Commissione

  • Ursula von der Leyen in occasione della Giornata internazionale di commemorazione delle vittime dell’Olocausto: “Non dobbiamo mai dimenticare il destino di milioni di ebrei”

    Il 27 gennaio ricorreranno la Giornata internazionale di commemorazione delle vittime dell’Olocausto e il 78º anniversario della liberazione del campo di concentramento nazista di Auschwitz-Birkenau. In vista della Giornata internazionale di commemorazione delle vittime dell’Olocausto, la Presidente von der Leyen ha dichiarato:

    “Non dobbiamo mai dimenticare i sei milioni di donne, uomini e bambini ebrei e tutte le altre vittime, tra cui centinaia di migliaia di rom, assassinati durante l’Olocausto.

    Quest’anno ricorderemo la resistenza e le rivolte degli ebrei nell’Europa occupata dai nazisti. Commemoreremo l’80º anniversario di grandi rivolte, come quella del Ghetto di Varsavia del 19 aprile 1943, che è diventata simbolo della resistenza ebraica e della brutalità del regime nazista. Ma ricorderemo anche altri atti di resistenza come quello avvenuto in Belgio, dove in quello stesso giorno tre membri della resistenza – Robert Maistriau, Youra Livchitz e Jean Franklemon – sabotarono un treno diretto ad Auschwitz, pieno di deportati ebrei condannati a morte. Altri riuscirono, in seguito, a fuggire dal treno, ma solo 120 sopravvissero. Ci furono anche altre rivolte, di cui probabilmente si parla meno, come quelle avvenute nei campi di concentramento e di sterminio di Treblinka e Sobibor o nel Ghetto di Białystok. Le vittime ebree, infatti, non erano passive e hanno organizzato la resistenza contro i nazisti.

    Ancor oggi, e per sempre, possiamo trarre lezioni dalla forza, dal coraggio e dalla determinazione di quei combattenti e partigiani ebrei scarsamente armati che, tra mille avversità, hanno guidato con successo le rivolte, andando incontro a una morte quasi certa. Hanno combattuto in nome della giustizia ed erano determinati a reagire.

    Come ha affermato Elie Wiesel, sopravvissuto ad Auschwitz: “Il punto non è sapere perché non tutti gli ebrei hanno combattuto, ma quanti di loro lo hanno fatto. Torturati, picchiati, affamati, dove hanno trovato la forza – spirituale e fisica – di resistere?”

    Non possiamo restare in silenzio di fronte a un’ingiustizia, ad un massacro. Dobbiamo gridare contro l’antisemitismo, l’antiziganismo e tutte le forme di odio e discriminazione, siano esse fondate sulla razza o l’origine etnica, la religione o le convinzioni personali, il genere, l’orientamento sessuale, l’età o la disabilità.

    L’antisemitismo ha generato l’Olocausto, ma non si è concluso con la sua fine. Anzi, è di nuovo in aumento in Europa, esattamente come la negazione, la rappresentazione distorta e la banalizzazione dell’Olocausto, che alimentano l’antisemitismo, con effetti corrosivi sulla memoria e sulla coesione collettive europee.

    La memoria non è un fine in sé. Dobbiamo fare un passo in più. Dobbiamo sostenere la vita ebraica. L’Europa potrà prosperare solo quando potranno farlo anche le sue comunità ebraiche. Ci batteremo per un’Unione europea libera dall’antisemitismo e da qualsiasi forma di discriminazione, per una società europea aperta, inclusiva ed equa.”

    Il 5 ottobre 2021 la Commissione europea ha presentato la prima strategia sulla lotta contro l’antisemitismo e il sostegno alla vita ebraica, con cui mira a sostenere i paesi dell’UE e la società civile nel contrasto all’antisemitismo. La commemorazione dell’Olocausto è un pilastro essenziale delle iniziative volte a garantire che nessuno di noi cancelli mai la storia dalla sua memoria.

    Il 23 gennaio di quest’anno, nell’ambito delle iniziative previste per celebrare la Giornata internazionale di commemorazione delle vittime dell’Olocausto e in collaborazione con la presidenza svedese del Consiglio, la presidenza svedese dell’Alleanza internazionale per la memoria dell’Olocausto (IHRA) e le organizzazioni di coordinamento ebraiche con sede a Bruxelles, la Commissione europea ha organizzato la conferenza “Ricordare il passato per costruire il futuro”.

    Per sensibilizzare l’opinione pubblica e contrastare la rappresentazione distorta dell’Olocausto, la Commissione ha avviato e continua a condurre a livello mondiale, insieme all’Alleanza internazionale per la memoria dell’Olocausto (IHRA), all’UNESCO e alle Nazioni Unite, la campagna #ProtectTheFacts.

    Nel 2005, con la risoluzione 60/7 sulla memoria dell’Olocausto l’Assemblea generale delle Nazioni Unite ha designato il 27 gennaio come giornata internazionale di commemorazione delle vittime dell’Olocausto, in ricordo di quel 27 gennaio 1945 in cui le forze alleate liberarono il campo di concentramento e di sterminio di Auschwitz-Birkenau.

    La risoluzione esorta ogni paese membro delle Nazioni Unite a onorare la memoria delle vittime dell’Olocausto e a incoraggiare lo sviluppo di programmi educativi sulla storia dell’Olocausto, al fine di prevenire futuri genocidi. Chiede inoltre di preservare attivamente i siti in cui l’Olocausto si è consumato: campi nazisti di sterminio, di concentramento e di lavoro forzato e prigioni naziste.

    Nel gennaio 2022 le Nazioni Unite hanno adottato un’altra risoluzione che condanna la negazione e la rappresentazione distorta dell’Olocausto. La risoluzione esorta i membri delle Nazioni Unite e le imprese dei social media ad adottare misure efficaci di contrasto all’antisemitismo e alla negazione o rappresentazione distorta dell’Olocausto.

    La Commissione europea e gli Stati membri dell’UE si sono impegnati a combattere l’antiziganismo nell’ambito del quadro strategico dell’UE per i Rom e della raccomandazione del Consiglio sui Rom. Il 9 gennaio 2023 è stata adottata la prima relazione di valutazione dei quadri strategici nazionali degli Stati membri per i Rom.

    Nel 2023, nell’ambito del programma Cittadini, uguaglianza, diritti e valori (CERV), la Commissione europea erogherà più di 10 milioni di € di finanziamenti UE a sostegno di progetti sulla memoria europea, privilegiando come particolarmente prioritari quelli volti a consolidare la memoria, ad ampliare l’istruzione e la ricerca sull’Olocausto o a combattere le sue rappresentazioni distorte e il negazionismo.

  • L’UE e l’immediato danno patrimoniale

    Al di là delle considerazioni relative alla tempistica ed al contenuto della ancora ipotizzata direttiva europea con oggetto una ulteriore “transizione green” da adottare per le abitazioni di classe energetica F e G (*), già ora si manifestano i primi effetti distorsivi sul mercato immobiliare.

    Il solo annuncio di un possibile adeguamento energetico da imporsi a circa il 65% degli immobili presenti sul territorio nazionale ha già determinato una perdita di valore proprio di quelle abitazioni oggetto di questi ipotizzati interventi strutturali in relazione ai costi aggiuntivi necessari per renderli a norma.

    Andrebbe ricordato, infatti, come molto spesso le abitazioni, specie se prime case, rappresentano la forma di investimento e di risparmio più adottata dalle famiglie, anche in funzione di un lascito patrimoniale a favore degli eredi. Gli stessi nuclei familiari accedono ai mutui presso gli istituti di credito attraverso i quali possono assicurarsi l’acquisto immobiliare non disponendo di ingenti risorse,

    Una della caratteristiche fondamentali perché questi finanziamenti rappresentino anche un investimento è data dalla “sicurezza”, o quantomeno dalla aspettativa, che il valore nominale dell’abitazione alla fine del mutuo sia quantomeno in linea con il costo complessivo dello stesso importo finanziato.

    Viceversa lo scellerato delirio ambientalista espresso dalla Commissione europea sta ponendo già ora le condizioni di un profondo danno patrimoniale, nella forma di una sostanziale differenza negativa tra il valore dell’impegno finanziato per l’acquisto ed il suo valore successivo espresso dal mercato, il quale determina una depatrimonializzazione in termini assoluti tanto del valore della abitazione quanto del risparmio privato.

    L’ Europa, ed il nostro Paese in particolare, stanno ancora oggi pagando le terribili conseguenze economiche e sociali della pandemia alla quale si aggiungono le conseguenze del conflitto ucraino.

    In questa situazione di estrema difficoltà ed incertezza imporre una visione assolutamente ideologica ad un bene fondamentale, come la casa, sul quale si basa parte dell’equilibrio familiare, rappresenta la assoluta incapacità di leggere ed interpretare le priorità dei cittadini e definisce senza ombra di dubbio la assoluta distonia della Istituzione Europea con i cittadini europei.

    (*) https://www.ilpattosociale.it/europa/il-tradimento/

  • La Commissione assegna 5,5 milioni di euro per garantire alloggi sicuri a chi fugge dall’aggressione russa dell’Ucraina

    A margine del forum ad alto livello sui percorsi legali di protezione, la Commissaria per gli Affari interni, Ylva Johansson, ha annunciato la decisione di assegnare 5,5 milioni di € a un progetto gestito dalla Federazione internazionale delle società nazionali di Croce Rossa e di Mezzaluna Rossa.

    Il progetto prevede la valutazione delle esigenze di coloro che hanno bisogno di alloggio allo scopo di individuare le offerte più adeguate tra i potenziali ospiti privati, che ricevono a loro volta orientamenti.

    Il progetto rafforza l’iniziativa Safe Homes della Commissione, proposta nel giugno di quest’anno e sviluppata per assistere i vari attori, come Stati membri, autorità regionali e locali e società civile, coinvolti nell’organizzazione di iniziative volte a fornire alloggi privati a chi fugge dall’aggressione russa contro l’Ucraina e cerca sicurezza nell’UE.

  • Costruire lo spazio europeo dell’istruzione

    La Commissione ha approvato la relazione sui progressi compiuti per la realizzazione dello spazio europeo dell’istruzione. La relazione fa il punto sulle iniziative e le tendenze in atto nell’UE per quanto riguarda i progressi compiuti verso il conseguimento degli obiettivi dell’UE in materia di istruzione e formazione e fissa l’agenda per il 2025.

    Le 40 iniziative in corso a livello di UE comprendono azioni strategiche che spaziano dall’apprendimento misto all’apprendimento per lo sviluppo sostenibile, dalla strategia europea per le università fino ai progetti finanziati dall’UE come le accademie degli insegnanti, la coalizione “Istruzione per il clima” o i centri di eccellenza professionale. Viene inoltre dato seguito ai lavori dei gruppi di esperti, come quelli sulla disinformazione o gli investimenti di qualità, e sono attuate misure per rendere più inclusivi il programma Erasmus+ e il Corpo europeo di solidarietà. Grazie all’impegno comune per lo spazio europeo dell’istruzione, queste iniziative stanno rafforzando l’attività degli Stati membri.

    Questo approccio comune, nazionale e dell’UE, si è rivelato particolarmente efficace nella risposta alle nuove problematiche che i sistemi di istruzione e formazione dell’UE hanno dovuto affrontare negli ultimi due anni, vale a dire la pandemia di COVID-19 e l’accoglienza di discenti e insegnanti rifugiati a seguito della guerra di aggressione della Russia contro l’Ucraina. Il quadro strategico rafforzato, che riunisce gli Stati membri e i principali portatori di interessi, ha consentito la messa in comune di conoscenze e risorse, la condivisione organizzata di buone pratiche e l’attuazione di soluzioni concrete.

    Nella relazione di monitoraggio del settore dell’istruzione e della formazione che accompagna la relazione sono riportati alcuni esempi dei passi avanti fatti verso il conseguimento degli obiettivi a livello di UE, come la diminuzione dell’abbandono scolastico e l’aumento del tasso di istruzione terziaria e della partecipazione all’educazione e cura della prima infanzia. Allo stesso tempo alcuni segnali mostrano che sono necessari sforzi sistemici a più lungo termine per migliorare l’equità nel campo dell’istruzione e affrontare la carenza di insegnanti. Grazie a nuovi indicatori a livello di UE per entrambi gli ambiti, le politiche potranno basarsi su dati concreti e sarà favorito l’apprendimento reciproco.

    Si stima che fra il programma Erasmus+, il dispositivo per la ripresa e la resilienza e i fondi della politica di coesione dell’UE, la spesa totale dell’UE per l’istruzione e la conoscenza tra il 2021 e il 2027 sarà triplicata rispetto al periodo 2014-20. Sarà pertanto essenziale porre l’accento, nei prossimi anni, sull’attuazione, gli investimenti di qualità, l’assorbimento e il monitoraggio attento dei progressi compiuti dagli Stati membri per consolidare le riforme sistemiche e produrre effetti positivi sui discenti, sugli insegnanti, sull’economia e sulle nostre società.

    La Commissione darà seguito alla relazione sull’andamento dei lavori con un processo di revisione intermedia nel 2023, dal quale sarà tratto insegnamento e slancio per il periodo fino al 2025, quando dovrà essere stilata una relazione completa sulla realizzazione dello spazio europeo dell’istruzione.

  • Misure più incisive contro il traffico illegale di specie selvatiche

    La Commissione ha adottato un piano d’azione riveduto dell’UE per porre fine al commercio illegale di specie selvatiche, come annunciato nella strategia sulla biodiversità per il 2030. Il lucrativo mercato nero mondiale del commercio illegale di specie selvatiche concorre alla decimazione o estinzione di intere specie e favorisce la diffusione delle zoonosi, ovvero le malattie che si trasmettono tra animali e esseri umani. Secondo la relazione sui reati commessi a livello internazionale contro le specie selvatiche pubblicata nel 2020 dall’Ufficio delle Nazioni Unite contro la droga e il crimine, il traffico illegale di specie selvatiche interessa tutti i paesi del mondo e riguarda un’ampia gamma di specie che vanno dall’anguilla al pangolino fino al palissandro. Il piano aggiornato guiderà le nuove azioni dell’UE contro il traffico illegale di specie selvatiche fino al 2027, basandosi sul primo piano d’azione adottato sei anni fa.

    Il piano riveduto si articola in quattro priorità principali:

    • prevenire il traffico illegale di specie selvatiche e affrontarne le cause alla radice, riducendo la domanda di specie selvatiche commercializzate illegalmente, promuovendo mezzi di sussistenza sostenibili nei paesi di origine e contrastando la corruzione ad ogni livello;
    • rafforzare il quadro giuridico e politico contro il traffico illegale di specie selvatiche, allineando le politiche nazionali e dell’UE agli impegni internazionali e ai dati più recenti e dialogando con i settori economici coinvolti nel commercio di specie selvatiche;
    • fare applicare efficacemente le normative e le politiche volte a contrastare il traffico illegale di specie selvatiche, migliorando le percentuali di rilevamento di attività illegali all’interno dell’UE, ponendo l’accento sullo sviluppo delle capacità lungo l’intera catena di contrasto, incoraggiando il coordinamento e la cooperazione all’interno degli Stati membri e tra di essi e intensificando gli sforzi per contrastare il traffico illegale di specie selvatiche online;
    • rafforzare il partenariato globale tra paesi di origine, di consumo e di transito contro il traffico illegale di specie selvatiche, potenziandone le capacità e migliorando la cooperazione tra gli Stati membri, i soggetti dell’UE responsabili di far rispettare le norme e i principali paesi terzi.

    A novembre le parti della convenzione sul commercio internazionale delle specie di flora e di fauna selvatiche minacciate di estinzione (CITES) si riuniranno a Panama per valutare l’adozione di norme commerciali più rigorose per quasi 600 specie di flora e fauna. L’UE presenterà il piano d’azione riveduto unitamente a un robusto pacchetto di proposte per le specie da inserire nelle appendici CITES in occasione della COP19 della CITES.

    Il commercio illegale di specie selvatiche contribuisce al declino della biodiversità e può notevolmente indebolire le popolazioni selvatiche di flora e fauna, causandone in alcuni casi l’estinzione. Il traffico illegale di specie selvatiche ha anche conseguenze socioeconomiche distruttive, poiché la distruzione degli ecosistemi a causa del bracconaggio e del traffico illegale in molti casi sottrae forme di reddito legali e sostenibili alle comunità locali. Come si è visto di recente con la pandemia di COVID-19, il commercio non regolato di specie selvatiche può essere una fonte di diffusione di zoonosi, con conseguenze potenzialmente devastanti per la salute pubblica.

    L’UE è uno snodo per il traffico mondiale di specie selvatiche e ha un ruolo fondamentale da svolgere nella lotta contro tale fenomeno. Il valore riportato del commercio illegale di specie selvatiche nell’UE è stato di almeno 4,7 milioni di € nel 2019, ma si ritiene che sia sottostimato. Le autorità degli Stati membri dell’UE sequestrano regolarmente fauna e flora selvatiche sotto forma di diversi tipi di merci, tra cui prodotti medicinali, coralli, rettili, uccelli, piante e mammiferi. Dal 2017 sono stati effettuati mediamente oltre 6.000 sequestri annuali di specie selvatiche figuranti nell’elenco CITES nell’UE.

    Il piano d’azione riveduto giunge in un momento critico per preservare la biodiversità globale. È un segno del ruolo guida svolto dall’UE in vista di due importanti riunioni internazionali: la conferenza delle Nazioni Unite sulla biodiversità (CoP 15), che si terrà a Montreal a dicembre, in cui si prevede che le parti raggiungeranno un accordo a livello mondiale per arrestare e invertire la distruzione avanzante della biodiversità, e la CoP 19 della CITES in programma a Panama dal 14 al 25 novembre.

  • La Commissione eroga 21 miliardi di euro all’Italia nell’ambito del dispositivo per la ripresa e la resilienza

    Il pagamento di 21 miliardi di € (10 miliardi di € in sovvenzioni e 11 miliardi di € in prestiti, al netto di prefinanziamenti) è stato reso possibile dal conseguimento da parte dell’Italia dei 45 traguardi e obiettivi connessi alla seconda rata.

    Tale somma comprende riforme fondamentali nei settori dell’occupazione pubblica, degli appalti pubblici, dell’insegnamento, dell’amministrazione fiscale e dell’assistenza sanitaria, nonché investimenti in settori strategici chiave quali le reti a banda ultralarga e 5G, la ricerca e l’innovazione, il turismo e la cultura, la produzione e il consumo di idrogeno pulito, la rigenerazione urbana e la digitalizzazione delle scuole.

    Come per tutti gli Stati membri, i pagamenti nell’ambito del dispositivo per la ripresa e la resilienza, lo strumento chiave al centro di NextGenerationEU, sono basati sulla performance e subordinati all’attuazione da parte dell’Italia degli investimenti e delle riforme delineati nel piano nazionale per la ripresa e la resilienza.

    Il 28 giugno 2022 l’Italia ha presentato alla Commissione una richiesta di pagamento basata sul conseguimento dei 45 traguardi e obiettivi stabiliti nella decisione di esecuzione del Consiglio per la seconda rata.

    Il 27 settembre 2022 la Commissione ha approvato una valutazione preliminare positiva della richiesta di pagamento da parte dell’Italia. Il parere favorevole del comitato economico e finanziario sulla richiesta di pagamento ha gettato le basi per l’adozione da parte della Commissione di una decisione definitiva sull’erogazione dei fondi.

    Il piano generale per la ripresa e la resilienza dell’Italia sarà finanziato con 191,6 miliardi di € (68,9 miliardi di € in sovvenzioni e 122,6 miliardi di € in prestiti). Ad oggi la Commissione ha erogato 66,9 miliardi di € all’Italia nell’ambito del dispositivo per la ripresa e la resilienza. Gli importi dei pagamenti effettuati agli Stati membri sono pubblicati nel quadro di valutazione della ripresa e della resilienza, che illustra i progressi compiuti nell’attuazione del dispositivo per la ripresa e la resilienza nel suo complesso e dei singoli piani per la ripresa e la resilienza.

  • Il compleanno di Marie Skłodowska-Curie dà il via a un anno di attività scientifiche nelle scuole

    In occasione del 155° anniversario della nascita di Marie Skłodowska-Curie, la prima persona e l’unica donna ad aver ricevuto due volte il premio Nobel, la Commissione coglie l’occasione per celebrare la curiosità scientifica e i risultati che l’hanno contraddistinta lanciando diverse iniziative volte a rafforzare i legami tra il mondo della scienza e dell’istruzione.

    Attraverso le iniziative “Science is Wonderful!” e “Ricercatori nelle scuole” (recentemente lanciata), entrambe finanziate dalle “Azioni Marie Skłodowska-Curie” (MSCA) della Commissione, gli insegnanti e gli alunni di tutta Europa potranno scoprire le meraviglie e il valore della scienza interagendo con ricercatori e innovatori di spicco.

    Quest’anno, “Science is Wonderful!” offrirà anche agli insegnanti un’opportunità unica di collaborare con i principali ricercatori MSCA in tutta l’UE per creare insieme nuove risorse di apprendimento. Le iscrizioni sono aperte alle scuole e ai ricercatori MSCA fino al 1° dicembre 2022.

    Nel marzo 2023, “Science is Wonderful!” ospiterà una fiera scientifica a Bruxelles, in Belgio, invitando 100 ricercatori provenienti da tutta Europa a presentare le proprie ricerche attraverso presentazioni, esperimenti pratici, giochi e quiz e offrendo agli studenti la possibilità di apprendere e di porre domande.

    Nei prossimi due anni, l’iniziativa “Ricercatori nelle scuole” consentirà a 2.400 scuole primarie e secondarie e a 225.000 studenti in molti paesi di scoprire il lavoro dei ricercatori attraverso attività pratiche e divertenti, come le visite ai laboratori, e altro ancora. Grazie alla possibilità di lavorare a stretto contatto con i ricercatori, gli studenti sperimenteranno direttamente l’importanza pratica della ricerca e avranno diverse opportunità di sperimentare le meraviglie della scienza.

  • La Commissione annuncia i vincitori del premio Megalizzi – Niedzielski 2022 per aspiranti giornalisti e lancia un nuovo invito a presentare proposte

    La Commissione ha annunciato i vincitori del premio Megalizzi – Niedzielski 2022 per aspiranti giornalisti: si tratta di Ani Arveladze (Georgia) e di Laura Bannier (Francia). La Commissione ha assegnato il premio ad Ani e Laura per il loro talento, la loro dedizione al giornalismo di qualità e il loro attaccamento ai valori dell’UE. Nel corso della cerimonia di premiazione la Commissione ha inoltre lanciato il 6º invito a presentare proposte a sostegno delle attività dei media in materia di politica di coesione, con una dotazione complessiva di 7 milioni di €. I media, le università, le agenzie di comunicazione e altri soggetti privati e organismi pubblici sono invitati a presentare le loro proposte di relazioni editorialmente indipendenti sulla politica di coesione. La Commissione coprirà l’80% del costo dei progetti, con sovvenzioni fino a 300.000 € per i beneficiari selezionati. Il termine ultimo per la presentazione delle candidature è fissato alle ore 17:00 del 10 gennaio 2023. Il premio Megalizzi – Niedzielski per aspiranti giornalisti è stato lanciato nel 2019 e rende omaggio alla memoria di Antonio Megalizzi e Bartek Piotr Orent-Niedzielski, due giovani giornalisti europei profondamente attaccati all’UE e ai suoi valori, che hanno perso la vita in seguito a un attentato terroristico a Strasburgo alla fine del 2018.

  • La Commissione europea sblocca altri 11 miliardi di euro per NextGenerationEU e l’Ucraina

    La Commissione europea ha emesso 11 miliardi di euro con un’operazione a doppia tranche: i fondi saranno utilizzati per sostenere l’Ucraina nell’ambito del programma di assistenza microfinanziaria (AMF) dell’UE e rafforzare la ripresa dell’Europa nell’ambito del programma faro NextGenerationEU. L’operazione comporta un’emissione a rubinetto da 5 miliardi di euro correlata all’obbligazione esistente a 7 anni con scadenza il 4 dicembre 2029 e una nuova obbligazione a 20 anni da 6 miliardi di euro con scadenza il 4 novembre 2042. Dei fondi raccolti attraverso la vendita della nuova obbligazione a 20 anni, 2 miliardi di euro saranno concessi come prestiti all’Ucraina. Si tratta della prima rata dei 5 miliardi di euro di prestiti AMF all’Ucraina concordati il 20 settembre 2022. Con questa operazione, nel 2022 la Commissione ha erogato finanziamenti a lungo termine per un totale di 86,6 miliardi di euro, mentre dal lancio del programma nel giugno 2021 ha erogato un totale di 157,6 miliardi di euro. A seguito di tale operazione, la Commissione ha finora raccolto 3 miliardi di euro nell’ambito del suo programma di AMF per l’Ucraina nella seconda metà dell’anno, in aggiunta alla somma di 1,2 miliardi di euro all’inizio del 2022. Nelle prossime settimane seguiranno ulteriori prestiti a favore del paese. Ciò fa parte del sostegno straordinario di 19 miliardi di euro finora garantito da Team Europa all’Ucraina.

  • Provvedimenti della Commissione per proteggere le persone dall’amianto e garantire un futuro senza

    L’amianto è una sostanza cancerogena estremamente pericolosa ancora presente in molti dei nostri edifici e causa di numerosi decessi evitabili nell’UE. La Commissione presenta un approccio globale per proteggere meglio le persone e l’ambiente dall’amianto e garantire un futuro senza amianto.

    Il pacchetto comprende:

    Sebbene tutte le forme di amianto siano vietate nell’UE dal 2005, questa sostanza è ancora presente negli edifici più vecchi e rappresenta una minaccia per la salute, in particolare quando i materiali che la contengono vengono perturbati, con il conseguente rilascio di fibre che possono essere inalate, ad esempio durante le ristrutturazioni.

    Ben il 78% dei tumori professionali riconosciuti negli Stati membri è correlato all’amianto. Se inalate, le fibre di amianto presenti nell’aria possono causare, ad esempio, mesotelioma e cancro ai polmoni, con un periodo medio di 30 anni tra l’esposizione e i primi segni della malattia.

    Affrontare i rischi per la salute derivanti dall’esposizione all’amianto è quindi essenziale per proteggere la salute umana e l’ambiente, garantendo nel contempo condizioni di vita e di lavoro dignitose. Questo aspetto è ancora più rilevante nel contesto della transizione verde e dell’ambizione dell’UE di aumentare il tasso di ristrutturazione degli edifici. Grazie alle ristrutturazioni i residenti godranno di migliori condizioni di salute e di vita e di bollette energetiche più basse. Tuttavia aumenteranno anche i rischi di esposizione all’amianto, in particolare per i lavoratori edili.

    Le azioni presentate oggi fanno parte del pilastro relativo alla prevenzione del piano europeo di lotta contro il cancro e contribuiranno agli obiettivi del Green Deal europeo, del piano d’azione “inquinamento zero” e del pilastro europeo dei diritti sociali.

    Per proteggere le persone dall’esposizione all’amianto e prevenire i rischi per le generazioni future, la Commissione definisce un approccio globale in materia di salute pubblica con i seguenti obiettivi.

    • Sostenere meglio le vittime di malattie correlate all’amianto.
    • Proteggere meglio i lavoratori dall’amianto. La Commissione intende:
    • proporre oggi una revisione della direttiva sull’esposizione all’amianto durante il lavoro, volta a ridurre significativamente il valore limite di esposizione professionale per l’amianto;
    • aggiornare gli orientamenti per sostenere gli Stati membri, i datori di lavoro e i lavoratori nell’attuazione della direttiva riveduta; e
    • lanciare una campagna di sensibilizzazione sulla rimozione sicura dell’amianto.
    • Migliorare le informazioni sull’amianto negli edifici. La Commissione intende:
    • presentare una proposta legislativa concernente il rilevamento e la registrazione dell’amianto negli edifici. Gli Stati membri saranno invitati a elaborare strategie nazionali per la rimozione dell’amianto; e
    • proporre un approccio normativo per l’introduzione di registri digitali degli edifici al fine di migliorare la condivisione e l’uso dei dati relativi agli edifici, dalla progettazione alla costruzione, fino alla demolizione.
    • Garantire lo smaltimento sicuro dell’amianto e l’inquinamento zero. La Commissione intende:

    L’UE mette a disposizione ingenti finanziamenti attraverso il dispositivo per la ripresa e la resilienza, il Fondo sociale europeo Plus e il Fondo europeo di sviluppo regionale per sostenere gli Stati membri negli ambiti della prevenzione sanitaria, delle cure, delle ristrutturazioni e dello smaltimento sicuro dell’amianto.

    Inoltre l’UE continuerà a svolgere un ruolo di primo piano nella lotta all’amianto a livello mondiale, ad esempio nel contesto della conferenza delle parti della convenzione di Rotterdam, dell’Organizzazione internazionale del lavoro, del G7 e del G20.

    I lavoratori corrono il rischio maggiore di essere esposti a questa sostanza cancerogena. Per migliorarne la protezione la Commissione presenta oggi una proposta di modifica della direttiva sull’esposizione all’amianto durante il lavoro. La modifica comprende una riduzione del limite di esposizione all’amianto durante il lavoro a un valore 10 volte inferiore a quello attuale (da 0,1 fibre per centimetro cubo (f/cm³) a 0,01 f/cm³), sulla base dei più recenti sviluppi scientifici e tecnologici.

    Insieme all’attività di sensibilizzazione e ad altri miglioramenti in materia di prevenzione e cure sanitarie, la proposta avvicinerà l’UE al suo obiettivo di sconfiggere il cancro. Essa inoltre crea condizioni di parità per le imprese che operano a livello di UE, riducendo nel contempo i costi dell’assistenza sanitaria connessi alle cure mediche.

    La Commissione invita tutte le istituzioni dell’UE, gli Stati membri, le parti sociali e gli altri portatori di interessi ad accelerare l’azione per conseguire un’UE senza amianto per le generazioni attuali e future. La proposta di modifica della direttiva sull’esposizione all’amianto durante il lavoro presentata dalla Commissione sarà discussa dal Parlamento europeo e dagli Stati membri; la Commissione, da parte sua, auspica una rapida approvazione. Una volta adottata, gli Stati membri avranno 2 anni di tempo per recepire le disposizioni della direttiva nella legislazione nazionale.

    Fonte: Commissione europea

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