Almirante e non solo
Vi sono molti motivi, ogni giorno, per essere rattristati osservando le tragedie che affliggono ogni lato del pianeta o i problemi di ciascuno, per questo cominciamo a diventare particolarmente stanchi di assistere ad alcune manifestazioni di ignoranza, stupidità e mala fede.
Con buona pace di tutti, se poi qualcuno non trova Pace non è un problema nostro, tutti coloro che hanno ricordato, pubblicamente e non, la figura di Giorgio Almirante hanno reso un doveroso omaggio ad una persona che ha inciso nella recente storia italiana, per decenni, lasciando un segno tangibile di cosa significhi cercare il dialogo ed il confronto, anche con i più irriducibili avversari.
Almirante lottò contro gli opposti estremismi, parlò di rispetto e condusse decine di migliaia di giovani sulla strada della democrazia e della ricerca della libertà, insegnò a vivere il presente pensando al domani, a difendere le proprie idee sapendole confrontare con quelle degli altri.
Partì, per la sua prima campagna elettorale, con uno sgabello sul quale saliva per parlare nelle strade e nelle piazze, fu vittima di ingiustizie e violenze (chi si ricorda oggi il Cantagallo o il palco portato via a Trieste, solo per citare eventi minori), vide uccisi e feriti suoi militanti e dirigenti e sempre pronunciò parole di giustizia e mai di odio e vendetta.
Era un capo severo e nello stesso tempo umano e comprensivo ma non tollerava che i suoi iscritti dimenticassero il dovere, che come italiani avevano, di rispettare le leggi, la Costituzione, la Repubblica.
Anche negli anni più violenti girava da solo, in treno, aereo o con l’utilitaria, con il suo sorriso e lo sguardo dei suoi occhi, azzurri, senza paure, senza menzogne.
Rispondeva, a tutti coloro che gli scrivevano, battendo a macchina le sue lettere ed in ogni parte d’Italia, con una memoria incredibile, riconosceva, ringraziava, anche l’ultimo iscritto che andava a salutarlo.
Altri tempi, i tempi che ci hanno portato lutti e tragedie ma anche i tempi nei quali i giovani avevano ancora sentimenti e speranze, i tempi nei quali, sia a destra che a sinistra, ci si incontrava nelle sedi, nelle sezioni periferiche ed i più giovani potevano confrontarsi con gli adulti e i dirigenti, deputati compresi, che passavano serate e domeniche a parlare con gli iscritti e gli elettori, giravano tra la gente, rispondevano ad uno dei primari compiti della democrazia e cioè conoscere i problemi senza stare arroccati nelle stanze del potere.
Altri tempi dove la politica si faceva in strada e gli elettori li guardavi in faccia e dovevi rispondere, senza tanti giri di parole, alle loro domande
Ricordare Almirante è anche ricordare, a chi oggi fa politica, che l’unica legge elettorale che può portare alla partecipazione vera degli elettori, e cioè il ritorno alle urne, è quella che ridà ai cittadini il diritto, con la preferenza, di scegliere, e poi controllare e valutare, i loro rappresentanti.
Ogni legge, e le attuali sono state già da tempo dichiarate incostituzionali, che toglie il diritto di scelta agli elettori è una legge liberticida, utile solo a riaffermare l’incontrastato potere dei segretari e presidenti di partito i quali mettono in lista, troppe volte, chi è funzionale al loro sistema di potere interno.
Oggi deputati e senatori vivono a Roma cercando di compiacere i loro leader, per essere certi di essere ripresentati alle prossime elezioni o per guadagnarsi un incarico da qualche parte, spesso sono avulsi dalla realtà, sia territoriale che nazionale, e la gente si allontana sempre più dalla politica e perde fiducia e rispetto verso le istituzioni perché non si sente rappresentata con la necessaria trasparenza.
Oggi i partiti, almeno quelli che sono, o si candidano a diventare, forze di governo, abbiano il coraggio di ridare agli elettori i loro legittimi diritti di scelta e spendano qualche soldo non per faraoniche celebrazioni e feste ma per riaprire qualche sede locale ricreando, per giovani ed anziani, quei luoghi di incontro senza i quali siamo tutti vittime dei social di turno.




