Giovani

  • L’UE stanzia 100 milioni di euro supplementari per favorire i programmi di ricerca e di mobilità degli studenti

    A seguito dell’accordo tra il Parlamento europeo e il Consiglio in merito al bilancio dell’UE 2019 , la Commissione europea ha proposto di aggiungere 100 milioni di euro al finanziamento dei programmi faro dell’UE: Orizzonte 2020 e Erasmus+. Questi fondi supplementari contribuiranno a rafforzare la risposta dell’UE dinanzi a sfide fondamentali quali i cambiamenti climatici e ad adattare ulteriormente il settore dell’istruzione alle esigenze del mercato del lavoro. Dei 100 milioni di euro supplementari, 80 milioni sono destinati alla ricerca sul clima nell’ambito di Orizzonte 2020, il programma di ricerca e innovazione dell’UE. Questo denaro contribuirà all’ambizioso obiettivo di destinare il 35% della dotazione di bilancio di Orizzonte 2020 alla ricerca sul clima.

    I restanti 20 milioni di euro andranno a sostegno del programma dell’UE per l’istruzione, la formazione, la gioventù e lo sport in Europa, Erasmus+. Questi fondi supplementari contribuiranno inoltre a istituire entro il 2025 le “Università europee”, una nuova iniziativa dell’UE e una pietra angolare dello Spazio europeo dell’istruzione. Entro il 2021 l’UE intende istituire 12 università europee che consentiranno agli studenti di ottenere un diploma combinando gli studi in diversi paesi dell’UE e contribuiranno alla competitività internazionale delle università europee nell’UE e nel resto del mondo.

    La proposta adesso richiede l’approvazione del Parlamento europeo e del Consiglio.

    Fonte: Commissione europea

  • Gli italiani in età di pensione sono quasi il doppio di quelli pre-adolescenti

    In Italia nel 2018 c’erano 168,9 persone con oltre 65 anni ogni 100 ragazzi di età massima pari a 15 anni, secondo quanto rilevato dall’Istat nel rapporto ‘Noi Italia’. Si tratta dell’indice di vecchiaia più alto d’Europa, a cui corrisponde un indice di dipendenza, che misura il carico delle generazioni in pensione su quelle lavorative altrettanto preoccupante. Per tasso di fecondità l’Italia è all’ultimo posto della Ue, a pari merito con la Spagna, con solo 1,3 figli per donna. Un valore “sensibilmente” inferiore” alla cosiddetta ‘soglia di rimpiazzo’.

    Del resto, il tasso di nuzialità è tra i più bassi del Vecchio Continente e “solo” il 13% dei bambini viene accolto in asili nido pubblici (quando poi crescono, quei bambini faticano a completare gli studi, aumenta la percentuale di chi abbandona precocemente, e faticano più di chiunque altro in Europa a trovare lavoro: per quanto i Neet italiani siano in calo, restano i più numerosi in Europa).

  • Irish unemployment at 11-year low

    According to Ireland’s national statistical service (CSO), the country’s unemployment rate fell to an 11-year low of 5.4% in March, with youth unemployment standing at 13,4%, numbers that are significantly lower than the Eurozone average of 7.8%.

    Unemployment has dropped dramatically in Ireland since 2012 when the country was immersed in a financial crisis and the jobless rate stood at 16%.

    The Irish economy continued to expand in 10 of its 14 main economic sectors in the fourth quarter of 2018, with services and construction driving the economy. Ireland is also attracting EU migration, particularly in the technology sector, but also in civil engineering and health services.

    The Irish economy continues to grow robustly, despite Brexit uncertainty and the deceleration of growth in Italy, Germany, and France. Tax revenue continues to surpass projections, with a 7.1% increase in the first quarter compared to last year.

    Thus far, corporation tax is double of what was projected for the 2019 budget while the budget deficit is also on a downward trajectory, despite a surge in Irish contributions to the EU budget.

     

  • Chi ruba il futuro agli italiani?

    Al di là delle possibili strumentalizzazioni è comunque ammirevole che centinaia di migliaia di giovani in tutto il pianeta siano scesi in piazza a manifestare contro “chi gli vuole rubare il futuro” e a difesa del pianeta minacciato dal riscaldamento globale.

    Pensavo a loro e, in particolare ai ragazzi italiani, mentre leggevo i dati aggiornati del nostro debito pubblico, riflettendo sul fatto che farebbe comodo una sedicenne come Greta Thunberg che, nel nostro Paese, ponesse con forza una priorità aggiuntiva a quella di salvare il pianeta e cioè di chiedere se le politiche economiche dell’attuale governo non minaccino anch’esse, più del riscaldamento globale, il loro futuro.

    Infatti, come in una irrefrenabile corsa vero il precipizio, oltre agli errori commessi dal governo in politica estera, sia in ordine al logoramento dei rapporti con i partner dell’UE, che hanno portato il Paese all’isolamento, sia in ordine alla controversa e opaca scelta di aderire all’accordo con la Cina sulla “nuova via della seta”, con il rischio di scenari inquietanti e rischi non calcolati, ciò che ha avuto più impatto sul fragile assetto economico nazionale sono certamente le discutibili scelte della manovra finanziaria per il 2019, a partire dal reddito di cittadinanza e dalla cosiddetta “quota 100”, per i quali è sempre stata nota l’insostenibilità economica e finanziaria.

    I nostri governanti infatti, non paghi di avere contribuito ad aggravare una fase recessiva che ha portato le previsioni del Pil del 2019 a ridursi dal già misero 1,2% allo 0,2% di oggi, e per nulla soddisfatti dall’avere bruciato le poche risorse disponibili della manovra finanziaria per distribuire regalie incapaci di produrre effetti positivi sull’andamento congiunturale e contrastare l’andamento recessivo, rispondono ai chiari segnali di fallimento delle loro perniciose decisioni con ulteriore ottuso accanimento, reiterando strategie fallimentari basate sulla distribuzione di risorse pubbliche a pioggia.

    Da qui il provvedimento denominato “sblocca-cantieri”, che non contiene alcuna idea di come fare a sbloccare i cantieri, cosa peraltro comune anche agli esecutivi precedenti, ma in compenso con in più l’assenza di qualsiasi intesa tra Lega e M5S su come arrivare agli obiettivi propagandistici e non certo economici prefissi, o promettere come fa Salvini l’approvazione entro l’anno della Flat Tax, (che costerebbe da 12 a 58 Mld di euro, a seconda di chi fa i conti), essendo il vero obiettivo non il rilancio dell’economia ma solo a chi dovrà giovare di più sul risultato elettorale, all’indomani del quale, qualunque sarà risultato, nel nostro Paese ci saranno solo macerie. In altre parole le sempreverdi “norme manifesto” utili solo alla propaganda, “Salvo Intese”.

    Ma non è tutto, perché c’è un aspetto perfino più inquietante e cioè la possibile manipolazione dei conti in merito alla gravità della situazione in cui versa realmente il Paese, in barba alle più elementari regole di onestà e trasparenza che un governo democratico ha il dovere di garantire, in particolare sulla reale entità del Debito Pubblico dello Stato.

    Infatti, pur avendo riportato tutti i mass media l’incredibile picco storico in valore assoluto raggiunto dal debito pubblico nel nostro Paese nel mese di gennaio 2019, pari a 2.358 miliardi di euro, stranamente quasi nessun organo ha riportato lo stesso dato in percentuale rispetto al PIL, forse perché sapere che ha raggiunto il vertiginoso livello del 134,44% avrebbe costituito un trauma che era meglio evitare?

    Si è preferito giocare alle “tre carte” ed invece di pubblicare che il debito a gennaio 2019 era di 2.358 euro, pari al 134,44% come normalmente si è fatto, con un’abile costruzione della notizia si è collegato il dato del debito finale del 2018 pari alla percentuale del 132,1% rispetto al PIL, di cui è stato ammesso essere il record storico, sia percentuale che in valore assoluto, ed il valore del debito di gennaio 2019 pari a 2.358 mld di €, senza comunicare il relativo dato percentuale del 134,44%, dando la sensazione di una situazione sotto controllo, perché si sarebbe passati dal 131,3 del 2017 al 132,1 del 2018 e quindi di un aumento del debito dello 0,8% che è grave, ma non drammatico.

    Ma l’operazione camaleontica è ancora più grave perché oltre a tentare di evitare il panico su un livello di indebitamento ai limiti della sostenibilità, nasconde una possibile manipolazione dei dati del dicembre 2018, perché sembrerebbe che siano stati rinviati a gennaio 2019 gran parte dei pagamenti dell’anno precedente che, se contabilizzati, avrebbero fatto schizzare il 132,1% a ben altri livelli, appunto superiori al 134%. Tale ipotesi sembrerebbe avvalorata dal dato che l’aumento del debito tra il 2017, quando ammontava a 2263,4 mld di €, pari al 131,3% del rapporto debito-PIL sia stato fino a gennaio 2019 di 72 mld di €, di cui 30,7 mld da gennaio a dicembre 2018 e ben 41,3 mld di € contabilizzati nel solo mese di gennaio 2019.

    Se si tiene conto che l’unico obiettivo che pone l’Unione Europea è la riduzione del debito pubblico, il cui incremento, occorre ricordare, è il frutto del ricorso per oltre quarant’anni all’uso distorto della spesa pubblica per l’acquisizione del consenso da parte delle forze politiche al potere, e che per ridurre il debito, più che operare su politiche di austerità, occorre puntare sulla crescita economica e sugli investimenti e non certo sulle medesime politiche di sperpero del pubblico denaro che hanno portato negli ultimi 40 anni il Paese all’attuale condizione di quasi dafault , appare evidente che le politiche demagogiche e i giochetti di rinvio dei pagamenti all’anno nuovo, utili solo alle campagne elettorali, costituiscono l’identikit perfetto per individuare chi in questo Paese vuole realmente rubare il futuro, non solo ai giovani.

  • In Italia sempre più giovani imprenditori

    Nelle settimane in cui si fa un gran parlare del Reddito di Cittadinanza e di disoccupazione giovanile, c’è un dato che fa tirare un sospiro di sollievo: le nuove generazioni in Italia sono una realtà da primato nell’inventarsi il lavoro con 560mila imprese condotte da under 35.

    Questi dati collocano il Belpaese ai vertici dell’Unione Europea in termini di numero di giovani imprenditori. È quanto emerge dallo studio su “I giovani italiani che creano lavoro” presentato in occasione dell’Assemblea Giovani Impresa della Coldiretti. Un vero e proprio esercito di giovani italiani che conta l’apertura di circa 300 imprese al giorno nel 2018. Il risultato è che in Italia quasi un’impresa su dieci è condotta da giovani (9%), ma la percentuale sale al 30% tra quelle di nuova apertura nei primi nove mesi del 2018 secondo le elaborazioni su dati Unioncamere.

    La presenza di giovani si estende a tutti i settori produttivi, dall’agricoltura all’artigianato, dall’industria al commercio fino ai servizi, ma quelle più gettonate sono, nell’ordine, il commercio al dettaglio, le attività di ristorazione e le coltivazioni agricole e l’allevamento.

    In Italia i giovani di età compresa tra i 25 ed i 34 anni che hanno un lavoro autonomo sono il 90% in più della Spagna, il 60% in più della Germania, il 53% in più della Francia e in generale sono pari ad un quarto del totale dell’area Euro, secondo le elaborazioni Coldiretti su dati Eurostat dalle quali emerge che i giovani italiani sono tra i più intraprendenti dell’Unione Europea.

    Un dato che solo apparentemente stride con le ultime statistiche secondo le quali in Italia è pari al 66,4% la percentuale di giovani (18-34 anni) che vivono ancora con i genitori nel 2017 rispetto alla media europea del 50%.

    In realtà questo legame si evidenzia anche nell’elevato numero di imprese familiari la cui presenza varia da quasi il 60% nel mercato azionario italiano a circa il 90% in settori come l’agricoltura.

    Una specificità tutt’altro che negativa perché ha permesso il radicamento territoriale di molte attività imprenditoriali che altrimenti avrebbero rischiato la delocalizzazione.

    La famiglia in Italia è un punto di riferimento perché al suo interno ha le risorse per sopportare meglio la crisi dal punto di vista economico, ma è anche in molti casi una palestra per consentire ai giovani di esprimere la propria creatività e intraprendenza. Questo però nasconde un problema di base molto ampio del nostro Paese. L’Italia presenta uno dei maggiori squilibri demografici al mondo nel rapporto tra generazioni più mature e quelle più giovani, ovvero tra i boomers e i millennials. Più nel dettaglio, gli attuali trentenni sono ben un terzo in meno rispetto agli attuali cinquantenni.

    La capacità di continuare a crescere e rendere sostenibile il sistema sociale dipenderà quindi dai giovani imprenditori. Purtroppo l’Italia è uno dei paesi avanzati che, nell’entrata nel nuovo secolo, si sono rivelati meno in grado di dotare le nuove generazioni di strumenti efficaci per essere attive e vincenti nei processi di trasformazione e sviluppo. Spingere la domanda di qualità è oggi necessario soprattutto cambiare strategia, non costringendo i giovani ad adattarsi al ribasso a quello che l’Italia oggi offre, come fatto tristemente sinora, ma consentendo all’Italia di crescere al meglio sfruttando quanto le nuove generazioni possono dare.

    C’è, in Italia, rispetto alle altre economie avanzate, una bassa domanda di qualità. Questo è dovuto in parte ad un sistema che considera i giovani manodopera da pagare poco anziché leva su cui investire per aumentare competitività e crescita delle aziende.

    Va quindi ribaltata, prima di tutto, la prospettiva di lettura della relazione tra nuove generazioni e crescita del Paese. Non sono tanto i giovani che hanno bisogno di lavoro, ma il lavoro che ha bisogno dei giovani per diventare vero motore di sviluppo e competitività.

  • Erasmus+, un progetto di successo

    La Commissione europea ha pubblicato la sua relazione annuale sul programma Erasmus+, da cui emerge che al programma sta partecipando il numero di persone più elevato di sempre, mentre il numero di progetti finanziati ha continuato a crescere. Al contempo il programma sta diventando più inclusivo e più internazionale.

    Nel 2017, l’UE ha investito nel programma la cifra record di 2,6 miliardi di EUR, con un aumento del 13% rispetto al 2016. Grazie a tali investimenti, il numero di opportunità offerte ai giovani è oggi più elevato che mai. In base ai dati pubblicati, Erasmus+ rimane sulla buona strada per conseguire l’obiettivo di sostenere il 3,7% dei giovani dell’UE tra il 2014 e il 2020. La relazione sottolinea inoltre che il programma sta diventando più aperto per le persone provenienti da contesti svantaggiati nonché da organizzazioni più piccole.

    Il sostegno per il programma è più forte che mai. Durante la campagna volta a celebrare il trentennale di Erasmus, condotta con successo nel 2017, oltre 750.000 persone hanno partecipato a 1.900 eventi in 44 paesi, evidenziando una volta di più il ruolo del programma Erasmus+ (e dei programmi che lo hanno preceduto) nel consentire ai giovani di sviluppare le loro competenze e di vivere concretamente l’esperienza di sentirsi europei.

    Nel 2017 il programma Erasmus+ ha fornito sostegno a un numero record di persone – quasi 800.000 – permettendo loro di studiare, seguire una formazione o fare volontariato all’estero, con un aumento del 10% rispetto al 2016. Inoltre il programma ha finanziato la cooperazione tra enti di istruzione, organizzazioni giovanili e imprese. In totale, 84 700 organizzazioni hanno partecipato a 22 400 progetti. Durante l’anno accademico 2016/2017 il programma ha consentito a più di 400 000 studenti universitari, tirocinanti e membri del personale di trascorrere un periodo di apprendimento o di insegnamento all’estero. Tra questi, circa 34 000 studenti e membri del personale hanno ricevuto sovvenzioni per recarsi in paesi partner in tutto il mondo, o per essere accolti in provenienza da uno di tali paesi. La Francia, la Germania e la Spagna sono stati i tre principali paesi di partenza per gli studenti, mentre le tre destinazioni più popolari sono state la Spagna, la Germania e il Regno Unito.

    La relazione annuale dimostra ancora una volta che Erasmus+ è ben più che un programma rivolto agli studenti universitari ed al personale accademico. L’UE ha inoltre continuato a mettere a disposizione corsi di formazione professionale per i discenti e il personale (160 000 persone), per i giovani e i giovani lavoratori (158 000) e per il personale del settore dell’istruzione per gli adulti (6 400). Tra i beneficiari dei progetti di cooperazione vanno inoltre annoverati i docenti e il personale scolastico (47 000) e i loro alunni (110 000). Oltre alla Settimana europea dello sport, il programma ha finanziato 162 progetti a cui hanno partecipato 930 organizzazioni sportive, compresi dieci eventi sportivi senza scopo di lucro.

    Erasmus+ sta diventando sempre più accessibile per coloro che possono trarne il massimo vantaggio, offrendo maggiori opportunità e stanziando finanziamenti supplementari per i partecipanti provenienti da contesti socioeconomici svantaggiati. Nel 2017, quasi 21 000 studenti e membri del personale svantaggiati hanno partecipato alle attività di mobilità Erasmus+ nel settore dell’istruzione superiore. Il numero totale di partecipanti svantaggiati nel campo dell’istruzione superiore è salito così ad oltre 67 500 a partire dal 2014, tra i quali quasi 2 000 partecipanti con esigenze speciali.

    Inoltre nel 2017 il programma si è ulteriormente evoluto al fine di integrare le priorità strategiche dell’UE per le competenze digitali nei settori dell’istruzione, della formazione e della gioventù, anche attraverso programmi di studio e metodi di insegnamento innovativi. Ad esempio, la nuova applicazione mobile di Erasmus+ è stata scaricata ed installata oltre 55 000 volte a partire dal suo lancio a metà del 2017; più di 380 000 persone hanno beneficiato di una formazione linguistica online dal 2014, tra cui quasi 5 500 rifugiati arrivati recentemente.

    Fonte: Comunicato stampa della Commissione europea

  • Orizzonti europei per i giovani

    L’Ufficio del Parlamento europeo a Milano dedica un approfondimento al tema “L’Europa per i giovani” e la mattina di martedì 22 gennaio invita all’incontro dal titolo “I confini dei giovani: orizzonti europei” che si svolgerà allo spazio Avanzi di via Ampère, 61/A di Milano. Durante l’evento, che si colloca tra le iniziative della campagna #StavoltaVoto, saranno illustrate le opportunità per i giovani dei programmi Corpo Europeo di Solidarietà, Erasmus + e Europa Creativa, rivolti a studenti, volontari, creativi, imprenditori e alle organizzazioni attive nell’ambito del sociale, della formazione e della cultura.

    Per partecipare è necessario registrarsi alla mail epmilano@europarl.europa.eu

  • Ambasciatori d’Europa 2019: un concorso che premia gli studenti che sapranno raccontare l’Europa secondo gli ideali dei padri fondatori

    L’Association Europeenne des enseignants – sezione italiana bandisce il concorso  “Prof. Giuseppe Tramarollo” Ambasciatori d’Europa 2019. Al concorso possono partecipare gli studenti  della scuola primaria (5° anno) e della scuola secondaria di primo e secondo grado. Tema del concorso “Gli ideali che mossero i Padri fondatori dell’Europa ed il perché dell’urgenza del nostro impegno per completare la loro opera”.

    Agli studenti della scuola primaria (5° anno) e secondaria di primo grado, viene chiesto di sviluppare il tema del concorso mediante la realizzazione di un prodotto grafico, multimediale o, comunque, espressivo. Si indica come  esempio una raccolta di disegni, foto, un sito web, una recita teatrale, un saggio in prosa o in versi, un brano musicale, un filmato (spot, cortometraggio, videoclip) e tutto ciò che possa essere considerato una forma espressiva.
    I lavori dovranno essere accompagnati da una sintetica relazione scritta con motivazione e descrizione del lavoro svolto. Dovrà essere, altresì allegato un breve curriculum dello studente (Corso di studi, votazioni riportate, interesse per le lingue, impegno su tematiche riguardanti il processo di integrazione europea). Il Lavoro deve pervenire firmato dall’interessato e dal docente che ha curato la preparazione del partecipante. E’ necessaria una lettera di accompagnamento con  il timbro della scuola e la firma del Dirigente scolastico.

    Agli studenti della scuola secondaria di secondo grado, viene chiesto di sviluppare l’argomento del concorso mediante la realizzazione di un tema o di una tesina. Il Lavoro deve pervenire dattiloscritto, firmato dall’interessato e dal docente che ha curato la preparazione del partecipante. Dovrà essere, altresì allegato un breve curriculum dello studente (Corso di studi, votazioni riportate, interesse per le lingue, impegno su tematiche riguardanti il processo di integrazione europea). E’ necessaria una lettera di accompagnamento con  il timbro della scuola e la firma del Dirigente scolastico. ( Lunghezza del lavoro: non più di 4 facciate A4, carattere 12, interlinea 1,15).

    I lavori, accompagnati da tutte le indicazioni richieste, devono pervenire alla sede nazionale dell’AEDE entro il 31 Marzo 2019. (AEDE – Piazza della Libertà,13 –  0192 ROMA).

    E’ possibile inviare il materiale anche per via elettronica al seguente indirizzo: aede.italia@gmail.com

    Selezione dei lavori e premiazione: Una apposita commissione selezionerà i vincitori. La Commissione, nella valutazione, si atterrà ai seguenti criteri: a. Coerenza dell’elaborato con il tema proposto; b. Capacità di veicolare il messaggio in maniera efficace e innovativa; c. Grado di creatività nella forma e nel contenuto proposto.

    Obiettivi del concorso: Contribuire alla maturazione nei giovani di una sempre più profonda e proficua consapevolezza della fondamentale rilevanza    di alcuni obiettivi prioritari dell’attività dell’Europa Unita (costruzione della cittadinanza attiva, mobilità professionale, ecc.), coinvolgendoli attraverso un concorso ed una premiazione.

    L’iniziativa intende, inoltre, stimolare i giovani a riflettere sull’ Europa e sul suo futuro: Europa perché, come e per quali fini. Una riflessione e condivisione dell’idea di Europa, per analizzare in maniera critica e propositiva il passato, il presente e il futuro dell’Unione. Da questa riflessione sui valori, sulle opportunità e sull’importanza dell’essere cittadini europei, gli studenti sono invitati a trarre spunto per una indicazione delle speranze, degli obiettivi e delle scelte che dovrebbero ispirare in futuro l’Unione europea.

    È un invito ai giovani a pensare all’Europa come risposta ai loro bisogni e alle loro aspettative facendo comprendere loro cosa significhi concretamente essere cittadini europei.

    Ente organizzatore: AEDE SEZIONE ITALIANA.

    I prodotti realizzati dai concorrenti dovranno pervenire su idoneo supporto (informatico, documento cartaceo o fotografico) entro e non oltre il termine del 31 Marzo  2019 alla sede dell’AEDE. (AEDE – ASSOCIAZIONE EUROPEA DEGLI INSEGNANTI- Piazza della Libertà, 13 – 00192 ROMA)
    I prodotti pervenuti oltre tale data non saranno presi in considerazione dal comitato valutatore.

    Il materiale inviato per la partecipazione al concorso non verrà restituito.
    Presentazione dei migliori lavori. I migliori lavori partecipanti al concorso saranno presentati e premiati in luogo e data da stabilire.

  • Grazie al sostegno del Comune, Milano si conferma capitale delle start up e delle imprese artigianali create dai giovani

    Presentati a Milano i dati sulle start up e nuove imprese che il Comune del capoluogo meneghino ha sostenuto dal 2012 al 2018, valorizzando l’intraprendenza di molti giovani, sia nell’ambito dell’innovazione, sia nelle imprese di vicinato, con particolare attenzione per le periferie.

    Le imprese occupano oggi quasi 9.000 persone, contribuendo al miglioramento dei tassi di occupazione in città. Il 15% di tutte le startup innovative in Italia nasce a Milano. Di queste, il 15% è nata o sostenuta dal Comune grazie ai contributi erogati dall’Amministrazione. Erano il 13% nel 2017, con una crescita quindi del 2%. Le attività avviate da donne sono oltre il 60%.

    Due i provvedimenti che, nel corso del 2018, hanno reso possibile il sostegno e la nascita di 35 imprese: Metter su Bottega e FabriQ Quarto.

    “Metter su Bottega”, rivolto all’apertura di nuovi laboratori artigiani, imprese commerciali o di servizi nelle periferie, ha selezionato 29 progetti, di cui 22 nuove imprese a prevalenza femminile e 9 imprese nel quartiere Niguarda, che beneficeranno di un finanziamento complessivo di 1,4 milioni di euro.

    “FabriQ Quarto” ha messo a disposizione 270 mila euro per finanziare progetti d’impresa ad alto impatto sociale nelle zone di Quarto Oggiaro, Villa Pizzone, Bovisa, Bovisasca, Comasina, Affori, Bruzzano e Dergano. Sei i progetti ammessi, che oltre al contributo economico avranno a disposizione uno spazio all’interno di FabriQ a Quarto Oggiaro, il primo incubatore dedicato all’innovazione sociale del Comune di Milano, un percorso di accompagnamento personalizzato della durata di 4 mesi e un aiuto per incontrare potenziali investitori economici.

  • La ricerca del lavoro è a portata di “app”

    Il mondo del lavoro sta diventando sempre più smart e tecnologico. Ormai molti software si sono spostati sui dispositivi mobili proprio per semplificare l’utilizzo dei clienti. Proprio per questo anche la ricerca del lavoro sta decisamente cambiando. Se in passato per cercare occupazione bisognava recarsi presso i centri per l’impiego o nelle agenzie interinali, oggi è possibile farlo comodamente da un pc oppure da un semplice smartphone.

    Accanto agli annunci di carta (una rarità ormai) e a quelli nelle bacheche virtuali di siti specializzati nel recruiting online, si stanno affiancando sempre di più le app per smartphone che mettono in contatto chi cerca lavoro e le aziende che invece sono sulle tracce di nuovo personale. Grazie all’aumento della tecnologia è possibile ricercare un nuovo impiego attraverso il proprio cellulare. Utilizzando queste applicazioni è possibile consultare e trovare le migliori offerte lavorative in un semplice click e praticamente ovunque.

    È il caso di Employerland, l’app realizzata da una start up italiana, che consente ai candidati di caricare il proprio profilo e poi mettersi alla prova con otto test che misurano le competenze personali: dall’inglese fino alla logica, passando per informatica, matematica e cultura generale. Si tratta di sfide tecniche che mirano a sondare le conoscenze dei giovani su alcune tematiche: digital trasformation, fintech, big data e il mondo dei social network. In queste sfide i ragazzi gareggiano tutti contro tutti e solo i migliori sono poi chiamati dalle aziende per dei colloqui one-to-one.

    Anche Monster.it ha lanciato qualche mese fa una nuova app per la ricerca di lavoro che aiuta gli utenti a cercare e connettersi “on the go” con le opportunità di lavoro. L’app messa a punto dalla società specializzata nel recruiting online richiede quattro passaggi: gli utenti creano un profilo utilizzando i social media o caricando il curriculum per completare il proprio profilo professionale, successivamente una tecnologia di matching filtra gli annunci di lavoro per trovare la posizione più interessante e in linea per il candidato.
    Dopo questo passaggio con un semplice “swipe” gli utenti hanno la possibilità di candidarsi all’annuncio o proseguire nella ricerca, ignorando l’offerta di lavoro; a questo punto i candidati possono modificare il proprio profilo professionale e caricare un curriculum completo direttamente da Monster.it o da piattaforme come Dropbox o Google Drive. Un semplice swipe verso destra consente di candidarsi inviando automaticamente il cv o il proprio profilo, ottimizzando tempi e risorse.

    Anche se si tratta di piccoli lavoretti estemporanei, la tecnologia ci viene in supporto. È il caso di jobby, il portale che ospita offerte e richieste di occupazione temporanea che in questi giorni sta popolando i social e le stazioni della metropolitana di Milano. Già, perché non importa quanto sia bizzarro il lavoro per il quale si cerca qualcuno in grado di realizzarlo. Se c’è una persona con quelle capacità, jobby consente di trovarla. Chi offre un lavoro, che sia un privato o un’azienda, ha la possibilità di pubblicare il proprio annuncio sulla piattaforma. Solo in un momento successivo dovrà farlo rientrare in una delle categorie previste da jobby. Con la novità che se questa categoria non esiste, potrà essere direttamente l’utente a crearla. Disponibile sia per iOs che per Android, l’applicazione della società fondata da Andrea Goggi permette di gestire il rapporto di collaborazione in ogni sua fase. Chi è in cerca di un’occupazione, un worker, come viene definito da jobby, può innanzitutto definire l’area nella quale vuole ricercare un’occupazione. Per esempio, entro un raggio di 10 chilometri dalla propria città. Scorrendo tra le offerte così filtrate, è possibile conoscere i dettagli di ogni singola offerta e, soprattutto, visualizzare il profilo del privato o dell’azienda che è alla ricerca di un lavoratore. Una volta individuata l’offerta che fa al caso proprio, ci si può candidare direttamente tramite l’app.

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