UE

  • Un rapporto che svela la realtà

    Si dà realtà alle cose solo quando se ne parla

    Oscar Wilde

    Martedì scorso, 14 luglio, a Bruxelles si sono svolte quattro diverse conferenze intergovernative tra l’Unione europea ed il Montenegro, l’Albania, l’Ucraina e la Moldavia. Durante queste conferenze sono state trattate questioni che riguardano il percorso europeo di questi Paesi nel processo della loro adesione all’Unione europea. La Commissaria per l’allargamento e la politica di vicinato della Commissione europea, entusiasta dell’organizzazione delle quattro conferenze intergovernative, ha definito questa giornata un ‘Super martedì’ per l’intero processo del allargamento.

    All’occasione la Commissaria ha dichiarato che “oggi è un ‘Super Martedì’ per l’allargamento dell’Unione europea. Per la prima volta in oltre due decenni, teniamo quattro conferenze di adesione nello stesso giorno. I quattro Paesi alla guida del processo, Ucraina, Moldavia, Albania e Montenegro, stanno compiendo degli importanti passi avanti nel loro percorso verso l’adesione all’Unione europea”. La Commissaria per l’allargamento e la politica di vicinato ha altresì sottolineato che “l’allargamento rimane una priorità strategica per l’Unione europea”.

    Per la loro specificità la Commissione europea aprirà con l’Ucraina e la Moldavia i cluster (gruppi di capitoli; n.d.a.) che riguardano la difesa e la sicurezza. Il Montenegro si trova in uno stato avanzato per quanto riguarda la chiusura dei capitoli negoziali, avendo chiuso ormai 18 dei complessivi 33 capitoli. Invece l’Albania ha aperto tutti i 35 capitoli e durante la nona conferenza intergovernativa con l’Unione europea svoltasi il 14 luglio scorso ha chiuso i tre primi capitoli. Bisogna sottolineare però che si tratta di capitoli facili. Ma è molto difficile capire, riferendosi alla sopracitata dichiarazione della Commissaria per l’allargamento e la politica di vicinato e tenendo presente la vissuta e spesso sofferta realtà albanese, quali siano veramente gli “importanti passi in avanti” nel suo percorso dell’Albania verso l’adesione all’Unione europea.

    Durante la nona conferenza intergovernativa tra l’Unione europea e l’Albania svoltasi a Bruxelles la sera del ‘Super Martedì’, 14 luglio scorso, sono stati dichiarati chiusi i primi tre capitoli dei negoziati, nell’ambito del processo di adesione dell’Albania all’Unione Europea. Si tratta del Capitolo 25 (Scienza e ricerca), del Capitolo 26 (Istruzione e cultura) e del Capitolo 30 (Relazioni con l’estero). Il primo ministro albanese e la sua potente propaganda hanno subito parlato di “successo”. Ma la verità è ben diversa anche con questi capitoli, nonostante siano considerati come i più facili.

    Per quanto riguarda il capitolo 30 che si riferisce alle relazioni con l’estero, l’Unione europea non ha previsto un elenco specifico di riforme o di leggi da adottare. L’unico obbligo del Paese candidato, nella fattispecie dell’Albania, è quello di cercare di adattare ed allineare la propria politica estera a quella dell’Unione Europea.

    Invece per quanto riguarda il Capitolo 26 (Istruzione e cultura) basta riferirsi ai rapporti PISA (Programme for International Student Assessment – Programma per la valutazione degli studenti internazionali; n.d.a.). L’obiettivo principale del programma è quello di valutare, ogni tre anni, le competenze dei ragazzi di 15 anni in lettura, matematica e scienze. Si tratta di prove che misurano la capacità di applicare le conoscenze per risolvere problemi quotidiani. Ebbene i rapporti PISA mostrano che non solo la qualità dell’istruzione è in costante calo e il livello educativo in Albania è il più basso d’Europa, ma è anche inferiore alla media globale. Nonostante ciò il capitolo 26 è stato chiuso dalle istituzioni dell’Unione europea, considerandolo come compiuto.

    Così come è stato chiuso anche il capitolo 25 (Scienza e ricerca). Ma da lunghe esperienze in molti Paesi del mondo, si sa che per sostenere le ricerche scientifiche bisogna investire ogni anno per finanziare i vari progetti di ricerca. Ci sono molti settori in cui per svolgere e sviluppare una ricerca scientifica bisogna investire per avere anche le necessarie apparecchiature, senza le quali non si può realizzare la ricerca stessa. Ebbene, da anni in Albania i fondi per la scienza e la ricerca sono veramente molto bassi. Attualmente il fondo destinato alla ricerca scientifica è veramente molto basso, pari a solo il 0,17% del prodotto interno lordo! Ma anche il capitolo 25 è stato chiuso. Bisogna evidenziare però che, nell’ambito dell’Unione europea, sia l’istruzione e la cultura che la ricerca scientifica non sono soggette a specifici meccanismi di misurazione o di riforma.

    Venerdì scorso, 17 luglio, è stato reso noto il rapporto della Commissione europea sullo Stato di diritto in Albania. Un rapporto che, diversamente dai rapporti precedenti che si riferivano soltanto ai “successi” del governo, elenca anche le problematiche della preoccupante realtà albanese. Un rapporto che evidenzia la violazione dei principi di equilibrio e controllo dei poteri, nonché di uguaglianza di fronte alla legge. Un rapporto, quello di quest’anno della Commissione europea, che considera preoccupante il controllo delle attività parlamentari dalla maggioranza governativa, con delle decisioni che violano la Costituzione, le leggi in vigore ed il Regolamento dello stesso Parlamento. Un rapporto in cui si afferma che la corruzione ormai ben diffusa coinvolge tutte le istituzioni statali, beneficiando però del supporto politico, partendo dai massimi livelli.

    Il rapporto della Commissione europea sullo Stato di diritto in Albania, reso noto venerdì scorso, sottolinea il caso della ex vice primo ministro e ministra delle Infrastrutture e dell’Energia. Il nostro lettore è stato informato a tempo debito sugli scandali milionari che hanno coinvolto sia lei che il primo ministro. Così come è stato informato che la maggioranza, ubbidendo all’“ordine politico” del primo ministro, il 12 marzo scorso ha votato in Parlamento contro la richiesta della Struttura Speciale contro la Corruzione e la Criminalità Organizzata per la revoca dell’immunità dell’ex vice primo ministro e ministra delle Infrastrutture e dell’Energia.

    Il sopracitato rapporto della Commissione europea, riferendosi proprio a quel caso, afferma che “Il rifiuto del Parlamento di revocare l’immunità di una parlamentare ha sollevato preoccupazioni in merito ai principi di equilibrio e controllo dei poteri, nonché di uguaglianza di fronte alla legge”. E in seguito conferma: “La Commissione ritiene che tale decisione abbia sollevato preoccupazioni circa le modalità di applicazione dei principi di controllo ed equilibrio tra le istituzioni, nonché circa la possibilità che alti funzionari possano beneficiare di un trattamento diverso rispetto agli altri cittadini dinanzi ai tribunali”.

    In quanto alla corruzione diffusa, il rapporto della Commissione europea, reso noto venerdì scorso, sottolinea che la Commissione europea ha espresso preoccupazione per il livello di esposizione alla corruzione in diversi settori chiave della pubblica amministrazione del Paese. “Diversi settori continuano ad essere considerati particolarmente esposti alla corruzione; in particolare la sanità, l’istruzione, gli appalti pubblici, i partenariati pubblico-privato, le forze dell’ordine, il settore immobiliare, l’amministrazione fiscale e le dogane. L’integrità aziendale rimane un ambito che richiede particolare attenzione. […] I rischi di corruzione persistono anche nelle imprese statali o a partecipazione statale a cui sono affidate importanti responsabilità pubbliche”.

    Chi scrive queste righe è convinto che il rapporto della Commissione europea sullo Stato di diritto in Albania svela la vera e preoccupante realtà. Perciò non sono credibili neanche le dichiarazioni della Commissaria per l’allargamento rese pubbliche il ‘Super Martedì’, 14 luglio scorso. Aveva ragione Oscar Wilde quando affermava che si dà realtà alle cose solo quando se ne parla.

  • L’UE stanzia 20 milioni di euro di aiuti umanitari dopo i terremoti in Venezuela

    L’Unione europea mette a disposizione ulteriori 10 milioni di euro di finanziamenti umanitari per sostenere le comunità più colpite in Venezuela a seguito dei recenti terremoti. Questi altri 10 milioni di euro, subordinati all’approvazione dell’autorità di bilancio, sosterranno le operazioni delle squadre di ricerca e soccorso, delle équipe mediche e di altri esperti, nonché l’invio di assistenza materiale nel paese.

    L’annuncio si aggiunge ai 5 milioni di euro di assistenza salvavita già approvati alla fine di giugno e ai 52 milioni di euro stanziati all’inizio dell’anno per far fronte alle conseguenze umanitarie della crisi socioeconomica in Venezuela. Gli aiuti umanitari dell’UE sono erogati esclusivamente attraverso partner quali le agenzie delle Nazioni Unite e le ONG internazionali, che operano in collaborazione con partner locali.

    Inoltre, nell’ambito del ponte aereo umanitario dell’UE, lanciato a giugno, sono già atterrati in Venezuela due voli finanziati dall’Unione europea, che hanno trasportato quasi 80 tonnellate di forniture essenziali.

  • L’UE intensifica il sostegno internazionale ai palestinesi

    La Commissione europea ospita la seconda riunione del gruppo dei donatori per la Palestina (PDG), co-presieduta dalla Commissaria per il Mediterraneo, Dubravka Šuica, e dal Primo ministro dell’Autorità palestinese, Mohammad Mustafa. A Bruxelles sono riunite 65 delegazioni per il lancio di una nuova iniziativa a sostegno della ripresa iniziale di Gaza e per discutere il programma di riforme dell’Autorità palestinese.

    La riunione produce due risultati principali: un aumento degli impegni finanziari attraverso il meccanismo PEGASE e il lancio dell’iniziativa Team Gaza. Partecipano ministri e alti funzionari degli Stati membri dell’UE e dei paesi partner, nonché rappresentanti di organizzazioni internazionali e regionali e di istituzioni finanziarie. Per la prima volta prendono parte all’incontro anche l’Alto rappresentante del Board of Peace, Nikolay Mladenov, e il capo del Comitato nazionale per l’amministrazione di Gaza, Ali Shaath.

  • Informal Call for interest to the EP History Network : Possible contribution to future history studies

    The European Parliament History Service (HIST) is seeking expressions of interest from researchers and academics familiar with its current work to contribute as authors for three externally commissioned studies on the history of the European Parliament.

    The three studies are:

    • ‘The empowerment of the European Parliament as a genuine legislator. Co-decision and Parliament’s legislative powers from the Single European Act to the Amsterdam Treaty (1987-1999)’
    • ‘The European Parliament and the Iberian enlargement: exploring a two-way process, from preparation and negotiation monitoring by the EP to institutional impact of the accession on the European Parliament’s role and functioning’
    • The debate on the seat within the European Parliament: historical decisions, parliamentary identity and institutional self-determination’

    These studies will be prepared for, and addressed to, the Members and staff of the European Parliament. They will equally respect all academic research and writing requirements.

    Each original study shall be of about 20,000 words (inclusive of footnotes, excluding bibliography). The full version of the study shall be submitted no later than 15 December 2026 and will take into account of HIST’s comments on the previous interim versions, submitted by authors at mutually agreed dates. Remuneration is paid for studies and briefings complying with the quality, academic and presentational criteria of HIST. The European Parliament will publish the studies individually.

    The authors who will be selected for writing the studies will participate in three online workshops during the course of the project as well as contributing an additional shorter ‘briefing’.

    The three studies will address the European Parliament’s legislative responsibilities, internal policy debate as well as the evolution of Parliament’s institutional identity as perceived by external stakeholders, through original archival research. Each commissioned study will draw on the existing literature in the field of history of European integration – broadly conceived – as well as on relevant social science literature published at the time, or more recently. It will also use published sources like media reports. It will draw extensively on the sources of the European Parliament (debates, resolutions, presidency, secretary-general, committees) accessible in the EP Archives of the European Parliament in Luxembourg or in the Archives of the European Union in Florence. Additionally, one may need to draw on other relevant archival sources such as e.g. those of the political groups (some of which available online on the Historical Archives of the European Union website), MEPs’ private papers, archives of civil society organisations, and publicly accessible interviews or interviews to be conducted by the author, as appropriate.

    The three studies will continue the line of research initiated by HIST for the first parliamentary terms of the elected EP (1979-1989), for the EP and origins of policies (social, environmental and consumer policies), for the EP and the end of Cold War as a transformative moment and for the social and equal opportunity policies of the European Parliament until and in the third parliamentary term (1989-1994).

    HIST encourages historians of its network to disseminate this information further to colleagues and invites interested researchers to submit a short letter of interest, along with a CV highlighting relevant experience, to eprs-hist@europarl.europa.eu by 21 July 2026. Please include “Author Interest – [Study Title]” in the subject line. Interested researchers can submit only one expression of interest, i.e. for one of the three studies. For questions or further details, please contact Mr Anders Håkansson, HIST, at eprs-hist@europarl.europa.eu.

    We are looking forward to receiving your letter of interest.

    Best wishes,

    Dr Franck Debié

    Director, Directorate for the Library and Knowledge Services,

    Directorate-General for European Parliament Research Services (DG EPRS)

    Le Service d’histoire du Parlement européen (HIST) sollicite des manifestations d’intérêt de la part de chercheurs et d’universitaires familiarisés avec ses travaux actuels, en vue de leur participation en tant qu’auteurs à trois études confiées à des prestataires externes sur l’histoire du Parlement européen.

    Ces trois études sont les suivantes :

    • « Le renforcement du Parlement européen en tant que véritable législateur. La codécision et les pouvoirs législatifs du Parlement, de l’Acte unique européen au traité d’Amsterdam (1987-1999) »
    • « Le Parlement européen et l’élargissement ibérique : analyse d’un processus bidirectionnel, depuis la préparation et le suivi des négociations par le PE jusqu’à l’impact institutionnel de l’adhésion sur le rôle et le fonctionnement du Parlement européen »
    • «Le débat sur le siège au sein du Parlement européen : décisions historiques, identité parlementaire et autodétermination institutionnelle»

    Ces études seront élaborées à l’intention des députés et du personnel du Parlement européen. Elles respecteront également toutes les exigences en matière de recherche et de rédaction académiques.

    Chaque étude originale comptera environ 20 000 mots (notes de bas de page comprises, bibliographie non comprise). La version complète de l’étude devra être remise au plus tard le 15 décembre 2026 et tiendra compte des commentaires de l’HIST sur les versions intermédiaires précédentes, soumises par les auteurs à des dates convenues d’un commun accord. Une rémunération est versée pour les études et les notes d’information respectant les critères de qualité, d’exigence académique et de présentation de l’HIST. Le Parlement européen publiera les études individuellement.

    Les auteurs sélectionnés pour la rédaction des études participeront à trois ateliers en ligne au cours du projet et rédigeront en outre une « note d’information » plus concise.

    Les trois études porteront sur les responsabilités législatives du Parlement européen, le débat politique interne ainsi que l’évolution de l’identité institutionnelle du Parlement telle qu’elle est perçue par les parties prenantes externes, à travers des recherches archivistiques originales. Chaque étude commandée s’appuiera sur la littérature existante dans le domaine de l’histoire de l’intégration européenne – au sens large – ainsi que sur la littérature pertinente en sciences sociales publiée à l’époque ou plus récemment. Elle utilisera également des sources publiées telles que des articles de presse. Elle s’appuiera largement sur les sources du Parlement européen (débats, résolutions, présidence, secrétaire général, commissions) accessibles aux Archives du Parlement européen à Luxembourg ou aux Archives de l’Union européenne à Florence. En outre, il pourra être nécessaire de recourir à d’autres sources d’archives pertinentes, telles que, par exemple, celles des groupes politiques (dont certaines sont disponibles en ligne sur le site web des Archives historiques de l’Union européenne), les documents privés des députés européens, les archives d’organisations de la société civile, ainsi que des entretiens accessibles au public ou des entretiens menés par l’auteur, selon le cas.

    Ces trois études s’inscriront dans la continuité des travaux de recherche lancés par HIST sur les premières législatures du Parlement européen élu (1979-1989), sur le Parlement européen et les origines des politiques (politiques sociales, environnementales et de consommation), sur le Parlement européen et la fin de la Guerre froide en tant que moment de transition, ainsi que sur les politiques sociales et d’égalité des chances du Parlement européen jusqu’à la troisième législature (1989-1994).

    L’HIST encourage les historiens de son réseau à diffuser cette information auprès de leurs collègues et invite les chercheurs intéressés à envoyer une brève lettre de motivation, accompagnée d’un CV mettant en avant leur expérience pertinente, à l’adresse eprs-hist@europarl.europa.eu avant le 21 juillet 2026. Veuillez indiquer « Candidature – [Titre de l’étude] » dans l’objet de votre message. Les chercheurs intéressés ne peuvent soumettre qu’une seule manifestation d’intérêt, c’est-à-dire pour l’une des trois études. Pour toute question ou information complémentaire, veuillez contacter M. Anders Håkansson, HIST, à l’adresse eprs-hist@europarl.europa.eu.

    Nous attendons avec impatience de recevoir votre lettre de motivation.

    Cordialement,

    Dr Franck Debié

    Directeur, Direction de la bibliothèque et des services de la connaissance,

    Direction générale des services de recherche du Parlement européen (DG EPRS)

  • La distopia europea: dalla chat control all’euro digitale

    C’è un sottile filo conduttore che unisce i corridoi di Bruxelles, le torri di Francoforte e gli schermi dei nostri smartphone. Passo dopo passo, sotto la bandiera della sicurezza collettiva e della modernizzazione tecnologica, si sta delineando un’architettura sociale e digitale che fino a pochi anni fa non si sarebbe neppure potuta immaginare. Sono due le scelte politiche adottate dall’Unione Europea in particolare, apparentemente distanti ma profondamente sinergiche, che stanno ridisegnando i confini delle nostre libertà fondamentali: il cosiddetto “Chat Control” e l’introduzione dell’Euro Digitale.

    ​Il dibattito europeo è stato scosso dal voto del Parlamento Europeo sul rinnovo e l’estensione delle deroghe alla direttiva ePrivacy, tassello fondamentale di quella macro-normativa nota come “Chat Control”. Dietro al nobile e indiscutibile obiettivo di combattere la pedopornografia e proteggere i minori online, la proposta originaria della Commissione Europea nasconde un meccanismo senza precedenti: obbligare (o spingere fortemente) i fornitori di servizi di messaggistica — come WhatsApp, Signal, Telegram e i client di posta elettronica — a scansionare in modo automatico e preventivo i messaggi, le immagini e le comunicazioni private di tutti i cittadini.

    ​La vera criticità, quindi, risiede nell’aggiramento della crittografia end-to-end, la tecnologia che garantisce che solo il mittente e il destinatario possano leggere un messaggio. Per attuare il controllo ipotizzato i software dovrebbero analizzare i contenuti direttamente sui dispositivi degli utenti prima che vengano cifrati, oppure forzare i gestori a creare delle “backdoor” (porte sul retro).

    In questo nuovo contesto di controllo digitale molti giuristi hanno lanciato l’allarme: si tratta dell’equivalente digitale di uno Stato che apre e legge ogni singola lettera cartacea prima che venga imbucata, violando gli articoli 7 e 8 della Carta dei diritti fondamentali dell’UE. In quanto il rischio non è solamente rappresentato da un possibile errore degli algoritmi (i cosiddetti “falsi positivi” che potrebbero criminalizzare utenti innocenti), ma la creazione di un’infrastruttura permanente di sorveglianza di massa, pronta a essere convertita per qualsiasi altro scopo di controllo politico o sociale a seconda dell’indirizzo politico espresso dalla maggioranza europea.​Parallelamente, la Banca Centrale Europea (BCE) procede spedita verso l’introduzione dell’Euro Digitale, la valuta digitale della Banca Centrale (CBDC). Presentato come una comoda alternativa al contante e uno strumento di sovranità monetaria contro i giganti americani del tech, l’Euro Digitale porta con sé interrogativi inquietanti.

    ​A differenza del contante, che per sua natura garantisce l’anonimato e la totale libertà di utilizzo, una valuta emessa direttamente in forma digitale dalla banca centrale è, per definizione, tracciabile e potenzialmente “azzerabile”. Questo significa che l’autorità centrale possiede, teoricamente, la capacità tecnica non solo di registrare ogni singola transazione economica del cittadino, ma anche di porre limiti di spesa, stabilire scadenze per l’utilizzo del denaro o bloccare i fondi in base a criteri politici, fiscali o peggio di una mancata aderenza ai “precetti e comportamento sociali” stabiliti dallo stato in nome di un interesse comune.

    ​Anche se le istituzioni rassicurano sul rispetto della privacy, la concentrazione di un tale potere nelle mani di un unico organo tecnocratico rappresenta un punto di non ritorno per le libertà economiche, politiche ed individuali.

    ​Se analizzati separatamente, questi provvedimenti appaiono come riforme tecniche, ma se considerati nel loro insieme dimostrano il disegno di una distopia continentale: ​una società in cui lo Stato (o un’entità sovranazionale) ha il potere di monitorare in tempo reale cosa diciamo nelle nostre chat private e, contemporaneamente, possiede le chiavi di accesso e di controllo del nostro portafoglio digitale. In uno scenario simile, il dissenso politico, la critica editoriale o semplicemente lo stile di vita non allineato potrebbero essere sanzionati o disincentivati con un semplice clic limitando la capacità di spesa o segnalando automaticamente comunicazioni ritenute “inappropriate” dai filtri algoritmici.

    ​L’Europa, storicamente culla dei diritti dell’individuo, della privacy e delle libertà civili, rischia di trasformarsi nel laboratorio di un inedito modello di controllo centralizzato. La transizione ecologica e digitale non può avvenire al prezzo del baratto dei diritti inalienabili sia individuali che collettivi.

    Questa deriva digitale si sta trasformando in una partita decisiva per il futuro della democrazia stessa.

  • La Commissione e l’Alta rappresentante propongono un nuovo regime di sanzioni per contrastare il traffico di migranti

    La Commissione europea e l’Alta rappresentante dell’Unione per gli Affari esteri e la politica di sicurezza hanno proposto un nuovo regime di sanzioni dell’UE per contrastare il traffico di migranti, la tratta di esseri umani e altre gravi forme di criminalità organizzata, tra cui il traffico di armi da fuoco e di stupefacenti, nonché il riciclaggio di denaro.

    L’iniziativa, annunciata dalla Presidente von der Leyen nel discorso sullo Stato dell’Unione del 2025, mira a smantellare il modello di business dei trafficanti, limitarne la libertà di movimento e privarli dei profitti illeciti.

    Le proposte presentate riguardano attività criminali che hanno origine al di fuori dell’Unione europea, comprese quelle connesse al traffico di migranti, alla tratta di esseri umani, al traffico e ad altre attività legate agli stupefacenti illeciti, alla fabbricazione e al traffico illegali di armi da fuoco, al riciclaggio di denaro, nonché le persone e le entità individuate come coinvolte in tali attività.

    Le misure restrittive proposte comprendono il congelamento dei beni, il divieto di mettere fondi o altre risorse economiche a disposizione delle persone o entità inserite nell’elenco delle sanzioni e il divieto di ingresso o di transito nel territorio degli Stati membri dell’UE per le persone sanzionate.

  • La Commissione e l’Organizzazione internazionale del lavoro definiscono una nuova agenda strategica per la giustizia sociale, i lavori di qualità e un futuro del lavoro incentrato sulla persona

    La Commissione europea e l’Organizzazione internazionale del lavoro (OIL) hanno concordato di rafforzare ulteriormente la loro cooperazione affinché le grandi transizioni globali – come quelle verso il digitale e le tecnologie pulite – si traducano in un maggior numero di posti di lavoro e in occupazioni di migliore qualità, in istituzioni del mercato del lavoro più solide e in una maggiore coesione sociale. È questa la principale conclusione del 17° incontro ad alto livello, svoltosi questa settimana a Bruxelles.

    Copresieduto dalla Vicepresidente esecutiva della Commissione per i Diritti sociali e le competenze, i posti di lavoro di qualità e la preparazione, Roxana Mînzatu, e dal Direttore generale dell’OIL, Gilbert F. Houngbo, l’incontro ha riaffermato l’impegno comune della Commissione e dell’OIL a favore del multilateralismo, delle norme internazionali del lavoro e del lavoro dignitoso, individuando al contempo una serie di priorità strategiche che guideranno la prossima fase della loro partnership. Le due istituzioni hanno inoltre sottolineato che la governance dell’intelligenza artificiale nel mondo del lavoro deve essere incentrata sulla persona e sostenere la tutela e la creazione di posti di lavoro dignitosi.

  • Belgio, capitale dell’Europa, batte Stati Uniti nonostante Trump ed infantino

    Un vecchio detto dice “Il diavolo fa le pentole ma non i coperchi”.

    La vittoria del Belgio dimostra che, nonostante la telefonata del potente Trump al potente Infantino, che si è fatto piccolino commettendo un abominio non solo dal punto di vista del calcio, si può ancora sperare che alla fine ci sia giustizia e vinca il migliore.

    Certo un bello schiaffo per il presidente Trump, a battere gli Stati Uniti è stata la squadra di un paese europeo, di quell’Europa che Trump ha insultatore da tempo e continua a insultar e deridere anche dal vertice Nato di Ankara.

    Che sia stata proprio la squadra del Belgio, lo Stato nel quale ha sede l’Unione Europea, dalla Commissione al Parlamento, suona come un avvertimento od una profezia: non sempre vince chi usa il potere in modo ingiusto

    Probabilmente il presidente pro tempore degli Stati Uniti non avrà capito il messaggio ma siamo tutti stanchi della sua tracotanza, degli insulti e dei suoi cambi di pensiero, ammesso che abbia un pensiero e non parli solo per dare aria ai denti e ci auguriamo che da una vittoria calcistica possa nascere anche un impulso nuovo per dare più energia e forza alla nostra antica ma vivace Europa.

  • La Commissione presenta il piano d’azione dell’UE sulla cybersicurezza e l’intelligenza artificiale

    La Commissione europea ha presentato un piano d’azione per affrontare in modo strutturato i rischi dei modelli avanzati di intelligenza artificiale (IA) per la cibersicurezza ma anche per valorizzare le opportunità da essi offerte.

    La cibersicurezza è costantemente ridefinita da nuovi modelli avanzati di IA che possono essere utilizzati in modo improprio per identificare le vulnerabilità, automatizzare gli attacchi e aumentare la portata e la velocità degli incidenti informatici con una rapidità senza precedenti.

    Basandosi sul quadro giuridico unico dell’UE per l’IA e la cibersicurezza, il piano d’azione riunirà gli Stati membri, l’industria e le organizzazioni a livello dell’UE per rafforzare la cibersicurezza del nostro panorama digitale contro le vulnerabilità poste dall’IA avanzata.

  • La Commissione invita a presentare contributi per semplificare le norme che disciplinano l’offerta di alloggi in Europa

    La Commissione europea ha avviato una raccolta di contributi sulle misure volte a semplificare le norme che incidono sull’offerta e sull’accessibilità economica degli alloggi. I risultati confluiranno nella preparazione di un pacchetto di semplificazione per il settore dell’edilizia abitativa. L’invito a presentare contributi è rivolto alle autorità nazionali, regionali e locali, nonché a tutte le parti interessate, compresi i settori dell’edilizia abitativa, delle costruzioni, della finanza e della società civile.

    L’Unione europea sta affrontando una crisi dell’accessibilità economica degli alloggi e il quadro normativo frammentato esistente nei diversi Stati membri genera complessità, aumentando inutilmente gli oneri amministrativi, i ritardi e i costi.

    La Commissione ha fatto della semplificazione una priorità del proprio operato e ha già proposto oltre dodici ampi pacchetti di semplificazione, che consentiranno risparmi sui costi amministrativi pari a circa 18 miliardi di € all’anno. Il futuro pacchetto di semplificazione per l’edilizia abitativa rientra in questo impegno. Prevista per il 2027 nell’ambito del piano europeo per gli alloggi a prezzi accessibili, l’iniziativa esaminerà in che modo la legislazione dell’UE influisce sull’offerta di alloggi e sulla loro accessibilità economica, con l’obiettivo di contribuire alla realizzazione di abitazioni più accessibili e sostenibili.

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