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L’Egitto valuta sostegno militare all’Arabia Saudita contro gli Houti

Il Parlamento egiziano sta discutendo dell’autorizzazione richiesta dal presidente Abdel Fattah al Sisi per un eventuale intervento militare in difesa dell’Arabia Saudita. La decisione è stata presa nel corso della sessione straordinaria a porte chiuse iniziata oggi, senza che sia stato ancora espresso un voto definitivo sull’invio delle forze armate all’estero. Secondo quanto appreso da “Agenzia Nova”, il presidente della Camera dei rappresentanti, Hisham Badawi, ha disposto la prosecuzione dei lavori per consentire a tutti i deputati che ne hanno fatto richiesta di intervenire ed esprimere le proprie posizioni sulle modalità di sostegno a Riad. I parlamentari avrebbero inoltre chiesto ulteriori chiarimenti sui dettagli dell’eventuale operazione militare. Non è esclusa la convocazione di altre sedute qualora il dibattito dovesse richiedere più tempo.

La Camera si è riunita, su richiesta di Al Sisi, per esaminare la possibilità di autorizzare una missione militare destinata a proteggere l’Arabia Saudita dagli attacchi di Ansar Allah (movimento sciita filo-iraniano, meglio noto come Houthi). La procedura è disciplinata dall’articolo 152 della Costituzione egiziana e dall’articolo 130 del regolamento parlamentare, secondo cui l’invio di forze armate in missioni di combattimento fuori dai confini nazionali richiede l’approvazione di almeno due terzi dei deputati, riuniti in sessione straordinaria segreta, previa consultazione del Consiglio di difesa nazionale. Questa mattina l’organismo, riunito al Palazzo presidenziale di Ittihadiya sotto la presidenza di Al Sisi, ha annunciato la decisione di fornire all’Arabia Saudita “tutte le forme di sostegno necessarie e possibili” per difenderne la sicurezza, la stabilità e l’integrità territoriale, senza tuttavia precisare le modalità di un eventuale impiego militare.

Il 18 ottobre il presidente egiziano aveva dichiarato che il Cairo è pronto ad adottare tutte le misure necessarie per proteggere il regno saudita, qualora Riad ne faccia richiesta, sottolineando che un eventuale intervento avrebbe carattere esclusivamente difensivo. La decisione di prolungare il dibattito parlamentare arriva nel pieno dell’escalation militare tra Arabia Saudita e Houthi, caratterizzata da ripetuti attacchi con missili e droni contro il territorio saudita e da bombardamenti della coalizione guidata da Riad sulle aree dello Yemen controllate dal movimento. L’eventuale autorizzazione parlamentare costituirebbe un passaggio necessario per consentire alle forze armate egiziane di partecipare direttamente a operazioni militari oltreconfine.

Secondo il Wall Street Journal gli attacchi con missili e droni degli Houthi contro Riad e le infrastrutture petrolifere dell’Arabia Saudita stanno evidenziando le vulnerabilità militari del regno, nonostante l’elevato budget per la difesa e la disponibilità di caccia e sistemi antimissile avanzati. Il gruppo yemenita, sostenuto dall’Iran, dispone di numerose forze di terra, lanciatori mobili e capacità di produzione autonoma di armamenti. Teheran avrebbe inoltre fornito addestramento, intelligence e assistenza nella pianificazione degli attacchi. Fonti statunitensi citate dal quotidiano americano fanno sapere che le difese saudite hanno intercettato oltre il 90 per cento dei missili diretti verso le aree protette del Paese, ma più della metà degli attacchi recenti ha colpito obiettivi privi di protezione.

Mentre attende la decisione dell’Egitto, Riad sta cercando sostegno militare da Turchia, Pakistan e diversi Paesi europei. Donald Trump ha invitato il Paese ad accettare un eventuale aiuto militare di Israele. Washington, finora, si è limitata a fornire intelligence e appoggio indiretto.

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