Europa

  • La crisi della Volvo conferma il contesto antieconomico europeo

    La crisi dell’industria automobilistica europea non può essere interpretata esclusivamente come il risultato della transizione verso l’auto elettrica o, ancora peggio, l’esito della concorrenza tra singoli costruttori europei e dell’estremo oriente. Il problema si dimostra più profondo e riguarda il confronto tra due differenti modelli di politica industriale che mai come in questo periodo contrappongono l’Europa alla Cina.

    Da una parte la politica europea, caratterizzata da sempre più stringenti vincoli ambientali e normativi, dall’altra la strategia cinese, fondata su un forte sostegno pubblico alla produzione industriale e sulla costruzione di filiere tecnologiche integrate che utilizzano il dumping energetico retributivo e fiscale come strumenti competitivi.

    La Cina ha sviluppato nel settore automobilistico una strategia che combina sostegno finanziario, agevolazioni fiscali, politiche energetiche, investimenti industriali e controllo di importanti segmenti nella filiera delle batterie. Questo sistema consente ai suoi produttori di beneficiare di condizioni particolarmente favorevoli che si traducono in costi inferiori (dumping) e come naturale conseguenza in prezzi aggressivi all’interno dei mercati internazionali. Il vantaggio competitivo cinese, quindi, non dipende tanto dall’efficienza delle singole imprese quanto dal contesto economico e politico nel quale si opera ed assicurato da un intervento diretto dello Stato.

    Ed è proprio in questa prospettiva che assume rilevanza il tema del dumping, inteso come possibile fattore di distorsione della concorrenza attraverso sovvenzioni e condizioni produttive che penalizzano i concorrenti esteri. Il dumping fiscale, energetico e retributivo, insieme alle differenze normative, contribuisce a delineare un quadro nel quale le imprese europee competono in condizioni di assoluto svantaggio, ponendo un interrogativo fondamentale sulla reale parità delle condizioni concorrenziali tra Europa e Cina.

    In altre parole, la competizione attuale nel settore automobilistico non è più tra i diversi gruppi automobilistici quanto tra i colossi europei automobilistici contrapposti allo stato cinese che utilizza proprio il settore automobilistico per aumentare la propria ingerenza economica e politica (*).

    Questa asimmetria nasce dalle scelte della Commissione europea in materia di transizione energetica. L’imposizione di obiettivi stringenti per la riduzione delle emissioni e la progressiva restrizione dello spazio riservato ai motori endotermici (divieto al 2035) hanno obbligato i costruttori europei ad affrontare investimenti onerosi e una trasformazione radicale dei propri modelli produttivi. Il vero problema non risulta tanto la necessità di ridurre l’inquinamento, quanto il rischio di perseguire tale obiettivo senza garantire condizioni industriali adeguate a sostenere la competitività delle imprese europee con quelle dell’estremo oriente.

    Si determina così un paradosso. Mentre l’Europa impone ai propri costruttori una trasformazione tecnologica particolarmente impegnativa, la Cina consolida la propria posizione nel settore della mobilità elettrica grazie a una filiera sviluppata su larga scala e a politiche industriali di sostegno. In questo scenario, la transizione rischia di trasformarsi da opportunità di innovazione in un fattore di vulnerabilità economica, favorendo la penetrazione dei produttori cinesi nel mercato europeo e mettendo sotto pressione le aziende continentali, i loro fornitori e l’occupazione.

    La crisi di Volvo rappresenta un esempio significativo delle difficoltà che attraversano il settore nell’ambito europeo. Volvo, un costruttore fortemente orientato all’elettrificazione e, pur appartenendo ad un gruppo cinese come Geely, può incontrare gravi problemi economici e occupazionali operando all’interno dell’Unione Europea. Vanno così interpretati i 2500 licenziamenti decisi dalla casa svedese Volvo che dimostra come la scelta tecnologica, da sola, non garantisca il successo industriale, mentre la competitività ed i principi della libera concorrenza dipendono dai costi di produzione, dalla domanda, dagli investimenti e dalle condizioni del mercato internazionale.

    Il rischio per l’Europa è quello di assistere a un progressivo ridimensionamento della propria industria automobilistica, con conseguenze che vanno ben oltre il progressivo default del settore automobilistico. La perdita di quote di mercato può tradursi in minori investimenti, chiusure produttive, riduzione dell’occupazione e dispersione di competenze tecnologiche costruite in decenni di attività industriale.

    La questione, dunque, non consiste nello scegliere tra tutela ambientale e sviluppo industriale, ma nel comprendere che nessuna transizione può essere sostenibile se compromette sistematicamente la capacità produttiva e occupazionale del continente. L’Europa dovrebbe affiancare agli obiettivi ambientali una politica industriale coerente, capace di ridurre gli svantaggi energetici, sostenere l’innovazione, rafforzare le filiere strategiche e contrastare attraverso gli strumenti commerciali previsti dalle regole internazionali, cosi evitare le distorsioni della concorrenza sleale cinese (dumping fiscale energetico e retributivo cinese).

    Il vero problema dell’automotive europeo è quindi il rischio di una competizione impari tra un sistema che impone ai propri produttori vincoli sempre più onerosi (Ue) ed un altro che sostiene strategicamente la propria industria per conquistare i mercati internazionali (Cina).

    Se questa asimmetria non verrà finalmente affrontata, la transizione rischierà di favorire proprio quei concorrenti che l’Europa dovrebbe essere in grado di affrontare e superare sul piano tecnologico, economico e industriale.

    Il pericolo verso il quale si procede velocemente è quello di un vero e proprio suicidio industriale europeo, sacrificando capacità produttiva, occupazione e autonomia strategica.

    La crisi della Volvo ci dimostra una volta di più come l’Europa non sia più una regione nella quale le istituzioni intendono favorire gli investimenti, in quanto il contesto normativo europeo è talmente controproducente da riuscire a mettere in crisi persino gli investimenti cinesi.

    Questo rappresenta l’ennesima conferma che è il dumping fiscale, energetico, retributivo e normativo dello stato cinese a fornire il contesto competitivo alle imprese automobilistiche cinesi unito all’ipertrofia normativa ideologica europea.

    (*) https://www.ilpattosociale.it/attualita/lauto-di-troia/

  • La Commissione accetta il piano d’azione di Temu per porre rimedio alla violazione del regolamento sui servizi digitali

    La Commissione europea ha accettato il piano d’azione di Temu per conformarsi al regolamento sui servizi digitali (DSA) e contrastare la disponibilità online di prodotti illegali. Il piano d’azione di Temu si concentra su cinque misure volte a porre rimedio alla sua violazione del DSA.

    L’azienda effettuerà un’analisi dei rischi specifica della piattaforma, utilizzando inoltre indicatori affidabili per valutare l’efficacia delle misure di mitigazione messe in atto per ridurre il rischio di diffusione di contenuti illegali.

    La piattaforma valuterà i limiti dei propri sistemi di moderazione dei contenuti e analizzerà se e in quale modo i suoi sistemi di raccomandazione possano aumentare la diffusione di merci illegali. Inoltre, Temu esaminerà l’impatto della manipolazione intenzionale e dell’amplificazione della presenza di articoli illegali, anche da parte di venditori che sfruttano le caratteristiche di Temu per diffondere annunci di prodotti potenzialmente illegali.

  • La Commissione propone di rafforzare l’autonomia del settore agricolo dell’Ue

    Venerdì 16 ottobre, la Commissione europea ha presentato un progetto di proposta volto a ridurre i costi per gli agricoltori e la dipendenza dai fertilizzanti chimici. Riducendo questa dipendenza, la proposta mira a rendere gli agricoltori europei meno vulnerabili agli shock dei prezzi derivanti dall’instabilità geopolitica e a contribuire a chiudere i cicli dei nutrienti, rafforzando così l’autonomia del settore agricolo dell’Ue.

    Come annunciato nel Piano d’azione dell’UE per i concimi e nella Strategia europea in materia di allevamento, la proposta prevede una modifica mirata della direttiva sui nitrati, che offrirebbe agli Stati membri una maggiore flessibilità nell’autorizzare gli agricoltori a impiegare determinati digestati liquidi derivati dagli effluenti di allevamento, garantendo allo stesso tempo la protezione dell’ambiente.

    Ricchi di nutrienti e con caratteristiche simili a quelle dei fertilizzanti minerali, questi materiali potrebbero essere utilizzati in sicurezza in alternativa ai fertilizzanti chimici, preservando la qualità delle acque e la protezione dell’ambiente.

    Le norme relative all’azoto recuperato dagli effluenti zootecnici (RENURE), adottate nel marzo 2026, consentono già l’uso di fertilizzanti RENURE oltre il limite previsto dalla direttiva sui nitrati. Tuttavia, poiché le tensioni geopolitiche e le perturbazioni nei mercati globali continuano a incidere sull’accessibilità economica e sulla disponibilità dei fertilizzanti per gli agricoltori, la modifica proposta estenderà le esenzioni anche a determinate tipologie di digestati liquidi che possono soddisfare i criteri RENURE.

    La proposta si basa su una nuova relazione del Centro comune di ricerca della Commissione che valuta il potenziale per l’uso sicuro dei digestati agricoli come materiali fertilizzanti.

    I cittadini e le parti interessate, compresi gli agricoltori, la società civile, le autorità pubbliche e i ricercatori, sono invitati a fornire osservazioni sul progetto di modifica fino al 13 novembre 2026. Una volta esaminati i contributi ricevuti, la Commissione sottoporrà la proposta agli Stati membri in sede di comitato sui nitrati. In caso di parere favorevole del comitato, il testo sarà trasmesso al Parlamento europeo e al Consiglio, che disporranno di tre mesi per formulare eventuali obiezioni.

  • L’UE e i partner dei Balcani occidentali approfondiscono la cooperazione in materia di ricerca e innovazione per sostenere l’integrazione nell’UE

    L’Unione europea e i partner dei Balcani occidentali hanno approvato una dichiarazione congiunta per rafforzare la cooperazione in materia di ricerca e innovazione, ribadendo il loro impegno comune a favore del percorso verso l’adesione della regione all’UE.

    Concordata in occasione della riunione ministeriale della piattaforma di orientamento dei Balcani occidentali in materia di ricerca e l’innovazione, tenutasi a Bruxelles, la dichiarazione definisce l’ambizione comune di rafforzare le carriere nel campo della ricerca, promuovere gli ecosistemi dell’innovazione e preparare un nuovo piano d’azione congiunto tra l’UE e i sei partner dei Balcani occidentali: Albania, Bosnia-Erzegovina, Kosovo, Montenegro, Macedonia del Nord e Serbia.

    La riunione, dedicata al tema “Ricerca e innovazione come acceleratori dell’integrazione nell’UE”, si è concentrata sulla modalità in cui una più stretta cooperazione in materia di ricerca può favorire l’integrazione dei partner dei Balcani occidentali nell’UE. I dibattiti si sono incentrate su due settori chiave: le carriere nella ricerca e gli ecosistemi dell’innovazione.

    La riunione di quest’anno ha anche segnato il ventesimo anniversario della piattaforma di orientamento per la ricerca e l’innovazione, un forum che dal 2006 riunisce la Commissione europea, i rappresentanti di sei partner dei Balcani occidentali, gli Stati membri dell’UE e la più ampia comunità della ricerca e dell’innovazione.

    La collaborazione sta già producendo risultati concreti. I partner dei Balcani occidentali hanno ottenuto circa 237 milioni di € nell’ambito di Orizzonte Europa in oltre 1000 progetti che coinvolgono la regione.

  • La Commissione avvia un’indagine su Booking.com per verificare il rispetto degli obblighi di contrasto alle truffe

    La Commissione europea ha avviato un procedimento formale per valutare se Booking.com possa aver violato il regolamento sui servizi digitali non avendo verificato con la dovuta diligenza o attenuato efficacemente i rischi relativi ad annunci fraudolenti e truffe di phishing. La piattaforma potrebbe inoltre aver violato il regolamento sui servizi digitali per quanto riguarda la trasparenza, non indicando chiaramente come pubblicità gli annunci dei fornitori che avevano pagato per ottenere un posizionamento più elevato nei risultati di ricerca mostrati agli utenti.

    “I cittadini europei dovrebbero essere in grado di prenotare le loro vacanze senza timore di essere truffati. La legge sui servizi digitali stabilisce obblighi chiari per le piattaforme al fine di affrontare questi rischi e dobbiamo garantire che la principale piattaforma di prenotazione in Europa prenda sul serio tali responsabilità”, ha dichiarato Henna Virkkunen, Vicepresidente esecutiva per la Sovranità tecnologica, la sicurezza e la democrazia.

  • 20,5 milioni dall’UE per sostenere il giornalismo, il pluralismo dei media e l’alfabetizzazione mediatica in Europa

    La Commissione europea ha pubblicato tre inviti a presentare proposte nell’ambito del programma Europa creativa per sostenere il giornalismo professionale e il pluralismo dei media, rafforzare la resilienza del settore e promuovere l’alfabetizzazione mediatica.

    Il primo di questi inviti finanzierà partenariati nel campo del giornalismo, promuovendo collaborazioni tra i media e il lavoro dei media di interesse locale e pubblico, per un importo totale di 14 milioni di euro. L’invito comprende due temi: il primo, dedicato al “pluralismo“, è rivolto alle organizzazioni in grado di istituire e distribuire fondi a favore delle testate giornalistiche in settori di particolare rilevanza per la democrazia, come i media locali e quelli di interesse pubblico. Il secondo tema è la “collaborazione” e mira a sostenere proposte di collaborazione transfrontaliere tra organizzazioni del settore dei media, incentrate su modelli imprenditoriali innovativi e progetti giornalistici in tutta Europa.

    Nell’ambito di un invito supplementare, 3,5 milioni di euro saranno destinati a progetti transfrontalieri di alfabetizzazione mediatica, per contribuire al miglioramento delle competenze di alfabetizzazione mediatica dei cittadini, consentendo loro di orientarsi nello spazio dell’informazione in modo sicuro e consapevole, contribuendo a rafforzare la resilienza della società alla disinformazione e alla manipolazione delle informazioni e alle ingerenze da parte di attori stranieri.

    Un altro invito del valore di 3 milioni di euro promuoverà un meccanismo indipendente di risposta rapida a livello europeo per monitorare le violazioni della libertà di stampa e dei media nell’UE e nei paesi candidati. Il monitoraggio contribuirà a generare dati e informazioni migliori riguardo le minacce al pluralismo dei media e la sicurezza dei giornalisti, fornendo inoltre elementi utili per la relazione annuale sullo Stato di diritto.

    Lo scudo europeo per la democrazia fornisce un sostegno finanziario rafforzato al giornalismo indipendente e locale nell’ambito del programma per la resilienza dei media, collegando l’attuale supporto ai media con i programmi di finanziamento proposti nel nuovo quadro finanziario pluriennale. La Commissione ha inoltre proposto un aumento dei finanziamenti per il settore dei mezzi di informazione nell’ambito del programma AgoraEU.

    Tutti e tre gli inviti saranno aperti alle candidature a partire dal 22 ottobre e rientrano nell’ambito del più ampio sostegno dell’UE al settore dei mezzi di informazione.

  • L’UE presenta una nuova strategia per l’Artico

    La Commissione europea e l’Alta rappresentante dell’Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza hanno presentato una nuova strategia per l’Artico. Si tratta di un nuovo quadro di cooperazione politica con i partner che condividono i valori e i principi dell’UE e pone al centro le persone, la sicurezza, il clima e la prosperità. Si articola in quattro priorità: il rafforzamento di sicurezza e resilienza, il contrasto ai cambiamenti climatici nell’Artico, la prosperità e le opportunità per le persone e le comunità della regione.

    L’UE è parte integrante dell’Artico: oltre mezzo milione di cittadini europei vi abitano. Con il Regno di Danimarca, la Finlandia e la Svezia quali Stati membri dell’UE dell’Artico e visti gli stretti legami con Norvegia, Islanda, Regno Unito, Canada e Stati Uniti, gli sviluppi nell’Artico incidono direttamente su sicurezza, clima e prosperità dell’Europa.

  • La Commissione lancia l’iniziativa RAISE per potenziare il sostegno all’intelligenza artificiale a favore dei ricercatori in Europa

    In occasione del vertice europeo sull’intelligenza artificiale (IA) nella scienza tenutosi a Dublino, la Commissione ha lanciato l’iniziativa RAISE (Resource for AI Science in Europe – risorsa per la scienza dell’IA in Europa) volta a mobilitare contributi a sostegno dell’IA applicata alla ricerca scientifica. L’obiettivo è mobilitare il sostegno del settore privato e delle organizzazioni filantropiche a favore dei ricercatori europei che operano all’intersezione tra IA e scienza.

    L’iniziativa rientra nella strategia per l’IA nella scienza e riunisce contributi in natura da parte di imprese e organizzazioni filantropiche, tra cui l’accesso a modelli di IA all’avanguardia, capacità di calcolo, licenze per software di ricerca, dati, formazione e altre risorse necessarie a promuovere le scoperte scientifiche grazie all’IA. Mira inoltre a mettere in connessione l’eccellenza scientifica con le competenze e le risorse tecnologiche per accelerare i progressi nell’applicazione dell’IA alla ricerca scientifica.

  • La tabella di marcia “Un’Europa, un mercato” registra progressi costanti

    In occasione del secondo riesame della tabella di marcia “Un’Europa, un mercato” e della dichiarazione comune sulle priorità legislative dell’UE per il 2026, i presidenti del Parlamento europeo, del Consiglio e della Commissione hanno esaminato i progressi compiuti sei mesi dopo l’adozione della tabella di marcia e hanno ribadito il saldo impegno a conseguire risultati tangibili per i cittadini e le imprese europei, in particolare nel mondo instabile di oggi. “Entro la fine del 2027 vogliamo realizzare una revisione storica del mercato unico. Un’Europa in cui l’energia, i capitali, l’innovazione e le idee attraversino liberamente le frontiere. In cui le imprese siano in grado di crescere e competere senza ostacoli. Il nostro impegno è più forte che mai e conseguiremo i risultati ambiziosi di cui l’Europa ha bisogno“, il commento della presidente della Commissione Ursula von der Leyen.

  • La Commissione propone flessibilità agli importatori di metano per contribuire a ridurre i costi

    La Commissione europea ha adottato una proposta per rinviare di un anno l’attuazione di specifiche disposizioni del regolamento dell’UE sul metano relative agli importatori al fine di alleviare la pressione sull’industria europea e sulle amministrazioni nazionali. Questo posticipo di un anno delle disposizioni relative alle importazioni è concepito per contribuire a evitare ulteriori pressioni sulla sicurezza dell’approvvigionamento di combustibili fossili importati nell’attuale contesto geopolitico, senza incidere sull’obiettivo, sull’integrità e sull’ambito di applicazione del regolamento. La Commissione continuerà a lavorare per la sua piena attuazione, insieme agli Stati membri e al settore, aprendo la strada alla riduzione globale delle emissioni di metano.

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