Europa

  • “Un tram che si chiama desiderio” di spesa

    Una delle più macroscopiche forme di distonia tra le reali condizioni del sistema economico italiano e le istituzioni è relativo alle aspettative legate alla possibilità di gestire una parte dei fondi europei legati al Recovery Fund. Non passa giorno nel quale ogni istituzione statale, regionale ma anche comunale non avanzi progetti nuovi e ovviamente “straordinari ed innovativi” per i quali andrebbero utilizzati i fondi che sembra L’Unione Europea abbia intenzione di regalarci.

    In questo contesto di grande euforia istituzionale certamente un ruolo importante viene svolto dai vari sindaci di città articolate e complesse che vorrebbero a propria disposizione queste risorse finanziarie per rivoluzionare la complessa movimentazione metropolitana. Le aspettative dei diversi sindaci assumono i connotati di veri e propri voli pindarici di fantasia uniti a ridicole ipotesi di rivoluzione urbana assolutamente distaccate da una qualsiasi sostenibilità economica e soprattutto da un’analisi comparativa con i mezzi alternativi a disposizione.

    In questo contesto il tram rappresenta il sogno proibito di tutti i sindaci per i quali sono disposti, come hanno già fatto a Mestre a Firenze, a tagliare qualsiasi tipologia di albero con particolare attenzione a quelli secolari pur di realizzare il percorso del tram. Una scelta, quindi, monotematica con il tram al centro dei desideri frutto essenzialmente di una scelta ideologica priva, come si diceva prima, di una reale valutazione in relazione a determinati fattori.

    Va innanzitutto ricordato infatti come per sua stessa natura il tram, rappresentando un vettore vincolato a terra, dispone nel suo utilizzo di un grado di flessibilità pari allo zero soprattutto se in relazione anche alle stesse filovie le quali, anche se vincolate a dei cavi sollevati, sono prive di rotaie.

    Generalmente, poi, in tutte le città i percorsi dei tram nascono con lo stesso sviluppo urbanistico della città stessa per cui inserirle all’interno di una viabilità già compromessa rappresenta uno stupro ed una scelta che da una parte crea maggiore tempi di attesa per le autovetture (e quindi aumenta l’inquinamento) e dall’altra non risolve assolutamente la movimentazione cittadina se non lungo l’unica direttrice servita dai binari.

    Quindi due fattori negativi, cioè l’assoluta assenza di flessibilità moltiplicata per una rete stradale già problematica esistente all’interno delle città, a differenza di quanto avviene in matematica, non danno un risultato positivo ma anzi raddoppiano la negatività di entrambi i fattori.

    In altre parole, due rigidità che rappresentano l’opposto del concetto di flessibilità non potranno mai determinare una positiva strategia flessibile in rapporto alle diverse esigenze della mobilità cittadina. Nonostante questo, i sindaci reclamerebbero ben 11 miliardi di quelli messi a disposizione dal Recovery Fund per la realizzazione di queste reti intrecciate di tram.

    In questo contesto di assoluta euforia il fattore costi risulta assolutamente marginale nella scelta dei sindaci mentre, specialmente a livello europeo, dovrebbe diventare fondamentale per ottenere l’approvazione degli stessi piani.

    In breve si sottolinea come la realizzazione di una rete tranviaria necessita di 8,9 milioni al km. In considerazione delle reti esistenti a Firenze, Padova e Venezia possiamo stimare nella lunghezza media di una rete tranviaria in circa 15 km il cui solo costo dell’allestimento è pari a 133,5 milioni.

    Una medesima cifra, o meglio, con il medesimo finanziamento concesso dalla Ue ciascun comune potrebbe acquistare circa 333,7 autobus completamente elettrici considerando il prezzo medio di questa innovativa tipologia di vettori tra i 300.000 ed i 500.000 euro. A questo si aggiunga poi come il tram abbia un costo di gestione mediamente doppio rispetto a quello di un autobus il quale garantisce in più la massima flessibilità in relazione alla domanda di movimentazione urbana in continua evoluzione.

    Questo accanimento con il quale invece i sindaci continuino a chiedere investimenti più costosi a basso tasso di flessibilità e con costi di gestione superiori rimane uno dei grandi misteri della politica soprattutto locale.

    Non è tuttavia da escludere come la scelta del tram, assolutamente insostenibile sotto il profilo economico, rappresenti in buona sostanza l’ultimo strumento per dimostrare la propria appartenenza intellettuale da parte di una certa politica che ha abbracciato ciecamente il più intransigente ambientalismo. Con l’obiettivo dichiarato non tanto di rendere una città più fruibile, e quindi competitiva, ma semplicemente penalizzare l’utenza privata.

    Una semplice analisi comparativa dimostra come il tram abbia assunto i connotati di uno strumento fortemente politicizzato ed economicamente insostenibile il quale viene caricato di un ruolo “sociale e politico” con l’obiettivo di penalizzare il “privato”.

    Il tram, quindi, diventa il personaggio principale di una riedizione 2021 del film “Un tram chiamato desiderio” il cui obiettivo è quello di soddisfare la volontà di affermazione dei sindaci prettamente ideologica anche se applicata alla movimentazione urbana.

    Le risorse finanziarie di provenienza statale oppure europee diventano, ancora una volta, uno strumento politico ed ideologico. Per di più a debito.

  • Dal 5 marzo la Commissione europea si racconta su UÈ! che Podcast

    Il nuovo podcast delle 12 stelle darà voce alle donne e agli uomini che ogni giorno lavorano dentro e fuori la casa comune degli europei. A partire da venerdì 5 marzo UÈ! Che podcast farà ogni settimana un’immersione di quindici minuti per ascoltare tutte le novità europee su lavoro, salute, impresa, sostenibilità e diritto allo studio.

    Un mezzo moderno per richiamare l’attenzione dei giovani, e non solo, avvicinandoli alle istituzioni e ai temi che scandiscono la quotidianità dei cittadini europei. Agenda digitale, parità di genere, Green Deal e la risposta dell’Unione europea alla pandemia saranno alcuni dei contenuti di attualità europea su cui gli ospiti faranno chiarezza nel corso delle 14 puntate, invitando gli ascoltatori a partecipare direttamente in rete. Sarà infatti possibile inviare un messaggio vocale con domande e spunti sui canali Facebook e Instagram della Rappresentanza della Commissione europea in Italia. Chiunque può promuovere UÈ! che Podcast attraverso l’#UEchePodcast.

    Per ascoltare il podcast https://www.spreaker.com/show/ue-che-podcast

    Per restare aggiornati https://ec.europa.eu/italy/news/UEchepodcast_it

  • Programma LIFE: l’UE investe 121 milioni di euro in progetti a favore dell’ambiente, della natura e dell’azione per il clima

    La Commissione europea, lo scorso 17 febbraio, ha annunciato investimenti per 121 milioni di euro in nuovi progetti integrati nell’ambito del programma LIFE per l’ambiente e l’azione per il clima. Questa somma – aumentata del 20 % rispetto allo scorso anno – stimolerà la ripresa verde e aiuterà Belgio, Germania, Irlanda, Francia, Ungheria, Italia, Lettonia, Paesi Bassi, Polonia, Portogallo e Slovacchia a raggiungere i loro obiettivi ambientali. Si prevede che nei progetti integrati confluiranno ingenti fondi supplementari: gli Stati membri potranno quindi contare anche su altre fonti di finanziamento dell’UE, compresi i fondi agricoli, strutturali, regionali e per la ricerca, oltre ai fondi nazionali e agli investimenti del settore privato.

    I nuovi finanziamenti LIFE, più cospicui, sosterranno 12 progetti su larga scala connessi all’ambiente e al clima in 11 Stati membri.

    I progetti integrati migliorano la qualità della vita dei cittadini aiutando gli Stati membri a conformarsi alla normativa dell’UE in sei settori: natura, acqua, aria, rifiuti, mitigazione dei cambiamenti climatici e adattamento ai cambiamenti climatici. Sostengono i piani necessari per attuare la legislazione in materia di ambiente e clima in modo coordinato e su vasta scala territoriale. Gli investimenti annunciati oggi nel quadro del programma LIFE saranno in grado di mobilitare importanti finanziamenti complementari provenienti da altre fonti UE, compresi i fondi agricoli, regionali e strutturali e Orizzonte 2020, oltre ai contributi di attori nazionali e regionali e di investitori privati.

    Il programma LIFE è lo strumento finanziario dell’UE per l’ambiente e l’azione per il clima. Attivo dal 1992, ha cofinanziato più di 5.500 progetti nell’UE e oltre; il numero di progetti in corso si attesta costantemente sui 1.100. La dotazione per il periodo 2014-2020 era pari a 3,4 miliardi di euro a prezzi correnti, mentre l’accordo politico sul bilancio a lungo termine dell’UE per il periodo 2021-2027 prevede una dotazione di 5,4 miliardi di euro a prezzi correnti, con un aumento di quasi il 60 %.

  • Coronavirus: la Commissione approva 40 milioni di euro dallo Stato italiano a sostegno della ricerca e dello sviluppo

    La Commissione europea ha approvato una misura italiana di aiuto di Stato per un importo di 40 milioni di euro, da destinare alle attività di ricerca e sviluppo dell’impresa biotecnologica ReiThera S.r.l. connesse al coronavirus. L’approvazione si inscrive nell’ambito del quadro temporaneo per le misure di aiuto di Stato a sostegno dell’economia nell’attuale emergenza COVID-19.

    “Questa misura dell’Italia da 40 milioni di euro sosterrà la ricerca incentrata su un nuovo vaccino contro il coronavirus”, ha commentato Margrethe Vestager, Vicepresidente esecutiva responsabile della politica di concorrenza. “Continueremo a collaborare strettamente con gli Stati membri per favorire le misure nazionali che ci possono aiutare a fornire risposte alla pandemia, in linea con le norme dell’UE.”

    Nell’ambito del quadro temporaneo l’Italia ha notificato alla Commissione una misura di aiuto del valore di 40 milioni di euro a sostegno delle attività di ricerca e sviluppo connesse al coronavirus svolte da ReiThera S.r.l., un’impresa di medie dimensioni con sede in Lazio che opera nel settore delle biotecnologie. Il sostegno pubblico assumerà la forma di sovvenzioni dirette.

    Scopo della misura è promuovere lo sviluppo di un nuovo vaccino contro il coronavirus, contribuendo così alla ricerca di soluzioni per affrontare l’attuale crisi sanitaria. Il vaccino sperimentale ReiThera è già stato oggetto di studi preclinici e di uno studio clinico di fase I, che ne ha dimostrato la sicurezza per adulti e anziani. Ora la misura aiuterà a predisporre e attuare la prossima tappa, che consiste in uno studio di fase II/III per confermare che il vaccino è sicuro ed efficace.

    La Commissione ha constatato che la misura di aiuto è in linea con le condizioni stabilite nel quadro temporaneo: nello specifico i) coprirà meno del 60 % dei costi di ricerca e sviluppo e ii) i risultati delle attività di ricerca saranno messi a disposizione di terzi nello Spazio economico europeo a condizioni di mercato non discriminatorie attraverso licenze non esclusive.

    La Commissione ha concluso che la misura dello Stato italiano è necessaria, opportuna e proporzionata a quanto necessario per contrastare la crisi sanitaria. Su queste basi la Commissione ha approvato la misura di aiuto in quanto conforme alle norme dell’Unione sugli aiuti di Stato.

    Fonte: Commissione europea

  • Costruire un futuro resiliente ai cambiamenti climatici: la nuova strategia dell’UE di adattamento

    La Commissione europea ha adottato una nuova strategia dell’UE di adattamento ai cambiamenti climatici che definisce il cammino da percorrere per essere pronti ai loro effetti inevitabili. Se da un lato l’UE fa tutto il possibile per mitigare i cambiamenti climatici, dentro e fuori i propri confini, dall’altro dobbiamo anche prepararci per affrontarne le ineluttabili conseguenze. Da ondate di calore mortali e siccità devastanti, a foreste decimate e coste erose dall’innalzamento del livello dei mari, i cambiamenti climatici hanno già pesanti ripercussioni in Europa e nel mondo. Prendendo le mosse dalla strategia di adattamento ai cambiamenti climatici del 2013, l’obiettivo delle proposte odierne è spostare l’attenzione dalla comprensione del problema alla definizione di soluzioni e passare dalla pianificazione all’attuazione.

    Le perdite economiche dovute alla maggiore frequenza di eventi meteorologici estremi sono in aumento e quelle conteggiate in UE superano già, da sole, una media di 12 miliardi di € l’anno. Stime prudenti mostrano che esporre l’economia odierna dell’UE a un riscaldamento globale di 3 °C rispetto ai livelli preindustriali comporterebbe una perdita annua di almeno 170 miliardi di €. I cambiamenti climatici non incidono solo sull’economia, ma anche sulla salute e sul benessere dei cittadini europei, che soffrono sempre più a causa delle ondate di calore: a livello mondiale, la catastrofe naturale più letale del 2019 è stata l’ondata di calore che ha colpito l’Europa provocando 2 500 vittime.

    L’azione in materia di adattamento ai cambiamenti climatici deve coinvolgere tutte le componenti della società e tutti i livelli di governance, all’interno e all’esterno dell’UE. Lavoreremo per costruire una società resiliente ai cambiamenti climatici migliorando la conoscenza dei loro effetti e delle soluzioni di adattamento; intensificando la pianificazione dell’adattamento e la valutazione del rischio climaticoaccelerando l’azione di adattamento e contribuendo a rafforzare la resilienza ai cambiamenti climatici a livello mondiale.

    Le azioni di adattamento devono basarsi su dati affidabili e strumenti di valutazione dei rischi a disposizione di tutti — dalle famiglie che acquistano, costruiscono e ristrutturano abitazioni alle imprese delle regioni costiere o agli agricoltori che pianificano le proprie colture. A tale scopo la strategia propone interventi che facciano avanzare le frontiere della conoscenza sull’adattamento così da consentire di migliorare la qualità e la quantità dei dati raccolti sui rischi e le perdite connessi al clima, e di metterli a disposizione di tutti. Climate-ADAPT, la piattaforma europea per le conoscenze sull’adattamento, sarà potenziata e ampliata e sarà affiancata da un osservatorio per la salute destinato a monitorare, analizzare e prevenire meglio gli effetti dei cambiamenti climatici sulla salute.

    Poiché i cambiamenti climatici hanno ripercussioni a tutti i livelli della società e in tutti i settori dell’economia, le azioni di adattamento devono essere sistemiche. La Commissione continuerà a integrare le considerazioni relative alla resilienza ai cambiamenti climatici in tutti i pertinenti settori d’intervento e sosterrà l’ulteriore sviluppo e attuazione di strategie e piani di adattamento, con tre priorità trasversali: integrare l’adattamento nella politica macrofinanziariasoluzioni per l’adattamento basate sulla natura e azioni di adattamento locale.

    Le politiche in materia di adattamento ai cambiamenti climatici devono andare di pari passo con la nostra leadership mondiale nella mitigazione dei cambiamenti climatici. L’accordo di Parigi ha stabilito un obiettivo globale in materia di adattamento e ha sottolineato che l’adattamento è un fattore chiave per lo sviluppo sostenibile. L’UE promuoverà approcci subnazionali, nazionali e regionali all’adattamento, con particolare attenzione all’adattamento in Africa e nei piccoli Stati insulari in via di sviluppo. A livello internazionale aumenteremo il sostegno alla resilienza e alla preparazione ai cambiamenti climatici fornendo risorse, dando priorità all’azione e aumentando l’efficacia, aumentando i finanziamenti internazionali e rafforzando l’impegno e gli scambi globali in materia di adattamento. Collaboreremo inoltre con i partner internazionali per colmare il divario nei finanziamenti internazionali per il clima.

    Fonte: Commissione europea

  • Venezuela’s National Assembly asks government to expel EU ambassador

    Venezuela’s National Assembly has called on the government to expel the European Union’s ambassador to Caracas, Isabel Brilhante Pedrosa, after the bloc adopted fresh sanctions against 19 Venezuelan officials.

    The 2015 National Assembly (NA) on Tuesday urged President Nicolas Maduro to call Brilhante Pedrosa persona non grata and to close the EU office in Caracas. The country’s Foreign Minister, Jorge Arreaza would meet with the EU ambassador on Wednesday, along with ambassadors and diplomatic representatives from other EU countries, including from France, Germany, Spain and the Netherlands.

    Earlier in the week, the Union’s foreign affairs ministers decided to add 19 leading Venezuelan officials to their sanctions list, due to their “role in acts and decisions undermining democracy and the rule of law in the country, or as a result of serious human rights violations.”

    The officials are targeted for undermining the oppositions’ electoral rights and the democratic functioning of the National Assembly, and for serious violations of human rights and restrictions of fundamental freedom, according to a statement issued on Monday.

    In January, the EU’s heads of state and government had stated they were ready to adopt additional targeted restrictive measures following the outcome of December’s elections in the country.

    The EU move brings to 55 the total number of individuals subject to sanctions.

  • Il riscaldamento minaccia il 50% delle foreste in Europa

    Il ‘polmone verde’ d’Europa è sempre più vulnerabile: colpa del riscaldamento globale, che minaccia oltre la metà delle foreste del continente con incendi, forti venti e la diffusione di insetti e parassiti dannosi. A quantificare e mappare queste fragilità, sulla base dei dati degli ultimi 40 anni, è uno studio condotto dal Joint Research Centre (Jrc) della Commissione europea a Ispra (Varese), in collaborazione con il Max-Planck Institute e le università di Firenze, Valencia ed Helsinki.

    I risultati, pubblicati sulla rivista Nature Communications, potranno contribuire a migliorare le strategie di salvaguardia dell’ambiente. Questo vale anche per l’Italia, che nello studio mostra il suo tallone d’Achille nelle foreste dell’arco alpino. “C’è però un ampio margine di miglioramento – spiega Giovanni Forzieri, ingegnere ambientale del Jrc -, perché i dati dimostrano che la vulnerabilità dipende fortemente da parametri strutturali, come altezza, età delle foreste e grado di copertura fogliare, su cui è possibile intervenire con appropriate strategie di adattamento”.

    In Europa le foreste occupano un’area di oltre due milioni di chilometri quadrati, pari al 33% della superficie del continente. Incapaci di reagire ai cambiamenti più repentini, per la lentezza che caratterizza la crescita degli alberi, le foreste ora più che mai risentono del riscaldamento globale, che amplifica minacce naturali da sempre presenti come gli incendi, i forti venti in grado di sradicare le piante e la diffusione di insetti e parassiti pericolosi.

    I ricercatori hanno provato a ricostruire l’evoluzione di queste vulnerabilità nel corso degli ultimi 40 anni: lo hanno fatto grazie a dei sistemi di apprendimento automatico, con cui hanno integrato i dati satellitari con quelli relativi al clima e ai fattori perturbanti che hanno colpito le foreste dell’Europa (incluse quelle di Turchia e Russia europea) tra il 1979 e il 2018.

    I risultati indicano che almeno il 60% della biomassa delle foreste europee (oltre 33 miliardi di tonnellate) è a rischio. La suscettibilità ai forti venti è più accentuata in Norvegia, nella parte settentrionale delle isole britanniche, in Portogallo e nell’Europa meridionale, soprattutto nelle zone montuose (Alpi, Caucaso, Carpazi) dove la vulnerabilità (cioè la percentuale di biomassa che potrebbe essere persa) raggiunge il 40%.

    Gli incendi sono una minaccia soprattutto per Svezia, Finlandia, Russia europea, Turchia e parte meridionale della penisola iberica, ma sono sempre più presenti anche in Italia. La suscettibilità agli attacchi degli insetti è complessivamente cresciuta dal 2000 a oggi, addirittura del 2% per decennio nelle foreste del nord (in alcune aree della Scandinavia e della Russia), dove l’aumento delle temperature è più veloce.

  • Bando: Fondo europeo per gli affari marittimi e la pesca

    Il Bando europeo FEAMP – Interventi nel settore della pesca e dell’acquacoltura cofinanziati dal Fondo Europeo per gli Affari Marittimi e la Pesca – ha lo scopo di sostenere i beneficiari che promuovono e incentivano la competitività del settore ittico, volta alla ricerca di nuovi mercati e di promuovere prodotti di qualità.

    Obiettivi: la Misura mira ad accrescere la competitività dei settori pesca e acquacoltura in linea con l’obiettivo tematico di migliorare la competitività delle PMI previsto tra gli obiettivi tematici del Quadro Strategico Comune per la programmazione 2014/2020. Gli interventi sono volti a promuovere la qualità e il valore aggiunto delle produzioni ittiche, attraverso la tracciabilità, la certificazione, la commercializzazione e le campagne di comunicazione e promozione dei settori di pesca e acquacoltura.

    Azioni: Creare organizzazioni di produttori, associazioni di organizzazioni di produttori o organizzazioni riconosciute a norma del capo II, sezione II, del Reg. (UE) n. 1379/2013.

    Trovare nuovi mercati e migliorare le condizioni per l’immissione sul mercato dei prodotti alieutici e acquicoli.

    Promuovere la qualità e il valore aggiunto.

    Contribuire alla trasparenza della produzione e dei mercati e svolgere indagini di mercato e studi sulla dipendenza dell’Unione dalle importazioni.

    Contribuire alla tracciabilità dei prodotti della pesca e dell’acquacoltura e, se del caso, allo sviluppo di un marchio dell’Unione di qualità ecologica (ecolabel) per i prodotti della pesca e dell’acquacoltura.

    Redigere contratti tipo per le PMI compatibili con il diritto dell’Unione.

    Realizzare campagne di comunicazione e promozione regionali, nazionali o transnazionali per sensibilizzare il pubblico sui prodotti della pesca e dell’acquacoltura sostenibili.

    Scadenza: 06/04/2021

    Fonte: Commissione europea

  • L’UE propone una nuova Agenda per il Mediterraneo

    Per rilanciare e rafforzare il partenariato strategico fra l’Unione europea e i suoi partner del vicinato meridionale, la Commissione europea e l’Alto rappresentante Josef Borrell, a 25 anni dalla Dichiarazione di Barcellona e a 10 anni dalla primavera araba, hanno adottato una comunicazione congiunta che propone un’ambiziosa e innovativa nuova Agenda per il Mediterraneo.

    La nuova Agenda si basa sul convincimento che, lavorando insieme, e in uno spirito di partenariato, le sfide comuni possano trasformarsi in opportunità di interesse reciproco per l’UE e il vicinato meridionale. L’Agenda include un apposito piano di investimenti economici per stimolare la ripresa socioeconomica a lungo termine nel vicinato meridionale. Nell’ambito del nuovo strumento di vicinato, cooperazione allo sviluppo e cooperazione internazionale dell’UE (NDICI), per il periodo 2021-2027 verrebbero assegnati fino a 7 miliardi di euro per l’attuazione dell’Agenda, importo che potrebbe mobilitare fino a 30 miliardi di euro di investimenti privati e pubblici nella regione nei prossimi dieci anni.

    La nuova Agenda si avvale di tutti gli strumenti dell’UE e propone di unire le forze per lottare contro i cambiamenti climatici e per accelerare la duplice transizione verde e digitale sfruttandone le potenzialità, di rinnovare il nostro impegno a favore dei valori comuni, di affrontare congiuntamente gli sfollamenti forzati e la migrazione e di rafforzare l’unità e la determinazione dell’UE, degli Stati membri e dei partner del vicinato meridionale a promuovere la pace e la sicurezza nella regione del Mediterraneo. La nuova Agenda si incentra su 5 settori d’intervento:

    • Sviluppo umano, buongoverno e Stato di diritto – Rinnovare l’impegno comune a favore della democrazia, dello Stato di diritto, dei diritti umani e della governance responsabile
    • Resilienza, prosperità e transizione digitale – Sostenere economie resilienti, inclusive e connesse che creino opportunità per tutti, specialmente per le donne e per i giovani
    • Pace e sicurezza – Fornire sostegno ai paesi per affrontare le sfide in materia di sicurezza e trovare soluzioni ai conflitti in corso
    • Migrazione e mobilità – Affrontare insieme le sfide degli sfollamenti forzati e della migrazione irregolare e agevolare percorsi legali e sicuri per la migrazione e la mobilità
    • Transizione verde: resilienza climatica, energia e ambiente – Proteggere le risorse naturali della regione e generare crescita verde sfruttando le potenzialità di un futuro a basse emissioni di carbonio

    Un apposito piano di investimenti economici per il vicinato meridionale mira a garantire che la qualità della vita delle popolazioni della regione migliori e che la ripresa economica, anche dopo la pandemia di COVID-19, non escluda nessuno. Il piano include alcune iniziative guida preliminari per rafforzare la resilienza, creare prosperità e intensificare gli scambi e gli investimenti a sostegno della competitività e della crescita inclusiva. Il rispetto per i diritti umani e lo Stato di diritto sono parte integrante del nostro partenariato e sono essenziali per garantire la fiducia dei cittadini nelle istituzioni.

    Nel 1995, la Dichiarazione di Barcellona ha varato il partenariato euromediterraneo con l’intento di creare un’area di pace, prosperità comune e scambi umani e culturali. 25 anni dopo, la regione del Mediterraneo si trova ad affrontare una serie di sfide che toccano la governance, il contesto socioeconomico, l’ambiente e la sicurezza, aggravate dalla pandemia di COVID-19. Nel dicembre 2020 il Consiglio europeo ha sottolineato la necessità di elaborare una nuova Agenda per il vicinato meridionale, attendendo con interesse la comunicazione congiunta.

    La nuova Agenda per il Mediterraneo guiderà la politica dell’Unione nei confronti della regione e la programmazione pluriennale nell’ambito del nuovo strumento di vicinato, cooperazione allo sviluppo e cooperazione internazionale dell’UE (NDICI) a livello regionale e bilaterale. L’UE effettuerà un riesame intermedio della comunicazione congiunta nel 2024.

  • Giornata Internazionale della donna: “Ti piace la versione covid di te stessa?”

    L’Ufficio del Parlamento europeo a Milano promuove un evento digitale in occasione della Giornata Internazionale della donna.  L’evento, organizzato in collaborazione con Radio Popolare, sarà trasmesso giovedì 4 marzo alle ore 17, in diretta Facebook sulle pagine di Radio Popolare e Parlamento europeo in Italia.

    Il tema di quest’anno, scelto dalla Commissione Donne del Parlamento europeo per la Giornata Internazionale della Donna, è “Empowerment e leadership femminile ai tempi del COVID-19”. Si tratta di un tema che si declina in diverse possibili direzioni quali: sostenere l’uguaglianza di genere attraverso l’inclusione delle donne nei media, utilizzare le nuove tecnologie per difendere i diritti delle donne e per diffondere dibattiti di genere, comunicare idee e azioni dei movimenti femminili nel nuovo scenario digitale. Le donne sono state particolarmente colpite dal Covid-19: la pandemia ha messo a dura prova una condizione già spesso fragile e oberata di compiti.  Le statistiche sulla disoccupazione dicono molto in questo senso. Eppure, proprio le donne sono considerate elemento chiave della ripresa in chiave europea. Non solo, l’argomento è sentito dall’opinione pubblica tanto che la parità di genere, secondo un recente sondaggio, è al primo posto tra i valori che gli italiani vogliono che il Parlamento europeo difenda.

    Con la sua iniziativa, l’Ufficio del Parlamento europeo a Milano intende favorire il dibattito su questi temi e, al tempo stesso, diffondere la conoscenza presso il pubblico delle attività promosse dalla nostra Istituzione, dalle associazioni che si occupano della tutela delle donne e della promozione dell’uguaglianza di genere.

    L’evento sarà moderato dalla giornalista e speaker radiofonica Florencia Di Stefano-Abichain che creerà un dialogo con eurodeputate e prestigiose ospiti su lavoro, vita privata e rappresentazione femminile, trattando i problemi messi a nudo e esasperati dalla pandemia.

    Quali soluzioni per far crescere l’occupazione delle donne? Come alleggerire il carico domestico e familiare? In che modo TV e cinema plasmano l’immagine del femminile? E in tutto questo, quale ruolo ha l’UE nel costruire un’Europa più equa?

    Ospiti del dibattito saranno: Monica D’Ascenzo, giornalista Sole24Ore, responsabile di Alley Oop, Francesca Dellisanti, presidentessa YoungWomen Network, Maurizio Molinari, direttore Ufficio del Parlamento europeo a Milano, Marina Pierri, critica, saggista e direttriceartistica del Festival delle serie, Giusy Sica, fondatrice del think tank Re-Generation Y-outh e volontaria della community del Parlamento europeo, insieme-per.eu, Patrizia Toia, eurodeputata Vicepresidente Commissione parlamentare ITRE, Isabella Tovaglieri, eurodeputata membro Commissione parlamentare FEMM

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