Ambiente

  • Premio Internazionale Tecnovisionarie®: il riconoscimento a dieci donne di talento che lavorano alla sostenibilità del nostro futuro

    “Interpretare l’economia circolare attraverso l’innovazione”: è questo il filo rosso che ha attraversato la XIV edizione del Premio Internazionale Tecnovisionarie®, evento annuale promosso da Women&Technologies® – Associazione Donne e Tecnologie e che per l’edizione 2020, a causa dell’emergenza Covid-19 e alle conseguenti misure restrittive,  per la prima volta si è svolto in diretta streaming su YouTube, Facebook Live e Periscope, permettendo di raggiungere un ampio numero di partecipanti in tutta Italia.

    Le tecnovisionarie 2020 sono: Lucia Gardossi, Università degli Studi di Trieste, Lara Botta, Innovation Manager, Botta Packaging, Monica Casadei, Socia & Amministratore Delegato, Iride Acque, Sabrina Corbo, Socia & Amministratore Delegato, Green Network, Eugenia Presot, Titolare, Conceria Pietro Presot, Elena Sgaravatti, President of Plantarei, Co-founder & SH, DemBiotech, Federica Storace, CEO & Co-founder, Drexcode, Ersilia Vaudo Scarpetta, Astrofisica, Chief Diversity Officer di ESA, Agenzia Spaziale Europea, Elsa Fornero, Economista, Menzione Speciale per la sostenibilità e il sociale: Cecilia Sironi, Past President, Cnai – Consociazione Nazionale Associazioni Infermieri.

    Le dieci professioniste selezionate da Women&Tech sono imprenditrici, scienziate, accademiche che hanno deciso di canalizzare i loro sforzi verso una società più responsabile. Animate da altruismo, senso morale e spirito di condivisione, rappresentano settori diversi, mostrando, ognuna a suo modo, cosa si può fare per generare cambiamento. Azioni semplici, articolate, complesse, tutte volte a trasformare le sfide di oggi in nuove opportunità.

    Il riconoscimento, infatti, è attribuito a donne che, nella loro attività lavorativa, hanno testimoniato di possedere visione e forte etica professionale centrando il focus 2020 sull’economia circolare. Un tema dalle molteplici sfaccettature, che fa di termini come riuso, riciclo e rinnovamento, la cornice di senso in cui inquadrare il futuro. I dati del Ministero dell’Ambiente parlano chiaro: ogni cittadino dell’Unione Europea genera una media di oltre 4,5 tonnellate di rifiuti l’anno. Quantità ingestibili, direttamente connesse a un sistema produttivo che spreca materia ed energia nella creazione di prodotti destinati alle discariche. Un riconoscimento, quello di quest’anno, che premia il binomio scienza-coscienza.

  • Il Wwf paventa cemento su un’area 2,5 volte più grande di Roma

    Avanza la cementificazione in Italia e, secondo le stime più ottimistiche, il rischio è che, nei soli prossimi 30 anni, al 2050, le aree urbanizzate, dove già vive più di un terzo della popolazione, divorino altri 800 chilometri quadrati di aree libere, pari a un’area due volte e mezzo Roma. Questo quanto emerge nel rapporto ‘Natura urbana 2020’ del Wwf pubblicato alla vigilia della ‘Festa della Natura in Città’.

    Le previsioni (elaborate su dati Ispra dal gruppo di ricerca dell’Università dell’Aquila che da anni lavora col Wwf) parlano anche di assedio dei Siti Natura 2000 (quelli tutelati dall’Ue) con il rischio di cancellare quasi altri 10.000 ettari di pregio, considerando che sono già 140mila gli ettari delle aree buffer dei siti comunitari già urbanizzate in tutte le aree del Paese.

    “Durante il lockdown – scrive il Wwf nel rapporto dal titolo ‘Safe Cities in armonia con la Natura: per città più verdi, più sane e più sicure’ – paradossalmente abbiamo apprezzato l’importanza della natura che ha bussato alle porte delle nostre città e con cui conviviamo nei nostri centri urbani e abbiamo capito l’importanza di fare scelte per vivere in Safe Cities, in aree urbane che siano sane, sicure e in armonia con la natura”.

    Ma le previsioni, appunto, “dimostrano che c’è ancora molto da fare”. Il Wwf chiede dunque, dati alla mano, azioni urgenti e non più rinviabili per “riprogettare le nostre città, realizzando piani e progetti di trasformazione e rigenerazione urbana che diano più spazio alla natura, garantendo, già da ora, la resilienza dei sistemi naturali e, nelle città attraversate dai corsi d’acqua, interventi realizzati con ‘nature based solutions'”. In tal senso il gruppo di ricerca dell’Università dell’Aquila coordinato dal professor Bernardino Romano, oltre a fornire le stime sull’espansione urbana, ricorda anche che negli ultimi 50 anni negli ambiti fluviali si è consumato suolo per circa 2mila Kmq, l’equivalente di 310mila campi di calcio.

    “Ora – dice il Wwf – è il momento delle scelte”. E nel rapporto ‘Natura urbana’ l’associazione avanza proposte concrete ad amministratori pubblici e ai cittadini, fornendo esempi virtuosi già realizzati e soluzioni di frontiera da tutto il mondo e dalle varie parti d’Italia, e che sono illustrati da 18 esperti che hanno risposto alla chiamata del Wwf. Nel mondo, storia di successo è la sfida lanciata dal Wwf internazionale “One Planet City Challange” che ha raccolto l’adesione di 600 città che stanno già facendo scelte sostenibili per contenere i cambiamenti climatici. Guardando all’Italia, a Milano si sta intervenendo per la realizzazione del nuovo parco urbano del Giambellino 129, nell’ambito del piano di rigenerazione del quartiere Lorenteggio; per il rinverdimento della fermata ferroviaria Tibaldi nella zona sud della città; e con un diffuso progetto di pareti e tetti verdi in tutta l’area urbana. Altro punto qualificante sono le ‘città agricole’. Lo segnala Davide Marino, professore associato di Economia ed Estimo Rurale all’Università del Molise, che richiama, tra l’altro, l’esempio del Parco di Casal del Marmo a Roma. Nel Rapporto del Wwf anche la tutela e la riqualificazione del lago naturale dell’area ex Snia Viscosa nel quartiere Pigneto-Prenestino di Roma dove sono state censite 80 diverse specie di uccelli, il Parco della Salute nei pressi di Porta Felice a Palermo e la realizzazione del Parco Alex Langer a Rovigo con la riqualificazione di un’area boschiva di 7 ettari.

  • La Regione Lombardia Euro 4

    L’esercizio del potere politico deve partire dal presupposto di possedere un equilibrio ed una conoscenza complessiva fuori dal comune. Una sintesi che vale per tutte le materie più importanti, dall’economia alla politica ma anche ovviamente alle problematiche ambientali e alle sue ricadute. Conoscenze e professionalità che assumono ovviamente valori e priorità differenti a seconda del contesto storico.

    La Regione Lombardia in questo senso dimostra di aver perso completamente il senso delle proporzioni oltre che della conoscenza delle varie cause dell’inquinamento atmosferico bypassando, e peggio, sottovalutando clamorosamente il difficile momento economico attuale.

    Da gennaio 2021, quando l’intero Paese sarà ancora in uno stato di emergenza richiesto dal governo Conte, le auto prodotte dal 2006, tutte euro 4, saranno soggette a delle limitazione di circolazione senza precedenti. Anche una mente normodotata sarebbe in grado di comprendere che l’eccezionalità del momento storico e della più grave recessione economica dal dopoguerra ad oggi dovrebbe invitare ad una sospensione temporale (sine die) di qualsiasi norma che tenda a limitare la movimentazione professionale e personale: entrambe infatti rappresentano concettualmente ed oggettivamente una delle tante forme di produzione di valore aggiunto e reddito.

    Va ricordato ai ricchi dirigenti ed esponenti politici della Regione Lombardia, ma anche dell’Emilia Romagna, come le vetture Euro 4, ancora oggi, per le fasce di reddito più basso rappresentano l’unico strumento di lavoro e vettore per gli spostamenti familiari e personali. La Lombardia, seguendo la più cieca, bieca e stupida ideologia “pseudo ambientalista” penalizza ancora una volta il ceto meno abbiente che guida un’auto con oltre tredici anni di vita.

    In altre parole, a venire ancora indicato come untore responsabile dell’inquinamento globale viene indicato in modo infantile e grottesco chi non possiede le risorse economiche necessarie per cambiare la propria vecchia automobile, disponibilità che risulta ovviamente ancora inferiore all’interno della più profonda recessione economica a causa del covid 19.

    La Regione Lombardia inoltre a tali “inquinatori seriali” indica addirittura quanti chilometri si possano percorrere nell’arco temporale di un anno dopo avere obbligato i “poveri sudditi non abbienti” ad inserire una scatola nera nella propria auto collegata ad un sistema di controllo in remoto.

    La discriminazione per reddito che si manifesta nel rigido controllo nella possibilità di movimento e quindi anche della produzione di reddito trova una nuova Abbietta,Vergognosa, Miserabile pagina del libro scritto dalla classe politica e dirigente della Lombardia.

    Il ceto politico e dirigente della Regione Lombardia, convinto di compiere un passo in avanti verso una innovazione nei movimenti, si dimostra sempre più simile alla peggiore nomenclatura di stampo socialista e massimalista la quale scarica sulle classi meno abbienti i costi di un fenomeno complesso ed articolato.

    Mentre il governo italiano, unico in Europa, chiede di prorogare lo stato di emergenza al 31 gennaio 2021 invece di sospendere per rivalutare il contesto storico tutte le normative che in questo contesto penalizzano le fasce di reddito meno abbienti, la Regione Lombardia segue il modello del governo Prodi. Questo infatti nel 2008 penalizzò fiscalmente le auto più vecchie in preda ad un vulnus ambientalista senza pari.

    Ora la Regione Lombardia, coadiuvata anche dall’ottimo sindaco di Milano Sala, uno degli artefici della mobilità urbana attraverso l’introduzione del monopattino elettrico (https://www.ilpattosociale.it/attualita/milano-e-litalia-ripartirebbero-in-monopattino/), dopo 19 anni dimostra di avere la medesima competenza e visione strategica di Prodi.

    Nulla di cui vantarsi…anzi.

  • Aule Natura nei cortili delle scuole: un progetto da estendere in tutti gli Stati dell’UE

    Virginijus Sinkevičius
    Commissario all’Ambiente, oceani e pesca
    Mariya Gabriel
    Commissario all’Innovazione, ricerca, cultura, istruzione e gioventù
    Commissione Europea
    Rue del la Loi, 200
    1049 Bruxelles
    Belgium

    Milano, 28 settembre 2020

    Egregio Commissario,
    la pandemia ha portato particolari problemi ai bambini e agli adolescenti, sia per quanto riguarda il percorso scolastico che per la loro possibilità di stare all’aria aperta e di avere un contatto proficuo con la natura. Come certamente Ella sa il WWF ha fatto una proposta affinché le scuole, e sono moltissime in tutti i paesi europei, che hanno a disposizione un cortile o un’area esterna possano realizzare delle Aule Natura trasformando i cortili scolastici in piccole oasi con orti didattici, giardini delle farfalle, alberi e tanti microambienti da scoprire. Nei giorni scorsi in Italia, a Scanzo, in provincia di Bergamo, è stata inaugurata la prima Aula Natura.

    Non ritiene che questo possa essere un progetto europeo da portare avanti in tutti gli Stati Membri con aiuti specifici e mirati e che comunque vadano studiate forme per consentire ai bambini e agli adolescenti di ritrovare, con un più diretto contatto con la natura, quell’equilibrio e quella serenità, quel rispetto dell’ambiente e del mondo circostante che a causa del distanziamento sociale e fisico si rischia di perdere?

    Non ritiene che all’interno di questo progetto, con un corretto rapporto con le associazioni che si occupano di animali abbandonati e con gli istruttori cinofili, si possano trovare delle formule per potere avvicinare i bambini al mondo animale ed al corretto rapporto con lo stesso visto che è ormai da più parti provato come il contatto con gli animali porta vantaggi fisici e psichici?

    La ringrazio per la cortese attenzione e in attesa di conoscere il Suo pensiero Le porgo i più cordiali saluti,

    Cristiana Muscardini

  • WWF Italia lancia il progetto Aule Natura

    In Italia ci sono più di 40.000 cortili scolastici. Tantissimi sono fazzoletti di cemento, spesso inagibili e desolati. E’ oramai provato scientificamente che i bambini hanno bisogno della natura per crescere sani.  Bisogna agire adesso che le scuole, costrette dall’emergenza Covid-19, stanno ripensando la distribuzione e l’utilizzo degli spazi.
    WWF Italia presenta il progetto Aule Natura e chiede l’aiuto di tutti i cittadini che hanno a cuore la salute dei bambini. Il progetto vuol dotare le scuole di 14 aree metropolitane, nelle situazioni più disagiate, di aree verdi all’aperto che saranno chiamato appunto Aule Natura, con alberi, giardini delle farfalle, orti didattici.
    Il sogno è che possano diventare tante e “colorino” di natura i cortili di tantissime scuole italiane.

    Le Aule Natura sono spazi in cui saranno riprodotti differenti microhabitat (stagno, siepi, giardino) dove bambini e ragazzi potranno osservare direttamente non solo le diverse forme di viventi, ma anche la relazione alla base delle reti ecologiche. I numeri del progetto: superficie area verde 80 mq, gruppo classe: 25 studenti, distanziamento: 3,5 mq/studente.

    Per contribuire al progetto e cliccare sul seguente link: https://sostieni.wwf.it/aule-natura.html?utm_source=Dm&utm_medium=MC&utm_campaign=Donazione2020

  • IEA and Singapore’s EMA launch sustainable energy policies programme in smart cities

    The International Energy Agency (IEA) estimates that Southeast Asia’s electricity demand is set to grow at an average rate of 4% annually, based on today’s policy settings. This could result in a doubling of demand by 2040 from 2019 levels, the IEA. The growth is driven by urbanisation, industrialisation and rising consumption by a growing middle class. This presents a golden opportunity for Association of South East Asian Nations (ASEAN) cities to adopt smart, low-carbon solutions and meet rising energy demand in the most efficient way possible.

    On September 7-10, more than 250 participants from 27 countries are expected to take part in the inaugural digital edition of the Singapore-IEA Regional Training Programme on Sustainable Energy Policies for Smart Cities, the IEA said, adding that the Programme brings together policy makers, urban planners and academia to look at improving energy efficiency in cities and to formulate policies that meet local urban energy challenges.

    According to the IEA, the four-day online training programme will feature experts from the IEA and Singapore government agencies, such as the Centre for Liveable Cities and Land Transport Authority. Insights on key themes of integrated spatial and transport planning, sustainable municipal services and distributed energy resources will be shared. Representatives from the Sustainable Energy Development Authority of Malaysia and the World Bank will also be presenting their experiences.

    Energy Market Authority Chief Executive Ngiam Shih Chun said the impact of the COVID-19 pandemic on the global economy has been unprecedented and the energy sector has not been spared. “Despite the challenges, we must not lose sight of our efforts towards a low-carbon energy future. To better manage rising energy demand in Southeast Asia, the EMA and the IEA have designed a training programme to build capacity and enhance knowledge sharing to support the region’s energy transition,” he said.

    IEA Executive Director Fatih Birol said the aim is to train thought leaders of today and tomorrow from across all levels of government in the best ways that Southeast Asia can embrace renewables and energy efficiency to accelerate clean energy transitions in its cities. The IEA’s online training programmes and knowledge-sharing community are key to our commitment to making our expertise open and accessible to all.

    The training programme is the fourth activity under the Singapore-IEA Regional Training Hub initiative, which was launched in 2016 when Singapore became an Association Country of the IEA. The programme represents a key milestone in establishing a network of energy professionals and urban practitioners to facilitate knowledge exchange and harness cities’ innovative and operational capabilities in clean energy transitions.

    Singapore and the IEA will next co-host the 2nd Global Ministerial Conference on System Integration of Renewables on October 27, which is being held in conjunction with the 13th Singapore International Energy Week. The IEA’s new Electricity Security report will be launched at the Ministerial Conference.

     

  • L’UE investe 80 milioni di euro in trasporti non inquinanti in Slovenia

    La Commissione europea ha approvato l’8 settembre un investimento di 80 milioni di euro dal Fondo di coesione per costruire un tunnel e due viadotti nell’ambito di un progetto più ampio per fornire una seconda linea ferroviaria tra il porto di Capodistria e il villaggio di Divača nella Slovenia occidentale.

    Secondo la Commissione, la nuova linea è essenziale per far fronte a una domanda crescente lungo la rotta e collegare un corridoio cruciale della rete centrale alle rotte marittime.

    Il commissario europeo per la coesione e le riforme, Elisa Ferreira, ha osservato che si tratta di un investimento dell’UE, necessario per il miglioramento della connettività ferroviaria del porto di Capodistria, che è un hub cruciale per il trasporto di merci e passeggeri con l’Europa centrale. Oltre a favorire la connettività slovena, il progetto sostiene perciò anche il funzionamento del mercato interno in quanto rafforza la coesione economica e sociale.

    Il miglioramento del collegamento ridurrà le strozzature esistenti lungo questa rotta trafficata per un trasporto ferroviario più veloce, più efficiente e competitivo e, reindirizzando il traffico dalla strada alla ferrovia, il progetto contribuirà a ridurre le emissioni di anidride carbonica (CO2) e ossido di azoto (NOx), migliorando la qualità dell’aria locale in linea con l’adesione della politica di coesione agli obiettivi del Green Deal dell’UE.

  • L’inquinamento uccide 630mila europei ogni anno

    Un morto su 8 nell’Ue e nel Regno Unito è dovuto all’inquinamento dell’aria, dell’acqua, alla mancanza di verde. Il 13% dei decessi totali ogni anno, 630mila secondo le stime dell’Oms e dell’Agenzia europea dell’ambiente (Aea), che le ha raccolte in un rapporto sull’impatto delle variabili ambientali e sociali sulla salute in Europa.

    Lo smog è il killer più pericoloso e più noto, 400mila morti l’anno, soprattutto a causa del particolato fine (PM2,5). Poi l’inquinamento acustico, con 12mila decessi. Le ondate di calore, sempre più frequenti a causa del cambiamento climatico, secondo alcuni scenari potrebbero arrivare a mietere 130mila vittime l’anno. L’impatto più forte lo subiscono le fasce sociali più deboli e a basso reddito. “Ricchezza e benessere sono determinanti della salute”, dice all’Ansa Catherine Ganzleben, una delle autrici del rapporto. Realtà che si riflette nella cortina che ancora resiste tra Europa dell’est e dell’ovest. I decessi attribuibili a cause ambientali sono il 19% del totale in paesi a basso reddito pro-capite come la Romania e il 10% in quelli più ricchi come Danimarca e Svezia, con l’Italia al 12%. La Pianura padana si conferma una delle aree con più smog dell’Ue. Il caso della contaminazione delle acque da sostanze perfluoroalchiliche (Pfas) in Veneto ha tristemente insegnato all’Europa sia il rischio degli inquinanti non monitorati ma anche le misure da prendere per rispondere.  La Penisola è il Paese in cui le malattie croniche interessano la parte più piccola della popolazione senza marcare le diseguaglianze, come accade invece nei paesi del Nord Europa. Le città, dove fattori ambientali e sociali si mescolano e si sovrappongono, sono i luoghi più a rischio. Ma possono cambiare le cose recuperando spazi al verde e alle acque, anche solo aumentando la vegetazione dove si può. L’Aea cita una serie di esperienze Ue, dal progetto di ristrutturazione del quartiere Deckel di Amburgo, ai nove corridoi ‘verdi’ di Lisbona, fino al bosco verticale di Milano. Per invertire la tendenza servono però azioni più decise al livello più alto, e una maggiore integrazione delle politiche ambientali, sociali e della salute.

    L’Aea compie anche una prima analisi degli studi su Covid-19 e smog. Sebbene ci siano “prime evidenze” di una correlazione tra alta mortalità da coronavirus, inquinamento atmosferico e povertà, l’Agenzia sottolinea che gli studi effettuati fin qui hanno “una serie di limitazioni significative, quindi i risultati vanno interpretati con attenzione”, e servono nuove ricerche.

  • La Grande Maria

    È il 12 settembre del 1906 e ci troviamo a Kingsport una piccola e fiorente cittadina del Tennessee nata nel periodo di maggiore espansione delle ferrovie in Nord America.  Quella sera era molto atteso lo spettacolo di fama mondiale del Circo Sparks (The Sparks World Famous Shows). Nei fatti, un circo di piccole dimensioni che viaggiava negli Stati Uniti orientali e che, come unica vera attrazione aveva cinque elefanti. Fra questi vi era un esemplare femmina di ventidue anni, di provenienza asiatica denominata la Grande Maria (The Big Mary) per le sue particolari dimensioni. Pesava sulle cinque tonnellate e veniva presentata come anche più grande dell’enorme elefante Jumbo, attrazione del più ricco e famoso Circo Barnum (che si spostava per l’America con ben 84 carrozze ferroviarie!). Nel pomeriggio, durante la parata pubblicitaria, Walter Eldridge, un operaio vagabondo arrivato da pochi giorni in città ed assunto dal signor Sparks il giorno prima con il ruolo di addestratore di elefanti (ruolo mai rivestito in vita sua), guidava i pachidermi a cavallo di Maria con una lunga canna dalla punta affilata. Come riportano alcuni testimoni, durante la parata Maria si era fermata per raccogliere una fetta di cocomero da terra con la sua proboscide. Eldridge per farle riprendere la marcia pare che l’abbia pungolata più volte e con forza a un lato della testa al punto tale che l’elefantessa, esasperata, con una sola mossa lo fece cadere a terra e, presa dallo spavento generale, lo uccise schiacciandolo. Si racconta che il fabbro della città, un certo Hench Cox sparò anche alcuni colpi di pistola su Maria, ferendola superficialmente, ma senza inibirne la forza. Morto Eldridge, gran parte della folla iniziò ad urlare “A morte l’elefante! A morte l’elefante!”.

    All’epoca (e credo non solo all’epoca), quando avvenivano tali incidenti, i proprietari dell’animale si affrettavano a spostarsi in un’altra località, a cambiare il nome dell’animale e a rivenderlo a un altro circo. Ma questo non fu il caso di Maria. Qualunque cosa fosse realmente successo, infatti, dopo aver ucciso il suo addestratore, già in giornata e il mattino seguente, venne denominata da tutti e su tutti i giornali della regione come Maria l’Assassina (The Murderous Mary) o l’Elefantessa Assassina (The Killer Elephant) o con altri epiteti simili. Quindi, non c’era più tempo per squagliarsela. Così, temendo per la sua reputazione e cercando di trarre profitto da tanto interesse, nonostante i vent’anni passati assieme con Maria, il signor Sparks decise di far sopprimere l’animale con uno spettacolo pubblico a pagamento. Del resto lo slogan del suo circo era “Morale, divertente e istruttivo!”. Ma sorse un problema: come si poteva uccidere un elefante di quelle dimensioni e in modo spettacolare?

    È il 13 settembre. Il destino di Maria è segnato. Diverse fonti parlano di un’accesa e appassionata discussione fra i mastri del paese. L’ipotesi di una fucilazione venne scartata quasi subito avendo visto la resistenza del pachiderma alle pallottole. Alcuni presenti suggerirono di fulminare Maria con l’elettricità, come avvenne nel 1903 a Coney Island (con l’aiuto del grande scienziato Thomas Edison che si occupò personalmente dell’esecuzione dell’elefantino Topsy infliggendogli per 10 minuti una scossa di 6.600 Volt – dopo averlo anche avvelenato con delle carote al cianuro – di fronte a più di 1.500 spettatori paganti. Nota: esiste un filmato dell’epoca perché Thomas Edison fece filmare l’esecuzione). Anche di fronte a questa ipotesi si dovette desistere perché all’epoca in tutto il Tennessee non c’era abbastanza corrente elettrica per sopprimere un elefante di quelle dimensioni. Altri pii cittadini si offrirono volontari per portare in città un cannone della Guerra Civile per spararle in pancia. Altri proposero di schiacciarla lentamente tra due motori a vapore opposti, mentre alcuni suggerirono di legare la sua testa a una locomotiva e le sue gambe a un’altra e far partire i treni in direzioni opposte. Insomma, tante brillanti idee! Ma quella che trovò tutti d’accordo e, soprattutto il signor Sparks per l’evidente risonanza pubblicitaria che ne avrebbe tratto, fu quella di impiccare Maria presso lo scalo ferroviario del vicino paese dove vi era una grande torre meccanica in grado di sollevare le carrozze dei treni. Così, in tarda mattinata il circo partì in ferrovia per arrivare a Erwin, nella contea di Unicoi. Era un giorno piovoso e, dopo uno spettacolo del Circo in città, al quale Maria non partecipò perché incatenata ad un palo, una folla di circa 2.500 persone (fra cui molti bambini) si radunò nei pressi della ferrovia di Clinchfield per assistere alla sua esecuzione. Le fonti narrano di una folla eccitatissima che urlava e additava l’elefantessa come un demone, un terribile flagello e un’assassina e si mormorava che avesse già ucciso tre, sei, diciotto o persino venti uomini. Per impiccare l’elefantessa usarono una gru e una grossa catena. Il primo tentativo fallì: la catena si spezzò e Maria cadde sul terreno causando il momentaneo allontanamento della folla, che ne temeva la furia. Furia che non vi fu perché Maria nella caduta si era brutalmente spezzata l’anca tanto che diversi testimoni oculari raccontano di aver udito un rumore fortissimo. Al secondo tentativo, la catena non si spezzò e la Grande Maria, dopo dieci interminabili minuti di sofferenze, potè finalmente riposare in pace. Una fonte dice che l’hanno lasciata impiccata per circa mezz’ora per poi essere dichiarata morta dal medico locale, il dottor Stack. Le informazioni sul luogo e sulla sede della sua sepoltura sono discordanti. Qualcuno scrisse che il suo corpo venne addirittura dato alle fiamme. Secondo altri articoli sulla storia del circo Sparks, gli altri quattro elefanti, compagni di sventura di Maria, pare che abbiano barrito tutta la notte seguente e ci siano voluti diversi mesi affinché si calmassero rassegnati al loro destino.

    Tanti animali nel Mondo e fra questi, anche tanti elefanti sono a rischio di estinzione per mano nostra. Dei circa cinquecentomila esemplari censiti molti sono in pericolo e più di duemila vivono ancora in cattività nei Circhi di mezzo mondo dove, di certo, non vivono contenti. Alla fine la Grande Maria è stata uccisa perché, come tanti animali, nonostante l’incredibile paziente accettazione della costante umiliazione subita dall’uomo, ha reagito, per pochi secondi, per lasciarsi andare all’istinto di sopravvivenza più intimo… la fame… per accontentarsi di uno sporco scarto di cocomero. O, da un altro punto di vista, è stata uccisa perché the World Famous Shows Must Go On. Lo spettacolo doveva e deve andare avanti. Oggi ad Erwin c’è un negozio di antiquariato che si chiama l’Elefante penzolante (Hanging Elephant) e che da decenni vende centinaia di magliette colorate con un’immagine della Grande Maria.

    Finché gli uomini massacreranno gli animali, si uccideranno tra di loro. In verità, colui che semina il seme del dolore e della morte non può raccogliere amore e gioia (Pitagora)

  • Stage Seminario Università dei Parchi 2020

    L’11 e il 12 settembre prossimi si svolgerà lo Stage Seminario Università dei Parchi 2020 ad Abbadia San Salvatore, presso Fonte Magria, nel Parco del Monte Amiata, in Toscana. L’idea, sostenuta in occasione della giornata dedicata al libro a e alla natura, mira a far conoscere un territorio suggestivo e dalle forti potenzialità naturali abitato da numerose specie rare. Il territorio, abitato dagli etruschi, è ricco di bellezze, storia e cultura che possono trasformarsi in importante volano economico. E per questo la due giorni prevede incontri, relazioni proiezioni ed escursioni per scoprire e conoscere tali ricchezze. Chi ha voglia di vivere un’esperienza all’insegna della natura e della storia può scrivere alla mail cnicoloso60@gmail.com o telefonare al numero 339/248.23.00.

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