Milano

  • A Milano le donne hanno paura: perché?

    E’ il titolo scelto per il convegno in programma giovedì 26 maggio (alle ore 18 – Sala San Giorgio – piazza San Giorgio 2) per discutere del tema sicurezza tra percezione e realtà in una città così complessa come Milano. Un’esigenza che gli organizzatori dell’incontro – il Centro Italiano Femminile, l’Unione Islamica Italiana, i Medici Volontari Italiani, i City Angels, il Coordinamento Comitati Milanesi e gli Stati Generali delle Donne -hanno sentito impellente dopo gli eventi di capodanno e degli altri fatti di cronaca che abbiamo e continuiamo a leggere sui giornali.

    E così intorno al tavolo siederanno, per discuterne e portare proposte, Maria Antonietta Pepe presidente del Cif comunale e promotore del convegno, Mariateresa Coppo Gavazzi presidente del CIF metropolitano, Maryam Ismayl presidente dell’Associazione Unione Islamica, Mario Furlan presidente dei City Angels, Faustino Boioli presidente dei Medici Italiani Volontari, Salvatore Crapanzano presidente del Coordinamento Comitati Milanesi, Isa Maggi presidente degli Stati Generali delle Donne e Adriana Tripodi Capo Gabinetto della Prefettura di Milano. Modera Benedetta Borsani, giornalista.

    Come si evince dal titolo (e dalla Madonnina piangente realizzata da Michelangelo Manente per locandina del convegno), si partirà dalle donne per parlare poi di Milano a 360° vista con gli occhi di semplici cittadini che la vivono quotidianamente, a volte faticosamente, con le sue luci e le sue ombre, per dare nuova energia al messaggio che Milano (che è punto di riferimento per l’Italia) da sempre è una realtà attenta alle sue dinamiche e possiede gli anticorpi per respingere ogni tentativo di violenza, che sia verso le donne, gli anziani o chicchessia. E perché tutti, anche laddove si dovesse sentire o percepire l’assenza di chi amministra la città, si impegnino a lavorare insieme, nella stessa direzione per non vanificare l’impegno che le forze dell’ordine mettono quotidianamente per calarsi nel particolare ed arrivare proprio in quell’istante, in quel “momento prima” che avvenga il reato.

    In questa prospettiva la cultura è il denominatore comune, strumento essenziale di diffusione della conoscenza e di dialogo con tutti gli attori dello sviluppo di territori e comunità, per generare innovazione sociale in coerenza con gli “Obiettivi di Sviluppo Sostenibile” dell’Agenda ONU 2030 e con lo spirito del convegno.

  • Debutta a Milano il ‘Premio Vigna d’Argento’

    Dopo sette edizioni salentine e due nella Capitale, debutta per la prima volta a Milano il Premio Vigna d’Argento giovedì, 19 maggio, all’Auditorium Testori (Palazzo Regione Lombardia – h. 18:00). Rappresentato da uno dei simboli del territorio pugliese, realizzato dal maestro leccese Ugo Malecore, dal 2011 è assegnato a personalità della cultura, dello spettacolo, delle istituzioni e della società civile che hanno contribuito alla crescita del Paese.

    L’edizione meneghina si svolge con la collaborazione dell’Associazione Regionale Pugliesi di Milano con il patrocinio del Ministero della Cultura e dalla SIAE.

    Designati a ricevere il Premio nella prima edizione in territorio lombardo sono Massimo Boldi, Iva Zanicchi, il professore Silvio Garattini, presidente e fondatore dell’Istituto di ricerche farmacologiche “Mario Negri”, Stefano Ranzani, direttore d’orchestra attualmente tra i più apprezzati a livello internazionale, Margherita Palli, scenografa e costumista da decenni al centro delle scene europee, Roberto Alessi, giornalista e direttore di importanti testate nazionali, Emmanuel Conte, neo assessore al Bilancio e al Patrimonio del Comune di Milano, gli imprenditori Augusto Mazzolari e Tomaso Trussardi, l’onorevole Cristina Rossello, impegnata, da sempre, nel sociale, l’assessore alla Sicurezza della Regione Lombardia Riccardo DE CORATO, di origini pugliesi.

    Dopo il 19 maggio a Milano, l’edizione 2022 del Premio Vigna d’Argento farà tappa a Lecce il 25 giugno e a Roma il 22 settembre, completando il progetto nazionale “UNITALIA” cultura-tradizione-identità, con tre sedi di svolgimento,  al nord, centro e sud.

  • Marc Chagall, una storia tra due mondi

    Si intitola “Marc Chagall. Una storia di due mondi” la mostra dedicata ad uno degli artisti moderni più popolari e amati allestita al Mudec di Milano e visitabile fino al 31 luglio.

    Prodotto da 24 ORE Cultura – Gruppo 24 ORE, promosso dal Comune di Milano-Cultura e curato dall’Israel Museum di Gerusalemme il progetto espositivo affronta l’opera di Marc Chagall da un punto di vista nuovo, collocandolo nel contesto del suo background culturale, grazie alla straordinaria collezione nell’Israel Museum, che presenta in mostra una selezione di oltre 100 opere donate per la maggior parte dalla famiglia e dagli amici di Chagall. In particolare il focus è sui lavori grafici dell’artista e sulla sua attività di illustratore editoriale.

    La mostra ripercorre alcuni temi fondamentali della sua vita e della sua produzione: dalle radici nella nativa Vitebsk (oggi Bielorussia), descritta con amore e nostalgia nella serie Ma vie, all’incontro con l’amata moglie Bella Rosenfeld, della quale illustrò i libri Burning Lights e First Encounter, dedicati ai ricordi della vita di Bella nella comunità ebraica, pubblicati dopo la morte prematura della donna e di cui in mostra sono esposti i disegni originali.

    Il progetto espositivo mette in relazione queste opere con il contesto culturale da cui nacquero: la lingua, gli usi religiosi e le convenzioni sociali della comunità ebraica yiddish, così come i colori e le forme che Chagall assimilò da bambino ed espresse al meglio da adulto, il rapporto esistente nell’opera di Chagall tra arte e letteratura e tra linguaggio e contenuto.

    I lavori esposti riflettono dunque l’identità poliedrica dell’artista, che è al tempo stesso il bambino ebreo di Vitebsk; il marito che correda di immagini i libri dell’amata moglie; l’artista che illustra la Bibbia, volendo rimediare così alla mancanza di una tradizione ebraica nelle arti visive; e infine l’originale pittore moderno che, attraverso l’uso dell’iconografia cristiana, piange la sorte toccata nel suo secolo al popolo ebraico.

    Divisa in quattro sezioni la mostra racconta il volto umano di Chagall e il carico evocativo della sua storia. La prima sezione abbraccia il tema della Cultura ebraica e Yiddish. La seconda sezione della mostra è dedicata al tema della Nostalgia, evidente in molte sue opere, dalle radici nella nativa Vitebsk, descritta con amore e nostalgia nella serie Ma vie, all’incontro con la prima moglie Bella Rosenfeld.

    La terza sezione descrive le Fonti di ispirazione di Chagall. La mostra presenta le sue illustrazioni della Bibbia: disegni e stampe su temi che esercitarono sempre un grande fascino su di lui e che rivelano un’interpretazione straordinariamente “umanista” delle Scritture; la Bibbia Ebraica (quella che racconta l’Antico Testamento) è infatti rappresentata come un ciclo di incontri storici tra l’uomo e Dio.

    Infine, l’ultima sezione ci porta in Francia, la nuova patria. Il ricco cromatismo che si suole associare ai dipinti e alle stampe di Chagall emerse solo nel momento in cui egli lasciò la Russia per la Francia. Stabilitosi a Parigi, Chagall abbracciò la sua nuova, colorita patria assimilando tutte le risorse culturali che essa gli offriva.

    Nel corso della sua straordinaria carriera, Chagall ha prodotto numerose opere grafiche – disegni, incisioni, litografie – dimostrando di essere un maestro della linea e della superficie oltre che un eccellente colorista. Probabilmente rimane ineguagliato nell’abilità di tradurre il colore in un mezzo esclusivamente bianco e nero, mantenendo le gradazioni dei toni. Nelle illustrazioni per i libri – dall’autobiografia alla Bibbia – rimane fedele al testo accompagnandolo con immagini che di solito non si limitano a illustrare particolari episodi.

    Dal bianco e nero al colore. La joie de vivre degli anni della sua formazione trova espressione nell’arte di Chagall in colori vivaci e in immagini ricche ed evocative, ora malinconiche ora gioiose: temi archetipici di tutto il suo lavoro, immediatamente riconoscibili da spettatori appartenenti alle più diverse culture.

  • Dal Diario Italiano del Maestro Ivan Turetskyy

    E’ stata inaugurata martedì 5 aprile, presso la sede di Milano di Vento & Associati (Fabbrica del Vapore, via Giulio Cesare Procaccini 4, Lotto 11, Milano), la mostra Dal Diario Italiano del Maestro Ivan Turetskyy. L’esposizione sarà visitabile fino al 15 aprile.

  • La bellezza dell’ulivo in un libro e in una mostra a Milano

    Giovedì 17 marzo 2022, alle ore 19,00 al Palazzo delle Stelline di Milano (Corso Magenta, 61) si svolgerà il vernissage della mostra e la presentazione del libro “I RACCONTI DI ULIVO, LA SACRALITA’ DI UN ALBERO” – La natura, il territorio, la bellezza, l’arte, la vita. L’incontro di arte e letteratura, organizzato dall’Associane Regionale Pugliesi di Milano, è ospitato nell’ambito dell’XI edizione della manifestazione Olioofficina. All’evento parteciperanno, tra gli altri, Luigi Caricato, Direttore di Olio Officina Festival, Camillo De Milano, Presidente dell’Associazione Regionale Pugliesi, Nancy dall’Olio, Ambasciatrice della Puglia nel Mondo, Giuseppe Selvaggi, studioso di tradizioni popolari, Enzo Morelli, artista. Durante la serata, coordinata dal giornalista e scrittore Agostino Picicco, saranno letti brani degli autori che, con i loro scritti, hanno contribuito alla realizzazione del libro che racconta la bellezza e la straordinarietà dell’ulivo.

  • Milano celebra Mondrian

    Mancano solo pochi giorni per poter visitare al Mudec di Milano la mostra Piet Mondrian – Dalla figurazione all’astrazione. Per la prima volta nel capoluogo lombardo un progetto espositivo interamente dedicato all’artista olandese e al processo evolutivo artistico che lo portò dalla figurazione all’astrazione, dalla tradizione del paesaggio olandese allo sviluppo del suo stile unico, che l’ha reso inconfondibile e universalmente celebre.

    La mostra, visitabile fino al 27 marzo, prodotta da 24 ORE Cultura – Gruppo 24 ORE, promossa dal Comune di Milano-Cultura e con il patrocinio del Consolato dei Paesi Bassi a Milano, è stata realizzata grazie alla collaborazione del Kunstmuseum Den Haag, detentore della più importante collezione di opere di Mondrian al mondo, e che ha prestato sessanta opere, scelte tra quelle di Mondrian, degli artisti della Scuola dell’Aja e dei designer De Stijl. In mostra anche due opere di Mondrian provenienti dal Museo del Novecento di Milano – un esempio delle poche opere dell’artista presenti in collezioni italiane – e un quadro neoplastico proveniente dal National Museum of Serbia di Belgrado.

    Il percorso espositivo prende vita e si snoda attraverso sezioni tematiche. Una chiave di lettura visuale e dunque immediata dell’evoluzione stilistica dell’artista, utile alla comprensione delle stesse opere interamente astratte del suo ultimo periodo.

    Filo conduttore su cui si esplica il confronto tra le opere del primo periodo “figurativo” a quelle del periodo “astratto” è quello del paesaggio, con confronti tra le sue opere e quelle dei pittori della “Scuola dell’Aja”, un gruppo di artisti operanti nella città olandese tra il 1860 e il 1890.

    Una sezione della mostra sarà dedicata a “De Stijl” (Lo Stile), movimento sorto nei Paesi Bassi nel 1917 su iniziativa dello stesso Mondrian e di Theo van Doesburg e attivo ancora alle soglie degli anni Trenta, che innovò arte, architettura e design, con opere – tra gli altri – di Gerrit Thomas Rietveld.

    I dipinti di Piet Mondrian (1872-1944), per i quali il maestro olandese è celebre quale indiscusso pioniere dell’arte “astratta”, sono in realtà il risultato di una lunga ricerca di equilibrio e di perfezione formale, di una progressiva evoluzione stilistica che ha il suo punto di partenza nel naturalismo e nell’impressionismo e che passa poi via via attraverso il post-impressionismo, i fauves, il simbolismo e il cubismo.

    In tale contesto, una parte centrale, benché meno nota, della sua produzione è la pittura di paesaggio: immagini che raffigurano in particolare aspetti caratteristici della natia Olanda. Prevalenti in tutta la prima fase della sua carriera di artista, i paesaggi vengono successivamente affrontati da Mondrian con una varietà di stili e di tecniche che attestano non solo l’influenza di vari movimenti artistici, ma anche la sua ricerca di un’espressione personale.

    Mondrian rimase nella tradizione della pittura realista olandese. Nelle sue prime opere fu un realista figurativo e come – amava dire – nelle opere più tarde, un realista astratto. Dichiarò nel 1942: “Per me non c’è differenza tra i primi e gli ultimi lavori: fanno tutti parte della stessa cosa. Non sento la differenza tra il vecchio e il nuovo nell’arte come tale, ma come continuità”.

    Grande appassionato di jazz, Mondrian trovò molte analogie tra i suoi quadri e le jazz band: gli uni e le altre fortemente organizzati, lasciavano spazio anche alla rottura e all’improvvisazione.

    Esibendo dipinti che coprono tutte le fasi della carriera artistica di Mondrian e argomentandone il passaggio dalla pittura figurativa all’astrattismo, questo progetto presenta il maestro olandese come uno dei più importanti coloristi del suo tempo e uno dei maggiori maestri della pittura novecentesca. La mostra, dunque, invita il visitatore a scoprire i capolavori di Mondrian secondo una diversa e inusuale chiave di lettura.

    Quella di poter ammirare opere di Mondrian in Italia è un’occasione che capita di rado. Nei musei italiani d’arte moderna e contemporanea è infatti scarso il numero delle opere dell’artista che pure è stato una figura centrale dell’arte internazionale del XX secolo, contribuendo a farne la storia. Le poche opere del maestro olandese conservate in Italia (il Faro a Westkapelle del Museo del Novecento a Milano ed esposto in mostra; la Composizione A della Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea a Roma; Impalcatura, Oceano 5 e Composizione con grigio e rosso della Collezione Peggy Guggenheim a Venezia), se da una parte fanno rimpiangere ancor più tale lacuna, dall’altra, con la loro bellezza, costituiscono uno stimolo ulteriore ad allargare e ad approfondire la conoscenza dell’opera di questo artista, e dunque ad apprezzare meglio l’opportunità – pressoché unica a molti anni di distanza dall’ultima monografica a lui dedicata – che questa nuova mostra offre al pubblico italiano.

    L’influenza che il Mondrian della fase neoplastica ha avuto sul mondo del design è ampia e riguarda molte delle sue diramazioni: dall’arredo alla grafica, dall’interior all’exhibition design, fino ad arrivare addirittura alla moda. In questo percorso il design italiano ha svolto un ruolo centrale: è grazie a produttori e pensatori del Made in Italy che molte di queste influenze hanno avuto la possibilità di realizzazione.

  • A Milano tornano Micam e Mipel, le fiere di calzatura e pelletteria

    Un settore che ha vissuto un 2021 di generale ripresa quello della moda made in Italy, che però ancora non ha raggiunto i livelli pre-pandemia e guarda con preoccupazione agli eventi legati alla guerra tra Russia e Ucraina. Questo quanto emerso oggi a Milano alla presentazione di quattro fiere del settore moda, fashion e accessori che hanno unito le forze per trarre il massimo di rispettivi appuntamenti al polo fieristico di Rho di metà marzo. Micam, Salone Internazionale della Calzatura; Mipel, Evento internazionale dedicato alla pelletteria e all’accessorio moda; The One Milano, Salone dell’Haut-à-Porter; avranno luogo infatti in contemporanea, dal 13 al 15 marzo 2022, mentre Homi Fashion&Jewels Exhibition, evento dedicato al gioiello moda e all’accessorio sarà in parziale sovrapposizione dall’11 al 14 marzo, sempre all’interno del polo fieristico di Fiera Milano a Rho. Uniti dall’#BetterTogether, gli eventi più importanti del mondo fashion e dell’accessorio, porteranno in fiera oltre 1.400 brand in totale, aziende italiane e internazionali che trasformeranno il quartiere fieristico nell’avanguardia dello stile e della creatività. Nello specifico, il comparto calzaturiero italiano ha registrato nel 2021 un incremento del fatturato del +18,7% sul 2020 attestandosi a 12,7 miliardi di euro. Un valore però ancora inferiore all’epoca pre-covid (-11 per cento rispetto al 2019). L’export (+17,5 per cento nei confronti dell’anno precedente) ha raggiunto in valore (10,3 miliardi di euro a consuntivo) il secondo miglior risultato di sempre, anche al netto dell’inflazione. Bene, in particolare, le prime due destinazioni, ovvero Svizzera (+16,2% in valore sul 2020, nei primi 11 mesi) e Francia (+24%), tradizionalmente legate al terzismo; ma anche Usa (+42%) e Cina (+37,5%) che ha già abbondantemente superato i livelli 2019. Per quanto riguarda invece l’export italiano dei prodotti della filiera Fashion&Bijoux, 2021 è avvenuto un significativo recupero (+11.5% nei valori in euro), anche se parziale, dopo le penalizzazioni del 2020 (-14.7%), attestandosi attorno ai 3.5 miliardi di euro. “Milano per la moda è una delle città simbolo in assoluto – ha detto l’assessore comunale al lavoro e allo sviluppo economico Alessia Cappello -. La fashion week appena conclusa è andata molto bene, ha avuto moltissimi ospiti internazionali e ancora di più con queste fiere abbiamo la possibilità di aprire la città al mondo”. “L’altra cosa bellissima – ha aggiunto l’assessore – è poterlo fare assieme, con quattro fiere internazionali che decidono di fare squadra, perché alla fine è questo che dobbiamo fare tutti assieme per il Paese”.

    “Rappresentare Fiera Milano è rappresentare una piattaforma dove le imprese possono tornare a incontrare i loro mercati di riferimento. Da quando siamo ripartiti, il 15 di giugno, è stato un crescendo, con oltre 1 milione di spettatori in tre mesi, oltre 30 manifestazioni, e un grande riscontro pubblico e aziende”, ha dichiarato Luca Palermo, amministratore delegato di Fiera Milano SpA. Ora, con la crisi pandemica che lascia il posto a quella ucraina, però, le preoccupazioni degli addetti ai settori moda, pelletteria e fashion non finiscono. “Siamo riusciti a fare un grosso recupero quest’anno, malgrado tutto quello che è successo, arrivando rispetto al 2020 a un +22,7% di fatturato. I nostri mercati di riferimento, però’, son proprio l’area Russa e i paesi limitrofi”, ha dichiarato non senza preoccupazione Norberto Albertalli, presidente “The One Milano”. “Il settore nel 2021 ha avuto una buona ripresa – ha poi confermato Siro Badon, presidente di Assocalzaturifici -, anche se il primo trimestre ci ha fatto un po’ penare, poi abbiamo avuto dati alquanto positivi. Sono comunque ancora dati che non raggiungono il 2019, restando sotto di circa 11 punti percentuali. Abbiamo la parte concentrata con le case di moda internazionali con risultato positivo mentre abbiamo una sofferenza delle piccole industrie”. Questa sofferenza delle piccole e medie imprese di settore è stata confermata anche dal presidente di Assopellettieri Franco Gabbrielli, che ha parlato di un andamento “a due velocità”, con da una parte “le aziende a marchio proprio che stanno soffrendo molto, perché affrontano un mercato globale difficile con investimenti grandi che a volte non possono fare”, e dall’altra le grandi aziende, che “stanno ricevendo molte richieste e hanno un incremento importante».

  • Milano e l’arte negata

    L’arte in ogni propria espressione rappresenta la sublimazione del libero pensiero e come tale deve venire rispettata, indipendentemente persino dalla complessità umana e politica del suo stesso autore.

    Ugualmente l’arte deve essere svincolata da ogni valutazione di opportunità storica e, di conseguenza, dal contesto politico e sociale nel quale questa possa trovare la propria forma ma soprattutto indipendentemente dal possibile utilizzo propagandistico ed ideologico, come già avvenuto in passato, dei diversi protagonisti politici ed istituzionali.

    Questa forma di libertà, però, deve trovare medesima forma ed applicazione nei confronti dell’autore stesso o meglio dell’artista al quale si deve concedere di non prendere posizione in relazione a tematiche politiche e sociali proprio in virtù di quella tutela come valore assicurato per l’espressione artistica.

    La storia spesso ha assistito all’uso dell’arte e dello sport come veicolo finalizzato alla propria propaganda ideologica da parte delle istituzioni. Probabilmente, ragionando ex post, esiste un trait d’union tra la retorica espressa durante le Olimpiadi di Berlino volute da Hitler e quelle invernali del 2014 a Sochi di Putin.

    Per entrambi rappresentavano l’occasione e la certificazione della propria grandezza e della nazione ospitante a testimoniare poi l’ingresso nell’alveo dei potenti.

    L’arte, però, a differenza del gesto atletico dovrebbe venire valutata proprio e solo in quanto libera espressione della mente umana nelle sue più molteplici forme all’interno di un contesto che sappia riconoscere e tutelare la stessa libertà dell’autore, la quale diventa la stessa garanzia di integrità artistica.

    Quanto preteso dal sindaco di Milano dal maestro russo Valery Gergiev, da sempre vicino alle posizioni di Putin, che, e di fronte al suo diniego, ha deciso il suo allontanamento, rappresenta, sia chiaro, il punto più basso da parte di una istituzione italiana all’interno di un sistema democratico o presunto tale nell’ambito dell’esercizio del proprio potere.

    Questo delirio milanese di fatto introduce all’interno della valutazione di una qualsiasi opera d’arte la necessità di una ulteriore certificazione di vicinanza ai parametri decisi dall’autorità stessa, limitando inevitabilmente la libertà stessa dell’opera e dell’autore.

    Probabilmente il sindaco di Milano non si rende neppure conto delle conseguenze della propria richiesta né tanto meno delle conseguenze relative alla libertà di espressione e delle libertà di espressione garantite costituzionalmente.

    Mai come ora il “politicamente corretto” all’interno del quale si può inserire questa richiesta del sindaco di Milano assomiglia sempre più al nazismo di ottant’anni (80) anni addietro. L’arte nasce libera e tale deve restare, così libera persino da ogni considerazione relativa al suo stesso autore.

  • I diritti umani nel cuore dell’Europa – La mostra fotografica sul Premio Sacharov organizzata dall’Ufficio di Milano del Parlamento europeo

    L’Ufficio del Parlamento europeo a Milano ha organizzato un evento ibrido e una mostra fotografica sul Premio Sacharov 2021 per la libertà di pensiero, in onore della vita e dell’eredità che ci ha lasciato Andrei Sacharov. L’evento di lancio ha avuto luogo mercoledì 2 marzo alle ore 12 presso il Milano LUISS Hub. La mostra SACHAROV – I Diritti Umani nel cuore dell’Europa, sotto l’alto patrocinio del Parlamento europeo, sarà visitabile fino al 16 marzo, sempre presso l’hub in Via Massimo D’Azeglio, 3 a Milano.

    L’iniziativa si svolge in collaborazione con Memorial Italia, la sede italiana della nota associazione Memorial creata a Mosca negli anni ’80 con lo scopo di promuovere lo sviluppo della società civile, della coscienza giuridica dei cittadini e di uno stato di diritto democratico al fine di prevenire il ritorno al totalitarismo. L’incontro inaugurale, moderato da Cristina Giuliano, giornalista di Askanews, è stato l’occasione per discutere di diritti umani insieme alle diverse sedi internazionali di Memorial e con Vladimir Milov, consigliere per la politica estera ed economia di Alexei Navalny.

    La mostra esplora la dimensione europea di Sacharov, il cui destino personificò la coscienza illuminata del mondo e trasmise il senso di un impegno politico che sarebbe rimasto attuale fino ad oggi. La prima parte della mostra è dedicata alla figura di Andrej Sacharov, protagonista indiscusso della nostra storia: la sua attività scientifica, il dissenso, la lotta per i diritti umani, l’esilio, il premio Nobel, l’impegno politico per la democratizzazione del sistema sovietico. La seconda parte è dedicata alle personalità che sono state insignite del “Premio Sacharov per la libertà di pensiero”.

    Istituito dal Parlamento europeo nel 1988 è un riconoscimento dedicato ad Andrej Sacharov allo scopo di premiare personalità od organizzazioni che abbiano dedicato la loro vita alla difesa dei diritti umani e delle libertà di pensiero. Presentando diverse personalità e organizzazioni insignite da questo premio la mostra si rivolge ad un ampio pubblico con lo scopo di far conoscere meglio questo grande protagonista del Novecento, la sua storia e la sua opera e sensibilizzare gli spettatori alla causa dei diritti umani.

    Il Premio Sacharov per l’edizione 2021 è stato assegnato al dissidente politico russo Alexei Navalny. Attivista dell’opposizione russa e prigioniero politico, Navalny ha condotto una campagna contro la corruzione del regime di Putin e ha, attraverso i suoi account social e le campagne politiche, contribuito a denunciare gli abusi interni al sistema riuscendo a mobilitare milioni di persone in Russia in sostegno della sua protesta.

  • Scuola di Via Vivaio: il Sindaco fa il bullo con i più deboli

    Il Sindaco Sala ha pensato di fare un regalo per festeggiare la sua rielezione, un regalo alla Scuola comunale a statuto speciale per ragazzi ipovedenti di Via Vivaio a Milano: traslocare la scuola e non pagare più l’affitto.
    La scuola, un gioiello della nostra città, attua un progetto di educazione ed integrazione tra allievi vedenti, non vedenti, ipovedenti e con altre disabilità. Ma non solo; garantisce lo studio del francese e dell’inglese, di uno strumento musicale, attività di laboratorio e di orientamento professionale e musicale anche per gli alunni diversamente abili. E tanto altro ancora. Una scuola coi fiocchi!

    Ebbene, ora dovranno traslocare presso la Darsena con tutte le attrezzature e, viste le loro condizioni, riaddattarsi ad una nuova sconosciuta struttura, sperando di non avere incidenti e difficoltà.
    Complimenti al Sindaco Sala, ma anche ai consiglieri della sua maggioranza e dell’opposizione che fanno finta di niente e vilmente tacciono. Complimenti a tutti.

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