UE

  • Dazi dell’Ue sulle biciclette elettriche made in China

    L’Unione europea ha imposto dazi addizionali totali sulle e-bike cinesi che vanno dal 18,8% al 79,3%, come ha reso noto Moreno Fioravanti, segretario generale della European Bicycle Manufacturers Association (EBMA), da una cui denuncia nel 2017 scaturì un’indagine della Commissione europea, che ha portato alla decisione di introdurre dazi antidumping (la cui misura varia a seconda della collaborazione prestata dalle vari società di produzione cinese all’indagine di Bruxelles) ai dazi già in vigore per le importazioni dal Paese del dragone.

    Secondo l’EBMA, la crescita esponenziale della vendita di biciclette elettriche cinesi in Europa rischiava di mettere in ginocchio la produzione europea. “La Commissione ha ascoltato le richieste dei sindacati europei, dei produttori di biciclette, delle piccole imprese e dei ciclisti per fermare il dumping delle e-bike cinesi. Dopo un’indagine approfondita – spiega Fioravanti -, la Commissione europea ha stabilito che i produttori cinesi importano le biciclette elettriche a prezzi predatori per conquistare quote di mercato dell’UE e ricevere sussidi illegali dal governo cinese”.

    Secondo i calcoli di EBMA le misure dell’UE proteggeranno oltre 800 piccole e medie imprese europee e 90.000 posti di lavoro e porteranno alla creazione di oltre 4.500 nuovi posti di lavoro europei già nella prima metà del 2019 e alla fabbricazione di 900.000 e-bike quest’anno. “L’elevato numero di produttori di biciclette dell’UE – dice Fioravanti – garantirà una competitività e ambiente innovativo, che offre ai consumatori europei un portafoglio ampio e diversificato di biciclette a pedalata assistita, in tutte le fasce di prezzo”.

  • Ue, Russia e Ucraina a confronto sulle forniture di gas

    Nuovo round di colloqui trilaterali tra Unione europea, Mosca e Kiev a Bruxelles sul transito del gas attraverso l’Ucraina. In agenda, le questioni del prezzo del gas, dei volumi, della durata e del quadro giuridico, con l’obiettivo di raggiungere un nuovo accordo sulle forniture il prima possibile. Il contratto esistente tra Mosca e Kiev scadrà infatti alla fine del 2019, e si vuole scongiurare che la Russia chiuda definitivamente il passaggio di idrocarburi attraverso l’Ucraina, lasciando i cittadini ucraini senza forniture.

    “Sono passati esattamente sei mesi da quando ci siamo incontrati in questo formato per la prima volta a Berlino, da allora si sono svolti un paio di colloqui a livello di esperti ed è tempo di fare un bilancio e discutere la via da seguire sui parametri chiave concordati – ha sottolineato il commissario Ue all’Energia, Maros Sefcovic -. Abbiamo bisogno di un forte impegno da entrambe le parti”. Al tavolo, oltre a Sefcovic, saranno presenti anche il ministro ucraino degli Esteri, Pavlo Klimkin, il ministro dell’Energia russo, Alexander Novak, e i rappresentanti di Naftogaz per l’Ucraina e Gazprom per la Russia, le due compagnie nazionali del gas. Una portavoce dell’Ue nei giorni scorsi ha negato le voci sulla possibile rinuncia di Gazprom a partecipare.

    Intanto,  il numero uno di Gazprom, Alexey Miller, ha reso noto che la costruzione di un braccio settentrionale lungo 403 chilometri del gasdotto TurkStream sarà completata in Serbia entro la fine del 2019. Secondo quanto riferito dall’agenzia di stampa serba Beta, Miller ha specificato che il gasdotto attraverserà il confine tra Bulgaria e Serbia per poi procedere verso Nord, fino al confine serbo-ungherese. Miller ha anche assicurato che tutte le questioni relative al trasporto di gas saranno risolte in linea con la legislazione serba e dell’Unione europea. Ieri, durante una visita ufficiale a Belgrado, il presidente russo Vladimir Putin aveva affermato che la Russia è favorevole all’estensione al Paese balcanico del progetto Turkish Stream e che Mosca è pronta a investirvi 1,4 miliardi di dollari. Putin aveva anticipato che il progetto potrebbero essere esteso anche ad altri Paesi europei. Da parte sua, il presidente serbo Aleksandar Vucic ha ribadito che “il gas russo è la migliore opzione” per Belgrado e che la Serbia ha fatto tutto il necessario per garantire l’estensione del gasdotto al territorio serbo.

  • Orizzonti europei per i giovani

    L’Ufficio del Parlamento europeo a Milano dedica un approfondimento al tema “L’Europa per i giovani” e la mattina di martedì 22 gennaio invita all’incontro dal titolo “I confini dei giovani: orizzonti europei” che si svolgerà allo spazio Avanzi di via Ampère, 61/A di Milano. Durante l’evento, che si colloca tra le iniziative della campagna #StavoltaVoto, saranno illustrate le opportunità per i giovani dei programmi Corpo Europeo di Solidarietà, Erasmus + e Europa Creativa, rivolti a studenti, volontari, creativi, imprenditori e alle organizzazioni attive nell’ambito del sociale, della formazione e della cultura.

    Per partecipare è necessario registrarsi alla mail epmilano@europarl.europa.eu

  • 432 NO alla Brexit contro 202 SI’

    Quel che si prevedeva è accaduto. La Camera dei Comuni ha respinto l’accordo del governo con l’UE per l’uscita del Regno Unito dall’Europa. Quel che non si prevedeva, invece, è stata la dimensione del NO: 432 pareri contrari contro soltanto 202 a favore. Il che vuol dire che la crisi in seno al parlamento, ed in particolare in seno al partito conservatore, è molto più ampia di quel che si temeva. Una larga fetta di deputati conservatori ha votato contro il proprio governo, dando man forte all’opposizione laburista, che non ha mai dichiarato che Brexit vuole. Il partito di Corbyn vuole innanzitutto le dimissioni della May. Per il resto si vedrà! Il che sta a dimostrare che anche tra i laburisti ci sono opinioni contrarie e divergenti. Alcuni vorrebbero un secondo referendum, nella speranza che stavolta la Brexit sia respinta, ma Corbyn non è dello stesso parere. La volontà dei deputati comunque è stata chiara: No a questa Brexit negoziata dalla May nel corso di 18 mesi. Quale Brexit, allora? Quella senza accordo, con conseguenze incalcolabili per la finanza e per l’economia, tanto del RU che dell’UE? Quella con una presenza del RU nell’Unione doganale (e quindi nel mercato unico) a tempo indeterminato? Sarebbe salvaguardata in questo modo la libera circolazione delle merci alla frontiera dell’Irlanda del Nord con la repubblica irlandese, come vorrebbe il partito nord-irlandese che sostiene la May al governo. Sarebbe la Brexit del cosiddetto Piano B, vale a dire con modifiche all’accordo attuale per chiedere ulteriori rassicurazioni sulla dichiarazione politica facente parte dell’accordo attuale che riguarderebbero il “backstop” con il RU dentro l’Unione doganale. Una Soft Brexit con una proroga della sua entrata in vigore per permettere un negoziato finalizzato a non prevedere la piena permanenza nel mercato unico, ma una forma di accordo di libero scambio simile a quello che l’UE ha negoziato recentemente con il Canada. Le ipotesi sono molte, ma probabilmente non esiste per ora nessuna maggioranza a favore di esse.  E’ indubbio che il ritorno dei dazi doganali e l’entrata in funzione delle dogane impensierisce molti produttori. Essere tagliati fuori dal grande mercato unico fa temere una diminuzione dei traffici commerciali, con conseguenze negative nel settore della produzione e dei trasporti. Quale soluzione scegliere, allora? L’incertezza è sovrana e i rischi del peggio non sono solo minacce verbali. Molti si chiedono, anche a livello internazionale, che cosa farà la May? Rimarrà in carica o darà le dimissioni per favorire un’uscita dalla crisi? Conoscendo il suo carattere e la sua tempra di combattente, i suoi amici affermano che non abbandonerà il governo, tanto più che non esiste al momento attuale una ipotesi alternativa dichiarata. La frammentazione delle forze politiche, unita a quella della Scozia che non vuole la Brexit, non permette al momento di imbarcarsi per un approdo sicuro. Ricostituire l’unità dei conservatori e pretendere una visione unitaria dei Laburisti sembrano ipotesi lontane dalla realtà. Siamo portati a credere, come abbiamo affermato in altre occasioni, che la Brexit, più che un problema per l’Europa, sia soprattutto un problema interno inglese. Un sovranismo mal posto, un populismo un po’ retorico, un nazionalismo fuori tempo sono tutti elementi che non possono essere ricomposti con la necessità dello stare insieme e con una geopolitica razionale. La Brexit è anche un problema di cultura ed è difficile, per il pragmatismo anglosassone, rendersene conto. Occorre tempo. Ma nel frattempo bisogna riuscire a far andar d’accordo le frontiere con la libera circolazione e le relazioni commerciali con la libertà di scambio. Le sfide che nel mondo globale attendono gli europei, inglesi compresi, non aspettano certamente le sottigliezze dei politicanti di professione. Il mondo va avanti e l’Europa, Regno Unito compreso, non può  permettersi di fermarsi davanti al no dei deputati laburisti, unito a quello dei deputati conservatori che rifiutano la leadership del loro Primo ministro. La posta in gioco è troppo alta perché si rinunci a quel senso di responsabilità richiesto dalla gravità della situazione. Anche l’Italia avrebbe una lezione da tirare dalla realtà britannica. Chiacchere a vanvera sull’Europa e sulla sua moneta unica non favoriscono comprensione e solidarietà, due elementi indispensabili per lo stare insieme senza traumi. Così come non portano a soluzioni condivise i sovranismi populisti. Una Brexit mal riuscita avrebbe conseguenze incalcolabili anche per l’Italia.

  • Ambasciatori d’Europa 2019: un concorso che premia gli studenti che sapranno raccontare l’Europa secondo gli ideali dei padri fondatori

    L’Association Europeenne des enseignants – sezione italiana bandisce il concorso  “Prof. Giuseppe Tramarollo” Ambasciatori d’Europa 2019. Al concorso possono partecipare gli studenti  della scuola primaria (5° anno) e della scuola secondaria di primo e secondo grado. Tema del concorso “Gli ideali che mossero i Padri fondatori dell’Europa ed il perché dell’urgenza del nostro impegno per completare la loro opera”.

    Agli studenti della scuola primaria (5° anno) e secondaria di primo grado, viene chiesto di sviluppare il tema del concorso mediante la realizzazione di un prodotto grafico, multimediale o, comunque, espressivo. Si indica come  esempio una raccolta di disegni, foto, un sito web, una recita teatrale, un saggio in prosa o in versi, un brano musicale, un filmato (spot, cortometraggio, videoclip) e tutto ciò che possa essere considerato una forma espressiva.
    I lavori dovranno essere accompagnati da una sintetica relazione scritta con motivazione e descrizione del lavoro svolto. Dovrà essere, altresì allegato un breve curriculum dello studente (Corso di studi, votazioni riportate, interesse per le lingue, impegno su tematiche riguardanti il processo di integrazione europea). Il Lavoro deve pervenire firmato dall’interessato e dal docente che ha curato la preparazione del partecipante. E’ necessaria una lettera di accompagnamento con  il timbro della scuola e la firma del Dirigente scolastico.

    Agli studenti della scuola secondaria di secondo grado, viene chiesto di sviluppare l’argomento del concorso mediante la realizzazione di un tema o di una tesina. Il Lavoro deve pervenire dattiloscritto, firmato dall’interessato e dal docente che ha curato la preparazione del partecipante. Dovrà essere, altresì allegato un breve curriculum dello studente (Corso di studi, votazioni riportate, interesse per le lingue, impegno su tematiche riguardanti il processo di integrazione europea). E’ necessaria una lettera di accompagnamento con  il timbro della scuola e la firma del Dirigente scolastico. ( Lunghezza del lavoro: non più di 4 facciate A4, carattere 12, interlinea 1,15).

    I lavori, accompagnati da tutte le indicazioni richieste, devono pervenire alla sede nazionale dell’AEDE entro il 31 Marzo 2019. (AEDE – Piazza della Libertà,13 –  0192 ROMA).

    E’ possibile inviare il materiale anche per via elettronica al seguente indirizzo: aede.italia@gmail.com

    Selezione dei lavori e premiazione: Una apposita commissione selezionerà i vincitori. La Commissione, nella valutazione, si atterrà ai seguenti criteri: a. Coerenza dell’elaborato con il tema proposto; b. Capacità di veicolare il messaggio in maniera efficace e innovativa; c. Grado di creatività nella forma e nel contenuto proposto.

    Obiettivi del concorso: Contribuire alla maturazione nei giovani di una sempre più profonda e proficua consapevolezza della fondamentale rilevanza    di alcuni obiettivi prioritari dell’attività dell’Europa Unita (costruzione della cittadinanza attiva, mobilità professionale, ecc.), coinvolgendoli attraverso un concorso ed una premiazione.

    L’iniziativa intende, inoltre, stimolare i giovani a riflettere sull’ Europa e sul suo futuro: Europa perché, come e per quali fini. Una riflessione e condivisione dell’idea di Europa, per analizzare in maniera critica e propositiva il passato, il presente e il futuro dell’Unione. Da questa riflessione sui valori, sulle opportunità e sull’importanza dell’essere cittadini europei, gli studenti sono invitati a trarre spunto per una indicazione delle speranze, degli obiettivi e delle scelte che dovrebbero ispirare in futuro l’Unione europea.

    È un invito ai giovani a pensare all’Europa come risposta ai loro bisogni e alle loro aspettative facendo comprendere loro cosa significhi concretamente essere cittadini europei.

    Ente organizzatore: AEDE SEZIONE ITALIANA.

    I prodotti realizzati dai concorrenti dovranno pervenire su idoneo supporto (informatico, documento cartaceo o fotografico) entro e non oltre il termine del 31 Marzo  2019 alla sede dell’AEDE. (AEDE – ASSOCIAZIONE EUROPEA DEGLI INSEGNANTI- Piazza della Libertà, 13 – 00192 ROMA)
    I prodotti pervenuti oltre tale data non saranno presi in considerazione dal comitato valutatore.

    Il materiale inviato per la partecipazione al concorso non verrà restituito.
    Presentazione dei migliori lavori. I migliori lavori partecipanti al concorso saranno presentati e premiati in luogo e data da stabilire.

  • Sempre più complicata la situazione della Brexit

    L’11 gennaio alla Camera dei Comuni inizierà il dibattito sull’accordo con l’UE approvato dal governo May e il voto dovrebbe aver luogo tra il 14 ed il 15 gennaio. Il nuovo anno non sembra aver portato novità significative. Non si sono fatti passi avanti nel tentativo di scongiurare il voto negativo, che riporterebbe la situazione al punto di partenza, vale a dire al rischio più che certo di un’uscita del Regno Unito dall’Unione europea senza accordo. Sarebbe una situazione paradossale. Il governo ha approvato l’accordo con le dimissioni di tre ministri, i conservatori pro Europa vorrebbero un secondo referendum, ma per ora non esiste nessuna iniziativa in proposito. Anche una parte dei laburisti vorrebbero un secondo referendum, ma Corbyn, il loro leader, non fa una mossa in questa direzione; si barcamena ambiguamente nella speranza di giungere alla caduta del governo e di presentarsi come candidato alla sostituzione della May. Un altro aspetto del paradosso è rappresentato dal fatto che il nodo non sciolto nell’accordo raggiunto fino ad ora è la questione del confine con l’Irlanda del Nord, una frontiera aperta con l’UE, come vogliono gli irlandesi che sono al governo con la May, o una frontiera chiusa che imporrebbe la dogana con la repubblica d’Irlanda? La prima soluzione prevede l’appartenenza dell’Irlanda del Nord all’unione doganale con l’Europa e la seconda è rifiutata dai politici che sono al governo con la May. Che fare, dunque? Prorogare la data dell’uscita, il 29 marzo, come pronostica qualcuno, oppure uscire alla data prevista e senza trattato per il dopo? Già, senza trattato! Ma è proprio questa situazione che impaurisce molti inglesi e che fa temere anche per il futuro del Regno Unito. Non a caso, infatti, si sta registrando un boom di passaporti che offrono una seconda nazionalità agli inglesi. La Germania, l’Irlanda, la Spagna e il Portogallo hanno registrato un significativo aumento  delle richieste di passaporto da parte degli inglesi. Nel 2017 in Germania sono state richieste 7.500 naturalizzazioni contro le 622 del 2015, in Irlanda c’è stato il 22% d’aumento, in Spagna il numero delle richieste è triplicato. Sono dati allarmanti che corrispondono alla paura dei cittadini inglesi di non poter più lavorare e viaggiare liberamente dopo la data fissata per l’uscita dall’Europa. Secondo un sondaggio effettuato su un campione di 25mila intervistati, solo il 22% dei cittadini britannici sostiene l’accordo raggiunto con l’UE dalla May: un dato che testimonia il grave stato d’incertezza che ha caratterizzato questi ultimi mesi e che ha scavato una profonda frattura tra il governo e l’opinione pubblica. Lo stesso governo ha organizzato una simulazione del passaggio di camion al porto di Dover, l’approdo più vicino alla Francia, nel caso di una frontiera chiusa con l’Europa e di un controllo doganale. Ogni giorno, dal porto di Dover passano circa 10.000 furgoni. Un rapporto dell’University College di Londra ritiene che il mancato accordo sulla Brexit avrebbe delle conseguenze incredibili. Un aumento minimo dei controlli alla dogana comporterebbe un’enorme peggioramento del traffico. Anche alcuni secondi farebbero una differenza enorme. Secondo il detto rapporto universitario un aumento di 40 secondi a veicolo non avrebbe alcun impatto sul traffico. Se i ritardi arrivassero invece a 70 secondi per ogni veicolo, ci sarebbero delle code di sei giorni in cui sarebbero coinvolti dai 1200 al 2724 camion. Con un ritardo di 80 secondi – spiega il rapporto – non ci sarebbero rimedi: tutto il paese rimarrebbe sconvolto e incastrato nel traffico. Se il no deal, cioè la mancanza di un trattato per dopo l’uscita, fa intravedere soltanto per il traffico doganale ostacoli e complicazioni come quelli previsti dallo studio universitario citato, non si può certamente affermare che la situazione sia tranquilla a Londra. La crisi è palese e minaccia d’aggravarsi con il voto negativo del parlamento del 15 gennaio prossimo. Una Brexit senza trattato d’uscita sarebbe certamente un disastro. E ancora possibile porvi rimedio? L’estensione dell’art. 50, che richiede l’approvazione dei 27 Stati dell’UE, sembra difficile da raggiungere. A meno che la decisione di un secondo referendum, oppure le elezioni anticipate a causa di una crisi del governo May non rappresentino della buone ragioni per rinegoziare il trattato.

  • Da Bruxelles altri 305 milioni ai Paesi della Ue alle prese coi migranti

    La Commissione europea ha messo a disposizione altri 305 milioni di euro in aiuti di emergenza per sostenere la gestione della migrazione e delle frontiere in Grecia, Italia, Cipro e Croazia. Lo stanziamento sosterrà gli sforzi volti ad aumentare la capacità di accoglienza, a proteggere le vittime della tratta di esseri umani e a rafforzare la capacità di sorveglianza e di gestione delle frontiere.

    I finanziamenti di emergenza saranno stanziati nell’ambito del Fondo asilo, migrazione e integrazione (AMIF) e del Fondo sicurezza interna (ISF) della Commissione e fanno parte dei 10,8 miliardi di euro già mobilitati dalla Commissione per la migrazione, la gestione delle frontiere e la sicurezza interna per il periodo 2014-20.

    All’Italia sono stati assegnati 5,3 milioni per contribuire a proteggere le vittime della tratta di esseri umani nel contesto della migrazione. Attraverso un progetto pilota che prevede l’allestimento nella regione Piemonte di strutture di accoglienza per i richiedenti asilo, i finanziamenti saranno utilizzati per contribuire ad individuare le vittime della tratta di esseri umani e incoraggiarle a utilizzare gli aiuti disponibili.

    Dall’inizio della crisi migratoria, per sostenere la gestione della migrazione e delle frontiere in Italia, la Commissione ha messo a disposizione quasi 950 milioni di euro. Tali finanziamenti comprendono oltre 225 milioni di € in aiuti di emergenza e 724 milioni già assegnati all’Italia nel quadro dei programmi nazionali del Fondo asilo, migrazione e integrazione e del Fondo sicurezza interna 2014-2020.

  • Ok dei 28 Paesi Ue alle nuove regole sui fertilizzanti

    I rappresentanti permanenti dei 28 Paesi della Ue hanno dato il via libera al nuovo regolamento Ue per i fertilizzanti, che fissa un limite di 60 mg/kg per il cadmio nei concimi fosfatici e apre il mercato europeo ai fertilizzanti organici, cioè da materie prime riciclate. L’approvazione dei Paesi era un passaggio chiave per vidimare l’accordo raggiunto con Commissione europea ed Europarlamento il 20 novembre scorso.
    Il regolamento fa parte della strategia Ue per l’economia circolare perché stabilisce una serie di norme comuni per la conversione dei rifiuti in materie prime che possono essere impiegate per fabbricare prodotti fertilizzanti. Il tetto Ue ai livelli di cadmio è stato il punto politicamente più controverso del dossier. Il limite di 60 mg/kg potrà essere rivisto dopo 4 anni dall’entrata in vigore. Le nuove norme, in discussione dal 2016, diventeranno direttamente applicabili in tutti gli Stati membri dal 2022

  • La Bei finanzia con 150 milioni lo sviluppo dell’aeroporto di Venezia

    La Banca europea per gli investimenti (BEI) ha concesso un finanziamento di 150 milioni di euro per lo sviluppo dell’Aeroporto di Venezia, terzo scalo internazionale in Italia per traffico passeggeri, gestito da Save. Il finanziamento ha la garanzia del Fondo europeo per gli investimenti strategici (FEIS), il pilastro del Piano europeo per gli investimenti, il cosiddetto Piano Juncker.

    L’aeroporto di Venezia Marco Polo, che raggiungerà quest’anno gli 11 milioni di passeggeri, è caratterizzato da una forte connotazione internazionale: l’87% del traffico è stato da/per paesi esteri (a fronte di una media italiana del 64%). Grazie al piano di investimenti in corso l’aeroporto potrà sostenere un volume di traffico fino a 16 milioni di passeggeri al 2025. Si stima che i progetti finanziati genereranno circa 2.700 posti di lavoro durante la fase di costruzione e, una volta terminati, circa 500 nuovi posti di lavoro collegati all’operatività dello scalo. Il progetto contribuirà all’Iniziativa europea sulla sicurezza (Esi-European safety initiative) rispettando i nuovi standard comunitari fissati della Commissione UE sulla sicurezza dell’aviazione.

    Il finanziamento BEI coprirà quasi un terzo del volume totale degli investimenti, che riguarderanno l’espansione del terminal passeggeri, il rifacimento delle piste di volo, il prolungamento della pista secondaria e l’ampliamento delle aree di manovra degli aeromobili.

    “Per un’area come il Veneto, caratterizzata da una forte vocazione turistica e da un ricco e dinamico tessuto imprenditoriale, un’operazione di queste dimensioni sul principale aeroporto è garanzia del fatto che si investe sul futuro, perché la mobilità di persone e merci è condizione essenziale per lo sviluppo economico e sociale”, ha commentato Dario Scannapieco, vicepresidente della BEI. “Il finanziamento da parte di una Istituzione finanziaria così rilevante finalizzato a progetti infrastrutturali dell’aeroporto di Venezia, rappresenta un riconoscimento importante del ruolo del Marco Polo quale infrastruttura di riferimento per la mobilità e lo sviluppo economico-sociale del territorio”, ha dichiarato Enrico Marchi, Presidente di Save.  Violeta Bulc, Commissaria europea ai Trasporti, ha dichiarato: “Con questo nuovo progetto, il piano Juncker si conferma ulteriormente come importante sostenitore delle infrastrutture di trasporto strategico in Europa. L’espansione dell’aeroporto Marco Polo di Venezia stimolerà lo sviluppo regionale e creerà posti di lavoro per la comunità locale. Sono molto soddisfatta che l’UE sostenga questo progetto».

  • L’Europa per la cultura – Italia Grand Tour

    Parte il 17 dicembre Italia Grand Tour, un viaggio attraverso i luoghi d’arte e di cultura italiani che la Commissione europea ha contribuito a preservare. Il viaggio, sotto forma di documentario a cura della videomaker Alice Lizza, si snoderà lungo tutta la Penisola: dal Museo Egizio di Torino, alla Villa dei mosaici di Spello, dai castelli medievali di Assisi al Teatro San Carlo di Napoli, dal Museo del Vetro di Murano a Matera, capitale europea della cultura nel 2019.

    Il documentario si ispira ai giovani europei che nel 17esimo secolo partivano per il Grand Tour, un lungo viaggio destinato a perfezionare il loro sapere e che vedeva l’Italia come meta preferita della loro avventura. Italia Grand Tour racconta 6 luoghi del patrimonio culturale italiano attraverso la voce dei direttori di musei, di storici, di archeologi e di professori universitari. Questi 6 luoghi rappresentano una selezione delle centinaia di siti storici e culturali italiani che sono stati valorizzati e preservati grazie ai finanziamenti europei per la cultura, lo sviluppo dei territori e la tutela dell’ambiente.

    Il documentario di 30 minuti, scritto da Alice Lizza e diretto da Davide Starinieri, è prodotto dalla Commissione europea e sarà in onda lunedì 17 dicembre alle ore 22.40 su Rai Storia, a ideale conclusione dell’Anno europeo del patrimonio culturale 2018.

    Fonte: Comunicato stampa Commissione europea del 13/12/2018

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