bevande

  • Consumi etilici ormai poco trendy, anche in Italia si va affermando la sober curiosity

    Negli ultimi anni si è assistito in Europa ad un aumento di interesse per le bevande zero alcol, sia da parte dei consumatori che delle aziende. La cosiddetta “sober curiousity” ha portato il 37% dei consumatori del vecchio continente a scegliere uno stile di vita alcol-free, mentre un ulteriore 18% si è dichiarato interessato a ridurre il consumo di alcol. Un trend che anche nel nostro Paese coinvolge un numero rilevante di persone: il 33% degli italiani si astiene già dall’alcol, mentre un altro 29% si è detto intenzionato a diminuirne il consumo. Più il consumatore è maturo, più è probabile che conduca infatti tale stile di vita (tra gli over 55 sale al 42% la percentuale dei sobri) ma, allo stesso tempo, quasi un quarto della Generazione Z non beve (23%) e un altro terzo (30%) intende ridurre il consumo di alcol.

    All’origine di questa presa di distanze da ciò che è etilico lo studio “Alcohol Reducer: a new trend” di YouGov, registra, per l’Italia, il desiderio di agire con integrità e rispetto (88%), il senso di responsabilità e la voglia di mantenersi autentici (87%) oltre che la necessità di proteggersi (84%) e di mantenere il controllo di sé (72%).

    L’82% degli italiani si dichiara interessato alla propria salute con una prevalenza minima di coloro che ritengono la propria vita influenzata positivamente (39%) piuttosto che negativamente (34%) dai temi legati a questo ambito. Guardando al futuro prossimo lo scenario testimonia un’attenzione crescente: il 53% degli italiani si aspetta nei prossimi 2-3 anni un’influenza crescente nella propria vita degli aspetti legati alla salute mentre solamente il 5% prevede un impatto minore.

    Le scelte legate a benessere e salute sono quindi destinate a durare, impattando anche i momenti e le occasioni tradizionalmente collegate allo svago e al divertimento. In Italia superano ormai il 50% i maggiorenni che non assumono alcol fuori casa, con picchi registrati durante il mese di gennaio (58,3%). Il diffondersi di questa tendenza tra i giovani è uno dei fattori che sta spingendo l’industria a proporre soluzioni nuove, con una crescente offerta di alternative sofisticate a basso contenuto alcolico o analcoliche e assortimenti di brand e marchi privati che si stanno ampliando sempre di più. Sponsorship mirate e in grado di intercettare target giovani attenti a uno stile di vita sano possono abilitare grandi opportunità: dalla sua attivazione a Parigi 2024, Corona Cero ha raggiunto oltre 55 paesi ed è diventato il marchio in più rapida crescita all’interno del portafoglio di prodotti bilanciati di AB InBev. Corona Cero ha registrato una crescita a due cifre, consolidando ulteriormente la sua leadership nella categoria delle birre analcoliche.

    “Il movimento analcolico chiama i marchi a una nuova definizione di indulgenza, che consideri con attenzione la consapevolezza dei consumatori. Occorre ripensare portfolio, innovazione e comunicazione, valorizzando alternative alcol-free più sofisticate, formati e pack orientati alla moderazione e messaggi legati al benessere, alla lucidità mentale e alla socialità consapevole. Ma questo è un trend ancora relativamente recente e pertanto ritengo che possa offrire ancora grandi opportunità agli operatori che si dimostreranno pronti a coglierle” afferma Marco Pellizzoni, commercial director di YouGov

  • Nelle chiacchiere da bar la politica viene subito dopo il calcio

    Il bar è una tradizione consolidata che, dall’Italia, luogo di ritrovo d’eccellenza dove il momento dell’aperitivo si trasforma in un’occasione per fare “quattro chiacchiere” tra amici o colleghi. Quello che per antonomasia è sempre stato un rito tipicamente italiano lentamente si è trasformato in un fenomeno globale che ha letteralmente e inesorabilmente “conquistato” ogni Paese del pianeta. Secondo un rapporto di Euromonitor International (che analizza le tendenze dei mercati globali), il mercato degli aperitivi è in costante crescita, con un particolare aumento della domanda di aperitivi, ma anche bevande analcoliche pensate per questo tipo di rituale.

    Oltre all’Italia, l’aperitivo ha guadagnato popolarità in molti altri Paesi, tra cui Stati Uniti, Regno Unito e nel Nord Europa. Questo a conferma che l’italianissimo aperitivo, con le sue varianti linguistiche (ed enogastronomiche), ha letteralmente conquistato milioni di persone. Un fenomeno, quello delle “chiacchiere da bar”, che continua ad essere un vero e proprio must per gli italiani. Infatti sono oltre 4 su 10 gli italiani (il 41%) che frequentano i bar in “orario aperitivo”, più di uno su 4 (26%) lo fa in pausa pranzo, uno su 5 (21%) per colazione e più di uno su 10 (12%) sceglie altri momenti nel corso della giornata. Un esempio su tutti è l’analcolico bitter che, nonostante sia tra i più amati nella fascia serale, sta spopolando anche come break pomeridiano. È quanto emerge da uno studio promosso da Sanbittèr, condotto attraverso una SWOA (Social Web Opinion Analysis) su un campione di 480 tra barman, gestori, proprietari di bar ed esperti del settore e attraverso un monitoraggio svolto su 1.200 persone (uomini e donne tra i 18 e i 55 anni), per indagare il loro rapporto con il bar, realizzato sui più importanti social network e blog attraverso la raccolta di messaggi, post e commenti.

    Ma i dati più interessanti sono quelli che emergono dall’analisi dei “temi” che vengono discussi davanti a un gustoso aperitivo all’italiana. Il 59% degli intervistati, scontato evidenziarlo, parla di calcio, lo sport nazionale per eccellenza cui va necessariamente sommato il 29% di chi s’interessa di altri sport. Il 49% parla di politica e il 46% di temi internazionali. Il 44% discute di ambiente, il 41% di alimentazione e cibo, il 37% di lavoro, il 35% di shopping, il 33% di gossip e il 21% di cinema. Entrando più nel dettaglio, parlando dei personaggi più dibattuti nei bar italiani, il 41% del campione intervistato ha dichiarato di parlare degli influencer, il 36% del proprio capoufficio, il 29% di esponenti politici, il 27% (a parimerito) di sportivi e divi di Hollywood, mentre solo il 21% di altri personaggi del mondo televisivo.

    “L’aperitivo non è solo un momento della giornata, ma un modo di stare insieme, di raccontarsi e confrontarsi ed è proprio in questa dimensione che Sanbittèr si riconosce da sempre: nel piacere di condividere un sorriso e un brindisi, senza bisogno di un’occasione speciale. È la nostra idea di italianità, fatta di piccoli gesti e grande convivialità” ha sottolineato Mattia Billiato, Senior brand manager Aperitivi.

    Analizzando invece i dati legati alla frequenza il 43% degli intervistati fa “tappa” al bar tra le 3 e le 4 volte al giorno (colazione, pausa pranzo, pausa caffè e aperitivo), il 31% una volta al giorno, il 15% tra le 2 e le 3 volte a settimana.

    Ma perché gli italiani si recano al bar? Quali sono le motivazioni che portano le persone a “ritrovarsi” davanti a un buon aperitivo e un gustoso analcolico o un soft-drink? Il 57% del campione analizzato ha confermato di frequentare il bar perché lo considera un luogo dove può esprimere liberamente le proprie opinioni. Ed è proprio l’orario dell’aperitivo (indicativamente dopo le 18) il momento più gettonato per ritrovarsi con amici e colleghi al bar. I motivi che spingono a scegliere questo orario (ormai un must in tutto il mondo) sono, per il 41%, la più alta quantità di gente al bar mentre il 35% conferma che in questa fascia oraria si ha maggiormente voglia di confrontarsi con gli altri e di scambiare idee, opinioni e progetti.

    Ecco, quindi, la top 10 delle “chiacchiere da bar” più discusse durante l’orario dell’aperitivo: calcio (52%), politica (49%), eventi internazionali (46%), ambiente (44%(), cibo e alimentazione (41%), lavoro (37%), shopping (35%), gossip (33%), altri sport (29%), cinema (21%).

  • Calano gli acquisti delle macchine automatiche

    Nei primi sette mesi dell’anno, il settore della distribuzione automatica ha registrato un sensibile calo delle consumazioni (-4,6%). Questo trend negativo arriva dopo la lieve ripresa iniziata nel 2021 (+10,48%), proseguita nel 2022 (+5,07%) e stabilizzatasi nel 2023 (+0,74%). È la fotografia scattata da Confida, Associazione Italiana Distribuzione Automatica, durante gli Stati Generali del Vending tenutisi a Roma nella sede di Confcommercio-Imprese per l’Italia alla presenza di 200 imprenditori del settore e numerosi rappresentanti delle istituzioni.

    Il comparto paga il calo della produzione industriale con il conseguente aumento della cassa integrazione (la distribuzione automatica, infatti, sviluppa il 37% delle consumazioni nel manifatturiero), l’effetto dell’inflazione che ha causato una contrazione dei consumi alimentari fuori casa (oltre un terzo degli italiani nell’ultimo anno ha peggiorato la propria situazione economica), e l’utilizzo dello smart working, oggi utilizzato regolarmente dal 31% degli italiani. Parallelamente, sono cambiate le abitudini di consumo che ora virano verso scelte sempre più personalizzate, causando una frammentazione crescente delle identità alimentari. Per il 79% degli italiani, tuttavia, le vending machine rappresentano un’alternativa comoda e veloce per il consumo di bevande e alimenti, offrono un’esperienza di uso semplice e immediata (79%); rappresentano un momento di evasione dalla routine (74%) e il 64% dei consumatori lo considera anche un settore innovativo; è quanto emerge da una ricerca Ipsos per Confida.

    “Il calo delle consumazioni della distribuzione automatica ha portato, come conseguenza, anche ad una riduzione del 28% nei primi sei mesi del 2025 della vendita di vending machine nuove: una produzione di eccellenza del Made in Italy, che vive anche una crescente concorrenza di produttori asiatici le cui vending machine, talvolta, non rispettano le normative europee oppure provengono da Paesi in cui la manodopera è sottopagata e poco tutelata. Per questo. – commenta Massimo Trapletti, Presidente di CONFIDA il Piano Transizione 5.0 era un provvedimento molto atteso dalle aziende del settore, che tuttavia non si è potuto utilizzare per le difficoltà applicative. Auspichiamo pertanto che la revisione contenuta nella Legge di Bilancio renda più agevole l’accesso al beneficio per le nostre imprese.”

    In aggiunta, il settore richiede un protocollo integrativo al contratto collettivo del commercio a cui fanno riferimento i lavoratori del comparto, al fine di inquadrare al meglio le peculiarità delle professionalità della distribuzione automatica.

    “Il settore della distribuzione automatica include circa 30.000 addetti, per un totale di 3.000 imprese – commenta Carlo Sangalli, Presidente di Confcommercio – Un numero decisamente sufficiente per prendere in considerazione di elaborare un protocollo dedicato al mondo del vending che integri il nostro principale contratto collettivo nazionale al prossimo rinnovo, dando al settore le specifiche necessarie a valorizzare le proprie qualità.”

    Infine, la distribuzione automatica dovrà affrontare anche le criticità che emergono dal regolamento europeo sugli imballaggi e i rifiuti da imballaggio (Ppwr), che entrerà in vigore il prossimo anno. In particolare, gli obbiettivi di riutilizzo e l’introduzione dei sistemi di deposito e cauzione vanificherebbero gli investimenti fatti negli anni sul riciclo degli imballaggi con il progetto economia circolare “RiVending” ormai diffuso in tutta Italia con oltre 16 mila cestini per il riciclo della plastica posizionati in 2.500 aziende. Il comparto, quindi, chiede alle istituzioni italiane nell’applicazione della PPWR di esentarlo da quelle previsioni inapplicabili per le caratteristiche intrinseche della distribuzione automatica.

  • Quasi 8 milioni di italiani a rischio per eccessivo consumo di alcol

    Sono 7,7 milioni gli italiani over11 che nel 2021 hanno bevuto alcolici in quantità tali da esporre la propria salute a un rischio; 3,5 milioni quelli che hanno bevuto per ubriacarsi mentre sono 750mila i consumatori dannosi, ovvero quelle persone che assumendo alcol hanno provocato un danno alla propria salute a livello fisico o mentale. Tra i consumatori a rischio preoccupano soprattutto i giovani, le donne e gli anziani.

    A scattare la fotografia del rapporto degli italiani con il consumo di alcolici è come ogni anno, l’Osservatorio nazionale alcol dell’Istituto superiore di sanità che ha rielaborato i dati Istat in occasione dell’Alcohol prevention day a metà aprile. Il dossier evidenzia che nel 2021 molti valori sono diminuiti tornando ai livelli pre-pandemici, che erano tuttavia elevati e i decrementi, quasi sempre relativi agli uomini e non alle donne, restano comunque distanti dagli obiettivi di salute sostenibile dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite.

    Dal quadro dei 36 milioni di consumatori di alcol in Italia emerge che 20 milioni sono uomini e 16 milioni sono donne, pari al 77% dei maschi e al 56% delle femmine. Inoltre 10 milioni e mezzo di over18 hanno bevuto alcol quotidianamente. Tra i soggetti considerati a rischio preoccupano soprattutto i giovani che sono circa 1.370.000 tra 11 e 25 anni, di cui 620mila minorenni; le donne pari a circa 2,5 milioni, un valore in crescita dal 2014, con punte massime di consumatrici a rischio del 29% tra le minorenni 16-17enni; e gli anziani che sono 2,6 milioni, di cui uno su 3 e quasi una su 10 over65 sono a rischio poiché eccedono su base quotidiana e consumano fuori pasto.

    Spiccano poi i 3,5 milioni di binge drinker, soprattutto maschi di ogni età e 83mila sono minori. Anche in questo caso si registra un calo in direzione dei livelli del 2020, ma non per le donne che restano stabili. Diminuiscono anche i consumatori dannosi rispetto agli 830mila del 2020 (750mila nel 2021) ma a decrescere sono ancora una volta gli uomini e non le donne, per le quali si continua a registrare un incremento che porta a quota 300mila le consumatrici con danno da alcol. Inoltre dei 750mila consumatori dannosi con Disturbi da uso di alcol (Dua) in necessità di trattamento, solo l’8,5% è stato intercettato, per un totale di 63.490 alcoldipendenti in carico ai servizi del Sistema sanitario nazionale (Ssn). Per quanto riguarda i dati degli ospedali, infine, si evidenzia che nel 2021, si sono registrati oltre 35mila accessi ai Pronto soccorso – di cui il 10% circa richiesto da minori, per le ragazze in proporzione doppia – e oltre 45mila dimissioni ospedaliere, causati entrambi dall’alcol, segnando in un anno un incremento, rispettivamente, del 20,2% e del 4,2%.

  • La Commissione approva la “Grappa della Valle d’Aosta” come nuova indicazione geografica protetta

    La Commissione ha approvato l’iscrizione della “Grappa della Valle d’Aosta/Grappa de la Vallée d’Aoste” nel registro delle indicazioni geografiche protette (IGP).

    La “Grappa della Valle d’Aosta” è ottenuta esclusivamente da uve prodotte e vinificate nella Regione Autonoma Valle d’Aosta. La produzione avviene tradizionalmente mediante distillazione diretta delle vinacce in piccoli impianti artigianali discontinui. Le sensazioni aromatiche delle grappe sono quelle caratteristiche dei vitigni d’origine, che si estrinsecano in note floreali, balsamiche e fruttate.

    La reputazione della “Grappa della Valle d’Aosta/Grappa de la Vallée d’Aoste” affonda le sue radici in un’antica tradizione di produzione di grappa artigianale.

    La nuova denominazione sarà aggiunta all’elenco delle 259 bevande spiritose già protette.

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