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L’Italia, l’Europa e il silenzio assordante sull’Albania

Da anni, puntualmente, ogni settimana Il Patto Sociale L’Albania pubblica un articolo sulla situazione albanese. Lo facciamo perché l’Albania è un paese a noi vicino non solo per lo stesso affaccio sull’Adriatico, ma perché le storie dei popoli del mediterraneo sono intrecciate da millenni e quei popoli che hanno subito le tragedie del comunismo hanno necessità di una particolare attenzione che li aiuti a procedere nel cammino della democrazia e della giustizia.

Nei molti articoli scritti in questi anni da Milosao, il nostro corrispondente in Albania, abbiamo via via conosciuto i gravi problemi che affliggono il paese dove  ancora una parte del mondo politico è adiacente ad attività criminali, e questo, purtroppo non è un problema solo albanese. Abbiamo seguito lo sviluppo economico di una parte dell’Albania, sentito di una forte presenza italiana nel settore imprenditoriale e appreso che molti nostri connazionali vi vivono per le bellezze ambientali e il più conveniente costo  della vita, inoltre alcuni progressi albanesi sono stati apprezzati  dall’Unione europea con la quale i rapporti sono diventati più stretti. Negli articoli di Milosao abbiamo saputo degli scandali, delle ingiustizie, della corruzione e dell’insofferenza che sempre più aumentava nella popolazione. Ora gran parte del popolo è sceso in piazza assediando i palazzi del potere. Questa insofferenza che cresceva di settimana in settimana nel corso di lunghi mesi come è sfuggita agli interlocutori internazionali? Agli osservatori europei? Al governo italiano che sa di avere in Albania suoi militari, specie della finanza di mare, per controllare ed impedire lo spaccio di droga, di carburante e di uomini? L’assordante silenzio di tutti, giornalisti compresi, che sembra abbiano scoperto solo ora una realtà di scontento esasperato, di difficoltà nel processo di legalità e democrazia dopo che le proteste sono esplose così forti in piazza, tutti hanno ignorato le altre manifestazioni e i diversi segnali, dimostrando una totale incapacità di visione geopolitica, incapacità che rafforza i già gravi timori che avevamo ed abbiamo.

La politica non è Twitter, una frase ad effetto ma conoscenza e perciò studio di quanto avviene, non solo sul suolo nazionale ma anche ai nostri confini e più oltre ancora. Chi non l’ha capito non può governare né in Italia né in Europa. Ovunque stanno esplodendo situazioni difficili e pericolose anche per la nostra stabilità e sicurezza, è ora di comprenderlo e di prendere decisioni consapevoli, non come è stato fatto per il Venezuela.

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