UE

  • Nel 2025 le esportazioni agroalimentari dell’UE hanno raggiunto il nuovo picco di 238,4 miliardi di euro

    L’ultima relazione sul commercio agroalimentare dell’UE, pubblicata dalla Commissione europea, mostra che le esportazioni agroalimentari dell’UE hanno raggiunto un nuovo record nel 2025, nonostante le sfide economiche globali.

    Nel 2025 le esportazioni agroalimentari dell’UE sono ammontate complessivamente a 238,4 miliardi di euro, con un aumento dell’1% rispetto al 2024 (+2,3 miliardi di €). Il Regno Unito è rimasto la principale destinazione delle esportazioni agroalimentari dell’UE, rappresentando il 23% del totale (55,6 miliardi di euro). Tra gli altri sviluppi principali, le esportazioni sono aumentate in modo significativo verso la Svizzera (+1,2 miliardi di euro, +7%) e la Turchia (+1,1 miliardi di euro, +16%). I preparati a base di cereali, i prodotti lattiero-caseari e il vino hanno continuato a trainare le esportazioni dell’UE, mentre cacao, caffè e cioccolato hanno registrato i maggiori aumenti di valore, in gran parte dovuti all’aumento dei prezzi.

    Le importazioni agroalimentari dell’UE sono salite a 188,6 miliardi di euro, con un aumento del 9% rispetto al 2024 (+15,3 miliardi di euro). Il Regno Unito, il Brasile e gli Stati Uniti sono rimasti i principali fornitori, con cacao, caffè, frutta e frutta a guscio che hanno trainato la crescita delle importazioni a causa dell’aumento dei prezzi mondiali.

    Nel 2025 l’UE ha mantenuto un avanzo commerciale complessivo nel settore agroalimentare pari a 49,9 miliardi di euro. Si tratta di un importo inferiore di 13,3 miliardi di euro rispetto all’avanzo complessivo del 2024, principalmente a causa dell’aumento dei prezzi all’importazione di materie prime chiave come caffè, cacao, frutta e frutta a guscio. L’UE rimane il primo esportatore mondiale di prodotti agroalimentari ed è stata anche il primo importatore mondiale nel 2025.

    Nel 2025 il commercio agroalimentare ha rappresentato il 9% delle esportazioni totali dell’UE, il 7,5% delle importazioni totali dell’UE e il 37% dell’avanzo commerciale complessivo dell’UE.

  • La Commissione presenta misure per rafforzare l’indipendenza energetica dell’UE e ridurre i costi dell’energia

    La Commissione europea ha presentato le prime iniziative volte a stimolare gli investimenti in soluzioni energetiche pulite prodotte internamente, rafforzare la resilienza del sistema energetico e contribuire a ridurre i prezzi dell’energia. L’attuale contesto geopolitico ricorda quanto siano elevati i rischi legati alla dipendenza dell’Europa dalle importazioni di combustibili fossili, mentre cittadini e industrie continuano a esprimere una forte preoccupazione per il livello dei prezzi energetici.

    La strategia di investimento per l’energia pulita mira a colmare il divario tra il capitale privato oggi disponibile e gli investimenti necessari per accelerare la transizione energetica. Con il pacchetto energia dei cittadini, la

    Commissione propone inoltre azioni concrete per ridurre le bollette, consentire ai cittadini di produrre e condividere la propria energia pulita e contrastare la povertà energetica. La strategia per i piccoli reattori modulari (SMR) delinea invece una visione per la creazione di una catena di approvvigionamento europea dedicata a questa tecnologia, con l’obiettivo di rendere operativi i primi SMR all’inizio degli anni 2030.

    Le misure presentate danno attuazione al piano d’azione per un’energia a prezzi accessibili, con l’obiettivo di rafforzare la competitività dell’Europa, ridurre le dipendenze energetiche e migliorare l’accessibilità economica dell’energia per le famiglie. La Commissione presenterà ulteriori iniziative nei prossimi mesi.

  • La Commissione lancia una piattaforma per rafforzare il ruolo delle donne in agricoltura

    La Commissione europea ha lanciato la piattaforma per le donne in agricoltura, una nuova iniziativa pensata per rafforzare il ruolo delle donne nel settore agricolo e promuovere pari opportunità nelle comunità rurali. Annunciata nella “Visione per l’agricoltura e l’alimentazione” della Commissione, la piattaforma mira ad aumentare la partecipazione femminile all’agricoltura, incoraggiare il tutoraggio e favorire lo scambio di buone pratiche. Il lancio coincide inoltre con la proclamazione da parte delle Nazioni Unite del 2026 come Anno internazionale delle agricoltrici.

    Nonostante il loro contributo fondamentale, le donne restano sottorappresentate nell’agricoltura dell’UE: gestiscono infatti solo il 32% delle aziende agricole. Persistono ancora diversi ostacoli, tra cui un accesso diseguale alla terra, ai finanziamenti e alla formazione, che continuano a limitarne il pieno potenziale.

    Il cuore della nuova piattaforma sarà il tutoraggio. I tutor condivideranno conoscenze pratiche e contribuiranno a creare una rete di supporto volta a contrastare gli stereotipi, ispirare le giovani donne e promuovere una presenza femminile sempre più riconosciuta nei ruoli di leadership del settore agricolo. Attraverso la valorizzazione di modelli di riferimento e il rafforzamento delle reti di mentoring, l’iniziativa punta ad accrescere la fiducia, migliorare l’accesso alle opportunità e garantire che il contributo delle donne sia pienamente riconosciuto.

    Nell’ambito della politica agricola dell’UE, gli Stati membri possono ora introdurre misure mirate, tra cui incentivi finanziari, per sostenere le agricoltrici. La Commissione sta inoltre migliorando la raccolta dei dati per integrare pienamente la dimensione di genere nell’elaborazione delle politiche. Solo nel 2024, 55 300 giovani donne hanno ricevuto sostegno per avviare un’attività agricola e beneficiare di un sostegno supplementare al reddito. Un settore agricolo più equo e inclusivo è essenziale per il futuro dell’Europa.

  • La Vicepresidente esecutiva Virkkunen e il Commissario Micallef intervengono sulla partecipazione della Russia alla Biennale d’Arte di Venezia

    Entrambi condannano fermamente la decisione della Fondazione Biennale di consentire alla Russia di riaprire il suo padiglione nazionale alla 61a Esposizione Internazionale d’Arte della Biennale di Venezia del 2026.

    “La Commissione europea – dichiarano – è stata chiara nella sua posizione in merito alla guerra illegale di aggressione della Russia nei confronti dell’Ucraina. La cultura promuove e salvaguarda i valori democratici, promuove il dialogo aperto, la diversità e la libertà di espressione e non dovrebbe mai essere utilizzata come piattaforma di propaganda. Gli Stati membri, le istituzioni e le organizzazioni devono agire in linea con le sanzioni dell’UE ed evitare di fornire una piattaforma alle persone che hanno attivamente sostenuto o giustificato l’aggressione del Cremlino nei confronti dell’Ucraina. Questa decisione della Fondazione Biennale – sottolineano – non è compatibile con la risposta collettiva dell’UE alla brutale aggressione della Russia. Se la Fondazione Biennale dovesse andare avanti con la sua decisione di consentire la partecipazione della Russia, esamineremo ulteriori azioni, tra cui la sospensione o la cessazione di una sovvenzione dell’UE in corso alla Fondazione Biennale.

  • La Commissione presenta un nuovo strumento di IA per combattere gli allarmi agroalimentari e le frodi alimentari

    La Commissione europea ha presentato una nuova piattaforma basata sull’intelligenza artificiale (IA), TraceMap, progettata per accelerare l’individuazione di frodi alimentari, alimenti contaminati e focolai di malattie di origine alimentare in tutta l’UE. In linea con gli elevati standard di sicurezza dell’UE per gli alimenti e i prodotti importati, questo nuovo strumento contribuirà a rafforzare la tutela dei consumatori e ad aiutare le autorità nazionali a lavorare in modo più efficace, innovando il modo in cui vengono valutati, individuati e affrontati i rischi per la sicurezza alimentare e le attività fraudolente. Grazie all’IA, TraceMap migliorerà le valutazioni dei rischi per la sicurezza alimentare facilitando l’accesso e l’analisi dei dati critici, individuando rapidamente i collegamenti tra operatori e spedizioni e monitorando l’intera filiera agroalimentare una volta identificato un rischio, consentendo ritiri più rapidi dei prodotti non sicuri o fraudolenti.

    TraceMap è accessibile alle autorità nazionali di tutti gli Stati membri, permettendo loro di orientare meglio i controlli e condurre indagini più approfondite senza richiedere risorse aggiuntive. La piattaforma utilizzerà i numerosi dati disponibili nei sistemi agroalimentari esistenti dell’UE per monitorare rapidamente i modelli commerciali e i flussi di produzione. Migliorerà inoltre l’accuratezza delle attività di screening, accelererà l’individuazione degli operatori sospetti e aiuterà gli investigatori a rilevare più rapidamente frodi alimentari e focolai di origine alimentare, consentendo di ritirare dal mercato i prodotti non conformi. TraceMap permetterà agli Stati membri di colmare eventuali lacune, affrontare le vulnerabilità e rafforzare le misure antifrode nel settore agroalimentare. Contribuirà inoltre a migliorare il controllo delle merci importate, in linea con le misure rafforzate previste nella visione per l’agricoltura e l’alimentazione.

  • Richiesta ‘innovativa’ balcanica sull’adesione all’Unione europea

    Non erano solo le menzogne ad essere pericolose.

    Anche le verità, se dimenticate, diventano inutili.

    George Orwell; da “1984”

    L’Albania e la Serbia sono due dei Paesi balcanici che, da anni ormai, stanno proseguendo i loro percorsi per l’adesione all’Unione europea. Ma viste le non poche inadempienze degli obblighi e delle condizioni poste da parte delle istituzioni dell’Unione europea, la strada si presenta ancora molto in salita per i due Paesi.

    L’Albania ha firmato l’Accordo di Stabilizzazione ed Associazione con l’Unione europea il 12 giugno 2006. Si tratta di un accordo con il quale comincia ufficialmente anche lo stesso processo dell’adesione. In seguito, il 28 aprile 2009, il governo albanese ha presentato l’applicazione per l’adesione all’Unione europea. Poi, durante la riunione del Consiglio europeo del 26 e 27 giungo 2014, è stata presa la decisione di dare all’Albania lo status del Paese candidato all’adesione. Mentre, durante il vertice del 24 marzo 2020, il Consiglio europeo ha deciso di aprire i negoziati con l’Albania. In seguito, il 19 luglio 2022, durante la prima conferenza intergovernativa tra l’Albania e l’Unione europea, sono stati avviati ufficialmente i negoziati dell’adesione. Adesso però bisogna anche chiuderli. E questo rappresenta una grande sfida vista la realtà albanese, condizionata dalla continua violazione dei principi dello Stato di diritto, dalla corruzione diffusa, dall’abuso di potere ed altro.

    Invece la Serbia ha firmato l’Accordo di Stabilizzazione e Associazione con l’Unione europea il 29 aprile 2008. Poi, seguendo le procedure, il 22 dicembre 2009 ha presentato ufficialmente la domanda di adesione all’Unione Europea. Alla Serbia è stato riconosciuto ufficialmente lo status di Paese candidato per l’adesione all’Unione europea il 1° marzo 2012. In seguito, il Consiglio europeo, durante il vertice del 27 e 28 giugno 2013 ha preso la decisione di avviare i negoziati di adesione con la Serbia non più tardi del gennaio 2014. Negoziati che sono stati ufficialmente avviati il 14 dicembre 2015. Ma dal 2022 il percorso europeo della Serbia risulta essere molto rallentato. Tra le cause di questo rallentamento, oltre ai problemi legati al funzionamento dello Stato di diritto, vi sono anche i rapporti della Serbia con il Kosovo ed il riconoscimento della sua indipendenza, nonché un’ambigua politica estera, non in sintonia con quella dei Paesi occidentali, bensì spesso orientata verso la Russia e la Cina.

    Dopo l’invasione russa dell’Ucraina, il 24 febbraio 2022, la Serbia non ha aderito alle sanzioni poste dall’Unione europea alla Russia. Una scelta quella, che continua tuttora, contestata sia dai massimi rappresentanti dell’Unione che da alcuni Stati membri. Il ministro degli Esteri tedesco dichiarava già a metà aprile del 2022 che “…Se la Serbia vuole aderire all’Unione europea, deve sostenere la politica estera degli altri membri dell’Unione […] e quindi imporre alla Russia le sanzioni necessarie”.

    Il 4 settembre 2024, durante il Forum economico orientale svoltosi a Vladivostok in Russia, il vice primo ministro serbo ha avuto un incontro molto cordiale con il presidente russo. Lui ha garantito che la Serbia “…non diventerà mai un membro della NATO, non imporrà mai sanzioni alla Federazione Russa e non permetterà mai che il suo territorio venga usato per qualsiasi azione anti-russa”. Aggiungendo, tra l’altro, che “…la Serbia non è solo un partner strategico della Russia. La Serbia è anche un alleato della Russia. E questa è la ragione per cui la pressione dell’Occidente contro di noi è [così] grande”.

    Ma quella scelta della Serbia è stata però sempre giustificata, in varie occasioni, dal primo ministro albanese, un “caro amico” del presidente serbo. In una sua intervista, nel giugno 2022, rilasciata al noto media “Politico Europe” che tratta, tra l’altro, anche gli sviluppi nell’Unione europea, il primo ministro albanese ha dichiarato: “Bisogna capire che la Serbia si trova in una posizione molto diversa rispetto a molti altri, a causa della sua storia e dei suoi legami speciali con la Russia”. Aggiungendo anche:Penso che la Serbia sia sulla strada giusta”.

    Le ultime elezioni in Serbia per rinnovare l’Assemblea nazionale, cioè il Parlamento serbo, si sono svolte il 17 dicembre 2023. La coalizione capeggiata dal Partito Progressista Serbo dell’attuale presidente della Repubblica ha ottenuto una maggioranza assoluta. Ma il risultato di quelle elezioni è stato duramente contestato, documenti alla mano, dai partiti dell’opposizione che accusavano di brogli e di manipolazioni elettorali. Il nuovo governo si è insediato però solo il 1o maggio 2024, dopo le continue proteste in piazza dell’opposizione.

    In Albania le ultime elezioni politiche si sono svolte l’11 maggio 2025. Si è trattato però di un vero e proprio massacro elettorale che ha permesso al partito capeggiato dal primo ministro di ottenere una maggioranza assoluta. Come ha fatto in Serbia il presidente della Repubblica. Il nostro lettore è stato ampiamente informato dei clamorosi brogli e manipolazioni elettorali in Albania, nonché del diretto coinvolgimento della criminalità organizzata per garantire quella che il primo ministro albanese si è vantato di essere stata una “grandissima e meritata vittoria” (Sic!).

    Nel frattempo, come sopracitato, il processo europeo della Serbia si è molto rallentato. Mentre dal 3 novembre 2024, dopo il crollo della tettoia nella stazione ferroviaria di Novi Sad, di cui il nostro lettore è stato altresì informato, in Serbia continuano le proteste, sempre più massicce dei cittadini degli studenti e degli agricoltori con i loro trattori in varie città. Con lo slogan “La corruzione uccide” i manifestanti chiedono nuove elezioni.

    Da fonti ben informate e credibili risulta che durante una riunione di più di un mese fa del COELA, l’acronimo del “Gruppo di Lavoro sull’Allargamento e Paesi impegnati nei negoziati di adesione all’Unione europea” (Working Party on Enlargement and Countries Negotiating Accession to the EU), i rappresentanti di alcuni Paesi membri, ma soprattutto della Germania, hanno chiesto che il primo ministro albanese non blocchi i procuratori e i giudici a procedere sul caso della vice primo ministro e ministra delle Infrastrutture e dell’Energia, di cui il nostro lettore è stato ampiamente informato. Perché se no, allora si bloccherebbe il percorso europeo dell’Albania

    Guarda caso però il 28 febbraio scorso il noto quotidiano tedesco Frankfurter Allgemeine Zeitung ha pubblicato un articolo scritto dal primo ministro albanese e dal presidente serbo. Convinti che non ci sarà nessun progresso del percorso europeo dei due Paesi balcanici, loro hanno presentato una richiesta ‘innovativa’ balcanica sull’adesione all’Unione europea. Si tratta di una richiesta che si basa su un’integrazione puramente commerciale, senza altri diritti per i cittadini di entrambi i Paesi, senza violare l’attuale equilibrio istituzionale dell’Unione. Vale a dire, senza diritto di veto, senza commissari aggiuntivi e senza incidere sulle strutture decisionali. Gli autori criticano anche l’atteggiamento dei massimi rappresentanti dell’Unione europea che non riescono a gestire gli sviluppi europei ed internazionali. Pensare da che pulpito vengono queste critiche però!

    Chi scrive queste righe è convinto che gli autori del sopracitato articolo hanno mentito e nascosto le verità, per “giustificare” il loro fallimento clamoroso nell’ambito dei negoziati per l’adesione all’Unione europea sia dell’Albania e sia della Serbia. Invece loro sono i veri responsabili di una simile e molto preoccupante situazione. Aveva ragione George Orwell quando affermava che non erano solo le menzogne ad essere pericolose. Anche le verità, se dimenticate, diventano inutili.

  • Prendere decisioni serie

    Continua la tragedia – farsa dei bambini nel bosco, mentre le guerre infuriano e tanti bambini rimangono orfani, sbalestrati da situazioni terrorizzanti, privi a volte della stessa identità, quando arrivano da soli sui barconi dei trafficanti di esseri umani, ed altri bambini rimangono feriti ed uccisi, rimane strabiliante la decisione di allontanare la mamma del bosco dai suoi bambini.

    I bambini continuano ad essere le prime vittime di magistrature politicizzate ed ideologizzate come abbiamo più volte scritto raccontando le tragedie umane prodotte dallo Jugendamt tedesco.

    L’Europa con le frontiere aperte per le merci, che legifera su tutto, anche su quanto sarebbe di miglior competenza degli Stati nazionali, non ha ancora trovato la volontà politica ed il coraggio di difendere i bambini e la loro necessità, eventualmente anche sotto un controllo di personale veramente qualificato, di vivere con i genitori.

    Sulla scia dello Jugendamt ora anche l’Italia, che non ha mai fatto niente per difendere i genitori italiani privati, dalla Germania, del loro diritto di vedere i figli, si adegua impedendo alla mamma di stare con i suoi bambini, anche all’interno della cosiddetta casa protetta.

    Nel frattempo i bambini dei nomadi non vanno a scuola, vivono nella sporcizia, imparano a rubare e a fare accattonaggio ed altri minori sono relegati nei campi e nelle strutture per extracomunitari perdendo ogni possibilità di inserimento.

    Dire che c’è qualcosa che non va è decisamente riduttivo, qui non stanno funzionando troppe cose e al di là delle dichiarazioni politiche, che servono solo a qualche riga sui social, è arrivato il momento di prendere decisioni serie.

    La vicenda dei bambini nel bosco dovrebbe imporre alle forze politiche a formulare finalmente proposte globali e serie per l’effettiva tutela dei minori non dimenticando che, da destra come da sinistra, il silenzio dei governi italiani ed europei, sullo Jugendamt e non solo, è una macchia che andrebbe finalmente cancellata.

  • La Commissione annuncia 60 milioni di euro nell’ambito di Europa creativa per promuovere la cooperazione nei settori culturali e creativi

    La Commissione europea ha pubblicato l’invito 2026 a presentare progetti di cooperazione europea nell’ambito di Europa creativa, il programma faro dell’UE dedicato ai settori culturali e creativi. Con una dotazione di 60 milioni di euro, l’invito sosterrà circa 150 progetti che realizzeranno un’ampia gamma di attività culturali e creative, promuovendo tra l’altro la cooperazione transfrontaliera, lo sviluppo delle capacità, il talento artistico e le pratiche innovative. I progetti coinvolgeranno artisti e organizzazioni attivi in tutti i settori della sezione Cultura di Europa creativa, tra cui teatro, danza, musica, patrimonio culturale, architettura, letteratura, design e moda.

    I candidati provenienti dai paesi che partecipano al programma Europa creativa avranno tempo fino al 5 maggio 2026 per presentare le loro proposte.

  • La Commissione propone un atto legislativo sull’accelerazione industriale per rafforzare l’industria e creare posti di lavoro in Europa

    La Commissione europea ha adottato una proposta di atto legislativo sull’accelerazione industriale (IAA) con l’obiettivo di stimolare la domanda di tecnologie e prodotti europei a basse emissioni di carbonio. La normativa punta a rilanciare l’industria manifatturiera, sostenere la crescita delle imprese e la creazione di posti di lavoro, oltre ad accelerare la transizione verso tecnologie più pulite.

    In linea con la relazione Draghi, l’IAA introduce requisiti mirati “Made in EU” e/o a basse emissioni di carbonio per gli appalti pubblici e i regimi di sostegno pubblico in settori strategici come acciaio, cemento, alluminio, automobili e tecnologie a zero emissioni nette. Il quadro potrà essere esteso anche ad altre industrie ad alta intensità energetica. Gli Stati membri istituiranno inoltre un processo unico di autorizzazione digitale per semplificare e velocizzare i progetti produttivi.

    La proposta mira ad aumentare la quota dell’industria manifatturiera nel PIL dell’UE dal 14,3% nel 2024 al 20% entro il 2035, rafforzando la base industriale europea in un contesto segnato da crescente concorrenza globale e da una forte dipendenza dall’approvvigionamento esterno.

    Pur mantenendo l’apertura dell’UE al commercio e agli investimenti, l’atto promuove il principio di reciprocità negli appalti pubblici. I paesi che garantiscono alle imprese europee un accesso comparabile ai propri mercati – inclusi quelli parti dell’accordo dell’OMC sugli appalti pubblici o legati all’UE da un accordo di libero scambio o da un’unione doganale – potranno beneficiare della parità di trattamento.

    Per i grandi investimenti superiori a 100 milioni di euro in settori strategici in cui un singolo paese terzo controlla oltre il 40% della capacità globale, l’IAA stabilisce condizioni volte a garantire posti di lavoro di alta qualità, innovazione, trasferimento tecnologico e almeno il 50% dell’occupazione in Europa. Nel complesso, la normativa mira a rafforzare la sicurezza economica e la resilienza delle catene di approvvigionamento dell’UE.

  • La Corte dei conti della Ue sollecita innovazione nell’agricoltura europea

    Secondo una relazione speciale pubblicata oggi dalla Corte dei conti europea, lo strumento dell’UE per potenziare la produttività e la sostenibilità agricole attraverso l’innovazione (PEI-AGRI) non ha sfruttato appieno il proprio potenziale. Nonostante tra il 2014 e il 2022 siano stati devoluti finanziamenti nazionali e dell’UE per quasi 1 miliardo di euro per incentivare pratiche innovative nell’agricoltura, il PEI-AGRI è raramente riuscito a produrre innovazioni utili, pratiche o adottate su larga scala.

    La Corte raccomanda di prestare maggiore attenzione alle esigenze concrete degli agricoltori, di migliorare le procedure di selezione dei progetti e di divulgarne i risultati in maniera più efficace, in modo tale che l’intero settore possa trarre beneficio dalle innovazioni. Il partenariato europeo per l’innovazione in materia di produttività e sostenibilità dell’agricoltura (PEI-AGRI), introdotto nel 2012, è finanziato dalla politica agricola comune (PAC), nonché dalla politica dell’UE in materia di ricerca e innovazione (programma Orizzonte).

    Nell’ambito della PAC 2014-2022, lo strumento ha sostenuto oltre 4 000 progetti innovativi intesi a migliorare la produttività e la sostenibilità attraverso la collaborazione tra agricoltori, ricercatori, consulenti e imprese del settore agroalimentare.

    “L’innovazione è essenziale se il settore agricolo vuole migliorare la propria sostenibilità economica, ambientale e sociale – ha dichiarato Joao Leao, membro della Corte responsabile dell’audit -. Lo strumento dell’UE per potenziare l’innovazione a livello delle aziende agricole avrebbe potuto assicurare un impiego più proficuo delle risorse. Inoltre, alcune opportunità non sono state colte: ad esempio, non è stato tenuto conto delle esigenze concrete degli agricoltori, nonostante il coinvolgimento diretto degli stessi aumenti le probabilità di successo”.

    Gli auditor della Corte hanno condotto un’analisi basata sui dati ed esaminato un esteso campione di 70 progetti in Spagna, Francia, Paesi Bassi e Polonia. La Corte ha constatato che il potenziale innovativo ha costituito raramente un criterio decisivo nella selezione dei progetti e che vi è stato generalmente uno scarso coinvolgimento degli agricoltori, oltre che un’attenzione insufficiente alle loro esigenze in termini di innovazione.

    Tuttavia, coinvolgere attivamente gli agricoltori nei progetti ha contribuito ad aumentare non soltanto le probabilità di successo, ma anche la qualità dell’innovazione prodotta. Ad esempio, dopo che nell’ambito di un progetto erano state testate tecniche di semina a secco del riso, in Spagna questo metodo di coltivazione è stato adottato in un’intera area agricola.

    La Corte ha inoltre osservato che quasi un terzo dei progetti esaminati presentava un legame debole, se non del tutto assente, con l’agricoltura: alcuni di essi erano incentrati su settori quali la trasformazione industriale degli alimenti o lo sviluppo di strategie di marchio. In Polonia, un progetto relativo alla produzione industriale di burro ha apportato solo un modesto contributo alla sostenibilità economica dei produttori di latte locali; in Spagna, un altro progetto aveva il solo obiettivo di migliorare l’immagine di marchio di una catena di supermercati.

    In aggiunta, a giudizio della Corte, oltre la metà dei progetti non è riuscita a generare innovazioni di successo: molti di essi non hanno prodotto effetti concreti, hanno risposto a esigenze di nicchia o apportato benefici principalmente a singoli individui. La Corte ha inoltre rilevato alcuni casi in cui i fondi sono stati utilizzati per sostenere investimenti che, oltre a non aver prodotto chiari vantaggi per il settore più in generale, sarebbero stati probabilmente intrapresi anche in assenza del finanziamento dell’UE.

    Un altro punto debole è stata la divulgazione dei risultati, considerata dalla Corte come un’occasione persa. Solo per circa la metà dei progetti, infatti, le conoscenze prodotte sono state condivise e solo sei dei 18 progetti che hanno ottenuto risultati utili hanno generato innovazioni che sono poi state adottate su larga scala. Gli Stati membri hanno raramente promosso le innovazioni più promettenti a livello locale e delle aziende agricole, nonostante la PAC consenta l’utilizzo dei fondi con finalità di formazione, ad uso didattico oppure per servizi di consulenza.

    La Corte ha anche constatato un’assenza di sinergie con altri finanziamenti dell’UE in materia di ricerca e innovazione (Orizzonte 2020): nessuno dei 70 progetti esaminati ha utilizzato risorse provenienti da Orizzonte 2020, nonostante per il periodo 2014-2020 fossero stati assegnati più di 1,5 miliardi di euro per la ricerca in ambito agricolo e forestale.

    Il PEI-AGRI è uno strumento dell’UE fondamentale per promuovere l’innovazione tecnologica e i servizi per le comunità rurali, migliorare le pratiche agricole e sviluppare prodotti; è fondato sulla collaborazione tra agricoltori, ricercatori, imprese del settore agroalimentare e altri portatori di interessi. Nella PAC 2023-2027 l’innovazione ricopre un ruolo sempre più rilevante e la Commissione europea ha dichiarato il suo impegno nel continuare a sostenere il PEI-AGRI in quanto “pilastro” dei sistemi di conoscenza e innovazione degli Stati membri in campo agricolo.

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