La Marina militare greca si esercita con quella italiana nel Mediterraneo e la Turchia apre un caso
Nuove tensioni tra Turchia e Grecia nel Mediterraneo orientale, dove prende il via oggi la fase operativa dell’esercitazione militare multinazionale “Eunomia 2026”, che coinvolge anche Italia, Francia e Cipro. Ankara contesta la competenza delle autorità greche a emettere gli avvisi di sicurezza marittima nelle acque interessate dalle manovre, situate a sud dell’isola greca di Castelrosso, vicino alle coste turche. La controversia è esplosa venerdì 16 ottobre, quando la stazione turca di Antalya ha pubblicato un proprio avviso ai naviganti (Navtex), in risposta a quello diffuso il giorno precedente dalla stazione greca di Heraklion, a Creta. Secondo Ankara, l’area rientra nella zona di competenza turca per le comunicazioni di sicurezza marittima. Atene respinge questa interpretazione e rivendica la legittimità delle proprie attività. La vicenda è stata rilanciata oggi dall’emittente turca “A Haber”, che segnala il rischio di un aumento delle tensioni durante le manovre.
L’esercitazione “Eunomia”, organizzata nell’ambito dell’iniziativa quadrilaterale avviata nel 2020 da Grecia, Francia, Italia e Cipro per rafforzare la cooperazione militare nel Mediterraneo orientale, prevede oggi attività navali e aeree e tiri con munizionamento reale. Secondo l’avviso greco, le esercitazioni a fuoco sono programmate dalle 4 alle 10 Gmt in un’area a sud di Castelrosso, mentre ulteriori attività aeronavali sono previste dalle 12 alle 16 Gmt in uno spazio marittimo più ampio, compreso tra le isole greche di Kasos e Karpathos e il Mediterraneo orientale. Le manovre rientrano nel programma multinazionale previsto fino al 22 ottobre. La Turchia ha riprodotto le coordinate dell’avviso greco, sostenendo tuttavia che l’autorità competente per la loro diffusione sia quella di Antalya. La contestazione riguarda dunque anche la delimitazione delle rispettive competenze marittime, oggetto da anni di controversie tra Ankara e Atene.
Le tensioni si intrecciano con il progetto Great Sea Interconnector, un collegamento elettrico sottomarino sostenuto dall’Unione europea che dovrebbe unire la Grecia a Cipro, con una possibile successiva estensione a Israele. Il progetto, dal valore stimato di 1,9 miliardi di euro, prevede la posa di cavi tra Creta e Cipro attraverso aree marine sulle quali la Turchia rivendica diritti di piattaforma continentale. Nei giorni scorsi la società francese Nexans, coinvolta nella realizzazione dell’infrastruttura, ha presentato alle autorità greche una richiesta per riprendere le indagini sui fondali mediante la nave di ricerca “Abeille Marengo”. Le operazioni sono state rallentate in passato dalle contestazioni turche, che nel 2024 avevano già provocato tensioni tra unità navali dei due Paesi nell’area dell’isola di Kasos.




