Giovani

  • La pandemia abbatte le nascite di italiani nel 2021

    La pandemia da Covid 19 sta contribuendo ad abbassare la natalità in Italia e per il 2021 per il 70% degli esperti e docenti universitari di demografia, su un campione di 75, ritiene verosimile aspettarsi una riduzione sotto le 400 mila nascite. Emerge da un sondaggio realizzato da un gruppo di dieci esperti, voluto nell’aprile 2020 dalla ministra per le Pari opportunità e la Famiglia, Elena Bonetti, che stanno studiando gli impatti della crisi epidemiologica da Covid 19 sulla natalità e sulle scelte familiari in Italia. Il gruppo ha presentato i risultati del proprio lavoro in un webinar “Emergenza pandemia: quale impatto su natalità e nuove generazioni?”, promosso dal Dipartimento per le politiche della famiglia in collaborazione con l’Istituto degli Innocenti, spiegando, tra l’altro, che la pandemia sta avendo “un impatto negativo non irrilevante sui progetti di vita dei giovani italiani” dovuto prima di tutto “all’incertezza economica e lavorativa” che il Covid ha determinato poiché “non solo le categorie più deboli sul mercato del lavoro ma anche quelle più tutelate stanno sospendendo i progetti di vita”.

    “È chiaro che affinché questa crisi non si traduca in ulteriore compressione della scelta di avere un figlio – viene spiegato nella ricerca coordinata da Alessandro Rosina, professore ordinario di demografia e statistica sociale dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano – serve tempestività nello sviluppare politiche che sostengano fortemente i giovani nella realizzazione di propri progetti di autonomia e familiari”.

    Secondo la ministra Bonetti “i numeri raccontano di un Paese che ha il desiderio di ripartire ed è su questo che bisogna insistere e orientare le nostre scelte, avendo il coraggio e la lungimiranza di attivare processi”.  Per la ministra attualmente in Italia “poche donne lavorano” e vi è “un basso tasso di natalità” perché sono state “poste davanti alla decisione di essere madri o lavoratrici”, quando invece “il lavoro femminile – puntualizza – è esso stesso incentivo alla natalità”. E proprio perché “l”antitesi tra maternità e lavoro non ha funzionato. Adesso occorre un cambio di visione” ed esorta: “Il Paese deve aprire gli occhi e dire che ha usato la strategia sbagliata, anche da un punto di vista culturale. Dobbiamo smettere di pensare che per essere una buona madre una donna non possa lavorare e viceversa”.  L’occasione da non mancare per la Bonetti è proprio il Next Generation Ue con questa nuova idea di società e soprattutto con un cambio di mentalità.

  • Al via MYllennium Award: il contest dedicato agli under 30

    E’ partita la call per il MYllennium Award, il contest dedicato agli under 30 che sono invitati ad inviare i propri progetti e curricula per candidarsi alle nove sezioni in gara: saggistica, startup, giornalismo, opportunità di lavoro e formazione, architettura/street art, cinema, musica, sport e imprenditoria sociale. Promosso dal Gruppo Barletta e dalla Fondazione omonima, il Premio, giunto alla settima edizione, quest’anno avrà un riconoscimento speciale anche nella categoria giornalismo MyReportage.

    La call, rivolta ai nati tra gli anni Ottanta e i primi anni Duemila, sarà aperta fino al 10 maggio 2021, con l’obiettivo di stimolare e supportare l’intuito e le migliori capacità della generazione Y. Abilità, talento, idee innovative, e soprattutto merito. I giovani saranno chiamati a confrontarsi per mezzo dei loro progetti in ciascuna categoria in gara: Saggistica “MyBOOK”, Startup “MySTARTUP”, Giornalismo “MyREPORTAGE”, Opportunità di lavoro e formazione “MyJOB”, Architettura/Street art “MyCITY”, Cinema “MyFRAME”, Musica “MyMUSIC”, Sport “MySPORT” e Imprenditoria sociale “MySOCIALIMPACT”.

    Nove sezioni a cui corrisponderanno premi in denaro e porte aperte nel mondo del lavoro e della formazione, con Master e stage retribuiti, produzioni musicali, cinematografiche e pubblicazioni di saggi. A valutare i progetti di ogni categoria sarà il Comitato tecnico-scientifico, composto da professionisti del mondo accademico e scientifico, dell’economia, dell’industria, del giornalismo e delle istituzioni.

    Il MYllennium Award vanta la medaglia di bronzo del Senato, onorificenza conferita a iniziative che si distinguono per spirito sociale, educativo e di alta rappresentatività.

    Per maggiori informazioni su MYllennium Award 2020 e per candidarsi: http://myllenniumaward.org/.

     

  • “Giovani scienziati 2021: lo sguardo verso il futuro”

    La finale della 33a selezione italiana del concorso europeo “I giovani e le scienze”, organizzata dalla Fast, responsabile per la selezione italiana, d’intesa con la Commissione europea, si svolgerà il 6-8 marzo 2021 a Milano. Gli interessati, studenti di età compresa tra i 14 e i 20 anni, singolarmente o in gruppi sino a tre, per partecipare al bando devono presentare candidature e progetti entro il 22 gennaio 2021. Dopo la valutazione della Giuria di esperti internazionali verranno comunicati quali sono i 30 migliori lavori/studi/prototipi scelti per l’Italia e che saranno presentati al pubblico durante l’esposizione e premiazione di marzo 2021.

    Si tratta della selezione italiana del concorso EUCYS-European Union Contest for Young Scientists, il più importante evento europeo per gli studenti meritevoli, voluto dalle istituzioni di Bruxelles e dai Governi degli Stati membri dell’Unione. Il concorso è anche inserito nel programma per la valorizzazione delle eccellenze “Io merito” del Ministero dell’istruzione; i finalisti italiani migliori entrano a fare parte di un apposito albo e ricevono pure un piccolo finanziamento del MIUR in aggiunta ai riconoscimenti conferiti dalla Fast-Federazione delle associazioni scientifiche e tecniche.

    “Fa piacere sottolineare”, commenta Alberto Pieri, segretario generale della Fast e coordinatore della selezione italiana EUCYS,” come il concorso sia un valido contributo allo spirito del Programma New Generation EU, senza chiedere fondi. Infatti è finalizzato a preparare i giovani per offrire loro un avvenire migliore, utile per tutti e in linea con l’evoluzione del mondo del lavoro”.

  • Socialdemocrazia addio, per vivere i giovani praticano liberismo e iniziativa imprenditoriale

    Il posto fisso non esiste più, ed i giovani hanno capito che la socialdemocrazia novecentesca fatta di lavoro dipendente e stipendio certo a fine mese appartiene ormai alle generazioni che li hanno preceduti. I giovani hanno quindi accettato nuove sfide professionali aprendo un’impresa, le cose non vanno benissimo. Sebbene infatti quasi un’impresa su dieci sia guidata da un under 35, negli ultimi cinque anni ne sono state perse 80mila. Un dato che fa riferimento alle sole imprese individuali ossia quei giovani che hanno deciso di aprire una partita iva o un negozio senza l’aiuto di altri capitali. A lanciare l’allarme è uno studio di Unioncamere secondo cui negli ultimi dieci anni circa 250mila giovani, tra i 15 e i 34 anni, hanno deciso di lasciare l’Italia. Un trend che, unito al calo delle nascite e alla disoccupazione, ha ridotto di due punti percentuali il contributo dei giovani al Pil italiano.

    Intanto “Green” e “tech” si confermano le parole d’ordine per i giovani che hanno aperto una nuova attività: tra le imprese giovanili manifatturiere, il 47% ha investito nella ‘green economy’ nel passato triennio, contro il 23% delle altre imprese. Così come per le start up innovative, un settore in cui i giovani trainano gli investimenti (il 18%, per poco meno di 2.100 unità su un totale di oltre 11mila unità). Cresce tra i giovani però anche un “richiamo al mondo dell’agricoltura” con  quasi 7mila  imprese giovanili in più in 5 anni, con un incremento di oltre il 14% nel periodo.

    Per quanto riguarda i settori tradizionali, 6 giovani su 10 hanno puntano sul commercio, dove si contano 140mila imprese di under 35 (26,5% del totale), costruzioni (63mila, pari al 12%), turismo (quasi 58mila, circa l’11%) agricoltura (55mila, 10,4%).

    Da un punto di vista geografico il Trentino Alto Adige è la regione che registra l’incremento più alto di imprese guidate da under 35, con 9.300 imprese, (+2,4% mentre Marche (-20,6%), Toscana (-19,8%) e Abruzzo (-18,4%) sono le regioni che in termini relativi hanno visto le riduzioni più cospicue del numero dei giovani imprenditori.

  • L’UE ripensa all’istruzione e alla formazione per l’era digitale con uno spazio europeo dell’istruzione entro il 2025

    La Commissione ha adottato due iniziative che rafforzeranno il ruolo dell’istruzione e della formazione nella ripresa dell’UE dalla crisi del coronavirus e contribuiranno a conseguire l’obiettivo di un’Europa verde e digitale. Delineando un progetto per uno spazio europeo dell’istruzione da realizzare entro il 2025, la Commissione propone nuove iniziative, più investimenti e una maggiore cooperazione tra gli Stati membri per consentire a tutti gli europei, indipendentemente dall’età, di beneficiare della ricca offerta didattica e formativa dell’UE. La Commissione ha anche adottato un nuovo piano d’azione per l’istruzione digitale, che tiene conto degli insegnamenti tratti dalla crisi del coronavirus ed elabora una strategia per un ecosistema altamente efficiente di istruzione digitale con un potenziamento delle competenze digitali per compiere la trasformazione digitale.

    La comunicazione sullo spazio europeo dell’istruzione illustra il modo in cui la cooperazione può arricchire ulteriormente la qualità, l’inclusività e le dimensioni verde e digitale dei sistemi di istruzione degli Stati membri. Spiega inoltre come, grazie alla collaborazione tra gli Stati membri, si potrà dare vita a uno spazio europeo dell’istruzione in cui studenti e insegnanti saranno liberi di studiare e lavorare in tutto il continente e in cui gli istituti potranno associarsi liberamente entro e oltre i confini europei.

    Lo spazio europeo dell’istruzione si articola in sei dimensioni: qualità, inclusione e parità di genere, transizioni verde e digitale, insegnanti, istruzione superiore e un’Europa più forte nel mondo. Le iniziative saranno improntate tra l’altro alla ricerca di soluzioni per migliorare la qualità, soprattutto per quanto riguarda le competenze digitali e di base, per rendere la scuola più inclusiva e attenta alle tematiche di genere e per incrementare il successo scolastico. Contribuiranno a rafforzare la comprensione dei cambiamenti climatici e della sostenibilità, a promuovere infrastrutture per l’istruzione più ecologiche, a sostenere la professione di insegnante, a sviluppare ulteriormente le università europee e a potenziare la connettività negli istituti di istruzione e formazione.

    La comunicazione definisce i mezzi e le tappe per la realizzazione dello spazio europeo dell’istruzione entro il 2025, con il sostegno del piano europeo di ripresa (NextGenerationEU) e del programma Erasmus+. Propone inoltre un quadro per la cooperazione con gli Stati membri e per la partecipazione dei portatori di interessi del settore dell’istruzione, compresa una struttura di rendicontazione e analisi, con obiettivi concordati in materia di istruzione al fine di promuovere e monitorare le riforme. Gli sforzi volti all’istituzione dello spazio europeo dell’istruzione opereranno in sinergia con l’agenda europea per le competenze, la rinnovata politica in materia di istruzione e formazione professionale e lo Spazio europeo della ricerca.

    Il piano d’azione per l’istruzione digitale (2021-2027) propone una serie di iniziative per un’istruzione digitale di alta qualità, inclusiva e accessibile in Europa. Esprime inoltre un invito a stabilire una più stretta collaborazione tra gli Stati membri a livello europeo, come pure con i portatori di interessi e tra di essi, affinché i sistemi di istruzione e formazione siano realmente pronti per l’era digitale. La crisi del coronavirus ha posto l’apprendimento a distanza al centro delle pratiche didattiche. Ciò ha messo in luce l’urgente necessità di potenziare l’istruzione digitale quale obiettivo strategico per un insegnamento e un apprendimento di alta qualità nell’era digitale. Con l’uscita dalla fase di emergenza causata dall’insorgenza della pandemia, si ravvisa la necessità di un approccio strategico e a più lungo termine all’istruzione e alla formazione digitali.

    Il piano d’azione prevede due priorità strategiche a lungo termine: i) promuovere lo sviluppo di un ecosistema altamente efficiente di istruzione digitale e ii) potenziare le competenze digitali per la trasformazione digitale. Per rafforzare la cooperazione e gli scambi in materia di istruzione digitale a livello dell’UE, la Commissione creerà un polo europeo per l’istruzione digitale, che promuoverà la collaborazione e le sinergie tra i settori strategici pertinenti all’istruzione digitale, istituirà una rete di servizi di consulenza nazionali e rafforzerà il dialogo tra i portatori di interessi del settore pubblico e privato.

    Entrambe le iniziative confluiranno inoltre nel terzo vertice europeo sull’istruzione organizzato dalla Commissione, che si terrà online il 10 dicembre e nel corso del quale i ministri e i principali portatori di interessi riuniti discuteranno delle modalità per rendere l’istruzione e la formazione pronte per l’era digitale.

    Lo spazio europeo dell’istruzione si fonda su decenni di cooperazione in materia di istruzione a livello dell’UE. Il quadro strategico per la cooperazione europea nei settori dell’istruzione e della formazione (ET 2020) ha contribuito a rafforzare la fiducia e la comprensione reciproca per sostenere le prime iniziative legate allo spazio europeo dell’istruzione.

    Nel 2017 i capi di Stato e di governo hanno discusso di istruzione e formazione al vertice sociale di Göteborg, sulla base della comunicazione della Commissione che delineava il progetto di istituire uno spazio europeo dell’istruzione entro il 2025. A seguito di tale incontro, il Consiglio ha formulato le sue conclusioni nel dicembre 2017 invitando gli Stati membri, il Consiglio e la Commissione a portare avanti l’agenda di Göteborg. Molte iniziative sono già state sviluppate. Partendo da questi importanti presupposti, la comunicazione di oggi delinea un progetto di spazio europeo dell’istruzione e dà un ulteriore impulso per realizzarlo entro il 2025. Lo spazio europeo dell’istruzione è legato anche a Next Generation EU e al bilancio a lungo termine dell’Unione europea per il 2021-2027.

    In tale contesto, il piano d’azione per l’istruzione digitale è una pietra angolare del programma della Commissione per sostenere la transizione digitale in Europa e si basa sul primo piano d’azione per l’istruzione digitale adottato nel gennaio 2018, che si concluderà alla fine di quest’anno. La portata del nuovo piano è più ambiziosa e propone un campo di applicazione più ampio che va al di là dell’istruzione formale e una durata più lunga, fino al 2027.

     

  • La cultura dello sballo e la possibile lezione di Covid-19

    Nel mondo pre-Covid19 non c’era fine settimana in cui gruppi di amici non perdessero la vita schiantandosi sulle strade al termine di una nottata di sballo in discoteca e non c’era occasione in cui non s’invocassero più controlli, etilometri all’uscita dei locali, mezzi di trasporto per riportare i giovani a casa sani e salvi. Ma, come ha osservato Susanna Tamaro lo scorso autunno sul Corriere della Sera, «Quello che mi stupisce è che nessuno, dopo questi ripetuti eventi, si fermi e dica: ma che cosa sta succedendo? Che mondo è un mondo in cui divertimento fa rima con stordimento, in cui strafarsi, fino al rischio di perdere la vita e farla perdere ai propri amici, diventa parte di un inevitabile rito settimanale? Che mondo è un mondo dove gli adolescenti si ubriacano a tal punto da non essere più in grado di ricordarsi con chi hanno passato la notte?».

    Dopo l’esperienza della pandemia e delle conseguenti restrizioni per arginarne le diffusioni, suona ancora più attuale l’invito che la scrittrice rivolgeva un anno fa, quando ancora quello che è successo nel 2020 appariva impensabile e sarebbe sembrato fantascienza: «Ora forse, davanti a tanta distruzione, davanti a tanta disperazione, è venuto il momento di dire che non è così. Non siamo funghi, né meduse, ma una specie con un altissimo grado di complessità. E questa complessità, per svilupparsi nei ragazzi in modo positivo, ha bisogno di essere guidata da regole, paletti e limiti tracciati con fermezza dalla generazione che li ha preceduti. Regole, paletti e limiti che crescendo potranno anche abbandonare – perché questa è la nostra grande e inquietante libertà – ma senza i quali non avranno mai la possibilità di diventare davvero adulti».

  • Il Consiglio d’Europa pubblica la Strategia 2030 del settore giovani

    A gennaio 2020, il Comitato dei Ministri ha adottato la strategia 2030 del settore giovanile del Consiglio d’Europa, che fornisce orientamenti politici per il periodo 2020-30.

    Questa nuova strategia definisce il quadro in cui il settore giovanile del Consiglio d’Europa continuerà a consentire ai giovani di tutta Europa di promuovere attivamente e beneficiare dei valori fondamentali del Consiglio d’Europa.

    Confermando che i giovani sono partner fondamentali nel consolidamento della democrazia, dei diritti umani e dello stato di diritto, la strategia 2030 sottolinea anche il contributo specifico del settore giovanile agli obiettivi dell’Organizzazione, nonché la sua capacità di rispondere alle nuove sfide che dovranno affrontare i giovani e l’Europa. Lo fa concentrandosi sulle sue quattro priorità tematiche: rivitalizzare la democrazia pluralistica, l’accesso dei giovani ai diritti, vivere insieme in società pacifiche e inclusive e il lavoro giovanile.

    Copie gratuite del documento possono essere richieste inviando una mail a docrequest@coe.int

  • Più del reddito di cittadinanza per trovare lavoro serve una preparazione adeguata

    Su poco meno di 500 mila assunzioni previste per gennaio di quest’anno, il 32,8% degli imprenditori italiani ha segnalato difficoltà a “coprire” 151.300 posti di lavoro. Nel 15,7% dei casi a causa della mancanza di candidati (per 72.500 posti di lavoro) e per un altro 13,8% a causa della scarsa preparazione (circa 63.700 posti). E’ quanto emerge dall’elaborazione effettuata dall’Ufficio studi della Cgia – sui risultati emersi dall’indagine condotta sulle entrate programmate dagli imprenditori a gennaio 2020 dall’Unioncamere-ANPAL, Sistema informativo Excelsior- Sebbene la congiuntura non sia delle migliori – sottolinea la Cgia – e gli effetti economici del coronavirus siano ancora difficilmente quantificabili, gli imprenditori, in particolar modo a Nordest, continuano a trovare molte difficoltà nel reperire personale, soprattutto qualificato.

    “L’offerta di lavoro si sta polarizzando da un lato gli imprenditori cercano sempre più personale altamente qualificato, dall’altro figure caratterizzate da bassi livelli di competenze e specializzazione. Se per i primi le difficoltà di reperimento sono strutturali a causa anche dello scollamento che in alcune aree del Paese si è creato tra la scuola e il mondo del lavoro, i secondi, invece, sono profili che spesso i nostri giovani rifiutano e solo in parte vengono coperti dagli stranieri” afferma il coordinatore dell’Ufficio studi Paolo Zabeo.

    A livello provinciale le situazioni più problematiche emergono a Nordest. Se nella provincia di Gorizia il personale di difficile reperimento incide per il 48,1% sul numero delle assunzioni previste, a Trieste è il 45,5%, a Vicenza il 44,6%, a Pordenone il 44,2%, a Reggio Emilia il 42,7%, a Treviso il 42,3% e a Piacenza il 40,5%. Le figure professionali maggiormente richieste al Nord e che la domanda non riesce a soddisfare sono i tecnici informatici, gli addetti alla vendita e gli esperti in marketing, i progettisti, gli ingegneri, i cuochi, i camerieri, gli operai metalmeccanici ed elettromeccanici.

    “Quest’anno – afferma il segretario Renato Mason – sul fronte del mercato lavoro si profila una crescita dell’occupazione a livello nazionale dello 0,4 per cento, anche se in riduzione rispetto allo 0,6 registrato l’anno scorso. Si rischia, pertanto, di interrompere un trend particolarmente favorevole, soprattutto per i giovani che, secondo i dati Istat relativi al 2019, hanno registrato una flessione significativa del tasso di disoccupazione, raggiunto grazie alla buona performance dell’apprendistato che costituisce ancora adesso il contratto più utilizzato per consentire agli under 25 di entrare nel mercato del lavoro”.

    Sebbene al Sud la difficoltà di “coprire” le opportunità lavorative offerte dalle aziende è ovviamente inferiore a quella presente nel Centro-Nord, la percentuale media di difficile reperimento è comunque al 27,5%, con punte del 35,7% a Chieti, del 34,4% a Teramo, del 32,5% a Siracusa, del 32,2% a Potenza, del 31,7% a Taranto, del 31,6% a L’Aquila e del 30,6% a Cagliari. Analizzando l’elenco delle professioni di difficile reperimento, emerge che in tutte le principali province del Sud (Bari, Catania, Caserta, Foggia, Lecce, Messina, Napoli, Palermo e Salerno), le imprese faticano a trovare sul mercato cuochi, camerieri, altre professioni dei servizi turistici e, in particolar modo, conduttori di mezzi di trasporto, ovvero gli autotrasportatori.

    Una cosa che fino a qualche decennio fa era impensabile. Da qualche anno, invece, i giovani non vogliono più fare gli autisti di mezzi pesanti, sia perché il costo per ottenere la patente C o D e la “Carta di Qualificazione del Conducente” (CQC) ha una dimensione importante che oscilla tra i 2.500 e i 3.000 euro, sia perché è una professione estremamente faticosa. Alle ore di guida spesso si accompagnano anche quelle necessarie per compiere le operazioni di carico e scarico della merce trasportata. La difficoltà di trovare degli autisti di mezzi pesanti è una delle tante contraddizioni che caratterizzano questo settore che, ricordiamo, negli ultimi 10 anni ha perso quasi 25mila padroncini, anche se oggi fatica a reperire, persino al Sud, giovani disponibili a mettersi alla guida di un Tir come dipendenti. Più in generale, comunque, il nostro mercato del lavoro presenta un grande paradosso che non è riscontrabile tra i nostri principali competitors presenti in Europa. Pur avendo un numero di diplomati e di laureati tra i più bassi di tutti i Paesi Ue, gli occupati sovraistruiti presenti in Italia sono poco meno di 6 milioni, il 24,2% degli occupati totali e il 35% degli occupati diplomati e laureati. Negli ultimi anni questo fenomeno è aumentato per due ordini di motivi: pur di lavorare molte persone hanno accettato un’occupazione meno qualificata del titolo di studio conseguito; “mismatch” (disallineamento) esistente tra le competenze richieste e quelle possedute. Questa specificità provoca un forte disinteresse e una scarsa motivazione per il proprio lavoro che ha delle ricadute molto negative sulla produttività del sistema economico. Un risultato che è anche ascrivibile al fatto che in Italia, pur avendo pochi laureati, la maggioranza lo è in materie umanistiche o sociali difficilmente spendibili nel mercato del lavoro, mentre abbiamo un numero insufficiente di laureati in materie scientifiche (matematica, fisica, chimica, eccetera) che, invece, sono ricercatissimi, soprattutto dalle nostre medie e grandi imprese.

  • Nel 2018 oltre 850.000 studenti hanno sfruttato i programmi Erasmus

    Erasmus+ è uno dei programmi di maggior successo finanziati dall’Unione Europea. Esso permette a milioni di giovani la possibilità di vivere un’esperienza scolastica, di volontariato o di formazione lavorativa all’estero. L’Europa offre dal 1987 la possibilità agli studenti di viaggiare, e in particolare, dal 2014 al 2020 sono stati commissionati 14,7 miliardi di € per il programma.

    Di recente è stata pubblicata la relazione annuale 2018 su Erasmus+, essa mostra come, da oltre 30 anni, 10 milioni di persone abbiano preso parte a questa esperienza unica e fondamentale per la loro vita. Il 2018 si è rivelato un anno record sotto molto punti di vista: sono stati finanziati 23.500 progetti e più di 850.000 studenti, apprendisti, insegnanti e animatori per i giovani hanno avuto la possibilità di spostarsi grazie ai fondi del progetto, e quasi il 10% degli studenti tirocinanti e membri del personale dell’istruzione superiore sovvenzionati durante l’anno scolastico hanno viaggiato da e verso paesi partner in tutto il mondo.

    Di fondamentale importanza è l’ambito sportivo. Lo sport come attività di unione, di confronto e di conoscenza reciproca è un pilastro fondamentale nel progetto europeo: per questo sono stati finanziati 199 progetti sportivi. Erasmus+, in aggiunta, ha sostenuto l’annuale Settimana europea dello sport, un progetto che ogni anno raggiunge un successo enorme, con un grande numero di eventi in tutto il continente. Il 2018 è stato anche l’Anno europeo del patrimonio culturale, dunque molte attività sostenute da Erasmus+ riguardavano proprio la valorizzazione del patrimonio culturale europeo.

    La portata geografica del progetto si è estesa notevolmente nel corso degli anni: dal 1987 quando erano coinvolti 11 paesi, si è arrivati nel 2020 a 34 paesi partecipanti (tutti i 28 Stati membri dell’UE più Islanda, Liechtenstein, Macedonia del Nord, Norvegia, Serbia e Turchia). Per questo la Commissione ha presentato una proposta di ampliamento del progetto, con l’obiettivo di raddoppiare gli stanziamenti nel prossimo bilancio a lungo termine 2021-2027, in modo da dare la possibilità a un numero sempre maggiore di persone, anche provenienti da classi sociali meno abbienti, di partecipare a un’esperienza che possa aprire loro le porte dell’Europa e del mondo.

  • Troppi timori intorno a Internet, i ragazzi italiani sono i meno abili a navigare

    Nel 2010 solo il 4% dei ragazzi usava lo smartphone per navigare su internet. Oggi, dieci dopo, la percentuale è dell’84%. Ma se il tempo trascorso online è raddoppiato in molti Paesi (in Italia la media è di 2,6 ore al giorno su Internet), sono ancora molti i giovani che non ricevono un’educazione all’uso sicuro e responsabile della rete da genitori, insegnanti o gruppo dei pari. Ciò nonostante, quando hanno un’esperienza negativa su internet, i ragazzi dichiarano di parlarne soprattutto con i loro genitori o con gli amici. Raramente si affidano a insegnanti o educatori. E’ il quadro che emerge dall’ultimo report di EU Kids Online realizzato sui ragazzi europei di 19 Paesi in cui è stata condotta l’indagine che ha coinvolto 25,101 bambini e adolescenti fra l’autunno 2017 e la primavera 2019.

    I ragazzi usano lo smartphone ‘tutti giorni’ o ‘praticamente sempre’. Rispetto alla survey EU Kids Online del 2010, infatti, si registra un aumento significativo sia nel numero dei ragazzi che lo possiede, sia nel tempo trascorso online. In Italia, l’indagine di EU Kids Online è stata realizzata da OssCom – Centro di ricerca sui media e la comunicazione dell’Università Cattolica del Sacro Cuore.

    Due dati italiani, in particolare, fanno riflettere: “Le competenze informative dei ragazzi italiani sono sotto la media europea: solo il 42% degli intervistati ritiene facile verificare se le informazioni che ha trovato online sono vere. Quindi cresce il tempo trascorso su internet, aumentano le attività online, ma in proporzione aumentano poco le competenze digitali. Questo si spiega anche con il tipo di mediazione che i ragazzi ricevono: tendenzialmente, i genitori consigliano come usare Internet in modo sicuro, gli insegnanti danno regole su cosa è lecito fare su internet a scuola. Solo un quinto dei ragazzi riferisce di essere stato incoraggiato dai propri genitori o dagli insegnanti a esplorare e a imparare cose in autonomia su internet” – spiega Giovanna Mascheroni, docente di Sociologia dei media in Università Cattolica e responsabile italiana di EU Kids Online e fra gli autori del report.

    La rilevazione comparativa a livello europeo ha ricostruito le esperienze online di bambini e ragazzi, incluso il cyberbullismo, l’esposizione a contenuti inappropriati e violenti, i rischi di privacy, l’uso eccessivo di internet, il sexting, l’hate speech e gli incontri offline con persone conosciute online. I dati mostrano come le attività sul web non siano definibili come del tutto positive o negative: al contrario, la stessa attività può avere conseguenze positive per un bambino e negative per un altro. Un esempio è costituito dagli incontri offline con persone conosciute online.

    Il numero di ragazzi che ha incontrato di persona qualcuno conosciuto su internet varia dal 5% (Francia) al 25% (Serbia) – il 9% in Italia. Per la maggior parte dei ragazzi, conoscere di persona un contatto online è stata un’esperienza positiva e entusiasmante. Il 52% in Slovacchia, l’86% in Romania e il 56% in Italia ha detto di essersi sentito felice dopo l’incontro. La stessa esperienza, però, può causare stress o turbamento a qualche ragazzo/a (meno del 5% si è sentito abbastanza o molto turbato dopo l’incontro). Il numero di ragazzi che ha riferito di essere stato turbato da qualcosa su internet nell’ultimo anno varia dal 7% (Slovacchia) al 45% (Malta). In Italia, il numero di ragazzi e ragazze di 9-17 anni che hanno fatto qualche esperienza su internet che li ha turbati o fatti sentire a disagio raddoppia, dal 6% registrato nel 2010 al 13%. Fra quest’ultimi, la maggior parte ha detto che si è trattata di un’esperienza sporadica. Gli amici (47%) e i genitori (38%) sono le principali fonti di sostegno a cui si rivolgono i ragazzi italiani nel caso di esperienze negative. Solo il 2% dei ragazzi italiani ha parlato di quanto accaduto su internet con un insegnante, mentre un ragazzo su quattro (25%) non ne ha parlato con nessuno.

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