Milano

  • I Giochi olimpici di Cortina 2026 e la Guerra al Cio

    Sono passati pochi mesi dall’assegnazione alla località ampezzana ed al capoluogo lombardo dei prossimi giochi Olimpici invernali del 2026. Ero convinto, a torto, che la decisione del governo in carica di attribuire a Sport & Salute (sostanzialmente una sovrastruttura politica inserita nel Coni) la gestione della spesa complessiva dello stesso CONI avrebbe influito negativamente nell’assegnazione della sede delle Olimpiadi invernali 2026.

    Ora  la Lombardia, ed in minima parte il Veneto, avranno il compito di organizzare questo evento sportivo di respiro assolutamente mondiale mentre il governo non si rende ancora conto dell’errore commesso e soprattutto degli effetti disastrosi che potrebbe causare all’intero movimento sportivo Italiano (https://www.ilpattosociale.it/2019/06/27/olimpiadi-2026-cortina-e-milano-dal-giusto-entusiasmo-allimbarazzante-sedici-a-tre/).

    L’assegnazione delle Olimpiadi 2026 non ha comportato, infatti, alcun ravvedimento del governo il quale procede in questa direzione, quella cioè del controllo da parte dell’esecutivo in carica dell’attività finanziaria del CONI.

    Una scelta scellerata dettata dall’incompetenza più assoluta in quanto i principi fondamentali del Cio  stabiliscono l’assoluta distinzione tra Coni (ente sportivo) e gli organi politici governativi al fine di  garantirne l’indipendenza. Il Cio, infatti, con assoluta puntualità e durezza ha contestato questa riforma in sei punti minacciando non solo la  partecipazione alle olimpiadi di Tokyo, ma anche rimettendo in dubbio, come estrema ratio,  l’assegnazione delle Olimpiadi invernali di Cortina e Milano 2026.

    Ancora una volta gli organi governativi italiani nazionali e regionali hanno dimostrato una arroganza e soprattutto una mancanza di considerazione per le conseguenze di queste scellerate  decisioni politiche. Illudendosi, tra l’altro, che una volta assegnata la sede dei prossimi giochi olimpici invernali l’attenzione del Cio verso questo progetto  potesse in qualche modo diminuire. Questo contesto nel quale l’intero sistema dello sport italiano si viene a trovare è attribuibile alla sostanziale incompetenza e dal desiderio di rivalsa nei confronti del Presidente del CONI Malagò da parte del sottosegretario alla Presidenza del Consiglio  Giorgetti, il vero ideatore di questa riforma (alla quale ovviamente Zaia si è associato) affiancato dal “prezioso” apporto dell’ on. Valente dei 5 Stelle.

    Quindi, a causa di questa sete di vendetta unita al  desiderio di trovare nuove forme di potere, oltre ai duecento nuovi posti da assegnare ai propri protetti, e attraverso questa sciagurata riforma (assieme alla gestione del credito, le vere due forme di potere in Italia) si  vuole porre la spesa, una volta attribuita al CONI, sotto il controllo del governo e del Ministero dell’Economia.Una riforma  contraria ai principi del Cio i quali stabiliscono la assoluta separazione tra potere politico ed esecutivo con la gestione delle attività sportive.

    Questa volontà e desiderio di controllo politico sul Coni  e sulla sua spesa dimostra solo il delirio di onnipotenza di determinati personaggi politici, espressione e al tempo stesso sintesi dell’incompetenza oltre che della presunzione assoluta tale da non valutare gli effetti delle proprie scelte per il Paese intero.

    Ancora una volta si rischia il totale isolamento nel contesto del movimento sportivo mondiale per aver seguito il delirio di onnipotenza di due incompetenti assetati di potere e visibilità giunti ad una posizione di potere.

    “Sono dei piccoli uomini coloro che utilizzano lo Stato per vendette e piccoli vantaggi personali insensibili ai danni per la collettività…molto piccoli…”

  • In attesa di Giustizia: Perry Mason e il cliente povero

    Non è propriamente una novità: nell’ultimo decennio la Banca d’Italia ha offerto un contributo tecnico essenziale alle indagini di natura economico – finanziaria distaccando alla Procura di Milano cinque dipendenti ed un funzionario che hanno realizzato per i P.M. alcune centinaia di consulenze. Gratuitamente. Nei  giorni scorsi, questo genere di collaborazione è stato formalizzato con la firma di un Protocollo d’Intesa tra la Procura della Repubblica di Milano e Bankitalia.

    In sostanza, esperti della Banca d’Italia e Magistrati indagheranno fianco a fianco scambiandosi informazioni e istituendo così una sorta di nucleo di polizia giudiziaria ad altissima specializzazione: il primo in una sede giudiziaria.

    Questa collaborazione, ormai decennale, con la sigla del protocollo si trasforma in un vero e proprio ufficio distaccato della Banca d’Italia all’interno della Procura, ove i dipendenti -ovviamente- dovranno essere soggetti qualificati.

    Sembra una buona notizia, ma forse non lo è se si considera innanzitutto il fatto che i soggetti che supporteranno i Pubblici Ministeri, anche in inchieste autonome rispetto alla Banca d’Italia, di quest’ultima potranno utilizzare dati e informazioni e alla medesima potranno, eventualmente, riversare ciò che è stato accertato.

    Ebbene,  secondo il codice etico di Bankitalia i dipendenti devono improntare la loro opera ad indipendenza e imparzialità e viene da chiedersi se alla luce di tali principi una collaborazione, in pianta stabile con la Procura, pur apprezzabile per altri versi perché è corretto avvalersi di esperti in materia, possa minare questi stessi principi, creando condizionamenti e divulgazioni di notizie riservate in possesso della Banca.

    Ma c’è un altro profilo su cui ragionare: il possibile ulteriore sbilanciamento del rapporto tra accusa e difesa laddove la prima è in grado di mettere in campo, a costo zero (o a carico dello Stato) “artiglieria pesante” nelle indagini mentre la seconda deve fare i conti con il portafoglio dei propri assistiti che non sempre consentono di ingaggiare consulenti e periti di chiara fama o di ingaggiarli del tutto.

    Non sembra corretto che l’esito dei processi possa essere condizionato da uno sbilanciamento fra le parti processuali che si pone in contrasto con i principii dell’art. 111 della Costituzione: dunque, se non sarebbe corretto neppure depotenziare la Procura è necessario trovare un rimedio affinché la difesa, anche del “cliente povero” si possa battere ad armi pari.

    Gli americani, il cui sistema giudiziario – ancorché si tenda ad emularlo – presta il fianco a non poche critiche, dicono che è meglio essere ricchi, bianchi e colpevoli che neri, poveri e innocenti: un corollario al processo che sarebbe preferibile non dover trasferire al nostro dove l’attesa di Giustizia è già legata a sin troppe variabili senza che debbano essere ulteriormente divaricate le distanze tra le parti.

  • In attesa di Giustizia: Ciao Procuratore

    Non mi è usuale trattare argomenti che in qualche misura mi hanno avuto come protagonista ma la scomparsa di Francesco Saverio Borrelli comporta un’eccezione.

    Il ricordo del Magistrato appare doveroso: di lui si cita solo la direzione del cosiddetto Pool Mani Pulite di cui è stato il coordinatore nella sua qualità di Procuratore Capo a Milano; sembra che la vita di un uomo sia segnata solo da quell’esperienza, come se fosse stata l’unica, mentre – vale la pena ricordarlo – ha impegnato solo l’ultimo segmento della sua esperienza professionale prima della pensione, sostanzialmente il decennio finale concluso come Procuratore Generale di Milano.

    Francesco Saverio Borrelli, tuttavia, non è stato solo questo, essendo passato anche da funzioni giudicanti sebbene sia vero che ha svolto principalmente quelle di Pubblico Ministero: come Sostituto, Procuratore e poi sino ai vertici degli Uffici requirenti.

    L’uomo per me ha rappresentato molto: e qui abbrivia la parte dell’articolo con una prospettiva personale;  conosciuto che era già Procuratore Aggiunto, ne tratteggio la figura di persona amabile e sorridente, sempre disponibile anche con un giovane professionista, e di notevole spessore tecnico.

    Un gentiluomo, quindi, e un giurista ma anche un manager abilissimo (e la dote non è scontata) nella gestione delle risorse umane e degli Uffici che è stato chiamato a dirigere.

    Ricordare Francesco Saverio Borrelli significa rendere il dovuto omaggio a chi  è sempre stato aperto  al confronto senza mai alzarne i toni anche quando – e capitava spesso – le posizioni erano in aperta contraddizione.

    Questo ed altro si potrebbe dire di Francesco Saverio Borrelli ma le parole sono, in fin dei conti, solo la rappresentazione soggettiva di chi lo ha conosciuto in una veste particolare: potrebbero non essere condivise e le opinioni altrui, comunque, meritano rispetto qualora non siano proprio manifestamente fuorvianti.

    Ci tenevo, tuttavia, a parlare di lui, di un galantuomo di altri tempi, questa settimana dopo più d’una occupate dai malesseri della Magistratura, ci tenevo a raccontare un’emozione: quella di essere stato chiamato a formare un picchetto d’onore in Toga alla chiusura della camera ardente. Ho ritrovato vicino a me volti noti e meno noti  al grande pubblico di Giudici e Pubblici Ministeri che hanno accompagnato la mia professione dagli esordi, ho rivisto in loro le tappe di una professione, riportato alla mente fatti, persone, drammi personali, successi e sconfitte: come se quasi quarant’anni di vita riscorressero tumultuosamente davanti agli occhi in un baleno.

    Occhi inumiditi di lacrime, guardando quel feretro retto sulle spalle da Alberto Nobili e Maurizio Romanelli, preceduto dalla Toga di ermellino portata da Franecsco Greco, scorgendo in ognuno dei partecipanti alla cerimonia un senso doloroso di mancanza anche se non di assenza: perché uomini come Francesco Saverio Borrelli continuano a segnare l’esistenza di chi ha avuto l’opportunità di vivere loro accanto e restano vicini con l’esempio.

    E a lui, che talvolta ho criticato – e lo farei ancora – per talune affermazioni e prese di posizione impossibili da condividere per un difensore, insieme agli altri ho tributato un lunghissimo applauso mentre la cassa bionda e ricoperta di fiori veniva caricata sull’auto che lo avrebbe accompagnato all’ultima funzione…un’auto che ha indugiato a lungo prima di partire sul piazzale del Tribunale come se Francesco Saverio Borrelli avesse espresso il desiderio di soffermarsi ancora in quel palazzo che è stato un po’ la sua seconda casa. Poi l’auto è partita, lentamente, accompagnata da quell’applauso che non si fermava. Tranne il mio, che ho smesso di battere le mani per salutare, quasi fosse un arrivederci e non un addio.

    Ciao Procuratore, spesso siamo stati avversari, le rispettive visioni  della Giustizia non coincidenti, ma mai nemici e ciò nulla toglie alla stima, alla cordialità del passato ed alla tristezza di questo momento in cui ti ho visto allontanare per sempre, frammento di vita che non si può dimenticare.

     

  • Il biglietto nominale obbligatorio per contrastare il secondary ticketing è legge ma gli organizzatori dei live non ci stanno

    Che cos’è la musica dal vivo? Condivisione, allegria, fantasia, estro, passione. Tutto questo però potrebbe diventare solo un ricordo, almeno secondo gli addetti ai lavori, a causa delle incombenze burocratiche causate dall’emissione del biglietto nominale obbligatorio. Introdotto nella Legge Finanziaria, dal 1° luglio, infatti, è entrato in vigore l’emendamento Battelli, dal nome del senatore del Movimento 5 Stelle, primo firmatario del  testo, secondo il quale chi acquisterà un biglietto on line per poter assistere ad un concerto di musica pop o rock che si svolge in luoghi la cui capienza supera le 5000 persone non solo dovrà fornire i suoi dati personali al momento dell’acquisto ma qualora fosse impossibilitato a recarsi all’evento e vorrà rivedere il biglietto potrà farlo solo attraverso lo stesso canale di acquisto. Dall’emendamento sono esclusi spettacoli teatrali, lirici, di musica classica, di prosa e jazz. Insomma una misura ad hoc che dovrebbe arginare il dilagante fenomeno del secondary ticketing e il tradizionale – per quello che ne resta – bagarinaggio fisico. Il biglietto nominale non è una novità, già da qualche anno, infatti, è stato introdotto nel calcio per ragioni di sicurezza. La proposta di Sergio Battelli però ha decisamente fatto irritare i principali organizzatori di concerti – Roberto De Luca (Live Nation), Ferdinando Salzano (Friends&Partners), Francesco Barbaro (Otr Live), Mimmo D’Alessandro (Di and Gi) Maurizio Salvadori (Trident), Clemente Zard (Vivo Concerti), Andrea Pieroni (Vertigo), Francesco Cattini (International Music&Arts) – che si sono riuniti a Milano, con Vincenzo Spera di Assomunsica, e durante una conferenza stampa in cui sono stati chiamati a raccolta giornalisti musicali e non solo hanno spiegato i motivi della loro contrarietà all’emendamento.

    La proposta di Battelli, secondo i promoter, non risolverebbe affatto il problema del secondary ticketing ma servirebbe solo a complicare la vita ai fruitori di musica e ad accrescere i costi. I tempi di acquisto si allungherebbero e il costo del cambio del biglietto, qualora lo spettatore decidesse di rinunciare allo spettacolo, si aggirerebbe intorno agli 8-10 euro. Sarebbe perciò propenso a non effettuare più l’acquisto mesi prima, come accade ormai già da qualche anno, o a non regalarlo per l’aggravio economico che l’eventuale rinuncia o cambio di compagnia provocherebbe. Non solo, i controlli capillari, da effettuare in presenza anche del personale legato all’organizzazione del concerto, dilaterebbero i tempi di attesa, richiederebbero l’apertura con largo anticipo del luogo in cui si svolge il concerto, creando così lunghe file e costringendo gli artisti ad effettuare molto prima il soundcheck. Conseguenza? Probabile rinuncia a partecipare da parte del pubblico, soprattutto per chi arriva da lontano, riduzione del numero delle date del tour da parte dell’artista e meno introiti. Il settore musicale, infatti, crea un grande indotto economico: stando ai dati forniti da Ticketone, la media di acquirenti di biglietti, nel corso del 2018, è stata di 2,7 persone e il numero di acquisti è aumentato del 25% durante il periodo natalizio. Non solo, a beneficiare di uno spettacolo dal vivo sono anche le strutture ricettive e gastronomiche vicine al luogo dell’evento, senza dimenticare le opportunità lavorative che l’organizzazione di concerti comporta.

    “La musica è un settore in crescita – sottolinea Spera – crea fatturati di grandissimo valore. Grazie ad Assomusica nel progetto ‘Europa Creativa’ è entrata anche la musica. Questa legge è stata un blitz che non ha avuto un iter”. Secondo Ferdinando Salzano di Friend&Partners, la norma “accresce la sensazione di stato di polizia e controllo che non rappresenta lo spirito di chi va ai concerti per svagarsi”, convinto anche che farà dimezzare gli acquisti. Dello stesso avviso Andrea Pieroni (Vertigo) che parla di “persone che non conoscono questo campo, sono sulla cresta dell’onda e portano il Paese verso una deriva pericolosa”. Per il patron di Live Nation, Roberto De Luca, “la legge è inutile e andrà contro il consumatore diretto, che è il pubblico, contrariamente a quello che dice di voler fare, cioè difendere il pubblico”. Per Mimmo D’Alessandro (Di and Gi) non occorre una norma perché per evitare il secondary ticketing basterebbe oscurarne i siti. Una proposta questa che, ad essere sinceri, appare tanto naif quanto provocatoria visto che da qualche anno proprio gli organizzatori di live sono stati accusati di aver venduto parte dei biglietti dei concerti ai circuiti di bagarinaggio on line, accusa dalla quale tutti si sono prontamente difesi, a partire dalle sedi legali. Rincara invece la dose Maurizio Salvadori (Trident Music) che definisce la legge ‘totalmente idiota’ perché “oggi tutti gli spazi di vendita sono monitorati” e ammette di aver preso sottogamba la proposta quando se ne cominciava a parlare perché, secondo lui, un’idea del genere non sarebbe mai potuta passare. “Ci sono tante problematiche che subentrano sia dal punto di vista umano (c’è chi può anche dimenticare la carta di identità a casa o chi non ce la fa a cambiare il nome sul biglietto) che organizzativo con il personale”, conclude, ipotizzando che nel proporre una simile legge ci fosse solo la ricerca di visibilità da parte di Battelli.

    Assenti, e per ora piuttosto silenti, gli artisti: si aspetta una loro reazione. Chi, invece, potrebbe dire la sua (ammesso che sia davvero infastidito dalla proposta) e costringere a fare abolire la norma è il pubblico dei concerti visto che ci sarebbe la possibilità di prorogarne l’applicazione, per vedere i reali riscontri, e quindi ridiscuterla per dare nuovi parametri o per eliminarla del tutto. L’intenzione di tutti i manager riuniti a Milano infatti è quella di cercare di riaprire il tavolo delle trattative e far sì che la legge venga ridiscussa e si possa giungere a soluzioni mirate, chiare e condivise, supportate anche dal parere di tecnici esperti, che possano finalmente combattere il bagarinaggio on line (e tradizionale).

  • Da Van Gogh a Picasso: in mostra a Milano ‘Guggenheim. La collezione Thannhauser’

    Per la prima volta a Milano, terza e conclusiva tappa di un tour europeo che è partito dal Guggenheim di Bilbao per approdare poi all’Hotel de Caumont di Aix-en-Provence, la mostra Guggenheim. La collezione Thannhauser, da Van Gogh a Picasso. Dal 17 ottobre 2019 al 9 febbraio 2020, infatti, Palazzo Reale ospiterà circa cinquanta capolavori dei grandi maestri impressionisti, post-impressionisti e delle avanguardie dei primi del Novecento, tra cui Paul Cézanne, Edgar Degas, Paul Gauguin, Édouard Manet, Claude Monet, Pierre-Auguste Renoir, Vincent van Gogh e un nucleo importante di opere di Pablo Picasso. Promossa e prodotta dal Comune di Milano Cultura, Palazzo Reale, MondoMostre Skira e organizzata in collaborazione con The Solomon R. Guggenheim Foundation, New York, la mostra è curata da Megan Fontanella, curatrice di arte moderna al Guggenheim ed è stata presentata in anteprima il 9 luglio, per la sua importanza e unicità, alla presenza, tra gli altri, del sindaco di Milano, Giuseppe Sala, e Karole P.B. Vail., Direttrice della Collezione Peggy Guggenheim di Venezia.
    La mostra racconta la straordinaria collezione che negli anni Justin K. Thannhauser costruì per poi donarla, nel 1963, alla Solomon R. Guggenheim Foundation, che da allora la espone in modo permanente in una sezione del grande museo di New York. Per la prima volta i capolavori usciranno dagli Stati Uniti permettendo così a cultori, esperti, neofiti e amanti dell’arte di ammirare una delle collezioni più prestigiose del mondo. Tra le opere presenti a Milano ci saranno due dipinti di Pierre-Auguste Renoir, Donna con pappagallino e Natura morta: fiori; quattro dipinti di Georges Braque, tra cui Paesaggio vicino ad Anversa, Chitarra, bicchiere e piatto di frutta su un buffet, Teiera su fondo giallo; sei opere di Paul Cézanne, tra cui i due paesaggi Dintorni del Jas de Bouffan e il magnifico Bibémus. Spazio anche per Edgar Degas con tre splendide sculture in bronzo realizzate tra la fine dell’Ottocento e il primo decennio del Novecento: Ballerina che avanza con le braccia alzate, Danza spagnola e Donna seduta che si asciuga il lato sinistro; e poi il paesaggio Haere Mai di Paul Gauguin, opere di Monet (Il Palazzo Ducale, visto da San Giorgio Maggiore) e Manet (Davanti allo specchio e Donna col vestito a righe). Attesissimi Le viaduc, Paesaggio innevato e Montagne a Saint-Rémy di Vincent van Gogh e ben 13 opere di Pablo Picassom tra le quali Le Moulin de la Galette, Il torero, Al Caffè e Il quattordici luglio.
    Insieme alle magnifiche opere della collezione Thannhauser, la Guggenheim Foundation ha scelto, per arricchire maggiormente la mostra e dimostrare la profonda convergenza tra le due collezioni, di esporre alcuni altri prestigiosi lavori degli stessi celebri artisti o di altri grandi maestri. A Milano saranno perciò presenti: di Henri Rousseau Gli artiglieri e I giocatori di football; di Georges Seurat Contadine al lavoro, Contadino con la vanga e Contadina seduta nell’erba; di Robert Delaunay La città; di André Derain Ritratto di giovane uomo; di Juan Gris Le ciliegie, di Vasily Kandinsky, Montagna blu; di Paul Klee Letto di fiori; di Franz Marc Mucca gialla, di Henri Matisse Nudo, paesaggio soleggiato.
    Insomma, una meraviglia da non perdere assolutamente!

  • L’eclettismo di Ugo Nespolo fa tappa a Milano

    All’insegna della contemporaneità e della vivacità della scena italiana l’estate di Palazzo Reale a Milano dove, dal 6 luglio al 15 settembre, sarà visitabile, gratuitamente, la mostra Ugo Nespolo Fuori dal coro. Curata da Maurizio Ferraris, promossa e prodotta dal Comune di Milano – Cultura, Palazzo Reale e Studio Nespolo e realizzata grazie a Fondazione Bracco, main sponsor del progetto, con il supporto organizzativo di Skira, editore del catalogo la personale, racconta il percorso di un artista che nelle sue multiformi evoluzioni ha segnato tappe rilevanti nella storia dell’arte del nostro Paese. La mostra presenta duecento opere attraverso le quali è possibile riconoscere tutto l’anticonformismo creativo di Nespolo che è riuscito a ritagliarsi un ruolo originale all’interno del panorama artistico. Eclettico, passa dalla pittura al cinema al design alla scenografia, trattando ogni forma d’arte con originalità e sperimentazione. Particolare attenzione la dedica ai materiali: legno, metalli, ceramiche, vetri. I primi lavori di Nespolo, di cui a Palazzo Reale si possono ammirare Molotov, Condizionale, Power Violence, Radio, Semplicissimo, sono degli anni sessanta e vengono presentati da Pierre Restany alla Galleria Schwarz di Milano, che annovera fra i suoi artisti Duchamp e Baj con il quale l’artista intrattiene una lunga amicizia. Queste prime opere anticipano il movimento dell’Arte Povera fondato da Germano Celant, non è un caso infatti che i materiali utilizzati fossero vimini, formica, legno, colle, acciaio, ferro, carta. Negli stessi anni nasce la tecnica dei “puzzles” che ben presto rendono l’arte di Nespolo fortemente distinguibile. L’artista ritaglia e rifila pezzi sagomati di legno, incastrati e fatti combaciare fra di loro per comporre figure dai contorni irregolari: tessere perlopiù monocromatiche, che danno vita alla combinazione di inedite immagini policrome. Grande è anche l’amore per il cinema. Con Mario Schifano, infatti, da vita al Cinema degli Artisti, ispirato al New American Cinema, che conosce tramite Jonas Mekas, Warhol, Yo¯ko Ono, P. Adams Sitney. Tra il 1967 e il 1968 realizza film come Grazie Mamma Kodak, La galante avventura del cavaliere dal lieto volto, che hanno come protagonisti gli amici Enrico Baj, Lucio Fontana, Mario Merz, Michelangelo Pistoletto, Alighiero Boetti. A Milano, grazie a Fernanda Pivano, conosce anche i più significativi esponenti della beat generation, Jack Kerouac e Allen Ginsberg, che diventa il protagonista del film A. G. (1968). Al cinema rimarrà sempre legato, numerosi saranno infatti i manifesti di film che realizzerà (comprese le proiezioni realizzate per i musei di Londra, Berlino, Bucarest, Shanghai) e alcuni di essi, insieme a diversi fotogrammi, saranno visibili nella mostra milanese. Negli anni settanta e ottanta Nespolo amplia l’uso dei materiali e la struttura delle forme, al legno si aggiungono cuoio, alabastro, madreperla, argento e nascono opere quali Fuga in avanti, Gentlemen’s Agreement, Ipotesi dialettica, Tranche de vie. Tra il 1973 e il 1985 è a New York dove impazza la pop art, dalla quale prende spunto ma senza staccarsi dalla tradizione che per Nespolo vuol dire Futurismo,  Dada e soprattutto Depero al quale si ispira per quadri come Fuga da New York, Quando la città dorme, Soft New York e la serie Vetrine di New York. Curioso ed eclettico rivolge anche la sua attenzione al design che lo porta a cimentarsi nei settori più disparati, dall’abbigliamento all’arredamento, dalle copertine di libri e di dischi alla grafica pubblicitaria (le campagne dedicate a Campari e alla Richard Ginori di cui è stato il direttore artistico): fondamentale risulta la creazione di manifesti dedicati a importanti eventi culturali e sportivi, da Azzurra ai Mondiali di Calcio e al Giro d’Italia. E’ anche scenografo e costumista per opere teatrali come la Turandot di Busoni, il Don Chisciotte di Paisiello e l’Elisir d’amore di Donizetti, la Butterfly di Giacomo Puccini. Nella mostra milanese spazio anche per splendide maioliche dipinte, acrilici, foglie oro su legno, sculture in vetro, bronzi dipinti e sculture in bronzo. Non c’è che dire: un percorso all’insegna dell’eclettismo e della ricerca da non perdere assolutamente!

  • Le ‘Impronte’ di Remo Bianco in mostra a Milano

    A Milano la cultura non va in vacanza. Dal 5 luglio al 6 ottobre, infatti, al Museo del Novecento, si potrà visitare la mostra Remo Bianco Le impronte della memoria, in cui sono esposte più di 70 opere dell’artista che, grazie ad ironia ed eclettismo, si colloca perfettamente negli anni del boom economico del capoluogo meneghino. Remo Bianco (all’anagrafe Bianchi) torna nella ‘sua’ Milano a 28 anni di distanza dall’ultima personale, postuma (morì nel 1988), che fu allestita al 1991. Promossa da Comune di Milano e curata da Lorella Giudici con la collaborazione della Fondazione Remo Bianco, la mostra, a detta degli organizzatori, riapre una ‘capsula chiusa nel tempo’ dalla quale emerge un artista in linea con i fermenti culturali e la vivacità dei suoi tempi ma estremamente in anticipo. In quella Milano dinamica ed elettrizzante conosce e frequenta il grande pittore Filippo de Pisis dal quale mutua il concetto del ricordo che sarà il fil rouge di tutta la sua produzione. Bianco, infatti, nato in un quartiere popolare della città al quale rimarrà sempre legato (in via Giusti aveva il suo studio), farà dei piccoli ricordi della vita di ogni giorno (a quelli grandi ci pensa già la storia) il simbolo della sua produzione artistica e così giocattolini, oggetti adoperati quotidianamente, sacchetti di plastica saranno utilizzati in maniera eclettica ma al tempo stesso lucida perché se è vero che assumono una dimensione metafisica sono comunque portatori di malinconia, come solo i ricordi sanno essere. Lui, che ha cavalcato gli anni ’50, ’60 e ’70, si è autodefinito “ricercatore solitario”, sempre pronto a sperimentare idee nuove, frutto della sua fervida fantasia che gli ha garantito un approccio ironico e divertito alla sua arte. Dai banchi di Brera al viaggio in Persia del 1961, il suo lavoro si è arricchito costantemente di spunti, di riflessioni e nuovi percorsi da intraprendere, compreso lo stimolante incontro negli Stati Uniti con Jackson Pollock dal quale apprende la tecnica del dripping che trasforma in immagine razionale  e geometrica.

    Nella mostra milanese sono esposte tutte le tipologie di opere prodotte nell’arco di un quarantennio: dalle prime Impronte, calchi in gesso, cartone pressato o gomma ricavate dai segni lasciati da un’automobile sull’asfalto o da tracce di oggetti comuni, giocattoli o attrezzi ai Sacchettini – Testimonianze, realizzati assemblando oggetti di poco valore – monete, conchiglie, piccoli giocattoli, frammenti – in sacchetti di plastica fissati su legno in una disposizione regolare e appesi come un quadro tradizionale. Senza dimenticare i magnifici i Tableau Dorè e le Pagode. E poi le opere tridimensionali – i 3D – in materiale plastico trasparente o vetro e poi su legno, lamiera e plexiglas colorato, la serie dei Collages, con un effetto combinatorio di immagini, realizzate con la tecnica del dripping su un unico piano, di tela, carta o stoffa, le opere di “Arte sovrastrutturale” che esprimono l’esigenza di fissare nella memoria in modo indelebile ricordi e realtà, le Sculture neve i cui protagonisti sono oggetti comuni tratti dal mondo dell’infanzia, della natura o della vita quotidiana ricoperti di neve artificiale e disposti in teche trasparenti che trasportano lo spettatore in una dimensione incantata e senza tempo. Per finire (solo per la collocazione fisica all’interno della mostra) con i Quadri parlanti, esposti per la prima volta nel 1974, tele sul cui retro sono posizionati degli amplificatori che, all’avvicinarsi dello spettatore, si attivano emettendo suoni o frasi registrate dall’artista. Il più noto è “Scusi signore…” dove Bianco si auto-ritrae con il dito puntato, immagine già utilizzata nel 1965 quando, in occasione di una personale alla Galleria del Naviglio, la foto compariva su tutti i tram milanesi a coinvolgere l’intera comunità.

    Con la Mostra Remo Bianco Le impronte della memoria il Museo del Novecento continua le esposizioni dedicate agli artisti che hanno operato, con felici esiti sperimentali, nel contesto milanese della seconda metà del ‘900.

  • Olimpiadi 2026 Cortina e Milano: dal giusto entusiasmo all’imbarazzante sedici a tre

    L’assegnazione dei Giochi Olimpici invernali 2026 rappresenta sicuramente un successo per l’intero Paese. Come l’esperienza di Torino 2006 tuttavia insegna, la vera problematica è relativa alla gestione tanto degli impianti e delle Infrastrutture che assorbiranno il costo maggiore degli investimenti e che si spera diventino un volano a loro volta di sviluppo per il territorio.
    In relazione alla gestione dell’evento e dei suoi fattori vincenti ce ne siamo già occupati in precedenza, nel settembre 2018 https://www.ilpattosociale.it/2018/09/24/olimpiadi-cortina-2026-i-tre-fattori-del-successo/). Ora finalmente vengono resi noti i piani di investimento per rendere le Olimpiadi Invernali di Cortina e Milano un successo planetario. In questo caso emerge evidente dal semplice confronto come esista una distonia ed uno sbilanciamento a favore della Lombardia, di Milano e della Valtellina, rispetto alla Perla delle Dolomiti e del Veneto. Gli investimenti infrastrutturali per le Olimpiadi 2026 a Cortina si riducono essenzialmente alla creazione di un Villaggio Olimpico (1) seguita dalla riqualificazione dello sliding center Monti, che dovrebbe diventare il centro federale del bob italiano (2), ed infine da un adeguamento del sempre bellissimo Stadio del Ghiaccio (3). Curioso poi come vengano inseriti tra gli investimenti programmati la Pedemontana (già ampiamente finanziata dalla regione Veneto) assieme all’adeguamento a della Ss51 Alemagna. Quest’ultima, poi, assolutamente irrealizzabile in quanto in sei anni è impossibile progettare e realizzare le varie tangenziali di Tai/Valle/Peaio/Vodo/Borca/S.Vito di Cadore.
    Risultano molto chiari invece gli investimenti strutturali per Milano, la regione Lombardia e la Valtellina:
    1. prolungamento metropolitana M1 Monza Bettola
    2. prolungamento metropolitana M5 Monza centro
    3. linea ferroviaria Forlanini Rogoredo
    4. Scalo Greco
    5. Scalo Farini
    6. Scalo San Cristoforo
    7. linea metropolitana M4 Linate San Cristoforo
    8. tangenziale di Morbegno
    9. adeguamento della linea ferroviaria Milano Tirano e i nuovi treni (in Valtellina)
    10. tangenziale di Tirano
    11. adeguamento linea ferroviaria Brescia – Verona – Padova (questa con un innegabile vantaggio anche per la regione Veneto)
    12. Livigno villaggio olimpico
    In più nell’area ex Expo di Milano (sembra un puro caso che il Sindaco attuale di Milano fosse anche il presidente):
    13.nuovo ospedale Galeazzi
    14. Campus Statale (Università)
    15. Human Technopole
    Francamente i punti 13/14/15 risultano abbastanza lontani per la loro funzione dalle Olimpiadi Invernali, se non espressione di un desiderio di utilizzare un evento per finanziare obiettivi molto vicini alla città ma estranei all’evento stesso.
    Infine, 16. il Palasharp di Milano, da sempre simbolo del degrado dell’hinterland milanese.
    Questa semplice analisi numerica e qualitativa degli investimenti che verranno posti in atto per allestire le Olimpiadi di Cortina Milano 2026 dimostra come all’interno di una trattativa per individuare i siti delle varie discipline agonistiche alla quale hanno partecipato la Regione Lombardia e la regione Veneto, i sindaci di Milano e di Cortina, la Regione Veneto abbia abdicato a favore di Bormio tutte le discipline alpine maschili (che troveranno invece una splendida realizzazione dei Mondiali di sci a Cortina d’Ampezzo nel 2021) come anche l’allestimento delle gare di fondo ad Asiago.
    La successiva gestione degli investimenti infrastrutturali in buona parte è espressione di queste scelte, cioè delle località che ospiteranno gli eventi agonistici tra Lombardia e Veneto. Emerge quindi una certa incapacità nel far valere le peculiarità, le prerogative e le assolutamente legittime aspirazioni del Veneto e di Cortina a favore della Lombardia. Le Olimpiadi Invernali di Cortina e Milano 2026 si apprestano di conseguenza a diventare un volano di sviluppo soprattutto per Milano e la regione Lombardia le quali con i finanziamenti legati alla rassegna olimpica riusciranno a modernizzare le infrastrutture altrimenti a carico del prelievo fiscale locale, il tutto paradossalmente con il plauso della Regione Veneto.

    P.S. Gli investimenti di cui godranno Anterselva (BZ) e Baselga di Pine’ (TN) risultano importanti per le località ma nel complesso non decisivi.

  • All’insegna della sostenibilità e dei nuovi materiali l’edizione 2019 del Premio ‘Tecnovisionarie’

    Rispondere ai bisogni del presente proteggendo il futuro. E’ questo il principio al quale si ispira la XIII Edizione del Premio Internazionale Tecnovisionarie®, promosso da Women&Technologies® – Associazione Donne e Tecnologie -, che quest’anno ha come tema portante “Sostenibilità e Nuovi Materiali” e si svolgerà martedì 3 luglio, alle ore 18,30 a Palazzo Pirelli a Milano.  

    Genialità, creatività, intraprendenza, spirito di iniziativa, lungimiranza, solidarietà, capacità di sapere guardare oltre le convenzioni: tutto questo alla base di un premio che ogni anno è attribuito a donne che, nella loro attività professionale, hanno testimoniato di possedere visione, privilegiando l’impatto sociale, la trasparenza nei comportamenti e l’etica. L’edizione 2019 focalizza l’attenzione sul valore che la tecnologia e la chimica ha dato alla lavorazione del materiale, trasformandolo e perfezionando sempre più quella straordinaria capacità che l’uomo ha avuto, sin dai tempi più antichi, di riuscire a plasmarlo. I materiali di domani saranno perciò “intelligenti”, in grado di svolgere più di una funzione e di prendere il posto di congegni e dispositivi oggi in uso. Fil rouge migliore non potrebbe esserci con l’obiettivo del riconoscimento. “Il Premio Tecnovisionarie vuole rappresentare un importante tassello di cambiamento culturale: premiando il merito femminile si premiano quelle donne il cui contributo al progresso economico, scientifico e sociale è fondamentale per la crescita del Paese. Sono le ‘Tecnovisionarie’ nel settore della ricerca, dell’innovazione, dell’impresa, dei media e della cultura” –  afferma Gianna Martinengo, ideatrice del Premio. “Abbiamo da sempre creduto fortemente – prosegue – nell’importanza di investire nelle donne e nelle loro capacità in un mondo alla ricerca di affidabilità, di crescita e di equità. Obiettivi che ci poniamo ogni giorno con l’Associazione, una realtà consolidata, ma soprattutto un qualificato network che consente di condividere conoscenze ed esperienze basate sui principi in cui ci riconosciamo“.

    Scelte da una giuria di qualità, le nove Tecnovisionarie 2019 insignite del Premio sono:

    Daniela Trabattoni, Director of Women’s Heart Center Interventional Cardiology Unit 3, Centro Cardiologico Monzino (Categoria Salute), Marinella Levi, Professore Ordinario, CMIC Politecnico Milano (Categoria Ricerca Scientifica), Emilia Rio, Direttore Risorse Umane, HSE, Organizzazione e Change Management, A2A, Presidente AMSA S.p.A. (Categoria Energia Rinnovabile e Ambiente), Marina Gandini, Junior Research Scientist presso Glass to Power, spin off dell’Università di Milano Bicocca (Categoria Energia Rinnovabile e Ambiente), Jayshree Seth, Corporate Scientist and Chief Science Advocate, 3M US (Categoria Ricerca applicata), Silvia Bencivelli, Medico, giornalista scientifica e conduttrice radiofonica e televisiva (Categoria Divulgazione scientifica); Premio Speciale Arte e Scienza Sonia Bergamasco, attrice e regista; Premio Speciale Pubblica Amministrazione Monica Parrella, Direttrice Generale del Personale del Ministero dell’Economia e delle Finanze;  Premio Speciale Europa: Jill Morris, Ambasciatore britannico in Italia e San Marino.

    L’evento 2019 sarà caratterizzato anche da un’esperienza raffinata di gusti, tra tradizione e innovazione, a cura della società di catering T’a Milano di Tancredi e Alberto Alemagna; la tela d’arte della collezione ANITÀ, che le premiate riceveranno è stata creata appositamente per il Premio e dedicata alle donne che hanno saputo coniugare “cuore e invenzione” raggiungendo traguardi al servizio degli altri”.

    Media partner di questa edizione è il magazine ELLE, diretto da Maria Elena Viola, il brand internazionale (45 edizioni nel mondo) nato in Francia nel 1945, che da sempre segue e sostiene l’evoluzione del mondo femminile perché ELLE considera le donne le protagoniste del cambiamento, la vera energia alla base della società.

  • Il Roadshow della Commissione europea dedicato a innovazione e ricerca fa tappa a Milano

    L’Italia dell’innovazione si dà appuntamento a Milano il prossimo 28 giugno,  all’Auditorium Fondazione Cariplo (Largo Gustav Mahler), per l’EIC Roadshowevento dedicato al sostegno nei confronti dell’innovazione e della ricerca, organizzato dalla Commissione europea in cooperazione con il MIUR e APRE (Agenzia per la promozione della ricerca europea). Durante l’evento informativo a carattere nazionale verrà annunciato il lancio del programma pilota “European Innovation Council – EIC 2019 – 2020”, con un budget stanziato di circa 2,2 miliardi di euro. Avrà lo scopo di sostenere l’innovazione di alto livello, imprenditori, piccole imprese e scienziati con idee brillanti e l’ambizione di crescere a livello internazionale. Nel corso della giornata saranno in particolare presentati i dettagli operativi degli strumenti Pathfinder (FET Open e FET Proactive), a supporto di ambiziosi progetti di ricerca collaborativa focalizzati su tecnologie emergenti, e Accelerator (SME Instrument), dedicato ad aziende e start up a vocazione fortemente innovativa, con l’obiettivo di accelerare i loro processi di crescita sui mercati europei e globali (scaling up). L’evento sarà aperto dagli interventi di Teresio Testa, Executive Director, SME Sales & Marketing di Intesa Sanpaolo, di Massimo Gaudina, Capo della Rappresentanza a Milano della Commissione europea e di Fabrizio Sala, Vicepresidente e assessore per la Ricerca, Innovazione, Università, Export e Internazionalizzazione della Regione Lombardia. Seguiranno gli interventi dei rappresentanti della DG Ricerca e Innovazione della Commissione europea, del MIUR, del CNR, della Cassa Depositi e Prestiti e di altri enti pubblici e privati. L’evento, organizzato in cooperazione con il Ministero dell’Istruzione Università e Ricerca e APRE (Agenzia per la promozione della ricerca europea), si rivolge principalmente ai ricercatori, alle spin off, start up e PMI innovative, oltre che alle strutture di supporto (grant office e TTO) all’interno delle organizzazioni di ricerca.

    Il pilota “European Innovation Council” ha lo scopo di sostenere l’innovazione di alto livello, imprenditori, piccole imprese e scienziati con idee brillanti e l’ambizione di crescere a livello internazionale. Sarà soprattutto lo strumento che permetterà una transizione tra l’attuale programma Ue dedicato alla ricerca, Horizon 2020, e il futuro programma Horizon Europe.  Nella sua proposta, la Commissione europea ha strutturato Horizon Europe su tre pilastri: scienza aperta, sfide globali e competitività industriali e infine innovazione aperta. Quest’ultimo pilastro, a cui la Commissione propone di assegnare 13,5 miliardi di euro, mira a rendere l’Europa leader nell’innovazione in grado di creare nuovi mercati proprio attraverso il Consiglio europeo per l’innovazione (European Innovation Council).

    Fonte: Commissione europea

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