Ambiente

  • Per la Commissione europea esiste un legame tra clima e ciclo globale dell’acqua

    In occasione della Giornata mondiale dell’acqua che si è celebrata lo scorso 22 marzo, il vicepresidente della Commissione europea, Josep Borrell, e il commissario per l’ambiente, gli oceani e la pesca Virginijus Sinkevičius hanno affermato che l’acqua e i cambiamenti climatici sono indissolubilmente legati. “Condizioni meteorologiche estreme erodono la disponibilità e la qualità dell’acqua dolce. I cambiamenti climatici aumentano le esigenze concorrenti sull’uso dell’acqua. In alcune regioni, la crescente crisi idrica può provocare instabilità politica. Questa emergenza influisce anche sulla biodiversità e mette a rischio i progressi complessivi dello sviluppo sostenibile. Dobbiamo adattarci agli effetti idrici dei cambiamenti climatici per proteggere la salute e salvare vite umane”, hanno affermato Borrell e Sinkevičius in una dichiarazione congiunta, aggiungendo che i cambiamenti climatici sono un problema globale che richiede una risposta globale collettiva e che l’Unione europea sta dando l’esempio. Nel novembre del 2019, il Parlamento europeo aveva lanciato l’allarme dell’esistenza reale di un’emergenza climatica. L’11 dicembre 2019, la Commissione europea ha presentato il Green Deal europeo. Il suo obiettivo è quello di conciliare l’economia con il nostro pianeta trasformando le sfide climatiche e ambientali in opportunità. È una tabella di marcia affinché l’Europa diventi il ​​primo continente neutrale dal punto di vista climatico entro il 2050, affrontando al contempo la nostra crisi ambientale, in particolare l’inquinamento di aria, acqua e terra. L’uso più efficiente dell’acqua ridurrà i gas serra. Per proteggere meglio le risorse, compresa l’acqua, l’UE ha istituito un meccanismo di transizione equa e un piano d’azione per l’economia circolare per aiutare gli Stati membri dell’UE a passare a un nuovo modo di produrre e consumare. Inoltre, l’UE sostiene numerosi progetti relativi al clima in tutto il mondo. La Commissione ha affermato che l’acqua potabile deve essere disponibile, sufficiente, sicura, accettabile, accessibile e alla portata di tutti senza discriminazioni. Il diritto all’acqua potabile è essenziale per il pieno godimento della vita e di tutti gli altri diritti umani. L’acqua non è solo un motore per lo sviluppo sociale ed economico, ma anche per la pace e la sicurezza, poiché la sua scarsità può portare a conflitti e sfollamenti di massa. “Nonostante i progressi, miliardi di persone non hanno ancora accesso all’acqua potabile e ai servizi igienico-sanitari. Il raggiungimento dell’accesso universale a questo diritto, garantendo la gestione disponibile e sostenibile dell’acqua e dei servizi igienico-sanitari per tutti è il sesto obiettivo di sviluppo sostenibile, concordato da tutti gli Stati membri delle Nazioni Unite nel 2015 nell’ambito dell’Agenda 2030. Il cambiamento climatico sfida ulteriormente questo obiettivo. Dobbiamo raddoppiare i nostri sforzi. Questo è possibile se agiamo tutti ora. L’UE è pronta a fare la sua parte”, si legge nella dichiarazione.

  • Aiuta il tuo bambino a meravigliarsi

    A soli 11 anni, Rachel vince un premio della rivista St. Nicholas Magazine per un suo racconto sul rapporto fra una bambina e le piante e gli animali del suo giardino. Rachel Louise Carson nasce nel maggio del 1907 a Springdale, una piccola comunità rurale della Pennsylvania. Oggi è nota per essere stata un’affermata biologa, zoologa e scrittrice oltre che una convinta ecologista. Come lei stessa ha affermato, doveva il suo amore per la natura alla madre, Maria, che le ha insegnato a conoscerla e a rispettarla. Amore che Rachel ha espresso prima come scrittrice e poi come studiosa. Nel 1929 si laurea presso il Pennsylvania College e nel 1932 consegue il Master in zoologia presso la prestigiosa università Johns Hopkins di Baltimora. Dopo il dottorato, inizia a scrivere numerosi opuscoli sulla conservazione delle risorse naturali e a pubblicare articoli scientifici. Nel suo tempo libero trasforma le sue ricerche in prosa, prima con il racconto “Sottomarino” (nel 1937, per il mensile L’Atlantico), e poi con il libro Under the Sea-Wind (del 1941).

    Iniziano anni difficili. Gli Stati Uniti entrano in guerra e Rachel si concentra sul suo lavoro, diventando editore capo delle pubblicazioni presso lo United States Fish and Wildlife Service (FWS), una agenzia governativa che si occupa della gestione e conservazione della fauna selvatica. Con il libro The Sea Around Us (il Mare intorno a noi) del 1951, diventa un personaggio noto. Il libro rimane nella lista dei bestseller del New York Times per 86 settimane e ne viene tratto un documentario che nel 1952 vince un Premio Oscar. Grazie al suo grande successo, nel 1952, Rachel può lasciare il lavoro e dedicarsi interamente alle sue battaglie ecologiste e alla scrittura.

    Per infondere una maggiore attenzione e sensibilità verso il mondo che ci circonda, nel 1956 scrive un lungo articolo intitolato “Aiuta il tuo bambino a meravigliarsi” (pubblicato postumo con il titolo The Sense of Wonder – Il Senso della Meraviglia). Preoccupata e indignata, infatti, per il massiccio e sempre più crescente uso di pesticidi chimici dopo la Seconda Guerra Mondiale, cerca di sensibilizzare la popolazione sugli enormi rischi che sta correndo.

    Convinta dei suoi rigorosi studi scientifici e di portare avanti una giusta causa, nel 1962, con il libro Silent Spring (Primavera Silenziosa) denuncia pubblicamente gli effetti devastanti del DDT e di altre sostanza chimiche sull’ecosistema e sull’uomo. Fu un vero terremoto politico e mediatico. “La Carson venne assalita violentemente da minacce di cause e derisione “ scrive nel 1999 la rivista Time “inclusa l’insinuazione che questa scienziata così meticolosa fosse una “donna isterica” non qualificata a scrivere un libro di tale portata. Un imponente contrattacco venne organizzato e guidato da Monsanto, Velsicol e American Cyanamid – come da tutta l’industria chimica – puntualmente supportata dal Dipartimento dell’Agricoltura degli Stati Uniti come pure dai più cauti nel mondo dei mass media”[1].  Grazie al suo enorme coraggio, le cose iniziano a cambiare. L’opinione pubblica inizia a fare pressione sulla politica, il movimento ambientalista prende forza e viene istituita l’Agenzia per la protezione ambientale degli Stati Uniti dove, nel 1972, viene proibito l’uso nei campi e nelle case del DDT. Ad oggi, nell’Unione europea, il DDT è etichettato con la frase di rischio R40: “Possibilità di effetti cancerogeni”. E tutto questo lo dobbiamo a scienziati coscienziosi come lei e a tutte le mamme come Maria, che hanno avuto la sensibilità e la pazienza di infondere nei loro figli l’amore per la “madre di tutte le madri”. Rachel non visse abbastanza a lungo però per vedere la messa al bando del DDT nel suo Paese. Morì di tumore il 14 aprile del 1964 a soli 56 anni.

    PS: nel 1978 viene proibito l’uso del DDT anche in Italia. Viene tuttavia prodotto nel nostro Paese fino al 1997 a Pieve Vergonte (VB) perché… il suo utilizzo non è mai stato vietato in molti Paesi dell’Africa, Asia, Sud America, etc.

    PPS: nel 1980 vengono raccolti campioni di sangue e di tessuto tra la popolazione statunitense. Vengono trovati ancora livelli misurabili di DDT.

    PPPS: nel 2006, l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) dichiara che il DDT, se usato correttamente, non comporterebbe rischi per la salute umana e che l’insetticida dovrebbe comparire accanto alle zanzariere e ai medicinali come strumento di lotta alla malaria.

    PPPPS: nel 2015, l’Università di Wagening (Paesi Bassi) pubblica uno studio dopo aver analizzato campioni di suolo superficiale da 11 Paesi dell’Unione Europea dove emerge che l’83% dei campioni contiene residui di pesticidi (76 diversi tipi di composti). Il Glifosato, il DDT (vietato dagli anni ’70) e i fungicidi sono stati i principali composti rilevati.[2]

    Questa è un’era di specialisti, ognuno dei quali vede solo il proprio problema ed è inconsapevole o intollerante dell’ambiente in cui si trova

    Rachel Carson (1907-1964)

    [1] Time, 29 marzo 1999

    [2] Vera Silva, Hans G.J. Mol, Paul Zomer, Marc Tienstra, Coen J. Ritsema, Violette Geissen. Pesticide residues in European agricultural soils – A hidden reality unfolded. Science of The Total Environment, 2019; 653: 1532 DOI: 10.1016/j.scitotenv.2018.10.441

  • 600 miliardi di tonnellate di ghiaccio sciolti in Groenlandia alzano gli oceani di 2,2 millimetri

    La Groenlandia ha perso 600 miliardi di tonnellate di ghiaccio, provocando un innalzamento del livello del mare di circa 2,2 millimetri. Lo sostiene una ricerca, pubblicata sulla rivista Geophysical Research Letters,  condotta dagli scienziati responsabili della missione spaziale nota come Grace-FO, cha ha visto la collaborazione di Stati Uniti e Germania. “La missione Grace-FO si avvale di due satelliti in orbita attorno alla Terra, che hanno lo scopo di rilevare i segnali di una variazione nella massa del pianeta”, spiega Isabella Velicogna dell’Università della California a Irvine. “FO sta per ‘follow on’, dato che il progetto nasce come seguito di una missione che ha interessato il periodo dal 2002 al 2017”, prosegue la ricercatrice, spiegando che la difficoltà nell’analisi dei dati è dipesa in parte dal vuoto di informazioni relativo ai sette mesi antecedenti la messa in funzione di Grace-FO, e in parte allo strumento integrato nei satelliti, poco performante rispetto alle aspettative. “Stiamo però lavorando bene. Grace ci offre un modo unico per osservare i cambiamenti delle calotte glaciali”, dichiara ancora Velicogna, aggiungendo che nel periodo coperto dalle due missioni la Groenlandia ha perso circa 4.550 miliardi di tonnellate di ghiaccio, con una media di 268 miliardi di tonnellate ogni anno. “In Antartide, invece, stiamo assistendo a una perdita annuale di circa 100 tonnellate, ma i dati riguardanti la calotta sud sono meno precisi e sarà necessario lavorare per migliorarne l’accuratezza”, aggiunge Andrew Shepherd dell’Università di Leeds, nel Regno Unito. “Grace è il primo progetto che mira a integrare i dati provenienti da diverse missioni, e anche se le misurazioni non sono perfette, c’è margine di miglioramento, ed è proprio ciò di cui abbiamo bisogno per monitorare i cambiamenti del nostro pianeta”, commenta il ricercatore.

  • 10 miliardi di dollari per combattere i cambiamenti climatici: la nuova sfida di Jeff Bezos

    Il fondatore e CEO di Amazon, Jeff Bezos, ha annunciato che investirà 10 miliardi di dollari per un nuovo fondo volto a combattere i cambiamenti climatici. La neo fondazione comincerà ad erogare borse di studio già dalla prossima estate. L’Earth Fund, questo il nome del progetto, finanzierà scienziati, attivisti, ONG impegnati a dare il proprio contributo per proteggere il mondo naturale.

    “Il cambiamento climatico è la più grande minaccia per il nostro pianeta”, ha detto Bezos, che e ha aggiunto: “Voglio lavorare a fianco degli altri sia per ampliare quanto già si conosce sia per esplorare nuove modalità per combattere l’impatto devastante dei cambiamenti climatici su questo pianeta che tutti condividiamo”.

    Amazon si affida ai combustibili fossili per alimentare i veicoli che spediscono i suoi pacchetti. Si è impegnata a diventare a zero emissioni di carbonio entro il 2040 e per questo ha già ordinato 100.000 camion elettrici per effettuare le consegne.

    I suoi dipendenti hanno spesso criticato alcune delle caratteristiche di lavoro, in particolare quelle afferenti l’imballaggio dei prodotti che crea troppi rifiuti e le emissioni provocate dalle enormi flotte di veicoli impiegati per le consegne.

  • L’UE investe più di 100 milioni di euro nei nuovi progetti del programma LIFE per promuovere un’Europa verde e climaticamente neutra

    La Commissione europea ha annunciato un investimento di 101,2 milioni di euro in nuovi progetti finanziati dal programma LIFE per l’ambiente e l’azione per il clima. Il finanziamento sosterrà dieci grandi progetti climatici e ambientali realizzati in nove Stati membri, favorendo la transizione dell’Europa verso un’economia sostenibile e climaticamente neutra. Si tratta di progetti che sono realizzati a Cipro, in Estonia, Francia, Grecia, Irlanda, Lettonia, Slovacchia, Repubblica Ceca e Spagna.

    I progetti integrati migliorano la qualità della vita dei cittadini aiutando gli Stati membri a conformarsi alla legislazione dell’UE in sei settori: natura, acqua, aria, rifiuti, mitigazione dei cambiamenti climatici e adattamento ai cambiamenti climatici. Sostengono l’attuazione della normativa in materia di ambiente e clima in modo coordinato e su vasta scala territoriale, mobilitando fondi da altre fonti dell’UE, da attori nazionali e regionali e da investitori privati.

    Gli investimenti del programma LIFE dovrebbero mobilitare più di 6,5 miliardi di € di fondi complementari. Gli Stati membri infatti possono utilizzare anche altre fonti di finanziamento dell’UE, tra cui i fondi agricoli, regionali e strutturali e Orizzonte 2020, nonché fondi nazionali e investimenti del settore privato.

    I progetti su vasta scala sosterranno il Green Deal europeo e l’ambizione dell’UE di diventare il primo continente a impatto climatico zero entro il 2050: contribuiranno a ripristinare e conservare gli ecosistemi e le specie da cui dipendiamo, a progredire verso un’economia circolare, a migliorare la qualità dell’aria e dell’acqua, a stimolare la finanza sostenibile e ad aumentare la resilienza dell’Europa ai cambiamenti climatici.

    Diversi i campi di azione a seconda delle zone di intervento. Conservazione della natura: in Estonia, in Irlanda e a Cipro i progetti integrati contribuiranno a preservare la natura e a migliorare la gestione della rete di aree protette Natura 2000 dell’Unione. Ne beneficeranno molti habitat e specie importanti: foreste, terreni agricoli, pascoli, zone costiere, torbiere, impollinatori ecc. Questi habitat hanno anche l’importante funzione di pozzi di assorbimento del carbonio.

    Gestione dei rifiuti: in Grecia un progetto promuoverà la prevenzione e il riutilizzo dei rifiuti, riducendo la quantità di rifiuti urbani destinati alla discarica. Saranno sviluppati nuovi indicatori e nuove norme sui rifiuti per contribuire alla creazione dell’economia circolare.

    Qualità dell’aria: il finanziamento LIFE aiuterà la Slovacchia a conformarsi alle direttive dell’UE in materia di qualità dell’aria, riducendo l’esposizione della popolazione a inquinanti atmosferici nocivi. Ne beneficerà anche la vicina Repubblica Ceca, che presenta problemi analoghi di qualità dell’aria.

    Acqua: i progetti integrati realizzati a livello di bacini idrografici preserveranno e miglioreranno la qualità dell’acqua nei fiumi e nei laghi dell’Irlanda e della Lettonia, consentendo a questi paesi di rispettare gli obblighi previsti dalla direttiva quadro dell’UE sulle acque.

    Adattamento ai cambiamenti climatici: il finanziamento LIFE contribuirà ad aumentare la resilienza ai cambiamenti climatici. In Spagna i progetti integreranno l’adattamento ai cambiamenti climatici nella programmazione e in altri settori politici, in Francia creeranno capacità di adattamento utilizzando soluzioni basate sulla natura.

    Finanza sostenibile: sempre in Francia, un progetto integrato contribuirà a far scoprire questo settore ancora poco conosciuto e a generalizzare l’uso dei prodotti finanziari verdi.

    Il programma LIFE è lo strumento finanziario dell’UE per l’ambiente e l’azione per il clima. Esiste dal 1992 e ha cofinanziato più di 5 400 progetti in tutta l’UE e nei paesi terzi. Il numero di progetti in corso si attesta costantemente sui 1 100. Il bilancio per il periodo 2014-2020 è pari a 3,4 miliardi di € a prezzi correnti. I progetti integrati LIFE sono stati introdotti nel 2014 per aiutare gli Stati membri a rispettare le norme fondamentali dell’UE in materia di ambiente, natura e clima. Per il prossimo bilancio a lungo termine dell’UE 2021-2027, la Commissione propone di aumentarne il finanziamento di quasi il 60 %.

    Fonte: Comunicato della Commissione europea del 17/02/2020

  • C’è il rischio della bolla verde (dopo It, subbprime e derivati)

    Riceviamo e pubblichiamo un articolo di Mario Lettieri e Paolo Raimondi sul paper della BRI “Il Cigno Verde” relativo ai nuovi rischi di crisi risultanti dal rapporto tra finanza e cambiamenti climatici pubblicato si ‘ItaliaOggi’ il 15 febbraio 2020.

    La Banca per i Regolamenti Internazionali (Bri) di Basilea ha pubblicato un rapporto intitolato «The Green Swan», Il Cigno Verde. Le banche centrali e la stabilità finanziaria nell’era dei cambiamenti climatici.

    Lo studio dell’istituto il cui cda è guidato da Jens Weidmann, analizza i legami tra gli effetti del cambiamento climatico e la finanza e afferma che le conseguenze del cosiddetto global warming potrebbero portare a una nuova forma di rischio finanziario sistemico.

    Oggi non si valuterebbero correttamente i valori degli asset, dei crediti e degli investimenti perché non si tengono in giusta considerazione i rischi insiti nei cambiamenti climatici. Vi sarebbero, per esempio, perdite non adeguatamente coperte dalle assicurazioni poiché i loro modelli attualmente ignorano la dimensione ecologica degli investimenti.

    Di conseguenza, se i governi dovessero applicare delle regole più stringenti sulle emissioni di CO2, i relativi valori degli asset «brown» rispetto a quelli «green» dovrebbero oggettivamente essere rivisti.

    Il clima può impattare sul rischio finanziario in tre modi: eventi meteorologici straordinari (inondazioni, terremoti, incendi, siccità ecc), la transizione verso un’economia a bassa produzione di CO2, con effetti sui livelli di profitto e di sostenibilità economica, e i risarcimenti da pagare per eventi causati dal cambiamento climatico. In verità, già da molto tempo il settore delle assicurazioni analizza questi aspetti. Gli operatori vorrebbero integrarli nei modelli macroeconomici.

    Vi è poi la cosiddetta «finanza verde», o presunta tale. Stanno crescendo gli strumenti finanziari green, come le obbligazioni, i green bond. Ne sono già in circolazione per circa 800 miliardi di dollari e potrebbero superare i 1.500 entro il 2024. Non sono molti. Rappresentano poco più dell’1,5% del totale delle obbligazioni. Sono titoli finalizzati alla raccolta di risparmi per investirli in progetti di varia natura ecologica.

    Sembra che si stia pensando di creare delle agenzie di rating mirate al rischio finanziario relativo al cambiamento climatico. Interessati sarebbero anzitutto le assicurazioni, gli analisti della qualità dei crediti, i fondi d’investimento, con un portafoglio differenziato di titoli, e i fondi pensione interessati in investimenti nel sociale e nel green.

    In merito, secondo la Bri, il ruolo delle banche centrali dovrebbe diventare molto importante, considerato che i governi saranno sempre più chiamati a formulare politiche pubbliche relative al clima e all’ambiente. Anche i sistemi fiscali dovranno presto adeguarsi a un’economia «de carbonizzata».

    Molti ambienti della finanza e dei mass media hanno accolto molto positivamente il paper «Il Cigno Verde». Il nome si rifà forse al film americano «Black Swan» del 2010, ispirato dal balletto «Il lago dei cigni» del compositore Pëtr Il’ic Cajkovskij, in cui emerge il lato oscuro autodistruttivo della doppia personalità del personaggio centrale, una danzatrice classica. In quest’ottica, alcuni già si preparerebbero a spiegare la possibile relazione di causa ed effetto tra il cambiamento climatico e un’eventuale futura crisi finanziaria. Non vorremmo che ciò possa fornire l’alibi per altri salvataggi con i soldi pubblici.

    Indubbiamente una maggiore attenzione all’ambiente naturale e umano è cosa necessaria e positiva. L’economia sostenibile, l’energia più pulita, la lotta all’inquinamento, soprattutto della plastica, sono sfide ineludibili per il futuro del nostro pianeta e dell’umanità. Né si può ignorare, del resto, lo stimolo che in merito viene dalla società. Ben venga, quindi, che tutti, anche la finanza, se ne vogliano far carico. Senza però essere ingenui e manipolabili.

    Non vorremmo che si sia intravisto nell’economia verde e nella finanza verde un nuovo strumento di speculazione e di profitto.

    Non possiamo dimenticare che sono state le grandi banche too big to fail e la finanza speculativa a provocare la crisi finanziaria ed economica globale più grave della storia. Queste non hanno certamente badato a evitare danni per i cittadini e per l’ambiente. Né sembra che nel frattempo abbiano dimostrato pentimento o un diverso orientamento.

    Certo fa effetto vedere che il recente Forum Economico di Davos sia stato quasi completamente dedicato all’ambientalismo. E che personaggi come Mark Calney, il governatore di quella Bank of England che è nel centro finanziario mondiale della City londinese, e l’amministratore delegato del maggior fondo americano, BlackRock, abbiano a Davos tessuto le lodi della green economy. Non li vediamo come tanti San Paolo, convertiti davanti alla Porta di Damasco.

    È opportuno ricordare che negli ultimi 20 anni abbiamo «vissuto», tra gli altri, i crac della «bolla It», della bolla immobiliare con i mutui sub prime e di quella dei derivati otc. Non vorremmo che oggi la stessa finanza voglia costruire una «bolla verde», questa volta direttamente con i soldi pubblici. Infatti, è noto che tutti i governi del mondo e le grandi istituzioni politiche internazionali vogliono mettere in campo migliaia di miliardi di dollari per investimenti verdi ed ecologici. Si pensi all’Unione europea. E, si sa, la finanza speculativa è famelica. È facile dichiararsi difensori dell’ambiente, è più difficile esserlo.

    *già sottosegretario all’Economia **economista

  • Milano per la sfida NO PLASTIC presenta ‘Un mare d’amare – Serata d’autore con il Maestro Beppe Vessicchio’

    Dire di non alla plastica. Lo si può fare anche in musica, come accadrà giovedì 20 febbraio, alle ore 18,30, a Milano, presso la Casa d’Aste Finarte (via Paolo Sarpi, 6) dove il Maestro Beppe Vessicchio dirigerà i Solisti del Sesto Armonico durante la serata d’aurore Un mare d’amare. Una sfida alla riduzione del consumo di plastica, quella lanciata dal capoluogo lombardo, che mira a provare a lasciare alle generazioni future un mondo più vivibile e sano e di poter nuotare in un mare pulito.

  • Dichiarazione della Dr. Laurie Marker sui recenti attacchi sui social

    Riceviamo e pubblichiamo le dichiarazioni della dott.ssa Laurie Marker, antropologa californiana fondatrice del Cheetah Conservation Fund, dopo una serie di attacchi ricevuti sui social

    Il Cheetah Conservation Fund prende atto degli attacchi sferrati da alcuni social media ai programmi del CCF e alla Dr. Laurie Marker.

    La politica del CCF è quella di non replicare a tali attacchi.

    Al contrario, il CCF si concentra sugli sforzi profusi nella ricerca e nei programmi atti a salvare la specie dall’estinzione.

    Noi rispondiamo con i 30 anni di leadership nella comunità globale.

    I programmi di ricerca, educazione e conservazione pieni di successo sviluppati dalla Dr. Marker vengono costantemente adeguati ed estesi a tutti gli areali dei ghepardi.

    Il CCF collabora con tutti gli attori coinvolti per i ghepardi per sviluppare le migliori prassi nell’allevamento del bestiame, nella gestione dei territori e nella rigenerazione dell’habitat, a favore di tutte le specie che condividono il territorio.

    Unitevi a noi nel nostro costante impegno!

  • Segni di speranza tra le ceneri degli incendi australiani

    Gli incendi in Australia hanno bruciato oltre 10 milioni di ettari e ucciso quasi 1 miliardo i animali. Anche se l’emergenza non è ancora finita, il WWF, grazie al sostengo di tanti sostenitori da ogni parte del mondo, è riuscito a fornire i primi, fondamentali aiuti.

    Tra i primi a beneficiarne il personale dello Zoo di Victoria, che sta operando per curare gli animali feriti al Mallacoota Incident Control Centre, avendo ottenuto il permesso di entrare nelle zone più colpite dagli incendi e iniziando con coraggio a prendersi cura di innumerevoli animali selvatici feriti.
    La dottoressa Leanne Wicker del Healesville Sanctuary e l’infermiera veterinaria Evie Tochterman hanno viaggiato una notte intera per dare supporto veterinario alla fauna selvatica a Mallacoota, nel Gippsland orientale. E hanno trovato “segni di speranza” tra le ceneri.  “Nonostante le ferite e i traumi, il coraggio mostrato dai koala e dagli altri animali nel territorio di Mallacoota è per noi fonte di ispirazione”, il commento della dottoressa Leanne Wicker.

  • L’ONU afferma che il cambiamento climatico può essere causa di asilo

    Un comitato dei diritti umani delle Nazioni Unite ha stabilito che le persone in fuga per gli effetti dei cambiamenti climatici possono chiedere asilo.Il gruppo di lavoro ha emesso il parere dopo che un uomo di Kiribati è stato rimandato nel suo paese perché gli è stato negato l’asilo dalla Nuova Zelanda. Anche se gli esperti del comitato hanno concluso che l’espulsione era legale, hanno comunque affermato che casi simili potrebbero in futuro giustificare le richieste di asilo.”Il degrado ambientale, i cambiamenti climatici e lo sviluppo insostenibile costituiscono alcune delle minacce più urgenti e gravi per la possibilità delle generazioni presenti e future di godere del diritto alla vita”, ha spiegato il comitato, aggiungendo che le persone in cerca di asilo non sono tenute a dimostrare che subirebbero danni immediati, se rimandati nei loro paesi d’origine.Hanno anche spiegato che, in quanto eventi legati al clima, possono verificarsi all’improvviso, come nei casi di tempeste o alluvioni, o nel tempo, come l’innalzamento del livello del mare.

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