Politica

  • Ci risiamo: Conte prepara autostrade per gli uomini di Putin

    Mentre aumenta la bagarre all’interno del cosiddetto campo largo, in vista delle elezioni, e i leader si affrontano per decidere chi sarà il candidato premier della coalizione di centro sinistra, mentre ci si domanda come ci potrà essere una coalizione con così diverse idee e vedute rispetto a problemi vitali quali il sostegno all’Ucraina, il riassetto militare e politico dell’Europa, lo scontro diventa kafkiano per quanto riguarda le modalità con le quali dovrebbe essere scelto il presidente del consiglio in pectore.

    Primarie in piazza? Conte è favorevole una elezione via internet.

    Sappiamo tutti che dal lontano 2015, anno del confronto elettorale tra Donald Trump e Hilary Clinton per la Casa Bianca con i diversi sospetti di ingerenze da parte dei russi per pilotare il risultato, le vie telematiche non sono più ritenute completamente sicure, inoltre gravi sospetti vi sono oggi per l’utilizzo improprio dell’intelligenza artificiale e le manipolazioni che ne possono derivare.

    Sono passati gli anni e tragicamente, nel 2022, Putin ha invaso l’Ucraina continuando, fino ai giorni nostri, una guerra sempre più crudele e devastante. Contestualmente è cominciata anche una guerra ibrida contro l’Occidente, contro i Paesi dell’Unione europea, colpevoli, secondo Putin, di difendere la sovranità dell’Ucraina e il diritto internazionale.

    Questa guerra ibrida ha portato una serie continua di attacchi hacker a siti sensibili degli Stati dell’Unione, Italia compresa, sia pubblici che privati.

    In una recente intervista al Corriere della Sera il Generale di corpo d’armata Carmine Masiello, capo di stato maggiore dell’Esercito, ha affermato che gli attacchi cibernetici gravi sono cresciuti di quasi il 50% a livello globale e di oltre il 40% in Italia.

    Senza approfondire ulteriormente rimane abbastanza evidente, anche ai più distratti, che affidare la scelta del possibile leader del cosiddetto campo largo ad un’elezione telematica può portare, con ragionevole certezza, ad una manipolazione di quelle stesse elezioni e del loro risultato da parte sia dei russi che di altri hacker, compresi quelli legati al terrorismo

    Se poi, senza accusare nessuno ma parlando solo di dati di fatto, ci ricordiamo quanto Conte, che indica le elezioni via internet, si sia battuto e continui a battersi per non inviare armi e sistemi di difesa all’Ucraina, si comprende bene come sarebbe tutto nell’interesse di Putin fare in modo che fosse proprio Conte a risultare vincitore nella sfida con Elly Schlein.

    In sintesi la mano lunga del Cremlino può ormai arrivare ovunque, sta a tutti noi, che difendiamo libertà e democrazia, impedire sabotaggi alla vita democratica del nostro Paese anche respingendo qualunque tipo di elezione che possa essere suscettibile di manipolazioni.

  • In ricordo di Alfredo Mantica

    Alfredo Mantica è mancato all’affetto dei suoi cari, degli amici e di tutti coloro che hanno avuto modo di conoscerlo e di apprezzarne non solo le capacità politiche, è stato più volte senatore e sottosegretario, ma anche la sincera attenzione alle sofferenze dei bambini dei paesi più poveri.

    Gli anni passano, e sempre troppo in fretta, e non ci si rende conto che il loro passare non solo modifica il nostro aspetto ma porta ogni giorno più vicini al traguardo finale, così quando ci lascia una persona con la quale abbiamo condiviso molti anni e molte esperienze ci prende sempre, oltre al cordoglio, anche il rimpianto di pezzi di vita.

    Ci sono periodi che ho cristallizzato, che sono presenti come se non fossero trascorsi decenni, così è stato per gli anni del Consiglio comunale di Milano con Alfredo Mantica e Tomaso Staiti, molto amici tra di loro e della stessa scuola romualdiana, e Carlo Borsani, come me vicino ad Almirante e Servello. Tutti e tre ora non ci sono più mentre io li vedo come allora tra gli interventi in aula, le discussioni anche tra di noi, le campagne elettorali, il confronto con i sindaci Tognoli e Pillitteri che se ne sono andati, tutti hanno lasciato ricordi e nostalgie che ci accompagneranno.

  • In ricordo di Emma Bonino

    Nel giorno dei funerali Il Patto Sociale si unisce a tutti coloro che ricordano Emma Bonino come una persona di particolare determinazione e coraggio nell’affrontare battaglie e percorsi difficili e scomodi.

    Nei molti ruoli che durante la sua vita ha ricoperto Emma Bonino non ha mai anteposto il suo personale interesse a quello della causa nella quale credeva e che sosteneva, cause che spesso non potevamo condividere perché troppo distanti gli ideali che ci ispiravano ma uguale era il reciproco desiderio di dare all’intera società maggiore giustizia e libertà, maggiore consapevolezza di quanto ogni giorno ci si debba impegnare per rendere più compiuta e forte la democrazia.

  • Pensieri

    Da un lato arrivano inquietanti allarmi, dagli addetti ai lavori: se non si interviene subito l’intelligenza artificiale, nel giro di dieci anni, potrebbe distruggere l’umanità, dall’altro la follia naturale intensifica la distruzione dei civili palestinesi, senza riuscire a sconfiggere  Hamas, mentre ormai da anni, e con rinnovata escalation, gli Houthi, non più di centomila soggetti, tengono in scacco le potenze mondiali.
    Dopo quattro anni l’unica concessione avuta da Putin è l’ammissione che l’operazione speciale contro l’Ucraina è una guerra e lo zar, mentre condanna i droni ucraini contro i territori russi come azioni di terrorismo, continua a bombardare, colpire, distruggere, in Ucraina, abitazioni civili, ospedali, supermercati, impianti energetici che danno luce e riscaldamento alla popolazione.

    L’opposizione italiana spara a zero contro il governo e contro la Meloni sostenendo che la riforma elettorale non garantisce, nonostante l’introduzione di alcune preferenze, sufficiente libertà di scelta agli elettori dimenticandosi che, nei molti anni nei quali ha governato e in quelli nei quali è stata minoranza, non ha mai sollevato il problema di ridare ai cittadini il diritto di scegliere i propri rappresentanti.
    C’è un vecchio detto che dice “meglio poco che niente” e questa riforma, che ha tanti lati ancora oscuri, almeno tenta di iniziare un percorso che, noi speriamo, possa un domani portare a leggi elettorali proporzionali e preferenziali perché il bipolarismo, come dimostrano i fatti, non ha dato più libertà e democrazia ma ha allontanato dalle urne la metà degli elettori.

    Se, per la tenuta della democrazia, del diritto, della libertà e della capacità di preservare sentimenti umanamente giusti, le elezioni in Germania preoccupano per la dichiarata simpatia  per Putin dell’ Efd, non ci solleva il morale sapere che anche in Italia, e non solo, complici molti opinionisti e giornalisti sempre a caccia di novità pur di fare audience, nascono e sono pompate formazioni politiche legate con chi vuole indebolire se non distruggere l’Europa per riportarci indietro di decenni le conquiste civili.
    D’altra parte se per vincere le elezioni bisogna promettere soldi, o in contanti o con redditi di cittadinanza, spararle sempre più grosse, per catturare l’attenzione dei tanti che sono e saranno comunque scontenti, ed infilare una sfilza di luoghi comuni o di vere e proprie provocazioni, si capisce bene come il sistema democratico, dagli Stati Uniti a noi, diventi sempre più deteriorato con una classe politica arrogante e molto spesso ignorante ed incapace.

    Una volta si diceva “mal comune mezzo gaudio”, in verità se tutto il mondo, per un motivo o per l’altro, si deve confrontare con governanti confusi, dissennati o senza scrupoli, in gran parte supportati da chi detiene le vere redini del potere e cioè i proprietari della Rete, dell’Intelligenza artificiale, dei satelliti e delle terre rare, di gaudio non ce n’è più per nessuno.

  • Arginare la radicalizzazione e il potere di pochi

    C’era un tempo, non troppo lontano, nel quale, pur con i suoi difetti ed errori, la politica doveva rendere conto, almeno in parte, ai cittadini.

    Era il tempo delle tribune elettorali nelle quali i leader si sottoponevano alle domande dei  giornalisti e davano  risposte, era  il tempo delle sfide tra i programmi elettorali, degli incontri pubblici, dei comizi in piazza, del confronto tra elettori ed eletti od aspiranti tali, il tempo delle scelte dei cittadini che, con il voto di preferenza, impedivano che i segretari di partito, o i loro colonnelli locali, avessero il potere assoluto nominando parlamentari amici al di là delle effettive capacità.

    Era il tempo nel quale, pur con i loro difetti, le formazioni politiche si confrontavano al loro interno e con l’opinione pubblica, vi erano sedi, circoli, sezioni dove simpatizzanti, iscritti e dirigenti si misuravano, dialogavano anche per far crescere una più giovane classe dirigente.

    Ora, alla vigilia di nuove elezioni, la realtà è ben diversa ed in gioco non vi è soltanto la vittoria di questo o quello schieramento ma la stessa stabilità della democrazia e dei valori occidentali che sempre più sono calpestati, anche in Occidente.

    Eliminati i luoghi di confronto, salvo kermesse celebrative nelle quali si ascoltano e applaudono i big e non si interloquisce, la rete, i social di varia natura, hanno sostituito, nell’anonimato di troppi e nelle finte presenze di altri, il rapporto che esisteva tra eletti ed elettori.

    I nostri dati sensibili sono in mano a società private e non allo Stato che ha appaltato la loro gestione e la burocrazia digitale ai colossi del tech, AWS, Microsoft, Google ed altri gestiscono i flussi informativi, estraggono dati per i loro interessi, creano dipendenza.

    Intanto hacker di varia natura ci imbottiscono di false notizie, distorcono la realtà, rendono sistema la contro informazione, forze interne e straniere si impossessano di ogni strumento possibile per raggiungere e indirizzare le nostre scelte, dai consumi alimentari agli aiuti all’Ucraina, dal modo di vestirci a come dovremmo votare.

    Siamo in un’epoca nella quale l’intelligenza artificiale si confronta con la stupidità naturale, dove in modo palese, come ha fatto Musk, si può costruire la vittoria di un candidato finanziando spot televisivi, campagne social, assumendo migliaia di persone per raggiungere ogni possibile elettore e farlo registrare, quel Musk che con Starlink può accendere o spegnere la connettività Internet nei terreni di guerra e condizionare i destini di intere nazioni e popoli.

    Chi detiene il flusso dei dati, chi ha ricchezze superiori anche a quelle degli Stati, chi ha il monopolio di certe funzioni vitali di fatto ha in mano la politica, che sia democratica o repubblicana, che sia di destra o di sinistra, la politica non è più libera e la democrazia è sempre più a rischio, al di là dell’apparente libertà della quale ci convincono di godere mentre gran parte delle infrastrutture del commercio globale sono in mano ad Amazon, o a suoi equipollenti cinesi e russi, condizionando le nostre scelte ed i nostri acquisti.

    Tornare indietro forse è impossibile ma arginare la deriva pericolosa che ci sta portando a preoccupanti radicalizzazioni da un lato e dall’altro, al potere sempre più assoluto di poche persone che detengono gli strumenti di controllo di massa, è una necessità e se i partiti non lo comprendono devono essere i cittadini a trovare la forza e la voce per fermare il declino non solo della democrazia e dell’occidente ma della stessa dignità e libertà.

  • In attesa di Giustizia: quelli della superiorità morale

    I numeri sono impietosi: due maxi inchieste coordinate da Nicola Gratteri quando guidava la Direzione Antimafia di Catanzaro sono arrivate a sentenza proprio mentre si discute alla Camera di istituire una Giornata della memoria dedicata alle vittime di errori giudiziari. La prima, “Maestrale-Olimpo-Imperium”, del 2023 descriveva non solo le cosche ma una vasta “zona grigia” di imprenditori, professionisti, funzionari e dirigenti pubblici ritenuti collegati alla ‘ndrangheta: il primo grado si è chiuso con 79 condanne ma anche 99 assoluzioni (più della metà degli imputati) e 3 proscioglimenti per prescrizione. La seconda inchiesta è del 2022 ed ipotizzava infiltrazioni mafiose nella filiera del legname e l’impiego illecito di rifiuti.

    Furono arrestate 31 persone: la sentenza di primo grado, pronunciata anch’essa da poche settimane, è di condanna solo per otto imputati su 61, gli altri 53 sono stati assolti.

    Si tratta solo di due esempi, molto recenti e ravvicinati tra di loro, che rendono più che mai incomprensibile la scelta di astensione della sinistra sulla proposta di istituire una Giornata dedicata agli errori giudiziari: è davvero difficile commentare quando si tratta di affermare un principio elementare – ricordare chi ha pagato con la libertà, la reputazione e la vita errori dello Stato – prevale da un lato la logica politica dall’altro la sudditanza culturale nei confronti di una parte della magistratura.

    Come se riconoscere che la giustizia possa sbagliare significhi indebolirla, anziché renderla più credibile.

    Il garantismo è un principio che vale sempre, soprattutto quando è scomodo.

    Non avere il coraggio di difenderlo davanti agli errori giudiziari dimostra di considerarlo un bene negoziabile e l’appartenenza al campo largo della gogna e delle manette facili che, peraltro, ultimamente perde colpi con imbarazzanti

    inchieste costruite facendo leva sul moralismo, che presentano il conto: dal caso di Ranucci – il moralizzatore moralizzato dalle sue amicizie esplosive – che si è ritrovato a dover condannare la stessa cultura del sospetto che per anni ha alimentato con i metodi del suo “Report”  è solo l’ultimo tassello di un mosaico più grande in cui  si trovano altre storie: per esempio quella delle indagini sull’urbanistica a Milano il cui primo filone arrivato a giudizio ha esitato, il 16 giugno, otto imputati assolti su otto dalle accuse di abuso edilizio e lottizzazione abusiva ed anche la Corte dei Conti ha prosciolto i tre funzionari comunali accusati di danno erariale…e come dimenticare che è stato archiviato l’ennesimo filone su Dell’Utri e Berlusconi  – presunti mandanti occulti delle stragi del 1993 – ritenendo mancanti elementi concreti sui rapporti diretti con Cosa Nostra per quella specifica ipotesi.

    A tutto questo naturalmente va aggiunto il dramma vissuto dagli indignati in servizio permanente effettivo con la vicenda della grazia a Nicole Minetti con la quale hanno tentato di buttare fango persino sul Quirinale ricevendone in cambio sputtanamento in dosi massicce: basterebbero questi esempi ma se ne potrebbero fare molti altri, più o meno recenti, per ricordare  all’opposizione che non basta un algoritmo, lo stare tutti insieme contro qualcuno, per essere un’alternativa,  alla magistratura che non basta una vittoria del No al referendum per non ragionare sui limiti dell’irresponsabilità di un pubblico ministero ed al partito della gogna che avere una giustizia giusta, con meno cultura del sospetto, con meno indagini trasformate in sentenze, con meno schizzi di fango fatti volteggiare nell’aria, non è un tema legato a chi vuole prendere le parti degli accusati: è un tema che riguarda un bene comune che si chiama giusto processo, Stato di diritto, cultura delle garanzie.

  • Anche sui compensi di Report il campo largo è stretto di contenuti

    Suona veramente ridicola, oltre che pretestuosa, l’indignazione di certa politica e società civile, legate a quella che un tempo si sarebbe chiamata sinistra ed ora è solo un campo largo di farneticazioni, per la pubblicazione dei compensi e delle spese dei collaboratori di Report, trasmissione della tv di Stato.

    Non è forse trasparenza sapere i compensi e gli interessi di deputati, senatori, consiglieri regionali? Per quale motivo non devono invece essere conosciuti i costi di trasmissioni pubbliche, per le quali paghiamo il canone, ed i giornalisti avrebbero diritto ad una privacy che chi fa politica non ha quando sappiamo bene che da tempo l’informazione è in gran parte politicizzata?

    Per alcuni ogni pretesto è buono per dare aria ai denti e fare dichiarazioni che servono solo a dimostrare che sui reali problemi dell’Italia e dell’Europa il campo largo è proprio strettino di idee, contenuti e logica.

  • Difesa comune?

    Molto spesso si parla del distacco tra il mondo della politica intesa nella definizione più ampia e la vita reale, e quindi le legittime aspettative dei cittadini.

    Troppo spesso anche di fronte a questo evidente distacco, la politica crede di poter imporre vincoli e schemi culturali lontani anni luce dal sentire della popolazione che stanno amministrando solo in nome dei principi istituzionali interpretati invece con l’evidente intenzione di raggiungere obiettivi particolari. Paradossalmente la politica percepisce sé stessa sempre più come élite culturale per quanto distante si dimostra nella realizzazione di modelli culturali che da decenni continua ad imporre a quello che considera il “popolino”.

    Poi esistono i bagni di umiltà o meglio il ritorno alla realtà dettato dall’esito delle iniziative politiche di chi governa le quali dovrebbero imporre una revisione delle priorità che la politica si è posta.

    In questo contesto l’esito dell’arruolamento volontario in Germania, che ha visto 300 volontari sui 20.000 ipotizzati, dimostra quanto velleitario il progetto di una difesa comune europea possa essere ancora oggi considerato ed interpretato. Questo risultato fornisce l’idea del delirio delle classi politiche e governative sia tedesca che  europee in generale tanto in ambito militare che economico le quali non condividono la realtà economica, sociale e politica dei diversi paesi che formano l’Unione Europea, non sanno più interpretare le aspettative di pace dell’intera popolazione europea .Tantomeno possiedono  nel proprio bagaglio gli strumenti culturali per imporre priorità necessarie alla  salvaguardia delle “garanzie democratiche ” .

    Solo quando la politica, abbandonando la centralità dei temi “etici” minoritari ma ad alto impatto di immagine e comunicazione, tornerà finalmente a parlare di lavoro, sviluppo, occupazione ed introdurrà nuovamente negli scenari di guerra la parola diplomazia, solo allora la politica si dimostrerà in grado di tornare ad essere la legittima interprete delle aspettative dei cittadini.

  • Gli scandali albanesi

    I lettori de Il Patto Sociale – Informazione Europa ogni settimana trovano un articolo che dall’Albania ci testimonia alcune situazioni di un Paese che è in via di adesione all’Unione europea ed al quale come Italia siamo fraternamente legati. Purtroppo da questi articoli, per chi ha la pazienza di leggerli, si evincono una serie di gravissimi problemi legati alla criminalità organizzata ed alla corruzione. Auspicando che l’Albania diventi membro della Ue riteniamo che per il suo ingresso debbano, prima, essere chiariti e risolti quei problemi legati alla corruzione e alla criminalità che ha anche diramazioni sia in Italia che nel mondo.

    Gli articoli pubblicati su Il Patto Sociale – Informazione Europa, così come vari reportage, usciti non solo in Italia, e le pubblicazioni sul tema, tra cui ‘Invincibili’ di Nello Trocchia e le interviste del procuratore Nicola Gratteri, non sono mai stati seguiti da querele il che dimostra come non si tratti di fantasiose preoccupazioni ma di scottanti realtà.

    A beneficio non solo dei nostri lettori ma anche delle forze politiche italiane ed europee, riportiamo alcuni stralci degli articoli che abbiamo pubblicato nel 2025.

    In Albania opera una Struttura speciale contro la Corruzione e la Criminalità che è in funzione dal 25 novembre 2019. Sulla base di denunce a questa autorità, che riguardavano sia il diretto coinvolgimento del sindaco della capitale, sia del primo ministro albanese e di alcuni suoi stretti collaboratori, tra i quali il Segretario generale del Consiglio dei ministri, è stato arrestato il sindaco. A Tirana doveva essere costruito un inceneritore e altri due in altre località che non sono mai entrati in funzione, benché, i cittadini della capitale e delle altre due città pagassero salate tasse. Come se gli inceneritori funzionassero regolarmente. Il sindaco, nel frattempo, è stato arrestato per corruzione passiva, in almeno nove casi, e per riciclaggio di denaro, insieme con altre persone, tra cui sua moglie.

    Secondo i procuratori della Struttura speciale contro la Corruzione e la Criminalità organizzata il sindaco avrebbe approvato molti permessi di costruzione edilizia, nella capitale, a degli imprenditori coi quali poi divideva i guadagni ed è stato accusato di condivisione di ingenti fondi pubblici con varie imprese e organizzazioni non governative, tra cui alcune di sua moglie controllate direttamente con persone collegate. Il sindaco della capitale non è stato però accusato per il clamoroso scandalo degli inceneritori. E neanche per lo scandalo, reso noto quasi un anno prima, nel quale era coinvolto direttamente e/o tramite alcuni suoi stretti collaboratori e dirigenti del comune della capitale. Uno scandalo legato a molti appalti truccati e a finanziamenti per delle società che esistevano solo sulla carta.

    Il fatto che il sindaco della capitale non sia stato accusato per lo scandalo degli inceneritori, in cui sembra siano coinvolti anche il primo ministro ed altri suoi stretti collaboratori, attesta i limiti ai quali la giustizia albanese è sottoposta nello svolgere il suo ruolo istituzionale.

    Il 15 aprile la rete televisiva ARTE ha trasmesso in prima serata un lungo documentari: “Droga, dollari, diplomazia/L’Albania e l’Unione europea”.  Gli autori del documentario hanno trattato anche del traffico di droghe che entrano in Albania dal porto di Durazzo sottolineando che “la porta d’ingresso è il porto più grande dell’Albania. Esattamente qui a Durazzo entra una grande quantità di droga, generando così una grande quantità di denaro sporco”. Ed ancora “i cartelli della droga sono strettamente legati alla politica. Loro finanziano le campagne elettorali, assicurano fondi pubblici e sostengono i politici. Due ex ministri degli Interni di Edi Rama sono stati legati al traffico della droga e hanno dato le loro dimissioni soltanto dopo le pressioni pubbliche”. Gli autori del documentario evidenziano che anche il fratello minore del primo ministro “è coinvolto nel traffico delle droghe ed è stato accusato [dall’opposizione] perché, insieme con una banda di trafficanti, ha portato grandi quantità di cocaina nei Paesi dell’Unione europea nel 2014”.

    Il nesso tra criminalità organizzata e corruzione è stato evidenziato nel libro ‘Invincibili’ del giornalista investigativo Nello Trocchia. Trocchia nelle pagine del suo libro riferisce anche di un incontro avvenuto nel 2019 nell’isola caraibica di Aruba (piccola isola, parte integrante del Regno dei Paesi Bassi, nel Mare caraibico, a nord del Venezuela) tra i rappresentanti della mafia albanese ed alcuni stretti collaboratori del primo ministro albanese, a livello di ministri e di alti funzionari. I partecipanti all’incontro, dice Trocchia, hanno parlato e negoziato un progetto di riciclaggio del denaro sporco nel settore dell’edilizia. Un settore che per tutte le strutture specializzate internazionali ricicla miliardi in Albania. Si tratta di miliardi che provengono dalle attività criminali, dal traffico delle droghe e dalla corruzione.

    In visita nella zona di pregio turistico di Theth nel 2024, il primo ministro albanese aveva rassicurato gli abitanti della zona che il governo stava risolvendo il noto problema del riconoscimento legale, finora mancato, delle loro proprietà ereditate dai loro avi. Un problema diffuso in tutta l’Albania dovuto anche alle falsificazioni “legalizzate” dalle istituzioni, che penalizzano i veri proprietari a beneficio di persone vicine ai politici, loro “amici e clienti”. Sono diventati abusivamente “proprietari” anche dei prestanome, sempre legati ai rappresentanti politici e agli oligarchi, che sempre vanno “d’accodo” con chi governa.

    Ma il 7 luglio 2025 in quella bellissima area turistica, su ordine proprio dello stesso primo ministro, le ruspe hanno cominciato a fare tabula rasa. Si è parlato di una vendetta del primo ministro nei confronti degli abitanti della zona che alle elezioni dell’11 maggio 2025 non lo avevano votato. Ma anche di un diabolico piano del primo ministro per offrire quel territorio agli “investitori strategici”, con i quali ha rapporti consolidati, come è avvenuto in altre aree di alto valore turistico, soprattutto sulle coste dello Ionio.

    La presenza, sia in Italia, come in altri Paesi europei e del Sud America, della criminalità organizzata albanese da anni è stata evidenziata da diversi rapporti delle strutture specializzate, sia dell’Unione europea e di alcuni Paesi membri dell’Unione, sia da quelle d’oltreoceano. La pericolosità della criminalità organizzata albanese da anni è stata evidenziata con preoccupazione da diversi alti rappresentanti delle strutture specializzate antimafia italiane. Un’operazione contro il traffico internazionale di droga, avviata dal 2020, e condotta dalle strutture antimafia di Bari, ha evidenziato la partecipazione attiva della criminalità organizzata albanese nel traffico di droga.

    Alcuni dirigenti di questi gruppi criminali avevano appoggiato, attivamente e finanziariamente, alcuni candidati “vincenti” nelle liste del partito del primo ministro nelle “elezioni” dell’11 maggio 2025. Candidati che erano sconosciuti al vasto pubblico e che hanno avuto, invece, molti più voti degli altri candidati conosciuti. La pericolosità della criminalità organizzata albanese è stata evidenziata anche nell’ultimo rapporto ufficiale della DIA italiana (Direzione Investigativa Antimafia). Si tratta di un rapporto lungo e ben dettagliato, presentato al Parlamento italiano il 27 maggio 2025.

    Anche la Ue, chiamata a valutare l’idoneità dell’Albania e divenire membro dell’Unione, ha raccolto elementi che destano preoccupazione. In occasione del rapporto del 4 giugno 2025 della Commissione Affari Esteri del Parlamento europeo sull’Albania, il dirigente della missione degli osservatori del Parlamento europeo per le “elezioni” dell’11 maggio 2025, si è fermato anche sull’influenza della criminalità organizzata prima e durante il giorno delle “elezioni”. Ha dichiarato che “la criminalità organizzata, che ricicla il denaro proveniente dal traffico delle droghe, influisce durante le elezioni, per mantenere invariata la situazione [politica] e per continuare indisturbata l’attività [criminale]”. Sempre riferendosi alla collaborazione del potere politico con la criminalità organizzata, il dirigente della missione degli osservatori ha dichiarato: “Penso che questa sia una questione importante per l’Unione europea. Non possiamo permettere, quando si tratta di riciclaggio del denaro sporco, oppure di traffico delle droghe, che queste organizzazioni continuino a funzionare indisturbate”. Una realtà questa che non è stata però evidenziata nel sopracitato rapporto della Commissione Affari Esteri del Parlamento europeo, redatto in modo “diplomaticamente corretto”.

    Tra gli stessi diplomatici del resto sono emersi episodi che ingenerano dubbi. L’ex ambasciatrice degli Usa a Tirana ha lasciato l’incarico per andare a lavorare in ExxonMobil, uno dei maggiori gruppi petroliferi mondiali che, proprio grazie alla sua opera quale ambasciatrice americana in Albania, aveva vinto un appalto milionario per produrre elettricità dal petrolio tramite due navi nel porto di Valona. Le navi tuttavia non si sono viste, anche se i vincitori dell’appalto hanno ricevuto il compenso pattuito per svolgere l’incarico loro appaltato.

    La ministra dell’Energia e delle Infrastrutture (nonché vice primo ministro) peraltro è stata indagata a fine 2025 per la gestione di alcuni appalti relativi alla costruzione di una galleria e due ponti (questi ultimi pagati ma mai costruiti) e ai relativi lavori di supervisione. Secondo gli inquirenti, la ministra “ha seguito ed orientato in continuazione la procedura di questo appalto pubblico durante la fase preparatoria, durante lo svolgimento della procedura e fino al momento della proclamazione del vincitore”.

    La vicenda prende le mosse nel 2021, quando un’impresa albanese vince l’appalto per costruire il tunnel lungo più di cinque chilometri, due ponti e una strada sulla costiera ionica nel sud dell’Albania. Il costo dei lavori ammontava a circa 140 milioni di euro. Il 3 giungo 2021 però ad Ankara, capitale della Turchia, si svolge un incontro tra il primo ministro albanese, la ministra e due rappresentanti di una ditta turca.

    Dagli atti ufficiali della procura risulta che dopo quell’incontro la ministra accusata ha ordinato di annullare tutto e di ricominciare con un nuovo appalto sul tunnel. Appalto che è stato vinto, alcuni mesi dopo, proprio dalla ditta turca, nonostante avesse fatto un’offerta più costosa, di circa 50 milioni di euro, rispetto a quello della ditta albanese che aveva vinto il primo appalto, poi annullato. La ditta albanese ha avuto in seguito, dal vincitore turco, il subappalto dello stesso progetto, per la stessa somma che aveva offerto al primo appalto.

    Non era però abusivo solo il secondo appalto per i tunnel che ha permesso la “strana scomparsa” di 50 milioni di euro. Dalle indagini del procuratore risulta che vi sono state le stesse “ irregolarità” anche per il progetto dello stesso tunnel, per un valore di 7.4 milioni di euro, e per l’appalto sulla supervisione dei lavori, con un valore di circa 2 milioni di euro. Ai “supervisori” è sfuggito anche un ponte, lungo 110 metri, mai costruito, mentre le indagini evidenziano che i lavori per la perforazione e la costruzione del tunnel sono stati avviati senza il permesso dei lavori, obbligatorio per legge e arrivato soltanto il 28 maggio 2025, cioè più di tre anni dopo.

    La stessa ministra infine, secondo quanto reso noto lo scorso 20 novembre dalla procura, è stata indagata anche per un appalto pubblico di una parte del grande raccordo anulare di Tirana.

  • Qualche esempio di politica da basso impero

    Se qualcuno passa informazioni che consentono, a chi le riceve, di poter fare investimenti fruttuosi in borsa prima degli altri è aggiotaggio ma se Trump offre, previo  oneroso  abbonamento, di sapere, in anteprima, cioè prima che siano rese pubbliche, le sue intenzioni dalle quali si possono dedurre preziose notizie per vendere o comperare azioni od altro, questo come si chiama?

    Ciascuno di noi, comuni mortali, deve stare attento a non lasciarsi scappare un commento sulle doti estetiche o sugli orientamenti sessuali di chicchessia ma il ministro della guerra degli Stati Uniti può impunemente decidere di far fare ai soldati americani le analisi per verificare la percentuale di testosterone di ciascuno ed in caso sia insufficiente quali provvedimenti prenderà, esonerarli dal servizio e fare loro massicce punture per portare i livelli al grado che lui ritiene più consono?

    Se sei una piccola, media impresa italiana con un fatturato adeguato ma in momentanea crisi di liquidità, perché hai fatto investimenti per migliorare l’azienda ed hai  acceso mutui, troppe volte più onerosi del consentito o del ragionevole, avere un prestito, anche di poche decine di migliaia di euro, dando garanzie di altri beni, è impossibile ma se sei uno del giro giusto, della politica in speciale  modo, i prestiti arrivano anche per centinaia di migliaia di euro, non importa se le tue società  sono già pesantemente in crisi, l’importante è avere il nome giusto, il giusto contatto, la giusta arroganza.

    Se commetti un reato la tua pena  spesso non corrisponde al reato ma dipende da chi ti giudica e l’incertezza del diritto, dell’obbiettività, dei tempi, e delle mille varianti che dipendono dal caso, dai tuoi avvocati, da chi svolge le indagini, da chi emette la sentenza, portano ogni giorno a vedere compiere nuovi reati da chi dovrebbe stare in carcere o essere comunque controllato, ogni giorno leggiamo sui giornali le stesse notizie, nomi diversi e reiterazione degli stessi reati e geremiadi di stampa e politica che sostengono che così non va ma tutto resta invece uguale.

    L’opposizione contesta quello che fa la maggioranza invece di presentare programmi, proposte, soluzioni, mentre ad  ogni singolo problema che si ripresenta la maggioranza emette nuove leggi che si assommano, troppo spesso, a quelle già esistenti e non applicate per una serie di motivi che nessuno risolve.
    Intanto troppi comuni mortali non vanno a votare perché ogni nuova  legge elettorale mira solo ad espropriare  gli elettori dai loro diritti di scelta e verifica, mentre il potere politico, sia maggioranza od opposizione, mira solo a non perdere i benefici che derivano dal non doversi confrontare con la gente.
    Ps il basso impeto inizia nel 284 d. C. e finisce nel 476 d.C. con la fine di un ciclo storico e politico.

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