I lettori de Il Patto Sociale – Informazione Europa ogni settimana trovano un articolo che dall’Albania ci testimonia alcune situazioni di un Paese che è in via di adesione all’Unione europea ed al quale come Italia siamo fraternamente legati. Purtroppo da questi articoli, per chi ha la pazienza di leggerli, si evincono una serie di gravissimi problemi legati alla criminalità organizzata ed alla corruzione. Auspicando che l’Albania diventi membro della Ue riteniamo che per il suo ingresso debbano, prima, essere chiariti e risolti quei problemi legati alla corruzione e alla criminalità che ha anche diramazioni sia in Italia che nel mondo.
Gli articoli pubblicati su Il Patto Sociale – Informazione Europa, così come vari reportage, usciti non solo in Italia, e le pubblicazioni sul tema, tra cui ‘Invincibili’ di Nello Trocchia e le interviste del procuratore Nicola Gratteri, non sono mai stati seguiti da querele il che dimostra come non si tratti di fantasiose preoccupazioni ma di scottanti realtà.
A beneficio non solo dei nostri lettori ma anche delle forze politiche italiane ed europee, riportiamo alcuni stralci degli articoli che abbiamo pubblicato nel 2025.
In Albania opera una Struttura speciale contro la Corruzione e la Criminalità che è in funzione dal 25 novembre 2019. Sulla base di denunce a questa autorità, che riguardavano sia il diretto coinvolgimento del sindaco della capitale, sia del primo ministro albanese e di alcuni suoi stretti collaboratori, tra i quali il Segretario generale del Consiglio dei ministri, è stato arrestato il sindaco. A Tirana doveva essere costruito un inceneritore e altri due in altre località che non sono mai entrati in funzione, benché, i cittadini della capitale e delle altre due città pagassero salate tasse. Come se gli inceneritori funzionassero regolarmente. Il sindaco, nel frattempo, è stato arrestato per corruzione passiva, in almeno nove casi, e per riciclaggio di denaro, insieme con altre persone, tra cui sua moglie.
Secondo i procuratori della Struttura speciale contro la Corruzione e la Criminalità organizzata il sindaco avrebbe approvato molti permessi di costruzione edilizia, nella capitale, a degli imprenditori coi quali poi divideva i guadagni ed è stato accusato di condivisione di ingenti fondi pubblici con varie imprese e organizzazioni non governative, tra cui alcune di sua moglie controllate direttamente con persone collegate. Il sindaco della capitale non è stato però accusato per il clamoroso scandalo degli inceneritori. E neanche per lo scandalo, reso noto quasi un anno prima, nel quale era coinvolto direttamente e/o tramite alcuni suoi stretti collaboratori e dirigenti del comune della capitale. Uno scandalo legato a molti appalti truccati e a finanziamenti per delle società che esistevano solo sulla carta.
Il fatto che il sindaco della capitale non sia stato accusato per lo scandalo degli inceneritori, in cui sembra siano coinvolti anche il primo ministro ed altri suoi stretti collaboratori, attesta i limiti ai quali la giustizia albanese è sottoposta nello svolgere il suo ruolo istituzionale.
Il 15 aprile la rete televisiva ARTE ha trasmesso in prima serata un lungo documentari: “Droga, dollari, diplomazia/L’Albania e l’Unione europea”. Gli autori del documentario hanno trattato anche del traffico di droghe che entrano in Albania dal porto di Durazzo sottolineando che “la porta d’ingresso è il porto più grande dell’Albania. Esattamente qui a Durazzo entra una grande quantità di droga, generando così una grande quantità di denaro sporco”. Ed ancora “i cartelli della droga sono strettamente legati alla politica. Loro finanziano le campagne elettorali, assicurano fondi pubblici e sostengono i politici. Due ex ministri degli Interni di Edi Rama sono stati legati al traffico della droga e hanno dato le loro dimissioni soltanto dopo le pressioni pubbliche”. Gli autori del documentario evidenziano che anche il fratello minore del primo ministro “è coinvolto nel traffico delle droghe ed è stato accusato [dall’opposizione] perché, insieme con una banda di trafficanti, ha portato grandi quantità di cocaina nei Paesi dell’Unione europea nel 2014”.
Il nesso tra criminalità organizzata e corruzione è stato evidenziato nel libro ‘Invincibili’ del giornalista investigativo Nello Trocchia. Trocchia nelle pagine del suo libro riferisce anche di un incontro avvenuto nel 2019 nell’isola caraibica di Aruba (piccola isola, parte integrante del Regno dei Paesi Bassi, nel Mare caraibico, a nord del Venezuela) tra i rappresentanti della mafia albanese ed alcuni stretti collaboratori del primo ministro albanese, a livello di ministri e di alti funzionari. I partecipanti all’incontro, dice Trocchia, hanno parlato e negoziato un progetto di riciclaggio del denaro sporco nel settore dell’edilizia. Un settore che per tutte le strutture specializzate internazionali ricicla miliardi in Albania. Si tratta di miliardi che provengono dalle attività criminali, dal traffico delle droghe e dalla corruzione.
In visita nella zona di pregio turistico di Theth nel 2024, il primo ministro albanese aveva rassicurato gli abitanti della zona che il governo stava risolvendo il noto problema del riconoscimento legale, finora mancato, delle loro proprietà ereditate dai loro avi. Un problema diffuso in tutta l’Albania dovuto anche alle falsificazioni “legalizzate” dalle istituzioni, che penalizzano i veri proprietari a beneficio di persone vicine ai politici, loro “amici e clienti”. Sono diventati abusivamente “proprietari” anche dei prestanome, sempre legati ai rappresentanti politici e agli oligarchi, che sempre vanno “d’accodo” con chi governa.
Ma il 7 luglio 2025 in quella bellissima area turistica, su ordine proprio dello stesso primo ministro, le ruspe hanno cominciato a fare tabula rasa. Si è parlato di una vendetta del primo ministro nei confronti degli abitanti della zona che alle elezioni dell’11 maggio 2025 non lo avevano votato. Ma anche di un diabolico piano del primo ministro per offrire quel territorio agli “investitori strategici”, con i quali ha rapporti consolidati, come è avvenuto in altre aree di alto valore turistico, soprattutto sulle coste dello Ionio.
La presenza, sia in Italia, come in altri Paesi europei e del Sud America, della criminalità organizzata albanese da anni è stata evidenziata da diversi rapporti delle strutture specializzate, sia dell’Unione europea e di alcuni Paesi membri dell’Unione, sia da quelle d’oltreoceano. La pericolosità della criminalità organizzata albanese da anni è stata evidenziata con preoccupazione da diversi alti rappresentanti delle strutture specializzate antimafia italiane. Un’operazione contro il traffico internazionale di droga, avviata dal 2020, e condotta dalle strutture antimafia di Bari, ha evidenziato la partecipazione attiva della criminalità organizzata albanese nel traffico di droga.
Alcuni dirigenti di questi gruppi criminali avevano appoggiato, attivamente e finanziariamente, alcuni candidati “vincenti” nelle liste del partito del primo ministro nelle “elezioni” dell’11 maggio 2025. Candidati che erano sconosciuti al vasto pubblico e che hanno avuto, invece, molti più voti degli altri candidati conosciuti. La pericolosità della criminalità organizzata albanese è stata evidenziata anche nell’ultimo rapporto ufficiale della DIA italiana (Direzione Investigativa Antimafia). Si tratta di un rapporto lungo e ben dettagliato, presentato al Parlamento italiano il 27 maggio 2025.
Anche la Ue, chiamata a valutare l’idoneità dell’Albania e divenire membro dell’Unione, ha raccolto elementi che destano preoccupazione. In occasione del rapporto del 4 giugno 2025 della Commissione Affari Esteri del Parlamento europeo sull’Albania, il dirigente della missione degli osservatori del Parlamento europeo per le “elezioni” dell’11 maggio 2025, si è fermato anche sull’influenza della criminalità organizzata prima e durante il giorno delle “elezioni”. Ha dichiarato che “la criminalità organizzata, che ricicla il denaro proveniente dal traffico delle droghe, influisce durante le elezioni, per mantenere invariata la situazione [politica] e per continuare indisturbata l’attività [criminale]”. Sempre riferendosi alla collaborazione del potere politico con la criminalità organizzata, il dirigente della missione degli osservatori ha dichiarato: “Penso che questa sia una questione importante per l’Unione europea. Non possiamo permettere, quando si tratta di riciclaggio del denaro sporco, oppure di traffico delle droghe, che queste organizzazioni continuino a funzionare indisturbate”. Una realtà questa che non è stata però evidenziata nel sopracitato rapporto della Commissione Affari Esteri del Parlamento europeo, redatto in modo “diplomaticamente corretto”.
Tra gli stessi diplomatici del resto sono emersi episodi che ingenerano dubbi. L’ex ambasciatrice degli Usa a Tirana ha lasciato l’incarico per andare a lavorare in ExxonMobil, uno dei maggiori gruppi petroliferi mondiali che, proprio grazie alla sua opera quale ambasciatrice americana in Albania, aveva vinto un appalto milionario per produrre elettricità dal petrolio tramite due navi nel porto di Valona. Le navi tuttavia non si sono viste, anche se i vincitori dell’appalto hanno ricevuto il compenso pattuito per svolgere l’incarico loro appaltato.
La ministra dell’Energia e delle Infrastrutture (nonché vice primo ministro) peraltro è stata indagata a fine 2025 per la gestione di alcuni appalti relativi alla costruzione di una galleria e due ponti (questi ultimi pagati ma mai costruiti) e ai relativi lavori di supervisione. Secondo gli inquirenti, la ministra “ha seguito ed orientato in continuazione la procedura di questo appalto pubblico durante la fase preparatoria, durante lo svolgimento della procedura e fino al momento della proclamazione del vincitore”.
La vicenda prende le mosse nel 2021, quando un’impresa albanese vince l’appalto per costruire il tunnel lungo più di cinque chilometri, due ponti e una strada sulla costiera ionica nel sud dell’Albania. Il costo dei lavori ammontava a circa 140 milioni di euro. Il 3 giungo 2021 però ad Ankara, capitale della Turchia, si svolge un incontro tra il primo ministro albanese, la ministra e due rappresentanti di una ditta turca.
Dagli atti ufficiali della procura risulta che dopo quell’incontro la ministra accusata ha ordinato di annullare tutto e di ricominciare con un nuovo appalto sul tunnel. Appalto che è stato vinto, alcuni mesi dopo, proprio dalla ditta turca, nonostante avesse fatto un’offerta più costosa, di circa 50 milioni di euro, rispetto a quello della ditta albanese che aveva vinto il primo appalto, poi annullato. La ditta albanese ha avuto in seguito, dal vincitore turco, il subappalto dello stesso progetto, per la stessa somma che aveva offerto al primo appalto.
Non era però abusivo solo il secondo appalto per i tunnel che ha permesso la “strana scomparsa” di 50 milioni di euro. Dalle indagini del procuratore risulta che vi sono state le stesse “ irregolarità” anche per il progetto dello stesso tunnel, per un valore di 7.4 milioni di euro, e per l’appalto sulla supervisione dei lavori, con un valore di circa 2 milioni di euro. Ai “supervisori” è sfuggito anche un ponte, lungo 110 metri, mai costruito, mentre le indagini evidenziano che i lavori per la perforazione e la costruzione del tunnel sono stati avviati senza il permesso dei lavori, obbligatorio per legge e arrivato soltanto il 28 maggio 2025, cioè più di tre anni dopo.
La stessa ministra infine, secondo quanto reso noto lo scorso 20 novembre dalla procura, è stata indagata anche per un appalto pubblico di una parte del grande raccordo anulare di Tirana.