Covid

  • Pandemia e inviti dell’Oms non fermano in Cina l’allevamento di cani per uso alimentare

    In una sua recente pronuncia l’Oms avverte del pericolo rappresentato dalla vendita, per uso alimentare, di animali selvatici vivi, infatti questi sono serbatoio del 70% delle malattie infettive che potrebbero essere trasmesse, in modi diversi, all’uomo causando nuove pandemie. In molti paesi, specialmente asiatici, i mercati che vendono animali selvatici vivi sono restati aperti nonostante le sollecitazioni di alcuni governi, come quello cinese, a cessare questo pericoloso commercio. Proprio in Cina continua, in molte regioni, l’utilizzo di carne di cani, allevati allo scopo alimentare, in allevamenti lager nonostante recenti leggi abbiano chiarito che i cani non sono da considerarsi animali per l’alimentazione. Resta da chiedersi come un governo, ed un sistema politico, così capace di farsi obbedire su tutto non sia ancora stato in grado di debellare gli allevamenti di cani da macello ed i mercati con selvatici vivi, nonostante tutti i problemi creatisi con l’insorgere della pandemia proprio in uno di questi mercati.

    L’Oms chiede anche maggiore pulizia, controlli e regole per gli allevamenti di animali da carne.

    Intanto ha dato buoni risultati la prima fase del vaccino anti covid 19 per i gatti e nelle prossime settimane si avranno i dati anche della seconda puntura, si pensa inoltre ad una sperimentazione sui visoni, animali che nei mesi scorsi si sono dimostrati particolarmente predisposti ad ammalarsi e a contagiare.

    Una buona notizia in Italia è che il Ministero della Salute abbia finalmente annunciato che entro il 2021 si potrà estendere a tutte le regioni il nuovo sistema di anagrafe per gli animali d’affezione, sistema al quale, per ora, le regioni potranno aderire volontariamente mentre invece dovrebbe essere obbligatorio un sistema nazionale di identificazione. I sistemi regionali, infatti, non essendo compatibili tra di loro e connessi in rete spesso ritardano, o impediscono, il riconoscimento di animali persi. Rimane anche il problema, per alcune regioni del sud, dell’omessa pratica per l’identificazione degli animali di proprietà lasciati spesso liberi intorno a casa o in campagna senza che sia possibile, di conseguenza, identificarne i proprietari, tale pratica aumenta anche il randagismo, infatti le cucciolate indesiderate sono abbandonate. Nel programma del Ministero vi è anche l’annuncio di un maggior coordinamento e controllo sulle strutture di vario genere che ospitano animali: canili, rifugi, allevamenti.

  • L’esempio austriaco: il ministro della Salute lascia per garantire più efficienza contro la pandemia

    “Gli ultimi 15 mesi pesano come 15 anni”. Dopo due collassi subiti nelle scorse settimane, il ministro della Salute austriaco Rudolf Anschober ha gettato la spugna e si è dimesso. E’ finita così la breve parabola del ‘ministro Covid’. Un anno fa, durante la prima ondata, l’esponente dei Verdi era il membro del governo Kurz con il più alto tasso di fiducia. Mentre in molti lo vedevano già alla Hofburg come successore del presidente Alexander Van der Bellen, il perdurare della pandemia ha logorato Anschober nel profondo, non solo a livello politico ma anche fisico.

    I problemi di salute sono stati a lungo un tabù per i politici, non solo in Austria. Il mitico cancelliere socialdemocratico Bruno Kreisky si sottoponeva di nascosto a cicli di dialisi e nel 2005 l’allora presidente Thomas Klestil morì a 2 giorni dalle fine del suo mandato dopo 2 infarti e un’embolia polmonare. Anschober, invece, ha cambiato approccio e questa mattina ha alzato bandiera bianca: “Nella peggiore crisi sanitaria degli ultimi decenni l’Austria necessita di un ministro della Salute in forma al 100%. La pandemia non prende pause e neanche il ministro della Salute può farlo”, ha detto il sessantenne. “Non voglio autodistruggermi, aziono il freno d’emergenza”, ha aggiunto.

    Per il verde non è la prima volta. Nel 2012 ebbe un burnout e ne parlò pubblicamente. “E’ come se ti staccassero la spina”, ha ricordato. “Nella politica l’assenza per malattia è immaginabile solo per un breve periodo. Per questo gli si deve rispetto”, ha commentato parlando con l’Ansa il politologo Peter Filzmaier.

    Un anno fa l’ex maestro elementare Anschober volava nei sondaggi. Piaceva il suo modo di spiegare concetti complessi con parole semplici e pacate. Sono però seguite delle battute d’arresto e il ‘ministro Covid’ ha perso smalto, come evidenzia Filzmaier: “Ordinanze contraddittorie oppure in contrasto con la legislazione e obiettivi temporali che poi non reggevano”. E’ ormai entrata nel repertorio dei cabarettisti stile Crozza il suo tormentone: “Le prossime settimane saranno decisive”. Il politologo ricorda anche il tira e molla sulle riaperture: “Dal secondo posto nei sondaggi alle spalle di Van der Bellen la scorsa estate, Anschober nei mesi scorsi è crollato in 13esima posizione”.

    Il ministro ha annunciato anche il ritiro dai social media. “Quello che mi sostiene – confessava nei mesi scorsi agli amici – è la speranza di poter presto tornare in Italia”. Qui, pandemia permettendo, Anschober potrà realizzare il suo sogno nel cassetto, ovvero quello di scrivere un romanzo politico. Nel frattempo, lunedì prossimo giurerà il suo successore, il tecnico Wolfgang Muckstein, un medico con una lunga esperienza amministrativa.

  • Secondo Ramadan col virus, tra strette e coprifuoco, per 1,5 miliardi di musulmani

    Per il secondo anno consecutivo più di un miliardo e mezzo di musulmani in tutto il mondo si apprestano a iniziare il Ramadan dovendo fare i conti con le restrizioni imposte dalla pandemia.     Quest’anno la luna nuova del mese è arrivata nella notte tra 12 e 13 aprile e l’obbligo di digiuno giornaliero, interrotto solo dal tramonto all’alba, durerà fino al 12 maggio.

    Rispetto all’anno scorso, quando i luoghi santi, le moschee, i ristoranti e i negozi erano rigorosamente chiusi, quest’anno le misure anti-Covid per il mese islamico del digiuno sono generalmente più blande. E consentiranno a seconda dei diversi contesti di rispettare almeno in parte i riti religiosi e le usanze sociali. La novità principale riguarda la Mecca, la città santa dell’Islam, che sarà sanificata 10 volte al giorno – con ben 60mila litri di gel – e che potrà accogliere i fedeli, ma solo quelli già immunizzati: che hanno già ricevuto almeno una dose di vaccinazione o che sono guariti dal virus. Per i trasgressori, assicurano le autorità saudite, sono previste multe “stellari”. A Gerusalemme si ricorda ancora con tristezza la vista della moschea al Aqsa, terzo luogo santo per l’Islam, deserta l’anno scorso. Quest’anno si prevede invece che nei vari giorni di Ramadan affluiranno sulla Spianata, all’aria aperta, centinaia di migliaia di fedeli, chiamati a rispettare il distanziamento.

    A differenza dell’anno scorso, le moschee nei vari Paesi rimangono aperte, con orari ridotti e con l’imposizione del distanziamento sociale. Fuori dai luoghi di culto la vita proseguirà in maniera diversa a seconda della diffusione della pandemia nei vari Paesi. L’Iran sabato scorso ha decretato un nuovo lockdown di 10 giorni in gran parte del Paese, di fatto bandendo ogni forma di aggregazione. Questa è invece assicurata nella Siria in guerra, dove la popolazione, stremata dalla crisi economica e dall’insicurezza alimentare, considera il Covid l’ultima minaccia alla sopravvivenza. L’agenzia governativa siriana Sana ha mostrato immagini di persone intente a fare la spesa nei mercati ortofrutticoli prima dell’inizio di Ramadan senza rispettare la distanza sociale e senza indossare mascherine. Nel vicino Libano è polemica tra la commissione governativa scientifica anti-Covid e il governo stesso, che ha posticipato di 2 ore l’inizio del coprifuoco notturno per consentire ai ristoratori e negozianti di vendere le loro merci, ad asporto, anche durante l’iftar, la tradizionale rottura serale del digiuno. Il coprifuoco notturno è stato imposto un po’ ovunque in tutto il Medio Oriente, mentre a Dubai, negli Emirati Arabi Uniti, dove la percentuale dei vaccinati è altissima, è consentito girare fino a tarda notte e i mezzi pubblici circoleranno fino oltre la mezzanotte nel fine settimana.

  • Coronavirus: la Commissione mobilita 123 milioni di euro per la ricerca e l’innovazione contro la minaccia delle varianti.

    La Commissione mobilita 123 milioni di €euro nel quadro di Orizzonte Europa, il nuovo programma di ricerca e innovazione dell’UE, per sostenere la ricerca urgente sulle varianti del coronavirus. Questo primo finanziamento di emergenza si aggiunge a una serie di azioni di ricerca e innovazione finanziate dall’UE per combattere il coronavirus. Contribuisce inoltre all’azione globale della Commissione volta a prevenire e mitigare l’impatto delle varianti del coronavirus e darvi adeguata risposta, in linea con il nuovo piano europeo di preparazione alla difesa biologica, denominato HERA Incubator.

    La Commissione ha pubblicato nuovi inviti che integrano le azioni precedenti per lo sviluppo di cure e vaccini mediante l’organizzazione e la realizzazione di sperimentazioni cliniche atte a far progredire lo sviluppo di terapie e vaccini promettenti contro il SARS-CoV-2/la COVID-19. Tali inviti sosterranno lo sviluppo di coorti e reti COVID-19 su larga scala che vanno oltre le frontiere europee, creando collegamenti con le iniziative europee, e rafforzeranno le infrastrutture necessarie alla condivisione di dati, competenze, risorse di ricerca e servizi di esperti tra ricercatori e istituti di ricerca.

    Fonte: Commissione europea

  • Solo l’empatia ci potrà salvare

    Il 22 febbraio è crollato il cimitero di Camogli, una delle più note località turistiche italiane, e sono precipitate in mare, con un volo di più di 30 metri, 320 bare che riposavano nel cimitero. Siamo ad aprile e della triste vicenda non abbiamo più notizie dopo i primi giorni dal disastro, quando alcune bare e salme erano state recuperate e portate al riparo in una struttura predisposta dalla protezione civile, in attesa che i famigliari potessero riconoscere e ricomporre i resti dei loro cari. Per la maggior parte dei defunti dispersi in mare e sepolti sotto la frana si doveva e si deve ancora cercare e sono al lavoro gli incursori subacquei della Marina militare. In attesa che si faccia luce sulle eventuali responsabilità, sembra che alcuni avessero avvertito della fragilità della struttura a picco sul mare, molto suggestiva ma poco sicura per la probabilità di smottamenti anche per le piogge che negli anni si sono susseguite, pensiamo al dolore di chi ha visto perduti per sempre persone care con l’aggravante che i poveri resti possono essere preda di pesci. Ho pensato a questi morti proprio mentre nei nostri giorni di chiusura siamo portati a ragionare sulla mancanza di socialità che da troppo sta creando disagio in ogni fascia d’età e sulla mancanza di empatia che da molti anni vieta, impedisce, a troppe persone di sentirsi in sintonia, di capire gli altri. L’indifferenza che ha contraddistinto gli ultimi decenni, sia nella società che nel mondo della economia che della politica, ha lasciato che gli ultimi fossero sempre più emarginati, gli anziani più soli, i giovani abbandonati a se stessi, prima senza regole per crescere e poi senza lavoro per vivere. Un’indifferenza e una mancanza di empatia, di attenzione sia agli altri che alla cosa pubblica, che ha fatto prevalere la finanza selvaggia contro l’economia reale, che ha lasciato andare in dissesto il patrimonio pubblico, dalle strade non finite agli ospedali costruiti e poi abbandonati, fino ai piccoli cimiteri che crollano in mare. Riuscirà questa forzata clausura, dovuta ad un virus del quale a tutt’oggi con conosciamo con certezza l’origine e che si continua a diffondere con pericolose capacità di mutazione, a farci riconsiderare il nostro modo di vita? Riusciremo a comprendere che non ci si salva da soli, che l’empatia ci può aiutare, che ascoltando gli altri si diventa più capaci di comprendere noi stessi? Tutto può ripartire meglio, anche cominciando dal cimitero di Camogli, ma c’è la volontà umana e politica?

  • Europa, crocevia di un mondo in rivoluzione

    Si svolgerà giovedì 8 aprile, alle ore 20.45, via zoom, l’incontro “Europa crocevia in un Mondo in rivoluzione” con Adriana Cerretelli.

    L’evento fa parte di un ciclo di incontri organizzati da APICE con ProgettoMondo Mlal, Spazio Mediazione e Intercultura, Monviso in Movimento, Europe Direct Cuneo e La Guida dal titolo “L’UE e le sfide di domani” per riflettere sul futuro dell’Unione Europea e su quello di tutti i cittadini nel mondo post-covid che verrà. Prima protagonista Adriana Cerretelli, editorialista de Il Sole 24 Ore e per oltre 20 anni corrispondente da Bruxelles, vincitrice di numerosi premi giornalistici tra i quali il premio giornalistico del Parlamento Europeo ed ex portavoce del Ministero dell’Economia e delle Finanze.

    È un Mondo in radicale trasformazione, quello in cui viviamo, e non solo per la crisi provocata dalla pandemia. La Cina insidia la supremazia globale degli Stati Uniti sul piano economico e politico; ai confini orientali dell’Europa, Russia e Turchia espandono la propria area di influenza, mentre la pressione demografica e i cambiamenti climatici continuano ad alimentare ingenti flussi migratori verso il Mediterraneo; sullo sfondo, un’Unione Europea che invecchia e che ancora non riesce a parlare ad una sola voce sulla scena internazionale e fatica a trovare il proprio posto nel nuovo ordine che va costruendosi.
    Quale scenario globale si prospetta per noi e per l’Unione europea?
    Per partecipare è sufficiente cliccare sul link: http://bit.ly/sfidedomani; in alternativa, è possibile inserire l’ID riunione Zoom: 820 8476 8921. – qui la pagina dell’evento su facebook
    I prossimi due appuntamenti saranno:

    Giovedì 22 aprile, ore 20.45: “La lotta alla criminalità organizzata nell’UE”, in collaborazione con l’Associazione Liberavoce – Coordinamento provinciale di Cuneo di Libera e presìdi di Cuneo, Saluzzo e Alba. Interviene ALBERTO PERDUCA, Procuratore Capo del Tribunale di Asti, già membro di Ufficio europeo per la lotta antifrode (OLAF) e Eulex.

    Giovedì 6 maggio, ore 20.45: “L’UE alla prova della conferenza sul futuro”. Per APICE introducono Franco Chittolina e Adriana Longoni.

  • USAID makes hand-washing more accessible

    Washing your hands frequently is one of the best ways to reduce the spread of COVID-19, but access to soap and water is a challenge for some 3 billion people worldwide.

    That’s why the U.S. Agency for International Development (USAID), through its Water for the World programs, provides water and hygiene products and promotes the importance of the practice, especially today.

    In Burkina Faso, a USAID-supported program works with local governments on COVID-19 plans that address the availability of water, sanitation and hygiene services. Through radio announcements and other communications, the program also promotes washing hands with soap.

    In Indonesia, USAID has teamed up with partners in 120 communities to install 5,000 hand-washing stations, 900 soap dispensers and 700 water taps. Since March 2020, USAID has collaborated with community health clinics, known as puskesmas, to teach people the importance of washing hands with soap and water through radio jingles and social media posts.

    USAID is sharing information about slowing COVID-19 in Nigeria and increasing the water supply to allow hand-washing in public places, such as markets and hospitals. USAID is building on existing work Nigerian government agencies have done to promote hygiene and address COVID-19 by providing technical support for communicating risks. Finally, USAID teams up with telecommunications firms to spread good-hygiene messages to millions of Nigerians.

    The efforts are important because 40% of the world doesn’t have access to hand-washing stations with soap and water at home, according to the World Health Organization and UNICEF.

    Water security, sanitation and hygiene are more important than ever, as the world grapples with COVID-19 and looks to recover after suffering economic harm, according to Maura Barry, USAID’s acting global water coordinator and an official in its Bureau for Resilience and Food Security.

    The pandemic has stressed existing water systems and threatened to slow the expansion of water services for the neediest people, particularly some 300 million people in sub-Saharan Africa. Especially as the world recovers from the pandemic, USAID hopes to make hand-washing a habit everywhere while it works to improve access to water services.

  • Il Libano in crisi getta i fiori: nessuno li compra più

    Nel Libano alle prese con la peggiore crisi economica degli ultimi 30 anni, palesatasi prima della pandemia ma acuita dalle ripercussioni delle misure anti-covid, sono ormai poche le famiglie che possono permettersi di acquistare i fiori, un bene di lusso in un contesto di galoppante impoverimento di ampi settori della popolazione.

    Milioni di fiori sono stati gettati nelle immondizie perché non ci sono più clienti locali, si legge oggi sui media di Beirut. “Solo l’anno scorso abbiamo buttato circa 6 milioni di steli”, ha detto Rania Younes, agronoma e da circa 30 anni a capo di una delle più importanti aziende floricole del Libano.

    “A seguito del brutale lockdown totale del marzo 2020 – ha detto citata dal quotidiano L’Orient-Le Jour – mi sono ritrovata uno stock enorme di fiori che bisognava buttare… non potevamo nemmeno distribuirli né offrirli”, ricorda Younes, che gestisce vivai sul Monte Libano, a nord di Beirut.

    I media ricordano che molte aziende e vivai hanno chiuso i battenti, soprattutto perché la crisi in Libano è cominciata a palesarsi in tutta la sua gravità dall’ottobre del 2019, diversi mesi prima lo scoppio della pandemia.

    La lira locale ha perso nell’ultimo anno e mezzo circa il 90% del suo valore e secondo dati dell’Onu aumenta a dismisura e di continuo il numero di libanesi che sono ora sotto la soglia di povertà.

    Negli ultimi giorni si sono registrati nuovi rincari di beni e servizi essenziali come il pane, la farina, la benzina, il gas per uso domestico utilizzato per cucinare, il combustibile per alimentare i generatori di corrente in un contesto di cronica mancanza di elettricità. In questo contesto, pensare di poter acquistare mazzi di fiori appare un lusso. Ecco perché alcune aziende, come quella guidata da Younes, si sono adattate e quest’anno hanno piantato fiori che possono essere essiccati e venduti all’interno di composizioni floreali. Younes non nasconde però l’amarezza e le difficoltà: “Siamo in un Paese dove non si ha più garanzia di vendere ciò che si coltiva… il Libano non si può più permettere di produrre fiori e questo riflette la desolazione che ci circonda”.

  • Il Covid spinge Bolsonaro sulla via di Conte, il premier brasiliano s’aggrappa a un rimpasto

    Terremoto politico in Brasile, già in ginocchio per la pandemia. Jair Bolsonaro procede ad un rimpasto di governo per provare a scrollarsi di dosso le critiche per la pessima gestione del Covid tentando di compiacere gli alleati del ‘Grande centro’, unico scudo politico contro le richieste di impeachment pendenti contro di lui alla Camera, e garantirsi al contempo l’appoggio dell’ala più radicale delle Forze armate.

    Dopo aver incassato le dimissioni del ministro degli Esteri Ernesto Araujo e del ministro della Difesa, generale Fernando Azevedo e Silva, il presidente brasiliano ha cambiato altri quattro ministri, garantendo l’entrata della deputata centrista Flavia Arruda e piazzando al ministero chiave della Difesa il generale Walter Souza Braga Netto, più in linea del suo predecessore con le posizioni autoritarie del presidente. Braga Netto ha rimosso subito i comandanti delle 3 Forze armate, Edson Pujol (Esercito), Ilques Barbosa (Marina) e Antonio Carlos Moretti (Aeronautica), che avevano messo gli incarichi a disposizione del nuovo ministro. E’ la prima volta dalla dittatura militare che i comandanti delle 3 Forze armate vengono rimossi tutti insieme senza un cambio di governo.

    La notizia ha colto di sorpresa gli osservatori in quanto si attendeva la rimozione solo di Pujol, mostratosi insofferente alle pressioni di Bolsonaro di associare le Forze armate al suo governo. Pujol è stato anche attaccato da Bolsonaro per aver criticato la nomina del generale Eduardo Pazuello a ministro della Salute in piena emergenza sanitaria. Ma i fatti gli hanno dato ragione: il presidente è stato infatti costretto a sostituire Pazuello, quarto ministro della Salute dall’inizio della pandemia, con il cardiologo Marcelo Queiroga, che sembra aver cambiato rotta rispetto alla strategia negazionista del governo dichiarandosi favorevole alle misure di isolamento e alla vaccinazione di massa.

    Bolsonaro è fortemente criticato da molti governatori e dai sindaci delle più importanti città del Paese – dove contagi e morti aumentano a causa della variante di Manaus e le terapie intensive sono al massimo dell’occupazione – per la gestione caotica della pandemia e per le sue continue esternazioni antiscientifiche. Al coro delle critiche si è unita di recente anche la voce dell’ex presidente Luiz Inacio Lula da Silva, che ha accusato Bolsonaro di essere “responsabile del più grave genocidio della storia del Brasile”. Dopo la cancellazione delle condanne inflittegli nella Tangentopoli brasiliana, Lula è tornato al centro della scena politica e il suo consenso è in aumento. “Non ho mai visto il popolo brasiliano soffrire così tanto come oggi. Si muore nelle corsie degli ospedali, è tornata la fame”, ha rincarato Lula, che sembra sempre più intenzionato a sfidare Bolsonaro alle presidenziali del 2022. L’attuale capo di Stato di estrema destra non nasconde di puntare alla rielezione ma dopo un anno di pandemia la sua popolarità è offuscata e le sue possibilità di un secondo mandato iniziano a vacillare.

    Il Brasile ha superato la soglia dei 300mila morti, è il Paese dove si muore di più al mondo per il Covid-19 con una media di 2.400 morti giornalieri, e sta affrontando una grave crisi economica. Elementi che rischiano di ampliare ulteriormente la forbice sociale. Il Pil è calato del 4,1%, la disoccupazione è intorno al 14% e quasi 15 milioni di famiglie vivono sotto la soglia di povertà. Un dato allarmante per un Paese che un decennio fa era la locomotiva trainante dell’America latina. Il governo Bolsonaro è intervenuto garantendo un sussidio mensile di emergenza di 600 reais, circa 100 euro, ma il programma di aiuti federali è stato sospeso alla fine del 2020. Forse riprenderà, in maniera ridotta, ad aprile.

    Ma l’emergenza sanitaria in Amazzonia, con le terribili immagini degli ospedali di Manaus senza più ossigeno da somministrare ai pazienti Covid e le ruspe al lavoro giorno e notte nei cimiteri per scavare fosse comuni, il ritardo nell’acquisto dei vaccini, dopo averne negato l’utilità in maniera sprezzante, hanno messo Bolsonaro all’angolo. Una terza ondata pandemica, da molti virologi ritenuta inevitabile, potrebbe decretare la fine politica dell’ultimo leader negazionista alla guida di un grande Paese dopo la sconfitta elettorale di Donald Trump.

  • Governo Draghi: i conti non tornano più

    A questo punto qualcosa non torna più tanto nelle strategie quanto nei risultati raggiunti dal governo Draghi. Dopo un anno di lockdown che ha messo in ginocchio le attività economiche italiane ed in particolare il settore del turismo l’imposizione della zona rossa in tutte le regioni italiane nel periodo pasquale costringe ancora una volta il sistema ricettivo alberghiero alla chiusura, a Cortina come Venezia e a Roma.

    Viceversa, fino a ventiquattro (24) ore fa, con due semplici tamponi, uno all’andata e l’altro al ritorno, era possibile raggiungere le località turistiche spagnole ed i rispettivi alberghi.

    A fronte delle legittime proteste dell’intero settore turistico ancora offeso da una simile miopia, ennesima espressione di una incapacità sostanziale del Ministro della Sanità, ora si “impone” al ritorno una quarantena “volontaria” di cinque (5) giorni, un numero assolutamente arbitrario che rappresenta l’ennesima offesa al settore del turismo italiano.

    E’ evidente, tuttavia, il doppiopesismo con il quale si favorisca la movimentazione turistica verso l’estero mentre si obbligano alla chiusura totale le strutture italiane.

    Quindi se il tampone è sufficiente per assicurare l’interesse della tutela sanitaria nazionale per partire e rientrare da uno stato europeo (i 5 giorni di isolamento arbitrario sono solo l’ennesima beffa) non si vede perché non possa esserlo nella movimentazione interregionale per raggiungere una località turistica italiana, magari anche solo all’interno dei confini regionali.

    Oppure la metastasi culturale di questa classe dirigente, e quindi anche di questo governo, ha preso il sopravvento sui legittimi interessi degli operatori economici italiani in quanto non va dimenticato come, contemporaneamente a questa disastrosa gestione dell’economia turistica, ancora una volta la questione Alitalia, come ampiamente anticipato, rimane bloccata presso la Commissione europea nonostante la “brillante” iniziativa dei ministri Giorgetti e Giovannini. La sintesi delle loro competenze ha portato ad una strategia di rilancio della compagnia italiana che prevede aiuti di oltre 666.666 euro/dipendente: 4,5 miliardi per 4.550 dipendenti. Mentre il governo di Angela Merkel ne assicura 66.666 (1/10 rispetto ad Alitalia, con 9 mld e 135.000 dipendenti) ma chiedendo contemporaneamente la cessione del 20% delle azioni e anche di alcuni slot (https://www.ilpattosociale.it/attualita/alitalia-la-storia-infinita/).

    Rientrando nel contesto del settore turistico rimane inspiegabile come una personalità del prestigio internazionale di Mario Draghi possa supportare queste ridicole iniziative con l’unico risultato di penalizzare ancora una volta l’economia turistica italiano. In questo senso il quesito emerge sovrano quanto rimane privo di risposta.

    In termini generali, tuttavia, è evidente come manchi la comprensione da parte dell’intera classe politica e dirigente espressa dai governi Conte1, Conte2 ed ora Draghi sia in relazione allo stato di difficoltà delle imprese economiche quanto ad una insopportabile incapacità di sostenerne le priorità.

    E’ veramente inaudito il doppiopesismo utilizzato per le attività economiche italiane rispetto ai favoritismi nello specifico al settore turistico spagnolo.

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