Covid

  • Boom di assunzioni di lavoratori domestici durante il lockdown

    Boom di assunzioni di lavoratori domestici durante il lockdown, ma ancora un milione in nero. Le famiglie spendono 15,1 miliardi annui, facendo risparmiare allo Stato 10,9 miliardi di Welfare. Secondo i dati Inps 2019, i lavoratori domestici regolari sono 849 mila, in lieve calo rispetto al 2018 (-1,8%). Negli ultimi anni sono costantemente aumentate le badanti (+11,5% dal 2012) e diminuite le colf (-32,1%) che oggi sono in lieve maggioranza (52%). Da fonti Istat emerge però che il tasso di irregolarità nel settore domestico è del 57,6%, per cui la componente registrata all’Inps rappresenta meno della metà del totale. L’emergenza sanitaria ha portato un aumento del fabbisogno di assistenza da parte delle famiglie, soprattutto per i bambini (con le scuole chiuse) e gli anziani soli. Nel 2020 si è registrato un aumento delle assunzioni, anche grazie al bonus baby-sitter. Tuttavia, il lavoro nero rimane ancora forte nel settore domestico, commenta Lorenzo Gasparrini, Segretario Generale Domina. In aumento italiani e over 50. Sebbene gli stranieri siano ancora in netta maggioranza (70,3%), otto anni fa questa percentuale era nettamente maggiore (81,1%): mentre gli stranieri sono diminuiti (soprattutto tra le colf), gli italiani sono aumentati (prevalentemente tra le badanti). Un’altra tendenza significativa riguarda le classi d’età: se nel 2012 la maggioranza dei lavoratori domestici aveva un’età compresa tra 30 e 49 anni (54%), oggi la fascia più numerosa è quella di oltre 50 anni (52,4%). Nello stesso periodo è diminuita anche la componente giovane (sotto i 29 anni), passata dal 14,5% al 5,3% del totale. Nel 2019 le famiglie italiane hanno speso 15,1 miliardi di euro per i lavoratori domestici (retribuzione, contributi, Tfr). Questo rappresenta per lo Stato un risparmio in termini di welfare e assistenza, in quanto accogliere in struttura tutti gli anziani non autosufficienti costerebbe 10,9 miliardi. Senza contare che il lavoro domestico vale l’1,1% del PIL (17,9 miliardi di € di valore aggiunto). La regolarizzazione inserita nel Decreto Rilancio (DL 34/2020) ha visto 177 mila domande di emersione di lavoratori domestici (85% del totale). Ciò ha portato nelle casse dello Stato oltre 100 milioni di euro (30,3 al netto delle spese amministrative), a cui potrebbero poi aggiungersi oltre 300 milioni di euro l’anno, dati dal gettito fiscale e contributivo dei lavoratori regolarizzati. Gli 849 mila lavoratori domestici regolari portano oggi un gettito fiscale pari a 1,5 miliardi di euro. Manca però ancora molto per una piena espressione del potenziale: se tutti i 2 milioni di lavoratori fossero in regola, il gettito fiscale arriverebbe a 3,6 milioni annui. Il lockdown ha portato un boom di assunzioni di lavoratori domestici: oltre 50 mila nel mese di marzo, +58,5% rispetto al 2019. Inoltre, sono state effettuate 1,3 milioni di richieste di bonus baby-sitter (per un importo potenziale di 1,7 miliardi) e nel I semestre 2020 sono stati movimentati quasi 270 milioni di euro attraverso il Libretto Famiglia (quasi 20 volte in più rispetto al 2019).

  • UN counter-terror chief says extremists are using COVID pandemic to spread terrorist ideology

    Vladimir Voronkov, the head of the United Nations’ counter-terrorism office, on Tuesday warned that terrorists are exploiting the COVID-19 pandemic and appealing to new “racially, ethnically and politically motivated violent extremist groups”.

    Voronkov spoke at the UN security council’s 20th anniversary commemoration of the resolution to fight terrorism adopted after the 9/11 attacks on the United States, and six days after a violent assault on the US Capitol by a pro-Trump mob.

    He warned that Al-Qaeda, which was responsible for the 9/11 attacks, is still proving resilient despite the loss of numerous leaders. He added that new groups have emerged in the past two decades, including Daesh, which is using social media to recruit followers around the globe.

    Voronkov also said that terrorists have sought to exploit the COVID-19 crisis, and that they have quickly adapted to exploiting cyberspace and new technologies.

    “Their tactics are appealing to new groups across the ideological spectrum, including racially, ethnically and politically motivated violent extremist groups”, Voronkov said.

  • La Commissione approva il regime italiano modificato per sostenere le aziende colpite dall’epidemia di coronavirus

    La Commissione europea ha riscontrato che la modifica dell’attuale regime italiano di sovvenzioni dirette per supportare le aziende attive a livello internazionale colpite dall’epidemia di coronavirus è in linea con il quadro temporaneo. Il regime originale è stato approvato dalla Commissione il 31 luglio 2020. Il 10 dicembre 2020 la Commissione ha approvato la proroga del regime fino al 30 giugno 2021. L’Italia ha notificato un aumento del bilancio totale stimato del regime di 828 milioni di euro, il che significa un aumento del bilancio totale da 300 milioni di euro a 1,128 milioni di euro. Analogamente al regime originale, il regime modificato continuerà a sostenere le società ammissibili facilitando il loro accesso alla liquidità e non assumerà la forma di aiuti all’esportazione condizionati alle attività di esportazione in quanto non è vincolato a contratti di esportazione concreti. La Commissione ha concluso che il regime, così come modificato, resta necessario, appropriato e proporzionato per porre rimedio a un grave turbamento dell’economia di uno Stato membro, in linea con l’articolo 107 e le condizioni stabilite nel quadro temporaneo. In particolare, il sostegno continuerà a non superare gli 800.000 euro per impresa e il regime è limitato nel tempo fino al 30 giugno 2021. Su questa base, la Commissione ha approvato la misura ai sensi delle norme UE sugli aiuti di Stato.

  • COVID-19: la Commissione sostiene i servizi trasfusionali per aumentare la raccolta di plasma da convalescenti

    La Commissione europea ha selezionato 24 progetti che svilupperanno nuovi programmi, o amplieranno quelli esistenti, per la raccolta di plasma da donatori guariti dalla COVID-19. Le donazioni di plasma saranno utilizzate per la cura dei pazienti affetti dalla malattia. Queste sovvenzioni sono il risultato di un invito, rivolto lo scorso luglio a tutti i servizi trasfusionali pubblici e senza scopo di lucro dell’UE e del Regno Unito, a richiedere finanziamenti per l’acquisto di attrezzature per la raccolta del plasma. L’azione è finanziata attraverso lo strumento per il sostegno di emergenza, per un totale di 36 milioni di €. I progetti, che saranno realizzati in 14 Stati membri* e nel Regno Unito, hanno carattere nazionale o regionale e, nella maggior parte dei casi, comporteranno la distribuzione di fondi a un gran numero di centri locali di raccolta del sangue o del plasma (oltre 150 in totale).

    Le sovvenzioni sosterranno l’acquisto di apparecchi per la plasmaferesi e relative attrezzature, compresi kit per la raccolta e attrezzature di stoccaggio, e contribuiranno alle spese per i test di laboratorio e la caratterizzazione del plasma e per i cambiamenti organizzativi all’interno dei centri trasfusionali. Sono pervenute richieste da 14 Stati membri e dal Regno Unito e in tutti questi paesi sono stati selezionati progetti che riceveranno finanziamenti.

    Il trattamento consiste nella trasfusione a pazienti malati di plasma da convalescenti per aumentarne l’immunità e la capacità di combattere il virus. Il plasma può inoltre essere fornito all’industria per la purificazione degli anticorpi al fine di produrre un medicinale contro la COVID-19 (immunoglobulina).

    L’efficacia di entrambi questi approcci è oggetto di studio a livello mondiale, anche nell’ambito di progetti di ricerca dell’UE finanziati da Orizzonte 2020, Questi due potenziali trattamenti si basano sulla raccolta di grandi quantitativi di plasma da convalescenti donato da pazienti guariti.

    I risultati preliminari sono promettenti: le prove mostrano segni di efficacia e un’incidenza molto bassa di reazioni avverse. Altri risultati delle sperimentazioni cliniche complete arriveranno a breve, ma quelli disponibili finora suggeriscono che la trasfusione precoce di plasma contenente elevate concentrazioni di anticorpi è estremamente efficace nel ridurre la mortalità dei pazienti. È dunque opportuno raccogliere il maggior numero possibile di donazioni di plasma da convalescenti per garantire che quello più ricco di anticorpi possa essere somministrato ai pazienti. Le donazioni non adatte a questo scopo possono essere utilizzate per altre terapie trasfusionali e per la fabbricazione di altri medicinali essenziali.

    Attualmente i servizi trasfusionali pubblici e la Croce Rossa raccolgono per lo più donazioni di sangue intero da cui il plasma viene poi separato. Questo sistema di raccolta è molto meno efficiente della plasmaferesi, un processo in cui il plasma è prelevato dal donatore mentre gli altri componenti del sangue gli sono restituiti. Con la plasmaferesi, un singolo prelievo consente di ottenere dai donatori volumi di plasma più elevati; inoltre la donazione di plasma può essere effettuata ogni 2 settimane, mentre quella di sangue intero ogni 3-4 mesi.

    Lo strumento per il sostegno di emergenza (Emergency Support Instrument, ESI), adottato dal Consiglio nell’aprile 2020, consente al bilancio dell’UE di intervenire per fornire un sostegno di emergenza: in tal modo l’Unione nel suo complesso è posta nelle condizioni di affrontare le conseguenze umane ed economiche di una crisi come la pandemia in corso.

    L’ESI dota l’UE di un’ampia gamma di strumenti per sostenere gli sforzi degli Stati membri tesi ad affrontare la pandemia di COVID-19, rispondendo a esigenze che possono essere meglio affrontate in modo strategico e coordinato a livello europeo.

  • Le 1.500 primule: il fiore del delirio italico

    Ormai sembra imminente l’avvio della campagna di vaccinazione tanto negli Stati Uniti quanto in Europa. I vaccini a disposizione cominciano ad essere più di uno ma, in attesa delle autorizzazioni della statunitense FDA e della Europea Ema, i singoli paesi si attivano al fine di individuare i luoghi ed allestire le strutture all’interno delle quali questa complessa operazione di vaccinazione di massa risulterà gestibile.

    In questo senso giova ricordare come le prime categorie che verranno vaccinate saranno sicuramente le persone anziane per tutelare le quali in questa operazione viene richiesta un’alta attenzione sotto il profilo dei tempi di attesa e della accessibilità alle strutture.

    In questo senso, allora, ad Amburgo, in Germania, si stanno allestendo già da un mese, all’interno della struttura fieristica, dei padiglioni nei quali vengono allestite le strutture idonee per la vaccinazione anti covid.

    Una scelta intelligente perché permette a tutte le numerose persone in attesa della vaccinazione di restare all’interno di una struttura coperta, magari fornite di posti a sedere, in considerazione anche delle categorie che per prime riceveranno questo vaccino, cioè le più esposte e più anziane.

    Un esempio, quindi, di polo vaccinale funzionale anche perché è raggiungibile con estrema facilità utilizzando la metro o con auto private usufruendo dei grandi parcheggi disponibili.

    Il governo tedesco ha già raggiunto un accordo con gli istituti federali da oltre un mese per la realizzazione di circa sessantasei (66) strutture simili a questa di Amburgo le quali possono assicurare singolarmente fino a 7.000 vaccinazioni giornaliere.

    Anche il nostro Paese, con estremo ritardo unito ad una insopportabile lentezza, sta ponendo le basi per la realizzazione di una “lucida” strategia sanitaria, espressione della vision logistica ed operativa del commissario Arcuri e dall’architetto Boeri. Ai padiglioni fieristici germanici già strutturati, corretta e valida conferma del pragmatismo tedesco, il nostro governo per mano di Arcuri e Boeri propone millecinquecento (1.500) “creative” tensostrutture a forma di primula da realizzare nelle città italiane. Non sazi della manifestazione della italica sintesi di creatività ed innovazione questi centri vaccinali verranno realizzati all’interno delle piazze cittadine, magari all’interno delle Ztl e forse anche in isole pedonali. Nei nostri centri storici quindi, che risultano piuttosto impermeabili alle persone che rappresentano le categorie per prime interessate dalla vaccinazione non esistendo servizi pubblici adeguati e neppure parcheggi per i familiari che li volessero accompagnare.

    E questa rappresenta la prima grande differenza con la scelta del governo di Angela Merkel. All’interno di queste strutture a Primula, poi, verranno organizzate le vaccinazioni. Questo determina la necessità di allestire 1500 catene del freddo per mantenere alla temperatura indicata il vaccino. Sotto il profilo della strategia logistica un suicidio annunciato che prevede una gestione estremamente complessa. Viceversa in Germania queste catene del freddo al massimo saranno sessantasei come i centri vaccinali. Ecco individuata la seconda grande differenza operata dal governo italiano rispetto alle scelte della Repubblica federale tedesca.

    Senza dimenticare come all’interno di un padiglione fieristico le migliaia di persone che giornalmente si recheranno all’appuntamento con il vaccino potranno usufruire di posti a sedere all’interno della struttura fieristica. Una possibilità assolutamente esclusa con la ridicola superficie offerta dalle “primule” ideata al netto delle esigenze delle persone e del loro complicato accesso.

    Solo in Italia una situazione emergenziale viene sfruttata per offrire una visibilità creativa a danno dell’aspetto funzionale e nello specifico dei cittadini. Solo in Italia.

  • Covid-19 distrugge la qualità della vita nelle città del Nord

    L’anno nero del Covid – segnato da contagi, decessi, crisi economiche, lockdown e quarantene – premia Bologna come prima città per qualità della vita, un podio che viene completato da Bolzano e Trento al secondo e terzo posto: è quanto stabilisce la 31esima indagine del Sole 24 Ore sul benessere nei territori, che informa anche sul differente impatto della pandemia nei territori.

    Nello specifico Bologna guadagna 13 posizioni e traina un po’ tutte le province dell’Emilia Romagna: ben 5 su 9 si incontrano tra le prime 20: oltre al capoluogo, Parma (87/ma), Forlì Cesena (14/ma), Modena (15/ma) e Reggio Emilia (17/ma). Bolzano e Trento per quanto le riguarda hanno saputo tenere le posizioni anche nell’anno della pandemia, benché siano ora attese alla prova di un inverno difficile per l’economia della montagna. Ma a parte queste due province è soprattutto il Nord a uscire penalizzato dagli effetti su larga scala del virus. Le province lombarde hanno segno negativo, in peggioramento rispetto allo scorso anno, a eccezione di Sondrio e Mantova. Colpita anche Milano – vincitrice nel 2018 e nel 2019 – che perde 11 posizioni, dove pesa il crollo del Pil pro capite in base alle stime 2020, ma anche il nuovo indicatore sullo spazio abitativo medio a disposizione (con una media di 51 mq per famiglia).

    Secondo il report del Sole 24 Ore la crisi sanitaria zavorra le aree metropolitane più turistiche, come Venezia (33/ma, in calo di 24 posizioni), Roma (32/ma, -14), Firenze (27/ma, -12) e Napoli (92/ma, -11). E della mancanza di turisti risentono anche le località di mare: peggiorano le province di Puglia e Sardegna (a eccezione di Cagliari e Foggia), Rimini (36/ma, -19), Salerno, Siracusa e Ragusa. In controtendenza solo la Liguria, tutta in miglioramento, dove addirittura Genova (19/ma) celebra con una buona performance la riapertura del viadotto sul Polcevera dopo il crollo del ponte Morandi recuperando 26 posizioni.  A registrare “scatti di crescita”, piazzandosi nella top ten, sono anche altre province di medie dimensioni come Verona (4/a, +3 posizioni), Udine (6/a, +10) e Cagliari (9/a, +11).  E se il Nord scende il Sud non scala la classifica ma resta al fondo con i problemi di sempre. Quest’anno fanalino di coda della classifica è Crotone, preceduta da Caltanissetta, ultima lo scorso anno.

    Tornando a Bologna c’è da rilevare la sua primazia sul fronte di ricchezza e consumi, quarta in affari e lavoro, seconda in ambiente e servizi, terza in cultura e tempo libero. A Sud le aree metropolitane guadagnano posizioni nel capitolo demografia e salute proprio perché il virus ha picchiato più duro altrove, ma restano sul fondo nelle altre categorie dove pesano i divari strutturali ereditati dal passato.  Per quanto riguarda l’impatto della pandemia dall’indagine emerge la profondità della crisi economica e sociale. Il reddito di cittadinanza aumenta nelle grandi metropoli e al Sud: a Milano, dove gli assegni sono poco meno di 13 ogni 1.000 abitanti, tra dicembre 2019 e agosto 2020 ne sono stati emessi il 40,3% in più. A Napoli e Palermo si tocca quota 49 e 51,5 contributi ogni 1,000 abitanti, in salita del 36% e del 33,2%.

    Soddisfatto il sindaco di Bologna Virginio Merola: “siamo stati molto attenti al tema delle relazioni che tutti abbiamo scoperto purtroppo in questo Covid”, ha spiegato commentando i dati del report del Sole 24 Ore. Gli fa eco il presidente della Regione Emilia Romagna Stefano Bonaccini, a detta del quale “nell’anno della pandemia, la nostra terra si dimostra unita e capace di resistere, grazie soprattutto alla capillarità dei servizi forniti e agli investimenti in sanità, formazione, innovazione”. “Lascio ai cittadini valutare cosa sarebbe successo a Palermo se non avessimo avuto questa crisi, dopo tre anni durante i quali la città ha avuto il migliore aumento dei flussi turistici in tutto il Paese e con evidenti segnali di ripresa dell’economia”, ha riferito il sindaco di Palermo Leoluca Orlando. Per la sindaca di Torino Chiara Appendino “questi dati sono una conferma e, ovviamente, un nuovo punto di partenza. Certo, ci sono ancora tanti problemi da risolvere e il lavoro da fare è ancora molto, ma il nostro obiettivo era restituire ai torinesi una città migliore di come l’abbiamo trovata e direi che la direzione intrapresa è quella giusta”. Giudizio positivo anche da parte del primo cittadino di Genova Marco Bucci: “questo risultato ci dà una spinta ulteriore per andare avanti con entusiasmo e ottimismo sui tanti progetti che stanno prendendo forma e che cambieranno il volto della città rendendola ancora più bella e più appetibile”, ha affermato.

  • Covid-19 trasforma la frazione di Quarto in una nuova Berlino

    Nel Piacentino c’è un paesello di 1.400 abitanti, Quarto, che è diviso in tre Comuni. C’è infatti una strada che divide a metà il piccolo centro abitato, da una parte è Comune di Piacenza, dall’altra rientra amministrativamente sotto Gossolengo. Inoltre ci sono alcune cascine a ridosso del paese che fanno parte del Comune di Podenzano. Una situazione certo anomala, che non è mai stata vissuta come un grosso problema, ma che, per il decreto del governo sulle festività, come ha raccontato il quotidiano Libertà, dividerà numerose famiglie.

    “Io – racconta una donna al giornale – vivo nella parte di Gossolengo, i miei fratelli in quella di Piacenza, tra le nostre case, la distanza in linea d’aria è di una cinquantina di metri. Ma essendo in due comuni diversi, quest’anno, non ci troveremo a pranzo per festeggiare insieme il giorno di Natale. Il decreto anti-Coronavirus non lo permette”.

    Di casi come questo, in paese, ce ne sono moltissimi. “Io – racconta un altro residente al giornale piacentino vivo nel comune di Piacenza, mia suocera, invece, abita nella zona di Gossolengo. Nonostante ci divida un solo minuto d’auto, teoricamente il 25 dicembre io e mia moglie non potremmo spostarci per pranzare allo stesso tavolo”. Il sindaco di Gossolengo Andrea Balestrieri ha spiegato che “Stando alle misure del governo, il 25 e 26 dicembre e l’1 gennaio chi vive nella zona piacentina di Quarto non potrà attraversare la strada per ritirare il cibo d’asporto nei bar e nei ristoranti sul lato di Gossolengo. Si rischia una multa”.

    A Quarto c’è una sola parrocchia, che si trova nel comune di Gossolengo. Quindi chi abita nel territorio di Piacenza o di Podenzano non potrà percorrere pochi metri a piedi per andare a messa. “Forse – dice don Francisco Bezerra, parroco del paese – è un piccolo sacrificio per liberarci dalla pandemia”. Il presidente della Regione Emilia-Romagna Stefano Bonaccini ha invitato il governo a trovare soluzioni “di buon senso”, che senza smantellare il decreto e rispettando le limitazioni, possano permettere di risolvere questi inconvenienti che si verificano nei piccoli Comuni

  • Entrate fiscali da gennaio a ottobre inferiori di 22 miliardi rispetto al 2019

    Covid-19 si abbatte, come previsto, sulle entrate con i primi 10 mesi decisamente più magri per l’Erario: -22 miliardi in tutto rispetto all’anno scorso. E di questi più della metà è legato al calo del gettito Iva per gli slittamenti. Si assottigliano anche le entrate per i controlli che nel frattempo sono stati fermati. Crollo per i giochi (-4.502 milioni di euro, -35,0%). Ma – avverte il Mef – i dati dei due anni sono ‘disomogenei’ e quindi poco significativi. Questo per l’inclusione nei versamenti di quest’anno di quelli dei contribuenti Isa e “minimi o forfettari”. Inoltre – secondo quanto l’Esecutivo spiega nella bozza del Recovery- “il gettito fiscale ha superato le previsioni, grazie alle misure anti-evasione introdotte negli ultimi anni (compresa la fatturazione digitale obbligatoria). I proventi di una migliore conformità fiscale saranno accantonati in un fondo che finanzierà in parte la riforma fiscale e sosterrà in parte i riacquisti di titoli di Stato”.

    Intanto nel periodo gennaio-ottobre 2020, – spiega il Ministero dell’Economia – le entrate tributarie erariali accertate in base al criterio della competenza giuridica ammontano a 337.368 milioni di euro, segnando una riduzione di 22.462 milioni di euro rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente (-6,2%). “La variazione negativa – commenta il ministero – riflette sia il peggioramento congiunturale sia le misure adottate dal governo per fronteggiare l’emergenza sanitaria e, in particolare, quelle che hanno sospeso o hanno ridotto i versamenti di alcuni tributi per specifiche categorie di contribuenti”. Ad esempio per le attività di accertamento e controllo nei primi 10 mesi dell’anno il gettito si è attestato a 6.816 milioni (-3.029 milioni di euro, pari a -30,8%) di cui: 3.097 milioni di euro (-2.186 milioni di euro, -41,4%) sono affluiti dalle imposte dirette e 3.719 milioni di euro (-843 milioni di euro, -18,5%) dalle imposte indirette. I dati – si spiega – risultano influenzati dal decreto “Cura Italia” che aveva già sospeso i termini di versamento delle entrate tributarie e extratributarie derivanti da cartelle di pagamento emesse dagli agenti della riscossione nel periodo dall’8 marzo al 31 maggio 2020, ulteriormente prorogati dal Decreto Rilancio fino al 31 agosto. Il recente D.L. n.104 ha prorogato, dal 31 agosto al 15 ottobre, il termine della sospensione della notifica di nuove cartelle e dell’invio degli atti della riscossione disponendo, inoltre, la sospensione dei pagamenti relativi a cartelle, avvisi di addebito e avvisi di accertamento esecutivi in scadenza dall’8 marzo: il pagamento dovrà essere effettuato entro il 30 novembre 2020. Da ultimo, – ricorda il Mef – il recente decreto legge n.129 dello scorso 20 ottobre ha differito al 31 dicembre 2020 il termine di sospensione del versamento di tutte le entrate derivanti da cartelle di pagamento, avvisi di addebito e avvisi di accertamento affidati all’agente della riscossione.

    Per quanto riguarda le imposte indirette ammontano nei primi 10 mesi dell’anno a 143.013 milioni di euro con una diminuzione di 23.806 milioni di euro (-14,3%). Il notevole calo – spiega il Mef – è imputabile principalmente alla riduzione dell’Iva (-12.333 milioni di euro pari a -12%) e in particolare alla componente scambi interni (-9.020 milioni di euro pari a -9,9%), per effetto del rinvio dei versamenti dell’Iva. Il gettito sulle importazioni registra nel periodo un calo pari a -3.313 milioni di euro (-28,3%).

    Il risultato dei primi 10 mesi del 2020 rispetto all’analogo periodo dell’anno precedente, presenta comunque elementi di disomogeneità dovuti all’inclusione nei versamenti di quest’anno di quelli dei contribuenti ISA e “minimi o forfettari” che, nell’anno 2019, avevano versato a scadenze differite per effetto della proroga dei versamenti. Per questa ragione – spiega il Mef – il confronto tra i due periodi, in particolare per le imposte autoliquidate Irpef, Ires e imposte sostitutive collegate all’autoliquidazione, risulta poco significativo.

  • Il Covid provocherà solo una lieve fuga di capitali dalle imprese in Italia

    Tra le conseguenze economiche della pandemia da Covid 19 non c’è un grande timore di deflusso dei capitali dall’Italia. A non temere una caduta di appeal del Paese come destinazione degli investimenti esteri, pur prevedendo un moderato deflusso nel breve-medio termine, è il 50% della comunità finanziaria. Fatto è che l’attrattività del Paese per gli investitori, pur cresciuta rispetto al 2019 (+3,5%), resta sotto la sufficienza (44,4 in una scala da 0 a 100), secondo l’Aibe-Index, indice sintetico che misura l’attrattività del sistema-Italia da un punto di vista di investimenti esteri. A dirlo è la seconda rilevazione 2020 realizzata dall’Aibe (Associazione italiana banche estere) con la collaborazione del Censis, per sondare l’opinione sulla situazione economica e di fiducia nel Paese col virus, condotta dal 1 al 15 novembre in un panel internazionale di società finanziarie, fondi di investimento, imprese multinazionali. Quanto al flusso di capitali, per il 23,2% degli interpellati ci si potrebbe all’opposto aspettare un moderato afflusso, soprattutto verso i settori produttivi che hanno registrato una forte domanda interna proprio in conseguenza al coronavirus, come il farmaceutico, gli apparecchi medicali, la distribuzione alimentare. Meno probabile l’opzione di un forte deflusso collegato alle incertezze della domanda globale (17,9%) e quella associata alla leva delle risorse dell’Unione europea, rese disponibili per contrastare l’impatto economico e rilanciare il Paese (8,9%).

    L’Italia resta però indietro quanto ad attrattività, soprattutto per il carico fiscale (indice di attrattività di 4,32 su 10), i tempi della giustizia civile (4,19 su 10), il carico normativo e burocratico (3,58 su 10), il livello di corruzione del sistema (4,68 su 10) e la certezza del quadro normativo (4,71 su 10). Priorità d’intervento indicate dunque nel carico fiscale (56,1% delle risposte), nel carico normativo e burocratico (56,1%), nei tempi della giustizia civile (29,8%). Quanto ai decreti messi in campo dal governo, viene ritenuto (37,3%) che provvedimenti come il blocco dei licenziamenti e la proroga delle misure di integrazione del reddito dei lavoratori abbiano solo ritardato gli effetti inevitabili della crisi economica e produttiva. Oltre un quinto delle risposte segnala inoltre l’effetto di dispersione delle risorse secondo una logica di puro trasferimento monetario, mentre il 16,9% riconosce al governo e ai suoi provvedimenti un effetto positivo ottenuto contro i rischi di tensione sociale. Il 23,7% evidenzia l’importanza dei provvedimenti finalizzati a scongiurare la chiusura delle imprese a causa della crisi di liquidità.

  • Il buon senso dov’è?

    C’è in molti una certa rassegnazione non solo per un virus che ci ha fatto precipitare in un film di fantascienza, proprio quando ci eravamo convinti che la nostra società, allontanate le guerre che per secoli avevano insanguinato l’Europa, fosse immune da tragedie di massa, ma anche per le dichiarazioni di alcuni rappresentati del governo.

    La Ministro dei Trasporti ha inopinatamente proposto di lasciare aperte le scuole il sabato e la domenica, suscitando evidentemente un coro di no, ma si è guardata bene dall’occuparsi del suo dicastero e cioè dell’organizzazione di quei trasporti che, proprio con l’apertura delle scuole, sono diventati ancora più veicolo di infezione. Non si scusa per non aver fatto nulla da maggio a settembre ma discetta di altri dicasteri. La Ministro dell’Istruzione, che si affanna a dichiarare che le scuole sono in se sicure e possiamo anche crederle, non interviene per garantire agli studenti, agli insegnanti ed alle reciproche famiglie, quella sicurezza sui mezzi pubblici necessaria per evitare ulteriori contagi e per scongiurare la temuta fase tre, ammesso che la prima e la seconda siano finite. Mancano soldi per tutti gli insegnanti che sarebbero effettivamente necessari ma sono stati spesi milioni di euro per i banchi con le ruote, che non sono quasi mai arrivati! Scelta che rappresenta un’ennesima idiozia perchè se i ragazzi devono stare distanziati e rimanere dove il banco è collocato fornire loro un banco con le ruote è un pericoloso controsenso. Se poi le ruote servivano ad alleviare l’eventuale fatica di bidelli o operatori scolastici si poteva anche far collaborare, a tempo determinato, un po’ delle tante persone che prendono il reddito di cittadinanza e magari anche qualche tutor, quelli che dovrebbero trovare lavoro agli altri e che nella quasi totalità non hanno fatto nulla anche perché risulta non partito il sistema informatico che avrebbero dovuto usare. Se è stata una buona notizia sgravare dai costi dei giga gli studenti delle scuole ci si interroga ancora a chi sia attribuibile la dimenticanza, nel provvedimento, degli studenti universitari!

    Mentre ci comunicano nuovi ristori molti, troppi, lamentano di non aver ricevuto le prime tranche e lo stesso vale per molte casse integrazione mentre i professionisti sono tutt’ora impossibilitati a chiedere la cassa per il personale del loro studio.

    Si chiudono gli impianti sciistici, senza neppur provare a mettere allo studio un sistema a prenotazione, ma si aprono, anche di domenica, i centri commerciali dove troppa gente si accalcherà al chiuso creando nuovo pericolo di contagi, quegli assembramenti giustamente impediti nei mercati all’aperto li troveremo invece al chiuso nei centri commerciali. Per non parlare dell’inerzia con la quale sono stati affrontati gli assembramenti per Maradona o per acquistare le scarpe di un grande magazzino!

    Continuando a lasciare chiusi ristoranti e tavole calde, ovviamente parliamo di quelli in regola con le misure anti covid, anche se i controlli non li ha mai fatti nessuno, si condannano non solo quelle categorie e il loro indotto al disastro economico ma si lasciano centinaia di migliaia di lavoratori, che non hanno un ufficio, senza un pasto da poter consumare al caldo e senza poter usufruire di un bagno.

    Intanto non partono né le piccole né le medie opere pubbliche, per non parlare delle grandi, che sarebbero l’unico sistema per dare un vero aiuto all’economia e per risistemare tanti gravi problemi italiani. Basterebbe pensare alle strade dissestate, alle scuole che crollano, alle troppe barriere architettoniche negli uffici pubblici, ai tanti ponti e cavalcavia a rischio e al disastro della rete idrica che perde acqua, bene prezioso e non rinnovabile, per le tubazioni obsolete e spesso con piombo ed amianto così pericolosi per la salute pubblica.

    Non occorrono geni per reggere la cosa pubblica ma occorrono persone che conoscano i problemi, che non promettano a vuoto, che abbiano la capacità e la volontà di ascoltare, studiare e poi concretamente agire per dare il via ad una politica di buon senso. Buon senso che purtroppo manca anche ad una parte della popolazione, pensiamo ai negazionisti ma anche a coloro che ancora girano senza mascherina e si credono invincibili condannando se e gli altri. Già ma il buon senso dov’è? E’ stato anche lui colpito dal covid o, speriamo, è solo in esilio ma pronto a ritornare? Chi lo chiamerà?

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