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Lo Yemen prova a debellare gli Houthi, oltre 300 morti nei primi quattro giorni di scontri

Proseguono gli scontri tra il movimento yemenita filo-iraniano Ansar Allah, meglio noto come Houthi, e le forze del Consiglio presidenziale con sede ad Aden (riconosciuto dalla comunità internazionale e sostenuto dall’Arabia Saudita), in corso dal 3 settembre. Secondo i media del Golfo, l’ultimo bilancio degli scontri è di oltre 300 morti, tra cui sia combattenti di entrambi gli schieramenti che vittime civili. L’escalation militare si concentra perlopiù nella zona occidentale di Taiz e nel sud di Hodeidah, dove le forze Houthi hanno lanciato una vasta offensiva contro le aree controllate dal governo di Aden vicino alla costa del Mar Rosso e allo Stretto di Bab el Mandeb. Secondo l’Ufficio delle Nazioni Unite per il coordinamento degli affari umanitari (Ocha), circa 1.790 famiglie sono fuggite a causa dei bombardamenti e degli scontri nei distretti di Maqbanah e Jabal Habashi, a Taiz.

Questa mattina, l’emittente panaraba saudita “Al Arabiya” ha riferito che le forze armate di Aden hanno preso il controllo del monte Al Kura e di una postazione di sicurezza che era in mano agli Houthi, situate nell’area di Al Kadha a ovest di Taiz. Nel frattempo, sembrano proseguire gli scontri sui valichi di Al Hinaya e nei dintorni del monte Ghabari, a ovest di Al Kadha. Secondo quanto riferito dall’ufficio stampa delle forze armate del governo di Aden, l’aviazione militare ha effettuato una serie di raid contro una sala di comando e controllo e un sistema di rilevamento termico, oltre a raggruppamenti Houthi sulla cima del monte Nasa, sul fronte di Marais, nella provincia di Al Dhalea. I bombardamenti avrebbero colpito anche assembramenti e caserme Houthi sui fronti meridionali di Marib.

Le forze del Consiglio presidenziale hanno inoltre condotto 13 raid contro obiettivi degli Houthi, tra cui una piattaforma di lancio missilistico, nei distretti di Al Sharia, Dhi Naim, Al Bayda e Al Sawadiya, nella provincia di Al Bayda, in base a quanto riportato da “Al Arabiya”. Dal canto suo, il portavoce militare degli Houthi, il generale di brigata Yahya Saree, afferma che le forze del gruppo filo-iraniano hanno abbattuto un drone da ricognizione CH-4, attribuito all’Arabia Saudita, sulla provincia di Al Jawf. Secondo Saree, il velivolo stava svolgendo “attività ostili” sul distretto di Khabb wa ash Sha’af quando è stato abbattuto con un’arma non specificata. Secondo “Al Arabiya”, l’offensiva lanciata dagli Houthi il 3 settembre ha lo scopo di tagliare le strade che conducono alla città costiera di Mokha, isolandola dal resto delle aree sotto il controllo del governo di Aden, e di avanzare verso il litorale affacciato sullo Stretto di Bab al Mandeb. Questa zona resta infatti fuori dal controllo degli Ansar Allah, i quali dominano invece la città costiera di Hodeidah, situata a nord di Mokha, bersaglio di attacchi continui da parte del gruppo nell’ultimo mese.

La denominazione Houthi deriva dalla famiglia di Hussein Badreddin al Houthi, religioso e leader zaidita che guidò il primo conflitto di Saada e venne ucciso dalle forze governative nel settembre del 2004. Il movimento, nato negli anni Novanta intorno all’organizzazione della “Gioventù credente”, adottò successivamente il nome ufficiale di Ansar Allah. Gli Houthi appartengono prevalentemente alla comunità musulmana zaidita, una corrente dell’islam sciita radicata nello Yemen settentrionale, ma non coincidono con l’insieme della popolazione zaidita. La guerra civile nel Paese è scoppiata nella seconda metà del 2014, quando gli Houthi hanno conquistato la capitale Sana’a e ampliato poi progressivamente il proprio controllo su gran parte del nord e dell’ovest del Paese.

Il presidente internazionalmente riconosciuto Abd Rabbo Mansour Hadi chiese l’intervento dei Paesi del Golfo: nel marzo 2015 una coalizione militare guidata dall’Arabia Saudita – comprendente anche gli Emirati Arabi Uniti – avviò le operazioni contro il movimento ribelle. Il Consiglio di leadership presidenziale fu costituito nell’aprile del 2022 sotto l’egida dell’Arabia Saudita, dopo che Hadi trasferì a Rashad al Alimi i propri poteri. L’organismo, inizialmente composto da otto membri, aveva lo scopo di riunire le diverse componenti politiche e militari del fronte anti-Houthi, compreso il Consiglio di transizione del Sud (Cts), movimento separatista sostenuto dagli Emirati Arabi Uniti. L’assetto del Consiglio presidenziale è tuttavia cambiato radicalmente nel gennaio 2026, dopo che un’offensiva lanciata dal Cts lo scorso dicembre nell’Hadramaut e nel governatorato di Al Mahra ha provocato uno scontro aperto con le forze di Aden appoggiate da Riad.

Una controffensiva sostenuta dall’Arabia Saudita riconquistò i territori occupati dai separatisti del sud, mentre il leader del Cts Aidarous al Zubaidi e Faraj al Bahsani furono rimossi dal Consiglio presidenziale e sostituiti da Mahmoud al Subaihi e Salem al Khanbashi. Una delegazione del Cts riunita a Riad ha poi annunciato lo scioglimento del movimento del sud, ma la decisione è stata contestata dall’ex leader del Cts Al Zubaidi e dagli esponenti separatisti rimasti a lui fedeli. Ad oggi il Consiglio presidenziale continua dunque a rappresentare formalmente l’esecutivo riconosciuto a livello internazionale, ma non conserva più la composizione né gli equilibri interni stabiliti nel 2022: la rappresentanza diretta del Cts è stata eliminata e l’influenza saudita sul blocco anti-Houthi si è rafforzata, sullo sfondo di una frattura con gli Emirati.

A luglio, gli Houthi hanno annunciato un blocco marittimo contro l’Arabia Saudita e hanno iniziato a prendere di mira navi e territorio del Regno, mentre Riad ha effettuato attacchi aerei contro le posizioni del gruppo filo-iraniano. Lo stretto di Bab el Mandeb ha assunto un’importanza significativa dopo che l’Iran ha chiuso lo Stretto di Hormuz alla navigazione commerciale nel contesto della guerra contro gli Stati Uniti. Nel mese di luglio, l’Arabia Saudita ha annunciato una missione per formare un’alleanza internazionale navale finalizzata a proteggere il Mar Rosso dagli attacchi alle imbarcazioni da parte degli Houthi.

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