Farsi ingannare una volta è scocciante, due sciocco, tre turpe.
Cicerone
La Carta europea dell’autonomia locale rappresenta un documento importante che obbliga tutti i Paesi che lo hanno ratificato di garantire alle autorità locali l’indipendenza politica, amministrativa e finanziaria, in base alle apposite leggi. Il Consiglio d’Europa presentò per la prima volta questo documento durante la Conferenza dei poteri locali e regionali nel 1981. Da allora il contenuto della proposta Carta europea dell’autonomia locale è stato analizzato, discusso e negoziato per circa quattro anni. Poi, il 15 ottobre 1985, il Comitato dei Ministri del Consiglio d’Europa, durante una sua riunione a Strasburgo, ha presentato la Carta europea dell’autonomia locale, rendendola aperta alla firma. In seguito quell’importante documento è stato firmato da tutti i Paesi membri, in quel periodo, del Consiglio d’Europa. La Carta entrò poi in vigore il 1o settembre 1988.
Un altro importante principio, che riguarda l’autonomia locale, è quello della decentralizzazione, che permette e garantisce il trasferimento di poteri, funzioni, risorse e responsabilità decisionali dagli organi dello Stato e del governo centrale alle autorità locali, come le regioni, le province e i comuni. Il che permette, altresì, alle autorità del potere locale, di includere le necessità e le richieste dei cittadini nelle loro decisioni e renderle attuate ed operative.
Tra gli Stati europei che hanno ratificato la Carta europea dell’autonomia locale è anche l’Albania. Subito dopo il crollo del regime comunista la Commissione del Consiglio d’Europa ha concesso all’Albania, nel settembre 1991, lo status di Paese “membro associato”. In seguito, adempiendo quanto richiesto dalle procedure per l’adesione, il 13 luglio 1995, l’Albania è diventata un Paese membro del Consiglio d’Europa. L’Albania ha firmato la Carta europea dell’autonomia locale l’11 novembre 1999, con l’approvazione del Parlamento di un’apposita legge per la sua ratifica. Il che, da allora, obbliga tutte le autorità statali e governative di rispettare quanto viene sancito dalla Carta europea dell’autonomia locale e dal principio della decentralizzazione.
Il nostro lettore però è stato spesso informato, fatti accaduti, documentati e denunciati alla mano, che durante questi ultimi anni in Albania è stata restaurata e si sta continuamente consolidando una nuova dittatura sui generis. Si tratta proprio di una pericolosa alleanza del potere politico, rappresentato istituzionalmente dal primo ministro, con la criminalità organizzata e determinati raggruppamenti occulti internazionali. Una realtà questa che, soprattutto durante questi ultimi anni, è stata riconosciuta e denunciata anche dalle strutture specializzate dell’Unione europea e quelle statunitense, nonché da molti noti media internazionali che affermano anche la costituzione nel Paese di un narcostato, il primo in Europa.
Una simile grave, preoccupante e pericolosa realtà albanese, sempre fatti accaduti, documentati ed ufficialmente denunciati alla mano, permette però al primo ministro non solo di abusare del potere conferito dalla Costituzione e dalle leggi in vigore, ma anche di usurpare altri poteri, tra cui anche il potere locale. Violando così consapevolmente sia la Carta europea dell’autonomia locale e sia il principio della decentralizzazione.
Questa ossessione del primo ministro è stata dimostrata e testimoniata inconfutabilmente anche dalla proposta presentata dai deputati della maggioranza governativa, il 30 luglio scorso, nella Commissione parlamentare speciale sulla riforma amministrativa e territoriale. Una proposta fatta ovviamente solo con il beneplacito del primo ministro, il quale vuol ormai controllare, costi quello che costi, tutti i poteri. Si tratta di un’ingannevole riforma che prevede l’eliminazione di 15 comuni e la loro fusione con gli altri 46 rimanenti comuni. Il proposto disegno di legge stabilisce che in Albania ci saranno 71 città, 46 comuni, 387 unità amministrative e 12 prefetture. Bisogna altresì sottolineare che la precedente riforma territoriale, che è stata approvata dal Parlamento nel 2014 solo con i voti della maggioranza guidata dall’attuale primo ministro, aveva ridotto il numero degli enti locali da 312 comuni e municipalità a solo 61 comuni. Era però una riforma che permetteva al governo centrale e cioè al primo ministro, di gestire delle competenze importanti del potere locale, in palese violazione della Carta europea dell’autonomia locale, ratificata dall’Albania l’11 novembre 1999 e del principio della decentralizzazione del potere locale.
Risulta però che la nuova riforma territoriale, presentata il 30 luglio scorso, rappresenta la volontà del primo ministro, il quale vuole che il potere locale sia semplicemente un appendice del governo centrale e cioè che sia controllato direttamente e personalmente da lui. Risulta altresì, fatti accaduti e che tuttora stiano accadendo, fatti documentati e pubblicamente denunciati alla mano, che il primo ministro spesso tratta i sindaci rappresentanti della maggioranza governativa come se fossero i suoi dipendenti. Sono ormai tanti e di dominio pubblico i casi che testimoniano l’ubbidienza di questi sindaci, i quali hanno licenziato determinati funzionari dei comuni da loro diretti, solo e soltanto perché sono stati ordinati dal primo ministro.
Bisogna sottolineare, tra l’altro, che la vera, vissuta e spesso sofferta realtà albanese testimonia inconfutabilmente, che il primo ministro tratta i comuni come se fosse lui il sindaco eletto. Lo sta facendo da più di un anno anche con il comune della capitale, dopo l’arresto del suo sindaco nel febbraio 2025. Anche di questo il nostro lettore è stato informato a tempo debito.
Una delle dirette conseguenze del controllo, da parte del primo ministro, di tutti i poteri, sia quelli a lui riconosciuti per legge e sia quelli usurpati, nonché della diffusa corruzione da lui permessa e dell’abuso di potere, è anche il preoccupante e pericoloso spopolamento di tutto il territorio, durante questi ultimi anni. Un fatto grave, confermato anche dalle istituzioni specializzate e dal ultimo censimento della popolazione fatto nell’autunno del 2023. Risulta che la popolazione dell’Albania stia vistosamente invecchiando. Si tratta di una grave e preoccupante realtà, le cui conseguenze si stanno evidenziando da qualche anno. Il nostro lettore è stato informato di questa realtà.
Per far fronte alla vistosa mancanza della mano d’opera, in diversi settori produttivi in Albania, da alcuni mesi la ministra dell’economia, in seguito agli “orientamenti” del primo ministro, ha svolto diverse visite ufficiali in alcuni Paesi asiatici, per sostituire la mancante mano d’opera con dei cittadini stranieri, firmando anche degli accordi con i suoi omologhi. Una chiara dimostrazione del fallimento delle politiche “lungimiranti” del primo ministro. Politiche e riforme sbandierate da lui, dalla sua potente propaganda governativa e da molti media locali a suo controllo. Politiche che purtroppo, spesso sono state sostenute ed applaudite anche da alcuni alti funzionari dell’Unione europea, in seguito a delle ben finanziate attività lobbistiche. I “successi raggiunti” dal primo ministro albanese sono stati applauditi anche da alcuni dirigenti dei Paesi europei. Ovviamente per delle “ragioni di Stato” e per niente altro. Perché invece di “successi” sono solo dei fallimenti.
Chi scrive queste righe valuta che la sopracitata proposta, presentata il 30 luglio scorso dai deputati della maggioranza governativa durante l’ultima riunione della Commissione parlamentare speciale sulla riforma amministrativa e territoriale sostiene un ingannevole riforma. Una “riforma” che mira semplicemente di garantire la solita “vittoria” durante le prossime elezioni locali nella primavera del prossimo anno. I cittadini albanesi rimasti ancora in patria devono essere però molto attenti e responsabili. Loro devono imparare anche da Cicerone, politico e filosofo romano, che affermava, più di venti secoli fa, che farsi ingannare una volta è scocciante, due sciocco, tre turpe.