aiuti

  • Lettera aperta di un cittadino italiano a Trump

    Presidente Trump, ti rivolgi agli italiani dicendo che: “l’Italia non c’era per noi”.

    Detto da chi guida un Paese dove centinaia di migliaia di persone dormono e muoiono per strada fa già abbastanza ridere così. Ma continuiamo.

    Parliamo del Paese, gli Stati Uniti, in cui un problema familiare da 500 dollari manda in tilt metà delle famiglie. Dove l’insulina costa come un’auto di lusso e ammalarsi è un rischio finanziario prima ancora che sanitario. Però sì, spiegaci tu, Presidente Trump, cosa significa essere “mal governati”.

    La famosa libertà, poi: avete due milioni di persone nelle carceri, record mondiale. E molti nemmeno condannati — solo troppo poveri per permettersi un avvocato e la libertà. Un modello, davvero.

    Nel frattempo l’aspettativa di vita scende — sì, scende — mentre nel resto del mondo sviluppato sale. Ma tranquilli: i bambini si allenano a cercare di sopravvivere alle sparatorie a scuola, perché bisogna arricchire le società che producono armi.

    Salari fermi, insegnanti esausti, veterani dimenticati… zombie che camminano nelle città dopo essere caduti nel crack, e tutto questo per dimenticare la falsa democrazia americana. Però l’urgenza è giudicare gli altri. Coerenza impeccabile.

    E la Groenlandia? La sì la Sanità è universale, istruzione gratuita, meno carcere, meno disuguaglianze. Nessuno fallisce perché si ammala. Un incubo, per te evidentemente.

    Continui nelle tue esternazioni dicendo “La NATO non c’era”. Certo. Ti sei dimenticato che dopo l’11 settembre la NATO ha attivato, per la prima volta nella storia, l’Articolo 5 proprio per difendere gli Stati Uniti. E sai chi c’era? Anche l’Italia. Per anni. Con uomini, mezzi, soldi e soprattutto con molti soldati morti. Ti vorrei ricordare una parola e un luogo che noi italiani non scordiamo: “strage di Nassiriya”. E ti vorrei ricordare ancora l’Afghanistan. Ma sì, raccontiamola come ti viene meglio: nessuno c’era.

    Forse non è un problema di alleati assenti. Forse è un problema di memoria corta e voce lunga. Perché, a conti fatti, l’unica cosa davvero fuori controllo qui non è un’alleanza internazionale.

    Ma l’unico vero problema sei tu, caro Trump.

    Giampiero Damiano

  • Gli aiuti di Seul a Kiev indispettiscono Mosca. E ora anche Volkswagen pensa di darsi alle armi

    La Russia sarà costretta ad adottare misure di ritorsione contro la Corea del Sud se quest’ultima fornirà armi al regime di Kiev. Lo ha dichiarato il viceministro degli Esteri russo Andrej Rudenko in un’intervista all’agenzia “Tass”. “Abbiamo costantemente comunicato alla controparte sudcoreana, attraverso vari canali, la posizione di principio della Russia sull’inammissibilità della partecipazione della Corea del Sud alla fornitura diretta o indiretta di armi letali al regime di Kiev, anche nell’ambito dell’iniziativa Purl. In caso contrario, le relazioni bilaterali tra Russia e Corea del Sud potrebbero essere gravemente danneggiate e saremmo costretti ad adottare misure di ritorsione. Spero che non dovremo ricorrere a tali misure”, ha affermato il viceministro degli Esteri, commentando le notizie secondo cui la Corea del Sud starebbe valutando la possibilità di partecipare al programma Purl (Prioritaised Ukraine Requirements List). “Nel costruire relazioni con Seul, teniamo conto del suo crescente avvicinamento alla Nato in ambito militare, nell’ambito del quale la Corea del Sud fornisce assistenza per il riarmo a diversi Paesi membri dell’Alleanza che a loro volta forniscono assistenza militare all’Ucraina”, ha aggiunto Rudenko.

    Il gruppo automobilistico tedesco Volkswagen valuta un possibile ingresso nel settore della produzione militare, con contatti in corso con aziende della difesa, tra cui l’israeliana Rafael Advanced Defense Systems, per la riconversione di uno stabilimento in Germania. Lo ha dichiarato l’amministratore delegato del gruppo, Oliver Blume, intervenendo a un evento organizzato dal quotidiano “Frankfurter Allgemeine Zeitung” a Francoforte. L’Ad ha spiegato che “siamo in contatto con diverse aziende della difesa” e che questa opzione “potrebbe essere una soluzione anche per Osnabrueck”. Le dichiarazioni sono state riprese dall’emittente “Al Arabiya”. Secondo quanto riferito dal quotidiano britannico “Financial Times”, Volkswagen sarebbe in trattative con Rafael per convertire parte della produzione verso componenti destinati al sistema di difesa aerea “Iron Dome”.

    Il progetto includerebbe l’adattamento di linee industriali attualmente dedicate al settore automobilistico, con un possibile avvio della produzione entro 12-18 mesi, con il sostegno del governo tedesco. L’iniziativa si inserisce in un contesto di crescente integrazione tra industria civile e difesa in Europa, accelerato dall’aumento delle spese militari e dalle tensioni geopolitiche. In questo quadro, gruppi industriali tradizionalmente attivi nel settore civile stanno valutando opportunità di diversificazione verso la produzione dual use o direttamente militare. Fondata nel 1937, Volkswagen rappresenta il principale costruttore automobilistico europeo e uno dei maggiori al mondo. Durante la Seconda guerra mondiale il gruppo fu coinvolto nella produzione di mezzi militari, per poi riconvertire completamente le proprie attività verso il settore civile nel dopoguerra.

  • La Commissione presenta un pacchetto di sostegno finanziario per l’Ucraina per il periodo 2026-2027

    La Commissione europea ha adottato una serie di proposte legislative per garantire un sostegno finanziario continuo all’Ucraina nel 2026 e nel 2027. Ciò segna una tappa significativa nel forte sostegno dell’UE alla difesa del paese contro la guerra di aggressione della Russia.

    Il pacchetto legislativo comprende:

    • Una nuova proposta che istituisce un prestito di sostegno per l’Ucraina per un importo di 90 miliardi di €.
    • Una nuova proposta di modifica dello strumento per l’Ucraina, come uno dei mezzi per fornire assistenza finanziaria all’Ucraina.
    • Una nuova proposta di modifica del regolamento sul quadro finanziario pluriennale per consentire la copertura del prestito all’Ucraina a titolo del “margine di manovra” del bilancio dell’UE.

    A dicembre il Consiglio europeo ha convenuto di fornire 90 miliardi di € di sostegno decisivo alle esigenze militari e finanziarie dell’Ucraina nel corso dei prossimi due anni. Tale accordo ribadisce il fermo impegno dell’Unione europea a sostenere l’Ucraina.

  • Otto lavoratori su dieci trovano un lavoro dopo aver ricevuto il sostegno del Fondo europeo di adeguamento alla globalizzazione

    Secondo una relazione pubblicata dalla Commissione europea, più di otto lavoratori licenziati su dieci (81%) hanno trovato un nuovo lavoro entro 18 mesi dal ricevimento del sostegno del Fondo europeo di adeguamento alla globalizzazione (FEG). L’ultima relazione biennale di attività del FEG ha evidenziato il ruolo chiave del fondo nell’aiutare i lavoratori licenziati a riqualificarsi e reinserirsi nel mercato del lavoro. Grazie al suo sostegno, i lavoratori sono stati in grado di acquisire nuove competenze, comprese quelle digitali, prepararsi a nuove opportunità di lavoro attraverso il tutoraggio, l’orientamento professionale e l’assistenza nella ricerca di lavoro, o avviare una propria impresa.

    I dati della relazione si basano sulle relazioni finali di attuazione delle misure del FEG presentate nel 2023 e nel 2024, che riguardano il sostegno a oltre 5.300 lavoratori. In questi due anni il Fondo ha investito 16,4 milioni di euro in formazione, ricerca di lavoro e altre forme di sostegno.

    Dal 2007 ad oggi il FEG ha fornito 719 milioni di € in 185 casi di esuberi collettivi, offrendo sostegno a oltre 175 000 lavoratori licenziati in 20 Stati membri.

  • Tornati gli eroici deputati italiani

    Gli eroici deputati italiani sono velocemente tornati a casa per il loro piccolo bagno di folla mentre gli altri italiani sono, ovviamente, ancora trattenuti in Israele, come era previsto.

    Non ci saremmo aspettati diversamente visto che ormai la pubblicità c’era stata a sufficienza ma un minimo senso di rispetto, per il ruolo istituzionale che ricoprono e per il voto di quelli che li hanno scelti, avrebbe dovuto suggerire loro di rimanere con gli altri per tornare tutti insieme.

    Certo dividere per giorni le riprese televisive dalle barche, entrare nei telegiornali e nei vari mezzi di informazione è ben diverso che condividere spiacevoli e difficili giorni di detenzione, perciò ‘coerentemente’ hanno scelto di tornare subito in Italia.

    Forse faranno anche in tempo a partecipare a qualche manifestazione pro Palestina, a scrivere qualche interrogazione ed interpellanza, a fare cioè nulla di utile per i palestinesi che si stanno chiedendo che fine abbiano fatto gli aiuti alimentari e sanitari tanto sbandierati.

    Se questi aiuti sono veramente esistiti perché non consegnarli al Patriarca Latino di Gerusalemme, il Cardinale Pizzaballa, per poi proseguire comunque il percorso verso Gaza? Avrebbero ottenuto sia lo scopo di aiutare veramente la popolazione sofferente che di dare una dimostrazione politica.

    Domanda retorica ovviamente, l’operazione era solo politica, non umanitaria e il gioco delle parti continua accendendo ogni giorno nuove pericolose micce di odio e polemica.

  • La Commissione e la BEI sostengono la resilienza economica della Palestina con uno strumento di 400 milioni di euro per le imprese locali

    La Commissione europea e la BEI hanno annunciato all’Assemblea generale delle Nazioni Unite a New York la firma di uno strumento di finanziamento di 400 milioni di euro con l’Autorità monetaria palestinese (PMA) per sostenere la ripresa economica e la resilienza del settore privato palestinese.

    L’iniziativa mira a promuovere la stabilità e la crescita inclusiva fornendo risorse finanziarie a lungo termine e a prezzi accessibili alle imprese che sono state colpite in modo significativo dal conflitto in corso. I finanziamenti della BEI saranno erogati attraverso banche partner locali e istituti di microfinanza, consentendo loro di offrire prestiti a condizioni favorevoli alle imprese ammissibili.

  • Aiuti di Stato: la Commissione valuta revisione delle norme per un migliore accesso ad alloggi a prezzi accessibili

    La Commissione europea chiede pareri su una revisione delle norme in materia di aiuti di Stato relative ai servizi di interesse economico generale (SIEG) per affrontare la questione dell’accessibilità economica degli alloggi. Sono infatti necessari investimenti significativi per colmare la carenza di fondi per gli alloggi a prezzi accessibili. La revisione delle norme SIEG ha l’obiettivo di rispondere a questa esigenza, incentivando ulteriori investimenti, e di semplificare, aggiornare e chiarire alcuni concetti di dette norme.

    Qualsiasi cittadino, impresa, autorità pubblica o associazione interessata può contribuire rispondendo all’invito a presentare contributi e/o al questionario per la consultazione pubblica generale appena pubblicata. È possibile contribuire fino al 31 luglio 2025. L’invito a presentare contributi e la consultazione pubblica sono entrambi disponibili in tutte le 24 lingue ufficiali dell’UE attraverso il portale “Di’ la tua”.

  • L’Onu stanzia 110 milioni di dollari per le crisi umanitarie

    Con i finanziamenti umanitari globali ridotti drasticamente, le Nazioni Unite hanno stanziato 110 milioni di dollari dal Fondo centrale di risposta alle emergenze (Cerf) per incrementare l’assistenza salvavita in 10 delle crisi più sottofinanziate e trascurate al mondo in Africa, Asia e America latina. È quanto affermato dall’Ufficio delle Nazioni Unite per gli aiuti umanitari in un comunicato, secondo cui oltre 300 milioni di persone in tutto il mondo hanno urgente bisogno di aiuti umanitari ma i finanziamenti sono diminuiti ogni anno, con i livelli di quest’anno destinati a scendere a un minimo storico. “Per i Paesi colpiti da conflitti, cambiamenti climatici e turbolenze economiche, i tagli brutali ai finanziamenti non significano che le esigenze umanitarie scompaiano”, ha affermato Tom Fletcher, sottosegretario generale per gli affari umanitari e coordinatore degli aiuti di emergenza. “L’attuale stanziamento del fondo di emergenza convoglia rapidamente le risorse dove sono più necessarie”, ha aggiunto. Un terzo dei nuovi finanziamenti del Cerf sosterrà il Sudan, che è alle prese con violenza, sfollamenti e fame, e il vicino Ciad, dove molti sono fuggiti. I fondi rafforzeranno anche la risposta umanitaria in Afghanistan, Repubblica Centrafricana, Honduras, Mauritania, Niger, Somalia, Venezuela e Zambia. I fondi sosterranno anche iniziative salvavita per proteggere le persone vulnerabili dagli shock climatici, rese possibili dal Climate Action Account del Cerf.

    Due volte l’anno il Fondo stanzia risorse per emergenze sottofinanziate come allerta globale per evidenziare la necessità di finanziamenti aggiuntivi da parte degli Stati membri, del settore privato e di altri. Alla fine del 2024 sono stati erogati 110 milioni di per aiutare oltre 3 milioni di persone in emergenze sottofinanziate in Burkina Faso, Burundi, Camerun, Etiopia, Haiti, Malawi, Mali, Mozambico, Myanmar e Yemen. Quest’anno, la comunità umanitaria sta cercando quasi 45 miliardi di dollari per raggiungere 185 milioni di persone tra le più vulnerabili coinvolte in crisi in tutto il mondo. Ad oggi, è stato ricevuto solo il 5 percento di questi finanziamenti, lasciando un divario di oltre 42 miliardi di dollari. Il Cerf è uno degli strumenti di finanziamento più rapidi disponibili per aiutare le persone colpite da crisi. Gestito dall’Ufficio delle Nazioni Unite per il coordinamento degli affari umanitari per conto del Segretario generale delle Nazioni Unite, il Cerf consente un’azione umanitaria tempestiva, efficace e salvavita da parte delle agenzie delle Nazioni Unite e di altre per avviare o rafforzare le risposte di emergenza ovunque siano necessarie. Le decisioni di finanziamento per le emergenze sottofinanziate si basano su un’analisi dettagliata di oltre 90 indicatori umanitari e su un’ampia consultazione con i partner.

  • La Commissione autorizza anticipi più elevati della politica agricola comune agli agricoltori dell’UE

    La Commissione ha autorizzato gli Stati membri dell’UE a versare anticipi più elevati dei fondi della politica agricola comune (PAC) ai produttori agricoli, contribuendo così ad affrontare i problemi di liquidità che molti di loro incontrano attualmente.

    A condizione che gli Stati membri si avvalgano dell’autorizzazione, a partire dal 16 ottobre gli agricoltori potranno ricevere in anticipo fino al 70% dei pagamenti diretti, rispetto al 50% attuale. Analogamente i pagamenti anticipati per interventi basati sulle superfici e sugli animali nell’ambito dello sviluppo rurale possono essere aumentati fino all’85% invece del consueto 75%.

    Gli agricoltori dell’UE continuano ad affrontare problemi di liquidità, in particolare a causa di eventi meteorologici estremi che negli ultimi anni hanno avuto ripercussioni sulla resa delle colture, e per via degli elevati tassi di interesse sui mercati finanziari europei e dei prezzi elevati dei fattori di produzione agricoli e delle materie prime.

    Per rispondere a queste sfide e in linea con uno degli obiettivi fondamentali della politica agricola comune, vale a dire fornire una rete di sicurezza economica per gli agricoltori dell’UE, vari Stati membri hanno fatto richiesta di questa autorizzazione. La Commissione si è adoperata prontamente per fornire il sostegno necessario agli agricoltori dell’UE, garantendo nel contempo la certezza del diritto per gli Stati membri. Oltre a diverse misure che hanno introdotto una maggiore flessibilità per gli agricoltori e le amministrazioni nazionali adottate all’inizio di quest’anno, la Commissione ha anche distribuito parte della riserva agricola agli agricoltori di alcuni Stati membri che hanno incontrato notevoli difficoltà a causa di fenomeni meteorologici eccezionali.

  • Dalla Commissione UE 750 milioni di euro a sostegno delle imprese italiane

    La Commissione europea ha approvato un regime italiano da 750 milioni di euro a sostegno delle piccole e medie imprese (PMI) e delle imprese a media capitalizzazione nel contesto della guerra della Russia contro l’Ucraina. Tali misure aiuteranno ad accelerare la transizione verde e ridurre la dipendenza dai combustibili.

    Nell’ambito del regime, gli aiuti assumeranno la forma di garanzie statali a sostegno delle PMI e delle imprese a media capitalizzazione colpite dalla crisi energetica, in modo da garantire che i beneficiari abbiano accesso a una liquidità finanziaria sufficiente. La garanzia, che sarà concessa entro il 30 luglio 2024, non supererà 280.000 euro per impresa attiva nella produzione primaria di prodotti agricoli, 335.000 euro per impresa attiva nei settori della pesca e dell’acquacoltura e 2 milioni di euro per impresa attiva in qualunque altro settore.

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