Commissione

  • Dalla Commissione 6 miliardi di euro all’Italia per l’idrogeno rinnovabile

    La Commissione europea ha approvato, ai sensi delle norme UE sugli aiuti di Stato, un regime italiano dell’importo di 6 miliardi di euro per sostenere la produzione di idrogeno rinnovabile per i settori dei trasporti e dell’industria. Il regime contribuirà allo sviluppo della capacità di produzione di idrogeno rinnovabile in linea con gli obiettivi della strategia dell’UE per l’idrogeno e del patto per l’industria pulita.

    L’aiuto assumerà la forma di contratti bidirezionali per differenza e durerà fino al 31 dicembre 2029.

    La Commissione ha ritenuto che l’aiuto sia necessario e adeguato per agevolare la produzione di idrogeno rinnovabile ai fini della decarbonizzazione dei settori dei trasporti e dell’industria. La Commissione ha inoltre concluso che l’aiuto ha un effetto di incentivazione, è proporzionato e produrrà effetti positivi, in particolare sull’ambiente, che superano gli effetti negativi sulla concorrenza

  • Misure per garantire il rispetto delle norme sulla di protezione dei minori previste dal regolamento sui servizi digitali

    La Commissione europea ha adottato due misure di esecuzione a norma del regolamento sui servizi digitali, in particolare ha avviato un procedimento formale per verificare se Snapchat stia garantendo un elevato livello di sicurezza, tutela della vita privata e protezione dei minori online, conformemente al regolamento sui servizi digitali.

    La Commissione europea ha inoltre constatato in via preliminare che Pornhub, Stripchat, XNXX e XVideos violano il regolamento sui servizi digitali per non aver protetto i minori dall’esposizione a contenuti pornografici sui loro servizi.

  • Indagine della Commissione e delle autorità per la tutela dei consumatori: un operatore online su tre indica in modo scorretto gli sconti online durante il “Black Friday” e il “Cyber Monday”

    La Commissione europea e le autorità per la tutela dei consumatori di 23 Stati membri, nonché di Islanda e Norvegia, hanno pubblicato i risultati di un’indagine a tappeto sugli sconti online praticati durante le campagne di vendita scontata del “Black Friday” e del “Cyber Monday”. Le indagini a tappeto sono state coordinate dalla Commissione europea e condotte simultaneamente dalle autorità responsabili dell’esecuzione della normativa. L’obiettivo era valutare se gli sconti e le pratiche di fissazione dei prezzi durante le principali campagne di vendita, come appunto il “Black Friday” e il “Cyber Monday”, fossero conformi al diritto dell’UE in materia di tutela dei consumatori.

    Le autorità per la tutela dei consumatori hanno controllato 314 operatori commerciali online e hanno riscontrato che il 30% indicava in modo errato gli sconti durante tali vendite. Ai sensi della direttiva sull’indicazione dei prezzi, quando un’impresa annuncia uno sconto, il prezzo di riferimento deve essere infatti il prezzo più basso applicato negli ultimi 30 giorni.

  • La globalizzazione non si arresta: accordo liberista tra Unione europea e Australia

    L’accordo di libero scambio tra Unione europea e Australia, firmato a Canberra tra la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen e il primo ministro Anthony Albanese, rappresenta una nuova mossa nella politica commerciale europea verso l’area dell’Indo-Pacifico dopo la recente intesa raggiunta con l’India. L’accordo chiude un negoziato lungo e accidentato, avviato oltre un decennio fa e arenatosi nel 2023 soprattutto sulle quote agricole, in particolare quelle relative alla carne bovina. Il suo sblocco arriva però in un contesto profondamente diverso: da un lato le tensioni geopolitiche e commerciali globali, dall’altro la necessità per entrambe le parti di ridurre le dipendenze strategiche e rendere le catene di approvvigionamento più sicure e prevedibili. Dal punto di vista europeo, il beneficio più evidente è l’accesso facilitato a un Paese che è al tempo stesso partner politico affine e grande potenza mineraria. Nelle dichiarazioni congiunte alla stampa rilasciate a Canberra, von der Leyen e Albanese hanno sottolineato che l’accordo “rafforzerà il commercio e gli investimenti bilaterali, sosterrà la crescita economica e rafforzerà l’impegno condiviso per un commercio aperto e basato su regole”. Per Bruxelles il punto strategico è soprattutto uno: le materie prime critiche. L’Australia è un produttore centrale di litio, terre rare e altri minerali essenziali per batterie, transizione energetica, difesa e industria digitale. La presidente della Commissione ha insistito su questo aspetto già nei suoi interventi pubblici a Canberra, spiegando che l’obiettivo dell’Ue è ridurre le dipendenze e costruire catene del valore più resilienti con partner affidabili.

    I contenuti economici dell’intesa sono ampi. Quasi tutti i dazi sulle esportazioni europee verso l’Australia saranno eliminati, con l’eccezione di alcune categorie specifiche, e gli esportatori europei risparmieranno circa un miliardo di euro l’anno in dazi. La Commissione e il governo australiano presentano il patto come un accordo capace di abbattere le barriere tariffarie e non tariffarie, facilitare gli investimenti, aprire nuovi spazi nei servizi e consolidare la cooperazione su minerali critici e idrogeno. Per l’Unione europea significa soprattutto un maggiore accesso per macchinari, prodotti chimici, apparecchiature di trasporto, veicoli e beni industriali ad alto valore aggiunto; per l’Australia, invece, un accesso più stabile e regolato a un mercato di circa 450 milioni di consumatori. Von der Leyen ha presentato l’accordo come parte di una più ampia strategia geopolitica europea nell’Indo-Pacifico. Accanto al capitolo commerciale, la leader europea ha indicato tre direttrici di avanzamento nei rapporti con Canberra: commercio, sicurezza e difesa, ricerca. Nelle sue dichiarazioni a Canberra ha detto che “i tre ambiti su cui stiamo avanzando” sono appunto “il commercio, dove porteremo l’accordo di libero scambio al traguardo”, il partenariato di sicurezza e difesa e i negoziati per l’associazione australiana a Horizon Europe. Il messaggio politico è chiaro: l’Ue non guarda più all’Australia soltanto come sbocco commerciale, ma come partner stabile in un’area cruciale per il futuro degli equilibri globali.

    Per l’Australia, l’intesa ha anche una forte valenza di diversificazione strategica. Albanese l’ha definita “un risultato che capita una volta per generazione” e “un momento decisivo” nelle relazioni con l’Europa, aggiungendo che l’accordo “creerà posti di lavoro e prosperità per le generazioni a venire”. Il primo ministro ha insistito sul fatto che si tratta di “un accordo con la seconda economia mondiale” e che il negoziato ha richiesto “duro lavoro e impegno costruttivo”, non essendo affatto scontato il suo esito. In questo senso, l’intesa consente a Canberra di ridurre l’esposizione economica alla Cina, di rafforzare i legami con un partner democratico e regolato come l’Ue e di attrarre più facilmente capitali europei, oltre a offrire nuove opportunità di investimento ai grandi fondi pensione australiani in Europa. Il nodo agricolo, che aveva fatto saltare i colloqui tre anni fa, non scompare ma viene ricomposto: l’accordo amplia l’accesso al mercato europeo per alcune esportazioni australiane, tra cui carne bovina, lattiero-caseari, vino, frutta a guscio, prodotti orticoli e frutti di mare, ma con meccanismi di salvaguardia per gestire eventuali impennate delle importazioni. Parallelamente, l’Australia accetta di riconoscere e proteggere centinaia di indicazioni geografiche europee, un capitolo molto sensibile per diversi Stati membri. Si tratta quindi di un compromesso: maggiore apertura agricola per Canberra, ma senza liberalizzazione totale e con tutele per i produttori europei.

    Sul piano macroeconomico, il peso dell’accordo è notevole. Il commercio bilaterale di beni e servizi tra Ue e Australia vale già decine di miliardi di euro l’anno e Bruxelles parte da una posizione di forza, con un ampio surplus commerciale. L’eliminazione dei dazi per oltre il 99 per cento dei beni europei destinati al mercato australiano punta a consolidare ulteriormente questo vantaggio. Per l’Australia, invece, il guadagno non è soltanto commerciale ma anche industriale e strategico: l’accordo migliora l’accesso al mercato europeo in un momento in cui la competizione globale si fa più aspra e la volatilità della politica commerciale statunitense e le tensioni con Pechino spingono Canberra a moltiplicare i partner. Tra i risultati della visita emerge poi un secondo pilastro, meno commerciale ma altrettanto politico: la sicurezza. In parallelo all’accordo di libero scambio, Ue e Australia hanno infatti annunciato la conclusione di un partenariato in materia di sicurezza e difesa. Secondo la Commissione europea e il governo australiano, il nuovo quadro servirà a rafforzare la cooperazione su industria della difesa, sicurezza marittima, cyber, contrasto al terrorismo, minacce ibride e sicurezza economica. È il segnale che Bruxelles intende presentarsi nell’Indo-Pacifico non solo come attore commerciale, ma anche come partner politico e strategico credibile. In questo senso, l’accordo firmato a Canberra non è soltanto un’intesa economica: è un ponte strutturale tra Europa e Indo-Pacifico, costruito per reggere sia la competizione commerciale sia la nuova instabilità geopolitica globale.

  • Dichiarazione congiunta della Presidente della Commissione europea, del Presidente del Consiglio europeo e della Presidente del Parlamento europeo in occasione del quarto anniversario dell’invasione russa dell’Ucraina

    Quattro anni fa, la Russia ha dato avvio alla sua guerra di aggressione illegale su vasta scala contro l’Ucraina. Oggi rendiamo nuovamente omaggio al coraggioso popolo ucraino, che continua a resistere e a difendere il proprio Paese.

    Mosca non ha raggiunto i suoi obiettivi militari in Ucraina. Non riuscendo ad avanzare sul campo di battaglia, prende deliberatamente di mira le infrastrutture civili e critiche del Paese, comprese quelle energetiche, così come ospedali, scuole ed edifici residenziali, nel pieno di un inverno rigido. Gli ucraini continuano a dimostrare straordinaria forza d’animo, determinazione e resilienza.

    Fin dal primo giorno dell’aggressione russa, l’Unione europea è rimasta fermamente al fianco dell’Ucraina e del suo popolo. Il nostro obiettivo resta una pace globale, giusta e duratura, fondata sui principi della Carta delle Nazioni Unite e del diritto internazionale. Sosteniamo tutti gli sforzi volti a conseguirla: una pace che garantisca dignità e sicurezza a lungo termine. Il rispetto della sovranità e dell’integrità territoriale ne è il fondamento. Nessun Paese può annettere il proprio vicino, né i confini possono essere modificati con la forza. L’aggressore non può essere premiato. Nell’attuale contesto internazionale e geopolitico complesso, ribadiamo l’importanza di mantenere la solidarietà transatlantica e globale con l’Ucraina.

    L’Unione europea continuerà a fornire all’Ucraina e al suo popolo un sostegno politico, finanziario, economico, umanitario, militare e diplomatico a tutto campo. Restiamo il principale donatore del Paese. Oltre ai quasi 200 miliardi di € mobilitati dal 2022, i leader europei hanno concordato di destinare all’Ucraina 90 miliardi di € nel periodo 2026-2027, per consentirle di far fronte alle più urgenti esigenze di bilancio e di difesa e di continuare a resistere agli attacchi russi. Di questo pacchetto, 60 miliardi di € saranno destinati alle necessità militari (il “programma Porcupine”). Il primo pagamento sarà effettuato il prima possibile.

    Questo inverno, l’UE e i suoi Stati membri hanno fornito un’assistenza energetica senza precedenti, insieme a sistemi di difesa aerea e anti-drone, nonché aiuti umanitari. È previsto un nuovo pacchetto di sostegno per la consegna urgente di generatori e assistenza umanitaria. Per rafforzare la resilienza energetica dell’Ucraina ed evitare il ripetersi dell’attuale emergenza, stiamo lavorando con le autorità ucraine a un nuovo piano di sicurezza e preparazione energetica, incentrato sulla riparazione e il rafforzamento delle reti, il rapido riavvio delle centrali elettriche danneggiate e l’accelerazione della produzione decentralizzata di energia rinnovabile.

    La guerra di logoramento di Putin sta progressivamente indebolendo la Russia e siamo determinati ad aumentare ulteriormente la pressione affinché Mosca ponga fine alla sua aggressione e si impegni in negoziati di pace significativi. Intendiamo rafforzare la pressione sul settore energetico e finanziario russo e adottare ulteriori interventi contro la flotta ombra.

    Allo stesso tempo, il nostro sostegno all’Ucraina guarda anche al giorno successivo alla fine dei combattimenti. L’Unione europea e i suoi Stati membri, nel rispetto delle rispettive competenze, sono pronti a contribuire a solide e credibili garanzie di sicurezza, affinché la Russia non possa mai più attaccare l’Ucraina.

    Faremo in modo che la Russia risponda dei crimini commessi e dei danni causati. Ci impegniamo a rendere operativi, quanto prima, il Tribunale speciale per il crimine di aggressione contro l’Ucraina e una Commissione internazionale per le richieste di risarcimento, entrambi nel quadro del Consiglio d’Europa.

    Il futuro di un’Ucraina sicura e prospera è nell’Unione europea. Nonostante circostanze estremamente difficili, il Paese ha compiuto progressi significativi nelle riforme per l’adesione all’UE e può contare sul nostro pieno sostegno lungo tutto il percorso di adesione e nella futura ricostruzione postbellica.

    Restiamo al fianco dell’Ucraina: per una pace giusta e duratura, per un’Ucraina forte e sovrana in un’Europa forte e sovrana.

  • Italia maggior beneficiario delle operazioni della Banca europea per gli investimenti

    La Banca europea per gli investimenti (Bei) ha registrato risultati record nel 2025, con investimenti per 100 miliardi di euro, di cui l’Italia è stato il principale beneficiario, con 12,3 miliardi di euro. Questo quanto emerso dalla conferenza stampa di presentazione delle attività della Bei, tenuta a Roma dalla vicepresidente del gruppo, Gelsomina Vigliotti. Nel nostro Paese “sono stati raggiunti obiettivi importanti sulla questione climatica”, ha osservato Vigliotti, con 6,9 miliardi investiti. Nello specifico, lo scorso anno la Banca ha firmato 105 operazioni finanziarie in Italia per un valore complessivo di 12,31 miliardi di euro, pari a circa lo 0,5 per cento del Pil nazionale. Queste risorse contribuiranno ad attivare circa 37,5 miliardi di euro di investimenti nell’economia reale, equivalenti all’1,7 per cento del Pil.

    L’attenzione della Bei si è rivolto però anche fuori dall’Ue, dove il gruppo “porta i valori” europei, in particolare in Africa e in Ucraina. La nazione invasa dalla Russia è del resto un obiettivo prioritario per la Banca, che “è presente fin dall’inizio della guerra”, forte di una presenza storica nel Paese e delle competenze acquisite in loco, come ha spiegato Vigliotti. Per questo motivo, la ricostruzione dell’Ucraina vedrà la Bei partecipare quanto possibile a progetti e iniziative europee, senza dimenticare il lavoro svolto tuttora, in particolare per le forniture di energia alla popolazione “in un momento difficile”, quando i bombardamenti russi colpiscono le infrastrutture civili del Paese su base quotidiana.

    Altro ambito in cui la Bei si dice pronta a intervenire, qualora venisse richiesto, è quello relativo alla ricostruzione delle aree del Meridione d’Italia colpite dal maltempo nelle ultime settimane. In questa prospettiva, gli eventi calamitosi “saranno purtroppo sempre più frequenti” in futuro e “bisogna attrezzarsi a prevenirli”, ha evidenziato Viglione, e la Banca “ha avuto purtroppo esperienza in Italia e in Europa” nell’intervento dopo grandi disastri, perché “sempre di più vediamo come è necessario fare degli investimenti di adattamento a questi disastri”. “Un euro speso in prevenzione permette di risparmiarne sei nella ricostruzione”, ha proseguito Vigliotti. “Quello che di più stiamo sperimentando, l’abbiamo fatto a Ischia e nei Campi Flegrei, è avere una mappatura dei rischi”, individuare gli interventi necessari “e fornire la finanza per fare queste operazioni”, ha aggiunto.

    Spazio anche alla difesa e alla sicurezza, per le quali la Bei nel 2025 ha destinato circa 4 miliardi di euro. In Italia è stato finanziato l’acquisto di 10 elicotteri leggeri per l’esercito, fornendo 107,5 milioni di euro al ministero della Difesa. In generale, come spiegato da Vigliotti, la Banca “ha risposto all’appello della Commissione europea” sul tema: si tratta di investimenti “con uno spettro molto ampio”, riguardando anche la sicurezza cibernetica, le infrastrutture e i droni. Inoltre, “abbiamo sviluppato un prodotto specifico per le piccole e medie imprese”, ha detto ancora la vicepresidente, sottolineando i rapporti storici con l’industria della difesa italiana, basata anche sugli strumenti a utilizzo duale.

    Sul tema dell’innovazione, infine, Vigliotti ha ricordato come sia necessario sostenere “le imprese e le startup che possono diventare campioni del futuro”. Bisogna seguire queste realtà “per tutto il ciclo di vita delle imprese” ma “la carenza di risorse è spesso nella fase finale”, quando c’è bisogno di fondi rilevanti “per competere a livello internazionale”, portando tali aziende “fuori dall’Europa”. A livello geopolitico “c’è l’interesse di mantenere in Europa quello che abbiamo contribuito a creare”, ha spiegato Vigliotti, secondo cui il lavoro in corso con il Fondo europeo per gli investimenti e gli Stati membri Ue potrà portare a un migliore accompagnamento delle imprese con potenziale per inserirsi anche sui mercati globali.

  • La Commissione istituisce una task force per rafforzare i controlli sulle importazioni in materia di sicurezza alimentare

    La Commissione europea ha istituito una task force con l’obiettivo di mantenere e rafforzare la capacità dell’UE di garantire che le importazioni rispettino gli standard europei, sostenendo al contempo l’occupazione e la crescita dei produttori dell’Unione.

    La task force si concentrerà in particolare sulla sicurezza degli alimenti e dei mangimi, sui residui di pesticidi e sulle azioni di monitoraggio coordinate a livello UE su specifiche categorie di prodotti importati. Riunendo le competenze della Commissione e degli Stati membri, contribuirà a un’ulteriore armonizzazione dei controlli sulle importazioni in tutta l’Unione, elaborando raccomandazioni per azioni congiunte e individuando i casi in cui saranno necessarie ulteriori misure amministrative o normative per rafforzare i controlli.

    Le rigorose norme europee in materia di importazioni — che riguardano l’igiene degli alimenti e dei mangimi, la sicurezza dei consumatori e lo stato sanitario degli animali e delle piante — mirano a garantire che tutti i prodotti importati rispettino gli stessi elevati standard di quelli provenienti dal mercato interno.

  • Le scelte sulla politica agricola comune europea preoccupano la filiera del tabacco italiana

    Taglio degli aiuti Pac, proposta di includere il tabacco greggio nel perimetro della Direttiva sulle accise, mancato riconoscimento del processo di innovazione che ha portato ai prodotti di nuova generazione e accise in rialzo, questi gli elementi che stanno creando un clima di forte preoccupazione per la filiera tabacchicola europea e italiana. Si tratta di un settore caratterizzato da un elevato profilo di sostenibilità economica e ambientale, che coinvolge undici paesi europei per una produzione che nel 2024 ha raggiunto 105mila tonnellate con circa 2 milioni di occupati. L’Italia, secondo quanto rileva un’analisi del Centro Studi Divulga, è il primo produttore europeo di tabacco greggio con un terzo del volume totale prodotto in Europa, conta 45mila posti di lavoro lungo la filiera e 200 milioni di valore del solo prodotto agricolo. In questo scenario settoriale, spicca il ruolo dell’accordo di filiera tra Coldiretti e Philip Morris, che coinvolge circa il 50% del tabacco greggio italiano e ha consentito di attivare ingenti investimenti e dato una spinta rilevante a produzioni innovative e sostenibili. L’accordo di filiera Coldiretti-Philip Morris nasce nel 2011 ed è stato recentemente rinnovato fino al 2034, con l’estensione di tutte le garanzie sugli impegni di acquisto. Unico accordo con queste caratteristiche nel panorama italiano ed europeo.

    Per quanto riguarda la politica agricola europea, il tabacco riceve aiuti nell’ambito del I pilastro della Pac relativamente al sostegno di base al reddito per la sostenibilità, nell’ecoschema 4, nel caso del sostegno ridistributivo complementare al reddito per la sostenibilità e per il sostegno complementare al reddito per i giovani agricoltori.

    Per le azioni del Piano di sviluppo rurale la scelta italiana è stata quella di declinarle secondo le diverse esigenze dei territori di produzione. Sei regioni, Veneto, Umbria, Toscana, Lazio, Abruzzo e Campania hanno ammesso il tabacco alle aree di intervento previste (impegni in materia di ambiente e clima e in materia di gestione, vincoli naturali o altri vincoli territoriali specifici, svantaggi territoriali specifici derivanti da determinati requisiti obbligatori, investimenti compresi quelli per l’irrigazione, insediamento dei giovani agricoltori e avvio di imprese rurali, strumenti per la gestione del rischio, cooperazione, scambio di conoscenze e diffusione dell’informazione).

    La Pac è dunque rilevante per il futuro della filiera tabacchicola e, il taglio di risorse finanziarie indicato dalla Commissione con la creazione di un fondo unico, andrebbe sicuramente a penalizzare il settore bloccandone lo sviluppo con conseguenze pesanti in molte aree rurali rivitalizzate proprio grazie alla produzione di tabacco greggio. L’Unione europea negli ultimi anni ha dimostrato di non avere a cuore le imprese agricole e di produzione del tabacco, proponendo approcci penalizzanti che non tengono conto dei possibili impatti a livello locale. Le Direttive già messe in campo da Bruxelles, come la proposta di Direttiva del Consiglio relativa alla struttura e alle aliquote dell’accisa applicata al tabacco e ai prodotti correlati, o che saranno riviste nei prossimi mesi, come la Direttiva sui prodotti del tabacco, nonché la partecipazione alla prossima COP 11 nell’ambito della convenzione quadro dell’Oms (Framework Convention on Tobacco Control), rappresentano una sfida per tutta la filiera nazionale ed europea.

    La proposta della Commissione Ue presentata lo scorso luglio sulla Direttiva accise tabacchi prevede aumenti della tassazione su tutti i prodotti, compresi quelli innovativi italiani e ulteriori misure di diretto interesse per la filiera tabacchicola. L’aumento non equilibrato della tassazione dei prodotti finiti e le ulteriori misure di controllo in materia di tabacco greggio potrebbero tradursi in un aumento di costi e prezzi per i coltivatori italiani ed europei. Andando a colpire anche i prodotti di nuova generazione Made in Italy, la proposta di revisione normativa potrebbe impattare negativamente sulla richiesta di tabacco greggio italiano, con un impatto diretto sull’intera filiera, dalla produzione agricola alla trasformazione e commercializzazione.

    I prodotti del tabacco riscaldato realizzati in Italia sono infatti uno sbocco fondamentale per la produzione agricola italiana e, secondo le stime della stessa Commissione, con gli aumenti di tassazione previsti, subirebbero una contrazione del 30% dei volumi di vendita. In questo modo si scoraggerebbero gli investimenti sia delle aziende agricole che di quelle industriali indebolendo una filiera che in questi anni ha creato valore aggiunto, lavoro e sostenuto lo slancio imprenditoriale e di investimento di molte imprese agricole con effetti positivi nelle aree rurali interessate nel nostro Paese. Un’altra criticità indicata dal report di Divulga è l’introduzione di nuovi obblighi sulla tracciabilità del tabacco greggio, comunicazione e movimentazione che renderebbero ancora più difficile la vita degli agricoltori.

    Un ultimo aspetto, di fondamentale importanza, riguarda la possibile equiparazione dei nuovi prodotti del tabacco italiani a quelli tradizionali, un aspetto che non tiene in considerazione le caratteristiche di questi prodotti (per esempio l’assenza di combustione) e le differenti modalità di utilizzo. Un approccio che di fatto non tiene conto delle innovazioni del settore e viene proposto senza nessuna valutazione di impatto sulle filiere produttive. Una chiusura che potrebbe colpire soprattutto la filiera italiana, la cui produzione di tabacco greggio è collegata a prodotti innovativi senza combustione. Insomma, occorrerebbero analisi e valutazioni di impatto accurate che possano tenere in debita considerazione gli effetti sulla salute ma anche gli impatti economici, sociali e occupazionali nei paesi europei, sia nel breve che nel medio-lungo periodo.

  • Commissione europea pronta a rivedere la politica di coesione

    La Commissione europea è favorevole all’adozione di importanti aggiornamenti alla politica di coesione 2021-2027 da parte del Parlamento europeo e del Consiglio. I cambiamenti consentiranno agli Stati membri e alle regioni dell’Ue di riassegnare i fondi verso nuove priorità strategiche, e di rafforzare in tal modo gli investimenti in competitività, difesa, alloggi sostenibili a prezzi accessibili, resilienza idrica e transizione energetica.

    Gli Stati membri e le regioni che intendono investire in queste nuove priorità beneficeranno di tassi di prefinanziamento più elevati (fino al 20%) per contribuire ad accelerare l’avvio e l’attuazione dei progetti. I tassi di prefinanziamento inoltre aumenteranno ulteriormente per i programmi che riassegneranno almeno il 10% del loro valore totale alle nuove priorità.

    I fondi riprogrammati beneficeranno inoltre di tassi di cofinanziamento dell’UE più elevati (10 punti percentuali in più rispetto ai tassi applicabili), riducendo così la necessaria integrazione proveniente dai bilanci nazionali. Infine, sono previste condizioni ancora più favorevoli per le regioni dell’UE confinanti con la Russia e la Bielorussia colpite negativamente dalla guerra di aggressione della Russia nei confronti dell’Ucraina.

    Raffaele Fitto, Vicepresidente esecutivo per la Coesione e le riforme, ha dichiarato: «L’adozione della proposta di revisione intermedia è un passo importante per modernizzare la politica di coesione e rispondere in modo continuo alle sfide odierne. Consente di investire nelle nostre priorità comuni europee: competitività, difesa, alloggi sostenibili a prezzi accessibili, resilienza idrica e transizione energetica. Realizzare le nostre priorità comuni richiede che le regioni siano forti, e la politica di coesione modernizzata mette loro a disposizione gli strumenti necessari per esserlo».

    Roxana Mînzatu, Vicepresidente esecutiva per i Diritti sociali e le competenze, i posti di lavoro di qualità e la preparazione, ha dichiarato: «L’Ue investe massicciamente nei suoi cittadini per sostenerli lungo tutta la vita. L’aggiornamento della politica di coesione dell’UE continuerà a migliorare il modo in cui i fondi europei promuovono l’occupazione, l’istruzione, l’inclusione sociale e altro ancora. Aiuta gli Stati membri a investire in settori quali l’apprendimento permanente, il reinserimento delle persone nel mercato del lavoro o il sostegno ai minori bisognosi. Le modifiche mirate della revisione intermedia rendono la politica di coesione più agile, reattiva ed efficace per rispondere alle realtà odierne e fornire all’Europa strumenti migliori per salvaguardare la sua prosperità futura».

  • La Commissione interviene per garantire il recepimento completo e tempestivo delle direttive dell’UE

    La Commissione europea sta prendendo provvedimenti nei confronti di diversi Stati membri che non hanno notificato l’adozione di misure per recepire le direttive dell’UE nei rispettivi ordinamenti nazionali. Il termine per il recepimento di tali direttive è giunto a scadenza di recente. La Commissione invierà agli Stati membri interessati una lettera di costituzione in mora, concedendo loro due mesi per rispondere e completare il recepimento delle direttive. Se gli Stati membri non procederanno in tal senso, la Commissione potrà emettere un avvertimento più forte, noto come parere motivato. Gli Stati membri in questione non hanno recepito pienamente alcune direttive dell’UE in materia di difesa, energia, trasporti, giustizia e salute. La Commissione li esorta ad agire immediatamente per allineare le loro normative ai requisiti dell’UE.

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