Europa

  • L’UE sostiene la modernizzazione dei centri di servizi amministrativi in Ucraina

    Circa 9,5 milioni di ucraini, residenti principalmente in piccole città e hromada (comunità territoriali unite), riceveranno servizi in moderni centri amministrativi, grazie al programma U-LEAD finanziato dall’UE con l’Europa. Si prevede che con questo programma negli hromada ucraini, entro aprile 2021, saranno collocati oltre 800 punti di accesso che corrispondono a quasi 500 centri di servizi amministrativi e oltre 300 luoghi in cui gli amministratori potranno lavorare da remoto.

    I nuovi uffici forniranno ai residenti una vasta gamma di servizi di alta qualità in condizioni moderne e confortevoli. 11 saranno invece i centri amministrativi saranno mobili.

  • Nel 2018 oltre 850.000 studenti hanno sfruttato i programmi Erasmus

    Erasmus+ è uno dei programmi di maggior successo finanziati dall’Unione Europea. Esso permette a milioni di giovani la possibilità di vivere un’esperienza scolastica, di volontariato o di formazione lavorativa all’estero. L’Europa offre dal 1987 la possibilità agli studenti di viaggiare, e in particolare, dal 2014 al 2020 sono stati commissionati 14,7 miliardi di € per il programma.

    Di recente è stata pubblicata la relazione annuale 2018 su Erasmus+, essa mostra come, da oltre 30 anni, 10 milioni di persone abbiano preso parte a questa esperienza unica e fondamentale per la loro vita. Il 2018 si è rivelato un anno record sotto molto punti di vista: sono stati finanziati 23.500 progetti e più di 850.000 studenti, apprendisti, insegnanti e animatori per i giovani hanno avuto la possibilità di spostarsi grazie ai fondi del progetto, e quasi il 10% degli studenti tirocinanti e membri del personale dell’istruzione superiore sovvenzionati durante l’anno scolastico hanno viaggiato da e verso paesi partner in tutto il mondo.

    Di fondamentale importanza è l’ambito sportivo. Lo sport come attività di unione, di confronto e di conoscenza reciproca è un pilastro fondamentale nel progetto europeo: per questo sono stati finanziati 199 progetti sportivi. Erasmus+, in aggiunta, ha sostenuto l’annuale Settimana europea dello sport, un progetto che ogni anno raggiunge un successo enorme, con un grande numero di eventi in tutto il continente. Il 2018 è stato anche l’Anno europeo del patrimonio culturale, dunque molte attività sostenute da Erasmus+ riguardavano proprio la valorizzazione del patrimonio culturale europeo.

    La portata geografica del progetto si è estesa notevolmente nel corso degli anni: dal 1987 quando erano coinvolti 11 paesi, si è arrivati nel 2020 a 34 paesi partecipanti (tutti i 28 Stati membri dell’UE più Islanda, Liechtenstein, Macedonia del Nord, Norvegia, Serbia e Turchia). Per questo la Commissione ha presentato una proposta di ampliamento del progetto, con l’obiettivo di raddoppiare gli stanziamenti nel prossimo bilancio a lungo termine 2021-2027, in modo da dare la possibilità a un numero sempre maggiore di persone, anche provenienti da classi sociali meno abbienti, di partecipare a un’esperienza che possa aprire loro le porte dell’Europa e del mondo.

  • L’UE investe più di 100 milioni di euro nei nuovi progetti del programma LIFE per promuovere un’Europa verde e climaticamente neutra

    La Commissione europea ha annunciato un investimento di 101,2 milioni di euro in nuovi progetti finanziati dal programma LIFE per l’ambiente e l’azione per il clima. Il finanziamento sosterrà dieci grandi progetti climatici e ambientali realizzati in nove Stati membri, favorendo la transizione dell’Europa verso un’economia sostenibile e climaticamente neutra. Si tratta di progetti che sono realizzati a Cipro, in Estonia, Francia, Grecia, Irlanda, Lettonia, Slovacchia, Repubblica Ceca e Spagna.

    I progetti integrati migliorano la qualità della vita dei cittadini aiutando gli Stati membri a conformarsi alla legislazione dell’UE in sei settori: natura, acqua, aria, rifiuti, mitigazione dei cambiamenti climatici e adattamento ai cambiamenti climatici. Sostengono l’attuazione della normativa in materia di ambiente e clima in modo coordinato e su vasta scala territoriale, mobilitando fondi da altre fonti dell’UE, da attori nazionali e regionali e da investitori privati.

    Gli investimenti del programma LIFE dovrebbero mobilitare più di 6,5 miliardi di € di fondi complementari. Gli Stati membri infatti possono utilizzare anche altre fonti di finanziamento dell’UE, tra cui i fondi agricoli, regionali e strutturali e Orizzonte 2020, nonché fondi nazionali e investimenti del settore privato.

    I progetti su vasta scala sosterranno il Green Deal europeo e l’ambizione dell’UE di diventare il primo continente a impatto climatico zero entro il 2050: contribuiranno a ripristinare e conservare gli ecosistemi e le specie da cui dipendiamo, a progredire verso un’economia circolare, a migliorare la qualità dell’aria e dell’acqua, a stimolare la finanza sostenibile e ad aumentare la resilienza dell’Europa ai cambiamenti climatici.

    Diversi i campi di azione a seconda delle zone di intervento. Conservazione della natura: in Estonia, in Irlanda e a Cipro i progetti integrati contribuiranno a preservare la natura e a migliorare la gestione della rete di aree protette Natura 2000 dell’Unione. Ne beneficeranno molti habitat e specie importanti: foreste, terreni agricoli, pascoli, zone costiere, torbiere, impollinatori ecc. Questi habitat hanno anche l’importante funzione di pozzi di assorbimento del carbonio.

    Gestione dei rifiuti: in Grecia un progetto promuoverà la prevenzione e il riutilizzo dei rifiuti, riducendo la quantità di rifiuti urbani destinati alla discarica. Saranno sviluppati nuovi indicatori e nuove norme sui rifiuti per contribuire alla creazione dell’economia circolare.

    Qualità dell’aria: il finanziamento LIFE aiuterà la Slovacchia a conformarsi alle direttive dell’UE in materia di qualità dell’aria, riducendo l’esposizione della popolazione a inquinanti atmosferici nocivi. Ne beneficerà anche la vicina Repubblica Ceca, che presenta problemi analoghi di qualità dell’aria.

    Acqua: i progetti integrati realizzati a livello di bacini idrografici preserveranno e miglioreranno la qualità dell’acqua nei fiumi e nei laghi dell’Irlanda e della Lettonia, consentendo a questi paesi di rispettare gli obblighi previsti dalla direttiva quadro dell’UE sulle acque.

    Adattamento ai cambiamenti climatici: il finanziamento LIFE contribuirà ad aumentare la resilienza ai cambiamenti climatici. In Spagna i progetti integreranno l’adattamento ai cambiamenti climatici nella programmazione e in altri settori politici, in Francia creeranno capacità di adattamento utilizzando soluzioni basate sulla natura.

    Finanza sostenibile: sempre in Francia, un progetto integrato contribuirà a far scoprire questo settore ancora poco conosciuto e a generalizzare l’uso dei prodotti finanziari verdi.

    Il programma LIFE è lo strumento finanziario dell’UE per l’ambiente e l’azione per il clima. Esiste dal 1992 e ha cofinanziato più di 5 400 progetti in tutta l’UE e nei paesi terzi. Il numero di progetti in corso si attesta costantemente sui 1 100. Il bilancio per il periodo 2014-2020 è pari a 3,4 miliardi di € a prezzi correnti. I progetti integrati LIFE sono stati introdotti nel 2014 per aiutare gli Stati membri a rispettare le norme fondamentali dell’UE in materia di ambiente, natura e clima. Per il prossimo bilancio a lungo termine dell’UE 2021-2027, la Commissione propone di aumentarne il finanziamento di quasi il 60 %.

    Fonte: Comunicato della Commissione europea del 17/02/2020

  • Cambia il numero e la distribuzione dei seggi al Parlamento europeo dopo la Brexit

    Dal 1° febbraio il Parlamento europeo ha 705 seggi, rispetto ai 751 (il massimo consentito dai trattati UE) precedenti al ritiro del Regno Unito dall’UE, il 31 gennaio 2020. Dei 73 seggi del Regno Unito, 27 sono stati ridistribuiti ad altri Paesi, mentre i restanti 46 sono posti in riserva per eventuali futuri allargamenti. I deputati entranti sono stati eletti alle Elezioni europee del maggio 2019.

    A seconda delle procedure nazionali, alcuni nomi sono già stati confermati, mentre altri sono ancora in attesa di notifica.

    La ridistribuzione dei seggi assicura che nessun paese dell’UE perda alcun deputato, mentre alcuni paesi guadagnano da uno a cinque seggi, per far fronte alla sotto-rappresentazione dovuta ai cambiamenti demografici. La nuova distribuzione tiene conto delle dimensioni della popolazione degli Stati membri e della necessità di un livello minimo di rappresentanza per quelli più piccoli.

    Il principio di “proporzionalità degressiva” significa che i paesi più piccoli hanno meno deputati rispetto ai paesi più grandi, ma anche che i deputati di un paese più grande rappresentano più elettori, rispetto ai loro omologhi dei paesi più piccoli.

    Il Parlamento continuerà a influenzare i negoziati UE-Regno Unito per le future relazioni, mentre la Brexit avrà un impatto anche sulla composizione delle commissioni e delle delegazioni interparlamentari.

     

  • Milano per la sfida NO PLASTIC presenta ‘Un mare d’amare – Serata d’autore con il Maestro Beppe Vessicchio’

    Dire di non alla plastica. Lo si può fare anche in musica, come accadrà giovedì 20 febbraio, alle ore 18,30, a Milano, presso la Casa d’Aste Finarte (via Paolo Sarpi, 6) dove il Maestro Beppe Vessicchio dirigerà i Solisti del Sesto Armonico durante la serata d’aurore Un mare d’amare. Una sfida alla riduzione del consumo di plastica, quella lanciata dal capoluogo lombardo, che mira a provare a lasciare alle generazioni future un mondo più vivibile e sano e di poter nuotare in un mare pulito.

  • Sorpresa! La Cia spiava anche i Paesi alleati degli Usa

    Stupirsene sarebbe francamente ingenuo, ma adesso un’inchiesta del Washington Post, dell’emittente tedesca Zdf e della svizzera Srf attestano che il fatto che la Cia spiasse anche i suoi alleati è qualcosa di più della sensazione di chi sa come gira il mondo.

    Per mezzo secolo l’intelligence americana, in un’operazione congiunta avviata con gli 007 dell’allora Germania Occidentale, ha captato le informazioni top secret di mezzo mondo. In codice si chiamava ‘Operazione Thesaurus’ e in seguito ‘Operazione Rubicon’.

    Almeno 120 i Paesi a loro insaputa sotto osservazione, tra governi rivali dell’Occidente e governi alleati, compresi l’Italia e il Vaticano. Si tratta di tutti quegli Stati che dall’inizio della Guerra Fredda fino all’inizio degli anni 2000 godevano dei servizi della società svizzera Crypto Ag, leader mondiale nelle comunicazioni criptate ma segretamente controllata dalle ‘barbe finte’ americane e tedesche. In pratica la Crypto AG forniva a tantissimi Stati a suon di milioni di dollari le macchine per criptare i messaggi e i cablo diplomatici che poi però venivano consegnati alla Cia e alla centrale di intelligence tedesca Bnd, i cui uomini venivano messi in grado di decifrare i codici e dunque di decodificare anche le comunicazioni più riservate e segrete.

    Nella rete sono finiti Stati ostili agli Usa come l’Iran, l’Iraq, la Libia, oppure gli avversari sul fronte nucleare come Pakistan e India, e ancora alleati di ferro come Arabia Saudita, Giordania e Corea del Sud. Nel corso degli anni si sono avvalse dei servizi della Crypto AG anche molte delle ex giunte militari dell’America Latina. La lista dei clienti della società svizzera comprendeva, almeno fino agli anni ’80, pure diversi Paesi della Nato oltre all’Italia, come Spagna, Grecia e Turchia. L’elenco non comprende invece le due potenze che hanno rappresentato i più temibili avversari dell’Occidente negli ultimi decenni: Russia e Cina.

    I sospetti sul doppio gioco della Crypto AG cominciarono a circolare molti anni fa, ma la difficoltà è stata sempre quella di trovare delle prove concrete. Tanti però gli Stati (compresa l’Italia) che nel tempo hanno disdetto i contratti con la società elvetica che ha il suo quartier generale nella città di Zugo. L’inchiesta di Washington Post, Zdf e Sfr ha portato a individuare gli ex 007 che hanno coordinato il programma di spionaggio attraverso la Crypto AG e i manager del gruppo incaricati di attuare quel programma.

  • Un’agenzia europea contro il riciclaggio dei soldi sporchi

    Riceviamo e pubblichiamo un articolo di Mario Lettieri e Paolo Raimondi apparso su ‘ItaliaOggi’ il primo febbraio 2020.

    Il riciclaggio dei soldi sporchi, il trasferimento di finanze generate da atti criminali e ovviamente di origine ignota, da tempo è diventata una vera emergenza internazionale e europea. Il crimine organizzato, il traffico di droga, il terrorismo internazionale e certe forme illegali di speculazioni finanziarie prosperano se il riciclaggio di soldi opera indisturbato.

    Il potere del crimine è nella sua capacità di violare le leggi e di indebolire la società civile. La minaccia diventa più pericolosa e intollerabile quando si riesce a trasformare i soldi sporchi in attività legali e a controllarle. In Italia sappiamo bene come e quanto le varie mafie abbiano penetrato settori importanti dell’economia.

    Sembra che l’Unione europea si stia  finalmente muovendo per un significativo rafforzamento delle misure contro il riciclaggio, l’anti-money laundering (AML). Poco prima delle vacanze di Natale, i ministri delle Finanze dell’Ue, nel loro meeting Ecofin, hanno dato mandato alla Commissione europea di studiare la creazione di una struttura indipendente, dotata dei necessari poteri di azione, per combattere il fenomeno in modo centralizzato ed efficace. Prima dell’estate, la Commissione dovrebbe elaborare una proposta di legge da sottoporre al Parlamento e al Consiglio europeo.

    Sul tema l’Ecofin era stato preparato da un incontro, organizzato qualche giorno prima, da sei ministri delle Finanze, con un’attiva partecipazione dell’Italia.

    Certamente in Europa non mancano strutture e legislazioni per combattere il riciclaggio. Il problema, però, è che la supervisione delle banche e degli altri enti riguardo al riciclaggio è governata dalle autorità nazionali di ogni singolo Stato membro, ognuno con le proprie leggi e le proprie capacità d’intervento. In Italia con il secondo governo Prodi fu approvata una buona legge in merito.

    Si tratta di un’ovvia debolezza e di un’evidente contraddizione rispetto al fatto che si opera nell’area euro e in un unico mercato.

    La Banca centrale europea ha già il compito sovranazionale di controllare le banche d’importanza sistemica con attivi superiori a 30 miliardi di euro. Le altre banche, invece, sono controllate dalle autorità nazionali. Il crimine organizzato di solito preferisce utilizzare quest’ultime.

    Di conseguenza, pensiamo che creare un “supervisore dei supervisori” non sarebbe la risposta più opportuna ed efficace. Come già visto in passato, si genererebbe un processo troppo farraginoso e poco incisivo. Lo stesso accadrebbe se si lasciasse questo compito in seno all’attuale Autorità bancaria europea, come alcuni vorrebbero. Si ricordi che molte operazioni di riciclaggio sono fatte tramite strutture finanziarie non bancarie, il cosiddetto shadow banking, che non è sottoposto agli stessi controlli applicati alle banche. Inoltre, dette operazioni di riciclaggio potrebbero essere fatte sempre più da entità completamente fuori dal sistema bancario e finanziario.

    Noi pensiamo che si dovrebbe creare una sorta di Interpol europea, un’agenzia indipendente con un mandato specifico e con adeguati poteri per operare sull’intero territorio europeo e contrastare la crescente espansione del riciclaggio. Il Parlamento europeo dovrebbe definirne al più presto i compiti e le regole.

    Negli anni passati, purtroppo, l’Europa è dipesa, in modo imbarazzante, dalle informazioni e dalle iniziative americane nel contrasto al riciclaggio. Il 2018 è stato un anno pieno di casi importanti, però con provvedimenti tardivi e poco sanzionati. Basti ricordare la chiusura della banca ABLV in Lettonia, le indagini sulla Danske Bank in Danimarca e in Estonia e la multa più alta della storia europea comminata alla banca ING olandese. Tutti casi che provano la “pochezza” europea nella lotta per colpire l’uso di soldi sporchi. Ma nessun paese europeo può ritenersi irreprensibile.

    La dimensione del fenomeno è certamente enorme. Poiché è difficile quantificarlo, sono stati fatti pochi studi. L’agenzia intergovernativa FATF, il Gruppo d’azione finanziaria, decisa a suo tempo dal G7, riporta che nel 1998 il Fondo Monetario internazionale ne stimava l’ammontare tra il 2 e il 5% del pil mondiale. A quella data si trattava di una forbice tra 590 e 1.500 miliardi di dollari. Nel 2009 una ricerca dell’Ufficio dell’ONU sulle droghe e il crimine organizzato (UNODC) affermava che il riciclaggio fosse di1.600 miliardi di dollari circa, pari al 2,7% del pil mondiale.

    In Italia l’Unità di informazione finanziaria (UIF) presso la Banca d’Italia riporta che vi è un significativo aumento delle segnalazioni da parte del sistema bancario di operazioni sospette.

    *Mario Lettieri già sottosegretario all’Economia **Paolo Raimondi economista

  • Italia prima nella Ue per finanziamenti dalla Bei

    L’Italia è di gran lunga il primo beneficiario della finanza Bei, la banca europea degli investimenti: 11 miliardi nel 2019 con un +14% rispetto al 2018 per 34 miliardi di investimenti sostenuti. Nel dettaglio si tratta di 9,7 miliardi di prestiti e 1,4 miliardi di equity e garanzie, questi ultimi attraverso il Fondo Europeo degli investimenti presieduto dall’italiano Dario Scannapieco che è vice presidente della Banca europea degli investimenti.

    Nella sostanza al nostro Paese che l’anno scorso si divideva il podio con la Spagna è andato il 17,3% dei 72,2 miliardi di finanziamenti della Bei l’anno scorso (+12,5%), spalmati su 143 operazioni domestiche. Mentre negli ultimi 10 anni, tra prestiti e investimenti, sono arrivati all’Italia 102 miliardi di nuova finanza per 277 miliardi di progetti. Grande sostegno alle Pmi con 41 miliardi dal 2010 ad oggi. Alle piccole e medie imprese italiane è andato il 18% del totale Bei nel settore. Nel 2019 le Pmi finanziate ammontano a 44.600 per 735mila posti di lavoro sostenuti. Nel decennio sono state oltre 309 mila per 6,5 milioni posti di lavoro.

    Bei ha inoltre proseguito l’impegno per i grandi gruppi con un nuovo target relativo alle imprese più piccole e più innovative come De Cecco a cui sono andati 13 milioni per migliorare la capacità produttiva o Molmed che ha ricevuto 15 per la ricerca e sviluppo nelle terapie geniche anticancro e contro malattie rare.

    Grande attenzione poi alla sostenibilità con una la Bei sempre più impegnata in progetti green la cui quota di finanziamenti salirà a livello continentale al 50% nel 2025 (dal 31% del 2019) Nel 2019 in Italia, nell’ambito di partnership con il sistema bancario sono stati finanziati 640 milioni per combattere il cambiamento climatico, 250 milioni per l’economia circolare e 400 milioni per l’agrieconomy. Grande attenzione anche alla Pubblica amministrazione e ai cittadini. Tra gli interventi messi in atto su tutti il piano scuola con 1,2 miliardi per gli edifici.

    L’Italia è infine il secondo Paese in Europa a beneficiare degli investimenti del Piano Juncker con il 15,2% del totale. Dal 2015 al 2019 sono stati attivati 458 miliardi di investimenti su 500 miliardi previsti in tutta Europa pari al 92% del totale. All’Italia sono stati erogati 11,3 miliardi di euro di finanziamenti. Il totale degli investimenti sostenuti nel periodo è pari a 69,7 miliardi.

     

  • Brexit almost done, il divorzio dalla Ue passa ancora per alcune tappe

    L’uscita del Regno Unito dall’Unione europea è ormai certa ma non avverrà in un  colpo solo. La ratifica del divorzio tra Ue e UK non segna la fine del lungo e tortuoso processo attraverso cui la Brexit si tramuterà da scelta a realtà di fatto.

    Tra febbraio e marzo avranno inizio i negoziati commerciali. Londra si è detta pronta ad avviare i negoziati commerciali dal primo febbraio, ma i membri dell’Ue non hanno ancora maturato una posizione univoca circa gli obiettivi dei negoziati. Il premier Boris Johnson dovrebbe esporre le sue ambizioni per un accordo di libero scambio dello stesso tipo firmato dall’Ue con il Canada di recente, senza allineamento

    con le regole dell’Ue. Il mandato dell’Ue dovrebbe essere approvato a livello ministeriale entro il 25 febbraio, consentendo l’inizio dei colloqui intorno al primo marzo. Oltre al commercio, il Regno Unito e i 27 non sono a corto di argomenti sui quali dovranno accordarsi: sicurezza e cooperazione giudiziaria, istruzione, energia. Allo stesso tempo, Londra prevede di avviare negoziati con altri Paesi, guidati dagli Stati Uniti, per raggiungere accordi di libero scambio.

    Fino all’1 luglio il Regno Unito può estendere il periodo di transizione oltre la fine del 2020 per uno o due anni, previa comunicazione all’Ue della sua richiesta, che deve essere inviata appunto prima dell’1 luglio. Johnson insiste che non chiederà una proroga, ma la Commissione europea ritiene che la scadenza per il periodo di transizione sia molto ravvicinata. La presidente Ursula von der Leyen ha avvertito che sarebbe stato impossibile trovare un accordo su “tutti gli aspetti” e che si sarebbero dovute scegliere delle “priorità”.

    Il 31 dicembre, salvo proroghe, si concluderà il periodo di transizione e quindi si concluderanno a tutti gli effetti i 47 anni di adesione del Regno Unito alla Ue.

  • Il portoghese Almeida rappresenterà Bruxelles nel Regno Unito dopo la Brexit

    Il diplomatico portoghese João Vale de Almeida è stato nominato dal responsabile della politica estera dell’UE, Josep Borrell, capo della delegazione dell’UE nel Regno Unito, ruolo che rivestirà dal 1° febbraio, cioè dal giorno successivo all’uscita della Gran Bretagna dall’Unione europea. Con la Brexit, infatti, il Regno Unito sarà un paese terzo e, di conseguenza, l’UE avrà una sua rappresentanza come già accade in altri paesi del mondo.

    In passato, Vale de Almeida è stato ambasciatore dell’UE presso le Nazioni Unite, dal 2015 al 2019, e primo ambasciatore dell’UE negli Stati Uniti, dal 2010 al 2014. È stato anche capo di gabinetto di José Manuel Barroso, presidente della Commissione europea, tra il 2004 e il 2009.

     

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