Corruzione

  • La Commissione europea si riferisce di nuovo a virtuali realtà

    Colui che inganna troverà sempre chi si lascerà ingannare.

    Niccolò Machiavelli ; “Il principe”

    Il 6 ottobre scorso la Commissione europea ha presentato ufficialmente un nuovo documento che si riferisce all’allargamento dell’Unione europea. Ma purtroppo, anche come in altri casi, i rapporti e le documentazioni della Commissione, almeno per l’Albania, non sono per niente realistici, anzi! La commissaria europea per l’allargamento e la politica di vicinato, una nota sostenitrice del primo ministro albanese, ha presentato il 6 ottobre scorso a Bruxelles una “nuova formula”, proposta dalla Commissione, proprio sull’allargamento dell’Unione europea con nuovi Paesi che hanno già avuto lo status di candidato, oppure con Paesi che non hanno avuto ancora questo status.

    Guarda caso però il 28 febbraio scorso il noto quotidiano tedesco Frankfurter Allgemeine Zeitung ha pubblicato un articolo scritto dal primo ministro albanese e dal presidente serbo. L’articolo si intitolava “La Serbia e l’Albania: una strada realistica verso l’Unione europea”. L’autore di queste righe informava allora il nostro lettore che gli autori, convinti che non ci sarà nessun progresso del percorso europeo dei due Paesi balcanici “…hanno presentato una richiesta ‘innovativa’ balcanica sull’adesione all’Unione europea. Si tratta di una richiesta che si basa su un’integrazione puramente commerciale, senza altri diritti per i cittadini di entrambi i Paesi, senza violare l’attuale equilibrio istituzionale dell’Unione”.

    La loro proposta “innovativa” prevedeva che tutti i Paesi candidati all’adesione nell’Unione europea non dovevano beneficiare del diritto di veto, non potevano avere dei commissari aggiuntivi e non potevano influenzare le istituzioni decisionali dell’Unione europea. Gli autori del sopracitato articolo in più “criticano anche l’atteggiamento dei massimi rappresentanti dell’Unione europea che non riescono a gestire gli sviluppi europei ed internazionali” (Richiesta ‘innovativa’ balcanica sull’adesione all’Unione europea; 9 marzo 2026). Pensare da che pulpito vengono queste critiche però! Le istituzioni dell’Unione europea allora non sono state entusiaste e non hanno espresso il loro appoggio a questa “proposta innovativa”.

    Ma adesso risulta che il documento ufficiale della Commissione europea, reso pubblico il 6 ottobre scorso, ha molti elementi in comune con la “proposta innovativa” del presidente della Serbia ed il primo ministro dell’Albania, pubblicata nel loro articolo congiunto sul noto quotidiano tedesco Frankfurter Allgemeine Zeitung. Chissà perché questo cambiamento di opinioni?! La Presidente della Commissione Europea però ha affermato la scorsa settimana che “l’allargamento della nostra Unione è una necessità geopolitica”.

    Riferendosi solo alla vera, vissuta e spesso anche sofferta realtà albanese, si può affermare, senza il minimo dubbio, che niente ha a che vedere con quello che dichiara convinta, nel caso dell’Albania, la commissaria europea per l’allargamento e la politica di vicinato. Sì perché lei parla di risultati ottimistici, in continuo progresso, di riforme importati, parte integrante dei capitoli dei negoziati in corso tra l’Albania e l’Unione europea. Negoziati che sono in continuo progresso (Sic!). Negoziati che il Consiglio europeo ha deciso di aprire il 24 marzo 2020 e che in realtà sono stati aperti ufficialmente il 19 luglio 2022, durante la prima conferenza intergovernativa tra l’Albania e l’Unione europea. Bisogna però affermare, sempre con la dovuta e richiesta oggettività, che invece in Albania nessuna riforma è stata fatta e perciò nessun importate capitolo si può chiudere.

    Proprio la scorsa settimana il nostro lettore veniva informato che “è stato reso pubblico il rapporto per il 2026 sull’Albania del Dipartimento di Stato statunitense. Si tratta di un documento che evidenza le sfide legate alla lotta contro la corruzione, contro la criminalità organizzata, contro il riciclaggio del denaro sporco ed altro. Sfide che secondo il primo ministro albanese sono state ormai vinte. Lo ha dichiarato anche il 30 settembre scorso, durante la congiunta conferenza stampa svoltasi a Tirana, con la presidente della Commissione europea. Ma mente spudoratamente, come fa sempre” (Bugie, inganni ed abominevoli messinscene; 5 ottobre 2026).

    Sì, in Albania è noto a tutti che la criminalità organizzata convive e collabora con il potere politico, rappresentato dal primo ministro. E proprio la criminalità organizzata garantisce le “vittorie elettorali” al primo ministro, come il “massacro elettorale” dell’11 maggio 2025. Ma la criminalità organizzata niente fa “gratuitamente”. In cambio ottiene dal primo ministro e/o da chi per lui, tutto lo spazio libero per svolgere le sue attività illecite, come l’uso delle infrastrutture in Albania per il traffico degli stupefacenti, il riciclaggio del denaro ecc..

    Il documento sull’allargamento dell’Unione europea, nel caso dell’Albania, non fa riferimento alla galoppante e ben radicata corruzione, che parte proprio dai più alti livelli istituzionali e governativi, coinvolgendo direttamente e personalmente anche il primo ministro e i suoi stretti famigliari e collaboratori. Mentre il documento della Commissione europea reso pubblico proprio il 6 ottobre scorso, afferma che l’Albania “ha fatto progressi nella lotta contro la corruzione”!

    Il documento sull’allargamento dell’Unione europea, nel caso dell’Albania, non fa riferimento, in nessuna delle sue pagine, al preoccupante e pericoloso spopolamento del Paese, soprattutto durante questi ultimi anni e neanche delle ragioni di questo spopolamento. Ma tutti sanno però che un simile e pauroso fenomeno ha una sola spiegazione: il malgoverno, la galoppante corruzione, gli abusi di poteri dai più alti rappresentanti istituzionali e politici, la mancanza sempre più grande dei posti di lavoro e la perdita della speranza per una vita migliore nella madre patria.

    Il documento sull’allargamento dell’Unione europea, presentato ufficialmente il 6 ottobre scorso a Bruxelles, nel caso dell’Albania, non evidenzia neanche la preoccupante e pericolosa svalutazione del Euro nei confronti della moneta locale. Bisogna però evidenziare che in Albania la produzione industriale è quasi inesistente in questi ultimi anni. Adesso anche la produzione agricola è stata drasticamente diminuita e tutto viene importato. Si  tratta di una svalutazione che solo negli ultimi tre anni ha raggiunto il livello di più del 30%! Secondo gli specialisti della finanza  questa svalutazione clamorosa, pericolosa e preoccupane è dovuta solo e soltanto al riciclaggio del denaro proveniente soprattutto dai traffici illeciti degli stupefacenti, cocaina in primis.

    Il documento sull’allargamento dell’Unione europea, presentato ufficialmente il 6 ottobre scorso  a Bruxelles, nel caso dell’Albania non fa nessun riferimento al fatto che il Paese ormai è diventato il primo narcostato in Europa. Si tratta di una conseguenza diretta della connivenza e stretta collaborazione tra il potere politico, presentato dal primo ministro e solo da lui e la criminalità organizzata, che sta diventando sempre più potente a livello internazionale. Una realtà che viene evidenziata negli ultimi anni dalle strutture specializzate internazionali, comprese anche quelle dell’Unione europea e i più noti media internazionali. Lo afferma convinto anche Nicola Gratteri, un noto conoscitore, per motivi di lavoro, delle attività della criminalità organizzata albanese. Lui dal settembre 2023 è stato nominato Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Napoli, dopo che, dal 2016, è stato procuratore di Catanzaro. Dall’aprile 1989 lui vive sotto scorta.

    Chi scrive queste righe è convinto che, quando tratta la situazione in Albania, la Commissione europea si riferisce di nuovo a virtuali realtà. Realtà che non hanno niente in comune con quella che si vive e si soffre in Albania. Modificando un po’ il pensiero di Machiavelli, si dovrebbe auspicare che colui che inganna troverà sempre meno persone che si lasceranno ingannare.

  • Bugie, inganni ed abominevoli messinscene

    Non sono mai sorpreso nel vedere uomini malvagi,

    ma spesso mi meraviglio nel vederli privi di vergogna.

    Jonathan Swift

    L’8 settembre scorso si è aperta a New York l’81a Assemblea Generale delle Nazioni Unite, mentre dal 22 al 28 settembre scorso si è svolto il dibattito. Tutti i capi di Stato o di governo, che rappresentavano i Paesi membri, hanno preso la parola trattando argomenti e situazioni da loro considerate importanti.

    La delegazione albanese era capeggiata dal primo ministro. Lui però, prima di andare a New York, era andato a Detroit dove ha partecipato ad un “incontro” con alcuni albanesi che vivono lì. Ma in realtà si trattava di un “incontro” con sostenitori del suo partito, scelti con molta cautela dagli organizzatori. E non a caso, proprio all’ingresso della sala dove era previsto l’incontro, c’era un’ex alto ufficiale della polizia, residente in Albania, ma venuto lì proprio per “garantire” la partecipazione “adeguata”. Fuori dell’albergo però, dove si stava svolgendo il “caloroso incontro”, in presenza del primo ministro, si erano radunati molti altri albanesi che stavano protestando contro di lui. Una protesta trasmessa in diretta anche dalla nota rete Fox News.

    Tornato a New York il primo ministro albanese, nonostante la sua necessità di apparire, non era riuscito ad avere un solo incontro che lui e la sua propaganda potevano usare, mentre, durante il suo previsto intervento all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, ha parlato dell’inteligenza artificiale. Un argomento, quello, che lui, per la sua formazione scolastica come insegnate di disegno e poi come pittore, non può conoscere. Ma siccome durante gli incontri il presidente statunitense e il presidente cinese in quei giorni, proprio durante l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, hanno trattato quell’argomento di grande interesse strategico per ben altri motivi, anche il primo ministro albanese ha fatto quella scelta, solo per “apparire”.

    Durante il soggiorno del primo ministro negli Stati Uniti d’America sua moglie faceva parte della delegazione, come previsto dal protocollo. Ma avevano portato con sé anche il loro figlio piccolo e le sue due tate. Al termine della visita si è parlato però di una fattura “piuttosto salata”, che comprendeva anche i suoi famigliari. E non si sa chi ha pagato il conto. I media non controllati dal primo ministro hanno seguito la vicenda per diversi giorni. Ma non c’è stata nessuna reazione in merito da parte dei diretti interessati. Inoltre, l’ufficio stampa del primo ministro non ha rilasciato dichiarazioni che si riferivano a quella fattura “piuttosto salata”, nonostante fosse stato contattato dai media che hanno trattato il caso. Chissà perché?! Ma questo per il primo ministro è ormai noto.

    Una volta tornato in Albania il primo ministro ha dovuto affrontare una situazione a lui non gradita, essendo egli stesso la persona accusata di abusi di potere, di corruzione e di molto altro. Ragion per cui il primo ministro, per spostare l’attenzione, ha scelto di “permettere” controlli da parte dei rappresentanti delle strutture del sistema della giustizia nei confronti di alti funzionari già coinvolti in diversi scandali, di cui il nostro lettore è stato informato, anche la scorsa settimana.

    E come sempre, in simili situazioni, il primo ministro vuol far credere che se la “giustizia” non indaga su di lui, questo significa che è innocente (Sic!). Il primo ministro vuol far credere che tutti possono essere colpevoli, tranne lui. Ragion per cui dichiara che bisogna lasciare la “giustizia” a fare il suo dovere. Secondo lui tutti devono rendere conto personalmente, perché abusano della sua fiducia. Ma tutti sanno però che in Albania i suoi collaboratori, partendo da quelli più stretti, non possono fare e non fanno niente senza il suo beneplacito. E se, per un momento, ignoriamo tutto e pensiamo che il primo ministro dice la verità, allora, tenendo presente la situazione albanese, significa che lui non è capace di fare il primo ministro. Ma lui, ovviamente, mente.

    Il 30 settembre scorso a Tirana è arrivata la Presidente della Commissione europea. La prima di una seria di visite della presidente della Commissione nei Paesi dei Balcani occidentali. Durante una conferenza stampa a fianco del primo ministro albanese, la presidente della Commissione europea ha trattato anche le indagini che si stanno svolgendo contro alti funzionari coinvolti in scandali ed abusi di potere. Secondo lei “…Quando vediamo casi [che sono] oggetto di indagine, questi dimostrano che il sistema funziona”. Aggiungendo poi convinta che tutto ciò “rappresenta la prova del funzionamento e del rafforzamento del sistema giudiziario” (Sic!). Però viene naturale la domanda: perché mente cosi la Presidente della Commissione europea?!.

    Si tratta di dichiarazioni che fanno molto comodo al primo ministro albanese. Durante la stessa conferenza stampa, a fianco della presidente della Commissione europea, a lui è stato chiesto “quale fosse la sua responsabilità politica in merito alle nomine effettuate”. Il primo ministro, schivando le sue responsabilità politiche ed istituzionali, ha dato una risposta evasiva. Lui ha affermato che la sua “responsabilità politica è una sola: che la riforma della giustizia non si fermi, che la lotta alla corruzione e alla criminalità organizzata si sviluppi sempre di più come missione del sistema”. Il primo ministro è altresì “convinto” che “…Se si pensa che, al momento di una nomina, la responsabilità ricada su chi nomina […] questo è un modo di vedere le cose simile a quello dell’epoca comunista”.

    E proprio in questa sua affermazione lui mente e cerca di ingannare. Sì, perché lui non solo non ha fatto niente per combattere la corruzione, ma ha beneficiato personalmente dalla corruzione. Mentre la sua connivenza con la criminalità organizzata gli ha garantito le sue “vittorie elettorali”, compreso anche il “massacro elettorale” del maggio 2025, di cui il nostro lettore è stato informato dettagliatamente. La collaborazione tra il primo ministro albanese e la criminalità organizzata che sta diventando potente a livello internazionale è da anni una cosa pubblicamente nota, non solo in Albania. Sono tanti i rapporti dei media internazionali  molto noti che lo testimoniano. Cosi come sono tanti anche i rapporti delle strutture specializzate internazionali, comprese quelle dell’Unione europea, che lo confermano. Chissà perché la Presidente della Commissione europea non ha avuto tutte queste informazioni?!

    La scorsa settimana è stato reso pubblico il rapporto per il 2026 sull’Albania del Dipartimento di Stato statunitense. Si tratta  di un documento di circa quaranta pagine che evidenza le sfide legate alla lotta contro la corruzione, contro la criminalità organizzata, contro il riciclaggio del denaro sporco ed altro. Sfide che secondo il primo ministro albanese sono state ormai vinte. Lo ha dichiarato anche il 30 settembre scorso, durante la congiunta conferenza stampa a Tirana, con la presidente della Commissione europea. Ma mente spudoratamente, come fa sempre.

    Il rapporto tratta anche il ben noto problema spinoso della registrazione delle proprietà. Il rapporto fa riferimento proprio ad un rapporto dell’Unione europea, secondo il quale l’80% dei dati precedentemente registrati necessita di verifica, mentre solo il 43% dei titoli di proprietà e il 10% delle mappe catastali sono stati digitalizzati. Dati preoccupanti che lasciano pensare a degli abusi delle proprietà e i sacrosanti diritti dei veri proprietari.

    Chi scrive queste righe è convinto che il primo ministro albanese quando si trova in difficoltà, cioé sempre, cerca di mentire, ingannare e generare abominevoli messinscene. Aveva ragione Jonathan Swift, il noto scrittore e saggista irlandese, quando affermava: “Non sono mai sorpreso nel vedere uomini malvagi, ma spesso mi meraviglio nel vederli privi di vergogna”.

  • Il collasso dello Stato

    Quando è in atto una crisi, la passività non fa che accrescere l’impotenza

    Henry Kissinger

    La scorsa settimana un altro clamoroso scandalo ha attirato tutta l’attenzione mediatica e pubblica in Albania. Il 21 settembre scorso il Tribunale speciale di primo grado contro la Corruzione e la Criminalità organizzata ha preso la decisione per gli arresti domiciliari della direttrice del Servizio Informativo dello Stato. Una decisione che è stata resa pubblica l’indomani, martedì 22 settembre. Una decisione che si riferiva ai fascicoli riguardantoi gli appalti abusivi miliardari e gli scandali legati all’Agenzia nazionale della Società dell’Informazione, costituita dal 2013.

    Il nostro lettore è stato informato a tempo debito e dettagliatamente di tutti quegli appalti abusivi resi pubblici almeno ad ora (Dichiarazione europea e preoccupanti realtà nazionali, 23 dicembre 2026; Nuovi scandali abusivi come espressione del totalitarismo, 29 dicembre 2025; Altro scandalo clamoroso abusando del supporto alla tecnologia, 23 gennaio 2026). L’Agenzia nazionale della Società dell’Informazione è considerata come “il giardino personale del primo ministro”. E non a caso. Dalle indagini risulterebbe che una delle persone che ha approfittato da quegli appalti sia lui stesso ed un suo stretto famigliare.

    L’autore di queste righe informava il nostro lettore che “un altro scandalo clamoroso è stato reso pubblico alla fine dell’anno appena passato in Albania. Si tratta di una “invenzione” diabolica per agevolare finanziariamente alcune imprese gestite da persone vicine ai massimi livelli politici. Risulterebbe altresì che un famigliare molto stretto del primo ministro sarebbe uno dei massimi approfittatori finanziari. E non solo dalle agevolazioni previste da questo progetto ben ideato, programmato ed attuato, ma anche da molti appalti pubblici gestiti dall’Agenzia nazionale della Società dell’Informazione (Altro scandalo clamoroso abusando del supporto alla tecnologia; 23 gennaio 2026).

    Invece a fine dicembre scorso l’autore di queste righe scriveva per il nostro lettore: “Come si può credere ad una simile Agenzia che dal 2013 ad oggi è stata diretta da una “stretta collaboratrice” del primo ministro e che, intercettazioni alla mano, ha orientato e gestito tutti gli appalti abusivi ormai documentati? E non a caso il primo ministro la sta difendendo a spada tratta”. Aggiungendo altresì che “…Bisogna sottolineare che l’Agenzia nazionale della Società dell’Informazione da anni dipende direttamente dal primo ministro e rende conto a lui. Ragion per cui, dopo che è stato reso pubblico il sopracitato scandalo, quell’Agenzia viene considerata come “il giardino personale” del primo ministro e dei suoi più stretti famigliari. E non a caso, soprattutto durante questi ultimi anni, sono stati molti anche i progetti, accompagnati sempre da abusivi appalti legati al “controllo digitale” di sempre più ambienti pubblici (Nuovi scandali abusivi come espressione del totalitarismo; 29 dicembre 2025).

    Ebbene ormai, ci sono stati degli sviluppi investigativi che hanno messo sotto arresto due delle persone che, nonostante non fossero dei funzionari importanti dell’Agenzia nazionale della Società dell’Informazione, gestivano, insieme con l’ormai ex direttrice dell’Agenzia e, ovviamente, con il beneplacito del primo ministro e dei suoi stretti famigliari tutti gli appalti abusivi pubblici. Uno di loro è stato arrestato in Francia, il 24 luglio scorso, dopo aver sorvolato con il suo aereo privato la centrale nucleare di Penly. Lui si trova tuttora nel carcere di Beauvais, mentre i suoi beni in Francia sono stati posti sotto sorveglianza dalle autorità. E di beni non aveva poco!

    Le autorità giudiziarie francesi che hanno trattato il caso hanno affermato che l’imprenditore albanese aveva in Francia “due appartamenti, un aereo privato turistico, veicoli, nonché un grande edificio medievale nel dipartimento dell’Oise, nel nord della Francia, con un valore di acquisto di circa 2,6 milioni di euro. Lui era una persona “talmente importante”, che durante una visita ufficiale del presidente Macron in Albania nel maggio 2025, ha fatto anche una foto con lui!

    Invece l’altro “intermediario” degli appalti pubblici svolti dall’Agenzia nazionale della Società dell’Informazione era colui che, da anni ormai è considerato come l’intermediario tra il primo ministro e la criminalità organizzata. Un’accusa che è stata fatta per la prima volta dall’ex vice primo ministro che da alcuni anni si trova in Svizzera, dove ha ottenuto l’asilo politico. Durante una lunga intervista rilasciata ad una televisione non controllata dal primo ministro, oltre a quell’affermazione, l’ex vice primo ministro ha anche affermato che il primo ministro ed il suo “coordinatore” bevevano delle bottiglie di vino che costavano 33 mila euro! Accuse che quando le ha fatte l’ex vice primo ministro nessuno le ha credute.

    Però, dopo l’arresto del “coordinatore”, il 26 agosto scorso, ovviamente con il “tacito” permesso del primo ministro che si trovava in difficoltà per le accuse quotidiane fatte durante le proteste a Tirana e voleva dimostrare che il sistema della giustizia funzionava, è stata sequestrata anche una cantina piena di bottiglie molto costose. Ma guarda caso, siccome gli agenti hanno deciso il trasferimento delle bottiglie in cantina l’indomani, durante la notte tutte le bottiglie sono state “sparite”! Al coordinatore sono state confiscate, tra l’altro, anche molti beni immobiliari e conti correnti. Ebbene proprio con il coordinatore tra il primo ministro e la criminalità organizzata era molto legata l’ormai ex direttrice del Servizio Informativo dello Stato.

    Prima di aver avuto il suo incarico in Albania lei, dal 2019 al giugno 2021, ha avuto un altro incarico, quello di vice direttrice dell’Agenzia di Intelligenze del Kosovo, cioè sempre con i Servizi segreti. Però l’allora Presidente della Repubblica del Kosovo, in seguito alla richiesta del primo ministro, il 30 giugno 2021 ha decretato il suo licenziamento. Tutto perché la vice direttrice, durante il suo servizio, aveva divulgato o non aveva tutelato informazioni classificate. Il che rappresenta un “reato punibile ai sensi del Codice penale del Kosovo e della restante normativa vigente in materia di informazioni classificate”.

    Dopo il suo licenziamento lei è stata “accolta a braccia aperte” dal primo ministro albanese, che prima l’ha nominata sua consigliera per la sicurezza e poi direttrice del Servizio Informativo dello Stato. Non solo, ma il primo ministro ha consapevolmente ignorato anche tutte le denunce che svelavano chi era la sua nuova consigliera per la sicurezza che in seguito l’ha nominata come direttrice del Servizio Informativo dello Stato (Sic!). In una sua dichiarazione pubblica dopo la nomina il primo ministro aveva affermato convinto che la nuova direttrice del Servizio Informativo dello Stato era una “garanzia assoluta” per i servizi Segreti. Un’affermazione quella che è stata svalutata solo tre anni dopo.

    Uno dei compiti istituzionali della direttrice del Servizio Informativo dello Stato è anche avere dei “contatti di lavoro” con molti suoi “colleghi” di altri servizi statali, ma non solo. Lei, visto in modo come svolgeva il suo incarico istituzionale poteva, senza scrupolo, passare informazioni molto riservate ad altri servizi. E non dimenticare che l’Albania è un Paese membro della NATO. Il che significa che, con molta probabilità, possano essere diffusi non solo i segreti di Stato dell’Albania, ma anche quelli di altri Stati membri della NATO. Con tutte le inevitabili conseguenze.

    Chi scrive queste righe è convinto che lo Stato in Albania è collassato. Aveva ragione Kissinger che affermava: “Quando è in atto una crisi, la passività non fa che accrescere l’impotenza.”.

  • Un’intervista che svela clamorosi scandali ed abusi di potere

    Guai all’uomo per colpa del quale avviene lo scandalo!

    Vangelo secondo Matteo, 18/7

    Il 7 settembre scorso l’ex vice primo ministro ed uno dei più stretti collaboratori del primo ministro albanese, fino al luglio 2023, ha rilasciato di nuovo un’intervista dalla Svizzera, dove si trova ormai, avendo ottenuto l’asilo politico. Questa di lunedì 7 settembre era la quinta intervista rilasciata alla stessa televisione albanese, non controllata dal primo ministro.

    Durante l’intervista l’ex vice primo ministro non solo ha fatto nuove denunce che coinvolgono direttamente il “capo del’organizzazione”, come lui da tempo chiama il primo ministro albanese, ma ha anche distribuito delle registrazioni audio che evidenziano sia la clamorosa corruzione delle istituzioni, che la collaborazione tra il primo ministro con degli individui stranieri, suoi “amici”, coinvolti in molti scandali a livello internazionali. Ebbene, uno di quelli, un cittadino di origine ebrea, che ha anche il passaporto statunitense e, dal novembre 2018 anche quello albanese, è stato coinvolto in molti scandali in diversi Paesi del mondo, nonché in molti processi giudiziari.

    Il nostro lettore è stato informato, a tempo debito, delle quattro precedenti interviste dell’ex vice primo ministro. Lui, oltre a quell’importante incarico istituzionale (2021-2022), dal 2013 è stato anche anche ministro dello Sviluppo economico, poi ministro delle Finanze e, alla fine, ministro di Stato per la Ricostruzione del Paese, dopo il terremoto del 2019. Ma chissà perché per lui è stato chiesto l’arresto nel luglio 2023?! E questo non poteva mai e poi mai accadere senza il beneplacito del primo ministro. L’accusa era per abuso d’ufficio, corruzione passiva, illegittimo vantaggio di interessi e riciclaggio di denaro. Ma lui nel frattempo, proprio in quei giorni, era riuscito a scappare all’estero, in Svizzera. Ormai gode lì dello stato dell’avente diritto all’asilo politico, cioè gode del diritto di immunità personale, accordato da un Paese ad un cittadino straniero per motivi politici.

    Il nostro lettore è stato informato anche di quello che pensava il primo ministro, fino a poche settimane prima che si chiedesse l’arresto del suo stretto collaboratore. Lui dichiarava convinto che l’ex vice primo ministro era “…uno dei collaboratori con il quale mi sono incontrato di più, ho comunicato di più al telefono, ho discusso di più per molte delle nostre decisioni durante questi anni” (Altre rivelazioni clamorose di abusi di potere; 12 gennaio 2026).

    Il nostro lettore, nello stesso articolo, è stato informato che dopo la fuga in Svizzera e l’ottenimento dello stato di avente diritto all’asilo politico, l’ex vice primo ministro ha denunciato l’operato del suo diretto superiore. Ha rivelato molti casi clamorosi di abuso di potere, rendendo pubblici molti fatti accaduti, fatti che conosceva personalmente, avendo svolto importanti incarichi istituzionali. Ovviamente l’ex vice primo ministro non è uno stinco di santo, ma lui continua a dichiarare che “…è pronto e sempre disponibile a testimoniare davanti ai tribunali, ma non in Albania”. Sì perché, come ha affermato, in Albania lui rischia la vita.

    Il nostro lettore è stato altresì informato che il 24 settembre 2024 in Albania è stata costituita un’impresa a partecipazione statale, denominata KAYO, per “sviluppare un’industria militare moderna, basata sulle capacità locali e su partenariati strategici”. Tutto dopo che il Parlamento aveva approvato il 26 luglio 2024 un’apposita legge. Poi il 12 giugno 2025, con una decisione del Consiglio dei ministri, è stato stabilito che la sopracitata impresa, quando diventa parte attiva di un’altra società, non deve mai avere meno del 45% del capitale della nuova società. Nel giugno 2025 la proprietaria di una società albanese, costituita nel 2016, che opera nel campo della produzione e/o dell’adattamento dei mezzi motori per permettere l’installazione di armamenti di vario genere, ha deciso di vendere il 49% delle sue azioni ad una società di proprietà di un “noto imprenditore” israeliano, “amico” del primo ministro, costituendo una nuova società comune.

    L’autore di queste righe informava allora il nostro lettore che “…nei primi giorni dell’agosto 2025, tra questa nuovissima società azionaria e la sopracitata impresa statale [KAYO] che opera, tra l’altro, nel campo degli armamenti, è stata costituita un’altra società azionaria. Ma nonostante la sopracitata decisione del Consiglio dei ministri stabiliva che quell’impresa statale non doveva mai avere meno di 45% del capitale societario, la sua quota di partecipazione era soltanto il 20% del capitale totale. Mentre l’80% del capitale apparteneva alla società privata. Una clamorosa e palese violazione legale da parte dell’impresa statale!” (Attenti ai furfanti che abusano del potere conferito o usurpato; 19 gennaio 2026).

    Tornando alla quinta intervista dell’ex vice primo ministro, trasmessa il 7 settembre scorso dalla stessa televisione non controllata dal primo ministro, che aveva trasmesse anche le altre precedenti interviste, l’ex vice primo ministro, ha continuato a denunciare quello che sta accadendo in Albania. In più però ha anche diffuso registrazioni audio che, a suo dire, svelano un presunto piano illecito riguardante l’uso improprio di fondi pubblici, la depredazione di beni statali, nonché il traffico internazionale di armi. Al centro delle sue accuse figurano le società in cui l’impresa statale KAYO partecipa con solo 20% delle azioni, ma anche l’imprenditore israeliano, “amico” del primo ministro, che si vanta di essere stato incaricato da lui “per svolgere gli affari sporchi”.

    Durante la sopracitata intervista del 7 settembre scorso, l’ex vice primo ministro ha rivelato che possiede diverse registrazioni audio autentiche, a lui consegnate da strutture specializzate che non intendeva renderle note. Lui ha informato però che in una registrazione che dura circa tre ore “…la figura centrale è il capo dell’organizzazione”, cioè il primo ministro albanese. Invece in un’altra registrazione in suo possesso si sentono alcune persone parlare e confidarsi tra di loro “…come in un film sulla criminalità organizzata”. L’ex vice primo ministro ha affermato che c’è anche una registrazione che riguarda l’imprenditore israeliano, “amico” del primo ministro, dove si elencano gli scandali milionari in cui lui è coinvolto, sia negli Stati Uniti, che in Africa ed in Albania.

    Un clamoroso scandalo è legato alla produzione e all’esportazione delle armi e munizioni prodotte dalle società in cui l’impresa statale KAYO partecipa con solo 20% delle azioni. Dalle registrazioni risulta che quelle società non possono produrre armi e, perciò, neanche esportare in Paesi come l’Ucraina. Una di quelle società, l’Advanced Arms Technology, secondo gli atti ufficiali, risulta avere soltanto due dipendenti: l’amministratrice e l’addetto al magazzino. E proprio questa società, sempre dalle registrazioni in possesso dell’ex vice primo ministro, risulta produrre armi e munizioni ed esportarle nei Paesi come l’Ucraina (Sic!)..

    Ma in realtà questa società semplicemente importa armi e munizioni, che poi solo riconfeziona e le esporta come “produzione albanese” in Paesi in conflitto, Ucraina compresa. I Paesi da dove vengono importate le armi e le munizioni sono paesi africani come Sudan e Nigeria. Il “mediatore” ovviamente è l’imprenditore israeliano, “amico” del primo ministro albanese. Bisogna evidenziare che il Sudan è un Paese sanzionato dall’Unione europea. Perciò l’Albania non rispetta gli obblighi come Paese candidato per aderire all’Unione e svolge un traffico internazionale di armi.

    Chi scrive queste righe considera che l’intervista rilasciata il 7 settembre scorso dall’ex vice primo ministro dalla Svizzera ha svelato clamorosi scandali ed abusi di potere. E con molta probabilità, dalle sopracitate registrazioni che lui ormai possiede, altri scandali potrebbero essere resi noti nel prossimo futuro. Scandali che coinvolgono direttamente il primo ministro albanese. Però guai all’uomo per colpa del quale avviene lo scandalo! Così scriveva san Matteo nel suo Vangelo.

  • Gli scandali albanesi

    I lettori de Il Patto Sociale – Informazione Europa ogni settimana trovano un articolo che dall’Albania ci testimonia alcune situazioni di un Paese che è in via di adesione all’Unione europea ed al quale come Italia siamo fraternamente legati. Purtroppo da questi articoli, per chi ha la pazienza di leggerli, si evincono una serie di gravissimi problemi legati alla criminalità organizzata ed alla corruzione. Auspicando che l’Albania diventi membro della Ue riteniamo che per il suo ingresso debbano, prima, essere chiariti e risolti quei problemi legati alla corruzione e alla criminalità che ha anche diramazioni sia in Italia che nel mondo.

    Gli articoli pubblicati su Il Patto Sociale – Informazione Europa, così come vari reportage, usciti non solo in Italia, e le pubblicazioni sul tema, tra cui ‘Invincibili’ di Nello Trocchia e le interviste del procuratore Nicola Gratteri, non sono mai stati seguiti da querele il che dimostra come non si tratti di fantasiose preoccupazioni ma di scottanti realtà.

    A beneficio non solo dei nostri lettori ma anche delle forze politiche italiane ed europee, riportiamo alcuni stralci degli articoli che abbiamo pubblicato nel 2025.

    In Albania opera una Struttura speciale contro la Corruzione e la Criminalità che è in funzione dal 25 novembre 2019. Sulla base di denunce a questa autorità, che riguardavano sia il diretto coinvolgimento del sindaco della capitale, sia del primo ministro albanese e di alcuni suoi stretti collaboratori, tra i quali il Segretario generale del Consiglio dei ministri, è stato arrestato il sindaco. A Tirana doveva essere costruito un inceneritore e altri due in altre località che non sono mai entrati in funzione, benché, i cittadini della capitale e delle altre due città pagassero salate tasse. Come se gli inceneritori funzionassero regolarmente. Il sindaco, nel frattempo, è stato arrestato per corruzione passiva, in almeno nove casi, e per riciclaggio di denaro, insieme con altre persone, tra cui sua moglie.

    Secondo i procuratori della Struttura speciale contro la Corruzione e la Criminalità organizzata il sindaco avrebbe approvato molti permessi di costruzione edilizia, nella capitale, a degli imprenditori coi quali poi divideva i guadagni ed è stato accusato di condivisione di ingenti fondi pubblici con varie imprese e organizzazioni non governative, tra cui alcune di sua moglie controllate direttamente con persone collegate. Il sindaco della capitale non è stato però accusato per il clamoroso scandalo degli inceneritori. E neanche per lo scandalo, reso noto quasi un anno prima, nel quale era coinvolto direttamente e/o tramite alcuni suoi stretti collaboratori e dirigenti del comune della capitale. Uno scandalo legato a molti appalti truccati e a finanziamenti per delle società che esistevano solo sulla carta.

    Il fatto che il sindaco della capitale non sia stato accusato per lo scandalo degli inceneritori, in cui sembra siano coinvolti anche il primo ministro ed altri suoi stretti collaboratori, attesta i limiti ai quali la giustizia albanese è sottoposta nello svolgere il suo ruolo istituzionale.

    Il 15 aprile la rete televisiva ARTE ha trasmesso in prima serata un lungo documentari: “Droga, dollari, diplomazia/L’Albania e l’Unione europea”.  Gli autori del documentario hanno trattato anche del traffico di droghe che entrano in Albania dal porto di Durazzo sottolineando che “la porta d’ingresso è il porto più grande dell’Albania. Esattamente qui a Durazzo entra una grande quantità di droga, generando così una grande quantità di denaro sporco”. Ed ancora “i cartelli della droga sono strettamente legati alla politica. Loro finanziano le campagne elettorali, assicurano fondi pubblici e sostengono i politici. Due ex ministri degli Interni di Edi Rama sono stati legati al traffico della droga e hanno dato le loro dimissioni soltanto dopo le pressioni pubbliche”. Gli autori del documentario evidenziano che anche il fratello minore del primo ministro “è coinvolto nel traffico delle droghe ed è stato accusato [dall’opposizione] perché, insieme con una banda di trafficanti, ha portato grandi quantità di cocaina nei Paesi dell’Unione europea nel 2014”.

    Il nesso tra criminalità organizzata e corruzione è stato evidenziato nel libro ‘Invincibili’ del giornalista investigativo Nello Trocchia. Trocchia nelle pagine del suo libro riferisce anche di un incontro avvenuto nel 2019 nell’isola caraibica di Aruba (piccola isola, parte integrante del Regno dei Paesi Bassi, nel Mare caraibico, a nord del Venezuela) tra i rappresentanti della mafia albanese ed alcuni stretti collaboratori del primo ministro albanese, a livello di ministri e di alti funzionari. I partecipanti all’incontro, dice Trocchia, hanno parlato e negoziato un progetto di riciclaggio del denaro sporco nel settore dell’edilizia. Un settore che per tutte le strutture specializzate internazionali ricicla miliardi in Albania. Si tratta di miliardi che provengono dalle attività criminali, dal traffico delle droghe e dalla corruzione.

    In visita nella zona di pregio turistico di Theth nel 2024, il primo ministro albanese aveva rassicurato gli abitanti della zona che il governo stava risolvendo il noto problema del riconoscimento legale, finora mancato, delle loro proprietà ereditate dai loro avi. Un problema diffuso in tutta l’Albania dovuto anche alle falsificazioni “legalizzate” dalle istituzioni, che penalizzano i veri proprietari a beneficio di persone vicine ai politici, loro “amici e clienti”. Sono diventati abusivamente “proprietari” anche dei prestanome, sempre legati ai rappresentanti politici e agli oligarchi, che sempre vanno “d’accodo” con chi governa.

    Ma il 7 luglio 2025 in quella bellissima area turistica, su ordine proprio dello stesso primo ministro, le ruspe hanno cominciato a fare tabula rasa. Si è parlato di una vendetta del primo ministro nei confronti degli abitanti della zona che alle elezioni dell’11 maggio 2025 non lo avevano votato. Ma anche di un diabolico piano del primo ministro per offrire quel territorio agli “investitori strategici”, con i quali ha rapporti consolidati, come è avvenuto in altre aree di alto valore turistico, soprattutto sulle coste dello Ionio.

    La presenza, sia in Italia, come in altri Paesi europei e del Sud America, della criminalità organizzata albanese da anni è stata evidenziata da diversi rapporti delle strutture specializzate, sia dell’Unione europea e di alcuni Paesi membri dell’Unione, sia da quelle d’oltreoceano. La pericolosità della criminalità organizzata albanese da anni è stata evidenziata con preoccupazione da diversi alti rappresentanti delle strutture specializzate antimafia italiane. Un’operazione contro il traffico internazionale di droga, avviata dal 2020, e condotta dalle strutture antimafia di Bari, ha evidenziato la partecipazione attiva della criminalità organizzata albanese nel traffico di droga.

    Alcuni dirigenti di questi gruppi criminali avevano appoggiato, attivamente e finanziariamente, alcuni candidati “vincenti” nelle liste del partito del primo ministro nelle “elezioni” dell’11 maggio 2025. Candidati che erano sconosciuti al vasto pubblico e che hanno avuto, invece, molti più voti degli altri candidati conosciuti. La pericolosità della criminalità organizzata albanese è stata evidenziata anche nell’ultimo rapporto ufficiale della DIA italiana (Direzione Investigativa Antimafia). Si tratta di un rapporto lungo e ben dettagliato, presentato al Parlamento italiano il 27 maggio 2025.

    Anche la Ue, chiamata a valutare l’idoneità dell’Albania e divenire membro dell’Unione, ha raccolto elementi che destano preoccupazione. In occasione del rapporto del 4 giugno 2025 della Commissione Affari Esteri del Parlamento europeo sull’Albania, il dirigente della missione degli osservatori del Parlamento europeo per le “elezioni” dell’11 maggio 2025, si è fermato anche sull’influenza della criminalità organizzata prima e durante il giorno delle “elezioni”. Ha dichiarato che “la criminalità organizzata, che ricicla il denaro proveniente dal traffico delle droghe, influisce durante le elezioni, per mantenere invariata la situazione [politica] e per continuare indisturbata l’attività [criminale]”. Sempre riferendosi alla collaborazione del potere politico con la criminalità organizzata, il dirigente della missione degli osservatori ha dichiarato: “Penso che questa sia una questione importante per l’Unione europea. Non possiamo permettere, quando si tratta di riciclaggio del denaro sporco, oppure di traffico delle droghe, che queste organizzazioni continuino a funzionare indisturbate”. Una realtà questa che non è stata però evidenziata nel sopracitato rapporto della Commissione Affari Esteri del Parlamento europeo, redatto in modo “diplomaticamente corretto”.

    Tra gli stessi diplomatici del resto sono emersi episodi che ingenerano dubbi. L’ex ambasciatrice degli Usa a Tirana ha lasciato l’incarico per andare a lavorare in ExxonMobil, uno dei maggiori gruppi petroliferi mondiali che, proprio grazie alla sua opera quale ambasciatrice americana in Albania, aveva vinto un appalto milionario per produrre elettricità dal petrolio tramite due navi nel porto di Valona. Le navi tuttavia non si sono viste, anche se i vincitori dell’appalto hanno ricevuto il compenso pattuito per svolgere l’incarico loro appaltato.

    La ministra dell’Energia e delle Infrastrutture (nonché vice primo ministro) peraltro è stata indagata a fine 2025 per la gestione di alcuni appalti relativi alla costruzione di una galleria e due ponti (questi ultimi pagati ma mai costruiti) e ai relativi lavori di supervisione. Secondo gli inquirenti, la ministra “ha seguito ed orientato in continuazione la procedura di questo appalto pubblico durante la fase preparatoria, durante lo svolgimento della procedura e fino al momento della proclamazione del vincitore”.

    La vicenda prende le mosse nel 2021, quando un’impresa albanese vince l’appalto per costruire il tunnel lungo più di cinque chilometri, due ponti e una strada sulla costiera ionica nel sud dell’Albania. Il costo dei lavori ammontava a circa 140 milioni di euro. Il 3 giungo 2021 però ad Ankara, capitale della Turchia, si svolge un incontro tra il primo ministro albanese, la ministra e due rappresentanti di una ditta turca.

    Dagli atti ufficiali della procura risulta che dopo quell’incontro la ministra accusata ha ordinato di annullare tutto e di ricominciare con un nuovo appalto sul tunnel. Appalto che è stato vinto, alcuni mesi dopo, proprio dalla ditta turca, nonostante avesse fatto un’offerta più costosa, di circa 50 milioni di euro, rispetto a quello della ditta albanese che aveva vinto il primo appalto, poi annullato. La ditta albanese ha avuto in seguito, dal vincitore turco, il subappalto dello stesso progetto, per la stessa somma che aveva offerto al primo appalto.

    Non era però abusivo solo il secondo appalto per i tunnel che ha permesso la “strana scomparsa” di 50 milioni di euro. Dalle indagini del procuratore risulta che vi sono state le stesse “ irregolarità” anche per il progetto dello stesso tunnel, per un valore di 7.4 milioni di euro, e per l’appalto sulla supervisione dei lavori, con un valore di circa 2 milioni di euro. Ai “supervisori” è sfuggito anche un ponte, lungo 110 metri, mai costruito, mentre le indagini evidenziano che i lavori per la perforazione e la costruzione del tunnel sono stati avviati senza il permesso dei lavori, obbligatorio per legge e arrivato soltanto il 28 maggio 2025, cioè più di tre anni dopo.

    La stessa ministra infine, secondo quanto reso noto lo scorso 20 novembre dalla procura, è stata indagata anche per un appalto pubblico di una parte del grande raccordo anulare di Tirana.

  • Fascicoli internazionali che accusano

    Essere accusato è già una condanna.

    Franz Kafka

    Alcune settimane fa si è saputo della pubblicazione di un libro di circa 750 pagine intitolato “The Albanian files” (I fascicoli albanesi). Da diverse fonti mediatiche risulterebbe che il libro è stato pubblicato dalla casa editrice svizzera Lars Müller Publishers. Si tratta di un libro, con una prefazione del primo ministro albanese, il cui contenuto rappresenta solo delle dichiarazioni e delle conferme fatte da 60 noti architetti da diversi Paesi del mondo che sono stati coinvolti in progetti milionari in Albania. E tutti loro hanno affermato che sono stati contattati direttamente dal primo ministro albanese o da chi per lui e sono stati invitati a collaborare per attuare dei progetti architettonici ambiziosi proprio in Albania.

    Ebbene, in quel voluminoso libro The Albanian files sono state messe insieme schede compilate autonomamente da diversi studi di architettura, sia di Paesi europei che di altri continenti. Schede compilate molto dettagliatamente, in cui si trovano importanti informazioni che svelano il modus operandi del primo ministro albanese. Da quelle schede si evidenzia che almeno 523 progetti architettonici in Albania non sono stati assegnati tramite concorsi internazionali, come prevede la legge. I rappresentanti dei diversi studi di architettura coinvolti hanno affermato che, invece dei concorsi trasparenti, è stato proprio il primo ministro che, contattando direttamente loro, garantiva: “Venite da noi, perché siete i benvenuti e sarete lautamente ricompensati”.

    Durante questi anni in cui tutto viene controllato personalmente dal primo ministro, risulterebbe che per tutti i progetti, concepiti dagli studi di architettura albanesi, lui cerca subito di contattare personalmente uno studio straniero, offrendo loro, solo per aver accettato di mettere il nome, non meno di 1.5 milione di Euro. Risulterebbe altresì che attualmente sono 57 i progetti ormai realizzati, altri 53 sono in una fase di costruzione altri 47 progetti attendono l’autorizzazione a procedere. In più risulterebbe che sette tra le più grandi delle imprese edili coinvolte non abbiano dichiarato il 41% dei propri finanziatori. Il libro illustra nel dettaglio progetti in aree protette, elaborati due o tre anni prima che la legge venisse modificata per consentire l’edificazione proprio in quelle aree protette.

    Tutti gli studi di architettura che compaiono nel sopracitato libro The Albanian files, con iniziativa personale del primo ministro albanese, risulterebbero essere stati molto bene pagati nonostante loro non abbiano partecipato ad una gara d’appalto trasparente, come previsto dalle leggi in vigore in Albania. Secondo alcuni giornalisti investigativi il primo ministro albanese ha “beneficiato” però dai dirigenti di questi studi di architettura, molto noti ed influenti nei propri Paesi, di riuscire ad avere dei supporti istituzionali a livello internazionale.

    Per capire meglio come il primo ministro albanese “adescava” i dirigenti degli studi di architettura in altri Paesi del mondo, basterebbe riferirsi alle dichiarazioni di un architetto cileno pubblicate sul libro The Albanian files. Lui è convinto che il primo ministro prenda personalmente ogni decisione importante. L’architetto afferma che una sua collaboratrice gli ha inviato un messaggio con il quale gli chiedeva di acconsentire a dare il suo numero di telefono al primo ministro albanese. Avendo dato il suo permesso, aveva ricevuto solo cinque minuti dopo la telefonata del primo ministro che gli ha chiesto se poteva recarsi a Tirana per discutere della possibilità di attuare un progetto comune. Si sono incontrati due settimane dopo, per poi avere in seguito quattro altri incontri. Dopo quegli incontri e dopo che il primo ministro aveva contattato personalmente il capo architetto dello studio cileno, questo studio è presente in Albania dal 2024.

    Siccome ormai il contenuto del libro The Albanian files è diventato uno dei temi principali delle discussioni pubbliche in Albania, il primo ministro cerca di difendere se stesso dalle accuse, come fa sempre quando si trova in difficoltà. E anche adesso, quando continuano ormai da più di un mese le massicce proteste pacifiche a Tirana, di cui il nostro lettore è stato ben informato durante queste ultime settimane, il primo ministro cerca di apparire come “visionario e innovatore”.

    Il 28 giugno scorso ha replicato alle accuse fatte al libro. Per lui questo voluminoso libro ha raccolto tutti i progetti, le idee e le riflessioni di 60 architetti e studi di fama internazionale che hanno operato in Albania negli ultimi due decenni, configurandosi come un progetto editoriale indipendente. “Questo libro [che] si intitola The Albanian Files è una delle pubblicazioni più importanti apparse negli ultimi anni nell’ambito dell’architettura e dello sviluppo urbano, sia in Europa che a livello globale”, ha affermato il primo ministro albanese.

    Un architetto olandese ha scritto però nel marzo 2025 una lettera satirica che si riferisce proprio alla vera realtà albanese. In quella lettera lui afferma, tra l’altro, che “In un mondo di autocrati, possiamo avere almeno un autocrate benevolo e di buon gusto?”. E poi, riferendosi al primo ministro albanese aggiungeva: “Dato lo status consolidato dell’Albania come mecenate illuminato dell’architettura, la nostra professione trarrebbe grande beneficio se il Paese non tenesse mai più delle elezioni e se lei, dopo il suo quinto mandato consecutivo come primo ministro, continuasse semplicemente ad essere Presidente a vita, o forse addirittura Re”.

    Ovviamente il primo ministro ha cercato di minimizzare questa interpretazione dell’architetto olandese. Per lui “la lettera non è un appello politico all’azione, bensì un esempio di umorismo autoironico, caratteristico dello stile dell’autore”. Poi il primo ministro ha detto: “Innanzitutto, il testo lì esposto che è, in chiave autoironica, una lettera indirizzata a me, pone la domanda: “Perché mai abbiamo bisogno delle elezioni? Potresti diventare re e fare ciò che le monarchie hanno fatto per l’architettura…”. Si tratta di dilemmi e questioni che non hanno assolutamente nulla a che fare con un reale invito a diventare re; è stato tutto completamente ribaltato”. Ma lui, il primo ministro albanese da anni ormai si sta comportando come un re, anzi, come un re assoluto.

    Sempre il 28 giugno scorso il primo ministro ha fatto di nuovo dietro front, cercando di svincolarsi dal suo diretto coinvolgimenti negli abusi denunciati sul libro The Albanian files. Lui, da un innato voltagabbana qual è, ha detto: “Non ho alcun legame con questo libro, ho scritto solo la prefazione che mi è stata richiesta”. Ma anche in quest’occasione ha spudoratamente mentito. Sì, perché lui stesso ha presentato con orgoglio il sopracitato libro durante un’intervista alla CNN, una delle principali emittenti televisive all news degli Stati Uniti e del mondo. “Questa è la nuova Albania”, ha detto, fiero ed entusiasta, il primo ministro albanese alla giornalista che lo intervistava. Una giornalista che conosce ormai molto bene la vera realtà albanese, avendo seguito e commentato anche le affollate e pacifiche proteste quotidiane di Tirana.

    Nel frattempo a Tirana continuano queste proteste. I manifestanti, da più di un messe ormai, accusano il primo ministro dei suoi clamorosi abusi del potere conferito ed usurpato e chiedono le sue dimissioni. Mentre lui, nonostante stia cercando di apparire “tranquillo e sereno”, sta attraversando una grave e visibile crisi personale, conseguenza del suo modus operandi.

    Chi scrive queste righe pensa che quelli pubblicati sul libro The Albanian files sono dei fascicoli che accusano direttamente e concretamente il primo ministro. Ma bisogna ricordare anche quanto affermava il noto scrittore Franz Kafka: “Essere accusato è già una condanna”.

  • Il silenzio sull’Albania in attesa di adesione all’UE, tra corruzione, mafia e poteri forti

    In un articolo di Ennio Raso su L’Espresso si cita l’intervista rilasciata dal magistrato Nicola Gratteri, procuratore capo di Napoli, nel libro ‘Gli invincibili’. Gratteri afferma tra l’altro: «non è un’esagerazione definire l’Albania un narcostato, una sorta di eldorado del cash-flow».

    Secondo i dati, usciti in varie parti del mondo, il clan degli albanesi controlla molte delle piazze di spaccio a Londra e sono noti gli ormai decennali rapporti tra ‘ndrangheta italiana e mafia albanese.

    Il Patto Sociale da molti anni pubblica, settimanalmente, reportage riguardo l’intricata vicenda politica albanese, alcuni componenti della quale sono sotto processo o sotto inchiesta.

    Anche nel libro ‘Operazione Pig’ di Albert De Bonnet, pubblicato nel 2024 da Europa Edizioni, si parla in modo esplicito dei rapporti internazionali che la mafia albanese ha intessuto in tutto il mondo e in speciale modo con la Ndrangheta

    Stupisce come notizie di stampa, anche albanese, sembrino passare inosservati agli occhi sia della Ue che del governo italiano.

    Inoltre nelle ultime settimane nel Paese delle aquile vi sono state molte affollatissime manifestazioni di piazza: A Tirana il 20 giugno scorso si sono riunite decine di migliaia di persone davanti alla sede del primo ministro Edi Rama. Le sempre più numerose manifestazioni traggono origine dal progetto di costruzione, sostenuto dal primo ministro albanese, di un maxi resort di lusso nella laguna di Vjosa-Nata, un’area protetta di oltre 20mila ettari nella quale vivono specie rare come fenicotteri rosa, tartarughe marine e foche monache.

    Il maxi resort, con una serie di super ville circostanti, dovrebbe essere costruito da una cordata collegata all’imprenditore Jared Kushner, genero di Trump, e corrisponderebbe al desiderio della moglie, figlia del presidente americano, che, recatasi in Albania in alcune occasioni, sarebbe rimasta colpita dalla bellezza della località e dalle sue potenzialità turistiche per i super ricchi, anche se il progetto porterebbe alla distruzione di un patrimonio naturale che appartiene a tutti

    Il libro di Nello Trocchia, ‘Gli invincibili’, sulla mafia albanese alla conquista del mondo, è uscito, edito da Rizzoli, a febbraio scorso e riporta molti di quei collegamenti che dovrebbero indurre la politica ed i media a occuparsi in modo approfondito di un tema che invece, e appare strano, è stato oggetto solo di rare e superficiali attenzioni.

    La forza della mafia albanese si è fatta ormai consistente anche in Sudamerica, in Ecuador, Colombia e Brasile mentre la potenza economica e finanziaria di questa malavita ha portato a investimenti che hanno radicalmente cambiato le città albanesi, anche distruggendo, a colpi di cementificazione selvaggia, la maggior parte delle coste più attraenti.

    Su questi temi è bene che rifletta l’Unione Europea prima di procedere nell’auspicata, un domani, adesione dell’Albania che non può avvenire prima di avere risolto i problemi di collusione tra mafia e poteri forti, di qualunque genere.

  • Mente perché non può fare nient’altro

    Un bugiardo è sempre prodigo di giuramenti.

    Pierre Corneille

    Uno dei capolavori cinematografici è il film The Godfather (Il Padrino) di Francis Ford Coppola, proiettato nelle sale nel 1972 e premiato con tre premi Oscar. Vito Corleone, emigrato dalla Sicilia negli Stati Uniti d’America, a New York, quando era ancora un bambino, diventò in seguito il capo di un’importante famiglia mafiosa ed un indiscusso padrino. Il personaggio è stato interpretato maestosamente dal noto attore Marlon Brando. Dopo aver subito un attentato, le redini delle attività le prese suo figlio minore Michael, interpretato da Al Pacino, che prima non voleva immischiarsi negli affari del padre, ma diventò in seguito anche lui uno spietato capo mafioso.

    Il primo ministro albanese il 23 giugno scorso ha rilasciato un’intervista al Financial Times, noto quotidiano economico e finanziario britannico. Un’intervista che si riferiva alle quotidiane proteste che si svolgono a Tirana e alle richieste dei manifestanti. E proprio durante quell’intervista il giornalista ha fatto riferimento anche alle accuse dei manifestanti che considerano ormai il primo ministro come il “Padrino” (Godfather) dell’Albania. Ovviamente il primo ministro ha respinto quest’accusa. “La gente dice che sono io la mente di tutto questo. Io rispondo andate a farvi f*ttere!”. Aggiungendo: “Non spetta a me dimostrare di non essere il Padrino, spetta a loro dimostrare che lo sono”. E ha mentito come fa di solito quando si trova in difficoltà. Sì perché i manifestanti hanno dimostrato proprio che lui agisce come un vero “Padrino”.

    Il giornalista chiedeva al primo ministro del preoccupante riciclaggio di denaro sporco in Albania. Un fatto ormai noto a livello internazionale ed evidenziato in molti rapporti ufficiali delle istituzioni specializzate dell’Unione europea e statunitense. Il primo ministro ha di nuovo mentito, negando quest’accusa. Lui, senza batter ciglio, ha risposto: “Dire che l’economia albanese si fonda sul riciclaggio di denaro è terribile. Il riciclaggio esiste nella nostra economia, ma non è un problema così enorme. Pensate che a Londra non ci sia riciclaggio? C’è. Ma si può dire che l’economia britannica ruoti in gran parte attorno al riciclaggio? No”.

    Da anni però il denaro riciclato, proveniente dal traffico illecito degli stupefacenti, in Albania si investe soprattutto nel settore dell’edilizia. Questo è un fatto pubblicamente noto. Ormai da alcuni anni questi fatti sono stati evidenziati, oltre che dai noti media internazionali, anche dai rapporti delle strutture specializzate internazionali. Si tratta di note strutture come Moneyval (organismo permanente del Consiglio d’Europa che indaga sul riciclaggio di denaro e il finanziamento del terrorismo), OLAF (Ufficio europeo per la lotta antifrode), FATF (Financial Action Task Force; promuove standard globali e politiche efficaci per combattere il riciclaggio del denaro, il finanziamento del terrorismo e la proliferazione di armi di distruzione di massa.), Europol (agenzia di polizia dell’Unione europea), Eurojust (Agenzia dell’Unione europea per la cooperazione giudiziaria penale) ed altre ancora.

    Il 12 giugno scorso, la Struttura Speciale contro la Corruzione e la Criminalità Organizzata in Albania ha denunciato il diretto e preoccupante coinvolgimento della criminalità organizzata albanese nel traffico internazionale della cocaina dall’America latina in diversi Paesi dell’Europa. I miliardi provenienti da queste attività sono trasferiti poi in Albania in contanti, per tergiversare il sistema bancario. In seguito queste enormi quantità di denaro, secondo la Struttura Speciale contro la Corruzione e la Criminalità Organizzata, vengono investiti soprattutto nel settore dell’edilizia, quello alberghiero ed altri ancora. La svalutazione paurosa dell’Euro nei confronti della moneta albanese durante questi ultimi anni testimonia inconfutabilmente le conseguenze dirette del riciclaggio del denaro sporco proveniente dalle attività illecite.

    Durante la sopracitata intervista al Financial Times il 23 giugno scorso, il primo ministro albanese, trovandosi in una vistosa difficoltà di fronte alle domande del giornalista, ha cercato di mentire ed ingannare, presentando una realtà immaginaria, ma che non ha niente in comune con la vera realtà albanese. Lui, da innato bugiardo senza scrupoli qual è, ha dichiarato: “L’Albania sta combattendo la corruzione come mai prima d’ora e oggi è molto meno corrotta di un tempo” (Sic!). Invece la galoppante corruzione in Albania è un fatto dimostrato, testimoniato e pubblicamente noto. Lo hanno evidenziato anche le istituzioni internazionali specializzate nei loro rapporti ufficiali.

    Infuriato dalle denunce dei manifestanti delle proteste quotidiane che continuano ormai da quattro settimane a Tirana ed in molte città europee, negli Stati Uniti, in Canada ed in Australia, il primo ministro ha scelto di mentire, di ingannare e anche di insultare ed offendere con delle parole banali e volgari proprio i manifestanti. Sempre durante la sopracitata intervista al Financial Times, lui ha aggredito verbalmente i manifestanti dicendo loro “F*ck you” (Andate a farvi f*ttere).

    Poi, proprio ieri, domenica, ha negato quello che ha detto durante l’intervista al Financial Times. Ma questo non stupisce nessuno ormai. Il primo ministro ha “confessato” di non avere “mai detto quella parola agli albanesi. Il giornalista mi ha chiesto come si risponde a chi ti accusa di essere il padrino dell’Albania. Ho detto la parola che si addice a chiunque mi accusi da anni e non abbia lasciato neanche due pietre insieme per infangarmi e seppellirmi. Da un’ora di conversazione libera, il giornalista ha scelto proprio quella parte”. Ma il primo ministro ha mentito di nuovo.

    I manifestanti, durante le proteste pacifiche quotidiane, cominciate il 1o giungo scorso a Tirana, chiedono al primo ministro di dimettersi. Cosa che lui non farà, consapevole di tutti gli abusi che ha fatto, almeno in questi ultimi tredici anni che fa il primo ministro. Lui però non può dare le dimissioni anche perché la criminalità organizzata, che ha garantito le sue “vittorie” elettorali, non glielo permette, visti gli investimenti che loro stanno facendo in Albania, tramite il riciclaggio del denaro proveniente dai traffici degli stupefacenti, soprattutto della cocaina.

    Durante le quotidiane proteste a Tirana, in altre città europee e non solo, i manifestanti chiedono determinati che l’Albania deve essere degli albanesi e non dei traditori. E fanno riferimento proprio al primo ministro. Lui però, non potendo dire niente per contraddire le accuse dei manifestanti, ha scelto di insultarli. Per lui i manifestanti pacifici sono “dei fascisti, dei nazisti e degli animali”. Una volta, addirittura ha paragonato i manifestanti persino agli estremisti dell’organizzazione Alba Dorata in Grecia. Si tratta di un’organizzazione politica di estrema destra degli anni ’90 con orientamenti neonazisti, xenofobi e antisemiti, che poi è stata dichiarata e condannata come un’organizzazione criminale dalla giustizia greca.

    Le massicce e pacifiche proteste quotidiane sono diventate ormai un vero incubo per il primo ministro albanese. Lui si trova in una grande difficoltà e sembra che stia attraversando anche una grave crisi esistenziale, ragion per cui fare simili paragoni ed insulti ai cittadini albanesi che manifestano pacificamente ogni sera gli permette di sfogarsi un po’.

    Chi scrive queste righe è convinto che il primo ministro albanese, dopo ventinove giorni di proteste massicce e quotidiane, si trova in visibili difficoltà. Difficoltà causate anche dai molti noti media internazionali che continuano, da quasi un mese ormai, a trasmettere quanto stia accadendo in Albania ed evidenziando sempre la vera, vissuta e sofferta realtà. Il primo ministro, in queste condizioni, mente perché non può fare nient’altro. Aveva ragione il noto drammaturgo francese Pierre Corneille quando affermava che un bugiardo è sempre prodigo di giuramenti.

  • Ribellarsi contro un autocrate corrotto è un obbligo

    Mi ribello; dunque esisto.

    Albert Camus

    Le proteste contro i progetti abusivi e clientelistici del primo ministro albanese continuano sempre più massicce. Proteste che sono cominciate il 31 maggio scorso in una bellissima spiaggia che si trova a circa 14 chilometri a nord di Valona. La ragione di questa protesta era la recinzione con delle transenne e filo spinato di un terreno su quella spiaggia. Durante la protesta delle “guardie private” hanno aggredito i manifestanti. Mentre hanno trascinato e maltrattato brutalmente uno di loro, come hanno testimoniano le immagini trasmesse quel giorno in diretta.

    Ma, guarda caso, proprio su quel terreno il genero dell’attuale presidente statunitense insieme con sua moglie, figlia del presidente, vogliono sviluppare un progetto che prevede la costruzione di un complesso residenziale di lusso. Quel progetto è stato fortemente sostenuto dal primo ministro albanese. Almeno fino all’inizio delle massicce proteste quotidiane cominciate a Tirana il 1 giugno scorso e che continuano tuttora. Il nostro lettore è stato informato di queste proteste la scorsa settimana (Da più di due settimane massicce proteste in Albania; 15 giugno 2026).

    Già dopo la prima settimana delle proteste a Tirana ha reagito la Commissione europea. Ed è stata critica verso le scelte del primo ministro. Una cosa insolita questa, visto che durante l’ultimo decennio i massimi rappresentanti della Commissione sono stati sempre “convinti sostenitori dei successi” dell’attuale primo ministro, nonostante la vera, vissuta e spesso sofferta realtà albanese testimoniasse proprio il contrario. Chissà perché?! Però meglio tardi che mai!

    Il 7 giugno scorso un portavoce della Commissione europea, riferendosi proprio al progetto del genero del presidente statunitense sulla spiaggia a nord di Valona, ha dichiarato che quel progetto potrebbe mettere l’Albania in rotta di collisione con le norme ambientalistiche dell’Unione europea, compromettendo la sua capacità di chiudere il capitolo 27 dei negoziati di adesione. Un capitolo che tratta l’ambiente e i cambiamenti climatici. “L’Albania dovrebbe astenersi da azioni che potrebbero compromettere il rispetto degli standard europei e ci aspettiamo che le autorità albanesi agiscano senza perdere tempo”, ha dichiarato il portavoce della Commissione europea.

    Il portavoce ha altresì dichiarato che “nel processo di adesione all’Unione europea, come parte degli standard conclusivi per la negoziazione del capitolo 27 sull’ambiente ed i cambiamenti climatici, l’Albania è obbligata a rispettare pienamente la legislazione dell’Unione europea in questo settore, comprese anche le ‘Direttive Uccelli e Habitat’”. Perciò, ha affermato il portavoce, l’Albania deve abrogare le modifiche fatte alla legge sulle aree protette e di “porre fine” alla legge sugli investimenti strategici. Perché nell’ambito del processo dell’adesione all’Unione europea, l’Albania è tenuta a rispettare le normative che riguardano l’ambiente dell’Unione stessa.

    Il portavoce della Commissione europea ha anche affermato che l’Albania non solo deve adeguare la propria legislazione alle direttive europee su uccelli e habitat, ma deve altresì “abrogare la legge del 2015 sugli investimenti strategici”. Per anni, la legge sugli investimenti strategici è stata uno degli strumenti più importanti del primo ministro albanese per “attrarre grandi investimenti”. Ma quella legge è considerata dalla Commissione europea come uno degli ostacoli che l’Albania deve rimuovere per chiudere il capitolo 27 dei negoziati sull’ambiente e i cambiamenti climatici.

    Bisogna evidenziare però che la Commissione europea dichiara che il sopracitato progetto del genero del presidente statunitense potrebbe diventare un ostacolo all’integrazione europea, perciò deve essere cancellato. Ma il primo ministro albanese, da innato voltagabbana qual è, che dalla presentazione del progetto è stato un suo dichiarato sostenitore, adesso, dopo le forti reazioni della Commissione europea sta cercando addirittura di negare proprio l’esistenza stessa del progetto (Sic!). Per lui adesso “se non c’è un progetto, cosa si dovrebbe cancellare?”!

    Nel frattempo le proteste quotidiane continuano massicce a Tirana. Ieri è stata la ventunesima. Ma la protesta di sabato scorso, 20 giugno, è stata, senza ombra di dubbio, la più grande e massiccia protesta svoltasi in Albania dalla caduta del regime comunista nel 1991. Si potrebbe affermare altresì che la protesta di sabato scorso, per la sua partecipazione, è simile alle grandi proteste europee. Dalle immagini riprese dai droni e dalle valutazioni degli specialisti risulterebbe che alla protesta di sabato scorso potrebbero esserci stati circa 200.000 partecipanti.

    Bisogna sottolineare però che sabato scorso sono arrivati a Tirana migliaia di manifestanti da diversi Paesi europei, dagli Stati Uniti, dal Canada e dall’Australia. Alcuni di loro, per essere presenti la sera del sabato scorso a Tirana, avevano viaggiato anche per circa due giorni. E tutti loro, nonostante la stanchezza, hanno partecipato alla protesta. Sono stati tanti coloro che hanno preso la parola e hanno dichiarato che, sebbene fossero cittadini dei Paesi in cui vivevano, si sentivano sempre albanesi. Bisogna evidenziare che anche la protesta di sabato scorso è stata pacifica, come tutte le altre. Mentre in alcuni casi non sono mancate le provocazioni di persone infiltrate seguendo gli “orientamenti” partiti dagli uffici del primo ministro, che si trova in una grande difficoltà.

    I più noti media internazionali, che hanno seguito le proteste a Tirana dai primi giorni, continuano a trasmettere con molta realtà e professionalità ogni sera quanto accade. Alcuni di loro, quelli televisivi, trasmettono in diretta le immagini delle proteste. Bisogna però sottolineare che tutti i giornalisti non informano semplicemente dell’andamento delle proteste, bensì denunciano gli abusi di vario tipo del primo ministro albanese. Una svolta molto significativa questa, visto che fino a poche settimane fa, alcuni di quei media sostenevano il suo operato.

    I manifestanti, durante le proteste, compresa anche quella di sabato scorso, continuano a denunciare le violazioni della legge per le aree protette e di tutte le aree considerate come habitat naturali per gli uccelli rari, soprattutto per i rinomati fenicotteri, che ormai sono diventati un simbolo delle proteste. Loro adesso, durante le massicce e quotidiane proteste, denunciano anche la galoppante corruzione partendo dai più alti livelli istituzionali e politici. Denunciano l’abuso di potere conferito e usurpato da parte del primo ministro, nonché la connivenza del potere politico con la criminalità organizzata. Loro denunciano il continuo e pericoloso spopolamento dell’Albania, così come la preoccupante situazione nelle scuole, negli ospedali ed altro.

    La grandissima partecipazione degli albanesi della diaspora alla enorme protesta di sabato scorso, 20 giugno, ha di nuovo denunciato la grave realtà in Albania. Loro chiedono al Primo Ministro le sue irrevocabili dimissioni, considerandolo come diretto responsabile di quello che da anni accade in Albania. Ma, allo stesso tempo, ha testimoniato anche i clamorosi abusi durante il “conteggio” dei voti proprio di quella diaspora nelle “elezioni” politiche dell’11 maggio 2025. Il nostro lettore è stato informato dettagliatamente, fatti accaduti, denunciati e pubblicamente noti alla mano, che quelle dell’11 maggio 2025 non sono state delle elezioni, bensì un vero e proprio massacro elettorale.

    L’autore di queste righe informava il nostro lettore anche la scorsa settimana che gli sviluppi legati alle massicce proteste quotidiane a Tirana hanno messo in una vistosa crisi il primo ministro. Una crisi testimoniata palesemente anche dai suoi strani comportamenti. Una crisi che lo costringe a diventare un voltagabbana, che nega senza batter ciglio le sue dichiarazioni precedenti.

    Chi scrive queste righe pensa che ribellarsi contro un autocrate corrotto è un obbligo civile e morale. Aveva ragione Albert Camus quando affermava “Mi ribello; dunque esisto”.

  • Da più di due settimane massicce proteste in Albania

    È un peccato tacere quando è tuo dovere protestare

    Abraham Lincoln

    Era la primavera del 2024 quando il genero dell’attuale presidente statunitense, attivo imprenditore edile, insieme con sua moglie, figlia del presidente, hanno dichiarato di voler sviluppare due nuovi progetti che riguardavano dei complessi residenziali di lusso. Il primo era previsto essere attuato in un’isola nel golfo di Valona, in Albania, un’isola che durante il regime comunista era una base militare. Attualmente è proprietà del ministero della Difesa. L’altro progetto, invece, era previsto a Belgrado, in Serbia. Si trattava di un albergo di lusso di 1.500 camere, nonché di un museo. Ed era previsto che tutte e due le strutture si dovevano costruire lì dove c’era stato il quartier generale dell’esercito jugoslavo, bombardato e distrutto dai bombardamenti della NATO durante la guerra del Kosovo (24 marzo – 10 giugno 1999).

    In Albania però il genero dell’attuale presidente statunitense insieme con sua moglie, oltre al progetto del complesso residenziale di lusso sull’isola nel golfo di Valona, voleva sviluppare anche un altro progetto: costruire un altro complesso residenziale di lusso. Ma questo progetto si doveva attuare su una spiaggia che si trova a circa 14 chilometri a nord di Valona. L’attuale primo ministro albanese ha dato il suo incondizionato consenso per tutti e due i progetti, nonostante le forti reazioni degli abitanti del villaggio accanto alla spiaggia e degli ambientalisti, visto che l’area è una zona protetta, essendo un habitat per gli uccelli rari, soprattutto per i rinomati fenicotteri. Mentre in Serbia il sopracitato progetto è stato bloccato nel dicembre 2025, perché le autorità giudiziarie hanno valutato che violava palesemente le leggi ed altri regolamenti in vigore.

    Uno dei “proprietari” di molti terreni sulla costa di Valona ed in diverse altre aree intorno alla città risulta essere un noto narcotrafficante, proprio da Valona, ricercato ed indagato in Italia per la sua collaborazione attiva con la Sacra Corona Unita. In seguito ad una richiesta delle autorità italiane è stato indagato anche in Albania, ragion per cui non poteva stare in quei due Paesi. Perciò ha chiesto ed ottenuto asilo politico negli Stati Uniti nel 1999, dove vive tuttora. Risulterebbe, in base ai dei documenti di dubbia autenticità, che lui “possiede” molti terreni sparsi in diverse aree di Valona. Risulterebbe, e sarà dimostrato in seguito, che molti documenti catastali sono stati manipolati e falsificati. Non a caso, durante questi ultimi anni, hanno presentato le dimissioni molti dirigenti ed alti funzionari del catasto di Valona.

    Lo stesso narcotrafficante però si è dimostrato molto generoso regalando circa 30 mila ettari ad un ex generale della Guardia di Finanza su un area a nord di Valona. Di questo clamoroso “regalo” si sono occupati allora i media italiani. Hanno rapportato, tra l’atro, che il generale è stato operativo in Albania dal 1997. Alcuni anni dopo uno dei suoi compiti era quello di monitorare le spedizioni delle ingenti quantità di cannabis verso altri Paesi europei, che allora presentava una delle più importanti attività della criminalità organizzata, sempre con il supporto delle autorità.

    Ma le attività dell’ex generale della Guardia di Finanza in Albania, soprattutto quelle nella regione di Valona, non potevano sfuggire all’attenzione professionale delle autorità competenti italiane, che hanno preso delle dovute decisioni. Dal 9 febbraio 2022 l’ex generale della Guardia di Finanza si trova agli arresti domiciliari, accusato, insieme ad altri magistrati e imprenditori, di divulgazione di informazioni riservate provenienti da fascicoli investigativi e di abuso d’ufficio. Compresi quelli riguardanti l’Albania.

    Venerdì scorso, 12 giugno, la Struttura Speciale contro la Corruzione e la Criminalità Organizzata ha reso noto che, dopo indagini dettagliate, ha chiesto l’arresto di 20 persone. Tra loro c’era anche il sopracitato narcotrafficante che “possiede” molti terreni in diverse aree di Valona e che dal 1999 vive negli Stati Uniti d’America. Ma dalle investigativi della Struttura Speciale contro la Corruzione e la Criminalità Organizzata risulta che sono state fatte moltissime falsificazioni delle “proprietà” dei terreni sulla costa di Valona che risultano ormai in possesso del narcotrafficante. Tra quelle “proprietà” c’è anche quella dove il genero del presidente statunitense vuole costruire una lussuosa residenza. Un progetto difeso però a spada tratta dal primo ministro albanese.

    Il 31 maggio scorso, gli abitanti del villaggio accanto alla spiaggia dove il genero del presidente statunitense vuole costruire delle residenze di lusso, hanno protestato insieme con molti cittadini. La ragione era la recinzione con delle transenne e filo spinato proprio di quel terreno. Durante la protesta delle “guardie private” hanno aggredito i manifestanti Mentre hanno trascinato e maltrattato brutalmente uno di loro, come testimoniano le immagini trasmesse in diretta. Ma quello che ha poi indignato i manifestanti e molti altri cittadini che hanno seguito in diretta o nei notiziari quanto stava accadendo, è stata la totale indifferenza degli agenti della polizia di Stato, presenti sul posto.

    Quanto è accaduto il 31 maggio scorso sulla tanto ambita spiaggia, ha dato inizio a delle proteste cominciate nella capitale Tirana proprio l’indomani. Proteste che sono state sempre più massicce e che si svolgono ogni sera, a partire dalle ore 18:00. Si tratta di proteste alle quali partecipano giovani, genitori con i figli piccoli e molti cittadini. Bisogna sottolineare che dalla prima protesta a Tirana del 1o giugno scorso e fino a quella di ieri, domenica 14 giugno, la partecipazione è sempre in aumento. Bisogna altresì sottolineare che le proteste sono veramente pacifiche.

    I manifestanti denunciano ad alta voce i clamorosi abusi del primo ministro. Ma quelle denunce si presentano in un modo molto creativo ed eloquente anche negli innumerevoli striscioni che portano i partecipanti. Loro sono determinati e chiedono le dimissioni del primo ministro. Lui però non è libero di dimettersi perché la criminalità organizzata decide sulle sue decisioni e si oppone. Ragion per cui si dovrebbe trovare un altro modo per toglierlo dal suo ufficio.

    Queste proteste le stanno trasmettendo anche i più noti e rinomati media internazionali. Media che non stanno semplicemente riportando quello che accade ogni sera, ma stanno accusando gli abusi del primo ministro. Un’altra novità questa, visto che fino a poco tempo fa il primo ministro, grazie a delle attività lobbistiche, aveva dalla sua parte alcuni di quei media. Questi sviluppi hanno messo in una vistosa crisi, anche esistenziale, il primo ministro. Lo testimoniano palesemente i suoi strani comportamenti. Una crisi che lo costringe a diventare anche un buffone durante delle attività in diverse città che sta facendo con gli impiegati della pubblica amministrazione i quali sono stati obbligati ad essere presenti. Una crisi che ha messo il primo ministro apertamente ed in pieno contrasto anche con i media internazionali e alcuni loro giornalisti, aggrediti verbalmente da lui.

    In quanto ai veri organizzatori delle proteste quotidiane a Tirana non si sa quasi niente. Di certo però loro non operano nel territorio albanese. Ovviamente sono ben determinati a denunciare pubblicamente gli abusi clamorosi del primo ministro albanese. Con molta probabilità dovrebbero rappresentare una potente struttura organizzativa che collabora, tra l’altro, anche con i più noti media internazionali, visto l’attuale orientamento mediatico contro il primo ministro.

    Chi scrive queste righe crede nella bontà di queste massicce proteste. Si tratta di proteste che ormai si stanno organizzando anche in molte altre città europee, statunitensi ed anche in Australia. Chi scrive queste righe, riferendosi proprio alle proteste massicce in Albania ed in altri Paesi, condivide quanto affermava Abraham Lincoln. E cioè che è un peccato tacere quando è tuo dovere protestare.

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