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Piante

Anche nei giorni scorsi abbiamo purtroppo assistito a devastazioni di interi territori a causa delle caduta di ingenti piogge e delle conseguenti frane che si sono verificate.

Come è noto più i terreni sono privi di cura, più si costruisce vicino a percorsi d’acqua, specie di carattere torrentizio, corsi che a volte sembrano in secca e poi improvvisamente esondano, più si tagliano gli alberi, che con le loro radici aggrappano il terreno evitando spesso che questo scivoli a valle, più in caso di nubifragi il pericolo è consistente.

Tutti sappiamo come una delle prime barriere contro l’inquinamento siano gli alberi di alto fusto, i quali purificano l’aria dai veleni che continuano ad arrivare dall’impiego degli strumenti che la società moderna usa specie per il trasporto non solo fisico ma anche virtuale.

Ciò detto, stupisce come in Emilia Romagna sia iniziata una vera corsa, a partire dalla provincia di Piacenza, all’abbattimento di alberi di alto fusto.

Secondo quanto riportato dal quotidiano La Libertà, e segnalato anche da diversi cittadini, si sta procedendo ad abbattere oltre 60 chilometri di vegetazione lungo gli argini e cioè centinaia e centinaia di alberi di alto fusto che trovandosi a lato dei canali di irrigazione, che non risultano siano mai esondati, sono abbattuti inutilmente: non rappresentano pericolo alcuno, se non in singoli casi da verificare, mentre il danno vero è dato dagli alberi morti e dai detriti che galleggiano nei corsi dei fiumi mai ripuliti.

Più si elimina la vegetazione dalle sponde dei canali di irrigazione più si alimenta il pericolo di erosione delle sponde stesse, col danno ulteriore che deriva dalla demolizione di una barriera all’inquinamento. Ricordiamo, infatti, che un ettaro di alberi di alto fusto assorbe 8 tonnellate di anidride carbonica l’anno producendo oltre 8 tonnellate di ossigeno. Il taglio degli alberi porterà anche ad un aumento delle polveri sottili, rendendo ancor più pericolose ed acide, per la salute, le abbondanti piogge che ormai si registrano ogni anno.

Verrebbe da pensare che stiamo cadendo nel ridicolo: da un lato le amministrazioni piantumano alberelli che diventeranno alberi tra diversi anni, e quindi per ora ben poco utili a contrastare l’inquinamento, e dall’altro si abbattono gli alberi che l’inquinamento già contrastano a pieno.

In effetti però non c’è da ridere, è questione di business, perché, a prescindere dall’incompetenza scientifica che spesso contraddistingue le azioni di chi comanda il taglio degli alberi, la verità evidente è che la Regione, e di conseguenza le amministrazioni locali, prima pagano profumatamente per tagliare e poi pagano di nuovo profumatamente per ripiantare. Tutti soldi pubblici sprecati mentre si crea un danno all’ambiente e alla salute delle persone.

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