aiuti

  • L’UE stanzia 20 milioni di euro di aiuti umanitari dopo i terremoti in Venezuela

    L’Unione europea mette a disposizione ulteriori 10 milioni di euro di finanziamenti umanitari per sostenere le comunità più colpite in Venezuela a seguito dei recenti terremoti. Questi altri 10 milioni di euro, subordinati all’approvazione dell’autorità di bilancio, sosterranno le operazioni delle squadre di ricerca e soccorso, delle équipe mediche e di altri esperti, nonché l’invio di assistenza materiale nel paese.

    L’annuncio si aggiunge ai 5 milioni di euro di assistenza salvavita già approvati alla fine di giugno e ai 52 milioni di euro stanziati all’inizio dell’anno per far fronte alle conseguenze umanitarie della crisi socioeconomica in Venezuela. Gli aiuti umanitari dell’UE sono erogati esclusivamente attraverso partner quali le agenzie delle Nazioni Unite e le ONG internazionali, che operano in collaborazione con partner locali.

    Inoltre, nell’ambito del ponte aereo umanitario dell’UE, lanciato a giugno, sono già atterrati in Venezuela due voli finanziati dall’Unione europea, che hanno trasportato quasi 80 tonnellate di forniture essenziali.

  • L’UE intensifica il sostegno internazionale ai palestinesi

    La Commissione europea ospita la seconda riunione del gruppo dei donatori per la Palestina (PDG), co-presieduta dalla Commissaria per il Mediterraneo, Dubravka Šuica, e dal Primo ministro dell’Autorità palestinese, Mohammad Mustafa. A Bruxelles sono riunite 65 delegazioni per il lancio di una nuova iniziativa a sostegno della ripresa iniziale di Gaza e per discutere il programma di riforme dell’Autorità palestinese.

    La riunione produce due risultati principali: un aumento degli impegni finanziari attraverso il meccanismo PEGASE e il lancio dell’iniziativa Team Gaza. Partecipano ministri e alti funzionari degli Stati membri dell’UE e dei paesi partner, nonché rappresentanti di organizzazioni internazionali e regionali e di istituzioni finanziarie. Per la prima volta prendono parte all’incontro anche l’Alto rappresentante del Board of Peace, Nikolay Mladenov, e il capo del Comitato nazionale per l’amministrazione di Gaza, Ali Shaath.

  • Terremoto in Venezuela, tra omissioni di soccorso e Premio Nobel

    La tragedia del Venezuela, ci commuove per la tanta sofferenza di tutta la sua popolazione ricordando anche i forti legami che, nel passato ed nel presente, è molto legato all’Italia

    Questa tragedia ci dimostra come si viva in un’epoca nella quale i rischi dovuti alla scelleratezza umana, le guerre ed i cambiamenti climatici, si assommano alle violente manifestazioni della natura che, nonostante tutte le tecnologie, colpisce inesorabile senza che siano messi a punto strumenti per poterne percepire avvertimenti e segnali.

    Se i molti miliardi utilizzati per arrivare su Marte o per inventare nuovi sistemi di intelligenza artificiale e similari, fossero stati investi per aumentare i controlli sui possibili terremoti, se fosse stato impedito di costruire nelle aree a rischio, se ci fossero tecnologie all’avanguardia per rendere i soccorsi immediati non piangeremmo tanti morti, non vedremmo tanta distruzione.

    Assistere allo spasmodico lavorare dei soccorritori, compresi i nostri bravissimi Vigili del Fuoco e volontari della Protezione civile, che continuano a scavare per cercare qualche sopravvissuto senza avere a disposizione sufficienti mezzi meccanici necessari, fa veramente male specie se proviamo ad immedesimarci con chi è vivo sotto le macerie, da giorni, e non può essere estratto.

    Per impossessarsi, di fatto, del petrolio venezuelano, imprigionare il presidente del Paese, portare a termine una manovra fantascientifica per togliere petrolio alla Cina aumentando nel settore il peso statunitense, Trump non ci ha pensato più di tanto e l’azione è stata più che rapida ma dove sono ora gli aiuti che gli Stati Uniti dovrebbero e potrebbero offrire al popolo venezuelano!

    Ancora una volta di fronte ad una immane tragedia Trump volta la testa dall’altra parte, se non ci sono business da realizzare non è interessato, cosa importa la morte di decine di migliaia di latinoamericani? Uomini e donne per lui non contano come ha già dimostrato sia abbandonando l’Ucraina che con gli iraniani che si ribellavano al regime mai aiutati salvo poi bombardare tutti in una guerra nella quale non ha concluso nulla di positivo.

    Forse anche l’omissione di soccorso adeguato, di fronte ad eventi così tragici, dovrebbe essere equiparato a crimine contro l’umanità ed ad un Nobel, in questo senso, Trump potrebbe aspirare.

  • Lettera aperta di un cittadino italiano a Trump

    Presidente Trump, ti rivolgi agli italiani dicendo che: “l’Italia non c’era per noi”.

    Detto da chi guida un Paese dove centinaia di migliaia di persone dormono e muoiono per strada fa già abbastanza ridere così. Ma continuiamo.

    Parliamo del Paese, gli Stati Uniti, in cui un problema familiare da 500 dollari manda in tilt metà delle famiglie. Dove l’insulina costa come un’auto di lusso e ammalarsi è un rischio finanziario prima ancora che sanitario. Però sì, spiegaci tu, Presidente Trump, cosa significa essere “mal governati”.

    La famosa libertà, poi: avete due milioni di persone nelle carceri, record mondiale. E molti nemmeno condannati — solo troppo poveri per permettersi un avvocato e la libertà. Un modello, davvero.

    Nel frattempo l’aspettativa di vita scende — sì, scende — mentre nel resto del mondo sviluppato sale. Ma tranquilli: i bambini si allenano a cercare di sopravvivere alle sparatorie a scuola, perché bisogna arricchire le società che producono armi.

    Salari fermi, insegnanti esausti, veterani dimenticati… zombie che camminano nelle città dopo essere caduti nel crack, e tutto questo per dimenticare la falsa democrazia americana. Però l’urgenza è giudicare gli altri. Coerenza impeccabile.

    E la Groenlandia? La sì la Sanità è universale, istruzione gratuita, meno carcere, meno disuguaglianze. Nessuno fallisce perché si ammala. Un incubo, per te evidentemente.

    Continui nelle tue esternazioni dicendo “La NATO non c’era”. Certo. Ti sei dimenticato che dopo l’11 settembre la NATO ha attivato, per la prima volta nella storia, l’Articolo 5 proprio per difendere gli Stati Uniti. E sai chi c’era? Anche l’Italia. Per anni. Con uomini, mezzi, soldi e soprattutto con molti soldati morti. Ti vorrei ricordare una parola e un luogo che noi italiani non scordiamo: “strage di Nassiriya”. E ti vorrei ricordare ancora l’Afghanistan. Ma sì, raccontiamola come ti viene meglio: nessuno c’era.

    Forse non è un problema di alleati assenti. Forse è un problema di memoria corta e voce lunga. Perché, a conti fatti, l’unica cosa davvero fuori controllo qui non è un’alleanza internazionale.

    Ma l’unico vero problema sei tu, caro Trump.

    Giampiero Damiano

  • Gli aiuti di Seul a Kiev indispettiscono Mosca. E ora anche Volkswagen pensa di darsi alle armi

    La Russia sarà costretta ad adottare misure di ritorsione contro la Corea del Sud se quest’ultima fornirà armi al regime di Kiev. Lo ha dichiarato il viceministro degli Esteri russo Andrej Rudenko in un’intervista all’agenzia “Tass”. “Abbiamo costantemente comunicato alla controparte sudcoreana, attraverso vari canali, la posizione di principio della Russia sull’inammissibilità della partecipazione della Corea del Sud alla fornitura diretta o indiretta di armi letali al regime di Kiev, anche nell’ambito dell’iniziativa Purl. In caso contrario, le relazioni bilaterali tra Russia e Corea del Sud potrebbero essere gravemente danneggiate e saremmo costretti ad adottare misure di ritorsione. Spero che non dovremo ricorrere a tali misure”, ha affermato il viceministro degli Esteri, commentando le notizie secondo cui la Corea del Sud starebbe valutando la possibilità di partecipare al programma Purl (Prioritaised Ukraine Requirements List). “Nel costruire relazioni con Seul, teniamo conto del suo crescente avvicinamento alla Nato in ambito militare, nell’ambito del quale la Corea del Sud fornisce assistenza per il riarmo a diversi Paesi membri dell’Alleanza che a loro volta forniscono assistenza militare all’Ucraina”, ha aggiunto Rudenko.

    Il gruppo automobilistico tedesco Volkswagen valuta un possibile ingresso nel settore della produzione militare, con contatti in corso con aziende della difesa, tra cui l’israeliana Rafael Advanced Defense Systems, per la riconversione di uno stabilimento in Germania. Lo ha dichiarato l’amministratore delegato del gruppo, Oliver Blume, intervenendo a un evento organizzato dal quotidiano “Frankfurter Allgemeine Zeitung” a Francoforte. L’Ad ha spiegato che “siamo in contatto con diverse aziende della difesa” e che questa opzione “potrebbe essere una soluzione anche per Osnabrueck”. Le dichiarazioni sono state riprese dall’emittente “Al Arabiya”. Secondo quanto riferito dal quotidiano britannico “Financial Times”, Volkswagen sarebbe in trattative con Rafael per convertire parte della produzione verso componenti destinati al sistema di difesa aerea “Iron Dome”.

    Il progetto includerebbe l’adattamento di linee industriali attualmente dedicate al settore automobilistico, con un possibile avvio della produzione entro 12-18 mesi, con il sostegno del governo tedesco. L’iniziativa si inserisce in un contesto di crescente integrazione tra industria civile e difesa in Europa, accelerato dall’aumento delle spese militari e dalle tensioni geopolitiche. In questo quadro, gruppi industriali tradizionalmente attivi nel settore civile stanno valutando opportunità di diversificazione verso la produzione dual use o direttamente militare. Fondata nel 1937, Volkswagen rappresenta il principale costruttore automobilistico europeo e uno dei maggiori al mondo. Durante la Seconda guerra mondiale il gruppo fu coinvolto nella produzione di mezzi militari, per poi riconvertire completamente le proprie attività verso il settore civile nel dopoguerra.

  • La Commissione presenta un pacchetto di sostegno finanziario per l’Ucraina per il periodo 2026-2027

    La Commissione europea ha adottato una serie di proposte legislative per garantire un sostegno finanziario continuo all’Ucraina nel 2026 e nel 2027. Ciò segna una tappa significativa nel forte sostegno dell’UE alla difesa del paese contro la guerra di aggressione della Russia.

    Il pacchetto legislativo comprende:

    • Una nuova proposta che istituisce un prestito di sostegno per l’Ucraina per un importo di 90 miliardi di €.
    • Una nuova proposta di modifica dello strumento per l’Ucraina, come uno dei mezzi per fornire assistenza finanziaria all’Ucraina.
    • Una nuova proposta di modifica del regolamento sul quadro finanziario pluriennale per consentire la copertura del prestito all’Ucraina a titolo del “margine di manovra” del bilancio dell’UE.

    A dicembre il Consiglio europeo ha convenuto di fornire 90 miliardi di € di sostegno decisivo alle esigenze militari e finanziarie dell’Ucraina nel corso dei prossimi due anni. Tale accordo ribadisce il fermo impegno dell’Unione europea a sostenere l’Ucraina.

  • Otto lavoratori su dieci trovano un lavoro dopo aver ricevuto il sostegno del Fondo europeo di adeguamento alla globalizzazione

    Secondo una relazione pubblicata dalla Commissione europea, più di otto lavoratori licenziati su dieci (81%) hanno trovato un nuovo lavoro entro 18 mesi dal ricevimento del sostegno del Fondo europeo di adeguamento alla globalizzazione (FEG). L’ultima relazione biennale di attività del FEG ha evidenziato il ruolo chiave del fondo nell’aiutare i lavoratori licenziati a riqualificarsi e reinserirsi nel mercato del lavoro. Grazie al suo sostegno, i lavoratori sono stati in grado di acquisire nuove competenze, comprese quelle digitali, prepararsi a nuove opportunità di lavoro attraverso il tutoraggio, l’orientamento professionale e l’assistenza nella ricerca di lavoro, o avviare una propria impresa.

    I dati della relazione si basano sulle relazioni finali di attuazione delle misure del FEG presentate nel 2023 e nel 2024, che riguardano il sostegno a oltre 5.300 lavoratori. In questi due anni il Fondo ha investito 16,4 milioni di euro in formazione, ricerca di lavoro e altre forme di sostegno.

    Dal 2007 ad oggi il FEG ha fornito 719 milioni di € in 185 casi di esuberi collettivi, offrendo sostegno a oltre 175 000 lavoratori licenziati in 20 Stati membri.

  • Tornati gli eroici deputati italiani

    Gli eroici deputati italiani sono velocemente tornati a casa per il loro piccolo bagno di folla mentre gli altri italiani sono, ovviamente, ancora trattenuti in Israele, come era previsto.

    Non ci saremmo aspettati diversamente visto che ormai la pubblicità c’era stata a sufficienza ma un minimo senso di rispetto, per il ruolo istituzionale che ricoprono e per il voto di quelli che li hanno scelti, avrebbe dovuto suggerire loro di rimanere con gli altri per tornare tutti insieme.

    Certo dividere per giorni le riprese televisive dalle barche, entrare nei telegiornali e nei vari mezzi di informazione è ben diverso che condividere spiacevoli e difficili giorni di detenzione, perciò ‘coerentemente’ hanno scelto di tornare subito in Italia.

    Forse faranno anche in tempo a partecipare a qualche manifestazione pro Palestina, a scrivere qualche interrogazione ed interpellanza, a fare cioè nulla di utile per i palestinesi che si stanno chiedendo che fine abbiano fatto gli aiuti alimentari e sanitari tanto sbandierati.

    Se questi aiuti sono veramente esistiti perché non consegnarli al Patriarca Latino di Gerusalemme, il Cardinale Pizzaballa, per poi proseguire comunque il percorso verso Gaza? Avrebbero ottenuto sia lo scopo di aiutare veramente la popolazione sofferente che di dare una dimostrazione politica.

    Domanda retorica ovviamente, l’operazione era solo politica, non umanitaria e il gioco delle parti continua accendendo ogni giorno nuove pericolose micce di odio e polemica.

  • La Commissione e la BEI sostengono la resilienza economica della Palestina con uno strumento di 400 milioni di euro per le imprese locali

    La Commissione europea e la BEI hanno annunciato all’Assemblea generale delle Nazioni Unite a New York la firma di uno strumento di finanziamento di 400 milioni di euro con l’Autorità monetaria palestinese (PMA) per sostenere la ripresa economica e la resilienza del settore privato palestinese.

    L’iniziativa mira a promuovere la stabilità e la crescita inclusiva fornendo risorse finanziarie a lungo termine e a prezzi accessibili alle imprese che sono state colpite in modo significativo dal conflitto in corso. I finanziamenti della BEI saranno erogati attraverso banche partner locali e istituti di microfinanza, consentendo loro di offrire prestiti a condizioni favorevoli alle imprese ammissibili.

  • Aiuti di Stato: la Commissione valuta revisione delle norme per un migliore accesso ad alloggi a prezzi accessibili

    La Commissione europea chiede pareri su una revisione delle norme in materia di aiuti di Stato relative ai servizi di interesse economico generale (SIEG) per affrontare la questione dell’accessibilità economica degli alloggi. Sono infatti necessari investimenti significativi per colmare la carenza di fondi per gli alloggi a prezzi accessibili. La revisione delle norme SIEG ha l’obiettivo di rispondere a questa esigenza, incentivando ulteriori investimenti, e di semplificare, aggiornare e chiarire alcuni concetti di dette norme.

    Qualsiasi cittadino, impresa, autorità pubblica o associazione interessata può contribuire rispondendo all’invito a presentare contributi e/o al questionario per la consultazione pubblica generale appena pubblicata. È possibile contribuire fino al 31 luglio 2025. L’invito a presentare contributi e la consultazione pubblica sono entrambi disponibili in tutte le 24 lingue ufficiali dell’UE attraverso il portale “Di’ la tua”.

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