Ambiente

  • Arte e cultura: l’Europa sostiene la ripresa con gli itinerari delle Giornate FAI di primavera

    Il 15 e 16 maggio 2021 anche l’Europa darà il suo contributo alla bellezza, all’arte e alla cultura del nostro Paese. Grazie infatti alla collaborazione con il FAI – Fondo Ambiente Italiano, 34 siti storici, artistici e culturali destinatari di finanziamenti europei saranno visitabili in occasione della 29a edizione delle Giornate FAI di Primavera 2021, che vedranno l’apertura al pubblico di 600 luoghi in oltre 300 città italiane.

    In questi due giorni, la Rappresentanza a Milano della Commissione europea in Italia vuole contribuire alla ripartenza culturale del Paese attraverso l’apertura di beni culturali e paesaggistici che hanno beneficiato di fondi europei per il loro recupero e la loro valorizzazione.

    Siamo in un momento di ripartenza e anche la cultura e il turismo possono aiutarci a uscire dall’emergenza Covid-19. Con questa iniziativa vogliamo mostrare i progetti che l’Europa sostiene per lo sviluppo locale e per la ripresa del settore culturale e artistico del nostro Paese” dichiara Massimo Gaudina, capo della Rappresentanza a Milano della Commissione europea in Italia.

    Protagonisti di questo progetto saranno infatti monumenti, palazzi storici e opere che costituiscono parte del patrimonio italiano e che saranno simbolo di riapertura dopo l’emergenza Covid-19.

    Dal Castello di Masino (TO) a quello di San Michele (CS), dalle Piccole Dolomiti Lucane (PZ) all’Alpe Pedroria e Madrera (SO), da Villa dei Vescovi (PD) alla Chiesa di Santa Maria di Costantinopoli (BR), sarà possibile seguire un incredibile percorso artistico e culturale che attraversa tutta l’Italia. Per l’edizione 2021 delle Giornate FAI di Primavera sono stati selezionati beni storici, artistici e culturali che hanno beneficiato di finanziamenti del fondo europeo di sviluppo regionale (FESR) o del fondo europeo agricolo per lo sviluppo rurale (FEASR).

    Questa iniziativa si aggiunge alle misure della Commissione europea per tutelare e promuovere la cultura attraverso strumenti dedicati, come i programmi Europa Creativa e LIFE. Europa Creativa dà sostegno alle produzioni europee di film e documentari, alle capitali europee della cultura e al fondo di garanzia per agevolare l’accesso ai finanziamenti per le PMI. LIFE si occupa invece della tutela del patrimonio ambientale e paesaggistico in Europa. A seguito dell’approvazione del bilancio 2021, sono stati destinati ai due programmi rispettivamente 2,4 e 5,4 miliardi di euro per il periodo 2021-2027.

  • Concentrato di pomodoro cinese. No grazie

    L’Italia è il primo paese europeo per la produzione di pomodori e proprio nei giorni scorsi gli agricoltori hanno siglato i nuovi contratti ma, ancora una volta, una concorrenza sleale e, in alcuni casi pericolosa per la salute, arriva dalla Cina.

    La Cina è negli anni diventata, a livello internazionale, un grandissimo produttore ed esportatore di salsa di pomodoro derivante da pomodori coltivati, per la maggior parte, dagli Uiguri, la minoranza etnica mussulmana in gran parte detenuta in campi di lavoro, secondo quanto affermano le Nazioni Unite. I campi di lavoro in Cina sono molti nei quali si coltivano prodotti agricoli o sono realizzati prodotti d’abbigliamento ed altri manufatti. L’Oviesse ha da poco dichiarato che per le violazioni dei diritti umani perpetrate dal governo cinese specialmente nei campi di lavoro, e cioè in veri campi di concentramento, non comprerà più il cotone cinese.

    La Cina produce, con decine di aziende di trasformazione che lavorano i pomodori coltivati su migliaia di ettari, il triplo concentrato di salsa di pomodoro che è praticamente tutto esportato e che arriva in tutto il mondo, compresa una ingente quantità nel porto di Salerno. Qui alcune aziende italiane lo acquistano e, aggiungendo acqua e sale, lo trasformano in doppio concentrato prodotto in Italia… Questo doppio concentrato con bandierina tricolore è poi venduto ed esportato. Certo il pomodoro cinese costa meno perché la manodopera è sottopagata, o non pagata nel caso dei campi di lavoro, ed inoltre è utilizzato anche molto lavoro minorile. Se poi, oltre alla violazione dei diritti umani, teniamo conto che i sistemi di coltivazione in Cina non hanno certo le norme di controllo europee per vietare sostanze chimiche nocive per la salute si comprende bene come si debba vigilare con particolare attenzione su questo prodotto, vigilare attraverso le leggi e le autorità competenti ma anche come consumatori dobbiamo verificare, per quanti possibile, quello che acquistiamo. Le battaglie per l’ambiente e per un commercio corretto partono anche da qui, dal pomodoro.

  • L’ecosistema non si difende solo a parole

    Secondo l’indagine demoscopica Ipso la grande maggioranza degli italiani, quasi la totalità degli intervistati 9 su 10, è favorevole ad una revisione dell’articolo 9 della Costituzione per aggiungere, noi diciamo finalmente, alla tutela del paesaggio e del patrimonio storico ed artistico anche la difesa dell’ecosistema, della biodiversità e della fauna. La tutela ed il rispetto degli animali, esseri senzienti come anche l’Unione Europea riconosce da anni, sono già tenuti in conto in molti paesi come la Germania, la Svizzera, l’Austria, gli Stati Uniti per citarne solo alcuni. Gli animali sono essenziali, sia in natura per tenere in vita l’ecosistema che nella nostra vita quotidiana per garantirci equilibrio e serenità come anche la pandemia ha dimostrato. Di fronte a questo sondaggio positivo che dimostra come la maggioranza degli italiani senta necessario ed urgente riequilibrare la nostra vita, nelle sue molteplici attività e manifestazioni, coniugandola con la difesa dell’ambiente e di tutte le creature che lo vivono, preoccupa che alcune forze politiche dimostrino solo a parole il loro interessamento mentre nei fatti, con emendamenti ed iniziative varie, si oppongano in sostanza alla salvezza dell’ecosistema, salvezza che non può prescindere dalla tutela degli animali, siano essi d’affezione o selvatici. D’altra parte l’esperienza ci dice che anche quando nella stessa Carta Costituzionale si difendono certi principi spesso poi nella realtà avviene tutt’altro. Se infatti all’art. 9 si scrive che il paesaggio e il patrimonio artistico sono tutelati basta girare un po’ per l’Italia per vedere distrutte quasi  tutte le nostre coste, i greti dei fiumi e dei laghi, per vedere colate di cemento inutili con pericoloso consumo di suolo, ruderi di palazzi, torri, immobili antichi lasciati cadere in rovina per costruire, con materiale scadente, miriadi di case e casette che tra pochi anni saranno da abbattere, forse anche prima che i malcapitati acquirenti abbiano finito di pagare il mutuo ed anche i sotterranei dei musei sono pieni di opere d’arte che nessuno vedrà mai e che rischiano di deteriorarsi ed andare perdute. Perciò scrivere sulla carta la difesa dell’ecosistema e degli animali è giusto ed urgente ma servirà a poco se non riusciremo a far crescere nella coscienza collettiva questa valori ed impegni.

  • La Commissione accoglie con favore l’accordo provvisorio sulla legge europea sul clima

    La Commissione ha accolto con favore l’accordo provvisorio tra i colegislatori sulla legge europea sul clima. Elemento fondamentale del Green Deal europeo, la legge europea sul clima sancisce l’impegno dell’UE a raggiungere la neutralità climatica entro il 2050 e l’obiettivo intermedio di ridurre le emissioni nette di gas a effetto serra di almeno il 55 % entro il 2030 rispetto ai livelli del 1990. L’accordo della legge europea sul clima è una pietra miliare per la Commissione von der Leyen, in quanto tiene fede a uno degli impegni annunciati negli orientamenti politici della Presidente nel luglio 2019.

    Oltre all’obiettivo della neutralità climatica entro il 2050, l’accordo rafforza il quadro d’azione europeo per il clima grazie agli elementi seguenti: un ambizioso obiettivo climatico per il 2030: ridurre le emissioni nette di almeno il 55 % rispetto al 1990 precisando il contributo delle riduzioni e degli assorbimenti delle emissioni; il riconoscimento della necessità di rafforzare il pozzo di assorbimento del carbonio dell’UE attraverso un regolamento LULUCF più ambizioso, sul quale la Commissione presenterà proposte nel giugno 2021; il processo di definizione dell’obiettivo climatico per il 2040, tenendo conto del bilancio indicativo per i gas a effetto serra sul periodo 2030-2050 che sarà pubblicato dalla Commissione; un impegno sulle emissioni negative dopo il 2050; l’istituzione di un comitato scientifico consultivo europeo sui cambiamenti climatici che formulerà pareri scientifici indipendenti; disposizioni più rigorose sull’adattamento ai cambiamenti climatici; una forte coerenza tra le politiche dell’Unione e l’obiettivo della neutralità climatica; l’impegno di avviare un dialogo con i vari settori per elaborare tabelle di marcia settoriali che indichino il percorso verso la neutralità climatica nei diversi comparti dell’economia.

    La Commissione ha presentato la proposta di legge europea sul clima il 4 marzo 2020. Una volta approvato formalmente da Parlamento e Consiglio l’accordo, la legge europea sul clima sarà pubblicata nella Gazzetta ufficiale dell’Unione ed entrerà in vigore.

    Fonte: Commissione europea

  • Sistema per lo scambio delle quote di emissione nell’UE: le emissioni di gas a effetto serra sono diminuite del 13,3 % nel 2020

    Le emissioni di gas a effetto serra dei gestori che rientrano nel sistema di scambio di quote di emissione dell’UE (EU ETS) sono diminuite del 13,3% nel 2020 rispetto al 2019. La riduzione complessiva è il risultato di una riduzione dell’11,2 % delle emissioni prodotte dagli impianti fissi e di una riduzione straordinaria del 64,1% delle emissioni del trasporto aereo. Il settore dell’energia elettrica ha registrato un calo delle emissioni del 14,9%, che riflette sia la riduzione del consumo di elettricità dovuta alla pandemia e alla transizione dal carbone alla produzione di gas naturale, sia la sostituzione dei combustibili fossili con fonti energetiche rinnovabili. Questa significativa riduzione delle emissioni – sebbene in parte dovuta alla pandemia di COVID-19 – dimostra che il sistema ETS è uno dei più efficaci tra i nostri strumenti di politica climatica.

    A giugno, in occasione della presentazione del pacchetto legislativo “Fit for 55”, la Commissione presenterà proposte per rafforzare ed eventualmente estendere il sistema ETS per adeguare il nostro mix di politiche al maggiore livello di ambizione in materia di clima. Il sistema ETS – pietra angolare della politica climatica dell’UE – copre le emissioni di oltre 10 000 centrali elettriche, impianti industriali e compagnie aeree, che insieme generano circa il 40 % delle emissioni di gas a effetto serra dell’UE. I dati sulle emissioni verificate per il 2020, comunicati dai gestori, sono disponibili sul sito web del catalogo delle operazioni dell’UE.

    Fonte: Commissione europea

  • La strategia dell’UE per ridurre i rifiuti di plastica

    Ogni anno gli europei generano 26 milioni di tonnellate di rifiuti di plastica, ma meno del 30% viene raccolto per essere riciclato. Una parte viene esportata per essere smaltita da paesi terzi mentre il resto va in discarica, viene incenerito oppure, nel peggiore dei casi, non viene raccolto e finisce per disperdersi nell’ambiente, inquinando soprattutto foreste, spiagge, fiumi e mari.

    Nel tentativo di contrastare l’inquinamento da plastica, la Commissione europea ha adottato una strategia approvata dal Parlamento europeo nel settembre 2018.

    Uno degli obiettivi della strategia per contrastare i rifiuti di plastica è quello di rendere tutti gli imballaggi di plastica riutilizzabili o riciclabili entro il 2030. Gli eurodeputati hanno approvato una risoluzione non vincolante che impone un livello minimo di contenuto di plastica riciclata per alcuni prodotti di plastica e al contempo stabilisce degli standard qualitativi per la plastica riciclata.

    Le microplastiche sono particelle molto piccole di materiale plastico che misurano generalmente meno di 5 millimetri. Sono crescenti le quantità di microplastiche ritrovate in mare, nel cibo e nelle bevande.

    Gli europarlamentari hanno richiesto che l’utilizzo di microplastiche appositamente aggiunte (ad esempio nei cosmetici e nei prodotti per la cura personale e per la pulizia) venga vietato entro il 2020. Hanno proposto inoltre delle norme più severe per ridurre significativamente il rilascio involontario di microplastiche da prodotti quali i tessuti sintetici, gli pneumatici, le vernici e i mozziconi di sigaretta.

    La strategia adottata dall’UE comprende anche le plastiche monouso. A dicembre 2018 i legislatori europei, Parlamento e Consiglio, hanno approvato il divieto dell’uso di alcuni prodotti in plastica monouso, come posate, piatti e bastoncini per palloncini, e l’obbligo per i produttori degli imballaggi di plastica di contribuire ai costi di raccolta dei rifiuti per tali prodotti.

    Le norme relative alla riduzione dei sacchetti di plastica più comuni e più inquinanti erano state approvate dal Parlamento nel 2015.

  • Il Giappone scaricherà le acque di Fukushima nel Pacifico, Cina e Corea del Sud irritate

    Il governo del Giappone ha annunciato che scaricherà nell’Oceano Pacifico 1 milione di tonnellate di acqua radioattiva, trattata e accumulata nella centrale nucleare di Fukushima, gravemente danneggiata dopo il terremoto del marzo 2011. Una decisione che ha subito scatenato un’ondata di critiche, timori e accuse da parte dei Paesi vicini, in particolare quanti si affacciano sulla stessa porzione di oceano, ovvero Cina e Sud Corea, nonché dall’Unione europea che ha chiesto garanzie in merito.

    Anche se l’operazione non dovrebbe cominciare prima di 2 anni e durare decenni, non è la prima volta che le autorità di Tokyo devono fare i conti con posizioni critiche in merito allo scarico dell’ingente quantità di acqua contaminata, immagazzinata in più di 1.000 serbatoi del sito di Fukushima, la cui capacità di stoccaggio sarà raggiunta entro l’autunno 2022. Mesi fa il governo nipponico e l’operatore dell’impianto Tokyo Electric Power (Tepco) avevano già ventilato la soluzione del lento rilascio in acqua come l’opzione più probabile. Ad insorgere allora erano stati soprattutto organizzazioni ambientaliste, pescatori locali. Ora che il premier Yoshihide Suga ha comunicato la decisione finale, il dibattito si riapre. Un annuncio fatto in un contesto già complesso per il Paese del Sol Levante, tra ripresa della pandemia di Covid-19 e l’attesa apertura dei giochi olimpici Tokyo 2020, tra meno di 100 giorni. La prima reazione avversa è arrivata dalla Cina: “E’ irresponsabile al massimo e nuocerà gravemente alla salute e alla sicurezza pubblica nel mondo oltre che agli interessi vitali dei Paesi vicini”; per Pechino l’oceano “è una proprietà comune dell’umanità”, quindi il rilascio di acque contaminate “non è una questione interna giapponese”. Secondo la Cina, una decisione del genere non può quindi essere presa “senza l’autorizzazione o almeno la consultazione di tutti i Paesi interessati e dell’Agenzia internazionale dell’energia atomica (Aiea)”. Sulla stessa linea critica il governo della Corea del Sud, che ha espresso “forte rammarico” per tale decisione e la protesta del popolo sud-coreano. Le autorità di Seul intendono rivolgersi all’Aiea e alla comunità internazionale affinché esaminino le questioni di sicurezza relative allo scarico di acque contaminate nell’oceano.

    A Tokyo chiedono invece trasparenza e la verifica delle informazioni relative al trattamento complessivo delle acque radioattive di Fukushima. Intanto come primo gesto concreto di disapprovazione il ministero degli Esteri sud-coreano ha convocato l’ambasciatore giapponese a Seul, Koichi Aiboshi.  Anche da Bruxelles è arrivato un monito al governo giapponese, con la richiesta della Commissione europea di garanzie in merito al rispetto degli obblighi nazionali ed internazionali da parte di Tokyo in qualsiasi scarico attuerà.

  • Cittadini e innovazione al centro del programma Horizon Europe

    Si ispira alle missioni Apollo che portarono l’uomo sulla Luna l’atteggiamo con il quale la Commissione europea ha impostato il programma Horizon Europe, il programma per la ricerca e l’innovazione per il periodo 2021-2027. Cinque le missioni sulle quali l’Ue lavorerà nei prossimi anni: contrasto ai cambiamenti climatici, lotta contro il cancro, costruzione di città verdi, protezione degli oceani e quella dei suoli. Un’evidente attenzione alla protezione del pianeta e al benessere dei cittadini. Per ciascuna area di intervento sono infatti definiti target entro il 2030 per quel che riguarda le vite salvate, il mantenimento di ecosistemi, l’aumento della sostenibilità del nostro stile di vita.
    Il successo delle missioni vedrà come primo punto il coinvolgimento dei cittadini che deve avvenire non solo nella fase di identificazione delle questioni fondamentali per i prossimi decenni, ma anche in quella di implementazione e di valutazione.
    Un secondo elemento riguarda le modalità di finanziamento.
    Una delle novità introdotte da Horizon Europe consiste nella creazione dello European Innovation Council (EIC), con un budget di 10 miliardi di euro per l’intera programmazione. L’EIC si pone l’obiettivo di identificare, sviluppare e implementare innovazioni ad alto rischio, di carattere pioneristico, con un alto impatto sulla società e potenzialmente creatrici di nuovi mercati.
    Un ultimo fattore chiave consiste nel ruolo del settore pubblico. Oltre ad avere una funzione normativa rivolta a creare le condizioni del mercato, all’azione pubblica sarà richiesto di portare avanti investimenti pubblici di dimensioni significative,

    Le missioni europee dovranno essere uno strumento per trovare soluzioni innovative ad alcune delle sfide più difficili che il mondo sta affrontando. Compito che richiederà per molti anni una mobilitazione di risorse, capacità e partecipazione molto ampia per raggiungere un grande obiettivo: il nostro stesso benessere, se non addirittura la nostra sopravvivenza.

  • L’UE sostiene la strategia del Kazakistan per raggiungere la neutralità del carbonio entro il 2060

    Sperando di diventare un leader regionale nel settore delle energie rinnovabili in Asia centrale, il Kazakistan e la Banca europea per la ricostruzione e lo sviluppo (BERS) hanno firmato un accordo per sviluppare una strategia di cooperazione a lungo termine per raggiungere la neutralità del carbonio del settore energetico del paese entro il 2060.

    Il 31 marzo il ministro dell’Energia del Kazakistan Nurlan Nogayev e il presidente della BERS Odile Renaud-Basso hanno firmato la roadmap per la strategia di decarbonizzazione. La BERS e il Kazakistan coopereranno, tra le altre cose, allo sviluppo delle energie rinnovabili e del mercato del carbonio, al miglioramento della rete elettrica e allo smantellamento della vecchia capacità termica, come ha fatto sapere la Banca che è impegnata a finanziare le energie rinnovabili, progetti attuati attraverso un meccanismo di aste al fine di promuovere prezzi competitivi e stimolare gli investimenti nelle energie rinnovabili.

    Da parte sua, Nogayev ha affermato che la cooperazione di lunga data con la BERS sta aiutando il Kazakistan a raggiungere i suoi obiettivi di sviluppo nel settore energetico. La BERS sostiene la spinta alle energie rinnovabili del paese, con 14 progetti per un valore di 535 milioni di dollari finanziati fino ad oggi.

  • I ghiacciai dell’Antartide ormai sono andati

    I segnali e le osservazioni raccolte dai satelliti già lo facevano ipotizzare, ma ora è arrivata la prima conferma: lo scioglimento di due dei maggiori ghiacciai antartici, Pine Island e Thwaites, ha raggiunto il punto di non ritorno. Si ritiene che lo scioglimento dei ghiacci in questa regione, ormai inarrestabile, potrebbe portare al collasso dell’intera piattaforma di ghiaccio dell’Antartide occidentale, che contiene abbastanza ghiaccio da far innalzare di oltre tre metri il livello dei mari. A indicarlo è il modello elaborato e pubblicato sulla rivista Cryosphere, dai ricercatori dell’università Northumbria, guidati da Sebastian Rosier.

    Si tratta della prima conferma che questo importante ghiacciaio della calotta occidentale, grande quanto due terzi del Regno Unito, potrebbe aver raggiunto il punto di non ritorno. “La possibilità che Pine Island fosse entrato in una fase instabile di ritiro era già stata sollevata, ma il nostro studio è il primo a confermare che ha superato questa soglia critica”, commenta Rosier. Pine Island e Thwaites, che insieme contribuiscono per circa il 10% all’innalzamento del livello dei mari, “sono sotto sorveglianza da parecchi anni – ha spiegato all’Ansa Massimo Frezzotti, docente di Geografia fisica presso l’università di Roma Tre e ricercatore dell’Enea – ma finora i modelli glaciologi non erano riusciti a riprodurre i dati emersi con le osservazioni satellitari. Gli indicatori di allerta ricavati dalle osservazioni sono stati riprodotti in questo modello, che conferma che le soglie limite sono già state superate, per via dell’ingresso di acque calde dall’oceano”.

    La temperatura delle acque in Antartide, continua Frezzotti, “è di -2°, ma ora stanno entrando acque di 2-3°, con grande temperatura di fusione”. Si è così osservato “dove i ghiacciai si stanno ritirando a contatto tra ghiaccio o oceano, è proprio dovuto a queste acque calde”. L’Antartide occidentale poggia su una base al di sotto il livello del madre, e l’arretramento di questa parte galleggiante fa entrare queste acque calde più in profondità. “Ciò potrebbe far collassare la calotta e portare all’innalzamento globale dei mari di 3 metri. Tanto per fare un esempio delle conseguenze, Venezia verrebbe sommersa”, sottolinea Frezzotti.

    I risultati di questo studio devono far riflettere sul fatto che ciò che succede in Antartide e Groenlandia, conclude l’esperto, “che sono i motori freddi del pianeta e sono dai noi percepiti così lontani, hanno un impatto generale. Se si riscaldano, tutta la circolazione si scalda, e si passa da una situazione stabile ad una fase instabile”. 

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