cure

  • COVID-19: la Commissione firma un contratto di aggiudicazione congiunta per vaccini

    La Commissione europea ha firmato, su richiesta di 14 paesi, un contratto quadro di aggiudicazione congiunta con l’azienda farmaceutica spagnola HIPRA. I paesi partecipanti potranno ordinare fino a 4 milioni di dosi del vaccino anti COVID-19 a base proteica Bimervax®, a seconda delle necessità e del contesto nazionale e senza un numero minimo di dosi da acquistare. Il contratto avrà una durata massima di due anni, e i vaccini saranno pronti per la consegna in tempo per l’attuale stagione vaccinale.

    Benché siano già disponibili vaccini a mRNA, questo contratto di appalto congiunto aumenta le opzioni a disposizione dei sistemi sanitari pubblici offrendo vaccini a base proteica.

    Un ulteriore vantaggio dell’accordo odierno con HIPRA è che la ricerca e sviluppo, la produzione, l’infialamento e il confezionamento avvengono tutti in Europa. Ciò rafforza l’autonomia strategica degli Stati membri accorciando la catena di approvvigionamento e riducendo la dipendenza dai paesi terzi per la produzione e l’esportazione.

  • Landmark deal paves way for cheaper HIV protection jab

    A new HIV prevention drug will be made available at a lower cost in over 100 low-income countries within two years — a move expected to give millions access to the breakthrough treatment and potentially bring the world closer to ending the HIV/Aids epidemic.

    The drug, called Lenacapavir and administered by injection, is due to be rolled out as early as the end of this year, at a cost of $28,000 (£20,000) per person annually.

    But Wednesday’s announcement promises to slash that price to just $40 — around 0.1% of the original cost. The lower-cost version will be rolled out in 2027 across 120 low- and middle-income countries.

    Scientists say the drug stops the virus from replicating inside cells.

    The agreement announced on Wednesday was reached between the Clinton Health Access Initiative in partnership with the Gates Foundation and other groups, including South African research institute, Wits RHI.

    “For many low- and middle-income countries, affordable access to HIV prevention is not a luxury, it is a necessity,” Professor Saiqa Mullick from Wits RHI told the BBC.

    She added that Lenacapavir had “the potential to transform prevention, especially for young people and underserved communities who struggle with frequent clinic visits.

    “The real work begins now, partnering with communities and governments to build demand, secure commitments, and prepare systems so countries are ready for rapid introduction and scale.”

    Lenacapavir has delivered impressive trial results and, in July, it received official backing from the World Health Organization for HIV prevention.

    The injection is taken twice a year and provides six months of protection against HIV infection at a time.

    Experts say long-acting injectables like Lenacapavir could help reduce new infections in populations that are most vulnerable, including adolescent girls and young women, LGBT people, sex workers, and those who use drugs.

    It is hoped it will replace the current form of HIV preventative drug, know as PrEP, or pre-exposure prophylaxis, which is taken orally and also costs $40 per person each year.

    The pills are taken daily, which can be difficult for patients to consume, and can carry stigma in certain societies. The daily dose also makes it harder to access consistently. According to the Gates Foundation, only 18% of those who could benefit from PrEP currently have access.

    Lenacapavir has already been approved by the US Food and Drug Administration and the European Commission this year.

    Last year June, the US drug company Gilead announced that a trial of its HIV drug Lenacapavir had a 100% success rate.

    The new, generic version is still pending regulatory approval but it is hoped it will be available within 18 months.

    One study says that increasing access to the injection to just 4% of the population could prevent up to 20% of new HIV infections.

    The drug can be used to protect people from catching the virus, but also to treat those who have it, according to scientists.

    The announcement comes amid a turbulent year for global health, particularly the fight against HIV and Aids, following swingeing cuts by the US government’s foreign aid programme, USAID, under the Trump administration.

    According to UNAIDS, more than 40 million people are currently living with HIV.

    Despite huge strides made to reduce global HIV rates and AIDS-related deaths since 2000, about 1.3 million people still contracted HIV last year, and more than 600,000 people died from AIDS-related illnesses.

    South Africa remains the country with the highest number of HIV cases, with almost eight million people living with the virus. It will be one of the countries to access the new, cheaper drug.

    South Africa’s department of health told the BBC that it “supports any efforts to make life saving treatment like Lenacapavir available and accessible at affordable rate to all countries, including low and middle income countries, as and when they need it”.

    Additional reporting by Akisa Wandera in Nairobi

  • La salute dei nostri amici animali

    L’Italia, come abbiamo già scritto, è uno dei primi paesi in Europa per numero di animali domestici pro capite, in prevalenza gatti e cani, di conseguenza alcuni dei settori economicamente rilevanti, che si sono consolidati sono quelli che riguardano l’alimentazione e la salute dei nostri amici animali.

    Negli ultimi anni vi è stato un incremento di più del 35% dei servizi veterinari e le imprese che si occupano della cura degli animali sono quasi raddoppiate.

    A differenza di quanto avviene nel nord Europa, o negli Stati Uniti, in Italia la quasi totalità degli studi veterinari sono di piccole dimensioni, collegati ad uno o due professionisti anche se, visto l’aumento di richiesta di diagnosi sempre più precise e specializzate, e di conseguenza della necessità di strumenti particolarmente costosi per la diagnostica, è cominciata la tendenza a riunire più specialisti in un unico centro di cura e vi sono anche società che aprono più studi, in varie regioni, sotto la stessa insegna e dando lavoro a centinaia di veterinari e tecnici di laboratorio e radiologi.

    Sono circa 35.000 i medici veterinari in Italia e 8600 gli studi medici ma solo poco più del 2% fa parte di gruppi strutturati nei quali possono essere eseguiti esami con strumenti all’avanguardia come la tac o la risonanza magnetica, e crescono  anche gli ospedali per animali e le strutture per poterli ricoverare provvisoriamente in caso di necessità di cure che non possono essere fatte a casa, secondo il rapporto Assalco Zoomark 2025 il settore delle cure per gli animali d’affezione vale già 7,3 miliardi di euro e di questi 2,5 miliardi sono rappresentati dalla medicina veterinaria.

    Purtroppo a fronte dei milioni di persone che hanno cura dei propri amici animali ne esistono sempre troppe che continuano a maltrattarli, anche in questi giorni la notizia che, nonostante la nuova legge appena uscita sui maltrattamenti agli animali sia più severa prevedendo anche il carcere, in queste ultime settimane vi sono stati diversi casi di sevizie, maltrattamenti e uccisioni.

  • Prevenire i disturbi della terza età nei cani e nei gatti

    Sembra che in Italia la popolazione con più di 65 anni sia il 26%, invecchiamo noi ma invecchiano anche i nostri amici a quattro zampe che come noi lentamente cominciano ad avere dolori alle ossa, subiscono un calo della vista e dell’udito e qualche volta possono anche avere un deficit cognitivo.
    I cani di taglia più grande possono cominciare già prima dei dieci anni ad avere bisogno di alcune attenzioni in più.
    Prevenire i disturbi della terza età nei cani e nei gatti comporta la necessità di qualche esame diagnostico come l’analisi del sangue, una visita ortopedica e un controllo del veterinario che, ponendoci alcune domande, capirà se il nostro amico peloso comincia ad avere qualche disturbo cognitivo.

    Non dobbiamo spaventarci se c’è qualche problema, oggi esistono cure per alleviare i dolori articolari o dovuti a infiammazioni, anche l’ozono terapia può essere utile oltre ai farmaci e alla laser terapia.
    Oggi, fortunatamente, come si è allungata la vita umana si è allungata anche quella dei nostri amici pelosi purché, ovviamente, si dedichi loro la dovuta attenzione anche per il cibo, controllate sempre cosa c’è scritto sui mangimi, secchi ed umidi, se è possibile non eccedete con quelli con il pollo, molti veterinari hanno riscontrato varie firme di allergia.
    È normale che a tavola ci chiedano qualcosa, non date cibi unti, fritti o dolci e controllate il peso del vostro amico, un cane od un gatto troppo in carne o grasso è un cane o un gatto che va incontro a problemi di salute, diabete compreso.

  • Preparazione alle crisi e sicurezza sanitaria: strategie dell’UE per la costituzione di scorte e le contromisure mediche

    La Commissione europea ha avviato due iniziative nell’ambito del programma dell’Unione per la preparazione alle crisi: una strategia di costituzione delle scorte dell’UE e una strategia sulle contromisure mediche. Entrambe concepite per migliorare l’accesso ai beni essenziali per i cittadini e le società, le imprese e le economie europei, garantiscono in ogni momento la continuità dell’approvvigionamento di beni essenziali e forniture mediche salvavita, in particolare durante crisi quali gravi blackout energetici, catastrofi naturali, conflitti o pandemie.

    Strategia di costituzione delle scorte dell’UE: salvaguardare gli approvvigionamenti essenziali prima delle crisi

    La strategia di costituzione delle scorte dell’UE è concepita per garantire beni essenziali, quali cibo, acqua, petrolio, carburante e medicinali, in caso di crisi. Si tratta del primo approccio globale dell’UE alla costituzione di scorte.

    Strategia sulle contromisure mediche: rafforzare la preparazione alle crisi sanitarie

    Con l’aumento dei focolai di malattie e la crescente resistenza antimicrobica, aggravati dai cambiamenti climatici, dal deterioramento della biodiversità e degli ecosistemi e dalle sfide geopolitiche, la strategia dell’UE sulle contromisure mediche mira ad accelerare lo sviluppo, la produzione, la diffusione e l’accessibilità degli strumenti medici salvavita.

  • Entro il 2050 gli over 65 costituiranno il 34% della popolazione

    Entro il 2050 gli over 65 costituiranno il 34% della popolazione, con una crescita significativa anche tra gli ultraottantacinquenni. Lo rende noto l’Istat, secondo cui entro il 2050 gli over 65 costituiranno il 34% della popolazione, con una crescita significativa anche tra gli ultraottantacinquenni. L’Italia si rivela, così, uno dei paesi più longevi al mondo e questa transizione demografica pone sfide rilevanti in ambito sanitario, sociale ed economico, legate all’aumento della fragilità, della cronicità e della domanda di assistenza. È dunque necessario ripensare seriamente i modelli di welfare, al fine di garantire un invecchiamento sano e attivo della popolazione.

    Di questo e altro si è discusso a Roma durante il primo incontro del ciclo ‘Apco Health Talks: esplorando il sistema salute’, dedicato al ruolo della prevenzione per la protezione degli anziani. L’iniziativa è stata l’occasione per fare il punto su una delle sfide più complesse e strategiche per il nostro Paese, con un focus sul valore socioeconomico della vaccinazione nella popolazione anziana, le politiche sanitarie attualmente in atto in questo ambito e la centralità dell’accesso tempestivo alla prevenzione.

    In questo contesto la prevenzione sanitaria gioca un ruolo cruciale. In particolare, la vaccinazione degli anziani è una leva strategica per ridurre l’incidenza di malattie infettive gravi quali pneumococco, herpes zoster, Rsv, oltre che influenza e Covid-19 e contenere i costi del Sistema sanitario. Ma non solo: rafforzare l’adesione vaccinale negli over 65 significa anche contribuire alla riduzione dell’uso inappropriato di antibiotici e contrastare la crescente minaccia della resistenza antimicrobica, come riconosciuto a livello internazionale.

    Tuttavia, in Italia si osserva un significativo calo della spesa destinata alla prevenzione (-18,6% tra il 2024 e il 2023, secondo la Fondazione Gimbe) e un trend allarmante rispetto alle coperture vaccinali tra gli over 65, ben lontane dagli obiettivi raccomandati. Secondo i dati dal ministero della Salute, la copertura antinfluenzale, ad esempio, nella stagione influenzale 2023-24 ha attestato un calo di 3,4 punti percentuali rispetto alla stagione precedente (raggiungendo solo il 53,3%, a fronte di un target minimo dell’85%).

    Ancora più preoccupanti i dati relativi alla vaccinazione anti Covid-19, che ha raggiunto solo il 4,47% della popolazione over 60 nella campagna 2024-25. Anche per pneumococco e l’herpes zoster si stima una tendenza in calo nelle adesioni anche se, tuttavia, non è attualmente previsto un sistema strutturato di monitoraggio. Infine, pregnante il caso del Virus respiratorio sinciziale (Rsv), raccomandato a livello europeo ma non in Italia.

    Le ragioni di questo trend negativo sono molteplici: dalla scarsa percezione del rischio da parte della popolazione adulta alla mancanza di aggiornamento tempestivo del Piano Nazionale di Prevenzione Vaccinale sulla base delle più recenti innovazioni vaccinali, passando per forti disomogeneità tra le regioni, costi talvolta a carico dei cittadini e modelli di governance non sempre coordinati ed efficienti. Per invertire questa tendenza, è necessario un impegno congiunto e strutturale da parte delle istituzioni nazionali e regionali, delle società scientifiche e di tutti gli attori del Sistema Salute.

    Occorre promuovere una cultura della prevenzione come investimento, rafforzare l’accesso all’innovazione vaccinale e valorizzare i modelli virtuosi già in atto: il Lazio con la sua rete digitale di hub vaccinali, la Lombardia con il coinvolgimento dei medici di medicina generale e farmacie, e la Toscana con l’approccio integrato e istituzionale.

  • L’Ue apre alle terapie a base di psichedelici

    Si chiama PsyPal ed è il primo progetto di ricerca clinica finanziato con 6,5 milioni di euro del programma Horizon Europe dell’Ue che indagherà sui trattamenti per la salute mentale assistiti da sostanze psichedeliche. PsyPal ricercherà i potenziali della terapia assistita da psilocibina per alleviare l’ansia e la depressione nei pazienti in cure palliative e in particolar modo si concentrerà su pazienti con malattia polmonare ostruttiva cronica, sclerosi multipla, sclerosi laterale amiotrofica e morbo di Parkinson atipico. Il progetto coinvolge 19 organizzazioni provenienti da 9 Paesi europei, con circa 100 pazienti che saranno reclutati in 4 diversi siti clinici in tutta Europa.

    Il progetto è stato presentato al Parlamento europeo il 9 aprile 2024 grazie all’eurodeputato Cyrus Engerer del “Gruppo di interesse MEP per la salute mentale e le condizioni neurologiche” e del “Gruppo d’azione per l’uso medico delle sostanze psichedeliche”.

    Gli psichedelici sono per la maggior parte illegali in tutta Europa perché nelle Convenzioni delle Nazioni Unite si trovano nella tabella 1, quella per cui non sono riconosciuti ufficialmente per uso medico, ma recentemente la ricerca è tornata a suggerire che gli psichedelici hanno un potenziale significativo per la gestione dei disturbi di salute mentale come il disturbo da stress post-traumatico, l’anoressia e la depressione. L’Australia è stata il primo paese al mondo a regolamentarne ufficialmente l’uso medico mentre negli Usa l’apertura alla sperimentazione di simile terapia si è bloccata. L’Italia ha recentemente ospitato un convengo tra specialisti di tutto il mondo per fare il punto sia sul percorso terapeutico che sul quadro normativo entro cui l’apertura della Ue possa concretizzarsi nei singoli Paesi.

  • Feste con i botti sì, ma non ci dimentichiamo delle esigenze dei nostri amici a quattro zampe

    L’inverno è arrivato, più freddo degli ultimi anni, e con l’inverno stanno arrivando le feste con la consueta abitudine di esprimere il proprio entusiasmo con petardi e botti.

    Noi che amiamo i nostri amici pelosi sappiamo bene come il rumore dei fuochi d’artificio e dei petardi risuoni fortissimo per le orecchie degli animali che hanno un udito molto superiore al nostro e che, di conseguenza, sentono il rumore ampliato in modo non solo fastidioso ma anche doloroso.

    Negli ultimi anni diversi comuni hanno vietato l’utilizzo dei botti ma non sempre le loro ordinanze sono state rispettate specie nelle zone di campagna e le conseguenze negative del lancio di petardi si sono viste anche nella fauna selvatica.

    Quello che dobbiamo fare per i nostri amici a quattro zampe, se abbiano notato la loro sensibilità ai rumori forti ed improvvisi, molti cani hanno paura anche dei tuoni, è di cercare di non lasciarli soli nelle occasioni di presumibile lancio di petardi e se non possiamo restare con loro lasciamoli in casa con una radio o una televisione accesa col volume alto così che sentano il meno possibile quello che accade fuori. Inutile dire che i nostri animali non vanno lasciati all’aperto da soli in occasioni a rischio e mai di notte.

    Il freddo dell’inverno in sé non dà fastidio agli animali con pelo medio o lungo ma il passaggio dal caldo della casa al freddo dell’esterno può essere pericoloso specie per gli animali più piccoli o col pelo raso e corto perciò è importante, nelle giornate fredde e anche in quelle piovose, ripararli con un cappottino ricordandosi di non tosarli mai nei mesi freddi.

    Anche i gatti vanno tenuti in casa con il freddo, i felini soffrono molto il cambio di temperatura e l’umidità e le polmoniti rischiano di essere fatali, anche per i gatti in certe situazioni è consigliabile l’uso del cappottino.

    Così, cari amici del Patto, nel prepararvi a festeggiare con parenti ed amici non dimenticatevi dei vostri compagni a quattro zampe e delle loro esigenze.

  • Secondo un’indagine del CNA i pensionati hanno fiducia nel medico base ma le liste d’attesa sono lunghe

    Il Cna, con un’indagine apposita, racconta come il Servizio Sanitario Nazionale sia percepito dagli anziani. Il quadro che emerge è quello di una categoria ancora molto legata al medico di base e abbastanza refrattaria alle nuove tecnologie. In particolare, per il 74,5% di loro il medico di medicina generale è ancora il punto di riferimento e in quasi il 59% dei casi si cerca un contatto diretto, possibilmente in presenza. Al contrario, il 50% non conosce le case di comunità e non ha mai sentito parlare di telemedicina e oltre il 68% è contrario o si sentirebbe a disagio con l’intelligenza artificiale.

    Per il 73% dei pensionati però i tempi delle liste di attesa sono peggiorati, così come peggiorato è il rispetto della persona per il 28%. Non soddisfatto della ‘completezza delle informazioni’ il 29,5%. Oltre il 70%. chiede la riduzione la riduzione delle liste d’attesa e per il 40,5% è prioritaria la riduzione dei tempi di attesa nei pronto soccorso.

    “Ciò che emerge è che tutti hanno un rapporto molto stretto con il medico di medicina generale ma il numero di questi medici sta diminuendo.”, afferma il segretario della Cna Pensionati, Mario Pagani. “Un elemento positivo è che ci si sta abituando all’utilizzo di strumenti telematici e questa potrebbe essere una soluzione del futuro. Ma di fronte alle difficoltà del pubblico, molti ricorrono al privato, e non tutti possono permetterselo”.

    “Fa specie non aver considerato fino in fondo quello che è successo durante la pandemia dove il Ssn ha dato risposte importante”, dichiara il segretario generale Cna, Otello Gregorini. “Finita l’emergenza – continua – si torna a una logica di risparmio. Qui ci sono persone che devono tenere insieme la possibilità di vivere ma anche di curarsi. Su questo ci sarà un forte impegno della Cna”.

  • Negli ultimi tre anni un milione di italiani migrati al Nord dal Sud e dalle isole per cure mediche. La Lombardia tra le principali destinazioni

    Migrazione sanitaria, impatto della tecnologia digitale come risorsa per affrontare il fenomeno, efficienza e sostenibilità dei percorsi di assistenza sul territorio: sono stati i temi al centro dell’evento che si è tenuto alla Società Umanitaria di Milano ‘Migranti della salute nell’era digitale: quali prospettive?’ organizzato da CasAmica ODV e Fondazione Roche, con il patrocinato di Rotary distretto 2041 di Milano.Partendo dai risultati della survey ‘Studio sui migranti sanitari’ realizzata da EMG Different per CasAmica su un campione rappresentativo di cittadini di età compresa tra i 35 e i 65 anni residenti in Calabria, Puglia, Campania, Sicilia e Sardegna, da cui è emerso che sono un milione gli italiani residenti al Sud e nelle isole che negli ultimi tre anni sono stati costretti a spostarsi dalla propria regione di residenza per sottoporsi a cure mediche, l’evento è stato una occasione di confronto tra terzo settore e istituzioni focalizzato sul presupposto che la chiave per ridurre l’impatto economico e psicologico di chi si sposta per ricevere cure risiede nelle nuove tecnologie. Occorre, infatti, un cambio di paradigma concreto che partendo dall’implementazione della digitalizzazione, in primis della telemedicina, integrata con servizi di assistenza sanitaria territoriale, permettano di ottimizzare l’equità e l’accesso ai migliori percorsi di diagnosi e cura.

    “Quasi il 70% dei migranti della salute intervistati ha scelto il Lazio e Lombardia1. Le cause di questa ‘migrazione’ sono da ricercare nei motivi legati all’opportunità di ottenere una migliore offerta sanitaria (51%) e medici più preparati (39%) o addirittura nella concreta impossibilità di ricevere cure adeguate alla propria patologia nella regione di provenienza (32%) – ha dichiarato Stefano Gastaldi, Direttore generale CasAmica ODV – Tutto questo ha un impatto economico notevole sulla vita dei malati e delle famiglie. Il 60% denuncia costi alti per gli spostamenti e gli alloggi e il 58% avrebbe avuto bisogno di prezzi calmierati. Oltre all’aspetto puramente economico, i migranti della salute hanno espresso anche altre esigenze come la necessità di un supporto psicologico per sé o per la propria famiglia (49%) e mezzi di trasporto per raggiungere l’ospedale (43%)”.

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