Europa

  • L’Europarlamento in difesa dei diritti umani e della democrazia

    Diritti umani e democrazia al centro dell’agenda dell’ultima Sessione plenaria del Parlamento europeo prima della sosta estiva. Previsti, infatti, una dichiarazione dell’Alto rappresentante dell’Unione europea per gli Affari esteri e la Sicurezza, Josep Borrell, e un dibattito sul ‘Rapporto annuale dell’UE sui diritti umani e la democrazia nel mondo 2019’, di recente pubblicazione, ai quali il Parlamento è chiamato a rispondere proponendo raccomandazioni per il futuro.

    Il Consiglio ha approvato la relazione annuale attraverso una procedura scritta semplificata lo scorso 15 giugno. Al centro le sfide più urgenti con una mappatura completa delle azioni condotte dall’Unione in materia di diritti umani e democrazia a livello multilaterale, regionale e bilaterale.

    La relazione del 2019 segna la fase finale dell’attuazione del piano d’azione dell’UE per il 2015-2019 su diritti e democrazia, con un nuovo piano d’azione che dovrebbe essere adottato presto dal Consiglio.

    La situazione che emerge dal rapporto 2019 non è delle migliori perchè il concetto di democrazia diminuisce sempre più e crescono le repressioni dei diritti umani. Nell’ottobre 2019, in risposta a queste tendenze, il Consiglio aveva adottato nuove conclusioni sul sostegno alla democrazia nelle relazioni esterne dell’UE.

    Le tecnologie digitali hanno fornito nuove opportunità di partecipazione politica ma hanno anche creato pericolosi strumenti per l’incitamento alla violenza o all’odio, campagne di disinformazione e violazioni dei diritti umani online (tutte questioni che richiedono l’attenzione dell’UE). Nel 2019 l’Unione ha continuato a sostenere chi difende i diritti umani in situazioni difficili in tutto il mondo e a fornire assistenza legale e finanziaria. Nei dialoghi bilaterali e multilaterali, l’UE ha continuato a sostenere con forza la libertà di espressione e dei media, nonché a favorire libertà di religione e credo. Ha inoltre lavorato molto sulla lotta alla disinformazione coinvolgendo i giornalisti nei contesti locali. L’uguaglianza e la lotta alla discriminazione sono in cima all’agenda dell’UE, in particolare la parità di genere e l’empowerment delle donne, i diritti del bambino, delle persone LGBT e delle popolazioni indigene.

    A giugno 2019 sono state adottate Linee guida sui diritti umani in materia di acqua potabile e servizi igienico-sanitari e, alla luce di quanto accaduto con il Covid 19, tale attenzione si è rivelata molto importante.

    L’UE, grazie alla sua politica estera, ha ridotto anche le agevolazioni commerciali alla Cambogia a causa delle continue violazioni dei diritti delle persone pesantemente sfruttate nel mondo del lavoro.

    Ogni anno, in risposta alla relazione dell’UE, la commissione per gli affari esteri (AFET) redige una relazione per l’adozione da parte del Parlamento. A differenza del rapporto dell’UE, tale la relazione, che viene generalmente votata durante la sessione plenaria di dicembre, formula raccomandazioni specifiche per guidare la futura politica dell’Unione.

  • La forma e la sostanza ora coincidono: Germania alla guida della Ue fino a fine anno

    Nei corridoi di Bruxelles e di Berlino la chiamano già “la presidenza Corona”. Quella della Germania sarà una presidenza del Consiglio Ue “completamente diversa” da quella che era stata programmata inizialmente. “Non sarà certo quella che avevamo preparato: abbiamo dovuto riprogrammare tutto”, ha spiegato alla vigilia una fonte diplomatica tedesca a Bruxelles.

    In ogni caso, per la prima potenza dell’Ue, che per sei mesi avrà la presidenza della Commissione e del Consiglio insieme, la “priorità” sarà “combattere la pandemia” di Covid-19 e le sue conseguenze economiche. Il successo o il fallimento della presidenza della Germania si misurerà su due dossier, che hanno la precedenza su tutti gli altri. Anzitutto, il pacchetto costituito dal Recovery Plan da 750 miliardi di euro e dall’Mff 2021-27, il bilancio pluriennale dell’Ue da 1.100 miliardi. E poi la Brexit che, anche se il Regno Unito è ormai uscito dall’Ue, continua a pendere come una spada di Damocle sul Vecchio Continente, perché alla crisi nera provocata dalla pandemia si aggiunge il rischio di una Brexit dura sul piano economico il 31 dicembre 2020, senza un accordo sulla relazione futura.

    Anche se è la premier più longeva del Continente e anche se la risposta alla pandemia le ha dato nuova forza politica, neppure Angela Merkel ha la bacchetta magica: “Ci sono troppe aspettative per la presidenza tedesca – spiega il diplomatico – se durante la presidenza avremo un accordo sul Recovery Plan e sull’Mff, questo per noi sarà un successo fantastico”. E “se avessimo anche un accordo” sulla relazione futura con il Regno Unito, sarebbe “magnifico”, ma anche in questo caso “bisogna essere in due per ballare il tango”. Per arrivare ad un accordo con Londra “serve maggiore realismo da parte britannica. Se avremo queste due cose, sarà un successo enorme”. Arrivare ad un accordo sul Recovery Plan e sull’Mff 2021-27 “è possibile”, ma “non sarà facile”, spiega il diplomatico. Le principali discussioni, che sono in corso, vertono sulla proporzione di trasferimenti e prestiti, con i Paesi Frugali (Olanda, Austria, Danimarca e Svezia) contrari ai primi, oppure inclini a ridurne l’entità (nella proposta sono 500 mld i trasferimenti e 250 miliardi i prestiti), ma anche sui criteri di allocazione delle risorse che, anche se suonano “tecnici”, determinano “quanto ciascuno prende dalla torta”.

    Si discute anche della condizionalità, cioè sul fatto che “se prendi i soldi fai le riforme”. Il presidente del Consiglio Europeo Charles Michel dovrebbe proporre presto una “negobox”, un pacchetto negoziale, dopodiché si discuterà “intensamente” fino al Consiglio Europeo del 17-18 luglio, quando la palla sarà nelle mani dei leader. “Speriamo che sia possibile” arrivare ad un accordo “al più tardi entro la fine del mese”, dice la fonte. Per il diplomatico “ci sono buone possibilità di avere un accordo già il 17-18 luglio. Forse occorrerà arrivare a domenica mattina, ma è possibile. Siamo ottimisti”. Un accordo entro luglio è necessario, perché poi occorre negoziare con il Parlamento, che può bocciare il bilancio. Oggi il presidente della commissione Bilanci del Parlamento Johann van Overtveldt ha avvertito che l’Aula non si lascerà schiacciare da una fretta dovuta ai ritardi del Consiglio.

    Per quanto riguarda invece la Brexit, o meglio l’accordo sulla relazione futura tra Ue e Regno Unito, che a fine anno uscirà da mercato unico e unione doganale, gli scogli sono il “level playing field”, cioè la concorrenza leale, ossia le condizioni alle quali le imprese britanniche potranno accedere al mercato unico, la pesca e la governance, incluso il ruolo della Corte di Giustizia Ue.

    Questi sono i punti “più difficili”, spiega il diplomatico. Ma non dipende tutto dall’Ue, né dalla Germania: per arrivare ad un accordo occorrerà “un approccio più pragmatico e meno ideologico” da parte del Regno Unito. Un’intesa deve essere trovata entro il Consiglio Europeo di ottobre, al più tardi entro l’inizio di novembre, per permettere le ratifiche parlamentari.

    Sul dossier migrazioni, che è diventato “tossico”, è inutile aspettarsi miracoli: “Non riusciremo a chiudere il file – prevede il diplomatico – se riusciremo a mettere un po’ di movimento nella discussione” sarà già un successo, “vista la situazione”.

    Bene ha fatto la Commissione, con una mossa “intelligente”, a rimandare la presentazione della riforma del sistema Ue di asilo a dopo l’accordo sul Recovery Plan. Una volta incassata l’intesa, allora “daremo un’occhiata al dossier, ma non mi aspetto che saremo in grado di chiuderlo”, dice la fonte.

    Mentre si sono già fatti grandi “progressi” sulla legge europea sul clima, sarà più complicato, anche a causa della pandemia, organizzare la conferenza sul futuro dell’Europa. Si pensa ad una soluzione mista, in parte conferenza fisica in parte on line, “forse a Bruxelles e a Strasburgo, forse negli Stati membri”. La conferenza si dovrebbe tenere, ma “quando è difficile da dire”. Se non arriverà una vera “seconda ondata” di Covid-19, potrebbe svolgersi nella “seconda metà della presidenza tedesca, cioè tra ottobre e dicembre. Un altro “tema complicato” che emergerà sarà la digital tax, anche se in vista delle elezioni presidenziali Usa non ci si aspetta una guerra commerciale.

    La presidenza tedesca sarà segnata da difficoltà operative dovute alla pandemia di Covid-19, come già quella croata. Il Consiglio Europeo del 17-18 luglio dovrebbe essere il “primo incontro fisico” nel Consiglio da marzo. Al massimo, gli incontri fisici nel Consiglio potranno essere portati al 30% del livello normale, ma non oltre, a causa del distanziamento sociale. Si rimedia con le videoconferenze che però, per il lavoro diplomatico, non sono l’ideale. “Abbiamo calcolato che sono efficienti il 20% di un incontro fisico”, spiega il diplomatico, perché non è possibile negoziare faccia a faccia, cosa indispensabile per arrivare ad un vero compromesso. Inoltre, “c’è un problema di riservatezza”, dato che la confidenzialità è difficile da garantire nel formato digitale. Persino a livello di capi di Stato e di governo “vediamo che le cose escono sulla stampa in tempo reale”. E questo “è un problema”. Senza contare le difficoltà che tutti hanno sperimentato durante il lockdown, cioè i problemi tecnici, con le disconnessioni, le difficoltà di comunicazione audio, i microfoni che non funzionano, i “can you hear me?”. In ogni caso, “dovremo convivere con tutto questo”. Senza contare che, Dio non voglia, potrebbe arrivare “una vera seconda ondata” e, in quel caso, si dovrebbe ritornare “al punto di partenza”, cioè al formato 100% digitale.

  • Coronavirus: per la Germania necessaria l’unione economica, per la Grecia no a supervisioni da parte dell’UE

    Il presidente del Bundestag, Wolfgang Schäuble, in un articolo pubblicato sul quotidiano tedesco Frankfurter Allgemeine Zeitung (FAZ), ha invitato gli Stati membri dell’UE a trovare il “coraggio” di trasformare la zona euro in ‘unione economica’, per rispondere ai bisogni della crisi senza precedenti che si è venuta a creare per gli effetti del Coronavirus. Il presidente del parlamento tedesco ha sostenuto che se l’UE avesse istituito un fondo monetario “prevalente” durante la crisi greca del 2010 oggi sicuramente si sarebbe stati tutti un passo avanti. L’UE infatti ha competenza sulla politica monetaria ma la politica economica è invece una responsabilità nazionale.

    E mentre Schäuble si appella ad un rafforzamento dell’unione economica c’è chi, come il primo ministro greco Mitsotakis, rifiuta il monitoraggio dell’UE nelle operazioni economiche di aiuto per il coronavirus. In un’intervista rilasciata al Financial Times affermato che dopo la crisi “i greci sono maturati molto” e che il paese vuole fare le sue riforme. Non sosterrà perciò il ritorno della supervisione rigorosa e impopolare imposta al suo paese dalla “troika” di funzionari dell’UE, della Banca centrale europea (BCE) e del Fondo monetario internazionale (FMI) come avvenne durante la crisi del debito nazionale. La Grecia farà le sue riforme, una revisione semestrale della performance economica condotta dalla Commissione europea è stata sufficiente e non sono ste necessarie ulteriori rigide condizioni.

  • Urge l’accordo sul Recovery Fund. Lo chiedono Angela Merkel e Ursula von der Leyen

    Angela Merkel e Ursula von der Leyen insieme per sostenere, entro luglio, un rapido accordo sul fondo di risanamento e sul bilancio a lungo termine dell’UE per far fronte alle conseguenze economiche della pandemia da Coronavirus.

    La cancelliera tedesca e il capo della Commissione europea si sono confrontate virtualmente sulle modalità con le quali uscire dalla crisi. Un incontro non casuale visto che la Germania il 1° luglio ha assunto la presidenza del Consiglio dell’UE. Le due donne avranno sei mesi per promuovere le loro priorità, che sono pienamente allineate: negoziati sul cambiamento climatico, digitalizzazione, resilienza e post-Brexit con il Regno Unito.

    Il pacchetto UE da 750 miliardi di euro proposto dalla Commissione ha portato a diverse divisioni tra gli Stati Membri con i ‘quattro frugali’, vale a dire Austria, Danimarca, Paesi Bassi e Svezia, a sostegno della fornitura di prestiti che devono essere rimborsati, anziché sovvenzioni, ai paesi colpiti dalla pandemia.

    I leader dell’UE si incontreranno ‘di persona’ il 17 e 18 luglio per un vertice straordinario, nel tentativo di raggiungere un accordo prima della pausa estiva. E la Merkel parrebbe non prendere neppure in considerazione altre opzioni.

    Nella conferenza stampa congiunta dopo la riunione virtuale delle due leader la Presidente von der Leyen ha anche sottolineato che l’erogazione del fondo ha bisogno dell’approvazione dell’europarlamento e della ratifica da parte dei parlamenti nazionali sottolineando anche che, sebbene siano previsti cambiamenti sia nel fondo di ricostituzione che nel quadro finanziario pluriennale (QFP) per le proposte 2021-2027, la costruzione generale non sarà messa in discussione.

  • La Bce e l’ambiguità del governo Conte

    L’Italia, ma soprattutto la sua compagine politica nazionale, rappresenta un unicum politico in Europa. Sostanzialmente le compagini politiche presenti nei vari paesi che compongono l’Unione Europea si dividono tra filoeuropeisti e sovranisti, in antitesi tra loro. La contrapposizione politica tre due schieramenti si articola ovviamente nelle diverse visioni monetarie (pro euro ed euroexit), ed ovviamente ideologie politiche, che possono proporre il sostegno ad una possibile uscita dall’Unione Europea sostenuta dai sovranisti, ma anche nella strategia economica di medio e lungo termine.

    L’Italia, viceversa, con il governo Conte e la maggioranza che lo sostiene, presenta una posizione “terza” rispetto all’Unione Europea e alle proprie istituzioni.

    Alle dichiarazioni di appoggio alla politica europea in particolar modo del PD, ed ovviamente in contrapposizione alle posizioni dei sovranisti, fa riscontro nella realtà una sostanziale sordità ed ambiguità rispetto alle indicazioni che l’autorità monetaria europea indica in relazione alla politica economica del nostro Paese. “La BCE bacchetta il governo Conte e clamorosamente boccia la lotta al cash dell’Italia, avvertendo: “rischiate di colpire le fasce più deboli” (da investireoggi.it).

    La Bce, quindi, afferma una verità conosciuta da molti in Italia ma negata solo da una classe politica indegna di un paese democratico. In questo modo la politica dimostra la propria posizione non più ideologica ma semplicemente opportunista e probabilmente soggetta ad interessi terzi (https://www.ilpattosociale.it/attualita/contante-ed-telepass-finanziario/).

    Mai un governo aveva dimostrato attraverso delle opinabili scelte di politica economica e monetaria una volontà e una colpevole insensibilità così evidente nel colpire le classi più deboli. Una ambiguità confermata dalla stessa BCE alfine di ribadire una propria supposta superiorità intellettuale a fronte invece della propria sudditanza al sistema bancario ed alle compagnie telefoniche che forniscono le reti.

     

  • Sahel summit agrees need to intensify campaign against jihadists

    International and regional powers on Tuesday agreed to intensify their military efforts against Islamist militants in the West African Sahel region.

    The leaders of the G5 Sahel nations, as well as EU leaders, including French president Emmanuel Macron, took part in a summit in the capital of Mauritania, Nouakchott. The G5 Sahel framework for coordination of regional cooperation was formed in 2014. Its members are Burkina Faso, Chad, Mali, Mauritania and Niger.

    “The heads of State stressed the need to intensify the fight on all fronts by national and international forces against terrorist groups”, a communique said.

    “It is our desire to Europeanise the fight against terrorism in the Sahel. When France gets involved, it’s Europe that gets involved”, Macron said. In January, Macron hosted a summit to help secure a stronger public commitment from the G5 Sahel nations, after France lost 13 troops in a helicopter crash.

    Earlier this month, French military forces killed the top al-Qaeda leader in North Africa, Abdelmalek Droukdel. “We are all convinced that victory is possible in the Sahel. We are finding our way there thanks to the efforts that have been made over the past six months”, Macron said.

  • Il premio Lux del Parlamento europeo sbarca su CHILI

    Per partecipare all’iniziativa basterà inserire il codice digitale “LUXCHILI” nella sezione promozioni di CHILI (fino ad esaurimento della promozione o alla data di scadenza del 31 luglio).

    In seguito all’emergenza COVID19 e alla difficoltà di organizzare eventi dal vivo con il pubblico, l’ufficio del Parlamento europeo a Milano in collaborazione con l’unità LUX e con la piattaforma CHILI, offre la possibilità di accedere a quattromila visioni gratuite disponibili nella modalità di streaming on demand sulla pagina di chili.com.

    Quattro saranno i film selezionati per la collaborazione, tutti finalisti o vincitori delle passate edizioni del Premio LUX e, in particolare, sono: StyxLa donna elettricaDio è donna e il suo nome è Petrunija e 120 battiti al minuto.

    I beneficiari di questa opportunità saranno i giovani attivisti di insieme-per.eu (il network nato dalla campagna per le elezioni europee #stavoltavoto e che ora prosegue lo sforzo di coinvolgimento, partecipazione e informazione sull’Unione europea), gli studenti che hanno preso parte al programma EPAS (Scuole Ambasciatrici del Parlamento europeo) e cittadini italiani appassionati di cinema europeo.

    Negli ultimi tredici anni il Premio LUX ha contribuito alla promozione e valorizzare della ricchezza e diversità del cinema europeo attraverso la selezione di film prodotti o co-prodotti nell’Unione europea. Ogni anno il Parlamento europeo copre i costi dei sottotitoli in ventiquattro lingue per i tre film finalisti. Finanzia, inoltre, l’adattamento per il pubblico non vedente e non udente e il sostegno alla promozione internazionale del film vincitore.

    Per ulteriori informazioni sul premio LUX: http://www.luxprize.eu/

  • Bruxelles estende le sanzioni contro la Russia per il conflitto in Ucraina

    L’Unione Europea ha esteso le sue sanzioni contro la Russia fino al 31 gennaio 2021. Nel 2014 Bruxelles ha imposto le misure restrittive in risposta all’annessione della Crimea da parte della Russia, che l’UE, l’Assemblea generale delle Nazioni Unite e la Turchia considerano illegali. L’Ucraina incolpa la Russia anche per la violenza separatista dell’Ucraina orientale. Le misure sono state estese a causa della riluttanza di Mosca ad attuare pienamente l’accordo di Minsk, che ha lo scopo di stabilire un cessate il fuoco nell’Ucraina orientale. Le misure restrittive riguardano alcune banche e società russe che avranno un accesso limitato ai mercati dei capitali dell’UE e vietano anche il commercio di tutti i beni legati alla difesa e le tecnologie sensibili che possono essere utilizzati nel settore energetico russo.

  • Hogan si ritira dalla corsa per la direzione dell’Organizzazione mondiale del commercio

    Phil Hogan, commissario per il commercio dell’UE, ha annunciato la sua rinuncia alla corsa per diventare responsabile dell’Organizzazione mondiale del commercio (OMC) e proseguirà, invece, con il suo impegno europeo. L’UE, come ha dichiarato, sta affrontando una serie di sfide e la sua agenda è fitta, a partire dall’accordo commerciale post Brexit con il Regno Unito, al lavoro per ottenere trattamenti paritari con la Cina, ai dazi statunitensi sulle merci dell’UE, senza dimenticare la situazione economica da sanare nel post-Coronavirus.

    In realtà Hogan non aveva mai ufficializzato una sua candidatura all’OMC, dicendo piuttosto che stava “esplorando” il territorio per capire se ci fossero le condizioni per diventare direttore generale dell’organismo commerciale internazionale.

    Il posto è rimasto vacante dopo che il capo dell’OMC, Roberto Azevedo, ha annunciato inaspettatamente che si sarebbe dimesso alla fine di agosto per motivi familiari e la scadenza prevista per la presentazione delle candidature è stata fissata all’8 luglio.

    Bruxelles aveva intanto applicato delle regole che limitavano le apparizioni pubbliche di Hogan “che potessero distrarre dagli argomenti in questione” e anche per prevenire qualsiasi caso di potenziale conflitto di interessi.

  • I nuovi investimenti ‘spaziali’ dell’UE

    L’Europa investirà in comunicazioni satellitari, esplorazione dello spazio e lancio dei missili alla luce dei rapidi progressi nel settore che stanno facendo Stati Uniti e Cina. A comunicarlo, in una intervista, Thierry Breton, commissario per il mercato interno.

    Lo storico lancio di due astronauti della NASA sulla navicella spaziale SpaceX Crew Dragon verso la Stazione Spaziale Internazionale (ISS) a fine maggio è stato un campanello d’allarme per l’UE. Il volo, sforzo congiunto tra NASA e SpaceX di Elon Musk, ha segnato una nuova era per l’industria spaziale, essendo la prima volta in cui esseri umani hanno viaggiato in orbita, partendo dal suolo americano, da quando il programma Space Shuttle della NASA è terminato nel 2011.

    Sebbene l’Unione abbia il suo equivalente SpaceX, l’Arianespace, un lanciarazzi sviluppato dall’Agenzia spaziale europea (ESA), il suo primo volo è stato bloccato nel 2021 a causa delle nuove esigenze derivanti dalla pandemia di Coronavirus.

    “SpaceX ha ridefinito gli standard e Ariane 6 è un passo necessario, ma non l’obiettivo finale: dobbiamo iniziare a pensare ora ad Ariane 7”, ha affermato il Commissario che ha aggiunto che lo spiegamento dei satelliti di navigazione Galileo dell’UE verrà portato avanti per tre anni, fino al 2024, e che il nuovo sistema satellitare sarà “il più moderno al mondo”, poiché i satelliti potrebbero interagire tra loro e fornire un segnale.

    La speranza di Breton è che il bilancio a lungo termine, vale a dire il quadro finanziario pluriennale (QFP) per il 2021-2027, possa includere una quantità significativa di fondi per il settore spaziale e che è pronto a proporre 1 miliardo di euro del Fondo spaziale europeo per potenziare le startup.

    Tuttavia, investire nel futuro dell’industria spaziale sembra poco promettente, con l’Unione che sta concentrando gran parte della sua attenzione sull’attenuazione delle conseguenze economiche causate dalla pandemia di Coronavirus negli Stati dell’UE.

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