Commissione

  • E’ in vigore il certificato COVID digitale UE

    “In marzo abbiamo promesso di creare entro le vacanze estive un sistema a livello dell’UE per agevolare la possibilità di viaggiare in maniera libera e sicura nell’UE. Adesso possiamo confermare che il sistema di certificati COVID digitali UE è operativo”. Commenta così la Presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, l’entrata in vigore del regolamento sul certificato COVID digitale UE il 1° luglio. Il certificato COVID digitale potrà essere rilasciato a tutti i cittadini e i residenti dell’UE e verificato in tutta l’Unione. 21 Stati membri, oltre alla Norvegia, all’Islanda e al Liechtenstein, avevano già iniziato a rilasciare certificati prima della scadenza odierna e cinque paesi dell’UE iniziano oggi.

    I lavori della Commissione sui certificati COVID digitali UE sono stati condotti dal commissario Didier Reynders in stretta collaborazione con i Vicepresidenti Vera Jourová e Margaritis Schinas e i commissari Thierry Breton, Stella Kyriakides e Ylva Johansson.

    Scopo del certificato COVID digitale UE è agevolare la libera e sicura circolazione nell’UE durante la pandemia di COVID-19. Tutti gli europei hanno il diritto di circolare liberamente, anche senza certificato, ma quest’ultimo faciliterà gli spostamenti, aiutando a esentare chi ne è in possesso da restrizioni come la quarantena.

    Il certificato COVID digitale UE sarà accessibile a tutti e costituisce prova di vaccinazione, test o guarigione dalla COVID-19; è gratuito e disponibile in tutte le lingue dell’UE; è disponibile in formato digitale e cartaceo; è sicuro, con un codice QR firmato elettronicamente.

    Secondo le nuove disposizioni, gli Stati membri devono astenersi dall’imporre ulteriori restrizioni di viaggio ai titolari di un certificato COVID digitale UE, a meno che esse non siano necessarie e proporzionate per tutelare la salute pubblica.

    La Commissione si è inoltre impegnata a mobilitare 100 milioni di euro nell’ambito dello strumento per il sostegno di emergenza per aiutare gli Stati membri a offrire test a prezzi contenuti.

    Fonte: Commissione europea

  • In arrivo i primi ok della Ue ai piani nazionali per il Recovery Fund

    Nella terza settimana di giugno la Commissione europea darà il via libera ai primi piani nazionali di ripresa e resilienza. Lo ha annunciato la presidente della Commissione, Ursula von der Leyen, nel suo intervento in plenaria a Strasburgo. Ha quindi confermato l’accelerazione nei tempi di valutazione dei piani per sottoporli al Consiglio Ue che li dovrà approvare (entro un mese dalla proposta). “I fondi arriveranno nelle prossime settimane”, ha confermato von der Leyen. “A oggi – ha detto – sono arrivati 23 piani, e questo significa che i cittadini europei sono pronti per un nuovo inizio, per vivere in un modo sempre più sostenibile, digitale e resiliente”, ha aggiunto.

    Se l’Italia dovesse risultare nel primo lotto dei piani approvati avrebbe diritto a ricevere entro luglio il 13% di prefinanziamenti, ossia 25 miliardi di euro. “L’Italia dovrebbe essere fiduciosa sul fatto che i fondi raccolti a giugno e luglio” tramite il primo collocamento di titoli Ue sui mercati “possano sicuramente coprire il prefinanziamento” del Recovery Fund, ha esortato il commissario europeo al Bilancio, Johannes Hahn. “Nel caso in cui ci siano molti altri Paesi pronti” a ricevere il prefinanziamento, “un caso piuttosto improbabile”, allora “ci potrebbe essere un’erogazione pro-rata del denaro” per poi completare il pagamento “a settembre”. “Ma ancora una volta, sono fiducioso”, ha aggiunto Hahn. “Coloro che hanno già preparato tutto bene”, cioè che hanno mandato a Bruxelles il piano di ripresa entro aprile rispettando i criteri del regolamento, “dovrebbero essere rassicurati sul fatto che i soldi saranno presto disponibili”, ha concluso il commissario.

    Si accelera sull’approvazione ma da Bruxelles non si fanno sconti sul rispetto delle condizioni per ricevere i fondi. “Il successo dipende enormemente da un’adesione severa alle condizioni del regolamento”, ha dichiarato il vicepresidente dell’esecutivo europeo, Valdis Dombrovskis. “La Commissione sarà vigile per garantire che ci sia questo rispetto, soprattutto per i punti citati da voi nella risoluzione: non approveremo mai piani che non rispettino il 37% e il 20% per le spese per clima e digitale; non approveremo nessun piano le cui misure non rispettino il principio del ‘nessun danno significativo’; non approveremo mai piani che si discostino troppo dalle raccomandazioni specifiche per Paese”, ha spiegato. “Garantiremo che i piani rafforzino il potenziale di crescita, di occupazione e di resilienza sociale e istituzionale. Questi piani devono contribuire anche all’attuazione del pilastro sociale europeo. E’ essenziale che ogni piano contenga politiche adeguate per Next Generation Eu: riforme del mercato del lavoro, dell’istruzione, della formazione”, ha aggiunto l’ex premier lettone. “Stiamo ancora discutendo con alcuni stati membri sui piani, ci sono ancora alcune limature da fare e in questa fase la vigilanza del Parlamento ci può aiutare”, ha insistito. La stessa linea viene confermata dal commissario all’Economia, Paolo Gentiloni. “Stiamo lavorando nell’analisi di tutte le misure adottate nei piani nazionali di ripresa e resilienza per evitare che altre misure” diverse da quelle per la transizione verde “spingano nella direzione opposta” al contenimento del cambiamento climatico facendo “danni significativi alla strategia di transizione climatica” stabilita dall’Unione europea con il Green deal, ha spiegato. “Abbiamo una grande quantità di denaro comune da spendere da qui al 2026 e da concentrare sulla doppia transizione, ovvero la transizione verde e la competitività digitale”, ha ricordato l’ex premier. “Abbiamo anche l’ambizione di mobilitare investimenti privati” per la transizione verde “che ovviamente sono assolutamente cruciali perché non potremo trasformare le nostre economie in questa direzione senza un enorme sforzo di investimenti privati”, ha concluso Gentiloni.

  • L’Ufficio di Milano della Commissione UE racconta ai giornalisti la strategia dell’Unione sui vaccini

    La Rappresentanza a Milano della Commissione europea in Italia organizza un briefing tecnico off the record dedicato ai giornalisti sulla strategia dell’Unione europea sui vaccini, lo stato di distribuzione e le prospettive future. L’incontro si terrà giovedì 22 aprile ore 10:00 – 11:30.

    Ospiti dell’incontro saranno:

    Wolfgang Phillpp, capo unità “Risposta ad emergenze sanitarie e vaccini” della Direzione generale salute e sicurezza alimentare della Commissione europea (DG SANTE)

    Marco Cavaleri, responsabile dell’unità “Strategia per le minacce biologiche alla salute e per i vaccini” e capo della COVID Task force dell’Agenzia europea dei medicinali (EMA)

    Vincenzo Salvatore, docente di diritto UE all’ Università Insubria; leader Focus team healthcare and life sciences, Studio BonelliErede

    Introduce Massimo Gaudina, capo della Rappresentanza della Commissione europea a Milano, e modera Laura Ambrosino, responsabile media e comunicazione presso la Rappresentanza della Commissione europea a Milano.

    L’obiettivo è permettere ai professionisti dell’informazione di accedere alle ultime informazioni sulla risposta dell’Unione europea all’emergenza COVID-19 e di interagire con i rappresentanti delle istituzioni europee e gli esperti del settore.

  • La strategia dell’UE per ridurre i rifiuti di plastica

    Ogni anno gli europei generano 26 milioni di tonnellate di rifiuti di plastica, ma meno del 30% viene raccolto per essere riciclato. Una parte viene esportata per essere smaltita da paesi terzi mentre il resto va in discarica, viene incenerito oppure, nel peggiore dei casi, non viene raccolto e finisce per disperdersi nell’ambiente, inquinando soprattutto foreste, spiagge, fiumi e mari.

    Nel tentativo di contrastare l’inquinamento da plastica, la Commissione europea ha adottato una strategia approvata dal Parlamento europeo nel settembre 2018.

    Uno degli obiettivi della strategia per contrastare i rifiuti di plastica è quello di rendere tutti gli imballaggi di plastica riutilizzabili o riciclabili entro il 2030. Gli eurodeputati hanno approvato una risoluzione non vincolante che impone un livello minimo di contenuto di plastica riciclata per alcuni prodotti di plastica e al contempo stabilisce degli standard qualitativi per la plastica riciclata.

    Le microplastiche sono particelle molto piccole di materiale plastico che misurano generalmente meno di 5 millimetri. Sono crescenti le quantità di microplastiche ritrovate in mare, nel cibo e nelle bevande.

    Gli europarlamentari hanno richiesto che l’utilizzo di microplastiche appositamente aggiunte (ad esempio nei cosmetici e nei prodotti per la cura personale e per la pulizia) venga vietato entro il 2020. Hanno proposto inoltre delle norme più severe per ridurre significativamente il rilascio involontario di microplastiche da prodotti quali i tessuti sintetici, gli pneumatici, le vernici e i mozziconi di sigaretta.

    La strategia adottata dall’UE comprende anche le plastiche monouso. A dicembre 2018 i legislatori europei, Parlamento e Consiglio, hanno approvato il divieto dell’uso di alcuni prodotti in plastica monouso, come posate, piatti e bastoncini per palloncini, e l’obbligo per i produttori degli imballaggi di plastica di contribuire ai costi di raccolta dei rifiuti per tali prodotti.

    Le norme relative alla riduzione dei sacchetti di plastica più comuni e più inquinanti erano state approvate dal Parlamento nel 2015.

  • La Commissione modernizza il meccanismo di cooperazione EUROSUR per combattere la criminalità e salvare vite in mare

    La Commissione ha adottato nuove norme per modernizzare il sistema europeo di sorveglianza delle frontiere (EUROSUR), un meccanismo di cooperazione per lo scambio di informazioni tra le autorità responsabili della gestione delle frontiere esterne dell’UE.

    Al fine di consentire un’adeguata analisi dei rischi e una risposta rapida, gli Stati membri pubblicheranno periodicamente relazioni e allarmi sulle situazioni attinenti alla gestione delle frontiere esterne dell’UE, tra cui la tratta di esseri umani, il sequestro di stupefacenti, armi o esplosivi, il traffico di veicoli o la sottrazione di minori. Oltre agli obblighi esistenti ai sensi del diritto internazionale, gli Stati membri dovranno anche segnalare gli incidenti e le operazioni di ricerca e soccorso, per contribuire a una migliore individuazione delle persone a rischio e al salvataggio di vite umane. Le nuove norme prevedono inoltre regole più rigorose in materia di sicurezza e protezione dei dati.

    EUROSUR fornisce alle guardie di frontiera, alle guardie costiere, alla polizia, alle dogane e alle marine militari un quadro aggiornato e completo della situazione alle frontiere esterne dell’UE. Inoltre, il meccanismo consente agli Stati membri di scambiare informazioni sia reciprocamente che con Frontex e con i paesi vicini. In tal modo, EUROSUR svolge un ruolo fondamentale nella gestione delle frontiere esterne dell’UE e contribuisce a individuare e combattere le forme gravi di criminalità, quali il traffico di stupefacenti e la tratta di esseri umani, nonché a salvare vite umane in mare. Le nuove norme entreranno in vigore il 2 maggio 2021.

    Fonte: Commissione europea

  • Coronavirus: la Commissione mobilita 123 milioni di euro per la ricerca e l’innovazione contro la minaccia delle varianti.

    La Commissione mobilita 123 milioni di €euro nel quadro di Orizzonte Europa, il nuovo programma di ricerca e innovazione dell’UE, per sostenere la ricerca urgente sulle varianti del coronavirus. Questo primo finanziamento di emergenza si aggiunge a una serie di azioni di ricerca e innovazione finanziate dall’UE per combattere il coronavirus. Contribuisce inoltre all’azione globale della Commissione volta a prevenire e mitigare l’impatto delle varianti del coronavirus e darvi adeguata risposta, in linea con il nuovo piano europeo di preparazione alla difesa biologica, denominato HERA Incubator.

    La Commissione ha pubblicato nuovi inviti che integrano le azioni precedenti per lo sviluppo di cure e vaccini mediante l’organizzazione e la realizzazione di sperimentazioni cliniche atte a far progredire lo sviluppo di terapie e vaccini promettenti contro il SARS-CoV-2/la COVID-19. Tali inviti sosterranno lo sviluppo di coorti e reti COVID-19 su larga scala che vanno oltre le frontiere europee, creando collegamenti con le iniziative europee, e rafforzeranno le infrastrutture necessarie alla condivisione di dati, competenze, risorse di ricerca e servizi di esperti tra ricercatori e istituti di ricerca.

    Fonte: Commissione europea

  • Vertice mondiale sulla salute: un nuovo sito web per restare aggiornati

    In vista del prossimo vertice mondiale sulla salute, la Commissione europea ha pubblicato una nuova piattaforma informativa per i cittadini, i governi, le organizzazioni partner, i media, la società civile e tutte le parti interessate. In programma anche un webinar aperto al pubblico il 20 aprile.

    Il vertice mondiale sulla salute, ospitato dalla Commissione europea e dalla Presidenza italiana del G20, si terrà il 21 maggio 2021 a Roma. Sarà l’occasione per i leader politici, i capi delle organizzazioni internazionali e regionali e i rappresentanti degli organismi sanitari mondiali di condividere gli insegnamenti tratti dalla pandemia di COVID-19.

    È previsto inoltre che i partecipanti elaborino e approvino una “Dichiarazione di Roma”, elencante i principi che dovrebbero guidare la futura cooperazione in materia di prevenzione e risposta alle crisi sanitarie mondiali. Tali principi dovrebbero fungere da base per il coordinamento delle azioni a livello mondiale, regionale e nazionale volte a rafforzare i sistemi sanitari e migliorarne le capacità di preparazione.

    Fonte: Commissione europea

  • Un percorso comune per riaprire l’Europa in sicurezza

    Alla vigilia della riunione dei leader europei del prossimo 25 marzo, la Commissione invita gli Stati membri a prepararsi a un approccio coordinato in vista di una revoca graduale delle restrizioni per il COVID-19 quando la situazione epidemiologica lo consentirà.
    In una comunicazione adottata il 17 marzo viene tracciata la via da seguire per una politica equilibrata e un approccio comune a livello di UE, con indicazione di ciò che occorre fare per anticipare il momento in cui potremo recuperare il nostro stile di vita europeo, in sicurezza e in modo duraturo, tenendo sotto controllo il virus.

    Se da un lato la situazione epidemiologica richiede un controllo continuo fino al raggiungimento di una copertura vaccinale sufficiente, dall’altro è necessario creare le condizioni in tutto il mercato unico per consentire una riapertura sicura e duratura, che consenta ai cittadini di tornare a godere pienamente dei loro diritti e di riprendere l’attività economica e sociale. Tra le misure del caso rientrano il “certificato verde digitale” relativo alla vaccinazione, ai test e alla guarigione, il ricorso a un quadro comune per le misure di risposta, orientamenti su ulteriori strategie diagnostiche, quali il monitoraggio delle acque reflue per il tracciamento delle varianti, investimenti nella diagnostica e nelle cure. Nella comunicazione è inoltre indicata una serie di provvedimenti finalizzati a rafforzare la resilienza globale attraverso il COVAX e il meccanismo dell’UE di condivisione dei vaccini.

    La Commissione ha adottato una proposta legislativa che istituisce un quadro comune per un certificato verde digitale relativo alla vaccinazione, ai test e alla guarigione. Si tratta di un approccio a livello di UE per il rilascio, la verifica e l’accettazione di certificati per agevolare la libera circolazione all’interno dell’UE basato sul rispetto rigoroso del principio della non discriminazione e dei diritti fondamentali dei cittadini dell’Unione europea.

    Sarà definito un quadro tecnico a livello di UE, da applicarsi entro la metà di giugno, che garantirà la sicurezza, l’interoperabilità e il pieno rispetto della normativa a tutela dei dati personali. Sarà inoltre possibile estenderlo ai certificati compatibili rilasciati in paesi terzi.

    Il Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie sta mettendo a punto un quadro per aiutare gli Stati membri a prendere decisioni sull’applicazione delle misure restrittive. Con questo approccio saranno definiti livelli in grado di rappresentare la situazione epidemiologica in ciascuno Stato membro. Saranno quindi possibili simulazioni sul margine di manovra a disposizione di ogni Stato membro per ridurre le misure di risposta senza il rischio di un’inversione di tendenza e di un nuovo aumento dei contagi. Ad aprile sarà operativo uno strumento digitale interattivo che potrà essere utilizzato dagli Stati membri.

    Stanno cominciando ad essere commercializzati test autodiagnostici per il COVID-19 (sia kit di autoprelievo che autodiagnostici). IL Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie pubblicherà a breve orientamenti tecnici sui test autodiagnostici per il COVID-19 recanti informazioni sulla disponibilità di tali test, sulla loro affidabilità rispetto ai test RT-PCR, che costituiscono lo standard di riferimento, sulle relative implicazioni per il flusso delle informazioni e la sorveglianza epidemiologica e sulle modalità d’uso.

    La Commissione ha inoltre adottato una raccomandazione in cui chiede agli Stati membri di monitorare le acque reflue per effettuare il tracciamento del COVID-19 e le sue varianti, condividere i dati con le autorità sanitarie competenti per l’individuazione precoce della presenza del virus e individuare i cluster epidemici. Essa promuove il ricorso a metodi comuni di campionamento, diagnosi e analisi dei dati, con il sostegno di una piattaforma europea di scambio, prevedendone il corrispondente sostegno finanziario.

    Lo scambio di dati tra le autorità degli Stati membri che si occupano del tracciamento dei contatti può essere particolarmente importante quando i viaggiatori attraversano le frontiere stando a distanza ravvicinata, ad esempio in aereo o in treno. Gli Stati membri possono utilizzare moduli digitali di localizzazione dei passeggeri per raccogliere i dati dei viaggiatori transfrontalieri che entrano nel loro territorio. Per consentire agli Stati membri di scambiarsi i dati attraverso la piattaforma di scambio sviluppata dalla Commissione e dall’AESA, la Commissione ha pubblicato oggi progetti di misure che stabiliscono le condizioni giuridiche necessarie per il trattamento di tali dati personali, da adottarsi entro la stagione estiva dei viaggi.

    Con una strategia comune sulle cure prevista per la metà di aprile si cercherà di accelerare la ricerca e la produzione, per giungere rapidamente a cure valide. Per le cure saranno adottate misure normative più flessibili, come agevolazioni per l’etichettatura, per consentire approvvigionamenti rapidi su larga scala durante la pandemia.

    Per il settore del turismo e dell’ospitalità la Commissione ha chiesto al Comitato europeo di normazione di mettere a punto, in collaborazione con l’industria e con gli Stati membri, un sigillo sanitario volontario da utilizzarsi per le strutture ricettive. Questo sigillo sarà disponibile entro l’estate.

    La Commissione promuoverà siti del patrimonio culturale dell’UE e itinerari culturali, eventi culturali e festival mediante una campagna sui social media sul turismo culturale sostenibile. Quando le condizioni lo consentiranno saranno supportate nuove iniziative attraverso Erasmus+ e la relativa azione DiscoverEU per promuovere la scoperta da parte dei giovani del patrimonio culturale europeo in treno, durante e oltre l’Anno europeo delle ferrovie.

    Un percorso duraturo per uscire dalla pandemia di COVID-19 nell’UE dipende dai progressi ottenuti a livello mondiale. Nessun paese o regione del mondo sarà al riparo dal COVID-19 se non vi sarà un contenimento a livello globale del virus. L’UE e i suoi Stati membri stanno investendo nello strumento COVAX e definendo un approccio europeo coordinato alla condivisione dei vaccini con l’istituzione di un meccanismo dell’UE di condivisione dei vaccini per aiutare i paesi partner a superare la pandemia. L’approccio europeo alla condivisione dei vaccini, che aiuterà i paesi vicini e i paesi partner a superare la pandemia, si aggiunge agli investimenti per 2,2 miliardi di euro del Team Europa (formato da Commissione, Stati membri e BEI) nello strumento COVAX.

    I prossimi mesi della pandemia di COVID-19 richiederanno un’azione risoluta per giungere a una riapertura sicura e duratura delle nostre società e delle nostre economie. È necessaria un’azione coordinata a tutti i livelli per fare in modo che con le prossime iniziative si riesca a ridurre nella maniera più efficace la diffusione del coronavirus, a sostenere i cittadini e le imprese e a permettere alle nostre società di tornare a una situazione più normale. L’UE sta predisponendo “HERA Incubator”, un piano europeo di preparazione alla difesa biologica contro le varianti della COVID-19 che riunirà ricercatori, aziende di biotecnologie, produttori, autorità di regolamentazione e autorità pubbliche per monitorare le varianti, scambiare dati e collaborare all’adattamento dei vaccini. Nel lungo periodo, inoltre, l’UE deve attuare un quadro più solido per la resilienza e la preparazione ad eventuali pandemie future. È già questo l’obiettivo delle proposte per un’Unione europea della salute.

    Su richiesta del Consiglio europeo, la Commissione europea pubblicherà nel giugno 2021 un documento sugli insegnamenti tratti dalla pandemia e sulla via da seguire per un futuro più resiliente.

  • Dal 5 marzo la Commissione europea si racconta su UÈ! che Podcast

    Il nuovo podcast delle 12 stelle darà voce alle donne e agli uomini che ogni giorno lavorano dentro e fuori la casa comune degli europei. A partire da venerdì 5 marzo UÈ! Che podcast farà ogni settimana un’immersione di quindici minuti per ascoltare tutte le novità europee su lavoro, salute, impresa, sostenibilità e diritto allo studio.

    Un mezzo moderno per richiamare l’attenzione dei giovani, e non solo, avvicinandoli alle istituzioni e ai temi che scandiscono la quotidianità dei cittadini europei. Agenda digitale, parità di genere, Green Deal e la risposta dell’Unione europea alla pandemia saranno alcuni dei contenuti di attualità europea su cui gli ospiti faranno chiarezza nel corso delle 14 puntate, invitando gli ascoltatori a partecipare direttamente in rete. Sarà infatti possibile inviare un messaggio vocale con domande e spunti sui canali Facebook e Instagram della Rappresentanza della Commissione europea in Italia. Chiunque può promuovere UÈ! che Podcast attraverso l’#UEchePodcast.

    Per ascoltare il podcast https://www.spreaker.com/show/ue-che-podcast

    Per restare aggiornati https://ec.europa.eu/italy/news/UEchepodcast_it

  • Il Parlamento europea approva la strategia per la parità di genere 2020-2025

    Il 21 gennaio scorso il Parlamento Europeo ha approvato con 464 voti favorevoli, 119 contrari e 93 astensioni la nuova strategia UE per la parità di genere, presentata il 5 marzo 2020 dalla Commissione europea. I parlamentari chiedono però ulteriori azioni e obiettivi specifici e vincolanti.

    Malgrado l’UE sia un leader globale nella parità di genere e abbia compiuto notevoli progressi negli ultimi decenni, la violenza e gli stereotipi di genere persistono: una donna su tre nell’UE ha subito violenze fisiche e/o sessuali. Le laureate superano numericamente i laureati, ma guadagnano in media il 16 % in meno degli uomini; le donne rappresentano appena l’8 % degli amministratori delegati nelle principali imprese dell’UE.

    Per affrontare questo problema, la strategia per la parità di genere 2020-2025 delinea le azioni principali da intraprendere nei prossimi 5 anni e si impegna a garantire che la Commissione includa una prospettiva di uguaglianza in tutti i settori di azione dell’UE. La strategia illustra il modo in cui la Commissione darà seguito alla promessa della Presidente von der Leyen di realizzare un’Europa che offra le stesse opportunità a tutti coloro che condividono le stesse aspirazioni.

    Finora nessuno Stato membro dell’UE ha realizzato la parità tra donne e uomini. I progressi sono lenti e i divari di genere persistono nel mondo del lavoro e a livello di retribuzioni, assistenza e pensioni. Per colmare questi divari e per consentire all’Europa di sviluppare il suo pieno potenziale nelle imprese, nella politica e nella società, la strategia delinea una serie di azioni fondamentali, tra cui: porre fine alla violenza e agli stereotipi di genere; garantire una parità di partecipazione e di opportunità nel mercato del lavoro, compresa la parità retributiva; e conseguire un equilibrio di genere a livello decisionale e politico.

    1. Nell’UE il 33 % delle donne ha subito violenze fisiche e/o sessuali e il 55 % ha subito molestie sessuali. Le donne in Europa devono essere libere dalla violenza e dagli stereotipi dannosi. A questo scopo la strategia invoca misure giuridiche per qualificare come reato la violenza contro le donne. La Commissione intende in particolare estendere le sfere di criminalità in cui è possibile introdurre un’armonizzazione in tutt’Europa a forme specifiche di violenza contro le donne, tra cui le molestie sessuali, gli abusi a danno delle donne e le mutilazioni genitali femminili. Proporrà inoltre una legge sui servizi digitali per chiarire quali misure si attendono dalle piattaforme per contrastare le attività illegali online, compresa la violenza online nei confronti delle donne.
    2. Le donne nell’UE guadagnano in media il 16 % in meno rispetto agli uomini e continuano a incontrare ostacoli all’accesso e alla permanenza nel mercato del lavoro. La parità di genere è una condizione essenziale per un’economia europea innovativa, competitiva e prospera. Date le sfide demografiche e le transizioni verde e digitale, aiutare le donne a trovare lavoro in settori caratterizzati da carenze di competenze, in particolare il settore tecnologico e quello dell’intelligenza artificiale, avrà un’incidenza positiva sull’economia europea. Per contrastare la disparità sul piano salariale la Commissione avvia oggi una consultazione pubblica sulla trasparenza retributiva e intende proporre misure vincolanti entro la fine del 2020. Per consentire alle donne di realizzarsi pienamente nel mercato del lavoro, la Commissione intende inoltre raddoppiare il suo impegno per mettere in atto le norme dell’UE sull’equilibrio tra vita professionale e vita privata, in modo che donne e uomini abbiano un’autentica ed uguale libertà di scelta per quanto riguarda il loro sviluppo sia sul piano personale che su quello lavorativo. La parità di genere nel mercato del lavoro, e in materia di inclusione sociale e di istruzione, continuerà a essere monitorata nell’ambito del semestre europeo.
    3. Le donne continuano a essere sottorappresentate nelle posizioni dirigenziali, fra l’altro nelle principali imprese dell’UE, in cui rappresentano solo l’8 % degli amministratori delegati. Affinché le donne possano svolgere ruoli guida anche nelle imprese, la Commissione insisterà per l’adozione della proposta del 2012 sull’equilibrio di genere nei consigli di amministrazione. Promuoverà inoltre la partecipazione delle donne all’attività politica, in particolare alle elezioni del Parlamento europeo del 2024, anche tramite finanziamenti e la condivisione delle migliori pratiche. Per dare l’esempio, la Commissione cercherà di raggiungere, nell’ambito del suo personale, un equilibrio di genere del 50 % a tutti i livelli dirigenziali entro la fine del 2024.
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