Politica

  • I costi emergenziali e le economie conservative

    Le pandemie rappresentano un evento eccezionale al quale nessuno è preparato per affrontare i terribili effetti in termine di vite umane e delle conseguenze economiche.

    Risulta tuttavia evidente come, una volta passata la prima ondata pandemica ed in attesa di una possibile seconda, proprio in virtù dell’esperienza appena vissuta sarebbe necessario dimostrare durante il periodo “di attesa” una strategia che permettesse se non di evitarla quantomeno di contenerne gli effetti ed i conseguenti  danni. Proprio perché una  pandemia rappresenta un evento eccezionale una strategia “conservativa” si sarebbe dimostrata molto più indicata rispetto a quella adottata dal governo. Una strategia conservativa avrebbe dovuto porre al primo posto il contenimento di una eventuale riproposizione delle problematiche relative ai contagi e di conseguenza rimandare sine die tutte le velleità riformiste fino al raggiungimento di un ritrovato equilibrio economico sanitario.

    In altre parole, in presenza ora di una didattica a distanza il solo acquisto dei banchi  con le rotelle per circa un miliardo e mezzo di euro rappresenta un insulto all’intelligenza umana e l’apoteosi della presunzione e mediocrità di chi lo ha ideato e realizzato. Invece l’incompetenza così come la cieca ideologia unita ad una presunzione dei singoli hanno portato ad un evento disastroso con la semplice apertura delle scuole.

    Tornando quindi all’aspetto strategico risulta evidente, persino clamorosa, la differenza tra indennizzi emergenziali ed investimenti a seconda che venga adottata una strategia conservativa o la  classica politica emergenziale la quale interviene successivamente all’evento.

    Francamente non si riesce a capire per quale motivo in questo momento drammatico il governo assicuri indennizzi superiori addirittura a cinque o sei miliardi “a ristoro” dei danni subiti da intere categorie a causa del nuovo dpcm quando le medesime risorse unite a quelle dedicate per i banchi a rotelle avrebbero rappresentato delle risorse ampiamente sufficienti per potenziare i mezzi pubblici che rappresentano il vero problema della diffusione del contagio esploso con la riapertura delle scuole.

    Risulta francamente incomprensibile come si preferisca avviare una “Finanza di soccorso” piuttosto che una Finanza strutturata espressione di una politica conservativa con il fine di non ritrovarsi in una situazione come quella attuale già vissuta durante la prima ondata.

    Certamente è più agevole gestire un’emergenza che immaginare un investimento strutturale per evitarla.

    In questo senso è evidente l’inadeguatezza di questo governo.

  • Covid: i nodi al pettine

    Riceviamo e pubblichiamo un articolo dell’On. Michele Rallo.

    I nodi stanno per venire al pettine. Non quelli della situazione sanitaria, assai meno preoccupante di quanto i numeri “ufficiali” potrebbero far temere. Ma quelli della situazione economica che, al contrario, è ben più grave di quanto appaia a prima vista.

    Fino ad ora Giuseppi si era affidato al metodo Casalino: non fare nulla, rimandare, prendere tempo, limitarsi a galleggiare sulla paura di PD e grillini di andare a elezioni anticipate, e – ultimo non ultimo – affidarsi alle conferenze-stampa all’ora del telegiornale per acquisire una popolarità da utilizzare poi per i suoi progetti politici.

    Il passaggio piú delicato era stato quello del prolungamento del blocco dei licenziamenti, inizialmente in scadenza in autunno e successivamente prorogato fino al 31 dicembre. Giuseppi II è riuscito così ad evitare il temuto “autunno caldo”, rimandando tutto all’anno nuovo.

    Ma, adesso, anche la scadenza di Natale si avvicina, e l’ombra dei suoi effetti devastanti si staglia minacciosa su uno scenario già drammatico: le tante aziende che non hanno riaperto dopo la chiusura di primavera, i primi disoccupati post-Coronavirus (da cinque a seicentomila, secondo diverse stime) di cui nessuno sembra essersi accorto, le superstiti partite IVA con l’acqua alla gola, interi comparti economici in ginocchio. Se non si trova il modo di estendere ancora il blocco dei licenziamenti (e di pagare la cassa integrazione), subito dopo le feste ci saranno un milione di nuovi disoccupati, che andranno ad aggiungersi al mezzo milione di prima.

    E, questo, senza contare che le prime misure con cui si vorrebbe contrastare la “seconda ondata” del Covid potrebbero decretare una crisi irreversibile di interi comparti: ristorazione, spettacolo, tempo libero, turismo e una larga fetta del settore commerciale.

    La sanità, intanto, è in affanno. Dopo la “prima ondata” non si è fatto nulla per rianimarla. La vecchia “austerità” non è stata rimossa: spese sempre ridotte all’osso, ospedali dismessi non più riaperti, personale sempre più spremuto e non gratificato. Tutto fermo, in attesa che l’emergenza in arrivo faccia cadere le resistenze a richiedere i 37 miliardi del MES. E, anche qui, all’insegna del tirare a campare: ci prendiamo questo prestito, utilizziamo questi soldi per finanziare l’aumento di personale e posti letto, e poi si vedrà. Ma nessuno parla delle condizioni giugulatorie per ottenere il prestito che ufficialmente sarebbe “senza condizioni”. In fondo – mi permetto di osservare – ci sarà ben stato un motivo per cui tutti gli altri candidati al MES abbiano detto “no, grazie”. Tutti, ma proprio tutti: non soltanto la Grecia, che veniva da un’esperienza bruciante, ma anche la Francia, la Spagna, il Portogallo. Tutti vittime di “pregiudizi ideologici”? Oppure qualcuno spinge per ripetere in Italia le porcherie che hanno già fatto in Grecia?

    Intanto – secondo indiscrezioni di stampa – il Fondo Monetario Internazionale (uno dei tre “figli di troika”) ci avrebbe riservatamente suggerito di ricorrere ad un nuovo lockdown, considerandolo idoneo – udite, udite! – a ridurre i danni per l’economia.

    Parallelamente, l’Unione Europea ci consiglia caldamente di tornare a far pagare l’IMU per la prima casa. Vecchio pallino di madame Merkel, che ha rifatto capolino dalla risposta del solito Gentiloni – commissario europeo agli Affari Economici – all’interrogazione di una europarlamentare italiana. Gentiloni ha poi precisato che non c’è una odierna “raccomandazione” europea al riguardo, e tuttavia non ha potuto negare che tale raccomandazione esistesse fin dal 2017 (il “vecchio pallino”) e che lui – guarda caso! – la avesse ricordata proprio in questi giorni.

    Nulla di nuovo. Si sa che gli ambienti PD sono alla disperata ricerca dei soldi per far fronte alle rate con cui dovremo restituire i miliardi del Recovery Fund. Pensioni e reddito di cittadinanza sono in cima ai pensieri dei merkeliani di casa nostra. Ma subito dopo verranno le case degli italiani, che la Kanzlerin vorrebbe in qualche modo sacrificare.

    Giuseppi non si scompone. L’importante é che tutte queste cose non facciano saltare gli equilibri – sempre più precari – fra piddini e grillini, o quelli fra grillini governisti e grillini movimentisti. Per il momento, le misure anti-Covid in gestazione servono benissimo a distogliere l’attenzione generale da un quadro politico europeo che comincia ad essere assai traballante.

    Senonché proprio queste misure anti-Covid possono fare saltare tutto: non solo il quadro politico italiano e quello dei rapporti con la UE, ma la stessa tenuta sociale di quello che resta del sistema Italia. In questo momento – scrivo al mattino della domenica – il Conte Tacchia e le delegazioni dei partiti di governo stanno trattando su un pacchetto di misure che è sostanzialmente un lockdown mascherato. La paventata chiusura totale non é prevista, nel senso che le “attività produttive” dovrebbero essere lasciate in funzione; ma una larga fetta delle attività commerciali e dei servizi saranno probabilmente chiusi o sottoposti a “coprifuoco”.

    A pagare il conto più salato saranno gli stessi di marzo-aprile. E, questa volta, moltissimi non saranno più in grado di riaprire. Indennizzi? Mi aspetto un’altra fregatura “poderosa”, come quella dell’altra volta.

    Sul piano “tecnico”, si continuerà a raccontarci che i contagi possono venire dagli stadi (15% del pubblico ammesso, all’aperto) e non da trasporti pubblici degni del terzo mondo (80% dei passeggeri consentito, al chiuso e in spazi ristretti).

    Intanto, le nostre coste e i nostri confini terrestri del nord-est continuano ad essere assaltati da legioni di migranti economici (non hanno più il coraggio di definirli ipocritamente “rifugiati”). Migranti che non soltanto ci scodellano un robusto supplemento di virus – checché ne dica la ministressa degli Interni – ma vengono a cercare lavoro (e abitazioni e assistenza sanitaria e trattamenti previdenziali e tante altre cose) in un paese che é con l’acqua alla gola.

    Lo sfascio è totale, siamo a un passo dal marasma.

    Giuseppi non lo capisce. Questa sera – ci scommetto – ce lo vedremo candidamente pontificare dagli schermi tv all’ora di cena, liscio e impomatato come al solito, a raccontarci che “tutto va ben, madama la marchesa”, che i sacrifici “necessari” (quelli degli altri) ci faranno superare anche quest’altro nuovo momentaccio e che, in ogni caso, l’Italia può sempre contare sulla solidarietà operante e sull’amicizia imperitura dell’Unione Europea. L’importante è che non si vada a votare.

  • L’illusione di un pasto gratis

    Uno degli argomenti che contrappone le diverse visioni politiche ed economiche espresse nel Parlamento è relativo all’utilizzo del Mes, a maggior ragione ora che i titoli del debito pubblico presentano un rendimento negativo come logica espressione di una fortissima politica monetaria espansiva della Bce.

    Nessuno, tuttavia, sembra in grado di cogliere i costi di questa politica monetaria espansiva, in particolare gli schieramenti politici con i propri economisti i quali addirittura chiedono, o meglio pretenderebbero, delle emissione di titoli del nostro debito senza limiti, a maggior ragione adesso, con tassi negativi.

    Un debito pubblico, come i suoi costi complessivi del servizio, per sua stessa natura ricade sulle generazioni future. La storia italiana dimostra come per tutte le emissioni di debito pubblico nessuno dei responsabili governativi risulti chiamato a risponderne.

    Rispetto, quindi, alla vita quotidiana dei cittadini italiani la classe politica vive in una sorta di assoluta irresponsabilità relativamente agli effetti delle proprie scelte politiche ed economiche.

    Viceversa, un atteggiamento prudenziale, in particolar modo in un periodo di grande incertezza come quello attuale, dovrebbe riportare entrambe le visioni economiche ad una maggiore consapevolezza e responsabilità in relazione al nuovo debito sia sotto forma di Mes che di nuove emissioni di titoli del debito stesso, anche se a tassi negativi.

    Sembra sfuggire incredibilmente ad entrambi gli schieramenti il costo reale per i contribuenti rappresentato dalla “depatrimonializzazione nel risparmio privato” (https://www.ilpattosociale.it/attualita/la-politica-monetaria-e-la-depatrimonializzazione-del-risparmio/).

    Ancora oggi buona parte degli schieramenti politici si illude che un debito negativo non abbia costi ma solo vantaggi invitando di conseguenza ad una proliferazione di emissioni di titoli del debito italiano.

    All’interno di un ciclo economico con tassi negativi che avvantaggia la spesa pubblica contemporaneamente il loro peso (ed in forma positiva quindi come un costo) viene trasferito ed assume forma e peso attraverso la depatrimonializzazione del risparmio il cui peso grava sulle spalle dei contribuenti, soprattutto per i risparmiatori.

    Una ulteriore insostenibile forma di irresponsabilità della politica la quale si aggiunge al debito odierno con effetti per il futuro in forma di costi immediati del servizio allo stesso ma scaricati sul risparmio privato.

    Non capirlo è grave ed indice di una superficialità imbarazzante perché potrebbe contribuire alla illusione di un debito a costo negativo come la Panacea per ogni problema.

    Sembra incredibile come nessuno abbia ancora compreso il valore del principio che in economia “Nessun pasto è gratis…” di Milton Friedman.

    Non conoscere, o peggio, ignorare le conseguenze a medio e lungo termine di queste politiche monetarie espansive rappresenta un’altra forma del nostro declino culturale.

    Inserire nuova liquidità in un sistema che la disperde, tanto da non essere neppure in grado di utilizzarla, come dimostrano i 20 miliardi da 10 mesi bloccati ed inutilizzati nel fondo infrastrutturale, non produce alcun effetto anticiclico.

    La politica monetaria espansiva nel nostro Paese, quindi, con la irresponsabile emissione di ulteriore debito pubblico senza alcuna ricalibratura della spesa pubblica produrrà come uno unico effetto scaricare i vantaggi dei tassi negativi per lo Stato in forma di costi aggiuntivi per i risparmiatori.

  • Lutto nella destra piemontese

    Filippo, combattivo attivista politico della prima ora, quando a Torino e provincia si rischiava la vita a far politica con il Fronte della Gioventù, l’MSI e Alleanza Nazionale, figlio di un sindacalista dalla schiena dritta, in tempi duri e di forti tensioni sociali nel mondo lavoro, Filippo la sua gavetta politica l’aveva fatta da giovane davanti ai cancelli Fiat volantinando e portando le istanze politiche della destra. Successivamente è stato consigliere comunale e presidente del consiglio di San Mauro Torinese e in tanti lo ricordano come un amministratore disponibile e grande idealista, sempre gioviale, dal sorriso stampato sulle labbra. A chi lo conosceva lascia un vuoto incolmabile e tanta tristezza, il rimpianto di una perdita inattesa, a soli 69 anni, non è riuscito a vincere la sua ultima battaglia, con la sua solita spavalderia, contro il Covid, eppure di malanni ne aveva superati tanti come i suoi problemi di cuore.

    A Filippo mi legano tanti ricordi di battaglie politiche e serate gioviali, a i vari congressi di Alleanza Nazionale e del Centro Sportivo Fiamma. Ricordo come fosse ieri le tante serate, le cene e i vari incontri politici, delle campagne elettorali europee, in sostegno dell’on. Cristiana Muscardini, coronati sempre da grandi successi, ottenuti in clima politico ostile, dove prevalevano la lealtà e gli ideali Politici, cosa rara nella politica attuale.

    Filippo è stato anche uno sportivo di lotta greco romana e componente della Giunta Esecutiva del Fiamma e un intraprendente giornalista con due grandi passioni: la Juve e la politica. Per chi volesse dargli l’ultimo saluto i funerali si svolgeranno martedì 20 settembre alle ore 10.00 presso la chiesa di San Benedetto in via Papa Giovanni XXIII 26 a San Mauro Torinese.

    Filippo un cameratesco saluto e non farci mai mancare il tuo sorriso e la tua sana allegria.

  • La mia Italia e la proprietà transitiva ideologica

    Trovo francamente miserabile utilizzare il clamore mediatico di alcuni episodi di cronaca nera per dipingere un quadro degradato del nostro Paese ma soprattutto degli italiani.

    Una tecnica politica rodata da anni e che mira ad affossare e svilire un riferimento (il primo termine di paragone, cioè la cittadinanza italiana) al fine di esaltare, viceversa, la propria differenza (ed ecco il secondo termine) e quindi élite personale, ancora più se politica.

    Risulta evidente come attraverso ogni strumento di comunicazione si cerchi di avviare un processo di identificazione tra il nostro Paese e questi efferati delitti di una banda di criminali o di un fratello intollerante nei confronti dei gusti sessuali della sorella attraverso l’applicazione di una “proprietà transitiva ideologica”, la quale trova la propria giustificazione in un sostanziale disprezzo per il popolo italiano.

    Nonostante questa disgustosa operazione, poi, in ambito prettamente politico, si propone come risposta all’applicazione della proprietà transitiva la propria esistenza politica la quale altrimenti risulterebbe difficile da giustificare ed identificare.

    L’Italia che io conosco e frequento, invece, è un insieme di persone perbene, che lavorano tra mille difficoltà, ma trovano anche il tempo per donare il sangue, amano le persone a loro vicine ma non per questo escludono l’attenzione per quelle a loro lontane.

    Dipingere il nostro Paese attraverso questi efferati delitti rappresenta una visione politica ed ideologica che disprezza la gente comune e che utilizza questi delitti per trovare motivazioni ad una visibilità ma soprattutto ad una propria superiorità ideologica. Considero queste persone delle vere e proprie espressioni della miseria politica ed umana imbevute di una volgare ideologia politica.

    L’Italia che io conosco e frequento è molto diversa da quella che viene dipinta da questi Miserabili.

    Da questa Italia composta da simili sciacalli politici che sfruttano delitti efferati per ergersi a censori e giudici per proporre la propria visione politica ed etica mi allontano sempre più per sentirmi in questo caso veramente diverso.

  • Le ragioni del No

    Per garantire che la modifica della Costituzione, necessaria immediatamente se dovesse passare il Sì al Referendum, corrisponda alle reali esigenze dell’Italia e non di singole forze politiche o gruppi di interesse, questa dovrebbe avvenire tramite i lavori di un’assemblea costituente. L’indizione di una costituente, in grado di ammodernare la Costituzione nata nel 1948 e che ha reso possibile la vita democratica in questi anni, richiede un accordo tra forze politiche che ad oggi dimostrano, nei fatti, di non avere la stessa visione di repubblica democratica, lo stesso rispetto per la funzione legislativa ed il ruolo del parlamento, la stessa considerazione per il diritto di scelta che dovrebbe spettare ai cittadini.

    Da lungo tempo il parlamento è esautorato dalle sue prerogative costituzionali e inesorabilmente siamo approdati ad una sistema oligarchico, per altro privo di quelle menti illuminate e colte che potrebbero, eventualmente, per un periodo breve di emergenza, giustificare che a pochi, anche non eletti dal popolo, sia consentito decidere in autonomia e scavalcando, di fatto, l’ordinamento costituzionale.

    Il problema non è diminuire il numero degli eletti ma impedire che i capi partito continuino a nominare i deputati impedendo, con le sciagurate leggi elettorali che abbiamo da troppo tempo, che i cittadini possano scegliere chi dovrà rappresentarli. Il problema è l’impreparazione, il pressapochismo, l’ignoranza di troppi parlamentari e la mancanza di norme che consentano la punizione esemplare e senza indugi di chi sbaglia e usa il suo mandato per affari illeciti.

    Votare No al Referendum è l’unico modo per riportare al tavolo della discussione il futuro della nostra democrazia, per stanare chi vuole, nascondendo i veri obiettivi dietro una falsa possibilità di risparmio, rendere sempre più ristretta e incontrollata la compagine di potere. Dire No al Referendum significa tentare di dare finalmente vita ad una stagione non solo di riforme ma anche di trasparenza, quella trasparenza che i 5 Stelle avevano tanto sbandierato e che si è tramutata nella pagina opaca del nostro presente.

    Un No convinto per difendere la Repubblica.

  • Il racconto dell’attualità, della politica e dell’economia fatto da Francesco Pontelli è diventato un libro

    Politica, economia e attualità è una miscellanea dei numerosi e interessanti articoli scritti dal noto economista Francesco Pontelli. I temi trattati spaziano dal Made in Italy all’inflazione, dalla politica fiscale all’e-commerce passando per i Giochi olimpici di Cortina che avranno luogo nel 2026. Partendo dall’Italia e dall’Unione Europea lo sguardo dell’autore è sempre rivolto a 360° verso l’intricata realtà che lo circonda. Le dinamiche della globalizzazione vengono qui analizzate a partire anche da casi particolari come, ad esempio, la produzione biellese di filati. Pontelli ha la capacità di trovare inedite chiavi di lettura e suggerire modelli interpretativi affatto scontati.

    Francesco Pontelli è stato, dal 2007 al 2013, docente idoneo presso il Dipartimento INDACO del Politecnico di Milano. È inserito nella Banca dati docenti dell’agenzia ICE (Istituto commercio estero). Articolista puntuale e pungente del sito Il Patto sociale – Informazione Europa.

    Il libro è disponibile anche su Amazon al seguente link:

    https://www.amazon.it/Politica-economia-attualit%C3%A0-Francesco-Pontelli-ebook/dp/B08HML9R1L/ref=sr_1_1?__mk_it_IT=%C3%85M%C3%85%C5%BD%C3%95%C3%91&dchild=1&keywords=francesco+pontelli&qid=1599646878&s=books&sr=1-1

  • Cenerini: in campo perché ragiono con la mia testa

    Ha iniziato la sua attività politica nel 1995 e nel 2001 ha aderito ad Alleanza Nazionale, Fabio Cenerini ha ricoperto diversi incarichi a La Spezia, sua città di origine: consigliere nazionale ANCI, coordinatore provinciale di Alleanza Nazionale, coordinatore vicario del Popolo della Liberà, consigliere comunale e vicepresidente del consiglio comunale a la Spezia. Dal 2017 capogruppo di Forza Italia nel consiglio comunale spezzino e, da quest’anno, responsabile provinciale dello stesso partito. Alle prossime elezioni regionali del 20 e 21 settembre si candida come consigliere regionale per la Liguria con Giovanni Toti Presidente. Al Patto Sociale racconta le ragioni della sua scelta ed espone il suo programma.

    Il suo impegno politico per la sua città è noto, cosa l’ha spinta a scendere in campo per la sua Regione?E’ stata proprio l’esperienza maturata nel corso degli anni, che spesso si è scontrata con tanta approssimazione che ho visto e vedo in giro, che mi ha spinto ad effettuare questa scelta. Credo però che la motivazione principale sia il fatto che ragioni con la mia testa e abbia sempre il coraggio di dire quello che penso prendendo anche posizioni scomode.

    Ospedale, cantieri navali, commercio, turismo, ambiente i punti di forza del suo programma. Per ciascuno di essi cosa propone concretamente?

    Partiamo dall’ospedale: dopo la giunta Burlando che dal 2005 al 2015 non ha fatto praticamente nulla al riguardo, il centrodestra dovrà fare celermente la gara e procedere con la sua realizzazione. La salute è un diritto, la provincia di La Spezia merita maggiore attenzione ed una sanità efficace e moderna ed in parte ciò avverrà con la realizzazione del nuovo ospedale.

    Cantieri e turismo: il porto commerciale è una delle realtà più importanti e brillanti della città, occupa migliaia di persone e va difeso e tutelato. La prevista attuazione del prp permetterà l’ampliamento e lo sviluppo di questo importante scalo, rendendolo sempre più competitivo. Nel contempo verrà restituita alla città calata Paita dove vedranno la luce il nuovo terminal crociere e il fronte mare, che ne cambieranno il volto. Il turismo delle crociere, temporaneamente bloccato a causa del Coronavirus, ha rivitalizzato Spezia e l’ha resa davvero turistica con una importante e nuova fonte economica per chi ha investito in attività come bed&breakfast e ristoranti. Non vanno dimenticati i cantieri navali pubblici e privati, in particolare quelli per la nautica da diporto, vero fiore all’occhiello per la nostra città che la rende famosa nel mondo.

    Capitolo ambiente: via la centrale Enel da La Spezia, da quasi sessant’anni brucia carbone, noi ne respiriamo i residui e molti hanno pagato con la vita! Di certo i tumori non ci sono solo per Enel, ma sicuramente è una concausa. Enel può produrre energia in zone meno abitate, da qui la posizione contraria anche ai turbogas, che inquinano meno ma inquinano. Ovviamente andrà tutelata l’occupazione diretta e dell’indotto, che comunque non lo sarebbe con il turbogas, 30/40 persone occupate a fronte delle 150 attuali.

    Parlando di commercio, mi sono fermamente opposto all’esecuzione del progetto per la realizzazione del centro Commerciale ‘Le Terrazze’, il più grande della Liguria e sproporzionato per La Spezia, che ha messo in crisi il piccolo commercio. Relativamente alla nuova piazza del mercato, ho bloccato il progetto della mia maggioranza perché non prevede parcheggi, mentre invece va realizzato contestualmente un parcheggio al servizio della piazza e del centro città. Rassicuro i residenti preoccupati per l’inquinamento che con il parcheggio diminuirà perché si arriverà e si troverà posto, mentre oggi le auto girano in colonna a passo d’uomo ed è da questo che deriva l’inquinamento.

    Non è particolarmente clemente con i suoi avversari di sinistra. Perché? Cosa condanna del loro operato?

    La sinistra per anni ha tolto parcheggi per pedonalizzare, senza realizzarne. In compenso ha dato il via libera al più grande centro commerciale della Liguria, “Le Terrazze”, con centinaia di parcheggi gratuiti. Inoltre, in merito all’Enel, l’azienda va avanti con arroganza grazie alla sinistra che a La Spezia è ambientalista a parole mentre a Roma ne asseconda le richieste. E sempre grazie alle folli politiche nazionali della sinistra anche in città siamo letteralmente invasi da stranieri che, nella stragrande maggioranza, non si integrano.

  • In attesa di Giustizia: porte girevoli

    Se ne parla da sempre: della inopportunità che vi siano commistioni tra magistratura e politica. In particolare sono da evitare giri di giostra dalla magistratura alla politica e ritorno che riportano alle più belle pagine di Sciascia. Chi amministra giustizia non ha solo il dovere della imparzialità ma deve anche apparire tale: il che non può essere, dopo avere operato scelte di campo e di schieramento nette, soprattutto laddove ci si debba occupare di uomini che appartengono alla categoria degli avversari politici.

    La notizia non è recentissima, risale a qualche settimana addietro, ma è l’ultima che illustra plasticamente quella inopportunità di cui si è parlato all’inizio: in argomento abbiamo il Dott. Nicolò Marino, già nella Direzione Distrettuale Antimafia di Caltanissetta, ora approdato a Roma, dove è Giudice per le Udienze Preliminari dopo una parentesi come assessore all’energia e ai servizi di pubblica utilità della regione siciliana nella Giunta Crocetta e del quale, in quel segmento di vita, si trovano prese di posizione taglienti contro questo o quel personaggio.

    Ed è lui il GUP che, contraddicendo la Procura della Capitale, ha rinviato a giudizio Luca Lotti: uno dei nomi eccellenti della maxi-indagine sul caso Consip.

    Marino aveva assunto l’incarico di assessore regionale nel dicembre del 2012 e ha ultimato l’incarico di governo il 14 aprile 2014. Sedici mesi in cui la toga è rimasta piegata nell’armadietto del palazzo di giustizia, mentre di lui rimangono agli atti decine di articoli e di dichiarazioni politiche. Particolarmente entusiasta agli esordi, è entrato poi in rotta di collisione con il governatore Crocetta. Con i Dem, peraltro, ha un rapporto equivoco, un amore incompreso. È stato in seguito ad un input di Pierluigi Bersani che il PD, con Crocetta, propose un modello inedito, una Giunta fatta di volti nuovi e certamente strutturati, tra i quali appunto un magistrato antimafia come assessore alle utilities. Con Matteo Renzi – nel 2014 – prova a dialogare, e aggancia il renziano Davide Faraone, come risulta dal verbale di una audizione resa da Nicolò Marino – in veste di ex assessore regionale e non di magistrato, o forse entrambe – davanti alla Commissione parlamentare di inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti.

    Ed eccoci ai giorni nostri, quando non più assessore ma giudice, Nicolò Marino si  ritrova con l’ex pretoriano di Renzi in aula per il quale il P.M. aveva già chiesto l’archiviazione e in udienza sentenza di non luogo a procedere: ma l’ex ministro Luca Lotti dovrà andare a giudizio ugualmente per rivelazione di segreto d’ufficio.

    Indipendenza dalla Procura ovvero questa decisione ha a che vedere con antagonismi politici non sopiti? Non lo sapremo mai, certezze non ve ne sono e non è affatto da escludere che la scelta del giudice Marino sia frutto solo di un giudizio sereno e privo di fattori di inquinamento;  tuttavia sarebbe decisamente meglio evitare anche l’insorgere del dubbio e gli strumenti ci sono: l’astensione per motivi di opportunità oppure, come ha fatto Gianrico Carofiglio, dimettersi dalla magistratura dopo avere ricoperto incarichi politici e dedicarsi ad altro. Ecco, in attesa di Giustizia, magari leggetevi un suo libro: Carofiglio è stato un ottimo magistrato, un senatore scopertosi poco avvezzo ai palazzi del potere (dai quali non è stato particolarmente amato) e al di là delle trame che possono piacere o no, scrive in un italiano impeccabile. Un uomo da cui c’è molto da imparare.

  • I misteri tragici d’Italia e quelli ridicoli di Conte

    Nel passato di tutti gli Stati ci sono misteri che non sono stati risolti, zone oscure della storia; credo però che solo in Italia i misteri del passato siano nulla in confronto ai misteri che negli anni recenti hanno insanguinato e gettato fosche ombre sul comportamento anche di chi ricopriva incarichi di vertice. I misteri di Ustica, di Bologna, i veri colpevoli della morte del generale Carlo Alberto Dalla Chiesa, di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, di Aldo Moro rimangono, insieme a tanti altri, il lato oscuro e inquietante del nostro recente passato.

    Nel nostro presente vi sono, fortunatamente, misteri meno grondanti sangue ma che comunque hanno gravi conseguenze sul nostro immediato futuro. Sono i misteri delle scelte politiche che hanno portato, in epoca di coronavirus, ad aprire le discoteche e a tenere chiusi i tribunali e le università, i misteri delle mascherine considerate prima inutili poi indispensabili e dopo ancora legate, come uso, a particolari orari come se la diffusione del virus ed i contatti tra persone svanissero in fasce orarie stabilite per legge.

    I misteri dei tamponi da effettuarsi entro 48 ore dall’arrivo dai Paesi della lista nera e che invece non sono fatti neppure dopo giorni di attesa mentre la vita dei singoli avveduti ha un’altra battuta d’arresto e quella di chi se ne frega scorre come prima lasciando tutti liberi di infettare altri sono solo alcuni dei tanti quotidiani misteri del nostro presente, un presente scandito dall’incapacità di chi governa di dare seguito immediato ed effettivo ai tanti provvedimenti che annuncia, a ragionare con cognizione di causa sulle conseguenze che tanto pressapochismo e impreparazione portano non solo all’economia ma alla vita di ogni cittadino. Il male oscuro della politica virtuale e non virtuosa purtroppo non è solo italiano ma in Italia rasenta ormai la confusione elevata a sistema, e senza pensare a complottismi, non si può negare che l’uso indiscriminato della decretazione d’urgenza coniugato con la riduzione dei parlamentari e con leggi elettorali che tolgono, da anni, al cittadino il diritto di votare direttamente i propri rappresentanti al parlamento fanno temere seriamente sulla tenuta della democrazia.

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