Elon Musk è sicuramente un personaggio stravagante e non proprio politically correct, ma le perplessità che la sua figura genera stanno forse per sconfinare nell’ennesima teoria del complotto, affermata più che dimostrata. Nel fiorente dibattito su un attacco che la tecnocrazia capitalista starebbe muovendo dal paradiso hi-tech della California al mondo, protagonista Musk ma non solo lui, l’uomo più ricco del mondo, Musk appunto, avrebbe secondo alcuni un piano segreto per conquistare il mondo.
La mobilità elettrica, le gigafactory per produrre batterie, la rete satellitare Starlink, la robotica, l’intelligenza artificiale, i social network e progetti di interazione tra uomo e tecnologia come Neuralink sarebbero tutti passi, secondo tanto scrive Marco Montemagno, attraverso i quali Musk, che in ciascuno di questi campi opera con società che ha messo in piedi o ha acquistato, punta ad avere il controllo del pianeta.
Francamente, pare un po’ eccessivo. La mobilità elettrica è un tema che ha acquistato popolarità attraverso Greta Thumberg almeno quanto attraverso la Tesla di Musk ed è stata più la prima che la seconda a indurre l’Unione europea a mettere al bando la costruzione di motori endotermici a partire dal 2035. Di più: a beneficiare di quella decisione è stata soprattutto la Cina, al punto che la stessa Unione europea ha parzialmente fatto retromarcia sulla motorizzazione elettrica per evitare che l’automotive dagli occhi a mandorla diventasse egemone a scapito dell’industria automobilistica europea. E se è vero che Musk ha interessi e fabbrica anche in Cina, è altrettanto vero che Tesla, dopo aver dovuto fare i conti con un calo di popolarità e di appeal per via dell’appoggio di Musk a Trump, ha dovuto fare i conti con un competitor cinese come Byd che proprio grazie all’entusiasmo generale per i motori elettrici ha acquisito una posizione di assoluto rilievo sul mercato mondiale dell’auto. Le gigafactory servono del resto per produrre ciò di cui le auto elettriche hanno bisogno per muoversi, le batterie, ma certo se a beneficiare della mobilità elettrica è la Cina il piano di Musk per dominare il mondo attraverso Tesla e gigafactory appare poco ben congegnato. Più che di dominare il mondo, a Musk può essere rimproverato di aver fatto sì che altri ci provassero.
Starlink ha consentito all’Ucraina di difendersi dagli attacchi della Russia, anche se il suo utilizzo da parte di Kiev dipende largamente dagli umori dello stesso Musk, che può consentire come negare che l’Ucraina si avvalga dei satelliti della stessa Starlink. Almeno per ora più che consentire a Musk di dominare il mondo, sono serviti a impedire a Putin di domare l’Ucraina e per il futuro l’Unione europea sta mettendo a punto, seppur con notevole ritardo su Musk, un proprio sistema satellitare di difesa (se ne è parlato lo scorso autunno, quando si è ipotizzato che l’Italia si affidasse a Starlink).
Quel che fu Twitter e oggi dopo essere stato comprato da Musk si chiama X non è l’unico social network al mondo e il problema delle fake news che circolano sui social non riguarda soltanto X, per quanto lassista possa essere la policy cui Musk ha improntato X una volta acquistatolo. Almeno finora, maggiori preoccupazioni, tanto da indurre a disporre divieti di utilizzo, ha suscitato TikTok (pure cinese). Grok, basato sull’intelligenza artificiale, è divenuto popolare, scalando la classifica delle app più scaricate, quando è emerso che poteva essere utilizzato per ottenere ‘rendering’ di persone avvenenti senza veli, ma Ue e Regno Unito hanno subito attivato limitazioni legali a tali facoltà e lo stesso Musk ha dichiarato che quella possibilità verrà inibita. Per quanto non sembri che quella possibilità sia stata davvero inibita, anche in questo caso almeno una parte del mondo ha dimostrato di non sottostare passivamente a ciò che Musk fa. Vero è che le limitazioni introdotte dalla Ue hanno indotto Donald Trump a reagire contro l’Unione europea al suo solito modo, non da ultimo negando l’accesso negli Usa all’ex commissario europeo Breton, ma il contenzioso tra Ue e Usa sulle tecnologie è in atto da decenni ormai (fu Mario Monti commissario europeo antitrust a introdurre le prime sanzioni verso i colossi americani della tecnologia) e Bruxelles appare coerente da anni nel seguire la linea che ha scelto.
Optimus e Neuralink, le società di Musk che si occupano di robotica e di interazione tra macchine e cervello umano, non appaiono almeno per ora in grado di condizionare il mondo. Robot umanoidi se ne trovavano in vendita nelle vetrine di Tokyo già nei primi anni 2000, non sono certo un esclusiva di Musk o di altri, microchip nel cervello umano a tutt’oggi appaiono ancora ipotesi fantascientifiche, per quanti studi (anche opportuni, in termini di cura di malattie) vengano fatti sul tema.