Ambiente

  • Un progetto italiano tra i premiati dalla Ue con Horizon Impact Award

    C’è anche un progetto italiano tra i quattro ai quali la Commissione europea il 26 settembre ha assegnato il premio ‘Horizon Impact Award’, col quale la stessa Commissione si prefigge di mostrare i benefici socio-economici provenienti dagli investimenti europei in ricerca ed innovazione. Smart-coasts, questo il nome del progetto italiano, ha sviluppato pratiche efficienti per salvaguardare i tratti costieri europei soggetti a erosione e inondazioni.

    Gli altri tre progetti premiati sono stati messi a punto in Germania, Francia e Regno Unito. Sviluppato in Germania, Manno-Cure ha permesso di sviluppare un medicinale in grado di  migliorare notevolmente le condizioni di vita delle persone afflitte da una rara malattia chiamata “Alfa mannosidosi” (il medicinale è già disponibile sul mercato). Crisi-Tls, elaborato in Francia, ha permesso di aumentare la sicurezza dei browser Internet, permettendo agli utenti di effettuare molteplici operazioni, come gli acquisti online, con una connettività più affidabile. Safe, messo a punto in Gran Bretagna, è un programma gratuito per prevenire gli abusi infantili. Il programma è già stato tradotto in 18 lingue e utilizzato in 22 diversi Paesi.

  • La più bella di tutte le battaglie

    Nel vestibolo dell’Inferno, Dante, a un certo punto, viene assordato dagli strazianti lamenti delle infinite turbe di anime che si muovono nella nebbia circostante. Si trova nell’anticamera dell’Inferno, il luogo dove il tempo non ha più l’avvicendamento del giorno e della notte ma, su ogni cosa, sovrasta un cupo grigiore. Così, un po’ frastornato, chiede a Virgilio che gente sia quella così devastata da tanto dolore e Virgilio gli risponde che sono l’anime tristi di coloro, che visser senza infamia e senza lodo. Gli ignavi, che nella vita non commisero alcun male da meritar biasimo ma che nemmeno fecero alcun bene da meritar lode. Gli ignavi (dal lat. “i non attivi” o gli indifferenti, come li definì qualcuno) che non sono solo quelli che mostrano la loro passività di fronte al bene e al male ma sono quelli che vivono senza un ideale per cui battersi e, più semplicemente, vivono pensando solo a sé stessi (non furon ribelli, né fur fedeli a Dio, ma per sé fuoro). Dunque gli ignavi, come vissero fuori dal consorzio civile, così sono messi al bando dai Cieli e dall’Inferno. E ad essi, si aggiunge il disprezzo umano, la condanna più terribile alle loro pene. Scrutando fra le turbe degli ignavi, Dante, infatti, non fa il nome di nessuno di loro, condannandoli volutamente all’oblio eterno e facendo dire a Virgilio la nota frase, non ragioniam di lor, ma guarda e passa. Come a dire, non perdiamo tempo con chi tempo per gli altri o per le giuste cause non ne ha avuto mai. Ma parliamo ora della nostra anticamera dell’inferno. Del mondo in cui viviamo. Cosa dobbiamo dire della nostra ignavia ai milioni di piccoli e giovani manifestanti in difesa dell’ambiente? Della nostra indifferenza o incapacità di affrontare con consapevole volontà e decisione i sempre più gravi problemi ambientali? Delle tante emergenze affrontate soprattutto a parole? E cosa rispondiamo ai bambini che ci chiedono il perché, se la plastica inquina, lo Stato (l’adulto) permette ancora di produrla? O sul perché gli diciamo che i cibi e le bevande industriali fanno male ma lo Stato (l’adulto) permette ancora di produrle e di venderle nelle loro scuole? Cosa gli raccontiamo? La verità? Ovvero che siamo caduti nelle tante tentazioni e illusioni di un benessere (e di una logica del profitto economico) a cui è ancora difficile rinunciare? Oppure gli raccontiamo la stessa favola che hanno raccontato anche a noi tanti anni fa (come si stanno sbracciando in questi giorni in televisione alcuni innominabili personaggi) ovvero che il benessere (di pochi) ha fatto del bene a tutti e che quella occidentale è la migliore società possibile? O ancora, Greta sì o Greta no? Il tipico balletto orchestrato per non parlare dei veri problemi. Qui, oggi, se non consumiamo di meno, se non siamo i primi, noi adulti a rimettere in discussione il nostro stile di vita iperconsumistico e, quindi, facciamo vedere ai nostri figli che abbiamo capito di aver sbagliato e che adesso ci siamo, e siamo con loro, al loro fianco, e al fianco dei più deboli, non lamentiamoci se non racconteranno nulla di noi a loro figli (se mai li potranno avere). Poi io sento spesso dire in giro che i giovani di oggi sono persi. E, sotto tanti punti di vista (vista questa società) come non essere d’accordo? Ma se quando fanno un cosa veramente giusta noi non li incoraggiamo o affianchiamo nel fare quello che non siamo stati capaci di fare, ovvero salvaguardare questo pianeta, beh! allora, non lamentiamoci più di loro e, soprattutto, non rompiamo più i coglioni con le nostre scuse o i nostri “faremo”. Perché come ci ha dantescamente suggerito un ribelle del XIX secolo “la strada per l’Inferno è lastricata di buone intenzioni[1]” e, allora, quello che dobbiamo aiutarci a fare tutti quanti assieme, parafrasando un altro ribelle, stavolta, del XX secolo, è di cercare di essere il cambiamento che vorrebbero vedere i nostri figli nel Mondo[2]. Ci costerà molti sacrifici, indubbiamente, ma ci guadagneremo l’amore di chi diciamo di amare e la possibilità di dare loro un futuro.

     

    [1] Karl Heinrich Marx (1818-1883)

    [2] Mohandas Karamchand Gandhi (1869-1948)

  • Ambiente: la miopia europea ed italiana

    Mentre l’Europa ed il nostro Paese eleggono ad icona di una “nuova stagione di sensibilità sostenibile” e come conseguenza si trovano a seguire una adolescente svedese in delirio di visibilità, dalla quale pretendono di individuare le nuove opzioni ambientaliste di sviluppo economico, il mondo della conoscenza, dell’industria e della scienza offrono visioni radicalmente diverse.

    I trend della crescita dell’inquinamento dimostrano, ancora una volta, come sotto accusa non sia tanto il modello industriale ed economico europeo (tanto meno italiano che è il più eco-sostenibile in Europa (https://www.ilpattosociale.it/2018/12/10/sostenibilita-efficienza-energetica-e-sistemi-industriali/) quanto la crescita esponenziale delle emissioni dei paesi dell’estremo Oriente, come dimostra il grafico.

    Contemporaneamente l’ottusità del nuovo mondo talebano-ambientalista individua nelle auto, in particolare quelle diesel, la causa dell’inquinamento quando invece questa, in virtù della tecnologia applicata alla motorizzazione diesel, risulta avere un impatto ambientale inferiore alla stessa motorizzazione elettrica, icona dell’ambientalismo di nuovo conio (https://www.tecnoandroid.it/2019/06/16/diesel-inquina-meno-elettrico-scomoda-verita-541122/amp?__twitter_impression=true).

    La componente talebana di tali posizioni emerge, poi, dalla negazione dei risultati delle nuove tecnologie applicate sia al mondo economico ed industriale che alla vita quotidiana. Di fatto viene negato implicitamente il valore stesso dell’evoluzione tecnico-scientifica che ha portato l’occidente all’attuale livello e qualità di vita, espressione di una cultura complessiva. Questo atteggiamento negazionista comporta anche il rischio di azzerare il vantaggio tecnologico ed industriale europeo a favore di progetti di sviluppo per i quali non esiste neppure la elementare copertura energetica (elettrificazione dei mezzi di trasporto) ai quali l’apporto delle stesse centrali nucleari risulterebbe ampiamente insufficiente.

    Mai come ora l’impreparazione, espressione di una posizione ideologica e moralista, anticamera di uno Stato etico della componente oscurantista dei movimenti ambientalisti, arriva a negare persino l’appello di 500 scienziati (https://www.startmag.it/energia/500-scienziati-greta-clima-onu-emergenza-climatica/) in contrapposizione al fenomeno mediatico di Greta non tanto in relazione ai cambiamenti climatici quanto alle cause degli stessi. Dimenticando contemporaneamente, o forse più semplicemente ignorando, i risultati di una  ricerca della NASA relativamente all’effetto fertilizzante dell’anidride carbonica  (https://www.nasa.gov/feature/goddard/2016/carbon-dioxide-fertilization-greening-earth).

    Affrontare i cambiamenti climatici che hanno sempre caratterizzato le diverse fasi della storia evolutiva del nostro pianeta attraverso una visione politica ed oscurantista si traduce nella perdita della consapevolezza relativa al valore dello sviluppo come della conoscenza evolutiva, sintesi di conoscenza, sapere e tecnologia.

    Ulteriore conferma di un declino del nostro continente, incapace di valorizzare le proprie eccellenze e sempre più incline a avvitarsi in una decrescita sempre più infelice.

  • La Dott.ssa Laurie Marker fa un appello allo stop del traffico illecito di ghepardi mentre si occupa dei cuccioli confiscati in Somaliland

    Riceviamo dal Cheetah Conservation Fund un comunicato stampa con alcune dichiarazioni della dott.ssa Laurie Marker sulla piaga del traffico illecito di ghepardi. Lo pubblichiamo con piacere perché l’attenzione del Patto Sociale è da sempre rivolta alle problematiche legate alla difesa degli animali, soprattutto quelli a rischio di estinzione, e alla salvaguardia del pianeta e della sua biodiversità. Un allarme che è stato lanciato lo scorso 10 settembre da Cristiana Muscardini, proprio da queste colonne (https://www.ilpattosociale.it/2019/09/10/per-salvare-luomo-salvare-lecosistema/). 

    HARGEISA, Somaliland (7 Sett. 2018) – La Dr. Laurie Marker, Fondatrice e Direttore Esecutivo del  Cheetah Conservation Fund (CCF), ha rilasciato la seguente dichiarazione dalla sua camera di albergo ad Hargeisa, dove sta fornendo le cure necessarie 24 ore su 24 ad un  cucciolo gravemente malnutrito e disidratato. Insieme ai fratelli, il cucciolo è stato tolto alla madre in una regione remota del Paese, e trattenuto dagli abitanti del villaggio per rappresaglia contro attacchi di predatori sul bestiame.

    Inoltre, la dr. Marker sta monitorando lo stato di salute di sei cuccioli di ghepardo confiscati ai bracconieri lo scorso 5 agosto vicino alla città portuale di Berbera. I cuccioli hanno un’età che varia tra i 3 e i 7 mesi di età e vengono temporaneamente accolti in un rifugio. Sono tutti in condizioni pessime. In collaborazione con il Ministero per lo Sviluppo e l’Ambiente del Somaliland, la dr. Marker è partita dalla Namibia per fornire le cure urgenti di pronto soccorso veterinario agli animali.

    Il bracconaggio e il traffico illegale di ghepardi nell’Africa  Orientale deve essere interrotto, deve finire oggi. Le popolazioni selvatiche di ghepardi in Etiopia, Somalia e nel Kenya settentrionale  sono già decimate, e la specie è a rischio di estinzione a livello locale. Come la maggior parte delle popolazioni restanti in Africa, i ghepardi dell’Africa Orientale devono già affrontare diverse minacce, incluso il conflitto umani/fauna selvatica, la perdita di habitat  e di prede, la frammentazione, e la mancanza di diversità genetica. Prelevare in natura i cuccioli sia per rappresaglia che a causa della percezione di una minaccia,  sia per commerciare illegalmente in animali da compagnia destinati al Medio Oriente, porterà solo alla scomparsa di questa specie. Togliere questi piccoli alla madre quando hanno poche settimane di vita è semplicemente crudele. Spezza il cuore tenere tra le mani un piccolo essere indifeso mentre  lotta per respirare. Io lo so, perché è ciò che mi è accaduto questa settimana quando è morto un cucciolo nonostante i miei ripetuti tentativi di rianimarlo. Ho anche chiamato un medico  perché gli somministrasse l’ossigeno, ma è stato tutto inutile. I cuccioli di questa età sono estremamente delicati, e non sappiamo per quanto tempo siano stati privati di  cibo e acqua. Nonostante le probabilità siano minime, lotteremo fino alla fine per salvare almeno il secondo cucciolo. E continueremo ad aiutare i nostri partner del Somaliland ad affrontare la piaga del bracconaggio di ghepardi e del traffico illecito fino ad eradicarlo completamente.”

    Il CCF opera per contrastare il bracconaggio ed il commercio illecito fin dal 2005. Nel 2011, il CCF ha iniziato a costruire una rete  in Somaliland, creando rapporti di cooperazione con le autorità del  governo locale.Da allora ha prestato   la propria assistenza durante i sequestri, le cure e i collocamenti di 49 ghepardi. Il 28 agosto scorso, è stata segnata una vittoria in Somaliland, quando per la prima volta due persone accusate di contrabbando sono state condannate e a tre anni di prigione ed a una sanzione di 300$ US.  – La prima incarcerazione per traffico illegale di ghepardi  in Somaliland.

    CONTATTI CON I MEDIA :

    Susan Yannetti, 202-716-7756  –  susan@cheetah.org

     

    Informazioni Preliminari: Il traffico illegale di ghepardi: dal Corno d’Africa alla Penisola Arabica

    Il Somaliland si è autoproclamato regione autonoma della Somalia dal 1991. E’ anche diventato la rotta principale di transito dei ghepardi esportati clandestinamente dall’Africa Orientale. Tuttavia, non essendo  riconosciuta come nazione a livello internazionale, non è Parte della Convenzione sul Commercio Internazionale di specie a rischio estinzione (CITES), il che impedisce un riconoscimento ufficiale dei traffici illegali di fauna selvatica che avvengono nel Paese.

    Dal 2005 a questa parte, Il Vicedirettore per le Comunicazioni Strategiche e il traffico illegale di fauna selvatica del CCF, Patricia Tricorache, ha compilato la base dati più completa a livello mondiale relativamente ai ghepardi, e continua ad operare per richiamare l’attenzione delle autorità governative e della stessa CITES su tale fenomeno.

    In tutto il territorio africano restano meno di 7500 ghepardi allo stato brado, mentre un secolo fa ce n’erano 100.000

    Questo calo cosi’ veloce costituisce per  i ghepardi un grande rischio di estinzione. Poiché l’80% dei ghepardi vive al di fuori dalle aree protette,  sono molto più a contatto con gli esseri umani, esacerbandone così i conflitti,  rendendoli facili obiettivi per i bracconieri.

    La ricerca del CCF ha evidenziato che ogni anno, almeno 300 cuccioli vengono contrabbandati verso la Penisola Arabica per essere venduti sul mercato nero degli animali esotici da compagnia. Di solito arrivano dal Corno d’Africa attraverso lo Yemen, e moltissimi cuccioli muoiono persino prima di essere trasportati. Per una specie con popolazioni esigue, le perdite del commercio illegale costituiscono una reale minaccia di estinzione.

    Nelle aree più colpite dal commercio illegale di ghepardi nel Corno d’Africa, i ghepardi selvatici adulti sono stimati intorno ai  300 esemplari, soprattutto in Etiopia e nel Kenya settentrionale (i dati sulle popolazioni di Somalia e Somaliland non sono  disponibili).

    I cuccioli vengono catturati mentre la madre sta cacciando, e una volta allontanati cosi’ giovani dalla madre, non saranno in grado di ritornare in natura, non avendo appreso dalla madre l’arte della caccia necessaria per la sopravvivenza. I cuccioli catturati solitamente non superano i tre mesi di vita, a causa di patologie e malnutrizione. Se sopravvivono, il più delle volte non superano i due anni di età, per gli stessi motivi.

    Perché ci si dedica al bracconaggio? Gli animali vivi sono  gli status symbol più richiesti negli Stati del Golfo. Si stima che circa 1000 ghepardi sono stati tenuti in case e residenze in Arabia Saudita, Kuwait, gli Emirati Arabi Uniti e il Qatar in momenti diversi, pagati migliaia di dollari e sopravvivendo raramente in età adulta. Le prove evidenziano l’origine   illecita di questi ghepardi, sempre originate dalle  nazioni del Corno d’Africa .

    Pur non giustificando che si tengano in cattività animali selvatici, il CCF ha più volte fatto visita negli Emirati Arabi Uniti per sensibilizzare sul problema, fornendo ai veterinari e al personale addetto degli zoo locali  corsi di formazione  sulle cure da somministrare ai ghepardi. Nel dicembre del 2016, gli EAU hanno promulgato una legge che vieta la proprietà privata di animali esotici e pericolosi.

    Il CCF e i partner associati hanno trasferito i ghepardi confiscati in Somaliland in strutture di recupero in Etiopia e Gibuti. Dal 2016, il governo del Somaliland ha stabilito che i ghepardi confiscati nel Paese, devono rimanere all’interno di quest’ultimo. Per dare un rifugio sicuro e  cure adeguate ai cuccioli,  il CCF ha avviato una  raccolta di fondi di solidarietà a livello locale ed internazionale. Anche se attualmente tutti i ghepardi si trovano in un rifugio sicuro in mancanza di una struttura permanente, i ghepardi vengono accuditi tutti al meglio, con grande impegno e cure adeguate. Nell’aprile del 2017, il CCF ha avviato un partenariato con IFAW ( International Fund for Animal Welfare), che ha fornito le risorse necessarie a fornire cure ai ghepardi per un anno intero. Sono giunte anche sovvenzioni da SeaWorld & Busch Gardens Conservation Fund and donazioni di farmaci dallo Zoo di   Columbus, unitamente al sostegno finanziario fornito dal partner tedesco del CCF, Aktionsgemeinschaft Artenschutz (AGA)  e dal  CCF UK. Tuttavia è imperativo trovare soluzioni a lungo termine.

    (Trad. Betty von Hoenning©)

     

  • Il pericolo nutrie si sconfigge con la sterilizzazione e non con l’abbattimento

    Sono arrivate in Italia, importate dal Sud America, intorno alla metà degli anni cinquanta del secolo scorso perchè il loro pelo era adoperato per confezionare pellicce per signore. Elegantemente venivano chiamate ‘castorini’, un nome che destava simpatia, ma in realtà erano nutrie, animali roditori e assai riproduttivi. Poi, come tutte le mode, anche quella del castorino passò per fare posto a visoni, volpi, lapin, peli più pregiati, e così questi animaletti, che non avevano alcuna altra funzione, furono lasciati al loro destino: alcuni abbattuti, altri lasciati liberi, spesso in prossimità di corsi d’acqua. Non essendo specie autoctona ma proveniente da posti in cui ogni giorno le nutrie dovevano sopravvivere a se stesse sfuggendo ad anaconde, giaguari, puma e simili, fauna praticamente inesistente in Italia, dovettero adattarsi al nuovo territorio. Diffuse soprattutto nel nord Italia, più precisamente nell’area della pianura padana, pian piano hanno cominciato a trovare casa lungo i rigagnoli adoperati per irrorare i campi, e quindi sotto pontili, zattere, grossi fusti di alberi ecc. che con il loro continuo rodere si sono assottigliati fino a rompersi e a far realizzare a contadini e abitanti del luogo la pericolosità della permanenza della specie in quelle zone. Un pericolosità accentuata non solo dal fatto che le nutrie possono spostarsi e lasciare gli spazi scavati sotto il legno ad altri gruppi di animali che li adopereranno per il letargo ma anche dalla prolificità delle femmine che possono riprodursi anche 2-3 volte l’anno. La prima soluzione alla quale si è pensato, e che in alcuni casi ha trovato realizzazione, è stato l’abbattimento, garantito anche dalla presenza di cacciatori nella zona. Da qualche tempo però la situazione ha cominciato a prendere un’altra piega, grazie anche al nuovo Ministro dell’Ambiente, Sergio Costa, sensibile a questi temi, che ha preso in considerazione gli studi effettuati sulle nutrie che dimostrano come l’abbattimento sia una soluzione inutile  sbagliata perché le femmine, per difendere i piccoli, scavano buche nel terreno per nascondersi insieme lasciando così all’esposizione solo i maschi che vengono uccisi. I piccoli, crescendo, si riprodurranno accoppiandosi tra di loro. La soluzione migliore è quella della sterilizzazione che, sebbene impedisca alla specie di riprodursi, garantirebbe la vita degli animali finché consentito loro dalla natura e permettendo ai territori, nel tempo, di vedere estinguersi la specie. Gli studi sono stati già messi in atto nell’Oasi di Crava Morozzo, grazie ad un progetto, pioniere in Europa, patrocinato dal Comune di Torino e sostenuto dalla Città Metropolitana di Torino. I veterinari hanno sperimentato la sterilizzazione in laparoscopia su Mililiqu, prima nutria torinese catturata con gabbia  trappola, la quale, dopo appena due ore dall’intervento, è ritornata nei laghetti della Falchera. Non più abbattimento, quindi, ma rispetto per l’animale e per la scelta che ha fatto di abitare in un determinato luogo.

  • Per salvare l’uomo salvare l’ecosistema

    Da diverse parti del mondo scienziati, studiosi, che da anni si occupano delle condizioni di salute della terra, lanciano sempre più forti grida d’allarme per una situazione che rischia ormai di divenire irreversibile. Da sempre, alle voci della scienza, si uniscono le voci delle diverse associazioni ambientaliste e quelle, sempre più numerose, delle persone, non solo dei giovani.

    La battaglia per preservare l’ecosistema, che deve affrontare il problema del surriscaldamento, degli spaventosi incendi che hanno devastato i polmoni mondiali, dall’Amazzonia alla Siberia, è messa sempre più a rischio dalle azioni dell’uomo: dall’eccessivo inquinamento alla distruzione sistematica di flora e fauna.

    La sopravvivenza di diverse specie animali, che ormai rischiano l’estinzione, è una delle garanzie per la preservazione dell’ambiente e cioè della terra e della vita dell’uomo.

    Dal primo film del Re Leone, uscito 25 anni fa, la popolazione dei leoni africani si è dimezzata e vi è circa un milione di animali, di specie diverse, che sono sull’orlo dell’estinzione. I contrabbandieri continuano a colpire più o meno indisturbati, nonostante le diverse leggi che dovrebbero scongiurare l’uccisione degli animali. I leoni non sono uccisi solo come ambita preda di caccia grossa ma anche per estrarre denti ed artigli poi utilizzati per fabbricare gioielli. Il re della foresta rischia di estinguersi in 2-3 generazioni.

    Se da un lato dal Nepal arriva una buona notizia che riguarda la tigre, per la quale si sta facendo un’opera di salvataggio supportata anche dal Wwf, anche questo animale resta a rischio. In Nepal vi sono 235 tigri, in Bhutan 103, i Russia circa 580. La tigre è un animale ben identificabile in quanto le strisce sul manto sono diverse da una tigre all’altra e perciò con le fotocamere si possono riconoscere non solo il numero di esemplari ma anche i loro spostamenti

    Del terribile sterminio degli elefanti Il Patto Sociale si è già occupato in un articolo di Anastasia Palli il 21 agosto scorso. Le zanne dell’elefante, nonostante i divieti di vendita di avorio, continuano ad essere ricercate su un mercato nero che porta lucrosi introiti ai contrabbandieri.

    Per salvare il rinoceronte, ormai quasi estinto (in Kenya e Sudafrica vivono ancora solo 700 esemplari neri mentre il rinoceronte bianco è estinto, alcuni scienziati stanno cercando di riprodurlo con ovociti congelati, prima della morte degli ultimi esemplari), la Conservation Capital, società finanziaria britannica, ha emesso un’obbligazione chiamata Rhino Bond. Questa obbligazione lega gli investimenti delle persone alla preservazione della specie: se infatti il numero di rinoceronti neri crescerà nei prossimi cinque anni gli investitori avranno un ritorno economico (sarà rimborsato il capitale e verrà riconosciuta una cedola). Il rinoceronte è stato sterminato per il contrabbando del suo corno, che secondo la medicina tradizionale cinese sarebbe un potente afrodisiaco mentre nei Paesi arabi gli sceicchi usano il corno del rinoceronte come segno di potere.

    Uno degli animali più a rischio è il ghepardo, Cheetah Conservation Fund, insieme con la professoressa Laurie Marker, da anni, in Namibia, cerca di salvare questo splendido animale, braccato non solo per la pelliccia. Il ghepardo è diventato infatti anche uno status symbol da super-ricchi che lo sfoggiano nelle ville della penisola arabica e sui loro profili social, come pubblica anche Il Corriere della Sera (29 agosto 2019). Dal Corno d’Africa viene alimentato un commercio illegale di grandi proporzioni: secondo la CNN ogni anno 300 cuccioli di ghepardo vengono trafficati illegalmente dalla Somalia e molti di questi muoiono durante il trasporto. Oltre 1000 ghepardi sarebbero in mano a privati nei Paesi del Golfo. Sempre Il Corriere della Sera (27 agosto 2019) ricorda come in Iran ormai ve ne siano meno di 50 esemplari. Sempre in Iran alcuni scienziati, che si erano impegnati nel progetto di collocare fotocamere per controllare i movimento dei ghepardi e perciò preservarli, sono stati arrestati dai Guardiani della Rivoluzione con l’accusa di spionaggio. Uno di questi è morto in prigione. Neanche un appello di 350 colleghi di tutto il mondo, a sostegno della loro innocenza, confermata anche da due agenzie governative supervisionate da Rohani, è bastato a farli rilasciare.

    Tornando nel nostro Paese, le polemiche che ormai da troppo tempo riguardano lupi ed orsi, nonostante le normative europee che li tutelano, dimostrano la necessità di interventi urgenti per consentire una convivenza tra gli uomini, con le loro attività, e gli animali selvatici. Dall’agricoltura alla costruzione di dighe vi è l’urgenza di tutelare ciò che è necessario all’uomo e all’uomo è necessario che l’ecosistema sopravviva, ma senza le specie animali l’ecosistema muore.

  • Italia condannata dalla Corte Ue per la xylella in Puglia

    L’Italia non ha applicato le misure obbligatorie Ue per impedire il diffondersi del batterio vegetale da quarantena xylella fastidiosa, responsabile del disseccamento rapido degli ulivi in Puglia. E’ il verdetto emesso dalla Corte di giustizia Ue, che ha accolto il ricorso della Commissione Ue contro ritardi e mancanze nelle ispezioni e nell’abbattimento delle piante infette da parte delle autorità nazionali. Per l’Italia il verdetto comporta al momento solo il pagamento delle spese processuali, in quanto si tratta di una condanna per primo inadempimento.

    La sentenza conclude la prima fase di una procedura di infrazione che risale al 2015. Le misure di eradicazione Ue prevedono azioni di diversa intensità secondo aree delimitate. In particolare, una zona infetta, delimitata a nord da una fascia di 20 km, a sua volta confinante con una zona cuscinetto dove la lotta al batterio prevede l’abbattimento anche delle piante sane nel raggio di 100 metri. Nel 2016 la Corte di giustizia aveva già dichiarato la validità, sotto il profilo del diritto dell’Unione, di tali misure di eradicazione. La Corte constata, in primo luogo, che l’Italia non ha proceduto immediatamente alla rimozione di almeno tutte le piante infette nella fascia di 20 km confinante con la zona cuscinetto. In secondo luogo, la Corte constata che l’Italia non ha garantito, nella zona di contenimento, il monitoraggio della presenza della Xylella mediante ispezioni annuali effettuate al momento opportuno durante l’anno.

    Il batterio xylella fastidiosa è un patogeno da quarantena che può colonizzare oltre 500 specie di piante diverse. E’ nota agli esperti per i danni da centinaia di milioni che provoca ogni anno nei vigneti della California e negli agrumeti del Sud America. E’ stata segnalata la prima volta in Europa nel 2013 in Puglia, dove è l’agente principale della sindrome del disseccamento rapido dell’olivo. Da allora, nuovi focolai di diverse sottospecie del batterio sono stati scoperti in Francia (Corsica e Costa Azzurra), Spagna (Baleari, Valencia e Madrid), Toscana (Monte Argentario), Portogallo (Porto).

    Nel maggio 2019 l’Italia ha adottato un decreto per accelerare l’applicazione delle misure di quarantena e sostenere il settore oleicolo della Puglia con un piano da 150 milioni di euro per il 2020 e 2021. Nel giugno scorso, esperti della Commissione europea hanno compiuto un’ispezione in Puglia e Toscana. Il rapporto finale è in corso di stesura. Secondo gli ultimi aggiornamenti, per quanto riguarda la situazione in Puglia le attività di indagine 2018-2019 svolte nell’area delimitata sono state concluse nel maggio 2019, rilevando 165 piante infette nella fascia di 20 km e nessuna pianta infetta nella zona cuscinetto. Sono in corso le attività di abbattimento.

  • Settembre piovoso, buon mese per la raccolta funghi

    Boom di funghi, con un raccolto superiore del 50% al Nord rispetto a quello dello scorso anno grazie alle piogge abbondanti. E’ quanto emerge dalla mappa elaborata dalla Coldiretti sull’inizio della ‘vendemmia dei porcini’ 2019 lungo la penisola, dal Trentino, dove i raccolti sono già ricchi, alle le regioni del Sud, dove la caccia a porcini, chiodini, finferli e altre varietà non è ancora entrata nel vivo per carenze di pioggia.

    In Trentino, prosegue la Coldiretti, c’è chi ha già preso delle maxi multe per aver esagerato nella raccolta e in Lombardia si registra una raccolta già superiore del 30% rispetto a quella del 2018. Cestini pieni anche in Piemonte, con un 20% in più. Il Centro-Sud è invece ancora in attesa delle condizioni ideali per la nascita dei funghi, ossia terreni umidi senza piogge torrenziali e una buona dose di sole senza temperature eccessive.

    Se in Emilia si attende l’avvio della stagione, in Romagna in luglio si è partiti con i porcini; in Umbria i primi dati registrano un aumento del 25% rispetto al 2018, con punte del 40% in provincia di Perugia. In Toscana i porcini sono ancora fermi ad eccezione dell’Appennino centrale, dove nella Valtiberina c’è stato un assaggio di raccolta dopo le piogge di fine luglio, con un aumento 50% nell’Aretino.

    Raccolto di porcini in calo in Abruzzo, dove fra luglio e agosto la raccolta di russole e porcini ha registrato una riduzione fino al 60%, e in Calabria, dove la raccolta è iniziata in modo sporadico soltanto sulla Sila, con finferli e porcini. Ovunque, rileva infine la Coldiretti, è importante non improvvisare, utilizzare cestini di vimini ed evitare le buste di plastica e, soprattutto, seguire regole certe e rivolgersi per i controlli alle strutture dei Comuni o alle Unioni micologiche.

  • La Costituzione (dei bambini) insegnata agli adulti

    di Karl Wolfsgruber

    Art. 1
    L’Italia è una Repubblica fondata sulla Natura. La sovranità appartiene a tutti i bambini, che la affidano, pro tempore, agli adulti…

    Art. …
    La Repubblica tutela tutti gli Esseri Viventi e il patrimonio ambientale, storico e artistico della Nazione.
    Promuove il rispetto e lo studio delle antiche tradizioni artistiche, storiche, alimentari e linguistiche italiane e di tutti gli altri paesi e lo sviluppo di una cultura di rispetto e amore per l’Ambiente e gli Esseri Viventi perché non vi è vera cultura se non c’è pieno rispetto per tutti i diritti fondamentali.

    Art. …
    La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili di tutti gli Esseri Viventi e richiede agli adulti l’adempimento dei doveri inderogabili di tutela della Natura e di Solidarietà con essa…

    Art. …
    È compito degli adulti preservare l’Ambiente per le future generazioni…

    Art. …
    La Repubblica riconosce a tutti gli adulti il diritto ad un lavoro utile e salubre e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto.
    Ogni adulto ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un’attività o una funzione che concorra alla salvaguardia della Natura e alla crescita fisica, mentale e morale di tutti gli Esseri Umani.

    Art. …
    L’ordinamento giuridico italiano si conforma alle norme del diritto internazionale ed in particolare modo alla Dichiarazione Universale dei Diritti della Madre Terra, alla Carta internazionale sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza, alla Dichiarazione Universale dei diritti umani ed alla Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Animale…

    Art. …
    L’Italia, per volontà di tutti i bambini (e di ogni adulto che non ha dimenticato di essere stato bambino), ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali…

    Art. …
    La bandiera dei bambini di tutto il mondo è con i colori dell’arcobaleno. Per la bandiera italiana sono stati scelti tre fra questi colori: il verde (a celebrazione della rigogliosa e generosa natura di questo paese), il bianco (a memoria della purezza d’animo che ha contraddistinto tanta umile e brava gente nella storia di questo paese) ed il rosso (a memoria del sangue versato da chi ha messo il bene per i suoi simili e per la Natura davanti ai propri interessi personali)…

    Art. …
    La Repubblica, una e indivisibile, riconosce e promuove la sincerità e la coerenza con i propri principi fondamentali…
    Ogni bambino italiano a cui si insegna a casa e a scuola di non litigare con gli altri, di rispettare gli altri, di condividere con gli altri, di rimettere in ordine dopo aver fatto disordine, di pulire dopo aver sporcato, di chiedere scusa dopo aver fatto un torto, di non mangiare porcherie e, soprattutto, di non ferire le altre creature… chiede a tutti gli adulti di questo amato paese, di fare altrettanto.

  • Brussels issues guidance on integrating ecosystems into decision-making

    The European Commission has published on 3 September two new guidance documents implementing an action plan for nature, people and the economy.

    The tools aim to help policymakers solve socio-economic challenges while protecting Europe’s nature, and should serve as an important reference point to developing future policy initiatives.

    Protecting and restoring nature is also an insurance policy for long-term sustainable economic development.

    The guidance document on ecosystems highlights the benefits from nature, and ways to integrate them in business investment decisions, while the document on strategic EU level green and blue infrastructure defines instruments to help planners integrate natural landscape features into strategic “green and blue infrastructure”.

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