UE

  • L’UE sostiene la modernizzazione dei centri di servizi amministrativi in Ucraina

    Circa 9,5 milioni di ucraini, residenti principalmente in piccole città e hromada (comunità territoriali unite), riceveranno servizi in moderni centri amministrativi, grazie al programma U-LEAD finanziato dall’UE con l’Europa. Si prevede che con questo programma negli hromada ucraini, entro aprile 2021, saranno collocati oltre 800 punti di accesso che corrispondono a quasi 500 centri di servizi amministrativi e oltre 300 luoghi in cui gli amministratori potranno lavorare da remoto.

    I nuovi uffici forniranno ai residenti una vasta gamma di servizi di alta qualità in condizioni moderne e confortevoli. 11 saranno invece i centri amministrativi saranno mobili.

  • Prodotti made in Italy ‘graziati’ per 180 giorni dai dazi Usa

    Non ci saranno nuovi dazi sui prodotti agroalimentari italiani destinati al mercato Usa. Per il momento non cambia nulla e il Made in Italy tira un sospiro di sollievo. Ma la situazione resta pesante. “Il lavoro fatto in questi mesi ha dato i suoi frutti – ha commentato la ministra delle politiche agricole Teresa Bellanova – Abbiamo scongiurato il rischio che le nostre eccellenze subissero danni irreparabili”.

    L’amministrazione Usa ha deciso di lasciare invariate le tariffe doganali già in vigore, imposte lo scorso ottobre, pari al 25% del valore, sulle importazioni di prodotti agroalimentari dalla Ue nel quadro del contenzioso sugli aiuti pubblici al consorzio Airbus. E’ scongiurato quindi il rischio di prelievi aggiuntivi su prodotti agroalimentari nazionali come Parmigiano Reggiano, Grana Padano, Gorgonzola, Provolone, Asiago, Fontina, salami, mortadelle, crostacei, molluschi, agrumi, succhi e liquori (come amari e limoncello), e che si possano estendere ad altri settori del nostro export sul mercato Usa. Ma solo per il momento perché l’ufficio per il commercio Usa si riserva comunque di cambiare le merci colpite dalla tariffe con scadenze di 180 giorni.

    E se il Sistema Italia per ora tira un sospiro di sollievo, effetti negativi dopo i dazi si sono comunque verificati sulle esportazioni di alcuni prodotti simbolo del Made in Italy, come Parmigiano Reggiano e Grana Padano negli Usa, che sottolinea Coldiretti, “sono crollate rispetto all’anno precedente del 54% a novembre e del 43% in dicembre”, tanto che il presidente dell’associazione, Ettore Prandini, chiede di “attivare al più presto aiuti compensativi ai settori che restano colpiti”.

    Naturalmente i produttori avrebbero voluto la completa cancellazione delle tariffe ma la diplomazia italiana è riuscita a evitare almeno ulteriori aumenti. Ed è quindi “una buona notizia per tutto il settore”, afferma Luigi Scordamaglia, consigliere delegato di Filiera Italia. Sulla stessa linea Giorgio Mercuri, presidente di Alleanza cooperative Agroalimentare e il presidente di Federalimentare Ivano Vacondio che riconoscono il lavoro diplomatico portato avanti dal governo italiano. Ma ora occorre “avviare un negoziato diretto con gli Usa per raggiungere un nuovo accordo commerciale, che metta fine alle tensioni in atto”, osserva il presidente di Confagricoltura, Massimiliano Giansanti.

    Le esportazioni del “Made in Italy” agroalimentare sul mercato statunitense ammontano a 4,5 miliardi di euro l’anno. Si tratta del primo mercato di sbocco fuori dalla UE e il terzo in assoluto. Circa la metà dell’export di settore è assicurata da vini, pasta e olio d’oliva. Per i vini, in particolare, le esportazioni verso gli USA si sono attestate a 1,3 miliardi di euro nel periodo gennaio-ottobre 2019, con una crescita di oltre il 4% sullo stesso periodo del 2018.

  • Nel 2018 oltre 850.000 studenti hanno sfruttato i programmi Erasmus

    Erasmus+ è uno dei programmi di maggior successo finanziati dall’Unione Europea. Esso permette a milioni di giovani la possibilità di vivere un’esperienza scolastica, di volontariato o di formazione lavorativa all’estero. L’Europa offre dal 1987 la possibilità agli studenti di viaggiare, e in particolare, dal 2014 al 2020 sono stati commissionati 14,7 miliardi di € per il programma.

    Di recente è stata pubblicata la relazione annuale 2018 su Erasmus+, essa mostra come, da oltre 30 anni, 10 milioni di persone abbiano preso parte a questa esperienza unica e fondamentale per la loro vita. Il 2018 si è rivelato un anno record sotto molto punti di vista: sono stati finanziati 23.500 progetti e più di 850.000 studenti, apprendisti, insegnanti e animatori per i giovani hanno avuto la possibilità di spostarsi grazie ai fondi del progetto, e quasi il 10% degli studenti tirocinanti e membri del personale dell’istruzione superiore sovvenzionati durante l’anno scolastico hanno viaggiato da e verso paesi partner in tutto il mondo.

    Di fondamentale importanza è l’ambito sportivo. Lo sport come attività di unione, di confronto e di conoscenza reciproca è un pilastro fondamentale nel progetto europeo: per questo sono stati finanziati 199 progetti sportivi. Erasmus+, in aggiunta, ha sostenuto l’annuale Settimana europea dello sport, un progetto che ogni anno raggiunge un successo enorme, con un grande numero di eventi in tutto il continente. Il 2018 è stato anche l’Anno europeo del patrimonio culturale, dunque molte attività sostenute da Erasmus+ riguardavano proprio la valorizzazione del patrimonio culturale europeo.

    La portata geografica del progetto si è estesa notevolmente nel corso degli anni: dal 1987 quando erano coinvolti 11 paesi, si è arrivati nel 2020 a 34 paesi partecipanti (tutti i 28 Stati membri dell’UE più Islanda, Liechtenstein, Macedonia del Nord, Norvegia, Serbia e Turchia). Per questo la Commissione ha presentato una proposta di ampliamento del progetto, con l’obiettivo di raddoppiare gli stanziamenti nel prossimo bilancio a lungo termine 2021-2027, in modo da dare la possibilità a un numero sempre maggiore di persone, anche provenienti da classi sociali meno abbienti, di partecipare a un’esperienza che possa aprire loro le porte dell’Europa e del mondo.

  • L’UE investe più di 100 milioni di euro nei nuovi progetti del programma LIFE per promuovere un’Europa verde e climaticamente neutra

    La Commissione europea ha annunciato un investimento di 101,2 milioni di euro in nuovi progetti finanziati dal programma LIFE per l’ambiente e l’azione per il clima. Il finanziamento sosterrà dieci grandi progetti climatici e ambientali realizzati in nove Stati membri, favorendo la transizione dell’Europa verso un’economia sostenibile e climaticamente neutra. Si tratta di progetti che sono realizzati a Cipro, in Estonia, Francia, Grecia, Irlanda, Lettonia, Slovacchia, Repubblica Ceca e Spagna.

    I progetti integrati migliorano la qualità della vita dei cittadini aiutando gli Stati membri a conformarsi alla legislazione dell’UE in sei settori: natura, acqua, aria, rifiuti, mitigazione dei cambiamenti climatici e adattamento ai cambiamenti climatici. Sostengono l’attuazione della normativa in materia di ambiente e clima in modo coordinato e su vasta scala territoriale, mobilitando fondi da altre fonti dell’UE, da attori nazionali e regionali e da investitori privati.

    Gli investimenti del programma LIFE dovrebbero mobilitare più di 6,5 miliardi di € di fondi complementari. Gli Stati membri infatti possono utilizzare anche altre fonti di finanziamento dell’UE, tra cui i fondi agricoli, regionali e strutturali e Orizzonte 2020, nonché fondi nazionali e investimenti del settore privato.

    I progetti su vasta scala sosterranno il Green Deal europeo e l’ambizione dell’UE di diventare il primo continente a impatto climatico zero entro il 2050: contribuiranno a ripristinare e conservare gli ecosistemi e le specie da cui dipendiamo, a progredire verso un’economia circolare, a migliorare la qualità dell’aria e dell’acqua, a stimolare la finanza sostenibile e ad aumentare la resilienza dell’Europa ai cambiamenti climatici.

    Diversi i campi di azione a seconda delle zone di intervento. Conservazione della natura: in Estonia, in Irlanda e a Cipro i progetti integrati contribuiranno a preservare la natura e a migliorare la gestione della rete di aree protette Natura 2000 dell’Unione. Ne beneficeranno molti habitat e specie importanti: foreste, terreni agricoli, pascoli, zone costiere, torbiere, impollinatori ecc. Questi habitat hanno anche l’importante funzione di pozzi di assorbimento del carbonio.

    Gestione dei rifiuti: in Grecia un progetto promuoverà la prevenzione e il riutilizzo dei rifiuti, riducendo la quantità di rifiuti urbani destinati alla discarica. Saranno sviluppati nuovi indicatori e nuove norme sui rifiuti per contribuire alla creazione dell’economia circolare.

    Qualità dell’aria: il finanziamento LIFE aiuterà la Slovacchia a conformarsi alle direttive dell’UE in materia di qualità dell’aria, riducendo l’esposizione della popolazione a inquinanti atmosferici nocivi. Ne beneficerà anche la vicina Repubblica Ceca, che presenta problemi analoghi di qualità dell’aria.

    Acqua: i progetti integrati realizzati a livello di bacini idrografici preserveranno e miglioreranno la qualità dell’acqua nei fiumi e nei laghi dell’Irlanda e della Lettonia, consentendo a questi paesi di rispettare gli obblighi previsti dalla direttiva quadro dell’UE sulle acque.

    Adattamento ai cambiamenti climatici: il finanziamento LIFE contribuirà ad aumentare la resilienza ai cambiamenti climatici. In Spagna i progetti integreranno l’adattamento ai cambiamenti climatici nella programmazione e in altri settori politici, in Francia creeranno capacità di adattamento utilizzando soluzioni basate sulla natura.

    Finanza sostenibile: sempre in Francia, un progetto integrato contribuirà a far scoprire questo settore ancora poco conosciuto e a generalizzare l’uso dei prodotti finanziari verdi.

    Il programma LIFE è lo strumento finanziario dell’UE per l’ambiente e l’azione per il clima. Esiste dal 1992 e ha cofinanziato più di 5 400 progetti in tutta l’UE e nei paesi terzi. Il numero di progetti in corso si attesta costantemente sui 1 100. Il bilancio per il periodo 2014-2020 è pari a 3,4 miliardi di € a prezzi correnti. I progetti integrati LIFE sono stati introdotti nel 2014 per aiutare gli Stati membri a rispettare le norme fondamentali dell’UE in materia di ambiente, natura e clima. Per il prossimo bilancio a lungo termine dell’UE 2021-2027, la Commissione propone di aumentarne il finanziamento di quasi il 60 %.

    Fonte: Comunicato della Commissione europea del 17/02/2020

  • Cambia il numero e la distribuzione dei seggi al Parlamento europeo dopo la Brexit

    Dal 1° febbraio il Parlamento europeo ha 705 seggi, rispetto ai 751 (il massimo consentito dai trattati UE) precedenti al ritiro del Regno Unito dall’UE, il 31 gennaio 2020. Dei 73 seggi del Regno Unito, 27 sono stati ridistribuiti ad altri Paesi, mentre i restanti 46 sono posti in riserva per eventuali futuri allargamenti. I deputati entranti sono stati eletti alle Elezioni europee del maggio 2019.

    A seconda delle procedure nazionali, alcuni nomi sono già stati confermati, mentre altri sono ancora in attesa di notifica.

    La ridistribuzione dei seggi assicura che nessun paese dell’UE perda alcun deputato, mentre alcuni paesi guadagnano da uno a cinque seggi, per far fronte alla sotto-rappresentazione dovuta ai cambiamenti demografici. La nuova distribuzione tiene conto delle dimensioni della popolazione degli Stati membri e della necessità di un livello minimo di rappresentanza per quelli più piccoli.

    Il principio di “proporzionalità degressiva” significa che i paesi più piccoli hanno meno deputati rispetto ai paesi più grandi, ma anche che i deputati di un paese più grande rappresentano più elettori, rispetto ai loro omologhi dei paesi più piccoli.

    Il Parlamento continuerà a influenzare i negoziati UE-Regno Unito per le future relazioni, mentre la Brexit avrà un impatto anche sulla composizione delle commissioni e delle delegazioni interparlamentari.

     

  • Ireland holds first post-Brexit general election

    Ireland held a general election on 8 February, just one week after neighboring Britain’s departure from the European Union.

    Based on the latest figures available on Monday morning, the country’s election count has failed to produce a clear winner.

    Sinn Fein, the left-wing Irish nationalist party, has won the popular vote in a general election. Ballot counts on Sunday revealed that Sinn Fein received 24.5% of the first preference vote, almost doubling its share from the last election in 2016. The 2016 election ended with no clear winner, and it took 10 weeks of talks to form a new government.

    The opposition Fianna Fail party won 22.2%. Incumbent prime inister Leo Varadkar’s governing Fine Gael party won 20.9%. Fine Gael and Fianna Fail are the two parties that have dominated Ireland’s political scene over the past decades.

    Sinn Fein, Fianna Fail and Fine Gael are all projected to win more than 20% of the national vote based on results from one third of constituencies that have completed their counting.

    Ireland’s system elects an average of four parliamentarians from each of the country’s 39 constituencies.

    Analysts say that this time, the country could be without a government for months after the three parties are set to win a roughly equal share of the vote: “There’s plenty of experience in coalition government, some experience in minority government, but no experience of equally matched parties”, an expert warned.

     

  • L’UE sospende parte dei vantaggi commerciali della Cambogia per violazione dei diritti umani

    Stretta dell’Unione europea sulle agevolazioni commerciali di cui gode la Cambogia secondo i principi del Trattato EBA (Everything but Arms) a causa delle sistematiche violazioni dei diritti umani. La Commissione europea, che si è espressa al riguardo, ha stabilito infatti che il paese asiatico perderà circa il 20% dei diritti preferenziali di cui gode nell’ambito dell’EBA, circa 1 miliardo di euro delle esportazioni annuali verso l’UE, anche se continuerà a ricevere un sostegno sulla diversificazione delle sue esportazioni in modo che le industrie emergenti continuino a godere del dazio zero e senza quote al blocco imposto da Bruxelles.

    La norma entrerà in vigore il 12 agosto 2020, a meno che il Parlamento europeo e il Consiglio non si oppongano alla decisione.

    L’accaparramento di terre, la quasi totale assenza dei diritti dei lavoratori e la repressione politica sono problemi che attanagliano da lungo tempo la Cambogia, come ha indicato la Commissione Europea nel 2019 e che martedì scorso ha presentato un rapporto secondo il quale il governo del Primo Ministro cambogiano Hun Sen negli ultimi tre anni ha represso opposizione, gruppi della società civile e media.

    L’Unione europea ha il diritto di revocare le prestazioni dell’EBA in caso di “violazione grave e sistematica” dei principi dell’Organizzazione internazionale del lavoro, ai quali l’EBA si è conformata quando è stata istituita nel 2001 offrendo a 48 tra i paesi più poveri del mondo un accesso esente da dazi ai mercati dell’UE.

  • L’Europa guarda l’Africa con occhi nuovi

    “La prossima generazione di leader in Europa cerca un rinnovato partenariato UE-Africa”, ha dichiarato ai leader africani Charles Michel, Presidente del Consiglio dell’Unione europea, durante una cena di stato tenutasi nella capitale dell’Etiopia, Addis Abeba, sede del quartier generale dell’Unione Africana. Sebbene non partecipasse formalmente al vertice, si è unito alla cena in seguito all’invito del primo ministro etiope e del vincitore del premio Nobel per la pace, Abiy Ahmed. Michael ha preso atto delle idee sbagliate che da troppo tempo l’Europa ha sull’Africa, un continente dalle tante opportunità verso il quale deve essere rafforzata una concreta relazione post-coloniale perché giunto il momento di scambiare, condividere e collaborare ”

  • Brexit almost done, il divorzio dalla Ue passa ancora per alcune tappe

    L’uscita del Regno Unito dall’Unione europea è ormai certa ma non avverrà in un  colpo solo. La ratifica del divorzio tra Ue e UK non segna la fine del lungo e tortuoso processo attraverso cui la Brexit si tramuterà da scelta a realtà di fatto.

    Tra febbraio e marzo avranno inizio i negoziati commerciali. Londra si è detta pronta ad avviare i negoziati commerciali dal primo febbraio, ma i membri dell’Ue non hanno ancora maturato una posizione univoca circa gli obiettivi dei negoziati. Il premier Boris Johnson dovrebbe esporre le sue ambizioni per un accordo di libero scambio dello stesso tipo firmato dall’Ue con il Canada di recente, senza allineamento

    con le regole dell’Ue. Il mandato dell’Ue dovrebbe essere approvato a livello ministeriale entro il 25 febbraio, consentendo l’inizio dei colloqui intorno al primo marzo. Oltre al commercio, il Regno Unito e i 27 non sono a corto di argomenti sui quali dovranno accordarsi: sicurezza e cooperazione giudiziaria, istruzione, energia. Allo stesso tempo, Londra prevede di avviare negoziati con altri Paesi, guidati dagli Stati Uniti, per raggiungere accordi di libero scambio.

    Fino all’1 luglio il Regno Unito può estendere il periodo di transizione oltre la fine del 2020 per uno o due anni, previa comunicazione all’Ue della sua richiesta, che deve essere inviata appunto prima dell’1 luglio. Johnson insiste che non chiederà una proroga, ma la Commissione europea ritiene che la scadenza per il periodo di transizione sia molto ravvicinata. La presidente Ursula von der Leyen ha avvertito che sarebbe stato impossibile trovare un accordo su “tutti gli aspetti” e che si sarebbero dovute scegliere delle “priorità”.

    Il 31 dicembre, salvo proroghe, si concluderà il periodo di transizione e quindi si concluderanno a tutti gli effetti i 47 anni di adesione del Regno Unito alla Ue.

  • Il capo della politica estera dell’UE visiterà il Donbas

    L’Alto rappresentante dell’UE per la politica estera e di sicurezza, Josep Borrell, ha dichiarato, durante una conferenza stampa tenutasi a Bruxelles con Oleksiy Honcharuk, primo ministro ucraino, che nelle prossime settimane vorrebbe visitare il Donbas, la zona di guerra dell’Ucraina orientale. Il diplomatico spagnolo ha espresso il suo sostegno all’“ambizioso programma di riforme” dell’Ucraina, aggiungendo che anche il Commissario per il vicinato e l’allargamento, Olivér Várhelyi, condivide l’intenzione di visitare il regione devastata dalla guerra. “L’Ucraina è un partner chiave per l’Unione Europea. Non è solo un vicino, ma è anche un partner chiave”, ha affermato Borrell, aggiungendo che l’UE continuerà a sostenere l’indipendenza e l’integrità territoriale del paese. Borrell ha anche sottolineato che l’UE deve lavorare su più fronti  come l’assistenza umanitaria e lo sminamento, senza dimenticare la ricostruzione e la progettazione di infrastrutture che possano creare opportunità economiche future.

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