Albania

  • Parlano di principi, ma agiscono seguendo gli interessi

    Gli uomini chiamano amicizia una società di interessi, uno scambio d’aiuti, un commercio in somma, in cui l’amor proprio spera di potere guadagnare qualche cosa.

    François de La Rochefoucauld

    Francesco de Sanctis era un buon conoscitore della letteratura italiana ed un noto critico letterario del diciannovesimo secolo. Lui è anche l’autore del libro “Storia della letteratura italiana”, in cui si tratta il pensiero del grande filosofo, scrittore ed uomo politico Niccolò Machiavelli, espresso nella sua opera molto nota Il Principe. Un’opera che viene considerata anche come la base della scienza politica moderna. Francesco de Sanctis, nel quindicesimo capitolo del suo sopracitato libro scrive: “Ci è un piccolo libro del Machiavelli, tradotto in tutte le lingue, il Principe, che ha gittato nell’ombra le altre sue opere. L’autore è stato giudicato da questo libro, e questo libro è stato giudicato non nel suo valore logico e scientifico, ma nel suo valore morale. E hanno trovato che questo libro è un codice di tirannia, fondato sulla turpe massima che il fine giustifica i mezzi, e il successo loda l’opera. E hanno chiamato machiavellismo questa dottrina”. Ormai il detto “Il fine giustifica  i mezzi” è molto noto ed usato in molte lingue del mondo. Un detto che però non è di Machiavelli, bensì, secondo gli studiosi, coniato proprio da Francesco de Sanctis nel suo libro “Storia della letteratura italiana” su Niccolò Machiavelli ed il machiavellismo.

    La scorsa settimana si sono svolte le elezioni europee. Elezioni dalle quali sono stati scelti dagli elettori dei ventisette Paesi membri dell’Unione i 720 eurodeputati del Parlamento europeo. Elezioni che sono state svolte, a seconda del Paese, tra il 6 ed il 9 giugno scorso. L’Italia è stato l’unico Paese dove si è votato sabato 8 e domenica 9 giugno. Il risultato definitivo delle elezioni ha testimoniato una crescita dei partiti di destra che hanno vinto in diversi Paesi come la Francia, l’Italia, la Germania, l’Austria, la Polonia ecc. In Francia il presidente della Repubblica, dopo il deludente risultato del suo partito, ha decretato le elezioni legislative anticipate il 30 giugno ed il 7 luglio prossimi. La situazione politica è delicata anche in Germania, dopo la sconfitta dei partiti che compongono l’attuale governo. L’Italia è stato l’unico Paese dell’Unione europea dove il risultato delle elezioni ha confermato la vittoria del partito guidato dalla Presidente del Consiglio dei Ministri. Ma la Presidente del Consiglio dei Ministri del’Italia deve essere molto attenta a certi rapporti con qualche suo omologo. Soprattutto quando si sa tutto sulla loro totale inaffidabilità. Individui che, fatti accaduti e che tuttora stanno accadendo, fatti documentati, testimoniati, denunciati e pubblicamente noti alla mano, sono degli innati bugiardi ed ingannatori. Individui che quando si trovano in difficoltà fanno di tutto, costi quel che costi, per salvarsi. Individui che con i principi ed i valori non hanno niente in comune. Ragion per cui la Presidente del Consiglio dei Ministri dell’Italia, premiata dagli italiani nelle appena passate elezioni europee, deve essere molto attenta quando fa degli accordi con simili individui. Perché ha delle responsabilità istituzionali e non solo. Ma devono essere molto attenti e responsabili anche i suoi consiglieri e collaboratori che sono obbligati a raccogliere tutte le necessarie informazioni e poi riferirle alla Presidente del Consiglio dei Ministri, prima che lei prenda delle determinate decisioni. Decisioni che potrebbero essere motivate anche da interessi e/o promesse elettorali che, come tali, devono essere rispettate. Ma tutto in base ai principi morali e non spinti da certi interessi mai resi pubblici.

    La settimana scorsa era l’ultima delle campagne elettorali per le elezioni europee. Normalmente durante un simile periodo si programmano delle attività elettorali, degli incontri che sono valutati necessari per aumentare la possibilità di consenso degli elettori. Ebbene, coloro che avevano programmato le attività in cui doveva essere presente anche la Presidente del Consiglio dei Ministri dell’Italia avevano scelto una visita in Albania. Visita che è stata realizzata il 5 giugno scorso, solo tre giorni prima della fine della campagna elettorale. Durante quella visita la Presidente del Consiglio dei Ministri dell’Italia ha incontrato il suo omologo albanese e poi tutti e due insieme si sono spostati in una località sulla costa adriatica ad una settantina di chilometri dalla capitale albanese. Sono andati lì perché proprio in quell’area è stato previsto di costruire due centri di accoglienza per migliaia di profughi. Tutto previsto dal “Protocollo per il rafforzamento della collaborazione in materia migratoria”, firmato a Roma nel pomeriggio del 6 novembre 2023 dalla Presidente del Consiglio dei Ministri dell’Italia e dal suo “caro amico”, il primo ministro albanese. Il nostro lettore è stato informato sia di quel Protocollo, che dei successivi sviluppi a lui legati (Un autocrate irresponsabile e altri che seguono i propri interessi, 14 novembre 2023; Un autocrate irresponsabile ed altri che ne approfittano, 21 novembre 2023; Mai accordarsi con individui inaffidabili, 27 maggio 2024 ecc…). Molto significativa è stata un’intervista del primo ministro albanese, circa tre settimane fa, ad un giornalista del quotidiano La Repubblica. Un’intervista durante la quale il primo ministro albanese aveva “perso” l’entusiasmo sulla bontà di quel Protocollo. L’autore di queste righe esprimeva al nostro lettore la sua convinzione che “…non bisogna mai accordarsi con individui inaffidabili come il primo ministro albanese”. E poi aggiungeva: “Proprio con lui che il 18 novembre 2021 dichiarava convinto e perentorio che “l’Albania non sarà mai un Paese dove Paesi molto ricchi possano creare campi per i loro rifugiati. Mai!”. Ma quella sua “determinazione” la ha “dimenticata” il 6 novembre scorso, firmando l’Accordo sui migranti con l’Italia. Mentre adesso sta “dimenticando” proprio la bontà di quell’Accordo […].Chissà che ne pensa adesso del suo “caro amico”, il primo ministro albanese, la Presidente del Consiglio dei Ministri dell’Italia?!” (Mai accordarsi con individui inaffidabili, 27 maggio 2024).  Invece durante l’incontro avuto il 5 giugno scorso con la Presidente del Consiglio dei ministri dell’Italia, il suo “caro amico” ha cambiato di nuovo la sua opinione sull’Accordo. Chissà perché?! Si sa però che il 5 giugno scorso c’è stata solo una visita nei centri e niente più. Si sa anche che non sono stati rispettati neanche i limiti di tempo previsti dal Protocollo.

    La Presidente del Consiglio dei Ministri dell’Italia ha fatto però delle dichiarazioni che non hanno niente a che fare con la vera, vissuta e spesso sofferta realtà in Albania. Basta pensare che si tratta di un Paese dove in meno di dieci anni la popolazione è stata quasi dimezzata proprio perché gli albanesi stessi hanno dovuto fare la difficile e spesso sofferta scelta di diventare, anche loro, dei profughi. Lo sapeva questo la Presidente del Consiglio dei Ministri dell’Italia? Lo sapeva lei che, ben diversamente da quello che lei ha dichiarato il 5 giugno scorso, l’Albania è veramente diventato un narcostato? Una verità quella sulla quale riferiscono i rapporti ufficiali delle strutture internazionali specializzate, comprese quelle dell’Unione europea. Una preoccupante realtà quella che, da alcuni anni ormai, la stanno denunciando anche diversi noti procuratori e giudici antimafia italiani. Chissà perché non sapeva questo noto fatto la Presidente del Consiglio dei ministri dell’Italia?! Oppure lo sapeva ed ha cercato di sostenere il suo “caro amico” che si trova in grosse difficoltà, proprio perché lui deve molto anche alla criminalità organizzata.

    Chi scrive queste righe è convinto che, purtroppo, sono non pochi coloro che, avendo delle cariche istituzionali di alto livello, parlano di principi, ma agiscono seguendo gli interessi. Aveva ragione François de La Rochefoucauld quando affermava che gli uomini chiamano amicizia una società di interessi, uno scambio d’aiuti, un commercio insomma, in cui l’amor proprio spera di potere guadagnare qualche cosa. Ma si sa però che il fine giustifica i mezzi.

  • Nuove verità inquietanti da un programma televisivo investigativo

    Tre cose non possono essere nascoste a lungo: il sole, la luna e la verità.

    Buddha

    Il nostro lettore veniva informato alcune settimane fa su un’inchiesta di un giornalista investigativo trasmessa il 21 aprile scorso, in prima serata, su RAI 3 (Clamorosi abusi rivelati da un programma televisivo investigativo, 23 aprile 2024; Altre verità rivelate da un programma televisivo investigativo, 7 maggio 2024). Durante la prima parte del programma televisivo Report veniva trattata, fatti alla mano, la vera e vissuta realtà albanese. Una realtà che sta diventando sempre più preoccupante ed allarmante. Una realtà che rispecchia e testimonia tutta la pericolosità del nuovo regime, della nuova dittatura sui generis restaurata da alcuni anni ed in continuo consolidamento in Albania. Si tratta di una pericolosa e sempre più attiva alleanza tra il potere politico, la criminalità organizzata e determinati clan occulti internazionali, finanziariamente molto potenti. Si tratta di una dittatura camuffata da una facciata di pluripartitismo e di democrazia. Una facciata ben programmata e messa in atto da una potente propaganda governativa alla quale ubbidiscono la maggior parte dei media. Una realtà che, guarda caso però, non “riescono” a notarla, capirla e ad agire di conseguenza neanche gli alti rappresentanti delle cancellerie occidentali e delle più importanti istituzioni internazionali, comprese quelle dell’Unione europea. Una realtà della quale il nostro lettore è stato informato da anni ormai, sempre con la dovuta e richiesta oggettività, fatti accaduti, documentati e pubblicamente noti alla mano.

    Durante il programma Report trasmesso in prima serata su RAI 3 il 21 aprile scorso veniva trattato l’Accordo, noto come il Protocollo sui migranti, ufficializzato il 6 novembre 2023 a Roma tra l’Italia e l’Albania. Un accordo firmato dalla Presidente del Consiglio dei ministri dell’Italia e dal suo omologo e “caro amico’, il primo ministro albanese. Proprio da lui che quasi due anni prima, ed esattamente il 18 novembre 2021, era determinato e dichiarava convinto che “L’Albania non sarà mai un Paese dove paesi molto ricchi possano creare campi per i loro rifugiati. Mai!”. Riferendosi all’Accordo, il giornalista investigativo analizzava anche la sua parte finanziaria ed alcune incongruenze ad essa legate. Lui, dopo aver esposto ed analizzato i costi previsti e quelli con i quali, tutto sommato, si dovrebbe far conto e realmente affrontare nel prossimo futuro, faceva la normale domanda: “Ma chi beneficerà davvero di questo accordo?”. L’autore di queste righe, in seguito a quella domanda, ha espresso la sua opinione, anzi la sua convinzione, che ne beneficerà “…la criminalità organizzata locale che ormai è diventata molto attiva e pericolosa anche in Europa ed altrove. Sì, perché i profughi diventeranno preda del traffico dei clandestini. E si tratta proprio di quella criminalità organizzata che collabora con il potere politico e che determina non poche decisioni del governo albanese”(Clamorosi abusi rivelati da un programma televisivo investigativo, 23 aprile 2024).

    Il giornalista investigativo del programma televisivo Report durante il documentario trasmesso il 21 aprile scorso su RAI 3, tra l’altro, aveva evidenziato fatti che riguardavano e coinvolgevano anche il segretario generale del Consiglio di ministri albanese e il fratello del primo ministro. Lui, il giornalista, riferendosi al segretario generale del Consiglio dei ministri, affermava che “…la sua potenza ed il suo potere sono fuori misura […]. Lui è una persona chiave anche dell’Accordo sui migranti tra l’Italia e l’Albania”. L’autore di queste righe ha informato in precedenza il nostro lettore chi è e cosa rappresenta il segretario generale del Consiglio dei ministri albanese. Mentre, per quanto riguarda il fratello del primo ministro albanese, il giornalista del programma Report, trasmesso il 21 aprile scorso su RAI 3, affermava che “dai documenti delle indagini della Procura [albanese] nel 2016, che il programma Report pubblica esclusivamente in seguito, risulta che il fratello del primo ministro albanese ha usato per i suoi movimenti la stessa macchina che era al servizio di un cartello di narcotrafficanti albanese […]. Quelle indagini hanno portato ad un processo giudiziario, durante il quale i narcotrafficanti sono stati condannati, mentre Olsi Rama (il fratello del primo ministro albanese; n.d.a.) non è stato neanche ascoltato. Il suo nome, addirittura, è stato cancellato dai fascicoli giudiziari”. Si tratta di un fatto noto ormai da anni in Albania. Chissà perché il sistema “riformato” della giustizia non ha reagito?! La risposta, da anni ormai, la danno le cattive lingue. Secondo loro è proprio il primo ministro che controlla tutto il sistema e guai se qualcuno gli si mette contro.

    Domenica scorsa, 2 giugno, di nuovo la prima parte del programma televisivo Report era stata dedicata alla situazione in Albania. Il giornalista lo aveva già dichiarato, dopo la trasmissione della sua inchiesta del 21 aprile, che lui disponeva di molte altre informazioni e fatti documentati che dimostrerebbero inconfutabilmente l’esistenza di un’alleanza pericolosa tra il potere politico, rappresentato istituzionalmente dal primo ministro, e la criminalità organizzata. Sia quella albanese, che sta diventando sempre più potente, che quella internazionale. Dopo la dura reazione e le minacce fatte dal primo ministro albanese, trovandosi in grosse difficoltà, alla direzione di RAI 3, i rappresentanti della redazione del programma Report hanno smentito tutto e hanno promesso un’altro programma che avrebbe trattato la realtà albanese. Il programma trasmesso domenica scorsa presentava nuove verità inquietanti. Verità documentate, che coinvolgevano direttamente il primo ministro. Verità che il giornalista ha detto in faccia al diretto interessato, durante un’intervista con lui, realizzata alcuni giorni fa in Albania, nell’ufficio del primo ministro. Durante l’intervista il giornalista ha rinfacciato al primo ministro il fatto che tre dei suoi ministri degli Interni, compreso quello attuale, hanno dei legami stretti con la criminalità. Poi ha evidenziato un altro fatto accaduto, che si riferisce ad un incontro che il primo ministro ha avuto pochi anni fa, nel suo ufficio, con un trafficante albanese, membro attivo di un noto cartello messicano che gestisce la cocaina della Colombia. Il giornalista di Report chiede al primo ministro: “Per me, come giornalista, il fatto che il capo del Consiglio dei ministri dell’Albania si incontra con una persona che, in seguito, si scopre riciclare il denaro del cartello Sinaloa e [di essere] uno dei membri più importanti [del cartello], è una notizia ed io le chiederò di questo. Non avrei fatto bene il mio mestiere se non glielo avessi chiesto”. Il primo ministro, come suo solito, ha cercato di tergiversare con giochi di parole. Ma il giornalista, non mollando, ha detto: “Se la Presidente del Consiglio dei Ministri dell’Italia avesse incontrato la persona che ricicla denaro per i cartelli messicani, le avrei fatto delle domande ripetute a raffica solo su questo fatto”. Durante l’intervista il giornalista ha rinfacciato anche molte altre scomode verità al primo ministro, comprese quelle su suo fratello. Ma lui non ha potuto e neanche voluto dare delle risposte convincenti, anzi.

    Chi scrive queste righe continuerà a trattare altre nuove verità inquietanti rivelate dal programma Report trasmesso domenica 2 giugno in prima serata su RAI 3. Nel frattempo qualcuno dovrebbe dire al primo ministro albanese che sono tre le cose che non possono essere nascoste a lungo: il sole, la luna e la verità. Buddha ci insegna.

  • Mai accordarsi con individui inaffidabili

    Una persona inaffidabile è completamente inutile.

    Confucio

    Si, proprio così. L’esperienza secolare dell’essere umano sempre ci insegna e ne è anche testimone. Ci insegna a non fare accordi con delle persone che sono pubblicamente note per essere dei bugiardi, degli ingannatori e, perciò, degli individui del tutto inaffidabili. Chissà come si è sentita la Presidente del Consiglio dei ministri dell’Italia dopo le affermazioni fatte la scorsa settimana dal suo “caro amico”, il primo ministro albanese?

    La scorsa settimana un noto giornalista italiano è stato in Albania e si è incontrato proprio con lui, con il primo ministro albanese. Un incontro durato circa un’ora, avvenuto nel giardino di un albergo affollatissimo di Tirana. Il giornalista afferma: “Quando l’ho cercato con un messaggio sul telefonino, mi ha risposto dicendomi che in Albania l’ospitalità è sacra e mi ha detto che voleva vedermi subito”. Il che significa che loro si conoscevano da prima, nonostante il giornalista non lo specifichi. Lui afferma però che “…il messaggio su WhatsApp compare esattamente all’ora dell’appuntamento”. Era un messaggio scritto dal primo ministro albanese che gli comunicava: “Sono qua dietro, nel cortile”. Un’altra conferma che quello tra loro due non era un incontro gestito dal protocollo ufficiale del primo ministro albanese, bensì un incontro tra persone che si conoscono da prima, oppure un incontro coordinato da altri. Il giornalista nota che li dove loro due si dovevano incontrare c’erano molte persone che beneficiavano della piscina, oppure che frequentavano il bar del albergo. Ma “…all’improvviso sono spariti tutti”, appena era apparso il primo ministro, Il che ha permesso al giornalista di essere solo con il primo ministro, di beneficiare della sua ospitalità, prendendo un caffè insieme. Lo afferma proprio il giornalista in un articolo pubblicato il 24 maggio scorso sul quotidiano La Repubblica. Il giornalista, Gerardo Greco, aveva intitolato il suo articolo “Migranti in Albania, Rama scarica Meloni: “Il centro sarà un flop””. Mentre nel sottotitolo aveva evidenziato, riferendosi al primo ministro albanese, che “dopo averlo appoggiato, il premier boccia il progetto voluto dal centrodestra. “Ci saranno ricorsi, verrà bloccato dalla burocrazia italiana e dalle regole Ue””.

    Il giornalista, dopo aver raccontato come si sono incontrati la scorsa settimana in un affollatissimo albergo di Tirana lui ed il primo ministro albanese, già nel primo paragrafo sottolineava che “Tirana tutto intorno è un gigantesco cantiere. Solo gru che tirano su grattacieli a tempi di record”. E poi ha chiesto al primo ministro “Presidente, voi ormai costruite palazzi in una notte, e il centro italiano per i migranti in Albania è fatto solo di quattro ruspe abbandonate. C’è qualcosa che non va?”. E dopo questa sua domanda, il primo ministro, il quale, come specifica il giornalista “…assume subito l’espressione di un commissario di maturità di fronte a candidati un po’ ciucci”, spiega al giornalista, riferendosi al centro italiano per i migranti che “quella roba lì è solo italiana. L’Albania ha dato disponibilità e terreni, ma nulla di più”.

    Si tratta infatti di due centri di accoglienza che si costruiranno sul territorio albanese, nel nord del Paese, sulla costa adriatica. Lì arriveranno solo i migranti maschi partiti dalle coste del Nord Africa e salvati in mare dalle autorità italiane. Tutto è stato previsto dal “Protocollo per il rafforzamento della collaborazione in materia migratoria”, firmato a Roma nel pomeriggio del 6 novembre 2023. Un Protocollo ratificato poi nel febbraio scorso sia dal Parlamento italiano che da quello albanese.

    E proprio secondo quel Protocollo, il primo centro di accoglienza doveva essere operativo il 20 maggio scorso. Cosa che però non è avvenuta. Il giornalista racconta nel suo sopracitato articolo che, mentre si parlava di questo fatto, il primo ministro albanese maliziosamente gli chiede: “…Ma siete sicuri che non sia già pronto?”. Al che il giornalista gli risponde: “E su presidente…non faccia così.”. E subito dopo, come afferma il giornalista, il primo ministro è diventato confidenziale ed ha detto: “Amico mio, il centro comunque in qualche mese sarà pronto, quello è niente. Ma il problema sarà farlo funzionare. E sarà molto difficile per le procedure: come fai a far ruotare 3000 persone in 28 giorni con la burocrazia italiana e con le regole europee?”. Il giornalista specifica che il primo ministro albanese gli ha affermato che attende dei ricorsi, delle battaglie politiche e che si riferiva a quello che potrà accadere non in Albania, ma in Italia. In seguito lui evidenzia quanto gli aveva confidato il primo ministro albanese durante il loro incontro, riferendosi agli accordi tra l’Italia e alcuni Paesi africani. “Anche questo piano Mattei… come fai a portarlo avanti? Sì, puoi fare accordi, aprire centri in Tunisia o in Libia. Ma sai quanti soldi ci sono in ballo sul traffico dei migranti su quelle coste? Ed è tutto gestito molto in alto”. Questo gli aveva confidato il primo ministro. E poi aveva aggiunto, suggerendo anche una soluzione per l’Italia “Mica basta la volontà politica, l’unica strategia sarebbe diluviarli di soldi. Ma tanti, tanti.[…] Lo sai chi ci vorrebbe? D’Alema ci vorrebbe!”. E si riferiva ad un suo altro “buon amico”, l’ex presidente del Consiglio dei ministri dell’Italia, Massimo D’Alema. Il giornalista sottolinea nel suo articolo, dopo questo suggerimento del primo ministro, che “…il premier albanese ritira fuori il suo spirito da vecchio socialdemocratico, forse cercando una riappacificazione con i socialisti europei, sospettosi dei suoi troppi WhatsApp con Meloni”.

    L’autore di queste righe, ha continuamente informato il nostro lettore, fatti accaduti, fatti documentati, denunciati e pubblicamente noti alla mano, dell’inaffidabilità del primo ministro albanese. Perché non può essere mai e poi mai affidabile un bugiardo, un ingannatore innato, un individuo che fa di tutto per curare solo i suoi interessi e per schivare le sue note difficoltà e cercare di tirarsi fuori da innumerevoli scandali in cui è stato ed è coinvolto in prima persona. L’autore di queste righe ha informato il nostro lettore anche sull’Accordo tra l’Italia e l’Albania sui migranti, firmato il 6 novembre 2023 a Roma, sulle violazioni delle legislazioni in vigore, soprattutto in Albania e sulle tante reazioni, sia in Italia ed in Albania, che a livello internazionale (Un autocrate irresponsabile e altri che seguono i propri interessi, 14 novembre 2023; Un autocrate irresponsabile ed altri che ne approfittano, 21 novembre 2023).

    Chi scrive queste righe è convinto che non bisogna mai accordarsi con individui inaffidabili come il primo ministro albanese. Proprio con lui che il 18 novembre 2021 dichiarava convinto e perentorio che “L’Albania non sarà mai un Paese dove Paesi molto ricchi possano creare campi per i loro rifugiati. Mai!”. Ma quella sua “determinazione” lo ha “dimenticato” il 6 novembre scorso, firmando l’Accordo sui migranti con l’Italia. Mentre adesso sta “dimenticando” proprio la bontà di quell’Accordo. Perciò tutti coloro che, per varie ragioni, cercano di accordarsi con lui devono ricordare di trarre insegnamento da Confucio, secondo il quale una persona inaffidabile è completamente inutile. E ti crea soltanto dei problemi. Chissà che ne pensa adesso del suo “caro amico”, il primo ministro albanese, la Presidente del Consiglio dei ministri dell’Italia?!

  • Altre verità rivelate da un programma televisivo investigativo

    Non c’è nulla sotto il sole di cui non si possa abusare e di cui non si sia abusato.

    Karl Popper, da “La società aperta e i suoi nemici”, 1945

    Due settimane fa il nostro lettore veniva informato solo di una parte dei clamorosi abusi di potere in Albania, rivelati dal programma televisivo investigativo Report, trasmesso in prima serata il 21 aprile scorso su Rai 3. Si trattava di un documentario che evidenziava e testimoniava questi abusi, basandosi su fatti accaduti, documentati e denunciati pubblicamente. Fatti che hanno a che fare con la grave e preoccupante realtà albanese. Una realtà generata dalla connivenza del potere politico con la criminalità organizzata locale ed internazionale e con determinati raggruppamenti occulti internazionali. Il programma cominciava trattando l’Accordo firmato il 6 novembre 2023 a Roma tra l’Italia e l’Albania sui migranti. Un Accordo che ha suscitato subito molte e forti reazioni e contestazioni, sia in Italia ed in Albania, sia tra numerose istituzioni e organizzazioni internazionali specializzate. Il giornalista che aveva preparato il documentario, trasmesso durante il programma Report, trattava ed analizzava, tra l’altro, anche l’aspetto finanziario dell’Accordo, sottolineando che “Verrebbero spese, dunque, cifre spropositate, rispetto ai costi di gestione ordinari in Italia, per spedire in Albania a mala pena 3000 migranti all’anno che comunque dovranno successivamente essere trasferiti in Italia”. E poi faceva la domanda, che era obbligatoria: “Ma chi beneficerà davvero di questo accordo?”. L’autore di queste righe scriveva che “La risposta, oltre al giornalista, la possono dare tutti coloro che conoscono bene la vera, vissuta e spesso sofferta realtà albanese. E la risposta, essendo l’Albania ormai considerato da molte istituzioni e strutture specializzate internazionali come un “narcostato”, è semplice, evidente e chiara: la criminalità organizzata locale che ormai è diventata molto attiva e pericolosa anche in Europa ed altrove. Sì, perchè i profughi diventeranno preda del traffico dei clandestini. E si tratta proprio di quella criminalità organizzata che collabora con il potere politico e che determina non poche decisioni del governo albanese”. Dopo aver portato e citato parte delle interviste fatte dal giornalista del programma televisivo Report a due noti magistrati italiani, Nicola Gratteri e Francesco Mandoi, l’autore di queste righe finiva l’articolo promettendo al nostro lettore che “troverà il modo di informare nelle prossime settimane sugli altri clamorosi abusi rivelati dal giornalista di Report” (Clamorosi abusi rivelati da un programma televisivo investigativo; 23 aprile 2024).

    Ebbene, durante il sopracitato programma, il giornalista si riferiva ed evidenziava, in base a delle dichiarazioni rilasciate durante interviste, il ruolo del segretario generale del Consiglio dei ministri albanese. Secondo il giornalista “…la sua potenza ed il suo potere sono fuori misura”. Sempre riferendosi al segretario generale del Consiglio dei ministri, il giornalista di Reporter ribadiva che “…lui è una persona chiave anche dell’Accordo sui migranti tra l’Italia e l’Albania”. E, guarda caso, soltanto alcuni giorni prima che venisse firmato quell’Accordo, l’ambasciata dell’Italia in Albania decorava per i suoi contributi nelle relazioni tra l’Italia e l’Albania proprio il segretario generale del Consiglio dei ministri albanese. Una cerimonia che però non è stata resa nota al pubblico, come accade sempre in simili occasioni. Chissà perché?! Il nostro lettore è stato informato a tempo debito chi è e cosa rappresenta il segretario generale del Consiglio dei ministri albanese (Misere bugie ed ingannevoli messinscene che accusano, 4 aprile 2022; A ciascuno secondo le proprie responsabilità, 26 aprile 2022; Diaboliche alleanze tra simili corrotti, 9 maggio 2022; Da quale pulpito arrivano quelle minacciose prediche, 16 maggio 2022 ecc…).

    Quanto è stato trasmesso durante il programma Report su Rai 3 il 21 aprile scorso in prima serata e portato in seguito a conoscenza del pubblico albanese da pochissimi media non controllati dal regime autocratico restaurato in Albania ha messo in grosse difficoltà il potere politico  in Albania, primo ministro, compreso. Anzi lui per primo. E non solo per quanto si riferiva alla mancanza totale della trasparenza, obbligatoria per legge, sull’Accordo tra l’Italia e l’Albania sui migranti. E neanche per quanto riguarda le dichiarazioni di due noti magistrati italiani, Nicola Gratteri e Francesco Mandoi, i quali hanno convintamente evidenziato e testimoniato la pericolosità della criminalità organizzata albanese e la falsità della riforma del sistema della giustizia in Albania. Il primo ministro si è trovato in difficoltà perché il programma investigativo ha evidenziato chi è e cosa rappresenta realmente la sua eminenza grigia, il segretario generale del Consiglio dei ministri. Ma il primo ministro albanese, dopo la trasmissione, il 21 aprile scorso, del programma Report su Rai 3 si è trovato in grande difficoltà soprattutto perché in quel programma il giornalista ha trattato anche il coinvolgimento attivo del fratello del primo ministro con un’organizzazione che trafficava la cocaina. Riferendosi proprio al fratello del primo ministro, il giornalista del programma Report ha evidenziato che “Dai documenti delle indagini della Procura [albanese] nel 2016, che il programma Report pubblica esclusivamente in seguito, risulta che il fratello del primo ministro albanese ha usato per i suoi movimenti la stessa macchina che era al servizio di un cartello di narcotrafficanti albanese. […] Quelle indagini hanno portato ad un processo giudiziario, durante il quale i narcotrafficanti sono stati condannati, mentre Olsi Rama (il fratello del primo ministro albanese; n.d.a.) non è stato neanche ascoltato. Il suo nome, addirittura, è stato cancellato dai fascicoli giudiziari”. Un fatto quello noto ormai da anni in Albania. Ma riportato anche da Rai 3 ha fatto veramente male al primo ministro albanese.

    Trovandosi di fronte a simili grosse difficoltà, il primo ministro è stato costretto a reagire. Però ha reagito, come di suo solito, cercando di tergiversare, di ingannare e anche di minacciare. Lui ha cercato di orientare tutto quello che è stato trasmesso dal programma Report su Rai 3 il 21 aprile scorso, in prima serata come un attacco diretto alla sua “carissima amica”, la presidente del Consiglio dei ministri italiano. “Per il momento mi sforzo di credere che, comunque, tutto questo furore per attaccare Giorgia Meloni, a scapito dell’Albania, non è stato un peccato in malafede contro il mio Paese e che l’uso delle calunnie, sia in Italia che in Albania, comprese le attività del Servizio Pubblico e le calunnie contro mio fratello, contro le quali lui adesso ha esposto denuncia e aspetta la parola della giustizia, è accaduto soltanto come risultato di una leggerezza insopportabile …”. Da che pulpito vengono queste prediche però?!

    Chi scrive queste righe non poteva non informare il nostro pubblico anche di queste verità rivelate dal programma Report. Ed è convinto che quello che accade in Albania conferma quanto affermava Karl Popper nel 1945. E cioè che non c’è nulla sotto il sole di cui non si possa abusare e di cui non si sia abusato. Lo testimonia quanto sta facendo il primo ministro albanese ed i suoi.

  • Clamorosi abusi rivelati da un programma televisivo investigativo

    L’abuso e la disubbidienza alla legge non può essere impedita da nessuna legge.

    Giacomo Leopardi

    Il nostro lettore da anni ormai è stato informato di quello che accade in Albania. E sempre con la dovuta e necessaria oggettività, riferendosi a fatti accaduti, verificati e verificabili, a testimonianze, documentazione e denunce rese pubbliche. Ma la situazione in Albania, membro della NATO dall’aprile 2009 e Paese candidato all’adesione nell’Unione europea dal giugno 2014, però e purtroppo sta peggiorando sempre di più. La corruzione, partendo dai massimi livelli delle istituzioni statali e governative, è diventata una divorante cancrena che sta corrodendo tutto il tessuto sociale. Una realtà, quella albanese, che non poteva mai e poi mai diventare talmente allarmante se non ci fosse un diretto coinvolgimento, beneplacito ma anche il beneficio dei massimi rappresentanti del potere politico, partendo dal primo ministro. Anzi, lui per primo.

    In Albania, sempre fatti accaduti, documentati ed ufficialmente denunciati alla mano, da alcuni anni è stata restaurata e si sta consolidando una nuova dittatura sui generis, un regime che cerca di camuffarsi dietro ad una fasulla parvenza pluripartitica. In Albania una persona, il primo ministro, controlla tutti i poteri, definiti dal 1748 da Montesquieu nella sua ben nota opera De l’esprit des lois (“Spirito delle leggi”; n.d.a.). Il che significa che in Albania ormai è stato annientato e reso non funzionante il principio base in qualsiasi società democratica, quello della divisione dei poteri. Il primo ministro (e/o chi per lui) controlla, oltre al potere esecutivo e legislativo, anche il sistema “riformato” della giustizia. Bisogna purtroppo sottolineare, sempre fatti accaduti, documentati ed ufficialmente denunciati alla mano, che tutto ciò è successo anche con il preoccupante sostegno dei “rappresentanti internazionali” in Albania. Proprio coloro che, guarda caso, non vedono, non sentono e non capiscono la vera, vissuta e sofferta realtà, ma “applaudono ed elogiano” i successi del governo (Sic!). Il primo ministro controlla però anche la maggior parte di quello che ormai è noto come il quarto potere, i media. Mentre il presidente della Repubblica, da lui scelto, è diventato un suo ridicolo ed ubbidiente subordinato. Quello albanese è un regime autoritario che, sempre fatti accaduti, documentati ed ufficialmente denunciati alla mano, ha basato la sua esistenza alla pericolosa connivenza con la criminalità organizzata, nonché al sostegno lobbistico, ma non solo, di alcuni raggruppamenti occulti internazionali. Il nostro lettore è stato, da anni, informato anche di questa grave e pericolosa realtà.

    Una realtà preoccupante che domenica scorsa è stata trattata anche dal programma investigativo Report, trasmesso da Rai 3 in prima serata. Ovviamente Rai 3 segue una sua linea editoriale, perciò il documentario cominciava con il trattamento dell’Accordo ufficializzato il 6 novembre 2023 tra l’Italia e l’Albania. L’Accordo, noto come il Protocollo sui migranti, è un documento di 14 articoli che è stato contestato sia in Italia ed in Albania, sia da diverse organizzazioni che si occupano dei diritti dell’uomo. Sull’Accordo hanno espresso riserve anche alcuni rappresentanti delle strutture dell’Unione europea. L’autore di queste righe informava il nostro lettore: “…Lunedì scorso, il 6 novembre, a Roma è stato firmato, dai rispettivi primi ministri, un accordo tra l’Italia e l’Albania. Secondo quell’accordo l’Italia potrà beneficiare dei territori in Albania per organizzare e gestire due campi dove arriveranno circa 36.000 profughi all’anno per almeno cinque anni! Profughi di quelli che l’Italia non vuole e/o può tenere […] Profughi che l’Italia non ha potuto, nonostante un accordo firmato recentemente con la Tunisia, fermare ad arrivare nelle coste italiane. Ma per fortuna il primo ministro italiano ha un ‘caro amico” in Albania, il primo ministro albanese.”(Un autocrate irresponsabile e altri che seguono i propri interessi; 14 novembre 2023). Proprio lui che solo due anni fa, ed esattamente il 18 novembre 2021, dichiarava convinto e perentorio che “L’Albania non sarà mai un Paese dove paesi molto ricchi possano creare campi per i loro rifugiati. Mai!”. Chissà perché ha cambiato opinione solo due anni dopo?!

    Il giornalista di Rai 3, domenica scorsa durante il programma Report, ha trattato anche la parte finanziaria del Protocollo, sottolineando che “…A fronte dei 650 milioni di euro inizialmente preventivati per 5 anni, la spesa complessiva potrebbe superare la soglia di 1 miliardo di euro. E anche le previsioni fatte dal governo sul numero dei migranti sembrerebbero troppo ottimistiche. Verrebbero spese, dunque, cifre spropositate, rispetto ai costi di gestione ordinari in Italia, per spedire in Albania a mala pena 3000 migranti all’anno che comunque dovranno successivamente essere trasferiti in Italia”. E poi faceva la naturale domanda: “Ma chi beneficerà davvero di questo accordo?”. La risposta, oltre al giornalista, la possono dare tutti coloro che conoscono bene la vera, vissuta e spesso sofferta realtà albanese. E la risposta, essendo l’Albania ormai considerato da molte istituzioni e strutture specializzate internazionali come un “narcostato”, è semplice, evidente e chiara: la criminalità organizzata locale che ormai è diventata molto attiva e pericolosa anche in Europa ed altrove. Sì, perchè i profughi diventeranno preda del traffico dei clandestini. E si tratta proprio di quella criminalità organizzata che collabora con il potere politico e che determina non poche decisioni del governo albanese.

    Lo confermano anche due noti procuratori italiani, intervistati dall’autore del programma Report, Nicola Gratteri e Francesco Mandoi. Nicola Gratteri, uno dei magistrati più impegnati nella lotta alla ‘ndrangheta, attualmente procuratore della Repubblica di Napoli, ha dichiarato che “…La mafia albanese è forte, perché è attiva in uno Stato dova la corruzione e ampiamente diffusa”. Aggiungendo anche: “…Le organizzazioni criminali che arrivano dall’Albania sono ricche, forti e potenti. […] Da alcuni anni la mafia albanese la troviamo anche in America latina. È in grado di portare, autonomamente, tonnellate di cocaina in Italia ed in Europa”. Anche Francesco Mandoi, già procuratore nazionale antimafia, ormai in pensione, conosce molto bene la realtà albanese. Lui è stato assunto come consigliere speciale proprio dal primo ministro albanese. Ha lavorato molto per quattro anni in Albania. Ma, come ha affermato lui stesso al giornalista del Report, il primo ministro non ha chiesto mai da lui un consiglio! “…Sono stato consigliere sulla carta, perché non ho mai dato un solo consiglio”, ha dichiarato Mandoi. Sottolineando che “…la mafia albanese ha i suoi rappresentanti nel governo ed orienta molte scelte dello stesso governo.”.

    Chi scrive queste righe avrebbe avuto bisogno di molto più spazio per trattare tutti gli argomenti affrontati domenica scorsa dal programma Report. Ma troverà il modo di informare il nostro lettore nelle prossime settimane sugli altri clamorosi abusi rivelati dal giornalista di Report. È sempre attuale però l’affermazione di Giacomo Leopardi: “L’abuso e la disubbidienza alla legge non può essere impedita da nessuna legge”. Lo conferma anche la grave e pericolosa realtà albanese.

  • Altre clamorose testimonianze di corruzione ed abuso di potere

    Il potere va definito dalla possibilità di abusarne.
    André Malraux, La via dei re, 1930

    Era la metà di dicembre del 2022, quando il primo ministro albanese ha dovuto di nuovo difendere, di fronte ai giornalisti, le sue decisioni che hanno portato a quello che ormai è noto in Albania come lo scandalo dei tre inceneritori. Il nostro lettore è stato informato a tempo debito e a più riprese di questo scandalo. A metà dicembre 2022 è stata divulgata la notizia secondo la quale uno dei più stretti collaboratori del primo ministro era coinvolto in quello scandalo. Si trattava del vice primo ministro (2021-2022), il quale, dal 2013, è stato anche ministro dello sviluppo economico, ministro delle finanze e alla fine, ministro di Stato per la Ricostruzione del Paese, dopo il terremoto del 2019. Il primo ministro però, ha cercato di apparire ignaro del diretto coinvolgimento del suo collaboratore, come fa di solito in simili circostanze. Di fronte ai giornalisti che gli chiedevano del suo stretto collaboratore, cercando di cambiare discorso, lui ha dichiarato invece, riferendosi al progetto dei tre inceneritori, che “…anche se 100 volte tornassi indietro, 100 volte avrei detto che devono essere fatti”. Poi, riferendosi a ciascuno dei tre inceneritori, ha spudoratamente mentito. E non poteva essere diversamente, visto che, mentre il primo ministro rispondeva ai giornalisti, nessuno dei tre inceneritori era realmente operativo. Soprattutto quello della capitale, che non esisteva proprio, non era stato messo neanche un mattone. La saggezza popolare però ci insegna che la lingua batte dove il dente duole. E anche il primo ministro, senza batter ciglio, riferendosi all’inceneritore della capitale, ha detto che “…l’inceneritore della capitale […] aveva salvato Tirana una volta per tutte dalle immondizie” (Sic!). Ma i giornalisti hanno insistito per sapere l’opinione del primo ministro sul suo stretto collaboratore. Allora il primo ministro, cercando di allontanare da se stesso ogni responsabilità, come fa sempre quando si trova di fronte a dei fatti inconfutabili, ha risposto: “Se noi partiamo per una determinata battaglia e, strada facendo, qualcuno o alcuni, che sono partiti per raggiungere l’obiettivo [prestabilito], raccolgono anche pere e mele per  poi metterle nei sacchetti, dietro la mia schiena, questa è una questione che non coinvolge me ma la giustizia”.

    Ebbene, erano passati soltanto sette mesi quando, dopo che l’opposizione politica ed il coraggioso lavoro di alcuni giornalisti investigativi hanno evidenziato e denunciato proprio l’ex vice primo ministro, la Struttura Speciale contro la Corruzione e la Criminalità organizzata è stata costretta a chiedere al Parlamento il permesso di procedere contro di lui. Nel frattempo però lui era riuscito a fuggire all’estero. Le cattive lingue hanno detto subito che era stato informato in tempo da chi di dovere. L’autore di queste righe informava allora il nostro lettore che “ … guarda caso, lui, l’ex vice primo ministro, che è stato anche ministro delle finanze e di altri ministeri importanti, dove si gestiva il denaro pubblico, fatti accaduti, documentati, testimoniati, resi pubblici e denunciati ufficialmente alla mano, non risulta essere accusato della violazione delle leggi in vigore che regolano le procedure seguite nel caso dei tre inceneritori e gli obblighi istituzionali del ministro. Violazioni delle procedure che porterebbero poi direttamente al primo ministro” (Inganna per non ammettere che è il maggior responsabile; 24 luglio 2023). Dall’esilio in un Paese europeo, l’ex vice primo ministro, nel febbraio scorso ha rilasciato una lunga intervista ad una rete televisiva albanese. Il nostro lettore è stato informato subito dopo che il 1o febbraio “…l’ex primo ministro ha fatto delle rivelazioni riguardanti ruberie milionarie ed abuso del potere. Lui ha accusato direttamente il primo ministro ed il sindaco della capitale come ideatori e approfittatori dei progetti degli inceneritori. Lui ha fatto delle rivelazioni che non lasciano dubbi, durante una lunga intervista televisiva seguita con grande interesse dal pubblico. Lo ha fatto da un Paese europeo dove ormai gode dello stato di avente asilo politico. Lui ha dichiarato, tra l’altro: “Porterò sulla schiena la mia croce. Ma non porterò la croce di nessun altro””. Aggiungendo anche che “…se si aprisse il dossier degli inceneritori “gli albanesi si spaventerebbero” (Rivelazioni riguardanti ruberie milionarie ed abuso del potere; 6 febbraio 2024).

    Il 28 marzo scorso, sempre in seguito alle continue e dettagliate denunce dell’opposizione, la Struttura Speciale contro la Corruzione e la Criminalità organizzata ha chiesto e ottenuto l’arresto, questa volta, di alcuni dei più stretti collaboratori del sindaco della capitale. Si tratta di importanti direttori del municipio che gestivano i soldi pubblici. Ma risulta che loro non hanno preso la “loro parte”, come tangenti. Hanno invece costituito delle imprese private, con dei “trucchi” di gestione e di appartenenza dal 2016, solo alcuni mesi dopo che l’attuale sindaco della capitale ha cominciato il suo primo mandato. E tramite quelle imprese, soprattutto di una di loro, registrata come impresa edile, vincevano appalti milionari di cui loro stessi, i direttori, decidevano il “vincitore”. E dai tanti documenti ed intercettazioni ambientali, risulterebbe che tutto veniva fatto con il beneplacito del sindaco. Anzi, risulterebbe proprio che il sindaco era il vero proprietario delle imprese e di tutto ciò che a loro apparteneva. Ma, guarda caso però, la Struttura Speciale contro la Corruzione e la Criminalità organizzata, nonostante abbia tutto il materiale necessario per accusare ed arrestare il sindaco della capitale, ha chiuso il fascicolo.

    Sabato scorso, finalmente, il sindaco della capitale ha reagito pubblicamente all’arresto dei suoi stretti collaboratori. Ha elogiato l’operato dei suoi direttori, specificando i loro “contributi” durante tutti questi anni. (Sic!) Ma il sindaco della capitale ha usato la stessa “strategia difensiva” del primo ministro. E cioè che lui non sapeva niente degli “abusi dietro le sue spalle” dei suoi collaboratori. Il che era anche un ricatto nei confronti dello stesso primo ministro, il quale, a distanza di poche ore, ha dichiarato: “Se unisco parola e virgola” con quanto ha detto il sindaco della capitale e “appoggiava il giusto comportamento” del sindaco. Il ricatto ha perciò funzionato.

    Chi scrive queste righe continuerà ad informare il nostro lettore di questi clamorosi sviluppi tuttora in corso. Egli però è convinto che sia il primo ministro albanese che il sindaco della capitale devono essere i primi indagati per tutti i loro clamorosi abusi del potere. E, nel frattempo, devono lasciare i loro incarichi istituzionali. O perché sono cosi “ingenui” che con la loro “ingenuità”, che è anche incapacità, non capiscono quello che fanno i loro stretti collaboratori. Oppure perché mentono ed ingannano e, perciò devono essere puniti legalmente. Chi scrive queste righe è convinto però che loro due sono degli incalliti bugiardi ed ingannatori. Ma, come scriveva André Malraux, il potere va definito dalla possibilità di abusarne.

  • Reazioni dopo le notizie di progetti milionari occulti nei Balcani

    Dai potenti vengono gli uomini più malvagi

    Socrate

    La scorsa settimana il nostro lettore veniva informato su alcuni progetti milionari occulti, sia in Serbia che in Albania. Progetti finanziati da Jared Kushner, il genero del ex presidente statunitense Donald Trump, e resi pubblici da alcuni ben noti giornali internazionali come The New York Times, Newsweek, Bloomberg News ed il quotidiano tedesco Frankfurter Allgemeine Zeitung. Secondo quanto riferiscono i giornalisti investigativi, il genero di Trump è convinto che si tratterebbe di progetti molto redditizi. “Per lui anche nei Balcani si potrebbe investire su delle lussuose strutture turistiche ed altro. Ragion per cui ha scelto di investire sia in Serbia che in Albania. Almeno da quello che si sa pubblicamente per il momento. E perché i suoi progetti milionari abbiano successo, il genero di Trump ha trattato direttamente con due autocrati, il presidente serbo ed il primo ministro albanese” (Poteri ed interessi occulti nei Balcani ed altrove; 25 marzo 2024).

    Il progetto in Serbia riguarda la costruzione, in pieno centro di Belgrado, di una lussuosa struttura alberghiera ed un complesso di appartamenti. Un progetto che potrebbe avere un costo finanziario di circa 500 milioni di dollari. Costruzioni previste in un terreno dove fino al 1999 c’era la sede del Comando supremo dell’esercito jugoslavo. Una sede bombardata e distrutta allora durante gli attacchi aerei, nell’ambito dell’Operazione Allied Force (Forza Alleata; n.d.a.) contro la Repubblica federale di Jugoslavia. Invece in Albania sono stati previsti due, altrettanto occulti e milionari, progetti edilizi del valore di circa 1 miliardo di dollari. Si tratta sempre di lussuose strutture alberghiere e residenziali che sono state tenute nascoste al pubblico fino ad una decina di giorni fa. Invece, come prevede la legislazione in vigore, si doveva discutere e consultare i diversi gruppi di interesse. Il nostro lettore veniva informato la scorsa settimana che “…i due progetti in Albania prevedono costruzioni in aree protette. Uno sulla maggior isola albanese nel golfo di Valona, zona marina protetta. L’altro, sempre in un’isola in mezzo ad una bellissima laguna nel nord di Valona, anche quella zona protetta, sia per i valori naturali, che quelli storici ed architettonici. E, guarda caso, il parlamento albanese ha approvato il 22 febbraio scorso, con una procedura abbreviata, alcuni emendamenti sulla legge per le aeree protette. Adesso si capisce anche il perché. Ormai questi due progetti, sostenuti da poteri ed interessi occulti e portati avanti fino alla scorsa settimana in gran segreto, non hanno più delle difficoltà, neanche legali, per essere attuati”. Riferendosi ai progetti in Serbia ed in Albania, l’autore di queste righe specificava, altresì, che “….si tratta sempre di progetti, ideati e portati avanti in un modo occulto, che soddisfano sia coloro che li propongono che quelli che hanno dato il loro beneplacito; il presidente serbo ed il primo ministro albanese. Due autocrati che si trovano in difficoltà nei rispettivi Paesi e che sperano e fanno di tutto per avere un sostegno statunitense se Trump vincesse le elezioni il prossimo 5 novembre” (Poteri ed interessi occulti nei Balcani ed altrove; 25 marzo 2024).

    Sono state immediate le reazioni dopo la propagazione delle notizie sui sopracitati progetti occulti. In Serbia alcuni movimenti politici e della società civile hanno subito contestato il progetto della costruzione di una lussuosa struttura alberghiera ed un complesso di appartamenti in pieno centro di Belgrado. In meno di un giorno sono state raccolte più di 10.000 firme per una petizione contro il progetto. Un dirigente dell’opposizione, riferendosi alle previste costruzioni lussuose lì dove fino al 1999 c’era il Quartiere generale dell’esercito jugoslavo, ha dichiarato che si trattava di “…una questione dell’orgoglio dello Stato e dei cittadini. E noi abbiamo il buon esempio quando i terroristi hanno abbattuto le torri gemelle a New York. Gli americani non hanno dato quel terreno ad alcuni investitori arabi per costruire i propri alberghi. Essi hanno costruito [invece] un monumento per le loro vittime”. Mentre un noto attivista, sempre riferendosi agli accordi occulti tra il genero  di Trump e il presidente serbo Aleksandar Vučić, tra l’altro ha detto una frase molto significativa: “…la Serbia non è un buffet svedese e Vučić non è un cameriere. Questa non è una sua proprietà privata”. I rappresentanti dell’opposizione hanno, inoltre, proclamato che il 6 aprile prossimo a Belgrado ci sarà la prima di una serie di proteste. E non a caso è stata scelta quella data. Perché il 6 aprile 1941 gli aerei della Wehrmacht nazista hanno bombardato e distrutto Belgrado.

    In Albania, dopo essere stati resi noti i due sopracitati progetti occulti voluti dal genero di Trump, hanno reagito soprattutto alcuni giornalisti ed opinionisti. Mentre i rappresentanti dell’opposizione politica si sono limitati a delle dichiarazioni, ma senza nessun’altra iniziativa, come in Serbia. In Albania però c’è stato un altro episodio che ha attirato l’attenzione dell’opinione pubblica e delle associazioni dei giornalisti, sia locali, ma soprattutto internazionali. Il 19 marzo scorso, il primo ministro albanese ha perso il controllo dopo alcune domande “imbarazzanti” fatte a lui da una giornalista. Domande che si riferivano proprio ai sopracitati progetti occulti del genero di Trump e la totale mancanza di trasparenza, come prevede la legge in casi simili. All’inizio il primo ministro ha tentato di tergiversare alle dirette e molto chiare domande della giornalista, come fa quando si trova in difficoltà.  Ma siccome la giornalista insisteva, allora il primo ministro si è avvicinato a lei e le ha toccato con la mano il viso. Un gesto quello che ha subito suscitato una dura reazione sia della stessa giornalista che dei suoi colleghi. Il primo ministro però ha cercato di ingannare, come suo solito, nonostante dalle immagini di un video si vedeva chiaramente tutto. Immediata è stata anche la reazione dei diversi giornali internazionali e delle associazioni per la difesa dei diritti dei giornalisti. Una delle più note di queste associazioni, The Committee to Protect Journalists (CPJ – Il Comitato per difendere i giornalisti; n.d.a.), ha reagito sul caso mercoledì scorso. Una sua rappresentante, riferendosi al gesto del primo ministro, ha dichiarato: “Noi siamo inorriditi dal comportamento intimidatorio del primo ministro albanese”. Aggiungendo, in più, che “..condanniamo il gesto come parte di una tendenza più ampia dell’uso di un linguaggio abusivo e il comportamento intimidatorio da parte dei funzionari albanesi contro i giornalisti che fanno delle domande critiche”. Mentre l’associazione SafeJournalists Network (La rete per la difesa dei giornalisti; operativa nei Balcani occidentali; n.d.a.) ha considerato il gesto del primo ministro nei confronti della giornalista come “inaccetabile ed allarmante”. In più SafeJournalists Network ha ribadito che il primo ministro albanese “…ha una storia di vendetta contro i giornalisti che sono critici nei confronti del governo”.

    Chi scrive queste righe, fatti accaduti alla mano, conferma queste dichiarazioni. E trova sempre attuale il pensiero di Socrate, il noto filosofo della Grecia antica, il quale affermava, venticinque secoli fa, che dai potenti vengono gli uomini più malvagi. Ed il primo ministro albanese è tale.

  • Poteri ed interessi occulti nei Balcani ed altrove

    L’abuso è il contrassegno del possesso e del potere.

    Paul Valéry; da “Quaderni”

    “La costa di Gaza ha un alto valore immobiliare. Fossi in Israele, manderei i civili della Striscia nel Negev”. Lo affermava recentemente Jared Kushner, il genero del ex presidente statunitense Donald Trump, secondo il quotidiano britannico The Guardian, durante un’attività organizzata da Harvard University. E lui si riferiva al deserto di Negev, un’estesa area poco popolata nel sud del Israele. Durante l’intervento all’Università di Harvard, il genero del ex presidente statunitense ha aggiunto: “…Io azionerei i bulldozer nel Negev e cercherei di spostare lì le persone. Penso che questa sarebbe l’opzione migliore. Così possiamo andare ora e finire il lavoro”. Bisogna sottolineare che Jared Kushner è uno dei discendente di una famiglia di imprenditori immobiliari statunitensi di origine ebrea. E’ stato il consigliere di Trump per il Medio Oriente durante la sua presidenza. Nella Striscia di Gaza si sta combattendo ancora, dopo l’attacco dei militanti di Hamas del 7 ottobre scorso. E nel frattempo sono in corso anche dei negoziati per arrivare ad un accordo di pace tra le parti belligeranti. Accordo che prevede l’esistenza di due Stati indipendenti, Israele e Palestina. Ma per Kushner si tratterebbe di “…un’idea superbamente cattiva che essenzialmente sarebbe un premio per un’azione terroristica”. E nel caso Trump diventasse di nuovo presidente, suo genero gli avrebbe consigliato anche questo. Ovviamente però lui porterebbe avanti anche i suoi progetti immobiliari. Perché, come ha affermato all’Università di Harvard, “…le proprietà sul lungomare di Gaza potrebbero avere un grande valore se la gente fosse concentrata sul migliorare il proprio standard di vita”.

    Il genero di Trump, da ambizioso imprenditore immobiliare qual è, non ha solo dei progetti nella Striscia di Gaza. Per lui anche nei Balcani si potrebbe investire su delle lussuose strutture turistiche ed altro. Ragion per cui ha scelto di investire sia in Serbia che in Albania. Almeno da quello che si sa pubblicamente per il momento. E perché i suoi progetti milionari abbiano successo, il genero di Trump ha trattato direttamente con due autocrati, il presidente serbo ed il primo ministro albanese. Un ruolo importante in queste trattative lo ha avuto anche uno stretto collaboratore di Trump, il quale è stato ambasciatore degli Stati Uniti in Germania (2018-2020). In seguito, e per poco tempo, è stato anche il direttore della National Intelligence Community (Comunità dell’Intelligenza nazionale; n.d.a.), ma è stato attivo altresì nei Balcani, come rappresentante speciale del presidente degli Stati Uniti d’America per i negoziati di pace tra la Serbia ed il Kosovo. In quell’occasione ha conosciuto anche il presidente serbo ed il primo ministro albanese. In seguito il presidente serbo gli ha accordato il più alto riconoscimento ufficiale. Conoscenze ed “amicizie” da allora stabilite e che sono state messe a disposizione anche al genero di Trump.

    In Serbia, sfruttando sia quelle relazioni, che gli stretti legami famigliari con l’ex presidente statunitense, l’imprenditore immobiliare sembrerebbe aver accordato con il presidente serbo un vantaggioso affitto per 99 anni, senza nessun impegno finanziario, di un terreno a Belgrado che, fino al 1999, era la sede del ministero della Difesa della Jugoslavia. Sede che è stata bombardata proprio dalle forze aeree della NATO durante gli attacchi aerei, nell’ambito dell’Operazione Allied Force (Forza Alleata; n.d.a.) contro la Repubblica federale di Jugoslavia. Un accordo quello tra il genero di Trump ed il presidente serbo che prevede il diritto di costruire, in quel terreno affittato, una lussuosa struttura alberghiera, un complesso di appartamenti ed un museo. Si valuta che il progetto potrebbe avere un costo finanziario di circa 500 milioni di dollari. Il noto quotidiano statunitense The New York Times, riferendosi a quell’accordo, ha recentemente pubblicato anche un articolo investigativo. In quell’articolo sono state riportate anche le interviste, sia del genero di Trump, che dello stretto collaboratore dell’ex presidente, adesso consigliere e collaboratore di suo genero. Per loro il progetto di Belgrado permette agli Stati Uniti di aiutare a curare le piaghe causate dai bombardamenti del 1999 nell’ambito dell’Operazione Allied Force. Mentre per gli oppositori del presidente serbo si tratta di un progetto che è stato messo in atto dai poteri occulti per ottenere anche degli ingenti interessi, sempre occulti.

    Ma il progetto di Belgrado è soltanto uno dei tre progetti che il genero di Trump vuole realizzare nei Balcani. Gli altri due sono previsti in Albania. Si tratta di due progetti, del valore di circa 1 miliardo di dollari, che sono stati resi pubblici proprio la scorsa settimana e che prevedono sempre la costruzione di lussuose strutture alberghiere. Progetti ed accordi tenuti segreti per il pubblico fino alla scorsa settimana, quando dei noti giornali internazionali, gli statunitensi The New York Times, Newsweek, Bloomberg News e il tedesco Frankfurter Allgemeine Zeitung, hanno trattato professionalmente l’argomento. E da quegli articoli risulta che si tratta sempre di progetti, ideati e portati avanti in un modo occulto, che soddisfano sia coloro che li propongono che quelli che hanno dato il loro beneplacito; il presidente serbo ed il primo ministro albanese. Due autocrati che si trovano in difficoltà nei rispettivi Paesi e che sperano e fanno di tutto per avere un sostegno statunitense se Trump vincesse le elezioni il prossimo 5 novembre.

    Ma mentre quello di Belgrado prevede costruzioni in un terreno in disuso, i due progetti in Albania prevedono costruzioni in aree protette. Uno sulla maggior isola albanese nel golfo di Valona, zona marina protetta. L’altro, sempre in una isola in mezzo ad una bellissima laguna nel nord di Valona, anche quella zona protetta, sia per i valori naturali, che quelli storici ed architettonici. E, guarda caso, il parlamento albanese ha approvato il 22 febbraio scorso, con una procedura abbreviata, alcuni emendamenti sulla legge per le aeree protette. Adesso si capisce anche il perché. Ormai questi due progetti sostenuti da poteri ed interessi occulti e portati avanti fino alla scorsa settimana in gran segreto, non hanno più delle difficoltà, neanche legali, per essere attuati.

    Chi scrive queste righe informerà il nostro lettore, con la dovuta oggettività, di altri sviluppi legati a questi progetti occulti. Per il momento si ferma qui, convinto però che, come affermava Paul Valery, l’abuso è il contrassegno del possesso e del potere.

  • Rapporto indipendente che conferma inquietanti abusi di potere

    Un’ingiustizia fatta all’individuo è una minaccia fatta a tutta la società.

    Montesquieu

    Il Consiglio degli Ambasciatori Statunitensi (The Council of American Ambassadors; n.d.a.) è una nota organizzazione senza scopo di lucro e apartitica che raggruppa più di 200 membri. Si tratta di ex ambasciatori di carriera che hanno svolto la loro attività diplomatica negli ultimi sessant’anni. Il Consiglio, riconosciuto ufficialmente anche dal Dipartimento di Stato, svolge diverse attività in base ai suoi programmi. Il Consiglio collabora attivamente con il Dipartimento di Stato, offrendo sostegno e suggerimenti, riferensosi agli obiettivi della politica estera degli Stati Uniti in divese parti del mondo, nonché all’esperienze dei suoi membri. In più il Consiglio degli Ambasciatori Statunitensi programma ed organizza delle riunioni, delle tavole rotonde con diversi alti rappresentati diplomatici stranieri accreditati presso la Casa Bianca. Tra le tante attività che svolge il Consiglio c’è anche quella di organizzare ed attuare delle missioni investigative indipendenti per raccogliere dati ed informazioni in diversi Paesi del mondo. Dati ed informazioni che spesso non vengono rapportati da altre istituzioni e/o dai media.

    Ebbene, nel periodo tra il 7 ed il 14 maggio 2023 un gruppo di dieci rappresentanti del Consiglio degli Ambasciatori Statunitensi è stato mandato in una missione di raccolta dati ed informazioni in tre Paesi dei Balcani occidentali: Albania, Kosovo e Macedonia del Nord. Dopo quella missione è stato redatto un rapporto che è stato reso pubblico una decina di giorni fa. Nel rapporto sull’Albania viene trattata soprattutto la decisione firmata dal segretario di Stato statunitense nei confronti dell’attuale dirigente dell’opposizione albanese, ex Presidente della Repubblica (1992-1997) ed ex primo ministro (2005-2013).

    Il nostro lettore è stato informato di tutto ciò in un articolo pubblicato nel maggio 2021. “Il 19 maggio scorso, un’inattesa notizia, arrivata da oltreoceano, ha scombussolato la politica e l’opinione pubblica in Albania. Il Segretario di Stato degli Stati Uniti d’America ha pubblicato, nel suo account personale Twitter, la dichiarazione come “persona non desiderata per entrare negli Stati Uniti” dell’ex Presidente della Repubblica (1992-1997) ed ex primo ministro (2005-2013). Con lui anche sua moglie e i due figli. Questa drastica decisione è stata presa perché gli atti corruttivi dell’ex Presidente “…hanno minato la democrazia in Albania”. Il Segretario di Stato ha espresso la sua convinzione che l’ex primo ministro “…. era coinvolto in atti corruttivi come l’uso improprio dei fondi pubblici, interventi nei processi pubblici, compreso l’uso del suo potere a beneficio e all’arricchimento degli alleati politici e dei membri della sua famiglia”. Il Segretario di Stato ha ribadito anche che l’ex primo ministro, con la sua retorica, “…è pronto a difendere se stesso, i membri della sua famiglia e gli alleati politici, a scapito delle indagini indipendenti, degli sforzi anticorruzione e delle misure sulla responsabilità [penale]””. Così scriveva l’autore di queste righe il 24 maggio 2021. E poi aggiungeva: “…Per facilitare la chiave di lettura, il nostro lettore deve sapere che ormai l’ex primo ministro albanese, dichiarato “persona non grata” il 19 maggio scorso, dopo la sua sconfitta elettorale nel 2013 ha dato le dimissioni da ogni responsabilità istituzionale e politica, tranne quella di deputato, della quale ha beneficiato fino al febbraio 2019. Il che vuol dire che lui, da circa otto anni ormai, non gode di nessun “potere corruttivo” (Eclatanti e preoccupanti incoerenze istituzionali; 24 maggio 2021).

    Il sopracitato rapporto del Consiglio degli Ambasciatori Statunitensi, all’inizio del capitolo che si riferiva all’Albania, affermava che i membri della missione avevano incontrato il presidente della Repubblica, membri del parlamento, rappresentanti dell’opposizione ed altri. E sottolineava che il primo ministro e i membri del suo gabinetto “non hanno dato informazioni”. Aggiungendo che “È difficile determinare se si trattava di una mancanza di tempo, oppure per tergiversare e [in seguito] discreditare ogni critica che poteva emergere dalla nostra missione. Ma il primo ministro Rama è stato il tema delle conversazioni in quasi tutti i nostri incontri”. Nel rapporto viene sottolineato, tra l’altro, il fatto che l’allora ambasciatrice statunitense in Albania (2020-2023) non ha risposto alle domande dei membri della missione riguardo alle prove che hanno portato alla sopracitata decisione firmata dal segretario di Stato statunitense il 19 maggio 2021. Il rapporto sottolineava che quello nei confronti del dirigente dell’opposizione era “interamente una determinazione in camera, esclusa da contestazioni della parte lesa e senza appello. Questo è altamente insolito, se non [caso] unico per la giurisprudenza statunitense”. Chissà perché allora una simile decisione?! Le cattive lingue hanno sempre parlato però di supporto lobbistico da oltreoceano a favore del primo ministro. Ma l’ambasciatrice aveva confermato in privato alla missione del Consiglio degli Ambasciatori Statunitensi che “…la lotta contro la corruzione era così fondamentale per la politica degli Stati Uniti e così prioritaria, che i funzionari dell’amministrazione Biden hanno considerato di fare qualcuno come esempio, per sottolineare che nessuno è sopra la legge, oppure immune quando si tratta del crimine della corruzione”. I membri della missione affermavano nel loro sopracitato rapporto che l’ormai 79enne dirigente dell’opposizione si potrebbe considerare alla fine della sua vita politica. Ma affermavano, altresì, che “…non è il modo come la giustizia americana possa mettere nel mirino qualcuno per dare lezione ad un attuale colpevole”. E per rendere tutto più chiaro hanno usato il detto cinese “Uccidere i polli per spaventare le scimmie”. Per chi conosce la preoccupante realtà albanese è molto chiaro che se c’è qualcuno che dovrebbe essere punito per la galoppante corruzione in Albania quello è proprio il primo ministro. Ma “stranamente” durante la sua visita lampo in Albania, il 15 febbraio scorso, il segretario di Stato statunitense ha dichiarato che il primo ministro albanese era “…un illustre dirigente e un ottimo primo ministro”(Sic!). Chissà perché?! Ed era proprio quel segretario di Stato che il 19 maggio 2021 firmava la sopracitata decisione nei confronti del dirigente dell’opposizione,

    Chi scrive queste righe ha trattato per il nostro lettore questi argomenti e continuerà a farlo. Egli, nel frattempo, trova sempre attuale che un’ingiustizia fatta all’individuo è una minaccia fatta a tutta la società. Come saggiamente affermava Montesquieu circa tre secoli fa.

  • Autocrati disponibili a tutto in cambio di favori

    Un tiranno troverà sempre un pretesto per la sua tirannia.

    Esopo

    Il 10 dicembre 1948, durante la sua terza sessione, l’Assemblea generale delle Nazioni Unite ha approvato la Dichiarazione universale dei Diritti umani. Si tratta di un importante documento che sancisce i diritti innati, acquisiti ed inalienabili dell’essere umano. Si tratta di diritti fondamentali ed universali che garantiscono la dignità della persona. L’articolo 19 della Dichiarazione conferma che “…tutti hanno il diritto alla libertà di espressione; questo diritto include la libertà di cercare, ricevere e diffondere informazioni e idee di ogni tipo, senza limiti di frontiera, sia oralmente, sia per iscritto, sia sotto forma d’arte, sia attraverso qualsiasi altro mezzo di sua scelta”.

    Oltre alle istituzioni specializzate di ogni Paese e di quelle internazionali, anche il contributo del giornalismo indipendente e responsabile è importante e necessario per garantire sia la tutela dei diritti dell’essere umano, che l’investigazione e la denuncia degli abusi di potere da parte dei rappresentanti politici ed istituzionali. Compresi i massimi livelli. Anzi, loro prima di tutti gli altri. Nel mondo sono operativi diversi media scritti, audiovisivi ed in rete che contribuiscono a raggiungere questo obiettivo. Risulterebbe che uno di loro sia anche il giornale digitale francese Mediapart, fondato nel 2008 da un ex capo redattore della nota testata Le Monde. Mediapart è un quotidiano che non accetta nessuna pubblicità ed è finanziato soltanto dagli abbonamenti dei cittadini. Si tratta di un media composto da due sezioni. Le Journal è lo spazio dove pubblicano i giornalisti professionisti, mentre Le Club è quello in cui scrivono i cittadini abbonati. Bisogna, in più, sottolineare che è stato proprio Mediapart che ha denunciato gli abusi fatti da due presidenti della repubblica francese, Nicolas Sarcozy e François Hollande, con le dovute conseguenze sancite dalla legge. Lo stesso quotidiano, per primo, ha reso pubblico quello che nel 2010 venne chiamato come l’affare Bettencourt. Ha pubblicato nel 2012 una registrazione audio che costrinse, in seguito, l’allora ministro delle finanze a dare le dimissioni. E questi sono soltanto alcuni dei molti altri casi seguiti e resi pubblici dai giornalisti investigativi di Mediapart.

    Il 28 febbraio scorso è stato proprio questo media che ha pubblicato un articolo in cui si trattava la vera realtà in Albania. L’articolo, intitolato “Albanie: comment l’autocrate Edi Rama est devenu le meilleur allié des Occidentaux” (Albania; come l’autocrate Edi Rama è diventato il miglio alleato degli occidentali; n.d.a.), evidenzia, fatti accaduti alla mano, come un autocrate, il primo ministro, controlla tutto anche con il sostegno degli “occidentali”, in cambio a dei favori a loro necessari e ben graditi. Si tratta di un articolo investigativo scritto da tre noti giornalisti del Mediapart che cominciano affermando: “La capitale albanese s’imposta come una tappa diplomatica inevitabile nei Balcani, nel frattempo che il Paese si appresta ad accogliere i richiedenti asilo “delocalizzati” dall’Italia”. Ed in seguito gli autori dell’articolo scrivono: “Mercoledì, il 28 febbraio, l’Albania organizza un “vertice di pace” con il presidente ucraino Volodymyr Zelensky. L’indomani (29 febbraio; n.d.a.) la capitale albanese ospiterà un vertice regionale Balcani-Unione europea. Del “Vertice” sull’Ucraina il nostro lettore è stato informato la scorsa settimana (Vertice che non è servito a niente tranne alla necessità di apparire; 4 marzo 2024). Nel loro articolo gli autori francesi affermano che “Due settimane prima, il 15 febbraio, c’era il segretario di Stato americano Antony Blinken in una visita a Tirana, dove non ha mancato di salutare “l’importanza strategica” dell’Albania e “l’eccellente collaborazione che mantiene il piccolo Paese con gli Stati Uniti”. E poi gli autori si domandano: “Come mai il regime del primo ministro Edi Rama è diventato il partner privilegiato degli occidentali nella penisola balcanica, mentre le libertà fondamentali continuano a peggiorare in Albania?”. L’autore di queste righe, riferendosi alla visita del segretario di Stato statunitense, informava il nostro lettore anche che “….il segretario di Stato ha considerato il primo ministro albanese come “un illustre dirigente e un ottimo primo ministro” (Sic!). Chissà a cosa si riferiva? Ma non di certo alla vera, vissuta e sofferta realtà albanese” (Sostegno da Oltreoceano ad un autocrate corrotto; 20 febbraio 2024).

    Nell’articolo pubblicato da Mediapart, riferendosi al primo ministro albanese, gli autori evidenziano che lui “…è nato e cresciuto in una famiglia della nomenklatura dell’Albania stalinista”. Sempre riferendosi al primo ministro albanese, affermavano che lui “…guida l’Albania in un modo sempre più aspro, sapendo [però] come diventare utile per i suoi partner stranieri ed evitare ogni critica riguardo alla [sua] caduta verso l’autoritarismo”. Gli autori del sopracitato articolo affermavano che in cambio dei favori offerti e spesso attuati dal primo ministro albanese “…i partner occidentali sono pronti ad ignorare le “piccole” deviazioni del suo regime dal predominio della legge”. Loro evidenziavano, altresì, che  “Negli ultimi anni la riforma della giustizia […] è stata deviata dai suoi obiettivi”.

    Nel ultimo capitolo del sopracitato articolo pubblicato il 28 febbraio scorso da Mediapart, gli autori scrivevano che il primo ministro albanese, di fronte ai partner occidentali, “…non ha nessuna difficoltà di imporre la narrativa che interessa a lui”. Aggiungendo che il primo ministro albanese fa apparire se stesso “…come ‘un uomo di Stato della stabilità’ nei Balcani, come l’amico sul quale l’Occidente può sempre appoggiarsi. E, per questo, gli occidentali sono pronti a non mostrarsi così rigorosi con i principi democratici”. Con questa frase terminava l’articolo.

    Chi scrive queste righe ha spesso trattato anche questi argomenti per il nostro lettore e condivide quanto hanno scritto i tre giornalisti del Mediapart. Egli, fatti accaduti alla mano, è convinto che il primo ministro albanese è un autocrate disponibile a tutto in cambio di favori. E parafrasando Esopo, il noto scrittore della Grecia antica, si potrebbe dire che un autocrate troverà sempre un pretesto per la sua autocrazia. Anche perché un autocrate e un tiranno hanno molte cose in comune.

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