Politica

  • La tempistica come forma di rispetto

    La scelta della forma e del momento rappresentano due fattori determinanti per il buon esito di una qualsiasi iniziativa tanto politico-economica quanto professionale. Senza dimenticare come questi due fattori possano esprimere anche la prima forma della consapevolezza degli stessi autori relativa alla situazione o al momento storico complessivo.

    In altre parole,  la complessa situazione economica, sintesi malefica degli effetti combinati della pandemia e della successiva guerra in Ucraina, dovrebbe indurre chiunque a  modificare le priorità anche politiche di un paese proprio  in relazione alle esigenze emergenziali dei cittadini.

    La consapevolezza di questa situazione, se manifestata attraverso una tempistica appropriata e con iniziative politiche consequenziali, rappresenterebbe anche una prima importante forma di rispetto nei confronti delle aspettative dei cittadini. Troppo spesso, infatti, il Parlamento dimentica come il nostro Paese dal 2020 stia pagando le conseguenze economiche e sociali di due  anni e mezzo di  pandemia ed ora si trovi immerso all’interno di un complesso scenario di guerra dagli esiti incerti, con l’effetto di accrescere non solo il fenomeno inflattivo ma soprattutto l’incertezza relativa al futuro prossimo e di medio periodo.

    La terribile sintesi di questi due eventi (pandemia e guerra) ha determinato fin dall’inizio del 2021 l’esplosione dell’inflazione legata all’aumento dei costi delle materie prime, effetto anche  legato alla scarsa reperibilità, e relativo ai cicli produttivi.

    Contemporaneamente, e ben prima dell’esplosione della guerra in Ucraina, abbiamo assistito ad un vertiginoso aumento dei costi energetici i quali, al 23 febbraio, cioè un giorno prima dell’esplosione della guerra, avevano segnato un aumento del +527% del gas.

    In questo contesto di una sempre maggiore difficoltà, tanto è vero che a maggio sono diminuiti di 49.000 unità i posti di lavoro, l’azione del governo e del  Parlamento dovrebbe essere indirizzate unicamente verso strategie politiche fiscali ed economiche finalizzate alla riduzione della crisi  economica cominciando da una politica di riduzione del carico fiscale (finanziato dal fiscal drag 21.06.2022  https://www.ilpattosociale.it/attualita/fiscal-drag/) e mirata ad un freno seppur parziale degli effetti  della spirale inflattiva.

    La priorità dovrebbe essere quella di combattere gli effetti, in ultima analisi, della crisi economica proprio per le fasce più deboli della popolazione. Parlare, invece, di Ius Scholae in questo  drammatico contesto rappresenta,  proprio per la  tempistica, la conferma di una totale sordità, non più colposa, ma assolutamente dolosa del mondo politico e parlamentare nei confronti del mondo economico e dei singoli cittadini, blanditi “per le loro legittime aspettative” fino a pochi  giorni fa in campagna elettorale ed ora ancora una volta abbandonati a se stessi.

    Dichiarandosi favorevoli all’approvazione dello Ius Scholae, a favore del quale si è espressa anche la Cei sebbene vadano apportate migliorie per evitare problemi in futuro, ora si  dimostra ancora una volta come il pensiero “progressista” sia certamente non più popolare (cioè consapevole e vicino  alle esigenze della maggioranza dei cittadini). In più, la medesima strategia politica si alimenta, o meglio, si autoalimenta proprio da quel distacco dalla realtà oggettiva dalla quale è circondato e viene percepito paradossalmente come una espressione elitaria e di superiorità culturale dagli stessi propositori di simili temi e soprattutto della tempistica in cui li si presenta.

    Mai come ora il nemico del nostro Paese è rappresentato non solo da quelle forze che intendono bloccare ogni sviluppo e tutela del nostro sistema  economico, industriale  e sociale, quindi salvaguardando la realtà industriale italiana (forze politiche ambientaliste prive di ogni consapevolezza economica), ma soprattutto da quelle che si considerano “progressiste” e che invece cercano di attuare il proprio obiettivo principale come massima espressione della propria superiorità, cioè lo scollamento con la realtà quotidiana e contemporaneamente  lo svuotamento delle prerogative democratiche del nostro Paese.

    In un momento di crisi così complessa nella quale si dovrebbe assistere ad un avvicinamento del mondo istituzionale alla realtà quotidiana questa distanza risulta assolutamente in crescita tanto da diventare incolmabile come effetto di una strategia dello stesso potere politico.

  • La compiaciuta sordità politica

    Indipendentemente dall’esito elettorale, sia per quanto riguarda il referendum che per le amministrative, risulta evidente come il problema legato all’affluenza alle urne  venga sostanzialmente sottovalutato se non addirittura ignorato perché considerato come possibile  istigatore di dubbi sulla legittimità delle elezioni  dal ceto politico. L’astensionismo viene comunque inquadrato all’interno di un fenomeno di disaffezione verso le istituzioni politiche ed  i partiti in particolare del quale neppure le cariche istituzionali sembrano preoccuparsi e tantomeno porvi rimedio pur essendo queste ultime garanti della stessa democrazia.

    In questo contesto, poi, le reazioni tanto a parole quanto nei comportamenti di tutte le dirigenze dei partiti dimostrano da oltre trent’anni, attraverso i propri comportamenti e la selezione della classe dirigente, la perseverante propria  autodistruzione reputazionale, determinando una sempre maggiore disaffezione presso i cittadini con una inevitabile costante diminuzione dei votanti, tanto da rendere corretta la definizione di questa compiaciuta  sordità  come una vera e propria strategia.

    Va ricordato infatti come, quando alle urne si recano poco più del 50% degli aventi diritto, inevitabilmente il valore del voto dei propri  iscritti, dei simpatizzanti e dei sostenitori per un determinato schieramento politico acquisisca statisticamente un valore maggiore rispetto all’ipotesi di una affluenza del 100% degli iscritti alle liste elettorali.

    Per conseguire questo sordido obiettivo la stessa classe politica opera in modo da essere percepita come sempre più distante e suscita di conseguenza l’allontanamento dalla politica stessa di una parte di elettori attraverso il mancato esercizio del voto. Cosi viene diminuito il quoziente elettorale e contemporaneamente  si accresce il valore del voto sicuro degli scritti, dei simpatizzanti, dei sostenitori ed, in ultima analisi, delle segreterie  dei partiti.

    Questo semplice dato  statistico assicura un ruolo sempre più centrale e  determinante nella vittoria politica al partito ed alla sua segreteria i quali da soli, a fronte di una scarsa affluenza, possono determinare con il voto dei propri sostenitori l’esito stesso delle urne.

    Questo spiega, di conseguenza, il perché di fronte ad un fenomeno di disaffezione verso lo strumento del voto le  istituzioni statali e gli stessi  partiti non abbiano mai dimostrato nessuna attenzione e tantomeno modificato il proprio comportamento per cercare di ovviare a questa problematica. Una lontananza siderale che se si manifestasse all’interno di un contesto economico vedrebbe le aziende investire risorse  finanziarie e professionali con l’obiettivo di riacquisire la centralità della propria posizione.

    La sordità dei partiti, di tutti i partiti, esprime invece un ragionamento ed una bieca strategia la quale intende rendere sempre più marginale l’espressione di opinione che il voto assicura e così  renderla semplicemente una manifestazione di  vicinanza ideologica dei  propri iscritti ed affezionati elettori e sostenitori.

    Questa classe politica, in altre parole, sta svuotando di ogni significato una delle massime espressioni democratiche come il voto, determinando, con i propri comportamenti  e la propria sordità verso le  più importanti aspettative dei cittadini, in alcuni casi persino ridiccolizzandole rispetto a quelle di minoranze di genere, l’inevitabile progressivo allontanamento e disaffezione al voto.

    La democrazia, in altre parole, non può certamente essere rappresentata da una classe politica italiana impegnata solo al conseguimento del  proprio interesse il quale può essere raggiunto con maggiore facilità attraverso la disaffezione al voto dei cittadini stessi.

    Mai come ora il nostro Paese si sta lentamente allontanando dal modello democratico occidentale.

  • Salvini invece che a Mosca vada da Orban

    Apprezzabile, da parte di chiunque, l’appello alla pace e i tentativi per mettere in essere iniziative che possano agevolarla, facendo la massima attenzione per evitare di inficiare quanto hanno già posto in essere, e continueranno a fare, il governo italiano, l’Unione Europea e le altre istituzioni internazionali.

    In questo quadro l’attenzione di Salvini dovrebbe concentrasi sul suo collega Orban che ha continuato e continua a mettere ostacoli agli accordi europei, dall’embargo al petrolio russo a quelle contro sanzioni Kirill, il patriarca di Mosca, ben noto per il suo appoggio alla guerra contro l’Ucraina  e le cui proprietà  personali sono decisamente molto, troppo  ingenti per un uomo che non è, ufficialmente, un oligarca ma  rappresenta la chiesa ortodossa russa.

    Orban si frappone o cerca di ritardare ogni iniziativa atta a cercare di mettere la Russia in difficoltà mentre sembra completamente indifferente alla tragedia che sta vivendo il popolo ucraino massacrato dai missili di Putin.

    Sappiamo tutti che l’unico strumento, oltre le armi, per cercare di portare Putin al tavolo della pace, a quel cessate il fuoco necessario per salvare vite umane e la distruzione sistematica delle città ucraine, sono e restano le sanzioni, strumento lento, spesso non di totale, immediata efficacia ma comunque utile.

    Chiudere i rubinetti che convogliano miliardi, che siano in euro o in rubli poco conta, al governo russo e sanzionare tutti coloro che appoggiano la guerra o addirittura la fomentano è l’unica strada, oltre, lo ripetiamo convintamente, all’invio più tempestivo di armi, maggiormente efficaci, ai valorosi resistenti ucraini.

    Un’azione diplomatica, politica Salvini potrebbe e dovrebbe portare avanti parlando con Orban e convincendolo che il futuro del suo popolo resta l’Unione Europea e non la Russia del suo amico Putin.

    Se poi Salvini condivide l’atteggiamento di Orban e pensa anche lui che sia meglio la Russia dell’Unione Europea lo dica ora definitivamente così  tutti, elettori e lui stesso compresi, avranno le idee più chiare.

  • Ciriaco De Mita, disincantata ironia e inesauribile passione politica

    Nel bene e nel male nella storia della prima Repubblica Ciriaco de Mita ha avuto ruoli di grande rilievo e nella seconda ha sempre continuato, in modi e ruoli diversi, ad occuparsi di politica in una realtà che, anno dopo anno, ha visto sparire tanti mostri sacri del passato sostituiti, in troppe occasioni, da improvvisati azzeccagarbugli, velleitari apprendisti, spregiudicati cacciatori di voti.

    Mentre il pressappochismo e l’arroganza, l’impreparazione e l’ignoranza della più elementare cognizione di politica, geopolitica, economia e coscienza sociale sono diventati sempre più dilaganti rispetto a coloro che continuano a credere nella politica come impegno per realizzare il meglio a vantaggio dei cittadini. La cultura, la storia passata, lo studio preventivo delle conseguenze che ogni decisione comporta sono imprescindibili per difendere libertà, democrazia, giustizia ma questi concetti sembrano chiari a pochi.

    Nelle complesse vicende di questi anni Ciriaco de Mita  ha saputo conservare una disincantata ironia e una inesauribile passione per la politica e voglio ricordarlo nel suo ufficio al Parlamento europeo, a pochi passi dal mio mentre, come tanti, continuo a sperare che prima o poi la Politica tornerà.

     

  • Guardare il proprio ombelico pensando di guardare il mondo

    In poco più di due anni la maggior parte delle nostre sicurezze sono venute meno: il covid ci ha dimostrato che ogni parte del mondo può essere colpita all’improvviso, la guerra in Ucraina che libertà, democrazia, diritto internazionale se non sono difesi diventano carta straccia bagnata di sangue.
    Entrambi gli avvenimenti hanno portato molti a riconsiderare vari aspetti delle nostre società evidenziando, se non ancora le soluzioni, almeno i problemi che ormai non possono più essere nascosti sotto il tappeto degli interessi finanziari, personali o degli Stati.
    Dobbiamo confrontarci con alcune inoppugnabili realtà:

    Non esiste, in un mondo che ha sposato in modo acritico la globalizzazione senza guida, uno strumento concreto per fare rispettare i principi cardine del diritto internazionale e la carta dei diritti fondamentali.
    La transizione ecologica è urgente, l’ecosistema, nella sua completezza e complessità, è gravemente minato, sostituire completamente, nell’immediatezza, le attuali fonti energetiche è impossibile ma si deve procedere il più celermente possibile mentre, invece, si rischiano ulteriori ritardi per la miopia di alcune forze politiche, le lentezze burocratiche e gli affari sporchi che non si riescono ancora a debellare.
    Il nuovo assetto delle aree di influenza, economica, politica e militare non sarà raggiunto in breve e non sarà immune da nuovi conflitti e azioni di forza in ogni campo, anche culturale, con la necessità di ridefinire chiaramente il concetto di libertà, individuale e collettiva, ed i conseguenti limiti e le necessarie garanzie.
    Lo sviluppo sostenibile non può prescindere dalla valutazione delle conseguenze, a medio e lungo termine, delle scelte che si fanno in ogni campo, compreso quello del progresso tecnologico. Vale la pena chiedersi quanto danno fanno e hanno fatto al riscaldamento globale i viaggi nello spazio per diporto, le migliaia di bombe, i continui esperimenti di nuove armi anche intercontinentali, l’uso smisurato della rete con il conseguente dispendio energetico.
    I diritti individuali e collettivi si devono coniugare con altrettanti  doveri, si deve tornare a far crescere la società nel rispetto di quelle esigenze che sono diverse a seconda dell’età dell’essere umano così che i più piccoli abbiano i tempi necessari per crescere e maturare, i più anziani siano rispettati, le persone con malattie o disabilità abbiano opportunità concrete.
    La funzione politica, per chiunque, non può prescindere dall’impegno ad acquisire  quella preparazione storica, geopolitica, sociale ed economica necessaria a garantire che chi rappresenta i cittadini, e a maggior ragione lo Stato, le istituzioni, sia in grado di farlo adeguatamente. La democrazia è un bene prezioso che va difeso anche dando agli elettori strumenti adeguati di conoscenza e valutazione e la difesa della libertà di stampa e del diritto di parola deve poter contare su una evidente distinzione tra la notizia ed il suo commento.
    Vorremmo, mentre c’è in corso una guerra con morti e feriti veri e il covid non è ancora sconfitto, che le forze politiche italiane cominciassero a ragionare di questi e dei tanti altri aspetti che, per ovvie ragioni di spazio, non ho elencato. Vorremmo, proprio in vista delle amministrative e delle prossime politiche, che si smettesse di innaffiare solo il proprio orticello perché i voti servono a poco se non si è poi in grado di governare, come gli ultimi anni hanno dimostrato.
    Sentiamo parlare di Pace alcuni  politici che fino a poco tempo fa avevano grande simpatia ed ammirazione per Putin, l’uomo i cui eserciti hanno già commesso crimini orrendi in Cecenia, Georgia, Siria, il presidente che ha invaso ed occupato la Crimea mentre tanti dei suoi avversari, giornalisti, funzionari, oligarchi sono stati e sono uccisi o imprigionati.
    La pace è un concetto serio non da battute sui giornali e in tv per acquisire qualche ipotetico voto, la pace si ottiene con capacità, lavoro, diplomazia e la pace non può essere mai una resa a chi invade la tua casa, la distrugge ed uccide i tuoi figli.

    Non rimaniamo stupiti per certe dichiarazioni da Conte e Salvini ad alcuni sindacati e movimenti di estrema sinistra, non rimaniamo  stupiti perché, purtroppo, siamo abituati a sentire parlare per fare aria ai denti senza comprendere i danni che si fanno con certe affermazioni. La pace si può ottenere solo se al tavolo delle trattative l’Ucraina potrà sedersi da Paese libero ed indipendente e per difendere libertà ed indipendenza è necessario poter respingere l’invasione e la violenza dei russi, cosa che si può fare solo con le armi. Se poi qualcuno preferisce che l’Ucraina scompaia e che i suoi abitanti siano deportati od uccisi lo dica chiaramente, l’Italia è un Paese dove si può dire tutto e il contrario di tutto.

    Se crediamo veramente nella pace parliamone meno in tv e mettiamo in piedi iniziative concrete per cercare di aprire quegli spiragli che ora le bombe ed i missili di Putin hanno chiuso.

    La pace si ottiene guardando alla realtà, al mondo e non fissando il proprio ombelico convinti di essere uomini politici mentre si è solo persone di parte.

  • Addio a Donna Assunta Almirante, testimone di un’epoca della nostra storia

    Con la scomparsa di Donna Assunta Almirante viene a mancare una importante testimone di un’epoca, recente eppure lontanissima, della nostra storia. Difficile per chi è abituato a confrontarsi col mondo nell’immediatezza di un Twitter, spesso non ragionato a sufficienza per capirne le eventuali conseguenze, comprendere una realtà politica ed economica nella quale si intrecciavano avvenimenti tragici e delitti ideologici efferati mentre le comunicazioni erano affidate a poco più di un telefono fisso.

    Chiunque abbia vissuto i lunghi anni che hanno portato l’MSI da movimento marginale a motore di una nuova corrente di pensiero, che tentava di unire i valori della tradizione con le necessità ed urgenze del progresso, sa come quegli anni siano stati formativi e come il percorso indicato sia ancora in gran parte da percorrere.

    Donna Assunta ha conosciuto i dubbi, le inquietudini, le accelerazioni ed i rallentamenti, i tradimenti e le ingiustizie, i dolori e le disperazioni per tante vittime colpite dall’odio perché condivideva con Giorgio Almirante la strada difficile del Movimento Sociale italiano.

    Vogliamo ricordarla tenendo dentro di noi alcuni lontani ricordi che appartengono a un comune vissuto e la immaginiamo ora, elegante e sorridente, battagliera come sempre, mentre affronta questa nuova avventura che prima o poi tocca a tutti.

    A Giuliana, a tutti i famigliari, a quanti le hanno voluto bene, la nostra affettuosa partecipazione.

  • Il nuovo gregge digitale

    Mentre il nostro Paese è ancora all’interno del peggiore periodo dal dopoguerra, nulla cambia nella strategia governativa finalizzata alla dominazione orwelliana dello stato sul singolo cittadino, anche se quest’ultimo sia ancora  vittima degli effetti di una terribile pandemia le cui terribili conseguenze sociali ed economiche si sommano a quelle di una nuova  guerra continentale.
    Esattamente come le pecore, che credono di essere considerate una forma di evoluzione darwiniana ma solo al momento della tosatura si rendono conto di valere solamente in funzione della quantità di vello prodotto, diventando quasi consapevoli di rappresentare soltanto il punto di inizio di una complessa  filiera produttiva, così il popolo italiano, che non solo ha già subito in trent’anni, per esclusiva responsabilità della sua classe politica e dirigente, la perdita del -3,4% del proprio potere di acquisto rispetto alla crescita di quello tedesco (+34,7%) e francese (oltre +24%), si illude ora di avere ottenuto un servizio aggiuntivo utilizzando la moneta digitale sostenuta da istituti di credito e Stato.
    Al momento della “propria tosatura digitale” non solo cede una porzione della propria libertà a soggetti terzi pubblici ma anche a privati i quali, di fatto, profilano la vita dell’utilizzatore della moneta digitale. In più lo stesso consumatore diventa, esattamente come una pecora, l’inizio di una filiera impropria finalizzata alla semplice creazione di ricchezza senza causa (termine fiscale) basata solo ed esclusivamente sulla applicazione impropria del principio di un signoraggio digitale.

    Ora più che mai il popolo italiano rappresenta solo ed esclusivamente un gregge digitale da tosare violandone la privacy e sottraendogli una porzione della propria libertà in nome di un progresso digitale e di una illusoria equità fiscale.
    Questa “evoluzione della moneta digitale” sempre più assume i connotati delle servitù di passaggio riscosse non solo in decime (percentuale sull’ammontare del raccolto ed ora sulla transazione economica digitale prelevata dal sistema bancario) ma anche in cessione coatta di informazioni personali a soggetti terzi per i quali rappresentano una forma di nuova ricchezza negoziabile con istituzioni ed operatori interessati ai profili personali.
    Mai come ora la società digitale assume sempre più le caratteristiche di un nuovo medio evo in cui il popolo italiano rappresenta il nuovo gregge digitale destinato alla tosatura.

    N.B. https://www.money.it/pagamenti-carta-bancomat-tutti-dati-inviati-agenzia-entrate-piano-governo

  • Solo chiacchiere e distintivo

    L’emergenza legata all’evento bellico sta ormai arrivando alla soglia dei due mesi mentre quella relativa all’approvvigionamento energetico ormai ha già raggiunto gli  oltre 365 giorni in quanto, pur con un crescendo rossiniano, la problematica incombe sulle imprese e i cittadini dall’anno scorso.

    Già nel 2021, infatti, l’esplosione dei conti energetici e la conseguente esplosione dell’inflazione rappresentava, assieme alle conseguenze sanitarie, la principale questione da affrontare secondo gli imprenditori e  i consumatori.

    Basti ricordare come se nel 2021 l’aumento dell’energia fu del 100%, negli Stati Uniti venne attenuato ad un +70%,, nell’Unione Europea segnò un +124% ed in Germania si attestò ad un +140%, mentre in Italia la crescita si rivelò del +180%, una valore insostenibile tale da mettere in forse  la stessa sopravvivenza di circa il 70% delle imprese manifatturiere.

    L’eccezionalità attuale del 2022, che si manifesta come la sintesi di queste due emergenze, pandemica e confronto bellico, ha sicuramente amplificato ad un livello esponenziale la criticità sistemica rendendo perciò ulteriormente insostenibili quella relativa all’approvvigionamento energetico ed evidenziando contemporaneamente il mancato intervento governativo, nonostante la conoscenza sostanzialmente ignorata e sottostimata nella sua gravità (*) da oltre dodici mesi: un tempo sufficiente quantomeno per avviare delle misure emergenziali immediate.

    A conferma della sottovalutazione della problematica energetica del governo Draghi a titolo di cronaca si ricorda come l’estrazione di gas dai giacimenti italiani sia diminuita del -18% durante il 2021 a fronte di continue assicurazioni relative alla loro importanza strategica da parte di esponenti del governo e del loro rilancio attraverso atti operativi. Ecco come nel febbraio 2022 le estrazioni di gas siano ancora diminuite di un ulteriore -24%, dimostrando di non essere neppure in grado di mantenere la produzione attiva, considerando anche le impegnative tempistiche necessarie per riavviare le estrazioni.

    Risulta così evidente come di fronte a questa ulteriore flessione delle estrazioni si manifesti una insufficiente competenza politica ed operativa o quantomeno una inerzia governativa e burocratica inaccettabili in quanto la tempestività delle iniziative rappresenta in questo contesto il fattore centrale per assicurarsi l’esito positivo sperato.

    A conferma di questa inerzia burocratica basti ricordare come la durata media tra la richiesta di allestimento di un impianto eolico e la sua approvazione sia di 5,4 anni, a dimostrazione, ancora una volta, di come la produttività della pubblica amministrazione e soprattutto delle amministrazioni ministeriali rappresenti uno dei principali freni al rilancio del nostro Paese, nonostante le continue promesse di adeguamento ad uno standard ‘più sexy’ fatte da un imbarazzante ministro.

    Last but not least (ultimo ma non meno importante) si aggiunga, poi, il fatto che buona parte dei paesi europei come Olanda, Lettonia, Croazia, Francia, Germania, Portogallo, Romania, Slovacchia, Ungheria stiano operando sui mercati energetici internazionali per assicurarsi il massimo di stock di gas mentre l’unico Paese ancora oggi in grado di ridurlo sia l’Italia (**).

    Mai come adesso le buone intenzioni oggetto delle sempre puntuali dichiarazioni governative si riducono ad una semplice recita “solo chiacchiere e distintivo” ma nel contesto attuale risultano assolutamente inaccettabili ed anche offensive verso il complesso sistema economico e sociale, ponendo in serio dubbio la prossima stagione invernale e, nell’immediato, la stessa continuazione dell’attività produttiva.

    (*) Si è data priorità alla riforma delle aliquote Irpef con un costo di 8.5 miliardi e vantaggi inesistenti per le fasce medie di reddito (262 euro/anno).

    (**) Fonte Il Sole 24 Ore

  • La diplomazia

    La diplomazia viene giustamente definita un’arte, quindi un’attività assolutamente superiore e lontana dalla banale politica quotidiana, sempre alla rincorsa, nelle proprie dichiarazioni, anche durante un periodo di guerra, di un consenso immediato da incassare e tradurre magari in un successivo consenso elettorale.

    Il mondo della diplomazia invece rifugge dai fari dei media, specialmente se social, per non precludere il raggiungimento di un accordo il quale, indipendentemente dallo specifico conflitto e dall’area geografica interessata, rimane quello iniziale di un “cassate il fuoco”.

    Questo rappresenta la base minima di partenza dalla quale poi è consentito porre le basi per un accordo politico con step progressivi e successivamente assicurare una pace, armata forse, ma duratura.

    L’unica condizione richiesta dagli operatori diplomatici, ottimamente supportati dai servizi, ruolo fondamentale nell’acquisizione di informazioni relative ai sentiment dei contendenti, anche in un’ottica di comprensione delle evoluzioni politiche, è rappresentata non solo da una discrezione assoluta ma soprattutto da una tranquillità operativa come frutto di una relativa e non troppo invasiva attività attribuibile al mondo della politica ed istituzionale soprattutto.

    In altre parole, i responsabili delle sempre difficili trattative tra nazioni in guerra e i relativi leader belligeranti richiedono, all’interno di un conflitto il cui conto viene pagato giornalmente con vite umane, una comunicazione equilibrata, per quanto possibile, soprattutto dagli organi istituzionali, anche se investiti solo marginalmente dal conflitto. Il mondo della diplomazia difficilmente potrà subire un danno nella evoluzione del percorso verso un primo accordo dalla dichiarazioni di un Letta o di un Salvini qualsiasi di un paese terzo.

    Altro effetto, viceversa, possono avere le prese di posizione dei rappresentati istituzionali dei singoli Paesi le cui dichiarazioni hanno il peso di uno Stato e come tali vengono interpretate proprio dalle parti belligeranti, ancor più se impegnate all’interno della trattativa diplomatica.

    A margine del discorso di Zelensky al Parlamento italiano, le cui interpretazioni e valutazioni si moltiplicano di ora in ora, rappresenta un errore di dimensioni COLOSSALI la successiva dichiarazione del Presidente del Consiglio Mario Draghi il quale ha suggerito di fare entrare l’Ucraina nell’Unione Europea.

    Innanzitutto va rilevata la tempistica diplomaticamente suicida in quanto si fornisce un ulteriore argomento a conferma delle tesi russe relative ad una volontà dell’Ucraina di uscire dall’area di ingerenza dell’ex impero sovietico (si fa riferimento alla retorica putiniana la quale rappresenta una delle cause del conflitto).

    L’ avventata presa di posizione del Presidente del Consiglio ha l’effetto di rafforzare, quindi, la loro posizione negoziale riducendo, come inevitabile conseguenza, i margini operativi dei negoziatori diplomatici alla ricerca di una soluzione accettabile da entrambi i contendenti.

    In più, il peso politico di questa scellerata dichiarazione viene dal Presidente del Consiglio del nostro Paese e non da un rappresentate politico qualsiasi, quindi il peso specifico percepito dagli omologhi russi risulterà sicuramente maggiore ed avrà non solo nell’immediato contesto diplomatico ma anche nel medio e lungo termine un effetto politico ed economico pesante.

    L’arte della diplomazia, quindi, trova nel mondo della politica un sicuro avversario al quale si dimostra, tuttavia, impermeabile anche a causa delle spesso ridicole tesi e dichiarazioni dei singoli leader rappresentanti tanto a livello nazionale quanto europeo.

    Diverso si dimostra, invece, l’effetto ed il danno arrecato alle complesse trattative diplomatiche quando un Presidente del Consiglio si dimostra incapace di prevedere le ricadute delle proprie avventate dichiarazioni dimostrandosi, alla verifica dei fatti e dei comportamenti, molto simile a un qualsiasi rappresentante politico italiano.

    Si azzera, così, la percentuale di considerazione per l’attuale Presidente del Consiglio Mario Draghi Invocato alla guida del nostro Paese come espressione di una superiore preparazione e credibilità internazionale, il quale, però, in un solo anno ha adottato i medesimi comportamenti di quella classe politica per correggere i quali era stato chiamato.

  • Anche se fosse solo un grado in meno

    Nel nostro Paese risulta paradossale come coloro che hanno creato la dipendenza nell’approvvigionamento energetico dalla Russia ora ci assicurino di essere in grado di porvi rimedio, ricordando, inoltre, come le responsabilità relative alla nostra situazione energetica vadano attribuite a tutti i governi degli ultimi decenni dimostratisi assolutamente incapaci di elaborare una strategia energetica nel medio e lungo termine ed intellettualmente privi di una dotazione minima per confrontarsi con le imbarazzanti visioni degli ambientalisti. A questa situazione si aggiunga come l’Italia sia l’unico Paese al mondo in grado di arrivare al 31 dicembre 2022 dopo trentacinque (35) mesi continuativi in stato di emergenza, espressione di una democrazia ormai disequilibrata a tutto vantaggio della componente governativa.

    In altre parole, oltre la metà della durata della legislatura prevista in cinque (5) anni risulterà trascorsa all’interno di uno stato di emergenza pregiudicando in questo modo anche un normale avvicendamento politico legato alla possibilità di nuove elezioni e congelando lo status quo generato dalle elezioni del 2018.

    In questa sostanziale sospensione della democrazia elettiva e delegata il nostro Paese ha dovuto affrontare l’emergenza covid e adesso l’economia di guerra con il corpo elettorale ridotto al ruolo di sostanziale spettatore.

    Tornando alla dipendenza nell’approvvigionamento energetico dallo Stato aggressore di questa guerra l’attuale situazione sta determinando una crisi energetica senza precedenti anche perché, rispetto ai tempi evocati dell’austerity degli anni 70, le imprese industriali italiane hanno allestito filiere internazionali intrecciate anche con gli stessi scenari di guerra i cui effetti moltiplicano le già pesanti conseguenze della crisi energetica.

    Da più parti i rappresentanti di questa maggioranza indicano come una delle soluzioni temporanee per ridurre il consumo energetico complessivo possa venire attraverso il semplice abbassamento di un grado del riscaldamento nelle case private.

    In questo contesto andrebbe ricordato come nel nostro Paese 5,7 milioni di persone vivano già al di sotto della soglia della povertà, quindi quasi il 10% dell’intera popolazione italiana, molti dei quali sono rappresentati dai pensionati i quali hanno già abbassato sua sponte il riscaldamento per risparmiare a causa del minimo budget a disposizione. Una ulteriore riduzione di un grado equivarrebbe quindi ad un inaccettabile peggioramento del loro già precario livello di vita. Un sacrificio che dovrebbe comunque essere successivo e conseguente solo ed esclusivamente ad una prova di sobrietà della classe politica successiva ad un impegno pubblico, e verificabile, rispetto agli sprechi della spesa pubblica quantificati in duecento (200) miliardi (fonte CGIA Mestre).

    Risulta, così, inaccettabile ed espressione di senso di disprezzo nei confronti della popolazione la proposta di chi intende questo abbassamento della temperatura nelle case private come una soluzione, anche se solo temporanea, con l’obiettivo di fronteggiare l’attuale emergenza energetica. Va ricordato, infatti, come attualmente nel nostro Paese il 22,7% delle persone abbia oltre 65 anni e purtroppo molti di loro rientrino anche in quel quasi 10% obbligato a vivere o meglio sopravvivere al di sotto della soglia di povertà.

    E’ perciò vergognoso non dimostrare, invece, delle maggiori attenzioni verso quelle persone che dovrebbero invece ottenerle proprio in ragione della propria età avanzata e meritarne di aggiuntive in questo periodo come una tutela aggiuntiva per la loro progressiva fragilità.

    Questa ridicola trovata di un “solo grado in meno” dimostra il livello decisamente basso in termini di sensibilità espresso da questa classe politica.

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