UE

  • Accesso ristretto ai social per minorenni, parte la consultazione sulle restrizioni introdotte da Bruxelles

    La Commissione europea sta raccogliendo pareri sul Kids Act in cui si propongono delle restrizioni graduali all’accesso ai social dei minori. L’obiettivo, spiega l’esecutivo Ue in una nota, è raccogliere contributi da parte di bambini, genitori, tutori, insegnanti ed educatori, nonché dalle piattaforme online interessate dalla proposta.

    Si potrà contribuire fino al 26 novembre 2026. Tutte le risposte ricevute saranno sintetizzate dalla Commissione e presentate al Parlamento europeo e al Consiglio con l’obiettivo di alimentare il dibattito legislativo

    I miglioramenti attesi dalla consultazione si baseranno sull’ampia base di dati pubblici che ha sostenuto la proposta, tra cui la relazione dei copresidenti del gruppo speciale sulla sicurezza online dei minori, le consultazioni dedicate a bambini, genitori ed educatori e la ricerca del 2026 sulle esperienze online dei bambini.

    Adottato a settembre, il Kids Act migliorerà la sicurezza online dei minori in tutta l’Unione introducendo un periodo di attesa per l’accesso ai social media, norme rigorose sulla progettazione sicura delle piattaforme, sistemi di verifica dell’età che tutelino la privacy e misure di applicazione efficaci.

    Si potrà contribuire fino al 26 novembre 2026. Tutte le risposte ricevute saranno sintetizzate dalla Commissione e presentate al Parlamento europeo e al Consiglio con l’obiettivo di alimentare il dibattito legislativo.

    Come anticipato dalla presidente dell’esecutivo comunitario Ursula von der Leyen, il regolamento prevede una età minima di 13 anni, sotto la vigilanza dei genitori. Solo dai 15 anni in poi i giovani potranno avere un proprio profilo. Il tema è scivoloso e le discussioni in Consiglio e Parlamento si preannunciano accese. «Con questa nostra proposta – ha detto a Strasburgo la vicepresidente della Commissione europea Henna Virkkunen -, garantiamo che i nostri bambini possano godere dei propri diritti online: imparare, rimanere in contatto ed esplorare. Forniamo inoltre ai genitori gli strumenti necessari per accompagnare i propri figli nella navigazione in un mondo digitale sicuro. Tutto questo mantenendo alta la pressione sulle piattaforme, poiché queste devono dimostrare che i loro servizi non arrechino danno».

    Dai 13 ai 15 anni il regolamento europeo prevede che l’uso del profilo possa avvenire solo sotto la vigilanza di un adulto. Secondo la Commissione europea «i servizi disponibili sui profili per i 13-15 anni devono essere progettati con misure di protezione, quali contatti sociali limitati e un tempo di utilizzo dello schermo limitato a un’ora al giorno, riconoscendo il ruolo dei tutori nel sostenere lo sviluppo autonomo e sicuro dei propri figli online». La proposta di regolamento impone una serie di obblighi a tutte le piattaforme che offrono ai minori di 18 anni servizi di rete sociale, condivisione di video, videogiochi online, assistenti basati sull’intelligenza artificiale. «Tra questi figurano il divieto di funzionalità che creano dipendenza (…) Sono inoltre vietati lo scorrimento infinito delle immagini, i meccanismi di ricompensa ingannevoli e le notifiche durante le ore di sonno». La proposta – ha spiegato la vicepresidente Virkkunen – inverte l’onere della prova, attribuendo ai gestori delle piattaforme online di grandi dimensioni la responsabilità di dimostrare che i loro servizi sono sicuri fin dalla loro progettazione. L’iniziativa comunitaria giunge dopo un lungo dibattito tra i commissari, e la pubblicazione dell’analisi di un gruppo di esperti che a suo tempo aveva suggerito un approccio graduale.

    La consultazione è stata indetta perché il tema è controverso e l’iter di approvazione della proposta da parte del Consiglio e del Parlamento rischia di essere impervio. Molti credono che la questione dell’accesso dei più giovani alle reti sociali debba essere regolamentato ed alcuni Paesi lo hanno già fatto, come il Portogallo o la Grecia, altri invece sono più reticenti, come la Finlandia, tendenzialmente più liberale.

  • In peggioramento le competenze di base tra i quindicenni nell’UE

    La Commissione europea ha pubblicato un’analisi dell’UE sui risultati PISA 2025 dell’OCSE, che conferma il costante peggioramento delle competenze di base tra i quindicenni nell’UE.

    I risultati dell’analisi mostrano che il 33,9% degli studenti è al di sotto del livello minimo di competenza in matematica, il 31,3% nella lettura e il 25,9% nelle scienze, essendo queste le tre principali aree di competenza. L’UE si allontana così ulteriormente dall’obiettivo fissato per il 2030 di ridurre a meno del 15% la quota di studenti con risultati insufficienti in ciascuna materia. Anche l’eccellenza è in calo. Nel 2025, la percentuale di studenti con risultati eccellenti nell’UE si attesta al 4,8% nella lettura, al 6,4% nelle scienze e al 6,8% in matematica, ben al di sotto dell’obiettivo UE per il 2030, pari ad almeno il 12% in ciascuna materia. Nessun paese dell’UE raggiunge l’obiettivo nella lettura o nelle scienze e solo due lo raggiungono in matematica.

    L’analisi evidenzia inoltre importanti disparità in termini di equità. Gli studenti provenienti da contesti svantaggiati hanno una probabilità circa quattro volte maggiore di ottenere risultati insufficienti nelle scienze rispetto ai coetanei avvantaggiati, mentre questi ultimi hanno una probabilità circa otto volte maggiore di ottenere risultati eccellenti.

    L’analisi giunge in un momento particolarmente significativo, alla vigilia della pubblicazione, prevista quest’anno, del pacchetto dell’istruzione, con il quale la Commissione intende proporre misure per aiutare gli Stati membri a invertire questa tendenza e a preparare l’istruzione alle sfide del futuro nell’era dell’intelligenza artificiale.

    Nel corso dell’attuale mandato, la Commissione ha proposto diverse iniziative, tra cui il Piano d’azione sulle competenze di base, il Piano strategico per l’istruzione STEM, la Coalizione europea per l’alfabetizzazione e il Quadro UE-OCSE per l’alfabetizzazione all’IA nell’istruzione primaria e secondaria, tra le altre iniziative.

  • Un ricercatore sostenuto dai finanziamenti dell’UE, Peter Hegemann, vince il Premio Nobel 2026 per la fisiologia o la medicina

    Peter Hegemann, ricercatore sostenuto dai finanziamenti dell’UE, ha ricevuto il Premio Nobel 2026 per la fisiologia o la medicina, insieme a Karl Deisseroth e Georg Nagel, per le loro scoperte rivoluzionarie sui canali ionici regolati dalla luce e sull’optogenetica.

    Il loro lavoro ha rivoluzionato le neuroscienze, rendendo possibile controllare con la luce l’attività delle cellule nervose e aprendo nuove e importanti possibilità per studiare il cervello e comprenderne il funzionamento.

    Il professor Hegemann, dell’università Humboldt di Berlino, ha ricevuto un sostegno significativo dall’Unione europea attraverso Horizon Europe, il principale programma dell’UE per la ricerca e l’innovazione.

    Tra il 2016 e il 2021 ha ricevuto un Advanced Grant (sovvenzione per ricercatori esperti) del Consiglio europeo della ricerca (CER) di 2,4 milioni di euro per il progetto MERA – Mechanism of Enzyme Rhodopsin Activation, volto a studiare il funzionamento di una proteina fotosensibile e le sue possibili applicazioni nell’optogenetica. Partecipa inoltre al progetto SOL – Switchable rhodOpsins in Life Sciences, attualmente in corso (2022-2028). Sostenuto da un “Synergy Grant” (sovvenzione per le sinergie) del CER del valore complessivo di quasi 8 milioni di euro, il progetto mira a sviluppare interruttori molecolari controllabili mediante la luce, per creare nuovi strumenti di studio delle funzioni cellulari.

    Il professor Hegemann ha inoltre contribuito al progetto STARDUST (2017-2022), che ha ricevuto 3,8 milioni di euro di finanziamenti dell’UE, ripartiti tra 10 partecipanti, per sviluppare un impianto alimentato a ultrasuoni che combina optogenetica, elettrofisiologia e farmacologia, con possibili applicazioni nel trattamento della malattia di Parkinson.

  • La Commissione rafforza le capacità degli Stati membri nel settore dei droni e degli antidroni con 130 milioni di euro

    La Commissione europea intensifica il proprio sostegno alle capacità degli Stati membri nel settore degli antidroni, mettendo a disposizione ulteriori 130 milioni di euro nell’ambito dello Strumento per la gestione delle frontiere e i visti (BMVI), come annunciato in occasione del Consiglio “Giustizia e affari interni” del 1° ottobre. Il nuovo finanziamento rientra negli sforzi dell’UE per rafforzare la sorveglianza delle frontiere e migliorare la capacità di risposta alle nuove minacce alla sicurezza.

    I nuovi finanziamenti si aggiungono a una dotazione iniziale di 250 milioni di euro, annunciata nel dicembre 2025, e agli ulteriori 169 milioni di euro messi a disposizione all’inizio di quest’anno per finanziare droni di sorveglianza e le relative attrezzature destinati a Frontex, l’Agenzia europea della guardia di frontiera e costiera, e agli Stati membri. La dotazione complessiva disponibile nell’ambito dei fondi per gli affari interni per le tecnologie di sorveglianza e antidroni supera così il mezzo miliardo di euro.

    I finanziamenti consentiranno agli Stati membri di rafforzare la conoscenza della situazione sul terreno, proteggere meglio le frontiere esterne e far fronte ai rischi connessi all’uso non autorizzato o ostile dei droni. L’iniziativa si inserisce nell’obiettivo più ampio della Commissione di dotare le autorità nazionali di strumenti moderni per rafforzare le frontiere esterne dell’UE e accrescere la sicurezza interna.

  • La Commissione stanzia più di 210 milioni di euro per aiutare oltre 700 ricercatori a costruirsi una carriera in Europa

    Più di 700 ricercatori supplementari avranno la possibilità di costruire la propria carriera in Europa grazie a un ulteriore finanziamento di oltre 210 milioni di euro a favore delle azioni Marie Skłodowska-Curie (MSCA), uno dei programmi faro europei per le carriere della ricerca. Il finanziamento fa parte di Choose Europe, l’iniziativa della Commissione europea volta a posizionare l’UE come principale polo di attrazione mondiale per il talento scientifico, la ricerca e l’innovazione tecnologica.

    Ursula von der Leyen, Presidente della Commissione europea, ha dichiarato: “I ricercatori scelgono l’Europa. Sanno che apprezziamo e sosteniamo la scienza e che l’Europa offre un ambiente in cui i talenti e le idee possono prosperare. Da 30 anni le azioni Marie Skłodowska-Curie aiutano ricercatori di tutto il mondo a costruire la propria carriera in Europa. Con questi finanziamenti aggiuntivi rafforziamo il nostro impegno a favore della ricerca di livello mondiale e garantiamo che le società e le economie europee possano beneficiare di conoscenze, idee e innovazioni all’avanguardia“.

    L’integrazione del finanziamento rappresenta una risposta al record di richieste di opportunità di carriera nella ricerca registrato in Europa. L’invito a presentare proposte per borse di studio post-dottorato MSCA 2026 ha infatti ricevuto ben 21 627 domande da ricercatori di tutto il mondo: si tratta del numero più elevato di proposte ricevute per qualsiasi azione di finanziamento in oltre 40 anni di programmi quadro di ricerca e innovazione dell’UE.

  • L’UE stanzia oltre 73 milioni di euro a sostegno degli agricoltori in Italia

    Gli Stati membri hanno approvato la proposta della Commissione europea di mobilitare oltre 73 milioni di € dalla riserva agricola a favore dell’Italia per contribuire a compensare gli agricoltori nelle zone colpite da focolai di influenza aviaria e peste suina africana. Tali fondi sosterranno gli agricoltori attivi nei settori del pollame e delle uova, nonché delle carni suine, che sono stati colpiti in via eccezionale dall’influenza aviaria e dalla peste suina africana.

    A seguito di richieste formali da parte dell’Italia, la Commissione ha deciso di sostenere gli agricoltori ammissibili, erogando un importo totale di 61 milioni di euro per gli allevatori di pollame e uova (per i focolai di influenza aviaria tra settembre 2022 e marzo 2025) e di 12,5 milioni di euro per gli allevatori di carni suine (per i focolai di peste suina africana tra novembre 2024 e aprile 2025). Il sostegno è finanziato tramite la riserva agricola. Le autorità nazionali devono garantire che gli agricoltori lo ricevano rapidamente e che gli aiuti siano distribuiti al più tardi entro il 31 maggio 2027.

  • La nuova Coalizione europea per l’alfabetizzazione della Commissione per rafforzare le competenze di lettura e scrittura

    La Commissione europea lancia la Coalizione europea per l’alfabetizzazione, una nuova iniziativa nell’ambito dell’Unione delle competenze e del piano d’azione sulle competenze di base, con l’obiettivo di migliorare le competenze di alfabetizzazione in tutta Europa.

    La Coalizione riunirà scuole, istituti di istruzione e formazione, biblioteche e organizzazioni culturali, associazioni di insegnanti, genitori e studenti, nonché autorità pubbliche. L’obiettivo è condividere competenze e rafforzare la cooperazione su temi quali la prima infanzia come base per lo sviluppo delle competenze di alfabetizzazione e la formazione dei professionisti dell’alfabetizzazione.

    Il lancio della Coalizione avviene in un momento in cui le difficoltà legate all’alfabetizzazione persistono. Saper leggere e comprendere è alla base dell’apprendimento, della partecipazione alla vita sociale e della capacità di affrontare i cambiamenti in un’Europa in rapida trasformazione. Tuttavia, i risultati dell’indagine OCSE-PISA 2025 mostrano che il 31,3% dei quindicenni nell’UE incontra difficoltà nella comprensione di un testo di base.

    Sicuramente l’essere nativi digitali ed avere tutto a portata di click non incentiva, sin dalla scuola primaria, lo sforzo creativo e il tempo dedicato alla lettura né alimenta la sana pratica della pazienza di arrivare fino in fondo ad un testo. La lettura, che da sempre richiede tempo e concentrazione, si rivela così, in molti casi, attività poco entusiasmante e difficoltosa anche per il sempre più ridotto vocabolario linguistico e la tendenza ad adattare al proprio idioma termini derivanti da altre lingue, in primis l’inglese.

    Il memorandum di Varsavia, documento fondativo della Coalizione, definisce una visione comune dell’alfabetizzazione, individua i principali ostacoli lungo tutto l’arco della vita e delinea i primi passi per il lavoro a lungo termine della Coalizione.

  • Dibattito sullo stato dell’Unione: economia, sicurezza, clima, IA e social media

    Nel corso del dibattito annuale sullo stato dell’Unione, i deputati e la Presidente von der Leyen hanno discusso dell’operato della Commissione nell’ultimo anno e delle sfide più immediate.

    Aprendo il dibattito, la Presidente del Parlamento Roberta Metsola ha dichiarato: “La nostra Unione è sempre andata avanti perché i cittadini sono stati disposti ad avanzare quando il momento lo richiedeva e a trasformare l’incertezza in opportunità. I ​​cittadini si aspettano un’Unione che faccia di più per proteggerli, sostenerli e difendere i loro interessi: in materia di sicurezza, competitività, alloggi accessibili, posti di lavoro di qualità, clima e confini. Vogliono un’Europa che sappia camminare con le proprie gambe e difendere con orgoglio i propri valori. È il momento del coraggio, dell’ambizione e dei risultati”.

    “La nostra Unione non è mai stata così forte. Ma la nostra Unione può anche apparire più precaria che mai”, ha affermato la Presidente della Commissione Ursula von der Leyen. Ha sottolineato che rilanciare l’economia europea è la priorità assoluta, facendo riferimento alla tabella di marcia “Un’Europa, un mercato” e dichiarando che, entro la fine del prossimo anno, “possiamo e dobbiamo completare questa storica riforma del mercato unico”.

    “La nostra prosperità e sicurezza future dipenderanno in larga misura da come gestiremo i punti di svolta del nostro tempo: i cambiamenti climatici e l’IA”, ha affermato, sottolineando che “l’Europa può, deve e continuerà a perseguire i propri obiettivi climatici”. Ha annunciato che la Commissione presenterà un nuovo quadro per la resilienza climatica, un’alleanza per le assicurazioni climatiche, un piano europeo contro le ondate di calore e un’iniziativa europea per l’acqua.

    Riguardo all’IA, Ursula von der Leyen ha evidenziato la necessità per l’Europa di potenziare notevolmente la propria capacità di calcolo e di sviluppare nuove modalità di utilizzo dei fondi pubblici e privati ​​per investire nelle start-up e nelle imprese europee più promettenti.

    Nei settori della sanità, dei trasporti, dell’agroalimentare, della produzione avanzata, nonché della difesa e dello spazio, l’IA industriale offre il maggior potenziale; la Presidente ha quindi annunciato che la Commissione presenterà presto “iniziative rivoluzionarie in questi settori”.

    Parlando della frammentazione dell’ordine internazionale basato su regole, la Presidente della Commissione ha affermato che “dobbiamo ripensare con urgenza i nostri partenariati”. Rivolgendosi direttamente al Primo Ministro canadese Mark Carney in Aula, ha dichiarato: “Vorrei collaborare con voi per aprire la strada affinché il Canada diventi il ​​primo membro associato dell’UE”.

    Parlando di sicurezza e delle minacce ibride che l’Europa deve affrontare, Von der Leyen ha affermato che l’Europa necessita di un protocollo di sicurezza di emergenza per coordinare la risposta europea, scoraggiare un’ulteriore escalation e mitigarne l’eventuale impatto. Data la natura e la portata dei rischi in gioco, ha annunciato che la Commissione presenterà le proprie proposte “per realizzare un Consiglio europeo per la sicurezza”. Riguardo alla guerra di aggressione della Russia contro l’Ucraina, ha ribadito il sostegno incrollabile dell’UE all’Ucraina e ha affermato che l’Unione inasprirà le sanzioni contro la Russia.

    Facendo riferimento agli eventi di Ceuta della scorsa estate, von der Leyen ha dichiarato: “Il confine di Ceuta è un confine europeo. Perché Ceuta è Spagna. Ceuta è Europa. E l’Europa sarà al vostro fianco”. Ha inoltre sottolineato la riduzione del 55% degli arrivi illegali negli ultimi due anni e l’ulteriore calo del 35% registrato quest’anno. “Il messaggio dell’Europa è chiaro: rispetteremo sempre i nostri valori e i diritti fondamentali. Ma non scenderemo mai a compromessi sulla protezione dei nostri confini”.

    Sui social media, von der Leyen ha annunciato la proposta di un “EU Kids Act”, che sarà presentata domani. “Niente social media sotto i 13 anni. Nessun account personale sotto i 15 anni. Dai 13 ai 15 anni, verrebbero creati solo ‘mini-account’ supervisionati dai genitori, con funzionalità limitate e un limite di tempo di un’ora al giorno. E tra i 15 e i 18 anni, la progettazione sicura (‘safe design’) sarà un obbligo per le piattaforme”. L’Europa ha il potere di agire. “Siamo noi a decidere le nostre regole, non le grandi aziende tecnologiche”, ha affermato von der Leyen.

  • Preoccupanti celebrazioni balcaniche ed altro

    È comun defetto delli uomini, nella bonaccia, non fare conto della tempesta.

    Niccolò Machiavelli

    Era il 27 agosto scorso quando il generale serbo-bosniaco Ratko Maldić è morto all’età di 84 anni nel centro di detenzione delle Nazioni Unite all’Aja,nei Paesi Bassi. Arrestato nel 2011, dopo ben sedici anni di latitanza, è stato condannato all’ergastolo per genocidio, crimini di guerra e contro l’umanità durante il conflitto in Bosnia. Il Tribunale penale internazionale per l’ex Jugoslavia ha condannato Ratko Maldić all’ergastolo nel 2017. Una sentenza la quale è stata confermata in via definitiva in appello nel 2021. “Il boia di Srebrenica” ed “il macellaio della Bosnia” sono stati due soprannomi molto significatici a lui attribuiti in quel periodo. Bisogna sottolineare che la guerra in Bosnia dal 1992 al 1996 ha causato circa 100.000 morti e 2.2 milioni di sfollati.

    Tra il 1992 ed il 1996 Ratko Maldić è stato il comandante dell’esercito della Repubblica Srpska. Nel luglio del 1995, Ratko Mladić pianificò e diresse l’operazione più spietata della guerra nell’ex Jugoslavia. Nonostante Srebrenica fosse una zona protetta dalle forze delle Nazioni Unite, le truppe serbo-bosniache riuscirono ad entrarvi facilmente in pochi giorni. Ma circa due mesi prima, l’11 maggio 1995, il generale cercava di apparire ben diverso, distribuendo delle caramelle ai bambini di Srebrenica e rassicurando i cittadini che non dovevano spaventarsi.

    Invece, anche queste messinscene sono state ben programmate e dovevano coprire il vero piano che Ratko Mladić aveva dettagliatamente ideato. Si trattava di un vero e proprio massacro. Sono stati presi e radunati circa 40 mila cittadini bosniaci di Srebrenica, tra donne, bambini ed anziani. Tutti loro sono stati portati nei territori musulmani del Paese. Mentre i cittadini maschi, compresi i ragazzi dai 12 anni in su, sono stati portati in ambienti circostanti chiusi, soprattutto nelle scuole, ferme per le ferie estive. Tutti loro in seguito sono stati fucilati e sepolti in fosse comuni. La lista delle persone scomparse o uccise in quei giorni a Srebrenica, che è stata compilata in seguito dalla Commissione bosniaca delle Persone Scomparse, era composta di 8.372 nomi.

    Vent’anni dopo, nel 2015, nei dintorni di un villaggio bosniaco sono state ritrovate 6939 salme in una fossa comune. Ma tanti altri luoghi comuni di sepoltura non figurano negli elenchi ufficiali, perché, dopo il massacro, i corpi sono stati di nuovo estratti e messi in altre fosse. E questo più di una volta, per perdere le traccie. Quando è stato reso pubblico un simile, crudele e barbaro massacro hanno reagito anche le istituzioni internazionali. Era il maggio 2024, quando le Nazioni Unite hanno ufficialmente stabilito che l’11 luglio sia la Giornata internazionale di riflessione e commemorazione del genocidio di Srebrenica.

    Il “boia di Srebrenica”, Ratko Mladić, è stato riconosciuto colpevole di “…persecuzione politica e religiosa, sterminio, omicidio di massa, deportazione forzata, stupri e torture contro le popolazioni non serbe”. Ma il “macellaio della Bosnia” sarà ricordato anche per l’assedio di Sarajevo che durò 1.425 giorni, dal 5 aprile 1992 al 29 febbraio 1996. Si tratta di un’assedio che causò circa 11 mila vittime civili innocenti, senza distinzione d’età. Vittime causate dai cecchini e dai bombardamenti dell’artiglieria serba. In quel periodo Ratko Mladić, il comandante dell’esercito della Repubblica Srpska, non si limitò solo ai cittadini bosniaci. In più ordinò anche il sequestro di circa 200 truppe, note come i caschi blu dell’Organizzazione delle Nazioni Unite. Quei soldati venivano usati poi come scudi umani contro i bombardamenti messi in atto dalla forze della NATO, pur di porre fine alla guerra.

    Da qualche mese fonti mediatiche, riferendosi alle documentazioni ormai rese pubblicamente note, hanno coinvolto anche l’attuale presidente della Serbia, allora un giovane attivista, in quello che è noto come il “turismo dei cecchini” oppure il “Sarajevo Safari”. Si trattava di “imprese” che garantivano a persone facoltose finanziariamente, da vari Paesi europei, di andare nelle periferie di Sarajevo assediata per sparare sui civili inermi. Ovviamente il presidente serbo ha negato tutto, dichiarando: “Non ho mai ucciso né ferito nessuno”. Ma non era accusato di aver sparato. A sparare erano quelli che pagavano. Gli altri erano solo dei sostenitori dei “Sarajevo Safari”.

    Subito dopo la morte di Ratko Mladić, la sua salma, avvolta nella bandiera serba e nel vessillo della Republika Srpska, è stata trasportata a Belgrado il 3 settembre scorso con un volo ufficiale, accompagnata dal ministro della giustizia del governo serbo. A questo trasferimento non si era opposto neanche il MICT (Mechanism for International Criminal Tribunals – Meccanismo per i Tribunali Criminali Internazionali, con sede ad Aia, nei Paesi Bassi; n.d.a.). Secondo MICT la salma era stata “riconsegnata alla famiglia all’aeroporto di Rotterdam” prima del rientro in Serbia.

    La cerimonia funebre si è svolta il 7 settembre scorso nella chiesa ortodossa di San Luca a Belgrado partendo dalle 7 del mattino. Mentre a mezzogiorno il patriarca della Chiesa ortodossa serba ha officiato la cerimonia religiosa funebre per Ratko Mladić. Durante tutta la cerimonia funebre migliaia di persone erano presenti negli ambienti circostanti la chiesa ma anche nelle strade vicine. Fra le persone presenti in chiesa alla cerimonia erano almeno tre i ministri del governo serbo: il ministro alla Giustizia, il ministro della Cultura e quello dei Trasporti e Infrastrutture. Erano presenti anche diverse personalità importanti della Republika Srpska di Bosnia, fra cui il presidente e l’ex presidente Milorad Dodik, deposto alcuni mesi fa, il sindaco di Banja Luka e vari ministri. Nella cerimonia funebre ha preso parte anche l’ambasciatore russo a Belgrado.

    Ovviamente, per delle “ragioni strategiche”, non poteva essere presente il presidente serbo. Lui ha cercato di “rispettare” il processo europeo in cui la Serbia è stata coinvolta da anni. Ma, allo steso tempo però, lui non può ignorare neanche la memoria nazionale che continua a considerare Ratko Mladić un eroe, nonostante sia stato riconosciuto colpevole dei crimini più gravi delle guerre jugoslave, tra cui l’assedio di Sarajevo e il genocidio di Srebrenica. Ma nella cerimonia, al posto dell’assente presidente della Serbia, era presente il suo figlio.

    I massimi rappresentanti dell’Unione europea hanno reagito subito contro questa cerimonia. Sì perché alla Serbia è stato riconosciuto ufficialmente lo status di Paese candidato per l’adesione all’Unione europea dal 1° marzo 2012. Mentre i negoziati per l’adesione sono stati ufficialmente avviati il 14 dicembre 2015. Il che significa che la Serbia deve rispettare anche il terzo criterio dei Criteri di Copenaghen, cioè quello dell’Acquis communautaire. Un criterio che prevede la capacità di ogni Paese candidato per l’adesione di recepire, applicare e farsi carico di tutti gli obblighi derivanti dalla normativa dell’Unione Europea.

    La Presidente della Commissione europea ed il Presidente del Consiglio europeo hanno rilasciato l’8 settembre scorso una dichiarazione congiunta considerando ‘scioccanti’ le scene verificatesi a Belgrado durante i funerali del criminale di guerra Ratko Mladić. “Segnali di sostegno ufficiale, così come la presenza di alcuni alti funzionari serbi ai funerali, sono profondamente sconfortanti. Essi […] contrastano con i valori alla base del percorso della Serbia verso l’Unione Europea”, hanno affermando i due alti rappresentanti nella loro dichiarazione congiunta.

    Chi scrive queste righe considera veramente preoccupanti le celebrazioni della cerimonia funebre svoltasi a Belgrado il 7 settembre scorso. E nessuno dovrebbe trascurare l’affermazione di Niccolò Machiavelli: “È comun defetto delli uomini, nella bonaccia, non fare conto della tempesta”.

  • La Commissione Ue programma 144 audizioni per garantire la sicurezza delle forniture alimentari

    La Commissione europea ha pubblicato il suo programma di audit per il 2027 nei settori della sicurezza degli alimenti e dei mangimi, della salute e del benessere degli animali, della salute delle piante e dei controlli sulle importazioni. L’obiettivo di tali audit è garantire la costante protezione della salute dei cittadini dell’UE attraverso l’attuazione e l’applicazione efficaci delle norme dell’UE in materia di sicurezza alimentare, che sono tra le più rigorose al mondo.

    Il prossimo anno la Commissione prevede di effettuare 144 audit e 8 missioni di accertamento dei fatti per rafforzare i controlli sui prodotti importati nell’UE.

    Tali audit e visite riguarderanno gli Stati membri dell’UE, i paesi terzi che esportano o intendono esportare nell’UE e i paesi candidati nel contesto del sostegno preadesione.

    La Commissione aveva già aumentato il numero di audit previsti sui paesi terzi per il 2026, aumento che verrà attuato nel 2027. Il programma del prossimo anno pone un forte accento sugli audit in loco relativi al commercio nei paesi terzi – con un aumento previsto del 107 % rispetto al 2025 – e sugli audit ai posti di controllo frontalieri dell’UE – con un aumento previsto del 60 % rispetto al 2025. Sono previsti 12 audit nei paesi candidati per aderire all’UE. Quattro missioni conoscitive saranno dedicate invece alla promozione dell’approccio “One Health”, secondo il quale, ora più che mai, vi è una stretta interconnessione tra la salute degli esseri umani, degli animali, delle piante e dell’ambiente.

    Le priorità per il 2027 sono state stabilite sulla base di requisiti giuridici, rischi per la salute e la sicurezza alimentare, volumi commerciali, prove di non conformità e risultati di precedenti attività di audit. Il programma può essere adattato nel corso dell’anno in risposta a questioni o preoccupazioni emergenti.

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