Usa

  • Alta tensione su Ucraina e Taiwan tra Usa e Cina

    Risale la tensione tra Usa e Cina, tra moniti contrapposti sulla guerra russa in Ucraina e le “provocazioni militari” cinesi contro Taiwan, dove un network locale ha trasmesso per errore l’allerta per un attacco di Pechino seminando il panico tra la popolazione.

    Poche ore prima di essere ricevuto alla Casa Bianca insieme ai vertici militari, il capo del Pentagono Lloyd Austin ha telefonato al ministro della difesa cinese Wei Fengh per la prima volta dall’inizio dell’amministrazione Biden, rompendo un’impasse di comunicazione che Washington vedeva con crescente preoccupazione a causa dell’alleanza tra Pechino e Mosca sullo sfondo della guerra in Ucraina.

    Per oltre un anno il segretario alla difesa aveva tentato di parlare col generale Xu Qiliang, l’ufficiale più alto in grado nella struttura del partito comunista, in quanto vicepresidente della Commissione militare centrale, organo di vertice delle forze armate con a capo il presidente Xi Jinping. In passato era una prassi consolidata, ma questa volta Pechino ha insistito per il rispetto del protocollo e quindi per un contatto tra pari grado.

    L’obiettivo degli Usa era di riprendere il dialogo, ribadendo il messaggio di Biden nella video chiamata a Xi del 18 marzo, in cui il presidente americano aveva minacciato severe conseguenze se Pechino fornirà assistenza militare o economica a Mosca nel conflitto in Ucraina. Austin ha inoltre ricordato l’importanza di gestire la competizione strategica Usa-Cina, anche nei campi nucleare, spaziale e cyber, migliorando i canali di comunicazione nelle crisi. Il ministro della difesa americano, infine, ha ribadito le preoccupazioni di Washington per le provocazioni militari di Pechino contro Taiwan e per le attività del Dragone nel mare cinese meridionale orientale. Ma la telefonata, durata 45 minuti, è diventata un burrascoso colloquio ad alta tensione, stando al resoconto di Pechino.

    La Cina ha esortato gli Stati Uniti “ad astenersi dall’utilizzare la questione ucraina per diffamare e incastrare o esercitare pressioni su Pechino attraverso le minacce”, respingendo qualsiasi accostamento tra Kiev e Taiwan, l’isola che rappresenta la vera linea rossa dei rapporti bilaterali. Pechino la considera parte “inalienabile” del suo territorio da riunificare anche con l’uso della forza, se necessario. “E’ una parte inseparabile della Cina, un fatto e uno status quo che nessuno può cambiare” e “se la questione non sarà adeguatamente gestita avrà un impatto destabilizzante sulle relazioni tra i due Paesi”, ha messo in guardia Wei.

    Il monito arriva dopo che Pechino ha assicurato che aumenterà il “coordinamento strategico” con Mosca – ribadendo quindi  “l’amicizia senza confini” suggellata da Putin e Xi ai Giochi invernali cinesi – e ha siglato un accordo di sicurezza con le isole Salomone, potenziale preludio di una base militare del Dragone nell’arcipelago a nord-ovest dell’Australia: un’intesa che sembra una risposta ad Aukus (la Nato del Pacifico di Usa, Gran Bretagna e Australia per contenere la Cina) e che potrebbe minacciare l’equilibrio di potere in una regione cruciale per i traffici marittimi.

  • Così la guerra di Putin cambia gli equilibri globali

    Nulla sarà più come prima. La guerra di Putin in Ucraina è destinata a cambiare gli equilibri geopolitici e la scacchiera globale che conoscevamo poco più di un mese fa, prima che i tank e i missili russi riportassero una guerra novecentesca nel cuore dell’Europa. Molti cambiamenti sono già in atto, altri sono in parte prevedibili, altri ancora potrebbero sorprenderci nei prossimi mesi e nei prossimi anni.

    È facile vedere quello che sta accadendo in Europa. Il futuro è già qui tra noi: il forte riavvicinamento tra Stati Uniti ed Unione europea dopo anni di rapporti faticosi, il rafforzamento della Nato che dalla ‘morte cerebrale’ vista da Macron adesso ha di nuovo un senso e un orizzonte, il passo deciso dell’Ue verso una politica estera comune e la creazione di un’identità di difesa comune, sempre che i leader europei non cadano di nuovo in qualcuna di quelle amnesie da cui ciclicamente sono colpiti.

    Sono passi che si pensava potessero richiedere anni e che invece stanno avvenendo, sotto i nostri occhi, in poche settimane. Ma allargando lo sguardo si può intuire come la guerra di Putin sia destinata a cambiare i rapporti diplomatici e gli schieramenti in tutti gli angoli del mondo.

    La Cina, suo malgrado, è al centro di queste novità. Pechino ha mantenuto una posizione volutamente ambigua ma sta già pianificando le mosse per i prossimi anni. Il recente rafforzamento delle relazioni voluto da Putin e Xi non è stato rinnegato. Ma la Cina da un lato evita di condannare esplicitamente Mosca e dall’altro continua a dire di credere nel dialogo e nel rispetto dell’integrità territoriale e della sovranità degli Stati. Il timore di Pechino è che la crisi economica conseguente alle sanzioni possa influire sul suo espansionismo centrato sul progetto nella ‘Nuova via della seta’.

    D’altra parte la globalizzazione così come l’abbiamo conosciuta fino ad oggi è destinata a mutare velocemente e l’interconnessione e l’interdipendenza dell’economia globale sicuramente subiranno sensibili passi indietro.

    La Cina non si esporrà sulla guerra e nel frattempo preparerà il terreno per nuove alleanze. Il ministro degli Esteri Wang si è recentemente recato in India, per la prima visita dagli scontri del 2020 sul confine himalayano che portarono a un rapido deterioramento dei legami tra i due Paesi più popolosi del mondo. Ora tutto sembra quasi dimenticato di fronte ai nuovi problemi da affrontare. Possibilmente insieme. La Cina e l’India importano energia dalla Russia e il 50 per cento degli armamenti indiani viene da Mosca.

    L’Occidente teme quindi che nel medio periodo si possa creare un’alleanza tra India e Cina che strizzi l’occhio alla Russia. Sarebbe uno scenario impazzito che riporterebbe il mondo diviso fra 2 fronti con una nuova forma di Guerra fredda. Ma stavolta a guidare il fronte orientale non sarebbe più Mosca ma Pechino.

    Ma sarebbe anche uno scenario che andrebbe, in parte, contro gli interessi cinesi: dove finirebbero gli scambi commerciali con gli Usa e l’Europa di un Paese che punta tutto o quasi sul commercio internazionale? Anche, e soprattutto, nelle scelte di Pechino e nella risposta a questa domanda, che potremmo avere da qui a pochi mesi, si formerà il nuovo assetto della geopolitica globale dei prossimi anni.

    Per capire quanto la guerra di Putin stia cambiando il mondo si può anche guardare all’America latina dove Argentina e Brasile sono molto cauti nella condanna all’invasione russa e pensano invece a sostituire Mosca e Kiev nelle esportazioni di mais nei mercati globali. Buenos Aires e Brasilia sono rispettivamente il secondo e il terzo produttore mondiale di mais e adesso guardano alla guerra con un’altra prospettiva.

    Il Donbass, un mese fa, sembrava molto lontano. Adesso dalla guerra nata in quella piccola regione nascono i cambiamenti globali che costruiranno il mondo di domani.

    E Putin, dando il via libera ai suoi carri armati, voleva cambiare la storia. Ed è quello che sta accadendo, ma non nella direzione che voleva lui.

  • Migrants clash with police in Mexico border town

    More than 20 people have been injured in clashes between migrants and police in the town of Tapachula, on Mexico’s southern border, officials say.

    Mexico’s National Migration Institute (INM) said about 100 migrants, mainly from Cuba, Haiti and countries in Africa, joined in “violent protests”.

    The INM said the migrants were trying to jump the queue for permits to allow them to continue their journey north.

    Every year, hundreds of thousands of people cross Mexico headed to the US.

    Migrants threw stones and sticks at members of the National Guard and scuffles broke out between the two sides.

    Rights activist Irineo Mujica told Reuters news agency that the migrants were “desperate” after waiting for months to be given an appointment with Mexico’s immigration authorities.

    Most have been sleeping rough by the roadside and are relying on handouts to feed themselves.

    While many want to reach the United States and are waiting for papers that will allow them to cross the country without being detained, others are applying for refugee or asylum status to be able to stay in Mexico.

    Official data suggests that the number of people requesting refuge or asylum in Mexico almost doubled between 2019 and 2021, overwhelming the authorities.

    The immigration centre in Tapachula – the biggest in Mexico – has become one of the main bottlenecks on migrants’ journeys and the United Nations refugee agency has urged the authorities to do more to clear the backlog.

    Last week, a group of migrants in the town sewed their mouths shut in protest at the slow pace at which their requests are being processed.

  • Ricchi senza pace neppure nella Land of opportunities: timori di guerra civile negli Usa

    C’è chi crede che i ricchi non possano starsene più in pace neppure negli Usa e ci sono testate che riprendono questo timore. Ray Dalio, fondatore e presidente di Bridgewater Associates, il più grande hedge fund del mondo, ha preconizzato che tasse e inflazione elevate combinate con una diffusa disuguaglianza di ricchezza e una partigianeria senza precedenti stanno spingendo gli Stati Uniti sull’orlo della guerra civile.

    «Un aumento del populismo e dell’estremismo, oltre alla litigiosità tra sinistra e destra, sono i classici indicatori di futuri conflitti» ha scritto Dalio in un post su LinkedIn, aggiungendo che gli le forze politiche estremiste vedono il rispetto della legge come secondario rispetto alla vittoria. Il riferimento è a quello che è successo il 6 gennaio 2021, quando i sostenitori del presidente Donald Trump hanno preso d’assalto il Campidoglio degli Stati Uniti nel tentativo di ribaltare l’esito delle presidenziali. Dalio, che sta promuovendo il suo nuovo libro sull’ascesa e la caduta delle nazioni (“Il mutevole ordine del mondo. Storia dei successi e dei fallimenti delle nazioni”) ha individuato sei fasi di disordine e ordine interni. Tutto inizia con la creazione di un nuovo governo seguito da periodi di pace e prosperità. Alla fine, la spesa in eccesso e l’accumulo di ricchezza e potere pesano sul sistema, portando a “cattive condizioni finanziarie e intensi conflitti”, ovvero la fase in cui ci troviamo ora, secondo Dalio. Il passo successivo, è la guerra civile e la rivoluzione, che riconduce dritti alla prima fase. “La storia mostra che aumentare le tasse e tagliare la spesa quando ci sono grandi divari di ricchezza e cattive condizioni economiche, più di ogni altra cosa, è un anticipatore di guerre civili o rivoluzioni di qualche tipo” ha spiegato.

    Nell’anno delle elezioni di medio termine del 2022, Dalio prevede che i moderati perderanno seggi mentre gli estremisti e i populisti di entrambi i partiti li guadagneranno. Non solo. Il finanziere Usa prevede anche che le sentenze della Corte Suprema diventeranno più controverse. Entro le elezioni presidenziali del 2024, ha detto, ci sarà una “battaglia tra i populisti di destra e i populisti di sinistra in cui nessuna delle due parti accetterà di perdere”. “Una tale sequenza di eventi sarà coerente con il tipico percorso che porta alla guerra civile”, ha concluso, spiegando che non è escluso se in questo conflitto ci saranno morti, come è successo il 6 gennaio dello scorso anno.

  • Perché l’eventuale conflitto tra Russia e Ucraina riguarda l’Europa?

    La vicenda della minaccia bellica russa all’Ucraina è molto più seria di una semplice crisi tra due paesi confinanti.  E non solo per l’odioso atteggiamento di Putin che agisce come se fosse il Presidente dell’URSS e non della Federazione Russa, ritenendosi a tutti gli effetti il detentore del diritto di decidere sulle alleanze di uno stato sovrano, non più assoggettato ai desiderata del Cremlino. Ma piuttosto proprio per la delicatezza della questione che invece, da parte di molti, si sta affrontando con il solito spirito di tifoseria, propendendo a seconda delle personali convinzioni politiche, a favore di Biden o di Putin, senza riuscire a vedere le rilevanti implicazioni che ci riguardano in prima persona, e non solo per la vicinanza geografica di una guerra dagli esiti certamente disastrosi.

    La verità è che il mondo negli ultimi 10-12 anni è profondamente cambiato, e dalla presenza per una ventina di anni degli USA come unica superpotenza mondiale, dopo l’implosione dell’URSS, pian piano sono emerse altre due super potenze, la Federazione Russa e la Cina che, insieme agli USA, con crescente arroganza stanno cercando di dominare il mondo.

    L’Ucraina per la Russia fa il paio con Taiwan per la Cina, senza contare tutte le operazioni economiche e militari in Africa, in America latina ed anche in Europa, che stanno fortemente spostando gli equilibri complessivi, ovviamente a discapito e senza alcuna reazione dei Paesi Europei.

    Trattare la vicenda dell’Ucraina come fosse un derby tra Russia e USA e non l’ennesimo segnale di allarme per l’Europa rischia di distogliere l’attenzione dal vero problema. E cioè rispondere alla domanda: ma di questo passo quale sarà il ruolo dell’Europa nel mondo?

    Siamo davvero sicuri che l’alleanza con gli USA ci consentirà livelli di protezione sufficienti, o non ha insegnato nulla la vicenda dell’Afghanistan?

    E prima ancora del Vietnam?

    Ecco perché la cosa più giusta sarebbe la veloce ripresa del processo di costituzione della Federazione degli Stati Uniti d’Europa, che è l’unico modo per superare l’Unione Europea, inadeguata alla difesa della libertà e dell’indipendenza dei popoli Europei perché incapace per sua natura di avere una politica estera unica ed un esercito all’altezza delle tre super potenze.

    Se gli Stati Europei continueranno ad ignorare o a sottovalutare l’aggressività e la prepotenza delle tre superpotenze e a non organizzarsi al più presto per la tutela della loro indipendenza e libertà faranno la fine dei piccoli stati italiani preunitari e presto potranno esercitare solo un diritto, quello di scegliere di quale, tra i tre imperi, diventare colonia o protettorato.

    *già Sottosegretario per i Beni e le Attività Culturali

  • New York City names first female police chief

    New York City’s police force will be led by a woman for the first time in its 176-year history, Mayor-elect Eric Adams announced on Wednesday.

    Keechant Sewell, 49, is a 23-year veteran of the Nassau Police Department in nearby Long Island, where she became chief of detectives in September 2020.

    For Mr Adams, the move fulfils a campaign pledge to name a female commissioner.

    The NYPD is the largest police force in the US.

    Speaking to media on Wednesday morning, Mr Adams – a former NYPD captain- said that women often are “sitting on the bench” and “never allowed to get in the game” when it comes to policing.

    “That is stopping today,” he said.

    Ms Sewell, who is originally from the New York borough of Queens, previously served in New York’s Nassau County narcotics and major case units, and as a hostage negotiator.

    When she takes over the department in January, Ms Sewell will also become only the third black commissioner to take helm of the NYPD.

    Ms Sewell said she was “mindful of the historic nature of this announcement” and hopes to improve relations between the police and New York City’s residents.

    “I bring a different perspective to make sure the department looks like the city it serves, and making the decision, just as Mayor Adams did, to elevate women and people of colour to leadership positions,” she said.

    She added that as commissioner she plans to be “laser focused” on violent crimes particularly gun crimes.

    Bill de Blasio, the outgoing mayor, often had a difficult relationship with the NYPD. In 2015, for example, officers turned their backs on Mr de Blasio at the funeral of a police officer killed in the line of duty.

    The decision to name Ms Sewell as commissioner was praised by Patrick Lynch, the president of the largest police union in the city, the Police Benevolent Association of New York.

    “New York City police officers have passed our breaking point. We need to fix that break in order to get our police department and our city back on course,” he said in a statement. “We look forward to working with her to accomplish that goal.”

    The NYPD employs nearly 35,000 police officers, of whom approximately 18% are women.

  • Mosca abbatte satellite con un razzo e desta l’ira degli Usa

    Prove di ‘guerre spaziali’ per la Russia e di rimando ira degli Usa. Mosca lunedì 15 novembre ha condotto un test missilistico terra-spazio in cui ha abbattuto “con successo” un satellite di era sovietica, lo Tselina-D. Prima però che il ministero della Difesa annunciasse il risultato del test, Washington ha accusato la Russia di aver creato una pericolosissima nuvola di detriti, tanto da aver costretto gli astronauti presenti sulla Stazione Spaziale Internazionale (Iss) a cercare rifugio nel modulo Soyuz fino al cessato allarme.

    “Il test ha generato finora più di 1.500 frammenti orbitali tracciabili e centinaia di migliaia di pezzi di detriti orbitali più piccoli che ora minacciano gli interessi di tutte le nazioni”, ha tuonato il portavoce del Dipartimento di Stato Ned Price. A fargli eco il capo della Nasa Bill Nelson. “Con la sua lunga e blasonata storia nel volo spaziale umano, è impensabile che la Russia metta in pericolo non solo gli astronauti americani e internazionali sulla Iss ma anche i propri cosmonauti, così come i ‘taikonauti’ cinesi a bordo della stazione spaziale cinese”, ha detto in una dichiarazione. Price ha descritto la mossa russa come “pericolosa e irresponsabile” e tutto ciò dimostra quanto “le affermazioni russe di volersi opporre all’armamento dello spazio sono false e ipocrite”.

    Le accuse però sono state nettamente smentite da tutte le autorità russe. A ribattere con la stessa moneta è stato il ministro degli Esteri Serghei Lavrov. “Affermare che la Federazione Russa crei rischi alle attività di natura pacifica dello spazio è quantomeno un’ipocrisia”, ha dichiarato. Washington ha esortato Mosca “a sviluppare norme universali di esplorazione spaziale”, ha ricordato Lavrov, “tuttavia, per qualche ragione, ignora per anni l’iniziativa di Russia e Cina sulla stesura di un trattato per prevenire una corsa agli armamenti nello spazio”. Il punto, dunque, è sempre lo stesso: gli scatti in avanti nello sviluppare nuove tecnologie offensive. Il Cremlino ha duramente criticato la creazione (decisa da Donald Trump) della ‘Space Force’ americana. E ad un’azione, in questi casi, corrisponde sempre una reazione.

    Il test di Mosca andrebbe dunque letto in quest’ottica: non restare indietro e al tempo stesso mandare un messaggio. “Gli Stati Uniti sanno bene che i frammenti creati in seguito al test missilistico, in termini di parametri dell’orbita, non hanno rappresentato e non rappresenteranno alcuna minaccia per le stazioni orbitali, i satelliti e l’attività spaziale”, ha ribadito il ministero della Difesa in una nota. Per la Nato, rassicurazioni vuote. Il test è stato infatti bollato come un “atto sconsiderato”. “Questo dimostra che la Russia sta sviluppando nuove armi che possono abbattere satelliti”, ha notato il segretario generale della Nato, Jens Stoltenberg. Il messaggio, insomma, è arrivato forte e chiaro.

     

     

  • Myanmar charges US journalist with terrorism

    Military-ruled Myanmar has charged an American journalist with sedition and terrorism, which carry a maximum sentence of life imprisonment, his lawyer says.

    Danny Fenster, 37, who was managing editor of Frontier Myanmar, was detained at Yangon international airport in May.

    Dozens of local journalists have been detained since a coup in February.

    Mr Fenster’s trial on these charges is scheduled to begin on 16 November.

    He is already on trial for allegedly encouraging dissent against the military, unlawful association and breaching immigration law.

    But the new charges are the most serious, carrying a maximum sentence of life imprisonment. It is not clear what Mr Fenster is accused of doing.

    “He has become quite thin,” his lawyer, Than Zaw Aung, told the AFP news agency.

    Thousands of people were detained during bloody demonstrations earlier this year after military leaders seized power.

    At least 1,178 people were killed and 7,355 arrested, charged or sentenced during a crackdown on dissent that followed Aung San Suu Kyi being ousted from power, according to the Assistance Association for Political Prisoners.

    The military has since clamped down on the country’s independent media, arresting dozens of journalists.

    The military government released hundreds of political prisoners last month but Mr Fenster was not among them.

    The United States has urged Myanmar’s junta to free Mr Fenster immediately.

    “The profoundly unjust nature of Danny’s detention is plain for all the world to see,” a State Department spokesperson told AFP.

    “The regime should take the prudent step of releasing him now… His continued detention is unacceptable. Journalism is not a crime.”

    His brother Bryan Fenster said in a message to Reuters: “We are as heartbroken about these charges as we have been about the other charges brought against Danny.”

    Frontier Myanmar is an English-language news magazine and website based in Yangon, which describes itself as independent and has covered the military coup extensively.

    Mr Fenster, who worked for Frontier Myanmar for around a year, was arrested as he was about to fly out of the country to see his family in May. He has been held in Yangon’s notorious Insein prison since.

  • Riaprono le frontiere Usa e subito aumentano i viaggiatori europei diretti negli States

    E’ bastato l’annuncio delle Autorità americane per creare subito un effetto positivo nelle prenotazioni dei viaggi. E così lunedì 8 novembre, il primo giorno, dopo 20 mesi, in cui si può tornare a viaggiare liberamente verso gli Usa a condizione di aver completato il ciclo vaccinale ed aver effettuato un tampone entro tre giorni dall’imbarco, è stato celebrato, tra gli applausi, da Aeroporti di Roma con le compagnie aeree che operano voli da e per gli Stati Uniti e con i passeggeri, omaggiati con gadgets e colazione made in Italy. Una “svolta”, a detta anche di molti passeggeri, per il turismo, gli affari e, dopo tanto tempo, i ricongiungimenti familiari. A Fiumicino, solo in questa prima settimana, si registrano voli verso gli Usa quasi a pieno regime con una media di 200 passeggeri prenotati, tendenza confermata ed in progressivo aumento già per tutto il mese. L’attuale offerta di novembre prevede fino a quattro voli diretti giornalieri tra Fiumicino e gli Stati Uniti operati rispettivamente da Delta Air Lines per New York JFK e Atlanta, United per Newark e da ITA Airways per New York JFK. Offerta prevista in aumento con l’aggiunta di ulteriori frequenze settimanali nel mese di dicembre. In previsione della prossima stagione estiva 2022 sono già in vendita ulteriori tratte operate dei vettori attualmente presenti a cui si aggiungerà il ripristino dei voli di American Airlines. Storicamente, gli Stati Uniti rappresentano il principale mercato di Lungo Raggio da e per Roma Fiumicino e il quinto mercato internazionale in assoluto, dietro a Spagna, Francia, Gran Bretagna e Germania. Nel 2019, prima della pandemia, quasi 2,8 milioni di passeggeri hanno volato da/per Roma Fiumicino con collegamenti diretti con 13 aeroporti negli Usa, con una crescita del 7,5% rispetto al 2018. Con i protocolli covid tested flight e successivamente grazie ai parziali allentamenti delle restrizioni in ingresso in Italia, quest’anno quasi mezzo milione di passeggeri ha ripreso a volare da/per gli Usa sui voli diretti da Fiumicino. “La decisione dell’amministrazione americana rappresenta un vero impulso per il settore dell’aviazione e un primo passo verso la riapertura delle nostre economie – ha dichiarato Ivan Bassato, direttore Operazioni Aviation di Aeroporti di Roma – E’ un giorno importante per Fiumicino, l’Italia ed il trasporto aereo. Abbiamo già visto un forte incremento di prenotazioni da quando l’amministrazione Usa ha annunciato la riapertura. Avremo quindi un incremento generale di traffico tra Italia ed Usa, il nostro mercato più importante al di fuori dell’Europa. Ed è una svolta anche di ricucitura sociale, con la possibilità di riunire famiglie. Ora abbiamo la perfetta bilateralità”. Riguardo ai limiti legati al vaccino Astrazeneca, Bassato ha detto che “sicuramente le autorità staranno esaminando questa situazione. Astrazeneca non è adottato negli Usa: ciò che chiediamo come industria del trasporto aereo è un’armonizzazione mondiale del tema delle vaccinazioni eseguite con protocolli sempre più uniformi e standardizzati”. Fanno eco i viaggiatori: “Era ora. Eravamo in attesa da diverso tempo di questa riapertura delle frontiere per gli Usa, per i vaccinati. Appena appresa la notizia abbiamo subito prenotato il volo. E’ il primo giorno di apertura e si spera sia un viatico sia per il turismo che per il business. Dopo uno scalo a New York, andremo in North Carolina nella zona del legno. E’ il primo viaggio dopo quasi due anni”, la testimonianza di due uomini d’affari nella lavorazione del legno e degli utensili, originari della provincia di Pesaro. “Finalmente si può viaggiare e posso incontrare dopo tanto tempo i colleghi, relazionarmi con loro. E’ la gioia di tutti. E’ una svolta importante. Siamo un po’ stanchi del face meeting. Un conto è dialogare su zoom, un altro è il contatto umano e professionale diretto che tanto mi è mancato”, le parole di un giovane ingegnere di Piacenza. “Non abbiamo aspettato neanche un giorno. Ci siamo sposati a metà ottobre e dovevamo farlo quasi due anni fa: non appena abbiamo saputo di questa opportunità, abbiamo prenotato per il volo di oggi. Faremo un giro di 20 giorni prima a New York e poi a San Francisco, Las Vegas, Grand Canyon, Los Angeles e poi a Miami”, racconta una giovane coppia toscana in luna di miele.

  • Fondi speculativi e sanità Usa

    Riceviamo e pubblichiamo un articolo di Mario Lettieri e Paolo Raimondi pubblicato su ItaliaOggi il 28 ottobre 2021.

    Negli Usa, com’è noto, l’assistenza sanitaria è privata e coperta da polizze assicurative. Da qualche tempo, però, i fondi di private equity stanno comprando pezzi importanti del sistema sanitario americano e anche le reti sanitarie di base. Un fenomeno da tenere sotto la lente, perché «merce di esportazione». Soprattutto in Europa.

    I fondi equity sono poco regolati e puntano al massimo profitto in tempi brevi. Solitamente operano attraverso dei manager che gestiscono capitali di un numero limitato di partner privati e istituzionali. Spesso le loro operazioni di acquisizioni sono fatte attraverso il cosiddetto «leveraged buyout», cioè mediante lo sfruttamento della capacità d’indebitamento della società acquisita. Il che rende indispensabile un ritorno veloce di dimensioni rilevanti.

    La spesa sanitaria negli Usa è una parte notevole del pil. È passata dal 5% del 1960 al 18% del 2020. Dovrebbe arrivare al 20% nel 2024. I costi ospedalieri sono cresciuti del 42% nel periodo 2007-2014 e si ritiene che, in futuro, le spese per la sanità assorbiranno il 25-50% del salario della cosiddetta classe media americana. Fino alla legge Affordable Care Act (ACA) del 2010, meglio conosciuta come Obamacare, una parte del sistema sanitario era regolata e sostenuta con fondi pubblici da due strutture, Medicare per gli over 65 e Medicaid, per le famiglie a basso reddito.

    Pur con i suoi limiti, l’Obamacare ha dimezzato il numero delle famiglie americane ancora senza una copertura assicurativa sanitaria. All’interno dell’Obamacare era stato introdotto il concetto di Accountable Care Organizations (ACOs) per rendere la sanità più efficiente e meno costosa per i pazienti. Invece, si è avuto una maggiore concentrazione del settore sanitario con la formazione di veri e propri cartelli di ospedali, di cliniche e di centri diagnostici.

    Nel 2021 il processo di acquisizioni e di concentrazioni è cresciuto enormemente. Nel secondo trimestre del 2021, rispetto a quello del 2020, gli investimenti per gli acquisti di studi medici sarebbero cresciuti di 10 volte. La società di consulenza Solic Capital Mangement, sostiene che gli investimenti per acquisizioni nella sanità sarebbero stati ben 126,1 miliardi di dollari nel periodo menzionato rispetto ai 12,1 miliardi del 2020.

    Gli istituti di lunga degenza, gli ospedali e la medicina telematica sarebbero i settori più interessati.

    Oggi gli investitori nel sistema sanitario sono principalmente i fondi di private equity e certi enti finanziari specialmente creati per acquisizioni mirate. Il loro appetito è cresciuto anche in relazione all’American Family Bill, di circa 3.500 miliardi di dollari, proposta dal presidente Joe Biden.

    Ovviamente, tra i fondi equity e le assicurazioni è scoppiata una «guerra» per il controllo del settore sanitario americano. Secondo un articolo del New York Times del 2019, un’organizzazione di medici, che fortemente si oppose alla proposta di legge per disciplinare il fenomeno delle «fatturazioni a sorpresa», fatte attraverso la maggiorazione dei costi e la pratica delle prestazioni mediche più costose e, a volte, non indispensabili, aveva avuto un consistente appoggio di due grandi ditte fornitrici dei settori dell’emergenza sanitaria, la Envision, controllata dal fondo equity KKR, e la TeamHealth, controllata dal fondo Blackstone. Essi sono i fondi equity più attivi nella sanità mondiale con parecchie decine di miliardi di dollari di asset.

    Oltre ai fondi leader americani, vi sono quelli con base a Londra e in Francia, che operano soprattutto in Europa e in Italia. La privatizzazione della sanità, se non è regolata, può diventare il problema sociale ed economico più serio per le famiglie e per i governi.

    Lo abbiamo visto durante la pandemia, quando la debolezza delle strutture sanitarie pubbliche, soppiantate da quelle private, e la mancanza di imprese farmaceutiche funzionanti nell’interesse generale, hanno messo i governi e le sanità pubbliche in grande affanno nell’affrontare l’emergenza Covid.

    *già sottosegretario all’Economia **economista

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