Usa

  • Boom dell’arte italiana a New York

    L’arte italiana negli Usa va forte e Magazzino Italian Art, il museo dedicato all’Arte Povera a Cold Springs nella valle dell’Hudson, annuncia un ampliamento strategico con la costruzione di un nuovo edificio per mostre, eventi e programmi didattici. Disegnato dagli architetti Alberto Campo Baeza e Miguel Quismondo (autore quest’ultimo della sede principale di Magazzino), il nuovo padiglione di 1200 metri quadri porterà a un totale di tremila metri quadri gli spazi a disposizione consentendo un rafforzamento di programmi in continua crescita.

    I lavori partiranno nella primavera 2021, mentre la programmazione e le mostre continueranno senza interruzioni nell’edificio principale. Fondato dai collezionisti Nancy Olnick e Giorgio Spanu e aperto dal giugno 2017, Magazzino ha nel frattempo allargato in modo significativo il programma di mostre ed eventi, proponendosi, oltre che nella continua esplorazione dell’Arte Povera e dell’arte italiana del dopoguerra, come piattaforma per artisti contemporanei attraverso la commissione di nuove opere: da ultimo attraverso il programma “Homemade” per artisti italiani in lockdown a New York durante la pandemia: una di queste, dell’artista palermitano residente a Brooklyn Francesco Simeti, è stata proiettata questa settimana sulla facciata del Consolato Generale d’Italia su Park Avenue.

    “Magazzino è nato con la finalità di servire da polo culturale e risorsa per la comunità, dando la possibilità di creare legami, spunti di interesse e connessioni con l’arte e la creatività italiane”, ha detto il direttore Vittorio Calabrese, annunciando il nuovo padiglione che “darà la possibilità di offrire un servizio migliore ai nostri visitatori grazie anche alla flessibilità degli spazi”. Per la Olnick e Spanu, la costruzione del nuovo padiglione servirà a coinvolgere ulteriormente la comunità della Valle dell’Hudson sia nella fase della costruzione, affidata a manodopera locale, sia nell’offerta didattica.

    Costruito sul terreno di circa 4 ettari che circonda il museo, il nuovo edificio sarà adiacente, ma indipendente da quello principale di cui rispecchierà la struttura architettonica lineare. Finestre e lucernari favoriranno un dialogo tra arte, architettura e paesaggio. Ci saranno 3 nuove gallerie, due al primo piano e una terza al piano inferiore, dove saranno esposte sculture di piccola dimensione, vetri di Murano e ceramiche. Il piano inferiore ospiterà anche una sala multifunzionale per proiezioni cinematografiche, conferenze, conversazioni e altri eventi. Al piano superiore, caffetteria e sala lettura, con posti a sedere interni ed esterni, offriranno ai visitatori momenti di relax.

  • La Bibbia per un bambino

    I corpi di Betty June Binnicker (11 anni) e di Mary Emma Thames (7 anni) furono trovati in un fosso il 23 marzo 1944 nella piccola cittadina di Alcolu, nella Carolina del Sud (Stati Uniti). Le due bambine non erano rientrate a casa il giorno prima e tutto il paese si era dato da fare per cercarle compresa la comunità afroamericana, fra i quali George Senior.

    I due medici che fecero l’esame post mortem dissero che erano state uccise in modo brutale. Molto probabilmente con un oggetto metallico. Nella stessa giornata la polizia arrestò due ragazzini afroamericani, George Junius Stinney, di 14 anni e suo fratello Charles, di 12 anni con l’accusa di omicidio. Siamo nel 1944. Siamo nel Sud degli Stati Uniti dove gli afroamericani erano lasciati in vita solo perché il loro sfruttamento sul lavoro portava maggiori profitti. E Acolu era una piccola cittadina di quelle zone dove i bianchi e gli afroamericani vivevano separati e andavano in scuole e chiese separate. George viveva con suo padre George Senior, sua madre Aime e i suoi 4 fratelli, 2 maschi (di 17 e 12 anni) e due femmine (di 10 e di 7 anni).

    Charles fu rilasciato subito mentre George, nonostante una sorella dichiarasse che era con lui quando si stabilì che le bambine vennero aggredite, venne trattenuto nella prigione dello sceriffo il quale dichiarò ai giornali che il ragazzino aveva confessato. Da quel momento fu tutto un susseguirsi in paese di voci (le famosissime e ammirevolissime pie voci) che dicevano che loro “lo sapevano”, che “il ragazzino era rissoso”, “un bullo” e che “aveva già minacciato di uccidere qualcuno!”. I più valorosi e coraggiosi uomini bianchi, invece, chiedevano di poter fare giustizia con le loro (sempre pie) mani. Il rischio del linciaggio era alto, così, nel giro di poche ore George venne trasferito nella prigione di Colombia (a 130 km di distanza) mentre il padre veniva licenziato e costretto a trasferirsi con tutta la famiglia in una catapecchia (ancor più catapecchia di quella già abitata) poco fuori paese. Il compagno di cella di George affermerà in seguito che il ragazzino piangeva tutti i giorni dicendo che era innocente e che lo avevano tenuto senza cibo e picchiato per costringerlo ad una spontanea confessione. Dopo soli ottantatré giorni dal suo arresto (dei quali ben ottantuno passati in cella senza poter mai parlare, né tantomeno abbracciare la sua mamma e i suoi familiari), dopo meno di tre ore di processo davanti a una giuria (selezionata lo stesso giorno) di pii uomini e donne bianche, George Junius Stinney venne condannato a morte. La sua esecuzione ebbe luogo presso il Central Correctional Institution di Colombia il 16 giugno 1944 alle 19:30. I secondini gli diedero una Bibbia affinché ci si sedesse sopra. George, infatti, era alto poco più di un metro e mezzo e le cinghie della sedia elettrica non erano pensate per le misure di un bambino. Così come la maschera facciale. Le cronache del tempo, infatti, riportano che dopo la prima scarica di duemila e quattrocento Volt, la maschera che gli copriva il volto saltò via “rivelando tante lacrime sul suo volto e molta schiuma sulla sua bocca”. Durante le successive scosse anche le sue piccole mani uscirono dalle cinghie che le trattenevano. George venne ufficialmente dichiarato morto dopo quattro minuti dalla prima folgorazione.

    Nessuna dichiarazione di confessione scritta è stata mai depositata agli atti. George è stato interrogato da solo, senza i suoi genitori o un avvocato. Quello nominato dal tribunale, il sig. Charles Plowden (un commissario delle tasse in corsa per l’elezione all’ufficio locale – che di leggi non sapeva nulla) non solo non ha mai contestato la totale assenza di prove oggettive che collegassero George al duplice omicidio ma non ha né contestato le enormi divergenze nelle dichiarazioni dei tre poliziotti su quanto George avrebbe (a detta loro) confessato spontaneamente né ha portato testimoni (perché afroamericani?) e né ha interrogato i testimoni dell’accusa. E, come se non bastasse, sebbene il rapporto del medico legale avesse escluso la violenza sessuale, il Giudice acconsentì che l’accusa aprisse un dibattito sulla possibilità di stupro. Anche in questo caso l’avvocato non fece opposizione. Ricordo che siamo nel civilizzato Sud degli Stati Uniti. Siamo in un’aula di tribunale. Ci sono un giudice (bianco), una giuria (composta solo da uomini e donne bianchi), avvocati e personale del tribunale (bianchi) e più di mille persone (bianche – perché agli afroamericani era proibito entrarvi) ammassate per assistere al grande spettacolo del momento: la condanna a morte di un ragazzino non bianco di 14 anni.

    Dopo la sentenza del giudice la famiglia di George e la National Association for the Advancement of Colored People si appellarono al governatore Olin D. Johnston per ottenere clemenza ma egli, non solo diede ordine di procedere con l’esecuzione ma rispose che “Potrebbe essere interessante sapere che Stinney uccise la ragazza più piccola per violentare quella più grande, poi uccise la ragazza più grande e violentò il suo cadavere. Venti minuti dopo tornò e tentò di violentarla di nuovo, ma il suo corpo era troppo freddo”. Affermazioni mai supportate da nessun testimone o da alcuna dichiarazione, né tantomeno dal medico legale. Il giorno della condanna di George, sia il Giudice che lo ha condannato che tutti i giurati e i testimoni pronunciarono con la (pia) mano sul petto la solenne frase: “Giuro fedeltà alla bandiera degli Stati Uniti d’America. Una nazione unita dalla fede in Dio, indivisibile, con libertà e giustizia per tutti”.

    Il 17 novembre 2014 (settant’anni dopo) il Giudice Carmen Mullen (bianca) ha annullato la condanna a morte di George affermando che “sebbene potrebbe aver commesso questo crimine, non ha avuto un equo processo”. Chapeau!

    17 novembre 2020. Dal giornale La Repubblica “Genitori più aggressivi con i figli durante il lockdown: lo studio dell’Università Bicocca di Milano”.

    E questa è solo una delle migliaia di notizie possiamo leggere sulle violenze, da quelle fisiche a quelle psicologiche, che i bambini subiscono ogni giorno.

    Non esiste pianta, o insetto o animale che agisca contro natura e contro la propria progenie. Sebbene la nostra strada sia segnata, non disperiamoci. Non tutto è perso. Non tutti i popoli hanno perso questa ancestrale memoria.

    Gli presentavano dei bambini perché li toccasse, ma i discepoli li rimproverarono. Gesù, al vedere questo, s’indignò e disse loro: «Lasciate che i bambini vengano a me, non glielo impedite: a chi è come loro infatti appartiene il regno di Dio […] E, prendendoli tra le braccia, li benediceva, ponendo le mani su di loro.

    Mc 10,13, 14, 16

  • America amara

    Tra poco avrà luogo la più controversa proclamazione del nuovo presidente, e si leggono e ascoltano molte cose a sproposito sull’America – un paese nel quale bisogna esserci stati, averci lavorato, per capirlo appena un po’. O almeno conoscerne la costituzione, la più antica in vigore ed un modello di sintesi – pochi, chiare norme senza fronzoli. Agli originali sette articoli, che regolano i rapporti tra stati e dimensione federale o i poteri del presidente, nel 1791 furono aggiunti i primi dieci “emendamenti”. La paradossale sequenza dei primi due emendamenti spiega molte cose per capire l’America.

    Il primo sancisce i diritti di libera espressione, associazione, culto (e siamo ancora a fine ‘700), e quella libertà della stampa che marcherà fino a oggi l’America che più amiamo. Subito dopo questo manifesto progressista delle libertà USA, il secondo emendamento parla di qualcosa di molto diverso, anche se forse solo in apparenza: il diritto per ogni cittadino di possedere delle armi, confermato ancora nel 2008 dalla Corte Suprema. È probabile che nessun’altro paese al mondo riconosca con rango costituzionale il diritto di andare in giro armati, anche con armi da guerra, tanto importante da essere posto subito le garanzie alla piena espressione della persona. Non sorprenda allora che il Presidente Trump si è fatto ritrarre vestito da borghese e armato di mitra, in un paese dove solo nel corso di quest’anno sono state vendute 17 milioni di armi – per lo più armi da guerra semiautomatiche e automatiche, alcune delle quali possono sparare fino a 15 colpi al secondo.

    Il primo e il secondo emendamento plasmano le due Americhe che ci sono sempre state e continueranno ad esserci. Come ha ricordato un ottimo articolo di Critica Liberale, queste due Americhe si sono combattute in una delle più cruenti guerre civili moderne – oltre 600.000 morti, e un presidente, Lincoln, assassinato tre giorni dopo la resa dei sudisti a mo’ di una  lotta che quindi non doveva finire e ancora continua. Ci sono stati Martin Luther King e il Ku Klux Klan, il Vietnam e la beat generation, ora la vittoria di Biden e il popolo di Trump, che non si disperderà e che ha mietuto simpatie anche tra tanti italiani, desiderosi di simpatizzare per i modi irrituali di una pericolosa follia al potere. Queste due Americhe di rango costituzionale raramente si ritrovano insieme, ma può accadere. Ad esempio, a mio avviso nella seconda guerra mondiale (più che nella prima), dove l’intervento per salvare le democrazie europee in nome di un concetto di libertà che anche in Italia avevamo perso, si è combinato con la forza di un popolo in armi, avvezzo a combattere e dimostratosi una straordinaria macchina militare.

    L’Europa fu salvata da quell’America unita e potente. In questi anni l’Europa ha avuto la saggezza di non seguire Trump quando ha voluto distruggere l’agenda contro i cambiamenti climatici, il multilateralismo, a tratti addirittura la lotta alla pandemia, e l’accordo di libero commercio con l’Europa e quello col Pacifico, il dialogo in Medio Oriente e l’accordo sul nucleare in Iran. Molto altro verrà fuori sulla presidenza Trump – un piccolo assaggio lo ha dato la recente rivelazione di OpenDemocracy degli investimenti di oltre 50 milioni di dollari spesi da gruppi vicini a Trump per contrastare in Africa la contraccezione, l’aborto, l’educazione sessuale. Ora l’Europa ritroverà un alleato più affidabile, ma deve sapere che l’America del secondo emendamento è sempre pronta. E della prima è come lo specchio.

  • $280 mln ‘dark money’ spent by American fundamentalist Christian groups globally

    American fundamentalist Christian groups have spent at least $280 million in “dark money” fuelling campaigns against the rights of women and LGBTIQ people across five continents, the UK-based media platform openDemocracy has revealed on Tuesday.

    Many of these Evangelical Protestant fundamentalist groups were found to have close links to the administration of president Donald Trump. Human rights advocates across the world have called the latest data “alarming”.

    According to openDemocracy, organisations led by some of Trump’s closest allies have spent major amounts of money globally to influence foreign laws and public opinion, aiming “to stir a backlash” against sexual and reproductive rights.

    Even though each of the organisations is a tax-exempt non-profit and is barred from participating in political activities, it has been revealed that several of them have vocally supported Trump’s administration. According to the latest data, the groups reportedly spent almost $90 million in Europe.

    Such a group is the American Center for Law and Justice, which is run by Trump’s personal lawyer Jay Sekulow. Its European branch has defended Italy’s position against gay marriage, as well as Poland’s controversial policies against divorce and abortion.

    Earlier this year, US media revealed that Sekulow’s groups, including the ACLJ, had paid more than $65 million in charitable funds to Sekulow, his family members and corporations they own. In 2018, the ACLJ spent $6 million on legal services provided by the CLA Group, a law firm in which Sekulow holds a 50% stake.

    Alliance Defending Freedom is another group that is closely linked to the Trump administration through former staffers. Last year, it went to the US Supreme Court to defend non-profit donor secrecy. Its few known funders include major Republican party donors.

    Another such group is Family Watch International. OpenDemocracy has pointed out that the group has been training African leaders for years to oppose comprehensive sexuality education and LGBT rights across Africa.

    Neither of the groups responded to openDemocracy requests for comment.

  • US and Russia ready to freeze number of nuclear warheads

    Russia said on Tuesday it would be ready to freeze its total number of nuclear warheads if the United States did the same in order to extend their last major arms control treaty by a year.

    “Russia is proposing to extend New START by one year and is ready together with the United States to make a political commitment to ‘freeze’ the number of nuclear warheads held by the parties for this period”, Russia’s foreign ministry said in a statement on Tuesday.

    The US State Department welcomed Russia’s offer: “The United States is prepared to meet immediately to finalize a verifiable agreement. We expect Russia to empower its diplomats to do the same”, it said in a statement.

    The New Start treaty is the only remaining agreement constraining the US and Russian nuclear arsenals. It imposes limits on the number of US and Russian long-range nuclear warheads and launchers. Russia has earlier offered to extend the treaty, which expires in February, but US president Donald Trump said he is holding out in hopes of negotiating a three-way agreement with Russia and China.

    Moscow has described the goal of a three-way deal as unrealistic as China has been reluctant to discuss any deal that would reduce its nuclear arsenal. China is estimated to have about 300 nuclear weapons. It has various international weapons agreements, but none limiting nuclear weapons.

    According to a global watchdog, Russia and the United States jointly possess about 90% of the world’s nuclear weapons. The watchdog estimated that the US had 5,800 warheads, while Russia had about 6,375 at the beginning of the year.

    Russia said the warhead freeze and one-year extension would be possible if the US did not make other demands. It added that the extension would give the two sides time to discuss nuclear arms control in greater depth.

     

  • 2058

    Il primo test nucleare della storia dell’umanità è stato il Trinity e ha avuto luogo nel deserto di Jornada del Muerto nel New Mexico (Stati Uniti) il 16 luglio 1945 alle ore 5:29:45 quando venne lanciata una bomba con il nome in codice The Gadget (“il regalo”) nell’ambito del Progetto Manhattan. Solo pochi mesi dopo venne costruita una seconda bomba atomica, la Mk.1 – nome in codice Little boy (“ragazzino”); la prima arma nucleare a essere stata utilizzata su civili inermi.

    Lo sgancio del ragazzino sul centro della città giapponese di Hiroshima avvenne alle 8:15:17 del 6 agosto 1945 alla quota di 9.467 metri. La bomba esplose all’altezza predeterminata di 580 metri per sortire i maggiori effetti distruttivi (come previsto e calcolato dallo scienziato John von Neumann). A Hiroshima morirono istantaneamente circa 70.000 persone; una cifra simile rimase ferita e migliaia di persone morirono nei mesi e negli anni successivi a causa delle radiazioni (molte donne incinte persero i loro figli o diedero alla luce bambini deformi). Il ragazzino è stata anche la prima bomba ad utilizzare l’uranio (il “Trinity test” aveva fatto uso di un’arma al plutonio). Si trattava, quindi, di un prototipo mai sperimentato e il suo lancio su Hiroshima rappresentò un test di funzionamento.

    La mattina del 9 agosto 1945 un bombardiere statunitense si alzò in volo con a bordo una bomba atomica soprannominata Fat Man (“grassoccio”), alla volta della città giapponese di Kokura, primo obiettivo della missione. Dopo vari passaggi su questa città, causa maltempo, all’equipaggio fu ordinato di sganciare l’ordigno sulla più vicina città di Nagasaki. Tre giorni dopo la bomba di Hiroshima, intorno alle ore 11 il grassoccio venne sganciato. Anche in questo caso, il computo delle vittime fu elevatissimo. Le stime parlano di circa 80/100.000 persone, incluse quelle esposte alle radiazioni nei mesi seguenti.

    Dopo le esplosioni di Hiroshima e Nagasaki, mano a mano che nuovi stati si aggiungevano a quello che sarebbe poi stato chiamato il “club nucleare” e la guerra fredda spingeva verso l’alto il numero delle armi nucleari, le esplosioni atomiche per test scientifici, si sono moltiplicate: 1.032 gli esperimenti nord americani, 715 quelli russi, 210 quelli francesi etc.

    Il ragazzino sprigionò una potenza pari a 15 chilotoni (15 mila tonnellate di tritolo), il grassoccio pari a circa 21 chilotoni mentre il più potente ordigno termonucleare mai esploso, denominato lo Zar, aveva una potenza di 50.000 chilotoni. Era il 1961. Insomma, il ragazzino è cresciuto e in pochi anni ha messo pancia, famiglia ed è diventato persino Zar!

    2058 non è una data ma il numero di esperimenti nucleari condotti dal 1945 al 2017. Di questi, 1.528 sono stati effettuati nei fondali marini e 530 in superficie (fonte Arms Control Associartion).

    Non ci è dato sapere nulla sugli importantissimi risultati scientifici ottenuti grazie a questi utilissimi esperimenti nucleari effettuati su questo pianeta perché è tutto top secret, ma ci è dato subirne i loro strabilianti effetti mortali per più tempo di quanto sia stimata la vita del nostro Sistema Solare (il solo tempo di dimezzamento della radioattività dell’uranio utilizzato per questi esperimenti, infatti, è stimato in 4.510.000.000 di anni).

    A solo titolo di esempio, è di pochi mesi fa il ritrovamento di materiale radioattivo nella Fossa delle Marianne, uno dei più remoti ed inaccessibili luoghi del pianeta che si trova a circa 11.000 metri sotto il livello del mare, fra il Giappone e la Papa Nuova Guinea.

    Di tutto questo se ne parla poco. Forse perché i danni di questi crimini contro tutti gli esseri viventi sono invisibili all’occhio umano o perché facilmente confondibili (o occultabili) con altre cause di morte (inquinamento, carestie, epidemie e violenza di ogni sorta che si sono succedute in questi anni). Oppure, più semplicemente, perché fa comodo a qualcuno.

    Ho fatto 5 anni di elementari, 3 anni di scuola media e 5 anni di liceo scientifico e, come per la stragrande maggioranza di tutti voi, nessun programma scolastico di storia è mai arrivato oltre alla prima guerra mondiale (nei casi più virtuosi). E, da quello che mi risulta, è ancora così. Generazioni di ragazzi che sanno nulla, poco o, ancor peggio, male di quanto è successo nel Mondo negli ultimi 100 anni. Poco importa, pare.

     

    Tuttavia, l’Organizzazione Mondiale della Sanità stima che ogni anno circa 8 milioni di bambini (1 su 20) nasca con malformazioni di vario genere. Di questi, circa 3 milioni sono destinati a morire prima del loro quinto compleanno. Insomma, pare che ad alcuni ragazzini, quelli veri (esseri umani, animali o vegetali che siano) non è dato crescere.

    “Non fa niente” è la seconda più grande bugia dopo “Va tutto bene”

    Vox Populi

     

  • Big Tech has a monopoly on power, says US House report

    Amazon, Apple, Google and Facebook have abused their dominance in the marketplace, according to a US Democratic-led House panel, which said Congress should consider forcing the tech giants to separate their dominant online platforms from other business lines.

    Tuesday’s report is based on a 16-month investigation by the Democratic staff of the House Antitrust Subcommittee. It said that there is “significant evidence” to show that the companies’ anticompetitive conduct has hindered innovation, reduced consumer choice and weakened democracy.

    “These firms have too much power, and that power must be reined in and subject to appropriate oversight and enforcement. Our economy and democracy are at stake”, the report said, adding that tech companies have used the data they accumulate in one area of business to gain tremendous advantages when they expand into related businesses.

    Google rejected the report: “We disagree with today’s reports, which feature outdated and inaccurate allegations from commercial rivals about Search and other services”, it said in a statement.

    Facebook responded that it competes vigorously with “a wide variety of services” with many users.

    Apple also said it disagreed “vehemently” with the report, and that it does not hold a dominant marketshare with any of its business segments.

    “Large companies are not dominant by definition, and the presumption that success can only be the result of anti-competitive behavior is simply wrong. And yet, despite overwhelming evidence to the contrary, those fallacies are at the core of regulatory spit-balling on antitrust”, Amazon said.

    The report now heads to a subcommittee markup, where a vote to adopt the final report is expected to take place before any legislative proposals are introduced.

  • I consumatori italiani sono i più filo-americani d’Europa

    Da una ricerca di idealo – portale internazionale di comparazione prezzi leader in Europa – risulta che i consumatori italiani sono i più appassionati d’Europa dei brand statunitensi.

    Analizzando le intenzioni d’acquisto sul proprio portale internazionale, idealo ha riscontato che la preferenza degli italiani rispetto ai produttori USA è netta: nel 75% dei casi, infatti, l’interesse verso i prodotti statunitensi è maggiore per gli italiani rispetto a quello dei nostri vicini europei.

    In particolare l’interesse verso il “Made in Usa” in Italia supera quello del resto d’Europa nel caso di acquisti online di piani cottura (+41,1 pp/punti percentuali rispetto all’Europa), forni (+18,8 pp), lavastoviglie (+16,4 pp), lavatrici (+11,4 pp) e frigoriferi (+10,8 pp). I nostri vicini europei, invece, preferiscono i prodotti statunitensi quando si tratta di acquisti che riguardano gli Smartwatch e i Robot da cucina.

    L’interesse degli italiani verso gli articoli riconducibili a marchi statunitensi riguarda, in particolare, l’elettronica e gli elettrodomestici. La classifica dei 10 prodotti americani più amati dagli italiani comprende infatti: cuffie e auricolari (72,4% di “intenzioni di acquisto USA”), casse e altoparlanti (70,0%), Tablet (57,1%), Smartwatch (47,4%), Notebook (44,5%), Piani cottura (42,0%), Robot da cucina (37,9%) Smartphone (33,5%), Stampanti multifunzione (28,7%) e Forni (19,8%).

    Se consideriamo la crescita di interesse in punti percentuali nel corso degli ultimi 16 mesi, è possibile segnalare il boom di piani cottura (+17,5 punti percentuali) e tablet (+13,4%), senza dimenticare l’aumento di “intenzioni di acquisto Usa” nei confronti di smartphone (+4,8%), lavastoviglie (+4,1%) e stampanti multifunzione (+4%).

    In Europa, sempre in termini di punti percentuali e nello stesso arco di tempo, questa crescita è stata meno marcata e senza particolari boom: tablet (+5,6 punti percentuali), robot da cucina (+4,2%), stampanti multifunzione (+3,2%), cuffie (+3,2%) e smartphone (+1,5%).

    “L’Italia ha sempre subito un certo fascino legato al mito americano e al “born in the Usa” – ha commentato Filippo Dattola, Country Manager dell’Italia per idealo – A quanto evidenziano i dati che abbiamo analizzato, anche l’e-commerce nostrano non è immune da questa passione, soprattutto per ciò che attiene ai settori più tecnologici. In fondo, la forza dell’e-commerce è proprio quella di essere un canale globale, grazie al quale i consumatori digitali hanno la possibilità di fare scelte consapevoli e, quindi, in questo caso, anche scegliere un produttore americano quando si tratta di acquisti hi-tech”.

  • Via libera dell’OMC a l’Europa per emettere tariffe pari a 4 miliardi di dollari su merci statunitensi

    L’Organizzazione Mondiale del Commercio ha autorizzato l’Unione europea a imporre tariffe sui beni statunitensi per un valore di 4 miliardi di dollari per ritorsione contro i sussidi per il produttore americano Boeing.

    La disputa tra le due parti sugli aiuti alle rispettive industrie aeronautiche è durata ben 16 anni, si può davvero parlare della più grande controversia aziendale del mondo.

    Lo scorso anno Washington ha iniziato a imporre tariffe su beni UE per un valore di 7,5 miliardi di dollari sul sostegno statale per il rivale di Boeing, Airbus.

    Secondo fonti vicine alle due parti i dazi dell’UE su prodotti come i jet Boeing difficilmente sarebbero stati imposti prima delle elezioni presidenziali statunitensi del prossimo 3 novembre.

    Airbus e Boeing hanno rifiutato di commentare, dicendo che il rapporto dell’OMC è attualmente riservato.

    Fonti europee hanno affermato che l’aggiudicazione non include circa 4,2 miliardi di dollari di dazi contro gli Stati Uniti rimasti da un caso precedente, dando all’UE 8,2 miliardi di dollari da gestire in maniera ‘aggressiva’.

     

  • Iran reportedly considered killing US ambassador to South Africa

    Iran is weighing an assassination attempt against the United States’ ambassador to South Africa Lana Marks, US media reported on Monday.

    The report citied multiple US intelligence sources and a CIA global threats document. It said it would be the Islamic Republic’s preferred method of retaliating against US president Donald Trump’s assassination of Revolutionary Guards commander Qasem Soleimani in January.

    Iran later launched missile strikes on an Iraqi military base housing US troops, but American casualties were low and intelligence officials said it was likely that there would be more attacks at a later date.

    According to US media, the intelligence report is not clear why the South African-born Marks would be Iran’s target for revenge, except that she is a close friend of Trump’s and a member of his exclusive Mar-a-Lago resort club in Florida.

    Iran’s ministry of foreign affairs has strongly denied the report, and called it “anti-Iran propaganda”.

    A US government official said that Marks, who took up her post last October, had been informed and the threat was listed in the CIA’s World Intelligence Review.

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