Commissione

  • La Commissione accoglie con favore l’accordo provvisorio per modernizzare le ispezioni e la sorveglianza delle navi

    La Commissione accoglie con favore l’accordo politico raggiunto tra il Parlamento europeo e il Consiglio sull’aggiornamento degli obblighi per il controllo da parte dello Stato di approdo delle navi che fanno scalo nei porti dell’UE e sugli obblighi dello Stato di bandiera per le navi mercantili registrate negli Stati membri dell’Unione.

    Per quanto riguarda la direttiva sullo Stato di bandiera, i colegislatori hanno convenuto di integrare nel diritto dell’UE le norme pertinenti dell’Organizzazione marittima internazionale (IMO) (l’International Instruments Code, o codice III). Ciò garantisce che tali norme possano essere applicate alle navi battenti bandiera di uno Stato membro dell’UE. Gli Stati membri dovranno inoltre effettuare ogni anno un numero concordato di ispezioni dello Stato di bandiera e provvedere alla digitalizzazione dei certificati statutari delle proprie navi, il che a sua volta faciliterà le ispezioni da parte dello Stato di approdo.

    L’accordo sul controllo da parte dello Stato di approdo allineerà il diritto dell’UE all’IMO e al Memorandum d’intesa di Parigi relativo al controllo delle navi da parte dello Stato d’approdo in merito agli obblighi relativi all’organizzazione e all’esecuzione dei controlli da parte dello Stato di approdo. Gli Stati membri hanno inoltre convenuto di istituire un regime volontario di controllo da parte dello Stato di approdo per i pescherecci più grandi e di aumentare l’importanza dei requisiti ambientali del controllo da parte dello Stato di approdo, adeguando il profilo di rischio della nave utilizzato per selezionare le navi da ispezionare. La direttiva riveduta prevede anche certificati navali elettronici, che consentiranno agli ispettori di prepararsi meglio prima delle ispezioni e di concentrarsi sulla conformità delle navi alle norme applicabili, piuttosto che su un riesame dei documenti una volta a bordo.

    I controlli da parte dello Stato di bandiera e da parte dello Stato di approdo sono strumenti importanti per un’ampia gamma di questioni relative al trasporto marittimo, quali la sicurezza marittima, la protezione dell’ambiente e le condizioni di lavoro a bordo.

    A seguito dell’accordo politico di ieri, ora i testi definitivi devono essere adottati formalmente. Una volta completato tale processo da parte del Parlamento europeo e del Consiglio, le nuove norme saranno pubblicate nella Gazzetta ufficiale dell’Unione europea ed entreranno in vigore dopo 20 giorni. Gli Stati membri disporranno di 30 mesi per recepire le direttive nel diritto nazionale.

  • La Commissione investe oltre 233 milioni di euro in progetti strategici per l’ambiente e il clima in tutta Europa

    La Commissione investirà oltre 233 milioni di euro in 12 nuovi progetti strategici in tutta Europa, a titolo del programma LIFE, allo scopo di sostenere l’attuazione delle ambizioni dell’UE sul piano ambientale e climatico nell’ambito del Green Deal europeo. Tali progetti strategici dovrebbero mobilitare importanti finanziamenti aggiuntivi provenienti da altre fonti dell’UE, tra cui i fondi agricoli, strutturali, regionali e per la ricerca, oltre che dai governi nazionali e dal settore privato.

    I finanziamenti concessi a questi 12 progetti strategici favoriranno il raggiungimento degli obiettivi nazionali sul piano ambientale e climatico di Bulgaria, Cechia, Irlanda, Spagna, Francia, Italia, Lituania, Austria, Polonia e Finlandia, oltre ad aumentare il contributo di questi paesi alla transizione ecologica dell’UE.

    Sono stati selezionati anche altri sei progetti per promuovere la natura e la biodiversità. Nell’ Italia settentrionale LIFE NatConnect2030 intraprenderà azioni in oltre 500 siti per migliorare la biodiversità e rafforzare i corridoi ecologici.

  • La relazione degli esperti sulla politica di coesione propone modalità per amplificarne l’efficacia e l’influenza future

    Perché la politica di coesione è fondamentale per il futuro dell’Europa? Cosa fa la politica di coesione e cosa dovrebbe fare? In che modo la politica di coesione può svolgere meglio la sua missione di coesione economica, sociale e territoriale nel contesto della transizione verde e digitale e dei cambiamenti demografici? Sono le tre questioni chiave per riflettere sul futuro della politica di coesione dopo il 2027 che il gruppo indipendente di esperti ad alto livello sul futuro della politica di coesione ha presentato nella sua relazione. Il documento valuta il funzionamento della politica di coesione e contiene raccomandazioni su come garantire che la politica continui a promuovere la prosperità e la convergenza in tutta l’UE.

    Tali raccomandazioni andranno ad aggiungersi alle riflessioni in corso e al corpus di pareri di molte parti interessate e istituzioni sul futuro della politica di coesione.

    Istituito dalla commissaria europea per la Coesione e le riforme Elisa Ferreira, il gruppo, indipendente dalla Commissione, ha esaminato le modalità per garantire che la politica di coesione continui a sostenere la crescita e la ripresa in tutte le regioni d’Europa, realizzando nel contempo la transizione verde e digitale e aiutando le regioni ad adattarsi alle sfide demografiche, industriali e geopolitiche in corso.

    La relazione è il risultato di un intenso lavoro svolto dal gruppo nel corso dello scorso anno, arricchito da contributi accademici, documenti di input preparati dalla Commissione e presentazioni di diverse parti interessate.

    Per il gruppo la politica di coesione dovrebbe essere maggiormente basata sul territorio, con investimenti orientati al futuro adattati ai punti di forza, alle sfide e alle esigenze unici di ciascuna regione; promuovere un approccio olistico alla politica sociale investendo maggiormente nello sviluppo del capitale umano e nell’integrazione sociale per prevenire e ridurre le disuguaglianze in tutti i territori; sfruttare le capacità locali e il potenziale per sviluppare future opportunità di crescita inclusiva e sostenibile attraverso la diversificazione e la collaborazione; costruire migliori istituzioni nazionali e regionali mettendo lo sviluppo di capacità e l’innovazione sullo stesso piano degli investimenti nelle infrastrutture e nel capitale produttivo; elaborare strategie di sviluppo più efficaci e inclusive utilizzando i principi di un partenariato forte e di una gestione condivisa, riunendo le parti interessate dei diversi livelli di governo e della società civile; collegare le regioni per sfruttare le opportunità globali e realizzare un’innovazione più sostenibile e resiliente; diventare maggiormente basato sulle prestazioni, combinando questo approccio con la sua dimensione territoriale; essere meglio integrati nel sistema di governance economica; razionalizzare le proprie procedure amministrative e adottare approcci più efficienti e di facile utilizzo per semplificare i processi;  continuare a concentrarsi sulla sua missione originaria di promuovere lo sviluppo sostenibile e stimolare la competitività, mantenendo nel contempo la flessibilità necessaria per affrontare le sfide urgenti.

  • L’insostenibilità economico-ambientale

    Qualsiasi esito di una strategia si basa sulla valutazione del pieno o parziale raggiungimento dell’obiettivo indicato anche in ragione dei costi sostenuti per il suo conseguimento, il tutto inserito in un contesto temporale.

    Questo principio vale soprattutto nella considerazione di una strategia economica all’interno di una macro area come l’Unione Europea, la quale si confronta con le dinamiche di un mercato sempre più globale.

    Ogni obiettivo strategico la cui valutazione si basi su parametri diversi, determina inevitabilmente l’ingresso di un ipotetico fattore ideologico come termine di riferimento. Ed è esattamente quello che sta accadendo in Europa con il settore Automotive.

    Da anni tanto a livello europeo quanto nazionale l’automobile rappresenta il nemico pubblico espressione anche di un becero individualismo e quindi da combattere non solo per l’inquinamento ma anche sulla base di valutazioni prettamente etiche.

    In questo senso si può interpretare la virata della Commissione europea la quale ha individuato nell’articolato mondo dell’Automotive il primo vero responsabile del cambiamento climatico quando invece questo rappresenta solo l’1% delle già risibili emissioni dell’Unione Europea che rappresentano il 6,7/7 % del totale delle emissioni europee.

    Inoltre questi cambiamenti climatici probabilmente possono ritenersi conseguenza non tanto dell’attuale livello di emissioni quanto di quelle dei decenni precedenti in quanto le automobili hanno ridotto negli ultimi vent’anni di oltre il 92% le proprie emissioni.

    Di conseguenza si considera legittimo ed assolutamente proficuo cercare di ridurre l’1% dell’inquinamento attribuibile all’automobile, un settore che rappresenta il 6,7% della occupazione europea.

    Contemporaneamente si rinuncia, sempre e solo sulla base di parametri ideologici, ad oltre il 7% del PIL e a 396 miliardi di tasse che il settore, nel suo complesso, versa nelle casse delle Nazioni e della stessa Unione Europea.

    Non paghi della apocalisse prossima ventura gli esperti di economia ambientalista sostengono come il supporto fiscale assicurato dal settore Automotive dovrebbe venire caricato alle società petrolifere, un delirio la cui sola idea creerebbe un tracollo finanziario molto simile a quello del ’29 e che non risparmierebbe alcun settore.

    La stessa crisi di Volkswagen, la quale ora si vede costretta a tagliare il 10% del proprio personale a causa degli avventati investimenti nell’auto elettrica come espressione della propria strategia speculativa che aveva adottato il delirio ambientalista della Commissione, ne rappresenta una pericolosa anteprima.

    In altre parole, quando pretendi di combattere l’1% di emissioni di un complessivo 6,7% dell’inquinamento attribuibile all’Europa, sacrificando scientemente il 7% del PIL espressione di un know how frutto di decenni di investimenti industriali e professionali, quando pretendi di lasciare senza lavoro oltre il 6,7% degli occupati assicurati dal settore Automotive e rinunciando a 394 miliardi di tasse, in più utilizzando le risorse fiscali per incentivare automobili made in China prodotte con l’energia assicurata dalle centrali al carbone a fortissimo impatto ambientale, allora è necessario assumersi le responsabilità del proprio delirio di fronte ai lavoratori ed ai cittadini europei.

    (*) https://amp24.ilsole24ore.com/pagina/AE8MlslB

  • La Commissione esige che sia posta fine alla pratica delle mutilazioni genitali femminili in tutto il mondo

    In occasione della Giornata internazionale della tolleranza zero contro le mutilazioni genitali femminili, in programma il 6 febbraio 2024, la Commissione europea e l’Alto rappresentante/vicepresidente hanno ribadito il forte impegno dell’UE per porre fine alla pratica delle mutilazioni genitali femminili in tutto il mondo.

    “Le mutilazioni genitali femminili sono una violazione dei diritti umani e una grave forma di violenza contro le ragazze e le donne. È bene essere chiari: queste pratiche non hanno alcun motivo medico. Mettono a rischio la vita delle ragazze, violano i loro diritti umani e provocano traumi fisici e psicologici duraturi. Non vi è giustificazione di sorta per le mutilazioni genitali femminili.

    Le comunità, i governi, le organizzazioni e i partner internazionali fanno fronte comune per proteggere i diritti umani, la dignità e la salute delle donne e delle ragazze. L’Unione europea continuerà a collaborare con i partner internazionali per mettere in atto un approccio all’insegna della tolleranza zero contro le mutilazioni genitali femminili e lottare per un mondo in cui nessuna ragazza e nessuna donna subisca una forma di violenza qualsiasi.

    Lo scorso anno l’Unione europea ha ratificato la Convenzione di Istanbul che costituisce un passo fondamentale per stigmatizzare la violenza contro le donne come una violazione dei diritti umani. Un altro passo importante consisterà nel sancire nel diritto dell’UE l’obbligo di perseguire penalmente le mutilazioni genitali femminili. Al riguardo stiamo lavorando a norme specifiche che faranno parte di un quadro giuridico più ampio per combattere tutte le forme di violenza contro le donne. Nella nostra proposta mirante a prevenire e combattere la violenza contro le donne e la violenza domestica, suggeriamo di perseguire penalmente la mutilazione genitale femminile in quanto reato a sé stante. La proposta è attualmente in fase di negoziazione.  Stiamo anche preparando una raccomandazione su come prevenire tutte le pratiche dannose contro le donne e le ragazze. In Europa e nel mondo, le donne e le ragazze non devono più essere costrette a subire le mutilazioni genitali femminili o qualsiasi altra forma di violenza”.

    Secondo la definizione dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms), le mutilazioni genitali femminili (Mgf) comprendono tutte le pratiche che comportano la rimozione parziale o totale degli organi genitali esterni della donna o altre pratiche lesive degli organi genitali femminili non dovute a motivi medici. Si tratta di una forma di violenza contro le donne e le ragazze che comporta gravi conseguenze fisiche e psicologiche permanenti. Le stime ci dicono che in ben 17 paesi europei 190 000 ragazze sono a rischio di mutilazioni genitali e che, nel nostro continente, 600 000 donne sono costrette a viverne le conseguenze. Ogni anno almeno 20 000 donne e bambine arrivano in Europa come richiedenti asilo da paesi in cui vi è il rischio di mutilazioni genitali femminili.

    La Commissione europea è fortemente impegnata per porre fine a tutte le forme di violenza di genere, comprese le mutilazioni genitali femminili, sia all’interno che all’esterno dell’UE, come sottolineato nel piano d’azione dell’UE per i diritti umani e la democrazia 2020-2024, nella strategia dell’UE per la parità di genere 2020-2025, nel piano d’azione dell’UE sulla parità di genere III e nella strategia dell’UE sui diritti dei minori, che mira a porre fine alla violenza contro i minori. In linea con queste politiche e con il nostro impegno a porre fine alle mutilazioni genitali femminili in Europa e nel mondo, sosteniamo le vittime, le loro famiglie e le comunità colpite oltre che gli esperti e i responsabili politici e cooperiamo con loro.

    La convenzione del Consiglio d’Europa sulla prevenzione e la lotta contro la violenza nei confronti delle donne e la violenza domestica, la cosiddetta convenzione di Istanbul, prevede l’obbligo di perseguire penalmente le mutilazioni genitali femminili. La convenzione è stata firmata da tutti gli Stati membri dell’Ue e, ad oggi, è stata ratificata da 22 di essi. È entrata in vigore il 1° ottobre 2023. Con l’adesione alla convenzione, l’UE è vincolata da norme ambiziose ed esaustive per prevenire e combattere la violenza contro le donne e la violenza domestica per quanto riguarda gli ambiti della cooperazione giudiziaria in materia penale, dell’asilo e del non respingimento, oltre che la sua amministrazione pubblica.

    Nel marzo 2022 la Commissione ha presentato una proposta per prevenire e combattere la violenza contro le donne e la violenza domestica che qualifica la mutilazione genitale femminile come reato a sé stante. La proposta è attualmente in fase di negoziazione. Nel 2024 la Commissione adotterà inoltre una raccomandazione specifica sulla prevenzione e la lotta contro le pratiche lesive a danno delle donne e delle ragazze, comprese le mutilazioni genitali femminili. Nella raccomandazione sono suggerite anche azioni specifiche rivolte agli Stati membri ed è proposto un sostegno supplementare e specializzato per la protezione delle vittime di pratiche dannose come le mutilazioni genitali femminili.

    Il programma della Commissione Cittadini, uguaglianza, diritti e valori (Cerv) offre finanziamenti per progetti volti a contrastare la violenza di genere, comprese le mutilazioni genitali femminili. Nel novembre 2023 la Commissione ha pubblicato un nuovo invito a presentare proposte per prevenire e combattere la violenza di genere. I progetti possono essere presentati fino al 24 aprile 2024. Le pratiche dannose sono tra le priorità dell’invito e comprendono le mutilazioni genitali femminili, le mutilazioni genitali intersessuali, l’aborto forzato, la sterilizzazione forzata, i matrimoni infantili e i matrimoni forzati e i delitti d’onore.

    Anche la Convenzione delle Nazioni Unite del 1989 sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza, di cui tutti gli Stati membri dell’UE sono parti contraenti, condanna la violenza contro i minori. Nel 2021 la Commissione ha adottato la strategia dell’Ue sui diritti dei minori volta a rafforzare l’impegno dell’Unione per proteggere le bambine e le ragazze dalle mutilazioni genitali femminili negli Stati membri dell’UE a livello mondiale; la strategia evidenzia inoltre il ruolo che l’istruzione, la sensibilizzazione e le misure giuridiche svolgono per eliminare la pratica delle mutilazioni genitali femminili attraverso azioni e raccomandazioni concrete volte a por fine a tutte le forme di violenza contro i minori.

    Nel contesto dell’azione esterna e della cooperazione allo sviluppo, l’eliminazione delle mutilazioni genitali femminili continua a essere un’azione fondamentale del piano d’azione dell’UE per i diritti umani e la democrazia 2020-2024 e del piano d’azione dell’UE sulla parità di genere 2021-2025, come testimoniato da dialoghi politici e azioni concrete.  Dal 2016 l’UE e i suoi Stati membri sono tra i principali donatori del programma congiunto UNFPA/UNICEF per l’eliminazione delle mutilazioni genitali femminili con un contributo totale di 18,5 milioni di €. L’UE ha contribuito con 60 milioni di EUR all’iniziativa Team Europa sulla salute e i diritti sessuali e riproduttivi in Africa e con 23,5 milioni di EUR al programma regionale per l’Africa dell’iniziativa Spotlight che combatte in 18 paesi partner la violenza di genere, comprese le mutilazioni genitali femminili.

    L’UE cerca di trasformare le norme sociali e di genere collaborando con uomini e ragazzi, un aspetto fondamentale per porre fine alle mutilazioni genitali femminili e ai matrimoni infantili. Fino al 2023 più di 6 milioni di ragazzi e uomini hanno partecipato in sessioni di dialogo ed educative miranti a rafforzare la mascolinità positiva e l’impegno degli uomini per prevenire le pratiche dannose e conferire autonomia alle ragazze, con l’aiuto di quasi 900 000 leader religiosi, tradizionali o comunitari, mobilitati nel quadro del programma.

  • In arrivo dalla Commissione UE 551,2 milioni di euro come prefinanziamento REPowerEU

    La Commissione ha erogato all’Italia 551,2 milioni di euro a titolo di prefinanziamento relativi ai fondi REPowerEU nell’ambito del dispositivo per la ripresa e la resilienza (RRF).

    Tale prefinanziamento contribuirà ad avviare l’attuazione delle principali misure di investimento e riforma delineate in ciascun capitolo dedicato al piano REPowerEU. Ciò accelererà gli obiettivi di REPowerEU in materia di risparmio energetico, produzione di energia pulita e diversificazione dell’approvvigionamento energetico, al fine di rendere l’Europa indipendente dai combustibili fossili russi alla luce dell’invasione russa dell’Ucraina.

  • Giornata internazionale dell’istruzione, Borrell: “L’istruzione permette ai singoli e alle società di prepararsi a cogliere le sfide e le opportunità del XXI secolo”

    L’istruzione e l’apprendimento lungo tutto l’arco della vita sono essenziali per conseguire uno sviluppo giusto e sostenibile e contrastare le disuguaglianze attraverso il dialogo, la solidarietà, la comprensione reciproca e la cooperazione, una governance inclusiva, democratica e partecipativa e la parità di genere. Sono fondamentali al tempo stesso per proteggere, sostenere e costruire la pace”. Sono le parole che l’Alto rappresentante/Vicepresidente della Commissione europea Josep Borrell ha espresso in vista della Giornata internazionale dell’istruzione che si celebra il 24 marzo. “L’istruzione – continua – permette ai singoli e alle società di sopravvivere e prosperare e di prepararsi a cogliere le sfide e le opportunità del XXI secolo. Insieme alle arti e alla cultura, amplia gli orizzonti, consentendo ai cittadini, in particolare ai giovani, di immaginare, promuovere e costruire futuri diversi”. Ed aggiunge: “Continueremo in particolare ad adoperarci per consentire a tutti i minori e a tutti i giovani, chiunque siano e ovunque si trovino, di accedere all’istruzione, sulla base degli impegni assunti nell’ambito dell’Anno europeo dei giovani 2022. L’UE promuove inoltre l’apprendimento lungo tutto l’arco della vita per tutti, in linea con l’Anno europeo delle competenze 2023”.  Sottolineando l’importanza che hanno avuto e continuano ad avere progetti come Erasmus+ e DEAR, Borrell afferma come all’interno dell’UE si persegua l’opera di costruzione dello spazio europeo dell’istruzione: “L’iniziativa, che riunisce i 27 Stati membri, mira a creare sistemi universali di istruzione e formazione più resilienti, inclusivi e orientati al futuro, in una prospettiva di apprendimento lungo tutto l’arco della vita. L’istruzione permette ai singoli e alle società di sopravvivere e prosperare e di prepararsi a cogliere le sfide e le opportunità del XXI secolo”.

    L’accesso all’istruzione è un diritto umano fondamentale. Nel mondo, tuttavia, oltre 250 milioni di minori e giovani non sono scolarizzati e la maggior parte di coloro che frequentano la scuola non acquisisce competenze di base come la lettura e la scrittura. Occorrono altri 44 milioni di insegnanti qualificati per conseguire l’istruzione primaria e secondaria universale entro il 2030.  L’UE ha aumentato gli investimenti esterni nell’istruzione e si conferma pronta a cooperare da vicino con i paesi partner che rispetteranno i propri impegni. Le istituzioni e gli Stati membri dell’UE forniscono, insieme, più della metà di tutti gli aiuti all’istruzione a livello mondiale, sostenendo il settore in oltre 100 paesi.

    Nel periodo 2021-2027 la Commissione europea destinerà all’istruzione almeno il 10% del proprio bilancio a favore dei partenariati internazionali con l’Africa, l’America latina e i Caraibi, l’Asia e il Pacifico. Nel solo 2023 il sostegno dell’UE è stato di oltre 162 milioni di euro.

  • Dall’UE 5 milioni di euro a sostegno delle traduzioni letterarie e della promozione dei libri

    La Commissione ha pubblicato l’invito a presentare proposte  2024 per la circolazione delle opere letterarie europee nell’ambito del programma Europa creativa. Sostenuta da un bilancio di 5 milioni di euro, questa iniziativa mira a facilitare la traduzione, la pubblicazione, la distribuzione e la promozione di vari generi di opere letterarie europee, tra cui romanzi, poesie e fumetti, attraverso circa 40 progetti.

    Nel 2024 l’invito continuerà a sostenere l’Ucraina nel campo dell’editoria, consentendo la pubblicazione di opere letterarie in lingua ucraina scritte da rifugiati e sfollati.

    I soggetti ammissibili, indipendentemente dal fatto che si candidino singolarmente o nell’ambito di un consorzio, sono invitati a elaborare strategie editoriali e promozionali complete per progetti che comportino almeno cinque opere letterarie ammissibili, tradotte da e verso le lingue ammissibili.

    Le dimensioni dei progetti finanziati variano da progetti su piccola scala (fino a 10 libri, 100 000 euro) a progetti su media scala (fino a 20 libri, 200 000 euro) fino a progetti su larga scala (almeno 21 libri, 300 000 euro). I progetti devono rispettare le condizioni generali di ammissibilità e comprendere almeno cinque traduzioni. Il termine ultimo per l’iscrizione è il 16 aprile 2024. Per ottenere informazioni consultare la pagina dell’invito sul portale “Finanziamenti e appalti” dell’UE.

  • Arrivano le norme europee per disciplinare l’intelligenza artificiale

    I grandi provider di intelligenza artificiale come Google, Meta o Microsoft dovranno garantire e certificare qualità e trasparenza di algoritmi e dati, altrimenti non potranno operare nella Ue. L’Unione europea ha infatti adottato l’AI Act, la prima legge al mondo che prova a indirizzare lo sviluppo dell’intelligenza artificiale regolamentandone l’uso all’interno della stessa nell’Ue attraverso poteri di applicazione a livello europeo oltre ad estendere obblighi e divieti.

    Il testo sul quale la Commissione di Ursula von der Leyen ha ottenuto il sì di Parlamento e Consiglio nella notte tra l’8 e il 9 dicembre, dopo un intenso negoziato durato 36 ore ha dovuto fare i conti con due spinte opposte: gli europarlamentari volevano ottenere regole più restrittive, i governi del Consiglio chiedevano maggiori margini di manovra, sia nel campo della sicurezza che nell’ambito propriamente industriale ed economico. L’accordo provvisorio chiarisce che il nuovo regolamento non si applica ad aree al di fuori del campo di applicazione del diritto dell’Unione.

    Il semaforo verde è arrivato dopo che sono stati risolti gli ultimi due problemi, ovvero le normative sull’uso delle tecnologie di identificazione biometrica e i limiti ai sistemi di intelligenza artificiale come ChatGPT. L’identificazione biometrica sarà consentita solo in circostanze specifiche, mentre i “foundation models”, le potenti infrastrutture alla base dei prodotti di intelligenza artificiale generativa, dovranno rispettare criteri di trasparenza per essere introdotti sul mercato. Verranno imposte regole a tutti per garantire la qualità dei dati utilizzati nello sviluppo degli algoritmi e per verificare che non violino la legislazione sul copyright. Gli sviluppatori dovranno inoltre garantire che i suoni, le immagini e i testi prodotti siano chiaramente identificati come artificiali attraverso la cosiddetta filigrana digitale (watermarking), la stringa che avverte sui contenuti creati dall’AI. L’immagine del Papa con il piumino, per citare una celebre immagine fake, potrà arrivare sui nostri device solo con la barra che ci avvisa che si tratta di un’invenzione dell’AI.

    Il riconoscimento facciale attraverso telecamere biometriche sarà dunque consentito solo in tre casi: evidente minaccia di terrorismo, ricerca di vittime, indagini per omicidio e stupro. L’identificazione biometrica post-remoto, come spiegato in una nota del Parlamento europeo, sarà utilizzata esclusivamente per la ricerca mirata di una persona condannata o sospettata di aver commesso un reato grave. I sistemi di identificazione biometrica in tempo reale, come indicato nella nota, devono conformarsi a condizioni rigorose e il loro utilizzo deve essere limitato nel tempo e nello spazio per: ricerche mirate di vittime (rapimento, traffico, sfruttamento sessuale), prevenzione di minacce terroristiche specifiche e attuali, localizzazione o identificazione di una persona sospettata di aver commesso uno dei reati specifici menzionati nel regolamento (tra cui terrorismo, traffico di esseri umani, omicidio, stupro). La lista delle proibizioni include i sistemi di categorizzazione biometrica che utilizzano caratteristiche sensibili, come le convinzioni politiche, religiose e la razza; la raccolta non mirata di immagini del volto da Internet o da filmati di telecamere a circuito chiuso per creare database di riconoscimento facciale; il riconoscimento delle emozioni sul posto di lavoro e nelle scuole; il social scoring; le tecniche manipolative; l’intelligenza artificiale utilizzata per sfruttare le vulnerabilità delle persone.
    Alle società big tech in particolare sarà richiesta una certificazione sugli algoritmi che dovranno essere ripuliti dai pregiudizi e sui dati che dovranno avere una conformità ambientale e di sicurezza.

    E, ancora, nell’accordo viene garantita una migliore protezione dei diritti attraverso l’obbligo per chi impiega sistemi di intelligenza artificiale ad alto rischio di condurre una valutazione d’impatto. In questa categoria rientrano anche i sistemi di intelligenza artificiale utilizzati per influenzare l’esito delle elezioni e il comportamento degli elettori. I cittadini avranno il diritto di presentare reclami sui sistemi di intelligenza artificiale e di ricevere spiegazioni sulle decisioni basate su sistemi di intelligenza artificiale ad alto rischio che influenzano i loro diritti.

    Un punto chiave riguarda i limiti imposti ai sistemi di intelligenza artificiale generale e, in particolare, a quelli ad alto impatto con rischio sistemico, per i quali sono previsti obblighi più rigorosi, dalla valutazione del modello alla valutazione e mitigazione dei rischi sistemici, fino alla protezione della sicurezza informatica.
    A questo proposito è stato istituito un AI Office a Bruxelles, con un proprio budget e con il compito di raccordo e supervisione. Ma anche i singoli Paesi sono chiamati a dar vita a un’Authority indipendente oppure ad affidare la vigilanza sull’artificial intelligence (AI) a un’autorità già esistente.

    Il testo include anche misure a sostegno dell’innovazione e delle PMI e un regime di sanzioni, con multe che variano da 35 milioni di euro o il 7% del fatturato globale a 7,5 milioni o l’1,5% del fatturato, a seconda della violazione e delle dimensioni dell’azienda.

    Il voto finale sul testo di legge è atteso a inizio febbraio 2024. Da quel momento sono previste le fasi sperimentali che prevedono anche l’adesione volontaria delle imprese alle nuove regole che entreranno in vigore in tempi scaglionati per essere completamente a regime nel 2025.

    Il commissario europeo al Mercato Interno, Thierry Breton, ha commentato: “Storico! L’UE diventa il primo continente a stabilire regole chiare per l’uso dell’IA. L’AI Act è molto più di un regolamento: è un trampolino di lancio per startup e ricercatori dell’UE per guidare la corsa globale all’intelligenza artificiale”, ha scritto Breton in un post su X, aggiungendo: “Il meglio deve ancora venire!”. “Accogliamo positivamente i progressi compiuti in molti campi, ma restiamo preoccupati da un approccio a due livelli che provocherà significativa incertezza giuridica. Siamo inoltre delusi dal divieto di categorizzazione biometrica, che ostacolerà molti usi commerciali dell’intelligenza artificiale, vantaggiosi e a basso rischio”, ha ribattuto Marco Leto Barone, dell’Information Technology Industry Council.

    Dubbi sono però emersi anche dal versante opposto. Critica è stata la European Consumers Organization: “I sistemi di intelligenza artificiale in grado di identificare e analizzare i sentimenti dei consumatori saranno ancora consentiti, il che è molto preoccupante visto quanto sono invasivi e imprecisi. Inoltre, i modelli alla base di sistemi come Chat-GPT, che possono essere integrati in un’ampia gamma di servizi, non saranno sufficientemente regolamentati”.

  • Dall’UE il primo regolamento europeo sul benessere dei cani e dei gatti

    La criminalità organizzata continua il suo business anche con il traffico illegale di cani e gatti e la Commissione Europea denuncia che dal luglio 2022 a luglio 2023, attraverso la cooperazione tra gli Stati, sono state scoperte diverse illegalità che hanno già portato ad avviare 35 procedimenti giudiziari.

    Come già abbiamo scritto sul Patto la pubblicità on line e l’uso scorretto dei social ha consentito e consente ai criminali di contattare facilmente il vasto pubblico di coloro che cercano un animale da compagnia.

    I paesi dai quali provengono di più gli animali illegali sono Romania e Bulgaria per l’Europa e Russia, Serbia, Bielorussia e Turchia per fuori Europa.

    Gli animali viaggiano in pessime condizioni ed in età troppo giovane e molti cuccioli arrivano a destinazione gravemente ammalati e forniti di documenti falsi, si traffica anche in falsi timbri, microchip e documenti contraffatti come i passaporti sanitari.

    La Commissione ritiene urgente affrontare il problema con un sistema multiforme e cioè leggi più idonee, maggiori controlli, collaborazione tra le diverse autorità giudiziarie e sanzioni più severe in tutti i paesi dell’Unione.

    Certamente la riforma dell’Unione doganale, proposta nel maggio del 2023 ma ancora non entrata in funzione, contribuirà a controlli più attenti e mirati alle frontiere.

    I diversi sistemi infatti non aiutano la piena collaborazione tra Stati, mentre in Italia i servizi veterinari collaborano attivamente con la polizia in altri paesi i veterinari hanno rapporti con le autorità doganali o le associazioni non governative, comunque la cooperazione, che ha preso avvio nel luglio 2022, ha già dato i primi evidenti risultati.

    La Commissione europea, per debellare il traffico illegale di animali, propone varie iniziative.

    Tutti i cani e i gatti prima di essere venduti dovranno essere identificati e dotati di microchip per essere registrati e così consentire agli acquirenti di verificare che siano state rispettate le norme europee per l’allevamento ed il trasporto. Gli allevamenti devono essere riconosciuti, i venditori dovranno dimostrare che le norme siano rispettate e fornire tutte le informazioni agli acquirenti.

    La Commissione ha anche chiesto agli Stati membri di prevedere sanzioni adeguate per i trasgressori.

    L’obiettivo è di arrivare ad una tracciabilità europea dei cani e dei gatti e delle attività che si occupano del loro commercio.

    I problemi restano molti non solo perché non si riesce ad effettuare un controllo su quanto avviene via internet, infatti spesso la commercializzazione è fatta sotto mentite spoglie e non viene registrata nel sistema Traces, ma anche perché le norme di identificazione degli animali, attraverso i microchip, sono diverse tra paese e paese, addirittura in Italia non c’è ancora un registro nazionale per verificare i cani o i gatti chippati nelle diverse regioni.

    Un passo, avanti, per sconfiggere uno dei business della criminalità organizzata, è stato fatto ma vi è ancora molto da fare e ci auguriamo che tutti gli Stati si mettano al passo per sconfiggere una piaga che porta sofferenze agli animali, danni morali ed economici agli acquirenti e un fiume di denaro sporco ai criminali.

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