primo ministro

  • Tutto per la sopravvivenza politica di un innato imbroglione

    Si diventa ridicoli solo quando si vuole apparire ciò che non si è.

    Giacomo Leopardi; da “Pensieri”, 1845

    La saggezza popolare rimane sempre una ricchezza inestimabile del genere umano dalla quale bisogna sempre saper imparare. Saggezza espressa e tramandata, nei secoli, anche dalle fiabe, che spesso sono state condivise, con delle particolarità locali, da diverse popolazioni.

    Una di quelle è la fiaba dei due o tre furfanti, a seconda della versione, che riescono ad ingannare un contadino. Avendo visto che lui aveva comprato un caprone (in altre versioni una pecora o un vitello), decidono di convincerlo che lui stesse portando sulle spalle un cane morto. Ed i furfanti si divisero i loro compiti. Il primo, avvicinandosi al contadino, chiese a lui perché stava portando sulle spalle un cane morto e poi si allontanò. Il contadino scaricò il caprone dalle spalle e lo guardò, per verificare cosa stava portando sulle spalle. Camminando verso casa però i dubbi cominciarono a turbarlo. Poco dopo il secondo furfante, fecce a lui la stessa domanda. Allora il contadino, credendo ai furfanti, scaricò di nuovo il caprone dalle sue spalle e lo gettò sulla strada. E mentre lui si allontanava disperato, i furfanti presero il caprone e se ne andarono contenti.

    La saggezza popolare, tramandata da questa favola, ci insegna due cose. Ci insegna a credere a quello che uno vede, sente ed impara, in prima persona, dalla reale vita vissuta e spesso sofferta. Ci insegna altresì che non ci si dovrebbe fidare mai, ad occhi chiusi, di quello che ci viene detto, soprattutto da persone sconosciute, o che hanno dimostrato di essere degli imbroglioni.

    Quanto sta accadendo in questi ultimi anni in Albania ci fa ricordare proprio la sopracitata fiaba. Ma in questo caso c’è un solo imbroglione, che cerca di inculcare le sue “verità” e le sue “realtà virtuali” nei cervelli degli albanesi e non solo. Si tratta del primo ministro del Paese. Per alcuni anni, con il continuo e potente supporto della sua propaganda e delle attività lobbistiche, è riuscito a raggiungere il suo diabolico obiettivo. Con il passare degli anni però sono state molte le dimostrazioni degli inganni pubblici del primo ministro, a “scopo utilitaristico”, per superare le sue sempre più grandi difficoltà che, a livello locale, sono causate dai continui e clamorosi scandali milionari in cui sono stati coinvolti anche i suoi più stretti collaboratori e famigliari, così come dal continuo e crescente abuso di potere, conferito e/o usurpato, da parte del primo ministro.

    Invece a livello internazionale le difficoltà del primo ministro albanese sono state causate spesso dai rapporti delle strutture specializzate internazionali, mentre alcuni dei “grandi dell’Europa” e delle cancellerie occidentali “non vedevano, non sentivano e non capivano nulla”! Chissà perché?! Forse per delle ragioni “geopolitiche e geostrategiche”, per raggiungere obiettivi di una “politica pragmatica”, o per garantire determinati “interessi strategici” di alcuni Paesi europei. Ultimamente però la maschera del primo ministro, a livello internazionale, è stata strappata dalla mancata e clamorosa revoca dell’immunità, da parte del Parlamento, alla sua stretta collaboratrice, ormai ex vice primo ministro ed ex ministra delle Infrastrutture e dell’Energia. Il nostro lettore è stato informato a tempo debito e dettagliatamente del caso durante questi ultimi mesi.

    Bisogna evidenziare che da alcuni anni ormai, il primo ministro albanese non organizza più delle conferenze stampa con i giornalisti, evitando così di rispondere a molte domande “fastidiose”. Le sole conferenze stampa del primo ministro sono quelle protocollari, insieme con i suoi omologhi stranieri. Ma anche in queste occasioni lui evita di rispondere e offende alcuni giornalisti che non ubbidiscono a lui e alla sua ben potente struttura di propaganda.

    Bisogna, altresì, evidenziare che, da alcuni mesi, il primo ministro sta rifiutando con arroganza anche le interpellanze parlamentari, chieste dai rappresentanti dell’opposizioni, violando così la Costituzione, le leggi in vigore ed il regolamento del Parlamento. Interpellanze nelle quali il primo ministro dovrebbe rispondere alle domande che riguardano questioni importanti come la sicurezza nazionale, l’abuso di potere, il suo coinvolgimento personale in diversi clamorosi scandali ecc.

    Il primo ministro, duro autocrate in Albania, approfitta però di qualsiasi “ghiotta occasione”, a livello internazionale, per cercare di “rendersi piacevole” con dei “gesti cavallereschi”, delle barzellette, delle battute e con dei vestiti “stravaganti” che attirano l’attenzione dei partecipanti e dei media. Una significativa metamorfosi quella sua. E siccome il primo ministro, da anni ormai, non può presentare una, solo una promessa mantenuta, solo un obiettivo dichiarato e poi raggiunto, allora cerca di “beneficiare” dalle battute e dalle apparenze.

    Il 16 aprile scorso il primo ministro albanese ha incontrato a Roma la Presidente del Consiglio dei ministri d’Italia. E, guarda caso, il primo gesto che ha fatto l’ospite era quello di inginocchiarsi di fronte alla padrona di casa. Come aveva fatto anche a Tirana, il 16 maggio 2025, accogliendo la  sua omologa italiana all’inizio del sesto Vertice della Comunità Politica europea e mettendola in difficoltà. Un “gesto cavalleresco” ripetuto però anche il 10 luglio 2025, sempre a Roma, durante la Conferenza sulla Ricostruzione dell’Ucraina. I media presenti hanno evidenziato il “gesto”, sottolineando che il primo ministro albanese “…si inginocchia in modo teatrale, con le mani giunte, di fronte a fotografi e telecamere pronti a immortalare il suo saluto…”. Ma così facendo il primo ministro albanese ha raggiunto il suo obiettivo anche in quest’occasione.

    Chissà però se, durante il loro incontro, lui abbia informato la Presidente del Consiglio dei ministri d’Italia, dirigente di un partito di destra, della sua partecipazione, il 17 e 18 aprile, al vertice di Global Progressive Mobilisation (Mobilitazione globale progressiva; n.d.a.) svoltosi a Barcellona. Si trattava di un’attività denominata “In difesa della Democrazia” ed ospitata dal primo ministro spagnolo, che ha visto riuniti insieme dirigenti governativi e dei partiti progressisti di sinistra da tutto il mondo, nonché rappresentanti sindacali, attivisti e studiosi progressisti da oltre 40 Paesi del mondo.

    Bisogna evidenziare però che Global Progressive Mobilisation rappresenta “una piattaforma di coordinamento globale per difendere la democrazia, la giustizia sociale e il multilateralismo contro l’avanzata dei movimenti conservatori e di estrema destra”. Un vertice, quello di Barcellona, per contrastare soprattutto le politiche del presidente degli Stati Uniti d’America. Secondo fonti ben informate risulterebbe che il principale finanziatore del vertice del 17 e 18 aprile scorso a Barcellona fosse la Fondazione della Società Aperta. Ragion per cui al vertice era presente, come figura centrale, il figlio del miliardario speculatore di borsa statunitense, George Soros, ormai suo erede.

    Ovviamente il primo ministro albanese si trovava in difficoltà con la sua presenza in quel vertice. Ma non poteva dire di no al suo “caro fratello” Alex Soros. Ragion per cui ha cercato di tenersi un po’ in disparte. Anche perché il primo ministro albanese ha fatto di tutto per essere presente, il 19 febbraio, scorso al primo vertice del Consiglio di Pace (Board of Peace; n.d.a.) organizzato e diretto dal presidente statunitense. Non solo, ma tra il 25 e il 27 gennaio scorso, era presente in una visita ufficiale in Israele, dove ha partecipato ad una sessione del parlamento ed è stato accolto come ospite d’onore dal primo ministro dell’Israele. Ma durante il vertice di Barcellona il presidente statunitense ed il primo ministro israeliano sono stati dichiarati “nemici da combattere”.

    Chi scrive queste righe è convinto che il primo ministro albanese, un innato imbroglione, è pronto a fare di tutto per la sua sopravvivenza politica. Anche di diventare ridicolo. Il che ci ricorda quanto affermava Giacomo Leopardi: “Si diventa ridicoli solo quando si vuole apparire ciò che non si è”.

  • Ingannatori che ne approfittano

    Tutti si dicono amici, ma pazzo chi se ne fida

    Jean de La Fontaine

    L’evangelista Marco ci racconta nel suo Vangelo anche del viaggio di Gesù verso Gerusalemme, dove alcuni giorni dopo sarebbe stato crocifisso. Due dei discepoli, i fratelli Giacomo e Giovanni, convinti di non essere ascoltati dagli altri, si avvicinarono a Gesù e gli chiesero: “Concedici di sedere, nella tua gloria, uno alla tua destra e uno alla tua sinistra” (Mc. 10/37). Loro miravano a posti di potere, sicuri che Gesù sarebbe diventato presto re. Ma gli altri discepoli avevano ascoltato e si indignarono. Allora Gesù radunò tutti i suoi discepoli intorno a se e disse loro: “Voi sapete che coloro i quali sono considerati i governanti delle nazioni dominano su di esse e i loro capi le opprimono” (Mc. 10/42).

    Insegnamenti quelli di Gesù che purtroppo, nel corso dei secoli, non sono stati fatti propri da molti di quelli che hanno avuto e che tuttora hanno alti incarichi statali e governativi. Compresi anche alcuni degli attuali “grandi del mondo”. E tra loro ci sono degli autocrati che, come diceva Gesù, dominano le nazioni e opprimono i cittadini. Così come ci sono anche altri che, convinti della loro “supremazia” a livello internazionale, generano conflitti armati in diverse parti del mondo, con delle gravi conseguenze che cadono sempre sulle popolazioni. Quanto è accaduto e che continua ad accadere in Ucraina, nella Striscia di Gaza e, da quasi due mesi in Iran, sono delle inconfutabili testimonianze di simili “follie di grandezza’.

    Anche attualmente sono molti i “governanti delle nazioni” che opprimono i loro cittadini. Quanto sta accadendo nei vari continenti del mondo lo testimonia e lo dimostra. E non solo in Africa, in Asia e nell’America latina. Ma anche in Europa. Quanto, da alcuni anni, sta accadendo in Albania ne è una inconfutabile testimonianza.

    Il nostro lettore da anni ormai è stato informato, fatti accaduti, documentati e pubblicamente noti alla mano, della restaurazione ed il continuo consolidamento di una nuova dittatura sui generis in Albania. Si tratta di un regime camuffato di un pluralismo di facciata, mentre all’opposizione si stanno negando, ogni giorno che passa, i diritti fondamentali previsti dalla Costituzione e dalle leggi in vigore. Quanto sta accadendo in Parlamento, anche solo dall’inizio di questa legislatura, e cioè dal settembre scorso, ne è una palese, eloquente e incontestabile testimonianza.

    Il nuovo regime in Albania, sempre fatti accaduti, documentati e pubblicamente noti alla mano, è una preoccupante alleanza tra il potere politico, istituzionalmente rappresentato dal primo ministro, la pericolosa criminalità organizzata locale, sempre più diffusa ormai anche a livello internazionale, e determinati raggruppamenti occulti internazionali. Raggruppamenti che da anni hanno finanziato intense attività lobbistiche, soprattutto uno di oltreoceano che professa la “Società aperta”. E grazie a quelle attività lobbistiche il primo ministro albanese si presentava del tutto diverso da quello che in realtà è; un innato ingannatore, uno spudorato voltagabbana, uno spietato prepotente e arrogante con i deboli, ma un vigliacco leccapiedi con i potenti, soprattutto con i “grandi del mondo”. Sono veramente tante le testimonianze, pubblicamente note e facilmente verificabili, che confermano simili atteggiamenti e deformazioni caratteriali del primo ministro albanese.

    Ultimamente però sembra che lui stia perdendo l’effetto ed i benefici delle attività lobbistiche a suo favore. Oppure i fatti accaduti, documentati e pubblicamente noti ormai anche nelle cancellerie occidentali e nelle istituzioni dell’Unione europea, siano talmente evidenti e lo presentino per quello che realmente è che hanno fatto perdere la tranquillità al primo ministro. Soprattutto in questi ultimi mesi, ma anche prima, sono non pochi i media importanti, sia in Europa che negli Stati Uniti d’America che, in seguito a serie indagini fatte da noti giornalisti investigativi, hanno evidenziato cosa rappresenta e chi è veramente il primo ministro albanese.

    E proprio da credibili fonti mediatiche internazionali ultimamente, riferendosi a lui, sono state rese note, fatti documentati alla mano, anche certe “amicizie” del primo ministro con “imprenditori di successo”. Imprenditori stranieri, ingannatori come il primo ministro albanese, che però hanno beneficiato del suo “sostegno istituzionale”. Le cattive lingue dicono da tempo che anche il primo ministro ne guadagna da queste “amicizie”, sia finanziariamente che come interventi lobbistici. E si sa, le cattive lingue in Albania, che è ormai un Paese che si sta spopolando vistosamente, sanno tutto di tutti. Primo ministro compreso. E su di lui non hanno mai sbagliato.

    Tra questi “imprenditori di successo” c’è anche un cittadino israelita che, grazie al primo ministro, ha ottenuto da alcuni anni la cittadinanza albanese. Da credibili fonti mediatiche risulterebbe però che l’imprenditore ha dei problemi giudiziari negli Stati Uniti. Sono ormai in corso quattro cause legali per frodi finanziarie e mancati investimenti che coinvolgono direttamente e personalmente “l’imprenditore di successo” israelita, il “caro amico” del primo ministro albanese.

    Il nostro lettore è stato informato, a tempo debito, di questo imprenditore e dei rapporti con il primo ministro il quale, nel 2018, voleva modificare la legge e permettere al suo “amico” di acquistare il diritto di trattare il debito pubblico dell’Albania! Per fortuna questo progetto non è stato realizzato, anche grazie alla reazione delle istituzioni specializzate internazionali. Il primo ministro voleva dare allo stesso “imprenditore” un terreno nel territorio della rappresentanza diplomatica albanese a New York per costruire. Ma anche questo progetto è stato contestato dall’allora ministro degli Esteri che, in seguito, ha subito le conseguenze dell’ira del suo diretto superiore (Un autocrate colpevole che cerca di nascondersi codardamente; 4 febbraio 2025).

    E, guarda caso, uno dei sopracitati contenziosi legali a carico del “imprenditore di successo” con la giustizia statunitense è proprio per un caso simile. Nel dicembre 2018, il governo del Togo ha firmato un contratto di sviluppo immobiliare per la sua rappresentanza presso le Nazioni Unite a New York con l’imprenditore israelita, suo fratello e un altro socio. Ma loro non hanno rispettato il contratto. Perciò nel novembre 2024 il governo togolese ha fatto causa agli “imprenditori” presso un tribunale di New York, chiedendo un risarcimento danni e la restituzione dei beni.

    In palese violazioni delle leggi in vigore, il primo ministro albanese ha permesso all’imprenditore israelita di diventare socio, nel giugno 2025, di un’impresa a partecipazione statale, per “sviluppare un’industria militare moderna, basata sulle capacità locali e su partenariati strategici”. Ma nel frattempo erano state rese pubbliche, documenti alla mano, delle palesi e clamorosi violazioni legali che favorivano quell’impresa, Il nostro lettore è stato informato dettagliatamente anche di quel caso (Attenti ai furfanti che abusano del potere conferito o usurpato, 19 gennaio 2026).

    Così come il nostro lettore è stato informato del primo vertice intergovernativo tra l’Italia e l’Albania, svoltosi il 13 novembre 2025 a Roma. Durante quel vertice è stato firmato anche un accordo tra la sopracitata impresa e Fincantieri per costruire sette navi in Albania (Luci e ombre su un vertice intergovernativo; 17 novembre 2025). Di quelle navi però e di quell’accordo da allora non si sa niente. Le strutture specializzate dell’Italia, attive in Albania, molto probabilmente, hanno avuto tutte le informazioni, trasmesse poi a chi di dovere. Allora viene naturale la domanda: perché è stato firmato quell’accordo? Per mancata informazione, per “ragioni di Stato”, oppure…?

    Chi scrive queste righe condivide quanto affermava Jean de La Fontaine. Si, tutti si dicono amici, ma pazzo chi se ne fida. Lo confermano anche le amicizie di interesse del primo ministro albanese.

  • Inganni, abusi, minacce e consolidamento della dittatura

    Sono tanto semplici gli uomini e tanto obbediscono alle necessità presenti,
    che colui che inganna troverà sempre chi si lascerà ingannare.

    Niccolò Machiavelli

    Ingannare, questo ha cercato di fare sempre anche il primo ministro albanese. E sempre sperando di trovare davanti a se delle persone che si potevano lasciar ingannare. Anzi, ingannare, mentire, manipolare la gente, tutti, non solo la gente semplice, per sembrare credibile, sono state delle scelte consapevoli, sono state e sono delle basilari parti integranti di una strategia ideata e messa in atto da anni ormai. L’ennesima dimostrazione si sta verificando, purtroppo, anche in queste settimane, dopo il devastante terremoto del 26 novembre scorso, di cui il nostro lettore è stato ormai informato.

    Quanto è accaduto dopo quel terremoto e quanto sta accadendo tuttora, purtroppo, hanno messo allo scoperto la falsità di tutto ciò che, per anni, hanno cercato di far apparire il primo ministro e la sua potente e ben organizzata propaganda governativa. In queste settimane è stata sgretolata l’immagine virtuale e fasulla di quell’Albania, mai esistita in realtà. In queste settimane è stato palesemente verificato il pieno fallimento del primo ministro e del suo governo nel gestire la cosa pubblica. Quanto è accaduto e sta accadendo tuttora ha testimoniato e dimostrato, allo stesso tempo, anche il fallimento delle strutture dello Stato. Di tutte quelle strutture che dovevano gestire le emergenze e che, invece, non hanno potuto fare niente o quasi. Il terremoto del 26 novembre e quanto è accaduto dopo, hanno testimoniato e dimostrato anche gli enormi abusi con la cosa pubblica da parte di tutti coloro che, al contrario, avevano l’obbligo istituzionale, di proteggerla e di gestirla al meglio.

    Per coprire tutto ciò e per sfuggire alle dirette responsabilità istituzionali e personali, il primo ministro sta cercando di nuovo e come sempre, di incolpare tutto e tutti e di apparire come colui che non è e che mai sia stato. Sta incolpando anche la Natura e gli Dei, ma non i veri responsabili. Per tutti ormai però è chiaro che l’unica vera ragione per cui il primo ministro albanese abbia scelto questa strategia di comportamento pubblico è soltanto quella di “scappare”, di schivare le sue dirette, inevitabili e legalmente punibili responsabilità istituzionali e/o personali. Perché sembrerebbe sia stato proprio lui che abbia consapevolmente fatto, secondo tante denunce pubbliche, le sue scelte e le sue alleanze per governare insieme con il “mondo di mezzo”, la criminalità organizzata e determinati clan occulti.

    Per riuscire nella sua strategia, il primo ministro, dopo essere “scomparso” subito dopo il terremoto, ormai ha scelto di apparire e usurpare, per ore e ore intere, gli spazzi mediatici, soprattutto quelli televisivi. Lo sta facendo determinato e noncurante di sembrare ridicolo, nauseante e incredibile. Adesso l’unica cosa vitalmente importante per lui è quella di essere presente dappertutto, di stabilire il da fare, di recitare, di fare, se e quando serve, anche il clown. Ma di essere anche aggressivo se necessario. Durante questi giorni lui sta apparendo per quello che veramente è: un ingannatore e incallito manipolatore. Nella sua “crociata”, nel suo intento di apparire come il “Salvatore”, lui sta usando, come ha sempre fatto in questi ultimi anni, la sua personale televisione; una televisione che porta anche le iniziali del suo nome (un’ulteriore espressione della sua ben nota pubblicamente mania di grandezza). I curatori d’immagine e gli addetti della propaganda governativa costringono le altre televisioni a trasmettere sul dopo terremoto soltanto quello che la televisione del primo ministro trasmette con regia centrale. Da notare che sembrerebbe non essere mai stata fatta le prevista e dovuta trasparenza sul pagamento delle tasse, come tutte le altre televisioni.

    Durante questi giorni dopo il terremoto si è visto un primo ministro che, all’occorrenza, cambia sempre maschere e casacche. Si presenta come musulmano convinto, poi appare vestito da “mago”, con dei lunghi, strani e neri mantelli. Davanti a delle persone che hanno perso i propri cari fa finta di commuoversi e racconta “storie personali”. Poi fa di nuovo il “padre di famiglia” ma della “grande famiglia”, quella degli albanesi. Parla di quello che è accaduto come di un castigo dell’onnipotente, anche se il primo da castigare dovrebbe essere proprio lui. Durante questi giorni dopo il terremoto si è visto per ore e ore intere un primo ministro che soltanto si esibisce, che passa da un ruolo ad un altro in un batter di ciglio, che cerca di apparire per una persona abbattuta dal dolore. Il ruolo prevede di fare il buono e il mansueto, il misericordioso e il pietoso. Ma fino ad un certo punto e soprattutto se lo lasciano a recitare secondo un copione prestabilito. Perché se no, al primo “disturbo”, alla prima contestazione, non controllata dai suoi che lo circondano, al primo grido di protesta, alla prima espressione che contrasta con quanto lui abbia o stia dicendo, lo mette in uno stato di alterazione mentale. Proprio come quando, alcuni giorni fa, contestato durante una cerimonia in pieno centro di Tirana, ha mostrato il dito medio, mentre era circondato da bambini innocenti! Questo è il vero volto e la vera personalità di colui che dovrebbe governare il paese e che, invece, da anni cerca di governare soltanto scandali.

    Il primo ministro ha scelto questa strategia dopo il terremoto perché cerca di minimizzare lo spazio mediatico, durante il quale si potevano trattare le vere e gravi ragioni che hanno causato la fine di vite umane e ingenti danni materiali, si poteva dare delle risposte ai tanti “perché”. Ha scelto questa strategia per non parlare del fallimento del governo e quello personale del primo ministro, delle innumerevoli bugie e promesse consapevolmente mai mantenute, degli scandali che si susseguono l’un l’altro da tanti anni e degli abusi milionari che ogni mese che passa diventano più frequenti! Ha scelto questa strategia, perché così “ruba” e usurpa gli spazzi mediatici e non permette che vengano trattati gli argomenti che meritano la massima attenzione. Tutto per non permettere a dare delle risposte alle seguenti domande: Perché si sono verificate tutte quelle cose? Perché tante vittime? Perché tanti danni? Perché non hanno funzionato le strutture governative e statali per le emergenze? Perché i soccorritori non erano equipaggiati e addestrati? Perché soltanto grazie all’intervento dei soccorritori stranieri che si sono salvate molte vite. E tanti altri perché. Ma il primo ministro non può e non vuole che si diano risposte a simili domande. Perciò bisogna evitare a tutti i costi che la gente parli degli abusi con le costruzioni, della qualità delle materie prime, dei permessi edilizi dati soltanto per clientelismo e per guadagni milionari. Essendo quella dell’edilizia, fatti alla mano, un’attività che ha servito e serve tuttora, anche più di prima, per riciclare il denaro sporco proveniente da attività criminali e dalla corruzione capillare di tutte le strutture governative e statali. Perciò il primo ministro albanese ha scelto di fare per ore e ore intere il “One-man show” durante queste ultime settimane

    Chi scrive queste righe è convinto che quanto sta accadendo attualmente in Albania è una chiara ed inequivocabile testimonianza della gestione dello Stato e della cosa pubblica come un affare personale del primo ministro. Il quale, per coprire gli innumerevoli abusi del potere, minaccia e cerca di ingannare chi si lascerà ingannare. E così facendo, fa di tutto per consolidare una nuova dittatura. Quella sua. Una legge sul controllo dei media, che lui vuol approvare giovedì prossimo ne è un’ulteriore e allarmante testimonianza. E siccome lui fa e farà di tutto per non lasciare la sua poltrona, allora per gli albanesi c’è soltanto un cosa da fare; ribellarsi e cacciarlo via!

  • Stagione di proteste e farse internazionali

    Ognuno ha la faccia che ha, ma qualche volta si esagera.

    Totò, da “I Tartassati”

    Tempo di proteste in alcuni paesi dei Balcani. I cittadini sono scesi nelle piazze in Serbia, in Montenegro e in Albania. Si protesta contro i politici autocrati e corrotti. Politici che con la loro arroganza stanno creando tanti seri problemi, mettendo a repentaglio le sorti delle fragili democrazie in quei paesi. E non a caso c’è un denominatore comune in tutte queste proteste: i cittadini delusi e arrabbiati protestano contro i politici corrotti e i sistemi totalitari che loro hanno costituito.

    Le proteste in Serbia sono cominciate dall’inizio dello scorso dicembre e da allora continuano senza sosta, ogni settimana con il motto “Uno in 5 milioni”. Numerosi e determinati i cittadini stanno protestando contro le massime autorità dello Stato. I contestatori riconoscendo in loro i diretti responsabili della preoccupante situazione creata, chiedono le loro dimissioni. Nonostante il presidente serbo abbia promesso il 26 marzo scorso nuove e anticipate elezioni politiche, le proteste continuano. Il 13 aprile prossimo dovrebbe scadere l’ultimatum posto dai contestatori al presidente, per adempiere le loro richieste. Rimane tutto da seguire.

    Anche in Montenegro si sta protestando da ormai otto settimane contro il malgoverno. Anche lì si chiedono le dimissioni del presidente, del primo ministro e di alcuni massimi dirigenti del sistema della giustizia. Tutto cominciò con la pubblicazione di un video nelle reti sociali che dimostrerebbe il coinvolgimento del presidente della Repubblica in uno scandalo corruttivo nel 2016. Accuse che il diretto interessato ha cercato di respingere durante un’intervista rilasciata ad una nota agenzia mediatica internazionale. Il presidente, negando le accuse, ha parlato di “fattori stranieri” e di “partiti pro russi” che fomentano le proteste. Frasi e insinuazioni che convincono poco, anzi! E sono, guarda caso, le stesse frasi e insinuazioni che sta usando anche il primo ministro albanese di fronte alle continue proteste che si stanno svolgendo in Albania.

    Le proteste in Albania sono diverse. Da più di un anno ormai continua la protesta per la difesa del Teatro Nazionale. Una protesta pacifica e ben motivata cominciata nel febbraio 2018 e che, dal 15 giugno 2018, si svolge ogni sera nella piazzola accanto al Teatro, attirando l’attenzione dell’opinione pubblica non solo in Albania. Una protesta che ha fatto fronte, ad oggi, ai progetti corruttivi e speculativi del primo ministro e di alcuni suoi leccapiedi senza scrupoli (Patto Sociale n.316, 325 ecc.).

    Per più di un mese, dal 5 dicembre 2018, gli studenti di tutte le università in Albania sono scesi in piazza per protestare contro le proibitive tariffe e altre spese che devono affrontare. Spese che rappresentano un serio problema per tanti studenti e per le loro famiglie, tenendo presente la sempre più diffusa povertà a livello nazionale (Patto Sociale n.336). Messo alle strette e di fronte a serie e vistose difficoltà, il primo ministro ha fatto l’unica cosa che sa fare. E cioè ha promesso per guadagnare tempo, consapevole di non dover mantenere quelle promesse. E così è veramente accaduto. Ragion per cui, dalla scorsa settimana, gli studenti, delusi, hanno fatto pubblicamente sapere che si stanno organizzando e che scenderanno di nuovo nelle piazze, più determinati di prima.

    Da più di cinque mesi, ogni sera, stanno protestando anche gli abitanti di un quartiere a Tirana. Protestano contro un progetto di edilizia abusiva fortemente voluto dal primo ministro e dai suoi. Spesso la polizia arresta dei manifestanti, in palese violazione della legge, con un unico scopo: intimorirli e dissuaderli. Ma proprio grazie a questa protesta, però, è stato scoperto uno scandalo abusivo milionario, sul quale la procura, controllata dal primo ministro, ha steso un velo pietoso.

    Dal 16 febbraio scorso in Albania sono cominciate anche le proteste chiamate dall’opposizione. Un giorno dopo il capo dell’opposizione ha dichiarato la rassegnazione, da parte dei deputati, dei mandati da parlamentari. Una scelta politica estrema, condizionata dalla realtà. Una scelta che ha sorpreso non poco e ha preso tutti alla sprovvista, compreso il primo ministro. Perché quella di rassegnare i mandati era una proposta fatta già dal dicembre del 2017 dall’ex primo ministro e capo storico del partito democratico, il maggior partito dell’attuale opposizione. Ma che è stata sempre rimandata e spesso anche ignorata dall’opposizione, mentre le ragioni per cui si poteva pensare seriamente e agire di conseguenza, nel frattempo, non sono mancate. Attualmente le proteste continuano. Oltre a due massicce proteste del 16 febbraio e del 16 marzo, ci sono state anche altre di fronte al parlamento e in varie città (Patto Sociale n.344, 348 ecc.). La prossima protesta massiccia è stata annunciata per sabato prossimo, 13 aprile.

    Il primo ministro albanese si trova in grosse difficoltà e sta cercando una disperata soluzione per uscire da questa grave crisi istituzionale e personale. Dopo la rassegna dei mandati da parte dei deputati dell’opposizione, a fine febbraio scorso, il primo ministro e i suoi si sono attivati per sostituire l’opposizione in parlamento con una “nuova opposizione”. Una “strana opposizione” quest’ultima, composta da alcune “strane” persone registrate nelle ultime file delle liste depositate dai partiti dell’attuale opposizione durante le elezioni politiche del 2017. Questa iniziativa si sta dimostrando già come una grande buffonata. Parte di questa “nuova opposizione” sono anche due o tre deputati dell’opposizione istituzionale che non hanno rassegnato i mandati. Una di loro, guarda caso, proprio nel dicembre scorso, in pieno svolgimento della protesta degli studenti, aveva pubblicamente dichiarato che poteva lasciare il mandato. Mentre adesso, per una causa ben più importante politicamente, ha fatto il contrario. Questo per capire l’integrità morale e politica dei deputati della “nuova opposizione”.

    Subito dopo la protesta del 16 febbraio scorso, alcuni “rappresentanti internazionali” hanno accusato l’opposizione che, con la sua uscita dal parlamento, stava “ostacolando il percorso europeo dell’Albania” (Patto Sociale n.346 ecc.). Se almeno avessero prestato più attenzione a quello che dichiarava il primo ministro sarebbero stati più credibili. Sì, perché il primo ministro stava e sta cercando di convincere tutti che con la “nuova opposizione” si faranno le riforme e tutto il resto. Le cattive lingue dicono che la “nuova opposizione” è una sua creatura, tagliata a misura e profumatamente pagata, sia in denaro che in altri modi. Perché il primo ministro albanese può. Ed è con questa “opposizione” che il primo ministro continuerà a fare le riforme. Le sue riforme e come vuole lui, però!

    Chi scrive queste righe è convinto che la “nuova opposizione” sia semplicemente una grottesca e misera creatura del primo ministro. Un’opposizione alla quale, però, credono e la sostengono anche i “rappresentanti internazionali”. Ma siccome con la “nuova opposizione” tutto andrà per il meglio, processo europeo dell’Albania compreso, allora chi scrive queste righe non può non fare una semplice domanda. Qual è la vera verità, ci si dovrebbe preoccupare o no, tra l’altro, anche per il percorso europeo dell’Albania? La possono dire chiaramente e almeno per una sola volta i “rappresentanti internazionali”? Oppure, come diceva Totò, ognuno ha la faccia che ha, ma qualche volta si esagera.

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