Europa

  • Il futuro dell’Europa ai microfoni di Radioimmaginaria

    Dal 25 al 30 ottobre il team di Radioimmaginaria viaggerà con la sua “ApeRadio”, un’Ape Piaggio del 1970 alimentata a biometano e adibita a studio radiofonico tra le città di Levanto (SP), Sarzana (SP), Berceto (PR) e Novellara (RE) per parlare con gli studenti del futuro dell’Unione europea, su iniziativa dell’Ufficio del Parlamento europeo a Milano e della Rappresentanza a Milano della Commissione europea.

    Parteciperanno al progetto le scuole medie di Levanto (25 ottobre), l’Istituto Parentucelli – Arzelà di Sarzana (26 ottobre), le scuole medie di Berceto (29 ottobre) e l’Istituto Carrara di Novellara (30 ottobre).

    A partire dalle ore 8:00, l’ApeRadio sosterà nei cortili delle scuole coinvolte per dare il via al progetto insieme agli studenti. Dopo una breve introduzione all’iniziativa alle ore 10:00, si terrà una riunione di redazione per discutere insieme i contenuti e la pianificazione della puntata, che andrà poi in diretta subito dopo sul portale di Radioimmaginaria. Al termine della giornata, gli studenti raccoglieranno le loro idee in un documento che verrà caricato sulla piattaforma della Conferenza sul futuro dell’Europa.

    Quattro tappe, dunque, e quattro temi: ambiente a Levanto, diritti civili a Berceto, migrazione a Sarzana, scuola ed Erasmus+ a Novellara. Gli appuntamenti radiofonici verranno organizzati e condotti dagli studenti, che saranno i protagonisti di un dibattito sui temi più importanti dell’agenda europea, proprio sul modello della Conferenza sul futuro dell’Europa. Dallo scorso aprile, infatti, i cittadini europei sono chiamati a condividere sul portale della Conferenza idee che possano migliorare la loro vita all’interno dell’Unione.

    Il Parlamento e la Commissione europea pongono così al centro la voce delle ragazze e dei ragazzi che rappresentano la Next Generation e che si mettono in gioco per il presente e il futuro dell’Europa.

    Sarà possibile rimanere aggiornati sull’iniziativa seguendo l’hashtag #OltrApeEU sui canali social del Parlamento europeo in Italia (@pe_italia) e della Rappresentanza in Italia della Commissione europea (@europainitalia).

    Fonte: Commissione europea

  • Istruzione: notevoli differenze tra gli stipendi degli insegnanti nei diversi paesi europei

    La rete Eurydice della Commissione europea ha pubblicato la relazione annuale sugli stipendi degli insegnanti. La relazione mostra che il reddito degli insegnanti varia considerevolmente tra i paesi europei, generalmente in base al tenore di vita. Queste differenze riguardano non solo gli stipendi iniziali degli insegnanti, ma anche l’evoluzione nel corso di tutta la carriera.

    La Commissaria per l’Innovazione, la ricerca, la cultura, l’istruzione e i giovani, Mariya Gabriel, ha dichiarato: “Gli insegnanti hanno un ruolo fondamentale nella nostra società. La retribuzione e le prospettive di carriera degli insegnanti dovrebbero essere parte integrante delle politiche volte ad attrarre e trattenere gli insegnanti più qualificati. Ciò vale soprattutto in un’epoca in cui molti paesi europei devono far fronte alla crisi professionale che da qualche anno attraversa questo settore, alla mancanza di insegnanti e al loro invecchiamento.”

    La relazione esamina gli stipendi di insegnanti e dirigenti di scuole pubbliche dell’infanzia, primarie e secondarie nell’anno 2019/2020 in 38 sistemi d’istruzione europei. In media nella scuola dell’infanzia gli stipendi sono più bassi mentre nell’istruzione secondaria superiore sono più elevati, nonostante in alcuni paesi europei tutti gli insegnati ad inizio carriera ricevano lo stesso stipendio. In un quarto dei sistemi d’istruzione gli stipendi iniziali (al netto dell’inflazione) sono rimasti identici o sono diminuiti nel corso degli ultimi cinque anni. Il quadro strategico per la cooperazione europea nel settore dell’istruzione e della formazione in vista di uno spazio europeo dell’istruzione mette gli insegnanti e i formatori al centro della politica dell’istruzione.

    Fonte: Commissione europea

  • Von der Leyen incalza la Polonia sul primato della normativa europea

    La Commissione europea “agirà” contro la Polonia per la sentenza del suo Tribunale costituzionale che ha negato il primato del diritto comunitario sul diritto nazionale, “una sfida diretta all’unità dell’ordinamento giuridico europeo” che “mette in discussione le fondamenta dell’Ue”. Lo ha annunciato la presidente della Commissione, Ursula von der Leyen, intervenendo nella plenaria del Parlamento europeo a Strasburgo, durante un dibattito in cui ha partecipato anche il primo ministro polacco Mateusz Morawiecki, che ha difeso la sentenza del Tribunale costituzionale del suo Paese, accusando invece la Corte europea di giustizia di allargare in modo illegittimo le competenze Ue.

    Lo scontro sembra inevitabile, viste le posizioni di principio inconciliabili. Il governo di Varsavia condivide pienamente la tesi del Tribunale polacco secondo cui il diritto comunitario e le sentenze della Corte europea di giustizia non possono pretendere di essere superiori alla costituzione nazionale. Una tesi che si appoggia sul fatto che il primato del diritto comunitario non sta scritto esplicitamente nei Trattato Ue, ma è stato affermato dalla Corte di Giustizia con una giurisprudenza costante fin dal 1964, a partire dalla storica sentenza Costa-Enel contro lo Stato italiano. Ed è per questo tutto il discorso di Morawiecki è stato teso a delegittimare la Corte di Giustizia europea, accusandola di operare una “rivoluzione silenziosa” attraverso “il fatto compiuto”, e con “interpretazioni creative delle norme” decise “a porte chiuse, senza basi nei Trattati e senza alcun controllo”. “Bisogna dire basta – ha aggiunto il premier polacco -, le competenze Ue hanno dei limiti, non si può più continuare a tacere quando questi limiti vengono oltrepassati”. Morawiecki ha persino proposto di “affiancare una camera alla Corte europea di Giustizia che includa dei giudici costituzionali nazionali”.

    Von der Leyen ha spiegato che cosa c’è dietro questa sfida esistenziale di Varsavia all’ordine giuridico europeo. “Da tempo ci preoccupiamo – ha ricordato – per l’indipendenza della magistratura” in Polonia. “I giudici hanno visto revocare la loro immunità e sono stati cacciati dal loro incarico senza giustificazione. Ciò minaccia l’indipendenza della magistratura, che è un pilastro fondamentale dello stato di diritto. Abbiamo adottato una serie di misure. Continuiamo ad avere un dialogo regolare. Ma purtroppo la situazione è peggiorata. E questa non è solo la conclusione della Commissione: è quanto confermato dalla Corte di giustizia europea e dalla Corte europea dei diritti dell’uomo. E ora, al culmine di tutto questo, è arrivata la più recente sentenza del Tribunale costituzionale polacco”. “È la prima volta in assoluto – ha rilevato la presidente della Commissione – che un tribunale di uno Stato membro constata l’incompatibilità dei trattati dell’Ue con la costituzione nazionale. Questo ha gravi conseguenze per il popolo polacco. La sentenza lede la tutela dell’indipendenza giudiziaria”, e “senza tribunali indipendenti, le persone hanno meno protezione e di conseguenza sono in gioco i loro diritti”. “La Commissione è guardiana dei Trattati Ue. È dovere della mia Commissione – ha avvertito von der Leyen – proteggere i diritti dei cittadini dell’Ue, ovunque vivano nella nostra Unione. Lo stato di diritto è il collante che unisce la nostra Unione. È il fondamento della nostra unità. È essenziale per la tutela dei valori su cui si fonda la nostra Unione: libertà, democrazia, uguaglianza e rispetto dei diritti umani. Non possiamo permettere e non permetteremo che i nostri valori comuni siano messi a rischio. La Commissione agirà”.

    Le opzioni per la Commissione sono sostanzialmente tre. “La prima – ha spiegato von der Leyen – è impugnare legalmente la sentenza della Corte costituzionale polacca”, con un ricorso alla Corte europea di Giustizia, che includerebbe sanzioni pecuniarie in caso di non rispetto delle sue sentenze. “Un’altra opzione è il meccanismo di condizionalità”, che consente di ritirare i fondi Ue quando non sono usati bene e quando non è rispettato lo stato di diritto, insieme, ha aggiunto la presidente della Commissione, all’uso di “altri strumenti finanziari”. “Il governo polacco – ha continuato von der Leyen – deve ora spiegarci come intende proteggere i fondi europei, vista questa sentenza della sua Corte costituzionale. Perché nei prossimi anni investiremo 2.100 miliardi di euro con il bilancio pluriennale e il programma di ripresa ‘Next Generation EU’. Questi sono i soldi dei contribuenti europei. E se la nostra Unione sta investendo più che mai per far avanzare la nostra ripresa collettiva, dobbiamo proteggere il bilancio dell’Unione dalle violazioni dello Stato di diritto”. La terza opzione, infine, “è la procedura dell’articolo 7, il potente strumento del Trattato Ue” che prevede sanzioni per gli Stati membri in cui vi sia il rischio di violazioni gravi dei valori europei elencati all’articolo 2 (libertà, stato di diritto, democrazia, diritti umani e delle minoranze). La procedura è già stata aperta in passato dalla Commissione contro la Polonia, ma è rimasta bloccata in Consiglio Ue. Ora può essere ripresa e aggiornata. “Dobbiamo tornare su questo – ha detto von der Leyen -, perché, permettetemi di ricordarvi, il Tribunale costituzionale polacco che oggi mette in dubbio la validità del nostro Trattato è lo stesso tribunale che ai sensi dell’articolo 7 consideriamo non indipendente e legittimo. E questo – ha concluso -, in molti modi, chiude il cerchio”.

  • La Ue propone di tagliare dell’80% i controlli sulle merci dal Nord Irlanda all’Inghilterra

    La grande diatriba della Brexit va verso un nuovo capitolo di tensioni fra Londra e Bruxelles. L’Unione europea ha presentato un piano di proposte per migliorare la situazione del commercio dell’Irlanda del Nord e venire incontro a Londra, con una riduzione dei controlli dei beni in arrivo in Irlanda del Nord dal Regno Unito. Ma è probabile che il governo di Boris Johnson reputi insufficienti queste proposte, perché vuole che l’Ue ceda il controllo finale sulle dispute commerciali in modo che la competenza passi dalla Corte di giustizia Ue ad arbitrati indipendenti.

    Il vicepresidente della Commissione Ue, Maros Sefcovic, ha annunciato la serie di proposte pratiche per modificare il complicato sistema di dogane e controlli in Irlanda del Nord, che è territorio del Regno Unito ma che dopo la Brexit è rimasto parte del mercato unico Ue. In base alle regole in vigore finora, i beni in ingresso dal Regno Unito alla britannica Irlanda del Nord devono essere controllati per verificarne il rispetto degli standard della Ue. Secondo Sefcovic, le proposte consentiranno un taglio dell’80% dei controlli su cibo, piante e animali in ingresso in Irlanda del Nord e del 50% delle documentazioni doganali. Al centro del contendere c’è il cosiddetto Protocollo sull’Irlanda del Nord, siglato nell’ambito dell’accordo di uscita del Regno Unito dall’Ue. L’intesa era mirata a evitare il ritorno di un ‘confine duro’ terrestre fra la britannica Irlanda del Nord e la Repubblica d’Irlanda, Stato membro dell’Ue (visto che l’isola è stata a lungo teatro di violenze settarie e che le postazioni di frontiera erano state eliminate come punto chiave dell’Accordo del venerdì santo del 1998). Ha previsto però l’introduzione di un complicato sistema di dogane e controlli fra Regno Unito e Irlanda del Nord, lamentato da Londra, tanto che il ministro britannico per la Brexit, David Frost, ha proposto un piano per un protocollo completamente nuovo.

    Per quanto positiva possa essere questa riduzione della burocrazia, Londra insiste anche su una altro cambiamento fondamentale: vuole che l’Ue ceda il controllo finale sulle dispute commerciali in modo che la competenza passi dalla Corte di giustizia Ue ad arbitrati indipendenti. Il ruolo della Corte di giustizia europea “deve cambiare se dobbiamo trovare degli accordi di governance con cui le persone possano convivere”, ha dichiarato Frost. Ma funzionari Ue, Stati membri ed Europarlamento non sono d’accordo con l’ipotesi che la Corte di giustizia europea perda preminenza su parte del suo mercato unico. Tutto questo sarà sul tavolo dei negoziati Ue-Londra che vedranno impegnati a Bruxelles il vicepresidente della Commissione Ue Maros Sefcovic, che incontrerà Frost. Una discussione che potrebbe protrarsi per diverse settimane. E sulla Corte di giustizia lo spazio di manovra di Sefcovic è stretto. Intanto, gli animi si sono scaldati ulteriormente quando Dominic Cummings, ex consigliere di Boris Johnson, ha suggerito che Londra non abbia mai inteso onorare l’accordo di ritiro che ha firmato. “Ciò indicherebbe che questo è un governo, un’amministrazione, che ha agito in malafede e questo messaggio deve essere sentito nel mondo”, ha dichiarato il premier dell’Irlanda, Leo Varadkar, all’emittente irlandese Rte. E ha rincarato la dose: “Questo è un governo britannico che non necessariamente mantiene la parola e non necessariamente onora gli accordi che fa”.

  • Parte la revisione del Patto di stabilità: gli investimenti green in cima alle priorità della Ue

    Regole più semplici, più coinvolgenti rispetto agli Stati membri, più flessibili sugli investimenti green. Comincia su questo binario la consultazione sulla possibile revisione di uno dei capisaldi più divisivi dell’Unione Europea, il Patto di Stabilità e Crescita. Il 19 ottobre, dopo il collegio dei commissari, il vicepresidente della commissione Ue Valdis Dombrovskis e il commissario agli Affari

    Economici Paolo Gentiloni hanno dato il via alla consultazione pubblica, partendo da un documento, di 14 pagine, sull’impatto della crisi Covid sulle economie europee. Un documento che vuole essere la base per discutere su una migliore applicazione delle regole fiscali. La consultazione pubblica, secondo lo schema della Commissione, dovrebbe chiudersi con la fine dell’anno. E, nella primavera del 2022 l’esecutivo europeo punta a mettere in campo una sua proposta.

    L’obiettivo di una modifica dei Trattati, osservano fonti europee a Bruxelles, è poco meno di un’utopia. La revisione potrebbe portare a modifiche regolamentari – che è l’obiettivo più ambizioso e difficile – o ad una diversa interpretazione delle regole oggi in vigore. Il percorso, come prevedibile, è irto di ostacoli già solo nel timing dell’iniziativa. Dal gennaio 2023 il Patto di Stabilità (con i suoi canonici paletti del tetto per il deficit pari al 3% del Pil e di quello dell’iter per arrivare ad un debito pari al 60%) tornerà in vigore e l’obiettivo dei cosiddetti Paesi frugali, messo nero su bianco in un ‘position paper’ dell’inizio di settembre, è quello di tergiversare il più possibile nel superamento delle regole attuali.

    Molto dipenderà anche dal futuro esecutivo tedesco e da chi, a Berlino, rivestirà il ruolo di ministro delle Finanze. Anche se il candidato alla cancelleria Spd, Olaf Scholz, pur sottolineando come l’attuale Patto sia già flessibile ha spiegato che, questo, “non è il momento dell’austerità”.

    Una certa flessibilità l’esecutivo europeo la vorrebbe innanzitutto sugli investimenti green, scorporandoli dal computo del deficit e del debito con quella che, a Bruxelles, già chiamano “golden rule”. Poi c’è il tema del rientro del debito. Il ritorno al limite del 60%, a causa degli effetti della crisi pandemica, per molti Paesi è pressoché irraggiungibile, soprattutto se si vuole evitare di strangolare la ripresa economica con interventi da lacrime e sangue.

    La media del debito dei Paesi dell’eurozona ruota attorno al 100% del Pil. L’obiettivo della consultazione pubblica è quindi trovare un percorso che porti ad una riduzione graduale, ma effettiva del debito. Anche perché, come si evincerà dal documento della Commissione, la crisi del Covid ha portato alla luce la necessità e l’opportunità di più investimenti, pubblici e privati.

  • La Commissione e la UEFA lanciano la campagna #EveryTrickCounts contro i cambiamenti climatici

    La Commissione europea ha lanciato con la UEFA una nuova campagna di sensibilizzazione incentrata sulle azioni individuali per fare fronte ai cambiamenti climatici. Grazie a questa collaborazione, durante le interruzioni pubblicitarie delle partite di Champions League UEFA e di altri importanti eventi sportivi, in 57 Paesi verrà diffuso un video in cui famosi calciatori mostrano alcuni trucchi per risparmiare energia e ridurre le emissioni. Il video, che verrà trasmesso anche negli stadi durante le partite, va in onda per la prima volta il 19 ottobre.

    Il Vicepresidente esecutivo per il Green Deal europeo, Frans Timmermans, ha dichiarato: “Il calcio unisce il nostro continente e il pianeta intero. Per poter continuare a goderci il nostro sport preferito, dobbiamo vincere la lotta contro i cambiamenti climatici come una squadra. Sono lieto che la UEFA e la Commissione europea diano il calcio d’inizio a questa campagna per sostenere i nostri obiettivi climatici. Con il Green Deal europeo stiamo sollecitando gli importanti cambiamenti strutturali necessari per preparare la nostra economia e la nostra società a un futuro a impatto climatico zero. Ma non ce la faremo se non parteciperanno tutti mediante piccole azioni individuali, come andare allo stadio con mezzi di trasporto sostenibili, riciclare i rifiuti dello spuntino dell’intervallo, o spegnere qualche luce in casa mentre siamo incollati al televisore durante la partita. Diamo un calcio alle nostre cattive abitudini, per il bene del pianeta.”

    Di seguito il link al video: https://audiovisual.ec.europa.eu/en/video/I-212473

    Fonte: Commissione europea

  • A Librorum si parlerà del volume ‘Start up Europe’

    Mercoledì 20 ottobre dalle 18.30 alle 19.45 si svolgerà il quinto evento “LIBRORUM”. Sarà presentato il libro “Start up Europe” alla presenza dell’ex eurodeputato Zofija Mazej Kukovič.

    L’evento, aperto da Brigitte Langenhagen, sarà presieduto da Michael Hindley con una sessione di domande e risposte con il pubblico.

    Per partecipare all’evento, con interpretazione simultanea in inglese e francese, basta collegarsi a Zoom adoperando le seguenti credenziali: Meeting ID: 876 6182 0166;
    Passcode: 234680

  • Aperta dalla Commissione europea una consultazione sul benessere animale

    La Commissione Europea apre una consultazione pubblica sul benessere animale per aggiornare la legislazione attuale. Stella Kyriakides, Commissario Europeo alla Salute, lo ha annunciato con un tweet: “Chiediamo opinioni ed esperienze sulle regole attuali e su come potrebbero essere migliorate. I nostri cittadini si prendono cura degli animali e vogliono che l’Unione Europea faccia di più per loro”. Entro il primo quadrimestre del 2023, come riporta AnmviOggi, sarà adottato un nuovo quadro legislativo, aggiornato da “regole più forti ed eque per i nostri animali e agricoltori”. In vista del traguardo, gli stakeholder e i cittadini europei possono dare indicazioni e suggerimenti su come superare le carenze messe in luce nella recente valutazione della legislazione dell’UE sul benessere degli animali.
    “L’obiettivo è rivedere questa normativa – spiega il Commissario alla Salute – per questo vorremmo sentire le vostre opinioni ed esperienze sull’idoneità delle regole attuali e su come potrebbero essere migliorate”.
    Il periodo di consultazione va dal
    15 ottobre 2021 al 21 gennaio 2022.

  • Al via l’iniziativa della Commissione per proclamare il 2022 Anno europeo dei giovani

    Sulla scia di quanto annunciato dalla Presidente von der Leyen nel suo discorso sullo stato dell’Unione 2021, la Commissione ha adottato oggi una proposta formale per proclamare il 2022 Anno europeo dei giovani. L’Europa ha bisogno della visione, dell’impegno e della partecipazione di tutti i giovani per costruire un futuro migliore, un futuro che sia più verde, più digitale e più inclusivo. Con questa proposta l’Europa si impegna a offrire ai giovani maggiori e migliori opportunità per il futuro. La Commissione pubblica anche l’ultima relazione dell’UE sulla gioventù, che illustra la situazione dei giovani europei per quanto riguarda l’istruzione, la formazione, l’apprendimento, l’occupazione e la partecipazione civica e politica.

    Con l’Anno europeo dei giovani la Commissione, in collaborazione con il Parlamento europeo, gli Stati membri, le autorità regionali e locali, i portatori di interessi e i giovani stessi, intende:

    • celebrare e sostenere la generazione più penalizzata dalla pandemia, infondendole nuove speranze, forza e fiducia nel futuro, evidenziando come la transizione verde e quella digitale offrano nuove prospettive e opportunità;
    • incoraggiare tutti i giovani, in particolare quelli con minori opportunità, provenienti da contesti svantaggiati o da zone rurali o remote, o appartenenti a gruppi vulnerabili, a diventare cittadini attivi e attori del cambiamento positivo;
    • promuovere le opportunità che le politiche dell’UE offrono ai giovani a sostegno del loro sviluppo personale, sociale e professionale. L’Anno europeo dei giovani andrà di pari passo con l’attuazione efficace di NextGenerationEU per quanto riguarda la creazione di posti di lavoro di qualità e opportunità di istruzione e formazione; e
    • trarre ispirazione dalle azioni, dalla visione e dalle idee dei giovani per continuare a rafforzare e rivitalizzare il progetto comune di UE, basandosi sulla Conferenza sul futuro dell’Europa.

    La Commissione sta attualmente sviluppando il suo programma di attività e tutti i portatori di interessi saranno invitati a presentare le loro idee e proposte. Nei prossimi giorni sarà lanciato un sondaggio al riguardo sul Portale per i giovani. Nel corso dell’anno la Commissione, insieme ad altre istituzioni dell’UE, agli Stati membri, alle organizzazioni della società civile e ai giovani, organizzerà una serie di attività a livello europeo, nazionale, regionale e locale e valuterà nuove iniziative. Le attività saranno incentrate sulle questioni che toccano più da vicino i giovani, in linea con le priorità evidenziate negli obiettivi per la gioventù, quali l’uguaglianza e l’inclusione, la sostenibilità, la salute mentale e il benessere e l’occupazione di qualità, e coinvolgeranno i giovani anche al di fuori dell’UE. La Commissione invita gli Stati membri a nominare un coordinatore nazionale incaricato di organizzare la partecipazione all’Anno europeo dei giovani.

    La proposta della Commissione sarà ora discussa dal Parlamento e dal Consiglio, tenendo conto dei pareri del Comitato economico e sociale europeo e del Comitato delle regioni. L’inizio degli eventi e delle attività è previsto per gennaio.

    L’Anno europeo dei giovani andrà di pari passo con NextGenerationEU, che ridà prospettive ai giovani, compresi posti di lavoro di qualità e opportunità di istruzione e formazione per l’Europa del futuro, e sostiene la partecipazione dei giovani alla società.

    L’Anno dei giovani ricercherà sinergie e complementarietà con gli altri programmi dell’UE rivolti ai giovani in tutti gli ambiti strategici — dai programmi di sviluppo rurale incentrati sui giovani agricoltori ai programmi di ricerca e innovazione, e dalle azioni per la coesione a quelle relative ai cambiamenti climatici — compresi i programmi dell’UE di portata internazionale o di natura transnazionale.

    Si stanno creando maggiori opportunità per i giovani anche mediante Erasmus+ e il Corpo europeo di solidarietà, con una dotazione rispettivamente di 28 miliardi di € e di 1 miliardo di € per l’attuale periodo finanziario, la garanzia per i giovani e l’iniziativa a favore dell’occupazione giovanile. Nel 2022 sarà inoltre inaugurato un nuovo programma denominato ALMA inteso a sostenere la mobilità professionale a livello transfrontaliero per i giovani svantaggiati.

    La strategia dell’UE per la gioventù 2019-2027 costituisce il quadro di riferimento per la collaborazione a livello europeo sulle politiche giovanili. Promuove la partecipazione dei giovani alla vita democratica e punta a garantire che tutti i giovani prendano parte alla società. Il dialogo dell’UE con i giovani è uno strumento essenziale in tal senso.

    Infine la Conferenza sul futuro dell’Europa, che trarrà le sue conclusioni sempre nel 2022, garantisce che i punti di vista e le opinioni dei giovani sul futuro della nostra Unione siano ascoltati. Un terzo dei partecipanti ai panel europei di cittadini e dei rappresentanti dei panel alle sessioni plenarie della Conferenza è costituito da giovani, mentre alle sessioni plenarie partecipa anche il presidente del Forum europeo della gioventù.

    Fonte: Commissione europea

  • Ha una laurea solo il 20,1% degli italiani, contro una media europea del 32,8%

    Cresce il divario tra l’Italia e l’Europa nei livelli di istruzione: nel nostro Paese solo il 20,1% della popolazione di 25-64 anni possiede una laurea contro il 32,8% nell’Ue. Le quote di laureati sono più alte al Nord (21,3%) e al Centro (24,2%) rispetto al Mezzogiorno (16,2%) ma comunque rimangono lontane dai valori europei. Le laureate nelle discipline scientifiche sono la metà dei colleghi maschi: 1 laureato ‘Stem’ su 3 è maschio contro 1 ragazza su 6. E’ ampia la distanza dagli altri paesi europei anche nella quota di popolazione con almeno un diploma: il 62,9% contro 79% nell’Ue27. Come è alta la quota di giovani che abbandonano gli studi: nel 2020 in Italia è pari al 13,1%, per un totale di circa 543mila giovani, in leggero calo rispetto all’anno precedente. Nonostante l’Italia abbia registrato notevoli progressi sul fronte degli abbandoni scolastici, la quota di giovani che abbandona troppo presto gli studi resta tra le più alte dell’Ue.

    Un quadro drammatico quello fornito oggi dall’Istat nel Report “Livelli di istruzione e partecipazione alla formazione”, relativo al 2020. In particolare, l’abbandono scolastico caratterizza i ragazzi (15,6%) più delle ragazze (10,4%) e per queste ultime si registra una diminuzione anche nell’ultimo anno (-1,1 punti). Tra i giovani con cittadinanza non italiana, il tasso di abbandono precoce degli studi è gravissimo se è vero che risulta più di tre volte superiore a quello degli italiani: 35,4% contro 11%. Peraltro, mentre tra il 2008 e il 2014 si era registrato anche tra gli stranieri un significativo calo degli abbandoni precoci; negli ultimi sei anni la riduzione coinvolge solo cittadini italiani. L’incidenza di abbandoni precoci tra gli stranieri nati all’estero varia molto a seconda dell’età di arrivo in Italia. Tra quelli arrivati entro i 9 anni di età, la quota è pari al 19,7%, sale al 33,4% tra coloro che sono giunti tra i 10 e i 15 anni e raggiunge il 57,3% per chi è entrato in Italia tra i 16 e i 24 anni.

    Lo studio conferma che la dispersione scolastica è fortemente condizionata dalle caratteristiche socio-economiche della famiglia di origine: incidenze molto elevate di abbandoni precoci si riscontrano infatti dove il livello d’istruzione o quello professionale dei genitori è basso L’abbandono degli studi prima del diploma riguarda il 22,7% dei giovani i cui genitori hanno al massimo la licenza media, il 5,9% di quelli che hanno genitori con un titolo secondario superiore e il 2,3% dei giovani con genitori laureati.

    Anche la partecipazione degli adulti alla formazione è più bassa della media europea: nel 2020, la partecipazione degli adulti a un’esperienza di apprendimento recente in Italia è inferiore al valore medio dell’Ue27 (7,2% contro 9,2%) e a quello di Francia (13%), Spagna (11%) e Germania (7,7%). Come pure è minima la partecipazione dei disoccupati alla formazione continua mentre è massima tra gli occupati; in Europa avviene esattamente il contrario.  “Il rapporto Istat sui livelli di istruzione in Italia per il 2020 conferma le criticità da anni riscontrate e alle quali il Pnrr con le riforme e gli investimenti previsti intende porre rimedio, speriamo con successo”, afferma il segretario confederale della Cisl, Angelo Colombini. Per la Cgil nazionale, “è un quadro emergenziale quello delineato quest’oggi dall’Istat, un quadro che rende evidente quali siano le misure da attuare con urgenza: innalzare l’obbligo scolastico e mettere in campo un sistema di formazione permanente che consenta a tutti di continuare ad apprendere e ad ampliare le conoscenze, le capacità e le competenze”.

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