EU

  • Aspettative

    La vita è una rincorsa di giorni che a volte sembrano lasciare le cose immutate ed immutabili ed altre volte ci pongono di fronte ad eventi che stravolgono, in tutto o in parte, quello che conosciamo, o che crediamo di conoscere.

    Anche le persone migliori a volte commettono errori.

    Anche le persone peggiori a volte, molto raramente, commettono qualcosa di buono.

    Nelle ultime ore ho pensato molto, rifacendo anche pensieri già meditati nel recente passato, e con tutta la buona volontà non ho trovato gran che di positivo tra le molte parole dette e le azioni compiute dal Presidente Trump, con buona pace di chi pensava, fino a poco tempo fa, che fosse un interlocutore credibile, un alleato affidabile, un politico di spessore, dopo essere stato un imprenditore d’assalto.

    Chi è Trump abbiamo cominciato a vederlo con i suoi comportamenti e tradimenti verso l’Ucraina, le sue strizzate d’occhio a Putin, ma qualcuno rimaneva restio a comprendere, poi sono arrivate le sue piroette sui dazi, le sue minacce su tutto e tutti, le sue ridicole performance travestito da Gesù, Papa e re, le scellerate dichiarazioni sulla sparizione dell’Iran, i suoi propositi di annettersi Cuba piuttosto che la Groenlandia, la velleità di uscire dalla Nato ed ora l’annuncio di voler togliere i soldati americani da vari paesi europei, Italia compresa.

    Non ci sentiamo di fare ulteriori commenti, sul Patto Sociale la nostra posizione è stata chiara fin dall’inizio, ma ci sentiamo di augurare a tutti gli americani, ed in particolare ai repubblicani, di trovare la strada legale e democratica, attraverso il congresso ed ogni organismo deputato alla difesa della legalità, per impedire ad una persona pericolosa di continuare a nuocere al suo Paese ed al resto del mondo.

    Nel frattempo l’Unione Europea, come abbiamo detto e scritto per anni, trovi finalmente la capacità di dare seguito alle tante parole e promesse: l’Unione politica ed energetica, l’esercito e la difesa comune non possono attendere, ogni ulteriore indugio mette in pericolo i nostri popoli, la democrazia e la libertà anche dei nostri vicini.

  • La globalizzazione non si arresta: accordo liberista tra Unione europea e Australia

    L’accordo di libero scambio tra Unione europea e Australia, firmato a Canberra tra la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen e il primo ministro Anthony Albanese, rappresenta una nuova mossa nella politica commerciale europea verso l’area dell’Indo-Pacifico dopo la recente intesa raggiunta con l’India. L’accordo chiude un negoziato lungo e accidentato, avviato oltre un decennio fa e arenatosi nel 2023 soprattutto sulle quote agricole, in particolare quelle relative alla carne bovina. Il suo sblocco arriva però in un contesto profondamente diverso: da un lato le tensioni geopolitiche e commerciali globali, dall’altro la necessità per entrambe le parti di ridurre le dipendenze strategiche e rendere le catene di approvvigionamento più sicure e prevedibili. Dal punto di vista europeo, il beneficio più evidente è l’accesso facilitato a un Paese che è al tempo stesso partner politico affine e grande potenza mineraria. Nelle dichiarazioni congiunte alla stampa rilasciate a Canberra, von der Leyen e Albanese hanno sottolineato che l’accordo “rafforzerà il commercio e gli investimenti bilaterali, sosterrà la crescita economica e rafforzerà l’impegno condiviso per un commercio aperto e basato su regole”. Per Bruxelles il punto strategico è soprattutto uno: le materie prime critiche. L’Australia è un produttore centrale di litio, terre rare e altri minerali essenziali per batterie, transizione energetica, difesa e industria digitale. La presidente della Commissione ha insistito su questo aspetto già nei suoi interventi pubblici a Canberra, spiegando che l’obiettivo dell’Ue è ridurre le dipendenze e costruire catene del valore più resilienti con partner affidabili.

    I contenuti economici dell’intesa sono ampi. Quasi tutti i dazi sulle esportazioni europee verso l’Australia saranno eliminati, con l’eccezione di alcune categorie specifiche, e gli esportatori europei risparmieranno circa un miliardo di euro l’anno in dazi. La Commissione e il governo australiano presentano il patto come un accordo capace di abbattere le barriere tariffarie e non tariffarie, facilitare gli investimenti, aprire nuovi spazi nei servizi e consolidare la cooperazione su minerali critici e idrogeno. Per l’Unione europea significa soprattutto un maggiore accesso per macchinari, prodotti chimici, apparecchiature di trasporto, veicoli e beni industriali ad alto valore aggiunto; per l’Australia, invece, un accesso più stabile e regolato a un mercato di circa 450 milioni di consumatori. Von der Leyen ha presentato l’accordo come parte di una più ampia strategia geopolitica europea nell’Indo-Pacifico. Accanto al capitolo commerciale, la leader europea ha indicato tre direttrici di avanzamento nei rapporti con Canberra: commercio, sicurezza e difesa, ricerca. Nelle sue dichiarazioni a Canberra ha detto che “i tre ambiti su cui stiamo avanzando” sono appunto “il commercio, dove porteremo l’accordo di libero scambio al traguardo”, il partenariato di sicurezza e difesa e i negoziati per l’associazione australiana a Horizon Europe. Il messaggio politico è chiaro: l’Ue non guarda più all’Australia soltanto come sbocco commerciale, ma come partner stabile in un’area cruciale per il futuro degli equilibri globali.

    Per l’Australia, l’intesa ha anche una forte valenza di diversificazione strategica. Albanese l’ha definita “un risultato che capita una volta per generazione” e “un momento decisivo” nelle relazioni con l’Europa, aggiungendo che l’accordo “creerà posti di lavoro e prosperità per le generazioni a venire”. Il primo ministro ha insistito sul fatto che si tratta di “un accordo con la seconda economia mondiale” e che il negoziato ha richiesto “duro lavoro e impegno costruttivo”, non essendo affatto scontato il suo esito. In questo senso, l’intesa consente a Canberra di ridurre l’esposizione economica alla Cina, di rafforzare i legami con un partner democratico e regolato come l’Ue e di attrarre più facilmente capitali europei, oltre a offrire nuove opportunità di investimento ai grandi fondi pensione australiani in Europa. Il nodo agricolo, che aveva fatto saltare i colloqui tre anni fa, non scompare ma viene ricomposto: l’accordo amplia l’accesso al mercato europeo per alcune esportazioni australiane, tra cui carne bovina, lattiero-caseari, vino, frutta a guscio, prodotti orticoli e frutti di mare, ma con meccanismi di salvaguardia per gestire eventuali impennate delle importazioni. Parallelamente, l’Australia accetta di riconoscere e proteggere centinaia di indicazioni geografiche europee, un capitolo molto sensibile per diversi Stati membri. Si tratta quindi di un compromesso: maggiore apertura agricola per Canberra, ma senza liberalizzazione totale e con tutele per i produttori europei.

    Sul piano macroeconomico, il peso dell’accordo è notevole. Il commercio bilaterale di beni e servizi tra Ue e Australia vale già decine di miliardi di euro l’anno e Bruxelles parte da una posizione di forza, con un ampio surplus commerciale. L’eliminazione dei dazi per oltre il 99 per cento dei beni europei destinati al mercato australiano punta a consolidare ulteriormente questo vantaggio. Per l’Australia, invece, il guadagno non è soltanto commerciale ma anche industriale e strategico: l’accordo migliora l’accesso al mercato europeo in un momento in cui la competizione globale si fa più aspra e la volatilità della politica commerciale statunitense e le tensioni con Pechino spingono Canberra a moltiplicare i partner. Tra i risultati della visita emerge poi un secondo pilastro, meno commerciale ma altrettanto politico: la sicurezza. In parallelo all’accordo di libero scambio, Ue e Australia hanno infatti annunciato la conclusione di un partenariato in materia di sicurezza e difesa. Secondo la Commissione europea e il governo australiano, il nuovo quadro servirà a rafforzare la cooperazione su industria della difesa, sicurezza marittima, cyber, contrasto al terrorismo, minacce ibride e sicurezza economica. È il segnale che Bruxelles intende presentarsi nell’Indo-Pacifico non solo come attore commerciale, ma anche come partner politico e strategico credibile. In questo senso, l’accordo firmato a Canberra non è soltanto un’intesa economica: è un ponte strutturale tra Europa e Indo-Pacifico, costruito per reggere sia la competizione commerciale sia la nuova instabilità geopolitica globale.

  • Regime change a Teheran? Muscardini e il Parlamento europeo lo invocano da 18 anni, con le armi della diplomazia e l’appoggio all’opposizione interna agli ayatollah

    Già 18 anni fa, nel 2008, il Parlamento europeo aveva sollecitato l’Iran ad abbandonare o almeno ammorbidire la politica del pugno di ferro, incarcerazioni ed esecuzioni anche di minorenni, nei confronti della propria popolazione.

    Le istituzioni europee non hanno in questi anni mai sollecitato o intrapreso passi verso quel regime change a Teheran che oggi potrebbe scaturire, ed è verosimilmente tra gli obiettivi, come conseguenza dell’intervento israelo-americano. Un po’ il nanismo politico che contraddistingue l’Unione europea, un po’ la sua scarsa capacità di proiezione internazionale (ancor più in termini di coattività), un po’ anche i vincoli interni e di diritto internazionale della stessa Ue (non rientra tra i suoi compiti né tra i suoi poteri definire l’ordinamento interno di un Paese) hanno obbligato la stessa Unione a non spingersi oltre appelli.

    Il che non significa tuttavia che negli anni da parte delle istituzioni europee e dei suoi rappresentanti non vi siano state attenzione e preoccupazione per quanto accadeva in Iran.

    Cristiana Muscardini firmò insieme al Vicepresidente del Parlamento europeo Alejo Vidal-Quadras, e altri 100 eurodeputati, una lettera al presidente americano Obama per chiedere che il Consiglio Nazionale della Resistenza Iraniana, Mujaheddin del Popolo, venisse tolto dalla lista nera delle organizzazioni terroristiche dove gli Usa lo avevano inserito quando lo stesso Barack Obama trattava un accordo sul nucleare iraniano col governo iraniano che i Mujaheddin del Popolo avversavano. Fondata nel 1965, con l’obiettivo e di rovesciare il regime dello Shah e poi, dopo il 1979, l’attuale regime islamico, l’organizzazione era stata nel frattempo riconosciuta come oppositore legittimo del regime instaurato dall’ayatollah Khomeini dalla Corte di giustizia europea (inizialmente, anche la Ue aveva inserito i Mujahddin nella propria black list delle organizzazioni terroristiche).

    Sempre nel 2009 la stessa Muscardini, quale vicepresidente della commissione Commercio estero dell’Eurocamera, ricevette a Milano una delegazione dei Mujahddin del Popolo, salutando in loro un «amico dell’Occidente, della democrazia e della libertà» e dichiarando: «In un momento nel quale il Governo iraniano continua ad uccidere giovani donne e tutti coloro che chiedono libertà e giustizia il nostro sostegno alla Mujaheddin del Popolo è sempre più e convinto».

    Nello stesso anno, in una lettera indirizzata all’allora presidente della Commissione europea Josè Manuel Barroso, Muscardini sollecitò lo stesso Barroso a «utilizzare tutta la sua influenza» per garantire il rispetto dei diritti umani in Iran (e Iraq). L’anno successivo Muscardini perorò la stessa causa, il rispetto dei diritti umani, in un intervento all’assemblea parlamentare europea ed ancora nel 2013 invitò tutti gli eurodeputati a mobilitare i propri elettori «chiedendo loro di scrivere una mail alla Ashton, Alto Rappresentante per la Politica Estera dell’Unione Europea, per convincere l’Europa a intervenire per salvare i residenti iraniani che le forze speciali iraniane stanno uccidendo sul territorio iracheno». Muscardini per prima indirizzò una lettera alla Ashton chiedendole di intervenire «per salvare i sette ostaggi, di cui sei donne, che rischiano la deportazione in Iran, con conseguenti torture e brutalità da parte del regime islamico. L’Europa intervenga subito sul governo iracheno per difendere e salvare gli iraniani che si sono rifugiati in Iraq per salvarsi dal regime, se l’Europa resterà silenziosa sarà connivente di un crimine».

    Le continue esecuzioni in Iran, 150 nei primi 65 giorni del 2014 (il 4 marzo 2014 nella prigione di Isfahan fu impiccata Farzaneh Moradi, una venticinquenne, nota come la «sposa quindicenne”, prima ancora, il 3 marzo, un giovane di 23 anni, di nome Mehrass era stato impiccato a Jooybar mentre il 2 marzo stessa sorte era toccata a un altro ragazzo di 23 anni nella prigione centrale di Zahedan) portarono anche a un’interpellanza ufficiale con cui si chiedeva a Catherine Ashton: «Quali iniziative intende intraprendere per condannare il comportamento barbaro del regime e salvare tante vite umane innocenti, colpevoli soltanto di vivere in un regime teocratico feroce, la cui Corte Suprema ha approvato recentemente la condanna per un ragazzo a cui verrà cavato un occhio e tagliati l’orecchio destro e il naso, come ha pubblicato il quotidiano di Stato Shraq?». «L’Unione europea – rispose ufficialmente la Ashton – ha una ferma posizione di condanna della pena di morte, che vale in tutti i casi e in ogni circostanza, a maggior ragione quando viene applicata ai minori, in violazione delle norme minime internazionali. Questa posizione è stata sistematicamente ribadita alle autorità della Repubblica islamica dell’Iran tramite contatti diretti, canali ufficiali, dichiarazioni pubbliche e sostegno alle risoluzioni delle Nazioni Unite.  L’Unione si è sistematicamente appellata all’Iran chiedendo la sospensione delle esecuzioni e l’abolizione della pena di morte e in tal senso continuerà a dar voce a una profonda apprensione per il numero elevato di esecuzioni nel paese. L’Unione conduce una politica di sanzioni contro chi commette gravi violazioni dei diritti umani e ritiene importante impegnarsi con l’Iran nel settore dei diritti umani. La visita in Iran dell’Alta rappresentante/Vicepresidente lo scorso marzo è stata un’occasione per intavolare la questione e esprimere le preoccupazioni dell’Unione».

    Purtroppo, passati gli anni, oggi ci troviamo di fronte all’impossibilità e incapacità dell’Europa di intervenire di fronte ai 30mila e più morti in seguito alle proteste dei giovani iraniani, alle decisioni unilaterali di USA e Israele di agire per le vie militari contro Teheran e, infine, all’evidenza che il sistema diplomatico, europeo e non solo, per essere efficace e non risultare vano necessita di profondi correttivi.

  • La medesima radice politica di gas ed euro digitale

    Riceviamo e pubblichiamo un articolo del Prof. Francesco Pontelli

    La strategia della Bce e della Commissione Europea esplicitata nella volontà di avanzare ed addirittura accelerare la creazione di un euro digitale suscita dei legittimi dubbi, se non altro in relazione alle priorità che dovrebbero invece determinare l’azione politica ed istituzionale dei due istituti europei.

    Si dimostra veramente paradossale come, di fronte ad una crisi industriale nel continente europeo senza precedenti che interessa tanto l’industria pesante quanto l’automotive e la sua intera filiera, sono già stati azzerati oltre 50.000 posti di lavoro, l’istituzione europea continui a operare per la creazione dell’Euro digitale e persegua l’obiettivo dichiarato di “rafforzare l’euro” anche con una sua transizione verso il digitale. Non viene adottata quindi una politica che abbia come obiettivo quello di tutelare i lavoratori attraverso l’adozione di una politica energetica, la vera prima forma di politica industriale, che abbassi i costi, specialmente in Italia assolutamente insostenibili, tanto per le imprese quanto per le famiglie, dando quindi una nuova competitività alle imprese ed un minimo di serenità alle famiglie.

    Le priorità dimostrate e confermate dal vertice europeo continuano a dimostrarsi così di natura finanziaria e decisamente autoreferenziale.

    Anche strategicamente parlando una scelta di questo genere, la quale portasse quindi ad un reale rafforzamento della valuta europea, come inevitabile conseguenza tenderebbe a favorire i flussi di importazioni tanto di beni intermedi quanto di prodotti finiti e penalizzerebbe l’export. In più verrebbe appesantito il costo del servizio ad ogni forma di debito espresso in euro, anche se europeo, viceversa ridando valore alla tesi di una crescita basata sulla semplice svalutazione competitiva.

    Esiste, poi, una profonda analogia tra l’attuale motivazione ispiratrice della transizione verso l’euro digitale, cioè il “rafforzamento dell’Euro per un nuovo ruolo nell’economia finanziaria internazionale”.

    La medesima motivazione, infatti, rappresentò la volontà politica dei vertici europei e determinò la scelta scellerata della quotazione del gas alla borsa di Amsterdam, offrendo quindi un ulteriore strumento finanziario speculativo al mercato, la cui azione riesce addirittura ad incidere notevolmente nelle quotazioni della materia prima attraverso i futures.

    Molto probabilmente anche gli esiti determinati da una simile strategia di politica monetaria si dimostreranno per aziende e famiglie ancora una volta disastrosi.

    Da europeista emerge evidente come questa classe dirigente in perfetta sintonia con chi rappresenta l’istituzione Europea si dimostri, proprio in rapporto alle priorità espresse, ampiamente compromessa con gli interessi finanziari speculativi che nulla hanno a che fare con la crescita economica ed occupazionale dell’Unione Europea.

  • I padri e le madri della crisi europea

    Emerge evidente e contemporaneamente inquietante, nella valutazione del gigante tedesco Volkswagen, la deleteria sintesi tra una incredibile inadeguatezza del management ed il delirio ideologico, espresso attraverso la propria politica, dalla Commissione Europea.

    Dalle dichiarazioni del CdA emerge evidente la natura della crisi della casa di Wolfsburg la quale nasce da una chiara volontà speculativa,  clonata dal mondo finanziario ma applicata al settore industriale dell’automobile, che ha cercato di massimizzare i vantaggi futuri derivanti da una “opportunità politica europea” fornita dalle scelte pseudo ambientaliste nella politica europea.

    Una volontà speculativa che ha trovato il  limite e quindi le ragioni dell’inevitabile  fallimento in quanto non aveva tenuto in alcuna considerazione la eventuale disponibilità del mercato circa la transizione elettrica nella mobilità privata.

    In altre parole, questa scelta strategica operata dal management della Casa di Wolfsburg, i cui costi sono ora il problema principale dell’azienda, che intende ridurli  attraverso la chiusura o la possibilità di vendita di questi stabilimenti di produzione di auto elettriche, era motivata dalla sola volontà speculativa offerta dalla comunità europea, tanto da illudere il CdA ad andare  verso un periodo caratterizzato da un mercato vergine per i prossimi decenni e relativo alla transizione verso le auto elettriche che avrebbe assicurato oltre 300 milioni di autovetture da cambiare in Europa.

    Proprio questa sintesi deleteria tra ideologia ambientalista e desiderio speculativo ha generato la crisi solo europea del settore Automotive e dell’intera filiera industriale la quale si manifesta nelle sue terribili declinazioni solo ed esclusivamente nel continente europeo, come diretta conseguenza del divieto di produzione e vendita di auto a motore endotermico. Ciò rappresenta un unicum al mondo.

    Tornando alla volontà speculativa del management di Volkswagen, sicuramente i piani industriali di una grossa casa automobilistica non possono essere variati ogni 3-4 anni, come a propria giustificazione afferma il Ceo.

    Ma di fronte ad una scelta assolutamente disastrosa, in quanto basata solo su di una scommessa speculativa, andrebbe assolutamente ritirata da parte degli azionisti la fiducia al CDA e al management, i cui tempi di un avvicendamento però sono sicuramente inferiori, che dovrebbe essere destituito immediatamente per manifesta incompetenza ed inadeguatezza.

    La crisi Volkswagen non rappresenta una problematica evoluzione di un mercato globale e sempre più concorrenziale. Nasce, invece, da una volontà speculativa che ha cercato di sfruttare una ideologica opportunità europea ma senza avere alcuna conoscenza della disponibilità del mercato in merito alle auto elettriche. E proprio per gli effetti ed i mancati risultati ottenuti che dovrebbero essere destituiti per manifesta incompetenza ed inadeguatezza.

    Di conseguenza, gli effetti di questa strategia, espressione di una sintesi tra ideologia ambientalista europea e una  volontà speculativa, dovrebbero ricadere sugli azionisti della Volkswagen che hanno scelto il CdA e, a caduta, il management.

    Invece il perseverare nella medesima strategia finalizzata comunque a nascondere l’errore strategico, con in più il rinnovato sostegno alla posizione dell’Unione europea, si trasformerà in un disastro economico, sociale e politico senza precedenti dal dopoguerra ad oggi per l’intero continente europeo il quale diventerà la Terra di conquista delle auto a carbone (*)  provenienti dalla Cina.

    (*) Il 62% dell’energia necessaria alla realizzazione delle auto cinesi viene dalle centrali a carbone attraverso l’importazione di 5 miliardi di tonnellate all’anno.

  • L’UE avvia la prima azione per affrontare la carenza di personale infermieristico

    La Commissione avvia la prima azione dell’UE per sostenere gli Stati membri nel trattenere e attrarre infermieri, con un bilancio di 1,3 milioni di € nell’ambito del programma “UE per la salute”. L’azione, istituita dalla Commissione europea in collaborazione con l’ufficio regionale europeo dell’OMS a seguito dell’accordo di contributo della Commissione con detto ufficio regionale firmato nel settembre 2024, prende il via a Varsavia in occasione di una riunione di alti funzionari in ambito medico, infermieristico e odontoiatrico, nel contesto della presidenza polacca del Consiglio dell’UE.

    L’azione prevede attività per 36 mesi in tutti gli Stati membri dell’UE, con particolare attenzione ai paesi con notevoli sfide per il personale sanitario. Mediante una stretta cooperazione con gli Stati membri, le organizzazioni di infermieri e le parti sociali, l’iniziativa sarà adattata alle specifiche esigenze nazionali e subnazionali. Le attività principali comprendono programmi di tutoraggio per attrarre una nuova generazione di infermieri, valutazioni d’impatto della forza lavoro infermieristica per comprendere i problemi alla base delle carenze strutturali, strategie per migliorare la salute e il benessere degli infermieri e azioni per sfruttare i benefici della trasformazione digitale e dell’IA.

  • Da Orizzonte Europa 608,6 milioni di euro per formare dottorandi

    La Commissione ha pubblicato un nuovo invito per le reti di dottorato Marie Skłodowska-Curie, che fanno parte del programma di ricerca e innovazione dell’UE Orizzonte Europa. Un finanziamento di 608,6 milioni di euro sosterrà consorzi di organizzazioni nella formazione di dottorandi e dovrebbe finanziare 160 programmi di dottorato in molteplici settori scientifici, riservando particolare attenzione alla cooperazione interdisciplinare, internazionale e intersettoriale. I dottorati offriranno opportunità di lavoro, formazione e sviluppo delle competenze a circa 2 400 ricercatori.

    Oltre agli incentivi specifici per l’istituzione di dottorati congiunti, che offrono programmi di formazione integrati in sinergia con gli obiettivi del progetto di diploma europeo, sono previsti incentivi per istituire dottorati industriali, volti a formare ricercatori e a svilupparne le competenze al di fuori del mondo accademico, in particolare nell’industria, nelle imprese e nel settore pubblico.

    Le reti di dottorato sono attuate da partenariati tra organizzazioni accademiche e non accademiche, che beneficiano del programma attirando talenti, aumentando la propria visibilità globale e promuovendo legami internazionali con altri settori. Il termine per la presentazione delle candidature è il 27 novembre 2024.

  • Manifesto per l’Europa

    Mentre aumenta la bagarre nelle e tra le forze politiche per individuare i candidati regionali ed ancora non sono definite le liste per le europee, dove si voterà con la preferenza e cioè con un sistema che rispetta il diritto del cittadino elettore di scegliere chi vuole lo rappresenti al Parlamento europeo, cerchiamo insieme di fissare alcuni punti.

    La prossima legislatura vedrà le istituzioni europee, Parlamento, Commissione e Consiglio, affrontare aspetti determinanti per il futuro dell’Unione e perciò di noi tutti.

    Bisognerà decidere come garantire all’Unione la Pace e la sicurezza attraverso un esercito comune ed una diplomazia veramente autorevole, in grado di interventi tempestivi ed idonei alle necessità in un mondo nel quale la velocità e la gravità degli avvenimenti non consente più tentennamenti.

    L’Unione politica, della quale si parla da molti anni, non può essere ulteriormente rimandata, i passi avanti ed i risultati ottenuti con la moneta unica sono ormai acquisiti e non sufficienti neppure per l’Unione economica, è perciò urgente che si dia seguito a quanto già i padri fondatori auspicavano.

    L’Europa con l’Unione politica potrà finalmente evitare di occuparsi di problemi minori, dei quali si faranno carico i singoli Stati, e potrà indirizzare la sua attività ai grandi temi che minano l’esistenza dell’Unione ed il futuro dei popoli.

    L’intelligenza artificiale,

    l’uso scorretto della Rete,

    la lotta al terrorismo ed alla criminalità organizzata,

    lo strapotere, non solo economico ma anche culturale e politico, di alcune gigantesche multinazionali,

    la scorrettezza  del mercato, anche dentro il WTO, con merci illegali o contraffatte che minano la sicurezza del consumatore e la produzione europea,

    la banca dati per le scoperte scientifiche inerenti la salute,

    la politica energetica che ci affranchi dai ricatti, ci porti ad uno sviluppo delle fonti rinnovabili, senza velleitarismi e nuovi pesanti aggravi per la vita dei singoli, con incentivi per la produzione europea mentre oggi dipendiamo da altri Stati come la Cina,

    il piano di sviluppo dei rapporti tra noi ed i Paesi del continente africano rivedendo l’intera politica di cooperazione là dove non ha portato risultati o addirittura procurato nuovi gravi problemi consentendo la neocolonizzazione da parte cinese e russa,

    la ricostruzione dell’Ucraina devastata dalla guerra di Putin e dei rapporti di reciproco proficuo partenariato con i  paesi extra UE,

    la carta, almeno europea, dei doveri, i doveri delle istituzioni e dei cittadini, una carta che completi la carta dei diritti e sottolinei il nostro impegno a difendere questi diritti in ogni parte del mondo,

    la tutela dei minori e delle loro famiglie, mentre ad oggi vi sono Paesi europei che, come nel caso dello Jugendamt, decidono il futuro dei minori solo in base al loro ordinamento ed interesse  nazionale,

    la lotta alla violenza sulle donne, alla pedopornografia, al traffico di esseri umani, attuando contestualmente politiche per il raggiungimento del rispetto reciproco e per realizzare un accoglienza mirata e corretta,

    la difesa dell’ecosistema, e perciò della flora e della fauna selvatica, come degli animali da compagnia e da allevamento, l’ecosistema vive quando le varie specie vivono, in caso contrario se nuove ferite saranno inferte, se nuove specie scompariranno, la nostra stessa esistenza sarà sempre più messa a rischio,

    l’armonizzazione effettiva dei sistemi doganali con regole e tempi certi per evitare storture, rallentamenti o eccessive accelerazioni, oggi non si hanno sufficienti garanzie, alcuni Stati sono agevolati rispetto ad altri,

    la revisione del sistema fiscale che oggi crea vere e proprie conflittualità ed una scorretta concorrenza anche nel mercato del lavoro.

    Ovviamente vi sono molti altri aspetti che nei prossimi anni le tre istituzioni europee devono trovare il coraggio di affrontare, non si può infatti immaginare che un’Europa con 27 Stati membri, e che potrebbe ben presto allargarsi o, meglio ancora unificare a sé altri paesi che legittimamente chiedono l’ingresso, possa continuare a decidere, su temi di grave portata, all’unanimità. Mantenere questo sistema significherebbe condannare l’Unione all’immobilismo dando così il via alla sua fine.

    Pensare ad una Europa concentrica e cioè con alcuni Stati che si trovino d’accordo, prima degli altri, per realizzare le importanti riforme della politica e della difesa non è un’eresia ma diventa una necessità se ancora una volta vi saranno paesi miopi di fronte alle urgenze ed ai problemi di questo secolo pervaso da guerre, prevaricazioni, disprezzo delle leggi internazionali ed ingiustizie, umane ed economiche.

    Di fronte a dittature di fatto, alla rinascita di razzismi ed antisemitismo, ad una escalation anche della violenza nella società l’Europa o è un’Unione politica o non è più neppure più un’area commerciale.

  • La Commissione apre il programma di formazione sulla politica di coesione per studenti di giornalismo e giovani giornalisti

    La Commissione ha aperto il periodo di candidatura per l’8a edizione di Youth4Regions, il programma che offre a studenti di giornalismo e giovani giornalisti una settimana a Bruxelles, nell’ottobre 2024, durante la quale i candidati selezionati seguiranno corsi di formazione, lavoreranno fianco a fianco con giornalisti esperti e visiteranno le istituzioni dell’UE e le organizzazioni operanti nel settore dei media.

    Le candidature, riguardanti tre categorie (generale, fotogiornalismo e video giornalismo), possono provenire dagli Stati membri dell’UE, dai paesi vicini e dai paesi in via di adesione.

    I vincitori parteciperanno inoltre al concorso per il prestigioso premio Megalizzi-Niedzielski, dedicato al riconoscimento dell’eccellenza del lavoro svolto da giovani giornalisti, che verrà assegnato il 9 ottobre 2024.

    Youth4Regions è l’iniziativa faro della Commissione volta a promuovere la crescita degli studenti di giornalismo e dei giovani giornalisti, offrendo loro un’esposizione diretta all’UE. Dal suo avvio nel 2017, il programma è stato completato da più di 210 persone provenienti da tutta Europa, che hanno potuto così accedere a esperienze e conoscenze preziose.

    Il modulo di candidatura e le condizioni di partecipazione sono disponibili nella pagina web del programma. Il periodo per la presentazione delle candidature termina l’8 luglio 2024. La Commissione sosterrà tutti i costi del programma per i partecipanti.

  • La Commissione accoglie con favore l’accordo politico sulla normativa sulla cibersolidarietà

    La Commissione accoglie con favore l’accordo politico raggiunto tra il Parlamento europeo e il Consiglio in relazione alla normativa sulla cibersolidarietà proposta dalla Commissione nell’aprile 2023.

    La normativa sulla cibersolidarietà rafforzerà la solidarietà a livello europeo per migliorare l’individuazione, la preparazione e la risposta alle minacce e agli incidenti informatici. La normativa arriva in un momento cruciale per la cibersicurezza europea, in quanto il panorama delle minacce informatiche nell’UE continua a risentire degli eventi geopolitici.
    La normativa sulla cibersolidarietà prevede 3 azioni: messa in opera di un sistema europeo di allerta per la cibersicurezza, istituzione di un meccanismo per le emergenze di cibersicurezza, istituisce anche un meccanismo europeo di riesame degli incidenti di cibersicurezza,
    Il Parlamento europeo e il Consiglio hanno inoltre raggiunto un accordo sulla modifica del regolamento sulla cibersicurezza, offrendo la possibilità di adottare sistemi europei di certificazione per i servizi di sicurezza gestiti. Ciò contribuirà a fornire un quadro per l’istituzione di fornitori di fiducia nella riserva dell’UE per la cibersicurezza nell’ambito del regolamento sulla cibersolidarietà.

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