Albania

  • ‘Piattaforme’ ingannevoli in sostegno in un partito Stato

    Piuttosto che avere successo con l’inganno, fallisci con onore.

    Sofocle

    Messo sotto pressione e trovandosi in vistosa difficoltà dalle denunce ed accuse di abuso di potere, conferito e/o usurpato, durante le quotidiane proteste dei cittadini nella capitale, il primo ministro albanese sta cercando di apparire “comprensivo e collaborativo” con i cittadini. Ma in verità sta cercando di sostiuire le istituzioni che, per legge hanno anche l’obbligo di risolvere i problemi dei cittadini, proprio con il suo partito Stato, il partito socialista, che lui dirige da ventun’anni ormai. Si tratta di una drammatica esperienza, vissuta dagli albanesi durante la dittatura comunista.

    E per rendere possibile il ruolo dominante del partito Stato, il 30 luglio scorso, nel corso di un incontro con i vertici del partito, il primo ministro ha presentato una “nuova iniziativa” chiamata la “Presenza Fedele”. Presentando la “nuova iniziativa” ha dichiarato che “Ogni venerdì, alle 17:00, tutti noi saremo dove la “Presenza Fedele” richiede che siamo”. Specificando poi che “…la “Presenza Fedele” non è una riunione. È una sessione di ascolto a turno: faccia a faccia, a tu per tu e a bassa voce”. E tutto ciò secondo un protocollo deciso però dallo stesso primo ministro.

    Tuttavia, questo appuntamento settimanale, o “sessione di ascolto con la gente”, come la definisce il primo ministro, è orchestrato con cura per garantire una censura totale. Lui ha dichiarato che “Chiunque desideri esporre le proprie rimostranze si presenti nel luogo e all’orario prestabiliti e attendendo il momento di sedersi al tavolo di fronte ai propri rappresentanti [politici], i quali prendono rispettosamente nota di quanto il cittadino afferma. La “Presenza Fedele” non ammette telecamere. Consente di scattare fotografie all’inizio dell’incontro solo previo consenso dei presenti e senza mostrarne i volti. La “Presenza Fedele” rifiuta l’appartenenza a partiti […. ] non offre false speranze che qualcuno possa fornire aiuto al di fuori delle regole stabilite”.

    Il primo ministro albanese, dopo 13 anni al potere, si è ricordato di chiedere ai suoi deputati di sedersi di fronte ai cittadini e di ascoltarli. E durante questi 13 anni ha avuto tutte le opportunità di fare proprio quello che adesso sta “proponendo”. Invece non ha fatto niente, nonostante sia stato informato di quello che accadeva. Bastavano solo le denunce fatte dall’opposizione o da quei pochi media da lui non controllati, per rendersi conto della vera, vissuta e spesso sofferta realtà. Ragion per cui il primo ministro albanese è il diretto responsabile di una simile preoccupante situazione. Perciò, la presentazione delle “nuove iniziative” è semplicemente una messinscena, cercando di spostare l’attenzione pubblica dalle denunce e dalle accuse a lui fatte durante le proteste.

    Ma la “Presenza Fedele” non è la sola “iniziativa” presentata ultimamente dal primo ministro. Un’altra simile iniziativa è quella da lui denominata lo “Specchio Albania”. La scorsa settimana l’autore di queste righe informava il nostro lettore che “visibilmente in difficoltà, in seguito agli sviluppi degli ultimi mesi, il primo ministro “inventa” altre ingannevoli promesse. Solo in queste ultime settimane ne ha presentate alcune. Una di queste, denominata “Specchio Albania”, è stata presentata il 24 agosto scorso. Simili ad altre precedenti ingannevoli promesse di “governare insieme con i cittadini”, anche lo “Specchio Albania” è solo una fasulla promessa di seguire in tempo reale le richieste e le preoccupazioni dei cittadini. Il primo ministro, riferendosi allo “Specchio Albania” […] ha “garantito” che “…..ogni questione o preoccupazione sollevata dai cittadini sulla piattaforma sarebbe stata monitorata in tempo reale e avrebbe ricevuto una risposta””. L’ennesima sua bugia. (Promesse ingannevoli mai mantenute; 1 settembre 2026).

    Nel 2017, il primo ministro aveva presentato una piattaforma per governare insieme con i cittadini. L’obiettivo, secondo lui, era quello di affrontare le loro lamentele eliminando i filtri burocratici e consentendo ai cittadini di fornire idee e proposte per iniziative concrete. Il primo ministro aveva addirittura affermato che quella piattaforma sarebbe servita non solo a risolvere i problemi dei cittadini, ma anche a contrastare la corruzione nella pubblica amministrazione. Nel 2024, il primo ministro annunciò una sua nuova piattaforma online, denominata “Transparency Albania”. L’obiettivo dovrebbe essere quello di permettere ad ogni cittadino di rivolgersi a qualsiasi istituzione per ottenere informazioni e di seguire in tempo reale lo stato della propria richiesta. Ma tutte quelle “piattaforme” erano solo delle messinscene a scopo propagandistico e nient’altro.

    Si tratta di “piattaforme” basate sull’intelligenza artificiale, elaborate e programmate, guarda caso, dall’Agenzia Nazionale della Società dell’Informazione. Un’agenzia coinvolta in scandali abusivi milionari, che testimoniano il diretto coinvolgimento del primo ministro e di suoi stretti famigliari, di cui il nostro lettore è stato informato dettagliatamente negli ultimi mesi (Dichiarazione europea e preoccupanti realtà nazionali, 23 dicembre 2026; Nuovi scandali abusivi come espressione del totalitarismo, 29 dicembre 2025 ecc.). E pensare come una simile agenzia potrebbe programmare delle credibili “piattaforme”, non condivisibili però con gli “orientamenti” del primo ministro!

    Durante questi ultimi giorni lui sta facendo di nuovo uso propagandistico ed ingannatore della piattaforma “Specchio Albania”. Invece moltissime generazioni, da più di due secoli, hanno letto e riletto la ben nota fiaba Biancaneve, scritta dai fratelli Grimm nel 1812 ed in seguito tradotta e pubblicata in molte lingue del mondo. In quella fiaba la regina cattiva, matrigna di Biancaneve, aveva uno specchio magico che sapeva dare le vere risposte alle domande fatte dalla regina. Tutti si ricordano della domanda che normalmente la regina bella ma cattiva rivolgeva allo specchio magico. “Specchio, specchio delle mie brame! Chi è la più bella del reame?”. E lo specchio magico rispondeva: “Mia regina, bella voi siete, ma al mondo una fanciulla più bella di voi c’è, il suo nome è Biancaneve”. Invece lo “Specchio” del primo ministro albanese “accontenta” sempre lui. Ma ovviamente si tratta di una “piattaforma” che, come tutte le altre, sarà presto dimenticata.

    Nel frattempo il primo ministro sta usando questa “piattaforma” per annunciare che lui ignora il ben noto principio di Montesquieu sulla separazione di poteri. Almeno in questo caso si sta dimostrando sincero. La scorsa settimana il primo ministro ha confermato, senza mezzi termini, che anche il potere legislativo e quello giudiziario dovrebbero aderire all’iniziativa del suo partito, “Specchio Albania”. Lui, oltre al potere esecutivo e quello legislativo, cerca di mettere sotto il suo diretto controllo anche il potere giudiziario. Sì, perché per il primo ministro albanese, un noto e confermato autocrate, lo Stato ed il partito al governo sono una cosa sola.

    Alcuni giorni fa dichiarava convinto: “… La piattaforma “Specchio Albania” è un nuovo spazio in cui, grazie alla tecnologia e alle straordinarie opportunità offerte dall’intelligenza artificiale in questa fase del nostro sviluppo, l’intero apparato pubblico dello Stato può coesistere con il pieno diritto di ogni cittadino di esaminare il proprio Stato, di interrogarlo e di chiederne il sostegno”.

    Chi scrive queste righe è convinto che le “Piattaforme” ingannevoli in sostegno in un partito Stato sono le ultime e disperate “trovate” del primo ministro albanese. Lo testimoniano le tante altre simili, sempre presentate “ufficialmente” da lui durante gli ultimi anni, che cercavano di convincere che lui e i suoi collaboratori volevano governare insieme con i cittadini. Sofocle, uno dei più grandi e noti tragediografi dell’antica Grecia, vissuto circa venticinque secoli fa, affermava: “Piuttosto che avere successo con l’inganno, fallisci con onore”. Ma per il primo ministro albanese il concetto “onore” non ha senso. Lui tutto può fare, ma mai in rispetto dell’“onore”.

  • Promesse ingannevoli mai mantenute

    Si promette più in un’ora di quanto si mantiene in cent’anni.

    Proverbio

    In Albania continuano senza sosta le proteste pacifiche, cominciate nella capitale il 31 maggio scorso, dopo che un giorno prima c’è stata una protesta in un’area turistica a nord di Valona contro un progetto finanziato dal genero del presidente statunitense. Durante quella protesta delle guardie private hanno maltrattato un cittadino, in presenza anche delle forze della polizia di Stato. Il nostro lettore è stato informato sia di quella protesta che di quelle quotidiane, pacifiche e massicce, che si svolgono nella capitale (Da più di due settimane massicce proteste in Albania, 15 giugno 2026; Ribellarsi contro un autocrate corrotto è un obligo, 22 giugno 2026; Mente perché non può fare nient’altro, 29 giugno 2026). Oggi si svolgerà la 94esima. Dai primi giorni, durante le proteste, i manifestanti denunciano gli abusi di potere, conferito e/o usurpato, da parte del primo ministro albanese, riferendosi a fatti concreti, accaduti, denunciati e pubblicamente noti.

    Bisogna sottolineare che dai primi giorni, le proteste sono state trattate ed analizzate anche dai più noti media internazionali, si carta stampata e televisivi, facendo proprio riferimento alle denunce fatte dei cittadini e legate agli abusi del primo ministro. Non pochi media televisivi hanno trasmesso anche in diretta le proteste. E pensare che alcuni di questi noti media, prima che cominciassero le proteste, hanno fatto riferimento ai “successi” del governo albanese e delle “capacità” del primo ministro. Chissà perché un simile e significativo cambiamento della loro linea editoriale?!

    Durante le ormai 93 proteste quotidiane svolte, i manifestanti hanno denunciato anche tutte le promesse fatte e mai mantenute dal primo ministro, evidenziando la vera, vissuta e sofferta realtà albanese, che niente ha in comune con quella immaginaria che cerca di presentare lo stesso primo ministro e la sua potente e ben organizzata propaganda, usando anche molti media, i cui proprietari sono dei clienti del governo e ne approfittano dalla “generosità” del primo ministro.

    I cittadini stanno denunciando, durante le proteste, le promesse fatte dal primo ministro subito dopo aver cominciato il suo primo mandato, nel settembre del 2013. Come la promessa di combattere la corruzione a tutti i livelli istituzionali e dell’amministrazione pubblica. Una promessa fatta ogni volta che il primo ministro lo considerava necessario. Ma sempre si è trattato di una promessa mai mantenuta. La corruzione, invece di essere combattuta, è stata radicata e consolidata a tutti i livelli, coinvolgendo direttamente anche colui che prometteva “successi” in questa sfida.

    I cittadini stanno denunciando anche la connivenza del potere politico, rappresentato dal primo ministro, con la criminalità organizzata che sta diventando sempre più potente, anche a livello internazionale. Ragion per cui ormai l’Albania si considera il primo narcostato in Europa. Con le loro denunce durante le proteste quotidiane, i manifestanti evidenziano anche le promesse fatte dal primo ministro e mai mantenute, per combattere la criminalità organizzata. E non poteva essere altrimenti, visto che proprio la criminalità organizzata garantisce al primo ministro, fatti denunciati e pubblicamente noti alla mano, le “vittorie” elettorali. Fatti questi evidenziati anche dalle strutture specializzate internazionali, soprattutto dopo il massacro elettorale dell’11 maggio 2025.

    I cittadini denunciano altresì una promessa, fatta subito dopo l’inizio del suo primo mandato, che riguardava il sistema sanitario pubblico, il quale doveva garantire a tutti i cittadini che ne avevano bisogno un servizio gratuito e di qualità. Quanto si è verificato però da allora in poi ha testimoniato che si è trattato di una promessa mai mantenuta. Non solo ma, fatti accaduti e che tuttora stanno accadendo, fatti testimoniati, denunciati e pubblicamente noti alla mano, risulta che coloro che ne hanno approfittato sono state delle imprese private, legate al primo ministro, che nell’ambito del partenariato pubblico privato hanno avuto degli appalti milionari, senza però garantire i servizi previsti. Usando spesso anche le strutture pubbliche per svolgere le loro attività. Quella promessa è stata un vero e proprio fallimento, denunciata durante le proteste quotidiane nella capitale.

    I cittadini denunciano anche la promessa fatta dal primo ministro per garantire l’acqua potabile nelle case degli albanesi 24 ore su 24. Una promessa fatta dal primo ministro durante il suo primo mandato e poi ripetuta spesso successivamente, ma purtroppo mai mantenuta  Anche oggi, nella capitale ed in molte città in Albania manca l’acqua potabile.

    I cittadini denunciano, ormai da più di tre mesi durante le proteste quotidiane, un’altra promessa fatta dal primo ministro e riguardante il sistema delle strade interurbane a “livello europeo”. Anche quella è stata una promessa elettorale mai mantenuta. Si perché ci sono tante le strade in cui sono stati investiti centinaia di milioni dai fondi pubblici di uno dei Paesi più poveri dell’Europa e quelle strade spesso sono crollate e continuano a crollare, mettendo così in pericolo la vita dei cittadini. E nonostante ciò nessuno riconosce le proprie responsabilità, partendo dal primo ministro.

    I cittadini denunciano, durante le proteste quotidiane nella capitale, anche il fallimento del sistema dell’istruzione pubblica, nonché il mancato, necessario e dovuto finanziamento in sostegno della ricerca scientifica. Tutto questo mentre il primo ministro ed i suoi collaboratori promettevano dal primo mandato sviluppi significativi in seguito alla riforma del sistema dell’istruzione pubblica. Ma si trattava sempre di promesse non mantenute. Lo confermano anche i dati dei rapporti PISA (Programme for International Student Assessment – Programma per la valutazione degli studenti internazionali; n.d.a.), secondo i quali il livello educativo in Albania è il più basso d’Europa. Il nostro lettore è stato informato della situazione del sistema dell’istruzione pubblica e della ricerca scientifica in Albania a tempo debito (Un rapporto che svela la realtà; 20 luglio 2026).

    I manifestanti denunciano durante le proteste pacifiche quotidiane anche il molto preoccupate, pericoloso e continuo spopolamento del Paese, soprattutto in questi ultimi anni, da quando il primo ministro ha avuto il suo primo mandato. Spopolamento dovuto all’impossibilità di trovare un posto di lavoro adeguatamente rimunerato e la speranza di un futuro migliore, nonostante le promesse elettorali mai mantenute del primo ministro e della sua potente propaganda. Il primo ministro in questi anni è riuscito a garantire solo un’economia basata sul riciclaggio del denaro proveniente soprattutto dal traffico degli stupefacenti che ha causato anche il crollo dell’Euro nei confronti della moneta locale. In simili condizioni gli albanesi fuggono all’estero, con tutte le derivanti e preoccupanti conseguenze. Conseguenze che sono ormai di dominio pubblico.

    Visibilmente in difficoltà, in seguito agli sviluppi degli ultimi mesi, il primo ministro “inventa” altre ingannevoli promesse. Solo in queste ultime settimane ne ha presentate alcune. Una di queste, denominata “Specchio Albania”, è stata presentata il 24 agosto scorso. Simili ad altre precedenti ingannevoli promesse di “governare insieme con i cittadini”, anche lo “Specchio Albania” è solo una fasulla promessa di seguire in tempo reale le richieste e le preoccupazioni dei cittadini. Il primo ministro, riferendosi allo “Specchio Albania”, l’ultima sua “promessa” di governare insieme con i cittadini, ha “garantito” che “…ogni questione o preoccupazione sollevata dai cittadini sulla piattaforma sarebbe stata monitorata in tempo reale e avrebbe ricevuto una risposta”. L’ennesima sua bugia.

    Chi scrive queste righe è convinto che durante questi tredici anni, il primo ministro albanese ha fatto solo delle promesse ingannevoli mai mantenute. Promesse con le quali ha cercato e tuttora sta cercando solo e soltanto di passare l’ennesima difficoltà. Modificando un po’ la saggezza popolare, espressa anche con i proverbi, nel caso del primo ministro albanese si potrebbe dire che si promette più in un’ora di quanto si mantiene non in cent’anni, ma neanche nelle ore successive.

  • Gli scandali albanesi

    I lettori de Il Patto Sociale – Informazione Europa ogni settimana trovano un articolo che dall’Albania ci testimonia alcune situazioni di un Paese che è in via di adesione all’Unione europea ed al quale come Italia siamo fraternamente legati. Purtroppo da questi articoli, per chi ha la pazienza di leggerli, si evincono una serie di gravissimi problemi legati alla criminalità organizzata ed alla corruzione. Auspicando che l’Albania diventi membro della Ue riteniamo che per il suo ingresso debbano, prima, essere chiariti e risolti quei problemi legati alla corruzione e alla criminalità che ha anche diramazioni sia in Italia che nel mondo.

    Gli articoli pubblicati su Il Patto Sociale – Informazione Europa, così come vari reportage, usciti non solo in Italia, e le pubblicazioni sul tema, tra cui ‘Invincibili’ di Nello Trocchia e le interviste del procuratore Nicola Gratteri, non sono mai stati seguiti da querele il che dimostra come non si tratti di fantasiose preoccupazioni ma di scottanti realtà.

    A beneficio non solo dei nostri lettori ma anche delle forze politiche italiane ed europee, riportiamo alcuni stralci degli articoli che abbiamo pubblicato nel 2025.

    In Albania opera una Struttura speciale contro la Corruzione e la Criminalità che è in funzione dal 25 novembre 2019. Sulla base di denunce a questa autorità, che riguardavano sia il diretto coinvolgimento del sindaco della capitale, sia del primo ministro albanese e di alcuni suoi stretti collaboratori, tra i quali il Segretario generale del Consiglio dei ministri, è stato arrestato il sindaco. A Tirana doveva essere costruito un inceneritore e altri due in altre località che non sono mai entrati in funzione, benché, i cittadini della capitale e delle altre due città pagassero salate tasse. Come se gli inceneritori funzionassero regolarmente. Il sindaco, nel frattempo, è stato arrestato per corruzione passiva, in almeno nove casi, e per riciclaggio di denaro, insieme con altre persone, tra cui sua moglie.

    Secondo i procuratori della Struttura speciale contro la Corruzione e la Criminalità organizzata il sindaco avrebbe approvato molti permessi di costruzione edilizia, nella capitale, a degli imprenditori coi quali poi divideva i guadagni ed è stato accusato di condivisione di ingenti fondi pubblici con varie imprese e organizzazioni non governative, tra cui alcune di sua moglie controllate direttamente con persone collegate. Il sindaco della capitale non è stato però accusato per il clamoroso scandalo degli inceneritori. E neanche per lo scandalo, reso noto quasi un anno prima, nel quale era coinvolto direttamente e/o tramite alcuni suoi stretti collaboratori e dirigenti del comune della capitale. Uno scandalo legato a molti appalti truccati e a finanziamenti per delle società che esistevano solo sulla carta.

    Il fatto che il sindaco della capitale non sia stato accusato per lo scandalo degli inceneritori, in cui sembra siano coinvolti anche il primo ministro ed altri suoi stretti collaboratori, attesta i limiti ai quali la giustizia albanese è sottoposta nello svolgere il suo ruolo istituzionale.

    Il 15 aprile la rete televisiva ARTE ha trasmesso in prima serata un lungo documentari: “Droga, dollari, diplomazia/L’Albania e l’Unione europea”.  Gli autori del documentario hanno trattato anche del traffico di droghe che entrano in Albania dal porto di Durazzo sottolineando che “la porta d’ingresso è il porto più grande dell’Albania. Esattamente qui a Durazzo entra una grande quantità di droga, generando così una grande quantità di denaro sporco”. Ed ancora “i cartelli della droga sono strettamente legati alla politica. Loro finanziano le campagne elettorali, assicurano fondi pubblici e sostengono i politici. Due ex ministri degli Interni di Edi Rama sono stati legati al traffico della droga e hanno dato le loro dimissioni soltanto dopo le pressioni pubbliche”. Gli autori del documentario evidenziano che anche il fratello minore del primo ministro “è coinvolto nel traffico delle droghe ed è stato accusato [dall’opposizione] perché, insieme con una banda di trafficanti, ha portato grandi quantità di cocaina nei Paesi dell’Unione europea nel 2014”.

    Il nesso tra criminalità organizzata e corruzione è stato evidenziato nel libro ‘Invincibili’ del giornalista investigativo Nello Trocchia. Trocchia nelle pagine del suo libro riferisce anche di un incontro avvenuto nel 2019 nell’isola caraibica di Aruba (piccola isola, parte integrante del Regno dei Paesi Bassi, nel Mare caraibico, a nord del Venezuela) tra i rappresentanti della mafia albanese ed alcuni stretti collaboratori del primo ministro albanese, a livello di ministri e di alti funzionari. I partecipanti all’incontro, dice Trocchia, hanno parlato e negoziato un progetto di riciclaggio del denaro sporco nel settore dell’edilizia. Un settore che per tutte le strutture specializzate internazionali ricicla miliardi in Albania. Si tratta di miliardi che provengono dalle attività criminali, dal traffico delle droghe e dalla corruzione.

    In visita nella zona di pregio turistico di Theth nel 2024, il primo ministro albanese aveva rassicurato gli abitanti della zona che il governo stava risolvendo il noto problema del riconoscimento legale, finora mancato, delle loro proprietà ereditate dai loro avi. Un problema diffuso in tutta l’Albania dovuto anche alle falsificazioni “legalizzate” dalle istituzioni, che penalizzano i veri proprietari a beneficio di persone vicine ai politici, loro “amici e clienti”. Sono diventati abusivamente “proprietari” anche dei prestanome, sempre legati ai rappresentanti politici e agli oligarchi, che sempre vanno “d’accodo” con chi governa.

    Ma il 7 luglio 2025 in quella bellissima area turistica, su ordine proprio dello stesso primo ministro, le ruspe hanno cominciato a fare tabula rasa. Si è parlato di una vendetta del primo ministro nei confronti degli abitanti della zona che alle elezioni dell’11 maggio 2025 non lo avevano votato. Ma anche di un diabolico piano del primo ministro per offrire quel territorio agli “investitori strategici”, con i quali ha rapporti consolidati, come è avvenuto in altre aree di alto valore turistico, soprattutto sulle coste dello Ionio.

    La presenza, sia in Italia, come in altri Paesi europei e del Sud America, della criminalità organizzata albanese da anni è stata evidenziata da diversi rapporti delle strutture specializzate, sia dell’Unione europea e di alcuni Paesi membri dell’Unione, sia da quelle d’oltreoceano. La pericolosità della criminalità organizzata albanese da anni è stata evidenziata con preoccupazione da diversi alti rappresentanti delle strutture specializzate antimafia italiane. Un’operazione contro il traffico internazionale di droga, avviata dal 2020, e condotta dalle strutture antimafia di Bari, ha evidenziato la partecipazione attiva della criminalità organizzata albanese nel traffico di droga.

    Alcuni dirigenti di questi gruppi criminali avevano appoggiato, attivamente e finanziariamente, alcuni candidati “vincenti” nelle liste del partito del primo ministro nelle “elezioni” dell’11 maggio 2025. Candidati che erano sconosciuti al vasto pubblico e che hanno avuto, invece, molti più voti degli altri candidati conosciuti. La pericolosità della criminalità organizzata albanese è stata evidenziata anche nell’ultimo rapporto ufficiale della DIA italiana (Direzione Investigativa Antimafia). Si tratta di un rapporto lungo e ben dettagliato, presentato al Parlamento italiano il 27 maggio 2025.

    Anche la Ue, chiamata a valutare l’idoneità dell’Albania e divenire membro dell’Unione, ha raccolto elementi che destano preoccupazione. In occasione del rapporto del 4 giugno 2025 della Commissione Affari Esteri del Parlamento europeo sull’Albania, il dirigente della missione degli osservatori del Parlamento europeo per le “elezioni” dell’11 maggio 2025, si è fermato anche sull’influenza della criminalità organizzata prima e durante il giorno delle “elezioni”. Ha dichiarato che “la criminalità organizzata, che ricicla il denaro proveniente dal traffico delle droghe, influisce durante le elezioni, per mantenere invariata la situazione [politica] e per continuare indisturbata l’attività [criminale]”. Sempre riferendosi alla collaborazione del potere politico con la criminalità organizzata, il dirigente della missione degli osservatori ha dichiarato: “Penso che questa sia una questione importante per l’Unione europea. Non possiamo permettere, quando si tratta di riciclaggio del denaro sporco, oppure di traffico delle droghe, che queste organizzazioni continuino a funzionare indisturbate”. Una realtà questa che non è stata però evidenziata nel sopracitato rapporto della Commissione Affari Esteri del Parlamento europeo, redatto in modo “diplomaticamente corretto”.

    Tra gli stessi diplomatici del resto sono emersi episodi che ingenerano dubbi. L’ex ambasciatrice degli Usa a Tirana ha lasciato l’incarico per andare a lavorare in ExxonMobil, uno dei maggiori gruppi petroliferi mondiali che, proprio grazie alla sua opera quale ambasciatrice americana in Albania, aveva vinto un appalto milionario per produrre elettricità dal petrolio tramite due navi nel porto di Valona. Le navi tuttavia non si sono viste, anche se i vincitori dell’appalto hanno ricevuto il compenso pattuito per svolgere l’incarico loro appaltato.

    La ministra dell’Energia e delle Infrastrutture (nonché vice primo ministro) peraltro è stata indagata a fine 2025 per la gestione di alcuni appalti relativi alla costruzione di una galleria e due ponti (questi ultimi pagati ma mai costruiti) e ai relativi lavori di supervisione. Secondo gli inquirenti, la ministra “ha seguito ed orientato in continuazione la procedura di questo appalto pubblico durante la fase preparatoria, durante lo svolgimento della procedura e fino al momento della proclamazione del vincitore”.

    La vicenda prende le mosse nel 2021, quando un’impresa albanese vince l’appalto per costruire il tunnel lungo più di cinque chilometri, due ponti e una strada sulla costiera ionica nel sud dell’Albania. Il costo dei lavori ammontava a circa 140 milioni di euro. Il 3 giungo 2021 però ad Ankara, capitale della Turchia, si svolge un incontro tra il primo ministro albanese, la ministra e due rappresentanti di una ditta turca.

    Dagli atti ufficiali della procura risulta che dopo quell’incontro la ministra accusata ha ordinato di annullare tutto e di ricominciare con un nuovo appalto sul tunnel. Appalto che è stato vinto, alcuni mesi dopo, proprio dalla ditta turca, nonostante avesse fatto un’offerta più costosa, di circa 50 milioni di euro, rispetto a quello della ditta albanese che aveva vinto il primo appalto, poi annullato. La ditta albanese ha avuto in seguito, dal vincitore turco, il subappalto dello stesso progetto, per la stessa somma che aveva offerto al primo appalto.

    Non era però abusivo solo il secondo appalto per i tunnel che ha permesso la “strana scomparsa” di 50 milioni di euro. Dalle indagini del procuratore risulta che vi sono state le stesse “ irregolarità” anche per il progetto dello stesso tunnel, per un valore di 7.4 milioni di euro, e per l’appalto sulla supervisione dei lavori, con un valore di circa 2 milioni di euro. Ai “supervisori” è sfuggito anche un ponte, lungo 110 metri, mai costruito, mentre le indagini evidenziano che i lavori per la perforazione e la costruzione del tunnel sono stati avviati senza il permesso dei lavori, obbligatorio per legge e arrivato soltanto il 28 maggio 2025, cioè più di tre anni dopo.

    La stessa ministra infine, secondo quanto reso noto lo scorso 20 novembre dalla procura, è stata indagata anche per un appalto pubblico di una parte del grande raccordo anulare di Tirana.

  • Un’altra ingannevole riforma

    Farsi ingannare una volta è scocciante, due sciocco, tre turpe.

    Cicerone

    La Carta europea dell’autonomia locale rappresenta un documento importante che obbliga tutti i Paesi che lo hanno ratificato di garantire alle autorità locali l’indipendenza politica, amministrativa e finanziaria, in base alle apposite leggi. Il Consiglio d’Europa presentò per la prima volta questo documento durante la Conferenza dei poteri locali e regionali nel 1981. Da allora il contenuto della proposta Carta europea dell’autonomia locale è stato analizzato, discusso e negoziato per circa quattro anni. Poi, il 15 ottobre 1985, il Comitato dei Ministri del Consiglio d’Europa, durante una sua riunione a Strasburgo, ha presentato la Carta europea dell’autonomia locale, rendendola aperta alla firma. In seguito quell’importante documento è stato firmato da tutti i Paesi membri, in quel periodo, del Consiglio d’Europa. La Carta entrò poi in vigore il 1o settembre 1988.

    Un altro importante principio, che riguarda l’autonomia locale, è quello della decentralizzazione, che permette e garantisce il trasferimento di poteri, funzioni, risorse e responsabilità decisionali dagli organi dello Stato e del governo centrale alle autorità locali, come le regioni, le province e i comuni. Il che permette, altresì, alle autorità del potere locale, di includere le necessità e le richieste dei cittadini nelle loro decisioni e renderle attuate ed operative.

    Tra gli Stati europei che hanno ratificato la Carta europea dell’autonomia locale è anche l’Albania. Subito dopo il crollo del regime comunista la Commissione del Consiglio d’Europa ha concesso all’Albania, nel settembre 1991, lo status di Paese “membro associato”. In seguito, adempiendo quanto richiesto dalle procedure per l’adesione, il 13 luglio 1995, l’Albania è diventata un Paese membro del Consiglio d’Europa. L’Albania ha firmato la Carta europea dell’autonomia locale l’11 novembre 1999, con l’approvazione del Parlamento di un’apposita legge per la sua ratifica. Il che, da allora, obbliga tutte le autorità statali e governative di rispettare quanto viene sancito dalla Carta europea dell’autonomia locale e dal principio della decentralizzazione.

    Il nostro lettore però è stato spesso informato, fatti accaduti, documentati e denunciati alla mano, che durante questi ultimi anni in Albania è stata restaurata e si sta continuamente consolidando una nuova dittatura sui generis. Si tratta proprio di una pericolosa alleanza del potere politico, rappresentato istituzionalmente dal primo ministro, con la criminalità organizzata e determinati raggruppamenti occulti internazionali. Una realtà questa che, soprattutto durante questi ultimi anni, è stata riconosciuta e denunciata anche dalle strutture specializzate dell’Unione europea e quelle statunitense, nonché da molti noti media internazionali che affermano anche la costituzione nel Paese di un narcostato, il primo in Europa.

    Una simile grave, preoccupante e pericolosa realtà albanese, sempre fatti accaduti, documentati ed ufficialmente denunciati alla mano, permette però al primo ministro non solo di abusare del potere conferito dalla Costituzione e dalle leggi in vigore, ma anche di usurpare altri poteri, tra cui anche il potere locale. Violando così consapevolmente sia la Carta europea dell’autonomia locale e sia il principio della decentralizzazione.

    Questa ossessione del primo ministro è stata dimostrata e testimoniata inconfutabilmente anche dalla proposta presentata dai deputati della maggioranza governativa, il 30 luglio scorso, nella Commissione parlamentare speciale sulla riforma amministrativa e territoriale. Una proposta fatta ovviamente solo con il beneplacito del primo ministro, il quale vuol ormai controllare, costi quello che costi, tutti i poteri. Si tratta di un’ingannevole riforma che prevede l’eliminazione di 15 comuni e la loro fusione con gli altri 46 rimanenti comuni. Il proposto disegno di legge stabilisce che in Albania ci saranno 71 città, 46 comuni, 387 unità amministrative e 12 prefetture. Bisogna altresì sottolineare che la precedente riforma territoriale, che è stata approvata dal Parlamento nel 2014 solo con i voti della maggioranza guidata dall’attuale primo ministro, aveva ridotto il numero degli enti locali da 312 comuni e municipalità a solo 61 comuni. Era però una riforma che permetteva al governo centrale e cioè al primo ministro, di gestire delle competenze importanti del potere locale, in palese violazione della Carta europea dell’autonomia locale, ratificata dall’Albania l’11 novembre 1999 e del principio della decentralizzazione del potere locale.

    Risulta però che la nuova riforma territoriale, presentata il 30 luglio scorso, rappresenta la volontà del primo ministro, il quale vuole che il potere locale sia semplicemente un appendice del governo centrale e cioè che sia controllato direttamente e personalmente da lui. Risulta altresì, fatti accaduti e che tuttora stiano accadendo, fatti documentati e pubblicamente denunciati alla mano, che il primo ministro spesso tratta i sindaci rappresentanti della maggioranza governativa come se fossero i suoi dipendenti. Sono ormai tanti e di dominio pubblico i casi che testimoniano l’ubbidienza di questi sindaci, i quali hanno licenziato determinati funzionari dei comuni da loro diretti, solo e soltanto perché sono stati ordinati dal primo ministro.

    Bisogna sottolineare, tra l’altro, che la vera, vissuta e spesso sofferta realtà albanese testimonia inconfutabilmente, che il primo ministro tratta i comuni come se fosse lui il sindaco eletto. Lo sta facendo da più di un anno anche con il comune della capitale, dopo l’arresto del suo sindaco nel febbraio 2025. Anche di questo il nostro lettore è stato informato a tempo debito.

    Una delle dirette conseguenze del controllo, da parte del primo ministro, di tutti i poteri, sia quelli a lui riconosciuti per legge e sia quelli usurpati, nonché della diffusa corruzione da lui permessa e dell’abuso di potere, è anche il preoccupante e pericoloso spopolamento di tutto il territorio, durante questi ultimi anni. Un fatto grave, confermato anche dalle istituzioni specializzate e dal ultimo censimento della popolazione fatto nell’autunno del 2023. Risulta che la popolazione dell’Albania stia vistosamente invecchiando. Si tratta di una grave e preoccupante realtà, le cui conseguenze si stanno evidenziando da qualche anno. Il nostro lettore è stato informato di questa realtà.

    Per far fronte alla vistosa mancanza della mano d’opera, in diversi settori produttivi in Albania, da alcuni mesi la ministra dell’economia, in seguito agli “orientamenti” del primo ministro, ha svolto diverse visite ufficiali in alcuni Paesi asiatici, per sostituire la mancante mano d’opera con dei cittadini stranieri, firmando anche degli accordi con i suoi omologhi. Una chiara dimostrazione del fallimento delle politiche “lungimiranti” del primo ministro. Politiche e riforme sbandierate da lui, dalla sua potente propaganda governativa e da molti media locali a suo controllo. Politiche che purtroppo, spesso sono state sostenute ed applaudite anche da alcuni alti funzionari dell’Unione europea, in seguito a delle ben finanziate attività lobbistiche. I “successi raggiunti” dal primo ministro albanese sono stati applauditi anche da alcuni dirigenti dei Paesi europei. Ovviamente per delle “ragioni di Stato” e per niente altro. Perché invece di “successi” sono solo dei fallimenti.

    Chi scrive queste righe valuta che la sopracitata proposta, presentata il 30 luglio scorso dai deputati della maggioranza governativa durante l’ultima riunione della Commissione parlamentare speciale sulla riforma amministrativa e territoriale sostiene un ingannevole riforma. Una “riforma” che mira semplicemente di garantire la solita “vittoria” durante le prossime elezioni locali nella primavera del prossimo anno. I cittadini albanesi rimasti ancora in patria devono essere però molto attenti e responsabili. Loro devono imparare anche da Cicerone, politico e filosofo romano, che affermava, più di venti secoli fa, che farsi ingannare una volta è scocciante, due sciocco, tre turpe.

  • Un rapporto che svela la realtà

    Si dà realtà alle cose solo quando se ne parla

    Oscar Wilde

    Martedì scorso, 14 luglio, a Bruxelles si sono svolte quattro diverse conferenze intergovernative tra l’Unione europea ed il Montenegro, l’Albania, l’Ucraina e la Moldavia. Durante queste conferenze sono state trattate questioni che riguardano il percorso europeo di questi Paesi nel processo della loro adesione all’Unione europea. La Commissaria per l’allargamento e la politica di vicinato della Commissione europea, entusiasta dell’organizzazione delle quattro conferenze intergovernative, ha definito questa giornata un ‘Super martedì’ per l’intero processo del allargamento.

    All’occasione la Commissaria ha dichiarato che “oggi è un ‘Super Martedì’ per l’allargamento dell’Unione europea. Per la prima volta in oltre due decenni, teniamo quattro conferenze di adesione nello stesso giorno. I quattro Paesi alla guida del processo, Ucraina, Moldavia, Albania e Montenegro, stanno compiendo degli importanti passi avanti nel loro percorso verso l’adesione all’Unione europea”. La Commissaria per l’allargamento e la politica di vicinato ha altresì sottolineato che “l’allargamento rimane una priorità strategica per l’Unione europea”.

    Per la loro specificità la Commissione europea aprirà con l’Ucraina e la Moldavia i cluster (gruppi di capitoli; n.d.a.) che riguardano la difesa e la sicurezza. Il Montenegro si trova in uno stato avanzato per quanto riguarda la chiusura dei capitoli negoziali, avendo chiuso ormai 18 dei complessivi 33 capitoli. Invece l’Albania ha aperto tutti i 35 capitoli e durante la nona conferenza intergovernativa con l’Unione europea svoltasi il 14 luglio scorso ha chiuso i tre primi capitoli. Bisogna sottolineare però che si tratta di capitoli facili. Ma è molto difficile capire, riferendosi alla sopracitata dichiarazione della Commissaria per l’allargamento e la politica di vicinato e tenendo presente la vissuta e spesso sofferta realtà albanese, quali siano veramente gli “importanti passi in avanti” nel suo percorso dell’Albania verso l’adesione all’Unione europea.

    Durante la nona conferenza intergovernativa tra l’Unione europea e l’Albania svoltasi a Bruxelles la sera del ‘Super Martedì’, 14 luglio scorso, sono stati dichiarati chiusi i primi tre capitoli dei negoziati, nell’ambito del processo di adesione dell’Albania all’Unione Europea. Si tratta del Capitolo 25 (Scienza e ricerca), del Capitolo 26 (Istruzione e cultura) e del Capitolo 30 (Relazioni con l’estero). Il primo ministro albanese e la sua potente propaganda hanno subito parlato di “successo”. Ma la verità è ben diversa anche con questi capitoli, nonostante siano considerati come i più facili.

    Per quanto riguarda il capitolo 30 che si riferisce alle relazioni con l’estero, l’Unione europea non ha previsto un elenco specifico di riforme o di leggi da adottare. L’unico obbligo del Paese candidato, nella fattispecie dell’Albania, è quello di cercare di adattare ed allineare la propria politica estera a quella dell’Unione Europea.

    Invece per quanto riguarda il Capitolo 26 (Istruzione e cultura) basta riferirsi ai rapporti PISA (Programme for International Student Assessment – Programma per la valutazione degli studenti internazionali; n.d.a.). L’obiettivo principale del programma è quello di valutare, ogni tre anni, le competenze dei ragazzi di 15 anni in lettura, matematica e scienze. Si tratta di prove che misurano la capacità di applicare le conoscenze per risolvere problemi quotidiani. Ebbene i rapporti PISA mostrano che non solo la qualità dell’istruzione è in costante calo e il livello educativo in Albania è il più basso d’Europa, ma è anche inferiore alla media globale. Nonostante ciò il capitolo 26 è stato chiuso dalle istituzioni dell’Unione europea, considerandolo come compiuto.

    Così come è stato chiuso anche il capitolo 25 (Scienza e ricerca). Ma da lunghe esperienze in molti Paesi del mondo, si sa che per sostenere le ricerche scientifiche bisogna investire ogni anno per finanziare i vari progetti di ricerca. Ci sono molti settori in cui per svolgere e sviluppare una ricerca scientifica bisogna investire per avere anche le necessarie apparecchiature, senza le quali non si può realizzare la ricerca stessa. Ebbene, da anni in Albania i fondi per la scienza e la ricerca sono veramente molto bassi. Attualmente il fondo destinato alla ricerca scientifica è veramente molto basso, pari a solo il 0,17% del prodotto interno lordo! Ma anche il capitolo 25 è stato chiuso. Bisogna evidenziare però che, nell’ambito dell’Unione europea, sia l’istruzione e la cultura che la ricerca scientifica non sono soggette a specifici meccanismi di misurazione o di riforma.

    Venerdì scorso, 17 luglio, è stato reso noto il rapporto della Commissione europea sullo Stato di diritto in Albania. Un rapporto che, diversamente dai rapporti precedenti che si riferivano soltanto ai “successi” del governo, elenca anche le problematiche della preoccupante realtà albanese. Un rapporto che evidenzia la violazione dei principi di equilibrio e controllo dei poteri, nonché di uguaglianza di fronte alla legge. Un rapporto, quello di quest’anno della Commissione europea, che considera preoccupante il controllo delle attività parlamentari dalla maggioranza governativa, con delle decisioni che violano la Costituzione, le leggi in vigore ed il Regolamento dello stesso Parlamento. Un rapporto in cui si afferma che la corruzione ormai ben diffusa coinvolge tutte le istituzioni statali, beneficiando però del supporto politico, partendo dai massimi livelli.

    Il rapporto della Commissione europea sullo Stato di diritto in Albania, reso noto venerdì scorso, sottolinea il caso della ex vice primo ministro e ministra delle Infrastrutture e dell’Energia. Il nostro lettore è stato informato a tempo debito sugli scandali milionari che hanno coinvolto sia lei che il primo ministro. Così come è stato informato che la maggioranza, ubbidendo all’“ordine politico” del primo ministro, il 12 marzo scorso ha votato in Parlamento contro la richiesta della Struttura Speciale contro la Corruzione e la Criminalità Organizzata per la revoca dell’immunità dell’ex vice primo ministro e ministra delle Infrastrutture e dell’Energia.

    Il sopracitato rapporto della Commissione europea, riferendosi proprio a quel caso, afferma che “Il rifiuto del Parlamento di revocare l’immunità di una parlamentare ha sollevato preoccupazioni in merito ai principi di equilibrio e controllo dei poteri, nonché di uguaglianza di fronte alla legge”. E in seguito conferma: “La Commissione ritiene che tale decisione abbia sollevato preoccupazioni circa le modalità di applicazione dei principi di controllo ed equilibrio tra le istituzioni, nonché circa la possibilità che alti funzionari possano beneficiare di un trattamento diverso rispetto agli altri cittadini dinanzi ai tribunali”.

    In quanto alla corruzione diffusa, il rapporto della Commissione europea, reso noto venerdì scorso, sottolinea che la Commissione europea ha espresso preoccupazione per il livello di esposizione alla corruzione in diversi settori chiave della pubblica amministrazione del Paese. “Diversi settori continuano ad essere considerati particolarmente esposti alla corruzione; in particolare la sanità, l’istruzione, gli appalti pubblici, i partenariati pubblico-privato, le forze dell’ordine, il settore immobiliare, l’amministrazione fiscale e le dogane. L’integrità aziendale rimane un ambito che richiede particolare attenzione. […] I rischi di corruzione persistono anche nelle imprese statali o a partecipazione statale a cui sono affidate importanti responsabilità pubbliche”.

    Chi scrive queste righe è convinto che il rapporto della Commissione europea sullo Stato di diritto in Albania svela la vera e preoccupante realtà. Perciò non sono credibili neanche le dichiarazioni della Commissaria per l’allargamento rese pubbliche il ‘Super Martedì’, 14 luglio scorso. Aveva ragione Oscar Wilde quando affermava che si dà realtà alle cose solo quando se ne parla.

  • Un altro scandalo abusivo

    Quello che c’è di scandaloso nello scandalo è che vi ci si abitua.

    Simone de Beauvoir

    Panem et circenses (letteralmente “pane e giochi circensi”; n.d.a) dicevano i latini. Un’espressione che indica la strategia adottata nel periodo dell’antica Roma, volta a placare e distrarre il popolo, elargendo cibo gratuito e offrendo spettacoli di massa, come i giochi dei gladiatori o le corse dei carri, per assicurarsi il consenso ed evitare disordini sociali. Si tratta di un’espressione che Decimo Giunio Giovenale, il celebre poeta satirico latino del primo secolo d.C., adopera nella sua decima Satira. Bisogna sottolineare che Giovenale in tutte le sue sedici Satire ha denunciato fortemente la corruzione, i vizi e il degrado morale della Roma imperiale.

    Da molti mesi ormai l’opinione pubblica in Albania è stata informata nei dettagli degli scandali che coinvolgevano personalmente sia il primo ministro, che due delle sue più strette collaboratrici: l’ex vice primo ministro e ministra delle Infrastrutture e dell’Energia e la direttrice dell’Agenzia nazionale della Società d’Informazione. Il nostro lettore è stato informato di questi scandali.

    Ebbene, per spostare l’attenzione dalle continue e forti reazioni dell’opinione pubblica legate a questi scandali, circa due mesi fa il primo ministro ha deciso di organizzare a Tirana un concerto del controverso cantante americano Kanye West. Il detto latino panem et circenses non smette di insegnare. Neanche il primo ministro albanese. Bisogna però sottolineare che il cantante da lui invitato è un dichiarato ammiratore di Adolf Hitler ed un convinto antisemita. Solo quest’anno i concerti del cantante, per queste ragioni, sono stati vietati in diversi Paesi, compresa l’Italia.

    Dovrebbe essere stato veramente in grandi difficoltà il primo ministro albanese a fare una simile scelta, invitando un noto cantante antisemita ad esibirsi in un concerto a Tirana. Si perché solo a fine gennaio scorso lui si dichiarava un convinto oppositore dell’antisemitismo.

    Il 26 gennaio scorso, il primo ministro albanese, durante la sua visita ufficiale in Israele, ha parlato alla Knesset, il Parlamento di Israele. E da ottimo leccapiedi qual è, quando e dove serve, ha cominciato il suo intervento dichiarando: “Non sono ancora del tutto sicuro di trovarmi veramente sul pavimento sotto i miei piedi, lo stesso pavimento dal quale gli illustri ospiti di questo Stato si sono rivolti a quest’Aula. E sebbene la modestia non sia mai stata la mia virtù più radicata, devo ammettere che trovo difficile credere di meritare un riconoscimento così straordinario”. E poi ha continuato esprimendo la sua approvazione per le scelte politiche di Israele ed elogiando le massime autorità dello Stato d’Israele che si trovavano in Aula.

    Il 27 gennaio scorso, il primo ministro albanese, sempre in Israele, è stato presente ed ha parlato durante la Conferenza Internazionale della lotta contro l’antisemitismo. Ha dichiarato, tra l’altro, che: “Oggi l’antisemitismo sta riemergendo apertamente e senza vergogna, spesso mascherato da critica politica, ansia culturale o, peggio, da presunta superiorità morale. Si dimentica spesso che l’odio per gli ebrei non finisce mai con gli ebrei”. Ed ha aggiunto poi convinto che “l’Albania si schiera fermamente contro l’antisemitismo, senza ambiguità e senza eccezioni, così come si schiera contro l’islamofobia, il razzismo e qualsiasi ideologia che riduca gli esseri umani a bersagli”. Chissà come avrebbe giustificato adesso al suo caro amico, il primo ministro di Israele, la sua decisione di organizzare il concerto del cantante antisemita ed ammiratore di Adolf Hitler?!

    Nel frattempo, visto che molti biglietti per il concerto non erano ancora venduti, il che poteva causare il fallimento dello stesso concerto, il 6 luglio scorso il governo ha deciso di finanziare circa 4.3 milioni di euro per questo evento. Una significativa somma di denaro, che è stata presa dal fondo per le emergenze, di un Paese povero come l’Albania! E si tratta anche di una decisione illecita. Ma si sa che da anni ormai in Albania si prendono e si attuano molte simili decisione, in seguito agli “orientamenti lungimiranti” del primo ministro. La reazione dell’opinione pubblica è stata immediata. Una dura reazione espressa direttamente anche durante questi ultimi giorni nelle quotidiane e massicce proteste di Tirana, di cui il nostro lettore è stato ormai informato.

    I cittadini, dopo questa decisione, denunciano la diffusa corruzione, partendo dai massimi livelli istituzionali e politici e gli abusi del primo ministro con il potere conferito o usurpato. Denunciano altresì il preoccupante e pauroso spopolamento del Paese con tutte le sue conseguenze, la grave situazione in cui si trovano il sistema della sanità pubblica e quello dell’istruzione pubblica, nonché tante altre problematiche. Invece il primo ministro, abusando, come sempre, dei ridotti fondi pubblici del più povero Paese dell’Europa, proprio adesso ha deciso di finanziare con i fondi dell’emergenza il fallimento quasi sicuro del sopracitato concerto.

    Quando si trova in difficoltà il primo ministro è disposto a fare di tutto, anche finanziamenti illeciti, per ingannare e presentare una realtà immaginaria che fa comodo a lui. Ragion per cui la scorsa settimana ha cercato di generare una fasulla realtà per contrastare quella vera e vissuta, di cui i cittadini protestano e denunciano i continui e clamorosi abusi del primo ministro. Invece la realtà immaginaria, con la quale lui cerca di ingannare, si basa sul detto latino Panem et circenses. Si tratta di una realtà dove i cittadini “gioiscono” durante un concerto. E la sopracitata decisione abusiva ed illecita del 6 luglio scorso gli serviva proprio per questo.

    La decisione del primo ministro albanese di invitare il controverso cantante statunitense a Tirana a cantare in un concerto l’11 luglio ed il modo in cui lui ha operato, ha attirato l’attenzione dei più noti media internazionali. Ovviamente evidenziando gli abusi fatti all’occasione. La ‘BBC News’ ha trattato il caso, sottolineando tutte le incoerenze delle dichiarazioni del primo ministro. Il ‘New York Times’ invece mette in discussione le sue convinzioni in merito all’antisemitismo, contrapponendo la sua retorica pubblica alla decisione di finanziare il concerto di Kanye West a Tirana con circa 4.3 milioni di euro. Mentre per ‘Der Spiegel’ il primo ministro albanese e Kanye West “sono abituati ai fischi e alle contestazioni. […] Tuttavia, ad un certo punto, entrambi sembrano aver perso questa capacità”. Ma sono anche molti altri media internazionali che hanno trattato con realismo il caso del concerto del controverso cantante statunitense. Tutti i media però concordano che il primo ministro sta cercando di trasformare questo concerto, finanziato con i fondi pubblici, in uno spettacolo politico per oscurare settimane di massicce proteste antigovernative a Tirana.

    Il concerto si è svolto la sera di sabato scorso nelle periferie di Tirana, in uno stadio costruito in fretta proprio per il concerto. Le cattive lingue hanno però detto che molti spettatori erano degli impiegati dell’amministrazione pubblica e studenti, che sono entrati “gratis”, per riempire i posti. Il primo ministro invece, domenica mattina, ha incontrato il cantante statunitense e gli ha mostrato il suo ufficio con un canestro da basket.  Gli ha mostrato anche il suo “giardino di Eden” all’interno del edifico dei Consiglio di ministri, che è costato più di 4 milioni di Euro! Poi gli ha regalato anche il libro The Albanian files. Il nostro lettore è stato informato di questo libro che rappresenta proprio il suo modus operandi e testimonia inconfutabilmente gli abusi che lui ha continuamente fatto con il bene pubblico (Fascicoli internazionali che accusano; 6 luglio 2026).

    Chi scrive queste righe pensa che il finanziamento con fondi pubblici per il concerto del cantante statunitense è stato illecito ed abusivo. In Albania però gli scandali milionari nei quali è coinvolto personalmente il primo ministro sono tanti. Una grave e preoccupante realtà questa. Aveva ragione Simone de Beauvoir: quello che c’è di scandaloso nello scandalo, è che vi ci si abitua.

  • Fascicoli internazionali che accusano

    Essere accusato è già una condanna.

    Franz Kafka

    Alcune settimane fa si è saputo della pubblicazione di un libro di circa 750 pagine intitolato “The Albanian files” (I fascicoli albanesi). Da diverse fonti mediatiche risulterebbe che il libro è stato pubblicato dalla casa editrice svizzera Lars Müller Publishers. Si tratta di un libro, con una prefazione del primo ministro albanese, il cui contenuto rappresenta solo delle dichiarazioni e delle conferme fatte da 60 noti architetti da diversi Paesi del mondo che sono stati coinvolti in progetti milionari in Albania. E tutti loro hanno affermato che sono stati contattati direttamente dal primo ministro albanese o da chi per lui e sono stati invitati a collaborare per attuare dei progetti architettonici ambiziosi proprio in Albania.

    Ebbene, in quel voluminoso libro The Albanian files sono state messe insieme schede compilate autonomamente da diversi studi di architettura, sia di Paesi europei che di altri continenti. Schede compilate molto dettagliatamente, in cui si trovano importanti informazioni che svelano il modus operandi del primo ministro albanese. Da quelle schede si evidenzia che almeno 523 progetti architettonici in Albania non sono stati assegnati tramite concorsi internazionali, come prevede la legge. I rappresentanti dei diversi studi di architettura coinvolti hanno affermato che, invece dei concorsi trasparenti, è stato proprio il primo ministro che, contattando direttamente loro, garantiva: “Venite da noi, perché siete i benvenuti e sarete lautamente ricompensati”.

    Durante questi anni in cui tutto viene controllato personalmente dal primo ministro, risulterebbe che per tutti i progetti, concepiti dagli studi di architettura albanesi, lui cerca subito di contattare personalmente uno studio straniero, offrendo loro, solo per aver accettato di mettere il nome, non meno di 1.5 milione di Euro. Risulterebbe altresì che attualmente sono 57 i progetti ormai realizzati, altri 53 sono in una fase di costruzione altri 47 progetti attendono l’autorizzazione a procedere. In più risulterebbe che sette tra le più grandi delle imprese edili coinvolte non abbiano dichiarato il 41% dei propri finanziatori. Il libro illustra nel dettaglio progetti in aree protette, elaborati due o tre anni prima che la legge venisse modificata per consentire l’edificazione proprio in quelle aree protette.

    Tutti gli studi di architettura che compaiono nel sopracitato libro The Albanian files, con iniziativa personale del primo ministro albanese, risulterebbero essere stati molto bene pagati nonostante loro non abbiano partecipato ad una gara d’appalto trasparente, come previsto dalle leggi in vigore in Albania. Secondo alcuni giornalisti investigativi il primo ministro albanese ha “beneficiato” però dai dirigenti di questi studi di architettura, molto noti ed influenti nei propri Paesi, di riuscire ad avere dei supporti istituzionali a livello internazionale.

    Per capire meglio come il primo ministro albanese “adescava” i dirigenti degli studi di architettura in altri Paesi del mondo, basterebbe riferirsi alle dichiarazioni di un architetto cileno pubblicate sul libro The Albanian files. Lui è convinto che il primo ministro prenda personalmente ogni decisione importante. L’architetto afferma che una sua collaboratrice gli ha inviato un messaggio con il quale gli chiedeva di acconsentire a dare il suo numero di telefono al primo ministro albanese. Avendo dato il suo permesso, aveva ricevuto solo cinque minuti dopo la telefonata del primo ministro che gli ha chiesto se poteva recarsi a Tirana per discutere della possibilità di attuare un progetto comune. Si sono incontrati due settimane dopo, per poi avere in seguito quattro altri incontri. Dopo quegli incontri e dopo che il primo ministro aveva contattato personalmente il capo architetto dello studio cileno, questo studio è presente in Albania dal 2024.

    Siccome ormai il contenuto del libro The Albanian files è diventato uno dei temi principali delle discussioni pubbliche in Albania, il primo ministro cerca di difendere se stesso dalle accuse, come fa sempre quando si trova in difficoltà. E anche adesso, quando continuano ormai da più di un mese le massicce proteste pacifiche a Tirana, di cui il nostro lettore è stato ben informato durante queste ultime settimane, il primo ministro cerca di apparire come “visionario e innovatore”.

    Il 28 giugno scorso ha replicato alle accuse fatte al libro. Per lui questo voluminoso libro ha raccolto tutti i progetti, le idee e le riflessioni di 60 architetti e studi di fama internazionale che hanno operato in Albania negli ultimi due decenni, configurandosi come un progetto editoriale indipendente. “Questo libro [che] si intitola The Albanian Files è una delle pubblicazioni più importanti apparse negli ultimi anni nell’ambito dell’architettura e dello sviluppo urbano, sia in Europa che a livello globale”, ha affermato il primo ministro albanese.

    Un architetto olandese ha scritto però nel marzo 2025 una lettera satirica che si riferisce proprio alla vera realtà albanese. In quella lettera lui afferma, tra l’altro, che “In un mondo di autocrati, possiamo avere almeno un autocrate benevolo e di buon gusto?”. E poi, riferendosi al primo ministro albanese aggiungeva: “Dato lo status consolidato dell’Albania come mecenate illuminato dell’architettura, la nostra professione trarrebbe grande beneficio se il Paese non tenesse mai più delle elezioni e se lei, dopo il suo quinto mandato consecutivo come primo ministro, continuasse semplicemente ad essere Presidente a vita, o forse addirittura Re”.

    Ovviamente il primo ministro ha cercato di minimizzare questa interpretazione dell’architetto olandese. Per lui “la lettera non è un appello politico all’azione, bensì un esempio di umorismo autoironico, caratteristico dello stile dell’autore”. Poi il primo ministro ha detto: “Innanzitutto, il testo lì esposto che è, in chiave autoironica, una lettera indirizzata a me, pone la domanda: “Perché mai abbiamo bisogno delle elezioni? Potresti diventare re e fare ciò che le monarchie hanno fatto per l’architettura…”. Si tratta di dilemmi e questioni che non hanno assolutamente nulla a che fare con un reale invito a diventare re; è stato tutto completamente ribaltato”. Ma lui, il primo ministro albanese da anni ormai si sta comportando come un re, anzi, come un re assoluto.

    Sempre il 28 giugno scorso il primo ministro ha fatto di nuovo dietro front, cercando di svincolarsi dal suo diretto coinvolgimenti negli abusi denunciati sul libro The Albanian files. Lui, da un innato voltagabbana qual è, ha detto: “Non ho alcun legame con questo libro, ho scritto solo la prefazione che mi è stata richiesta”. Ma anche in quest’occasione ha spudoratamente mentito. Sì, perché lui stesso ha presentato con orgoglio il sopracitato libro durante un’intervista alla CNN, una delle principali emittenti televisive all news degli Stati Uniti e del mondo. “Questa è la nuova Albania”, ha detto, fiero ed entusiasta, il primo ministro albanese alla giornalista che lo intervistava. Una giornalista che conosce ormai molto bene la vera realtà albanese, avendo seguito e commentato anche le affollate e pacifiche proteste quotidiane di Tirana.

    Nel frattempo a Tirana continuano queste proteste. I manifestanti, da più di un messe ormai, accusano il primo ministro dei suoi clamorosi abusi del potere conferito ed usurpato e chiedono le sue dimissioni. Mentre lui, nonostante stia cercando di apparire “tranquillo e sereno”, sta attraversando una grave e visibile crisi personale, conseguenza del suo modus operandi.

    Chi scrive queste righe pensa che quelli pubblicati sul libro The Albanian files sono dei fascicoli che accusano direttamente e concretamente il primo ministro. Ma bisogna ricordare anche quanto affermava il noto scrittore Franz Kafka: “Essere accusato è già una condanna”.

  • Il silenzio sull’Albania in attesa di adesione all’UE, tra corruzione, mafia e poteri forti

    In un articolo di Ennio Raso su L’Espresso si cita l’intervista rilasciata dal magistrato Nicola Gratteri, procuratore capo di Napoli, nel libro ‘Gli invincibili’. Gratteri afferma tra l’altro: «non è un’esagerazione definire l’Albania un narcostato, una sorta di eldorado del cash-flow».

    Secondo i dati, usciti in varie parti del mondo, il clan degli albanesi controlla molte delle piazze di spaccio a Londra e sono noti gli ormai decennali rapporti tra ‘ndrangheta italiana e mafia albanese.

    Il Patto Sociale da molti anni pubblica, settimanalmente, reportage riguardo l’intricata vicenda politica albanese, alcuni componenti della quale sono sotto processo o sotto inchiesta.

    Anche nel libro ‘Operazione Pig’ di Albert De Bonnet, pubblicato nel 2024 da Europa Edizioni, si parla in modo esplicito dei rapporti internazionali che la mafia albanese ha intessuto in tutto il mondo e in speciale modo con la Ndrangheta

    Stupisce come notizie di stampa, anche albanese, sembrino passare inosservati agli occhi sia della Ue che del governo italiano.

    Inoltre nelle ultime settimane nel Paese delle aquile vi sono state molte affollatissime manifestazioni di piazza: A Tirana il 20 giugno scorso si sono riunite decine di migliaia di persone davanti alla sede del primo ministro Edi Rama. Le sempre più numerose manifestazioni traggono origine dal progetto di costruzione, sostenuto dal primo ministro albanese, di un maxi resort di lusso nella laguna di Vjosa-Nata, un’area protetta di oltre 20mila ettari nella quale vivono specie rare come fenicotteri rosa, tartarughe marine e foche monache.

    Il maxi resort, con una serie di super ville circostanti, dovrebbe essere costruito da una cordata collegata all’imprenditore Jared Kushner, genero di Trump, e corrisponderebbe al desiderio della moglie, figlia del presidente americano, che, recatasi in Albania in alcune occasioni, sarebbe rimasta colpita dalla bellezza della località e dalle sue potenzialità turistiche per i super ricchi, anche se il progetto porterebbe alla distruzione di un patrimonio naturale che appartiene a tutti

    Il libro di Nello Trocchia, ‘Gli invincibili’, sulla mafia albanese alla conquista del mondo, è uscito, edito da Rizzoli, a febbraio scorso e riporta molti di quei collegamenti che dovrebbero indurre la politica ed i media a occuparsi in modo approfondito di un tema che invece, e appare strano, è stato oggetto solo di rare e superficiali attenzioni.

    La forza della mafia albanese si è fatta ormai consistente anche in Sudamerica, in Ecuador, Colombia e Brasile mentre la potenza economica e finanziaria di questa malavita ha portato a investimenti che hanno radicalmente cambiato le città albanesi, anche distruggendo, a colpi di cementificazione selvaggia, la maggior parte delle coste più attraenti.

    Su questi temi è bene che rifletta l’Unione Europea prima di procedere nell’auspicata, un domani, adesione dell’Albania che non può avvenire prima di avere risolto i problemi di collusione tra mafia e poteri forti, di qualunque genere.

  • Mente perché non può fare nient’altro

    Un bugiardo è sempre prodigo di giuramenti.

    Pierre Corneille

    Uno dei capolavori cinematografici è il film The Godfather (Il Padrino) di Francis Ford Coppola, proiettato nelle sale nel 1972 e premiato con tre premi Oscar. Vito Corleone, emigrato dalla Sicilia negli Stati Uniti d’America, a New York, quando era ancora un bambino, diventò in seguito il capo di un’importante famiglia mafiosa ed un indiscusso padrino. Il personaggio è stato interpretato maestosamente dal noto attore Marlon Brando. Dopo aver subito un attentato, le redini delle attività le prese suo figlio minore Michael, interpretato da Al Pacino, che prima non voleva immischiarsi negli affari del padre, ma diventò in seguito anche lui uno spietato capo mafioso.

    Il primo ministro albanese il 23 giugno scorso ha rilasciato un’intervista al Financial Times, noto quotidiano economico e finanziario britannico. Un’intervista che si riferiva alle quotidiane proteste che si svolgono a Tirana e alle richieste dei manifestanti. E proprio durante quell’intervista il giornalista ha fatto riferimento anche alle accuse dei manifestanti che considerano ormai il primo ministro come il “Padrino” (Godfather) dell’Albania. Ovviamente il primo ministro ha respinto quest’accusa. “La gente dice che sono io la mente di tutto questo. Io rispondo andate a farvi f*ttere!”. Aggiungendo: “Non spetta a me dimostrare di non essere il Padrino, spetta a loro dimostrare che lo sono”. E ha mentito come fa di solito quando si trova in difficoltà. Sì perché i manifestanti hanno dimostrato proprio che lui agisce come un vero “Padrino”.

    Il giornalista chiedeva al primo ministro del preoccupante riciclaggio di denaro sporco in Albania. Un fatto ormai noto a livello internazionale ed evidenziato in molti rapporti ufficiali delle istituzioni specializzate dell’Unione europea e statunitense. Il primo ministro ha di nuovo mentito, negando quest’accusa. Lui, senza batter ciglio, ha risposto: “Dire che l’economia albanese si fonda sul riciclaggio di denaro è terribile. Il riciclaggio esiste nella nostra economia, ma non è un problema così enorme. Pensate che a Londra non ci sia riciclaggio? C’è. Ma si può dire che l’economia britannica ruoti in gran parte attorno al riciclaggio? No”.

    Da anni però il denaro riciclato, proveniente dal traffico illecito degli stupefacenti, in Albania si investe soprattutto nel settore dell’edilizia. Questo è un fatto pubblicamente noto. Ormai da alcuni anni questi fatti sono stati evidenziati, oltre che dai noti media internazionali, anche dai rapporti delle strutture specializzate internazionali. Si tratta di note strutture come Moneyval (organismo permanente del Consiglio d’Europa che indaga sul riciclaggio di denaro e il finanziamento del terrorismo), OLAF (Ufficio europeo per la lotta antifrode), FATF (Financial Action Task Force; promuove standard globali e politiche efficaci per combattere il riciclaggio del denaro, il finanziamento del terrorismo e la proliferazione di armi di distruzione di massa.), Europol (agenzia di polizia dell’Unione europea), Eurojust (Agenzia dell’Unione europea per la cooperazione giudiziaria penale) ed altre ancora.

    Il 12 giugno scorso, la Struttura Speciale contro la Corruzione e la Criminalità Organizzata in Albania ha denunciato il diretto e preoccupante coinvolgimento della criminalità organizzata albanese nel traffico internazionale della cocaina dall’America latina in diversi Paesi dell’Europa. I miliardi provenienti da queste attività sono trasferiti poi in Albania in contanti, per tergiversare il sistema bancario. In seguito queste enormi quantità di denaro, secondo la Struttura Speciale contro la Corruzione e la Criminalità Organizzata, vengono investiti soprattutto nel settore dell’edilizia, quello alberghiero ed altri ancora. La svalutazione paurosa dell’Euro nei confronti della moneta albanese durante questi ultimi anni testimonia inconfutabilmente le conseguenze dirette del riciclaggio del denaro sporco proveniente dalle attività illecite.

    Durante la sopracitata intervista al Financial Times il 23 giugno scorso, il primo ministro albanese, trovandosi in una vistosa difficoltà di fronte alle domande del giornalista, ha cercato di mentire ed ingannare, presentando una realtà immaginaria, ma che non ha niente in comune con la vera realtà albanese. Lui, da innato bugiardo senza scrupoli qual è, ha dichiarato: “L’Albania sta combattendo la corruzione come mai prima d’ora e oggi è molto meno corrotta di un tempo” (Sic!). Invece la galoppante corruzione in Albania è un fatto dimostrato, testimoniato e pubblicamente noto. Lo hanno evidenziato anche le istituzioni internazionali specializzate nei loro rapporti ufficiali.

    Infuriato dalle denunce dei manifestanti delle proteste quotidiane che continuano ormai da quattro settimane a Tirana ed in molte città europee, negli Stati Uniti, in Canada ed in Australia, il primo ministro ha scelto di mentire, di ingannare e anche di insultare ed offendere con delle parole banali e volgari proprio i manifestanti. Sempre durante la sopracitata intervista al Financial Times, lui ha aggredito verbalmente i manifestanti dicendo loro “F*ck you” (Andate a farvi f*ttere).

    Poi, proprio ieri, domenica, ha negato quello che ha detto durante l’intervista al Financial Times. Ma questo non stupisce nessuno ormai. Il primo ministro ha “confessato” di non avere “mai detto quella parola agli albanesi. Il giornalista mi ha chiesto come si risponde a chi ti accusa di essere il padrino dell’Albania. Ho detto la parola che si addice a chiunque mi accusi da anni e non abbia lasciato neanche due pietre insieme per infangarmi e seppellirmi. Da un’ora di conversazione libera, il giornalista ha scelto proprio quella parte”. Ma il primo ministro ha mentito di nuovo.

    I manifestanti, durante le proteste pacifiche quotidiane, cominciate il 1o giungo scorso a Tirana, chiedono al primo ministro di dimettersi. Cosa che lui non farà, consapevole di tutti gli abusi che ha fatto, almeno in questi ultimi tredici anni che fa il primo ministro. Lui però non può dare le dimissioni anche perché la criminalità organizzata, che ha garantito le sue “vittorie” elettorali, non glielo permette, visti gli investimenti che loro stanno facendo in Albania, tramite il riciclaggio del denaro proveniente dai traffici degli stupefacenti, soprattutto della cocaina.

    Durante le quotidiane proteste a Tirana, in altre città europee e non solo, i manifestanti chiedono determinati che l’Albania deve essere degli albanesi e non dei traditori. E fanno riferimento proprio al primo ministro. Lui però, non potendo dire niente per contraddire le accuse dei manifestanti, ha scelto di insultarli. Per lui i manifestanti pacifici sono “dei fascisti, dei nazisti e degli animali”. Una volta, addirittura ha paragonato i manifestanti persino agli estremisti dell’organizzazione Alba Dorata in Grecia. Si tratta di un’organizzazione politica di estrema destra degli anni ’90 con orientamenti neonazisti, xenofobi e antisemiti, che poi è stata dichiarata e condannata come un’organizzazione criminale dalla giustizia greca.

    Le massicce e pacifiche proteste quotidiane sono diventate ormai un vero incubo per il primo ministro albanese. Lui si trova in una grande difficoltà e sembra che stia attraversando anche una grave crisi esistenziale, ragion per cui fare simili paragoni ed insulti ai cittadini albanesi che manifestano pacificamente ogni sera gli permette di sfogarsi un po’.

    Chi scrive queste righe è convinto che il primo ministro albanese, dopo ventinove giorni di proteste massicce e quotidiane, si trova in visibili difficoltà. Difficoltà causate anche dai molti noti media internazionali che continuano, da quasi un mese ormai, a trasmettere quanto stia accadendo in Albania ed evidenziando sempre la vera, vissuta e sofferta realtà. Il primo ministro, in queste condizioni, mente perché non può fare nient’altro. Aveva ragione il noto drammaturgo francese Pierre Corneille quando affermava che un bugiardo è sempre prodigo di giuramenti.

  • Ribellarsi contro un autocrate corrotto è un obbligo

    Mi ribello; dunque esisto.

    Albert Camus

    Le proteste contro i progetti abusivi e clientelistici del primo ministro albanese continuano sempre più massicce. Proteste che sono cominciate il 31 maggio scorso in una bellissima spiaggia che si trova a circa 14 chilometri a nord di Valona. La ragione di questa protesta era la recinzione con delle transenne e filo spinato di un terreno su quella spiaggia. Durante la protesta delle “guardie private” hanno aggredito i manifestanti. Mentre hanno trascinato e maltrattato brutalmente uno di loro, come hanno testimoniano le immagini trasmesse quel giorno in diretta.

    Ma, guarda caso, proprio su quel terreno il genero dell’attuale presidente statunitense insieme con sua moglie, figlia del presidente, vogliono sviluppare un progetto che prevede la costruzione di un complesso residenziale di lusso. Quel progetto è stato fortemente sostenuto dal primo ministro albanese. Almeno fino all’inizio delle massicce proteste quotidiane cominciate a Tirana il 1 giugno scorso e che continuano tuttora. Il nostro lettore è stato informato di queste proteste la scorsa settimana (Da più di due settimane massicce proteste in Albania; 15 giugno 2026).

    Già dopo la prima settimana delle proteste a Tirana ha reagito la Commissione europea. Ed è stata critica verso le scelte del primo ministro. Una cosa insolita questa, visto che durante l’ultimo decennio i massimi rappresentanti della Commissione sono stati sempre “convinti sostenitori dei successi” dell’attuale primo ministro, nonostante la vera, vissuta e spesso sofferta realtà albanese testimoniasse proprio il contrario. Chissà perché?! Però meglio tardi che mai!

    Il 7 giugno scorso un portavoce della Commissione europea, riferendosi proprio al progetto del genero del presidente statunitense sulla spiaggia a nord di Valona, ha dichiarato che quel progetto potrebbe mettere l’Albania in rotta di collisione con le norme ambientalistiche dell’Unione europea, compromettendo la sua capacità di chiudere il capitolo 27 dei negoziati di adesione. Un capitolo che tratta l’ambiente e i cambiamenti climatici. “L’Albania dovrebbe astenersi da azioni che potrebbero compromettere il rispetto degli standard europei e ci aspettiamo che le autorità albanesi agiscano senza perdere tempo”, ha dichiarato il portavoce della Commissione europea.

    Il portavoce ha altresì dichiarato che “nel processo di adesione all’Unione europea, come parte degli standard conclusivi per la negoziazione del capitolo 27 sull’ambiente ed i cambiamenti climatici, l’Albania è obbligata a rispettare pienamente la legislazione dell’Unione europea in questo settore, comprese anche le ‘Direttive Uccelli e Habitat’”. Perciò, ha affermato il portavoce, l’Albania deve abrogare le modifiche fatte alla legge sulle aree protette e di “porre fine” alla legge sugli investimenti strategici. Perché nell’ambito del processo dell’adesione all’Unione europea, l’Albania è tenuta a rispettare le normative che riguardano l’ambiente dell’Unione stessa.

    Il portavoce della Commissione europea ha anche affermato che l’Albania non solo deve adeguare la propria legislazione alle direttive europee su uccelli e habitat, ma deve altresì “abrogare la legge del 2015 sugli investimenti strategici”. Per anni, la legge sugli investimenti strategici è stata uno degli strumenti più importanti del primo ministro albanese per “attrarre grandi investimenti”. Ma quella legge è considerata dalla Commissione europea come uno degli ostacoli che l’Albania deve rimuovere per chiudere il capitolo 27 dei negoziati sull’ambiente e i cambiamenti climatici.

    Bisogna evidenziare però che la Commissione europea dichiara che il sopracitato progetto del genero del presidente statunitense potrebbe diventare un ostacolo all’integrazione europea, perciò deve essere cancellato. Ma il primo ministro albanese, da innato voltagabbana qual è, che dalla presentazione del progetto è stato un suo dichiarato sostenitore, adesso, dopo le forti reazioni della Commissione europea sta cercando addirittura di negare proprio l’esistenza stessa del progetto (Sic!). Per lui adesso “se non c’è un progetto, cosa si dovrebbe cancellare?”!

    Nel frattempo le proteste quotidiane continuano massicce a Tirana. Ieri è stata la ventunesima. Ma la protesta di sabato scorso, 20 giugno, è stata, senza ombra di dubbio, la più grande e massiccia protesta svoltasi in Albania dalla caduta del regime comunista nel 1991. Si potrebbe affermare altresì che la protesta di sabato scorso, per la sua partecipazione, è simile alle grandi proteste europee. Dalle immagini riprese dai droni e dalle valutazioni degli specialisti risulterebbe che alla protesta di sabato scorso potrebbero esserci stati circa 200.000 partecipanti.

    Bisogna sottolineare però che sabato scorso sono arrivati a Tirana migliaia di manifestanti da diversi Paesi europei, dagli Stati Uniti, dal Canada e dall’Australia. Alcuni di loro, per essere presenti la sera del sabato scorso a Tirana, avevano viaggiato anche per circa due giorni. E tutti loro, nonostante la stanchezza, hanno partecipato alla protesta. Sono stati tanti coloro che hanno preso la parola e hanno dichiarato che, sebbene fossero cittadini dei Paesi in cui vivevano, si sentivano sempre albanesi. Bisogna evidenziare che anche la protesta di sabato scorso è stata pacifica, come tutte le altre. Mentre in alcuni casi non sono mancate le provocazioni di persone infiltrate seguendo gli “orientamenti” partiti dagli uffici del primo ministro, che si trova in una grande difficoltà.

    I più noti media internazionali, che hanno seguito le proteste a Tirana dai primi giorni, continuano a trasmettere con molta realtà e professionalità ogni sera quanto accade. Alcuni di loro, quelli televisivi, trasmettono in diretta le immagini delle proteste. Bisogna però sottolineare che tutti i giornalisti non informano semplicemente dell’andamento delle proteste, bensì denunciano gli abusi di vario tipo del primo ministro albanese. Una svolta molto significativa questa, visto che fino a poche settimane fa, alcuni di quei media sostenevano il suo operato.

    I manifestanti, durante le proteste, compresa anche quella di sabato scorso, continuano a denunciare le violazioni della legge per le aree protette e di tutte le aree considerate come habitat naturali per gli uccelli rari, soprattutto per i rinomati fenicotteri, che ormai sono diventati un simbolo delle proteste. Loro adesso, durante le massicce e quotidiane proteste, denunciano anche la galoppante corruzione partendo dai più alti livelli istituzionali e politici. Denunciano l’abuso di potere conferito e usurpato da parte del primo ministro, nonché la connivenza del potere politico con la criminalità organizzata. Loro denunciano il continuo e pericoloso spopolamento dell’Albania, così come la preoccupante situazione nelle scuole, negli ospedali ed altro.

    La grandissima partecipazione degli albanesi della diaspora alla enorme protesta di sabato scorso, 20 giugno, ha di nuovo denunciato la grave realtà in Albania. Loro chiedono al Primo Ministro le sue irrevocabili dimissioni, considerandolo come diretto responsabile di quello che da anni accade in Albania. Ma, allo stesso tempo, ha testimoniato anche i clamorosi abusi durante il “conteggio” dei voti proprio di quella diaspora nelle “elezioni” politiche dell’11 maggio 2025. Il nostro lettore è stato informato dettagliatamente, fatti accaduti, denunciati e pubblicamente noti alla mano, che quelle dell’11 maggio 2025 non sono state delle elezioni, bensì un vero e proprio massacro elettorale.

    L’autore di queste righe informava il nostro lettore anche la scorsa settimana che gli sviluppi legati alle massicce proteste quotidiane a Tirana hanno messo in una vistosa crisi il primo ministro. Una crisi testimoniata palesemente anche dai suoi strani comportamenti. Una crisi che lo costringe a diventare un voltagabbana, che nega senza batter ciglio le sue dichiarazioni precedenti.

    Chi scrive queste righe pensa che ribellarsi contro un autocrate corrotto è un obbligo civile e morale. Aveva ragione Albert Camus quando affermava “Mi ribello; dunque esisto”.

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