EU

  • E se il vero problema fosse questa forma di Europa?

    Quale Unione Europea si potrebbe immaginare operante all’interno di una crisi economica e sanitaria che si ripete ormai da oltre due anni e soprattutto quali obiettivi dovrebbe porsi?

    Innanzitutto una vicinanza alla popolazione europea si potrebbe dimostrare in molte forme, la prima delle quali sicuramente può venire rappresentata dalla attivazione in ogni forma di iniziative finalizzate al ripristino di una “normalità” (concetto di difficile attuazione dopo due anni di crisi senza precedenti) e quindi soprassedendo e ponendo in secondo piano le iniziative di carattere ideologico dall’impatto incerto.

    Non va dimenticato, infatti, come le economie europee occidentali si trovino ancora all’interno di un ennesimo periodo di fortissima difficoltà economica e sociale legata alla quarta ondata di covid, quindi sostanzialmente alle soglie del terzo anno di pandemia, in una  estrema difficoltà anche per programmare non solo i piani di sviluppo per le prossime stagioni ma anche organizzare la semplice filiera per gli ordini già acquisiti a causa della aspettativa di un forte aumento dell’inflazione (al netto del settore energetico oltre il 7%) al quale aggiungere la prossima impennata delle bollette da gennaio, calcolate con un ulteriore +40-50%.

    Con simile condizioni emerge in modo cristallino come il prossimo ciclo economico sarà caratterizzato da una inflazione stabile, a differenza di tutte le previsioni della Bce, a meno che non venga adottata una politica monetaria repressiva il cui costo andrebbe a cadere sulle fasce più deboli della popolazione.

    In questo difficile contesto ecco come l’Unione Europea dimostra ancora una volta il proprio distacco assoluto dalla realtà circostante, e perciò dalle problematiche reali, ed attraverso l’ennesimo atto di politica autoreferenziale si pone come unico obiettivo la semplice certificazione della propria esistenza in vita.

    Esattamente come precedentemente per il settore automotive, al quale sono stati  imposti  degli step tecnologici assolutamente insostenibili mentre contemporaneamente le autorità politiche delle altre macroaree economiche prendono tempo ed indicano la transizione verso una motricità elettrica come un “auspicio” ma non certo un obbligo (Usa e Cina), la Commissione Europea impone adesso ulteriori aggravi normativi anche per il settore edilizio in relazione al divieto di vendita o affitto se non in regola con i nuovi protocolli made in Ue (https://www.ilmessaggero.it/economia/news/vendita_affitto_case_energia_come_cambiare_classe_g_c-6373229.html).

    Ennesima forma di integralismo e di furore ambientalista assolutamente incompatibile con un percorso complesso di ricerca di una reale sintesi tra la ricerca di un sempre minore impatto ambientale per le attività economiche e la consapevolezza di come non esista l’impatto zero se non come espressione ideologica priva di alcun riscontro.

    In altre parole, continua la genesi di obblighi e vincoli per il solo mercato interno i quali hanno l’unico deleterio effetto di mettere in ulteriore difficoltà un’economia già in ginocchio e di rendere ancora una volta il settore della imprese europee, soprattutto industriali, meno competitive nell’ambito della concorrenza del mercato globale. È molto difficile in questo contesto restare indifferenti di fronte ad un tale ennesimo delirio ideologico-normativo, espressione di contenuti
    pseudoambientalisti e  basato sulla applicazione dell’ideologia ambientalista priva di competenza
    (https://www.ilpattosociale.it/…/linquinamento-ideologico/).
    Criticare l’Unione Europea non significa diventare automaticamente sovranisti o isolazionisti, come sempre vengono bollate le posizioni differenti della genuflessione complessiva del pensiero unico di fronte all’azione della dirigenza Europea. Mai come ora le osservazioni rispondono ad una necessità di revisione complessiva delle strategie politiche ed economiche poste in essere dalla dirigenza Europea negli ultimi decenni e conseguentemente alla priorità di passare ad una elaborazione di una nuova classifica delle priorità che veda al primo posto (1°) la tutela delle realtà economiche e dei posti di lavoro nella macroarea Europea come sintesi di know how industriale ed economico ed espressione di investimenti e crescita professionale e culturale.
    Risulta alquanto amaro, invece, verificare come da anni ormai l’istituzione Europea non favorisca più i singoli stati e tantomeno il sistema economico europeo complessivo in nome della applicazione scolastica ed infantile del principio della pura concorrenza con le altre macro-aree come Cina, India e Stati Uniti.
    Viceversa l’Europa viene vissuta o semplicemente intesa dalla propria dirigenza e da buona parte del mondo politico come la zona di applicazione di un principio sempre più legato ad ideologie ampiamente superate che e risultano, di conseguenza, espressione di obsolete professionalità immerse in una salsa ideologica assolutamente ridicole nel contesto contemporaneo.
    Mai come ora si sente il  bisogno di una nuova Europa espressione di una rinnovata politica
    e soprattutto di  competenze aggiornate ed espressione della realtà odierne in modo da assicurare un futuro economico di sviluppo per le prossime generazioni europee.

  • La Commissione stabilisce nuove leggi in materia di pubblicità politica, diritti elettorali e finanziamento dei partiti

    La Commissione europea ha presentato una proposta sulla trasparenza e sul targeting della pubblicità politica nel quadro delle misure volte a tutelare l’integrità delle elezioni e il dibattito democratico aperto. Secondo le norme proposte, ogni messaggio pubblicitario di natura politica dovrebbe essere chiaramente qualificato come tale e contenere informazioni riguardanti, ad esempio, chi l’ha finanziato e quanto è costato. Le tecniche di targeting politico e di amplificazione dovrebbero essere spiegate pubblicamente e con un livello di dettaglio inedito, e sarebbero vietate quando si utilizzano dati personali sensibili senza il consenso esplicito dell’interessato. La Commissione propone inoltre di aggiornare le attuali norme dell’UE relative ai “cittadini mobili” dell’UE e al loro diritto di voto alle elezioni europee e comunali, nonché ai partiti politici europei e alle fondazioni politiche europee.

    Con la transizione digitale in corso, i cittadini devono essere in grado di capire con facilità se stanno guardando contenuti politici a pagamento – online e offline – e devono poter partecipare a dibattiti aperti, liberi da disinformazione, interferenze e manipolazioni. I cittadini dovrebbero essere in grado di vedere chiaramente chi ha sponsorizzato uno spot politico e perché. Le principali misure previste dalla proposta di regolamento sulla trasparenza e sul targeting dei messaggi pubblicitari di natura politica comprendono quanto segue.

    • Ambito: tra i messaggi pubblicitari di natura politica rientreranno quegli spot realizzati da un personaggio politico, a suo favore o per suo conto, nonché i cosiddetti messaggi pubblicitari di sensibilizzazione che possono influenzare l’esito di elezioni o referendum, un processo legislativo o normativo o ancora un comportamento di voto.
    • Avvertenze sulla trasparenza: la pubblicità politica a pagamento deve essere chiaramente qualificata come tale e fornire una serie di informazioni fondamentali. Tra queste devono figurare in modo ben visibile il nome dello sponsor e un avviso di trasparenza facilmente reperibile che riporti: 1) l’importo speso per lo spot politico, 2) la provenienza dei fondi utilizzati e 3) la correlazione tra il messaggio pubblicitario e le elezioni o i referendum pertinenti.
    • Condizioni rigorose per il targeting e l’amplificazione: saranno vietate le tecniche di targeting politico e di amplificazione che utilizzano o deducono dati personali sensibili quali l’origine etnica, le convinzioni religiose o l’orientamento sessuale. Tali tecniche saranno autorizzate solo previo consenso esplicito della persona interessata. Il targeting potrebbe essere autorizzato anche nell’ambito delle attività legittime di fondazioni, associazioni o organismi senza scopo di lucro con finalità politiche, filosofiche, religiose o sindacali, quando è diretto ai rispettivi membri. Per la prima volta sarà obbligatorio includere negli spot informazioni chiare che spieghino per quale motivo la persona è oggetto di targeting, e pubblicare, tra le altre cose, quali gruppi di individui sono stati presi in considerazione, in base a quali criteri e con quali strumenti o metodi di amplificazione. Le organizzazioni che ricorrono al targeting politico e all’amplificazione dovranno adottare, applicare e rendere pubblica una politica interna sull’uso di tali tecniche. Se non potranno essere soddisfatti tutti i requisiti di trasparenza, non sarà possibile pubblicare un messaggio pubblicitario di natura politica.
    • Sanzioni pecuniarie in caso di infrazioni: gli Stati membri saranno tenuti a introdurre sanzioni pecuniarie efficaci, proporzionate e dissuasive in caso di violazione delle norme sulla trasparenza della pubblicità politica. Ai sensi del regolamento proposto, le autorità nazionali per la protezione dei dati monitoreranno in particolare l’uso dei dati personali a fini di targeting politico e avranno il potere di imporre sanzioni pecuniarie conformemente alle norme dell’UE sulla protezione dei dati.

    La Commissione ha altresì proposto di rivedere le norme dell’UE sul finanziamento dei partiti politici europei e delle fondazioni politiche europee. Il quadro attuale presenta una serie di lacune che impediscono ai partiti e alle fondazioni di funzionare correttamente e assolvere la loro missione di portavoce dei cittadini dell’UE. Gli aggiornamenti del regolamento sono tesi ad agevolare le interazioni dei partiti politici europei con i rispettivi partiti membri a livello nazionale e transfrontaliero, ad aumentare la trasparenza, in particolare in relazione alla pubblicità politica e alle donazioni, a ridurre gli oneri amministrativi eccessivi e ad aumentare la sostenibilità finanziaria dei partiti politici europei e delle fondazioni politiche europee.

    Infine la Commissione ha proposto di aggiornare le norme vigenti in materia di elezioni europee e comunali per i cittadini dell’UE che risiedono in uno Stato membro diverso da quello di cui hanno la cittadinanza (“cittadini mobili dell’UE”). Sebbene siano circa 13,5 milioni i cittadini che si trovano in tale situazione, pochissimi esercitano il loro diritto di voto alle elezioni europee e comunali. Al fine di garantire una partecipazione inclusiva in vista delle elezioni europee del 2024, la Commissione propone modifiche mirate alle direttive vigenti in materia di diritti elettorali, tra cui l’obbligo di informare proattivamente tali cittadini in merito ai loro diritti elettorali, l’uso di modelli standardizzati per l’iscrizione alle liste elettorali in qualità di elettori o di candidati nonché l’uso della lingua comunemente parlata dai cittadini mobili dell’UE residenti in un determinato territorio. La proposta prevede inoltre garanzie affinché i cittadini mobili dell’UE non siano cancellati dalle liste elettorali nel paese di origine.

    Le proposte saranno ora discusse in sede di Parlamento europeo e di Consiglio. Per garantire che le elezioni del Parlamento europeo del 2024 si svolgano secondo i più elevati standard democratici, le nuove norme dovrebbero entrare in vigore ed essere pienamente attuate dagli Stati membri entro la primavera del 2023, ossia un anno prima delle elezioni.

    Fonte: Commissione europea

  • La Commissione e la UEFA lanciano la campagna #EveryTrickCounts contro i cambiamenti climatici

    La Commissione europea ha lanciato con la UEFA una nuova campagna di sensibilizzazione incentrata sulle azioni individuali per fare fronte ai cambiamenti climatici. Grazie a questa collaborazione, durante le interruzioni pubblicitarie delle partite di Champions League UEFA e di altri importanti eventi sportivi, in 57 Paesi verrà diffuso un video in cui famosi calciatori mostrano alcuni trucchi per risparmiare energia e ridurre le emissioni. Il video, che verrà trasmesso anche negli stadi durante le partite, va in onda per la prima volta il 19 ottobre.

    Il Vicepresidente esecutivo per il Green Deal europeo, Frans Timmermans, ha dichiarato: “Il calcio unisce il nostro continente e il pianeta intero. Per poter continuare a goderci il nostro sport preferito, dobbiamo vincere la lotta contro i cambiamenti climatici come una squadra. Sono lieto che la UEFA e la Commissione europea diano il calcio d’inizio a questa campagna per sostenere i nostri obiettivi climatici. Con il Green Deal europeo stiamo sollecitando gli importanti cambiamenti strutturali necessari per preparare la nostra economia e la nostra società a un futuro a impatto climatico zero. Ma non ce la faremo se non parteciperanno tutti mediante piccole azioni individuali, come andare allo stadio con mezzi di trasporto sostenibili, riciclare i rifiuti dello spuntino dell’intervallo, o spegnere qualche luce in casa mentre siamo incollati al televisore durante la partita. Diamo un calcio alle nostre cattive abitudini, per il bene del pianeta.”

    Di seguito il link al video: https://audiovisual.ec.europa.eu/en/video/I-212473

    Fonte: Commissione europea

  • L’approccio globale dell’Europa alla cooperazione in materia di ricerca e innovazione sarà strategico, aperto e reciproco

    La Commissione ha adottato una comunicazione sull’approccio globale alla ricerca e all’innovazione, la strategia dell’Europa per la cooperazione internazionale in un mondo che cambia. Con essa l’UE intende assumere un ruolo di guida nel sostegno ai partenariati internazionali in materia di ricerca e innovazione e fornire soluzioni innovative per rendere le nostre società verdi, digitali e sane.

    L’eccellenza della ricerca richiede la collaborazione delle migliori menti di tutto il mondo. Si tratta di una priorità strategica per l’UE. Tuttavia la cooperazione internazionale nelle attività di ricerca e innovazione avviene in un ambiente globale trasformato, in cui aumentano le tensioni geopolitiche e si rimettono in discussione i diritti umani e i valori fondamentali. La risposta dell’UE è dare l’esempio, promuovendo il multilateralismo, l’apertura e la reciprocità nella cooperazione con il resto del mondo. L’UE agevolerà le risposte globali alle sfide globali, come i cambiamenti climatici o le pandemie, nel rispetto delle regole internazionali e dei propri valori fondamentali e grazie al rafforzamento della propria autonomia strategica aperta.

    L’approccio globale alla ricerca e all’innovazione ribadisce l’impegno dell’Europa a favore di quel livello di apertura globale necessario a stimolare l’eccellenza e mettere in comune le risorse per realizzare progressi scientifici ed ecosistemi dell’innovazione dinamici. In quest’ottica l’UE collaborerà con partner internazionali per creare un’intesa comune su principi e valori fondamentali nelle attività di ricerca e innovazione, quali la libertà accademica, la parità di genere, l’etica della ricerca, la scienza aperta e l’elaborazione di politiche basate su dati concreti.

    La nuova strategia si basa su due obiettivi principali riuniti in modo equilibrato. In primo luogo, essa mira a creare un ambiente di ricerca e innovazione che sia basato su regole e valori e che sia anche aperto per definizione, per consentire ai ricercatori e agli innovatori di tutto il mondo di lavorare insieme in partenariati multilaterali per trovare soluzioni a questioni globali. In secondo luogo, essa mira a garantire la reciprocità e la parità di condizioni nella cooperazione internazionale nelle attività di ricerca e innovazione. La risposta globale dell’UE alla lotta contro la pandemia di coronavirus, anche attraverso piattaforme multilaterali e progetti nell’ambito di Orizzonte 2020, ha inoltre dimostrato che, unendo le forze, possiamo massimizzare l’accesso alle conoscenze scientifiche e alle catene del valore internazionali.

    Per realizzare questi obiettivi l’UE intraprenderà diverse azioni. Per esempio, l’UE sosterrà i ricercatori e le relative organizzazioni nel contribuire ad accelerare lo sviluppo sostenibile e inclusivo nei paesi a basso e medio reddito, anche attraverso un’ambiziosa “iniziativa con l’Africa” nell’ambito di Orizzonte Europa, intesa a rafforzare la cooperazione con i paesi africani. La Commissione intende presentare orientamenti sulle modalità per contrastare le ingerenze straniere negli organismi di ricerca e negli istituti di istruzione superiore dell’UE. Gli orientamenti aiuteranno le organizzazioni dell’UE a salvaguardare la libertà accademica, l’integrità e l’autonomia istituzionale.

    Orizzonte Europa, il prossimo programma quadro dell’UE per la ricerca e l’innovazione 2021-2027, costituirà uno strumento fondamentale per realizzare la strategia. Al fine di salvaguardare le risorse strategiche, gli interessi, l’autonomia e la sicurezza dell’UE, in via eccezionale il programma può limitare la partecipazione alle azioni, sempre in casi debitamente giustificati, affinché la norma resti un programma aperto. L’associazione di paesi terzi a Orizzonte Europa offrirà opportunità supplementari di partecipare al programma complessivo a condizioni generalmente analoghe a quelle degli Stati membri.

    Essenziali per il successo della strategia saranno un coordinamento e una collaborazione stretti fra l’UE e gli Stati membri. La Commissione promuoverà iniziative ispirate a un approccio del tipo “Team Europa“, che combina gli sforzi dell’UE, degli Stati membri e delle istituzioni finanziarie europee. Un elemento importante di questo approccio saranno le sinergie con altri programmi dell’UE, come lo strumento di vicinato, cooperazione allo sviluppo e cooperazione internazionale.

    Fonte: Commissione europea

  • Erasmus+ e Corpo europeo di solidarietà: investire per le future generazioni europee

    La Commissione ha pubblicato la relazione annuale su Erasmus+ 2019, dalla quale si evince che il programma ha pienamente raggiunto i suoi obiettivi per l’anno in questione, con eccellenti livelli di attuazione e un uso efficiente dei fondi. La dotazione finanziaria complessiva del programma Erasmus+ aumenta di anno in anno. Nel 2019 ammontava a 3,37 miliardi di euro, ossia 547 milioni di euro in più rispetto al 2018, il che rappresenta un aumento del 20%. Grazie a questa dotazione Erasmus+ ha sostenuto quasi 940.000 esperienze di apprendimento all’estero e ha finanziato circa 25.000 progetti e 111.000 organizzazioni.

    Una storia europea si successo quella dell’Erasmus che in più di trent’anni ha dimostrato il suo valore aggiunto, tiene a sottolineare Mariya Gabriel, Commissaria per l’Innovazione, la ricerca, la cultura, l’istruzione e i giovani. “Il programma rappresenta uno strumento efficace per rispondere a molte delle sfide sociali che l’Europa si trova ad affrontare. In futuro – aggiunge la commissaria – disporremo di un programma Erasmus+ più ampio, più forte e migliore, che sosterrà anche i nostri sforzi volti a realizzare lo spazio europeo dell’istruzione entro il 2025.”

    Nel 2019 il programma ha finanziato la mobilità di quasi 505.000 studenti e membri del personale dell’istruzione superiore. Ha inoltre continuato a sostenere i discenti e il personale dell’istruzione e della formazione professionale: più di 192.000 persone hanno trascorso un periodo di studio all’estero nel 2019. Le prime 17 alleanze universitarie europee sono state create nel giugno 2019 con un bilancio di quasi 85 milioni di euro. La componente dedicata allo sport del programma, con una dotazione di 49,3 milioni di euro, ha finanziato 260 progetti.

    La Commissione ha inoltre pubblicato la prima relazione sull’attuazione del Corpo europeo di solidarietà, istituito nell’ottobre 2018. Si tratta del primo programma dell’UE interamente dedicato a promuovere la partecipazione dei giovani ad attività di solidarietà. Nei primi 15 mesi della sua esistenza, il Corpo ha fornito sostegno a 3 750 progetti, offrendo a più di 27 000 giovani la possibilità di partecipare ad attività di volontariato individuale o di gruppo, tirocini o lavori.

    Erasmus+ e i programmi che lo hanno preceduto sono tra i risultati più tangibili conseguiti dall’UE. Da più di 30 anni offrono ai giovani l’opportunità di scoprire altre realtà in Europa e di proseguire contestualmente gli studi. Il programma continua ad espandersi, raggiungendo nuove regioni e nuovi destinatari. Il programma è inoltre aperto ai paesi partner di tutto il mondo.

    L’11 dicembre gli Stati membri e il Parlamento europeo hanno raggiunto un accordo politico sul programma Erasmus+ per il nuovo periodo di programmazione 2021-2027. Il nuovo programma sarà non solo più inclusivo e innovativo ma anche più digitale e più verde. Sarà uno strumento fondamentale per realizzare lo Spazio europeo dell’istruzione entro il 2025 e per mobilitare il mondo dell’istruzione, della formazione, della gioventù e dello sport a favore di una ripresa rapida e della crescita futura. Offrirà molte nuove opportunità agli studenti europei: grazie a maggiore accessibilità e formati di mobilità più flessibili, darà opportunità a categorie più diversificate di studenti, compresi quelli che hanno minori occasioni e gli allievi delle scuole, la cui partecipazione è ora prevista dall’azione per la mobilità. Offrirà nuove opportunità di cooperazione, stimolando l’innovazione nella progettazione dei piani di studio e nelle pratiche di apprendimento e insegnamento, oltre a promuovere competenze verdi e digitali. Sosterrà anche nuove iniziative faro, quali le “Università europee”, le accademie degli insegnanti Erasmus, i centri di eccellenza professionale e DiscoverEU.

    Dopo una fase preparatoria tra il 2017 e l’inizio del 2018, il Corpo europeo di solidarietà esiste come programma finanziato dall’UE da ottobre 2018, con un bilancio di funzionamento di 375,6 milioni di euro per il periodo 2018-2020. Si basa su precedenti iniziative dell’UE nel settore della solidarietà e il suo obiettivo è offrire un punto di accesso unico alle organizzazioni attive nel settore della solidarietà e ai giovani che desiderano contribuire alla società nei campi che più li interessano.

    Sulla scia del successo dell’iniziativa, la Commissione europea ha proposto che nel periodo 2021-2027 il Corpo europeo di solidarietà prosegua le sue attività e le estenda agli aiuti umanitari dell’UE con una dotazione finanziaria complessiva di 1,009 miliardi di euro per il periodo 2021-27. L’accordo politico raggiunto sul programma dal Parlamento europeo e dagli Stati membri l’11 dicembre ha accolto la proposta.

  • A che punto è la Brexit?

    I negoziati tra Conservatori e Laburisti continuano. Dopo i primi incontri, avvenuti in un clima di collaborazione e di fiducia, nessun passo avanti concreto era stato fatto. Sembrava che le cose andassero per le lunghe e il timore di avvicinarsi alla scadenza della proroga dell’art.50 senza accordi, impauriva i contrari, politici, imprese, o semplici cittadini, ad un’uscita no deal. Tanto più che la premier Theresa May è nuovamente sotto il tiro del fuoco amico, cioè del suo tesso partito. Dopo aver superato il voto di sfiducia del Parlamento nel dicembre scorso, deve ora affrontare il giudizio dei leader locali del suo partito e di altri membri, in una riunione speciale a margine della Convenzione nazionale dei Conservatori. Il presidente della stessa Convenzione, Andrew Sharpe, ha dichiarato che oltre il 10 per cento dei membri dei partiti locali hanno firmato una petizione che chiede le dimissioni della May, responsabile, secondo loro, della cattiva conduzione della Brexit, facendo finta di dimenticare che il Parlamento stesso è stato incapace, in numerose votazioni, di darsi una maggioranza risolutiva. Questi contestatori vorrebbero rimuoverla dall’incarico ed in più di 70 hanno sottoscritto una petizione nella quale affermano che la signora May “non è la persona giusta per continuare come primo ministro a guidare i negoziati” e quindi chiedono che essa “consideri la sua posizione e si dimetta”.

    Il suo portavoce, tuttavia, cerca di minimizzare, affermando che qualsiasi voto non sarebbe vincolante e che in ogni caso, non c’è nessuna certezza che esso riesca a passare. Se tra i Conservatori si nota sconcerto e disimpegno, non si può dire che tra gli oppositori  Laburisti alberghi un clima di fiducia e di concordia. Il loro leader, Jeremy Corbyn, è sotto pressione, perché il suo no ad un nuovo referendum sulla Brexit, sta inducendo alcuni membri a lasciare il partito. Corbyn infatti ritiene possibile un secondo referendum, ma solo come ultimo tentativo per evitare un no deal. Ma il suo vice, Tom Watson, invece, a nome di una buona parte di militanti e di deputati del partito, sostiene la richiesta di un nuovo voto popolare senza se e senza ma.

    A questo scollamento interno dei due partiti, nelle ultime ore, fa riscontro una buona notizia. Pare, infatti, che le trattative tra Conservatori e Laburisti, stiano facendo passi avanti significativi. Lo riferisce il quotidiano “The Guardian”, citando le dichiarazioni  del “ministro ombra” per l’Ambiente del Labour, Sue Hayman, rese alla chiusura della riunione dei negoziatori, secondo il quale si è tenuta una discussione davvero costruttiva, che è entrata anche nei minimi dettagli, dimostrando che il governo è deciso ad andare avanti. E’ un buon segnale!

  • EU – US face off over opening up the EU’s Single Market to US agriculture

    Formal EU-US trade talks begin in February but the two trade delegations met on Tuesday to firm up the bloc’s parameters for talks; Brussels focused on taking agriculture off the negotiating agenda.

    Opening the Single Market to US agricultural goods is a non-starter for a number of EU member states, despite the insistence of successive US administrations.

    “We have been very clear that from the EU side that we will not discuss agriculture,” Trade Commissioner Cecilia Malmström told the press last week. The statement was in direct opposition to 17-page paper submitted by U.S. Trade Representative Robert Lighthizer, defining the US objective as “comprehensive market access for U.S. agricultural goods in the EU by reducing or eliminating tariffs.”

    If Washington were to insist on agricultural concessions, negotiations could falter as they did during talks on the foiled Transatlantic Trade and Investment Partnerships talks pushed by the Obama Administration.

    As always, there are differences between the two sides, not least European objections to genetically modified food and chlorinated chicken. US trade negotiators also have little patience for European geographic indicators for dairy products. In any event, both the US and the European farming sectors are heavily subsidized, an issue that is politically challenging to address either in Washington or in Brussels without spending considerable political capital.

    US legislators have made it clear that access to Europe’s agricultural market is a precondition to a Free Trade Agreement. The stakes are high, as the Trump Administration is threatening Europe with auto-industry tariffs, citing “national security” risks. If tariffs go ahead, they would be a great blow to the German €36bn market share of the US market.

    France is usually the champion of the agricultural cause in the EU. However, opening the agricultural would be a blow to a number of EU member states, from Poland and Italy to Ireland and Romania. As late as September 2018, the Italian government was threatening not to ratify the EU-Canada Free Trade Agreement (CETA), arguing that its agricultural products were not sufficiently protected.

    Following the visit by the President of the European Commission Jean-Claude Juncker to Washington in July, the EU doubled the volume of US soybean imports, cushioning the effect of the Sino-American trade war. For the moment, talks are not expected to make any more progress on the agricultural front.

    For the EU, the focus is on non-tariff barriers, namely the mutual recognition of testing, inspection and certification of manufactured goods, ranging from electrical equipment to toys. The US is seeking greater access to government procurement while preserving the “Buy American” limits in the U.S., the Wall Street Journal reports.

  • Spanish PM Sánchez threatens to vote no over Gibraltar

    Spain’s Socialist Prime Minister Pedro Sánchez announced on November 20 that he would vote against the draft Brexit agreement if the text concerning the status of Gibraltar is not amended.

    “As things stand today, if there are no changes regarding Gibraltar, Spain will vote no on Brexit,” warned Sánchez over details of Article 184 of the agreement, which, according to Sánchez  “does not recognise that the case of Gibraltar, which must be negotiated directly between Spain and the United Kingdom. Our government will not accept it (as is),” adding, “The fact that our government, which is pro-European, finds itself in this situation proves that there is something wrong with Brussels.”

    Throughout the Brexit negotiations, Spain – along with Ireland and Cyprus – has conducted separate talks with the UK about specific border issues. Sánchez’s demands will likely cause more headaches for EU officials ahead of Sunday’s EU-27 meeting, but this could not lead the deal to a breakdown, as the Withdrawal Agreement could still be approved by a qualified majority.

    During an EU ministers meeting in Brussels, Spanish Foreign Minister Josep Borrell reiterated that the draft Brexit deal had failed to make clear that talks on Gibraltar were “separate negotiations” and not part of future talks between the UK and EU.

    Spain’s goal is to get a provision in the agreement that would guarantee that the future bilateral trade relationship between the Eu and UK will not apply to Gibraltar without Madrid’s approval. The European Council’s legal team has tried to reassure Spain about the details of the text, but Borrell is still demanding further clarification.

    Gibraltar’s chief minister, Fabian Picardo, said he regretted the decision of the Spanish government but said he was not surprised by Madrid’s last minute demands. “This is a normal tactic of Spain’s since it is in the EU,” he said.

    The European Commission’s chief spokesperson, Margaritis Schinas, responded to Borrell by saying that the bloc had agreed last year that “no agreement between the EU and the UK can apply to Gibraltar without an agreement between the United Kingdom and  Spain”.

  • L’Ema tarda a trasferirsi ad Amsterdam? La Lega rilancia l’ipotesi sede a Milano

    La Lega ci riprova e lancia, nuovamente, la proposta di assegnare l’EMA, Agenzia europea del farmaco, a Milano. Motivo? A quanto pare le procedure di trasferimento da Londra ad Amsterdam, sede scelta in seguito ad un discutibile sorteggio di gara in cui concorreva anche Milano, sarebbero in alto mare; per non parlare poi della scarsa voglia di funzionari e dipendenti di lasciare la capitale del Regno Unito per la città simbolo d’Olanda. “La scelta di assegnare con il sorteggio l’Agenzia Europea del Farmaco, l’Ema, ad Amsterdam si sta rivelando deleteria per il funzionamento della stessa agenzia, per via di ostacoli logistici, legati alla lentezza dei lavori infrastrutturali per dotare l’Ema di una nuova sede ancora interamente da costruire nella capitale olandese, ma anche per via di problemi burocratici e fiscali”. E’ quanto afferma Paolo Grimoldi, Vice presidente della Commissione Esteri e deputato della Lega. “Il trasloco ad Amsterdam sta comportando un’emorragia di personale, quantificata in circa il 30% di funzionari e addetti che non vogliono trasferirsi in Olanda per ragioni fiscali (perderebbero un quarto dello stipendio e avrebbero un costo della vita più alto rispetto a Londra, a cominciare dalle abitazioni), ed un rallentamento delle attività dell’Ema. E ci sono annessi problemi per il trasferimento delle circa 2500 società satelliti dell’Ema. Per tutte queste ragioni chiediamo al Governo e al ministro degli Esteri, Moavero, di riproporre a livello europeo la questione dell’Ema a Milano, di trasferirla subito, per assicurare la piena funzionalità dell’Agenzia che nel capoluogo lombardo troverebbe una sede già pronta ad accoglierla, quella di Palazzo Pirelli, e una serie di componenti logistiche e amministrative che faciliterebbero il trasferimento del personale e delle società satelliti da Londra”.

  • EU’s soft power to improve human rights in Morocco

    Morocco has made significant progress on a number of human rights issues since the revision of its Constitution in 2011 and the creation of the National Council of Human Rights (CNDH) in 2012 but the EU must continue using its soft power to help Rabat take up other sensitive issues.

    Our latest report titled “Human Rights in Morocco: Achievements and Challenges Ahead”, based on a mission in Morocco, takes stock of encouraging improvements concerning freedom of association, peaceful assembly, women’s rights, domestic violence, and children’s rights. It also outlines a number of remaining obstacles to overcome in order to achieve satisfactory results de jure and in practice and thereby meet international standards.

    The number of declared associations in Morocco has currently reached 130,000, including 4,500 working in the field of human rights, but some which challenge the status of its southern provinces, also known as Western Sahara, are still waiting for their registration.

    In 2016, more than 11,000 demonstrations involving 800,000 participants were registered. Some were not peaceful, as it was the case in Gdim Izik in 2010 where eleven police officers and a firefighter were killed by protesters. Twenty-four protestors were sentenced to long prison terms by a military court. Under pressure of the CNDH, a new law was afterwards adopted that prohibited civilians from being tried by military courts and in 2017 the indicted protesters were prosecuted by a civilian court.

    The constitution revised in 2011 allows for equality of male and female Moroccan citizens. The Moudawana (Family Code) revised in 2004 allows for improvement of women’s rights, making it easier for women to get divorced and providing more rights regarding the custody of children. In 2005, a royal decree allowed a Moroccan mother married to a foreign father to give her citizenship to her children. There are currently vivid debates about equal rights in inheritance cases and progress is still needed in practice concerning the right to health, access to education, and labor opportunities. A recent law has criminalized domestic violence but not marital rape.

    The CNDH and its 13 regional branches have been instrumental in the dynamics towards positive changes, reporting and disseminating information about violations as well as bringing together stakeholders to collaborate on solutions. However, the CNDH is aware that it still has a number of challenges to take up, such as the abolition of the death penalty and the human rights of the LGBTI people.

    The CNDH fully complies with the Paris Principles and holds constructive dialogue without concessions with authorities. Its president, Driss El Yazami, has been honored with many prestigious awards, including in January of this year the Order of Leopold, a Royal Order from the Kingdom of Belgium, established in 1832.

    Because of the positive dynamics driven by the CNDH, it is of utmost importance for Brussels to go on using its soft power to contribute to the advancement of human rights in Morocco.

    The EU has often used commercial agreements with third countries to promote human rights and good practices. For years, partnerships between the EU and Morocco have contributed to the development and the well-being of the Moroccan population and have provided the EU a leverage to raise human rights issues in the political dialogues between Brussels and Rabat.

    The EU-Morocco Fisheries Partnership Agreement in force since 2007 and due for renewal in July 2018 will soon provide a new opportunity to consolidate this fruitful policy.

    Other areas of cooperation such as the European Neighborhood Policy (ENP), the Association Agreement, and the Euro-Mediterranean Association Agreement, in addition to other regional and bi-lateral agreements, have been used and must be further enlarged to improve the overall human rights standards in Morocco.

     

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