Tutti si dicono amici, ma pazzo chi se ne fida
Jean de La Fontaine
L’evangelista Marco ci racconta nel suo Vangelo anche del viaggio di Gesù verso Gerusalemme, dove alcuni giorni dopo sarebbe stato crocifisso. Due dei discepoli, i fratelli Giacomo e Giovanni, convinti di non essere ascoltati dagli altri, si avvicinarono a Gesù e gli chiesero: “Concedici di sedere, nella tua gloria, uno alla tua destra e uno alla tua sinistra” (Mc. 10/37). Loro miravano a posti di potere, sicuri che Gesù sarebbe diventato presto re. Ma gli altri discepoli avevano ascoltato e si indignarono. Allora Gesù radunò tutti i suoi discepoli intorno a se e disse loro: “Voi sapete che coloro i quali sono considerati i governanti delle nazioni dominano su di esse e i loro capi le opprimono” (Mc. 10/42).
Insegnamenti quelli di Gesù che purtroppo, nel corso dei secoli, non sono stati fatti propri da molti di quelli che hanno avuto e che tuttora hanno alti incarichi statali e governativi. Compresi anche alcuni degli attuali “grandi del mondo”. E tra loro ci sono degli autocrati che, come diceva Gesù, dominano le nazioni e opprimono i cittadini. Così come ci sono anche altri che, convinti della loro “supremazia” a livello internazionale, generano conflitti armati in diverse parti del mondo, con delle gravi conseguenze che cadono sempre sulle popolazioni. Quanto è accaduto e che continua ad accadere in Ucraina, nella Striscia di Gaza e, da quasi due mesi in Iran, sono delle inconfutabili testimonianze di simili “follie di grandezza’.
Anche attualmente sono molti i “governanti delle nazioni” che opprimono i loro cittadini. Quanto sta accadendo nei vari continenti del mondo lo testimonia e lo dimostra. E non solo in Africa, in Asia e nell’America latina. Ma anche in Europa. Quanto, da alcuni anni, sta accadendo in Albania ne è una inconfutabile testimonianza.
Il nostro lettore da anni ormai è stato informato, fatti accaduti, documentati e pubblicamente noti alla mano, della restaurazione ed il continuo consolidamento di una nuova dittatura sui generis in Albania. Si tratta di un regime camuffato di un pluralismo di facciata, mentre all’opposizione si stanno negando, ogni giorno che passa, i diritti fondamentali previsti dalla Costituzione e dalle leggi in vigore. Quanto sta accadendo in Parlamento, anche solo dall’inizio di questa legislatura, e cioè dal settembre scorso, ne è una palese, eloquente e incontestabile testimonianza.
Il nuovo regime in Albania, sempre fatti accaduti, documentati e pubblicamente noti alla mano, è una preoccupante alleanza tra il potere politico, istituzionalmente rappresentato dal primo ministro, la pericolosa criminalità organizzata locale, sempre più diffusa ormai anche a livello internazionale, e determinati raggruppamenti occulti internazionali. Raggruppamenti che da anni hanno finanziato intense attività lobbistiche, soprattutto uno di oltreoceano che professa la “Società aperta”. E grazie a quelle attività lobbistiche il primo ministro albanese si presentava del tutto diverso da quello che in realtà è; un innato ingannatore, uno spudorato voltagabbana, uno spietato prepotente e arrogante con i deboli, ma un vigliacco leccapiedi con i potenti, soprattutto con i “grandi del mondo”. Sono veramente tante le testimonianze, pubblicamente note e facilmente verificabili, che confermano simili atteggiamenti e deformazioni caratteriali del primo ministro albanese.
Ultimamente però sembra che lui stia perdendo l’effetto ed i benefici delle attività lobbistiche a suo favore. Oppure i fatti accaduti, documentati e pubblicamente noti ormai anche nelle cancellerie occidentali e nelle istituzioni dell’Unione europea, siano talmente evidenti e lo presentino per quello che realmente è che hanno fatto perdere la tranquillità al primo ministro. Soprattutto in questi ultimi mesi, ma anche prima, sono non pochi i media importanti, sia in Europa che negli Stati Uniti d’America che, in seguito a serie indagini fatte da noti giornalisti investigativi, hanno evidenziato cosa rappresenta e chi è veramente il primo ministro albanese.
E proprio da credibili fonti mediatiche internazionali ultimamente, riferendosi a lui, sono state rese note, fatti documentati alla mano, anche certe “amicizie” del primo ministro con “imprenditori di successo”. Imprenditori stranieri, ingannatori come il primo ministro albanese, che però hanno beneficiato del suo “sostegno istituzionale”. Le cattive lingue dicono da tempo che anche il primo ministro ne guadagna da queste “amicizie”, sia finanziariamente che come interventi lobbistici. E si sa, le cattive lingue in Albania, che è ormai un Paese che si sta spopolando vistosamente, sanno tutto di tutti. Primo ministro compreso. E su di lui non hanno mai sbagliato.
Tra questi “imprenditori di successo” c’è anche un cittadino israelita che, grazie al primo ministro, ha ottenuto da alcuni anni la cittadinanza albanese. Da credibili fonti mediatiche risulterebbe però che l’imprenditore ha dei problemi giudiziari negli Stati Uniti. Sono ormai in corso quattro cause legali per frodi finanziarie e mancati investimenti che coinvolgono direttamente e personalmente “l’imprenditore di successo” israelita, il “caro amico” del primo ministro albanese.
Il nostro lettore è stato informato, a tempo debito, di questo imprenditore e dei rapporti con il primo ministro il quale, nel 2018, voleva modificare la legge e permettere al suo “amico” di acquistare il diritto di trattare il debito pubblico dell’Albania! Per fortuna questo progetto non è stato realizzato, anche grazie alla reazione delle istituzioni specializzate internazionali. Il primo ministro voleva dare allo stesso “imprenditore” un terreno nel territorio della rappresentanza diplomatica albanese a New York per costruire. Ma anche questo progetto è stato contestato dall’allora ministro degli Esteri che, in seguito, ha subito le conseguenze dell’ira del suo diretto superiore (Un autocrate colpevole che cerca di nascondersi codardamente; 4 febbraio 2025).
E, guarda caso, uno dei sopracitati contenziosi legali a carico del “imprenditore di successo” con la giustizia statunitense è proprio per un caso simile. Nel dicembre 2018, il governo del Togo ha firmato un contratto di sviluppo immobiliare per la sua rappresentanza presso le Nazioni Unite a New York con l’imprenditore israelita, suo fratello e un altro socio. Ma loro non hanno rispettato il contratto. Perciò nel novembre 2024 il governo togolese ha fatto causa agli “imprenditori” presso un tribunale di New York, chiedendo un risarcimento danni e la restituzione dei beni.
In palese violazioni delle leggi in vigore, il primo ministro albanese ha permesso all’imprenditore israelita di diventare socio, nel giugno 2025, di un’impresa a partecipazione statale, per “sviluppare un’industria militare moderna, basata sulle capacità locali e su partenariati strategici”. Ma nel frattempo erano state rese pubbliche, documenti alla mano, delle palesi e clamorosi violazioni legali che favorivano quell’impresa, Il nostro lettore è stato informato dettagliatamente anche di quel caso (Attenti ai furfanti che abusano del potere conferito o usurpato, 19 gennaio 2026).
Così come il nostro lettore è stato informato del primo vertice intergovernativo tra l’Italia e l’Albania, svoltosi il 13 novembre 2025 a Roma. Durante quel vertice è stato firmato anche un accordo tra la sopracitata impresa e Fincantieri per costruire sette navi in Albania (Luci e ombre su un vertice intergovernativo; 17 novembre 2025). Di quelle navi però e di quell’accordo da allora non si sa niente. Le strutture specializzate dell’Italia, attive in Albania, molto probabilmente, hanno avuto tutte le informazioni, trasmesse poi a chi di dovere. Allora viene naturale la domanda: perché è stato firmato quell’accordo? Per mancata informazione, per “ragioni di Stato”, oppure…?
Chi scrive queste righe condivide quanto affermava Jean de La Fontaine. Si, tutti si dicono amici, ma pazzo chi se ne fida. Lo confermano anche le amicizie di interesse del primo ministro albanese.