Libertà

  • In attesa di Giustizia: mamma li turchi!

    La giustizia è invisa a Recep Erdogan sotto ogni profilo, salvo che i cittadini, avvocati, magistrati e giornalisti inclusi, non siano disposti a piegare la testa.

    Dopo il tentativo di colpo di stato del 2016 vi è stata una stretta autoritaria, ma non è stata quella l’occasione per una ulteriore ed inarrestabile deriva dei diritti: in Turchia sono stati fatti arrestare centinaia di avvocati, colpevoli di aver svolto il proprio ruolo di difensori, magari nell’interesse di oppositori del regime; sono stati arrestati o privati delle funzioni anche decine di magistrati e centinaia di giornalisti. E la repressione non si arresta, anzi, si estende verso ampie schiere di oppositori del governo.

    Ma neppure la protesta in Turchia non si placa e anch’essa assume molteplici forme, come lo sciopero della fame durato 238 giorni e che ha portato alla morte l’avvocata Ebru Timtik di cui un po’, ma senza esagerare, si è parlato sui giornali di casa nostra.

    La donna ha patito sofferenze indescrivibili e pesava ormai 33 chili senza essere più in grado di reggersi in piedi e debilitata a tal punto che era divenuta impossibile anche l’ingestione di acqua. L’Avvocato Tamik, colpevole di aver difeso soggetti invisi al regime, ha subito sulla propria pelle un regime che ha cercato di contrastare manifestando per ottenere un giusto processo per sé e per chi fosse incarcerato, non di rado per anni, in attesa di un giudizio con l’accusa di essere terroristi per il solo fatto di avere preso posizione – anche solo dialetticamente – contro Erdogan.

    I processi che sono stati celebrati a carico di questi sventurati, infatti, si sono risolti in una farsa come hanno più volte denunziato gli osservatori che, rischiando, hanno avuto modo di seguirli da vicino.

    Tra gli elementi di accusa contro gli avvocati c’è persino il fatto che parlino con i loro assistiti, accusati di terrorismo, e perciò vengono considerati collusi. Aberrante: è un processo alla funzione difensiva.

    Del resto, in Turchia la negazione e la violazione dello stato di diritto e dei diritti umani è sistematica e non da ora. Già negli anni ’80 per esempio, a Istanbul furono inquisiti e condannati dei deputati nei confronti dei quali gravava l’accusa di aver parlato in curdo in Parlamento. E da allora la repressione si è estesa: linguistica, etnica, religiosa, politica, di orientamento sessuale. Viene da chiedersi come sia possibile che un Paese che è sull’uscio dell’Europa e del quale molti vorrebbero l’ingresso nella UE calpesti i valori più elementari del vivere civile e non sia sottoposto a pesanti sanzioni, come sta accadendo al Venezuela o alla Bielorussia. A pensar male si fa peccato ma non si sbaglia: non sarà il ricatto sui migranti l’arma che permette l’impunità a una nazione guerrafondaia? Vi è da sperare che l’Europa e gli Stati democratici non si stiano mostrando forti con i deboli e deboli con i forti.

    Sulla scorta dell’atteggiamento assunto, tuttavia, non può che fondatamente temersi che l’Unione Europea sia purtroppo complice di questo pericolosissimo regime e del personaggio che lo incarna, foraggiato in ogni modo quando ne ha avuto la necessità, disinteressandosi del suo sistematico calpestio dei diritti fondamentali.

    Un colpo di reni, un segnale, da parte dell’Italia che risvegli le coscienze degli altri Paesi sarebbe auspicabile ma sembra improbabile finché alla Farnesina siederà lo statista che risponde al nome di Luigi Di Maio e, dunque, non lamentiamoci se da noi l’attesa di Giustizia è molto lunga: altrove non vi è neppure questa speranza.

  • Bugie, arroganza e manipolazioni

    Gli uomini possono essere manipolati in tutti i modi.

    George Orwell; da “1984”

    1984 e La fattoria degli animali sono i due capolavori di George Orwell dai quali ci si impara sempre. Il romanzo 1984, scritto nel 1948 e pubblicato un anno dopo, ambientato a Londra in un futuro prossimo, nel 1984, risulta essere uno dei libri tra i più letti in tutto il mondo. Il titolo stesso è una semplice permutazione delle due ultime cifre dell’anno 1948. Scrivendo quel libro, l’autore voleva diffondere un chiaro e perentorio messaggio tra i suoi lettori. Lui stesso aveva dichiarato che aveva scritto 1984 “…per cambiare il parere degli altri sul tipo di società, per la quale essi devono combattere”. E gli “altri” erano, sono e saranno sempre tutti coloro che, leggendo il libro, potessero/possano riflettere, valutare, e agire di conseguenza. Un obiettivo quello posto da Orwell, che sembra abbia superato tutte le sue aspettative, visto il grandissimo numero di lettori che hanno letto e riletto il libro, riflettendo, valutando e agendo di conseguenza. Anche l’autore di queste righe è uno tra quegli “altri”. Egli è fermamente convinto che bisogna combattere, sempre più numerosi e determinati, per non permettere mai che funzioni il modello “Oceania”, ovunque si possa presentare un simile ed eventuale pericolo. Un modello quello, descritto nei minimi dettagli e maestosamente da George Orwell.

    Oceania era una delle tre grandi nazioni in cui era diviso il mondo nel 1984. Tutto era accaduto dopo una terza guerra mondiale, una guerra nucleare, avvenuta negli anni ’50 del secolo scorso. Le tre grandi nazioni, diventate delle dittature, erano in un continuo conflitto tra di loro. In Oceania tutto veniva controllato e gestito dal “Grande Fratello” (Big Brother), il capo indiscusso dell’unico Partito, che nessuno aveva mai visto però. Un personaggio occulto, inventato da George Orwell per rappresentare il “Potere assoluto”. Un “Grande Fratello” che, tramite le manipolazioni programmate e meticolosamente attuate del cervello umano ed una spietata repressione, aveva annullato la coscienza dell’individuo e quella collettiva in Oceania. Il “Grande Fratello” che è, come concetto e come effetti prodotti, molto attuale e pericoloso in tutto il mondo, vista la diffusione mediatica, l’uso sproporzionato e, purtroppo, con delle ben evidenziate conseguenze negative. Anche per questo dobbiamo tanto alla lungimiranza di Orvell.

    Un altro chiaro messaggio che egli ci ha trasmesso è che bisogna combattere, sempre più numerosi e determinati, per non permettere mai che la cultura sia annientata dal “Potere assoluto”. Per non permettere mai che tutto ciò possa aiutare anche quella che Orwell chiamava la “Neolingua” (Newspeak). E cioè una “lingua” con un ridottissimo numero di parole attive, per ridurre, perciò, al massimo la capacità di espressione e di pensiero, individuale e/o collettivo. Una “lingua” che tende a soffocare la lingua vivente, fino a farla scomparire. Ragion per cui bisogna salvare la lingua dalla “corruzione della parola”, come scriveva Orwell.

    Bisogna combattere, sempre più numerosi e determinati, anche per non permettere mai che chiunque, un “Grande Fratello” o chicchessia, possa manipolare mentalmente il genere umano, fino al punto di attivare quello che Orwell chiamava il “Bipensiero” (Doublethink ). E cioè “la capacità di sostenere simultaneamente due opinioni in palese contraddizione tra loro e di accettarle entrambe come esatte”. Una ragione in più perché bisogna combattere, sempre più numerosi e determinati, per non permettere mai che possa funzionare quella diabolica distorsione e manipolazione mentale, ideata, programmata e attuata dal “Potere assoluto”, ovunque e in qualsiasi tempo. Per non permettere mai, come scriveva Orwell, che si possa “usare un inganno cosciente e, nello stesso tempo, mantenere una fermezza di proposito che dimostri una totale onestà: spacciare deliberate menzogne e credervi”.

    Bisogna combattere, sempre più numerosi e determinati, anche per non permettere mai più che nessun “Grande Fratello”, ovunque e in qualsiasi tempo, possa annientare tutto il passato, tutta la storia, in modo che tutto cominci con il “Potere assoluto”. Come è stato maestosamente descritto da George Orwell nel suo 1984. E cioè per non permettere mai che in qualsiasi paese ci si possa arrivare fino al punto che “La menzogna diventa verità e passa alla storia”. E che “Chi controlla il passato controlla il futuro: chi controlla il presente controlla il passato”, come scriveva Orwell. Per non permettere mai che si possano considerare normali delle contraddizioni come “La guerra è pace”, “La libertà è schiavitù” e “L’ignoranza è forza”!

    Bisogna combattere, sempre più numerosi e determinati, anche per non permettere mai più che un “Grande Fratello”, rappresentante di qualsiasi “Potere assoluto”, possa controllare tutto e tutti con dei mezzi della tecnologia di telecomunicazione e altri potenti e diffusissimi mezzi tecnologici delle ultime generazioni. Come accadeva in Oceania, dove tramite i teleschermi, installati in ogni ambiente, non solo venivano trasmessi gli “ordini del Partito”, ma anche si controllava, in qualsiasi momento, la vita privata delle singole persone.

    Bisogna combattere, sempre più numerosi e determinati, anche per non permettere mai più che delle strutture paramilitari possano agire nel nome e per conto del  “Potere assoluto”. Come accadeva in Oceania, dove una polizia politica, la “Psicopolizia” (Thought Police), interveniva in ogni situazione sospetta e non tollerata dal “Partito”. Una struttura quella della “Psicopolizia”, parte integrante del “Ministero dell’Amore” (Miniluv), che con metodi crudeli “convinceva” tutti i “dissidenti”, oppure gli faceva tacere per sempre.

    Tutti questi sono dei chiari e molto significativi messaggi che ci ha trasmesso George Orwell con il suo ben noto romanzo 1984. Messaggi che sono attuali in ogni parte del mondo, ovunque si possa verificare la costituzione di un regime totalitario, di una dittatura. Albania compresa. Sì, perché attualmente in Albania è stata restaurata una nuova dittatura, controllata e gestita dalla criminalità organizzata e da certi raggruppamenti occulti locali ed internazionali. Una dittatura che ha nel primo ministro il “rappresentante ufficiale”. Una dittatura che sta cercando di usare una facciata di “pluralismo politico”, per ingannare soprattutto le istituzioni internazionali e/o le cancellerie occidentali. Perché ormai è incurante di quello che ne pensano i cittadini albanesi.

    Chi scrive queste righe è convinto che in Albania il “Potere assoluto” sta usando metodi simili a quelli usati nell’Oceania del 1984. Si sta facendo di tutto, in modo che la Storia cominci con l’attuale primo ministro. Si sta cercando di cancellare e, possibilmente, annientare le tradizioni e la cultura. Si sta cercando, in modo programmato, di “rinnovare” il sistema dell’istruzione. Il risultato è significativo. Soltanto negli ultimi anni è aumentato paurosamente il numero degli analfabeti funzionali tra i giovani. Sono di pubblico dominio l’ipocrisia forzata e, la sfacciataggine dei funzionari dell’amministrazione pubblica, che si contraddicono mentalmente. Espressioni “albanesi” del “Bipensiero” e della “Neolingua” orwelliana. Chi scrive queste righe è convinto che il vigliacco abbattimento dell’edificio del Teatro Nazionale ne è un’eloquente ed inconfutabile testimonianza della dittatura in azione. Delle strutture simili alla “Psicopolizia” di Orwell hanno dimostrato il 17 maggio scorso, notte tempo e in pieno periodo di chiusura per la pandemia, tutto il potere del regime. Spetta solo ai cittadini albanesi reagire determinati e sempre più numerosi per evitare il peggio. Ricordando anche quanto ha scritto George Orwell nel suo 1984. Tutto debba servire come monito e chiaro messaggio per gli albanesi rivoltosi.

  • Diritto di scelta e di partecipazione

    Mentre siamo in code varie sulle solite autostrade e strade, infarcite di lavori in corso, mentre su una spiaggia cerchiamo di dimenticare i lunghi mesi di isolamento o in montagna, in campagna riprendiamo contatto con la natura, contatto che ci era stato giustamente proibito per tanti mesi, mentre, purtroppo, siamo costretti a rimanere dove siamo perché la crisi, le condizioni economiche, ci impediscono di andare in vacanza, ovunque noi  siamo e con chiunque siamo non dimentichiamoci che il futuro nostro, ed altrui, dipende in gran parte dai nostri comportamenti. Le mascherine vanno usate, le distanze mantenute, le precauzioni devono far parte di ogni azione quotidiana.

    Come sanno tutti coloro che, per qualunque ragione, hanno avuto ed hanno bisogno in questi giorni di una visita medica, di un controllo ospedaliero, la nostra sanità è stata portata al collasso e ancora molti reparti non hanno ripreso a funzionare normalmente e nei Pronto soccorsi le ore di attesa sono ancora più Lunghe del solito, perciò preservare la nostra salute diventa più che mai un dovere.

    Pensiamo a tutte le volte che per primi non ci siamo sufficientemente curati dell’ambiente, di come contrastare l’inquinamento nei nostri gesti quotidiani, di come abbiamo sempre dato per scontate libertà e comodità che improvvisamente abbiamo in parte perso. Il covid potrebbe essere l’occasione per ripensare al meglio la nostra vita, anche la nostra attenzione alla politica perché se c’è il disfacimento e la confusione attuale ci sono anche responsabilità da parte nostra, la trascuratezza con la quale abbiamo votato, o scelto di non votare, ha portato alla conseguenze che oggi dobbiamo registrare, una politica impreparata, autoreferenziale, pressapochista che può condurci,molto velocemente, ad un sistema oligarchico nel quale non saranno i migliori a scegliere per noi. Chi può si goda un po’ di respiro, di sole e di aria ma sappia che il pericolo non è solo il ritorno del covid ma la nostra assuefazione alla mancanza di libertà e al diritto di scelta e di partecipazione.

  • L’Europarlamento in difesa dei diritti umani e della democrazia

    Diritti umani e democrazia al centro dell’agenda dell’ultima Sessione plenaria del Parlamento europeo prima della sosta estiva. Previsti, infatti, una dichiarazione dell’Alto rappresentante dell’Unione europea per gli Affari esteri e la Sicurezza, Josep Borrell, e un dibattito sul ‘Rapporto annuale dell’UE sui diritti umani e la democrazia nel mondo 2019’, di recente pubblicazione, ai quali il Parlamento è chiamato a rispondere proponendo raccomandazioni per il futuro.

    Il Consiglio ha approvato la relazione annuale attraverso una procedura scritta semplificata lo scorso 15 giugno. Al centro le sfide più urgenti con una mappatura completa delle azioni condotte dall’Unione in materia di diritti umani e democrazia a livello multilaterale, regionale e bilaterale.

    La relazione del 2019 segna la fase finale dell’attuazione del piano d’azione dell’UE per il 2015-2019 su diritti e democrazia, con un nuovo piano d’azione che dovrebbe essere adottato presto dal Consiglio.

    La situazione che emerge dal rapporto 2019 non è delle migliori perchè il concetto di democrazia diminuisce sempre più e crescono le repressioni dei diritti umani. Nell’ottobre 2019, in risposta a queste tendenze, il Consiglio aveva adottato nuove conclusioni sul sostegno alla democrazia nelle relazioni esterne dell’UE.

    Le tecnologie digitali hanno fornito nuove opportunità di partecipazione politica ma hanno anche creato pericolosi strumenti per l’incitamento alla violenza o all’odio, campagne di disinformazione e violazioni dei diritti umani online (tutte questioni che richiedono l’attenzione dell’UE). Nel 2019 l’Unione ha continuato a sostenere chi difende i diritti umani in situazioni difficili in tutto il mondo e a fornire assistenza legale e finanziaria. Nei dialoghi bilaterali e multilaterali, l’UE ha continuato a sostenere con forza la libertà di espressione e dei media, nonché a favorire libertà di religione e credo. Ha inoltre lavorato molto sulla lotta alla disinformazione coinvolgendo i giornalisti nei contesti locali. L’uguaglianza e la lotta alla discriminazione sono in cima all’agenda dell’UE, in particolare la parità di genere e l’empowerment delle donne, i diritti del bambino, delle persone LGBT e delle popolazioni indigene.

    A giugno 2019 sono state adottate Linee guida sui diritti umani in materia di acqua potabile e servizi igienico-sanitari e, alla luce di quanto accaduto con il Covid 19, tale attenzione si è rivelata molto importante.

    L’UE, grazie alla sua politica estera, ha ridotto anche le agevolazioni commerciali alla Cambogia a causa delle continue violazioni dei diritti delle persone pesantemente sfruttate nel mondo del lavoro.

    Ogni anno, in risposta alla relazione dell’UE, la commissione per gli affari esteri (AFET) redige una relazione per l’adozione da parte del Parlamento. A differenza del rapporto dell’UE, tale la relazione, che viene generalmente votata durante la sessione plenaria di dicembre, formula raccomandazioni specifiche per guidare la futura politica dell’Unione.

  • Pechino vuole limitare i visti agli americani che difendono l’autonomia di Hong Kong

    La nuova e controversa legge sulla sicurezza nazionale fortemente voluta da Pechino per Hong Kong è in dirittura d’arrivo, anche perchè il primo luglio coincide con la data in cui, nel 1997, l’ex colonia britannica passò sotto la sovranità della Cina. Tra Pechino e Washington, intanto, è scoppiata la guerra dei visti con l’annuncio, più d’immagine che di sostanza, della stretta per quelli dei funzionari americani che “si sono comportati in modo oltraggioso” sulle vicende di Hong Kong. Il portavoce del ministero degli Esteri Zhao Lijian, illustrando la risposta a un’analoga mossa di Washington, ha chiesto agli Stati Uniti di fermare le sue interferenze sull’ex colonia minacciando in caso contrario “forti contromisure”.

    Venerdì 26 giugno, l’amministrazione Trump ha annunciato la stretta sui visti statunitensi per un certo numero di funzionari cinesi non precisati per la violazione dell’autonomia dell’ex colonia. Il segretario di Stato Mike Pompeo ha spiegato che le restrizioni si sarebbero applicate ad “attuali ed ex” funzionari del Partito comunista cinese “ritenuti responsabili o complici della destabilizzazione dell’alto grado di autonomia di Hong Kong”. “Il piano di ostacolare l’approvazione della legge sulla sicurezza nazionale non potrà mai prevalere”, ha aggiunto Zhao, secondo cui “per prendere di mira le azioni illecite degli Stati Uniti, la Cina ha deciso di imporre restrizioni sui visti agli individui americani che si sono comportati in modo oltraggioso sulle questioni” dell’ex colonia, ha notato Zhao senza precisare i soggetti nel mirino.

    Stati Uniti, Gran Bretagna, Unione europea e agenzia dell’Onu sui diritti umani hanno espresso timori che la legge possa essere usata per soffocare le critiche a Pechino, con mezzi simili seguiti sul fronte domestico per reprimere il dissenso. La Cina ha affermato che la nuova legge prenderà di mira solo un piccolo gruppo di persone, mentre affronta separatismo, sovversione, terrorismo e interferenze straniere a Hong Kong con pene che potrebbero contemplare, secondo i media locali, il carcere a vita, parte di un testo ancora sconosciuto e che lo potrebbe restare ancora per diverso tempo. Domenica 28 giugno il Comitato permanente del Congresso nazionale del popolo, il ramo legislativo del parlamento cinese, ha esaminato la bozza del disegno di legge: i media statali hanno riferito l’appoggio schiacciante ricevuto. Il governo centrale ha “una determinazione incrollabile di portare avanti la legge sulla sicurezza nazionale e di salvaguardare sovranità e interessi nazionali”, ha detto la tv statale Cctv, citando un portavoce. La legge sulla sicurezza nazionale segna “la fine della manipolazione Usa della società di Hong Kong. ‘Un Paese, due sistemi’ continuerà, ma Hong Kong sarà sempre una città cinese. Non sarà enclave politico Usa”, ha rincarato su Twitter Hu Xijin, editor-in-chief del tabloid nazionalista Global Times.

  • In attesa di Giustizia: chi entra, chi esce

    Storie di questi giorni, apparentemente diverse ma con un minimo comune denominatore: si tratta di un arresto ed una scarcerazione, entrambe fanno scalpore ed entrambe fanno gridare all’ingiustizia ma – in realtà –  c’è giustizia in entrambi i casi.

    Emilio Fede stava scontando una condanna definitiva in regime di detenzione domiciliare nella sua abitazione di Milano. Essendo un beneficio consentito dall’ordinamento penitenziario, aveva chiesto al Magistrato di Sorveglianza di potersi recare a Napoli per incontrare la moglie che non vede da tempo e festeggiare con lei il suo ottantanovesimo compleanno.

    Dando per scontata l’autorizzazione (in effetti l’istanza era priva di controindicazioni), il giornalista si organizza la trasferta: Frecciarossa, pernottamento in un albergo sul lungomare e una cena romantica con vista sul Borgo dei Pescatori. Senza aspettare che gli venga notificato quel permesso cui aveva diritto, Emilio Fede esce di casa e parte in direzione Napoli: una città che, con la sua struggente bellezza, può essere complice di amori mai sopiti o da ritrovare.

    Non doveva e non poteva andare così: l’impazienza doveva essere contenuta e misurata sul provvedimento del Magistrato e, attenzione, perché da noi, quando vuole la Giustizia sa essere implacabile e rapidissima: più che altro, in questo caso, l’evasione viene scoperta – perché tale, tecnicamente è – in quanto Emilio Fede aveva avvisato i Carabinieri di Milano che sarebbe partito; viene così individuato senza difficoltà, definirlo latitante è pure tecnicamente corretto e quindi viene  prelevato da ben quattro uomini delle Forze dell’Ordine che lo riconducono in albergo con obbligo di permanervi fino a nuove determinazioni dell’autorità giudiziaria. Per tutta una serie di ragioni, anche queste corrette, che per brevità vengono omesse non viene condotto in carcere. A quasi novant’anni, per una pizza annunciata insieme alla moglie sarebbe stato anche un po’ troppo…

    Giustizia, dunque è fatta non senza richiamare il brocardo dura lex sed lex: qualcuno su questa vicenda ci ridacchia e passa oltre, qualcuno sicuramente pensa che “se l’è cercata e gli sta bene”.

    L’altra storia, invece, è quella che ha sgomentato il Guardasigilli facendo gridare allo scandalo uno stuolo di indignati in servizio permanente effettivo: Massimo Carminati, imputato principale del processo c.d. Mafia Capitale è stato scarcerato perché si è fatto cinque anni e sette mesi di custodia cautelare, senza che nei suoi confronti sia intervenuta una sentenza irrevocabile di condanna. Lo prevede la legge, prima ancora la Costituzione: non si può restare detenuti in eterno nell’attesa di una sentenza definitiva, ci sono dei termini e non sono nemmeno brevi. Quando la condanna di Carminati diventerà irrevocabile tornerà in carcere, sempre che la Corte d’Appello di Roma gli infligga una condanna ad un periodo di reclusione superiore alla carcerazione già subita, dal momento che la Cassazione ha detto quello romano non era un aggregato mafioso. Implacabile anche lui, il Ministro della Giustizia ha subito mandato gli Ispettori per verificare cosa fosse successo ma in fondo bastava procurarsi un codice di procedura, pochi articoli dal 303 in avanti e se per l’Eccellenza Bonafede un codice è troppo, per calcolare la durata massima della carcerazione preventiva può bastare qualcuno che gliela spiega e un calendario. Morale? Due storie tanto diverse e tanto simili, come si diceva all’inizio anche se un po’ complicate da capire per i non addetti ai lavori che, forse, su queste colonne si è contribuito a comprendere verificando che, nonostante tutto, conserviamo un barlume di Stato di diritto, pure per i malacarne.  Ancora difficile da comprendere per i giacobini de noantri? Può darsi e viene in mente il pensiero di un vecchio, grande, avvocato: il diritto è una materia ostica per me, figuratevi per voi.

  • Censurato e riaperto in poche ore il canale Youtube di Radio Radio

    “Ventisei ore per ripensarci, ed evitare il peggio. A questo punto il soggetto di cui parliamo non è certo Radio Radio, bensì la piattaforma multinazionale di YouTube”. E’ quanto si legge sul sito ufficiale della storica emittente radiofonica romana Radio Radio che, dopo la cancellazione di domenica 14 giugno del suo canale TV da parte del noto colosso statunitense, ha visto la mattina del 15 giugno revocare l’oscuramento avvenuto ‘per violazione delle norme della community’. La sospensione del canale sarebbe dovuta ad una segnalazione riguardante video con contenuti discriminatori su minori che, come dichiarato dal direttore di radioradio.it Fabio Duranti che aveva fatto partire immediatamente una diffida in cui si intimava a Youtube il ripristino del canale previa azioni legali, non sono mai stati pubblicati.

    Alla notizia della censura tante e immediate le rimostranze dei numerosi fan dell’emittente che a Roma e dintorni è nota, e amata, per l’ampio spazio dedicato allo sport, e alle due squadra della capitale, e per i talk di approfondimento di temi di attualità affrontati con modalità fuori dal coro come l’emergenza coronavirus raccontata in queste settimane con personaggi poco presenti nei salotti televisivi abituali e teorie che la maggior parte dei media definirebbe complottiste.

  • Dannosa ipocrisia in azione, come un déjà vu

    Gli ipocriti più miti sono anche i più temibili.

    Le maschere di velluto sono sempre nere.

    Victor Hugo; da “Oceano”

    Ormai sono diventati tutti dei miseri ipocriti. Dopo essere stati, ognuno per conto proprio e per ben noti motivi, arroganti, agguerriti e perentori fino ad una decina di giorni fa, adesso in Albania tutti hanno cambiato maschera e modo di recitare. Il primo ministro, da arrogante, prepotente e cinico qual è, di sua natura, sta cercando di apparire “collaborativo”. I dirigenti dell’opposizione, da perentori nelle loro richieste “non negoziabili” e agguerriti, riferendosi alle “line rosse” da non oltrepassare, ormai “cantano vittoria” per nascondere, invece, una vistosa sconfitta. I soliti “rappresentanti internazionali”, da irremovibili e aspri tutori, dopo aver “messo in riga le parti”, adesso si sono fatti da parte e stanno “rispettando” quanto sancito dalla Convenzione di Vienna sulle relazioni diplomatiche. Proprio loro, che fino a pochi giorni fa hanno palesemente violato quella Convenzione, mostrando anche le loro “preferenze”. Da non dimenticare, per dovere di cronaca, neanche i ridicoli e insignificanti rappresentanti della “nuova opposizione” parlamentare, che da circa un anno, da quando l’opposizione ha rassegnato i mandati parlamentari, è diventata un “serbatoio di voti” per il primo ministro. Proprio loro adesso hanno alzato la voce, giurando “fedeltà ai principi” e intransigenza di fronte a quanto decidono i “grandi”. Presentando però delle proposte e/o richieste “suggerite amichevolmente” da qualche “rappresentante internazionale”, oppure redatte negli uffici controllati dal primo ministro e i suoi! Tutti sono dei miseri ipocriti però, nessuno escluso. Tutti stanno recitando adesso, dopo la sera del 5 giungo scorso in Albania. Giorno in cui, grazie ai soliti “rappresentanti internazionali”, è stato raggiunto il “consenso” e firmato un documento scritto in inglese per la “grande fretta”: quello dell’Accordo sulla Riforma elettorale. Tutti, però, hanno fatto e stanno facendo finta che l’Albania sia un paese dove quella Riforma consoliderebbe ulteriormente la democrazia (Sic!). Invece ciò che, in realtà, potrebbe consolidare la Riforma elettorale sarebbe la nuova dittatura restaurata ormai in Albania, permettendo un terzo mandato all’attuale primo ministro! Il nostro lettore è stato informato la scorsa settimana (Dittatura sostenuta anche dai ‘rappresentanti internazionali’; 8 giugno 2020).

    L’Albania purtroppo non è un paese democratico. E men che meno un paese economicamente e socialmente prospero ed evoluto, come altri paesi dell’Europa occidentale. Anzi! Ragion per cui non si devono “adottare” e attuare degli approcci fatti in quei paesi. Sarebbe sbagliato e con delle conseguenze negative. L’Albania ha ereditato tutt’altro dal passato. Da quel passato sotto l’impero ottomano prima, per circa cinque secoli, e poi sotto la dittatura comunista, per circa cinque decenni. Da quel passato l’Albania ha ereditato un’evidente arretratezza economica, politica e culturale. Purtroppo questi “segni del passato” si sono fatti sentire e hanno ostacolato i processi della democratizzazione del paese dopo la caduta della dittatura comunista nel 1991. I cinici avrebbero detto, non avendo tutti i torti, che non si potrebbe cancellare così facilmente e in poco tempo il passato! L’Albania, però, ha un vitale bisogno di cambiare, di iniziare un lungo e difficile, ma veritiero, percorso verso una fattibile e funzionante democrazia. E i cittadini hanno il sacrosanto diritto di ambire alla prosperità economica e sociale. Ma, invece, quanto sta accadendo durante questi ultimi anni in Albania va proprio al senso contrario.

    L’autore di queste righe è convinto e lo ribadisce da tempo, dati e fatti accaduti e/o che stanno tuttora accadendo alla mano, che in Albania ormai è stata restaurata una nuova dittatura. Una realtà che viene evidenziata e confermata anche da quanto è stato pubblicato dai rapporti ufficiali delle istituzioni internazionali specializzate. Si tratta di una dittatura sui generis, ma non per questo meno pericolosa, anzi! Perché si tratta di una dittatura camuffata da una facciata di pluralismo e pluripartitismo. Quanto sta accadendo con la Riforma elettorale in queste ultime settimane, all’autore di queste righe ricorda quello che Tancredi diceva allo zio, principe di Salina (Il Gattopardo di Giuseppe Tomasi di Lampedusa). “… Zio, se vogliamo che tutto rimanga com’è, bisogna che tutto cambi”! L’approccio alla Riforma elettorale e tutto quello che è successo fino alla firma dell’Accordo non è stato quello dovuto, anzi! I rappresentanti politici al Consiglio Politico e soprattutto i soliti “rappresentanti internazionali” hanno trattato i negoziati come si fa di solito in commercio, o in altre occasioni simili. Hanno cercato ed ottenuto che le parti “concedessero” qualcosa in cambio di altro. E invece, con la Riforma elettorale, nelle condizioni particolari in cui si trova l’Albania, quell’approccio è stato sbagliato già in partenza. Perciò anche il prodotto finale non poteva essere quello dovuto e necessario per il paese. Nel caso dell’Accordo sulla Riforma elettorale, tenendo presente la drammatica situazione, causata, controllata e gestita da una nuova e pericolosa dittatura, negoziare, o meglio mercanteggiare, come è stato fatto, significherebbe semplicemente ignorare la sostanza e trattare dei dettagli tecnici! Perché i negoziati per quell’Accordo non erano dei negoziati per costituire un’alleanza governativa, o per dividere il potere, il controllo e/o le influenze in un accordo commerciale, oppure imprenditoriale! No! Perché la Riforma elettorale dovrebbe essere tale da garantire, finalmente, delle elezioni libere, oneste e democratiche in Albania. Da garantire elezioni tramite le quali il cittadino possa esprimere liberamente le proprie scelte, senza essere condizionato, minacciato, manipolato ecc.. Proprio come è accaduto durante le ultime elezioni in Albania. Ragion per cui, ogni altro tipo di “compromesso” danneggerebbe l’esito della Riforma.

    Quanto è stato raggiunto con l’Accordo del 5 giugno scorso potrebbe compromettere seriamente e di nuovo anche e soprattutto le elezioni libere, oneste e democratiche in Albania. Purtroppo i dirigenti dell’opposizione, dopo il 5 giugno scorso, si sono di nuovo dimenticati delle tante “condizioni non negoziabili’ e delle “linee rosse” da non essere mai oltrepassate dal primo ministro e/o dai suoi. Si sono di nuovo dimenticati anche delle tante promesse pubbliche fatte ai cittadini, mentre chiedevano proprio il loro appoggio “per rovesciare questo governo corrotto e compromesso”! Ragion per cui adesso però i dirigenti dell’opposizione avrebbero come minimo l’obbligo politico, istituzionale e morale di chiarire tutto. Chiarire perciò se hanno mentito prima, oppure adesso che stanno “cantando vittoria”?! Loro adesso dovrebbero avere anche il coraggio di spiegare ai loro sostenitori e, in generale, ai cittadini, il perché di questo “dietro front”, di questo cambiamento radicale. Ma sembrerebbe che quel necessario e obbligatorio coraggio a loro manca purtroppo. Comunque adesso loro non possono fare i finti tonti e come se fossero caduti dalle nuvole! Un’inutile ipocrisia, perché da tempo ormai, non sono più credibili.

    Chi scrive queste righe è convinto che in nessun paese, da che mondo è mondo, una dittatura possa essere sostituita con il “voto libero”! La storia ci insegna. Perché in nessuna dittatura non si riesce a votare liberamente. Le dittature, da che mondo è mondo, si rovesciano solo e soltanto con le rivolte popolari! Poi, in seguito, l’ordine delle cose si stabilisce con il voto libero, onesto e democratico. Perciò egli la considera una dannosa e pericolosa ipocrisia in azione, quella dei rappresentanti politici e internazionali in Albania, dopo l’Accordo del 5 giugno scorso! Dannosa e pericolosa perché, come scriveva Victor Hugo, gli ipocriti più miti sono anche i più temibili. E le maschere di velluto sono sempre nere. Anche quelle in scena adesso in Albania!

  • Hong Kong police arrest dozens of pro-democracy protestors

    Dozens of pro-democracy protestors were arrested in Hong Kong on Tuesday after people took to the streets to mark the first anniversary of the anti-government movement.

    The demonstrators occupied roads and blocked traffic, carrying banners and yelling slogans, such as: “Hong Kong independence, the only way” and “Rejuvenate Hong Kong, revolution of our era”.

    Public gatherings have been banned since March because of the coronavirus pandemic. Police used pepper spray to disperse protesters. 53 people had been arrested for participating in an illegal assembly, police said, adding that it had used “minimum necessary force” to disperse the crowd.

    The demonstrations in Hong Kong began last year when people took to the streets to reject a bill that would have facilitated extradition to China. The protests, often followed by brutal crackdowns by security forces, evolved into a wider movement calling for greater freedoms in what is the most concerted challenge to Beijing’s rule since the former British colony’s 1997 handover. Beijing has denied the arrests were politically motivated and has blamed the West for provoking unrest.

    The protests escalated last month, when China’s parliament decided to impose national security laws on Hong Kong, and made it a criminal offence to disrespect the Chinese national anthem.

    City leader Carrie Lam said that “Hong Kong cannot afford such chaos”, adding that residents needed to prove Hong Kong people “are reasonable and sensible citizens of the People’s Republic of China” if they want their freedoms and autonomy to continue.

     

  • OSCE members slam Russia’s lack of response to human rights violations in Chechnya

    In a joint statement, 16 members of the Organisation for Security and Cooperation in Europe (OSCE) said Russia has failed to address severe human rights violations in the semi-autonomous region of Chechnya.

    The statement was delivered to OSCE by the Danish delegation to the organisation on behalf of the delegations of Belgium, Canada, Denmark, Estonia, Finland, France, Germany, Iceland, Ireland, Latvia, Lithuania, the Netherlands, Norway, Sweden, the United Kingdom, and the United States.

    It was issued 17 months after a fact-finding report, called Moscow Mechanism Report that was presented at the OSCE, said the authorities in Chechnya had committed “very serious” human rights violations and abuses.

    The OSCE members stressed that “the climate of impunity” continues to prevail, citing continuous attacks against journalists, human rights defenders and the LGBTI community. According to their statement, those groups of people are being harassed and persecuted, unlawfully arrested, subjected to torture and even extrajudicially executed.

    The countries called on Russia to fully implement the recommendations included in the report, calling the situation in Chechnya “deeply worrying”.

    “We will continue to raise our concerns with regard to the numerous credible allegations of ongoing serious human rights violations and abuses in Chechnya until we receive a substantive response from the Russian Federation and observe tangible progress in the region,” their statement reads.

    The leader of Chechnya, Ramzan Kadyrov, since appointed by Vladimir Putin in 2007, has been implementing aggressive measures to rule the region, leaving no space for minority groups, journalists and activists.

    Amid the Coronavirus pandemic, Kadyrov said in an interview to state-run media that people who fail to self-isolate after testing positive for COVID-19, should be killed. After his statement circulated in Russian media, people who spread the news apologised for their move, with human rights groups citing fears that the confessions were coerced.

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