Giovani

  • Dmitry Glukhovsky “Stiamo imparando a non simpatizzare con la vittima, ma con l’aggressore!

    La mia generazione non ha conosciuto le repressioni e le purghe di massa, non ha assistito ai processi farsa in cui la folla rabbiosa pretendeva la fucilazione dei traditori della patria, non ha respirato l’atmosfera di orrore universale, non ha imparato a cambiare, dalla sera alla mattina, le sue convinzioni, a credere a comando tanto alla perfidia degli alleati di ieri come alle buone intenzioni dei nemici storici, al solo scopo di giustificare una guerra fratricida”. Inizia così l’ultimo articolo, pubblicato sul Corriere della Sera, di Dmitry Glukhovsky, scrittore russo popolarissimo tra i giovani e sul quale pende un mandato di cattura perché accusato di aver gettato discredito sull’Armata russa: reato punibile con una pena variabile tra i dieci e i quindici anni di reclusione,

    “!L’Unione sovietica che abbiamo conosciuto noi si era già trasformata in un pachiderma tranquillo: ormai non condannava più a morte chi si rifiutava di credere alle sue menzogne di fondo, anzi, consentiva ai cittadini di aprire dibattiti privati, tra di loro, seduti tranquilli in cucina. Eppure, tutti coloro che avevano conosciuto il passato non si compiacevano affatto nel ricordarlo, e adesso abbiamo capito il motivo. Perché la sopravvivenza, in tali circostanze, esigeva innanzitutto un compromesso con se stessi, con la propria coscienza. Ci voleva coraggio non solo per protestare, ma anche per astenersi, e ci vuole coraggio per ricordare”, continua Glukhovsky. “E oggi proprio a noi, a quelli della mia generazione, accadono cose in diretta alla televisione cui non avremmo mai immaginato di assistere. Stiamo imparando a coltivare nel nostro animo l’indifferenza verso l’ingiustizia di quando sta accadendo palesemente sotto i nostri stessi occhi: la cosa non ci riguarda, e forse non ne subiremo le conseguenze, basta mantenere le distanze e non scherzare col fuoco. Stiamo imparando a non simpatizzare con la vittima, ma con l’aggressore. Stiamo imparando a chiudere gli occhi davanti alla spirale di follia che si è impadronita dei nostri governanti e a condividere le loro posizioni. Non è forse meglio mangiare merda piuttosto che andare a letto pensando che la tua vita è nelle mani di un pazzo scatenato? E dopo tutto, se non credi a loro, a chi devi credere?”. Non si risparmia  Glukhovsky  che attacca duramente la passività dei suoi contemporanei. E continua: “Per non vivere nella paura, per non sentirci vigliacchi o schiavi, dobbiamo imparare a credere fermamente in quello che fino a poco tempo fa a tutti noi appariva come una falsità. Fingere di non accorgerci, e forse realmente non ce ne rendiamo più conto, come il nostro paese si è incamminato verso la dittatura fascista. Non abbiamo voluto indagare il passato perché sicuri di averlo lasciato alle spalle. Eppure cresce di giorno in giorno il numero di fantasmi che si nutrono di rancori, si sottraggono alla legge e avanzano pretese su di noi. Eppure cresce di giorno in giorno il numero di fantasmi che si nutrono di rancori, si sottraggono alla legge e avanzano pretese su di noi. Oppure imparare a fare il contrario: a preservare la nostra memoria e pensare al futuro, rinunciando alle ruggini e rifiutandoci di vivere prigionieri del passato. Finora non abbiamo appreso niente dall’esperienza di coloro che sono vissuti e morti prima di noi, per poter fare le cose in modo diverso. È proprio per questo che ci resta ancora tanto da imparare”, conclude realisticamente Glukhovsky.

  • La Rete non può sostituirsi alla scuola

    Nell’ultimo concorso di selezione per posti di magistrato ordinario la commissione ha giudicato idonei solo 220 elaborati su 3797 e alcuni membri della stessa commissione hanno parlato di elaborati neppure valutabili perché privi dei requisiti minimi.

    Lingua italiana primitiva, nessuna logica argomentativa, errori concettuali ed errori di diritto e un altissimo numero di refusi hanno fatto scartare la maggior parte dei testi scritti, sono risultati  idonei solo il 5,7% degli elaborati con il risultato che all’orale si presenteranno meno candidati dei posti disponibili.

    Questa notizia, unita a quella di pochi giorni fa che sottolineava come il 51% dei quindicenni non sia in grado di comprendere completamente un testo scritto, deve indurre tutti ad una seria riflessione e a conseguenti immediate decisioni da prendere sulla scuola e sull’Università ma anche a ragionare sulle conseguenze di un uso eccessivo della rete che porta troppi all’incapacità di ragionamento. Non si leggono libri, non si leggono giornali, non si discute e non ci si confronta né in famiglia né a scuola.

    Il linguaggio è sempre più povero, le immagini sostituiscono le parole ed i contenuti, l’improvvisazione ed il pressappochismo si sono sostituiti allo studio ed all’analisi, la mancanza di concetti va di pari passo con la perdita delle più elementari nozioni di sintassi e di grammatica.

    Le conseguenze sono gravi perché anche la democrazia, la libertà di parola, la certezza della giustizia, la convivenza civile si basano su una maggior cultura e non, come sta succedendo, con una costante e pericolosa regressione culturale ed incapacità di ragionamento.

    Se una persona non è in grado di esprimersi in modo compiuto, di decodificare correttamente i messaggi, palesi o surrettizi, che arrivano da tutte le parti, false notizie comprese, questa persona non è più libera e se non è libera non sarà in grado di difendere se stessa, di comprendere gli altri, di vivere dando il suo contributo al rafforzamento della democrazia, unico strumento per mantenere la pace e raggiungere un autentico equilibrio nella società.

    L’ignoranza non è mai una scusa e diventa una colpa sopratutto di chi consente che intere generazioni siano state e siano di fatto escluse, emarginate o comunque più deboli per colpa di sistemi scolastici inefficienti e perché si è in gran parte lasciato ai sistemi informatici l’educazione culturale e sociale.

  • I giovani e il futuro dell’Europa – EUth DEBATE 2022

    Sabato 14 maggio, alle ore 15, presso l’auditorium dell’Università di comunicazione e lingue IULM, a Milano, si terrà lo EUth Debate 2022. Giornalisti, esperti e rappresentanti delle istituzioni europee accompagneranno la gara finale del Campionato Giovanile Italiano di Debate 2021 – 2022. L’appuntamento prevede di approfondire e commentare il tema della mozione su cui si confronteranno le due squadre finaliste per aggiudicarsi il titolo di Campione italiano giovanile di Debate 2022. La domanda al centro del confronto tra i giovani concorrenti riguarda anche quest’anno l’Unione Europea: “Dovrebbero Francia, Germania, Italia e Spagna promuovere una cooperazione rafforzata per la politica estera e di difesa comune?”.

    L’evento, un mix tra un talk politico e un talent, è organizzato dalla Società Nazionale Debate Italia con il sostegno e l’alto patrocinio del Parlamento europeo e il sostegno della Rappresentanza a Milano della Commissione europea. La finale del Campionato sarà preceduta da un panel sul tema della mozione, un confronto tra gli eurodeputati Pina Picierno, vicepresidente del Parlamento europeo, e Fabio Massimo Castaldo, membro della commissione Affari Esteri del Parlamento europeo, il direttore del telegiornale de La7 Enrico Mentana, l’editorialista del Corriere della Sera Danilo Taino e i responsabili dell’Ufficio del Parlamento europeo a Milano Maurizio Molinari e della sede di Milano della Rappresentanza in Italia della Commissione europea Massimo Gaudina.

    L’evento sarà condotto da Matteo Bordone, giornalista de Il Post e conduttore radiofonico e televisivo Rai, e da Giada Ferraglioni, giornalista di Open. Sarà inaugurato dai saluti del rettore della IULM Gianni Canova e del presidente della Società Nazionale Debate Italia Manuele De Conti. Schede video di approfondimento saranno curate dagli studenti del corso di Comunicazione politica del prof. Alberto Mingardi presso il Master in giornalismo della IULM, che racconteranno come il tema della politica estera e di difesa comune si è sviluppato nei settant’anni di storia delle istituzioni europee fino alle posizioni attuali, anche attraverso interviste ad Angelo Panebianco, editorialista del Corriere della Sera e docente presso il Dipartimento di Scienze Giuridiche dell’Università di Bologna e a Claudio Martinelli, docente presso il Dipartimento di Giurisprudenza dell’Università di Milano – Bicocca.

    Media partner dell’evento sono Ansa e Open – che lo trasmetteranno in diretta streaming – e ScuolaZoo, il portale di riferimento della community studentesca italiana.

  • Rassegna trimestrale sull’occupazione e gli sviluppi sociali in Europa: all’esame i fattori del divario retributivo di genere tra i giovani

    In occasione dell’Anno europeo dei giovani 2022 la Commissione ha pubblicato l’ultima edizione della rassegna trimestrale sull’occupazione e gli sviluppi sociali in Europa che include un approfondimento tematico specifico sul divario retributivo di genere tra i giovani lavoratori.

    Queste rassegne trimestrali danno una panoramica dei recenti sviluppi sociali e del mercato del lavoro nell’UE, con analisi tematiche specifiche.

    Dall’ultima edizione emerge che sul mercato del lavoro dell’UE le giovani donne (di età compresa tra i 25 e i 29 anni) subiscono a inizio carriera un divario retributivo di genere non corretto del 7,2 %, percentuale pari a circa la metà del divario retributivo di tutti i lavoratori, il che indica ancora maggiori disparità retributive tra i lavoratori più anziani. D’altro canto la rassegna rileva anche che le differenze retributive tra giovani lavoratori e lavoratrici sono difficili da spiegare sulla base dei dati disponibili e che la situazione varia molto da paese a paese.

    Vi sono poi differenze nelle caratteristiche dei lavoratori che determinano importanti divari retributivi, pur operando in direzioni diverse: i giovani lavoratori tendono a guadagnare di più perché lavorano in attività economiche più remunerate ma le giovani lavoratrici tendono a percepire salari più alti in quanto più istruite.

    L’eliminazione del divario retributivo di genere è indicata come priorità nella strategia per la parità di genere 2020-2025 della Commissione. Sempre in questo senso la Commissione ha presentato una proposta di direttiva sulla parità di retribuzione tra uomini e donne per uno stesso lavoro attraverso la trasparenza delle retribuzioni e meccanismi esecutivi.

    La proposta è attualmente oggetto di discussione al Parlamento europeo e al Consiglio.

    Fonte: Commissione europea

  • Lo stragista norvegese Breivik resta in carcere: «Potrebbe colpire ancora»

    Per chiedere la libertà condizionata, 10 anni dopo aver commesso la più sanguinosa strage in Norvegia dalla Seconda guerra mondiale, si era presentato ai giudici con la testa rasata, il braccio teso nel saluto nazista e nessun segno di rimorso per le 77 persone uccise tra Oslo e l’isola di Utoya, dove si erano riuniti decine di giovani laburisti. In carcere da allora, Anders Behring Breivik dovrà restarci ancora a lungo. “C’è un rischio evidente che ripeta i comportamenti che hanno portato agli attacchi terroristici del 22 luglio 2011”, ha spiegato il tribunale di Telemark, nel sud-est del Paese scandinavo.

    Una decisione in linea con la richiesta della procura e sostanzialmente attesa alla luce della perizia della psichiatra che per anni lo ha osservato in detenzione, Randi Rosenqvist. “Credo che la diagnosi per Breivik rimanga la stessa. Il rischio di futuri atti violenti non è cambiato rispetto al 2012 e al 2013, quando ho scritto la mia prima valutazione”, ha dichiarato l’esperta, secondo cui il terrorista di estrema destra soffre di disturbi della personalità “asociali, istrionici e narcisisti”.

    Condannato nel 2012 a 21 anni di carcere, il massimo della pena prevista dal sistema norvegese, che potrebbe però essere prorogata se alla sua scadenza il condannato venisse ancora ritenuto socialmente pericoloso, Breivik aveva sfruttato l’occasione fornitagli dalla legge per tornare a sciorinare in pubblico i suoi deliri neonazisti. Dalla palestra del carcere di Skien, in cui è detenuto e dove per ragioni di sicurezza si era tenuta l’udienza, il suo folle show si era svolto esponendo tre cartelli – in mano, sulla giacca del completo e su una 24 ore – con la stessa scritta in inglese: “Cessate il vostro genocidio conto le nostre nazioni bianche”.

    Un’ennesima dimostrazione di assenza di rimorso e mancata riabilitazione. Eppure, ha spiegato il suo legale Oystein Storrvik, è intenzionato a fare ricorso per chiedere nuovamente di essere messo in libertà e a presentarne un altro contro le sue condizioni di detenzione in quasi totale isolamento.

    Era il 22 luglio 2011 quando Breivik fece prima esplodere un ordigno vicino alla sede del governo a Oslo, uccidendo otto persone, e poi ne sterminò altre 69, per lo più adolescenti, aprendo il fuoco travestito da agente di polizia sul campo estivo dei giovani laburisti sull’isola di Utoya, colpevoli nella sua visione distorta di aver abbracciato il multiculturalismo. Lo stragista, oggi 42enne, non si è mai pentito, pur sostenendo che la violenza farebbe ormai parte del suo passato. Dalla prigione, dove vive in tre celle con tv e dvd, videogiochi e una macchina da scrivere, nel corso degli anni ha ammesso soltanto di essersi fatto “radicalizzare” da terzi e di essere stato un burattino nelle mani del movimento neonazi Sangue & Onore, cui ha imputato la reale responsabilità degli attacchi.

    Se le chance di un suo rilascio sono sempre apparse scarse, sopravvissuti e familiari delle vittime avevano espresso timori di nuove provocazioni, che si sono puntualmente verificate, stigmatizzando l’attenzione mediatica attirata da ogni sua apparizione. “Breivik non dovrebbe andare in tv non perché sia scandaloso o doloroso, ma perché è il simbolo di un’estrema destra che ha già ispirato diverse altre uccisioni di massa”, aveva scritto su Twitter la sopravvissuta Elin L’Estrange. Un rischio di emulazione testimoniato dal caso dell’attentatore di Christchurch, in Nuova Zelanda, Brenton Tarrant, che il 15 marzo 2019 uccise 51 persone sparando all’impazzata in una moschea e un centro islamico durante il venerdì di preghiera dei musulmani, dicendo poi di essersi in parte ispirato proprio all’autore della strage di Utoya.

  • Le misure di Conte contro il coronavirus hanno incentivato i consumi di droga tra minorenni

    Secondo la relazione annuale al Parlamento del dipartimento della Presidenza del Consiglio per la lotta alle droghe il 26% degli studenti italiani ha utilizzato almeno una sostanza proibita ed il 21% fa consumo abituale che può portare a dipendenza. Il lockdown che Giuseppe Conte premier ha disposto nel 2020 di fronte al Covid-19 ha decisamente favorito i consumi, fortunatamente soprattutto quelli saltuari, in particolare tra le ragazze. Il 2020 peraltro – l’anno a cui si riferisce la relazione – ha visto un calo sia delle denunce all’autorità giudiziaria di minorenni, sia delle prese in carico di minorenne da parte dei servizi sociali (la relazione sottolinea anche che nel 2020 si è toccato il minimo per quanto riguarda la percentuale di minori reclusi per violazione del dpr 309/90, il testo unico sulla droga, sul totale dei minori spediti in carcere ma anche il minimo di affidamento di minori ai servizi sociali quale misura alternativa alla reclusione di quegli stessi soggetti; idem per i collocamenti in comunità per violazione del apr 309/90).

    Nel 2020 i servizi per le dipendenze patologiche (Sera) avevano in cura 15 ragazzi e 2 ragazze under 15, nonché 2240 ragazzi e 487 ragazze tra i 15 e i 19 anni (la fascia di utenza più alta di tali servizi riguarda comunque uomini tra i 45 e i 49 anni, 16.965 utenti, e donnetta i 35 e i 39 anni, 2.504 casi).

  • La Commissione rafforza le misure per un volontariato giovanile inclusivo e di alta qualità

    Come una delle prime iniziative concrete nel quadro dell’Anno europeo dei giovani 2022, la Commissione ha pubblicato oggi la sua proposta di raccomandazione del Consiglio sul volontariato giovanile, che mira ad agevolare il volontariato giovanile transnazionale nell’ambito del Corpo europeo di solidarietà o di altri programmi a livello nazionale.

    Riconoscendo il contributo fondamentale del volontariato allo sviluppo delle capacità e delle competenze dei giovani e il suo ruolo per affrontare con successo le sfide sociali, la raccomandazione proposta mira a rafforzare le dimensioni dell’inclusività, della qualità, del riconoscimento e della sostenibilità del volontariato giovanile transnazionale, oltre ad affrontare le limitazioni alla mobilità che permangono nell’ambito del volontariato e a tenere conto degli insegnamenti tratti dalla pandemia di COVID-19 e dall’esperienza del Corpo europeo di solidarietà, iniziativa che nel 2022 compirà 5 anni.

    Con questa proposta sul volontariato giovanile, la Commissione invita gli Stati membri, tra l’altro, a:

    • fare in modo che la partecipazione ad attività di volontariato transnazionali costituisca un’opportunità concreta per tutti i giovani, anche quelli con minori opportunità;
    • considerare misure che contribuiscano all’istituzione di un quadro legislativo e attuativo adeguato e chiaro per la salute e la sicurezza di chi partecipa ad attività di volontariato transnazionali;
    • promuovere un livello qualitativo elevato con gli organizzatori nazionali delle attività di volontariato;
    • fornire informazioni sui diritti dei volontari e fare opera di sensibilizzazione su tale tematica;
    • fare opera di sensibilizzazione sui benefici delle attività di volontariato transnazionali attraverso attività di informazione, orientamento e promozione;
    • promuovere la cooperazione a livello nazionale e dell’UE tra gli organizzatori che offrono opportunità di volontariato transnazionale;
    • sostenere le attività di volontariato che apportano un contributo significativo in ambito climatico e ambientale;
    • valutare nuove tendenze e dimensioni e formati alternativi di volontariato, come il volontariato digitale e intergenerazionale.

    La Commissione è pronta a sostenere l’attuazione della raccomandazione attraverso i meccanismi e gli strumenti di cooperazione della strategia dell’UE per la gioventù e dei programmi dell’UE per la gioventù, come Erasmus+ e il Corpo europeo di solidarietà. La Commissione agevolerà l’apprendimento e gli scambi reciproci tra gli Stati membri e i partner del settore, sviluppando le migliori pratiche per il volontariato digitale e intergenerazionale e promuovendo e informando sulle opportunità di volontariato attraverso il portale europeo per i giovani. Inoltre svilupperà e promuoverà ulteriormente gli attuali strumenti di convalida dell’UE per i risultati dell’apprendimento non formale e informale (EuropassYouthpass) e sosterrà la ricerca e la raccolta di dati sull’impatto a lungo termine del volontariato.

    La Commissione invita gli Stati membri ad adottare rapidamente la proposta odierna sul volontariato giovanile internazionale e le iniziative di solidarietà. Al contempo, la Commissione si impegna a riferire sull’utilizzo della raccomandazione nel contesto dei lavori sull’attuazione della strategia dell’UE per la gioventù e del quadro strategico per la cooperazione europea nel settore dell’istruzione e della formazione verso uno spazio europeo dell’istruzione e oltre.

    Fonte: Commissione europea

  • Dalla Ue 600 milioni a 397 giovani ricercatori europei

    Dai nuovi materiali fotoluminescenti, ai ‘cappotti’ per gli edifici per ridurre i pericoli delle isole di calore fino ai nanofilamenti per i computer quantistici: sono alcuni 397 progetti innovativi di ricerca vincitori dei finanziamenti Starting grant a cui il Consiglio Europeo della Ricerca (Erc) ha stanziato 619 milioni di euro, assegnati nell’ambito del nuovo programma quadro Horizon Europe della Commissione Europea. Ben 58 sono guidati da italiani – la seconda più folta schiera per nazionalità dopo i tedeschi – ma solo 28 sono i progetti ad essere ospitati da istituzioni italiane.

    Sono 22 i Paesi che si sono aggiudicati quest’anno i finanziamenti per giovani ricercatori (Starting grnats) assegnati dall’Erc a 397 persone di 45 differenti nazionalità tra oltre 4000 proposte ricevute. A guidare la classifica per numero di progetti ospitati è la Germania (72), seguita da Francia (53) e Regno Unito (46) con l’Italia solo sesta con 28 vincitori così come la Svizzera. A guidare la lista in base alla nazionalità dei ricercatori è sempre la Germania con 67 seguiti dagli italiani al secondo posto, con ben 58 progetti vinti, e Francia (44) mentre i britannici sono solo noni con 12 ricercatori. I finanziamenti Erc vengono assegnati dal 2007 per promuovere i ricercatori più creativi la cui attività sono basate in Europa e questa sezione dei premi pubblicata oggi (Starting grants) è dedicata in particolare ai giovani e l’avvio di ricerche considerate particolarmente interessanti in tutti i settori di ricerca, dalla fisica alle scienze umane. Dei 397 ricercatori premiati il 43% sono donne, il 37% in più rispetto allo scorso anno.

    Per quanto riguarda l’Italia sono 28 i vincitori che svolgono la loro attività di ricerca nel nostro Paese, distribuiti in 17 tra università ed enti di ricerca: le università di Milano, Padova, Bologna, Pavia, Sapienza di Roma, Federico II di Napoli, Firenze, Perugia, Ca’ Foscari di Venezia, Bocconi di Milano, Genova, Modena e Reggio Emilia, Humanitas, il Politecnico di Bari, Human Tecnopole, Scuola Normale Superiore di Pisa e Istituto Italiano di Tecnologia (Iit). Tantissimi i temi: dai nuovi materiali fotoluminescenti di Daniele Cortecchia dell’Iit alla ricerca di nuove tecniche per il raffreddamento passivo degli edifici e ridurre i pericoli delle isole di calore guidata Anna Laura Pisello dell’Università di Perugia, passando dai tentativi di scoprire l’origine dell’acqua presente sul pianeta dallo studio dei diamanti, guidato da Martha Giovanna Pamato dell’Università di Padova, fino a Nanowhyr guidato da Marta De Luca della Sapienza per sviluppare nuove tecnologie per i computer quantistici. Ben 15 dei progetti ospitati in Italia sono guidati da ricercatrici, un dato sopra la media europea.

    “Lasciare che i giovani talenti prosperino in Europa e perseguano le loro idee più innovative: questo è il miglior investimento per il nostro futuro, anche considerando la concorrenza in continua crescita a livello globale. Dobbiamo fidarci dei giovani e delle loro intuizioni su quali aree saranno importanti domani”, ha commentato la presidente del Consiglio Europeo delle Ricerche, Maria Leptin.

  • La Presidente Ursula von der Leyen all’inaugurazione dell’anno accademico dell’Università Cattolica a Milano: ai giovani le chiavi del futuro europeo

    In occasione dell’inaugurazione dell’anno accademico dell’Università Cattolica del Sacro Cuore a Milano, che quest’anno celebra 100 anni dalla sua fondazione, la Presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen si rivolge direttamente agli studenti, dedicando loro un intervento che ribadisce il ruolo fondamentale delle future generazioni per dare forma alle priorità dell’Unione europea.

    Pianeta, innovazione e democrazia: tre componenti essenziali della missione europea che vede i giovani principali protagonisti di un’operazione senza precedenti.

    Le nuove generazioni hanno in mano le chiavi di un futuro più sostenibile. Possiedono una profonda consapevolezza e conoscenza delle sfide comuni, come il cambiamento climatico e l’emergenza sanitaria. Nasce così il Green Deal europeo: per dare una risposta concreta alle minacce climatiche e ambientali, favorendo allo stesso tempo una crescita economica, digitale e verde. A conferma di tale impegno, la Commissione ha avviato il nuovo Bauhaus europeo, un’iniziativa creativa e interdisciplinare che invita i cittadini a ripensare il proprio modo di vivere, coniugando arte, cultura, inclusione sociale, scienza e tecnologia con gli obiettivi europei di sostenibilità.

    In questo periodo storico, marcato dalle difficoltà causate dalla pandemia, la Commissione europea ha deciso di incentivare la ripresa attraverso il piano straordinario Next Generation EU che, con un pacchetto per gli investimenti di oltre 800 miliardi di euro, sosterrà le nuove generazioni nella ripartenza.

    Una ripartenza che si fondi, tra gli altri, sulla ricerca e sull’innovazione, per valorizzare il lavoro degli scienziati europei e garantire che le scoperte tecnologiche contribuiscano ad una crescita sociale ed economica dell’Unione a livello internazionale. Sarà Horizon Europe il programma di finanziamento principale per la ricerca e l’innovazione, con una dotazione di 95,5 miliardi di euro prevista per il periodo 2021-2027. Attraverso questo programma, la Commissione punta sulle nuove generazioni per concretizzare la transizione verde, promuovere lo sviluppo del settore digitale e rafforzare la competitività europea, favorendo la creazione di nuovi posti di lavoro e ambiziose partnership europee.

    L’UE si lascia ispirare dai giovani anche nella protezione dei valori della democrazia che la storia europea ha garantito per più di 70 anni e che oggi sono messi in pericolo in particolare dagli estremismi, dalle minacce ibride e dagli attacchi ai media. Con il Piano d’azione per la democrazia europea, la Commissione vuole attuare misure che rinsaldino una prospettiva democratica europea, promuovendo elezioni libere e regolari, rafforzando la libertà dei media e combattendo la disinformazione.

    Queste azioni dimostrano che l’Unione europea guarda alle nuove generazioni con l’impegno di offrire loro tutti gli strumenti necessari per un futuro più verde, più digitale, più inclusivo ed economicamente forte. Per questo, la Commissione ha proposto che il 2022 sia l’Anno europeo dei giovani: un ulteriore stimolo a sostenere la generazione più penalizzata dalla pandemia, a incoraggiare anche i giovani provenienti da contesti più svantaggiati alla cittadinanza attiva, a offrire a tutti nuove prospettive di formazione e occupazione.

    Per un’Europa all’altezza delle aspettative dei giovani e fatta su misura per loro.

    Fonte: Commissione europea

  • La Brexit non ferma gli italiani, cresce il numero di residenti in Uk

    Nemmeno la Brexit o l’emergenza Covid sembrano ridurre la presenza degli Italiani nel Regno Unito, il cui numero – almeno fra i residenti registrati e più o meno stabili – continua al contrario a crescere a dispetto di qualche previsione. Lo confermano i dati degli ultimi 12 mesi censiti in uno studio aggiornato del Consolato generale a Londra e relativi a Inghilterra e Galles: territorio che da solo ricomprende un totale di connazionali iscritti all’Aire (Albo degli Italiani Residenti all’Estero) senza pari al mondo, superiore a quelli delle aree coperte da tutti i Consolati d’Italia negli Usa.

    I dati, illustrati dal console generale Marco Villani, indicano una presenza complessiva d’Italiani registrato solo in Inghilterra e Galles (in larghissima prevalenza a Londra) pari a 452.000 individui, oltre 30.000 in più rispetto all’anno precedente (al netto di tutte le partenze individuate o delle cancellazioni). La stima reale nell’intero Regno è tuttavia maggiore: tenuto conto che sono ben più di mezzo milione i connazionali che hanno chiesto alle autorità britanniche l’iscrizione al Settled Status, meccanismo creato per garantire ai cittadini Ue residenti sull’isola da prima della fine della transizione verso la Brexit il mantenimento dei diritti precedenti; e che a costoro vanno aggiunte le persone con doppia cittadinanza italiana e britannica, in ascesa costante in questi anni, fino a una somma approssimativa non inferiore alle 650.000 presenze circa.

    Villani ha sottolineato come questo non escluda la tendenza a un’interruzione almeno parziale post Brexit (e in era Covid) degli arrivi ‘stagionali’ o temporanei, molto comuni fra i giovani in passato; tendenza il cui effetto si è riverberato nei mesi scorsi in settori quali la ristorazione e l’ospitalità in genere. Ma ha comunque osservato che lo studio appare riflettere un elemento di maturazione della realtà italiana nel Regno, in prospettiva sempre più stanziale e sempre più orientata a rispecchiare una presenza crescente anche di ‘nuovi italiani’ non nati nella Penisola. Ha inoltre notato come la richiesta

    delle iscrizioni di studenti italiani nelle scuole e università dell’isola rimanga al momento elevata; mentre sul fronte del post Brexit ha escluso – almeno per ora – segnali d’allarme relativi al timore del possibile rifiuto del Settled Status ad alcuni richiedenti, rilevando come fino ad oggi l’Home Office (ministero dell’Interno) abbia mostrato semmai una certa “elasticità” rispetto alle stesse procedure di ritardatari, teoricamente a rischio di restare confinanti in una sorta di precario limbo legale.

    Quanto infine alle pratiche consolari ordinarie, Villani ha tracciato il bilancio di un’istituzione la cui attività – ha detto – non s’è interrotta nemmeno nelle fasi acute della pandemia, incluso sul fronte dell’assistenza ai giovani connazionali in cerca di lavoro nell’ambito di tre progetti pilota o sul coordinamento delle consulenze mediche di specialisti italiani di fronte al dossier Covid. Attività che hanno portato fra l’altro al riassorbimento di tutti gli arretrati, salvo che per i passaporti (emessi a un ritmo salito a 36.000 all’anno, più di quanto non sia richiesto alla Questura di una città come Firenze), per i quali si prevede “un riequilibrio” nei prossimi mesi se il personale extra garantito dai piani Brexit della Farnesina potrà essere mantenuto. E non senza il parallelo l’avvio – fra i primi consolati al mondo – delle emissioni delle nuove carte d’identità elettroniche, che attraverso il sistema Fatenet permetteranno l’accesso diretto in rete a tutti una serie di documenti e pratiche pure agli italiani d’Oltremanica.

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