Europa

  • La necessità di solidarietà nella politica di asilo dell’UE

    Primo cambio di rotta nell’Ue sulla questione accoglienza dei migranti, almeno nelle intenzioni. Il presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, ha dichiarato che gli Stati membri che adempiono i loro doveri in i termini di accoglienza dei richiedenti asilo e quelli più esposti devono poter contare sulla solidarietà dell’intera UE. Ha anche sottolineato che il nuovo sistema di asilo dell’UE “dovrebbe includere la ricerca di nuove forme di solidarietà e dovrebbe garantire che tutti gli Stati membri apportino contributi significativi “. Parole e concetti ripresi anche dalla vicepresidente Margaritis Schinas, che ha affermato che il nuovo patto di asilo e migrazione, presentato il 23 settembre 2020, includerebbe un “sistema di solidarietà permanente ed efficace” per distribuire i richiedenti asilo tra i paesi dell’UE. Il Parlamento europeo ha chiesto costantemente un meccanismo automatico e vincolante per un’equa distribuzione di richiedenti asilo tra tutti gli Stati membri dell’UE e per i limiti di accesso ai fondi dell’UE per i paesi non cooperativi, anche nella sua relazione in prima lettura dell’ottobre 2017 sulla rifusione del regolamento di Dublino.

  • Presentazione del libro ‘Storia dell’integrazione europea in 2500 anni’

    Venerdì 25 settembre, alle ore 18, presso i locali di Vol.To – Centro Servizi per il Volontariato, in via Giolitti, 21 a Torino, verrà presentato il libro di Roberto Amati Storia dell’integrazione europea in 2500 anni. Con l’autore a discutere dell’attualità della vicende storiche e culturali che hanno portato fino all’Europa odierna ci sarà Andrea Donna, presidente dell’Associazione Difendiamo il Futuro.  L’incontro sarà trasmesso in diretta Facebook: https://www.facebook.com/PolisPolicyhttps://www.facebook.com/taglimagazine/

  • Arnaldo, un amico e un maestro presente per sempre

    Oggi la nostra sede del Patto Sociale e del RES è particolarmente vuota: il nostro Arnaldo FERRAGNI, ‘il dott’ come lo chiamavamo, ci ha lasciato salutandoci proprio dalla chiesa della Passione, davanti all’ufficio.

    Per me, per noi, è difficile parlare di un amico con il quale abbiamo condiviso per circa 30 anni esperienze e battaglie europee, campagne elettorali, organizzazione di tavole rotonde, convegni, presentazione di progetti politici e culturali, anni nei quali abbiamo letto e stampato libri e documenti. Anni nei quali il confronto quotidiano ci arricchiva e dava spunto a nuove idee ed iniziative. Possiamo dirlo con tutta tranquillità siamo stati in molti casi i primi, e spesso gli unici, a denunciare pericoli e problemi non solo economici. Abbiamo lavorato contro il terrorismo e i derivati, contro quella politica che esautorava gli elettori dal diritto di scegliere i propri rappresentanti, contro regole perverse o assenti che penalizzavano e penalizzano la corretta concorrenza e il rapporto tra stati perché la contraffazione, l’illegalità, i diversi sistemi doganali hanno dato un duro colpo alla legalità, ai diritti dei consumatore, alla sopravvivenza del sistema manifatturiero europeo.

    Arnaldo è stato un uomo giusto e severo ma anche disponibile e dolce nel comprendere i problemi altrui e nell’ascoltare chi aveva idee diverse. La sua lunga esperienza, come funzionario ai più alti livelli del Parlamento europeo, lo aveva portato a conoscere nei minimi dettagli non solo la macchina amministrativa ma anche i differenti modi di confrontarsi con personaggi di culture e tradizioni diverse da quelle italiane.

    E’ stato un amico ed un maestro per i tanti giovani e meno giovani che per trenta anni, da quando aveva lasciato l’incarico al Parlamento Europeo, sono transitati ed hanno collaborato con noi a Strasburgo, Bruxelles e Milano, ha avuto una lunga vita densa di esperienze, soddisfazioni, delusioni, speranze mentre continuava a credere e a lavorare per la costruzione di un’Europa politica, di una società capace di coniugare la tradizione con le nuove scoperte e con le necessità del sociale. Amava il suo lavoro e amava le piccole, grandi sensazioni che la vita offre a chi le sa apprezzare, le montagne innevate, i tramonti, le cene con gli amici, la sua amata moglie ed i suoi carissimi figli Federico e Maria Claudia. Come si conviene a chi sta nel mondo non abbandonava vecchi rapporti di amicizia e coltivava i ricordi così come cercava nuove esperienze culturali.

    Mentre il covid ci ha costretti a casa e la malattia subdola ed improvvisa gli aveva tolto la libertà, che fino a pochi mesi prima, a 94 anni, gli consentiva di andare in macchina o in aereo in Lussemburgo e di continuare i rapporti con tanti amici ha avuto la forza di scrivere il libro Cronache di una vita per raccontare, tramite le sue esperienze e le vicende che aveva vissuto, una parte importante della politica europea ed italiana. Dalla lettura emergono figure ormai storiche ma vive anche il suo grande amore per la montagna e per la famiglia, il suo essere fortemente credente e appassionato studioso.

    Arnaldo è stato un gentiluomo ed uno sportivo, un uomo colto e sempre curioso di apprendere e pronto ad imparare e ad usare i più moderni strumenti di comunicazione. E’ vissuto fino all’ultimo con il coraggio semplice di chi non ha necessità di imporsi o di urlare ed il suo amore, il suo rispetto per la vita, sua ed altrui, restano per noi esempio da continuare a seguire.

    Arnaldo resterà con noi e con noi camminerà nei sentieri dello spirito continuando con il suo esempio, il suo affetto, i suoi suggerimenti ad essere ancora amico e maestro presente.

  • Il RES annuncia con profondo dolore la scomparsa del suo Past President Arnaldo FERRAGNI

    Per 30 anni funzionario del Parlamento Europeo, Arnaldo Ferragni, cremonese, prima di trasferirsi all’estero ha vissuto in Italia una serie di esperienze professionali e culturali. Ha iniziato nel 1948 vincendo un concorso nazionale per l’abilitazione all’insegnamento, che ha praticato per 12 anni. Nello stesso tempo ha svolto attività politica nella segreteria provinciale della Democrazia Cristiana come responsabile della SPES (Servizio propaganda e stampa) e come redattore del settimanale del partito La Riscossa. E’ stato delegato nazionale del Movimento giovanile, in questa funzione è stato membro per un anno della direzione nazionale del partito. Divenuto segretario generale dell’Unione Internazionale dei Giovani Democratico-cristiani (UIJDC), con sede a Parigi, ha vissuto nella capitale francese per due anni dove ha incontrato Alain Poher. Grazie a quell’incontro si trasferisce a Lussemburgo nel 1960 presso la segreteria del gruppo democratico cristiano del Parlamento europeo. Questa nuova funzione gli permette di svolgere un’attività politica diretta (segretario generale aggiunto) in seno alle NEI (Nouvelles Equipes Internationales) che a quell’epoca riunivano e rappresentavano i partiti democratici cristiani che esistevano in Europa. Nel 1962 diventa segretario generale aggiunto del Gruppo democratico cristiano al Parlamento europeo e segretario generale nel 1966. Dal 1972 al 1980 dirige l’Ufficio d’informazione per l’Italia del Parlamento europeo a Roma e nel 1979 si occupa della campagna pubblicitaria per le prime elezioni europee a suffragio universale. Tornato a Lussemburgo gestisce la direzione dell’informazione e delle relazioni pubbliche. Ha diretto la campagna pubblicitaria unica per le seconde elezioni europee e ha vissuto un’interessante esperienza nel settore della comunicazione.

    Dal 2011 ha raccontato, con passione, lungimiranza e profondo spirito di analisi, l’Europa sulle colonne del Patto Sociale.

    A luglio del 2020 ha dato alle stampe, per la Ulisse edizioni, il libro autobiografico Cronache di una vita, un intenso amarcord carico di nomi, luoghi, eventi personali e professionali che partono dall’infanzia, semplice e spensierata, nelle campagne della provincia italiana, attraversano la giovinezza incupita dalle atrocità della Seconda Guerra Mondiale e sfociano nel racconto della ricostruzione post bellica e della realizzazione di quel grande sogno chiamato Europa.

  • L’inflazione digitale

    Il dibattito scatenato nel nostro paese relativamente all’utilizzo delle risorse finanziarie del Recovery Fund dimostra tristemente il livello culturale ed il massimalismo ideologico che definisce il perimetro della nostra residuale credibilità.

    Da più parti si inneggia ad una nuova e più incisiva spinta alla digitalizzazione tanto della nostra economia quanto della pubblica amministrazione. Una direzione certamente giusta che, per quanto riguarda la pubblica amministrazione, già parzialmente introdotta nel recente passato, si è tradotta invece in un onere aggiuntivo per gli utenti e paradossalmente in una perdita di produttività della stessa pubblica amministrazione (https://www.ilpattosociale.it/attualita/linutile-crescita-della-produttivita/). Questa ulteriore spinta alla digitalizzazione, anche se applicata nel modo corretto, pur sperando in un miglioramento del livello di servizi (e magari finalmente della produttività), con molta difficoltà si potrebbe tradurre in un incremento di nuovi posti di lavoro rispetto a quanto lo possa produrre il turnover. La digitalizzazione applicata all’economia reale, viceversa, rappresenta un adeguamento dei canali e degli strumenti informatici che determinano quindi una forte velocizzazione dei collegamenti e dei complessi processi produttivi.

    Quindi va sottolineato, ancora una volta, come la conoscenza e la cultura all’interno di una impresa rappresentano una ricchezza difficile da valutare in un bilancio tuttavia fondamentali per il futuro della stessa azienda nel complesso mercato globale.

    Rimane evidente, tuttavia, la visione parziale di queste scelte strategiche, specialmente se riferite alle strategie proposte dal governo. Il fattore velocità in un mercato aperto e competitivo sempre più diventa fondamentale se inteso come il time-to-market per rispondere ad un bisogno del mercato da parte di una azienda attraverso il proprio bene o servizio. In altre parole, l’intera economia occidentale risulta condizionata da un mercato saturo e quindi, come logica conseguenza, il sistema industriale o politico non è in grado di condizionarlo come dimostra il flop degli ecoincentivi per le auto elettriche.

    Il nostro sistema economico risulta caratterizzato da un livello di saturazione tale per cui sono le informazioni che vengono dal mercato ad indicare le tendenze dei prodotti e dei servizi richiesti (Pull) alle quali la capacità dell’impresa industriale, appunto attraverso una sempre maggiore velocità di produzione, riesce a far fronte attraverso un bene od un servizio nel minore tempo possibile. Specialmente in relazione alla indicazione proveniente dal mercato la digitalizzazione risulta quindi fondamentale nella sua individuazione e trasmissione al mondo industriale quindi produttivo. Una velocità che deve essere mantenuta anche nel processo inverso dall’azienda verso il mercato, cioè in relazione ai tempi di consegna.

    Anche nel “ritorno” della risposta rispetto a quanto appreso dal mercato per via digitale ancora una volta risulterà determinante il fattore velocità ma in fortissimo rapporto con la sua sostenibilità economica.

    Quindi, nella prima fase la digitalizzazione è fondamentale in quanto consente di ottenere maggiori ed immediati feedback dal mercato per poi elaborarli e trasferirli in produzione in tempi altrettanto ristretti. Successivamente, però, nel percorso inverso, dall’azienda al mercato ed all’utente, risulta evidente che alla stessa velocità si deve aggiungere anche il fattore economico, entrambi determinanti e fondamentali per il completamento di questo ciclo economico e commerciale.

    Al di là quindi di ogni economia digitale risulta fondamentale il costo del trasporto delle merci e di conseguenza del gasolio. Questo sistema rappresentato dai due sensi di marcia risulta assolutamente sconosciuto, o peggio, addirittura negato in virtù di un massimalismo vetero/ecologico applicato all’economia dall’attuale governo. I suoi rappresentanti intendono entro l’anno, infatti, eliminare gli “incentivi” al gasolio virando nella  direzione opposta delle altri nazioni europee e portare il prezzo del gasolio a 1,43 al litro. Basti ricordare come in Germania attualmente il prezzo del gasolio sia di 1,03 al litro: una differenza che determina già ora rispetto al prezzo medio italiano un costo inferiore di quasi -30% rispetto al nostro prezzo medio di 1,27.

    Ora, se venisse confermata questa sciagurata strategia del ministro Costa, la differenza di costo alla pompa salirà al +43% per il trasporto merci che all’80% viaggia su gomma. Quindi, paradossalmente, le nostre merci come qualsiasi utenza professionale pagheranno un +43% in più il prezzo del gasolio al quale vanno aggiunti nel caso italiano il prezzo proibitivo delle autostrade che in Germania sono gratuite.*

    Questo aumento dei costi del trasporto delle merci innescherebbe inevitabilmente una spirale inflattiva in presenza già di una conclamata recessione economica: inflazione il cui andamento risulterà proporzionale alla velocità dei feedback del mercato e quindi dalla digitalizzazione stessa.

    Il terribile combinato inflazione e recessione economica andrebbe a gravare ancora una volta sulle spalle dei contribuenti attraverso l’aumento dei prezzi al consumo. Un disastro economico che colpirà ovviamente le famiglie a reddito Inferiore. Il tutto in nome di un massimalista vetero ambientalismo che vede nel motore gasolio (il massimo per efficienza energetica) il nemico assoluto: classico esempio di strategie ideologica la quale Individua in un nemico il fattore aggregante.

    L’effetto combinato di questo massimalismo ideologico, unito ad una incompetenza governativa mai raggiunta nella storia della Repubblica Italiana, verrà pagato dall’utenza italiana e trasformerà una opportunità come quella del Recovery Fund nell’ennesima occasione per aggravare accise e tasse e perdere competitività nei confronti del contesto internazionale.

    (*) Per carità di Patria si evita di calcolare il livello medio retributivo tedesco superiore del 30% ad un pari livello italiano in quanto porterebbe il costo del gasolio per l’utenza Italiana a +70% .

  • Berlino accoglierà 1500 migranti dai campi in fiamme della Grecia

    La Germania accoglierà 1.553 migranti da cinque isole greche dopo gli incendi che hanno devastato il campo di accoglienza di Moria, sull’isola di Lesbo, lasciando migliaia senza riparo e nella disperazione più totale. Si tratta di 408 famiglie con bambini che hanno già ottenuto lo status di rifugiato in Grecia, ma che potrebbero anche non provenire dal campo di Moria. A questi si aggiungono 150 minori non accompagnati provenienti invece tutti da Moria e la cui accoglienza era stata annunciata la scorsa settimana dal governo tedesco in una misura condivisa con altri 10 Paesi europei.

    L’annuncio ufficiale di Berlino è arrivato dal vicecancelliere Olaf Scholz dopo la decisione presa dalla cancelliera Angela Merkel in accordo con il ministro dell’Interno Horst Seehofer. “Garantiamo che 1.553 familiari già riconosciuti come rifugiati dalle autorità greche lasceranno le isole” del Mar Egeo per la Germania, ha confermato Scholz. La Francia ha accettato di accogliere 150 minori dal campo di Moria mentre altri Paesi dell’Ue ne prenderanno 100.

    Nel frattempo, il ministro greco della Protezione Civile, Michalis Chrysohoidis, ha annunciato l’arresto di sei migranti sospettati di aver appiccato le fiamme a Lesbo: “Cinque giovani stranieri sono stati arrestati. Si cerca un sesto che è stato identificato”. Gli arresti, ha spiegato poi, “screditano l’ipotesi che ad appiccare il fuoco al campo sia stato un gruppo di estremisti”.

    Circa 800 degli oltre 12mila migranti e rifugiati fuggiti dall’inferno di Moria la scorsa settimana sono stati trasferiti in un nuovo campo, situato a tre chilometri dal porto di Mitilene, capoluogo di Lesbo. Ma la stragrande maggioranza dorme ancora in strada o sui marciapiedi mentre diverse organizzazioni umanitarie cercano di assisterli: l’Unhcr ha già fornito 600 tende familiari, bagni chimici e postazioni per lavare le mani. Le autorità greche affermano che 21 persone nel nuovo campo sono risultate positive al coronavirus e sono state poste in isolamento nel sito temporaneo di Kara Tepe, vicino al campo devastato dal rogo.

    Intanto, il ministro per la Protezione Civile ha annunciato che l’isola di Lesbo sarà svuotata dai rifugiati entro la Pasqua del prossimo anno. “Se ne andranno tutti”, ha assicurato Chrysochoidis. “Dei circa 12.000 rifugiati prevedo che 6.000 verranno trasferiti sulla terraferma entro Natale e il resto entro Pasqua. La gente di quest’isola ne ha passate tante. Sono stati molto pazienti”, ha aggiunto. Moria “era il campo della vergogna”, ha ammesso il ministro. “Adesso appartiene alla storia. Sarà ripulito e sostituito dagli uliveti”.

     

  • I deputati minacciano di bloccare l’accordo commerciale UE-Regno Unito se Londra ne violerà le condizioni

    I legislatori europei minacciano di bloccare qualsiasi accordo commerciale con il Regno Unito a meno che quest’ultimo non ritiri i suoi piani ignorando gli elementi dell’accordo sulla Brexit e violando il diritto internazionale in maniera così diretta.

    “Se le autorità britanniche violano – o minacciano di violare – l’accordo di recesso, attraverso il disegno di legge sul mercato interno del Regno Unito nella sua forma attuale o in qualsiasi altro modo, il Parlamento europeo non ratificherà in nessun caso alcun accordo tra l’UE e l’UK”, hanno fatto sapere in una dichiarazione congiunta i leader dei gruppi politici del Parlamento europeo insieme ai membri del gruppo di coordinamento del Regno Unito (UKCG). Hanno aggiunto che l’organismo “non accetterà che la sua supervisione democratica venga frenata da un accordo dell’ultimo minuto oltre la fine di ottobre”, ribadendo anche l’appello del vicepresidente della Commissione, Maros Sefcovic, al governo del Regno Unito di ritirare queste misure dalla bozza di legge nel più breve tempo possibile, o si rischia il fallimento dei colloqui post Brexit.

    “La totale mancanza di rispetto dei termini dell’accordo di recesso violerebbe il diritto internazionale, minerebbe la fiducia e metterebbe a rischio i futuri negoziati sulle relazioni in corso”, ha affermato l’UE in una dichiarazione dopo un incontro di emergenza con il ministro britannico Michael Gove, a Londra, la scorsa settimana, aggiungendo che spetta al Regno Unito ricostruire questa fiducia.

    Una violazione dell’accordo potrebbe indurre l’UE a intraprendere un’azione legale contro il Regno Unito. Il governo britannico però, senza troppi giri di parole, ha dichiarato che non ritirerà il disegno di legge del primo ministro britannico Boris Johnson che sarà discusso lunedì prossimo alla Camera dei Comuni e, successivamente, ci sarà una votazione.

    Se i colloqui sono condotti solo dalla Commissione, il Parlamento europeo deve dare il suo assenso affinché qualsiasi accordo venga approvato.

  • Continuano anche in Europa i problemi dei figli minori di coppie binazionali spesso sottratti ad uno dei genitori

    Cristiana Muscardini si occupa del problema dal 2008, senza arrendersi alla triste evidenza di vari governi italiani ed istituzioni europee indifferenti e di fatto conniventi.

    Di seguito la lettera inviata al direttore di Panorama nella speranza che finalmente gli organi d informazione che si dichiarano liberi trovino la forza di risollevare il problema.

    Chi vorrà approfondire la scomoda realtà dello Jugendamt può mettersi in contatto con la dottoressa Marinella Colombo (marinellacolombomi@gmail.com) o scrivere al Patto Sociale (segreteria.redazione@ilpattosociale.it).

    Dott. Maurizio Belpietro

    Direttore Panorama

    Via Vittor Pisani, 28

    20124 Milano

    Milano, 14 settembre 2020

    Egregio Direttore,

    nel numero del 26 agosto Panorama affronta, con coraggio, il problema dei bambini, figli di coppie binazionali, sottratti ad uno dei genitori. Il problema è molto grave perché anche tra Stati membri dell’Unione europea non ci sono reciproche garanzie e norme a tutela dei minori. Nell’articolo si parla di alcuni di questi Paesi europei ma penso sarebbe interessante ed utile che il Suo giornale proseguisse l’inchiesta dopo aver analizzato quanto avviene e continua ad avvenire in Germania dove, tuttora, lo Jugendamt, istituzione nata durante il nazismo, continua ad avere potere assoluto sulla vita ed il futuro di tanti bambini.

    Per diversi anni il Parlamento europeo ha cercato di intervenire sulle palesi violazioni dei diritti dei minori e dei loro genitori non tedeschi ma i risultati non sono stati pari all’impegno e alle diverse denunce presentate alle istituzioni nazionali ed europee. Forse se Panorama volesse approfondire l’argomento ci potrebbe essere la speranza di poter ricominciare ad affrontare un problema che ha causato e causa tanto dolore ed ingiustizia.

    La ringrazio per l’attenzione ed in attesa di conoscere il Suo pensiero La saluto cordialmente

    Cristiana Muscardini 

  • Il settore della carne suina dell’UE

    I 150 milioni di suini allevati in tutta l’UE rappresentano la più ampia categoria di bestiame prima di quella dei bovini e il solo settore della carne suina dell’UE rappresenta quasi la metà della produzione totale di carne dell’UE. Germania, Spagna e Francia contribuiscono per più della metà della quantità totale di carne suina prodotta nell’Unione Europea. Il settore è molto diversificato, con enormi differenze nei metodi di allevamento e nelle dimensioni delle aziende agricole degli Stati membri: dall’allevamento in cortile agli impianti industriali con migliaia di animali. Nell’ambito della politica agricola comune (PAC), il settore delle carni suine è coperto dalla comune organizzazione dei mercati che regolano il commercio e forniscono sostegno in caso di crisi settoriale. Gli agricoltori possono anche ricevere finanziamenti per lo sviluppo rurale nell’ambito del secondo pilastro della PAC, ad esempio, per effettuare gli investimenti necessari nelle loro aziende agricole. A questo settore si applica un gran numero di atti legislativi dell’UE riguardanti vari aspetti dell’allevamento suino: tutela ambientale, sicurezza alimentare e salute pubblica, produzione biologica, salute degli animali e benessere. Tuttavia, le prove mostrano una mancanza di conformità con le normative dell’UE sul benessere dei suini e la persistenza di dannose pratiche di routine. Un’altra sfida è quella dell’aria, del suolo e dell’inquinamento dell’acqua causato dall’allevamento intensivo di suini, che grava pesantemente sull’ambiente.

    L’UE è attualmente il primo esportatore mondiale di prodotti a base di carne suina e le sue esportazioni sono state potenziate dal calo della produzione in Asia, dove la peste suina africana sta decimando milioni di animali. L’aumento della domanda di carne suina dell’UE ha spinto i prezzi al massimo all’inizio del 2020. Nei prossimi anni il settore della produzione di suini potrebbe essere influenzato dall’evoluzione della politica ambiente: i negoziati su una nuova PAC sono in corso e il Green Deal recentemente pubblicato e la strategia Farm to Fork, che promuovono entrambi sistemi agricoli e alimentari più verdi e più sostenibili, menzionano la futura revisione della legislazione relativa al settore dei suini, anche sul benessere degli animali.

  • Cosa sta facendo l’Unione europea per proteggere i diritti dei passeggeri aerei?

    L’Unione europea dispone di una legislazione per proteggere i diritti dei suoi cittadini quando si viaggia in aereo. Il Parlamento europeo ha sostenuto per molti anni un livello di protezione più elevato e, nel contesto della pandemia da Covid 19, la Commissione europea ha adottato misure per garantire che i diritti dei passeggeri aerei rimangano protetti.

    Se ci viene negato l’imbarco o il nostro volo viene cancellato o notevolmente ritardato, nel regolamento sul risarcimento del volo sono stabilite regole comuni in materia di risarcimento e assistenza per i passeggeri ed i loro diritti minimi.

    Poiché l’intero percorso di viaggio può comprendere il volo aereo, i diritti dei passeggeri sono anche coperti dalla direttiva sui viaggi ‘tutto compreso’ (Package Travel Directive), che mira a raggiungere un livello elevato e il più uniforme possibile di protezione dei consumatori. Inoltre, la responsabilità dei vettori aerei per il trasporto dei bagagli è specificamente trattata in un regolamento del Consiglio sul trasporto aereo dei passeggeri e dei loro bagagli.

    Con l’obiettivo di migliorare le informazioni per i passeggeri in caso di ritardi e di chiarire le norme in materia di risarcimento, nonché di dare ai vettori aerei maggiore certezza sul diritto, la Commissione europea, nel 2013, ha presentato una proposta per rivedere le norme sui diritti dei passeggeri aerei.

    Tuttavia, il Parlamento europeo, in una risoluzione del 2014 su questa proposta, ha chiesto disposizioni aggiuntive. Queste includono: la garanzia che ci sia una persona di contatto della compagnia aerea in aeroporto in caso di problemi; ulteriori franchigie per il bagaglio a mano; maggiori importi per risarcimento in caso di ritardo; un elenco esaustivo di circostanze straordinarie in cui non è necessario pagare il risarcimento; meccanismi di garanzia contro il fallimento del vettore aereo. Il Parlamento ha ribadito la sua posizione in una risoluzione del 2019. Il Consiglio non ha ancora adottato una posizione sulla proposta. Dopo anni di stallo, le discussioni sono state riaperte nel 2019.

    L’Unione europea ha intrapreso diversi passi per garantire che i diritti dei passeggeri siano applicati in modo coerente e per proteggere i passeggeri in tutti i paesi dell’UE durante la pandemia Covid 19.

    Nel marzo 2020, la Commissione europea ha adottato linee guida interpretative sulle normative sui diritti dei passeggeri e ha pubblicato una nota informativa sulla direttiva sui viaggi ‘tutto compreso’. La Commissione ha ricordato che, ai sensi della legislazione dell’UE, i passeggeri hanno il diritto di scegliere tra rimborso (ad esempio in denaro o sotto forma di bonus) e itinerario alternativo, quando i biglietti di trasporto (aereo, treno, autobus/pullman e traghetti) o il pacchetto di viaggio viene annullato. Se la compagnia aerea propone un voucher, questa offerta non può pregiudicare il diritto del passeggero di optare invece per il rimborso. Le norme dell’UE stabiliscono anche una scadenza per il rimborso: entro sette giorni (a seguito della richiesta del passeggero) per il trasporto aereo ed entro quattordici giorni dalla risoluzione di un contratto di viaggio tutto compreso.

    Il Parlamento europeo ha invitato la Commissione a garantire che queste linee guida interpretative siano adeguatamente attuate nel contesto della situazione Covid 19 in via di sviluppo in una risoluzione del 17 aprile 2020.

    La Commissione ha successivamente riaffermato i diritti dei passeggeri in una raccomandazione adottata il 13 maggio 2020, che mira a rendere i buoni di viaggio un’alternativa interessante al rimborso per i viaggi cancellati. I buoni dovrebbero avere un periodo di validità minimo di un anno e dovrebbero essere rimborsati al più tardi quattordici giorni dopo la fine del periodo di validità se il buono non è stato utilizzato.

    Nel settembre 2020, la Corte di giustizia europea ha concluso che il risarcimento concesso ai passeggeri aerei ai sensi del regolamento può essere pagato nella valuta nazionale del luogo di residenza e non solo in euro.

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