cure

  • Lezioni per una corretta educazione alimentare sin da piccoli

    La popolazione mondiale dei paesi più sviluppati soffre sempre di più di obesità e dei problemi di salute ad essa collegati.

    L’utilizzo costante di cibi e bevande, fin dalla prima infanzia, processate, ricche di zuccheri e di grassi nuoce alla salute mentre varie forme di pubblicità continuano ad invitare al loro consumo e troppi si illudono, assumendole, di nutrirsi di vitamine naturali o di usufruire di un pasto divertente, veloce e meno vistoso di un pasto cucinato.

    Altri problemi per la salute, specie per gli adolescenti che cominciano già dai dodici anni ad utilizzarle, sono procurati dalle bevande energetiche che contengono caffeina e sostanze eccitanti e stimolanti, queste bevande dovrebbero essere utilizzate solo da persone più adulte e comunque che abbiano già maturato il loro sviluppo di crescita.

    Negli adolescenti, nei quali il cervello ed il sistema cardiovascolare è ancora in pieno sviluppo, le bevande che contengono stimolanti possono creare diversi problemi tra i quali palpitazioni, insonnia, irritabilità, ansia ed aumento della pressione arteriosa.

    Uno studio della società italiana di pediatria evidenzia i problemi che queste bevande energetiche possono procurare negli adolescenti, problemi per i quali nel Regno Unito si è stabilito dal 2027 di vietare, ai minori di 16 anni, la vendita di energy drink che contengano al litro più di 150 mg di caffeina.

    Una corretta educazione alimentare dovrebbe partire già dalla scuola primaria coinvolgendo anche le famiglie per evitare che pubblicità ed interessi economici siano prevalenti rispetto alla salute, inoltre dovrebbe essere valutato quanto queste bevande possono incidere, per i loro effetti ansiogeni e di irritabilità, sugli adolescenti già troppo, in molti casi, stimolati negativamente dall’utilizzo di alcuni social.

  • Via libera a nove vaccini contro la prossima influenza

    Sono nove i vaccini autorizzati dall’Agenzia italiana del farmaco (Aifa) e dall’Agenzia europea per i medicinali (Ema) per l’immunizzazione contro l’influenza stagionale. Come ogni anno, l’autorizzazione riguarda l’aggiornamento dei ceppi virali sulla base delle caratteristiche antigeniche dei ceppi circolanti nell’ultima stagione, secondo le raccomandazioni dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms). I vaccini autorizzati per la campagna antinfluenzale 2026-2027 sono i seguenti: Efluelda (Sanofi Winthrop Industrie), sospensione iniettabile: indicato per l’immunizzazione attiva degli adulti di età pari o superiore a 60 anni; Fluad (Seqirus Netherlands B.V.), adiuvato, sospensione iniettabile: indicato per l’immunizzazione attiva degli adulti (di età pari o superiore a 50 anni); Fluarix e Fluarix Tetra (Glaxosmithkline S.p.A.), sospensione iniettabile: indicati per l’immunizzazione attiva degli adulti e dei bambini a partire dai 6 mesi di età; Flucelvax (Seqirus Netherlands B.V.), sospensione iniettabile: indicato per l’immunizzazione attiva degli adulti e dei bambini dai 6 mesi di età; Fluenz (Astrazeneca AB) spray nasale: indicato per l’immunizzazione attiva in bambini e adolescenti di età compresa tra 2 e 18 anni; Influvac S e Influvac S Tetra (Viatris Healthcare Limited), sospensione iniettabile: indicati per l’immunizzazione attiva degli adulti e dei bambini a partire dai 6 mesi di età; Vaxigrip (Sanofi Winthrop Industrie), sospensione iniettabile: indicato per l’immunizzazione attiva degli adulti, comprese le donne in gravidanza, e dei bambini dai 6 mesi di età. La vaccinazione materna delle donne in gravidanza estende la protezione ai lattanti a partire dalla nascita e fino ai 6 mesi di età (protezione passiva).

    I vaccini antinfluenzali sono utilizzati da anni nelle campagne vaccinali ed hanno un profilo di sicurezza consolidato. L’Agenzia monitora la sicurezza dei vaccini e, attraverso la Rete nazionale di farmacovigilanza (Rnf) con il supporto dei Centri Regionali di Farmacovigilanza (Crfv), raccoglie e analizza le segnalazioni di sospette reazioni avverse da operatori sanitari e cittadini. I dati sono condivisi anche con l’Agenzia europea dei medicinali (Ema) per garantire un monitoraggio coordinato a livello europeo. Il ministero della Salute, nella Circolare “Prevenzione e controllo dell’influenza: raccomandazioni per la stagione 2026-2027” del 23 giugno 2026, raccomanda di “condurre le campagne di vaccinazione antinfluenzale regionali a partire dall’inizio di ottobre (40ma settimana dell’anno) e offrire la vaccinazione alle persone eleggibili in qualsiasi momento della stagione influenzale, anche se si presentano in ritardo per la vaccinazione o se riferiscono di aver già avuto uno o più episodi simil-influenzali. Questo può essere particolarmente importante se si tratta di una stagione influenzale tardiva o quando si presentano pazienti a rischio”.

    La vaccinazione è raccomandata e offerta attivamente e gratuitamente a tutti coloro che hanno compiuto 60 anni, alle donne in gravidanza e nel post-partum, ai bambini tra i 6 mesi e i 6 anni, a chi è affetto da malattie che espongono a un maggior rischio di complicanze in caso di influenza, alle persone ricoverate presso strutture di lungodegenza, ai familiari di soggetti ad alto rischio di complicanze, agli addetti a servizi pubblici di primario interesse collettivo (come medici e personale sanitario e socio-assistenziale, forze di polizia e vigili del fuoco), ad altre categorie di lavoratori socialmente utili e particolarmente esposti, a lavoratori a contatto con animali che potrebbero costituire fonte di infezione da virus influenzali non umani, ad altre categorie come i donatori di sangue. Non tutti i vaccini autorizzati sono necessariamente disponibili sul mercato. Le Regioni decidono annualmente, tramite gare per la fornitura, tra i prodotti disponibili in commercio, quelli che verranno utilizzati durante le campagne vaccinali per l’offerta gratuita a carico del Servizio sanitario nazionale.

  • I benefici dell’onoterapia

    Non sempre si parla del valore e utilità dell’onoterapia e cioè di quella pet therapy che utilizza gli asini per costruire un percorso che dà maggiore benessere psicofisico. A pazienti che hanno necessità di ritrovare un equilibrio fisico o psichico

    La grande utilità della pet terapia è normai dimostrata ed vi è una sempre maggior diffusione di questo approccio curativo e l’asino, animale dotato, dotato di un carattere calmo e docile, è utilissimo per stabilire contatti terapeutici sia con bambini che con adulti e per svariate patologie di persone che hanno problemi fisici, emotivi o cognitivi perché in poco tempo si instaura una empatia tra il paziente e l’animale, sotto il controllo di un terapeuta specializzato.

    L’onoterapia sfrutta la natura stessa dell’asino, animale paziente, che si muove senza scatti, che comunica tranquillamente con gli umani così da creare un clima di fiducia, gli asini sono animali molto sensibili e affettuosi oltre che intelligenti e in grado di percepire, comprendere gli stati emotivi delle persone con le quali lavorano.

    Per alcune persone, specie bambini, insicure o iperattive, la pacatezza dell’asino aiuta a controllare emozioni e a ritrovare la capacità di saper pazientare.

    Interagire con gli animali è molto utile per recuperare, per sapersi rilassare e avere stimoli sia per attività motorie che per migliorare le capacità cognitive.

    Con l’onoterapia si riducono ansia e stress, migliorano la motricità ed il coordinamento, si sviluppa l’empatia e perciò la capacità di relazionarci, e migliorano l’emotività e l’autostima.

    I bambini con disturbi autistici, persone che hanno difficoltà motorie o disturbi emotivi o comportamentali, anziani o comunque soggetti che abbiano malattie degenerative, trovano un grande vantaggio nella pratica dell’onoterapia.

    E se abbiamo un giardino, un pezzetto di terra in campagna, ricordiamo che l’asino è un grande amico, un animale che fa compagnia e chiede in cambio solo un po’ d’erba, di carezze e qualche carota.

  • I cibi nocivi per i gatti e i sintomi di avvelenamento felino

    Alcuni cibi sono nocivi per i gatti anche se possono non sembrarlo. Cibi tossici come cioccolato, cipolle e uva possono causare gravi reazioni avverse e a dispetto delle apparenze anche latticini e ossa cotte sono pericolosi.

    Per via del loro metabolismo, i gatti incorrono in vomito, diarrea, tremori e perfino convulsioni e morte se mangiano cioccolato. Aglio o cipolla li portano ad avere vomito, difficoltà respiratorie e generica debolezza e possono danneggiare i loro globuli rossi con conseguente anemia; uva e uvetta provocano vomito, letargia, perdita di appetito e anche insufficienza renale acuta; l’avocado induce vomito e diarrea e nei casi più seri scompensi cardiaci; le ossa di pollame e pesce possono perforare gli organi interni del gatto o causare soffocamento, lo xilitolo (un dolcificante presente in caramelle, chewing gum e dolci da forno) può condire a ipoglicemia e insufficienza epatica; le noci di macadamia possono indurre reazioni avverse come debolezza, vomito, tremori e ipertermia, pomodori e patate non mature vomito, diarrea, letargia e confusione. The e caffè, per via della caffeina, portano i gatti ad avere irrequietezza, respirazione rapida, tremori muscolari e convulsioni; l’alcool è causa di vomito e diarrea e anche di difficoltà respiratorie, coma e morte. Perfino i latticini possono essere problematici: per evitare diarrea o crampi allo stomaco devono essere privi di lattosio.

    I sintomi di un’alimentazione velenosa per i gatti consistono in vomito e diarrea (anche accompagnati da sangue), letargia e debolezza e, quando l’intossicazione è più seria, tremori, convulsioni, difficoltà respiratorie. Salivazione eccessiva o schiuma alla bocca, come pure comportamenti inusuali quali irrequietezza o depressione sono pure spie di un possibile avvelenamento. Sono segnali di allarme infine difficoltà motorie (scarsa coordinazione dei movimenti, difficoltà a camminare), dilatazione delle pupille e doloro addominale (con conseguenti gemiti).

    Nel caso di sospetto di avvelenamento del gatto occorre anzitutto non lasciarsi prendere da panico o disperazione e rivolgersi al veterinario, fornendo a quest’ultimo ove possibile campione delle sostanze ingerite dal gatto o del vomito del gatto stesso (mai però indurre vomito nel gatto prima di essersi rivolti al veterinario). Occorre poi monitorare il comportamento del gatto, per vedere come evolve la situazione, e impedirgli di accedere nuovamente a ciò che si ritiene o si è scoperto avergli fatto male  (quindi, tenere ciò che è nocivo al gatto fuori dalla sua portata, in contenitori chiusi, e non lasciare al gatto la possibilità di frugare negli scarti alimentari consumati dalle persone a tavola).

  • Caldo caldo, come proteggere i nostri amici pelosi

    L’estate continua ad essere bollente, mai tanto tempo di seguito con temperature così elevate e mentre soffriamo, difendendoci come si può, non dimentichiamoci che anche i nostri amici animali soffrono e che dipende da noi evitare che il loro disagio si tramuti in un colpo di calore che può portare fino alla morte.
    Nei giorni caldi gli animali devono restare il più possibile in casa in un luogo fresco, per fare i loro bisogni vanno portati fuori nelle ore meno calde, chi non abita in campagna e deve portarli su strade e marciapiedi asfaltati si ricordi sempre che il cane, come il gatto, traspira con la lingua e con i polpastrelli dei piedi perciò l’asfalto bollente è per loro una sofferenza molto forte che può arrivare a procurare ustioni sui polpastrelli.
    Come ogni anno va ricordato che gli animali non vanno lasciati in macchina e, se viaggiano con noi, devono avere una temperatura fresca senza bocchettoni che sparino dritto l’aria su di loro e devono poter bere spesso.
    Ricordiamoci che i cani che hanno un pelo fitto, un mantello nero o molto scuro presentano un rischio maggiore.
    Durante questi giorni bollenti non fate fare ai vostri cani esercizi fisici e giochi che portino un eccessivo movimento e abbiate particolare attenzione per gli animali anziani, sovrappeso o molto giovani.
    Cercate di tenere umidi la testa, il ventre e le zampe dei vostri pelosi, se la temperatura è molto forte, specie se e siete all’aperto, in casa non lasciateli direttamente davanti al ventilatore o al condizionatore e cambiate spesso l’acqua a loro disposizione cercando di dare un’alimentazione adeguata al clima.

    In caso notiate un atteggiamento diverso dal solito avvertite il vostro veterinario, se c’è il rischio di un colpo di calore raffreddategli la testa e andate subito dal medico.

    Chi ha la fortuna di avere una piscina o di andare al mare o vicino ad un fiume lo aiuti a fare un bagno rinfrescante ma state attenti, specie nei fiumi, ad eventuali mulinelli di corrente che sono particolarmente pericolosi, come  nei laghi, perciò non lasciateli allontanare da voi, tenetelo con un guinzaglio lungo per poterlo recuperare in caso di problemi, se poi il cane non vuole entrare nell’acqua non costringetelo  ma bagnatelo voi, nel tempo prenderà più confidenza se non si è spaventato.

    Anche i gatti, che amano il caldo, stanno soffrendo molto e vanno usate le stesse accortezze che abbiamo illustrato per i cani, in più, se abitate in luoghi dove c’è carenza di acqua per abbeverarsi pensate anche ai gatti liberi e agli animali selvatici, come i ricci, e lasciate fuori casa una ciotola d’acqua, farete una buona azione e guardatevi sempre intorno, perché c’è sempre qualche sciagurato che, per farsi tranquillo le sue vacanze, ha abbandonato per strada il suo amico a quattro zampe, se vedete un animale abbandonato cercate di soccorrerlo e avvertite subito la forestale, i vigili e le associazioni animaliste.

  • Vogliono distruggere la famiglia tradizionale

    La famiglia durerà quanto l’uomo. Essa è la culla dell’umanità.

    Giuseppe Mazzini

    La vita sul nostro pianeta, riferendosi a diversi studi scientifici, risulterebbe essere cominciata da alcuni miliardi di anni. Ovviamente all’inizio sono apparsi i microrganismi e poi altri organismi più sviluppati. Alla fine è apparsa anche la specie umana, prima con l’Homo habilis (Uomo abile), circa 2.4 milioni di anni fa, e poi con l’Homo sapiens (Uomo sapiente), molto simile a noi, apparso nell’Africa orientale meno di 300.000 anni fa.

    Ebbene, sempre riferendosi a molti studi scientifici, risulta che ogni specie vivente, partendo dalle più semplici cellule e fino al genere umano, sia riuscita a sopravvivere per milioni di anni solo e soltanto perché una cellula maschile ed una femminile si accoppiano e generano uno o più simili nuovi rappresentanti della specie, compresa quella umana. Le scienze biologiche spiegano meglio ed in dettagli anche le procedure e i meccanismi di queste procreazioni. Ma le scienze biologiche affermano che mai e poi mai questo può accadere con l’accoppiamento di due cellule o individui dello stesso sesso.

    In Albania, però, alcune settimane fa ci sono stati degli sviluppi riguardanti una diabolica e molto pericolosa strategia sulle persone transgender (persone la cui identità di genere non corrisponde al sesso biologico assegnato alla nascita). Una strategia che da anni è stata ben ideata, programmata ed attuata. Il suo obiettivo è la distruzione della famiglia tradizionale. Una strategia ben finanziata, anche in molti altri Paesi del mondo, dalle Fondazioni della Società Aperta (Open Society Foundations; n.d.a.), istituite a partire dal 1984 dal noto multimiliardario e speculatore di borsa George Soros. La rete si è poi sviluppata a livello globale, strutturandosi nel 1993 come Open Society Institute (Istituto della Società Aperta; n.d.a.), per poi ribattezzarsi, in seguito, con il nome attuale e cioè le Fondazioni della Società Aperta.

    Il 28 aprile scorso in Albania è stata resa pubblica un’ordinanza del Ministero della Salute e della Protezione sociale. Quell’ordinanza stabilisce che tutte le persone che desiderano modificare il proprio corpo, attraverso la terapia ormonale, per adattarsi alla propria identità di genere (che non necessariamente corrisponde al sesso biologico), avranno il diritto di ricevere questo trattamento presso il reparto di endocrinologia del Centro ospedaliero universitario ‘Madre Teresa’ a Tirana. Il protocollo prevede il trattamento per gli adulti e anche per gli adolescenti, a partire dai 16 anni, dopo una valutazione medica e l’approvazione della famiglia. La terapia ormonale sarà disponibile sia per gli uomini transgender, tramite il testosterone, che per le donne transgender tramite gli estrogeni e antiandrogeni. L’ordinanza del Ministero della Salute e della Protezione sociale stabilisce altresì che il trattamento ormonale sarà finanziata da fondi pubblici.

    Bisogna però evidenziare che da anni ormai il sistema sanitario pubblico in Albania sta subendo le gravi conseguenze dei mancati finanziamenti a diversi servizi indispensabili per la salute dei pazienti. Conseguenze legate direttamente all’abuso di appalti pubblici che sono sempre stati assegnati soltanto ad alcune ditte prescelte dai massimi livelli politici ed istituzionali, ovviamente sempre con l’approvazione del primo ministro.

    Una situazione molto grave da anni ormai si sta presentando nell’ospedale di Oncologia presso il Centro ospedaliero universitario ‘Madre Teresa’ a Tirana. Una grave e molto preoccupante situazione generata dalla mancanza dei fondi finanziari pubblici. Da anni ormai mancano spesso i medicinali, soprattutto i farmaci usati per la chemioterapia. Mentre i macchinari indispensabili per il trattamento dei pazienti, come l’acceleratore di radioterapia, ma anche altri, sono spesso fuori uso, per “mancanza di fondi”!

    In altre strutture del Centro ospedaliero universitario ‘Madre Teresa’ a Tirana, da alcuni mesi, oltre il 20 di ogni mese, non si possono fare più le analisi! Una diretta e grave conseguenza di un contratto abusivo con una ditta privata! Queste sono solo alcune delle “incapacità” del sistema sanitario pubblico. E tutto ciò mentre il primo ministro, già dall’inizio del suo primo mandato, aveva promesso un servizio sanitario pubblico gratuito (Sic!). Una promessa come molte, moltissime altre, che non sono mai state mantenute. Invece adesso si trovano i fondi per garantire l’attuazione della terapia ormonale per le persone transgender!

    La drammatica situazione del sistema sanitario pubblico è causata anche dalla mancanza di posti letto negli ospedali, la carenza di attrezzature, la carenza di personale medico e paramedico, nonché la mancanza di infrastrutture adeguate per la diagnosi dei pazienti. Il sistema sanitario pubblico soffre quotidianamente e da tempo dei mancati finanziamenti pubblici, con tutte le derivanti conseguenze, che subiscono i pazienti.

    La maggioranza governativa, con i suoi voti, riesce ad approvare in Parlamento qualsiasi proposta di legge presentata del governo, o la modifica di una legge già in vigore. Così è successo anche con l’introduzione nei programmi scolastici, compresi quelli del ciclo elementare, comunemente nota come scuola primaria. Tra le diverse “novità” della nuova legge c’era anche quella legata alla definizione dei genitori. Riferendosi ai genitori naturali, invece di essere chiamati padre e madre, come si fa da migliaia di anni ormai, la nuova legge, nei programmi scolastici, identifica il padre e la madre come “genitore 1” e “genitore 2”, senza nessuna ulteriore specifica!

    Tornando all’ordinanza del Ministero della Salute e della Protezione sociale del 28 aprile scorso, bisogna sottolineare che si tratta di una decisione che è in palese contrasto sia con la fisiologia, che con la maturità sessuale e ormonale dei bambini. Una decisione che è in pieno contrasto anche con la capacità intellettuale e psicologica del minore di prendere tali decisioni con la necessaria e dovuta responsabilità. Perchè si tratta di decisioni che avranno conseguenze per tutta la vita.

    Bisogna sottolineare altresì che la sopracitata ordinanza è parte integrante della strategia che da anni è stata fortemente sostenuta e ben finanziata in diversi Paesi del mondo dalle Fondazioni della Società Aperta. Una strategia che ha come obiettivo la distruzione della famiglia tradizionale. Ma è molto importante evidenziare che la decisione del 28 aprile scorso del Ministero della Salute e della Protezione sociale non è stata prima discussa e consultata con i gruppi d’interesse, come prevede la legge. Non è stato organizzato nessun dibattito professionale tra i rappresentanti del ministero e gli specialisti del settore. Ovviamente questa non è stata una “casuale dimenticanza”.

    Il 1o giugno scorso la coalizione “Pro Famiglia e Vita” in Albania ha organizzato una protesta contro la decisone del Ministero della Salute sui trattamenti ormonali. La coalizione ha presentato anche alcune richieste al governo, che riguardano l’abrogazione della legge sulla parità del genere, il divieto di terapie ormonali e interventi chirurgici sui bambini e l’esclusione dell’ideologia di genere dai programmi scolastici. Ma sicuramente il governo non reagirà a queste richieste.

    Chi scrive queste righe è convinto che il primo ministro albanese, un ubbidiente sostenitore dell’occulto clan Soros, ha fatto tutto quello che gli è stato ordinato per attuare in Albania la diabolica strategia che ha come obiettivo la distruzione della famiglia tradizionale. Quella famiglia che è stata sempre, da molti secoli ormai, un forte punto di riferimento. Contro quella strategia gli albanesi devono però mettersi tutti insieme e contestarla con determinazione, anche perché, come affermava Giuseppe Mazzini, la famiglia durerà quanto l’uomo. Essa è la culla dell’umanità.

  • La riorganizzazione della sanità italiana non può più aspettare

    Lunedì, dopo i dati definitivi del referendum, avremo ancora qualche giorno di polemiche, battute e tutto quanto contraddistingue la politica partitica.

    Sperando che tutto questo si esaurisca in poco tempo e tenendo conto che la guerra e le sue conseguenze, di ogni tipo, continueranno ancora per un po’, speriamo poco, ci auguriamo comunque che finalmente qualcuno cominci, seriamente, ad occuparsi dei problemi legati alla salute, o meglio alle malattie, degli italiani.

    Non è un mistero, da tempo, che non solo mancano i medici ma che molte realtà sanitarie sono diventate inefficienti anche per ingerenze partitiche.

    I medici di base sono, in gran numero, inferiori al necessario e, in troppe occasioni, irreperibili, demotivati, stressati dalla mancanza di altri colleghi il che procura, ai pochi presenti, un super lavoro, latitanti sulle visite a domicilio, in sintesi non c’è il servizio adeguato e garantito, sulla carta, sia dalla Costituzione che dalla riforma sanitaria.

    La carenza del servizio sul territorio porta al superaffollamento dei pronto soccorsi e non sono certo servite le cosiddette case della salute che continuano, in troppi casi, a non funzionare o a essere chiuse per ristrutturazione dei locali.

    Prenotare un esame diagnostico in ospedale è più difficile che vincere un terno al lotto visto che le attese, anche per necessità urgenti, sono spesso di mesi.

    Se a questi problemi aggiungiamo quelli di coloro che vivono in zone collinari, o di montagna o in piccole realtà, comprendiamo bene perché alcuni rinunciano a curarsi ed altri, quelli che possono, si rivolgono alla sanità privata.

    Basta girare nei paesi, nelle varie realtà delle province italiane e si vedrà subito come, negli ultimi anni, sia in continuo aumento l’apertura di più o meno piccoli ambulatori privati che offrono la presenza e l’assistenza  di medici di diverse specialità e di professionisti della riabilitazione, con apparecchiature moderne e prezzi accettabili.

    Ora se il privato, che giustamente lavora ed investe per guadagnare, può offrire questi servizi perché invece il pubblico è così carente nonostante tutto quello che gli italiani pagano per l’assistenza sanitaria?

    È evidente che c’è più di qualcosa che non funziona e che è urgente e necessario che il governo se ne occupi approfonditamente e con soluzioni innovative ed i certi casi drastiche, parole ne abbiamo sentite anche troppe.
    Tra i progetti che andrebbero seriamente considerati vi è anche l’istituzione di una nuova categoria di medici, tipo medici del territorio, che potrebbero avere funzioni in quelle aree scoperte dai medici di base, un progetto che prenda ad esempio, in chiave moderna e con meno compiti, quello che era il ruolo del medico condotto.

    In sintesi la riorganizzazione della sanità italiana non può più aspettare.

  • Gli spostamenti tra Regioni per motivi di salute hanno toccato il valore di 5,15 miliardi

    Nel 2023, la mobilità sanitaria interregionale ha raggiunto la cifra record di 5,15 miliardi di euro, il livello più alto di sempre, in aumento del 2,3 per cento rispetto al 2022 (5,04 miliardi di euro). Le analisi della Fondazione Gimbe confermano il progressivo ampliamento dello squilibrio tra Nord e Sud, con un enorme flusso di risorse economiche in uscita dal Mezzogiorno verso il Nord. In particolare, verso Lombardia, Emilia-Romagna e Veneto, che si confermano le Regioni più attrattive.

    “Questi numeri – afferma il presidente Nino Cartabellotta – indicano che la mobilità sanitaria è sempre meno una scelta e sempre più una necessità. Quando miliardi di euro e centinaia di migliaia di pazienti convergono verso poche Regioni, significa che l’offerta dei servizi non è omogenea e che il diritto alla tutela della salute non è garantito in maniera equa su tutto il territorio nazionale e richiede spostamenti che hanno anche un rilevante impatto economico sui bilanci delle famiglie”. Un principio recentemente ribadito anche dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella che, il 28 febbraio scorso, ha ricordato come “il diritto alla salute, costituzionalmente garantito, deve trovare uniforme applicazione sull’intero territorio nazionale”, sottolineando che permangono disomogeneità territoriali non più accettabili. Il Report Gimbe sulla mobilità sanitaria 2023 si basa su tre fonti ufficiali: i dati economici aggregati dal Riparto 2025; i flussi dei Modelli M trasmessi dalle Regioni al Ministero della Salute; i dati del Report Agenas sulla mobilità sanitaria.

    Nel 2023, la mobilità sanitaria interregionale ha raggiunto la cifra record di 5,15 miliardi di euro, il livello più alto di sempre, in aumento del 2,3 per cento rispetto al 2022 (5,04 miliardi di euro). E’ quanto si legge in una nota di Fondazione Gimbe, in occasione dei suoi 30 anni. Le analisi della Fondazione Gimbe confermano il progressivo ampliamento dello squilibrio tra Nord e Sud, con un enorme flusso di risorse economiche in uscita dal Mezzogiorno verso il Nord. In particolare, verso Lombardia, Emilia-Romagna e Veneto, che si confermano le Regioni più attrattive. “Questi numeri – afferma il presidente Nino Cartabellotta – indicano che la mobilità sanitaria è sempre meno una scelta e sempre più una necessità. Quando miliardi di euro e centinaia di migliaia di pazienti convergono verso poche Regioni, significa che l’offerta dei servizi non è omogenea e che il diritto alla tutela della salute non è garantito in maniera equa su tutto il territorio nazionale e richiede spostamenti che hanno anche un rilevante impatto economico sui bilanci delle famiglie”. Un principio recentemente ribadito anche dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella che, il 28 febbraio scorso, ha ricordato come “il diritto alla salute, costituzionalmente garantito, deve trovare uniforme applicazione sull’intero territorio nazionale”, sottolineando che permangono disomogeneità territoriali non più accettabili. Il Report Gimbe sulla mobilità sanitaria 2023 si basa su tre fonti ufficiali: i dati economici aggregati dal Riparto 2025; i flussi dei Modelli M trasmessi dalle Regioni al Ministero della Salute; i dati del Report Agenas sulla mobilità sanitaria.

  • IL CCF ringrazia tutti gli amici dei ghepardi

    Cari Amici del CCF Italia,

    in prossimità delle festività natalizie, desideriamo esprimervi la nostra gratitudine: le vostre donazioni, l’appartenenza alla nostra associazione, l’acquisto dei calendari e dei nostri articoli nel Cheetah Shop ci hanno permesso, durante il 2025, di procurarci molti articoli necessari per il Somaliland, e anche per il Centro in Namibia, dando così un significativo contributo a tutto il CCF.

    Abbiamo acquistato tra l’altro:

    1. la tritacarne industriale per i pasti dei cuccioli durante lo svezzamento;
    2. 100 microchip per i 126 ghepardi che vivono nel Centro;
    3. Paté Hill’s HD per i cuccioli appena nati che sono fortemente malnutriti;
    4. attrezzi in acciaio per i lavori edili nel Centro;
    5. le crocchette per i cani che il CRCC ospita, e che sono introvabili in Somaliland;

    6.le bombolette di CO2 per le freccette per anestesia.

    E tanto tanto ancora.

    Parlando di cifre, quest’anno il CCF Italia ha contribuito per più di 23.000€ in totale, tra denaro e donazioni in natura. In particolare, una donazione di 3500€ è stata consegnata direttamente dal nostro Andrea Melandri, membro del Direttivo, che si è recentemente recato in Somaliland.

    Abbiamo organizzato la spedizione del mangime destinato da ALMO NATURE alla Namibia – attualmente in consegna! – provvedendo alla logistica, alle spese di spedizione e doganali, sempre in contatto con lo spedizioniere di fiducia e con la ditta Almo che ci ha destinato una fornitura triennale per i nostri cani, sia adulti che cuccioli.

    Siamo stati impegnati nel carico e nella spedizione verso il Somaliland delle merci e tutto è arrivato in condizioni perfette!

    Quattro dei nostri volontari, Andrea Melandri, Jessica Bevoni, Jessica Impastato ed Elisa Fimiani, hanno chiuso il cerchio andando in Somaliland nel mese di novembre. La loro presenza e la loro attività sono state fortemente apprezzate!

    I cuccioli stanno bene e crescono rapidamente: le cure che prestiamo sono quotidiane, e per 126 ghepardi solo l’alimentazione richiede molto tempo…

    Ma ciò che ci sta a cuore e ci preoccupa alquanto è la continua domanda di cuccioli proveniente dai Paesi Arabi: finché questa non calerà, ci sarà sempre qualcuno che per un guadagno anche minimo farà di tutto per stanare questi animali uccidendo le madri e rapendo i cuccioli.

    Per questo motivo, l’informazione e i contatti con questi Paesi sono cruciali perché si riesca a bloccare il traffico. Sono stati fatti importanti passi avanti, ma il percorso è ancora lungo.

    E per questo, abbiamo bisogno di educare e informare le persone.

    Il vostro contributo è importante!

    Le nostre azioni dipendono da voi!

    Grazie di cuore per tutto ciò che avete fatto e che farete, affinché i ghepardi non si estinguano e perché possano vivere liberi nella natura!

    Buone Feste,

    Il direttivo e i volontari del CCF Italia

  • Chi assiste un parente malato si ammala più facilmente

    Con amore e abnegazione assistono una persona cara che ne ha bisogno, ma per i caregiver dedicarsi a questa attività di cura ha un impatto non trascurabile sulla salute. Circa 4 su 10 (41%) riferiscono infatti di aver sviluppato malattie croniche di cui non soffrivano in precedenza (di questi, ben il 66% riferisce di aver sviluppato due o più patologie): in cima vi sono quelle psichiatriche, seguite da quelle scheletro-muscolari, cardiovascolari e gastro-intestinali. In particolare, le donne più giovani hanno una prevalenza maggiore di queste patologie rispetto alle coetanee. In più, l’assistenza a una persona cara comporta, sempre in misura maggiore per le donne, una rinuncia a visite mediche e ricoveri. Questa la fotografia scattata oggi all’Istituto Superiore di Sanità in occasione del convegno “Promuovere la salute delle persone caregiver familiari in ottica di genere: prospettive future”, promosso dal Centro di riferimento per la medicina di genere. Il quadro emerge da una survey nell’ambito del progetto “L’impatto del genere sullo stress psicologico e lo stato di salute nelle persone caregiver familiari”, a cui hanno risposto 2033 persone, 83% donne. “È di fondamentale importanza – sottolinea Elena Ortona, direttrice del Centro di riferimento per la medicina di genere dell’Iss- mettere l’accento sulle differenze di sesso e genere nello stato di salute dei caregiver e delle caregiver familiari. Le donne, in particolare, si fanno carico in maniera preponderante del lavoro di assistenza e cura all’interno delle famiglie, specialmente quando si tratta di familiari non autosufficienti. Questo impegno costante e spesso gravoso ha un impatto diretto e profondo sulla loro salute. La ricerca evidenzia che le donne che svolgono il ruolo di caregiver sono maggiormente esposte a problemi di salute fisica e psicologica; di conseguenza, le disuguaglianze di genere possono generare a loro volta disuguaglianze di salute”.

    “Alla luce di ciò – aggiunge Ortona- è fondamentale che le politiche socio-sanitarie, nel programmare interventi di sostegno rivolti ai caregiver e alle caregiver familiari, considerino le differenze di sesso e genere basate sulle evidenze scientifiche. L’integrazione di questa prospettiva è essenziale per attuare efficaci misure di prevenzione, volte a ridurre le patologie associate allo stress e a garantire un sostegno più equo e mirato”. “Nel corso del convegno- sottolinea Marina Petrini, responsabile scientifica dell’evento- si discute anche delle prospettive future di promozione della salute, che vanno dal contributo del medico di medicina generale per il suo ruolo fondamentale e centrale nella prevenzione, alla mappatura dei servizi diretti ai e alle caregiver, alle buone pratiche che già si stanno sperimentando sul territorio e agli interventi di autocura per la gestione dello stress psicologico”.

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