cure

  • Il progresso nella terapia del cancro è legato solo alla libertà della ricerca

    Riceviamo e pubblichiamo un articolo del Dott. Giuseppe Di Bella, figlio del Prof. Luigi Di Bella, ideatore dell’omonimo metodo per le cure anti tumorali.  

    Il progresso nella terapia del cancro è indissolubilmente legato alla libertà e indipendenza della ricerca scientifica. Oggi il dato, non mediatico, ma reale della capacità degli attuali protocolli oncologici di curare il cancro è sintetizzato in questa nota del Quotidiano Sanità Scienza e Farmaci: “In un follow-up a 7 anni è documentato che il 33% di ammalati neoplastici muore per disturbi cardiaci causati da terapie mediche oncologiche e il 51% per progressione del tumore”.

    Terapia cancro e 7 anni di sopravvivenza

    Pertanto oggi solo il 16% di ammalati oncologici raggiungono il settimo anno di sopravvivenza. Le cause di questo fallimento sono documentate in pubblicazioni nella maggiore banca dati biomedica www.pubmed.gov e riportate nella rassegna allegata di diapositive del sito metododibella.org alla sezione Novità e Comunicazioni. Autorevoli ricercatori spiegano che un fallimento di questa portata, nascosto dai mainstream con continui altisonanti annunci di spettacolari quanto fantomatici progressi, dipende dalla sponsorizzazione della ricerca finalizzata all’incremento dei fatturati.

    Il dottor Ralph Moss nel noto volume Questioning Chemotherapy: “Le industrie farmaceutiche formano una sorta di establishment del cancro, che controlla l’orientamento della prevenzione, della diagnosi e della terapia del cancro. A livello globale, tutta la legislazione sanitaria tende ad accentrare il potere in poche mani e ad accrescere il conservatorismo in medicina per salvaguardare il profitto”.

    Altri medici prestigiosi cercano la verità

    Il dottor Richard Horton, caporedattore del Lancet, prestigiosa rivista scientifica “Moltissime delle ricerche pubblicate sono, nella migliore delle ipotesi, inaffidabili, se non completamente false… Gran parte della letteratura scientifica, forse la metà, può essere dichiarata semplicemente falsa. La scienza ha preso una direzione verso il buio”.

    La Prof. Marcia Angell, già caporedattore della nota rivista New England Medical Journal: “Semplicemente, non è più possibile credere a gran parte della ricerca clinica che viene pubblicata, o fare affidamento sul giudizio di medici fidati o linee guida mediche autorevoli”.

    Randy Schekman (Nobel per la medicina): “La scienza è a rischio: non è più affidabile perché in mano a una casta chiusa e tutt’altro che indipendente. Almeno il 50% dei dati scientifici è corrotto, la ricerca è in mano a una cerchia ristretta (la cosiddetta Comunità scientifica) che può influenzare le scelte di governi e istituzioni e ha la possibilità di orientare gli studi in un senso “conveniente” al potere. I ricercatori sono disposti a tutto, anche a modificare i risultati dei loro lavori, pur di ottenere una pubblicazione”.

    I medici che vogliono una ricerca libera e indipendente

    La denuncia di Schekman era stata preceduta da quella di un autorevolissimo scienziato, Peter Higgs, notissimo teorizzatore del bosone di Higgs, che aveva denunciato il sistema delle pubblicazioni scientifiche. Premi Nobel e caporedattori delle massime testate mediche, autorità scientifiche mondiali non diffondono fake news, ma sono le rare, forse ultime, voci che all’onestà intellettuale associano rilevanti meriti scientifici. Se la dichiarazione di Schekman rilasciata nel giorno stesso in cui ha ricevuto il Nobel e quindi di massima visibilità, è clamorosa, altrettanto clamoroso è il silenzio in cui è caduta a conferma dell’estrema gravità del momento che viviamo.

    La ricerca medico scientifica non è libera, indipendente, ma nella quasi totalità dei casi asservita e sponsorizzata dalle multinazionali. La ricerca libera, unicamente finalizzata alla ricerca della Verità, unica Via che porta alla Vita è contrastata con ogni mezzo. La censura della ricerca indipendente rappresenta l’aspetto eticamente e scientificamente più grave di questa dittatura globale camuffata da democrazia. Il sovvertimento delle basi logiche del ragionamento medico scientifico, la mancata valutazione, considerazione e valorizzazione della realtà, della verità, di casi clinici felicemente risolti per innovative e positive esperienze terapeutiche del MDB, è una costante di questa dittatura terapeutica, di questo capitalismo farmaceutico esasperato, senza limiti dignità e regole.

    I circoli di potere e i trials truccati

    I circoli di potere hanno sostituito il dato di fatto evidente, documentato e incontestabile, con funambolismi statistici finalizzati alla costruzione di esiti preconfezionali di trials clinici truccati, poi regolarmente registrati e lautamente retribuiti. Se consideriamo la manipolazione e l’asservimento della ricerca medica e delle linee terapeutiche al profitto, denunciati dalle personalità citate, comprendiamo i gravi limiti dei protocolli oncologici.

    Come ho evidenziato nella mia recente pubblicazione sulla prevenzione dei tumori “La scelta antitumore, prevenzione farmacologica e stile di vita”, l’asservimento della ricerca è stato preceduto dal condizionamento e inquinamento delle coscienze, che si può tanto più facilmente realizzare quanto più un’opinione pubblica è rassegnata, inerte, distratta, incolta, ininfluente, disattenta, e pertanto plagiabile dai centri di potere che possono irretirla e asservirla ai propri interessi.

    Oggi si sta gradualmente affermando una nuova scuola di pensiero, un paradigma di ricerca libero, indipendente, un metodo multi-terapico biologico basato sui concetti scientifici razionali, logici, fisiologici etici, postulati e attuati dal Prof Di Bella. E’ urgente sostituire i fallimentari paradigmi sponsorizzati con una ricerca indipendente come quella condotta dalla Fondazione Di Bella, i cui risultati sono pubblicati sulle maggiori banche dati biomediche ufficiali reperibili sul sito.

    La logica del MDB e la terapia anti cancro

    Questa ricerca libera, indipendente, non condizionata dalla logica del fatturato, è sostenuta unicamente da contributi volontari di quanti hanno compreso la logica del MDB, o lo hanno applicato verificandone l’efficacia. Gli attuali paradigmi di ricerca vanno radicalmente rivisti perché è ormai evidente e documentato che l’applicazione degli attuali trials clinici ad una multiterapia oncologica comporterebbe tempi incredibilmente lunghi.

    Sperimentare terapie su pazienti pretrattati in condizioni critiche è privo di senso. I farmaci prodotti da diverse ditte comporterebbero scarsi fatturati per ognuna. Prodotti biologici (melatonina, retinoidi, etc) danno una minima fonte di guadagno. Il medico che prescrive al di fuori dei protocolli istituzionali è intimidito, indifeso. La ricerca indipendente difficilmente è approvata dai comitati etici.

    I progetti di ricerca della Fondazione Di Bella perseguono questi obiettivi strategici:

    1) Contrasto dei meccanismi di crescita tumorale mediante gli inibitori dell’ormone della crescita e pertanto dei fattori di crescita tumorale GH-dipendenti, e della Prolattina (PRL).

    2) Contrasto della mutabilità del fenotipo neoplastico mediante molecole differenzianti. Le Elites strumentalizzano anche la pandemia del Cov 19 per imporre scelte politiche e terapeutiche conformi ai loro interessi. Per questo hanno delegittimato ricercatori e clinici come il Nobel Prof. Montagnier e i Prof. Tarro e De Donno, censurato il Lisozima potente​ immunomodulante e antivirale biologico totalmente privo di tossicità.

    Terapia cancro e il vaccino anti Covid

    Sono arrivati al punto da fare pubblicare su una prestigiosa rivista come Lancet un clamoroso falso, immediatamente ritirato per togliere di mezzo l’altro concorrente del vaccino, l’ utilissima Clorochina. L’Unione Europea ha promosso la pop star Miley Cyrus a Testimonial per la raccolta di fondi destinati alla “Global Goal: Unite for Our Future”, finalizzati alla produzione del vaccino anti Covid 19. La scelta dello sponsor da parte della U.E. è perfettamente coerente con la sua intima essenza, natura e finalità. Buon vaccino a tutti.

    Giuseppe Di Bella, figlio del Prof. Luigi Di Bella e promotore della terapia anti cancro MDB

    Terapia Di Bella: “Contro la prova dei fatti niente potrà sconfiggerla”

    Prevenzione Covid-19, Dott. Di Bella: aggiornamenti su terapia antinfettiva

    Giuseppe Di Bella

     

  • Ritorna l’eugenetica?

    Ci risiamo: Ritorniamo all’eugenetica di memoria nazionalsocialista? Hitler l’aveva imposta e in Germania si praticava correntemente. Sono stati tempi bui per l’intera umanità, non solo per l’Europa diventata tedesca con la conquista hitleriana. Tempi in cui il livello di civilizzazione ha raggiunto i punti più bassi. Ma ciò nonostante, in Europa si parla ora di “grande scrematura”. Se ne parla in Gran Bretagna, che con la Brexit sembrava si fosse liberata dalle pastoie comunitarie dell’Unione europea, per ritrovare interamente la sua sovranità.  Ma se questa viene impiegata per consentire la “grande scrematura” sarà una sovranità da condannare, perché, bene o male, ci riporterà ai tempi bui del nazionalsocialismo hitleriano. E’ vero che l’eugenetica si praticava già in Gran Bretagna ed in America, sia pure in misure non di massa, come in Germania, ma è altrettanto vero che prima di allora mai in Europa si erano accettate forme simili di purificazione della razza. La differenza, tra l’altro, tra l’esperienza europea e quella inglese o americana, consisteva nella diversa ragione della “scrematura”. Fuori Europa i motivi erano pragmatici: ridurre le spese delle cure per i vecchi ammalati, per gli inabili e per i bambini considerati inguaribili. Per i nazionalsocialisti le motivazioni erano ideologiche. Sopprimendo gli ammalati e gli impuri, si contribuiva a migliorare la razza, a purificarla di tutte le scorie, a renderla ariana nella sua essenza. Il che non si capisce che cosa voglia significare realmente. Ma i miti sono duri a morire. Quando anziché la ragione è l’ideologia che ispira le azioni umane, c’è sempre da temere il peggio, c’è sempre il rischio di catastrofi immense. Ma siamo veramente giunti a questo punto ora? No, non ancora, ma potremmo arrivarci. Il tema è stato rilanciato da Boris Johnson e dai suoi consiglieri per la sanità in una recente conferenza stampa. A dire il vero il tema è stato quello della “grande scrematura”, cioè il ricambio delle generazioni, con la sostituzione dei vecchi con i meno vecchi. I costi della vecchiaia sono alti, quasi insopportabili, “e non sarebbe la prima volta – dice Ferrara sul foglio – che civilizzazione e natura si trovano alleate in una selezione demografica spinta”. Il che significherebbe, nella situazione attuale del corona virus, non curare i vecchi e lasciare che la pandemia faccia il suo corso. Ci penserà lei a selezionare quelli che sono in grado di farcela. Gli altri saranno sacrificati sull’altare della convenienza e della selezione naturale. Fa un certo effetto sentir dire queste cose. Cresciuti in un’Europa dalla profonde radici cristiane, oggi platealmente negate dalla cultura imperante, ci sembra inverosimile che questa stessa cultura assecondi la morte anziché la vita. E’ un rovesciamento dei valori e non possiamo non osservare che a mano a mano che i giorni passano notiamo un abbassamento di civiltà dove i valori e i principi cristiani vengono meno. Dove è stata confinata la dignità dell’uomo? I diritti umani di che cosa sono sostanziati, se non dalla consapevolezza che l’uomo ha una dignità irrepetibile, unica, universale. E senza dignità non ci possono essere diritti umani. Ci saranno i dettami delle nuove religioni: l’ambientalismo, la laicità, il politicamente corretto, il pansessualismo, ecc., ma non ci sarà un collante che lega l’uomo alla sua dignità ed al suo diritto all’infinito. La “grande scrematura” rimane una visione pagana, resa tra l’altro ignobile da motivi anche economici, oltre che ideologici. Se la Brexit della Gran Bretagna si macchierà anche di questo delitto, vorrà dire che si merita le astruserie di un premier noto per imboccarle tutte nel verso sbagliato. Uno che non si pettina da anni e che se lo fa è per spettinarsi, quali garanzie di serietà e di credibilità può offrire? Che qualche commentatore straniero critichi l’Italia per la sua decisione di curare tutti i vecchi colpiti dal virus, anziché lasciarli al loro destino, e senza preoccuparsi in primis delle conseguenze economiche, ci fa pensare che il nostro Paese sia ancora abitato da una comunità umana animata da pietas e da solidarietà con la vita. Che è sempre meglio, in ogni caso, della solidarietà con la morte e delle politiche per la purezza della razza ariana.

     

  • Come contrastare la leishmaniosi negli animali

    Un recente congresso di medici veterinari ha affrontato un grave problema e cioè la recrudescenza della leishmaniosi, malattia infettiva che colpisce l’uomo e gli animali, sia domestici che selvatici. La malattia è in evoluzione in tutta Italia, ormai dal Sud (era endemica in Sicilia e nel Mezzogiorno d’Italia) è arrivata al Nord da tempo (trovando spesso impreparati i proprietari di cani). Il suo espandersi non è legato solo ai cambiamenti climatici ma anche alle condizioni igienico-sanitari che possono favorire i flebotoni ed alla maggior mobilità della popolazione umana ed animale. Sono numerosi gli studi sulla leishmaniosi canina, patologia importante e complessa, che presenta complicanze oftalmologhe, alterazioni ematologiche e proteiche, dermatologiche e renali, e che a volte si presenta in forme atipiche che possono avere anche collazioni con malattie immunomediate. Fino a poco tempo fa, i felini erano stati considerati resistenti alle infezioni di leishmania, ma negli ultimi anni, grazie a tecniche diagnostiche più specifiche, si sono documentati vari casi di questa malattia. La prevenzione è d’obbligo se si vogliono salvare i nostri amici a 4 zampe: non solo repellenti antiparassitari ma anche profilassi vaccinale è d’obbligo per ridurre l’incidenza della malattia, come ovviamente uno stretto rapporto col proprio medico veterinario. Per evitare credenze errate, la malattia non è trasmessa dagli animali ma dal flebotomo (insetto molto simile alla zanzara per l’occhio di chi non ha conoscenze specialistiche). E’ perciò evidente che l’unico modo per salvarsi è, appunto, la prevenzione.

  • ‘Cambia la “sostanza”: “dipende” anche da te!’

    In occasione della Giornata internazionale contro il consumo e il traffico illecito di droga (che si celebra mercoledì 26 giugno), Dianova Italia lancia la campagna ‘Cambia la “sostanza”: “dipende” anche da te!’, un gioco di parole per ricordare che ognuno nella nostra società può essere promotore di un cambiamento, sia

    personale che collettivo. I temi della campagna sono strettamente legati alla situazione attuale sulla tossicodipendenza in Italia, dove solo nel 2018 si sono registrati ben 251 decessi per via dell’abuso di droghe, un dato in costante crescita in linea anche con il preoccupante aumento del consumo di sostanze come eroina e fentanyl, e con l’abbassamento generale dei costi delle sostanze reperibili sul mercato.

    Passando agli aspetti concernenti la politica, Dianova considera di fondamentale importanza azioni e provvedimenti incentrati sulla repressione del grande traffico di stupefacenti detenuto dalle organizzazioni criminali da sempre presenti in Italia; la classe politica attuale, tuttavia, ha preferito optare quasi esclusivamente per la repressione del consumatore, una misura non solo inefficace, ma che ha provocato

    nel corso degli anni l’emarginazione dei consumatori di droghe, escludendoli dalla rete assistenziale. Dianova, come specifica anche nel suo posizionamento sulle dipendenze, prende atto dei limiti delle politiche internazionali basate principalmente sul proibizionismo e la repressione del consumatore, e l’incapacità di arginare l’aumento del traffico e il consumo di sostanze, soprattutto tra i giovani, dimostrano la necessità di rivedere l’approccio attuale. Da questa analisi, Dianova ha scelto di improntare la campagna ‘Cambia la “sostanza”: “dipende” anche da te!’, su temi quali l’incapacità da parte del servizio pubblico e privato di intercettare quella fascia di popolazione giovanile di nuovi consumatori, la mancanza di informazioni per la comprensione del fenomeno, i nuovi modelli di consumo ma con scenari che ricordano gli anni ’70 e ’80 e una società civile sempre più individualista che sottovaluta, banalizza e tollera un fenomeno che sta tornando in modo pericoloso. L’obiettivo della campagna è quello di offrire le competenze e le conoscenze di Dianova come risorse all’interno della rete preposta al trattamento residenziale e sensibilizzare i diversi target individuati attraverso immagini e messaggi specifici. Il primo target individuato è quello dei consumatori, ovvero coloro che vivono il problema in prima persona, ai quali Dianova vuole offrire tutto il suo supporto in termini di assistenza e riabilitazione. Vi è poi la collettività, target a cui saranno indirizzati una serie di messaggi per invitare a riflettere, a promuovere stili di vita sani e a non criminalizzare, ma anche per chiedere donazioni a favore delle attività dedicate ai ragazzi ospitati nelle Comunità Terapeutiche. Infine, le famiglie/agenzie educative, un pubblico che fa fatica a gestire la fase critica dell’adolescenza in quanto non sufficientemente informato o poco attento rispetto a quello che sta accadendo; i messaggi, in questo caso, inviteranno a comprendere maggiormente il problema del ritorno della dipendenza, a capire quali sono i riferimenti educativi ai quali i nostri giovani possono guardare e, soprattutto, ad ascoltare, la cosa più importante. La campagna durerà per tutto il mese di giugno, e sui social network sarà possibile sostenerla utilizzando l’hashtag #CambiaLaSostanza e/o personalizzando la propria immagine del profilo.

  • I prodigi della medicina, il problema degli espianti e il valore dell’attenzione umana

    Il ritorno alla vita nell’ospedale di Borgo Trento del giovane diciottenne Lorenzo, rimasto in coma per 5 mesi dopo essere stato investito mentre viaggiava in motorino (con danni cerebrali molto forti e crisi neovegetative tali da indurre la stessa famiglia a prendere in considerazione chi parlava di espianti), rende sempre più evidente la necessità di quelle ricerche scientifiche e di quegli aggiornamenti che portano interventi sanitari ad essere all’avanguardia nel riconsegnare la vita a chi stava per perderla. Nello stesso tempo, i medici oltre a essere capaci devono poter disporre di equipe altrettanto preparate e ai medici, come agli infermieri e a tutto il personale sanitario, deve essere ben presente la valenza del rapporto umano. Nel nostro Paese vi è, come in molti altri, necessità di organi per trapianti, ugualmente però deve essere chiaro che per salvare una vita non se ne può spegnere prematuramente un’altra. Un argomento delicato del quale si dibatte da anni e che ancora vede tante incertezze e polemiche: in una società che ha grandi slanci di attenzione verso gli altri ma anche spaventose mancanze di attenzione alla vita e alle esigenze dei nostri simili. Non per nulla è da tempo denunciata l’esistenza di una rete criminale che espianta organi per rivenderli. Da qui la necessità di una maggior attenzione della politica, sia per sgominare le reti criminali sia per vigilare sull’applicazione corretta della legge sugli espianti. Ma al lavoro della politica deve comunque affiancarsi quello che deve essere fatto nelle università: preparare scientificamente al massimo livello i nostri medici e il personale paramedico deve contestualmente significare prepararli anche al rapporto umano col paziente e alla continua consapevolezza che salvare vite è la missione di chi si occupa di sanità.

    Lorenzo è tornato alla vita normale. Oltre alle attente cure dei sanitari e alla presenza costante della famiglia, nei 5 mesi di coma è stato assistito anche dai suoi compagni di scuola, il suo fisico ha risposto alle cure ma anche alle attenzioni affettuose e questo ripropone appunto il problema della necessità di continuare a tentare di comunicare anche con chi sembra in coma irreversibile.

  • In occasione della Giornata Mondiale dell’Autismo Fondazione Sacra Famiglia presenta i risultati del servizio di ‘Counseling Territoriale per l’Autismo’

    In occasione della Giornata Mondiale della consapevolezza sull’Autismo, il prossimo 2 aprile, Fondazione Sacra Famiglia presenta i risultati del servizio di Counseling Territoriale per l’Autismo, progetto sperimentale nato nel 2013 per rispondere a un crescente bisogno di aiuto da parte delle famiglie.

    Il servizio Counseling, guidato dal dottor Lucio Moderato, Direttore dei Servizi Innovativi per l’Autismo, segue a oggi quasi 600 persone, di età compresa tra i 3 e i 29 anni, di cui l’84% bambini e adolescenti fino ai 16 anni; l’età media delle persone che hanno aderito al servizio è di 10 anni. Due, in media, gli interventi settimanali erogati: il 69% ambulatoriali, il 14% in ambito scolastico, l’8% domiciliari.

     Ancor più importanti sono gli effetti positivi fatti registrare dal Counseling sulle persone con autismo. Dal 2015 al 2018, infatti, si è verificato uno sviluppo positivo del 44% nelle abilità cognitive culturali, del 18% nella socializzazione, del 15% nella comunicazione e il 12% nell’auto accudimento. Nel loro complesso, le valutazioni indicano una progressione e confermano una dinamicità variabile dello sviluppo, in quanto i primi anni di trattamento sono quelli in cui si vede il maggior livello di sviluppo e una maggiore stabilità nella progressione del miglioramento.

    Favorevole la valutazione delle famiglie verso il Counseling che ha portato serenità, equilibrio e considerevoli miglioramenti nel comportamenti dei figli, come si rileva da un’indagine svolta da Sacra Famiglia su un campione di genitori di utenti del servizio. In particolare, il 61% del campione ha registrato un minor dispendio di tempo per ottenere informazioni e servizi per il figlio, soprattutto grazie alla figura dell’educatrice, persona di riferimento cui rivolgersi per necessità quali la gestione quotidiana dei figli o le questioni burocratiche (normative, rapporti con enti pubblici, agevolazioni, contatti con professionisti). Dal punto di vista economico, il 57% delle famiglie ha dichiarato di aver ottenuto un risparmio economico (+33% rispetto al 2016), grazie al voucher che Regione Lombardia ha erogato a favore degli utenti del progetto, che ha permesso la riduzione degli interventi a pagamento (logopedia, visite specialistiche ecc.). Il risparmio medio mensile è stato pari a 238 euro.

    Quanto al benessere generale, ben il 79% (era il 65% nel 2016) dei genitori ha osservato un miglioramento dello stato psicofisico proprio e di quello degli altri caregiver grazie al progetto Counseling. Inoltre, viste le migliori capacità di adattamento del figlio, il 64% delle famiglie ha potuto destinare parte del budget ad attività creative e culturali. Il 74% afferma di aver avuto meno bisogno di ricorrere a sedute psicologiche, non sentendosi più abbandonato ma, al contrario, adeguatamente sostenuto. Anche i passi avanti dei figli, soprattutto nelle autonomie, danno maggiore speranza ai genitori, che così affrontano la vita con più serenità.

     Il Counseling Territoriale per l’Autismo ha due obiettivi: da una parte favorire il miglior adattamento possibile delle persone al proprio ambiente, incentivare l’integrazione sociale e garantire una soddisfacente qualità di vita; dall’altra attivare procedure di abilitazione specifiche, anche all’interno dei normali contesti di vita perché l’ambiente familiare gioca un ruolo chiave per sostenere chi ha bisogno.

    La famiglia al centro è una prerogativa di Fondazione: il Counseling propone infatti servizi di orientamento in supporto alle famiglie, attraverso un sostegno psicoeducativo e attività di “family training”. A questi, si aggiunge il fondamentale coordinamento con gli operatori della rete per coinvolgere comuni, scuole, insegnanti ed educatori che insieme rappresentano i punti di riferimento nella vita del bambino autistico.

    Nello specifico, il Counseling Territoriale per l’Autismo propone programmi personalizzati per ogni utente e training individuali che permettano di acquisire abilità per affrontare la realtà della vita quotidiana. Gli interventi psicoeducativi sono declinati con diversi gradi di intensità, in differenti contesti: in ambulatorio, a domicilio, a scuola, in ambito lavorativo o nel contesto sociale.

    Obiettivo è aiutare le persone a migliorare le proprie capacità comunicative, cognitive, incoraggiare la socializzazione, la lettura, scrittura, le abilità logico-deduttive, promuovere il rispetto delle regole, l’autonomia di movimento e di gestione economica e in particolare l’inclusione sociale.

  • Defiscalizzare le cure veterinarie. Lo chiedono i veterinari al Governo

    L’Anmvi, Associazione Nazionale Medici Veterinari Italiani, chiede al governo di inserire nel DEF (Documento di Economia  e Finanza) e nella Legge di bilancio la defiscalizzazione delle cure veterinarie, l’aumento delle detrazioni fiscali a favore dei proprietari di animali da compagnia, l’introduzione delle premialità fiduciarie e fiscali per i veterinari liberi professionisti, la revisione dei LEA della sanità veterinaria. La bozza del documento, infatti, non prende nessun impegno misurabile né sull’Iva né sulle detrazioni fiscali, solo generiche appaiono le indicazioni di revisione sui livelli dei LEA e sono del tutto assenti forme di premialità per i veterinari che svolgono attività di interesse collettivo per la Pubblica Amministrazione. Le richieste dei veterinari mirano al concreto perché vanno incontro alle persone meno abbienti ed anziane che hanno un animale da compagnia. In questo modo ci sarebbero maggiore responsabilità e attenzione perché la realizzazione delle proposte dell’ANMVI garantirebbe di più che gli animali siano curati e non abbandonati.

  • La ricetta veterinaria sarà elettronica dal 1° gennaio 2019

    Dal 1 gennaio 2019, i Medici Veterinari prescriveranno i farmaci destinati a tutte le specie animali con la ricetta elettronica, come previsto dal Decreto Milleproroghe, approvato in via definitiva dal Parlamento. Con la digitalizzazione della ricetta veterinaria si potranno tracciare, all’interno della banca dati informatizzata del Ministero della Salute, tutti i medicinali veterinari autorizzati in commercio e prescritti dai Medici Veterinari. La digitalizzazione della filiera dei farmaci veterinari risponde anche ad obiettivi di dematerializzazione. Il proprietario del paziente-animale potrà comunque sempre richiedere la copia cartacea della ricetta veterinaria per il suo animale da compagnia. Ciò che la norma di legge impone, infatti, è che la stessa ricetta sia stata generata dal Medico Veterinario prescrittore all’interno del sistema informatico del Ministero della Salute.

    Fonte: Comunicato stampa ANMVI – Associazione Nazionale Medici Veterinari Italiani del 21 settembre 2018

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