Commissione

  • Dall’UE 80 milioni di euro per posti di lavoro sostenibili e impatto sociale nel Mediterraneo meridionale

    La Commissione europea, il Ministero federale tedesco per la Cooperazione economica e lo sviluppo e la banca per lo sviluppo KfW uniscono le forze per promuovere posti di lavoro sostenibili nei paesi del Mediterraneo meridionale attraverso il Fondo per l’imprenditoria sociale (SEF), un’iniziativa faro del Patto per il Mediterraneo.

    L’imprenditoria sociale può contribuire ad affrontare la disoccupazione giovanile e le disuguaglianze di genere, sostenendo al contempo le transizioni verde e digitale. Tuttavia, molte imprese sociali incontrano difficoltà nell’accedere ai finanziamenti tradizionali, a causa del loro duplice obiettivo di sostenibilità finanziaria e impatto sociale. Il fondo azionario del SEF contribuirà a colmare questo divario.

    Con una dotazione complessiva di 80 milioni di euro, il SEF sosterrà investimenti in PMI e start-up attive in ambiti sociali quali istruzione, clima e inclusione finanziaria. Il Fondo è articolato in due componenti: un fondo azionario da 45 milioni di euro e un fondo di debito da 35 milioni di euro, accompagnato da uno strumento di assistenza tecnica. Quest’ultima componente è un programma di lunga data dell’UE che aiuta i paesi partner a migliorare i quadri normativi, rafforzare le capacità istituzionali e mobilitare investimenti. Insieme, questi strumenti forniranno finanziamenti mirati alle piccole imprese sociali e un supporto specialistico per favorire la creazione di posti di lavoro sostenibili nei paesi del Mediterraneo meridionale.

  • One Market One Europe: the same way

    Riceviamo e pubblichiamo un articolo del Prof. Francesco Pontelli

    Ursula von del Leyen annuncia un pacchetto di normative che dovrebbero ridare competitività all’Unione Europea a seguito delle crisi geopolitiche internazionali (*).

    One market One Europe in realtà potrebbe sembrare uno slogan pubblicitario valido vent’anni fa e più adatto alla vendita di un’aspirapolvere che di un progetto politico ed ideologico.

    Al di là della critica alla burocrazia come ai sistemi normativi nazionali non compatibili, tuttavia la Commissione afferma: “Bruxelles vuole rafforzare la produzione europea nei comparti strategici come semiconduttori, batterie, intelligenza artificiale, quantum computing e materie prime critiche. Von der Leyen ha annunciato nuovi pacchetti industriali per sostenere produzioni “Made in Europe” e ridurre le dipendenze esterne”.

    “Made in Europe”: uno slogan che si conferma quindi come un semplice protocollo ma che non esprime alcuna capacità comunicativa e in più va a sovrapporsi, invece, ai diversi Made In (made in Italy o made in Germany) i quali invece hanno un forte appeal presso i mercati internazionali (**).

    Non si trova inoltre una parola a salvaguardia dell’Industria Europea nel suo complesso come di tutte le articolate filiere le quali offrono un lavoro ed un futuro a milioni di cittadini, e che esprimono un valore politico e sociale, come per esempio con l’automotive (13 mln di occupati).

    Un sistema complesso ed articolato che questa Commissione si è prodigata nella sua sostanziale distruzione attraverso l’attuazione del Green Deal che viene confermato anche ora in un momento di grande crisi geopolitica internazionale che si riverbera inevitabilmente sui costi energetici.

    Come tutte le ideologiche politiche finalizzate a giustificare la propria azione si parla di start up di aziende innovative ma non della tutela dei posti di lavoro esistenti e tantomeno del loro sviluppo. Si parla infatti della creazione di “un vero mercato europeo dei capitali. Il piano punta a mobilitare investimenti privati su scala continentale per finanziare innovazione, transizione energetica, difesa e tecnologie critiche”.

    L’obiettivo di attirare investimenti privati della transizione energetica rappresenta la contraddizione per eccellenza, in quanto la situazione attuale con il declino occupazionale ed Industriale europeo nasce proprio dalla transizione energetica e verso l’auto e la mobilità elettrica.

    “Von der Leyen ha annunciato nuovi pacchetti industriali per sostenere produzioni ‘Made in Europe’ e ridurre le dipendenze esterne”. Le dipendenze esterne derivano da prodotti e addirittura intere filiere che possono contare su dumping energetici e salariali la cui influenza sulle catene di approvvigionamento viene da sempre sottovalutata dalla Commissione Europea.

    Nessuno intende contestare il peso della burocrazia che va assolutamente ridotta: “Diverse analisi europee sottolineano che la frammentazione interna dell’Unione equivale ormai a un “dazio invisibile” che penalizza la competitività europea …”.

    Tuttavia risulta evidente che il vero dazio imposto alle imprese europee sia quello legato al costo dell’energia che è balzato a livelli insostenibili anche a causa della transizione energetica. In più questa politica viene applicata in senso ideologico e non prevede deroghe, come per esempio l’acquisto di gas dalla Russia per affrontare il periodo eccezionale legato alle due crisi geopolitiche dovute alla guerra russo ucraina e quella medio orientale.

    L’Unione Europea, in altre parole, si dimostra ancora un monoblocco ideologico che non conosce alcuna flessibilità, anche quando paesi come Francia, Spagna e Belgio hanno triplicato gli acquisti di gas dalla Russia nel primo trimestre del 2026 e la Gran Bretagna ha allentato le sanzioni nei confronti della  stessa Russia.

    Non si legge una parola relativa alla politica energetica ed alle fonti che dovrebbero assicurare l’approvvigionamento che ormai per il settore industriale rappresenta il costo principale ponendolo in una situazione di svantaggio rispetto ai concorrenti dei diversi sistemi economici del mercato globale (dumping energetico). Questo documento ancora una volta conferma quali siano le ragioni del declino economico e politico del continente europeo. Una situazione che sembra irreversibile e che destina l’Unione Europea ad un ruolo sempre più marginale all’interno delle sempre più complesse strategie di sviluppo economico-politico elaborate dalle maggiori potenze mondiali.

    (*) https://www.economymagazine.it/von-der-leyen-accelera-sul-mercato-unico-il-piano-in-6-mosse-della-commissione-europea/

    (**) 2020 – https://www.ilpattosociale.it/attualita/made-in-italy-valore-economico-etico-e-politico/

  • Un solo viaggio, un solo biglietto, pieni diritti: la Commissione semplifica la prenotazione dei viaggi in Europa e i viaggi in treno

    La Commissione europea ha proposto nuove norme per rendere realtà i viaggi senza soluzione di continuità in tutta Europa. Le tre proposte adottate semplificano la pianificazione e la prenotazione dei viaggi regionali, a lunga percorrenza e transfrontalieri, in particolare dei viaggi ferroviari che coinvolgono più operatori, garantendo al contempo una migliore tutela dei passeggeri ferroviari per l’intero viaggio.

  • La Commissione lancia un invito a manifestare interesse per diventare membri fondatori della nuova Alleanza UE-Ucraina per i droni

    La Commissione europea ha pubblicato un invito a presentare manifestazioni di interesse per entrare a far parte dei membri fondatori dell’Alleanza UE-Ucraina per i droni. L’iniziativa mira a rafforzare la sicurezza e la difesa dell’UE e dell’Ucraina, promuovendo al contempo un ecosistema industriale innovativo nel settore dei droni per la difesa.

    L’Alleanza UE-Ucraina per i droni sosterrà lo sviluppo di tecnologie avanzate sia per i droni sia per i sistemi antidrone. I membri fondatori saranno selezionati tra candidati con comprovata esperienza nell’ecosistema dei droni per la difesa, sia nell’UE sia in Ucraina. Essi formeranno il primo Consiglio dell’Alleanza UE-Ucraina sui droni e avranno un ruolo chiave nel definirne attività e priorità.

    Il lancio ufficiale dell’Alleanza è previsto nei prossimi mesi, mentre le candidature resteranno aperte fino al 25 maggio 2026.

  • La Commissione e il Parlamento europeo firmano un accordo per rafforzare la loro collaborazione

    La Presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen e la Presidente del Parlamento europeo Roberta Metsola hanno firmato il nuovo Accordo quadro rivisto tra le due istituzioni. Questo accordo rafforza la cooperazione tra la Commissione e il Parlamento europeo, consolida la democrazia rappresentativa, migliora il dialogo e garantisce una maggiore trasparenza. Esso stabilisce un quadro di cooperazione aggiornato per assicurare che la Commissione e il Parlamento europeo collaborino in modo fluido, nel pieno rispetto dell’equilibrio istituzionale e delle prerogative conferite dai Trattati europei. L’accordo entrerà in vigore immediatamente dopo la sua pubblicazione nella Gazzetta ufficiale dell’Unione europea.

  • Milano e Marsicovetere tra le vincitrici del Premio Capitali europee dell’inclusione e della diversità 2026

    Alla vigilia dell’avvio del Mese europeo della diversità, la Commissione europea ha annunciato i vincitori della quinta edizione del Premio Capitali europee dell’inclusione e della diversità. In quanto azione chiave dell’Unione dell’uguaglianza, il premio celebra città, comuni e regioni dell’UE che si distinguono per l’adozione di politiche inclusive e la promozione della diversità.

    I vincitori di quest’anno sono città e comuni di Belgio, Ungheria, Italia, Paesi Bassi e Spagna. Sono stati riconosciuti per il loro impegno nella costruzione di società più eque, promuovendo diversità e inclusione in relazione al genere, all’origine razziale ed etnica, alla religione e alle convinzioni personali, alla disabilità, all’età e alle identità LGBTIQ+.

    Per la categoria ‘Premio specifico per la creazione di mercati del lavoro inclusivi per tutti’ la città metropolita di Milano ha ricevuto il Bronze Award per il suo lavoro verso un ecosistema occupazionale equo, sostenibile e inclusivo, ad esempio attraverso il progetto “Claudia!” che aiuta le organizzazioni e le imprese ad adottare politiche di inclusione e parità di genere.

    Il premio del pubblico, assegnato tramite votazione una settimana prima della cerimonia, è andato a Marsicovetere, piccolo comune in provincia di Potenza.

  • Dalla Commissione 6 miliardi di euro all’Italia per l’idrogeno rinnovabile

    La Commissione europea ha approvato, ai sensi delle norme UE sugli aiuti di Stato, un regime italiano dell’importo di 6 miliardi di euro per sostenere la produzione di idrogeno rinnovabile per i settori dei trasporti e dell’industria. Il regime contribuirà allo sviluppo della capacità di produzione di idrogeno rinnovabile in linea con gli obiettivi della strategia dell’UE per l’idrogeno e del patto per l’industria pulita.

    L’aiuto assumerà la forma di contratti bidirezionali per differenza e durerà fino al 31 dicembre 2029.

    La Commissione ha ritenuto che l’aiuto sia necessario e adeguato per agevolare la produzione di idrogeno rinnovabile ai fini della decarbonizzazione dei settori dei trasporti e dell’industria. La Commissione ha inoltre concluso che l’aiuto ha un effetto di incentivazione, è proporzionato e produrrà effetti positivi, in particolare sull’ambiente, che superano gli effetti negativi sulla concorrenza

  • Misure per garantire il rispetto delle norme sulla di protezione dei minori previste dal regolamento sui servizi digitali

    La Commissione europea ha adottato due misure di esecuzione a norma del regolamento sui servizi digitali, in particolare ha avviato un procedimento formale per verificare se Snapchat stia garantendo un elevato livello di sicurezza, tutela della vita privata e protezione dei minori online, conformemente al regolamento sui servizi digitali.

    La Commissione europea ha inoltre constatato in via preliminare che Pornhub, Stripchat, XNXX e XVideos violano il regolamento sui servizi digitali per non aver protetto i minori dall’esposizione a contenuti pornografici sui loro servizi.

  • Indagine della Commissione e delle autorità per la tutela dei consumatori: un operatore online su tre indica in modo scorretto gli sconti online durante il “Black Friday” e il “Cyber Monday”

    La Commissione europea e le autorità per la tutela dei consumatori di 23 Stati membri, nonché di Islanda e Norvegia, hanno pubblicato i risultati di un’indagine a tappeto sugli sconti online praticati durante le campagne di vendita scontata del “Black Friday” e del “Cyber Monday”. Le indagini a tappeto sono state coordinate dalla Commissione europea e condotte simultaneamente dalle autorità responsabili dell’esecuzione della normativa. L’obiettivo era valutare se gli sconti e le pratiche di fissazione dei prezzi durante le principali campagne di vendita, come appunto il “Black Friday” e il “Cyber Monday”, fossero conformi al diritto dell’UE in materia di tutela dei consumatori.

    Le autorità per la tutela dei consumatori hanno controllato 314 operatori commerciali online e hanno riscontrato che il 30% indicava in modo errato gli sconti durante tali vendite. Ai sensi della direttiva sull’indicazione dei prezzi, quando un’impresa annuncia uno sconto, il prezzo di riferimento deve essere infatti il prezzo più basso applicato negli ultimi 30 giorni.

  • La globalizzazione non si arresta: accordo liberista tra Unione europea e Australia

    L’accordo di libero scambio tra Unione europea e Australia, firmato a Canberra tra la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen e il primo ministro Anthony Albanese, rappresenta una nuova mossa nella politica commerciale europea verso l’area dell’Indo-Pacifico dopo la recente intesa raggiunta con l’India. L’accordo chiude un negoziato lungo e accidentato, avviato oltre un decennio fa e arenatosi nel 2023 soprattutto sulle quote agricole, in particolare quelle relative alla carne bovina. Il suo sblocco arriva però in un contesto profondamente diverso: da un lato le tensioni geopolitiche e commerciali globali, dall’altro la necessità per entrambe le parti di ridurre le dipendenze strategiche e rendere le catene di approvvigionamento più sicure e prevedibili. Dal punto di vista europeo, il beneficio più evidente è l’accesso facilitato a un Paese che è al tempo stesso partner politico affine e grande potenza mineraria. Nelle dichiarazioni congiunte alla stampa rilasciate a Canberra, von der Leyen e Albanese hanno sottolineato che l’accordo “rafforzerà il commercio e gli investimenti bilaterali, sosterrà la crescita economica e rafforzerà l’impegno condiviso per un commercio aperto e basato su regole”. Per Bruxelles il punto strategico è soprattutto uno: le materie prime critiche. L’Australia è un produttore centrale di litio, terre rare e altri minerali essenziali per batterie, transizione energetica, difesa e industria digitale. La presidente della Commissione ha insistito su questo aspetto già nei suoi interventi pubblici a Canberra, spiegando che l’obiettivo dell’Ue è ridurre le dipendenze e costruire catene del valore più resilienti con partner affidabili.

    I contenuti economici dell’intesa sono ampi. Quasi tutti i dazi sulle esportazioni europee verso l’Australia saranno eliminati, con l’eccezione di alcune categorie specifiche, e gli esportatori europei risparmieranno circa un miliardo di euro l’anno in dazi. La Commissione e il governo australiano presentano il patto come un accordo capace di abbattere le barriere tariffarie e non tariffarie, facilitare gli investimenti, aprire nuovi spazi nei servizi e consolidare la cooperazione su minerali critici e idrogeno. Per l’Unione europea significa soprattutto un maggiore accesso per macchinari, prodotti chimici, apparecchiature di trasporto, veicoli e beni industriali ad alto valore aggiunto; per l’Australia, invece, un accesso più stabile e regolato a un mercato di circa 450 milioni di consumatori. Von der Leyen ha presentato l’accordo come parte di una più ampia strategia geopolitica europea nell’Indo-Pacifico. Accanto al capitolo commerciale, la leader europea ha indicato tre direttrici di avanzamento nei rapporti con Canberra: commercio, sicurezza e difesa, ricerca. Nelle sue dichiarazioni a Canberra ha detto che “i tre ambiti su cui stiamo avanzando” sono appunto “il commercio, dove porteremo l’accordo di libero scambio al traguardo”, il partenariato di sicurezza e difesa e i negoziati per l’associazione australiana a Horizon Europe. Il messaggio politico è chiaro: l’Ue non guarda più all’Australia soltanto come sbocco commerciale, ma come partner stabile in un’area cruciale per il futuro degli equilibri globali.

    Per l’Australia, l’intesa ha anche una forte valenza di diversificazione strategica. Albanese l’ha definita “un risultato che capita una volta per generazione” e “un momento decisivo” nelle relazioni con l’Europa, aggiungendo che l’accordo “creerà posti di lavoro e prosperità per le generazioni a venire”. Il primo ministro ha insistito sul fatto che si tratta di “un accordo con la seconda economia mondiale” e che il negoziato ha richiesto “duro lavoro e impegno costruttivo”, non essendo affatto scontato il suo esito. In questo senso, l’intesa consente a Canberra di ridurre l’esposizione economica alla Cina, di rafforzare i legami con un partner democratico e regolato come l’Ue e di attrarre più facilmente capitali europei, oltre a offrire nuove opportunità di investimento ai grandi fondi pensione australiani in Europa. Il nodo agricolo, che aveva fatto saltare i colloqui tre anni fa, non scompare ma viene ricomposto: l’accordo amplia l’accesso al mercato europeo per alcune esportazioni australiane, tra cui carne bovina, lattiero-caseari, vino, frutta a guscio, prodotti orticoli e frutti di mare, ma con meccanismi di salvaguardia per gestire eventuali impennate delle importazioni. Parallelamente, l’Australia accetta di riconoscere e proteggere centinaia di indicazioni geografiche europee, un capitolo molto sensibile per diversi Stati membri. Si tratta quindi di un compromesso: maggiore apertura agricola per Canberra, ma senza liberalizzazione totale e con tutele per i produttori europei.

    Sul piano macroeconomico, il peso dell’accordo è notevole. Il commercio bilaterale di beni e servizi tra Ue e Australia vale già decine di miliardi di euro l’anno e Bruxelles parte da una posizione di forza, con un ampio surplus commerciale. L’eliminazione dei dazi per oltre il 99 per cento dei beni europei destinati al mercato australiano punta a consolidare ulteriormente questo vantaggio. Per l’Australia, invece, il guadagno non è soltanto commerciale ma anche industriale e strategico: l’accordo migliora l’accesso al mercato europeo in un momento in cui la competizione globale si fa più aspra e la volatilità della politica commerciale statunitense e le tensioni con Pechino spingono Canberra a moltiplicare i partner. Tra i risultati della visita emerge poi un secondo pilastro, meno commerciale ma altrettanto politico: la sicurezza. In parallelo all’accordo di libero scambio, Ue e Australia hanno infatti annunciato la conclusione di un partenariato in materia di sicurezza e difesa. Secondo la Commissione europea e il governo australiano, il nuovo quadro servirà a rafforzare la cooperazione su industria della difesa, sicurezza marittima, cyber, contrasto al terrorismo, minacce ibride e sicurezza economica. È il segnale che Bruxelles intende presentarsi nell’Indo-Pacifico non solo come attore commerciale, ma anche come partner politico e strategico credibile. In questo senso, l’accordo firmato a Canberra non è soltanto un’intesa economica: è un ponte strutturale tra Europa e Indo-Pacifico, costruito per reggere sia la competizione commerciale sia la nuova instabilità geopolitica globale.

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