Ancora un alloro per il documentario Stai fermo lì, della giornalista Clementina Speranza, che trionfa al Memorial Piero Iuvara, il concorso di cortometraggi dedicato alla figura del poeta, giornalista e apprezzato commediografo catanese. La pellicola, che ha come protagonista il giovane attivista persiano Babak Monazzami, ha conquistato e commosso la platea con la sua potente denuncia sui diritti umani negati, in Iran prima e ancora adesso in Germania, e ha ricevuto il primo premio come Miglior cortometraggio al III Memorial Piero Iuvara – Short Film Fest.
Clementina Speranza ha presentato una versione inedita di 15 minuti, tratta dall’originale pellicola di 60 minuti. Babak Monazzami ha una forte somiglianza con Johnny Depp, parla sei lingue ed è un artista poliedrico: è stato presentatore di un programma di viaggi in Tv e ha iniziato a vendere a Roma i suoi primi dipinti. Suoi i quadri presenti nel documentario e la copertina del film che presenta un suo autoritratto.
Il documentario ripercorre la vita di Babak partendo dal ricordo della guerra tra Iran e Iraq. Aveva tre anni durante i bombardamenti degli aerei iracheni, quando con la sua famiglia si rifugiò sulle montagne. La sua vita inizia scappando e rifugiandosi. E prosegue così, perché in Iran molte cose sono proibite: non è permesso professare una religione diversa da quella musulmana, non si può ballare, non si può ascoltare musica occidentale, non si può ballare, non si può giocare a carte, non si può camminare a fianco a una ragazza se non è un parente di primo grado.
Babak vuole vivere come un giovane occidentale ma questo gli comporta molti problemi, fino a costringerlo alla fuga dall’Iran. È l’Italia il Paese che sceglie. È a Milano che inizia la sua nuova vita dove è finalmente felice e realizza anche un video musicale con la cantante italiana Giusy Ferreri. Ma anche da Milano sarà costretto ad allontanarsi.
Per un errore della Polizia tedesca viene trattenuto per quasi due anni in un campo di rifugiati, anche se lui era già rifugiato politico in Italia. “Chi ritornerà a Babak i due anni di vita rubati?”, chiede Clementina Speranza rivolgendosi alla platea alla fine della proiezione.
Nel documentario Babak ha raccontato tanti episodi della sua vita in modo garbato, senza spettacolarizzazioni, con molto pudore. Clementina Speranza ha lasciato che Babak raccontasse e ha poi messo in ordine i ricordi. Forse la bellezza di questo lavoro sta nella spontaneità. Non c’è nulla di artefatto. “È come se Babak stesse parlando con ognuno di noi faccia a faccia”, afferma la giornalista.
La sala della Delegazione Comunale di Massannunziata (Mascalucia, Catania) Stai Fermo lì si è confrontato con quattro film: I Miricani (Regia di Dan Strano), La fame negata (Regia di Francesco Maricchiolo), Un Rêve a Versailles (Regia di Serena Viviani Siclari) e Embrasse Moi (Regia di Hristo Todorov) che ha ricevuto il Premio della Critica.
“A Piero piaceva scrivere le sceneggiature per i cortometraggi, sono entusiasta di questo evento. Sono felice che abbia vinto Clementina Speranza, la storia del suo documentario mi ha emozionata e sono certa che anche Piero applaude da lassù e sorride felice che abbia vinto una giovane donna”, ha affermato Mary Lanzafame, moglie di di Piero Iuvara, presente sul palco durante la premiazione.
Durante la premiazione Clementina Speranza ha portato i saluti di Babak e ha aggiunto: “Sono molto contenta per questo riconoscimento assegnatomi, oltre che dalla giuria, anche dal consenso del pubblico. Il premio va alla storia di Babak, e desidero dedicarlo ai giovani iraniani morti in nome della libertà. Non mi piace pensare che siano morti invano e continueremo a ricordarli perché sono eroi contemporanei. Se Babak fosse rimasto in Iran sarebbe sicuramente morto come gli oltre 54 mila iraniani uccisi dagli uomini del Regime Islamico. Sembra un paradosso – continua Speranza – se si pensa che tutto questo avviene proprio lì nella terra dell’antica civiltà persiana, lì dove è nato il Cilindro di Ciro il Grande, simbolo di tolleranza religiosa e dei diritti umani risalente al 539 a.C., scoperto a Babilonia e oggi conservato al British Museum di Londra. Il Regime Islamico minaccia anche le voci dei dissidenti in esilio. Dedico questo premio anche a coloro che continuano a lottare fuori dall’Iran per la libertà del loro popolo. Voci come quella di i Rayhane Tabrizi (attivista e presidente dell’Associazione Manaa) finita in una lista nera di dissidenti creata dal regime, o quella di Pegah Moschirpour (attivista nota al gran pubblico dopo l’apparizione sul palco del Festival di Sanremo) che dopo diffamazioni, minacce e un messaggio lasciato dietro la porta di casa, vive tutelata dalle forze dell’ordine italiane. O come quella di Mehrbanoo Memarzadeh danzatrice e attivista politica che nelle sue performance, a Dusseldorf, interpretava il ruolo delle madri iraniane che chiedono giustizia (madri i cui figli sono stati imprigionati o uccisi dalla Repubblica Islamica), e il 21 luglio 2026, appena ha aperto la porta della sua casa di Aachen è stata picchiata brutalmente ed è finita in ospedale. Lo dedico, quindi, anche a coloro che continuano a lottare fuori dall’Iran per la libertà del loro popolo.
Anche Babak ha subito diverse minacce e aggressioni in Germania, che non sempre gli è stato permesso di denunciare –sottolinea la giornalista –. L’episodio più feroce nel 2022, a Berlino, è finito su tutte le più importanti testate tedesche tra cui BILD, The Guardian, Spiegel, Welt, Berlin Zeitung, Berlin Morgenpost e dove i colpevoli non sono stati mai ritrovati dalla polizia tedesca seppure il fatto sia avvenuto in una strada piena di telecamere e davanti agli occhi di tre sentinelle della polizia che piantonavano l’Ambasciata iraniana. L’ultima aggressione, in strada, davanti casa sua a marzo 2025. Anche Babak ha richiesto di essere tutelato dalla polizia, ma la richiesta non è mai stata presa in considerazione in Germania. Seguo il caso di Babak da diversi anni e sono testimone che anche i suoi diritti di cittadino tedesco non vengono rispettati, come se fosse un ostaggio politico. Sono state le ingiustizie da lui subite a convincermi a narrare la sua storia. L’ultima proprio il 4 agosto 2026, quando alcuni poliziotti tedeschi hanno fatto irruzione nell’alloggio in cui si trovava Babak, con l’anziana mamma e la sorella utilizzando metodi spropositati e parecchio aggressivi per risolvere questioni ordinarie.
Questa volta ho visto tutto: ero in video chiamata. Sembrava un’irruzione della polizia iraniana in Iran: sembrava di guardare uno dei video che arrivano dall’Iran. Proveremo ad agire legalmente, seppure in Germania è difficile, anzi pressoché impossibile, trovare un avvocato che agisca contro la polizia. Non è normale che non si riesca ad avere tranquillità e sicurezza neanche tra le mura domestiche, non è normale che la polizia continui a sbagliare e a non essere ritenuta responsabile dei danni che provoca. Babak è un mediatore di pace, un artista, credo abbia già avuto una vita difficile e abbia finalmente tutto il diritto di vivere sereno dedicandosi al sociale e all’arte”.
Il documentario con parte del racconto della vita di Babak ha ricevuto diversi riconoscimenti tra i quali: il Premio per la Pace rilasciato dall’Ambasciata Svizzera, Miglior Film Cine Migrare, Premio USSI (Unione Stampa Sportiva Italiana) con una menzione speciale, Special Prize Trapani Film Festival e Bimonthly Winner Monza Film Festival (Honorable Mention), ed è stato proiettato anche in Corea del Sud, presso il Museo d’Arte Moderna di Ulsan, con sottotitoli in coreano.
Stai fermo lì è iscritto ad altri Festival e presto a Milano si terranno delle proiezioni con talk con la presenza della regista, del protagonista e altri ospiti.