Giovani

  • Tempi stretti

    Secondo il presidente dell’Inps Pasquale Tridico si è persa una intera generazione di giovani, inoltre la caduta della natalità e la non raggiunta parità di genere sono ancora gravi ostacoli alla ripresa economica. A questi problemi si aggiunge una scarsa partecipazione al mercato del lavoro nel sud Italia. Questi sono certamente problemi gravi che da anni attendono risposta ma nella speranza che si appronti finalmente quella serie di provvedimenti che possano aiutare a risolverli il mondo politico ed economico deve prendere atto di alcune gravi storture del nostro sistema che, se non saranno eliminate, porteranno all’aggravarsi di una situazione ormai diventata esplosiva. Come si può pensare che da ora in avanti i giovani possano affrontare il problema della denatalità se non sono in grado di potersi costruire una famiglia? Chi ha il lavoro lo ha troppo spesso in attività legate ad una partita iva fittizia o a un contratto a termine che non consente né di pagare un affitto né di accedere a un mutuo per l’acquisto di una pur modesta abitazione. Per avere dei figli bisogno poter garantire che i loro genitori possano vivere insieme e possano offrire ai nascituri una vita dignitosa, oggi invece gran parte dei giovani è costretta, giocoforza, a vivere nella casa paterna/materna e a restare dipendenti dai genitori che si fanno via via più anziani. In troppi settori il lavoro manca, in altri c’è ma per qualifiche che i giovani non hanno e la fascia d’età più colpita è quella dei trentenni/quarantenni. Non possiamo inoltre ignorare che se è vero che diverse persone, ottenuto il reddito di cittadinanza, non hanno più cercato un lavoro è altrettanto vero che il non funzionamento delle strutture preposte a trovare ed offrire lavoro non funzionano, non hanno funzionato in passato e non funzionano quelle inventare per supportare il reddito di cittadinanza, un’altra volta soldi buttati e nessun vero aiuto a chi il lavoro lo cerca. Una delle più grandi storture del cosiddetto mercato del lavoro sono le agenzie e le tante cooperative che offrono dipendenti sia agli enti pubblici che ai privati. I dipendenti di queste agenzie/cooperative lavorano con stipendi inferiori perché parte di quello che l’ente pubblico o il privato paga resta all’agenzia o alla cooperativa. In troppe occasioni gli enti pubblici non assumono più direttamente ma fanno dei bandi di gara per la durata di un anno e le agenzie che vincono il bando siglano con i dipendenti ovviamente contratti a termine così chi lavora per loro è tenuto per il collo ed ogni anno rischia di ritrovarsi senza lavoro. Prendere o lasciare o mangiar questa minestra o saltar dalla finestra. Perciò stipendi ridotti all’osso e precarietà costante, come si pensa di poter aumentare la natalità in questa situazione di totale incertezza? Di fatto, ormai da anni, il mercato del lavoro non è più un rapporto tra chi offre lavoro e chi lo cerca ma è un rapporto di intermediazione sul quale vivono, con più che discreti profitti, alle spalle del lavoratori, persone terze che non rischiano nulla. C’è seriamente da chiedersi come la politica abbia consentito tutto questo, da sinistra a destra, e come i sindacati siano rimasti colpevolmente silenziosi. Questo tipo di sfruttamenti del lavoro è l’aspetto più torbido di un capitalismo autoreferenziale che ha tradito se stesso ma, quel che è peggio, ha sfalsato i rapporti tra lavoratori e datori di lavoro creando quei meccanismi perversi che ci hanno portato, oggi, ad avere centinaia di migliaia di giovani non in grado, pur avendo un lavoro, di sostentarsi con questi e di programmare il futuro, il capitalismo autoreferenziale, la finanza che ha soppiantato l’economia reale stanno distruggendo la società e i tempi sono stretti, molto stretti per porre rimedio.

  • La sanità sconta 14mila cervelli via in 10 anni e chiede investimenti nella ricerca

    La ricerca clinica in Italia langue. Da un lato, infatti, il finanziamento pubblico alle sperimentazioni indipendenti mirate allo sviluppo di nuove cure ancora insufficiente, dall’altro le regole attuali ostacolano gli scienziati e vanno velocizzate le procedure autorizzative e le approvazioni dei Comitati Etici. Senza contare ‘l’emigrazione’ dei cervelli verso l’estero, con una perdita di circa 14mila ricercatori dal 2008 ad oggi. Per questo – come da richiesta avanzata in una conferenza stampa dai principali gruppi di esperti che si occupano di sperimentazioni nel nostro Paese, cioè ACC (Alleanza Contro il Cancro), FADOI (Federazione delle Associazioni dei Dirigenti Ospedalieri Internisti), FICOG (Federation of Italian Cooperative Oncology Groups), Fondazione GIMEMA (per la promozione e lo sviluppo della ricerca scientifica sulle malattie ematologiche) e GIDM (Gruppo Italiano Data Manager) –  è necessario che finanziamenti dai 20 miliardi del Recovery Plan indirizzati alla sanità siano riservati proprio alla ricerca clinica indipendente.

    Servono, innanzitutto, più fondi. Nel 2018, rilevano le associazioni, solo 24 milioni 163mila euro sono stati erogati dal Ministero della Salute per sostenere le sperimentazioni non sponsorizzate dall’industria. Un abisso separa questa cifra dagli 806 milioni di dollari erogati negli Stati Uniti nel 2017 solo per gli studi sul cancro. Ma non solo. I gruppi di ricerca hanno anche inviato alle Istituzioni un documento in cui vengono delineati i tre capisaldi per il rilancio della ricerca clinica: semplificare e velocizzare le procedure autorizzative, stabilizzare contrattualmente il personale di supporto, potenziare le infrastrutture digitali per garantire un salto di qualità degli studi. E’ inoltre necessario, affermano, istituire al più presto un tavolo tecnico istituzionale.

    “Nel 2019, in Italia, sono state autorizzate 672 sperimentazioni, 516 profit e 156 no profit. E quasi il 40% ha riguardato l’oncologia – afferma Carmine Pinto, Presidente FICOG -. Le difficoltà a cui va incontro la ricerca non sponsorizzata dall’industria sono sintetizzate nella diminuzione del 4,1% del numero di studi indipendenti dal 2018 (27,3% del totale) al 2019 (23,2%). La parola d’ordine deve essere innanzitutto semplificazione poiché è eccessivo il peso della documentazione richiesta e richiede troppo tempo la necessità di ottenere l’autorizzazione di tutti i Comitati Etici ai quali afferiscono i centri coinvolti”. Altra criticità è quella del personale addetto in ricerca e sviluppo, che in Italia è intorno a 9 per 1000 unità di forza lavoro, rispetto a 15 per 1000 della Germania e a una media dell’Ue di circa il 12 per mille. E il nostro Paese è fanalino di coda fra i Paesi OCSE anche per numero di ricercatori occupati e figure specifiche necessarie. “Assistiamo – rileva Marco Vignetti, presidente Fondazione GIMEMA – a una estrema difficoltà ad ottenere una continuità di prestazioni lavorative e ad una costante migrazione di personale esperto verso aziende farmaceutiche, con la creazione di un preoccupante gap che rischia di compromettere la qualità della ricerca, soprattutto quella accademica”. In generale, in Italia la spesa in ricerca è pari all’1,2% del Pil, mentre la media dei Paesi Ue raggiunge il 2%, con la Germania quasi al 3%. Tuttavia il nostro Paese si distingue nel contesto europeo proprio per la qualità della ricerca. “Pur avendo poche risorse, gli studi condotti in Italia hanno cambiato la pratica clinica a livello internazionale ad esempio in diversi tumori, portando alla modifica di linee guida e raccomandazioni. E i lavori scientifici italiani in ambito oncologico – conclude Ruggero De Maria, Presidente ACC – sono tra i più citati al mondo, subito dopo quelli del Regno Unito”.

  • I cittadini dell’UE sostengono con decisione la cooperazione con i paesi partner e con i giovani per ridurre la povertà

    Secondo l’indagine Eurobarometro più recente sulla cooperazione allo sviluppo, quasi 9 cittadini dell’UE su 10 ritengono sia importante creare partenariati con i paesi terzi per ridurre la povertà.

    La pandemia mondiale non ha intaccato il sostegno dei cittadini alle iniziative dell’UE a favore dello sviluppo internazionale; i risultati confermano la forte tendenza registrata negli ultimi anni a ritenere la cooperazione con i paesi partner una delle politiche più positive dell’UE.

    Uno dei risultati principali dell’indagine indica una preoccupazione crescente per la salute, identificata come la sfida più urgente per il futuro dei paesi in via di sviluppo, con una percentuale del 36%, cinque punti in più rispetto al 2019.

    Nell’ambito della crescente inquietudine dell’opinione pubblica per la COVID-19, l’UE si sta concentrando al momento sulla vaccinazione dei propri cittadini e sugli sforzi internazionali per la vaccinazione mondiale, contribuendo sostanzialmente a COVAX e prefinanziando la produzione di vaccini che vengono esportati in 34 paesi. L’UE sta inoltre rafforzando i sistemi sanitari, basandosi sul pacchetto di misure “Team Europa” di risposta globale, con oltre 40 miliardi di € di sostegno ai paesi partner colpiti dalla pandemia.

    Tra le sfide più urgenti vengono citate l’istruzione (35%), la pace e la sicurezza (32 %), la crescita economica e l’occupazione (29%). Circa un quarto degli intervistati ha indicato l’acqua e le strutture igienico-sanitarie (27%), la democrazia e i diritti umani (26 %), la sicurezza alimentare e l’agricoltura (24%).

    La grande maggioranza dei cittadini dell’UE (88%) concorda sul fatto che l’Unione dovrebbe combattere il cambiamento climatico e i suoi effetti nei paesi in via di sviluppo, mentre il 77% si dice fortemente d’accordo sul fatto che la lotta alla povertà in questi paesi debba essere tra le priorità principali dell’UE. Il 61 % ritiene che le politiche di sviluppo dell’Unione dovrebbero inoltre concentrarsi sulla riduzione delle disuguaglianze nei paesi in via di sviluppo. Circa un terzo degli intervistati (34 %) ritiene che la politica di sviluppo dell’UE dovrebbe incentrarsi esclusivamente sul rafforzamento delle economie dei paesi in via di sviluppo.

    Per quanto riguarda le relazioni con l’Africa, più di quattro cittadini dell’UE su cinque (81%) ritengono che l’UE dovrebbe rafforzare i partenariati con i paesi africani per creare occupazione e assicurare uno sviluppo sostenibile in entrambi i continenti. I risultati sono sulla stessa linea della comunicazione congiunta dell’UE “Verso una strategia globale per l’Africa” e dei cinque partenariati con l’Africa proposti dall’UE.

    L’indagine di quest’anno ha esaminato in particolare il ruolo dei giovani nei paesi in via di sviluppo per affrontare i) le sfide ambientali e ii) le sfide economiche e sociali, chiedendo agli intervistati se ritengono che i giovani nei paesi in via di sviluppo svolgano un ruolo centrale nell’affrontare le sfide ambientali nei loro paesi. I risultati rivelano che nove cittadini dell’UE su dieci (90%) concordano sul fatto che i giovani siano importanti nell’affrontare le sfide ambientali nei paesi in via di sviluppo; il 91 % ritiene che siano essenziali per affrontare le sfide economiche e sociali in questi paesi.

    Fonte: Commissione europea

  • La Commissione lancia uno strumento interattivo per monitorare e anticipare i cambiamenti demografici nell’UE

    La Commissione ha presentato un “Atlante della demografia” dell’UE – uno strumento interattivo online per visualizzare, monitorare e anticipare i cambiamenti demografici nell’Unione europea, che è stato elaborato dal Centro comune di ricerca della Commissione (JRC).

    L’atlante fornisce un accesso rapido e agevole a un corpus completo di informazioni e dati demografici, raccolti a livello dell’UE, nazionale, regionale e locale.

    Presenta statistiche e proiezioni ufficiali di Eurostat, nuovi dati ad alta risoluzione spaziale prodotti dal JRC, nonché storie tematiche che collegano le tendenze demografiche a settori strategici specifici.

    L’atlante contribuirà a migliorare la comprensione dei cambiamenti demografici e ad anticipare le dinamiche in questo ambito. Si tratta di uno “strumento vivo” che può essere ampliato e adattato alle esigenze delle diverse politiche e che può contribuire al processo decisionale nell’ambito della coesione sociale, apportando benefici a tutti i cittadini dell’UE. Una migliore comprensione delle dinamiche demografiche nell’UE consente infatti alla Commissione di migliorare le proprie politiche.

    L'”Atlante della demografia”, che è disponibile al pubblico, può sostenere gli interventi in diversi settori, tra cui la sanità, l’occupazione, l’istruzione, l’accesso ai servizi, nonché le politiche territoriali e di coesione.

    I cambiamenti demografici sono uno dei principali processi alla base del futuro dell’Europa. La popolazione europea sta invecchiando e di pari passo si riduce quella in età lavorativa. La mobilità giovanile, sospinta in gran parte dalle opportunità di lavoro e di studio, presenta opportunità e sfide sia per le città che per le zone rurali europee.

    Da una recente relazione del JRC emerge che tra il 2015 e il 2019 22,9 milioni di giovani europei sono entrati a far parte della popolazione in età lavorativa, mentre nello stesso periodo 26,6 milioni di lavoratori hanno raggiunto l’età pensionabile: ovvero un possibile deficit di circa 3,8 milioni di lavoratori.

    Se da un lato gli interventi politici possono influire solo in parte sulle tendenze demografiche, dall’altro possono tuttavia contribuire a fare sì che i cambiamenti demografici non abbiano ripercussioni negative sull’economia, la produttività, la coesione sociale o la vita democratica.

    Nel giugno 2020 la Commissione ha avviato la propria azione in questo ambito con la Relazione sull’impatto dei cambiamenti demografici. L’Atlante della demografia presentato è finalizzato a sostenere tale azione, fornendo alla Commissione elementi oggettivi che saranno utilizzati per tre importanti iniziative politiche: il Libro verde sull’invecchiamento, la prospettiva a lungo termine per le zone rurali e la strategia dell’Unione europea sui diritti dei minori.

    Le edizioni future dello strumento comprenderanno informazioni sui fattori demografici quali la fertilità, la mortalità e la migrazione netta e le ultime proiezioni di Eurostat al di fuori dell’UE, con l’obiettivo di arrivare nel 2022 a una copertura globale di queste tematiche.

    Idee e opinioni sulla demografia nell’UE possono essere condivise nell’ambito della Conferenza sul futuro dell’Europa.

    Fonte: Commissione europea

  • Erasmus+: oltre 28 miliardi di euro a sostegno della mobilità e dell’apprendimento per tutti, in tutta l’Unione europea e oltre

    La Commissione ha adottato lo scorso 25 marzo il primo programma di lavoro annuale di Erasmus+ per il periodo 2021-2027. Con una dotazione di 26,2 miliardi di euro (rispetto ai 14,7 miliardi di euro del periodo 2014-2020), integrati da circa 2,2 miliardi di euro provenienti dagli strumenti esterni dell’UE, il programma, nuovo e riveduto, finanzierà progetti di mobilità per l’apprendimento e di cooperazione transfrontaliera per 10 milioni di cittadini europei di tutte le età e di ogni estrazione. Il programma punta a essere ancora più inclusivo e a sostenere le transizioni verde e digitale, come stabilito nello spazio europeo dell’istruzione. Erasmus+ sosterrà inoltre la resilienza dei sistemi di istruzione e formazione di fronte alla pandemia.

    Qualsiasi organismo pubblico o privato attivo nei settori dell’istruzione, della formazione, della gioventù e dello sport può presentare domanda di finanziamento, avvalendosi dell’aiuto delle agenzie nazionali Erasmus+ che sono presenti in tutti gli Stati membri dell’UE e nei paesi terzi associati al programma.

    Il nuovo programma Erasmus+ offre opportunità relative a periodi di studio all’estero, tirocini, apprendistati e scambi di personale in tutti gli ambiti dell’istruzione, della formazione, della gioventù e dello sport. È aperto agli alunni delle scuole e agli studenti dell’istruzione superiore e dell’istruzione e formazione professionale, ai discenti adulti, ai giovani che partecipano a uno scambio, agli animatori giovanili e agli allenatori sportivi.

    Oltre che nella mobilità, che assorbe il 70% del bilancio, il nuovo programma Erasmus+ investe anche in progetti di cooperazione transfrontaliera che possono coinvolgere istituti di istruzione superiore (ad esempio l’iniziativa delle università europee); scuole; istituti di istruzione e formazione degli insegnanti (ad esempio le accademie degli insegnanti Erasmus+); centri per l’apprendimento degli adulti; organizzazioni giovanili e sportive; erogatori di istruzione e formazione professionale (ad esempio centri di eccellenza professionale); altri operatori nel settore dell’apprendimento.

    Le principali caratteristiche del programma Erasmus+ 2021-2027 sono le seguenti:

    Erasmus+ inclusivo: per offrire maggiori opportunità a coloro che ne hanno meno, comprese le persone provenienti da contesti culturali, sociali ed economici diversi e le persone che vivono in zone rurali e remote. Tra le novità figurano gli scambi individuali e di classi per gli alunni delle scuole e la mobilità per i discenti adulti. Per le organizzazioni più piccole, come le scuole, le associazioni giovanili e i club sportivi, sarà più facile fare domanda grazie a partenariati su scala ridotta e all’uso di sovvenzioni semplificate. Il programma sarà inoltre più internazionale, per cooperare con i paesi terzi, basandosi sui successi del precedente programma, mediante scambi e progetti di cooperazione in tutto il mondo, che ora si estendono anche allo sport e ai settori dell’istruzione e formazione professionale;

    Erasmus+ digitale: la pandemia ha evidenziato la necessità di accelerare la transizione digitale dei sistemi di istruzione e formazione. Erasmus+ sosterrà lo sviluppo delle competenze digitali, in linea con il piano d’azione per l’istruzione digitale. Renderà possibili scambi e formazione in ambito digitale di elevata qualità, mediante piattaforme quali eTwinningSchool Education Gateway e il portale europeo per i giovani e incoraggerà i tirocini nel settore digitale. Nuovi formati, come quelli dei programmi “Blended Intensive”, consentiranno di integrare brevi soggiorni all’estero con l’apprendimento e il lavoro di squadra online. L’attuazione del programma sarà ulteriormente digitalizzata e semplificata con la piena introduzione della carta europea dello studente;

    Erasmus+ verde: in linea con il Green Deal europeo, il programma offrirà incentivi finanziari ai partecipanti che utilizzano modi di trasporto sostenibili. Investirà inoltre in progetti di sensibilizzazione alle tematiche ambientali e agevolerà gli scambi relativi alla mitigazione della crisi climatica;

    Erasmus+ per i giovaniDiscoverEU diventa ora parte integrante di Erasmus+ e offre ai giovani di 18 anni la possibilità di ottenere un biglietto ferroviario per viaggiare in tutta Europa, imparare da altre culture e incontrare altri giovani europei. Erasmus+ sosterrà inoltre opportunità di scambio e cooperazione attraverso nuove attività di partecipazione giovanile, per aiutare i giovani a imparare a partecipare alla vita democratica e a impegnarsi nella stessa, sensibilizzandoli ai valori europei condivisi e ai diritti fondamentali, e riunendo i giovani e i responsabili politici a livello locale, nazionale ed europeo.

    Lo sforzo di resilienza di Erasmus+ nel contesto della pandemia mobiliterà centinaia di migliaia di scuole, istituti di istruzione superiore, istituti di formazione professionale, insegnanti, giovani, organizzazioni giovanili e sportive, la società civile e altri portatori di interessi. Il programma contribuirà ad accelerare l’adozione di nuove pratiche che migliorino la qualità e la pertinenza dei sistemi per l’istruzione, la formazione e la gioventù in tutta Europa, a livello nazionale, regionale e locale.

    Fonte: Commissione europea

  • Il disprezzo

    La forma più insopportabile di disprezzo viene rappresentata dalla inequivocabile incapacità di leggere e comprendere quali possano essere le reali condizioni attuali del popolo che si intende governare e le sue reali aspettative.

    Dopo un anno dall’inizio della pandemia con oltre 100.000 morti ed a sole poche ore da un ennesimo lockdown totale, che lascerà sul campo altre decine di migliaia di piccole e medie imprese (danni stimati solo per le perdite legate al periodo pasquale oltre 15 miliardi), alle quali si aggiungerà la perdita di ulteriori posti di lavoro, dopo averne cancellati  già  456.000 in un solo anno, il nuovo segretario del Pd ha presentato il suo discorso di insediamento che si è rivelato come la peggiore forma di disprezzo  proponendo, per caratterizzare la propria nuova figura istituzionale di segretario del partito, una serie argomenti e di tematiche che nulla hanno a che fare con questa emergenza che ci ha riportati, dopo un anno, al punto di partenza. Con questi argomenti vengono indicate chiaramente quali strategie politiche potrebbero rappresentare la soluzione di questi problemi emergenziali, quasi la stessa emergenza economico-sanitaria e sociale non risultasse così importante da non rappresentare l’argomento fondamentale delle prossime politiche strategiche del partito stesso, eludendo, invece, e forse anche ignorando la reale drammatica congiuntura economica e sociale del popolo italiano come elementi caratterizzanti.

    Il neo segretario ha proposto come fattori fondamentali del suo programma 1) il voto ai sedicenni e 2) lo ius soli.

    Il voto ai sedicenni (1) rappresenta l’ennesimo tentativo di depotenziare il valore del voto all’interno di un sistema democratico svincolandolo dal conseguimento della maggiore età. Una persona, viceversa, che avesse a cuore le sorti del nostro Paese avrebbe proposto come elemento innovativo l’innalzamento dell’obbligo scolastico a 18 anni, rendendo quindi più consapevole l’esercizio stesso del diritto di voto. L’introduzione dello ius soli (2) invece viene giustificata dal neo segretario come la soluzione “all’inverno demografico” che caratterizza il nostro Paese, non tenendo in alcun modo in considerazione come la provincia autonoma di Bolzano sia l’unica in Italia ad avere un tasso demografico positivo grazie ai servizi di supporto alla famiglia favoriti ovviamente dalla disponibilità di risorse legate al regime fiscale autonomo. Il calo demografico è imputabile allora innanzitutto alla mancanza di una politica nazionale la quale dovrebbe offrire in termini di servizi alla famiglia esattamente quanto realizzato nella provincia autonoma di Bolzano.

    A questa manifestazione di assoluta superficialità giustificativa se ne aggiunge un’altra forse ancora più grave. Sembra incredibile come un ex Presidente del Consiglio, un ex ministro ed ora segretario del Partito Democratico non prenda in considerazione l’esodo di oltre 100.000 giovani diplomati e laureati che si recano ogni anno all’estero per trovare un’occupazione ed una retribuzione adeguata. Una dimenticanza o, peggio ancora, una negligenza (non oso pensare sia una sottovalutazione del fenomeno) che risulta insultante nei confronti delle famiglie che hanno sacrificato risorse per il conseguimento dei titoli di studio dei propri figli. Un fenomeno peraltro economicamente insostenibile per la stessa pubblica amministrazione a causa degli investimenti di risorse finanziarie nel sistema scolastico per la formazione degli studenti i cui effetti vanno ad alimentare gli stati e soprattutto l’economia mete di questa emigrazione giovanile italiana.

    Questi due semplici argomenti politici dimostrano il disprezzo del neo segretario nei confronti del popolo italiano: in primis, come segretario di un partito al governo da due decenni, non assumendosi nessuna responsabilità relativa al calo demografico, ancor peggio, però, omettendo ma soprattutto non dimostrando alcuna intenzione di elaborare una  strategia per creare le condizioni finalizzate ad attenuare questa migrazione biblica dei giovani italiani che rappresentano l’ossatura delle future  famiglie.

    Si dimostra così, ancora una volta, l’assoluta mancanza di sensibilità e vicinanza nei confronti del popolo italiano e soprattutto dei suoi giovani.

    Se venisse dedicato anche solo il 10% delle attenzioni che invece vengono interamente dirottate verso tematiche che non vedono al centro i giovani e i cittadini italiani lo stato di crisi demografico del nostro Paese avrebbe un esito decisamente diverso e si avvierebbe verso una primavera demografica.

    La sintesi della centralità, secondo il neo segretario del Pd Letta, di queste due tematiche in questo momento storico rappresenta senza dubbio alcuno la massima forma di disprezzo per il popolo italiano e soprattutto verso chi sta soffrendo da oltre un anno a causa della pandemia le sue ripercussioni economiche e sociali e subendo anche dei lutti familiari.

    Si dimostri un maggiore rispetto per il popolo italiano, ora in estrema difficoltà.

  • La pandemia abbatte le nascite di italiani nel 2021

    La pandemia da Covid 19 sta contribuendo ad abbassare la natalità in Italia e per il 2021 per il 70% degli esperti e docenti universitari di demografia, su un campione di 75, ritiene verosimile aspettarsi una riduzione sotto le 400 mila nascite. Emerge da un sondaggio realizzato da un gruppo di dieci esperti, voluto nell’aprile 2020 dalla ministra per le Pari opportunità e la Famiglia, Elena Bonetti, che stanno studiando gli impatti della crisi epidemiologica da Covid 19 sulla natalità e sulle scelte familiari in Italia. Il gruppo ha presentato i risultati del proprio lavoro in un webinar “Emergenza pandemia: quale impatto su natalità e nuove generazioni?”, promosso dal Dipartimento per le politiche della famiglia in collaborazione con l’Istituto degli Innocenti, spiegando, tra l’altro, che la pandemia sta avendo “un impatto negativo non irrilevante sui progetti di vita dei giovani italiani” dovuto prima di tutto “all’incertezza economica e lavorativa” che il Covid ha determinato poiché “non solo le categorie più deboli sul mercato del lavoro ma anche quelle più tutelate stanno sospendendo i progetti di vita”.

    “È chiaro che affinché questa crisi non si traduca in ulteriore compressione della scelta di avere un figlio – viene spiegato nella ricerca coordinata da Alessandro Rosina, professore ordinario di demografia e statistica sociale dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano – serve tempestività nello sviluppare politiche che sostengano fortemente i giovani nella realizzazione di propri progetti di autonomia e familiari”.

    Secondo la ministra Bonetti “i numeri raccontano di un Paese che ha il desiderio di ripartire ed è su questo che bisogna insistere e orientare le nostre scelte, avendo il coraggio e la lungimiranza di attivare processi”.  Per la ministra attualmente in Italia “poche donne lavorano” e vi è “un basso tasso di natalità” perché sono state “poste davanti alla decisione di essere madri o lavoratrici”, quando invece “il lavoro femminile – puntualizza – è esso stesso incentivo alla natalità”. E proprio perché “l”antitesi tra maternità e lavoro non ha funzionato. Adesso occorre un cambio di visione” ed esorta: “Il Paese deve aprire gli occhi e dire che ha usato la strategia sbagliata, anche da un punto di vista culturale. Dobbiamo smettere di pensare che per essere una buona madre una donna non possa lavorare e viceversa”.  L’occasione da non mancare per la Bonetti è proprio il Next Generation Ue con questa nuova idea di società e soprattutto con un cambio di mentalità.

  • Al via MYllennium Award: il contest dedicato agli under 30

    E’ partita la call per il MYllennium Award, il contest dedicato agli under 30 che sono invitati ad inviare i propri progetti e curricula per candidarsi alle nove sezioni in gara: saggistica, startup, giornalismo, opportunità di lavoro e formazione, architettura/street art, cinema, musica, sport e imprenditoria sociale. Promosso dal Gruppo Barletta e dalla Fondazione omonima, il Premio, giunto alla settima edizione, quest’anno avrà un riconoscimento speciale anche nella categoria giornalismo MyReportage.

    La call, rivolta ai nati tra gli anni Ottanta e i primi anni Duemila, sarà aperta fino al 10 maggio 2021, con l’obiettivo di stimolare e supportare l’intuito e le migliori capacità della generazione Y. Abilità, talento, idee innovative, e soprattutto merito. I giovani saranno chiamati a confrontarsi per mezzo dei loro progetti in ciascuna categoria in gara: Saggistica “MyBOOK”, Startup “MySTARTUP”, Giornalismo “MyREPORTAGE”, Opportunità di lavoro e formazione “MyJOB”, Architettura/Street art “MyCITY”, Cinema “MyFRAME”, Musica “MyMUSIC”, Sport “MySPORT” e Imprenditoria sociale “MySOCIALIMPACT”.

    Nove sezioni a cui corrisponderanno premi in denaro e porte aperte nel mondo del lavoro e della formazione, con Master e stage retribuiti, produzioni musicali, cinematografiche e pubblicazioni di saggi. A valutare i progetti di ogni categoria sarà il Comitato tecnico-scientifico, composto da professionisti del mondo accademico e scientifico, dell’economia, dell’industria, del giornalismo e delle istituzioni.

    Il MYllennium Award vanta la medaglia di bronzo del Senato, onorificenza conferita a iniziative che si distinguono per spirito sociale, educativo e di alta rappresentatività.

    Per maggiori informazioni su MYllennium Award 2020 e per candidarsi: http://myllenniumaward.org/.

     

  • “Giovani scienziati 2021: lo sguardo verso il futuro”

    La finale della 33a selezione italiana del concorso europeo “I giovani e le scienze”, organizzata dalla Fast, responsabile per la selezione italiana, d’intesa con la Commissione europea, si svolgerà il 6-8 marzo 2021 a Milano. Gli interessati, studenti di età compresa tra i 14 e i 20 anni, singolarmente o in gruppi sino a tre, per partecipare al bando devono presentare candidature e progetti entro il 22 gennaio 2021. Dopo la valutazione della Giuria di esperti internazionali verranno comunicati quali sono i 30 migliori lavori/studi/prototipi scelti per l’Italia e che saranno presentati al pubblico durante l’esposizione e premiazione di marzo 2021.

    Si tratta della selezione italiana del concorso EUCYS-European Union Contest for Young Scientists, il più importante evento europeo per gli studenti meritevoli, voluto dalle istituzioni di Bruxelles e dai Governi degli Stati membri dell’Unione. Il concorso è anche inserito nel programma per la valorizzazione delle eccellenze “Io merito” del Ministero dell’istruzione; i finalisti italiani migliori entrano a fare parte di un apposito albo e ricevono pure un piccolo finanziamento del MIUR in aggiunta ai riconoscimenti conferiti dalla Fast-Federazione delle associazioni scientifiche e tecniche.

    “Fa piacere sottolineare”, commenta Alberto Pieri, segretario generale della Fast e coordinatore della selezione italiana EUCYS,” come il concorso sia un valido contributo allo spirito del Programma New Generation EU, senza chiedere fondi. Infatti è finalizzato a preparare i giovani per offrire loro un avvenire migliore, utile per tutti e in linea con l’evoluzione del mondo del lavoro”.

  • Socialdemocrazia addio, per vivere i giovani praticano liberismo e iniziativa imprenditoriale

    Il posto fisso non esiste più, ed i giovani hanno capito che la socialdemocrazia novecentesca fatta di lavoro dipendente e stipendio certo a fine mese appartiene ormai alle generazioni che li hanno preceduti. I giovani hanno quindi accettato nuove sfide professionali aprendo un’impresa, le cose non vanno benissimo. Sebbene infatti quasi un’impresa su dieci sia guidata da un under 35, negli ultimi cinque anni ne sono state perse 80mila. Un dato che fa riferimento alle sole imprese individuali ossia quei giovani che hanno deciso di aprire una partita iva o un negozio senza l’aiuto di altri capitali. A lanciare l’allarme è uno studio di Unioncamere secondo cui negli ultimi dieci anni circa 250mila giovani, tra i 15 e i 34 anni, hanno deciso di lasciare l’Italia. Un trend che, unito al calo delle nascite e alla disoccupazione, ha ridotto di due punti percentuali il contributo dei giovani al Pil italiano.

    Intanto “Green” e “tech” si confermano le parole d’ordine per i giovani che hanno aperto una nuova attività: tra le imprese giovanili manifatturiere, il 47% ha investito nella ‘green economy’ nel passato triennio, contro il 23% delle altre imprese. Così come per le start up innovative, un settore in cui i giovani trainano gli investimenti (il 18%, per poco meno di 2.100 unità su un totale di oltre 11mila unità). Cresce tra i giovani però anche un “richiamo al mondo dell’agricoltura” con  quasi 7mila  imprese giovanili in più in 5 anni, con un incremento di oltre il 14% nel periodo.

    Per quanto riguarda i settori tradizionali, 6 giovani su 10 hanno puntano sul commercio, dove si contano 140mila imprese di under 35 (26,5% del totale), costruzioni (63mila, pari al 12%), turismo (quasi 58mila, circa l’11%) agricoltura (55mila, 10,4%).

    Da un punto di vista geografico il Trentino Alto Adige è la regione che registra l’incremento più alto di imprese guidate da under 35, con 9.300 imprese, (+2,4% mentre Marche (-20,6%), Toscana (-19,8%) e Abruzzo (-18,4%) sono le regioni che in termini relativi hanno visto le riduzioni più cospicue del numero dei giovani imprenditori.

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