Giovani

  • Scade il 28 novembre il termine per i 18enni per partecipare a DiscoverEU

    Sono state aperte le candidature per accedere ai pass di viaggio di DiscoverEU, il programma proposto dal Parlamento europeo che da giugno 2018 ha permesso a 50.000 giovani provenienti da tutt’Europa di viaggiare e conoscere a fondo il Vecchio continente, il suo patrimonio culturale e la sua comunità. Tutti i diciottenni dell’Unione europea hanno tempo fino al 28 novembre 2019 per candidarsi e avere l’opportunità di scoprire l’Europa tra il 1° aprile e il 31 ottobre 2020.

    I requisiti richiesti per la partecipazione sono ovviamente l’avere 18 anni per il 31 dicembre 2019 ed essere cittadini europei. Chi vorrà partecipare dovrà presentare la propria candidatura sul Portale europeo per i giovani e partecipare alla selezione che consiste in quiz di cultura generale sull’Unione europea.

    I vincitori viaggeranno in tutta Europa per un periodo massimo di 30 giorni, e potranno scegliere se muoversi da soli oppure in gruppo. Il tema di DiscoverEU del 2020 sarà “Europa verde sostenibile”; i partecipanti potranno sviluppare le proprie conoscenze e competenze grazie a diverse riunioni e eventi organizzati durante il viaggio e sarà loro consegnato un diario di viaggio dove annotare le loro esperienze. Il mezzo di trasporto principale sarà il treno, ma ci sarà anche la possibilità di spostarsi in autobus o traghetto o, in via del tutto eccezionale, aereo per poter raggiungere anche le zone più remote del continente.

    La bellezza di questo progetto è messa in luce anche dal fatto che ogni anno i partecipanti, che ovviamente non si conoscono tra loro, entrano in contatto via social e si scambiano consigli e informazioni sui luoghi da visitare, formando gruppi per viaggiare o offrendosi a vicenda ospitalità.

    Il Commissario Tibor Navracsics, responsabile per l’Istruzione, la cultura, i giovani e lo sport, ha infatti dichiarato la sua gioia nel constatare un forte entusiasmo da parte dei giovani e di come questi abbiano formato una vera comunità con i loro compagni di viaggio. Infine rinnova l’invito ai nuovi diciottenni a partecipare a questa esperienza di formazione umana e culturale.

  • Lo European Youth Parliament presenta la 92esima Sessione Internazionale che si svolgerà a Milano nel 2020

    Sarà presentata venerdì 15 ottobre alle ore 15,30, durante un conferenza stampa che si svolgerà nella Sala Sartori di Palazzo Pirelli a Milano, la 92esima Sessione Internazionale dello European Youth Parliament (EYP). L’evento, che si svolgerà nel capoluogo meneghino dal 30 aprile al 10 maggio 2020, coinvolgerà più di 350 giovani selezionati da tutta Europa ed è organizzata dal comitato nazionale dello European Youth Parliament che con i suoi oltre 40.000 aderenti è la più grande rete internazionale di giovani in Europa con l’obiettivo di avvicinare i suoi membri alle istituzioni europee e le sue politiche, sensibilizzare al pensiero critico e al dibattito costruttivo. Il tema della Sessione Internazionale è ‘Circular sustainability: rethinking today, shaping tomorrow’.

    L’EYP rappresenta un’organizzazione unica a livello internazionale, così come la Sessione Internazionale costituisce l’evento di punta del network che ritorna in Italia dopo oltre quindici anni. Con approfondimenti da un punto di vista economico, sociale e ambientale l’intera Sessione si porrà come crocevia tra diverse culture e pluralità di idee. L’evento persegue la volontà di promuovere il pensiero critico, autonomo e consapevole, avendo come protagonisti i giovani a cui verrà offerta la possibilità di espandere le proprie conoscenze riguardo le principali sfide europee.

    Durante la conferenza stampa, i sostenitori dell’iniziativa avranno l’occasione di spiegare l’importanza del proprio coinvolgimento nella Sessione, nonché di approfondire i valori e la missione di ciascuno. I patroni e gli sponsor avranno modo poi di confrontarsi in un dibattito aperto con i rappresentanti della stampa al fine di creare un momento di condivisione di opinioni e riflessioni.

    La conferenza stampa si presenta così come l’evento di lancio della 92esima Sessione Internazionale dello European Youth Parliament, primo momento di confronto di un lungo percorso che porterà a far riflettere i partecipanti sulla missione che noi tutti dobbiamo e possiamo svolgere nel dare forma all’Europa del domani.

    Alla conferenza stampa parteciperanno Daniele Timpano e Giulia Giaganini, Dipartimento Pubbliche Relazioni del Comitato Organizzativo della Sessione Internazionale, Elena Marro, Katerina Mucci e Gloria Maria Cavalieri, project manager della Sessione, l’Assessore Martina Cambiaghi – Regione Lombardia, Francesco Perrini, Presidente della Sustainability Committee – Università Bocconi, Francesco Laera, Rappresentanza Commissione Europea a Milano, Enrico Giovannini, Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile, Alessandro Profumo, Amministratore Delegato di Leonardo.

  • Il reddito di cittadinanza lascia le imprese prive di maestranze

    Qualcuno del M5s magari adesso le farà chiudere come l’Ilva di Taranto, così da poter dire che il reddito di cittadinanza è utile. Fatto sta che le imprese italiane soffrono di un gap di manodopera, soprattutto per quello che attiene personale con competenze digitali e ingegneri. L’anno scorso, secondo quanto segnala Confartigianato in un rapporto presentato alla Convention dei Giovani Imprenditori a Roma, le imprese italiane hanno registrato difficoltà di reperimento per 1.198.680 persone, pari al 26,3% delle entrate previste, a causa vuoi della scarsità dei candidati vuoi della loro inadeguatezza rispetto alle mansioni da svolgere.

    L’allarme relativo alla carenza di manodopera riguarda anche i giovani under 30: lo scorso anno le imprese non hanno potuto assumerne 352.420, pari al 27,8% del fabbisogno. Il problema di trovare personale, sottolinea il Rapporto, peggiora per le piccole imprese che nel 2018 non hanno potuto mettere sotto contratto 836.740 persone, di cui 245.380 sono giovani under 30.

    A scarseggiare sul mercato del lavoro sono soprattutto le professionalità dell’ambito digitale e dell’Ict: in questi settori nel 2018 le imprese richiedevano 48.800 giovani persone, ma quasi la metà (48,1%), pari a 23.450, sono considerate di difficile reperimento. Dal rapporto emerge che mancano all’appello soprattutto i giovani analisti e progettisti di software (difficile da trovare il 71,3% del personale richiesto dalle imprese, pari a 6.720 unità), e i tecnici programmatori (il 64,2%, pari a 6.990 unità, è di difficile reperimento). Le competenze digitali, al di là delle mansioni svolte anche le più tradizionali, sono richieste da quasi il 60% delle imprese. Ma questo requisito è difficile da soddisfare e lascia scoperti 236.830 posti di lavoro per giovani under 30.

    A livello regionale, la situazione più critica per assumere giovani under 30 si registra in Friuli-Venezia Giulia con il 37,1% dei posti di lavoro di difficile reperimento, Trentino-Alto Adige (34,2%), Umbria (31,6%), Veneto (31,6%) e Emilia-Romagna (30,5%). Il rapporto di Confartigianato mette in evidenza anche la difficoltà a trovare professionalità con titolo di studio adeguato alle esigenze delle imprese. In testa i laureati in ingegneria industriale: 55,5%, pari a 5.750 persone difficili da reperire, seguiti dai laureati in indirizzo scientifico, matematico e fisico (54,7%, pari a 3.370 persone introvabili sul mercato del lavoro), ingegneri elettronici e dell’informazione (52,4%, pari a 7.480 unità) e i diplomati in informatica e telecomunicazioni (50,4%, pari a 9.930 unità).

  • Polvere negli occhi

    Come sempre quando i problemi  del Paese diventano più complessi, quando bisognerebbe dare risposte concrete ed immediate a problemi concreti e da tempo incancreniti, le forze politiche, al governo o all’opposizione, cercano di distogliere l’attenzione dei cittadini facendo proposte e boutade inutili  se non dannose e ridicole, negli ultimi giorni quella del voto a 16 anni della quale diversi schieramenti si contendono la paternità o maternità. Mentre da tempo quasi la metà degli aventi diritto al voto sceglie l’astensione cercando di far comprendere tutta l’insoddisfazione, che da anni aumenta, per le non scelte o le scelte sbagliate della politica, i soliti ben noti, che hanno come unico obbiettivo rastrellare voti tra uno slogan e l’altro, lanciano al Paese la proposta del voto ai sedicenni. A quei ragazzi, dei quali molti chiedono maggiore attenzione per la scuola e per le loro legittime esigenze mentre altri, purtroppo, si dilettano in azioni di bullismo dimostrando una oggettiva necessità di educazione alle più elementari regole del vivere insieme e del rispetto di se e degli altri, i leader della politica italiana offrono il diritto al voto ma non il diritto ad una società giusta e serena, il diritto a crescere nei tempi idonei, a maturare la capacità di conoscenza e riflessione necessarie per effettuare qualunque scelta, compresa quella che si esprime con il voto. E’ facile rispondere a questi lungimiranti politici che per votare sarebbe necessario avere l’opportunità, la capacità di conoscere le vere proposte dei partiti, i programmi, gli errori o le cose buone che hanno fatto, la loro storia passata e presente e che, di conseguenza, per scegliere bisogna leggere i giornali, seguire i telegiornali e le poche trasmissioni di approfondimento, aver almeno sfogliato qualche libro perché non si può decidere del proprio e altrui futuro solo sull’emozione di qualche dichiarazione o di qualche twitter e certo a sedici anni non si leggono giornali o si vedono e ascoltano telegiornali ma si viaggia sui social con parole smozzicate.

    Vero è che anche gli adulti non sono informati come dovrebbero, che i documenti e le proposte dei partiti non sono comparate alla effettiva possibilità di realizzazione ma è una colpa della quale si assumono la responsabilità, una responsabilità condivisa con chi, all’interno dei partiti e del sistema, auspica, e in tal senso opera, che gli elettori siano sempre più succubi, disposti a delegare ad altri, incapaci di ottenere il loro diritto di scegliere liberamente chi li rappresenta, come dimostrano le leggi elettorali di questi anni. I sedicenni, i minorenni hanno il diritto di pretendere di arrivare più consapevoli al tempo delle scelte mentre sia la scuola che la famiglia e la società in genere di questo non si occupano e preoccupano. Vogliamo riprendere alcuni passi della lettera della classe II del liceo Perticari di Senigallia, pubblicata a pag. 29 dal Corriere della Sera di venerdì 4 ottobre, nella quale si dice ben chiaro come i sedicenni vedano nella proposta una “strumentalizzazione nei loro confronti, un tentativo di renderli protagonisti di qualcosa che non appartiene ancora al loro mondo, ed ancora che non ritengono di avere maturato una coscienza politica, di essere troppo giovani e dunque facilmente influenzabili”. Anche la Libertà, il quotidiano di Piacenza, come altre testate, ha pubblicato un sondaggio tra  i sedicenni,  che dimostra come il diritto al voto non sia una priorità, anzi non sia proprio tra le loro necessità. Intanto mentre sul voto ai sedicenni ci si accapiglia e discute buttando altro fumo in faccia alla gente per distrarla dai problemi gravi che attendono risposta i dati dell’Osservatorio sulla sicurezza dovrebbero richiamare la politica ai suoi doveri. Soltanto l’anno scorso vi sono stati 70 crolli nelle scuole con il ferimento di altrettante persone tra allievi e personale scolastico. Il ministro ha annunciato una serie di iniziative, vedremo se partiranno visto che appartiene allo stesso partito, 5 Stelle, che ha già governato con il primo governo Conte senza dar vita a quelle ristrutturazioni delle quali, sempre senza concludere, aveva già parlato Renzi quando era Presidente del Consiglio. In verità, secondo i dati presentati dall’Osservatorio, alla sua diciassettesima edizione, dal 2013 vi sono stati 276 episodi ed incidenti, crolli, ferimenti dovuti ad un’edilizia scolastica ormai decrepita.

    Sommessamente, una volta ancora, ricordiamo alla politica i suoi compiti, chiunque e dovunque sia eletto deve agire nell’interesse dei cittadini non nell’interesse del proprio partito, e conoscere i problemi del territorio, dello Stato che si rappresenta è un dovere che troppo spesso si è dimenticato. I sedicenni non chiedono di poter votare ma di poter studiare, crescere, vivere in un paese civile.

  • La politica fiscale discriminante

    L’Italia ormai rappresenta il festival del paradosso sempre più declinante verso un sistema economico-fiscale feudale. In altre parole, si evita da decenni di valutare le problematiche nella loro articolata complessità affrontandone un singolo elemento al fine di ottenerne un pubblico riconoscimento. In questo senso risulta emergenziale, e non certo da oggi, il problema dell’esodo giovanile di laureati e diplomati verso i paesi, specialmente del Nord Europa, che rappresenta, certamente molto più del calo demografico, la vera fotografia del declino politico economico del nostro Paese.

    Entrambi, sia l’esodo delle giovani generazioni che il calo demografico, sono l’espressione oggettiva di una  mancanza di fiducia nel futuro a medio e a lungo termine del nostro Paese. Valutando, per ora, il solo fenomeno dell’esodo giovanile, anche per offrire una visione della “produttività” della spesa pubblica, va comunque ricordato come lo Stato investa circa 92.000 euro di pubbliche risorse per portare i giovani italiani al diploma ed altri 30.000 per ogni anno universitario successivo fino alla laurea. Il frutto di tali investimenti pubblici, non trovando alcuno sbocco all’interno di un sistema del lavoro bloccato in un mondo nel quale l’unica strategia aziendale (va riconosciuto) è quella di abbassare il CLUP (costo del lavoro per unità di prodotto) inevitabilmente abbandona il nostro Paese, offrendo ai paesi esteri, che sanno premiare tali professionalità a costo zero, le potenzialità che questi giovani esprimono.

    In questo contesto emerge evidente come questi giovani vadano a cercare all’estero  una prospettiva di sviluppo professionale ma soprattutto contratti adeguati alla propria formazione e che si  esprimano in  retribuzioni decenti. Tutti i governi dell’ultimo decennio (all’interno del quale questo fenomeno ha preso via via sempre maggiore rilevanza) hanno  affermato di voler affrontare il problema, salvo poi lasciare tutto invariato o quasi. Anche questo  governo in carica, infatti, si allinea con i propri “comportamenti politici” ai  precedenti promettendo ancora una volta una serie di sgravi fiscali per riportare in patria “giovani emigranti culturali e professionali italiani”. Questa decisione è figlia di una visione obsoleta e soprattutto discriminante in quanto crea due ordini di ingiustizie fiscali e politiche. Innanzitutto vengono marginalizzati fiscalmente ancora una volta i giovani rimasti in Italia in cerca di fortuna e che magari non abbiano potuto usufruire di  una opportunità all’estero. Questi, infatti, subiranno un trattamento fiscale penalizzante rispetto a chi usufruirà della nuova fiscalità incentivante per favorirne il rimpatrio.

    Inoltre i giovani che, pur avendo conseguito un titolo di studio, non hanno avuto la possibilità di espatriare diventeranno loro malgrado (ed ecco la seconda ingiustizia)  economicamente e fiscalmente più costosi rispetto ai propri colleghi rientrati in Italia.

    Queste iniziative fiscali  dei governi degli ultimi vent’anni anni dimostrano ancora una volta come il vero ed unico problema venga  ancora oggi rappresentato dalla pressione fiscale nella sua complessità. Questa  tuttavia, rappresenta il veicolo di finanziamento di una  delle due vere forme di potere in Italia: la spesa pubblica che,   assieme al gestione del credito, rappresenta la vera diarchia ( https://www.ilpattosociale.it/2018/11/26/la-vera-diarchia/). In più queste scelte prettamente politiche, che tendono a creare categorie privilegiate fiscalmente, evitano  di affrontare il problema generale relativo alla pressione fiscale e pongono le basi per una sorta di riconoscenza elettorale per i privilegi fiscali ottenuti.

    Un sistema fiscale che intenda sanare determinate posizioni e recuperare nuove risorse dovrebbe partire dalla rinegoziazione di posizioni con i contribuenti che già hanno dato dimostrazione di ripianare le proprie posizioni  fiscali con grande sacrificio e magari ricorrendo addirittura al debito. Viceversa, ancora una volta, per il puro interesse economico si intendono privilegiare con “voluntary disclosure” di varia natura solo ed esclusivamente gli evasori totali nella migliore delle tradizioni delle politiche fiscali italiane in atto da oltre trent’anni anni.

    Affrontare un problema complesso come quello del raggiungimento di un equilibrio tra fiscalità e spesa pubblica con visioni settoriali rappresenta uno dei motivi della continua crisi che avvolge il nostro Paese da oltre trent’anni anni ribadendo come la nostra sia una crisi culturale. Ormai risulta ampiamente superato il senso del paradosso più assoluto declinando miseramente verso un reale stato di ingiustizia fiscale.

     

  • Alla Fondazione Sacra Famiglia in arrivo per l’estate volontari da tre Continenti

    Sono oltre 1.200 i volontari che oggi operano nelle varie sedi della Fondazione Sacra Famiglia e saranno ancora di più domani, per rispondere con efficacia ai bisogni degli ospiti. Sacra Famiglia ha infatti siglato una partnership con AIESEC, network globale fondato in Belgio che si occupa di progetti di volontariato internazionale, volta a coinvolgere attivamente giovani volontari provenienti da ogni parte del mondo. Il primo turno di volontari provenienti da 5 paesi di 3 continenti (Romania, Egitto, Germania, Portogallo e Colombia) arriverà il 10 giugno: i ragazzi fanno parte di “Help to help”, l’iniziativa di AIESEC Italia che mira alla sensibilizzazione e allo svolgimento di attività concrete rispetto alle pari opportunità e al supporto per anziani e persone con disabilita di qualunque tipo. I giovani sono in totale 9 e presteranno la loro opera per sei settimane sia a Cesano Boscone, sede principale di Sacra Famiglia, che nella sede di Andora (SV) dove gli ospiti di Sacra Famiglia trascorrono come ogni anno i soggiorni estivi. A fianco di questa collaborazione resta viva quella con le università milanesi, in particolare con l’Università Cattolica di Milano che, nell’ambito dei Customized Programs, propone progetti di scambio internazionale per consentire a studenti di atenei stranieri di frequentare corsi e approfondire temi di interesse attraverso visite guidate in realtà significative del territorio, come Sacra Famiglia. Lo scorso mese di maggio sono infatti arrivati i ragazzi dell’University of Kansas School per studiare la struttura come modello di cura delle persone più fragili, anziani e disabili. Ragazzi da tutto il mondo, ma anche dal territorio circostante. Sono tante infatti le formule con cui si può diventare volontari in Fondazione Sacra Famiglia. A partire dai più piccoli del Summer Green, un progetto estivo dedicato agli adolescenti dai 14 anni in su, al Servizio Civile Nazionale, all’alternanza scuola-lavoro, ma anche esperienze aziendali. A fianco di queste proposte restano le tipologie più classiche: volontariato singolo o di gruppo, oltre alle numerose Associazioni, oratori e scuole che prestano il tempo e il loro aiuto.

  • L’Unione europea piace agli studenti

    L’Unione Europea piace ai ragazzi, secondo quanto emerge da un’indagine effettuata dal portale per gli studenti Skuola.net in collaborazione con la Rappresentanza in Italia della Commissione europea. I circa 20mila ragazzi dagli 11 anni in su che hanno risposto hanno promosso a pieni voti il sistema comunitario. Il 60% di loro, infatti, afferma di sentirsi a tutti gli effetti cittadino europeo; a cui si aggiunge un altro 21% che dice di esserlo ‘abbastanza’.

    Sono diversi i motivi che portano i ragazzi ad amare l’Unione europea. In cima a tutti la libera circolazione delle persone. Il 45% del campione apprezza soprattutto la possibilità di poter viaggiare all’interno della UE senza passaporto. Un’occasione che in tantissimi hanno già sfruttato e che molti altri sfrutteranno nei prossimi anni: 3 su 4 sono usciti dai confini italiani per visitare uno dei Paesi membri (il 61% lo ha fatto più di una volta, il 14% una volta sola). Un folto gruppo di giovani destinato a ingrossarsi ulteriormente, dato che un altro 19% non ha ancora viaggiato in Europa ma è intenzionato a farlo.

    Appena il 6% mette sullo stesso piano Unione europea e resto del mondo. Mobilità internazionale, però, vuol dire anche formarsi nelle università degli Stati membri, per un periodo o per l’intero corso di studi, senza particolari permessi e ostacoli burocratici. Ed è proprio questo il secondo aspetto più gradito ai ragazzi. Ovviamente non mancano gli scettici, ma sono una minoranza: meno di 2 su 10 si sentono poco (10%) o per nulla (9%) europei. Per alcuni l’Unione Europea ha reso l’Italia più povera, mentre per altri ha reso il Paese dipendente dalle nazioni economicamente più forti.

  • L’UE stanzia 100 milioni di euro supplementari per favorire i programmi di ricerca e di mobilità degli studenti

    A seguito dell’accordo tra il Parlamento europeo e il Consiglio in merito al bilancio dell’UE 2019 , la Commissione europea ha proposto di aggiungere 100 milioni di euro al finanziamento dei programmi faro dell’UE: Orizzonte 2020 e Erasmus+. Questi fondi supplementari contribuiranno a rafforzare la risposta dell’UE dinanzi a sfide fondamentali quali i cambiamenti climatici e ad adattare ulteriormente il settore dell’istruzione alle esigenze del mercato del lavoro. Dei 100 milioni di euro supplementari, 80 milioni sono destinati alla ricerca sul clima nell’ambito di Orizzonte 2020, il programma di ricerca e innovazione dell’UE. Questo denaro contribuirà all’ambizioso obiettivo di destinare il 35% della dotazione di bilancio di Orizzonte 2020 alla ricerca sul clima.

    I restanti 20 milioni di euro andranno a sostegno del programma dell’UE per l’istruzione, la formazione, la gioventù e lo sport in Europa, Erasmus+. Questi fondi supplementari contribuiranno inoltre a istituire entro il 2025 le “Università europee”, una nuova iniziativa dell’UE e una pietra angolare dello Spazio europeo dell’istruzione. Entro il 2021 l’UE intende istituire 12 università europee che consentiranno agli studenti di ottenere un diploma combinando gli studi in diversi paesi dell’UE e contribuiranno alla competitività internazionale delle università europee nell’UE e nel resto del mondo.

    La proposta adesso richiede l’approvazione del Parlamento europeo e del Consiglio.

    Fonte: Commissione europea

  • Gli italiani in età di pensione sono quasi il doppio di quelli pre-adolescenti

    In Italia nel 2018 c’erano 168,9 persone con oltre 65 anni ogni 100 ragazzi di età massima pari a 15 anni, secondo quanto rilevato dall’Istat nel rapporto ‘Noi Italia’. Si tratta dell’indice di vecchiaia più alto d’Europa, a cui corrisponde un indice di dipendenza, che misura il carico delle generazioni in pensione su quelle lavorative altrettanto preoccupante. Per tasso di fecondità l’Italia è all’ultimo posto della Ue, a pari merito con la Spagna, con solo 1,3 figli per donna. Un valore “sensibilmente” inferiore” alla cosiddetta ‘soglia di rimpiazzo’.

    Del resto, il tasso di nuzialità è tra i più bassi del Vecchio Continente e “solo” il 13% dei bambini viene accolto in asili nido pubblici (quando poi crescono, quei bambini faticano a completare gli studi, aumenta la percentuale di chi abbandona precocemente, e faticano più di chiunque altro in Europa a trovare lavoro: per quanto i Neet italiani siano in calo, restano i più numerosi in Europa).

  • Irish unemployment at 11-year low

    According to Ireland’s national statistical service (CSO), the country’s unemployment rate fell to an 11-year low of 5.4% in March, with youth unemployment standing at 13,4%, numbers that are significantly lower than the Eurozone average of 7.8%.

    Unemployment has dropped dramatically in Ireland since 2012 when the country was immersed in a financial crisis and the jobless rate stood at 16%.

    The Irish economy continued to expand in 10 of its 14 main economic sectors in the fourth quarter of 2018, with services and construction driving the economy. Ireland is also attracting EU migration, particularly in the technology sector, but also in civil engineering and health services.

    The Irish economy continues to grow robustly, despite Brexit uncertainty and the deceleration of growth in Italy, Germany, and France. Tax revenue continues to surpass projections, with a 7.1% increase in the first quarter compared to last year.

    Thus far, corporation tax is double of what was projected for the 2019 budget while the budget deficit is also on a downward trajectory, despite a surge in Irish contributions to the EU budget.

     

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