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  • Covid-19, ANMVI: il richiamo ad attenersi a fonti ufficiali vale per tutti

    Riceviamo e pubblichiamo un comunicato stampa dell’ANMVI (Associazione nazionale medici veterinari italiani)

    (Cremona, 4 aprile 2020)- Arriva opportuna la raccomandazione dell’ISS a non destare inutili allarmismi a proposito del ruolo di cani e gatti, durante la pandemia da SARS CoV-2.

    Può risultare destabilizzante per milioni di proprietari e famiglie il continuo dilagare di disinvolti commentari alle notizie -spesso frammentarie, imprecise e non ultimative- che giungono da laboratori e centri di ricerca sperimentale.

    L’asimmetria informativa tra addetti ai lavori e cittadini dovrebbe muovere, eticamente, i comunicatori scientifici e i rappresentanti del mondo scientifico più esposti mediaticamente ad attenersi alle fonti ufficiali e alle sole evidenze scientifiche consolidate.

    “Non esiste alcuna evidenza che gli animali domestici giochino un ruolo nella diffusione di SARS-CoV-2 che riconosce, invece, nel contagio interumano la via principale di trasmissione”- ribadisce l’ISS. 

    Gli stessi laboratori di Harbin (Cina) -che stanno osservando a livello sperimentale il comportamento del virus nei cani e nei gatti – hanno avuto la prudenza di chiarire che i riscontri dei loro esperimenti “non riflettono le condizioni della vita domestica” e che “i proprietari di animali domestici non hanno motivi di preoccupazione, perchè non ci sono prove che possano confermare la capacità degli animali domestici di diffondere il virus”.

    Ricordiamo con le parole del Prof Umberto Agrimi (Dip.to di Veterinaria dell’ISS) che “gli animali domestici contribuiscono alla nostra gioia e al nostro benessere, soprattutto in periodi di stress come quelli che stiamo vivendo”.

    ANMVI si appella alla comunicazione scientifica affinchè rispetti la sensibilità dell’opinione pubblica anche per l’informazione riguardante gli animali da compagnia. Il Paese è già bastantemente provato.

  • Nuovi scavi archeologici confermano il ruolo dei cani come animali da compagnia già nell’antichità

    Il commercio e l’utilizzo di cani come animali da compagnia potrebbero risalire a oltre duemila anni fa. Lo testimoniano dei ritrovamenti in un sito archeologico nel Sud della Spagna, dove i resti di un piccolo cane, originario di un luogo distante migliaia di chilometri, sono stati rinvenuti dagli archeologi dell’Università di Granada, che hanno pubblicato i risultati del loro studio sulla rivista Archaeological and Anthropological Sciences. “I primi cani domestici erano più simili ai lupi e potrebbero essere stati utilizzati come aiuto durante la caccia. Ma con l’Impero romano le cose cambiarono e divenne comune allevare cani di ogni forma, razza e dimensione, compresi piccoli esemplari simili ai moderni Pomerania”, spiega Rafael Martinez Sanchez, ricercatore presso l’Università di Granada. “Plinio il Vecchio ad esempio scrisse che questi cani avevano effetti positivi e venivano usati anche per aiutare le donne ad alleviare i dolori mestruali. Forse il naturalista romano intendeva riportare l’effetto rilassante di un cucciolo sulla pancia”, prosegue il ricercatore.

    Il suo team ha trovato un cagnolino sepolto in un cimitero romano a Sud della Spagna. “Il cranio era molto piccolo, mentre le cavità orbitali erano molto grandi, come i moderni pechinesi. Doveva essere alto circa 22 centimetri. L’analisi dei resti e l’usura dei denti suggeriscono che il cane avesse tra i 2 e i 4 anni al momento del decesso, mentre delle ossa più piccole conservate all’interno dello scheletro indicano che probabilmente si trattava di una madre incinta”, afferma ancora Martinez Sanchez, sottolineando che l’aspetto più interessante della loro scoperta riguarda la provenienza della cagnolina. “Dalle analisi risulta che l’esemplare fosse cresciuto lontano dall’Atlantico, forse in Italia o nel Mediterraneo orientale. I resti degli altri due cani ritrovati invece sembravano essere assolutamente locali”, dichiara l’archeologo, ricordando l’usanza romana di trasportare animali come elefanti, struzzi o macachi e ipotizzando che i nostri antenati commerciassero anche animali domestici esotici. “La frattura dell’osso del collo indica che l’animale è stato ucciso violentemente, probabilmente a seguito della morte del suo proprietario”, conclude il ricercatore.

  • Le 9 doti naturali del cane

    Ogni cane è fatto a modo proprio e ogni esemplare ha una “personalità”, o ancora meglio, un CARATTERE che si crea sommando le esperienze derivanti dall’apprendimento + le DOTI NATURALI o INNATE che fanno parte del bagaglio genetico e che possono essere più o meno accentuate a seconda del cane preso in considerazione; premettendo che le 9 doti naturali non si possono insegnare e/o imporre e solo parzialmente possono essere stimolate e smorzate attraverso l’apprendimento, ve le vado ora ad elencare dando ad ognuna la sua precisa definizione…ecco che infine potrete osservare con più attenzione il vostro cane e farvi un’idea più chiara del “caratterino” con il quale avete a che fare tenendo conto che solitamente si valutano le doti secondo un sistema di punteggio che va da 1 (meno “dotato”) a 4 (più “dotato”):

    1. DOCILITA’: Propensione del cane ad avere un comportamento deferente nei confronti del proprietario e ad instaurare con lui un rapporto di rispetto, attaccamento, fiducia e subordinazione.
    2. SOCIALITA’: Il cane dimostra socialità quando è in grado di vivere con altri cani e di collaborare con essi (Es. Caccia in muta), e quando sarà in grado di inserirsi nella vita e nella società dell’uomo e di collaborare con lui in un rapporto di partnership( Es. Collaborazione tra cane pastore e padrone).
    3. TEMPERAMENTO: E’ la velocità di risposta del cane ad uno stimolo esterno di qualsiasi natura. Dote naturale quasi completamente immodificabile da parte dell’ uomo e che si manifesta con vivacità differente a seconda del cane.
    4. CURIOSITA’: E’ la vocazione del cane a esplorare l’ambiente che lo circonda e a interessarsi a quanto vi accade. Dote che si sviluppa fin da cucciolo; il senso più utilizzato per soddisfare la curiosità è l’olfatto.
    5. VIGILANZA: E’ la capacità di percepire un pericolo e di segnalarlo tempestivamente agli altri componenti del gruppo. Dote che il cane esprime soprattutto quando si parla di difesa e controllo del territorio che gli “appartiene”; dote che non deve essere troppo accentuata.
    6. TEMPRA: E’ la capacità di affrontare e superare gli stimoli spiacevoli sia dal punto di vista fisico che da quello psichico. Importante che il cane sia anche in grado di dimenticare un determinato evento o una determinata esperienza negativa.
    7. AGGRESSIVITA’: E’ la capacità del cane di reagire a una minaccia che metta in pericolo la sua incolumità o quella dei componenti del branco, o minacci la sicurezza del territorio posto sotto il suo controllo. Spesso vista come dote negativa, in natura è fondamentale per la sopravvivenza della specie; importante che il padrone faccia in modo che il comportamento aggressivo non diventi inappropriato.
    8. POSSESSIVITA’: E’ la capacità del cane di identificare un oggetto o un’ area come propri o del gruppo e di difenderli adeguatamente. Dote che si manifesta già nel cucciolo e che si può dirigere su oggetti, cibo e territorio; il comportamento non deve essere eccessivo e deve essere tenuto sotto controllo dal padrone (Es. Fare in modo che il cane non ringhi verso il padrone che si avvicina per togliere la ciotola dove magari è ancora presente del cibo).
    9. COMBATTIVITA’: E’ la capacità del cane di rispondere con energia, con la lotta e se necessario con il morso, a stimoli esterni spiacevoli. Dote indispensabile in un cane che deve difendere un gregge da altri animali; dote ovviamente non gradita in un cane urbano che la utilizza in modo scorretto; con un adeguato addestramento, è una dote che può anche essere modificata.
  • Uno studio ci aiuta a capire il dolore per la morte del nostro amico animale

    Nelle società più sviluppate è sempre più presente nelle famiglie un animale d’affezione e cani e gatti rappresentano veri e propri compagni di vita per più della metà degli italiani. E’ diventata talmente importante la loro presenza che anche il mondo della comunicazione commerciale li utilizza, o direttamente o al meno come immagine di contorno, come si può osservare guardando le pubblicità televisive. Si organizzano dibattiti, si rivedono i regolamenti comunali, aumentano i negozi, spesso veri e propri supermercati, dedicati alle loro esigenze non solo alimentari. Purtroppo però i nostri amici animali che ci aiutano a crescere nella comprensione delle esigenze altrui, dei più deboli, che ci fanno compagnia nella solitudine, sempre più di frequente, specie nelle città, che ci costringono a fare un po’ di movimento e a volte ci spingono a praticare autentiche attività ludiche e sportive hanno una vita molto più breve della nostra. In pochi anni il simpatico cucciolo che ci ha fatto impazzire con le pipì e le rosicchiature diventa il compagno e amico di passeggiate e di serate televisive e poi, quasi d’improvviso diventa il cane anziano che fatica a camminare, che ha bisogno di cure ed attenzioni, che a volte si ammala così gravemente da non lasciare alcuna speranza. Come le persone i nostri amici animali muoiono, muoiono e lasciano un vuoto, un dolore che solo chi l’ha provato comprende perché muore un componente della famiglia ma anche una parte di noi se ne va, perché non faremo più tante cose che facevamo con loro, perché realizziamo quanto sia provvisorio quello che siamo e quello che facciamo. Ma la vita continua, deve continuare perché è un dono, è l’unica opportunità che abbiamo per lasciare a coloro che verranno dopo di noi un mondo un po’ meglio o almeno non peggiore. Per molti piano piano ricominciano nuovi affetti, che non ci faranno mai dimenticare coloro che se ne sono andati, ma che ci condurranno verso nuovi momenti di amicizia e tenerezza. Occorre però elaborare il lutto anche per la perdita del nostro compagno peloso e per questo un team internazionale, con molti esperti italiani, ha dato vita al progetto Mourning Dog Project. Il progetto, guidato dall’Università Statale di Milano, studia il dolore delle persone che perdono il loro quattro zampe evidenziando l’impatto psicologico la cui intensità è stata troppo sottovalutata. I primi risultati sono già stati pubblicati dalla rivista Animals e confermano la tendenza delle persone ad umanizzare l’animale di casa. Lo studio è guidato dalla dottoressa Federica Pirrone, etologa del dipartimento di medicina veterinaria della Statale di Milano, e da Stefania Uccheddu, veterinaria esperta nel comportamento animale del Vetethology Group del Belgio, in collaborazione con studiosi di università di diversi paesi. Per milioni di persone l’impatto psicologico, per la morte del proprio amico animale, dolore, rabbia, depressione, solitudine, rimpianti ha conseguenze importanti specie quando la morte arriva inaspettata e la ricerca, lo studio vuole affrontare tutti i vari aspetti con l’ausilio di ricercatori spagnoli, canadesi, anglosassoni e di altri paesi.

  • In Nepal l’aggressione agli animali è diventata emergenza

    Il distretto di Budol, in Nepal, sta diventando tristemente famoso per le violenze sempre più frequenti perpetrate ai danni di animali. Come riferisce l’OIPA, che ha un centro veterinario in quella provincia, le aggressioni sono sempre più brutali e numerose tanto che da tempo gli operatori parlano di vera e propria emergenza. Gli spazi a disposizione faticano infatti contenere tutti gli animali feriti, alcuni gravemente, come il cane Dristi che è stato portato nella struttura da un passante che lo ho soccorso. All’inerme animale sono state inflitte numerose coltellate tanto che i medici non solo sono intervenuti chirurgicamente ma lo tengono tuttora sotto osservazione e sottoposto a cure con antibiotici per evitare infezioni e lenire i dolori lancinanti.

    Quello di Dristi è solo l’ultimo episodio, in ordine cronologico, dei tanti che si stanno verificando attorno al distretto di Budol che vendono protagonisti mucche e vitelli abbandonati e in condizioni gravi, se non in fin di vita. Suona strano sapere che proprio questi animali, venerati dai nepalesi, anzi, ritenuti sacri, e tutelati giuridicamente, subiscano maltrattamenti. La spiegazione è presto data: la produzione di mucche in Nepal è sovvenzionata da fondi governativi. Questa attività ha portato ad un allevamento di mucche su larga scala commercializzato con lo scopo di una maggiore produzione di latte praticando l’inseminazione artificiale. La gestione del bestiame nelle fattorie implica che i vitelli vengano abbandonati nelle strade quando sono piccoli e non appena riescono a stare sulle loro zampe. Una volta in strada, da soli, gli animali fanno presto i conti con la fame, le aggressioni dei cani randagi, gli incidenti stradali, gli attacchi umani. Agli operatori della struttura OIPA non resta che soccorrerli e cercare di dare loro cure e sollievo, per quanto possibile. A causa delle risorse non sempre sufficienti l’OIPA Nepal sta cercando finanziamenti per fornire cure agli animali e soprattutto al cane Dristi che, tra le tante conseguenze della brutale violenza, ha problemi seri agli occhi e i medicinali necessari sono abbastanza costosi, senza dimenticare i  tempi di degenza nella struttura ancora lunghi.

  • La Pet Therapy è un’opportunità e per questo serve una vera formazione professionale

    Il potere terapeutico degli animali è ormai dimostrato da anni ed anche in Italia, in molte regioni, si sono aperti gli ospedali sia agli animali dei pazienti, per brevi incontri, sia alla Pet Therapy. Quello che però manca ancora è una più corretta disciplina che regoli la formazione degli istruttori e dei conduttori degli animali adatti alla Pet Therapy, settore che è in gran parte ancora gestito dai privati e dal fai da te. Anche le linee guida nazionali, mancate per troppo tempo, di fatto non hanno ottenuto quel supporto di regole e di mezzi economici necessari a fare di questo settore una vera opportunità per i malati e per chi vi lavora, e a corsi tenuti da persone preparate si affiancano anche corsi improvvisati e costosi.

    Anche la scelta del cane è importante fin dall’inizio, non tutti sono adatti non solo per razza ma anche per indole e perciò anche in questo settore la presenza di un istruttore qualificato per aiutare il cane è basilare per evitare spiacevoli sorprese e così come non tutti i cani sono adatti non tutti gli essere umani sono in grado di diventare istruttori o collaboratori del cane o di qualunque altro animale dedicato a lavorare per Pet Therapy. La simbiosi tra uomo e animale deve poi coinvolgere non solo i pazienti ma anche il nucleo famigliare, i medici, gli infermieri, perciò oltre ad essere preparati bisogna avere un forte grado di empatia e capacità di sacrificio e spesso gli animali lo capiscono prima degli umani. La speranza è che la politica capisca presto la necessità di istruire dei veri corsi di formazione che diano garanzie sulla qualità professionale e giusto riconoscimento economico a chi svolge questa attività negli ospedali e nei centri pubblici di rieducazione.

  • Stretta delle compagnie aeree sugli animali ammessi a bordo come passeggeri

    Sono sempre più le richieste dei passeggeri che vogliono volare con i propri animali e le compagnie aree si trovano alle prese con problemi imprevisti.

    Per la United Airlines le richieste di portare con sé il proprio animale sono aumentate del 75% (sono quasi 76 mila l’anno) e la compagnia aerea statunitense ha dovuto rifiutare di recente la richiesta di un cliente di imbarcare il suo pavone a Newark. Solo l’anno scorso United ha segnalato una crescita di oltre 30mila passeggeri che volevano viaggiare con i loro pet e di fronte a tale escalation una portavoce della compagnia ha fatto presente che si è registrato “un significativo aumento degli incidenti a bordo che coinvolgono questi animali”. Dal mese prossimo il vettore applicherà regole più severe sugli animali trasportati dai passeggeri come anti-ansia, fermo restando – viene assicurato –  il trasporto di animali come i cani guida per i non vedenti. Oltre a un preavviso di 48 ore e alla lettera di uno specialista, i passeggeri dovranno dimostrare che il loro animale è stato “addestrato a comportarsi correttamente in un ambiente pubblico”. United emetterà inoltre un elenco di animali vietati, inclusi ricci, furetti, insetti, roditori, serpenti, ragni, rettili e “uccelli non domestici”.

    Sempre da marzo anche l’americana Delta intensificherà gli sforzi per far fronte all’aumento dell’84% degli incidenti collegati alla presenza di animali a bordo, alla luce dei “gravi rischi per la sicurezza che coinvolgono animali non addestrati” e portati in volo (ci sono stati viaggiatori che chiedevano di viaggiare con tacchini, opossum e serpenti). Anche Delta assicura che continuerà a trasportare senza problemi circa 250mila cani guida o altri animali di servizio ogni anno.

    Virgin Atlantic permette solo ai cani di essere trasportati mentre British Airways non consente ai passeggeri di portare a bordo alcun animale.

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