rifiuti

  • I rifiuti sono sempre più una risorsa, anche se il riciclo ha qualche intoppo

    Migliorano le performance dell’industria dei rifiuti in Italia nel 2024: gli oltre 200 maggiori player valgono 15,7 miliardi di euro (+5% sul 2023) con investimenti per 1,2 miliardi (+7,6%), di cui quasi la metà (46%) negli impianti. Le nuove sfide riguardano il recupero dei Raee, il riciclo chimico, il trattamento dei tessili, ma anche il futuro dei termovalorizzatori il cui costo potrebbe salire dal 2028 con l’introduzione dei certificati per la CO2, rischiando di far tornare alle discariche.

    Sono questi i dati principali del Was Annual Report 2025 di Althesys (Teha) che fa il punto sullo stato dell’arte della gestione rifiuti in Italia. “Il rapporto – rileva Alessandro Marangoni, a capo del think tank – delinea un settore del waste management in crescita con il miglioramento dei risultati e con diversi player che rafforzano la posizione mediante acquisizioni e accordi. Non mancano, tuttavia, le criticità come evidenzia l’analisi dei piani di gestione territoriale, con varie regioni che non hanno centrato gli obiettivi. Potrebbe, poi, aumentare il costo dei termovalorizzatori a seguito dell’introduzione del sistema EU ETS, che potrebbe rendere più concorrenziali le discariche”.

    Dal rapporto emerge un settore della gestione dei rifiuti urbani molto articolato, che vede la presenza di numerose aziende di piccole e medie dimensioni, insieme a pochi grandi gruppi multiutility. Nel 2024, le grandi multiutility quotate hanno generato il 36% del fatturato, pari a circa 4,6 miliardi di euro, servendo 1.043 Comuni, 11,1 milioni di abitanti e gestendo 8,1 milioni di tonnellate di rifiuti urbani. A seguire, le piccole e medie monoutility (che si occupano di sola gestione rifiuti) hanno inciso per il 17% del valore della produzione, coprendo 2.085 municipalità, 10,3 milioni di abitanti e 4,7 milioni di tonnellate di rifiuti gestiti. Alle piccole e medie multiutility si deve il 14% del valore della produzione, con circa 1.250 comuni serviti per 8,1 milioni di abitanti e 3,3 milioni di tonnellate raccolte. La marginalità industriale sale dal 14,5% nel 2023 al 15,2% nel 2024. Il valore più elevato è quello delle grandi multiutility (22,4%).

    Gli investimenti raggiungono gli 1,15 miliardi di euro nel 2024, in crescita del 7,6% rispetto all’anno precedente. Gli impianti sono l’obiettivo principale, anche se con un peso sceso dal 53% nel 2023 al 46%. In calo anche le attrezzature, dal 19% al 13%, mentre salgono gli automezzi, passati dal 28% al 41%. Gli investimenti crescono a doppia cifra sul 2023 per gli operatori metropolitani (+89,8%) e per gli operatori del trattamento e smaltimento (+30,7%).

    Il settore del waste management resta dinamico, con diverse operazioni straordinarie attuate nonostante le criticità di alcune filiere, tra cui quella della plastica. Questo in un quadro nel quale la Corte dei Conti Europea ha recentemente evidenziato che nel riuso e riciclaggio dei rifiuti urbani i progressi sono troppo lenti.

    Le operazioni straordinarie sono 32 e in linea con l’anno precedente. Il Nord Ovest è l’area in cui si concentrano maggiormente le iniziative, con una quota del 25%, mentre gli operatori privati sono i soggetti più coinvolti e interessano per lo più accordi di collaborazione strategica rivolti soprattutto al riciclo dei materiali, specie plastiche e tessili. Nel complesso, sono stati rilevati in Italia 13 impianti innovativi di riciclo chimico, di cui almeno tre sperimentali, per una capacità aggregata di trattamento per 233.000 ton/anno. Il 57% è situato nelle regioni settentrionali e il restante 43% nel Centro-Sud. Quanto ai progetti faro per i rifiuti tessili, quelli sviluppati in ambito Pnrr sono 23. Spiccano per dimensioni i cosiddetti “Textile Hub”, in genere legati agli storici distretti tessili. Emerge infine la presenza di impianti per il trattamento dei pannelli a fine vita. Si rilevano, in particolare, 15 impianti, di cui sei localizzati nel Sud e Isole, quattro nel Nord Italia e altrettanti nel Centro.

    Il rapporto, che quest’anno contiene anche l’analisi dei piani territoriali di gestione rifiuti (Prgr) di 17 regioni e delle due province autonome, evidenzia un quadro non omogeneo: alcune aree hanno già raggiunto gli obiettivi europei di differenziata e di discarica, altre segnalano ritardi al punto che diverse regioni non sono riuscite a conseguire gli obiettivi e prevedono l’adozione di misure correttive. Il target di raccolta differenziata è stato già conseguito da sette regioni e dalle due province autonome (corrispondenti al 47% circa del totale), mentre l’obiettivo di avere una quota di urbani smaltita in discarica inferiore al 10% entro il 2030 è stato raggiunto solo da quattro regioni, delle quali tre nel Nord e una al Sud. In generale, il Nord Est è l’area con le performance migliori. Otto regioni hanno in programma la realizzazione o l’ampliamento di strutture per il trattamento della frazione organica. Sette regioni intendono poi ampliare o realizzare nuova capacità di produzione o trattamento del combustibile solido secondario (Css).

    Riguardo invece ai termovalorizzatori, tre regioni prevedono la costruzione di nuova capacità e una prevede il rinnovamento dell’impianto esistente. Due regioni forniscono poi dettagli sulla realizzazione di ulteriore capacità di trattamento del sottovaglio, ossia della frazione di rifiuti in uscita dagli impianti di trattamento.

    Restano al centro di vari piani le discariche, con ben 11 regioni che prevedono rinnovamenti o ampliamenti o costruzione di nuova capacità.

    Il sistema europeo ETS per lo scambio di quote della CO2, dal 2028 potrebbe essere esteso ai termovalorizzatori facendone così aumentare i costi. La tariffa di conferimento dei rifiuti agli impianti “waste to energy” potrebbe aumentare tra circa 30 e 40 €/ton, fino a 45 secondo le stime di alcuni operatori. L’aumento dei costi potrebbe rendere più conveniente la discarica o lo smaltimento all’estero per alcuni flussi non riciclabili.

    Crescono i 70 maggiori operatori dei rifiuti speciali (valgono 5,6 miliardi di euro, +17% sul 2023) così come gli investimenti (+26%) e i quantitativi gestiti (+10%). Più di un terzo delle imprese, circa il 36%, sono piccole e medie monoutility. Le aziende del settore sono concentrate soprattutto nella fase di trattamento, in cui operano 60 società. I player rilevati hanno una forte concentrazione nel Nord Italia, con 39 imprese che incidono per il 56% del totale, seguito da Sud e Isole con il 24% (17 società) e dalle aree centrali con il 20% (14 aziende). In generale, le regioni con la maggiore presenza di operatori sono la Lombardia (18 imprese) e l’Emilia-Romagna (10). Numerose sono le acquisizioni fatte nell’anno dai grandi gruppi multi-business.

  • In meno di 80 anni sono state prodotte quasi 10 miliardi di tonnellate di plastica. E ce le mangiamo

    Secondo quanto scrive l’espetto Franco Berrino, dagli anni ’50 a oggi sono state prodotte quasi 10 miliardi di tonnellate di plastica, la produzione è stata pari a 367 milioni nel 2023 ed è prevista triplicare entro il 2050. Consumiamo, solo per fare un esempio, 43 miliardi di bottigliette di plastica al mese, di questi 10 miliardi di tonnellate 3 miliardi sono tuttora in uso, mentre 0,7 sono state bruciate e 5 gettate come rifiuto (inquinante).

    La presenza di plastica nella vita quotidiana dei nostri tempi è talmente pervasiva che qualcuno ha coniato addirittura il termine Plasticene proprio per indicare come gli ultimi 70 anni (quasi 80 ormai) siano caratterizzati dalla presenza di strati crescenti di plastica nei sedimenti e nel suo impatto negativo sugli ecosistemi, sulla fauna marina e, potenzialmente, sulla salute umana.

    La maggior parte della plastica gettata finisce in mare, dove si spezzetta in frammenti piccolissimi, microplastiche e addirittura nanoplastiche (meno di un millesimo di millimetro di grandezza) e da lì finisce facilmente nel corpo umano, passando prima per i pesci (negli Usa è stata trovata plastica in 180 pesci su un campione di pesca di 182 unità) ma anche per animali di terra. Microplastiche sono state trovare in vari organi del corpo umano: apparato circolatorio, fegato, polmoni, testicoli, reni, cervello (uno studio ha rilevato in 12 persone affette da demenza una concentrazione di plastiche tripla rispetto a quella riscontrata in persone normali), nel latte del seno materno.

    I recipienti di plastica libera utilizzati per riscaldare cibi in forni a microonde sono un altro straordinario canale di assunzione di plastiche nell’organismo umano.

    Problemi cardiovascolari, ictus, infarti, colite ulcerosa e anche infertilità maschile appaiono alcuni dei danni che la presenza di plastiche nel corpo umano può provocare, anche se Berrino avverte che gli studi su queste problematiche devono essere ulteriormente affinati. Per tutelarsi, lo studio consiglia di usare filtri di ceramica per l’acqua potabie, di evitare il consumo d alimenti pronti confezionati e di lavare bene i filetti di pesce e di carne.

  • Un malaccorto ambientalismo favorisce solo la criminalità legata allo smaltimento dei rifiuti

    Il no al termovalorizzatore di Roma fu l’escamotage con cui Giuseppe Conte mandò a casa Mario Draghi che l’aveva sfrattato da Palazzo Chigi quando era giunto il momento di spendere con criterio i soldi forniti dall’Europa a seguito del Covid, ma l’opposizione agli impianti di smaltimento dei rifiuti in nome della tutela dell’ambiente sono soprattutto l’occasione perché chi ha meno scrupoli speculi su quello smaltimento in barba a ogni prescrizione di legge.

    Secondo il Rapporto Ecomafia 2023 di Legambiente, riporta l’Espresso, il business illecito di rifiuti in Italia è un affare che muove circa 8,8 miliardi di euro all’anno. Le aziende che si occupano della gestione degli scarti, costrette a far fronte a ingenti spese per smaltirli, spesso ricorrono a reti criminali per ridurre i costi, affidandosi a sistemi illegali per smaltire materiali pericolosi e inquinanti. Le stime della Commissione Europea parlano di un mercato illecito che, nell’Unione Europea, genera entrate annuali comprese tra i 4 e i 15 miliardi di euro, con un valore medio di 9,5 miliardi. Inoltre, il 30 per cento del traffico totale in Europa è legato a operazioni che non rispettano le norme, che spesso vedono la Turchia come una delle principali destinazioni dei rifiuti smaltiti illegalmente.

    Il 13 febbraio 2025, le autorità croate hanno arrestato 13 persone accusate di aver smaltito illegalmente rifiuti pericolosi provenienti anche dall’Italia. Pure la Spagna è stata al centro di un’operazione simile: a gennaio, la Guardia Civil ha diffuso immagini di rifiuti illegali, dopo aver smantellato un’organizzazione che da anni gestiva questo giro d’affari. Secondo le stime delle autorità spagnole, dal 2021 circa 40mila tonnellate di rifiuti provenienti dall’Italia sono state introdotte clandestinamente nel Paese, per un valore di circa 19 milioni di euro.

    Nel 2023 in Italia i reati ambientali sono aumentati del +15,6% e si sono registrati in tutto 35.487 illeciti penali, per una media (in crescita rispetto agli anni precedenti) di 97,2 reati al giorno. Le ecomafie si stima, hanno guadagnato 8,8 miliardi, mentre a patire di più sono state le regioni del Sud: Campania, Sicilia, Puglia e Calabria e, a livello provinciale, Napoli, Avellino, Bari e Roma. L’ex sindaco di Roma Ignazio Marino, intanto approdato al Parlamento europeo con gli ecologisti di Avs (il tandem Bonelli-Fratoianni), continua da lì a battersi contro il termovalorizzatore della capitale, che il suo successore al Campidoglio Roberto Gualtieri ha deciso di realizzare.

  • Va sprecato cibo sufficiente a 1,26 miliardi di persone

    Secondo le stime della Fao, il cibo perso e sprecato potrebbe sfamare ogni anno 1,26 miliardi di persone. A fronte di un numero di persone che patiscono effettivamente la fame oscillante tra i 690 e i 785 milioni, oggi circa un terzo del cibo prodotto a livello globale viene sprecato, per un quantitativo complessivo di 1,6 miliardi di tonnellate (su un totale di oltre 5 disponibili).

    Il fenomeno, come evidenziato dal un recente rapporto della Fondazione Aletheia,  coinvolge tutta la filiera: dalle fasi a monte, dove la perdita complessiva è di 680 milioni di tonnellate, alle fasi successive dove viene disperso circa 1 miliardo di tonnellate di cibo. Di questo, il 61% è sprecato dalle famiglie, il 26% dai servizi di somministrazione e il 13% dalla rete di distribuzione e vendita.

    La Fao distingue tra “spreco” e “perdite” indicando col primo termine il cibo adatto al consumo umano ma scartato o lasciato deteriorare e col secondo le perdite causate da inefficienze nelle fasi produttive. Sulla base di questa tassonomia, risulta che in Europa vengono generati ogni anno quasi 59 milioni di tonnellate di sprechi alimentari, pari a 131 chili per abitante. Più della metà di questi è riconducibile al consumo domestico, con 70 chili pro-capite. Rilevante è anche l’impatto economico con una perdita media che si attesta su 333 euro pro-capite, per un valore complessivo di 149 miliardi di euro.

    L’Italia si colloca al terzo posto tra i principali paesi europei per spreco alimentare in volume, preceduta solo da Germania e Francia.

  • La Commissione invita l’Italia a recepire correttamente la direttiva quadro sui rifiuti

    La Commissione ha deciso di avviare una procedura di infrazione inviando una lettera di costituzione in mora all’Italia(INFR(2024)2097) per il non corretto recepimento della direttiva quadro sui rifiuti. La direttiva quadro sui rifiuti è la legislazione quadro dell’UE volta a prevenire o ridurre la produzione di rifiuti, a ridurre l’impatto complessivo dell’uso delle risorse e a migliorarne l’efficienza: elementi fondamentali per la transizione verso un’economia circolare e per garantire la competitività a lungo termine dell’Unione. La direttiva modificata stabilisce obiettivi vincolanti per il riciclaggio e la preparazione per il riutilizzo dei rifiuti urbani; introduce inoltre prescrizioni dirette agli Stati membri e volte a migliorare i loro sistemi di gestione dei rifiuti e l’uso efficiente delle risorse. Gli Stati membri erano tenuti a recepire le disposizioni della direttiva modificata nella legislazione nazionale entro il 5 luglio 2020. La Commissione ha già avviato procedure di infrazione nei confronti di altri 10 Stati membri (Bulgaria, Repubblica Ceca, Estonia, Francia, Cipro, Paesi Bassi, Austria, Polonia, Portogallo e Romania). La Commissione ha constatato che l’Italia non ha recepito correttamente diverse disposizioni della direttiva modificata, tra cui quelle concernenti la responsabilità estesa del produttore, la garanzia di un riciclaggio di alta qualità, la raccolta differenziata dei rifiuti pericolosi e l’attuazione di un sistema elettronico di tracciabilità. La Commissione procede pertanto all’invio di una lettera di costituzione in mora all’Italia, che dispone ora di due mesi per rispondere e rimediare alle carenze segnalate dalla Commissione, trascorsi i quali, in assenza di una risposta soddisfacente, quest’ultima potrà decidere di inviare un parere motivato.

  • Entra in vigore il nuovo regolamento sulle spedizioni di rifiuti

    In vigore dal 20 maggio il nuovo regolamento relativo alle spedizioni di rifiuti, che stabilisce norme più rigorose per l’esportazione di rifiuti verso paesi terzi. Il nuovo regolamento sosterrà l’economia circolare e garantirà che i rifiuti esportati dall’Unione europea siano trattati in modo sostenibile dal punto di vista ambientale. Migliorerà la tracciabilità e agevolerà le spedizioni di rifiuti destinati al riciclaggio nell’UE e nel resto del mondo.

    Nell’ambito del nuovo regolamento, da maggio 2027 saranno consentite ad esempio le esportazioni di rifiuti dell’UE verso paesi non appartenenti all’OCSE solo se tali paesi informano la Commissione europea della loro disponibilità a importare rifiuti e dimostrano di essere in grado di gestirli in modo sostenibile. La Commissione monitorerà inoltre le esportazioni di rifiuti verso i paesi OCSE e prenderà provvedimenti qualora tali esportazioni causino problemi ambientali nel paese di destinazione.

    Il nuovo regolamento prevede anche un’osservanza più rigorosa e una maggiore cooperazione nella lotta contro il traffico di rifiuti, uno dei reati ambientali più gravi, integrando così la nuova direttiva sulla tutela penale dell’ambiente, anche questa in vigore da lunedì.

  • Le feste portano un incremento del 10% degli imballaggi da smaltire

    Per il periodo delle feste di fine anno, fra dicembre 2023 e gennaio 2024, Conai prevede nuovamente un aumento dei rifiuti di imballaggio nelle raccolte differenziate urbane in Italia.

    Le prime stime del Consorzio autorizzano a stimare un aumento dei flussi soprattutto per carta e cartone, plastica e vetro. Nel dettaglio, per plastica e vetro gli incrementi nei conferimenti in raccolta differenziata potrebbero oscillare fra il 4% e il 7%. Per la carta, invece, si stima invece che localmente l’aumento possa sfiorare il 10%.

    «Dopo un primo confronto effettuato a campione fra i dati dei gestori di alcune città italiane, non saremmo sorpresi da incrementi di questo tipo» afferma Luca Piatto, responsabile dei rapporti col territorio di CONAI. «È improbabile che i consumi aumentino come nel 2022, soprattutto a causa della contrazione della nostra economia che ha caratterizzato la seconda parte del 2023. Ma credo si tratti comunque di numeri importanti. Cibo, vino, beni di consumo imballati, regali in buste di carta e di plastica che vengono consegnati di persona o spediti: tanti imballaggi arriveranno a fine vita durante le festività, e dovranno essere correttamente gestiti».

    Per la plastica, film protettivi e altri involucri; per il vetro, soprattutto bottiglie, regalate o consumate; per la carta, scatole, fogli di carta regalo, imballaggi per le spedizioni e-commerce.

    «I numeri dovranno essere confermati a consuntivo nel 2024», spiega Luca Piatto. «Ma credo che, in alcune province, potrebbe essere ragionevole aspettarsi percentuali anche più alte di quelle previste. Negli ultimi anni la pandemia prima e la crisi energetica poi hanno reso le previsioni più difficili. Ma resta importante l’attenzione al conferimento in raccolta differenziata: a dicembre e gennaio l’attenzione a differenziare bene sarà davvero essenziale».

    Un aumento di rifiuti di imballaggio, quindi, gestibile grazie alla raccolta differenziata. L’importante, secondo Conai, è separarli correttamente ed evitare errori che compromettano la qualità della raccolta.

    Per quanto riguarda la carta, «dopo lo shopping, gli scontrini che non si vogliono conservare devono essere buttati nell’indifferenziato. Si tratta infatti di carta chimica, non riciclabile», spiega Luca Piatto.

    Semaforo rosso anche per carta oleata e carta da forno: «Nessuna delle due può essere conferita con la carta, a meno che non sia esplicitamente indicato che sono riciclabili».

    La carta da pacco, invece, non crea problemi. «È perfettamente riciclabile», svela Piatto. «Tutta la carta con cui si avvolgono i regali deve essere differenziata e conferita con carta e cartone».

    Attenzione alla raccolta della plastica. «Svuotiamo gli imballaggi in plastica prima di buttarli» è l’invito di Luca Piatto. «Le bottiglie vanno schiacciate per il lato lungo, e non dall’alto in basso. È un buon modo per facilitare il riciclo in impianto».

    Nella raccolta della plastica vanno solo gli imballaggi. «Giocattoli rotti o altri oggetti vanno portati all’isola ecologica, oppure conferiti con l’indifferenziato».

    «Le etichette in plastica coprenti vanno separate e rimosse dai flaconi e dalle bottiglie» raccomanda Piatto, «per poi mettere sia l’etichetta sia il flacone o la bottiglia nella raccolta differenziata degli imballaggi in plastica. È un modo per aiutare a riciclare al meglio entrambi».

    Se durante un brindisi un bicchiere di cristallo si rompe «deve essere gettato nell’indifferenziato» afferma Luca Piatto, parlando della raccolta del vetro. «Il cristallo, infatti, contiene piombo: pochi frammenti di cristallo compromettono grandi quantità di vetro riciclabile».

    Stop anche a palle e addobbi dell’albero di Natale. «Non si tratta di vetro da imballaggio, è importante che non ne inquini la raccolta differenziata». Sono falsi amici, e non vanno conferiti con il vetro, anche «ceramiche e vetro borosilicato, ossia quello delle pirofile adatte alla cottura in forno».

    «Le scatole di legno in cui vengono regalate le bottiglie di vino o di liquore pregiato, invece, devono essere portate all’isola ecologica» conclude Piatto.

  • Gli italiani prendono confidenza con i rifiuti tecnologici

    Migliorano sia i livelli di conoscenza degli italiani sia i loro comportamenti nella raccolta differenziata dei Rifiuti di Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche (Raee): questo quanto emerge a distanza di un anno dall’ultima analisi dell’”Osservatorio conoscenza Raee” realizzato da Ipsos per Erion Weee, il Consorzio del Sistema Erion dedicato alla gestione dei Raee.

    Secondo lo studio, realizzato su un campione di 1.000 cittadini italiani a cui si aggiunge un focus specifico su 500 giovani dai 18 ai 26 anni, aumenta la familiarità con il termine Raee che, nell’arco dell’ultimo anno, è passata dal 44% al 55%, con un miglioramento ancora più evidente nel caso della gen Z, dove la percentuale di quanti hanno sentito menzionare l’acronimo è quasi raddoppiata, passando dal 26% nel 2022 al 50% nel 2023.

    A livello territoriale, sono le regioni del nord del Paese a registrare il maggior incremento (dal 47% al 60%), seguite da quelle del centro (dal 46% al 57%) e del sud (dal 37% al 47%).

    Rimane invece sostanzialmente stabile l’incidenza di quanti, oltre all’acronimo, sanno anche spiegare in modo corretto il significato della parola Raee che, a livello nazionale, passa dal 38% al 39%, con un aumento decisamente più sostenuto tra i giovani dove il dato arriva al 36%, in aumento di dieci punti percentuali rispetto allo scorso anno.

    Con l’aumento dei livelli di conoscenza, migliorano anche i comportamenti relativi alla gestione dei Raee: la media dei conferimenti scorretti nell’ultimo anno è diminuita passando dal 15% al 13%. La flessione più accentuata però si registra proprio nel target dei più giovani, tra i quali l’incidenza è scesa di ben sei punti percentuali (dal 23% al 17%). Resta invece stabile la percentuale di intervistati consapevoli dei rischi associati a una gestione non corretta delle Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche giunte a fine vita, che si attesta a poco meno dell’80% del totale del campione.

    La conoscenza dei servizi a disposizione del cittadino per il conferimento, in nove mesi (novembre 22-luglio 23), è aumentata sia a livello nazionale che tra la gen Z: il 45% degli italiani conosce il servizio “1 contro 0” (+3 punti percentuali), nella fascia dei più giovani si arriva al 52% (+7%); il ritiro “1 contro 1” è invece noto al 72% degli intervistati (+3%) e al 73% dei ragazzi (+6%).

    Diminuisce, inoltre, la percentuale di chi si disferebbe di un Raee nel modo sbagliato: rispetto a 14 tipologie di prodotti proposti (che vanno da pc e smartphone fino a contapassi e spazzolini elettrici) il 41% degli italiani sceglierebbe di gettarne almeno una nel contenitore della plastica o dell’indifferenziata (contro il 45% della rilevazione precedente); più netta la diminuzione nelle regioni del sud (dal 56 al 48%) e tra i giovani (dal 57 al 50%).

    Scende, infine, dal 32 al 28% la quota di quanti hanno dichiarato di essersi rivolti agli “svuota cantine” per disfarsi dei propri Raee: un piccolo miglioramento in termini numerici, ma sicuramente un passo in avanti nel contrasto ai flussi paralleli, spesso illegali, alimentati anche grazie a questi soggetti. “I risultati positivi registrati dal nostro Osservatorio – commenta Giorgio Arienti, Direttore Generale di Erion Weee – dimostrano come sul tema dei Raee sia fondamentale continuare a insistere sulla leva della sensibilizzazione per scardinare abitudini e comportamenti scorretti. In molti casi, infatti, questi errori dipendono da una scarsa conoscenza dell’importanza che hanno i nostri piccoli gesti quotidiani come primo anello della catena del riciclo dei Rifiuti Elettrici ed Elettronici. Il piano di comunicazione “DireFareRaee” che il Consorzio ha lanciato due anni fa ha dato un contributo significativo, ma non possiamo smettere di lavorare e non possiamo farlo da soli, perché quasi due italiani su tre ancora non sanno cosa siano i Raee. Noi proseguiremo con programmi e iniziative dedicate ai cittadini, ma ci auguriamo che anche altre realtà operanti nel sistema decidano di affiancarci in questo percorso, e che il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica promuova una campagna di “Pubblicità Progresso” sui Raee”.

  • La Commissione accoglie con favore l’accordo politico sul rafforzamento del controllo sulle esportazioni di rifiuti

    La Commissione accoglie con favore l’accordo politico raggiunto tra il Parlamento europeo e il Consiglio sulle spedizioni di rifiuti, che garantirà che l’UE si assuma una maggiore responsabilità dei rifiuti che produce e non esporti le proprie sfide ambientali in paesi terzi. Le norme agevoleranno inoltre l’uso dei rifiuti come risorsa. L’accordo contribuisce all’obiettivo del Green Deal europeo di ridurre l’inquinamento e promuovere l’economia circolare.

    Sarà vietata l’esportazione di rifiuti di plastica dall’UE verso paesi non appartenenti all’OCSE. Solo se sono soddisfatte rigorose condizioni ambientali, i singoli paesi potranno ricevere tali rifiuti cinque anni dopo l’entrata in vigore delle nuove norme. Alla luce dei problemi globali legati all’aumento della quantità di rifiuti di plastica e alle sfide per una loro gestione sostenibile, con questa misura i legislatori dell’UE mirano a prevenire nei paesi terzi il degrado ambientale e l’inquinamento causati dai rifiuti di plastica prodotti nell’UE.

    Altri rifiuti idonei al riciclaggio saranno esportati dall’UE in paesi non appartenenti all’OCSE solo se questi ultimi garantiranno di poterli smaltire in modo sostenibile. Al tempo stesso, grazie a moderne procedure digitalizzate,sarà più facile spedire rifiuti destinati al riciclaggio all’interno dell’UE. Saranno inoltre rafforzate l’applicazione delle norme e la cooperazione nella lotta contro il traffico di rifiuti.

  • La Commissione si impegna a capire come rafforzare l’attuazione del principio “chi inquina paga”

    La Commissione ha avviato una consultazione pubblica per raccogliere i pareri dei cittadini e delle parti interessate sull’attuazione del principio “chi inquina paga” nell’Unione europea. La Commissione userà le informazioni per valutare se le politiche europee e nazionali siano sufficienti a garantire che chi inquina sostenga i costi delle misure di prevenzione, controllo e riparazione dell’inquinamento. La consultazione riguarderà aspetti quali l’uso di strumenti di mercato da parte dell’UE e degli Stati membri, il pagamento indiretto di chi inquina mediante sovvenzioni dannose per l’ambiente, la mancata applicazione del principio nel contesto dei fondi dell’UE, il modo in cui vengono affrontate le responsabilità ambientali e l’utilizzo dei prezzi nelle politiche.

    Le consultazione pubblica è una risposta alla relazione della Corte dei conti europea secondo la quale il principio “chi inquina paga” è applicato in modo disomogeneo nelle politiche ambientali dell’UE, con una copertura e un’attuazione incomplete. I risultati della consultazione saranno utilizzati per preparare una valutazione globale delle politiche, nota anche come “controllo dell’adeguatezza”, nel 2024. La valutazione servirà a elaborare una raccomandazione su come attuare al meglio tale principio nelle politiche ambientali, come annunciato nel piano d’azione per l’inquinamento zero della Commissione.

    La consultazione resterà aperta fino al 4 agosto 2023.

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