Albania

  • Gli studenti continuano a protestare

    Chi rende impossibile una rivoluzione pacifica,

    renderà inevitabile una rivoluzione violenta.

    John F. Kennedy

    Da più di tre settimane ormai in diversi Paesi europei sono cominciate le proteste degli studenti. Ovviamente le loro richieste sono legate alle condizioni nelle università, nonché alle loro difficoltà economiche nell’affrontare determinati pagamenti. Continuano le proteste in varie città della Francia e dell’Italia, ma anche in alcuni altri Paesi.

    Dal 13 ottobre scorso continuano anche in Albania le proteste degli studenti delle università e delle scuole superiori della capitale. Il nostro lettore è stato informato, sempre con la dovuta e richiesta oggettività, degli sviluppi durante i primi sette giorni delle proteste degli studenti. L’autore di queste righe ha trattato anche la differenza tra queste proteste e quelle negli altri Paesi europei.

    Riferendosi alle proteste in Francia, Italia ed altri Paesi durante queste ultime settimane e quelle in Albania, egli scriveva che sia in Francia che in Italia “le forze dell’ordine hanno reagito, ma in pieno rispetto delle leggi in vigore. Sì, perché sia in Italia che in Francia funziona lo Stato di diritto ed i principi della democrazia. Invece in Albania, che ormai è considerato il primo narcostato in Europa e da alcuni anni è stato restaurato e si sta consolidando un nuovo regime dittatoriale, il primo ministro ignora la Costituzione e le leggi in vigore” (Proteste degli studenti che continuano da sette giorni; 19 ottobre 2026).

    Anche durante questa settimana le forze speciali della polizia di Stato, spesso senza uniforme e senza il numero personale di identificazione, come prevede e sancisce l’apposita legge in vigore, sono intervenute e hanno reagito in un modo estremamente violento ed aggressivo. La scorsa settimana l’autore di queste righe scriveva altresì che “…le cattive lingue dicono che si tratta di rappresentanti attivi delle organizzazioni criminali che collaborano strettamente con il primo ministro. Proprio quelle organizzazioni che gli hanno garantito anche le “vittorie elettorali””. E pensare che tutto questo accade in un Paese che dal 1o aprile 2009 è un Paese membro della NATO, con tutti gli obblighi previsti e vincolanti.

    Bisogna sottolineare che gli studenti che protestano, e tutti gli altri che si uniscono a loro, considerano lo spopolamento del Paese come un fenomeno preoccupante e pericoloso, soprattutto durante questi ultimi anni, e anche le ragioni di questo spopolamento. Ma tutti sanno però che un simile e pauroso fenomeno ha una sola spiegazione: il malgoverno, la galoppante corruzione, gli abusi di potere dai più alti rappresentanti istituzionali e politici, la mancanza sempre più grande dei posti di lavoro e la perdita della speranza per una vita migliore nella madre patria.

    Bisogna altresì sottolineare che, da quando sono cominciate queste proteste, i più noti ed influenti media internazionali, di carta stampata e televisivi, sia europei che di oltreoceano, hanno scritto articoli dettagliati e hanno trasmesso in diretta. Nelle loro analisi si dà supporto agli studenti ed altri manifestanti e si chiede al primo ministro di gestire diversamente ed in pieno rispetto dei suoi obblighi istituzionali la situazione. Invece il primo ministro, in vistose e grosse difficoltà, causate proprio dalle proteste cominciate il 13 ottobre scorso, mente ed inganna, come fa sempre in simili cassi. Lui insulta e cerca di impaurire e terrorizzare i manifestanti. Sabato scorso li ha minacciati con l’approvazione di una legge che carica su di loro ed i loro famigliari tutti i danni fatti.

    Il primo ministro da giorni ormai dichiara “convinto” che ci sono delle “influenze straniere” ad organizzare e supportare le proteste e non gli studenti. Ma non presenta nessuna prova. Per il primo ministro dietro le proteste ci sono i russi, gli iraniani ed altri. Non a caso ha scelto loro, visto che adesso la Russia, l’Iran ed altri Paesi simili sono considerati come forze distruttive. Ma durante questi ultimi giorni il primo ministro ha “scoperto con certezza” che dietro le proteste degli studenti in Albania c’è la famigerata organizzazione Antifa, accusando gli studenti anche di essere “estremisti”. Però non rende pubblica nessuna prova per sostenere quanto dichiara.

    Si tratta di un’organizzazione fondata a Portland, negli Stati Uniti d’America nel 2007. La stessa parola Antifa è semplicemente una contrazione della parola antifascista. L’organizzazione perciò si presenta come un raggruppamento di individui antifascisti e di estrema sinistra, spesso anche molto violenti. Il 22 settembre 2025, un ordine esecutivo volto a designare “Antifa come organizzazione terroristica interna” è stato promulgato dall’attuale presidente statunitense. Ovviamente l’ordine è stato accompagnato da un’istruzione presidenziale e poi mandato a tutte le agenzie e dipartimenti dell’Amministrazione “per investigare, contrastare e smantellare ogni e tutte le operazioni illegali” che sarebbero condotte dal movimento.

    Il primo ministro albanese, in completa e vistosa confusione, conseguenza diretta della sua grave crisi esistenziale, accusando gli studenti come attivisti sostenuti dall’Antifa, non se n’è accorto che, nel frattempo, si autoaccusava come “avversario” proprio dell’Antifa. Perciò si è presentato come un dirigente politico di destra (Sic!). In realtà lui non ha nessuna convinzione ideologica. La sola cosa a cui lui ci tiene molto, da quando, nel 1998, ha avuto dei poteri politici, prima come ministro della Cultura, poi come sindaco della capitale (2000-2011) ed in seguito come primo ministro (2013 ad oggi), è di accumulare ricchezze, abusando del potere conferito e spesso anche usurpato. Sono tantissimi e clamorosi gli scandali in cui lui è stato personalmente coinvolto.

    Il primo ministro, trovandosi in grosse difficoltà, come sempre inganna e mente. Lui venerdì scorso, ha accusato uno studente di eccellenza della medicina come “trafficante di droghe”, ma è stato subito smentito, carte alla mano, dal diretto interessato. Dal suo ufficio il primo ministro ha cercato di intimidire gli studenti che protestano, etichettandoli come soggetti con precedenti penali e finanziati da elementi criminali per incitare alla violenza. Ed ha fatto riferimento ad un giovane, pubblicando una sua fotografia con una striscia sugli occhi e solo le sue iniziali.

    Per il primo ministro quel giovane era un trafficante. Il giovane accusato però ha subito reagito, testimoniando ed evidenziando le bugie del primo ministro. Lui ha dimostrato di essere uno studente eccellente di medicina con una media massima di voti. E ha fatto vedere un certificato dove si vedevano solo i 10, i suoi voti. Invece il primo ministro si è subito ammutolito.

    Un altro significativo caso è stato anche quello di un giovane che sabato scorso è stato colpito da un proiettile di gomma all’occhio sinistro. Dopo aver subito un primo intervento chirurgico si era pensato che avesse già perso la vista di quell’occhio. Ma l’indomani, dopo una consulta, dei medici specialisti erano ottimisti ed hanno deciso di fare un altro intervento presso l’ospedale San Carlo di Roma per poter togliere un pezzo del proiettile di gomma rimasto sull’occhio sinistro. Il primo ministro, anche in questo caso, ha cercato di ingannare, affermando che tutte le spese sarebbero a carico del governo. Invece la sorella del ragazzo ferito ha dichiarato che tutte le spese le ha pagate la famiglia. Dopo questa dichiarazione della famiglia il primo ministro non ha detto una sola parola. Niente. Chissà perché?! Ma le sue bugie non si annientano con il silenzio.

    Chi scrive queste righe è convinto che le proteste degli studenti hanno messo in grosse difficoltà il primo ministro albanese. Riferendosi alle proteste degli studenti di queste due settimane in Albania, risulta molto attuale l’affermazione di John F. Kennedy fatta il 13 marzo 1962. E cioè che chi rende impossibile una rivoluzione pacifica, renderà inevitabile una rivoluzione violenta.

  • Proteste degli studenti che continuano da sette giorni

    Giunge un momento in cui la protesta non è più sufficiente: dopo la filosofia è necessaria l’azione.
    Victor Hugo, da
    “I miserabili”, 1862

    La mattinata di martedì scorso, il 13 ottobre, davanti al ministero dell’Istruzione si sono radunati molti studenti delle varie università di Tirana, che hanno ribattezzato il ministero come ministero dell’Emigrazione, perché per tante mancanze reali, soprattutto finanziarie, continua a spingere gli studenti ad emigrare all’estero. A loro si sono uniti anche studenti delle scuole superiori della capitale. Gli studenti chiedevano che i loro diritti non venissero ignorati dalle autorità competenti. Da allora le proteste degli studenti continuano ed oggi è la settima giornata.

    Di fronte agli studenti si sono schierate subito le strutture speciali della polizia di Stato, nonché delle autobotti che lanciano acqua a pressione. Gli studenti hanno però continuato a proclamare le loro richieste ed i loro diritti. Invece le strutture speciali della polizia di Stato, in palese violazione della legge e degli appositi regolamenti in vigore, hanno cominciato a lanciare gas lacrimogeni ed acqua a pressione dalle potenti pompe delle autobotti. L’effetto soffocante del gas lacrimogeno si sentiva in una vasta area, dove si trovano anche delle abitazioni.

    Ovviamente gli studenti hanno reagito contro la violenza della polizia di Stato. Una reazione quella che, soprattutto durante le serate dei primi giorni, poteva essere evitata. Sì, perché gli studenti, irritati e sofferenti per quello che hanno subito durante la giornata, hanno distrutto le vetrine di alcune agenzie bancarie, nonché dei negozi che si trovavano nei dintorni.

    In questi giorni ci sono state delle proteste degli studenti anche in alcune città dell’Italia. E prima ancora anche in Francia. Proteste che continuano e che spesso sono anche violente. Le forze dell’ordine hanno reagito, ma in pieno rispetto delle leggi in vigore. Sì, perché sia in Italia che in Francia funziona lo Stato di diritto ed i principi della democrazia. Invece in Albania, che ormai è considerato il primo narcostato in Europa e da alcuni anni è stato restaurato e si sta consolidando un nuovo regime dittatoriale, il primo ministro ignora la Costituzione e le leggi in vigore. Lui ormai si comporta come se “la legge è solo lui”, parafrasando il re Luigi XIV che affermava convinto che “L’État, c’est moi” (Lo Stato sono io; n.d.a.). Benjamin Franklin, uno dei Padri fondatori che nel 1776 ha firmato la Dichiarazione d‘Indipendenza degli Stati Uniti d’America, affermava però, convinto, che ribellarsi ai tiranni significa obbedire a Dio. In Albania ne è proprio il caso!

    Bisogna sottolineare altresì che le strutture della polizia di Stato in Albania durate questi sette giorni di protesta hanno maltrattato gli studenti ed altri cittadini che si trovavano per caso nei dintorni. Delle immagini trasmesse in diretta dalle reti televisive, quelle non controllate dal primo ministro e/o da chi per lui nonché dei filmati fatti dai cittadini con i loro telefoni cellulari, ne sono una inconfutabile testimonianza. Da quelle immagini si vedono degli studenti ed altri manifestanti che, non avendo dimostrato nessun segno di “pericolosità” pubblica, sono stati comunque vistosamente picchiati brutalmente dai poliziotti, spesso non in uniforme e senza neanche il loro numero di identificazione, che per legge sono obbligati a tenere ben in vista.

    Ci sono alcuni casi, trasmessi in diretta televisiva, che rappresentano una testimonianza toccante e molto significativa del barbaro comportamento dei “poliziotti”. Sono state trasmesse anche delle immagini di un cittadino che stava da solo, dopo che quella sera i manifestanti si sono spostati in altre parti della capitale. Ebbene, ad un certo momento si vede un “poliziotto” che si avvicina al cittadino e lo spinge. Lui cade a terra ma il “poliziotto”, invece di applicare quanto prevede in un simile casso il regolamento, e cioè di immobilizzarlo, continua a colpirlo con i calci sul corpo. Poi lo colpisce anche sulla tibia che, come si è saputo dopo dai suoi famigliari, è stata rotta. Ma la polizia di Stato e neanche i suoi dirigenti, nelle loro comunicazioni, hanno detto niente.

    Solo due giorni dopo un altro clamoroso caso, sempre testimoniato dalle immagini trasmesse in diretta dalle reti televisive non controllate dal primo ministro. Si vede un altro cittadino aggredito brutalmente da un “poliziotto”. In serata, dopo che la protesta si era spostata dal ministero dell’Educazione in altre parti della capitale, un cittadino stava da solo nel viale presso il ministero senza fare niente. Ad un certo momento si vede un “poliziotto” con un grosso scudo, che correndo contro di lui, lo colpisce spostandolo in aria, per poi cadere a terra. Ma il “poliziotto” non si ferma e continua colpirlo con forza. Lo stesso hanno fatto anche altri “poliziotti” che si erano avvicinati. Ma anche questo caso è stato coperto dal silenzio dei massimi dirigenti della polizia di Stato, che interrogati più volte dai giornalisti, non hanno risposto. I famigliari del cittadino aggredito però, in seguito hanno affermato che lui si trova in una grave situazione, avendo avuto delle fratture sulla testa ed in altre parti del corpo.

    Sono molto significative anche le immagini trasmesse in diretta televisiva, partendo da giovedì scorso, in cui si vedono chiaramente molti “poliziotti” che lanciavano pietre contro gli studenti ed altri manifestanti, compresi anche tanti minorenni. Un comportamento in palese violazione dei regolamenti che gestiscono il comportamento delle forze della polizia di Stato. “Poliziotti” che si divertivano a lanciare pietre contro i manifestanti!

    Sabato scorso, per la prima volta, sono stati usati dalle strutture speciali della polizia di Stato anche i proiettili di gomma, abusando palesemente di quello che prevedono e stabiliscono le leggi ed i regolamenti in vigore in Albania, nonchè le normative internazionali. Chi fa uso dei proiettili di gomma deve colpire solo e soltanto la parte inferiore del corpo. Invece sabato scorso hanno colpito, mirando volutamente, la parte superiore del corpo, viso compreso. Ci sono stati molti casi di persone ferite dai proiettili di gomma sabato scorso. Ma ovviamente anche di quello non hanno detto una sola parola gli alti dirigenti della polizia di Stato durante le loro poche apparizioni pubbliche! Da allora i proiettili di gomma sono stati regolarmente usati. Le immagini televisive hanno testimoniato proprio la presenza, sulle strade, dei bossoli di questi proiettili.

    Nelle loro poche comunicazioni pubbliche, i più alti dirigenti della polizia di Stato non hanno detto niente neanche della dismisura dell’uso dei gas lacrimogeni, di ignota fabbricazioni e composizione chimica. Non hanno detto niente dell’acqua lanciata con pressione dalle potenti pompe delle autobotti della polizia. Acqua con peperoncino, ma anche acqua di colore blu, che era piena di sostanze chimiche tossiche.

    Bisogna evidenziare anche che durante le proteste degli studenti, con tante studentesse in prima linea, ci sono stati sempre dei “poliziotti” senza uniforme e senza un numero di identità come prevede ed obbliga la legge. Le cattive lingue dicono che si tratta di rappresentanti attivi delle organizzazioni criminali che collaborano strettamente con il primo ministro. Proprio quelle organizzazioni che gli hanno garantito anche le “vittorie elettorali”. Nel frattempo i più noti media internazionali stanno continuamente trattando le proteste degli studenti in Albania. Invece il primo ministro, il diretto responsabile di questa situazione, si trova di nuovo in vistose difficoltà.

    Chi scrive queste righe continuerà ad informare il nostro lettore sugli sviluppi delle proteste degli studenti. Nel frattempo però bisogna ricordare quanto affermava Victor Hugo nel suo ben noto romanzo “I miserabili”. E cioè che giunge un momento in cui la protesta non è più sufficiente; dopo la filosofia è necessaria l’azione. Un’affermazione che ben si adatta alla situazione in Albania.

  • La Commissione europea si riferisce di nuovo a virtuali realtà

    Colui che inganna troverà sempre chi si lascerà ingannare.

    Niccolò Machiavelli ; “Il principe”

    Il 6 ottobre scorso la Commissione europea ha presentato ufficialmente un nuovo documento che si riferisce all’allargamento dell’Unione europea. Ma purtroppo, anche come in altri casi, i rapporti e le documentazioni della Commissione, almeno per l’Albania, non sono per niente realistici, anzi! La commissaria europea per l’allargamento e la politica di vicinato, una nota sostenitrice del primo ministro albanese, ha presentato il 6 ottobre scorso a Bruxelles una “nuova formula”, proposta dalla Commissione, proprio sull’allargamento dell’Unione europea con nuovi Paesi che hanno già avuto lo status di candidato, oppure con Paesi che non hanno avuto ancora questo status.

    Guarda caso però il 28 febbraio scorso il noto quotidiano tedesco Frankfurter Allgemeine Zeitung ha pubblicato un articolo scritto dal primo ministro albanese e dal presidente serbo. L’articolo si intitolava “La Serbia e l’Albania: una strada realistica verso l’Unione europea”. L’autore di queste righe informava allora il nostro lettore che gli autori, convinti che non ci sarà nessun progresso del percorso europeo dei due Paesi balcanici “…hanno presentato una richiesta ‘innovativa’ balcanica sull’adesione all’Unione europea. Si tratta di una richiesta che si basa su un’integrazione puramente commerciale, senza altri diritti per i cittadini di entrambi i Paesi, senza violare l’attuale equilibrio istituzionale dell’Unione”.

    La loro proposta “innovativa” prevedeva che tutti i Paesi candidati all’adesione nell’Unione europea non dovevano beneficiare del diritto di veto, non potevano avere dei commissari aggiuntivi e non potevano influenzare le istituzioni decisionali dell’Unione europea. Gli autori del sopracitato articolo in più “criticano anche l’atteggiamento dei massimi rappresentanti dell’Unione europea che non riescono a gestire gli sviluppi europei ed internazionali” (Richiesta ‘innovativa’ balcanica sull’adesione all’Unione europea; 9 marzo 2026). Pensare da che pulpito vengono queste critiche però! Le istituzioni dell’Unione europea allora non sono state entusiaste e non hanno espresso il loro appoggio a questa “proposta innovativa”.

    Ma adesso risulta che il documento ufficiale della Commissione europea, reso pubblico il 6 ottobre scorso, ha molti elementi in comune con la “proposta innovativa” del presidente della Serbia ed il primo ministro dell’Albania, pubblicata nel loro articolo congiunto sul noto quotidiano tedesco Frankfurter Allgemeine Zeitung. Chissà perché questo cambiamento di opinioni?! La Presidente della Commissione Europea però ha affermato la scorsa settimana che “l’allargamento della nostra Unione è una necessità geopolitica”.

    Riferendosi solo alla vera, vissuta e spesso anche sofferta realtà albanese, si può affermare, senza il minimo dubbio, che niente ha a che vedere con quello che dichiara convinta, nel caso dell’Albania, la commissaria europea per l’allargamento e la politica di vicinato. Sì perché lei parla di risultati ottimistici, in continuo progresso, di riforme importati, parte integrante dei capitoli dei negoziati in corso tra l’Albania e l’Unione europea. Negoziati che sono in continuo progresso (Sic!). Negoziati che il Consiglio europeo ha deciso di aprire il 24 marzo 2020 e che in realtà sono stati aperti ufficialmente il 19 luglio 2022, durante la prima conferenza intergovernativa tra l’Albania e l’Unione europea. Bisogna però affermare, sempre con la dovuta e richiesta oggettività, che invece in Albania nessuna riforma è stata fatta e perciò nessun importate capitolo si può chiudere.

    Proprio la scorsa settimana il nostro lettore veniva informato che “è stato reso pubblico il rapporto per il 2026 sull’Albania del Dipartimento di Stato statunitense. Si tratta di un documento che evidenza le sfide legate alla lotta contro la corruzione, contro la criminalità organizzata, contro il riciclaggio del denaro sporco ed altro. Sfide che secondo il primo ministro albanese sono state ormai vinte. Lo ha dichiarato anche il 30 settembre scorso, durante la congiunta conferenza stampa svoltasi a Tirana, con la presidente della Commissione europea. Ma mente spudoratamente, come fa sempre” (Bugie, inganni ed abominevoli messinscene; 5 ottobre 2026).

    Sì, in Albania è noto a tutti che la criminalità organizzata convive e collabora con il potere politico, rappresentato dal primo ministro. E proprio la criminalità organizzata garantisce le “vittorie elettorali” al primo ministro, come il “massacro elettorale” dell’11 maggio 2025. Ma la criminalità organizzata niente fa “gratuitamente”. In cambio ottiene dal primo ministro e/o da chi per lui, tutto lo spazio libero per svolgere le sue attività illecite, come l’uso delle infrastrutture in Albania per il traffico degli stupefacenti, il riciclaggio del denaro ecc..

    Il documento sull’allargamento dell’Unione europea, nel caso dell’Albania, non fa riferimento alla galoppante e ben radicata corruzione, che parte proprio dai più alti livelli istituzionali e governativi, coinvolgendo direttamente e personalmente anche il primo ministro e i suoi stretti famigliari e collaboratori. Mentre il documento della Commissione europea reso pubblico proprio il 6 ottobre scorso, afferma che l’Albania “ha fatto progressi nella lotta contro la corruzione”!

    Il documento sull’allargamento dell’Unione europea, nel caso dell’Albania, non fa riferimento, in nessuna delle sue pagine, al preoccupante e pericoloso spopolamento del Paese, soprattutto durante questi ultimi anni e neanche delle ragioni di questo spopolamento. Ma tutti sanno però che un simile e pauroso fenomeno ha una sola spiegazione: il malgoverno, la galoppante corruzione, gli abusi di poteri dai più alti rappresentanti istituzionali e politici, la mancanza sempre più grande dei posti di lavoro e la perdita della speranza per una vita migliore nella madre patria.

    Il documento sull’allargamento dell’Unione europea, presentato ufficialmente il 6 ottobre scorso a Bruxelles, nel caso dell’Albania, non evidenzia neanche la preoccupante e pericolosa svalutazione del Euro nei confronti della moneta locale. Bisogna però evidenziare che in Albania la produzione industriale è quasi inesistente in questi ultimi anni. Adesso anche la produzione agricola è stata drasticamente diminuita e tutto viene importato. Si  tratta di una svalutazione che solo negli ultimi tre anni ha raggiunto il livello di più del 30%! Secondo gli specialisti della finanza  questa svalutazione clamorosa, pericolosa e preoccupane è dovuta solo e soltanto al riciclaggio del denaro proveniente soprattutto dai traffici illeciti degli stupefacenti, cocaina in primis.

    Il documento sull’allargamento dell’Unione europea, presentato ufficialmente il 6 ottobre scorso  a Bruxelles, nel caso dell’Albania non fa nessun riferimento al fatto che il Paese ormai è diventato il primo narcostato in Europa. Si tratta di una conseguenza diretta della connivenza e stretta collaborazione tra il potere politico, presentato dal primo ministro e solo da lui e la criminalità organizzata, che sta diventando sempre più potente a livello internazionale. Una realtà che viene evidenziata negli ultimi anni dalle strutture specializzate internazionali, comprese anche quelle dell’Unione europea e i più noti media internazionali. Lo afferma convinto anche Nicola Gratteri, un noto conoscitore, per motivi di lavoro, delle attività della criminalità organizzata albanese. Lui dal settembre 2023 è stato nominato Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Napoli, dopo che, dal 2016, è stato procuratore di Catanzaro. Dall’aprile 1989 lui vive sotto scorta.

    Chi scrive queste righe è convinto che, quando tratta la situazione in Albania, la Commissione europea si riferisce di nuovo a virtuali realtà. Realtà che non hanno niente in comune con quella che si vive e si soffre in Albania. Modificando un po’ il pensiero di Machiavelli, si dovrebbe auspicare che colui che inganna troverà sempre meno persone che si lasceranno ingannare.

  • Bugie, inganni ed abominevoli messinscene

    Non sono mai sorpreso nel vedere uomini malvagi,

    ma spesso mi meraviglio nel vederli privi di vergogna.

    Jonathan Swift

    L’8 settembre scorso si è aperta a New York l’81a Assemblea Generale delle Nazioni Unite, mentre dal 22 al 28 settembre scorso si è svolto il dibattito. Tutti i capi di Stato o di governo, che rappresentavano i Paesi membri, hanno preso la parola trattando argomenti e situazioni da loro considerate importanti.

    La delegazione albanese era capeggiata dal primo ministro. Lui però, prima di andare a New York, era andato a Detroit dove ha partecipato ad un “incontro” con alcuni albanesi che vivono lì. Ma in realtà si trattava di un “incontro” con sostenitori del suo partito, scelti con molta cautela dagli organizzatori. E non a caso, proprio all’ingresso della sala dove era previsto l’incontro, c’era un’ex alto ufficiale della polizia, residente in Albania, ma venuto lì proprio per “garantire” la partecipazione “adeguata”. Fuori dell’albergo però, dove si stava svolgendo il “caloroso incontro”, in presenza del primo ministro, si erano radunati molti altri albanesi che stavano protestando contro di lui. Una protesta trasmessa in diretta anche dalla nota rete Fox News.

    Tornato a New York il primo ministro albanese, nonostante la sua necessità di apparire, non era riuscito ad avere un solo incontro che lui e la sua propaganda potevano usare, mentre, durante il suo previsto intervento all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, ha parlato dell’inteligenza artificiale. Un argomento, quello, che lui, per la sua formazione scolastica come insegnate di disegno e poi come pittore, non può conoscere. Ma siccome durante gli incontri il presidente statunitense e il presidente cinese in quei giorni, proprio durante l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, hanno trattato quell’argomento di grande interesse strategico per ben altri motivi, anche il primo ministro albanese ha fatto quella scelta, solo per “apparire”.

    Durante il soggiorno del primo ministro negli Stati Uniti d’America sua moglie faceva parte della delegazione, come previsto dal protocollo. Ma avevano portato con sé anche il loro figlio piccolo e le sue due tate. Al termine della visita si è parlato però di una fattura “piuttosto salata”, che comprendeva anche i suoi famigliari. E non si sa chi ha pagato il conto. I media non controllati dal primo ministro hanno seguito la vicenda per diversi giorni. Ma non c’è stata nessuna reazione in merito da parte dei diretti interessati. Inoltre, l’ufficio stampa del primo ministro non ha rilasciato dichiarazioni che si riferivano a quella fattura “piuttosto salata”, nonostante fosse stato contattato dai media che hanno trattato il caso. Chissà perché?! Ma questo per il primo ministro è ormai noto.

    Una volta tornato in Albania il primo ministro ha dovuto affrontare una situazione a lui non gradita, essendo egli stesso la persona accusata di abusi di potere, di corruzione e di molto altro. Ragion per cui il primo ministro, per spostare l’attenzione, ha scelto di “permettere” controlli da parte dei rappresentanti delle strutture del sistema della giustizia nei confronti di alti funzionari già coinvolti in diversi scandali, di cui il nostro lettore è stato informato, anche la scorsa settimana.

    E come sempre, in simili situazioni, il primo ministro vuol far credere che se la “giustizia” non indaga su di lui, questo significa che è innocente (Sic!). Il primo ministro vuol far credere che tutti possono essere colpevoli, tranne lui. Ragion per cui dichiara che bisogna lasciare la “giustizia” a fare il suo dovere. Secondo lui tutti devono rendere conto personalmente, perché abusano della sua fiducia. Ma tutti sanno però che in Albania i suoi collaboratori, partendo da quelli più stretti, non possono fare e non fanno niente senza il suo beneplacito. E se, per un momento, ignoriamo tutto e pensiamo che il primo ministro dice la verità, allora, tenendo presente la situazione albanese, significa che lui non è capace di fare il primo ministro. Ma lui, ovviamente, mente.

    Il 30 settembre scorso a Tirana è arrivata la Presidente della Commissione europea. La prima di una seria di visite della presidente della Commissione nei Paesi dei Balcani occidentali. Durante una conferenza stampa a fianco del primo ministro albanese, la presidente della Commissione europea ha trattato anche le indagini che si stanno svolgendo contro alti funzionari coinvolti in scandali ed abusi di potere. Secondo lei “…Quando vediamo casi [che sono] oggetto di indagine, questi dimostrano che il sistema funziona”. Aggiungendo poi convinta che tutto ciò “rappresenta la prova del funzionamento e del rafforzamento del sistema giudiziario” (Sic!). Però viene naturale la domanda: perché mente cosi la Presidente della Commissione europea?!.

    Si tratta di dichiarazioni che fanno molto comodo al primo ministro albanese. Durante la stessa conferenza stampa, a fianco della presidente della Commissione europea, a lui è stato chiesto “quale fosse la sua responsabilità politica in merito alle nomine effettuate”. Il primo ministro, schivando le sue responsabilità politiche ed istituzionali, ha dato una risposta evasiva. Lui ha affermato che la sua “responsabilità politica è una sola: che la riforma della giustizia non si fermi, che la lotta alla corruzione e alla criminalità organizzata si sviluppi sempre di più come missione del sistema”. Il primo ministro è altresì “convinto” che “…Se si pensa che, al momento di una nomina, la responsabilità ricada su chi nomina […] questo è un modo di vedere le cose simile a quello dell’epoca comunista”.

    E proprio in questa sua affermazione lui mente e cerca di ingannare. Sì, perché lui non solo non ha fatto niente per combattere la corruzione, ma ha beneficiato personalmente dalla corruzione. Mentre la sua connivenza con la criminalità organizzata gli ha garantito le sue “vittorie elettorali”, compreso anche il “massacro elettorale” del maggio 2025, di cui il nostro lettore è stato informato dettagliatamente. La collaborazione tra il primo ministro albanese e la criminalità organizzata che sta diventando potente a livello internazionale è da anni una cosa pubblicamente nota, non solo in Albania. Sono tanti i rapporti dei media internazionali  molto noti che lo testimoniano. Cosi come sono tanti anche i rapporti delle strutture specializzate internazionali, comprese quelle dell’Unione europea, che lo confermano. Chissà perché la Presidente della Commissione europea non ha avuto tutte queste informazioni?!

    La scorsa settimana è stato reso pubblico il rapporto per il 2026 sull’Albania del Dipartimento di Stato statunitense. Si tratta  di un documento di circa quaranta pagine che evidenza le sfide legate alla lotta contro la corruzione, contro la criminalità organizzata, contro il riciclaggio del denaro sporco ed altro. Sfide che secondo il primo ministro albanese sono state ormai vinte. Lo ha dichiarato anche il 30 settembre scorso, durante la congiunta conferenza stampa a Tirana, con la presidente della Commissione europea. Ma mente spudoratamente, come fa sempre.

    Il rapporto tratta anche il ben noto problema spinoso della registrazione delle proprietà. Il rapporto fa riferimento proprio ad un rapporto dell’Unione europea, secondo il quale l’80% dei dati precedentemente registrati necessita di verifica, mentre solo il 43% dei titoli di proprietà e il 10% delle mappe catastali sono stati digitalizzati. Dati preoccupanti che lasciano pensare a degli abusi delle proprietà e i sacrosanti diritti dei veri proprietari.

    Chi scrive queste righe è convinto che il primo ministro albanese quando si trova in difficoltà, cioé sempre, cerca di mentire, ingannare e generare abominevoli messinscene. Aveva ragione Jonathan Swift, il noto scrittore e saggista irlandese, quando affermava: “Non sono mai sorpreso nel vedere uomini malvagi, ma spesso mi meraviglio nel vederli privi di vergogna”.

  • Il collasso dello Stato

    Quando è in atto una crisi, la passività non fa che accrescere l’impotenza

    Henry Kissinger

    La scorsa settimana un altro clamoroso scandalo ha attirato tutta l’attenzione mediatica e pubblica in Albania. Il 21 settembre scorso il Tribunale speciale di primo grado contro la Corruzione e la Criminalità organizzata ha preso la decisione per gli arresti domiciliari della direttrice del Servizio Informativo dello Stato. Una decisione che è stata resa pubblica l’indomani, martedì 22 settembre. Una decisione che si riferiva ai fascicoli riguardantoi gli appalti abusivi miliardari e gli scandali legati all’Agenzia nazionale della Società dell’Informazione, costituita dal 2013.

    Il nostro lettore è stato informato a tempo debito e dettagliatamente di tutti quegli appalti abusivi resi pubblici almeno ad ora (Dichiarazione europea e preoccupanti realtà nazionali, 23 dicembre 2026; Nuovi scandali abusivi come espressione del totalitarismo, 29 dicembre 2025; Altro scandalo clamoroso abusando del supporto alla tecnologia, 23 gennaio 2026). L’Agenzia nazionale della Società dell’Informazione è considerata come “il giardino personale del primo ministro”. E non a caso. Dalle indagini risulterebbe che una delle persone che ha approfittato da quegli appalti sia lui stesso ed un suo stretto famigliare.

    L’autore di queste righe informava il nostro lettore che “un altro scandalo clamoroso è stato reso pubblico alla fine dell’anno appena passato in Albania. Si tratta di una “invenzione” diabolica per agevolare finanziariamente alcune imprese gestite da persone vicine ai massimi livelli politici. Risulterebbe altresì che un famigliare molto stretto del primo ministro sarebbe uno dei massimi approfittatori finanziari. E non solo dalle agevolazioni previste da questo progetto ben ideato, programmato ed attuato, ma anche da molti appalti pubblici gestiti dall’Agenzia nazionale della Società dell’Informazione (Altro scandalo clamoroso abusando del supporto alla tecnologia; 23 gennaio 2026).

    Invece a fine dicembre scorso l’autore di queste righe scriveva per il nostro lettore: “Come si può credere ad una simile Agenzia che dal 2013 ad oggi è stata diretta da una “stretta collaboratrice” del primo ministro e che, intercettazioni alla mano, ha orientato e gestito tutti gli appalti abusivi ormai documentati? E non a caso il primo ministro la sta difendendo a spada tratta”. Aggiungendo altresì che “…Bisogna sottolineare che l’Agenzia nazionale della Società dell’Informazione da anni dipende direttamente dal primo ministro e rende conto a lui. Ragion per cui, dopo che è stato reso pubblico il sopracitato scandalo, quell’Agenzia viene considerata come “il giardino personale” del primo ministro e dei suoi più stretti famigliari. E non a caso, soprattutto durante questi ultimi anni, sono stati molti anche i progetti, accompagnati sempre da abusivi appalti legati al “controllo digitale” di sempre più ambienti pubblici (Nuovi scandali abusivi come espressione del totalitarismo; 29 dicembre 2025).

    Ebbene ormai, ci sono stati degli sviluppi investigativi che hanno messo sotto arresto due delle persone che, nonostante non fossero dei funzionari importanti dell’Agenzia nazionale della Società dell’Informazione, gestivano, insieme con l’ormai ex direttrice dell’Agenzia e, ovviamente, con il beneplacito del primo ministro e dei suoi stretti famigliari tutti gli appalti abusivi pubblici. Uno di loro è stato arrestato in Francia, il 24 luglio scorso, dopo aver sorvolato con il suo aereo privato la centrale nucleare di Penly. Lui si trova tuttora nel carcere di Beauvais, mentre i suoi beni in Francia sono stati posti sotto sorveglianza dalle autorità. E di beni non aveva poco!

    Le autorità giudiziarie francesi che hanno trattato il caso hanno affermato che l’imprenditore albanese aveva in Francia “due appartamenti, un aereo privato turistico, veicoli, nonché un grande edificio medievale nel dipartimento dell’Oise, nel nord della Francia, con un valore di acquisto di circa 2,6 milioni di euro. Lui era una persona “talmente importante”, che durante una visita ufficiale del presidente Macron in Albania nel maggio 2025, ha fatto anche una foto con lui!

    Invece l’altro “intermediario” degli appalti pubblici svolti dall’Agenzia nazionale della Società dell’Informazione era colui che, da anni ormai è considerato come l’intermediario tra il primo ministro e la criminalità organizzata. Un’accusa che è stata fatta per la prima volta dall’ex vice primo ministro che da alcuni anni si trova in Svizzera, dove ha ottenuto l’asilo politico. Durante una lunga intervista rilasciata ad una televisione non controllata dal primo ministro, oltre a quell’affermazione, l’ex vice primo ministro ha anche affermato che il primo ministro ed il suo “coordinatore” bevevano delle bottiglie di vino che costavano 33 mila euro! Accuse che quando le ha fatte l’ex vice primo ministro nessuno le ha credute.

    Però, dopo l’arresto del “coordinatore”, il 26 agosto scorso, ovviamente con il “tacito” permesso del primo ministro che si trovava in difficoltà per le accuse quotidiane fatte durante le proteste a Tirana e voleva dimostrare che il sistema della giustizia funzionava, è stata sequestrata anche una cantina piena di bottiglie molto costose. Ma guarda caso, siccome gli agenti hanno deciso il trasferimento delle bottiglie in cantina l’indomani, durante la notte tutte le bottiglie sono state “sparite”! Al coordinatore sono state confiscate, tra l’altro, anche molti beni immobiliari e conti correnti. Ebbene proprio con il coordinatore tra il primo ministro e la criminalità organizzata era molto legata l’ormai ex direttrice del Servizio Informativo dello Stato.

    Prima di aver avuto il suo incarico in Albania lei, dal 2019 al giugno 2021, ha avuto un altro incarico, quello di vice direttrice dell’Agenzia di Intelligenze del Kosovo, cioè sempre con i Servizi segreti. Però l’allora Presidente della Repubblica del Kosovo, in seguito alla richiesta del primo ministro, il 30 giugno 2021 ha decretato il suo licenziamento. Tutto perché la vice direttrice, durante il suo servizio, aveva divulgato o non aveva tutelato informazioni classificate. Il che rappresenta un “reato punibile ai sensi del Codice penale del Kosovo e della restante normativa vigente in materia di informazioni classificate”.

    Dopo il suo licenziamento lei è stata “accolta a braccia aperte” dal primo ministro albanese, che prima l’ha nominata sua consigliera per la sicurezza e poi direttrice del Servizio Informativo dello Stato. Non solo, ma il primo ministro ha consapevolmente ignorato anche tutte le denunce che svelavano chi era la sua nuova consigliera per la sicurezza che in seguito l’ha nominata come direttrice del Servizio Informativo dello Stato (Sic!). In una sua dichiarazione pubblica dopo la nomina il primo ministro aveva affermato convinto che la nuova direttrice del Servizio Informativo dello Stato era una “garanzia assoluta” per i servizi Segreti. Un’affermazione quella che è stata svalutata solo tre anni dopo.

    Uno dei compiti istituzionali della direttrice del Servizio Informativo dello Stato è anche avere dei “contatti di lavoro” con molti suoi “colleghi” di altri servizi statali, ma non solo. Lei, visto in modo come svolgeva il suo incarico istituzionale poteva, senza scrupolo, passare informazioni molto riservate ad altri servizi. E non dimenticare che l’Albania è un Paese membro della NATO. Il che significa che, con molta probabilità, possano essere diffusi non solo i segreti di Stato dell’Albania, ma anche quelli di altri Stati membri della NATO. Con tutte le inevitabili conseguenze.

    Chi scrive queste righe è convinto che lo Stato in Albania è collassato. Aveva ragione Kissinger che affermava: “Quando è in atto una crisi, la passività non fa che accrescere l’impotenza.”.

  • Un’intervista che svela clamorosi scandali ed abusi di potere

    Guai all’uomo per colpa del quale avviene lo scandalo!

    Vangelo secondo Matteo, 18/7

    Il 7 settembre scorso l’ex vice primo ministro ed uno dei più stretti collaboratori del primo ministro albanese, fino al luglio 2023, ha rilasciato di nuovo un’intervista dalla Svizzera, dove si trova ormai, avendo ottenuto l’asilo politico. Questa di lunedì 7 settembre era la quinta intervista rilasciata alla stessa televisione albanese, non controllata dal primo ministro.

    Durante l’intervista l’ex vice primo ministro non solo ha fatto nuove denunce che coinvolgono direttamente il “capo del’organizzazione”, come lui da tempo chiama il primo ministro albanese, ma ha anche distribuito delle registrazioni audio che evidenziano sia la clamorosa corruzione delle istituzioni, che la collaborazione tra il primo ministro con degli individui stranieri, suoi “amici”, coinvolti in molti scandali a livello internazionali. Ebbene, uno di quelli, un cittadino di origine ebrea, che ha anche il passaporto statunitense e, dal novembre 2018 anche quello albanese, è stato coinvolto in molti scandali in diversi Paesi del mondo, nonché in molti processi giudiziari.

    Il nostro lettore è stato informato, a tempo debito, delle quattro precedenti interviste dell’ex vice primo ministro. Lui, oltre a quell’importante incarico istituzionale (2021-2022), dal 2013 è stato anche anche ministro dello Sviluppo economico, poi ministro delle Finanze e, alla fine, ministro di Stato per la Ricostruzione del Paese, dopo il terremoto del 2019. Ma chissà perché per lui è stato chiesto l’arresto nel luglio 2023?! E questo non poteva mai e poi mai accadere senza il beneplacito del primo ministro. L’accusa era per abuso d’ufficio, corruzione passiva, illegittimo vantaggio di interessi e riciclaggio di denaro. Ma lui nel frattempo, proprio in quei giorni, era riuscito a scappare all’estero, in Svizzera. Ormai gode lì dello stato dell’avente diritto all’asilo politico, cioè gode del diritto di immunità personale, accordato da un Paese ad un cittadino straniero per motivi politici.

    Il nostro lettore è stato informato anche di quello che pensava il primo ministro, fino a poche settimane prima che si chiedesse l’arresto del suo stretto collaboratore. Lui dichiarava convinto che l’ex vice primo ministro era “…uno dei collaboratori con il quale mi sono incontrato di più, ho comunicato di più al telefono, ho discusso di più per molte delle nostre decisioni durante questi anni” (Altre rivelazioni clamorose di abusi di potere; 12 gennaio 2026).

    Il nostro lettore, nello stesso articolo, è stato informato che dopo la fuga in Svizzera e l’ottenimento dello stato di avente diritto all’asilo politico, l’ex vice primo ministro ha denunciato l’operato del suo diretto superiore. Ha rivelato molti casi clamorosi di abuso di potere, rendendo pubblici molti fatti accaduti, fatti che conosceva personalmente, avendo svolto importanti incarichi istituzionali. Ovviamente l’ex vice primo ministro non è uno stinco di santo, ma lui continua a dichiarare che “…è pronto e sempre disponibile a testimoniare davanti ai tribunali, ma non in Albania”. Sì perché, come ha affermato, in Albania lui rischia la vita.

    Il nostro lettore è stato altresì informato che il 24 settembre 2024 in Albania è stata costituita un’impresa a partecipazione statale, denominata KAYO, per “sviluppare un’industria militare moderna, basata sulle capacità locali e su partenariati strategici”. Tutto dopo che il Parlamento aveva approvato il 26 luglio 2024 un’apposita legge. Poi il 12 giugno 2025, con una decisione del Consiglio dei ministri, è stato stabilito che la sopracitata impresa, quando diventa parte attiva di un’altra società, non deve mai avere meno del 45% del capitale della nuova società. Nel giugno 2025 la proprietaria di una società albanese, costituita nel 2016, che opera nel campo della produzione e/o dell’adattamento dei mezzi motori per permettere l’installazione di armamenti di vario genere, ha deciso di vendere il 49% delle sue azioni ad una società di proprietà di un “noto imprenditore” israeliano, “amico” del primo ministro, costituendo una nuova società comune.

    L’autore di queste righe informava allora il nostro lettore che “…nei primi giorni dell’agosto 2025, tra questa nuovissima società azionaria e la sopracitata impresa statale [KAYO] che opera, tra l’altro, nel campo degli armamenti, è stata costituita un’altra società azionaria. Ma nonostante la sopracitata decisione del Consiglio dei ministri stabiliva che quell’impresa statale non doveva mai avere meno di 45% del capitale societario, la sua quota di partecipazione era soltanto il 20% del capitale totale. Mentre l’80% del capitale apparteneva alla società privata. Una clamorosa e palese violazione legale da parte dell’impresa statale!” (Attenti ai furfanti che abusano del potere conferito o usurpato; 19 gennaio 2026).

    Tornando alla quinta intervista dell’ex vice primo ministro, trasmessa il 7 settembre scorso dalla stessa televisione non controllata dal primo ministro, che aveva trasmesse anche le altre precedenti interviste, l’ex vice primo ministro, ha continuato a denunciare quello che sta accadendo in Albania. In più però ha anche diffuso registrazioni audio che, a suo dire, svelano un presunto piano illecito riguardante l’uso improprio di fondi pubblici, la depredazione di beni statali, nonché il traffico internazionale di armi. Al centro delle sue accuse figurano le società in cui l’impresa statale KAYO partecipa con solo 20% delle azioni, ma anche l’imprenditore israeliano, “amico” del primo ministro, che si vanta di essere stato incaricato da lui “per svolgere gli affari sporchi”.

    Durante la sopracitata intervista del 7 settembre scorso, l’ex vice primo ministro ha rivelato che possiede diverse registrazioni audio autentiche, a lui consegnate da strutture specializzate che non intendeva renderle note. Lui ha informato però che in una registrazione che dura circa tre ore “…la figura centrale è il capo dell’organizzazione”, cioè il primo ministro albanese. Invece in un’altra registrazione in suo possesso si sentono alcune persone parlare e confidarsi tra di loro “…come in un film sulla criminalità organizzata”. L’ex vice primo ministro ha affermato che c’è anche una registrazione che riguarda l’imprenditore israeliano, “amico” del primo ministro, dove si elencano gli scandali milionari in cui lui è coinvolto, sia negli Stati Uniti, che in Africa ed in Albania.

    Un clamoroso scandalo è legato alla produzione e all’esportazione delle armi e munizioni prodotte dalle società in cui l’impresa statale KAYO partecipa con solo 20% delle azioni. Dalle registrazioni risulta che quelle società non possono produrre armi e, perciò, neanche esportare in Paesi come l’Ucraina. Una di quelle società, l’Advanced Arms Technology, secondo gli atti ufficiali, risulta avere soltanto due dipendenti: l’amministratrice e l’addetto al magazzino. E proprio questa società, sempre dalle registrazioni in possesso dell’ex vice primo ministro, risulta produrre armi e munizioni ed esportarle nei Paesi come l’Ucraina (Sic!)..

    Ma in realtà questa società semplicemente importa armi e munizioni, che poi solo riconfeziona e le esporta come “produzione albanese” in Paesi in conflitto, Ucraina compresa. I Paesi da dove vengono importate le armi e le munizioni sono paesi africani come Sudan e Nigeria. Il “mediatore” ovviamente è l’imprenditore israeliano, “amico” del primo ministro albanese. Bisogna evidenziare che il Sudan è un Paese sanzionato dall’Unione europea. Perciò l’Albania non rispetta gli obblighi come Paese candidato per aderire all’Unione e svolge un traffico internazionale di armi.

    Chi scrive queste righe considera che l’intervista rilasciata il 7 settembre scorso dall’ex vice primo ministro dalla Svizzera ha svelato clamorosi scandali ed abusi di potere. E con molta probabilità, dalle sopracitate registrazioni che lui ormai possiede, altri scandali potrebbero essere resi noti nel prossimo futuro. Scandali che coinvolgono direttamente il primo ministro albanese. Però guai all’uomo per colpa del quale avviene lo scandalo! Così scriveva san Matteo nel suo Vangelo.

  • ‘Piattaforme’ ingannevoli in sostegno in un partito Stato

    Piuttosto che avere successo con l’inganno, fallisci con onore.

    Sofocle

    Messo sotto pressione e trovandosi in vistosa difficoltà dalle denunce ed accuse di abuso di potere, conferito e/o usurpato, durante le quotidiane proteste dei cittadini nella capitale, il primo ministro albanese sta cercando di apparire “comprensivo e collaborativo” con i cittadini. Ma in verità sta cercando di sostiuire le istituzioni che, per legge hanno anche l’obbligo di risolvere i problemi dei cittadini, proprio con il suo partito Stato, il partito socialista, che lui dirige da ventun’anni ormai. Si tratta di una drammatica esperienza, vissuta dagli albanesi durante la dittatura comunista.

    E per rendere possibile il ruolo dominante del partito Stato, il 30 luglio scorso, nel corso di un incontro con i vertici del partito, il primo ministro ha presentato una “nuova iniziativa” chiamata la “Presenza Fedele”. Presentando la “nuova iniziativa” ha dichiarato che “Ogni venerdì, alle 17:00, tutti noi saremo dove la “Presenza Fedele” richiede che siamo”. Specificando poi che “…la “Presenza Fedele” non è una riunione. È una sessione di ascolto a turno: faccia a faccia, a tu per tu e a bassa voce”. E tutto ciò secondo un protocollo deciso però dallo stesso primo ministro.

    Tuttavia, questo appuntamento settimanale, o “sessione di ascolto con la gente”, come la definisce il primo ministro, è orchestrato con cura per garantire una censura totale. Lui ha dichiarato che “Chiunque desideri esporre le proprie rimostranze si presenti nel luogo e all’orario prestabiliti e attendendo il momento di sedersi al tavolo di fronte ai propri rappresentanti [politici], i quali prendono rispettosamente nota di quanto il cittadino afferma. La “Presenza Fedele” non ammette telecamere. Consente di scattare fotografie all’inizio dell’incontro solo previo consenso dei presenti e senza mostrarne i volti. La “Presenza Fedele” rifiuta l’appartenenza a partiti […. ] non offre false speranze che qualcuno possa fornire aiuto al di fuori delle regole stabilite”.

    Il primo ministro albanese, dopo 13 anni al potere, si è ricordato di chiedere ai suoi deputati di sedersi di fronte ai cittadini e di ascoltarli. E durante questi 13 anni ha avuto tutte le opportunità di fare proprio quello che adesso sta “proponendo”. Invece non ha fatto niente, nonostante sia stato informato di quello che accadeva. Bastavano solo le denunce fatte dall’opposizione o da quei pochi media da lui non controllati, per rendersi conto della vera, vissuta e spesso sofferta realtà. Ragion per cui il primo ministro albanese è il diretto responsabile di una simile preoccupante situazione. Perciò, la presentazione delle “nuove iniziative” è semplicemente una messinscena, cercando di spostare l’attenzione pubblica dalle denunce e dalle accuse a lui fatte durante le proteste.

    Ma la “Presenza Fedele” non è la sola “iniziativa” presentata ultimamente dal primo ministro. Un’altra simile iniziativa è quella da lui denominata lo “Specchio Albania”. La scorsa settimana l’autore di queste righe informava il nostro lettore che “visibilmente in difficoltà, in seguito agli sviluppi degli ultimi mesi, il primo ministro “inventa” altre ingannevoli promesse. Solo in queste ultime settimane ne ha presentate alcune. Una di queste, denominata “Specchio Albania”, è stata presentata il 24 agosto scorso. Simili ad altre precedenti ingannevoli promesse di “governare insieme con i cittadini”, anche lo “Specchio Albania” è solo una fasulla promessa di seguire in tempo reale le richieste e le preoccupazioni dei cittadini. Il primo ministro, riferendosi allo “Specchio Albania” […] ha “garantito” che “…..ogni questione o preoccupazione sollevata dai cittadini sulla piattaforma sarebbe stata monitorata in tempo reale e avrebbe ricevuto una risposta””. L’ennesima sua bugia. (Promesse ingannevoli mai mantenute; 1 settembre 2026).

    Nel 2017, il primo ministro aveva presentato una piattaforma per governare insieme con i cittadini. L’obiettivo, secondo lui, era quello di affrontare le loro lamentele eliminando i filtri burocratici e consentendo ai cittadini di fornire idee e proposte per iniziative concrete. Il primo ministro aveva addirittura affermato che quella piattaforma sarebbe servita non solo a risolvere i problemi dei cittadini, ma anche a contrastare la corruzione nella pubblica amministrazione. Nel 2024, il primo ministro annunciò una sua nuova piattaforma online, denominata “Transparency Albania”. L’obiettivo dovrebbe essere quello di permettere ad ogni cittadino di rivolgersi a qualsiasi istituzione per ottenere informazioni e di seguire in tempo reale lo stato della propria richiesta. Ma tutte quelle “piattaforme” erano solo delle messinscene a scopo propagandistico e nient’altro.

    Si tratta di “piattaforme” basate sull’intelligenza artificiale, elaborate e programmate, guarda caso, dall’Agenzia Nazionale della Società dell’Informazione. Un’agenzia coinvolta in scandali abusivi milionari, che testimoniano il diretto coinvolgimento del primo ministro e di suoi stretti famigliari, di cui il nostro lettore è stato informato dettagliatamente negli ultimi mesi (Dichiarazione europea e preoccupanti realtà nazionali, 23 dicembre 2026; Nuovi scandali abusivi come espressione del totalitarismo, 29 dicembre 2025 ecc.). E pensare come una simile agenzia potrebbe programmare delle credibili “piattaforme”, non condivisibili però con gli “orientamenti” del primo ministro!

    Durante questi ultimi giorni lui sta facendo di nuovo uso propagandistico ed ingannatore della piattaforma “Specchio Albania”. Invece moltissime generazioni, da più di due secoli, hanno letto e riletto la ben nota fiaba Biancaneve, scritta dai fratelli Grimm nel 1812 ed in seguito tradotta e pubblicata in molte lingue del mondo. In quella fiaba la regina cattiva, matrigna di Biancaneve, aveva uno specchio magico che sapeva dare le vere risposte alle domande fatte dalla regina. Tutti si ricordano della domanda che normalmente la regina bella ma cattiva rivolgeva allo specchio magico. “Specchio, specchio delle mie brame! Chi è la più bella del reame?”. E lo specchio magico rispondeva: “Mia regina, bella voi siete, ma al mondo una fanciulla più bella di voi c’è, il suo nome è Biancaneve”. Invece lo “Specchio” del primo ministro albanese “accontenta” sempre lui. Ma ovviamente si tratta di una “piattaforma” che, come tutte le altre, sarà presto dimenticata.

    Nel frattempo il primo ministro sta usando questa “piattaforma” per annunciare che lui ignora il ben noto principio di Montesquieu sulla separazione di poteri. Almeno in questo caso si sta dimostrando sincero. La scorsa settimana il primo ministro ha confermato, senza mezzi termini, che anche il potere legislativo e quello giudiziario dovrebbero aderire all’iniziativa del suo partito, “Specchio Albania”. Lui, oltre al potere esecutivo e quello legislativo, cerca di mettere sotto il suo diretto controllo anche il potere giudiziario. Sì, perché per il primo ministro albanese, un noto e confermato autocrate, lo Stato ed il partito al governo sono una cosa sola.

    Alcuni giorni fa dichiarava convinto: “… La piattaforma “Specchio Albania” è un nuovo spazio in cui, grazie alla tecnologia e alle straordinarie opportunità offerte dall’intelligenza artificiale in questa fase del nostro sviluppo, l’intero apparato pubblico dello Stato può coesistere con il pieno diritto di ogni cittadino di esaminare il proprio Stato, di interrogarlo e di chiederne il sostegno”.

    Chi scrive queste righe è convinto che le “Piattaforme” ingannevoli in sostegno in un partito Stato sono le ultime e disperate “trovate” del primo ministro albanese. Lo testimoniano le tante altre simili, sempre presentate “ufficialmente” da lui durante gli ultimi anni, che cercavano di convincere che lui e i suoi collaboratori volevano governare insieme con i cittadini. Sofocle, uno dei più grandi e noti tragediografi dell’antica Grecia, vissuto circa venticinque secoli fa, affermava: “Piuttosto che avere successo con l’inganno, fallisci con onore”. Ma per il primo ministro albanese il concetto “onore” non ha senso. Lui tutto può fare, ma mai in rispetto dell’“onore”.

  • Promesse ingannevoli mai mantenute

    Si promette più in un’ora di quanto si mantiene in cent’anni.

    Proverbio

    In Albania continuano senza sosta le proteste pacifiche, cominciate nella capitale il 31 maggio scorso, dopo che un giorno prima c’è stata una protesta in un’area turistica a nord di Valona contro un progetto finanziato dal genero del presidente statunitense. Durante quella protesta delle guardie private hanno maltrattato un cittadino, in presenza anche delle forze della polizia di Stato. Il nostro lettore è stato informato sia di quella protesta che di quelle quotidiane, pacifiche e massicce, che si svolgono nella capitale (Da più di due settimane massicce proteste in Albania, 15 giugno 2026; Ribellarsi contro un autocrate corrotto è un obligo, 22 giugno 2026; Mente perché non può fare nient’altro, 29 giugno 2026). Oggi si svolgerà la 94esima. Dai primi giorni, durante le proteste, i manifestanti denunciano gli abusi di potere, conferito e/o usurpato, da parte del primo ministro albanese, riferendosi a fatti concreti, accaduti, denunciati e pubblicamente noti.

    Bisogna sottolineare che dai primi giorni, le proteste sono state trattate ed analizzate anche dai più noti media internazionali, si carta stampata e televisivi, facendo proprio riferimento alle denunce fatte dei cittadini e legate agli abusi del primo ministro. Non pochi media televisivi hanno trasmesso anche in diretta le proteste. E pensare che alcuni di questi noti media, prima che cominciassero le proteste, hanno fatto riferimento ai “successi” del governo albanese e delle “capacità” del primo ministro. Chissà perché un simile e significativo cambiamento della loro linea editoriale?!

    Durante le ormai 93 proteste quotidiane svolte, i manifestanti hanno denunciato anche tutte le promesse fatte e mai mantenute dal primo ministro, evidenziando la vera, vissuta e sofferta realtà albanese, che niente ha in comune con quella immaginaria che cerca di presentare lo stesso primo ministro e la sua potente e ben organizzata propaganda, usando anche molti media, i cui proprietari sono dei clienti del governo e ne approfittano dalla “generosità” del primo ministro.

    I cittadini stanno denunciando, durante le proteste, le promesse fatte dal primo ministro subito dopo aver cominciato il suo primo mandato, nel settembre del 2013. Come la promessa di combattere la corruzione a tutti i livelli istituzionali e dell’amministrazione pubblica. Una promessa fatta ogni volta che il primo ministro lo considerava necessario. Ma sempre si è trattato di una promessa mai mantenuta. La corruzione, invece di essere combattuta, è stata radicata e consolidata a tutti i livelli, coinvolgendo direttamente anche colui che prometteva “successi” in questa sfida.

    I cittadini stanno denunciando anche la connivenza del potere politico, rappresentato dal primo ministro, con la criminalità organizzata che sta diventando sempre più potente, anche a livello internazionale. Ragion per cui ormai l’Albania si considera il primo narcostato in Europa. Con le loro denunce durante le proteste quotidiane, i manifestanti evidenziano anche le promesse fatte dal primo ministro e mai mantenute, per combattere la criminalità organizzata. E non poteva essere altrimenti, visto che proprio la criminalità organizzata garantisce al primo ministro, fatti denunciati e pubblicamente noti alla mano, le “vittorie” elettorali. Fatti questi evidenziati anche dalle strutture specializzate internazionali, soprattutto dopo il massacro elettorale dell’11 maggio 2025.

    I cittadini denunciano altresì una promessa, fatta subito dopo l’inizio del suo primo mandato, che riguardava il sistema sanitario pubblico, il quale doveva garantire a tutti i cittadini che ne avevano bisogno un servizio gratuito e di qualità. Quanto si è verificato però da allora in poi ha testimoniato che si è trattato di una promessa mai mantenuta. Non solo ma, fatti accaduti e che tuttora stanno accadendo, fatti testimoniati, denunciati e pubblicamente noti alla mano, risulta che coloro che ne hanno approfittato sono state delle imprese private, legate al primo ministro, che nell’ambito del partenariato pubblico privato hanno avuto degli appalti milionari, senza però garantire i servizi previsti. Usando spesso anche le strutture pubbliche per svolgere le loro attività. Quella promessa è stata un vero e proprio fallimento, denunciata durante le proteste quotidiane nella capitale.

    I cittadini denunciano anche la promessa fatta dal primo ministro per garantire l’acqua potabile nelle case degli albanesi 24 ore su 24. Una promessa fatta dal primo ministro durante il suo primo mandato e poi ripetuta spesso successivamente, ma purtroppo mai mantenuta  Anche oggi, nella capitale ed in molte città in Albania manca l’acqua potabile.

    I cittadini denunciano, ormai da più di tre mesi durante le proteste quotidiane, un’altra promessa fatta dal primo ministro e riguardante il sistema delle strade interurbane a “livello europeo”. Anche quella è stata una promessa elettorale mai mantenuta. Si perché ci sono tante le strade in cui sono stati investiti centinaia di milioni dai fondi pubblici di uno dei Paesi più poveri dell’Europa e quelle strade spesso sono crollate e continuano a crollare, mettendo così in pericolo la vita dei cittadini. E nonostante ciò nessuno riconosce le proprie responsabilità, partendo dal primo ministro.

    I cittadini denunciano, durante le proteste quotidiane nella capitale, anche il fallimento del sistema dell’istruzione pubblica, nonché il mancato, necessario e dovuto finanziamento in sostegno della ricerca scientifica. Tutto questo mentre il primo ministro ed i suoi collaboratori promettevano dal primo mandato sviluppi significativi in seguito alla riforma del sistema dell’istruzione pubblica. Ma si trattava sempre di promesse non mantenute. Lo confermano anche i dati dei rapporti PISA (Programme for International Student Assessment – Programma per la valutazione degli studenti internazionali; n.d.a.), secondo i quali il livello educativo in Albania è il più basso d’Europa. Il nostro lettore è stato informato della situazione del sistema dell’istruzione pubblica e della ricerca scientifica in Albania a tempo debito (Un rapporto che svela la realtà; 20 luglio 2026).

    I manifestanti denunciano durante le proteste pacifiche quotidiane anche il molto preoccupate, pericoloso e continuo spopolamento del Paese, soprattutto in questi ultimi anni, da quando il primo ministro ha avuto il suo primo mandato. Spopolamento dovuto all’impossibilità di trovare un posto di lavoro adeguatamente rimunerato e la speranza di un futuro migliore, nonostante le promesse elettorali mai mantenute del primo ministro e della sua potente propaganda. Il primo ministro in questi anni è riuscito a garantire solo un’economia basata sul riciclaggio del denaro proveniente soprattutto dal traffico degli stupefacenti che ha causato anche il crollo dell’Euro nei confronti della moneta locale. In simili condizioni gli albanesi fuggono all’estero, con tutte le derivanti e preoccupanti conseguenze. Conseguenze che sono ormai di dominio pubblico.

    Visibilmente in difficoltà, in seguito agli sviluppi degli ultimi mesi, il primo ministro “inventa” altre ingannevoli promesse. Solo in queste ultime settimane ne ha presentate alcune. Una di queste, denominata “Specchio Albania”, è stata presentata il 24 agosto scorso. Simili ad altre precedenti ingannevoli promesse di “governare insieme con i cittadini”, anche lo “Specchio Albania” è solo una fasulla promessa di seguire in tempo reale le richieste e le preoccupazioni dei cittadini. Il primo ministro, riferendosi allo “Specchio Albania”, l’ultima sua “promessa” di governare insieme con i cittadini, ha “garantito” che “…ogni questione o preoccupazione sollevata dai cittadini sulla piattaforma sarebbe stata monitorata in tempo reale e avrebbe ricevuto una risposta”. L’ennesima sua bugia.

    Chi scrive queste righe è convinto che durante questi tredici anni, il primo ministro albanese ha fatto solo delle promesse ingannevoli mai mantenute. Promesse con le quali ha cercato e tuttora sta cercando solo e soltanto di passare l’ennesima difficoltà. Modificando un po’ la saggezza popolare, espressa anche con i proverbi, nel caso del primo ministro albanese si potrebbe dire che si promette più in un’ora di quanto si mantiene non in cent’anni, ma neanche nelle ore successive.

  • Gli scandali albanesi

    I lettori de Il Patto Sociale – Informazione Europa ogni settimana trovano un articolo che dall’Albania ci testimonia alcune situazioni di un Paese che è in via di adesione all’Unione europea ed al quale come Italia siamo fraternamente legati. Purtroppo da questi articoli, per chi ha la pazienza di leggerli, si evincono una serie di gravissimi problemi legati alla criminalità organizzata ed alla corruzione. Auspicando che l’Albania diventi membro della Ue riteniamo che per il suo ingresso debbano, prima, essere chiariti e risolti quei problemi legati alla corruzione e alla criminalità che ha anche diramazioni sia in Italia che nel mondo.

    Gli articoli pubblicati su Il Patto Sociale – Informazione Europa, così come vari reportage, usciti non solo in Italia, e le pubblicazioni sul tema, tra cui ‘Invincibili’ di Nello Trocchia e le interviste del procuratore Nicola Gratteri, non sono mai stati seguiti da querele il che dimostra come non si tratti di fantasiose preoccupazioni ma di scottanti realtà.

    A beneficio non solo dei nostri lettori ma anche delle forze politiche italiane ed europee, riportiamo alcuni stralci degli articoli che abbiamo pubblicato nel 2025.

    In Albania opera una Struttura speciale contro la Corruzione e la Criminalità che è in funzione dal 25 novembre 2019. Sulla base di denunce a questa autorità, che riguardavano sia il diretto coinvolgimento del sindaco della capitale, sia del primo ministro albanese e di alcuni suoi stretti collaboratori, tra i quali il Segretario generale del Consiglio dei ministri, è stato arrestato il sindaco. A Tirana doveva essere costruito un inceneritore e altri due in altre località che non sono mai entrati in funzione, benché, i cittadini della capitale e delle altre due città pagassero salate tasse. Come se gli inceneritori funzionassero regolarmente. Il sindaco, nel frattempo, è stato arrestato per corruzione passiva, in almeno nove casi, e per riciclaggio di denaro, insieme con altre persone, tra cui sua moglie.

    Secondo i procuratori della Struttura speciale contro la Corruzione e la Criminalità organizzata il sindaco avrebbe approvato molti permessi di costruzione edilizia, nella capitale, a degli imprenditori coi quali poi divideva i guadagni ed è stato accusato di condivisione di ingenti fondi pubblici con varie imprese e organizzazioni non governative, tra cui alcune di sua moglie controllate direttamente con persone collegate. Il sindaco della capitale non è stato però accusato per il clamoroso scandalo degli inceneritori. E neanche per lo scandalo, reso noto quasi un anno prima, nel quale era coinvolto direttamente e/o tramite alcuni suoi stretti collaboratori e dirigenti del comune della capitale. Uno scandalo legato a molti appalti truccati e a finanziamenti per delle società che esistevano solo sulla carta.

    Il fatto che il sindaco della capitale non sia stato accusato per lo scandalo degli inceneritori, in cui sembra siano coinvolti anche il primo ministro ed altri suoi stretti collaboratori, attesta i limiti ai quali la giustizia albanese è sottoposta nello svolgere il suo ruolo istituzionale.

    Il 15 aprile la rete televisiva ARTE ha trasmesso in prima serata un lungo documentari: “Droga, dollari, diplomazia/L’Albania e l’Unione europea”.  Gli autori del documentario hanno trattato anche del traffico di droghe che entrano in Albania dal porto di Durazzo sottolineando che “la porta d’ingresso è il porto più grande dell’Albania. Esattamente qui a Durazzo entra una grande quantità di droga, generando così una grande quantità di denaro sporco”. Ed ancora “i cartelli della droga sono strettamente legati alla politica. Loro finanziano le campagne elettorali, assicurano fondi pubblici e sostengono i politici. Due ex ministri degli Interni di Edi Rama sono stati legati al traffico della droga e hanno dato le loro dimissioni soltanto dopo le pressioni pubbliche”. Gli autori del documentario evidenziano che anche il fratello minore del primo ministro “è coinvolto nel traffico delle droghe ed è stato accusato [dall’opposizione] perché, insieme con una banda di trafficanti, ha portato grandi quantità di cocaina nei Paesi dell’Unione europea nel 2014”.

    Il nesso tra criminalità organizzata e corruzione è stato evidenziato nel libro ‘Invincibili’ del giornalista investigativo Nello Trocchia. Trocchia nelle pagine del suo libro riferisce anche di un incontro avvenuto nel 2019 nell’isola caraibica di Aruba (piccola isola, parte integrante del Regno dei Paesi Bassi, nel Mare caraibico, a nord del Venezuela) tra i rappresentanti della mafia albanese ed alcuni stretti collaboratori del primo ministro albanese, a livello di ministri e di alti funzionari. I partecipanti all’incontro, dice Trocchia, hanno parlato e negoziato un progetto di riciclaggio del denaro sporco nel settore dell’edilizia. Un settore che per tutte le strutture specializzate internazionali ricicla miliardi in Albania. Si tratta di miliardi che provengono dalle attività criminali, dal traffico delle droghe e dalla corruzione.

    In visita nella zona di pregio turistico di Theth nel 2024, il primo ministro albanese aveva rassicurato gli abitanti della zona che il governo stava risolvendo il noto problema del riconoscimento legale, finora mancato, delle loro proprietà ereditate dai loro avi. Un problema diffuso in tutta l’Albania dovuto anche alle falsificazioni “legalizzate” dalle istituzioni, che penalizzano i veri proprietari a beneficio di persone vicine ai politici, loro “amici e clienti”. Sono diventati abusivamente “proprietari” anche dei prestanome, sempre legati ai rappresentanti politici e agli oligarchi, che sempre vanno “d’accodo” con chi governa.

    Ma il 7 luglio 2025 in quella bellissima area turistica, su ordine proprio dello stesso primo ministro, le ruspe hanno cominciato a fare tabula rasa. Si è parlato di una vendetta del primo ministro nei confronti degli abitanti della zona che alle elezioni dell’11 maggio 2025 non lo avevano votato. Ma anche di un diabolico piano del primo ministro per offrire quel territorio agli “investitori strategici”, con i quali ha rapporti consolidati, come è avvenuto in altre aree di alto valore turistico, soprattutto sulle coste dello Ionio.

    La presenza, sia in Italia, come in altri Paesi europei e del Sud America, della criminalità organizzata albanese da anni è stata evidenziata da diversi rapporti delle strutture specializzate, sia dell’Unione europea e di alcuni Paesi membri dell’Unione, sia da quelle d’oltreoceano. La pericolosità della criminalità organizzata albanese da anni è stata evidenziata con preoccupazione da diversi alti rappresentanti delle strutture specializzate antimafia italiane. Un’operazione contro il traffico internazionale di droga, avviata dal 2020, e condotta dalle strutture antimafia di Bari, ha evidenziato la partecipazione attiva della criminalità organizzata albanese nel traffico di droga.

    Alcuni dirigenti di questi gruppi criminali avevano appoggiato, attivamente e finanziariamente, alcuni candidati “vincenti” nelle liste del partito del primo ministro nelle “elezioni” dell’11 maggio 2025. Candidati che erano sconosciuti al vasto pubblico e che hanno avuto, invece, molti più voti degli altri candidati conosciuti. La pericolosità della criminalità organizzata albanese è stata evidenziata anche nell’ultimo rapporto ufficiale della DIA italiana (Direzione Investigativa Antimafia). Si tratta di un rapporto lungo e ben dettagliato, presentato al Parlamento italiano il 27 maggio 2025.

    Anche la Ue, chiamata a valutare l’idoneità dell’Albania e divenire membro dell’Unione, ha raccolto elementi che destano preoccupazione. In occasione del rapporto del 4 giugno 2025 della Commissione Affari Esteri del Parlamento europeo sull’Albania, il dirigente della missione degli osservatori del Parlamento europeo per le “elezioni” dell’11 maggio 2025, si è fermato anche sull’influenza della criminalità organizzata prima e durante il giorno delle “elezioni”. Ha dichiarato che “la criminalità organizzata, che ricicla il denaro proveniente dal traffico delle droghe, influisce durante le elezioni, per mantenere invariata la situazione [politica] e per continuare indisturbata l’attività [criminale]”. Sempre riferendosi alla collaborazione del potere politico con la criminalità organizzata, il dirigente della missione degli osservatori ha dichiarato: “Penso che questa sia una questione importante per l’Unione europea. Non possiamo permettere, quando si tratta di riciclaggio del denaro sporco, oppure di traffico delle droghe, che queste organizzazioni continuino a funzionare indisturbate”. Una realtà questa che non è stata però evidenziata nel sopracitato rapporto della Commissione Affari Esteri del Parlamento europeo, redatto in modo “diplomaticamente corretto”.

    Tra gli stessi diplomatici del resto sono emersi episodi che ingenerano dubbi. L’ex ambasciatrice degli Usa a Tirana ha lasciato l’incarico per andare a lavorare in ExxonMobil, uno dei maggiori gruppi petroliferi mondiali che, proprio grazie alla sua opera quale ambasciatrice americana in Albania, aveva vinto un appalto milionario per produrre elettricità dal petrolio tramite due navi nel porto di Valona. Le navi tuttavia non si sono viste, anche se i vincitori dell’appalto hanno ricevuto il compenso pattuito per svolgere l’incarico loro appaltato.

    La ministra dell’Energia e delle Infrastrutture (nonché vice primo ministro) peraltro è stata indagata a fine 2025 per la gestione di alcuni appalti relativi alla costruzione di una galleria e due ponti (questi ultimi pagati ma mai costruiti) e ai relativi lavori di supervisione. Secondo gli inquirenti, la ministra “ha seguito ed orientato in continuazione la procedura di questo appalto pubblico durante la fase preparatoria, durante lo svolgimento della procedura e fino al momento della proclamazione del vincitore”.

    La vicenda prende le mosse nel 2021, quando un’impresa albanese vince l’appalto per costruire il tunnel lungo più di cinque chilometri, due ponti e una strada sulla costiera ionica nel sud dell’Albania. Il costo dei lavori ammontava a circa 140 milioni di euro. Il 3 giungo 2021 però ad Ankara, capitale della Turchia, si svolge un incontro tra il primo ministro albanese, la ministra e due rappresentanti di una ditta turca.

    Dagli atti ufficiali della procura risulta che dopo quell’incontro la ministra accusata ha ordinato di annullare tutto e di ricominciare con un nuovo appalto sul tunnel. Appalto che è stato vinto, alcuni mesi dopo, proprio dalla ditta turca, nonostante avesse fatto un’offerta più costosa, di circa 50 milioni di euro, rispetto a quello della ditta albanese che aveva vinto il primo appalto, poi annullato. La ditta albanese ha avuto in seguito, dal vincitore turco, il subappalto dello stesso progetto, per la stessa somma che aveva offerto al primo appalto.

    Non era però abusivo solo il secondo appalto per i tunnel che ha permesso la “strana scomparsa” di 50 milioni di euro. Dalle indagini del procuratore risulta che vi sono state le stesse “ irregolarità” anche per il progetto dello stesso tunnel, per un valore di 7.4 milioni di euro, e per l’appalto sulla supervisione dei lavori, con un valore di circa 2 milioni di euro. Ai “supervisori” è sfuggito anche un ponte, lungo 110 metri, mai costruito, mentre le indagini evidenziano che i lavori per la perforazione e la costruzione del tunnel sono stati avviati senza il permesso dei lavori, obbligatorio per legge e arrivato soltanto il 28 maggio 2025, cioè più di tre anni dopo.

    La stessa ministra infine, secondo quanto reso noto lo scorso 20 novembre dalla procura, è stata indagata anche per un appalto pubblico di una parte del grande raccordo anulare di Tirana.

  • Un’altra ingannevole riforma

    Farsi ingannare una volta è scocciante, due sciocco, tre turpe.

    Cicerone

    La Carta europea dell’autonomia locale rappresenta un documento importante che obbliga tutti i Paesi che lo hanno ratificato di garantire alle autorità locali l’indipendenza politica, amministrativa e finanziaria, in base alle apposite leggi. Il Consiglio d’Europa presentò per la prima volta questo documento durante la Conferenza dei poteri locali e regionali nel 1981. Da allora il contenuto della proposta Carta europea dell’autonomia locale è stato analizzato, discusso e negoziato per circa quattro anni. Poi, il 15 ottobre 1985, il Comitato dei Ministri del Consiglio d’Europa, durante una sua riunione a Strasburgo, ha presentato la Carta europea dell’autonomia locale, rendendola aperta alla firma. In seguito quell’importante documento è stato firmato da tutti i Paesi membri, in quel periodo, del Consiglio d’Europa. La Carta entrò poi in vigore il 1o settembre 1988.

    Un altro importante principio, che riguarda l’autonomia locale, è quello della decentralizzazione, che permette e garantisce il trasferimento di poteri, funzioni, risorse e responsabilità decisionali dagli organi dello Stato e del governo centrale alle autorità locali, come le regioni, le province e i comuni. Il che permette, altresì, alle autorità del potere locale, di includere le necessità e le richieste dei cittadini nelle loro decisioni e renderle attuate ed operative.

    Tra gli Stati europei che hanno ratificato la Carta europea dell’autonomia locale è anche l’Albania. Subito dopo il crollo del regime comunista la Commissione del Consiglio d’Europa ha concesso all’Albania, nel settembre 1991, lo status di Paese “membro associato”. In seguito, adempiendo quanto richiesto dalle procedure per l’adesione, il 13 luglio 1995, l’Albania è diventata un Paese membro del Consiglio d’Europa. L’Albania ha firmato la Carta europea dell’autonomia locale l’11 novembre 1999, con l’approvazione del Parlamento di un’apposita legge per la sua ratifica. Il che, da allora, obbliga tutte le autorità statali e governative di rispettare quanto viene sancito dalla Carta europea dell’autonomia locale e dal principio della decentralizzazione.

    Il nostro lettore però è stato spesso informato, fatti accaduti, documentati e denunciati alla mano, che durante questi ultimi anni in Albania è stata restaurata e si sta continuamente consolidando una nuova dittatura sui generis. Si tratta proprio di una pericolosa alleanza del potere politico, rappresentato istituzionalmente dal primo ministro, con la criminalità organizzata e determinati raggruppamenti occulti internazionali. Una realtà questa che, soprattutto durante questi ultimi anni, è stata riconosciuta e denunciata anche dalle strutture specializzate dell’Unione europea e quelle statunitense, nonché da molti noti media internazionali che affermano anche la costituzione nel Paese di un narcostato, il primo in Europa.

    Una simile grave, preoccupante e pericolosa realtà albanese, sempre fatti accaduti, documentati ed ufficialmente denunciati alla mano, permette però al primo ministro non solo di abusare del potere conferito dalla Costituzione e dalle leggi in vigore, ma anche di usurpare altri poteri, tra cui anche il potere locale. Violando così consapevolmente sia la Carta europea dell’autonomia locale e sia il principio della decentralizzazione.

    Questa ossessione del primo ministro è stata dimostrata e testimoniata inconfutabilmente anche dalla proposta presentata dai deputati della maggioranza governativa, il 30 luglio scorso, nella Commissione parlamentare speciale sulla riforma amministrativa e territoriale. Una proposta fatta ovviamente solo con il beneplacito del primo ministro, il quale vuol ormai controllare, costi quello che costi, tutti i poteri. Si tratta di un’ingannevole riforma che prevede l’eliminazione di 15 comuni e la loro fusione con gli altri 46 rimanenti comuni. Il proposto disegno di legge stabilisce che in Albania ci saranno 71 città, 46 comuni, 387 unità amministrative e 12 prefetture. Bisogna altresì sottolineare che la precedente riforma territoriale, che è stata approvata dal Parlamento nel 2014 solo con i voti della maggioranza guidata dall’attuale primo ministro, aveva ridotto il numero degli enti locali da 312 comuni e municipalità a solo 61 comuni. Era però una riforma che permetteva al governo centrale e cioè al primo ministro, di gestire delle competenze importanti del potere locale, in palese violazione della Carta europea dell’autonomia locale, ratificata dall’Albania l’11 novembre 1999 e del principio della decentralizzazione del potere locale.

    Risulta però che la nuova riforma territoriale, presentata il 30 luglio scorso, rappresenta la volontà del primo ministro, il quale vuole che il potere locale sia semplicemente un appendice del governo centrale e cioè che sia controllato direttamente e personalmente da lui. Risulta altresì, fatti accaduti e che tuttora stiano accadendo, fatti documentati e pubblicamente denunciati alla mano, che il primo ministro spesso tratta i sindaci rappresentanti della maggioranza governativa come se fossero i suoi dipendenti. Sono ormai tanti e di dominio pubblico i casi che testimoniano l’ubbidienza di questi sindaci, i quali hanno licenziato determinati funzionari dei comuni da loro diretti, solo e soltanto perché sono stati ordinati dal primo ministro.

    Bisogna sottolineare, tra l’altro, che la vera, vissuta e spesso sofferta realtà albanese testimonia inconfutabilmente, che il primo ministro tratta i comuni come se fosse lui il sindaco eletto. Lo sta facendo da più di un anno anche con il comune della capitale, dopo l’arresto del suo sindaco nel febbraio 2025. Anche di questo il nostro lettore è stato informato a tempo debito.

    Una delle dirette conseguenze del controllo, da parte del primo ministro, di tutti i poteri, sia quelli a lui riconosciuti per legge e sia quelli usurpati, nonché della diffusa corruzione da lui permessa e dell’abuso di potere, è anche il preoccupante e pericoloso spopolamento di tutto il territorio, durante questi ultimi anni. Un fatto grave, confermato anche dalle istituzioni specializzate e dal ultimo censimento della popolazione fatto nell’autunno del 2023. Risulta che la popolazione dell’Albania stia vistosamente invecchiando. Si tratta di una grave e preoccupante realtà, le cui conseguenze si stanno evidenziando da qualche anno. Il nostro lettore è stato informato di questa realtà.

    Per far fronte alla vistosa mancanza della mano d’opera, in diversi settori produttivi in Albania, da alcuni mesi la ministra dell’economia, in seguito agli “orientamenti” del primo ministro, ha svolto diverse visite ufficiali in alcuni Paesi asiatici, per sostituire la mancante mano d’opera con dei cittadini stranieri, firmando anche degli accordi con i suoi omologhi. Una chiara dimostrazione del fallimento delle politiche “lungimiranti” del primo ministro. Politiche e riforme sbandierate da lui, dalla sua potente propaganda governativa e da molti media locali a suo controllo. Politiche che purtroppo, spesso sono state sostenute ed applaudite anche da alcuni alti funzionari dell’Unione europea, in seguito a delle ben finanziate attività lobbistiche. I “successi raggiunti” dal primo ministro albanese sono stati applauditi anche da alcuni dirigenti dei Paesi europei. Ovviamente per delle “ragioni di Stato” e per niente altro. Perché invece di “successi” sono solo dei fallimenti.

    Chi scrive queste righe valuta che la sopracitata proposta, presentata il 30 luglio scorso dai deputati della maggioranza governativa durante l’ultima riunione della Commissione parlamentare speciale sulla riforma amministrativa e territoriale sostiene un ingannevole riforma. Una “riforma” che mira semplicemente di garantire la solita “vittoria” durante le prossime elezioni locali nella primavera del prossimo anno. I cittadini albanesi rimasti ancora in patria devono essere però molto attenti e responsabili. Loro devono imparare anche da Cicerone, politico e filosofo romano, che affermava, più di venti secoli fa, che farsi ingannare una volta è scocciante, due sciocco, tre turpe.

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