Economia

  • Ricordare un po’ di quello che accade intorno al nostro isolamento necessario

    Ventiquattresimo, ventesimo giorno, come molti, tra il dolore per le persone scomparse e la partecipazione a quello di quanti stanno combattendo per tornare alla vita un pensiero anche ai tanti che, tra tutte le diverse difficoltà materiali e morali, hanno perso un amico a quattro zampe, un piccolo compagno di vita che ci ha lasciato quando più avevamo bisogno del suo conforto, quando diventa un problema in più anche questo lutto d’amore.

    Consiglio, a chi può, di leggere l’articolo del 27 marzo del Corriere della Sera a firma Stella, in modo molto chiaro, e con significativi riferimenti culturali, il giornalista scrittore sottolinea la babele di documenti che rendono incomprensibili molte leggi e decreti compreso l’ultimo composto da centoventitremila parole… Le notizie si sovrappongono, dall’Italia al mondo, assetati di conoscere seguiamo tutti tutto e qualche volta dimentichiamo la necessità di ricordare, di elaborare e capire veramente quanto ci viene detto. Ieri il consigliere scientifico del presidente Trump, Antony Fauci, ha previsto che tutte le città degli Stati Uniti saranno colpite e che impedire un numero spropositato di morti dipenderà dalle misure di contenimento e dall’efficacia delle risposte degli ospedali e dalla loro capacità di ricezione.

    In Italia un nuovo problema: traghetti per le isole, della compagnia Tirrenia, ieri sono stati sospesi perché i conti bancari della società erano stati bloccati per un debito che la stessa avrebbe verso lo Stato e che risale a quando avevano acquistato, anni fa, la vecchia Tirrenia che allora era pubblica. Non è pensabile si possa bloccare un servizio vitale specie per il trasporto di viveri e merci e, nel caso delle isole Tremiti, vitale anche per l’energia elettrica e lo smaltimento  dei rifiuti. L’Istituto Einaudi for Economic and Finance prevede la fine dei contagi dal 5 al 16 maggio. Catania è la città con maggior contagi della Sicilia, oggi in Italia i guariti sono 15.729, i contagiati, in totale, 105.792, i deceduti 1.2428, sono diminuiti i ricoveri in rianimazione, calano un po’ i contagi in alcune realtà, si è inaugurato il nuovo ospedale da campo nella fiera di Milano. La rivista dell’Università di Harvard stigmatizza errori come quelli di aver detto all’inizio “Milano non si ferma” e di avere tenuto riunioni, anche con leader politici nazionali, con assembramenti di persone e strette di mano, ovviamente sempre tutti senza mascherine perchè si diceva che non servivano…

    Preoccupa molti oltre l’incapacità europea di trovare un accordo, sia economico che di contrasto al virus, la legge fatta approvare dal presidente Orban in Ungheria, legge che dà al presidente i pieni poteri, condanna anche a cinque anni di carcere chi dovesse dare notizie ed informazioni difformi su quello che il governo deciderà e che sospende l’attività del parlamento. La legge potrà essere un domani abrogata solo con la maggioranza di due terzi dei parlamentari, cioè solo con i parlamentari dei partiti di governo, quello dello stesso Orban e del suo alleato!

    La generosa partecipazione di imprese e singoli cittadini alla raccolta fondi per la protezione civile, ad ieri erano 64 milioni, a queste donazioni si aggiungano le altre, molte e cospicue, fatte direttamente agli ospedali e quelle organizzate da diversi organi di stampa, inoltre molti cittadini, oltre a quelli attivi nel volontariato, hanno fatto donazioni di cibo e generi di conforto sia al personale ospedaliero che a quello dei pronti interventi. Continua anche la solidarietà di chi offre cibo ai meno abbienti ma lo Stato fa ancora troppo poco specie per questi ultimi, i 400 milioni che i sindaci dovranno dividersi e ridistribuire non bastano minimamente neppure per pochi giorni. A Recanati regalano a tutti i cittadini le mascherine ricevute in dono dalla città cinese con la quale Recanati è gemellata. A Napoli uno dei tanti quartieri a rischio, che chiede una sanificazione, è quello di San Giovanni dove vi sono situazioni di degrado e sovraffollamento inaccettabili. Saranno studiati, una volta finita l’epidemia, gli abitanti di Ferrara che, ad oggi, sono stati quasi immuni dal virus, solo 320 contagi in una città e provincia di una regione tra le più colpite, lo studio servirà alla comunità internazionale per capire meglio chi può essere immune o comunque meno attaccato dal virus. La zona del ferrarese, nei secoli, è stata portatrice di patologie croniche come l’anemia mediterranea e la citemia, malattie che potrebbero aver fatto sviluppare alla popolazione speciali anticorpi.

    In Francia dove il virus continua a colpire, è stata organizzata una produzione che sfornerà ogni mese 40 milioni di mascherine, in India si disinfettano con acqua e candeggina i migranti e manca il cibo mentre i senza tetto si rifugiano sugli alberi per non essere colpiti dalle guardie.

    Negli Stati uniti si è arrivati a 170.000 contagiati e l’Africa è sempre più a rischio perché è impossibile mantenere la distanza di sicurezza, non esistono mascherine, presidi sanitari, ospedali attrezzati a sufficienza e le persone devono uscire per forza per attingere acqua- Per cercare di contenere il contagio sono stati isolati molti centri urbani. Nel frattempo a Hong Kong comincia la seconda quarantena, il Paese dopo essere stato chiuso a gennaio e febbraio, evitando tutti i morti e contagiati che si sono invece verificati in Cina, aveva riaperto le attività ma i nuovi 528 casi hanno fatto nuovamente chiudere gli aeroporti e i luoghi pubblici.

    Quanto avvenuto deve far procedere tutti con molta cautela, per riaprire bisogna avere la certezza della gradualità, della funzionalità sanitaria e di una cura valida in attesa del vaccino. Senza uno screening sierologico sulla popolazione, per capire chi è a rischio, chi immune e chi, essendo guarito, ha sviluppato gli anticorpi, ogni apertura sarà a rischio.

  • La Commissione rivedrà la sua proposta di bilancio per l’emergenza Coronavirus

    Nella sua dichiarazione di sabato scorso la Presidente Ursula von der Leyen ha annunciato che la Commissione europea rivedrà la sua proposta per il bilancio a lungo termine del blocco EU27, per far fronte all’emergenza Covid-19. “Per garantire la ripresa, la Commissione proporrà modifiche alla proposta del Quadro finanziario pluriennale che consentirà di affrontare le conseguenze della crisi del coronavirus”, ha affermato von der Leyen che ha anche aggiunto che nella proposta rinnovata sarà incluso un pacchetto d’urgenza “per garantire la coesione all’interno dell’Unione”.

    Poiché diversi Stati membri hanno richiesto eurobond temporanei per l’emergenza del COVID-19, in particolare “Corona bonds”, von der Leyen non ha escluso alcuna opzione “entro i limiti del trattato”.

    Le divisioni erano già profonde tra gli Stati membri nel quadro finanziario pluriennale dell’Unione per il 2021-2027, in quanto i leader dell’UE, durante il vertice di emergenza di febbraio, erano in disaccordo sia sulla percentuale del contributo nazionale sia sulle priorità del loro bilancio a lungo termine.

     

  • Draghi: tra Omt e credito alle imprese

    Ancora oggi si tende ad attribuire al governo Monti ed in particolare al suo presidente l’effetto di aver diminuito lo spread attraverso la propria azione di governo e riportato il nostro Paese alla normalità economico finanziaria. Bisogna invece ricordare come l’azione del governo Monti rappresentò la solita banale politica basata semplicemente sul taglio della spesa sociale (e quindi anche sanitaria) e contemporaneamente sull’aumento delle  tasse in modo da riproporre  un equilibrio parziale tra Pil, spesa e debito pubblico.

    Contemporaneamente nel mercato secondario il presidente della BCE Mario Draghi acquistava attraverso gli OMT i titoli del debito pubblico italiano contribuendo in maniera decisiva all’abbassamento dello spread.

    Un’azione che ha avuto la sua massima espressione dal 2015 ad oggi attraverso il quantitative easing il quale ha determinato, essendo questo rivolta tutta l’Europa, sostanzialmente l’azzeramento dei tassi di interesse. Una opportunità unica per i governi che si sono succeduti alla guida del Paese, quindi Renzi, Gentiloni, Conte 1 e Conte 2 che è stata utilizzata invece per espressa volontà politica non tanto per la riduzione del debito quanto per un aumento ulteriore della spesa pubblica che dal 2015 ad oggi ha avuto un tasso di incremento doppio rispetto al PIL fino al 2019.

    Solo così risultarono finanziariamente sostenibili gli 80 euro del governo Renzi, come il reddito cittadinanza, gli stessi finanziamenti all’accoglienza ed infine il reddito cittadinanza e quota cento.

    In particolare gli 80 euro come il reddito cittadinanza e quota 100 vennero addirittura sostenuti e giustificati come fattori di espansione della domanda interna: i loro effetti invece risultano risibili tanto quanto coloro che li proposero ed approvarono.

    L’epidemia del Covid-19 di fatto chiude questo periodo di “sospensione dalla realtà” inteso come la valutazione dei fattori economici della quale hanno usufruito senza comprenderne il valore i governi Renzi, Gentiloni, Conte 1 e Conte 2.

    Ora finalmente sta prendendo forma una volontà politica la quale avendo compreso come il governo in carica risulti assolutamente al di sotto di uno standard minimo di sufficienza indica in Mario Draghi l’unica personalità di livello internazionale che goda di autorevolezza internazionale per affrontare le sfide della ripresa economica. L’ex presidente della BCE rappresenta l’unica figura italiana che possa giustificare un maggior debito (assolutamente inevitabile) senza un’esplosione delle voci di spesa improduttiva in quanto la sua considerazione garantisce il solo utilizzo “funzionale” di questi finanziamenti.

    In questo senso, tuttavia, va ricordato come gli OMT che molti indicano come l’asso nella manica del nuovo presidente del Consiglio rappresentano uno strumento di politica monetaria (quindi di macroeconomia) importantissimo in questo senso in quanto permetterà di immettere liquidità nel sistema economico. In questo senso anche l’acquisto di “commercial paper” emessi dalle aziende potrebbe ottenere un ottimo risultato sempre in una visione “macro” economia forse, ma sicuramente dagli effetti immediati.

    Il primo step, tuttavia, da garantire in prospettiva è rappresentato dalla estensione delle garanzie bancarie per quanto riguarda le posizioni delle aziende e delle partite IVA presso il sistema bancario.

    In altre parole, se da una parte la politica monetaria può assicurare una gestione ed il controllo dello spread e dei tassi di interesse e di conseguenza dei costi del servizio al debito dall’altra parte risulta vitale avviare un’azione legata all’economia reale o “micro” che fornisca quell’ossigeno di liquidità necessaria dopo un mese o forse due di chiusura. Questa strategia può nascere solo da un’intesa tra governo in carica e sistema bancario. Come la creazione di un fondo fiduciario con garanzia, per esempio, della Cassa depositi e prestiti per ridare ossigeno al momento della riapertura delle attività prive di ogni flusso di cassa.

    Contemporaneamente l’annullamento dello split payment, per parlare sempre concretamente, potrebbe offrire una nuova liquidità che altrimenti rimane presso le casse dello Stato  per un periodo non più sostenibile con i tempi eccezionali attuali.

    In altre parole risulta assolutamente fuori dalle tempistiche necessarie per una ripresa economica la volontà di avviare un piano di investimenti infrastrutturali i cui effetti sarebbero visibili solo nel medio-lungo termine per tradursi in fattori di competitività per il sistema economico italiano (https://www.ilpattosociale.it/attualita/strano-paese-litalia/).

    La politica monetaria rappresenta il braccio di una strategia economica la quale non può questa volta dimenticare l’economia reale. Quest’ultima si sviluppa attraverso la sintesi  di professionalità, know how industriale e credito in tempi normali. Il nostro Paese, invece, arriva a questa crisi  dopo un 2019 disastroso preceduto da una crescita economica assolutamente insufficiente (2015/2018). Ora per creare un minimo di condizioni di riavvio del ciclo economico la liquidità come la garanzia ed il sostegno al credito rappresentano la conditio sine qua non al fine di permettere la rinascita un paese che merita il credito che da troppo tempo gli viene negato a causa di una classe politica e dirigente assolutamente inadeguate.

     

  • Nel 2019 Lavazza ha aumentato del 45% il proprio utile netto

    Il gruppo torinese del caffé Lavazza nel 2019 ha aumentato l’utile netto del 45% su base annua: 127,4 milioni, contro gli 87,9 milioni dell’anno precedente. I ricavi sono ammontati invece a 2,2 miliardi, in crescita del 18% rispetto al 2018.

    Il gruppo ha realizzato il 70% del fatturato all’estero. In particolare la crescita è riconducibile sia all’integrazione di Lavazza Professional sia alla positiva performance del business del gruppo (+3,9% a volume), che ha visto una crescita a doppia cifra in Nord America (+15,2%), Nord Europa (+13%) ed Europa dell’Est (+23%), principalmente in Russia e Polonia.

    Per quanto riguarda il 2020, “l’attuale contesto, fortemente condizionato dall’emergenza sanitaria in corso, rende difficile prevedere cosa accadrà nei prossimi mesi a livello macroeconomico”, spiega l’amministratore delegato Antonio Baravalle, sottolineando che il gruppo a seguito del diffondersi dell’epidemia di coronavirus ha “immediatamente adottato tutte le misure necessarie al fine di garantire la massima sicurezza ai nostri dipendenti, clienti, fornitori e consumatori”.  Sull’Italia lo sguardo del ceo è positivo: “Confidiamo, infine, che con contributi concreti e immediati, come quelli messi in campo dal nostro gruppo e da molti altri imprenditori e aziende italiane, si possa uscire dall’emergenza consentendo al nostro Paese di ripartire”, conclude il capo azienda.

  • La France doit se préparer à un “effort long”, dit Philippe

    PARIS (Reuters) – La France doit se préparer à fournir un “effort long” face à l’épidémie de coronavirus qui a provoqué un “choc sanitaire, économique et social”, a déclaré mercredi le Premier ministre Edouard Philippe à l’issue d’un conseil des ministres largement consacré à la crise.

    A cette occasion, vingt-cinq ordonnances, portant entre autres sur des mesures de soutien aux entreprises et sur des aménagements temporaires du droit du travail, ont été présentées trois jours après l’adoption d’un projet de loi d’urgence sanitaire.

    Ces ordonnances dégagent des “moyens exceptionnels pour faire face à la brutalité du choc que subit le pays, c’est un choc sanitaire (…) mais c’est aussi et ce sera de plus en plus un choc économique, un choc social”, a souligné le Premier ministre lors du compte rendu du conseil à l’Elysée.

    “Nous ne sommes qu’au début de la crise” et Emmanuel Macron “a demandé à nouveau aujourd’hui au gouvernement de prendre tous les moyens nécessaires dans la durée”, a-t-il ajouté. “Je le dis aux Français : c’est un effort long auquel nous nous préparons et auquel nous allons tous ensemble faire face”.

    Selon le dernier bilan établi mardi soir, la France est devenue le cinquième pays à franchir le cap des 1.000 décès imputés au coronavirus (1.100 morts). Le pays compte à ce jour 22.300 cas confirmés de contamination et 10.176 personnes hospitalisées, dont 2.516 dans un état grave.

  • Covid 20: il virus dell’incompetenza

    Del Covid  19 ormai si è detto e scritto di tutto tanto da rendere eruditi in materia anche chi non avesse alcuna competenza se non quella  necessaria per scegliere il giorno legato alla assunzione del vaccino antinfluenzale. Delle responsabilità politiche relative ad una inadeguatezza del sistema sanitario nazionale che ha portato ad una insufficiente risposta  strutturale rispetto agli altri Stati europei anche di questo si è già parlato (https://www.ilpattosociale.it/attualita/i-numeri-della-irresponsabilita-della-classe-politica/).

    Esiste tuttavia un nuovo virus per fortuna non mortale sotto il profilo umano ma sicuramente disastroso sotto quello economico  che potremmo definire Covid 20.

    Dopo oltre due settimane ormai in cui l’Italia è “costretta” a casa con la chiusura di buona parte delle attività produttive e sostanzialmente di tutte quelle commerciali e di servizio ancora oggi non risulta chiaro quali potrebbero essere gli incentivi e gli ammortizzatori fiscali a tutela delle partite IVA ma anche delle stesse imprese.

    E’ infatti paradossale come per tutte le imprese commerciali ed una parte dei lavoratori autonomi risultino ancora incerte le modalità di accesso ai famosi 600 euro lordi per il mese di marzo. Ancora più nebuloso il quadro relativo al mese di aprile soprattutto in relazione alle coperture finanziarie, in questo contesto sempre più incerto nel quale manca una direttiva generale chiara: basti pensare per esempio come per il mese di marzo il governo avesse assicurato una garanzia statale al 60% dell’affitto per il mese in corso. Una specie di rimborso che ora si trasforma in bonus fiscale ma che per ottenerlo sarà necessario aver versato l’intero affitto del mese in questione. Quindi un’attività  chiusa per volere del Governo e con incasso azzerato deve accedere alle proprie risorse finanziarie ed eventualmente accrescere il proprio debito per veder riconosciuto un 60% del credito fiscale.

    L’effetto combinato disastroso di questa norma è quello di accrescere il debito di una attività il cui flusso di cassa è azzerato al fine di ottenere un misero rimborso fiscale.

    Quasi ogni sera il governo in completa autonomia indica quali asset economico ed industriale siano destinati alla chiusura mentre altri vengono eletti a settori fondamentali.

    Gli stessi consulenti del governo sono assolutamente incompetenti nella comprensione delle dinamiche economiche perché si indica nelle due settimane di blocco o tre un termine paragonabile alle ferie d’agosto e quindi in questo modo potrebbero venire recuperate con una mancata chiusura nel mese estivo. E’ inevitabile invece ricordare come i complessi cicli produttivi vengano organizzati nella articolata organizzazione annuale programmandoli anche in considerazione della chiusura del periodo d’agosto.

    In altre parole la stagionalità non solo influisce sui consumi ma in base alla stagionalità vengono organizzati i cicli di produzione: un fattore evidentemente sconosciuto.

    Risulta quindi evidente che se da una parte abbiamo conosciuto il Covid 19 e le sue terribili conseguenze sotto il profilo umano ci stiamo attrezzando a conoscere il Covid 20 espressione dell’incompetenza del governo specialmente nella sua componente economica per il quale la sospensione della produzione è indipendente dal momento della stagione. Sembra incredibile come ancora oggi non risulti chiaro come ad un black out economico debba inevitabilmente seguire un black out fiscale, utilizzando contemporaneamente la cassa depositi e prestiti per finanziare  non tanto gli investimenti futuri quanto le garanzie dei crediti presso il sistema bancario delle imprese.

    Fa di nuovo breccia l’illusione che un piano di investimenti infrastrutturali la cui ricaduta risulta a medio-lungo termine possa risollevare le sorti dell’economia italiana la quale invece non può attendere la traduzione di questi investimenti in un plus competitivo legato ad una buona infrastruttura (https://www.ilpattosociale.it/attualita/strano-paese-litalia/).

    In altre parole, i tempi per gli interventi risultano molto stretti per cui il termine “investimenti”  deve essere secondo  ad un ottica e ad una strategia economica che abbia già risolto nell’immediato le principali incombenze che la chiusura di buona parte dell’economia italiana sta determinando.

    Il Covid 20, il virus della incompetenza, si esprime in una intollerabile incertezza  e determinerà molte vittime tra imprese e professionalità espressione della filiera produttiva commerciale e dei servizi.

  • Corona virus, il decreto Cura Italia

    Mi trovo nuovamente a scrivere di provvedimenti legati al corona virus, il che non è un buon segno perché significa che l’emergenza non è passata. Anzi, con il passare dei giorni si aggrava in maniera preoccupante, indice che la strada intrapresa non sta portando ai risultati sperati.

    Eppure abbiamo avuto l’esempio della Cina, avremmo dovuto immaginare quello che sarebbe successo, ma nonostante questo il virus è riuscito a coglierci impreparati, sia sul versante sanitario, sia su quello economico finanziario. Sembrava una situazione lontanissima, che mai ci avrebbe raggiunto e invece è esplosa come un fiume in piena che tutto travolge e distrugge. Una tragedia umana che ha comportato, già ora, il sacrificio di molte vite umane e che purtroppo molte altre ne prenderà. Uno tsunami che ha raso al suolo le affaticate economie occidentali che dovranno sapersi reinventare per ricrescere dalle proprie ceneri.

    Sembrano parole epiche di un romanzo di fantasia, ma purtroppo non lo sono. Su questo scenario allucinogeno sono stati chiamati ad intervenire le nostre Istituzioni e quelle europee.

    Interventi che, pur capendo l’emergenza e la velocità della corsa del virus, ritengo siano spesso arrivati in ritardo, dopo tentennamenti, indicazioni contrastanti o, peggio ancora, fuori luogo. Non ultima la posizione del Presidente della BCE, Christine Lagarde, che con la celebre frase “non siamo qui per sostenere gli spread, non è compito nostro” ha generato un terremoto su tutti i mercati finanziari. Era il 12 marzo, le borse sono andate a picco con il peggior crollo degli ultimi 70 anni; una settimana dopo, il Presidente della Commissione Europea, Ursula Von der Leyen, ha attivato la clausola di salvaguardia del patto di stabilità che consentirà ai Governi “di pompare nel sistema denaro finchè serve”. Un esempio significativo di mancata coordinazione delle posizioni della classe dirigente con evidenti danni collaterali.

    Negli ultimi cinquanta giorni, tanti ne sono passati da quando il 31 gennaio è stata dichiarata l’emergenza corona virus, più volte il Governo è intervenuto con provvedimenti volti a limitare il diffondersi dell’epidemia e a sostenere il sistema economico.

    L’ultimo, in ordine di tempo, il decreto cura Italia del 17 marzo: “una diga per proteggere imprese, famiglie, lavoratori” con 25 miliardi di euro di dotazione.

    Sicuramente un intervento di vasta portata, che prevede semplificazioni e deroghe per l’accesso agli ammortizzatori sociali, sospensione dei versamenti fiscali e degli adempimenti, sostegno alla liquidità di imprese e famiglie.

    Denoto, tuttavia, ancora una volta, ritardi nell’emanazione, inadeguatezza e disparità di trattamenti che complicano l’applicazione pratica e, peggio ancora, sembrano individuare cittadini di serie a, di serie b e, persino di serie c (poi capirete a cosa mi riferisco).

    Ritardi nell’emanazione perché, con riferimento alle proroghe dei versamenti, è arrivato a tempo scaduto, essendo successivo al 16 marzo, termine di presentazione dei modelli F24. Considero assolutamente insufficienti i comunicati stampa precedenti all’emanazione poiché privi di qualsiasi fondamento legislativo.

    Inadeguato, perché per alcuni contribuenti ha concesso una proroga dei versamenti di appena 4 giorni. Per altri, i soggetti più colpiti e le imprese minori, i termini sono stati invece prorogati fino al 31 maggio o al 30 giugno, con possibilità di ulteriore rateizzazione per un massimo di 5 mesi. Se ben si può comprendere l’agevolazione concessa ai soggetti più colpiti, non condivisibile è la disparità creata tra contribuenti con fatturati inferiori o superiori a 2 milioni di euro essendo l’emergenza da corona virus di carattere generale e egualmente grave e impattante anche per i contribuenti di maggiori dimensioni che, anzi, spesso soffrono di una maggior rigidità di struttura conseguente a cali di fatturato e di liquidità.

    Non condivisibile neppure la selezione che è stata fatta individuando solo alcuni versamenti da prorogare poiché foriera di errori e di inutili complicazioni.

    Del tutto inadeguata e inspiegabilmente complicata la previsione che consente ai soggetti con limitato volume di affari di incassare i compensi, sino al 31 marzo, senza subire l’eventuale ritenuta di acconto. I soggetti che si avvarranno della facoltà dovranno versare in autonomia l’importo corrispondente alla ritenuta non subita entro il prossimo 31 maggio 2020, o in un massimo di 5 rate mensili.

    Così come estremamente problematica la situazione emergente dal coordinamento delle norme sulla sospensione dei termini, sino al 31 maggio, delle attività di liquidazione, di controllo, di accertamento, di riscossione e di contenzioso da parte degli uffici degli enti impositori, di cui all’art. 67 con quelle disciplinate all’art. 83 per la sospensione, sino al 15 aprile, dei termini processuali per la proposizione dei ricorsi introduttivi da parte dei contribuenti con evidente disallineamento rispetto ai termini previsti per l’ufficio e difficoltà conseguenti connesse, ad esempio, ai procedimenti di accertamento con adesione o di mediazione.

    Altrettanto evidente la discrasia emergente con riferimento agli avvisi di accertamento per cui, con riferimento alle medesime norme, i termini di proposizione del ricorso e quelli per il pagamento risulterebbero disallineati. In senso chiarificatore si è espressa l’agenzia che ha dipanato la questione escludendo la proroga di cui all’art. 67 e prevedendo, nel caso, solo quella di cui all’art. 83, ben meno favorevole al contribuente.

    Ulteriore aspetto stucchevole viene rilevato nella norma laddove proroga i termini di decadenza e prescrizione per l’attività accertativa compiuta dagli Uffici che, a fronte dei pochi giorni concessi ai contribuenti per effettuare i versamenti sospesi, incassano ben due anni in più per l’attività accertativa originariamente in scadenza nel 2020. L’effetto, ottenuto con il richiamo del Dlgs n. 159/2015, si spera venga eliminato, o almeno ridimensionato, in fase di conversione parlamentare.

    Bene l’utilizzo a pioggia degli ammortizzatori sociali in modo da sostenere la struttura delle imprese e il reddito dei lavoratori. Male la disparità di trattamento prevista per i lavoratori dipendenti, gli autonomi e le professioni ordinistiche: se per i primi è stato concesso un supporto nell’ordine dei 900 – 1100 euro mese, a tanto più o meno corrisponde la cassa integrazione, per i secondi un “una tantum” di 600 euro, quindi ben inferiore e, per gli ultimi, il ricorso al “fondo per il reddito di ultima istanza” con una dotazione irrisoria di 300 milioni di euro. Se si condivide l’assunto che le esigenze minime di vita delle persone siano le medesime e indipendenti dall’inquadramento lavorativo, allora non si può condividere una simile differenziazione che rischia di lasciare senza protezione una fascia della popolazione.

    Ben strutturate le misure a sostegno della liquidità delle imprese che prevedono di rafforzare e estendere l’uso del fondo di garanzia delle PMI, di bloccare la revoca dei fidi bancari per aperture di credito fino al 30 settembre e la sospensione dei rimborsi dei contratti di finanziamento e dei mutui fino alla medesima data dietro presentazione di semplice autocertificazione.

    Di certo non possiamo considerare risolutivo il novero di misure del Cura Italia. I versamenti andranno sospesi per più tempo, un intervento coraggioso per ridare fiato ai contribuenti potrebbe essere l’annullamento delle imposte in prossima scadenza a giugno o, quanto meno, una dilazione pluriennale delle stesse. Massicce iniezioni di liquidità saranno necessarie per sostenere il sistema e consentire, alla fine dell’emergenza, la ripartenza. Altrettanto indispensabili saranno politiche coraggiose e soprattutto omogenee e coordinate evitando messaggi contraddittori. Per questo sarebbe auspicabile l’individuazione di un pool di professionisti che possa essere di supporto in fase di redazione dei provvedimenti che dovranno essere tempestivi, efficaci e di facile attuazione.

    La classe dirigente è chiamata a governare un’emergenza senza precedenti nei tempi moderni che solo con illuminata autorità potrà soverchiare. L’Europa, anche se con lentezza, ha capito la situazione, ha accantonato il pareggio di bilancio e sta per varare l’emissione di eurobond per finanziare il contrasto al tracollo economico dell’Unione. Vanno accantonate le mezze misure che non consentiranno di raggiungere, così come non lo hanno fatto finora, risultati positivi né per la salute né per l’economia.

  • Il Gruppo Almaviva potenziale acquirente di Alitalia

    Gli esperti di Borsa sanno che in epoca di crisi i mercati finanziari ripartono prima dell’economia reale, perché la crisi deprime tanto i prezzi di listino fino a rendere conveniente comparare. E così, Alitalia potrebbe trovare un acquirente, perfino in tempi di crisi dell’aeronautica per via della pandemia da coronavirus. Il Gruppo Almaviva, come si apprende da una nota, ha promosso una cordata, in partnership con altre società italiane del settore Information Technology, per la presentazione di una manifestazione d’interesse relativa alla procedura Alitalia, formalizzata entro il termine del 18 marzo 2020.

    La decisione – si legge – nasce “dalla volontà di portare il contributo di consolidate esperienze d’impresa e competenze digitali per guardare alla prospettiva della compagnia nell’ambito di un più ampio progetto di rilancio per il Turismo e il Made in Italy”. Si tratta di un piano strategico, spiega la nota, “indirizzato a valorizzare Alitalia quale soggetto centrale per profilo, assetto e missione, caratterizzato da completa digitalizzazione nella gestione dei servizi, da sistema integrato di assistenza e accoglienza, dalla capacità evoluta di promozione del turismo e del patrimonio culturale italiano”. Alitalia, conclude, “assume il ruolo di principale messaggero del Made in Italy, in una visione orientata a privilegiare innovazione e qualità dell’offerta, aprendo nuove e solide opportunità di occupazione”.

     

  • Il coronavirus e il comportamento della finanza

    Riceviamo e pubblichiamo un articolo di di Mario Lettieri e Paolo Raimondi apparso su ItaliaOggi il 18 marzo 2020

    In un momento in cui la pandemia da coronavirus impone delle riorganizzazioni e dei limiti di comportamento al singolo cittadino e alle istituzioni politiche, sociali ed economiche dei vari Paesi, è grave e inaccettabile che la finanza si comporti in modo irresponsabile. Proprio come ha sempre fatto sia prima che dopo la grande crisi del 2008. È fuorviante dare la responsabilità per gli sconquassi finanziari in corso solo al coronavirus. La pandemia è l’equivalente di un disastroso evento geopolitico che può scatenare una nuova e pericolosa crisi in una situazione già precaria.

    Negli ultimi 10 anni l’intero sistema economico-finanziario ha peggiorato la sua situazione, in tutti i settori. In rapporto al Pil mondiale e regionale i debiti pubblici e quelli corporate, delle imprese private, sono, purtroppo, aumentati di molto. Varie bolle finanziarie, soprattutto negli Usa, ma anche altrove, Cina compresa, sono cresciute. Si tratta dei derivati otc e delle bolle dei mutui immobiliari, per l’acquisto di auto e in generale dei debiti per i consumi, persino quelli per i prestiti agli studenti. Anche la borsa di Wall Street, e in misura minore le altre, è cresciuta a dismisura, in modo ingiustificato e per niente proporzionale al reale andamento delle imprese quotate.

    Per esempio, nel giro di poche ore il prezzo del petrolio è sceso del 30% portando il costo del barile intorno ai 30 dollari. È stato chiaramente provocato da una mossa geopolitica dell’Arabia Saudita contro la Russia, l’Iran e la Cina. Ovviamente con l’appoggio americano. Sarebbe sciocco pensare che sia dovuto soltanto alle contrazioni produttive in Cina o agli annunci relativi alla domanda e l’offerta del mercato. L’operazione, invece, è stata condotta attraverso «preparate» operazioni finanziarie speculative, futures e altri derivati, mirate al ribasso. Una mossa che, nell’intenzione di chi l’ha pensata, avrebbe dovuto piegare in brevissimo tempo le resistenze russe. Così non è stato e non è, in quanto la Russia, ci sembra, da tempo si è preparata a simili evenienze.

    La conseguenza sembra colpisca, invece, il mondo delle obbligazioni americane. Infatti, titoli per oltre 140 miliardi di dollari emessi da imprese energetiche americane minori, potrebbero in breve tempo finire tra i junk bond ad alto rischio, cioè diventare «obbligazioni spazzatura». Perderebbero lo status di «investment grade», per cui i possessori istituzionali, come le assicurazioni e i fondi pensione, dovrebbero disfarsene.

    Se l’attuale andamento del mercato petrolifero dovesse prolungarsi, altre obbligazioni, già con il penalizzante rating della tripla B, per 320 miliardi di dollari, potrebbero cadere nel famoso bidone della spazzatura. Si consideri che nel settore dell’energia degli Usa vi sono altre obbligazioni a rischio ammontanti a circa 2.000 miliardi di dollari, che potrebbero fare la stessa fine. Se ciò avvenisse, si potrebbero «infettare» altri 3.000 miliardi di dollari di obbligazioni del settore corporate che già galleggiano malamente nella palude della tripla B.

    Secondo noi questi «giochi» hanno un effetto distruttivo maggiore della peggiore pandemia perché possono far saltare l’intero sistema economico. Nel frattempo le banche centrali sarebbero chiamate a far fronte ai vari salvataggi per centinaia di miliardi di dollari o di euro. I grandi operatori della finanza, in verità, sanno che non basterà. Adesso chiedono il cosiddetto «helicopter money», l’inondazione di liquidità per tutti, come se si dovessero gettare banconote da un elicottero. Si tratta di un’idea proposta inizialmente dal monetarista Milton Friedman e poi rilanciata nel 2002 dal governatore della Fed Ben Bernanke per prevenire i rischi di una deflazione.

    L’uso dell’«elicottero» proverebbe che le banche centrali, dopo il 2008, invece di riformare il sistema finanziario, hanno usato tutti i mezzi monetari convenzionali e non convenzionali a loro disposizione. Adesso sarebbero disarmati di fronte ad una crisi di gravità e dimensioni maggiori. In Italia ben venga la decisione della Consob di proibire le operazioni allo scoperto in borsa. Dovrebbe essere una norma di divieto duraturo da adottare a livello globale.

    Di fronte ai crolli e alle incontrollabili evoluzioni finanziarie, le autorità centrali devono intervenire. Se lo Stato è chiamato a rispondere in tutti i settori, come quelli sanitari, occupazionali, economici e ambientali, non può essere consentito che i mercati finanziari restino fuori da ogni controllo e influiscano negativamente sugli andamenti dell’economia e degli assetti sociali. In un mondo dove tutte le ideologie sembrano siano state superate, di fatto, resta ancora dominante il neoliberismo, che sparge il virus della «magia del mercato perfetto» della domanda e dell’offerta, senza regole e senza un ruolo dello Stato.

    Emblematico è il coronavirus: muoversi in ordine sparso, non coordinato e centralizzato non risolve il problema. Vale ancor di più per la finanza e la speculazione. Non è più procrastinabile una riforma del sistema. Serve una nuova e moderna Bretton Woods. Se Wall Street e la City continuano a resistere, allora l’Unione Europea, magari insieme ai Paesi Brics, dovrebbe farsene carico e non in tempi biblici.

    *già sottosegretario all’Economia  **economista

  • Inps: dal diritto al premio

    Ormai l’epidemia del coronavirus sta interessando l’intera Europa. Tutti i sistemi sanitari delle varie Nazioni risultano in estrema difficoltà nel fronteggiare le complicanze respiratorie che necessitano di Unità di terapia intensiva. Le differenti capacità di risposta al Covid 19 dipendono essenzialmente dalla struttura della spesa pubblica nell’ultimo decennio come abbiamo precedentemente illustrato (https://www.ilpattosociale.it/attualita/i-numeri-della-irresponsabilita-della-classe-politica/).

    L’andamento delle borse internazionali dimostrano come oltre all’aspetto sanitario esista un impatto devastante per il sistema economico internazionale ed italiano in particolar modo. Le diverse modalità di impatto della crisi economica legata a questa pandemia si dimostrano perfettamente proporzionali alla responsabilità della classe politica delle varie Nazioni nell’articolazione della spesa pubblica negli ultimi 15 anni.

    Il tonfo della borsa di Milano che in due settimane ha perso circa il 40% indica la assoluta incertezza del mondo finanziario nella capacità strategica ma soprattutto finanziaria del nostro Paese. In questo senso, infatti, anche la risposta delle autorità governative nel tentativo di fronteggiare l’impatto economico è in linea con la capacità delle diverse classi politiche governative di ogni singolo paese nella articolazione della spesa pubblica. In questo senso si spiega come la Germania sia stata in grado di proporre lo stanziamento di 550 miliardi di euro forte di un rapporto debito PIL al 60% mentre la Spagna circa 200 miliardi ed il Regno Unito 300 miliardi.

    In questo contesto risulta assolutamente ridicola la cifra stanziata dal governo in carica attorno ai 25 miliardi. Tale cifra esprime i margini strettissimi consentiti per affrontare l’eccezionalità del momento a causa di un debito pubblico che ha ampiamente superato i 2500 miliardi come giornalmente verificabile sul contatore dell’Istituto Bruno Leoni. Nel medesimo contesto si pone lo spread che misura la sfiducia nella nostra classe politica governativa che si attesta tra i 280 ed i 300 punti base.

    In questo difficile momento, quindi, le cifre che vengono destinate ai comparti produttivi dell’economia italiana risultano ampiamente insufficienti e talvolta offensivi della dignità delle categorie produttive. A questa insufficienza finanziaria si aggiunge una proposta assolutamente devastante per la considerazione di chi lo propone ed assolutamente improponibile da un governo degno di questo nome.

    In considerazione del fatto che il governo ha stanziato per le partite IVA un rimborso una tantum di circa 600 euro lordi (per attività che sono chiuse da un mese e probabilmente rimarranno per altri due) e contemporaneamente avendo a disposizione solo 2,1 miliardi e non sufficienti per fornire anche questa misera cifra agli aventi diritto ecco che il presidente dell’INPS propone il click Day. In altre parole, verrà indicata una giornata nella quale i primi a collegarsi con il sito dell’Inps tra gli aventi diritto potranno ottenere il ristoro di 600 euro fino ad esaurimento della quota prevista di 2,1 miliardi.

    Esattamente come nelle televendite durante le quali “solo le prime 20 telefonate avranno la fortuna di pagare un determinato prezzo per un bene presentato”, allo stesso modo il diritto ad una miseria di rimborso una tantum verrà proposto come un premio per i più veloci a cliccare sul sito dell’Inps fino ad esaurimento, nello specifico non delle scorte di prodotti ma delle risorse disponibili.

    In questo senso il presidente dell’INPS Tridico dimostra la propria competenza formata sulle televendite di Wanna Marchi applicandone le regole e articolazioni sic et nunc in un periodo di crisi economica devastante.

    Questo ennesimo ridicolo esponente del mondo accademico riesce a trasformare un diritto stabilito dalla legge in un premio legato alla velocità e all’attenzione di un telespettatore e nello specifico di un titolare di partita Iva. Non esiste limite alla assoluta incompetenza di questo governo come alla decenza di manifestarla senza alcuna vergogna.

Back to top button
Close

Adblock Rilevato

Ti preghiamo di supportarci disabilitando il tuo ad Block su questo dominio.