Politica

  • Governo Draghi: i conti non tornano più

    A questo punto qualcosa non torna più tanto nelle strategie quanto nei risultati raggiunti dal governo Draghi. Dopo un anno di lockdown che ha messo in ginocchio le attività economiche italiane ed in particolare il settore del turismo l’imposizione della zona rossa in tutte le regioni italiane nel periodo pasquale costringe ancora una volta il sistema ricettivo alberghiero alla chiusura, a Cortina come Venezia e a Roma.

    Viceversa, fino a ventiquattro (24) ore fa, con due semplici tamponi, uno all’andata e l’altro al ritorno, era possibile raggiungere le località turistiche spagnole ed i rispettivi alberghi.

    A fronte delle legittime proteste dell’intero settore turistico ancora offeso da una simile miopia, ennesima espressione di una incapacità sostanziale del Ministro della Sanità, ora si “impone” al ritorno una quarantena “volontaria” di cinque (5) giorni, un numero assolutamente arbitrario che rappresenta l’ennesima offesa al settore del turismo italiano.

    E’ evidente, tuttavia, il doppiopesismo con il quale si favorisca la movimentazione turistica verso l’estero mentre si obbligano alla chiusura totale le strutture italiane.

    Quindi se il tampone è sufficiente per assicurare l’interesse della tutela sanitaria nazionale per partire e rientrare da uno stato europeo (i 5 giorni di isolamento arbitrario sono solo l’ennesima beffa) non si vede perché non possa esserlo nella movimentazione interregionale per raggiungere una località turistica italiana, magari anche solo all’interno dei confini regionali.

    Oppure la metastasi culturale di questa classe dirigente, e quindi anche di questo governo, ha preso il sopravvento sui legittimi interessi degli operatori economici italiani in quanto non va dimenticato come, contemporaneamente a questa disastrosa gestione dell’economia turistica, ancora una volta la questione Alitalia, come ampiamente anticipato, rimane bloccata presso la Commissione europea nonostante la “brillante” iniziativa dei ministri Giorgetti e Giovannini. La sintesi delle loro competenze ha portato ad una strategia di rilancio della compagnia italiana che prevede aiuti di oltre 666.666 euro/dipendente: 4,5 miliardi per 4.550 dipendenti. Mentre il governo di Angela Merkel ne assicura 66.666 (1/10 rispetto ad Alitalia, con 9 mld e 135.000 dipendenti) ma chiedendo contemporaneamente la cessione del 20% delle azioni e anche di alcuni slot (https://www.ilpattosociale.it/attualita/alitalia-la-storia-infinita/).

    Rientrando nel contesto del settore turistico rimane inspiegabile come una personalità del prestigio internazionale di Mario Draghi possa supportare queste ridicole iniziative con l’unico risultato di penalizzare ancora una volta l’economia turistica italiano. In questo senso il quesito emerge sovrano quanto rimane privo di risposta.

    In termini generali, tuttavia, è evidente come manchi la comprensione da parte dell’intera classe politica e dirigente espressa dai governi Conte1, Conte2 ed ora Draghi sia in relazione allo stato di difficoltà delle imprese economiche quanto ad una insopportabile incapacità di sostenerne le priorità.

    E’ veramente inaudito il doppiopesismo utilizzato per le attività economiche italiane rispetto ai favoritismi nello specifico al settore turistico spagnolo.

  • Domande in attesa di risposta

    In molte regioni, Lombardia per prima, la vaccinazione va troppo a rilento anche per il deficit di alcuni sistemi informatici scelti. Per velocizzare le vaccinazioni per quale motivo, a livello nazionale o regionale, non si è chiesto ai medici di base di fornire l’elenco dei loro assistiti anziani e non si è organizzato con loro, su base volontaria e concordando un contributo, la vaccinazione nei loro ambulatori, almeno per i più anziani, per le categorie a rischio e per i portatori di patologie invalidanti? Per i medici che avrebbero aderito ci sarebbe stato un indennizzo economico, avremmo accelerato le vaccinazioni ed evitato che persone molto anziane, o con gravi patologie, si dovessero spostare per decine di chilometri per raggiungere il megacentro adibito ai vaccini su larga scala. Rimane il mistero del perché gli allettati siano in troppe regioni ancora senza vaccinazione a domicilio e perché non si sia chiesto all’Inps l’elenco degli invalidi visto che l’Istituto ha tutti i tabulati che servono al pagamento delle pensioni di invalidità e di accompagnamento. E’ noto purtroppo che i vari cervelloni che contengono i dati delle diverse amministrazioni ed enti non dialogano tra di loro, lo si denuncia da tempo ma nessuno provvede.

    Il presidente dell’Emilia Romagna, Bonaccini, ha giustamente detto che il personale sanitario che rifiuta la vaccinazione deve essere spostato ad altre mansioni lontano dai pazienti, ogni giorno infatti ci sono nuovi infettati negli ospedali e nelle case di riposo per colpa di personale che non si è voluto vaccinare. Per quale motivo ancora oggi manca una legge in merito? I pazienti infettati o i loro famigliari potrebbero fare anche una denuncia per procurata strage, è urgente che governo e parlamento facciano chiarezza su un problema molto grave. Va inoltre tenuto conto che chi, nello svolgimento del suo lavoro sanitario, si infetta ha giustamente diritto alla copertura e al sostegno dell’Inps, ma questo può valere anche per chi ha rifiutato il vaccino e si ammalato? Qualcuno ha affrontata la questione?

    Domenica 28 marzo durante la trasmissione dell’Annunziata è stato confermato, anche dal Presidente del Parlamento Europeo On. Sassoli, che in Europa è stata vaccinato il 4,1% della popolazione ma continuano a dirci che per fine luglio si arriverà all’80%! Cerchiamo di avere i piedi per terra, anche se arriveranno tutti i vaccini promessi e si accelererà in ogni paese la vaccinazione sarà veramente difficile se non impossibile raggiungere quanto promesso, non sarebbe il caso di essere più chiari ed onesti con i cittadini?

    Benissimo il cosiddetto passaporto sanitario ma sembra un po’ utopistico parlarne ora con solo il 4% di vaccinati e con la confusione e le difficoltà che porteranno ad avere immunizzati alcuni membri della famiglia ed altri ancora senza vaccinazione con i problemi conseguenti. Resta inoltre molto pericoloso ed assurdo che oggi, mentre in Italia siamo quasi tutti in zona rossa e non si può raggiungere la regione vicina per andare al mare o in montagna, restino aperti i viaggi all’estero per turismo, molti italiani sono già partiti per la Spagna ed altre località europee. Chi si sta occupando della gestione di questi problemi?

    Il presidente Draghi ha dato un forte richiamo all’Europa sia per i vaccini sia con la proposta di iniziative economiche e poi è indiscusso il cambio di marcia che c’è stato con la nomina di Curcio e del Generale Figliuolo ma troppi marcano il passo sia negli uffici ministeriali che in certe Regioni e non c’è tempo da perdere, bisogna intervenire con decisione.

  • Il declino digitale

    E’ evidente, e non da oggi, come la soluzione indicata per molte problematiche complesse ed articolate venga individuata, in modo decisamente semplicistico, nella facile applicazione di un algoritmo. Questo, utilizzato come un vero e proprio “strumento salvifico”, in buona sostanza permette di giustificare qualsiasi decisione purché supportata dalle risultanti dello stesso strumento algoritmico. L’utilizzo di questa forma di innovazione tecnologica nel settore privato sostanzialmente nasce dalla necessità di usufruire di uno strumento aggiuntivo per la comprensione tanto dell’andamento dei mercati e dei consumi, espressione dei diversi profili di consumatori (si pensi anche alla platea dei risparmiatori) quanto di quello dei costi delle materie prime in prospettiva.

    Contemporaneamente il sempre maggiore utilizzo dello strumento algoritmico trova un maggiore utilizzo in funzione di una riduzione dei costi fissi, specialmente se “amministrativi”. Si pensi, per esempio, alle banche d’affari le quali da anni stanno sostituendo molte posizioni di analisti finanziari con la semplice applicazione di un algoritmo.

    In ambito politico la realtà scaturita dallo strumento algoritmico permette a persone prive di ogni competenza di appropriarsi dei risultati algoritmici venduti come realtà indiscutibili e talvolta come espressione delle proprie specifiche competenze. Se, poi all’interno dei fattori caratterizzanti dello stesso algoritmo vengano inseriti, o peggio, omessi parametri fondamentali il quadro che ne esce può risultare decisamente fuorviante.

    La Regione Lombardia in questo senso, ma sicuramente il quadro è simile in tutte le regioni italiane, riesce ad ammettere candidamente come nella rilevazione giornaliera dei “positivi” non vengano distinti i nuovi positivi (primo contagio) rispetto a quanti già precedentemente positivi e quindi al secondo o terzo tampone.

    In altre parole, l’algoritmo individuato come l’unico strumento dal quale trarre basi per elaborare una strategie di contenimento della pandemia dipende anche da una corretta rilevazione dei contagi.

    Viceversa, si arriva a conteggiare la medesima positività, cioè la medesima persona positiva, anche tre volte nell’arco di 10 giorni.

    Non è necessario avere delle competenze scientifiche e tantomeno matematiche per comprendere come il non aver distinto tra nuove e vecchie positività incida in modo notevole tanto per il calcolo dell’andamento dei contagi quanto per il calcolo della percentuale di positività rispetto ai tamponi effettuati. Ogni strategia che ne consegua nasce dall’analisi di dati assolutamente non indicativi della realtà. Senza dimenticare come in questo modo non si riesca neppure a trarre una rilevazione veritiera relativa all’efficacia delle terapie farmacologiche in rapporto al fattore temporale i cui risultati vengono vanificati dall’inserimento della persistenza di una positività all’interno dei nuovi contagi.

    Una responsabilità che va interamente attribuita agli ideatori di questo incredibile errore progettuale algoritmico e ad una classe politica che dopo un anno non si è accorta, per propria incapacità, di questo errore strutturale.

    In ultima analisi, questo strumento algoritmico individua in modo inequivocabile come il declino culturale di un paese non possa essere aggirato con il semplice inserimento di uno strumento matematico e scientifico, anzi questo diventa espressione di una nuova forma di declino culturale. Quello digitale.

  • In attesa di Giustizia: caccia al colpevole

    Nei giorni del timore degli effetti collaterali e della dilagante, improvvisa, sfiducia nei vaccini in seguito ad alcuni decessi di persone vaccinate con AstraZeneca, la magistratura inquirente non ha perso l’occasione per una muscolare dimostrazione del proprio potere, dando avvio alla caccia al colpevole.

    Il riferimento non è certo all’Autorità Giudiziaria che ha, responsabilmente, disposto il sequestro dei lotti sospetti di vaccino quanto al Procuratore di Siracusa che, in seguito alla morte di un ufficiale della Marina ha iscritto sul registro degli indagati una decina di persone tra personale medico ed infermieristico impegnato a livello locale nella campagna di somministrazione.

    Iniziativa formalmente legittima seguita dalla notifica della informazione di garanzia:  “atto dovuto” come si suol dire in questi casi, volto a stimolare il diritto di difesa sin dalle prime battute di un indagine.

    Già, ma la difesa da che? Ammettendo senza concederlo che sia stato commesso un reato, ciò potrebbe essere avvenuto a monte: nella produzione ovvero nella catena di distribuzione/conservazione del vaccino ma, a prescindere dal fatto che – allo stato – manca persino un principio di prova che qualcosa di simile sia accaduto, per quello che riguarda, a valle,  il personale sanitario non è ipotizzabile alcuna responsabilità.

    Il nostro codice penale, infatti, prevede la scriminante (cioè a dire una circostanza, una condizione, che esclude la antigiuridicità della condotta) dell’adempimento di un dovere: e quello di somministrare il vaccino era ed è sicuramente un compito specifico dei sanitari.

    Cose che si studiano al secondo anno di giurisprudenza e il Procuratore di Siracusa dovrebbe saperle…tuttavia, ormai è storia nota, così van le cose nel Paese del diritto dove è spesso buio fitto: un P.M., con buona pace di quello che cerca di sostenere a contrario Piercamillo Davigo, può indagare chi vuole e come vuole anche in assenza di un indicatore pur minimo della commissione di un reato.

    Nel frattempo, l’“atto dovuto” determina ansia, spese, tempo da dedicare a difendersi a carico dei destinatari della informazione di garanzia esposti – per non farsi mancare nulla – ad un giudizio anticipato di condanna da parte dell’opinione pubblica.

    Vero è che l’azione penale è obbligatoria ma esercitarla con prudenza dovrebbe essere suggerimento che il buon senso detta ad ogni Pubblico Ministero.

    Gli accadimenti, anche sul versante giudiziario – che fa sempre audience – rischiano di determinare un diffuso senso di sfiducia nella campagna vaccinale di cui non si sentiva il bisogno dopo avere scampato l’effetto rebound della campagna pubblicitaria messa in campo da Domenico Arcuri prima di essere sostituito, discretamente interrotta dopo la messa in onda del primo inquietante spot di una serie di tre: duetto in chiaroscuro tra madre-figlia, in una RES, con la genitrice che sollecita la figlia a farsi vaccinare perché “deve volersi bene”.

    Campione di zapping immediato verso altri canali nel brevissimo tempo della sua programmazione, questo capolavoro è stato firmato d Giuseppe Tornatore, la colonna sonora è di altro premiato con l’Oscar, Nicola Piovani, e c’è solo da sperare che all’ex Commissario Straordinario tutto ciò sia stato generosamente offerto e non pagato con denari pubblici meglio destinabili altrove. Rimane una quasi certezza visti gli sviluppi della campagna vaccinale e l’apertura del fronte giudiziario: sia mai che Domenico Arcuri, oltre che essere un paradigma del flop, porti anche un po’jella?

  • Pensieri

    Diversi cittadini lamentano come, a distanza di più di un anno, si debba di nuovo stare chiusi e assistere impotenti a tanti contagi e a tanti decessi, e qualche politico sottolinea la situazione con particolare enfasi. Sembra però che in molti dimentichino alcuni aspetti fondamentali: la pandemia è globale, i vaccini, trovati a tempo di record, hanno tempi necessari per essere prodotti, distribuiti ed iniettati, vi sono stati in tutto il mondo, e particolarmente in Italia, errori di gestione nei primi mesi, errori da parte dell’Oms, della Cina, dei governi e non trascuriamo che troppe persone hanno disatteso le regole di comportamento procurando nuovi contagi. La pandemia mondiale è dovuta anche ad errori umani protrattisi per decenni, la distruzione del pianeta è stata sistematica e migliaia di virus si potranno, anche nel futuro, liberare da un momento all’altro perciò, dicono gli scienziati, bisogna abituarsi alle pandemie e a nuove regole di vita, di conseguenza i sistemi sanitari e di controllo, l’organizzazione di scorte per le emergenze e quant’altro necessario, andranno realizzati nell’immediato futuro ma andrà anche realizzata una nuova coscienza collettiva, una nuova responsabilità politica ed amministrativa, sia che si sia in maggioranza che all’opposizione. Hanno veramente stancato coloro che tutti i giorni in televisione ripetono le stesse cose, le stesse proposte, le stesse critiche, con una limitatezza di vedute che dimostra pochezza culturale ed incapacità di mettersi in sintonia con la realtà.

    Sapendo di scontentare alcuni plaudo, una volta di più, a Draghi quando sottolinea la necessità di parlare italiano in Italia, di non usare inutilmente e malamente parole inglesi che risultano incomprensibili ai più ma servono, a chi le usa, per sembrare più importanti. Plauso anche perché sta lontano da Twitter e social, non perde tempo a ingannare, tramite qualche addetto stampa, i maniaci degli pseudo dialoghi a distanza che tanto hanno avvelenata la vita politica e avvelenano il quotidiano con falsità riprodotte, incitazioni alla violenza, trasmissione di pensieri inutili. Draghi parla poco e dice quel che serve, qualcosa è già stato fatto, aspettiamo di vedere il resto che, siamo fiduciosi, arriverà.

    Augurando a Enrico Letta di potere svolgere il suo nuovo ruolo senza condizionamenti ed agguati e rispettando le molte parti del suo intervento che possono essere condivise, anche da chi non appartiene al suo percorso politico, dobbiamo però evidenziare come sia assolutamente non aderente alle necessità ed alle realtà del momento la sua proposta di dare il voto anche ai sedicenni, proposta già avanzata tempo fa dalla Meloni. Il voto presuppone non solo la conoscenza delle proposte dei partiti, e perciò attenzione alle notizie riportate non solo dai social, ma prima di tutto un grado di cultura generale e di capacità di approfondimento e di giudizio che appartengono ad una età diversa. Da tempo sociologi e studiosi avvertono di come, nella nostra epoca, si sia molto allungato il tempo dell’adolescenza, alcuni sostengono che arrivi molto dopo i 20 anni. I ragazzi sono molto influenzati dai contatti che si creano sulle reti informatiche e, ancor più degli adulti, dalle mode. Troppi adolescenti non sono abituati a prendersi responsabilità e decidono in base al gruppo, alle pseudo amicizie virtuali, ai sentito dire, non hanno ancora gli strumenti per decodificare i messaggi che arrivano a raffica da più parti. I recenti avvenimenti su Tik Tok, solo per fare un esempio, dimostrano come la consapevolezza arrivi solo in un’età più matura, anche i comportamenti di questi ultimi mesi, le feste in epoca di covid, le risse in strada, le movida che hanno portato ad un esponenziale aumento di contagi nella popolazione più giovane dimostrano come l’età della consapevolezza e dell’assunzione di responsabilità si sia spostata molto in avanti. Dobbiamo avere fiducia nei nostri giovani e proprio per questo dobbiamo aiutarli a crescere senza gravarli di responsabilità prima del tempo, la ricerca di voti non può giustificare e ventilare un voto a 16 anni, piuttosto la politica si occupi di come fare crescere meglio, in maggiore sicurezza, i nostri giovani offrendo ideali e opportunità di ruolo nella società.

  • Marzo 2020/2021: l’inutile anno

    La prospettiva di crescita dei contagi in ambito sanitario rappresenta sicuramente un parametro fondamentale per valutare la situazione sanitaria complessiva e le sue possibili evoluzioni. Al 20 marzo 2020 in terapia intensiva erano ricoverate 3.389 pazienti, un dato fortemente allarmante e giustificativo del primo lockdown della storia del nostro Paese e che sempre per primo in Europa affrontava senza alcuna esperienza la pandemia.

    Al 14 marzo 2021 in terapia intensiva risultano ricoverati più di 3.000 pazienti, un dato sicuramente in crescita progressiva e quindi allarmante, giudicato e considerato sufficiente per obbligare il nostro Paese ad un secondo lockdownload totale.

    Non si sono ancora calcolati correttamente gli effetti devastanti del primo lockdown in termini economici, sociali e psichici. Di certo rispetto alle dichiarazioni dell’allora Presidente del Consiglio Conte e del ministro dell’economia Gualtieri – il primo enumerava l’entità della manovra (750 miliardi) ed il secondo comunicava che nessuno avrebbe perso il lavoro (456.000 risultano ad oggi le persone che hanno perso il posto di lavoro) – la realtà di fatto ha smentito ancora una volta il governo Conte.

    Che il governo in carica, visti i dati odierni, sicuramente inferiori a quelli dell’anno precedente ma valutandoli in prospettiva, consideri necessaria una seconda chiusura totale non è difficile immaginare come questa avrà effetti devastanti se non catastrofici per l’economia, per le PMI e per tutta la struttura sociale del nostro Paese che deve ancora assorbire i disastri della passata gestione pandemica.

    Certamente nel 2021 si affaccia la possibilità di accedere ad un vaccino il cui piano vaccinale verrà implementato, anche in questo caso con un ritardo vergognoso, nelle prossime settimane dal governo Draghi ribadendo, ancora una volta, le lacune strategico organizzative del governo precedente.

    Tornando invece al semplice confronto dei dati relativi alle terapie intensive al marzo 2020 e 2021 e ai ritardi del piano vaccinale emergono semplicemente due considerazioni imbarazzanti. Le scelte relative alle strategie sanitarie da seguire per bloccare questa nuova impennata di contatti vengono valutate sicuramente in base al loro andamento attuale ed anche in prospettiva, quindi fondamentale è il trend di crescita.

    In questo senso si ricorda come quattro giorni fa il tasso di positivi sui tamponi effettuati risultasse al 7,5%, sceso il giorno successivo a 5,7 e successivamente risalito a 6,3% fino al 7,8.

    Un andamento non costante che dovrebbe essere valutato con maggiore attenzione anche in considerazione dell’ancora “relativamente basso” numero di pazienti in terapia intensiva.

    Ancora oggi, invece, il numero di ricoverati in terapia intensiva è comunque in molte regioni superiore a quel 30% indicato come soglia di allarme per la disponibilità di letti in terapia intensiva.

    Questo dimostra essenzialmente come, a distanza di un anno, non solo non si è stati in grado di avviare un piano vaccinale operativo ben prima di avere i vaccini. Tanto è vero che ci si trova ora nella necessità di velocizzare ed implementare uno successivamente alla loro disponibilità: intollerabile dimostrazione di una incapacità organizzativa e strategica indicatrice inequivocabile del livello culturale della classe dirigente governativa italiana.

    Durante questo anno, inoltre, nessun soggetto istituzionale, così come il governo centrale, attraverso un finanziamento diretto reso disponibile per le regioni, ma neppure le stesse regioni attraverso l’adeguamento delle strutture sanitarie, compreso ovviamente il personale sanitario, si sono preoccupati di aumentare, anche solo in una minima percentuale, la disponibilità di letti specialmente delle terapie Intensive.

    In un paese normale se a distanza di un anno avere tremila ricoverati in terapia intensiva rappresenta ancora il 30% dei posti disponibili questo rappresenta il fallimento clamoroso di una classe politica dirigente che in quest’anno ha giocato con i monopattini elettrici, i banchi con le rotelle e le primule invece di adeguare le strutture sanitarie.

    In altre parole, se ci fosse stata una reale volontà e soprattutto capacità di prevenire un’eventuale seconda o terza andata, immediatamente dopo il primo lockdown si sarebbero avviati immediatamente investimenti necessari per aumentare perlomeno del 50% i posti in terapia intensiva in modo da rendere gli attuali quasi tremila ricoverati non più il 30% ma il 18% dei posti disponibili evitando così l’ennesima gestione emergenziale. In più questo doloso e non colposo mancato adeguamento delle strutture sanitarie ha determinato un altro terribile effetto. Solo nel periodo tra febbraio e dicembre 2020 risultano aumentati del +11,9% i morti per tumore al colon a causa della impossibilità di avviare diagnosi di prevenzione in quanto le strutture sanitarie erano assolutamente assorbite dall’emergenza covid. Decessi, purtroppo, che diventano un “effetto collaterale” dell’emergenza pandemica difficilmente prevedibile.

    A distanza di un anno, però, il mancato sviluppo delle strutture sanitarie con le medesime capacità ricettive dell’anno precedente è assolutamente inaccettabile. I disastri economici, sociali ed umani di questo mancato adeguamento delle strutture sanitarie per la popolazione italiana sono ora interamente attribuibili al governo Conte, in carica fino al mese scorso, ai suoi rappresentanti, ai suoi commissari e alla classe politica regionale e ai suoi dirigenti sanitari che non hanno fatto nulla per migliorare le potenzialità delle stesse strutture in previsione di una nuova possibile seconda ondata pandemica.

    Esiste, quindi, una connessione diretta tra questo mancato adeguamento ed i decessi “collaterali” per altre patologie per l’impossibilità di diagnosi preventive a causa di una struttura, a distanza di un anno, ancora inadeguata.

    Mai come in questo momento la metastasi culturale di una classe politica dal 2000 ad oggi si era manifestata attraverso le solite ridicole strategie economiche le quali individuavano come primo fattore determinante l’adozione di nuovi scivoli pensionistici, come fu quota 100 nel 2019 ispirata da Borghi e Bagnai.

    Ed ora proposta, anche se per i soli dipendenti pubblici, dal quasi Nobel Brunetta.

    Questa metastasi culturale invece si manifesta attraverso la inadeguatezza del sistema sanitario e diventa essa stessa causa di ulteriori decessi “collaterali”. In aggiunta ovviamente a quelli da Covid 19.

  • Carlo Tognoli, per tutti ‘il Sindaco di Milano’

    “Gli scontri con lui erano sempre intelligenti”. Con queste parole, che tanto lo rappresentano, si chiude l’intervista a Dorina, la moglie di Carlo Tognoli mancato, dopo una dura battaglia contro il covid, all’affetto della sua famiglia, dei tanti amici e di Milano. Sì, Milano ha voluto bene al sindaco Tognoli e non lo dimenticherà per la sua intelligenza e normalità, per il suo essere stato l’uomo che in anni difficilissimi ha saputo portare la città a nuova vita e confronto. Ricordo gli scontri in aula e le simpatiche chiacchierate alla buvette, confidenze umane fatte con la certezza che i rapporti personali rimanevano tali, racchiusi nell’animo di ciascuno mentre in aula ognuno faceva, con la necessaria durezza e la reciproca integrità, il suo lavoro. Furono anni difficili ma furono anche anni di ricostruzione e penso spesso a quante opportunità abbiamo tutti perso nel non essere riusciti ad evitare che la politica, la società, i partiti degenerassero come ora. Molti sono stati gli importanti incarichi istituzionali che Carlo Tognoli ha ricoperto ma per tanti è stato il suo essere sindaco di Milano, mentre sulle strade scorreva tanta insensata e criminale violenza, in un Consiglio Comunale dove diversi big nazionali si scontravano e si incontravano, a rimanere nella memoria e nell’affetto.

  • Minniti va a lavorare per Leonardo, ennesimo cervello in fuga dal Parlamento

    Il primo a lasciare il seggio a Montecitorio, a un anno esatto dall’avvio della legislatura, era stato Guido Crosetto. Al terzo tentativo, il 13 marzo del 2019, era riuscito a far accettare all’Aula le sue dimissioni da deputato di Fratelli d’Italia. Sulla stessa strada, negli ultimi mesi lo hanno seguito Pier Carlo Padoan e Maurizio Martina. E ora la ‘fuga di cervelli’ dal Parlamento prosegue con Marco Minniti. L’ex ministro dell’Interno del governo Gentiloni, si trasferisce a Leonardo, dove dirigerà, secondo la notizia anticipata da Repubblica, la fondazione Med-or.

    Tra cambi di casacca, responsabili, costruttori e parlamentari in lite con i loro partiti l’assetto dei gruppi di Camera e Senato varia continuamente, e non solo in questa legislatura. Ma a modificarlo non sono sempre questioni politiche. Pier Carlo Padoan ha lasciato la Camera (dove era stato eletto come indipendente) il 4 novembre scorso dopo due anni di mandato e dopo l’esperienza come titolare del Mef nei governi Renzi e Gentiloni, per tornare ad occuparsi direttamente di economia. Siede nel consiglio di amministrazione di Unicredit dove ha portato le sue capacità maturate al Fondo monetario e all’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo internazionale. Anche Maurizio Martina è rimasto alla Camera per meno di una legislatura, ma la sua esperienza politica data dalla gioventù. Lombardo, a settembre ha compiuto 42 anni, Martina ha affiancato alla passione per la politica quella per i temi dell’ambiente e dell’agricoltura. E’ stato segretario del partito democratico dal marzo al novembre del 2018 e ministro delle Politiche agricole nei governi Renzi e Gentiloni. Alle ultime primarie dem è arrivato secondo con il 22% delle preferenze dietro al Nicola Zingaretti e davanti a Roberto Giachetti. Il 20 gennaio ha ufficializzato le dimissioni da deputato per accettare l’incarico di vicedirettore della Fao.

    Politico di lungo corso, Marco Minniti si sposta dalle aule del Parlamento agli uffici di Leonardo. Eletto per 5 legislature, è stato per quattro volte deputato e per una senatore. E’ stato sottosegretario alla presidenza del consiglio con Massimo D’Alema dal 1998 al dicembre del 1999, sottosegretario alla Difesa con Amato, vice ministro dell’Interno con Prodi e nuovamente sottosegretario a Palazzo Chigi prima con Enrico Letta e poi con Matteo Renzi. Paolo Gentiloni lo ha voluto ministro dell’Interno del suo governo. Anche per lui, quando l’Aula di Montecitorio accetterà le sue dimissioni, le dispute interne al Pd e gli scontri in Parlamento saranno un ricordo

  • Il governo per l’Italia, pensare ai giovani, non dimenticare gli anziani

    Senza aggettivi e senza commenti o sproloqui di coloro che, per sentirsi necessari, hanno bisogno di esternare pareri, commenti, delucidazioni, critiche od osanna, il governo, dopo le parole del Presidente Draghi, può cominciare a lavorare all’insegna del bene comune. Abbiamo in modo chiaro espresso il nostro parere nei precedenti numeri del Patto Sociale e quello che, senza essere nelle stanze dei bottoni, avevamo scritto si è concretizzato sia nell’intervento del Presidente che in quelli di alcuni dei maggiori esponenti delle forze politiche. Ora si tratta di dare velocemente e ponderatamente seguito con i fatti alle parole aggiungendo solo che, tra i diversi ed urgenti obbiettivi, non va dimenticata la giusta attenzione alla parte più anziana della popolazione. I giovani sono il domani, senza di loro non c’è futuro per l’Italia, gli anziani sono la nostra memoria e tanta parte del presente e su di loro l’angoscia della pandemia ha pesato in modo particolare perchè per molti il tempo della clausura non sarà risarcito. Anziani che anche ora stanno contribuendo, con pensioni e risparmi, alla sopravvivenza di figli e nipoti senza lavoro, anziani troppe volte soli ed oppressi da sistemi informatici con i quali non hanno confidenza. Il loro ascolto è necessario perché una società democratica, repubblicana, giusta deve anche tenere conto dei tempi necessari all’adattamento di tutti e nessuno deve restare indietro e sentirsi escluso.

    Nelle parole di Draghi, pronunciate senza enfasi ma in modo sentito e determinato, riconosciamo quel progetto e quella visione che possono riportare l’Italia e gli italiani a riconoscersi come popolo e nazione fondatrice del sogno europeo, un sogno che il nostro Paese può, con altri, tradurre finalmente in realtà: un’Unione politica non soltanto un’area commerciale con dannosi dissidi tra nord e sud Europa.

    Qualcuno si è lamentato perché Draghi non esterna continuamente, non è sui social e non twitta a tutto spiano come troppi politici, in tutto il mondo, hanno fatto e stanno facendo in questi tormentati anni. Noi riteniamo che un ritorno alla sobrietà ed alla ponderazione di quanto si dichiara sia un esempio per tutti e che ogni dichiarazione dovrebbe essere preceduta dalla chiarezza e fattibilità di quanto si vuole realizzare. Se finalmente, almeno per il periodo necessario ad uscire dalla crisi sanitaria, economica e sociale, si eviteranno le politiche degli annunci a vuoto, delle confusioni tra i diversi ruoli, delle polemiche sterili e dei conflitti, ingenuamente ritenuti propedeutici a catturare un momentaneo consenso, faremo tutti un grande passo avanti nel consolidamento della democrazia e del rispetto dei cittadini. Se la tragedia mondiale, che il covid ha causato, aiuterà a comprendere finalmente il valore della vita, della correttezza, che in politica non è un optional, della necessità di preservare l’ecosistema per salvare la terra avremo ascoltato e capito l’ultimo appello che ci è stato dato, altrimenti non ci sarà più tempo per nessuno.

    Buon lavoro Presidente Draghi a lei e a tutto il governo.

  • Ritornare alla politica per risolvere i problemi del presente guardando al futuro

    Molti analisti e commentatori hanno in questi giorni definito l’incarico al Prof. Draghi il definitivo fallimento della politica. In verità questo incarico, che ci auguriamo segni finalmente una svolta positiva, è il fallimento dei partiti non della politica perché la stessa, ormai da molto tempo, è in letargo. La politica è stata volutamente estromessa da populismi di vario tipo e da incompetenze e paure elettorali che per molti anni hanno tramutato i partiti da cinghia di trasmissione democratica, tra i cittadini e le istituzioni, in soggetti esclusivamente autoreferenziali ed avulsi dai reali problemi della società. La nuova sconfitta della partitocrazia, da molti contestata a parole e da troppi supportata e foraggiata nei fatti, può forse ridestare la politica e fare nascere una nuova stagione di persone preparate e capaci di visioni a breve e lunga distanza. Chi pensa alle oggettive necessità dell’Italia darà il suo contributo per identificare con Draghi i passi necessari a contrastare e sconfiggere la pandemia sanitaria, sociale ed economica. Chi invece pensa solo al proprio ipotetico risultato elettorale, vicino o lontano, continuerà a non riconoscere l’opportunità individuale e collettiva che si è presentata. L’Italia ha bisogno del ritorno della politica, l’arte di risolvere i problemi del presente immaginando avanti, guardando al futuro tenendo conto delle realtà geopolitiche e sociali che ci circondano ora e che ci saranno domani.

    Ci sono momenti nei quali, davanti a nemici comuni, tutti siamo chiamati ad assumerci le nostre responsabilità. I nemici sono principalmente il covid, la crisi economica, la disoccupazione e le diverse povertà, il disagio sociale, il sempre più pericoloso dissesto climatico, la criminalità ed il terrorismo, lo sfaldamento delle istituzioni democratiche. Di fronte a questi nemici tutte le forze politiche e sociali dovrebbero trovare un momento di collaborazione fattiva per sconfiggerli, sapendo che tornerà il tempo, raggiunto il risultato, per tornare ciascuno alle proprie origini. Un vecchio e saggio detto sottolinea come, nei momenti salienti, i nemici dei miei nemici siano i miei amici. Ora non è necessario che le diverse forze politiche diventino amiche ma è necessario unire tutte le forze disponibili per vincere i molti avversari che ci stanno strappando la stessa vita. Certo per andare insieme in battaglia bisogna condividere gli obiettivi ed i metodi per questo è legittimo chiedere a Draghi quale sia il programma e quali gli strumenti tecnici, politici ed umani per realizzarlo, quello che è sbagliato e pericoloso, specie per chi lo dice, è dichiarare dei no a priori o fare distinguo tra chi ha diritto o meno di partecipare alla battaglia. Con veti e pregiudizi si costruiscono sconfitte a danno di chi si è fidato di noi.

Back to top button

Adblock Detected

Please consider supporting us by disabling your ad blocker