Albania

  • Obiettivi mascherati di una messinscena mediatica

    Il trionfo della demagogia è momentaneo, ma le rovine sono eterne.
    Charles Péguy, da “Pensieri”

    Domenica scorsa, 29 marzo, è arrivato in Italia un gruppo di 30 medici ed infermieri dall’Albania. Dopo l’arrivo e l’accoglienza ufficiale a Verona, il gruppo è stato trasferito a Brescia, dove era stabilito che gli specialisti albanesi dovevano prestare servizio. Quell’evento è stato accompagnato da un impressionante rendiconto mediatico, seguito da un’altisonante eco, sia televisivo che della carta stampata. Al centro di tutto ciò non erano però e purtroppo i medici e gli infermieri, come giustamente e doverosamente doveva essere. No. Era, invece, il primo ministro albanese. Diversi i servizi televisivi in tutte le edizioni della domenica e anche del giorno successivo, nonché molte interviste per alcune televisioni e giornali, compreso anche uno sportivo. L’autore di queste righe, però, considera tutto ciò semplicemente l’ennesima buffonata mediatica dalla quale il primo ministro albanese ha cercato di trarre vantaggio. Riferendosi al sopracitato evento, egli scriveva la scorsa settimana per il nostro lettore (Decisioni ipocrite e pericolose conseguenze; 30 marzo 2020): “Purtroppo, a fatti ormai accaduti e ben evidenziati quotidianamente, risulterebbe che al primo ministro non interessa tanto la salute dei cittadini”. E continuava, sottolineando che “Fatti accaduti alla mano, sembrerebbe che al primo ministro interessi soltanto l’apparizione mediatica e le immagini di facciata per usi puramente propagandistici. Sia in Albania che, quando si può e si crea l’opportunità, anche all’estero.”. Era perciò un’altra “ghiotta opportunità per il primo ministro albanese di apparire mediaticamente a livello internazionale”. Apparire, però, non per quello che veramente è e per come ormai lo conoscono bene in patria. No. È apparso senza la mascherina, come “consiglia” i cittadini da “padre degli albanesi”, ma comunque mascherato, recitando il ruolo del dirigente politico “attraente e alla moda”, ma anche “premuroso” per le sofferenze degli altri.

    Purtroppo si è trattato di una messinscena mediatica, dalla quale, però, i cittadini italiani sono stati ingiustamente e immeritatamente non solo disinformati, ma anche ingannati. Sia sulla realtà vissuta in Albania che, e soprattutto, su quello che realmente rappresenta il primo ministro albanese. Al pubblico italiano lui è stato presentato come un “modello interessante di positività”, mentre in patria la sua irresponsabilità istituzionale e/o personale, nonché il modo abusivo di gestire il potere e la cosa pubblica risultano essere ormai un’opinione sempre più consolidata e diffusa. Durante quella sopracitata buffonata mediatica della settimana scorsa, gli attenti “registi” hanno nascosto però ai cittadini italiani un “dettaglio”. E cioè che ormai in Albania, in seguito ad una ben ideata e attuata strategia, si sta pericolosamente consolidando una nuova dittatura. Una dittatura capeggiata dal primo ministro che ormai controlla quasi tutte le istituzioni statali e governative. Da colui che oltre al potere esecutivo e legislativo, ormai ha sotto controllo quasi tutti i media. Da colui che, per mettere sotto controllo anche quella parte non controllata e non sottomessa dei media, qualche settimana fa ha fatto approvare, dai suoi “eunuchi” deputati, una nuova legge che ha chiamato la “legge anti calunnia”! Niente di tutto ciò ed altro ancora è stato detto ai cittadini italiani durante tutta quella messinscena mediatica della settimana scorsa in Italia. Così facendo, i “registi” e gli attenti “curatori” della buffonata hanno semplicemente ingannato il pubblico italiano, presentandogli il primo ministro albanese come un “santo”, un dirigente “premuroso”, sia per i suoi cittadini che per quegli italiani, in questo grave momento di grande bisogno dovuto alla pandemia. Nascondendo così il suo vero volto e il vero carattere, quello del dittatore imbroglione. Quello del primo ministro albanese non era un atto di solidarietà e di “riconoscimento” nei confronti del popolo italiano, bensì una “trovata pubblicitaria”, una boccata d’aria per un affannato che sta attraversando un periodo molto difficile in patria. A proposito e rimanendo sempre sul tema: la scorsa settimana non è stata riservata la stessa “accoglienza” mediatica ai medici arrivati dalla Polonia. Come non è stato fatto anche con i loro colleghi albanesi. E neanche con i 30 medici e infermieri (sempre lo stesso numero!) arrivati ieri in Italia dall’Ucraina. Come neanche per gli aiuti materiali arrivati, sempre ieri, dall’Egitto. Ci sono stati, sì, dei servizi televisivi all’interno dei telegiornali, ma tutto è finito lì. Nessun spazio televisivo e/o della carta stampata, alle autorità che hanno accompagnato i medici e/o il materiale sanitario. Niente di tutto ciò che è stato riservato al primo ministro albanese. Chissà perché?!

    Ormai tutta l’opinione pubblica è convinta e consapevole che l’Italia, nel frattempo e da più di un mese, sta affrontando una situazione grave, con drammatiche conseguenze in vite umane, dovuta proprio alla pandemia. Da alcune settimane, oltre alla stessa pandemia, coloro che hanno la responsabilità di gestire la cosa pubblica in Italia stanno cercando di trovare nuove ed ulteriori risorse finanziarie, indispensabili per affrontare non tanto la pandemia stessa, ma le sue conseguenze. Ormai è una convinzione comune di tutti gli specialisti e delle istituzioni specializzate in economia e finanza nel mondo che il periodo dopo la pandemia sarà un periodo molto difficile a scala globale. Italia compresa. Ragion per cui i massimi rappresentanti politici e/o quelli delle istituzioni responsabili stanno cercando di garantire un maggiore e concerto sostegno finanziario e/o delle agevolazioni di vario tipo. Da alcune settimane i rappresentanti della maggioranza governativa e delle istituzioni responsabili in Italia stanno trattando sia con le istituzioni specializzate dell’Unione europea che con i massimi rappresentanti politici dei singoli paesi. Sono ormai note a tutti le difficoltà e gli attriti che si stanno verificando e rivelando sia a livello dell’Unione europea che tra i singoli e/o raggruppamenti di paesi membri dell’Unione.

    Da alcune settimane in Italia è stata messa in moto una pungente campagna diplomatica, istituzionale e mediatica che aveva, ed ha, come obiettivo sia le istituzioni dell’Unione europea e i loro dirigenti, che quelli di alcuni Stati membri dell’Unione. Una campagna che mirava e continua a mirare all’ottenimento di supporti e/o agevolazioni finanziarie per affrontare meglio la pandemia, ma soprattutto per affrontare il grave periodo economico e finanziario che si prospetta dopo la pandemia, a livello globale. Il presidente del Consiglio italiano non è stato soddisfatto neanche dalle dichiarazioni della presidente della Commissione europea rilasciate durante un’intervista ad un quotidiano italiano. Tenendo presente tutta quella messinscena, in Albania è ormai opinione diffusa che il sopracitato supporto mediatico offerto al primo ministro faceva parte proprio di quella campagna e serviva, per quello che poteva, a “mettere in imbarazzo” l’Unione europea e i singoli paesi membri. Opinione condivisa anche dagli analisti in Italia.

    Chi scrive queste righe pensa che potrebbe veramente trattarsi di una messinscena mediatica con degli obiettivi diversi da raggiungere. Da tutte e due le parti. Egli però considera comprensibile tutta la preoccupazione dei massimi rappresentanti politici e istituzionali in Italia che stanno cercando finanziamenti ad affrontare la prevista crisi per il bene degli italiani. Mentre condanna l’ennesima buffonata del primo ministro albanese che sta disperatamente cercando “sostegno”, anche tramite messinscene mediatiche, per consolidare la sua dittatura contro il popolo albanese! La differenza è abissale! Chi scrive queste righe condivide il pensiero di Charles Péguy. E cioè che il trionfo della demagogia è momentaneo, ma le rovine sono eterne. Perciò gli albanesi non devono permettere ad una persona, afflitta da aberrazioni mentali, di rovinare il loro futuro.

     

  • Decisioni ipocrite e pericolose conseguenze

    L’ipocrisia è un compito ventiquattr’ore su ventiquattro.

    William Somerset Maughan

    Erano delle immagini che resteranno imprese per sempre nella memoria. Papa Francesco, solo che saliva verso il Sagrato, sotto una pioggia battente. Venerdì scorso, 27 marzo, in una piazza San Pietro vuota, il Santo Padre ha chiesto a Dio di “non lasciarci in balia della tempesta”, in una simile “dolorosa condizione” causata dalla pandemia. Durante la sua omelia Papa Francesco ha chiesto a tutti di riflettere seriamente e di cambiare atteggiamento. A tutti, rappresentanti politici ed istituzionali compresi. Anzi, a loro prima degli altri. Perché, ha detto il Pontefice, “pensavamo di rimanere sempre sani in un mondo malato, afflitto da guerre e ingiustizie planetarie”! E le guerre e le ingiustizie planetarie le causano coloro che hanno ed esercitano il potere decisionale, istituzionale e/o occulto che sia.

    La pandemia del coronavirus continua ad attirare tutta l’attenzione dell’opinione pubblica in molti paesi del mondo. La ragionevole preoccupazione, sia per il reale pericolo del contagio che per le reali capacità in infrastrutture, risorse umane, materiali ed apparecchiature indispensabili e necessarie ad affrontare la malattia, è più che giustificata ed umanamente comprensibile. Ma una grande preoccupazione, anzi, un’allarme, sta doverosamente diventando anche il periodo dopo la pandemia; le sue conseguenze economiche e finanziarie dei singoli paesi e a livello più vasto.

    Anche in Albania la pandemia sta evolvendo ogni giorno che passa. E dovrebbe essere seria la situazione, visto che il primo ministro, da giorni, sta attuando severi divieti per la popolazione. I cittadini obbediscono silenziosi, anche se, ragionevolmente, non del tutto convinti. Perché la propaganda governativa non convince più nessuno. Ormai da giorni si trovano chiusi in casa, sentendosi abbandonati e delusi dalle istituzioni. Si trovano chiusi in casa, affrontando da soli e sofferenti la mancanza di cose di prima necessità, come alimenti, medicinali e altro. Ma tante famiglie si trovano anche prive di denaro e di altre risorse finanziarie visto che molte attività, piccole imprese, spesso a livello familiare, che sono numerose, ormai da alcune settimane sono chiuse. Nel frattempo il primo ministro ha scelto di essere ogni giorno, e fino alla nausea, l’unico comunicatore mediatico, “l’uomo sapiente di tutto” e “l’uomo onnipotente” che decide di tutto e per tutti. In tutte le sue apparizioni video, con le sue parole, consapevolmente o perché non riesce a rendersi conto, sta inculcando paura e sta generando terrore psicologico tra i cittadini segregati in casa. Il primo ministro, da molti giorni sta parlando di “scenari apocalittici”, di “guerre micidiali con un nemico invisibile” e di tanto altro. Ieri ha, addirittura, minacciato i cittadini che saranno “tritati come carne di cane” dalla pandemia se non obbediranno ai suoi ordini!.

    Purtroppo, a fatti ormai accaduti e ben evidenziati quotidianamente, risulterebbe che al primo ministro non interessa tanto la salute dei cittadini. Perché, se cosi non fosse, avrebbe preso da tempo le dovute misure, suggerite dagli specialisti, da coloro che, per professione, conoscono le cose e le conseguenze delle mancate decisioni e/o azioni effettuate. Misure che, purtroppo, quasi sempre e regolarmente sono state derise e ignorate. Fatti accaduti alla mano, sembrerebbe che al primo ministro interessi soltanto l’apparizione mediatica e le immagini di facciata per usi puramente propagandistici. Sia in Albania che, quando si può e si crea l’opportunità, anche all’estero. Il caso reso noto ieri, sia dai media locali che da quelli italiani, è uno di questi. Si tratta dell’arrivo in Italia di 30 medici ed infermieri che assisteranno i loro colleghi italiani per combattere la pandemia. Un atto responsabile, di solidarietà, ma anche di abnegazione e di tutto rispetto quello loro, vista la grave situazione in Italia, dovuta alla pandemia. Ma una ghiotta opportunità per il primo ministro albanese di apparire mediaticamente a livello internazionale. I medici e infermieri che hanno scelto di affiancare i loro colleghi italiani hanno fatto un atto che merita rispetto. Ma l’uso mediatico del primo ministro è stato un atto vergognoso. E anche irresponsabile. Perché lui dovrebbe essere la persona che ha il dovere, l’obbligo istituzionale e morale di decidere e di gestire, nel miglior modo possible, ma non individualmente, le situazioni di emergenza. E questa della pandemia, che sta affrontando adesso il Paese è, eccome, una situazione di emergenza! In una simile situazione, il primo ministro ha il dovere e l’obbligo istituzionale di conoscere e di essere consapevole della grave situazione che sta attraversando l’Albania. Gravità dovuta anche, e soprattutto, a degli innumerevoli abusi della cosa pubblica e i continui scandali miliardari con il denaro degli albanesi, durante questi ultimi anni. Il primo ministro ha il dovere e l’obbligo istituzionale di conoscere e di essere consapevole che una delle più grandi preoccupazioni attualmente in Albania è l’allarmante carenza, non solo in infrastrutture, in materiali e apparecchiature indispensabili ad affrontare la pandemia, ma anche l’evidente carenza in risorse umane specializzate, medici ed infermieri compresi. Specialisti quelli che, in seguito alle ben note e fallimentari politiche del governo nel settore della Sanità, evidenziate e denunciate a più riprese e pubblicamente, da anni ormai, hanno purtroppo scelto di lasciare il paese ed andare a lavorare in altri paesi, soprattutto in Germania. Questo è un fatto noto a tutti in Albania. Tanto è vero che gli studenti in medicina ed infermieristica, oltre ai corsi di specializzazione, seguono anche corsi di lingua tedesca. Perchè loro sanno che in Germania, da alcuni anni, c’è una grande richiesta di medici ed infermieri. Anche l’ambasciata tedesca in Albania promuove e sostiene una simile richiesta, facendo attentamente il suo dovere.

    In una simile ed allarmante realtà, di fronte ad una simile pericolosa e minacciosa pandemia che ormai non solo è presente in Albania, ma è anche in piena evoluzione, come e con quali mezzi, risorse umane comprese, pensa di agire il primo ministro per affrontarla seriamente?! Perché gli “scenari apocalittici”, di cui sta parlando ormai da non pochi giorni il primo ministro albanese non si affrontano con la propaganda, con le bugie, con gli inganni mediatici e con l’ipocrisia. Perché i cittadini impauriti, psicologicamente terrorizzati, segregati in casa e minacciati di multe salatissime per le loro tasche ormai vuote hanno bisogno di certezze e garanzie. Perché i cittadini non devono sentire degli aberranti avvertimenti da parte del loro primo ministro, secondo i quali saranno “tritati come carne di cane” dalla pandemia se non obbediscono ai suoi ordini!. In questi giorni e nelle settimane a venire, hanno ed avranno sempre più, e soprattutto, bisogno di ospedali muniti di posti letto sufficienti per affrontare l’emergenza e di medici e infermieri, tanti medici ed infermieri. Perché, come ci insegna l’esperienza degli altri paesi che stanno affrontando la pandemia e le sue gravi conseguenze, anche i medici e gli infermieri sono tra i contagiati e, purtroppo, anche tra le persone che perdono la vita a causa dell’infezione.

    Chi scrive queste righe pensa che, in una simile e drammatica situazione, i cittadini hanno bisogno di essere rassicurati e assistiti dalle istituzioni e dal loro primo ministro. Essi non hanno bisogno di minacce e di essere pericolosamente impauriti. E come diceva Papa Francesco venerdì scorso, in una piazza San Pietro vuota, i cittadini hanno bisogno di non sentirsi lasciati soli, in balia della tempesta, in una simile e dolorosa condizione causata dalla pandemia. Perché non si può rimanere sempre sani in un mondo malato. Anche per colpa dell’ipocrisia e dell’irresponsabilità di coloro che governano e decidono anche per loro. Come in Albania, dove per il primo ministro l’ipocrisia è un compito ventiquattr’ore su ventiquattro.

     

  • Via libera alle trattative per l’adesione di Albania e Nord Macedonia alla Ue

    Dopo oltre due  anni di stallo, gli Stati membri dell’Unione europea hanno dato il via libera ai negoziati di adesione di Albania e Nord Macedonia. La decisione è stata presa dai ministri per gli Affari europei in una riunione in teleconferenza del Consiglio Affari Generali dell’Ue ed è stata confermata dal Consiglio europeo dei capi di Stato e di governo

    La Francia, la Danimarca e l’Olanda lo scorso ottobre avevano messo il veto all’apertura dei negoziati di adesione con i due Paesi dei Balcani occidentali. La Commissione ha presentato una nuova metodologia sul processo di allargamento per superare le obiezioni dei tre Paesi, e in particolare della Francia. I due Paesi avranno un trattamento differenziato. “Sull’Albania abbiamo concordato un certo numero di precondizioni che devono essere rispettate prima che la prima conferenza intergovernativa possa avere luogo”, ha spiegato il ministro degli Esteri dell’Olanda, Stef Blok, in una conferenza stampa virtuale. Le precondizioni per l’Albania riguardano “lo Stato di diritto e lotta contro corruzione”, ha detto Blok. Per la Nord Macedonia “non ci devono essere precondizioni”, ma deve “continuare a dimostrare progressi per concludere con successo il processo di adesione”, ha detto Blok

  • Come continuano a sopportarlo ancora?

    La cattiveria di pochi è la disgrazia di molti.

    Publilio Siro

    “Un male terribile, fatale, che il Ciel forse inventò per castigar le colpe della terra, un mal pien di spavento capace, se va bene, d’empire i cimiteri in un momento, la Peste insomma – dirla pur conviene – faceva agli animali tanta guerra, che morivan colpiti a cento a cento”. Così comincia la fiaba Gli Animali Malati di Peste di Jean de La Fontaine. Tempo di pestilenza, durante la quale la morte mieteva con la sua falce a destra e a manca. Ragion per cui gli animali, molto preoccupati ed impauriti si radunarono a decidere cosa dovevano fare per liberarsi da quel castigo celeste. Sua Maestà, il Re Leone, che dirigeva il gran consiglio, prese la parola e disse “Amici miei, poiché davanti al Ciel tutti siam rei di colpe, ed è perciò che ne castiga, per toglierci di briga, ecco, direi che quei che ha più peccato nella sua vita, sia sacrificato”. Si doveva, perciò, trovare chi aveva più peccato per sacrificarlo. Tutti dovevano fare un esame di coscienza e confessare la verità. Cominciò lui, il Re Leone. In tutta sincerità disse ai suoi sudditi: “Già per parte mia confesso che provai ghiottoneria di molti agnelli, poveri innocenti, e che mi venne fatto per errore di mangiar qualche volta anche il pastore”. Fatta la sua confessione, il Re si rivolse agli altri, dicendo: “Io son pronto a scontar colle mie vene le colpe mie, se farlo oggi conviene, ma prima ciaschedun con altrettanta sincerità confessi, onde il più reo colla sua vita paghi il giubileo”. Subito prese la parola la Volpe e disse: “Che scrupoli son questi, Maestà, per quattro canagliucce di montoni? Non vedo che vi possa esser peccato a mangiar questa razza di minchioni”. Dopo di che, come ci racconta La Fontaine, “scoppiarono grandi gli applausi tra i cortigiani”. In quanto alle Tigri, agli Orsi e agli altri illustri poi “…non si cercò il pel nell’ovo e i minimi trascorsi, dal più ringhioso all’ultimo dei cani”. Tutti loro “…per poco non sembrarono al capitol dei santi a cui si può baciar le mani”. Era rimasto soltanto l’Asino a confessarsi. Il quale, seguendo gli altri, sinceramente pentito nel cuor suo, disse che un giorno “…andando nel fresco praticel d’un monistero, o fosse tentazione del demonio, o fame o gola di quell’erba tenera, brucò dell’erba (e fu cosa rubata per essere sincero), ma ne prese soltanto una boccata”. Appena udirono ciò, tutti gli animali, in coro, gridarono anatema! Un lupo, “intinto di teologia”, prese la parola e convinto, spiegò a tutti che “la cagion della moria venìa da questo tristo spelacchiato, che per il suo malfare bisognava che almen fosse impiccato. Mangiar dell’erba altrui…! ma si può dare azione più nefanda?”. Perciò il Lupo era convinto che “…la morte era una pena troppo blanda per espiar sì orribile misfatto”. E come disse il giudice fu fatto. Il povero Asino fu subito sacrificato con l’impiccagione, per il bene di tutti gli altri. Così finisce la fiaba.

    Un’altra feroce “pestilenza” sta colpendo di nuovo il mondo, quello degli uomini questa volta. Dal gennaio scorso ad ora, sempre più paesi devono affrontare e fare i conti con la pandemia causata dal coronavirus. Purtroppo, ogni giorno che passa, la situazione sta diventando sempre più preoccupante. Dai rapporti giornalieri sembra che si stia combattendo una terribile guerra, con tante vittime umane.  Colpa del virus che sembra essere molto aggressivo. Ma non solo del virus. Perché ormai, dopo quasi tre mesi, a fatti accaduti e non di rado, sembra sia stata anche colpa delle decisioni prese dalle istituzioni responsabili e dai vertici decisionali in diversi paesi. Lo dimostrerebbe l’allarmante evoluzione della pandemia, con tutte le sue conseguenze, non solo in Italia ma, durante questi ultimi giorni, anche in Spagna, Germania, Francia, Inghilterra, negli Stati Uniti e in India. È tempo di prendere urgentemente, consapevolmente e responsabilmente le giuste, anche se sofferte, decisioni. È tempo di azioni determinate e, se possible, anche comuni, tra i vari paesi. È tempo di aiutare e di aiutarsi a vicenda. Ma è tempo anche di sacrifici (non come nella fiaba di Jean de La Fontaine) da parte di tutti, nessuno escluso!

    Dalla settimana appena passata, la pandemia si sta ulteriormente propagando anche in Albania. E se si considera l’evoluzione della malattia e l’esperienza degli altri paesi, allora le previsioni sarebbero tutt’altro che rassicuranti. Ad ora, 23 marzo, secondo i dati ufficiali in Albania sono 89 (dato di ieri) le persone ricoverate in isolamento e 5 i decessi. Cifre queste che, con molta probabilità, potrebbero però essere anche maggiori. Perché sono diverse le ragioni, scientificamente parlando e tenendo presente quanto è successo e sta succedendo negli altri paesi, che inducono a dubitare sulla veridicità dei dati. Secondo alcuni noti virologi, infettivologi e altri specialisti del settore, la situazione sta diventando realmente preoccupante. Secondo loro, nei prossimi giorni i numeri potrebbero aumentare in Albania, ma non più come fino ad ora. Una situazione questa che dovrebbe seriamente e responsabilmente preoccupare chi di dovere.

    Una cosa però è certa; la pandemia non si affronta e non si vince diffondendo paura e causando terrore psicologico tra i cittadini. È tempo di massima responsabilità istituzionale e personale, da parte di tutti. Sia dai dirigenti e rappresentanti governativi e statali, primo ministro per primo, che dai cittadini. Ai primi si chiede la massima consapevolezza, dedizione e trasparenza durante la gestione di questa grave e allarmante emergenza. Mentre ai cittadini si chiede una responsabile comprensione della pericolosità della situazione e delle sue inevitabili conseguenze, nonché una ragionevole ubbidienza e collaborazione a rispettare le indispensabili e necessarie decisioni prese dalle istituzioni e, perché no, anche tutte le derivanti privazioni. Privazioni che in tanti le percepiscono anche come dei sacrifici. Ma che comunque sia, sono necessariamente e spesso anche indispensabilmente, delle privazioni da accettare con la dovuta consapevolezza civica, e spesso oltrepassando gli interessi e il bene della singola persona.

    Purtroppo il primo ministro albanese urlando “Alla guerra!”, considera come traditori i cittadini preoccupati, angosciati, disorientati e delusi dalle sue dichiarazioni e decisioni che, a breve distanza di tempo, si contraddicono l’un l’altra e confondono tutti. Quanto è accaduto e sta accadendo quotidianamente, durante questo periodo, lo dimostra senza ombra di dubbio. In un periodo del genere, le decisioni e le misure prese dovrebbero essere tali da stimolare la consapevolezza e la convinzione dei cittadini. Ma mai la paura e il terrore psicologico. Purtroppo questo sta facendo il primo ministro. Lui ha minacciato sabato scorso i cittadini, tutti i cittadini, che se continuano a radunarsi nei negozi per comprare, userà il gas lacrimogeno per disperderli! Come in tutte le dittature, anche lui sta usando la paura per dominare le masse. Il primo ministro ha scelto di generare la paura e sta usando la “strategia della paura”, proprio dalla paura che lui ha dalle conseguenze, a breve tempo, di quanto ha fatto durante questi anni. Per lui i cittadini sono il nemico, contro il quale si deve esercitare violenza da parte della polizia e dall’esercito! E per dare ragione alle sue scelte, sabato scorso ha consapevolmente cercato di ingannare di nuovo. Ha postato dal suo sito un video in cui si vedevano dei poliziotti che caricavano e colpivano la gente. Scrivendo però, che tutto stava succedendo in Spagna in questi giorni. Mentre le immagini erano quelle di una brutale repressione di una protesta dei cittadini in Algeria alcuni mesi fa!

    Chi scrive queste righe, riferendosi al primo ministro e ai tanti sofferenti cittadini, si chiede: ma come mai continuano a sopportarlo ancora? Perché, come era convinto anche Publilio Siro, la cattiveria di pochi è la disgrazia di molti. Mentre la sopracitata fiaba di La Fontaine possa servire come un valido insegnamento per tutti. Soprattutto per non essere sacrificato il meno colpevole!

     

  • Il Tap entra in funzione: a breve forniture di gas in Albania e Italia

    Agenzia Nova riferisce che le prime forniture di gas nelle sezioni albanese e italiana del gasdotto transadriatico (Tap) saranno erogate nelle prossime settimane. Lo ha detto il rappresentante per le relazioni esterne del Tap, Vugar Veysalov, citato dall’agenzia di stampa “Trend”. “A seguito della messa in servizio della prima sezione del gasdotto alla fine di novembre del 2019, il gas viene erogato gradualmente nella sezione greca del gasdotto. Sinora sono stati commissionati più di 275 chilometri, ovvero il 50% del tracciato in Grecia. Le attività sono iniziate nella stazione di compressione di Kipoi il 29 febbraio 2020. Nelle prossime settimane e mesi invieremo le forniture di gas prima in Albania e poi in Italia”, ha affermato Veysalov, secondo cui la fase di mezza in servizio dovrebbero essere completata in tempo utile affinché il Tap eroghi il primo gas entro la fine del 2020. Il Tap, ultimo tratto del Corridoio meridionale del gas, si collegherà al gasdotto transanatolico (Tanap) al confine turco-greco e attraverso Grecia, Albania e il Mare Adriatico arriverà nelle coste pugliesi. Il Tap sarà lungo 878 chilometri di cui 550 in Grecia; 215 in Albania; 105 nel Mare Adriatico; e 8 in Italia

    Gli azionisti del Tap sono: Bp (20%), Socar (20%), Snam (20%), Fluxys (19%), Enagas (16%) e Axpo (5%).

  • Dio salvi l’Albania e gli albanesi!

    Peggio di un bugiardo c’è solo un bugiardo che è anche ipocrita.

    Tennessee Williams

    Il nostro lettore è stato informato la scorsa settimana del fatto che il virus Corona, come era prevedibile ed inevitabile, non aveva risparmiato neanche l’Albania. L’autore di queste righe scriveva che “…purtroppo non poteva essere diversamente. Era ragionevolmente temuto da alcune settimane e da tanti in Albania. Ma purtroppo i rappresentanti delle istituzioni responsabili hanno dato sempre delle garanzie e hanno assicurato i cittadini. Tutti coloro che pretendevano il contrario e suggerivano delle misure da prendere venivano considerati dal primo ministro e dai suoi, come stupidi allarmisti e pericolosi diffamatori”. L’ormai pandemia del coronavirus in Albania è alle fasi iniziali. Risulterebbero, purtroppo, essere diversi i focolai del contagio, sparsi in diverse regioni del paese. Fino a ieri, 15 marzo, dal comunicato ufficiale, in Albania erano 42 le persone che risultavano contagiate ed una persona deceduta.

    Nei primi giorni del febbraio scorso, nel frattempo che l’epidemia stava colpendo diversi paesi in varie parti del mondo, sia i politici, che i rappresentanti delle istituzioni specializzate, nonché gli opinionisti, hanno cominciato ad usare anche un neologismo: l’infodemia. Lo hanno usato in vari contesti, spesso contrapposti. Nonostante ciò, il diritto d’autore però, almeno ufficialmente, spetta ai rappresentanti dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), i quali consideravano come un serio pericolo la deformazione della realtà, dovuta al virus, con delle notizie inventate e fasulle. La confusione generata dall’inarrestabile diffusione dell’epidemia, a torto o a ragione, ha permesso, non di rado, di offuscare e/o ignorare le informazioni e/o i consigli scientifici, lasciando così le porte aperte non soltanto all’avanzata del coronavirus, ma anche all’infodemia.

    Durante tutto il mese di febbraio e i primi giorni di questo mese, fino all’8 marzo scorso, le strutture responsabili in Albania hanno avuto tutto il tempo necessario per capire ed imparare dalle esperienze degli altri paesi, Italia compresa, di tutto ciò che si doveva fare. Ma anche e soprattutto, di tutto ciò che non si doveva fare. Le strutture responsabili in Albania, hanno avuto tutto il tempo necessario ad identificare e prendere quelle indispensabili misure per arginare, o almeno per limitare i danni derivanti dal virus. Ed invece no, non lo hanno fatto. Il primo ministro, irresponsabilmente, ha dato tutte le garanzie che l’Albania era un paese sicuro e non c’era nessun pericolo di contagio! Come se il virus si spaventasse e scappasse via, da non si sa bene che cosa e/o chi. Era proprio in quel periodo che il primo ministro ha parlato anche dell’infodemia, attaccando i media, gli specialisti responsabili e tutti coloro che consigliavano e suggerivano, dai primi giorni di febbraio, le misure da prendere. Ma diversamente da quanto suggerivano i rappresentanti dell’OMS, il primo ministro albanese aggrediva verbalmente tutti coloro che gli stavano suggerendo di fare proprio quello che suggeriva anche l’OMS, nonché le utili esperienze di altri paesi, Italia compresa.

    In Albania in questi giorni si sta vivendo, purtroppo, soltanto la prima fase di quella che potrebbe diventare un’allarmante e drammatica realtà. Ed in un molto probabile, ma malaugurato e sciagurato caso del genere, l’unica preghiera sarebbe quella rivolta a Dio. Perché la persona che dovrebbe gestire, sia la cosa pubblica, dal 2013 ad oggi, che una simile e drammatica situazione attuale, sta semplicemente e irresponsabilmente continuando ad ingannare e mentire. Perché così facendo, lui pensa di sfuggire alle sue responsabilità e di scaricare altrove i suoi errori e peccati madornali. Peccati relativi ad innumerevoli e continui scandali legati, tra l’altro, alle concessioni miliardarie, compresi, soprattutto, quelli nella Sanità pubblica. Dati e fatti accaduti alla mano, si tratterebbe, di alcune concessioni clientelistiche, esempi clamorosi dell’abuso di denaro pubblico. Quei miliardi potevano servire adesso, in questo drammatico periodo, ad affrontare la situazione. Una grave ed allarmante situazione, riferendosi alle denunce pubbliche fatte dagli specialisti responsabili e coraggiosi, direttamente coinvolti, nonché dai media non controllati. Secondo quelle denunce, in Albania manca tutto, a partire dai guanti e dalle mascherine. Per non parlare poi di ventilatori ed altre apparecchiature indispensabili ad affrontare quella che ormai è stata classificata dall’OMS come pandemia. Denunce che hanno mostrato a tutti il “Re nudo” ed hanno smascherato una realtà nota pubblicamente da tempo, ma che il primo ministro, i suoi alti funzionari sottomessi e la sua propaganda hanno cercato di nascondere. Un altro peccato madornale quello loro, che invece di gestire responsabilmente un settore così importante come quello della Sanità pubblica, hanno parlato soltanto di immaginari successi e hanno sperperato i fondi pubblici devoluti alla Sanità, dividendoli con certi oligarchi, loro sostenitori elettorali. A proposito, sabato scorso un medico del pronto soccorso è stato dimesso dall’incarico, in seguito ad “un ordine partito dall’alto”. È stato dimesso perché alcuni giorni prima aveva denunciato le carenze della sanità pubblica, raccontando quanto aveva fatto durante il suo lavoro di medico con delle persone presunte contagiate dal coronavirus. Denunce che “urtavano” con la propaganda del primo ministro e dei suoi, seguita sabato scorso, da una barbara ma misera vendetta. Vendetta che descrive fedelmente la mentalità del “Re nudo”.

    Il primo ministro, dopo aver escluso categoricamente per tante settimane il pericolo del contagio, a fatto compiuto, con un volo pindarico, ha cercato di far vedere a tutti che sta prendendo delle misure drastiche per arginare il danno. Lui, dal’8 marzo scorso, sta parlando di una “guerra da combattere, che durerà… ed ogni giorno che passa, fa diverse previsioni sulla durata. Il primo ministro però adesso, dopo l’8 marzo scorso, ha cominciato ad “impaurire” i cittadini con delle drastiche misure seguite da drastiche penalizzazioni per chi non ubbidisce. Ma lui sembrerebbe veramente impaurito, perché ormai non esce più dalla sua villa bunker. Ed è proprio da lì che fa i suoi annunci. In Albania ormai c’è una sola persona, fatti che stanno accadendo alla mano, che decide di tutto e per tutti. Non c’è più il governo che si riunisce, anche se formalmente, e prende delle decisioni. No, è soltanto lui, “l’onnipotente”, che monologa, parla, spaventa, minaccia e decide. Visto però quanto è successo in Albania dal 2013 ad oggi, gli albanesi non credono più ad una persona che ha soltanto promesso senza rispettare almeno una delle sue promesse, che ha mentito senza batter ciglio e ha continuato a mentire per coprire e “giustificare” le sue bugie precedenti. Gli albanesi però, ogni giorno che passa, stanno traendo lezione dal famoso proverbio arabo: “La prima volta che tu m’inganni la colpa è tua, ma la seconda volta la colpa è mia.”

    Chi scrive queste righe pensa che purtroppo la situazione in Albania, nelle settimane e nei mesi a venire potrebbe precipitare di male in peggio. E non soltanto per le inevitabili conseguenze della pandemia ma anche, e forse soprattutto, per le inevitabili e drammatiche conseguenze che danneggeranno la già preoccupante situazione economica del paese e le sofferenze quotidiane della maggior parte dei cittadini albanesi. Di quei cittadini che soffrivano la povertà anche prima dell’arrivo del coronavirus. Chi scrive queste righe avrebbe avuto e voluto trattare anche molti altri argomenti della vissuta realtà in Albania, legata alla pandemia, ma lo spazio non glielo permette. Egli però pensa che questo non è allarmismo, questo è semplicemente ragionevole realismo, dati, fatti ed esperienze precedenti alla mano, locali ed internazionali. E, in queste condizioni drammatiche prega soltanto che Dio salvi gli l’Albania e gli albanesi!

  • Tempo di coronavirus, di bugie e d’inganni scandalosi

    Quello che c’è di scandaloso nello scandalo, è che ci vi si abitua.

    Simone de Beauvoir

    Il coronavirus non ha risparmiato neanche l’Albania. Si tratta dei due primi casi registrati, padre e figlio, ritornati alcuni giorni fa da Firenze. Almeno così ha dichiarato ufficialmente il ministero della Sanità ieri, 8 marzo, a notte fonda. E purtroppo non poteva essere diversamente. Era ragionevolmente temuto da alcune settimane e da tanti in Albania. Ma purtroppo i rappresentanti delle istituzioni responsabili hanno dato sempre delle garanzie e hanno assicurato i cittadini. Tutti coloro che pretendevano il contrario e suggerivano delle misure da prendere venivano considerati dal primo ministro e dai suoi, come stupidi allarmisti e pericolosi diffamatori. Mentre invece, se il primo ministro e i suoi rappresentanti delle istituzioni responsabili, avessero fatto almeno riferimento alle esperienze vissute dagli altri paesi che stavano affrontando l’epidemia, nonché alle fasi consecutive della sua evoluzione, dal contagio al periodo dell’incubazione e fino alla manifestazione dei primi sintomi, potevano risparmiare certe dichiarazioni pubbliche. Se essi avessero agito da persone consapevoli e responsabili, come chiedeva e obbligava il caso, avrebbero dovuto cominciare a prendere delle misure concrete e in concomitanza con quanto consigliavano gli specialisti e l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS). Almeno qualche minima misura precauzionale. Ma non lo hanno fatto. Lo dimostra anche il caso dei due primi contagiati. Il loro caso, padre e figlio, ha invece smascherato anche l’ennesima bugia delle istituzioni responsabili, smentendo la dichiarazione pubblica del ministero della Sanità, proprio poche ore dopo essere stata fatta. Secondo quella dichiarazione infatti, tutti e due, padre e figlio, sono stati insieme per alcuni giorni a Firenze. Fatto smentito anche dai dati della polizia di frontiera, come reso pubblico oggi dai media. A Firenze c’è stato soltanto il figlio che, rientrato il 26 febbraio in Albania, ha contagiato in seguito anche il padre. E potrebbe, malauguratamente, aver contagiato anche altre persone. Perché nell’arco dei seguenti giorni dal suo rientro, lui ha contattato molte altre persone, in vari ambienti, ignaro di essere stato, a sua volta, contagiato durante il suo soggiorno a Firenze e/o comunque in Italia. Perché lui è entrato in Italia ed è tornato in Albania in macchina. Attraversando così, tra entrata e uscita, più di mille chilometri nel nord Italia. A titolo di cronaca, coloro che hanno redatto la dichiarazione pubblica del ministero della Sanità, fatta ieri a notte fonda, hanno “sbagliato” anche il punto d’entrata in Albania della persona contagiata il 26 febbraio scorso.

    In tutto il mondo, fino a ieri, erano 106 i paesi dove sono stati verificati i casi di contagio con il coronavirus a livelli diversi. Partendo dalla Cina, la Corea del Sud, l’Iran e l’Italia con i maggiori casi di contagio e, purtroppo, anche di decessi, fino ad altri paesi con un numero ridotto di casi. In tutti quei paesi le istituzioni responsabili, sia a livello centrale, che a quelli locali, si sono seriamente e professionalmente attivati per affrontare tutti i casi, affermati e/o temuti di contagio. Hanno tentato, e lo stanno tuttora facendo, di ridurre al massimo i casi di infezione e di decessi, prendendo delle drastiche misure, a tempo debito, mai o quasi mai effettuate in precedenza, Cercando così, consapevolmente e responsabilmente, di prevenire ed evitare il peggio. Questa si che è una vera responsabilità istituzionale e civile.

    Mentre in Albania il primo ministro, i rappresentanti delle istituzioni responsabili, nonché la sua propaganda governativa e mediatica, hanno sempre dato ai cittadini delle garanzie, assicurando della mancanza di casi del coronavirus. Invece loro tutti, nessuno escluso, hanno l’obbligo istituzionale, civico e morale di non considerare come “garanzia”, nel migliore dei casi, che non era stata evidenziata ufficialmente nessuna persona contagiata. Perché, come la scienza e gli specialisti hanno insegnato durante questi mesi, dal gennaio in poi, il virus, potrebbe aver già contagiato e nel frattempo essere in uno stato d’incubazione. Stato che, secondo l’OMS, potrebbe variare da qualche giorno, fino a due settimane e forse anche di più. Le istituzioni responsabili in Albania, che dovrebbero avere informato/consigliato anche il primo ministro, almeno queste cose le dovevano sapere. Avevano l’obbligo di saperle. Allora viene naturale la domanda: perché hanno osato agire così irresponsabilmente?!

    In Albania, fino a ieri, 8 marzo, il primo ministro, i rappresentanti delle istituzioni responsabili, nonché la sua propaganda governativa e mediatica hanno categoricamente e istituzionalmente negato la presenza del virus. Loro hanno dato tutte le garanzie e hanno assicurato i cittadini della mancanza del virus nel territorio. Un vero e proprio irresponsabile comportamento, una cretinata, un’assurdità logica, un vergognoso tentativo ad ingannare l’opinione pubblica, visto quanto hanno detto e consigliato gli specialisti, sia quegli albanesi, che di altri paesi, italiani compresi. Ogni persona normale, in grado di ragionare con la sua testa, in base ai dati e le informazioni scientifiche divulgate durante queste settimane e rese note dai media in varie lingue, comprese quella albanese, avrebbe capito subito e senza difficoltà l’allarmante realtà in arrivo e, perciò, anche la falsità della propaganda governativa. Ogni persona, con un normale livello d’intelligenza, avrebbe capito subito una semplice cosa. E cioè che anche se una sola persona fosse arrivata in Albania dall’Italia, senza sottoporsi quasi a nessun controllo e a nessuna misura preventiva, e ne sono arrivati a migliaia durante queste settimane, sarebbe stato un potenziale contagiante. Perché avrebbero preso in considerazione quello che ha ignorato il primo ministro e i rappresentanti delle istituzioni responsabili, mentre davano delle garanzie e assicuravano i cittadini. “Ignorando” però, e tra l’altro, anche un “piccolo dettaglio”: la durata del periodo d’incubazione del coronavirus. Non sono state prese neanche le minime misure preventive indispensabili, come è stato già fatto negli altri paesi. Non solo, ma il primo ministro ha additato di nuovo e come sempre i media e gli specialisti, che stavano cercando di sensibilizzare le istituzioni e l’opinione pubblica dell’imminente pericolo. Basta pensare che soltanto ieri sono stati bloccati, per “motivi operazionali” alcuni voli tra Tirana e le città più colpite del nord Italia! Ormai in Albania la presenza del coronavirus è, purtroppo ed inevitabilmente, una realtà. Lo era già da prima. Almeno, da quello che si è saputo, dal 26 febbraio scorso. Ma da ieri a notte fonda, è confermato anche ufficialmente. Questa è la vera verità che ormai le bugie e gli inganni del primo ministro e della sua propaganda non possono più coprire.

    Chi scrive queste righe da alcuni anni ha continuamente ribadito che in Albania, purtroppo, ogni giorno che passa, si sta consolidando una nuova dittatura. Di tutto ciò e della grave e allarmante realtà albanese ha informato anche il nostro lettore. Egli è convinto che nei regimi totalitari e nelle dittature la verità propagandata, quella voluta dai dittatori, non è, quasi sempre, quella veramente vissuta e sofferta dai cittadini. E anche se potrebbe sembrare non appropriata in una simile situazione, chi scrive queste righe è convinto che il coronavirus non è e non sarà, per gli albanesi, così pericoloso e non recherà tanti danni quanto ha fatto e sta facendo la dittatura restaurata ormai in Albania. Quella dittatura che ha negato anche il pericolo dell’epidemia e ha garantito il contrario. Registrando così un altro e clamoroso scandalo. Diventa obbligatorio perciò non abituarsi con questi scandali, ricordando anche quanto scriveva Simone de Beauvoir. E cioè che quello che c’è di scandaloso nello scandalo è che ci vi si abitua.

  • Scandali clamorosi elevati a livello statale

    … È inevitabile che avvengano scandali, ma guai
    all’uomo per colpa del quale avviene lo scandalo!

    Vangelo secondo Matteo; 18/7

    Così diceva Gesù ai sui discepoli. E come in tutte le sue parabole, usava simbolisimi e allegorie. L’evangelista Matteo testimonia che in quel caso Gesù, riferendosi ad un bambino preso vicino a se, ammonisce tutti coloro che gli faranno del male. “Chi scandalizzerà uno solo di questi piccoli che credono in me, gli conviene che gli venga appesa al collo una macina da mulino e sia gettato nel profondo del mare”. (Vangelo secondo Matteo; 18/1-6)

    Il nostro lettore ha potuto leggere quanto l’autore di queste righe scriveva la settimana scorsa sulle bugie e gli inganni del primo ministro albanese (Bugie scandalose elevate a livello statale). Ebbene, il primo ministro durante la settimana appena passata ha dato di nuovo sfogo al suo vizio di mentire e di ingannare volutamente e come se niente fosse. Lo ha fatto di nuovo da territori stranieri. Dopo gli Stati Uniti, la Germania e Bruxelles, non poteva mancare la Russia. Il primo ministro albanese, il 26 febbraio scorso, è andato a Mosca in visita ufficiale, in veste di presidente di turno dell’OSCE (l’Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa). Come anche negli Stati Uniti alcune settimane fa. E come negli Stati Uniti con il Segretario di Stato, anche durante la conferenza stampa con il ministro degli Esteri russo ha di nuovo mentito vergognosamente, ma consapevolmente.

    Durante quella conferenza stampa il primo ministro albanese più degli obiettivi dell’OSCE, che coinvolgono anche la crisi in Crimea, ha parlato del ripristino delle relazioni tra l’Albania e la Russia, interrotte nel 1961. Parlando di “telefonate che non sono state fatte dal tempo di Stalin”, lui ha promesso di impegnarsi in futuro per comunicare direttamente con il ministro russo degli Esteri. Poi, rivolgendosi a lui, gli ha ricordato che nel 2004 “C’è stato un accordo firmato da lei e dall’attuale capo dell’opposizione (albanese; n.d.a.)”. Una vera e propria clamorosa e misera bugia! Forse mosso dal suo subconscio e sotto complesso di “flirtare” con la Russia, ha cercato di passare la colpa per le “trascurate” relazioni bilaterali ai suoi avversari politici. Uno che fa una simile affermazione pubblica in una simile occasione o è fuori di testa e privo di memoria, oppure, volutamente, cerca di ingannare. E colui che lo ha fatto è un noto bugiardo e ingannatore. Colui che ha fatto quella dichiarazione sa benissimo che nel 2004 al governo c’era proprio il suo partito! Lo sa benissimo, perché lui, l’attuale primo ministro albanese, in quel periodo era sindaco della capitale, molto attivo politicamente e con dei chiari obiettivi per il futuro. Perciò non poteva dimenticare quel “piccolo particolare”, diventato subito una grande e vergognosa bugia! E anche uno scandalo clamoroso elevato a livello statale.

    Subito dopo però, il ministro russo ha reagito, ricordando al suo ospite che nel 2004, appena nominato ministro degli Esteri della Russia, ‘aveva fatto un incontro a Tirana ed in seguito avevano firmato un accordo di amicizia e collaborazione con il ministro degli Esteri di quel periodo‘ (del partito diretto adesso dal primo ministro albanese; n.d.a.)”. Accordo non ratificato in seguito dalla parte albanese. Ma il ministro russo degli Esteri, da professionista di razza, ha cautamente corretto l’ospite sul suo “lapsus freudiano”, ricordandogli però che quell’accordo “…esiste, è pronto e noi possiamo renderlo effettivo, in modo da avere chiari i principi delle nostre relazioni”. Come per ricordare al primo ministro albanese, nonostante fosse a Mosca in veste di presidente di turno dell’OSCE, che i rapporti tra la Russia e l’Albania dovrebbero cambiare, migliorare e diventare più stretti. Come al “tempo di Stalin”! Un invito che l’ospite ha colto al volo. Soprattutto in un simile e difficile periodo, quando lui sta cercando di fare un doppio gioco, sia con gli Stati Uniti e l’Unione europea, che con la Russia. Come sta facendo da anni ormai anche il suo amico, il presidente turco Erdogan.

    In più, nel sopracitato articolo della scorsa settimana, l’autore di queste righe informava il nostro lettore di un nuovo scandalo in corso. Scandalo che coinvolgeva il Parlamento albanese e la Commissione di Venezia. Ebbene, dati e fatti alla mano, risulta essere veramente uno scandalo clamoroso. Tutto cominciò il 30 dicembre scorso, quando il presidente del Parlamento, con una lettera, chiedeva ufficialmente sia l’assistenza specializzata, che l’opinione della Commissione di Venezia (Commissione europea per la Democrazia attraverso il Diritto), sulla procedura del giuramento dei giudici della Corte Costituzionale davanti al Presidente della Repubblica. Bisogna ricordare e attirare l’attenzione di nuovo del nostro lettore, che la Corte Costituzionale in Albania non funziona da più di due anni! Da sottolineare che, sempre dati e fatti alla mano, sembrerebbe che ci sia una ben ideata e attuata strategia per controllare anche la Corte Costituzionale da parte del primo ministro. Strategia che sta denunciando pubblicamente durante questi giorni il Presidente della Repubblica, dimostrando dei documenti ufficiali che coinvolgono diverse importanti istituzioni in Albania. Tornando allo scandalo in corso, il 30 dicembre scorso il presidente del Parlamento scriveva alla Commissione di Venezia, chiedendo l’opinione su quanto sopracitato e, soprattutto, aspettando un’esplicita risposta, convinto che l’esperienza della Commissione è stata e rimane per l’Albania “molto importante per mettere nel quadro dei migliori standard il funzionamento dello Stato legale”. La Commissione risponde ufficialmente al presidente del Parlamento dopo le festività di fine anno, informandolo dell’arrivo a Tirana dei suoi esperti i prossimi 13 e 14 febbraio. Nel frattempo però sono stati resi pubblici fatti tramite i quali si documentava l’attuazione della strategia del primo ministro per controllare anche la Corte Costituzionale. E siccome gli “strateghi” del primo ministro, consapevoli dell’invalidità giuridica delle loro proposte, temevano che l’opinione della Commissione di Venezia sarebbe stata non gradita e si sono affrettati ad intervenire a modo loro. Hanno radunato frettolosamente il Parlamento in seduta plenaria proprio il 12 febbraio scorso, un giorno prima che arrivassero i rappresentanti della Commissione di Venezia! Durante una seduta notturna hanno approvato degli emendamenti che toglievano al presidente della Repubblica i diritti conferitigli dalla Costituzione riguardo al giuramento dei giudici della Corte Costituzionale. Andando fino al ridicolo e permettendo il giuramento dei giudici semplicemente davanti… ad un notaio! Così facendo hanno ignorato spudoratamente e clamorosamente la richiesta ufficiale fatta alla Commissione di Venezia il 30 dicembre scorso! Hanno, altresì, reso inutile anche la missione dei rappresentanti della Commissione a Tirana. Un clamoroso scandalo istituzionale, ma anche un pericoloso atto quello, che testimonia ulteriormente la cattura delle istituzioni dello Stato da parte del primo ministro e la restaurazione della dittatura in Albania. Per impedire tutto ciò il presidente della Repubblica si è rivolto ai cittadini, chiamandoli oggi (lunedì 2 marzo 2020) ad una manifestazione pacifica in piazza. Il nostro lettore sarà, come sempre, informato in seguito.

    Chi scrive queste righe non può non esprimere rammarico e disdegno riguardo a tutti questi clamorosi scandali in corso in Albania. Egli comunque pensa ed è fiducioso che, prima o poi, saranno guai per coloro che li attuano. Tutti quelli che abusano del potere conferito dai cittadini, rappresentando anche i bambini che sono il futuro, saranno puniti. A loro verrà appesa al collo una macina da mulino e saranno gettati nel profondo del mare. Come diceva San Matteo.

     

  • Bugie scandalose elevate a livello statale

    Il linguaggio politico è concepito in modo da far sembrare vere le bugie.

    George Orwell

    Dicono che il vizio va via con l’ultimo respiro. E sembra essere vero, almeno per quanto riguarda il primo ministro albanese. Le sue bugie, riguardanti la vissuta realtà in Albania, da qualche anno a questa parte, sono talmente tante e clamorose che lo hanno sbugiardato e reso ridicolo. Ma lui continua, perché quello di mentire sembrerebbe essere un suo innato vizio del quale non può farne senza. Soprattutto quando si trova in difficoltà. Soltanto durante i due mesi appena passati lui ha scandalosamente, vergognosamente, spudoratamente, ma consapevolmente, dato pubblicamente sfogo, per l’ennesima volta, al suo vizio. Questa volta però, da territori stranieri. Ha cercato di ingannare di nuovo gli albanesi, mentendo senza scrupolo alcuno e senza batter ciglio. Lo ha fatto dopo aver incontrato il segretario di Stato degli Stati Uniti d’America e la cancelliera tedesca. Lo ha fatto anche da Bruxelles. Perché, succube della sua disperazione, delle sue bugie e dei suoi inganni, cerca almeno di “vendere” come successi soltanto invenzioni ingannevoli della sua spregiudicatezza. Invenzioni che mirano a far credere agli altri, che lui gode di un appoggio internazionale per il suo operato, sia in Albania, che nella regione. Ma le smentite ufficiali alle sue bugie, in lingue straniere, sono state immediate e chiare durante questi due ultimi mesi. Smentite che lo hanno reso di nuovo ridicolo, nonostante lui taccia e faccia finta di niente. Come sempre in casi simili che non sono stati pochi, anzi!

    Quello di mentire e di ingannare sembra essere veramente un vizio del primo ministro albanese. Dal settembre del 2013, quando ha cominciato il suo primo mandato governativo, lui ha mentito. Anzi, lo ha fatto anche prima. Lo ha fatto durante la campagna elettorale, promettendo mari e monti agli albanesi, consapevole però, che erano soltanto promesse per avere il loro appoggio. Una volta avuto il mandato, ha dovuto avere a che fare con la realtà, che non si poteva affrontare con delle belle parole e promesse ingannevoli, ma solo e soltanto con la dovuta responsabilità. Lui però è sfuggito a quelle responsabilità e ha fatto quello che sa fare meglio. Ha mentito e scaricato le sue responsabilità agli altri, cercando “nemici e sabotatori” ovunque, in Albania e sparsi per il mondo. Ormai, dopo più di sei anni che il primo ministro ha avuto l’incarico, dati e fatti accaduti alla mano, risulterebbe che lui non ha governato la cosa pubblica, non ha fatto niente di utile e di buono per i cittadini, non ha mai mantenuto almeno una delle sue promesse. Sempre dati e fatti accaduti alla mano, risulterebbe che il primo ministro albanese, durante questi anni, abbia consapevolmente e clamorosamente abusato del potere conferitogli e abbia deriso e calpestato la fiducia datagli dai cittadini. Dati e fatti accaduti alla mano, risulterebbe che durante questi anni, lui sia stato costretto, nolens volens, ed abbia soltanto cercato di governare gli innumerevoli scandali e i continui abusi con la cosa pubblica, suoi e di tutti coloro che lo circondano e hanno il suo appoggio e che, a loro volta, lo sostengono. Ma anche lo condizionano. Criminalità organizzata e certi raggruppamenti occulti locali e/o internazionali compresi.

    Dal 1o gennaio fino al 31 dicembre di quest’anno, l’Albania eserciterà la Presidenza dell’OSCE (l’Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa). A proposito, il primo ministro albanese ha cercato in tutti i modi, sostenuto anche della sua propaganda governativa, di far credere che quella Presidenza fosse un suo personale successo. Anche in quel caso ha mentito vergognosamente. Perché quella Presidenza è stata negoziata dal 2006 e decisa finalmente nel 2013, quando al governo c’erano i suoi avversari politici. Il nostro lettore è stato informato di tutto ciò il 20 gennaio scorso. Il 5 febbraio 2020, il primo ministro albanese, nella veste del presidente di turno dell’OSCE, essendo anche il ministro degli esteri ad interim, ha incontrato il Segretario di Stato statunitense. Incontro dovuto proprio a quell’incarico. Incontro che però, il primo ministro albanese ha cercato di “venderlo” come un importante successo politico e personale, “scordandosi” di chiarire la verità. Dopo l’incontro, il primo ministro ha dichiarato che aveva discusso con il Segretario di Stato sulle sue ultime iniziative politiche in Albania, sull’Accordo regionale denominato come il “Mini-Schengen balcanico” ecc.. Il nostro lettore è stato costantemente informato di queste iniziative, e più specificatamente, sia la scorsa settimana che il 13 gennaio 2020. Ebbene, la portavoce del Segretario di Stato statunitense, poco dopo che il primo ministro albanese avesse mentito spudoratamente e consapevolmente, ha dichiarato chiaramente che durante l’incontro, si era discusso “delle priorità comuni durante la presidenza albanese dell’Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa”! Sempre secondo la sua portavoce, il Segretario di Stato si era congratulato con il primo ministro albanese per “il contributo dell’Albania nella NATO e la presa di posizione contro le attività malefiche dell’Iran”. Si riferiva, soprattutto, ai circa 3200 membri dell’organizzazione MEK (Mojahedin-e Khalq), residenti in Albania da alcuni anni e in dura opposizione con il governo iraniano.

    Il 27 gennaio scorso il primo ministro albanese ha incontrato la cancelliera tedesca. Di nuovo, sia lui personalmente che, in seguito, la sua propaganda governativa, hanno mentito su quanto era stato discusso durante quell’incontro. Ma lui più ci si impegna e più si impantana e si trova in altre difficoltà, cercando di giustificare quanto ha detto precedentemente. E così facendo entra in un inevitabile cerchio vizioso di bugie e di inganni. Dopo il sopracitato incontro con la cancelliera tedesca, il primo ministro albanese ha dichiarato che aveva discusso ed aveva avuto il consenso e l’appoggio della cancelliera riguardo al sopracitato accordo del “Mini-Schengen balcanico”. Subito però è arrivata la smentita dal ministero degli Esteri tedesco. Secondo la dichiarazione ufficiale del ministero, la cancelliera considera la collaborazione regionale nei Balcani come “una priorità del Processo di Berlino”. Processo quello che, sostenendo solo un accordo tra tutti i sei paesi balcanici che stanno affrontando i loro percorsi europei, esclude proprio l’Accordo del “Mini-Schengen balcanico”, sostenuto da Serbia, Albania e Macedonia del nord. Altri inganni e bugie del primo ministro albanese, subito sbugiardate ufficialmente.

    Il primo ministro ha cercato di mentire e manipolare l’opinione pubblica in Albania anche con gli aiuti internazionali per i danni del terremoto di 26 novembre scorso. Lui e la sua propaganda governativa, subito dopo la “Conferenza dei donatori”, organizzata dalla Commissione europea a Bruxelles il 17 febbraio scorso, hanno parlato di aiuti. Ma in seguito, quando la Commissione ha pubblicato le donazioni, si è capito chiaramente che si trattava, nel circa 70% della somma totale (1.15 miliardi di euro), di crediti bancari e non di aiuti. Crediti che aggraverebbero ulteriormente il debito pubblico albanese, già di per se a livelli allarmanti e pericolosi.

    Un altro clamoroso scandalo, corredato di bugie e di inganni, riguarda una richiesta, da parte del Parlamento albanese, alla Commissione di Venezia (Commissione europea per la Democrazia attraverso il Diritto) e reso pubblico due settimane fa. Scandalo tuttora in corso, sul quale il nostro lettore verrà informato in seguito.

    Chi scrive queste righe è convinto che in qualsiasi altro paese normale sarebbe bastato uno solo di questi scandali per far cadere il governo. Ma non in Albania però. Perché lì il linguaggio politico è concepito in modo tale da far sembrare vere le bugie. E soprattutto perché in Albania ormai è stata restaurata una nuova dittatura che ha elevato le bugie e gli inganni ad un livello statale.

  • Stato di polizia come una vissuta realtà

    Quando la verità non è più libera, la libertà non è più reale.
    Le verità della polizia sono le verità di oggi.

    Jacques Prévert

    Sì, purtroppo la costituzione dello Stato di polizia in Albania è ormai una vissuta realtà. Anche ufficialmente. Proprio di uno Stato di polizia si tratta, riferendosi purtroppo alla negativa connotazione, secondo la quale si prevede l’uso massiccio e continuo delle forze di polizia per mettere in atto le decisioni di chi detiene il potere, spesso a scapito dei cittadini. Lo ha annunciato il 31 gennaio scorso la ministra della giustizia, subito dopo che il Consiglio dei ministri aveva approvato un Atto normativo. Con quell’Atto si prevedono massimi poteri decisionali e/o operazionali per il ministro degli Interni e/o per i rappresentanti della polizia di Stato. Diritti che urtano e violano palesemente quanto prevede la Costituzione della Repubblica d’Albania. Non solo, ma con quell’approvazione governativa, la Costituzione è stata violata anche e soprattutto, nelle sue definizioni riguardanti un Atto normativo. Perché un Atto normativo, con il potere della legge, viene approvato solo e soltanto nelle condizioni di “necessità e di urgenza”. Cioè solo e soltanto in quei limitati casi in cui la soluzione della problematica, tramite la procedura normale dell’approvazione della legge, non può garantire la dovuta celerità e l’efficacia necessaria. Non solo ma, vista la particolarità, comunque la Costituzione prevede e sancisce che per il controllo della costituzionalità dei casi in cui si approva un Atto normativo con il potere della legge è sempre la Corte Costituzionale, dietro richiesta, che dovrà fare una approfondita verifica e decidere, caso per caso, se ci siano state delle violazioni della Costituzione stessa. Ma, guarda caso, in Albania la Corte Costituzionale non è funzionante da più di due anni! Il che significa che nessuno può impedire l’attuazione dell’Atto normativo approvato in fretta, il 31 gennaio scorso, dal Consiglio dei ministri.

    La reazione è stata immediata e trasversale. Sia da parte dei costituzionalisti, degli specialisti della giurisprudenza, degli opinionisti e gli analisti, che dai rappresentanti dei partiti politici in opposizione con l’attuale maggioranza governativa. Ha reagito deciso anche il Presidente della Repubblica. Del caso si sono occupati, reagendo, anche i media internazionali. L’opinione pubblica è stata giustamente molto preoccupata, considerando e interpretando l’approvazione dell’Atto normativo come un’ulteriore prova e testimonianza del consolidamento di una nuova dittatura in Albania. Lì, dove la situazione sta diventando sempre più allarmante e grave. L’autore di queste righe da tempo lo sta ribadendo e denunciando questa realtà. Il nostro lettore è stato sempre informato di tutto ciò, con tante testimonianze e dimostrazioni, nonché con le analisi che hanno confermato quanto sta accadendo in Albania.

    L’Atto normativo in questione prevede la confisca dei patrimoni e delle proprietà illecitamente accumulate da parte dei condannati per delle attività criminali, per aver partecipato ad attività terroristiche, a traffici illeciti e altri crimini gravi. Fin qui niente di male, anzi! Ma in Albania esistono ormai diverse leggi appositamente approvate negli anni passati per combattere tutte le attività criminali previste nel sopracitato Atto normativo. Non solo, ma esiste, e dovrebbe essere attuata in tutti i casi che si presentano, anche la legge “anti-mafia”. Legge approvata già dal 2009 e che prevede, tra l’altro, anche la confisca dei patrimoni e delle proprietà illecitamente accumulate dei criminali, giudicate come tali. Allora è inevitabile e viene naturale la domanda: perché l’approvazione di quest’Atto normativo? Perché tutta questa grande fretta, violando la Costituzione della Repubblica? La risposta è legata alla grave situazione in cui si trova il primo ministro albanese, responsabile istituzionalmente, ma anche personalmente, della profonda ed allarmante crisi multidimensionale, in cui versa, da alcuni anni l’Albania. Per intimidire e mettere sotto pressione anche quei pochi procuratori e/o giudici “non controllati e ubbidienti”, il primo ministro, e/o chi per lui, ideò una “crociata punitiva e purificante”. Guai a quei procuratori e/o giudici che, messi alle strette dalla [fallita] riforma del sistema di giustizia, secondo lui, pensavano e agivano con il moto “Acchiappa quello che si può acchiappare”. Il diritto d’autore di questa denominazione, però, spetta esclusivamente al primo ministro. Ma si sa, il sistema della giustizia, dati e fatti alla mano, è sempre più controllato da lui personalmente. Ed era proprio lui, facendo finta di niente, come sempre, che durante la seduta plenaria del Parlamento, il 10 ottobre 2019, rese pubblica la sua “crociata punitiva e purificante”. Ma allora parlava di una legge e non di un Atto normativo. Parlava di procuratori e giudici corrotti e non soltanto di criminali. Chissà perché ha cambiato la “strategia d’approccio”?! Ed aveva tutto il tempo necessario per avviare le procedure parlamentari necessarie per approvare la legge di cui parlava il 10 ottobre 2019. Ma non lo ha fatto. E invece di una legge ha approvato un Atto normativo con il potere della legge che urta e viola palesemente con la Costituzione. Ne avrà avuto le sue buone ragioni!

    Ormai tutti sono convinti che si tratta di un Atto che ignora quanto prevede e sancisce la Costituzione. Si tratta di un Atto che passa al ministro degli Interni e alla polizia di Stato delle competenze legali che hanno, esclusivamente e come prevedono le leggi in vigore, i tribunali e le procure. Si tratta di un Atto che mette sotto il controllo del ministro degli Interni sia il procuratore generale della Repubblica che i dirigenti di altre strutture del sistema di giustizia. Si tratta di un Atto che mette, perciò, tutto e tutti sotto il diretto controllo del ministro degli Interni, cioè del primo ministro. Si tratta di un Atto che però mette a nudo tutta la propaganda del primo ministro e dei suoi, sui “successi” del “riformato” sistema di giustizia e della polizia di Stato nella lotta contro la criminalità organizzata. Si tratta di un Atto che mira anche ad “ingannare” le cancellerie europee e le istituzioni internazionali, quando verrà il momento di decidere sul percorso europeo dell’Albania. Forse tra qualche mese. Ma si tratta di un Atto che testimonia la costituzione di uno Stato di polizia. Dovrebbe diventare una forte e seria ammonizione per tutti la convinzione del noto scrittore e saggista cinese Lin Yutang, vissuto negli Stati Uniti durante il secolo passato. E cioè che “Dove ci sono troppi poliziotti non c’è libertà”!

    Chi scrive queste righe considera allarmante quanto sta accadendo adesso in Albania. Considera l’approvazione del sopracitato Atto normativo come un’ulteriore espressione di totalitarismo ed un’altra [provocatoria] mossa per consolidare la dittatura in Albania. Egli è convinto che è un dovere civico e patriottico di ogni singolo, responsabile e ancora non indifferente cittadino albanese, di agire attivamente, per impedire l’attuazione delle diaboliche e pericolose “strategie” del primo ministro. Nonostante considera l’Atto come l’ennesima buffonata propagandistica, ideata e diretta da lui per “guadagnare altro tempo prezioso”, egli valuta seriamente e condanna la spregiudicatezza delle sue decisioni e delle sue azioni concrete, nonché la pericolosità della sua concezione sullo Stato e sulla Costituzione. L’Atto normativo ha soltanto messo in evidenza tutto ciò. Ed ha dimostrato che, purtroppo, lo Stato di polizia è una vissuta realtà in Albania. Per impedire che le verità della polizia diventino le verità dominanti, bisogna che tutti gli albanesi responsabili agiscano determinati e senza indugi contro lo Stato di polizia e contro la restaurata dittatura. Chi scrive queste righe non smetterà mai di ricordare e ripetere, a se stesso e agli altri, l’insegnamento di Benjamin Franklin: “Ribellarsi ai tiranni significa obbedire a Dio”!

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