Agricoltura

  • Ancora troppo pochi i giovani che capiscono di doversi dare all’agricoltura

    Cibo buono, pulito e giusto, e da  non sprecare. La prima edizione in presenza di Terra Madre Salone del Gusto dopo il Covid sciorina una serie di eccellenze agroalimentari che finora hanno resistito ai cambiamenti  climatici e all’aumento dei costi dell’energia, ai conflitti e a tante altre difficoltà. Ma dalla manifestazione internazionale organizzata da Slow Food, con la Regione Piemonte e la Città di Torino, rimbomba anche l’accorato appello a una “rigenerazione” che parte dal cambiamento del sistema alimentare. Perché – come sottolinea Carlo Petrini, il fondatore di Slow Food e della rete mondiale delle comunità del cibo riconosciuta con il nome di  Terra Madre – “il primo passo è proprio cambiare un sistema che  già oggi produce cibo per 12 miliardi di persone, quando siamo  7,8 miliardi,  e ne butta via il 32%”. Ed è proprio ‘Food  regeneration” il titolo di questa edizione di Terra Madre, allestita alla periferia di Torino, nel Parco Dora rinato dopo  la fine dell’attività di un’acciaieria. Circa 20mila i  passaggi di visitatori stimati nella prima giornata.

    Alla manifestazione ampio spazio ai giovani con la rete dello Slow Food Youth Network di cui fanno parte studenti, agricoltori, allevatori, e gli allievi  dell’Università di  Scienze Gastronomiche di Pollenzo (Cuneo). Al tema del ricambio  generazionale in agricoltura è stata dedicata un’analisi di Ismea, illustrata proprio a Terra Madre. Le aziende giovani  crescono, ma a un ritmo troppo lento, +0,4% negli ultimi 5 anni, quando c’è stato un saldo attivo di 16 aziende al giorno  tra le nuove realtà e le imprese che hanno cessato l’attività. A  fine 2021 – come riportano i dati del Censimento di Istat – le imprese agricole under35 erano, in tutto il Paese 56.172. A frenare l’accelerazione del ricambio è la finora inarrestabile fuga dei giovani dalle aree rurali, quasi dimezzata – secondo i dati Ismea – negli ultimi 10 anni. Tra i motivi dell’abbandono pesa il divario tecnologico rispetto ai grandi centri urbani.

    “Il coinvolgimento dei giovani nel settore agricolo è un obiettivo della politica agricola comune europea e una sfida per l’Italia – ha evidenziato Fabio Del Bravo, responsabile della Direzione Servizi per lo sviluppo rurale dell’Ismea – Una loro maggiore presenza di giovani è necessaria per accelerare e concretizzare il rinnovamento di cui necessita il settore agricolo per essere più competitivo, sia rispetto alle altre agricolture europee sia rispetto agli altri settori economici riducendo il divario di redditività che lo contraddistingue, sia, infine, per essere in grado di affrontare le sfide ambientali e assicurare il contributo all’adattamento e alla mitigazione dei cambiamenti climatici”.

    L’analisi Ismea rivela che le aziende agricole dei giovani sono guidate da imprenditori con maggiore formazione: 49,7% dei capi azienda ha un diploma di scuola superiore e il 19,4% una laurea; le aziende sono più grandi: 18,3 ettari di Sau, superficie agricola utilizzata per azienda contro 10,7), più orientate al mercato e il loro livello di digitalizzazione è il doppio dell’agricoltura nel complesso, così come più elevata risulta la propensione all’innovazione.

  • Gli Stati membri approvano la proposta della Commissione di abbassare la soglia dei residui di pesticidi per proteggere meglio le api

    Gli Stati membri hanno appoggiato la proposta della Commissione di abbassare i limiti massimi di residui (LMR) di due pesticidi neonicotinoidi noti per avere effetti nocivi sulle api. Le valutazioni dell’Agenzia europea per la sicurezza alimentare mostrano che clothianidin e thiamethoxam rappresentano un rischio elevato per gli impollinatori. Per questo motivo, il loro uso all’aperto era già stato vietato nell’UE nel 2018. Per le importazioni di alimenti e mangimi, le nuove norme abbasseranno i limiti massimi di residui esistenti per queste sostanze al livello più basso misurabile con le ultime tecnologie. Le regole dovrebbero essere adottate entro l’inizio del prossimo anno. Gli operatori del settore alimentare e i paesi terzi avranno tempo sufficiente per adeguarsi alle nuove norme. I nuovi LMR si applicheranno agli alimenti prodotti nell’UE – per i quali la soglia è già molto bassa – e agli alimenti importati da paesi terzi. Dato il loro impatto negativo sugli impollinatori di tutto il mondo, comprese le api, l’uso di questi due neonicotinoidi è già stato interrotto nell’UE. Facciamo un ulteriore passo avanti, contribuendo alla transizione verso sistemi alimentari sostenibili, anche a livello mondiale. Una volta che le regole approvate saranno in vigore, i prodotti importati non potranno più contenere i residui di questi due neonicotinoidi. Il regolamento metterà in pratica gli obiettivi della Commissione, annunciati nel Green Deal europeo e nella strategia Farm to Fork, e terrà conto degli aspetti ambientali nella valutazione delle domande di tolleranze all’importazione di pesticidi non più autorizzati nell’UE, nel rispetto delle standard e obblighi dell’Organizzazione mondiale del commercio (OMC). Dopo aver consultato i membri dell’OMC, la proposta della Commissione è stata presentata al comitato permanente per le piante, gli animali, gli alimenti e i mangimi, dove ha ricevuto il sostegno di una maggioranza qualificata di Stati membri. Il regolamento sarà sottoposto al Consiglio e al Parlamento, che hanno due mesi di tempo per reagire. Se le due istituzioni non si opporranno, il regolamento sarà adottato all’inizio del 2023.

    Fonte: Commissione europea

  • Dal produttore al consumatore: nuove norme per accelerare l’autorizzazione dei pesticidi biologici

    Per sostenere la transizione dell’UE a sistemi alimentari sostenibili e la riduzione dell’uso di pesticidi chimici nell’ambito della strategia “Dal produttore al consumatore“, la Commissione adottai nuove norme volte ad aumentare la disponibilità e l’accesso ai prodotti fitosanitari biologici da utilizzare negli Stati membri. Le nuove norme faciliteranno l’autorizzazione dei microrganismi da usare come sostanze attive nei prodotti fitosanitari e offriranno agli agricoltori dell’UE ulteriori opzioni per sostituire i prodotti fitosanitari chimici con alternative più sostenibili.

    Le nuove norme porranno le proprietà biologiche ed ecologiche di ciascun microrganismo al centro del processo di valutazione scientifica dei rischi, che deve dimostrare la sicurezza prima che i microrganismi possano essere approvati come sostanze attive nei prodotti fitosanitari. Tali norme dovrebbero accelerare l’autorizzazione dei microrganismi e dei prodotti fitosanitari biologici che li contengono. Già approvate dagli Stati membri nel febbraio 2022, le nuove norme si applicheranno a partire dal novembre 2022.

    Fonte: Commissione europea

  • La Commissione approva un regime italiano da 350 milioni di € per sostenere la diffusione di piattaforme logistiche nel settore agricolo

    La Commissione europea ha approvato, ai sensi delle norme dell’UE in materia di aiuti di Stato, un regime italiano da 350 milioni di euro a sostegno della diffusione di piattaforme logistiche nel settore agricolo. L’obiettivo del regime è incoraggiare le aziende agricole e le imprese che trasformano e commercializzano prodotti agricoli a utilizzare piattaforme logistiche, quali impianti di stoccaggio e software di gestione, per migliorare le loro strutture di trasformazione e commercializzazione.

    Fonte: Commissione europea

  • La siccità fa anticipare la vendemmia

    Ha preso il via in Italia la vendemmia 2022, ben sette giorni in anticipo rispetto allo scorso anno. Il primo grappolo è stato staccato l’1 agosto nell’azienda agricola Faccoli, a Coccaglio, nella Franciacorta bresciana. Siccità, caldo oltre i 40 gradi di giorno, afa senza tregua di notte, temperature eccezionalmente alte per mesi hanno anticipato la raccolta delle uve ma abbassato la resa. Situazione non rosea per il settore che potrebbe anche peggiorare, avvertono gli enologi, se non arriverà presto la pioggia.

    Il rischio è un taglio della produzione del 10% a livello nazionale, stima Coldiretti, “per un quantitativo intorno ai 45,5 milioni di ettolitri, ma molto dipenderà sia dall’evoluzione delle temperature, che influiscono sulla maturazione sia dall’assenza di nubifragi e grandinate che hanno un impatto devastante sui vigneti”.  Dello stesso avviso il presidente di Assoenologi Riccardo Cotarella, che avverte: “Se nell’arco di dieci giorni avremo delle piogge facciamo ancora in tempo a recuperare la stagione, se non dovesse avvenire allora avremo dei problemi”. Tutto dipenderà dai prossimi giorni”, spiega Cotarella, che aggiunge: “Se non dovesse piovere assisteremo al fenomeno in cui la pianta richiederà, addirittura ai suoi acini, la poca acqua che era riuscita a dargli. Questa è la peggiore di tutte le previsioni. Speriamo che non si verifichi”.

    Tuttavia, se l’andamento della raccolta sarà influenzato molto dai mesi di agosto e settembre per confermare le previsioni anche sul piano quantitativo, in Italia “si attende comunque un’annata di buona/ottima qualità”, per Coldiretti, che sottolinea, come  nonostante il calo a livello nazionale, l’Italia sia “il primo produttore mondiale di vino, mentre per il secondo posto si prospetta una sfida tra Francia e Spagna, Paesi che hanno subito entrambi i danni causati dalla siccità e dagli incendi”.

    Da nord a sud della Penisola la raccolta parte tradizionalmente con le uve da spumanti Pinot e Chardonnay in un percorso che prosegue a settembre ed ottobre con la Glera per il Prosecco e con le grandi uve rosse autoctone Sangiovese, Montepulciano, Nebbiolo e si conclude addirittura a novembre con le uve di Aglianico e Nerello su 658mila ettari coltivati a livello nazionale.

    La produzione tricolore, secondo la Coldiretti, può contare su 607 varietà iscritte al registro viti, il doppio rispetto ai francesi, con le bottiglie Made in Italy destinate per circa il 70% a Docg, Doc e Igt con 332 vini a denominazione di origine controllata (Doc), 76 vini a denominazione di origine controllata e garantita (Docg), e 118 vini a indicazione geografica tipica (Igt) riconosciuti in Italia e il restante 30% per i vini da tavola a dimostrazione del ricco patrimonio italiano di biodiversità.

    Quanto all’export le previsioni sono più che positive: il vino Made in Italy vola nel mondo con un aumento del 12% delle vendite all’estero nonostante la guerra in Ucraina e i venti di recessione, anche se sui conti delle aziende pesa il rincaro traumatico dei costi, dalle bottiglie ai tappi, dalle etichette agli imballaggi (secondo l’analisi di Coldiretti su dati Istat dei primi 4 mesi del 2022 rispetto allo stesso periodo dello scorso anno). L’Italia è il primo esportatore mondiale di bottiglie e “per la prima volta”, stima l’associazione, “il valore delle esportazioni di bottiglie italiane potrebbe sfiorare gli 8 miliardi di euro nel 2022”.

  • La Commissione approva il regime italiano da 1,2 miliardi di euro a sostegno degli investimenti nei pannelli fotovoltaici nel settore agricolo

    La Commissione europea ha approvato, ai sensi delle norme dell’UE in materia di aiuti di Stato, un regime italiano da 1,2 miliardi di euro, resi disponibili attraverso il dispositivo per la ripresa e la resilienza, a sostegno degli investimenti nei pannelli fotovoltaici nel settore agricolo. Il regime contribuirà anche al conseguimento degli obiettivi strategici dell’UE connessi al Green Deal europeo.

    Il provvedimento notificato dall’Italia, che ha una dotazione di 1,2 miliardi di euro, sarà interamente finanziato con il dispositivo per la ripresa e la resilienza, a seguito della valutazione positiva, effettuata dalla Commissione e adottata dal Consiglio, del piano per la ripresa e la resilienza dell’Italia.

    Il regime, che durerà fino al 30 giugno 2026, mira a sostenere gli investimenti delle imprese agricole, agroalimentari e agroindustriali nell’uso delle energie rinnovabili, con il conseguente miglioramento della competitività del settore e effetti positivi sul clima.

    Il sostegno concesso tramite il regime approvato consisterà in sovvenzioni dirette fino al 90% dei costi di investimento ammessi, soggetti a massimali in funzione della capacità dell’impianto fotovoltaico interessato. I beneficiari possono investire esclusivamente in capacità fotovoltaiche che non superino il loro fabbisogno energetico.

    La Commissione ha constatato che il regime:

    • agevola lo sviluppo di talune attività economiche, in particolare gli investimenti nei pannelli fotovoltaici nel settore agricolo;
    • ha un “effetto di incentivazione” in quanto i beneficiari non realizzerebbero gli investimenti nella stessa misura in assenza dell’aiuto;
    • ha un impatto limitato sulla concorrenza e sugli scambi all’interno dell’UE. In particolare:
      • è necessario e appropriato per garantire una crescita sostenibile del settore agricolo,
      • è proporzionato in quanto eventuali effetti negativi sulla concorrenza e sugli scambi nell’UE saranno limitati, considerando le dimensioni dei progetti, gli importi degli aiuti e le caratteristiche del settore;
    • migliora la competitività del settore agricolo e ha effetti positivi sul clima, in quanto incoraggia gli operatori a utilizzare energie rinnovabili anziché fossili. Il provvedimento è inoltre in linea con gli obiettivi di sviluppo rurale dell’UE e con gli obiettivi strategici dell’UE per la transizione ecologica.

    Fonte: Commissione europea

  • Coldiretti plaude al decreto agrisolare su tetti di 20mila cascine e stalle

    “La pubblicazione in Gazzetta del decreto agrisolare apre alla possibilità di installare pannelli fotovoltaici sui tetti di circa 20mila stalle e cascine senza consumo di suolo, contribuendo alla transizione green e alla sovranità energetica del Paese con cittadini e imprese in difficoltà per i rincari di elettricità scatenati dalla guerra in Ucraina”. E’ quanto afferma il presidente nazionale della Coldiretti Ettore Prandini nel commentare positivamente l’annuncio del ministro delle Politiche Agricole Stefano Patuanelli sul provvedimento che destina 1,5 miliardi ai bandi per aumentare la sostenibilità, la resilienza e l’efficienza energetica del settore.   “Una opportunità – sottolinea Prandini – che consente l’installazione di pannelli fotovoltaici su una superficie complessiva pari a 4,3 milioni di mq per 0,43 GW sulle coperture degli edifici agricoli e zootecnici ma senza consumare terreno fertile. Un sostegno per le imprese agricole e zootecniche che possono avvantaggiarsi del contenimento dei costi energetici ma anche – conclude Prandini – per il Paese che può beneficiare di una fonte energetica rinnovabile in una situazione di forti tensioni internazionali che mettono a rischio gli approvvigionamenti”.

    Fonte: Coldiretti Piacenza

  • In 38 anni hanno chiuso due aziende agricole su tre, ma le big sono andate bene

    Negli ultimi 38 anni due aziende agricole su tre hanno cessato l’attività. Ma chi resta nel comparto primario, fa sul serio: nell’ultimo decennio si sono ampliate le dimensioni di impresa, raddoppiando la Sau (Superficie Agricola Utilizzata) passata da 5,1 a 11,1 ettari medi. Ancora poco rispetto a Francia e Germania dove la superficie media delle aziende agricole e zootecniche è di 60 ettari, ma la strada per superare l’iper-frammentazione nell’Italia rurale è avviata. Le aziende a conduzione familiare e le ditte individuali fanno ancora la parte del leone ma cambiano le dinamiche fondiarie con meno campi di proprietà e più locazioni. È questa la fotografia fornita dai primi dati del settimo Censimento generale Agricoltura, presentato oggi dall’Istat e portato a termine in tempi di pandemia rispetto alla quale il comparto si mostra tra i più resilienti.

    A ottobre 2020 sono attive in Italia 1.133.023 aziende agricole, dal 1982 ne sono scomparse quasi due su tre, ha evidenziato il Censimento Agricoltura Istat. Nel 2020, precisa il Censimento Istat, soltanto due aziende agricole su 10 hanno meno di un ettaro, erano il doppio nel 2010; ulteriore segnale di cambiamento in termini di concentrazione. Sulle forme giuridiche restano importanti le imprese individuali o familiari (93,5% nel 2020), ma in calo del 32% rispetto al 2010, mentre crescono le società di persone e di capitali, soprattutto come superficie agricola. Flessione importante sul numero di aziende con terreni di proprietà (58,6% nel 2020, erano 73,3% nel 2010), mentre crescono gli affitti. Anche nell’analisi per ripartizione geografica, si registra una flessione generalizzata nel numero di aziende, soprattutto nel Mezzogiorno, mentre la provincia di Bolzano è quella con meno decrementi. Il calo del numero di aziende un po’ tutti i settori produttivi, e riguarda anche altri Paesi europei. Nel 2020, in oltre il 98% delle aziende agricole si trovava manodopera familiare, anche se nella forza lavoro è stata progressivamente incorporata manodopera non familiare, che ha raggiunto 2,9 milioni, cioè il 47%. Nel 2010 era il 24,2%, più o meno la metà. Negli stessi 10 anni, la forza lavoro complessiva ha perso il 28,8%, in termini di addetti, e il 14,4% in termini di giornate standard lavorate. Mentre per la digitalizzazione c’è ancora molto da fare. Il settore, rileva Istat, è approdato ancora solo marginalmente all’adozione di tecnologie digitali, sebbene la quota di imprese che si sono digitalizzate sia quasi quadruplicata in dieci anni, dal 3,8% nel 2010 al 15,8% nel 2020. A trainare il salto tecnologico i giovani imprenditori e i big: laddove la leadership è esercitata da persone fino a 44 anni il tasso di digitalizzazione arriva al 32,2%; dove invece i dirigenti hanno più di 65 si ferma al 7,6%, precisa il Censimento Agricoltura. Intanto l’analisi statistica si dinamizza visto che, come annunciato dal presidente dell’Istat, Gian Carlo Blangiardo, non avrà più cadenza decennale ma permanente e attraverso indagini campionarie. Novità apprezzata sia dal ministro delle Politiche agricole Stefano Patuanelli che dal sottosegretario al Mipaaf Gian Marco Centinaio.”La quantificazione delle dinamiche di cambiamento in ambito rurale è cruciale – ha osservato Patuanelli – per poter avviare velocemente le politiche di sostegno alle imprese ma anche per supportare la nostra richiesta all’Unione europea di una azione comune più incisiva”.

  • La Commissione approva un regime italiano da 180 milioni di euro a sostegno delle imprese attive nei settori agricolo, forestale, della pesca e dell’acquacoltura nel contesto dell’invasione russa dell’Ucraina

    La Commissione Europea ha approvato un regime italiano da 180 milioni di euro a sostegno delle imprese attive nei settori agricolo, forestale, della pesca e dell’acquacoltura nel contesto dell’invasione russa dell’Ucraina. Il regime è stato approvato nell’ambito del quadro temporaneo di crisi degli aiuti di Stato, adottato dalla Commissione il 23 marzo 2022. In base al regime, l’aiuto consisterà in importi limitati di aiuto sotto forma di garanzie sui prestiti. Lo scopo del regime è sostenere il fabbisogno di liquidità del beneficiario e aiutarlo a superare le difficoltà economiche e finanziarie legate all’aumento dei costi energetici e di altri input dovuto all’attuale crisi geopolitica. La Commissione ha riscontrato che il regime italiano è in linea con le condizioni stabilite nel quadro temporaneo di crisi. In particolare, l’aiuto (i) non supererà i 35.000 euro per beneficiario; e ii) sarà concesso entro il 31 dicembre 2022. La Commissione ha concluso che il regime è necessario, appropriato e proporzionato per porre rimedio a un grave turbamento dell’economia di uno Stato membro.

    Fonte: Commissione europea

  • Stretta dell’Ue sulla chimica in agricoltura

    Ridurre del 50% l’uso dei pesticidi entro il 2030. Con questo obiettivo la Commissione europea si appresta a presentare il suo pacchetto natura, che oltre alla stretta sulla chimica in agricoltura dovrebbe contenere altri obiettivi vincolanti per frenare la perdita di biodiversità. Il dimezzamento nell’uso e nel rischio (con riferimento cioè alle sostanze più pericolose) dei pesticidi a livello Ue è uno degli obiettivi dichiarati della Strategia Farm to Fork, sui sistemi alimentari sostenibili.

    Diventerà legislazione attraverso un regolamento che rimpiazzerà l’attuale direttiva sull’uso sostenibile dei pesticidi. “Manterremo gli ambiziosi impegni assunti nell’ambito della strategia – ha detto all’agenzia Ansa pochi giorni fa la commissaria Ue alla Salute Stella Kyriakides – e nel farlo manterremo anche la nostra promessa di non lasciare indietro nessuno, né consumatori, né produttori”. “La nostra ambizione – aggiungeva – sarà accompagnata da un livello di sostegno altrettanto ambizioso”.

    Il quadro normativo renderà più stringente il principio che la chimica è una soluzione da adottare solo quando le altre sono insufficienti. Solo dopo, cioè, aver applicato pratiche agricole sostenibili, misure di prevenzione, metodi di lotta biologica ai parassiti o varietà resistenti. Un principio già riconosciuto dalle leggi Ue ma, secondo le numerose valutazioni sulla direttiva pesticidi fatte dalla Commissione europea, poco praticato a livello di Stati membri. Il pacchetto dovrebbe contenere anche gli obiettivi per riservare una certa percentuale di aree agricole ad aree ad alta diversità.

    Tutte misure che nei mesi scorsi hanno fatto discutere per i rischi potenziali in termini di capacità produttiva in una fase in cui la guerra in Ucraina rimette in discussione la sicurezza alimentare mondiale. I rischi “per la sicurezza alimentare in Africa e Medio Oriente”, ha detto il vicepresidente della Commissione europea Frans Timmermans in un’intervista al Fatto Quotidiano, “sono enormi”. “Ma – ha aggiunto – usare questi problemi come alibi per non realizzare la Farm to Fork significherebbe uccidere la salute e la sopravvivenza a lungo termine della nostra agricoltura”.

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