Milano

  • Brexit anche a Piazza Affari, Borsa Italiana è in cerca di acquirenti

    Borsa Italiana è ufficialmente sul mercato. Il London Stock Exchange di cui Piazza Affari fa parte dal 2007, dopo mesi di rumors, esce allo scoperto e in occasione della semestrale, conferma di aver avviato discussioni esplorative che potrebbero tradursi nella potenziale cessione di Borsa Italiana o della quota in Mts, la piattaforma telematica riservata ai titoli di Stato.

    Una mossa, quella dell’Lse, per agevolare l’approvazione da parte dell’Antitrust europeo dell’acquisizione, da 27 miliardi di dollari di Refinitiv provider di dati finanziari e gestore di piattaforme di trading. Sull’operazione che è stata annunciata un anno fa, Lse si aspetta di chiudere per la fine di questo anno a inizio 2021. “Stiamo facendo buoni progressi assicurando una serie di approvazioni normative e impegnandoci costruttivamente con le autorità sulle autorizzazioni rimanenti”, spiega l’ad del London Stock Exhange, David Schwimmer.

    La Commissione europea ha avviato a giugno un’indagine approfondita temendo che possa ridurre la concorrenza. La notifica dell’operazione è stata inviata alla Commissione Competitività dell’Ue il 13 maggio scorso, il 22 giugno l’Antitrust europeo ha comunicato di voler andare alla Fase 2 per approfondire il dossier e, dal 13 luglio, la deadline prevista per una decisione è stata sospesa.

    Quanto a Borsa Italiana o alla piattaforma Mts “non ci sono certezze che Lse deciderà di procedere con un’operazione in relazione a uno o l’altro di queste attività”, spiega lo stesso London Stock Exchange. Tuttavia, la conferma di Londra offre nuovo carburante alle speculazioni degli ultimi mesi con Borsa Italiana nel mirino tanto di Deutsche Boerse (Francoforte) che di Euronext, quest’ultima già controlla i listini di Parigi, Amsterdam, Bruxelles e Lisbona.

    Milano si può blindare con la Golden Power. Lo ricorda anche il deputato del Movimento 5 Stelle e componente della Commissione finanze, Davide Zanichelli. Insieme ad altri quattro deputati, peraltro, ha depositato una risoluzione in Commissione “per impegnare il Governo – spiega – ad intraprendere ogni iniziativa al fine di concertare un’offerta competitiva in grado di riportare Borsa Italiana all’interno dei confini del Paese”. In questo senso “è bene” che l’esecutivo “lavori attivamente – sottolinea – per la nascita di una proposta tutta italiana che eventualmente contempli anche la Cdp insieme ad un pool di banche e istituzioni finanziarie del Paese”.

  • The Dreamers. Sognatori nel tempo dell’abbandono

    Non c’è un perché e neppure un giorno preciso in cui è nato in lei il desiderio di esplorare quei luoghi nascosti, abbandonati, dimenticati dalla memoria collettiva ma che, guardandoli, sanno fare esplodere tutte le emozioni che un’anima possa provare per poi narrarle con le immagini, i colori, a metà strada tra il delirio onirico e le verità a lungo celate. Con la mostra The Dreamers. Sognatori nel tempo dell’abbandono, negli spazi di Vento&Associati presso la Fabbrica del Vapore a Milano, Donatella Izzo, artista milanese, racconta di spazi vuoti, decadenti, manicomi dove prende vita un passato non lontano da noi in cui uomini, donne, bambini sono stati rinchiusi, annientati perché ritenuti folli, diversi, ingombranti, incompresi ma dei quali forse andava solo capita la voglia di vivere in maniera creativa, non convenzionale, libera da regole o, più semplicemente, attraversata da patologie che la non conoscenza del tempo, il pregiudizio e la superstizione richiedevano l’allontanamento e la vita nel dimenticatoio.

    Donatella Izzo entra nei manicomi deserti, molti dei quali ormai in preda all’incuria e all’abbandono, e ricompone con delicatezza e amore le fattezze più soavi e armoniose delle visioni incantate dei matti. E così ecco scorrere geishe amorose, monaci oranti in estasi, combattenti nipponici in quei luoghi che sono le icone dell’abisso in cui sono state condannate a soffrire alcune vittime sacrificali in un tempo dimenticato dal quale giungono lontane le grida di dolore causate dalle violenze subite in nome di un ritorno ad una ‘normalità’ imposta.

    La mostra, che si inserisce nella programmazione estiva della Fabbrica del Vapore, è un varco aperto nella memoria sepolta delle avventure più feroci e infami della mente, scopre i registri del delirio quotidiano di esseri umani che erano dimenticati ancora prima di essere censiti dalle anagrafi.

    Curata da Matteo Galbiati e inserita nel progetto Spazio al Talento del Comune di Milano con il Sostegno di Fondazione Cariplo, The Dreamers. Sognatori nel tempo dell’abbandono sarà visitabile fino al 31 ottobre 2020 in via Procaccini, 4 – Lotto 11.

  • Ripartono le mostre al MUDEC di Milano

    La programmazione del palinsesto delle mostre di 24 ORE Cultura previsto per il 2020 al MUDEC – Museo delle Culture di Milano, rimandato causa emergenza Covid-19, riprende con le nuove date di apertura delle mostre che erano già a calendario 2020:

    Robot. The Human Project – apertura al pubblico: 26 novembre 2020;

    Tina ModottiDonne, Messico e Libertà – apertura al pubblico: 19 gennaio 2021;

    L’apertura al pubblico della mostra DisneyL’arte di raccontare storie senza tempo, spostata in un primo tempo al 3 settembre 2020, sarà prevista invece per il 2021.

     

  • EMME22: raccontare all’antica ma con animo nuovo

    “Il nero è l’inizio di tutto, il grado zero, il profilo, il contenitore e il contenuto. Senza le sue ombre, il suo rilievo e il suo sostegno avrei l’impressione che gli altri colori non esistano”. La citazione è di Christian Lacroix, il nero al quale si fa riferimento, in questo caso, è l’elegante sfondo, il fil rouge che lega gli elementi della rivista telematica EMME22 della giornalista Clementina Speranza, nata da pochi giorni ma che promette, con classe, di raccontare il bello, l’eleganza, l’arte, la cultura che animano Milano, e non solo. Una bella sfida dopo il lungo periodo di lockdown e in tempi di grandi incertezze, ma, come si suol dire in certi casi, le migliori idee nascono proprio quando tutto sembra più difficile. Ci siamo incuriositi e abbiamo deciso di saperne di più dalla fondatrice di questa rivista glamour e scoppiettante al tempo stesso.

    Perché EMME22?

    Emme sta per Moda, Milano, Magazine. La rivista nasce a Milano ma tratta articoli a carattere nazionale e non solo. Con 22 si fa riferimento a Lettera 22, la macchina da scrivere dell’Olivetti, simbolo del giornalismo.

    E anche alla macchina da scrivere con la quale da bambina ho iniziato a battere le prime lettere che dedicavo a mio nonno.  Un’Olivetti Lettera 22 era custodita nel suo studio, rimasto, dopo la sua morte, così come lui l’aveva lasciato. Nonno era docente universitario e con quella macchina aveva scritto le sue pubblicazioni. A me piaceva l’idea di toccare i tasti che aveva sfiorato lui, purtroppo non l’ho conosciuto, è morto prima che io nascessi. Oggi la conservo gelosamente sulla mia scrivania.

    Da cosa nasce l’idea di una rivista on line?

    Già nel 2004 curavo una rubrica online, e oggi mi rendo conto che l’online costituisce il futuro. Resto comunque innamorata della carta stampata e mi piacerebbe proporre anche la versione cartacea. Nell’impostare EMME22 ho sempre tenuto in mente il formato tradizionale delle riviste: copertina, indice e notizie accompagnate da immagini.

    Emme22 ha una copertina come le riviste classiche, ma consente al lettore di cliccare e introdursi immediatamente nella sezione che più gli interessa.

    Quali sono state le difficoltà che hai incontrato nella realizzazione del tuo progetto?

    Avevo un’idea molto chiara sull’immagine grafica, ma non è stato facile trovare chi la realizzasse. Poi il problema è stato, ed è tutt’ora, trovare chi scrive con passione, chi non fa solo copia-incolla di comunicati stampa, chi davvero legge tutto un libro prima di recensirlo, chi ha voglia di intervistare e sbobinare, chi ancora svolge questo lavoro “all’antica” e con animo nuovo.

    Cosa offre di diverso EMME22 rispetto alle tante pubblicazioni che negli ultimi tempi sono nate anche grazie ai canali social?

    L’eterogeneità delle sezioni. Gli approfondimenti giornalistici tramite interviste e video interviste. Poi ci saranno anche le riprese durante sfilate di moda, presentazioni di nuovi prodotti e brand. Eventi in generale. E questo grazie anche alla collaborazione di bravi fotografi e video maker.

    Siamo sempre alla ricerca di aziende e di realtà interessanti da raccontare. Per eventuali proposte invitiamo a scrivere a: info@emme22.it

    Qual è il tuo pubblico di riferimento?

    Dal primo giorno del mio lavoro al Corriere della Sera mi hanno insegnato a utilizzare un linguaggio semplice per arrivare a tutti.  Propongo per questo anche una varietà di sezioni: Moda, Arte&Design, Salute-Wellness-Beauty, Libri, Food&beverage, No Profit, Sport, Viaggi. Più una per brevi interviste Video.

    Con i video che gireranno sui social desidero catturare l’attenzione e portare alla rivista quanti più lettori sia possibile.

    Arrivi dalla tv, dove hai raccontato storie imprenditoriali di successo, e dal mondo dell’economia. Quanto ha ereditato la rivista dalle tue esperienze passate e in cosa differisce da esse?

    In EMME 22 c’è tutta la mia esperienza. I miei studi passati nell’ambito dell’arte e nella moda, poi la mia conduzione di programmi televisivi e la collaborazione con il Corriere Economia. Ho insegnato giornalismo per 5 anni, a Milano, a contatto con i giovani ho capito cosa più li attrae, e con loro ho esplorato il mondo dei blogger.

    EMME22 vuole essere il punto di incontro di tante esperienze. E poi, sono sempre aperta a nuove idee.

    Quanto c’è della tua Sicilia nel racconto della Milano di EMME22?

    La Sicilia c’è sempre. Anche al Corriere proponevo aziende siciliane. Si fa più fatica a scrivere di loro perché spesso non sono supportate dagli uffici stampa e molti imprenditori non sono abituati alle interviste. Ma in Sicilia ci sono bellissime realtà imprenditoriali e mi piace scovarle e farle conoscere. Nella sezione “Video”, per esempio, tra le sfilate milanesi c’è l’intervista a Pucci Scafidi, il fotografo palermitano che in occasione dei 30 anni di carriera ha presentato, a Milano, l’ultimo suo libro Fimmina. 21 volti di donne siciliane, tra cui l’attrice Maria Grazia Cucinotta, la chef stellata Patrizia di Benedetto, la Presidentessa nazionale di terziario donna di Confcommercio Patrizia di Dio, la scrittrice Stefania Auci. Nella sezione “Food6&Beverage”, a fianco di brand che raccontano di champagne, franciacorta e Brunello, ci sono le storie di alcune cantine siciliane. Attualmente quella di Musita, a Salemi: un’azienda attenta all’ambiente e all’ecosostenibilità, che nel 2015 riceve il premio per il “Miglior Spumante della Sicilia”.

    C’è la storia di Teo Musso e la nascita di Baladin, la birra artigianale che fino a quel momento non esisteva in Italia. A raccontarla Paolo Di Caro, Presidente di Fondazione Italiana Sommelier Sicilia.

    Cosa ti aspetti da questa avventura?

    EMME22 è una mia creatura. Muove adesso i suoi primi passi, mi auguro che cresca, si sviluppi e incontri il favore del pubblico.

  • Nasce la Food Forest, il bosco edibile di Milano

    10mila metri quadrati di bosco ‘edibile’ a Milano. E’ la Food Forest che sorgerà nell’autunno 2020 all’interno del Parco Nord di Milano dove saranno piantumate 2000 piante tra alberi e arbusti da frutto, da legno e medicinali che potranno essere adottati dai cittadini. Si potranno scoprire, infatti funzioni e usi di specie autoctone poco conosciute o utilizzate in cucina. L’adozione delle piante avviene grazie al supporto dei “Green Saturdays”, iniziativa organizzata dalla catena di ristoranti That’s Vapore che, per ciascun sabato a partire dall’11 luglio, dedicherà il 50% del ricavo dei piatti vegetariani consumati all’interno dei locali o ordinati tramite delivery alla piantumazione degli alberi che avverrà in autunno. E tra qualche anno si potranno finalmente raccogliere frutti, bacche, gemme e foglie. L’analisi del territorio, la scelta delle specie e la messa a terra sono curate da Etifor, spin-off dell’Università di Padova specializzato in riforestazione, certificazione e valorizzazione del patrimonio naturale. Le prime specie che compariranno all’interno della foresta saranno acero, biancospino, carpino, ciliegio, frassino, melo selvatico, nocciolo, pero selvatico, prugnolo, rosa canina, sanguinella, quercia e tiglio. All’interno di questo nuovo spazio verde verranno strutturati tre percorsi stagionali, primaverile, estivo e autunnale, per guidare il visitatore alla scoperta di storia, usi e ricette riguardanti le piante presenti grazie ad un apposito QR code riportato sulla segnaletica. Obiettivo dei ‘Green Saturdays’ è aiutare le persone a prendersi cura di sé attraverso un’alimentazione naturale e bilanciata e, al tempo stesso, contribuire a prendersi cura tutti insieme dell’ambiente in cui viviamo. Le specie piantate, una volte adulte, saranno in gradi trattenere tra i 7 e i 33 kg di CO2 ogni anno per ciascuna pianta.

  • In arrivo a Milano alla Fabbrica del Vapore ‘Frida Kahlo. Il caos dentro’

    Frida Khalo torna a Milano dopo quasi due anni per aprirci il suo mondo, i suoi colori, le sue passioni, le sue stanze. Dal 10 ottobre 2020 al 28 marzo 2021 alla Fabbrica del Vapore di Milano arriva infatti Frida Khalo. Il caos dentro, un percorso sensoriale altamente tecnologico e spettacolare che immerge il visitatore nella vita della grande artista messicana, esplorandone la dimensione artistica, umana, spirituale.

    Prodotta da Navigare con il Comune di Milano, con la collaborazione del Consolato del Messico di Milano, della Camera di Commercio Italiana in Messico, della Fondazione Leo Matiz, del Banco del Messico, della Galleria messicana Oscar Roman, del Detroit Institute of Arts e del Museo Estudio Diego Rivera y Frida Khalo, la mostra è curata da Antonio Arèvalo, Alejandra Matiz, Milagros Ancheita e Maria Rosso e rappresenta un’occasione unica per entrare negli ambienti dove la pittrice visse, per capire, attraverso i suoi scritti e la riproduzione delle sue opere, la sua poetica e il fondamentale rapporto con Diego Rivera, per vivere, attraverso i suoi abiti e i suoi oggetti, la sua quotidianità e gli elementi della cultura popolare tanto cari all’artista.

    In attesa di visitarla raccontiamo cosa lo spettatore potrà vedere nei prossimi mesi, provando ad immaginare il tripudio di colori e fantasia al quale assisterà.

    La mostra, dopo una spettacolare sezione multimediale con immagini animate e una avvincente cronistoria raccontata attraverso le date che hanno segnato le vicende personali e artistiche della pittrice, entra nel vivo con la riproduzione minuziosa dei tre ambienti più vissuti da Frida a Casa Azul, la celebre magione messicana costruita in stile francese da Guillermo Kahlo nel 1904 e meta di turisti e appassionati da tutto il mondo: la camera da letto, lo studio realizzato nel 1946 al secondo piano e il giardino.

    Dopo la sezione ‘I colori dell’anima’ con i magnifici ritratti fotografici di Frida realizzati dal celebre fotografo colombiano Leonet Matiz Espinoza, si passa al piano superiore con una sezione dedicata a Diego Rivera in cui verranno proiettate le lettere più evocative che Frida scrisse al marito. E una stanza dedicata alla cultura e all’arte popolare in Messico, che tanta influenza ebbero sulla vita della Khalo, trattate su grandi pannelli grafici dove se ne raccontano le origini, le rivoluzioni, l’iconografia, gli elementi dell’artigianato: collane, orecchini, anelli e ornamenti propri della tradizione che hanno impreziosito l’abbigliamento di Frida. Nella sezione seguente sono esposti gli abiti della tradizione messicana che hanno ispirato ed influenzato i modelli usati dalla celebre artista.

    Nella sezione FRIDA E IL SUO DOPPIO sono esposte le riproduzioni in formato modlight di quindici tra i più conosciuti autoritratti che la Khalo realizzò nel corso della sua carriera artistica, tra cui Autoritratto con collana (1933), Autoritratto con treccia (1941), Autoritratto con scimmie (1945), La colonna spezzata (1944), Il cervo ferito (1946), Diego ed io (1949).

    A conferma della grande fama globale di cui la pittrice messicana gode, la mostra prosegue con una straordinaria collezione di francobolli, dove Frida è stata effigiata, una raccolta unica con le emissioni di diversi Stati.

    Il percorso comprende anche l’opera originale di Frida del 1938 Piden Aeroplanos y les dan Alas de Petate – Chiedono aeroplani e gli danno ali di paglia – e sei litografie acquerellate originali di Diego Rivera.

    Lo spazio finale è riservato alla parte ludica e divertente dell’esposizione: la sala multimediale 10D combina video ad altissima risoluzione, suoni ed effetti speciali ed è una esperienza sensoriale di realtà aumentata molto emozionante, adatta a grandi e piccoli.

    Non resta che aspettare qualche mese per essere catapultati, come d’incanto, dal centro di Milano alla casa Azul.

  • Milano sulla scia delle grandi città del mondo: studios su 20mila metri quadri

    Nonostante la pandemia, il lockdown, le difficoltà crescenti di una città che si è dovuta fermare, Milano prova a rialzare la testa e ad andare avanti. In uno dei quartieri diventati simbolo della rinascita urbana del capoluogo lombardo, Porta Nuova, aprono i battenti i Milano City Studios, un modello innovativo di location per la produzione di contenuti digitali, eventi, spot pubblicitari e riprese cine-televisive. Set di posa che si inseriscono nel cuore pulsante della città, tra grattacieli, uffici, abitazioni, percorsi ciclabili, passeggiate pedonali e un grande parco. Veri e propri teatri di posa che, ridando vita e funzionalità alle strutture preesistenti di un intero quartiere, offrono tecnologie all’avanguardia, aree di riprese indoor e outdoor per oltre 20mila metri quadrati complessivi, servizi on demand e centralità logistica.

    Un progetto per Milano e per l’Italia che nasce sulla scia dei modelli di Los Angeles, Londra e New York e che trova le sue fondamenta nell’esperienza di Big Spaces, società di venue management, con sede a Milano, che individua e gestisce spazi di eccellenza trasformandoli in amplificatori di contenuto. A monte, un accordo con Coima, la Sgr che ha in gestione i fondi che hanno contribuito alla nascita di Porta Nuova. Un piano di business realizzato in soli quattro mesi e gestito in piena emergenza Covid che trova solidità negli investimenti di una cordata di imprenditori privati ‘best in class’ del settore. Big Spaces ha infatti coinvolto nel progetto Next group, Clonwerk holding, Sts Communication, Icet Studios, Sfeera, G group international e Nexim con l’obiettivo di fornire alle aziende non solo scenari decisamente aspirazionali (concentrati in un’area unica e fortemente innovativa) ma anche l’approvvigionamento di una gamma completa di servizi e soluzioni.

    “Il progetto ha le sue fondamenta in un pensiero strategico che, traendo forza dagli stimoli tipici di un periodo non semplice quale questo dell’emergenza Covid, si è velocemente trasformato in un sistema manageriale concreto di gestione degli spazi – afferma Andrea Baccuini, partner e ceo di Big Spaces – Da oggi i Milano City Studios sono a disposizione di agenzie di comunicazione, broadcaster, etichette discografiche, case di produzione e di chi è chiamato a creare contenuti, siano essi live o digitali, nel pieno rispetto dei nuovi parametri di sicurezza. A noi il compito di occuparci della promozione, commercializzazione e gestione degli spazi, secondo il modello anglosassone del revenue sharing tra noi, la proprietà degli spazi stessi e i partner coinvolti”.

    Per i primi 18 mesi di attività, e dunque da fine giugno 2020 a dicembre 2021, il forecast del progetto si basa su più di 550 giornate di produzione complessive, distribuite su tutti gli Studios. Questo volume di utilizzo degli spazi indoor o outdoor dovrebbe generare ricavi per oltre 3,5 milioni di euro a cui potrebbe sommarsi un indotto per l’area almeno 10 volte superiore.

  • Milano e l’Italia ripartirebbero in monopattino

    Ogni giorno, prima della pandemia da Covid-19, la metropolitana di Milano serviva egregiamente gli spostamenti urbani per un milione e mezzo di persone. Veloce ed economica rappresentava il “mezzo” per eccellenza negli spostamenti all’interno dell’area urbana del capoluogo meneghino.

    Ora la pandemia legata al Covid-19, in prospettiva di una riapertura completa delle attività professionali produttive e di servizi, pone delle serie problematiche alla soddisfazione di questo servizio di mobilità. Con le nuove disposizioni relative al distanziamento sociale che dovranno venire applicate anche all’interno dei servizi pubblici la metro milanese potrà soddisfare la mobilità di non oltre 350/400 mila passeggeri al giorno. Di conseguenza resterà inevasa una domanda legata al mondo professionale, universitario e studentesco per 1.100.000 utenti. Una domanda, vale la pena ricordare, relativa ad un servizio primario in quanto funzionale alle attività professionali, lavorative e di studio.

    In questo contesto di grande difficoltà, quindi, l’unica soluzione dovrebbe essere rappresentata da una deregulation relativa ai vari divieti rispetto alle classi di emissioni dei mezzi privati, alle ZTL e all’area C per una durata di 12-18 mesi.

    Già la crisi economica conseguente a questa pandemia ridurrà notevolmente il traffico, mantenere poi in un simile contesto di difficile ripresa economica degli ulteriori vincoli, tarati per un assai diverso contesto economico, penalizzando ulteriormente la movimentazione di persone e merci, rappresenterebbe un suicidio economico.

    Il Comune di Milano rende noto che ha deciso di realizzare 35 km di piste ciclabili all’interno dell’area urbana (molto interessanti sotto l’aspetto ludico ma certo con effetti ridicoli per la movimentazione  professionale) per rispondere alla necessità di movimento ma soprattutto alla ridotta capacità della metro: quindi in bicicletta e monopattino.

    Il ministro dei trasporti De Micheli ha persino affermato che saranno previsti degli incentivi fiscali per l’acquisto di un  monopattino. Dimostrazione ulteriore di come la visione strategica “dei “mezzi” urbani unisca ente locale e governo abbracciati nella avvilente ideologica operatività.

    Quindi a fronte di 1.100.000 di domanda inevasa di mobilità urbana si risponde con il monopattino e gli incentivi fiscali. A questa strategia illuminante si aggiunge anche l’ipotesi di ridurre la velocità urbana a 30 km all’ora. Tali visioni possono uscire solo da menti che non hanno mai conosciuto le tempistiche del lavoro o dello studio, legate sempre più, anche in un’ampia area urbana, alla velocità e ad una immediatezza dei mezzi pubblici o privati.

    In un simile contesto temporale caratterizzato da una drammatica riduzione del Pil bisognerebbe operare in modo da sfruttare tutte le possibilità ma soprattutto le potenzialità dei mezzi considerando come “beni strumentali” anche tutti i veicoli privati con il fine di riavviare un periodo di ripresa economica.

    Queste drammatiche intenzioni palesate dalla Giunta di Milano e dal Governo dimostrano essenzialmente come la conoscenza degli elementi fondamentali di un economia circolare non risulti ancora acquisita (https://www.ilpattosociale.it/attualita/leconomia-circolare-e-lavoisier/).

    Milano e il nostro Paese meritano una visione strategica intonata con il difficile momento economico con l’obiettivo di supportate ogni potenzialità professionale. In questo senso una temporanea deregulation potrebbe risultare funzionale.

    Ancora una volta, invece, si inseriscono ulteriori vincoli e scelte risibili nella movimentazione urbana che mortificheranno le risorse meneghine ed italiane ben in aggiunta alle note difficoltà di una  ripresa dopo la pandemia. In altre parole Milano e l’Italia dovrebbero disporre di migliori risorse umane rispetto a quelle dimostrate sia dalla giunta comunale meneghina priva del senso della realtà e dal Governo centrale. La ripresa economica non potrà mai partire con un monopattino

  • Quanti affetti da coronavirus hanno precedentemente fatto le vaccinazioni contro l’influenza?

    Pubblichiamo di seguito la lettera che l’On. Cristiana Muscardini ha inviato al direttore del Corriere della Sera, Luciano Fontana, e la lettera inviata al Commissario europeo alla Salute, Stella Kyriakides con la relativa risposta.

    Dott. Luciano Fontana
    Direttore Corriere della Sera
    Via Solferino, 28
    Milano

    Milano, 15 aprile 2020

    Egregio Direttore,
    in un articolo inchiesta, a firma della nota e puntuale giornalista Milena Gabanelli  e di Simona Ravizza pubblicato dal Corriere della Sera il 15 aprile, si segnalano, tra l’altro, le reiterate ed inevase richieste dell’Istituto Mario Negri alla Regione Lombardia. L’Istituto Negri ha chiesto alla Regione quanti affetti da coronavirus abbiano precedentemente fatto le vaccinazioni contro l’influenza e contro la polmonite.

    In data 3 marzo 2020 avevo scritto all’Assessore della Sanità della Lombardia e al Commissario della Sanità dell’Unione Europea per chiedere quanti fossero i vaccinati per influenza che avevano contratto il Covid e quali erano i loro sintomi. Se mi conforta apprendere che l’Istituto Negri ritiene questi dati importanti per ampliare la ricerca su un virus, del quale continuiamo a sapere molto poco, mi rende perplessa il silenzio della Regione non tanto a me quanto all’Istituto Negri e la risposta che mi ha inviato la Commissione europea che non ha nulla a che vedere con la richiesta che avevo formulato, come potrà vedere da quanto le allego.

    Sostanzialmente il quesito resta: quanti vaccinati per influenza o per polmonite hanno contratto il Covid e se i loro sintomi ed il decorso della malattia sono stati uguali o diversi rispetto a chi non si era vaccinato. Tenuto conto che da più parti si sostiene che con il Covid dovremo convivere anche dopo l’estate non sarebbe opportuna una ricerca per verificare se è meglio vaccinarsi contro influenza e polmonite o se queste vaccinazioni possono essere eventualmente non opportune? Solo la ricerca del mondo scientifico, partendo dai dati dell’attuale realtà, può darci delle risposte, non certo la politica, per questo mi auguro che l’Istituto Negri, come altri ricercatori accreditati, possano ottenere le informazioni richieste.

    Con i più cordiali saluti,
    Cristiana Muscardini

    Stella Kyriakides
    Commissario alla Salute e sicurezza alimentare
    Commissione europea
    Rue de la Loi 200
    1049 Bruxelles
    Belgio

    Milano, 3 marzo 2020

    Gentile Commissario,
    tra i tanti dati che arrivano sull’emergenza coronavirus i cittadini non sono stati informati di quanti, colpiti o ammalati in modo asintomatico, abbiano fatto il vaccino antinfluenzale e se, essendo vaccinati, hanno sintomi più o meno aggressivi. La Commissione è in grado di fornire questi dati?

    Ringraziandola le auguro buon lavoro.

    Cristiana Muscardini 

     

    Gent.ma Sig.ra Muscardini,
    I dati riguardanti la copertura vaccinale contro l’influenza stagionale vengono raccolti annualmente al termine della stagione influenzale, elaborati e poi trasmessi agli enti europei di sorveglianza delle malattie infettive. Pertanto al momento non sono disponibili dei dati esaustivi sui tassi di vaccinazione antinfluenzale nei vari Paesi, complice anche l’epidemia dovuta a Sars-coV-2, in questo momento di assoluta prioritá per tutte le istituzioni, nazionali ed internazionali.

    La invitiamo tuttavia a consultare i seguenti siti per avere aggiornamenti affidabili sull’andamento dell’influenza nella stagione 2019/2020.

    Per la situazione italiana: https://old.iss.it/site/RMI/influnet/Default.aspx?ReturnUrl=%2fsite%2fRMI%2finflunet%2f

    Per la situazione europea: https://www.ecdc.europa.eu/en/seasonal-influenza e https://ec.europa.eu/eurostat/web/health/overview

    La ringraziamo per il suo interesse.
    Cordiali saluti

    European Commission
    Wolfgang PHILIPP
    Head of Unit
    DG SANTE.C.3 | Health and Food Safety | Crisis Management and Preparedness in Health
    LU-2920 Luxembourg | HTC 02/066 | +352 4301-38243

  • Per la prima volta in mostra in Italia l’arte di Georges de La Tour

    E’ arrivata a Milano lo scorso 7 febbraio, e per la prima volta in Italia, la mostra Georges de La Tour: l’Europa della luce, a Palazzo Reale fino al 7 giugno 2020. Dedicata al più celebre pittore francese del Seicento e ai suoi rapporti con i grandi maestri del suo tempo, la mostra è promossa e prodotta dal Comune di Milano Cultura, Palazzo Reale e MondoMostre Skira ed è a cura della Prof.ssa Francesca Cappelletti e di Thomas Clement Salomon. Un progetto che si presenta particolarmente complesso per diversi aspetti, tra i quali il numero di prestatori (28 da tre continenti) che ha coinvolto alcune delle più grandi istituzioni internazionali come la National Gallery of Art di Washington D.C., il J. Paul Getty Museum di Los Angeles, il Musée des Beaux-Arts di Nantes e alcuni importanti musei italiani come la Galleria degli Uffizi, la Pinacoteca Vaticana, la Galleria nazionale d’Arte Antica-Palazzo Barberini.

    Quella di de La Tour è una pittura caratterizzata da un profondo contrasto tra i temi “diurni”, crudamente realistici, che ci mostrano un’esistenza senza filtri, con volti segnati dalla povertà e dall’inesorabile trascorrere del tempo e i temi “notturni” con splendide figure illuminate dalla luce di una candela: modelli assorti, silenziosi, commoventi. Dipinti che conservano il segreto della loro origine e della loro destinazione. Come rimane un mistero la formazione del pittore, compresa la possibilità o meno di un suo viaggio italiano.

    La prima mostra in Italia dedicata a Georges de La Tour, attraverso dei mirati confronti tra i capolavori del Maestro francese e quelli di altri grandi del suo tempo – Gerrit van Honthorst, Paulus Bor, Trophime Bigot e altri – invita a fare una nuova riflessione sulla pittura dal naturale e sulle sperimentazioni luministiche, per affrontare i profondi interrogativi che ancora avvolgono l’opera di questo misterioso artista.

    Malgrado l’alone di mistero che avvolge l’artista lorenese e la sua opera, da decenni ormai Georges de La Tour è uno dei pittori prediletti dai francesi e non solo. Inevitabile il paragone con Caravaggio con il quale l’artista francese condivide il senso drammatico, teatrale, della composizione e lo studio accurato della luce anche se non è dato sapere se de la Tour abbia mai avuto modo di ammirare le opere del Merisi.

    Tra i capolavori in mostra a Milano Maddalena penitente, La rissa tra musici mendicanti, Il Suonatore di ghironda col cane, Il denaro versato, I giocatori di dadi, La negazione di Pietro, Giovane che soffia su un tizzone, Educazione della Vergine.

    Della vita di de La Tour non si sa molto (i quadri che risultano datati sono infatti solo tre: Il denaro versato di Leopoli, forse 1625- 1627, La negazione di Pietro di Nantes,1650, entrambi in mostra e San Pietro e il gallo di Cleveland, 1645), fu un pittore molto stimato ai suoi tempi però le sue tracce, e quelle della sua opera, si persero durante tutto il XVIII e XIX secolo anche a causa delle guerre per l’indipendenza che sconvolsero la sua terra natale. Fu riscoperto solo gli inizi del Novecento quando, nel 1915, il tedesco Hermann Voss pubblicò un articolo rivelatore sulla sua opera. Da allora storici dell’arte e critici non hanno più smesso di interessarsi alla sua opera. Artista enigmatico, che ritrae angeli presi dal popolo, santi senza aureola né attributi iconografici, e che predilige soggetti presi dalla strada, come i mendicanti, dipingendo in generale gente di basso rango più che modelli storici o personaggi altolocati ricorda tanto i soggetti dei capolavori di Caravaggio.

    Il percorso della mostra milanese è arricchito da una ventina di splendide opere di artisti coevi come Paulus Bor, Jan Lievens, Throphime Bigot, Frans Hals con due magnifici ritratti di apostoli, Jan van Bijlert, Gerrit Van Honthorst conosciuto in Italia come Gherardo delle Notti con la splendida Cena con sponsali dagli Uffizi, Adam de Coster, Carlo Saraceni con una bellissima Natività da Salisburgo.

    Un’esposizione unica e imperdibile considerato che in Italia non vi è conservata nessuna opera di La Tour e sono solo circa 40 le opere certamente attribuite al Maestro, di cui in mostra ne sono esposte 15 più una attribuita.

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