Milano

  • I risultati di Sala? I milanesi pagano di più in cambio di più inquinamento

    Sono ben 3000 i posti macchina, cioè i parcheggi, che a Milano sono spariti negli ultimi due anni.

    Non solo il sindaco Sala, per aumentare l’inquinamento ovviamente, altra spiegazione non esiste, ha aumentato a dismisurala grandezza dei marciapiedi, non consentendo il passaggio di un’autoambulanza in caso di necessità; non solo ha fatto sparire le strisce bianche, che peraltro sono sempre state pochissime, che consentivano rapidi parcheggi senza pagare cifre esorbitanti nei garage. Ora a Milano non è più possibile parcheggiare neppure nei pressi dei supermercati, anzi è il Comune che chiede ai supermercati di avere spazi dove far parcheggiare le auto.

    Aumentare gli spazi pedonali, i marciapiedi, in aree dove i pedoni non passeggiano, a volte dove è addirittura pericoloso transitare, è una delle tante scelte assurde della giunta Sala che, negli anni della sua amministrazione, ha praticamente stravolto la città. Una città che al momento, forse, sarà anche meta di turisti, giovani rampanti e ricchi possidenti, ma che di fatto anno dopo anno sta espellendo i suoi cittadini sempre più verso l’hinterland, sempre più lontano. Sono aumentati dell’11% gli spazi pedonali, e i pedoni non ci sono, ma a Milano è impossibile trovare un posto macchina vicino alla propria abitazione e il massimo dell’assurdo è che nelle vie del centro i residenti, per entrare a casa loro o uscirne, devono pagare un balzello al Comune, tolti i pochi ingressi gratuiti (come se i residenti entrassero o uscissero dalla loro abitazione solo alcuni giorni all’anno).

    Tutte queste scelte hanno portato ad un unico vero risultato: l’aumento dell’inquinamento, perché ogni ingorgo, ogni fila ai semafori, ogni strettoia, ogni disperata ricerca di un posto per posteggiare procura nuove emissioni di gas di scarico e l’ultima trovata, purtroppo ne aspettiamo altre prima che ci siano le elezioni cittadine, ha comportato che per entrare nel cosiddetto quadrilatero, ovviamente allargato a molte altre vie, si sia costretti prima a pagare per entrare nel centro e poi a pagare un garage per poter raggiungere il luogo al quale si è diretti.

    Non sappiamo quale sarà la scelta del centrodestra e cioè quale nome sarà proposto, sappiamo però con certezza che Milano non ha bisogno di un altra amministrazione più o meno simile a quella che fra qualche mese, finalmente, ci lascerà.

  • Edifici di pregio

    Edifici di pregio e che rappresentano la nostra storia abbattuti nell’indifferenza della pubblica amministrazione.

    Sappiamo tutti che, purtroppo, le opere edificate dai superarchitetti, archistar, tra qualche decennio non saranno più in piedi mentre case, monumenti, ponti e quant’altro costruiti da prima dell’epoca dei romani fino al secolo scorso continueranno a rappresentare la nostra cultura e la nostra storia.

    Vi dovrebbe essere la capacità, da parte delle varie amministrazioni, non solo dello Stato, di conservare edifici che rappresentano un’epoca, che sono simbolo di quanto l’Italia è stata nel passato. Nonostante questa necessità, purtroppo, molte amministrazioni, a cominciare da Milano che ha distrutto esempi liberty di grande interesse culturale, preferiscono radere al suolo edifici storici, piuttosto che restaurarli e metterli in sicurezza preferiscono abbatterli.

    Piacenza non sfugge a questa volontà di distruggere e anche in questi giorni si sta parlando di abbattere le case di Rocco, un edificio seicentesco in via Emilia Pavese attualmente ancora vincolato dalla Sovrintendenza che, nelle prossime settimane dovrà valutare l’interesse culturale del sito prima di dare l’assenso all’abbattimento.

    Anche Italia Nostra lamenta che si sia arrivati all’attuale stato di degrado, che ha portato l’immobile ad essere attualmente pericolante. Sempre Italia Nostra sostiene, giustamente, che il recupero dell’immobile, oltre a dare sicurezza e decoro ai residenti ed al contesto, salverebbe un edificio di pregio architettonico che rappresenta un’epoca della nostra storia.

    Ancora una volta ci chiediamo come sia possibile che proprietà demaniali, o comunque pubbliche, che hanno una storia e caratteristiche specifiche, siano abbandonate al dissesto e come sia possibile che, dopo averle trascurate per anni, anziché pensare a come riqualificarle si pensi solo ad abbatterle.

    L’Italia è piena di edifici demaniali attualmente abbandonati, caserme, ospedali militari, ecc, che risalgono al settecento e all’Ottocento e il cui pregio architettonico è evidente. Vi è l’urgente necessità di recuperare questi edifici prima che il degrado diventi irreversibile, è necessario seguire l’esempio dell’ex arsenale austriaco di Verona, 27mila metri quadri lungo l’Adige, che presto sarà riportato all’utilizzo da parte della popolazione.

    Parlare di Italia e di italianità significa prima di tutto avere cura della nostra storia, della nostra cultura e cioè preservare e conservare il patrimonio architettonico, da quello più monumentale ed importante nelle città alle tipiche cascine agricole.

  • Al via la seconda edizione della Scuola di Giornalismo Internazionale dell’Associazione della Stampa Estera di Milano

    Dopo il successo della prima edizione, torna la Scuola di Giornalismo Internazionale dell’Associazione Stampa Estera di Milano, il percorso di formazione dedicato ai giovani professionisti che vogliono sviluppare competenze concrete e costruire una carriera nel giornalismo con una prospettiva internazionale.

    La Scuola, nata in collaborazione con Fondazione Cariplo, si arricchisce quest’anno con la collaborazione del Parlamento europeo a Milano, rafforzando ulteriormente la propria vocazione internazionale e il legame tra formazione, informazione e istituzioni europee.

    La seconda edizione prenderà il via sabato 17 ottobre 2026 nella sede dell’Associazione Stampa Estera, nel cuore di Milano, e proseguirà per otto settimane, con un appuntamento ogni sabato.

    Il progetto nasce dall’esperienza diretta dei giornalisti della Stampa Estera – corrispondenti, reporter e professionisti che lavorano quotidianamente per testate internazionali e che metteranno a disposizione dei partecipanti competenze, metodi di lavoro ed esperienze maturate sul campo.

    La Scuola è rivolta in particolare a giovani giornalisti e professionisti già in possesso delle basi del mestiere, che desiderano approfondire le proprie competenze, confrontarsi con il funzionamento delle redazioni internazionali e ampliare la propria rete professionale.

    Il programma si articolerà in otto moduli interdisciplinari, dedicati ad alcuni dei principali linguaggi e ambiti del giornalismo contemporaneo. Dal giornalismo investigativo al giornalismo di guerra e al reportage, passando per fotogiornalismo, videogiornalismo e nuovi linguaggi dell’informazione, le lezioni alterneranno approfondimento teorico ed esperienza pratica. Una particolare attenzione sarà dedicata alla costruzione di un pitch editoriale efficace, competenza fondamentale per chi desidera proporre il proprio lavoro alle testate italiane e internazionali. I partecipanti saranno accompagnati nello sviluppo di un’idea giornalistica, dalla ricerca e dalla definizione dell’angolo fino alla realizzazione di una proposta da presentare a una redazione. Oltre alle lezioni, il percorso comprenderà workshop, simulazioni ed esercitazioni pratiche, con l’obiettivo di avvicinare il più possibile la formazione alle dinamiche reali del lavoro giornalistico.

    Uno degli obiettivi della Scuola è creare un ponte concreto tra formazione e professione. Durante le otto settimane, i partecipanti avranno la possibilità di confrontarsi direttamente con corrispondenti e giornalisti provenienti da diversi Paesi, conoscere più da vicino il funzionamento delle redazioni internazionali e costruire una rete di contatti utile per il proprio futuro professionale.

    Le lezioni saranno tenute dai soci dell’Associazione Stampa Estera di Milano e da professionisti del settore.

    La quota di partecipazione all’intero percorso è di 100 euro.

    Al termine della seconda edizione sarà inoltre lanciato un bando per l’assegnazione di una borsa di studio legata al miglior pitch editoriale sviluppato durante il corso. Le proposte saranno valutate da una commissione e il progetto vincitore sarà annunciato in occasione della cerimonia di consegna degli attestati, prevista per febbraio 2027.

    Il corso inizierà il 17 ottobre 2026 e durerà 8 settimane, le lezioni si svolgeranno ogni sabato dalle 10 alle 17 nella sede della Stampa Estera di Milano (Via della Palla 1).

    La quota di partecipazione: è di 100 euro

    Per informazioni e iscrizioni: segreteria.milano@stampaestera.it 02 29000966 Per presentare la domanda di iscrizione, è necessario scaricare il modulo d’iscrizione (https://docs.google.com/document/d/1t-giNDePvOGNqJnMzU-ThU7TfFyCjTucibuFPelb1QE/edit?tab=t.0), compilarlo in tutte le sue parti e inviarlo via e-mail all’indirizzo segreteria.milano@stampaestera.it.

  • A Milano la mostra ‘Depero Space to Space – La creazione della memoria’

    Meno di un mese alla chiusura di ‘Depero Space to Space. La creazione della memoria’, mostra che il Museo Bagatti Valsecchi di Milano dedica ad uno degli esponenti più riconoscibili del Futurismo del panorama artistico mondiale.

    L’esposizione, inserita nell’ambito dell’Olimpiade Culturale di Milano Cortina 2026 e realizzata in collaborazione con il Mart, Museo di Arte Moderna e Contemporanea di Trento e Rovereto, sarà visitabile fino al 2 agosto.

    L’obiettivo del progetto è di mettere in evidenza un parallelismo che lega, seppur in tempi differenti, i baroni Fausto e Giuseppe Bagatti Valsecchi a Fortunato Depero, accomunati dal medesimo sogno di abitare dentro spazi sospesi tra antico e contemporaneo.

    L’esposizione sancisce il ritorno a Milano di Depero dopo 35 anni dall’ultima retrospettiva che lo vide protagonista e propone un percorso inedito, facendo interagire la collezione permanente del Museo Bagatti Valsecchi con le creazioni di Depero. Queste diventano ospiti in un singolare allestimento con l’obiettivo di esaltare la collocazione spazio-temporale di opere d’arte in un contesto abitativo con un’identità ben definita.

    Ospitando oltre quaranta opere che vanno dagli anni Trenta agli anni Cinquanta, provenienti dalla Casa D’Arte Futurista Depero e dal Mart, Museo di Arte Moderna e Contemporanea di Trento e Rovereto, il Museo Bagatti Valsecchi vuole rafforzare ancora di più il suo ruolo di Casa delle collezioni. Una casa museo creata verso la fine dell’Ottocento da due fratelli che allestirono la propria dimora in stile tardo rinascimentale, con dipinti e manufatti d’arte applicata, vivendola fino al 1974, dialoga con una casa d’arte futurista, dedicata a Fortunato Depero negli anni Cinquanta del secolo scorso, con il medesimo slancio di trovare la stessa identità tra luogo e opera d’arte.

    Come i fratelli Bagatti Valsecchi aderirono allo stile neorinascimentale proposto dalla monarchia sabauda come esempio di arte nazionale, senza rinunciare però ad elementi di novità come il riscaldamento, l’acqua corrente e la luce elettrica, analogamente Fortunato Depero, ritrovandosi ad allestire un antico edificio come un museo moderno, sistemò opere degli anni Cinquanta in un contesto arcaico ottenendo un risultato assolutamente originale e unico. La comune capacità dei fratelli e dell’artista di mettere in relazione epoche remote e contemporaneità, rendendo possibile una visione corale ed omogenea, è la base di partenza su cui si è sviluppato il concept della mostra Depero Space to Space. La creazione della memoria. Le opere infatti non sono collocate come elementi estranei, ma entrano nella Casa Museo “piegandosi” allo spazio: quadri che sostituiscono temporaneamente opere storiche della casa, o che diventano “complemento” degli arredi Bagatti Valsecchi, presentandoli in maniera inattesa. Ogni stanza diventa un’esperienza che consente di vivere l’arte di Depero e lo spazio neorinascimentale concepito dai fratelli Bagatti Valsecchi con uno spirito nuovo.

    Il percorso espositivo termina con la rievocazione del ViBi Bar, Vino-Birra Bar, il leggendario locale dove Depero nel 1937 creò la decorazione con sette tarsie in panno inserite in una boiserie, per le Cantine Cavazzani di Bolzano. Per i pannelli Depero utilizza cinque progetti e crea due tarsie realizzate appositamente per il bar, Allegoria della birra e del vino e il Grappolo d’uva, diventato poi ispirazione per il logo delle Cantine Cavazzani.

    La mostra di Fortunato Depero al Museo Bagatti Valsecchi significa anche raccontare il rapporto cruciale dell’artista con Milano, sua città d’elezione, dove nel 1946 presenta una personale alla Galleria Il Camino, sostenuto dall’amico collezionista Gianni Mattioli. La sua rivalutazione critica post mortem nel 1962 è ancora a Milano, con una retrospettiva curata da Guido Ballo, seguita dall’esposizione alla Villa Reale, nel 1989. Oggi Depero torna a Milano al Bagatti Valsecchi per proseguire il suo sogno eclettico, dinamico e futuribile.

  • L’esosità del Comune di Milano riduce i margini di profitto di chi affitta case ai turisti

    “Il Salone del Mobile parla chiaro: il mercato degli affitti brevi di Milano si sta trasformando, rileva il Centro Studi Italianway, primo property manager di Milano con 1.000 appartamenti in gestione diretta e primo operatore sul mercato italiano degli affitti brevi con circa 7.500 immobili contrattualizzati. Sulla base dell’andamento e dei trend del mercato milanese degli affitti brevi negli ultimi tre anni durante il Salone del Mobile, Marco Celani, AD della prop-tech innovativa fondata da Davide Scarantino, rileva: “Tre anni di dati, tre segnali da non ignorare”.

    A delineare i tre trend è il Centro Studi Italianway, per il quale le tariffe sono scese ma la Città ha incassato di più rispetto agli ultimi due anni: da 330 euro per notte nel 2024 a 294 nel 2026.  Eppure l’imposta di soggiorno raccolta è più che raddoppiata: da 751mila euro a quasi 1,8 milioni. “Lo si deve all’aumento dell’aliquota, certo – commenta l’AD Celani – ma anche alla performance di un mercato che non cede sull’occupazione (93–94% costante su 5 notti). Host e Property Manager lavorano di più e guadagnano di meno. Il Comune guadagna di più con una tassa di soggiorno che spinge anche chi viene per business a ottimizzare il soggiorno”.

    I viaggiatori prenotano prima, è la fotografia del Centro Studi Italianway, restano più a lungo, vengono in coppia. La booking window è passata da 20 a 27 giorni (+38%). I soggiorni si allungano (da 2,9 a 3,2 notti). Gli ospiti per prenotazione crescono (da 1,7 a 2). Il Salone attira sempre più viaggiatori organizzati e in gruppo.

    Terzo pilastro delle rilevazioni del Centro Studi dell’azienda, che è tra i soci fondatori di AIGAB–Associazione Italiana Gestori Affitti Brevi di cui Celani è anche Presidente, riguarda il Gross Booking Value, ovvero il volume delle prenotazioni, che recupera, ma non ha ancora raggiunto i livelli 2024. Spiega Celani: “Dal minimo di 26,9 milioni nel 2025 si risale a 28 milioni nel 2026. Il mercato regge, ma la pressione fiscale pesa: l’incidenza dell’imposta sul GBV è passata dal 2,4% al 6,4% in tre anni.

    Cosa significa per gli host e gli operatori? Il volume c’è, la domanda è robusta, ma i margini si assottigliano, perché è diminuita la domanda dai Paesi asiatici e quindi con un’offerta che è leggermente aumentata, per riempire gli operatori competono sul prezzo. Chi vincerà è chi sa leggere i dati e anticipare i comportamenti dei viaggiatori”.

  • Milano e Marsicovetere tra le vincitrici del Premio Capitali europee dell’inclusione e della diversità 2026

    Alla vigilia dell’avvio del Mese europeo della diversità, la Commissione europea ha annunciato i vincitori della quinta edizione del Premio Capitali europee dell’inclusione e della diversità. In quanto azione chiave dell’Unione dell’uguaglianza, il premio celebra città, comuni e regioni dell’UE che si distinguono per l’adozione di politiche inclusive e la promozione della diversità.

    I vincitori di quest’anno sono città e comuni di Belgio, Ungheria, Italia, Paesi Bassi e Spagna. Sono stati riconosciuti per il loro impegno nella costruzione di società più eque, promuovendo diversità e inclusione in relazione al genere, all’origine razziale ed etnica, alla religione e alle convinzioni personali, alla disabilità, all’età e alle identità LGBTIQ+.

    Per la categoria ‘Premio specifico per la creazione di mercati del lavoro inclusivi per tutti’ la città metropolita di Milano ha ricevuto il Bronze Award per il suo lavoro verso un ecosistema occupazionale equo, sostenibile e inclusivo, ad esempio attraverso il progetto “Claudia!” che aiuta le organizzazioni e le imprese ad adottare politiche di inclusione e parità di genere.

    Il premio del pubblico, assegnato tramite votazione una settimana prima della cerimonia, è andato a Marsicovetere, piccolo comune in provincia di Potenza.

  • In memoria di Carlo Monguzzi

    Nei giorni scorsi Carlo Monguzzi è mancato all’affetto di sua moglie, dei tanti amici e di tutti coloro che, negli anni, avevano potuto apprezzare la sua limpidezza d’animo nell’affrontare battaglie coraggiose e difficili.

    Ironico e gentile, fermo nelle sue idee ma sempre disponibile a confrontarsi con le idee degli altri, senza preconcetti ma ispirato dal desiderio di difendere quello che riteneva giusto e a dare il massimo impegno per l’ambiente e la vita.

    Delle tante persone che ho avuto modo di incontrare nei miei lunghi anni di politica, elettiva e non, Carlo Monguzzi lo ricorderò sempre con affetto e stima ed anche a me mancherà il non saperlo impegnato a difendere quello in cui credeva, con quel suo sorriso che era la rappresentazione visiva di un animo libero, aperto al confronto e determinato.

  • Gli sguardi su Milano di Gianpaolo Nuvolati e Francesco Peri

    Una Milano diversa, frammista ad immagini di Parigi, nei dipinti, disegni e caricature di Gianpaolo Nuvolati e di Francesco Peri. Nuvolati, sociologo urbano e professore alla Bicocca, e Peri che, da chimico, ritrova i colori più nascosti di una Milano antica e in continua metamorfosi.

    Fino al 13 marzo le loro opere vi aspettano all’Accademy Franco Angeli, in via dell’Innovazione 1, a Milano, di fronte al Teatro Arcimboldi, per un’esperienza suggestiva: dai caffè di Parigi ai Navigli, dalla Stazione Centrale, dove partire e tornare crea emozioni diverse, alla Torre Velasca agli angeli, ai cavalli, alle biciclette e ai tanti altri squarci di una realtà milanese o parigina, centrale e periferica, dove si incontrano folle, nelle quali ciascuno è un individuo, tra paesaggi e colori.

    Quadri e disegni nei quali lo sguardo si perde e si ritrova con sensazioni, a volte di allegria a volte di dolce malinconia, nelle varie mutazioni che le città devono affrontare in una società in continua evoluzione e dove, proprio per questo, è importante non perdere radici e squarci del passato.

  • Il sindaco Sala prepara la sfratto a una trattoria in procinto di diventare attività storica

    Il Casottel In via Fabio Massimo 25, al Corvetto, periferia sud di Milano, è una storica trattoria dall’anima popolare dove si respira ancora l’atmosfera genuina di un tempo e si gusta la cucina tipica milanese della tradizione, dalla cassoeula al risotto giallo con ossobuco, dal bollito misto alle polpette al sugo. Nato nel 1989, in spazi che dal 1963 in poi hanno sempre ospitato un’osteria con cucina, diventata un luogo di comunità, nel 2011 fu definito dall’allora sindaco Giuliano Pisapia «un posto con un cuore grande». Qui nell’antico borgo di Nosedo, il successore di Pisapia, che con immobili e urbanistica non sembra avere un grande feeling, ha però intenzione di dare lo sfratto, nonostante la presenza di un elemento a lui tanto caro quanto il verde garantito dal caratteristico cortile del Casottel e con buona pace di quel pubblico molto diversificato, dai giovani alternativi agli anziani che hanno trovato qui una seconda casa e che possono ritrovarsi per mangiare ma anche giocare a carte o a bocce, che frequenta la trattoria.

    «Ci mancano quattro anni per diventare un’attività storica», spiega Martina Conte, figlia di Isa e nipote di Lia, adesso alla guida della trattoria, segnalando però che il Comune, titolare dell’immobile, non intende assicurare un futuro alla trattoria: «Il nostro contratto di affitto è scaduto a fine 2022 e il Comune non ha intenzione di rinnovarlo».

    Nel 2024 la cascina in cui si trova è stata oggetto di bando di concessione per sole attività sociali e con oneri di ristrutturazione dell’intero edificio: «Tutti requisiti non affrontabili da una microimpresa come la nostra. In ogni caso il bando non è stato assegnato, quindi presumibilmente il Comune ne promuoverà un altro», spiega Conte.

    Per spiegare una volta tanto quale è la città che vogliono loro e non farsela dettare dal sindaco, i milanesi hanno lanciato una petizione, una raccolta firme «per salvare il Casottel, uno degli ultimi veri luoghi di Milano che rischia di scomparire». La speranza è di trovare un accordo con il Comune, «rinnovare il contratto di locazione e restare in questi stessi ambienti che hanno fatto la nostra storia. È vero che non paghiamo più l’affitto da quando è scaduto, a fine 2022, ma siamo disposti ovviamente a metterci in regola e saldare tutto il pregresso».

    L’attività va bene, funziona: «Siamo una microimpresa, diamo lavoro a sei dipendenti, molte donne, di età compresa tra i 40 e i 65 anni: qui siamo come una famiglia: se chiudiamo cosa ne sarà di loro? Dove potranno trovare un altro lavoro?» si domanda la titolare. Che non prende neanche in considerazione l’ipotesi di spostare l’attività da un’altra parte: «No, non siamo disposti a farlo perché non sarebbe più il Casottel: ha senso solo qui».

  • Ricordando Paolo Pillitteri

    Il tempo vola, diciamo pure che, passati gli anni della giovinezza, il tempo, inesorabile, brucia i tuoi giorni e, all’improvviso non c’è più tempo.

    E già passato un anno dalla scomparsa di Paolo Pillitteri e continua a bruciare il rimpianto perchè tante iniziative delle quali si era parlato e che, sempre immemori della velocità del tempo, avevamo rimandato.

    Conversazioni e condivisione di pensieri che vanno indietro di anni, quando è stato l’unico Sindaco di Milano a guardare ai consiglieri non come esponenti di una parte politica ma come persone, e il suo giudizio era sereno e fermo, vali per quello che sei dentro.

    Paolo era prima di tutto un uomo di cultura e vedeva il mondo, politica compresa, come fosse da un lato il regista, da un altro l’attore di un film, non mai lo spettatore che, riaccese le luci, dimentica il messaggio che lo spettacolo ha dato.

    Pillitteri ha subito molte ingiustizie, forse anche queste hanno in parte leso la sua salute, gli ultimi anni sono stati veramente difficili ma si è sempre battuto come un leone per vincere ingiustizie e malattie, sempre teso a guardare avanti con quel suo sorriso un po’ sardonico ed un po’ triste, con quegli occhi che guardandoti sapevano bene chi gli era amico nel profondo e chi era lì solo per esserci.

    Il suo matrimonio con Cinzia, che gli è stata vicina con particolare capacità d’amore e di comprensione, per tanti, tanti anni, il suo ultimo compleanno, con gli amici più cari, come gli anni in consiglio comunale, con i pensieri e le osservazioni che facevamo fuori dall’aula e gli incontri che abbiamo poi avuto, sono e resteranno nei miei ricordi con l’unico rimpianto per la tirannia del tempo che, reciprocamente, non avevamo voluto accettare.

    Serviva ancor tempo, a lui, a noi, ma la vita va oltre la presenza fisica, la vita di chi ci lascia rimane nei nostri pensieri e nelle azioni che ancora possiamo fare rispettando i messaggi che Paolo ha lasciato sia sul piano culturale e politico che su quello affettivo ed umano.

    Paolo Pillitteri sarà ricordato nel convegno ‘Tutto poteva accadere’ che si svolgerà a Milano, venerdì 5 dicembre, alle ore 17, al Centro Studi Circolo Caldara (Via De Amicis, 12).

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