Mente perché non può fare nient’altro
Un bugiardo è sempre prodigo di giuramenti.
Pierre Corneille
Uno dei capolavori cinematografici è il film The Godfather (Il Padrino) di Francis Ford Coppola, proiettato nelle sale nel 1972 e premiato con tre premi Oscar. Vito Corleone, emigrato dalla Sicilia negli Stati Uniti d’America, a New York, quando era ancora un bambino, diventò in seguito il capo di un’importante famiglia mafiosa ed un indiscusso padrino. Il personaggio è stato interpretato maestosamente dal noto attore Marlon Brando. Dopo aver subito un attentato, le redini delle attività le prese suo figlio minore Michael, interpretato da Al Pacino, che prima non voleva immischiarsi negli affari del padre, ma diventò in seguito anche lui uno spietato capo mafioso.
Il primo ministro albanese il 23 giugno scorso ha rilasciato un’intervista al Financial Times, noto quotidiano economico e finanziario britannico. Un’intervista che si riferiva alle quotidiane proteste che si svolgono a Tirana e alle richieste dei manifestanti. E proprio durante quell’intervista il giornalista ha fatto riferimento anche alle accuse dei manifestanti che considerano ormai il primo ministro come il “Padrino” (Godfather) dell’Albania. Ovviamente il primo ministro ha respinto quest’accusa. “La gente dice che sono io la mente di tutto questo. Io rispondo andate a farvi f*ttere!”. Aggiungendo: “Non spetta a me dimostrare di non essere il Padrino, spetta a loro dimostrare che lo sono”. E ha mentito come fa di solito quando si trova in difficoltà. Sì perché i manifestanti hanno dimostrato proprio che lui agisce come un vero “Padrino”.
Il giornalista chiedeva al primo ministro del preoccupante riciclaggio di denaro sporco in Albania. Un fatto ormai noto a livello internazionale ed evidenziato in molti rapporti ufficiali delle istituzioni specializzate dell’Unione europea e statunitense. Il primo ministro ha di nuovo mentito, negando quest’accusa. Lui, senza batter ciglio, ha risposto: “Dire che l’economia albanese si fonda sul riciclaggio di denaro è terribile. Il riciclaggio esiste nella nostra economia, ma non è un problema così enorme. Pensate che a Londra non ci sia riciclaggio? C’è. Ma si può dire che l’economia britannica ruoti in gran parte attorno al riciclaggio? No”.
Da anni però il denaro riciclato, proveniente dal traffico illecito degli stupefacenti, in Albania si investe soprattutto nel settore dell’edilizia. Questo è un fatto pubblicamente noto. Ormai da alcuni anni questi fatti sono stati evidenziati, oltre che dai noti media internazionali, anche dai rapporti delle strutture specializzate internazionali. Si tratta di note strutture come Moneyval (organismo permanente del Consiglio d’Europa che indaga sul riciclaggio di denaro e il finanziamento del terrorismo), OLAF (Ufficio europeo per la lotta antifrode), FATF (Financial Action Task Force; promuove standard globali e politiche efficaci per combattere il riciclaggio del denaro, il finanziamento del terrorismo e la proliferazione di armi di distruzione di massa.), Europol (agenzia di polizia dell’Unione europea), Eurojust (Agenzia dell’Unione europea per la cooperazione giudiziaria penale) ed altre ancora.
Il 12 giugno scorso, la Struttura Speciale contro la Corruzione e la Criminalità Organizzata in Albania ha denunciato il diretto e preoccupante coinvolgimento della criminalità organizzata albanese nel traffico internazionale della cocaina dall’America latina in diversi Paesi dell’Europa. I miliardi provenienti da queste attività sono trasferiti poi in Albania in contanti, per tergiversare il sistema bancario. In seguito queste enormi quantità di denaro, secondo la Struttura Speciale contro la Corruzione e la Criminalità Organizzata, vengono investiti soprattutto nel settore dell’edilizia, quello alberghiero ed altri ancora. La svalutazione paurosa dell’Euro nei confronti della moneta albanese durante questi ultimi anni testimonia inconfutabilmente le conseguenze dirette del riciclaggio del denaro sporco proveniente dalle attività illecite.
Durante la sopracitata intervista al Financial Times il 23 giugno scorso, il primo ministro albanese, trovandosi in una vistosa difficoltà di fronte alle domande del giornalista, ha cercato di mentire ed ingannare, presentando una realtà immaginaria, ma che non ha niente in comune con la vera realtà albanese. Lui, da innato bugiardo senza scrupoli qual è, ha dichiarato: “L’Albania sta combattendo la corruzione come mai prima d’ora e oggi è molto meno corrotta di un tempo” (Sic!). Invece la galoppante corruzione in Albania è un fatto dimostrato, testimoniato e pubblicamente noto. Lo hanno evidenziato anche le istituzioni internazionali specializzate nei loro rapporti ufficiali.
Infuriato dalle denunce dei manifestanti delle proteste quotidiane che continuano ormai da quattro settimane a Tirana ed in molte città europee, negli Stati Uniti, in Canada ed in Australia, il primo ministro ha scelto di mentire, di ingannare e anche di insultare ed offendere con delle parole banali e volgari proprio i manifestanti. Sempre durante la sopracitata intervista al Financial Times, lui ha aggredito verbalmente i manifestanti dicendo loro “F*ck you” (Andate a farvi f*ttere).
Poi, proprio ieri, domenica, ha negato quello che ha detto durante l’intervista al Financial Times. Ma questo non stupisce nessuno ormai. Il primo ministro ha “confessato” di non avere “mai detto quella parola agli albanesi. Il giornalista mi ha chiesto come si risponde a chi ti accusa di essere il padrino dell’Albania. Ho detto la parola che si addice a chiunque mi accusi da anni e non abbia lasciato neanche due pietre insieme per infangarmi e seppellirmi. Da un’ora di conversazione libera, il giornalista ha scelto proprio quella parte”. Ma il primo ministro ha mentito di nuovo.
I manifestanti, durante le proteste pacifiche quotidiane, cominciate il 1o giungo scorso a Tirana, chiedono al primo ministro di dimettersi. Cosa che lui non farà, consapevole di tutti gli abusi che ha fatto, almeno in questi ultimi tredici anni che fa il primo ministro. Lui però non può dare le dimissioni anche perché la criminalità organizzata, che ha garantito le sue “vittorie” elettorali, non glielo permette, visti gli investimenti che loro stanno facendo in Albania, tramite il riciclaggio del denaro proveniente dai traffici degli stupefacenti, soprattutto della cocaina.
Durante le quotidiane proteste a Tirana, in altre città europee e non solo, i manifestanti chiedono determinati che l’Albania deve essere degli albanesi e non dei traditori. E fanno riferimento proprio al primo ministro. Lui però, non potendo dire niente per contraddire le accuse dei manifestanti, ha scelto di insultarli. Per lui i manifestanti pacifici sono “dei fascisti, dei nazisti e degli animali”. Una volta, addirittura ha paragonato i manifestanti persino agli estremisti dell’organizzazione Alba Dorata in Grecia. Si tratta di un’organizzazione politica di estrema destra degli anni ’90 con orientamenti neonazisti, xenofobi e antisemiti, che poi è stata dichiarata e condannata come un’organizzazione criminale dalla giustizia greca.
Le massicce e pacifiche proteste quotidiane sono diventate ormai un vero incubo per il primo ministro albanese. Lui si trova in una grande difficoltà e sembra che stia attraversando anche una grave crisi esistenziale, ragion per cui fare simili paragoni ed insulti ai cittadini albanesi che manifestano pacificamente ogni sera gli permette di sfogarsi un po’.
Chi scrive queste righe è convinto che il primo ministro albanese, dopo ventinove giorni di proteste massicce e quotidiane, si trova in visibili difficoltà. Difficoltà causate anche dai molti noti media internazionali che continuano, da quasi un mese ormai, a trasmettere quanto stia accadendo in Albania ed evidenziando sempre la vera, vissuta e sofferta realtà. Il primo ministro, in queste condizioni, mente perché non può fare nient’altro. Aveva ragione il noto drammaturgo francese Pierre Corneille quando affermava che un bugiardo è sempre prodigo di giuramenti.




