Covid

  • La deriva emergenziale e lo IATO istituzionale

    A quasi diciotto (18) mesi dall’inizio della pandemia la contrapposizione politica e soprattutto sociale relativa alle strategie sanitarie da utilizzare per fronteggiare l’emergenza sanitaria sta raggiungendo ormai livelli imbarazzanti per quanto riguarda i personaggi coinvolti e preoccupanti per quanto riguarda le tensioni sociali che ne scaturiscono.

    In questo contesto da un governo serio il singolo cittadino e l’intera popolazione si attendono, pur nell’adeguamento delle strategie alle evoluzioni del quadro sanitario, un comportamento coerente chiaro e soprattutto attendibile. Basterà ricordare come l’assoluta incompetenza del governo Conte 2 e del suo ministro dell’economia Gualtieri assicurarono manovre finanziarie a sostegno delle imprese e dei lavoratori pari alla metà del PIL (700 miliardi) e conseguentemente nessuno avrebbe perso il posto di lavoro. Dichiarazioni avventate e figlie della impreparazione dei singoli attori governativi ma che dimostrano come le responsabilità governative dovrebbero essere valutate con una maggiore obiettività.

    L’esasperazione sociale può venire in parte superata sia attraverso l’adozione del protocollo di vaccinazione governativo (scelto dalla maggioranza della popolazione) che attendendo nuove e più chiare spiegazioni dagli organi istituzionali, poiché questa incertezza governativa si è trasferita inevitabilmente nel contesto sociale e politico e determina una fortissima contrapposizione tra sostenitori della vaccinazione ormai al 80% e no-vax.

    Nessuno ricorda come nei mesi passati la soglia di sicurezza sociale (immunità di gregge) venisse dal governo indicata prima al 70% dei vaccinati ora al 80% e probabilmente un domani al 90% dimostrando ancora una volta come le affermazioni governative risultino in continua evoluzione e possano generare nella popolazione una giustificata dose di incertezza.

    Esiste, quindi, un vizio di fondo attribuibile interamente alle fonti governative le quali pur usufruendo di un stato di emergenza non riescono ad indicare con precisione innanzitutto sulla base di quali parametri questo sia stato adottato (1) ma soprattutto sulla base di quali altri parametri potrà venire sospeso (2).

    Questa deriva emergenziale porta, poi, i sostenitori del protocollo vaccinale governativo, nonostante la Costituzione tuteli la salute di ogni singolo cittadino, indipendentemente dai comportamenti nell’arco della propria vita, ad indicare come inevitabile il pagamento delle spese sanitarie per chi non si è vaccinato fino a spingere una parte della intelligentia di sinistra (Lerner) addirittura a proporre di  mettere fuori legge i no-vax. Di istituire quindi e reintrodurre il reato di opinione.

    Viceversa, uno stato di emergenza dovrebbe spingere il governo ad avere o quantomeno dimostrare di possedere idee e strategie molto più precise e chiare con l’importante obiettivo di renderle note e togliere cosi spazio alla speculazione fine a se stessa, magari anche scegliendo delle persone comprensibili nel loro linguaggio (piuttosto di indolenti personaggi da cabaret) con l’obiettivo di rassicurare la popolazione. Invece, ancora oggi, lo stesso ministro Speranza inneggia ad una possibile terza dose e ripropone come forma di pressione psicologica il terribile scenario di un’altra chiusura totale.

    Uno stato di emergenza non significa la sospensione delle prerogative democratiche alle quali ANCHE un governo è soggetto come espressione di quell’obbligo di trasparenza nei confronti dei cittadini-elettori. Una trasparenza ancor più necessaria in quanto il governo stesso si basa su una maggioranza parlamentare assoluta.

    Sembra incredibile come i sostenitori ma anche gli oppositori della vaccinazione e di un eventuale green pass non si rendano conto di come dal contesto nel quale esercitano il proprio diritto di confronto democratico emerga chiara questa deriva autoritaria in nome dell’emergenza. Una deriva  visibile a livello statale e verificabile a livello europeo in rapporto alla imposizione di  una transizione ambientale basata solo su paradigmi ideologici (https://www.ilpattosociale.it/attualita/linquinamento-ideologico/).

    L’alternativa a questa deriva autoritaria del nostro Paese si trova  a soli pochi chilometri da Milano, nella democrazia diretta della Svizzera. Poco prima dell’estate, infatti, con il solito referendum, è stato posto il quesito ai cittadini se volessero accettare i costi aggiuntivi di una transizione ecologica: la risposta è stata a  grandissima maggioranza NO.

    Questa nostra deriva autoritaria attraverso la centralizzazione decisionale con  lo Stato ed il governo, quindi il solo potere esecutivo, e l’Europa in ambito continentale, uniti ad imporre stati di emergenza come transizioni ambientali ed ecologiche, per altro di chiara ispirazione ideologica, dimostra come il concetto di democrazia si stia impoverendo pericolosamente.

    Certamente la nostra era una democrazia delegata nella quale tuttavia da anni gli effetti delle decisioni economiche, sociali e sanitarie (si pensi ai tagli alla sanità dei governi Monti e Renzi ) non ricadono mai sugli autori di queste politiche ma sempre sui cittadini.

    Prende corpo cosi lo IATO ISTITUZIONALE tra organi istituzionali ed elettori. Lo stato e chi in suo nome opera, in altre parole, sta prendendo il sopravvento sulle legittime e democratiche aspettative dei cittadini.

  • Bruxelles centra l’obiettivo: il 70% degli adulti è vaccinato

    L’Unione europea ha centrato il suo obiettivo di vaccinare il 70% della popolazione adulta entro la fine dell’estate. Un traguardo importante, non solo dal punto di vista simbolico per Bruxelles, considerato il contesto mondiale dominato dalle nuove varianti come la C.1.2, rilevata per la prima volta lo scorso maggio in tutte le province sudafricane, e dopo l’allarme dell’Oms sul rallentamento del ritmo delle immunizzazioni nel vecchio Continente.

    In totale, oltre 250 milioni di adulti nell’Unione hanno ricevuto un ciclo completo di dosi, ha annunciato la presidente dell’esecutivo comunitario Ursula von der Leyen esultando per la meta conseguita. Solo sette settimane fa era già stato raggiunto anticipatamente l’obiettivo della Commissione di fornire agli Stati membri, entro la fine di luglio, un numero sufficiente di dosi del siero per vaccinare completamente il 70% degli europei adulti. “Ma la pandemia non è finita. Occorre fare di più. Invito tutti coloro che possono a vaccinarsi”, ha esortato la politica tedesca, precisando che va aiutato anche il “resto del mondo” a vaccinarsi, e che l’Europa continuerà a “sostenere i propri partner in questo sforzo, in particolare i Paesi a basso e medio reddito”.

    Tuttavia sul tasso di vaccinazione restano ancora alti i divari all’interno della stessa Unione. In cima ai Paesi che hanno completato il ciclo di vaccinazione rispetto alla popolazione totale, come evidenzia l’Agenas (Agenzia per i servizi sanitari regionali), c’è Malta (con 79,84 somministrazioni di seconda dose per 100 abitanti), seguita da Portogallo (72,67) e Danimarca (71,40), mentre l’Italia è all’ottavo posto (61,18). Agli ultimi due posti ci sono Romania (26,67) e Bulgaria (16,72).

    “I nostri sforzi per aumentare ulteriormente le vaccinazioni in tutta l’Ue proseguiranno senza sosta”, ha precisato la commissaria europea alla Salute Stella Kyriakides, annunciando che si continuerà a “sostenere in particolare gli Stati membri che incontrano ancora problemi. Dobbiamo colmare il divario di immunità e chiudere la porta alle nuove varianti”. Un punto quest’ultimo sul quale la commissaria ha voluto porre l’accento. “Per uscire dalla pandemia dobbiamo vaccinare, vaccinare, vaccinare”, ha insistito Kyriakides.

    La variante Delta, identificata per la prima volta in India e ora dominante, è tra il 40 ed il 60% più trasmissibile rispetto a quella Alpha. Uno studio britannico pubblicato sabato scorso ha infatti rilevato che le persone infette dalla Delta hanno il doppio delle probabilità di essere ricoverate in ospedale per il Covid-19 rispetto a quelle infettate dall’Alpha.

    Sul fronte dell’utilizzo del Green pass inoltre la panoramica all’interno dell’Unione mostra un quadro abbastanza variegato. Entrato in vigore l’1 luglio, il certificato che consente i viaggi oltre confine è obbligatorio in Francia per entrare in bar, ristoranti, treni e aerei, ospedali. Una decisione che ha portato in piazza recentemente gli anti-pass. La Germania, da parte sua, non desiste sul piano di introdurlo sui treni a lunga percorrenza e sui voli interni. Il portavoce di Angela Merkel, Steffen Seibert ha citato come esempi “la Francia, che lo ha già introdotto, e anche l’Italia, che lo disporrà da settembre”, per motivare la sostenibilità di una misura che in Germania sta sollevando un forte dibattito interno. E se la Spagna non ha introdotto un obbligo nazionale lasciando alle autorità regionali le decisioni in merito, in Austria il green pass è necessario per accedere a musei, ristoranti e luoghi di cultura, come anche negli hotel e nei centri benessere. Nei Paesi Bassi non è obbligatorio per entrare nei locali, ma lo si può richiedere per i grandi eventi, mentre Estonia, Lituania e Lettonia lo richiedono per i ristoranti al chiuso, come in Grecia.

  • Italia unico Stato membro Ue assente ad una riunione sul Covid nel gennaio 2020

    L’Italia fu l’unico Stato Membro a non partecipare alla riunione del Comitato Europeo per la Sicurezza Sanitaria organizzato dalla Commissione Europea il 31 gennaio 2020 in cui si discutevano procedure e protocolli per il contenimento del coronavirus. Lo hanno fatto sapere i legali dei 500 familiari delle vittime in causa civile contro Regione Lombardia e Ministero della Salute e dal loro consulente Robert Lingard. L’Agenzia di stampa AGI ha visionato la documentazione dalla quale emerge La riunione avveniva dopo la dichiarazione di «emergenza pubblica di rilievo internazionale» pronunciata il giorno prima da parte dell’Oms. L’Italia era invece presente all’incontro convocato dal Comitato il 27 gennaio 2020.

    Quel 31 gennaio alcuni rappresentanti del Centro Europeo di Controllo e Prevenzione delle Malattie Infettive condivisero una lista di laboratori Ue che si erano offerti per fornire supporto nei test diagnostici primari e nella conferma dei casi di positività oltre a informazioni relative alle procedure comunitarie di ricezione e rimpatrio. Come rivela l’AGI, Si discusse anche dei dispositivi di protezione individuale e della verifica di un adeguato stoccaggio degli strumenti di protezione da parte dei singoli Paesi in caso di scoppio della pandemia e anche della definizione di caso positivo. Fu ribadita inoltre la necessità da parte degli Stati Membri di condividere tutte le informazioni disponibili per permettere all’Unione Europea di fronteggiare al meglio l’emergenza limitando la catena di trasmissione del virus.

  • La Commissione UE approva un regime italiano di aiuti di 520 milioni di euro destinato a indennizzare il settore fieristico e congressuale per i danni subiti a causa della pandemia di COVID-19

    Nel quadro delle norme dell’UE in materia di aiuti di Stato, la Commissione europea ha approvato un regime italiano di 520 milioni di € destinato a indennizzare le imprese attive nel settore fieristico e congressuale e i relativi fornitori di servizi per i danni subiti a causa delle misure restrittive introdotte dal governo italiano per limitare la diffusione del coronavirus.

    La misura italiana di sostegno

    L’Italia ha notificato alla Commissione, a norma dell’articolo 107, paragrafo 2, lettera b), del trattato sul funzionamento dell’Unione europea (TFUE), un regime di aiuti destinato a indennizzare le imprese attive nel settore fieristico e congressuale e i relativi fornitori di servizi per i danni subiti a causa delle misure restrittive introdotte dal governo italiano per limitare la diffusione del coronavirus.

    Nell’ambito di tale regime i beneficiari ammissibili avranno diritto a un indennizzo sotto forma di sovvenzioni dirette per parte dei danni subiti tra il 9 marzo 2020 e il 14 giugno 2020 e tra il 24 ottobre 2020 e il 14 giugno 2021, periodi in cui, in ragione delle misure restrittive in vigore, non è stata consentita l’organizzazione di tali eventi.

    Le autorità italiane verificheranno che l’indennizzo sia commisurato alle perdite nette subite da ciascun beneficiario a causa della pandemia in modo che nessun singolo beneficiario riceva un indennizzo superiore ai danni subiti, garantendo inoltre il recupero di eventuali pagamenti in eccesso.

    La Commissione ha valutato il regime ai sensi dell’articolo 107, paragrafo 2, lettera b), TFUE, che consente alla Commissione di approvare misure di aiuto di Stato concesse dagli Stati membri (sotto forma di regimi di aiuti) per indennizzare imprese o settori specifici dei danni direttamente arrecati da eventi eccezionali.

    La Commissione ritiene che la pandemia di COVID-19 sia un evento eccezionale, trattandosi di un fenomeno straordinario e imprevedibile con significative ricadute economiche. Di conseguenza gli interventi eccezionali decisi dagli Stati membri per compensare i danni direttamente connessi all’epidemia sono giustificati.

    La Commissione ha appurato che la misura del governo italiano compenserà i danni direttamente connessi alla pandemia di COVID-19. Ha anche accertato che la misura è proporzionata, in quanto la compensazione prevista non eccede quanto necessario per ovviare ai danni.

    La Commissione ha pertanto concluso che la misura è in linea con le norme dell’UE in materia di aiuti di Stato.

    Contesto

    Il sostegno finanziario con fondi UE o nazionali concesso ai servizi sanitari o ad altri servizi pubblici per far fronte alla situazione dovuta al coronavirus non è soggetto al controllo sugli aiuti di Stato. Lo stesso vale per qualsiasi sostegno finanziario pubblico fornito direttamente ai cittadini. Analogamente le misure di sostegno pubblico a disposizione di tutte le imprese, ad esempio le integrazioni salariali e la sospensione del pagamento delle imposte sulle società, dell’IVA o dei contributi sociali, non sono soggette al controllo degli aiuti di Stato e possono essere attuate dagli Stati membri senza che sia necessaria l’approvazione della Commissione ai sensi delle norme dell’UE in materia di aiuti di Stato. In tutti questi casi, gli Stati membri possono intervenire immediatamente. Nei casi in cui si applicano le norme in materia di aiuti di Stato, gli Stati membri possono elaborare ampie misure di aiuto a sostegno di imprese o settori specifici che risentono delle conseguenze della pandemia di COVID-19, in linea con la vigente disciplina dell’UE in materia di aiuti di Stato.

    Il 13 marzo 2020 la Commissione ha adottato una comunicazione relativa a una risposta economica coordinata all’emergenza COVID-19 che illustra queste possibilità.

    Ad esempio:

    • gli Stati membri possono compensare (sotto forma di regimi di aiuti) determinate imprese o determinati settori per i danni subiti e causati direttamente da eventi eccezionali, quali quelli provocati dall’epidemia di coronavirus, come prevede l’articolo 107, paragrafo 2, lettera b), TFUE.
    • Le norme in materia di aiuti di Stato basate sull’articolo 107, paragrafo 3, lettera c), TFUE consentono agli Stati membri di aiutare le imprese che hanno carenza di liquidità e necessitano di aiuti al salvataggio urgenti.
    • A ciò si può aggiungere un’ampia gamma di misure supplementari, come quelle a norma del regolamento “de minimis” e del regolamento generale di esenzione per categoria, che possono essere varate dagli Stati membri anche immediatamente, senza che la Commissione debba intervenire.

    In situazioni economiche particolarmente gravi, come quella in cui si trovano attualmente tutti gli Stati membri a causa dell’emergenza coronavirus, le norme dell’UE sugli aiuti di Stato consentono agli Stati membri di concedere aiuti per porre rimedio a un grave turbamento delle loro economie, come prevede l’articolo 107, paragrafo 3, lettera b), TFUE.

    Il 19 marzo 2020 la Commissione ha adottato un quadro temporaneo per gli aiuti di Stato, basato sull’articolo 107, paragrafo 3), lettera b), TFUE, che consente agli Stati membri di avvalersi pienamente della flessibilità prevista dalle norme sugli aiuti di Stato al fine di sostenere l’economia nel contesto dell’emergenza determinata dal coronavirus. Il quadro temporaneo, modificato il 3 aprile, l’8 maggio, il 29 giugno, il 13 ottobre 2020 e il 28 gennaio 2021, prevede che gli Stati membri possano concedere i seguenti tipi di aiuti: i) sovvenzioni dirette, conferimenti di capitale, agevolazioni fiscali selettive e acconti; ii) garanzie di Stato per prestiti contratti dalle imprese; iii) prestiti pubblici agevolati alle imprese, compresi prestiti subordinati; iv) garanzie per le banche che veicolano gli aiuti di Stato all’economia reale; v) assicurazione pubblica del credito all’esportazione a breve termine; vi) sostegno alle attività di ricerca e sviluppo in materia di coronavirus; vii) sostegno alla costruzione e all’ammodernamento di impianti di prova; viii) sostegno alla produzione di prodotti per far fronte alla pandemia di coronavirus; ix) sostegno mirato sotto forma di differimento del pagamento delle imposte e/o di sospensione del versamento dei contributi previdenziali; x) sostegno mirato sotto forma di integrazioni salariali per i dipendenti; xi) sostegno mirato sotto forma di strumenti di capitale proprio e/o ibrido; xii) sostegno per i costi fissi non coperti per le imprese che devono far fronte a un calo del fatturato nel contesto della pandemia di coronavirus.

    Il quadro temporaneo rimarrà in vigore fino alla fine di dicembre 2021. Al fine di garantire la certezza del diritto, la Commissione valuterà prima di tale data se il quadro debba essere prorogato.

    Fonte: Commissione europea

  • Dire sì al vaccino anti Covid-19 è one health, lo afferma l’ANMVI, l’Associazione Nazionale Medici Veterinari Italiani

    Riceviamo un comunicato dall’ANMVI (Associazione Nazionale Medici Veterinari Italiani) che pubblichiamo di seguito

    (Cremona 22 luglio 2021)- Dire sì alla vaccinazione anti-Covid-19 per alzare uno scudo sanitario anche a protezione del mondo animale.

    L’Associazione Nazionale Medici Veterinari Italiani lancia una campagna social per incoraggiare le persone alla vaccinazione anti Covid-19. Le motivazioni sono “one health”: la storia dell’interfaccia uomo-animale insegna che persone e animali vivono nello stesso eco-sistema sanitario.

    Ad oggi, le evidenze scientifiche sul coronavirus che causa la malattia Covid-19 dicono che il vettore è l’uomo e che il contagio è interumano. I rari casi di trasmissione dalle persone agli animali si sono verificati in contesti ad elevata circolazione virale di SARS CoV-2, in condizioni di contatto stretto con alcune specie animali suscettibili e da parte di persone infettate da SARS CoV-2 che avevano sviluppato la malattia Covid-19.

    Abbattere la pressione di SARS CoV-2 sulla popolazione umana è fondamentale per tutti- spiega il Presidente dell’ANMVI Marco Melosi. “Noi Medici Veterinari siamo la barriera sanitaria per eccellenza fra persone e animali ed è naturale incoraggiare sempre alla prevenzione delle zoonosi. Anche delle zoonosi emergenti quale è considerato SARS CoV-2 sia dall’OMS che dall’Organizzazione Mondiale della Sanità Animale (OIE)”- conclude.

  • La Commissione destina alla ricerca 120 milioni di euro per 11 nuovi progetti volti a contrastare il coronavirus e le sue varianti

    Nell’ambito di Orizzonte Europa, il più grande programma europeo di ricerca e innovazione (2021-2027), la Commissione ha selezionato 11 nuovi progetti del valore di 120 milioni di euro per sostenere e consentire attività di ricerca urgenti sul coronavirus e le sue varianti. Questo finanziamento rientra fra le numerose azioni di ricerca e innovazione intraprese per combattere il coronavirus e contribuisce all’azione globale della Commissione volta a prevenire e mitigare l’impatto del coronavirus e delle sue varianti e darvi un’adeguata risposta, in linea con il nuovo piano europeo di preparazione alla difesa biologica denominato HERA Incubator.

    Agli 11 progetti selezionati partecipano 312 équipe di ricerca di 40 paesi, di cui 38 provenienti da 23 paesi al di fuori dell’UE.

    La maggior parte dei progetti si incentrerà su sperimentazioni cliniche per nuovi trattamenti e vaccini e sullo sviluppo di coorti e reti COVID-19 su vasta scala al di là delle frontiere dell’Europa, istituendo collegamenti con le iniziative europee. Altri progetti rafforzeranno e amplieranno l’accesso alle infrastrutture di ricerca che forniscono servizi o sono necessarie per condividere dati, competenze e risorse di ricerca tra i ricercatori, al fine di consentire ricerche sul coronavirus e le sue varianti. Le infrastrutture in questione includono quelle già attive, come la piattaforma europea di dati sulla COVID-19, e le pertinenti infrastrutture europee di ricerca sulle scienze della vita.

    I consorzi selezionati collaboreranno con altri progetti e iniziative pertinenti a livello nazionale, regionale e internazionale per ottimizzare le sinergie e la complementarità ed evitare la duplicazione delle attività di ricerca. Contribuiranno alla costituzione dell’Autorità europea per la preparazione e la risposta alle emergenze sanitarie (HERA), che permetterà all’UE di anticipare e affrontare meglio le pandemie future.

    Nel febbraio scorso la presidente della Commissione Ursula von der Leyen ha annunciato l’avvio di un piano europeo di preparazione alla difesa biologica denominato HERA Incubator, volto a preparare l’Europa alla crescente minaccia delle varianti del coronavirus. L’HERA Incubator riunirà scienziati, settore industriale e autorità pubbliche e mobiliterà tutte le risorse disponibili per consentire all’Europa di affrontare questa sfida.

    In aprile la Commissione ha annunciato alcuni nuovi inviti per attività di ricerca urgenti sulle varianti del coronavirus, con una dotazione iniziale di 123 milioni di euro mobilitati nell’ambito del primo finanziamento di emergenza nel quadro di Orizzonte Europa. Sebbene il finanziamento di questi 11 progetti sia subordinato a una decisione finale della Commissione e alla firma nei prossimi mesi delle convenzioni di sovvenzione di Orizzonte Europa, i gruppi di ricerca possono già iniziare i loro lavori.

    La Commissione ha impegnato 1,4 miliardi di euro a favore della risposta globale al coronavirus, di cui 1 miliardo di euro nel quadro di Orizzonte 2020, il precedente programma di ricerca e innovazione dell’UE (2014-2020). I nuovi progetti integreranno quelli precedentemente finanziati nell’ambito di Orizzonte 2020 per combattere la pandemia.

    Fonte: Commissione europea

  • The COVID-19 situation across Eurasia is getting worse

    The COVID infection rate in Moscow is still growing and is also starting to rise in St Petersburg as well as in the Moscow region, Chris Weafer, the founding partner of Macro-Advisory in Moscow, wrote in a note to investors on June 29, adding that deaths are at a record level and extra hospitals have been opened.

    According to Weafer, the continued high infection rate has led to new restrictions in the Russian capital. Indoor visitors to restaurants must show QR codes proving either vaccination or prior infection. From July 12, these restrictions will apply to outdoor dining areas also. Events with more than 500 spectators are banned.

    Russian President Vladimir Putin and Prime Minister Mikhail Mishustin appear to have distanced themselves from the latest unpopular restrictions, leaving it to the mayors of Russia’s two largest cities to take any flak.

    “It is clear that the Kremlin does not want to impose a major lockdown, which would both slow economic recovery and would seriously call into question Putin’s recent claim of victory over the virus,” said Weafer.

    Avoiding an official lockdown also means that the state does not have to provide compensation or financial support for affected businesses affected, includng small businesses in the catering and consumer services sectors, which would be the hardest hit by a new lockdown.

    Weafer noted that foreigners in Russia have been left in limbo. As of June 28, no provision exists to allow foreigners or Russians with a foreign vaccine to get a QR Code or to otherwise be allowed into restaurants. Instead, they are being forced to get a 72-hour PCR test.

    Meanwhile, Russia announced the easing of travel routes to some countries – but others, such as Germany, France and Ireland have placed Russia on their red zone travel lists. Some others, such as Greece, are requiring travelers from Russia to have a negative PCR test before being allowed into the country.

    Vaccination at only 12% in Russia

    As of July 1, only about 11.4% of Russia’s 145 million-strong population has been vaccinated, with just 14.3% having had at least one dose – numbers that are far behind the US (50%), Israel (57%), and the UK (49%). The compulsory measures for some worker categories, and to enter cafes, etc., that have been imposed in Moscow and St Petersburg will likely be rolled out across the country. Long queues are common for vaccinations in Moscow while vaccination has stopped in some regions because of a lack of doses.

    Ukraine

    The lockdown has driven new cases to low levels, although there has been an uptick in recent days. The India-origin Delta strain has been identified in Ukraine and measures are being taken, including extra testing of those arriving from India, the UK, Russia, and Portugal. All of Ukraine is in the green zone, but the Kyiv region is likely to be downgraded and the nationwide quarantine system has been extended to the end of August.

    Kazakhstan

    The rise in new infections has pushed the whole of the country into the red zone, with five regions, including the capital Nur-Sultan, into the red. In Nur-Sultan, there are new restrictions on the opening hours of malls and restaurants, and limits on the number of visitors allowed. Vaccination is progressing well, with about 9.8% of the population having received two doses (up from 7.3% the previous week), and 16% have received at least one dose, Weafer wrote. New rules require service sector workers and those in firms larger than 20 people to either get vaccinated or have a weekly PCR test.

    Uzbekistan

    Central Asia’s most populous nation has seen a surge in the number of new cases. The Delta strain of COVID-19 has been detected in Uzbekistan, which has restricted movement in and out of Tashkent. PCR tests are required for entry into the country and restrictions have been imposed on indoor houses of worship and in restaurants. Vaccinations have been opened to over 18s in Tashkent and to over 50s nationwide. As of late June, about 1 million (3% of the population) have had two doses, numbers that are up from 960,000 earlier in the month.

    Armenia

    The peak of the third wave has passed, which is a good result, given that there was a national election last week, but, according to Weafer, Armenia’s authorities are warning of the possibility of a new wave of infections. The current COVID quarantine is in place until July 11.

    Azerbaijan

    The third wave has clearly peaked thanks to the Azeri government’s harsh lockdown. The government has relaxed quarantine rules, Weafer, wrote, adding that 11.6% of the population has received two vaccine doses, up from 9.6% the previous week. The government may tighten its rules on infection certification in order to encourage more people to get vaccinated.

    Belarus

    New cases in Belarus continue to fall. The Delta variant has been found in Belarus but seems not to be spreading as fast as in Russia. Vaccination numbers are now announced daily, suggesting the availability problems have been resolved. New vaccination points are announced daily. About 5.8% of the population has had both doses, up from 4% last week. 8.9% have received at least one dose.

    Georgia

    The third wave has peaked,  curfew now starts at midnight (changed from 2300). The government’s mandate to impose regulations was extended from July 1, 2021, to January 1, 2022. Vaccination supplies are still limited, though some citizens are eligible for doses of AstraZeneca, Pfizer, and the Chinese-made SinoVac. All deliveries of the various vaccines are being given immediately and the government hopes to get a series of major deliveries in July that will be enough to vaccinate the entire population by September.

  • E’ in vigore il certificato COVID digitale UE

    “In marzo abbiamo promesso di creare entro le vacanze estive un sistema a livello dell’UE per agevolare la possibilità di viaggiare in maniera libera e sicura nell’UE. Adesso possiamo confermare che il sistema di certificati COVID digitali UE è operativo”. Commenta così la Presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, l’entrata in vigore del regolamento sul certificato COVID digitale UE il 1° luglio. Il certificato COVID digitale potrà essere rilasciato a tutti i cittadini e i residenti dell’UE e verificato in tutta l’Unione. 21 Stati membri, oltre alla Norvegia, all’Islanda e al Liechtenstein, avevano già iniziato a rilasciare certificati prima della scadenza odierna e cinque paesi dell’UE iniziano oggi.

    I lavori della Commissione sui certificati COVID digitali UE sono stati condotti dal commissario Didier Reynders in stretta collaborazione con i Vicepresidenti Vera Jourová e Margaritis Schinas e i commissari Thierry Breton, Stella Kyriakides e Ylva Johansson.

    Scopo del certificato COVID digitale UE è agevolare la libera e sicura circolazione nell’UE durante la pandemia di COVID-19. Tutti gli europei hanno il diritto di circolare liberamente, anche senza certificato, ma quest’ultimo faciliterà gli spostamenti, aiutando a esentare chi ne è in possesso da restrizioni come la quarantena.

    Il certificato COVID digitale UE sarà accessibile a tutti e costituisce prova di vaccinazione, test o guarigione dalla COVID-19; è gratuito e disponibile in tutte le lingue dell’UE; è disponibile in formato digitale e cartaceo; è sicuro, con un codice QR firmato elettronicamente.

    Secondo le nuove disposizioni, gli Stati membri devono astenersi dall’imporre ulteriori restrizioni di viaggio ai titolari di un certificato COVID digitale UE, a meno che esse non siano necessarie e proporzionate per tutelare la salute pubblica.

    La Commissione si è inoltre impegnata a mobilitare 100 milioni di euro nell’ambito dello strumento per il sostegno di emergenza per aiutare gli Stati membri a offrire test a prezzi contenuti.

    Fonte: Commissione europea

  • La Commissione e le autorità per la tutela dei consumatori invitano le compagnie aeree a migliorare la gestione della cancellazione di voli

    La Commissione e le autorità nazionali per la tutela dei consumatori hanno invitato le compagnie aeree a migliorare il modo in cui gestiscono le cancellazioni dei voli nel contesto della pandemia di COVID-19. Le compagnie aeree che operano nell’UE sono invitate a migliorare le loro pratiche con l’ausilio di un elenco di misure elaborato dalla Commissione e dalla rete di cooperazione per la tutela dei consumatori.

    L’iniziativa fa seguito a numerosi reclami dei consumatori e si basa sui risultati di un’indagine avviata all’inizio di quest’anno per raccogliere dati sulla gestione dei reclami da parte di 16 grandi compagnie aeree. L’analisi delle risposte fornite ha evidenziato una serie di problemi.

    Le compagnie aeree che operano nell’UE devono rispettare il diritto dell’Unione in materia di tutela dei consumatori: dalla garanzia di una comunicazione trasparente, all’informazione proattiva dei passeggeri in merito ai loro diritti. In particolare, devono offrire la possibilità di scegliere tra rimborsi e buoni e informare i passeggeri che hanno il diritto di farsi rimborsare i buoni in qualsiasi momento. La maggior parte delle compagnie aeree oggetto dell’indagine non ha neppure rimborsato i passeggeri entro il termine di 7 giorni previsto dal diritto dell’UE. Queste compagnie devono attivarsi per garantire che tale termine sia rispettato per tutte le nuove prenotazioni – a prescindere dal fatto che l’acquisto sia avvenuto direttamente o tramite intermediario – e smaltire rapidamente l’arretrato dei rimborsi in sospeso, al più tardi entro il 1º settembre 2021.

    Fonte: Commissione europea

  • Uso criminale della rete

    La pandemia, nonostante i molti vaccini che si sono potuti fare grazie all’accelerazione e all’organizzazione volute dal Gen. Figliuolo, continua a mietere vittime, non solo per la variante Delta. Troppe persone, specialmente giovani, hanno ormai da giorni abbandonato ogni precauzione ricreando vaste aree di contagi e l’incremento di casi in paesi come il Regno Unito, la Russia, il Portogallo e la Spagna preoccupano molto per i viaggi turistici che ormai sono iniziati.

    C’è però un altro aspetto molto grave e cioè quello delle truffe e dell’illegalità, è delle ultime ore la notizia di mail false che, spacciandosi per mail ufficiali, promettono ai cittadini il famoso pass covid e ovviamente chiedono e rubano i dati dei malcapitati che, convinti di rispondere ad un messaggio delle istituzioni, cadono nella trappola.

    Un altro grave danno è stato fatto dai molti siti che, durante la pandemia ed ancora oggi, continuano a diffondere notizie false proponendo cure e farmaci risolutivi. Un imbroglio dannoso non solo per il portafoglio ma soprattutto per la salute. Solo nell’ultimo mese il nucleo anti sofisticazione è riuscito, dopo elaborate e tempestive indagini, a chiudere 20 siti internet dove si vendevano medicinali spacciati per cure anti covid. I siti erano collocati su server esteri e i gestori non erano individuabili. Su questi siti si potevano acquistare antivirali dei quali l’Aifa aveva da tempo sospeso l’utilizzo off label e altri per i quali occorre una corretta valutazione clinica del paziente. Chiusi i 20 siti altri non sono ancora stati individuati ed altri se ne continuano ad aprire perché la sete di soldi facili, e le complesse attività per arrivare alla fonte e chiudere i siti pirata, danno ai malfattori la sicurezza di potere continuare a delinquere. Centinaia sono stati i negozi virtuali chiusi per lo smercio di farmaci e sostanze illegali e pericolose, da quelli spacciati per il covid a quelli per dimagrire e spesso si tratta di sostanze gravemente nocive e non adatte per uso umano. Mentre aumentano le truffe via internet si ripropone, per l’ennesima volta, il tema di come evitare che le reti da strumento di comunicazione corretta diventino sempre di più strumento privilegiato per la criminalità. Ma la politica, in tutto il mondo, non sembra in grado di trovare soluzioni che, rispettando la libertà, impediscano l’uso criminale della rete.

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