UE

  • I Paesi Bassi si attivano per consentire la doppia cittadinanza entro il 2019

    Il governo olandese sta  rivedendo la legge sulla nazionalità del Paese per consentire la doppia cittadinanza entro la primavera del 2019.

    Secondo il ministro della Giustizia Mark Harbers, il piano è quello di ampliare i criteri dei Paesi Bassi per la doppia nazionalità. Al momento, i cittadini olandesi naturalizzati devono rinunciare alla nazionalità del loro paese di origine, a meno che non siano sposati con un cittadino olandese. I Paesi Bassi stanno seguendo i passi di una legislazione simile che è stata approvata in Germania visto che la maggior parte degli Stati membri dell’UE si prepara alla Brexit.

    La nuova legge consentirà ai migranti di prima generazione nei Paesi Bassi di essere titolari di più passaporti, una mossa che interesserebbe 87.000 cittadini britannici di prima e seconda generazione residenti nei Paesi Bassi. Allo stesso tempo, i figli dei cittadini olandesi che vivono all’estero non saranno costretti a fare una scelta reciprocamente esclusiva sulla loro nazionalità.

    Circa 100.000 cittadini olandesi residenti nel Regno Unito potrebbero far perdere ai loro figli l’accesso alla cittadinanza dell’UE se la riforma completa riguardante la doppia nazionalità non fosse attiva prima o immediatamente dopo l’entrata in vigore della Brexit nel marzo 2019. Il governo olandese spera di riuscire a completare la riforma durante il periodo di transizione del Regno Unito dall’Unione europea che dovrebbe terminare a dicembre 2020.

  • “Eat ORIGINal! Unmask your food”: la Commissione UE registra l’iniziativa dei cittadini europei

    Il Collegio dei Commissari, mercoledì 19 settembre, ha deciso di registrare un’iniziativa dei cittadini europei dal titolo “Eat ORIGINal! Unmask your food”.

    L’obiettivo dichiarato della proposta di iniziativa dei cittadini è quello di imporre dichiarazioni di origine obbligatorie per tutti i prodotti alimentari al fine di prevenire le frodi, tutelare la salute pubblica e garantire il diritto all’informazione dei consumatori.

    La decisione della Commissione di registrare l’iniziativa riguarda unicamente l’ammissibilità giuridica della proposta. In questa fase la Commissione non analizza il merito.

    La registrazione di questa iniziativa avrà luogo il 2 ottobre 2018, data dalla quale decorrerà la raccolta annuale di firme a sostegno da parte degli organizzatori. Se l’iniziativa riceverà un milione di dichiarazioni di sostegno in almeno sette Stati membri nell’arco di un anno, la Commissione dovrà reagire entro tre mesi. La Commissione può decidere di dare o di non dare seguito alla richiesta e in entrambi i casi dovrà giustificare la sua decisione.

    Prevista dal trattato di Lisbona come strumento per consentire ai cittadini di influire sul programma di lavoro della Commissione, l’iniziativa dei cittadini europei è stata istituita nell’aprile del 2012 con l’entrata in vigore del regolamento riguardante l’iniziativa dei cittadini che attua le disposizioni del trattato.

    Una volta registrata ufficialmente, l’iniziativa dei cittadini europei consentirà a un milione di cittadini provenienti da almeno un quarto degli Stati membri dell’UE di invitare la Commissione europea a proporre atti giuridici nei settori di sua competenza. Come previsto dal regolamento sull’iniziativa dei cittadini, per essere ammissibile l’azione proposta non deve esulare manifestamente dalla competenza della Commissione di presentare una proposta legislativa e non deve essere manifestamente ingiuriosa, futile o vessatoria né manifestamente contraria ai valori dell’Unione.

    Fonte: Comunicato stampa della Commissione europea del 19 settembre 2018

  • L’Ue punta a una partnership commerciale con l’intera Africa

    La Commissione europea vuole un accordo di libero scambio da continente a continente con l’Africa, spostando le relazioni dallo sviluppo del Continente Nero al commercio, in vista di una “nuova alleanza” da cui ci si attendono fino a 10 milioni di posti di lavoro (in Africa) nei prossimi 5 anni.

    L’annuncio del passaggio «da una relazione di tipo ‘donatore-destinatario’, basata su aiuti allo sviluppo e aiuti umanitari, a una partnership basata prima di tutto sulla partnership politica» è stato dato da Federica Mogherini, vicepresidente della Commissione e ‘ministro degli Esteri’ della Ue, a fianco del commissario allo sviluppo Neven Mimica e del vicepresidente Jyrki Katainen.

    «Stiamo lanciando un’alleanza Africa-Unione per investimenti e posti di lavoro sostenibili, che sarà una delle principali priorità per il nostro lavoro nei prossimi anni», ha detto ancora la Mogherini, riecheggiando parole che si erano sentite lo scorso novembre al vertice Ue sull’Africa in Costa d’Avorio. Poiché il 60% degli abitanti del Continente Nero è under 25 e la popolazione africana raddoppierà entro il 2050, l’Ue spera di trasformare quel trend demografico da problema (le immigrazioni attuali) a opportunità. La creazione di una forza lavoro spendibile in loco passa ovviamente per una migliore istruzione e formazione e la Mogherini ha annunciato l’intenzione della Ue di contribuire a finanziare la formazione professionale per 750.000 persone nei prossimi due anni (altri 100.000 prenderanno parte a Erasmus entro il 2027).

    Ma il più grande piano della nuova alleanza si basa sul piano di investimenti esterni dell’Ue. Lanciato nel 2016, mira a trasformare 4 miliardi di euro che figurano nel bilancio europeo in 44 miliardi di investimenti privati ​​in Africa nei prossimi anni. «Vogliamo continuare a utilizzare questo modello per il bilancio UE a lungo termine per il 2021-2027 e creare una piattaforma di investimento esterna che moltiplicherà i fondi disponibili», ha affermato Katainen. I fondi saranno forniti dal bilancio dell’Ue, dalla Banca europea per gli investimenti, dalla Banca europea per la ricostruzione e lo sviluppo, dalle banche per lo sviluppo degli Stati membri e dal settore privato, ha spiegato ancora Katainen.

    L’Ue è già oggi il maggiore investitore dell’Africa. Il totale degli investimenti esteri diretti in Africa nel 2016 è stato di poco inferiore ai 300 miliardi di euro, per la maggior parte convogliati verso Egitto, Kenya, Marocco e Sud Africa.

  • Italian Digital Challenge: una due giorni per conoscere i finanziamenti europei dedicati all’industria high tech

    Il 12 e 13 novembre si svolgerà a Bruxelles l’Italian Digital Challenge, dedicata ad una selezione di aziende italiane di high tech. L’iniziativa si prefigge di Favorire l’accesso ai finanziamenti europei per l’industria digitale, anche da parte di Pmi e Startup; Creare incontri con possibili partner industriali e finanziari internazionali; Aprire nuovi mercati, entrare nelle reti internazionali dell’high tech.

    Il primo giorno è previsto un incontro presso la Commissione Europea con i Dirigenti delle DG Connect, della DG Growth, della DG Research e dell’Easme, preposti ai Programmi di finanziamento (H2020 e oltre) per Ict, Iot, Digital Manufacturing, Greentech. Il secondo giorno prevede un’Open Session con Aziende, Investitori, Istituzioni Finanziarie, Reti Internazionali, per scambiare esperienze e creare nuove partnership

    L’Italian Digital Challenge, realizzato con la Collaborazione della Commissione Europea e della Rappresentanza Italiana, permette ai partecipanti di sviluppare conoscenze approfondite sui temi dei finanziamenti europei per l’industria digitale; strategie vincenti per i Programmi europei; un’azione di networking internazionale verso Istituzioni, Aziende, Investitori.

    Informazioni sull’agenda dei lavori e sulle modalità di adesione sono presenti sul sito www.italiandigitalchallenge.it. Le adesioni devono pervenire entro il 2 novembre.

  • Il Parlamento europeo propone di vietare in tutto il mondo i test cosmetici sugli animali entro il 2023

    Con una risoluzione non vincolante adottata con 620 voti favorevoli, 14 contrari e 18 astensioni, i deputati europei chiedono all’Unione europea di lanciare una campagna diplomatica per un divieto mondiale di testare i cosmetici sugli animali entro il 2023. La sperimentazione animale per i cosmetici è già stata vietata nell’UE e ora i deputati chiedono che il divieto venga esteso al resto del mondo.

    Il 16 novembre si terrà una conferenza presso le Nazioni Unite a Ginevra, organizzata da OIPA, LSCV (Lega svizzera contro la sperimentazione animale e protezione degli animali) e ATRA (Associazione svizzera per l’abolizione della vivisezione) dal titolo “Test sugli animali vietati per i cosmetici: dibattito su una risoluzione del PE “. Durante questo incontro verranno discusse molte questioni, tra cui la situazione attuale per i test sugli animali e la ricerca di strategie per porre fine alla sperimentazione animale sui cosmetici a livello globale. La protezione e il benessere degli animali  possono essere raggiunti anche attraverso la diplomazia.

    Il 3 maggio il Parlamento europeo ha invitato l’UE a sostenere un divieto globale “sulla sperimentazione animale per cosmetici e sul commercio internazionale di ingredienti e prodotti cosmetici testati sugli animali” e ha invitato i leader dell’UE a “utilizzare le loro reti diplomatiche per costruire una coalizione e lanciare una convenzione internazionale nell’ambito delle Nazioni Unite”al fine di vietare tutti i test sugli animali per i cosmetici prima del 2023.

    Tuttavia, questa operazione a livello mondiale risulta non essere così facile: circa l’80% dei paesi in tutto il mondo consente ancora la sperimentazione animale e la commercializzazione di cosmetici testati su animali, compresi grandi produttori come la Cina. Anche l’Europa non può essere considerata un luogo sicuro per i topi da laboratorio. Ecco perché l’iniziativa mira anche a migliorare l’efficacia del divieto all’interno dell’UE. I deputati sottolineano infatti che esistono lacune nel sistema dell’UE, dal momento che alcuni prodotti cosmetici sono testati su animali al di fuori dell’UE prima di essere sottoposti a nuovi test nell’UE con metodi alternativi e immessi sul mercato dell’UE. Sottolineano inoltre un altro serio problema: la maggior parte degli ingredienti in prodotti cosmetici sono utilizzati anche in molti altri prodotti, come prodotti farmaceutici, detergenti o alimenti, e possono quindi essere stati testati su animali in base a leggi diverse.

    I dati raccolti dall’entrata in vigore del divieto dell’UE nel 2013 dimostrano che tale divieto non ha impedito all’industria cosmetica dell’UE di prosperare e di fornire circa due milioni di posti di lavoro, e di essere il più grande mercato del mondo in questo settore. In breve, i deputati dicono che, guardando le cifre, questi prodotti possono rimanere sicuri per la nostra salute senza causare cali di produzione e preservare il benessere degli animali. Inoltre, è stato dimostrato che gli europei si preoccupano profondamente del benessere degli animali. Secondo l’indagine speciale Eurobarometro del marzo 2016 sull’atteggiamento degli europei nei confronti del benessere degli animali, l’89% dei cittadini dell’UE concorda sul fatto che l’UE dovrebbe fare di più per promuovere una maggiore consapevolezza sull’importanza del benessere degli animali a livello internazionale e che è necessario istituire standard di benessere riconosciuti in tutto il mondo.

    Il 16 novembre 2018 l’ufficio delle Nazioni Unite a Ginevra ospiterà una conferenza organizzata da OIPA, LSCV e ATRA che riunirà esperti del settore. Questo incontro mira a promuovere strategie pratiche per un divieto mondiale di sperimentazione animale in vista della futura convenzione che le Nazioni Unite, si spera, propongano per la sottoscrizione anche agli stati non-UE.

  • Proposte per governare invece che dichiarare o blaterare

    Ogni giorno il sistema dell’informazione è ridondante di dichiarazioni e smentite dei due vicepremier e di alcuni ministri mentre rimane praticamente silente il presidente del Consiglio. Le dichiarazioni riguardano praticamente sempre gli stessi temi: flat tax, reddito di cittadinanza, immigrazione. Silenzio, invece, per quanto riguarda le iniziative possibili per far ripartire il sistema economico e trovare quei posti di lavoro dei quali il Paese, la gente, ha necessità.

    La ricostruzione del ponte di Genova, che ha creato più polemiche che vero cordoglio per le vittime ed un impegno immediato per evitare che sciagure annunciate abbiano a ripetersi, dovrebbe aprire la strada alla ricostruzione, o bonifica, di migliaia di ponti e viadotti, una parte dei quali è già stata riconosciuta come pericolante (mentre di tanti altri non si conosce ancora l’esito delle ispezioni, ammesso che queste siano state disposte e/o siano in corso). Questa ‘operazione sicurezza’, oltre ad essere una necessità,  sarebbe sicuramente un volano per l’economia: oltre alle maestranze occorreranno tecnici qualificati, materiale edile e quanto di conseguenza.

    Nella ‘operazione sicurezza’ andrebbero finalmente inserite tutte quelle scuole italiane che da tempo necessitano di interventi urgenti. Si parla di 14 miliardi necessari a portare a compimento la messa in sicurezza degli edifici nei quali studiano i nostri figli!

    L’Italia inoltre ha da decenni una rete idrica che perde più della metà dell’acqua potabile, con un danno gravissimo per una risorsa, l’acqua appunto, che è un bene sempre più prezioso, come dimostra la situazione tragica di città e Paesi del Sud Italia che hanno l’acqua soltanto ad orario o addirittura a giorni prestabiliti. La siccità del 2017 ha dimostrato che anche nel Nord Italia la carenza d’acqua ha costretto al razionamento e all’approvvigionamento tramite autobotti. Un progetto serio per riformare la rete idrica porterebbe vantaggi considerevoli ed ulteriore incremento delle attività lavorative, includendo oltre alle opere edili il materiale per le tubazioni.

    Costi sicuramente enormi ma ancora più enorme sarebbe la ripresa economica del Paese se queste opere fossero poste in essere immediatamente. Altrettanto certamente l’Europa non sarebbe sorda ed immobile di fronte a progetti specifici per opere necessarie. Tanto lo sforamento del 3% non può essere accettato per un reddito di cittadinanza tout court o per una flat tax, tanto la ricostruzione di quanto sopra detto, così come delle zone terremotate, vedrebbe l’avallo della Ue, anche con fondi specifici della stessa Unione.

    Da più parti si è sempre sostenuto che l’edilizia è uno dei principali volani per far ripartire l’economia e l’edilizia che fa da volano non è certo quella che costruisce qualche fatiscente villetta bifamiliare o che consuma inutilmente il suolo, ma quella che tramite le opere necessarie contribuisce al rilancio del Paese

    Ma c’è ormai non più soltanto l’impressione ma la certezza che il governo non sia preparato ad affrontare questi temi ma che cerchi, tra una dichiarazione urlata e un tweet accattivante, di trascinare l’alleanza fino alle elezioni europee, in una continua campagna elettorale alla fine della quale, come facevano i bambini a scuola, verificare chi ce l’ha ‘più lungo’.

    Purtroppo anche i partiti dell’opposizione, da destra a sinistra, sono coinvolti nello stesso gioco elettorale e trascinati dalle vicende interne in uno sterile avvitamento, con la conseguenza che anche da parte delle opposizioni non arrivano proposte che convoglino l’attenzione dell’opinione pubblica su temi seri e che impongano al governo di governare invece che dichiarare.

    Anche l’assenza, sul piano delle proposte, delle rappresentanze di categoria e dei sindacati, così come del mondo della cultura, contribuisce all’immagine di un Paese incapace di guardare non solo avanti ma anche al giorno dopo. E questa immagine, che di fatto non corrisponde ai milioni di persone che quotidianamente, in silenzio e con determinazione, lavorano per migliorare la propria azienda o per salvaguardare la propria famiglia, è quella che ci rappresenta all’estero, che ci toglie ogni giorno credibilità e, di conseguenza, possibilità di alleanze non suddite, di ottenere ascolto e assenso alle eventuali proposte.

  • European Parliament adopts Copyright Directive for the digital age

    An intense day at the European Parliament wrapped up on September 12 after the MEPs entered a lengthy voting session to decide on a Copyright Directive that would modernise intellectual property rights and bring them in line with the digital revolution by encouraging platforms like YouTube, owned by Google, to better reward content creators.

    The new regulations, however, remain controversial as opponents fear that the plans could destroy user-generated content. The bill’s supporters, however, claim the reforms are necessary to fairly compensate artists.

    Article 13 puts the onus on web giants to take measures to ensure that agreements with rights holders for the use of their work are working. This would require all internet platforms to filter content put online by users, which some say would be an excessive restriction on free speech.

    The new copyright law also requires online platforms to pay news organisations for the use of their content in what is being dubbed a “link tax”. Web giants will also now have to take measures to ensure that agreements with rights holders for the use of their work are working.

    In the case of the latter, critics charge that would require all internet platforms to filter content put online by users, which many believe would be an excessive restriction on free speech.

    The bill’s sponsor, Alex Voss of the European People’s Party, said the directive would not lead to any form of online censorship but instead strikes a balance between individual creators and larger online platforms that take advantage of their accounts.

    The proposal was approved with 438 votes in favour and 226 against, with 39 abstentions. This vote took place after the adoption of several amendments that were more favourable to major Web companies and advocates of digital freedom.

    The European Commission welcomed the adoption of the Parliament’s negotiating position, with the Vice-President for the Digital Single Market Andrus Ansip and the Commissioner for Digital Economy and Society Mariya Gabriel saying that discussions can now start on a legislative proposal that would boost the standing of the Digital Single Market strategy.

    Our aim for this reform is to bring tangible benefits for EU citizens, researchers, educators, writers, artists, press, and cultural heritage institutions and to open up the potential for more creativity and content by clarifying the rules and making them fit for the digital world,” Ansip and Gabriel said in a joint statements. “At the same time, we aim to safeguard free speech and ensure that online platforms – including 7,000 European online platforms – can develop new and innovative offers and business models.”

    The two Commissioners reiterated that the EU executive stands ready to start working with the European Parliament and the Council of the EU  for the swift adoption of the directive, “ideally by the end of 2018”.

     

  • Juncker: il mondo ha bisogno di un’Europa forte ed unita

    “Nel 1913 gli europei pensavano di avere una pace duratura ma solo un anno dopo scoppiò una violenta guerra fratricida che attraversò l’intero continente. Non parlo di quel periodo perché siamo sull’orlo di un’altra catastrofe ma perché l’Europa è la ‘guardiana’ della pace, dobbiamo essere grati se viviamo in un continente reso pacifico dall’Unione europea”. Inizia con chiaro riferimento al vero senso dell’esistenza dell’Unione europea il discorso sullo stato dell’Unione che il Presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker ha tenuto giovedì 12 settembre a Strasburgo nella sede del Parlamento europeo in occasione della Sessione plenaria. Quasi un monito per chi, in questi mesi,sta cercando di mettere in discussione il valore dell’Unione europea. Un discorso atteso – ultimo per la programmazione prima della fine del mandato dell’attuale Commissione UE (gli organi saranno nominati a settembre 2019) – per le tematiche che Juncker avrebbe affrontato e che toccano da vicino molti degli Stati membri. Immigrazione, rafforzamento del controllo delle frontiere, partnership con l’Africa, contrasto a contenuti illegali e fake news in vista delle prossime elezioni europee (23-26 maggio 2019).  Il discorso di Juncker sulla Sovranità europea (questo il titolo) appare subito in stretta continuità con quello pronunciato lo scorso anno ma con 18 nuove iniziative legislative, frutto del mutamento repentino degli scenari politici, economici e socio-culturali degli ultimi 12 mesi e del sempre crescete euroscetticismo che si sta diffondendo tra gli Stati membri. Sovranità europea, appunto, per sottolineare quell’unione di stati che mai dovrà sostituirsi alla sovranità di ciascuno di essi, da non confondere però con il nazionalismo, concetto contrastato e denunciato da Juncker alla luce anche, e soprattutto, degli atteggiamenti e delle parole di alcuni leader europei quali Salvini e l’ungherese Orban, intervenuto anche lui in questi giorni a Strasburgo.

    Quella di cui parla Juncker è un’Europa più capace di fare politica estera e per questo propone che alcune decisioni strategiche non siano più prese all’unanimità ma con una maggioranza qualificata per giocare un ruolo strategico a livello mondiale. E non è difficile pensare alla questione migranti, al rapporto con gli USA, alla situazione dei Balcani in bilico tra crescenti ondate di nazionalismo e richieste di adesione da parte di alcuni Stati. Sulla questione migranti, in merito alla scelta politica fatta a giugno dagli Stati membri, e cioè distribuire gli sbarchi in diversi Paesi europei, Juncker ha ribadito, in linea con la posizione del governo italiano, la necessità, da parte dell’Europa di una ‘solidarietà durevole e organizzata’, confermando  di voler rafforzare l’agenzia comunitaria Frontex, dedicata al controllo delle frontiere esterne dell’Unione con l’assunzione, come già annunciato a maggio, di 10mila nuovi doganieri, entro il 2020 e non 2027, come proposto in precedenza. Ma la difesa dei confini da sola non basta, per questo è fondamentale un partenariato con l’Africa. Il che vuol dire non solo cooperazione o accordi commerciali ma interventi mirati in un continente diventato terreno fertile per gli investimenti da parte della Cina. Intervenire concretamente in Africa significherebbe porre un argine alla forte presenza asiatica e porsi, credibilmente, come vero interlocutore politico ed economico con la Cina stessa ma anche con gli Stati Uniti e tornare ad avere un ruolo centrale a livello mondiale. Insiste sull’economia Juncker sottolineando come l’Unione importi l’80% del suo fabbisogno energetico in dollari, quando dagli Stati Uniti proviene appena il 2% delle materie prime. Il ruolo dell’euro, nel mercato globale, deve essere rivisto, perché una situazione simile “è aberrante e ridicola”, e rischia di far perdere autorevolezza. L’Unione europea rappresenta infatti un quinto dell’economia mondiale e 60 paesi hanno legato la loro valuta all’euro. Per questo è necessario rilanciare il progetto comunitario, difendendo il ‘patriottismo illuminato’ che è cosa ben diversa dal ‘nazionalismo malsano’, fonte di guerre, ed esorta ad essere più vigili per evitare “un nuovo conflitto in Europa” assicurando che “la sovranità europea nasce dalle sovranità nazionali, e non le sostituisce”.

    Sul fronte lotta ai cyberattacchi Juncker ha dichiarato che la Commissione presenterà nuovi testi legislativi per contrastare i contenuti illegali su Internet e i tentativi di influenzare con fake news le prossime elezioni europee.

    Non manca il riferimento ai traguardi tecnologici e scientifici che l’Europa, unita, ha raggiunto. “Nessun Paese da solo avrebbe potuto mettere in orbita 26 satelliti. Galileo oggi ha 400 milioni di utilizzatori in giro per il mondo”.  Alla luce dei successi raggiunti e in vista delle nuove proposte elencate, senza retorica ma con un chiaro riferimento ai populismi dilaganti, Juncker ha sottolineato quanto il mondo oggi abbia bisogno di un’Europa forte ed unita.

  • Verhofstadt propone un’alleanza a Macron per le Europee del 26 maggio

    I deputati liberali del Parlamento europeo vogliono formare un “movimento” antinazionalista con il leader francese Emmanuel Macron per contestare l’estrema destra delle elezioni europee del prossimo anno e Guy Verhofstadt, leader del gruppo liberale al Parlamento europeo, ha presentato l’offerta: «Siamo pronti a creare questa alternativa con Macron», ha detto Verhofstadt, ex primo ministro belga, al quotidiano francese Ouest-France. «Sarà qualcosa di nuovo – ha proseguito – un movimento, un’alternativa pro-europea ai nazionalisti. Il nostro gruppo è pronto a partecipare ora, senza aspettare. L’obiettivo è creare un gruppo decisivo nel futuro parlamento, uno strumento per fermare l’ondata nazionalista».

    Resta da vedere se la festa di Macron, La Republique en Marche, riprende l’offerta. «Non siamo pronti per un’alleanza», ha detto all’agenzia di stampa Reuters Christophe Castaner, il capo del partito. Ma Macron e Castaner stanno attualmente girando l’Europa per reclutare politici dalla mentalità simile a formare una nuova piattaforma pro-europea entro la fine dell’anno. L’iniziativa arriva dopo che Macron si è dichiarato «l’avversario principale» di un’asse nazionalista-populista guidata da Ungheria e Italia.

    Il gruppo liberale Alde ha 68 deputati al PE. Quella cifra potrebbe gonfiarsi a oltre 100 nella nuova formazione proposta con il partito di Macron. Il progetto di Macron ha anche attirato politici di centro-sinistra in Danimarca e Svezia. La piattaforma potrebbe diventare ancora più grande se attirasse deputati del gruppo Ppe di centro-destra, alle prese con un conflitto interno sul fatto che il leader ungherese Viktor Orban sia idoneo a restare un membro delle sue fila.

    «Queste soluzioni progressive che portiamo sono le più rispettose dei valori della nostra Europa, ma anche i più efficienti per affrontare le sue sfide», ha detto Macron dopo aver incontrato i leader di Belgio, Lussemburgo e Paesi Bassi.«Consideriamo questo come una cooperazione tra le forze progressiste che combatteranno l’estrema destra: dobbiamo formare una massa critica», ha detto Pieyre-Alexandre Anglade, parlamentare del partito Macron.

    Nel frattempo, le forze di estrema destra si sono unite ulteriormente, quando i populisti italiani e olandesi si sono incontrati a Cernobbio. Matteo Salvini, leader della Lega, ha anche collaborato con Steve Bannon, un capo dei media hard-right americano, che sta aprendo una consulenza a Bruxelles per aiutare la parte populista a vincere seggi nel prossimo maggio Voto dell’Ue. La collaborazione di Salvini con Bannon ha dimostrato che «questo è il posto giusto per l’unificazione del movimento populista in Europa», ha detto Mischael Modrikamen, l’uomo di Bannon a Bruxelles. Il partito italiano, che spera di conquistare un terzo dei seggi nel voto dell’UE, intende creare un “potere di blocco” nel Parlamento europeo che potrebbe paralizzare la legislazione dell’Ue, ha affermato Modrikamen.

  • Come funziona la digitalizzazione degli assegni

    Dal 9 luglio 2018 le banche possono pagare gli assegni solo attraverso una nuova procedura denominata “Check Image Truncation” (CIT) che trasforma gli assegni, una volta versati in banca, in un documento digitale. Per evitare confusione, l’Associazione Bancaria Italiana (Abi) ha emesso un comunicato che spiega come funziona il nuovo sistema.

    L’assegno digitale non comporta la fine di quello cartaceo: per effettuare un pagamento tramite assegno continua a essere necessario emettere un assegno cartaceo così come per ottenere il relativo incasso continua a essere necessario versare l’assegno cartaceo. Quello che cambia è solo la modalità attraverso cui procede la banca, una volta richiesta di pagare l’assegno.

    L’assegno digitale può essere trattato solo se quello cartaceo è compilato in tutti i suoi elementi:  luogo e data di emissione; importo in lettere e in cifre; nome del beneficiario; firma del correntista che emette l’assegno bancario (cosiddetta firma di traenza) o della banca che emette l’assegno circolare. Gli assegni privi di uno di questi requisiti non sono regolari, non possono essere incassati con la nuova procedura CIT e devono essere nuovamente emessi.

    Su assegni di 1.000 euro o più dev’esserci la clausola “non trasferibile”, solitamente già presente sui moduli di assegni rilasciati dalla banca o da apporre a mano, a cura del correntista, qualora non presente su moduli di assegni “vecchi” e non ancora utilizzati, per non incorrere in sanzioni.

    Per essere trattato in forma digitale l’assegno deve essere riprodotto e quindi è estremamente importante che il cartaceo sia compilato con scrittura quanto più possibile chiara e comprensibile, che siano state apposte le firme di traenza e di girata, gli eventuali timbri e le altre informazioni rilevanti negli spazi appositi, evitando che i vari dati si sovrappongano e diventino difficilmente leggibili, che sia tenuto in buone condizioni, cioè non si danneggi o si consumi. Qualora non sia possibile per la banca creare una immagine digitale valida, l’assegno è sottoposto ad un processo di lavorazione più lungo, di cui il cliente viene informato tempestivamente dalla propria banca.

    Se l’assegno non viene pagato, la banca non restituisce l’assegno cartaceo originario (privo di valenza giuridica e che può essere distrutto una volta che la banca ha generato l’immagine digitale), bensì una copia cartacea conforme al documento elettronico con le informazioni relative al mancato pagamento. Le banche rilasciano una sola copia cartacea conforme che può essere utilizzata dal cliente al posto dell’originale cartaceo.

    La digitalizzazione dell’assegno non richiede alcuna foto dell’assegno stesso perché sono le banche stesse a creare le immagini digitali. Qualsiasi richiesta di inviare una fotografia dell’assegno stesso deve essere respinta, per evitare di incorrere in truffe.

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