Essere accusato è già una condanna.
Franz Kafka
Alcune settimane fa si è saputo della pubblicazione di un libro di circa 750 pagine intitolato “The Albanian files” (I fascicoli albanesi). Da diverse fonti mediatiche risulterebbe che il libro è stato pubblicato dalla casa editrice svizzera Lars Müller Publishers. Si tratta di un libro, con una prefazione del primo ministro albanese, il cui contenuto rappresenta solo delle dichiarazioni e delle conferme fatte da 60 noti architetti da diversi Paesi del mondo che sono stati coinvolti in progetti milionari in Albania. E tutti loro hanno affermato che sono stati contattati direttamente dal primo ministro albanese o da chi per lui e sono stati invitati a collaborare per attuare dei progetti architettonici ambiziosi proprio in Albania.
Ebbene, in quel voluminoso libro The Albanian files sono state messe insieme schede compilate autonomamente da diversi studi di architettura, sia di Paesi europei che di altri continenti. Schede compilate molto dettagliatamente, in cui si trovano importanti informazioni che svelano il modus operandi del primo ministro albanese. Da quelle schede si evidenzia che almeno 523 progetti architettonici in Albania non sono stati assegnati tramite concorsi internazionali, come prevede la legge. I rappresentanti dei diversi studi di architettura coinvolti hanno affermato che, invece dei concorsi trasparenti, è stato proprio il primo ministro che, contattando direttamente loro, garantiva: “Venite da noi, perché siete i benvenuti e sarete lautamente ricompensati”.
Durante questi anni in cui tutto viene controllato personalmente dal primo ministro, risulterebbe che per tutti i progetti, concepiti dagli studi di architettura albanesi, lui cerca subito di contattare personalmente uno studio straniero, offrendo loro, solo per aver accettato di mettere il nome, non meno di 1.5 milione di Euro. Risulterebbe altresì che attualmente sono 57 i progetti ormai realizzati, altri 53 sono in una fase di costruzione altri 47 progetti attendono l’autorizzazione a procedere. In più risulterebbe che sette tra le più grandi delle imprese edili coinvolte non abbiano dichiarato il 41% dei propri finanziatori. Il libro illustra nel dettaglio progetti in aree protette, elaborati due o tre anni prima che la legge venisse modificata per consentire l’edificazione proprio in quelle aree protette.
Tutti gli studi di architettura che compaiono nel sopracitato libro The Albanian files, con iniziativa personale del primo ministro albanese, risulterebbero essere stati molto bene pagati nonostante loro non abbiano partecipato ad una gara d’appalto trasparente, come previsto dalle leggi in vigore in Albania. Secondo alcuni giornalisti investigativi il primo ministro albanese ha “beneficiato” però dai dirigenti di questi studi di architettura, molto noti ed influenti nei propri Paesi, di riuscire ad avere dei supporti istituzionali a livello internazionale.
Per capire meglio come il primo ministro albanese “adescava” i dirigenti degli studi di architettura in altri Paesi del mondo, basterebbe riferirsi alle dichiarazioni di un architetto cileno pubblicate sul libro The Albanian files. Lui è convinto che il primo ministro prenda personalmente ogni decisione importante. L’architetto afferma che una sua collaboratrice gli ha inviato un messaggio con il quale gli chiedeva di acconsentire a dare il suo numero di telefono al primo ministro albanese. Avendo dato il suo permesso, aveva ricevuto solo cinque minuti dopo la telefonata del primo ministro che gli ha chiesto se poteva recarsi a Tirana per discutere della possibilità di attuare un progetto comune. Si sono incontrati due settimane dopo, per poi avere in seguito quattro altri incontri. Dopo quegli incontri e dopo che il primo ministro aveva contattato personalmente il capo architetto dello studio cileno, questo studio è presente in Albania dal 2024.
Siccome ormai il contenuto del libro The Albanian files è diventato uno dei temi principali delle discussioni pubbliche in Albania, il primo ministro cerca di difendere se stesso dalle accuse, come fa sempre quando si trova in difficoltà. E anche adesso, quando continuano ormai da più di un mese le massicce proteste pacifiche a Tirana, di cui il nostro lettore è stato ben informato durante queste ultime settimane, il primo ministro cerca di apparire come “visionario e innovatore”.
Il 28 giugno scorso ha replicato alle accuse fatte al libro. Per lui questo voluminoso libro ha raccolto tutti i progetti, le idee e le riflessioni di 60 architetti e studi di fama internazionale che hanno operato in Albania negli ultimi due decenni, configurandosi come un progetto editoriale indipendente. “Questo libro [che] si intitola The Albanian Files è una delle pubblicazioni più importanti apparse negli ultimi anni nell’ambito dell’architettura e dello sviluppo urbano, sia in Europa che a livello globale”, ha affermato il primo ministro albanese.
Un architetto olandese ha scritto però nel marzo 2025 una lettera satirica che si riferisce proprio alla vera realtà albanese. In quella lettera lui afferma, tra l’altro, che “In un mondo di autocrati, possiamo avere almeno un autocrate benevolo e di buon gusto?”. E poi, riferendosi al primo ministro albanese aggiungeva: “Dato lo status consolidato dell’Albania come mecenate illuminato dell’architettura, la nostra professione trarrebbe grande beneficio se il Paese non tenesse mai più delle elezioni e se lei, dopo il suo quinto mandato consecutivo come primo ministro, continuasse semplicemente ad essere Presidente a vita, o forse addirittura Re”.
Ovviamente il primo ministro ha cercato di minimizzare questa interpretazione dell’architetto olandese. Per lui “la lettera non è un appello politico all’azione, bensì un esempio di umorismo autoironico, caratteristico dello stile dell’autore”. Poi il primo ministro ha detto: “Innanzitutto, il testo lì esposto che è, in chiave autoironica, una lettera indirizzata a me, pone la domanda: “Perché mai abbiamo bisogno delle elezioni? Potresti diventare re e fare ciò che le monarchie hanno fatto per l’architettura…”. Si tratta di dilemmi e questioni che non hanno assolutamente nulla a che fare con un reale invito a diventare re; è stato tutto completamente ribaltato”. Ma lui, il primo ministro albanese da anni ormai si sta comportando come un re, anzi, come un re assoluto.
Sempre il 28 giugno scorso il primo ministro ha fatto di nuovo dietro front, cercando di svincolarsi dal suo diretto coinvolgimenti negli abusi denunciati sul libro The Albanian files. Lui, da un innato voltagabbana qual è, ha detto: “Non ho alcun legame con questo libro, ho scritto solo la prefazione che mi è stata richiesta”. Ma anche in quest’occasione ha spudoratamente mentito. Sì, perché lui stesso ha presentato con orgoglio il sopracitato libro durante un’intervista alla CNN, una delle principali emittenti televisive all news degli Stati Uniti e del mondo. “Questa è la nuova Albania”, ha detto, fiero ed entusiasta, il primo ministro albanese alla giornalista che lo intervistava. Una giornalista che conosce ormai molto bene la vera realtà albanese, avendo seguito e commentato anche le affollate e pacifiche proteste quotidiane di Tirana.
Nel frattempo a Tirana continuano queste proteste. I manifestanti, da più di un messe ormai, accusano il primo ministro dei suoi clamorosi abusi del potere conferito ed usurpato e chiedono le sue dimissioni. Mentre lui, nonostante stia cercando di apparire “tranquillo e sereno”, sta attraversando una grave e visibile crisi personale, conseguenza del suo modus operandi.
Chi scrive queste righe pensa che quelli pubblicati sul libro The Albanian files sono dei fascicoli che accusano direttamente e concretamente il primo ministro. Ma bisogna ricordare anche quanto affermava il noto scrittore Franz Kafka: “Essere accusato è già una condanna”.