Corruzione

  • Ingannatori che ne approfittano

    Tutti si dicono amici, ma pazzo chi se ne fida

    Jean de La Fontaine

    L’evangelista Marco ci racconta nel suo Vangelo anche del viaggio di Gesù verso Gerusalemme, dove alcuni giorni dopo sarebbe stato crocifisso. Due dei discepoli, i fratelli Giacomo e Giovanni, convinti di non essere ascoltati dagli altri, si avvicinarono a Gesù e gli chiesero: “Concedici di sedere, nella tua gloria, uno alla tua destra e uno alla tua sinistra” (Mc. 10/37). Loro miravano a posti di potere, sicuri che Gesù sarebbe diventato presto re. Ma gli altri discepoli avevano ascoltato e si indignarono. Allora Gesù radunò tutti i suoi discepoli intorno a se e disse loro: “Voi sapete che coloro i quali sono considerati i governanti delle nazioni dominano su di esse e i loro capi le opprimono” (Mc. 10/42).

    Insegnamenti quelli di Gesù che purtroppo, nel corso dei secoli, non sono stati fatti propri da molti di quelli che hanno avuto e che tuttora hanno alti incarichi statali e governativi. Compresi anche alcuni degli attuali “grandi del mondo”. E tra loro ci sono degli autocrati che, come diceva Gesù, dominano le nazioni e opprimono i cittadini. Così come ci sono anche altri che, convinti della loro “supremazia” a livello internazionale, generano conflitti armati in diverse parti del mondo, con delle gravi conseguenze che cadono sempre sulle popolazioni. Quanto è accaduto e che continua ad accadere in Ucraina, nella Striscia di Gaza e, da quasi due mesi in Iran, sono delle inconfutabili testimonianze di simili “follie di grandezza’.

    Anche attualmente sono molti i “governanti delle nazioni” che opprimono i loro cittadini. Quanto sta accadendo nei vari continenti del mondo lo testimonia e lo dimostra. E non solo in Africa, in Asia e nell’America latina. Ma anche in Europa. Quanto, da alcuni anni, sta accadendo in Albania ne è una inconfutabile testimonianza.

    Il nostro lettore da anni ormai è stato informato, fatti accaduti, documentati e pubblicamente noti alla mano, della restaurazione ed il continuo consolidamento di una nuova dittatura sui generis in Albania. Si tratta di un regime camuffato di un pluralismo di facciata, mentre all’opposizione si stanno negando, ogni giorno che passa, i diritti fondamentali previsti dalla Costituzione e dalle leggi in vigore. Quanto sta accadendo in Parlamento, anche solo dall’inizio di questa legislatura, e cioè dal settembre scorso, ne è una palese, eloquente e incontestabile testimonianza.

    Il nuovo regime in Albania, sempre fatti accaduti, documentati e pubblicamente noti alla mano, è una preoccupante alleanza tra il potere politico, istituzionalmente rappresentato dal primo ministro, la pericolosa criminalità organizzata locale, sempre più diffusa ormai anche a livello internazionale, e determinati raggruppamenti occulti internazionali. Raggruppamenti che da anni hanno finanziato intense attività lobbistiche, soprattutto uno di oltreoceano che professa la “Società aperta”. E grazie a quelle attività lobbistiche il primo ministro albanese si presentava del tutto diverso da quello che in realtà è; un innato ingannatore, uno spudorato voltagabbana, uno spietato prepotente e arrogante con i deboli, ma un vigliacco leccapiedi con i potenti, soprattutto con i “grandi del mondo”. Sono veramente tante le testimonianze, pubblicamente note e facilmente verificabili, che confermano simili atteggiamenti e deformazioni caratteriali del primo ministro albanese.

    Ultimamente però sembra che lui stia perdendo l’effetto ed i benefici delle attività lobbistiche a suo favore. Oppure i fatti accaduti, documentati e pubblicamente noti ormai anche nelle cancellerie occidentali e nelle istituzioni dell’Unione europea, siano talmente evidenti e lo presentino per quello che realmente è che hanno fatto perdere la tranquillità al primo ministro. Soprattutto in questi ultimi mesi, ma anche prima, sono non pochi i media importanti, sia in Europa che negli Stati Uniti d’America che, in seguito a serie indagini fatte da noti giornalisti investigativi, hanno evidenziato cosa rappresenta e chi è veramente il primo ministro albanese.

    E proprio da credibili fonti mediatiche internazionali ultimamente, riferendosi a lui, sono state rese note, fatti documentati alla mano, anche certe “amicizie” del primo ministro con “imprenditori di successo”. Imprenditori stranieri, ingannatori come il primo ministro albanese, che però hanno beneficiato del suo “sostegno istituzionale”. Le cattive lingue dicono da tempo che anche il primo ministro ne guadagna da queste “amicizie”, sia finanziariamente che come interventi lobbistici. E si sa, le cattive lingue in Albania, che è ormai un Paese che si sta spopolando vistosamente, sanno tutto di tutti. Primo ministro compreso. E su di lui non hanno mai sbagliato.

    Tra questi “imprenditori di successo” c’è anche un cittadino israelita che, grazie al primo ministro, ha ottenuto da alcuni anni la cittadinanza albanese. Da credibili fonti mediatiche risulterebbe però che l’imprenditore ha dei problemi giudiziari negli Stati Uniti. Sono ormai in corso quattro cause legali per frodi finanziarie e mancati investimenti che coinvolgono direttamente e personalmente “l’imprenditore di successo” israelita, il “caro amico” del primo ministro albanese.

    Il nostro lettore è stato informato, a tempo debito, di questo imprenditore e dei rapporti con il primo ministro il quale, nel 2018, voleva modificare la legge e permettere al suo “amico” di acquistare il diritto di trattare il debito pubblico dell’Albania! Per fortuna questo progetto non è stato realizzato, anche grazie alla reazione delle istituzioni specializzate internazionali. Il primo ministro voleva dare allo stesso “imprenditore” un terreno nel territorio della rappresentanza diplomatica albanese a New York per costruire. Ma anche questo progetto è stato contestato dall’allora ministro degli Esteri che, in seguito, ha subito le conseguenze dell’ira del suo diretto superiore (Un autocrate colpevole che cerca di nascondersi codardamente; 4 febbraio 2025).

    E, guarda caso, uno dei sopracitati contenziosi legali a carico del “imprenditore di successo” con la giustizia statunitense è proprio per un caso simile. Nel dicembre 2018, il governo del Togo ha firmato un contratto di sviluppo immobiliare per la sua rappresentanza presso le Nazioni Unite a New York con l’imprenditore israelita, suo fratello e un altro socio. Ma loro non hanno rispettato il contratto. Perciò nel novembre 2024 il governo togolese ha fatto causa agli “imprenditori” presso un tribunale di New York, chiedendo un risarcimento danni e la restituzione dei beni.

    In palese violazioni delle leggi in vigore, il primo ministro albanese ha permesso all’imprenditore israelita di diventare socio, nel giugno 2025, di un’impresa a partecipazione statale, per “sviluppare un’industria militare moderna, basata sulle capacità locali e su partenariati strategici”. Ma nel frattempo erano state rese pubbliche, documenti alla mano, delle palesi e clamorosi violazioni legali che favorivano quell’impresa, Il nostro lettore è stato informato dettagliatamente anche di quel caso (Attenti ai furfanti che abusano del potere conferito o usurpato, 19 gennaio 2026).

    Così come il nostro lettore è stato informato del primo vertice intergovernativo tra l’Italia e l’Albania, svoltosi il 13 novembre 2025 a Roma. Durante quel vertice è stato firmato anche un accordo tra la sopracitata impresa e Fincantieri per costruire sette navi in Albania (Luci e ombre su un vertice intergovernativo; 17 novembre 2025). Di quelle navi però e di quell’accordo da allora non si sa niente. Le strutture specializzate dell’Italia, attive in Albania, molto probabilmente, hanno avuto tutte le informazioni, trasmesse poi a chi di dovere. Allora viene naturale la domanda: perché è stato firmato quell’accordo? Per mancata informazione, per “ragioni di Stato”, oppure…?

    Chi scrive queste righe condivide quanto affermava Jean de La Fontaine. Si, tutti si dicono amici, ma pazzo chi se ne fida. Lo confermano anche le amicizie di interesse del primo ministro albanese.

  • Bugie ed insulti per coprire fallimenti in corso

    Al bugiardo non si crede neppure quando dice il vero.

    Marco Tullio Cicerone; da “La divinazione”, 44 a.C.

    Gli sviluppi in varie parti del mondo continuano ad essere molto preoccupanti. Lo testimonia anche quanto è accaduto durante la settimana appena passata nel Golfo Persico, in Medio Oriente ed in Ucraina, ma non solo. Non hanno portato ad un risultato i negoziati tra gli Stati Uniti d’America e l’Iran avviati l’11 aprile scorso ad Islamabad, capitale del Pakistan. Dopo il fallimento dei negoziati i massimi rappresentanti dei Paesi belligeranti hanno sostenuto determinati i loro obiettivi. Il che significa la ripresa degli scontri con tutte le gravi conseguenze, anche a livello mondiale.

    Quanto sta accadendo nel Golfo Persico ha preoccupato, tra molti altri, anche Papa Leone XIV. Il 5 aprile scorso il Pontefice ha detto: “Chi ha in mano armi le deponga! Chi ha il potere di scatenare guerre, scelga la pace! Non una pace perseguita con la forza, ma con il dialogo! Non con la volontà di dominare l’altro, ma di incontrarlo!”. Il 7 aprile, sempre riferendosi a quel conflitto, il Pontefice ha dichiarato: “Tutti gli attacchi alle infrastrutture civili sono contro il diritto internazionale, ma sono anche un segno dell’odio, della divisione, della distruzione di cui l’essere umano è capace”. Poi sabato scorso Papa Leone ha detto perentorio: “Basta con l’idolatria dell’io e del denaro! Basta con le dimostrazioni di forza! Basta con la guerra!”.

    Affermazioni chiare e dirette quelle di Papa Leone XIV che hanno scatenato, nelle primissime ore di questo lunedì, 13 aprile, la reazione offensiva del presidente statunitense. Secondo lui “…Papa Leone è debole in materia di criminalità e pessimo in politica estera”. Aggiungendo poi, sempre riferendosi al Pontefice: “Non credo che stia facendo un gran bel lavoro. Immagino che gli piaccia la criminalità”. E ovviamente, da noto narcisista qual è, il presidente statunitense si è vantato che “….non era in nessuna lista per essere Papa, ed è stato messo lì dalla Chiesa solo perché era americano, e pensavano che fosse il modo migliore per affrontare il presidente Donald J. Trump. Se non fossi alla Casa Bianca, Leone non sarebbe in Vaticano.” (Sic!).

    Dopo una breve pausa per la Pasqua ortodossa, sono ripresi i reciproci attacchi anche sul fronte ucraino. Si tratta di una grave, drammatica e preoccupante realtà, che dura ormai da più di quattro anni. E che adesso, in seguito al nuovo conflitto nel Golfo Persico, ha perso purtroppo un po’ anche l’attenzione istituzionale e mediatica. Il che fa comodo al dittatore russo, il quale ieri, la domenica della Pasqua, ha ricevuto la benedizione del Patriarca della Chiesa ortodossa russa nella Cattedrale di Cristo Salvatore a Mosca. Chissà perché potrebbe avere meritato una simile benedizione?!

    La storia ci insegna che, nel corso dei secoli, intere popolazioni in diverse parti del mondo hanno sofferto le conseguenze delle decisioni prese da persone irresponsabili, motivate solo da interessi personali ed occulti, oppure da “ostentati patriottismi” per giustificare strategie espansionistiche. Quanto sta accadendo, compresi i sopracitati conflitti, rappresenta un’inconfutabile conferma.

    Dal 28 febbraio scorso, quando cominciò l’attacco congiunto degli Stati Uniti ed Israele contro l’Iran, tutta l’attenzione istituzionale e mediatica a livello internazionale si è focalizzata proprio su quel conflitto. Il che fa “sfuggire” alle dovute istituzioni, alle cancellerie ed all’opinione pubblica  quanto stia accadendo realmente in altre parti dell’Europa e del mondo. Compresa, nel suo piccolo, anche l’Albania. E si tratta di situazioni che meritano di essere monitorate e valutate.

    Il nostro lettore, da anni ormai, è stato continuamente informato, sempre con la dovuta e richiesta oggettività, della grave, drammatica, preoccupante e pericolosa realtà albanese. E si tratta di un Paese che dal 1o aprile 2009 è membro della NATO e poi, dal 27 giugno 2014 è diventato un Paese candidato all’adesione nell’Unione europea. E come tale, l’Albania ha degli inderogabili obblighi da adempiere e rispettare. Ma che, non di rado, non lo ha fatto.

    Il nostro lettore è stato spesso informato, fatti accaduti e documentati alla mano, che durante questi ultimi anni in Albania è stata restaurata e si sta continuamente consolidando una nuova dittatura sui generis. Si tratta di un’alleanza tra il potere politico, rappresentato istituzionalmente dal primo ministro, la criminalità organizzata e determinati raggruppamenti occulti internazionali.

    Una realtà quella albanese, che sta preoccupando ultimamente anche alcune importanti cancellerie europee e molte istituzioni internazionali specializzate, comprese quelle dell’Unione europea. La realtà albanese sta attirando ormai anche l’attenzione di importanti media europei e di oltreoceano. Noti giornalisti investigativi stanno denunciando la collaborazione del potere politico albanese con la criminalità organizzata locale ed internazionale. I giornalisti dei media internazionali stanno altresì evidenziando, fatti accaduti, pubblicamente noti e documentati alla mano, l’abuso di potere e la galoppante corruzione, partendo dai più alti livelli istituzionali e della politica.

    Durante questi ultimi mesi alcune cancellerie europee hanno presentato, tramite le loro ambasciate, delle richieste concrete al governo albanese. Richieste che riguardano soprattutto il rispetto reale del principio della separazione dei poteri. Il che, nel contesto albanese, significa l’indipendenza del sistema giudiziario dal controllo del potere politico. Richieste che si riferivano concretamente anche alla mancata revoca dell’immunità parlamentare, per ordine del primo ministro, alla sua vice e ministra delle Infrastrutture e dell’Energia fino al 26 febbraio scorso. Il nostro lettore è stato informato del caso (Preoccupante sostegno europeo, 24 novembre 2025; Scandalo ai massimi livelli governativi, 1 dicembre 2025; Bugie che non possono nascondere uno scandalo milionario, 8 dicembre 2025; Bugie e minacce per coprire uno scandalo milionario, 15 dicembre 2025; Dichiarazione europea e preoccupanti realtà nazionali, 23 dicembre 2025; Preoccupanti realtà, 9 febbraio 2026 ecc.).

    E proprio in seguito al rifiuto, il 12 marzo scorso, della revoca dell’immunità parlamentare alla stretta collaboratrice del primo ministro albanese, hanno reagito di nuovo alcune cancellerie europee, partendo da quella della Germania e poi anche di otto altri Paesi membri dell’Unione europea. Ma questa volta a livello delle strutture dell’Unione Europea. Anche di questo il nostro lettore è stato informato a tempo debito (Realtà balcaniche; 18 marzo 2026).

    Da qualche mese ormai si sta opponendo al processo europeo dell’Albania anche COELA (Working Party on Enlargement and Countries Negotiating Accession to the EU – Gruppo di lavoro sull’Allargamento e i Paesi che negoziano l’adesione all’Unione europea; n.d.a.) un organo preparatorio del Consiglio europeo. Fonti interne del Consiglio europeo dichiarano che ormai sono 9 i Paesi membri che non approvano il rapporto IBAR (Intermediate Benchmarks Assessment Report, ossia il rapporto di valutazione dei parametri di riferimento intermedi; n.d.a). Ma senza quell’approvazione non può avanzare il processo dei negoziati. E, guarda caso, il primo ministro albanese, per coprire i continui fallimenti dei suoi governi, dal 2013 ad oggi, non assume nessuna delle sue dirette ed inconfutabili responsabilità e dà la colpa all’opposizione (Sic!).

    Chi scrive queste righe è convinto che il primo ministro è il diretto responsabile della vera e molto preoccupante realtà albanese. Lui, con le sue “scelte”, è anche il diretto responsabile dei continui fallimenti del processo di adesione all’Unione europea. Chi scrive queste righe pensa che c’è una somiglianza tra il presidente statunitense ed il primo ministro albanese. Loro dicono delle bugie ed insultano altri per coprire i propri fallimenti. E, parafrasando quanto affermava Marco Tullio Cicerone, si potrebbe dire che al bugiardo non ci si dovrebbe credere neppure quando dice il vero.

  • Una grave e preoccupante realtà economica

    Una crisi si trasforma in un disastro quando la si affronta con giudizi preconfezionati.

    Hannah Arendt, da “The crisis in Education”, 1954

    Per valutare e conoscere meglio la grave, preoccupante e pericolosa realtà albanese, basta sapere tutto ciò che da diversi anni ormai sta accadendo con l’economia del Paese. In questo ambito basta analizzare la significativa svalutazione dell’Euro rispetto alla moneta locale. Una preoccupante svalutazione, di circa 20% in questi ultimi anni, priva di ogni giustificazione finanziaria, poiché l’economia albanese non è per niente competitiva. Risulta perciò che una simile e significativa svalutazione sia legata unicamente al riciclaggio del denaro proveniente da vari traffici illeciti.

    Per “bloccare” una simile svalutazione la Banca d’Albania, dal 2024, ha cominciato ad intervenire sul mercato, comprando Euro, sia per far fronte al crescente rafforzamento della moneta locale nei confronti di quella europea e di altre monete straniere, sia per incrementare le riserve valutarie del Paese. Un simile intervento è stato fortemente sconsigliato dal Fondo Monetario Internazionale, in seguito alla decisione presa dal Consiglio di Sorveglianza della Banca.

    Nonostante ciò la Banca d’Albania continua però a comprare l’Euro. Dai dati ufficiali risulta che durante il 2024, per “bloccare” il rafforzamento della moneta locale, sono stati acquistati 649 milioni di Euro. La Banca d’Albania ha inoltre acquistato anche 283,8 milioni di Euro per incrementare le riserve valutarie. Perciò nel 2024 sono stati acquistati in totale 932.8 milioni di Euro. Un intervento quello che però non è riuscito a “bloccare” la svalutazione del Euro.

    La Banca d’Albania, ha continuato, anche durante il 2025, ad intervenire sul mercato valutario con una somma di denaro ancora più consistente. Sempre secondo i dati ufficiali, la Banca ha comprato 729.1 milioni di Euro per “bloccare” il rafforzamento della moneta locale, mentre è intervenuta ed ha comprato anche 297.9 milioni di Euro per incrementare le riserve valutarie del Paese. Perciò nel 2025 la Banca d’Albania ha acquistato, in totale, 1 miliardo e 27 milioni di Euro, pari al 3,8% ­del Prodotto Interno Lordo del Paese. Sono dati ormai resi pubblici e molto significativi.

    Secondo gli specialisti economici e finanziari, un simile intervento d’acquisizione, da parte della Banca d’Albania, avrebbe dovuto generare anche una “svalutazione interna” della moneta locale, cioè una verificata inflazione. Però, sempre secondo i dati ufficiali delle istituzioni specializzate del Paese, chissà perché non risulta una simile inflazione!

    Ma, nonostante tutti questi importanti interventi sul mercato valutario, la moneta locale continua a rafforzarsi. Per il 2025, paragonata con l’anno precedente, la svalutazione del Euro è stata di 1.5%. Una svalutazione che continua anche in questi mesi, raggiungendo un livello del cambio di circa 1% in meno rispetto a quello del gennaio 2026.

    Bisogna sottolineare però che il rafforzamento della moneta albanese nei confronti dell’Euro e di altre importanti monete straniere è cominciato già dal 2018. E risulta essere un rafforzamento continuo, dati ufficiali alla mano. Allora viene naturale la domanda: cosa ha generato un simile rafforzamento? L’economia albanese si è sviluppata fino a simili livelli, per giustificare e garantire questo rafforzamento? In base a delle serie e professionali analisi fatte, ai dati ufficiali ed alla realtà pubblicamente nota, la risposta è no!

    Si tratta perciò di interventi finanziari fuori dal sistema economico e finanziario. In Albania i settori che incidono sullo sviluppo dell’economia sono l’industria e l’agricoltura. Secondo i dati ufficiali la produzione agricola da anni sta diminuendo. Le ragioni di una simile diminuzione sono la crescente mancanza della mano d’opera locale, causata dal problematico e continuo spopolamento, la concorrenza dei prodotti provenienti da altri Paesi, la mancanza delle sovvenzioni statali, l’abuso dei fondi IPARD dell’Unione europea per sostenere l’agricoltura e lo sviluppo rurale nei Paesi candidati all’adesione ecc. Dai dati ufficiali risulta che la diminuzione dei prodotti agricoli locali, dal terzo trimestre del 2020, è diventata continua e si sta sempre più aggravando, con tutte le derivate conseguenze, compreso anche l’impatto sull’economia.

    Le due componenti base dell’industria albanese sono quella pesante ed il settore manifatturiero. L’industria pesante comprende gli impianti per la generazione dell’energia elettrica, nella maggior parte idrica, e l’industria dell’estrazione del petrolio e del gas naturale. Nel settore manifatturiero in Albania contribuiscono principalmente la produzione dell’abbigliamento e delle calzature. Si tratta di prodotti che comunemente sono fatti su commissione per delle imprese straniere. Sempre dai dati ufficiali risulta che la produzione di questi settori industriali in Albania ha cominciato una continua diminuzione dal 2023, influenzando negativamente anche la crescita economica.

    Sempre in base ai dati ufficiali legati alla vera realtà economica e alle analisi fatte, soprattutto da alcune strutture specializzate internazionali, risulterebbe che la continua svalutazione dell’Euro nei confronti della moneta albanese sia causata da attività illecite della criminalità organizzata locale ed internazionale. Attività legate ai traffici illeciti delle sostanze stupefacenti che generano ingenti quantità di denaro, moneta europea compresa, che entrano in Albania per essere riciclate e poi anche investite soprattutto nel settore dell’edilizia. E proprio una simile presenza di enormi somme di denaro, soprattutto in Euro, causano la continua e preoccupante svalutazione della moneta europea. Si tratta di una realtà di cui, in seguito alle indagini fatte da giornalisti specializzati, ultimamente si stanno occupando anche noti media, europei e di oltreoceano.  Il nostro lettore è stato informato, da anni ormai, di una simile, grave e molto preoccupante realtà.

    Di fronte ad una simile situazione, che ormai sta preoccupando anche le istituzioni internazionali, comprese quelle dell’Unione europea, il primo ministro albanese e la propaganda governativa, da lui e/o da chi per lui gestita, stanno cercando di offrire un’altra realtà. Si tratta di una realtà fasulla, che niente ha a che vedere con quella vera, vissuta e spesso sofferta. Il primo ministro ed i suoi ubbidienti collaboratori cercano di ingannare l’opinione pubblica. Loro negano sfacciatamente le vere ragioni della continua e pericolosa svalutazione dell’Euro. E sempre sfacciatamente affermano che il livello del cambio tra la moneta europea e quella albanese sia legato al “successo economico” di questi ultimi anni in Albania (Sic!).

    Il primo ministro albanese ed i suoi subordinati si sforzano, sempre di più ogni anno che passa, di convincere che l’eccesso della moneta europea in Albania sia dovuto agli investimenti stranieri. Una di quelle bugie che hanno le gambe corte, come dice il proverbio. Sì, perché da anni ormai non ci sono importanti investimenti stranieri da generare un simile eccesso della moneta europea. Non solo, ma risulta che, fatti documentati alla mano, alcuni tali investitori non solo non hanno inserito denaro nell’economia albanese, ma hanno addirittura ottenuto e portato fuori milioni dagli impoveriti fondi statali, in seguito a degli accordi corruttivi. Questa è la vera e testimoniata realtà, denunciata dalle istituzioni internazionali, nota pubblicamente sia in Albania che ormai anche nelle cancellerie europee e di altri Paesi. In quanto al turismo che cita spesso il primo ministro, si tratta, nella maggior parte, semplicemente di un turismo mordi e fuggi che genera guadagni minimi.

    Chi scrive queste righe condivide quanto affermava Hannah Arendt. Sì, una crisi si trasforma in un disastro quando la si affronta con giudizi preconfezionati. Proprio così. Lo conferma quanto sta succedendo da alcuni anni in Albania, sotto la diretta responsabilità istituzionale e personale del primo ministro che, parafrasando Hannah Arendt, opera in base a “valutazioni preconfezionate”.

  • Il malaffare albanese nel silenzio totale della politica e dei media

    Domenica sera il programma “Presa diretta”, su Rai Tre, ha presentato, con una serie di reportage, la drammatica situazione del traffico di droga nel mondo con la posizione leader della mafia albanese e le sue connessioni con la ‘Ndrangheta.

    Durante il programma sono state evidenziate le varie connessioni tra il denaro riciclato e l’edilizia, l’Albania ha un vertiginoso aumento di questa attività, la predominanza, nei porti, del potere della mafia albanese e le molte connessioni tra criminalità organizzata e politica, connessioni per le quali sono inquisiti vari sindaci, esponenti anche del governo e la vicepremier a dimostrazione che il sistema corruttivo è sempre più invasivo.

    Da anni Il Patto Sociale settimanalmente, grazie ad un nostro collaboratore che vive in Albania, pubblica articoli che denunciano varie situazioni di malaffare, nel silenzio totale della politica e degli altri media, speriamo ora che la trasmissione “Presa diretta” aiuti a comprendere meglio la gravità di quanto succede ed a prendere le necessarie contromisure, non basta infatti l’ottimo lavoro, svolto da magistratura albanese e forze di investigazione italiane, se la politica, nazionale ed europea, non sarà capace di affrontare il problema, a difesa del popolo albanese in primis, e di tutti coloro che, in Europa  e nel mondo, sono vittime della droga, della corruzione, della criminalità.

  • Sfide europee

    Non crediamo al male finché non lo vediamo.

    Jean de La Fontaine

    La scorsa settimana, il 24 marzo, a Bruxelles si è svolto il vertice dell’Europa competitiva 2026 (Competitive Europe Summit 2026; n.d.a.). Un vertice organizzato da Politico Europe, una nota testata mediatica che tratta soprattutto gli sviluppi e le problematiche riguardanti l’Unione europea. Vista la preoccupante situazione non solo in Europa, durante il vertice sono state trattate le sfide attuali e quelle del futuro, a livello europeo e mondiale. Compresa anche la sfida dell’allargamento dell’Unione europea ad altri Paesi candidati all’adesione.

    Durante il vertice la Commissaria per l’Allargamento e la Politica di vicinato, riferendosi proprio all’allargamento dell’Unione ad altri Paesi, ha affermato che la Commissione europea ha già presentato tre diverse opzioni ai Paesi membri. Opzioni che sono il mantenimento dello status quo sulle politiche di allargamento, la modifica di queste politiche per garantire, nel futuro, il comportamento non problematico dei nuovi Paesi membri dell’Unione, nonché l’allargamento al contrario. Una proposta, quest’ultima, fatta dalla Presidente della Commissione europea, in base alla quale i Paesi candidati possano aderire all’Unione europea anche prima del completamento delle riforme chiave, determinate in rispetto dei criteri di Copenaghen..

    Riferendosi alla documentazione ufficiale, risulta che la proposta della Commissione europea dell’allargamento al contrario, spesso denominata anche come l’integrazione graduale, rappresenta un nuovo approccio che consente ai Paesi candidati di accedere progressivamente al Mercato unico europeo, al sistema Schengen per la libera circolazione e ad altre politiche dell’Unione europea, prima dell’adesione definitiva all’Unione. Una proposta, quella dell’allargamento al contrario, che comunque dovrebbe garantire di non rendere difficile il processo decisionale, in sede europea, da ogni Paese diventato membro dell’Unione.

    Si tratta di una proposta presentata in seguito all’aggressione russa in Ucraina e che si riferisce anche ad altre influenze geopolitiche, soprattutto nei Paesi balcanici. Il che configura la proposta stessa come uno strumento ed un approccio pragmatico e graduale, prima dell’adesione ufficiale all’Unione. Da fonti mediatiche risulterebbe però che importanti funzionari della Commissione europea hanno affermato che proprio la proposta di allargamento al contrario è stata considerata irrealizzabile dalla maggior parte dai rappresentanti ufficiali dei Paesi membri.

    Il noto media Politico Europe ha fatto sul suo sito anche un’analisi su un articolo pubblicato il 28 febbraio scorso dal noto quotidiano tedesco Frankfurter Allgemeine Zeitung. Un articolo scritto a quattro mani dal primo ministro albanese e dal presidente serbo. Il nostro lettore è stato informato di questa “innovazione” balcanica. “Convinti che non ci sarà nessun progresso del percorso europeo dei due Paesi balcanici, loro hanno presentato una richiesta ‘innovativa’ balcanica sull’adesione all’Unione europea. Si tratta di una richiesta che si basa su un’integrazione puramente commerciale, senza altri diritti per i cittadini di entrambi i Paesi, senza violare l’attuale equilibrio istituzionale dell’Unione. Vale a dire, senza diritto di veto, senza commissari aggiuntivi e senza incidere sulle strutture decisionali”. Il nostro lettore veniva informato inoltre che gli autori del sopracitato articolo, “convinti” di avere adempiuto i propri obblighi, hanno criticato però “…l’atteggiamento dei massimi rappresentanti dell’Unione europea che non riescono a gestire gli sviluppi europei ed internazionali. Pensare da che pulpito vengono queste critiche però!” (Richiesta ‘innovativa’ balcanica sull’adesione all’Unione europea; 9 marzo 2026).

    Il nostro lettore è stato altresì informato che nel frattempo però, durante queste ultime settimane ci sono stati “…ulteriori sviluppi che si riferiscono alle difficoltà, sia per la Serbia che per l’Albania, nel loro percorso europeo. Difficoltà generate dal mancato adempimento delle condizioni poste dalle istituzioni dell’Unione europea, che si basano sui criteri di Copenaghen. Risulta ormai che sia l’Albania che la Serbia non riescono ad adempiere tra l’altro, il primo criterio, quello politico, e soprattutto il funzionamento dello Stato di diritto” (Realtà balcaniche; 18 marzo 2026).

    Nell’analisi sull’articolo scritto congiuntamente dal primo ministro albanese e dal presidente serbo, fatta da Politico Europe sul suo sito, si evidenziava che gli autori dell’articolo si lamentavano della lentezza degli sforzi per trarre vantaggio dai legami più stretti con l’Unione europea. In quell’articolo gli autori hanno espresso anche i loro disappunti sull’operato delle istituzioni dell’Unione europea. Secondo il primo ministro albanese ed il presidente serbo quanto stava succedendo in questi ultimi anni e che coinvolgeva non solo i Paesi balcanici, era “…il risultato di riforme interne, tensioni geopolitiche, vincoli istituzionali e legittime preoccupazioni all’interno degli Stati membri”.

    Bisogna evidenziare che il progetto, il quale prevede l’Unione europea costituita da due livelli di organi legislativi e regolatori, è stato sostenuto da alcuni dei Paesi candidati ma ha, altresì, avuto lo scetticismo sia della Moldavia che dell’Ucraina, due paesi che mirano a una piena adesione all’Unione europea, alla pari con gli altri membri dell’Unione.

    Durante il vertice dell’Europa competitiva 2026, svoltosi il 24 marzo scorso a Bruxelles, uno dei giornalisti di Politico Europe ha fatto una domanda alla Commissaria per l’Allargamento e la Politica di vicinato. La domanda era: “È preoccupata per l’attuale situazione in Albania dopo le dimissioni del vice primo ministro […] e per il modo in cui Rama (il primo ministro; n.d.a.) la sta gestendo?”. E si riferiva ad un clamoroso e milionario scandalo corruttivo che, fatti documentati alla mano, vede coinvolti il primo ministro e la sua stretta collaboratrice. Si tratta di uno scandalo di cui il nostro lettore è stato dettagliatamente informato durante questi ultimi mesi.

    Ebbene, la Commissaria per l’Allargamento e la Politica di vicinato, una nota sostenitrice del primo ministro albanese, ha cercato di tergiversare con la sua risposta, spostando sui cittadini la colpa. “Si può avere la migliore legislazione per combattere la corruzione, ma se la corruzione è accettata nel Paese, allora si ha un altro problema. Quindi tutti questi Paesi stanno attraversando questo processo di cambiamento di mentalità nei confronti della corruzione e ci vuole del tempo”. Questa era la risposta evasiva della Commissaria per l’Allargamento e la Politica di vicinato alla precisa domanda del giornalista del Politico Europe. E per riuscirci meglio non ha fatto più riferimento all’Albania, come chiaramente domandava il giornalista, bensì a “questi Paesi”.

    Ovviamente anche in Albania, come in tutti i Paesi del mondo, ci sono dei cittadini i quali, per risolvere i loro problemi “accettano la corruzione”. Ma affermare che la corruzione è accettata e tollerata dalla mentalità della popolazione, come ha detto la Commissaria per l’Allargamento, c’è una ben distinta ed ampia differenza. E, guarda caso, lei ha fatto riferimento ad una nota tesi utilizzata, non di rado, proprio dal primo ministro albanese che tuttora continua a vantarsi di essere “il cavaliere anticorruzione in una società totalmente corrotta” (Sic!).

    Chi scrive queste righe pensa che in un Paese candidato all’adesione all’Unione europea devono essere in vigore delle leggi per combattere la corruzione, ovunque si presenti, anche quando fa parte della “mentalità della popolazione”. Perché se no, allora bisogna cambiare le leggi per colpire tutti i corrotti, dai massimi livelli politici ed istituzionali ai colpevoli cittadini. Una sfida europea anche quella. Jean de La Fontaine constatava che noi, esseri umani, non crediamo al male finché non lo vediamo. Un’altra sfida da superare, per rendere solida e competitiva l’Unione europea.

  • Serve qualche riflessione sull’Albania per l’ok all’adesione alla Ue

    In un recente articolo, pubblicato a fine febbraio su L’Espresso, a firma Matteo Giusti, si ripropone l’annoso problema della violenta diatriba tra Edi Rama, presidente albanese, e l’eterno oppositore Sali Berisha.

    Come i nostri lettori sanno Il Patto Sociale ha pubblicato molti resoconti, del corrispondente in Albania, di fatti che hanno messo il paese di fronte a problemi di corruzione e di traffico di stupefacenti.

    Da molti anni sappiamo che la Guardia di Finanza italiana conduce varie missioni per contrastare il narcotraffico che dal mar Adriatico porta droga in Italia e da lì nel resto d’Europa e, dati alla mano, sappiamo, come è stato anche spiegato nel libro Operazione Pig di Albert De Bonnet, che la criminalità organizzata albanese è strettamente alleata con la ‘ndrangheta, con scambio di attività e favori.

    Quello che preoccupa, in questo particolare momento, è che l’adesione dell’Albania alla Ue dovrebbe avvenire entro il 2030, la chiusura dei negoziati potrebbe aver luogo già l’anno prossimo.

    Che il partito di maggioranza e di governo, di Rama, sia violentemente contrastato dal partito di opposizione guidato dall’ex presidente Berisha non è una novità. Le diverse manifestazioni di piazza, con enorme partecipazione popolare, tuttavia, insieme all’incriminazione a dicembre, da parte della magistratura, della vicepremier Belinda Ballaku, braccio destro del presidente Rama, per gravi scandali, per aver usato fondi pubblici e aver fatto vincere impropriamente appalti di enorme valore destano ovviamente domande e perplessità, ancor più ove si tenga conto della collaborazione avviata da qualche tempo con l’Italia per gli hotspot.

    Alla luce di quanto è accaduto ed è tuttora in corso, sarebbe opportuno, da parte sia delle istituzioni europee che di quelle italiane, un approfondito confronto con i sistemi di intelligence per comprendere la realtà e l’eventuale pericolosità dei problemi albanesi.

  • Realtà balcaniche

    Per sapere la verità bisogna ascoltare due bugiardi

    Proverbio

    “I Balcani producono più storia di quanta ne possano digerire”. Così pensava Winston Churchill uno dei più rinomati politici del secolo scorso. E lui di esperienza ne ha avuta abbastanza, essendo stato membro del Parlamento inglese (1900 – 1922 e 1924 – 1964), primo ministro del Regno Unito (1940 – 1945 e 1951 – 1955) e dirigente del partito Conservatore (1940 – 1955). E la storia dei Balcani, sia quella passata che quella attuale, gli ha dato ragione.

    Solo durante gli ultimi anni ci sono stati degli sviluppi, sia a livello dei singoli Paesi balcanici e regionale che a livello geopolitico e geostrategico, che ci fanno ricordare anche la sopracitata frase di Winston Churchill sui Balcani. Basta fare riferimento, tra l’altro, ad una “iniziativa” regionale denominata Open Balkans (Balcani aperti; n.d.a.). Un “lungimirante progetto” per “costruire l’area economica comune dei Balcani occidentali”, è stato presentato ufficialmente per la prima volta il 10 ottobre 2019 a Novi Sad, in Serbia. Allora era denominato come il “Mini-Schengen balcanico”, per poi cambiare la sua denominazione proprio ad Open Balkans, durante il vertice a Scopie, in Macedonia del Nord, il 29 luglio 2021. Risultava però, documenti alla mano, che era proprio la Serbia il paese che poteva trarre il maggiori vantaggi da quel “progetto lungimirante”.

    Bisogna sottolineare però che quel “progetto” è stato appoggiato solo dalla Serbia, dall’Albania e dalla Macedonia del Nord, mentre gli altri Stati balcanici non hanno mai aderito. Due dei firmatari di quel “progetto” erano l’attuale primo ministro albanese e l’attuale presidente della Serbia. Il terzo era l’allora primo ministro della Macedonia del Nord. E tutti e tre dichiaravano che si trattava di un “progetto” che aveva tutto l’appoggio dell’Unione europea. Ma mentivano consapevolmente, perché l’Unione europea, così come i massimi rappresentanti istituzionali dei Paesi balcanici’, dal 2014 in poi, appoggiavano istituzionalmente quello che era noto come il Processo di Berlino. Compresi anche i tre promotori del “progetto” Open Balkans.

    Il nostro lettore è stato ampiamente informato, a tempo debito, di tutto ciò. Come è stato anche informato, fatti alla mano, che i veri promotori del “progetto” erano George Soros, che aveva presentato le tesi dell’iniziativa in un suo articolo pubblicato nel 1999, e la Russia. Si proprio così. Lo ha confermato il 6 giugno 2022 il ministro russo degli Esteri, affermando anche che alla Serbia non sarebbe mancato l’appoggio della Russia. Lui ha altresì parlato del “progetto” Open Balcan, voluto e sostenuto anche dalla Russia, nonché della paternità di quell’iniziativa. E così facendo lui ha contribuito proprio ad un ulteriore smascheramento di un accordo regionale occulto.

    Due settimane fa il nostro lettore è stato informato che il 28 febbraio scorso il noto quotidiano tedesco Frankfurter Allgemeine Zeitung ha pubblicato un articolo intitolato “Noi comprendiamo le preoccupazioni. Ma l’espansione è nell’interesse di tutti”. Un articolo scritto a quattro mani dal primo ministro albanese e dal presidente serbo. Si tratta di due massimi rappresentanti istituzionali e politici che da anni ormai, fatti accaduti, documentati e pubblicamente noti alla mano, sono anche diventati degli “amici” tra di loro. “Amicizia” consolidata ulteriormente durante il periodo in cui loro sostenevano e promuovevano il “progetto” Open Balkans. Un progetto ormai di cui si parla sempre meno. Ma le sue conseguenze commerciali sono tuttora presenti, avvantaggiando la Serbia.

    L’autore di queste righe, riferendosi agli autori di quell’articolo, scriveva: “Convinti che non ci sarà nessun progresso del percorso europeo dei due Paesi balcanici, loro hanno presentato una richiesta ‘innovativa’ balcanica sull’adesione all’Unione europea. Si tratta di una richiesta che si basa su un’integrazione puramente commerciale, senza altri diritti per i cittadini di entrambi i Paesi, senza violare l’attuale equilibrio istituzionale dell’Unione. Vale a dire, senza diritto di veto, senza commissari aggiuntivi e senza incidere sulle strutture decisionali”. Aggiungendo che “Gli autori criticano anche l’atteggiamento dei massimi rappresentanti dell’Unione europea che non riescono a gestire gli sviluppi europei ed internazionali. Pensare da che pulpito vengono queste critiche però!” (Richiesta ‘innovativa’ balcanica sull’adesione all’Unione europea; 9 marzo 2026).

    Ma durante queste due settimane ci sono stati ulteriori sviluppi che si riferiscono alle difficoltà, sia per la Serbia che per l’Albania, nel loro percorso europeo. Difficoltà generate dal mancato adempimento delle condizioni poste dalle istituzioni dell’Unione europea, che si basano sui criteri di Copenaghen. Risulta ormai che sia l’Albania che la Serbia non riescono ad adempiere tra l’altro, il primo criterio, quello politico, e soprattutto il funzionamento dello Stato di diritto.

    Lunedì scorso è stato confermato che per l’Albania non è stato approvato il rapporto di valutazione dei parametri di rifermimento intermedi noto come IBAR (Intermediate Benchmarks Assessment Report; n.d.a.). Si tratta di un rapporto elaborato dal Gruppo di lavoro sull’Allargamento e i Paesi che negoziano l’adesione all’Unione europea, noto come COELA (Working Party on Enlargement and Countries Negotiating Accession to the EU), un organo preparatorio del Consiglio dell’Unione europea che gestisce il processo dell’adesione e i rapporti con i Paesi candidati.

    Ebbene risulterebbe che l’Albania ancora non ha convinto il Gruppo di lavoro sull’Allargamento su tematiche legate allo Stato di diritto, alla lotta contro la corruzione e la criminalità organizzata e ai diritti universali. Sono questioni comprese nei capitoli 23 e 24 dei negoziati d’adesione. E se non si chiudono entrambi questi due capitoli il processo si blocca. Sì, perché senza il giudizio positivo del rapporto IBAR sui capitoli 23 e 24 non si può chiudere nessun altro capitolo.

    Da fonti interne alle strutture dell’Unione europea risulta che il 6 ed il 13 marzo scorso, durante le riunioni del COELA non è stata presa nessuna decisione sull’Albania. Le stesse fonti affermano che ci sono alcuni Paesi membri dell’Unione europea, ma soprattutto la Germania, che insistono sul principio della separazione e l’indipendenza dei poteri; quello esecutivo, legislativo ed il potere giudiziario. Un principio che da anni è violato dal primo ministro albanese. Un’inconfutabile testimonianza, tra tante altre, è ormai la decisione di proibire la revoca dell’immunità parlamentare per una delle più strette collaboratrici del primo ministro. Una decisione approvata giovedì scorso dal parlamento, con i soli voti della maggioranza.

    Sempre durante questi ultimi giorni le istituzioni dell’Unione europea hanno espresso valutazioni negative anche per la Serbia. Proprio martedì scorso è stato reso pubblico il rapporto presentato al Parlamento europeo dal relatore per la Serbia. In quel rapporto, tra l’altro, la Serbia viene criticata per la mancanza di progressi in settori importanti come lo Stato di diritto, la libertà di stampa, gli standard democratici e la cooperazione con l’Unione europea. Particolare attenzione è stata rivolta anche alla stagnazione del dialogo sulla normalizzazione delle relazioni con il Kosovo. Il rapporto evidenza che la Serbia ha compiuto progressi limitati o, addirittura, nessun progresso per soddisfare i criteri di adesione all’Unione europea. Si valuta altresì che il processo europeo della Serbia risulta essere bloccato da anni. Più chiaro di così!.

    Chi scrive queste righe è convito che sia il primo ministro albanese e sia il presidente serbo sanno benissimo in che situazione si trovano i rispettivi processi europei dei due Paesi balcanici. Perciò leggendo il loro sopracitato articolo ci si convince che, per conoscere la verità, bisogna sapere cosa scrivono i due bugiardi. Bugiardi che in questo caso non si contraddicono, ma insieme cercano di ingannare, di nascondere la realtà e di dare la colpa alle istituzioni dell’Unione europea.

  • Richiesta ‘innovativa’ balcanica sull’adesione all’Unione europea

    Non erano solo le menzogne ad essere pericolose.

    Anche le verità, se dimenticate, diventano inutili.

    George Orwell; da “1984”

    L’Albania e la Serbia sono due dei Paesi balcanici che, da anni ormai, stanno proseguendo i loro percorsi per l’adesione all’Unione europea. Ma viste le non poche inadempienze degli obblighi e delle condizioni poste da parte delle istituzioni dell’Unione europea, la strada si presenta ancora molto in salita per i due Paesi.

    L’Albania ha firmato l’Accordo di Stabilizzazione ed Associazione con l’Unione europea il 12 giugno 2006. Si tratta di un accordo con il quale comincia ufficialmente anche lo stesso processo dell’adesione. In seguito, il 28 aprile 2009, il governo albanese ha presentato l’applicazione per l’adesione all’Unione europea. Poi, durante la riunione del Consiglio europeo del 26 e 27 giungo 2014, è stata presa la decisione di dare all’Albania lo status del Paese candidato all’adesione. Mentre, durante il vertice del 24 marzo 2020, il Consiglio europeo ha deciso di aprire i negoziati con l’Albania. In seguito, il 19 luglio 2022, durante la prima conferenza intergovernativa tra l’Albania e l’Unione europea, sono stati avviati ufficialmente i negoziati dell’adesione. Adesso però bisogna anche chiuderli. E questo rappresenta una grande sfida vista la realtà albanese, condizionata dalla continua violazione dei principi dello Stato di diritto, dalla corruzione diffusa, dall’abuso di potere ed altro.

    Invece la Serbia ha firmato l’Accordo di Stabilizzazione e Associazione con l’Unione europea il 29 aprile 2008. Poi, seguendo le procedure, il 22 dicembre 2009 ha presentato ufficialmente la domanda di adesione all’Unione Europea. Alla Serbia è stato riconosciuto ufficialmente lo status di Paese candidato per l’adesione all’Unione europea il 1° marzo 2012. In seguito, il Consiglio europeo, durante il vertice del 27 e 28 giugno 2013 ha preso la decisione di avviare i negoziati di adesione con la Serbia non più tardi del gennaio 2014. Negoziati che sono stati ufficialmente avviati il 14 dicembre 2015. Ma dal 2022 il percorso europeo della Serbia risulta essere molto rallentato. Tra le cause di questo rallentamento, oltre ai problemi legati al funzionamento dello Stato di diritto, vi sono anche i rapporti della Serbia con il Kosovo ed il riconoscimento della sua indipendenza, nonché un’ambigua politica estera, non in sintonia con quella dei Paesi occidentali, bensì spesso orientata verso la Russia e la Cina.

    Dopo l’invasione russa dell’Ucraina, il 24 febbraio 2022, la Serbia non ha aderito alle sanzioni poste dall’Unione europea alla Russia. Una scelta quella, che continua tuttora, contestata sia dai massimi rappresentanti dell’Unione che da alcuni Stati membri. Il ministro degli Esteri tedesco dichiarava già a metà aprile del 2022 che “…Se la Serbia vuole aderire all’Unione europea, deve sostenere la politica estera degli altri membri dell’Unione […] e quindi imporre alla Russia le sanzioni necessarie”.

    Il 4 settembre 2024, durante il Forum economico orientale svoltosi a Vladivostok in Russia, il vice primo ministro serbo ha avuto un incontro molto cordiale con il presidente russo. Lui ha garantito che la Serbia “…non diventerà mai un membro della NATO, non imporrà mai sanzioni alla Federazione Russa e non permetterà mai che il suo territorio venga usato per qualsiasi azione anti-russa”. Aggiungendo, tra l’altro, che “…la Serbia non è solo un partner strategico della Russia. La Serbia è anche un alleato della Russia. E questa è la ragione per cui la pressione dell’Occidente contro di noi è [così] grande”.

    Ma quella scelta della Serbia è stata però sempre giustificata, in varie occasioni, dal primo ministro albanese, un “caro amico” del presidente serbo. In una sua intervista, nel giugno 2022, rilasciata al noto media “Politico Europe” che tratta, tra l’altro, anche gli sviluppi nell’Unione europea, il primo ministro albanese ha dichiarato: “Bisogna capire che la Serbia si trova in una posizione molto diversa rispetto a molti altri, a causa della sua storia e dei suoi legami speciali con la Russia”. Aggiungendo anche:Penso che la Serbia sia sulla strada giusta”.

    Le ultime elezioni in Serbia per rinnovare l’Assemblea nazionale, cioè il Parlamento serbo, si sono svolte il 17 dicembre 2023. La coalizione capeggiata dal Partito Progressista Serbo dell’attuale presidente della Repubblica ha ottenuto una maggioranza assoluta. Ma il risultato di quelle elezioni è stato duramente contestato, documenti alla mano, dai partiti dell’opposizione che accusavano di brogli e di manipolazioni elettorali. Il nuovo governo si è insediato però solo il 1o maggio 2024, dopo le continue proteste in piazza dell’opposizione.

    In Albania le ultime elezioni politiche si sono svolte l’11 maggio 2025. Si è trattato però di un vero e proprio massacro elettorale che ha permesso al partito capeggiato dal primo ministro di ottenere una maggioranza assoluta. Come ha fatto in Serbia il presidente della Repubblica. Il nostro lettore è stato ampiamente informato dei clamorosi brogli e manipolazioni elettorali in Albania, nonché del diretto coinvolgimento della criminalità organizzata per garantire quella che il primo ministro albanese si è vantato di essere stata una “grandissima e meritata vittoria” (Sic!).

    Nel frattempo, come sopracitato, il processo europeo della Serbia si è molto rallentato. Mentre dal 3 novembre 2024, dopo il crollo della tettoia nella stazione ferroviaria di Novi Sad, di cui il nostro lettore è stato altresì informato, in Serbia continuano le proteste, sempre più massicce dei cittadini degli studenti e degli agricoltori con i loro trattori in varie città. Con lo slogan “La corruzione uccide” i manifestanti chiedono nuove elezioni.

    Da fonti ben informate e credibili risulta che durante una riunione di più di un mese fa del COELA, l’acronimo del “Gruppo di Lavoro sull’Allargamento e Paesi impegnati nei negoziati di adesione all’Unione europea” (Working Party on Enlargement and Countries Negotiating Accession to the EU), i rappresentanti di alcuni Paesi membri, ma soprattutto della Germania, hanno chiesto che il primo ministro albanese non blocchi i procuratori e i giudici a procedere sul caso della vice primo ministro e ministra delle Infrastrutture e dell’Energia, di cui il nostro lettore è stato ampiamente informato. Perché se no, allora si bloccherebbe il percorso europeo dell’Albania

    Guarda caso però il 28 febbraio scorso il noto quotidiano tedesco Frankfurter Allgemeine Zeitung ha pubblicato un articolo scritto dal primo ministro albanese e dal presidente serbo. Convinti che non ci sarà nessun progresso del percorso europeo dei due Paesi balcanici, loro hanno presentato una richiesta ‘innovativa’ balcanica sull’adesione all’Unione europea. Si tratta di una richiesta che si basa su un’integrazione puramente commerciale, senza altri diritti per i cittadini di entrambi i Paesi, senza violare l’attuale equilibrio istituzionale dell’Unione. Vale a dire, senza diritto di veto, senza commissari aggiuntivi e senza incidere sulle strutture decisionali. Gli autori criticano anche l’atteggiamento dei massimi rappresentanti dell’Unione europea che non riescono a gestire gli sviluppi europei ed internazionali. Pensare da che pulpito vengono queste critiche però!

    Chi scrive queste righe è convinto che gli autori del sopracitato articolo hanno mentito e nascosto le verità, per “giustificare” il loro fallimento clamoroso nell’ambito dei negoziati per l’adesione all’Unione europea sia dell’Albania e sia della Serbia. Invece loro sono i veri responsabili di una simile e molto preoccupante situazione. Aveva ragione George Orwell quando affermava che non erano solo le menzogne ad essere pericolose. Anche le verità, se dimenticate, diventano inutili.

  • Preoccupanti realtà

    L’arroganza, la presunzione, il protagonismo, l’invidia:

    questi sono i difetti da cui occorre guardarsi.

    Plutarco

    Il 6 febbraio scorso si sono incontrati a Muscat, la capitale del Sultanato di Oman, le delegazioni degli Stati Uniti d’America e dell’Iran per discutere e negoziare un’accordo tra di loro, soprattutto, sul programma nucleare iraniano, ma non solo. I colloqui non hanno portato però a dei risultati concreti, come anche si aspettava, ma le parti hanno considerato l’incontro un “buon inizio”.

    Sempre durante la scorsa settimana, giovedì 5 febbraio, ad Abu Dhabi, si sono incontrati di nuovo le delegazioni della Russia, dell’Ucraina e i rappresentanti del presidente statunitense. Nonostante alla fine dell’incontro, anche in quel caso, non ci siano stati dei risultati concreti, i rappresentanti delle parti, come sempre ormai, hanno parlato di “progressi”. Ma in realtà i russi, anche la scorsa settimana, hanno continuato a bombardare pesantemente molte città dell’Ucraina, compresa la capitale, mentre il freddo aumenta ulteriormente le tante sofferenze della popolazione ucraina. Invece il presidente statunitense ha deciso, da mesi ormai, di ridurre al minimo gli aiuti militari all’Ucraina, preferendo di essere un mediatore tra le parti e non un sostenitore dell’Ucraina.

    Lo stesso presidente statunitense, il 5 febbraio scorso, dopo la chiusura del sopracitato incontro ad Abu Dhabi, dando sfogo, come sempre, alla sua nota megalomania, ha scritto sulla sua piattaforma ‘Truth’: “Gli Stati Uniti sono il Paese più potente del mondo. Nel mio primo mandato ho ricostruito completamente l’esercito, comprese armi nucleari nuove. Ho impedito che scoppiassero guerre nucleari in tutto il mondo tra Pakistan e India, Iran e Israele, Russia e Ucraina”.

    Da alcuni mesi l’opinione pubblica internazionale si sta informando dello scandalo Epstein, legato a Jeffrey Epstein, un ricco imprenditore statunitense, ma anche pedofilo. Accusato e poi condannato per abusi sessuali e traffico di minorenni, è stato trovato morto nella sua cella il 10 agosto 2019. Dopo la pubblicazione di un enorme numero di documenti, video e fotografie, risulterebbero coinvolte nello stesso scandalo anche molte altre persone note, tra i quali politici, imprenditori, membri di alcune famiglie reali, diplomatici ed altri, sia negli Stati Uniti d’America che in vari Paesi del mondo, compreso l’attuale presidente statunitense. Anche durante la scorsa settimana ci sono stati sviluppi legati allo scandalo. Bisogna perciò riflettere seriamente e trarre le dovute conclusioni sull’integrità morale e la credibilità di alcuni “grandi del mondo” e non credere alle apparenze.

    Ovviamente, dal punto di vista degli interessi geopolitici e geostrategici quello che accade da anni, ma anche quello che è accaduto durante la scorsa settimana in Albania rappresenta molto meno interesse a livello internazionale. Ma le conseguenze della connivenza del potere politico con la pericolosa criminalità organizzata generano problemi in diversi Paesi europei e non solo. Lo stesso presidente statunitense, colui che ha dichiarato guerra senza tregua ai narcotrafficanti, dovrebbe sapere che la criminalità organizzata albanese gestisce il traffico della cocaina dai Paesi produttori dell’America del Sud in Europa, collaborando proprio con alcuni clan messicani e latino americani ai quali lui stesso ha dichiarato guerra. Non solo, ma da molti analisti e media internazionali, anche negli Stati Uniti d’America, nonché da diversi rappresentanti del suo partito nel Congresso e Senato, l’Albania viene considerata ormai un narcostato. Il presidente statunitense però, per il momento, ha altri “interessi internazionali” e cerca di ottenere il Premio Nobel per la Pace.

    Durante la scorsa settimana in Albania il primo ministro ha continuato, imperterrito e minaccioso, i suoi attacchi contro alcuni magistrati, procuratori e giudici, che non ubbidiscono ai suoi ordini e, da qualche mese, gli stanno creando serie preoccupazioni, anche a livello personale. Si tratta di preoccupazioni che riguardano non pochi scandali milionari, resi noti proprio durante questi ultimi mesi. Scandali in cui sono coinvolti alcuni dei suoi più stretti collaboratori e famigliari.

    Ragion per cui il primo ministro ormai ha dimenticato quanto dichiarava fino a pochissimi mesi fa, prima che venissero resi noti questi scandali milionari che adesso lo costringono a contraddire se stesso. Ma questo per lui fa parte della “normalità”. Lui ha, tra l’altro, “dimenticato” anche una delle tante dichiarazioni pubbliche in sostegno del sistema “riformato” della giustizia che era un suo ostinato vanto fino a pochissimi mesi fa. In quella dichiarazioni affermava: “Non sono mai stato e non aspettate che sia disposto a difendere nessuno, né ad ingaggiare il partito socialista (di cui è il dirigente; n.d.a.) per diventare l’avvocato di qualcuno, quando  si dovrebbe affrontare con le accuse da parte del sistema giudiziario”. Adesso il primo ministro albanese sta minacciando determinati procuratori e giudici che decidono contro i suoi interessi.

    La scorsa settimana, venerdì 6 febbraio, la Corte Costituzionale finalmente si è espressa, dopo una lunga e “strana” attesa di quasi due mesi, sul caso della vice primo ministro, allo stesso tempo anche ministra delle Infrastrutture e dell’Energia. Il nostro lettore è stato informato a tempo debito dello scandalo milionario in cui lei è stata direttamente coinvolta (Preoccupante sostegno europeo, 24 novembre 2025; Scandalo ai massimi livelli governativi,1 dicembre 2025; Bugie che non possono nascondere uno scandalo milionario, 8 dicembre 2025; Bugie e minacce per coprire uno scandalo milionario, 15 dicembre 2025 ecc…). Ovviamente la ministra non poteva  mai prendere delle “iniziative”, senza l’ordine ed il beneplacito del suo diretto superiore.

    L’autore di queste righe informava il nostro lettore, riferendosi agli abusi della vice primo ministro su un appalto pubblico di una galleria in una nuova strada sulla costa ionica, che “Il 19 novembre scorso un giudice del Tribunale contro la Corruzione e la Criminalità organizzata ha deciso di sospendere l’accusata dai suoi due incarichi: quello di vice primo ministro e quello di ministra delle Infrastrutture e dell’Energia. Il giudice ha altresì deciso che l’accusata non può uscire dal territorio albanese”(Scandalo ai massimi livelli governativi,1 dicembre 2025).

    In realtà la sentenza della Corte Costituzionale del 6 febbraio scorso non é stata una vera e propria decisione, visto che sono stati quattro i giudici che hanno votato a favore e altri quattro che hanno votato contro la richiesta del primo ministro, presentata presso quella Corte il 21 novembre 2025. Anche di questa richiesta il nostro lettore è stato informato (Bugie che non possono nascondere uno scandalo milionario, 8 dicembre 2025). Bisogna sottolineare però che la Corte Costituzionale dovrebbe avere non otto, bensì nove membri. Ma per “motivi procedurali” il posto rimane ancora vuoto, con tutte le derivanti conseguenze.

    Si tratta di una sentenza che annullava la stessa sospensione fatta dalla stessa Corte Costituzionale il 12 dicembre scorso, riferendosi alla sopracitata sospensione decisa il 19 novembre scorso dal Tribunale contro la Corruzione e la Criminalità organizzata. Però con quella sentenza della Corte Costituzionale è stata rifiutata anche la richiesta del primo ministro presentata presso quella Corte Costituzionale il 21 novembre 2025. Il primo ministro non può digerire una simile sentenza ed ha dichiarato oggi che, con la sua maggioranza parlamentare, presto approverà in Parlamento una legge per rendere immuni lui stesso e i ministri dalle accuse dei tribunali. Meglio di così!

    Chi scrive queste righe ricorda semplicemente quanto affermava quasi duemila anni fa Plutarco. E cioè che l’arroganza, la presunzione, il protagonismo, l’invidia sono i difetti da cui occorre guardarsi. Quanto stanno facendo e continuano a fare da tempo sia il primo ministro albanese, ma anche alcuni dei “grandi del mondo”, confermano la saggezza del filosofo della Grecia antica.

  • Attenti ai furfanti che abusano del potere conferito o usurpato

    Tenete sempre divisi i furfanti. La sicurezza del resto della terra dipende da ciò.

    Jean de La Fontaine

    La storia ci insegna che sono state e ci sono tante persone che, per varie ragioni, hanno fatto e fanno di tutto per mettersi in mostra e attirare l’attenzione pubblica. Quanto sta accadendo anche in questi ultimi giorni nel mondo lo conferma. Il presidente statunitense è una di queste persone. Lui, ormai da un anno, da quando ha cominciato il suo secondo mandato presidenziale, non smette mai di mettersi in mostra con delle proposte, delle minacce e delle richieste, cercando però sempre di camuffare le sue vere intenzioni e i suoi interessi. Lui si sta presentando come colui che fa di tutto per la pace nel mondo. Ma in cambio chiede, anzi pretende, anche un meritato riconoscimento. Il Premio Nobel è una sua dichiarata ambizione. E “guai” se non lo si accontenta.

    Proprio oggi, il 19 gennaio è stata resa nota una lettera che il presidente degli Stati Uniti d’America ha scritto al primo ministro norvegese, in cui si riferiva alle sue ormai note pretese territoriali sulla Groenlandia. E tutto dopo aver minacciato le autorità dell’isola e della Danimarca. In quella lettera afferma: “Considerando che il vostro Paese ha deciso di non darmi il Premio Nobel per la Pace per aver fermato 8 guerre in più, non mi sento più in dovere di pensare esclusivamente alla Pace, anche se sarà sempre predominante, ma ora posso pensare a ciò che è buono e giusto per gli Stati Uniti d’America”. Aggiungendo che “La Danimarca non può proteggere quella terra dalla Russia o dalla Cina, e perché mai dovrebbero avere un diritto di proprietà?”.

    Ovviamente in questi ultimi giorni l’attenzione pubblica e istituzionale, a livello internazionale, viene attirata dalla proposta del presidente degli Stati Uniti d’America per il “Board of Peace” (Comitato di Pace; n.d.a.), da lui stesso presieduto, per ripristinare la pace a Gaza. Si tratta di una sua “lungimirante invenzione” che intende applicarla, in seguito, sia nel caso dell’Ucraina che del Venezuela, costituendo così una struttura internazionale da contrapporre all’Organizzazione delle Nazioni Unite e al suo Consiglio di Sicurezza.

    Di fronte a simili sviluppi e situazioni internazionali, quanto sta succedendo in alcuni piccoli Paesi, anche in Europa, spesso sfugge all’attenzione pubblica e istituzionale, a livello internazionale. Il caso dell’Albania lo testimonia. E comunque si tratta di una realtà drammatica e preoccupante in un Paese membro della NATO e candidato ad aderire all’Unione europea. Una realtà che devono tenerla ben presente soprattutto alcuni dei “grandi dell’Europa”, che considerano “amico” un irresponsabile e voltagabbana autocrate, qual è il primo ministro del Paese.

    Riferendosi perciò alla realtà albanese, si potrebbero evidenziare innumerevoli scandali clamorosi e milionari, dei quali il nostro lettore da anni è stato informato, sempre con la dovuta oggettività. Uno di questi è il seguente. Il 24 settembre 2024 in Albania è stata costituita un’impresa a partecipazione statale, denominata KAYO, per “sviluppare un’industria militare moderna, basata sulle capacità locali e su partenariati strategici”. Tutto dopo che il Parlamento aveva approvato il 26 luglio 2024 un’apposita legge. L’impresa è organizzata come una società azionaria e l’autorità pubblica che rappresenta lo Stato è il ministero della Difesa. In seguito, il 12 giugno 2025, con una decisione del Consiglio dei ministri, è stato stabilito che la sopracitata impresa, quando diventa parte attiva di un’altra società, non deve mai avere meno di 45% del capitale della nuova società.

    Bisogna sottolineare che l’impresa a partecipazione statale KAYO, in base alla legge che la costituì, ha sia l’autorità che l’esclusività di utilizzare, insieme con le imprese/società con le quali divide le azioni, tutte le proprietà dell’esercito. Perciò le proprietà pubbliche, attualmente al possesso dell’esercito albanese, possono essere utilizzate anche dagli altri soci azionari dell’impresa a partecipazione statale, i quali, attraverso le proprietà dell’esercito, potranno realizzare guadagni milionari.

    E proprio nel giugno 2025 la proprietaria di una società albanese, costituita nel 2016, che opera nel campo della produzione e/o dell’adattamento dei mezzi motori per permettere l’installazione di armamenti di vario genere, ha deciso di vendere il 49% delle sue azioni ad una società di proprietà di un noto imprenditore israeliano, costituendo una nuova società comune. Ebbene, non erano passati neanche due mesi quando, nei primi giorni dell’agosto 2025, tra questa nuovissima società azionaria e la sopracitata impresa statale che opera, tra l’altro, nel campo degli armamenti, è stata costituita un’altra società azionaria. Ma nonostante la sopracitata decisione del Consiglio dei ministri stabiliva che quell’impresa statale non doveva mai avere meno di 45% del capitale societario, la sua quota di partecipazione era soltanto il 20% del capitale totale. Mentre l’80% del capitale apparteneva alla società privata. Una clamorosa e palese violazione legale da parte dell’impresa statale! Ma non c’è stato nessun intervento obbligatorio, da parte del ministero della Difesa, come rappresentante dello Stato, per impedire ed annullare la costituzione di questa società comune. Chissà perché?!

    Si sa però che la proprietaria della società albanese che opera nel campo della produzione e/o dell’adattamento dei mezzi motori per permettere l’installazione di armamenti di vario genere era stata promossa poco tempo fa pubblicamente dal primo ministro albanese, presentandola come un’imprenditrice di successo! Si sa anche che il noto imprenditore israeliano, il quale ha comprato il 49% del capitale della società di questa imprenditrice, è un “caro amico” del primo ministro. Mentre il dirigente dell’impresa statale, è stato un ex capo della polizia di Stato ed un “ubbidiente collaboratore” del primo ministro. E proprio in questo rapporto triangolare le cattive lingue hanno subito trovato anche la spiegazione del mancato intervento, da parte delle autorità competenti, per impedire la costituzione di questa società azionaria mista. Le cattive lingue, in più, hanno detto convinte che la costituzione di una simile società mista era stata ideata ed attuata solo e soltanto per abusare sia con ingenti somme di denaro pubblico e sia con le molte proprietà militari controllate dall’impresa statale. E, ovviamente, tutto con il beneplacito, se non con l’ordine, del primo ministro.

    Durante il primo vertice intergovernativo tra l’Italia e l’Albania, che ha avuto luogo il 13 novembre 2025 a Roma, sono stati firmati 16 diversi accordi che riguardano la cooperazione, in vari settori, tra i due Paesi. Il nostro lettore è stato informato di questo vertice intergovernativo a tempo debito (Luci e ombre su un vertice intergovernativo; 17 novembre 2025).

    Ebbene, uno degli accordi firmati durante quel vertice riguardava il settore della difesa. A quell’accordo ha fatto riferimento il primo ministro albanese alla fine del vertice, durante la congiunta conferenza di stampa con la Presidente del Consiglio dei ministri d’Italia. Secondo il primo ministro albanese le sette navi saranno costruite in Albania da “….un’impresa italo-albanese, in cui la parte italiana è Fincantieri e quella albanese è KAYO. È un’impresa congiunta che creerà lavoro, conoscenza per giovani albanese, che saranno pagati bene, e che fornirà all’Italia, all’Albania se ne avrà bisogno, e ad altri Paesi, le navi, che sono così importanti in questi giorni”. E si tratta proprio di KAYO, la stessa impresa statale che, come sopracitato, nei primi giorni dell’agosto 2025 è entrata in società, in palese violazione legale, con la società privata dell’imprenditrice di successo albanese e dell’imprenditore israeliano, un “caro amico” del primo ministro albanese. E tutto era accaduto prima del 13 novembre 2025, giorno in cui si svolse a Roma il primo vertice intergovernativo tra l’Italia e l’Albania. Chissà se i massimi rappresentanti dell’Italia ne erano però al corrente di questo fatto?!

    Chi scrive queste righe per il momento non aggiunge altro. Ma trova saggia l’affermazione di Jean de La Fontaine: “Tenete sempre divisi i furfanti. La sicurezza del resto della terra dipende da ciò”.  Non si sa se siano furfanti alcuni dei “grandi dell’Europa”, però si sa che alcuni di loro collaborano con un furfante, il primo ministro albanese, per realizzare determinati “interessi nazionali”.

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