Giovani

  • Ragazzi, genitori, insegnanti chi punisce la violenza?

    Il costante, inquietante aumento di giovani, per meglio dire ragazzini, che girano armati di coltello e le continue violenze e risse che ogni giorno si registrano sul territorio nazionale hanno indotto il governo a emanare nuove disposizioni per la sicurezza ed il contrasto alla violenza.

    Giustamente si parla esplicitamente di considerare responsabili i genitori, in certi casi, per i comportamenti violenti e scorretti dei figli.

    Ci dimentichiamo però che spesse volte, purtroppo, i ragazzi sono violenti perché la violenza la imparano sia dall’utilizzo, sfrenato e incontrollato, dei social sia dal contesto familiare, qualche volta anche dal contesto scolastico.

    Sono di questi giorni, infatti, le notizie che, ancora una volta, ci ripropongono insegnanti violenti nelle scuole primarie, addirittura due suore, e genitori che aggrediscono e picchiano gli insegnanti, come accaduto a Piacenza a inizio febbraio.

    E’ pertanto evidente che oltre alle norme, che vanno rese puntuali e specifiche e che soprattutto vanno applicate, occorre una collettiva reimpostazione della nostra cultura, partendo proprio da chi oggi è adulto e dovrebbe insegnare ai più giovani come comportarsi.

    L’educazione dei figli è alla base della società fin dai primi mesi di vita e la scuola è l’altro luogo nel quale i ragazzi devono formarsi, ma se la violenza è in famiglia, o in famiglia vi è indifferenza, e se la scuola è impreparata, se non si è in grado di porre un freno all’utilizzo dei social per i più giovani e di oscurare i siti violenti, le leggi potranno fare ben poco.

    Cosa può pensare un bambino vedendo il proprio padre aggredire con forza e con pugni la maestra? E quale sarà la punizione che spetterà a questo genitore?

    Non siamo nella condizione di rispondere a una domanda che rivolgiamo sia a coloro che emanano le leggi sia a coloro, cioè i magistrati, che dovrebbero farle rispettare.

  • Il viaggio secondo la Gen Z

    Come cambierà il modo di viaggiare? Per immaginarlo, e forse neanche tanto, basta guardare a come già oggi viaggia la Generazione Z. Più che un target, un laboratorio del turismo che verrà: digitale, personalizzato, sostenibile, relazionale. Per la Gen Z il viaggio non è solo un’alternativa alla routine, ma un’estensione del proprio modo di essere: fluido, personalizzato, connesso. il viaggio lo immagina, lo progetta, lo condivide e lo vive: perché siamo tutti Travel Makers È in questo cambio di prospettiva che si sta ridisegnando una parte sempre più rilevante dell’industria turistica, chiamata a confrontarsi con una generazione che non si limita a consumare esperienze, ma le co-progetta e le racconta.

    Un’evoluzione che sarà al centro di BIT 2026, alla Fiera di Milano-Rho da martedì 10 a giovedì 12 febbraio prossimi, nel Travel Makers Fest con una serie di incontri dedicati al racconto delle nuove modalità di viaggio della Gen Z che, sicuramente, a breve diventeranno il modo di viaggiare anche di chi è legato a modalità tradizionali.

    Nel 2026 la Generazione Z si confermerà come uno dei segmenti più influenti e dinamici del mercato turistico globale. Secondo Morning Consult Pro, il 52% dei giovani adulti Gen Z rientra nella categoria dei “viaggiatori frequenti”, avendo effettuato almeno tre viaggi di piacere nell’ultimo anno, nonostante un contesto economico segnato da incertezza e aumento dei costi. A guidarne le scelte è una forte propensione all’uso della tecnologia: il 72% dichiara di utilizzare regolarmente strumenti di intelligenza artificiale per pianificare i viaggi, creare itinerari su misura e confrontare prezzi in tempo reale, come evidenziato dallo Skyscanner Travel Trends Report 2026.

    E l’ispirazione nasce sempre più dai contenuti visivi: oltre il 50% dei giovani utilizza i social media come principale strumento di scoperta delle destinazioni, mentre l’81% dei viaggiatori Gen Z e Millennial pianifica le proprie vacanze a partire da location viste in film o serie TV, secondo l’Expedia Group Unpack ’26, confermando il peso crescente del fenomeno del set-jetting. Sul fronte dei comportamenti, emerge anche una forte attenzione al benessere: il 77% della Gen Z preferisce vacanze salutistiche, ad esempio senza consumo di alcol, come rilevato da StudentUniverse in collaborazione con Condé Nast Traveler.

    In Europa, la Gen Z si distingue per una crescente capacità di spesa sui viaggi internazionali e per una maggiore apertura a modelli alternativi: secondo dati Skyscanner 2026, il 33% dei giovani europei dichiara di preferire viaggi di gruppo organizzati, mentre il 69% si dice disposto a scegliere destinazioni meno note per evitare l’overtourism. In Italia, questa tendenza si traduce in una domanda sempre più orientata alla personalizzazione: l’81% dei giovani viaggiatori cerca itinerari costruiti su misura, spesso attraverso strumenti digitali, come indicato dalle analisi su turismo e comportamenti generazionali contenute nel documento base.

    Per la Gen Z il viaggio organizzato non è più un pacchetto standardizzato, ma un’esperienza modulare costruita attorno a interessi, valori e comunità temporanee. Fenomeni come set-jetting, slow travel e viaggi di gruppo rispondono a un bisogno di significato e relazione prima ancora che di intrattenimento.

    In Italia, alcune destinazioni stanno intercettando con efficacia questi comportamenti, trasformandosi in piattaforme narrative. È il caso della Campania, con Salerno indicata da Skyscanner come meta di tendenza globale per il 2026, grazie a un posizionamento che combina autenticità, prezzi accessibili e un’esperienza urbana complementare alla Costiera Amalfitana, diventando un esempio di destination dupe, cioè una destinazione simile a una più nota, ma più accessibile.

    Puglia, Basilicata e Lazio consolidano il proprio ruolo nel set-jetting – la versione più attuale del cineturismo – spinte dalla visibilità sui media: dalla Bari di Lolita Lobosco alla Matera di Imma Tataranni, fino all’insolita Roma anni Settanta del nuovo successo Netflix, Il Falsario.

    E mentre la Toscana si conferma leader per paesaggi e borghi non solo iconici, ma anche instagrammabili e “TikTokabili”, e la Calabria è la nuova mecca del turismo rurale, Bologna si afferma come punto di partenza ideale per il city hopping ferroviario, grazie ad accessibilità, offerta culturale e presenza digitale, risultando particolarmente attrattiva per micro-viaggi ispirati dai social.

    All’estero, lo stesso approccio emerge in contesti diversi: la Polonia, destinazione partner di BIT 2026, propone un modello di turismo sostenibile e accessibile, l’Uzbekistan cresce come meta non convenzionale grazie a strategie digitali mirate, mentre Giordania e Repubblica Dominicana ampliano il proprio posizionamento puntando su avventura in sicurezza e viaggi di gruppo, rispondendo alle esigenze di socialità, semplicità e flessibilità tipiche della Gen Z.

    Nel 2026 il digitale non è più un canale, ma l’infrastruttura stessa del viaggio. I social media hanno sostituito i motori di ricerca tradizionali come punto di partenza dell’ispirazione: video brevi e contenuti autentici orientano le scelte più delle recensioni testuali. La prenotazione avviene in modo fluido direttamente dalle piattaforme, accorciando il percorso tra desiderio e acquisto.

    L’intelligenza artificiale generativa si afferma come travel planner personale, abilitando un livello di iper-personalizzazione senza precedenti. Il viaggio deve essere mobile-only, senza carta e fluido: documenti digitali, chiavi smart, portafogli elettronici e formule di pagamento flessibili diventano prerequisiti. Allo stesso tempo, il digitale è uno strumento per evitare l’overtourism, individuare mete alternative e facilitare una connessione più autentica con i territori.

    La connettività abilita infine nuovi stili di vita: workation (soggiorni che uniscono lavoro e vacanza) e nomadismo digitale rendono qualità del Wi-Fi e spazi di co-working criteri di scelta primari, fondendo lavoro, tempo libero e viaggio in un’unica esperienza continua.

  • Aperte le candidature per il ‘Premio europeo Carlo Magno per la gioventù’

    Torna il Premio Carlo Magno per la gioventù rivolto ai giovani tra i 16 e i 30 anni che vivono nell’UE e stanno lavorando a un progetto che contribuisce a promuovere la democrazia, la cittadinanza attiva e l’integrazione delle comunità.

    Ogni anno questo premio, organizzato congiuntamente dal Parlamento europeo e dalla Fondazione del Premio internazionale Carlo Magno di Aquisgrana, celebra l’impegno quotidiano dei giovani che contribuiscono a costruire un’identità europea condivisa e a creare un impatto duraturo sul futuro dell’Europa.

    Tutte le candidature presentate saranno prima valutate dalla giuria nazionale dello Stato membro del progetto, che selezionerà un unico vincitore nazionale. I rappresentanti dei 27 progetti vincitori nazionali saranno invitati alla cerimonia di premiazione ad Aquisgrana, in Germania, dove saranno annunciati i tre vincitori europei.

    I premi in palio sono: 7 500 EUR per il primo classificato, 5 000 EUR per il secondo e 2 500 EUR per il terzo. I vincitori avranno anche la possibilità di visitare il Parlamento europeo a Bruxelles o a Strasburgo. Inoltre, un o una rappresentante di ciascun progetto potrà prendere parte a un tirocinio Schuman.

    Dal 2008 sono stati candidati in totale 7.150 progetti.

    Il termine ultimo per candidarsi al premio è il lunedì 2 febbraio a mezzanotte.

    Per consultare il bando ed iscriversi cliccare sul seguente link https://youth.europarl.europa.eu/it/more-information/charlemagne-prize/apply-now.html?utm_source=SONO+APERTE+LE+CANDI%2E%2E%2E+%28Mass+Mailing+created+on+2025-12-19%29&utm_medium=Email

  • La Commissione propone misure a sostegno del ricambio generazionale in agricoltura per garantire il futuro alimentare, agricolo e rurale dell’Europa

    La Commissione europea ha presentato una “strategia per il ricambio generazionale in agricoltura”, che definisce una chiara tabella di marcia per sostenere i giovani agricoltori e attirare un maggior numero di persone nel settore agricolo. La strategia mira a raddoppiare la quota di giovani agricoltori nell’UE entro il 2040: l’obiettivo è che i giovani e i nuovi agricoltori rappresentino circa il 24% degli agricoltori europei.

    A tal fine, la Commissione raccomanderà agli Stati membri, in particolare a quelli che non l’hanno ancora fatto, di investire almeno il 6% della loro spesa agricola in misure di promozione del ricambio generazionale, con la possibilità di mobilitare ulteriori risorse. La strategia comprende anche lo sviluppo di strategie nazionali per il ricambio generazionale in agricoltura entro il 2028, con cui gli Stati membri affronteranno gli ostacoli esistenti e definiranno misure di sostegno mirate, sulla base delle raccomandazioni della Commissione. Gli Stati membri dovranno presentare periodicamente relazioni sui progressi compiuti. Nel complesso, queste iniziative garantiranno la sostenibilità, la resilienza e l’attrattività del settore agricolo per il futuro.

    La strategia mira a sostenere e preparare la prossima generazione di agricoltori dell’UE individuando cinque leve d’azione principali: accesso alla terra, finanziamenti, competenze, tenore di vita equo nelle zone rurali e sostegno alla successione. Per ciascuna leva sono previste iniziative faro mirate, tra cui:

    • la proposta di un “pacchetto di avvio” obbligatorio per i giovani agricoltori nella prossima PAC per agevolare il loro ingresso e insediamento nel settore attraverso una serie completa di interventi, compresa una somma forfettaria fino a 300 000 € per l’insediamento;
    • una migliore ripartizione dei fondi a favore dei giovani agricoltori;
    • la collaborazione con la BEI per sviluppare regimi di garanzia e/o contributi in conto interessi per facilitare l’accesso ai finanziamenti;
    • l’istituzione di un Osservatorio europeo dei terreni per migliorare la trasparenza fondiaria. Questo aiuterà gli agricoltori ad accedere ai terreni disponibili, favorirà la successione nelle aziende agricole, fornirà informazioni per la definizione delle politiche e impedirà la speculazione fondiaria, facilitando l’avvio dell’attività agricola per i nuovi operatori del settore;
    • l’integrazione nel semestre europeo di aspetti inerenti al ricambio generazionale e alla successione e l’integrazione delle riforme pensionistiche, del fine rapporto e del trasferimento delle aziende agricole nei quadri strategici nazionali per facilitare una successione tempestiva e la mobilità fondiaria;
    • l’invito ai giovani agricoltori a partecipare al programma Erasmus per giovani imprenditori affinché possano imparare le buone pratiche agricole all’estero o diversificare il loro reddito imparando da altri settori;
    • la promozione di buone condizioni di vita nelle zone rurali e nel contempo il sostegno allo sviluppo locale e al coinvolgimento dei giovani e delle donne;
    • il cofinanziamento di servizi di sostituzione nelle aziende agricole in caso di malattia, ferie o prestazione di assistenza degli agricoltori per migliorare l’equilibrio tra vita professionale e vita privata.

    È necessario un forte impegno a livello nazionale e regionale per superare questi ostacoli e garantire un impatto efficace.

    Il settore agricolo in Europa invecchia più rapidamente di altri settori. Attualmente l’età media di un agricoltore nell’UE è di 57 anni; solo il 12% degli agricoltori ha meno di 40 anni e rientra quindi nella categoria dei giovani agricoltori. Tale squilibrio rappresenta un rischio per la sicurezza alimentare a lungo termine, l’autonomia strategica dell’UE nella produzione alimentare e la sostenibilità del panorama agricolo europeo.

    Anche il numero di giovani che vivono nelle zone rurali si sta riducendo. Tra il 2013 e il 2019 il numero di giovani di età compresa tra i 15 e i 24 anni che vivevano nelle zone rurali dell’UE-28 è sceso da 3,6 milioni a 1,9 milioni, mentre il numero di quelli di età compresa tra i 25 e i 29 anni è diminuito da 6,9 milioni a 5,9 milioni.

    Anche se un numero elevato di agricoltori più anziani è proprietario della terra, le generazioni più giovani sono spesso costrette a ricorrere all’affitto: gestiscono infatti circa 15 milioni di ettari in affitto e sono proprietari di 10 milioni di ettari. L’accesso alla terra, il credito a prezzi accessibili e le competenze essenziali restano gli ostacoli principali per i giovani agricoltori. Nel 2022 i giovani agricoltori dell’UE-27 hanno dovuto far fronte a un deficit di finanziamento di 14,1 miliardi di €, pari al 22% del deficit complessivo del settore.

  • Oltre 157 miliardi di euro spesi in gioco d’azzardo nel 2024

    In Italia solo nel 2024 si è “giocato” più di 157 miliardi di euro, con almeno 18 milioni di italiani che nell’ultimo anno hanno “tentato la fortuna” nell’azzardo, con la speranza di cambiare la vita tra videopoker, slot-machine, gratta e vinci, sale bingo. I giocatori patologici sono 1,5 milioni (il 3% della popolazione maggiorenne) mentre un milione e 400mila di italiani sono giocatori a rischio moderato (2,8%). In tutto, quindi, 2 milioni e 900 mila persone. In 20 anni, dal 2004 all’anno scorso, nel Belpaese sono stati giocati d’azzurro 1.774 miliardi di euro.
    E quando il gioco si fa duro, le mafie iniziano a giocare e a vincere. Analizzando le relazioni della Direzione nazionale antimafia e della Direzione investigativa antimafia, pubblicate tra il 2010 e il 2024, risultano 147 clan censiti che hanno operato in attività di business sia illegali che legali, con il coinvolgimento di 25 Procure Antimafia. La fotografia che emerge mostra come gli interessi della criminalità organizzata riguardano in modo diffuso l’intero territorio nazionale. Sono infatti 16 le regioni coinvolte da inchieste sull’azzardo che hanno visto la presenza di clan mafiosi. Benvenuti ad Azzardomafie, il dossier di Libera, curato da Toni Mira, Maria Josè Fava, Gianpiero Cioffredi e Peppe Ruggiero, una fotografia con numeri, storie e affari del Paese tra gioco legale e gioco criminale.
    «Il dossier – commenta Luigi Ciotti, presidente nazionale di Libera – ci restituisce l’immagine di un Paese in bilico: da un lato, la voglia di riscatto sociale e di un benessere per molti irraggiungibile; dall’altro, un meccanismo che, legale o illegale che sia, continua a speculare sulla vita delle persone.  Si dimentica che dietro ogni slot, dietro ogni casella argentata del gratta-e-vinci o piattaforma online, ci sono esseri umani in difficoltà. Ci sono adolescenti che scommettono di nascosto, anziani che si giocano la pensione, famiglie che si sfaldano nel silenzio. Dobbiamo smascherare l’inganno. Perché in fondo il gioco d’azzardo — qualunque forma assuma — rischia di essere sempre e comunque un grande imbroglio ai danni dei cittadini. La politica parla di regolamentazione, ma troppo spesso resta prigioniera della logica del profitto».

    Nelle provincie di Benevento, Crotone, Reggio Calabria, Messina, Siracusa e Palermo si giocano somme triple o quadruple rispetto a Modena, Bergamo, Firenze, Trieste, Padova e Verona. Negli Enti Locali che hanno o hanno avuto decreti di scioglimento per infiltrazioni e condizionamenti di tipo mafioso, i numeri sono impressionanti. Non solo mafie però: l’azzardo, fisico e online, è infatti un luogo privilegiato per il riciclaggio di somme provenienti da aree imprenditoriali a storica elevata irregolarità, come il settore turistico pubblici esercizi (si vedano i dati anomali delle località costiere, a partire dalla Liguria) e l’imprenditoria cinese (che gestisce anche numerose sale slot). Tutto da indagare poi, nel grande e recente balzo dei numeri dell’azzardo online, il possibile effetto della forte crescita di attività nel settore delle costruzioni, dovuto al 110%, ed alle consistenti opacità che si stanno registrando.

    In una recente indagine di Federconsumatori Modena su un campione di oltre mille ragazzi delle scuole superiori modenesi, è risultato che un terzo, quasi tutti minori, ha dimestichezza con l’azzardo. In ogni classe ci sono mediamente tre ragazzi (il 12% del campione) che vedono l’azzardo al centro del proprio futuro. Non pare esserci una questione di genere, con numeri che si spostano tra ragazzi e ragazze solo nell’attrazione che esercitano i diversi giochi. Comincia ad essere evidente che una serie di videogiochi, considerati innocui, predispongono all’azzardo fin dall’infanzia. È il caso di quei giochi che simulano vincite o che richiedono acquisti in app per continuare a giocare. Per i più giovani il sorpasso sul gioco fisico da parte del gambling da remoto è cosa avvenuta da tempo. In questo senso quella dei giovani è singolarmente l’area più matura per esaminare il fenomeno e le sue implicazioni. Si gioca in classe, nella propria camera, in assenza di ogni controllo sociale possibile nel gioco fisico. Grazie alle carte prepagate si giocano somme sempre maggiori, spesso nella disattenzione dei genitori. La fascinazione che sui ragazzi ha poi il trading online, i cui contorni per molti versi non sono diversi dall’azzardo, è una ulteriore complicazione per chi opera nel tentativo di contenere la crescita dell’azzardo.

  • I Maranza e la loro rivoluzione

    Arriva dalla Francia e si intitola Maranza di tutto il mondo, unitevi! Per un’alleanza dei barbari nelle periferie il libro di Houria Bouteldja che si definisce ‘scrittrice e militante antirazzista’, nonché ‘tra le fondatrici del Partito degli indigeni della repubblica’.  Ma chi sono i Maranza e perché tanta attenzione verso di loro? Sono le nuove leve dell’antifascismo? Come si legge in un articolo del Secolo d’Italia, a commento del libro, sono i figli di seconda e terza generazione dell’immigrazione. Giovani, in alcuni casi giovanissimi, arabi e africani pronti a sfoggiare la propria rabbia contro le istituzioni, anzi più semplicemente dotati di una vitalità smodata incapace di essere incanalata e pronti a sfogarla appena ne hanno occasione”. Dalle nostre parti, in Italia, sono al tempo temuti e derisi, per codici e per abbigliamento: tute di squadre da calcio, marchi famosi, borsello, “scarpe da pusher” o, addirittura, in calze con le ciabatte, come è capitato di vedere durante gli ultimi scontri in occasione delle manifestazioni pro Pal. Catalogati in quell’occasione come antagonisti, termine ormai d’uso comune per definire quelle frange di facinorosi che si infiltrano nei cortei per mettere a ferro e fuoco le citta, in realtà con quella violenza ‘storica’ hanno in comune forse solo i metodi (sprangate e incendi). Ed in pochi ne hanno colto l’essenza del loro malessere che, come si chiede il Secolo, potrebbe essere un nuovo racconto dell’antifascismo militante dovuto ad una ‘non saldatura’ con il territorio, la società, la politica. E sempre dall’articolo si legge, a proposito di questa nuova sinergia tra esponenti dei centri sociali e i Maranza: “Il tempo ci dirà se Stazione centrale e i sassi lanciati sulla tangenziale di Milano, durante lo sciopero del 3 ottobre, saranno prassi o fuggevoli unioni di scopo (in questo caso Gaza). Intanto, per un attimo, stacchiamo lo sguardo dallo scenario locale e andiamo in Francia. Perché dall’altra parte delle Alpi c’è chi questa comunanza di intenti la vede e vuole alimentarla”. Come fa, dalle sue pagine, Houria Bouteldja che cerca di dare “una struttura politica al disagio, al malessere e alle vere o presunte ingiustizie sociali”. Questa orda di giovani, coi loro codici e il loro vestiario, a detta della Bouteldja, mostrano che “qualcosa si è rotto ed è il ‘patto razziale’ portando alla nascita di due fazioni ‘opposte al blocco borghese’. Da una parte la ‘classe operaia, certamente integrata nel progetto nazionale’ e dall’altra i ‘dannati della terra, esclusi dal progetto nazionale’. Il passo successivo, come nota il quotidiano, è la lotta alla bianchezza, che per la Bouteldja, “si materializza attraverso tutte le sfumature possibili in base alla loro appartenenza sociale e geografica, al loro orientamento politico, al loro genere e alla loro età”. Emerge chiaro, dalle pagine, che il vero nemico è l’Europa e quello che rappresenta e quello che ha rappresentato, leggasi colonialismo. Quella dei Maranza, alla luce del racconto che ne fa la Bouteldja, è “la costruzione sul vuoto, perché essere i diseredati della storia vuol dire non avere radici, ripudiando l’identità che è l’architrave di ogni cosa”.

  • La Commissione celebra progetti innovativi di giovani scienziati europei e internazionali

    Venerdì 19 settembre sono stati annunciati i vincitori del 36° concorso dell’Unione europea per giovani scienziati (EUCYS) a Riga, in Lettonia. Giovani scienziati provenienti da Canada, Repubblica Ceca, Polonia e Svezia hanno ricevuto i primi premi per i loro progetti, che affrontano sfide sociali come il monitoraggio ecologico negli oceani, l’avvio della replicazione del DNA e l’utilizzo dello spin quantico per elaborare e archiviare informazioni.

    La Commissione europea ha varato il concorso nel 1989. Dal 15 al 20 settembre la Lettonia ha ospitato l’evento per la prima volta, accogliendo 133 giovani scienziati tra i 14 e i 20 anni provenienti da 37 paesi dell’UE e non solo, come Stati Uniti, Canada, Cina e Corea del Sud.

    A partire dal 2026 il concorso dell’Unione europea per giovani scienziati aderirà alla più ampia iniziativa “Science Comes to Town”, che mette 6 milioni di euro a disposizione di un massimo di sei città dell’UE e dei paesi associati a Orizzonte Europa per organizzare programmi di un anno volti ad avvicinare la scienza ai cittadini.

  • La Commissione consulta i cittadini sulle crescenti minacce poste dal bullismo online

    La Commissione ha avviato una consultazione pubblica e un invito a presentare contributi per sostenere l’elaborazione del piano d’azione dell’UE contro il bullismo online, atteso per l’inizio del 2026.

    Circa un adolescente su sei riferisce di essere stato vittima di episodi di bullismo online, mentre uno su otto ammette di esserne stato l’autore. Come annunciato negli orientamenti politici della Presidente von der Leyen, la Commissione è impegnata a combattere il bullismo online e a elaborare una strategia globale a livello dell’UE. Il piano previsto sarà incentrato sulla protezione dei minori e terrà conto anche di altri elementi, come la dimensione di genere e la maggiore vulnerabilità di alcuni gruppi di giovani fino ai 29 anni di età.

    La consultazione e l’invito a presentare contributi sono aperti fino al 29 settembre 2025. A settembre sarà avviata anche una consultazione a misura di minore attraverso la piattaforma dell’UE per la partecipazione dei minori.

  • A scuola quasi metà dei ragazzi impara a usare il coltello

    Secondo lo studio ESPAD®Italia 2024 condotto su 20 mila studenti e circa 250 scuole italiane il 40,6% dei ragazzi tra i 15 e i 19 anni ha partecipato almeno una volta a zuffe o risse, un dato che proiettato sulla popolazione scolastica equivarrebbe a circa un milione di adolescenti coinvolti. Inoltre, il 10,9% ha assistito a scene di violenza filmate con un cellulare, segno che questi episodi vengono non solo visti, ma spesso condivisi e amplificati digitalmente, contribuendo a una sorta di “normalizzazione” della violenza. Dai dati raccolti emerge che il 3,4% ha portato con sé armi come coltelli o tirapugni a scuola, con un incremento quasi doppio rispetto all’anno precedente.

    Questo fenomeno sembra sempre più legato anche all’uso di sostanze psicoattive e all’influenza dei social e rappresenta oggi un campanello d’allarme per tutto il sistema educativo e sanitario. L’aumento della violenza tra gli adolescenti, così come l’uso e il possesso di armi, riflette un disagio che va intercettato prima che degeneri. Secondo Sabrina Molinaro dell’Unità di Epidemiologia Socio-Sanitaria dell’Istituto di Fisiologia Clinica le risultanze della ricerca vanno interpretati come sintomi di un malessere più ampio che coinvolge famiglie, scuole e società nel suo complesso. La violenza, inoltre, assume anche una funzione “sociale”: secondo i dati raccolti, molti ragazzi la utilizzano per sentirsi accettati all’interno del gruppo, come forma di legame, seppur disfunzionale. Le ragazze, pur coinvolte in misura minore, manifestano sempre più spesso forme di aggressività emotiva e verbale, spesso amplificate dall’uso dei dispositivi digitali. “Siamo di fronte a una generazione profondamente immersa nel digitale, che rischia di sottovalutare la gravità della violenza, soprattutto quando mediata da uno schermo — spiega ancora Molinaro —. Lo studio ci mostra come riprendere e condividere episodi violenti sia diventato quasi normale per molti adolescenti, alimentando un pericoloso distacco emotivo. In un contesto in cui la violenza può trasformarsi in contenuto virale, si smarriscono empatia, responsabilità e senso del limite”.

  • Giorgio Gervasini nuovo presidente dello storico club Verbano Calcio

    Il Patto Sociale si unisce alle congratulazioni per la nomina a Presidente del Verbano di Giorgio Gervasini.

    Successore di Pietro Barbarito, per 31 anni alla guida di questo storico club, e originario di Besozzo, Gervasini racconta della sua passione per il calcio nata da piccolo, complice l’essere cresciuto vicino al campo sportivo di Besozzo. Ha giocato nelle giovanili e, successivamente, nel Verbano. Da dirigente ha iniziato una ventina di anni fa a Sant’Andrea e successivamente è passato al Verbano, prima nel ruolo di vicepresidente del settore giovanile e poi ricoprendo diversi ruoli, occupandosi di molteplici mansioni.

    Gavetta, passione per il calcio, per il territorio e per la società sono alla base dei progetti per la ‘sua’ squadra, in primis la riattivazione del settore giovanile, anche con Open Day per il mese di luglio

    Questa nomina, che premia un impegno di molti anni, fa anche sperare in un maggior coinvolgimento dei giovanissimi nel calcio, uno sport di squadra che insegna a lavorare e costruire insieme nel rispetto di regole ed in continua collaborazione gli uni con gli altri. Oggi, in una società sempre più violenta ed indifferente lo sport è una grande opportunità per riaffermare valori e capacità di vivere insieme.

    Augurando a Giorgio Gervasini il maggior successo invitiamo anche i nostri lettori del Verbano a prendere contatto con Giorgio e a iscrivere i loro figli e nipoti e la squadra e il presidente Gervasini sperano anche in qualche nuovo sponsor.

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