Covid

  • Covid-19 spaventa gli immigrati, i permessi di soggiorno calano del 58%

    L’emergenza Covid ha più che dimezzato i flussi migratori verso il nostro Paese, un fenomeno legato alla chiusura delle frontiere da parte di molti Stati. Nei primi sei mesi del 2020 i permessi di soggiorno sono calati del 57,7% rispetto al 2019 che già aveva registrato una significativa contrazione dell’accoglienza per ragioni di asilo, diminuita del 47,4% rispetto al 2018. E nel mese di marzo, che ha segnato l’inizio del lockdown, è stato quasi azzerato il rilascio di questo tipo di permessi. A fotografare come il Coronaviurs abbia inciso anche sull’arrivo e sulla situazione dei  migranti in Italia è il report dell’Istat dedicato ai cittadini non comunitari, che rivela anche un’altra novità: l’aumento nel 2019 del 10,1% delle acquisizioni di cittadinanza da parte di “non comunitari”.

    Nei primi 6 mesi del 2019 erano stati rilasciati oltre 100mila nuovi permessi di soggiorno mentre nello stesso periodo del 2020 ne sono stati registrati meno di 43mila. La contrazione maggiore ad aprile e maggio (rispettivamente -93,4% e -86,7%). A risentire della chiusura delle frontiere e del rallentamento dell’attività amministrativa nelle prime fasi del lockdown sono state tutte le motivazioni di ingresso. La più rilevante, quella per ricongiungimento familiare, ha visto una contrazione del 63,6% mentre i permessi per richiesta asilo sono diminuiti del 55,5%.

    Anche se meno consistente in termini assoluti, significativo anche il calo degli ingressi per lavoro stagionale, su cui ha pesato molto la chiusura delle frontiere; la diminuzione in questo caso è stata del 65,1%: da 2.158 nuovi permessi per nei primi 6 mesi del 2019 a si è passati a 753 nel primo semestre di quest’anno. Con una percentuale record in Emilia Romagna, dove il crollo dei permessi per lavoro stagionale è pari al 90% rispetto allo stesso periodo del 2019.

    “La pandemia, con il blocco delle frontiere, ha impedito l’arrivo in Italia di quasi due lavoratori stagionali su 3 (65,1%) da Paesi extra Ue, con un impatto drammatico sulle attività agricole”, sottolinea la  Coldiretti, che fa notare l'”impatto” che questa situazione ha avuto sulle attività di raccolta, dalla frutta alle olive fino alla vendemmia, “in assenza di strumenti flessibili adeguati per affrontare l’emergenza”. E chiede perciò “misure per favorire l’accesso al lavoro degli italiani, come l’introduzione di voucher semplificati per consentire anche a percettori di ammortizzatori sociali, studenti e pensionati italiani lo svolgimento dei lavori nelle campagne”.

     

  • Spunti per chi è in grado di ascoltare

    Mentre il covid ritorna padrone delle nostre libertà ed aumentano contagi e decessi mancano ancora i più necessari provvedimenti sia da parte governativa che regionale. Non sarà il momento ora di tornare indietro ad analizzare le colpe di chi, durante l’estate, ha aperto le discoteche ma tenuto chiusi i tribunali, di chi ha lasciato che la movida si scatenasse ma non ha provveduto ad organizzare il rientro a scuola, al lavoro e l’apertura di troppi uffici pubblici che, rimanendo chiusi per tanto tempo, hanno creato ulteriori problemi e disservizi. Non parleremo oggi neppure delle casse integrazioni mai arrivate, dei contributi ed aiuti solo promessi perché l’elenco degli errori, purtroppo molto lungo, non ci aiuterebbe in questa nuova emergenza, anche se ogni persona di buon senso dovrebbe, dagli errori del passato, trovare insegnamento per non ripeterli. Purtroppo il buon senso è partito per altra destinazione. Vogliamo oggi per l’ennesima volta lanciare un appello affinché qualcuno comprenda come semplici interventi immediati potrebbero arginare il diffondersi del covid.

    1) I trasporti, perché è proprio sui mezzi di trasporto, stipati all’inverosimile, che il contagio avanza, prima si procedeva con un posto si ed uno no, con la capienza al 50%, poi all’80% ma di fatto nessuno aveva ed ha l’obbligo e l’autorità per controllare e, con la riapertura delle scuole e la ripresa della attività lavorative, metropolitane, tram ed autobus, in certe ore, sono strapieni. Perché non si è provveduta a diminuire le corse di metà giornata aumentando almeno del doppio le stesse negli orari di punta? Perché non sono state coinvolte le società private di trasporto, quelle che hanno i pullman fermi in assenza di gite scolastiche o turistiche? Si sarebbero evitati gli assembramenti, molti contagi e si sarebbe mantenuto il lavoro a tanti che ormai ne sono rimasti privi e che, come per altre categorie, devono aspettare una cassa integrazione che non arriva. Altro che monopattini elettrici qui è il mono neurone di gran parte dei rappresentati dei partiti al governo, e non solo, che, ancora una volta, non ha funzionato.

    2) A fronte dei tanti asintomatici individuati con i tamponi, persone che non hanno sintomi ma che contagiano gli altri, per quale motivo non è stato cercato e trovato un accordo con i tanti alberghi che hanno dovuto chiudere e licenziare o comunque lasciare a casa il personale?  Gli asintomatici potrebbero alloggiare lontano dai famigliari fino alla guarigione evitando così pericolose convivenze. In questi giorni ci hanno detto più volte che persone con sintomi lievi si presentano negli ospedali e perciò presto si rischia che nuovamente manchino i posti letto per i più gravi, perchè in questi mesi non sono state riattivate tante piccole strutture ospedaliere, perché non lo si fa ora per ricoverare coloro che non devono rimanere a casa e che è inutile stiano in reparti per malati gravi? Inoltre continuano a chiudersi reparti per altre patologie e le persone rischiano di morire non per il covid ma per mancanza di cure per il diabete, il cuore, i reni, il tumore ed è stata di fatto abbandonata ogni prevenzione per queste malattie.

    Per quale motivo tra i tanti proclami televisivi, spesso tra loro contrastanti, non si ricorda alle persone che se è importante l’uso della mascherina, questa però deve essere portata sul naso e sulla bocca non sotto il mento o sul braccio, che quando si indossano le mascherine non bisogna continuare a toccarle con le mani, che le mascherine usate non devono essere appoggiate sulla tavola, infilate in tasca o nella borsa, né si devono utilizzare sempre le stesse, per più giorni? Perché invece di parlare senza dire nulla di concreto non si aiutano le persone a rispettare, senza panico inutile e dannoso, quelle precauzioni che potrebbero evitarci una seconda, pericolosa, chiusura?

    Solo qualche spunto di riflessione e qualche suggerimento che continueremo a proporre a chi è in grado di ascoltare.

  • Allarme Covid così serio che i governi rinviano al 2021 l’accordo sulla Webtax

    Covid e dissidi tra Paesi allungano i tempi per il raggiungimento di un accordo sulla Webtax, il sistema di tassazione sui giganti del web, che non potrà essere raggiunto prima del 2021. Una prospettiva che allarma l’Ocse che vede ricadute sulla crescita complessiva delle economie. “Nello scenario peggiore – una guerra commerciale globale innescata da tasse unilaterali sui servizi digitali in tutto il mondo – il mancato raggiungimento di un accordo potrebbe ridurre il PIL globale di oltre l’1% all’anno”, avverte l’organizzazione parigina. Qualcosa si muove comunque. E nell’ultima riunione dello scorso 8-9 ottobre “sono stati fatti progressi sostanziali verso il raggiungimento di una soluzione a lungo termine”, osserva l’Ocse e aggiunge che “gli ultimi colloqui riflettono opinioni convergenti su caratteristiche politiche chiave, principi e parametri per un futuro accordo. Sono state inoltre identificate le questioni politiche e tecniche rimanenti in cui le differenze di opinioni devono ancora essere colmate e le fasi successive del processo multilaterale”. Ma in questo processo “i negoziati sono stati rallentati sia dalla pandemia che dalle differenze politiche”. Obiettivo finale resta comunque quello di garantire che “le imprese multinazionali ad alta intensità digitale o rivolte ai consumatori paghino le tasse laddove conducono affari sostenuti e significativi, anche quando non hanno una presenza fisica, come è attualmente richiesto dalle norme fiscali esistenti”. Commenta il Segretario generale dell’Ocse Angel Gurría: “È chiaro che sono necessarie nuove regole per garantire l’equità nei nostri sistemi fiscali e per adattare l’architettura fiscale internazionale a modelli di business nuovi e mutevoli. Ma senza una soluzione globale basata sul consenso, il rischio di ulteriori misure unilaterali non coordinate è reale e cresce di giorno in giorno. È obbligatorio portare questo lavoro al traguardo. Il fallimento rischierebbe che le guerre fiscali si trasformino in guerre commerciali in un momento in cui l’economia globale sta già soffrendo enormemente”.

  • Detective stories: tradire senza essere scoperti

    Contrariamente a quanto ritenuto dalla maggior parte delle persone, le investigazioni sulle infedeltà coniugali rappresentano solo una piccola parte del lavoro di una agenzia investigativa, tuttavia negli ultimi anni ho potuto assistere ad un trend molto interessante, ovvero l’aumento di soggetti infedeli che si sono rivolti a me per paura di essere scoperti dal proprio coniuge.

    La principale preoccupazione di questo tipo di clienti è quella che, in seguito alla scoperta di un tradimento, il partner possa organizzarsi per raccogliere prove utili ad una separazione con addebito, o che possa ottenere l’affidamento dei figli, ed è per questo motivo che molto spesso i partner infedeli decidono di tutelarsi giocando d’anticipo.

    Al fine di prevenire situazioni spiacevoli è fondamentale capire quali siano i maggiori ambiti di rischio:

    1. Amicizie – Fare molta attenzione alle persone con le quali vengono condivise notizie circa eventuali frequentazioni extra coniugali, specie se si tratta di un amico/conoscente comune al partner. Oltre all’imbarazzo che una situazione del genere potrebbe generare, il mantenimento di un segreto è soggetto ad equilibri molto sottili e volubili nel tempo. Oggi un “amico” potrebbe fornire copertura ed alibi, ma un domani, in seguito ad una lite o per altri motivi più o meno gravi, potrebbe decidere di raccontare tutto al vostro partner.
    1. Luoghi frequentati – Lo scenario peggiore sarebbe quello di essere colti in flagrante dal vostro coniuge, con eventuali sceneggiate in pubblico annesse… tuttavia si tratta di una situazione più improbabile, dato che certamente verrebbero prese tutte le precauzioni necessarie per evitare di imbattersi nel coniuge. Il pericolo principale è quello di essere notati da una conoscenza comune che possa riferire al partner quanto visto. Anche senza riportare dettagli particolarmente scabrosi una situazione del genere potrebbe far crollare il vostro alibi.
    1. COVID – Qualora esposte a contagi, l’eventuale registrazione presso hotel, ristoranti e strutture, potrebbe svelare incidentalmente informazioni critiche al partner.
    1. Cellulare – Le password possono essere facilmente scoperte, spesso vengono utilizzate le date di nascita dei figli o variazioni di esse nel formato gg/mm/aa. Un atteggiamento troppo protettivo nei confronti del proprio cellulare potrebbe generare dei sospetti nel partner, mentre utilizzare un secondo cellulare anche di tipo non smartphone, potrebbe generare grandissimi sospetti qualora venisse scoperto. La timeline di Google Maps può fornire indicazioni precise sugli spostamenti. Se il partner dovesse conoscere e/o indovinare la password del vostro account Google potrà conoscere tutto circa i vostri spostamenti.
    1. Programmi spia – Hanno costi relativamente bassi e possono essere facilmente installabili, basta lasciare il proprio cellulare o pc incustodito per pochi minuti ed il partner potrà scoprire conversazioni e chat senza essere un hacker.
    1. Microspie ambientali – Solitamente installate in bagno o in auto (che di regola sono i luoghi dove ci si sente più isolati ed al sicuro). Servono per ascoltare le conversazioni telefoniche a livello ambientale e sono di difficile individuazione. Evitate se non altro di parlare con il vivavoce.
    1. Tracker gps – Sull’ auto potrebbe essere stato installato un dispositivo di localizzazione gps. In questo modo, grazie ad una apposita app, il partner può conoscere gli spostamenti del veicolo in tempo reale.
    2. Pedinamento – In caso di sospetti, il coniuge potrebbe rivolgersi ad un professionista o ad un conoscente per fare seguire e documentare spostamenti e/o frequentazioni del partner.

    Rosa, (nome di fantasia), sposata da 22 anni con Alberto, uomo dedito ad alcool e droghe, si era rivolta a me per tutelare la propria storia con Simone (nome di fantasia), vedovo e sua amante da circa 3 anni.

    Un giorno Rosa si accorse di essere stata notata da un amico comune mentre beveva un caffè con Simone, e pur non essendoci atteggiamenti intimi tra i due, la loro complicità non passò certamente inosservata. Insospettita da alcuni cambiamenti nell’atteggiamento di Alberto, Rosa dopo alcuni giorni mi contattò tramite una sua amica per evitare di utilizzare il proprio telefono e mai tale intuizione fu più corretta.

    Nell’incontro che per ovvi motivi effettuammo al di fuori dei nostri uffici, le proposi di svolgere una analisi tecnica sul proprio cellulare ed un servizio di contro pedinamento finalizzato a notare l’eventuale presenza di soggetti intenti a seguirla.

    Come era facile immaginare, sul cellulare Android di Rosa era stato installato un programma spia, con molta probabilità da parte di Alberto in uno dei suoi rari momenti di lucidità, invece l’attività di contro pedinamento confermò la presenza assidua da parte di due soggetti (che in seguito scoprimmo essere pregiudicati), albanesi “assoldati” da Alberto per seguire Rosa e raccogliere informazioni, ovviamente in maniera grottesca e per nulla professionale.

    Dopo aver raccolto prove sufficienti, supportai Rosa nel documentare le violenze domestiche che subiva da Alberto continuamente. Fu il primo passo che le consentì di divorziare, tutelando il proprio diritto alla felicità e ad una vita normale. 

    Sembra paradossale, e forse poco professionale, tuttavia, per quanto il tradimento non sia mai giustificabile, in tutti i casi di questo tipo che ho affrontato finora si è sempre trattato di situazioni particolari, dove il partner infedele fuggiva spesso da realtà difficili di abusi e violenza familiare, anni di incomprensioni e vessazioni continue. In scenari di questo tipo il nuovo partner può rappresentare la cosiddetta “isola felice” ed un momento di affetto che spesso esula dalla sola ricerca di piacere fisico e può servire da collante per la propria autostima e sanità mentale.

    Chi siamo noi per giudicare?

    Per domande e consigli di natura investigativa e/o di sicurezza, scrivetemi e vi risponderò direttamente su questa rubrica: d.castro@vigilargroup.com

  • Covid-19 minaccia 1,3 milioni di lavoratori nel settore turistico

    Il 2019 era stato l’anno record per l’occupazione in ambito turistico ma la pandemia ha fatto bruscamente invertire la rotta e mette a rischio 1,3 milioni di posti di lavoro. A lanciare l’allarme Ente Bilaterale Nazionale Turismo, Federalberghi e Fipe alla luce del XII rapporto “Osservatorio sul mercato del lavoro nel turismo” che hanno realizzato sull’occupazione del 2019. Le conseguenze più preoccupanti per il turismo, che nel 2019 valeva il 13% del Pil, sono quelle sull’occupazione: solo ad agosto e solo per alberghi e ristoranti sono state autorizzate 44 milioni di ore di cassa integrazione, corrispondenti a 254 mila mensilità a tempo pieno. Ancora più allarmante è quanto riportato nella relazione di accompagnamento al decreto agosto: da gennaio a maggio 2020 le assunzioni nei settori turismo e terme si sono ridotte dell’80% per i contratti di lavoro stagionale e del 60% per quelli a tempo determinato. Per i prossimi mesi, le previsioni non migliorano, infatti, da agosto a fine anno, il Governo stima una riduzione delle assunzioni nell’ordine del 70%.

    “Siamo ben lontani dall’uscita del tunnel – commenta il presidente di Federalberghi Bernabò Bocca – e per salvaguardare le imprese e i posti di lavoro gli ammortizzatori sociali saranno necessari sino alla ripresa del mercato turistico. Servono inoltre misure di accompagnamento che promuovano il rientro in servizio dei lavoratori del settore, sostenendo le imprese che, nonostante il contesto sfavorevole, vorrebbero investire sulla ripartenza”.

    Nel 2019 – secondo lo studio – gli occupati dipendenti nel settore turistico sono stati nella media dell’anno 1.300.512, con un aumento rispetto al 2018 del 4,7%. In particolare, si trattava di donne (52,6% sul totale) e i giovani (il 60,1% ha meno di 40 anni). Il turismo, sottolineano le associazioni, riesce in quello che nessun governo riesce mai a fare: far entrare nel mondo del lavoro due delle categorie che storicamente hanno più difficoltà a trovare un’occupazione. Il 46,3% risulta assunto a tempo pieno e il restante 53,7% a tempo parziale. Gli stranieri rappresentano il 25,0% della forza lavoro dipendente. Nel dettaglio, le imprese ricettive contano una forza lavoro dipendente media annua pari a 269.530 unità, i pubblici esercizi 989.354, l’intermediazione 32.480, il termale 7.573 e i parchi di divertimento 1.575. Il numero delle aziende turistiche con lavoratori dipendenti è pari a 200.388 (media annua), di queste 27.365 appartengono al comparto ricettivo, 166.723 ai pubblici esercizi, 5.852 all’intermediazione, 252 al comparto termale e 196 ai parchi di divertimento.

    L’organico nel settore turismo è in media pari a 6,5 lavoratori dipendenti per azienda. In particolare, nel comparto ricettivo hanno lavorato 9,7 dipendenti per azienda e in quello dei pubblici esercizi 5,9 dipendenti per azienda. Nell’intermediazione, invece, i dipendenti per azienda sono stati 5,5, mentre nel comparto termale e nei parchi di divertimento sono stati rispettivamente 29,9 e 7,5. La Lombardia è la regione con più lavoratori dipendenti nel turismo con 234.795 unità. La seconda regione è l’Emilia-Romagna con 132.770 lavoratori, terzo il Lazio con 128.834. Seguono, il Veneto che occupa 128.400 lavoratori dipendenti e la Toscana che ne registra 95.833. La provincia con più occupati nel turismo è quella di Milano con 111.708 lavoratori su un totale di 1.300.512 dipendenti. Al secondo posto si è classificata la provincia di Roma con 106.118 dipendenti. Terza la provincia di Napoli con 49.159 lavoratori nel turismo. Quarta la provincia di Venezia che ha registrato 37.332 dipendenti e quinta la provincia di Bolzano con 36.264 dipendenti.

  • Prorogare lo stato di emergenza non basta se il governo non mantiene le promesse fatte

    Sembra ormai scontato che il Governo chieda al Parlamento la proroga dello stato di emergenza fino al 31 gennaio portando così ad un anno il potere del Presidente del Consiglio di emanare i famosi DPCM. Ovviamente la decisione del Governo dovrà ottenere il voto favorevole del Parlamento. Lo stato di emergenza prolungato per così tanti tempo preoccupa, giustamente, molti sia perché di fatto da mesi il Parlamento è esautorato di molti dei suoi compiti sia perché non sempre le scelte del Presidente del Consiglio si sono rivelate idonee, inoltre l’esecutivo non è stato in grado di far rispettare le molte promesse fatte.

    Vale ricordare che tutt’ora una rilevante parte degli italiani non ha ricevuto la cassa integrazione, che i contributi per biciclette e monopattini (questi ultimi rivelatisi anche molto pericolosi) non sono ancora stati varati ma solo annunciati creando gravi disagi in coloro che hanno fatto gli acquisti credendo all’esecutivo, che la scuola è ancora nel caos e che troppi uffici di interesse pubblico sono ancora chiusi con i conseguenti problemi per i cittadini. In modo avventato furono aperte le discoteche lasciando chiusi i tribunali e le tanto promesse riduzioni delle bollette si sono tramutate, dai prossimi giorni, in un aumento considerevole dei costi delle utenze.

    Per queste e molte altre ragioni riteniamo che lo stato di emergenza non debba essere prolungato così a lungo e che comunque vada introdotta una norma che sottoponga comunque alla firma del Presidente della Repubblica i decreti del Presidente del Consiglio, in caso contrario rischiamo che lo stato di emergenza si tramuti in una dieta di potere assoluto di Conte che ha rappresentato due coalizioni di governo completamente opposte e che non ha mai avuto, dal voto popolare, alcun mandato. Oltre al Covid vi sono molti altri gravi problemi che attanagliano il nostro Paese, non ultimo la tenuta della democrazia.

  • La Disney taglierà 28.000 posti di lavoro a causa del COVID-19

    Anche le favole possono avere un finale tragico a causa della pandemia da coronavirus. La Disney ha annunciato infatti che taglierà 28.000 posti di lavoro nei suoi parchi divertimento e nei punti vendita dei suoi prodotti. La crisi generata dal Covid-19 ha tenuto chiusi a lungo i parchi Disney in tutto il mondo e le aperture contingentate non hanno aiutato a migliorare la situazione. E così l’unica scelta per poter andare avanti è stata quella di correre al taglio dei dipendenti. Secondo la famosa società americana il 67% di coloro che verranno licenziati sono lavoratori part-time, ma tanti tra dirigenti e personale assunto perderanno il proprio posto. L’azienda offrirà vantaggi ai lavoratori licenziati, inclusi 90 giorni di servizi di collocamento.

    A maggio, la Disney ha registrato un netto calo dei profitti per il secondo trimestre poiché la pandemia ha interrotto sia le attività nei parchi a tema che le crociere.

    Con i tagli l’azienda spera di risparmiare fino a 500 milioni di dollari al mese e mitigare così l’impatto economico provocato dalla pandemia.

  • Le Olimpiadi di Tokyo si disputeranno “con o senza Covid”. Parola del CIO

    I Giochi olimpici estivi di Tokyo, rinviati a causa della pandemia da Coronovirus si disputeranno “con o senza COVID”. Lo ha comunicato il vicepresidente del Comitato olimpico internazionale (CIO), John Coates.

    “I Giochi inizieranno il 23 luglio del prossimo anno”, ha detto all’AFP, aggiungendo che le Olimpiadi saranno ricordate come i “Giochi che hanno conquistato il COVID”.

    All’inizio di luglio, il CIO aveva proposto di ospitare l’evento con un “pubblico limitato”, idea che è stata poi respinta. A maggio, il presidente del CIO aveva affermato che i Giochi di Tokyo 2020 rinviati sarebbero stati annullati se non si sarebbero potuti tenere nel 2021 a causa della pandemia di coronavirus.

  • L’editore Jeff Bezos centra il record: è il primo uomo al mondo a valere 200 miliardi

    Jeff Bezos record. Il patron di Amazon nonché editore del Washington Post è sempre più saldamente alla guida dei paperoni mondiali: ormai vale più di 200 miliardi di dollari ed è il primo al mondo a superare tale soglia. Bill Gates resta al secondo posto con i suoi 124,3 miliardi, ovvero 78 in meno rispetto a Bezos. Completa il podio – secondo il Bloomberg Billionaires Index – Mark Zuckerberg, seguito da Elon Musk, il miliardario-visionario di Tesla che vale più di 101 miliardi.

    I tesoretti stellari confermano come la Silicon Valley e i tecnologici non solo hanno navigato la pandemia da coronavirus agilmente, ma ne sono usciti rafforzati. I lockdown che hanno costretto in casa miliardi di persone nel mondo li hanno infatti favoriti, spingendoli a Wall Street dove ormai sono i protagonisti incontrastati, una sorta di ‘beni rifugio’ per sfuggire al rallentamento dell’economia travolta dal virus. E Amazon è stata una delle aziende che più ha beneficiato dell’emergenza sanitaria: gli acquisti online sono infatti schizzati facendo volare i titoli a Wall Street. Dall’inizio dell’anno hanno guadagnato l’80%, consentendo a Bezos – che controllo l’11% di Amazon – di accumulare una ricchezza senza pari e proiettandolo nell’olimpo dei paperoni, in quel circolo ristrettissimo di chi vale oltre 200 miliardi di dollari. Un club talmente esclusivo di cui al momento è l’unico membro. Un traguardo che il patron di Amazon ha raggiunto nonostante un divorzio da record, il più costoso della storia. All’ex moglie MacKenzie Scott, Bezos ha infatti dato il 25% della sua quota di Amazon: una partecipazione che ora vale 63 miliardi di dollari e con la quale Scott è divenuta da un giorno all’altro la seconda donna più ricca al mondo, dietro all’ereditiera Francoise Bettencourt Meyers, e la tredicesima in generale precedendo il patron di Zara Amancio Ortega e Jack Ma di Alibaba.

    Bezos non è comunque l’unico ad aver approfittato della pandemia. I risultati sopra le attese del secondo trimestre di Facebook hanno spinto anche Zuckerberg. Ma è Musk l’altro miliardario che più ha tratto benefici dal coronavirus: sfidando il virus, la recessione e gli analisti, Tesla ha chiuso quattro trimestri consecutivi in utile e visto la sua capitalizzazione di mercato schizzare fino a superare anche Toyota e diventare regina del mondo. Un balzo che ha arricchito Musk, in corsa per un compenso record da 2,1 miliardi di dollari.

  • Covid-19 è sessista

    Quello che si era osservato in questi mesi di pandemia, ora sembra avere una spiegazione: se il Covid-19 tende a essere più grave negli uomini che nelle donne, è per una diversa risposta del sistema immunitario. Le pazienti femminili hanno mostrato infatti di avere una più forte e sostenuta risposta delle cellule T (o linfociti T), una parte essenziale del sistema di difesa dell’organismo, che tra i loro compiti hanno anche quello di uccidere le cellule infettate.

    Già ad aprile il primo studio sulle differenze di genere nella risposta all’infezione, condotto all’ospedale Tongren a Pechino, aveva rilevato come la mortalità da coronavirus negli uomini fosse più che doppia di quella delle donne: 2,5 volte in più. Una tendenza riscontrata anche in Italia. Secondo i dati pubblicati a luglio da Istat e Istituto superiore di sanità l’epidemia di Covid-19 in Italia ha colpito di più le donne, mentre la mortalità è stata alta tra gli uomini. I casi femminili erano il 54,2% mentre tra i decessi prevalgono quelli maschili (52%). Gli esperti avevano puntato il dito inizialmente sul maggior numero negli uomini di recettori ACE2, cui il virus si attacca per spiegare la maggiore mortalità maschile. Questo nuovo studio, pubblicato sulla rivista Nature dai ricercatori dell’università di Yale, guidati da Akiko Iwasaki, sembra chiarire la questione, dopo aver studiato 98 pazienti dai 18 anni in su, con un’età media di 61-64 anni, ricoverati allo Yale New Haven Hospital con sintomi da lievi a moderati a positivi al coronavirus. In questo modo hanno potuto vedere che una cattiva risposta delle cellule T è collegata ad una malattia più grave negli uomini. Già nei mesi scorsi si era infatti osservato che i malati di Covid-19 avevano elevati livelli di citochine e chemochine (molecole fondamentali nel regolare e attivare i meccanismi difensivi e processi infiammatori) rispetto a chi non aveva contratto il virus. Tuttavia, alcuni di questi fattori e molecole sono risultati maggiori negli uomini, mentre nelle donne livelli più alti di risposta immunitaria innata data dalle citochine sono risultati collegati ad una malattia più forte. Secondo lo studio i pazienti maschili potrebbero trarre beneficio da terapie che aumentano la risposta delle cellule T mentre le donne da farmaci che mitighino la prima risposta immunitaria innata. Tuttavia, concludono i ricercatori, non è possibile scartare altri possibili fattori che incidano sul rischio di avere una forma più forte di malattia nei due sessi.

     

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