Albania

  • Un autocrate in difficoltà pensa solo a se stesso

    Ogni difficoltà su cui si sorvola diventa un fantasma che turberà i nostri sonni.

    Frédéric Chopin

    Da anni ormai in Albania sono stati resi pubblici molti clamorosi scandali milionari. Scandali che, fatti documentati alla mano, coinvolgono direttamente i massimi livelli politici ed istituzionali. E non poteva essere diversamente. Durante questi anni il nostro lettore è stato informato, sempre con la dovuta e richiesta oggettività, di questi scandali. Tra l’altro si potrebbe ricordare lo scandalo dei tre inceneritori che, nonostante non inceneriscano niente, accumulano milioni dai soldi pubblici. Mentre l’inceneritore della capitale non esiste neanche fisicamente! Si potrebbe fare riferimento altresì allo scandalo milionario del porto di Durazzo che, tra l’alro, compromette anche la sicurezza nazionale di un Paese membro della NATO.

    Durante questi ultimi mesi sono stati resi pubblici e documentati anche due altri scandali. Uno è quello delle “strade d’oro”, in cui è stata coinvolta personalmente l’ormai ex vice primo ministra e ministra delle Infrastrutture e dell’Energia. Ma dalle intercettazioni ambientali a disposizione degli inquirenti, il cui contenuto ormai è di dominio pubblico, risulta che in quello scandalo sia personalmente coinvolto anche il primo ministro. E non poteva essere diversamente. Si tratta di uno scandalo, le cui conseguenze continuano a gravare sui poveri cittadini albanesi. Sia perché ormai molte di quelle “strade d’oro” diventano improvvisamente inagibili e sia perché, da qualche mese ormai, lo scandalo stia bloccando anche il percorso europeo dell’Albania.

    L’altro scandalo milionario è quello in cui sono stati coinvolti i massimi dirigenti dell’Agenzia nazionale della Società dell’Informazione. Si tratta di un’istituzione costituita nel 2013 e che dipende direttamente dal primo ministro. Anche in questo scandalo milionario, in base a documentazioni, il cui contenuto stia diventando pubblico, risulta che il primo ministro ed alcuni suoi stretti famigliari sono stati direttamente coinvolti. Ragion per cui, da quando molti dettagli degli abusi legati a questo scandalo sono stati resi pubblici, l’Agenzia nazionale della Società dell’Informazione è stata denominata il “giardino personale” del primo ministro.

    Ma questo scandalo rappresenta una particolarità rispetto agli altri scandali, compresi quegli sopracitati. La particolarità è legata al sistema diabolico concepito ed attivato, il cui obiettivo è quello di rendere quasi impossibile l’indentificazione dei miliardi convertiti in tanti beni immobiliari. Un sistema che si basa su diversi e successivi passaggi fasulli di proprietà.

    Si tratta di uno scandalo che da quasi dodici anni stia sperperando i soldi pubblici, tramite appalti truccati, controllati e vincitori prestabiliti. Il nostro lettore è stato informato su alcuni aspetti di questo scandalo (Dichiarazione europea e preoccupanti realtà nazionali; 23 dicembre 2025; Nuovi scandali abusivi come espressione del totalitarismo; 29 dicembre 2025; Altro scandalo clamoroso abusando del supporto alla tecnologia, 26 gennaio 2026). Ma, ovviamente, si tratta di uno scandalo, quello legato all’Agenzia nazionale della Società d’Informazione, che continuerà ad attirare l’attenzione pubblica e mediatica con altre clamorose rivelazioni.

    Gli specialisti dell’Agenzia nazionale della Società dell’Informazione hanno “partorito” anche la prima ministra digitale al mondo. Un evento quello che è stato usato personalmente dal primo ministro per attirare l’attenzione mediatica internazionale. Al inizio ci era riuscito, ma in seguito la “ministra digitale” è diventata obiettivo di critiche e ridicolizzazioni per i media internazionali. Il nostro lettore, tra l’altro, è stato informato che “…la “ministra digitale” serve a concentrare tutti gli appalti nelle mani del primo ministro e di chi per lui. Ma anche a scaricare tutte le colpe su un essere non esistente” (Ulteriore consolidamento di un regime; 15 settembre 2025).

    Un’altra “geniale innovazione” generata dall’Agenzia nazionale della Società dell’Informazione, ovviamente seguendo gli ordini partiti da molto alto, è stata quella della costituzione di un “Parco tecnologico” in cui dovevano lavorare delle imprese “per acquisire nuove conoscenze tecnologiche o scientifiche, che consentono lo sviluppo di prodotti o servizi”. Tutto basato su una legge che è stata approvata dal Parlamento il 22 luglio 2022. Una legge che prevedeva delle agevolazioni fiscali molto vantaggiose alle imprese del Parco. E per rendere possibile l’attività di quelle imprese il 27 marzo 2024 il Consiglio dei ministri decise di consegnare ad un’impresa, ancora non esistente, una superficie di 140.000 m2 in un’area soltanto poche decine di chilometri al ovest della capitale. Un’impresa quella che è stata costituita solo circa 11 mesi dopo, il 18 febbraio 2025!

    L’autore di queste righe informava il nostro lettore che “…tutti possono verificare molto facilmente che, ad oggi, in quel territorio non c’è niente, ma proprio niente, tranne erba e cespugli!”. E poi aggiungeva: “Bisogna sottolineare però che la persona che ha maggiormente beneficiato  da quel “parco” è un famigliare molto stretto del primo ministro. Mentre due altri sui “collaboratori”, molto attivi con gli appalti pubblici dell’Agenzia nazionale della Società dell’Informazione, sono ormai ricercati dalla giustizia, accusati di diversi reati” (Altro scandalo clamoroso abusando del supporto alla tecnologia; 26 gennaio 2026).

    Il primo ministro, coinvolto personalmente nello scandalo dell’Agenzia nazionale della Società dell’Informazione, ha cominciato subito a difendere pubblicamente la direttrice dell’Agenzia, una delle sue più strette collaboratrici. Tutto cominciò dopo che lei è stata messa agli arresti domiciliari il 16 dicembre 2025, in seguito ad una decisione di un giudice coraggioso. Ovviamente con le sue dichiarazioni pubbliche il primo ministro ha mentito, cosa che per lui è molto normale quando si trova in difficoltà. Riferendosi alla direttrice dell’Agenzia, il primo ministro dichiarava il 28 dicembre 2025 che lei “…vive in una casa in affitto, dopo aver vissuto in precedenza in un appartamento dei genitori in un edificio del periodo comunista”. E poi ha affermato di conoscerla da 20 anni e che ha tutto il mio rispetto! Mentre dopo la “volontaria” consegna delle dimissioni dalla direttrice dell’Agenzia nazionale della Società dell’Informazione, il 13 febbraio 2026, il primo ministro di nuovo si è messo a difendere la sua “cara collaboratrice”, mentendo di nuovo spudoratamente. Il 26 febbraio 2026 lui dichiarava che gli hanno attribuito “…ville e auto, quando lei non guida e non possiede un’auto?”.

    Bisogna evidenziare anche un fatto ormai denunciato da un imprenditore albanese, nonché da un altro imprenditore tedesco. Negli ambienti dell’Agenzia nazionale della Società dell’Informazione venivano tenuti sequestrati coloro che potevano “disturbare” gli appalti truccati.

    Il 22 aprile scorso sono state rese pubbliche le proprietà immobiliari in possesso della “povera” direttrice dell’Agenzia nazionale della Società dell’Informazione. Altro che povera! Documenti alla mano, risulta che lei possiede due ampi appartamenti a Tirana, un appartamento a sud di Durazzo ed una villa sulla costa ionica. In più possiede un uliveto di 1.500 m2 nelle periferie della capitale ed una macchina di lusso. Lei possiede anche diverse carte bancarie nelle quali sono state depositate ingenti somme, sia in moneta locale che in Euro. Da allora il primo ministro non ha detto più una sola parola sulle “modeste condizioni di vita” della sua stretta collaboratrice, colei che lui conosce da 20 anni e che ha tutto il suo rispetto! Adesso sta pensando solo a se stesso.

    Chi scrive queste righe, parafrasando un po’ Frédéric Chopin, direbbe che ogni difficoltà su cui cercherà di sorvolare, diventerà un fantasma e si tramuterà in incubi per il primo ministro albanese.

  • Tutto per la sopravvivenza politica di un innato imbroglione

    Si diventa ridicoli solo quando si vuole apparire ciò che non si è.

    Giacomo Leopardi; da “Pensieri”, 1845

    La saggezza popolare rimane sempre una ricchezza inestimabile del genere umano dalla quale bisogna sempre saper imparare. Saggezza espressa e tramandata, nei secoli, anche dalle fiabe, che spesso sono state condivise, con delle particolarità locali, da diverse popolazioni.

    Una di quelle è la fiaba dei due o tre furfanti, a seconda della versione, che riescono ad ingannare un contadino. Avendo visto che lui aveva comprato un caprone (in altre versioni una pecora o un vitello), decidono di convincerlo che lui stesse portando sulle spalle un cane morto. Ed i furfanti si divisero i loro compiti. Il primo, avvicinandosi al contadino, chiese a lui perché stava portando sulle spalle un cane morto e poi si allontanò. Il contadino scaricò il caprone dalle spalle e lo guardò, per verificare cosa stava portando sulle spalle. Camminando verso casa però i dubbi cominciarono a turbarlo. Poco dopo il secondo furfante, fecce a lui la stessa domanda. Allora il contadino, credendo ai furfanti, scaricò di nuovo il caprone dalle sue spalle e lo gettò sulla strada. E mentre lui si allontanava disperato, i furfanti presero il caprone e se ne andarono contenti.

    La saggezza popolare, tramandata da questa favola, ci insegna due cose. Ci insegna a credere a quello che uno vede, sente ed impara, in prima persona, dalla reale vita vissuta e spesso sofferta. Ci insegna altresì che non ci si dovrebbe fidare mai, ad occhi chiusi, di quello che ci viene detto, soprattutto da persone sconosciute, o che hanno dimostrato di essere degli imbroglioni.

    Quanto sta accadendo in questi ultimi anni in Albania ci fa ricordare proprio la sopracitata fiaba. Ma in questo caso c’è un solo imbroglione, che cerca di inculcare le sue “verità” e le sue “realtà virtuali” nei cervelli degli albanesi e non solo. Si tratta del primo ministro del Paese. Per alcuni anni, con il continuo e potente supporto della sua propaganda e delle attività lobbistiche, è riuscito a raggiungere il suo diabolico obiettivo. Con il passare degli anni però sono state molte le dimostrazioni degli inganni pubblici del primo ministro, a “scopo utilitaristico”, per superare le sue sempre più grandi difficoltà che, a livello locale, sono causate dai continui e clamorosi scandali milionari in cui sono stati coinvolti anche i suoi più stretti collaboratori e famigliari, così come dal continuo e crescente abuso di potere, conferito e/o usurpato, da parte del primo ministro.

    Invece a livello internazionale le difficoltà del primo ministro albanese sono state causate spesso dai rapporti delle strutture specializzate internazionali, mentre alcuni dei “grandi dell’Europa” e delle cancellerie occidentali “non vedevano, non sentivano e non capivano nulla”! Chissà perché?! Forse per delle ragioni “geopolitiche e geostrategiche”, per raggiungere obiettivi di una “politica pragmatica”, o per garantire determinati “interessi strategici” di alcuni Paesi europei. Ultimamente però la maschera del primo ministro, a livello internazionale, è stata strappata dalla mancata e clamorosa revoca dell’immunità, da parte del Parlamento, alla sua stretta collaboratrice, ormai ex vice primo ministro ed ex ministra delle Infrastrutture e dell’Energia. Il nostro lettore è stato informato a tempo debito e dettagliatamente del caso durante questi ultimi mesi.

    Bisogna evidenziare che da alcuni anni ormai, il primo ministro albanese non organizza più delle conferenze stampa con i giornalisti, evitando così di rispondere a molte domande “fastidiose”. Le sole conferenze stampa del primo ministro sono quelle protocollari, insieme con i suoi omologhi stranieri. Ma anche in queste occasioni lui evita di rispondere e offende alcuni giornalisti che non ubbidiscono a lui e alla sua ben potente struttura di propaganda.

    Bisogna, altresì, evidenziare che, da alcuni mesi, il primo ministro sta rifiutando con arroganza anche le interpellanze parlamentari, chieste dai rappresentanti dell’opposizioni, violando così la Costituzione, le leggi in vigore ed il regolamento del Parlamento. Interpellanze nelle quali il primo ministro dovrebbe rispondere alle domande che riguardano questioni importanti come la sicurezza nazionale, l’abuso di potere, il suo coinvolgimento personale in diversi clamorosi scandali ecc.

    Il primo ministro, duro autocrate in Albania, approfitta però di qualsiasi “ghiotta occasione”, a livello internazionale, per cercare di “rendersi piacevole” con dei “gesti cavallereschi”, delle barzellette, delle battute e con dei vestiti “stravaganti” che attirano l’attenzione dei partecipanti e dei media. Una significativa metamorfosi quella sua. E siccome il primo ministro, da anni ormai, non può presentare una, solo una promessa mantenuta, solo un obiettivo dichiarato e poi raggiunto, allora cerca di “beneficiare” dalle battute e dalle apparenze.

    Il 16 aprile scorso il primo ministro albanese ha incontrato a Roma la Presidente del Consiglio dei ministri d’Italia. E, guarda caso, il primo gesto che ha fatto l’ospite era quello di inginocchiarsi di fronte alla padrona di casa. Come aveva fatto anche a Tirana, il 16 maggio 2025, accogliendo la  sua omologa italiana all’inizio del sesto Vertice della Comunità Politica europea e mettendola in difficoltà. Un “gesto cavalleresco” ripetuto però anche il 10 luglio 2025, sempre a Roma, durante la Conferenza sulla Ricostruzione dell’Ucraina. I media presenti hanno evidenziato il “gesto”, sottolineando che il primo ministro albanese “…si inginocchia in modo teatrale, con le mani giunte, di fronte a fotografi e telecamere pronti a immortalare il suo saluto…”. Ma così facendo il primo ministro albanese ha raggiunto il suo obiettivo anche in quest’occasione.

    Chissà però se, durante il loro incontro, lui abbia informato la Presidente del Consiglio dei ministri d’Italia, dirigente di un partito di destra, della sua partecipazione, il 17 e 18 aprile, al vertice di Global Progressive Mobilisation (Mobilitazione globale progressiva; n.d.a.) svoltosi a Barcellona. Si trattava di un’attività denominata “In difesa della Democrazia” ed ospitata dal primo ministro spagnolo, che ha visto riuniti insieme dirigenti governativi e dei partiti progressisti di sinistra da tutto il mondo, nonché rappresentanti sindacali, attivisti e studiosi progressisti da oltre 40 Paesi del mondo.

    Bisogna evidenziare però che Global Progressive Mobilisation rappresenta “una piattaforma di coordinamento globale per difendere la democrazia, la giustizia sociale e il multilateralismo contro l’avanzata dei movimenti conservatori e di estrema destra”. Un vertice, quello di Barcellona, per contrastare soprattutto le politiche del presidente degli Stati Uniti d’America. Secondo fonti ben informate risulterebbe che il principale finanziatore del vertice del 17 e 18 aprile scorso a Barcellona fosse la Fondazione della Società Aperta. Ragion per cui al vertice era presente, come figura centrale, il figlio del miliardario speculatore di borsa statunitense, George Soros, ormai suo erede.

    Ovviamente il primo ministro albanese si trovava in difficoltà con la sua presenza in quel vertice. Ma non poteva dire di no al suo “caro fratello” Alex Soros. Ragion per cui ha cercato di tenersi un po’ in disparte. Anche perché il primo ministro albanese ha fatto di tutto per essere presente, il 19 febbraio, scorso al primo vertice del Consiglio di Pace (Board of Peace; n.d.a.) organizzato e diretto dal presidente statunitense. Non solo, ma tra il 25 e il 27 gennaio scorso, era presente in una visita ufficiale in Israele, dove ha partecipato ad una sessione del parlamento ed è stato accolto come ospite d’onore dal primo ministro dell’Israele. Ma durante il vertice di Barcellona il presidente statunitense ed il primo ministro israeliano sono stati dichiarati “nemici da combattere”.

    Chi scrive queste righe è convinto che il primo ministro albanese, un innato imbroglione, è pronto a fare di tutto per la sua sopravvivenza politica. Anche di diventare ridicolo. Il che ci ricorda quanto affermava Giacomo Leopardi: “Si diventa ridicoli solo quando si vuole apparire ciò che non si è”.

  • Ingannatori che ne approfittano

    Tutti si dicono amici, ma pazzo chi se ne fida

    Jean de La Fontaine

    L’evangelista Marco ci racconta nel suo Vangelo anche del viaggio di Gesù verso Gerusalemme, dove alcuni giorni dopo sarebbe stato crocifisso. Due dei discepoli, i fratelli Giacomo e Giovanni, convinti di non essere ascoltati dagli altri, si avvicinarono a Gesù e gli chiesero: “Concedici di sedere, nella tua gloria, uno alla tua destra e uno alla tua sinistra” (Mc. 10/37). Loro miravano a posti di potere, sicuri che Gesù sarebbe diventato presto re. Ma gli altri discepoli avevano ascoltato e si indignarono. Allora Gesù radunò tutti i suoi discepoli intorno a se e disse loro: “Voi sapete che coloro i quali sono considerati i governanti delle nazioni dominano su di esse e i loro capi le opprimono” (Mc. 10/42).

    Insegnamenti quelli di Gesù che purtroppo, nel corso dei secoli, non sono stati fatti propri da molti di quelli che hanno avuto e che tuttora hanno alti incarichi statali e governativi. Compresi anche alcuni degli attuali “grandi del mondo”. E tra loro ci sono degli autocrati che, come diceva Gesù, dominano le nazioni e opprimono i cittadini. Così come ci sono anche altri che, convinti della loro “supremazia” a livello internazionale, generano conflitti armati in diverse parti del mondo, con delle gravi conseguenze che cadono sempre sulle popolazioni. Quanto è accaduto e che continua ad accadere in Ucraina, nella Striscia di Gaza e, da quasi due mesi in Iran, sono delle inconfutabili testimonianze di simili “follie di grandezza’.

    Anche attualmente sono molti i “governanti delle nazioni” che opprimono i loro cittadini. Quanto sta accadendo nei vari continenti del mondo lo testimonia e lo dimostra. E non solo in Africa, in Asia e nell’America latina. Ma anche in Europa. Quanto, da alcuni anni, sta accadendo in Albania ne è una inconfutabile testimonianza.

    Il nostro lettore da anni ormai è stato informato, fatti accaduti, documentati e pubblicamente noti alla mano, della restaurazione ed il continuo consolidamento di una nuova dittatura sui generis in Albania. Si tratta di un regime camuffato di un pluralismo di facciata, mentre all’opposizione si stanno negando, ogni giorno che passa, i diritti fondamentali previsti dalla Costituzione e dalle leggi in vigore. Quanto sta accadendo in Parlamento, anche solo dall’inizio di questa legislatura, e cioè dal settembre scorso, ne è una palese, eloquente e incontestabile testimonianza.

    Il nuovo regime in Albania, sempre fatti accaduti, documentati e pubblicamente noti alla mano, è una preoccupante alleanza tra il potere politico, istituzionalmente rappresentato dal primo ministro, la pericolosa criminalità organizzata locale, sempre più diffusa ormai anche a livello internazionale, e determinati raggruppamenti occulti internazionali. Raggruppamenti che da anni hanno finanziato intense attività lobbistiche, soprattutto uno di oltreoceano che professa la “Società aperta”. E grazie a quelle attività lobbistiche il primo ministro albanese si presentava del tutto diverso da quello che in realtà è; un innato ingannatore, uno spudorato voltagabbana, uno spietato prepotente e arrogante con i deboli, ma un vigliacco leccapiedi con i potenti, soprattutto con i “grandi del mondo”. Sono veramente tante le testimonianze, pubblicamente note e facilmente verificabili, che confermano simili atteggiamenti e deformazioni caratteriali del primo ministro albanese.

    Ultimamente però sembra che lui stia perdendo l’effetto ed i benefici delle attività lobbistiche a suo favore. Oppure i fatti accaduti, documentati e pubblicamente noti ormai anche nelle cancellerie occidentali e nelle istituzioni dell’Unione europea, siano talmente evidenti e lo presentino per quello che realmente è che hanno fatto perdere la tranquillità al primo ministro. Soprattutto in questi ultimi mesi, ma anche prima, sono non pochi i media importanti, sia in Europa che negli Stati Uniti d’America che, in seguito a serie indagini fatte da noti giornalisti investigativi, hanno evidenziato cosa rappresenta e chi è veramente il primo ministro albanese.

    E proprio da credibili fonti mediatiche internazionali ultimamente, riferendosi a lui, sono state rese note, fatti documentati alla mano, anche certe “amicizie” del primo ministro con “imprenditori di successo”. Imprenditori stranieri, ingannatori come il primo ministro albanese, che però hanno beneficiato del suo “sostegno istituzionale”. Le cattive lingue dicono da tempo che anche il primo ministro ne guadagna da queste “amicizie”, sia finanziariamente che come interventi lobbistici. E si sa, le cattive lingue in Albania, che è ormai un Paese che si sta spopolando vistosamente, sanno tutto di tutti. Primo ministro compreso. E su di lui non hanno mai sbagliato.

    Tra questi “imprenditori di successo” c’è anche un cittadino israelita che, grazie al primo ministro, ha ottenuto da alcuni anni la cittadinanza albanese. Da credibili fonti mediatiche risulterebbe però che l’imprenditore ha dei problemi giudiziari negli Stati Uniti. Sono ormai in corso quattro cause legali per frodi finanziarie e mancati investimenti che coinvolgono direttamente e personalmente “l’imprenditore di successo” israelita, il “caro amico” del primo ministro albanese.

    Il nostro lettore è stato informato, a tempo debito, di questo imprenditore e dei rapporti con il primo ministro il quale, nel 2018, voleva modificare la legge e permettere al suo “amico” di acquistare il diritto di trattare il debito pubblico dell’Albania! Per fortuna questo progetto non è stato realizzato, anche grazie alla reazione delle istituzioni specializzate internazionali. Il primo ministro voleva dare allo stesso “imprenditore” un terreno nel territorio della rappresentanza diplomatica albanese a New York per costruire. Ma anche questo progetto è stato contestato dall’allora ministro degli Esteri che, in seguito, ha subito le conseguenze dell’ira del suo diretto superiore (Un autocrate colpevole che cerca di nascondersi codardamente; 4 febbraio 2025).

    E, guarda caso, uno dei sopracitati contenziosi legali a carico del “imprenditore di successo” con la giustizia statunitense è proprio per un caso simile. Nel dicembre 2018, il governo del Togo ha firmato un contratto di sviluppo immobiliare per la sua rappresentanza presso le Nazioni Unite a New York con l’imprenditore israelita, suo fratello e un altro socio. Ma loro non hanno rispettato il contratto. Perciò nel novembre 2024 il governo togolese ha fatto causa agli “imprenditori” presso un tribunale di New York, chiedendo un risarcimento danni e la restituzione dei beni.

    In palese violazioni delle leggi in vigore, il primo ministro albanese ha permesso all’imprenditore israelita di diventare socio, nel giugno 2025, di un’impresa a partecipazione statale, per “sviluppare un’industria militare moderna, basata sulle capacità locali e su partenariati strategici”. Ma nel frattempo erano state rese pubbliche, documenti alla mano, delle palesi e clamorosi violazioni legali che favorivano quell’impresa, Il nostro lettore è stato informato dettagliatamente anche di quel caso (Attenti ai furfanti che abusano del potere conferito o usurpato, 19 gennaio 2026).

    Così come il nostro lettore è stato informato del primo vertice intergovernativo tra l’Italia e l’Albania, svoltosi il 13 novembre 2025 a Roma. Durante quel vertice è stato firmato anche un accordo tra la sopracitata impresa e Fincantieri per costruire sette navi in Albania (Luci e ombre su un vertice intergovernativo; 17 novembre 2025). Di quelle navi però e di quell’accordo da allora non si sa niente. Le strutture specializzate dell’Italia, attive in Albania, molto probabilmente, hanno avuto tutte le informazioni, trasmesse poi a chi di dovere. Allora viene naturale la domanda: perché è stato firmato quell’accordo? Per mancata informazione, per “ragioni di Stato”, oppure…?

    Chi scrive queste righe condivide quanto affermava Jean de La Fontaine. Si, tutti si dicono amici, ma pazzo chi se ne fida. Lo confermano anche le amicizie di interesse del primo ministro albanese.

  • Bugie ed insulti per coprire fallimenti in corso

    Al bugiardo non si crede neppure quando dice il vero.

    Marco Tullio Cicerone; da “La divinazione”, 44 a.C.

    Gli sviluppi in varie parti del mondo continuano ad essere molto preoccupanti. Lo testimonia anche quanto è accaduto durante la settimana appena passata nel Golfo Persico, in Medio Oriente ed in Ucraina, ma non solo. Non hanno portato ad un risultato i negoziati tra gli Stati Uniti d’America e l’Iran avviati l’11 aprile scorso ad Islamabad, capitale del Pakistan. Dopo il fallimento dei negoziati i massimi rappresentanti dei Paesi belligeranti hanno sostenuto determinati i loro obiettivi. Il che significa la ripresa degli scontri con tutte le gravi conseguenze, anche a livello mondiale.

    Quanto sta accadendo nel Golfo Persico ha preoccupato, tra molti altri, anche Papa Leone XIV. Il 5 aprile scorso il Pontefice ha detto: “Chi ha in mano armi le deponga! Chi ha il potere di scatenare guerre, scelga la pace! Non una pace perseguita con la forza, ma con il dialogo! Non con la volontà di dominare l’altro, ma di incontrarlo!”. Il 7 aprile, sempre riferendosi a quel conflitto, il Pontefice ha dichiarato: “Tutti gli attacchi alle infrastrutture civili sono contro il diritto internazionale, ma sono anche un segno dell’odio, della divisione, della distruzione di cui l’essere umano è capace”. Poi sabato scorso Papa Leone ha detto perentorio: “Basta con l’idolatria dell’io e del denaro! Basta con le dimostrazioni di forza! Basta con la guerra!”.

    Affermazioni chiare e dirette quelle di Papa Leone XIV che hanno scatenato, nelle primissime ore di questo lunedì, 13 aprile, la reazione offensiva del presidente statunitense. Secondo lui “…Papa Leone è debole in materia di criminalità e pessimo in politica estera”. Aggiungendo poi, sempre riferendosi al Pontefice: “Non credo che stia facendo un gran bel lavoro. Immagino che gli piaccia la criminalità”. E ovviamente, da noto narcisista qual è, il presidente statunitense si è vantato che “….non era in nessuna lista per essere Papa, ed è stato messo lì dalla Chiesa solo perché era americano, e pensavano che fosse il modo migliore per affrontare il presidente Donald J. Trump. Se non fossi alla Casa Bianca, Leone non sarebbe in Vaticano.” (Sic!).

    Dopo una breve pausa per la Pasqua ortodossa, sono ripresi i reciproci attacchi anche sul fronte ucraino. Si tratta di una grave, drammatica e preoccupante realtà, che dura ormai da più di quattro anni. E che adesso, in seguito al nuovo conflitto nel Golfo Persico, ha perso purtroppo un po’ anche l’attenzione istituzionale e mediatica. Il che fa comodo al dittatore russo, il quale ieri, la domenica della Pasqua, ha ricevuto la benedizione del Patriarca della Chiesa ortodossa russa nella Cattedrale di Cristo Salvatore a Mosca. Chissà perché potrebbe avere meritato una simile benedizione?!

    La storia ci insegna che, nel corso dei secoli, intere popolazioni in diverse parti del mondo hanno sofferto le conseguenze delle decisioni prese da persone irresponsabili, motivate solo da interessi personali ed occulti, oppure da “ostentati patriottismi” per giustificare strategie espansionistiche. Quanto sta accadendo, compresi i sopracitati conflitti, rappresenta un’inconfutabile conferma.

    Dal 28 febbraio scorso, quando cominciò l’attacco congiunto degli Stati Uniti ed Israele contro l’Iran, tutta l’attenzione istituzionale e mediatica a livello internazionale si è focalizzata proprio su quel conflitto. Il che fa “sfuggire” alle dovute istituzioni, alle cancellerie ed all’opinione pubblica  quanto stia accadendo realmente in altre parti dell’Europa e del mondo. Compresa, nel suo piccolo, anche l’Albania. E si tratta di situazioni che meritano di essere monitorate e valutate.

    Il nostro lettore, da anni ormai, è stato continuamente informato, sempre con la dovuta e richiesta oggettività, della grave, drammatica, preoccupante e pericolosa realtà albanese. E si tratta di un Paese che dal 1o aprile 2009 è membro della NATO e poi, dal 27 giugno 2014 è diventato un Paese candidato all’adesione nell’Unione europea. E come tale, l’Albania ha degli inderogabili obblighi da adempiere e rispettare. Ma che, non di rado, non lo ha fatto.

    Il nostro lettore è stato spesso informato, fatti accaduti e documentati alla mano, che durante questi ultimi anni in Albania è stata restaurata e si sta continuamente consolidando una nuova dittatura sui generis. Si tratta di un’alleanza tra il potere politico, rappresentato istituzionalmente dal primo ministro, la criminalità organizzata e determinati raggruppamenti occulti internazionali.

    Una realtà quella albanese, che sta preoccupando ultimamente anche alcune importanti cancellerie europee e molte istituzioni internazionali specializzate, comprese quelle dell’Unione europea. La realtà albanese sta attirando ormai anche l’attenzione di importanti media europei e di oltreoceano. Noti giornalisti investigativi stanno denunciando la collaborazione del potere politico albanese con la criminalità organizzata locale ed internazionale. I giornalisti dei media internazionali stanno altresì evidenziando, fatti accaduti, pubblicamente noti e documentati alla mano, l’abuso di potere e la galoppante corruzione, partendo dai più alti livelli istituzionali e della politica.

    Durante questi ultimi mesi alcune cancellerie europee hanno presentato, tramite le loro ambasciate, delle richieste concrete al governo albanese. Richieste che riguardano soprattutto il rispetto reale del principio della separazione dei poteri. Il che, nel contesto albanese, significa l’indipendenza del sistema giudiziario dal controllo del potere politico. Richieste che si riferivano concretamente anche alla mancata revoca dell’immunità parlamentare, per ordine del primo ministro, alla sua vice e ministra delle Infrastrutture e dell’Energia fino al 26 febbraio scorso. Il nostro lettore è stato informato del caso (Preoccupante sostegno europeo, 24 novembre 2025; Scandalo ai massimi livelli governativi, 1 dicembre 2025; Bugie che non possono nascondere uno scandalo milionario, 8 dicembre 2025; Bugie e minacce per coprire uno scandalo milionario, 15 dicembre 2025; Dichiarazione europea e preoccupanti realtà nazionali, 23 dicembre 2025; Preoccupanti realtà, 9 febbraio 2026 ecc.).

    E proprio in seguito al rifiuto, il 12 marzo scorso, della revoca dell’immunità parlamentare alla stretta collaboratrice del primo ministro albanese, hanno reagito di nuovo alcune cancellerie europee, partendo da quella della Germania e poi anche di otto altri Paesi membri dell’Unione europea. Ma questa volta a livello delle strutture dell’Unione Europea. Anche di questo il nostro lettore è stato informato a tempo debito (Realtà balcaniche; 18 marzo 2026).

    Da qualche mese ormai si sta opponendo al processo europeo dell’Albania anche COELA (Working Party on Enlargement and Countries Negotiating Accession to the EU – Gruppo di lavoro sull’Allargamento e i Paesi che negoziano l’adesione all’Unione europea; n.d.a.) un organo preparatorio del Consiglio europeo. Fonti interne del Consiglio europeo dichiarano che ormai sono 9 i Paesi membri che non approvano il rapporto IBAR (Intermediate Benchmarks Assessment Report, ossia il rapporto di valutazione dei parametri di riferimento intermedi; n.d.a). Ma senza quell’approvazione non può avanzare il processo dei negoziati. E, guarda caso, il primo ministro albanese, per coprire i continui fallimenti dei suoi governi, dal 2013 ad oggi, non assume nessuna delle sue dirette ed inconfutabili responsabilità e dà la colpa all’opposizione (Sic!).

    Chi scrive queste righe è convinto che il primo ministro è il diretto responsabile della vera e molto preoccupante realtà albanese. Lui, con le sue “scelte”, è anche il diretto responsabile dei continui fallimenti del processo di adesione all’Unione europea. Chi scrive queste righe pensa che c’è una somiglianza tra il presidente statunitense ed il primo ministro albanese. Loro dicono delle bugie ed insultano altri per coprire i propri fallimenti. E, parafrasando quanto affermava Marco Tullio Cicerone, si potrebbe dire che al bugiardo non ci si dovrebbe credere neppure quando dice il vero.

  • Una grave e preoccupante realtà economica

    Una crisi si trasforma in un disastro quando la si affronta con giudizi preconfezionati.

    Hannah Arendt, da “The crisis in Education”, 1954

    Per valutare e conoscere meglio la grave, preoccupante e pericolosa realtà albanese, basta sapere tutto ciò che da diversi anni ormai sta accadendo con l’economia del Paese. In questo ambito basta analizzare la significativa svalutazione dell’Euro rispetto alla moneta locale. Una preoccupante svalutazione, di circa 20% in questi ultimi anni, priva di ogni giustificazione finanziaria, poiché l’economia albanese non è per niente competitiva. Risulta perciò che una simile e significativa svalutazione sia legata unicamente al riciclaggio del denaro proveniente da vari traffici illeciti.

    Per “bloccare” una simile svalutazione la Banca d’Albania, dal 2024, ha cominciato ad intervenire sul mercato, comprando Euro, sia per far fronte al crescente rafforzamento della moneta locale nei confronti di quella europea e di altre monete straniere, sia per incrementare le riserve valutarie del Paese. Un simile intervento è stato fortemente sconsigliato dal Fondo Monetario Internazionale, in seguito alla decisione presa dal Consiglio di Sorveglianza della Banca.

    Nonostante ciò la Banca d’Albania continua però a comprare l’Euro. Dai dati ufficiali risulta che durante il 2024, per “bloccare” il rafforzamento della moneta locale, sono stati acquistati 649 milioni di Euro. La Banca d’Albania ha inoltre acquistato anche 283,8 milioni di Euro per incrementare le riserve valutarie. Perciò nel 2024 sono stati acquistati in totale 932.8 milioni di Euro. Un intervento quello che però non è riuscito a “bloccare” la svalutazione del Euro.

    La Banca d’Albania, ha continuato, anche durante il 2025, ad intervenire sul mercato valutario con una somma di denaro ancora più consistente. Sempre secondo i dati ufficiali, la Banca ha comprato 729.1 milioni di Euro per “bloccare” il rafforzamento della moneta locale, mentre è intervenuta ed ha comprato anche 297.9 milioni di Euro per incrementare le riserve valutarie del Paese. Perciò nel 2025 la Banca d’Albania ha acquistato, in totale, 1 miliardo e 27 milioni di Euro, pari al 3,8% ­del Prodotto Interno Lordo del Paese. Sono dati ormai resi pubblici e molto significativi.

    Secondo gli specialisti economici e finanziari, un simile intervento d’acquisizione, da parte della Banca d’Albania, avrebbe dovuto generare anche una “svalutazione interna” della moneta locale, cioè una verificata inflazione. Però, sempre secondo i dati ufficiali delle istituzioni specializzate del Paese, chissà perché non risulta una simile inflazione!

    Ma, nonostante tutti questi importanti interventi sul mercato valutario, la moneta locale continua a rafforzarsi. Per il 2025, paragonata con l’anno precedente, la svalutazione del Euro è stata di 1.5%. Una svalutazione che continua anche in questi mesi, raggiungendo un livello del cambio di circa 1% in meno rispetto a quello del gennaio 2026.

    Bisogna sottolineare però che il rafforzamento della moneta albanese nei confronti dell’Euro e di altre importanti monete straniere è cominciato già dal 2018. E risulta essere un rafforzamento continuo, dati ufficiali alla mano. Allora viene naturale la domanda: cosa ha generato un simile rafforzamento? L’economia albanese si è sviluppata fino a simili livelli, per giustificare e garantire questo rafforzamento? In base a delle serie e professionali analisi fatte, ai dati ufficiali ed alla realtà pubblicamente nota, la risposta è no!

    Si tratta perciò di interventi finanziari fuori dal sistema economico e finanziario. In Albania i settori che incidono sullo sviluppo dell’economia sono l’industria e l’agricoltura. Secondo i dati ufficiali la produzione agricola da anni sta diminuendo. Le ragioni di una simile diminuzione sono la crescente mancanza della mano d’opera locale, causata dal problematico e continuo spopolamento, la concorrenza dei prodotti provenienti da altri Paesi, la mancanza delle sovvenzioni statali, l’abuso dei fondi IPARD dell’Unione europea per sostenere l’agricoltura e lo sviluppo rurale nei Paesi candidati all’adesione ecc. Dai dati ufficiali risulta che la diminuzione dei prodotti agricoli locali, dal terzo trimestre del 2020, è diventata continua e si sta sempre più aggravando, con tutte le derivate conseguenze, compreso anche l’impatto sull’economia.

    Le due componenti base dell’industria albanese sono quella pesante ed il settore manifatturiero. L’industria pesante comprende gli impianti per la generazione dell’energia elettrica, nella maggior parte idrica, e l’industria dell’estrazione del petrolio e del gas naturale. Nel settore manifatturiero in Albania contribuiscono principalmente la produzione dell’abbigliamento e delle calzature. Si tratta di prodotti che comunemente sono fatti su commissione per delle imprese straniere. Sempre dai dati ufficiali risulta che la produzione di questi settori industriali in Albania ha cominciato una continua diminuzione dal 2023, influenzando negativamente anche la crescita economica.

    Sempre in base ai dati ufficiali legati alla vera realtà economica e alle analisi fatte, soprattutto da alcune strutture specializzate internazionali, risulterebbe che la continua svalutazione dell’Euro nei confronti della moneta albanese sia causata da attività illecite della criminalità organizzata locale ed internazionale. Attività legate ai traffici illeciti delle sostanze stupefacenti che generano ingenti quantità di denaro, moneta europea compresa, che entrano in Albania per essere riciclate e poi anche investite soprattutto nel settore dell’edilizia. E proprio una simile presenza di enormi somme di denaro, soprattutto in Euro, causano la continua e preoccupante svalutazione della moneta europea. Si tratta di una realtà di cui, in seguito alle indagini fatte da giornalisti specializzati, ultimamente si stanno occupando anche noti media, europei e di oltreoceano.  Il nostro lettore è stato informato, da anni ormai, di una simile, grave e molto preoccupante realtà.

    Di fronte ad una simile situazione, che ormai sta preoccupando anche le istituzioni internazionali, comprese quelle dell’Unione europea, il primo ministro albanese e la propaganda governativa, da lui e/o da chi per lui gestita, stanno cercando di offrire un’altra realtà. Si tratta di una realtà fasulla, che niente ha a che vedere con quella vera, vissuta e spesso sofferta. Il primo ministro ed i suoi ubbidienti collaboratori cercano di ingannare l’opinione pubblica. Loro negano sfacciatamente le vere ragioni della continua e pericolosa svalutazione dell’Euro. E sempre sfacciatamente affermano che il livello del cambio tra la moneta europea e quella albanese sia legato al “successo economico” di questi ultimi anni in Albania (Sic!).

    Il primo ministro albanese ed i suoi subordinati si sforzano, sempre di più ogni anno che passa, di convincere che l’eccesso della moneta europea in Albania sia dovuto agli investimenti stranieri. Una di quelle bugie che hanno le gambe corte, come dice il proverbio. Sì, perché da anni ormai non ci sono importanti investimenti stranieri da generare un simile eccesso della moneta europea. Non solo, ma risulta che, fatti documentati alla mano, alcuni tali investitori non solo non hanno inserito denaro nell’economia albanese, ma hanno addirittura ottenuto e portato fuori milioni dagli impoveriti fondi statali, in seguito a degli accordi corruttivi. Questa è la vera e testimoniata realtà, denunciata dalle istituzioni internazionali, nota pubblicamente sia in Albania che ormai anche nelle cancellerie europee e di altri Paesi. In quanto al turismo che cita spesso il primo ministro, si tratta, nella maggior parte, semplicemente di un turismo mordi e fuggi che genera guadagni minimi.

    Chi scrive queste righe condivide quanto affermava Hannah Arendt. Sì, una crisi si trasforma in un disastro quando la si affronta con giudizi preconfezionati. Proprio così. Lo conferma quanto sta succedendo da alcuni anni in Albania, sotto la diretta responsabilità istituzionale e personale del primo ministro che, parafrasando Hannah Arendt, opera in base a “valutazioni preconfezionate”.

  • Il malaffare albanese nel silenzio totale della politica e dei media

    Domenica sera il programma “Presa diretta”, su Rai Tre, ha presentato, con una serie di reportage, la drammatica situazione del traffico di droga nel mondo con la posizione leader della mafia albanese e le sue connessioni con la ‘Ndrangheta.

    Durante il programma sono state evidenziate le varie connessioni tra il denaro riciclato e l’edilizia, l’Albania ha un vertiginoso aumento di questa attività, la predominanza, nei porti, del potere della mafia albanese e le molte connessioni tra criminalità organizzata e politica, connessioni per le quali sono inquisiti vari sindaci, esponenti anche del governo e la vicepremier a dimostrazione che il sistema corruttivo è sempre più invasivo.

    Da anni Il Patto Sociale settimanalmente, grazie ad un nostro collaboratore che vive in Albania, pubblica articoli che denunciano varie situazioni di malaffare, nel silenzio totale della politica e degli altri media, speriamo ora che la trasmissione “Presa diretta” aiuti a comprendere meglio la gravità di quanto succede ed a prendere le necessarie contromisure, non basta infatti l’ottimo lavoro, svolto da magistratura albanese e forze di investigazione italiane, se la politica, nazionale ed europea, non sarà capace di affrontare il problema, a difesa del popolo albanese in primis, e di tutti coloro che, in Europa  e nel mondo, sono vittime della droga, della corruzione, della criminalità.

  • Sfide europee

    Non crediamo al male finché non lo vediamo.

    Jean de La Fontaine

    La scorsa settimana, il 24 marzo, a Bruxelles si è svolto il vertice dell’Europa competitiva 2026 (Competitive Europe Summit 2026; n.d.a.). Un vertice organizzato da Politico Europe, una nota testata mediatica che tratta soprattutto gli sviluppi e le problematiche riguardanti l’Unione europea. Vista la preoccupante situazione non solo in Europa, durante il vertice sono state trattate le sfide attuali e quelle del futuro, a livello europeo e mondiale. Compresa anche la sfida dell’allargamento dell’Unione europea ad altri Paesi candidati all’adesione.

    Durante il vertice la Commissaria per l’Allargamento e la Politica di vicinato, riferendosi proprio all’allargamento dell’Unione ad altri Paesi, ha affermato che la Commissione europea ha già presentato tre diverse opzioni ai Paesi membri. Opzioni che sono il mantenimento dello status quo sulle politiche di allargamento, la modifica di queste politiche per garantire, nel futuro, il comportamento non problematico dei nuovi Paesi membri dell’Unione, nonché l’allargamento al contrario. Una proposta, quest’ultima, fatta dalla Presidente della Commissione europea, in base alla quale i Paesi candidati possano aderire all’Unione europea anche prima del completamento delle riforme chiave, determinate in rispetto dei criteri di Copenaghen..

    Riferendosi alla documentazione ufficiale, risulta che la proposta della Commissione europea dell’allargamento al contrario, spesso denominata anche come l’integrazione graduale, rappresenta un nuovo approccio che consente ai Paesi candidati di accedere progressivamente al Mercato unico europeo, al sistema Schengen per la libera circolazione e ad altre politiche dell’Unione europea, prima dell’adesione definitiva all’Unione. Una proposta, quella dell’allargamento al contrario, che comunque dovrebbe garantire di non rendere difficile il processo decisionale, in sede europea, da ogni Paese diventato membro dell’Unione.

    Si tratta di una proposta presentata in seguito all’aggressione russa in Ucraina e che si riferisce anche ad altre influenze geopolitiche, soprattutto nei Paesi balcanici. Il che configura la proposta stessa come uno strumento ed un approccio pragmatico e graduale, prima dell’adesione ufficiale all’Unione. Da fonti mediatiche risulterebbe però che importanti funzionari della Commissione europea hanno affermato che proprio la proposta di allargamento al contrario è stata considerata irrealizzabile dalla maggior parte dai rappresentanti ufficiali dei Paesi membri.

    Il noto media Politico Europe ha fatto sul suo sito anche un’analisi su un articolo pubblicato il 28 febbraio scorso dal noto quotidiano tedesco Frankfurter Allgemeine Zeitung. Un articolo scritto a quattro mani dal primo ministro albanese e dal presidente serbo. Il nostro lettore è stato informato di questa “innovazione” balcanica. “Convinti che non ci sarà nessun progresso del percorso europeo dei due Paesi balcanici, loro hanno presentato una richiesta ‘innovativa’ balcanica sull’adesione all’Unione europea. Si tratta di una richiesta che si basa su un’integrazione puramente commerciale, senza altri diritti per i cittadini di entrambi i Paesi, senza violare l’attuale equilibrio istituzionale dell’Unione. Vale a dire, senza diritto di veto, senza commissari aggiuntivi e senza incidere sulle strutture decisionali”. Il nostro lettore veniva informato inoltre che gli autori del sopracitato articolo, “convinti” di avere adempiuto i propri obblighi, hanno criticato però “…l’atteggiamento dei massimi rappresentanti dell’Unione europea che non riescono a gestire gli sviluppi europei ed internazionali. Pensare da che pulpito vengono queste critiche però!” (Richiesta ‘innovativa’ balcanica sull’adesione all’Unione europea; 9 marzo 2026).

    Il nostro lettore è stato altresì informato che nel frattempo però, durante queste ultime settimane ci sono stati “…ulteriori sviluppi che si riferiscono alle difficoltà, sia per la Serbia che per l’Albania, nel loro percorso europeo. Difficoltà generate dal mancato adempimento delle condizioni poste dalle istituzioni dell’Unione europea, che si basano sui criteri di Copenaghen. Risulta ormai che sia l’Albania che la Serbia non riescono ad adempiere tra l’altro, il primo criterio, quello politico, e soprattutto il funzionamento dello Stato di diritto” (Realtà balcaniche; 18 marzo 2026).

    Nell’analisi sull’articolo scritto congiuntamente dal primo ministro albanese e dal presidente serbo, fatta da Politico Europe sul suo sito, si evidenziava che gli autori dell’articolo si lamentavano della lentezza degli sforzi per trarre vantaggio dai legami più stretti con l’Unione europea. In quell’articolo gli autori hanno espresso anche i loro disappunti sull’operato delle istituzioni dell’Unione europea. Secondo il primo ministro albanese ed il presidente serbo quanto stava succedendo in questi ultimi anni e che coinvolgeva non solo i Paesi balcanici, era “…il risultato di riforme interne, tensioni geopolitiche, vincoli istituzionali e legittime preoccupazioni all’interno degli Stati membri”.

    Bisogna evidenziare che il progetto, il quale prevede l’Unione europea costituita da due livelli di organi legislativi e regolatori, è stato sostenuto da alcuni dei Paesi candidati ma ha, altresì, avuto lo scetticismo sia della Moldavia che dell’Ucraina, due paesi che mirano a una piena adesione all’Unione europea, alla pari con gli altri membri dell’Unione.

    Durante il vertice dell’Europa competitiva 2026, svoltosi il 24 marzo scorso a Bruxelles, uno dei giornalisti di Politico Europe ha fatto una domanda alla Commissaria per l’Allargamento e la Politica di vicinato. La domanda era: “È preoccupata per l’attuale situazione in Albania dopo le dimissioni del vice primo ministro […] e per il modo in cui Rama (il primo ministro; n.d.a.) la sta gestendo?”. E si riferiva ad un clamoroso e milionario scandalo corruttivo che, fatti documentati alla mano, vede coinvolti il primo ministro e la sua stretta collaboratrice. Si tratta di uno scandalo di cui il nostro lettore è stato dettagliatamente informato durante questi ultimi mesi.

    Ebbene, la Commissaria per l’Allargamento e la Politica di vicinato, una nota sostenitrice del primo ministro albanese, ha cercato di tergiversare con la sua risposta, spostando sui cittadini la colpa. “Si può avere la migliore legislazione per combattere la corruzione, ma se la corruzione è accettata nel Paese, allora si ha un altro problema. Quindi tutti questi Paesi stanno attraversando questo processo di cambiamento di mentalità nei confronti della corruzione e ci vuole del tempo”. Questa era la risposta evasiva della Commissaria per l’Allargamento e la Politica di vicinato alla precisa domanda del giornalista del Politico Europe. E per riuscirci meglio non ha fatto più riferimento all’Albania, come chiaramente domandava il giornalista, bensì a “questi Paesi”.

    Ovviamente anche in Albania, come in tutti i Paesi del mondo, ci sono dei cittadini i quali, per risolvere i loro problemi “accettano la corruzione”. Ma affermare che la corruzione è accettata e tollerata dalla mentalità della popolazione, come ha detto la Commissaria per l’Allargamento, c’è una ben distinta ed ampia differenza. E, guarda caso, lei ha fatto riferimento ad una nota tesi utilizzata, non di rado, proprio dal primo ministro albanese che tuttora continua a vantarsi di essere “il cavaliere anticorruzione in una società totalmente corrotta” (Sic!).

    Chi scrive queste righe pensa che in un Paese candidato all’adesione all’Unione europea devono essere in vigore delle leggi per combattere la corruzione, ovunque si presenti, anche quando fa parte della “mentalità della popolazione”. Perché se no, allora bisogna cambiare le leggi per colpire tutti i corrotti, dai massimi livelli politici ed istituzionali ai colpevoli cittadini. Una sfida europea anche quella. Jean de La Fontaine constatava che noi, esseri umani, non crediamo al male finché non lo vediamo. Un’altra sfida da superare, per rendere solida e competitiva l’Unione europea.

  • Smascheramento di un regime

    Tre cose non possono essere nascoste a lungo: il sole, la luna e la verità.

    Buddha

    Il V-Dem (Varieties of Democracy Institute – Istituto delle Varietà di Democrazia; n.d.a.) è un istituto di ricerca indipendente con sede presso l’Università di Gothenburg in Svezia. Ai rapporti e alle tante pubblicazioni dell’istituto, molto noto a livello internazionale, fanno riferimento studiosi e ricercatori da molti paesi del mondo che lavorano nei campi delle scienze politiche, sociologiche, economiche ed altro. L’istituto analizza, elabora e pubblica dati relativi al funzionamento, a livello globale, del sistema democratico. Parte integrante degli obiettivi dell’istituto V-Dem sono anche quelli di monitorare continuamente il funzionamento delle istituzioni governative e statali in circa 180 paesi del mondo, confrontare i sistemi governativi di vari paesi e seguire, anno dopo anno, gli sviluppi e le tendenze del sistema democratico in ogni singolo paese.

    La scorsa settimana è stato reso noto il rapporto, per il 2025, elaborato e pubblicato dal V-Dem. Da quel rapporto risulta che l’Albania ha registrato un calo nell’indice complessivo di democrazia, classificandosi come un’autocrazia elettorale. Tra le molte questioni analizzate e studiate c’è stata anche quella delle ultime “elezioni” politiche del’11 maggio 2025. Si tratta di “elezioni” che l’autore di queste righe, riferendosi a fatti accaduti, documentati e pubblicamente denunciati alla mano, le ha considerate un vero e proprio massacro elettorale. Il nostro lettore è stato informato, a tempo debito, di tutto ciò e sempre con la dovuta e richiesta oggettività.

    Dal rapporto per il 2025 del V-Dem risulta che l’Albania è stata classificata, insieme ad altri Paesi africani come Somaliland, Zambia e Sierra Leone, come autocrazia elettorale. E sempre riferendosi a quel rapporto risulta che anche la Russia e la Serbia figurano nella lista delle autocrazie elettorali. Bisogna sottolineare che per gli esperti del V-Dem un Paese viene classificato come un’autocrazia elettorale, quando in quel determinato Paese non si organizzano elezioni libere ed eque e non si garantiscono sufficienti spazi per la libertà d’espressione e d’associazione.

    Sempre riferendosi ai risultati del rapporto per il 2025 del V-Dem, risulta altresì che in Albania l’influenza del governo sul sistema della giustizia, sui media e sulla pubblica amministrazione indebolisce i meccanismi democratici. Una simile situazione pone chiaramente l’Albania in una condizione in cui la democrazia esiste solo formalmente, mentre la realtà politica testimonia inconfutabilmente un forte controllo, da parte del governo, delle istituzioni che dovrebbero essere indipendenti, nonché serie restrizioni delle libertà politiche e civili.

    Basandosi a quanto afferma il sopracitato rapporto, risulta che in Albania si sta consolidando una dittatura autoritaria mascherata da una facciata di democrazia. L’autore di queste righe, trattando per il nostro lettore la realtà in Albania, ha fatto sempre riferimento ad una dittatura sui generis camuffata da pluralismo. Ma si tratta di un pluralismo soltanto in apparenza. Un’apparenza resa “credibile”, soprattutto presso le istituzioni internazionali e in alcune cancellerie occidentali, dalla potente propaganda governativa e da determinati supporti lobbistici, finanziati da fondi occulti di oltreoceano e dai miliardi provenienti dal riciclaggio del denaro sporco locale ed internazionale. Il che ha generato e sostenuto la “convinzione” che quella albanese era una vera e propria democrazia in continua evoluzione.

    E mentre il rapporto per il 2025 del V-Dem classifica l’Albania come un’autocrazia elettorale, altri sviluppi e valutazioni confermano la preoccupante realtà albanese. La scorsa settimana il nostro lettore è stato informato del mancato progresso europeo dell’Albania. L’autore di queste righe scriveva, tra l’altro, che “Lunedì scorso è stato confermato che per l’Albania non è stato approvato il rapporto di valutazione dei parametri di riferimento intermedi noto come IBAR (Intermediate Benchmarks Assessment Report; n.d.a.). Si tratta di un rapporto elaborato dal Gruppo di lavoro sull’Allargamento e i Paesi che negoziano l’adesione all’Unione europea, noto come COELA (Working Party on Enlargement and Countries Negotiating Accession to the EU; n.d.a.), un organo preparatorio del Consiglio dell’Unione europea che gestisce il processo dell’adesione e i rapporti con i Paesi candidati” (Realtà balcaniche; 18 marzo 2026).

    In base a delle informazioni fornite da fonti interne alle strutture dell’Unione europea risulta altresì che il 6 ed il 13 marzo scorso si sono svolte due riunioni del COELA. Riunioni in cui i rappresentanti dei Paesi membri dell’Unione europea e quelli dei Paesi candidati all’adesione hanno analizzato la situazione in ciascuno dei Paese candidati. Ebbene per l’Albania non è stata presa nessuna decisione. Non solo, ma le stesse fonti hanno affermato che sono alcuni Paesi membri dell’Unione europea, soprattutto la Germania, che insistono sul funzionamento reale dello Stato di diritto e del principio della separazione e dell’indipendenza dei poteri: quello esecutivo, legislativo ed il potere giudiziario. Un principio che da anni è stato violato dal primo ministro albanese.

    Sempre la scorsa settimana il Partito Popolare Europeo (PPE) ha presentato al Parlamento europeo 26 emendamenti tramite una sua relazione sull’Albania per l’anno 2025. Sono emendamenti che evidenziano con chiarezza le carenze sistemiche in materia di elezioni, giustizia e governabilità. Nella relazione si evidenziano delle gravi carenze sistemiche nelle elezioni parlamentari albanesi del 2025. Proprio come risulta anche dal sopracitato rapporto del V-Dem. Nella stessa relazione si evidenziano l’ampio utilizzo delle risorse pubbliche da parte del partito al governo, la mancanza di parità di condizioni per l’opposizione e le accuse di compravendita di voti. Secondo gli autori della relazione del PPE sull’Albania, la mancanza di una chiara separazione tra le istituzioni statali e le strutture di partito compromette seriamente la concorrenza e la fiducia dei cittadini.

    Nella relazione sull’Albania, presentata dal PPE la scorsa settimana al Parlamento europeo, si evidenziano anche il deterioramento della libertà di stampa e le pressioni economiche sui giornalisti. In più, attraverso i 26 emendamenti presentati, gli eurodeputati del PPE chiedono anche la depoliticizzazione dell’amministrazione pubblica, nonché una decisa lotta contro la corruzione e la piena trasparenza negli appalti pubblici. Nella sopracitata relazione si avverte che senza questi interventi le prospettive d’adesione dell’Albania nell’Unione europea si affievoliscono. E pensare che l’unica promessa del primo ministro albanese durante la campagna per le “elezioni” dell’11 maggio 2025 era proprio quella della chiusura dei negoziati entro il 2027 e l’adesione a pieno titolo nell’Unione europea entro il 2030. Quanto sta accadendo dimostra che si trattava di una promessa ingannevole, visto che lui non poteva farne altre.

    La scorsa settimana la Commissione per gli Affari esteri del Parlamento europeo ha pubblicato una dichiarazione sull’Albania in cui si confermava che il processo di adesione del Paese nell’Unione europea si basa solo sul merito. In più si sottolineava la necessità del adempimento dei criteri di Copenaghen, soprattutto di quello politico. Il che rende obbligatorio anche il reale funzionamento dello Stato di diritto, l’indipendenza del sistema della giustizia, la lotta contro la corruzione e la criminalità organizzata, nonché la garanzia della libertà di stampa.

    Chi scrive queste righe condivide pienamente quanto è stato affermato dal rapporto per il 2025 del V-Dem, riferendosi all’Albania, smascherando così un regime autocratico. Egli trova giusto anche l’attuale atteggiamento delle istituzioni dell’Unione europea. Aveva ragione Buddha: “Tre cose non possono essere nascoste a lungo: il sole, la luna e la verità”.

  • Serve qualche riflessione sull’Albania per l’ok all’adesione alla Ue

    In un recente articolo, pubblicato a fine febbraio su L’Espresso, a firma Matteo Giusti, si ripropone l’annoso problema della violenta diatriba tra Edi Rama, presidente albanese, e l’eterno oppositore Sali Berisha.

    Come i nostri lettori sanno Il Patto Sociale ha pubblicato molti resoconti, del corrispondente in Albania, di fatti che hanno messo il paese di fronte a problemi di corruzione e di traffico di stupefacenti.

    Da molti anni sappiamo che la Guardia di Finanza italiana conduce varie missioni per contrastare il narcotraffico che dal mar Adriatico porta droga in Italia e da lì nel resto d’Europa e, dati alla mano, sappiamo, come è stato anche spiegato nel libro Operazione Pig di Albert De Bonnet, che la criminalità organizzata albanese è strettamente alleata con la ‘ndrangheta, con scambio di attività e favori.

    Quello che preoccupa, in questo particolare momento, è che l’adesione dell’Albania alla Ue dovrebbe avvenire entro il 2030, la chiusura dei negoziati potrebbe aver luogo già l’anno prossimo.

    Che il partito di maggioranza e di governo, di Rama, sia violentemente contrastato dal partito di opposizione guidato dall’ex presidente Berisha non è una novità. Le diverse manifestazioni di piazza, con enorme partecipazione popolare, tuttavia, insieme all’incriminazione a dicembre, da parte della magistratura, della vicepremier Belinda Ballaku, braccio destro del presidente Rama, per gravi scandali, per aver usato fondi pubblici e aver fatto vincere impropriamente appalti di enorme valore destano ovviamente domande e perplessità, ancor più ove si tenga conto della collaborazione avviata da qualche tempo con l’Italia per gli hotspot.

    Alla luce di quanto è accaduto ed è tuttora in corso, sarebbe opportuno, da parte sia delle istituzioni europee che di quelle italiane, un approfondito confronto con i sistemi di intelligence per comprendere la realtà e l’eventuale pericolosità dei problemi albanesi.

  • Realtà balcaniche

    Per sapere la verità bisogna ascoltare due bugiardi

    Proverbio

    “I Balcani producono più storia di quanta ne possano digerire”. Così pensava Winston Churchill uno dei più rinomati politici del secolo scorso. E lui di esperienza ne ha avuta abbastanza, essendo stato membro del Parlamento inglese (1900 – 1922 e 1924 – 1964), primo ministro del Regno Unito (1940 – 1945 e 1951 – 1955) e dirigente del partito Conservatore (1940 – 1955). E la storia dei Balcani, sia quella passata che quella attuale, gli ha dato ragione.

    Solo durante gli ultimi anni ci sono stati degli sviluppi, sia a livello dei singoli Paesi balcanici e regionale che a livello geopolitico e geostrategico, che ci fanno ricordare anche la sopracitata frase di Winston Churchill sui Balcani. Basta fare riferimento, tra l’altro, ad una “iniziativa” regionale denominata Open Balkans (Balcani aperti; n.d.a.). Un “lungimirante progetto” per “costruire l’area economica comune dei Balcani occidentali”, è stato presentato ufficialmente per la prima volta il 10 ottobre 2019 a Novi Sad, in Serbia. Allora era denominato come il “Mini-Schengen balcanico”, per poi cambiare la sua denominazione proprio ad Open Balkans, durante il vertice a Scopie, in Macedonia del Nord, il 29 luglio 2021. Risultava però, documenti alla mano, che era proprio la Serbia il paese che poteva trarre il maggiori vantaggi da quel “progetto lungimirante”.

    Bisogna sottolineare però che quel “progetto” è stato appoggiato solo dalla Serbia, dall’Albania e dalla Macedonia del Nord, mentre gli altri Stati balcanici non hanno mai aderito. Due dei firmatari di quel “progetto” erano l’attuale primo ministro albanese e l’attuale presidente della Serbia. Il terzo era l’allora primo ministro della Macedonia del Nord. E tutti e tre dichiaravano che si trattava di un “progetto” che aveva tutto l’appoggio dell’Unione europea. Ma mentivano consapevolmente, perché l’Unione europea, così come i massimi rappresentanti istituzionali dei Paesi balcanici’, dal 2014 in poi, appoggiavano istituzionalmente quello che era noto come il Processo di Berlino. Compresi anche i tre promotori del “progetto” Open Balkans.

    Il nostro lettore è stato ampiamente informato, a tempo debito, di tutto ciò. Come è stato anche informato, fatti alla mano, che i veri promotori del “progetto” erano George Soros, che aveva presentato le tesi dell’iniziativa in un suo articolo pubblicato nel 1999, e la Russia. Si proprio così. Lo ha confermato il 6 giugno 2022 il ministro russo degli Esteri, affermando anche che alla Serbia non sarebbe mancato l’appoggio della Russia. Lui ha altresì parlato del “progetto” Open Balcan, voluto e sostenuto anche dalla Russia, nonché della paternità di quell’iniziativa. E così facendo lui ha contribuito proprio ad un ulteriore smascheramento di un accordo regionale occulto.

    Due settimane fa il nostro lettore è stato informato che il 28 febbraio scorso il noto quotidiano tedesco Frankfurter Allgemeine Zeitung ha pubblicato un articolo intitolato “Noi comprendiamo le preoccupazioni. Ma l’espansione è nell’interesse di tutti”. Un articolo scritto a quattro mani dal primo ministro albanese e dal presidente serbo. Si tratta di due massimi rappresentanti istituzionali e politici che da anni ormai, fatti accaduti, documentati e pubblicamente noti alla mano, sono anche diventati degli “amici” tra di loro. “Amicizia” consolidata ulteriormente durante il periodo in cui loro sostenevano e promuovevano il “progetto” Open Balkans. Un progetto ormai di cui si parla sempre meno. Ma le sue conseguenze commerciali sono tuttora presenti, avvantaggiando la Serbia.

    L’autore di queste righe, riferendosi agli autori di quell’articolo, scriveva: “Convinti che non ci sarà nessun progresso del percorso europeo dei due Paesi balcanici, loro hanno presentato una richiesta ‘innovativa’ balcanica sull’adesione all’Unione europea. Si tratta di una richiesta che si basa su un’integrazione puramente commerciale, senza altri diritti per i cittadini di entrambi i Paesi, senza violare l’attuale equilibrio istituzionale dell’Unione. Vale a dire, senza diritto di veto, senza commissari aggiuntivi e senza incidere sulle strutture decisionali”. Aggiungendo che “Gli autori criticano anche l’atteggiamento dei massimi rappresentanti dell’Unione europea che non riescono a gestire gli sviluppi europei ed internazionali. Pensare da che pulpito vengono queste critiche però!” (Richiesta ‘innovativa’ balcanica sull’adesione all’Unione europea; 9 marzo 2026).

    Ma durante queste due settimane ci sono stati ulteriori sviluppi che si riferiscono alle difficoltà, sia per la Serbia che per l’Albania, nel loro percorso europeo. Difficoltà generate dal mancato adempimento delle condizioni poste dalle istituzioni dell’Unione europea, che si basano sui criteri di Copenaghen. Risulta ormai che sia l’Albania che la Serbia non riescono ad adempiere tra l’altro, il primo criterio, quello politico, e soprattutto il funzionamento dello Stato di diritto.

    Lunedì scorso è stato confermato che per l’Albania non è stato approvato il rapporto di valutazione dei parametri di rifermimento intermedi noto come IBAR (Intermediate Benchmarks Assessment Report; n.d.a.). Si tratta di un rapporto elaborato dal Gruppo di lavoro sull’Allargamento e i Paesi che negoziano l’adesione all’Unione europea, noto come COELA (Working Party on Enlargement and Countries Negotiating Accession to the EU), un organo preparatorio del Consiglio dell’Unione europea che gestisce il processo dell’adesione e i rapporti con i Paesi candidati.

    Ebbene risulterebbe che l’Albania ancora non ha convinto il Gruppo di lavoro sull’Allargamento su tematiche legate allo Stato di diritto, alla lotta contro la corruzione e la criminalità organizzata e ai diritti universali. Sono questioni comprese nei capitoli 23 e 24 dei negoziati d’adesione. E se non si chiudono entrambi questi due capitoli il processo si blocca. Sì, perché senza il giudizio positivo del rapporto IBAR sui capitoli 23 e 24 non si può chiudere nessun altro capitolo.

    Da fonti interne alle strutture dell’Unione europea risulta che il 6 ed il 13 marzo scorso, durante le riunioni del COELA non è stata presa nessuna decisione sull’Albania. Le stesse fonti affermano che ci sono alcuni Paesi membri dell’Unione europea, ma soprattutto la Germania, che insistono sul principio della separazione e l’indipendenza dei poteri; quello esecutivo, legislativo ed il potere giudiziario. Un principio che da anni è violato dal primo ministro albanese. Un’inconfutabile testimonianza, tra tante altre, è ormai la decisione di proibire la revoca dell’immunità parlamentare per una delle più strette collaboratrici del primo ministro. Una decisione approvata giovedì scorso dal parlamento, con i soli voti della maggioranza.

    Sempre durante questi ultimi giorni le istituzioni dell’Unione europea hanno espresso valutazioni negative anche per la Serbia. Proprio martedì scorso è stato reso pubblico il rapporto presentato al Parlamento europeo dal relatore per la Serbia. In quel rapporto, tra l’altro, la Serbia viene criticata per la mancanza di progressi in settori importanti come lo Stato di diritto, la libertà di stampa, gli standard democratici e la cooperazione con l’Unione europea. Particolare attenzione è stata rivolta anche alla stagnazione del dialogo sulla normalizzazione delle relazioni con il Kosovo. Il rapporto evidenza che la Serbia ha compiuto progressi limitati o, addirittura, nessun progresso per soddisfare i criteri di adesione all’Unione europea. Si valuta altresì che il processo europeo della Serbia risulta essere bloccato da anni. Più chiaro di così!.

    Chi scrive queste righe è convito che sia il primo ministro albanese e sia il presidente serbo sanno benissimo in che situazione si trovano i rispettivi processi europei dei due Paesi balcanici. Perciò leggendo il loro sopracitato articolo ci si convince che, per conoscere la verità, bisogna sapere cosa scrivono i due bugiardi. Bugiardi che in questo caso non si contraddicono, ma insieme cercano di ingannare, di nascondere la realtà e di dare la colpa alle istituzioni dell’Unione europea.

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