Lunedì, dopo i dati definitivi del referendum, avremo ancora qualche giorno di polemiche, battute e tutto quanto contraddistingue la politica partitica.
Sperando che tutto questo si esaurisca in poco tempo e tenendo conto che la guerra e le sue conseguenze, di ogni tipo, continueranno ancora per un po’, speriamo poco, ci auguriamo comunque che finalmente qualcuno cominci, seriamente, ad occuparsi dei problemi legati alla salute, o meglio alle malattie, degli italiani.
Non è un mistero, da tempo, che non solo mancano i medici ma che molte realtà sanitarie sono diventate inefficienti anche per ingerenze partitiche.
I medici di base sono, in gran numero, inferiori al necessario e, in troppe occasioni, irreperibili, demotivati, stressati dalla mancanza di altri colleghi il che procura, ai pochi presenti, un super lavoro, latitanti sulle visite a domicilio, in sintesi non c’è il servizio adeguato e garantito, sulla carta, sia dalla Costituzione che dalla riforma sanitaria.
La carenza del servizio sul territorio porta al superaffollamento dei pronto soccorsi e non sono certo servite le cosiddette case della salute che continuano, in troppi casi, a non funzionare o a essere chiuse per ristrutturazione dei locali.
Prenotare un esame diagnostico in ospedale è più difficile che vincere un terno al lotto visto che le attese, anche per necessità urgenti, sono spesso di mesi.
Se a questi problemi aggiungiamo quelli di coloro che vivono in zone collinari, o di montagna o in piccole realtà, comprendiamo bene perché alcuni rinunciano a curarsi ed altri, quelli che possono, si rivolgono alla sanità privata.
Basta girare nei paesi, nelle varie realtà delle province italiane e si vedrà subito come, negli ultimi anni, sia in continuo aumento l’apertura di più o meno piccoli ambulatori privati che offrono la presenza e l’assistenza di medici di diverse specialità e di professionisti della riabilitazione, con apparecchiature moderne e prezzi accettabili.
Ora se il privato, che giustamente lavora ed investe per guadagnare, può offrire questi servizi perché invece il pubblico è così carente nonostante tutto quello che gli italiani pagano per l’assistenza sanitaria?
È evidente che c’è più di qualcosa che non funziona e che è urgente e necessario che il governo se ne occupi approfonditamente e con soluzioni innovative ed i certi casi drastiche, parole ne abbiamo sentite anche troppe.
Tra i progetti che andrebbero seriamente considerati vi è anche l’istituzione di una nuova categoria di medici, tipo medici del territorio, che potrebbero avere funzioni in quelle aree scoperte dai medici di base, un progetto che prenda ad esempio, in chiave moderna e con meno compiti, quello che era il ruolo del medico condotto.
In sintesi la riorganizzazione della sanità italiana non può più aspettare.