Mi ribello; dunque esisto.
Albert Camus
Le proteste contro i progetti abusivi e clientelistici del primo ministro albanese continuano sempre più massicce. Proteste che sono cominciate il 31 maggio scorso in una bellissima spiaggia che si trova a circa 14 chilometri a nord di Valona. La ragione di questa protesta era la recinzione con delle transenne e filo spinato di un terreno su quella spiaggia. Durante la protesta delle “guardie private” hanno aggredito i manifestanti. Mentre hanno trascinato e maltrattato brutalmente uno di loro, come hanno testimoniano le immagini trasmesse quel giorno in diretta.
Ma, guarda caso, proprio su quel terreno il genero dell’attuale presidente statunitense insieme con sua moglie, figlia del presidente, vogliono sviluppare un progetto che prevede la costruzione di un complesso residenziale di lusso. Quel progetto è stato fortemente sostenuto dal primo ministro albanese. Almeno fino all’inizio delle massicce proteste quotidiane cominciate a Tirana il 1 giugno scorso e che continuano tuttora. Il nostro lettore è stato informato di queste proteste la scorsa settimana (Da più di due settimane massicce proteste in Albania; 15 giugno 2026).
Già dopo la prima settimana delle proteste a Tirana ha reagito la Commissione europea. Ed è stata critica verso le scelte del primo ministro. Una cosa insolita questa, visto che durante l’ultimo decennio i massimi rappresentanti della Commissione sono stati sempre “convinti sostenitori dei successi” dell’attuale primo ministro, nonostante la vera, vissuta e spesso sofferta realtà albanese testimoniasse proprio il contrario. Chissà perché?! Però meglio tardi che mai!
Il 7 giugno scorso un portavoce della Commissione europea, riferendosi proprio al progetto del genero del presidente statunitense sulla spiaggia a nord di Valona, ha dichiarato che quel progetto potrebbe mettere l’Albania in rotta di collisione con le norme ambientalistiche dell’Unione europea, compromettendo la sua capacità di chiudere il capitolo 27 dei negoziati di adesione. Un capitolo che tratta l’ambiente e i cambiamenti climatici. “L’Albania dovrebbe astenersi da azioni che potrebbero compromettere il rispetto degli standard europei e ci aspettiamo che le autorità albanesi agiscano senza perdere tempo”, ha dichiarato il portavoce della Commissione europea.
Il portavoce ha altresì dichiarato che “nel processo di adesione all’Unione europea, come parte degli standard conclusivi per la negoziazione del capitolo 27 sull’ambiente ed i cambiamenti climatici, l’Albania è obbligata a rispettare pienamente la legislazione dell’Unione europea in questo settore, comprese anche le ‘Direttive Uccelli e Habitat’”. Perciò, ha affermato il portavoce, l’Albania deve abrogare le modifiche fatte alla legge sulle aree protette e di “porre fine” alla legge sugli investimenti strategici. Perché nell’ambito del processo dell’adesione all’Unione europea, l’Albania è tenuta a rispettare le normative che riguardano l’ambiente dell’Unione stessa.
Il portavoce della Commissione europea ha anche affermato che l’Albania non solo deve adeguare la propria legislazione alle direttive europee su uccelli e habitat, ma deve altresì “abrogare la legge del 2015 sugli investimenti strategici”. Per anni, la legge sugli investimenti strategici è stata uno degli strumenti più importanti del primo ministro albanese per “attrarre grandi investimenti”. Ma quella legge è considerata dalla Commissione europea come uno degli ostacoli che l’Albania deve rimuovere per chiudere il capitolo 27 dei negoziati sull’ambiente e i cambiamenti climatici.
Bisogna evidenziare però che la Commissione europea dichiara che il sopracitato progetto del genero del presidente statunitense potrebbe diventare un ostacolo all’integrazione europea, perciò deve essere cancellato. Ma il primo ministro albanese, da innato voltagabbana qual è, che dalla presentazione del progetto è stato un suo dichiarato sostenitore, adesso, dopo le forti reazioni della Commissione europea sta cercando addirittura di negare proprio l’esistenza stessa del progetto (Sic!). Per lui adesso “se non c’è un progetto, cosa si dovrebbe cancellare?”!
Nel frattempo le proteste quotidiane continuano massicce a Tirana. Ieri è stata la ventunesima. Ma la protesta di sabato scorso, 20 giugno, è stata, senza ombra di dubbio, la più grande e massiccia protesta svoltasi in Albania dalla caduta del regime comunista nel 1991. Si potrebbe affermare altresì che la protesta di sabato scorso, per la sua partecipazione, è simile alle grandi proteste europee. Dalle immagini riprese dai droni e dalle valutazioni degli specialisti risulterebbe che alla protesta di sabato scorso potrebbero esserci stati circa 200.000 partecipanti.
Bisogna sottolineare però che sabato scorso sono arrivati a Tirana migliaia di manifestanti da diversi Paesi europei, dagli Stati Uniti, dal Canada e dall’Australia. Alcuni di loro, per essere presenti la sera del sabato scorso a Tirana, avevano viaggiato anche per circa due giorni. E tutti loro, nonostante la stanchezza, hanno partecipato alla protesta. Sono stati tanti coloro che hanno preso la parola e hanno dichiarato che, sebbene fossero cittadini dei Paesi in cui vivevano, si sentivano sempre albanesi. Bisogna evidenziare che anche la protesta di sabato scorso è stata pacifica, come tutte le altre. Mentre in alcuni casi non sono mancate le provocazioni di persone infiltrate seguendo gli “orientamenti” partiti dagli uffici del primo ministro, che si trova in una grande difficoltà.
I più noti media internazionali, che hanno seguito le proteste a Tirana dai primi giorni, continuano a trasmettere con molta realtà e professionalità ogni sera quanto accade. Alcuni di loro, quelli televisivi, trasmettono in diretta le immagini delle proteste. Bisogna però sottolineare che tutti i giornalisti non informano semplicemente dell’andamento delle proteste, bensì denunciano gli abusi di vario tipo del primo ministro albanese. Una svolta molto significativa questa, visto che fino a poche settimane fa, alcuni di quei media sostenevano il suo operato.
I manifestanti, durante le proteste, compresa anche quella di sabato scorso, continuano a denunciare le violazioni della legge per le aree protette e di tutte le aree considerate come habitat naturali per gli uccelli rari, soprattutto per i rinomati fenicotteri, che ormai sono diventati un simbolo delle proteste. Loro adesso, durante le massicce e quotidiane proteste, denunciano anche la galoppante corruzione partendo dai più alti livelli istituzionali e politici. Denunciano l’abuso di potere conferito e usurpato da parte del primo ministro, nonché la connivenza del potere politico con la criminalità organizzata. Loro denunciano il continuo e pericoloso spopolamento dell’Albania, così come la preoccupante situazione nelle scuole, negli ospedali ed altro.
La grandissima partecipazione degli albanesi della diaspora alla enorme protesta di sabato scorso, 20 giugno, ha di nuovo denunciato la grave realtà in Albania. Loro chiedono al Primo Ministro le sue irrevocabili dimissioni, considerandolo come diretto responsabile di quello che da anni accade in Albania. Ma, allo stesso tempo, ha testimoniato anche i clamorosi abusi durante il “conteggio” dei voti proprio di quella diaspora nelle “elezioni” politiche dell’11 maggio 2025. Il nostro lettore è stato informato dettagliatamente, fatti accaduti, denunciati e pubblicamente noti alla mano, che quelle dell’11 maggio 2025 non sono state delle elezioni, bensì un vero e proprio massacro elettorale.
L’autore di queste righe informava il nostro lettore anche la scorsa settimana che gli sviluppi legati alle massicce proteste quotidiane a Tirana hanno messo in una vistosa crisi il primo ministro. Una crisi testimoniata palesemente anche dai suoi strani comportamenti. Una crisi che lo costringe a diventare un voltagabbana, che nega senza batter ciglio le sue dichiarazioni precedenti.
Chi scrive queste righe pensa che ribellarsi contro un autocrate corrotto è un obbligo civile e morale. Aveva ragione Albert Camus quando affermava “Mi ribello; dunque esisto”.