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La guerra porta alla stagflazione e chiama l’Europa all’efficienza istituzionale e decisionale

Il conflitto Russia-Ucraina spinge sull’orlo della stagflazione, ossia mancanza di crescita economica (stagnazione), accompagnata dall’aumento di costi e prezzi (inflazione), ma l’Europa ha dimostrato reattività, così come le imprese italiane. E’ l’analisi degli economisti Fabrizio Galimberti e Luca Paolazzi di Firstonline, che oltre a considerare i pericoli del conflitto, guardano anche ai cambiamenti che interverranno nello scenario mondiale. “Le sanzioni alla Russia – ritengono Galimberti e Paolazzi – non saranno tolte facilmente, anche perché utili a ridimensionare le velleità di potenza mondiale di un’economia piccola e povera (Pil pro-capite pre-pandemia due terzi dell’italiano, in parità di potere d’acquisto, e un terzo di quello italiano a cambicorrenti – usando, caritatevolmente, il cambio del rublo pre-bellico)».

L’altra questione-chiave è dove andranno petrolio e gas russi, visto che Stati Uniti e Regno Unito ne hanno bandito gli acquisti e l’Ue si vuole attrezzare per fare altrettanto. “Difficilmente verranno tenuti nel sottosuolo, perché la Russia ha bisogno degli introiti della loro vendita, giacché importa il 75% di quanto consumano le famiglie. La Cina si è posizionata politicamente per acquistarli. Questo vuol dire che ci saranno dirottamenti da un Paese all’altro, con aumento dei costi di logistica, ma non ci sarà un embargo, come nel 1973-74, quando il costo del barile quadruplicò e la domenica si andava a piedi. Perciò le quotazioni torneranno a rispecchiare le condizioni di domanda (in aumento) e offerta (frenata da Opec+), più che la paura dell’ignoto che la guerra ha causato”.

La guerra, come la pandemia – fanno notare gli economisti – ha comunque accelerato le transizioni verso l’elettrico-digitale e verso le fonti energetiche rinnovabili. Quindi gli investimenti in quelle direzioni, pubblici e privati, aumenteranno. “Nel buio della ragione, tuttavia – osservano – ci sono alcuni squarci di luce, diversi da quelli dei missili e delle bombe. Il primo è la reattività delle decisioni di policy, anche in Europa. Se non altro crisi finanziaria, prima, e pandemica, poi, hanno allenato i riflessi dei decisori; cosicché l’allentamento monetario sarà ritirato più lentamente e misure di bilancio verranno varate per sostenere le produzioni. Il secondo squarcio è il calo dei contagi, che aiuterà ad allentare le misure sanitarie restrittive. Il terzo è la solidità della ripresa in avvio di 2022”.

“Infatti, dopo le grandi difficoltà di gennaio, dovute alla recrudescenza del virus prima e durante le feste natalizie, in febbraio gli indici Pmi di output e ordini (promessa di produzione futura) sono tornati a salire. Soprattutto nel terziario». Infine, secondo i due esperti, le politiche di bilancio non potranno che “virare verso il supporto all’economia, in parte per gli stabilizzatori automatici (meno imposte e più sostegni al reddito) e in parte per misure discrezionali di contrasto all’aumento dei prezzi dell’energia”.

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