Commissione

  • Può la Commissione sollecitare il Consiglio a interventi anti covid più armonici?

    Stella Kyriakides

    Commissaria alla Salute e sicurezza alimentare

    Rue de la Loi / Wetstraat 200

    1049 Brussels

    Belgium

    Milano, 24 novembre 2021

    Gentile Commissario,

    tutti, credo, siamo consapevoli del valore dell’accordo di Schengen per proseguire nella strada di una sempre più forte integrazione tra gli stati dell’Unione Europea in attesa che si arrivi alla tanto auspicata e necessaria Unione politica.

    Per evitare che il diffondersi del covid, particolarmente virulento in alcuni Paesi, possa portare a momentanee sospensione della libera circolazione e per tutela di tutti i cittadini europei non ritiene che debba diventare al più presto obbligatorio esibire, entrando in ogni Stato, un certificato di avvenuta vaccinazione o almeno un tampone? Sappiamo bene che ad oggi solo per chi valichi i confini del proprio Paese in aereo è previsto il tampone negativo mentre per chi viaggia in macchina o su autobus transfrontalieri non c’è questo obbligo.

    E non ritiene che per evitare nuove chiusure, alcune sono già cominciate, non sarebbe necessario indicare che anche all’aperto, in caso di presenza di più persone, si debba tenere la mascherina? Può la Commissione fare partire una nuova campagna di sensibilizzazione per convincere a vaccinarsi coloro che, specie in alcuni Paesi, ancora lo rifiutano?

    Può la Commissione sollecitare il Consiglio a interventi anti covid più armonici?

    La ringrazio e Le porgo i più cordiali saluti

    Cristiana Muscardini

  • Giornata europea per la protezione dei minori contro lo sfruttamento e gli abusi sessuali: rendere veramente sicura la cerchia di fiducia dei minori

    La Giornata europea 2021 per la protezione dei minori contro lo sfruttamento e gli abusi sessuali, che si celebra il 18 novembre, è volta a garantire che la cerchia di fiducia dei minori sia veramente sicura. La stragrande maggioranza degli abusi sessuali sui minori avviene nella loro cerchia di fiducia, fatto che rende particolarmente difficile rivelare e superare l’abuso. Le restrizioni imposte per contenere la diffusione della pandemia di COVID-19, confinando i minori a casa con i loro aggressori, hanno contribuito ad aggravare la situazione.

    La Commissione ribadisce la sua determinazione a prevenire e combattere lo sfruttamento e gli abusi sessuali sui minori. All’inizio di quest’anno sono entrate in vigore norme provvisorie sulle misure volontarie di rilevamento da parte dei fornitori di servizi online. Tali misure svolgono un ruolo importante, in quanto permettono di individuare e soccorrere le vittime e di ridurre la diffusione della pedopornografia, contribuendo nel contempo all’identificazione degli autori dei reati, alle indagini e alla prevenzione della criminalità.

    La Commissione sta inoltre istituendo una rete di prevenzione destinata ad operatori e ricercatori per aiutare gli Stati membri dell’UE a mettere in atto misure di prevenzione utilizzabili, rigorosamente valutate ed efficaci per ridurre la diffusione degli abusi sessuali su minori nell’UE. Come annunciato nella strategia dell’UE per una lotta più efficace contro gli abusi sessuali su minori, la Commissione proporrà presto una nuova legislazione globale con garanzie dettagliate contro tali abusi online e offline.

    La Commissione sta inoltre valutando la possibilità di istituire un centro europeo per la prevenzione e la lotta contro gli abusi sessuali sui minori. Altre iniziative future includono un invito a presentare progetti finalizzati a migliorare la prevenzione, il sostegno alle vittime e le soluzioni tecnologiche per combattere tali abusi.

    Fonte: Commissione europea

  • Istruzione: notevoli differenze tra gli stipendi degli insegnanti nei diversi paesi europei

    La rete Eurydice della Commissione europea ha pubblicato la relazione annuale sugli stipendi degli insegnanti. La relazione mostra che il reddito degli insegnanti varia considerevolmente tra i paesi europei, generalmente in base al tenore di vita. Queste differenze riguardano non solo gli stipendi iniziali degli insegnanti, ma anche l’evoluzione nel corso di tutta la carriera.

    La Commissaria per l’Innovazione, la ricerca, la cultura, l’istruzione e i giovani, Mariya Gabriel, ha dichiarato: “Gli insegnanti hanno un ruolo fondamentale nella nostra società. La retribuzione e le prospettive di carriera degli insegnanti dovrebbero essere parte integrante delle politiche volte ad attrarre e trattenere gli insegnanti più qualificati. Ciò vale soprattutto in un’epoca in cui molti paesi europei devono far fronte alla crisi professionale che da qualche anno attraversa questo settore, alla mancanza di insegnanti e al loro invecchiamento.”

    La relazione esamina gli stipendi di insegnanti e dirigenti di scuole pubbliche dell’infanzia, primarie e secondarie nell’anno 2019/2020 in 38 sistemi d’istruzione europei. In media nella scuola dell’infanzia gli stipendi sono più bassi mentre nell’istruzione secondaria superiore sono più elevati, nonostante in alcuni paesi europei tutti gli insegnati ad inizio carriera ricevano lo stesso stipendio. In un quarto dei sistemi d’istruzione gli stipendi iniziali (al netto dell’inflazione) sono rimasti identici o sono diminuiti nel corso degli ultimi cinque anni. Il quadro strategico per la cooperazione europea nel settore dell’istruzione e della formazione in vista di uno spazio europeo dell’istruzione mette gli insegnanti e i formatori al centro della politica dell’istruzione.

    Fonte: Commissione europea

  • Von der Leyen incalza la Polonia sul primato della normativa europea

    La Commissione europea “agirà” contro la Polonia per la sentenza del suo Tribunale costituzionale che ha negato il primato del diritto comunitario sul diritto nazionale, “una sfida diretta all’unità dell’ordinamento giuridico europeo” che “mette in discussione le fondamenta dell’Ue”. Lo ha annunciato la presidente della Commissione, Ursula von der Leyen, intervenendo nella plenaria del Parlamento europeo a Strasburgo, durante un dibattito in cui ha partecipato anche il primo ministro polacco Mateusz Morawiecki, che ha difeso la sentenza del Tribunale costituzionale del suo Paese, accusando invece la Corte europea di giustizia di allargare in modo illegittimo le competenze Ue.

    Lo scontro sembra inevitabile, viste le posizioni di principio inconciliabili. Il governo di Varsavia condivide pienamente la tesi del Tribunale polacco secondo cui il diritto comunitario e le sentenze della Corte europea di giustizia non possono pretendere di essere superiori alla costituzione nazionale. Una tesi che si appoggia sul fatto che il primato del diritto comunitario non sta scritto esplicitamente nei Trattato Ue, ma è stato affermato dalla Corte di Giustizia con una giurisprudenza costante fin dal 1964, a partire dalla storica sentenza Costa-Enel contro lo Stato italiano. Ed è per questo tutto il discorso di Morawiecki è stato teso a delegittimare la Corte di Giustizia europea, accusandola di operare una “rivoluzione silenziosa” attraverso “il fatto compiuto”, e con “interpretazioni creative delle norme” decise “a porte chiuse, senza basi nei Trattati e senza alcun controllo”. “Bisogna dire basta – ha aggiunto il premier polacco -, le competenze Ue hanno dei limiti, non si può più continuare a tacere quando questi limiti vengono oltrepassati”. Morawiecki ha persino proposto di “affiancare una camera alla Corte europea di Giustizia che includa dei giudici costituzionali nazionali”.

    Von der Leyen ha spiegato che cosa c’è dietro questa sfida esistenziale di Varsavia all’ordine giuridico europeo. “Da tempo ci preoccupiamo – ha ricordato – per l’indipendenza della magistratura” in Polonia. “I giudici hanno visto revocare la loro immunità e sono stati cacciati dal loro incarico senza giustificazione. Ciò minaccia l’indipendenza della magistratura, che è un pilastro fondamentale dello stato di diritto. Abbiamo adottato una serie di misure. Continuiamo ad avere un dialogo regolare. Ma purtroppo la situazione è peggiorata. E questa non è solo la conclusione della Commissione: è quanto confermato dalla Corte di giustizia europea e dalla Corte europea dei diritti dell’uomo. E ora, al culmine di tutto questo, è arrivata la più recente sentenza del Tribunale costituzionale polacco”. “È la prima volta in assoluto – ha rilevato la presidente della Commissione – che un tribunale di uno Stato membro constata l’incompatibilità dei trattati dell’Ue con la costituzione nazionale. Questo ha gravi conseguenze per il popolo polacco. La sentenza lede la tutela dell’indipendenza giudiziaria”, e “senza tribunali indipendenti, le persone hanno meno protezione e di conseguenza sono in gioco i loro diritti”. “La Commissione è guardiana dei Trattati Ue. È dovere della mia Commissione – ha avvertito von der Leyen – proteggere i diritti dei cittadini dell’Ue, ovunque vivano nella nostra Unione. Lo stato di diritto è il collante che unisce la nostra Unione. È il fondamento della nostra unità. È essenziale per la tutela dei valori su cui si fonda la nostra Unione: libertà, democrazia, uguaglianza e rispetto dei diritti umani. Non possiamo permettere e non permetteremo che i nostri valori comuni siano messi a rischio. La Commissione agirà”.

    Le opzioni per la Commissione sono sostanzialmente tre. “La prima – ha spiegato von der Leyen – è impugnare legalmente la sentenza della Corte costituzionale polacca”, con un ricorso alla Corte europea di Giustizia, che includerebbe sanzioni pecuniarie in caso di non rispetto delle sue sentenze. “Un’altra opzione è il meccanismo di condizionalità”, che consente di ritirare i fondi Ue quando non sono usati bene e quando non è rispettato lo stato di diritto, insieme, ha aggiunto la presidente della Commissione, all’uso di “altri strumenti finanziari”. “Il governo polacco – ha continuato von der Leyen – deve ora spiegarci come intende proteggere i fondi europei, vista questa sentenza della sua Corte costituzionale. Perché nei prossimi anni investiremo 2.100 miliardi di euro con il bilancio pluriennale e il programma di ripresa ‘Next Generation EU’. Questi sono i soldi dei contribuenti europei. E se la nostra Unione sta investendo più che mai per far avanzare la nostra ripresa collettiva, dobbiamo proteggere il bilancio dell’Unione dalle violazioni dello Stato di diritto”. La terza opzione, infine, “è la procedura dell’articolo 7, il potente strumento del Trattato Ue” che prevede sanzioni per gli Stati membri in cui vi sia il rischio di violazioni gravi dei valori europei elencati all’articolo 2 (libertà, stato di diritto, democrazia, diritti umani e delle minoranze). La procedura è già stata aperta in passato dalla Commissione contro la Polonia, ma è rimasta bloccata in Consiglio Ue. Ora può essere ripresa e aggiornata. “Dobbiamo tornare su questo – ha detto von der Leyen -, perché, permettetemi di ricordarvi, il Tribunale costituzionale polacco che oggi mette in dubbio la validità del nostro Trattato è lo stesso tribunale che ai sensi dell’articolo 7 consideriamo non indipendente e legittimo. E questo – ha concluso -, in molti modi, chiude il cerchio”.

  • Aperta dalla Commissione europea una consultazione sul benessere animale

    La Commissione Europea apre una consultazione pubblica sul benessere animale per aggiornare la legislazione attuale. Stella Kyriakides, Commissario Europeo alla Salute, lo ha annunciato con un tweet: “Chiediamo opinioni ed esperienze sulle regole attuali e su come potrebbero essere migliorate. I nostri cittadini si prendono cura degli animali e vogliono che l’Unione Europea faccia di più per loro”. Entro il primo quadrimestre del 2023, come riporta AnmviOggi, sarà adottato un nuovo quadro legislativo, aggiornato da “regole più forti ed eque per i nostri animali e agricoltori”. In vista del traguardo, gli stakeholder e i cittadini europei possono dare indicazioni e suggerimenti su come superare le carenze messe in luce nella recente valutazione della legislazione dell’UE sul benessere degli animali.
    “L’obiettivo è rivedere questa normativa – spiega il Commissario alla Salute – per questo vorremmo sentire le vostre opinioni ed esperienze sull’idoneità delle regole attuali e su come potrebbero essere migliorate”.
    Il periodo di consultazione va dal
    15 ottobre 2021 al 21 gennaio 2022.

  • Al via l’iniziativa della Commissione per proclamare il 2022 Anno europeo dei giovani

    Sulla scia di quanto annunciato dalla Presidente von der Leyen nel suo discorso sullo stato dell’Unione 2021, la Commissione ha adottato oggi una proposta formale per proclamare il 2022 Anno europeo dei giovani. L’Europa ha bisogno della visione, dell’impegno e della partecipazione di tutti i giovani per costruire un futuro migliore, un futuro che sia più verde, più digitale e più inclusivo. Con questa proposta l’Europa si impegna a offrire ai giovani maggiori e migliori opportunità per il futuro. La Commissione pubblica anche l’ultima relazione dell’UE sulla gioventù, che illustra la situazione dei giovani europei per quanto riguarda l’istruzione, la formazione, l’apprendimento, l’occupazione e la partecipazione civica e politica.

    Con l’Anno europeo dei giovani la Commissione, in collaborazione con il Parlamento europeo, gli Stati membri, le autorità regionali e locali, i portatori di interessi e i giovani stessi, intende:

    • celebrare e sostenere la generazione più penalizzata dalla pandemia, infondendole nuove speranze, forza e fiducia nel futuro, evidenziando come la transizione verde e quella digitale offrano nuove prospettive e opportunità;
    • incoraggiare tutti i giovani, in particolare quelli con minori opportunità, provenienti da contesti svantaggiati o da zone rurali o remote, o appartenenti a gruppi vulnerabili, a diventare cittadini attivi e attori del cambiamento positivo;
    • promuovere le opportunità che le politiche dell’UE offrono ai giovani a sostegno del loro sviluppo personale, sociale e professionale. L’Anno europeo dei giovani andrà di pari passo con l’attuazione efficace di NextGenerationEU per quanto riguarda la creazione di posti di lavoro di qualità e opportunità di istruzione e formazione; e
    • trarre ispirazione dalle azioni, dalla visione e dalle idee dei giovani per continuare a rafforzare e rivitalizzare il progetto comune di UE, basandosi sulla Conferenza sul futuro dell’Europa.

    La Commissione sta attualmente sviluppando il suo programma di attività e tutti i portatori di interessi saranno invitati a presentare le loro idee e proposte. Nei prossimi giorni sarà lanciato un sondaggio al riguardo sul Portale per i giovani. Nel corso dell’anno la Commissione, insieme ad altre istituzioni dell’UE, agli Stati membri, alle organizzazioni della società civile e ai giovani, organizzerà una serie di attività a livello europeo, nazionale, regionale e locale e valuterà nuove iniziative. Le attività saranno incentrate sulle questioni che toccano più da vicino i giovani, in linea con le priorità evidenziate negli obiettivi per la gioventù, quali l’uguaglianza e l’inclusione, la sostenibilità, la salute mentale e il benessere e l’occupazione di qualità, e coinvolgeranno i giovani anche al di fuori dell’UE. La Commissione invita gli Stati membri a nominare un coordinatore nazionale incaricato di organizzare la partecipazione all’Anno europeo dei giovani.

    La proposta della Commissione sarà ora discussa dal Parlamento e dal Consiglio, tenendo conto dei pareri del Comitato economico e sociale europeo e del Comitato delle regioni. L’inizio degli eventi e delle attività è previsto per gennaio.

    L’Anno europeo dei giovani andrà di pari passo con NextGenerationEU, che ridà prospettive ai giovani, compresi posti di lavoro di qualità e opportunità di istruzione e formazione per l’Europa del futuro, e sostiene la partecipazione dei giovani alla società.

    L’Anno dei giovani ricercherà sinergie e complementarietà con gli altri programmi dell’UE rivolti ai giovani in tutti gli ambiti strategici — dai programmi di sviluppo rurale incentrati sui giovani agricoltori ai programmi di ricerca e innovazione, e dalle azioni per la coesione a quelle relative ai cambiamenti climatici — compresi i programmi dell’UE di portata internazionale o di natura transnazionale.

    Si stanno creando maggiori opportunità per i giovani anche mediante Erasmus+ e il Corpo europeo di solidarietà, con una dotazione rispettivamente di 28 miliardi di € e di 1 miliardo di € per l’attuale periodo finanziario, la garanzia per i giovani e l’iniziativa a favore dell’occupazione giovanile. Nel 2022 sarà inoltre inaugurato un nuovo programma denominato ALMA inteso a sostenere la mobilità professionale a livello transfrontaliero per i giovani svantaggiati.

    La strategia dell’UE per la gioventù 2019-2027 costituisce il quadro di riferimento per la collaborazione a livello europeo sulle politiche giovanili. Promuove la partecipazione dei giovani alla vita democratica e punta a garantire che tutti i giovani prendano parte alla società. Il dialogo dell’UE con i giovani è uno strumento essenziale in tal senso.

    Infine la Conferenza sul futuro dell’Europa, che trarrà le sue conclusioni sempre nel 2022, garantisce che i punti di vista e le opinioni dei giovani sul futuro della nostra Unione siano ascoltati. Un terzo dei partecipanti ai panel europei di cittadini e dei rappresentanti dei panel alle sessioni plenarie della Conferenza è costituito da giovani, mentre alle sessioni plenarie partecipa anche il presidente del Forum europeo della gioventù.

    Fonte: Commissione europea

  • Bruxelles centra l’obiettivo: il 70% degli adulti è vaccinato

    L’Unione europea ha centrato il suo obiettivo di vaccinare il 70% della popolazione adulta entro la fine dell’estate. Un traguardo importante, non solo dal punto di vista simbolico per Bruxelles, considerato il contesto mondiale dominato dalle nuove varianti come la C.1.2, rilevata per la prima volta lo scorso maggio in tutte le province sudafricane, e dopo l’allarme dell’Oms sul rallentamento del ritmo delle immunizzazioni nel vecchio Continente.

    In totale, oltre 250 milioni di adulti nell’Unione hanno ricevuto un ciclo completo di dosi, ha annunciato la presidente dell’esecutivo comunitario Ursula von der Leyen esultando per la meta conseguita. Solo sette settimane fa era già stato raggiunto anticipatamente l’obiettivo della Commissione di fornire agli Stati membri, entro la fine di luglio, un numero sufficiente di dosi del siero per vaccinare completamente il 70% degli europei adulti. “Ma la pandemia non è finita. Occorre fare di più. Invito tutti coloro che possono a vaccinarsi”, ha esortato la politica tedesca, precisando che va aiutato anche il “resto del mondo” a vaccinarsi, e che l’Europa continuerà a “sostenere i propri partner in questo sforzo, in particolare i Paesi a basso e medio reddito”.

    Tuttavia sul tasso di vaccinazione restano ancora alti i divari all’interno della stessa Unione. In cima ai Paesi che hanno completato il ciclo di vaccinazione rispetto alla popolazione totale, come evidenzia l’Agenas (Agenzia per i servizi sanitari regionali), c’è Malta (con 79,84 somministrazioni di seconda dose per 100 abitanti), seguita da Portogallo (72,67) e Danimarca (71,40), mentre l’Italia è all’ottavo posto (61,18). Agli ultimi due posti ci sono Romania (26,67) e Bulgaria (16,72).

    “I nostri sforzi per aumentare ulteriormente le vaccinazioni in tutta l’Ue proseguiranno senza sosta”, ha precisato la commissaria europea alla Salute Stella Kyriakides, annunciando che si continuerà a “sostenere in particolare gli Stati membri che incontrano ancora problemi. Dobbiamo colmare il divario di immunità e chiudere la porta alle nuove varianti”. Un punto quest’ultimo sul quale la commissaria ha voluto porre l’accento. “Per uscire dalla pandemia dobbiamo vaccinare, vaccinare, vaccinare”, ha insistito Kyriakides.

    La variante Delta, identificata per la prima volta in India e ora dominante, è tra il 40 ed il 60% più trasmissibile rispetto a quella Alpha. Uno studio britannico pubblicato sabato scorso ha infatti rilevato che le persone infette dalla Delta hanno il doppio delle probabilità di essere ricoverate in ospedale per il Covid-19 rispetto a quelle infettate dall’Alpha.

    Sul fronte dell’utilizzo del Green pass inoltre la panoramica all’interno dell’Unione mostra un quadro abbastanza variegato. Entrato in vigore l’1 luglio, il certificato che consente i viaggi oltre confine è obbligatorio in Francia per entrare in bar, ristoranti, treni e aerei, ospedali. Una decisione che ha portato in piazza recentemente gli anti-pass. La Germania, da parte sua, non desiste sul piano di introdurlo sui treni a lunga percorrenza e sui voli interni. Il portavoce di Angela Merkel, Steffen Seibert ha citato come esempi “la Francia, che lo ha già introdotto, e anche l’Italia, che lo disporrà da settembre”, per motivare la sostenibilità di una misura che in Germania sta sollevando un forte dibattito interno. E se la Spagna non ha introdotto un obbligo nazionale lasciando alle autorità regionali le decisioni in merito, in Austria il green pass è necessario per accedere a musei, ristoranti e luoghi di cultura, come anche negli hotel e nei centri benessere. Nei Paesi Bassi non è obbligatorio per entrare nei locali, ma lo si può richiedere per i grandi eventi, mentre Estonia, Lituania e Lettonia lo richiedono per i ristoranti al chiuso, come in Grecia.

  • I ministri del G20 adottano una dichiarazione per mettere la ricerca, l’istruzione superiore e la digitalizzazione al servizio della lotta contro il coronavirus

    I ministri della ricerca e dell’istruzione superiore presenti alla prima riunione del G20 sulla ricerca e l’istruzione hanno adottato la “Dichiarazione dei ministri del G20 sulla mobilitazione della ricerca, dell’istruzione superiore e della digitalizzazione a favore di una ripresa sostenibile, resiliente e inclusiva”. La dichiarazione è incentrata su tre pilastri: 1. far fronte alla natura mutevole delle competenze; 2. principi e valori etici della ricerca e dell’istruzione superiore; 3. verso una comprensione comune degli spazi digitali.

    La Commissaria per l’Innovazione, la ricerca, la cultura, l’istruzione e i giovani Mariya Gabriel, che ha partecipato virtualmente alla riunione, ha commentato: “Questo processo permetterà di sfruttare al meglio tutto il potenziale della digitalizzazione nell’istruzione superiore e nella ricerca. È nostra intenzione sviluppare una forza lavoro digitale qualificata e un ecosistema connesso di infrastrutture di ricerca digitale basato su principi scientifici aperti e valori etici condivisi.”

    La dichiarazione è in linea con i lavori dell’UE diretti a realizzare e rafforzare lo Spazio europeo della ricerca e lo Spazio europeo dell’istruzione, ad attuare il nuovo  piano d’azione per l’istruzione digitale e a sfruttare il potenziale di ricerca e innovazione degli istituti di istruzione superiore in Europa.

    Fonte: Commissione europea

  • E’ in vigore il certificato COVID digitale UE

    “In marzo abbiamo promesso di creare entro le vacanze estive un sistema a livello dell’UE per agevolare la possibilità di viaggiare in maniera libera e sicura nell’UE. Adesso possiamo confermare che il sistema di certificati COVID digitali UE è operativo”. Commenta così la Presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, l’entrata in vigore del regolamento sul certificato COVID digitale UE il 1° luglio. Il certificato COVID digitale potrà essere rilasciato a tutti i cittadini e i residenti dell’UE e verificato in tutta l’Unione. 21 Stati membri, oltre alla Norvegia, all’Islanda e al Liechtenstein, avevano già iniziato a rilasciare certificati prima della scadenza odierna e cinque paesi dell’UE iniziano oggi.

    I lavori della Commissione sui certificati COVID digitali UE sono stati condotti dal commissario Didier Reynders in stretta collaborazione con i Vicepresidenti Vera Jourová e Margaritis Schinas e i commissari Thierry Breton, Stella Kyriakides e Ylva Johansson.

    Scopo del certificato COVID digitale UE è agevolare la libera e sicura circolazione nell’UE durante la pandemia di COVID-19. Tutti gli europei hanno il diritto di circolare liberamente, anche senza certificato, ma quest’ultimo faciliterà gli spostamenti, aiutando a esentare chi ne è in possesso da restrizioni come la quarantena.

    Il certificato COVID digitale UE sarà accessibile a tutti e costituisce prova di vaccinazione, test o guarigione dalla COVID-19; è gratuito e disponibile in tutte le lingue dell’UE; è disponibile in formato digitale e cartaceo; è sicuro, con un codice QR firmato elettronicamente.

    Secondo le nuove disposizioni, gli Stati membri devono astenersi dall’imporre ulteriori restrizioni di viaggio ai titolari di un certificato COVID digitale UE, a meno che esse non siano necessarie e proporzionate per tutelare la salute pubblica.

    La Commissione si è inoltre impegnata a mobilitare 100 milioni di euro nell’ambito dello strumento per il sostegno di emergenza per aiutare gli Stati membri a offrire test a prezzi contenuti.

    Fonte: Commissione europea

  • In arrivo i primi ok della Ue ai piani nazionali per il Recovery Fund

    Nella terza settimana di giugno la Commissione europea darà il via libera ai primi piani nazionali di ripresa e resilienza. Lo ha annunciato la presidente della Commissione, Ursula von der Leyen, nel suo intervento in plenaria a Strasburgo. Ha quindi confermato l’accelerazione nei tempi di valutazione dei piani per sottoporli al Consiglio Ue che li dovrà approvare (entro un mese dalla proposta). “I fondi arriveranno nelle prossime settimane”, ha confermato von der Leyen. “A oggi – ha detto – sono arrivati 23 piani, e questo significa che i cittadini europei sono pronti per un nuovo inizio, per vivere in un modo sempre più sostenibile, digitale e resiliente”, ha aggiunto.

    Se l’Italia dovesse risultare nel primo lotto dei piani approvati avrebbe diritto a ricevere entro luglio il 13% di prefinanziamenti, ossia 25 miliardi di euro. “L’Italia dovrebbe essere fiduciosa sul fatto che i fondi raccolti a giugno e luglio” tramite il primo collocamento di titoli Ue sui mercati “possano sicuramente coprire il prefinanziamento” del Recovery Fund, ha esortato il commissario europeo al Bilancio, Johannes Hahn. “Nel caso in cui ci siano molti altri Paesi pronti” a ricevere il prefinanziamento, “un caso piuttosto improbabile”, allora “ci potrebbe essere un’erogazione pro-rata del denaro” per poi completare il pagamento “a settembre”. “Ma ancora una volta, sono fiducioso”, ha aggiunto Hahn. “Coloro che hanno già preparato tutto bene”, cioè che hanno mandato a Bruxelles il piano di ripresa entro aprile rispettando i criteri del regolamento, “dovrebbero essere rassicurati sul fatto che i soldi saranno presto disponibili”, ha concluso il commissario.

    Si accelera sull’approvazione ma da Bruxelles non si fanno sconti sul rispetto delle condizioni per ricevere i fondi. “Il successo dipende enormemente da un’adesione severa alle condizioni del regolamento”, ha dichiarato il vicepresidente dell’esecutivo europeo, Valdis Dombrovskis. “La Commissione sarà vigile per garantire che ci sia questo rispetto, soprattutto per i punti citati da voi nella risoluzione: non approveremo mai piani che non rispettino il 37% e il 20% per le spese per clima e digitale; non approveremo nessun piano le cui misure non rispettino il principio del ‘nessun danno significativo’; non approveremo mai piani che si discostino troppo dalle raccomandazioni specifiche per Paese”, ha spiegato. “Garantiremo che i piani rafforzino il potenziale di crescita, di occupazione e di resilienza sociale e istituzionale. Questi piani devono contribuire anche all’attuazione del pilastro sociale europeo. E’ essenziale che ogni piano contenga politiche adeguate per Next Generation Eu: riforme del mercato del lavoro, dell’istruzione, della formazione”, ha aggiunto l’ex premier lettone. “Stiamo ancora discutendo con alcuni stati membri sui piani, ci sono ancora alcune limature da fare e in questa fase la vigilanza del Parlamento ci può aiutare”, ha insistito. La stessa linea viene confermata dal commissario all’Economia, Paolo Gentiloni. “Stiamo lavorando nell’analisi di tutte le misure adottate nei piani nazionali di ripresa e resilienza per evitare che altre misure” diverse da quelle per la transizione verde “spingano nella direzione opposta” al contenimento del cambiamento climatico facendo “danni significativi alla strategia di transizione climatica” stabilita dall’Unione europea con il Green deal, ha spiegato. “Abbiamo una grande quantità di denaro comune da spendere da qui al 2026 e da concentrare sulla doppia transizione, ovvero la transizione verde e la competitività digitale”, ha ricordato l’ex premier. “Abbiamo anche l’ambizione di mobilitare investimenti privati” per la transizione verde “che ovviamente sono assolutamente cruciali perché non potremo trasformare le nostre economie in questa direzione senza un enorme sforzo di investimenti privati”, ha concluso Gentiloni.

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