Politica

  • Ministero dell’Istruzione e azzeramento culturale

    Negli ultimi anni è stato escluso dalle graduatorie il personale docente privo di laurea e con il solo diploma magistrale per le scuole materne ed elementari. La corrente culturale dominante individuava in un corpo docente interamente composto da laureati la chiave di lettura per innalzarne il livello di insegnamento e, di conseguenza, il grado di istruzione.

    Ora, dopo una disastrosa sentenza del tribunale amministrativo del Lazio che ha confermato l’esclusione da questa graduatorie di personale docente con oltre venti o trent’anni di esperienza professionale, vengono inseriti gli studenti privi di ogni competenza, come di esperienza, ma che possono vantare dei crediti qualificanti inseriti proprio con il fine di ottenere un punteggio in graduatoria.

    Da sempre si afferma che l’Italia sia un Paese rivolto al passato e non al futuro, quindi incapace di comprendere ed assimilare l’evoluzione della società, anche nelle espressioni culturali ed economiche sempre più complesse ed articolate. L’l’ultima scelta del peggiore ministro dell’Istruzione, Azzolina, inserisce all’interno delle graduatorie delle “persone a professionalità ed esperienze zero” in quanto prive di qualifica e titoli e, per di più, senza alcuna esperienza per le scuole materne ed elementari.

    Una scelta scellerata che in un colpo solo dimostra come il nostro Paese non rivolga più il proprio sguardo al passato in quanto non riconosce in nessun modo il valore dell’esperienza. Contemporaneamente, “a propria insaputa”, la trovata del ministro “dell’istruzione e della distruzione” pregiudica il futuro di questo Paese in quanto mette in qualità di artifici dello sviluppo futuro una nuova classe di personale docente privo di alcuna qualifica e di esperienza professionale.

    L’estinzione della nostra cultura e del ruolo del nostro Paese nel contesto internazionale rappresenta la naturale evoluzione di tali scellerate scelte politiche espresse da una classe politica che elegge la propria inadeguatezza a propria virtù determinando l’azzeramento culturale italiano.

  • Sine cura

    Far ripartire l’Italia, attuare il decreto semplificazioni in un Paese dove alcune regioni, come la Liguria, sono praticamente isolate per i lavori e le manutenzioni stradali non fatte, sembra più una presa in giro che altro. Ogni giorno nuovi annunci e promesse da parte di una classe politica troppo spesso impudente ed imprudente e troppe delusioni per i cittadini che, dopo aver subito la crisi economica, nata oltre Oceano, il covid, regalatoci dalla via della seta e dal silenzio dell’Oms sulla realtà cinese, oggi quotidianamente vedono frustrata ogni speranza dall’insipienza di coloro che dovrebbero indicare la strada.

    Siamo quasi a metà luglio e non è ancora partito un cantiere, salvo quelli stradali di poco conto ma di grande impiccio per il traffico, quelli che potevano essere aperti proprio nei mesi scorsi quando per le strade non c’erano macchine. Neppure i lavori per mettere in sesto le scuole pericolanti, per renderle idonee, tra due mesi, ad accogliere gli studenti che dovranno stare distanziati. Sono partiti e neppure una voce si è alzata, né dalla maggioranza né dall’opposizione, per indicare come affrontare l’urgenza derivante dalla necessità di ripristino di una rete idrica al collasso in tutta Italia. Perdiamo ogni giorno un’intollerabile quantità d’acqua, bene non rinnovabile, mentre la siccità avanza ed i ghiacciai si sciolgono togliendo preziose riserve.

    La politica si incarta tra picche e ripicche e quello che serve al Paese resta una sine cura.

  • Una democrazia è tale solo quando i cittadini hanno il diritto di esprimere liberamente e consapevolmente le proprie scelte

    Che il governo italiano non abbia una linea univoca su: quali fondi europei utilizzare e come utilizzarli, come affrontare i prossimi mesi, dalla riapertura delle scuole alle decisioni da prendere per far ripartire l’economia, al di là delle tante promesse fatte e non realizzate, su come risolvere il vulnus costituzionale che si creerà se, insieme alle elezioni regionali, ci sarà anche il voto referendario, appare chiaro anche ai più distratti. Parliamo di vulnus alla Costituzione perché nella stessa si vieta di dare corso ai referendum contestualmente ad elezioni che abbiano carattere politico come è per la Camera, il Senato e le Regioni. I motivi di contrasto, nel governo, sono anche molti altri, mentre troppi lavoratori aspettano la cassa integrazione da mesi e ogni giorno chiudono piccole e medie attività, portando nuova disoccupazione e nuovi problemi in molti settori.

    La mancanza di visione comune tra il Pd ed i Cinque Stelle, e all’interno di questi stessi partiti, rende sempre più difficile dare risposte in tempi brevi alle tante urgenze, né renderà facile trovare un accordo per la nuova legge elettorale che dovrebbe comunque essere varata sia per ridare maggior democrazia al voto che per risolvere i problemi conseguenti ai risultati del referendum.

    Come abbiamo più volte detto e scritto una democrazia è tale solo quando i cittadini hanno il diritto di esprimere liberamente e consapevolmente le proprie scelte e in Italia, da troppo tempo, abbiamo leggi elettorali che espropriano gli elettori di questo diritto imponendo loro le scelte fatte dai capi partito i quali decidono, scelgono chi dovrà essere parlamentare. Altra conseguenza negativa dell’attuale sistema elettorale è quella che porta gli eletti, che di fatto sono dei nominati, a non occuparsi più del territorio, delle reali esigenze dei cittadini, ma a rapportarsi solo con le gerarchie di partito perché le stesse possono garantire loro un nuovo mandato. Si è di fatto tolto al Parlamento il suo ruolo di rappresentante dell’elettorato ed i partiti, contro i quali, a partire dai 5Stelle, si è tanto gridato sono più che mai i veri detentori del potere. Un potere che esercitano senza remore anche perché non si è mai dato corso a quanto la Costituzione chiedeva e cioè che i partiti avessero quella personalità giuridica che li avrebbe costretti a rispettare regole interne di democrazia e a sottoporre il controllo dei loro bilanci alla Corte dei Conti.

    Fino a quando i cittadini non potranno eleggere i propri rappresentanti liberi dalle imposizioni dei segretari e presidenti delle varie formazioni politiche avremo sempre una democrazia incompiuta ed un Parlamento condizionato e, come è avvenuto sempre più anche negli ultimi mesi, esautorato dai suoi compiti e poteri. Uniamo tutti la nostra voce per chiedere che il referendum sulla diminuzione del numero dei parlamentari si svolga in una data diversa dalle elezioni regionali e in un momento nel quale ci si possa confrontare in dibattiti pubblici, cosa che per il Covid non si potrà fare ancora per molto. La diminuzione del numero dei parlamentari comporta una modifica costituzionale importante che non si può realizzare in tempi brevi, con un governo diviso praticamente su tutto e alieno da qualunque dialogo con l’opposizione.

    Il problema resta comunque uno, per una democrazia compiuta i parlamentari devono rispondere ai cittadini che li hanno eletti non ai partiti che li hanno nominati, per una democrazia compiuta non è importante avere qualche parlamentare in più o in meno ma avere la certezza che ogni eletto faccia il lavoro che gli compete, non sia corrotto o corrompibile e sappia quello che sta facendo perché, piaccia o meno, il potere legislativo spetta al Parlamento, onore importante dal quale discende il presente e il futuro di ciascuno di noi.

  • Qual è il senso degli Stati Generali dell’economia?

    In questi giorni quando sento parlare di “Stati generali dell’economia” mi viene la tentazione di fare un atto liberatorio parafrasando il caro rag. Fantozzi e mettermi a urlare: Gli Stati Generali sono… una boiata pazzesca!

    Cosa potrebbero essere altrimenti? Un nuovo e temporaneo organo costituzionale con il compito di esaminare la società italiana e suggerire al Governo e al Parlamento cosa dovrebbero fare? Non si voleva chiudere il CNEL (Consiglio nazionale dell’economia e del lavoro)? Secondo la sua vocazione dovrebbe essere: “un organo di rilievo costituzionale italiano con funzione consultiva rispetto al Governo, alle Camere e alle Regioni. Le materie di sua competenza sono la legislazione economica e sociale, nell’ambito delle quali ha diritto all’iniziativa legislativa”. Si tratta allora di un doppione?

    E poi: prima di fare una qualsiasi legge, le Commissioni Parlamentari hanno il diritto di “audire” i rappresentanti delle categorie interessate a quella legge e chiunque altro sia in grado di dare un potenziale contributo affinché il Parlamento legiferi a ragion veduta. E anche: tutti gli ultimi Governi non hanno nominato stuoli di consulenti che hanno elaborato corposi studi su cosa si potrebbe fare per affrontare le crisi finanziaria ed economica che soffriamo da diversi anni (l’ultimo il gruppo Colao)? Tutto vano? Tutto inutile? Cosa ne dice la Costituzione?

    Purtroppo, occorre ammettere che non c’è da stupirsi che i politici attuali non sappiano raccapezzarsi e non abbiano alcuna idea su cosa fare. Il vezzo dell’antipolitica sobillata da fuori (e perfino da dentro) il Parlamento non ha lasciato scampo.

    Una volta esistevano i partiti che erano, o almeno si pensava fossero, un raggruppamento di persone che avevano più o meno le stesse idee di come andasse organizzata la società. Chi li sosteneva e chi li votava lo faceva perché, almeno a grandi linee, condivideva le loro proposte. Ogni partito rappresentava un modo di come avrebbe dovuto essere ordinato il vivere comune, l’economia, la politica internazionale. Era naturale che dentro gli stessi partiti ci fossero dibattiti, confronti, magari anche scontri, ma sempre sulle idee, sui progetti, su una visione del mondo. È così che proprio attraverso quei dibattiti interni i politici facevano esperienza, che si rinforzavano nelle loro idee e guadagnavano la capacità di difenderle nelle varie sedi istituzionali. Qualcuno ha perfino dato vita a scuole di formazione interne, utili sia per l’approfondimento delle idee sia per conoscere le tecniche di gestione del bene collettivo.

    Così come accade ad ogni struttura, e già lo scriveva il politologo Robert Michels all’inizio del novecento, ogni organizzazione tende a burocratizzarsi e finisce col privilegiare l’obiettivo della propria stessa sopravvivenza. Nessuno può negare che sia ciò che è successo ai partiti. La loro involuzione in quella direzione è diventata sempre più manifesta e questo spiega perché l’opinione pubblica e vari commentatori siano arrivati a definire il mondo politico come una “casta”. Quegli stessi critici dimenticano però che anche altre consorterie hanno seguito la stessa strada nonostante non se ne parli. Se i politici sono una “casta”, lo sono anche i magistrati (vedi il caso Palamara, che ha portato allo scoperto qualcosa che già tutti sapevano). Lo sono i giornalisti, che hanno goduto grandi privilegi pensionistici nonostante le leggi Dini e Fornero. Lo sono i sindacati, di cui nessuno parla in merito a quanti soldi ricevono continuamente e a vario titolo dallo Stato senza risponderne ad alcuno che a sé stessi. Lo sono tante altre corporazioni, i preti, i professori universitari, ecc. La differenza, importante, è che i politici hanno la responsabilità di gestire TUTTA la cosa pubblica e non solo una parte di essa. All’interno dei vecchi partiti avveniva una selezione naturale che lasciava emergere, verso ruoli istituzionali man mano più importanti, quelli che meglio sapevano difendere le proprie idee e che più erano preparati verso il ruolo che avrebbero assunto.

    Aver distrutto i partiti, ci piaccia o non ci piaccia, ha cancellato sia la “gavetta” sia la competenza. Oggi la maggior parte di coloro che dovrebbero gestire la cosa pubblica sono persone senza arte né parte. Non si sa da dove vengano, né quali esperienze possano aver accumulato.

    Quando nacque Forza Italia sulle rovine della cosiddetta Prima Repubblica, si pensò che occorreva sostituire i politici di professione con persone esperte della vita economica quotidiana. Molti dei primi politici di quel partito venivano dal mondo dell’industria, del commercio, o avevano, comunque, una passata esperienza in associazioni di qualche genere. Si trattò, già allora, di un grave errore perché gestire la cosa pubblica è ben diverso dal gestire una azienda o dallo svolgere una attività commerciale. In questi settori l’obiettivo è, necessariamente, il profitto dell’organizzazione per cui si lavora. Fare politica è, invece, tentare di conciliare per quanto possibile gli interessi di tutti, anche quando tra loro contrapposti.

    Insistere con la retorica antipolitica e antipartitica, come si continua a fare, peggiora soltanto la situazione. Molti degli attuali parlamentari, e addirittura qualche ministro, non solo non aveva mai fatto politica ma nemmeno svolto alcun lavoro. Anche chi lo ha fatto, non ha avuto né il tempo né l’opportunità di un qualunque ruolo minimamente dirigenziale.

    C’è da stupirsi che tutti siano concordi nel definire questo Parlamento e questo Governo come una massa di incompetenti? C’è da stupirsi di questa ridicola trovata del Presidente del Consiglio Giuseppe Conte di voler dar vita ai cosiddetti “Stati Generali”?

    Qual è l’obiettivo cui i fautori di questo pseudo progetto puntano? Farsi dire da qualche professore o, semplicemente, da qualche amico degli amici cosa il Governo dovrà fare? Ha forse quel governo elaborato in precedenza la strada da intraprendere e vuole sentire l’opinione dalla società civile? Se veramente Conte ed i suoi accoliti avessero già una proposta non sarebbe istituzionalmente (e costituzionalmente) più naturale sottoporla al dibattito ed al giudizio del Parlamento?  Questi parlamentari sono stati eletti (anzi, più correttamente dovrei dire “nominati”) attraverso il voto dato a dei partiti. Ma quei partiti hanno cercato il consenso in base a qualche proposta politica oppure hanno solamente sollecitato la pancia dei loro elettori senza dire mai nulla di concreto e operativo?

    Se i nostri rappresentanti alla Camera e al Senato fossero stati eletti per le idee e per le proposte che avanzavano, se esercitassero veramente il loro ruolo di rappresentanti del popolo, allora toccherebbe a loro audire il parere di vari soggetti sulla proposta elaborata dalle Camere o arrivata a loro dal governo.

    Convocare degli Stati Generali dell’economia, riunirli al di fuori del Parlamento, affrontarli alla cieca senza avere precedentemente elaborato una qualunque idea completa, significa veramente essere arrivati al gradino più basso della vita politica e istituzionale. E non si tratta nemmeno di una grande revisione costituzionale che miri a qualche cambiamento radicale della vita collettiva! Farlo per chiedere consigli, non si sa bene a chi, su quali decisioni economiche intraprendere è un’ammissione evidente che chi dovrebbe decidere si trova senza idee. In altre parole: è allo sbando.

    Quasi quasi c’è da sperare che si tratti, come qualcuno ha suggerito, soltanto di una passerella mediatica.

     

  • Nuova gelata tra le due Coree

    La Corea del Nord chiuderà le comunicazioni con la Corea del Sud, un nuovo passo indietro nei rapporti tra i due Paesi divisi dal trentottesimo parallelo. La mossa è scaturita dopo le polemiche per la propaganda anti-nordcoreana, condotta con i volantini, definiti “diffamatori” dal Nord, dei gruppi di dissidenti del regime che si sono rifugiati al Sud: una “marmaglia”, ha tuonato Pyongyang, che con le sue azioni ha causato una “catastrofe”. “Siamo giunti alla conclusione che non c’è bisogno di sedersi faccia a faccia con le autorità sudcoreane e che non ci sono questioni da discutere con loro”, è la secca posizione di Pyongyang, che definisce Seul “un nemico”. I volantini erano trasportati da alcuni palloni fatti volare da disertori e attivisti e accusavano il leader nordcoreano Kim Jong Un per le violazioni dei diritti umani e la politica sul nucleare.

    La Corea del Nord “taglierà completamente e chiuderà la linea di comunicazione con il Sud, che sono state mantenute attraverso l’ufficio di collegamento”, a partire dal 9 giugno, come “primo passo” per porre fine a tutti i contatti, prosegue il comunicato dell’agenzia di stampa del regime Kcna, che cita il vice presidente del Partito dei Lavoratori, Kim Yong-chol, e Kim Yo-jong, la sorella del dittatore Kim Jong-un. La tensione era palpabile già da quando la Corea del Nord non ha risposto ad una chiamata telefonica del Sud, per la prima volta dal 2018, quando venne istituito l’ufficio di collegamento. Pyongyang ha risposto, però, ad una successiva più tardi. Il 9 giugno, invece, ha confermato Seul, non ci sono stati contatti.

    La mossa del regime sembra mettere a repentaglio la fase di “disgelo olimpico”, alla quale seguirono tre summit tra Kim e il presidente Moon Jae-in e due vertici tra il leader nordcoreano e il presidente Usa, Donald Trump, da cui non è però nato un accordo per la denuclearizzazione della penisola: i lanci di materiale propagandistico che “hanno danneggiato la dignità della leadership suprema” nordcoreana sono, per il regime, una violazione degli accordi presi con Seul nell’aprile 2018. “Non baratteremo mai la dignità della nostra leadership suprema per qualsiasi cosa, ma la difenderemo a costo delle nostre vite”, si legge nel comunicato. Una risposta pacata è arrivata da Seul, che non si mostra sorpresa della decisione. Il ministero per l’Unificazione ha promesso di continuare a lavorare per “la pace e la prosperità” della penisola, mentre la Casa Blu, l’ufficio presidenziale, ha scelto di non commentare e di non convocare il Consiglio di sicurezza nazionale. “Il governo ha già espresso la propria posizione tramite il ministero dell’Unificazione”, ha tagliato corto un funzionario, e Seul è in contatto con Washington. Fa da pompiere la Cina, che spera che le due Coree possano “continuare a collaborare attraverso il dialogo.

  • 9 maggio 1978…

    L’onorevole Aldo Moro viene trovato ucciso all’interno di una Renault 4 in via Caetani a Roma. Il discendente di De Gasperi era considerato allora come oggi un grande statista perché aveva previsto la possibile deriva autoritaria dei nostri giorni in nome di uno Stato etico e quindi autoritario.

    Il 9 maggio 1978 Aldo Moro viene ucciso da volgari esponenti delle brigate rosse dopo una detenzione inumana durante la quale fu anche sottoposto ad un ridicolo quanto ingiusto processo istituito solo per offrire ai suoi miserabili aguzzini ed assassini la giustificazione per la sua morte.

    Ora tutti questi personaggi sono liberi in nome di quella “ragione di stato” giustamente criticata dal dirigente della Democrazia Cristiana in quanto deriva antidemocratica alla quale il cittadino deve opporsi al fine di tutelare le libertà costituzionali e democratiche.

    Il suo pensiero rimane attuale anche in relazione al percorso successivo dei suoi assassini nel quale emerge chiaramente come la ragione di stato prevalga sulla giusta ambizione ad un vero senso di giustizia e rispetto per le vittime. Vanno ricordati infatti gli agenti della scorta dell’onorevole trucidati in via Fani.

    Proprio ora, in un momento di sospensione delle libertà democratiche e personali, il pensiero di Aldo Moro trova la sua conferma.

  • Obiettivi mascherati di una messinscena mediatica

    Il trionfo della demagogia è momentaneo, ma le rovine sono eterne.
    Charles Péguy, da “Pensieri”

    Domenica scorsa, 29 marzo, è arrivato in Italia un gruppo di 30 medici ed infermieri dall’Albania. Dopo l’arrivo e l’accoglienza ufficiale a Verona, il gruppo è stato trasferito a Brescia, dove era stabilito che gli specialisti albanesi dovevano prestare servizio. Quell’evento è stato accompagnato da un impressionante rendiconto mediatico, seguito da un’altisonante eco, sia televisivo che della carta stampata. Al centro di tutto ciò non erano però e purtroppo i medici e gli infermieri, come giustamente e doverosamente doveva essere. No. Era, invece, il primo ministro albanese. Diversi i servizi televisivi in tutte le edizioni della domenica e anche del giorno successivo, nonché molte interviste per alcune televisioni e giornali, compreso anche uno sportivo. L’autore di queste righe, però, considera tutto ciò semplicemente l’ennesima buffonata mediatica dalla quale il primo ministro albanese ha cercato di trarre vantaggio. Riferendosi al sopracitato evento, egli scriveva la scorsa settimana per il nostro lettore (Decisioni ipocrite e pericolose conseguenze; 30 marzo 2020): “Purtroppo, a fatti ormai accaduti e ben evidenziati quotidianamente, risulterebbe che al primo ministro non interessa tanto la salute dei cittadini”. E continuava, sottolineando che “Fatti accaduti alla mano, sembrerebbe che al primo ministro interessi soltanto l’apparizione mediatica e le immagini di facciata per usi puramente propagandistici. Sia in Albania che, quando si può e si crea l’opportunità, anche all’estero.”. Era perciò un’altra “ghiotta opportunità per il primo ministro albanese di apparire mediaticamente a livello internazionale”. Apparire, però, non per quello che veramente è e per come ormai lo conoscono bene in patria. No. È apparso senza la mascherina, come “consiglia” i cittadini da “padre degli albanesi”, ma comunque mascherato, recitando il ruolo del dirigente politico “attraente e alla moda”, ma anche “premuroso” per le sofferenze degli altri.

    Purtroppo si è trattato di una messinscena mediatica, dalla quale, però, i cittadini italiani sono stati ingiustamente e immeritatamente non solo disinformati, ma anche ingannati. Sia sulla realtà vissuta in Albania che, e soprattutto, su quello che realmente rappresenta il primo ministro albanese. Al pubblico italiano lui è stato presentato come un “modello interessante di positività”, mentre in patria la sua irresponsabilità istituzionale e/o personale, nonché il modo abusivo di gestire il potere e la cosa pubblica risultano essere ormai un’opinione sempre più consolidata e diffusa. Durante quella sopracitata buffonata mediatica della settimana scorsa, gli attenti “registi” hanno nascosto però ai cittadini italiani un “dettaglio”. E cioè che ormai in Albania, in seguito ad una ben ideata e attuata strategia, si sta pericolosamente consolidando una nuova dittatura. Una dittatura capeggiata dal primo ministro che ormai controlla quasi tutte le istituzioni statali e governative. Da colui che oltre al potere esecutivo e legislativo, ormai ha sotto controllo quasi tutti i media. Da colui che, per mettere sotto controllo anche quella parte non controllata e non sottomessa dei media, qualche settimana fa ha fatto approvare, dai suoi “eunuchi” deputati, una nuova legge che ha chiamato la “legge anti calunnia”! Niente di tutto ciò ed altro ancora è stato detto ai cittadini italiani durante tutta quella messinscena mediatica della settimana scorsa in Italia. Così facendo, i “registi” e gli attenti “curatori” della buffonata hanno semplicemente ingannato il pubblico italiano, presentandogli il primo ministro albanese come un “santo”, un dirigente “premuroso”, sia per i suoi cittadini che per quegli italiani, in questo grave momento di grande bisogno dovuto alla pandemia. Nascondendo così il suo vero volto e il vero carattere, quello del dittatore imbroglione. Quello del primo ministro albanese non era un atto di solidarietà e di “riconoscimento” nei confronti del popolo italiano, bensì una “trovata pubblicitaria”, una boccata d’aria per un affannato che sta attraversando un periodo molto difficile in patria. A proposito e rimanendo sempre sul tema: la scorsa settimana non è stata riservata la stessa “accoglienza” mediatica ai medici arrivati dalla Polonia. Come non è stato fatto anche con i loro colleghi albanesi. E neanche con i 30 medici e infermieri (sempre lo stesso numero!) arrivati ieri in Italia dall’Ucraina. Come neanche per gli aiuti materiali arrivati, sempre ieri, dall’Egitto. Ci sono stati, sì, dei servizi televisivi all’interno dei telegiornali, ma tutto è finito lì. Nessun spazio televisivo e/o della carta stampata, alle autorità che hanno accompagnato i medici e/o il materiale sanitario. Niente di tutto ciò che è stato riservato al primo ministro albanese. Chissà perché?!

    Ormai tutta l’opinione pubblica è convinta e consapevole che l’Italia, nel frattempo e da più di un mese, sta affrontando una situazione grave, con drammatiche conseguenze in vite umane, dovuta proprio alla pandemia. Da alcune settimane, oltre alla stessa pandemia, coloro che hanno la responsabilità di gestire la cosa pubblica in Italia stanno cercando di trovare nuove ed ulteriori risorse finanziarie, indispensabili per affrontare non tanto la pandemia stessa, ma le sue conseguenze. Ormai è una convinzione comune di tutti gli specialisti e delle istituzioni specializzate in economia e finanza nel mondo che il periodo dopo la pandemia sarà un periodo molto difficile a scala globale. Italia compresa. Ragion per cui i massimi rappresentanti politici e/o quelli delle istituzioni responsabili stanno cercando di garantire un maggiore e concerto sostegno finanziario e/o delle agevolazioni di vario tipo. Da alcune settimane i rappresentanti della maggioranza governativa e delle istituzioni responsabili in Italia stanno trattando sia con le istituzioni specializzate dell’Unione europea che con i massimi rappresentanti politici dei singoli paesi. Sono ormai note a tutti le difficoltà e gli attriti che si stanno verificando e rivelando sia a livello dell’Unione europea che tra i singoli e/o raggruppamenti di paesi membri dell’Unione.

    Da alcune settimane in Italia è stata messa in moto una pungente campagna diplomatica, istituzionale e mediatica che aveva, ed ha, come obiettivo sia le istituzioni dell’Unione europea e i loro dirigenti, che quelli di alcuni Stati membri dell’Unione. Una campagna che mirava e continua a mirare all’ottenimento di supporti e/o agevolazioni finanziarie per affrontare meglio la pandemia, ma soprattutto per affrontare il grave periodo economico e finanziario che si prospetta dopo la pandemia, a livello globale. Il presidente del Consiglio italiano non è stato soddisfatto neanche dalle dichiarazioni della presidente della Commissione europea rilasciate durante un’intervista ad un quotidiano italiano. Tenendo presente tutta quella messinscena, in Albania è ormai opinione diffusa che il sopracitato supporto mediatico offerto al primo ministro faceva parte proprio di quella campagna e serviva, per quello che poteva, a “mettere in imbarazzo” l’Unione europea e i singoli paesi membri. Opinione condivisa anche dagli analisti in Italia.

    Chi scrive queste righe pensa che potrebbe veramente trattarsi di una messinscena mediatica con degli obiettivi diversi da raggiungere. Da tutte e due le parti. Egli però considera comprensibile tutta la preoccupazione dei massimi rappresentanti politici e istituzionali in Italia che stanno cercando finanziamenti ad affrontare la prevista crisi per il bene degli italiani. Mentre condanna l’ennesima buffonata del primo ministro albanese che sta disperatamente cercando “sostegno”, anche tramite messinscene mediatiche, per consolidare la sua dittatura contro il popolo albanese! La differenza è abissale! Chi scrive queste righe condivide il pensiero di Charles Péguy. E cioè che il trionfo della demagogia è momentaneo, ma le rovine sono eterne. Perciò gli albanesi non devono permettere ad una persona, afflitta da aberrazioni mentali, di rovinare il loro futuro.

     

  • Ricordare un po’ di quello che accade intorno al nostro isolamento necessario

    Nel ventesimo giorno di chiusura dell’Italia come molti, tra il dolore per le persone scomparse e la partecipazione a quello di quanti stanno combattendo per tornare alla vita un pensiero anche ai tanti che, tra tutte le diverse difficoltà materiali e morali, hanno perso un amico a quattro zampe, un piccolo compagno di vita che ci ha lasciato quando più avevamo bisogno del suo conforto, quando diventa un problema in più anche questo lutto d’amore.

    Consiglio, a chi può, di leggere l’articolo del 27 marzo del Corriere della Sera a firma Stella, in modo molto chiaro, e con significativi riferimenti culturali, il giornalista scrittore sottolinea la babele di documenti che rendono incomprensibili molte leggi e decreti compreso l’ultimo composto da centoventitremila parole… Le notizie si sovrappongono, dall’Italia al mondo, assetati di conoscere seguiamo tutti tutto e qualche volta dimentichiamo la necessità di ricordare, di elaborare e capire veramente quanto ci viene detto. Ieri il consigliere scientifico del presidente Trump, Anthony Fauci, ha previsto che tutte le città degli Stati Uniti saranno colpite e che impedire un numero spropositato di morti dipenderà dalle misure di contenimento e dall’efficacia delle risposte degli ospedali e dalla loro capacità di ricezione.

    In Italia un nuovo problema: traghetti per le isole, della compagnia Tirrenia, ieri sono stati sospesi perché i conti bancari della società erano stati bloccati per un debito che la stessa avrebbe verso lo Stato e che risale a quando avevano acquistato, anni fa, la vecchia Tirrenia che allora era pubblica. Non è pensabile si possa bloccare un servizio vitale specie per il trasporto di viveri e merci e, nel caso delle isole Tremiti, vitale anche per l’energia elettrica e lo smaltimento  dei rifiuti. L’Istituto Einaudi for Economic and Finance prevede la fine dei contagi dal 5 al 16 maggio. Catania è la città con maggior contagi della Sicilia, oggi in Italia i guariti sono 15.729, i contagiati, in totale, 105.792, i deceduti 1.2428, sono diminuiti i ricoveri in rianimazione, calano un po’ i contagi in alcune realtà, si è inaugurato il nuovo ospedale da campo nella fiera di Milano. La rivista dell’Università di Harvard stigmatizza errori come quelli di aver detto all’inizio “Milano non si ferma” e di avere tenuto riunioni, anche con leader politici nazionali, con assembramenti di persone e strette di mano, ovviamente sempre tutti senza mascherine perchè si diceva che non servivano…

    Preoccupa molti oltre l’incapacità europea di trovare un accordo, sia economico che di contrasto al virus, la legge fatta approvare dal presidente Orban in Ungheria, legge che dà al presidente i pieni poteri, condanna anche a cinque anni di carcere chi dovesse dare notizie ed informazioni difformi su quello che il governo deciderà e che sospende l’attività del parlamento. La legge potrà essere un domani abrogata solo con la maggioranza di due terzi dei parlamentari, cioè solo con i parlamentari dei partiti di governo, quello dello stesso Orban e del suo alleato!

    La generosa partecipazione di imprese e singoli cittadini alla raccolta fondi per la protezione civile, ad ieri erano 64 milioni, a queste donazioni si aggiungano le altre, molte e cospicue, fatte direttamente agli ospedali e quelle organizzate da diversi organi di stampa, inoltre molti cittadini, oltre a quelli attivi nel volontariato, hanno fatto donazioni di cibo e generi di conforto sia al personale ospedaliero che a quello dei pronti interventi. Continua anche la solidarietà di chi offre cibo ai meno abbienti ma lo Stato fa ancora troppo poco specie per questi ultimi, i 400 milioni che i sindaci dovranno dividersi e ridistribuire non bastano minimamente neppure per pochi giorni. A Recanati regalano a tutti i cittadini le mascherine ricevute in dono dalla città cinese con la quale Recanati è gemellata. A Napoli uno dei tanti quartieri a rischio, che chiede una sanificazione, è quello di San Giovanni dove vi sono situazioni di degrado e sovraffollamento inaccettabili. Saranno studiati, una volta finita l’epidemia, gli abitanti di Ferrara che, ad oggi, sono stati quasi immuni dal virus, solo 320 contagi in una città e provincia di una regione tra le più colpite, lo studio servirà alla comunità internazionale per capire meglio chi può essere immune o comunque meno attaccato dal virus. La zona del ferrarese, nei secoli, è stata portatrice di patologie croniche come l’anemia mediterranea e la citemia, malattie che potrebbero aver fatto sviluppare alla popolazione speciali anticorpi.

    In Francia dove il virus continua a colpire, è stata organizzata una produzione che sfornerà ogni mese 40 milioni di mascherine, in India si disinfettano con acqua e candeggina i migranti e manca il cibo mentre i senza tetto si rifugiano sugli alberi per non essere colpiti dalle guardie.

    Negli Stati uniti si è arrivati a 170.000 contagiati e l’Africa è sempre più a rischio perché è impossibile mantenere la distanza di sicurezza, non esistono mascherine, presidi sanitari, ospedali attrezzati a sufficienza e le persone devono uscire per forza per attingere acqua- Per cercare di contenere il contagio sono stati isolati molti centri urbani. Nel frattempo a Hong Kong comincia la seconda quarantena, il Paese dopo essere stato chiuso a gennaio e febbraio, evitando tutti i morti e contagiati che si sono invece verificati in Cina, aveva riaperto le attività ma i nuovi 528 casi hanno fatto nuovamente chiudere gli aeroporti e i luoghi pubblici.

    Quanto avvenuto deve far procedere tutti con molta cautela, per riaprire bisogna avere la certezza della gradualità, della funzionalità sanitaria e di una cura valida in attesa del vaccino. Senza uno screening sierologico sulla popolazione, per capire chi è a rischio, chi immune e chi, essendo guarito, ha sviluppato gli anticorpi, ogni apertura sarà a rischio.

  • Regioni: se il pericolo è nazionale vanno accettate le risposte del Governo nazionale

    Caro Direttore

    desidererei esprimere delle considerazioni sulle dichiarazioni del nostro Presidente del Consiglio Conte in merito alla Sua avversione alla nomina di un “Commissario super poteri” nell’affrontare la lotta al Corona virus in quanto (per Lui) le Regioni hanno già il potere per risolverla.

    Bene, abbiamo visto e toccato i risultati e le lotte tra Regioni per dimostrare chi è più efficace e brava, pensando solo a se stessa (Almirante parlò, se non ricordo male, per 29 ore alla Camera contro l’istituzione delle Regioni: aveva ragione!). Mi chiedo, quando è scoppiato il caso, si è costituita una commissione tecnica tra tutte le Regioni per scambiarsi conoscenze e proposte per una linea comune di comportamento? Allo stesso modo, si è proposto uguale commissione tra le Nazioni europee? Ed ultimo, non si è imposta alla Cina una commissione che andasse a studiare la situazione con i Cinesi stessi?

    Io credo che le Regioni abbiano sì la libertà di organizzare la propria risposta sanitaria sul proprio territorio, ma quando ci si trova ad affrontare una situazione di pericolo nazionale come questa credo anche che debbano fare un passo indietro ed accettare dal Governo nazionale le risposte più consone.

    Infine, nei confronti degli anziani di fronte alla lettera dell’Associazione degli anestesisti che sottolineava la necessità di curare prima le persone più giovani, ignorandoli, nessuna Regione si è espressa. Ma nel momento in cui qualche anziano si è manifestato favorevole è cominciata la gara a negare che non li si curi. Gli anziani avendo figli e nipoti non hanno bisogno di avere trattamenti speciali, sono già da soli disposti a sacrificarsi.

    Questa è l’immagine dei politici italiani, ma non solo loro…

    *ex Assessore alla Sanità di Regione Lombardia

  • Scandali clamorosi elevati a livello statale

    … È inevitabile che avvengano scandali, ma guai
    all’uomo per colpa del quale avviene lo scandalo!

    Vangelo secondo Matteo; 18/7

    Così diceva Gesù ai sui discepoli. E come in tutte le sue parabole, usava simbolisimi e allegorie. L’evangelista Matteo testimonia che in quel caso Gesù, riferendosi ad un bambino preso vicino a se, ammonisce tutti coloro che gli faranno del male. “Chi scandalizzerà uno solo di questi piccoli che credono in me, gli conviene che gli venga appesa al collo una macina da mulino e sia gettato nel profondo del mare”. (Vangelo secondo Matteo; 18/1-6)

    Il nostro lettore ha potuto leggere quanto l’autore di queste righe scriveva la settimana scorsa sulle bugie e gli inganni del primo ministro albanese (Bugie scandalose elevate a livello statale). Ebbene, il primo ministro durante la settimana appena passata ha dato di nuovo sfogo al suo vizio di mentire e di ingannare volutamente e come se niente fosse. Lo ha fatto di nuovo da territori stranieri. Dopo gli Stati Uniti, la Germania e Bruxelles, non poteva mancare la Russia. Il primo ministro albanese, il 26 febbraio scorso, è andato a Mosca in visita ufficiale, in veste di presidente di turno dell’OSCE (l’Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa). Come anche negli Stati Uniti alcune settimane fa. E come negli Stati Uniti con il Segretario di Stato, anche durante la conferenza stampa con il ministro degli Esteri russo ha di nuovo mentito vergognosamente, ma consapevolmente.

    Durante quella conferenza stampa il primo ministro albanese più degli obiettivi dell’OSCE, che coinvolgono anche la crisi in Crimea, ha parlato del ripristino delle relazioni tra l’Albania e la Russia, interrotte nel 1961. Parlando di “telefonate che non sono state fatte dal tempo di Stalin”, lui ha promesso di impegnarsi in futuro per comunicare direttamente con il ministro russo degli Esteri. Poi, rivolgendosi a lui, gli ha ricordato che nel 2004 “C’è stato un accordo firmato da lei e dall’attuale capo dell’opposizione (albanese; n.d.a.)”. Una vera e propria clamorosa e misera bugia! Forse mosso dal suo subconscio e sotto complesso di “flirtare” con la Russia, ha cercato di passare la colpa per le “trascurate” relazioni bilaterali ai suoi avversari politici. Uno che fa una simile affermazione pubblica in una simile occasione o è fuori di testa e privo di memoria, oppure, volutamente, cerca di ingannare. E colui che lo ha fatto è un noto bugiardo e ingannatore. Colui che ha fatto quella dichiarazione sa benissimo che nel 2004 al governo c’era proprio il suo partito! Lo sa benissimo, perché lui, l’attuale primo ministro albanese, in quel periodo era sindaco della capitale, molto attivo politicamente e con dei chiari obiettivi per il futuro. Perciò non poteva dimenticare quel “piccolo particolare”, diventato subito una grande e vergognosa bugia! E anche uno scandalo clamoroso elevato a livello statale.

    Subito dopo però, il ministro russo ha reagito, ricordando al suo ospite che nel 2004, appena nominato ministro degli Esteri della Russia, ‘aveva fatto un incontro a Tirana ed in seguito avevano firmato un accordo di amicizia e collaborazione con il ministro degli Esteri di quel periodo‘ (del partito diretto adesso dal primo ministro albanese; n.d.a.)”. Accordo non ratificato in seguito dalla parte albanese. Ma il ministro russo degli Esteri, da professionista di razza, ha cautamente corretto l’ospite sul suo “lapsus freudiano”, ricordandogli però che quell’accordo “…esiste, è pronto e noi possiamo renderlo effettivo, in modo da avere chiari i principi delle nostre relazioni”. Come per ricordare al primo ministro albanese, nonostante fosse a Mosca in veste di presidente di turno dell’OSCE, che i rapporti tra la Russia e l’Albania dovrebbero cambiare, migliorare e diventare più stretti. Come al “tempo di Stalin”! Un invito che l’ospite ha colto al volo. Soprattutto in un simile e difficile periodo, quando lui sta cercando di fare un doppio gioco, sia con gli Stati Uniti e l’Unione europea, che con la Russia. Come sta facendo da anni ormai anche il suo amico, il presidente turco Erdogan.

    In più, nel sopracitato articolo della scorsa settimana, l’autore di queste righe informava il nostro lettore di un nuovo scandalo in corso. Scandalo che coinvolgeva il Parlamento albanese e la Commissione di Venezia. Ebbene, dati e fatti alla mano, risulta essere veramente uno scandalo clamoroso. Tutto cominciò il 30 dicembre scorso, quando il presidente del Parlamento, con una lettera, chiedeva ufficialmente sia l’assistenza specializzata, che l’opinione della Commissione di Venezia (Commissione europea per la Democrazia attraverso il Diritto), sulla procedura del giuramento dei giudici della Corte Costituzionale davanti al Presidente della Repubblica. Bisogna ricordare e attirare l’attenzione di nuovo del nostro lettore, che la Corte Costituzionale in Albania non funziona da più di due anni! Da sottolineare che, sempre dati e fatti alla mano, sembrerebbe che ci sia una ben ideata e attuata strategia per controllare anche la Corte Costituzionale da parte del primo ministro. Strategia che sta denunciando pubblicamente durante questi giorni il Presidente della Repubblica, dimostrando dei documenti ufficiali che coinvolgono diverse importanti istituzioni in Albania. Tornando allo scandalo in corso, il 30 dicembre scorso il presidente del Parlamento scriveva alla Commissione di Venezia, chiedendo l’opinione su quanto sopracitato e, soprattutto, aspettando un’esplicita risposta, convinto che l’esperienza della Commissione è stata e rimane per l’Albania “molto importante per mettere nel quadro dei migliori standard il funzionamento dello Stato legale”. La Commissione risponde ufficialmente al presidente del Parlamento dopo le festività di fine anno, informandolo dell’arrivo a Tirana dei suoi esperti i prossimi 13 e 14 febbraio. Nel frattempo però sono stati resi pubblici fatti tramite i quali si documentava l’attuazione della strategia del primo ministro per controllare anche la Corte Costituzionale. E siccome gli “strateghi” del primo ministro, consapevoli dell’invalidità giuridica delle loro proposte, temevano che l’opinione della Commissione di Venezia sarebbe stata non gradita e si sono affrettati ad intervenire a modo loro. Hanno radunato frettolosamente il Parlamento in seduta plenaria proprio il 12 febbraio scorso, un giorno prima che arrivassero i rappresentanti della Commissione di Venezia! Durante una seduta notturna hanno approvato degli emendamenti che toglievano al presidente della Repubblica i diritti conferitigli dalla Costituzione riguardo al giuramento dei giudici della Corte Costituzionale. Andando fino al ridicolo e permettendo il giuramento dei giudici semplicemente davanti… ad un notaio! Così facendo hanno ignorato spudoratamente e clamorosamente la richiesta ufficiale fatta alla Commissione di Venezia il 30 dicembre scorso! Hanno, altresì, reso inutile anche la missione dei rappresentanti della Commissione a Tirana. Un clamoroso scandalo istituzionale, ma anche un pericoloso atto quello, che testimonia ulteriormente la cattura delle istituzioni dello Stato da parte del primo ministro e la restaurazione della dittatura in Albania. Per impedire tutto ciò il presidente della Repubblica si è rivolto ai cittadini, chiamandoli oggi (lunedì 2 marzo 2020) ad una manifestazione pacifica in piazza. Il nostro lettore sarà, come sempre, informato in seguito.

    Chi scrive queste righe non può non esprimere rammarico e disdegno riguardo a tutti questi clamorosi scandali in corso in Albania. Egli comunque pensa ed è fiducioso che, prima o poi, saranno guai per coloro che li attuano. Tutti quelli che abusano del potere conferito dai cittadini, rappresentando anche i bambini che sono il futuro, saranno puniti. A loro verrà appesa al collo una macina da mulino e saranno gettati nel profondo del mare. Come diceva San Matteo.

     

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