Energia

  • Il 56,9% dei consumi energetici della Ue è soddisfatto da importazioni extraeuropee

    L’Unione europea resta fortemente dipendente dalle importazioni energetiche, pari al 56,9 per cento dei consumi e l’Italia supera questa media, con un quadro che però è in miglioramento. E’ il dato emerso dalla settima edizione del “MED & Italian Energy Report”, dedicato alla sicurezza energetica nella transizione euro-mediterranea di SRM (Gruppo Intesa Sanpaolo) e ESL@EnergyCenter del Politecnico di Torino. La ricerca ha mostrato come la transizione verso la decarbonizzazione richieda un equilibrio tra sicurezza degli approvvigionamenti, sostenibilità ambientale e accessibilità economica, in un contesto segnato da forti dipendenze strategiche da combustibili fossili, materie prime critiche e tecnologie chiave. L’analisi individua tre dimensioni della sicurezza energetica: la dipendenza dall’importazione di risorse energetiche (combustibili fossili, energia elettrica e combustibile nucleare), la dipendenza tecnologica dalle materie prime critiche e dai semilavorati, e l’affidabilità delle infrastrutture energetiche. Nell’Unione Europea, la scarsità di risorse domestiche mantiene elevata la vulnerabilità delle catene di fornitura, esposte a una forte concentrazione geografica e alla volatilità dei prezzi. Entrando nello specifico, cresce in modo strutturale il peso delle rinnovabili, che oggi rappresentano il 47 per cento della generazione elettrica europea e il 49 per cento del mix italiano, rendendo centrale il rafforzamento del dialogo euro-mediterraneo e il ruolo del Nord Africa come potenziale “ponte verde”, nonostante una capacità rinnovabile ancora sottodimensionata. Ampio spazio è dedicato alle materie prime critiche, la cui domanda è destinata ad aumentare rapidamente con l’elettrificazione del sistema energetico.

    Il Rapporto mette in luce l’elevata concentrazione di riserve, produzione e raffinazione, con la Cina in posizione dominante, e i conseguenti rischi geopolitici ed economici per i paesi del Mediterraneo, già oggi caratterizzati da un significativo deficit commerciale. In questo quadro si inserisce il Critical Raw Materials Act europeo, che mira a ridurre le dipendenze strategiche attraverso l’incremento di estrazione, lavorazione e riciclo domestici. Il Mediterraneo emerge come snodo strategico globale per il transito energetico: attraverso Suez, Gibilterra e Bosforo passa una quota rilevante dei flussi mondiali di petrolio e gas naturale liquefatto. La sicurezza delle rotte marittime e delle infrastrutture è quindi centrale tanto quanto la diversificazione delle fonti. Parallelamente, lo shipping riveste un ruolo chiave anche nel trasporto delle materie prime critiche, i cui flussi marittimi mostrano una crescita strutturale di lungo periodo.

    Lo studio analizza inoltre il ruolo del nucleare nel mix futuro, una fonte che copre una quota rilevante della generazione elettrica europea ma con una filiera del combustibile fortemente concentrata. In questo contesto, gli Small Modular Reactors emergono come possibile soluzione per una generazione più flessibile e decentralizzata. Attraverso indicatori quantitativi sul Trilemma Energetico – sicurezza, sostenibilità e accessibilità economica – il MED & Italian Energy Report conferma le vulnerabilità strutturali dell’Area Mediterranea e l’urgenza di una strategia comune di lungo periodo. Il Nuovo Patto per il Mediterraneo della Commissione Europea rappresenta un passaggio chiave per rafforzare cooperazione, interconnessioni energetiche, filiere industriali e sicurezza dell’intera regione.

  • Dalla Ue 78,8 milioni di euro per la transizione energetica della Tunisia

    In linea con la strategia energetica nazionale della Tunisia, “l’Ue sta investendo in energie rinnovabili e infrastrutture moderne per accelerare l’indipendenza energetica del Paese, promuovere una crescita sostenibile e migliorare la resilienza ai cambiamenti climatici. Questi sforzi producono miglioramenti tangibili a beneficio dei cittadini e contribuiscono a una maggiore stabilità nella regione del Mediterraneo”. Lo ha dichiarato l’ambasciatore dell’Ue in Tunisia, Giuseppe Perrone, confermando la forte accelerazione alla transizione energetica della Tunisia attraverso lo stanziamento di 35,8 milioni di euro in sovvenzioni – erogati tramite la Piattaforma di investimento di vicinato (Nip) – e un accordo di finanziamento e garanzia del valore di 43 milioni di euro destinato alla realizzazione della seconda fase del progetto di interconnessione elettrica tra Tunisia e Italia, Elmed 2.

    In merito alle sovvenzioni da 35,8 milioni di euro, l’Ue ha firmato un accordo di contributo di 20,4 milioni di euro con la Banca europea per la ricostruzione e lo sviluppo (Bers) e un accordo di contributo di 15,4 milioni di euro con la Banca europea per gli investimenti (Bei). Queste sovvenzioni, a quanto si apprende, miglioreranno la sostenibilità finanziaria di progetti di energia rinnovabile su larga scala e sosterranno gli investimenti nelle infrastrutture di interconnessione della rete e di trasmissione dell’elettricità, contribuendo così a mobilitare finanziamenti aggiuntivi dal settore pubblico e privato. I primi progetti supportati in questo quadro includono un impianto solare fotovoltaico da 100 megawatt a Sidi Bouzid, sviluppato da Scatec e Aeolus, oltre a un portafoglio di progetti solari fotovoltaici da 300 megawatt nella regione di Gafsa guidati da Qair. Questi investimenti iniziali rappresentano complessivamente una capacità totale di 400 megawatt e si prevede che attireranno una più ampia partecipazione del settore privato e cofinanziamenti internazionali.

    In questo contesto, il vicepresidente della Bei, Ioannis Tsakiris, ha dichiarato che “la Tunisia è un partner chiave della Banca europea per gli investimenti a livello globale e questa sovvenzione europea di 15 milioni di euro rappresenta un passo cruciale verso la trasformazione di progetti prioritari di energia rinnovabile in investimenti finanziabili”. “Questa sovvenzione – ha aggiunto Tsakiris – dimostra chiaramente come il sostegno finanziario dell’Unione europea, insieme ai finanziamenti globali, possa essere determinante in questo processo”. La Bei si propone di stimolare investimenti su larga scala nell’energia solare e nelle infrastrutture di rete necessarie alla sua distribuzione, accelerando così il ritmo della transizione energetica in Tunisia e potenziando l’impatto dell’iniziativa Global Gateway”, volta a promuovere una connettività intelligente, pulita e sicura nei settori della digitalizzazione, dell’energia e dei trasporti, nonché a sostenere i sistemi sanitari, educativi e di ricerca in tutto il mondo. L’iniziativa mira a mobilitare fino a 300 miliardi di euro di investimenti attraverso un approccio “Team Europe”, che riunisce l’Ue, i suoi Stati membri e le loro istituzioni finanziarie e di sviluppo. Questi accordi contribuiscono direttamente al programma di energia rinnovabile della Tunisia da 1,7 gigawatt e al suo obiettivo di produrre il 35 per cento della sua elettricità da fonti rinnovabili entro il 2035, come affermato nel memorandum d’intesa tra l’Ue e la Tunisia sulla cooperazione nel campo dell’energia.

    L’accordo di finanziamento e garanzia del valore di 43 milioni di euro (circa 145 milioni di dinari in valuta locale), destinato alla realizzazione della seconda fase del progetto di interconnessione elettrica tra Tunisia e Italia Elmed 2, è stato firmato a Tunisi tra il governo e la Bers. L’accordo mira a rafforzare la rete elettrica della Società tunisina dell’elettricità e del gas (Steg) attraverso l’installazione di linee di trasmissione aeree, comprese le linee in entrata e in uscita nel governatorato settentrionale di Nabeul. La seconda fase del progetto è denominata Grid Reinforcement Program e prevede il rafforzamento delle griglie di trasmissione su territorio tunisino. In particolare, è prevista la posa di una linea aerea a 400 kV di circa 85 chilometri, che collegherà Grombalia (Nabeul) a Kondar (Sousse), attraversando quattro governatorati: Nabeul, Ben Arous, Zaghouan e Sousse. Il progetto include inoltre l’installazione di linee aeree in entrata e in uscita tra Ezzahra e Grombalia 1, collegate alla sottostazione Grombalia 2 (400/225 kV), per una lunghezza complessiva di circa 10 chilometri, nonché ulteriori linee tra Seltene e Grombalia 1, anch’esse collegate alla stessa sottostazione, per un totale di circa 10 chilometri.

    Il ministro tunisino dell’Economia e della Pianificazione, Samir Abdelhafidh, ha precisato che il prestito sarà rimborsato in 18 anni, con un periodo di grazia di cinque anni, sottolineando che la firma avviene in una fase caratterizzata da importanti sfide energetiche per la Tunisia, ma anche da opportunità storiche per accelerare la transizione energetica, rafforzare la sicurezza degli approvvigionamenti e consolidare l’integrazione regionale. Abdelhafidh ha definito Elmed 2 una componente chiave dell’ecosistema Elmed, essenziale per la sua piena operatività, in grado di facilitare l’integrazione su larga scala delle energie rinnovabili, migliorare la stabilità della rete nazionale e completare in modo coerente il programma di interconnessione sottomarina tra Tunisia e Italia. Elmed, inserito tra i progetti faro del Piano Mattei promosso dal governo italiano, collegherà la stazione di conversione elettrica di Partanna (Trapani) con quella tunisina di Mlaabi (Capo Bon). Implementato dall’italiana Terna e dalla Società tunisina dell’elettricità e del gas (Steg), e lungo 220 chilometri con una capacità di 600 megawatt, l’elettrodotto rappresenta il primo cofinanziamento dell’Ue per un’infrastruttura energetica congiunta tra uno Stato membro e un Paese terzo.

    Secondo il ministro tunisino Abdelhafidh, il progetto riveste anche una forte valenza strategica, allineandosi alle priorità nazionali in materia di transizione energetica e diversificazione del mix elettrico, e contribuendo al posizionamento della Tunisia come hub energetico regionale tra Nord Africa e mercato elettrico europeo. L’Ue è il principale partner commerciale e investitore della Tunisia, con oltre 3.400 aziende europee attualmente presenti nel Paese, che offrono oltre 400.000 posti di lavoro ai tunisini. La cooperazione comprende commercio, energie rinnovabili, mobilità, migrazione, istruzione, opportunità per i giovani, sviluppo rurale ed emancipazione femminile, a dimostrazione di un impegno comune a favore della prosperità, della stabilità e delle pari opportunità. Dalla firma del memorandum d’intesa sul partenariato strategico nel 2023, l’Ue ha mobilitato le proprie risorse finanziarie, tra cui oltre 600 milioni di euro a sostegno di settori quali energia, trasporti e piccole e medie imprese (Pmi), per agevolare investimenti per un totale di circa cinque miliardi di euro.

  • Dall’UE 1,5 miliardi di euro all’Italia per sostenere la produzione di tecnologie pulite

    La Commissione europea ha approvato un regime italiano di aiuti di Stato da 1,5 miliardi di euro a sostegno di investimenti strategici che aggiungono capacità di produzione di tecnologie pulite, in linea con gli obiettivi del patto per l’industria pulita. La misura contribuirà alla transizione verso un’economia a zero emissioni nette. Il regime è stato approvato a titolo della disciplina degli aiuti di Stato nell’ambito del patto per l’industria pulita adottata dalla Commissione il 25 giugno 2025. Il regime sarà cofinanziato dal Fondo per la ripresa e la resilienza.

    Il 25 giugno 2025 la Commissione europea ha adottato la disciplina degli aiuti di Stato nell’ambito del patto per l’industria pulita per promuovere misure di sostegno in settori fondamentali per la transizione verso un’economia a zero emissioni nette, in linea con il patto per l’industria pulita.

    La nuova disciplina consente i tipi di aiuti seguenti, che possono essere concessi dagli Stati membri fino al 31 dicembre 2030 al fine di accelerare la transizione verde.

    “Questo regime contribuirà ad aumentare la capacità di produzione di tecnologie pulite in Italia fornendo un sostegno a investimenti chiave. Gli aiuti del governo italiano, combinati con i fondi del dispositivo per la ripresa e la resilienza, aiutano a raggiungere gli obiettivi del patto per l’industria pulita, mantenendo nel contempo al minimo le potenziali distorsioni della concorrenza”, ha affermato Teresa Ribera, Vicepresidente esecutiva per una Transizione pulita, giusta e competitiva.

  • La Commissione propone di migliorare l’infrastruttura energetica dell’UE per ridurre le bollette e promuovere l’indipendenza

    La spina dorsale del sistema energetico europeo sarà modernizzata e ampliata per liberare tutto il suo potenziale. Il pacchetto “Reti europee” della Commissione e l’iniziativa “Autostrade dell’energia” consentiranno all’energia di fluire in modo efficiente in tutti gli Stati membri, integrando energia pulita più economica e accelerando l’elettrificazione. Ciò contribuirà a ridurre i prezzi dell’energia e a sostenere prezzi accessibili per tutti gli europei. Garantirà un approvvigionamento sicuro e affidabile man mano che l’Europa si allontanerà dalle importazioni di energia dalla Russia per raggiungere l’indipendenza energetica.

    Il pacchetto sulle reti segna un nuovo approccio alle infrastrutture energetiche, offrendo una prospettiva veramente europea in materia di pianificazione delle infrastrutture, accelerando nel contempo le procedure di autorizzazione e garantendo una più equa ripartizione dei costi per quanto riguarda i progetti transfrontalieri. Il nuovo approccio consentirà di utilizzare al meglio le infrastrutture energetiche esistenti e, parallelamente, di accelerare lo sviluppo delle reti e di altre infrastrutture energetiche fisiche in tutta l’UE.

    Per rendere l’infrastruttura di rete adeguata alle esigenze future, la Commissione propone ulteriori modalità di finanziamento, la ripartizione dei costi e l’aggregazione sono esempi di questo tipo. Il raggruppamento dei progetti infrastrutturali può anche facilitare i finanziamenti, ad esempio attraverso la creazione di società veicolo, attirando in tal modo ulteriori investimenti.

  • 61,5 milioni di euro dall’UE per sostenere la produzione di tecnologie pulite

    La Commissione europea ha approvato un regime italiano pari a 61,5 milioni di euro a sostegno di investimenti strategici per incrementare la capacità di produzione in linea con gli obiettivi del patto per l’industria pulita nella regione Emilia Romagna. Questa misura contribuirà alla transizione verso un’economia a zero emissioni nette

    Nell’ambito del regime, l’aiuto assumerà la forma di sovvenzioni dirette, tassi di interesse agevolati e prestiti. Il regime sarà aperto a tutte le imprese che effettuano investimenti in Emilia Romagna aggiungendo capacità per la produzione delle tecnologie a zero emissioni nette nonché per la produzione dei principali componenti specifici di tali tecnologie. Il regime comprende anche aiuti per la produzione di materie prime critiche nuove o recuperate, necessarie per la produzione dei prodotti finali o dei principali componenti specifici. Gli aiuti potranno essere concessi fino al 31 dicembre 2030.

    Per la Commissione il regime è necessario e adeguato ad accelerare la transizione verso un’economia a zero emissioni nette e agevolare lo sviluppo di determinate attività economiche, che sono importanti per l’attuazione del patto per l’industria pulita.

  • Ok del governo al nucleare, Emilia Romagna contraria a riutilizzare Corso

    Il governo ha dato l’ok al ritorno dell’Italia al nucleare, sulla base delle tecnologie attuali per quel tipo di energia, ed in Emilia Romagna è scattato il no al riutilizzo di Caorso. «Il sito dell’ex centrale di Caorso va valorizzato, escludendo il ritorno al nucleare» afferma il consigliere regionale Luca Quintavalla (Pd), che ha depositato una risoluzione in cui chiede alla Giunta regionale di dialogare con il governo al fine di eliminare l’automatismo che, ad oggi, prevede che tutti i siti che hanno ospitato centrali nucleari in passato vengano considerati idonei a ospitarne di nuove. La Regione Emilia-Romagna ha già espresso questa posizione in sede di Commissioni della Conferenza Unificata, nel contesto dell’iter del Disegno di legge “Delega al Governo in materia di energia nucleare sostenibile».

    «Non siamo contrari al nucleare a prescindere – afferma Quintavalla – ma l’ipotesi di ripristinare questa destinazione a Caorso, se diventasse realtà, rappresenterebbe un drastico cambio di rotta rispetto al lavoro di smantellamento della centrale portato avanti negli ultimi 25 anni con Sogin, società che fa capo al Governo (a fine 2024 l’avanzamento risultava essere circa al 50% circa dell’intero procedimento; la chiusura dei lavori, inizialmente prevista per il 2019, è stata spostata al 2036). Significherebbe quindi contraddire gli impegni assunti sin qui con le istituzioni locali e la popolazione in termini di messa in sicurezza e valorizzazione del sito».

    «La posizione della Regione Emilia-Romagna, ribadita nel corso dell’ultima riunione del Tavolo per la trasparenza convocato dall’Assessora Irene Priolo, è chiara: il sito di Caorso – afferma il consigliere dem – va valorizzato attraverso un percorso partecipato, attivato nei mesi scorsi proprio dalla Regione con i territori coinvolti e i Comuni piacentini rivieraschi del Po, per la realizzazione di un centro di produzione di energia da mix di fonti rinnovabili, aperto anche alla ricerca in ambito energetico, in collaborazione con le Università, a partire dal Tecnopolo di Piacenza».

    L’automatismo voluto dal Governo, prosegue Quintavalla, «scavalcherebbe pertanto la volontà del territorio». «Ricordo infatti – prosegue – che nella seduta del 20 novembre 2024 il Consiglio Comunale di Caorso ha approvato una mozione unitaria che impegna il sindaco a sostenere in ogni sede il completamento della dismissione della centrale, sostenendo che nel sito in questione si possa tornare a produrre energia, ma in forma sostenibile con fonti rinnovabili, oltre a mantenere e potenziare in loco le competenze del Centro di Formazione e Ricerca (Scuola di Radioprotezione)».

  • La sola visione futura assicura il futuro al Paese

    La sola libertà della visione futura è in grado di assicurare un futuro al Paese.  A differenza di quanto afferma il  mainstream, la vera priorità del nostro Paese non è rappresentata, come molti affermano, dalla formazione di tecnici in grado di realizzare i prodotti, quanto invece dall’espressione della Libertà di pensiero, intesa da Marchionne come la capacità di avere una Visione Futura ed in grado di identificare le opportunità di una  nazione e di un’azienda per affrontare le sfide attuali e del futuro (https://www.instagram.com/reel/DPwrQ44jsrj/?igsh=MWthaWljeHAwaGg1Yg==).

    Non è quindi la competenza tecnica la priorità da perseguire (e nel periodo dell’intervento del manager ancora non esisteva l’AI che tende a rendere alla portata di tutti le competenze tecniche anche se non quelle pratiche), ma la libertà di pensiero. In altre parole, appunto, la Visione.

    Quando si sentono i politici e il mondo accademico nel loro complesso parlare di “competenze” per rilanciare l’industria come più in generale l’economia nazionale, andrebbe ricordato loro come solo una visione futura, espressione di libertà e cultura, possano assicurare un futuro al nostro Paese.

    Un passaggio fondamentale che, ed ecco quindi che si parla di adeguamento e rinnovamento culturale, dovrebbe ridisegnare anche lo stesso perimetro di formazione della scuola e del mondo accademico. Questi, infatti, invece di proporre un modello politico ed economico da seguire dovrebbero fornire gli strumenti culturali per crearne di nuovi. Ridurre tutto, invece, alle sole competenze tecniche non fa che aprire le porte del know how esistente alle multinazionali straniere che già stanno facendo incetta delle PMI italiane, le quali operano in un Paese nel quale molto spesso la classe dirigente e politica non ne conosce le reali difficoltà.

    Viceversa, la visione futura risulta necessaria per la sopravvivenza del sistema industriale quanto di quello economico nel suo complesso e va ricercata e valorizzata, non come oggi che viene addirittura allontanata in quanto richiede investimenti economici e culturali che il mondo politico non è in grado di realizzare ed anche solo di ipotizzare.

    Mai come ora la mancanza di una visione del nostro Paese negli ultimi trent’anni rappresenta la prima causa della disastrosa politica energetica che ci vede ora con i prezzi più alti d’Europa. Nessuno negli ultimi 30 anni ha dimostrato la capacità di fornire una visione del Paese in ambito di approvvigionamento energetico dimostrando così di possedere una visione in grado di spaziare nel tempo ben oltre l’ultimo appuntamento elettorale, che rappresenta l’orizzonte operativo del mondo politico.

    Nel contesto di un mercato fortemente competitivo, per superare anche il dumping retributivo, energetico e sociale dei paesi in via di sviluppo, risultano assolutamente vitali le visioni globali in grado di valutare le potenzialità dei sistemi italiani ed europei in rapporto con i molteplici concorrenti.

    Questa visione come espressione culturale, se veramente espressione della libertà di pensiero, si rivelerà assolutamente distante da ogni ideologia la quale rende le menti schiave dei principi politici che lo schema ideologico esprime. Basti pensare nella contemporaneità all’ideologia ambientalista che ha già distrutto e sta azzerando il sistema Automotive europeo con la cieca applicazione del GreenDeal.

    La libertà, quindi, si esprime attraverso la capacità di superare i propri schemi ideologici avanzando verso il futuro. Viceversa ancora oggi questo atteggiamento ideologico, e per questo anti culturale, accomuna socialisti, conservatori e liberali chiusi tra le loro piccole ed obsolete certezze ideologiche che nascondono, tuttavia, una totale incapacità nell’elaborazione di una visione del futuro che risulti anche in minima parte lontana dalle proprie certezze ideologiche.

    Solo la libertà nella elaborazione di una visione futura, e quindi espressione della cultura, potrebbe fornire un orientamento e, di conseguenza, offrire una possibilità di salvezza al Paese.

  • La Germania invoca un gasdotto dalla Spagna

    Il presidente della banca pubblica tedesca KfW (l’equivalente della Cassa Depositi e Prestiti in Italia), Stefan Wintels, ha lanciato un appello a favore dell’autonomia energetica europea attraverso lo sviluppo dell’idrogeno verde, proponendo la realizzazione di un gasdotto tra Spagna e Germania. Wintels lo ha dichiarato al quotidiano regionale “Neue Osnabrücker Zeitung”.

    “Non disponiamo ancora di un gasdotto tra Spagna e Germania, ma sarebbe altamente auspicabile. Solo una politica energetica con una vera dimensione europea ci permetterà di evitare nuove dipendenze storiche”, ha affermato Wintels. Secondo il numero uno di KfW, la Germania dovrà importare gran parte del suo fabbisogno di idrogeno verde, non potendo produrlo su larga scala lungo la costa del Mare del Nord. “Se vogliamo generare valore industriale, ad esempio nella siderurgia, dobbiamo importare idrogeno verde, e la Spagna è ben posizionata per offrirlo a costi marginali vicini allo zero grazie al solare”, ha spiegato. Wintels ha sottolineato che la competitività dell’idrogeno non dipende tanto dalla tecnologia quanto dalla possibilità di produrre energia rinnovabile a basso costo e di sviluppare impianti scalabili. Anche l’export di vettori energetici come l’ammoniaca avrà un ruolo cruciale. “Il percorso è chiaro, ma pieno di incognite, come ogni iniziativa imprenditoriale ambiziosa”, ha concluso.

    Nel frattempo la compagnia energetica statale algerina Sonatrach ha firmato due contratti con aziende cinesi per l’ispezione di oltre 3.500 chilometri di gasdotti. Gli accordi sono stati conclusi con la China National Aero-Technology International Engineering Corporation (Avic-Intl) e con la Oil and Gas Pipeline Inspection Technology Company Limited. Le attività riguarderanno ispezioni interne tramite dispositivi “pig” dotati di tecnologie di misurazione avanzata. Il programma coprirà cinque condotte, tra cui il GO1 e il GO2, che costituiscono la tratta algerina del Transmed-Enrico Mattei, principale rotta di esportazione del gas algerino verso l’Italia attraverso la Tunisia. Sono inoltre incluse ispezioni sul Gpdf (Gazoduc Pedro Durán Farell), conosciuto anche come Maghreb–Europe Pipeline, che collega l’Algeria con la Spagna e il Portogallo via Marocco. La durata dei contratti è di 24 mesi.

    La manutenzione di GO1/GO2 potrebbe avere un impatto diretto sulla sicurezza degli approvvigionamenti italiani, dal momento che il Transmed rappresenta oggi la principale fonte di gas importato da Roma dopo la riduzione delle forniture russe. Parallelamente, gli interventi sul Gpdf incidono sul ruolo dell’Algeria come fornitore di riferimento anche per la penisola iberica. L’affidamento a imprese cinesi di attività sensibili come le ispezioni interne solleva tuttavia interrogativi strategici. Tali operazioni consentono l’accesso a dati tecnici riservati sulle capacità e vulnerabilità delle condotte, con potenziali rischi di dipendenza tecnologica e di trasferimento di informazioni su infrastrutture critiche per l’Europa. Sonatrach ha precisato che i contratti sono stati assegnati tramite gara nazionale e internazionale e rientrano nelle prescrizioni del decreto esecutivo n. 21-314 del 14 agosto 2021, relativo al controllo delle reti di trasporto di idrocarburi. L’iniziativa, secondo l’azienda algerina, mira a garantire maggiore efficienza gestionale e continuità delle forniture energetiche.

  • Libia e Nigeria discutono di un gasdotto per l’Europa, la Turchia cerca gas liquido in Italia

    Il ministro del Petrolio e del Gas della Libia, Khalifa Abdul Sadig, ha incontrato il ministro nigeriano delle Risorse petrolifere (Gas), Ekperekpe Ekpo, e l’amministratore delegato della Nigerian National Petroleum Corporation, Bayo Ojulare, per discutere il progetto di gasdotto che collegherebbe la Nigeria all’Europa attraverso il territorio libico. Secondo una nota del dicastero libico, le parti hanno esaminato “la possibilità di riattivare il progetto e hanno concordato di facilitare lo scambio di informazioni tra gli esperti dei due Paesi, in preparazione alla realizzazione degli studi dettagliati necessari”. L’obiettivo, si legge ancora, è “giungere alla firma di un memorandum d’intesa per definire il quadro operativo del progetto”. Il ministero ha aggiunto che l’infrastruttura sarebbe “un nuovo collegamento strategico che collegherà l’Africa al continente europeo, rafforzando la posizione della Libia come corridoio energetico e aprendo ampie prospettive per la Nigeria al fine di espandere le proprie esportazioni di gas”. Il percorso ipotizzato attraverso la Libia si distinguerebbe per una distanza di circa 3.300 chilometri, più breve rispetto ai 4 mila stimati per l’opzione algerina e ai 5.560 previsti per quella marocchina.

    Il dibattito sul progetto non è nuovo. Per la prima volta se ne parlò nel giugno 2023, quando l’allora portavoce del Governo di unità nazionale, Mohamed Hammouda, annunciò che l’esecutivo aveva autorizzato il ministero del Petrolio a svolgere studi tecnici ed economici sulla fattibilità di un gasdotto dalla Nigeria all’Europa, passando attraverso Niger o Ciad per giungere in Libia. Successivamente, l’allora ministro del Petrolio, Mohamed Aoun, dichiarò di aver presentato al governo uno studio preliminare, che favoriva il percorso via Niger rispetto a quello attraverso il Ciad. Le discussioni hanno anche ipotizzato un collegamento tra il gasdotto nigeriano “Ajaokuta-Kaduna-Kano”, in fase di realizzazione, e il Greenstream che parte dal giacimento di Wafa, vicino al confine libico-algerino, e già collega la Libia all’Italia.

    Intanto l’Egitto si prepara a costruire un nuovo gasdotto del valore stimato di 400 milioni di dollari per convogliare maggiori volumi di gas naturale provenienti da Israele. Lo riferisce il quotidiano “Asharq”, citando fonti governative egiziane, secondo cui la realizzazione dell’opera sarà interamente all’interno dei confini nazionali. A occuparsene dovrebbe essere la Egyptian Natural Gas Company (Gasco), una volta conclusi i dettagli ingegneristici. Il costo sarà sostenuto dal governo egiziano, mentre la compagnia israeliana NewMed Energy – partner del giacimento Leviathan – avrà il compito di estendere la rete fino al confine e collegarla al nuovo impianto.

    All’inizio di agosto, Il Cairo e NewMed Energy hanno sottoscritto un emendamento al precedente accordo di fornitura di gas, che prevede l’aggiunta di 130 miliardi di metri cubi complessivi, suddivisi in due fasi. Nella prima, l’Egitto riceverà circa 20 miliardi di metri cubi subito dopo l’entrata in vigore del nuovo patto. Nella seconda, le esportazioni potranno arrivare fino a 110 miliardi di metri cubi, subordinatamente agli investimenti e all’espansione delle infrastrutture di trasporto. L’intesa estende la durata delle forniture fino al 2040 o fino all’esaurimento dei volumi supplementari concordati, con l’obiettivo di rafforzare la posizione dell’Egitto come hub regionale per il gas naturale liquefatto destinato ai mercati europei e asiatici.

    Per parte sua la Turchia ha siglato una serie di accordi con compagnie energetiche internazionali per assicurarsi circa 15 miliardi di metri cubi di gas naturale liquefatto (Gnl) nei prossimi tre anni. Lo ha riferito il ministro dell’Energia e delle Risorse naturali, Alparslan Bayraktar, citato dal quotidiano “Daily Sabah”, spiegando che gli accordi sono stati firmati dalla compagnia energetica statale Botas a Milano in occasione dell’evento Gastech. In particolare, rispetto a pregressi accordi con Eni, Bp e Shell che coprivano 8,7 miliardi di metri cubi, la compagnia ha siglato altri cinque accordi per ampliare il portafoglio e includere consegne da parte di aziende con sede in Gran Bretagna, Stati Uniti, Germania, Giappone e Norvegia.

    Lo scorso anno, la Turchia ha importato circa 50 miliardi di metri cubi di gas naturale, di cui 14,3 miliardi di metri cubi sotto forma di Gnl. Come riporta “Daily Sabah”, i nuovi contratti rappresentano una quota significativa del consumo interno e dovrebbero rafforzare la sicurezza dell’approvvigionamento in vista della stagione invernale. Bayraktar ha sottolineato che le intese raggiunte a Milano riflettono la strategia della Turchia di “costruire una struttura energetica flessibile, versatile e sicura” per migliorare il portafoglio di gas a medio termine del Paese. In occasione di Gastech 2025, Bayraktar ha incontrato l’amministratore delegato di Eni, Claudio Descalzi, e il presidente del settore gas integrato di Shell, Cederic Cremers.

    Oltre ai contratti per la fornitura di Gnl, Botas ha firmato un accordo con la società statale cinese PetroChina, con l’obiettivo di cooperare nel commercio del gas naturale liquefatto, nella gestione dei trasporti e nell’esplorazione di joint venture in nuovi mercati. La compagnia turca ha inoltre siglato un nuovo accordo con l’Oman, da cui Ankara importa già Gnl. L’accordo riguarda la cooperazione per l’espansione della capacità di produzione di gas naturale liquefatto dell’Oman, l’uso di unità galleggianti di stoccaggio e rigassificazione, la collaborazione tra vettori di Gnl e l’esplorazione di ulteriori opzioni di fornitura del gas, ha spiegato Bayraktar.

    La sussidiaria offshore Tp-Otc della compagnia energetica statale turca Turkish Petroleum Corporation (Tpao) ha invece firmato un accordo con Baker Hughes in merito ai lavori sulla terza fase del progetto di sviluppo del più grande giacimento di gas naturale della Turchia nel Mar Nero. L’intesa riguarda la fornitura di sistemi di produzione sottomarina e attrezzature per il completamento dei pozzi. Separatamente, Tp-Otc ha assegnato al gruppo ingegneristico italiano Saipem un contratto da 1,5 miliardi di dollari per continuare lo sviluppo del giacimento di gas di Sakarya, scoperto tra il 2020 e il 2022 e con stime di 710 miliardi di metri cubi di gas. L’accordo riguarda la costruzione di un gasdotto sottomarino principale lungo 183 chilometri per trasportare il gas di Sakarya verso un impianto sulla terraferma. Saipem era già stata coinvolta nella prima e nella seconda fase di sviluppo di Sakarya. Il nuovo contratto avrà una durata massima di tre anni, con i lavori offshore che avranno luogo nel 2027. La fase tre mira ad aumentare la produzione giornaliera da 20 a 40 milioni di metri cubi entro il 2028.

  • Verso un più solido quadro di sicurezza energetica dell’UE

    La Commissione europea ha pubblicato un invito a presentare contributi per orientare l’imminente revisione del quadro di sicurezza energetica dell’UE, un’iniziativa fondamentale per un sistema energetico europeo pronto alle sfide future. Il quadro attuale ha garantito un approvvigionamento energetico affidabile e stabile, ma l’evoluzione del panorama geopolitico, tecnologico e climatico richiede un approccio più resiliente e adattabile. La revisione, menzionata nel piano d’azione per un’energia a prezzi accessibili, mirerà a rafforzare la capacità del sistema energetico dell’UE di anticipare e rispondere alle nuove sfide. Il quadro aggiornato, la cui adozione è prevista all’inizio del prossimo anno, si baserà sulle esperienze maturate durante le recenti crisi e si concentrerà sul rafforzamento della capacità dell’UE di resistere alle minacce tradizionali ed emergenti. Una migliore disponibilità di approvvigionamento energetico in ogni momento e una migliore preparazione ai periodi di difficoltà nell’approvvigionamento sono fondamentali per garantire ai cittadini dell’UE un accesso costante all’energia a prezzi accessibili.

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