Albania

  • Cinque anni che testimoniano soltanto un fallimento

    È un’esperienza che sempre si ripete nella storia;

    il fatto che qualsiasi uomo abbia del potere è portato ad abusarne.
    Montesquieu

    Sì, sono passati ormai cinque anni da quando è diventata operativa la riforma del sistema di giustizia in Albania. Purtroppo adesso, dopo cinque anni, dati e fatti accaduti e che stanno accadendo anche in queste ultime settimane alla mano, si potrebbe considerare una riforma che non ha quasi minimamente realizzato i suoi dichiarati obiettivi. Perciò si potrebbe considerare una riforma fallita. Anzi, consapevolmente ideata, programmata ed attuata per diventare tale. L’autore di queste righe ha trattato ed analizzato spesso questo argomento ed ha informato a tempo debito il nostro lettore, dal 2016 in poi.

    Erano le primissime ore del 22 luglio 2016 quando tutti i deputati del Parlamento albanese hanno votato all’unanimità gli emendamenti costituzionali che permettevano l’attuazione di quella che comunemente è nota come la riforma di giustizia. Quella riforma che, sulla carta, doveva dividere definitivamente il potere giudiziario da ogni e qualsiasi influenza dai due altri poteri (esecutivo e legislativo), come previsto e sancito da Montesquieu nel suo noto libro Spirito delle leggi, pubblicato nel 1748. Quella riforma, cioè, che doveva rendere finalmente il sistema della giustizia indipendente, non influenzabile e non influenzato, da qualsiasi intervento politico. Quella riforma che doveva spezzare definitivamente qualsiasi legame e influenza politica e/o di ogni altro tipo che potevano condizionare la sovranità decisionale del sistema della giustizia in Albania! Ma la vera e vissuta realtà dimostra ben altro adesso, dopo cinque anni da quel 22 luglio 2016, quando tutti i deputati, della maggioranza e dell’opposizione, applaudirono contenti, come mai era accaduto prima, l’approvazione all’unanimità degli emendamenti costituzionali necessari per avviare l’attuazione della riforma di giustizia. Compresi anche i “rappresentanti internazionali” presenti nell’aula del Parlamento, nonostante l’ora insolita.

    Adesso, dopo cinque anni da quel 22 luglio 2016, purtroppo risulterebbe proprio quello che avevano previsto e detto le cattive lingue. E cioè che si trattava di una strategia ideata, programmata ed attuata per permettere al primo ministro di controllare personalmente tutto il sistema, comprese le nuove istituzioni della giustizia costituite in seguito. Quanto è accaduto e sta tuttora accadendo ha semplicemente e palesemente dimostrato e testimoniato la totale cattura ed il personale controllo del sistema “riformato” della giustizia dal primo ministro e/o da chi per lui. Ormai è pubblicamente noto che si trattava di una “riforma” ideata e fortemente sostenuta, in tutte le sue fasi di stesura e consultazioni preliminari, da una fondazione con una vasta estensione internazionale, facente capo ad un multimiliardario speculatore di borsa oltreoceano. Anzi, erano proprio i massimi dirigenti in Albania di quella fondazione che, dopo il 22 luglio 2016, hanno pubblicamente espresso la loro piena soddisfazione per l’avvio dell’attuazione della riforma della giustizia. Hanno altresì dichiarato la “paternità” e hanno evidenziato il loro contributo nella stesura della riforma con i propri “specialisti”. E, guarda caso, alcuni di quegli “specialisti”, nonostante le leggi, ormai in vigore, in sostegno della riforma lo impediscano, hanno assunto e tuttora mantengono incarichi direzionali nelle nuove istituzioni del sistema “riformato” della giustizia! L’attuazione di una simile riforma di giustizia ha facilitato, anzi, è stata concepita per facilitare il consolidamento in Albania di un regime autocratico, di una nuova dittatura sui generis, camuffata da pluripartitismo. Una dittatura che in realtà è l’espressione dell’alleanza, in atto da alcuni anni, del potere politico con la criminalità organizzata che si sta rafforzando pericolosamente e con certi raggruppamenti occulti locali ed internazionali.

    L’autore di queste righe informava il nostro lettore nel luglio 2016 che “…Quanto è successo durante questi mesi e legato alla Riforma, rende chiaro che il primo ministro voleva a tutti i costi una riforma che gli poteva permettere il controllo del sistema” (Dopo il 21 luglio; 25 luglio 2016). Erano tante le evidenze che confermavano una simile conclusione. Una fra le tante era la legge, prevista e fortemente voluta dal primo ministro, per la costituzione dell’Ufficio Nazionale dell’Investigazione sotto il controllo del ministro degli Interni. Proprio di quel ministro che sarà ricordato per aver diretto la cannabizzazione di tutto il territorio del Paese. Ed accadeva, guarda caso, nel 2016! Una legge quella che è stata annullata dalla Corte Costituzionale dietro richiesta dell’opposizione. Durante questi anni sono state tante le prove inconfutabili e le evidenze che dimostrerebbero la cattura ed il personale controllo del sistema “riformato” di giustizia da parte del primo ministro. Bisogna sottolineare però che quel sistema, da anni, aveva dimostrato tanti seri problemi di funzionamento. Ragion per cui aveva urgente bisogno di essere ristrutturato. L’autore di queste righe scriveva alcuni mesi fa: “…che il sistema di giustizia in Albania avesse bisogno di essere riformato, nessuno l’ha messo mai in dubbio. Che il sistema subisse delle ingerenze politiche, ignorando consapevolmente la sua indipendenza, anche questo era un dato di fatto. Che il sistema fosse considerato corrotto e che la giustizia venisse data in funzione del “miglior offerente”, si sapeva bene”. E poi proseguiva “…adesso, sempre dati e fatti accaduti alla mano, risulterebbe anche che il sistema della giustizia sia pericolosamente e politicamente controllato da una sola persona. E cioè dal primo ministro e/o da chi per lui. Il che è proprio l’opposto contrario degli obiettivi strategici posti e che dovevano essere raggiunti con la Riforma del sistema di giustizia in Albania. Uno dei quali prevedeva la reale e garantita indipendenza del sistema dagli altri poteri istituzionali. L’altro prevedeva la fine dell’impunità dei politici corrotti e colpevoli, i quali costituiscono, purtroppo, una combriccola molto numerosa in Albania.” (Il fallimento voluto ed attuato di una riforma; 26 ottobre 2020). Adesso però, cinque anni dopo quel 22 luglio 2016, il sistema “riformato” della giustizia risulta essere molto più controllato di prima. E ciò che è peggio, è controllato da una sola persona, il primo ministro, mentre prima il controllo del sistema era “distribuito” tra i due/tre centri di influenza.

    Purtroppo, una simile pericolosa realtà non poteva mai e poi mai accadere senza il beneplacito ed il dichiarato appoggio dei soliti “rappresentanti internazionali” in Albania. E neanche senza le loro palesi e significative minacce contro coloro che non dovevano votare in parlamento quanto richiesto. Erano quei “rappresentanti internazionali” che garantivano la “bontà” della riforma e promettevano pubblicamente che tanti “pesci grandi” sarebbero stati catturati dalla “rete della giustizia”. Adesso, fatti accaduti alla mano, tutti sanno che nessun “pesce grande” ha avuto quella sorte. Anzi, sono proprio loro che controllano il sistema “riformato” della giustizia. Tant’è vero che adesso si evita anche di usare simili parole. Proprio domenica scorsa, il 25 luglio, l’ambasciatrice statunitense in Albania ad una domanda di un giornalista sui “pesci grandi” ha risposto: “…io non sono una pescatrice, sono semplicemente una diplomatica”. Chissà cosa avrà pensato il suo predecessore, proprio colui che ha molto parlato di “pesci grandi che dovevano cadere nella rete della giustizia”?! E come se fosse arrivata ieri e non conoscesse per niente la realtà albanese, lei, l’ambasciatrice statunitense che, come tutti gli altri “rappresentanti internazionali’ in Albania ha continuamente e pubblicamente parlato dei “grandi successi” della riforma di giustizia, adesso ha cambiato anche il suo approccio verbale. Domenica scorsa l’ambasciatrice ha preferito chiedere ai cittadini di “continuare ad essere non contenti” e di “…essere più esigenti nei confronti dei governanti, delle persone da loro elette”! Riesce a capire però l’ambasciatrice che in Albania ormai è restaurata e si sta consolidando una nuova e molto pericolosa dittatura?! Riesce a capire l’ambasciatrice che di fronte ad una dittatura i cittadini non possono e non devono continuare ad esigere dai loro “eletti” di avanzare con la riforma della giustizia! Riesce lei a capire che una dittatura o si rovescia con la ribellione e le proteste continue, oppure si subisce fino in fondo?! Quanto sta dicendo adesso l’ambasciatrice è ipocrisia pura, è un’offesa ai cittadini che riescono a capire ed avere una loro opinione non condizionata, né da quanto dice il primo ministro e neanche dalle dichiarazioni dei soliti “rappresentanti internazionali”, lei compresa. Ma con le sue parole di domenica scorsa, l’ambasciatrice ha ammesso, nolens volens, che la riforma della giustizia non è un “successo” come si dichiarava prima. Anzi!

    Nel frattempo sono tanti i casi oggetto di indagine da parte delle istituzioni specializzate. Perché sono tante ormai le denunce ufficialmente depositate presso la nuova Struttura Speciale contro la Corruzione e la Criminalità organizzata costituita nel dicembre 2019. La più significativa è quella riguardante la barbara demolizione del Teatro Nazionale, di cui il nostro lettore è ormai a conoscenza. Ma c’è anche il caso clamoroso di un imprenditore italiano al quale adesso i cittadini albanesi devono pagare alcune centinaia di milioni, soltanto per un “semplice capriccio” del primo ministro! Ci sono anche le denunce sul coinvolgimento delle persone molto altolocate nel riciclaggio del denaro in connivenza con la criminalità organizzata internazionale, ‘Ndrangheta compresa. Anche di questo il nostro lettore è stato informato a tempo debito. Sono anche molte altre denunce ufficialmente depositate in attesa. Chissà se si avvieranno le dovute indagini però, visto il modo di operare delle nuove istituzioni del sistema “riformato” di giustizia. Una significativa testimonianza di quel modo di operare sono, tra le tante altre, anche due denunce sulle clamorose e pubblicamente note manipolazioni elettorali in Albania. Manipolazioni nelle quali sono stati coinvolti, come è stato appurato dalle intercettazioni ormai rese pubbliche, anche il primo ministro, alcuni ministri ed altri alti funzionari. Sarà una bella sfida per il “riformato” sistema di giustizia.

    Chi scrive queste righe è convinto che quanto sta accadendo in queste ultime settimane in Albania è la solita buffonata di un primo ministro in vistosa difficoltà. Il nostro lettore è stato informato. Egli è convinto che se non si comincia ad indagare sull’operato del primo ministro e dei suoi “fedelissimi” sarà una diretta e inconfutabile prova che il sistema “riformato” della giustizia è e sarà controllato direttamente proprio dal primo ministro e/o da chi per lui. Chi scrive queste righe è altresì convinto che per le nuove istituzioni è arrivato è il momento della prova. Adesso devono cominciare a dimostrare realmente e con atti concreti la loro indipendenza dalla politica, ragion per cui è stata avviata la stessa riforma. Adesso devono dimostrare la loro integrità morale e capacità professionale, partendo dai casi che vedono direttamente coinvolto il primo ministro e i suoi “fedelissimi”. In caso contrario tutti i cittadini responsabili e patrioti albanesi hanno il sacrosanto diritto di credere ed affermare ad alta voce che in questi cinque anni è stato palesemente dimostrato e testimoniato il voluto e programmato fallimento della riforma del sistema di giustizia in Albania!

  • Usurpatori che consolidano i propri poteri

    Il potere acquistato con la violenza è mera usurpazione e dura solo finché
    la forza di chi comanda prevale su quella di coloro che obbediscono.

    Denis Diderot; da ‘Il pensiero politico dell’illuminismo’

    “Tiranno, era il nome con cui i Greci (quei veri uomini) chiamavano coloro che appelliamo noi re. E quanti, o per forza, o per frode, o per volontà pur anche del popolo o dei grandi, otteneano le redini assolute del governo, e maggiori credeansi ed erano delle leggi, tutti indistintamente a vicenda o re o tiranni venivano appellati dagli antichi.”. Così scriveva Vittorio Alfieri, precursore convinto dei principi e degli ideali del Risorgimento italiano, nel primo capitolo (Cosa sia il tiranno) del suo trattato Della Tirannide, pubblicato nel 1777.  Trattando il tema dei regimi, delle tirannidi, egli proseguiva nel secondo capitolo (Cosa sia la Tirannide), scrivendo che “Tirannide indistintamente appellare si debbe ogni qualunque governo, in cui chi è preposto alla esecuzion delle leggi, può farle, distruggerle, infrangerle, interpretarle, impedirle, sospenderle; od anche soltanto deluderle, con sicurezza d’impunità. E quindi, questo infrangi-legge sia ereditario, o sia elettivo; usurpatore, o legittimo; buono, o tristo; uno, o molti; a ogni modo, chiunque ha una forza effettiva, che basti a ciò fare, è tiranno; ogni società, che lo ammette, è tirannide; ogni popolo, che lo sopporta, è schiavo”. Nel terzo capitolo (Della Paura), l’autore, trattando cosa potrebbe stimolare la paura nel genere umano, scriveva: “…Teme l’oppresso, perchè oltre quello ch’ei soffre tuttavia, egli benissimo sa non vi essere altro limite ai suoi patimenti che l’assoluta volontà e l’arbitrario capriccio dell’oppressore. Da un così incalzante e smisurato timore ne dovrebbe pur nascere (se l’uom ragionasse) una disperata risoluzione di non voler più soffrire: e questa, appena verrebbe a procrearsi concordemente in tutti o nei più, immediatamente ad ogni lor patimento perpetuo fine porrebbe…”. Ed in seguito, nel quarto capitolo (Della Viltà) tratta il rapporto che si crea tra la paura e la viltà. Vittorio Alfieri era convinto che “…Dalla paura di tutti nasce nella tirannide la viltà dei più. Ma i vili in supremo grado necessariamente son quelli, che si avvicinano più al tiranno, cioè al fonte di ogni attiva e passiva paura….”. E conclude, esprimendo la sua convinzione che “….mi pare ben dimostrata cosa, che nella tirannide, ancorchè avviliti sian tutti, non perciò tutti son vili”.  In seguito, nel trattato Della Tirannide, l’autore analizza i dettagli ed esprime il suo valoroso e sempre attuale pensiero su tanti altri argomenti.

    Una “mera usurpazione”, e cioè una pura appropriazione di tutto ciò che è di altri, lo considerava Diderot, noto filosofo e scrittore francese del Settecento, il potere acquistato con la violenza. Ma la storia, dalla quale bisogna sempre imparare, ci insegna che il potere si acquista, si usurpa non solo con la violenza. Perché, come era convinto anche Vittorio Alfieri, i tiranni, coloro che “otteneano le redini assolute del governo”, lo fanno “o per forza, o per frode”. La storia ci insegna che l’usurpazione del potere, l’appropriazione in modo illecito di funzioni, incarichi e responsabilità che dovevano appartenere e si dovevano svolgere da altri, si verifica spesso, in diverse parti del mondo, sotto diversi aspetti, ma sempre con delle drammatiche conseguenze.

    Le gravi, drammatiche e sofferte conseguenze dell’usurpazione del potere si stanno verificando in questi ultimi anni anche in Albania. Il primo ministro, dopo le elezioni del 25 aprile scorso, ha consolidato l’usurpazione del potere esecutivo. E siccome lui controlla anche il potere legislativo e quello giudiziario, che secondo Montesquieu rappresentano i tre pilastri sui quali si fonda uno Stato democratico, risulterebbe che il primo ministro ha consolidato la sua usurpazione dei poteri in Albania. Nel suo ormai molto noto libro Spirito delle leggi, pubblicato nel 1748, Montesquieu scriveva che “Chiunque abbia potere è portato ad abusarne; egli arriva sin dove non trova limiti”. Egli era convinto che “una sovranità indivisibile e illimitata è sempre tirannica”. Sovranità, propriamente intesa come la capacità, l’autorità di esercitare poteri. Perciò “tiranniche” rischiano di diventare anche le conseguenze della palese usurpazione del potere da parte del primo ministro in Albania.

    La scorsa settimana l’autore di queste righe informava il nostro lettore sugli sforzi fatti dal primo ministro e dalla sua ben organizzata e potente propaganda governativa per distorcere, offuscare, annebbiare l’attenzione mediatica e pubblica da una notizia resa nota il 2 luglio scorso. Si trattava della pubblicazione dell’esito di un’inchiesta portata avanti, da alcuni anni, dalla Direzione investigativa antimafia (DIA) di Bari. L’autore di queste righe scriveva: “…Per “annebbiare” tutto quanto è stato reso noto il 2 luglio scorso bisognava trovare, come sempre, anche dei colpevoli. E questa volta, oltre al sindaco, il primo ministro ha deciso di “incolpare” le strutture della polizia di Stato. Proprio di quella polizia che fino a pochi mesi fa era la “Polizia che vogliamo””. In Albania tutti possono essere ormai dichiarati colpevoli ed essere sacrificati. Basta che si salvi il principale colpevole, almeno istituzionalmente, e cioè il primo ministro. Ma lui è però anche il primo tra gli “intoccabili”. Lo ha dichiarato il 9 luglio scorso, di fronte a tutti i sindaci, che “…sarà chiunque di voi, ma non io […] che andrà davanti alla Struttura Speciale Anticorruzione per dare spiegazioni” (Ipocrisia, bugie e inganni che, invece, accusano pesantemente; 12 luglio 2021). Dal 2 luglio ad oggi sono riemersi molti scandali governativi milionari che hanno attirato l’attenzione mediatica e pubblica. Scandali che stanno mettendo in vistosa difficoltà il primo ministro e la sua propaganda governativa. Si tratta di scandali che evidenziano palesemente l’arrogante ed esorbitante abuso di potere, lo sperpero del denaro pubblico, la pericolosa e galoppante corruzione, a tutti i livelli che sta corrodendo le strutture statali e l’amministrazione pubblica. Sono tutte delle inevitabili conseguenze dell’usurpazione del potere da parte del primo ministro, ormai consolidato dopo le controllate, condizionate e manipolate elezioni parlamentari del 25 aprile 2021 in Albania.

    Ma tutto ciò non poteva mai e poi mai accadere se in Albania ci fosse stata istituzionalmente operativa una vera, responsabile e determinata opposizione. Purtroppo colui che, dal 2013 ad oggi, ha assunto la direzione del partito democratico e dell’opposizione invece di contrastare, ostacolare ed impedire la folle e irresponsabile corsa del primo ministro, fatti accaduti alla mano, ha usufruito del suo incarico per scendere a patti con lui, diventando una manna santa per il primo ministro. L’autore di queste righe ha informato da anni il nostro lettore di tutto ciò. Come ha informato il nostro lettore anche delle ridicole “giustificazioni” del capo dell’opposizione, dopo la quarta sconfitta elettorale e dopo tutte le “garanzie”, pubblicamente date da lui, sulla “difesa” del voto degli albanesi durante le elezioni del 25 aprile scorso. Ma per rimanere attaccato alla sua poltrona, per continuare a consolidare l’usurpazione del suo potere istituzionale, il capo del partito democratico ha indetto le elezioni interne per il 13 giugno scorso. Una farsa quella, di cui il nostro lettore è stato informato (Il doppio gioco di due usurpatori di potere; 14 giugno 2021). E dopo aver “vinto” un altro mandato come dirigente del partito, ha indetto anche la convocazione di un congresso straordinario del partito, in palese violazione dello Statuto. Un congresso “straordinario” che doveva trattare delle questioni più che ordinarie. Una delle quali, la costituzione del nuovo Consiglio Nazionale, in palese violazione con lo Statuto del partito. Un congresso svoltosi il 17 luglio scorso. E come era purtroppo prevedibile, il capo del partito democratico e dell’opposizione ha semplicemente usato quella “farsa congressuale” soltanto per consolidare ulteriormente l’usurpazione del partito. Si tratta proprio del primo partito di opposizione in Albania, costituito il 12 dicembre 1990 e che ha motivato e guidato gli albanesi contro la più crudele dittatura comunista in Europa. Un partito che purtroppo, dopo essere stato usurpato dal suo capo nel 2013, sarebbe diventato un’impresa familiare di grande reddito. Le cattive lingue, da anni ormai, dicono che il primo ministro “collabora” anche con il capo dell’opposizione, in cambio di benefici ed appalti milionari dati ai suoi familiari. La scorsa settimana alcuni media hanno pubblicato un nuovo scandalo milionario per la costruzione di un nuovo porto a Durazzo. Ebbene, secondo i media, quell’appalto è stato vinto da un’impresa che è stata registrata in un paradiso fiscale recentemente e che avrebbe dei legami, guarda caso, proprio con un stretto familiare dell’usurpatore del partito democratico. Indagare su questo caso sarà uno dei tantissimi compiti ed obblighi istituzionali delle nuove istituzioni del sistema “riformato” della giustizia.

    Chi scrive queste righe, anche in questo caso, avrebbe avuto bisogno di molto più spazio, per trattare, analizzare e informare oggettivamente il nostro lettore. Egli però è convinto che sia il primo ministro, che il capo dell’opposizione, simili in molti aspetti caratteriali e modi di operare, in questi ultimissimi mesi e giorni hanno ulteriormente consolidato i propri poteri usurpati. E si tratta di poteri che, come affermava Diderot, dureranno finché la forza di chi comanda prevarrà su quella di coloro che obbediscono. E sia il primo ministro che il capo dell’opposizione hanno beneficiato anche dei “…vili che si avvicinano più al tiranno, cioè al fonte di ogni attiva e passiva paura”, come scriveva Vittorio Alfieri. Affermando anche, riferendosi al tiranno, che “…ogni società, che lo ammette è tirannide; ogni popolo, che lo sopporta è schiavo”. Chi scrive queste righe condivide e spesso ripete la convinzione di Benjamin Franklin che “Ribellarsi ai tiranni significa obbedire a Dio”. E se un popolo non si ribella ai tiranni, agli usurpatori del potere, allora merita di rimanere schiavo. Al popolo, ai cittadini albanesi la scelta!

  • Ipocrisia, bugie e inganni che, invece, accusano pesantemente

    Ci sono tre cose al mondo che non meritano alcuna pieta: l’ipocrisia, la frode e la tirannia.

    Frederick William Robertson

    Jean de La Fontaine, uno dei più noti scrittori del Seicento, che si legge con interesse e si impara in ogni tempo, riusciva sempre ad additare e punzecchiare i vizi e i difetti della società. Seguendo con maestria e creatività le orme di Esopo, Fedro e altri favolisti dell’antichità, egli ha fatto degli animali i personaggi principali delle sue favole. La volpe e il busto è una delle tantissime favole di La Fontaine, In pochi versi il noto scrittore francese ha messo in evidenza quelle “larve di commedianti” che pretendono di essere i “grandi del mondo” e che riescono ad attirare l’attenzione soltanto delle persone incapaci di pensare, degli “ignoranti”. Coloro che La Fontaine considera dei somari, che non riescono a pensare con la propria testa. Ma per fortuna in questo mondo ci sono anche quelli che sono capaci di pensare e non permettono ai “grandi’ di farli passare per dei somari. In questa favola essi vengono rappresentati dalla volpe. La favola comincia così: “I grandi, presi in blocco, son di solito larve di commedianti, che fanno effetto sol sugli ignoranti. I ciuchi a lor s’inchinano, perché capir non sanno più in là di quel che vedono”. E poi La Fontaine prosegue, mettendo in contrasto le capacità dei “grandi” che sfruttano la stupidità dei ciuchi per ingannarli, con la saggezza e la furbizia della volpe. E cioè delle persone che non si lasciano infinocchiare e pensano con la propria testa. Si perché “…i furbi, che con più prudenza vanno, dapprima non si fidano se in ogni parte chiaro non ci vedono, o come quell’antica Volpe fanno”. E cosa fa la volpe ce lo racconta in seguito, negli ultimi versi, lo stesso La Fontaine. “Un dì (narra la favola) innanzi a un colossal busto d’un grande eroe la Volpe si fermò e subito esclamò: “Testa stupenda e nobile opera di scalpello, ma vuota di cervello”.

    Sempre e in diverse parti del mondo ci sono delle persone, spesso cariche di responsabilità istituzionali anche importanti, che sono simili a quelle “larve di commedianti” della favola di La Fontaine. Loro però hanno sempre bisogno di avere intorno dei “ciuchi che a lor s’inchinano”, per far passare le loro ipocrisie, per portare a compimento i loro inganni e le loro malvagità. Loro fanno di tutto, però, a ridicolizzare, distorcere, annebbiare e, magari, annientare quello che pensano e dicono coloro che riescono a capire, e cioè le “volpi”. E come sempre e in diverse parti del mondo, anche in Albania ci sono i “grandi” quelle “larve di commedianti”, i “ciuchi che a lor s’inchinano” e le “volpi” che riescono a capire. Il primo ministro albanese, soprattutto quando si trova in difficoltà, cosa che accade spesso, soprattutto in questi ultimi anni, cerca di ingannare chi lui può e chi a lui “acconsente”. Lui, simile ad una “larva di commediante”, avrebbe voluto che tutti fossero dei “ciuchi”. Così che gli sarebbe stato facile mentire loro e ingannarli, per coprire tante malefatte, tanti abusi di potere, tanta corruzione che adesso sono di dominio pubblico. Una realtà quella che non vedono, non sentono e non capiscono soltanto i “ciuchi”, i consenzienti interessati per vari motivi e, purtroppo, anche i soliti “rappresentanti internazionali”. Ma adesso neanche l’ipocrisia, le bugie e gli inganni del primo ministro albanese, dei suoi “fedelissimi” e della propaganda governativa non bastano, anzi, ormai gli si ritorcono contro. Quanto sta accadendo in questi ultimi giorni in Albania lo sta testimoniando palesemente. E sono pochi i “ciuchi” che si lasciano infinocchiare dalle ipocrisie, dalle bugie e dagli inganni del primo ministro.

    Tutto quanto sta accadendo in questi giorni in Albania sta dimostrando che il sistema “riformato” della giustizia e le sue istituzioni, sono sotto il diretto controllo del primo ministro, il quale, per salvare se stesso, non bada a niente e può sacrificare chiunque. Ci sono persone, contro le quali le istituzioni del sistema “riformato” della giustizia possono agire e avviare delle indagini. Così come ci sono altre persone, gli “intoccabili”, primo ministro in testa, di fronte alle quali le stesse istituzioni diventano “comprensibili e tolleranti”. Compresa anche la Struttura Speciale contro la Corruzione e la Criminalità organizzata, nota come la Struttura Speciale Anticorruzione. Ed è proprio l’operato di questa Struttura, dalla sua costituzione nel dicembre 2019, che lo dimostra, mettendo in evidenza il controllo del sistema da parte del primo ministro e/o da chi per lui. Tutto ciò rappresenta una grave e preoccupante realtà, che non riescono a vedere e capire soltanto i “ciuchi che a lor s’inchinano” e i “consenzienti interessati”. Ma, purtroppo, una simile realtà non la vedono e capiscono neanche i soliti “rappresentanti internazionali” in Albania. Anzi, loro continuano ad applaudire i “successi” della riforma e delle istituzioni “riformate” della giustizia. Struttura Speciale Anticorruzione compresa. Ormai tutte le persone che riescono a pensare con la propria testa sono convinte che se non si comincia ad indagare sugli abusi del primo ministro e dei suoi “fedelissimi”, niente può essere più credibile sull’operato del sistema di giustizia in Albania.

    Il 2 luglio scorso era una giornata carica di avvenimenti in Albania. In mattinata è stata resa nota la decisione della Corte Costituzionale sul Teatro Nazionale. Il nostro lettore è stato informato la scorsa settimana (Una barbara e talebana distruzione che rivendica giustizia; 5 luglio 2021). Il 2 luglio scorso, è stato reso noto pubblicamente anche l’esito di un’operazione comune della Direzione investigativa antimafia (DIA) di Bari e delle autorità specializzate albanesi. Tutte le indagini sono state svolte nell’ambito di una Squadra investigativa comune. L’operazione è stata coordinata dal rappresentante italiano dell’Unità di Cooperazione giudiziaria dell’Unione europea (Eurojust), con sede all’Aia (Olanda). Si trattava di quattro ben organizzati gruppi criminali operanti in Albania in stretto contatto con organizzazioni criminali baresi. Gruppi che, dal 2014 al 2017, hanno trafficato ingenti quantità di droga provenienti dall’Albania. Il 2 luglio scorso, durante una videoconferenza, i rappresentanti della Squadra investigativa comune hanno reso noto che sono stati eseguiti i decreti di sequestro patrimoniale che riguardavano beni mobili e immobili, per un valore di alcuni milioni di euro. Sono stati eseguiti anche 35 provvedimenti cautelari in carcere e 3 agli arresti domiciliari in Albania, in Italia, in Spagna e in Montenegro. Le accuse sono quelle di corruzione, abuso d’ufficio, riciclaggio di denaro e traffico internazionale di droga. Risulterebbe che nell’ambito della sopracitata operazione siano state sequestrate circa sei tonnellate di droga tra marijuana, cocaina ed hashish. Droghe che dovevano portare alle organizzazioni criminali dei proventi stimati in oltre 55 milioni di euro. Sono state di grande aiuto alle indagini anche le dichiarazioni di quattro pentiti albanesi arrestati in Italia, ormai collaboratori di giustizia. Dalle indagini è risultato che la criminalità organizzata in Albania è talmente potente che riesce a gestire anche lo spegnimento dei radar che dovrebbero controllare, continuamente, ogni movimento sugli spazi marini albanesi, anche nell’ambito della NATO!

    Non è la prima volta che accadono operazioni del genere, ma è la prima vota che tra le persone arrestate e quelle ancora da arrestare, oltre ai trafficanti, ci sono anche degli alti funzionari della polizia di Stato albanese, un procuratore, funzionari dell’amministrazione pubblica e due guardie del corpo dell’ex ministro degli Interni albanese, del ”capitano della lotta contro la criminalità”, come lo chiamava il primo ministro! Il “capitano” però si è “dimesso” nella primavera del 2017 perché è stato direttamente coinvolto ad “agevolare” le attività di un gruppo criminale, diretto da suoi parenti, come risultava dalle indagini fatte dalla giustizia italiana. Tutto quanto è stato reso noto il 2 luglio scorso ha messo in grande difficoltà il primo ministro e la sua propaganda. Ragion per cui hanno subito “fabbricato” un diversivo. Il 6 luglio scorso la Struttura Speciale Anticorruzione ha chiesto l’arresto di un sindaco con l’accusa di corruzione e abuso d’ufficio. E neanche cinque minuti dopo l’arresto, guarda caso, il primo ministro ha reagito, “determinato”, contro la corruzione, “sacrificando” uno dei suoi. Perché con una fava si potevano prendere due piccioni. Si spostava l’attenzione da tutto quello che è stato reso pubblicamente noto il 2 luglio scorso e si poteva “applaudire” ai “successi” del sistema “riformato” di giustizia. E non potevano, ovviamente, mancare neanche le congratulazioni, all’operato del sistema di giustizia, da parte dei soliti “rappresentanti internazionali”. Per “annebbiare” tutto quanto è stato reso noto il 2 luglio scorso bisognava trovare, come sempre, anche dei colpevoli. E questa volta, oltre al sindaco, il primo ministro ha deciso di “incolpare” le strutture della polizia di Stato. Proprio di quella polizia che fino a pochi mesi fa era la “Polizia che vogliamo”. Detta proprio con vanto dallo stesso primo ministro e in varie occasioni pubbliche. Ma questo è il suo ben noto modo di agire, quando si trova in grande difficoltà. E questo accade molto spesso. Lui però, non avendo scrupolo alcuno ed essendo un ipocrita, un bugiardo e un ingannatore nato cerca di convincere ed entusiasmare i “ciuchi che a lui s’inchinano”. Ma sono ipocrisia, bugie e inganni che, invece di salvare, stanno accusando pesantemente sia il primo ministro che i suoi “fedelissimi”. Nel frattempo lui, direttamente e/o da chi per lui, sta coordinando altri “diversivi”, insieme con la Struttura Speciale Anticorruzione, per “offuscare” quanto è accaduto e sta tuttora accadendo. Comunque sia però, lui, il primo ministro, è il primo degli “intoccabili”. Lo ha dichiarato il 9 luglio scorso, di fronte a tutti i sindaci, che “…sarà chiunque di voi, ma non io […] che andrà davanti alla Struttura Speciale Anticorruzione per dare spiegazioni.”. Più chiaro di così!

    Chi scrive queste righe seguirà questi ultimi sviluppi, tuttora in corso, ed informerà in seguito il nostro lettore. Egli è convinto però che sono tanti, ma veramente tanti gli scandali e gli abusi del primo ministro e dei suoi “fedelissimi”. Scandali ed abusi che metteranno veramente in difficoltà il sistema “riformato” di giustizia. Ma anche i soliti “rappresentanti internazionali” e tutti i “ciuchi che a lor s’inchinano”. Chi scrive queste righe concorda però con il pastore anglicano Frederick William Robertson, che nel XIX secolo diceva: Ci sono tre cose al mondo che non meritano alcuna pietà: l’ipocrisia, la frode e la tirannia”.

  • Una barbara e talebana distruzione che rivendica giustizia

    E’ proprio del barbaro distruggere ciò che non può comprendere.

    Arthur Charles Clarke

    La Corte Costituzionale in Albania, anche se completata solo con sette giudici dei nove, come prevede la Costituzione, dopo un blocco di funzionamento di circa tre anni almeno riesce ad esprimersi. Così è stato anche venerdì scorso, 2 luglio 2021. Si doveva deliberare sul caso della demolizione dell’edificio del Teatro Nazionale. Una demolizione fatta nelle primissime ore del 17 maggio 2020 e in piena chiusura dovuta alla pandemia. L’autore di queste righe ha informato il nostro lettore di quell’atto barbaro e vigliacco l’indomani dell’accaduto. Egli scriveva allora: “Da ieri, domenica 17 maggio, prima dell’alba, l’edificio del Teatro Nazionale a Tirana non esiste più. Lo hanno demolito, lo hanno distrutto in fretta e furia, dopo un barbaro e vigliacco assalto notturno di ingenti forze speciali della polizia di Stato ed altre strutture paramilitari. È stata veramente una barbarie, una malvagia opera ideata, programmata e messa in atto finalmente dagli individui delle tenebre. Partendo dal primo ministro e dal sindaco della capitale”. E poi concludeva scrivendo: “… i vigliacchi della notte hanno distrutto ieri il Teatro Nazionale. Perché è noto che i corrotti, i pipistrelli umani, non sanno cosa sia la luce. Perciò agiscono solo di notte! (I vigliacchi della notte hanno distrutto il Teatro Nazionale; 18 maggio 2021).

    Venerdì scorso la Corte Costituzionale, dopo tre precedenti sedute pubbliche iniziate un mese fa e dopo aver esaminato e giudicato, si è espressa sulle tre denunce fatte dal presidente della Repubblica. Denunce che si riferivano all’edificio del Teatro Nazionale e che evidenziavano delle violazioni della Costituzione e delle leggi in vigore da parte delle istituzioni. Bisogna sottolineare che quando sono state depositate le denunce la Corte Costituzionale non era funzionante. Con la prima denuncia, del 24 luglio 2019, il presidente della Repubblica chiedeva alla Corte Costituzionale di dichiarare come anticostituzionale la legge “speciale” approvata il 5 luglio 2018 dal Parlamento con solo i voti della maggioranza governativa. Nonostante due rinvii della legge, decretati dal presidente della Repubblica, argomentando anche tutte le violazioni costituzionali e legali fatte, è comunque entrata in vigore la legge che il Parlamento approvò definitivamente con i voti della maggioranza il 20 settembre 2018. La legge “speciale” sanciva le procedure per la demolizione dell’edificio del Teatro Nazionale, permettendo, in seguito, la costruzione sul territorio pubblico, in pieno centro di Tirana, dei grattacieli con dentro anche un teatro. Nella denuncia presentata dal presidente della Repubblica presso la Corte Costituzionale il 24 luglio 2019 si evidenziavano diverse violazioni costituzionali e legali. Secondo il presidente la legge “speciale” per il Teatro Nazionale violava i principi dell’uguaglianza davanti alla legge e quello della libertà dell’attività economica dei cittadini. La legge non rispettava i principi costituzionali dell’identità nazionale e del patrimonio nazionale. La legge non rispettava neanche quanto prevedono gli articoli 71 e 74 dell’Accordo della Stabilizzazione e Associazione dell’Albania con l’Unione europea. La legge violava anche i principi della Convenzione per la salvaguardia del patrimonio culturale immateriale (ufficializzata a Parigi il 17 ottobre 2003; n.d.a.), che l’Albania ha sottoscritto. In più violava il principio della decentralizzazione e dell’autonomia del potere locale. Secondo il presidente della Repubblica “La legge per la demolizione [dell’edificio] del Teatro Nazionale è un simbolo, un ‘capolavoro’ con il quale, come mai prima, si sta attuando in piena armonia un crimine costituzionale, nazionale e culturale; tutto questo solo per gli interessi di quella che posso chiamarla rule of oligarchs (potere degli oligarchi)”.

    L’autore di queste righe ha informato il nostro lettore degli abusi di potere e delle conseguenze di quella legge “speciale”. Egli scriveva allora: “Giovedì scorso il Parlamento, con i soli voti della maggioranza governativa, ha approvato una legge speciale, con procedure d’urgenza, in palese contrasto con quanto prevede la Costituzione e le leggi in vigore nella Repubblica d’Albania. Legge che prevede l’abbattimento del Teatro, il passaggio ad un costruttore privato e la costruzione, al posto del Teatro, di alcuni mostri di cemento armato. Una fonte milionaria di profitti corruttivi per chi lo ha ideato e ormai permesso quella legge anticostituzionale.” (Dannoso operato di alcuni rappresentanti; 9 luglio 2018). L’autore di queste righe, sempre riferendosi all’attuazione del diabolico, corruttivo e clientelistico piano del primo ministro per distruggere l’edificio del Teatro Nazionale, scriveva convinto che “…per garantire la riuscita di quella diabolica impresa e scavalcare i tanti palesi e insormontabili ostacoli legali, hanno trovato la soluzione tramite la legge speciale. Proprio di quel tipo di leggi che, come prevede la Costituzione, si adoperano soltanto in casi eccezionali, come conflitti armati, invasioni e altre determinate e previste emergenze. Mentre fare una legge speciale per la demolizione del Teatro Nazionale e passare tutta l’area ad un privato prescelto dal primo ministro, per poi costruire dei grattacieli, era tutt’altro che un caso eccezionale e/o un’emergenza! Era però chiaramente una legge che permetteva di prendere due piccioni con una fava. Prima si garantiva il riciclaggio di enormi quantità di denaro sporco da investire in edilizia e poi si garantivano, a lungo andare, “puliti” guadagni, altrettanto enormi, dai ricavati delle attività svolte in quegli edifici.” (Palcoscenico salvato; 29 luglio 2019).

    Tornando alle denunce fatte dal presidente della Repubblica presso la Corte Costituzionale, la seconda denuncia era quella del 14 maggio 2020. Denuncia che riguardava una decisione del Consiglio dei ministri dell’8 maggio 2020, con la quale il governo passava i 5522 metri quadri del Teatro Nazionale, proprietà del ministero della cultura, al comune di Tirana. Una decisione che, guarda caso, è stata pubblicata in fretta e furia, lo stesso giorno, anche sulla Gazzetta Ufficiale! Insieme con la precedente era anche la terza denuncia con la quale il presidente della Repubblica contrastava la decisione presa dal Consiglio comunale di Tirana, il 14 maggio 2020, per demolire l’edificio del Teatro Nazionale, in seguito alla sopracitata decisione del Consiglio dei ministri dell’8 maggio 2020. Il presidente della Repubblica chiedeva alla Corte Costituzionale di annullare quella decisione del consiglio comunale della capitale. Anche perché proprio il 14 maggio 2020 la Corte dei Conti aveva chiesto al comune di Tirana la sospensione di ogni attuazione delle decisioni prese e/o da prendere e che riguardavano l’edificio del Teatro Nazionale. Una richiesta ufficiale, quella della Corte dei Conti, che si riferiva alle decisioni che doveva prendere la Corte Costituzionale in merito alle denunce fatte: quando doveva ritornava ad essere funzionante.

    Ebbene, il 2 luglio scorso la Corte Costituzionale ha finalmente espresso la sua decisione sulle sopracitate denunce. La Corte ha accolto due delle tre richieste del presidente della Repubblica. E cioè ha accolto la richiesta dell’abrogazione della legge “speciale” sul Teatro Nazionale e quella dell’abrogazione della decisione del Consiglio dei ministri sul passaggio di proprietà, dal ministero della cultura al comune di Tirana, del Teatro Nazionale. La Corte ha giudicato che tutte e due erano non compatibili con la Costituzione della Repubblica albanese. La Corte non ha accolto, invece, la richiesta dell’annullamento della delibera del consiglio comunale di Tirana sulla demolizione dell’edificio del Teatro Nazionale. La Corte Costituzionale ha, altresì, sospeso l’applicazione sia della legge “speciale” sul Teatro Nazionale che della decisione del Consiglio dei ministri sul passaggio di proprietà del Teatro Nazionale fino all’entrata in vigore della decisione finale della Corte Costituzionale. Entro i termini previsti dalla legge saranno presentate dalla Corte Costituzionale tutte le argomentazioni scritte che hanno portato alle decisioni prese il 2 luglio scorso. Allora sarà capito anche il non annullamento della decisione del consiglio comunale della capitale. Chissà, forse perché è competenza del tribunale amministrativo?!

    Comunque sia, le decisioni della Corte Costituzionale hanno messo in evidenza i tanti scandali e le tante continue violazioni consapevoli della Costituzione e della legislazione in vigore da parte dei promotori e degli’attuatori del corruttivo progetto per la demolizione del Teatro Nazionale. Partendo dal primo ministro albanese e seguito poi dagli altri suoi ubbidienti subordinati. Lunedì 5 luglio, l’Alleanza per la difesa del Teatro, in base alla decisione della Corte Costituzionale del 2 luglio scorso, ha presentato presso la Struttura Speciale Anticorruzione altri fatti documentati a carico del sindaco della capitale e di altre persone coinvolte nella demolizione dell’edificio del Teatro Nazionale. In seguito sarà la volta della Struttura Speciale Anticorruzione di dimostrare la sua integrità professionale e la sua indipendenza istituzionale. Se no, allora sarà un’ulteriore conferma della cattura e del controllo delle nuove istituzioni del sistema “riformato” della giustizia direttamente dal primo ministro e/o da chi per lui. Purtroppo, ad oggi, l’operato della Struttura Speciale Anticorruzione non ha giustificato per niente le aspettative, anzi! Che sia questa la volta buona!

    Chi scrive queste righe considera quanto è accaduto il 17 maggio 2020 una barbara e talebana distruzione che rivendica giustizia. Egli, anche in questo caso, avrebbe avuto bisogno di molto più spazio per analizzare, trattare ed informare il nostro lettore sul caso del Teatro Nazionale. Un caso che, con il suo simbolismo, è molto rappresentativo e rispecchia la vissuta e sofferta realtà albanese. Chi scrive queste righe è convinto che quanto è accaduto con il Teatro Nazionale è la metafora di quello che accade quotidianamente in Albania. Egli è convinto anche che quanto è accaduto il 17 maggio 2020 con il Teatro Nazionale è stata un’eloquente dimostrazione e una inconfutabile testimonianza dell’arroganza di una consolidata e funzionante dittatura. E, nel frattempo, condivide il pensiero di Arthur Charles Clarke, secondo il quale è proprio del barbaro distruggere ciò che non può comprendere.

  • Predicano i principi della democrazia ma poi…

    Prima di parlare domandati se ciò che dirai corrisponde a verità, se non provoca male
    a qualcuno, se è utile, ed infine se vale la pena turbare il silenzio per ciò che vuoi dire.

    Buddha

    La settimana appena passata è stata carica di caldo afoso in tutta l’area mediterranea e nei Balcani. La settimana appena passata è stata carica anche di riunioni del Consiglio europeo. Il 22 giugno scorso a Lussemburgo si è riunito il Consiglio degli Affari generali, una struttura del Consiglio europeo, sancita dai trattati dell’Unione e composta dai ministri degli Esteri e Affari europei degli Stati membri. Tra i compiti del Consiglio vi è anche quello di orientare le decisioni sull’allargamento dell’Unione che dovrà prendere in seguito il Consiglio europeo. Ragion per cui uno dei temi trattati dal Consiglio degli Affari generali il 22 giungo scorso è stato proprio l’allargamento dell’Unione europea con i Paesi dei Balcani occidentali. Alla fine della riunione, il Consiglio ha deciso di rinviare la convocazione della prima conferenza intergovernativa sia per l’Albania che per la Macedonia del Nord. Lo ha dichiarato la Segretaria di Stato portoghese per gli Affari europei e presidente del Consiglio Affari generali, avendo il Portogallo la Presidenza di turno del Consiglio dell’Unione europea. Lei ha ribadito che “…Nonostante tutti gli sforzi [fatti], non è stato possibile mettersi d’accodo per avere una data, per la Macedonia [del Nord] e per l’Albania, per aprire i negoziati”. La decisione del 22 giungo scorso è stata condizionata dal veto posto dalla Bulgaria alla Macedonia del Nord. Un veto condizionato da alcune richieste ufficializzate e fatte presenti da alcuni anni. Richieste che hanno a che fare con le appartenenze nazionali, con le lingue e con la storia. Si tratta, infatti, di due popolazioni che hanno molto in comune. Sono popolazioni che, fino a diventare parte dell’Impero ottomano, facevano parte dell’Impero bulgaro, costituito nel settimo secolo dai proto-bulgari e da alcune altre popolazioni slavo-meridionali. La Bulgaria e la Macedonia sono state divise solo alla fine della seconda guerra balcanica (giugno – luglio 1913; n.d.a.). Dopo la sconfitta del regno della Bulgaria da parte del regno della Serbia quest’ultimo, in seguito al Trattato di Bucarest (agosto 1913; n.d.a.), si impadronì di quasi tutti i territori che attualmente costituiscono la Macedonia del Nord. La Bulgaria è convinta però della nazionalità bulgara dei macedoni. Tra i due Paesi c’è anche il contenzioso che riguarda alcuni eroi storici della guerra contro l’Impero ottomano. In più la Bulgaria ha ufficialmente chiesto alla Macedonia del Nord di non fare riferimento alla “lingua macedone” ma alla “lingua ufficiale della Repubblica della Macedonia del Nord”. Un’altra richiesta è quella di ottenere garanzie che la Macedonia del Nord non rivendichi più delle proprie minoranze sul territorio bulgaro. Sono queste le condizioni poste dalla Bulgaria alla Macedonia del Nord. Soltanto dopo l’adempimento di tutte queste richieste la Bulgaria toglierà il veto che blocca il percorso europeo della Macedonia del Nord.

    Per la prima volta il veto bulgaro ha condizionato anche il percorso europeo dell’Albania. E per la prima volta i ruoli si sono convertiti. Sì, perché durante questi ultimi anni era l’Albania che, non avendo regolarmente esaudito le condizioni poste dal Consiglio europeo, bloccava anche il percorso europeo della Macedonia del Nord. Questo in base ad una decisione presa e confermata anche un anno fa dai capi di Stato e di governo dei Paesi membri del Unione europea. Decisione quella che sancisce la non divisione del percorso europeo dei due Paesi balcanici. Però adesso, “stranamente” e per la prima volta, da quando è diventato un Paese candidato all’adesione nell’Unione europea, l’Albania risulta abbia effettuato l’adempimento di tutte le quindici condizioni sine qua non poste dal Consiglio europeo il 25 marzo 2020! Veramente strano, anzi, troppo bello per essere vero, visto che la vera realtà, quella vissuta e sofferta quotidianamente in Albania, dimostra proprio il contrario. Lo dimostra e lo testimonia senza ombra di dubbio quanto è accaduto dal 25 marzo 2020 ad oggi in Albania. La situazione è stata cambiata sì, ma è ulteriormente peggiorata. Dalle quindici condizioni sine qua non poste il 25 marzo 2020 dal Consiglio europeo all’Albania, solo una è stata parzialmente esaudita. Quella della ricostituzione, dopo circa tre anni e con tutte le gravi conseguenze, della Corte Costituzionale. Corte che ancora oggi non ha il pieno numero dei giudici costituzionali, come previsto dalla stessa Costituzione albanese. Mentre tutte le altre quattordici condizioni sine qua non rimangono come erano a fine marzo 2020. E nonostante ciò, “stranamente”, per i massimi rappresentanti dell’Unione europea e dei singoli Stati membri, il governo albanese ha fatto dei “miracoli”. Ragion per cui tutti i ministri, membri del Consiglio degli Affari generali, il 22 giugno scorso non hanno presentato obiezioni, anzi, hanno espresso la loro opinione positiva sull’Albania. Secondo loro “…l’Albania ha soddisfatto tutti i criteri per [aprire] i negoziati”! Una simile ed entusiastica opinione l’aveva espressa alcuni giorni prima anche uno dei due relatori del Parlamento europeo sull’Albania, un’eurodeputata portoghese del Gruppo dell’Alleanza progressista di Socialisti e Democratici al Parlamento Europeo. Lo stesso Gruppo al quale aderisce anche il partito socialista albanese, capeggiato dall’attuale primo ministro. Secondo la relatrice, la decisione che doveva prendere il Consiglio europeo sull’Albania doveva rispecchiare tutti “…i progressi fatti dal Paese”. E poi lei esprimeva la sua ferma convinzione che per l’Albania “…Il Consiglio degli Affari generali deve pianificare la prima conferenza intergovernativa”. Perché, sempre secondo lei “…la buona volontà del popolo albanese nei confronti dell’Unione europea merita, lo stesso, questo sviluppo”! Chissà però a quale “sviluppo” si riferiva la relatrice sull’Albania del Parlamento europeo?! Anche il Commissario per l’Allargamento e la Politica di vicinato della Commissione europea, subito dopo la decisione presa dal Consiglio degli Affari generali, il 22 giugno scorso, ha dichiarato che “…quando si parla dell’Albania e della Macedonia del Nord, si è fatto molto durante i mesi passati, arrivando ad un evidente progresso”! Chissà però cosa considera progresso il Commissario per l’allargamento nel caso dell’Albania?! Ma lui, almeno, non poteva non riconfermare una “situazione tutta rose e fiori”, una “situazione di continui progressi”, come ripetutamente è stata definita negli annuali Rapporti di progresso della Commissione europea la situazione albanese dal 2016 fino al 2021. Anzi, lo aveva dichiarato lui stesso, il Commissario europeo per l’Allargamento il 1o giugno 2021, a nome della Commissione europea. Secondo lui “…l’Albania ha adempiuto tutte le [quindici] condizioni poste dal Consiglio [europeo] nelle sue conclusioni del 25 marzo 2020 per la convocazione della prima conferenza intergovernativa…”.

    Il radicale ed inatteso cambiamento dell’opinione sull’Albania, sia dei massimi rappresentanti dell’Unione europea, sia di quelli dei singoli Stati membri, è stato spiegato il 10 maggio scorso, a Bruxelles, dall’Alto rappresentante dell’Unione per gli Affari esteri e la Politica di sicurezza. Lui ha dichiarato, convinto, che i Balcani occidentali rappresentano “…una regione chiave con importanza geostrategica in Europa e per l’Europa”. Ragion per cui, secondo lui “…non aspetteremmo più due anni, ma neanche due mesi, finché facciamo rientrare i Balcani occidentali nell’agenda dell’Unione europea”. Più chiaro di così! Il che spiegherebbe anche il radicale ed inatteso cambiamento dell’opinione, per delle ragioni di “importanza geostrategica”, dei massimi rappresentanti dell’Unione europea e dei singoli Stati membri sull’Albania. Anche la decisione del parlamento olandese, il 16 giugno scorso, è stato un “chiaro segnale” di questo totale/radicale ed infondato cambiamento d’opinione. L’autore di queste righe ha trattato questo argomento la scorsa settimana (Una decisione che contrasta pienamente con la realtà; 21 giugno 2021). Egli ha trattato per il nostro lettore, non di rado, anche l’argomento delle “ragioni geostrategiche”. In un articolo egli scriveva che “…Sono proprio quei rappresentanti internazionali che fanno finta di niente anche per quanto riguarda il percorso europeo dell’Albania. Mettendo così a repentaglio la sensibilità e la fiducia degli albanesi nei confronti dell’Unione europea” (Stabilocrazia e democratura; 25 febbraio 2019).

    Chi scrive queste righe pensa che è importante parlare e predicare la sacralità dei principi della democrazia, ma soprattutto è importante permettere che siano attuati quei principi. Ovunque! Principi sui quali sono fondati tutti i Paesi evoluti del pianeta. Ma è disonesto però e del tutto non convincente predicare i principi della democrazia e poi, in realtà, calpestare proprio quei principi, per delle ragioni di “importanza geostrategica”. Significa semplicemente predicare bene e razzolare male. Come stanno cercando di fare adesso i massimi rappresentanti dell’Unione europea e dei singoli Stati membri nei Balcani occidentali. Trascurando i criteri di Copenaghen ed altri criteri posti ai singoli Stati candidati, si trascurano i principi della democrazia, sacri per molti Paesi fondatori, altri Paesi membri dell’Unione ed quelli oltreoceano. Così facendo si trascura la restaurazione dei regimi totalitari e si chiudono gli occhi, le orecchie ed il cervello di fronte ai modi dittatoriali dei nuovi despoti balcanici. Così facendo si chiudono gli occhi, le orecchie ed il cervello di fronte alla pericolosa, crescente e attiva collaborazione tra il potere politico, la criminalità organizzata e certi raggruppamenti occulti locali ed internazionali. Così facendo si permette il consolidamento ed il funzionamento del cosiddetto State capture, cioè la cattura dello Stato nei Paesi balcanici. Albania compresa, anzi in prima fila. Perciò sarebbe utile a tutti i massimi rappresentanti dell’Unione europea e dei singoli Stati membri, i quali usano due pesi e due misure, fare uso della saggezza di Buddha. Per loro è valido il suo consiglio. E cioè che “Prima di parlare domandati se ciò che dirai corrisponde a verità, se non provoca male a qualcuno, se è utile, ed infine se vale la pena turbare il silenzio per ciò che vuoi dire.”.

  • Una decisione che contrasta pienamente con la realtà

    Per quanto sia sbagliato, quando ti torna comodo lo ritieni giusto

    Publilio Siro

    Il nuovo parlamento olandese è stato costituito dopo le elezioni politiche del 15-17 marzo scorso. Elezioni che hanno garantito al primo ministro uscente il suo quarto mandato alla guida di una nuova alleanza governativa con i liberali di centrosinistra e i democristiani. Il 5 giugno scorso il governo olandese ha mandato alla Commissione per gli Affari europei della seconda Camera del Parlamento una richiesta con la quale esprimeva la sua piena convinzione che molte delle condizioni poste dall’Olanda negli anni scorsi all’Albania, nell’ambito del Consiglio europeo, erano state adempiute. Ragion per cui il governo chiedeva alla Commissione di approvare la sua richiesta per poi avere anche l’approvazione del Parlamento stesso per l’apertura della prima conferenza intergovernativa tra l’Albania e l’Unione europea. In seguito, il 16 giugno scorso, la Commissione per gli Affari europei del Parlamento ha approvato la sopracitata richiesta del governo. Quella decisione è stata approvata poi anche dallo stesso Parlamento olandese. Un’approvazione che ha così autorizzato il primo ministro, rappresentante dell’Olanda nel Consiglio europeo, a dare il suo voto positivo durante la riunione del Consiglio prevista per il 24 e il 25 giugno prossimo. L’apertura della prima conferenza intergovernativa tra l’Albania e l’Unione europea sarà uno dei temi che verranno esaminati il 22 giugno, durante la riunione del Consiglio degli Affari generali, composto dai ministri degli Esteri e degli Affari europei degli Stati membri, il cui compito è quello di preparare tutti i materiali da essere trattati durante la riunione del Consiglio europeo. Tra i temi che verranno trattati dal Consiglio degli Affari generali ci sarà anche quello dell’allargamento dell’Unione europea ai Paesi dei Balcani occidentali, Albania compresa. Riferendosi all’approvazione, da parte del Parlamento olandese, dell’apertura della prima conferenza intergovernativa tra l’Albania e l’Unione europea, quello che ha attirato l’attenzione degli opinionisti e degli analisti politici è stato un atteggiamento completamente diverso dell’Olanda nei confronti dell’Albania. Si perché per anni, l’Olanda, insieme con la Francia, la Germania, il Belgio ed altri Paesi membri dell’Unione europea sono stati, giustamente, molto critici ed intransigenti con il governo albanese. L’Olanda è stato tra quei Paesi membri dell’Unione che hanno posto delle condizioni sine qua non all’Albania da essere adempiute, prima di permettere l’apertura dei negoziati per l’adesione all’Unione europea. Condizioni che, invece di essere prese seriamente in considerazione ed esaudite, sono aumentate con il passare degli anni. Condizioni che dal 2016 ad oggi da cinque sono diventate nove e poi quindici nel marzo del 2020! Solo questo fatto, di per sé, dimostra e testimonia la vera e molto preoccupante realtà albanese. Realtà che non solo non è cambiata, ma addirittura è ulteriormente peggiorata anche in questi ultimi mesi. Le elezioni del 25 aprile scorso in Albania ne sono state un’ulteriore e inconfutabile testimonianza. Nel frattempo però, sia il governo che la maggioranza del Parlamento olandese hanno una tutt’altra opinione. Lo ha comunicato ufficialmente subito, il 16 giugno 2021, l’ambasciata olandese in Albania. Nel suo comunicato ufficiale si affermava che “…l’Albania ha fatto progresso nelle questioni prioritarie come la riforma della giustizia e la lotta contro la criminalità organizzata e la corruzione” (Sic!). Strano, veramente strano, perché per chi conosce la vera realtà vissuta e sofferta in Albania sono proprio quelle le vere piaghe cancerose che stanno divorando quello che è rimasto ancora di sano nella società albanese. Chissà perché allora questa incoerenza e questa incongruenza della classe politica olandese?! Chissà perché allora, in questi ultimi mesi, sia il governo olandese che anche il parlamento del Paese hanno radicalmente cambiato opinione sull’Albania?! Si sa però, e lo hanno confermato i media olandesi, che una delle ragioni di questo radicale cambiamento è geopolitica ed è legata all’aumentata presenza nei Balcani della Russia e della Cina. Una reale preoccupazione questa, che è stata trattata seriamente anche durante gli incontri tra il presidente statunitense e i massimi dirigenti della NATO e dell’Unione europea la scorsa settimana a Bruxelles.

    Tornando alla decisione del Parlamento olandese di non opporsi più al’apertura dei negoziati tra l’Albania e l’Unione europea, l’autore di queste righe sente l’obbligo, nei confronti del nostro lettore, di evidenziare cosa è realmente accaduto, nel corso di questi ultimi anni, con il percorso europeo dell’Albania. Partendo dal giugno 2014, quando il Consiglio europeo ha deciso di dare all’Albania lo status del Paese candidato all’adesione nell’Unione europea. In seguito, la Commissione europea ha raccomandato alle altre istituzioni dell’Unione di decidere su una data per aprire i negoziati. Il Parlamento europeo, tramite una sua risoluzione, nell’aprile 2015, ha appoggiato questa raccomandazione della Commissione. In seguito la stessa Commissione ha proposto il 9 novembre 2016 come la data per avviare i negoziati tra l’Unione e l’Albania. Il 26 novembre 2016 però, la Germania ha posto il suo veto fino al 2018 per l’apertura dei negoziati. Nel frattempo si doveva rispettare ed attuare tutto quanto si prevedeva dai cinque criteri resi noti dalle istituzioni europee. Poi la Germania ha posto ben nove condizioni sine qua non al governo albanese ad essere adempiute, prima dell’apertura dei negoziati. In seguito a quelle nove condizioni sono state aggiunte altre sei dall’Olanda e da altri paesi membri dell’Unione europea. Il 25 marzo 2020 il Consiglio europeo ha deciso che il governo albanese dovrebbe adempiere tutte le quindici condizioni sine qua non per poi avviare la convocazione della prima conferenza intergovernativa con l’Unione europea. Purtroppo, dati e fatti accaduti e che stanno accadendo alla mano, comprese anche le elezioni politiche del 25 aprile scorso, del controllo, condizionamento e la manipolazione di cui il nostro lettore è stato informato a tempo debito, testimoniano il totale fallimento del governo albanese.

    Per quanto riguarda l’Olanda, invece, nell’agosto 2017 le sue istituzioni specializzate hanno proposto il blocco dei visti Schengen per i cittadini albanesi. Le ragioni erano due: la presenza della criminalità organizzata nel loro territorio e l’aumento degli albanesi che chiedevano asilo. Ed erano proprio i richiedenti asilo che arrivavano dall’Albania, che avevano costretto il Parlamento olandese a votare contro l’apertura dei negoziati con l’Albania. Nel 2018 erano anche la preoccupante e diffusa attività su tutto il territorio albanese, della criminalità organizzata e la galoppante corruzione a tutti i livelli, che hanno di nuovo costretto anche il primo ministro olandese, lo stesso attuale, come rappresentante del Paese nel Consiglio europeo, a bloccare di nuovo l’apertura dei negoziati con l’Albania. Poi, un anno dopo, nel 2019, l’Olanda è stata ancora più drastica nei confronti del governo albanese. Sempre ribadendo la pericolosità e la crescente preoccupazione per la criminalità organizzata e la corruzione in Albania, le autorità olandesi hanno depositato presso la Commissione europea la richiesta di bloccare i visti Schengen per tutti i cittadini albanesi. Ed era proprio nel 2019, che l’allora primo ministro olandese, lo stesso attuale, dichiarava convinto, riferendosi alla posizione ufficiale dell’Olanda, che “…Per l’Albania è un chiaro ‘No’”. Alcuni mesi dopo, durante il vertice del Consiglio europeo del 25 marzo 2020, anche lui ha votato contro l’apertura dei negoziati con l’Albania. Insieme con i rappresentanti di altri Paesi membri dell’Unione ha chiesto la concreta e verificata attuazione delle quindici condizioni sine qua non. Non solo ma anche alla fine del 2020, i rappresentanti olandesi, riferendosi alle ripetute raccomandazioni positive ed entusiastiche della Commissione europea per l’Albania, erano ben convinti che “…La conclusione della Commissione europea, secondo la quale quasi tutte le condizioni sono state adempiute, è prematura”! Ed avevano pienamente ragione. Perché il “riformato” sistema di giustizia è ormai pienamente sotto il diretto controllo del primo ministro, come si può facilmente verificare. Perché la criminalità organizzata, talmente radicata e potente su tutto il territorio, in connivenza con il potere politico, ormai è diventata molto attiva e pericolosa anche in altri Paesi europei, Olanda inclusa. Perché ogni giorno che passa la corruzione è diventato un male diffuso e a tutti i livelli in Albania. Perché in Albania il pluripartitismo e certe sembianze democratiche servono semplicemente al primo ministro come facciata, per camuffare la sua restaurata e pericolosa dittatura. Perché in Albania, nonostante l’obbligo ufficialmente preso, non si rispettano, anzi, si calpestano volutamente tutti i tre criteri di Copenaghen, compreso il funzionamento dello Stato di diritto. Ci sarebbero anche tanti altri “perché”. Però “stranamente” il governo e il parlamento olandese, da qualche tempo, hanno cambiato radicalmente opinione. Chissà perché?!

    Chi scrive queste righe trova del tutto incoerente e incongruente la decisione del parlamento olandese del 16 giugno scorso sull’Albania. Ragion per cui a lui vengono naturali le domande seguenti: cos’è accaduto perché sia il governo che il parlamento olandese hanno cambiato così, di punto in bianco, il loro atteggiamento nei confronti dell’Albania?! Perché una simile decisione, che contrasta pienamente con la vissuta e sofferta realtà albanese?! Forse anche in questo caso potrebbe avere ragione Publilio Siro, il quale già da più di duemila anni fa era convinto che per quanto una cosa possa essere sbagliata, quando ti torna comodo la ritieni giusta. Tutti quelli però, che hanno preso una simile decisione, devono una spiegazione ed una scusa pubblica a tutti i poveri, ma onesti e responsabili cittadini albanesi, i quali stanno soffrendo le vessazioni della camuffata dittatura, la cui propaganda ha sbandierato come successo la decisione olandese.

  • Il doppio gioco di due usurpatori di potere

    Fa sempre il doppio gioco, mente perfino se gli chiedi che ora è; sicché

    di lui non puoi fidarti mai. Mai! Da lui finisci sistematicamente tradito.

    Oriana Fallaci

    Tutti e due si somigliano. Tutti e due sono dei bugiardi, degli impostori ed ingannatori nati. Tutti e due sono degli irresponsabili. Tutti e due, fatti accaduti e che stanno tuttora accadendo alla mano, nolens volens, si sostengono a vicenda. Tutti e due purtroppo, da anni ormai, esercitano dei poteri istituzionali molto importanti in Albania. Tutti e due, a scapito dei cittadini, hanno usurpato e stanno pericolosamente abusando del potere. Tutti e due, come tali, sono anche i diretti responsabili della drammatica, preoccupante, pericolosa e sofferta realtà albanese. Uno è il primo ministro. L’altro è il capo dell’opposizione.

    Il 13 giugno, in Albania, si è concluso il congresso del partito socialista, capeggiato dal primo ministro. Un’ulteriore occasione per lui e per la sua potente propaganda di sfoggiare “successi” e di vantare “modestamente” la dedizione per il popolo. Per l’occasione però il primo ministro si è sentito doppiamente soddisfatto: sia della conclusione del congresso del suo partito sia perché ormai lui si sente più tranquillo. Almeno per qualche tempo, nel caso non ci siano degli inattesi ed incontrollati sviluppi da lui e/o da chi per lui. Grazie anche a quello che ha potuto fare, con “successo” il suo “simile”, il capo dell’opposizione.

    Si perché il 13 giugno, in Albania, si sono svolte anche le elezioni per il capo del partito democratico, il primo partito di opposizione, fondato il 12 dicembre 1990. Elezioni che, purtroppo, dati e fatti accaduti e ad ora evidenziati, risulterebbero essere state pesantemente condizionate, controllate e manipolate dal capo del partito che è anche il capo dell’opposizione e dai suoi fedeli sostenitori. Usando, guarda caso, dei modi simili a quelli con i quali il primo ministro ha “vinto” tutte le elezioni dal 2013. Comprese quelle ultime, del 25 aprile scorso. E si tratta proprio di quel partito, del partito democratico, il quale ha risuscitato le speranze stordite, ha motivato ed ha guidato nel 1990-1991 tutte le massicce proteste degli albanesi contro la più sanguinosa dittatura comunista dell’Europa. Una dittatura che però e purtroppo, dopo trenta anni, si sta consolidando di nuovo in Albania. Ovviamente mascherata, abusando di una facciata di pluripartitismo. Un nuovo e pericoloso regime questo attuale in Albania, come espressione diretta di una preoccupante ed altrettanto pericolosa alleanza del potere politico con la criminalità organizzata e certi raggruppamenti occulti locali e internazionali. Una nuova e camuffata dittatura, controllata e guidata dai diretti discendenti, biologici e/o spirituali, dei dirigenti della sanguinosa dittatura comunista rovesciata nel 1991, ma mai sradicata definitivamente. Quanto sta accadendo in Albania, da qualche anno, ne è una diretta ed inconfutabile testimonianza. L’autore di queste righe, riferendosi soltanto a tutto quello che è accaduto e sta accadendo realmente, a tutto quello che è stato pubblicamente denunciato, da anni sta informando il nostro lettore di una simile, drammatica, molto preoccupante e pericolosa realtà, non solo per gli albanesi che lo stanno soffrendo sulla loro pelle, ma anche per i Paesi vicini. Italia compresa.

    Dopo l’ennesima sconfitta elettorale dell’opposizione il 25 aprile scorso, il capo del partito democratico, allo stesso tempo anche capo dell’opposizione, ha cercato di giustificare tutto e di non assumere le proprie dirette responsabilità per tutto quello che è accaduto. Soprattutto prima, ma anche il giorno delle elezioni, il 25 aprile scorso. Quella clamorosa e preannunciata sconfitta è stata la quarta in ordine di tempo, non avendo registrato una sola vittoria elettorale da quanto lui ha cominciato a dirigere il partito democratico albanese, nel 2013. Accadeva subito dopo le dimissioni da tutti gli incarichi politici ed istituzionali del suo predecessore, l’ex primo ministro e dirigente storico del partito. Dimissioni irrevocabili, dopo la sconfitta elettorale, sua e del partito, nelle elezioni del giugno 2013. Elezioni vinte dal partito socialista che, da allora, hanno permesso all’attuale primo ministro di governare il Paese. Ebbene, dopo l’ennesima sconfitta elettorale dell’opposizione il 25 aprile scorso, il capo del partito democratico, invece di seguire l’esempio del suo predecessore, non ha mai dato le richieste e, almeno moralmente dovute, dimissioni. Non solo, ma ha fatto di tutto, lui e i suoi fedeli sostenitori, investiti di incarichi istituzionali nel partito, per continuare ad essere il dirigente del partito. Nel frattempo, dati e fatti accaduti e che stanno accadendo alla mano testimoniano e dimostrano palesemente che lui, in tutti questi anni, più che dirigere il partito, lo ha usurpato, ha goduto ed abusato di tutti i suoi  poteri politici ed istituzionali, facendo diventare il primo partito dell’opposizione albanese, fondato nel dicembre 1990, un partito clientelistico e di gestione familiare.

    Essendo stato rieletto il 22 luglio 2017 come capo del partito, dopo una farsa elettorale, avendo di fronte un solo “candidato”, il mandato del capo del partito democratico albanese sarebbe scaduto il 22 luglio prossimo. Ebbene, lui non solo non ha rispettato quella scadenza per stabilire la data per svolgere le nuove elezioni nel partito, come prevede lo Statuto, ma, addirittura, ha anticipato quella data fissando le elezioni per il 13 giugno 2021. Proprio ieri. In palese violazione delle regole istituzionali ed usufruendo del suo pieno controllo, da usurpatore quale è, degli organi dirigenti del partito. Non solo, ma non ha aspettato neanche le decisioni che dovrà prendere la Commissione Centrale Elettorale sulla validità del risultato delle elezioni del 25 aprile scorso che hanno dato il terzo mandato al primo ministro, il suo “simile”. Denunce che sono state ufficialmente depositate presso quella Commissione, proprio dal partito democratico e ancora senza una decisione definitiva. Il che denuncia, a sua volta, la tanta fretta e la grande angoscia del capo del partito per accorciare al massimo il tempo ed impedire ad altri candidati di poter fare campagna elettorale in tutto il territorio. Anzi, almeno un candidato, ha chiesto ufficialmente addirittura la posticipazione delle elezioni, sia per attendere il verdetto finale della Commissione Centrale Elettorale, che per dare la possibilità agli elettori del partito di assorbire e recuperare le conseguenze della sconfitta del 25 aprile scorso. Ma la decisione era ormai stata presa. Tutto ciò denuncia proprio la grande difficoltà nella quale si è trovato il capo del partito democratico albanese dopo la sua clamorosa e preannunciata sconfitta elettorale del 25 aprile scorso. Una difficoltà quella che deriva dalla totale incapacità, politica e personale, di assumere le proprie responsabilità e di ammettere la sua sconfitta. L’ennesima. Ma evidenzia palesemente anche la sua perfidia e malvagità.

    L’autore di queste righe ha informato sempre, a tempo debito, il nostro lettore della falsità e delle conseguenze del problematico e preoccupante operato del capo del partito democratico albanese, allo stesso tempo anche capo dell’opposizione. Operato che, fatti accaduti alla mano, ha aiutato l’attuale primo ministro a rimanere tale, con tutte le derivate, ben note e sofferte conseguenze per gli onesti e poveri cittadini albanesi. Partendo dalle promesse pubbliche mai mantenute del capo dell’opposizione, fatte durante le proteste nella primavera del 2017 e concluse inaspettatamente e “stranamente” con l’accordo occulto e mai reso minimamente trasparente del 18 maggio 2017 con l’attuale primo ministro. Con tutte le sue conseguenze. Ma anche tutto quello che ha fatto prima ed in seguito. Come, per esempio, la riforma amministrativa (2014), la consegna dei mandati dei deputati dell’opposizione (febbraio 2019), il non giustificato boicottaggio delle elezioni amministrative (giugno 2019), la riforma elettorale con il famigerato accordo del 5 giugno 2020, le cui conseguenze sono state palesemente manifestate durante le elezioni del 25 aprile scorso. Di tutto ciò e di tanto altro ancora l’autore di queste righe ha informato il nostro lettore, cercando di essere sempre ed il più possibile oggettivo nelle sue valutazioni ed in quanto ha scritto (Dall’Albania niente di nuovo, 27 giugno 2017; Giù le maschere, 3 luglio 2017; La scelta tra il bene e il male, 24 luglio 2017, Somiglianze inquietanti, 27 gennaio 2020, ecc, ecc…).

    Tornando alla gara elettorale per il capo del partito democratico albanese svoltasi il 13 giugno, in base alle rivendicazioni e alle denunce fatte, nonché alle testimonianze rese ormai note e alle registrazioni video, se tutto sarà confermato e provato, risulterebbe che quella che si è svolta ieri tutto può essere stata, meno che una gara onesta, libera e credibile. E se così risulterà veramente, sarà l’ennesima dimostrazione e testimonianza della falsità delle dichiarazioni pubbliche del capo del partito democratico albanese, a sua volta anche capo dell’opposizione, della sua pericolosa incapacità e falsità istituzionale, con tutte le derivanti conseguenze. Soprattutto in una simile, ben nota, drammatica e sofferta realtà in Albania.

    Chi scrive queste righe seguirà ed informerà il nostro lettore di tutti gli attesi ed inevitabili sviluppi, dopo le ormai contestate elezioni per il capo del partito democratico albanese. Nel frattempo però egli non può non evidenziare e sottolineare le tante somiglianze caratteriali e di operato tra l’attuale primo ministro albanese e il capo dell’opposizione. Con tutte le pericolose conseguenze. Quanto sta accadendo in queste ultime settimane in Albania sembrerebbe abbia motivato e convinto anche il capo storico del partito democratico albanese, a sua volta ex presidente della Repubblica ed ex primo ministro, a riconsiderare la sua irrevocabile decisione, dopo le dimissioni da tutti gli incarichi politici ed istituzionali il 26 giugno 2013. L’autore di queste righe è convinto che spetta agli onesti e responsabili cittadini albanesi porre fine al pericoloso doppio gioco dei due usurpatori del potere in Albania: uno il primo ministro e l’altro il capo del partito democratico e dell’opposizione. Quelli che, come scriveva Oriana Fallaci, mentono perfino se chiedi loro che ora è. Chi scrive queste righe è convinto che di tutti e due nessuno dovrebbe mai fidarsi. Perché da loro finisci sistematicamente tradito: sicuramente dal “vincitore” capo del partito democratico. Agli albanesi onesti e responsabili la scelta!

  • Irritante manipolazione della realtà

    Siamo tutti impostori in questo mondo, noi tutti

    facciamo finta di essere qualcosa che non siamo.

    Richard Bach

    La saggezza umana, basata su innumerevoli e spesso anche molto sofferte esperienze, in ogni parte del mondo, dalla notte dei tempi ad oggi, considera fondamentale l’uso della parola. In tutti i suoi modi. Lo testimonia, tra l’altro, anche il contenuto delle Sacre Scritture e dei Vangeli. Uno dei dieci comandamenti, l’ottavo, quello che Dio scrisse sulle tavole di pietra in presenza di Mosè sul monte Sinai, ne è una inequivocabile espressione dell’importanza dell’uso della parola. Come ribadisce chiaramente e senza mezzi termini anche Matteo, uno dei quattro evangelisti: “Ma io vi dico che di ogni parola infondata gli uomini renderanno conto nel giorno del giudizio;  poiché in base alle tue parole sarai giustificato e in base alle tue parole sarai condannato” (Bibbia secondo Matteo 12:36-37; n.d.a.).

    Il 3 giugno scorso il presidente degli Stati Uniti d’America, ha firmato un Memorandum sulla sicurezza nazionale. In quel Memorandum si evidenzia la grande importanza della lotta contro la corruzione, come un’interesse fondamentale per la sicurezza nazionale degli Stati Uniti. La firma di questo Memorandum è avvenuta alla vigilia della riunione a Londra dei ministri delle Finanze del Gruppo dei Paesi del G7 (4-5 giugno scorso, n.d.a.). Ma la firma di quel Memorandum avviene anche poco prima dell’incontro del Presidente statunitense con il suo omologo russo a Ginevra, previsto per il 16 giungo prossimo. In quel’importante documento, firmato il 3 giugno scorso dal Presidente statunitense, si ribadisce, tra l’altro, che “…La corruzione minaccia la sicurezza nazionale degli Stati Uniti, l’equità economica, gli sforzi globali contro la povertà e lo sviluppo, e la democrazia stessa”. Si sottolinea anche che “… prevenendo e contrastando efficacemente la corruzione e dimostrando i vantaggi di un governo trasparente e responsabile, possiamo assicurare un vantaggio fondamentale per gli Stati Uniti e altre democrazie”. In più si evidenzia l’importanza della lotta contro la corruzione, perché “…Combattere la corruzione non è solo buon governo. È autodifesa. È patriottismo ed è essenziale per la conservazione della nostra democrazia e del nostro futuro”. Con la firma di quel Memorandum, il Presidente statunitense ha sancito anche un obiettivo strategico. Nel testo firmato si legge “…La mia amministrazione guiderà gli sforzi per promuovere il buon governo; portare trasparenza negli Stati Uniti e nei sistemi finanziari globali; prevenire e combattere la corruzione in patria e all’estero; e rendere sempre più difficile per gli attori corrotti proteggere le loro attività”.

    Proprio un giorno dopo la firma dal Presidente statunitense del sopracitato Memorandum, e cioè il 4 giugno scorso, il segretario di Stato degli Stati Uniti d’America ha mandato un messaggio ufficiale, da lui firmato, al primo ministro albanese. Con quel messaggio il segretario di Stato ha mandato i suoi migliori auguri al primo ministro e al suo partito per “…il successo elettorale”. E si riferiva, ovviamente, alla vittoria del terzo mandato del primo ministro alle ultime elezioni politiche, svolte in Albania il 25 aprile scorso. In seguito il segretario di Stato ha assicurato il primo ministro albanese, affermando che “…io attendo di lavorare con lei durante il suo terzo mandato come primo ministro, per rafforzare ulteriormente la nostra collaborazione”. E poi proseguiva, garantendo al primo ministro che gli Stati Uniti d’America saranno impegnati e continueranno “…a sostenere l’Albania, mentre lavora per rafforzare lo Stato del diritto, per il miglioramento del rendiconto del governo e per attuare la riforma della giustizia”. Alla fine del suo messaggio ufficiale del 4 giugno scorso per il primo ministro albanese, il segretario di Stato affermava che gli Stati Uniti d’America si confrontano con molti crisi in tutto il globo ed egli è “fiducioso che insieme possiamo alzarsi e compiere queste sfide storiche”. Un messaggio di auguri quello del Segretario di Stato, per la vittoria del terzo mandato da parte del primo ministro albanese durante le elezioni del 25 aprile scorso, che non poteva passare inosservato, anzi!

    L’autore di queste righe ha informato il nostro lettore su come sono state svolte e sul risultato delle elezioni del 25 aprile scorso in Albania. Come ha anche informato il nostro lettore della strategia del primo ministro e dei suoi per avere, costi quel che costi, il suo terzo mandato. Una strategia, quella, ideata e programmata per controllare, condizionare e manipolare il risultato delle elezioni ed attuata con successo. Una strategia, quella, messa in atto con il coinvolgimento diretto e capillare della criminalità organizzata, dall’uso delle ingenti somme di denaro provenienti da attività illecite, dall’abuso di potere, dall’allarmante e ben diffusa corruzione a tutti i livelli e molto altro. Sono delle realtà queste che sono state evidenziate anche da diverse istituzioni specializzate internazionali. L’autore di queste righe, come sempre, anche in questo caso ha cercato di essere più oggettivo possibile, facendo riferimento solo e soltanto a dati, a fatti accaduti e documentanti, nonché a molte denunce pubbliche ed ufficiali che purtroppo ancora attendono di essere trattate dal sistema “riformato” della giustizia in Albania. Il nostro lettore ha potuto essere informato anche di tutto ciò (Avvisaglie di coinvolgimento elettorale della criminalità, 22 marzo 2021; Scenari orwelliani in attesa del 25 aprile, 19 aprile 2021; Dopo il 25 aprile chi si giustifica si autoaccusa, 3 maggio 2021; A che gioco stanno giocando?, 10 maggio 2021).

    Il messaggio ufficiale di auguri del Segretario di Stato statunitense al primo ministro albanese, per la vittoria del suo terzo mandato, soltanto un giorno dopo la firma, da parte del Presidente degli Stati Uniti d’America del Memorandum sulla sicurezza nazionale e sull’importanza della lotta contro la corruzione, per tutti quelli che conoscono la vera realtà vissuta e sofferta in Albania, suscita non poche perplessità e stimola delle inevitabili e naturali domande. Ed avviene proprio due settimane dopo che, lo stesso segretario di Stato, ha dichiarato “persona non desiderata per entrare negli Stati Uniti” l’ex presidente della Repubblica (1992-1997) e l’ex primo ministro albanese (2005-2013). La ragione di questa drastica decisione era basata sugli atti corruttivi dell’ex Presidente che “…hanno minato la democrazia in Albania”. In più, sempre secondo la dichiarazione del segretario di Stato, l’ex presidente della Repubblica “… era coinvolto in atti corruttivi come l’uso improprio dei fondi pubblici, interventi nei processi pubblici”. Anche su questo caso il nostro lettore è stato subito informato (Eclatanti e preoccupanti incoerenze istituzionali; 24 maggio 2021). La dichiarazione dell’ex presidente albanese come una “persona non desiderata per entrare negli Stati Uniti”, tenendo presente la vera e vissuta realtà albanese, è stata considerata e commentata da tanti analisti politici, come un “generoso” sostegno politico offerto al primo ministro albanese, proprio mentre tutto il processo elettorale è stato denunciato ufficialamente dall’opposizione presso la Commissione Centrale Elettorale. La Commissione che ancora non ha finito l’esame di tutte le denunce e non ha espresso la sua ufficiale decisione. Proprio in questo momento, arriva, come una mana santa, il sostegno ufficiale da Oltreoceano per il “successo elettorale” del primo ministro e del suo partito durante le elezioni del 25 aprile scorso! Per chi conosce la realtà albanese, questo è stato anche un “criptato” messaggio per tutti coloro che si devono ufficialmente esprimere sul risultato finale delle elezioni. Commissione Centrale Elettorale compresa. Ma non solo per loro. Anche per le istituzioni del “riformato” sistema della giustizia, nel caso in cui dovrebbero essere coinvolti successivamente, come prevede la legislazione. E non a caso, nel suo messaggio d’auguri, il segretario di Stato si impegna “…a sostenere l’Albania, mentre lavora per rafforzare lo Stato del diritto, per il miglioramento del rendiconto del governo e per attuare la riforma della giustizia”!

    Chi scrive queste righe auspica che qualcuno dicesse al segretario di Stato che se è veramente intenzionato ad aiutare l’Albania e gli albanesi, se vuole veramente che l’Albania diventi un Paese democratico, non è questo proprio il modo giusto. Perché chi scrive queste righe è fermamente convinto, e lo ha ribadito continuamente, che se c’è una persona direttamente e istituzionalmente responsabile per la pericolosa e preoccupante realtà albanese, per la galoppante e ben diffusa corruzione in Albania, quello è proprio il primo ministro. Ma l’autore di queste righe non può facilmente trovare coerenza e far combaciare i contenuti di quanto scrive il segretario di Stato al primo ministro albanese, del sopracitato Memorandum firmato il 3 giugno scorso dal Presidente statunitense, con la vissuta e sofferta realtà albanese. Chi scrive queste righe pensa che per i poveri, però onesti e responsabili cittadini albanesi, ma non solo per loro, tutto ciò, rappresentando un’irritante manipolazione della realtà, offende, allo stesso tempo, anche la loro intelligenza. Perché non tutti sono degli impostori in questo mondo e non tutti fanno finta di essere qualcosa che non sono. Chi scrive queste righe pensa che tutti si devono ricordare dell’ammonimento dell’evangelista Matteo, secondo il quale, per “… ogni parola infondata gli uomini renderanno conto nel giorno del giudizio”! 

  • Alleanze, irresponsabilità e ipocrisia in sostegno dei dittatori

    I dittatori cavalcano avanti e indietro su tigri da cui non

    possano scendere. E le tigri diventano sempre più affamate.

    Wiston Churchill

    I dittatori non smentiscono mai se stessi. Quanto è accaduto otto giorni fa in Bielorussia ne è un’ulteriore e grave conferma. Era la mattina del 23 maggio scorso quando il pilota del volo Ryanair FR 4978, decollato da Atene e diretto a Vilnius, ha ricevuto un messaggio con il quale le autorità aeroportuali bielorusse notificavano una “potenziale minaccia alla sicurezza a bordo”. La “minaccia” sarebbe stata la presenza, a bordo dell’aereo, di una bomba. Subito dopo, l’aereo civile di linea è stato intercettato da un aereo dell’aeronautica militare bielorussa e costretto ad un atterraggio forzato all’aeroporto di Minsk. Quanto è accaduto dopo e reso pubblicamente noto ha dimostrato e testimoniato la falsità di tutta quella messinscena del regime bielorusso. Una messinscena solo per permettere alle autorità di attuare quanto era stato programmato con cura anticipatamente. Sì, perché si doveva arrestare un oppositore del regime e lo hanno fatto. Le autorità bielorusse, eseguendo gli ordini partiti da lì dove si decide tutto, hanno arrestato Roman Protasevich, un giornalista ventiseienne bielorusso e la sua compagna russa. Proprio così, un giornalista. Perché per i regimi e i dittatori i giornalisti che si oppongono a loro e li denunciano diventano fastidiosi, diventano pericolosi, perciò, diventano nemici da combattere e annientare. Così hanno fatto anche con Roman Protasevich. Lui da tempo è stato costretto a vivere in Polonia, essendo stato co-fondatore ed ex direttore del canale Telegram Nexta, con base in Polonia e colui che attualmente dirige un nuovo media, La Bielorussia del mal di testa, molto seguita dagli oppositori del regime bielorusso di Lukashenko. La misera messinscena del 23 maggio scorso all’aeroporto di Minsk non poteva non essere accompagnata da un “piccolo giallo”. Sì, perché dai 126 passeggeri partiti da Atene, a Vilnius sono arrivati soltanto 121. Cioè, oltre al giornalista e la sua compagna arrestati, mancavano all’appello altri tre, tutti “svaniti”, “evaporati” nell’aeroporto di Minsk. Le cattive lingue hanno parlato subito di agenti dei servizi segreti. Immediatamente dopo l’arresto del giornalista dissidente, la dirigente dell’opposizione bielorussa, costretta, purtroppo, anche lei all’esilio dopo le elezioni del 9 agosto 2020 e le proteste successive in Bielorussia, ha dichiarato che lui “rischia la pena di morte in Bielorussia”. Questo perché, secondo lei, Lukashenko sta trasformando la Bielorussia “…nella Corea del Nord d’Europa; non trasparente, imprevedibile e pericolosa”.

    Nel frattempo sono state immediate le reazioni delle cancellerie occidentali, di quella statunitense e delle istituzioni internazionali, Unione europea e NATO comprese. Lo scandalo del dirottamento forzato dell’aereo è stato considerato un “atto di pirateria” ed un “dirottamento di Stato”. Tutti, oltre a chiedere l’immediata liberazione del giornalista dissidente e della sua compagna, hanno proposto ed attuato anche delle sanzioni contro la Bielorussia e il regime di Aleksander Lukashenko. In attesa del prossimo vertice del Consiglio europeo, per decidere sulle sanzioni nei confronti della Bielorussia, ci sono le reazioni di tutti i massimi rappresentanti delle istituzioni dell’Unione europea. Subito dopo lo scandalo dell’atterraggio forzato dell’aereo e il successivo arresto del giornalista dissidente ha reagito la presidente della Commissione europea. Lei ha dichiarato che “…Serve una risposta molto forte contro questo dirottamento completamente inaccettabile. Lukashenko deve capire che questo atto non può essere senza conseguenze!”. Per poi ribadire che“…il pacchetto economico da 3 miliardi di investimenti pronto ad andare dall’Unione europea in Bielorussia resta congelato finché la Bielorussia non diventerà democratica”. Affermando anche che si stanno discutendo sanzioni dirette contro individui ed entità economiche che finanziano il regime. Mentre il presidente degli Stati Uniti d’America ha condannato duramente l’atterraggio forzato dell’aereo e l’arresto del giornalista dissidente, oppositore del regime di Lukashenko. In più lui ha appoggiato la richiesta di sanzioni economiche dell’Unione europea ad ha affermato di aver chiesto al suo team di studiare opzioni adeguate per i responsabili. Nel frattempo i Paesi membri dell’Unione europea hanno deciso di boicottare gli spazi aerei della Bielorussia. Mentre la compagnia di bandiera francese Air France ha annunciato che non volerà per il momento sulla Bielorussia. La stessa misura ha preso anche la compagnia tedesca Lufthansa, con la sospensione delle proprie attività nello spazio aereo bielorusso. La Russia invece si è schierata contro le cancellerie occidentali e le istituzioni internazionali. Il presidente russo e/o chi per lui ha pubblicamente dichiarato il suo appoggio al presidente Lukashenko, perché gli alleati non si abbandonano in simili difficili momenti, anzi!

    Nel frattempo che tutti i Paesi membri dell’Unione europea hanno adoperato misure su voli e/o divieti di spazi aerei, “stranamente” però, un volo proveniente dalla Bielorussia, è atterrato all’aeroporto internazionale di Tirana nel pomeriggio del 26 maggio scorso. E cioè tre giorni dopo lo scandalo dell’atterraggio forzato e l’arresto del giornalista dissidente nell’aeroporto di Minsk. Un tempo più che sufficiente, quello, per il primo ministro albanese e i suoi “consiglieri’ per decidere da che parte stare. E la scelta è stata fatta! I simili scelgono i propri simili ci insegna la saggezza popolare. Perché chi si somiglia si piglia recita il proverbio. Anche perché lui, il primo ministro albanese, e il presidente bielorusso Lukashenko ne hanno di cose in comune. L’autore di queste righe ha trattato per il nostro lettore questo argomento (Un bue che dovrebbe dire cornuto ad un altro bue, 7 settembre 2020; Inquietanti dimostrazioni dittatoriali, 28 settembre 2020; Un inganno tira l’altro, 5 ottobre 2020). Così come ha trattato anche la “vittoria” elettorale del primo ministro albanese il 25 aprile scorso, molto simile alla “vittoria” elettorale di Lukashenko il 9 agosto 2020. Una “vittoria” quella del primo ministro albanese, che gli ha confermato il suo tanto ambito terzo mandato, mentre Lukashenko, con la “vittoria” elettorale del 9 agosto 2020, vinceva il suo sesto mandato. Chissà se questo potrà essere, però, un obiettivo raggiungibile per il suo “simile”, il primo ministro albanese?! Il quale, nel frattempo si sa, anzi è pubblicamente noto, che ha avuto un altro, forte, concreto e molto importante sostegno elettorale da parte di un altro loro “simile”.  Il primo ministro albanese ha avuto il pieno e dichiarato appoggio del presidente turco Erdogan. Sempre i simili cercano e sostengono i propri simili!

    Il 27 maggio scorso il ministro aggiunto per l’Europa presso il ministero degli Affari esteri in Germania è stato in Albania per una visita ufficiale. Dopo l’incontro ufficiale con il primo ministro albanese tutti e due hanno partecipato ad una conferenza con i rappresentanti dei media. Nessuno aveva dubbi sui contenuti delle dichiarazioni del primo ministro albanese. Soprattutto adesso, dopo la “vittoria” del suo terzo mandato. Ma anche il ministro [tedesco] aggiunto per l’Europa, con le sue dichiarazioni, non ha smentito le aspettative. E neanche se stesso. Si perché, lui è stato sempre “ottimista” per i risultati raggiunti dal governo albanese e convinto dei continui progressi fatti dall’Albania nel suo percorso europeo. Nonostante la realtà vissuta in Albania è stata da anni ben diversa da quella alla quale si riferiva il 27 maggio scorso il ministro tedesco e molto, ma molto preoccupante. Tanto preoccupante che ha costretto lo stesso Bundestag tedesco ad elencare nove condizioni e poi approvare quelle condizioni a fine settembre 2019. Si tratta di condizioni che dovevano essere tutte osservate e rispettate dal governo albanese prima che il rappresentante tedesco al Consiglio europeo, e cioè la cancelliera Merkel, potesse votare a favore della convocazione della prima conferenza intergovernativa tra l’Albania e l’Unione europea, che sarebbe il primo passo, per poi proseguire con tutte le altre procedure previste fino all’adesione definitiva all’Unione europea. A quelle nove condizioni tedesche, sono state aggiunte anche altre sei da altri Paesi membri dell’Unione europea, per diventare così quindici condizioni per l’Albania. A fine giugno 2020 il Parlamento europeo ha approvato quelle quindici condizioni con una risoluzione che ha avuto un largo e trasversale sostegno con 532 voti favorevoli, 70 voti contrari e 63 astensioni. Anche queste verità le dovrebbe aver saputo benissimo il ministro aggiunto per l’Europa presso il ministero degli Affari esteri in Germania, mentre faceva le sue dichiarazioni a fianco del primo ministro albanese e davanti i giornalisti il 27 maggio scorso. Ma le sue dichiarazioni erano “stranamente” tutto rose e fiori. Chissà perché?! Ma nessuno che conosce la realtà vissuta e sofferta in Albania può credere alle affermazioni del ministro tedesco. Perché è impossibile credere che “L’Albania ha esaudito tutte le condizioni per fare un passo avanti nel processo dell’integrazione europea”! Basterebbe prendere quelle quindici condizioni e verificarle una ad una se siano state esaudite veramente o meno! Molto semplice, ma chissà perché il ministro tedesco non lo ha fatto! E chissà perché anche sulle “ragioni” di alcune decisioni prese dal Dipartimento di Stato degli Stati Uniti d’America sull’Albania in questi ultimi mesi. Il nostro lettore è stato informato anche la scorsa settimana su queste “strane” decisioni (Eclatanti e preoccupanti incoerenze istituzionali; 24 maggio 2021).

    Chi scrive queste righe valuta come molto irresponsabile e pericoloso “fermare gli occhi, le orecchie ed il cervello” di fronte a delle eclatanti realtà che testimoniano il consolidamento di un regime in Albania. Come quello di Lukashenko in Bielorussia. Oppure come quello di Erdogan in Turchia. Ma mentre per quei regimi, almeno formalmente, ci sono delle prese di posizione e di sanzioni da parte delle cancellerie occidentali e quella statunitense, nel caso dell’Albania, stranamente, c’è un sostegno al primo ministro. Lui che è, almeno, il rappresentante istituzionale di una nuova dittatura, espressione di una altrettanto pericolosa alleanza tra il potere politico, la criminalità organizzata e certi raggruppamenti occulti internazionali. Chi scrive queste righe non si stancherà mai di ripeterlo. Con simili ipocrisie delle cancellerie occidentali si aggravano e si appesantiscono ulteriormente le sofferenze degli albanesi. Sì, perché anche quelle ipocrisie servono da sostegno ai dittatori. Proprio quelli che cavalcano avanti e indietro su tigri da cui non possano scendere. Perché, secondo Wiston Churchill, quelle tigri diventano sempre più affamate.

  • Eclatanti e preoccupanti incoerenze istituzionali

    L’arroganza, la presunzione, il protagonismo, l’invidia:

    questi sono i difetti da cui occorre guardarsi.

    Plutarco

    Il 19 maggio scorso, un’inattesa notizia, arrivata da oltreoceano, ha scombussolato la politica e l’opinione pubblica in Albania. Il Segretario di Stato degli Stati Uniti d’America ha pubblicato, nel suo account personale Twitter, la dichiarazione come “persona non desiderata per entrare negli Stati Uniti” dell’ex Presidente della Repubblica (1992-1997) e l’ex primo ministro (2005-2013). Con lui anche sua moglie e i due figli. Questa drastica decisione è stata presa perché gli atti corruttivi dell’ex Presidente “…hanno minato la democrazia in Albania”. Il Segretario di Stato ha espresso la sua convinzione che l’ex primo ministro “…. era coinvolto in atti corruttivi come l’uso improprio dei fondi pubblici, interventi nei processi pubblici, compreso l’uso del suo potere a beneficio e all’arricchimento degli alleati politici e dei membri della sua famiglia”. Il Segretario di Stato ha ribadito anche che l’ex primo ministro, con la sua retorica, “…è pronto a difendere se stesso, i membri della sua famiglia e gli alleati politici, a scapito delle indagini indipendenti, degli sforzi anticorruzione e delle misure sulla responsabilità [penale]”.

    Per facilitare la chiave di lettura, il nostro lettore deve sapere che ormai l’ex primo ministro albanese, dichiarato “persona non grata” il 19 maggio scorso, dopo la sua sconfitta elettorale nel 2013 ha dato le dimissioni da ogni responsabilità istituzionale e politica, tranne quella di deputato, della quale ha beneficiato fino al febbraio 2019. Il che vuol dire che lui, da circa otto anni ormai, non gode di nessun “potere corruttivo”. Nel frattempo, nonostante le accuse politiche, nonostante il continuo e assordante accanimento verbale dell’attuale primo ministro e della propaganda governativa e mediatica contro di lui, nessun processo legale, in Albania e/o altrove, ha trattato quelle accuse e, men che meno, ha condannato l’ex primo ministro. Colui che dal 19 maggio scorso è stato dichiarato “persona non grata” per gli Stati Uniti d’America. Bisogna sottolineare che lui è anche il capo storico del partito democratico, il primo partito oppositore alla dittatura comunista, fondato in Albania nel 1990. Mentre l’attuale primo ministro è anche lui, dal 2005, il capo del partito socialista nel quale si “commutò”, nel 1991, il partito comunista albanese, l’unico partito durante la dittatura. Bisogna tenere presente anche che l’attuale primo ministro albanese, conoscendo il suo modo di fare e le immense potenzialità di cui dispone, non avrebbe mai e poi mai risparmiato il suo predecessore e avversario politico.

    Nel frattempo bisogna sottolineare che naturalmente l’Albania, per gli Stati Uniti d’America, non rappresenta un Paese al quale bisogna prestare nessuna attenzione particolare. Questo per diverse ed ovvie ragioni. Perciò, anche nel Dipartimento di Stato, dell’Albania si occupa qualche ufficio “periferico”, il cui compito è quello di procurare, mettere insieme ed elaborare informazioni e materiali che riguardano quello che accade lì, nella regione dei Balcani e che potrebbe “nuocere” agli interessi statunitensi. Oppure degli interessi, sempre nella stessa regione, di qualche “potere occulto” che è sempre in grado di esercitare delle influenzare lobbistiche su determinati uffici e/o funzionari di vari livelli dell’amministrazione statunitense. Nonostante quello che l’Albania rappresenta realmente per gli Stati Uniti d’America, per principio e comunque, nel rispetto e per garantire la credibilità delle istituzioni, dovrebbe essere sempre importante verificare prima l’attendibilità della fonte dalla quale provengono le informazioni e i materiali. Come dovrebbe essere altrettanto importante verificare la veridicità di quelle informazioni e del contenuto di quei materiali che verranno in seguito elaborati. Nel caso in questione, soltanto due giorni dopo che il Segretario di Stato degli Stati Uniti d’America dichiarava l’ex primo ministro albanese “persona non grata”, proprio dal Dipartimento di Stato sono state rese note anche le fonti dell’informazione e dei materiali che hanno costituito la base della drastica decisione presa. Alla richiesta di un media albanese fatta al Dipartimento di Stato è stata data ufficialmente la risposta che le informazioni e il materiale elaborato sul caso dell’ex primo ministro erano procurati dai media e dalle organizzazioni della società civile in Albania! Ebbene, chi conosce abbastanza la realtà albanese dovrebbe sapere benissimo anche che sia la maggior parte dei media che quelle organizzazioni della società civile da tempo sono controllate e pagate dal governo albanese e/o da chi per lui! Queste palesi verità le dovrebbero sapere anche gli impiegati dei vari uffici dell’ambasciata statunitense in Albania! Proprio quelli che devono procurare e poi preparare le dovute informazioni per i loro superiori negli Stati Uniti. Ma visto quanto è accaduto vengono naturali le domande: come mai l’ambasciatrice statunitense, che rappresenta ed è responsabile di quegli impiegati, sostiene, in fin dei conti, l’operato del primo ministro?! Come mai lei non vede, non sente e non conosce tutto ciò che accade realmente in Albania?! Come mai lei non se ne accorge della galoppante corruzione, del devastante abuso di potere, del diretto coinvolgimento della criminalità nei processi elettorali?! Come anche del coinvolgimento, in palese violazione della legge, della polizia di Stato negli stessi processi! E come mai lei non vede e non se ne accorge neanche del totale e palese fallimento della riforma del sistema di giustizia, che lei ha così tanto a cuore?! Un sistema messo ormai sotto il diretto controllo del primo ministro! Anche quanto è accaduto e denunciato prima, durante e dopo le elezioni del 25 aprile scorso ne rappresenta una inconfutabile testimonianza di tutto ciò! In più, sempre dalla sopracitata risposta del Dipartimento di Stato alla richiesta del media albanese risulta che parte delle informazioni e del materiale elaborato sul caso dell’ex primo ministro albanese dichiarato “persona non grata” dal Segretario di Stato sono state procurate dai rapporti preparati dallo stesso governo albanese! Tutto ciò potrebbe far capire al nostro lettore l’attendibilità delle fonti usate, la veridicità delle informazioni e del materiale raccolto e poi elaborato e la serietà/credibilità della decisione presa dal Dipartimento di Stato e dichiarato dal Segretario di Stato sul suo account personale Twitter il 19 maggio scorso!

    Immediata è stata anche la reazione del diretto interessato, l’ex primo ministro albanese. Con una risposta pubblica al Segretario di Stato degli Stati Uniti d’America, lui ribadiva il suo rammarico per la decisione presa, considerandola “senza nessuna base concreta”. Lui invitava il Segretario di Stato a “…rendere pubblico ogni fatto e documento che la Sua amministrazione, oppure chiunque al mondo, potesse avere a disposizione, per argomentare la Sua pretesa”. In seguito, come ha dichiarato anche durante una conferenza stampa, l’ex primo ministro ha presentato ricorso, come libero cittadino, accusando di calunnia il Segretario di Stato presso il Tribunale correzionale (Tribunal correctionnel; n.d.a.) di Parigi. Adesso tutto rimane ad essere seguito!

    Bisogna informare il nostro lettore che le sopracitate accuse del Segretario di Stato nei confronti dell’ex primo ministro albanese sono tutt’altro che convincenti. Anche se si fa riferimento al periodo prima del 2013. Sì, perché la stessa persona, nel 2009, quando era il consigliere per la sicurezza nazionale dell’allora vice presidente Biden, ha usato parole ben diverse ed elogiative nei confronti dell’allora primo ministro albanese e adesso da lui accusato e dichiarato persona “non grata”! Sono proprio sue le seguenti parole rivolte nel 2009 al primo ministro, quale rappresentante del governo albanese. L’attuale Segretario di Stato allora diceva: “Io valuto il successo del governo albanese nella lotta contro la criminalità organizzata, la corruzione e le riforme economiche”. E si tratta della stessa persona, l’ex primo ministro albanese, allora elogiato e adesso accusato e dichiarato “non grato” dalla stessa persona, allora consigliere per la sicurezza nazionale del vice presidente Biden e adesso suo Segretario di Stato. Eloquenti contraddizioni quelle del Segretario di Stato, ma anche eclatanti e preoccupanti incoerenze istituzionali. Lui, però, sa certamente anche il perché di simili atteggiamenti pubblici!

    Ma purtroppo quello suo non è l’unico caso con il quale si mette in dubbio la serietà e l’imparzialità delle decisioni prese dal Dipartimento di Stato degli Stati Uniti d’America. L’autore di queste righe ha informato il nostro lettore di un altro eclatante caso accaduto quattro mesi fa. Allora egli scriveva che “Il 23 febbraio scorso, il Dipartimento di Stato degli Stati Uniti d’America ha conferito un nuovo Premio, quello dei “Campioni Internazionali dell’Anticorruzione”, a dodici personalità scelte che operano nel campo della giustizia in altrettanti Paesi del mondo”. Tra quei dodici premiati c’era anche un giudice albanese. Quel giudice premiato dall’attuale Segretario di Stato è “…una persona molto “chiacchierata” in questi ultimi anni. Non solo perché è un ex inquisitore del regime comunista […].Ma si tratta anche di un “uomo della legge” che, dati e fatti accaduti alla mano, ha continuamente infranto la legge”. (Un vergognoso, offensivo e preoccupante sostegno alla dittatura; 1 marzo 2021).

    Chi scrive queste righe, anche in questo caso avrebbe avuto bisogno di molto più spazio, per trattare questo argomento. Egli si chiede però quanto ne sappia il Segretario di Stato sull’Albania di oggi. Perché, come diceva alcuni giorni fa un ex ambasciatore italiano in Albania, la realpolitik pratica è particolarmente pericolosa, quando l’ignoranza prevale sulla sapienza. Anche perché, come era convinto Plutarco circa duemila anni fa, l’arroganza, la presunzione, il protagonismo sono tra i difetti da cui occorre guardarsi. Chi scrive queste righe aggiunge anche l’incoerenza.

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