Politica

  • Tokio: dal doping di Stato a quello Lgbt

    Fino alla caduta del muro di Berlino le federazioni sportive dei paesi appartenenti al Patto di Varsavia in occasione di ogni evento sportivo mondiale, ed a maggior ragione per le Olimpiadi, utilizzarono ogni “espediente” per ottenere il maggiore numero di vittorie ed utilizzarle all’interno della propria propaganda politica. Le ginnaste assumevano dei ritardanti dello sviluppo per avere dei corpi di bimbe in età tardo adolescenziale. Le nuotatrici si presentavano ai blocchi di partenza con fisici mascolini pompati da ogni tipo di sostanze esattamente come le atlete del sollevamento pesi. L’obiettivo era sempre quello di ottenere la supremazia in ambito sportivo come immagine della superiorità politica del blocco socialista nei riguardi del mondo occidentale.

    Ovviamente i controlli risultavano meno capillari e specifici di quelli attuali e rendevano le competizioni olimpiche e mondiali più una occasione di scontro politico che l’applicazione dello spirito sportivo ed olimpico. Veniva così definito il “doping di Stato” questa tipologia di approccio al mondo sportivo come espressione della volontà di supremazia del blocco socialista.

    Dopo oltre trent’anni ed alle soglie delle Olimpiadi di Tokio la stessa voglia di imporre un paradigma ideologico ed etico trova un’altra nuova applicazione. Un atleta nato uomo e dedito alle disciplina del sollevamento pesi ha avviato e completato la propria legittima transizione di genere. Permettere, tuttavia, di competere con le altre atlete femminili in questa disciplina sportiva rappresenta l’applicazione di un “doping etico-ideologico” di genere molto simile a quello utilizzato dai paesi del Patto di Varsavia.

    Ammettendo questa atleta, che ora gode del vantaggio di un doping genetico mantenuto anche se ha cambiato genere, si intende dimostrare la superiorità del pensiero Lgbt: quindi tanto nella forma quanto nella sostanza risulta molto simile all’atteggiamento dei paesi del Patto di Varsavia.

    In più si ottiene anche un effetto paradossale in quanto i promotori della ideologia Lgbt si trasformano in portatori di una penalizzazione nei confronti dell’universo sportivo femminile che ha raggiunto le Olimpiadi attraverso allenamenti e fatiche costanti. In altre parole, la volontà talebana di supremazia imposta in ambito sportivo dai rappresentanti dell’ideologia Lgbt si rivela decisamente antifemminista, quantomeno in ambito sportivo. Nel momento, infatti, in cui si intende tutelare uno specifico genere sociale attraverso un quadro normativo specifico ed escludente, inevitabilmente vengono penalizzate le altre categorie escluse da questa tutela rafforzata. Viene meno quindi persino il principio dell’uguaglianza all’interno di una competizione sportiva olimpica.

    La compagine politica che si considera progressista e portatrice dei principi di uguaglianza tra donna e uomo, ora immersa nel delirio Lgbt, penalizza proprio quelle donne sportive che hanno raggiunto il traguardo della competizione olimpica con fatica e dedizione.

    Il doping di Stato, prima della caduta del Muro di Berlino, rappresentava il tentativo di ottenere dei riscontri, in ambito sportivo, della superiorità dell’ideologia Socialista. Il doping “Lgbt” imposto da questa ideologia penalizza soprattutto le donne e le atlete olimpiche e rappresenta l’ennesimo episodio di un delirio politico per il quale tutti i principi sportivi vengono sacrificati di fronte ad una ideologia assoluta.

    La sintesi tra politicamente corretto ed ideologia Lgbt sta avendo effetti devastanti proprio nei confronti di quelle categorie come le donne (ed atlete) che gli stessi dicevano di voler tutelare.

    L’integralismo talebano utilizzato come forma per imporre la propria visione ideologica dai sostenitori della ideologia Lgbt contemporaneamente azzera ogni tutela per tutte le atlete la cui unica colpa è quella di avere raggiunto il traguardo Olimpico semplicemente con l’allenamento ed il sacrificio.

  • La patrimoniale

    I sostenitori dell’introduzione  di una nuova tassa patrimoniale a sostegno delle giovani generazioni partono  dalla considerazione, anche corretta peraltro, di come siano aumentate negli ultimi anni le disuguaglianze nel nostro paese. A maggior ragione ora, dopo un anno e mezzo di “economia pandemica” all’interno della quale sono andati persi oltre un milione di posti di lavoro, contrariamente da quanto assicurato dall’allora ministro dell’Economia Gualtieri (“nessuno perderà il lavoro”), diventato adesso, per le sue acclarate “competenze”, candidato sindaco di Roma del Pd.

    Come logica conseguenza di questa realtà oggettiva, e cioè le crescenti differenze sociali, bisogna evidentemente accettare come il sistema fiscale attuale finanziato con una crescente pressione fiscale risulti assolutamente inadempiente ed inappropriato nella funzione di diminuire le disuguaglianze sociali finanziando gli  ammortizzatori sociali e i servizi ai cittadini.

    A questa andrebbe aggiunta un’altra conseguenza relativa alla responsabilità di chi, anno dopo anno, ha introdotto sempre nuove normative fiscali le quali hanno creato un sistema iniquo pagato solo una parte dei contribuenti. Non paghi siamo arrivati a rasentare il ridicolo con l’introduzione di lotterie degli scontrini e cash back.

    Risulta evidente, quindi, come l’attuale sistema fiscale risulti assolutamente inadeguato e perciò non in grado di gestire con oculatezza delle risorse straordinarie aggiuntive provenienti da una nuova patrimoniale o tassa di successione senza una radicale riforma del sistema.

    Basti ricordare come a fronte di un’evasione fiscale circa 110 miliardi di imponibile su un totale di 187, comprendente anche l’economia criminale, risultino acclarati oltre 200 miliardi di sperperi della stessa amministrazione pubblica che comprende quindi anche l’apparato fiscale (https://www.cgiamestre.com/abbiamo-piu-sprechi-che-evasione/).

    Questi sprechi si configurano per il sistema economico delle imprese in costi aggiuntivi e fattori anticompetitivi. Viceversa per i cittadini in difficoltà gli stessi determinano la sottrazione di fondi e risorse finanziarie i quali altrimenti potrebbero venire utilizzati proprio per diminuire quelle disparità conosciute. Di fatto, l’ammontare di questi  sprechi, ai quali si può anche sottrarre l’ammontare dell’imponibile dell’evasione fiscale, configura in circa cento (100) miliardi la cifra espressione della incompetenza sistemica, rappresentando già una patrimoniale a carico dell’intera cittadinanza.

    A questo si aggiunga, poi, come dai 21 miliardi delle finanze straordinarie destinate nell’ultimo anno e mezzo alle categorie più colpite dalle conseguenze di questa pandemia circa diciannove (19) siano stati utilizzati per fare fronte alle incombenze fiscali.

    Al di là della soglia di ricchezza indicata alla quale applicare una tassa patrimoniale o un aumento della tassa di successione questo approccio rappresenta ancora una volta l’ennesima conferma di una volontà di fornire nuove risorse al ceto politico ma soprattutto governativo per aumentare la propria centralità e il potere nella distribuzione delle stesse risorse (28.11.2018 – https://www.ilpattosociale.it/attualita/la-vera-diarchia/).

    E’ assolutamente inutile ricordare inoltre come Einaudi affermò  che una patrimoniale poteva essere intesa solo in via straordinaria e parallelamente ad un abbassamento della pressione fiscale e ad una sua semplificazione. Viceversa questo massimalismo politico centralista trasferito in economia rappresenta la conferma di una assoluta inadeguatezza di una classe politica e dirigente totalmente incapace di analisi economiche comparate ma più incline ad una gestione economica e fiscale legata ad ideologie del millennio precedente.

    A margine si ricorda come il nostro Paese perda ogni anno 120 mila giovani diplomati e laureati che prendono la via dall’estero per cercare una collocazione professionale ed uno stipendio adeguato. Un fenomeno di emigrazione talmente complesso e di difficile gestione all’interno del quale, tuttavia, la scelta di una patrimoniale per arginarlo rappresenta un’offesa come espressione di una impreparazione ed una mancanza di conoscenza del fenomeno assolutamente inadeguati.

    Diminuire le distanze sociali attribuendo nuove risorse ad un sistema fiscale iniquo che ha contribuito al loro aumento rappresenta un atto di follia fiscale ed economica.

  • Tagliare la spesa pubblica non serve senza la cultura della legalità

    Come sempre si torna a parlare  e  a riparlare di tagli alla spesa pubblica, da quando ho cominciato ad occuparmi di politica, decenni fa, il ritornello è sempre uguale e alcuni provvedimenti, negli anni, hanno illuso ma non concluso, ottenuto né risparmio né razionalizzazione. Razionalizzazione è uno dei due  veri problemi quando si parla di spesa pubblica, l’altro è  la verifica della effettiva produttività di quanto si spende e delle persone che nel pubblico lavorano. Dalle macchine blu all’eliminazione della componente politica nelle province, dalla decurtazione dei vitalizi dei parlamentari alla soppressione di parte degli stessi non si è ricavato nulla di utile mentre le province hanno lasciato cadere in totale dissesto le strade e la diminuzione dei parlamentari, senza una vera riforma costituzionale ed elettorale che ridia voce  effettiva al corpo elettorale per scegliere e controllare i propri rappresentanti, darà solo ulteriore spazio all’oligarchia strisciante che da tempo si sta sostituendo alla democrazia. Razionalizzare e verificare sarebbe il vero risparmio, pensiamo alle carceri e agli ospedali costruiti e mai utilizzati con le conseguenze nefaste che tutti sappiamo, pensiamo all’insano abbandono della sanità territoriale che ha portato tragiche conseguenze non solo per la pandemia ma per la mancanza di  prevenzione per tante altre importanti malattie, mentre esami diagnostici urgenti e vitali si eseguono con ritardi di mesi. Pensiamo a ponti e cavalcavia non controllati ed in procinto di cadere o a tante strade iniziate e non terminate perché era errato il tragitto e finivano contro case o nel nulla. Pensiamo al mancato controllo dei fiumi, dei torrenti, delle sponde italiane dove sempre più  spesso franano strade o cimiteri. Pensiamo ai ritardi, ai colpevoli ritardi per risanare le tante aree terremotate, all’insufficiente patrimonio di edilizia scolastica, spesso pericolante e fatiscente, alle decine di migliaia di insegnanti che da sempre vivono come precari, all’insufficienza del personale medico, di laboratorio ed infermieristico, tema ormai più che drammatico visto che tanti andranno in pensione e non ci sono giovani da assumere. Pensiamo a come, nonostante gli sforzi di gran parte di magistrati e forze dell’ordine, la criminalità organizzata si sia appropriata, in ogni regione, dei più importanti e lucrosi affari, dal prestito ad usura all’edilizia, dallo spaccio della droga al traffico illegale di animali, dallo smaltimento dei rifiuti tossici a quello di pericolose sostante vendute come concime per la coltivazione dei terreni agricoli, dal traffico di esseri umani ai traffico di voti. Purtroppo sembra sempre più evidente che parte della magistratura e della politica non sia immune dalle sirene del denaro sporco, basti pensare a quanto è accaduto con le mascherine e gli altri presidi sanitari  o agli scandali del CSM. E pensiamo anche a quanto ciascuno di noi paga per accise entrate in vigore decenni fa e mai soppresse, a quanto paghiamo nelle bollette delle utenze non per il consumo effettivo ma per altri balzelli, compreso il trasporto dell’energia anche se la casa o l’ufficio non sono abitati per mesi e, di conseguenza, il consumo è nullo. Il presidente Draghi ha veramente molti dossier ai quali  deve porre attenzione e se è vero che la spesa pubblica può, in alcuni settori, essere diminuita, è altrettanto vero che l’Italia deve vedere al più presto snellito, migliorato il proprio sistema burocratico perché da un lato l’inefficienza e dall’altro i costi, per i cittadini e le imprese, stanno portando il sistema dentro un cul de sac  non più accettabile. Diminuire in alcuni settori la spesa è un passo che va fatto dopo aver effettivamente accertato come si può rendere più efficiente, produttiva, celere, trasparente, utile la macchina statale e amministrativa, in caso contrario si rischieranno provvedimenti inutili o dannosi come in passato.

    Da ultimo e non per ultimo bisogna affrontare anche una dura realtà, se tante attività criminali o comunque illegali continuano a proliferare è perché ci sono anche piccole e grandi complicità comprese quelle di quegli imprenditori che si affidano a politici e a funzionari corrotti o direttamente alle organizzazioni criminali sia per aggirare la legge che per compiere veri e propri reati. Pensiamo, tanto per fare qualche esempio, ai rifiuti tossici usati di nascosto sotto le fondamenta di edifici e strade o sepolti nei campi dove si allevano mucche da latte o dove cresce il grano  o il mais che poi mangeremo. Pensiamo a chi fa lavorare con paghe da fame, e senza neppure un alloggio umano, persone irregolari affidandosi per reclutarle a caporali  delinquenti. C’è un malaffare diffuso che non si combatte solo obbligando ad usare la moneta elettronica, beneficiando così quei grandi istituti bancari che continuano a tagliare servizi e a licenziare personale, quelle stesse banche che sono piene di derivati e titoli spazzature. Per tagliare le spese bisogna conoscere a monte cosa è utile od inutile, occorre una sana politica economica, un sistema snello ma che agevoli i controlli anche incrementando il dialogo tra le banche dati, occorrono pene più severe per chi sbaglia e processi celeri. L’Italia ha bisogno della  presenza dello Stato e la certezza che lo stesso ci protegga, non si accanisca contro i deboli sia con tasse esorbitanti che con norme farraginose e volutamente incomprensibili. Occorre la cultura della legalità e della giustizia e di conseguenza regole più democratiche all’interno dei partiti i quali dovrebbero finalmente vedere i loro bilanci verificati dalla Corte dei Conti.

  • Un candidato Sindaco per Milano

    Riceviamo e pubblichiamo una lettera di Benedetta Borsani

    Caro Direttore,

    vorrei dare il mio contributo per aiutare il centrodestra a uscire dall’impasse della scelta del candidato Sindaco a Milano. Vedo ripetersi i soliti veti incrociati che tanto male ci hanno già fatto e ricerche spasmodiche tra candidati che non siano politici. Perché mai poi quando invece sarebbe il tempo di rilanciare facendo tesoro della lezione dataci dalla pandemia: è tempo di non più tergiversare e rilanciare il ruolo di una classe politica preparata e capace. Oltretutto il candidato naturale c’è. È rispettato, apprezzato, noto forse più agli elettori (che sono quelli che poi vanno a votare) che alle segreterie. È inarrestabile, caparbio, sempre sorridente nonostante le difficoltà e sportivo, dote quest’ultima che non guasta. Anzi, oso dire che è un valore aggiunto. Ed è un’imprenditrice. Sto parlando di Giusy Versace, una donna la cui storia parla già da sè. Una donna che rappresenta le migliori qualità di Milano, instancabile, attenta ai deboli e all’avanguardia.

  • La democrazia condivisa e Bella ciao

    La democrazia rappresenta una forma di governo basata sulla condivisione di principi e valori da parte di tutta la variegata composizione della cittadinanza. L’Inno nazionale la rappresenta e possiede la funzione di esprimere un senso di appartenenza il più ampio possibile. Bella ciao rappresenta, invece, solo una parte ben definita di questo Paese che si riconosce nei valori della Resistenza, ma forse neppure tutta in considerazione della sua articolata composizione. Questi stessi valori ovviamente non possono venire considerati in antitesi rispetto a quelli democratici condivisi ma di certo rispecchiano una visione di parte quindi risultano divisivi.

    Imporre ora, in quanto la sola richiesta rappresenta già un atto di imposizione, dopo l’Inno nazionale questa Bella ciao rappresenta un atto antidemocratico in quanto esprimerebbe solo la volontà di una parte dei cittadini bypassando il ‘sentiment’ della restante parte di italiani.

    Ancora una volta la democrazia viene intesa da una parte di un preciso ed identificabile schieramento politico come il mezzo attraverso il quale imporre la propria visione ideologica all’intero Paese. Quando il principio stesso della democrazia, basato, si ricorda, proprio sulla condivisione di valori comuni, dovrebbe escludere qualsiasi tentativo di imposizione ideologica esclusiva e divisiva.

    E’ evidente come alla compagine che abbia proposto questa iniziativa sfugga completamente il concetto di democrazia condivisa la quale viene accettata ed utilizzata più come uno strumento per raggiungere i propri obiettivi politici. Una visione, quindi, molto lontana da quella di tutti gli altri italiani che considerano la nostra democrazia come espressione di una felice sintesi di valori condivisi.

  • Il primo vero fallimento di Biden

    Sono passati poco più di 6 mesi dall’elezione di Biden ed i primi effetti, soprattutto in politica estera, sono già evidenti. L’amministrazione Trump aveva stretto un’alleanza, confortata e rafforzata anche sul piano economico, con i sauditi sunniti contro l’Iran sciita.

    Il primo produttore mondiale di petrolio (Usa), infatti, poteva gestire, o quantomeno fortemente influenzare, il prezzo del petrolio grazie all’appoggio della nazione con le maggiori riserve del mondo (Arabia Saudita) con evidenti ripercussioni positive per la strategia energetica statunitense. La evidente marginalizzazione dell’Opec negli ultimi quattro anni dallo scenario internazionale ne rappresenta la evidente conseguenza.

    La pressione politica statunitense era riuscita addirittura a rompere l’isolamento politico di Israele con l’avvio di accordi e rapporti diplomatici con due stati arabi dando inizio ad un processo di normalizzazione interamente attribuibile alla innovativa ma soprattutto decisa quanto chiara politica estera dell’amministrazione Trump.

    Viceversa, ora, l’allentamento della pressione della amministrazione Biden nei confronti del principale finanziatore dei terroristi di Hamas ed Hezbollah, lo stato dell’Iran, ha riportato indietro di vent’anni la crisi israelo-palestinese, tanto è vero che persino il processo di arricchimento dell’uranio ha ripreso slancio.

    La politica, specialmente quella estera, viene determinata da fatti concreti e da alleanze basate sempre più spesso sulla convenienza immediata e su una prospettiva a medio termine.

    In questo contesto sicuramente i proclami inneggianti ad un pacifismo da operetta lasciano lo spazio adeguato a chi persegue il rilancio delle tensioni politiche internazionali.

    L’escalation del conflitto israelo-palestinese e la sua responsabilità vanno attribuiti in parte al cambiamento di atteggiamento nei confronti dell’Iran da parte degli Stati Uniti e dall’ultima sua amministrazione appena insediatasi. Una visione geopolitica contestata da chi individua la ragione di questo nuovo conflitto all’interno di logiche inerenti la politica interna israeliana.

    Sfugge evidentemente ai sostenitori di questa “bizzarra teoria” come durante la precedente amministrazione statunitense guidata da Trump Israele avrebbe ancora una volta fatto ricorso alle nuove elezioni anticipate. Viceversa in quest’ultimo caso il lassismo dell’amministrazione Biden verso lo stato iraniano ha permesso ad Hamas di armarsi e di lanciare oltre 3.000 missili. Una strategia di politica estera che ha trovato, come sempre in queste situazioni, anche l’appoggio dell’Unione Europea, da sempre il ventre molle dello scenario internazionale.

    La fragile tregua imposta ai contendenti proprio dalla amministrazione statunitense conferma la precedente insufficiente pressione politica nello scenario medio orientale.

  • Decreto Speranza, ANMVI conferma giudizio critico

    (Cremona, 24 maggio 2021) – Non basterà la parità del principio attivo per poter prescrivere il medicinale ad uso umano che costa meno. Basta leggere sulla Gazzetta Ufficiale del 21 maggio il decreto del Ministro Roberto Speranza “Uso in deroga di medicinali per uso umano per animali non destinati alla produzione di alimenti”.

    Il decreto costringe il medico veterinario ad uno slalom prescrittivo fra paletti, limitazioni e divieti che di fatto vanificano il principio della “miglior convenienza economica dell’acquirente”. Infatti, a parità di principio attivo – fra medicinale veterinario e medicinale ad uso umano – quest’ultimo potrà essere prescritto solamente in presenza di ulteriori pre-condizioni come ad esempio la circostanza che l’uso del medicinale veterinario sia rischioso o controindicato per l’animale in cura.

    Dietro l’annuncio del risparmio economico si nascondono forti limitazioni di accesso al medicinale ad uso umano. Non solo perché l’AIFA potrà precluderlo alla prescrizione veterinaria (una novità assoluta) ma anche perché vengono vietate all’impiego veterinario alcune classi di medicinali antibiotici ad uso umano.

    Quanto agli antibiotici non vietati, si impone al Medico Veterinario l’obbligo del test di sensibilità, una verifica che può richiedere fino a sette giorni e che rischia di ritardare il trattamento di infezioni gravi negli animali da compagnia. Per questo, la Veterinaria europea chiede di sviluppare test rapidi.

    L’ANMVI aveva proposto al Ministero della Salute di individuare forme di risparmio all’interno del settore veterinario, ad esempio sviluppando il mercato dei medicinali veterinari generici, come previsto dal regolamento europeo sui medicinali veterinari che entrerà in vigore il 28 gennaio 2022.

    Ufficio Stampa ANMVI – Associazione Nazionale Medici Veterinari Italiani- 0372/40.35.47

  • Le prossime elezioni del Presidente della Repubblica

    Mancano ormai poche settimane all’inizio del semestre bianco precedente l’elezione del Presidente della Repubblica. Già da mesi si assiste al solito tourbillon di papabili candidati scelti spesso nel mazzo delle vecchie e ampiamente compromesse cariatidi del sistema politico italiano.  A queste figure si unisce qualche improponibile nuovo “rappresentante della società civile” la cui genesi spesso è semplicemente mediatica.

    In questo contesto disarmante, tuttavia, considero sciagurata la sola idea di proporre, figuriamoci di eleggere, Mario Draghi alla Presidenza della Repubblica. Non tanto per la indiscutibile considerazione dell’attuale Presidente del Consiglio quanto perché questo sarebbe il più grande regalo immeritato al sistema politico e soprattutto ai partiti. Va ricordato, infatti, come l’incarico a Mario Draghi nasca dalla presa di coscienza dell’incapacità degli ultimi governi, dal 2015 in poi, i quali ci hanno portato alle soglie della pandemia in uno stato di crisi economica senza precedenti e con un insostenibile rapporto debito PIL (https://www.ilpattosociale.it/politica/il-silenzio-rappresenta-lunica-forma-di-comunicazione/).

    L’attuale Presidente del Consiglio è subentrato per la manifesta incapacità dei governi precedenti, e quindi della classe politica che esprimeva queste maggioranza di sostegno al governo Conte 1 e Conte 2, nel riuscire a presentare un piano per ottenere le risorse del Recovey Fund. La seconda parte dell’incarico all’ex presidente della BCE è ovviamente relativa alla gestione delle risorse finanziarie che l’Unione Europea vorrà concederci. La sua elezione alla presidenza della Repubblica lo priverebbe dell’incarico di Presidente del Consiglio e, di conseguenza, del potere esecutivo per la gestione e controllo di questi fondi che verrebbero di nuovo nella disponibilità di quel sistema politico che non era in grado di ottenerli ma che sicuramente sarà in grado di disperderli.

    Per questo i partiti si augurano la elezione di Mario Draghi alla Presidenza della Repubblica al fine di riottenere di nuovo mani libere di fronte a questi nuovi fondi (quasi tutti a debito) che se non si trasformeranno in fattori economici di sviluppo porranno il nostro Paese in una situazione di estrema difficoltà per il rapporto debito pubblico / PIL.

    La sua elezione sarebbe il più grande regalo e per di più immeritato al sistema dei partiti italiani.

  • Il silenzio rappresenta l’unica forma di comunicazione

    All’interno del sistema politico italiano pochi, ma forse nessuno, hanno compreso la svolta epocale che la nomina del Presidente del Consiglio Draghi ha introdotto. La nascita del governo dell’ex presidente della BCE parte dalla amara quanto reale considerazione del sostanziale fallimento della politica italiana in ambito economico e fiscale fino al momento della pandemia, successivamente a questa emergenza ha assunto anche i connotati di un ulteriore fallimento sanitario.

    La sostanziale insostenibilità del quadro complessivo è imputabile ad ogni singola presidenza del Consiglio e alle rispettive maggioranze dei governi che si sono posti alla guida al nostro Paese dal 2011 in poi.

    Dal governo Monti in poi tutti hanno usufruito di una “reale sospensione della realtà” nella valutazione dei fondamentali dell’economia italiana e della sostenibilità del debito pubblico grazie all’azione del presidente della BCE che ha permesso al governo Monti di ridurre lo spread e a quelli successivi di continuare ad aumentare irresponsabilmente la spesa pubblica e di conseguenza il debito. Il che ha permesso di mantenere “sostanzialmente edulcorata” la valutazione internazionale attraverso l’acquisto di titoli al mercato secondario e successivamente con il quantitive easing. Un fallimento di una intera e complessiva classe governativa e parlamentare incapace anche solo di tenere sotto controllo la spesa pubblica ed il relativo debito così come di avviare delle politiche di sviluppo, soprattutto industriale, che permettessero di aumentare il nostro tasso di crescita del PIL, da sempre un terzo di rispetto a quello europeo.

    Solo per richiamare alla memoria le scelte dei governi Renzi e Gentiloni:

    1. Ottanta euro
    2. Cedola fissa (100.000 euro) per i milionari con a residenza in Italia
    3. Codice appalti
    4. Finanziamenti a ripetizione di Alitalia

    Seguite a quelle scellerate dei governi Conte 1 e 2:

    1. Quota 100
    2. Reddito di cittadinanza
    3. Riduzione oneri contributivi per le società di calcio
    4. Lotteria degli scontrini
    5. Cash back
    6. Riduzione del limite dei contanti
    7. Estensione della prescrizione
    8. Navigator

    Solo per dare una minima nota della spesa.

    In questo contesto evidentemente gli autori di un simile disastro dovrebbero mantenere un profilo basso con il fine di offrire la possibilità al governo Draghi di lavorare e raggiungere gli obiettivi per i quali è stato nominato, in modo da creare le condizioni per portare il nostro Paese alle prossime elezioni con un equilibrio economico finanziario sostenibile.

    Non passa giorno, invece, in cui da una parte Salvini dall’altra Letta, entrambi espressione di una politica a distanze siderali dalle priorità degli italiani, non lancino accuse ai propri alleati di governo (perché in questo momento tali sono) o non pretendano di porre dei vincoli in relazione alla politica del governo Draghi.

    Un comportamento indegno ed intollerabile privo di ogni senso di rispetto tanto per le istituzioni quanto per i cittadini i quali sono chiamati, ancora una volta, a sopportare ulteriori sacrifici futuri (qualcuno crede ancora che le riforme richieste siano a costo zero) per ottenere quegli aiuti europei che dovrebbero rimettere in moto la nostra economia.

    Una mancanza di rispetto tanto per le istituzione quanto per i cittadini che trova un ulteriore supporto all’interno del mondo bancario. A fronte di un aumento della giacenza di denaro nei conti correnti, ormai limpida espressione di una insicurezza dei cittadini stessi, invece di abbassare i costi fissi e variabili degli investimenti, facilitando così l’ingresso di ulteriori risorse nel circuito economico, si intende aumentare i costi dei conti correnti rendendoli anti economici.

    Si può anche parlare e discutere del tasso negativo della crescita demografica ma non metterla in relazione ad una chiara espressione di insicurezza esattamente come lo sono l’aumento per le giacenze dei conti correnti rappresenta un’operazione di autoassoluzione dell’intera classe politica dirigente italiana.

    Questo calo della natalità unita all’aumento delle giacenze nei conti correnti è imputabile ad una sostanziale e ormai ventennale incertezza dei cittadini verso una chiara e conclamata incompetenza dell’intera classe politica italiana.

    Solo il silenzio da parte di questi leader dei singoli partiti risulterebbe adeguata come espressione di un segno di Riconoscenza nei confronti dei sacrifici economici pagati dai cittadini italiani e di Rispetto per i morti causati anche da una imbarazzante gestione della pandemia.

    Il silenzio ora rappresenta l’unica forma di comunicazione.

  • In attesa di Giustizia: il regno delle tre Sicilie

    La settimana si è conclusa con la attesa sentenza del G.U.P. di Catania di non luogo a procedere nei confronti di Matteo Salvini per il caso della motonave Gregoretti: decisione impeccabile, giunta in esito ad una serie di arricchimenti istruttori che non solo hanno consentito di  meglio motivare l’accoglimento della richiesta di proscioglimento che già era stata formulata dalla Procura ma hanno ridato dignità all’udienza preliminare la quale, nella gran parte dei casi, risulta un mero momento di acritico passaggio di carte da un ufficio all’altro.

    Per una vicenda del tutto analoga l’Autorità Giudiziaria di Palermo aveva, invece, misteriosamente disposto il rinvio a giudizio dell’ex Ministro dell’Interno: e chi auspica la certezza del diritto è servito, soprattutto se si presta attenzione al terzo procedimento “siciliano” sugli sbarchi negati ai migranti in cui era stato indagato, quello relativo al pattugliatore “Diciotti” della Guardia Costiera.

    Qui si ritrova un colpevole che sembra averla fatta franca  – come direbbe Davigo, nel frattempo  impegnato a far crollare nei sondaggi la credibilità della magistratura – ed è il Procuratore di Agrigento. Per quel caso era stata negata l’autorizzazione a procedere nei confronti di Matteo Salvini (correttamente e sebbene in Parlamento simili determinazioni siano soggette alla variabilità legata alle alleanze del momento) a carico del quale il Dottor Patronaggio aveva ipotizzato la commissione del reato di sequestro di persona  recandosi egli stesso a bordo della “Diciotti” per un sopralluogo terminato il quale senza far nulla tornò serenamente in Procura.

    Sappiano i lettori che, per il nostro codice penale, chi – come un Pubblico Ministero, un Carabiniere o un Poliziotto – ha il dovere di impedire la commissione di un crimine qualora non intervenga ne diventa complice. Ebbene, se Patronaggio riteneva che i migranti fossero stati sequestrati  invece che farsi due passi a bordo avrebbe dovuto sguainare la spada della giustizia e liberare i prigionieri. Allora delle due l’una: o quello non era un reato e il Procuratore non aveva motivo né di intervenire né di indagare il Ministro, oppure ne è stato correo e – forse – avrebbe dovuto arrestarsi da solo. Giustizia delle Tre Sicilie.

    Nel frattempo la Patria del Diritto affonda per altre ragioni anche a nord di Scilla e Cariddi, vittima dei postumi della devastante gestione del noto disc jockey Fofò Bonafede: a breve si sarebbero dovuti tenere gli esami per l’abilitazione alla professione di avvocato la cui organizzazione, con metodiche diverse rispetto al passato per fronteggiare l’emergenza pandemica, era stata frutto dello sforzo immaginativo dei tecnici arruolati dal Guardasigilli ridens (forse gli stessi che hanno realizzato il claudicante portale dei Tribunali e delle Procure).

    Ecco allora allestito un altro prodigioso sito informatico attraverso il quale i circa 26.000 candidati avrebbero dovuto gestire la propria partecipazione alle prove d’esame ma, prescindere da altre carenze organizzative relative alle convocazioni dei praticanti avvocati, ecco che il portale appena avviato è caduto vittima di un data breach: in sostanza, gli utenti – pur accedendo con le proprie credenziali – hanno visualizzato i profili di altri candidati e nella loro interezza tutti i rispettivi dati sensibili.

    Ovviamente non è stato possibile utilizzare nessuna delle funzioni del portale attesa la confusione creatasi tra migliaia di candidati molti dei quali, a causa di scomposti smanettamenti da parte di altri si ritrovano ora  rinunzianti a sostenere le prove d’esame che, peraltro, è altamente improbabile che abbiano inizio alla data prevista del 20 maggio.

    Di questo sfascio e della responsabilità del Ministero sulla protezione dei dati si occuperà innanzitutto il Garante della Privacy e già si prevede una serie infinita di reclami, ricorsi e richieste di risarcimento.

    Giustizia e tecnologia del terzo millennio che fanno rimpiangere le grandi opere dei Borboni come, ad esempio, il Codice per lo Regno delle Due Sicilie promulgato da Ferdinando I che pose il Regno stesso al primo posto anche dal punto di vista giudiziario, quel Regno che vide realizzati sia la prima linea ferroviaria “italiana” che il primo telegrafo, per non parlare dell’osservatorio astronomico di Napoli e delle menti illuminate cui diede i natali, da Vico a Filangieri a Pagano.

    Il XXI Secolo sarà – viceversa – ricordato per le immortali opere di Toninelli, le riforme di Bonafede, il pensiero giuridico di Davigo plaudite dalla piattaforma Russeau e, parafrasando Brecht, viene da dire: sfortunata la terra che ha bisogno di simili eroi.

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