UE

  • Dall’UE 1,5 miliardi di euro all’Italia per sostenere la produzione di tecnologie pulite

    La Commissione europea ha approvato un regime italiano di aiuti di Stato da 1,5 miliardi di euro a sostegno di investimenti strategici che aggiungono capacità di produzione di tecnologie pulite, in linea con gli obiettivi del patto per l’industria pulita. La misura contribuirà alla transizione verso un’economia a zero emissioni nette. Il regime è stato approvato a titolo della disciplina degli aiuti di Stato nell’ambito del patto per l’industria pulita adottata dalla Commissione il 25 giugno 2025. Il regime sarà cofinanziato dal Fondo per la ripresa e la resilienza.

    Il 25 giugno 2025 la Commissione europea ha adottato la disciplina degli aiuti di Stato nell’ambito del patto per l’industria pulita per promuovere misure di sostegno in settori fondamentali per la transizione verso un’economia a zero emissioni nette, in linea con il patto per l’industria pulita.

    La nuova disciplina consente i tipi di aiuti seguenti, che possono essere concessi dagli Stati membri fino al 31 dicembre 2030 al fine di accelerare la transizione verde.

    “Questo regime contribuirà ad aumentare la capacità di produzione di tecnologie pulite in Italia fornendo un sostegno a investimenti chiave. Gli aiuti del governo italiano, combinati con i fondi del dispositivo per la ripresa e la resilienza, aiutano a raggiungere gli obiettivi del patto per l’industria pulita, mantenendo nel contempo al minimo le potenziali distorsioni della concorrenza”, ha affermato Teresa Ribera, Vicepresidente esecutiva per una Transizione pulita, giusta e competitiva.

  • La Commissione propone misure a sostegno del ricambio generazionale in agricoltura per garantire il futuro alimentare, agricolo e rurale dell’Europa

    La Commissione europea ha presentato una “strategia per il ricambio generazionale in agricoltura”, che definisce una chiara tabella di marcia per sostenere i giovani agricoltori e attirare un maggior numero di persone nel settore agricolo. La strategia mira a raddoppiare la quota di giovani agricoltori nell’UE entro il 2040: l’obiettivo è che i giovani e i nuovi agricoltori rappresentino circa il 24% degli agricoltori europei.

    A tal fine, la Commissione raccomanderà agli Stati membri, in particolare a quelli che non l’hanno ancora fatto, di investire almeno il 6% della loro spesa agricola in misure di promozione del ricambio generazionale, con la possibilità di mobilitare ulteriori risorse. La strategia comprende anche lo sviluppo di strategie nazionali per il ricambio generazionale in agricoltura entro il 2028, con cui gli Stati membri affronteranno gli ostacoli esistenti e definiranno misure di sostegno mirate, sulla base delle raccomandazioni della Commissione. Gli Stati membri dovranno presentare periodicamente relazioni sui progressi compiuti. Nel complesso, queste iniziative garantiranno la sostenibilità, la resilienza e l’attrattività del settore agricolo per il futuro.

    La strategia mira a sostenere e preparare la prossima generazione di agricoltori dell’UE individuando cinque leve d’azione principali: accesso alla terra, finanziamenti, competenze, tenore di vita equo nelle zone rurali e sostegno alla successione. Per ciascuna leva sono previste iniziative faro mirate, tra cui:

    • la proposta di un “pacchetto di avvio” obbligatorio per i giovani agricoltori nella prossima PAC per agevolare il loro ingresso e insediamento nel settore attraverso una serie completa di interventi, compresa una somma forfettaria fino a 300 000 € per l’insediamento;
    • una migliore ripartizione dei fondi a favore dei giovani agricoltori;
    • la collaborazione con la BEI per sviluppare regimi di garanzia e/o contributi in conto interessi per facilitare l’accesso ai finanziamenti;
    • l’istituzione di un Osservatorio europeo dei terreni per migliorare la trasparenza fondiaria. Questo aiuterà gli agricoltori ad accedere ai terreni disponibili, favorirà la successione nelle aziende agricole, fornirà informazioni per la definizione delle politiche e impedirà la speculazione fondiaria, facilitando l’avvio dell’attività agricola per i nuovi operatori del settore;
    • l’integrazione nel semestre europeo di aspetti inerenti al ricambio generazionale e alla successione e l’integrazione delle riforme pensionistiche, del fine rapporto e del trasferimento delle aziende agricole nei quadri strategici nazionali per facilitare una successione tempestiva e la mobilità fondiaria;
    • l’invito ai giovani agricoltori a partecipare al programma Erasmus per giovani imprenditori affinché possano imparare le buone pratiche agricole all’estero o diversificare il loro reddito imparando da altri settori;
    • la promozione di buone condizioni di vita nelle zone rurali e nel contempo il sostegno allo sviluppo locale e al coinvolgimento dei giovani e delle donne;
    • il cofinanziamento di servizi di sostituzione nelle aziende agricole in caso di malattia, ferie o prestazione di assistenza degli agricoltori per migliorare l’equilibrio tra vita professionale e vita privata.

    È necessario un forte impegno a livello nazionale e regionale per superare questi ostacoli e garantire un impatto efficace.

    Il settore agricolo in Europa invecchia più rapidamente di altri settori. Attualmente l’età media di un agricoltore nell’UE è di 57 anni; solo il 12% degli agricoltori ha meno di 40 anni e rientra quindi nella categoria dei giovani agricoltori. Tale squilibrio rappresenta un rischio per la sicurezza alimentare a lungo termine, l’autonomia strategica dell’UE nella produzione alimentare e la sostenibilità del panorama agricolo europeo.

    Anche il numero di giovani che vivono nelle zone rurali si sta riducendo. Tra il 2013 e il 2019 il numero di giovani di età compresa tra i 15 e i 24 anni che vivevano nelle zone rurali dell’UE-28 è sceso da 3,6 milioni a 1,9 milioni, mentre il numero di quelli di età compresa tra i 25 e i 29 anni è diminuito da 6,9 milioni a 5,9 milioni.

    Anche se un numero elevato di agricoltori più anziani è proprietario della terra, le generazioni più giovani sono spesso costrette a ricorrere all’affitto: gestiscono infatti circa 15 milioni di ettari in affitto e sono proprietari di 10 milioni di ettari. L’accesso alla terra, il credito a prezzi accessibili e le competenze essenziali restano gli ostacoli principali per i giovani agricoltori. Nel 2022 i giovani agricoltori dell’UE-27 hanno dovuto far fronte a un deficit di finanziamento di 14,1 miliardi di €, pari al 22% del deficit complessivo del settore.

  • La Commissione avvia un’indagine su una possibile condotta anticoncorrenziale da parte di Google nell’utilizzo di contenuti online per scopi di intelligenza artificiale

    La Commissione europea ha avviato un’indagine antitrust formale per valutare se Google abbia violato le norme UE sulla concorrenza utilizzando i contenuti degli editori web, nonché i contenuti caricati sulla piattaforma di condivisione video online YouTube, per scopi di intelligenza artificiale (“IA”). L’indagine esaminerà in particolare se Google stia distorcendo la concorrenza imponendo termini e condizioni iniqui a editori e creatori di contenuti, o concedendosi un accesso privilegiato a tali contenuti, svantaggiando così gli sviluppatori di modelli di IA concorrenti.

    La Commissione teme che Google possa aver utilizzato i contenuti degli editori web per fornire servizi basati sull’IA generativa sulle sue pagine dei risultati di ricerca senza un adeguato compenso per gli editori e senza offrire loro la possibilità di rifiutare tale utilizzo dei loro contenuti. Le Panoramiche AI ​​mostrano riepiloghi generati dall’IA in risposta alla query di ricerca di un utente sopra i risultati organici, mentre la Modalità AI è una scheda di ricerca simile a un chatbot che risponde alle query degli utenti in stile conversazionale. La stessa preoccupazione è estesa anche ai video e altri contenuti caricati su YouTube. Google non remunera i creatori di contenuti YouTube per i loro contenuti, né consente loro di caricare i loro contenuti su YouTube senza consentire a Google di utilizzare tali dati. Allo stesso tempo, le politiche di YouTube impediscono agli sviluppatori concorrenti di modelli di intelligenza artificiale di utilizzare i contenuti di YouTube per addestrare i propri modelli di intelligenza artificiale.

    Se dimostrate, le pratiche oggetto di indagine potrebbero violare le norme dell’UE sulla concorrenza che vietano l’abuso di posizione dominante (articolo 102 del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea e l’articolo 54 dell’Accordo sullo Spazio economico europeo.

  • La Commissione propone di migliorare l’infrastruttura energetica dell’UE per ridurre le bollette e promuovere l’indipendenza

    La spina dorsale del sistema energetico europeo sarà modernizzata e ampliata per liberare tutto il suo potenziale. Il pacchetto “Reti europee” della Commissione e l’iniziativa “Autostrade dell’energia” consentiranno all’energia di fluire in modo efficiente in tutti gli Stati membri, integrando energia pulita più economica e accelerando l’elettrificazione. Ciò contribuirà a ridurre i prezzi dell’energia e a sostenere prezzi accessibili per tutti gli europei. Garantirà un approvvigionamento sicuro e affidabile man mano che l’Europa si allontanerà dalle importazioni di energia dalla Russia per raggiungere l’indipendenza energetica.

    Il pacchetto sulle reti segna un nuovo approccio alle infrastrutture energetiche, offrendo una prospettiva veramente europea in materia di pianificazione delle infrastrutture, accelerando nel contempo le procedure di autorizzazione e garantendo una più equa ripartizione dei costi per quanto riguarda i progetti transfrontalieri. Il nuovo approccio consentirà di utilizzare al meglio le infrastrutture energetiche esistenti e, parallelamente, di accelerare lo sviluppo delle reti e di altre infrastrutture energetiche fisiche in tutta l’UE.

    Per rendere l’infrastruttura di rete adeguata alle esigenze future, la Commissione propone ulteriori modalità di finanziamento, la ripartizione dei costi e l’aggregazione sono esempi di questo tipo. Il raggruppamento dei progetti infrastrutturali può anche facilitare i finanziamenti, ad esempio attraverso la creazione di società veicolo, attirando in tal modo ulteriori investimenti.

  • L’Ucraina non può aspettare

    I “Grandi”, veri o convinti di esserlo, ormai disquisiscono, da giorni, sugli ipotetici punti che dovrebbero portare una pace, giusta e durevole, in Ucraina.

    Nel frattempo qualche vero o presunto scandalo, tra alcuni personaggi a Kiev, e la certezza, consolidata da più prove, che il mediatore di Trump con Putin è più amico di Putin e più interessato ai reciproci business che a quello che invece preoccupa il mondo civile, quello che non ha il denaro ma la giustizia come obiettivo, e cioè la pace giusta, occupano articoli e non portano certo a notizie rassicuranti.

    Noi possiamo fare ben poco oltre a continuare a scrivere, come sempre, la realtà, la realtà perché la verità la manipolano, inventano, modificano i potenti ed i loro servi.

    La Russia di Putin ha attaccato l’Ucraina, un Paese indipendente e sovrano, dopo aver dichiarato, parole di Putin, fino al giorno prima che non ci sarebbe stata nessuna invasione.

    L’invasione è stata fatta in spregio ad ogni regola internazionale, grazie a Putin non esiste più un diritto comune che regolamenti, almeno in parte, i rapporti tra gli Stati. Ora chiunque potrebbe attaccare chiunque perché l’unico diritto è quello della forza.

    La prima notte di guerra l’esercito di Putin ha cercato, senza riuscirci, di conquistare la capitale, Kiev e di uccidere il presidente Zelensky.

    Gli ucraini hanno invece respinto il proditorio attacco russo.

    Potenze alleate hanno offerto a Zelensky di rifugiarsi all’estero e il presidente invece è rimasto al fianco del suo popolo organizzando la controffensiva.

    Da ormai quattro anni l’ucraina resiste all’immensa potenza dello zar Putin che, per cercare di vincere quella che ha chiamato operazione speciale e non guerra, ha usato mercenari, arruolato assassini e detenuti nelle carceri, reclutato uomini disperati per la miseria delle regioni più lontane, ha siglato un accordo con un pazzo irresponsabile come Kim Jong-un mandando al massacro migliaia di ignari coreani.

    Quella che Putin riteneva poco più di una passeggiata si è rivelata una guerra sanguinosa dove centinaia di migliaia di russi sono morti, migliaia di civili ucraini sono stati uccisi, migliaia di bambini rapiti, distrutte città e interi territori che non saranno più coltivabili per anni dopo l’inquinamento di proiettili  e la presenza di mine antiuomo, il granaio d’Europa e  dell’Africa è stato in parte distrutto dalla sciagurata smania di grandezza di un dittatore sanguinario che per la sua gloria ha distrutto parte del suo stesso popolo.

    Gli alleati europei, pur con lodevoli intenzioni, non sono stati all’altezza del loro compito, l’Unione non ha abbastanza credibilità né verso la Russia né verso gli Stati Uniti perché è priva di una politica comune di difesa e di progetto ad ampio respiro, non è sufficiente allargare l’Unione ad altri paesi per crearne un interlocutore credibile nel mondo.

    Gli Stati Uniti, nell’era Trump, stanno vivendo il periodo più basso della loro democrazia sia all’interno che verso il mondo e gli alleati, la decisione di Trump di non dare più armi all’Ucraina, se non vendendole alla Nato che a sua volta le vende agli alleati europei, è un sistema per non andare in rotta di collisione con Putin, al quale è legato da intricati sentimenti di invidia ed ammirazione, e di guadagnare sulle disgrazie altrui.

    Intanto si parla di pace, una pace che, secondo Trump passa dal presupposto di cedere all’invasore russo intere regioni ucraine e nel rendere l’Ucraina e, di conseguenza l’Europa, sempre più debole e dipendente da interessi stranieri.

    Non è certo una novità che a nessuna delle tre grandi potenze Stati Uniti, Grande Russia e Cina, dà molto fastidio l’ipotesi di doversi confrontare con una quarta potenza, l’Europa, mentre anche altri paesi, come l’India, stanno avanzando per chiedere il loro posto nello scacchiere politico ed economico internazionale.

    Rendere più piccola e più ininfluente ed indifesa l’Ucraina è una strategia comune a Trump ed a Putin per rendere l’Europa sempre meno in grado di competere con le altre potenze, prima gli europei, popoli e leader, lo capiranno e meglio sarà ma ormai temiamo che i tempi siano troppo ridotti e l’Ucraina non può aspettare.

  • La Ue attiva lo scudo contro la disinformazione sul web, lo dirigerà il commissario McGrath

    Il commissario alla Giustizia Micheal McGrath dirigerà il nuovo “Centro europeo per la resilienza democratica” nell’ambito del piano Scudo europeo per la democrazia, volto a combattere la disinformazione estera, ha affermato mercoledì la Commissione.

    Il centro stesso è stato annunciato dalla Presidente della Commissione Ursula von der Leyen nel suo discorso sullo stato dell’Unione a settembre. Il centro dedicato alla condivisione di informazioni tra i Paesi e le istituzioni dell’Ue si concentrerà sulla lotta ai cosiddetti attacchi ibridi, in cui le campagne di disinformazione online possono impiegare una varietà di tecniche e prendere di mira più canali di distribuzione per aumentarne l’impatto.

    “Avrò la responsabilità principale del nuovo centro”, ha dichiarato McGrath ai giornalisti “Lavorerò con il mio team e con i colleghi di tutti i servizi [della Commissione] per renderlo operativo il più rapidamente possibile”.

    Il Servizio europeo per l’azione esterna (Sete) collabora già con i Paesi e le istituzioni dell’Ue attraverso il cosiddetto “sistema di allerta rapida” per contrastare le attività di disinformazione ibrida. McGrath ha affermato che il nuovo centro lavorerà a stretto contatto con i servizi esistenti, con l’obiettivo di “collegare” le reti e le strutture esistenti.

    Ha inoltre affermato che il centro sarà aperto ai paesi vicini, compresi i paesi candidati all’adesione all’Ue, e cercherà di collaborare con “partner che condividono gli stessi ideali”, anche se non ha fornito dettagli sui partner al di fuori della regione.

    Un funzionario dell’Ue ha dichiarato ai giornalisti che l’obiettivo è di rendere operativa la struttura nel 2026, con un’implementazione più graduale – entro il 2027 – per altre iniziative nell’ambito dello Shield.

    “Ora ci è stato affidato il mandato di sviluppare questo centro e non vogliamo porre limiti al suo potenziale”, ha aggiunto McGrath, riferendosi all’impegno politico odierno di istituire l’hub.

    Tuttavia, le modalità con cui l’UE finanzierà il fondo sono ancora in fase di valutazione e la Commissione non ha ancora confermato il bilancio. Un funzionario della Commissione ha affermato che esaminerà i fondi rimanenti nell’attuale quadro finanziario pluriennale, che si estende fino al 2027.

    Il Democracy Shield annunciato oggi contiene altre iniziative, come un nuovo kit di strumenti elettorali per i coordinatori nazionali dei servizi digitali (Dsc) ai sensi del Digital Services Act (Dsa) dell’Ue, un nuovo protocollo di crisi Dsa per campagne di disinformazione su larga scala e linee guida sull’uso responsabile dell’intelligenza artificiale nei processi elettorali.

    Ma le nuove iniziative rimangono impegni volontari nell’ambito dello Scudo (non vincolante). “Rispettiamo le competenze della Commissione e… degli Stati membri”, ha affermato McGrath, sottolineando che le elezioni nazionali sono di competenza dei paesi dell’Ue. “Si tratta di un approccio strategico nel complesso, non legislativo”, ha aggiunto.

  • La Commissione chiede a Shein di fornire informazioni sulla vendita di prodotti illegali a norma del regolamento sui servizi digitali

    La Commissione europea ha inviato una richiesta di informazioni a Shein a norma del regolamento sui servizi digitali, a seguito di indicazioni preliminari secondo cui si starebbero offrendo sul mercato articoli illegali, come armi e bambole sessuali con sembianze infantili. A seguito della vendita di prodotti illegali in Francia e di diverse relazioni pubbliche, la Commissione sospetta che il sistema di Shein possa rappresentare un rischio sistemico per i consumatori in tutta l’Unione europea.

    La Commissione chiede ora formalmente alla piattaforma di fornire informazioni dettagliate e documenti interni sul modo in cui garantisce che i minori non siano esposti a contenuti inadeguati all’età, in particolare attraverso misure di garanzia dell’età, e sul modo in cui impedisce la circolazione di prodotti illegali sulla sua piattaforma. La Commissione sta inoltre indagando sull’efficacia di tali misure di mitigazione adottate da Shein.

    Il regolamento sui servizi digitali impone alle piattaforme online di dimensioni molto grandi come Shein, di valutare e attenuare adeguatamente i rischi sistemici, quali i rischi per i minori o la diffusione di contenuti illegali, che possono derivare dai loro sistemi e dalla progettazione o dal funzionamento dei loro servizi.

    Questa è la terza richiesta di informazioni che la Commissione invia a Shein.

  • Preoccupante sostegno europeo

    La storia è un insieme di menzogne concordate.

    Napoleone Bonaparte

    Venerdì scorso, 21 novembre, a Tirana, capitale dell’Albania, si è svolto il Vertice regionale dei dirigenti dei Paesi balcanici per discutere del Piano di crescita “Il nostro percorso verso l’Unione europea” (Regional Leaders’ Summit on the Growth Plan “Our pathway to EU”). Erano presenti i capi dei governi, la Commissaria sull’Allargamento e la Politica di Vicinato e altri funzionari della Commissione europea, nonché rappresentanti di varie organizzazioni regionali.

    Il vertice di Tirana si è svolto solo alcuni giorni dopo che a Bruxelles, il 18 novembre scorso ha avuto luogo il Forum annuale sull’Allargamento dell’Unione europea. Tutto ciò mentre continuano gli attacchi micidiali dell’esercito russo sull’Ucraina e si sta discutendo, a livello internazionale, del piano di pace di 28 punti presentato dal presidente statunitense.

    Ragion per cui anche le politiche di allargamento ormai sono condizionate da queste preoccupanti situazioni geopolitiche e geostrategiche. Lo ha ribadito, tramite un videomessaggio, la presidente della Commissione europea il 18 novembre scorso, durante il Forum annuale sull’Allargamento. Per lei  “…in tempi di incertezza geopolitica, l’allargamento è più di una scelta per la pace”. Perché, ha aggiunto, l’allargamento è un “investimento nella nostra sicurezza e libertà collettiva”.

    Però le “ragioni geopolitiche e geostrategiche” devono essere valutate con la massima serietà, responsabilità e lungimiranza, tenendo ben presente ogni singolo Paese candidato all’adesione nell’Unione. E non si devono “appoggiare”, proprio per “ragioni geopolitiche e geostrategiche”, certi autocrati al potere in alcuni Paesi balcanici. L’Unione europea deve garantire l’attivazione di regole e clausole di tutela quando nuovi Stati membri non rispettino gli obblighi comunitari. Sì, perché, come ci insegna anche la storia recente, l’Unione europea dovrebbe essere ben attenta ad altre problematiche causate da ulteriori attriti interni tra gli Stati membri, compresi i nuovi Paesi aderenti, che possano generare poi forti disaccordi in sede decisionale.

    Se si trascurano determinati criteri, si rischia realmente di poter favorire anche un Paese in cui si stia consolidando un regime autocratico anche se camuffato di pluripartitismo di facciata. Un Paese in cui siano stati evidenziati, dai rapporti ufficiali dalle istituzioni specializzate, compresi quelle dell’Unione europea, dei seri problemi legati alla diffusa corruzione, alla connivenza del potere politico con la criminalità organizzata ed altri raggruppamenti occulti internazionali, all’abuso del potere istituzionale conferito e anche usurpato, alla violazione dei fondamentali diritti dell’essere umano ed altro. Il che potrebbe, con molta probabilità, generare poi seri problemi nel futuro per l’Unione europea. Ragion per cui non si dovrebbe mai trascurare l’adempimento dei tre noti Criteri di Copenaghen: il criterio politico, il criterio economico e quello dell’acquis comunitario. Proprio il primo criterio prevede, tra l’altro, la presenza di istituzioni stabili che garantiscano la democrazia e lo Stato di diritto in tutti i Paesi candidati all’adesione nell’Unione europea.

    Durante il vertice regionale dei dirigenti dei Paesi balcanici, svoltosi a Tirana venerdì scorso, 21 novembre, la Commissaria sull’Allargamento e la Politica di Vicinato ha dichiarato, tra l’altro, che la stessa Europa non può sentirsi sicura senza l’adesione dei Paesi balcanici all’Unione europea. “…Questo è un errore che abbiamo commesso in passato e dobbiamo correggerlo”, ha aggiunto lei.

    Rivolgendosi poi ai massimi rappresentanti dei Paesi balcanici presenti al vertice, la Commissaria all’Allargamento e alla Politica di Vicinato ha dichiarato: “Ci restano ancora due anni affinché il Piano di Crescita diventi un vero successo e prepariamo il terreno per il vostro ingresso nell’UE. Dobbiamo sfruttare ogni giorno per lavorare per il futuro europeo dei Balcani occidentali”. Mentre all’inizio della scorsa settimana, a Bruxelles, la Commissaria all’Allargamento e la Politica di Vicinato ha elogiato i “successi” dell’Albania, perciò del primo ministro albanese, suo caro amico, nel suo percorso europeo. Lei ha detto “convinta” che “L’Albania è il miglior caso del potere trasformativo dell’allargamento”.

    Alla fine del vertice di Tirana era stata prevista anche una conferenza stampa congiunta del primo ministro albanese e della Commissaria sull’Allargamento e la Politica di Vicinato. Loro hanno informato i giornalisti presenti su alcuni argomenti trattati durante il vertice. E come al solito, sono state delle dichiarazioni che si riferivano ai “risultati positivi ottenuti”, esprimendo riconoscimento per il “valoroso supporto” della Commissione europea e l’ottimismo della stessa Commissione per il raggiungimento di tutti gli obiettivi posti. Poi, dopo le loro dichiarazioni, sono stati i giornalisti a fare delle domande.

    Ma prima di fare riferimento sia alle domande dei giornalisti che alle risposte ricevute, bisogna però sottolineare che recentemente è stato reso pubblico uno dei più clamorosi scandali in Albania di questi ultimi anni. Si tratta di uno scandalo in seguito ad alcuni manipolati appalti pubblici legati ad una lunga galleria, a due ponti pagati ma mai costruiti e a sospettosi lavori di supervisione. Uno scandalo, espressione dell’abuso con il potere istituzionale e della corruzione ai massimi livelli. Uno scandalo che vede direttamente coinvolti la vice primo ministro, che è anche ministro delle Infrastrutture e dell’Energia, reso noto dopo lunghe indagini di un coraggioso procuratore. Da fonti credibili risulterebbe che il procuratore sia stato minacciato dal primo ministro per le sue indagini, mentre non c’è stata nessuna smentita da parte del primo ministro. Chissà perché?! Proprio colui che, guarda caso, risulta coinvolto personalmente in quello scandalo.

    Un giornalista ha chiesto al primo ministro del sopracitato scandalo. E lui non poteva non dare la colpa agli altri. Per il primo ministro si tratta di “…un caso unico nella storia dell’Europa […] dove non è mai successo che un procuratore ed un giudice si incontrano faccia a faccia e sospendono dall’incarico un membro del governo”. Mentre la Commissaria sull’Allargamento ha rifiutato di rispondere alla stessa domanda, dicendo:  “non commenterò casi concreti”.

    Una giornalista ha chiesto a lei se le elezioni dell’11 maggio in Albania rispettavano gli standard dell’Unione europea. E si riferiva al massacro elettorale dell’11 maggio scorso di cui il nostro lettore è stato informato a tempo debito. Un massacro elettorale evidenziato dal rapporto ufficiale dell’OSCE/ODIHR, (Conferma ufficiale di un denunciato massacro elettorale; 27 ottobre 2025), ma anche dal rapporto ufficiale della stessa Commissione europea (Altra conferma internazionale di una preoccupante realtà; 10 novembre 2025).

    Ebbene, la risposta della Commissaria all’Allargamento è stata clamorosa: “Le elezioni sono state libere e oneste” (Sic!). Una dichiarazione che contrasta in modo stridente con i due sopracitati rapporti che affermano proprio il contrario. Sì perché in nessuna riga dei due rapporti risulta una simile affermazione. Lei doveva dare un’altra risposta, per essere in accordo almeno con il rapporto della Commissione Europea che rappresenta. Chissà perché una simile dichiarazione?! Si sa però che lei, la Commissaria all’Allargamento sempre ha “applaudito i successi” raggiunti dal primo ministro albanese. Lo ha fatto anche la scorsa settimana a Bruxelles, dichiarando che l’Albania è “un’ispirazione per i Balcani occidentali” (Sic!).

    Chi scrive queste righe considera preoccupante il sostegno che la Commissaria all’Allargamento sta dando al primo ministro albanese, con il quale stanno manipolando la storia e la realtà. Aveva ragione Napoleone Bonaparte, affermando che la storia è un insieme di menzogne concordate.

  • La Commissione vara lo strumento di segnalazione (whistleblower tool) per il regolamento sull’IA

    La Commissione europea ha varato uno strumento di segnalazione (whistleblower tool) per il regolamento sull’intelligenza artificiale (IA). Lo strumento fornirà alle persone un canale sicuro e riservato per segnalare presunte violazioni del regolamento sull’IA direttamente all’ufficio dell’UE per l’IA, il centro di competenze in materia di IA della Commissione.

    Gli informatori possono fornire informazioni pertinenti in qualsiasi lingua ufficiale dell’UE e in qualsiasi formato pertinente. Lo strumento offre un modo sicuro per segnalare potenziali violazioni della legge che potrebbero pregiudicare i diritti fondamentali, la salute o la fiducia dei cittadini. Il massimo livello di riservatezza e protezione dei dati è garantito attraverso meccanismi di cifratura certificati. Tale sistema consente di dar seguito alle segnalazioni in maniera sicura, permettendo agli informatori di ricevere aggiornamenti sullo stato di avanzamento della loro segnalazione e sulla possibilità di rispondere a ulteriori domande dell’ufficio per l’IA, senza comprometterne l’anonimato.

    Il regolamento dell’UE sull’IA mira a promuovere l’innovazione e l’adozione dell’IA nell’UE, affrontando al tempo stesso i potenziali rischi per la salute, la sicurezza e i diritti fondamentali delle persone e salvaguardando la democrazia e lo Stato di diritto. Segnalando le informazioni sulle violazioni, gli informatori possono aiutare l’ufficio per l’IA a individuarle precocemente, contribuendo in tal modo allo sviluppo sicuro e trasparente delle tecnologie di IA.

  • La Commissione avvia indagini di mercato sui servizi di cloud computing a norma del regolamento sui mercati digitali

    La Commissione europea ha avviato tre indagini di mercato sui servizi di cloud computing a norma del regolamento sui mercati digitali. Due indagini di mercato valuteranno se Amazon e Microsoft debbano essere designate come gatekeeper per i loro servizi di cloud computing Amazon Web Services e Microsoft Azure, ai sensi del regolamento sui mercati digitali. In altre parole, si valuterà se esse fungano da importanti punti di accesso tra imprese e consumatori, pur non rispettando le soglie dei gatekeeper di tale regolamento per quanto riguarda le dimensioni, il numero di utenti e la posizione di mercato. La terza indagine di mercato valuterà se il regolamento sui mercati digitali possa contrastare efficacemente le pratiche che possono limitare la competitività e l’equità nel settore del cloud computing nell’UE.

    Il cloud computing è la spina dorsale di molti servizi digitali ed è fondamentale per lo sviluppo dell’IA. Per promuovere l’innovazione, la fiducia e l’autonomia strategica dell’Europa, i servizi cloud devono essere forniti in un ambiente equo, aperto e competitivo.

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