Albania

  • Un rapporto che svela la realtà

    Si dà realtà alle cose solo quando se ne parla

    Oscar Wilde

    Martedì scorso, 14 luglio, a Bruxelles si sono svolte quattro diverse conferenze intergovernative tra l’Unione europea ed il Montenegro, l’Albania, l’Ucraina e la Moldavia. Durante queste conferenze sono state trattate questioni che riguardano il percorso europeo di questi Paesi nel processo della loro adesione all’Unione europea. La Commissaria per l’allargamento e la politica di vicinato della Commissione europea, entusiasta dell’organizzazione delle quattro conferenze intergovernative, ha definito questa giornata un ‘Super martedì’ per l’intero processo del allargamento.

    All’occasione la Commissaria ha dichiarato che “oggi è un ‘Super Martedì’ per l’allargamento dell’Unione europea. Per la prima volta in oltre due decenni, teniamo quattro conferenze di adesione nello stesso giorno. I quattro Paesi alla guida del processo, Ucraina, Moldavia, Albania e Montenegro, stanno compiendo degli importanti passi avanti nel loro percorso verso l’adesione all’Unione europea”. La Commissaria per l’allargamento e la politica di vicinato ha altresì sottolineato che “l’allargamento rimane una priorità strategica per l’Unione europea”.

    Per la loro specificità la Commissione europea aprirà con l’Ucraina e la Moldavia i cluster (gruppi di capitoli; n.d.a.) che riguardano la difesa e la sicurezza. Il Montenegro si trova in uno stato avanzato per quanto riguarda la chiusura dei capitoli negoziali, avendo chiuso ormai 18 dei complessivi 33 capitoli. Invece l’Albania ha aperto tutti i 35 capitoli e durante la nona conferenza intergovernativa con l’Unione europea svoltasi il 14 luglio scorso ha chiuso i tre primi capitoli. Bisogna sottolineare però che si tratta di capitoli facili. Ma è molto difficile capire, riferendosi alla sopracitata dichiarazione della Commissaria per l’allargamento e la politica di vicinato e tenendo presente la vissuta e spesso sofferta realtà albanese, quali siano veramente gli “importanti passi in avanti” nel suo percorso dell’Albania verso l’adesione all’Unione europea.

    Durante la nona conferenza intergovernativa tra l’Unione europea e l’Albania svoltasi a Bruxelles la sera del ‘Super Martedì’, 14 luglio scorso, sono stati dichiarati chiusi i primi tre capitoli dei negoziati, nell’ambito del processo di adesione dell’Albania all’Unione Europea. Si tratta del Capitolo 25 (Scienza e ricerca), del Capitolo 26 (Istruzione e cultura) e del Capitolo 30 (Relazioni con l’estero). Il primo ministro albanese e la sua potente propaganda hanno subito parlato di “successo”. Ma la verità è ben diversa anche con questi capitoli, nonostante siano considerati come i più facili.

    Per quanto riguarda il capitolo 30 che si riferisce alle relazioni con l’estero, l’Unione europea non ha previsto un elenco specifico di riforme o di leggi da adottare. L’unico obbligo del Paese candidato, nella fattispecie dell’Albania, è quello di cercare di adattare ed allineare la propria politica estera a quella dell’Unione Europea.

    Invece per quanto riguarda il Capitolo 26 (Istruzione e cultura) basta riferirsi ai rapporti PISA (Programme for International Student Assessment – Programma per la valutazione degli studenti internazionali; n.d.a.). L’obiettivo principale del programma è quello di valutare, ogni tre anni, le competenze dei ragazzi di 15 anni in lettura, matematica e scienze. Si tratta di prove che misurano la capacità di applicare le conoscenze per risolvere problemi quotidiani. Ebbene i rapporti PISA mostrano che non solo la qualità dell’istruzione è in costante calo e il livello educativo in Albania è il più basso d’Europa, ma è anche inferiore alla media globale. Nonostante ciò il capitolo 26 è stato chiuso dalle istituzioni dell’Unione europea, considerandolo come compiuto.

    Così come è stato chiuso anche il capitolo 25 (Scienza e ricerca). Ma da lunghe esperienze in molti Paesi del mondo, si sa che per sostenere le ricerche scientifiche bisogna investire ogni anno per finanziare i vari progetti di ricerca. Ci sono molti settori in cui per svolgere e sviluppare una ricerca scientifica bisogna investire per avere anche le necessarie apparecchiature, senza le quali non si può realizzare la ricerca stessa. Ebbene, da anni in Albania i fondi per la scienza e la ricerca sono veramente molto bassi. Attualmente il fondo destinato alla ricerca scientifica è veramente molto basso, pari a solo il 0,17% del prodotto interno lordo! Ma anche il capitolo 25 è stato chiuso. Bisogna evidenziare però che, nell’ambito dell’Unione europea, sia l’istruzione e la cultura che la ricerca scientifica non sono soggette a specifici meccanismi di misurazione o di riforma.

    Venerdì scorso, 17 luglio, è stato reso noto il rapporto della Commissione europea sullo Stato di diritto in Albania. Un rapporto che, diversamente dai rapporti precedenti che si riferivano soltanto ai “successi” del governo, elenca anche le problematiche della preoccupante realtà albanese. Un rapporto che evidenzia la violazione dei principi di equilibrio e controllo dei poteri, nonché di uguaglianza di fronte alla legge. Un rapporto, quello di quest’anno della Commissione europea, che considera preoccupante il controllo delle attività parlamentari dalla maggioranza governativa, con delle decisioni che violano la Costituzione, le leggi in vigore ed il Regolamento dello stesso Parlamento. Un rapporto in cui si afferma che la corruzione ormai ben diffusa coinvolge tutte le istituzioni statali, beneficiando però del supporto politico, partendo dai massimi livelli.

    Il rapporto della Commissione europea sullo Stato di diritto in Albania, reso noto venerdì scorso, sottolinea il caso della ex vice primo ministro e ministra delle Infrastrutture e dell’Energia. Il nostro lettore è stato informato a tempo debito sugli scandali milionari che hanno coinvolto sia lei che il primo ministro. Così come è stato informato che la maggioranza, ubbidendo all’“ordine politico” del primo ministro, il 12 marzo scorso ha votato in Parlamento contro la richiesta della Struttura Speciale contro la Corruzione e la Criminalità Organizzata per la revoca dell’immunità dell’ex vice primo ministro e ministra delle Infrastrutture e dell’Energia.

    Il sopracitato rapporto della Commissione europea, riferendosi proprio a quel caso, afferma che “Il rifiuto del Parlamento di revocare l’immunità di una parlamentare ha sollevato preoccupazioni in merito ai principi di equilibrio e controllo dei poteri, nonché di uguaglianza di fronte alla legge”. E in seguito conferma: “La Commissione ritiene che tale decisione abbia sollevato preoccupazioni circa le modalità di applicazione dei principi di controllo ed equilibrio tra le istituzioni, nonché circa la possibilità che alti funzionari possano beneficiare di un trattamento diverso rispetto agli altri cittadini dinanzi ai tribunali”.

    In quanto alla corruzione diffusa, il rapporto della Commissione europea, reso noto venerdì scorso, sottolinea che la Commissione europea ha espresso preoccupazione per il livello di esposizione alla corruzione in diversi settori chiave della pubblica amministrazione del Paese. “Diversi settori continuano ad essere considerati particolarmente esposti alla corruzione; in particolare la sanità, l’istruzione, gli appalti pubblici, i partenariati pubblico-privato, le forze dell’ordine, il settore immobiliare, l’amministrazione fiscale e le dogane. L’integrità aziendale rimane un ambito che richiede particolare attenzione. […] I rischi di corruzione persistono anche nelle imprese statali o a partecipazione statale a cui sono affidate importanti responsabilità pubbliche”.

    Chi scrive queste righe è convinto che il rapporto della Commissione europea sullo Stato di diritto in Albania svela la vera e preoccupante realtà. Perciò non sono credibili neanche le dichiarazioni della Commissaria per l’allargamento rese pubbliche il ‘Super Martedì’, 14 luglio scorso. Aveva ragione Oscar Wilde quando affermava che si dà realtà alle cose solo quando se ne parla.

  • Un altro scandalo abusivo

    Quello che c’è di scandaloso nello scandalo è che vi ci si abitua.

    Simone de Beauvoir

    Panem et circenses (letteralmente “pane e giochi circensi”; n.d.a) dicevano i latini. Un’espressione che indica la strategia adottata nel periodo dell’antica Roma, volta a placare e distrarre il popolo, elargendo cibo gratuito e offrendo spettacoli di massa, come i giochi dei gladiatori o le corse dei carri, per assicurarsi il consenso ed evitare disordini sociali. Si tratta di un’espressione che Decimo Giunio Giovenale, il celebre poeta satirico latino del primo secolo d.C., adopera nella sua decima Satira. Bisogna sottolineare che Giovenale in tutte le sue sedici Satire ha denunciato fortemente la corruzione, i vizi e il degrado morale della Roma imperiale.

    Da molti mesi ormai l’opinione pubblica in Albania è stata informata nei dettagli degli scandali che coinvolgevano personalmente sia il primo ministro, che due delle sue più strette collaboratrici: l’ex vice primo ministro e ministra delle Infrastrutture e dell’Energia e la direttrice dell’Agenzia nazionale della Società d’Informazione. Il nostro lettore è stato informato di questi scandali.

    Ebbene, per spostare l’attenzione dalle continue e forti reazioni dell’opinione pubblica legate a questi scandali, circa due mesi fa il primo ministro ha deciso di organizzare a Tirana un concerto del controverso cantante americano Kanye West. Il detto latino panem et circenses non smette di insegnare. Neanche il primo ministro albanese. Bisogna però sottolineare che il cantante da lui invitato è un dichiarato ammiratore di Adolf Hitler ed un convinto antisemita. Solo quest’anno i concerti del cantante, per queste ragioni, sono stati vietati in diversi Paesi, compresa l’Italia.

    Dovrebbe essere stato veramente in grandi difficoltà il primo ministro albanese a fare una simile scelta, invitando un noto cantante antisemita ad esibirsi in un concerto a Tirana. Si perché solo a fine gennaio scorso lui si dichiarava un convinto oppositore dell’antisemitismo.

    Il 26 gennaio scorso, il primo ministro albanese, durante la sua visita ufficiale in Israele, ha parlato alla Knesset, il Parlamento di Israele. E da ottimo leccapiedi qual è, quando e dove serve, ha cominciato il suo intervento dichiarando: “Non sono ancora del tutto sicuro di trovarmi veramente sul pavimento sotto i miei piedi, lo stesso pavimento dal quale gli illustri ospiti di questo Stato si sono rivolti a quest’Aula. E sebbene la modestia non sia mai stata la mia virtù più radicata, devo ammettere che trovo difficile credere di meritare un riconoscimento così straordinario”. E poi ha continuato esprimendo la sua approvazione per le scelte politiche di Israele ed elogiando le massime autorità dello Stato d’Israele che si trovavano in Aula.

    Il 27 gennaio scorso, il primo ministro albanese, sempre in Israele, è stato presente ed ha parlato durante la Conferenza Internazionale della lotta contro l’antisemitismo. Ha dichiarato, tra l’altro, che: “Oggi l’antisemitismo sta riemergendo apertamente e senza vergogna, spesso mascherato da critica politica, ansia culturale o, peggio, da presunta superiorità morale. Si dimentica spesso che l’odio per gli ebrei non finisce mai con gli ebrei”. Ed ha aggiunto poi convinto che “l’Albania si schiera fermamente contro l’antisemitismo, senza ambiguità e senza eccezioni, così come si schiera contro l’islamofobia, il razzismo e qualsiasi ideologia che riduca gli esseri umani a bersagli”. Chissà come avrebbe giustificato adesso al suo caro amico, il primo ministro di Israele, la sua decisione di organizzare il concerto del cantante antisemita ed ammiratore di Adolf Hitler?!

    Nel frattempo, visto che molti biglietti per il concerto non erano ancora venduti, il che poteva causare il fallimento dello stesso concerto, il 6 luglio scorso il governo ha deciso di finanziare circa 4.3 milioni di euro per questo evento. Una significativa somma di denaro, che è stata presa dal fondo per le emergenze, di un Paese povero come l’Albania! E si tratta anche di una decisione illecita. Ma si sa che da anni ormai in Albania si prendono e si attuano molte simili decisione, in seguito agli “orientamenti lungimiranti” del primo ministro. La reazione dell’opinione pubblica è stata immediata. Una dura reazione espressa direttamente anche durante questi ultimi giorni nelle quotidiane e massicce proteste di Tirana, di cui il nostro lettore è stato ormai informato.

    I cittadini, dopo questa decisione, denunciano la diffusa corruzione, partendo dai massimi livelli istituzionali e politici e gli abusi del primo ministro con il potere conferito o usurpato. Denunciano altresì il preoccupante e pauroso spopolamento del Paese con tutte le sue conseguenze, la grave situazione in cui si trovano il sistema della sanità pubblica e quello dell’istruzione pubblica, nonché tante altre problematiche. Invece il primo ministro, abusando, come sempre, dei ridotti fondi pubblici del più povero Paese dell’Europa, proprio adesso ha deciso di finanziare con i fondi dell’emergenza il fallimento quasi sicuro del sopracitato concerto.

    Quando si trova in difficoltà il primo ministro è disposto a fare di tutto, anche finanziamenti illeciti, per ingannare e presentare una realtà immaginaria che fa comodo a lui. Ragion per cui la scorsa settimana ha cercato di generare una fasulla realtà per contrastare quella vera e vissuta, di cui i cittadini protestano e denunciano i continui e clamorosi abusi del primo ministro. Invece la realtà immaginaria, con la quale lui cerca di ingannare, si basa sul detto latino Panem et circenses. Si tratta di una realtà dove i cittadini “gioiscono” durante un concerto. E la sopracitata decisione abusiva ed illecita del 6 luglio scorso gli serviva proprio per questo.

    La decisione del primo ministro albanese di invitare il controverso cantante statunitense a Tirana a cantare in un concerto l’11 luglio ed il modo in cui lui ha operato, ha attirato l’attenzione dei più noti media internazionali. Ovviamente evidenziando gli abusi fatti all’occasione. La ‘BBC News’ ha trattato il caso, sottolineando tutte le incoerenze delle dichiarazioni del primo ministro. Il ‘New York Times’ invece mette in discussione le sue convinzioni in merito all’antisemitismo, contrapponendo la sua retorica pubblica alla decisione di finanziare il concerto di Kanye West a Tirana con circa 4.3 milioni di euro. Mentre per ‘Der Spiegel’ il primo ministro albanese e Kanye West “sono abituati ai fischi e alle contestazioni. […] Tuttavia, ad un certo punto, entrambi sembrano aver perso questa capacità”. Ma sono anche molti altri media internazionali che hanno trattato con realismo il caso del concerto del controverso cantante statunitense. Tutti i media però concordano che il primo ministro sta cercando di trasformare questo concerto, finanziato con i fondi pubblici, in uno spettacolo politico per oscurare settimane di massicce proteste antigovernative a Tirana.

    Il concerto si è svolto la sera di sabato scorso nelle periferie di Tirana, in uno stadio costruito in fretta proprio per il concerto. Le cattive lingue hanno però detto che molti spettatori erano degli impiegati dell’amministrazione pubblica e studenti, che sono entrati “gratis”, per riempire i posti. Il primo ministro invece, domenica mattina, ha incontrato il cantante statunitense e gli ha mostrato il suo ufficio con un canestro da basket.  Gli ha mostrato anche il suo “giardino di Eden” all’interno del edifico dei Consiglio di ministri, che è costato più di 4 milioni di Euro! Poi gli ha regalato anche il libro The Albanian files. Il nostro lettore è stato informato di questo libro che rappresenta proprio il suo modus operandi e testimonia inconfutabilmente gli abusi che lui ha continuamente fatto con il bene pubblico (Fascicoli internazionali che accusano; 6 luglio 2026).

    Chi scrive queste righe pensa che il finanziamento con fondi pubblici per il concerto del cantante statunitense è stato illecito ed abusivo. In Albania però gli scandali milionari nei quali è coinvolto personalmente il primo ministro sono tanti. Una grave e preoccupante realtà questa. Aveva ragione Simone de Beauvoir: quello che c’è di scandaloso nello scandalo, è che vi ci si abitua.

  • Fascicoli internazionali che accusano

    Essere accusato è già una condanna.

    Franz Kafka

    Alcune settimane fa si è saputo della pubblicazione di un libro di circa 750 pagine intitolato “The Albanian files” (I fascicoli albanesi). Da diverse fonti mediatiche risulterebbe che il libro è stato pubblicato dalla casa editrice svizzera Lars Müller Publishers. Si tratta di un libro, con una prefazione del primo ministro albanese, il cui contenuto rappresenta solo delle dichiarazioni e delle conferme fatte da 60 noti architetti da diversi Paesi del mondo che sono stati coinvolti in progetti milionari in Albania. E tutti loro hanno affermato che sono stati contattati direttamente dal primo ministro albanese o da chi per lui e sono stati invitati a collaborare per attuare dei progetti architettonici ambiziosi proprio in Albania.

    Ebbene, in quel voluminoso libro The Albanian files sono state messe insieme schede compilate autonomamente da diversi studi di architettura, sia di Paesi europei che di altri continenti. Schede compilate molto dettagliatamente, in cui si trovano importanti informazioni che svelano il modus operandi del primo ministro albanese. Da quelle schede si evidenzia che almeno 523 progetti architettonici in Albania non sono stati assegnati tramite concorsi internazionali, come prevede la legge. I rappresentanti dei diversi studi di architettura coinvolti hanno affermato che, invece dei concorsi trasparenti, è stato proprio il primo ministro che, contattando direttamente loro, garantiva: “Venite da noi, perché siete i benvenuti e sarete lautamente ricompensati”.

    Durante questi anni in cui tutto viene controllato personalmente dal primo ministro, risulterebbe che per tutti i progetti, concepiti dagli studi di architettura albanesi, lui cerca subito di contattare personalmente uno studio straniero, offrendo loro, solo per aver accettato di mettere il nome, non meno di 1.5 milione di Euro. Risulterebbe altresì che attualmente sono 57 i progetti ormai realizzati, altri 53 sono in una fase di costruzione altri 47 progetti attendono l’autorizzazione a procedere. In più risulterebbe che sette tra le più grandi delle imprese edili coinvolte non abbiano dichiarato il 41% dei propri finanziatori. Il libro illustra nel dettaglio progetti in aree protette, elaborati due o tre anni prima che la legge venisse modificata per consentire l’edificazione proprio in quelle aree protette.

    Tutti gli studi di architettura che compaiono nel sopracitato libro The Albanian files, con iniziativa personale del primo ministro albanese, risulterebbero essere stati molto bene pagati nonostante loro non abbiano partecipato ad una gara d’appalto trasparente, come previsto dalle leggi in vigore in Albania. Secondo alcuni giornalisti investigativi il primo ministro albanese ha “beneficiato” però dai dirigenti di questi studi di architettura, molto noti ed influenti nei propri Paesi, di riuscire ad avere dei supporti istituzionali a livello internazionale.

    Per capire meglio come il primo ministro albanese “adescava” i dirigenti degli studi di architettura in altri Paesi del mondo, basterebbe riferirsi alle dichiarazioni di un architetto cileno pubblicate sul libro The Albanian files. Lui è convinto che il primo ministro prenda personalmente ogni decisione importante. L’architetto afferma che una sua collaboratrice gli ha inviato un messaggio con il quale gli chiedeva di acconsentire a dare il suo numero di telefono al primo ministro albanese. Avendo dato il suo permesso, aveva ricevuto solo cinque minuti dopo la telefonata del primo ministro che gli ha chiesto se poteva recarsi a Tirana per discutere della possibilità di attuare un progetto comune. Si sono incontrati due settimane dopo, per poi avere in seguito quattro altri incontri. Dopo quegli incontri e dopo che il primo ministro aveva contattato personalmente il capo architetto dello studio cileno, questo studio è presente in Albania dal 2024.

    Siccome ormai il contenuto del libro The Albanian files è diventato uno dei temi principali delle discussioni pubbliche in Albania, il primo ministro cerca di difendere se stesso dalle accuse, come fa sempre quando si trova in difficoltà. E anche adesso, quando continuano ormai da più di un mese le massicce proteste pacifiche a Tirana, di cui il nostro lettore è stato ben informato durante queste ultime settimane, il primo ministro cerca di apparire come “visionario e innovatore”.

    Il 28 giugno scorso ha replicato alle accuse fatte al libro. Per lui questo voluminoso libro ha raccolto tutti i progetti, le idee e le riflessioni di 60 architetti e studi di fama internazionale che hanno operato in Albania negli ultimi due decenni, configurandosi come un progetto editoriale indipendente. “Questo libro [che] si intitola The Albanian Files è una delle pubblicazioni più importanti apparse negli ultimi anni nell’ambito dell’architettura e dello sviluppo urbano, sia in Europa che a livello globale”, ha affermato il primo ministro albanese.

    Un architetto olandese ha scritto però nel marzo 2025 una lettera satirica che si riferisce proprio alla vera realtà albanese. In quella lettera lui afferma, tra l’altro, che “In un mondo di autocrati, possiamo avere almeno un autocrate benevolo e di buon gusto?”. E poi, riferendosi al primo ministro albanese aggiungeva: “Dato lo status consolidato dell’Albania come mecenate illuminato dell’architettura, la nostra professione trarrebbe grande beneficio se il Paese non tenesse mai più delle elezioni e se lei, dopo il suo quinto mandato consecutivo come primo ministro, continuasse semplicemente ad essere Presidente a vita, o forse addirittura Re”.

    Ovviamente il primo ministro ha cercato di minimizzare questa interpretazione dell’architetto olandese. Per lui “la lettera non è un appello politico all’azione, bensì un esempio di umorismo autoironico, caratteristico dello stile dell’autore”. Poi il primo ministro ha detto: “Innanzitutto, il testo lì esposto che è, in chiave autoironica, una lettera indirizzata a me, pone la domanda: “Perché mai abbiamo bisogno delle elezioni? Potresti diventare re e fare ciò che le monarchie hanno fatto per l’architettura…”. Si tratta di dilemmi e questioni che non hanno assolutamente nulla a che fare con un reale invito a diventare re; è stato tutto completamente ribaltato”. Ma lui, il primo ministro albanese da anni ormai si sta comportando come un re, anzi, come un re assoluto.

    Sempre il 28 giugno scorso il primo ministro ha fatto di nuovo dietro front, cercando di svincolarsi dal suo diretto coinvolgimenti negli abusi denunciati sul libro The Albanian files. Lui, da un innato voltagabbana qual è, ha detto: “Non ho alcun legame con questo libro, ho scritto solo la prefazione che mi è stata richiesta”. Ma anche in quest’occasione ha spudoratamente mentito. Sì, perché lui stesso ha presentato con orgoglio il sopracitato libro durante un’intervista alla CNN, una delle principali emittenti televisive all news degli Stati Uniti e del mondo. “Questa è la nuova Albania”, ha detto, fiero ed entusiasta, il primo ministro albanese alla giornalista che lo intervistava. Una giornalista che conosce ormai molto bene la vera realtà albanese, avendo seguito e commentato anche le affollate e pacifiche proteste quotidiane di Tirana.

    Nel frattempo a Tirana continuano queste proteste. I manifestanti, da più di un messe ormai, accusano il primo ministro dei suoi clamorosi abusi del potere conferito ed usurpato e chiedono le sue dimissioni. Mentre lui, nonostante stia cercando di apparire “tranquillo e sereno”, sta attraversando una grave e visibile crisi personale, conseguenza del suo modus operandi.

    Chi scrive queste righe pensa che quelli pubblicati sul libro The Albanian files sono dei fascicoli che accusano direttamente e concretamente il primo ministro. Ma bisogna ricordare anche quanto affermava il noto scrittore Franz Kafka: “Essere accusato è già una condanna”.

  • Il silenzio sull’Albania in attesa di adesione all’UE, tra corruzione, mafia e poteri forti

    In un articolo di Ennio Raso su L’Espresso si cita l’intervista rilasciata dal magistrato Nicola Gratteri, procuratore capo di Napoli, nel libro ‘Gli invincibili’. Gratteri afferma tra l’altro: «non è un’esagerazione definire l’Albania un narcostato, una sorta di eldorado del cash-flow».

    Secondo i dati, usciti in varie parti del mondo, il clan degli albanesi controlla molte delle piazze di spaccio a Londra e sono noti gli ormai decennali rapporti tra ‘ndrangheta italiana e mafia albanese.

    Il Patto Sociale da molti anni pubblica, settimanalmente, reportage riguardo l’intricata vicenda politica albanese, alcuni componenti della quale sono sotto processo o sotto inchiesta.

    Anche nel libro ‘Operazione Pig’ di Albert De Bonnet, pubblicato nel 2024 da Europa Edizioni, si parla in modo esplicito dei rapporti internazionali che la mafia albanese ha intessuto in tutto il mondo e in speciale modo con la Ndrangheta

    Stupisce come notizie di stampa, anche albanese, sembrino passare inosservati agli occhi sia della Ue che del governo italiano.

    Inoltre nelle ultime settimane nel Paese delle aquile vi sono state molte affollatissime manifestazioni di piazza: A Tirana il 20 giugno scorso si sono riunite decine di migliaia di persone davanti alla sede del primo ministro Edi Rama. Le sempre più numerose manifestazioni traggono origine dal progetto di costruzione, sostenuto dal primo ministro albanese, di un maxi resort di lusso nella laguna di Vjosa-Nata, un’area protetta di oltre 20mila ettari nella quale vivono specie rare come fenicotteri rosa, tartarughe marine e foche monache.

    Il maxi resort, con una serie di super ville circostanti, dovrebbe essere costruito da una cordata collegata all’imprenditore Jared Kushner, genero di Trump, e corrisponderebbe al desiderio della moglie, figlia del presidente americano, che, recatasi in Albania in alcune occasioni, sarebbe rimasta colpita dalla bellezza della località e dalle sue potenzialità turistiche per i super ricchi, anche se il progetto porterebbe alla distruzione di un patrimonio naturale che appartiene a tutti

    Il libro di Nello Trocchia, ‘Gli invincibili’, sulla mafia albanese alla conquista del mondo, è uscito, edito da Rizzoli, a febbraio scorso e riporta molti di quei collegamenti che dovrebbero indurre la politica ed i media a occuparsi in modo approfondito di un tema che invece, e appare strano, è stato oggetto solo di rare e superficiali attenzioni.

    La forza della mafia albanese si è fatta ormai consistente anche in Sudamerica, in Ecuador, Colombia e Brasile mentre la potenza economica e finanziaria di questa malavita ha portato a investimenti che hanno radicalmente cambiato le città albanesi, anche distruggendo, a colpi di cementificazione selvaggia, la maggior parte delle coste più attraenti.

    Su questi temi è bene che rifletta l’Unione Europea prima di procedere nell’auspicata, un domani, adesione dell’Albania che non può avvenire prima di avere risolto i problemi di collusione tra mafia e poteri forti, di qualunque genere.

  • Mente perché non può fare nient’altro

    Un bugiardo è sempre prodigo di giuramenti.

    Pierre Corneille

    Uno dei capolavori cinematografici è il film The Godfather (Il Padrino) di Francis Ford Coppola, proiettato nelle sale nel 1972 e premiato con tre premi Oscar. Vito Corleone, emigrato dalla Sicilia negli Stati Uniti d’America, a New York, quando era ancora un bambino, diventò in seguito il capo di un’importante famiglia mafiosa ed un indiscusso padrino. Il personaggio è stato interpretato maestosamente dal noto attore Marlon Brando. Dopo aver subito un attentato, le redini delle attività le prese suo figlio minore Michael, interpretato da Al Pacino, che prima non voleva immischiarsi negli affari del padre, ma diventò in seguito anche lui uno spietato capo mafioso.

    Il primo ministro albanese il 23 giugno scorso ha rilasciato un’intervista al Financial Times, noto quotidiano economico e finanziario britannico. Un’intervista che si riferiva alle quotidiane proteste che si svolgono a Tirana e alle richieste dei manifestanti. E proprio durante quell’intervista il giornalista ha fatto riferimento anche alle accuse dei manifestanti che considerano ormai il primo ministro come il “Padrino” (Godfather) dell’Albania. Ovviamente il primo ministro ha respinto quest’accusa. “La gente dice che sono io la mente di tutto questo. Io rispondo andate a farvi f*ttere!”. Aggiungendo: “Non spetta a me dimostrare di non essere il Padrino, spetta a loro dimostrare che lo sono”. E ha mentito come fa di solito quando si trova in difficoltà. Sì perché i manifestanti hanno dimostrato proprio che lui agisce come un vero “Padrino”.

    Il giornalista chiedeva al primo ministro del preoccupante riciclaggio di denaro sporco in Albania. Un fatto ormai noto a livello internazionale ed evidenziato in molti rapporti ufficiali delle istituzioni specializzate dell’Unione europea e statunitense. Il primo ministro ha di nuovo mentito, negando quest’accusa. Lui, senza batter ciglio, ha risposto: “Dire che l’economia albanese si fonda sul riciclaggio di denaro è terribile. Il riciclaggio esiste nella nostra economia, ma non è un problema così enorme. Pensate che a Londra non ci sia riciclaggio? C’è. Ma si può dire che l’economia britannica ruoti in gran parte attorno al riciclaggio? No”.

    Da anni però il denaro riciclato, proveniente dal traffico illecito degli stupefacenti, in Albania si investe soprattutto nel settore dell’edilizia. Questo è un fatto pubblicamente noto. Ormai da alcuni anni questi fatti sono stati evidenziati, oltre che dai noti media internazionali, anche dai rapporti delle strutture specializzate internazionali. Si tratta di note strutture come Moneyval (organismo permanente del Consiglio d’Europa che indaga sul riciclaggio di denaro e il finanziamento del terrorismo), OLAF (Ufficio europeo per la lotta antifrode), FATF (Financial Action Task Force; promuove standard globali e politiche efficaci per combattere il riciclaggio del denaro, il finanziamento del terrorismo e la proliferazione di armi di distruzione di massa.), Europol (agenzia di polizia dell’Unione europea), Eurojust (Agenzia dell’Unione europea per la cooperazione giudiziaria penale) ed altre ancora.

    Il 12 giugno scorso, la Struttura Speciale contro la Corruzione e la Criminalità Organizzata in Albania ha denunciato il diretto e preoccupante coinvolgimento della criminalità organizzata albanese nel traffico internazionale della cocaina dall’America latina in diversi Paesi dell’Europa. I miliardi provenienti da queste attività sono trasferiti poi in Albania in contanti, per tergiversare il sistema bancario. In seguito queste enormi quantità di denaro, secondo la Struttura Speciale contro la Corruzione e la Criminalità Organizzata, vengono investiti soprattutto nel settore dell’edilizia, quello alberghiero ed altri ancora. La svalutazione paurosa dell’Euro nei confronti della moneta albanese durante questi ultimi anni testimonia inconfutabilmente le conseguenze dirette del riciclaggio del denaro sporco proveniente dalle attività illecite.

    Durante la sopracitata intervista al Financial Times il 23 giugno scorso, il primo ministro albanese, trovandosi in una vistosa difficoltà di fronte alle domande del giornalista, ha cercato di mentire ed ingannare, presentando una realtà immaginaria, ma che non ha niente in comune con la vera realtà albanese. Lui, da innato bugiardo senza scrupoli qual è, ha dichiarato: “L’Albania sta combattendo la corruzione come mai prima d’ora e oggi è molto meno corrotta di un tempo” (Sic!). Invece la galoppante corruzione in Albania è un fatto dimostrato, testimoniato e pubblicamente noto. Lo hanno evidenziato anche le istituzioni internazionali specializzate nei loro rapporti ufficiali.

    Infuriato dalle denunce dei manifestanti delle proteste quotidiane che continuano ormai da quattro settimane a Tirana ed in molte città europee, negli Stati Uniti, in Canada ed in Australia, il primo ministro ha scelto di mentire, di ingannare e anche di insultare ed offendere con delle parole banali e volgari proprio i manifestanti. Sempre durante la sopracitata intervista al Financial Times, lui ha aggredito verbalmente i manifestanti dicendo loro “F*ck you” (Andate a farvi f*ttere).

    Poi, proprio ieri, domenica, ha negato quello che ha detto durante l’intervista al Financial Times. Ma questo non stupisce nessuno ormai. Il primo ministro ha “confessato” di non avere “mai detto quella parola agli albanesi. Il giornalista mi ha chiesto come si risponde a chi ti accusa di essere il padrino dell’Albania. Ho detto la parola che si addice a chiunque mi accusi da anni e non abbia lasciato neanche due pietre insieme per infangarmi e seppellirmi. Da un’ora di conversazione libera, il giornalista ha scelto proprio quella parte”. Ma il primo ministro ha mentito di nuovo.

    I manifestanti, durante le proteste pacifiche quotidiane, cominciate il 1o giungo scorso a Tirana, chiedono al primo ministro di dimettersi. Cosa che lui non farà, consapevole di tutti gli abusi che ha fatto, almeno in questi ultimi tredici anni che fa il primo ministro. Lui però non può dare le dimissioni anche perché la criminalità organizzata, che ha garantito le sue “vittorie” elettorali, non glielo permette, visti gli investimenti che loro stanno facendo in Albania, tramite il riciclaggio del denaro proveniente dai traffici degli stupefacenti, soprattutto della cocaina.

    Durante le quotidiane proteste a Tirana, in altre città europee e non solo, i manifestanti chiedono determinati che l’Albania deve essere degli albanesi e non dei traditori. E fanno riferimento proprio al primo ministro. Lui però, non potendo dire niente per contraddire le accuse dei manifestanti, ha scelto di insultarli. Per lui i manifestanti pacifici sono “dei fascisti, dei nazisti e degli animali”. Una volta, addirittura ha paragonato i manifestanti persino agli estremisti dell’organizzazione Alba Dorata in Grecia. Si tratta di un’organizzazione politica di estrema destra degli anni ’90 con orientamenti neonazisti, xenofobi e antisemiti, che poi è stata dichiarata e condannata come un’organizzazione criminale dalla giustizia greca.

    Le massicce e pacifiche proteste quotidiane sono diventate ormai un vero incubo per il primo ministro albanese. Lui si trova in una grande difficoltà e sembra che stia attraversando anche una grave crisi esistenziale, ragion per cui fare simili paragoni ed insulti ai cittadini albanesi che manifestano pacificamente ogni sera gli permette di sfogarsi un po’.

    Chi scrive queste righe è convinto che il primo ministro albanese, dopo ventinove giorni di proteste massicce e quotidiane, si trova in visibili difficoltà. Difficoltà causate anche dai molti noti media internazionali che continuano, da quasi un mese ormai, a trasmettere quanto stia accadendo in Albania ed evidenziando sempre la vera, vissuta e sofferta realtà. Il primo ministro, in queste condizioni, mente perché non può fare nient’altro. Aveva ragione il noto drammaturgo francese Pierre Corneille quando affermava che un bugiardo è sempre prodigo di giuramenti.

  • Ribellarsi contro un autocrate corrotto è un obbligo

    Mi ribello; dunque esisto.

    Albert Camus

    Le proteste contro i progetti abusivi e clientelistici del primo ministro albanese continuano sempre più massicce. Proteste che sono cominciate il 31 maggio scorso in una bellissima spiaggia che si trova a circa 14 chilometri a nord di Valona. La ragione di questa protesta era la recinzione con delle transenne e filo spinato di un terreno su quella spiaggia. Durante la protesta delle “guardie private” hanno aggredito i manifestanti. Mentre hanno trascinato e maltrattato brutalmente uno di loro, come hanno testimoniano le immagini trasmesse quel giorno in diretta.

    Ma, guarda caso, proprio su quel terreno il genero dell’attuale presidente statunitense insieme con sua moglie, figlia del presidente, vogliono sviluppare un progetto che prevede la costruzione di un complesso residenziale di lusso. Quel progetto è stato fortemente sostenuto dal primo ministro albanese. Almeno fino all’inizio delle massicce proteste quotidiane cominciate a Tirana il 1 giugno scorso e che continuano tuttora. Il nostro lettore è stato informato di queste proteste la scorsa settimana (Da più di due settimane massicce proteste in Albania; 15 giugno 2026).

    Già dopo la prima settimana delle proteste a Tirana ha reagito la Commissione europea. Ed è stata critica verso le scelte del primo ministro. Una cosa insolita questa, visto che durante l’ultimo decennio i massimi rappresentanti della Commissione sono stati sempre “convinti sostenitori dei successi” dell’attuale primo ministro, nonostante la vera, vissuta e spesso sofferta realtà albanese testimoniasse proprio il contrario. Chissà perché?! Però meglio tardi che mai!

    Il 7 giugno scorso un portavoce della Commissione europea, riferendosi proprio al progetto del genero del presidente statunitense sulla spiaggia a nord di Valona, ha dichiarato che quel progetto potrebbe mettere l’Albania in rotta di collisione con le norme ambientalistiche dell’Unione europea, compromettendo la sua capacità di chiudere il capitolo 27 dei negoziati di adesione. Un capitolo che tratta l’ambiente e i cambiamenti climatici. “L’Albania dovrebbe astenersi da azioni che potrebbero compromettere il rispetto degli standard europei e ci aspettiamo che le autorità albanesi agiscano senza perdere tempo”, ha dichiarato il portavoce della Commissione europea.

    Il portavoce ha altresì dichiarato che “nel processo di adesione all’Unione europea, come parte degli standard conclusivi per la negoziazione del capitolo 27 sull’ambiente ed i cambiamenti climatici, l’Albania è obbligata a rispettare pienamente la legislazione dell’Unione europea in questo settore, comprese anche le ‘Direttive Uccelli e Habitat’”. Perciò, ha affermato il portavoce, l’Albania deve abrogare le modifiche fatte alla legge sulle aree protette e di “porre fine” alla legge sugli investimenti strategici. Perché nell’ambito del processo dell’adesione all’Unione europea, l’Albania è tenuta a rispettare le normative che riguardano l’ambiente dell’Unione stessa.

    Il portavoce della Commissione europea ha anche affermato che l’Albania non solo deve adeguare la propria legislazione alle direttive europee su uccelli e habitat, ma deve altresì “abrogare la legge del 2015 sugli investimenti strategici”. Per anni, la legge sugli investimenti strategici è stata uno degli strumenti più importanti del primo ministro albanese per “attrarre grandi investimenti”. Ma quella legge è considerata dalla Commissione europea come uno degli ostacoli che l’Albania deve rimuovere per chiudere il capitolo 27 dei negoziati sull’ambiente e i cambiamenti climatici.

    Bisogna evidenziare però che la Commissione europea dichiara che il sopracitato progetto del genero del presidente statunitense potrebbe diventare un ostacolo all’integrazione europea, perciò deve essere cancellato. Ma il primo ministro albanese, da innato voltagabbana qual è, che dalla presentazione del progetto è stato un suo dichiarato sostenitore, adesso, dopo le forti reazioni della Commissione europea sta cercando addirittura di negare proprio l’esistenza stessa del progetto (Sic!). Per lui adesso “se non c’è un progetto, cosa si dovrebbe cancellare?”!

    Nel frattempo le proteste quotidiane continuano massicce a Tirana. Ieri è stata la ventunesima. Ma la protesta di sabato scorso, 20 giugno, è stata, senza ombra di dubbio, la più grande e massiccia protesta svoltasi in Albania dalla caduta del regime comunista nel 1991. Si potrebbe affermare altresì che la protesta di sabato scorso, per la sua partecipazione, è simile alle grandi proteste europee. Dalle immagini riprese dai droni e dalle valutazioni degli specialisti risulterebbe che alla protesta di sabato scorso potrebbero esserci stati circa 200.000 partecipanti.

    Bisogna sottolineare però che sabato scorso sono arrivati a Tirana migliaia di manifestanti da diversi Paesi europei, dagli Stati Uniti, dal Canada e dall’Australia. Alcuni di loro, per essere presenti la sera del sabato scorso a Tirana, avevano viaggiato anche per circa due giorni. E tutti loro, nonostante la stanchezza, hanno partecipato alla protesta. Sono stati tanti coloro che hanno preso la parola e hanno dichiarato che, sebbene fossero cittadini dei Paesi in cui vivevano, si sentivano sempre albanesi. Bisogna evidenziare che anche la protesta di sabato scorso è stata pacifica, come tutte le altre. Mentre in alcuni casi non sono mancate le provocazioni di persone infiltrate seguendo gli “orientamenti” partiti dagli uffici del primo ministro, che si trova in una grande difficoltà.

    I più noti media internazionali, che hanno seguito le proteste a Tirana dai primi giorni, continuano a trasmettere con molta realtà e professionalità ogni sera quanto accade. Alcuni di loro, quelli televisivi, trasmettono in diretta le immagini delle proteste. Bisogna però sottolineare che tutti i giornalisti non informano semplicemente dell’andamento delle proteste, bensì denunciano gli abusi di vario tipo del primo ministro albanese. Una svolta molto significativa questa, visto che fino a poche settimane fa, alcuni di quei media sostenevano il suo operato.

    I manifestanti, durante le proteste, compresa anche quella di sabato scorso, continuano a denunciare le violazioni della legge per le aree protette e di tutte le aree considerate come habitat naturali per gli uccelli rari, soprattutto per i rinomati fenicotteri, che ormai sono diventati un simbolo delle proteste. Loro adesso, durante le massicce e quotidiane proteste, denunciano anche la galoppante corruzione partendo dai più alti livelli istituzionali e politici. Denunciano l’abuso di potere conferito e usurpato da parte del primo ministro, nonché la connivenza del potere politico con la criminalità organizzata. Loro denunciano il continuo e pericoloso spopolamento dell’Albania, così come la preoccupante situazione nelle scuole, negli ospedali ed altro.

    La grandissima partecipazione degli albanesi della diaspora alla enorme protesta di sabato scorso, 20 giugno, ha di nuovo denunciato la grave realtà in Albania. Loro chiedono al Primo Ministro le sue irrevocabili dimissioni, considerandolo come diretto responsabile di quello che da anni accade in Albania. Ma, allo stesso tempo, ha testimoniato anche i clamorosi abusi durante il “conteggio” dei voti proprio di quella diaspora nelle “elezioni” politiche dell’11 maggio 2025. Il nostro lettore è stato informato dettagliatamente, fatti accaduti, denunciati e pubblicamente noti alla mano, che quelle dell’11 maggio 2025 non sono state delle elezioni, bensì un vero e proprio massacro elettorale.

    L’autore di queste righe informava il nostro lettore anche la scorsa settimana che gli sviluppi legati alle massicce proteste quotidiane a Tirana hanno messo in una vistosa crisi il primo ministro. Una crisi testimoniata palesemente anche dai suoi strani comportamenti. Una crisi che lo costringe a diventare un voltagabbana, che nega senza batter ciglio le sue dichiarazioni precedenti.

    Chi scrive queste righe pensa che ribellarsi contro un autocrate corrotto è un obbligo civile e morale. Aveva ragione Albert Camus quando affermava “Mi ribello; dunque esisto”.

  • Da più di due settimane massicce proteste in Albania

    È un peccato tacere quando è tuo dovere protestare

    Abraham Lincoln

    Era la primavera del 2024 quando il genero dell’attuale presidente statunitense, attivo imprenditore edile, insieme con sua moglie, figlia del presidente, hanno dichiarato di voler sviluppare due nuovi progetti che riguardavano dei complessi residenziali di lusso. Il primo era previsto essere attuato in un’isola nel golfo di Valona, in Albania, un’isola che durante il regime comunista era una base militare. Attualmente è proprietà del ministero della Difesa. L’altro progetto, invece, era previsto a Belgrado, in Serbia. Si trattava di un albergo di lusso di 1.500 camere, nonché di un museo. Ed era previsto che tutte e due le strutture si dovevano costruire lì dove c’era stato il quartier generale dell’esercito jugoslavo, bombardato e distrutto dai bombardamenti della NATO durante la guerra del Kosovo (24 marzo – 10 giugno 1999).

    In Albania però il genero dell’attuale presidente statunitense insieme con sua moglie, oltre al progetto del complesso residenziale di lusso sull’isola nel golfo di Valona, voleva sviluppare anche un altro progetto: costruire un altro complesso residenziale di lusso. Ma questo progetto si doveva attuare su una spiaggia che si trova a circa 14 chilometri a nord di Valona. L’attuale primo ministro albanese ha dato il suo incondizionato consenso per tutti e due i progetti, nonostante le forti reazioni degli abitanti del villaggio accanto alla spiaggia e degli ambientalisti, visto che l’area è una zona protetta, essendo un habitat per gli uccelli rari, soprattutto per i rinomati fenicotteri. Mentre in Serbia il sopracitato progetto è stato bloccato nel dicembre 2025, perché le autorità giudiziarie hanno valutato che violava palesemente le leggi ed altri regolamenti in vigore.

    Uno dei “proprietari” di molti terreni sulla costa di Valona ed in diverse altre aree intorno alla città risulta essere un noto narcotrafficante, proprio da Valona, ricercato ed indagato in Italia per la sua collaborazione attiva con la Sacra Corona Unita. In seguito ad una richiesta delle autorità italiane è stato indagato anche in Albania, ragion per cui non poteva stare in quei due Paesi. Perciò ha chiesto ed ottenuto asilo politico negli Stati Uniti nel 1999, dove vive tuttora. Risulterebbe, in base ai dei documenti di dubbia autenticità, che lui “possiede” molti terreni sparsi in diverse aree di Valona. Risulterebbe, e sarà dimostrato in seguito, che molti documenti catastali sono stati manipolati e falsificati. Non a caso, durante questi ultimi anni, hanno presentato le dimissioni molti dirigenti ed alti funzionari del catasto di Valona.

    Lo stesso narcotrafficante però si è dimostrato molto generoso regalando circa 30 mila ettari ad un ex generale della Guardia di Finanza su un area a nord di Valona. Di questo clamoroso “regalo” si sono occupati allora i media italiani. Hanno rapportato, tra l’atro, che il generale è stato operativo in Albania dal 1997. Alcuni anni dopo uno dei suoi compiti era quello di monitorare le spedizioni delle ingenti quantità di cannabis verso altri Paesi europei, che allora presentava una delle più importanti attività della criminalità organizzata, sempre con il supporto delle autorità.

    Ma le attività dell’ex generale della Guardia di Finanza in Albania, soprattutto quelle nella regione di Valona, non potevano sfuggire all’attenzione professionale delle autorità competenti italiane, che hanno preso delle dovute decisioni. Dal 9 febbraio 2022 l’ex generale della Guardia di Finanza si trova agli arresti domiciliari, accusato, insieme ad altri magistrati e imprenditori, di divulgazione di informazioni riservate provenienti da fascicoli investigativi e di abuso d’ufficio. Compresi quelli riguardanti l’Albania.

    Venerdì scorso, 12 giugno, la Struttura Speciale contro la Corruzione e la Criminalità Organizzata ha reso noto che, dopo indagini dettagliate, ha chiesto l’arresto di 20 persone. Tra loro c’era anche il sopracitato narcotrafficante che “possiede” molti terreni in diverse aree di Valona e che dal 1999 vive negli Stati Uniti d’America. Ma dalle investigativi della Struttura Speciale contro la Corruzione e la Criminalità Organizzata risulta che sono state fatte moltissime falsificazioni delle “proprietà” dei terreni sulla costa di Valona che risultano ormai in possesso del narcotrafficante. Tra quelle “proprietà” c’è anche quella dove il genero del presidente statunitense vuole costruire una lussuosa residenza. Un progetto difeso però a spada tratta dal primo ministro albanese.

    Il 31 maggio scorso, gli abitanti del villaggio accanto alla spiaggia dove il genero del presidente statunitense vuole costruire delle residenze di lusso, hanno protestato insieme con molti cittadini. La ragione era la recinzione con delle transenne e filo spinato proprio di quel terreno. Durante la protesta delle “guardie private” hanno aggredito i manifestanti Mentre hanno trascinato e maltrattato brutalmente uno di loro, come testimoniano le immagini trasmesse in diretta. Ma quello che ha poi indignato i manifestanti e molti altri cittadini che hanno seguito in diretta o nei notiziari quanto stava accadendo, è stata la totale indifferenza degli agenti della polizia di Stato, presenti sul posto.

    Quanto è accaduto il 31 maggio scorso sulla tanto ambita spiaggia, ha dato inizio a delle proteste cominciate nella capitale Tirana proprio l’indomani. Proteste che sono state sempre più massicce e che si svolgono ogni sera, a partire dalle ore 18:00. Si tratta di proteste alle quali partecipano giovani, genitori con i figli piccoli e molti cittadini. Bisogna sottolineare che dalla prima protesta a Tirana del 1o giugno scorso e fino a quella di ieri, domenica 14 giugno, la partecipazione è sempre in aumento. Bisogna altresì sottolineare che le proteste sono veramente pacifiche.

    I manifestanti denunciano ad alta voce i clamorosi abusi del primo ministro. Ma quelle denunce si presentano in un modo molto creativo ed eloquente anche negli innumerevoli striscioni che portano i partecipanti. Loro sono determinati e chiedono le dimissioni del primo ministro. Lui però non è libero di dimettersi perché la criminalità organizzata decide sulle sue decisioni e si oppone. Ragion per cui si dovrebbe trovare un altro modo per toglierlo dal suo ufficio.

    Queste proteste le stanno trasmettendo anche i più noti e rinomati media internazionali. Media che non stanno semplicemente riportando quello che accade ogni sera, ma stanno accusando gli abusi del primo ministro. Un’altra novità questa, visto che fino a poco tempo fa il primo ministro, grazie a delle attività lobbistiche, aveva dalla sua parte alcuni di quei media. Questi sviluppi hanno messo in una vistosa crisi, anche esistenziale, il primo ministro. Lo testimoniano palesemente i suoi strani comportamenti. Una crisi che lo costringe a diventare anche un buffone durante delle attività in diverse città che sta facendo con gli impiegati della pubblica amministrazione i quali sono stati obbligati ad essere presenti. Una crisi che ha messo il primo ministro apertamente ed in pieno contrasto anche con i media internazionali e alcuni loro giornalisti, aggrediti verbalmente da lui.

    In quanto ai veri organizzatori delle proteste quotidiane a Tirana non si sa quasi niente. Di certo però loro non operano nel territorio albanese. Ovviamente sono ben determinati a denunciare pubblicamente gli abusi clamorosi del primo ministro albanese. Con molta probabilità dovrebbero rappresentare una potente struttura organizzativa che collabora, tra l’altro, anche con i più noti media internazionali, visto l’attuale orientamento mediatico contro il primo ministro.

    Chi scrive queste righe crede nella bontà di queste massicce proteste. Si tratta di proteste che ormai si stanno organizzando anche in molte altre città europee, statunitensi ed anche in Australia. Chi scrive queste righe, riferendosi proprio alle proteste massicce in Albania ed in altri Paesi, condivide quanto affermava Abraham Lincoln. E cioè che è un peccato tacere quando è tuo dovere protestare.

  • Vogliono distruggere la famiglia tradizionale

    La famiglia durerà quanto l’uomo. Essa è la culla dell’umanità.

    Giuseppe Mazzini

    La vita sul nostro pianeta, riferendosi a diversi studi scientifici, risulterebbe essere cominciata da alcuni miliardi di anni. Ovviamente all’inizio sono apparsi i microrganismi e poi altri organismi più sviluppati. Alla fine è apparsa anche la specie umana, prima con l’Homo habilis (Uomo abile), circa 2.4 milioni di anni fa, e poi con l’Homo sapiens (Uomo sapiente), molto simile a noi, apparso nell’Africa orientale meno di 300.000 anni fa.

    Ebbene, sempre riferendosi a molti studi scientifici, risulta che ogni specie vivente, partendo dalle più semplici cellule e fino al genere umano, sia riuscita a sopravvivere per milioni di anni solo e soltanto perché una cellula maschile ed una femminile si accoppiano e generano uno o più simili nuovi rappresentanti della specie, compresa quella umana. Le scienze biologiche spiegano meglio ed in dettagli anche le procedure e i meccanismi di queste procreazioni. Ma le scienze biologiche affermano che mai e poi mai questo può accadere con l’accoppiamento di due cellule o individui dello stesso sesso.

    In Albania, però, alcune settimane fa ci sono stati degli sviluppi riguardanti una diabolica e molto pericolosa strategia sulle persone transgender (persone la cui identità di genere non corrisponde al sesso biologico assegnato alla nascita). Una strategia che da anni è stata ben ideata, programmata ed attuata. Il suo obiettivo è la distruzione della famiglia tradizionale. Una strategia ben finanziata, anche in molti altri Paesi del mondo, dalle Fondazioni della Società Aperta (Open Society Foundations; n.d.a.), istituite a partire dal 1984 dal noto multimiliardario e speculatore di borsa George Soros. La rete si è poi sviluppata a livello globale, strutturandosi nel 1993 come Open Society Institute (Istituto della Società Aperta; n.d.a.), per poi ribattezzarsi, in seguito, con il nome attuale e cioè le Fondazioni della Società Aperta.

    Il 28 aprile scorso in Albania è stata resa pubblica un’ordinanza del Ministero della Salute e della Protezione sociale. Quell’ordinanza stabilisce che tutte le persone che desiderano modificare il proprio corpo, attraverso la terapia ormonale, per adattarsi alla propria identità di genere (che non necessariamente corrisponde al sesso biologico), avranno il diritto di ricevere questo trattamento presso il reparto di endocrinologia del Centro ospedaliero universitario ‘Madre Teresa’ a Tirana. Il protocollo prevede il trattamento per gli adulti e anche per gli adolescenti, a partire dai 16 anni, dopo una valutazione medica e l’approvazione della famiglia. La terapia ormonale sarà disponibile sia per gli uomini transgender, tramite il testosterone, che per le donne transgender tramite gli estrogeni e antiandrogeni. L’ordinanza del Ministero della Salute e della Protezione sociale stabilisce altresì che il trattamento ormonale sarà finanziata da fondi pubblici.

    Bisogna però evidenziare che da anni ormai il sistema sanitario pubblico in Albania sta subendo le gravi conseguenze dei mancati finanziamenti a diversi servizi indispensabili per la salute dei pazienti. Conseguenze legate direttamente all’abuso di appalti pubblici che sono sempre stati assegnati soltanto ad alcune ditte prescelte dai massimi livelli politici ed istituzionali, ovviamente sempre con l’approvazione del primo ministro.

    Una situazione molto grave da anni ormai si sta presentando nell’ospedale di Oncologia presso il Centro ospedaliero universitario ‘Madre Teresa’ a Tirana. Una grave e molto preoccupante situazione generata dalla mancanza dei fondi finanziari pubblici. Da anni ormai mancano spesso i medicinali, soprattutto i farmaci usati per la chemioterapia. Mentre i macchinari indispensabili per il trattamento dei pazienti, come l’acceleratore di radioterapia, ma anche altri, sono spesso fuori uso, per “mancanza di fondi”!

    In altre strutture del Centro ospedaliero universitario ‘Madre Teresa’ a Tirana, da alcuni mesi, oltre il 20 di ogni mese, non si possono fare più le analisi! Una diretta e grave conseguenza di un contratto abusivo con una ditta privata! Queste sono solo alcune delle “incapacità” del sistema sanitario pubblico. E tutto ciò mentre il primo ministro, già dall’inizio del suo primo mandato, aveva promesso un servizio sanitario pubblico gratuito (Sic!). Una promessa come molte, moltissime altre, che non sono mai state mantenute. Invece adesso si trovano i fondi per garantire l’attuazione della terapia ormonale per le persone transgender!

    La drammatica situazione del sistema sanitario pubblico è causata anche dalla mancanza di posti letto negli ospedali, la carenza di attrezzature, la carenza di personale medico e paramedico, nonché la mancanza di infrastrutture adeguate per la diagnosi dei pazienti. Il sistema sanitario pubblico soffre quotidianamente e da tempo dei mancati finanziamenti pubblici, con tutte le derivanti conseguenze, che subiscono i pazienti.

    La maggioranza governativa, con i suoi voti, riesce ad approvare in Parlamento qualsiasi proposta di legge presentata del governo, o la modifica di una legge già in vigore. Così è successo anche con l’introduzione nei programmi scolastici, compresi quelli del ciclo elementare, comunemente nota come scuola primaria. Tra le diverse “novità” della nuova legge c’era anche quella legata alla definizione dei genitori. Riferendosi ai genitori naturali, invece di essere chiamati padre e madre, come si fa da migliaia di anni ormai, la nuova legge, nei programmi scolastici, identifica il padre e la madre come “genitore 1” e “genitore 2”, senza nessuna ulteriore specifica!

    Tornando all’ordinanza del Ministero della Salute e della Protezione sociale del 28 aprile scorso, bisogna sottolineare che si tratta di una decisione che è in palese contrasto sia con la fisiologia, che con la maturità sessuale e ormonale dei bambini. Una decisione che è in pieno contrasto anche con la capacità intellettuale e psicologica del minore di prendere tali decisioni con la necessaria e dovuta responsabilità. Perchè si tratta di decisioni che avranno conseguenze per tutta la vita.

    Bisogna sottolineare altresì che la sopracitata ordinanza è parte integrante della strategia che da anni è stata fortemente sostenuta e ben finanziata in diversi Paesi del mondo dalle Fondazioni della Società Aperta. Una strategia che ha come obiettivo la distruzione della famiglia tradizionale. Ma è molto importante evidenziare che la decisione del 28 aprile scorso del Ministero della Salute e della Protezione sociale non è stata prima discussa e consultata con i gruppi d’interesse, come prevede la legge. Non è stato organizzato nessun dibattito professionale tra i rappresentanti del ministero e gli specialisti del settore. Ovviamente questa non è stata una “casuale dimenticanza”.

    Il 1o giugno scorso la coalizione “Pro Famiglia e Vita” in Albania ha organizzato una protesta contro la decisone del Ministero della Salute sui trattamenti ormonali. La coalizione ha presentato anche alcune richieste al governo, che riguardano l’abrogazione della legge sulla parità del genere, il divieto di terapie ormonali e interventi chirurgici sui bambini e l’esclusione dell’ideologia di genere dai programmi scolastici. Ma sicuramente il governo non reagirà a queste richieste.

    Chi scrive queste righe è convinto che il primo ministro albanese, un ubbidiente sostenitore dell’occulto clan Soros, ha fatto tutto quello che gli è stato ordinato per attuare in Albania la diabolica strategia che ha come obiettivo la distruzione della famiglia tradizionale. Quella famiglia che è stata sempre, da molti secoli ormai, un forte punto di riferimento. Contro quella strategia gli albanesi devono però mettersi tutti insieme e contestarla con determinazione, anche perché, come affermava Giuseppe Mazzini, la famiglia durerà quanto l’uomo. Essa è la culla dell’umanità.

  • Irresponsabili comportamenti di alcuni rappresentanti europei

    Voi siete responsabili non soltanto di ciò che dite, ma anche di ciò che non dite

    Martin Luther King

    Martedì scorso, 26 maggio, si è svolta a Bruxelles l’ottava Conferenza intergovernativa tra l’Albania e l’Unione europea. Purtroppo tutto è stata una banale e grottesca messinscena tra il primo ministro albanese, la commissaria europea per l’Allargamento e la politica di vicinato e la vice ministra degli Affari esteri di Cipro, che era presente come rappresentante del suo Paese presso la Presidenza del Consiglio dell’Unione europea. Solo dichiarazioni che non avevano niente in comune con la vera, vissuta e spesso anche sofferta realtà albanese.

    Le rappresentanti dell’Unione europea hanno dichiarato che l’Albania ha raggiunto gli obiettivi intermedi del capitolo ”Fondamentali”, che comprende il sistema della giustizia, i rispetto dei diritti fondamentali ed altro. Esse hanno affermato che sono stati fatti notevoli progressi nella riforma della giustizia, la lotta contro la corruzione e la criminalità organizzata (Sic!).

    Si tratta però di dichiarazioni che non hanno niente, ma proprio niente in comune con la vera, vissuta e spesso sofferta realtà albanese. Perché è facilmente verificabile che il sistema “riformato” della giustizia in Albania è sotto il diretto controllo del primo ministro. Così com’è pubblicamente noto che la corruzione, ben radicata, partendo dai massimi livelli della politica, è diventata un cancro che sta divorando tutto. Mentre la criminalità organizzata albanese diventata molto pericolosa anche in altri Paesi europei, garantisce, tra l’altro le “vittorie elettorali”, indispensabili per la sopravvivenza politica, ma non solo, del primo ministro albanese.

    Ormai questi fatti sono stati evidenziati, oltre che dai media internazionali, anche dai rapporti delle strutture specializzate dell’Unione europea. Si tratta di note strutture come Moneyval (che analizza e valuta il riciclaggio del denaro sporco e il finanziamento del terrorismo), l’OLAF (Ufficio europeo per la lotta antifrode), l’Europol (agenzia di polizia dell’Unione europea) e l’Eurojust (Agenzia dell’Unione europea per la cooperazione giudiziaria penale). Chissà perché le rappresentanti dell’Unione europea non riescono e vedere e a capire niente di quello che realmente accade in Albania?! Le cattive lingue parlano di attività lobbistiche del primo ministro.

    Il primo ministro albanese, durante l’ottava Conferenza intergovernativa, ha dichiarato che i progressi nei negoziati sono direttamente collegati alla trasformazione delle istituzioni e del sistema della giustizia del Paese. Il primo ministro albanese, senza batter ciglio, ha affermato che adesso abbiamo “un sistema giudiziario rafforzato e indipendente come mai prima d’ora nella storia del nostro Paese” (Sic!). Ma lui, essendo un innato bugiardo, può dire anche che è il sole che gira intorno alla terra. La storia ci insegna però che in qualsiasi dittatura non si rispetta più il principio della separazione dei poteri di Montesquieu. Il potere esecutivo, rappresentato dal primo ministro, ormai controlla, oltre al potere legislativo, anche il potere giudiziario. E il nostro lettore da molti anni è stato informato, sempre con la dovuta e richiesta oggettività, che l’Albania è diventata una nuova e veramente pericolosa dittatura.

    Invece la commissaria europea per l’Allargamento e la politica di vicinato ha continuato con le sue dichiarazioni che niente hanno a che vedere con la vera e drammatica realtà albanese. Anche lei, senza batter ciglio, riferendosi ai “continui successi” dell’Albania ha detto che quello raggiunto dall’Albania rappresenta ormai “…un traguardo da festeggiare, un riconoscimento di un grande lavoro durato oltre un decennio, perché non è qualcosa che si può ottenere in un giorno. Pertanto, confermando il raggiungimento di questi obiettivi intermedi per lo Stato di diritto, confermiamo che il vostro lavoro, svolto per oltre 10 anni in questo campo, ha dato i suoi frutti”. Qualcuno però dovrebbe dirle che in tutte le dittature lo Stato di diritto è tra i primi che viene annientato.

    La commissaria europea per l’Allargamento e la politica di vicinato ha descritto la riforma del sistema della giustizia come uno dei “maggiori successi” raggiunti. Lei ha affermato che tale era anche il processo, comunemente noto come vetting (vaglio, controllo; n.d.a.) che analizzava l’integrità morale e professionale dei magistrati del sistema di giustizia in Albania.

    Ma da molti fatti denunciati e pubblicamente noti risulta che quel processo è stato tutt’altro che imparziale e professionalmente svolto. Un processo che in realtà è stato orientato e controllato politicamente dal primo ministro e dai suoi più stretti collaboratori, per togliere dal sistema tutti i giudici e i procuratori che non ubbidivano e tenere solo coloro che, ubbidienti a lui, si mettevano a disposizione degli “orientamenti” e gli ordini partiti dai massimi livelli del potere politico. I rappresentanti dell’Unione europea, che hanno gestito la riforma della giustizia in Albania, non hanno raccomandato di implementare il vetting in altri Paesi balcanici.

    Durante l’ottava Conferenza intergovernativa tra l’Albania e l’Unione europea, è intervenuta anche la vice ministra degli Affari esteri di Cipro. Anche lei ha parlato di “successi”, mentre la realtà albanese testimonia una molto preoccupante e pericolosa situazione. Lei ha affermato, chissà perché, “crediamo profondamente nell’allargamento e siamo lieti che il processo di adesione dell’Albania stia procedendo con decisione”. In seguito ha aggiunto: “Desidero congratularmi con il governo albanese e con i cittadini albanesi per il loro impegno e la loro determinazione nel portare avanti riforme difficili”. Strane dichiarazioni perché ormai è pubblicamente noto che sono proprio le “riforme” che da anni hanno bloccato il percorso dell’adesione dell’Albania nell’Unione europea. Le decisioni del Consiglio europeo lo testimoniano inconfutabilmente.

    Ma durante l’ottava Conferenza intergovernativa tra l’Albania e l’Unione europea svoltasi il 26 maggio scorso a Bruxelles sono state volutamente “fumate” le dichiarazioni fasulle del primo ministro e delle rappresentanti dell’Unione europea. E per renderlo possibile, con “regia centrale”, tutta l’attenzione era stata focalizzata sulla “gara dei baci amichevoli e affettuosi” tra le due “signore” ed il primo ministro albanese. Una misera messinscena quella che ha generato però un’abominevole sensazione di disgusto, come confermano anche le immagini trasmesse in diretta. La commissaria europea per l’Allargamento e la politica di vicinato, essendo di statura bassa, è stata fatta salire su uno sgabello, per riuscire meglio con i baci al primo ministro.

    Il nostro lettore è stato informato che dalle indagini, professionalmente svolte da noti giornalisti di giornali e televisioni europee e statunitensi, nonché da diverse strutture specializzate, quello dell’Albania viene considerato un narcostato. E i dizionari definiscono il nascostato come una struttura occulta controllata dai trafficanti delle droghe. Ovviamente in una simile drammatica realtà non si può mai attendere di attuare delle riforme democratiche. Ragion per cui non si può mai pretendere  neanche l’adempimento delle richieste dell’Unione europea sull’adesione. E un Paese considerato narcostato non può mai attuare l’adempimento ed il rispetto dei criteri di Copenaghen, quello politico, quello economico ed il criterio dell’acquis comunitario. E si tratta ovviamente di criteri che devono adempiere e rispettare tutti i Paesi che stanno seguendo l’obbligatorio percorso per aderire all’Unione europea!

    Chi scrive queste righe considera come irresponsabile il comportamento delle due rappresentati dell’Unione europea nell’ambito dell’ottava Conferenza intergovernativa tra l’Albania e l’Unione europea. A loro due qualcuno dovrebbe ricordare l’affermazione di Martin Luther King: “Voi siete responsabili non soltanto di ciò che dite, ma anche di ciò che non dite”.

  • Scelte ‘geostrategiche’ e regimi dittatoriali che ne approfittano

    Non crediamo al male finché non lo vediamo

    Jean de La Fontaine

    Il 20 maggio scorso la persona nominata come il nuovo ambasciatore statunitense in Albania si è presentato davanti al Comitato per i rapporti internazionali del Senato. Lui ha presentato ai senatori le sue priorità come ambasciatore in Albania, che rispecchiano la vera realtà albanese. Il nuovo ambasciatore ha dichiarato, tra l’altro, davanti al Comitato per i rapporti internazionale del Senato che “L’appoggio all’Albania nella lotta contro la corruzione, contro la criminalità organizzata transnazionale e contro il traffico della droga che è legato con i cartelli della droga in America Latina faranno degli Stati Uniti d’America e dell’Albania due Paesi più sicuri”.

    Bisogna però evidenziare che anche la criminalità organizzata albanese, che gestisce il traffico della droga dall’America Latina e dal Messico, collabora ed ha il supporto della politica, rappresentata dal primo ministro albanese. Gli Stati Uniti d’America hanno sanzionato tra l’altro anche il cartello messicano di Sinaloa. E sempre nell’ambito di quelle misure restrittive, è stato sanzionato anche un trafficante albanese. Ebbene, proprio quella persona, nel settembre 2022, ha avuto un incontro con il primo ministro albanese nel suo ufficio. Allora sono state pubblicate delle foto in cui si vedevano il trafficante albanese accompagnato da un “consigliere personale” del primo ministro mentre stavano andando all’incontro. Un incontro che è stato confermato anche dal primo ministro albanese in cui si era discusso di un “investimento nel campo del turismo” (Sic!).

    Un giorno dopo, il 21 maggio scorso, il gruppo COELA (Working Party on Enlargement and Countries Negotiating Accession to the EU – Gruppo di lavoro sull’Allargamento e i Paesi che negoziano l’adesione all’Unione europea; n.d.a.), una struttura preparatoria che opera nell’ambito del Consiglio europeo, ha elaborato e presentato il nuovo testo del rapporto IBAR (Intermediate Benchmarks Assessment Report – il rapporto di valutazione dei parametri di riferimento intermedi; n.d.a). Il testo del nuovo rapporto ha preso in considerazione anche il testo approvato nel febbraio scorso. Ma anche quel rapporto non ha permesso l’apertura dei negoziati per l’Albania.

    Il nuovo testo del rapporto IBAR presentato il 21 maggio scorso a Bruxelles ha molti più criteri che devono essere esauditi. Non solo, ma questi criteri sono ben definiti e non permettono più delle “ambiguità”. I criteri riguardano l’indipendenza del sistema della giustizia da qualsiasi pressione e ingerenza da parte del potere politico, la lotta contro la ben radicata corruzione e la criminalità organizzata, nonché la connivenza del potere politico con la criminalità organizzata. Nel caso della corruzione, che nel precedente testo veniva considerata “una seria preoccupazione”, adesso, nel nuovo testo, si considera “una preoccupazione fondamentale”.

    Nel nuovo testo sono stati aggiunti nuovi criteri che si riferiscono all’uso, da parte del partito-Stato di tutte le risorse umane e finanziarie dell’amministrazione pubblica durante le elezioni. Criteri che evidenziano anche l’uso dei “volontari”, che prima delle elezioni hanno il compito di sapere tutto, su più persone possibile che non appoggiano il governo, per poi “intervenire”, sia per renderli inoffensivi e sia, se possibile, per renderli “collaborativi”. Alcuni criteri pongono obblighi severi sui processi elettorali. Ci sono anche altri criteri che riguardano la proprietà, i media ecc..

    Uno dei criteri base rimane sempre quello del rispetto delle decisioni delle strutture del sistema della giustizia da parte del sistema politico. Un criterio che si riferisce esplicitamente alla mancata revoca dell’immunità parlamentare dell’ormai ex vice primo ministro ed ex ministra delle Infrastrutture e dell’Energia. Decisione presa con arroganza il 12 marzo scorso dal Parlamento con solo i voti della maggioranza. Il nostro lettore è stato informato anche di tutto ciò. Allora il primo ministro dichiarava che è stato fatto solo quello che “qualsiasi parlamento democratico in Europa farebbe”. Ma lui è stato smentito subito da quello che prevede la legislazione in vigore nei Paesi dell’Unione europea. Quella legislazione stabilisce senza ambiguità che solo i procedimenti penali per motivi politici dovrebbero prevedere la protezione dell’immunità per un parlamentare”.

    Il primo ministro albanese, da ingannatore innato qual è, riferendosi al nuovo testo del rapporto IBAR presentato il 21 maggio scorso, ha subito parlato di “successo”. Ma chissà perché non ha fatto nessuna dichiarazione sui nuovi e molto concreti e realistici criteri aggiunti e/o modificati?! Una ridicola situazione questa che ci ricorda un altro precedente simile caso.

    Era il 2018 ed il processo dei negoziati tra l’Albania e l’Unione europea si era impantanato perché il Consiglio europeo aggiungeva sempre nuovi ed obbligatori criteri ad essere rispettati ed esauditi. Ebbene proprio in simili condizioni il primo ministro albanese ha organizzato una sfacciata messa in scena. Nella sede del ministero degli Affari Esteri ha decorato quattro ambasciatori per il loro “notevole contributo” durante i positivi sviluppi del processo europeo dell’Albania e l’apertura dei negoziati. Per l’occasione sono state aperte anche diverse bottiglie di champagne. Ma i negoziati erano bloccati e sono stati aperti solo quattro anni dopo, il 19 luglio 2022, quando si è tenuta la prima Conferenza intergovernativa tra l’Unione europea e l’Albania.

    Il 21 maggio scorso c’è stato anche un altro sviluppo. Il cancelliere tedesco ha inviato una lettera al presidente del Consiglio europeo, alla presidente della Commissione europea e al presidente di Cipro, il cui Paese detiene attualmente la presidenza del Consiglio dell’Unione europea. In quella lettera il cancelliere propone una “soluzione innovativa” per permettere l’adesione all’Unione europea di altri Paesi candidati. Nella prima parte della lettera si riferisce all’adesione dell’Ucraina che, all’inizio, dovrebbe ottenere lo status di “membro associato” dell’Unione europea.

    Nella seconda parte della sopracitata lettera il cancelliere tedesco sottolinea che l’Unione europea deve mantenere la promessa che i Paesi dei Balcani occidentali e la Moldavia possano aderire all’Unione europea. Il cancelliere scrive: “Propongo di valutare soluzioni innovative anche per quei Paesi candidati che si stanno preparando da tempo all’adesione e accelerare il loro processo di adesione”. Lui propone altresì che l’Unione europea offra a questi Paesi “importanti agevolazioni per l’adesione, come l’accesso privilegiato al mercato interno europeo e legami più stretti con le istituzioni europee nel processo decisionale quotidiano”. Ma non si fa riferimento al merito!

    La proposta del cancelliere tedesco viene considerata come una “scelta geostrategica” per impedire che la regione dei Balcani occidentali possa cadere sotto l’influenza della Russia e Cina. Bisogna però evidenziare che alcuni degli attuali “grandi dell’Europa” hanno spesso chiuso occhi, orecchie e cervello per attivare, anche prima, determinate “scelte geostrategiche”. Scelte dalle quali hanno beneficiato anche ben noti autocrati corrotti ed irresponsabili. Come il nuovo autocrate albanese. Ormai molti noti media internazionali, giornali e televisioni, hanno evidenziato i suoi continui abusi con il potere conferito e/o usurpato, il suo personale coinvolgimento in clamorosi scandali milionari e tanto altro. L’Albania è considerato ormai come il primo narcostato in Europa, con tutte le derivanti conseguenze, sia per i suoi cittadini che per gli altri Paesi europei.

    Chi scrive queste righe è convinto che da certe “scelte geostrategiche” dei “grandi dell’Europa” ne hanno beneficiato determinati regimi dittatoriali. Colui che ha spesso approfittato, grazie anche alle “amicizie personali” con alcuni dei “grandi d’Europa”, è stato e tuttora è il primo ministro albanese, con tutte le conseguenze derivanti. Ma spesso la lungimiranza dei “grandi d’Europa” lascia a desiderare. Aveva ragione Jean de La Fontaine; non crediamo al male finché non lo vediamo.

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