Ambiente

  • WWF Italia lancia il progetto Aule Natura

    In Italia ci sono più di 40.000 cortili scolastici. Tantissimi sono fazzoletti di cemento, spesso inagibili e desolati. E’ oramai provato scientificamente che i bambini hanno bisogno della natura per crescere sani.  Bisogna agire adesso che le scuole, costrette dall’emergenza Covid-19, stanno ripensando la distribuzione e l’utilizzo degli spazi.
    WWF Italia presenta il progetto Aule Natura e chiede l’aiuto di tutti i cittadini che hanno a cuore la salute dei bambini. Il progetto vuol dotare le scuole di 14 aree metropolitane, nelle situazioni più disagiate, di aree verdi all’aperto che saranno chiamato appunto Aule Natura, con alberi, giardini delle farfalle, orti didattici.
    Il sogno è che possano diventare tante e “colorino” di natura i cortili di tantissime scuole italiane.

    Le Aule Natura sono spazi in cui saranno riprodotti differenti microhabitat (stagno, siepi, giardino) dove bambini e ragazzi potranno osservare direttamente non solo le diverse forme di viventi, ma anche la relazione alla base delle reti ecologiche. I numeri del progetto: superficie area verde 80 mq, gruppo classe: 25 studenti, distanziamento: 3,5 mq/studente.

    Per contribuire al progetto e cliccare sul seguente link: https://sostieni.wwf.it/aule-natura.html?utm_source=Dm&utm_medium=MC&utm_campaign=Donazione2020

  • IEA and Singapore’s EMA launch sustainable energy policies programme in smart cities

    The International Energy Agency (IEA) estimates that Southeast Asia’s electricity demand is set to grow at an average rate of 4% annually, based on today’s policy settings. This could result in a doubling of demand by 2040 from 2019 levels, the IEA. The growth is driven by urbanisation, industrialisation and rising consumption by a growing middle class. This presents a golden opportunity for Association of South East Asian Nations (ASEAN) cities to adopt smart, low-carbon solutions and meet rising energy demand in the most efficient way possible.

    On September 7-10, more than 250 participants from 27 countries are expected to take part in the inaugural digital edition of the Singapore-IEA Regional Training Programme on Sustainable Energy Policies for Smart Cities, the IEA said, adding that the Programme brings together policy makers, urban planners and academia to look at improving energy efficiency in cities and to formulate policies that meet local urban energy challenges.

    According to the IEA, the four-day online training programme will feature experts from the IEA and Singapore government agencies, such as the Centre for Liveable Cities and Land Transport Authority. Insights on key themes of integrated spatial and transport planning, sustainable municipal services and distributed energy resources will be shared. Representatives from the Sustainable Energy Development Authority of Malaysia and the World Bank will also be presenting their experiences.

    Energy Market Authority Chief Executive Ngiam Shih Chun said the impact of the COVID-19 pandemic on the global economy has been unprecedented and the energy sector has not been spared. “Despite the challenges, we must not lose sight of our efforts towards a low-carbon energy future. To better manage rising energy demand in Southeast Asia, the EMA and the IEA have designed a training programme to build capacity and enhance knowledge sharing to support the region’s energy transition,” he said.

    IEA Executive Director Fatih Birol said the aim is to train thought leaders of today and tomorrow from across all levels of government in the best ways that Southeast Asia can embrace renewables and energy efficiency to accelerate clean energy transitions in its cities. The IEA’s online training programmes and knowledge-sharing community are key to our commitment to making our expertise open and accessible to all.

    The training programme is the fourth activity under the Singapore-IEA Regional Training Hub initiative, which was launched in 2016 when Singapore became an Association Country of the IEA. The programme represents a key milestone in establishing a network of energy professionals and urban practitioners to facilitate knowledge exchange and harness cities’ innovative and operational capabilities in clean energy transitions.

    Singapore and the IEA will next co-host the 2nd Global Ministerial Conference on System Integration of Renewables on October 27, which is being held in conjunction with the 13th Singapore International Energy Week. The IEA’s new Electricity Security report will be launched at the Ministerial Conference.

     

  • L’UE investe 80 milioni di euro in trasporti non inquinanti in Slovenia

    La Commissione europea ha approvato l’8 settembre un investimento di 80 milioni di euro dal Fondo di coesione per costruire un tunnel e due viadotti nell’ambito di un progetto più ampio per fornire una seconda linea ferroviaria tra il porto di Capodistria e il villaggio di Divača nella Slovenia occidentale.

    Secondo la Commissione, la nuova linea è essenziale per far fronte a una domanda crescente lungo la rotta e collegare un corridoio cruciale della rete centrale alle rotte marittime.

    Il commissario europeo per la coesione e le riforme, Elisa Ferreira, ha osservato che si tratta di un investimento dell’UE, necessario per il miglioramento della connettività ferroviaria del porto di Capodistria, che è un hub cruciale per il trasporto di merci e passeggeri con l’Europa centrale. Oltre a favorire la connettività slovena, il progetto sostiene perciò anche il funzionamento del mercato interno in quanto rafforza la coesione economica e sociale.

    Il miglioramento del collegamento ridurrà le strozzature esistenti lungo questa rotta trafficata per un trasporto ferroviario più veloce, più efficiente e competitivo e, reindirizzando il traffico dalla strada alla ferrovia, il progetto contribuirà a ridurre le emissioni di anidride carbonica (CO2) e ossido di azoto (NOx), migliorando la qualità dell’aria locale in linea con l’adesione della politica di coesione agli obiettivi del Green Deal dell’UE.

  • L’inquinamento uccide 630mila europei ogni anno

    Un morto su 8 nell’Ue e nel Regno Unito è dovuto all’inquinamento dell’aria, dell’acqua, alla mancanza di verde. Il 13% dei decessi totali ogni anno, 630mila secondo le stime dell’Oms e dell’Agenzia europea dell’ambiente (Aea), che le ha raccolte in un rapporto sull’impatto delle variabili ambientali e sociali sulla salute in Europa.

    Lo smog è il killer più pericoloso e più noto, 400mila morti l’anno, soprattutto a causa del particolato fine (PM2,5). Poi l’inquinamento acustico, con 12mila decessi. Le ondate di calore, sempre più frequenti a causa del cambiamento climatico, secondo alcuni scenari potrebbero arrivare a mietere 130mila vittime l’anno. L’impatto più forte lo subiscono le fasce sociali più deboli e a basso reddito. “Ricchezza e benessere sono determinanti della salute”, dice all’Ansa Catherine Ganzleben, una delle autrici del rapporto. Realtà che si riflette nella cortina che ancora resiste tra Europa dell’est e dell’ovest. I decessi attribuibili a cause ambientali sono il 19% del totale in paesi a basso reddito pro-capite come la Romania e il 10% in quelli più ricchi come Danimarca e Svezia, con l’Italia al 12%. La Pianura padana si conferma una delle aree con più smog dell’Ue. Il caso della contaminazione delle acque da sostanze perfluoroalchiliche (Pfas) in Veneto ha tristemente insegnato all’Europa sia il rischio degli inquinanti non monitorati ma anche le misure da prendere per rispondere.  La Penisola è il Paese in cui le malattie croniche interessano la parte più piccola della popolazione senza marcare le diseguaglianze, come accade invece nei paesi del Nord Europa. Le città, dove fattori ambientali e sociali si mescolano e si sovrappongono, sono i luoghi più a rischio. Ma possono cambiare le cose recuperando spazi al verde e alle acque, anche solo aumentando la vegetazione dove si può. L’Aea cita una serie di esperienze Ue, dal progetto di ristrutturazione del quartiere Deckel di Amburgo, ai nove corridoi ‘verdi’ di Lisbona, fino al bosco verticale di Milano. Per invertire la tendenza servono però azioni più decise al livello più alto, e una maggiore integrazione delle politiche ambientali, sociali e della salute.

    L’Aea compie anche una prima analisi degli studi su Covid-19 e smog. Sebbene ci siano “prime evidenze” di una correlazione tra alta mortalità da coronavirus, inquinamento atmosferico e povertà, l’Agenzia sottolinea che gli studi effettuati fin qui hanno “una serie di limitazioni significative, quindi i risultati vanno interpretati con attenzione”, e servono nuove ricerche.

  • La Grande Maria

    È il 12 settembre del 1906 e ci troviamo a Kingsport una piccola e fiorente cittadina del Tennessee nata nel periodo di maggiore espansione delle ferrovie in Nord America.  Quella sera era molto atteso lo spettacolo di fama mondiale del Circo Sparks (The Sparks World Famous Shows). Nei fatti, un circo di piccole dimensioni che viaggiava negli Stati Uniti orientali e che, come unica vera attrazione aveva cinque elefanti. Fra questi vi era un esemplare femmina di ventidue anni, di provenienza asiatica denominata la Grande Maria (The Big Mary) per le sue particolari dimensioni. Pesava sulle cinque tonnellate e veniva presentata come anche più grande dell’enorme elefante Jumbo, attrazione del più ricco e famoso Circo Barnum (che si spostava per l’America con ben 84 carrozze ferroviarie!). Nel pomeriggio, durante la parata pubblicitaria, Walter Eldridge, un operaio vagabondo arrivato da pochi giorni in città ed assunto dal signor Sparks il giorno prima con il ruolo di addestratore di elefanti (ruolo mai rivestito in vita sua), guidava i pachidermi a cavallo di Maria con una lunga canna dalla punta affilata. Come riportano alcuni testimoni, durante la parata Maria si era fermata per raccogliere una fetta di cocomero da terra con la sua proboscide. Eldridge per farle riprendere la marcia pare che l’abbia pungolata più volte e con forza a un lato della testa al punto tale che l’elefantessa, esasperata, con una sola mossa lo fece cadere a terra e, presa dallo spavento generale, lo uccise schiacciandolo. Si racconta che il fabbro della città, un certo Hench Cox sparò anche alcuni colpi di pistola su Maria, ferendola superficialmente, ma senza inibirne la forza. Morto Eldridge, gran parte della folla iniziò ad urlare “A morte l’elefante! A morte l’elefante!”.

    All’epoca (e credo non solo all’epoca), quando avvenivano tali incidenti, i proprietari dell’animale si affrettavano a spostarsi in un’altra località, a cambiare il nome dell’animale e a rivenderlo a un altro circo. Ma questo non fu il caso di Maria. Qualunque cosa fosse realmente successo, infatti, dopo aver ucciso il suo addestratore, già in giornata e il mattino seguente, venne denominata da tutti e su tutti i giornali della regione come Maria l’Assassina (The Murderous Mary) o l’Elefantessa Assassina (The Killer Elephant) o con altri epiteti simili. Quindi, non c’era più tempo per squagliarsela. Così, temendo per la sua reputazione e cercando di trarre profitto da tanto interesse, nonostante i vent’anni passati assieme con Maria, il signor Sparks decise di far sopprimere l’animale con uno spettacolo pubblico a pagamento. Del resto lo slogan del suo circo era “Morale, divertente e istruttivo!”. Ma sorse un problema: come si poteva uccidere un elefante di quelle dimensioni e in modo spettacolare?

    È il 13 settembre. Il destino di Maria è segnato. Diverse fonti parlano di un’accesa e appassionata discussione fra i mastri del paese. L’ipotesi di una fucilazione venne scartata quasi subito avendo visto la resistenza del pachiderma alle pallottole. Alcuni presenti suggerirono di fulminare Maria con l’elettricità, come avvenne nel 1903 a Coney Island (con l’aiuto del grande scienziato Thomas Edison che si occupò personalmente dell’esecuzione dell’elefantino Topsy infliggendogli per 10 minuti una scossa di 6.600 Volt – dopo averlo anche avvelenato con delle carote al cianuro – di fronte a più di 1.500 spettatori paganti. Nota: esiste un filmato dell’epoca perché Thomas Edison fece filmare l’esecuzione). Anche di fronte a questa ipotesi si dovette desistere perché all’epoca in tutto il Tennessee non c’era abbastanza corrente elettrica per sopprimere un elefante di quelle dimensioni. Altri pii cittadini si offrirono volontari per portare in città un cannone della Guerra Civile per spararle in pancia. Altri proposero di schiacciarla lentamente tra due motori a vapore opposti, mentre alcuni suggerirono di legare la sua testa a una locomotiva e le sue gambe a un’altra e far partire i treni in direzioni opposte. Insomma, tante brillanti idee! Ma quella che trovò tutti d’accordo e, soprattutto il signor Sparks per l’evidente risonanza pubblicitaria che ne avrebbe tratto, fu quella di impiccare Maria presso lo scalo ferroviario del vicino paese dove vi era una grande torre meccanica in grado di sollevare le carrozze dei treni. Così, in tarda mattinata il circo partì in ferrovia per arrivare a Erwin, nella contea di Unicoi. Era un giorno piovoso e, dopo uno spettacolo del Circo in città, al quale Maria non partecipò perché incatenata ad un palo, una folla di circa 2.500 persone (fra cui molti bambini) si radunò nei pressi della ferrovia di Clinchfield per assistere alla sua esecuzione. Le fonti narrano di una folla eccitatissima che urlava e additava l’elefantessa come un demone, un terribile flagello e un’assassina e si mormorava che avesse già ucciso tre, sei, diciotto o persino venti uomini. Per impiccare l’elefantessa usarono una gru e una grossa catena. Il primo tentativo fallì: la catena si spezzò e Maria cadde sul terreno causando il momentaneo allontanamento della folla, che ne temeva la furia. Furia che non vi fu perché Maria nella caduta si era brutalmente spezzata l’anca tanto che diversi testimoni oculari raccontano di aver udito un rumore fortissimo. Al secondo tentativo, la catena non si spezzò e la Grande Maria, dopo dieci interminabili minuti di sofferenze, potè finalmente riposare in pace. Una fonte dice che l’hanno lasciata impiccata per circa mezz’ora per poi essere dichiarata morta dal medico locale, il dottor Stack. Le informazioni sul luogo e sulla sede della sua sepoltura sono discordanti. Qualcuno scrisse che il suo corpo venne addirittura dato alle fiamme. Secondo altri articoli sulla storia del circo Sparks, gli altri quattro elefanti, compagni di sventura di Maria, pare che abbiano barrito tutta la notte seguente e ci siano voluti diversi mesi affinché si calmassero rassegnati al loro destino.

    Tanti animali nel Mondo e fra questi, anche tanti elefanti sono a rischio di estinzione per mano nostra. Dei circa cinquecentomila esemplari censiti molti sono in pericolo e più di duemila vivono ancora in cattività nei Circhi di mezzo mondo dove, di certo, non vivono contenti. Alla fine la Grande Maria è stata uccisa perché, come tanti animali, nonostante l’incredibile paziente accettazione della costante umiliazione subita dall’uomo, ha reagito, per pochi secondi, per lasciarsi andare all’istinto di sopravvivenza più intimo… la fame… per accontentarsi di uno sporco scarto di cocomero. O, da un altro punto di vista, è stata uccisa perché the World Famous Shows Must Go On. Lo spettacolo doveva e deve andare avanti. Oggi ad Erwin c’è un negozio di antiquariato che si chiama l’Elefante penzolante (Hanging Elephant) e che da decenni vende centinaia di magliette colorate con un’immagine della Grande Maria.

    Finché gli uomini massacreranno gli animali, si uccideranno tra di loro. In verità, colui che semina il seme del dolore e della morte non può raccogliere amore e gioia (Pitagora)

  • Stage Seminario Università dei Parchi 2020

    L’11 e il 12 settembre prossimi si svolgerà lo Stage Seminario Università dei Parchi 2020 ad Abbadia San Salvatore, presso Fonte Magria, nel Parco del Monte Amiata, in Toscana. L’idea, sostenuta in occasione della giornata dedicata al libro a e alla natura, mira a far conoscere un territorio suggestivo e dalle forti potenzialità naturali abitato da numerose specie rare. Il territorio, abitato dagli etruschi, è ricco di bellezze, storia e cultura che possono trasformarsi in importante volano economico. E per questo la due giorni prevede incontri, relazioni proiezioni ed escursioni per scoprire e conoscere tali ricchezze. Chi ha voglia di vivere un’esperienza all’insegna della natura e della storia può scrivere alla mail cnicoloso60@gmail.com o telefonare al numero 339/248.23.00.

  • Metà delle spiagge italiane a rischio erosione

    Quasi la metà delle spiagge di sabbia italiane è colpita dall’erosione. E la colpa è soprattutto dell’uomo: cementificando le coste per costruire edifici e porticcioli, ha alterato il corso naturale delle correnti e delle mareggiate. Il risultato è che negli ultimi cinquanta anni sono spariti 40 milioni di metri quadrati di spiagge. L’allarme lo ha dato Legambiente. L’associazione ha presentato uno studio sullo stato di erosione delle coste in Italia e il nuovo portale dell’Osservatorio Paesaggi Costieri Italiani. La ong ambientalista ha elaborato un quadro dell’evoluzione dell’erosione delle nostre coste tra il 1970 e il 2020, partendo dagli ultimi dati pubblicati dal Ministero dell’Ambiente con ISPRA e con le 15 Regioni marittime.

    Secondo i dati elaborati dal geologo marino Diego Paltrinieri, su circa 8.000 chilometri di litorale, le coste basse sabbiose (che sono quelle sostanzialmente erodibili) coprono 3.770 chilometri, di cui 1.750 chilometri sono attualmente in erosione, il 46,4%. Negli ultimi 50 anni, i litorali erosi sono triplicati: è come aver perso in media 23 metri di profondità di spiaggia per tutti i 1.750 km di litorale colpiti. I dati evidenziano inoltre un profondo dislivello tra Nord e Sud del paese, con picchi fino al 60% nelle regioni di Sicilia e Calabria.

    Le cause principali secondo Legambiente sono da attribuire al consumo di suolo, con la costruzione di edifici e di nuove opere infrastrutturali portuali o di opere rigide a difesa dei litorali. E c’è il rischio (quasi certo) che i cambiamenti climatici in atto inaspriscano ancora il fenomeno. Le opere marittime connesse al sistema portuale nazionale si sviluppano per circa 2.250 chilometri (dati ISPRA 2010). Questa profonda cementificazione del litorale ha innescato fenomeni di erosione, dovuti alla alterazione della naturale dinamica litoranea.

    Per combattere questa minaccia, Legambiente ha presentato il portale www.paesaggicostieri.org, realizzato in collaborazione con università e centri di ricerca italiani. Sul portale si trovano analisi e ricerche scientifiche sull’argomento. L’obiettivo è aumentare l’attenzione sui fenomeni di degrado in corso e fornire risposte concrete per la tutela dei paesaggi costieri. Particolare attenzione viene data all’effetto dei cambiamenti climatici, al consumo di suolo e ai nuovi modelli di uso degli spazi e di turismo.

  • Per fronteggiare la pandemia, la plastica negli oceani potrebbe triplicarsi entro il 2040

    La quantità di plastica che finisce negli oceani potrebbe triplicarsi entro il 2040, raggiungendo un peso complessivo di 600 milioni di tonnellate, equivalenti a quello di oltre 3 milioni di balenottere azzurre. Un’impennata alla quale sta contribuendo non poco l’attuale pandemia di Covid-19, durante la quale il consumo di plastica monouso è aumentato sensibilmente. A tracciare lo scenario è la ricerca pubblicata sulla rivista Science, coordinata da Winnie Lau, dell’organizzazione non governativa Usa The Pew Charitable Trusts. Fra i contributi, quello dell”italiano Enzo Favoino, della Scuola Agraria del Parco di Monza.

    Sulla base di una simulazione, la ricerca indica che, se non saranno intraprese quanto prima azioni volte a ridurre la produzione e il consumo di plastica, nei prossimi 20 anni la quantità di questa sostanza inquinante è destinata ad aumentare da 11 milioni a 29 milioni di tonnellate: l’equivalente di circa 50 chilogrammi di plastica per ogni metro di costa in tutto il mondo. Secondo la simulazione gli attuali impegni presi da governi e industria potranno contribuire a ridurre di appena il 7% entro il 2040 la quantità di plastica che raggiunge gli oceani.

    I maggiori colpevoli dell’invasione di plastica negli oceani sono, secondo la ricerca, i rifiuti solidi urbani non raccolti. Puntare a ridurli è quindi cruciale, ma per la coordinarice della ricerca non esiste un ‘proiettile magico’ in grado di risolvere il problema. Piuttosto sarà indispensabile coordinare più azioni, in un pacchetto che ne comprenda almeno otto. Fra queste i ricercatori indicano la sostituzione di alcune materie plastiche con carta e materiali postabili, la progettazione di prodotti e imballaggi riciclabili, l’aumento del riciclo. L’effetto che si attende è la riduzione, da qui al 2040, di circa l’80% della plastica che fluisce nell’oceano ogni anno; attesi anche un risparmio per i governi stimato in 70 miliardi di dollari, sempre entro il 2040, la riduzione delle emissioni annue di gas serra e la creazione di 700.000 posti di lavoro. “Come dimostra il rapporto – rileva Tom Dillon, vicepresidente per l’ambiente di Pew – con un’azione rapida e concertata possiamo rompere l’onda di plastica. Possiamo investire in un futuro all’insegna della riduzione degli sprechi, migliori risultati sulla salute, maggiore creazione di posti di lavoro e un ambiente più pulito e più resiliente sia per le persone che per la natura”.

  • L’importanza degli insetti

    Abbiamo spesso parlato di animali ma non dobbiamo dimenticarci che insieme a noi, sulla terra, vivono centinaia di miliardi di insetti, dalle vette ghiacciate alle regioni più torride. Gli insetti sono essenziali per la sopravvivenza della vita, a loro dobbiamo l’impollinazione senza la quale non ci sarebbero più le piante ed ogni tipo di vegetazione che ci dà ogni tipo di nutrimento. Gli insetti puliscono il terreno producendo, dagli scarti, un terriccio che serve alla riproduzione ed alla crescita delle piante.

    Oggi il pericolo è che a causa della deforestazione, della cementificazione, dell’agricoltura intensiva e dell’inquinamento la presenza degli insetti si riduca in modo pericoloso e già questa diminuzione è in atto in modo esponenziale, tutti ricordiamo i diversi e molteplici gridi di allarme per la continua diminuzione delle api.

    Molti insetti contrastano i problemi delle piante colpite dagli afidi, le coccinelle, ad esempio, sono preziose per una coltivazione biologica ma sono molti gli insetti, anche allevati e venduti proprio per consentire di coltivare non utilizzando prodotti nocivi per la salute e per l’ambiente.

    Con i tanti insetti utili per la vita del pianeta e perciò per la vita degli esseri umani ce ne sono anche di nocivi che uccidono le piante, distruggono le foglie dalle quali, fino all’ultimo, anche quando sta già arrivando l’inverno, le piante prendono nutrimento, le piante producono le foglie e tramite le foglie prendono tutto ciò che serve alla loro vita fino all’ultima foglia che cade alla fine d autunno. Vi sono Insetti nocivi che, come le cavallette, distruggono centinaia di ettari di raccolti, procurando terribili carestie, o insetti che arrivano da paesi lontani portando malattie alle nostre piante le quali, non avendoli mai conosciuti, non hanno strumenti per difendersi. Gli insetti non hanno polmoni e respirano attraverso tubicini che raccolgono ossigeno da forellini nell’addome e lo distribuiscono al resto del corpo, possono essere piccolissimi, anche invisibili ad occhio nudo o molto più grandi come l’insetto stecco che può misurare 62 centimetri.

    Gli insetti sono un mondo variegato e complesso nel quale per combattere quelli nocivi intervengono gli insetti buoni, utili alla nostra vita, come un’eterna lotta tra il bene ed il male.

  • L’UE riflette sul futuro della politica artica

    La Commissione europea e il Servizio europeo per l’azione esterna hanno avviato congiuntamente una consultazione pubblica sulla via da seguire per la politica artica dell’Unione europea in vista delle nuove sfide e opportunità, comprese le ambizioni dell’UE nell’ambito del Green Deal europeo.

    “L’Artico è una frontiera in rapida evoluzione nelle relazioni internazionali”, ha affermato l’Alto rappresentante per la Politica estera dell’Unione, Josep Borrell, aggiungendo che i cambiamenti climatici stanno trasformando drammaticamente la regione e aumentando la sua importanza geopolitica, con un numero di attori che vedono nuove opportunità strategiche ed economiche nell’estremo nord. “Dobbiamo garantire che l’Artico rimanga una zona di bassa tensione e cooperazione pacifica – continua Borrell – dove le questioni vengano risolte attraverso un dialogo costruttivo. L’Unione europea deve essere fortemente attrezzata per gestire efficacemente le nuove dinamiche, in linea con i nostri interessi e valori”.

    Per il commissario europeo per l’Ambiente, gli oceani e la pesca, Virginijus Sinkevičius, è fondamentale che ciò che accade nell’Artico non rimanga circoscritto a quell’area perché riguarda tutti. Ed è perciò necessaria una solida politica artica dell’UE che deve essere all’avanguardia, chiara e coerente per affrontare le sfide negli anni a venire.

    Con la consultazione la Commissione cerca input sui punti di forza e sulle carenze della politica esistente al fine di preparare un approccio aggiornato. Il progetto contribuirà a riesaminare il ruolo dell’UE nelle questioni relative all’Artico, rivedere le tre priorità dell’attuale comunicazione congiunta su una politica integrata dell’Unione europea per l’Artico e le relative azioni e identificare possibili nuove aree politiche da sviluppare.

    La lotta al cambiamento climatico e ai suoi impatti e la protezione dell’ambiente sono obiettivi chiave per la regione e contribuire alla promozione dello sviluppo sostenibile nell’Artico a beneficio di coloro che vivono lì, comprese le popolazioni indigene, è un’altra priorità per l’UE. Scienza, innovazione e forte sostegno alla cooperazione multilaterale sono alla base dell’approccio dell’UE nei confronti dell’Artico.

    La politica artica dell’UE è stata regolarmente aggiornata da quando è stata delineata per la prima volta nel 2008.

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