UE

  • “Giovani scienziati 2021: lo sguardo verso il futuro”

    La finale della 33a selezione italiana del concorso europeo “I giovani e le scienze”, organizzata dalla Fast, responsabile per la selezione italiana, d’intesa con la Commissione europea, si svolgerà il 6-8 marzo 2021 a Milano. Gli interessati, studenti di età compresa tra i 14 e i 20 anni, singolarmente o in gruppi sino a tre, per partecipare al bando devono presentare candidature e progetti entro il 22 gennaio 2021. Dopo la valutazione della Giuria di esperti internazionali verranno comunicati quali sono i 30 migliori lavori/studi/prototipi scelti per l’Italia e che saranno presentati al pubblico durante l’esposizione e premiazione di marzo 2021.

    Si tratta della selezione italiana del concorso EUCYS-European Union Contest for Young Scientists, il più importante evento europeo per gli studenti meritevoli, voluto dalle istituzioni di Bruxelles e dai Governi degli Stati membri dell’Unione. Il concorso è anche inserito nel programma per la valorizzazione delle eccellenze “Io merito” del Ministero dell’istruzione; i finalisti italiani migliori entrano a fare parte di un apposito albo e ricevono pure un piccolo finanziamento del MIUR in aggiunta ai riconoscimenti conferiti dalla Fast-Federazione delle associazioni scientifiche e tecniche.

    “Fa piacere sottolineare”, commenta Alberto Pieri, segretario generale della Fast e coordinatore della selezione italiana EUCYS,” come il concorso sia un valido contributo allo spirito del Programma New Generation EU, senza chiedere fondi. Infatti è finalizzato a preparare i giovani per offrire loro un avvenire migliore, utile per tutti e in linea con l’evoluzione del mondo del lavoro”.

  • La maggior parte dei cittadini europei vuole che i fondi dell’UE siano erogati in base allo Stato di diritto

    La pandemia di Coronavirus in Europa e il successivo collasso delle molteplici economie del blocco a 27 hanno avviato un acceso dibattito sull’assegnazione del Recovery Fund da parte di Bruxelles con la maggior parte dei residenti dell’UE che chiede una distribuzione del denaro basata sulla situazione dello Stato di diritto.

    In un sondaggio del Parlamento europeo del 20 ottobre, il 77% dei cittadini europei insiste affinché i fondi dell’UE vengano erogati solo ai paesi che attuano efficacemente lo Stato di diritto e difendono i principi democratici. Il sondaggio online è stato condotto dall’agenzia Kantar all’inizio di ottobre e ha coinvolto quasi 25.000 cittadini di età compresa tra i 16 e i 64 anni in tutta Europa.

    Più del 50% dei cittadini lussemburghesi, austriaci e maltesi è favorevole a vincolare i fondi dell’UE alla libertà di stampa, all’indipendenza della giustizia, alle iniziative contro la corruzione e alla protezione delle libertà civili.

    I risultati del sondaggio hanno fatto eco alle opinioni del Commissario europeo per i valori e la trasparenza, Vera Jourova, che ha dichiarato a luglio che i membri dell’Unione europea dovrebbero ricevere denaro dal bilancio dell’UE e dal Recovery Fund solo se dispongono di tribunali solidi e misure concrete ed efficaci contro la corruzione. Lavorando sulla questione, la Commissione ha presentato alla fine di settembre la sua prima relazione in assoluto per conoscere la situazione dello Stato di diritto nei 27 membri dell’UE. Sebbene possa servire come base per un ulteriore controllo dei paesi dell’UE, il rapporto non può portare ad azioni legali concrete contro nessuno di essi.

    Alla domanda su come spendere il budget dell’UE, il 54% degli intervistati desidera vedere i fondi stanziati per migliorare la salute pubblica e il 42% ha optato per la ripresa economica e nuove opportunità per le imprese.

    Portogallo, Grecia e Spagna sono stati tra i più convinti sostenitori di una maggiore spesa dell’UE per la sanità pubblica.

  • L’UE impone sanzioni a sette ministri siriani

    L’Unione europea imporrà sanzioni mirate a sette ministri siriani di recente nomina per il loro ruolo nella violenta repressione della popolazione civile.

    La decisione del Consiglio include un congelamento dei beni contro settanta strutture e sette ministri, insieme a un divieto di viaggio. Tra i sanzionati vi sono i ministri della giustizia, delle finanze, dei trasporti, dell’istruzione, del commercio interno e della tutela dei consumatori, nonché il ministro delle risorse idriche.

    La Siria ha espresso forte condanna per la decisione dell’UE sostenendo che si basa su informazioni fuorvianti e fa parte della campagna in corso contro lo Stato siriano.

    Le sanzioni dell’UE contro il regime di Damasco sono state introdotte per la prima volta nel 2011 e altre misure già in atto includono restrizioni su determinati investimenti ed esportazioni di apparecchiature e tecnologie di monitoraggio, un divieto di importazione di petrolio e un congelamento delle attività della banca centrale siriana detenute nel territorio europeo. I recenti divieti portano a 280 il numero di persone che sono soggette alle sanzioni economiche prese dai 27.

  • La Commissione europea indica i principali passi per garantire l’efficacia delle strategie di vaccinazione e della diffusione dei vaccini

    La Commissione europea si sta adoperando per garantire l’accesso a vaccini sicuri in tutta Europa incoraggiando un approccio coordinato per definirne le strategie di diffusione. In occasione della discussione dei leader dell’UE propone i possibili gruppi prioritari ai quali somministrare il vaccino in un primo tempo e presenta gli elementi chiave che gli Stati membri dovrebbero prendere in considerazione per le loro strategie di vaccinazione contro la COVID-19, così da preparare l’Unione europea e i suoi cittadini al momento in cui sarà disponibile un vaccino sicuro ed efficace.

    Ursula von der Leyen, Presidente della Commissione europea, ha dichiarato: “Un vaccino sicuro ed efficace è la nostra arma migliore per sconfiggere il coronavirus e tornare alla vita normale. Ci siamo fortemente impegnati per concludere accordi con le aziende farmaceutiche e garantire un determinato numero di dosi in futuro. Ora dobbiamo assicurarci che l’arrivo di un vaccino ci trovi pienamente preparati a diffonderlo. La nostra strategia di vaccinazione aiuta i paesi dell’UE a predisporre le loro campagne di vaccinazione, ossia a stabilire quali siano i gruppi prioritari, come garantire una distribuzione equa e come proteggere i più vulnerabili. Se vogliamo che la vaccinazione sia efficace dobbiamo prepararci adesso.”

    In linea con la strategia dell’UE sui vaccini del 17 giugno, la Commissione europea e gli Stati membri stanno garantendo la produzione di vaccini contro il COVID-19 attraverso accordi preliminari di acquisto con i produttori di vaccini in Europa. Qualsiasi vaccino dovrà essere autorizzato dall’Agenzia europea per i medicinali secondo standard di sicurezza ed efficacia verificati regolarmente. Gli Stati membri dovrebbero ora iniziare a elaborare una strategia di vaccinazione comune per la diffusione dei vaccini.

    Gli Stati membri dovrebbero garantire tra l’altro: la capacità dei servizi di vaccinazione di somministrare i vaccini per la COVID-19, anche in termini di forza lavoro qualificata e di dispositivi medici e di protezione; un accesso ai vaccini agevole e dal costo contenuto per le popolazioni destinatarie; la diffusione di vaccini con caratteristiche ed esigenze di stoccaggio e trasporto diverse, in particolare in termini di catena del freddo, capacità di trasporto refrigerato e capacità di stoccaggio; una comunicazione chiara sui benefici, i rischi e l’importanza dei vaccini contro la COVID-19 per rafforzare la fiducia del pubblico.

    Tutti gli Stati membri avranno contemporaneamente accesso ai vaccini contro il COVID-19 in base al numero di abitanti. Durante le fasi iniziali di diffusione e prima che la produzione possa essere incrementata, il numero complessivo di dosi di vaccino sarà limitato. La comunicazione fornisce pertanto esempi di gruppi prioritari (non elencati in ordine di priorità) che i paesi dovrebbero prendere in considerazione quando i vaccini contro la COVID-19 saranno disponibili, tra cui: operatori sanitari e delle strutture di assistenza a lungo termine; persone di età superiore a 60 anni; persone particolarmente a rischio a causa delle loro condizioni di salute; lavoratori essenziali; persone impossibilitate a osservare il distanziamento sociale; gruppi socioeconomici più svantaggiati.

    In attesa dell’arrivo di vaccini approvati contro il COVID-19, salvaguardando nel contempo la continuità di altri tipi di servizi e programmi essenziali di assistenza sanitaria e di sanità pubblica, l’UE deve continuare a contenere la trasmissione del virus. Tale obiettivo può essere conseguito tramite la protezione dei gruppi vulnerabili e assicurandosi che i cittadini aderiscano alle misure di sanità pubblica. Fino a quel momento, e molto probabilmente anche durante le prime fasi di introduzione della vaccinazione, le misure di mitigazione, quali il distanziamento fisico, la chiusura dei luoghi pubblici e l’adattamento dell’ambiente di lavoro, continueranno a essere il principale strumento di sanità pubblica per il controllo e la gestione dei focolai di COVID-19.

     

  • Cipro abolirà il sistema del passaporto d’oro

    Cipro ha annunciato la sospensione del cosiddetto programma “passaporto d’oro”, con il quale veniva venduta la cittadinanza a ricchi investitori, dopo che un’inchiesta giornalistica dell’emittente Al Jazeera ha rivelato come i politici di alto rango fossero disposti a rilasciare passaporti a criminali condannati.

    Il governo cipriota ha fatto sapere che il programma “cittadinanza per investimento” si concluderà il 1° novembre. Il progetto stabiliva che chiunque avesse potuto permettersi di investire almeno 2,5 milioni di dollari nell’economia cipriota, di solito attraverso il settore immobiliare, poteva ottenere un passaporto locale.

    L’inchiesta, intitolata The Cyprus Papers Undercover e che mostra la volontà del presidente del parlamento, Demetris Syllouris, e del deputato Christakis Giovanis di aiutare e favorire i criminali condannati per ottenere un passaporto attraverso il Citizenship Investment Program (CIP), ha suscitato indignazione e sdegno tanto che il procuratore generale George Savvidis si è affrettato a dichiarare che sarà presto avviata un’indagine su possibili reati penali.

    Il programma è stato criticato dall’UE e dalle ONG anti-corruzione che hanno sottolineato l’aumento del rischio di riciclaggio di denaro attraverso le istituzioni finanziarie europee. Il presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen non ha usato mezzi termini nel criticare l’accaduto dichiarando che i valori europei non sono in vendita.

  • Intesa sulle sanzioni della Ue alla Russia per Navalny

    L’Unione europea sceglie la linea dura e decide di sanzionare la Russia per l’avvelenamento di Alexei Navalny complicando ulteriormente i già tesi rapporti con Mosca. I ministri degli esteri dell’Unione, per la prima volta riuniti di persona a Lussemburgo dall’inizio della pandemia, hanno anche deciso di aumentare la pressione nei confronti del presidente bielorusso Alexandr Lukashenko e di inserirlo nell’elenco delle persone sanzionabili.

    A proporre un giro di vite sul caso dell’oppositore russo erano state Francia e Germania che avevano proposto ai partner Ue di sanzionare la Russia, accettando di registrare diverse persone e un’azienda russa in cui viene prodotto il Novichok (il cui uso è vietato) nell’elenco europeo delle sanzioni contro l’uso di armi chimiche. Una proposta che aveva suscitato le ire del Cremlino. Mancava però un accordo politico tra i 27 che ora è arrivato.

    “Sulla proposta franco-tedesca c’è stato una totale via libera da tutti i Paesi, nessuno si è opposto alle sanzioni”, ha detto l’Alto rappresentante Ue Josep Borrell al termine del Consiglio, senza però menzionare quali persone o entità russe saranno nel mirino dell’Ue. Sul tema ci tornerà poi il Consiglio europeo. Soddisfatto il ministro degli Esteri tedesco, Heiko Maas, che ha sottolineato l’unità dimostrata dall’Unione europea, un fattore “estremamente importante in un crimine così grave che viola il diritto internazionale e la Convenzione sulle armi chimiche”. Sulla stessa lunghezza d’onda il collega francese Jean-Yves Le Drian: “Qualsiasi uso di armi chimiche richiede una reazione unitaria a questo atto destabilizzante per la sicurezza dell’Europa”, ha scritto su Twitter. Alla riunione ha partecipato anche il titolare della Farnesina Luigi Di Maio che il giorno dopo a Bruxelles aveva in agenda una serie di incontri con i vertici Ue alla vigilia di una trasferta a Mosca a incontrare il suo collega Serghei Lavrov.

    La Bielorussia è stato l’altro dossier caldo discusso dai ministri che hanno dato la loro disponibilità ad “adottare ulteriori misure restrittive nei confronti di entità e funzionari di alto rango, tra cui Aleksandr Lukashenko”, come si legge nelle conclusioni finali. Si allarga così l’elenco delle persone nel mirino delle misure restrittive già decise ad inizio ottobre nei confronti di una quarantina di nomi tra cui il ministro dell’Interno. Finora i leader europei avevano evitato di sanzionare Lukashenko nella speranza di costringerlo ad accettare la mediazione dell’Osce e di impegnarsi in discussioni con l’opposizione per organizzare una nuova elezione presidenziale. Il Consiglio dell’Ue ha poi condannato fermamente la violenza esercitata dalle autorità bielorusse contro manifestanti pacifici e ha chiesto il rilascio di tutte le persone detenute arbitrariamente, compresi i prigionieri politici.

    Intanto la situazione nel Paese, dove sono state registrate nuove ondate di arresti, non migliora. La polizia bielorussa ha avvertito che potrebbe usare armi da combattimento per reprimere le proteste in corso, mentre i pensionati sono tornati a sfilare di nuovo in piazza a Minsk e in altre città del Paese.

  • Istruzione, ricerca, industria e molto altro nei bandi europei

    Dall’istruzione alla ricerca al mercato interno e alla sostenibilità passando per la comunicazione, l’energia, l’impresa e l’industria. Una serie di bandi europei scaricabili al seguente sito: http://news.ucamere.net/Monitoraggio%20bandi/12-10-2020.htm

  • L’UE ripensa all’istruzione e alla formazione per l’era digitale con uno spazio europeo dell’istruzione entro il 2025

    La Commissione ha adottato due iniziative che rafforzeranno il ruolo dell’istruzione e della formazione nella ripresa dell’UE dalla crisi del coronavirus e contribuiranno a conseguire l’obiettivo di un’Europa verde e digitale. Delineando un progetto per uno spazio europeo dell’istruzione da realizzare entro il 2025, la Commissione propone nuove iniziative, più investimenti e una maggiore cooperazione tra gli Stati membri per consentire a tutti gli europei, indipendentemente dall’età, di beneficiare della ricca offerta didattica e formativa dell’UE. La Commissione ha anche adottato un nuovo piano d’azione per l’istruzione digitale, che tiene conto degli insegnamenti tratti dalla crisi del coronavirus ed elabora una strategia per un ecosistema altamente efficiente di istruzione digitale con un potenziamento delle competenze digitali per compiere la trasformazione digitale.

    La comunicazione sullo spazio europeo dell’istruzione illustra il modo in cui la cooperazione può arricchire ulteriormente la qualità, l’inclusività e le dimensioni verde e digitale dei sistemi di istruzione degli Stati membri. Spiega inoltre come, grazie alla collaborazione tra gli Stati membri, si potrà dare vita a uno spazio europeo dell’istruzione in cui studenti e insegnanti saranno liberi di studiare e lavorare in tutto il continente e in cui gli istituti potranno associarsi liberamente entro e oltre i confini europei.

    Lo spazio europeo dell’istruzione si articola in sei dimensioni: qualità, inclusione e parità di genere, transizioni verde e digitale, insegnanti, istruzione superiore e un’Europa più forte nel mondo. Le iniziative saranno improntate tra l’altro alla ricerca di soluzioni per migliorare la qualità, soprattutto per quanto riguarda le competenze digitali e di base, per rendere la scuola più inclusiva e attenta alle tematiche di genere e per incrementare il successo scolastico. Contribuiranno a rafforzare la comprensione dei cambiamenti climatici e della sostenibilità, a promuovere infrastrutture per l’istruzione più ecologiche, a sostenere la professione di insegnante, a sviluppare ulteriormente le università europee e a potenziare la connettività negli istituti di istruzione e formazione.

    La comunicazione definisce i mezzi e le tappe per la realizzazione dello spazio europeo dell’istruzione entro il 2025, con il sostegno del piano europeo di ripresa (NextGenerationEU) e del programma Erasmus+. Propone inoltre un quadro per la cooperazione con gli Stati membri e per la partecipazione dei portatori di interessi del settore dell’istruzione, compresa una struttura di rendicontazione e analisi, con obiettivi concordati in materia di istruzione al fine di promuovere e monitorare le riforme. Gli sforzi volti all’istituzione dello spazio europeo dell’istruzione opereranno in sinergia con l’agenda europea per le competenze, la rinnovata politica in materia di istruzione e formazione professionale e lo Spazio europeo della ricerca.

    Il piano d’azione per l’istruzione digitale (2021-2027) propone una serie di iniziative per un’istruzione digitale di alta qualità, inclusiva e accessibile in Europa. Esprime inoltre un invito a stabilire una più stretta collaborazione tra gli Stati membri a livello europeo, come pure con i portatori di interessi e tra di essi, affinché i sistemi di istruzione e formazione siano realmente pronti per l’era digitale. La crisi del coronavirus ha posto l’apprendimento a distanza al centro delle pratiche didattiche. Ciò ha messo in luce l’urgente necessità di potenziare l’istruzione digitale quale obiettivo strategico per un insegnamento e un apprendimento di alta qualità nell’era digitale. Con l’uscita dalla fase di emergenza causata dall’insorgenza della pandemia, si ravvisa la necessità di un approccio strategico e a più lungo termine all’istruzione e alla formazione digitali.

    Il piano d’azione prevede due priorità strategiche a lungo termine: i) promuovere lo sviluppo di un ecosistema altamente efficiente di istruzione digitale e ii) potenziare le competenze digitali per la trasformazione digitale. Per rafforzare la cooperazione e gli scambi in materia di istruzione digitale a livello dell’UE, la Commissione creerà un polo europeo per l’istruzione digitale, che promuoverà la collaborazione e le sinergie tra i settori strategici pertinenti all’istruzione digitale, istituirà una rete di servizi di consulenza nazionali e rafforzerà il dialogo tra i portatori di interessi del settore pubblico e privato.

    Entrambe le iniziative confluiranno inoltre nel terzo vertice europeo sull’istruzione organizzato dalla Commissione, che si terrà online il 10 dicembre e nel corso del quale i ministri e i principali portatori di interessi riuniti discuteranno delle modalità per rendere l’istruzione e la formazione pronte per l’era digitale.

    Lo spazio europeo dell’istruzione si fonda su decenni di cooperazione in materia di istruzione a livello dell’UE. Il quadro strategico per la cooperazione europea nei settori dell’istruzione e della formazione (ET 2020) ha contribuito a rafforzare la fiducia e la comprensione reciproca per sostenere le prime iniziative legate allo spazio europeo dell’istruzione.

    Nel 2017 i capi di Stato e di governo hanno discusso di istruzione e formazione al vertice sociale di Göteborg, sulla base della comunicazione della Commissione che delineava il progetto di istituire uno spazio europeo dell’istruzione entro il 2025. A seguito di tale incontro, il Consiglio ha formulato le sue conclusioni nel dicembre 2017 invitando gli Stati membri, il Consiglio e la Commissione a portare avanti l’agenda di Göteborg. Molte iniziative sono già state sviluppate. Partendo da questi importanti presupposti, la comunicazione di oggi delinea un progetto di spazio europeo dell’istruzione e dà un ulteriore impulso per realizzarlo entro il 2025. Lo spazio europeo dell’istruzione è legato anche a Next Generation EU e al bilancio a lungo termine dell’Unione europea per il 2021-2027.

    In tale contesto, il piano d’azione per l’istruzione digitale è una pietra angolare del programma della Commissione per sostenere la transizione digitale in Europa e si basa sul primo piano d’azione per l’istruzione digitale adottato nel gennaio 2018, che si concluderà alla fine di quest’anno. La portata del nuovo piano è più ambiziosa e propone un campo di applicazione più ampio che va al di là dell’istruzione formale e una durata più lunga, fino al 2027.

     

  • In quale istituzione dell’Unione europea credere?

    Le menzogne sono sempre state considerate dei necessari e legittimi strumenti non
    solo del mestiere del politico o del demagogo, ma anche di quello dello statista. 

    Hannah Arendt; da “Tra passato e futuro”

    Era il 23 febbraio scorso. Da tre giorni a Bari si stava svolgendo l’Incontro di riflessione e spiritualità “Mediterraneo, frontiera di pace”. Quella domenica del 23 febbraio a Bari è arrivato anche Papa Francesco. Dopo la cerimonia ufficiale d’accoglienza, Papa Francesco si è trasferito alla Basilica di San Nicola dove ha incontrato tutti i vescovi rappresentanti delle diverse Chiese del Mediterraneo, partecipanti all’Incontro. Poi, durante il suo intervento, Papa Francesco ha ribadito l’importanza della pace nell’area del Mediterraneo. Secondo il Pontefice, l’importanza di quell’area “…non è diminuita in seguito alle dinamiche determinate dalla globalizzazione, al contrario, quest’ultima ha accentuato il ruolo del Mediterraneo quale crocevia di interessi e vicende significative dal punto di vista sociale, politico, religioso ed economico”. Ma per Papa Francesco, come lo ha ribadito in ogni occasione, l’ipocrisia in generale, e quella delle persone che hanno delle responsabilità statali e istituzionali, rappresenta un male le cui conseguenze stanno causando tante sofferenze in ogni parte del mondo. Anche durante il suo sopracitato intervento, il Santo Padre ha parlato di quell’ipocrisia, considerandola come “il grave peccato di ipocrisia”. Proprio quell’ipocrisia manifestata ed evidenziata purtroppo spesso, come ha ribadito il Papa “…nei convegni internazionali, nelle riunioni, tanti Paesi parlano di pace e poi vendono le armi ai Paesi che sono in guerra. Questo si chiama la grande ipocrisia”.

    Anche quanto sta accadendo da alcuni anni a questa parte in Albania rappresenta una chiara dimostrazione della grande ipocrisia di cui parla Papa Francesco. Si tratta non di vendita di armi, perché l’Albania non è un paese in guerra. Ma l’Albania, paese che si affaccia sul Mare nostrum, si trova nei Balcani, dove si stanno affrontando diversi grandi interessi delle grandi potenze. Poi, da alcuni anni, l’Albania, secondo i rapporti ufficiali delle istituzioni internazionali specializzate, risulta essere un paese crocevia di vari traffici illeciti di stupefacenti, di armi ed altro. Sempre secondo i rapporti ufficiali delle strutture internazionali specializzate, l’Albania risulta essere, in questi ultimi anni, uno dei paesi dove si stanno riciclando i denari sporchi della criminalità locale e quella internazionale. Dati e fatti realmente accaduti alla mano, risulta che in Albania ormai il potere si sta paurosamente concentrando nelle mani di una sola persona: del primo ministro. Proprio com’è successo con il “suo carissimo amico” Erdogan in Turchia e con il suo simile, Lukashenko, in Bielorussia. In Albania, sempre dati e fatti accaduti alla mano, da alcuni anni ormai, si è restaurata una nuova e sui generis dittatura, gestita da una pericolosa alleanza tra il potere politico, la criminalità organizzata e certi clan occulti internazionali. Un’alleanza quella nella quale non si sa bene [pubblicamente] chi comanda chi e cosa. Nel caso della Turchia e della Bielorussia, giustamente, si sta pubblicamente parlando e stanno reagendo con delle ufficiali prese di posizione sia le cancellerie che le istituzioni dell’Unione europea. Mentre nel caso dell’Albania non se ne parla, o si parla poco e soltanto quando si conclude qualche operazione delle polizie di altri paesi contro i traffici illeciti. Nessuno però parla, come nel caso della Turchia e della Bielorussia, della restaurata dittatura in Albania e delle sue preoccupanti conseguenze, non solo per gli albanesi, ma anche per i paesi confinanti. L’Italia e la Grecia ne sanno ormai qualcosa. Anche questi “strani” atteggiamenti delle cancellerie e delle istituzioni dell’Unione europea, soprattutto della Commissione, rappresentano un’ulteriore dimostrazione di quell’ipocrisia di cui parla preoccupato Papa Francesco.

    E proprio il 6 ottobre scorso, la Commissione europea ha ufficialmente presentato il Rapporto di progresso per il 2020 sull’Albania. Un’altra ed ulteriore espressione della sua ripetuta “ipocrisia istituzionale”. Lo ha fatto dal 2016 in poi. E in una maniera clamorosa e del tutto fuori della realtà vissuta e sofferta in Albania. Se fosse stato per le “garanzie” date dalla Commissione europea ed espresse ufficialmente nei suoi Rapporti di progresso, l’Albania adesso sarebbe in una fase avanzata del suo percorso europeo. Ovviamente non per merito, non per gli “entusiastici progressi, in più di 95% degli acquis communautaire”, ma bensì per “altre ragioni”. Due anni dopo, nel 2018, l’Alto rappresentante dell’Unione per gli Affari esteri e la Politica di sicurezza era sicura e anche molto contenta che “L’Albania aveva avuto [finalmente] quello che meritava”. Non solo, ma lei lo considerava come “…un momento storico sia per l’Albania che per l’Unione europea” (Sic!). Chissà però perché sarebbe stato un “momento storico per l’Unione europea”?! Mentre il primo ministro albanese era molto emozionato perché era proprio grazie a lui e al suo governo che l’Albania aveva ormai “…una nuova statura nell’arena internazionale”.  E siccome si trattava di un “momento storico”, il primo ministro albanese, per l’occasione, ha distribuito delle medaglie di riconoscimento a quattro ambasciatori che avevano contribuito che tutto ciò accadesse! Ma quelle buffonate del primo ministro, come al solito, si sono subito discreditate. Con lo stesso “ottimismo” la Commissione europea però, ha continuato a presentare una “realtà virtuale” nel caso dell’Albania. Una realtà che contrasta palesemente con quella vera, vissuta e sofferta quotidianamente dai cittadini albanesi. Una realtà, della quale erano però a conoscenza e consapevoli i capi di Stato e di governo dei paesi membri dell’Unione europea, nell’ambito del Consiglio europeo, i quali hanno continuamente negato l’apertura dei negoziati all’Albania.

    Nel sopracitato Rapporto di progresso della Commissione europea sull’Albania per il 2020, si evidenziavano, come sempre, dei “progressi”. Affermazioni ufficiali, che in Albania fanno ridere anche i polli! Ma fanno anche indignare molte persone consapevoli ed oneste. Tutti quei cittadini responsabili, che non possono essere ingannati e manipolati dal primo ministro e dai soliti “rappresentanti internazionali”. Sono pochi in Albania quelli che possono ancora credere che la riforma del sistema della giustizia sia stata un successo. Mentre, riferendosi proprio a quella “Riforma”, il sopracitato Rapporto evidenzia che “…l’attuazione di una [simile] rappresentativa e completa riforma della giustizia è continuata senza sosta, risultando con un buon progresso”! La vera e vissuta realtà quotidiana dimostra e testimonia ben altro. Sono pochi in Albania quelli che, riferendosi alla diffusa corruzione, possono ancora credere che “…le autorità albanesi […] hanno esaudito la condizione [posta per l’apertura] della prima Conferenza intergovernativa”! Sono pochi in Albania quelli che possono ancora credere che ‘…l’Albania ha fatto un buon progresso nel rafforzamento della lotta contro la criminalità organizzata”! Mentre in Albania è convinzione diffusa che la criminalità determina le decisioni istituzionalmente prese. Queste sono soltanto alcune delle affermazioni del tutto non realistiche pubblicate nel sopracitato Rapporto.

    Chi scrive queste righe, come spesso accade, avrebbe tanti altri argomenti da trattare, dei quali da tempo e a più riprese ha informato il nostro lettore. Argomenti riguardanti le falsità che da alcuni anni si scrivono nei Rapporti ufficiali della Commissione europea sull’Albania. Egli però pensa di chiudere questo articolo con quanto ha detto Papa Francesco il 12 aprile scorso, durante il suo Messaggio Pasquale. E cioè che “… Oggi l’Unione europea ha di fronte a sé una sfida epocale, dalla quale dipenderà non solo il suo futuro, ma quello del mondo intero”. Nel frattempo l’autore di queste righe si chiede però: in quale istituzione dell’Unione europea credere?

  • Cinque banche globali corrotte

    Riceviamo e pubblichiamo un articolo di Mario Lettieri* e Paolo Raimondi** apparso su ItaliaOggi il 3 ottobre 2020

    Il Consorzio internazionale di giornalisti investigativi (Icij) è al centro dell’attenzione dei media perché è entrato in possesso di 2.500 pagine di segnalazioni di attività sospette (Sar) riguardanti le banche. Trattasi di documenti riportati, tra il 1999 e il 2017, alla FinCEN, Financial Crimes Enforcement Network del Departimento del Tesoro americano che li ha resi parzialmente pubblici. La FinCEN è l’agenzia governativa con il compito di combattere il riciclaggio di denaro.

    Sono gli stessi giornalisti che nel 2016 hanno pubblicato i cosiddetti Panama Papers, e hanno fatto emergere lo scandalo di vaste attività relative a evasioni fiscali e al riciclaggio dei soldi sporchi con il coinvolgimento di grossi personaggi e di banche internazionali.

    Adesso, emergerebbe, ancora una volta, una vastissima rete di traffici illegali e di movimenti di denaro riciclato per il traffico di droga e di armi e per evitare controlli e tasse attraverso società fittizie e finanche per il finanziamento del terrorismo.

    C’è di tutto e di più: coinvolgimento di discussi personaggi russi e ucraini, pericolose operazioni in Venezuela e in Malesia, finanche alcune operazioni per conto di Paul Manafort, l’ex manager della campagna elettorale di Donald Trump, attualmente in carcere per frode fiscale e bancaria. Sono tutte segnalazioni che, comunque, sarebbero dovuto essere indagate per arrivare a eventuali condanne.

    I documenti identificano le responsabilità di cinque banche globali: due americane, la JP Morgan, prima banca Usa, e la Bank of New York Mellon, due inglesi, la Hsbc, Hong Kong Shanghai Bank Corporation, la maggiore banca europea, e la Standard Chartered Bank e la tedesca Deutsche Bank. Le transazioni sospette di riciclaggio e per altre attività illegali ammonterebbero a oltre 2.000 miliardi di dollari!

    Sembra un ammontare stratosferico ma i file resi pubblici rappresenterebbero meno dello 0,02% degli oltre 12 milioni di attività sospette che le differenti istituzioni finanziarie hanno riportato alla FinCEN nel periodo 2011-17. Sono molti gli aspetti inquietanti in questa scandalosa storia. Vorremmo evidenziarne due che, secondo noi, meriterebbero una particolare attenzione.

    In primo luogo c’è il ruolo della Deutsche Bank che, secondo i documenti, deterrebbe il peggior primato con ben 1.300 miliardi di dollari in transazioni sospette. È la seconda volta che la banca tedesca scala la piramide negativa: lo aveva già fatto quando è diventata il numero uno al mondo per i derivati finanziari over the counter, noti strumenti speculativi sempre più aleatori e di difficile, complicata e rischiosa gestione.

    La stampa tedesca torna a chiedersi cosa stia realmente succedendo da molti anni in questa banca che porta il nome della Germania nel suo logo. Anche secondo noi i continui riferimenti ai coinvolgimenti della DB in operazioni di vario tipo sono motivo d’imbarazzo e di vergogna per l’intera Europa, non solo per la Germania. Ci si chiede come sia possibile che, anno dopo anno e scandalo dopo scandalo, le autorità tedesche e quelle europee non siano ancora riuscite a costringere la banca a ripulire veramente i suoi comportamenti e tornare a essere una delle maggiori banche promotrici di grandi progetti industriali e di sviluppo reale, come ai tempi del presidente Alfred Herrhuasen, prima che fosse ucciso dai terroristi.

    Il secondo aspetto riguarda i comportamenti assai discutibili delle banche coinvolte. Da anni, nonostante fossero state pesantemente accusate, condannate e sanzionate dalle autorità di controllo, quasi sempre americane, esse hanno continuato indisturbate a fornire i propri servizi per operazioni sporche, illegali e di riciclaggio. Gli esempi non mancano.

    Secondo le analisi pubblicate, nel 2012 la ‘HSBC, per bloccare il procedimento criminale, ammise di aver riciclato 881 milioni di dollari per un cartello della droga latino-americano e pagò un’ammenda di 1,9 milioni. Le accuse sarebbero state cancellate definitivamente qualora la banca avesse dimostrato di partecipare alla lotta contro il riciclaggio nei successivi cinque anni. I file dell’Agenzia americana proverebbero invece che l’Hsbc, violando il patteggiamento, non solo ha continuato nelle operazioni di riciclaggio di soldi sporchi ma sarebbe stata implicata in una grande «piramide finanziaria» che coinvolgeva parecchi paesi.

    Lo stesso sarebbe avvenuto con la Standard Chartered, accusata di aver favorito transazioni finanziare verso gli Usa da parte di clienti dell’Arab Bank legati alle reti terroristiche. Sebbene multata per 670 milioni di dollari, avrebbe continuato con simili operazioni anche durante il «periodo di buona condotta».

    Anche le altre banche menzionate, compresa la Deutsche Bank, hanno mantenuto lo stesso comportamento. Accusate di attività illecite hanno pagato le multe per bloccare le sanzioni penali continuando imperterrite a operare as usual. Certo è molto conveniente pagare la multa di 1 dollaro per 100 incassati illegalmente.

    Ma, in merito, il controllo dei governi e delle agenzie preposte è indipendente e davvero stringente? Poiché la pandemia sta mettendo a soqquadro tutti i sistemi, economici, sociali e sanitari, non si capisce perché la grande finanza resti intoccabile.

    Naturalmente le banche hanno spesso dichiarato di non conoscere l’identità dei correntisti finali. È singolare che oltre il 20% dei rapporti inviati alla FinCEN abbia un cliente con un indirizzo presso le Virgin Islands britanniche, uno dei più grandi paradisi fiscali al mondo.

    In conclusione, si ricordi che anche per l’Unodc, l’Ufficio dell’Onu per il controllo della droga e la prevenzione del crimine, non meno di 2.400 miliardi di dollari di denaro illecito sarebbero riciclati ogni anno. Sono dati sconvolgenti.

    *già sottosegretario all’Economia **economista

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