Giovani

  • 41.000 diciottenni pronti a scoprire l’Europa grazie a DiscoverEU

    La Commissione europea ha annunciato i risultati della tornata di marzo 2026 di DiscoverEU, un’iniziativa del programma Erasmus+. 40 912 giovani di 18 anni riceveranno un pass di viaggio per esplorare la diversità del continente, conoscere il patrimonio culturale e la storia europea ed entrare in contatto con persone provenienti da tutta Europa. I partecipanti selezionati viaggeranno da soli o in gruppi fino a cinque persone, principalmente in treno, tra luglio 2026 e settembre 2027.

    La tornata era aperta ai giovani nati tra il 1° luglio 2007 e il 30 giugno 2008 provenienti dagli Stati membri dell’UE e dai paesi associati a Erasmus+, e ha attirato 220 501 candidature.

    Dalla sua nascita nel 2018, oltre 2 milioni di giovani hanno presentato domanda per i pass di viaggio nelle quattordici tornate del programma DiscoverEU.

  • Nove giovani su 10 sentono pressione per riuscire nella vita

    Nove giovani italiani su dieci si sentono sotto pressione per avere successo o essere ‘perfetti’. La pressione sale con l’età e grava soprattutto sulle ragazze: il 95% tra i 16 e i 21 anni contro l’89% dei coetanei maschi. Già alle medie lo scarto c’è: 84% le ragazze di 11-14 anni, 76% i loro compagni. È la fotografia della seconda edizione di “Sognando il futuro e il lavoro”, la ricerca realizzata da Valore D in collaborazione con Ipsos su 1.300 studentesse e studenti tra gli 11 e i 21 anni.

    Il lavoro resta un orizzonte desiderato, ma il suo baricentro si è spostato in modo evidente. La priorità numero uno, per ragazzi e ragazze di entrambe le fasce d’età, non è più la carriera. È l’equilibrio tra vita privata e professionale; molto alti anche il desiderio di stabilità e di realizzazione personale. Sullo sfondo, però, pesano timori molto concreti: tra i 16-21enni il 52% prevede difficoltà nel trovare il lavoro desiderato e uno su quattro (25%) teme di non poter contare su un impiego capace di garantire l’autonomia economica.

    Il dato più strutturale riguarda l’origine dei divari: le disuguaglianze iniziano molto prima del primo contratto. È un divario profondo, che la conoscenza da sola non basta a colmare. Già alle scuole medie le aspirazioni si separano: le professioni tecnico-scientifiche attraggono il 31% dei ragazzi contro l’11% delle ragazze. Anche sull’intelligenza artificiale lo scarto è netto: prenderebbero in considerazione un lavoro in questo campo il 71% dei maschi e il 51% delle femmine.

    Grazie alla maggiore sensibilizzazione sul tema, oggi il 71% dei giovani tra i 16 e i 21 anni sa cosa sono le materie STEM, più del doppio rispetto al 33% registrato nel 2021. Eppure gli stereotipi restano: il 31% dei ragazzi e il 21% delle ragazze continua a considerare i lavori scientifici “più adatti agli uomini”, mentre oltre una ragazza su quattro pensa le ragazze studino meno spesso le materie scientifiche perchè non si sentono all’altezza. Non sorprende, allora, che il 51% di chi conosce le STEM le percepisca come ambienti “troppo maschili”.

    Il contesto in cui queste scelte maturano resta determinante. La famiglia è ancora il primo punto di riferimento e influenza l’87% degli 11-14enni; tra i più grandi, mamma (71%) e papà (62%) restano al vertice delle figure che orientano le decisioni sul futuro. Migliora anche il ruolo della scuola, la cui efficacia percepita è passata dal 34% del 2021 al 50% di oggi. Non basta: l’84% dei giovani chiede più supporto nell’orientamento, attraverso strumenti concreti, testimonianze dirette, confronto con chi quei mestieri li fa per davvero.

    A pesare è anche il clima culturale. La fiducia nelle pari opportunità si erode con il passaggio all’età adulta, e lo fa in modo asimmetrico. Tra gli 11-14 anni crede in pari chance di successo il 77% dei ragazzi e il 74% delle ragazze; tra i 16-21 anni la quota maschile scende al 70%, mentre quella femminile crolla al 51%. Un divario di quasi venti punti che racconta come, crescendo, le ragazze vedano restringersi il perimetro di ciò che ritengono possibile.

    Il risultato è il ritratto di una generazione che non rinuncia a immaginare il proprio futuro, ma lo fa dentro coordinate più complesse: tra aspirazione e incertezza, tra desiderio di equilibrio e richiesta di performance. È in questo spazio – molto prima del lavoro – che si gioca una parte decisiva delle opportunità. E, sempre più spesso, anche del senso di ciò che è possibile immaginare per sé.

    “Questa ricerca racconta una generazione lucida e ambiziosa, ma esposta a una doppia pressione: quella individuale, legata al successo, e quella culturale, che continua a orientare le scelte fin da giovanissimi”, sottolinea Barbara Falcomer, Direttrice Generale di Valore D. “Se vogliamo incidere davvero sulle disuguaglianze e colmare il gender gap nelle STEM – che sono il motore principale dell’innovazione e le discipline più strategiche per il mercato del lavoro futuro – dobbiamo intervenire già nella prima infanzia: nei modelli che offriamo, nell’orientamento, nei contesti educativi. È lì che si costruisce il perimetro delle possibilità”.

  • Settimana europea della gioventù 2026 per stimolare l’impegno dei giovani in tutta Europa

    E’ partita il 24 aprile in tutta Europa la Settimana europea della gioventù 2026, che si svolgerà fino al 1° maggio e riunirà giovani, organizzazioni e istituzioni in una settimana dedicata alla celebrazione dell’impegno giovanile. L’iniziativa si inserisce nell’azione della Commissione europea per integrare la voce dei giovani nell’elaborazione delle politiche dell’UE.

    L’edizione di quest’anno sarà incentrata su solidarietà ed equità, con un’attenzione particolare all’inclusione sociale e alle pari opportunità per i giovani.

    La Settimana europea della gioventù includerà anche un evento dedicato alla celebrazione dei 30 anni di volontariato dell’UE, dal Servizio volontario europeo all’attuale Corpo europeo di solidarietà.

  • La Commissione offre 40.000 pass DiscoverEU gratuiti ai diciottenni

    La Commissione europea ha aperto le candidature per un nuovo round di DiscoverEU, offrendo a migliaia di giovani diciottenni l’opportunità di esplorare l’Europa in treno, gratuitamente. L’invito è si chiuderà il 22 aprile 2026 alle 12:00, in vista dell’avvio della Settimana europea della gioventù 2026.

    Sono complessivamente disponibili 40.000 pass di viaggio. I vincitori potranno viaggiare fino a un massimo di 30 giorni, tra il 1° luglio 2026 e il 30 settembre 2027. Possono candidarsi i giovani nati tra il 1° luglio 2007 e il 30 giugno 2008, compilando un quiz composto da cinque domande sull’Unione europea e un’altra sul Portale europeo per i giovani. Le tessere di viaggio saranno assegnate in base a una graduatoria, fino all’esaurimento dei biglietti disponibili.

    L’invito è aperto ai candidati provenienti dagli Stati membri dell’Unione europea e dai paesi associati al programma Erasmus+, tra cui Islanda, Liechtenstein, Macedonia del Nord, Norvegia, Serbia e Turchia. Il programma prevede inoltre un sostegno specifico per i giovani con disabilità, condizioni di salute particolari o provenienti da contesti socioeconomici svantaggiati, i quali potranno viaggiare con accompagnatori o accedere a finanziamenti aggiuntivi attraverso l’azione DiscoverEU a favore dell’inclusione.

  • Parere preliminare della Commissione Ue: TikToK crea dipendenza tra gli utenti, soprattutto giovani

    La Commissione europea ha annunciato che la società cinese TikTok ha violato le regole del Digital Services Act, scegliendo meccanismi e particolarità tali da provocare dipendenza nell’utente, soprattutto quello più giovane.

    «La dipendenza dalle reti sociali può avere effetti dannosi sullo sviluppo mentale di bambini e adolescenti. Il Digital Services Act rende le piattaforme responsabili degli effetti che possono avere sui loro utenti. In Europa, applichiamo la nostra legislazione per proteggere i nostri bambini e i nostri cittadini online», ha spiegato in un comunicato la vicepresidente della Commissione europea Henna Virkkunen, riferendosi alle norme comunitarie entrate pienamente in vigore nel 2024.

    Bruxelles punta il dito contro alcune specificità dell’applicazione cinese: lo scorrimento infinito delle immagini o dei video, la riproduzione automatica, le notifiche e il suo sistema di raccomandazione altamente personalizzato. «L’indagine indica in via preliminare che TikTok non ha valutato adeguatamente in che modo queste caratteristiche di dipendenza potessero danneggiare il benessere fisico e mentale dei suoi utenti». Secondo la Commissione europea, «TikTok sembra non riuscire ad attuare misure ragionevoli, proporzionate ed efficaci per mitigare i rischi derivanti da un design dell’applicazione che crea dipendenza». Il controllo parentale, nota l’esecutivo comunitario, è complicato da introdurre nell’applicazione. Nello stesso modo, i meccanismi di gestione del tempo non appaiono sufficientemente efficaci, agli occhi della Commissione europea.

    La richiesta della Commissione è perentoria: TikTok dovrà «modificare il design di base dei suoi servizi, ad esempio disattivando dopo un certo tempo funzioni chiave che portano ad assuefazione come lo “scorrimento infinito”, attuando efficaci “interruzioni del tempo di utilizzo”, incluso durante la notte, e adattando il suo sistema di raccomandazione». La società cinese ha reagito a giro di posta. «Le indagini preliminari della Commissione – si legge in un comunicato – descrivono la nostra piattaforma in modo completamente falso e privo di fondamento e faremo tutto il necessario per contrastare tali accuse con ogni mezzo a nostra disposizione».

    La società cinese potrà ora valutare i risultati dell’indagine comunitaria ed esercitare eventualmente i suoi diritti alla difesa. Se le opinioni di Bruxelles dovessero essere confermate, la Commissione europea potrà pubblicare una decisione di non conformità che potrà comportare una sanzione proporzionale alla natura, alla gravità, alla ricorrenza e alla durata dell’infrazione, la quale potrà arrivare fino al 6% del fatturato annuo mondiale di TikTok.

    Il social network è già entrato nel mirino anche di authority nazionali: l’anno scorso quella irlandese ha comminato una multa di 530 milioni di euro per aver inviato dati degli utenti europei in Cina. A monte, vi è la sempre più intensa discussione sul divieto di utilizzo dei social networks per gli adolescenti. La Spagna ha annunciato che seguirà l’esempio dell’Australia, che lo scorso dicembre, primo Paese al mondo, ha vietato sotto i 16 anni l’utilizzo di dieci app. Francia e Regno Unito stanno valutando di fare altrettanto, mentre l’Italia, per il momento, ha rinunciato ad agire verso bandi per minori.

  • Ragazzi, genitori, insegnanti chi punisce la violenza?

    Il costante, inquietante aumento di giovani, per meglio dire ragazzini, che girano armati di coltello e le continue violenze e risse che ogni giorno si registrano sul territorio nazionale hanno indotto il governo a emanare nuove disposizioni per la sicurezza ed il contrasto alla violenza.

    Giustamente si parla esplicitamente di considerare responsabili i genitori, in certi casi, per i comportamenti violenti e scorretti dei figli.

    Ci dimentichiamo però che spesse volte, purtroppo, i ragazzi sono violenti perché la violenza la imparano sia dall’utilizzo, sfrenato e incontrollato, dei social sia dal contesto familiare, qualche volta anche dal contesto scolastico.

    Sono di questi giorni, infatti, le notizie che, ancora una volta, ci ripropongono insegnanti violenti nelle scuole primarie, addirittura due suore, e genitori che aggrediscono e picchiano gli insegnanti, come accaduto a Piacenza a inizio febbraio.

    E’ pertanto evidente che oltre alle norme, che vanno rese puntuali e specifiche e che soprattutto vanno applicate, occorre una collettiva reimpostazione della nostra cultura, partendo proprio da chi oggi è adulto e dovrebbe insegnare ai più giovani come comportarsi.

    L’educazione dei figli è alla base della società fin dai primi mesi di vita e la scuola è l’altro luogo nel quale i ragazzi devono formarsi, ma se la violenza è in famiglia, o in famiglia vi è indifferenza, e se la scuola è impreparata, se non si è in grado di porre un freno all’utilizzo dei social per i più giovani e di oscurare i siti violenti, le leggi potranno fare ben poco.

    Cosa può pensare un bambino vedendo il proprio padre aggredire con forza e con pugni la maestra? E quale sarà la punizione che spetterà a questo genitore?

    Non siamo nella condizione di rispondere a una domanda che rivolgiamo sia a coloro che emanano le leggi sia a coloro, cioè i magistrati, che dovrebbero farle rispettare.

  • Il viaggio secondo la Gen Z

    Come cambierà il modo di viaggiare? Per immaginarlo, e forse neanche tanto, basta guardare a come già oggi viaggia la Generazione Z. Più che un target, un laboratorio del turismo che verrà: digitale, personalizzato, sostenibile, relazionale. Per la Gen Z il viaggio non è solo un’alternativa alla routine, ma un’estensione del proprio modo di essere: fluido, personalizzato, connesso. il viaggio lo immagina, lo progetta, lo condivide e lo vive: perché siamo tutti Travel Makers È in questo cambio di prospettiva che si sta ridisegnando una parte sempre più rilevante dell’industria turistica, chiamata a confrontarsi con una generazione che non si limita a consumare esperienze, ma le co-progetta e le racconta.

    Un’evoluzione che sarà al centro di BIT 2026, alla Fiera di Milano-Rho da martedì 10 a giovedì 12 febbraio prossimi, nel Travel Makers Fest con una serie di incontri dedicati al racconto delle nuove modalità di viaggio della Gen Z che, sicuramente, a breve diventeranno il modo di viaggiare anche di chi è legato a modalità tradizionali.

    Nel 2026 la Generazione Z si confermerà come uno dei segmenti più influenti e dinamici del mercato turistico globale. Secondo Morning Consult Pro, il 52% dei giovani adulti Gen Z rientra nella categoria dei “viaggiatori frequenti”, avendo effettuato almeno tre viaggi di piacere nell’ultimo anno, nonostante un contesto economico segnato da incertezza e aumento dei costi. A guidarne le scelte è una forte propensione all’uso della tecnologia: il 72% dichiara di utilizzare regolarmente strumenti di intelligenza artificiale per pianificare i viaggi, creare itinerari su misura e confrontare prezzi in tempo reale, come evidenziato dallo Skyscanner Travel Trends Report 2026.

    E l’ispirazione nasce sempre più dai contenuti visivi: oltre il 50% dei giovani utilizza i social media come principale strumento di scoperta delle destinazioni, mentre l’81% dei viaggiatori Gen Z e Millennial pianifica le proprie vacanze a partire da location viste in film o serie TV, secondo l’Expedia Group Unpack ’26, confermando il peso crescente del fenomeno del set-jetting. Sul fronte dei comportamenti, emerge anche una forte attenzione al benessere: il 77% della Gen Z preferisce vacanze salutistiche, ad esempio senza consumo di alcol, come rilevato da StudentUniverse in collaborazione con Condé Nast Traveler.

    In Europa, la Gen Z si distingue per una crescente capacità di spesa sui viaggi internazionali e per una maggiore apertura a modelli alternativi: secondo dati Skyscanner 2026, il 33% dei giovani europei dichiara di preferire viaggi di gruppo organizzati, mentre il 69% si dice disposto a scegliere destinazioni meno note per evitare l’overtourism. In Italia, questa tendenza si traduce in una domanda sempre più orientata alla personalizzazione: l’81% dei giovani viaggiatori cerca itinerari costruiti su misura, spesso attraverso strumenti digitali, come indicato dalle analisi su turismo e comportamenti generazionali contenute nel documento base.

    Per la Gen Z il viaggio organizzato non è più un pacchetto standardizzato, ma un’esperienza modulare costruita attorno a interessi, valori e comunità temporanee. Fenomeni come set-jetting, slow travel e viaggi di gruppo rispondono a un bisogno di significato e relazione prima ancora che di intrattenimento.

    In Italia, alcune destinazioni stanno intercettando con efficacia questi comportamenti, trasformandosi in piattaforme narrative. È il caso della Campania, con Salerno indicata da Skyscanner come meta di tendenza globale per il 2026, grazie a un posizionamento che combina autenticità, prezzi accessibili e un’esperienza urbana complementare alla Costiera Amalfitana, diventando un esempio di destination dupe, cioè una destinazione simile a una più nota, ma più accessibile.

    Puglia, Basilicata e Lazio consolidano il proprio ruolo nel set-jetting – la versione più attuale del cineturismo – spinte dalla visibilità sui media: dalla Bari di Lolita Lobosco alla Matera di Imma Tataranni, fino all’insolita Roma anni Settanta del nuovo successo Netflix, Il Falsario.

    E mentre la Toscana si conferma leader per paesaggi e borghi non solo iconici, ma anche instagrammabili e “TikTokabili”, e la Calabria è la nuova mecca del turismo rurale, Bologna si afferma come punto di partenza ideale per il city hopping ferroviario, grazie ad accessibilità, offerta culturale e presenza digitale, risultando particolarmente attrattiva per micro-viaggi ispirati dai social.

    All’estero, lo stesso approccio emerge in contesti diversi: la Polonia, destinazione partner di BIT 2026, propone un modello di turismo sostenibile e accessibile, l’Uzbekistan cresce come meta non convenzionale grazie a strategie digitali mirate, mentre Giordania e Repubblica Dominicana ampliano il proprio posizionamento puntando su avventura in sicurezza e viaggi di gruppo, rispondendo alle esigenze di socialità, semplicità e flessibilità tipiche della Gen Z.

    Nel 2026 il digitale non è più un canale, ma l’infrastruttura stessa del viaggio. I social media hanno sostituito i motori di ricerca tradizionali come punto di partenza dell’ispirazione: video brevi e contenuti autentici orientano le scelte più delle recensioni testuali. La prenotazione avviene in modo fluido direttamente dalle piattaforme, accorciando il percorso tra desiderio e acquisto.

    L’intelligenza artificiale generativa si afferma come travel planner personale, abilitando un livello di iper-personalizzazione senza precedenti. Il viaggio deve essere mobile-only, senza carta e fluido: documenti digitali, chiavi smart, portafogli elettronici e formule di pagamento flessibili diventano prerequisiti. Allo stesso tempo, il digitale è uno strumento per evitare l’overtourism, individuare mete alternative e facilitare una connessione più autentica con i territori.

    La connettività abilita infine nuovi stili di vita: workation (soggiorni che uniscono lavoro e vacanza) e nomadismo digitale rendono qualità del Wi-Fi e spazi di co-working criteri di scelta primari, fondendo lavoro, tempo libero e viaggio in un’unica esperienza continua.

  • Aperte le candidature per il ‘Premio europeo Carlo Magno per la gioventù’

    Torna il Premio Carlo Magno per la gioventù rivolto ai giovani tra i 16 e i 30 anni che vivono nell’UE e stanno lavorando a un progetto che contribuisce a promuovere la democrazia, la cittadinanza attiva e l’integrazione delle comunità.

    Ogni anno questo premio, organizzato congiuntamente dal Parlamento europeo e dalla Fondazione del Premio internazionale Carlo Magno di Aquisgrana, celebra l’impegno quotidiano dei giovani che contribuiscono a costruire un’identità europea condivisa e a creare un impatto duraturo sul futuro dell’Europa.

    Tutte le candidature presentate saranno prima valutate dalla giuria nazionale dello Stato membro del progetto, che selezionerà un unico vincitore nazionale. I rappresentanti dei 27 progetti vincitori nazionali saranno invitati alla cerimonia di premiazione ad Aquisgrana, in Germania, dove saranno annunciati i tre vincitori europei.

    I premi in palio sono: 7 500 EUR per il primo classificato, 5 000 EUR per il secondo e 2 500 EUR per il terzo. I vincitori avranno anche la possibilità di visitare il Parlamento europeo a Bruxelles o a Strasburgo. Inoltre, un o una rappresentante di ciascun progetto potrà prendere parte a un tirocinio Schuman.

    Dal 2008 sono stati candidati in totale 7.150 progetti.

    Il termine ultimo per candidarsi al premio è il lunedì 2 febbraio a mezzanotte.

    Per consultare il bando ed iscriversi cliccare sul seguente link https://youth.europarl.europa.eu/it/more-information/charlemagne-prize/apply-now.html?utm_source=SONO+APERTE+LE+CANDI%2E%2E%2E+%28Mass+Mailing+created+on+2025-12-19%29&utm_medium=Email

  • La Commissione propone misure a sostegno del ricambio generazionale in agricoltura per garantire il futuro alimentare, agricolo e rurale dell’Europa

    La Commissione europea ha presentato una “strategia per il ricambio generazionale in agricoltura”, che definisce una chiara tabella di marcia per sostenere i giovani agricoltori e attirare un maggior numero di persone nel settore agricolo. La strategia mira a raddoppiare la quota di giovani agricoltori nell’UE entro il 2040: l’obiettivo è che i giovani e i nuovi agricoltori rappresentino circa il 24% degli agricoltori europei.

    A tal fine, la Commissione raccomanderà agli Stati membri, in particolare a quelli che non l’hanno ancora fatto, di investire almeno il 6% della loro spesa agricola in misure di promozione del ricambio generazionale, con la possibilità di mobilitare ulteriori risorse. La strategia comprende anche lo sviluppo di strategie nazionali per il ricambio generazionale in agricoltura entro il 2028, con cui gli Stati membri affronteranno gli ostacoli esistenti e definiranno misure di sostegno mirate, sulla base delle raccomandazioni della Commissione. Gli Stati membri dovranno presentare periodicamente relazioni sui progressi compiuti. Nel complesso, queste iniziative garantiranno la sostenibilità, la resilienza e l’attrattività del settore agricolo per il futuro.

    La strategia mira a sostenere e preparare la prossima generazione di agricoltori dell’UE individuando cinque leve d’azione principali: accesso alla terra, finanziamenti, competenze, tenore di vita equo nelle zone rurali e sostegno alla successione. Per ciascuna leva sono previste iniziative faro mirate, tra cui:

    • la proposta di un “pacchetto di avvio” obbligatorio per i giovani agricoltori nella prossima PAC per agevolare il loro ingresso e insediamento nel settore attraverso una serie completa di interventi, compresa una somma forfettaria fino a 300 000 € per l’insediamento;
    • una migliore ripartizione dei fondi a favore dei giovani agricoltori;
    • la collaborazione con la BEI per sviluppare regimi di garanzia e/o contributi in conto interessi per facilitare l’accesso ai finanziamenti;
    • l’istituzione di un Osservatorio europeo dei terreni per migliorare la trasparenza fondiaria. Questo aiuterà gli agricoltori ad accedere ai terreni disponibili, favorirà la successione nelle aziende agricole, fornirà informazioni per la definizione delle politiche e impedirà la speculazione fondiaria, facilitando l’avvio dell’attività agricola per i nuovi operatori del settore;
    • l’integrazione nel semestre europeo di aspetti inerenti al ricambio generazionale e alla successione e l’integrazione delle riforme pensionistiche, del fine rapporto e del trasferimento delle aziende agricole nei quadri strategici nazionali per facilitare una successione tempestiva e la mobilità fondiaria;
    • l’invito ai giovani agricoltori a partecipare al programma Erasmus per giovani imprenditori affinché possano imparare le buone pratiche agricole all’estero o diversificare il loro reddito imparando da altri settori;
    • la promozione di buone condizioni di vita nelle zone rurali e nel contempo il sostegno allo sviluppo locale e al coinvolgimento dei giovani e delle donne;
    • il cofinanziamento di servizi di sostituzione nelle aziende agricole in caso di malattia, ferie o prestazione di assistenza degli agricoltori per migliorare l’equilibrio tra vita professionale e vita privata.

    È necessario un forte impegno a livello nazionale e regionale per superare questi ostacoli e garantire un impatto efficace.

    Il settore agricolo in Europa invecchia più rapidamente di altri settori. Attualmente l’età media di un agricoltore nell’UE è di 57 anni; solo il 12% degli agricoltori ha meno di 40 anni e rientra quindi nella categoria dei giovani agricoltori. Tale squilibrio rappresenta un rischio per la sicurezza alimentare a lungo termine, l’autonomia strategica dell’UE nella produzione alimentare e la sostenibilità del panorama agricolo europeo.

    Anche il numero di giovani che vivono nelle zone rurali si sta riducendo. Tra il 2013 e il 2019 il numero di giovani di età compresa tra i 15 e i 24 anni che vivevano nelle zone rurali dell’UE-28 è sceso da 3,6 milioni a 1,9 milioni, mentre il numero di quelli di età compresa tra i 25 e i 29 anni è diminuito da 6,9 milioni a 5,9 milioni.

    Anche se un numero elevato di agricoltori più anziani è proprietario della terra, le generazioni più giovani sono spesso costrette a ricorrere all’affitto: gestiscono infatti circa 15 milioni di ettari in affitto e sono proprietari di 10 milioni di ettari. L’accesso alla terra, il credito a prezzi accessibili e le competenze essenziali restano gli ostacoli principali per i giovani agricoltori. Nel 2022 i giovani agricoltori dell’UE-27 hanno dovuto far fronte a un deficit di finanziamento di 14,1 miliardi di €, pari al 22% del deficit complessivo del settore.

  • Oltre 157 miliardi di euro spesi in gioco d’azzardo nel 2024

    In Italia solo nel 2024 si è “giocato” più di 157 miliardi di euro, con almeno 18 milioni di italiani che nell’ultimo anno hanno “tentato la fortuna” nell’azzardo, con la speranza di cambiare la vita tra videopoker, slot-machine, gratta e vinci, sale bingo. I giocatori patologici sono 1,5 milioni (il 3% della popolazione maggiorenne) mentre un milione e 400mila di italiani sono giocatori a rischio moderato (2,8%). In tutto, quindi, 2 milioni e 900 mila persone. In 20 anni, dal 2004 all’anno scorso, nel Belpaese sono stati giocati d’azzurro 1.774 miliardi di euro.
    E quando il gioco si fa duro, le mafie iniziano a giocare e a vincere. Analizzando le relazioni della Direzione nazionale antimafia e della Direzione investigativa antimafia, pubblicate tra il 2010 e il 2024, risultano 147 clan censiti che hanno operato in attività di business sia illegali che legali, con il coinvolgimento di 25 Procure Antimafia. La fotografia che emerge mostra come gli interessi della criminalità organizzata riguardano in modo diffuso l’intero territorio nazionale. Sono infatti 16 le regioni coinvolte da inchieste sull’azzardo che hanno visto la presenza di clan mafiosi. Benvenuti ad Azzardomafie, il dossier di Libera, curato da Toni Mira, Maria Josè Fava, Gianpiero Cioffredi e Peppe Ruggiero, una fotografia con numeri, storie e affari del Paese tra gioco legale e gioco criminale.
    «Il dossier – commenta Luigi Ciotti, presidente nazionale di Libera – ci restituisce l’immagine di un Paese in bilico: da un lato, la voglia di riscatto sociale e di un benessere per molti irraggiungibile; dall’altro, un meccanismo che, legale o illegale che sia, continua a speculare sulla vita delle persone.  Si dimentica che dietro ogni slot, dietro ogni casella argentata del gratta-e-vinci o piattaforma online, ci sono esseri umani in difficoltà. Ci sono adolescenti che scommettono di nascosto, anziani che si giocano la pensione, famiglie che si sfaldano nel silenzio. Dobbiamo smascherare l’inganno. Perché in fondo il gioco d’azzardo — qualunque forma assuma — rischia di essere sempre e comunque un grande imbroglio ai danni dei cittadini. La politica parla di regolamentazione, ma troppo spesso resta prigioniera della logica del profitto».

    Nelle provincie di Benevento, Crotone, Reggio Calabria, Messina, Siracusa e Palermo si giocano somme triple o quadruple rispetto a Modena, Bergamo, Firenze, Trieste, Padova e Verona. Negli Enti Locali che hanno o hanno avuto decreti di scioglimento per infiltrazioni e condizionamenti di tipo mafioso, i numeri sono impressionanti. Non solo mafie però: l’azzardo, fisico e online, è infatti un luogo privilegiato per il riciclaggio di somme provenienti da aree imprenditoriali a storica elevata irregolarità, come il settore turistico pubblici esercizi (si vedano i dati anomali delle località costiere, a partire dalla Liguria) e l’imprenditoria cinese (che gestisce anche numerose sale slot). Tutto da indagare poi, nel grande e recente balzo dei numeri dell’azzardo online, il possibile effetto della forte crescita di attività nel settore delle costruzioni, dovuto al 110%, ed alle consistenti opacità che si stanno registrando.

    In una recente indagine di Federconsumatori Modena su un campione di oltre mille ragazzi delle scuole superiori modenesi, è risultato che un terzo, quasi tutti minori, ha dimestichezza con l’azzardo. In ogni classe ci sono mediamente tre ragazzi (il 12% del campione) che vedono l’azzardo al centro del proprio futuro. Non pare esserci una questione di genere, con numeri che si spostano tra ragazzi e ragazze solo nell’attrazione che esercitano i diversi giochi. Comincia ad essere evidente che una serie di videogiochi, considerati innocui, predispongono all’azzardo fin dall’infanzia. È il caso di quei giochi che simulano vincite o che richiedono acquisti in app per continuare a giocare. Per i più giovani il sorpasso sul gioco fisico da parte del gambling da remoto è cosa avvenuta da tempo. In questo senso quella dei giovani è singolarmente l’area più matura per esaminare il fenomeno e le sue implicazioni. Si gioca in classe, nella propria camera, in assenza di ogni controllo sociale possibile nel gioco fisico. Grazie alle carte prepagate si giocano somme sempre maggiori, spesso nella disattenzione dei genitori. La fascinazione che sui ragazzi ha poi il trading online, i cui contorni per molti versi non sono diversi dall’azzardo, è una ulteriore complicazione per chi opera nel tentativo di contenere la crescita dell’azzardo.

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