Corruzione

  • Fascicoli internazionali che accusano

    Essere accusato è già una condanna.

    Franz Kafka

    Alcune settimane fa si è saputo della pubblicazione di un libro di circa 750 pagine intitolato “The Albanian files” (I fascicoli albanesi). Da diverse fonti mediatiche risulterebbe che il libro è stato pubblicato dalla casa editrice svizzera Lars Müller Publishers. Si tratta di un libro, con una prefazione del primo ministro albanese, il cui contenuto rappresenta solo delle dichiarazioni e delle conferme fatte da 60 noti architetti da diversi Paesi del mondo che sono stati coinvolti in progetti milionari in Albania. E tutti loro hanno affermato che sono stati contattati direttamente dal primo ministro albanese o da chi per lui e sono stati invitati a collaborare per attuare dei progetti architettonici ambiziosi proprio in Albania.

    Ebbene, in quel voluminoso libro The Albanian files sono state messe insieme schede compilate autonomamente da diversi studi di architettura, sia di Paesi europei che di altri continenti. Schede compilate molto dettagliatamente, in cui si trovano importanti informazioni che svelano il modus operandi del primo ministro albanese. Da quelle schede si evidenzia che almeno 523 progetti architettonici in Albania non sono stati assegnati tramite concorsi internazionali, come prevede la legge. I rappresentanti dei diversi studi di architettura coinvolti hanno affermato che, invece dei concorsi trasparenti, è stato proprio il primo ministro che, contattando direttamente loro, garantiva: “Venite da noi, perché siete i benvenuti e sarete lautamente ricompensati”.

    Durante questi anni in cui tutto viene controllato personalmente dal primo ministro, risulterebbe che per tutti i progetti, concepiti dagli studi di architettura albanesi, lui cerca subito di contattare personalmente uno studio straniero, offrendo loro, solo per aver accettato di mettere il nome, non meno di 1.5 milione di Euro. Risulterebbe altresì che attualmente sono 57 i progetti ormai realizzati, altri 53 sono in una fase di costruzione altri 47 progetti attendono l’autorizzazione a procedere. In più risulterebbe che sette tra le più grandi delle imprese edili coinvolte non abbiano dichiarato il 41% dei propri finanziatori. Il libro illustra nel dettaglio progetti in aree protette, elaborati due o tre anni prima che la legge venisse modificata per consentire l’edificazione proprio in quelle aree protette.

    Tutti gli studi di architettura che compaiono nel sopracitato libro The Albanian files, con iniziativa personale del primo ministro albanese, risulterebbero essere stati molto bene pagati nonostante loro non abbiano partecipato ad una gara d’appalto trasparente, come previsto dalle leggi in vigore in Albania. Secondo alcuni giornalisti investigativi il primo ministro albanese ha “beneficiato” però dai dirigenti di questi studi di architettura, molto noti ed influenti nei propri Paesi, di riuscire ad avere dei supporti istituzionali a livello internazionale.

    Per capire meglio come il primo ministro albanese “adescava” i dirigenti degli studi di architettura in altri Paesi del mondo, basterebbe riferirsi alle dichiarazioni di un architetto cileno pubblicate sul libro The Albanian files. Lui è convinto che il primo ministro prenda personalmente ogni decisione importante. L’architetto afferma che una sua collaboratrice gli ha inviato un messaggio con il quale gli chiedeva di acconsentire a dare il suo numero di telefono al primo ministro albanese. Avendo dato il suo permesso, aveva ricevuto solo cinque minuti dopo la telefonata del primo ministro che gli ha chiesto se poteva recarsi a Tirana per discutere della possibilità di attuare un progetto comune. Si sono incontrati due settimane dopo, per poi avere in seguito quattro altri incontri. Dopo quegli incontri e dopo che il primo ministro aveva contattato personalmente il capo architetto dello studio cileno, questo studio è presente in Albania dal 2024.

    Siccome ormai il contenuto del libro The Albanian files è diventato uno dei temi principali delle discussioni pubbliche in Albania, il primo ministro cerca di difendere se stesso dalle accuse, come fa sempre quando si trova in difficoltà. E anche adesso, quando continuano ormai da più di un mese le massicce proteste pacifiche a Tirana, di cui il nostro lettore è stato ben informato durante queste ultime settimane, il primo ministro cerca di apparire come “visionario e innovatore”.

    Il 28 giugno scorso ha replicato alle accuse fatte al libro. Per lui questo voluminoso libro ha raccolto tutti i progetti, le idee e le riflessioni di 60 architetti e studi di fama internazionale che hanno operato in Albania negli ultimi due decenni, configurandosi come un progetto editoriale indipendente. “Questo libro [che] si intitola The Albanian Files è una delle pubblicazioni più importanti apparse negli ultimi anni nell’ambito dell’architettura e dello sviluppo urbano, sia in Europa che a livello globale”, ha affermato il primo ministro albanese.

    Un architetto olandese ha scritto però nel marzo 2025 una lettera satirica che si riferisce proprio alla vera realtà albanese. In quella lettera lui afferma, tra l’altro, che “In un mondo di autocrati, possiamo avere almeno un autocrate benevolo e di buon gusto?”. E poi, riferendosi al primo ministro albanese aggiungeva: “Dato lo status consolidato dell’Albania come mecenate illuminato dell’architettura, la nostra professione trarrebbe grande beneficio se il Paese non tenesse mai più delle elezioni e se lei, dopo il suo quinto mandato consecutivo come primo ministro, continuasse semplicemente ad essere Presidente a vita, o forse addirittura Re”.

    Ovviamente il primo ministro ha cercato di minimizzare questa interpretazione dell’architetto olandese. Per lui “la lettera non è un appello politico all’azione, bensì un esempio di umorismo autoironico, caratteristico dello stile dell’autore”. Poi il primo ministro ha detto: “Innanzitutto, il testo lì esposto che è, in chiave autoironica, una lettera indirizzata a me, pone la domanda: “Perché mai abbiamo bisogno delle elezioni? Potresti diventare re e fare ciò che le monarchie hanno fatto per l’architettura…”. Si tratta di dilemmi e questioni che non hanno assolutamente nulla a che fare con un reale invito a diventare re; è stato tutto completamente ribaltato”. Ma lui, il primo ministro albanese da anni ormai si sta comportando come un re, anzi, come un re assoluto.

    Sempre il 28 giugno scorso il primo ministro ha fatto di nuovo dietro front, cercando di svincolarsi dal suo diretto coinvolgimenti negli abusi denunciati sul libro The Albanian files. Lui, da un innato voltagabbana qual è, ha detto: “Non ho alcun legame con questo libro, ho scritto solo la prefazione che mi è stata richiesta”. Ma anche in quest’occasione ha spudoratamente mentito. Sì, perché lui stesso ha presentato con orgoglio il sopracitato libro durante un’intervista alla CNN, una delle principali emittenti televisive all news degli Stati Uniti e del mondo. “Questa è la nuova Albania”, ha detto, fiero ed entusiasta, il primo ministro albanese alla giornalista che lo intervistava. Una giornalista che conosce ormai molto bene la vera realtà albanese, avendo seguito e commentato anche le affollate e pacifiche proteste quotidiane di Tirana.

    Nel frattempo a Tirana continuano queste proteste. I manifestanti, da più di un messe ormai, accusano il primo ministro dei suoi clamorosi abusi del potere conferito ed usurpato e chiedono le sue dimissioni. Mentre lui, nonostante stia cercando di apparire “tranquillo e sereno”, sta attraversando una grave e visibile crisi personale, conseguenza del suo modus operandi.

    Chi scrive queste righe pensa che quelli pubblicati sul libro The Albanian files sono dei fascicoli che accusano direttamente e concretamente il primo ministro. Ma bisogna ricordare anche quanto affermava il noto scrittore Franz Kafka: “Essere accusato è già una condanna”.

  • Il silenzio sull’Albania in attesa di adesione all’UE, tra corruzione, mafia e poteri forti

    In un articolo di Ennio Raso su L’Espresso si cita l’intervista rilasciata dal magistrato Nicola Gratteri, procuratore capo di Napoli, nel libro ‘Gli invincibili’. Gratteri afferma tra l’altro: «non è un’esagerazione definire l’Albania un narcostato, una sorta di eldorado del cash-flow».

    Secondo i dati, usciti in varie parti del mondo, il clan degli albanesi controlla molte delle piazze di spaccio a Londra e sono noti gli ormai decennali rapporti tra ‘ndrangheta italiana e mafia albanese.

    Il Patto Sociale da molti anni pubblica, settimanalmente, reportage riguardo l’intricata vicenda politica albanese, alcuni componenti della quale sono sotto processo o sotto inchiesta.

    Anche nel libro ‘Operazione Pig’ di Albert De Bonnet, pubblicato nel 2024 da Europa Edizioni, si parla in modo esplicito dei rapporti internazionali che la mafia albanese ha intessuto in tutto il mondo e in speciale modo con la Ndrangheta

    Stupisce come notizie di stampa, anche albanese, sembrino passare inosservati agli occhi sia della Ue che del governo italiano.

    Inoltre nelle ultime settimane nel Paese delle aquile vi sono state molte affollatissime manifestazioni di piazza: A Tirana il 20 giugno scorso si sono riunite decine di migliaia di persone davanti alla sede del primo ministro Edi Rama. Le sempre più numerose manifestazioni traggono origine dal progetto di costruzione, sostenuto dal primo ministro albanese, di un maxi resort di lusso nella laguna di Vjosa-Nata, un’area protetta di oltre 20mila ettari nella quale vivono specie rare come fenicotteri rosa, tartarughe marine e foche monache.

    Il maxi resort, con una serie di super ville circostanti, dovrebbe essere costruito da una cordata collegata all’imprenditore Jared Kushner, genero di Trump, e corrisponderebbe al desiderio della moglie, figlia del presidente americano, che, recatasi in Albania in alcune occasioni, sarebbe rimasta colpita dalla bellezza della località e dalle sue potenzialità turistiche per i super ricchi, anche se il progetto porterebbe alla distruzione di un patrimonio naturale che appartiene a tutti

    Il libro di Nello Trocchia, ‘Gli invincibili’, sulla mafia albanese alla conquista del mondo, è uscito, edito da Rizzoli, a febbraio scorso e riporta molti di quei collegamenti che dovrebbero indurre la politica ed i media a occuparsi in modo approfondito di un tema che invece, e appare strano, è stato oggetto solo di rare e superficiali attenzioni.

    La forza della mafia albanese si è fatta ormai consistente anche in Sudamerica, in Ecuador, Colombia e Brasile mentre la potenza economica e finanziaria di questa malavita ha portato a investimenti che hanno radicalmente cambiato le città albanesi, anche distruggendo, a colpi di cementificazione selvaggia, la maggior parte delle coste più attraenti.

    Su questi temi è bene che rifletta l’Unione Europea prima di procedere nell’auspicata, un domani, adesione dell’Albania che non può avvenire prima di avere risolto i problemi di collusione tra mafia e poteri forti, di qualunque genere.

  • Mente perché non può fare nient’altro

    Un bugiardo è sempre prodigo di giuramenti.

    Pierre Corneille

    Uno dei capolavori cinematografici è il film The Godfather (Il Padrino) di Francis Ford Coppola, proiettato nelle sale nel 1972 e premiato con tre premi Oscar. Vito Corleone, emigrato dalla Sicilia negli Stati Uniti d’America, a New York, quando era ancora un bambino, diventò in seguito il capo di un’importante famiglia mafiosa ed un indiscusso padrino. Il personaggio è stato interpretato maestosamente dal noto attore Marlon Brando. Dopo aver subito un attentato, le redini delle attività le prese suo figlio minore Michael, interpretato da Al Pacino, che prima non voleva immischiarsi negli affari del padre, ma diventò in seguito anche lui uno spietato capo mafioso.

    Il primo ministro albanese il 23 giugno scorso ha rilasciato un’intervista al Financial Times, noto quotidiano economico e finanziario britannico. Un’intervista che si riferiva alle quotidiane proteste che si svolgono a Tirana e alle richieste dei manifestanti. E proprio durante quell’intervista il giornalista ha fatto riferimento anche alle accuse dei manifestanti che considerano ormai il primo ministro come il “Padrino” (Godfather) dell’Albania. Ovviamente il primo ministro ha respinto quest’accusa. “La gente dice che sono io la mente di tutto questo. Io rispondo andate a farvi f*ttere!”. Aggiungendo: “Non spetta a me dimostrare di non essere il Padrino, spetta a loro dimostrare che lo sono”. E ha mentito come fa di solito quando si trova in difficoltà. Sì perché i manifestanti hanno dimostrato proprio che lui agisce come un vero “Padrino”.

    Il giornalista chiedeva al primo ministro del preoccupante riciclaggio di denaro sporco in Albania. Un fatto ormai noto a livello internazionale ed evidenziato in molti rapporti ufficiali delle istituzioni specializzate dell’Unione europea e statunitense. Il primo ministro ha di nuovo mentito, negando quest’accusa. Lui, senza batter ciglio, ha risposto: “Dire che l’economia albanese si fonda sul riciclaggio di denaro è terribile. Il riciclaggio esiste nella nostra economia, ma non è un problema così enorme. Pensate che a Londra non ci sia riciclaggio? C’è. Ma si può dire che l’economia britannica ruoti in gran parte attorno al riciclaggio? No”.

    Da anni però il denaro riciclato, proveniente dal traffico illecito degli stupefacenti, in Albania si investe soprattutto nel settore dell’edilizia. Questo è un fatto pubblicamente noto. Ormai da alcuni anni questi fatti sono stati evidenziati, oltre che dai noti media internazionali, anche dai rapporti delle strutture specializzate internazionali. Si tratta di note strutture come Moneyval (organismo permanente del Consiglio d’Europa che indaga sul riciclaggio di denaro e il finanziamento del terrorismo), OLAF (Ufficio europeo per la lotta antifrode), FATF (Financial Action Task Force; promuove standard globali e politiche efficaci per combattere il riciclaggio del denaro, il finanziamento del terrorismo e la proliferazione di armi di distruzione di massa.), Europol (agenzia di polizia dell’Unione europea), Eurojust (Agenzia dell’Unione europea per la cooperazione giudiziaria penale) ed altre ancora.

    Il 12 giugno scorso, la Struttura Speciale contro la Corruzione e la Criminalità Organizzata in Albania ha denunciato il diretto e preoccupante coinvolgimento della criminalità organizzata albanese nel traffico internazionale della cocaina dall’America latina in diversi Paesi dell’Europa. I miliardi provenienti da queste attività sono trasferiti poi in Albania in contanti, per tergiversare il sistema bancario. In seguito queste enormi quantità di denaro, secondo la Struttura Speciale contro la Corruzione e la Criminalità Organizzata, vengono investiti soprattutto nel settore dell’edilizia, quello alberghiero ed altri ancora. La svalutazione paurosa dell’Euro nei confronti della moneta albanese durante questi ultimi anni testimonia inconfutabilmente le conseguenze dirette del riciclaggio del denaro sporco proveniente dalle attività illecite.

    Durante la sopracitata intervista al Financial Times il 23 giugno scorso, il primo ministro albanese, trovandosi in una vistosa difficoltà di fronte alle domande del giornalista, ha cercato di mentire ed ingannare, presentando una realtà immaginaria, ma che non ha niente in comune con la vera realtà albanese. Lui, da innato bugiardo senza scrupoli qual è, ha dichiarato: “L’Albania sta combattendo la corruzione come mai prima d’ora e oggi è molto meno corrotta di un tempo” (Sic!). Invece la galoppante corruzione in Albania è un fatto dimostrato, testimoniato e pubblicamente noto. Lo hanno evidenziato anche le istituzioni internazionali specializzate nei loro rapporti ufficiali.

    Infuriato dalle denunce dei manifestanti delle proteste quotidiane che continuano ormai da quattro settimane a Tirana ed in molte città europee, negli Stati Uniti, in Canada ed in Australia, il primo ministro ha scelto di mentire, di ingannare e anche di insultare ed offendere con delle parole banali e volgari proprio i manifestanti. Sempre durante la sopracitata intervista al Financial Times, lui ha aggredito verbalmente i manifestanti dicendo loro “F*ck you” (Andate a farvi f*ttere).

    Poi, proprio ieri, domenica, ha negato quello che ha detto durante l’intervista al Financial Times. Ma questo non stupisce nessuno ormai. Il primo ministro ha “confessato” di non avere “mai detto quella parola agli albanesi. Il giornalista mi ha chiesto come si risponde a chi ti accusa di essere il padrino dell’Albania. Ho detto la parola che si addice a chiunque mi accusi da anni e non abbia lasciato neanche due pietre insieme per infangarmi e seppellirmi. Da un’ora di conversazione libera, il giornalista ha scelto proprio quella parte”. Ma il primo ministro ha mentito di nuovo.

    I manifestanti, durante le proteste pacifiche quotidiane, cominciate il 1o giungo scorso a Tirana, chiedono al primo ministro di dimettersi. Cosa che lui non farà, consapevole di tutti gli abusi che ha fatto, almeno in questi ultimi tredici anni che fa il primo ministro. Lui però non può dare le dimissioni anche perché la criminalità organizzata, che ha garantito le sue “vittorie” elettorali, non glielo permette, visti gli investimenti che loro stanno facendo in Albania, tramite il riciclaggio del denaro proveniente dai traffici degli stupefacenti, soprattutto della cocaina.

    Durante le quotidiane proteste a Tirana, in altre città europee e non solo, i manifestanti chiedono determinati che l’Albania deve essere degli albanesi e non dei traditori. E fanno riferimento proprio al primo ministro. Lui però, non potendo dire niente per contraddire le accuse dei manifestanti, ha scelto di insultarli. Per lui i manifestanti pacifici sono “dei fascisti, dei nazisti e degli animali”. Una volta, addirittura ha paragonato i manifestanti persino agli estremisti dell’organizzazione Alba Dorata in Grecia. Si tratta di un’organizzazione politica di estrema destra degli anni ’90 con orientamenti neonazisti, xenofobi e antisemiti, che poi è stata dichiarata e condannata come un’organizzazione criminale dalla giustizia greca.

    Le massicce e pacifiche proteste quotidiane sono diventate ormai un vero incubo per il primo ministro albanese. Lui si trova in una grande difficoltà e sembra che stia attraversando anche una grave crisi esistenziale, ragion per cui fare simili paragoni ed insulti ai cittadini albanesi che manifestano pacificamente ogni sera gli permette di sfogarsi un po’.

    Chi scrive queste righe è convinto che il primo ministro albanese, dopo ventinove giorni di proteste massicce e quotidiane, si trova in visibili difficoltà. Difficoltà causate anche dai molti noti media internazionali che continuano, da quasi un mese ormai, a trasmettere quanto stia accadendo in Albania ed evidenziando sempre la vera, vissuta e sofferta realtà. Il primo ministro, in queste condizioni, mente perché non può fare nient’altro. Aveva ragione il noto drammaturgo francese Pierre Corneille quando affermava che un bugiardo è sempre prodigo di giuramenti.

  • Ribellarsi contro un autocrate corrotto è un obbligo

    Mi ribello; dunque esisto.

    Albert Camus

    Le proteste contro i progetti abusivi e clientelistici del primo ministro albanese continuano sempre più massicce. Proteste che sono cominciate il 31 maggio scorso in una bellissima spiaggia che si trova a circa 14 chilometri a nord di Valona. La ragione di questa protesta era la recinzione con delle transenne e filo spinato di un terreno su quella spiaggia. Durante la protesta delle “guardie private” hanno aggredito i manifestanti. Mentre hanno trascinato e maltrattato brutalmente uno di loro, come hanno testimoniano le immagini trasmesse quel giorno in diretta.

    Ma, guarda caso, proprio su quel terreno il genero dell’attuale presidente statunitense insieme con sua moglie, figlia del presidente, vogliono sviluppare un progetto che prevede la costruzione di un complesso residenziale di lusso. Quel progetto è stato fortemente sostenuto dal primo ministro albanese. Almeno fino all’inizio delle massicce proteste quotidiane cominciate a Tirana il 1 giugno scorso e che continuano tuttora. Il nostro lettore è stato informato di queste proteste la scorsa settimana (Da più di due settimane massicce proteste in Albania; 15 giugno 2026).

    Già dopo la prima settimana delle proteste a Tirana ha reagito la Commissione europea. Ed è stata critica verso le scelte del primo ministro. Una cosa insolita questa, visto che durante l’ultimo decennio i massimi rappresentanti della Commissione sono stati sempre “convinti sostenitori dei successi” dell’attuale primo ministro, nonostante la vera, vissuta e spesso sofferta realtà albanese testimoniasse proprio il contrario. Chissà perché?! Però meglio tardi che mai!

    Il 7 giugno scorso un portavoce della Commissione europea, riferendosi proprio al progetto del genero del presidente statunitense sulla spiaggia a nord di Valona, ha dichiarato che quel progetto potrebbe mettere l’Albania in rotta di collisione con le norme ambientalistiche dell’Unione europea, compromettendo la sua capacità di chiudere il capitolo 27 dei negoziati di adesione. Un capitolo che tratta l’ambiente e i cambiamenti climatici. “L’Albania dovrebbe astenersi da azioni che potrebbero compromettere il rispetto degli standard europei e ci aspettiamo che le autorità albanesi agiscano senza perdere tempo”, ha dichiarato il portavoce della Commissione europea.

    Il portavoce ha altresì dichiarato che “nel processo di adesione all’Unione europea, come parte degli standard conclusivi per la negoziazione del capitolo 27 sull’ambiente ed i cambiamenti climatici, l’Albania è obbligata a rispettare pienamente la legislazione dell’Unione europea in questo settore, comprese anche le ‘Direttive Uccelli e Habitat’”. Perciò, ha affermato il portavoce, l’Albania deve abrogare le modifiche fatte alla legge sulle aree protette e di “porre fine” alla legge sugli investimenti strategici. Perché nell’ambito del processo dell’adesione all’Unione europea, l’Albania è tenuta a rispettare le normative che riguardano l’ambiente dell’Unione stessa.

    Il portavoce della Commissione europea ha anche affermato che l’Albania non solo deve adeguare la propria legislazione alle direttive europee su uccelli e habitat, ma deve altresì “abrogare la legge del 2015 sugli investimenti strategici”. Per anni, la legge sugli investimenti strategici è stata uno degli strumenti più importanti del primo ministro albanese per “attrarre grandi investimenti”. Ma quella legge è considerata dalla Commissione europea come uno degli ostacoli che l’Albania deve rimuovere per chiudere il capitolo 27 dei negoziati sull’ambiente e i cambiamenti climatici.

    Bisogna evidenziare però che la Commissione europea dichiara che il sopracitato progetto del genero del presidente statunitense potrebbe diventare un ostacolo all’integrazione europea, perciò deve essere cancellato. Ma il primo ministro albanese, da innato voltagabbana qual è, che dalla presentazione del progetto è stato un suo dichiarato sostenitore, adesso, dopo le forti reazioni della Commissione europea sta cercando addirittura di negare proprio l’esistenza stessa del progetto (Sic!). Per lui adesso “se non c’è un progetto, cosa si dovrebbe cancellare?”!

    Nel frattempo le proteste quotidiane continuano massicce a Tirana. Ieri è stata la ventunesima. Ma la protesta di sabato scorso, 20 giugno, è stata, senza ombra di dubbio, la più grande e massiccia protesta svoltasi in Albania dalla caduta del regime comunista nel 1991. Si potrebbe affermare altresì che la protesta di sabato scorso, per la sua partecipazione, è simile alle grandi proteste europee. Dalle immagini riprese dai droni e dalle valutazioni degli specialisti risulterebbe che alla protesta di sabato scorso potrebbero esserci stati circa 200.000 partecipanti.

    Bisogna sottolineare però che sabato scorso sono arrivati a Tirana migliaia di manifestanti da diversi Paesi europei, dagli Stati Uniti, dal Canada e dall’Australia. Alcuni di loro, per essere presenti la sera del sabato scorso a Tirana, avevano viaggiato anche per circa due giorni. E tutti loro, nonostante la stanchezza, hanno partecipato alla protesta. Sono stati tanti coloro che hanno preso la parola e hanno dichiarato che, sebbene fossero cittadini dei Paesi in cui vivevano, si sentivano sempre albanesi. Bisogna evidenziare che anche la protesta di sabato scorso è stata pacifica, come tutte le altre. Mentre in alcuni casi non sono mancate le provocazioni di persone infiltrate seguendo gli “orientamenti” partiti dagli uffici del primo ministro, che si trova in una grande difficoltà.

    I più noti media internazionali, che hanno seguito le proteste a Tirana dai primi giorni, continuano a trasmettere con molta realtà e professionalità ogni sera quanto accade. Alcuni di loro, quelli televisivi, trasmettono in diretta le immagini delle proteste. Bisogna però sottolineare che tutti i giornalisti non informano semplicemente dell’andamento delle proteste, bensì denunciano gli abusi di vario tipo del primo ministro albanese. Una svolta molto significativa questa, visto che fino a poche settimane fa, alcuni di quei media sostenevano il suo operato.

    I manifestanti, durante le proteste, compresa anche quella di sabato scorso, continuano a denunciare le violazioni della legge per le aree protette e di tutte le aree considerate come habitat naturali per gli uccelli rari, soprattutto per i rinomati fenicotteri, che ormai sono diventati un simbolo delle proteste. Loro adesso, durante le massicce e quotidiane proteste, denunciano anche la galoppante corruzione partendo dai più alti livelli istituzionali e politici. Denunciano l’abuso di potere conferito e usurpato da parte del primo ministro, nonché la connivenza del potere politico con la criminalità organizzata. Loro denunciano il continuo e pericoloso spopolamento dell’Albania, così come la preoccupante situazione nelle scuole, negli ospedali ed altro.

    La grandissima partecipazione degli albanesi della diaspora alla enorme protesta di sabato scorso, 20 giugno, ha di nuovo denunciato la grave realtà in Albania. Loro chiedono al Primo Ministro le sue irrevocabili dimissioni, considerandolo come diretto responsabile di quello che da anni accade in Albania. Ma, allo stesso tempo, ha testimoniato anche i clamorosi abusi durante il “conteggio” dei voti proprio di quella diaspora nelle “elezioni” politiche dell’11 maggio 2025. Il nostro lettore è stato informato dettagliatamente, fatti accaduti, denunciati e pubblicamente noti alla mano, che quelle dell’11 maggio 2025 non sono state delle elezioni, bensì un vero e proprio massacro elettorale.

    L’autore di queste righe informava il nostro lettore anche la scorsa settimana che gli sviluppi legati alle massicce proteste quotidiane a Tirana hanno messo in una vistosa crisi il primo ministro. Una crisi testimoniata palesemente anche dai suoi strani comportamenti. Una crisi che lo costringe a diventare un voltagabbana, che nega senza batter ciglio le sue dichiarazioni precedenti.

    Chi scrive queste righe pensa che ribellarsi contro un autocrate corrotto è un obbligo civile e morale. Aveva ragione Albert Camus quando affermava “Mi ribello; dunque esisto”.

  • Da più di due settimane massicce proteste in Albania

    È un peccato tacere quando è tuo dovere protestare

    Abraham Lincoln

    Era la primavera del 2024 quando il genero dell’attuale presidente statunitense, attivo imprenditore edile, insieme con sua moglie, figlia del presidente, hanno dichiarato di voler sviluppare due nuovi progetti che riguardavano dei complessi residenziali di lusso. Il primo era previsto essere attuato in un’isola nel golfo di Valona, in Albania, un’isola che durante il regime comunista era una base militare. Attualmente è proprietà del ministero della Difesa. L’altro progetto, invece, era previsto a Belgrado, in Serbia. Si trattava di un albergo di lusso di 1.500 camere, nonché di un museo. Ed era previsto che tutte e due le strutture si dovevano costruire lì dove c’era stato il quartier generale dell’esercito jugoslavo, bombardato e distrutto dai bombardamenti della NATO durante la guerra del Kosovo (24 marzo – 10 giugno 1999).

    In Albania però il genero dell’attuale presidente statunitense insieme con sua moglie, oltre al progetto del complesso residenziale di lusso sull’isola nel golfo di Valona, voleva sviluppare anche un altro progetto: costruire un altro complesso residenziale di lusso. Ma questo progetto si doveva attuare su una spiaggia che si trova a circa 14 chilometri a nord di Valona. L’attuale primo ministro albanese ha dato il suo incondizionato consenso per tutti e due i progetti, nonostante le forti reazioni degli abitanti del villaggio accanto alla spiaggia e degli ambientalisti, visto che l’area è una zona protetta, essendo un habitat per gli uccelli rari, soprattutto per i rinomati fenicotteri. Mentre in Serbia il sopracitato progetto è stato bloccato nel dicembre 2025, perché le autorità giudiziarie hanno valutato che violava palesemente le leggi ed altri regolamenti in vigore.

    Uno dei “proprietari” di molti terreni sulla costa di Valona ed in diverse altre aree intorno alla città risulta essere un noto narcotrafficante, proprio da Valona, ricercato ed indagato in Italia per la sua collaborazione attiva con la Sacra Corona Unita. In seguito ad una richiesta delle autorità italiane è stato indagato anche in Albania, ragion per cui non poteva stare in quei due Paesi. Perciò ha chiesto ed ottenuto asilo politico negli Stati Uniti nel 1999, dove vive tuttora. Risulterebbe, in base ai dei documenti di dubbia autenticità, che lui “possiede” molti terreni sparsi in diverse aree di Valona. Risulterebbe, e sarà dimostrato in seguito, che molti documenti catastali sono stati manipolati e falsificati. Non a caso, durante questi ultimi anni, hanno presentato le dimissioni molti dirigenti ed alti funzionari del catasto di Valona.

    Lo stesso narcotrafficante però si è dimostrato molto generoso regalando circa 30 mila ettari ad un ex generale della Guardia di Finanza su un area a nord di Valona. Di questo clamoroso “regalo” si sono occupati allora i media italiani. Hanno rapportato, tra l’atro, che il generale è stato operativo in Albania dal 1997. Alcuni anni dopo uno dei suoi compiti era quello di monitorare le spedizioni delle ingenti quantità di cannabis verso altri Paesi europei, che allora presentava una delle più importanti attività della criminalità organizzata, sempre con il supporto delle autorità.

    Ma le attività dell’ex generale della Guardia di Finanza in Albania, soprattutto quelle nella regione di Valona, non potevano sfuggire all’attenzione professionale delle autorità competenti italiane, che hanno preso delle dovute decisioni. Dal 9 febbraio 2022 l’ex generale della Guardia di Finanza si trova agli arresti domiciliari, accusato, insieme ad altri magistrati e imprenditori, di divulgazione di informazioni riservate provenienti da fascicoli investigativi e di abuso d’ufficio. Compresi quelli riguardanti l’Albania.

    Venerdì scorso, 12 giugno, la Struttura Speciale contro la Corruzione e la Criminalità Organizzata ha reso noto che, dopo indagini dettagliate, ha chiesto l’arresto di 20 persone. Tra loro c’era anche il sopracitato narcotrafficante che “possiede” molti terreni in diverse aree di Valona e che dal 1999 vive negli Stati Uniti d’America. Ma dalle investigativi della Struttura Speciale contro la Corruzione e la Criminalità Organizzata risulta che sono state fatte moltissime falsificazioni delle “proprietà” dei terreni sulla costa di Valona che risultano ormai in possesso del narcotrafficante. Tra quelle “proprietà” c’è anche quella dove il genero del presidente statunitense vuole costruire una lussuosa residenza. Un progetto difeso però a spada tratta dal primo ministro albanese.

    Il 31 maggio scorso, gli abitanti del villaggio accanto alla spiaggia dove il genero del presidente statunitense vuole costruire delle residenze di lusso, hanno protestato insieme con molti cittadini. La ragione era la recinzione con delle transenne e filo spinato proprio di quel terreno. Durante la protesta delle “guardie private” hanno aggredito i manifestanti Mentre hanno trascinato e maltrattato brutalmente uno di loro, come testimoniano le immagini trasmesse in diretta. Ma quello che ha poi indignato i manifestanti e molti altri cittadini che hanno seguito in diretta o nei notiziari quanto stava accadendo, è stata la totale indifferenza degli agenti della polizia di Stato, presenti sul posto.

    Quanto è accaduto il 31 maggio scorso sulla tanto ambita spiaggia, ha dato inizio a delle proteste cominciate nella capitale Tirana proprio l’indomani. Proteste che sono state sempre più massicce e che si svolgono ogni sera, a partire dalle ore 18:00. Si tratta di proteste alle quali partecipano giovani, genitori con i figli piccoli e molti cittadini. Bisogna sottolineare che dalla prima protesta a Tirana del 1o giugno scorso e fino a quella di ieri, domenica 14 giugno, la partecipazione è sempre in aumento. Bisogna altresì sottolineare che le proteste sono veramente pacifiche.

    I manifestanti denunciano ad alta voce i clamorosi abusi del primo ministro. Ma quelle denunce si presentano in un modo molto creativo ed eloquente anche negli innumerevoli striscioni che portano i partecipanti. Loro sono determinati e chiedono le dimissioni del primo ministro. Lui però non è libero di dimettersi perché la criminalità organizzata decide sulle sue decisioni e si oppone. Ragion per cui si dovrebbe trovare un altro modo per toglierlo dal suo ufficio.

    Queste proteste le stanno trasmettendo anche i più noti e rinomati media internazionali. Media che non stanno semplicemente riportando quello che accade ogni sera, ma stanno accusando gli abusi del primo ministro. Un’altra novità questa, visto che fino a poco tempo fa il primo ministro, grazie a delle attività lobbistiche, aveva dalla sua parte alcuni di quei media. Questi sviluppi hanno messo in una vistosa crisi, anche esistenziale, il primo ministro. Lo testimoniano palesemente i suoi strani comportamenti. Una crisi che lo costringe a diventare anche un buffone durante delle attività in diverse città che sta facendo con gli impiegati della pubblica amministrazione i quali sono stati obbligati ad essere presenti. Una crisi che ha messo il primo ministro apertamente ed in pieno contrasto anche con i media internazionali e alcuni loro giornalisti, aggrediti verbalmente da lui.

    In quanto ai veri organizzatori delle proteste quotidiane a Tirana non si sa quasi niente. Di certo però loro non operano nel territorio albanese. Ovviamente sono ben determinati a denunciare pubblicamente gli abusi clamorosi del primo ministro albanese. Con molta probabilità dovrebbero rappresentare una potente struttura organizzativa che collabora, tra l’altro, anche con i più noti media internazionali, visto l’attuale orientamento mediatico contro il primo ministro.

    Chi scrive queste righe crede nella bontà di queste massicce proteste. Si tratta di proteste che ormai si stanno organizzando anche in molte altre città europee, statunitensi ed anche in Australia. Chi scrive queste righe, riferendosi proprio alle proteste massicce in Albania ed in altri Paesi, condivide quanto affermava Abraham Lincoln. E cioè che è un peccato tacere quando è tuo dovere protestare.

  • Irresponsabili comportamenti di alcuni rappresentanti europei

    Voi siete responsabili non soltanto di ciò che dite, ma anche di ciò che non dite

    Martin Luther King

    Martedì scorso, 26 maggio, si è svolta a Bruxelles l’ottava Conferenza intergovernativa tra l’Albania e l’Unione europea. Purtroppo tutto è stata una banale e grottesca messinscena tra il primo ministro albanese, la commissaria europea per l’Allargamento e la politica di vicinato e la vice ministra degli Affari esteri di Cipro, che era presente come rappresentante del suo Paese presso la Presidenza del Consiglio dell’Unione europea. Solo dichiarazioni che non avevano niente in comune con la vera, vissuta e spesso anche sofferta realtà albanese.

    Le rappresentanti dell’Unione europea hanno dichiarato che l’Albania ha raggiunto gli obiettivi intermedi del capitolo ”Fondamentali”, che comprende il sistema della giustizia, i rispetto dei diritti fondamentali ed altro. Esse hanno affermato che sono stati fatti notevoli progressi nella riforma della giustizia, la lotta contro la corruzione e la criminalità organizzata (Sic!).

    Si tratta però di dichiarazioni che non hanno niente, ma proprio niente in comune con la vera, vissuta e spesso sofferta realtà albanese. Perché è facilmente verificabile che il sistema “riformato” della giustizia in Albania è sotto il diretto controllo del primo ministro. Così com’è pubblicamente noto che la corruzione, ben radicata, partendo dai massimi livelli della politica, è diventata un cancro che sta divorando tutto. Mentre la criminalità organizzata albanese diventata molto pericolosa anche in altri Paesi europei, garantisce, tra l’altro le “vittorie elettorali”, indispensabili per la sopravvivenza politica, ma non solo, del primo ministro albanese.

    Ormai questi fatti sono stati evidenziati, oltre che dai media internazionali, anche dai rapporti delle strutture specializzate dell’Unione europea. Si tratta di note strutture come Moneyval (che analizza e valuta il riciclaggio del denaro sporco e il finanziamento del terrorismo), l’OLAF (Ufficio europeo per la lotta antifrode), l’Europol (agenzia di polizia dell’Unione europea) e l’Eurojust (Agenzia dell’Unione europea per la cooperazione giudiziaria penale). Chissà perché le rappresentanti dell’Unione europea non riescono e vedere e a capire niente di quello che realmente accade in Albania?! Le cattive lingue parlano di attività lobbistiche del primo ministro.

    Il primo ministro albanese, durante l’ottava Conferenza intergovernativa, ha dichiarato che i progressi nei negoziati sono direttamente collegati alla trasformazione delle istituzioni e del sistema della giustizia del Paese. Il primo ministro albanese, senza batter ciglio, ha affermato che adesso abbiamo “un sistema giudiziario rafforzato e indipendente come mai prima d’ora nella storia del nostro Paese” (Sic!). Ma lui, essendo un innato bugiardo, può dire anche che è il sole che gira intorno alla terra. La storia ci insegna però che in qualsiasi dittatura non si rispetta più il principio della separazione dei poteri di Montesquieu. Il potere esecutivo, rappresentato dal primo ministro, ormai controlla, oltre al potere legislativo, anche il potere giudiziario. E il nostro lettore da molti anni è stato informato, sempre con la dovuta e richiesta oggettività, che l’Albania è diventata una nuova e veramente pericolosa dittatura.

    Invece la commissaria europea per l’Allargamento e la politica di vicinato ha continuato con le sue dichiarazioni che niente hanno a che vedere con la vera e drammatica realtà albanese. Anche lei, senza batter ciglio, riferendosi ai “continui successi” dell’Albania ha detto che quello raggiunto dall’Albania rappresenta ormai “…un traguardo da festeggiare, un riconoscimento di un grande lavoro durato oltre un decennio, perché non è qualcosa che si può ottenere in un giorno. Pertanto, confermando il raggiungimento di questi obiettivi intermedi per lo Stato di diritto, confermiamo che il vostro lavoro, svolto per oltre 10 anni in questo campo, ha dato i suoi frutti”. Qualcuno però dovrebbe dirle che in tutte le dittature lo Stato di diritto è tra i primi che viene annientato.

    La commissaria europea per l’Allargamento e la politica di vicinato ha descritto la riforma del sistema della giustizia come uno dei “maggiori successi” raggiunti. Lei ha affermato che tale era anche il processo, comunemente noto come vetting (vaglio, controllo; n.d.a.) che analizzava l’integrità morale e professionale dei magistrati del sistema di giustizia in Albania.

    Ma da molti fatti denunciati e pubblicamente noti risulta che quel processo è stato tutt’altro che imparziale e professionalmente svolto. Un processo che in realtà è stato orientato e controllato politicamente dal primo ministro e dai suoi più stretti collaboratori, per togliere dal sistema tutti i giudici e i procuratori che non ubbidivano e tenere solo coloro che, ubbidienti a lui, si mettevano a disposizione degli “orientamenti” e gli ordini partiti dai massimi livelli del potere politico. I rappresentanti dell’Unione europea, che hanno gestito la riforma della giustizia in Albania, non hanno raccomandato di implementare il vetting in altri Paesi balcanici.

    Durante l’ottava Conferenza intergovernativa tra l’Albania e l’Unione europea, è intervenuta anche la vice ministra degli Affari esteri di Cipro. Anche lei ha parlato di “successi”, mentre la realtà albanese testimonia una molto preoccupante e pericolosa situazione. Lei ha affermato, chissà perché, “crediamo profondamente nell’allargamento e siamo lieti che il processo di adesione dell’Albania stia procedendo con decisione”. In seguito ha aggiunto: “Desidero congratularmi con il governo albanese e con i cittadini albanesi per il loro impegno e la loro determinazione nel portare avanti riforme difficili”. Strane dichiarazioni perché ormai è pubblicamente noto che sono proprio le “riforme” che da anni hanno bloccato il percorso dell’adesione dell’Albania nell’Unione europea. Le decisioni del Consiglio europeo lo testimoniano inconfutabilmente.

    Ma durante l’ottava Conferenza intergovernativa tra l’Albania e l’Unione europea svoltasi il 26 maggio scorso a Bruxelles sono state volutamente “fumate” le dichiarazioni fasulle del primo ministro e delle rappresentanti dell’Unione europea. E per renderlo possibile, con “regia centrale”, tutta l’attenzione era stata focalizzata sulla “gara dei baci amichevoli e affettuosi” tra le due “signore” ed il primo ministro albanese. Una misera messinscena quella che ha generato però un’abominevole sensazione di disgusto, come confermano anche le immagini trasmesse in diretta. La commissaria europea per l’Allargamento e la politica di vicinato, essendo di statura bassa, è stata fatta salire su uno sgabello, per riuscire meglio con i baci al primo ministro.

    Il nostro lettore è stato informato che dalle indagini, professionalmente svolte da noti giornalisti di giornali e televisioni europee e statunitensi, nonché da diverse strutture specializzate, quello dell’Albania viene considerato un narcostato. E i dizionari definiscono il nascostato come una struttura occulta controllata dai trafficanti delle droghe. Ovviamente in una simile drammatica realtà non si può mai attendere di attuare delle riforme democratiche. Ragion per cui non si può mai pretendere  neanche l’adempimento delle richieste dell’Unione europea sull’adesione. E un Paese considerato narcostato non può mai attuare l’adempimento ed il rispetto dei criteri di Copenaghen, quello politico, quello economico ed il criterio dell’acquis comunitario. E si tratta ovviamente di criteri che devono adempiere e rispettare tutti i Paesi che stanno seguendo l’obbligatorio percorso per aderire all’Unione europea!

    Chi scrive queste righe considera come irresponsabile il comportamento delle due rappresentati dell’Unione europea nell’ambito dell’ottava Conferenza intergovernativa tra l’Albania e l’Unione europea. A loro due qualcuno dovrebbe ricordare l’affermazione di Martin Luther King: “Voi siete responsabili non soltanto di ciò che dite, ma anche di ciò che non dite”.

  • Scelte ‘geostrategiche’ e regimi dittatoriali che ne approfittano

    Non crediamo al male finché non lo vediamo

    Jean de La Fontaine

    Il 20 maggio scorso la persona nominata come il nuovo ambasciatore statunitense in Albania si è presentato davanti al Comitato per i rapporti internazionali del Senato. Lui ha presentato ai senatori le sue priorità come ambasciatore in Albania, che rispecchiano la vera realtà albanese. Il nuovo ambasciatore ha dichiarato, tra l’altro, davanti al Comitato per i rapporti internazionale del Senato che “L’appoggio all’Albania nella lotta contro la corruzione, contro la criminalità organizzata transnazionale e contro il traffico della droga che è legato con i cartelli della droga in America Latina faranno degli Stati Uniti d’America e dell’Albania due Paesi più sicuri”.

    Bisogna però evidenziare che anche la criminalità organizzata albanese, che gestisce il traffico della droga dall’America Latina e dal Messico, collabora ed ha il supporto della politica, rappresentata dal primo ministro albanese. Gli Stati Uniti d’America hanno sanzionato tra l’altro anche il cartello messicano di Sinaloa. E sempre nell’ambito di quelle misure restrittive, è stato sanzionato anche un trafficante albanese. Ebbene, proprio quella persona, nel settembre 2022, ha avuto un incontro con il primo ministro albanese nel suo ufficio. Allora sono state pubblicate delle foto in cui si vedevano il trafficante albanese accompagnato da un “consigliere personale” del primo ministro mentre stavano andando all’incontro. Un incontro che è stato confermato anche dal primo ministro albanese in cui si era discusso di un “investimento nel campo del turismo” (Sic!).

    Un giorno dopo, il 21 maggio scorso, il gruppo COELA (Working Party on Enlargement and Countries Negotiating Accession to the EU – Gruppo di lavoro sull’Allargamento e i Paesi che negoziano l’adesione all’Unione europea; n.d.a.), una struttura preparatoria che opera nell’ambito del Consiglio europeo, ha elaborato e presentato il nuovo testo del rapporto IBAR (Intermediate Benchmarks Assessment Report – il rapporto di valutazione dei parametri di riferimento intermedi; n.d.a). Il testo del nuovo rapporto ha preso in considerazione anche il testo approvato nel febbraio scorso. Ma anche quel rapporto non ha permesso l’apertura dei negoziati per l’Albania.

    Il nuovo testo del rapporto IBAR presentato il 21 maggio scorso a Bruxelles ha molti più criteri che devono essere esauditi. Non solo, ma questi criteri sono ben definiti e non permettono più delle “ambiguità”. I criteri riguardano l’indipendenza del sistema della giustizia da qualsiasi pressione e ingerenza da parte del potere politico, la lotta contro la ben radicata corruzione e la criminalità organizzata, nonché la connivenza del potere politico con la criminalità organizzata. Nel caso della corruzione, che nel precedente testo veniva considerata “una seria preoccupazione”, adesso, nel nuovo testo, si considera “una preoccupazione fondamentale”.

    Nel nuovo testo sono stati aggiunti nuovi criteri che si riferiscono all’uso, da parte del partito-Stato di tutte le risorse umane e finanziarie dell’amministrazione pubblica durante le elezioni. Criteri che evidenziano anche l’uso dei “volontari”, che prima delle elezioni hanno il compito di sapere tutto, su più persone possibile che non appoggiano il governo, per poi “intervenire”, sia per renderli inoffensivi e sia, se possibile, per renderli “collaborativi”. Alcuni criteri pongono obblighi severi sui processi elettorali. Ci sono anche altri criteri che riguardano la proprietà, i media ecc..

    Uno dei criteri base rimane sempre quello del rispetto delle decisioni delle strutture del sistema della giustizia da parte del sistema politico. Un criterio che si riferisce esplicitamente alla mancata revoca dell’immunità parlamentare dell’ormai ex vice primo ministro ed ex ministra delle Infrastrutture e dell’Energia. Decisione presa con arroganza il 12 marzo scorso dal Parlamento con solo i voti della maggioranza. Il nostro lettore è stato informato anche di tutto ciò. Allora il primo ministro dichiarava che è stato fatto solo quello che “qualsiasi parlamento democratico in Europa farebbe”. Ma lui è stato smentito subito da quello che prevede la legislazione in vigore nei Paesi dell’Unione europea. Quella legislazione stabilisce senza ambiguità che solo i procedimenti penali per motivi politici dovrebbero prevedere la protezione dell’immunità per un parlamentare”.

    Il primo ministro albanese, da ingannatore innato qual è, riferendosi al nuovo testo del rapporto IBAR presentato il 21 maggio scorso, ha subito parlato di “successo”. Ma chissà perché non ha fatto nessuna dichiarazione sui nuovi e molto concreti e realistici criteri aggiunti e/o modificati?! Una ridicola situazione questa che ci ricorda un altro precedente simile caso.

    Era il 2018 ed il processo dei negoziati tra l’Albania e l’Unione europea si era impantanato perché il Consiglio europeo aggiungeva sempre nuovi ed obbligatori criteri ad essere rispettati ed esauditi. Ebbene proprio in simili condizioni il primo ministro albanese ha organizzato una sfacciata messa in scena. Nella sede del ministero degli Affari Esteri ha decorato quattro ambasciatori per il loro “notevole contributo” durante i positivi sviluppi del processo europeo dell’Albania e l’apertura dei negoziati. Per l’occasione sono state aperte anche diverse bottiglie di champagne. Ma i negoziati erano bloccati e sono stati aperti solo quattro anni dopo, il 19 luglio 2022, quando si è tenuta la prima Conferenza intergovernativa tra l’Unione europea e l’Albania.

    Il 21 maggio scorso c’è stato anche un altro sviluppo. Il cancelliere tedesco ha inviato una lettera al presidente del Consiglio europeo, alla presidente della Commissione europea e al presidente di Cipro, il cui Paese detiene attualmente la presidenza del Consiglio dell’Unione europea. In quella lettera il cancelliere propone una “soluzione innovativa” per permettere l’adesione all’Unione europea di altri Paesi candidati. Nella prima parte della lettera si riferisce all’adesione dell’Ucraina che, all’inizio, dovrebbe ottenere lo status di “membro associato” dell’Unione europea.

    Nella seconda parte della sopracitata lettera il cancelliere tedesco sottolinea che l’Unione europea deve mantenere la promessa che i Paesi dei Balcani occidentali e la Moldavia possano aderire all’Unione europea. Il cancelliere scrive: “Propongo di valutare soluzioni innovative anche per quei Paesi candidati che si stanno preparando da tempo all’adesione e accelerare il loro processo di adesione”. Lui propone altresì che l’Unione europea offra a questi Paesi “importanti agevolazioni per l’adesione, come l’accesso privilegiato al mercato interno europeo e legami più stretti con le istituzioni europee nel processo decisionale quotidiano”. Ma non si fa riferimento al merito!

    La proposta del cancelliere tedesco viene considerata come una “scelta geostrategica” per impedire che la regione dei Balcani occidentali possa cadere sotto l’influenza della Russia e Cina. Bisogna però evidenziare che alcuni degli attuali “grandi dell’Europa” hanno spesso chiuso occhi, orecchie e cervello per attivare, anche prima, determinate “scelte geostrategiche”. Scelte dalle quali hanno beneficiato anche ben noti autocrati corrotti ed irresponsabili. Come il nuovo autocrate albanese. Ormai molti noti media internazionali, giornali e televisioni, hanno evidenziato i suoi continui abusi con il potere conferito e/o usurpato, il suo personale coinvolgimento in clamorosi scandali milionari e tanto altro. L’Albania è considerato ormai come il primo narcostato in Europa, con tutte le derivanti conseguenze, sia per i suoi cittadini che per gli altri Paesi europei.

    Chi scrive queste righe è convinto che da certe “scelte geostrategiche” dei “grandi dell’Europa” ne hanno beneficiato determinati regimi dittatoriali. Colui che ha spesso approfittato, grazie anche alle “amicizie personali” con alcuni dei “grandi d’Europa”, è stato e tuttora è il primo ministro albanese, con tutte le conseguenze derivanti. Ma spesso la lungimiranza dei “grandi d’Europa” lascia a desiderare. Aveva ragione Jean de La Fontaine; non crediamo al male finché non lo vediamo.

  • Un autocrate in difficoltà pensa solo a se stesso

    Ogni difficoltà su cui si sorvola diventa un fantasma che turberà i nostri sonni.

    Frédéric Chopin

    Da anni ormai in Albania sono stati resi pubblici molti clamorosi scandali milionari. Scandali che, fatti documentati alla mano, coinvolgono direttamente i massimi livelli politici ed istituzionali. E non poteva essere diversamente. Durante questi anni il nostro lettore è stato informato, sempre con la dovuta e richiesta oggettività, di questi scandali. Tra l’altro si potrebbe ricordare lo scandalo dei tre inceneritori che, nonostante non inceneriscano niente, accumulano milioni dai soldi pubblici. Mentre l’inceneritore della capitale non esiste neanche fisicamente! Si potrebbe fare riferimento altresì allo scandalo milionario del porto di Durazzo che, tra l’alro, compromette anche la sicurezza nazionale di un Paese membro della NATO.

    Durante questi ultimi mesi sono stati resi pubblici e documentati anche due altri scandali. Uno è quello delle “strade d’oro”, in cui è stata coinvolta personalmente l’ormai ex vice primo ministra e ministra delle Infrastrutture e dell’Energia. Ma dalle intercettazioni ambientali a disposizione degli inquirenti, il cui contenuto ormai è di dominio pubblico, risulta che in quello scandalo sia personalmente coinvolto anche il primo ministro. E non poteva essere diversamente. Si tratta di uno scandalo, le cui conseguenze continuano a gravare sui poveri cittadini albanesi. Sia perché ormai molte di quelle “strade d’oro” diventano improvvisamente inagibili e sia perché, da qualche mese ormai, lo scandalo stia bloccando anche il percorso europeo dell’Albania.

    L’altro scandalo milionario è quello in cui sono stati coinvolti i massimi dirigenti dell’Agenzia nazionale della Società dell’Informazione. Si tratta di un’istituzione costituita nel 2013 e che dipende direttamente dal primo ministro. Anche in questo scandalo milionario, in base a documentazioni, il cui contenuto stia diventando pubblico, risulta che il primo ministro ed alcuni suoi stretti famigliari sono stati direttamente coinvolti. Ragion per cui, da quando molti dettagli degli abusi legati a questo scandalo sono stati resi pubblici, l’Agenzia nazionale della Società dell’Informazione è stata denominata il “giardino personale” del primo ministro.

    Ma questo scandalo rappresenta una particolarità rispetto agli altri scandali, compresi quegli sopracitati. La particolarità è legata al sistema diabolico concepito ed attivato, il cui obiettivo è quello di rendere quasi impossibile l’indentificazione dei miliardi convertiti in tanti beni immobiliari. Un sistema che si basa su diversi e successivi passaggi fasulli di proprietà.

    Si tratta di uno scandalo che da quasi dodici anni stia sperperando i soldi pubblici, tramite appalti truccati, controllati e vincitori prestabiliti. Il nostro lettore è stato informato su alcuni aspetti di questo scandalo (Dichiarazione europea e preoccupanti realtà nazionali; 23 dicembre 2025; Nuovi scandali abusivi come espressione del totalitarismo; 29 dicembre 2025; Altro scandalo clamoroso abusando del supporto alla tecnologia, 26 gennaio 2026). Ma, ovviamente, si tratta di uno scandalo, quello legato all’Agenzia nazionale della Società d’Informazione, che continuerà ad attirare l’attenzione pubblica e mediatica con altre clamorose rivelazioni.

    Gli specialisti dell’Agenzia nazionale della Società dell’Informazione hanno “partorito” anche la prima ministra digitale al mondo. Un evento quello che è stato usato personalmente dal primo ministro per attirare l’attenzione mediatica internazionale. Al inizio ci era riuscito, ma in seguito la “ministra digitale” è diventata obiettivo di critiche e ridicolizzazioni per i media internazionali. Il nostro lettore, tra l’altro, è stato informato che “…la “ministra digitale” serve a concentrare tutti gli appalti nelle mani del primo ministro e di chi per lui. Ma anche a scaricare tutte le colpe su un essere non esistente” (Ulteriore consolidamento di un regime; 15 settembre 2025).

    Un’altra “geniale innovazione” generata dall’Agenzia nazionale della Società dell’Informazione, ovviamente seguendo gli ordini partiti da molto alto, è stata quella della costituzione di un “Parco tecnologico” in cui dovevano lavorare delle imprese “per acquisire nuove conoscenze tecnologiche o scientifiche, che consentono lo sviluppo di prodotti o servizi”. Tutto basato su una legge che è stata approvata dal Parlamento il 22 luglio 2022. Una legge che prevedeva delle agevolazioni fiscali molto vantaggiose alle imprese del Parco. E per rendere possibile l’attività di quelle imprese il 27 marzo 2024 il Consiglio dei ministri decise di consegnare ad un’impresa, ancora non esistente, una superficie di 140.000 m2 in un’area soltanto poche decine di chilometri al ovest della capitale. Un’impresa quella che è stata costituita solo circa 11 mesi dopo, il 18 febbraio 2025!

    L’autore di queste righe informava il nostro lettore che “…tutti possono verificare molto facilmente che, ad oggi, in quel territorio non c’è niente, ma proprio niente, tranne erba e cespugli!”. E poi aggiungeva: “Bisogna sottolineare però che la persona che ha maggiormente beneficiato  da quel “parco” è un famigliare molto stretto del primo ministro. Mentre due altri sui “collaboratori”, molto attivi con gli appalti pubblici dell’Agenzia nazionale della Società dell’Informazione, sono ormai ricercati dalla giustizia, accusati di diversi reati” (Altro scandalo clamoroso abusando del supporto alla tecnologia; 26 gennaio 2026).

    Il primo ministro, coinvolto personalmente nello scandalo dell’Agenzia nazionale della Società dell’Informazione, ha cominciato subito a difendere pubblicamente la direttrice dell’Agenzia, una delle sue più strette collaboratrici. Tutto cominciò dopo che lei è stata messa agli arresti domiciliari il 16 dicembre 2025, in seguito ad una decisione di un giudice coraggioso. Ovviamente con le sue dichiarazioni pubbliche il primo ministro ha mentito, cosa che per lui è molto normale quando si trova in difficoltà. Riferendosi alla direttrice dell’Agenzia, il primo ministro dichiarava il 28 dicembre 2025 che lei “…vive in una casa in affitto, dopo aver vissuto in precedenza in un appartamento dei genitori in un edificio del periodo comunista”. E poi ha affermato di conoscerla da 20 anni e che ha tutto il mio rispetto! Mentre dopo la “volontaria” consegna delle dimissioni dalla direttrice dell’Agenzia nazionale della Società dell’Informazione, il 13 febbraio 2026, il primo ministro di nuovo si è messo a difendere la sua “cara collaboratrice”, mentendo di nuovo spudoratamente. Il 26 febbraio 2026 lui dichiarava che gli hanno attribuito “…ville e auto, quando lei non guida e non possiede un’auto?”.

    Bisogna evidenziare anche un fatto ormai denunciato da un imprenditore albanese, nonché da un altro imprenditore tedesco. Negli ambienti dell’Agenzia nazionale della Società dell’Informazione venivano tenuti sequestrati coloro che potevano “disturbare” gli appalti truccati.

    Il 22 aprile scorso sono state rese pubbliche le proprietà immobiliari in possesso della “povera” direttrice dell’Agenzia nazionale della Società dell’Informazione. Altro che povera! Documenti alla mano, risulta che lei possiede due ampi appartamenti a Tirana, un appartamento a sud di Durazzo ed una villa sulla costa ionica. In più possiede un uliveto di 1.500 m2 nelle periferie della capitale ed una macchina di lusso. Lei possiede anche diverse carte bancarie nelle quali sono state depositate ingenti somme, sia in moneta locale che in Euro. Da allora il primo ministro non ha detto più una sola parola sulle “modeste condizioni di vita” della sua stretta collaboratrice, colei che lui conosce da 20 anni e che ha tutto il suo rispetto! Adesso sta pensando solo a se stesso.

    Chi scrive queste righe, parafrasando un po’ Frédéric Chopin, direbbe che ogni difficoltà su cui cercherà di sorvolare, diventerà un fantasma e si tramuterà in incubi per il primo ministro albanese.

  • Ingannatori che ne approfittano

    Tutti si dicono amici, ma pazzo chi se ne fida

    Jean de La Fontaine

    L’evangelista Marco ci racconta nel suo Vangelo anche del viaggio di Gesù verso Gerusalemme, dove alcuni giorni dopo sarebbe stato crocifisso. Due dei discepoli, i fratelli Giacomo e Giovanni, convinti di non essere ascoltati dagli altri, si avvicinarono a Gesù e gli chiesero: “Concedici di sedere, nella tua gloria, uno alla tua destra e uno alla tua sinistra” (Mc. 10/37). Loro miravano a posti di potere, sicuri che Gesù sarebbe diventato presto re. Ma gli altri discepoli avevano ascoltato e si indignarono. Allora Gesù radunò tutti i suoi discepoli intorno a se e disse loro: “Voi sapete che coloro i quali sono considerati i governanti delle nazioni dominano su di esse e i loro capi le opprimono” (Mc. 10/42).

    Insegnamenti quelli di Gesù che purtroppo, nel corso dei secoli, non sono stati fatti propri da molti di quelli che hanno avuto e che tuttora hanno alti incarichi statali e governativi. Compresi anche alcuni degli attuali “grandi del mondo”. E tra loro ci sono degli autocrati che, come diceva Gesù, dominano le nazioni e opprimono i cittadini. Così come ci sono anche altri che, convinti della loro “supremazia” a livello internazionale, generano conflitti armati in diverse parti del mondo, con delle gravi conseguenze che cadono sempre sulle popolazioni. Quanto è accaduto e che continua ad accadere in Ucraina, nella Striscia di Gaza e, da quasi due mesi in Iran, sono delle inconfutabili testimonianze di simili “follie di grandezza’.

    Anche attualmente sono molti i “governanti delle nazioni” che opprimono i loro cittadini. Quanto sta accadendo nei vari continenti del mondo lo testimonia e lo dimostra. E non solo in Africa, in Asia e nell’America latina. Ma anche in Europa. Quanto, da alcuni anni, sta accadendo in Albania ne è una inconfutabile testimonianza.

    Il nostro lettore da anni ormai è stato informato, fatti accaduti, documentati e pubblicamente noti alla mano, della restaurazione ed il continuo consolidamento di una nuova dittatura sui generis in Albania. Si tratta di un regime camuffato di un pluralismo di facciata, mentre all’opposizione si stanno negando, ogni giorno che passa, i diritti fondamentali previsti dalla Costituzione e dalle leggi in vigore. Quanto sta accadendo in Parlamento, anche solo dall’inizio di questa legislatura, e cioè dal settembre scorso, ne è una palese, eloquente e incontestabile testimonianza.

    Il nuovo regime in Albania, sempre fatti accaduti, documentati e pubblicamente noti alla mano, è una preoccupante alleanza tra il potere politico, istituzionalmente rappresentato dal primo ministro, la pericolosa criminalità organizzata locale, sempre più diffusa ormai anche a livello internazionale, e determinati raggruppamenti occulti internazionali. Raggruppamenti che da anni hanno finanziato intense attività lobbistiche, soprattutto uno di oltreoceano che professa la “Società aperta”. E grazie a quelle attività lobbistiche il primo ministro albanese si presentava del tutto diverso da quello che in realtà è; un innato ingannatore, uno spudorato voltagabbana, uno spietato prepotente e arrogante con i deboli, ma un vigliacco leccapiedi con i potenti, soprattutto con i “grandi del mondo”. Sono veramente tante le testimonianze, pubblicamente note e facilmente verificabili, che confermano simili atteggiamenti e deformazioni caratteriali del primo ministro albanese.

    Ultimamente però sembra che lui stia perdendo l’effetto ed i benefici delle attività lobbistiche a suo favore. Oppure i fatti accaduti, documentati e pubblicamente noti ormai anche nelle cancellerie occidentali e nelle istituzioni dell’Unione europea, siano talmente evidenti e lo presentino per quello che realmente è che hanno fatto perdere la tranquillità al primo ministro. Soprattutto in questi ultimi mesi, ma anche prima, sono non pochi i media importanti, sia in Europa che negli Stati Uniti d’America che, in seguito a serie indagini fatte da noti giornalisti investigativi, hanno evidenziato cosa rappresenta e chi è veramente il primo ministro albanese.

    E proprio da credibili fonti mediatiche internazionali ultimamente, riferendosi a lui, sono state rese note, fatti documentati alla mano, anche certe “amicizie” del primo ministro con “imprenditori di successo”. Imprenditori stranieri, ingannatori come il primo ministro albanese, che però hanno beneficiato del suo “sostegno istituzionale”. Le cattive lingue dicono da tempo che anche il primo ministro ne guadagna da queste “amicizie”, sia finanziariamente che come interventi lobbistici. E si sa, le cattive lingue in Albania, che è ormai un Paese che si sta spopolando vistosamente, sanno tutto di tutti. Primo ministro compreso. E su di lui non hanno mai sbagliato.

    Tra questi “imprenditori di successo” c’è anche un cittadino israelita che, grazie al primo ministro, ha ottenuto da alcuni anni la cittadinanza albanese. Da credibili fonti mediatiche risulterebbe però che l’imprenditore ha dei problemi giudiziari negli Stati Uniti. Sono ormai in corso quattro cause legali per frodi finanziarie e mancati investimenti che coinvolgono direttamente e personalmente “l’imprenditore di successo” israelita, il “caro amico” del primo ministro albanese.

    Il nostro lettore è stato informato, a tempo debito, di questo imprenditore e dei rapporti con il primo ministro il quale, nel 2018, voleva modificare la legge e permettere al suo “amico” di acquistare il diritto di trattare il debito pubblico dell’Albania! Per fortuna questo progetto non è stato realizzato, anche grazie alla reazione delle istituzioni specializzate internazionali. Il primo ministro voleva dare allo stesso “imprenditore” un terreno nel territorio della rappresentanza diplomatica albanese a New York per costruire. Ma anche questo progetto è stato contestato dall’allora ministro degli Esteri che, in seguito, ha subito le conseguenze dell’ira del suo diretto superiore (Un autocrate colpevole che cerca di nascondersi codardamente; 4 febbraio 2025).

    E, guarda caso, uno dei sopracitati contenziosi legali a carico del “imprenditore di successo” con la giustizia statunitense è proprio per un caso simile. Nel dicembre 2018, il governo del Togo ha firmato un contratto di sviluppo immobiliare per la sua rappresentanza presso le Nazioni Unite a New York con l’imprenditore israelita, suo fratello e un altro socio. Ma loro non hanno rispettato il contratto. Perciò nel novembre 2024 il governo togolese ha fatto causa agli “imprenditori” presso un tribunale di New York, chiedendo un risarcimento danni e la restituzione dei beni.

    In palese violazioni delle leggi in vigore, il primo ministro albanese ha permesso all’imprenditore israelita di diventare socio, nel giugno 2025, di un’impresa a partecipazione statale, per “sviluppare un’industria militare moderna, basata sulle capacità locali e su partenariati strategici”. Ma nel frattempo erano state rese pubbliche, documenti alla mano, delle palesi e clamorosi violazioni legali che favorivano quell’impresa, Il nostro lettore è stato informato dettagliatamente anche di quel caso (Attenti ai furfanti che abusano del potere conferito o usurpato, 19 gennaio 2026).

    Così come il nostro lettore è stato informato del primo vertice intergovernativo tra l’Italia e l’Albania, svoltosi il 13 novembre 2025 a Roma. Durante quel vertice è stato firmato anche un accordo tra la sopracitata impresa e Fincantieri per costruire sette navi in Albania (Luci e ombre su un vertice intergovernativo; 17 novembre 2025). Di quelle navi però e di quell’accordo da allora non si sa niente. Le strutture specializzate dell’Italia, attive in Albania, molto probabilmente, hanno avuto tutte le informazioni, trasmesse poi a chi di dovere. Allora viene naturale la domanda: perché è stato firmato quell’accordo? Per mancata informazione, per “ragioni di Stato”, oppure…?

    Chi scrive queste righe condivide quanto affermava Jean de La Fontaine. Si, tutti si dicono amici, ma pazzo chi se ne fida. Lo confermano anche le amicizie di interesse del primo ministro albanese.

  • Bugie ed insulti per coprire fallimenti in corso

    Al bugiardo non si crede neppure quando dice il vero.

    Marco Tullio Cicerone; da “La divinazione”, 44 a.C.

    Gli sviluppi in varie parti del mondo continuano ad essere molto preoccupanti. Lo testimonia anche quanto è accaduto durante la settimana appena passata nel Golfo Persico, in Medio Oriente ed in Ucraina, ma non solo. Non hanno portato ad un risultato i negoziati tra gli Stati Uniti d’America e l’Iran avviati l’11 aprile scorso ad Islamabad, capitale del Pakistan. Dopo il fallimento dei negoziati i massimi rappresentanti dei Paesi belligeranti hanno sostenuto determinati i loro obiettivi. Il che significa la ripresa degli scontri con tutte le gravi conseguenze, anche a livello mondiale.

    Quanto sta accadendo nel Golfo Persico ha preoccupato, tra molti altri, anche Papa Leone XIV. Il 5 aprile scorso il Pontefice ha detto: “Chi ha in mano armi le deponga! Chi ha il potere di scatenare guerre, scelga la pace! Non una pace perseguita con la forza, ma con il dialogo! Non con la volontà di dominare l’altro, ma di incontrarlo!”. Il 7 aprile, sempre riferendosi a quel conflitto, il Pontefice ha dichiarato: “Tutti gli attacchi alle infrastrutture civili sono contro il diritto internazionale, ma sono anche un segno dell’odio, della divisione, della distruzione di cui l’essere umano è capace”. Poi sabato scorso Papa Leone ha detto perentorio: “Basta con l’idolatria dell’io e del denaro! Basta con le dimostrazioni di forza! Basta con la guerra!”.

    Affermazioni chiare e dirette quelle di Papa Leone XIV che hanno scatenato, nelle primissime ore di questo lunedì, 13 aprile, la reazione offensiva del presidente statunitense. Secondo lui “…Papa Leone è debole in materia di criminalità e pessimo in politica estera”. Aggiungendo poi, sempre riferendosi al Pontefice: “Non credo che stia facendo un gran bel lavoro. Immagino che gli piaccia la criminalità”. E ovviamente, da noto narcisista qual è, il presidente statunitense si è vantato che “….non era in nessuna lista per essere Papa, ed è stato messo lì dalla Chiesa solo perché era americano, e pensavano che fosse il modo migliore per affrontare il presidente Donald J. Trump. Se non fossi alla Casa Bianca, Leone non sarebbe in Vaticano.” (Sic!).

    Dopo una breve pausa per la Pasqua ortodossa, sono ripresi i reciproci attacchi anche sul fronte ucraino. Si tratta di una grave, drammatica e preoccupante realtà, che dura ormai da più di quattro anni. E che adesso, in seguito al nuovo conflitto nel Golfo Persico, ha perso purtroppo un po’ anche l’attenzione istituzionale e mediatica. Il che fa comodo al dittatore russo, il quale ieri, la domenica della Pasqua, ha ricevuto la benedizione del Patriarca della Chiesa ortodossa russa nella Cattedrale di Cristo Salvatore a Mosca. Chissà perché potrebbe avere meritato una simile benedizione?!

    La storia ci insegna che, nel corso dei secoli, intere popolazioni in diverse parti del mondo hanno sofferto le conseguenze delle decisioni prese da persone irresponsabili, motivate solo da interessi personali ed occulti, oppure da “ostentati patriottismi” per giustificare strategie espansionistiche. Quanto sta accadendo, compresi i sopracitati conflitti, rappresenta un’inconfutabile conferma.

    Dal 28 febbraio scorso, quando cominciò l’attacco congiunto degli Stati Uniti ed Israele contro l’Iran, tutta l’attenzione istituzionale e mediatica a livello internazionale si è focalizzata proprio su quel conflitto. Il che fa “sfuggire” alle dovute istituzioni, alle cancellerie ed all’opinione pubblica  quanto stia accadendo realmente in altre parti dell’Europa e del mondo. Compresa, nel suo piccolo, anche l’Albania. E si tratta di situazioni che meritano di essere monitorate e valutate.

    Il nostro lettore, da anni ormai, è stato continuamente informato, sempre con la dovuta e richiesta oggettività, della grave, drammatica, preoccupante e pericolosa realtà albanese. E si tratta di un Paese che dal 1o aprile 2009 è membro della NATO e poi, dal 27 giugno 2014 è diventato un Paese candidato all’adesione nell’Unione europea. E come tale, l’Albania ha degli inderogabili obblighi da adempiere e rispettare. Ma che, non di rado, non lo ha fatto.

    Il nostro lettore è stato spesso informato, fatti accaduti e documentati alla mano, che durante questi ultimi anni in Albania è stata restaurata e si sta continuamente consolidando una nuova dittatura sui generis. Si tratta di un’alleanza tra il potere politico, rappresentato istituzionalmente dal primo ministro, la criminalità organizzata e determinati raggruppamenti occulti internazionali.

    Una realtà quella albanese, che sta preoccupando ultimamente anche alcune importanti cancellerie europee e molte istituzioni internazionali specializzate, comprese quelle dell’Unione europea. La realtà albanese sta attirando ormai anche l’attenzione di importanti media europei e di oltreoceano. Noti giornalisti investigativi stanno denunciando la collaborazione del potere politico albanese con la criminalità organizzata locale ed internazionale. I giornalisti dei media internazionali stanno altresì evidenziando, fatti accaduti, pubblicamente noti e documentati alla mano, l’abuso di potere e la galoppante corruzione, partendo dai più alti livelli istituzionali e della politica.

    Durante questi ultimi mesi alcune cancellerie europee hanno presentato, tramite le loro ambasciate, delle richieste concrete al governo albanese. Richieste che riguardano soprattutto il rispetto reale del principio della separazione dei poteri. Il che, nel contesto albanese, significa l’indipendenza del sistema giudiziario dal controllo del potere politico. Richieste che si riferivano concretamente anche alla mancata revoca dell’immunità parlamentare, per ordine del primo ministro, alla sua vice e ministra delle Infrastrutture e dell’Energia fino al 26 febbraio scorso. Il nostro lettore è stato informato del caso (Preoccupante sostegno europeo, 24 novembre 2025; Scandalo ai massimi livelli governativi, 1 dicembre 2025; Bugie che non possono nascondere uno scandalo milionario, 8 dicembre 2025; Bugie e minacce per coprire uno scandalo milionario, 15 dicembre 2025; Dichiarazione europea e preoccupanti realtà nazionali, 23 dicembre 2025; Preoccupanti realtà, 9 febbraio 2026 ecc.).

    E proprio in seguito al rifiuto, il 12 marzo scorso, della revoca dell’immunità parlamentare alla stretta collaboratrice del primo ministro albanese, hanno reagito di nuovo alcune cancellerie europee, partendo da quella della Germania e poi anche di otto altri Paesi membri dell’Unione europea. Ma questa volta a livello delle strutture dell’Unione Europea. Anche di questo il nostro lettore è stato informato a tempo debito (Realtà balcaniche; 18 marzo 2026).

    Da qualche mese ormai si sta opponendo al processo europeo dell’Albania anche COELA (Working Party on Enlargement and Countries Negotiating Accession to the EU – Gruppo di lavoro sull’Allargamento e i Paesi che negoziano l’adesione all’Unione europea; n.d.a.) un organo preparatorio del Consiglio europeo. Fonti interne del Consiglio europeo dichiarano che ormai sono 9 i Paesi membri che non approvano il rapporto IBAR (Intermediate Benchmarks Assessment Report, ossia il rapporto di valutazione dei parametri di riferimento intermedi; n.d.a). Ma senza quell’approvazione non può avanzare il processo dei negoziati. E, guarda caso, il primo ministro albanese, per coprire i continui fallimenti dei suoi governi, dal 2013 ad oggi, non assume nessuna delle sue dirette ed inconfutabili responsabilità e dà la colpa all’opposizione (Sic!).

    Chi scrive queste righe è convinto che il primo ministro è il diretto responsabile della vera e molto preoccupante realtà albanese. Lui, con le sue “scelte”, è anche il diretto responsabile dei continui fallimenti del processo di adesione all’Unione europea. Chi scrive queste righe pensa che c’è una somiglianza tra il presidente statunitense ed il primo ministro albanese. Loro dicono delle bugie ed insultano altri per coprire i propri fallimenti. E, parafrasando quanto affermava Marco Tullio Cicerone, si potrebbe dire che al bugiardo non ci si dovrebbe credere neppure quando dice il vero.

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