Politica

  • La crisi libica è la prova del Fallimento del Sovranismo e del Populismo

    Il Sovranismo e il populismo di cui sembra intrisa la politica in questi anni, per quanti sforzi dialettici facciano i loro sostenitori, non riescono a farsi carico con equilibrio ed efficienza del governo di una società complessa come quella attuale, a causa di evidenti carenze di analisi dei problemi economici e sociali, oltre che del contesto internazionale, nei cui confronti infatti difettano chiaramente sia di idee che di proposte.

    In tutto questo mix di pulsioni e aspettative liberatorie, si fa una gran confusione tra patriottismo e sovranismo, tra tutela effettiva del popolo e populismo e si insiste molto sulla sovranità popolare, senza chiarire in cosa realmente consista e senza capire che nei fatti si opera contro di essa.

    La gestione di maggioranza e opposizione della crisi Libica, con tutte le conseguenze ed i pericoli che comporta, di cui l’aumento dei flussi migratori è certamente il minore, ne costituisce la prova più lampante.

    Infatti l’assenza di una strategia unitaria dell’UE è la causa principale della presenza in Libia di Turchia e Russia, venuti a colmare un vuoto politico e a spartirsi l’ex colonia Italiana, in una dinamica che rischia di emarginare non solo l’Italia, ma tutta l’Europa violata nel suo cortile di casa, quale è il mediterraneo, non più “mare nostrum”, inteso in senso Europeo.

    Se il sovranismo e il populismo fossero davvero soluzioni, quale migliore occasione per dimostrarlo? Se l’Italia, stanca delle imposizioni e delle incertezze dell’UE, voleva dimostrare le proprie capacità per difendere i suoi interessi e favorire una soluzione alla crisi della nostra ex “quarta sponda”, sarebbe stato questo il caso offerto dalla storia.

    E anche se si potrebbe convenire che l’attuale governo presenta limiti oggettivi di capacità e autorevolezza, che certamente riducono le possibilità di rivestire con successo ruoli delicati specie in politica internazionale, quali sono state le proposte dei sovranisti di casa nostra in merito al ruolo dell’Italia?  Il silenzio più assordante! A parte gli attacchi alle ripetute gaffe di Conte e Di Maio sulla questione degli incontri con i due contendenti libici, quali sarebbero le proposte sovraniste che hanno avanzato? Lo zero più assoluto. Salvini e Meloni, portatori dell’immaginifico mondo senza UE, capace di servire i veri interessi del popolo in quanto finalmente sovrano a casa propria, mentre i turchi si posizionavano in Tripolitania, ed i Russi in Cirenaica, di cosa parlavano? A si, di elezioni in Emilia e Romagna, leggi elettorali e referendum di “Tarzan” però senza Cita, la sua inseparabile scimmia.

    E Di Maio, con il suo appello alla “UE che parli con una voce sola”, cos’altro voleva dire, se non evidenziare una inconsistenza assoluta del nostro Paese e la necessità di un recupero del ruolo del vecchio continente?

    Ed è questa la prova del fallimento di sovranismo e populismo, nel silenzio indecente di chi scopre di non avere soluzioni, o nell’invocare nel momento del pericolo l’intervento dell’UE, dopo averla demonizzata per anni e incolpata di tutti i mali che invece erano il frutto delle “male politiche” dei governi nazionali che, senza UE, ci avrebbero già da tempo portato al definitivo default.

    Peccato che “la voce sola dell’UE” non c’è e non ci potrà essere semplicemente perché, contrariamente alle presunte prepotenze di cui blaterano i sovranisti, l’UE è né più né meno che una associazione culturale, non certo una entità statuale o federale, che si caratterizza appunto per una gestione unitaria della politica estera, che può essere credibilmente supportata da un esercito unico e da un governo unico che decide nell’interesse di tutto il continente.

    I sovranisti e populisti non possono continuare a ignorare che in un mondo che si avvia alla gestione tripolare di USA, Russia e Cina, oltre che della possibile aggiunta dell’India, l’unico modo per garantire la sovranità degli europei è l’urgente e non più rinviabile battaglia per la costituzione degli Stati Uniti d’Europa, perché nessun stato europeo, Germania compresa, rimanendo da solo potrà godere di una sola sovranità e cioè quella di scegliersi l’impero di cui diventare colonia.

    Si può e si deve evitare questo destino a partire dalla presa di coscienza che l’unico sovranismo che può garantire i popoli europei è quello che esce dalle logiche piccole e misere delle dimensioni nazionali e si rivolge all’intera Europa dei popoli uniti e ai loro valori che hanno plasmato l’umanità intera grazie alla storia del nostro vecchio continente che, pur con i tanti errori commessi, è stato e continua ad essere fucina di civiltà, progresso, democrazia e libertà.

    * già sottosegretario per i Beni e le attività culturali

  • 01.01.2020: la dittatura 4.0

    Lo storytelling contemporaneo ha descritto ampiamente i termini attraverso i quali vengono definiti i poteri forti, siano essi espressione del mondo della finanza o dell’economia come di altre corporazioni.

    Viceversa, quando si pensa al potere forte dello Stato il ricordo va inevitabilmente ai paesi dell’Est Europa.

    La storia insegna come la ragione di Stato o, meglio, gli interessi di coloro che in nome dello Stato operavano risultassero prevalenti in rapporto ad ogni normale diritto fondamentale dei cittadini in virtù della suprema applicazione dell’ideologia socialista e comunista. La stessa amministrazione della Giustizia gestiva la propria attività in funzione dell’applicazione della preminenza degli “interessi dello Stato” rispetto a quelli del povero cittadino.

    All’interno delle democrazie occidentali, viceversa, la prescrizione nasce come Istituto a tutela dei diritti del cittadino al quale viene riconosciuto il diritto fondamentale di risultare non colpevole fino a sentenza  passata in giudicato. Quando uno Stato e la propria amministrazione della Giustizia non riescono a rimanere entro i termini della prescrizione per avviare a conclusione i procedimenti giudiziari le ragioni risultano molteplici. Innanzitutto una prima motivazione va ricercata (1) nella scarsità di risorse finanziarie ma anche nell’assoluta libertà (2) priva di ogni controllo o anche di una semplice verifica sull’efficienza della Magistratura accompagnate da una sostanziale depenalizzazione (3) di tutti i reati fino a cinque anni.

    Quando si verificano le condizioni ai punti 1.2.3. allora si pongono due soluzioni.

    La prima è quella di introdurre una serie di verifiche relative all’efficienza della Magistratura (utilizzando organi terzi o elezioni del Procuratore della Repubblica come negli Stati Uniti) assieme ad una contemporanea attribuzione di maggiori risorse finanziarie alla magistratura che comprenda anche la costruzione di nuove case penitenziarie. Oppure si abolisce la prescrizione come questo sciagurato governo ha deciso a partire dal primo gennaio 2020. Una scellerata decisione che permette allo Stato ma soprattutto a chi in  suo nome opera  di avviare un’indagine e un monitoraggio “sine die” relativi alle attività e alla vita di ogni cittadino. Una rivoluzione che attenta ai diritti fondamentali del cittadino onesto e che trova la silente complicità della Magistratura.

    Di fatto l’Italia uscirà dal novero delle democrazie occidentali per entrare di fatto, dal primo gennaio 2020, nella nuova forma istituzionale di uno Stato il quale nell’articolazione della Giustizia risulta molto simile ai paesi dell’est prima della caduta del Muro di Berlino.

    Di fatto cosi si definisce una moderna dittatura 4.0.

  • Se questo è un uomo…

    Prendo a prestito il titolo nel libro di Primo Levi per commentare una foto che francamente trovo indegna quanto il personaggio che l’ha inserita.

    Da buon laico mi è stato insegnato da mio papà il rispetto assoluto per le religioni e soprattutto per le persone che le seguono proprio in funzione della mia posizione di non credente. In altre parole il laicismo assicura la libertà di religione in virtù della propria espressione culturale e quindi di apertura al pluralismo religioso.

    La foto che vuole togliere ogni aspetto divino alla figura della Madonna che partorisce uniformandola a quella di ogni “semplice” madre parte da una posizione politica espressione del peggiore veterocomunismo ideologico che tende a togliere e ad annullare ogni aspetto Divino ad un simbolo della religione “avversa”. In questo modo tale posizione ideologica e la foto che ne definisce i contorni riassumono l’intenzione di negare dei valori espressione della stessa religione in antitesi al proprio credo politico che per questo assume il valore della religione stessa come espressione della propria iconoclastia.

    Viceversa, il dovuto rispetto per le religioni comincia proprio dal riconoscimento di quei simboli che rappresentano per i credenti l’essenza stessa del credo.

    Quindi l’attacco volgare al simbolo della Madonna non è espressione della secolarizzazione della civiltà moderna e della assoluta libertà di espressione occidentale ma, al contrario, di una posizione integralista iconoclasta ed ideologica in contrapposizione ad una religione riconosciuta da centinaia di milioni di persone.

    Quindi tornando alla domanda retorica iniziale … Questo non è un uomo.

  • L’epidemia economica sugar free

    Cominciano a definirsi i primi termini dell’epidemia legata all’introduzione della sugar tax. Insieme alla plastic tax (https://www.ilpattosociale.it/2019/11/27/imposizione-fiscale-sulla-plastica-ovvero-linutile-ravvedimento/) questa sciagurata politica adottata dal governo bloccherà ogni investimento, specialmente di operatori esteri come, nello specifico, la Coca-Cola che ha annunciato lo spostamento della propria produzione dalla Sicilia all’Albania come anche il blocco di ogni investimento e stabilizzazione di contratti a termine (https://www.focusicilia.it/2019/12/20/coca-cola-addio-alla-sicilia-la-produzione-sara-a-tirana/). Soprattutto la tassa indurrà ogni azienda del settore se non a cambiare location produttive verso paesi limitrofi privi di una simile tassazione vessatoria quantomeno ad adottare una posizione di attesa e con il conseguente blocco di ogni politica di sviluppo. Paradossale, poi, come tale tassazione, che viene indicata candidamente come espressione di una rinnovata attenzione all’ambiente ed alla salute pubblica, risulti applicata alla produzione, non di certo quindi alle importazioni le quali godono di una svalutazione competitiva pari all’importo della tassazione applicata alle aziende che producono in Italia. E’ perciò evidente l’incapacità del governo in carica, così come dai ministri competenti, di individuare le fasi del ciclo di vita del prodotto da tassare.

    Sarebbe stato sufficiente anche solo copiare il quadro normativo fiscale relativo ai soft drink applicato all’interno dell’Unione Europea e comunque sempre applicato all’ultima fase del ciclo del prodotto, quindi al consumo, per evitare la perdita di decine di migliaia di posti di lavoro che questa ottusa scelta del governo Conte II sta già determinando.

    Mai come con l’attuale governo si è assistito ad una sovrapposizione tra ideologia anacronistica e incompetenza relativamente alla semplice comprensione degli inevitabili danni economici conseguenti all’applicazione di un nuovo quadro normativo.

    L’epidemia fiscale che sta dilagando all’interno del sistema economico nazionale è interamente imputabile ad una compagine governativa composta da 5 Stelle e Partito Democratico che si avvia a diventare la più pericolosa della storia italiana. I termini del disastro economico si delineano sempre più chiaramente determinando uno scenario con conseguenze inenarrabili. Il fatto poi di averla rimandata ai primi mesi del 2020 dimostra una innegabile pavidità nella capacità di imporre le proprie strategie ma anche una insopportabile mancanza di assunzione di responsabilità.

    Una sintesi espressione della mediocrità politica italiana in grado di aumentare lo stato di incertezza che rappresenta il vero nemico per qualsiasi tipo di investimento. L’Italia, non da oggi, rappresenta l’ultimo Paese per l’altra attività di investimenti dall’estero in Europa. Questa epidemia economica sugar free forse riuscirà a farla diventare tra le ultime nel mondo.

  • Speranze e buoni propositi

    I buoni propositi, dall’attuale rappresentanza partitica, non ce li attendiamo più, anche i migliori, o per meglio dire i meno peggio, sono troppo concentrati sulla conquista rapida del consenso e sulla demonizzazione dell’avversario per avere il tempo e la concentrazione necessari a presentate proposte per risolvere i tanti disastri nazionali, europei, internazionali: dal clima all’immigrazione, dalle nuove povertà all’espandersi sempre più forte della criminalità e della violenza.

    L’arrivo dell’anno nuovo, anche se bisestile, può però spingere tutti noi, cittadini con ruoli diversi nella società, a fare alcune cose che la politica, e parte dell’intellighenzia, non fanno. Possiamo tornare, come facevamo un tempo, a inondare di lettere i giornali e le segreterie dei rappresentati politici locali e nazionali per segnalare, denunciare tutto quello che non funziona ad ogni livello. Se la politica e la stampa spesso si estraniano dalla realtà possiamo ricordargliela noi segnalando, documentando, contestando le scelte proprio di chi abbiamo in buona fede votato o del giornale che abbiamo per anni continuato a comperare. Possiamo presentare esposti alla magistratura, collaborare di più con le forze dell’ordine e tornare a parlare con le persone che incontriamo. Possiamo riscoprire l’empatia verso i nostri simili, gli animali, la natura, senza buonismi ma essendo nel profondo e nelle azioni persone di “buona volontà”, persone che non si arrendono all’indifferenza ed al cinismo, persone che non “bevono” tutto quello che sentono o leggono ma che tornano ad essere capaci di studiare, valutare, capire. I mugugni nel bar o le manifestazioni di piazza, modello sardine, già colorate, dopo i primi giorni, di una netta collocazione politica, non risolveranno il problema ma solo sposteranno i voti da una parte all’altra e la politica rimarrà strumento di interessi di parte. Vi è l’urgente necessità di riportare le persone, le necessità ed i diritti ed i doveri collettivi ed individuali, al centro dell’interesse della società nelle sue diverse espressioni culturali, economiche, politiche. Dai ponti insicuri alle scuole pericolanti, dalle barriere architettoniche, nella maggior parte degli edifici pubblici, alle decine di migliaia di persone, bambini compresi, che vivono in situazioni disastrate, dal dissesto idrogeologico ai terremotati senza casa, dal dilagare del consumo di droga alla sempre più forte invasione della criminalità nei gangli vitali della società, dall’immigrazione alle responsabilità europee, comprese quelle del nostro governo che è parte integrante e decisiva sia nel Consiglio europeo che nella Commissione, dall’uso sconsiderato dei social al bullismo, dal comportamento criminale di quelle banche che dilapidano i soldi dei risparmiatori o che licenziano, per loro profitto, migliaia di lavoratori, dall’eccessiva tassazione che crea di fatto evasione ed ingiustizia, lasciando che certe grandi multinazionali trasferiscano altrove i loro guadagni, al consumo del suolo e all’eccessiva proliferazione di centri commerciali che non rispettano la corretta concorrenza ed uccidono i piccoli, dal bullismo all’indifferenza verso gli anziani, e…sono talmente tante le cose da fare che lascio a voi aggiungere tutto quello che non scrivo. Non abbiamo autorevolezza in politica estera ed europea ma non c’è più autorevolezza anche qui, in Italia, ci sono solo imposizioni ma non c è mai né confronto né conoscenza della realtà e capacità di progettare e realizzare. Non dobbiamo cominciare il nuovo anno senza fare noi, finalmente, il buon proposito di impedire che le cose, gli eventi, le ingiustizie ci scivolino addosso. Ciascuno di noi può fare qualcosa, non esiste nulla di grande se non ci sono tanti piccoli pezzi che combaciano, una casa si costruisce mattone su mattone, anche i pezzi prefabbricati hanno bisogno di fondamenta, ricostruiamo giorno per giorno la nostra casa, la nostra patria. Ognuno dia il suo contributo accorgendosi degli altri che gli sono intorno, non lasciando più che le scorrettezze, ingiustizie, negligenze che vediamo continuino, usiamo un po’ del nostro tempo per farci sentire dall’assessore, dal consigliere, dal deputato, dal giornalista. Non ci rispondono? Inondiamoli di lettere, esposti, telefonate, intasiamo le segreterie, facciamo presenza costante, riprendiamoci la nostra dignità e rispettiamo la dignità degli altri.

    Buon Natale e Buon Anno

  • L’Unità non è Radio Radicale, Conte userà i soldi dei contribuenti per pagarne i debiti

    Arriva il reddito di cittadinanza anche per l’Unità. Il governo Conte ha infatti incassato senza presentare appello tre sentenze del tribunale di Roma che la condannano a pagare alle banche creditrici i debiti di Unità spa, la società editrice dello storico quotidiano del Pci fondato da Antonio Gramsci. Il quotidiano non va in edicola da oltre due anni, ma diversamente da quanto accaduto per Radio Radicale la maggioranza di governo (nella quale il M5s ha rimpiazzato la Lega col Pd) non ha battuto ciglio di fronte alla somma di 86,1 milioni di euro di soldi, pubblici e del contribuente, che ora dovrà versare. La condanna che il governo ha incassato senza fare ricorso nasce dalla garanzia che, Massimo D’Alema premier, Palazzo Chigi assunse il 5 febbraio 2000, riguardo ai debiti che già allora affliggevano la testata. Le banche accettarono quella garanzia, anche per il vasto numero di immobili di proprietà del partito, e metà dell’importo da saldare venne pagata facendo ricorso alle entrate del finanziamento pubblico ai partiti. L’altra metà è invece rimasta in sospeso, mentre il patrimonio dei Ds andava disperso (anche per lo scioglimento dei Ds stessi nel Pd) e le banche hanno quindi agito per via giudiziaria, vedendosi riconosciute le proprie ragioni. A dispetto del processo eterno che entrerà in vigore dall’1 gennaio con l’abolizione della prescrizione, nonostante la manifestazione degli avvocati davanti alla Cassazione nei giorni scorsi, il premier – di professione avvocato – non ha ritenuto il caso di oberare ulteriormente la giustizia italiana in merito all’esborso che ora dovrà sostenere con i soldi di quei contribuenti di fronte ai quali si vanta di aver ridotto la tassa sulla plastica dopo essere stato quello che l’ha creata ex novo.

  • 2019, obiettivi raggiunti: crescita zero e maggiore disoccupazione

    Ormai in Europa, ed in particolare in Italia, l’ideologia politica ha acquisito nell’elaborazione delle strategie economiche la posizione dominante. Al crudo pragmatismo indicato come il limite degli economisti si sostituisce ora una visione onirica ed ideologica  priva di ogni rapporto con la realtà i cui disastrosi effetti si manifestano proprio sulla vita quotidiana. Una visione talmente infantile ma soprattutto incapace di analizzare le ricadute economiche ed occupazionali di qualsiasi ideologia possa determinare nel  sistema economico tanto nazionale quanto europeo.

    Nell’ultima elaborazione del Nafta gli Stati Uniti hanno ottenuto di riportare la soglia delle auto prodotte in Nord America dal 64 al 75%. Una scelta che si traduce in nuova occupazione la quale a sua volta diventa volano della crescita economica stessa. Parallelamente in Italia ed in Europa, al di là dello scandalo dieselgate imputabile al management Volkswagen, la tecnologia diesel oggi rappresenta la forma più economica (in quanto richiede minore importazione di petrolio) e meno inquinante nella mobilità complessiva (*).

    L’ideologia iconoclasta pseudo ambientalista, invece, contrappone una visione di origine, sostanza ed applicazione talebana per la quale la motorizzazione a gasolio rappresenta il male assoluto da abbattere. Al di là della assoluta mancanza di sostegno tecnologico a tale visione, questa inoltre produce dei contraccolpi occupazionali devastanti in quanto solo in Piemonte verranno cancellati 450 posti di lavoro ed altri 620 in Puglia.

    Oltre l’Oceano Atlantico, per proporre un semplice parallelo, gli Stati Uniti riescono ad incrementare l’occupazione rinegoziando i trattati internazionali di libero commercio, mentre l’Europa e l’Italia si attivano per creare nuovi disoccupati ignorando bellamente per esempio come l’auto negli ultimi vent’anni abbia ridotto del 95% le proprie capacità di emissione.

    Contemporaneamente vengono omessi per colpevole complicità dati come quelli  delle 203 navi da crociera che inquinano come i 260 milioni di auto europee (**).

    La recita ambientalista  che viene proposta nei teatri della politica italiana ed europea nasce solo dalla volontà di una classe politica che cerca la propria ed ulteriore visibilità ben oltre le proprie competenze.  Basti pensare all’impatto devastante per l’economia italiana della tassa sulla plastica (solo in Veneto 30.000 secondo uno studio delle regione). Un’imposta nella sua autorità finalizzata a colpire la produzione e non il consumo. Il Governo Conte 1 aumenta la tassa sulla plastica da 187 centesimi/kg a 208 mentre nell’ultima finanziaria questo contributo passerà a 45/kg, una tassa che colpisce l’eccellenza industriale italiana e fornisce una svalutazione competitiva per tutti i concorrenti che producono all’estero la plastica necessaria per la quale ovviamente rimarranno invariati i consumi. Mai l’ambientalismo di casa nostra era riuscito a produrre risultati così devastanti per l’occupazione come per  il futuro della crescita economica italiana.

    Analoghi quanto nefasti gli effetti della sugar tax, altra interpretazione di uno Stato che vorrebbe diventare etico. Il tutto ovviamente accompagnato  da una esplosione del debito pubblico (1439 miliardi) che finanzia il reddito di cittadinanza e quota cento.

    Questa continua modifica del quadro fiscale complessivo non fa altro che disincentivare gli investimenti esteri:  tanto è vero che l’Italia risulta ultima in Europa come attrattività verso investitori esteri.

    Nel frattempo da quando periste la nostra crisi economica (venendo meno la domanda estera che si coniugava perfettamente con la capacità di esportazione delle nostre imprese ) ecco spariti  termini come gig, sharing & app Economy che avevano intasato tutte le cronache dei cosiddetti economisti alla page come volano di sviluppo per la nostra economia.

    In soli dodici mesi dalle risibili previsioni di crescita con un +2% del governo Conte 1 (legato soprattutto all’impatto nel secondo semestre del reddito cittadinanza) come affermavano i ministri economici e Savona siamo miseramente approdati ad uno +0,2 % (esattamente la metà del tasso di crescita dell’inflazione) ma con oltre 151 crisi aziendali che cercano una soluzione.

    In un simile contesto la salvaguardia delle priorità, supremazie e tecnologiche anche nell’ambito automotive dovrebbe rappresentare una  primaria strategia di un qualsiasi governo, anche di questo, privo peraltro di ogni competenza specifica. Invece la furia ideologica talebana espressione dell’ignoranza della compagine governativa intende annullare anche questo vantaggio tecnologico di matrice per altro italiana.

    Nessuno intende divinizzare il pragmatismo economico scollegato dal contesto sociale ma quando l’ideologia viene a costare la soppressione di posti di lavoro è inevitabile un giudizio negativo.

    In altre parole, in un contesto di declino culturale la politica risulta espressione delle peggiori mediocrità e si “evolve”  da costo ammortizzabile per il sistema economico italiano a responsabile del declino al quale il nostro Paese non riesce da oltre un decennio ad individuare una strategia al fine di invertire questo nefasto trend.

    (*) https://www.ilsole24ore.com/art/una-tesla-model-3-emette-piu-co2-una-mercedes-turbodiesel-c220d-ACwk9i4

    (**) http://www.rinnovabili.it/ambiente/navi-da-crociera-inquinamento-ue/

     

  • Inganni, abusi, minacce e consolidamento della dittatura

    Sono tanto semplici gli uomini e tanto obbediscono alle necessità presenti,
    che colui che inganna troverà sempre chi si lascerà ingannare.

    Niccolò Machiavelli

    Ingannare, questo ha cercato di fare sempre anche il primo ministro albanese. E sempre sperando di trovare davanti a se delle persone che si potevano lasciar ingannare. Anzi, ingannare, mentire, manipolare la gente, tutti, non solo la gente semplice, per sembrare credibile, sono state delle scelte consapevoli, sono state e sono delle basilari parti integranti di una strategia ideata e messa in atto da anni ormai. L’ennesima dimostrazione si sta verificando, purtroppo, anche in queste settimane, dopo il devastante terremoto del 26 novembre scorso, di cui il nostro lettore è stato ormai informato.

    Quanto è accaduto dopo quel terremoto e quanto sta accadendo tuttora, purtroppo, hanno messo allo scoperto la falsità di tutto ciò che, per anni, hanno cercato di far apparire il primo ministro e la sua potente e ben organizzata propaganda governativa. In queste settimane è stata sgretolata l’immagine virtuale e fasulla di quell’Albania, mai esistita in realtà. In queste settimane è stato palesemente verificato il pieno fallimento del primo ministro e del suo governo nel gestire la cosa pubblica. Quanto è accaduto e sta accadendo tuttora ha testimoniato e dimostrato, allo stesso tempo, anche il fallimento delle strutture dello Stato. Di tutte quelle strutture che dovevano gestire le emergenze e che, invece, non hanno potuto fare niente o quasi. Il terremoto del 26 novembre e quanto è accaduto dopo, hanno testimoniato e dimostrato anche gli enormi abusi con la cosa pubblica da parte di tutti coloro che, al contrario, avevano l’obbligo istituzionale, di proteggerla e di gestirla al meglio.

    Per coprire tutto ciò e per sfuggire alle dirette responsabilità istituzionali e personali, il primo ministro sta cercando di nuovo e come sempre, di incolpare tutto e tutti e di apparire come colui che non è e che mai sia stato. Sta incolpando anche la Natura e gli Dei, ma non i veri responsabili. Per tutti ormai però è chiaro che l’unica vera ragione per cui il primo ministro albanese abbia scelto questa strategia di comportamento pubblico è soltanto quella di “scappare”, di schivare le sue dirette, inevitabili e legalmente punibili responsabilità istituzionali e/o personali. Perché sembrerebbe sia stato proprio lui che abbia consapevolmente fatto, secondo tante denunce pubbliche, le sue scelte e le sue alleanze per governare insieme con il “mondo di mezzo”, la criminalità organizzata e determinati clan occulti.

    Per riuscire nella sua strategia, il primo ministro, dopo essere “scomparso” subito dopo il terremoto, ormai ha scelto di apparire e usurpare, per ore e ore intere, gli spazzi mediatici, soprattutto quelli televisivi. Lo sta facendo determinato e noncurante di sembrare ridicolo, nauseante e incredibile. Adesso l’unica cosa vitalmente importante per lui è quella di essere presente dappertutto, di stabilire il da fare, di recitare, di fare, se e quando serve, anche il clown. Ma di essere anche aggressivo se necessario. Durante questi giorni lui sta apparendo per quello che veramente è: un ingannatore e incallito manipolatore. Nella sua “crociata”, nel suo intento di apparire come il “Salvatore”, lui sta usando, come ha sempre fatto in questi ultimi anni, la sua personale televisione; una televisione che porta anche le iniziali del suo nome (un’ulteriore espressione della sua ben nota pubblicamente mania di grandezza). I curatori d’immagine e gli addetti della propaganda governativa costringono le altre televisioni a trasmettere sul dopo terremoto soltanto quello che la televisione del primo ministro trasmette con regia centrale. Da notare che sembrerebbe non essere mai stata fatta le prevista e dovuta trasparenza sul pagamento delle tasse, come tutte le altre televisioni.

    Durante questi giorni dopo il terremoto si è visto un primo ministro che, all’occorrenza, cambia sempre maschere e casacche. Si presenta come musulmano convinto, poi appare vestito da “mago”, con dei lunghi, strani e neri mantelli. Davanti a delle persone che hanno perso i propri cari fa finta di commuoversi e racconta “storie personali”. Poi fa di nuovo il “padre di famiglia” ma della “grande famiglia”, quella degli albanesi. Parla di quello che è accaduto come di un castigo dell’onnipotente, anche se il primo da castigare dovrebbe essere proprio lui. Durante questi giorni dopo il terremoto si è visto per ore e ore intere un primo ministro che soltanto si esibisce, che passa da un ruolo ad un altro in un batter di ciglio, che cerca di apparire per una persona abbattuta dal dolore. Il ruolo prevede di fare il buono e il mansueto, il misericordioso e il pietoso. Ma fino ad un certo punto e soprattutto se lo lasciano a recitare secondo un copione prestabilito. Perché se no, al primo “disturbo”, alla prima contestazione, non controllata dai suoi che lo circondano, al primo grido di protesta, alla prima espressione che contrasta con quanto lui abbia o stia dicendo, lo mette in uno stato di alterazione mentale. Proprio come quando, alcuni giorni fa, contestato durante una cerimonia in pieno centro di Tirana, ha mostrato il dito medio, mentre era circondato da bambini innocenti! Questo è il vero volto e la vera personalità di colui che dovrebbe governare il paese e che, invece, da anni cerca di governare soltanto scandali.

    Il primo ministro ha scelto questa strategia dopo il terremoto perché cerca di minimizzare lo spazio mediatico, durante il quale si potevano trattare le vere e gravi ragioni che hanno causato la fine di vite umane e ingenti danni materiali, si poteva dare delle risposte ai tanti “perché”. Ha scelto questa strategia per non parlare del fallimento del governo e quello personale del primo ministro, delle innumerevoli bugie e promesse consapevolmente mai mantenute, degli scandali che si susseguono l’un l’altro da tanti anni e degli abusi milionari che ogni mese che passa diventano più frequenti! Ha scelto questa strategia, perché così “ruba” e usurpa gli spazzi mediatici e non permette che vengano trattati gli argomenti che meritano la massima attenzione. Tutto per non permettere a dare delle risposte alle seguenti domande: Perché si sono verificate tutte quelle cose? Perché tante vittime? Perché tanti danni? Perché non hanno funzionato le strutture governative e statali per le emergenze? Perché i soccorritori non erano equipaggiati e addestrati? Perché soltanto grazie all’intervento dei soccorritori stranieri che si sono salvate molte vite. E tanti altri perché. Ma il primo ministro non può e non vuole che si diano risposte a simili domande. Perciò bisogna evitare a tutti i costi che la gente parli degli abusi con le costruzioni, della qualità delle materie prime, dei permessi edilizi dati soltanto per clientelismo e per guadagni milionari. Essendo quella dell’edilizia, fatti alla mano, un’attività che ha servito e serve tuttora, anche più di prima, per riciclare il denaro sporco proveniente da attività criminali e dalla corruzione capillare di tutte le strutture governative e statali. Perciò il primo ministro albanese ha scelto di fare per ore e ore intere il “One-man show” durante queste ultime settimane

    Chi scrive queste righe è convinto che quanto sta accadendo attualmente in Albania è una chiara ed inequivocabile testimonianza della gestione dello Stato e della cosa pubblica come un affare personale del primo ministro. Il quale, per coprire gli innumerevoli abusi del potere, minaccia e cerca di ingannare chi si lascerà ingannare. E così facendo, fa di tutto per consolidare una nuova dittatura. Quella sua. Una legge sul controllo dei media, che lui vuol approvare giovedì prossimo ne è un’ulteriore e allarmante testimonianza. E siccome lui fa e farà di tutto per non lasciare la sua poltrona, allora per gli albanesi c’è soltanto un cosa da fare; ribellarsi e cacciarlo via!

  • LeAli all’Italia, il nuovo libro di Davide Giacalone, sarà presentato a Firenze

    Giovedì 19 dicembre, alle ore 17:00, presso la Sala Gonfalone del Consiglio Regionale Toscana, Via Cavour 4 – Firenze, sarà presentato il nuovo libro di Davide Giacalone intitolato LeALI ALL’ITALIA. Dopi il saluto di Marco Stella, Vice Presidente Consiglio Regionale della Toscana e l’introduzione di Giuseppe Benedetto, Presidente Fondazione Luigi Einaudi, interverranno Davide Giacalone, Giornalista, scrittore ed autore di “LeAli all’Italia”, Deborah Bergamini, Parlamentare, Condirettore del quotidiano “Il Riformista”, Stefano Parisi, Segretario nazionale di Energie per l’Italia. Modererà Marco Mariani, Direttore Affari Europei Fondazione Luigi Einaudi, concluderà Rocco Versace, Referente Regione Toscana Fondazione Luigi Einaudi. Durante l’incontro sarà presentato il Coordinamento della FLE in Toscana. Per partecipare occore iscriversi al seguente link: https://www.eventbrite.it/e/biglietti-presentazione-libro-leali-allitalia-di-davide-giacalone-a-firenze-82659712425 

  • Cronache di fine regno: Giuseppi II non vuole abdicare

    Riceviamo e pubblichiamo un articolo di Michele Rallo

    Eravamo alla frutta. Dopo siamo arrivati al dolce, e dopo ancora al caffé e all’ammazzacaffé. Dove l’ammazzacaffé é simboleggiato dall’ennesimo e litigioso “vertice di maggioranza”, quello di ieri sera (sabato), ultimo di una lunga serie, dipanatasi – affermano i patiti delle statistiche – a una media di uno ogni quattro giorni di vita dello sfigatissimo governo di Giuseppi II.

    Lui, poveretto, è in grande affanno. Sembra che, addirittura, abbia dimenticato di farsi phonare il ciuffo prima dell’ultima comparsata davanti alle telecamere per dire che questa manovra «abbassa le tasse». Oramai Giuseppi ha dato fondo a tutti i diversi “look” del suo repertorio: da quello senza cravatta (sfoggiato quando mostrava di seguire con grande attenzione le cose che dicevano gli operai dell’ex-Ilva) a quella del maglione di cachemir (che faceva tanto “casual” nelle visite ai luoghi di un disastro climatico).

    Si vede che il tapino é allo sbando, che fatica sempre piú a “trovare la quadra” fra gli “opposti estremismi” della sua cosiddetta maggioranza: fra le sportellate di Renzi e lo stridor di manette dei grillini; in mezzo c’é uno Zingarello chiaramente inadeguato, che cerca di far dimenticare i disastri della Regione di cui é presidente, primo fra tutti quello dello smaltimento dei rifiuti.

    L’ultimo vertice ha rischiato seriamente di sancire la fine della “maggioranza” giuseppina, in un clima di tutti contro tutti, all’arma bianca. Alla fine, la “quadra” si é trovata rateizzando l’imposizione delle nuove tasse: una a luglio, l’altra a ottobre, una terza non so quando.

    Dopo di che, é scattata la corsa a farsi belli davanti al pubblico, tutti a dire che avevano vinto loro, tutti a vantare una vittoria ai punti contro i nemici interni della “maggioranza”.

    Piú patetico di tutti, come spesso gli accade, il Ciambellano di Corte, ovvero il “gauaglione” ministro degli Esteri, con il suo solito sorrisetto compiaciuto stampato sul faccino (chissá cosa ci troverá di divertente nella situazione di oggi). Il quale guaglione ha proclamato con sussiego che, si, le nuove tasse ci sono, ma sono state imposte solamente alle multinazionali. Discorso da asilo infantile, perché a pagare il conto é sempre l’utente finale. La plastic tax, per esempio, la pagano le industrie di imballaggi, che peró aumentano i prezzi di vendita alle aziende che producono i beni di consumo, che a loro volta aumentano i prezzi di vendita al consumatore, il quale peró non puó rivalersi su nessuno. A pagare, alla fine, é sempre Pantalone.

    Stesso discorso vale per le imprese. Proprio mentre Giggino affidava all’etere il suo giacobino compiacimento per l’aumento delle tasse alle multinazionali, l’ufficio-stampa della Fanta (gruppo Coca Cola) comunicava che non si sarebbe piú approvvigionata di arance sul mercato siciliano, stante la prevista incidenza della sugar tax sui suoi bilanci. E da un momento all’altro si attende l’abbandono anche del mercato italiano degli imballaggi in plastica da parte dell’intero gruppo Coca Cola Hbc, per il quale – secondo i primi calcoli – sugar tax e plastic tax insieme rappresenterebbero un aggravio di spesa di circa 180 milioni di euro in nuove tasse. La Sibeg, azienda siciliana che imbottiglia le bibite Coca Cola, ha immediatamente fatto sapere che, in un caso del genere, sarebbe costretta a chiudere i battenti ed a licenziare tutti.

    Ma Giuseppi e giuseppini di complemento sembrano non accorgersi di modesti “effetti collaterali” come questo. D’altro canto, che volete che incidano qualche centinaio di lavoratori siciliani che rischiano di perdere il posto? Andranno ad aggiungersi ai 20.000 dell’ex-Ilva e dell’indotto collegato, nel caso di fuga dell’Arcelor-Mittal dall’Italia. E agli 8.000 “esuberi” (quasi tutti in Italia) annunciati dall’Unicredit. Ma anche questi sono bruscolini a fronte del totale di 400.000 (diconsi: quattrocentomila) lavoratori a rischio, da quelli dell’Alcoa sarda a quelli della ex-Pirelli, per tacere di quelli dell’Alitalia, sempre con la spada-di-Damocle delle incombenti riduzioni di personale.

    Eppure, Giggino o’Guaglione dovrebbe saperlo perfettamente, giacché sono stati ben 149 i “tavoli di crisi” che ha lasciato aperti al Ministero dello Sviluppo Economico. Ministero da lui occupato nel governo Giuseppi I e precipitosamente abbandonato per insediarsi – lui, esperto diplomatico di chiara fama – al Ministero degli Affari Esteri del Giuseppi II. In tale veste – ricordo – ha dichiarato in quel di Pechino che esiste un preciso discrimine fra il comune uomo politico e lo statista, lasciando intendere che lui – modestia a parte – era certamente da ascriversi alla seconda categoria e non alla prima.

    Ma Giggino va compreso. Deve difendersi da Grillo, che chiaramente non vede l’ora di gettarlo a mare. Deve difendersi da “amici” come Di Battista, attento a ogni segnale, appollaiato su un ramo a scrutare gli ultimi sussulti del “capo politico”. Deve difendersi da quella parte del movimento che é sostanzialmente una riverniciatura della sinistra piú estrema (fichi, fichetti e fichidindia). Deve difendersi da una destra interna (Paragone & Co) che guarda con nostalgia all’alleanza con la Lega e lo attende al varco sull’affare del MES. E deve difendersi soprattutto dai parlamentari peones, i quali sanno perfettamente che la gran parte di loro non fará mai ritorno sui banchi di Montecitorio e di Palazzo Madama, falcidiata dal crollo verticale dei consensi ma anche dalla riduzione del numero dei parlamentari, incautamente voluta proprio dal Movimento 5 Stelle.

    Grillo é venuto nei giorni scorsi a Roma per “blindare” Di Maio, ma a patto che questi accettasse di non creare ostacoli sulla strada di una collaborazione col PD che assicuri la sopravvivenza del governo. Sembra che l’unica preoccupazione del comico genovese sia quella di assicurare la sopravvivenza della legislatura, almeno fino alle elezioni presidenziali del 2022. Piú o meno, la stessa preoccupazione di Renzi, quasi che entrambi obbediscano ad una comune ispirazione celeste.

    Nell’attesa, ogni vertice di maggioranza diventa puntualmente una “notte dei lunghi coltelli”, in un clima da basso impero, con fendenti in tutte la direzioni e con il rischio che qualche colpo, magari involontariamente, vada a scompigliare il paziente lavoro del parrucchiere di Giuseppi II.

    Ma i contendenti sanno che sono ammessi tutti i colpi, tranne quelli “proibiti”. E i colpi proibiti sono quelli che potrebbero condurre, anche soltanto per caso, alla fine del regno di Giuseppi II e, con esso, anche a quella della legislatura.

    Che si scambino pure coltellate e siringate di veleno, ma l’importante é che non sia messo in pericolo l’obiettivo-principe, lo scopo supremo di questa strana maggioranza minoritaria nel paese: l’elezione di Romano Prodi al Colle piú alto. Accetto scommesse: é lui il predestinato. «Vuolsi cosí colá dove si puote ció che si vuole – diceva padre Dante – e piú non dimandare.»

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