Europa

  • Obiettivi mascherati di una messinscena mediatica

    Il trionfo della demagogia è momentaneo, ma le rovine sono eterne.
    Charles Péguy, da “Pensieri”

    Domenica scorsa, 29 marzo, è arrivato in Italia un gruppo di 30 medici ed infermieri dall’Albania. Dopo l’arrivo e l’accoglienza ufficiale a Verona, il gruppo è stato trasferito a Brescia, dove era stabilito che gli specialisti albanesi dovevano prestare servizio. Quell’evento è stato accompagnato da un impressionante rendiconto mediatico, seguito da un’altisonante eco, sia televisivo che della carta stampata. Al centro di tutto ciò non erano però e purtroppo i medici e gli infermieri, come giustamente e doverosamente doveva essere. No. Era, invece, il primo ministro albanese. Diversi i servizi televisivi in tutte le edizioni della domenica e anche del giorno successivo, nonché molte interviste per alcune televisioni e giornali, compreso anche uno sportivo. L’autore di queste righe, però, considera tutto ciò semplicemente l’ennesima buffonata mediatica dalla quale il primo ministro albanese ha cercato di trarre vantaggio. Riferendosi al sopracitato evento, egli scriveva la scorsa settimana per il nostro lettore (Decisioni ipocrite e pericolose conseguenze; 30 marzo 2020): “Purtroppo, a fatti ormai accaduti e ben evidenziati quotidianamente, risulterebbe che al primo ministro non interessa tanto la salute dei cittadini”. E continuava, sottolineando che “Fatti accaduti alla mano, sembrerebbe che al primo ministro interessi soltanto l’apparizione mediatica e le immagini di facciata per usi puramente propagandistici. Sia in Albania che, quando si può e si crea l’opportunità, anche all’estero.”. Era perciò un’altra “ghiotta opportunità per il primo ministro albanese di apparire mediaticamente a livello internazionale”. Apparire, però, non per quello che veramente è e per come ormai lo conoscono bene in patria. No. È apparso senza la mascherina, come “consiglia” i cittadini da “padre degli albanesi”, ma comunque mascherato, recitando il ruolo del dirigente politico “attraente e alla moda”, ma anche “premuroso” per le sofferenze degli altri.

    Purtroppo si è trattato di una messinscena mediatica, dalla quale, però, i cittadini italiani sono stati ingiustamente e immeritatamente non solo disinformati, ma anche ingannati. Sia sulla realtà vissuta in Albania che, e soprattutto, su quello che realmente rappresenta il primo ministro albanese. Al pubblico italiano lui è stato presentato come un “modello interessante di positività”, mentre in patria la sua irresponsabilità istituzionale e/o personale, nonché il modo abusivo di gestire il potere e la cosa pubblica risultano essere ormai un’opinione sempre più consolidata e diffusa. Durante quella sopracitata buffonata mediatica della settimana scorsa, gli attenti “registi” hanno nascosto però ai cittadini italiani un “dettaglio”. E cioè che ormai in Albania, in seguito ad una ben ideata e attuata strategia, si sta pericolosamente consolidando una nuova dittatura. Una dittatura capeggiata dal primo ministro che ormai controlla quasi tutte le istituzioni statali e governative. Da colui che oltre al potere esecutivo e legislativo, ormai ha sotto controllo quasi tutti i media. Da colui che, per mettere sotto controllo anche quella parte non controllata e non sottomessa dei media, qualche settimana fa ha fatto approvare, dai suoi “eunuchi” deputati, una nuova legge che ha chiamato la “legge anti calunnia”! Niente di tutto ciò ed altro ancora è stato detto ai cittadini italiani durante tutta quella messinscena mediatica della settimana scorsa in Italia. Così facendo, i “registi” e gli attenti “curatori” della buffonata hanno semplicemente ingannato il pubblico italiano, presentandogli il primo ministro albanese come un “santo”, un dirigente “premuroso”, sia per i suoi cittadini che per quegli italiani, in questo grave momento di grande bisogno dovuto alla pandemia. Nascondendo così il suo vero volto e il vero carattere, quello del dittatore imbroglione. Quello del primo ministro albanese non era un atto di solidarietà e di “riconoscimento” nei confronti del popolo italiano, bensì una “trovata pubblicitaria”, una boccata d’aria per un affannato che sta attraversando un periodo molto difficile in patria. A proposito e rimanendo sempre sul tema: la scorsa settimana non è stata riservata la stessa “accoglienza” mediatica ai medici arrivati dalla Polonia. Come non è stato fatto anche con i loro colleghi albanesi. E neanche con i 30 medici e infermieri (sempre lo stesso numero!) arrivati ieri in Italia dall’Ucraina. Come neanche per gli aiuti materiali arrivati, sempre ieri, dall’Egitto. Ci sono stati, sì, dei servizi televisivi all’interno dei telegiornali, ma tutto è finito lì. Nessun spazio televisivo e/o della carta stampata, alle autorità che hanno accompagnato i medici e/o il materiale sanitario. Niente di tutto ciò che è stato riservato al primo ministro albanese. Chissà perché?!

    Ormai tutta l’opinione pubblica è convinta e consapevole che l’Italia, nel frattempo e da più di un mese, sta affrontando una situazione grave, con drammatiche conseguenze in vite umane, dovuta proprio alla pandemia. Da alcune settimane, oltre alla stessa pandemia, coloro che hanno la responsabilità di gestire la cosa pubblica in Italia stanno cercando di trovare nuove ed ulteriori risorse finanziarie, indispensabili per affrontare non tanto la pandemia stessa, ma le sue conseguenze. Ormai è una convinzione comune di tutti gli specialisti e delle istituzioni specializzate in economia e finanza nel mondo che il periodo dopo la pandemia sarà un periodo molto difficile a scala globale. Italia compresa. Ragion per cui i massimi rappresentanti politici e/o quelli delle istituzioni responsabili stanno cercando di garantire un maggiore e concerto sostegno finanziario e/o delle agevolazioni di vario tipo. Da alcune settimane i rappresentanti della maggioranza governativa e delle istituzioni responsabili in Italia stanno trattando sia con le istituzioni specializzate dell’Unione europea che con i massimi rappresentanti politici dei singoli paesi. Sono ormai note a tutti le difficoltà e gli attriti che si stanno verificando e rivelando sia a livello dell’Unione europea che tra i singoli e/o raggruppamenti di paesi membri dell’Unione.

    Da alcune settimane in Italia è stata messa in moto una pungente campagna diplomatica, istituzionale e mediatica che aveva, ed ha, come obiettivo sia le istituzioni dell’Unione europea e i loro dirigenti, che quelli di alcuni Stati membri dell’Unione. Una campagna che mirava e continua a mirare all’ottenimento di supporti e/o agevolazioni finanziarie per affrontare meglio la pandemia, ma soprattutto per affrontare il grave periodo economico e finanziario che si prospetta dopo la pandemia, a livello globale. Il presidente del Consiglio italiano non è stato soddisfatto neanche dalle dichiarazioni della presidente della Commissione europea rilasciate durante un’intervista ad un quotidiano italiano. Tenendo presente tutta quella messinscena, in Albania è ormai opinione diffusa che il sopracitato supporto mediatico offerto al primo ministro faceva parte proprio di quella campagna e serviva, per quello che poteva, a “mettere in imbarazzo” l’Unione europea e i singoli paesi membri. Opinione condivisa anche dagli analisti in Italia.

    Chi scrive queste righe pensa che potrebbe veramente trattarsi di una messinscena mediatica con degli obiettivi diversi da raggiungere. Da tutte e due le parti. Egli però considera comprensibile tutta la preoccupazione dei massimi rappresentanti politici e istituzionali in Italia che stanno cercando finanziamenti ad affrontare la prevista crisi per il bene degli italiani. Mentre condanna l’ennesima buffonata del primo ministro albanese che sta disperatamente cercando “sostegno”, anche tramite messinscene mediatiche, per consolidare la sua dittatura contro il popolo albanese! La differenza è abissale! Chi scrive queste righe condivide il pensiero di Charles Péguy. E cioè che il trionfo della demagogia è momentaneo, ma le rovine sono eterne. Perciò gli albanesi non devono permettere ad una persona, afflitta da aberrazioni mentali, di rovinare il loro futuro.

     

  • Conoscere le ragioni degli egoismi e saperle superare, così si costruisce la solidarietà Europea

    Leggere di Salvini che esalta l’eutanasia del Parlamento ungherese perché ha votato a larga maggioranza i pieni poteri al suo amico Orbán, vedere lo spettacolo del vicepresidente della Camera dei Deputati Italiana, esponente di FdI, rimuovere la bandiera dell’Unione Europea dall’asta e riporla “per ora” nel cassetto, compiendo un atto gravissimo di vilipendio ad una entità istituzionale di cui l’Italia è parte essenziale, copiato da decine di sindaci italiani, leggere sui social affermazioni di odio e disprezzo nei confronti dei partner europei, evidenzia le vere  intenzioni della Destra sovranista italiana di strumentalizzare il confronto sugli eurobond per l’emergenza covid-19, per rafforzare la strategia cinica e perdente fondata sull’Italexit. Un grave errore, non solo perché esaspera il rapporto con i Paesi del Nord, ma anche perché non considera che le ragioni del loro dissenso sugli eurobond sono di duplice natura e cioè la prima riguarda la tradizionale inaffidabilità della gestione della finanza pubblica di alcuni Paesi del Sud Europa, tendenti a utilizzare il debito pubblico a scopi clientelari ed elettorali, la seconda è l’assenza di una strategia compiuta di gestione delle risorse da utilizzare con gli stessi eurobond. Riconoscere queste riserve non vuol dire che hanno ragione, ma che occorre, piuttosto di insultare, cercare le giuste modalità per affrontare questi due aspetti, altrimenti non ci potrà essere alcun accordo e l’Unione Europea può rischiare l’implosione. Per trovare una intesa, innanzitutto bisogna chiarire che l’Europa, a parte l’imperdonabile gaffe della Lagarde, ha sin da subito fatto tutto ciò che era possibile fare per onorare la solidarietà tra Paesi europei. Quando, con l’intervista della Von der Leyen del 21.03.2020, furono evidenziati da parte della BCE lo stanziamento di ben 1.120 miliardi di € per impedire speculazioni sullo spread, altri 1.800 mld di € per sostenere il credito a famiglie e imprese e soprattutto, da parte della Commissione Europea, la sospensione a tempo indeterminato del patto di stabilità, cosa mai fatta in precedenza, per giorni i sovranisti sono rimasti silenziosi e quasi annichiliti. Ma, non appena il Consiglio Europeo ha rinviato la decisione sugli eurobond, immediatamente è scoppiata la canea delle critiche e degli insulti. Non è parso vero a chi fa politica con la demagogia trovare l’occasione per ribaltare un fatto di sostanziale solidarietà e trasformarlo in un falso abbandono degli italiani al loro destino. Se a ciò si aggiunge che il governo italiano non ha immediatamente attivato le consistenti provvidenze già autorizzate dall’UE, ed è conseguentemente esplosa la protesta sulla mancanza per molti cittadini di risorse per la sopravvivenza, ecco spiegata la strategia del cinismo, finalizzato a rompere e non ad aggiustare il rapporto con l’Europa. Ma qualcuno ha mai provato in Italia a vedere le contraddizioni delle politiche di alcuni Paesi del Sud Europa, dal punto di vista dei paesi del Nord? Il fatto di avere subito l’ingresso della Grecia nell’eurozona grazie ai bilanci dello Stato falsificati per anni? O di apprendere l’incredibile creatività delle pensioni greche, concepite per dispensare soldi a chiunque, senza collegamento con alcuna contribuzione? Ovvero assistere alle allegre politiche finanziarie dei governi italiani, in perenne ritardo sulle riforme di risanamento del bilancio (la riforma delle pensioni la Germania l’attuò nel 2002, l’Italia solo nel 2011, salvo poi introdurre la deroga di quota 100), o gli 80 € di Renzi e le ipocrite battaglie per strappare le “flessibilità”, che altro non erano che autorizzazioni a creare ulteriore debito pubblico a scopi elettorali? Tutto ciò ha costituito o no motivi di fastidio che hanno avvelenato la natura di una convivenza che non è stata vissuta dagli europei del Nord in maniera paritaria? Ecco perché a tutti i costi occorre che almeno sul piano delle regole questa volta e per il futuro ci sia chiarezza e non si conceda spazio a furbizie e speculazioni di alcun tipo. Non giova quindi a nessuno un dibattito in cui esponenti politici propongano di distribuire 1.000 € a testa al mese a chiunque e senza criteri, ovvero come ha fatto Salvini di stabilire che occorrono almeno 200 mld di € per il rilancio dell’economia. Perché non 300 o 150 mld? A già, perché c’è un “almeno”, il che vuol dire che intanto partiamo con questi e poi si vedrà, senza limiti ma soprattutto senza alcuna idea di quanto sia in effetti il vero fabbisogno. Qualcuno può pensare che questa sia una base ragionevole di trattativa? O piuttosto non appare una conferma dei comportamenti demagogici e irresponsabili del passato? Ma soprattutto è un comportamento da statisti responsabili che sanno che l’economia deve ripartire ad ogni costo, ma non in maniera casuale e con finanziamenti a pioggia, ma bensì mirati e funzionali alla ripresa? Ecco perché è profondamente sbagliato ragionare confondendo gli interventi per l’emergenza, che sono assistenza sanitaria e finanziaria per garantire la sopravvivenza nel momento difficile della quarantena, e gli interventi per la ripresa, che comportano innanzitutto la conoscenza dei tempi esatti del blocco dell’attività, la cui durata incide sui costi, che variano da settore economico a settore economico, e quindi da una rigorosa quantificazione delle risorse necessarie a garantire il rimborso dei danni subiti e le risorse necessarie per ripartire. La soluzione che garantirebbe tutti è quindi che alla prossima riunione dell’Eurogruppo si definisca l’accordo formale dell’impegno sull’emissione degli eurobond, per affrontare insieme lo strategico tema della ripresa economica, subordinandone la quantificazione alla definizione di un piano di costi e risorse necessarie, settore per settore, con controlli efficaci sull’andamento e attuazione della strategia. Solo così si può salvare l’Unione Europea, la cui implosione e il cui fallimento nel rilancio dell’economia colpirebbe senza distinzione tutti i Paesi, sia del Nord che del Sud. Infatti la Germania e gli altri Paesi del Nord, con metà Europa incapace di riprendere velocemente l’attività produttiva, come farebbero per gli approvvigionamenti e a quali mercati si rivolgerebbero? La ripresa dell’economia o è continentale, o tutti ne subiranno le conseguenze, primo fra tutti l’euro che si difende solo se tutti i Paesi che lo hanno adottato ritorneranno alla piena produttività e non certo con le misure di austerity fini a sé stesse. Ecco perché non ha senso, al di là dei beceri calcoli elettorali dei noti seminatori di odio, la polemica tra europei, che invece devono capire che per eliminare una volta per sempre queste spiacevoli incomprensioni, che nessuna lettera di scuse potrà mai superare, l’unica soluzione è riprendere e completare il processo di costituzione della federazione degli Stati Uniti d’Europa e creare quell’Europa Nazione a tutela di tutti i popoli finalmente uniti del vecchio continente, puntando al patriottismo Europeo, che è l’unico sovranismo che merita di essere celebrato e condiviso.

    Già Sottosegretario per i Beni e le AA.CC.

  • Bruxelles inserisce i reperti di Ostia Antica tra i patrimoni europei

    L’area archeologica di Ostia Antica diventa patrimonio storico e culturale europeo. Lo ha annunciato la Commissione Ue, che ha insignito del ‘Marchio del patrimonio europeo’ dieci siti dell’Unione, dalla Polonia al Portogallo. Questi luoghi “offrono a tutti i cittadini europei una grande possibilità di avvicinarsi al loro patrimonio culturale e rafforzare il proprio sentimento di appartenenza all’Ue”, ha dichiarato in una nota la commissaria europea responsabile per la cultura, Mariya Gabriel.

    I siti sono stati selezionati da una giuria di esperti indipendenti. Con l’aggiunta dei 10 di oggi, salgono a 48 i

    luoghi detentori del marchio europeo, fra i quali figurano anche il Forte di Cadine (Trento) e il Museo casa Alcide de Gasperi (Pieve Tesino). A differenza di quelli patrimonio mondiale Unesco, questi siti (la cui selezione è cominciata nel 2013) sono considerati importanti per la storia e la cultura europea, non solo dal punto di vista estetico.

    Il titolo di “Marchio del Patrimonio Europeo”, assegnato su iniziativa del commissario per l’Innovazione, la Ricerca, la Cultura, l’Educazione e la Gioventù, riconosce al sito dell’antico porto di Roma – sottolinea il Mibact in una nota – un ruolo significativo nella storia e nella cultura europea, valorizzato dall’intenso programma di rilancio attuato negli ultimi anni.

    Ostia Antica – fa notare il ministero di Beni culturali e Turismo – ha guadagnato il primo posto nella classifica dei 10 siti storici insigniti quest’anno del titolo: un risultato reso possibile dall’impegno, la capacità e la passione dei tanti professionisti dei beni culturali che vi lavorano. Il Parco Archeologico di Ostia Antica – si ricorda ancora – è uno dei musei autonomi istituito con il secondo step della riforma promossa dal ministro Dario Franceschini. E’ diretto dall’archeologa Mariarosaria Barbera.

    Il riconoscimento è stato istituito nel 2013 e finora ha premiato 48 siti europei. Ostia Antica è stata scelta insieme agli altri 9 siti per il 2020 al termine di una procedura di selezione che ha visto impegnati esperti indipendenti provenienti da tutto il continente nella valutazione delle candidature avanzate dagli Stati membri.

  • Rinviate al 2023 le nuove regole di Basilea per il comparto bancario

    La revisione delle regole sulle banche di ‘Basilea 3′, la cui entrata in vigore era prevista a partire dal 2022, slitta di un anno per dare al settore maggiore libertà nell’affrontare l’emergenza del coronavirus. E’ quanto ha stabilito il Comitato di Basilea su impulso del gruppo dei governatori delle banche centrali e dei responsabili della vigilanza bancaria (Ghos). In particolare, spiega una nota, slitta la serie di nuove norme su rischio di credito, operativo, terzo pilastro che per l’ampiezza erano state definite Basilea IV e che, secondo le banche, avrebbero ulteriormente frenato il pil europeo.

    François Villeroy de Galhau, Governatore della Banca di Francia e presidente del gruppo di supervisione del comitato di Basilea, ha spiegato la scelta osservando che “è importante che le banche e le autorità di vigilanza siano in grado di impegnare tutte le loro risorse per rispondere all’impatto del Covid-19. Ciò include la fornitura di servizi essenziali per l’economia reale e la garanzia che il sistema bancario rimanga finanziariamente e operativamente resiliente. Le misure approvate oggi (27 marzo, ndr) puntano a dare la priorità a questi obiettivi e rimaniamo pronti a ulteriori interventi se necessario”.

  • L’Europa si nasconde e l’Italia vorrebbe uscire

    Talvolta sembra non esserci e tal altra sembra non voler apparire. Succede quando i 27 Paesi membri dell’UE non si trovano d’accordo, oppure quando Germania e Francia hanno opinioni diverse su un problema considerato importante per l’avvenire dell’Europa e per la soluzione di problemi contingenti che toccano da vicino i loro interessi. Ma l’Europa c’è, anche quando Olanda e Germania marciano per conto loro in seno al Consiglio europeo, come è successo la settimana scorsa, nell’opporsi alle richieste dell’Italia e di altri Paesi mediterranei per definire le iniziative da intraprendere a tutela e a difesa dell’economia europea, disastrata dalla presenza nefasta del coronavirus e dalle iniziative intraprese dai governi per combatterlo e contenerlo. L’Europa c’è, tant’è vero che alcuni governi hanno espresso giudizi molto negativi sull’atteggiamento del primo ministro olandese e sulle sue dichiarazioni offensive ed inopportune nei confronti dei paesi del Mediterraneo. Qualche voce si è alzata anche dalle istituzioni europee e il primo ministro Mark Rutte si è sentito in dovere di fare qualche precisazione che attutiva l’asprezza dei suoi insulti e l’arroganza delle sue discriminanti opinioni. C’è l’Europa, ma non si manifesta. E’ come intimidita dalle responsabilità che si deve prendere sulle spalle e dalle scelte difficili, ma importanti, che deve decidere. Diciamo anche dagli interessi che deve necessariamente toccare, soprattutto quelli dei grandi Paesi. E’ un’Europa che si nasconde, che forse non è ancora in grado di dire quello che vuole e dove vuole in definitiva arrivare. Un’Europa ancora debole, certamente, ma consapevole che se non si manifesta del tutto c’è il rischio della sua dissoluzione. E’ un’Europa frantumata, retta da una cultura decadente che ha rinunciato alla ricerca della verità e si è accontentata di un relativismo persistente e negativo, considerato come una dittatura da Papa Ratzinger. Ho davanti agli occhi la figura di un uomo in bianco che il 27 marzo, un venerdì di quaresima, nella solitudine desolata di piazza san Pietro vuota e sotto la pioggia battente, sale lentamente, tutto solo, leggermente claudicante, la scala non impervia che porta alla porta centrale della basilica di san Pietro. E’ una solitudine parlante, commovente, immagine di quella chiesa che vuole parlare al mondo, ma che il mondo e l’Europa respingono. Quella figura bianca e sola sembrava portare su di sé tutta la tristezza del creato, tutte le mancanze dell’umanità che non risponde più ai disegni di Dio e vive in un vuoto di ideali che lo allontana dalla verità, la sola che valga la pena di essere perseguita e conosciuta. La cultura imperante è agnostica, quando non è pervicacemente contraria. La politica non riconosce il valore del sacro e lo nega. Le sue istituzioni negano addirittura le testimonianze della storia e dell’arte e non riconoscono che l’Europa affondi la sue radici nei valori del cristianesimo. Che cosa ha permesso  questa aberrazione che cancella secoli di civiltà? Quali nuovi valori intravvede la politica per affrancarci da una verità storica incontrovertibile? Che cosa animava Giscard d’Estaing ed i deputati che hanno votato come lui quando hanno respinto in seno alla Convenzione europea che doveva redigere il progetto di un nuovo trattato, l’accenno alla radici cristiane dell’Europa? Convinta contrarietà al cristianesimo? Obbedienza alla massoneria? Incomprensione del fenomeno? Leggerezza di comportamento, senza immaginare le conseguenze che ne sarebbero derivate? Si nota ora come la cosiddetta civiltà occidentale, da allora, abbia raggiunto i minimi livelli ed è opinione quasi comune che ciò dipende anche dal fatto d’aver negato ed abbandonato i valori cristiani. Li ha rappresentati e portati su di sé quella bianca figura che saliva in solitudine e sotto la pioggia verso la basilica vuota, una basilica vuota splendida, ammaliante, fascinosa e incantevole. Bellissima! E il vuoto era l’emblema di un popolo rinunciatario e smarrito, incapace di affiancarsi al suo pastore solitario e d’accompagnarlo verso la verità e la ricerca della misericordia. Siamo uno strano popolo noi italiani: accettiamo e sosteniamo per vent’anni una dittatura e la sua guerra d’Abissinia; rinunciamo volontariamente, alla domanda del duce, all’oro che ricorda la nostra nozze, entriamo con fanatismo nella seconda guerra mondiale, ne usciamo distrutti nelle cose e nell’animo dopo l’8 settembre del 1943 ed il 25 aprile del 1945, e nel 1948, in un sussulto di dignità, condanniamo con il voto il fronte popolare staliniano socialcomunista e ci affidiamo alla Democrazia Cristiana, una nuova forza politica  erede del partito popolare  italiano di don  Luigi Sturzo, prete siciliano di Caltagirone, che nel giro di quindici anni porta l’Italia, insieme ai suoi alleati laici dei partiti repubblicano, liberale e socialdemocratico di Saragat, al cosiddetto “miracolo economico”, che è consistito nel trasformare l’Italia da paese povero ed agricolo a sesta potenza industriale e manifatturiera. Un risultato inimmaginabile ma raggiunto, con proposte teoriche e pratiche presentate da uomini retti e all’altezza del compito, come De Gasperi e Ezio Vanoni, valtellinese di Morbegno, primo di quattro figli di una famiglia agiata. Fu il suo programma a dare slancio alle riforme e allo sviluppo, in ciò favorito dal fatto che l’Italia, con la Francia di Robert Schuman e la Germania di Conrad Adenauer, insieme ai tre Paesi del Benelux, avevano fondato le tre Comunità Europee. Fu un periodo splendido quello della fine degli anni cinquanta e di tutti gli anni sessanta, con una progressione di sviluppo economico continua e con la trasformazione dei rapporti all’interno del Paese che si toccava con mano. Certo, non mancarono anche episodi negativi come il trasferimento  di larghe fasce di popolazione dal Sud al Nord d’Italia, ma questo fu il prezzo da pagare per il raggiungimento della  modernità, perché così era considerato il passaggio dalla  vecchia società contadina a quella nuova industriale. Tutto questo periodo di passaggio fu però astiosamente e ferocemente contrastato dal partito comunista e dai sindacati a lui facenti capo. Larga parte dei media, influenzati dalla teoria gramsciana dell’egemonia culturale, non accompagnò lo sviluppo raccontandone i benefici, ma criticò in continuazione quel che stava succedendo, vedendone soltanto i lati oscuri e mai quelli positivi e benefici per l’intero popolo italiano, comunisti e sindacati rossi compresi. Questa prima repubblica, che raggiunse quegli straordinari obiettivi, fu distrutta definitivamente dalla magistratura politicamente organizzata, che disintegrò i cinque partiti democratici con l’accusa di corruzione e salvò soltanto il partito comunista, che la corruzione l’aveva inventata con gli affari legalmente e moralmente illeciti instaurati con i paesi dell’Est europeo dominato dal bolscevismo russo. L’Italia è ancora in balia di quella scomparsa e la politica è ancora orba di una leadership autorevole e prestigiosa. Ne stiamo pagando le conseguenze, con una classe politica che non si sa da dove è sbucata e perché, ma che si vede che non è preparata a governare e non ha nessuna esperienza di potere. Ne parleremo un’altra volta, ma non rinunciamo ad affermare che questo popolo italiano è pronto a tutto, al bianco e al nero, al rosso e al giallo, purché non gli si chieda di essere serio e conseguente.

  • Con il lockdowm in aumento le violenze domestiche: la denuncia del Consiglio d’Europa

    Da quando sono entrate in vigore le misure restrittive a causa del Coronavirus sono aumentate le richieste di aiuto da parte di donne vittime di violenza domestica. Secondo il segretario generale del Consiglio d’Europa, Marija Pejčinović Burić, sarebbero addirittura quadruplicate.

    Essere costretti a rimanere in casa fa accrescere significativamente le possibilità di esposizione ad abusi verbali e fisici e limita la capacità di condividere con qualcuno l’accaduto oltre a non poter  sfuggire a una situazione pericolosa.

    Marija Pejčinović Burić, in un’intervista rilasciata al tedesco DPA, ha affermato che oltre alla violenza domestica il blocco potrebbe minacciare anche l’indipendenza economica delle donne, poiché il controllo finanziario è uno strumento tipico dei partner aggressivi per manipolare le loro compagne. Molte donne, inoltre, come ha sottolineato il segretario, non sono in grado di chiedere aiuto a causa delle restrizioni imposte.

    Il Consiglio d’Europa offre perciò agli Stati membri una piattaforma per lo scambio di informazioni sulla violenza domestica e sulle migliori pratiche per prevenirla.

  • Covid-19: i deputati europei invitano la Commissione ad intensificare il sostegno ai paesi in via di sviluppo

    In una dichiarazione congiunta, i presidenti della commissione per lo sviluppo del Parlamento europeo, Tomas Tobé, e della delegazione all’Assemblea parlamentare paritetica dei Caraibi africani (ACP) -EU, Carlos Zorrinho, hanno esortato la Commissione europea a proseguire i suoi sforzi per lenire l’impatto economico di Covid-19 nei paesi in via di sviluppo. A tal fine, i deputati hanno chiesto alla Commissione di intensificare la sua azione umanitaria e per lo sviluppo, al fine di assistere i paesi nella gestione dell’emergenza sanitaria sia per quel che concerne la preparazione e che lo sviluppo urgente di una capacità di risposta. Sebbene l’impatto economico del Coronavirus non possa ancora essere misurato, è di vitale importanza che i paesi non vengano lasciati soli nei loro sforzi per salvare le loro economie dopo la pandemia. Tobé e Zorrinho hanno chiesto che la Banca mondiale e il Fondo monetario internazionale (FMI) sospendano i pagamenti del debito da parte dei paesi poveri con un reddito nazionale lordo inferiore a 1.175 dollari pro capite. Data la natura senza precedenti della minaccia, hanno anche invitato la comunità internazionale a unire le forze e dare forma a una risposta globale alla pandemia di Covid-19.

  • Addio a Carlo Casini: magistrato, politico e strenuo difensore della vita

    Lo scorso 23 marzo è venuto a mancare, dopo una lunga malattia, Carlo Casini, magistrato, deputato italiano ed europeo per più legislature. Esponente della Democrazia Cristiana e successivamente del PPI, del Centro Cristiano Democratico (CCD) e infine dell’UDC fu protagonista del cattolicesimo impegnato nella società civile a difesa della vita nascente e contro l’aborto. Fondatore nel 1980 del Movimento per la vita italiano del quale fu a lungo presidente e dal quale sono nati i CAV (Centri di aiuto alla Vita), ha sempre creduto fortemente in un’Europa unita sulla base dell’autentica cultura dei diritti umani e per questo ha combattuto con coraggio e lealtà per il riconoscimento del diritto alla vita dei più poveri tra i poveri quali sono i bambini non nati. L’ultima battaglia di Carlo Casini è stata la campagna ‘Uno di Noi’ del 2013 che con una mobilitazione popolare in tutti e 28 (allora) paesi dell’Unione Europea consentì la raccolta di ben due milioni di firme a sostegno della petizione europea per la salvaguardia dell’embrione umano e dei suoi diritti.

  • La Commissione rivedrà la sua proposta di bilancio per l’emergenza Coronavirus

    Nella sua dichiarazione di sabato scorso la Presidente Ursula von der Leyen ha annunciato che la Commissione europea rivedrà la sua proposta per il bilancio a lungo termine del blocco EU27, per far fronte all’emergenza Covid-19. “Per garantire la ripresa, la Commissione proporrà modifiche alla proposta del Quadro finanziario pluriennale che consentirà di affrontare le conseguenze della crisi del coronavirus”, ha affermato von der Leyen che ha anche aggiunto che nella proposta rinnovata sarà incluso un pacchetto d’urgenza “per garantire la coesione all’interno dell’Unione”.

    Poiché diversi Stati membri hanno richiesto eurobond temporanei per l’emergenza del COVID-19, in particolare “Corona bonds”, von der Leyen non ha escluso alcuna opzione “entro i limiti del trattato”.

    Le divisioni erano già profonde tra gli Stati membri nel quadro finanziario pluriennale dell’Unione per il 2021-2027, in quanto i leader dell’UE, durante il vertice di emergenza di febbraio, erano in disaccordo sia sulla percentuale del contributo nazionale sia sulle priorità del loro bilancio a lungo termine.

     

  • Via libera alle trattative per l’adesione di Albania e Nord Macedonia alla Ue

    Dopo oltre due  anni di stallo, gli Stati membri dell’Unione europea hanno dato il via libera ai negoziati di adesione di Albania e Nord Macedonia. La decisione è stata presa dai ministri per gli Affari europei in una riunione in teleconferenza del Consiglio Affari Generali dell’Ue ed è stata confermata dal Consiglio europeo dei capi di Stato e di governo

    La Francia, la Danimarca e l’Olanda lo scorso ottobre avevano messo il veto all’apertura dei negoziati di adesione con i due Paesi dei Balcani occidentali. La Commissione ha presentato una nuova metodologia sul processo di allargamento per superare le obiezioni dei tre Paesi, e in particolare della Francia. I due Paesi avranno un trattamento differenziato. “Sull’Albania abbiamo concordato un certo numero di precondizioni che devono essere rispettate prima che la prima conferenza intergovernativa possa avere luogo”, ha spiegato il ministro degli Esteri dell’Olanda, Stef Blok, in una conferenza stampa virtuale. Le precondizioni per l’Albania riguardano “lo Stato di diritto e lotta contro corruzione”, ha detto Blok. Per la Nord Macedonia “non ci devono essere precondizioni”, ma deve “continuare a dimostrare progressi per concludere con successo il processo di adesione”, ha detto Blok

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