Europa

  • L’UE rafforza la cooperazione in materia di sicurezza con nuove segnalazioni informative nel sistema d’informazione Schengen

    Dal 15 ottobre il sistema d’informazione Schengen (SIS) disporrà di maggiori capacità per combattere il terrorismo e le forme gravi di criminalità organizzata. Una nuova segnalazione informativa renderà disponibili in tempo reale in tutta l’UE le informazioni condivise da paesi terzi e organizzazioni internazionali su sospetti terroristi e autori di reati gravi.

    Gli Stati membri potranno ora inserire nel SIS le informazioni affidabili ricevute da partner esterni, con il sostegno di Europol. Ciò comprende informazioni sui combattenti terroristi stranieri, sugli individui sospettati nelle indagini relative a reati gravi e sugli individui sospettati di attività terroristiche. Su questa base, gli Stati membri possono emettere una segnalazione informativa.

    L’aggiornamento aiuterà le guardie di frontiera e gli agenti di polizia in tutta l’UE a individuare un maggior numero di criminali e terroristi e faciliterà la cooperazione tra le autorità di contrasto.

    Gli Stati membri possono inoltre continuare ad avvalersi delle altre categorie di segnalazioni già disponibili nel SIS, come le segnalazioni relative a un mandato d’arresto o quelle ai fini del rifiuto di ingresso o di soggiorno. 

  • Il centro europeo per la resilienza democratica estende la cooperazione ai partner dell’allargamento

    Il centro europeo per la resilienza democratica compie un ulteriore passo avanti, estendendo le sue attività di cooperazione in materia di resilienza democratica ai paesi candidati e potenziali candidati. In questo modo si amplia la cooperazione pratica del centro oltre i confini dell’UE, integrando possibilità per condividere il know-how, sviluppare capacità congiunte e collaborare su sfide comuni, come previsto nell’ambito dello scudo europeo per la democrazia.

    A margine del Consiglio “Affari generali” a Lussemburgo, i ministri degli Stati membri hanno discusso vie di collaborazione con le rispettive controparti di Albania, Bosnia-Erzegovina, Moldova, Montenegro, Macedonia del Nord, Serbia e Ucraina, e Kosovo. Su invito degli Stati membri, i partner dell’allargamento potranno ora partecipare a diversi progetti congiunti in corso, comprese esercitazioni a tavolino sulla gestione delle crisi, sviluppando idee comuni e metodologie per rilevare la manipolazione delle informazioni e ingerenze da parte di attori stranieri. Altri progetti comprendono metodi per la misurazione della resilienza democratica e il sostegno alla sicurezza della vita democratica attraverso formazioni ad hoc sulla protezione dei giornalisti, delle organizzazioni della società civile, dei verificatori dei fatti e dei politici.

    Il centro è stato istituito ufficialmente il 24 febbraio 2026 presso il Consiglio “Affari generali”. Ha già realizzato progetti concreti con gli Stati membri, ad esempio il programma di sviluppo di capacità Train the trainers.

  • La Commissione europea si riferisce di nuovo a virtuali realtà

    Colui che inganna troverà sempre chi si lascerà ingannare.

    Niccolò Machiavelli ; “Il principe”

    Il 6 ottobre scorso la Commissione europea ha presentato ufficialmente un nuovo documento che si riferisce all’allargamento dell’Unione europea. Ma purtroppo, anche come in altri casi, i rapporti e le documentazioni della Commissione, almeno per l’Albania, non sono per niente realistici, anzi! La commissaria europea per l’allargamento e la politica di vicinato, una nota sostenitrice del primo ministro albanese, ha presentato il 6 ottobre scorso a Bruxelles una “nuova formula”, proposta dalla Commissione, proprio sull’allargamento dell’Unione europea con nuovi Paesi che hanno già avuto lo status di candidato, oppure con Paesi che non hanno avuto ancora questo status.

    Guarda caso però il 28 febbraio scorso il noto quotidiano tedesco Frankfurter Allgemeine Zeitung ha pubblicato un articolo scritto dal primo ministro albanese e dal presidente serbo. L’articolo si intitolava “La Serbia e l’Albania: una strada realistica verso l’Unione europea”. L’autore di queste righe informava allora il nostro lettore che gli autori, convinti che non ci sarà nessun progresso del percorso europeo dei due Paesi balcanici “…hanno presentato una richiesta ‘innovativa’ balcanica sull’adesione all’Unione europea. Si tratta di una richiesta che si basa su un’integrazione puramente commerciale, senza altri diritti per i cittadini di entrambi i Paesi, senza violare l’attuale equilibrio istituzionale dell’Unione”.

    La loro proposta “innovativa” prevedeva che tutti i Paesi candidati all’adesione nell’Unione europea non dovevano beneficiare del diritto di veto, non potevano avere dei commissari aggiuntivi e non potevano influenzare le istituzioni decisionali dell’Unione europea. Gli autori del sopracitato articolo in più “criticano anche l’atteggiamento dei massimi rappresentanti dell’Unione europea che non riescono a gestire gli sviluppi europei ed internazionali” (Richiesta ‘innovativa’ balcanica sull’adesione all’Unione europea; 9 marzo 2026). Pensare da che pulpito vengono queste critiche però! Le istituzioni dell’Unione europea allora non sono state entusiaste e non hanno espresso il loro appoggio a questa “proposta innovativa”.

    Ma adesso risulta che il documento ufficiale della Commissione europea, reso pubblico il 6 ottobre scorso, ha molti elementi in comune con la “proposta innovativa” del presidente della Serbia ed il primo ministro dell’Albania, pubblicata nel loro articolo congiunto sul noto quotidiano tedesco Frankfurter Allgemeine Zeitung. Chissà perché questo cambiamento di opinioni?! La Presidente della Commissione Europea però ha affermato la scorsa settimana che “l’allargamento della nostra Unione è una necessità geopolitica”.

    Riferendosi solo alla vera, vissuta e spesso anche sofferta realtà albanese, si può affermare, senza il minimo dubbio, che niente ha a che vedere con quello che dichiara convinta, nel caso dell’Albania, la commissaria europea per l’allargamento e la politica di vicinato. Sì perché lei parla di risultati ottimistici, in continuo progresso, di riforme importati, parte integrante dei capitoli dei negoziati in corso tra l’Albania e l’Unione europea. Negoziati che sono in continuo progresso (Sic!). Negoziati che il Consiglio europeo ha deciso di aprire il 24 marzo 2020 e che in realtà sono stati aperti ufficialmente il 19 luglio 2022, durante la prima conferenza intergovernativa tra l’Albania e l’Unione europea. Bisogna però affermare, sempre con la dovuta e richiesta oggettività, che invece in Albania nessuna riforma è stata fatta e perciò nessun importate capitolo si può chiudere.

    Proprio la scorsa settimana il nostro lettore veniva informato che “è stato reso pubblico il rapporto per il 2026 sull’Albania del Dipartimento di Stato statunitense. Si tratta di un documento che evidenza le sfide legate alla lotta contro la corruzione, contro la criminalità organizzata, contro il riciclaggio del denaro sporco ed altro. Sfide che secondo il primo ministro albanese sono state ormai vinte. Lo ha dichiarato anche il 30 settembre scorso, durante la congiunta conferenza stampa svoltasi a Tirana, con la presidente della Commissione europea. Ma mente spudoratamente, come fa sempre” (Bugie, inganni ed abominevoli messinscene; 5 ottobre 2026).

    Sì, in Albania è noto a tutti che la criminalità organizzata convive e collabora con il potere politico, rappresentato dal primo ministro. E proprio la criminalità organizzata garantisce le “vittorie elettorali” al primo ministro, come il “massacro elettorale” dell’11 maggio 2025. Ma la criminalità organizzata niente fa “gratuitamente”. In cambio ottiene dal primo ministro e/o da chi per lui, tutto lo spazio libero per svolgere le sue attività illecite, come l’uso delle infrastrutture in Albania per il traffico degli stupefacenti, il riciclaggio del denaro ecc..

    Il documento sull’allargamento dell’Unione europea, nel caso dell’Albania, non fa riferimento alla galoppante e ben radicata corruzione, che parte proprio dai più alti livelli istituzionali e governativi, coinvolgendo direttamente e personalmente anche il primo ministro e i suoi stretti famigliari e collaboratori. Mentre il documento della Commissione europea reso pubblico proprio il 6 ottobre scorso, afferma che l’Albania “ha fatto progressi nella lotta contro la corruzione”!

    Il documento sull’allargamento dell’Unione europea, nel caso dell’Albania, non fa riferimento, in nessuna delle sue pagine, al preoccupante e pericoloso spopolamento del Paese, soprattutto durante questi ultimi anni e neanche delle ragioni di questo spopolamento. Ma tutti sanno però che un simile e pauroso fenomeno ha una sola spiegazione: il malgoverno, la galoppante corruzione, gli abusi di poteri dai più alti rappresentanti istituzionali e politici, la mancanza sempre più grande dei posti di lavoro e la perdita della speranza per una vita migliore nella madre patria.

    Il documento sull’allargamento dell’Unione europea, presentato ufficialmente il 6 ottobre scorso a Bruxelles, nel caso dell’Albania, non evidenzia neanche la preoccupante e pericolosa svalutazione del Euro nei confronti della moneta locale. Bisogna però evidenziare che in Albania la produzione industriale è quasi inesistente in questi ultimi anni. Adesso anche la produzione agricola è stata drasticamente diminuita e tutto viene importato. Si  tratta di una svalutazione che solo negli ultimi tre anni ha raggiunto il livello di più del 30%! Secondo gli specialisti della finanza  questa svalutazione clamorosa, pericolosa e preoccupane è dovuta solo e soltanto al riciclaggio del denaro proveniente soprattutto dai traffici illeciti degli stupefacenti, cocaina in primis.

    Il documento sull’allargamento dell’Unione europea, presentato ufficialmente il 6 ottobre scorso  a Bruxelles, nel caso dell’Albania non fa nessun riferimento al fatto che il Paese ormai è diventato il primo narcostato in Europa. Si tratta di una conseguenza diretta della connivenza e stretta collaborazione tra il potere politico, presentato dal primo ministro e solo da lui e la criminalità organizzata, che sta diventando sempre più potente a livello internazionale. Una realtà che viene evidenziata negli ultimi anni dalle strutture specializzate internazionali, comprese anche quelle dell’Unione europea e i più noti media internazionali. Lo afferma convinto anche Nicola Gratteri, un noto conoscitore, per motivi di lavoro, delle attività della criminalità organizzata albanese. Lui dal settembre 2023 è stato nominato Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Napoli, dopo che, dal 2016, è stato procuratore di Catanzaro. Dall’aprile 1989 lui vive sotto scorta.

    Chi scrive queste righe è convinto che, quando tratta la situazione in Albania, la Commissione europea si riferisce di nuovo a virtuali realtà. Realtà che non hanno niente in comune con quella che si vive e si soffre in Albania. Modificando un po’ il pensiero di Machiavelli, si dovrebbe auspicare che colui che inganna troverà sempre meno persone che si lasceranno ingannare.

  • L’UE annuncia un investimento di Team Europe nel settore sanitario in Africa di quasi 170 milioni di euro

    La Commissione europea e gli Stati membri hanno annunciato investimenti per 169 milioni di euro a sostegno di sistemi sanitari più solidi e resilienti in Africa, in vista del Vertice mondiale sulla salute (World Health Summit), che si terrà questo fine settimana a Berlino. Gli investimenti mirano a rafforzare la sovranità sanitaria, la sicurezza sanitaria e l’accesso equo a prodotti e servizi sanitari nel continente. Gli annunci contribuiscono al partenariato per la salute tra Unione africana e Unione europea.

    Gli investimenti previsti comprendono 6,5 milioni di euro stanziati dalla Commissione europea per ampliare e rendere sostenibili le capacità di sequenziamento genomico dei patogeni nei Paesi membri dell’Unione africana, nonché oltre 30 milioni di euro destinati alla ricerca in settori quali la ricerca clinica e la preparazione alle pandemie. La Commissione europea conferma inoltre un investimento di 7,5 milioni di euro per rafforzare la resilienza sanitaria nella Repubblica democratica del Congo.

  • La Commissione riunisce in via straordinaria il gruppo di esperti scientifici sulla sicurezza e sui rischi dell’IA più avanzata

    La Commissione tiene una riunione straordinaria del gruppo di esperti scientifici sull’intelligenza artificiale (IA). Il gruppo ha esaminato recenti incidenti legati alla perdita di controllo dei sistemi di IA e, insieme all’Ufficio europeo per l’IA della Commissione, ha elaborato una serie di quesiti rivolti alle aziende che hanno sviluppato i modelli in questione. Alla riunione parteciperà Henna Virkkunen, Vicepresidente esecutiva per la Sovranità tecnologica, la sicurezza e la democrazia.

    Il gruppo di esperti scientifici riunisce 60 esperti indipendenti di fama mondiale, che forniscono consulenza all’Ufficio europeo per l’IA e alle autorità nazionali sui rischi sistemici, sulla classificazione dei modelli, sulle metodologie di valutazione e sulla vigilanza transfrontaliera del mercato. Nel corso della riunione, il gruppo presenterà alla Commissione raccomandazioni sui rischi per la sicurezza e la protezione dei sistemi di IA più avanzati.

  • Accesso ristretto ai social per minorenni, parte la consultazione sulle restrizioni introdotte da Bruxelles

    La Commissione europea sta raccogliendo pareri sul Kids Act in cui si propongono delle restrizioni graduali all’accesso ai social dei minori. L’obiettivo, spiega l’esecutivo Ue in una nota, è raccogliere contributi da parte di bambini, genitori, tutori, insegnanti ed educatori, nonché dalle piattaforme online interessate dalla proposta.

    Si potrà contribuire fino al 26 novembre 2026. Tutte le risposte ricevute saranno sintetizzate dalla Commissione e presentate al Parlamento europeo e al Consiglio con l’obiettivo di alimentare il dibattito legislativo

    I miglioramenti attesi dalla consultazione si baseranno sull’ampia base di dati pubblici che ha sostenuto la proposta, tra cui la relazione dei copresidenti del gruppo speciale sulla sicurezza online dei minori, le consultazioni dedicate a bambini, genitori ed educatori e la ricerca del 2026 sulle esperienze online dei bambini.

    Adottato a settembre, il Kids Act migliorerà la sicurezza online dei minori in tutta l’Unione introducendo un periodo di attesa per l’accesso ai social media, norme rigorose sulla progettazione sicura delle piattaforme, sistemi di verifica dell’età che tutelino la privacy e misure di applicazione efficaci.

    Si potrà contribuire fino al 26 novembre 2026. Tutte le risposte ricevute saranno sintetizzate dalla Commissione e presentate al Parlamento europeo e al Consiglio con l’obiettivo di alimentare il dibattito legislativo.

    Come anticipato dalla presidente dell’esecutivo comunitario Ursula von der Leyen, il regolamento prevede una età minima di 13 anni, sotto la vigilanza dei genitori. Solo dai 15 anni in poi i giovani potranno avere un proprio profilo. Il tema è scivoloso e le discussioni in Consiglio e Parlamento si preannunciano accese. «Con questa nostra proposta – ha detto a Strasburgo la vicepresidente della Commissione europea Henna Virkkunen -, garantiamo che i nostri bambini possano godere dei propri diritti online: imparare, rimanere in contatto ed esplorare. Forniamo inoltre ai genitori gli strumenti necessari per accompagnare i propri figli nella navigazione in un mondo digitale sicuro. Tutto questo mantenendo alta la pressione sulle piattaforme, poiché queste devono dimostrare che i loro servizi non arrechino danno».

    Dai 13 ai 15 anni il regolamento europeo prevede che l’uso del profilo possa avvenire solo sotto la vigilanza di un adulto. Secondo la Commissione europea «i servizi disponibili sui profili per i 13-15 anni devono essere progettati con misure di protezione, quali contatti sociali limitati e un tempo di utilizzo dello schermo limitato a un’ora al giorno, riconoscendo il ruolo dei tutori nel sostenere lo sviluppo autonomo e sicuro dei propri figli online». La proposta di regolamento impone una serie di obblighi a tutte le piattaforme che offrono ai minori di 18 anni servizi di rete sociale, condivisione di video, videogiochi online, assistenti basati sull’intelligenza artificiale. «Tra questi figurano il divieto di funzionalità che creano dipendenza (…) Sono inoltre vietati lo scorrimento infinito delle immagini, i meccanismi di ricompensa ingannevoli e le notifiche durante le ore di sonno». La proposta – ha spiegato la vicepresidente Virkkunen – inverte l’onere della prova, attribuendo ai gestori delle piattaforme online di grandi dimensioni la responsabilità di dimostrare che i loro servizi sono sicuri fin dalla loro progettazione. L’iniziativa comunitaria giunge dopo un lungo dibattito tra i commissari, e la pubblicazione dell’analisi di un gruppo di esperti che a suo tempo aveva suggerito un approccio graduale.

    La consultazione è stata indetta perché il tema è controverso e l’iter di approvazione della proposta da parte del Consiglio e del Parlamento rischia di essere impervio. Molti credono che la questione dell’accesso dei più giovani alle reti sociali debba essere regolamentato ed alcuni Paesi lo hanno già fatto, come il Portogallo o la Grecia, altri invece sono più reticenti, come la Finlandia, tendenzialmente più liberale.

  • In peggioramento le competenze di base tra i quindicenni nell’UE

    La Commissione europea ha pubblicato un’analisi dell’UE sui risultati PISA 2025 dell’OCSE, che conferma il costante peggioramento delle competenze di base tra i quindicenni nell’UE.

    I risultati dell’analisi mostrano che il 33,9% degli studenti è al di sotto del livello minimo di competenza in matematica, il 31,3% nella lettura e il 25,9% nelle scienze, essendo queste le tre principali aree di competenza. L’UE si allontana così ulteriormente dall’obiettivo fissato per il 2030 di ridurre a meno del 15% la quota di studenti con risultati insufficienti in ciascuna materia. Anche l’eccellenza è in calo. Nel 2025, la percentuale di studenti con risultati eccellenti nell’UE si attesta al 4,8% nella lettura, al 6,4% nelle scienze e al 6,8% in matematica, ben al di sotto dell’obiettivo UE per il 2030, pari ad almeno il 12% in ciascuna materia. Nessun paese dell’UE raggiunge l’obiettivo nella lettura o nelle scienze e solo due lo raggiungono in matematica.

    L’analisi evidenzia inoltre importanti disparità in termini di equità. Gli studenti provenienti da contesti svantaggiati hanno una probabilità circa quattro volte maggiore di ottenere risultati insufficienti nelle scienze rispetto ai coetanei avvantaggiati, mentre questi ultimi hanno una probabilità circa otto volte maggiore di ottenere risultati eccellenti.

    L’analisi giunge in un momento particolarmente significativo, alla vigilia della pubblicazione, prevista quest’anno, del pacchetto dell’istruzione, con il quale la Commissione intende proporre misure per aiutare gli Stati membri a invertire questa tendenza e a preparare l’istruzione alle sfide del futuro nell’era dell’intelligenza artificiale.

    Nel corso dell’attuale mandato, la Commissione ha proposto diverse iniziative, tra cui il Piano d’azione sulle competenze di base, il Piano strategico per l’istruzione STEM, la Coalizione europea per l’alfabetizzazione e il Quadro UE-OCSE per l’alfabetizzazione all’IA nell’istruzione primaria e secondaria, tra le altre iniziative.

  • Un ricercatore sostenuto dai finanziamenti dell’UE, Peter Hegemann, vince il Premio Nobel 2026 per la fisiologia o la medicina

    Peter Hegemann, ricercatore sostenuto dai finanziamenti dell’UE, ha ricevuto il Premio Nobel 2026 per la fisiologia o la medicina, insieme a Karl Deisseroth e Georg Nagel, per le loro scoperte rivoluzionarie sui canali ionici regolati dalla luce e sull’optogenetica.

    Il loro lavoro ha rivoluzionato le neuroscienze, rendendo possibile controllare con la luce l’attività delle cellule nervose e aprendo nuove e importanti possibilità per studiare il cervello e comprenderne il funzionamento.

    Il professor Hegemann, dell’università Humboldt di Berlino, ha ricevuto un sostegno significativo dall’Unione europea attraverso Horizon Europe, il principale programma dell’UE per la ricerca e l’innovazione.

    Tra il 2016 e il 2021 ha ricevuto un Advanced Grant (sovvenzione per ricercatori esperti) del Consiglio europeo della ricerca (CER) di 2,4 milioni di euro per il progetto MERA – Mechanism of Enzyme Rhodopsin Activation, volto a studiare il funzionamento di una proteina fotosensibile e le sue possibili applicazioni nell’optogenetica. Partecipa inoltre al progetto SOL – Switchable rhodOpsins in Life Sciences, attualmente in corso (2022-2028). Sostenuto da un “Synergy Grant” (sovvenzione per le sinergie) del CER del valore complessivo di quasi 8 milioni di euro, il progetto mira a sviluppare interruttori molecolari controllabili mediante la luce, per creare nuovi strumenti di studio delle funzioni cellulari.

    Il professor Hegemann ha inoltre contribuito al progetto STARDUST (2017-2022), che ha ricevuto 3,8 milioni di euro di finanziamenti dell’UE, ripartiti tra 10 partecipanti, per sviluppare un impianto alimentato a ultrasuoni che combina optogenetica, elettrofisiologia e farmacologia, con possibili applicazioni nel trattamento della malattia di Parkinson.

  • La Commissione rafforza le capacità degli Stati membri nel settore dei droni e degli antidroni con 130 milioni di euro

    La Commissione europea intensifica il proprio sostegno alle capacità degli Stati membri nel settore degli antidroni, mettendo a disposizione ulteriori 130 milioni di euro nell’ambito dello Strumento per la gestione delle frontiere e i visti (BMVI), come annunciato in occasione del Consiglio “Giustizia e affari interni” del 1° ottobre. Il nuovo finanziamento rientra negli sforzi dell’UE per rafforzare la sorveglianza delle frontiere e migliorare la capacità di risposta alle nuove minacce alla sicurezza.

    I nuovi finanziamenti si aggiungono a una dotazione iniziale di 250 milioni di euro, annunciata nel dicembre 2025, e agli ulteriori 169 milioni di euro messi a disposizione all’inizio di quest’anno per finanziare droni di sorveglianza e le relative attrezzature destinati a Frontex, l’Agenzia europea della guardia di frontiera e costiera, e agli Stati membri. La dotazione complessiva disponibile nell’ambito dei fondi per gli affari interni per le tecnologie di sorveglianza e antidroni supera così il mezzo miliardo di euro.

    I finanziamenti consentiranno agli Stati membri di rafforzare la conoscenza della situazione sul terreno, proteggere meglio le frontiere esterne e far fronte ai rischi connessi all’uso non autorizzato o ostile dei droni. L’iniziativa si inserisce nell’obiettivo più ampio della Commissione di dotare le autorità nazionali di strumenti moderni per rafforzare le frontiere esterne dell’UE e accrescere la sicurezza interna.

  • Bugie, inganni ed abominevoli messinscene

    Non sono mai sorpreso nel vedere uomini malvagi,

    ma spesso mi meraviglio nel vederli privi di vergogna.

    Jonathan Swift

    L’8 settembre scorso si è aperta a New York l’81a Assemblea Generale delle Nazioni Unite, mentre dal 22 al 28 settembre scorso si è svolto il dibattito. Tutti i capi di Stato o di governo, che rappresentavano i Paesi membri, hanno preso la parola trattando argomenti e situazioni da loro considerate importanti.

    La delegazione albanese era capeggiata dal primo ministro. Lui però, prima di andare a New York, era andato a Detroit dove ha partecipato ad un “incontro” con alcuni albanesi che vivono lì. Ma in realtà si trattava di un “incontro” con sostenitori del suo partito, scelti con molta cautela dagli organizzatori. E non a caso, proprio all’ingresso della sala dove era previsto l’incontro, c’era un’ex alto ufficiale della polizia, residente in Albania, ma venuto lì proprio per “garantire” la partecipazione “adeguata”. Fuori dell’albergo però, dove si stava svolgendo il “caloroso incontro”, in presenza del primo ministro, si erano radunati molti altri albanesi che stavano protestando contro di lui. Una protesta trasmessa in diretta anche dalla nota rete Fox News.

    Tornato a New York il primo ministro albanese, nonostante la sua necessità di apparire, non era riuscito ad avere un solo incontro che lui e la sua propaganda potevano usare, mentre, durante il suo previsto intervento all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, ha parlato dell’inteligenza artificiale. Un argomento, quello, che lui, per la sua formazione scolastica come insegnate di disegno e poi come pittore, non può conoscere. Ma siccome durante gli incontri il presidente statunitense e il presidente cinese in quei giorni, proprio durante l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, hanno trattato quell’argomento di grande interesse strategico per ben altri motivi, anche il primo ministro albanese ha fatto quella scelta, solo per “apparire”.

    Durante il soggiorno del primo ministro negli Stati Uniti d’America sua moglie faceva parte della delegazione, come previsto dal protocollo. Ma avevano portato con sé anche il loro figlio piccolo e le sue due tate. Al termine della visita si è parlato però di una fattura “piuttosto salata”, che comprendeva anche i suoi famigliari. E non si sa chi ha pagato il conto. I media non controllati dal primo ministro hanno seguito la vicenda per diversi giorni. Ma non c’è stata nessuna reazione in merito da parte dei diretti interessati. Inoltre, l’ufficio stampa del primo ministro non ha rilasciato dichiarazioni che si riferivano a quella fattura “piuttosto salata”, nonostante fosse stato contattato dai media che hanno trattato il caso. Chissà perché?! Ma questo per il primo ministro è ormai noto.

    Una volta tornato in Albania il primo ministro ha dovuto affrontare una situazione a lui non gradita, essendo egli stesso la persona accusata di abusi di potere, di corruzione e di molto altro. Ragion per cui il primo ministro, per spostare l’attenzione, ha scelto di “permettere” controlli da parte dei rappresentanti delle strutture del sistema della giustizia nei confronti di alti funzionari già coinvolti in diversi scandali, di cui il nostro lettore è stato informato, anche la scorsa settimana.

    E come sempre, in simili situazioni, il primo ministro vuol far credere che se la “giustizia” non indaga su di lui, questo significa che è innocente (Sic!). Il primo ministro vuol far credere che tutti possono essere colpevoli, tranne lui. Ragion per cui dichiara che bisogna lasciare la “giustizia” a fare il suo dovere. Secondo lui tutti devono rendere conto personalmente, perché abusano della sua fiducia. Ma tutti sanno però che in Albania i suoi collaboratori, partendo da quelli più stretti, non possono fare e non fanno niente senza il suo beneplacito. E se, per un momento, ignoriamo tutto e pensiamo che il primo ministro dice la verità, allora, tenendo presente la situazione albanese, significa che lui non è capace di fare il primo ministro. Ma lui, ovviamente, mente.

    Il 30 settembre scorso a Tirana è arrivata la Presidente della Commissione europea. La prima di una seria di visite della presidente della Commissione nei Paesi dei Balcani occidentali. Durante una conferenza stampa a fianco del primo ministro albanese, la presidente della Commissione europea ha trattato anche le indagini che si stanno svolgendo contro alti funzionari coinvolti in scandali ed abusi di potere. Secondo lei “…Quando vediamo casi [che sono] oggetto di indagine, questi dimostrano che il sistema funziona”. Aggiungendo poi convinta che tutto ciò “rappresenta la prova del funzionamento e del rafforzamento del sistema giudiziario” (Sic!). Però viene naturale la domanda: perché mente cosi la Presidente della Commissione europea?!.

    Si tratta di dichiarazioni che fanno molto comodo al primo ministro albanese. Durante la stessa conferenza stampa, a fianco della presidente della Commissione europea, a lui è stato chiesto “quale fosse la sua responsabilità politica in merito alle nomine effettuate”. Il primo ministro, schivando le sue responsabilità politiche ed istituzionali, ha dato una risposta evasiva. Lui ha affermato che la sua “responsabilità politica è una sola: che la riforma della giustizia non si fermi, che la lotta alla corruzione e alla criminalità organizzata si sviluppi sempre di più come missione del sistema”. Il primo ministro è altresì “convinto” che “…Se si pensa che, al momento di una nomina, la responsabilità ricada su chi nomina […] questo è un modo di vedere le cose simile a quello dell’epoca comunista”.

    E proprio in questa sua affermazione lui mente e cerca di ingannare. Sì, perché lui non solo non ha fatto niente per combattere la corruzione, ma ha beneficiato personalmente dalla corruzione. Mentre la sua connivenza con la criminalità organizzata gli ha garantito le sue “vittorie elettorali”, compreso anche il “massacro elettorale” del maggio 2025, di cui il nostro lettore è stato informato dettagliatamente. La collaborazione tra il primo ministro albanese e la criminalità organizzata che sta diventando potente a livello internazionale è da anni una cosa pubblicamente nota, non solo in Albania. Sono tanti i rapporti dei media internazionali  molto noti che lo testimoniano. Cosi come sono tanti anche i rapporti delle strutture specializzate internazionali, comprese quelle dell’Unione europea, che lo confermano. Chissà perché la Presidente della Commissione europea non ha avuto tutte queste informazioni?!

    La scorsa settimana è stato reso pubblico il rapporto per il 2026 sull’Albania del Dipartimento di Stato statunitense. Si tratta  di un documento di circa quaranta pagine che evidenza le sfide legate alla lotta contro la corruzione, contro la criminalità organizzata, contro il riciclaggio del denaro sporco ed altro. Sfide che secondo il primo ministro albanese sono state ormai vinte. Lo ha dichiarato anche il 30 settembre scorso, durante la congiunta conferenza stampa a Tirana, con la presidente della Commissione europea. Ma mente spudoratamente, come fa sempre.

    Il rapporto tratta anche il ben noto problema spinoso della registrazione delle proprietà. Il rapporto fa riferimento proprio ad un rapporto dell’Unione europea, secondo il quale l’80% dei dati precedentemente registrati necessita di verifica, mentre solo il 43% dei titoli di proprietà e il 10% delle mappe catastali sono stati digitalizzati. Dati preoccupanti che lasciano pensare a degli abusi delle proprietà e i sacrosanti diritti dei veri proprietari.

    Chi scrive queste righe è convinto che il primo ministro albanese quando si trova in difficoltà, cioé sempre, cerca di mentire, ingannare e generare abominevoli messinscene. Aveva ragione Jonathan Swift, il noto scrittore e saggista irlandese, quando affermava: “Non sono mai sorpreso nel vedere uomini malvagi, ma spesso mi meraviglio nel vederli privi di vergogna”.

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