene contrapposta alcuna forma di riequilibrio, come potrebbe essere un vincolo di mandato anche parziale esercitato da parte degli elettori.

    In più questo disequilibrio assume sostanzialmente i connotati di un sistema istituzionale che nasce dalla contrapposizione tra poteri oligarchici istituzionali, con l’ulteriore aggravante che questa declinazione risulti il frutto non tanto di un progetto politico accentratore a bassa democraticità quanto della miserabile espressione di una semplice stupidità, intesa come l’incapacità di mettere in relazione causa ed effetto, dei proponenti e di chi l’ha approvata in parlamento.

    In questo contesto l’Italia di fatto esce dal novero delle democrazie occidentali per entrare in quello molto più variegato e squilibrato degli stati dell’America Latina (09.10.2019 https://www.ilpattosociale.it/2019/10/09/la-nuova-oligarchia-parlamentare/.

    Le considerazioni tardive di un esponente della sinistra italiana non tolgono né tantomeno attenuano le responsabilità di chi ha votato questa sciagurata riforma.

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