Commissione

  • Il Parlamento europeo chiede un pacchetto di recupero di 2000 miliardi di euro per il coronavirus

    I legislatori europei hanno appoggiato una risoluzione che chiede un pacchetto da 2 trilioni di euro per finanziare la ripresa dell’economia del blocco che è stata colpita dalla pandemia di Coronavirus. Invita la Commissione europea a istituire il fondo di “recupero e trasformazione” che dovrebbe essere finanziato attraverso l’emissione di obbligazioni di recupero a lungo termine e dovrebbe essere erogato attraverso prestiti e sovvenzioni “principalmente”, nonché attraverso pagamenti diretti per investimento ed equità.

    Gli eurodeputati hanno avvertito che useranno il loro potere di veto se le loro proposte non saranno ascoltate, e in particolare se il bilancio a lungo termine del blocco, vale a dire il quadro finanziario pluriennale (QFP) per il 2021-2027, non sarà aumentato, e hanno chiesto che il massiccio pacchetto economico sia in cima al QFP. “Non staremo seduti ad aspettare o semplicemente timbrare qualsiasi accordo”, ha dichiarato David Sassoli, presidente del Parlamento europeo.

    Nel loro progetto di testo, i membri del Parlamento dell’UE hanno anche sottolineato che la Commissione dovrebbe astenersi dall’utilizzare “moltiplicatori dubbiosi per pubblicizzare cifre ambiziose”, poiché è già in gioco la credibilità dell’UE. Hanno inoltre richiesto un ruolo inclusivo per il Parlamento nella definizione, nell’adozione e nell’attuazione del fondo di risanamento.

    La pandemia di Coronavirus ha costretto la Commissione europea a rinviare la presentazione della sua proposta di QFP aggiornata, che dovrebbe essere presentata alla fine il 27 maggio.

  • Il sistema danese a sostegno della produzione di elettricità dalla biomassa ottiene l’ok dall’UE

    La Danimarca stanzia aiuti di Stato del valore di 4.150 milioni di DKK (circa 550 milioni di euro) per sostenere la produzione di elettricità negli impianti di biomassa esistenti e deprezzati nel paese. Secondo la Commissione gli impianti che beneficiano del regime riceveranno sostegno sotto forma di un premio che copre i costi operativi aggiuntivi per la produzione di elettricità da biomassa rispetto alla produzione di elettricità da una centrale a carbone. Il premio sarà calcolato su base annuale e sarà limitato a DKK 0,11/kWh (circa 0,015 € /kWh). Il regime sarà in vigore fino al 31 dicembre 2029.

    Valutando la misura danese ai sensi degli orientamenti del 2014 sugli aiuti di Stato per la protezione dell’ambiente e l’energia 2014-2020, la Commissione ha affermato che il regime è necessario per impedire il passaggio degli impianti sovvenzionati ai combustibili fossili. E da Bruxelles fanno sapere che il regime aiuterà la Danimarca a raggiungere l’obiettivo del 55% della produzione di elettricità da energia rinnovabile entro il 2030 e quello di eliminare gradualmente il carbone dalla sua produzione di elettricità nello stesso anno. In questo modo il regime contribuirà a raggiungere gli obiettivi energetici e ambientali dell’UE e quelli fissati dal Green Deal europeo, senza distorcere indebitamente la concorrenza.

  • Una certa solitudine dell’Italia al tavolo dell’Europa nell’emergenza Covid: uno sguardo esterno e uno interno 2

    Pubblichiamo di seguito la seconda parte dell’intervento dell’On. Nicolò Rinaldi scritto per Liberi Cittadini

    Perché l’Italia fa fatica a trovare ascolto in Europa? Al cospetto delle previsioni quasi catastrofiche del FMI (-9% del Pil per il nostro Paese, il più penalizzato al mondo dalla pandemia), in un dibattito politico che rischia di essere autoreferenziale e perfino piagnone, questo è l’intervento che ho presentato a nome di Liberi Cittadini (https://www.libericittadini.it/covid-19-leuropa-e-litalia/)

    Un MES per la sanità?

    La vicenda del MES, per quanto ancora non del tutto definita, è significativa. Divisioni nella maggioranza, pregiudizi quasi ideologici allo strumento disponibile, e un ruolo distruttivo dell’opposizione, potrebbero indurre il governo a rinunciare ai 35 miliardi europei messi a disposizione del paese per finanziare il settore della sanità con interventi che siano direttamente o indirettamente rivolti all’emergenza pandemica. Pur accettando tale condizionalità, molto si potrebbe fare per rafforzare un settore che ha dimostrato forza e debolezza: colmare il divario rispetto ad altri paesi in quanto a capacità di posti in terapia intensiva, acquisto e immagazzinamento diffuso nel territorio di quel materiale di primo uso di cui l’Italia si è trovata sprovvista (mascherine, ventilatori, disinfettanti, ecc); creare delle indennità di crisi da devolvere al personale che in questi mesi ha rischiato la propria vita nei reparti; aprire presidii sanitari territoriali per incrementare la capacità di gestione degli ospedali; investire nelle residenze per anziani con misure protettive in caso di rischi infettivi; finanziare la ricerca di vaccini, farmaci e dispositivi sanitari (tamponi, rilevatori di presenze contaminanti in spazi chiusi, applicazioni informatiche, ecc.), da parte dei centri di ricerca dei policlinici universitari, assunzione di personale medico e paramedico specializzato; e molto altro. Lo stanziamento rappresenta dunque di un’occasione unica per sanare alcune anomalie del nostro sistema sanitario che se nel complesso ha tenuto, è stato anche risparmiato finora dalla diffusione della pandemia nelle regioni più vulnerabili e nelle quali interventi di sostegno sarebbero ancora più importanti.

    Sebbene il sistema Italia si sia sempre trovato a disagio nell’utilizzare bene le risorse europee finalizzate a determinati scopi – che è poi la lezione dello scarso utilizzo dei fondi strutturali, anch’essi vincolati a specifiche finalità di spesa – la rinuncia allo strumento concordato in queste prime fasi del negoziato, sarebbe un tragico errore, quasi un esercizio di masochismo nazionalista.

    Ciò che non è negoziabile, è che le probabili condizioni di utilizzo dei vari strumenti di sostegno finanziario siano finalizzate a uno sviluppo inclusivo della società e a una tenuta dei valori europei di coesione, bussola per permettere all’insieme dell’Europa di preservare il suo ruolo protagonista nella comunità internazionale, ruolo che potrebbe essere messo in crisi se tali valori saranno disattesi.

    Affrontare ora i ritardi sistemici dell’Italia

    Anziché invocare, a volte perfino con scarso senso della dignità nazionale, la solidarietà europea, l’Italia deve cominciare a praticare una propria solidarietà interna, che va sotto il nome di ristrutturazione della spesa pubblica. L’ingente volume del debito –  pur se in presenza di avanzi primari, pur se garantito dalla struttura produttiva del paese – è tale da non poterci permettere di fare quello che altri paesi possono: ricorrere senza timore ai mercati. Una spesa pubblica in buona parte dissennata, assistenzialista, disposta ad aiutare poco chi produce lavoro, poco propensa a incentivare l’innovazione, la digitalizzazione, le nuove generazioni, la ricerca e l’istruzione, e anche uno stato sociale efficiente e solidale, ha ormai necessità di essere ristrutturata, incalzata da stanziamenti aggiuntivi per far fronte agli effetti della pandemia e per tenere in piedi chi ancora è in misura di produrre ricchezza.

    Non sarà a forza di MES e nemmeno di Corona Bond che l’Italia ce la potrà fare, ma solo se saprà affrontare responsabilità a cui finora si è voluta sottrarre. Questo comporta un compito titanico, ma imprescindibile in sede europea per recuperare quella credibilità e per rimuovere quelle riserve mentali ben presenti nei nostri alleati, condizione indispensabile laddove ci si sieda per negoziare un aiuto. Si tratta di dare avvio anche a un dibattito nazionale che né destra né sinistra amano: mettere mano, ai “sette vizi capitali” del sistema italiano. Vizi che in Europa hanno spesso il primato:

    • Il costo dell’evasione fiscale, dovuta anche a un selva di procedure e scadenze e un disequilibrio nella distribuzione del carico fiscale. Nell’UE, l’Italia è al primo posto (per evasione complessiva, 90 miliardi l’anno, e per evasione pro-capite: https://www.wallstreetitalia.com/evasione-fiscale-costa-825-miliardi-allue-italia-e-danimarca-in-vetta/).
    • Il costo delle corruzione (stimato in vario modo da meno di 50 a quasi 100 miliardi l’anno, con un indice di percezione che pone l’Italia al 22° posto nell’UE e prima in valori assoluti: https://ec.europa.eu/eurostat/web/products-datasets/-/sdg_16_50).
    • Il ruolo dell’economia sommersa (circa il 12% del pil: https://it.blastingnews.com/economia/2019/10/istat-leconomia-sommersa-in-italia-vale-192-miliardi-002999391.html).
    • Il ruolo del crimine organizzato nell’economia (circa 100 miliardi di ricavi: https://www.econopoly.ilsole24ore.com/2018/06/22/mafia-impresa-criminalita/, e un impatto negativo sull’economia che classifica l’Italia al 122° posto su 140 paesi a economia industrializzata: http://reports.weforum.org/global-competitiveness-report-2018/competitiveness-rankings/#series=EOSQ035)
    • Una burocrazia che per la sua complessità, lungaggine, e ritardi nella digitalizzazione rappresenta un freno allo sviluppo economico (classificata dal World Economic Forum addirittura al 136° posto sui 140 paesi a economia industrializzati presi in esame: http://reports.weforum.org/global-competitiveness-report-2018/competitiveness-rankings/#series=EOSQ048)
    • Il costo di un ordinamento istituzionale non al passo con le esigenze di una competitività sempre più globale: unico paese con un sistema bicamerale perfetto (unico caso nell’UE e quasi nel mondo: https://cise.luiss.it/cise/2014/07/22/bicameralismo-perfetto-anomalia-italiana/), un’articolazione di venti regioni, quasi ottomila comuni, autorità di bacino, consorzi di bonifica, eccetera.
    • La permanenza di privilegi che paiono quasi retaggi feudali a beneficio di varie “caste”: diseguaglianze negli emolumenti combinati del personale politico rispetto agli altri paesi europei, trattamenti pensionistici di alcune categorie di alti funzionari, numero di “auto blu”, e molto altro. Pur con un impatto finanziario a volte trascurabile, tali privilegi sono odiosi alla maggioranza dei cittadini e costituiscono un freno a una ristrutturazione della spesa pubblica che deve partire dall’alto.

    Queste anomalie sono ben note in Europa, al punto che certe relazioni della Corte dei Conti o compilazioni dell’ISTAT sembrano a volte lette con maggiore attenzione a Bruxelles che non a Roma o a Milano. Sebbene oggetto di dibattito nazionale, nessun governo ha ancora avviato uno sforzo reale per rimediare ad alcuno di questi sette peccati capitali, che in larga parte si alimentato tra di loro in un intrecciato effetto nefasto. L’emergenza Covid mette a nudo queste profonde contraddizioni del nostro sistema: è impensabile far ripartire il paese senza saldare questi conti.

    Presentarsi in Europa con alcune prime e ormai inderogabili misure di riforma, dolorose forse per alcuni ma di beneficio per la collettività, rafforzerebbe, e non poco, la credibilità della nostra richiesta di solidarietà e la nostra affermazione di voler appartenere alla migliore Europa.

  • L’emergenza pandemia fa slittare la Conferenza sul futuro dell’Europa

    La Conferenza sul futuro dell’Europa, opportunità per le Istituzioni dell’UE di fare il punto sulle opinioni dei cittadini, prevista originariamente per maggio 2020, sarà rinviata probabilmente a settembre a causa della pandemia di Coronavirus. Lo ha dichiarato al Financial Times il vicepresidente della Commissione europea Dubravka Šuica. La Conferenza sul futuro dell’Europa è un’opportunità per ascoltare i cittadini e consentire alle istituzioni dell’UE di lavorare insieme in uno sforzo congiunto con la società civile per raggiungere un’Unione europea più efficiente e democratica, come ha scritto l’European Movement International in un articolo pubblicato sul magazine New Europe. Il dibattito politico, idea del presidente francese Emmanuel Macron, dovrebbe riunire i politici di Bruxelles insieme ai membri dei parlamenti nazionali, delle autorità locali e dei gruppi della società civile. Mentre la lotta contro i cambiamenti climatici, l’uguaglianza, la trasformazione digitale e un’economia che funziona per le persone insieme al sistema dello Spitzenkandidaten e alle liste transnazionali per le elezioni al Parlamento europeo sono stati i temi principali del dibattito della conferenza, l’assistenza sanitaria e la risposta dell’UE alla pandemia ci si aspetta che siano in cima all’agenda. Il commissario Šuica ha aggiunto che i cittadini potrebbero presentare una richiesta di modifica del trattato, in particolare per quanto riguarda la competenza degli Stati membri nel settore sanitario. “Sono sicura che nessuno sarà interessato al sistema dello Spitzenkandidaten”, ha affermato il vicepresidente della Commissione Europea per la democrazia e la demografia. Tuttavia, Šuica ritiene che la Conferenza sul futuro dell’Europa sia ora più importante rispetto a quando la Commissione europea è entrata in carica nel dicembre 2019, poiché le nazioni europee stanno mostrando veri segni di solidarietà nella pandemia.

  • Quanti affetti da coronavirus hanno precedentemente fatto le vaccinazioni contro l’influenza?

    Pubblichiamo di seguito la lettera che l’On. Cristiana Muscardini ha inviato al direttore del Corriere della Sera, Luciano Fontana, e la lettera inviata al Commissario europeo alla Salute, Stella Kyriakides con la relativa risposta.

    Dott. Luciano Fontana
    Direttore Corriere della Sera
    Via Solferino, 28
    Milano

    Milano, 15 aprile 2020

    Egregio Direttore,
    in un articolo inchiesta, a firma della nota e puntuale giornalista Milena Gabanelli  e di Simona Ravizza pubblicato dal Corriere della Sera il 15 aprile, si segnalano, tra l’altro, le reiterate ed inevase richieste dell’Istituto Mario Negri alla Regione Lombardia. L’Istituto Negri ha chiesto alla Regione quanti affetti da coronavirus abbiano precedentemente fatto le vaccinazioni contro l’influenza e contro la polmonite.

    In data 3 marzo 2020 avevo scritto all’Assessore della Sanità della Lombardia e al Commissario della Sanità dell’Unione Europea per chiedere quanti fossero i vaccinati per influenza che avevano contratto il Covid e quali erano i loro sintomi. Se mi conforta apprendere che l’Istituto Negri ritiene questi dati importanti per ampliare la ricerca su un virus, del quale continuiamo a sapere molto poco, mi rende perplessa il silenzio della Regione non tanto a me quanto all’Istituto Negri e la risposta che mi ha inviato la Commissione europea che non ha nulla a che vedere con la richiesta che avevo formulato, come potrà vedere da quanto le allego.

    Sostanzialmente il quesito resta: quanti vaccinati per influenza o per polmonite hanno contratto il Covid e se i loro sintomi ed il decorso della malattia sono stati uguali o diversi rispetto a chi non si era vaccinato. Tenuto conto che da più parti si sostiene che con il Covid dovremo convivere anche dopo l’estate non sarebbe opportuna una ricerca per verificare se è meglio vaccinarsi contro influenza e polmonite o se queste vaccinazioni possono essere eventualmente non opportune? Solo la ricerca del mondo scientifico, partendo dai dati dell’attuale realtà, può darci delle risposte, non certo la politica, per questo mi auguro che l’Istituto Negri, come altri ricercatori accreditati, possano ottenere le informazioni richieste.

    Con i più cordiali saluti,
    Cristiana Muscardini

    Stella Kyriakides
    Commissario alla Salute e sicurezza alimentare
    Commissione europea
    Rue de la Loi 200
    1049 Bruxelles
    Belgio

    Milano, 3 marzo 2020

    Gentile Commissario,
    tra i tanti dati che arrivano sull’emergenza coronavirus i cittadini non sono stati informati di quanti, colpiti o ammalati in modo asintomatico, abbiano fatto il vaccino antinfluenzale e se, essendo vaccinati, hanno sintomi più o meno aggressivi. La Commissione è in grado di fornire questi dati?

    Ringraziandola le auguro buon lavoro.

    Cristiana Muscardini 

     

    Gent.ma Sig.ra Muscardini,
    I dati riguardanti la copertura vaccinale contro l’influenza stagionale vengono raccolti annualmente al termine della stagione influenzale, elaborati e poi trasmessi agli enti europei di sorveglianza delle malattie infettive. Pertanto al momento non sono disponibili dei dati esaustivi sui tassi di vaccinazione antinfluenzale nei vari Paesi, complice anche l’epidemia dovuta a Sars-coV-2, in questo momento di assoluta prioritá per tutte le istituzioni, nazionali ed internazionali.

    La invitiamo tuttavia a consultare i seguenti siti per avere aggiornamenti affidabili sull’andamento dell’influenza nella stagione 2019/2020.

    Per la situazione italiana: https://old.iss.it/site/RMI/influnet/Default.aspx?ReturnUrl=%2fsite%2fRMI%2finflunet%2f

    Per la situazione europea: https://www.ecdc.europa.eu/en/seasonal-influenza e https://ec.europa.eu/eurostat/web/health/overview

    La ringraziamo per il suo interesse.
    Cordiali saluti

    European Commission
    Wolfgang PHILIPP
    Head of Unit
    DG SANTE.C.3 | Health and Food Safety | Crisis Management and Preparedness in Health
    LU-2920 Luxembourg | HTC 02/066 | +352 4301-38243

  • Il Fondo di recupero potrebbe essere finanziato dall’UE con obbligazioni

    L’UE potrebbe finanziare un fondo di recupero del valore di 1,5 trilioni di euro con obbligazioni garantite dagli Stati membri. A comunicarlo il vicepresidente della Commissione europea Valdis Dombrovskis in un’intervista al quotidiano tedesco Handelsblatt, ma non è chiaro se tali obbligazioni si riferiscano ai cosiddetti Coronabond, che stanno perseguendo diversi Stati membri, in particolare Italia e Spagna, poiché la “Commissione europea non propone Coronabond”.

    Il presidente dell’Eurogruppo e ministro delle finanze portoghese Mário Centeno hanno accennato, dopo la riunione dell’Eurogruppo, che gli eurobond temporanei per Coronavirus potrebbero far parte delle discussioni imminenti. In particolare, i Coronabonds potrebbero far parte del fondo di recupero, la cui applicazione pratica potrebbe prevedere “strumenti finanziari innovativi, coerenti con i trattati dell’UE”.

    Nella sua intervista, Dombrovskis ha anche affermato che questa volta l’economia europea potrebbe collassare più fortemente rispetto al 2009 a causa della crisi senza precedenti di Covid-19, sottolineando, tuttavia, che l’UE sta dimostrando la sua capacità di agire in tempi di crisi.

    Il 23 aprile si svolgerà un vertice virtuale dell’UE in cui leader dell’UE dovranno discutere delle conseguenze della crisi del Coronavirus e del pacchetto di salvataggio dell’Eurogruppo concordato il 9 aprile.

    Insieme alla creazione del Fondo di recupero, i ministri delle finanze dell’Eurogruppo hanno dato il via libera a un pacchetto di misure che comprende tre reti di sicurezza: l’uso delle linee di credito (ESM) dei meccanismi dei meccanismi di stabilità (ECCL) per gli Stati membri, il meccanismo SURE da 100 miliardi di euro recentemente lanciato dalla Commissione per i lavoratori e la capacità di prestito rafforzata della Banca europea per gli investimenti (BEI) per le imprese e le PMI particolari.

  • Un segnale forte per evitare l’agonia

    All’inizio di questa tragedia che ha colpito il mondo e ha visto, e vede, l’Italia detenere in Europa, e non solo, il triste record di morti e contagiati avevamo pensato che dal pericolo comune del virus  potesse nascere quella Unione europea che fino ad ora non ha realizzato i veri obiettivi per i quali era nata. Ancora una volta ci siamo illusi, dopo avere per 25 anni cercato di dare un contributo di impegno, studio, proposte e attività parlamentare per aiutare, finalmente, a dare concretezza, dopo tante parole e promesse spese negli anni, ad azioni comuni quali la realizzazione di una politica comune, dal terrorismo all’immigrazione, dalla lotta all’emarginazione alle nuove malattie, dalla divisione del sistema bancario ed alla sua maggiore trasparenza alla tutela degli interessi produttivi dei paesi dell’Unione.

    In verità nulla è stato raggiunto, da un lato l’Europa si è allargata in tempi troppi rapidi, dall’altro sono  aumentate divisioni che hanno portato o all’immobilismo o a scelte riduttive se non addirittura sbagliate. Il Regno Unito se ne è andato e cittadini di molti paesi europei hanno dimostrato crescente indifferenza, addirittura repulsione in certi casi, verso il gigante con il paraocchi, l’Europa. E la sua principale istituzione, il Consiglio europeo, ha dimostrato tutti i limiti di un organismo superato e teso a difendere interessi di alcuni rispetto all’interesse complessivo. In queste ultime settimane purtroppo, mentre la crisi sanitaria, economica e politica ha cominciato a travolgere tutti e tutto ci eravamo, una volta ancora, illusi che da tanto dolore e davanti ad un così grave pericolo le Istituzioni europee potessero essere capaci di quel colpo di reni necessario a dare vita, da subito, ad azioni comuni sia per sostenere gli Stati, cominciando dai più colpiti, sia per creare una task force comune per l’assistenza alle urgenze sanitarie e per la ricerca di cure e vaccini, mettendo insieme tutte le risorse per andare sul campo ed agire concretamente. Salvando il Parlamento europeo, che ha fatto quello che era in suo potere, un potere troppo debole rispetto alla rappresentanza  dei cittadini che lo hanno eletto, Commissione e Consiglio hanno una volta ancora perduto l’occasione, forse l’ultima, di salvare l’Unione dall’implosione che parte  dal suo stesso cuore.

    Anche le dimissione dal CER (Centro europeo ricerche) del prof Ferrari, lo scienziato italiano che da gennaio ne era responsabile, sono un altro significativo esempio del “cupio dissolvi” che anima da tempo l’Unione. Il prof. Ferrari si è dimesso perché è stata rifiutata, dall’ente di governo del CER, e senza neppure discuterla, la proposta di un programma scientifico comune che consentisse ai migliori scienziati di lavorare insieme per combattere il virus. Certo una scelta diversa dalle funzioni normali dell’ente ma in emergenze globali o si ha il coraggio di uscire dagli schemi della burocratica quotidianità o si rischia di morire e di lasciar morire tanti altri. Senza  una cabina di regia unica non di può sperare di trovare soluzioni comuni che ci mettano al riparo dal continuo e futuro espandersi del virus e la Commissione europea, con il commissario alla sanità, ha dimostrato di non poter o di non voler essere il polo unificante e propulsivo. Gli Stati sono andati in ordine sparso sia sui modi per contrastare l’epidemia che nelle scelte necessarie, dalla chiusura delle frontiere nazionali al sostegno alle vittime. Sotto gli occhi di tutti sono le scelte e le non scelte in tema di economia, lavoro, welfare. Siamo all’ultimo appello, all’ultimo segnale, se ancora nelle prossime ore non vi saranno adeguate e comuni decisioni per combattere e curare il covid l’Europa avrà decretato la sua agonia, non sappiamo quanto lenta, infatti se alcuni paesi non prenderanno le misure necessarie sarà inevitabile che chi le ha prese non si fidi ad avere contatti con altri, ad aprire le sue frontiere, a contribuire e lavorare con chi invece che aiutare ha fatto distingui ingiustificabili mentre si perdeva tempo prezioso al prezzo di vite umane.

  • La balbuziente “parola dell’Europa”

    Esiste un commissario europeo responsabile del Meccanismo di Protezione Civile Europea. In un’Europa normale, il suo nome dovrebbe essere sulla bocca di tutti. Le sue parole dovrebbero scandire quotidianamente il senso di un’Europa che s’impegna a fondo nel rassicurare una società spaventata e nel bisogno di riferimenti autorevoli. Il suo servizio è stato creato con una specifica base giuridica dal Trattato di Lisbona e già attivato oltre trecento volte negli ultimi dieci anni. Nel 2019 è stato rafforzato, nello strumento “rescEU”.

    Ancora a marzo il Meccanismo è stato utilizzato per aiutare la Grecia nell’assistenza all’ondata di profughi in arrivo dalla Turchia, sulla crisi da Covid era intervenuto marginalmente già a febbraio, organizzando alcuni voli di rimpatrio di cittadini europei rimasti bloccati in Cina; poi, il 19 marzo, rescEU ha lanciato un’operazione di acquisto e stoccaggio di materiale sanitario da distribuire ove necessario, con uno stanziamento di 50 milioni. Dove sia stato immagazzinato questo materiale a chi sia stato consegnato, non è un’informazione ancora disponibile.

    Ad aprile inoltrato, con un’escalation drammatica giorno per giorno, il sito istituzionale del Meccanismo si limita a riportare questi due interventi, e un aggiornamento al 23 marzo… Un ruolo talmente defilato e al rallentatore in termini di immagine che sarebbe perfino meglio non esistesse. Sul sito, non si riporta nessuna significativa presa di posizione del commissario delegato.

    Ha invece parlato la Presidente della Commissione. In un recente articolo sulla stampa italiana, dedicato soprattutto al Green Deal, è riuscita a non scrivere mai le parole virus, Corona, Covid – come se vivesse in un altro pianeta. Più apprezzato è stato il suo intervento, un po’ tardivo ma chiaro, del 13 marzo: “Aiuteremo l’Italia con ogni mezzo”. Esattamente una settimana dopo, riferendosi ai Corona Bond, ha però corretto il tiro: “Non li faremo”. E ha aggiunto, schierandosi in una questione ancora di pertinenza del Consiglio: “Capisco la Germania”. Poi, il 2 aprile, ha scritto una lettera all’Italia con altre parole: “Scusateci, ma ora l’Unione Europea è con voi”.

    Quanto alla Presidente della BCE, la sua battuta «Non siamo qui per chiudere gli spread» ha fatto perdere poche ore dopo alla borsa di Milano il 16%, bruciando 84 miliardi. Ha dovuto rettificare poco dopo, rassicurando che la BCE applicherà “tutta la flessibilità”.

    Siamo lontani dalla tecnica basata sulla certezza sfoderata dalle venti parole di Mario Draghi nel luglio del 2012 per sostenere l’euro: The ECB is ready to do whatever it takes to preserve the euro. And believe me, it will be enough”. Corto, empatico, con una convinzione personale: e quella frase funzionò, altroché, per prevenire altri attacchi speculativi contro l’euro. Possibile che la devastazione del Covid non abbia potuto ispirare una simile determinazione nei giusti?

    Il Presidente del Consiglio è stato più cauto, ha evitato l’eccesso di dichiarazioni, al punto di passare quasi sotto silenzio. Anche lui ha scritto una lettera, in questo caso rivolta agli spagnoli, ricordando che “Le immagini alla televisione e sui giornali mostrano un popolo che si batte con valore eccetera”.

    Le “immagini alla televisione” – appunto: perché se la Protezione Civile Europea non è stata capace di inviare in Italia, e poco dopo in Spagna, un solo anestesista o un ospedale da campo di terapia intensiva, nessun esponente delle istituzioni europee ha pensato di accompagnare un convoglio umanitario anche per una visita lampo e simbolica, ma che permettesse, soprattutto nelle primissime fasi, di vedere e sentire di persona, e per veicolare l’immagine di un’Europa presente negli epicentri. A volte non occorrono nemmeno grandi iniziative, come ha dimostrato il segretario generale del Parlamento Europeo: con un gesto semplice e concreto, ha messo a disposizione delle autorità belghe auto, autisti e locali dell’istituzione. Sono risorse in larghissima parte non utilizzate in queste settimane di quarantena e potranno servire per trasporto di materiale medico o aiuti e per ospitare malati o materiale in caso di bisogno. È stata un’offerta apprezzata.

    È risaputo che in ogni guerra la comunicazione, compresa la sua variante “propaganda”, svolge un ruolo essenziale. Ma l’Europa ne ha ignorato l’importanza capitale, incapace fin qui di usare in tempo di crisi l’arte della parola giusta al momento giusto, della continuità della posizione corretta, della costruzione di un ruolo di rassicurazione – per il tessuto sociale o per i mercati.

    Si è proceduto in ordine sparso, con una comunicazione nel complesso disastrosa,  di basso profilo in molte occasioni, sbagliata e con effetti devastanti in altri, perfino a tratti incredibilmente contraddittoria. Nei migliori dei casi è stata una comunicazione difensiva, reattiva, quasi mai “pro-Europa”, capace di anticipare con una dimensione costruttiva l’ansietà dell’opinione pubblica e affrontarla in modo sistematico.

    Forse non tutti si sono resi conto degli effetti nefasti di questi errori, in un’epoca nella quale la maggior parte dei cittadini decide cosa votare attraverso un approccio emotivo – speranze, orgoglio, rabbia, paura, vergogna, senso di appartenenza. A spiegarsi male una persona paga un prezzo alto, può compromettere la propria credibilità. Ma se questa incompetenza è propria di una comunità di nazioni, il prezzo da scontare travalica il caso contingente e sarà la sua storia. Che è poi la nostra storia.

    *Presidente di Liberi Cittadini (www.libericittadini.it)

  • La Commissione rivedrà la sua proposta di bilancio per l’emergenza Coronavirus

    Nella sua dichiarazione di sabato scorso la Presidente Ursula von der Leyen ha annunciato che la Commissione europea rivedrà la sua proposta per il bilancio a lungo termine del blocco EU27, per far fronte all’emergenza Covid-19. “Per garantire la ripresa, la Commissione proporrà modifiche alla proposta del Quadro finanziario pluriennale che consentirà di affrontare le conseguenze della crisi del coronavirus”, ha affermato von der Leyen che ha anche aggiunto che nella proposta rinnovata sarà incluso un pacchetto d’urgenza “per garantire la coesione all’interno dell’Unione”.

    Poiché diversi Stati membri hanno richiesto eurobond temporanei per l’emergenza del COVID-19, in particolare “Corona bonds”, von der Leyen non ha escluso alcuna opzione “entro i limiti del trattato”.

    Le divisioni erano già profonde tra gli Stati membri nel quadro finanziario pluriennale dell’Unione per il 2021-2027, in quanto i leader dell’UE, durante il vertice di emergenza di febbraio, erano in disaccordo sia sulla percentuale del contributo nazionale sia sulle priorità del loro bilancio a lungo termine.

     

  • Per la Commissione europea esiste un legame tra clima e ciclo globale dell’acqua

    In occasione della Giornata mondiale dell’acqua che si è celebrata lo scorso 22 marzo, il vicepresidente della Commissione europea, Josep Borrell, e il commissario per l’ambiente, gli oceani e la pesca Virginijus Sinkevičius hanno affermato che l’acqua e i cambiamenti climatici sono indissolubilmente legati. “Condizioni meteorologiche estreme erodono la disponibilità e la qualità dell’acqua dolce. I cambiamenti climatici aumentano le esigenze concorrenti sull’uso dell’acqua. In alcune regioni, la crescente crisi idrica può provocare instabilità politica. Questa emergenza influisce anche sulla biodiversità e mette a rischio i progressi complessivi dello sviluppo sostenibile. Dobbiamo adattarci agli effetti idrici dei cambiamenti climatici per proteggere la salute e salvare vite umane”, hanno affermato Borrell e Sinkevičius in una dichiarazione congiunta, aggiungendo che i cambiamenti climatici sono un problema globale che richiede una risposta globale collettiva e che l’Unione europea sta dando l’esempio. Nel novembre del 2019, il Parlamento europeo aveva lanciato l’allarme dell’esistenza reale di un’emergenza climatica. L’11 dicembre 2019, la Commissione europea ha presentato il Green Deal europeo. Il suo obiettivo è quello di conciliare l’economia con il nostro pianeta trasformando le sfide climatiche e ambientali in opportunità. È una tabella di marcia affinché l’Europa diventi il ​​primo continente neutrale dal punto di vista climatico entro il 2050, affrontando al contempo la nostra crisi ambientale, in particolare l’inquinamento di aria, acqua e terra. L’uso più efficiente dell’acqua ridurrà i gas serra. Per proteggere meglio le risorse, compresa l’acqua, l’UE ha istituito un meccanismo di transizione equa e un piano d’azione per l’economia circolare per aiutare gli Stati membri dell’UE a passare a un nuovo modo di produrre e consumare. Inoltre, l’UE sostiene numerosi progetti relativi al clima in tutto il mondo. La Commissione ha affermato che l’acqua potabile deve essere disponibile, sufficiente, sicura, accettabile, accessibile e alla portata di tutti senza discriminazioni. Il diritto all’acqua potabile è essenziale per il pieno godimento della vita e di tutti gli altri diritti umani. L’acqua non è solo un motore per lo sviluppo sociale ed economico, ma anche per la pace e la sicurezza, poiché la sua scarsità può portare a conflitti e sfollamenti di massa. “Nonostante i progressi, miliardi di persone non hanno ancora accesso all’acqua potabile e ai servizi igienico-sanitari. Il raggiungimento dell’accesso universale a questo diritto, garantendo la gestione disponibile e sostenibile dell’acqua e dei servizi igienico-sanitari per tutti è il sesto obiettivo di sviluppo sostenibile, concordato da tutti gli Stati membri delle Nazioni Unite nel 2015 nell’ambito dell’Agenda 2030. Il cambiamento climatico sfida ulteriormente questo obiettivo. Dobbiamo raddoppiare i nostri sforzi. Questo è possibile se agiamo tutti ora. L’UE è pronta a fare la sua parte”, si legge nella dichiarazione.

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