droni

  • Le menzogne di Putin e la necessità di abbattere i droni sconosciuti che sorvolano l’Europa

    Continuando nelle guerra della controinformazione e delle menzogne, sparate come proiettili potenzialmente mortali per le ripercussioni sugli stati e sulle popolazioni, Putin e la sua banda ci fanno vedere, con il volto ben nascosto da un casco, un presunto pilota russo che, tramite mail, i servizi inglesi e ucraini avrebbero cercato di comperare per fargli fare un attentato in un paese Nato.

    Notizia che si commenta da sola, non esiste un servizio segreto occidentale che possa immaginare di uccidere in un attentato decine di europei per poi avere via libera per procedere a ritorsioni contro la Russia e portare la Nato in guerra.

    Non esiste che un servizio segreto usi mail per comunicazioni così particolari, per arruolare o comperare un pilota o altro militare russo.

    Il presunto pilota parlava in modo che palesemente dimostrava come fosse stato costretto a raccontare evidenti menzogne.

    Putin ha messo in piedi questa ennesima truffa per sostenere che i droni, che sorvolano, in incognito, i cieli e gli aeroporti europei, così come i sistemi elettronici che hanno reso difficoltosi i viaggi aerei di diverse personalità politiche, non sono di provenienza russa.

    Sappiamo quanto valgono le sue dichiarazioni e che cioè sono tutte falsità, basti pensare che negava di prepararsi alla guerra contro l’Ucraina solo a poche ore dal tentativo di invadere Kiev e di uccidere Zelensky e di iniziare la sua ‘operazione speciale’ con morti, deportazioni, distruzioni.

    In tutti i casi se ci saranno ancora droni sconosciuti sopra i cieli europei, specie su siti sensibili, l’unica soluzione è abbatterli.

    Questi droni sono una minaccia con varie sfaccettature, non solo preoccupano le persone, danneggiano i servizi e di conseguenza le economie, ma catturano informazioni su di noi ed i nostri sistemi di controllo, abbatterli è’ l’unica soluzione.

    Se sono di Putin se ne assumerà la responsabilità, se non sono di alcuno lo appureremo guardando i marchi dei vari componenti, in ogni caso dobbiamo pensare alla nostra sicurezza che continua a passare dal sostegno all’Ucraina.

  • La Ue pensa di affidare a Frontex la tutela dei cieli contro droni ignoti

    Gli Stati membri dell’Unione europea stanno valutando la possibilità di ampliare il mandato di Frontex, attribuendole nuovi poteri in materia di sorveglianza dello spazio aereo e difesa contro i droni, alla luce delle recenti incursioni nello spazio aereo europeo. Lo riporta il portale “Euractiv”, citando documenti riservati del Consiglio dell’Ue. Una nota datata 30 ottobre e diffusa dalla presidenza danese mostra che le capitali europee stanno discutendo se l’Agenzia europea della guardia di frontiera e costiera debba assumere ulteriori responsabilità per far fronte a minacce ibride, tra cui violazioni dello spazio aereo e attacchi a infrastrutture strategiche. I rappresentanti dei governi si riuniranno il 5 novembre per un confronto tecnico sulla questione. L’ipotesi di revisione del regolamento di Frontex prevede che l’agenzia possa intervenire, su richiesta di uno Stato membro, in casi di minacce ibride, aggiornando le norme sulle operazioni di intervento rapido e sulla gestione dei cosiddetti “hotspot” migratori. Il dibattito arriva pochi mesi dopo l’introduzione di una nuova catena di comando dell’agenzia ispirata al modello Nato.

    Secondo “Euractiv”, i Paesi membri intendono anche estendere i poteri di Frontex nei rapporti con Paesi terzi, autorizzandola a operare in aeroporti internazionali o in punti di attraversamento strategici e a coordinare i rimpatri tra Stati non Ue. La presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, aveva già annunciato all’inizio dell’anno una revisione del mandato di Frontex, ora inserita nel piano di lavoro dell’Ue per il 2026. Bruxelles punta a triplicare il corpo permanente dell’agenzia portandolo a 30 mila unità entro il 2027, ma diversi Stati membri insistono sulla necessità di definire chiaramente il futuro mandato prima di avviarne l’espansione.

    Intanto alcuni media tedeschi riferiscono, citando un’indiscrezione riportata dal quotidiano britannico “Financial Times”, che il governo tedesco sta pianificando un importante acquisto di droni kamikaze dalle aziende della difesa Helsing, Stark e Rheinmetall. Lo riferiscono alcuni media tedeschi che citano un’indiscrezione riportata dal quotidiano britannico “Financial Times”. Secondo quanto trapelato, le tre aziende produrranno fino a 12 mila droni – che saranno principalmente consegnati alla brigata tedesca di stanza in Lituania – per un valore totale di 300 milioni di euro. Tuttavia, secondo quanto riferito, devono ancora essere firmati gli accordi formali e il contratto deve essere approvato dalla commissione Bilancio del Parlamento tedesco (Bundestag).

  • Dichiarazione della Presidente von der Leyen sull’attacco dell’Iran contro Israele

    Ieri l’Iran ha lanciato un massiccio attacco contro Israele, utilizzando droni e missili. Un simile attacco diretto dell’Iran contro Israele è senza precedenti.

    Oggi noi, leader del G7, abbiamo condannato quest’attacco con la massima fermezza. Esprimiamo la nostra solidarietà e il nostro sostegno al popolo israeliano e ribadiamo il nostro risoluto impegno per la sua sicurezza.

    Le azioni dell’Iran rischiano di provocare un’escalation incontrollabile nella regione, che deve essere evitata.

    Continueremo a lavorare per stabilizzare la situazione.

    Chiediamo all’Iran e ai suoi alleati di cessare completamente gli attacchi. Tutte le parti devono esercitare la massima moderazione.

    Abbiamo anche discusso della necessità di porre fine quanto prima alla crisi a Gaza. Ciò implica un immediato cessate il fuoco e l’immediato rilascio di tutti gli ostaggi da parte di Hamas, oltre alla fornitura di maggiore assistenza umanitaria ai palestinesi in difficoltà.

    Valuteremo ulteriori sanzioni contro l’Iran in stretta collaborazione con i nostri partner, soprattutto in relazione ai programmi su droni e missili.

    Grazie.

  • Il mercato dei droni per la logistica ha raggiunto in Itali il valore di 73 milioni

    Negli ultimi anni i droni sono stati impiegati in diversi campi di applicazione, dall’automotive, al largo consumo, dal farmaceutico fino ad arrivare nel settore della logistica. E proprio sulle applicazioni dei droni in campo logistico si concentra una parte del nuovo Snapshot Last Mile Solutions, realizzato dal Dipartimento di Ricerca di World Capital, che analizza diversi case study in giro per il mondo.

    Un esempio concreto è quello di DHL Express, che ha stretto una partnership strategica con la società di veicoli aerei autonomi EHang per lanciare consegne con droni, al fine di affrontare le sfide dell’ultimo miglio in Cina. Le sue caratteristiche includono decollo e atterraggio verticale, identificazione visiva, pianificazione intelligente del percorso, volo completamente automatizzato e connessione e pianificazione in tempo reale. Il drone copre una distanza di circa otto chilometri tra la sede del cliente e il centro servizi DHL e il peso massimo supportato per il trasporto è di cinque chili.

    In campo logistico dunque si registra un grande fermento, evidenziato anche dal fatto che il 31% degli operatori del settore si mostrano interessati a introdurre progetti con droni entro i prossimi 3 anni in ambiti che vanno del trasporto, alla sicurezza, all’inventario di magazzino.

    “I droni rappresentano sicuramente un grande cambiamento, soprattutto per i processi della supply chain – commenta Andrea Faini, ceo di World Capital – L’impiego di questi strumenti tecnologici all’interno dei magazzini comporta una rivisitazione degli spazi immobiliari logistici, che dovranno essere pensati e costruiti al fine di migliorare l’interazione tra le macchine e le persone impiegate all’interno.”

    Dando uno sguardo generale sul mercato professionale italiano dei droni, nel 2020 il comparto ha registrato un valore di 73 milioni di euro, con una riduzione del 38% rispetto al 2019 causata dalle forti limitazioni e restrizioni imposte dalla pandemia. L’80% delle imprese dell’offerta sostiene però che il mercato avrà un forte sviluppo entro i prossimi 3 anni. Questo il dato stimato dalle ricerche condotte dall’Osservatorio Droni della School of Management del Politecnico di Milano, che si occupa di studiare il mercato, le applicazioni e la normativa dell’industria dei droni in Italia e all’estero.

    Nonostante l’impatto del Covid, la crisi pandemica ha dato una spinta ad alcune applicazioni, evidenziando il potenziale dei droni in specifiche attività, come per esempio il monitoraggio della popolazione, la consegna di materiale medico, la comunicazione delle linee guida sul distanziamento sociale e la sanificazione di immobili e strade. Sono infatti oltre 60 i progetti a livello internazionale nati come risposta all’emergenza sanitaria censiti dall’Osservatorio; di questi il 70% promossi da pubbliche amministrazioni.

    Oggi sono diversi i campi professionali in cui vengono utilizzati i droni: dalle utility, con l’ispezioni delle linee elettriche e delle infrastrutture lineari, all’ambito agricolo, dove queste tecnologie vengono impiegate per spargere sostanze sui campi.

    “Gli impieghi dei droni sono davvero molteplici e diffusi in tutti i Paesi del mondo. La pandemia ha rappresentato solamente una battuta d’arresto in un settore che sta attraversando un forte fermento e un’importante crescita di interesse e applicazioni. Ci aspettiamo sicuramente che questa tecnologia diventerà di utilizzo comune per le aziende entro i prossimi 3-5 anni” – commenta Paola Olivares, direttrice dell’Osservatorio Droni del Politecnico di Milano.

  • Robot e droni garantiscono che la filiera agroalimentare non s’inceppi per mancanza di manodopera

    Arrivano i robot a salvare i raccolti nei campi italiani per sopperire alla carenza di manodopera a causa  dell’emergenza coronavirus. La svolta tecnologica dell’agricoltura 4.0, un settore che vale oltre 450 milioni di euro, passa per l’utilizzo di droni (in grado di verificare in volo lo stato delle colture), di sistemi informatizzati di sorveglianza (per irrigazioni e fertilizzanti), di trappole tecnologiche contro i parassiti dannosi, di blockchain per la tracciabilità degli alimenti nonché di personal shopper digitale nel carrello. E’ quanto emerge da una analisi della Coldiretti in occasione dell’Innovation Day organizzato in collaborazione con Filiera Italia e Bonifiche Ferraresi.

    L’agricoltura 4.0 di precisione rappresenta il futuro dei campi ed entro due anni mira a coinvolgere il 10% della superficie coltivata in Italia con lo sviluppo di applicazioni – sottolinea la Coldiretti – sempre più adatte alle produzioni nazionali su diversi fronti: dall’ottimizzazione produttiva e qualitativa alla riduzione dei costi  aziendali, dalla minimizzazione degli impatti ambientali con sementi,  fertilizzanti, agrofarmaci fino al taglio dell’uso di acqua e del  consumo di carburanti.

    Con una crescita del 22% in un anno, gli investimenti in nuove tecnologie nel settore agricolo si concentrano in particolare sui sistemi di monitoraggio e controllo delle produzioni (49%), sulle attrezzature e software gestionali (34%) e sulle tecnologie di mappatura delle superfici e la raccolta di dati per il supporto alle decisioni (14%) spiega un’analisi della Coldiretti sull’Osservatorio Smartagrifood.

    Una evoluzione del lavoro nei campi che sul Portale del Socio della Coldiretti ha portato alla creazione di Demetra il primo sistema integrato per la gestione on line dell’azienda agricola con lettura in tempo reale dello stato di salute delle coltivazioni, dati su previsioni meteo e temperature, fertilità dei terreni e stress idrico. Un sistema per una gestione efficiente e sostenibile delle colture e affrontare le nuove sfide dei cambiamenti climatici.

    I robot sono poi sempre più al centro dell’attività agricola per monitorare e bloccare i nuovi parassiti alieni che distruggono i raccolti, per risparmiare fino al 95% di acqua per l’irrigazione e nell’allevamento e per gestire in automatico serre di coltivazione senza l’intervento umano. Le opportunità offerte dall’agricoltura 4.0 con l’utilizzo dei Big Data Analytics e del cosiddetto ”Internet delle cose” rischiano però spesso di non poter essere colte a causa dei ritardi nell’espansione della banda larga nelle zone interne e montane. Esiste purtroppo un pesante ‘digital divide’ tra città e campagna dove le nuove tecnologie sono uno strumento indispensabile per far esplodere le enormi risorse che il territorio può offrire”.

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