Europa

  • L’Auto di Troia

    Con la tipica superficialità di una civiltà ormai prossima all’estinzione e sostenuti da un mondo retroambientalista, espressione di un totale scollegamento da ogni problematica della vita quotidiana, l’arrivo delle auto cinesi nel mercato europeo sta già dimostrando i propri devastanti effetti.

    Forte di aiuti statali (oltre sessanta miliardi solo lo scorso anno) le aziende cinesi stanno utilizzando la deriva ambientalista massimalista per imporre i propri prodotti elettrici usando a proprio vantaggio le aperture del mercato globale assieme al dumping fiscale e retributivo.

    Questa logica, quindi, non risponde alle regole del libero mercato, come l’intero mondo progressista europeo ancora crede, ma piuttosto ad una implicita e velata volontà politica di dominio sulle economie occidentali della stessa Cina.

    L’invasione cinese, i cui disastrosi effetti risultano decisamente sottostimati ancora oggi, attraverso la depatrimonializzazione del settore automobilistico europeo, il quale ad oggi conta 13 milioni di occupati e determina l’8% del Pill, con le autovetture elettriche cinesi si pone come obiettivo strategico e politico l’abbattimento dell’intero sistema economico e contemporaneamente del benessere diffuso in Europa legato a decenni di crescita del settore industriale Automotive.

    L’auto cinese, così, diventa l’Auto di Troia finalizzata a rendere l’intero continente dipendente economicamente e tecnologicamente dalla superpotenza cinese, un dominio facilitato dalla stessa digitalizzazione.

    In altre parole, mentre il mondo occidentale è distratto dal conflitto russo ucraino il colosso cinese ha avviato una “unconventional war” nei confronti dell’intero asset Automotive europeo, potendo anche contare sulla colposa o magari dolosa complicità della Commissione Europea e di tutte le forze ambientaliste, nessuna delle quali è in grado di comprendere come in gioco non ci sia tanto il livello di emissioni quanto lo stesso concetto di democrazia.

    La complicità delle istituzioni europee, Commissione e Parlamento europei, i quali hanno imposto il divieto di vendita di auto a motore endotermico (unici al mondo), permette di intravedere non tanto una colposa ignoranza quanto una dolosa compromissione con gli interessi cinesi, forti anche di una trentennale incapacità di elaborazione di strategie economiche dalla stessa UE.

    L’auto cinese rappresenta il Cavallo di Troia utilizzato dalla dittatura cinese per ridurre in schiavitù economica e digitale l’intera Europa. Sarà la storia a chiarire se esista una compromissione diretta o meno di tutti gli ambienti favorevoli alla transizione ecologica con il colosso cinese. Di certo la Cina nell’ultimo anno ha aumentato le emissioni di un altro +5%, il che rende inutile ogni risparmio energetico europeo.

    Dall’Eneide, poema epico di Virgilio, siamo passati alla realtà scritta da una classe politica e dirigente europea e nazionale assolutamente incapace di leggere le sfide per la sopravvivenza economica e l’indipendenza politica nel futuro del nostro continente.

  • La Commissione accoglie con favore l’accordo provvisorio per modernizzare le ispezioni e la sorveglianza delle navi

    La Commissione accoglie con favore l’accordo politico raggiunto tra il Parlamento europeo e il Consiglio sull’aggiornamento degli obblighi per il controllo da parte dello Stato di approdo delle navi che fanno scalo nei porti dell’UE e sugli obblighi dello Stato di bandiera per le navi mercantili registrate negli Stati membri dell’Unione.

    Per quanto riguarda la direttiva sullo Stato di bandiera, i colegislatori hanno convenuto di integrare nel diritto dell’UE le norme pertinenti dell’Organizzazione marittima internazionale (IMO) (l’International Instruments Code, o codice III). Ciò garantisce che tali norme possano essere applicate alle navi battenti bandiera di uno Stato membro dell’UE. Gli Stati membri dovranno inoltre effettuare ogni anno un numero concordato di ispezioni dello Stato di bandiera e provvedere alla digitalizzazione dei certificati statutari delle proprie navi, il che a sua volta faciliterà le ispezioni da parte dello Stato di approdo.

    L’accordo sul controllo da parte dello Stato di approdo allineerà il diritto dell’UE all’IMO e al Memorandum d’intesa di Parigi relativo al controllo delle navi da parte dello Stato d’approdo in merito agli obblighi relativi all’organizzazione e all’esecuzione dei controlli da parte dello Stato di approdo. Gli Stati membri hanno inoltre convenuto di istituire un regime volontario di controllo da parte dello Stato di approdo per i pescherecci più grandi e di aumentare l’importanza dei requisiti ambientali del controllo da parte dello Stato di approdo, adeguando il profilo di rischio della nave utilizzato per selezionare le navi da ispezionare. La direttiva riveduta prevede anche certificati navali elettronici, che consentiranno agli ispettori di prepararsi meglio prima delle ispezioni e di concentrarsi sulla conformità delle navi alle norme applicabili, piuttosto che su un riesame dei documenti una volta a bordo.

    I controlli da parte dello Stato di bandiera e da parte dello Stato di approdo sono strumenti importanti per un’ampia gamma di questioni relative al trasporto marittimo, quali la sicurezza marittima, la protezione dell’ambiente e le condizioni di lavoro a bordo.

    A seguito dell’accordo politico di ieri, ora i testi definitivi devono essere adottati formalmente. Una volta completato tale processo da parte del Parlamento europeo e del Consiglio, le nuove norme saranno pubblicate nella Gazzetta ufficiale dell’Unione europea ed entreranno in vigore dopo 20 giorni. Gli Stati membri disporranno di 30 mesi per recepire le direttive nel diritto nazionale.

  • La Commissione europea emette obbligazioni per 7 miliardi di euro

    Nel quadro della sua seconda operazione sindacata del 2024, la Commissione europea ha raccolto 7 miliardi di euro di fondi tramite obbligazioni dell’Ue. Si tratta di una somma simile a quella raccolta nell’ambito della prima operazione dello stesso generale, effettuata alla fine di gennaio e che ha trovato un’accoglienza sui mercati giudicata molto soddisfacente a Bruxelles.

    L’operazione di febbraio è consistita in una nuova tranche unica di 7 miliardi raccolti tramite un’obbligazione dell’Ue in scadenza il 4 dicembre 2034. L’obbligazione a 10 anni ha raggiunto un rendimento di riofferta del 3,028%, equivalente ad un prezzo di 99.754 (per la prima emissione di eurobond a gennaio il rendimento si era attestato tra il 2,781% e il 3,687% a seconda della durata dei singoli titoli emessi). Le offerte ricevute hanno raggiunto un importo di 67 miliardi di euro, generando così un tasso di sottoscrizione eccedente pari a 9.

    I proventi dell’operazione saranno utilizzati per finanziare i programmi strategici dell’Unione, anzitutto il piano NextGenerationEU (che è quello che consente il Pnrr all’Italia). Sia gli Stati, per voce del presidente francese Emanuel Macron, che la Commissione europea, tramite il commissario Paolo Gentiloni, hanno fatto appello al ricorso degli eurobond per consentire investimenti che favoriscano politiche di sviluppo dei Paesi dell’Unione.

    Per il primo semestre del 2024, la Commissione ha già emesso obbligazioni per circa 24 miliardi di euro a fronte del suo obiettivo complessivo di finanziamento di 75 miliardi.

    I trattati dell’Ue conferiscono alla Commissione europea il potere di contrarre prestiti sui mercati internazionali dei capitali per conto dell’Unione europea. La Commissione gode di un’ottima reputazione nei mercati dei titoli di debito grazie alle numerose emissioni di obbligazioni coronate da successo nell’arco di 40 anni. Tutte le emissioni della Commissione europea sono denominate esclusivamente in euro. L’assunzione di prestiti dell’Ue è garantita dal bilancio dell’UE e i contributi al bilancio dell’Unione costituiscono un obbligo giuridico incondizionato per tutti gli Stati membri a norma dei trattati della stessa Ue.

  • Muscardini: “Senza l’integrità territoriale dell’Ucraina non vi può essere pace giusta e sicurezza per la democrazia anche nella stessa Europa”

    Nonostante il tempo, tornato freddo e qualche scroscio di pioggia, la manifestazione a sostegno dell’Ucraina, organizzata dall’Associazione NADIYA, a Piacenza sabato 24 febbraio a due anni dall’invasione russa, ha avuto una folta partecipazione non solo di ucraini ma anche di molti cittadini italiani.

    L’inno ucraino e poi l’inno italiano, cantati dal vivo da una cantante lirica ucraina, la preghiera e le strofe cantate dai bambini e indirizzate ai soldati al fronte sono stati momenti commuoventi tra lo sventolio di bandiere e le foto di soldati caduti e di città distrutte dalla furia di Putin.

    Dopo gli interventi della presidente dell’Associazione, di un consigliere della giunta piacentina e di una esponente di Fratelli d’Italia, l’On. Cristiana Muscardini ha sottolineato come il mondo si divida tra male e bene e che il male si manifesta con le azioni di uomini: “Il male è la negazione della pietà e del rispetto dei diritti umani, la voglia di sopraffazione, di annientare quanto non si riesce a possedere, di distruggere ogni oppositore, di calpestare le leggi internazionali, di uccidere gli ucraini e di condannare a morte i propri cittadini in una guerra  sanguinosa, il male è Putin“.

    Cristiana Muscardini ha invitato i presenti a raccontare ovunque quello che sta accadendo in Ucraina per sconfiggere l’indifferenza di troppi o l’acquiescenza o la connivenza di alcuni: “Nella bandiera ucraina ci sono i colori della bandiera europea, il blu del drappo ed il giallo delle nostre stelle, vogliamo che al più presto l’Ucraina faccia parte dell’Europa, chiediamo ai prossimi deputati europei di farsi carico della difesa della libertà e della giustizia, dell’integrità territoriale dell’Ucraina senza la quale non vi può essere pace giusta e sicurezza per la democrazia anche nella stessa Europa”.

  • La Commissione investe oltre 233 milioni di euro in progetti strategici per l’ambiente e il clima in tutta Europa

    La Commissione investirà oltre 233 milioni di euro in 12 nuovi progetti strategici in tutta Europa, a titolo del programma LIFE, allo scopo di sostenere l’attuazione delle ambizioni dell’UE sul piano ambientale e climatico nell’ambito del Green Deal europeo. Tali progetti strategici dovrebbero mobilitare importanti finanziamenti aggiuntivi provenienti da altre fonti dell’UE, tra cui i fondi agricoli, strutturali, regionali e per la ricerca, oltre che dai governi nazionali e dal settore privato.

    I finanziamenti concessi a questi 12 progetti strategici favoriranno il raggiungimento degli obiettivi nazionali sul piano ambientale e climatico di Bulgaria, Cechia, Irlanda, Spagna, Francia, Italia, Lituania, Austria, Polonia e Finlandia, oltre ad aumentare il contributo di questi paesi alla transizione ecologica dell’UE.

    Sono stati selezionati anche altri sei progetti per promuovere la natura e la biodiversità. Nell’ Italia settentrionale LIFE NatConnect2030 intraprenderà azioni in oltre 500 siti per migliorare la biodiversità e rafforzare i corridoi ecologici.

  • Nuove norme sulle macchine mobili per favorire una circolazione sicura sulle strade pubbliche nell’UE

    La Commissione europea accoglie con favore l’accordo politico raggiunto dal Parlamento europeo e dal Consiglio dell’UE relativo all’omologazione per la circolazione su strada e alla vigilanza del mercato delle macchine mobili non stradali. Le nuove norme faciliteranno l’uso sulle strade pubbliche di macchine mobili, tra cui gru, raccoglitrici, carrelli elevatori e spalaneve.

    L’accordo politico segue la proposta della Commissione del 30 marzo 2023 e consoliderà il mercato unico sostituendo 27 legislazioni nazionali diverse con una sola normativa armonizzata, eliminando così gli attuali ostacoli alla libera circolazione delle macchine mobili su strade pubbliche e garantendo al contempo un elevato livello di sicurezza stradale. Il nuovo regolamento ridurrà inoltre gli oneri di conformità e amministrativi, con un risparmio stimato di 846 milioni di € nell’arco di 10 anni.

    Alcuni degli aspetti chiave inclusi nel testo del regolamento concordato ieri sono: un quadro normativo armonizzato per l’omologazione stradale delle macchine mobili con una velocità massima di progetto di 40 km/h, che ne garantisca la libera circolazione e ne faciliti l’uso transfrontaliero all’interno dell’UE; la possibilità della Commissione di adottare requisiti tecnici dettagliati 12 mesi prima dell’entrata in vigore del regolamento; norme e procedure per la vigilanza del mercato di tali macchine mobili in caso di non conformità.

    Il Parlamento europeo e il Consiglio dovranno ora adottare formalmente l’accordo politico. Una volta approvato dai due colegislatori, il regolamento entrerà in vigore 36 mesi dopo la sua pubblicazione nella Gazzetta ufficiale dell’UE.

  • Zalando si impegna a fornire informazioni più chiare ai consumatori a seguito dell’azione dell’UE

    A seguito di un dialogo con la Commissione e le autorità nazionali per la tutela dei consumatori, Zalando si è impegnata a rimuovere gli indicatori e le icone di sostenibilità ingannevoli visualizzati accanto ai prodotti offerti sulla piattaforma. Tali indicazioni possono indurre i consumatori in errore circa le caratteristiche ambientali dei prodotti. A partire dal 15 aprile 2024 le icone non appariranno più; Zalando fornirà invece informazioni chiare sui benefici ambientali dei prodotti, come la percentuale di materiali riciclati utilizzati.

    Zalando presenterà una relazione sull’attuazione degli impegni. Sulla base di questo rapporto, la Rete di cooperazione per la tutela dei consumatori (CPC) valuterà come il colosso delle vendite on line ha implementato gli impegni e, ove necessario, ne farà rispettare la conformità, ad esempio imponendo multe o rimuovendo contenuti.

  • La relazione degli esperti sulla politica di coesione propone modalità per amplificarne l’efficacia e l’influenza future

    Perché la politica di coesione è fondamentale per il futuro dell’Europa? Cosa fa la politica di coesione e cosa dovrebbe fare? In che modo la politica di coesione può svolgere meglio la sua missione di coesione economica, sociale e territoriale nel contesto della transizione verde e digitale e dei cambiamenti demografici? Sono le tre questioni chiave per riflettere sul futuro della politica di coesione dopo il 2027 che il gruppo indipendente di esperti ad alto livello sul futuro della politica di coesione ha presentato nella sua relazione. Il documento valuta il funzionamento della politica di coesione e contiene raccomandazioni su come garantire che la politica continui a promuovere la prosperità e la convergenza in tutta l’UE.

    Tali raccomandazioni andranno ad aggiungersi alle riflessioni in corso e al corpus di pareri di molte parti interessate e istituzioni sul futuro della politica di coesione.

    Istituito dalla commissaria europea per la Coesione e le riforme Elisa Ferreira, il gruppo, indipendente dalla Commissione, ha esaminato le modalità per garantire che la politica di coesione continui a sostenere la crescita e la ripresa in tutte le regioni d’Europa, realizzando nel contempo la transizione verde e digitale e aiutando le regioni ad adattarsi alle sfide demografiche, industriali e geopolitiche in corso.

    La relazione è il risultato di un intenso lavoro svolto dal gruppo nel corso dello scorso anno, arricchito da contributi accademici, documenti di input preparati dalla Commissione e presentazioni di diverse parti interessate.

    Per il gruppo la politica di coesione dovrebbe essere maggiormente basata sul territorio, con investimenti orientati al futuro adattati ai punti di forza, alle sfide e alle esigenze unici di ciascuna regione; promuovere un approccio olistico alla politica sociale investendo maggiormente nello sviluppo del capitale umano e nell’integrazione sociale per prevenire e ridurre le disuguaglianze in tutti i territori; sfruttare le capacità locali e il potenziale per sviluppare future opportunità di crescita inclusiva e sostenibile attraverso la diversificazione e la collaborazione; costruire migliori istituzioni nazionali e regionali mettendo lo sviluppo di capacità e l’innovazione sullo stesso piano degli investimenti nelle infrastrutture e nel capitale produttivo; elaborare strategie di sviluppo più efficaci e inclusive utilizzando i principi di un partenariato forte e di una gestione condivisa, riunendo le parti interessate dei diversi livelli di governo e della società civile; collegare le regioni per sfruttare le opportunità globali e realizzare un’innovazione più sostenibile e resiliente; diventare maggiormente basato sulle prestazioni, combinando questo approccio con la sua dimensione territoriale; essere meglio integrati nel sistema di governance economica; razionalizzare le proprie procedure amministrative e adottare approcci più efficienti e di facile utilizzo per semplificare i processi;  continuare a concentrarsi sulla sua missione originaria di promuovere lo sviluppo sostenibile e stimolare la competitività, mantenendo nel contempo la flessibilità necessaria per affrontare le sfide urgenti.

  • In attesa di Giustizia: galline in attesa di giustizia

    Solo gli sciocchi non sono in grado di riconoscere i propri errori e cambiare opinione se adeguatamente avviati sulla strada del ripensamento: di recente questa rubrica ha affrontato il tema – di grande attualità – del trattamento penitenziario riservato dall’Ungheria ad una nostra concittadina (e non solo a lei, per non discriminare nessuno) e della diversità dei codici e degli apparati giudiziari europei, con buona pace del principio del mutuo riconoscimento delle decisioni giudiziarie che affonderebbe (condizionale d’obbligo) nelle comuni radici e tradizioni continentali e nella condivisa Convenzione dei Diritti dell’Uomo.

    Aspre critiche sono state mosse al mancato ravvicinamento dei sistemi penali, lamentando che questa non sia l’Europa che avrebbe dovuto unire gli uomini facendoli sentire “cittadini europei”…eppure, qualcosa si muove, anzi si è mosso e già da molto tempo in questa direzione ed in questo numero è cosa buona e giusta fare ammenda di quelle che paiono rivelarsi infondate doglianze.

    La buona notizia, ingiustamente sottovalutata e che riabilita un’Unione Europea – attenta a dettarci regole, regolamenti e codicilli con una frequenza tale da trasformarli in imposizioni – riguarda la tutela offerta alle galline ovaiole e parliamo dell’attuazione ad una direttiva nientemeno che del 1999 a cui noi italiani ci siamo tardivamente e colpevolmente adeguati con una delega al Governo del 2003 volta a provvedere al riordino e la revisione della disciplina sanzionatorio in materia di protezione delle galline ovaiole.

    Era ora: queste simpatiche bestiole da cortile aspettavano da anni un po’ di tutela e di giustizia! Forse non a caso il nostro provvido legislatore ha inserito il tutto nel medesimo disegno di legge che regola la responsabilità civile dei magistrati prevedendo un inasprimento delle pene già esistenti da irrogare a chi delinqua contro le gallinelle con pene “da irrogare secondo principi di effettività, proporzionalità e dissuasività” nonché mediante “riformulazione e razionalizzazione e graduazione dell’apparato sanzionatorio”.

    Ci mancherebbe altro! E, si badi bene, la Corte Costituzionale insegna che non vi è disparità di trattamento tra galline ovaiole e nullafacenti perché la diversificazione è conseguente alla esigenza di regolamentare situazioni non omogenee (volete mettere quelle adorabili creature che vi mettono l’ovetto in tavola con quelle scansafatiche che si limitano a razzolare tutto il giorno becchettando granaglie?).

    La questione è molto seria: nessuno leda i sacrosanti diritti delle galline e di ogni altra specie, è l’Europa che ce lo ha chiesto e bene ha fatto il legislatore nazionale, severo ma giusto, ad intervenire con l’autorevolezza che gli è propria.

    Certamente, dopo essersi occupato di “adeguare gli stabilimenti di allevamento” per queste docili fattrici, dispensatrici di gioie ai galli del pollaio, non sarebbe male che il Parlamento si occupasse  anche di adeguare agli standard di un paese civile gli stabilimenti di detenzione per coloro che sono in attesa di giudizio o in espiazione delle pene…perlomeno una volta risolto quel problemino legato alla carenza di organico di circa 18.000 Agenti di Custodia (i cui stipendi, ahimè costano…), misurato sulla attuale struttura carceraria e che è destinato ad aumentare vertiginosamente se la soluzione fosse quella di costruire nuove carceri o ristrutturare quelle già esistenti e in disarmo: a Monza, per esempio, ce n’è una in pieno centro abbandonata da decenni e divenuta luogo di rifugio di topi, ragni e salamandre ed in progressiva rovina. Ed è solo un esempio: nel Paese ce ne sono una quarantina, alcune mai neppure entrate in funzione: da Arghillà (RC) per mancanza di allacciamento idrico a Busachi, in Sardegna, un’altra frettolosamente chiusa e lasciata alle intemperie da lustri è quella di Pinerolo, altre ancora hanno i lavori fermi da tempo immemorabile per mancanza di fondi e nel frattempo vengono saccheggiate di quello che può tornare utile altrove: dai gabinetti ai serramenti.

    Ma questi sono problemi tipicamente nostri, di un’Italia che – per fortuna – sta al passo con i partner europei e garantisce alle galline il giusto processo.

  • L’aumento dei casi di morbillo richiede una risposta coordinata della sanità pubblica

    Nel contesto delle epidemie di morbillo in diversi paesi dell’UE, il Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (ECDC) ha pubblicato un compendio sulla valutazione della minaccia (Threat Assessment Brief). Secondo la relazione, il numero crescente di casi in Europa desta particolare preoccupazione nelle zone a basso livello di copertura vaccinale, con gruppi di persone non vaccinate. I bambini di età inferiore a 12 mesi, troppo giovani per essere immunizzati, costituiscono il gruppo a maggior rischio, insieme ai bambini non vaccinati di età inferiore a 5 anni, ai bambini immunocompromessi e agli adulti con un rischio più elevato di malattia grave e di aumento della mortalità.

    Per interrompere la trasmissione di questa malattia altamente contagiosa è necessario vaccinare almeno il 95% della popolazione con due dosi. Il Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie incoraggia le autorità sanitarie pubbliche a mantenere un’alta copertura vaccinale, a garantire le capacità di monitoraggio, rilevamento precoce, diagnosi e controllo delle epidemie, e a sensibilizzare maggiormente gli operatori sanitari e il pubblico.

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