UE

  • Via libera alle trattative per l’adesione di Albania e Nord Macedonia alla Ue

    Dopo oltre due  anni di stallo, gli Stati membri dell’Unione europea hanno dato il via libera ai negoziati di adesione di Albania e Nord Macedonia. La decisione è stata presa dai ministri per gli Affari europei in una riunione in teleconferenza del Consiglio Affari Generali dell’Ue ed è stata confermata dal Consiglio europeo dei capi di Stato e di governo

    La Francia, la Danimarca e l’Olanda lo scorso ottobre avevano messo il veto all’apertura dei negoziati di adesione con i due Paesi dei Balcani occidentali. La Commissione ha presentato una nuova metodologia sul processo di allargamento per superare le obiezioni dei tre Paesi, e in particolare della Francia. I due Paesi avranno un trattamento differenziato. “Sull’Albania abbiamo concordato un certo numero di precondizioni che devono essere rispettate prima che la prima conferenza intergovernativa possa avere luogo”, ha spiegato il ministro degli Esteri dell’Olanda, Stef Blok, in una conferenza stampa virtuale. Le precondizioni per l’Albania riguardano “lo Stato di diritto e lotta contro corruzione”, ha detto Blok. Per la Nord Macedonia “non ci devono essere precondizioni”, ma deve “continuare a dimostrare progressi per concludere con successo il processo di adesione”, ha detto Blok

  • Per la Commissione europea esiste un legame tra clima e ciclo globale dell’acqua

    In occasione della Giornata mondiale dell’acqua che si è celebrata lo scorso 22 marzo, il vicepresidente della Commissione europea, Josep Borrell, e il commissario per l’ambiente, gli oceani e la pesca Virginijus Sinkevičius hanno affermato che l’acqua e i cambiamenti climatici sono indissolubilmente legati. “Condizioni meteorologiche estreme erodono la disponibilità e la qualità dell’acqua dolce. I cambiamenti climatici aumentano le esigenze concorrenti sull’uso dell’acqua. In alcune regioni, la crescente crisi idrica può provocare instabilità politica. Questa emergenza influisce anche sulla biodiversità e mette a rischio i progressi complessivi dello sviluppo sostenibile. Dobbiamo adattarci agli effetti idrici dei cambiamenti climatici per proteggere la salute e salvare vite umane”, hanno affermato Borrell e Sinkevičius in una dichiarazione congiunta, aggiungendo che i cambiamenti climatici sono un problema globale che richiede una risposta globale collettiva e che l’Unione europea sta dando l’esempio. Nel novembre del 2019, il Parlamento europeo aveva lanciato l’allarme dell’esistenza reale di un’emergenza climatica. L’11 dicembre 2019, la Commissione europea ha presentato il Green Deal europeo. Il suo obiettivo è quello di conciliare l’economia con il nostro pianeta trasformando le sfide climatiche e ambientali in opportunità. È una tabella di marcia affinché l’Europa diventi il ​​primo continente neutrale dal punto di vista climatico entro il 2050, affrontando al contempo la nostra crisi ambientale, in particolare l’inquinamento di aria, acqua e terra. L’uso più efficiente dell’acqua ridurrà i gas serra. Per proteggere meglio le risorse, compresa l’acqua, l’UE ha istituito un meccanismo di transizione equa e un piano d’azione per l’economia circolare per aiutare gli Stati membri dell’UE a passare a un nuovo modo di produrre e consumare. Inoltre, l’UE sostiene numerosi progetti relativi al clima in tutto il mondo. La Commissione ha affermato che l’acqua potabile deve essere disponibile, sufficiente, sicura, accettabile, accessibile e alla portata di tutti senza discriminazioni. Il diritto all’acqua potabile è essenziale per il pieno godimento della vita e di tutti gli altri diritti umani. L’acqua non è solo un motore per lo sviluppo sociale ed economico, ma anche per la pace e la sicurezza, poiché la sua scarsità può portare a conflitti e sfollamenti di massa. “Nonostante i progressi, miliardi di persone non hanno ancora accesso all’acqua potabile e ai servizi igienico-sanitari. Il raggiungimento dell’accesso universale a questo diritto, garantendo la gestione disponibile e sostenibile dell’acqua e dei servizi igienico-sanitari per tutti è il sesto obiettivo di sviluppo sostenibile, concordato da tutti gli Stati membri delle Nazioni Unite nel 2015 nell’ambito dell’Agenda 2030. Il cambiamento climatico sfida ulteriormente questo obiettivo. Dobbiamo raddoppiare i nostri sforzi. Questo è possibile se agiamo tutti ora. L’UE è pronta a fare la sua parte”, si legge nella dichiarazione.

  • I deputati europei sollecitano l’evacuazione degli hotspot sulle isole greche per fermare la diffusione di COVID-19

    L’isola di Lesbo ha confermato il suo primo caso COVID-19 e i deputati europei chiedono alla Commissione europea di evacuare i campi migratori, i cosiddetti “hotspot”, sulle isole greche, poiché sia ​​le pessime condizioni igieniche che di vita potrebbero trasformare la crisi umanitaria in un pubblico problema di salute.

    Gli hotspot sovraffollati, che attualmente ospitano migliaia di migranti, superando il limite numerico consentito, rendono impossibile qualsiasi misura per arginare il virus, come l’isolamento e il distanziamento sociale.

    In una lettera inviata al commissario per la gestione delle crisi Janez Lenarčič, il presidente del Comitato per le libertà civili Juan Fernando López Aguilar del gruppo di socialisti al Parlamento europeo, ha esortato la Commissione a procedere con “l’evacuazione preventiva dei gruppi più vulnerabili nel campi nelle isole greche”.

    L’eurodeputato spagnolo ha chiesto il coordinamento di una “risposta europea comune”, prima che la situazione diventi “ingestibile” e si rischi un aumento delle vittime. Ha inoltre sottolineato che, poiché le strutture di terapia intensiva di Lesbo sono estremamente limitate e le attrezzature sanitarie necessarie non sono attualmente disponibili, la Commissione deve aumentare le sue risorse finanziarie per la fornitura di cure mediche.

    Il 17 marzo, il Ministero della migrazione e dell’asilo della Grecia ha annunciato misure di protezione per prevenire un focolaio di COVID-19 nei centri di accoglienza e identificazione (RIC) delle isole per richiedenti asilo e migranti. Questi includono la sospensione di 14 giorni delle visite, comprese quelle di agenzie e organizzazioni che forniscono servizi essenziali, di attività ricreative ed educative all’interno dei campi e la limitazione dei movimenti non essenziali, sia all’interno che all’esterno dell’hotspot.

    Si stima che oltre 42.000 richiedenti asilo vivano nei campi dei migranti, di cui 26.000 sono al riparo nell’hotspot di Moria. Poiché quest’ultimo è stato progettato per ospitare 3.000 persone, i migranti si trovano già in una situazione di salute precaria a causa delle condizioni di vita disastrose.

     

  • Quali sono i limiti dell’Unione Europea?

    Dopo la gravissima gaffe della presidente della BCE Lagarde, che era riuscita a negare con una sola battuta il ruolo e la funzione di una istituzione finanziaria il cui compito principale è esattamente quello di vigilare sulla stabilità dello spread sui titoli del debito pubblico dei Paesi dell’Euro Zona, e che tutte le istituzioni UE hanno preso le decisioni giuste in merito agli interventi per contrastare l’epidemia del Covid-19, sia sul piano sanitario, che su quello economico e sociale, sembra il momento di affrontare il perché l’attuale impianto europeo appare così fragile e traballante. Un indizio significativo emerge dalla intervista della presidente della Commissione UE Von der Leyen rilasciata al Corriere della Sera del 21 marzo scorso. Una intervista in cui riassume i provvedimenti presi, in pratica 1120 miliardi di euro per garantire la liquidità a tutti i Paesi dell’Euro Zona, più 1800 miliardi di euro per nuovi crediti a famiglie e imprese, la sospensione a tempo indeterminato delle regole del “Patto di Stabilità”, che smontano definitivamente ogni argomentazione strumentale dei sovranisti in servizio permanente effettivo, e perfino la possibilità dell’adozione di coronavirusbond europei, per alleggerire il peso dell’ulteriore indebitamento dei vari Paesi, specie di quelli come l’Italia con problematiche di eccesso di esposizione debitoria. Una dichiarazione limpida sulla convinta decisione di operare per “fare qualunque cosa” e senza limiti di tempo per evitare speculazioni sull’euro e una recessione economica che l’epidemia, senza interventi di questa imponenza, avrebbe certamente provocato, con ulteriori devastazioni sociali per l’intera Europa. Una azione che certamente spazza via ogni residua riserva sulla solidarietà tra europei, fino a quel momento messa in dubbio dai silenzi e dalle mancate assunzioni di responsabilità delle autorità dell’UE. Perfino il MES rischia di essere recuperato in positivo, specie se diventerà la fonte di finanziamento dei coronavirusbond, ovviamente senza l’applicazione delle condizioni al momento previste per i suoi interventi. Uno scenario soddisfacente? Pare di no, perché invece c’è un passaggio dell’intervista rivelatore di una carenza non più occultabile e cioè la mancata risposta alla domanda in merito alle strategie future per unire le forze che la Commissione Europea avrebbe in animo di assumere. Il totale silenzio sul delicatissimo tema non è un limite della signora Von der Leyen, ma purtroppo di tutti i paesi europei, che hanno lasciato incompiuto un impianto istituzionale con ambizioni molto più alte e, come un palazzo in costruzione non ultimato ma abitato, con difficoltà enormi da gestire e con tanti inquilini insofferenti, che magari sognano di traslocare. Ma qual è il male oscuro di un’Europa che ebbe la razionalità, all’indomani della seconda guerra mondiale, di capire che occorreva avviare una cooperazione tra tutti i popoli europei per scongiurare il ripetersi di tali tragici e ciclici eventi? Così nacquero i primi timidi impianti europei come la CECA e la CEE, fino alla Costituzione Europea. E fu questo il momento in cui esplosero le contraddizioni e gli egoismi che consentirono in alcuni referendum nazionali indetti per l’approvazione della costituzione il suo fallimento e la vittoria degli egoismi nazionali, ma in un contesto storico dove a dominare il mondo c’era un’unica super potenza, gli USA di cui l’Europa era alleata. Poteva starci, anche se era sbagliato rinunciare al processo di edificazione di una entità federale di stati europei. Ma da allora com’è stata l’evoluzione del pianeta in termini di geopolitica e super potenze? L’esplosione del terrorismo islamico, l’affacciarsi della Cina prima in Africa e poi in Europa con l’acquisizione impressionante di asset strategici, ed anche della Russia, con la sua politica aggressiva e  le sue sfere d’influenza nel Medio Oriente, in Africa e nel comparto energetico e l’assenza di qualsivoglia ruolo internazionale dell’Europa, bullizzata dagli USA con la gestione Trump e immobilizzata dagli interessi nazionali dei vari paesi che la compongono, nessuno dei quali ormai nelle condizioni di poter svolgere con credibilità qualsivoglia ruolo internazionale, hanno portato di conseguenza ad un mondo ormai sotto il controllo dalle tre potenze USA, Russia e Cina che hanno approfittato dell’auto emarginazione dell’UE. Questo è il male oscuro dell’Europa, che il Covid-19 ha messo definitivamente in luce. L’Europa non è in difficoltà perché ha l’Unione Europea che soffre di un eccesso di potere, e quindi hanno torto le analisi dei sovranisti che rivendicano maggiori ruoli agli stati nazionali, ma esattamente il contrario e cioè la mancanza di un Governo e un Parlamento federali che prendano decisioni politiche e facciano leggi, un solo esercito e gestioni unitarie dei settori strategici come la sicurezza, la sanità, il fisco, il credito, il welfare e la difesa nel mondo degli interessi europei e, quindi, una entità federale che si segga al tavolo delle super potenze per rivendicare il posto che le spetta di diritto. Questa è l’Europa Nazione che fa la differenza e l’unica vera sovranità che conta, il patriottismo della ritrovata identità europea, con la quale ogni popolo del vecchio continente può esprimere il meglio di se, nell’assoluta parità garantita dalla piena cittadinanza, che è sancita dal diritto di eleggere le comuni istituzioni rappresentative. Il futuro non può essere la conferma dell’UE perché così com’è è del tutto inadeguata, ma solo la ripresa del processo di costituzione degli Stati Uniti d’Europa. Al di fuori da questo contesto l’unica libertà che resta ai Paesi europei che volessero insistere in una visione passatista e superata di egoismi nazionali, è solo quella di poter scegliere l’impero di cui vogliono diventare colonia, ed in questo senso alcuni sovranisti di casa nostra pare che già si siano portati avanti.

    *Già sottosegretario ai BB.AA.CC.

  • European Commission’s latest response to COVID-19

    After having faced sharp criticism from within the EU over its inactivity in assisting the country’s within the bloc that have been the hardest hit by the coronavirus pandemic, the European Commission is still struggling to find its footing when it comes to enacting far-reaching and legally enforceable measures that will help reduce the threat of the ongoing outbreak.

    Christine Lagarde, the European Central Bank’s (ECB) President, has come under fire for saying that the national governments, and not the ECB, are responsible for protecting highly indebted Eurozone countries.

    The European Commission, however, is viewing the crisis as an opportunity to try and prove that it can act quickly and effectively. To that end, the Commission has been signalling that Brussels is ready to make a last-ditch effort to secure itself an important role in the fight against the pandemic.

    “It is not possible to stop the virus, but it is of utmost importance to slow its spread,” Ursula von der Leyen, the EU Commission President said on March 13, comments that came just before the EU executive formed a Corona response team and pledged to provide medical equipment and funds for research and the development of a coordinated European response to COVID-19.

    Team of experts

    In order to form a coordinated medical response to the COVID-19 emergency, the Commission launched on March 17 an advisory panel comprised of epidemiologists and virologists which will be chaired by von der Leyen and EU’s health chief, Stella Kyriakides.

    The panel of scientific experts is charged with creating EU guidelines for science-based and coordinated risk-management measures that will be used to advise the EU executive including identifying and mitigating any scientific or medical gaps that may hinder the containment of the virus to recommending policy measures for handling the long-term consequences of the COVID-19 pandemic.

    “The panel’s work will complement and capitalise on the work of the European Centre of Disease Prevention and Control,” Kyriakides said just the panel was set to hold its first official meeting on March 18.

    Border management

    After several of the EU’s 27 members opted to close their borders, which restricted the freedom movement, von der Leyen slammed the unilateral shutdown as a violation of the bloc’s open border principles before adding that the measures may be ineffective.

    For countries having imposed unilateral border checks, von der Leyen noted that although “certain controls may be justified” such measures could threaten the EU’s supply chain and could lead to shortages across the whole of Europe. She has urged the countries to ensure that flow in the internal market “remains open”.

    On March 16, the Commission presented its guidelines for what it called “effective border management”, the aim of which is to protect the public’s health while preserving the integrity of the internal market to prevent medical equipment and food shortages. According to the Commission, strict border controls “should be applied in a proportionate manner and with regard to people’s health”.

    “The members of the EU should designate priority lanes for freight transport,” tweeted Thierry Breton, Commissioner for Internal Market, tweeted on March 16.

    Produce more protective equipment, keep in the EU and share

    In a video released on March 15, von der Leyen highlighted the main issues that the bloc is facing as a result of the outbreak, which is spreading rapidly across the continent.

    The Commission is working closely with industries to speed up the production of protective equipment and is pushing its constituent members to keep all essential equipment inside the EU and share to it with other European nations. Brussels said it wanted to push for more cooperation after France, Germany and the Czech Republic restricted exports of medical supplies to other EU countries. As a result, the EU’s executive body adopted on March 16 an export authorisation scheme to protect the bloc’s supply of medical equipment in the event that the COVID-19 outbreak worsens.

    “Medical goods can only be exported to non-EU countries with the explicit authorisation of Europe’s governments,” the Commission said.

    Von der Leyen stressed the need for protecting those fighting against the spread of the virus and noted that ant measure taken by an individual country can only be effective if they are coordinated with neighbouring states.

    Mitigating the socio-economic impact

    A €37 billion boost from the EU budget under the Cohesion Policy is one of the key measures that have been announced by the European Commission as part of the campaign to help mitigate the economic impact of the COVID-19 outbreak.

    “We will do whatever is necessary to support Europeans and the European economy,” von der Leyen said after the Commission predicted that the Eurozone will most likely go into a deep recession this year.

    The EU’s executive body is likely to ease the bloc’ fiscal rules by partially suspending budget commitments for countries that have been severely hit by COVID-19. “We are not suspending the stability and growth pact. We are using the flexibility that is there in the stability and growth pact,” Valdis Dombrovskis, EU Vice President and the Commissioner for Economic Affairs, said.

    In order to avoid a negative lasting impact on the economy from the “temporary shock” of the COVID-19 outbreak, the Commission’s priorities include the provision of liquidity in companies, and in particular in SMEs, through the Coronavirus Response Investment Initiative.

    On March 17, the Commission said it had sent a proposal to the EU27 for a temporary framework for state aid approval, one that would enable each EU member to use the full flexibility foreseen under state aid rules to tackle the situation. To avoid “serious disturbances across the EU economy,” the Commission will pre-authorise some countries’ operations that are aimed at supporting companies and SMEs.

    Research on COVID-19

    With the number of confirmed Coronavirus cases across the bloc on the rise, the  Commission has secured an additional €37.5 million for research on vaccine development, treatment, and diagnostics.

    “We are providing an extra €37 million for new research to fight COVID-19. This will enable 17 projects to tackle the outbreak on several fronts: vaccines, diagnostics, treatments, and medical systems,” said Stella Kyriakides, EU’s health chief.

     

  • L’Unione europea adotta misure per contrastare l’emergenza coronavirus

    Fin dal mese di gennaio la Commissione europea ha gestito il coordinamento continuo per l’emergenza coronavirus con gli Stati membri per condividere informazioni, valutare le necessità e garantire una risposta coerente a livello di UE.
    Tra le misure messe in campo vi è stato il supporto ai rimpatri di cittadini europei dalla Cina attraverso la copertura del 75% dei costi dei voli grazie all’attivazione del meccanismo di protezione civile dell’UE. Nell’ambito di questo strumento, l’Italia ha inviato due aerei per il rimpatrio dei cittadini dell’UE in quarantena sulla nave da crociera Diamond Princess, ormeggiata dai primi di febbraio a Yokohama in Giappone.

    Nelle scorse settimane la Commissione ha stanziato 232 milioni di euro per sostenere il piano di preparazione e risposta globale dell’Organizzazione Mondiale della Sanità destinato in particolare ai sistemi sanitari deboli e con resilienza limitata, misure quali la diagnosi rapida e la sorveglianza epidemiologica in Africa, ricerche urgenti sulla diagnostica, sulle terapie e sulla prevenzione attraverso anche un partenariato tra UE ed industria farmaceutica.

    Lo scorso 31 gennaio, inoltre, è stato pubblicato un invito alla manifestazione di interesse per proposte di ricerca relative al nuovo Covid-19: a disposizione della ricerca ci sono 10 milioni di euro per migliorare l’assistenza clinica dei pazienti colpiti dal virus e la risposta generale in tema di sanità pubblica. Anche nell’ambito dell’Iniziativa in materia di Medicinali Innovativi (IMI) si attende entro il mese di marzo un invito a presentare proposte sul nuovo virus.

    Il Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (ECDC), l’Agenzia europea per i medicinali (EMA) e l’Agenzia dell’UE per la sicurezza aerea (AESA), tutte agenzie europee, continuano a fornire orientamenti tecnici informazioni in merito alla modalità con le quali affrontare la situazione. Negli ultimo giorni è stato attivato il Centro di coordinamento della risposta alle emergenze dell’UE che, per rispondere alla richiesta dell’Italia – nell’ambito del Meccanismo di protezione civile dell’UE – di fornitura di mascherine per la protezione del viso, ha trasmesso a tutti gli Stati membri la richiesta di assistenza.

    Il 2 marzo inoltre la Presidente Von Der Leyen ha annunciato la creazione del “Corona Response Team”, una task force che si occuperà degli aspetti principali legati all’epidemia, dal tema della salute a quello della mobilità e dell’economia. Tre i pilastri principali: il primo raccoglierà risposte in campo medico, dalla prevenzione alle misure di soccorso e sostegno, all’informazione. Il secondo si occuperà dei temi legati alla mobilità, viaggi e spostamenti comprese le domande relative agli accordi di Schengen. Il terzo coprirà l’economia, con attenzione a settori come turismo e commercio, alla catena di forniture e al più ampio quadro economico. Del Corona Response Team faranno parte Paolo Gentiloni, Commissario europeo all’economia, Janez Lenarcic, Commissario per la gestione delle crisi, Stella Kyriakides, Commissario per la salute e la sicurezza alimentare, Ylva Johansson, Commissario per gli affari interni, e Adina Valean, Presidente della commissione per l’industria, la ricerca e l’energia nel Parlamento europeo.
    Contemporaneamente è stato lanciato il relativo portale dove è possibile visionare tutte le informazioni suddivise per i settori individuati così da fornire una panoramica complessiva attraverso un accesso agevolato alle informazioni relative alle risposte all’emergenza fornite da Corona Response Team.

    Anche il Parlamento europeo ha adottato alcune misure di tutela in quanto Istituzione aperta ai cittadini, lo ha annunciato il Presidente David Sassoli durante la conferenza stampa del 2 marzo, tranquillizzando comunque sulla continuità di svolgimento delle attività parlamentari compresa la sessione plenaria dal 9 al12 marzo. I limiti interesseranno invece le attività legate a visite esterne, dei deputati, del personale, degli assistenti accreditati e degli assistenti locali, degli eventi organizzati sia da europarlamentari che da gruppi politici.

  • Coronavirus e mobilità Erasmus+: è possibile chiedere l’applicazione del principio di “causa di forza maggiore”

    La Commissione europea informa che per le mobilità degli alunni, degli studenti e dello staff che operano negli ambiti dell’istruzione scolastica, dell’istruzione superiore e dell’educazione degli adulti nell’ambito del programma Erasmus+ potrà applicarsi il principio di “causa di forza maggiore”.

    Il modello della convenzione di sovvenzione tra le Agenzie nazionali e i beneficiari, la guida al programma e altri documenti contrattuali prevedono la possibilità di cancellare, sospendere o posporre le attività appellandosi alla causa di forza maggiore. E’ quindi possibile richiedere all’Agenzia Nazionale di applicare tale clausola, relativamente alle attività e ai costi per tutte quelle mobilità che vengano annullate in ragione della situazione di emergenza e dei provvedimenti delle competenti autorità.

    Gli istituti e le organizzazioni interessati sono invitate a rivedere la pianificazione e la calendarizzazione delle attività, posticipando le mobilità – anche in entrata – in accordo con i partner di progetto e nell’ambito delle rispettive relazioni bilaterali. Le indicazioni recepiscono quanto disposto dai riferimenti normativi nazionali e dalle note della Commissione europea: Nota della Commissione europea del 25 febbraio 2020 “Coronavirus – exceptional measures with regard to Erasmus+ and European Solidarity Corps projects”

  • Frontex pronta ad attivarsi alle frontiere marittime della Grecia

    L’Agenzia europea della guardia di frontiera e costiera (Frontex) ha concordato di schierare una Squadra di intervento rapido (RABIT) alle frontiere marittime della Grecia nell’Egeo, in seguito alla richiesta del governo greco di un secondo intervento rapido da parte dell’Agenzia, questa volta però verso le sue frontiere esterne. Adesso occorre ridistribuire i funzionari di altre operazioni per fornire assistenza immediata. Le due parti stanno lavorando per finalizzare i dettagli del piano e, una volta concordato, Frontex chiederà agli Stati membri dell’UE e ai paesi associati Schengen di fornire immediatamente guardie di frontiera e altro personale competente entro 5 giorni e attrezzature entro 10 giorni.

    Dal 2021 Frontex disporrà di un proprio personale che assisterà gli Stati membri dell’UE nelle questioni relative alle frontiere.

     

  • Al via le candidature per l’iniziativa EUAV – volontariato internazionale

    Buone notizie per chi vuole fare un’esperienza di volontariato all’estero. Si stanno aprendo infatti molte vacancies all’interno di EU Aid Volunteers, iniziativa di volontariato internazionale promossa e finanziata dalla Direzione Generale per gli aiuti umanitari e la protezione civile dell’Unione Europea (ECHO), rivolta a tutti i cittadini dell’Unione Europea che hanno compiuto la maggiore età.

    Qui il link con tutte le vacancies WeWorld-GVC sulla piattaforma ufficiale ECHO: https://webgate.ec.europa.eu/echo/eu-aid-volunteers_en/vacancies_en?fulltext=GVC

    Le posizioni sono più di 40, di cui molte scadono intorno alla metà di marzo, alcune già questa settimana. Quindi chi ha voglia di candidarsi non aspetti tempo!

  • Dal Parlamento europeo una risoluzione contro il traffico illecito di animali

    Secondo le stime verificate dal Parlamento europeo ogni mese sul territorio dell’Unione vengono scambiati, cioè cambiano proprietario, circa 46000 cani, di questi una gran parte non è registrata con le ovvie conseguenze sia per il benessere animale che per la salute e la sicurezza, inoltre vi sono troppi gravi illeciti, come abbiamo denunciato più volte sul Patto.

    Nelle scorse settimane il Parlamento, riunito in assemblea plenaria a Strasburgo, con ben 607 voti a favore, ha approvato una risoluzione che chiede un’iniziativa comunitaria contro il commercio illecito di animali anche per contrastare uno dei tanti affari della criminalità organizzata che sulla la vendita illegale di cani, gatti ed altri animaletti da compagnia, ha messo in moto un affare molto redditizio. I parlamentari europei chiedono un controllo più efficace attraverso un sistema obbligatorio e certificato dell’Unione per l’identificazione di cani e gatti, con sanzioni molto più severe per coloro che promuovono, attuano il commercio illegale che truffa coloro che acquistano animali non registrati esponendo i cuccioli spesso a morte certa in quanto le vaccinazioni non sono regolari ed il loro trasporto, quando sono troppi piccoli di età, procura malattie di vario genere. La risoluzione affronta anche il tema del randagismo, purtroppo presente in tutti i paesi dell’Unione e non sempre vi sono leggi, come invece in Italia, adeguate sul problema offrendo un rifugio agli animali abbandonati. Il Parlamento europeo invita ad adottare cani abbandonati riconoscendo nell’adozione anche una funzione sociale specie nei paesi nei quali i cani randagi sono soppressi dopo pochi giorni se nessuno li reclama come propri o gli adotta. Vi è inoltre la necessità di un quadro di insieme per individuare norme più corrette per gli allevamenti visto l’aumento delle cosiddette puppy farm, vere e proprie fabbriche di cuccioli, delle razze di moda, da immettere sul mercato anche se nati da genitori non sani o non compatibili. Gli europarlamentari chiedono che in tutta Europa siano rispettati uguali livelli di tutela degli animali a partire dal divieto di vendere i cuccioli prima del compimento dei due mesi così che abbiano potuto apprendere dalla madre i modi corretti di socializzazione ed abbiano un certificato di buona salute.

    La risoluzione, che tratta diversi punti, testimonia come sull’argomento vi sia una forte intesa tra parlamentari di nazioni e partiti diversi, ora si tratterà di trovare lo strumento legislativo più idoneo per tramutare in cogenti i punti proposti tenendo conto che, purtroppo, è sempre in espansione il mercato clandestino di animali come dimostrano, in Italia, i tanti interventi della Guardia di Finanza e tutt’ora i sistemi informatici sono uno dei più noti strumenti utilizzati per questo traffico che in gran parte arriva dall’est.

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