Milano

  • Qhapaq Ñan. La grande strada Inca

    I musei di Milano cominciano ad aprire le porte al pubblico, tra questi il Mudec che dal 9 febbraio ha ripreso ad accogliere i visitatori con la nuova mostra archeologica “Qhapaq Ñan. La grande strada Inca”, visitabile con i nuovi orari del museo da martedì a venerdì, dalle ore 10 alle 19:30 (ultimo ingresso 30 minuti prima).

    Nonostante le difficoltà e la chiusura dovuta all’emergenza Covid il lavoro di ricerca e di studio del Mudec non si è mai fermato, e anzi l’impegno di tutto lo staff scientifico del museo ha permesso di accelerare un processo – già previsto e in corso da tempo – di riflessione ed evoluzione del lavoro di studio, conservazione e divulgazione, dando di fatto una spinta culturale innovativa che oggi si è concretizzata in un nuovo progetto espositivo.

    La mostra che ha appena aperto i battenti è il risultato del lavoro di studio e di ricerca che il Museo delle Culture porta avanti dal 2015, sia sul campo attraverso campagne di scavo su una serie di siti Inca provinciali in Argentina, sia nei depositi del museo dove ha sede un’importante collezione di reperti imperiali, alcuni dei quali verranno presentati e raccontati al pubblico attraverso questa mostra per la prima volta.

    Curata da Carolina Orsini, conservatrice delle raccolte archeologiche ed etnografiche del Museo delle Culture di Milano, la mostra è composta da sette sezioni e sarà l’occasione per far conoscere il patrimonio inca proveniente dalla collezione etnografica permanente del museo e per portare all’attenzione del pubblico i lavori di rilievo e scavo nonché le ultime scoperte effettuate dai ricercatori del Mudec lungo il cammino inca del nord ovest dell’Argentina.

    Con i suoi 30.000 chilometri di estensione dall’Ecuador fino all’Argentina, il Qhapaq Ñan o Strada Reale degli Inca è la più grande impresa ingegneristica del continente americano del periodo pre-conquista (XV-XVI sec.).

    Al suo arrivo in Perù nell’anno 1532, il cronista spagnolo Pedro Cieza de León scriveva con grande ammirazione che le strade locali “superavano quelle romane e quella che Annibale fece costruire sulle Alpi“. Si riferiva al grande sistema viario costruito dagli Inca per spostare uomini e merci lungo il loro vasto impero, ai tempi esteso dall’Ecuador al nord del Cile e dell’Argentina. Oggi, molte strade moderne seguono il suo antico tracciato.

    Seguendo idealmente una carovana di lama i visitatori conosceranno l’ingegneria della grande strada ma anche il suo significato sociale e simbolico.

    La mostra rimarrà visitabile – con ingresso libero senza prenotazione – fino al 25 aprile 2021.

  • Chiediamo oggi risposte al Sindaco Sala

    Dopo mesi di incertezza il sindaco di Milano Giuseppe Sala ha annunciato, il giorno di Sant’Ambrogio, patrono della città, che si ricandiderà. Tra le tante dichiarazioni Sala ha affermato che la città va trasformata, sottolineando di essere l’uomo del cambiamento.

    Come si sa i cambiamenti possono essere in meglio o in peggio e in Italia, purtroppo da anni, continuiamo a vedere cambiamenti in peggio, dalla qualità dell’ambiente alla capacità della politica di affrontare i grandi temi ed i quotidiani problemi dei cittadini, in un crescendo di incompetenza ed indifferenza.

    Il sindaco Sala rivendica il maggiore sviluppo e la maggiore capacità attrattiva che Milano ha avuto, sotto la sua guida, prima dell’arrivo del covid, sviluppo e attrattiva che però bisogna ricordare devono ascriversi anche al lavoro delle amministrazioni precedenti, partendo da Expo. Quello che Sala non ricorda, e non può essere che non conosca il problema, è la spaventosa e spesso illegale situazione delle case popolari e lo scandalo della totale mancanza di case per le persone con handicap fisici. Da anni queste persone, faticosamente, partecipano ai rari bandi per l’assegnazione di alloggi pubblici, sono persone bisognose economicamente e fragili per la loro situazione fisica. Ma ogni volta che qualcuno esce in graduatoria e dovrebbe aver assegnata la casa la risposta è sempre la stessa da anni, non ci sono case idonee, case con ascensore, case senza barriere architettoniche! Viviamo in una metropoli che, con le sue vetrine, le sue imprese, gareggia con le più importanti del mondo ma è una città senza attenzione, senza pietà per i più deboli perché al volontariato privato non corrisponde una giusta attenzione pubblica. Troppe persone con handicap sono murate in casa senza poter uscire, troppe persone devono pagare un affitto privato, non avendone i mezzi, perché il comune non si occupa di chi ha più bisogno di altri. Intanto ci sono casa pubbliche occupate abusivamente, sfitte ed abbandonate o occupate da persone che non hanno più i requisiti.

    Sala oggi parla dell’anno terribile che stiamo ormai finendo e sembra completamente dimenticarsi che a lui e a parti politiche a lui vicine si debbono una buona parte di quei contagi scaturiti proprio dalle velleitarie dichiarazioni ‘Milano non di ferma!’ pronunciate quel tragico ultimo fine settimana prima della chiusura, mentre si celebravano riunioni ed aperitivi disseminando contagi.

    Sala dimentica che le esondazioni del Lambro e del Seveso si stanno riproponendo in continuazione con gravissimi danni per molti quartieri, una amministrazione avveduta forse dovrebbe occuparsi in primis di questi problemi.

    Il nostro invito al sindaco, oggi a candidatura appena presentata, è di far sapere alla cittadinanza cosa intende fare subito, prima della fine di questo mandato, per dare una casa a chi è diversamente abile, per iniziare lavori idonei ad impedire ulteriori esondazioni ed allagamenti, per rendere più efficiente la macchina comunale visto le tante risposte inevase presentate anche da consiglieri comunali di opposizione. Attendiamo risposte oggi prima di valutare il suo programma per il domani.

  • Vaccinazione antinfluenzale a domicilio per non deambulanti: l’ennesimo disservizio

    Nei giorni scorsi a Milano diversi medici di base, che non hanno aderito alla campagna vaccinale antinfluenzale, hanno risposto alle richieste dei loro assistiti non deambulanti inviando una comunicazione scritta dei servizi territoriali ASST Milano. La circolare informava che gli assistiti non deambulanti, i medici dei quali non avevano aderito alla campagna vaccinale, avrebbero potuto richiedere la vaccinazione antinfluenzale a domicilio a partire dall’8 di novembre. L’assistito, che dovrà avere la ricetta rossa del proprio medico di medicina generale con la specifica richiesta di vaccinazione antinfluenzale a domicilio per paziente non deambulante, per prenotare la vaccinazione deve telefonare ad uno specifico numero ed in specifiche giornate, a seconda delle zone di appartenenza. La telefonata di prenotazione poteva essere fatta da lunedì della settimana scorsa dalle 9 alle 12 dei giorni stabiliti dalla circolare. Mentre per alcune zone di Milano si elencava la possibilità di più giorni a settimana, anche tenendo conto che in sole tre ore al giorno non sarebbe stato possibile di fatto rispondere a tutte le richieste, per la zona 1 e la zona 4 la disponibilità è solo, sempre dalle 9 alle 12, nella giornata di mercoledì. Ovviamente le persone non deambulanti delle zone 1 e 4 hanno passato inutilmente ore al telefono ricevendo come risposta solo il suono di un telefono occupato in modo anomalo, cioè come se fosse staccato. Per la zona 9 i giorni di prenotazione sono due ma solo per un’ora al giorno dalle 14 alle 15 perciò immaginiamo che avranno avuto le stesse non risposte della 1 e della 4.

    E’ concepibile che persone malate, anziane, non deambulanti si trovino ad affrontare anche questo ennesimo sfregio e disservizio? E’ possibile che, dopo che dalla primavera si è esortato tutti a vaccinarsi per tempo contro l’influenza per evitare che la stessa si assommasse al covid o che i sintomi fossero confusi, ancora alla metà di novembre siano tante le persone più a rischio senza neppure la possibilità di prenotare la vaccinazione? Certo non essendo deambulanti sono in casa ma proprio per questo ricevono persone sia che li assistono e aiutano, sia per la consegna della spesa e di quanto può occorrere perciò il rischio di prendere l’influenza o il covid rimane alto anche per loro.

    Rispetto alle tante ingiustificate anomalie, ai ritardi, alle inadempienze ed agli errori nazionali, regionali e locali questo può sembrare un piccolo problema ma per chi ha difficoltà resta un problema grave e coloro che non sono stati in grado di organizzare il servizio si assumeranno moralmente e politicamente la responsabilità.

  • Frida Kahlo – Il caos dentro

    Aperta da sabato 10 ottobre, negli spazi della Fabbrica del Vapore a Milano, la mostra Frida Kahlo Il caos dentro, un percorso sensoriale altamente tecnologico e spettacolare che immerge il visitatore nella vita della grande artista messicana, esplorandone la dimensione artistica, umana, spirituale.

    Prodotta da Navigare con il Comune di Milano, con la collaborazione del Consolato del Messico di Milano, della Camera di Commercio Italiana in Messico, della Fondazione Leo Matiz, del Banco del Messico, della Galleria messicana Oscar Roman, del Detroit Institute of Arts e del Museo Estudio Diego Rivera y Frida Kahlo, la mostra è curata da Antonio Arévalo, Alejandra Matiz, Milagros Ancheita e Maria Rosso e rappresenta una occasione unica per entrare negli ambienti dove la pittrice visse, per capire, attraverso i suoi scritti e la riproduzione delle sue opere, la sua poetica e il fondamentale rapporto con Diego Rivera, per vivere, attraverso i suoi abiti e i suoi oggetti, la sua quotidianità e gli elementi della cultura popolare tanto cari all’artista.

    La mostra, dopo una spettacolare sezione multimediale con immagini animate e una avvincente cronistoria raccontata attraverso le date che hanno segnato le vicende personali e artistiche della pittrice, entra nel vivo con la riproduzione minuziosa dei tre ambienti più vissuti da Frida a Casa Azul, la celebre magione messicana costruita in stile francese da Guillermo Kahlo nel 1904 e meta di turisti e appassionati da tutto il mondo: la camera da letto, lo studio realizzato nel 1946 al secondo piano e il giardino.

    Segue la sezione I colori dell’anima, curata da Alejandra Matiz, direttrice della Fondazione Leo Matiz di Bogotà, con i magnifici ritratti fotografici di Frida realizzati dal celebre fotografo colombiano Leonet Matiz Espinoza (1917-1988). Matiz, considerato uno dei più grandi fotografi del Novecento, immortala Frida in spazi di quotidianità: il quartiere, la casa e il giardino, lo studio.

    Al piano superiore la mostra prosegue con una sezione dedicata a Diego Rivera: qui troviamo proiettate le lettere più evocative che Frida scrisse al marito. E una stanza dedicata alla cultura e all’arte popolare in Messico, che tanta influenza ebbero sulla vita di Frida, trattate su grandi pannelli grafici dove se ne raccontano le origini, le rivoluzioni, l’iconografia, gli elementi dell’artigianato: gioielli, ceramiche, giocattoli. Esposti alcuni esempi mirabili di collane, orecchini, anelli e ornamenti propri della tradizione che hanno impreziosito l’abbigliamento di Frida. Nella sezione seguente sono esposti gli abiti della tradizione messicana che hanno ispirato ed influenzato i modelli usati dalla Kahlo: gonne ampie e coloratissime, scialli e camiciole, copricapo e collane.

    Il focus sulla tradizione messicana procede con la sezione dedicata ad alcuni dei più conosciuti murales realizzati da Diego Rivera in varie parti del mondo: saranno proiettati nella loro interezza e in alcuni dettagli i ventisette pannelli murali che compongono il Detroit Industry Murals (Detroit, 1932), il Pan American Unity Mural (San Francisco, 1940) e Sueño de una tarde dominical en la Alameda Central (Città del Messico).

    Nella sezione FRIDA E IL SUO DOPPIO sono esposte le riproduzioni in formato modlight di quindici tra i più conosciuti autoritratti che Frida realizzò nel corso della sua carriera artistica, tra cui Autoritratto con collana (1933), Autoritratto con treccia (1941), Autoritratto con scimmie (1945), La colonna spezzata (1944), Il cervo ferito (1946), Diego ed io (1949). Il modlight è una particolare forma di retroilluminazione omogenea, in cui ogni dipinto, precedentemente digitalizzato, viene riprodotto su uno speciale film mantenendo inalterate le dimensioni originali.

    A conferma della grande fama globale di cui la pittrice messicana gode, la mostra prosegue con una straordinaria collezione di francobolli, dove Frida è stata effigiata, una raccolta unica con le emissioni di diversi stati.

    Il percorso comprende anche l’opera originale di Frida del 1938 Piden Aeroplanos y les dan Alas de Petate – Chiedono aeroplani e gli danno ali di paglia e sei litografie acquerellate originali di Diego Rivera.

    Lo spazio finale è riservato alla parte ludica e divertente dell’esposizione: la sala multimediale 10D combina video ad altissima risoluzione, suoni ed effetti speciali ed è una esperienza sensoriale di realtà aumentata molto emozionante, adatta a grandi e piccoli.

  • Brexit anche a Piazza Affari, Borsa Italiana è in cerca di acquirenti

    Borsa Italiana è ufficialmente sul mercato. Il London Stock Exchange di cui Piazza Affari fa parte dal 2007, dopo mesi di rumors, esce allo scoperto e in occasione della semestrale, conferma di aver avviato discussioni esplorative che potrebbero tradursi nella potenziale cessione di Borsa Italiana o della quota in Mts, la piattaforma telematica riservata ai titoli di Stato.

    Una mossa, quella dell’Lse, per agevolare l’approvazione da parte dell’Antitrust europeo dell’acquisizione, da 27 miliardi di dollari di Refinitiv provider di dati finanziari e gestore di piattaforme di trading. Sull’operazione che è stata annunciata un anno fa, Lse si aspetta di chiudere per la fine di questo anno a inizio 2021. “Stiamo facendo buoni progressi assicurando una serie di approvazioni normative e impegnandoci costruttivamente con le autorità sulle autorizzazioni rimanenti”, spiega l’ad del London Stock Exhange, David Schwimmer.

    La Commissione europea ha avviato a giugno un’indagine approfondita temendo che possa ridurre la concorrenza. La notifica dell’operazione è stata inviata alla Commissione Competitività dell’Ue il 13 maggio scorso, il 22 giugno l’Antitrust europeo ha comunicato di voler andare alla Fase 2 per approfondire il dossier e, dal 13 luglio, la deadline prevista per una decisione è stata sospesa.

    Quanto a Borsa Italiana o alla piattaforma Mts “non ci sono certezze che Lse deciderà di procedere con un’operazione in relazione a uno o l’altro di queste attività”, spiega lo stesso London Stock Exchange. Tuttavia, la conferma di Londra offre nuovo carburante alle speculazioni degli ultimi mesi con Borsa Italiana nel mirino tanto di Deutsche Boerse (Francoforte) che di Euronext, quest’ultima già controlla i listini di Parigi, Amsterdam, Bruxelles e Lisbona.

    Milano si può blindare con la Golden Power. Lo ricorda anche il deputato del Movimento 5 Stelle e componente della Commissione finanze, Davide Zanichelli. Insieme ad altri quattro deputati, peraltro, ha depositato una risoluzione in Commissione “per impegnare il Governo – spiega – ad intraprendere ogni iniziativa al fine di concertare un’offerta competitiva in grado di riportare Borsa Italiana all’interno dei confini del Paese”. In questo senso “è bene” che l’esecutivo “lavori attivamente – sottolinea – per la nascita di una proposta tutta italiana che eventualmente contempli anche la Cdp insieme ad un pool di banche e istituzioni finanziarie del Paese”.

  • The Dreamers. Sognatori nel tempo dell’abbandono

    Non c’è un perché e neppure un giorno preciso in cui è nato in lei il desiderio di esplorare quei luoghi nascosti, abbandonati, dimenticati dalla memoria collettiva ma che, guardandoli, sanno fare esplodere tutte le emozioni che un’anima possa provare per poi narrarle con le immagini, i colori, a metà strada tra il delirio onirico e le verità a lungo celate. Con la mostra The Dreamers. Sognatori nel tempo dell’abbandono, negli spazi di Vento&Associati presso la Fabbrica del Vapore a Milano, Donatella Izzo, artista milanese, racconta di spazi vuoti, decadenti, manicomi dove prende vita un passato non lontano da noi in cui uomini, donne, bambini sono stati rinchiusi, annientati perché ritenuti folli, diversi, ingombranti, incompresi ma dei quali forse andava solo capita la voglia di vivere in maniera creativa, non convenzionale, libera da regole o, più semplicemente, attraversata da patologie che la non conoscenza del tempo, il pregiudizio e la superstizione richiedevano l’allontanamento e la vita nel dimenticatoio.

    Donatella Izzo entra nei manicomi deserti, molti dei quali ormai in preda all’incuria e all’abbandono, e ricompone con delicatezza e amore le fattezze più soavi e armoniose delle visioni incantate dei matti. E così ecco scorrere geishe amorose, monaci oranti in estasi, combattenti nipponici in quei luoghi che sono le icone dell’abisso in cui sono state condannate a soffrire alcune vittime sacrificali in un tempo dimenticato dal quale giungono lontane le grida di dolore causate dalle violenze subite in nome di un ritorno ad una ‘normalità’ imposta.

    La mostra, che si inserisce nella programmazione estiva della Fabbrica del Vapore, è un varco aperto nella memoria sepolta delle avventure più feroci e infami della mente, scopre i registri del delirio quotidiano di esseri umani che erano dimenticati ancora prima di essere censiti dalle anagrafi.

    Curata da Matteo Galbiati e inserita nel progetto Spazio al Talento del Comune di Milano con il Sostegno di Fondazione Cariplo, The Dreamers. Sognatori nel tempo dell’abbandono sarà visitabile fino al 31 ottobre 2020 in via Procaccini, 4 – Lotto 11.

  • Ripartono le mostre al MUDEC di Milano

    La programmazione del palinsesto delle mostre di 24 ORE Cultura previsto per il 2020 al MUDEC – Museo delle Culture di Milano, rimandato causa emergenza Covid-19, riprende con le nuove date di apertura delle mostre che erano già a calendario 2020:

    Robot. The Human Project – apertura al pubblico: 26 novembre 2020;

    Tina ModottiDonne, Messico e Libertà – apertura al pubblico: 19 gennaio 2021;

    L’apertura al pubblico della mostra DisneyL’arte di raccontare storie senza tempo, spostata in un primo tempo al 3 settembre 2020, sarà prevista invece per il 2021.

     

  • EMME22: raccontare all’antica ma con animo nuovo

    “Il nero è l’inizio di tutto, il grado zero, il profilo, il contenitore e il contenuto. Senza le sue ombre, il suo rilievo e il suo sostegno avrei l’impressione che gli altri colori non esistano”. La citazione è di Christian Lacroix, il nero al quale si fa riferimento, in questo caso, è l’elegante sfondo, il fil rouge che lega gli elementi della rivista telematica EMME22 della giornalista Clementina Speranza, nata da pochi giorni ma che promette, con classe, di raccontare il bello, l’eleganza, l’arte, la cultura che animano Milano, e non solo. Una bella sfida dopo il lungo periodo di lockdown e in tempi di grandi incertezze, ma, come si suol dire in certi casi, le migliori idee nascono proprio quando tutto sembra più difficile. Ci siamo incuriositi e abbiamo deciso di saperne di più dalla fondatrice di questa rivista glamour e scoppiettante al tempo stesso.

    Perché EMME22?

    Emme sta per Moda, Milano, Magazine. La rivista nasce a Milano ma tratta articoli a carattere nazionale e non solo. Con 22 si fa riferimento a Lettera 22, la macchina da scrivere dell’Olivetti, simbolo del giornalismo.

    E anche alla macchina da scrivere con la quale da bambina ho iniziato a battere le prime lettere che dedicavo a mio nonno.  Un’Olivetti Lettera 22 era custodita nel suo studio, rimasto, dopo la sua morte, così come lui l’aveva lasciato. Nonno era docente universitario e con quella macchina aveva scritto le sue pubblicazioni. A me piaceva l’idea di toccare i tasti che aveva sfiorato lui, purtroppo non l’ho conosciuto, è morto prima che io nascessi. Oggi la conservo gelosamente sulla mia scrivania.

    Da cosa nasce l’idea di una rivista on line?

    Già nel 2004 curavo una rubrica online, e oggi mi rendo conto che l’online costituisce il futuro. Resto comunque innamorata della carta stampata e mi piacerebbe proporre anche la versione cartacea. Nell’impostare EMME22 ho sempre tenuto in mente il formato tradizionale delle riviste: copertina, indice e notizie accompagnate da immagini.

    Emme22 ha una copertina come le riviste classiche, ma consente al lettore di cliccare e introdursi immediatamente nella sezione che più gli interessa.

    Quali sono state le difficoltà che hai incontrato nella realizzazione del tuo progetto?

    Avevo un’idea molto chiara sull’immagine grafica, ma non è stato facile trovare chi la realizzasse. Poi il problema è stato, ed è tutt’ora, trovare chi scrive con passione, chi non fa solo copia-incolla di comunicati stampa, chi davvero legge tutto un libro prima di recensirlo, chi ha voglia di intervistare e sbobinare, chi ancora svolge questo lavoro “all’antica” e con animo nuovo.

    Cosa offre di diverso EMME22 rispetto alle tante pubblicazioni che negli ultimi tempi sono nate anche grazie ai canali social?

    L’eterogeneità delle sezioni. Gli approfondimenti giornalistici tramite interviste e video interviste. Poi ci saranno anche le riprese durante sfilate di moda, presentazioni di nuovi prodotti e brand. Eventi in generale. E questo grazie anche alla collaborazione di bravi fotografi e video maker.

    Siamo sempre alla ricerca di aziende e di realtà interessanti da raccontare. Per eventuali proposte invitiamo a scrivere a: info@emme22.it

    Qual è il tuo pubblico di riferimento?

    Dal primo giorno del mio lavoro al Corriere della Sera mi hanno insegnato a utilizzare un linguaggio semplice per arrivare a tutti.  Propongo per questo anche una varietà di sezioni: Moda, Arte&Design, Salute-Wellness-Beauty, Libri, Food&beverage, No Profit, Sport, Viaggi. Più una per brevi interviste Video.

    Con i video che gireranno sui social desidero catturare l’attenzione e portare alla rivista quanti più lettori sia possibile.

    Arrivi dalla tv, dove hai raccontato storie imprenditoriali di successo, e dal mondo dell’economia. Quanto ha ereditato la rivista dalle tue esperienze passate e in cosa differisce da esse?

    In EMME 22 c’è tutta la mia esperienza. I miei studi passati nell’ambito dell’arte e nella moda, poi la mia conduzione di programmi televisivi e la collaborazione con il Corriere Economia. Ho insegnato giornalismo per 5 anni, a Milano, a contatto con i giovani ho capito cosa più li attrae, e con loro ho esplorato il mondo dei blogger.

    EMME22 vuole essere il punto di incontro di tante esperienze. E poi, sono sempre aperta a nuove idee.

    Quanto c’è della tua Sicilia nel racconto della Milano di EMME22?

    La Sicilia c’è sempre. Anche al Corriere proponevo aziende siciliane. Si fa più fatica a scrivere di loro perché spesso non sono supportate dagli uffici stampa e molti imprenditori non sono abituati alle interviste. Ma in Sicilia ci sono bellissime realtà imprenditoriali e mi piace scovarle e farle conoscere. Nella sezione “Video”, per esempio, tra le sfilate milanesi c’è l’intervista a Pucci Scafidi, il fotografo palermitano che in occasione dei 30 anni di carriera ha presentato, a Milano, l’ultimo suo libro Fimmina. 21 volti di donne siciliane, tra cui l’attrice Maria Grazia Cucinotta, la chef stellata Patrizia di Benedetto, la Presidentessa nazionale di terziario donna di Confcommercio Patrizia di Dio, la scrittrice Stefania Auci. Nella sezione “Food6&Beverage”, a fianco di brand che raccontano di champagne, franciacorta e Brunello, ci sono le storie di alcune cantine siciliane. Attualmente quella di Musita, a Salemi: un’azienda attenta all’ambiente e all’ecosostenibilità, che nel 2015 riceve il premio per il “Miglior Spumante della Sicilia”.

    C’è la storia di Teo Musso e la nascita di Baladin, la birra artigianale che fino a quel momento non esisteva in Italia. A raccontarla Paolo Di Caro, Presidente di Fondazione Italiana Sommelier Sicilia.

    Cosa ti aspetti da questa avventura?

    EMME22 è una mia creatura. Muove adesso i suoi primi passi, mi auguro che cresca, si sviluppi e incontri il favore del pubblico.

  • Nasce la Food Forest, il bosco edibile di Milano

    10mila metri quadrati di bosco ‘edibile’ a Milano. E’ la Food Forest che sorgerà nell’autunno 2020 all’interno del Parco Nord di Milano dove saranno piantumate 2000 piante tra alberi e arbusti da frutto, da legno e medicinali che potranno essere adottati dai cittadini. Si potranno scoprire, infatti funzioni e usi di specie autoctone poco conosciute o utilizzate in cucina. L’adozione delle piante avviene grazie al supporto dei “Green Saturdays”, iniziativa organizzata dalla catena di ristoranti That’s Vapore che, per ciascun sabato a partire dall’11 luglio, dedicherà il 50% del ricavo dei piatti vegetariani consumati all’interno dei locali o ordinati tramite delivery alla piantumazione degli alberi che avverrà in autunno. E tra qualche anno si potranno finalmente raccogliere frutti, bacche, gemme e foglie. L’analisi del territorio, la scelta delle specie e la messa a terra sono curate da Etifor, spin-off dell’Università di Padova specializzato in riforestazione, certificazione e valorizzazione del patrimonio naturale. Le prime specie che compariranno all’interno della foresta saranno acero, biancospino, carpino, ciliegio, frassino, melo selvatico, nocciolo, pero selvatico, prugnolo, rosa canina, sanguinella, quercia e tiglio. All’interno di questo nuovo spazio verde verranno strutturati tre percorsi stagionali, primaverile, estivo e autunnale, per guidare il visitatore alla scoperta di storia, usi e ricette riguardanti le piante presenti grazie ad un apposito QR code riportato sulla segnaletica. Obiettivo dei ‘Green Saturdays’ è aiutare le persone a prendersi cura di sé attraverso un’alimentazione naturale e bilanciata e, al tempo stesso, contribuire a prendersi cura tutti insieme dell’ambiente in cui viviamo. Le specie piantate, una volte adulte, saranno in gradi trattenere tra i 7 e i 33 kg di CO2 ogni anno per ciascuna pianta.

  • In arrivo a Milano alla Fabbrica del Vapore ‘Frida Kahlo. Il caos dentro’

    Frida Khalo torna a Milano dopo quasi due anni per aprirci il suo mondo, i suoi colori, le sue passioni, le sue stanze. Dal 10 ottobre 2020 al 28 marzo 2021 alla Fabbrica del Vapore di Milano arriva infatti Frida Khalo. Il caos dentro, un percorso sensoriale altamente tecnologico e spettacolare che immerge il visitatore nella vita della grande artista messicana, esplorandone la dimensione artistica, umana, spirituale.

    Prodotta da Navigare con il Comune di Milano, con la collaborazione del Consolato del Messico di Milano, della Camera di Commercio Italiana in Messico, della Fondazione Leo Matiz, del Banco del Messico, della Galleria messicana Oscar Roman, del Detroit Institute of Arts e del Museo Estudio Diego Rivera y Frida Khalo, la mostra è curata da Antonio Arèvalo, Alejandra Matiz, Milagros Ancheita e Maria Rosso e rappresenta un’occasione unica per entrare negli ambienti dove la pittrice visse, per capire, attraverso i suoi scritti e la riproduzione delle sue opere, la sua poetica e il fondamentale rapporto con Diego Rivera, per vivere, attraverso i suoi abiti e i suoi oggetti, la sua quotidianità e gli elementi della cultura popolare tanto cari all’artista.

    In attesa di visitarla raccontiamo cosa lo spettatore potrà vedere nei prossimi mesi, provando ad immaginare il tripudio di colori e fantasia al quale assisterà.

    La mostra, dopo una spettacolare sezione multimediale con immagini animate e una avvincente cronistoria raccontata attraverso le date che hanno segnato le vicende personali e artistiche della pittrice, entra nel vivo con la riproduzione minuziosa dei tre ambienti più vissuti da Frida a Casa Azul, la celebre magione messicana costruita in stile francese da Guillermo Kahlo nel 1904 e meta di turisti e appassionati da tutto il mondo: la camera da letto, lo studio realizzato nel 1946 al secondo piano e il giardino.

    Dopo la sezione ‘I colori dell’anima’ con i magnifici ritratti fotografici di Frida realizzati dal celebre fotografo colombiano Leonet Matiz Espinoza, si passa al piano superiore con una sezione dedicata a Diego Rivera in cui verranno proiettate le lettere più evocative che Frida scrisse al marito. E una stanza dedicata alla cultura e all’arte popolare in Messico, che tanta influenza ebbero sulla vita della Khalo, trattate su grandi pannelli grafici dove se ne raccontano le origini, le rivoluzioni, l’iconografia, gli elementi dell’artigianato: collane, orecchini, anelli e ornamenti propri della tradizione che hanno impreziosito l’abbigliamento di Frida. Nella sezione seguente sono esposti gli abiti della tradizione messicana che hanno ispirato ed influenzato i modelli usati dalla celebre artista.

    Nella sezione FRIDA E IL SUO DOPPIO sono esposte le riproduzioni in formato modlight di quindici tra i più conosciuti autoritratti che la Khalo realizzò nel corso della sua carriera artistica, tra cui Autoritratto con collana (1933), Autoritratto con treccia (1941), Autoritratto con scimmie (1945), La colonna spezzata (1944), Il cervo ferito (1946), Diego ed io (1949).

    A conferma della grande fama globale di cui la pittrice messicana gode, la mostra prosegue con una straordinaria collezione di francobolli, dove Frida è stata effigiata, una raccolta unica con le emissioni di diversi Stati.

    Il percorso comprende anche l’opera originale di Frida del 1938 Piden Aeroplanos y les dan Alas de Petate – Chiedono aeroplani e gli danno ali di paglia – e sei litografie acquerellate originali di Diego Rivera.

    Lo spazio finale è riservato alla parte ludica e divertente dell’esposizione: la sala multimediale 10D combina video ad altissima risoluzione, suoni ed effetti speciali ed è una esperienza sensoriale di realtà aumentata molto emozionante, adatta a grandi e piccoli.

    Non resta che aspettare qualche mese per essere catapultati, come d’incanto, dal centro di Milano alla casa Azul.

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