Si dà realtà alle cose solo quando se ne parla
Oscar Wilde
Martedì scorso, 14 luglio, a Bruxelles si sono svolte quattro diverse conferenze intergovernative tra l’Unione europea ed il Montenegro, l’Albania, l’Ucraina e la Moldavia. Durante queste conferenze sono state trattate questioni che riguardano il percorso europeo di questi Paesi nel processo della loro adesione all’Unione europea. La Commissaria per l’allargamento e la politica di vicinato della Commissione europea, entusiasta dell’organizzazione delle quattro conferenze intergovernative, ha definito questa giornata un ‘Super martedì’ per l’intero processo del allargamento.
All’occasione la Commissaria ha dichiarato che “oggi è un ‘Super Martedì’ per l’allargamento dell’Unione europea. Per la prima volta in oltre due decenni, teniamo quattro conferenze di adesione nello stesso giorno. I quattro Paesi alla guida del processo, Ucraina, Moldavia, Albania e Montenegro, stanno compiendo degli importanti passi avanti nel loro percorso verso l’adesione all’Unione europea”. La Commissaria per l’allargamento e la politica di vicinato ha altresì sottolineato che “l’allargamento rimane una priorità strategica per l’Unione europea”.
Per la loro specificità la Commissione europea aprirà con l’Ucraina e la Moldavia i cluster (gruppi di capitoli; n.d.a.) che riguardano la difesa e la sicurezza. Il Montenegro si trova in uno stato avanzato per quanto riguarda la chiusura dei capitoli negoziali, avendo chiuso ormai 18 dei complessivi 33 capitoli. Invece l’Albania ha aperto tutti i 35 capitoli e durante la nona conferenza intergovernativa con l’Unione europea svoltasi il 14 luglio scorso ha chiuso i tre primi capitoli. Bisogna sottolineare però che si tratta di capitoli facili. Ma è molto difficile capire, riferendosi alla sopracitata dichiarazione della Commissaria per l’allargamento e la politica di vicinato e tenendo presente la vissuta e spesso sofferta realtà albanese, quali siano veramente gli “importanti passi in avanti” nel suo percorso dell’Albania verso l’adesione all’Unione europea.
Durante la nona conferenza intergovernativa tra l’Unione europea e l’Albania svoltasi a Bruxelles la sera del ‘Super Martedì’, 14 luglio scorso, sono stati dichiarati chiusi i primi tre capitoli dei negoziati, nell’ambito del processo di adesione dell’Albania all’Unione Europea. Si tratta del Capitolo 25 (Scienza e ricerca), del Capitolo 26 (Istruzione e cultura) e del Capitolo 30 (Relazioni con l’estero). Il primo ministro albanese e la sua potente propaganda hanno subito parlato di “successo”. Ma la verità è ben diversa anche con questi capitoli, nonostante siano considerati come i più facili.
Per quanto riguarda il capitolo 30 che si riferisce alle relazioni con l’estero, l’Unione europea non ha previsto un elenco specifico di riforme o di leggi da adottare. L’unico obbligo del Paese candidato, nella fattispecie dell’Albania, è quello di cercare di adattare ed allineare la propria politica estera a quella dell’Unione Europea.
Invece per quanto riguarda il Capitolo 26 (Istruzione e cultura) basta riferirsi ai rapporti PISA (Programme for International Student Assessment – Programma per la valutazione degli studenti internazionali; n.d.a.). L’obiettivo principale del programma è quello di valutare, ogni tre anni, le competenze dei ragazzi di 15 anni in lettura, matematica e scienze. Si tratta di prove che misurano la capacità di applicare le conoscenze per risolvere problemi quotidiani. Ebbene i rapporti PISA mostrano che non solo la qualità dell’istruzione è in costante calo e il livello educativo in Albania è il più basso d’Europa, ma è anche inferiore alla media globale. Nonostante ciò il capitolo 26 è stato chiuso dalle istituzioni dell’Unione europea, considerandolo come compiuto.
Così come è stato chiuso anche il capitolo 25 (Scienza e ricerca). Ma da lunghe esperienze in molti Paesi del mondo, si sa che per sostenere le ricerche scientifiche bisogna investire ogni anno per finanziare i vari progetti di ricerca. Ci sono molti settori in cui per svolgere e sviluppare una ricerca scientifica bisogna investire per avere anche le necessarie apparecchiature, senza le quali non si può realizzare la ricerca stessa. Ebbene, da anni in Albania i fondi per la scienza e la ricerca sono veramente molto bassi. Attualmente il fondo destinato alla ricerca scientifica è veramente molto basso, pari a solo il 0,17% del prodotto interno lordo! Ma anche il capitolo 25 è stato chiuso. Bisogna evidenziare però che, nell’ambito dell’Unione europea, sia l’istruzione e la cultura che la ricerca scientifica non sono soggette a specifici meccanismi di misurazione o di riforma.
Venerdì scorso, 17 luglio, è stato reso noto il rapporto della Commissione europea sullo Stato di diritto in Albania. Un rapporto che, diversamente dai rapporti precedenti che si riferivano soltanto ai “successi” del governo, elenca anche le problematiche della preoccupante realtà albanese. Un rapporto che evidenzia la violazione dei principi di equilibrio e controllo dei poteri, nonché di uguaglianza di fronte alla legge. Un rapporto, quello di quest’anno della Commissione europea, che considera preoccupante il controllo delle attività parlamentari dalla maggioranza governativa, con delle decisioni che violano la Costituzione, le leggi in vigore ed il Regolamento dello stesso Parlamento. Un rapporto in cui si afferma che la corruzione ormai ben diffusa coinvolge tutte le istituzioni statali, beneficiando però del supporto politico, partendo dai massimi livelli.
Il rapporto della Commissione europea sullo Stato di diritto in Albania, reso noto venerdì scorso, sottolinea il caso della ex vice primo ministro e ministra delle Infrastrutture e dell’Energia. Il nostro lettore è stato informato a tempo debito sugli scandali milionari che hanno coinvolto sia lei che il primo ministro. Così come è stato informato che la maggioranza, ubbidendo all’“ordine politico” del primo ministro, il 12 marzo scorso ha votato in Parlamento contro la richiesta della Struttura Speciale contro la Corruzione e la Criminalità Organizzata per la revoca dell’immunità dell’ex vice primo ministro e ministra delle Infrastrutture e dell’Energia.
Il sopracitato rapporto della Commissione europea, riferendosi proprio a quel caso, afferma che “Il rifiuto del Parlamento di revocare l’immunità di una parlamentare ha sollevato preoccupazioni in merito ai principi di equilibrio e controllo dei poteri, nonché di uguaglianza di fronte alla legge”. E in seguito conferma: “La Commissione ritiene che tale decisione abbia sollevato preoccupazioni circa le modalità di applicazione dei principi di controllo ed equilibrio tra le istituzioni, nonché circa la possibilità che alti funzionari possano beneficiare di un trattamento diverso rispetto agli altri cittadini dinanzi ai tribunali”.
In quanto alla corruzione diffusa, il rapporto della Commissione europea, reso noto venerdì scorso, sottolinea che la Commissione europea ha espresso preoccupazione per il livello di esposizione alla corruzione in diversi settori chiave della pubblica amministrazione del Paese. “Diversi settori continuano ad essere considerati particolarmente esposti alla corruzione; in particolare la sanità, l’istruzione, gli appalti pubblici, i partenariati pubblico-privato, le forze dell’ordine, il settore immobiliare, l’amministrazione fiscale e le dogane. L’integrità aziendale rimane un ambito che richiede particolare attenzione. […] I rischi di corruzione persistono anche nelle imprese statali o a partecipazione statale a cui sono affidate importanti responsabilità pubbliche”.
Chi scrive queste righe è convinto che il rapporto della Commissione europea sullo Stato di diritto in Albania svela la vera e preoccupante realtà. Perciò non sono credibili neanche le dichiarazioni della Commissaria per l’allargamento rese pubbliche il ‘Super Martedì’, 14 luglio scorso. Aveva ragione Oscar Wilde quando affermava che si dà realtà alle cose solo quando se ne parla.