Agricoltura

  • Combi Mais 6.0 presenta i risultati di campo

    Si svolgerà  venerdì 4 ottobre alle ore 15.30, presso la Società Agricola Folli di Vigo (Via Grandi, 1 – Robbiano di Mediglia – MI) l’incontro Combi Mais Idrotechnologies 6.0 in cui verranno presentati i risultati di campo. ‘Combimais Idrotechnologies’, che i fratelli Vigo adottano e sperimentano con successo già da anni, è il protocollo che sostiene produttività, qualità e redditività  anche nelle stagioni più difficili e fa parte del ‘Progetto Mais in Italy’ per la valorizzazione del mais italiano.

  • Vigo: con Combimais premiata la filiera completa riconoscibile

    Lo scorso 17 luglio l’Azienda lombarda ‘Innovagri ‘dei fratelli Mario e Alberto Vigo ha ricevuto, dalle mani del Premier Giuseppe Conte e alla presenza del Ministro dell’Agricoltura Gian Marco Centinaio, un importante premio indetto da Confagricoltura per le aziende agricole che maggiormente si sono distinte per i sistemi innovativi adottati per la coltivazione. ‘Innovagri’ ha vinto grazie al progetto Combi Mais Idrotechnologies che da qualche anno ha messo in campo, con numerosi e molto soddisfacenti risultati.  Abbiamo incontrato il presidente di ‘Innvagri’, Mario Vigo, per sapere di più del progetto, e non solo.

    1) Come è nata l’idea di Combi Mais?

    “Combimais” nasce per dare una risposta all’interno di Expo ad una agricoltura mirata del nuovo millennio, interpretando le necessità che portano ad un agroalimentare produttivo, qualitativo e sostenibile.

    2)  Come è stata accolta nella sua azienda e dai consumatori ‘tradizionali’ questa idea?

    Nella mia azienda il protocollo “Combimais”è stato accolto in maniera estremamente positiva in quanto facilita il lavoro degli operatori agricoli e crea le condizioni per un minor impatto ambientale a tutto vantaggio della società in cui viviamo. Altrettanto favore, il prodotto “Combimais” è stato accolto dai consumatori per la tracciabilità, sostenibilità a garanzia di un prodotto “made in Italy” addirittura “milanese”

    3) Quale è stato secondo lei l’aspetto considerato più innovativo meritevole del premio di Confagricoltura?

    Trattasi di progetto unico nel suo genere che crea una filiera completa tale da definirsi “dal chicco alla tavola”, generando innovazione e ricerca con il doppio compito di poter interpretare un nuovo modo di fare agricoltura garantendo al consumatore, oltre la qualità, la sostenibilità.

    4) E’ a conoscenza di altri progetti simili in Italia?

    Esistono in Italia diversi progetti per le diverse colture, es. Linea biscotto sostenibile di ‘Barilla’ che prevede una coltivazione improntata alla sostenibilità. Tutto ciò fa scuola per disegnare quel modello di agricoltura già interpretato dal protocollo “Combimais”.

    5) Quali sono i progetti futuri di Combi Mais?

    “Combimais” è un progetto che, grazie alla capacità di aziende che sono leader nel settore agricolo, si rinnova di anno in anno, offendo soluzioni che diventano sempre più premianti per gli imprenditori agricoli, contestualmente, offrendo ai consumatori un prodotto altamente qualitativo.

    6) Nell’agroalimentare esiste da anni un serio problema di contraffazione, malgrado siano in vigore, finalmente, leggi europee precise in materia di etichettatura per sapere tutto sull’origine di un prodotto. Nel vostro settore come state arginando questo fenomeno?

    Proprio per rispondere ad un problema di contraffazione abbiamo voluto un prodotto di produzione che non solo garantisca la qualità ma addirittura la zona ed il metodo di coltivazione. Lasciamo alle Istituzioni sia nazionali che europee il compito di vigilare con leggi che appaiano realmente tutelare il lavoro ed il prodotto dell’agroalimentare italiano così ben apprezzato il tutto il mondo.

  • L’agricoltura km 0 made in Italy sbarca negli stadi della Lega Pro

    I contadini italiani si esibiranno negli stadi per promuovere conoscenza e consumo del cibo Made in Italy. Coldiretti e Lega Pro hanno siglato un accordo per la valorizzazione fra tifosi e calciatori delle migliori produzioni agroalimentari del territorio a chilometri zero che vedrà impegnati oltre 11mila tra fattorie, mercati e agriturismi di Campagna Amica.

    L’accordo prevede presenze negli stadi, in occasione delle partite organizzate dalla Lega Pro, con oasi del gusto degli agricoltori di Coldiretti, partecipazione degli agrichef di Campagna Amica con i propri prodotti durante eventi o manifestazioni, coinvolgimento della Lega Pro in percorsi di approfondimento sui temi della legalità e nel progetto “Educazione alla Campagna Amica” nelle scuole italiane con la partecipazione a iniziative su tutto il territorio nazionale.

    Oltre a coinvolgere alunni delle scuole elementari e medie in tutta Italia con lezioni nelle aziende agricole e in classe la rete didattica di “Educazione alla Campagna Amica” si estende agli stadi con l’obiettivo di formare consumatori consapevoli sui principi della sana alimentazione e della stagionalità dei prodotti per fermare il consumo del cibo spazzatura e valorizzare i fondamenti della dieta mediterranea e il legame fra i prodotti dell’agricoltura ai cibi consumati ogni giorno. La dieta mediterranea è stata dichiarata la migliore dieta al mondo nel 2019 sulla base del best diet ranking 2019 elaborato dal media statunitense U.S. News & World Report, noto a livello globale per la redazione di classifiche e consigli per i consumatori.

    La dieta mediterranea ha vinto la sfida tra 41 diverse alternative grazie agli effetti positivi sulla longevità e ai benefici per la salute. La dieta mediterranea ha consentito all’Italia di conquistare una speranza di vita che è tra le più alte a livello mondiale con 80,8 anni per gli uomini e 85, per le donne. Si tratta della conferma della bontà di un regime alimentare che rispecchia il valore e la grande varietà enogastronomica italiana.

  • Combi Mais vince il Premio nazionale di Confagricoltura per le imprese agricole innovative

    Un grande traguardo per il Presidente di INNOVAGRI Mario Vigo, premiato a livello nazionale nella categoria “innovazione” grazie al Progetto COMBI MAIS IDROTECHNOLOGIES, protocollo ormai ampiamente collaudato di coltivazione sostenibile in grado di semplificare il lavoro degli operatori e ottenere in modo altamente efficiente più produttività, qualità, redditività nella produzione di granella di mais per uso alimentare. Si tratta della prima edizione del Premio bandito da Confagricoltura nel settore dell’agricoltura diretto alle imprese innovative: COMBI MAIS ha ottenuto il secondo posto, a livello nazionale. Un riconoscimento voluto dal Presidente di Confagricoltura Massimiliano Giansanti per dare rilievo al tema dell’innovazione e far emergere le soluzioni tecnologiche più all’avanguardia già poste in essere negli ultimi anni o in corso di sviluppo.

    La premiazione si è tenuta presso la sede di Confagricoltura a Palazzo Della Valle a Roma,  alla presenza del Presidente del Consiglio dei Ministri Giuseppe Conte e del Ministro dell’Agricoltura Gian Marco Centinaio.

    Sono molto soddisfatto – dichiara Vigo – è un bellissimo traguardo che premia il lavoro di tutto il team di COMBI MAIS. In questi anni ci siamo impegnati molto per ottenere gli ottimi risultati raggiunti. Da parte mia, ricevere un premio da Confagricoltura è un fatto ancora più apprezzabile poiché è un riconoscimento personale, quasi un premio alla carriera, per l’impegno profuso negli anni scorsi nella Confederazione, sia come Presidente di Confagricoltura Milano Lodi e Monza Brianza sia come membro di Giunta e poi Vice Presidente nazionale”.

    LA STORIA DI COMBI MAIS, UN MODELLO PER L’AGRICOLTURA DEL FUTURO

    COMBI MAIS nasce dall’intraprendenza di Mario Vigo che ha scommesso sulla possibilità di produrre mais di “qualità in quantità”. Ha preso corpo nel 2014 con l’obiettivo della partecipazione all’esposizione internazionale EXPO 2015 ed è stato l’unico progetto inerente la produzione agricola nell’ambito della Fiera internazionale. L’iniziativa è stata patrocinata da INNOVAGRI, associazione di cui Mario Vigo è Presidente, costituita da un gruppo di agricoltori milanesi e finalizzata a promuovere e divulgare le tecniche innovative in agricoltura. Il progetto viene realizzato nella Azienda Agricola Folli di Mario e Alberto Vigo sita nel Comune di Mediglia, alle porte di Milano, su una superficie di circa 30 ettari. Nel progetto sono coinvolte aziende di primo piano nel settore agricolo a livello nazionale ed internazionale (Syngenta, Netafim, Unimer, Cifo, Khun, Deutz Fahr, Topcon Agriculture) che, con le loro competenze e l’utilizzo combinato delle migliori tecniche disponibili, contribuiscono al raggiungimento dell’obiettivo.

    Nel 2018, COMBI MAIS è entrata nel circuito de “Il Viaggiator Goloso”, la linea dei prodotti “top” dei supermercati e ipermercati a insegna IPER, UNES, U2, presso i quali viene commercializzata la farina per polenta ottenuta dalla granella. È quindi un progetto di filiera completo che dal campo arriva direttamente al consumatore finale, grazie alla produzione di granella sana e sicura. Infatti, l’attento e continuo monitoraggio lungo tutte le fasi produttive mantiene sotto controllo le micotossine che possono svilupparsi sul mais. COMBI MAIS risponde perfettamente alle nuove sfide della maiscoltura italiana, ed è per questo che aderisce al progetto “Mais in Italy” che Syngenta ha lanciato con l’obiettivo di rilanciare l’importanza strategica della coltura e sensibilizzare i produttori italiani su temi importanti quali la gestione delle micotossine, l’utilizzo responsabile degli agrofarmaci, l’uso efficiente dell’acqua e del suolo.

    COMBI MAIS è un progetto all’insegna della sostenibilità sociale, economica ma anche ambientale sia perché permette di risparmiare nell’utilizzo dell’acqua e degli altri fattori di produzione, sia perché sostiene la biodiversità. Infatti lungo i bordi dell’appezzamento è coltivata un’area “Operation Pollinator”, una superficie seminata con essenze specifiche a fioritura scalare ricche di polline, habitat idoneo a garantire la riproduzione di insetti pronubi e rifugio anche per piccoli mammiferi e uccelli, a dimostrazione che un’agricoltura produttiva può convivere con un ambiente vivo e ricco di biodiversità. Un messaggio forte, in grado di creare una percezione positiva dell’agricoltura.

    COMBI MAIS, NUMERI DA RECORD

    Nella campagna del 2018, quinto anno di realizzazione, si è raggiunta una produzione media di oltre 16 tonnellate ad ettaro di granella secca, con punte parcellari di oltre 20 tonnellate ad ettaro. Il 2019 sarà il sesto anno di vita del progetto che, oltre all’uso alimentare della granella, si estende anche all’uso zootecnico con la produzione di materia prima per la filiera animale.

    COMBI MAIS continua la sfida produttiva per coniugare quantità, qualità e sostenibilità. Il Premio Innovazione di Confagricoltura ne riconosce il valore e lo pone come modello per l’agricoltura del futuro e del precision farming.

    I PARTNER DI COMBI MAIS

    Partecipano all’iniziativa Syngenta, una delle principali aziende dell’agroindustria mondiale che ha selezionato l’ibrido “SY Brabus” per la produzione della granella, gli agrofarmaci per la protezione delle piante e la piattaforma digitale Farmshot per il monitoraggio dell’evoluzione della coltura; Netafim, leader mondiale nello sviluppo, produzione e commercializzazione di soluzioni per l’irrigazione a goccia e la micro-irrigazione; Unimer, leader italiano nella produzione di fertilizzanti solidi a valenza ambientale per la nutrizione organo-minerale delle colture e per il miglioramento biologico e fisico dei terreni; Cifo, azienda storica italiana che partecipa al progetto con prodotti specifici per la nutrizione localizzata alla semina, la fertirrigazione e i biostimolanti fogliari, per gestire anche la fisiologia delle piante; Kuhn, per la fornitura delle macchine per la lavorazione del terreno, semina e concimazione con tecniche di precision farming; Deutz Fahr, leader riconosciuto nella produzione di macchine agricole dall’alto contenuto tecnologico e dalla produttività ai massimi livelli, per la fornitura delle trattrici e, dal 2018, Topcon Agriculture, per il sistema di agricoltura di precisione in grado di gestire la guida della trattrice e la gestione degli attrezzi, il monitoraggio dello sviluppo vegetativo e la raccolta dei dati produttivi. La supervisione del protocollo è affidata alla regia dell’Istituto di Agronomia dell’Università di Torino, guidato dal Professor Amedeo Reyneri. I Fratelli Vigo si avvalgono inoltre della sapiente collaborazione di un tecnico Agronomo, Leonardo Bertolani.

     

  • Porti chiusi? Le cimici asiatiche arrivano comunque a fare danno

    Dalle cimici asiatiche che si stanno moltiplicando nel nord Italia alle cavallette nelle campagne di Nuoro in Sardegna, con il caldo improvviso si sta verificando una vera invasione di insetti, segnala Coldiretti evidenziando che nelle campagne questi insetti stanno colpendo meli, peri, kiwi, peschi, ciliegi, albicocchi e piante da vivai con danni che possono arrivare fino al 40% dei raccolti nei terreni colpiti. La situazione è difficile in tutto il Nord dal Friuli al Veneto, dalla Lombardia all’Emilia Romagna fino in Piemonte.

    La “cimice marmorata asiatica” è particolarmente pericolosa per l’agricoltura perché deposita le uova almeno due volte all’anno e procrea 300-400 esemplari. E la diffusione di questi insetti viene favorita dalle alte temperature.

    La lotta in campagna per ora può avvenire solo attraverso protezioni fisiche come le reti a difesa delle colture. La Commissione Agricoltura del Senato ha approvato all’unanimità ad aprile una risoluzione contro l’invasione della cimice asiatica che impegna il governo ad approvare rapidamente il decreto ministeriale per l’immissione di specie e popolazioni non autoctone di organismi antagonisti di insetti alieni nel territorio italiano e ad accelerare le altre fasi dell’iter per autorizzare l’uso della vespa samurai (Trissolcus japonicus), antagonista naturale della cimice.

  • Il sorpasso della Spagna espressione della “maggiore produttività complessiva”

    Da sempre in Italia la benzina e il gasolio rappresentano il nemico principale della classe pubblica  e, contemporaneamente, anche la cassa alla quale attingere in caso di ricerca di coperture per la finanza pubblica (il Governo Monti aumentò le accise sui carburanti di venti centesimi) o per finanziare nuovi capitoli di spesa corrente. Nella visione ideologica dominante che ha condizionato l’attività di tutti i governi alla guida del nostro Paese attraverso l’appesantimento dei costi dei carburanti si evidenziava, allora come oggi, la metafora dello scontro ideologico relativo alle strategie di mobilità privata alla quale la politica nel suo complesso ha sempre contrapposto quella pubblica.

    Per decenni non abbiamo avuto una singola professionalità in grado di comprendere come un sistema intermodale risultasse fondamentale per creare i fattori competitivi che permettessero a tutti i settori economici, primario, secondario e terziario, di presenziare nei tempi richiesti dai mercati. Una velocità che nel mercato globale e con una distribuzione che risponde al principio della riduzione del magazzino rappresenta adesso uno dei fattori fondamentali raggiungere gli obiettivi di budget.

    In altre parole, il sistema logistico o “intermodale” rappresentava, ieri come oggi, la sintesi di strategie  e risorse pubbliche destinate alla realizzazione di infrastrutture all’interno delle quali si sarebbero dovuti sommare gli investimenti privati delle aziende favorendo quindi una  crescita economica complessiva. Il maggiore gettito fiscale generato dalla crescita marginale del Pil avrebbero così coperto gli investimenti pubblici in infrastrutture. In Italia, invece, abbiamo assistito ad uno scontro frontale ideologico tra le opposte posizioni  che ha portato al crollo degli investimenti in conto capitale da oltre vent’anni (si omette il “valore sinergico” di Mose e per ora Pedemontana) con molteplici  danni per il tessuto economico italiano senza precedenti  progressivi ed esponenziali che ci hanno portato al disastro attuale.

    Un sistema logistico avanzato (termine  attuale per sistema intermodale) rappresenta il tessuto connettivo che permette o dovrebbe permettere alle aziende del settore primario e secondario ma anche il terziario di ridurre al massimo i tempi di risposta al mercato (time to market) e contemporaneamente a ridurre i costi che influiscono sul prezzo finale. Questo sistema evidentemente dovrebbe essere la sintesi di una visione strategica da parte del settore pubblico coniugata con gli investimenti del settore privato tali da rendere questo sistema economicamente competitivo e sostenibile.

    In questo disastro italiano quasi interamente attribuibile alla miopia della classe politica degli ultimi trent’anni (tanto nazionale che regionale e comunale) avviene quello che sembrava impossibile solo vent’anni fa, e cioè il sorpasso nel settore primario della Spagna. Il paese iberico, infatti, esporta tredici (13!) miliardi di prodotti agricoli, ben il triplo rispetto ai nostri quattro (4) miliardi, per altro in calo del 5% nell’ultimo anno. Una capacità di presidiare i mercati strettamente legata alla velocità di consegna, espressione di un sistema logistico competitivo. La produzione del settore agricolo così raggiunge i 21 milioni di tonnellate contro i 16,3 italiani. A fronte di un prezzo del gasolio di 1,20 euro noi rispondiamo con 1,60/1,90. Questo permette all’economia agricola spagnola di proporre  i propri prodotti come per esempio le arance ad un prezzo inferiore per kg di 0,50 euro. Legato infatti alla competitività del sistema logistico viene rilevato come il costo chilometrico risulti essere di 1,22 euro in Spagna per la merce trasportata che è di gran lunga inferiore rispetto al nostro di 1,6 euro: anche così vengono spiegati i prezzi minori dei prodotti ortofrutticoli spagnoli rispetto a quelli italiani. Questo divario spinge il sistema agricolo spagnolo verso il consolidamento del sorpasso nei confronti di quello italiano, se riportata ai settori industriali questa antieconomicità del sistema logistico si traduce in un aumento del proprio peso a livello esponenziale.

    Va infatti ricordato come i prodotti ormai rappresentino la sintesi di diversi know-how industriali e professionali “dispersi” sul territorio e quindi il singolo prodotto risulti  soggetto a diverse lavorazioni  successive ad alto valore aggiunto all’interno  dei siti produttivi dando così vita al traffico di perfezionamento passivo (TPP). In questo modo il saldo finale complessivo delle diseconomie legate ad un sistema logistico ed infrastrutturale inadeguato rende  l’intera filiera produttiva del nostro paese antieconomica e di conseguenza inospitale  ad ogni tipologia di investimenti. In altre parole, il sorpasso spagnolo nel settore primario dimostra quanto banali possono risultare le teorie economiche che prevedono ed indicano la soluzione alle problematiche italiane nel semplice aumento della produttività. Il concetto di produttività così come viene inteso dai professori Monti, Giavazzi e Alesina si riduce semplicemente nella compressione del C.L.U.P. (costo del lavoro per unità di prodotto). Viceversa, la produttività di un paese viene rappresentata dalla sintesi di un settore industriale integrato ad un sistema logistico adeguato e con una pubblica amministrazione a servizio di entrambi.

    Ancora oggi in Italia l’idea di realizzare le infrastrutture per diminuire i tempi del mercato e così consentire l’ingresso dei nostri prodotti nei mercati integrati viene intesa come un favore al settore privato in antitesi rispetto al trasporto pubblico. Una visione disastrosa la quale unita alle semplicistiche sovrapposizioni al concetto di produttività complessiva, la sola compressione del C.L.U.P., inesorabilmente ci destinano al declino economico e culturale.

  • Con Combi Mais 6.0 Innovagri punta a produrre 20 tonnellate di granella di mais per ettaro

    Al suo sesto anno di applicazione Combi Mais 6.0 si conferma un autentico benchmark in materia di precision farming: un protocollo ampiamente collaudato di coltivazione sostenibile, in grado di combinare agronomia e innovazione sia per semplificare il lavoro degli operatori che per aumentare produttività, qualità, redditività nella produzione di granella per uso alimentare (l’applicazione di Combi Mais, peraltro, da quest’anno è stata estesa dall’uso alimentare anche a quello zootecnico, migliorando così la qualità dei mangimi a base di mais di cui si nutrono suini e bovini da cui si ottengono carne, latte e formaggi).

    Sulla scorta di questi risultati (da aprile tornata in Via Cesare Lombroso 54 presso la Torre Uffici SOGEMI, la società che gestisce i mercati agroalimentari all’ingrosso di Milano), il presidente di Innovagri, Mario Vigo, ha dichiarato: “Il nostro obiettivo è quello di continuare la sfida produttiva per realizzare qualità e sostenibilità, in modo da interpretare l’agricoltura del presente e del futuro”. Con l’obiettivo di ottenere 20 tonnellate di granella di mais a ettaro, per 30 ettari di coltivazione nell’Azienda Agricola Folli, Innovagri punta su una serie di migliorie, illustrate dallo stesso Vigo.

    Anzitutto, è stato introdotto un secondo ibrido non solo per la filiera alimentare da affiancare al Sy Brabus, il Sy Fuerza, per rispondere al bisogno dei produttori di granella per filiera animale di produrre quantità e qualità tali da garantire una remunerazione migliore di coloro che producono per la “massa”. Poi si fa ampio ricorso al Digital Precision Farming per gestire le fasi cruciali della coltura (dalla preparazione del letto di semina, alla semina, dalla gestione dell’irrigazione al monitoraggio della fenologia, dalla determinazione del momento ideale di raccolta alla mappatura della produzione, utilizzando attrezzature e tecnologie digitali che permettono di gestire la coltura con la massima efficienza, minimizzando gli sprechi e massimizzando il ritorno dell’investimento. Netafim (leader mondiale nei sistemi per l’irrigazione) mette a disposizione dell’imprenditore agricolo piattaforme digitali che utilizzano informazioni provenienti da sensori, satelliti e banche dati, per indicare momenti di interventi irrigui e/o di protezione per pianificare azioni in grado di salvaguardare il potenziale produttivo. Grazie all’installazione di sensori e centraline di ultima generazione vengono monitorate la disponibilità idrica del terreno e l’umidità, al fine di irrigare quando serve con le quantità giuste, ottimizzando le risorse idriche. Per assicurare la qualità della granella viene svolto un attento monitoraggio sia delle micotossine che del contenuto in amido/potere nutritivo (grazie all’installazione del NIR su mietitrebbia). Syngenta monitorerà l’avanzamento dello stato vegetativo della coltura e determinerà il momento idoneo per la raccolta con Farmshot, innovativa piattaforma che permette di identificare fattori di discontinuità nell’appezzamento, sulla base di rilevazione NDVI ed elabora informazioni di supporto alle decisioni. Per mappare vegetazione e produzione si fa invece ricorso a Gps e sensistica: Topcon Agricolture installerà sulla trattrice Deutz-Fahr 7250 TTV  (con cambio a variazione continua, per risparmiare carburante e ridurre le emissioni) un sistema in grado di gestire contemporaneamente la guida della trattrice per l’effettuazione di semina, concimazione ed irrorazione guidate dal GPS, nonché per la raccolta dati (mappatura della vegetazione nelle varie fasi, mappatura della produzione) che serviranno per comprendere quali sono i fattori produttivi che limitano od esaltano il risultato finale. Per mettere la genetica nelle migliori condizioni di performance sia fisiologica che produttiva, invece, la nutrizione viene svolta impiegando concimi organo-minerali ad elevata efficienza Unimer, Flexifert distribuito in presemina con spandiconcime Kuhn idoneo al precision farming. Inoltre, prima della preparazione del letto di semina sarà distribuito il soil improver Microlife di Unimer, per un miglioramento strutturale e micro-biologico del terreno e bioattivare la fertilità. Sinergon Plus e trattamento Cifo di nutrizione in fertirrigazione saranno invece impiegati per assicurare un trattamento “antistress” e biostimolante della coltura e favorire l’accumulo di zuccheri. Infine, verrà mantenuto il bordo Operator Pollinator di Syngenta, affinché la fioritura scalare delle varie essenze continui a favorire la riproduzione di insetti pronubi e mammiferi di piccola taglia, confermando che agricoltura intensiva e biodiversità possono coesistere.

    Il coordinamento di tutti gli step delle attività è stato affidato all’Istituto di Agronomia dell’Università di Torino, guidato dal professor Amedeo Reyneri; mentre i partner sono Syngenta, una delle principali aziende dell’agro-industria mondiale, che ha selezionato l’ibrido SY BRABUS per la produzione della granella ed i prodotti per la protezione della coltura, Netafim, leader mondiale nello sviluppo, produzione e commercializzazione di soluzioni per l’irrigazione a goccia e la micro-irrigazione, Unimer, leader italiano nella produzione di fertilizzanti solidi a valenza ambientale per la nutrizione organo-minerale, Cifo per la nutrizione localizzata alla semina, fertirrigazione e biostimolante fogliare, Kuhn, per la fornitura delle macchine per lavorazione del terreno semplificate, semina di precisione e concimazione con logiche di precision farming, Deutz-Fahr, per la fornitura della trattrice, Topcon Agricolture, per il sistema di agricoltura di precisione in grado di gestire la guida della trattrice.

    A valle di tutto questo, la farina per polenta Combi Mais è commercializzata con successo presso i supermercati e ipermercati a insegna Iper, Unes, U2, Viaggiator Goloso – la linea top di gamma pensata per offrire, anche ai palati più esigenti, le migliori specialità grazie ad un’attenta selezione e ad una continua ricerca dei prodotti più genuini.

     

  • Combi Mais presenta i risultati della coltivazione sostenibile

    Si svolgerà a Milano martedì 21 maggio, alle ore 11, presso l’Associazione Granaria di Milano nella Torre Uffici SoGemi di Via Cesare Lombroso, 54 la conferenza stampa di presentazione di Combi Mais 6.0 2019

    Combi Mais Idrotechnologies è il progetto di maiscoltura basato su un protocollo di coltivazione sostenibile che combina agronomia e innovazione con l’obiettivo di ottenere più produttività, più qualità, più redditività nella produzione di granella per uso alimentare e, da quest’anno, anche zootecnico. Combi Mais Idrotechnologies è il progetto di maiscoltura basato su un protocollo di coltivazione sostenibile che combina agronomia e innovazione con l’obiettivo di ottenere più produttività, più qualità, più redditività nella produzione di granella per uso alimentare e, da quest’anno, anche zootecnico. Combi Mais Idrotechnologies fa parte del Progetto Mais in Italy per la valorizzazione del mais italiano

  • Conte: agricoltura e tecnologia insieme per un futuro più sostenibile

    “Il settore dell’agricoltura di precisione è fortemente innovativo. Sostenibilità significa attenzione alla natura, rispetto dell’ambiente, attenzione alla formazione di chi opera, degli addetti, alle condizioni di lavoro e offrire il futuro migliore ai nostri figli”- è quanto ha dichiarato il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte intervenendo alla seconda giornata di Seeds&Chips, il Summit mondiale sulla food innovation in corso a Fiera Milano Rho. Secondo il Premier le nuove tecnologie non tolgono nulla alla nostra tradizione perché l’agricoltura rimane anche un fatto identitario, non solo imprenditoriale ma culturale e ci consentono anche di aprire uno sguardo coraggioso per un futuro più sostenibile.

    E proprio la terra di cui è originario, la Puglia, è la prima regione in Italia in cui il binomio agricoltura e tecnologia sta per consolidarsi in maniera eccellente. Conte, infatti, ha ringraziato il governatore della Regione Puglia, Michele Emiliano, presente al Summit, che si è reso immediatamente disponibile ad individuare nella regione la sede per eccellenza dove coltivare queste nuove prospettive imprenditoriali. In mattinata il fondatore e ideatore del summit, Marco Gualtieri, e il presidente Emiliano hanno firmato una lettera di intenti per la progettazione e successiva realizzazione di un Hub dell’innovazione nell’Agricoltura di precisione, con sede a Bari, nell’ex aerostazione passeggeri dell’aeroporto Karol Wojtyla. Il polo, denominato Airport F – da Station F, ex stazione ferroviaria a Parigi e luogo dell’innovazione – sarà un luogo di ricerca, un incubatore di nuove iniziative imprenditoriali, un centro di attrazione per investimenti nazionali e internazionali nel settore della biotecnologia per l’agricoltura e qualità e sicurezza alimentare, in grado di sviluppare sinergie con le realtà industriali e le eccellenze regionali ed extraregionali. “Un progetto importante a cui abbiamo lavorato in questi mesi e che vuole portare la Puglia a essere il centro del mondo dell’agricoltura di precisione, un’industria dalle grandissime potenzialità di sviluppo economico, necessaria per raggiungere gli obiettivi della sostenibilità” – commenta Gualtieri che aggiunge: “Noi crediamo che la Puglia sia ‘the place to be’, il posto dove venire a investire e a sviluppare le tecnologie dell’agricoltura di precisione. Se questa cosa, come speriamo, funzionerà, porterà delle grandi opportunità alla Puglia, a tutto il Mezzogiorno italiano e al sistema Paese“.

    E a proposito di prospettive future non è mancato, neanche oggi, uno sguardo all’Africa, “culla della rinascita”, della quale si è parlato con Olusegun Obasanjo, ex Presidente della Federal Republic of Nigeria, Donald Kaberuka, settimo Presidente di African Development Bank Group, Yvonne Lokko di UNIDO e altre personalità impegnate nel mondo africano. Al dibattito ha partecipato anche Antonio Cammisecra, AD di Enel Green Power.

  • E’ allarme suolo: in un anno scomparsi più di 100.000 ettari

    Notizie sempre più preoccupanti sul pianeta Terra. Questa volta a lanciare l’allarme è Coldiretti in occasione del’Earth Day, che si celebra il 22 aprile di ogni anno. In un articolo pubblicato il 24 aprile sulla newsletter ilpuntocoldiretti racconta denuncia infatti come “nell’ultimo anno siano scomparsi 100mila ettari di terra coltivata, pari alla superficie di 150mila campi da calcio, a causa del consumo di suolo e della cementificazione ma anche del mancato riconoscimento del lavoro degli agricoltori, dai bassi prezzi pagati per i prodotti agricoli fino agli attacchi degli animali selvatici. Secondo un’analisi Coldiretti su dati Istat relativi alle intenzioni di semina, nel 2019 la superficie coltivata si è ridotta a 11,3 milioni di ettari, con un calo che per oltre l’80% colpisce le regioni del Nord Italia. Un trend che aggrava il fenomeno della perdita di suolo fertile, dopo che negli ultimi 25 anni è già scomparso oltre un quarto della terra coltivata”. Su un territorio reso più fragile, sfruttato sempre più limitato nelle sue dimensioni è facile che i cambiamenti climatici apportino conseguenze gravi, se non nefaste, e come informa Coldiretti “il risultato è che sono saliti a 7275 i comuni complessivamente a rischio frane e alluvioni, il 91,3% del totale ma la percentuale sale al 100% per Liguria e Toscana mentre e al 90% per il Piemonte, secondo elaborazioni Coldiretti su dati Ispra. Per proteggere la terra e i cittadini che ci vivono, l’Italia deve difendere il proprio patrimonio agricolo e la propria disponibilità di terra fertile con un adeguato riconoscimento sociale, culturale ed economico del ruolo dell’attività nelle campagne. Con la chiusura di un’azienda agricola, infatti, insieme alla perdita di posti di lavoro e di reddito viene anche a mancare il ruolo insostituibile di presidio del territorio. La soluzione”, secondo Coldiretti, “è garantire un giusto prezzo per i prodotti agricoli, eliminando le distorsioni all’interno delle filiere e la concorrenza sleale delle importazioni da paesi stranieri, e assicurando una piena trasparenza dal campo alla tavola, estendendo a tutto il cibo in commercio l’obbligo dell’origine in etichetta. Ma occorre anche risolvere il problema degli attacchi degli animali selvatici, dai cinghiali fino ai lupi, che distruggono i raccolti agricoli, sterminano gli animali allevati, causano incidenti stradali, per un totale di danni stimato in quasi 100 milioni di euro all’anno, senza contare i casi in cui ci sono state purtroppo anche vittime”.

    In difesa del suolo sempre più sfruttato e in via di riduzione Il Patto Sociale aveva firmato, due anni fa, la petizione #Salvailsuolo, che all’epoca raccolse 82.000 firme.

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