primo ministro

  • Bugie, inganni ed abominevoli messinscene

    Non sono mai sorpreso nel vedere uomini malvagi,

    ma spesso mi meraviglio nel vederli privi di vergogna.

    Jonathan Swift

    L’8 settembre scorso si è aperta a New York l’81a Assemblea Generale delle Nazioni Unite, mentre dal 22 al 28 settembre scorso si è svolto il dibattito. Tutti i capi di Stato o di governo, che rappresentavano i Paesi membri, hanno preso la parola trattando argomenti e situazioni da loro considerate importanti.

    La delegazione albanese era capeggiata dal primo ministro. Lui però, prima di andare a New York, era andato a Detroit dove ha partecipato ad un “incontro” con alcuni albanesi che vivono lì. Ma in realtà si trattava di un “incontro” con sostenitori del suo partito, scelti con molta cautela dagli organizzatori. E non a caso, proprio all’ingresso della sala dove era previsto l’incontro, c’era un’ex alto ufficiale della polizia, residente in Albania, ma venuto lì proprio per “garantire” la partecipazione “adeguata”. Fuori dell’albergo però, dove si stava svolgendo il “caloroso incontro”, in presenza del primo ministro, si erano radunati molti altri albanesi che stavano protestando contro di lui. Una protesta trasmessa in diretta anche dalla nota rete Fox News.

    Tornato a New York il primo ministro albanese, nonostante la sua necessità di apparire, non era riuscito ad avere un solo incontro che lui e la sua propaganda potevano usare, mentre, durante il suo previsto intervento all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, ha parlato dell’inteligenza artificiale. Un argomento, quello, che lui, per la sua formazione scolastica come insegnate di disegno e poi come pittore, non può conoscere. Ma siccome durante gli incontri il presidente statunitense e il presidente cinese in quei giorni, proprio durante l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, hanno trattato quell’argomento di grande interesse strategico per ben altri motivi, anche il primo ministro albanese ha fatto quella scelta, solo per “apparire”.

    Durante il soggiorno del primo ministro negli Stati Uniti d’America sua moglie faceva parte della delegazione, come previsto dal protocollo. Ma avevano portato con sé anche il loro figlio piccolo e le sue due tate. Al termine della visita si è parlato però di una fattura “piuttosto salata”, che comprendeva anche i suoi famigliari. E non si sa chi ha pagato il conto. I media non controllati dal primo ministro hanno seguito la vicenda per diversi giorni. Ma non c’è stata nessuna reazione in merito da parte dei diretti interessati. Inoltre, l’ufficio stampa del primo ministro non ha rilasciato dichiarazioni che si riferivano a quella fattura “piuttosto salata”, nonostante fosse stato contattato dai media che hanno trattato il caso. Chissà perché?! Ma questo per il primo ministro è ormai noto.

    Una volta tornato in Albania il primo ministro ha dovuto affrontare una situazione a lui non gradita, essendo egli stesso la persona accusata di abusi di potere, di corruzione e di molto altro. Ragion per cui il primo ministro, per spostare l’attenzione, ha scelto di “permettere” controlli da parte dei rappresentanti delle strutture del sistema della giustizia nei confronti di alti funzionari già coinvolti in diversi scandali, di cui il nostro lettore è stato informato, anche la scorsa settimana.

    E come sempre, in simili situazioni, il primo ministro vuol far credere che se la “giustizia” non indaga su di lui, questo significa che è innocente (Sic!). Il primo ministro vuol far credere che tutti possono essere colpevoli, tranne lui. Ragion per cui dichiara che bisogna lasciare la “giustizia” a fare il suo dovere. Secondo lui tutti devono rendere conto personalmente, perché abusano della sua fiducia. Ma tutti sanno però che in Albania i suoi collaboratori, partendo da quelli più stretti, non possono fare e non fanno niente senza il suo beneplacito. E se, per un momento, ignoriamo tutto e pensiamo che il primo ministro dice la verità, allora, tenendo presente la situazione albanese, significa che lui non è capace di fare il primo ministro. Ma lui, ovviamente, mente.

    Il 30 settembre scorso a Tirana è arrivata la Presidente della Commissione europea. La prima di una seria di visite della presidente della Commissione nei Paesi dei Balcani occidentali. Durante una conferenza stampa a fianco del primo ministro albanese, la presidente della Commissione europea ha trattato anche le indagini che si stanno svolgendo contro alti funzionari coinvolti in scandali ed abusi di potere. Secondo lei “…Quando vediamo casi [che sono] oggetto di indagine, questi dimostrano che il sistema funziona”. Aggiungendo poi convinta che tutto ciò “rappresenta la prova del funzionamento e del rafforzamento del sistema giudiziario” (Sic!). Però viene naturale la domanda: perché mente cosi la Presidente della Commissione europea?!.

    Si tratta di dichiarazioni che fanno molto comodo al primo ministro albanese. Durante la stessa conferenza stampa, a fianco della presidente della Commissione europea, a lui è stato chiesto “quale fosse la sua responsabilità politica in merito alle nomine effettuate”. Il primo ministro, schivando le sue responsabilità politiche ed istituzionali, ha dato una risposta evasiva. Lui ha affermato che la sua “responsabilità politica è una sola: che la riforma della giustizia non si fermi, che la lotta alla corruzione e alla criminalità organizzata si sviluppi sempre di più come missione del sistema”. Il primo ministro è altresì “convinto” che “…Se si pensa che, al momento di una nomina, la responsabilità ricada su chi nomina […] questo è un modo di vedere le cose simile a quello dell’epoca comunista”.

    E proprio in questa sua affermazione lui mente e cerca di ingannare. Sì, perché lui non solo non ha fatto niente per combattere la corruzione, ma ha beneficiato personalmente dalla corruzione. Mentre la sua connivenza con la criminalità organizzata gli ha garantito le sue “vittorie elettorali”, compreso anche il “massacro elettorale” del maggio 2025, di cui il nostro lettore è stato informato dettagliatamente. La collaborazione tra il primo ministro albanese e la criminalità organizzata che sta diventando potente a livello internazionale è da anni una cosa pubblicamente nota, non solo in Albania. Sono tanti i rapporti dei media internazionali  molto noti che lo testimoniano. Cosi come sono tanti anche i rapporti delle strutture specializzate internazionali, comprese quelle dell’Unione europea, che lo confermano. Chissà perché la Presidente della Commissione europea non ha avuto tutte queste informazioni?!

    La scorsa settimana è stato reso pubblico il rapporto per il 2026 sull’Albania del Dipartimento di Stato statunitense. Si tratta  di un documento di circa quaranta pagine che evidenza le sfide legate alla lotta contro la corruzione, contro la criminalità organizzata, contro il riciclaggio del denaro sporco ed altro. Sfide che secondo il primo ministro albanese sono state ormai vinte. Lo ha dichiarato anche il 30 settembre scorso, durante la congiunta conferenza stampa a Tirana, con la presidente della Commissione europea. Ma mente spudoratamente, come fa sempre.

    Il rapporto tratta anche il ben noto problema spinoso della registrazione delle proprietà. Il rapporto fa riferimento proprio ad un rapporto dell’Unione europea, secondo il quale l’80% dei dati precedentemente registrati necessita di verifica, mentre solo il 43% dei titoli di proprietà e il 10% delle mappe catastali sono stati digitalizzati. Dati preoccupanti che lasciano pensare a degli abusi delle proprietà e i sacrosanti diritti dei veri proprietari.

    Chi scrive queste righe è convinto che il primo ministro albanese quando si trova in difficoltà, cioé sempre, cerca di mentire, ingannare e generare abominevoli messinscene. Aveva ragione Jonathan Swift, il noto scrittore e saggista irlandese, quando affermava: “Non sono mai sorpreso nel vedere uomini malvagi, ma spesso mi meraviglio nel vederli privi di vergogna”.

  • ‘Piattaforme’ ingannevoli in sostegno in un partito Stato

    Piuttosto che avere successo con l’inganno, fallisci con onore.

    Sofocle

    Messo sotto pressione e trovandosi in vistosa difficoltà dalle denunce ed accuse di abuso di potere, conferito e/o usurpato, durante le quotidiane proteste dei cittadini nella capitale, il primo ministro albanese sta cercando di apparire “comprensivo e collaborativo” con i cittadini. Ma in verità sta cercando di sostiuire le istituzioni che, per legge hanno anche l’obbligo di risolvere i problemi dei cittadini, proprio con il suo partito Stato, il partito socialista, che lui dirige da ventun’anni ormai. Si tratta di una drammatica esperienza, vissuta dagli albanesi durante la dittatura comunista.

    E per rendere possibile il ruolo dominante del partito Stato, il 30 luglio scorso, nel corso di un incontro con i vertici del partito, il primo ministro ha presentato una “nuova iniziativa” chiamata la “Presenza Fedele”. Presentando la “nuova iniziativa” ha dichiarato che “Ogni venerdì, alle 17:00, tutti noi saremo dove la “Presenza Fedele” richiede che siamo”. Specificando poi che “…la “Presenza Fedele” non è una riunione. È una sessione di ascolto a turno: faccia a faccia, a tu per tu e a bassa voce”. E tutto ciò secondo un protocollo deciso però dallo stesso primo ministro.

    Tuttavia, questo appuntamento settimanale, o “sessione di ascolto con la gente”, come la definisce il primo ministro, è orchestrato con cura per garantire una censura totale. Lui ha dichiarato che “Chiunque desideri esporre le proprie rimostranze si presenti nel luogo e all’orario prestabiliti e attendendo il momento di sedersi al tavolo di fronte ai propri rappresentanti [politici], i quali prendono rispettosamente nota di quanto il cittadino afferma. La “Presenza Fedele” non ammette telecamere. Consente di scattare fotografie all’inizio dell’incontro solo previo consenso dei presenti e senza mostrarne i volti. La “Presenza Fedele” rifiuta l’appartenenza a partiti […. ] non offre false speranze che qualcuno possa fornire aiuto al di fuori delle regole stabilite”.

    Il primo ministro albanese, dopo 13 anni al potere, si è ricordato di chiedere ai suoi deputati di sedersi di fronte ai cittadini e di ascoltarli. E durante questi 13 anni ha avuto tutte le opportunità di fare proprio quello che adesso sta “proponendo”. Invece non ha fatto niente, nonostante sia stato informato di quello che accadeva. Bastavano solo le denunce fatte dall’opposizione o da quei pochi media da lui non controllati, per rendersi conto della vera, vissuta e spesso sofferta realtà. Ragion per cui il primo ministro albanese è il diretto responsabile di una simile preoccupante situazione. Perciò, la presentazione delle “nuove iniziative” è semplicemente una messinscena, cercando di spostare l’attenzione pubblica dalle denunce e dalle accuse a lui fatte durante le proteste.

    Ma la “Presenza Fedele” non è la sola “iniziativa” presentata ultimamente dal primo ministro. Un’altra simile iniziativa è quella da lui denominata lo “Specchio Albania”. La scorsa settimana l’autore di queste righe informava il nostro lettore che “visibilmente in difficoltà, in seguito agli sviluppi degli ultimi mesi, il primo ministro “inventa” altre ingannevoli promesse. Solo in queste ultime settimane ne ha presentate alcune. Una di queste, denominata “Specchio Albania”, è stata presentata il 24 agosto scorso. Simili ad altre precedenti ingannevoli promesse di “governare insieme con i cittadini”, anche lo “Specchio Albania” è solo una fasulla promessa di seguire in tempo reale le richieste e le preoccupazioni dei cittadini. Il primo ministro, riferendosi allo “Specchio Albania” […] ha “garantito” che “…..ogni questione o preoccupazione sollevata dai cittadini sulla piattaforma sarebbe stata monitorata in tempo reale e avrebbe ricevuto una risposta””. L’ennesima sua bugia. (Promesse ingannevoli mai mantenute; 1 settembre 2026).

    Nel 2017, il primo ministro aveva presentato una piattaforma per governare insieme con i cittadini. L’obiettivo, secondo lui, era quello di affrontare le loro lamentele eliminando i filtri burocratici e consentendo ai cittadini di fornire idee e proposte per iniziative concrete. Il primo ministro aveva addirittura affermato che quella piattaforma sarebbe servita non solo a risolvere i problemi dei cittadini, ma anche a contrastare la corruzione nella pubblica amministrazione. Nel 2024, il primo ministro annunciò una sua nuova piattaforma online, denominata “Transparency Albania”. L’obiettivo dovrebbe essere quello di permettere ad ogni cittadino di rivolgersi a qualsiasi istituzione per ottenere informazioni e di seguire in tempo reale lo stato della propria richiesta. Ma tutte quelle “piattaforme” erano solo delle messinscene a scopo propagandistico e nient’altro.

    Si tratta di “piattaforme” basate sull’intelligenza artificiale, elaborate e programmate, guarda caso, dall’Agenzia Nazionale della Società dell’Informazione. Un’agenzia coinvolta in scandali abusivi milionari, che testimoniano il diretto coinvolgimento del primo ministro e di suoi stretti famigliari, di cui il nostro lettore è stato informato dettagliatamente negli ultimi mesi (Dichiarazione europea e preoccupanti realtà nazionali, 23 dicembre 2026; Nuovi scandali abusivi come espressione del totalitarismo, 29 dicembre 2025 ecc.). E pensare come una simile agenzia potrebbe programmare delle credibili “piattaforme”, non condivisibili però con gli “orientamenti” del primo ministro!

    Durante questi ultimi giorni lui sta facendo di nuovo uso propagandistico ed ingannatore della piattaforma “Specchio Albania”. Invece moltissime generazioni, da più di due secoli, hanno letto e riletto la ben nota fiaba Biancaneve, scritta dai fratelli Grimm nel 1812 ed in seguito tradotta e pubblicata in molte lingue del mondo. In quella fiaba la regina cattiva, matrigna di Biancaneve, aveva uno specchio magico che sapeva dare le vere risposte alle domande fatte dalla regina. Tutti si ricordano della domanda che normalmente la regina bella ma cattiva rivolgeva allo specchio magico. “Specchio, specchio delle mie brame! Chi è la più bella del reame?”. E lo specchio magico rispondeva: “Mia regina, bella voi siete, ma al mondo una fanciulla più bella di voi c’è, il suo nome è Biancaneve”. Invece lo “Specchio” del primo ministro albanese “accontenta” sempre lui. Ma ovviamente si tratta di una “piattaforma” che, come tutte le altre, sarà presto dimenticata.

    Nel frattempo il primo ministro sta usando questa “piattaforma” per annunciare che lui ignora il ben noto principio di Montesquieu sulla separazione di poteri. Almeno in questo caso si sta dimostrando sincero. La scorsa settimana il primo ministro ha confermato, senza mezzi termini, che anche il potere legislativo e quello giudiziario dovrebbero aderire all’iniziativa del suo partito, “Specchio Albania”. Lui, oltre al potere esecutivo e quello legislativo, cerca di mettere sotto il suo diretto controllo anche il potere giudiziario. Sì, perché per il primo ministro albanese, un noto e confermato autocrate, lo Stato ed il partito al governo sono una cosa sola.

    Alcuni giorni fa dichiarava convinto: “… La piattaforma “Specchio Albania” è un nuovo spazio in cui, grazie alla tecnologia e alle straordinarie opportunità offerte dall’intelligenza artificiale in questa fase del nostro sviluppo, l’intero apparato pubblico dello Stato può coesistere con il pieno diritto di ogni cittadino di esaminare il proprio Stato, di interrogarlo e di chiederne il sostegno”.

    Chi scrive queste righe è convinto che le “Piattaforme” ingannevoli in sostegno in un partito Stato sono le ultime e disperate “trovate” del primo ministro albanese. Lo testimoniano le tante altre simili, sempre presentate “ufficialmente” da lui durante gli ultimi anni, che cercavano di convincere che lui e i suoi collaboratori volevano governare insieme con i cittadini. Sofocle, uno dei più grandi e noti tragediografi dell’antica Grecia, vissuto circa venticinque secoli fa, affermava: “Piuttosto che avere successo con l’inganno, fallisci con onore”. Ma per il primo ministro albanese il concetto “onore” non ha senso. Lui tutto può fare, ma mai in rispetto dell’“onore”.

  • Promesse ingannevoli mai mantenute

    Si promette più in un’ora di quanto si mantiene in cent’anni.

    Proverbio

    In Albania continuano senza sosta le proteste pacifiche, cominciate nella capitale il 31 maggio scorso, dopo che un giorno prima c’è stata una protesta in un’area turistica a nord di Valona contro un progetto finanziato dal genero del presidente statunitense. Durante quella protesta delle guardie private hanno maltrattato un cittadino, in presenza anche delle forze della polizia di Stato. Il nostro lettore è stato informato sia di quella protesta che di quelle quotidiane, pacifiche e massicce, che si svolgono nella capitale (Da più di due settimane massicce proteste in Albania, 15 giugno 2026; Ribellarsi contro un autocrate corrotto è un obligo, 22 giugno 2026; Mente perché non può fare nient’altro, 29 giugno 2026). Oggi si svolgerà la 94esima. Dai primi giorni, durante le proteste, i manifestanti denunciano gli abusi di potere, conferito e/o usurpato, da parte del primo ministro albanese, riferendosi a fatti concreti, accaduti, denunciati e pubblicamente noti.

    Bisogna sottolineare che dai primi giorni, le proteste sono state trattate ed analizzate anche dai più noti media internazionali, si carta stampata e televisivi, facendo proprio riferimento alle denunce fatte dei cittadini e legate agli abusi del primo ministro. Non pochi media televisivi hanno trasmesso anche in diretta le proteste. E pensare che alcuni di questi noti media, prima che cominciassero le proteste, hanno fatto riferimento ai “successi” del governo albanese e delle “capacità” del primo ministro. Chissà perché un simile e significativo cambiamento della loro linea editoriale?!

    Durante le ormai 93 proteste quotidiane svolte, i manifestanti hanno denunciato anche tutte le promesse fatte e mai mantenute dal primo ministro, evidenziando la vera, vissuta e sofferta realtà albanese, che niente ha in comune con quella immaginaria che cerca di presentare lo stesso primo ministro e la sua potente e ben organizzata propaganda, usando anche molti media, i cui proprietari sono dei clienti del governo e ne approfittano dalla “generosità” del primo ministro.

    I cittadini stanno denunciando, durante le proteste, le promesse fatte dal primo ministro subito dopo aver cominciato il suo primo mandato, nel settembre del 2013. Come la promessa di combattere la corruzione a tutti i livelli istituzionali e dell’amministrazione pubblica. Una promessa fatta ogni volta che il primo ministro lo considerava necessario. Ma sempre si è trattato di una promessa mai mantenuta. La corruzione, invece di essere combattuta, è stata radicata e consolidata a tutti i livelli, coinvolgendo direttamente anche colui che prometteva “successi” in questa sfida.

    I cittadini stanno denunciando anche la connivenza del potere politico, rappresentato dal primo ministro, con la criminalità organizzata che sta diventando sempre più potente, anche a livello internazionale. Ragion per cui ormai l’Albania si considera il primo narcostato in Europa. Con le loro denunce durante le proteste quotidiane, i manifestanti evidenziano anche le promesse fatte dal primo ministro e mai mantenute, per combattere la criminalità organizzata. E non poteva essere altrimenti, visto che proprio la criminalità organizzata garantisce al primo ministro, fatti denunciati e pubblicamente noti alla mano, le “vittorie” elettorali. Fatti questi evidenziati anche dalle strutture specializzate internazionali, soprattutto dopo il massacro elettorale dell’11 maggio 2025.

    I cittadini denunciano altresì una promessa, fatta subito dopo l’inizio del suo primo mandato, che riguardava il sistema sanitario pubblico, il quale doveva garantire a tutti i cittadini che ne avevano bisogno un servizio gratuito e di qualità. Quanto si è verificato però da allora in poi ha testimoniato che si è trattato di una promessa mai mantenuta. Non solo ma, fatti accaduti e che tuttora stanno accadendo, fatti testimoniati, denunciati e pubblicamente noti alla mano, risulta che coloro che ne hanno approfittato sono state delle imprese private, legate al primo ministro, che nell’ambito del partenariato pubblico privato hanno avuto degli appalti milionari, senza però garantire i servizi previsti. Usando spesso anche le strutture pubbliche per svolgere le loro attività. Quella promessa è stata un vero e proprio fallimento, denunciata durante le proteste quotidiane nella capitale.

    I cittadini denunciano anche la promessa fatta dal primo ministro per garantire l’acqua potabile nelle case degli albanesi 24 ore su 24. Una promessa fatta dal primo ministro durante il suo primo mandato e poi ripetuta spesso successivamente, ma purtroppo mai mantenuta  Anche oggi, nella capitale ed in molte città in Albania manca l’acqua potabile.

    I cittadini denunciano, ormai da più di tre mesi durante le proteste quotidiane, un’altra promessa fatta dal primo ministro e riguardante il sistema delle strade interurbane a “livello europeo”. Anche quella è stata una promessa elettorale mai mantenuta. Si perché ci sono tante le strade in cui sono stati investiti centinaia di milioni dai fondi pubblici di uno dei Paesi più poveri dell’Europa e quelle strade spesso sono crollate e continuano a crollare, mettendo così in pericolo la vita dei cittadini. E nonostante ciò nessuno riconosce le proprie responsabilità, partendo dal primo ministro.

    I cittadini denunciano, durante le proteste quotidiane nella capitale, anche il fallimento del sistema dell’istruzione pubblica, nonché il mancato, necessario e dovuto finanziamento in sostegno della ricerca scientifica. Tutto questo mentre il primo ministro ed i suoi collaboratori promettevano dal primo mandato sviluppi significativi in seguito alla riforma del sistema dell’istruzione pubblica. Ma si trattava sempre di promesse non mantenute. Lo confermano anche i dati dei rapporti PISA (Programme for International Student Assessment – Programma per la valutazione degli studenti internazionali; n.d.a.), secondo i quali il livello educativo in Albania è il più basso d’Europa. Il nostro lettore è stato informato della situazione del sistema dell’istruzione pubblica e della ricerca scientifica in Albania a tempo debito (Un rapporto che svela la realtà; 20 luglio 2026).

    I manifestanti denunciano durante le proteste pacifiche quotidiane anche il molto preoccupate, pericoloso e continuo spopolamento del Paese, soprattutto in questi ultimi anni, da quando il primo ministro ha avuto il suo primo mandato. Spopolamento dovuto all’impossibilità di trovare un posto di lavoro adeguatamente rimunerato e la speranza di un futuro migliore, nonostante le promesse elettorali mai mantenute del primo ministro e della sua potente propaganda. Il primo ministro in questi anni è riuscito a garantire solo un’economia basata sul riciclaggio del denaro proveniente soprattutto dal traffico degli stupefacenti che ha causato anche il crollo dell’Euro nei confronti della moneta locale. In simili condizioni gli albanesi fuggono all’estero, con tutte le derivanti e preoccupanti conseguenze. Conseguenze che sono ormai di dominio pubblico.

    Visibilmente in difficoltà, in seguito agli sviluppi degli ultimi mesi, il primo ministro “inventa” altre ingannevoli promesse. Solo in queste ultime settimane ne ha presentate alcune. Una di queste, denominata “Specchio Albania”, è stata presentata il 24 agosto scorso. Simili ad altre precedenti ingannevoli promesse di “governare insieme con i cittadini”, anche lo “Specchio Albania” è solo una fasulla promessa di seguire in tempo reale le richieste e le preoccupazioni dei cittadini. Il primo ministro, riferendosi allo “Specchio Albania”, l’ultima sua “promessa” di governare insieme con i cittadini, ha “garantito” che “…ogni questione o preoccupazione sollevata dai cittadini sulla piattaforma sarebbe stata monitorata in tempo reale e avrebbe ricevuto una risposta”. L’ennesima sua bugia.

    Chi scrive queste righe è convinto che durante questi tredici anni, il primo ministro albanese ha fatto solo delle promesse ingannevoli mai mantenute. Promesse con le quali ha cercato e tuttora sta cercando solo e soltanto di passare l’ennesima difficoltà. Modificando un po’ la saggezza popolare, espressa anche con i proverbi, nel caso del primo ministro albanese si potrebbe dire che si promette più in un’ora di quanto si mantiene non in cent’anni, ma neanche nelle ore successive.

  • Fascicoli internazionali che accusano

    Essere accusato è già una condanna.

    Franz Kafka

    Alcune settimane fa si è saputo della pubblicazione di un libro di circa 750 pagine intitolato “The Albanian files” (I fascicoli albanesi). Da diverse fonti mediatiche risulterebbe che il libro è stato pubblicato dalla casa editrice svizzera Lars Müller Publishers. Si tratta di un libro, con una prefazione del primo ministro albanese, il cui contenuto rappresenta solo delle dichiarazioni e delle conferme fatte da 60 noti architetti da diversi Paesi del mondo che sono stati coinvolti in progetti milionari in Albania. E tutti loro hanno affermato che sono stati contattati direttamente dal primo ministro albanese o da chi per lui e sono stati invitati a collaborare per attuare dei progetti architettonici ambiziosi proprio in Albania.

    Ebbene, in quel voluminoso libro The Albanian files sono state messe insieme schede compilate autonomamente da diversi studi di architettura, sia di Paesi europei che di altri continenti. Schede compilate molto dettagliatamente, in cui si trovano importanti informazioni che svelano il modus operandi del primo ministro albanese. Da quelle schede si evidenzia che almeno 523 progetti architettonici in Albania non sono stati assegnati tramite concorsi internazionali, come prevede la legge. I rappresentanti dei diversi studi di architettura coinvolti hanno affermato che, invece dei concorsi trasparenti, è stato proprio il primo ministro che, contattando direttamente loro, garantiva: “Venite da noi, perché siete i benvenuti e sarete lautamente ricompensati”.

    Durante questi anni in cui tutto viene controllato personalmente dal primo ministro, risulterebbe che per tutti i progetti, concepiti dagli studi di architettura albanesi, lui cerca subito di contattare personalmente uno studio straniero, offrendo loro, solo per aver accettato di mettere il nome, non meno di 1.5 milione di Euro. Risulterebbe altresì che attualmente sono 57 i progetti ormai realizzati, altri 53 sono in una fase di costruzione altri 47 progetti attendono l’autorizzazione a procedere. In più risulterebbe che sette tra le più grandi delle imprese edili coinvolte non abbiano dichiarato il 41% dei propri finanziatori. Il libro illustra nel dettaglio progetti in aree protette, elaborati due o tre anni prima che la legge venisse modificata per consentire l’edificazione proprio in quelle aree protette.

    Tutti gli studi di architettura che compaiono nel sopracitato libro The Albanian files, con iniziativa personale del primo ministro albanese, risulterebbero essere stati molto bene pagati nonostante loro non abbiano partecipato ad una gara d’appalto trasparente, come previsto dalle leggi in vigore in Albania. Secondo alcuni giornalisti investigativi il primo ministro albanese ha “beneficiato” però dai dirigenti di questi studi di architettura, molto noti ed influenti nei propri Paesi, di riuscire ad avere dei supporti istituzionali a livello internazionale.

    Per capire meglio come il primo ministro albanese “adescava” i dirigenti degli studi di architettura in altri Paesi del mondo, basterebbe riferirsi alle dichiarazioni di un architetto cileno pubblicate sul libro The Albanian files. Lui è convinto che il primo ministro prenda personalmente ogni decisione importante. L’architetto afferma che una sua collaboratrice gli ha inviato un messaggio con il quale gli chiedeva di acconsentire a dare il suo numero di telefono al primo ministro albanese. Avendo dato il suo permesso, aveva ricevuto solo cinque minuti dopo la telefonata del primo ministro che gli ha chiesto se poteva recarsi a Tirana per discutere della possibilità di attuare un progetto comune. Si sono incontrati due settimane dopo, per poi avere in seguito quattro altri incontri. Dopo quegli incontri e dopo che il primo ministro aveva contattato personalmente il capo architetto dello studio cileno, questo studio è presente in Albania dal 2024.

    Siccome ormai il contenuto del libro The Albanian files è diventato uno dei temi principali delle discussioni pubbliche in Albania, il primo ministro cerca di difendere se stesso dalle accuse, come fa sempre quando si trova in difficoltà. E anche adesso, quando continuano ormai da più di un mese le massicce proteste pacifiche a Tirana, di cui il nostro lettore è stato ben informato durante queste ultime settimane, il primo ministro cerca di apparire come “visionario e innovatore”.

    Il 28 giugno scorso ha replicato alle accuse fatte al libro. Per lui questo voluminoso libro ha raccolto tutti i progetti, le idee e le riflessioni di 60 architetti e studi di fama internazionale che hanno operato in Albania negli ultimi due decenni, configurandosi come un progetto editoriale indipendente. “Questo libro [che] si intitola The Albanian Files è una delle pubblicazioni più importanti apparse negli ultimi anni nell’ambito dell’architettura e dello sviluppo urbano, sia in Europa che a livello globale”, ha affermato il primo ministro albanese.

    Un architetto olandese ha scritto però nel marzo 2025 una lettera satirica che si riferisce proprio alla vera realtà albanese. In quella lettera lui afferma, tra l’altro, che “In un mondo di autocrati, possiamo avere almeno un autocrate benevolo e di buon gusto?”. E poi, riferendosi al primo ministro albanese aggiungeva: “Dato lo status consolidato dell’Albania come mecenate illuminato dell’architettura, la nostra professione trarrebbe grande beneficio se il Paese non tenesse mai più delle elezioni e se lei, dopo il suo quinto mandato consecutivo come primo ministro, continuasse semplicemente ad essere Presidente a vita, o forse addirittura Re”.

    Ovviamente il primo ministro ha cercato di minimizzare questa interpretazione dell’architetto olandese. Per lui “la lettera non è un appello politico all’azione, bensì un esempio di umorismo autoironico, caratteristico dello stile dell’autore”. Poi il primo ministro ha detto: “Innanzitutto, il testo lì esposto che è, in chiave autoironica, una lettera indirizzata a me, pone la domanda: “Perché mai abbiamo bisogno delle elezioni? Potresti diventare re e fare ciò che le monarchie hanno fatto per l’architettura…”. Si tratta di dilemmi e questioni che non hanno assolutamente nulla a che fare con un reale invito a diventare re; è stato tutto completamente ribaltato”. Ma lui, il primo ministro albanese da anni ormai si sta comportando come un re, anzi, come un re assoluto.

    Sempre il 28 giugno scorso il primo ministro ha fatto di nuovo dietro front, cercando di svincolarsi dal suo diretto coinvolgimenti negli abusi denunciati sul libro The Albanian files. Lui, da un innato voltagabbana qual è, ha detto: “Non ho alcun legame con questo libro, ho scritto solo la prefazione che mi è stata richiesta”. Ma anche in quest’occasione ha spudoratamente mentito. Sì, perché lui stesso ha presentato con orgoglio il sopracitato libro durante un’intervista alla CNN, una delle principali emittenti televisive all news degli Stati Uniti e del mondo. “Questa è la nuova Albania”, ha detto, fiero ed entusiasta, il primo ministro albanese alla giornalista che lo intervistava. Una giornalista che conosce ormai molto bene la vera realtà albanese, avendo seguito e commentato anche le affollate e pacifiche proteste quotidiane di Tirana.

    Nel frattempo a Tirana continuano queste proteste. I manifestanti, da più di un messe ormai, accusano il primo ministro dei suoi clamorosi abusi del potere conferito ed usurpato e chiedono le sue dimissioni. Mentre lui, nonostante stia cercando di apparire “tranquillo e sereno”, sta attraversando una grave e visibile crisi personale, conseguenza del suo modus operandi.

    Chi scrive queste righe pensa che quelli pubblicati sul libro The Albanian files sono dei fascicoli che accusano direttamente e concretamente il primo ministro. Ma bisogna ricordare anche quanto affermava il noto scrittore Franz Kafka: “Essere accusato è già una condanna”.

  • Mente perché non può fare nient’altro

    Un bugiardo è sempre prodigo di giuramenti.

    Pierre Corneille

    Uno dei capolavori cinematografici è il film The Godfather (Il Padrino) di Francis Ford Coppola, proiettato nelle sale nel 1972 e premiato con tre premi Oscar. Vito Corleone, emigrato dalla Sicilia negli Stati Uniti d’America, a New York, quando era ancora un bambino, diventò in seguito il capo di un’importante famiglia mafiosa ed un indiscusso padrino. Il personaggio è stato interpretato maestosamente dal noto attore Marlon Brando. Dopo aver subito un attentato, le redini delle attività le prese suo figlio minore Michael, interpretato da Al Pacino, che prima non voleva immischiarsi negli affari del padre, ma diventò in seguito anche lui uno spietato capo mafioso.

    Il primo ministro albanese il 23 giugno scorso ha rilasciato un’intervista al Financial Times, noto quotidiano economico e finanziario britannico. Un’intervista che si riferiva alle quotidiane proteste che si svolgono a Tirana e alle richieste dei manifestanti. E proprio durante quell’intervista il giornalista ha fatto riferimento anche alle accuse dei manifestanti che considerano ormai il primo ministro come il “Padrino” (Godfather) dell’Albania. Ovviamente il primo ministro ha respinto quest’accusa. “La gente dice che sono io la mente di tutto questo. Io rispondo andate a farvi f*ttere!”. Aggiungendo: “Non spetta a me dimostrare di non essere il Padrino, spetta a loro dimostrare che lo sono”. E ha mentito come fa di solito quando si trova in difficoltà. Sì perché i manifestanti hanno dimostrato proprio che lui agisce come un vero “Padrino”.

    Il giornalista chiedeva al primo ministro del preoccupante riciclaggio di denaro sporco in Albania. Un fatto ormai noto a livello internazionale ed evidenziato in molti rapporti ufficiali delle istituzioni specializzate dell’Unione europea e statunitense. Il primo ministro ha di nuovo mentito, negando quest’accusa. Lui, senza batter ciglio, ha risposto: “Dire che l’economia albanese si fonda sul riciclaggio di denaro è terribile. Il riciclaggio esiste nella nostra economia, ma non è un problema così enorme. Pensate che a Londra non ci sia riciclaggio? C’è. Ma si può dire che l’economia britannica ruoti in gran parte attorno al riciclaggio? No”.

    Da anni però il denaro riciclato, proveniente dal traffico illecito degli stupefacenti, in Albania si investe soprattutto nel settore dell’edilizia. Questo è un fatto pubblicamente noto. Ormai da alcuni anni questi fatti sono stati evidenziati, oltre che dai noti media internazionali, anche dai rapporti delle strutture specializzate internazionali. Si tratta di note strutture come Moneyval (organismo permanente del Consiglio d’Europa che indaga sul riciclaggio di denaro e il finanziamento del terrorismo), OLAF (Ufficio europeo per la lotta antifrode), FATF (Financial Action Task Force; promuove standard globali e politiche efficaci per combattere il riciclaggio del denaro, il finanziamento del terrorismo e la proliferazione di armi di distruzione di massa.), Europol (agenzia di polizia dell’Unione europea), Eurojust (Agenzia dell’Unione europea per la cooperazione giudiziaria penale) ed altre ancora.

    Il 12 giugno scorso, la Struttura Speciale contro la Corruzione e la Criminalità Organizzata in Albania ha denunciato il diretto e preoccupante coinvolgimento della criminalità organizzata albanese nel traffico internazionale della cocaina dall’America latina in diversi Paesi dell’Europa. I miliardi provenienti da queste attività sono trasferiti poi in Albania in contanti, per tergiversare il sistema bancario. In seguito queste enormi quantità di denaro, secondo la Struttura Speciale contro la Corruzione e la Criminalità Organizzata, vengono investiti soprattutto nel settore dell’edilizia, quello alberghiero ed altri ancora. La svalutazione paurosa dell’Euro nei confronti della moneta albanese durante questi ultimi anni testimonia inconfutabilmente le conseguenze dirette del riciclaggio del denaro sporco proveniente dalle attività illecite.

    Durante la sopracitata intervista al Financial Times il 23 giugno scorso, il primo ministro albanese, trovandosi in una vistosa difficoltà di fronte alle domande del giornalista, ha cercato di mentire ed ingannare, presentando una realtà immaginaria, ma che non ha niente in comune con la vera realtà albanese. Lui, da innato bugiardo senza scrupoli qual è, ha dichiarato: “L’Albania sta combattendo la corruzione come mai prima d’ora e oggi è molto meno corrotta di un tempo” (Sic!). Invece la galoppante corruzione in Albania è un fatto dimostrato, testimoniato e pubblicamente noto. Lo hanno evidenziato anche le istituzioni internazionali specializzate nei loro rapporti ufficiali.

    Infuriato dalle denunce dei manifestanti delle proteste quotidiane che continuano ormai da quattro settimane a Tirana ed in molte città europee, negli Stati Uniti, in Canada ed in Australia, il primo ministro ha scelto di mentire, di ingannare e anche di insultare ed offendere con delle parole banali e volgari proprio i manifestanti. Sempre durante la sopracitata intervista al Financial Times, lui ha aggredito verbalmente i manifestanti dicendo loro “F*ck you” (Andate a farvi f*ttere).

    Poi, proprio ieri, domenica, ha negato quello che ha detto durante l’intervista al Financial Times. Ma questo non stupisce nessuno ormai. Il primo ministro ha “confessato” di non avere “mai detto quella parola agli albanesi. Il giornalista mi ha chiesto come si risponde a chi ti accusa di essere il padrino dell’Albania. Ho detto la parola che si addice a chiunque mi accusi da anni e non abbia lasciato neanche due pietre insieme per infangarmi e seppellirmi. Da un’ora di conversazione libera, il giornalista ha scelto proprio quella parte”. Ma il primo ministro ha mentito di nuovo.

    I manifestanti, durante le proteste pacifiche quotidiane, cominciate il 1o giungo scorso a Tirana, chiedono al primo ministro di dimettersi. Cosa che lui non farà, consapevole di tutti gli abusi che ha fatto, almeno in questi ultimi tredici anni che fa il primo ministro. Lui però non può dare le dimissioni anche perché la criminalità organizzata, che ha garantito le sue “vittorie” elettorali, non glielo permette, visti gli investimenti che loro stanno facendo in Albania, tramite il riciclaggio del denaro proveniente dai traffici degli stupefacenti, soprattutto della cocaina.

    Durante le quotidiane proteste a Tirana, in altre città europee e non solo, i manifestanti chiedono determinati che l’Albania deve essere degli albanesi e non dei traditori. E fanno riferimento proprio al primo ministro. Lui però, non potendo dire niente per contraddire le accuse dei manifestanti, ha scelto di insultarli. Per lui i manifestanti pacifici sono “dei fascisti, dei nazisti e degli animali”. Una volta, addirittura ha paragonato i manifestanti persino agli estremisti dell’organizzazione Alba Dorata in Grecia. Si tratta di un’organizzazione politica di estrema destra degli anni ’90 con orientamenti neonazisti, xenofobi e antisemiti, che poi è stata dichiarata e condannata come un’organizzazione criminale dalla giustizia greca.

    Le massicce e pacifiche proteste quotidiane sono diventate ormai un vero incubo per il primo ministro albanese. Lui si trova in una grande difficoltà e sembra che stia attraversando anche una grave crisi esistenziale, ragion per cui fare simili paragoni ed insulti ai cittadini albanesi che manifestano pacificamente ogni sera gli permette di sfogarsi un po’.

    Chi scrive queste righe è convinto che il primo ministro albanese, dopo ventinove giorni di proteste massicce e quotidiane, si trova in visibili difficoltà. Difficoltà causate anche dai molti noti media internazionali che continuano, da quasi un mese ormai, a trasmettere quanto stia accadendo in Albania ed evidenziando sempre la vera, vissuta e sofferta realtà. Il primo ministro, in queste condizioni, mente perché non può fare nient’altro. Aveva ragione il noto drammaturgo francese Pierre Corneille quando affermava che un bugiardo è sempre prodigo di giuramenti.

  • Tutto per la sopravvivenza politica di un innato imbroglione

    Si diventa ridicoli solo quando si vuole apparire ciò che non si è.

    Giacomo Leopardi; da “Pensieri”, 1845

    La saggezza popolare rimane sempre una ricchezza inestimabile del genere umano dalla quale bisogna sempre saper imparare. Saggezza espressa e tramandata, nei secoli, anche dalle fiabe, che spesso sono state condivise, con delle particolarità locali, da diverse popolazioni.

    Una di quelle è la fiaba dei due o tre furfanti, a seconda della versione, che riescono ad ingannare un contadino. Avendo visto che lui aveva comprato un caprone (in altre versioni una pecora o un vitello), decidono di convincerlo che lui stesse portando sulle spalle un cane morto. Ed i furfanti si divisero i loro compiti. Il primo, avvicinandosi al contadino, chiese a lui perché stava portando sulle spalle un cane morto e poi si allontanò. Il contadino scaricò il caprone dalle spalle e lo guardò, per verificare cosa stava portando sulle spalle. Camminando verso casa però i dubbi cominciarono a turbarlo. Poco dopo il secondo furfante, fecce a lui la stessa domanda. Allora il contadino, credendo ai furfanti, scaricò di nuovo il caprone dalle sue spalle e lo gettò sulla strada. E mentre lui si allontanava disperato, i furfanti presero il caprone e se ne andarono contenti.

    La saggezza popolare, tramandata da questa favola, ci insegna due cose. Ci insegna a credere a quello che uno vede, sente ed impara, in prima persona, dalla reale vita vissuta e spesso sofferta. Ci insegna altresì che non ci si dovrebbe fidare mai, ad occhi chiusi, di quello che ci viene detto, soprattutto da persone sconosciute, o che hanno dimostrato di essere degli imbroglioni.

    Quanto sta accadendo in questi ultimi anni in Albania ci fa ricordare proprio la sopracitata fiaba. Ma in questo caso c’è un solo imbroglione, che cerca di inculcare le sue “verità” e le sue “realtà virtuali” nei cervelli degli albanesi e non solo. Si tratta del primo ministro del Paese. Per alcuni anni, con il continuo e potente supporto della sua propaganda e delle attività lobbistiche, è riuscito a raggiungere il suo diabolico obiettivo. Con il passare degli anni però sono state molte le dimostrazioni degli inganni pubblici del primo ministro, a “scopo utilitaristico”, per superare le sue sempre più grandi difficoltà che, a livello locale, sono causate dai continui e clamorosi scandali milionari in cui sono stati coinvolti anche i suoi più stretti collaboratori e famigliari, così come dal continuo e crescente abuso di potere, conferito e/o usurpato, da parte del primo ministro.

    Invece a livello internazionale le difficoltà del primo ministro albanese sono state causate spesso dai rapporti delle strutture specializzate internazionali, mentre alcuni dei “grandi dell’Europa” e delle cancellerie occidentali “non vedevano, non sentivano e non capivano nulla”! Chissà perché?! Forse per delle ragioni “geopolitiche e geostrategiche”, per raggiungere obiettivi di una “politica pragmatica”, o per garantire determinati “interessi strategici” di alcuni Paesi europei. Ultimamente però la maschera del primo ministro, a livello internazionale, è stata strappata dalla mancata e clamorosa revoca dell’immunità, da parte del Parlamento, alla sua stretta collaboratrice, ormai ex vice primo ministro ed ex ministra delle Infrastrutture e dell’Energia. Il nostro lettore è stato informato a tempo debito e dettagliatamente del caso durante questi ultimi mesi.

    Bisogna evidenziare che da alcuni anni ormai, il primo ministro albanese non organizza più delle conferenze stampa con i giornalisti, evitando così di rispondere a molte domande “fastidiose”. Le sole conferenze stampa del primo ministro sono quelle protocollari, insieme con i suoi omologhi stranieri. Ma anche in queste occasioni lui evita di rispondere e offende alcuni giornalisti che non ubbidiscono a lui e alla sua ben potente struttura di propaganda.

    Bisogna, altresì, evidenziare che, da alcuni mesi, il primo ministro sta rifiutando con arroganza anche le interpellanze parlamentari, chieste dai rappresentanti dell’opposizioni, violando così la Costituzione, le leggi in vigore ed il regolamento del Parlamento. Interpellanze nelle quali il primo ministro dovrebbe rispondere alle domande che riguardano questioni importanti come la sicurezza nazionale, l’abuso di potere, il suo coinvolgimento personale in diversi clamorosi scandali ecc.

    Il primo ministro, duro autocrate in Albania, approfitta però di qualsiasi “ghiotta occasione”, a livello internazionale, per cercare di “rendersi piacevole” con dei “gesti cavallereschi”, delle barzellette, delle battute e con dei vestiti “stravaganti” che attirano l’attenzione dei partecipanti e dei media. Una significativa metamorfosi quella sua. E siccome il primo ministro, da anni ormai, non può presentare una, solo una promessa mantenuta, solo un obiettivo dichiarato e poi raggiunto, allora cerca di “beneficiare” dalle battute e dalle apparenze.

    Il 16 aprile scorso il primo ministro albanese ha incontrato a Roma la Presidente del Consiglio dei ministri d’Italia. E, guarda caso, il primo gesto che ha fatto l’ospite era quello di inginocchiarsi di fronte alla padrona di casa. Come aveva fatto anche a Tirana, il 16 maggio 2025, accogliendo la  sua omologa italiana all’inizio del sesto Vertice della Comunità Politica europea e mettendola in difficoltà. Un “gesto cavalleresco” ripetuto però anche il 10 luglio 2025, sempre a Roma, durante la Conferenza sulla Ricostruzione dell’Ucraina. I media presenti hanno evidenziato il “gesto”, sottolineando che il primo ministro albanese “…si inginocchia in modo teatrale, con le mani giunte, di fronte a fotografi e telecamere pronti a immortalare il suo saluto…”. Ma così facendo il primo ministro albanese ha raggiunto il suo obiettivo anche in quest’occasione.

    Chissà però se, durante il loro incontro, lui abbia informato la Presidente del Consiglio dei ministri d’Italia, dirigente di un partito di destra, della sua partecipazione, il 17 e 18 aprile, al vertice di Global Progressive Mobilisation (Mobilitazione globale progressiva; n.d.a.) svoltosi a Barcellona. Si trattava di un’attività denominata “In difesa della Democrazia” ed ospitata dal primo ministro spagnolo, che ha visto riuniti insieme dirigenti governativi e dei partiti progressisti di sinistra da tutto il mondo, nonché rappresentanti sindacali, attivisti e studiosi progressisti da oltre 40 Paesi del mondo.

    Bisogna evidenziare però che Global Progressive Mobilisation rappresenta “una piattaforma di coordinamento globale per difendere la democrazia, la giustizia sociale e il multilateralismo contro l’avanzata dei movimenti conservatori e di estrema destra”. Un vertice, quello di Barcellona, per contrastare soprattutto le politiche del presidente degli Stati Uniti d’America. Secondo fonti ben informate risulterebbe che il principale finanziatore del vertice del 17 e 18 aprile scorso a Barcellona fosse la Fondazione della Società Aperta. Ragion per cui al vertice era presente, come figura centrale, il figlio del miliardario speculatore di borsa statunitense, George Soros, ormai suo erede.

    Ovviamente il primo ministro albanese si trovava in difficoltà con la sua presenza in quel vertice. Ma non poteva dire di no al suo “caro fratello” Alex Soros. Ragion per cui ha cercato di tenersi un po’ in disparte. Anche perché il primo ministro albanese ha fatto di tutto per essere presente, il 19 febbraio, scorso al primo vertice del Consiglio di Pace (Board of Peace; n.d.a.) organizzato e diretto dal presidente statunitense. Non solo, ma tra il 25 e il 27 gennaio scorso, era presente in una visita ufficiale in Israele, dove ha partecipato ad una sessione del parlamento ed è stato accolto come ospite d’onore dal primo ministro dell’Israele. Ma durante il vertice di Barcellona il presidente statunitense ed il primo ministro israeliano sono stati dichiarati “nemici da combattere”.

    Chi scrive queste righe è convinto che il primo ministro albanese, un innato imbroglione, è pronto a fare di tutto per la sua sopravvivenza politica. Anche di diventare ridicolo. Il che ci ricorda quanto affermava Giacomo Leopardi: “Si diventa ridicoli solo quando si vuole apparire ciò che non si è”.

  • Ingannatori che ne approfittano

    Tutti si dicono amici, ma pazzo chi se ne fida

    Jean de La Fontaine

    L’evangelista Marco ci racconta nel suo Vangelo anche del viaggio di Gesù verso Gerusalemme, dove alcuni giorni dopo sarebbe stato crocifisso. Due dei discepoli, i fratelli Giacomo e Giovanni, convinti di non essere ascoltati dagli altri, si avvicinarono a Gesù e gli chiesero: “Concedici di sedere, nella tua gloria, uno alla tua destra e uno alla tua sinistra” (Mc. 10/37). Loro miravano a posti di potere, sicuri che Gesù sarebbe diventato presto re. Ma gli altri discepoli avevano ascoltato e si indignarono. Allora Gesù radunò tutti i suoi discepoli intorno a se e disse loro: “Voi sapete che coloro i quali sono considerati i governanti delle nazioni dominano su di esse e i loro capi le opprimono” (Mc. 10/42).

    Insegnamenti quelli di Gesù che purtroppo, nel corso dei secoli, non sono stati fatti propri da molti di quelli che hanno avuto e che tuttora hanno alti incarichi statali e governativi. Compresi anche alcuni degli attuali “grandi del mondo”. E tra loro ci sono degli autocrati che, come diceva Gesù, dominano le nazioni e opprimono i cittadini. Così come ci sono anche altri che, convinti della loro “supremazia” a livello internazionale, generano conflitti armati in diverse parti del mondo, con delle gravi conseguenze che cadono sempre sulle popolazioni. Quanto è accaduto e che continua ad accadere in Ucraina, nella Striscia di Gaza e, da quasi due mesi in Iran, sono delle inconfutabili testimonianze di simili “follie di grandezza’.

    Anche attualmente sono molti i “governanti delle nazioni” che opprimono i loro cittadini. Quanto sta accadendo nei vari continenti del mondo lo testimonia e lo dimostra. E non solo in Africa, in Asia e nell’America latina. Ma anche in Europa. Quanto, da alcuni anni, sta accadendo in Albania ne è una inconfutabile testimonianza.

    Il nostro lettore da anni ormai è stato informato, fatti accaduti, documentati e pubblicamente noti alla mano, della restaurazione ed il continuo consolidamento di una nuova dittatura sui generis in Albania. Si tratta di un regime camuffato di un pluralismo di facciata, mentre all’opposizione si stanno negando, ogni giorno che passa, i diritti fondamentali previsti dalla Costituzione e dalle leggi in vigore. Quanto sta accadendo in Parlamento, anche solo dall’inizio di questa legislatura, e cioè dal settembre scorso, ne è una palese, eloquente e incontestabile testimonianza.

    Il nuovo regime in Albania, sempre fatti accaduti, documentati e pubblicamente noti alla mano, è una preoccupante alleanza tra il potere politico, istituzionalmente rappresentato dal primo ministro, la pericolosa criminalità organizzata locale, sempre più diffusa ormai anche a livello internazionale, e determinati raggruppamenti occulti internazionali. Raggruppamenti che da anni hanno finanziato intense attività lobbistiche, soprattutto uno di oltreoceano che professa la “Società aperta”. E grazie a quelle attività lobbistiche il primo ministro albanese si presentava del tutto diverso da quello che in realtà è; un innato ingannatore, uno spudorato voltagabbana, uno spietato prepotente e arrogante con i deboli, ma un vigliacco leccapiedi con i potenti, soprattutto con i “grandi del mondo”. Sono veramente tante le testimonianze, pubblicamente note e facilmente verificabili, che confermano simili atteggiamenti e deformazioni caratteriali del primo ministro albanese.

    Ultimamente però sembra che lui stia perdendo l’effetto ed i benefici delle attività lobbistiche a suo favore. Oppure i fatti accaduti, documentati e pubblicamente noti ormai anche nelle cancellerie occidentali e nelle istituzioni dell’Unione europea, siano talmente evidenti e lo presentino per quello che realmente è che hanno fatto perdere la tranquillità al primo ministro. Soprattutto in questi ultimi mesi, ma anche prima, sono non pochi i media importanti, sia in Europa che negli Stati Uniti d’America che, in seguito a serie indagini fatte da noti giornalisti investigativi, hanno evidenziato cosa rappresenta e chi è veramente il primo ministro albanese.

    E proprio da credibili fonti mediatiche internazionali ultimamente, riferendosi a lui, sono state rese note, fatti documentati alla mano, anche certe “amicizie” del primo ministro con “imprenditori di successo”. Imprenditori stranieri, ingannatori come il primo ministro albanese, che però hanno beneficiato del suo “sostegno istituzionale”. Le cattive lingue dicono da tempo che anche il primo ministro ne guadagna da queste “amicizie”, sia finanziariamente che come interventi lobbistici. E si sa, le cattive lingue in Albania, che è ormai un Paese che si sta spopolando vistosamente, sanno tutto di tutti. Primo ministro compreso. E su di lui non hanno mai sbagliato.

    Tra questi “imprenditori di successo” c’è anche un cittadino israelita che, grazie al primo ministro, ha ottenuto da alcuni anni la cittadinanza albanese. Da credibili fonti mediatiche risulterebbe però che l’imprenditore ha dei problemi giudiziari negli Stati Uniti. Sono ormai in corso quattro cause legali per frodi finanziarie e mancati investimenti che coinvolgono direttamente e personalmente “l’imprenditore di successo” israelita, il “caro amico” del primo ministro albanese.

    Il nostro lettore è stato informato, a tempo debito, di questo imprenditore e dei rapporti con il primo ministro il quale, nel 2018, voleva modificare la legge e permettere al suo “amico” di acquistare il diritto di trattare il debito pubblico dell’Albania! Per fortuna questo progetto non è stato realizzato, anche grazie alla reazione delle istituzioni specializzate internazionali. Il primo ministro voleva dare allo stesso “imprenditore” un terreno nel territorio della rappresentanza diplomatica albanese a New York per costruire. Ma anche questo progetto è stato contestato dall’allora ministro degli Esteri che, in seguito, ha subito le conseguenze dell’ira del suo diretto superiore (Un autocrate colpevole che cerca di nascondersi codardamente; 4 febbraio 2025).

    E, guarda caso, uno dei sopracitati contenziosi legali a carico del “imprenditore di successo” con la giustizia statunitense è proprio per un caso simile. Nel dicembre 2018, il governo del Togo ha firmato un contratto di sviluppo immobiliare per la sua rappresentanza presso le Nazioni Unite a New York con l’imprenditore israelita, suo fratello e un altro socio. Ma loro non hanno rispettato il contratto. Perciò nel novembre 2024 il governo togolese ha fatto causa agli “imprenditori” presso un tribunale di New York, chiedendo un risarcimento danni e la restituzione dei beni.

    In palese violazioni delle leggi in vigore, il primo ministro albanese ha permesso all’imprenditore israelita di diventare socio, nel giugno 2025, di un’impresa a partecipazione statale, per “sviluppare un’industria militare moderna, basata sulle capacità locali e su partenariati strategici”. Ma nel frattempo erano state rese pubbliche, documenti alla mano, delle palesi e clamorosi violazioni legali che favorivano quell’impresa, Il nostro lettore è stato informato dettagliatamente anche di quel caso (Attenti ai furfanti che abusano del potere conferito o usurpato, 19 gennaio 2026).

    Così come il nostro lettore è stato informato del primo vertice intergovernativo tra l’Italia e l’Albania, svoltosi il 13 novembre 2025 a Roma. Durante quel vertice è stato firmato anche un accordo tra la sopracitata impresa e Fincantieri per costruire sette navi in Albania (Luci e ombre su un vertice intergovernativo; 17 novembre 2025). Di quelle navi però e di quell’accordo da allora non si sa niente. Le strutture specializzate dell’Italia, attive in Albania, molto probabilmente, hanno avuto tutte le informazioni, trasmesse poi a chi di dovere. Allora viene naturale la domanda: perché è stato firmato quell’accordo? Per mancata informazione, per “ragioni di Stato”, oppure…?

    Chi scrive queste righe condivide quanto affermava Jean de La Fontaine. Si, tutti si dicono amici, ma pazzo chi se ne fida. Lo confermano anche le amicizie di interesse del primo ministro albanese.

  • Inganni, abusi, minacce e consolidamento della dittatura

    Sono tanto semplici gli uomini e tanto obbediscono alle necessità presenti,
    che colui che inganna troverà sempre chi si lascerà ingannare.

    Niccolò Machiavelli

    Ingannare, questo ha cercato di fare sempre anche il primo ministro albanese. E sempre sperando di trovare davanti a se delle persone che si potevano lasciar ingannare. Anzi, ingannare, mentire, manipolare la gente, tutti, non solo la gente semplice, per sembrare credibile, sono state delle scelte consapevoli, sono state e sono delle basilari parti integranti di una strategia ideata e messa in atto da anni ormai. L’ennesima dimostrazione si sta verificando, purtroppo, anche in queste settimane, dopo il devastante terremoto del 26 novembre scorso, di cui il nostro lettore è stato ormai informato.

    Quanto è accaduto dopo quel terremoto e quanto sta accadendo tuttora, purtroppo, hanno messo allo scoperto la falsità di tutto ciò che, per anni, hanno cercato di far apparire il primo ministro e la sua potente e ben organizzata propaganda governativa. In queste settimane è stata sgretolata l’immagine virtuale e fasulla di quell’Albania, mai esistita in realtà. In queste settimane è stato palesemente verificato il pieno fallimento del primo ministro e del suo governo nel gestire la cosa pubblica. Quanto è accaduto e sta accadendo tuttora ha testimoniato e dimostrato, allo stesso tempo, anche il fallimento delle strutture dello Stato. Di tutte quelle strutture che dovevano gestire le emergenze e che, invece, non hanno potuto fare niente o quasi. Il terremoto del 26 novembre e quanto è accaduto dopo, hanno testimoniato e dimostrato anche gli enormi abusi con la cosa pubblica da parte di tutti coloro che, al contrario, avevano l’obbligo istituzionale, di proteggerla e di gestirla al meglio.

    Per coprire tutto ciò e per sfuggire alle dirette responsabilità istituzionali e personali, il primo ministro sta cercando di nuovo e come sempre, di incolpare tutto e tutti e di apparire come colui che non è e che mai sia stato. Sta incolpando anche la Natura e gli Dei, ma non i veri responsabili. Per tutti ormai però è chiaro che l’unica vera ragione per cui il primo ministro albanese abbia scelto questa strategia di comportamento pubblico è soltanto quella di “scappare”, di schivare le sue dirette, inevitabili e legalmente punibili responsabilità istituzionali e/o personali. Perché sembrerebbe sia stato proprio lui che abbia consapevolmente fatto, secondo tante denunce pubbliche, le sue scelte e le sue alleanze per governare insieme con il “mondo di mezzo”, la criminalità organizzata e determinati clan occulti.

    Per riuscire nella sua strategia, il primo ministro, dopo essere “scomparso” subito dopo il terremoto, ormai ha scelto di apparire e usurpare, per ore e ore intere, gli spazzi mediatici, soprattutto quelli televisivi. Lo sta facendo determinato e noncurante di sembrare ridicolo, nauseante e incredibile. Adesso l’unica cosa vitalmente importante per lui è quella di essere presente dappertutto, di stabilire il da fare, di recitare, di fare, se e quando serve, anche il clown. Ma di essere anche aggressivo se necessario. Durante questi giorni lui sta apparendo per quello che veramente è: un ingannatore e incallito manipolatore. Nella sua “crociata”, nel suo intento di apparire come il “Salvatore”, lui sta usando, come ha sempre fatto in questi ultimi anni, la sua personale televisione; una televisione che porta anche le iniziali del suo nome (un’ulteriore espressione della sua ben nota pubblicamente mania di grandezza). I curatori d’immagine e gli addetti della propaganda governativa costringono le altre televisioni a trasmettere sul dopo terremoto soltanto quello che la televisione del primo ministro trasmette con regia centrale. Da notare che sembrerebbe non essere mai stata fatta le prevista e dovuta trasparenza sul pagamento delle tasse, come tutte le altre televisioni.

    Durante questi giorni dopo il terremoto si è visto un primo ministro che, all’occorrenza, cambia sempre maschere e casacche. Si presenta come musulmano convinto, poi appare vestito da “mago”, con dei lunghi, strani e neri mantelli. Davanti a delle persone che hanno perso i propri cari fa finta di commuoversi e racconta “storie personali”. Poi fa di nuovo il “padre di famiglia” ma della “grande famiglia”, quella degli albanesi. Parla di quello che è accaduto come di un castigo dell’onnipotente, anche se il primo da castigare dovrebbe essere proprio lui. Durante questi giorni dopo il terremoto si è visto per ore e ore intere un primo ministro che soltanto si esibisce, che passa da un ruolo ad un altro in un batter di ciglio, che cerca di apparire per una persona abbattuta dal dolore. Il ruolo prevede di fare il buono e il mansueto, il misericordioso e il pietoso. Ma fino ad un certo punto e soprattutto se lo lasciano a recitare secondo un copione prestabilito. Perché se no, al primo “disturbo”, alla prima contestazione, non controllata dai suoi che lo circondano, al primo grido di protesta, alla prima espressione che contrasta con quanto lui abbia o stia dicendo, lo mette in uno stato di alterazione mentale. Proprio come quando, alcuni giorni fa, contestato durante una cerimonia in pieno centro di Tirana, ha mostrato il dito medio, mentre era circondato da bambini innocenti! Questo è il vero volto e la vera personalità di colui che dovrebbe governare il paese e che, invece, da anni cerca di governare soltanto scandali.

    Il primo ministro ha scelto questa strategia dopo il terremoto perché cerca di minimizzare lo spazio mediatico, durante il quale si potevano trattare le vere e gravi ragioni che hanno causato la fine di vite umane e ingenti danni materiali, si poteva dare delle risposte ai tanti “perché”. Ha scelto questa strategia per non parlare del fallimento del governo e quello personale del primo ministro, delle innumerevoli bugie e promesse consapevolmente mai mantenute, degli scandali che si susseguono l’un l’altro da tanti anni e degli abusi milionari che ogni mese che passa diventano più frequenti! Ha scelto questa strategia, perché così “ruba” e usurpa gli spazzi mediatici e non permette che vengano trattati gli argomenti che meritano la massima attenzione. Tutto per non permettere a dare delle risposte alle seguenti domande: Perché si sono verificate tutte quelle cose? Perché tante vittime? Perché tanti danni? Perché non hanno funzionato le strutture governative e statali per le emergenze? Perché i soccorritori non erano equipaggiati e addestrati? Perché soltanto grazie all’intervento dei soccorritori stranieri che si sono salvate molte vite. E tanti altri perché. Ma il primo ministro non può e non vuole che si diano risposte a simili domande. Perciò bisogna evitare a tutti i costi che la gente parli degli abusi con le costruzioni, della qualità delle materie prime, dei permessi edilizi dati soltanto per clientelismo e per guadagni milionari. Essendo quella dell’edilizia, fatti alla mano, un’attività che ha servito e serve tuttora, anche più di prima, per riciclare il denaro sporco proveniente da attività criminali e dalla corruzione capillare di tutte le strutture governative e statali. Perciò il primo ministro albanese ha scelto di fare per ore e ore intere il “One-man show” durante queste ultime settimane

    Chi scrive queste righe è convinto che quanto sta accadendo attualmente in Albania è una chiara ed inequivocabile testimonianza della gestione dello Stato e della cosa pubblica come un affare personale del primo ministro. Il quale, per coprire gli innumerevoli abusi del potere, minaccia e cerca di ingannare chi si lascerà ingannare. E così facendo, fa di tutto per consolidare una nuova dittatura. Quella sua. Una legge sul controllo dei media, che lui vuol approvare giovedì prossimo ne è un’ulteriore e allarmante testimonianza. E siccome lui fa e farà di tutto per non lasciare la sua poltrona, allora per gli albanesi c’è soltanto un cosa da fare; ribellarsi e cacciarlo via!

  • Stagione di proteste e farse internazionali

    Ognuno ha la faccia che ha, ma qualche volta si esagera.

    Totò, da “I Tartassati”

    Tempo di proteste in alcuni paesi dei Balcani. I cittadini sono scesi nelle piazze in Serbia, in Montenegro e in Albania. Si protesta contro i politici autocrati e corrotti. Politici che con la loro arroganza stanno creando tanti seri problemi, mettendo a repentaglio le sorti delle fragili democrazie in quei paesi. E non a caso c’è un denominatore comune in tutte queste proteste: i cittadini delusi e arrabbiati protestano contro i politici corrotti e i sistemi totalitari che loro hanno costituito.

    Le proteste in Serbia sono cominciate dall’inizio dello scorso dicembre e da allora continuano senza sosta, ogni settimana con il motto “Uno in 5 milioni”. Numerosi e determinati i cittadini stanno protestando contro le massime autorità dello Stato. I contestatori riconoscendo in loro i diretti responsabili della preoccupante situazione creata, chiedono le loro dimissioni. Nonostante il presidente serbo abbia promesso il 26 marzo scorso nuove e anticipate elezioni politiche, le proteste continuano. Il 13 aprile prossimo dovrebbe scadere l’ultimatum posto dai contestatori al presidente, per adempiere le loro richieste. Rimane tutto da seguire.

    Anche in Montenegro si sta protestando da ormai otto settimane contro il malgoverno. Anche lì si chiedono le dimissioni del presidente, del primo ministro e di alcuni massimi dirigenti del sistema della giustizia. Tutto cominciò con la pubblicazione di un video nelle reti sociali che dimostrerebbe il coinvolgimento del presidente della Repubblica in uno scandalo corruttivo nel 2016. Accuse che il diretto interessato ha cercato di respingere durante un’intervista rilasciata ad una nota agenzia mediatica internazionale. Il presidente, negando le accuse, ha parlato di “fattori stranieri” e di “partiti pro russi” che fomentano le proteste. Frasi e insinuazioni che convincono poco, anzi! E sono, guarda caso, le stesse frasi e insinuazioni che sta usando anche il primo ministro albanese di fronte alle continue proteste che si stanno svolgendo in Albania.

    Le proteste in Albania sono diverse. Da più di un anno ormai continua la protesta per la difesa del Teatro Nazionale. Una protesta pacifica e ben motivata cominciata nel febbraio 2018 e che, dal 15 giugno 2018, si svolge ogni sera nella piazzola accanto al Teatro, attirando l’attenzione dell’opinione pubblica non solo in Albania. Una protesta che ha fatto fronte, ad oggi, ai progetti corruttivi e speculativi del primo ministro e di alcuni suoi leccapiedi senza scrupoli (Patto Sociale n.316, 325 ecc.).

    Per più di un mese, dal 5 dicembre 2018, gli studenti di tutte le università in Albania sono scesi in piazza per protestare contro le proibitive tariffe e altre spese che devono affrontare. Spese che rappresentano un serio problema per tanti studenti e per le loro famiglie, tenendo presente la sempre più diffusa povertà a livello nazionale (Patto Sociale n.336). Messo alle strette e di fronte a serie e vistose difficoltà, il primo ministro ha fatto l’unica cosa che sa fare. E cioè ha promesso per guadagnare tempo, consapevole di non dover mantenere quelle promesse. E così è veramente accaduto. Ragion per cui, dalla scorsa settimana, gli studenti, delusi, hanno fatto pubblicamente sapere che si stanno organizzando e che scenderanno di nuovo nelle piazze, più determinati di prima.

    Da più di cinque mesi, ogni sera, stanno protestando anche gli abitanti di un quartiere a Tirana. Protestano contro un progetto di edilizia abusiva fortemente voluto dal primo ministro e dai suoi. Spesso la polizia arresta dei manifestanti, in palese violazione della legge, con un unico scopo: intimorirli e dissuaderli. Ma proprio grazie a questa protesta, però, è stato scoperto uno scandalo abusivo milionario, sul quale la procura, controllata dal primo ministro, ha steso un velo pietoso.

    Dal 16 febbraio scorso in Albania sono cominciate anche le proteste chiamate dall’opposizione. Un giorno dopo il capo dell’opposizione ha dichiarato la rassegnazione, da parte dei deputati, dei mandati da parlamentari. Una scelta politica estrema, condizionata dalla realtà. Una scelta che ha sorpreso non poco e ha preso tutti alla sprovvista, compreso il primo ministro. Perché quella di rassegnare i mandati era una proposta fatta già dal dicembre del 2017 dall’ex primo ministro e capo storico del partito democratico, il maggior partito dell’attuale opposizione. Ma che è stata sempre rimandata e spesso anche ignorata dall’opposizione, mentre le ragioni per cui si poteva pensare seriamente e agire di conseguenza, nel frattempo, non sono mancate. Attualmente le proteste continuano. Oltre a due massicce proteste del 16 febbraio e del 16 marzo, ci sono state anche altre di fronte al parlamento e in varie città (Patto Sociale n.344, 348 ecc.). La prossima protesta massiccia è stata annunciata per sabato prossimo, 13 aprile.

    Il primo ministro albanese si trova in grosse difficoltà e sta cercando una disperata soluzione per uscire da questa grave crisi istituzionale e personale. Dopo la rassegna dei mandati da parte dei deputati dell’opposizione, a fine febbraio scorso, il primo ministro e i suoi si sono attivati per sostituire l’opposizione in parlamento con una “nuova opposizione”. Una “strana opposizione” quest’ultima, composta da alcune “strane” persone registrate nelle ultime file delle liste depositate dai partiti dell’attuale opposizione durante le elezioni politiche del 2017. Questa iniziativa si sta dimostrando già come una grande buffonata. Parte di questa “nuova opposizione” sono anche due o tre deputati dell’opposizione istituzionale che non hanno rassegnato i mandati. Una di loro, guarda caso, proprio nel dicembre scorso, in pieno svolgimento della protesta degli studenti, aveva pubblicamente dichiarato che poteva lasciare il mandato. Mentre adesso, per una causa ben più importante politicamente, ha fatto il contrario. Questo per capire l’integrità morale e politica dei deputati della “nuova opposizione”.

    Subito dopo la protesta del 16 febbraio scorso, alcuni “rappresentanti internazionali” hanno accusato l’opposizione che, con la sua uscita dal parlamento, stava “ostacolando il percorso europeo dell’Albania” (Patto Sociale n.346 ecc.). Se almeno avessero prestato più attenzione a quello che dichiarava il primo ministro sarebbero stati più credibili. Sì, perché il primo ministro stava e sta cercando di convincere tutti che con la “nuova opposizione” si faranno le riforme e tutto il resto. Le cattive lingue dicono che la “nuova opposizione” è una sua creatura, tagliata a misura e profumatamente pagata, sia in denaro che in altri modi. Perché il primo ministro albanese può. Ed è con questa “opposizione” che il primo ministro continuerà a fare le riforme. Le sue riforme e come vuole lui, però!

    Chi scrive queste righe è convinto che la “nuova opposizione” sia semplicemente una grottesca e misera creatura del primo ministro. Un’opposizione alla quale, però, credono e la sostengono anche i “rappresentanti internazionali”. Ma siccome con la “nuova opposizione” tutto andrà per il meglio, processo europeo dell’Albania compreso, allora chi scrive queste righe non può non fare una semplice domanda. Qual è la vera verità, ci si dovrebbe preoccupare o no, tra l’altro, anche per il percorso europeo dell’Albania? La possono dire chiaramente e almeno per una sola volta i “rappresentanti internazionali”? Oppure, come diceva Totò, ognuno ha la faccia che ha, ma qualche volta si esagera.

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