UE

  • Ursula von der Leyen in occasione della Giornata internazionale di commemorazione delle vittime dell’Olocausto: “Non dobbiamo mai dimenticare il destino di milioni di ebrei”

    Il 27 gennaio ricorreranno la Giornata internazionale di commemorazione delle vittime dell’Olocausto e il 78º anniversario della liberazione del campo di concentramento nazista di Auschwitz-Birkenau. In vista della Giornata internazionale di commemorazione delle vittime dell’Olocausto, la Presidente von der Leyen ha dichiarato:

    “Non dobbiamo mai dimenticare i sei milioni di donne, uomini e bambini ebrei e tutte le altre vittime, tra cui centinaia di migliaia di rom, assassinati durante l’Olocausto.

    Quest’anno ricorderemo la resistenza e le rivolte degli ebrei nell’Europa occupata dai nazisti. Commemoreremo l’80º anniversario di grandi rivolte, come quella del Ghetto di Varsavia del 19 aprile 1943, che è diventata simbolo della resistenza ebraica e della brutalità del regime nazista. Ma ricorderemo anche altri atti di resistenza come quello avvenuto in Belgio, dove in quello stesso giorno tre membri della resistenza – Robert Maistriau, Youra Livchitz e Jean Franklemon – sabotarono un treno diretto ad Auschwitz, pieno di deportati ebrei condannati a morte. Altri riuscirono, in seguito, a fuggire dal treno, ma solo 120 sopravvissero. Ci furono anche altre rivolte, di cui probabilmente si parla meno, come quelle avvenute nei campi di concentramento e di sterminio di Treblinka e Sobibor o nel Ghetto di Białystok. Le vittime ebree, infatti, non erano passive e hanno organizzato la resistenza contro i nazisti.

    Ancor oggi, e per sempre, possiamo trarre lezioni dalla forza, dal coraggio e dalla determinazione di quei combattenti e partigiani ebrei scarsamente armati che, tra mille avversità, hanno guidato con successo le rivolte, andando incontro a una morte quasi certa. Hanno combattuto in nome della giustizia ed erano determinati a reagire.

    Come ha affermato Elie Wiesel, sopravvissuto ad Auschwitz: “Il punto non è sapere perché non tutti gli ebrei hanno combattuto, ma quanti di loro lo hanno fatto. Torturati, picchiati, affamati, dove hanno trovato la forza – spirituale e fisica – di resistere?”

    Non possiamo restare in silenzio di fronte a un’ingiustizia, ad un massacro. Dobbiamo gridare contro l’antisemitismo, l’antiziganismo e tutte le forme di odio e discriminazione, siano esse fondate sulla razza o l’origine etnica, la religione o le convinzioni personali, il genere, l’orientamento sessuale, l’età o la disabilità.

    L’antisemitismo ha generato l’Olocausto, ma non si è concluso con la sua fine. Anzi, è di nuovo in aumento in Europa, esattamente come la negazione, la rappresentazione distorta e la banalizzazione dell’Olocausto, che alimentano l’antisemitismo, con effetti corrosivi sulla memoria e sulla coesione collettive europee.

    La memoria non è un fine in sé. Dobbiamo fare un passo in più. Dobbiamo sostenere la vita ebraica. L’Europa potrà prosperare solo quando potranno farlo anche le sue comunità ebraiche. Ci batteremo per un’Unione europea libera dall’antisemitismo e da qualsiasi forma di discriminazione, per una società europea aperta, inclusiva ed equa.”

    Il 5 ottobre 2021 la Commissione europea ha presentato la prima strategia sulla lotta contro l’antisemitismo e il sostegno alla vita ebraica, con cui mira a sostenere i paesi dell’UE e la società civile nel contrasto all’antisemitismo. La commemorazione dell’Olocausto è un pilastro essenziale delle iniziative volte a garantire che nessuno di noi cancelli mai la storia dalla sua memoria.

    Il 23 gennaio di quest’anno, nell’ambito delle iniziative previste per celebrare la Giornata internazionale di commemorazione delle vittime dell’Olocausto e in collaborazione con la presidenza svedese del Consiglio, la presidenza svedese dell’Alleanza internazionale per la memoria dell’Olocausto (IHRA) e le organizzazioni di coordinamento ebraiche con sede a Bruxelles, la Commissione europea ha organizzato la conferenza “Ricordare il passato per costruire il futuro”.

    Per sensibilizzare l’opinione pubblica e contrastare la rappresentazione distorta dell’Olocausto, la Commissione ha avviato e continua a condurre a livello mondiale, insieme all’Alleanza internazionale per la memoria dell’Olocausto (IHRA), all’UNESCO e alle Nazioni Unite, la campagna #ProtectTheFacts.

    Nel 2005, con la risoluzione 60/7 sulla memoria dell’Olocausto l’Assemblea generale delle Nazioni Unite ha designato il 27 gennaio come giornata internazionale di commemorazione delle vittime dell’Olocausto, in ricordo di quel 27 gennaio 1945 in cui le forze alleate liberarono il campo di concentramento e di sterminio di Auschwitz-Birkenau.

    La risoluzione esorta ogni paese membro delle Nazioni Unite a onorare la memoria delle vittime dell’Olocausto e a incoraggiare lo sviluppo di programmi educativi sulla storia dell’Olocausto, al fine di prevenire futuri genocidi. Chiede inoltre di preservare attivamente i siti in cui l’Olocausto si è consumato: campi nazisti di sterminio, di concentramento e di lavoro forzato e prigioni naziste.

    Nel gennaio 2022 le Nazioni Unite hanno adottato un’altra risoluzione che condanna la negazione e la rappresentazione distorta dell’Olocausto. La risoluzione esorta i membri delle Nazioni Unite e le imprese dei social media ad adottare misure efficaci di contrasto all’antisemitismo e alla negazione o rappresentazione distorta dell’Olocausto.

    La Commissione europea e gli Stati membri dell’UE si sono impegnati a combattere l’antiziganismo nell’ambito del quadro strategico dell’UE per i Rom e della raccomandazione del Consiglio sui Rom. Il 9 gennaio 2023 è stata adottata la prima relazione di valutazione dei quadri strategici nazionali degli Stati membri per i Rom.

    Nel 2023, nell’ambito del programma Cittadini, uguaglianza, diritti e valori (CERV), la Commissione europea erogherà più di 10 milioni di € di finanziamenti UE a sostegno di progetti sulla memoria europea, privilegiando come particolarmente prioritari quelli volti a consolidare la memoria, ad ampliare l’istruzione e la ricerca sull’Olocausto o a combattere le sue rappresentazioni distorte e il negazionismo.

  • Google si impegna a fornire ai consumatori informazioni più chiare e accurate per conformarsi alle norme dell’UE

    Al fine di allineare le sue pratiche al diritto dell’UE – in particolare per quanto riguarda la mancanza di trasparenza e di informazioni chiare ai consumatori – Google si è impegnata a introdurre modifiche in diversi dei suoi prodotti e servizi. A seguito di un dialogo avviato nel 2021 con la rete di cooperazione per la tutela dei consumatori (CPC), coordinata dalla Commissione europea e guidata dall’Autorità olandese per i consumatori e i mercati e dalla direzione generale belga per l’ispezione economica, Google ha accettato di affrontare le questioni sollevate dalle autorità e di apportare modifiche a Google Store, Google Play Store, Google Hotels e Google Flights, per garantire il rispetto delle norme dell’UE in materia di tutela dei consumatori.

    A seguito del dialogo, Google si è impegnata a limitare la propria capacità di apportare modifiche unilaterali agli ordini per quanto riguarda prezzi o cancellazioni e a creare un indirizzo di posta elettronica riservato alle autorità per la tutela dei consumatori, in modo che quest’ultime possano segnalare e richiedere la rapida rimozione di contenuti illegali.

    Google ha inoltre accettato di introdurre una serie di modifiche alle sue pratiche, quali:

    Google Flights e Google Hotels

    • Chiarire ai consumatori se stipulano un contratto direttamente con Google o se la società agisce semplicemente come intermediario;
    • indicare chiaramente il prezzo utilizzato come riferimento quando la piattaforma pubblicizza offerte promozionali, come pure il fatto che le recensioni su Google Hotels non sono verificate;
    •  accettare gli stessi impegni in materia di trasparenza assunti da altre grandi piattaforme ricettive, per quanto riguarda le modalità con cui presentano le informazioni ai consumatori, ad esempio in materia di prezzi o disponibilità.

    Google Play Store e Google Store

    • Fornire informazioni precontrattuali chiare sui costi di consegna, sul diritto di recesso e sulla disponibilità di opzioni di riparazione o sostituzione. Google faciliterà inoltre l’acquisizione di informazioni sulla società (ad esempio la ragione sociale e l’indirizzo), indicando punti di contatto diretti ed efficaci (ad esempio, la possibilità di parlare con un operatore telefonico);
    • chiarire le modalità di consultazione delle differenti versioni nazionali di Google Play Store e informare gli sviluppatori dell’obbligo di rendere le loro applicazioni disponibili in tutta l’UE (ai sensi del regolamento sui blocchi geografici) e consentire ai consumatori di utilizzare mezzi di pagamento di tutti i paesi dell’UE.

    La rete di cooperazione per la tutela dei consumatori effettuerà un attivo monitoraggio dell’attuazione di tali impegni e le autorità nazionali eserciteranno un controllo sugli stessi, intervenendo per garantirne l’osservanza, qualora permangano elementi di preoccupazione. In particolare, vi è una pratica di Google che non è pienamente conforme al regolamento sui blocchi geografici, in quanto la società applica limitazioni tecniche all’uso di applicazioni che sarebbero normalmente disponibili nel paese in cui l’utente si trova in via temporanea. Google si è giustificata dicendo che gli utenti possono cambiare il proprio paese di residenza una volta all’anno per avere accesso alle applicazioni e ai giochi locali in un altro Stato membro. Una modifica di questo tipo, tuttavia, può comportare la perdita di contenuti acquisiti e del credito rimanente in violazione del regolamento sui blocchi geografici.

  • Successo dell’iniziativa dei cittadini europei “Salvare i cosmetici cruelty-free”

    “Salvare i cosmetici cruelty-free — Impegnarsi per un’Europa senza sperimentazione animale” è diventata la nona iniziativa dei cittadini europei a soddisfare i requisiti previsti: gli organizzatori hanno confermato che sono state raccolte oltre un milione di firme di cittadini europei.

    L’iniziativa invita la Commissione a rafforzare e ampliare gli attuali divieti dell’UE relativi alla sperimentazione animale per i cosmetici e alla commercializzazione di ingredienti testati sugli animali; invita inoltre ad adottare una proposta legislativa che stabilisca una tabella di marcia per l’eliminazione graduale di tutti gli esperimenti sugli animali prima della fine dell’attuale mandato della Commissione.

    Nelle prossime settimane la Commissione incontrerà gli organizzatori per discutere nel dettaglio l’iniziativa. Il Parlamento europeo organizzerà un’audizione pubblica. La Commissione ha tempo fino al 25 luglio 2023 per presentare la sua risposta ufficiale, indicando le misure che intende adottare: proporre una legge, adottare altre misure non legislative o non agire affatto.

    Questa è la nona iniziativa dei cittadini europei a superare la soglia del milione di firme provenienti da almeno sette Stati membri, dimostrando che i cittadini europei possono contribuire alla definizione delle politiche europee.

  • Le competenze europee

    Da una classe politica mediamente preparata, che sia questa nazionale o europea, ci si dovrebbe attendere una minima capacità di valutare le ripercussioni su larga scala, e per ogni settore, delle proprie strategie e conseguenti decisioni politiche ed economiche. Non può risultare sufficiente, infatti, apprezzare il semplice “raggiungimento dell’obiettivo contingente” della propria iniziativa, senza valutarne gli effetti complessivi per l’intero scenario economico e sociale europeo quanto dei singoli Stati.

    In altre parole, il solo possibile beneficio europeo non può considerarsi tale se danneggia anche uno solo dei singoli appartenenti all’Unione. Cosi infatti l’istituzione Europea in questo contesto perderebbe il proprio stesso obiettivo istituzionale.

    La scelta, quindi, di accelerare l’obbligo di una transizione energetica di tutti gli immobili verso la Classe E rappresenta la classica manifestazione di un pensiero politico ed etico autoreferenziale. All’interno di uno scenario economico ancora problematico determinato dalla pandemia e dalla guerra in Ucraina, i cui effetti devastanti generati dall’inflazione e dalla spirale dei costi energetici ma anche dalla gestione delle supply chain sono ormai consolidati, inserire adesso un nuovo obbligo per i cittadini non può che rappresentare l’apoteosi del delirio ideologico.

    In più, sempre in questo contesto, non prendere in considerazione gli effetti di questa direttiva per il sistema degli istituti di credito, i quali presentano a bilancio buona parte delle proprie garanzie sotto forma di garanzie immobiliari, ne certifica la assoluta lontananza della istituzione europea. Il patrimonio immobiliare ridurrebbe il proprio valore e di conseguenza le garanzie, nel caso in cui non si avviasse l’adeguamento ai nuovi standard ambientali.

    Come inevitabile conseguenza, l’equilibrio patrimoniale e finanziario degli istituti di credito verrebbe messo in forte difficoltà, esponendo perciò lo stesso Paese, magari con un notevole debito pubblico, a forti speculazioni in relazione ai titoli del debito pubblico. Inoltre, gli stessi cittadini che avessero acceso un mutuo per acquistare un immobile si ritroverebbero alla fine ad aver acquistato ad una cifra superiore rispetto al valore stesso dell’immobile a causa dalla depatrimonializzazione causata dalla direttiva europea.

    Ancora una volta, quindi, l’obiettivo di facilitare la crescita economica, sociale e politica delle stesse Nazioni appartenenti viene posto in secondo piano.

    Non comprendere gli effetti devastanti di questa nuova direttiva, anche solo a livello di garanzia immobiliare, per gli istituti di credito rappresenta la fotografia della competenza della stessa Commissione Europea.

  • Le società di carte di credito si impegnano a impedire abbonamenti online nascosti

    A seguito di un dialogo con la rete di cooperazione per la tutela dei consumatori (CPC), coordinato dalla Commissione europea e guidato dal mediatore danese dei consumatori, Mastercard, VISA e American Express hanno convenuto di introdurre modifiche per garantire il rispetto delle norme dell’UE a tutela dei consumatori.

    Gli impegni mirano a garantire che gli esercenti forniscano informazioni chiare sui pagamenti ricorrenti ai consumatori prima che questi ultimi si impegnino a sottoscrivere un abbonamento.

    Da un’indagine sulle truffe e sulle frodi a danno dei consumatori pubblicata nel 2020 è emerso che in passato quasi il 10% dei consumatori dell’UE aveva sottoscritto inavvertitamente un abbonamento. Le pratiche di MasterCard, VISA e American Express sono state esaminate dalle autorità della rete di cooperazione per la tutela dei consumatori, in particolare per quanto riguarda le modalità di autorizzazione delle operazioni tramite carta attraverso le loro reti di pagamento. Le autorità hanno constatato che le regole di queste società non garantivano che le operazioni mediante carta fossero correttamente autorizzate quando includevano pagamenti regolari successivi, ad esempio obbligando gli operatori a specificare, in fasi specifiche, che accettando una prova gratuita il consumatore avrebbe sottoscritto un abbonamento.

    Nell’ambito di tale azione, American Express ha introdotto regole più rigorose per gli operatori commerciali, compreso l’obbligo di inviare una notifica del primo abbonamento. MasterCard e VISA si sono spinte oltre, imponendo agli operatori di visualizzare le spese di abbonamento applicabili nella finestra di pagamento in cui i consumatori inseriscono i dati della carta di credito per il primo acquisto o la prima prova che comportino un abbonamento.

  • Dalla BEI 40 milioni di euro al Gruppo PUNCH per sviluppare tecnologie per la propulsione a idrogeno nelle sedi di Torino e Strasburgo

    La Banca europea per gli investimenti (BEI) e il Gruppo PUNCH, un’innovativa MidCap belga leader nello sviluppo di sistemi di propulsione e controllo per veicoli ibridi ed elettrici, hanno firmato un contratto di finanziamento di 40 milioni di euro per sostenere le attività di ricerca, sviluppo e innovazione (RSI) della società. Gli investimenti saranno effettuati principalmente presso le sedi aziendali di Torino e, in misura minore, di Strasburgo.

    Le risorse messe a disposizione dalla banca dell’UE, sostenute da una garanzia del Fondo europeo per gli investimenti strategici (FEIS) consentiranno al Gruppo PUNCH di sviluppare tecnologie per motori a idrogeno e relativi sistemi di stoccaggio energetico (fuel cells) per il settore automobilistico e dei veicoli commerciali e industriali, con l’obiettivo di promuovere la mobilità sostenibile e la diffusione di tecnologie innovative in tutta Europa.

    L’operazione in oggetto è in linea con l’Accordo di Parigi e con la politica di finanziamento della Banca nel settore dei trasporti in quanto contribuisce alla decarbonizzazione del settore automobilistico, dei veicoli commerciali e industriali e all’adozione di tecnologie verdi basate sull’idrogeno e l’elettrificazione.

    PUNCH Torino nasce nel 2005 come Centro di Ingegneria e Sviluppo di General Motors. Dal 2020 fa parte del Gruppo PUNCH come sito all’avanguardia per i sistemi di propulsione e mobilità. La sua affiliata PUNCH Hydrocells sta lavorando attivamente per far confluire le competenze acquisite sui motori diesel verso l’idrogeno.

  • Direttiva Ue contro gli sprechi d’acqua potabile

    Gli europei possono beneficiare di un migliore accesso all’acqua potabile di rubinetto e di una maggiore sicurezza della stessa, grazie all’entrata in vigore delle prescrizioni previste dalla direttiva riveduta sull’acqua potabile. Le nuove regole sono le più rigorose al mondo in materia di acqua potabile, in linea con l’obiettivo “inquinamento zero” annunciato nel Green Deal europeo. Le nuove norme rispondono anche alla prima iniziativa di successo dei cittadini europei, “Right2Water”, che ha raccolto 1,6 milioni di firme a sostegno del miglioramento dell’accesso all’acqua potabile sicura per tutti gli europei.

    Virginijus Sinkevičius, Commissario per l’Ambiente, gli oceani e la pesca, ha dichiarato: «Da oggi gli europei possono essere certi dell’elevatissima qualità dell’acqua che bevono. Stiamo affrontando il problema delle sostanze chimiche pericolose e delle microplastiche che finiscono nell’acqua potabile, rendendola sicura per noi e per l’ambiente. Mi auguro che, con una maggiore fiducia nell’acqua di rubinetto, i cittadini possano anche contribuire a ridurre i rifiuti di plastica derivanti dall’acqua in bottiglia e i rifiuti marini».

    Per garantire l’elevata qualità dell’acqua potabile, la direttiva comprende norme di sicurezza aggiornate, introduce una metodologia per individuare e gestire i rischi di qualità nell’intera catena di approvvigionamento idrico, stabilisce un elenco delle sostanze emergenti da tenere sotto controllo, come le microplastiche, gli interferenti endocrini e nuovi tipi di sostanze chimiche da monitorare, e introduce disposizioni di conformità per i prodotti da utilizzare a contatto con l’acqua potabile.

    La nuova direttiva affronta il problema delle perdite idriche, in quanto nell’Ue attualmente durante la distribuzione si perde in media il 23% delle acque trattate. Gli Stati membri hanno inoltre l’obbligo di migliorare e mantenere l’accesso all’acqua potabile per tutti, e in particolare per i gruppi vulnerabili ed emarginati. In Italia, come più volte segnalato sulle colonne di questa testata, la perdita di acqua potabile degli acquedotti è particolarmente grave: l’idea che la rete idrica sia un bene comune, sposata dagli italiani nel referendum del 2011, e che sia affidarne la gestione ai privati fosse solo un favore alla speculazione ha lasciato tuttora aperte falle pari a perdite del 45% dell’acqua potabile veicolata dalle condotte.

  • L’UE e l’immediato danno patrimoniale

    Al di là delle considerazioni relative alla tempistica ed al contenuto della ancora ipotizzata direttiva europea con oggetto una ulteriore “transizione green” da adottare per le abitazioni di classe energetica F e G (*), già ora si manifestano i primi effetti distorsivi sul mercato immobiliare.

    Il solo annuncio di un possibile adeguamento energetico da imporsi a circa il 65% degli immobili presenti sul territorio nazionale ha già determinato una perdita di valore proprio di quelle abitazioni oggetto di questi ipotizzati interventi strutturali in relazione ai costi aggiuntivi necessari per renderli a norma.

    Andrebbe ricordato, infatti, come molto spesso le abitazioni, specie se prime case, rappresentano la forma di investimento e di risparmio più adottata dalle famiglie, anche in funzione di un lascito patrimoniale a favore degli eredi. Gli stessi nuclei familiari accedono ai mutui presso gli istituti di credito attraverso i quali possono assicurarsi l’acquisto immobiliare non disponendo di ingenti risorse,

    Una della caratteristiche fondamentali perché questi finanziamenti rappresentino anche un investimento è data dalla “sicurezza”, o quantomeno dalla aspettativa, che il valore nominale dell’abitazione alla fine del mutuo sia quantomeno in linea con il costo complessivo dello stesso importo finanziato.

    Viceversa lo scellerato delirio ambientalista espresso dalla Commissione europea sta ponendo già ora le condizioni di un profondo danno patrimoniale, nella forma di una sostanziale differenza negativa tra il valore dell’impegno finanziato per l’acquisto ed il suo valore successivo espresso dal mercato, il quale determina una depatrimonializzazione in termini assoluti tanto del valore della abitazione quanto del risparmio privato.

    L’ Europa, ed il nostro Paese in particolare, stanno ancora oggi pagando le terribili conseguenze economiche e sociali della pandemia alla quale si aggiungono le conseguenze del conflitto ucraino.

    In questa situazione di estrema difficoltà ed incertezza imporre una visione assolutamente ideologica ad un bene fondamentale, come la casa, sul quale si basa parte dell’equilibrio familiare, rappresenta la assoluta incapacità di leggere ed interpretare le priorità dei cittadini e definisce senza ombra di dubbio la assoluta distonia della Istituzione Europea con i cittadini europei.

    (*) https://www.ilpattosociale.it/europa/il-tradimento/

  • Aiuto della Commissione alla imprese lombarde

    La Commissione europea ha constatato che le modifiche a un regime italiano esistente, compreso un aumento di bilancio di 50 milioni di €, per sostenere le imprese in Lombardia nel contesto della guerra della Russia contro l’Ucraina sono in linea con il quadro temporaneo di crisi per gli aiuti di Stato, La misura è accessibile alle imprese di tutti i settori attive in Lombardia, ad eccezione di quelle finanziarie, dell’agricoltura primaria e della pesca,

    La Commissione ha constatato che il regime italiano, così come è stato modificato, continua a essere in linea con le condizioni stabilite nel quadro temporaneo di crisi. In particolare, l’aiuto i) non supererà i 2 milioni di € per impresa; e ii) sarà concesso entro il 31 dicembre 2023.

    La Commissione ha constatato che il regime italiano, così come è stato modificato, rimane necessario, adeguato e proporzionato per porre rimedio al grave turbamento dell’economia di uno Stato membro.

  • Il tradimento

    Qualsiasi unione politica, economica o sportiva presenta come atto costitutivo il raggiungimento di obiettivi impossibili da conseguire con la sola propria forza, resi invece possibili grazie alla forza che un’unione sa esprimere. Questa istituzione, di conseguenza, non deve assolutamente proporre obiettivi che esprimano l’esigenza della struttura consociativa ma che risultino in contrasto con gli interessi dei singoli appartenenti e soprattutto deve sempre tenere nella debita considerazione lo status quo dei singoli associati.

    L’Unione Europea nasce come Mec, quindi come un’intesa economica tendente a facilitare gli spostamenti ed il commercio di persone e cose e, di conseguenza, a creare le condizioni per uno sviluppo di questa macro area europea.

    Il suo passaggio da istituzione economica a istituzione politica dotata di un potere legislativo ed esecutivo rappresentava una sfida di carattere politico e governativo legato soprattutto alla qualità della classe dirigente che l’avesse gestita.

    Viceversa, la semplice introduzione dell’euro senza alcuna armonizzazione dei sistemi fiscali ha creato le condizioni perché la concorrenza tra gli Stati passasse dai sistemi industriali e dal know how espressi alle semplici fiscalità di vantaggio espressione di sistemi fiscali premianti dei singoli Paesi.

    Ora, in un momento storico nel quale i Paesi appartenenti all’Unione Europea stanno ancora pagando le conseguenze economiche e sociali della pandemia, unite alle altrettanto disastrose conseguenze della guerra tra Russia e Ucraina, una classe dirigente di livello accettabile avrebbe assolutamente modificato le priorità precedentemente elaborate, individuando come nuovo obiettivo comune quello di riportare ad una situazione pre-covid l’intero settore economico, politico e sociale europeo.

    Viceversa, questa ulteriore direttiva relativa agli immobili esattamente come quella della transizione ecologica, della quale fa parte, dimostra ancora una volta come la classe dirigente europea non solo non conosca le reali condizioni e i costi che questo comporterebbe per i singoli cittadini ma soprattutto non esprima alcun interesse per questi.

    Le conseguenze di questa sorda cecità non andranno solo in capo ai consumatori, e quindi ai cittadini, ma avranno delle conseguenze disastrose anche per imprese italiane In quanto queste ristrutturazioni dreneranno liquidità che verrà tolta dalle tasche dei cittadini e quindi consumi interni.

    Anche se qualcuno si azzarderà nella previsione di un ulteriore e meraviglioso sviluppo per il settore edilizio, questa direttiva europea, esattamente come tutto il pacchetto legato alla transizione ecologica, metterà in crisi la situazione oggettiva dei cittadini italiani i quali si ritroveranno con una ricchezza disponibile ancora Inferiore.

    Da europeista convinto, risulta evidente il tradimento che questa classe dirigente europea, priva di ogni ragionevolezza e completamente imbevuta della sola irragionevole ideologia ambientalista, sarà in grado di creare le basi per la desertificazione industriale, economica e sociale del nostro Paese.

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