Italia

  • Presidente Draghi anche la rete idrica ha bisogno di lei

    Tra le tante assurdità che abbiamo ascoltato nei mesi scorsi anche quella che il bonus rubinetti aiuterebbe a diminuire lo spreco d’acqua, come ha dichiarato l’on. Alessia Rotta del Pd. I nuovi rubinetti devono avere una portata d’acqua limitata a 6 litri al minuto. All’esponente del Pd purtroppo sfugge la realtà, e che cioè la grande dispersione di acqua, bene non rinnovabile e fonte primaria di vita, deriva dall’obsolescenza della rete idrica nazionale, problema che da anni segnaliamo, non solo dalle pagine del Patto Sociale, ai vari governi che si succedono. Governi che hanno tutti continuato ad ignorare il grave problema nonostante vi siano ancora aree prive di acqua corrente giornaliera, una perdita economica costante e, in certe regioni, un giro malavitoso dietro le cisterne che rifornisco le abitazioni prive di acqua corrente. Sulla tragica situazione del nostro sistema idrico ci sono state molte inchieste giudiziarie e molti illeciti arricchimenti e sperperi per i troppi enti inutili che dovrebbero essere preposti a gestire l’acqua nei vari territori. Enti che in molti casi hanno assicurato posti ad esponenti di partito, Pd compreso! Basti pensare che il Pd di fatto controlla l’acquedotto lucano e pugliese, ma anche Hera e Publiacqua. Il 48%, almeno, dell’acqua della rete idrica si disperde perché la nostra rete ha più di 50 anni, è in gran parte ammalorata e rotta, è di proprietà pubblica, giustamente ma, ingiustamente, è gestita da una miriade di società miste comunali, regionali o da consorzi che nulla hanno fatto per rimediare al dissesto. Mentre aumentano le dispersioni d’acqua sono aumentare le tariffe salite quasi del 100% in dieci anni a tutto danno dei cittadini per la spesa e dello Stato perché la perdita dell’acqua è una perdita anche economica, basta pensare ai periodi di siccità che devono essere affrontati dal pubblico. Le tariffe variano da territorio a territorio e nonostante il rincaro delle tariffe molte sono le perdite dovute alla mala gestione e ai poltronifici. Speriamo che il Presidente Draghi intervenga anche su questo urgente problema, che i partiti volutamente ignorano, perché rimettere in sesto la rete idrica ed eliminare tanti enti inutili e fonte di sperpero significa far risparmiare lo Stato, i cittadini e dare posti di lavoro veri ed utili.

  • Il coronavirus è stato una tassa sui redditi di 1.650 euro a famiglia

    Incubo Covid per le tasche degli italiani. Mentre gli effetti sanitari continuano ad essere pesantissimi in tutto lo Stivale, arriva un dato preoccupante: la pandemia ci ha fortemente impoverito. Secondo Confesercenti, quasi un anno dopo lo scoppio della crisi pandemica, alle famiglie italiane sono venuti a mancare in media, e nonostante i numerosi ristori, 1.650 euro di redditi. E le prospettive di recupero sono lente e dipendono dagli esiti della campagna vaccinale, attualmente in ritardo sugli obiettivi fissati: continuando così, a fine 2021, il reddito medio delle famiglie sarà ancora 512 euro inferiore ai livelli pre-crisi.

    A livello territoriale, alla fine del 2021 la distanza maggiore dalle condizioni pre-Covid si registrerebbe in Emilia Romagna (-897 euro), seguita dalle Marche (-807 euro). Resterebbe invece al di sotto dei 200 euro la perdita delle famiglie pugliesi. Per quanto riguarda le altre Regioni, la contrazione dei redditi 2021 rispetto al 2019 sarebbe compresa fra 600 e 700 euro in Piemonte, Valle d’Aosta, Veneto, Toscana e Umbria. Superiori ai 500 euro sarebbero le perdite delle famiglie di Lombardia, Trentino Alto Adige e Friuli Venezia Giulia. La compressione dei redditi supererebbe i 400 euro nel Lazio, in Abruzzo, in Molise e in Sardegna.

    Chi soffre di più? Sicuramente i lavoratori autonomi, per i quali la perdita di reddito a fine 2020 avrebbe avvicinato i 44 miliardi e risulterebbe ancora pari a -27 miliardi nel 2021, e i lavoratori dipendenti del settore privato, che registrano una caduta di 43 miliardi, cui si è contrapposto un aumento di 2,5 miliardi per i dipendenti pubblici, trainato dalle assunzioni nel comparto sanitario. Il mancato recupero dei redditi nel corso del 2021 sarà fortemente asimmetrico anche a livello settoriale, perché prevalentemente concentrata in 2 soli comparti: quelli del ‘commercio, ristorazione e pubblici esercizi’ e quello delle ‘attività artistiche e di intrattenimento’ oltre che, ovviamente, del turismo.

    “La crisi da pandemia non ha colpito dunque tutti allo stesso modo: l’impatto, come i dati sui redditi dimostrano, si è concentrato quasi completamente sui lavoratori autonomi e sui loro dipendenti, con perdite decisamente superiori ai ristori diretti elargiti fino ad ora. Anche perché l’ultima tranche dei sostegni, quella che avrebbe dovuto arrivare con il Ristori V forte di 32 miliardi di risorse, ancora non si è materializzata, ad oltre 60 giorni dall’annuncio. Una situazione incredibile ed inaccettabile, che crea sconcerto e sfiducia negli imprenditori e nei loro dipendenti e che blocca qualsiasi prospettiva di ripresa”, ha commentato la presidente di Confesercenti Patrizia De Luise. Che ha lanciato un appello a Mario Draghi: “Chiediamo con forza al governo di accelerare sui sostegni promessi: le imprese sono al limite e non possono aspettare un altro mese”.

  • La Cina è sempre più vicina

    Mentre tutto il mondo affronta la pandemia e, di conseguenza, vede una grave recessione economica l’unica nazione che sembra in buona salute, nonostante il covid sia partito da lì, è la Cina che continua ad espandersi anche acquisendo sempre più importanti pezzi di aziende e strutture nel mondo ed in Italia, come dimostra un rapporto del Copasir. Secondo un’analisi, che si ferma al 2019, già due punti del nostro Pil sarebbero in mani asiatiche, sono infatti 405 le imprese italiane in mano ai cinesi e 760 sono le imprese partecipate, come riporta anche un articolo di Carlo Cambi. Oltre a queste ci sono le molte imprese avviate direttamente dai cinesi in Italia che, in città come Prato, posseggono interi quartieri ed hanno affittato rami d’azienda anche di supermercati. Il capo del colosso della farmaceutica mondiale Chem China ha comperato la produzione di gomme della Pirelli e sta acquisendo molte aziende agricole e vitivinicole con proprietà estese per 40.000 ettari. Anche le penne Omar sono ormai cinesi come gli yacht Ferretti, la moda per bambini o vari impianti di imballaggi di carta, ed ancora la Candy e le cucine Berloni, per non parlare della produzione di olio. I cinesi sono entrati nel capitale di Cassa Depositi e Prestiti e perciò hanno il 35% delle nostre reti energetiche. Ora la Cina si sta interessando alle medie imprese in vari settori, imprese, le medie e le piccole, che sono la colonna portante del nostro sistema ma che, a causa del covid, hanno sofferto in modo particolare diventando, molte, l’anello debole aggredibile sia dai capitali cinesi che dalle organizzazioni criminali che, come i cinesi, dispongono di molta liquidità. Particolare interesse hanno, i cinesi, per le imprese di robotica e delle nuove tecnologie, infatti hanno già acquisito, come soci, quote della Epistolio di Varese e l’Istituto italiano di tecnologia nel quale lavorano più di 1.700 ricercatori provenienti da tutto il mondo. La Cina ha rilevanti quote di capitale di Enel, Terna, Snam, Ansaldo Energia, e sulla così detta Via della Seta gli acquisti continuano anche in altri settori, dall’immobiliare al turismo. A Venezia, Firenze, Roma, Milano locali storici, palazzi, alberghi sono diventati e continuano a diventare di proprietà del dragone. I cinesi, con i tedeschi, sono nel gruppo Aspi (autostrade) e hanno messo gli occhi sul porto di Taranto. In un mondo libero dove vigesse un mercato corretto saremmo preoccupati solo in parte ma conosciamo bene come il governo cinese attui in molti settori il dumping, anche sociale, e come regole diverse, all’interno della stessa Organizzazione Mondiale del Commercio, non garantiscano, purtroppo, una leale concorrenza. Se a questo aggiungiamo i molti problemi legati alla contraffazione ed all’ingresso in Europa di merci illegali comprendiamo bene che ai problemi economici si aggiungano quelli della sicurezza e della salute e che il danno colpisce il sistema Italia consumatori compresi.

  • Piaggio tiene malgrado Covid e mette sul mercato nuovi modelli

    Piaggio tiene nell’anno della pandemia e rilancia con undici nuovi modelli a due ruote e uno stabilimento in Indonesia in arrivo nel 2021. Il Gruppo ha chiuso il 2020 con un utile a 31,3 milioni di euro, rispetto ai 46,7 milioni del 2019. Nel complesso i dati hanno confermato “l’efficacia della risposta del Gruppo alla pandemia che ha colpito l’economia mondiale”, afferma Roberto Colaninno, presidente e amministratore delegato.

    I ricavi si sono attestati a 1,31 miliardi di euro, in contrazione del 13,6% rispetto all’anno precedente a causa delle misure di contenimento per il Covid-19 che hanno provocato la chiusura delle attività produttive e commerciali per diverse settimane in molte Paesi. A garantire la tenuta dei conti è stata la performance del secondo semestre che ha visto i ricavi in crescita dell’1,3%, l’utile netto con un incremento dell’82,3% e le vendite di scooter e moto nel mondo aumentate del 20,7%. E con il 2020 ormai alle spalle il consiglio d’amministrazione ha deciso di proporre all’assemblea degli azionisti un saldo sul dividendo di 2,6 centesimi di euro per ciascuna azione, con un dividendo totale pari a 6,3 centesimi di euro, per complessivi 22,5 milioni di euro.

    Piaggio è riuscita a vendere nel mondo 482.700 veicoli, rispetto ai 611.300 nel 2019.  Il mercato dell’Asia Pacific ha registrato volumi in crescita del 9,4%, mentre quelli di Emea – Americas e India hanno presentato una flessione delle vendite rispettivamente dell’1,7% e 49,6%.  Nel segmento dei veicoli a 2 ruote, Piaggio ha rafforzato la propria leadership del mercato europeo raggiungendo una quota complessiva del 14,2%.

    Il 2020 va in soffitta con una “sostanziale tenuta dei risultati, sia sui mercati europei, sia su quelli asiatici”, aggiunge Colaninno. Le prospettive per il 2021 appaiono positive. Nell’anno in cui Moto Guzzi compie i suoi primi 100 anni di vita e Vespa i primi 75, il gruppo è pronto a lanciare undici nuovi modelli a 2 ruote ed un veicolo commerciale leggero. Prevista anche la costruzione del nuovo dipartimento di e-mobility a Pontedera (Pisa), l’avvio di un nuovo stabilimento in Indonesia e il completo rifacimento del sito produttivo e delle aree museali di Moto Guzzi. Centrale sarà anche il tema dei veicoli elettrici a 2 ruote. Piaggio è infatti reduce da un accordo con altri 3 grandi produttori per la costituzione di un consorzio che porterà alla realizzazione di batterie intercambiabili per motocicli e veicoli elettrici leggeri. Una vera e propria rivoluzione che ha l’obiettivo di arrivare all’utilizzo di una batteria unica per tutti i produttori.

  • Trame resistenti

    Ciao Paola ci hanno parlato dei tuoi corsi di tessitura a mano al telaio sull’isola di Alicudi. Ci racconti un po’ di te e come è nata l’idea?

    Le mie origini sono eoliane. Sono nata a Lipari, luogo in cui ho trascorso la mia infanzia e in cui ho deciso di tornare a vivere cinque anni fa. L’incontro con la tessitura (6 anni fa) è stato casuale. È avvenuto in età più matura ed è stato per me come essere tornata nella propria casa. E in effetti è accaduto tutto proprio al mio rientro a Lipari. Qui incontrai una tessitrice francese che viveva lì e che mi prestò un suo antico telaio per continuare a coltivare la mia recente passione.

    La scorsa estate, in piena pandemia, decisi di trasferirmi ad Alicudi, l’isola più lontana e luogo che, se fosse possibile immaginare geograficamente i sentimenti, rappresenterebbe di certo l’amore, un felice perimetro esistenziale e grande fonte di ispirazione per il mio lavoro. Uno dei miei obiettivi è quello di far dialogare la tradizione antica della tessitura manuale con il design contemporaneo. La produzione si caratterizza per la ricerca di geometrie, di scelte cromatiche, che trovano ispirazione nella mescolanza degli elementi, luoghi, colori mediterranei ed eoliani. Il risultato è una piccola produzione di tessuti realizzati utilizzando telai a pedali a 4 e a 8 licci, telai quadro e telai a tensione e un telaio a leve a 8 licci.

    Secondo te, perché oggi ha senso fare un corso di tessitura al telaio?

    Come tutti i lavori manuali anche la tessitura richiede tempo, pazienza e dedizione. La tessitura è, inoltre, studio, composizione, pensiero armonico e matematico. Sono profondamente convinta dell’enorme valore culturale, sociale e terapeutico del lavoro artigianale, e in particolare della tessitura. Aprire le porte a questo mondo, alle lentezze antiche e contemporanee al tempo stesso, è una grande avventura di spirito e di pensiero. In questo tempo strano e immobile al quale ci stiamo via via abituando, credo che potersi esprimere con la manualità, attraverso il tatto, semplice senso che ci è interdetto ora, possa rappresentare un piccolo dono; una piccola boa luminosa.

    Sono in programma dei corsi? E come ci si può iscrivere?

    La mia casa atelier è aperta a chiunque voglia fare questa esperienza tutto l’anno. Non ho delle date stabilite. Propongo corsi residenziali individuali sia corsi di gruppo (fino a un massimo di 4 persone) con telai a tensione e telai quadro, ed è possibile chiedere informazioni scrivendomi all’indirizzo mail: info@mouloudbottegatessile.com.

    Questo è il mio sito web: www.mouloudbottegatessile.com e questi i miei canali social:

    FB: Mouloud Bottega Tessile;

    IG: mouloud_bottega_tessile

    Chiunque voglia condividere questa esperienza è benvenuto.

     

    Non sono le perle a fare la collana. E’ il filo!

    (Detto contadino)

  • La stagflazione politica-amministrativa

    In passato si era già affrontato il problema del nostro Paese per le inevitabili ricadute economiche della gestione delle due forme massime di potere italiano rappresentate (1) dalla gestione della spesa pubblica e da quella del credito (2) nel lontano novembre 2018 (https://www.ilpattosociale.it/attualita/la-vera-diarchia/).

    L’esercizio di questi due poteri, interamente in mano alla classe politica (1) che interagisce con i vertici degli Istituti bancari (2), come poteva risultare ampiamente prevedibile invece di partorire delle politiche che potessero supportare il sistema economico italiano si sono rivelati dei veri e propri strumenti di autofinanziamento elettorale e sostegno finanziario al sistema bancario, totalmente a danno del sistema Italia.

    Questa metastasi economico-istituzionale ha prodotto negli ultimi vent’anni degli effetti devastanti, ora amplificati dopo un anno di pandemia.

    Anche durante l’ultimo anno questa alleanza tra due poteri ha dimostrato i propri effetti: basti in questo senso ricordare come dei 150 miliardi di garanzie statali destinati alle imprese stanziati dal governo Conte 2 solo 39 miliardi di reali risorse effettivamente si siano rese disponibili in termini di garanzie statali per gli imprenditori. Una buona parte di queste garanzie statali di Cassa Depositi e Prestiti risultano, viceversa, trattenute all’interno del circuito bancario ed utilizzate per rientri dei fidi della clientela e conseguentemente riduzione dei rischi stessi per l’istituto bancario.

    In questa operazione il silenzio del governo relativo a tale distorsione rispetto alla funzione originale di queste garanzie risulta assolutamente complice.

    Sicuramente la devastante pandemia da covid-19 ha amplificato un disastroso trend iniziato proprio nel 2000.

    Va ricordato, infatti, come dall’inizio del terzo millennio ad oggi la spesa pubblica sia aumentata del 85% ma con effetti fortemente contraddittori. In questo senso, per cominciare, va ricordato come, dato 100 il 1999, il sistema privato abbia aumentato la propria produttività di 29 punti (129) mentre la pubblica amministrazione lo abbia ridotto di 12,5 (87,5). L’aumento della spesa pubblica quindi, pur rendendo disponibili maggiori risorse finanziarie (frutto della sintesi di maggior debito e maggiore pressione fiscale), non ha prodotto alcun miglioramento dei servizi offerti dalla pubblica amministrazione e quindi della sua efficienza a supporto dell’impresa. Addirittura, e siamo appunto all’effetto paradossale, questa maggiore dotazione finanziaria per la P.A. ha determinato un abbassamento delle produttività vanificando, così, in buona parte i risultati ottenuti dal settore privato sempre sul fronte della produttività. Un fattore determinante assieme alla scarsa crescita da oltre vent’anni caratterizzante la nostra economia (https://www.ilpattosociale.it/attualita/linutile-crescita-della-produttivita/).

    In più, durante l’ultimo ventennio, i governi che si sono succeduti alla guida del nostro Paese hanno continuato a sperperare risorse pubbliche col duplice obiettivo di mantenere i propri bacini elettorali. Contemporaneamente hanno condotto delle battaglie politiche aspramente criticate dalla BCE (*) a favore della moneta elettronica (anche attraverso fiscalità premianti) come contropartita all’azione degli Istituti bancari nell’acquisto dei titoli del debito pubblico italiano.

    Questa assoluta mancanza di responsabilità, che coinvolge tutti i ministri economici degli ultimi governi, parte dalla comune considerazione di come, seppur basso, un tasso di crescita potesse comunque risultare compatibile con la gestione della finanza pubblica italiana, perlomeno nell’immediato che rappresenta l’orizzonte massimo di valutazione della classe politica italiana. Un pensiero espressione di una cultura economica irresponsabile come testimoniano gli ultimi dati relativi alla crescita del reddito disponibile degli italiani.

    Va ricordato come agli inizi del 2000 il reddito medio italiano rappresentasse l’83% di quello tedesco: ora, dopo vent’anni, questo rappresenta ormai solo poco più del 67%.

    In altre parole, al di là dell’andamento sinusoidale dell’economia internazionale, il nostro Paese ha registrato una diminuzione di reddito prodotto rispetto alla Germania pari al -0,75 % annuo

    All’interno di un mercato competitivo nel quale la Germania rappresenta la prima industria manifatturiera e noi la seconda è evidente che gli effetti devastanti di questo declino economico si manifestino in una progressiva perdita di competitività e un contemporaneo aumento dei costi sia per le imprese quanto per i consumatori.

    Solo al fine di offrire un esempio di economia quotidiana: per un’impresa italiana attualmente il gasolio alla pompa viene erogato al prezzo medio di 1,48 euro, in Germania viceversa risulta di 1,21 (**), una differenza di poco superiore al 22%, ovviamente a favore dell’utenza e delle imprese tedesche.

    Se poi si valuta anche il differenziale di reddito disponibile è evidente come il carburante in Italia venga pagato circa il 50% in più di quanto in Germania.

    A questo immediato “svantaggio competitivo” per l’economia italiana risulta inevitabile aggiungere, per quanto riguarda il trasporto delle merci su gomma (82% del totale) ma anche in termini più generali per l’economia nel suo complesso, ovviamente il costo delle autostrade. La concessione di un monopolio pubblico a gruppi privati, come sostenuto dall’intera classe di economisti ad accademici negli anni 90, non ha creato alcun vantaggio per l’utenza e tantomeno aumentato gli investimenti nelle Infrastrutture. Con buona pace delle teorie economiche che sostenevano strategie diverse da quanto realizzato in Svizzera ed in Germania.

    Due semplici esempi che mettono in evidenza come la nostra struttura economica sia caratterizzata da una serie di rendite di posizione a favore tanto dello Stato quanto di gruppi privati i quali hanno determinato una diminuzione per l’impresa della competitività e dei cittadini del reddito disponibile attraverso un continuo aggravio dei costi di servizio.

    In altre parole, il costante aumento delle tariffe dei servizi (sia in termini di costi diretti quanto di qualità del servizio stesso) forniti dalla pubblica amministrazione, pur con un aumento di risorse finanziarie e compensato da una bassa inflazione, risulta il primo elemento di una stagflazione.

    Il secondo elemento è conseguenziale al primo, individuabile nella sempre bassa crescita che ha caratterizzato negli ultimi vent’anni la nostra economia.

    Una vera e propria stagflazione politica – amministrativa che definisce in modo chiaro il fallimento di una scuola economica e politica i cui effetti sono stati un progressivo aumento della spesa pubblica e del debito ma con una diminuzione del reddito disponibile dei cittadini anche per i consumi.

    Si aggiunga poi che a causa di servizi della pubblica amministrazione sempre più scadenti molti contribuenti sono stati costretti a rivolgersi a soggetti privati per ottenere gli stessi servizi finanziati già col prelievo fiscale.

    Un doppio costo che drena risorse al circuito economico. In altre parole, la sintesi di un fallimento economico politico.

    (*) solo negli ultimi sei mesi la BCE ha richiamato due volte il Governo Conte ad una posizione neutrale rispetto alle forme di pagamento.

    (**) Grazie ad una riduzione dell’IVA a sostegno della ripresa economica post pandemia.

  • Coronavirus: la Commissione approva 40 milioni di euro dallo Stato italiano a sostegno della ricerca e dello sviluppo

    La Commissione europea ha approvato una misura italiana di aiuto di Stato per un importo di 40 milioni di euro, da destinare alle attività di ricerca e sviluppo dell’impresa biotecnologica ReiThera S.r.l. connesse al coronavirus. L’approvazione si inscrive nell’ambito del quadro temporaneo per le misure di aiuto di Stato a sostegno dell’economia nell’attuale emergenza COVID-19.

    “Questa misura dell’Italia da 40 milioni di euro sosterrà la ricerca incentrata su un nuovo vaccino contro il coronavirus”, ha commentato Margrethe Vestager, Vicepresidente esecutiva responsabile della politica di concorrenza. “Continueremo a collaborare strettamente con gli Stati membri per favorire le misure nazionali che ci possono aiutare a fornire risposte alla pandemia, in linea con le norme dell’UE.”

    Nell’ambito del quadro temporaneo l’Italia ha notificato alla Commissione una misura di aiuto del valore di 40 milioni di euro a sostegno delle attività di ricerca e sviluppo connesse al coronavirus svolte da ReiThera S.r.l., un’impresa di medie dimensioni con sede in Lazio che opera nel settore delle biotecnologie. Il sostegno pubblico assumerà la forma di sovvenzioni dirette.

    Scopo della misura è promuovere lo sviluppo di un nuovo vaccino contro il coronavirus, contribuendo così alla ricerca di soluzioni per affrontare l’attuale crisi sanitaria. Il vaccino sperimentale ReiThera è già stato oggetto di studi preclinici e di uno studio clinico di fase I, che ne ha dimostrato la sicurezza per adulti e anziani. Ora la misura aiuterà a predisporre e attuare la prossima tappa, che consiste in uno studio di fase II/III per confermare che il vaccino è sicuro ed efficace.

    La Commissione ha constatato che la misura di aiuto è in linea con le condizioni stabilite nel quadro temporaneo: nello specifico i) coprirà meno del 60 % dei costi di ricerca e sviluppo e ii) i risultati delle attività di ricerca saranno messi a disposizione di terzi nello Spazio economico europeo a condizioni di mercato non discriminatorie attraverso licenze non esclusive.

    La Commissione ha concluso che la misura dello Stato italiano è necessaria, opportuna e proporzionata a quanto necessario per contrastare la crisi sanitaria. Su queste basi la Commissione ha approvato la misura di aiuto in quanto conforme alle norme dell’Unione sugli aiuti di Stato.

    Fonte: Commissione europea

  • Il riscaldamento minaccia il 50% delle foreste in Europa

    Il ‘polmone verde’ d’Europa è sempre più vulnerabile: colpa del riscaldamento globale, che minaccia oltre la metà delle foreste del continente con incendi, forti venti e la diffusione di insetti e parassiti dannosi. A quantificare e mappare queste fragilità, sulla base dei dati degli ultimi 40 anni, è uno studio condotto dal Joint Research Centre (Jrc) della Commissione europea a Ispra (Varese), in collaborazione con il Max-Planck Institute e le università di Firenze, Valencia ed Helsinki.

    I risultati, pubblicati sulla rivista Nature Communications, potranno contribuire a migliorare le strategie di salvaguardia dell’ambiente. Questo vale anche per l’Italia, che nello studio mostra il suo tallone d’Achille nelle foreste dell’arco alpino. “C’è però un ampio margine di miglioramento – spiega Giovanni Forzieri, ingegnere ambientale del Jrc -, perché i dati dimostrano che la vulnerabilità dipende fortemente da parametri strutturali, come altezza, età delle foreste e grado di copertura fogliare, su cui è possibile intervenire con appropriate strategie di adattamento”.

    In Europa le foreste occupano un’area di oltre due milioni di chilometri quadrati, pari al 33% della superficie del continente. Incapaci di reagire ai cambiamenti più repentini, per la lentezza che caratterizza la crescita degli alberi, le foreste ora più che mai risentono del riscaldamento globale, che amplifica minacce naturali da sempre presenti come gli incendi, i forti venti in grado di sradicare le piante e la diffusione di insetti e parassiti pericolosi.

    I ricercatori hanno provato a ricostruire l’evoluzione di queste vulnerabilità nel corso degli ultimi 40 anni: lo hanno fatto grazie a dei sistemi di apprendimento automatico, con cui hanno integrato i dati satellitari con quelli relativi al clima e ai fattori perturbanti che hanno colpito le foreste dell’Europa (incluse quelle di Turchia e Russia europea) tra il 1979 e il 2018.

    I risultati indicano che almeno il 60% della biomassa delle foreste europee (oltre 33 miliardi di tonnellate) è a rischio. La suscettibilità ai forti venti è più accentuata in Norvegia, nella parte settentrionale delle isole britanniche, in Portogallo e nell’Europa meridionale, soprattutto nelle zone montuose (Alpi, Caucaso, Carpazi) dove la vulnerabilità (cioè la percentuale di biomassa che potrebbe essere persa) raggiunge il 40%.

    Gli incendi sono una minaccia soprattutto per Svezia, Finlandia, Russia europea, Turchia e parte meridionale della penisola iberica, ma sono sempre più presenti anche in Italia. La suscettibilità agli attacchi degli insetti è complessivamente cresciuta dal 2000 a oggi, addirittura del 2% per decennio nelle foreste del nord (in alcune aree della Scandinavia e della Russia), dove l’aumento delle temperature è più veloce.

  • Incorreggibili italiani, oltre la metà di loro sta già progettando le vacanze

    Il Covid continua a colpire duramente il turismo, con flussi in calo non solo dall’estero ma anche dall’Italia. Ma nonostante il quadro ancora pieno di incertezze, con gli spostamenti tra regioni ancora vietati e le varianti del virus che potrebbero richiedere un inasprimento delle restrizioni, gli italiani non perdono fiducia nella possibilità di tornare presto a spostarsi e raggiungere mete di villeggiatura, soprattutto nel Belpaese.

    E’ la fotografia che emerge dalle più recenti rilevazioni dell’Osservatorio sull’Economia del Turismo delle Camere di Commercio di Isnart e Unioncamere, secondo cui più della metà degli italiani – al di sopra dei 18 anni – sta pianificando una vacanza per il 2021; di questi l’80% indica tra le mete l’Italia non appena le condizioni lo consentiranno.

    Questo cauto ottimismo non cancella tuttavia gli effetti che la pandemia continua a produrre sul settore del turismo. Lo scenario previsivo, infatti – evidenziano i dati – descrive il perdurare della crisi e l’analisi predittiva per i primi tre mesi del 2021 dà indicazioni di perdita pari a circa il -64% dei flussi italiani e dell’85% di quelli internazionali rispetto al 2019. Con una ulteriore perdita in termini di ricavi stimabile in circa 8 miliardi di euro.

    Nel consuntivo del 2020, secondo le rilevazioni, le presenze turistiche in Italia sono stimate in calo del 64% rispetto al 2019. Anche le entrate derivanti dalla spesa turistica hanno fatto registrare una contrazione di 53 miliardi di euro rispetto al 2019, attribuibile per lo più alla forte riduzione delle presenze internazionali nei mesi estivi (con picchi di -73%). Complessivamente nel 2020 è rimasto invenduto il 75% delle camere disponibili nelle strutture ricettive alberghiere ed extralberghiere. Miglioramenti si sono registrati esclusivamente nei mesi di luglio e agosto in cui i tassi di occupazione delle camere in media hanno raggiunto rispettivamente il 46% ed il 69%.

    Ad essere colpite duramente sono state le destinazioni più scelte dai visitatori stranieri: le città d’arte, luoghi che fino all’anno scorso intercettavano il 38% dei flussi turistici. La modesta ripresa del mese di agosto è stata legata quasi esclusivamente al turismo domestico, rappresentato dai 27 milioni di italiani che hanno fatto vacanze privilegiando mete di vicinato, il cui impatto ha compensato solo in minima parte la perdita economica complessiva.

  • In un paese normale

    All’interno di un paese responsabile tutte le diverse autorità politiche ed amministrative dovrebbero operare, specialmente in un periodo di emergenza sanitaria come quella attuale, con l’obiettivo evidente di attenuare gli effetti devastanti sanitari, economici e sociali della pandemia. Quindi, sempre all’interno del medesimo paese responsabile, gli obiettivi da perseguire dovrebbero venire individuati nell’immediato (1) nel contenimento di ogni conseguenza sanitaria legata direttamente alla pandemia, mentre nel futuro più prossimo (2) nel neutralizzarli in previsione di una terza ondata allestendo un piano pandemico adeguato.

    A novembre del 2020 il Ministro della Sanità Speranza e il suo commissario Arcuri si spesero per l’allestimento delle famose Primule dal costo di 400.000 euro ciascuna con il meraviglioso contributo creativo dell’archistar Boeri. Un progetto devastante sotto il profilo della distrazione dall’obiettivo principale che doveva essere rappresentato dalla individuazione di spazi esistenti all’interno dei quali allestire le vaccinazioni di massa, come ampiamente avvenuto in Gran Bretagna. Nel paese protagonista della Brexit le vaccinazioni sono state allestite anche all’interno delle chiese mentre in Israele addirittura nei centri commerciali dell’Ikea: dimostrazione di un felice ed intelligente pragmatismo privo di remore ideologiche.

    In un paese normale, poi, a novembre, ma forse già da ottobre, il governo italiano avrebbe dovuto preoccuparsi di ottenere delle forniture di vaccini adeguate esattamente come ha fatto la Germania. Paradossale come, per quanto riguarda l’allestimento operativo dei piani vaccinali, Gran Bretagna ed Israele non facciano parte dell’Unione Europea mentre la Germania abbia acquistato dosi aggiuntive di vaccini trasgredendo le regole dell’Unione Europea. Ulteriore conferma di come lo spirito europeista venga ancora una volta messo a dura prova dalla inconsistenza professionale e strategica dell’Unione Europea stessa, manifestazione cristallina di una inadeguatezza delle “risorse umane” europee.

    Tornando, quindi, ad un paese normale le nuove richieste di lockdown, anche se probabilmente inevitabili, ora rappresentano però in modo chiaro e limpido il fallimento delle strategie di contenimento ma soprattutto l’assenza di un’operatività per una vaccinazione di massa: ancora oggi infatti, e siamo all’inizio di marzo, non è operativo un vero e proprio piano vaccinale anche nelle direttive generali. In aggiunta, solo adesso verrà coinvolta l’industria farmaceutica in una possibile produzione di vaccini in licenza.

    In questo contesto risulta patetica, oltre che irritante, la giustificazione delle autorità europee italiane e regionali che indicano nel ritardo nella consegna dei vaccini la motivazione di questo vergognoso ritardo. Una situazione assolutamente intollerabile proprio ora che i numeri dimostrano come addirittura di alcuni vaccini vengano utilizzati solo il 10% (Astra Zeneca) mentre per quanto riguarda gli altri oltre il 30% rimanga inutilizzato.

    In questa situazione all’interno di un paese normale i responsabili di tale fallimento che coinvolge una intera classe politica nazionale e regionale (come non ricordare la frase “abbiamo 27 milioni di dosi” del presidente della Regione Veneto) i responsabili dovrebbero alzarsi in piedi e chiedere scusa per i danni che stanno arrecando con i nuovi lockdown legati più ad un ritardo nell’esecuzione di un piano vaccinale generale che non alle mutazioni del virus stesso.

    Il risultato netto legato a questa assoluta incertezza si manifesta non tanto nella difficoltà di comprendere le variabili del virus quanto nella assoluta incertezza legata alla percezione della mancanza, ancora oggi, di un piano vaccinale complessivo ed adeguato alle aspettative di un paese normale: il nostro.

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