Al bugiardo non si crede neppure quando dice il vero.
Marco Tullio Cicerone; da “La divinazione”, 44 a.C.
Gli sviluppi in varie parti del mondo continuano ad essere molto preoccupanti. Lo testimonia anche quanto è accaduto durante la settimana appena passata nel Golfo Persico, in Medio Oriente ed in Ucraina, ma non solo. Non hanno portato ad un risultato i negoziati tra gli Stati Uniti d’America e l’Iran avviati l’11 aprile scorso ad Islamabad, capitale del Pakistan. Dopo il fallimento dei negoziati i massimi rappresentanti dei Paesi belligeranti hanno sostenuto determinati i loro obiettivi. Il che significa la ripresa degli scontri con tutte le gravi conseguenze, anche a livello mondiale.
Quanto sta accadendo nel Golfo Persico ha preoccupato, tra molti altri, anche Papa Leone XIV. Il 5 aprile scorso il Pontefice ha detto: “Chi ha in mano armi le deponga! Chi ha il potere di scatenare guerre, scelga la pace! Non una pace perseguita con la forza, ma con il dialogo! Non con la volontà di dominare l’altro, ma di incontrarlo!”. Il 7 aprile, sempre riferendosi a quel conflitto, il Pontefice ha dichiarato: “Tutti gli attacchi alle infrastrutture civili sono contro il diritto internazionale, ma sono anche un segno dell’odio, della divisione, della distruzione di cui l’essere umano è capace”. Poi sabato scorso Papa Leone ha detto perentorio: “Basta con l’idolatria dell’io e del denaro! Basta con le dimostrazioni di forza! Basta con la guerra!”.
Affermazioni chiare e dirette quelle di Papa Leone XIV che hanno scatenato, nelle primissime ore di questo lunedì, 13 aprile, la reazione offensiva del presidente statunitense. Secondo lui “…Papa Leone è debole in materia di criminalità e pessimo in politica estera”. Aggiungendo poi, sempre riferendosi al Pontefice: “Non credo che stia facendo un gran bel lavoro. Immagino che gli piaccia la criminalità”. E ovviamente, da noto narcisista qual è, il presidente statunitense si è vantato che “….non era in nessuna lista per essere Papa, ed è stato messo lì dalla Chiesa solo perché era americano, e pensavano che fosse il modo migliore per affrontare il presidente Donald J. Trump. Se non fossi alla Casa Bianca, Leone non sarebbe in Vaticano.” (Sic!).
Dopo una breve pausa per la Pasqua ortodossa, sono ripresi i reciproci attacchi anche sul fronte ucraino. Si tratta di una grave, drammatica e preoccupante realtà, che dura ormai da più di quattro anni. E che adesso, in seguito al nuovo conflitto nel Golfo Persico, ha perso purtroppo un po’ anche l’attenzione istituzionale e mediatica. Il che fa comodo al dittatore russo, il quale ieri, la domenica della Pasqua, ha ricevuto la benedizione del Patriarca della Chiesa ortodossa russa nella Cattedrale di Cristo Salvatore a Mosca. Chissà perché potrebbe avere meritato una simile benedizione?!
La storia ci insegna che, nel corso dei secoli, intere popolazioni in diverse parti del mondo hanno sofferto le conseguenze delle decisioni prese da persone irresponsabili, motivate solo da interessi personali ed occulti, oppure da “ostentati patriottismi” per giustificare strategie espansionistiche. Quanto sta accadendo, compresi i sopracitati conflitti, rappresenta un’inconfutabile conferma.
Dal 28 febbraio scorso, quando cominciò l’attacco congiunto degli Stati Uniti ed Israele contro l’Iran, tutta l’attenzione istituzionale e mediatica a livello internazionale si è focalizzata proprio su quel conflitto. Il che fa “sfuggire” alle dovute istituzioni, alle cancellerie ed all’opinione pubblica quanto stia accadendo realmente in altre parti dell’Europa e del mondo. Compresa, nel suo piccolo, anche l’Albania. E si tratta di situazioni che meritano di essere monitorate e valutate.
Il nostro lettore, da anni ormai, è stato continuamente informato, sempre con la dovuta e richiesta oggettività, della grave, drammatica, preoccupante e pericolosa realtà albanese. E si tratta di un Paese che dal 1o aprile 2009 è membro della NATO e poi, dal 27 giugno 2014 è diventato un Paese candidato all’adesione nell’Unione europea. E come tale, l’Albania ha degli inderogabili obblighi da adempiere e rispettare. Ma che, non di rado, non lo ha fatto.
Il nostro lettore è stato spesso informato, fatti accaduti e documentati alla mano, che durante questi ultimi anni in Albania è stata restaurata e si sta continuamente consolidando una nuova dittatura sui generis. Si tratta di un’alleanza tra il potere politico, rappresentato istituzionalmente dal primo ministro, la criminalità organizzata e determinati raggruppamenti occulti internazionali.
Una realtà quella albanese, che sta preoccupando ultimamente anche alcune importanti cancellerie europee e molte istituzioni internazionali specializzate, comprese quelle dell’Unione europea. La realtà albanese sta attirando ormai anche l’attenzione di importanti media europei e di oltreoceano. Noti giornalisti investigativi stanno denunciando la collaborazione del potere politico albanese con la criminalità organizzata locale ed internazionale. I giornalisti dei media internazionali stanno altresì evidenziando, fatti accaduti, pubblicamente noti e documentati alla mano, l’abuso di potere e la galoppante corruzione, partendo dai più alti livelli istituzionali e della politica.
Durante questi ultimi mesi alcune cancellerie europee hanno presentato, tramite le loro ambasciate, delle richieste concrete al governo albanese. Richieste che riguardano soprattutto il rispetto reale del principio della separazione dei poteri. Il che, nel contesto albanese, significa l’indipendenza del sistema giudiziario dal controllo del potere politico. Richieste che si riferivano concretamente anche alla mancata revoca dell’immunità parlamentare, per ordine del primo ministro, alla sua vice e ministra delle Infrastrutture e dell’Energia fino al 26 febbraio scorso. Il nostro lettore è stato informato del caso (Preoccupante sostegno europeo, 24 novembre 2025; Scandalo ai massimi livelli governativi, 1 dicembre 2025; Bugie che non possono nascondere uno scandalo milionario, 8 dicembre 2025; Bugie e minacce per coprire uno scandalo milionario, 15 dicembre 2025; Dichiarazione europea e preoccupanti realtà nazionali, 23 dicembre 2025; Preoccupanti realtà, 9 febbraio 2026 ecc.).
E proprio in seguito al rifiuto, il 12 marzo scorso, della revoca dell’immunità parlamentare alla stretta collaboratrice del primo ministro albanese, hanno reagito di nuovo alcune cancellerie europee, partendo da quella della Germania e poi anche di otto altri Paesi membri dell’Unione europea. Ma questa volta a livello delle strutture dell’Unione Europea. Anche di questo il nostro lettore è stato informato a tempo debito (Realtà balcaniche; 18 marzo 2026).
Da qualche mese ormai si sta opponendo al processo europeo dell’Albania anche COELA (Working Party on Enlargement and Countries Negotiating Accession to the EU – Gruppo di lavoro sull’Allargamento e i Paesi che negoziano l’adesione all’Unione europea; n.d.a.) un organo preparatorio del Consiglio europeo. Fonti interne del Consiglio europeo dichiarano che ormai sono 9 i Paesi membri che non approvano il rapporto IBAR (Intermediate Benchmarks Assessment Report, ossia il rapporto di valutazione dei parametri di riferimento intermedi; n.d.a). Ma senza quell’approvazione non può avanzare il processo dei negoziati. E, guarda caso, il primo ministro albanese, per coprire i continui fallimenti dei suoi governi, dal 2013 ad oggi, non assume nessuna delle sue dirette ed inconfutabili responsabilità e dà la colpa all’opposizione (Sic!).
Chi scrive queste righe è convinto che il primo ministro è il diretto responsabile della vera e molto preoccupante realtà albanese. Lui, con le sue “scelte”, è anche il diretto responsabile dei continui fallimenti del processo di adesione all’Unione europea. Chi scrive queste righe pensa che c’è una somiglianza tra il presidente statunitense ed il primo ministro albanese. Loro dicono delle bugie ed insultano altri per coprire i propri fallimenti. E, parafrasando quanto affermava Marco Tullio Cicerone, si potrebbe dire che al bugiardo non ci si dovrebbe credere neppure quando dice il vero.