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  • Toghe&Teglie: gli gnocchi alla liquirizia

    Ben ritrovati, appassionati di cucina! Sono Francesco Toschi Vespasiani, avvocato fiorentino di Toghe & Teglie, noto nel Gruppo come “Il Tosco”;  in questo numero vi suggerisco un piatto veramente molto insolito a base di gnocchi…senza la pretesa di mettermi in competizione con il nostro Mohamed Aly che è il maestro assoluto del settore.

    Gnocchi alla liquirizia, con un condimento che può sembrare stravagante ma, in realtà, offre una miscela di sapori assai piacevole.

    Gli gnocchi, ovviamente, sono da fare in casa: procuratevi, dunque, 1 kg. di patate, 300/400 grammi di farina macinata a pietra, sale, 8/10 grammi di liquirizia in polvere (io la trovo da un importatore di spezie marocchino).

    Fate lessare le patate in acqua salata circa 50 minuti, sbucciatele e schiacciatele subito con una forchetta o con lo schiacciapatate ma non il passatutto, la “grana” deve restare un po’ spessa.

    Unite la farina e tenete a parte quanta ne serve per spolverare gli gnocchi alla fine. Impastate gnocchi e farina miscelando gradualmente all’impasto la liquirizia e proseguite sino a che il tutto non è ben amalgamato; ora formate dei rotolini dello spessore di circa 1,5 cm. e, affettandoli, ricavatene gli gnocchi che avrete cura di rigare con i rebbi di una forchetta. Spolverate con la farina e gli gnocchi saranno pronti per la preparazione finale. N.B.: se si vogliono molto saporiti di liquirizia utilizzatene 10/11 grammi ma attenzione a non esagerare evitando che, in seguito, risulti prevalente il sapore o copra quello degli altri ingredienti.

    Passiamo al condimento. Questi gnocchi si accompagnano bene con diverse soluzioni: quella che propongo è a base di gamberoni argentini sgusciati e tagliati a pezzetti: fateli saltare in olio evo a fuoco moderato usando preferibilmente un tegame di coccio e lasciate le teste che sono da schiacciarle in cottura per aumentare il sapore.

    Sfumate con vino bianco ed un poco di curcuma, se piace, per dare colore giallo. Alla fine, aggiungete dei fiori di zucca tagliati a listelline, fateli leggermente appassire e spegnete il fuoco.

    Siamo alla fine: bollite gli gnocchi, quasi solo scottandoli nell’acqua, scolate e fate terminare la cottura nel sugo, unendo sui singoli piatti, al momento di servire, della granella di mandorle e piccole zeste di limone.

    Cracco, a noi di T&T ci fa un baffo: modestia a parte, provare anche questa ricetta per credere.

    Alla prossima!

  • Toghe&Teglie: l’hummus alla maniera del Serial Griller

    Buongiorno a tutti i lettori, sono Massimo Schirò, avvocato penalista di Milano meglio noto come il “Serial Griller” del Gruppo Toghe & Teglie….sono tornato! Ma davvero, non sentivate la mia mancanza? Cercherò di farvi ricredere proponendovi questa interessante versione dell’hummus che non è un gigantesco fuoristrada di impiego militare ma una salsa a base di ceci appartenente alla tradizione culinaria medio orientale e molto diffusa sulle tavole di Grecia, Libano, Israele, Egitto e molti altri paesi ancora del bacino mediterraneo. Una salsa, peraltro, che non serve come condimento ma è – più che altro – un accompagnamento di altri piatti, spesso abbinato al pane azimo o altre tipiche panificazioni locali, molto nutriente per la composizione a base di legumi.

    Quella che vi presento, tuttavia, è una variante che impiega altro genere di verdure e che potrete offrire ai vostri ospiti come stuzzicante, insolita, fresca e leggera entrèe insieme a del pane di grano duro abbrustolito e tagliato a fette.  Ideale nella stagione estiva.

    Prendete una melanzana viola, o di più a seconda delle bocche da sfamare e della dimensione del vegetale, e mettetela nel forno ventilato a 180° (oppure nel barbecue a coperchio chiuso) finché si annerisce e si ammorbidisce: i tempi variano dalla dimensione melanzana.

    Quando appare pronta, toglietela – o toglietele – dal forno e lasciate raffreddare.

    Tagliuzzate la melanzana e ponetene i pezzi in un frullatore aggiungendo un vasetto di yogurt, possibilmente intero – e quello greco potrebbe essere perfetto – un paio di cucchiai di olio d’oliva extra vergine, un cucchiaio di succo di limone, un pizzico di sale Maldon.

    Ora frullate il tutto fino ad ottenere una crema uniforme,  aggiustate di sale, aggiungete della menta fresca spezzettata e mettete in frigo a raffreddare ulteriormente ma solo per ultimare la preparazione: in seguito, andrà servita a temperatura ambiente e, quindi, precedentemente tolta dal frigo .

    La presentazione prevede – come vedete nella foto – l’impiattamento in una ciotola o in più ciotoline monodose, guarnendo con un filo d’olio e una foglia di prezzemolo.

    In alternativa allo yogurt si può miscelare usando mettere della tahina o dei ceci lessati ma con lo yogurt la salsina rimane più fresca.

    Provare per credere: è una pietanza dai molti usi, oltre a quello già descritto può arricchire un aperitivo o anche essere un primo piatto.

    Buon divertimento ai fornelli e, a presto!

  • Toghe&Teglie: fragolino da ghiacciaia

    Buongiorno a tutti i lettori de Il Patto Sociale! Sono Massimiliano Chico D’Alessandro, avvocato tarantino del Gruppo Toghe & Teglie: i miei amici e colleghi mi hanno incitato all’esordio in questa rubrica prendendomi un po’ alla sprovvista perché non mi sembrava di avere suggerimenti culinari particolari da offrire. Poi mi sono detto: come si potrebbe terminare un pranzo imbandito con le ricette proposte in questo spazio dedicato, a volte semplici ma assai gustose ed altre originali e intriganti? Beh, certamente, di questa stagione soprattutto, un liquorino ben ghiacciato sembra ideale; e, sappiatelo, non è difficilissimo prepararlo in casa come vi sarà chiaro continuando la lettura. Ci vuole solo un po’ di tempo per la giusta fermentazione.

    Dunque: procuratevi mezzo kg. di fragole e tagliatele a pezzi (volendo si potrebbero usare anche le fragoline di bosco) e poi mettetele in un contenitore di vetro a chiusura stagna coprendo il tutto con mezzo litro di alcool alimentare al 95%.

    A questo punto mettete il contenitore in un ambiente  buio – come può essere il cassetto di una dispensa – a riposare… per una settimana! Vi ho detto che serviva un po’ di pazienza.

    Trascorsa la settimana mettete sul fuoco mezzo litro di acqua in cui verserete 400 gr di zucchero e una busta di vanillina, aggiungendovi le fragole sotto spirito.

    Il composto va mescolato lentamente sul fuoco moderato, con un cucchiaio in legno, finché non diventa di un colore rosato trasparente.

    Ora lasciate raffreddare e poi con un colino in ferro ampio ma a maglia stretta si filtra l’alcool con le fragole,  pressando leggermente e si travasa in bottiglie e bottigliette.

    Ci siamo quasi: basta mettere le bottigliette in freezer ed in breve il vostro liquore casalingo sarà pronto per la degustazione, ben ghiacciato.

    Qualcuno doveva pur pensare a non lasciarvi con la gola secca: spero che la mia proposta risulti gradita e di ritrovarvi presto su queste colonne.

    Prosit!

  • Toghe&Teglie: pasta alla crema di zucchine

    Ben ritrovati, lettori appassionati di cucina, sono Manuel Sarno, il “Fundador” del Gruppo Toghe & Teglie: ogni tanto faccio capolino anch’io in questa rubrica, non pago di occupare ogni settimana uno spazio su Il Patto Sociale con argomento Giustizia.

    Quella che vi presento oggi è una ricetta che ho timore ha chiamare “alla Nerano” perché il Gruppo pullula di Ayatollah di origine campana che avrebbero qualcosa da ridire sulla preparazione: d’altronde ho solo preso spunto dalla formula tradizionale e ho preparato il piatto con quello che avevo in cambusa. Per una originalissima rivisitazione della “Nerano” vi rimando a un numero del Patto del dicembre scorso con la proposta di Marco De Scisciolo e Francesca Izzo.

    Pasta alla crema di zucchine, dunque! Procuratevi, ovviamente, delle zucchine di non eccessivo diametro, lavatele, pulitele e tagliatene a rondelle sottili una parte ipotizzando che per ogni porzione (generosa) possono servire circa una cinquantina di grammi; le rimanenti, qui andate un po’ a occhio per la quantità secondo le consuetudini di questa rubrica, lasciatele intere e fatele bollire evitando che diventino troppo molli.

    A questo punto prendete le zucchine bollite e frullatele insieme al brodo vegetale che hanno prodotto e a del parmigiano grattugiato in modo da ridurle a crema non troppo liquida.

    Le rimanenti zucchine, quelle tagliate a rondelle, fatele saltare in padella con olio evo senza che abbrustoliscano eccessivamente: anche perché dovranno subire una seconda passata sul fuoco insieme alla pasta.

    Ora si può mettere a bollire l’acqua per cuocere la pasta che dovrà essere scolata molto al dente: vanno bene degli spaghetti, o anche della pasta di semola tipo scialatielli purché con una superficie che trattenga bene il condimento.

    Intanto che la pasta cuoce bisognerebbe tagliare a cubetti della Provola del Monaco – che non si trova proprio dappertutto – o, in mancanza della provola non affumicata e non troppo stagionata poiché dovrà diventare “filante”.

    Quando mancano tre/quattro minuti alla cottura dichiarata dal produttore della pasta, scolatela e fatela saltare in padella a fuoco medio con le zucchine a rondelle aggiungendo gradualmente la crema di zucchine e la provola mantecando il tutto con l’aiuto – se necessario – di un po’ di brodo vegetale che avrete opportunamente conservato per la bisogna.

    Se gradita, all’impiattamento, ci può stare una spolverata leggera di pepe. Non è la “Nerano”, questa? Io l’ho detto subito: è una pasta con crema di zucchine ma vi garantisco che non è niente male.

    Alla prossima!

  • Coldiretti teme un’invasione di formaggi italian sounding dagli Usa

    Coldiretti teme che gli Usa vogliano invadere l’Europa con imitazioni a stelle e strisce dei formaggi europei (negli Stati Uniti solo i tarocchi di formaggi italiani hanno raggiunto il quantitativo record di 2,4 miliardi di chili all’anno). Una lettera inviata al presidente Donald Trump nell’ambito della procedura di consultazione per far scattare nuovi dazi Usa nei confronti di prodotti importati dall’Unione Europea per la disputa sull’industria aeronautica, che si è conclusa il 28 maggio, l’associazione casearia statunitense chiede di imporre dazi alle importazioni di formaggi europei se non verrà aperto il mercato dell’Unione ai tarocchi statunitensi venduti anche con nomi che richiamano esplicitamente le specialità casearie più note del Belpaese anche se – sottolinea Coldiretti – a differenza delle produzioni Dop quelle statunitensi non rispettano i rigidi disciplinari di produzione dell’Unione Europea (che definiscono tra l’altro, le aree di produzione, il tipo di alimentazione e modalità di trasformazione).

    La produzione di imitazioni dei formaggi italiani in Usa secondo l’analisi Coldiretti su dati Usda ha avuto una crescita esponenziale negli ultimi 30 anni ed è realizzata per quasi i 2/3 in Wisconsin e California mentre lo Stato di New York si colloca al terzo posto. In termini quantitativi in cima alla classifica c’è la mozzarella con 1,89 miliardi di chili, seguita dal parmesan con 204 milioni di chili, dal provolone con 180 milioni di chili, dalla ricotta con 108 milioni di chili e dal Romano con 26 milioni di chili. Il risultato è che sul mercato americano appena l’1% in quantità dei formaggi di tipo italiano consumati ha in realtà un legame con la realtà produttiva tricolore mentre il resto è realizzato sul suolo americano. Una situazione che rischia di aggravarsi con la minaccia di Trump di imporre dazi su una black list di prodotti europei che comprende anche i formaggi Made in Italy con il valore dell’export che ha raggiunto 273 milioni nel 2018.

    Invero nel mirino del presidente degli Stati Uniti Donald Trump è finita circa la metà (50%) degli alimentari e delle bevande Made in Italy esportate in Usa dove nel 2018 si è registrato il record per un valore di 4,2 miliardi (+2%). Nella black list sotto esame sono finiti infatti oltre ai formaggi anche vini tra i quali il Prosecco ed il Marsala, l’olio di oliva, gli agrumi, l’uva, le marmellate, i succhi di frutta, l’acqua e i superalcolici.

  • Toghe & teglie: i panigacci del Gambero Rozzo

    Sono tornato, cari lettori! Andrea Schietti, avvocato penalista milanese, in arte “Il Gambero Rozzo”: sarà che i miei amici del Gruppo ‘Toghe & Teglie’ mi vogliono bene, sarà che la ricetta che oggi vi propongo è molto facile da realizzare ma assai saporita e insolita (quello per forza: è una mia creazione estemporanea con quello che avevo in dispensa), insomma mi ripresento ancora una volta in questa rubrica augurandomi di incontrare il vostro interesse.

    Intanto vi sarete domandati cosa siano i panigacci: semplice, sono dei pani rotondi non lievitati tipici della zona di Podenzana, in Toscana: ottimo accompagnamento di salumi e formaggi cremosi ma fruibili anche con una seconda cottura in acqua bollente come vi illustrerò tra poco.

    Procurarsi i panigacci potrebbe essere complicato: nei supermercati non li ho ancora visti e li compero preconfezionati presso il distributore di benzina sulla autostrada della Cisa, prima di Pontremoli in direzione Parma-La Spezia…se ci passate…altrimenti potete provare a farli in casa preparando una pastella fluida di farina, acqua e sale da versare in uno speciale piatto di terracotta, il “testo”, facilmente acquistabile presso qualsiasi buon rivenditore di articoli da cucina nell’entroterra di Chiavari. In mancanza del testo, provate con una padella inaderente. Vabbè, capisco, è più facile passare dall’Autorgill sulla Cisa o provare con dei testaroli (agevoli da reperire) perché nemmeno su Amazon si trovano i panigacci.

    Procediamo con la parte facilissima della preparazione: incominciate facendo saltare in padella a fuoco moderato e con un po’ di olio evo del guanciale tagliato a tocchetti con delle fave e fate rosolare sfruttando anche il grasso che si scioglie.

    Quando guanciale e fave sono quasi pronti fate bollire i panigacci in acqua salata: basta circa un minuto, non di più altrimenti diventano troppo molli, ed estraeteli con una schiumarola.

    Ora impiattate, disponendo i panigacci su un piatto come mostrato nella foto e ricopriteli con il guanciale e le fave, infine spolverate il tutto con pecorino e pepe.

    Et voilà il gioco è fatto! (sempre che abbiate trovato i panigacci…)

    Buon appetito a tutti.

  • Con Combi Mais 6.0 Innovagri punta a produrre 20 tonnellate di granella di mais per ettaro

    Al suo sesto anno di applicazione Combi Mais 6.0 si conferma un autentico benchmark in materia di precision farming: un protocollo ampiamente collaudato di coltivazione sostenibile, in grado di combinare agronomia e innovazione sia per semplificare il lavoro degli operatori che per aumentare produttività, qualità, redditività nella produzione di granella per uso alimentare (l’applicazione di Combi Mais, peraltro, da quest’anno è stata estesa dall’uso alimentare anche a quello zootecnico, migliorando così la qualità dei mangimi a base di mais di cui si nutrono suini e bovini da cui si ottengono carne, latte e formaggi).

    Sulla scorta di questi risultati (da aprile tornata in Via Cesare Lombroso 54 presso la Torre Uffici SOGEMI, la società che gestisce i mercati agroalimentari all’ingrosso di Milano), il presidente di Innovagri, Mario Vigo, ha dichiarato: “Il nostro obiettivo è quello di continuare la sfida produttiva per realizzare qualità e sostenibilità, in modo da interpretare l’agricoltura del presente e del futuro”. Con l’obiettivo di ottenere 20 tonnellate di granella di mais a ettaro, per 30 ettari di coltivazione nell’Azienda Agricola Folli, Innovagri punta su una serie di migliorie, illustrate dallo stesso Vigo.

    Anzitutto, è stato introdotto un secondo ibrido non solo per la filiera alimentare da affiancare al Sy Brabus, il Sy Fuerza, per rispondere al bisogno dei produttori di granella per filiera animale di produrre quantità e qualità tali da garantire una remunerazione migliore di coloro che producono per la “massa”. Poi si fa ampio ricorso al Digital Precision Farming per gestire le fasi cruciali della coltura (dalla preparazione del letto di semina, alla semina, dalla gestione dell’irrigazione al monitoraggio della fenologia, dalla determinazione del momento ideale di raccolta alla mappatura della produzione, utilizzando attrezzature e tecnologie digitali che permettono di gestire la coltura con la massima efficienza, minimizzando gli sprechi e massimizzando il ritorno dell’investimento. Netafim (leader mondiale nei sistemi per l’irrigazione) mette a disposizione dell’imprenditore agricolo piattaforme digitali che utilizzano informazioni provenienti da sensori, satelliti e banche dati, per indicare momenti di interventi irrigui e/o di protezione per pianificare azioni in grado di salvaguardare il potenziale produttivo. Grazie all’installazione di sensori e centraline di ultima generazione vengono monitorate la disponibilità idrica del terreno e l’umidità, al fine di irrigare quando serve con le quantità giuste, ottimizzando le risorse idriche. Per assicurare la qualità della granella viene svolto un attento monitoraggio sia delle micotossine che del contenuto in amido/potere nutritivo (grazie all’installazione del NIR su mietitrebbia). Syngenta monitorerà l’avanzamento dello stato vegetativo della coltura e determinerà il momento idoneo per la raccolta con Farmshot, innovativa piattaforma che permette di identificare fattori di discontinuità nell’appezzamento, sulla base di rilevazione NDVI ed elabora informazioni di supporto alle decisioni. Per mappare vegetazione e produzione si fa invece ricorso a Gps e sensistica: Topcon Agricolture installerà sulla trattrice Deutz-Fahr 7250 TTV  (con cambio a variazione continua, per risparmiare carburante e ridurre le emissioni) un sistema in grado di gestire contemporaneamente la guida della trattrice per l’effettuazione di semina, concimazione ed irrorazione guidate dal GPS, nonché per la raccolta dati (mappatura della vegetazione nelle varie fasi, mappatura della produzione) che serviranno per comprendere quali sono i fattori produttivi che limitano od esaltano il risultato finale. Per mettere la genetica nelle migliori condizioni di performance sia fisiologica che produttiva, invece, la nutrizione viene svolta impiegando concimi organo-minerali ad elevata efficienza Unimer, Flexifert distribuito in presemina con spandiconcime Kuhn idoneo al precision farming. Inoltre, prima della preparazione del letto di semina sarà distribuito il soil improver Microlife di Unimer, per un miglioramento strutturale e micro-biologico del terreno e bioattivare la fertilità. Sinergon Plus e trattamento Cifo di nutrizione in fertirrigazione saranno invece impiegati per assicurare un trattamento “antistress” e biostimolante della coltura e favorire l’accumulo di zuccheri. Infine, verrà mantenuto il bordo Operator Pollinator di Syngenta, affinché la fioritura scalare delle varie essenze continui a favorire la riproduzione di insetti pronubi e mammiferi di piccola taglia, confermando che agricoltura intensiva e biodiversità possono coesistere.

    Il coordinamento di tutti gli step delle attività è stato affidato all’Istituto di Agronomia dell’Università di Torino, guidato dal professor Amedeo Reyneri; mentre i partner sono Syngenta, una delle principali aziende dell’agro-industria mondiale, che ha selezionato l’ibrido SY BRABUS per la produzione della granella ed i prodotti per la protezione della coltura, Netafim, leader mondiale nello sviluppo, produzione e commercializzazione di soluzioni per l’irrigazione a goccia e la micro-irrigazione, Unimer, leader italiano nella produzione di fertilizzanti solidi a valenza ambientale per la nutrizione organo-minerale, Cifo per la nutrizione localizzata alla semina, fertirrigazione e biostimolante fogliare, Kuhn, per la fornitura delle macchine per lavorazione del terreno semplificate, semina di precisione e concimazione con logiche di precision farming, Deutz-Fahr, per la fornitura della trattrice, Topcon Agricolture, per il sistema di agricoltura di precisione in grado di gestire la guida della trattrice.

    A valle di tutto questo, la farina per polenta Combi Mais è commercializzata con successo presso i supermercati e ipermercati a insegna Iper, Unes, U2, Viaggiator Goloso – la linea top di gamma pensata per offrire, anche ai palati più esigenti, le migliori specialità grazie ad un’attenta selezione e ad una continua ricerca dei prodotti più genuini.

     

  • Toghe&Teglie: crema di fave e gamberi

    Buongiorno a tutti i lettori de Il Patto Sociale, sono Vito Emmolo, “Il Cappellaio Matto” (molti di noi hanno soprannomi di battaglia) del Gruppo Toghe & Teglie, così soprannominato perché vado matto per i funghi che vado anche a raccogliere personalmente e cucino in molti modi diversi; oggi esordisco in questa rubrica, però, niente cappelle con preparazioni originali ma un piatto molto semplice con prodotti a km.0 della mia terra: il trapanese.

    È una ricetta semplicissima che ai miei amici del Gruppo è piaciuta molto dopo averli sorpresi perché non a base di funghi e la stagione è ideale per gli ingredienti necessari: una zuppa, comunque fresca e perfetta anche con i primi caldi (se mai arriveranno).

    Si tratta di una crema di verdura con code di gamberi che, dal canto loro, sono un accompagnamento ideale per molte preparazioni simili: ottimi anche con una vellutata di ceci, per esempio.

    Procuratevi delle fave fresche, fatele trifolare in olio e abbondante scalogno dopo averle controspicchiate, cioè private del tegumento esterno, aggiungendo del finocchietto q.b. – con le dosi, come di consueto, essendo noi chef bravissimi ma dilettanti, si va “a occhio” – e, di tanto in tanto, acqua (o un brodo di verdura molto leggero) fino a quando saranno ben cotte e diventate cremose.

    Volendo, si può rendere più omogenea la crema col frullatore ad immersione, ma è più  bella da vedersi, sa più “di casa”, se lasciata grezza ed è altrettanto gustosa.

    Si aggiungono alla fine i gamberi – dalle mie parti se ne trovano di strepitosi, come sapete – che avrete ripulito e, precedentemente, scottati in una padella inaderente ben calda.

    Già fatto? Sì, quasi: rimane solo da impiattare aggiungendo dell’altro finocchietto per guarnizione, del  pepe nero profumato e un giro d’olio evo saporito e la vostra pietanza, buonissima, fresca e persino leggera è pronta per essere servita in tavola offrendo anche un colpo d’occhio, oltre al profumo, molto accattivante.

    Alla prossima con una ricetta a base di funghi, promesso!

  • Il panettone patrimonio UNESCO? Partita la petizione!

    In omaggio a Milano, il VII Forum Italian Cuisine in the world e Melius – il network dei migliori ristoranti italiani nel mondo – sostengono la petizione per il riconoscimento dell’Arte di fare il Panettone come Patrimonio immateriale dell’Umanità UNESCO, lanciata da Stanislao Porzio, ideatore e organizzatore di Re Panettone®, Festa del dolce milanese.

    Il Panettone rimane il dolce emblematico di Milano, l’immagine della città stessa. Pasticcieri artigianali di Re Panettone faranno gustare i loro lievitati la sera dell’8 maggio al Palazzo dei Giureconsulti, nel corso della Food & Wine Reception di Gala del Forum. Tra i pasticcieri e titolari di pasticcerie saranno presenti: MAURO MORANDIN, pasticceria omonima di Saint-Vincent (AO); Luciana Mancusi, ASCOLESE, San Valentino Torio (SA); Lorenzo Giampietro e Silvia Orlando, CLIVATI, Milano; Emanuele Comi, COMI, Missaglia (LC); Roberto Cosmo, Alessandro Galbiati e Andrea Vitale, COSMO, Giussano (MB); Davide Dall’Omo e Massimo Bruschi, DALL’OMO, Verona; Alfonso Schiavone e Vittorio Di Paolo, DE VIVO, Pompei (NA); Luca Riganti e Andrea Ballo, DOLCE ARTE, Mornago (VA); Nicolò Vezzoli e Mauro Oldrati, INCROISSANTERIA, Carobbio degli Angeli (BG); Andrea Rampinelli, MAC MAHON, Milano.

  • Conte: agricoltura e tecnologia insieme per un futuro più sostenibile

    “Il settore dell’agricoltura di precisione è fortemente innovativo. Sostenibilità significa attenzione alla natura, rispetto dell’ambiente, attenzione alla formazione di chi opera, degli addetti, alle condizioni di lavoro e offrire il futuro migliore ai nostri figli”- è quanto ha dichiarato il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte intervenendo alla seconda giornata di Seeds&Chips, il Summit mondiale sulla food innovation in corso a Fiera Milano Rho. Secondo il Premier le nuove tecnologie non tolgono nulla alla nostra tradizione perché l’agricoltura rimane anche un fatto identitario, non solo imprenditoriale ma culturale e ci consentono anche di aprire uno sguardo coraggioso per un futuro più sostenibile.

    E proprio la terra di cui è originario, la Puglia, è la prima regione in Italia in cui il binomio agricoltura e tecnologia sta per consolidarsi in maniera eccellente. Conte, infatti, ha ringraziato il governatore della Regione Puglia, Michele Emiliano, presente al Summit, che si è reso immediatamente disponibile ad individuare nella regione la sede per eccellenza dove coltivare queste nuove prospettive imprenditoriali. In mattinata il fondatore e ideatore del summit, Marco Gualtieri, e il presidente Emiliano hanno firmato una lettera di intenti per la progettazione e successiva realizzazione di un Hub dell’innovazione nell’Agricoltura di precisione, con sede a Bari, nell’ex aerostazione passeggeri dell’aeroporto Karol Wojtyla. Il polo, denominato Airport F – da Station F, ex stazione ferroviaria a Parigi e luogo dell’innovazione – sarà un luogo di ricerca, un incubatore di nuove iniziative imprenditoriali, un centro di attrazione per investimenti nazionali e internazionali nel settore della biotecnologia per l’agricoltura e qualità e sicurezza alimentare, in grado di sviluppare sinergie con le realtà industriali e le eccellenze regionali ed extraregionali. “Un progetto importante a cui abbiamo lavorato in questi mesi e che vuole portare la Puglia a essere il centro del mondo dell’agricoltura di precisione, un’industria dalle grandissime potenzialità di sviluppo economico, necessaria per raggiungere gli obiettivi della sostenibilità” – commenta Gualtieri che aggiunge: “Noi crediamo che la Puglia sia ‘the place to be’, il posto dove venire a investire e a sviluppare le tecnologie dell’agricoltura di precisione. Se questa cosa, come speriamo, funzionerà, porterà delle grandi opportunità alla Puglia, a tutto il Mezzogiorno italiano e al sistema Paese“.

    E a proposito di prospettive future non è mancato, neanche oggi, uno sguardo all’Africa, “culla della rinascita”, della quale si è parlato con Olusegun Obasanjo, ex Presidente della Federal Republic of Nigeria, Donald Kaberuka, settimo Presidente di African Development Bank Group, Yvonne Lokko di UNIDO e altre personalità impegnate nel mondo africano. Al dibattito ha partecipato anche Antonio Cammisecra, AD di Enel Green Power.

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