Milano

  • Nasce la Food Forest, il bosco edibile di Milano

    10mila metri quadrati di bosco ‘edibile’ a Milano. E’ la Food Forest che sorgerà nell’autunno 2020 all’interno del Parco Nord di Milano dove saranno piantumate 2000 piante tra alberi e arbusti da frutto, da legno e medicinali che potranno essere adottati dai cittadini. Si potranno scoprire, infatti funzioni e usi di specie autoctone poco conosciute o utilizzate in cucina. L’adozione delle piante avviene grazie al supporto dei “Green Saturdays”, iniziativa organizzata dalla catena di ristoranti That’s Vapore che, per ciascun sabato a partire dall’11 luglio, dedicherà il 50% del ricavo dei piatti vegetariani consumati all’interno dei locali o ordinati tramite delivery alla piantumazione degli alberi che avverrà in autunno. E tra qualche anno si potranno finalmente raccogliere frutti, bacche, gemme e foglie. L’analisi del territorio, la scelta delle specie e la messa a terra sono curate da Etifor, spin-off dell’Università di Padova specializzato in riforestazione, certificazione e valorizzazione del patrimonio naturale. Le prime specie che compariranno all’interno della foresta saranno acero, biancospino, carpino, ciliegio, frassino, melo selvatico, nocciolo, pero selvatico, prugnolo, rosa canina, sanguinella, quercia e tiglio. All’interno di questo nuovo spazio verde verranno strutturati tre percorsi stagionali, primaverile, estivo e autunnale, per guidare il visitatore alla scoperta di storia, usi e ricette riguardanti le piante presenti grazie ad un apposito QR code riportato sulla segnaletica. Obiettivo dei ‘Green Saturdays’ è aiutare le persone a prendersi cura di sé attraverso un’alimentazione naturale e bilanciata e, al tempo stesso, contribuire a prendersi cura tutti insieme dell’ambiente in cui viviamo. Le specie piantate, una volte adulte, saranno in gradi trattenere tra i 7 e i 33 kg di CO2 ogni anno per ciascuna pianta.

  • In arrivo a Milano alla Fabbrica del Vapore ‘Frida Kahlo. Il caos dentro’

    Frida Khalo torna a Milano dopo quasi due anni per aprirci il suo mondo, i suoi colori, le sue passioni, le sue stanze. Dal 10 ottobre 2020 al 28 marzo 2021 alla Fabbrica del Vapore di Milano arriva infatti Frida Khalo. Il caos dentro, un percorso sensoriale altamente tecnologico e spettacolare che immerge il visitatore nella vita della grande artista messicana, esplorandone la dimensione artistica, umana, spirituale.

    Prodotta da Navigare con il Comune di Milano, con la collaborazione del Consolato del Messico di Milano, della Camera di Commercio Italiana in Messico, della Fondazione Leo Matiz, del Banco del Messico, della Galleria messicana Oscar Roman, del Detroit Institute of Arts e del Museo Estudio Diego Rivera y Frida Khalo, la mostra è curata da Antonio Arèvalo, Alejandra Matiz, Milagros Ancheita e Maria Rosso e rappresenta un’occasione unica per entrare negli ambienti dove la pittrice visse, per capire, attraverso i suoi scritti e la riproduzione delle sue opere, la sua poetica e il fondamentale rapporto con Diego Rivera, per vivere, attraverso i suoi abiti e i suoi oggetti, la sua quotidianità e gli elementi della cultura popolare tanto cari all’artista.

    In attesa di visitarla raccontiamo cosa lo spettatore potrà vedere nei prossimi mesi, provando ad immaginare il tripudio di colori e fantasia al quale assisterà.

    La mostra, dopo una spettacolare sezione multimediale con immagini animate e una avvincente cronistoria raccontata attraverso le date che hanno segnato le vicende personali e artistiche della pittrice, entra nel vivo con la riproduzione minuziosa dei tre ambienti più vissuti da Frida a Casa Azul, la celebre magione messicana costruita in stile francese da Guillermo Kahlo nel 1904 e meta di turisti e appassionati da tutto il mondo: la camera da letto, lo studio realizzato nel 1946 al secondo piano e il giardino.

    Dopo la sezione ‘I colori dell’anima’ con i magnifici ritratti fotografici di Frida realizzati dal celebre fotografo colombiano Leonet Matiz Espinoza, si passa al piano superiore con una sezione dedicata a Diego Rivera in cui verranno proiettate le lettere più evocative che Frida scrisse al marito. E una stanza dedicata alla cultura e all’arte popolare in Messico, che tanta influenza ebbero sulla vita della Khalo, trattate su grandi pannelli grafici dove se ne raccontano le origini, le rivoluzioni, l’iconografia, gli elementi dell’artigianato: collane, orecchini, anelli e ornamenti propri della tradizione che hanno impreziosito l’abbigliamento di Frida. Nella sezione seguente sono esposti gli abiti della tradizione messicana che hanno ispirato ed influenzato i modelli usati dalla celebre artista.

    Nella sezione FRIDA E IL SUO DOPPIO sono esposte le riproduzioni in formato modlight di quindici tra i più conosciuti autoritratti che la Khalo realizzò nel corso della sua carriera artistica, tra cui Autoritratto con collana (1933), Autoritratto con treccia (1941), Autoritratto con scimmie (1945), La colonna spezzata (1944), Il cervo ferito (1946), Diego ed io (1949).

    A conferma della grande fama globale di cui la pittrice messicana gode, la mostra prosegue con una straordinaria collezione di francobolli, dove Frida è stata effigiata, una raccolta unica con le emissioni di diversi Stati.

    Il percorso comprende anche l’opera originale di Frida del 1938 Piden Aeroplanos y les dan Alas de Petate – Chiedono aeroplani e gli danno ali di paglia – e sei litografie acquerellate originali di Diego Rivera.

    Lo spazio finale è riservato alla parte ludica e divertente dell’esposizione: la sala multimediale 10D combina video ad altissima risoluzione, suoni ed effetti speciali ed è una esperienza sensoriale di realtà aumentata molto emozionante, adatta a grandi e piccoli.

    Non resta che aspettare qualche mese per essere catapultati, come d’incanto, dal centro di Milano alla casa Azul.

  • Milano sulla scia delle grandi città del mondo: studios su 20mila metri quadri

    Nonostante la pandemia, il lockdown, le difficoltà crescenti di una città che si è dovuta fermare, Milano prova a rialzare la testa e ad andare avanti. In uno dei quartieri diventati simbolo della rinascita urbana del capoluogo lombardo, Porta Nuova, aprono i battenti i Milano City Studios, un modello innovativo di location per la produzione di contenuti digitali, eventi, spot pubblicitari e riprese cine-televisive. Set di posa che si inseriscono nel cuore pulsante della città, tra grattacieli, uffici, abitazioni, percorsi ciclabili, passeggiate pedonali e un grande parco. Veri e propri teatri di posa che, ridando vita e funzionalità alle strutture preesistenti di un intero quartiere, offrono tecnologie all’avanguardia, aree di riprese indoor e outdoor per oltre 20mila metri quadrati complessivi, servizi on demand e centralità logistica.

    Un progetto per Milano e per l’Italia che nasce sulla scia dei modelli di Los Angeles, Londra e New York e che trova le sue fondamenta nell’esperienza di Big Spaces, società di venue management, con sede a Milano, che individua e gestisce spazi di eccellenza trasformandoli in amplificatori di contenuto. A monte, un accordo con Coima, la Sgr che ha in gestione i fondi che hanno contribuito alla nascita di Porta Nuova. Un piano di business realizzato in soli quattro mesi e gestito in piena emergenza Covid che trova solidità negli investimenti di una cordata di imprenditori privati ‘best in class’ del settore. Big Spaces ha infatti coinvolto nel progetto Next group, Clonwerk holding, Sts Communication, Icet Studios, Sfeera, G group international e Nexim con l’obiettivo di fornire alle aziende non solo scenari decisamente aspirazionali (concentrati in un’area unica e fortemente innovativa) ma anche l’approvvigionamento di una gamma completa di servizi e soluzioni.

    “Il progetto ha le sue fondamenta in un pensiero strategico che, traendo forza dagli stimoli tipici di un periodo non semplice quale questo dell’emergenza Covid, si è velocemente trasformato in un sistema manageriale concreto di gestione degli spazi – afferma Andrea Baccuini, partner e ceo di Big Spaces – Da oggi i Milano City Studios sono a disposizione di agenzie di comunicazione, broadcaster, etichette discografiche, case di produzione e di chi è chiamato a creare contenuti, siano essi live o digitali, nel pieno rispetto dei nuovi parametri di sicurezza. A noi il compito di occuparci della promozione, commercializzazione e gestione degli spazi, secondo il modello anglosassone del revenue sharing tra noi, la proprietà degli spazi stessi e i partner coinvolti”.

    Per i primi 18 mesi di attività, e dunque da fine giugno 2020 a dicembre 2021, il forecast del progetto si basa su più di 550 giornate di produzione complessive, distribuite su tutti gli Studios. Questo volume di utilizzo degli spazi indoor o outdoor dovrebbe generare ricavi per oltre 3,5 milioni di euro a cui potrebbe sommarsi un indotto per l’area almeno 10 volte superiore.

  • Milano e l’Italia ripartirebbero in monopattino

    Ogni giorno, prima della pandemia da Covid-19, la metropolitana di Milano serviva egregiamente gli spostamenti urbani per un milione e mezzo di persone. Veloce ed economica rappresentava il “mezzo” per eccellenza negli spostamenti all’interno dell’area urbana del capoluogo meneghino.

    Ora la pandemia legata al Covid-19, in prospettiva di una riapertura completa delle attività professionali produttive e di servizi, pone delle serie problematiche alla soddisfazione di questo servizio di mobilità. Con le nuove disposizioni relative al distanziamento sociale che dovranno venire applicate anche all’interno dei servizi pubblici la metro milanese potrà soddisfare la mobilità di non oltre 350/400 mila passeggeri al giorno. Di conseguenza resterà inevasa una domanda legata al mondo professionale, universitario e studentesco per 1.100.000 utenti. Una domanda, vale la pena ricordare, relativa ad un servizio primario in quanto funzionale alle attività professionali, lavorative e di studio.

    In questo contesto di grande difficoltà, quindi, l’unica soluzione dovrebbe essere rappresentata da una deregulation relativa ai vari divieti rispetto alle classi di emissioni dei mezzi privati, alle ZTL e all’area C per una durata di 12-18 mesi.

    Già la crisi economica conseguente a questa pandemia ridurrà notevolmente il traffico, mantenere poi in un simile contesto di difficile ripresa economica degli ulteriori vincoli, tarati per un assai diverso contesto economico, penalizzando ulteriormente la movimentazione di persone e merci, rappresenterebbe un suicidio economico.

    Il Comune di Milano rende noto che ha deciso di realizzare 35 km di piste ciclabili all’interno dell’area urbana (molto interessanti sotto l’aspetto ludico ma certo con effetti ridicoli per la movimentazione  professionale) per rispondere alla necessità di movimento ma soprattutto alla ridotta capacità della metro: quindi in bicicletta e monopattino.

    Il ministro dei trasporti De Micheli ha persino affermato che saranno previsti degli incentivi fiscali per l’acquisto di un  monopattino. Dimostrazione ulteriore di come la visione strategica “dei “mezzi” urbani unisca ente locale e governo abbracciati nella avvilente ideologica operatività.

    Quindi a fronte di 1.100.000 di domanda inevasa di mobilità urbana si risponde con il monopattino e gli incentivi fiscali. A questa strategia illuminante si aggiunge anche l’ipotesi di ridurre la velocità urbana a 30 km all’ora. Tali visioni possono uscire solo da menti che non hanno mai conosciuto le tempistiche del lavoro o dello studio, legate sempre più, anche in un’ampia area urbana, alla velocità e ad una immediatezza dei mezzi pubblici o privati.

    In un simile contesto temporale caratterizzato da una drammatica riduzione del Pil bisognerebbe operare in modo da sfruttare tutte le possibilità ma soprattutto le potenzialità dei mezzi considerando come “beni strumentali” anche tutti i veicoli privati con il fine di riavviare un periodo di ripresa economica.

    Queste drammatiche intenzioni palesate dalla Giunta di Milano e dal Governo dimostrano essenzialmente come la conoscenza degli elementi fondamentali di un economia circolare non risulti ancora acquisita (https://www.ilpattosociale.it/attualita/leconomia-circolare-e-lavoisier/).

    Milano e il nostro Paese meritano una visione strategica intonata con il difficile momento economico con l’obiettivo di supportate ogni potenzialità professionale. In questo senso una temporanea deregulation potrebbe risultare funzionale.

    Ancora una volta, invece, si inseriscono ulteriori vincoli e scelte risibili nella movimentazione urbana che mortificheranno le risorse meneghine ed italiane ben in aggiunta alle note difficoltà di una  ripresa dopo la pandemia. In altre parole Milano e l’Italia dovrebbero disporre di migliori risorse umane rispetto a quelle dimostrate sia dalla giunta comunale meneghina priva del senso della realtà e dal Governo centrale. La ripresa economica non potrà mai partire con un monopattino

  • Quanti affetti da coronavirus hanno precedentemente fatto le vaccinazioni contro l’influenza?

    Pubblichiamo di seguito la lettera che l’On. Cristiana Muscardini ha inviato al direttore del Corriere della Sera, Luciano Fontana, e la lettera inviata al Commissario europeo alla Salute, Stella Kyriakides con la relativa risposta.

    Dott. Luciano Fontana
    Direttore Corriere della Sera
    Via Solferino, 28
    Milano

    Milano, 15 aprile 2020

    Egregio Direttore,
    in un articolo inchiesta, a firma della nota e puntuale giornalista Milena Gabanelli  e di Simona Ravizza pubblicato dal Corriere della Sera il 15 aprile, si segnalano, tra l’altro, le reiterate ed inevase richieste dell’Istituto Mario Negri alla Regione Lombardia. L’Istituto Negri ha chiesto alla Regione quanti affetti da coronavirus abbiano precedentemente fatto le vaccinazioni contro l’influenza e contro la polmonite.

    In data 3 marzo 2020 avevo scritto all’Assessore della Sanità della Lombardia e al Commissario della Sanità dell’Unione Europea per chiedere quanti fossero i vaccinati per influenza che avevano contratto il Covid e quali erano i loro sintomi. Se mi conforta apprendere che l’Istituto Negri ritiene questi dati importanti per ampliare la ricerca su un virus, del quale continuiamo a sapere molto poco, mi rende perplessa il silenzio della Regione non tanto a me quanto all’Istituto Negri e la risposta che mi ha inviato la Commissione europea che non ha nulla a che vedere con la richiesta che avevo formulato, come potrà vedere da quanto le allego.

    Sostanzialmente il quesito resta: quanti vaccinati per influenza o per polmonite hanno contratto il Covid e se i loro sintomi ed il decorso della malattia sono stati uguali o diversi rispetto a chi non si era vaccinato. Tenuto conto che da più parti si sostiene che con il Covid dovremo convivere anche dopo l’estate non sarebbe opportuna una ricerca per verificare se è meglio vaccinarsi contro influenza e polmonite o se queste vaccinazioni possono essere eventualmente non opportune? Solo la ricerca del mondo scientifico, partendo dai dati dell’attuale realtà, può darci delle risposte, non certo la politica, per questo mi auguro che l’Istituto Negri, come altri ricercatori accreditati, possano ottenere le informazioni richieste.

    Con i più cordiali saluti,
    Cristiana Muscardini

    Stella Kyriakides
    Commissario alla Salute e sicurezza alimentare
    Commissione europea
    Rue de la Loi 200
    1049 Bruxelles
    Belgio

    Milano, 3 marzo 2020

    Gentile Commissario,
    tra i tanti dati che arrivano sull’emergenza coronavirus i cittadini non sono stati informati di quanti, colpiti o ammalati in modo asintomatico, abbiano fatto il vaccino antinfluenzale e se, essendo vaccinati, hanno sintomi più o meno aggressivi. La Commissione è in grado di fornire questi dati?

    Ringraziandola le auguro buon lavoro.

    Cristiana Muscardini 

     

    Gent.ma Sig.ra Muscardini,
    I dati riguardanti la copertura vaccinale contro l’influenza stagionale vengono raccolti annualmente al termine della stagione influenzale, elaborati e poi trasmessi agli enti europei di sorveglianza delle malattie infettive. Pertanto al momento non sono disponibili dei dati esaustivi sui tassi di vaccinazione antinfluenzale nei vari Paesi, complice anche l’epidemia dovuta a Sars-coV-2, in questo momento di assoluta prioritá per tutte le istituzioni, nazionali ed internazionali.

    La invitiamo tuttavia a consultare i seguenti siti per avere aggiornamenti affidabili sull’andamento dell’influenza nella stagione 2019/2020.

    Per la situazione italiana: https://old.iss.it/site/RMI/influnet/Default.aspx?ReturnUrl=%2fsite%2fRMI%2finflunet%2f

    Per la situazione europea: https://www.ecdc.europa.eu/en/seasonal-influenza e https://ec.europa.eu/eurostat/web/health/overview

    La ringraziamo per il suo interesse.
    Cordiali saluti

    European Commission
    Wolfgang PHILIPP
    Head of Unit
    DG SANTE.C.3 | Health and Food Safety | Crisis Management and Preparedness in Health
    LU-2920 Luxembourg | HTC 02/066 | +352 4301-38243

  • Per la prima volta in mostra in Italia l’arte di Georges de La Tour

    E’ arrivata a Milano lo scorso 7 febbraio, e per la prima volta in Italia, la mostra Georges de La Tour: l’Europa della luce, a Palazzo Reale fino al 7 giugno 2020. Dedicata al più celebre pittore francese del Seicento e ai suoi rapporti con i grandi maestri del suo tempo, la mostra è promossa e prodotta dal Comune di Milano Cultura, Palazzo Reale e MondoMostre Skira ed è a cura della Prof.ssa Francesca Cappelletti e di Thomas Clement Salomon. Un progetto che si presenta particolarmente complesso per diversi aspetti, tra i quali il numero di prestatori (28 da tre continenti) che ha coinvolto alcune delle più grandi istituzioni internazionali come la National Gallery of Art di Washington D.C., il J. Paul Getty Museum di Los Angeles, il Musée des Beaux-Arts di Nantes e alcuni importanti musei italiani come la Galleria degli Uffizi, la Pinacoteca Vaticana, la Galleria nazionale d’Arte Antica-Palazzo Barberini.

    Quella di de La Tour è una pittura caratterizzata da un profondo contrasto tra i temi “diurni”, crudamente realistici, che ci mostrano un’esistenza senza filtri, con volti segnati dalla povertà e dall’inesorabile trascorrere del tempo e i temi “notturni” con splendide figure illuminate dalla luce di una candela: modelli assorti, silenziosi, commoventi. Dipinti che conservano il segreto della loro origine e della loro destinazione. Come rimane un mistero la formazione del pittore, compresa la possibilità o meno di un suo viaggio italiano.

    La prima mostra in Italia dedicata a Georges de La Tour, attraverso dei mirati confronti tra i capolavori del Maestro francese e quelli di altri grandi del suo tempo – Gerrit van Honthorst, Paulus Bor, Trophime Bigot e altri – invita a fare una nuova riflessione sulla pittura dal naturale e sulle sperimentazioni luministiche, per affrontare i profondi interrogativi che ancora avvolgono l’opera di questo misterioso artista.

    Malgrado l’alone di mistero che avvolge l’artista lorenese e la sua opera, da decenni ormai Georges de La Tour è uno dei pittori prediletti dai francesi e non solo. Inevitabile il paragone con Caravaggio con il quale l’artista francese condivide il senso drammatico, teatrale, della composizione e lo studio accurato della luce anche se non è dato sapere se de la Tour abbia mai avuto modo di ammirare le opere del Merisi.

    Tra i capolavori in mostra a Milano Maddalena penitente, La rissa tra musici mendicanti, Il Suonatore di ghironda col cane, Il denaro versato, I giocatori di dadi, La negazione di Pietro, Giovane che soffia su un tizzone, Educazione della Vergine.

    Della vita di de La Tour non si sa molto (i quadri che risultano datati sono infatti solo tre: Il denaro versato di Leopoli, forse 1625- 1627, La negazione di Pietro di Nantes,1650, entrambi in mostra e San Pietro e il gallo di Cleveland, 1645), fu un pittore molto stimato ai suoi tempi però le sue tracce, e quelle della sua opera, si persero durante tutto il XVIII e XIX secolo anche a causa delle guerre per l’indipendenza che sconvolsero la sua terra natale. Fu riscoperto solo gli inizi del Novecento quando, nel 1915, il tedesco Hermann Voss pubblicò un articolo rivelatore sulla sua opera. Da allora storici dell’arte e critici non hanno più smesso di interessarsi alla sua opera. Artista enigmatico, che ritrae angeli presi dal popolo, santi senza aureola né attributi iconografici, e che predilige soggetti presi dalla strada, come i mendicanti, dipingendo in generale gente di basso rango più che modelli storici o personaggi altolocati ricorda tanto i soggetti dei capolavori di Caravaggio.

    Il percorso della mostra milanese è arricchito da una ventina di splendide opere di artisti coevi come Paulus Bor, Jan Lievens, Throphime Bigot, Frans Hals con due magnifici ritratti di apostoli, Jan van Bijlert, Gerrit Van Honthorst conosciuto in Italia come Gherardo delle Notti con la splendida Cena con sponsali dagli Uffizi, Adam de Coster, Carlo Saraceni con una bellissima Natività da Salisburgo.

    Un’esposizione unica e imperdibile considerato che in Italia non vi è conservata nessuna opera di La Tour e sono solo circa 40 le opere certamente attribuite al Maestro, di cui in mostra ne sono esposte 15 più una attribuita.

  • Biffi aderisce a #Milanononsiferma con #MilanoMeno10

    Il Biffi – Ristorante in Galleria, vera istituzione meneghina dal 1867, ha deciso di accogliere l’appello del Comune di Milano a risollevare la vita e l’economia cittadina con #milanononsiferma lanciando a sua volta una petizione: tutti i ristoratori milanesi sono invitati a praticare uno sconto del 10 per cento sulle pietanze in menu, da oggi e per tutto il mese di marzo. Per l’occasione è stata lanciata una petizione online su Change.org e creato un logo ad hoc che potrà essere esposto da tutti gli esercizi aderenti l’iniziativa.

    “Siamo una città che ha saputo rialzarsi dopo due guerre mondiali, non ci fermerà un virus influenzale – spiega Tarcisio De Bacco, proprietario dello storico ristorante. Come ha giustamente fatto notare il sindaco Giuseppe Sala, ora dobbiamo aiutare i milanesi e i turisti a ritrovare la serenità per vivere Milano: è il momento per stringerci tutti insieme come una grande famiglia e superare il momento di difficoltà in cui ci troviamo, richiamando al senso di solidarietà che contraddistingue questa città. Biffi è un luogo storico di Milano ed è giusto che Milano ricominci a vivere dalla Galleria, il cuore della città. Con questa iniziativa vogliamo dimostrare ai cittadini che noi ci siamo, e che insieme vogliamo dire no alla paura. Milano si è sempre rialzata, mai fermata, e lo farà anche questa volta”.

    Per aderire a #MilanoMeno10 sarà sufficiente sottoscrivere la petizione online lanciata su Change.org, mentre per ottenere il logo da esporre nel locale si può scrivere alla mail milanomeno10@gmail.com.

     

  • Milano per la sfida NO PLASTIC presenta ‘Un mare d’amare – Serata d’autore con il Maestro Beppe Vessicchio’

    Dire di non alla plastica. Lo si può fare anche in musica, come accadrà giovedì 20 febbraio, alle ore 18,30, a Milano, presso la Casa d’Aste Finarte (via Paolo Sarpi, 6) dove il Maestro Beppe Vessicchio dirigerà i Solisti del Sesto Armonico durante la serata d’aurore Un mare d’amare. Una sfida alla riduzione del consumo di plastica, quella lanciata dal capoluogo lombardo, che mira a provare a lasciare alle generazioni future un mondo più vivibile e sano e di poter nuotare in un mare pulito.

  • L’autogol del Comune di Milano

    Nei giorni scorsi il Comune di Milano ha approvato un nuovo regolamento che riguarda gli animali, gran parte del regolamento è ampiamente condivisibile sia per quanto riguarda alcuni divieti che per la maggiore attenzione dedicata al benessere animale ma l’amministrazione cade poi in un autogol introducendo un ipotetico patentino per i possessori di cani di razze potenzialmente pericolose.

    I vari esperti consultati dall’Amministrazione, tra i quali per altro non mi risulta compaiano gli istruttori cinofili, hanno completamente ignorato quanto stabilito nell’ordinanza del Ministero della Salute nel marzo 2009 puntualmente ripreso dalle seguenti leggi nazionali attualmente in vigore. L’ordinanza si rese necessaria, alla luce di dati scientifici e condivisi, per abrogare quanto stabilito nell’ordinanza del 2008, a firma del ministro Turco che aveva predisposto una lista di cani potenzialmente pericolosi, in quanto non è possibile stabilire il rischio di una maggiore aggressività di un cane in base all’appartenenza ad una razza o a suoi incroci. L’Amministrazione milanese, speriamo solo per ignoranza, anche se è noto che ignorantia lex non excusat, ripropone un errore del  passato, forse per sintonia partitica, creando una serie di gravissimi problemi dei quali sembra pochi si siano resi conto.

    Riaffermato scientificamente che non è possibile stabilire il rischio dell’aggressività in base alla razza con quale criterio è stata redatta questa misteriosa lista? Secondo indiscrezioni, che ci auguriamo errate, sembra vi siano contemplati animali come il cane lupo italiano del quale esistono solo 200 esemplari e che non è in vendita ma dato solo in affido, e non compaiano esemplari di altre razze forti di numerosi esemplari che si sono in alcune occasioni mostrati mordaci, compaiono cani da lavoro e utilità e non razze notoriamente utilizzate per guardia e difesa. Ma la verità incontrovertibile e che un cane può essere aggressivo in base al suo vissuto, all’educazione che ha ricevuto, ai  comportamenti di chi si relaziona con lui e non certo solo in base alla razza. E certamente non è ipotizzabile che si possano rilasciare patentini, ai proprietari di cane, dopo qualche ora di corso senza la presenza dello stesso cane. Nel regolamento il Comune dice di voler facilitare la gestione del parco canile e favorire  l’adozione degli animali, benissimo, ma non sarà certo aumentando gli obblighi e le imposizioni che si otterrà il risultato, anzi rischieremo qualche abbandono in più!

    invitiamo il Consiglio comunale di Milano a relazionarsi meglio con i proprietari di cane e a creare quel rapporto necessario, e ad oggi inesistente, con gli istruttori cinofili senza il contributo dei i quali non potranno essere educati né i proprietari né i cani e neppure, sull’argomento, le varie forze politiche.

    Un vero autogol quello milanese che si è fatta scappare anche l’occasione per dire una parola seria sull’uso improprio e pericoloso degli psicofarmaci ormai diventati di moda per contenere il cane esuberante, psicofarmaci che creano ulteriori problemi anche rispetto all’aggressività. Se veramente vogliamo affrontare in modo corretto la convivenza tra uomini ed animali non improvvisiamo ma impariamo a studiare i problemi ed a confrontarci correttamente, a tal proposito ricordo che nel 2018 la BVA (commissione Ambiente e agricoltura del Parlamento britannico) ha sottolineato come il comportamento di un cane, compreso quello aggressivo, dipende da fattori diversi da quelli della razza quali la socializzazione, l’allevamento, la formazione, le circostanze ambientali mentre vietare o rendere difficile la vita ad alcune razze non ha portato ad alcun risultato.

     

     

  • In Italia 51mila ditte cinesi, una su 5 è in Lombardia

    In Italia ci sono 51mila aziende intestate a cinesi, secondo quanto stimato dalla Camera di commercio di Milano, Monza-Brianza e Lodi nel terzo trimestre 2019. Diecimila e 316 aziende sono in Lombardia, dove sono cresciute del 17,8% in 5 anni (contro il +13% fatto registrare nell’intero Paese), ma Milano (5.662 ditte individuali cinesi su un totale di 124.142, pari al 4,6%, con andamento stabili su base annua e in crescita del  21% nell’arco di 5 anni) si colloca solo al quarto posto tra le città in cui le imprese individuali cinesi più incidono, percentualmente, sul tessuto aziendale locale. Al primo posto figura Prato, dove le 5mila aziende individuali cinesi sulle 16mila totali rappresentano il 33% del totale (e sono cresciute dell’11% in 5 anni), al secondo c’è Firenze, col 7,6% di ditte individuali cinesi (quasi 4mila su 51mila, in crescita del 7% in 5 anni), mentre al terzo posto si piazza Fermo (521 imprese su 11mila, 5%, del totale, in crescita del 4% in un quinquennio). Alle spalle di Milano seguono Rovigo (599 ditte su 15.787, cioè il 3,8%, in calo dell’8,7% in 5 anni), e Reggio Emilia (1013 ditte su 27.629, equivalenti al 3,7%, in aumento del 3,2% in 5 anni).

    Per Marco Accornero, membro di giunta della Camera di commercio di Milano Monza-Brianza e Lodi: «Le attività di imprenditori cinesi, per la maggior parte sono ditte individuali, sono in crescita in 5 anni, in molti casi si tratta di imprese specializzate in alcuni settori, tra cui i servizi alla persona. I prodotti e servizi spesso sono dedicati alla comunità di appartenenza e contribuiscono a creare proposte nuove di mercato per gli stessi italiani. Anche attraverso queste imprese, a Milano si creano rapporti con i Paesi d’origine e nuove occasioni di business e culturali, in un trend europeo e internazionale. Purtroppo in questi giorni cresce l’allarme per l’emergenza del virus che si sta propagando dalla Cina. C’è un’elevata allerta, che però sta avendo un effetto non sempre giustificato sui comportamenti quotidiani. Si rischia infatti di vedere un impatto negativo sul business della componente cinese della nostra economia».

    Principali settori di specializzazione sono il manifatturiero con l’8% delle ditte individuali italiane gestite da cinesi, con un picco per Prato (78%) e una quota del 12% a Milano. Al secondo posto alloggio e ristorazione col 3,8% con picco di nuovo a Prato (35%) e Milano distanziata a quota 17%. Poi ci sono i servizi alla persona, come il parrucchiere col 3% sul totale italiano: Prato e Milano in questo settore registrano una quota paritetica del 12%. Nel commercio all’ingrosso gli imprenditori individuali cinesi pesano il 2% in Italia, ma ben il 17% a Prato, e il 4% a Milano e Firenze.

    In Lombardia, dove si concentrano per la maggior parte, le imprese individuali cinesi pesano per il 2,6% sul totale delle ditte individuali in regione, col dato di Milano a 4,6% (5.662 su 124.142, +21% in 5 anni). Per numero di imprese seguono Brescia con 970, (1,7% del totale, -3,5% in 5 anni), Mantova con 717, 3,3%, -5,9% in cinque anni, Bergamo con 714 (1,6% del totale, trend quinquennale +21,8%), Varese con 574, (1,9% del totale, +22% in 5 anni), Monza con 557 (quota dell’1,7%, ma crescita ben del 51% in 5 anni).

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