Giovani

  • La politica fiscale discriminante

    L’Italia ormai rappresenta il festival del paradosso sempre più declinante verso un sistema economico-fiscale feudale. In altre parole, si evita da decenni di valutare le problematiche nella loro articolata complessità affrontandone un singolo elemento al fine di ottenerne un pubblico riconoscimento. In questo senso risulta emergenziale, e non certo da oggi, il problema dell’esodo giovanile di laureati e diplomati verso i paesi, specialmente del Nord Europa, che rappresenta, certamente molto più del calo demografico, la vera fotografia del declino politico economico del nostro Paese.

    Entrambi, sia l’esodo delle giovani generazioni che il calo demografico, sono l’espressione oggettiva di una  mancanza di fiducia nel futuro a medio e a lungo termine del nostro Paese. Valutando, per ora, il solo fenomeno dell’esodo giovanile, anche per offrire una visione della “produttività” della spesa pubblica, va comunque ricordato come lo Stato investa circa 92.000 euro di pubbliche risorse per portare i giovani italiani al diploma ed altri 30.000 per ogni anno universitario successivo fino alla laurea. Il frutto di tali investimenti pubblici, non trovando alcuno sbocco all’interno di un sistema del lavoro bloccato in un mondo nel quale l’unica strategia aziendale (va riconosciuto) è quella di abbassare il CLUP (costo del lavoro per unità di prodotto) inevitabilmente abbandona il nostro Paese, offrendo ai paesi esteri, che sanno premiare tali professionalità a costo zero, le potenzialità che questi giovani esprimono.

    In questo contesto emerge evidente come questi giovani vadano a cercare all’estero  una prospettiva di sviluppo professionale ma soprattutto contratti adeguati alla propria formazione e che si  esprimano in  retribuzioni decenti. Tutti i governi dell’ultimo decennio (all’interno del quale questo fenomeno ha preso via via sempre maggiore rilevanza) hanno  affermato di voler affrontare il problema, salvo poi lasciare tutto invariato o quasi. Anche questo  governo in carica, infatti, si allinea con i propri “comportamenti politici” ai  precedenti promettendo ancora una volta una serie di sgravi fiscali per riportare in patria “giovani emigranti culturali e professionali italiani”. Questa decisione è figlia di una visione obsoleta e soprattutto discriminante in quanto crea due ordini di ingiustizie fiscali e politiche. Innanzitutto vengono marginalizzati fiscalmente ancora una volta i giovani rimasti in Italia in cerca di fortuna e che magari non abbiano potuto usufruire di  una opportunità all’estero. Questi, infatti, subiranno un trattamento fiscale penalizzante rispetto a chi usufruirà della nuova fiscalità incentivante per favorirne il rimpatrio.

    Inoltre i giovani che, pur avendo conseguito un titolo di studio, non hanno avuto la possibilità di espatriare diventeranno loro malgrado (ed ecco la seconda ingiustizia)  economicamente e fiscalmente più costosi rispetto ai propri colleghi rientrati in Italia.

    Queste iniziative fiscali  dei governi degli ultimi vent’anni anni dimostrano ancora una volta come il vero ed unico problema venga  ancora oggi rappresentato dalla pressione fiscale nella sua complessità. Questa  tuttavia, rappresenta il veicolo di finanziamento di una  delle due vere forme di potere in Italia: la spesa pubblica che,   assieme al gestione del credito, rappresenta la vera diarchia ( https://www.ilpattosociale.it/2018/11/26/la-vera-diarchia/). In più queste scelte prettamente politiche, che tendono a creare categorie privilegiate fiscalmente, evitano  di affrontare il problema generale relativo alla pressione fiscale e pongono le basi per una sorta di riconoscenza elettorale per i privilegi fiscali ottenuti.

    Un sistema fiscale che intenda sanare determinate posizioni e recuperare nuove risorse dovrebbe partire dalla rinegoziazione di posizioni con i contribuenti che già hanno dato dimostrazione di ripianare le proprie posizioni  fiscali con grande sacrificio e magari ricorrendo addirittura al debito. Viceversa, ancora una volta, per il puro interesse economico si intendono privilegiare con “voluntary disclosure” di varia natura solo ed esclusivamente gli evasori totali nella migliore delle tradizioni delle politiche fiscali italiane in atto da oltre trent’anni anni.

    Affrontare un problema complesso come quello del raggiungimento di un equilibrio tra fiscalità e spesa pubblica con visioni settoriali rappresenta uno dei motivi della continua crisi che avvolge il nostro Paese da oltre trent’anni anni ribadendo come la nostra sia una crisi culturale. Ormai risulta ampiamente superato il senso del paradosso più assoluto declinando miseramente verso un reale stato di ingiustizia fiscale.

     

  • Alla Fondazione Sacra Famiglia in arrivo per l’estate volontari da tre Continenti

    Sono oltre 1.200 i volontari che oggi operano nelle varie sedi della Fondazione Sacra Famiglia e saranno ancora di più domani, per rispondere con efficacia ai bisogni degli ospiti. Sacra Famiglia ha infatti siglato una partnership con AIESEC, network globale fondato in Belgio che si occupa di progetti di volontariato internazionale, volta a coinvolgere attivamente giovani volontari provenienti da ogni parte del mondo. Il primo turno di volontari provenienti da 5 paesi di 3 continenti (Romania, Egitto, Germania, Portogallo e Colombia) arriverà il 10 giugno: i ragazzi fanno parte di “Help to help”, l’iniziativa di AIESEC Italia che mira alla sensibilizzazione e allo svolgimento di attività concrete rispetto alle pari opportunità e al supporto per anziani e persone con disabilita di qualunque tipo. I giovani sono in totale 9 e presteranno la loro opera per sei settimane sia a Cesano Boscone, sede principale di Sacra Famiglia, che nella sede di Andora (SV) dove gli ospiti di Sacra Famiglia trascorrono come ogni anno i soggiorni estivi. A fianco di questa collaborazione resta viva quella con le università milanesi, in particolare con l’Università Cattolica di Milano che, nell’ambito dei Customized Programs, propone progetti di scambio internazionale per consentire a studenti di atenei stranieri di frequentare corsi e approfondire temi di interesse attraverso visite guidate in realtà significative del territorio, come Sacra Famiglia. Lo scorso mese di maggio sono infatti arrivati i ragazzi dell’University of Kansas School per studiare la struttura come modello di cura delle persone più fragili, anziani e disabili. Ragazzi da tutto il mondo, ma anche dal territorio circostante. Sono tante infatti le formule con cui si può diventare volontari in Fondazione Sacra Famiglia. A partire dai più piccoli del Summer Green, un progetto estivo dedicato agli adolescenti dai 14 anni in su, al Servizio Civile Nazionale, all’alternanza scuola-lavoro, ma anche esperienze aziendali. A fianco di queste proposte restano le tipologie più classiche: volontariato singolo o di gruppo, oltre alle numerose Associazioni, oratori e scuole che prestano il tempo e il loro aiuto.

  • L’Unione europea piace agli studenti

    L’Unione Europea piace ai ragazzi, secondo quanto emerge da un’indagine effettuata dal portale per gli studenti Skuola.net in collaborazione con la Rappresentanza in Italia della Commissione europea. I circa 20mila ragazzi dagli 11 anni in su che hanno risposto hanno promosso a pieni voti il sistema comunitario. Il 60% di loro, infatti, afferma di sentirsi a tutti gli effetti cittadino europeo; a cui si aggiunge un altro 21% che dice di esserlo ‘abbastanza’.

    Sono diversi i motivi che portano i ragazzi ad amare l’Unione europea. In cima a tutti la libera circolazione delle persone. Il 45% del campione apprezza soprattutto la possibilità di poter viaggiare all’interno della UE senza passaporto. Un’occasione che in tantissimi hanno già sfruttato e che molti altri sfrutteranno nei prossimi anni: 3 su 4 sono usciti dai confini italiani per visitare uno dei Paesi membri (il 61% lo ha fatto più di una volta, il 14% una volta sola). Un folto gruppo di giovani destinato a ingrossarsi ulteriormente, dato che un altro 19% non ha ancora viaggiato in Europa ma è intenzionato a farlo.

    Appena il 6% mette sullo stesso piano Unione europea e resto del mondo. Mobilità internazionale, però, vuol dire anche formarsi nelle università degli Stati membri, per un periodo o per l’intero corso di studi, senza particolari permessi e ostacoli burocratici. Ed è proprio questo il secondo aspetto più gradito ai ragazzi. Ovviamente non mancano gli scettici, ma sono una minoranza: meno di 2 su 10 si sentono poco (10%) o per nulla (9%) europei. Per alcuni l’Unione Europea ha reso l’Italia più povera, mentre per altri ha reso il Paese dipendente dalle nazioni economicamente più forti.

  • L’UE stanzia 100 milioni di euro supplementari per favorire i programmi di ricerca e di mobilità degli studenti

    A seguito dell’accordo tra il Parlamento europeo e il Consiglio in merito al bilancio dell’UE 2019 , la Commissione europea ha proposto di aggiungere 100 milioni di euro al finanziamento dei programmi faro dell’UE: Orizzonte 2020 e Erasmus+. Questi fondi supplementari contribuiranno a rafforzare la risposta dell’UE dinanzi a sfide fondamentali quali i cambiamenti climatici e ad adattare ulteriormente il settore dell’istruzione alle esigenze del mercato del lavoro. Dei 100 milioni di euro supplementari, 80 milioni sono destinati alla ricerca sul clima nell’ambito di Orizzonte 2020, il programma di ricerca e innovazione dell’UE. Questo denaro contribuirà all’ambizioso obiettivo di destinare il 35% della dotazione di bilancio di Orizzonte 2020 alla ricerca sul clima.

    I restanti 20 milioni di euro andranno a sostegno del programma dell’UE per l’istruzione, la formazione, la gioventù e lo sport in Europa, Erasmus+. Questi fondi supplementari contribuiranno inoltre a istituire entro il 2025 le “Università europee”, una nuova iniziativa dell’UE e una pietra angolare dello Spazio europeo dell’istruzione. Entro il 2021 l’UE intende istituire 12 università europee che consentiranno agli studenti di ottenere un diploma combinando gli studi in diversi paesi dell’UE e contribuiranno alla competitività internazionale delle università europee nell’UE e nel resto del mondo.

    La proposta adesso richiede l’approvazione del Parlamento europeo e del Consiglio.

    Fonte: Commissione europea

  • Gli italiani in età di pensione sono quasi il doppio di quelli pre-adolescenti

    In Italia nel 2018 c’erano 168,9 persone con oltre 65 anni ogni 100 ragazzi di età massima pari a 15 anni, secondo quanto rilevato dall’Istat nel rapporto ‘Noi Italia’. Si tratta dell’indice di vecchiaia più alto d’Europa, a cui corrisponde un indice di dipendenza, che misura il carico delle generazioni in pensione su quelle lavorative altrettanto preoccupante. Per tasso di fecondità l’Italia è all’ultimo posto della Ue, a pari merito con la Spagna, con solo 1,3 figli per donna. Un valore “sensibilmente” inferiore” alla cosiddetta ‘soglia di rimpiazzo’.

    Del resto, il tasso di nuzialità è tra i più bassi del Vecchio Continente e “solo” il 13% dei bambini viene accolto in asili nido pubblici (quando poi crescono, quei bambini faticano a completare gli studi, aumenta la percentuale di chi abbandona precocemente, e faticano più di chiunque altro in Europa a trovare lavoro: per quanto i Neet italiani siano in calo, restano i più numerosi in Europa).

  • Irish unemployment at 11-year low

    According to Ireland’s national statistical service (CSO), the country’s unemployment rate fell to an 11-year low of 5.4% in March, with youth unemployment standing at 13,4%, numbers that are significantly lower than the Eurozone average of 7.8%.

    Unemployment has dropped dramatically in Ireland since 2012 when the country was immersed in a financial crisis and the jobless rate stood at 16%.

    The Irish economy continued to expand in 10 of its 14 main economic sectors in the fourth quarter of 2018, with services and construction driving the economy. Ireland is also attracting EU migration, particularly in the technology sector, but also in civil engineering and health services.

    The Irish economy continues to grow robustly, despite Brexit uncertainty and the deceleration of growth in Italy, Germany, and France. Tax revenue continues to surpass projections, with a 7.1% increase in the first quarter compared to last year.

    Thus far, corporation tax is double of what was projected for the 2019 budget while the budget deficit is also on a downward trajectory, despite a surge in Irish contributions to the EU budget.

     

  • Chi ruba il futuro agli italiani?

    Al di là delle possibili strumentalizzazioni è comunque ammirevole che centinaia di migliaia di giovani in tutto il pianeta siano scesi in piazza a manifestare contro “chi gli vuole rubare il futuro” e a difesa del pianeta minacciato dal riscaldamento globale.

    Pensavo a loro e, in particolare ai ragazzi italiani, mentre leggevo i dati aggiornati del nostro debito pubblico, riflettendo sul fatto che farebbe comodo una sedicenne come Greta Thunberg che, nel nostro Paese, ponesse con forza una priorità aggiuntiva a quella di salvare il pianeta e cioè di chiedere se le politiche economiche dell’attuale governo non minaccino anch’esse, più del riscaldamento globale, il loro futuro.

    Infatti, come in una irrefrenabile corsa vero il precipizio, oltre agli errori commessi dal governo in politica estera, sia in ordine al logoramento dei rapporti con i partner dell’UE, che hanno portato il Paese all’isolamento, sia in ordine alla controversa e opaca scelta di aderire all’accordo con la Cina sulla “nuova via della seta”, con il rischio di scenari inquietanti e rischi non calcolati, ciò che ha avuto più impatto sul fragile assetto economico nazionale sono certamente le discutibili scelte della manovra finanziaria per il 2019, a partire dal reddito di cittadinanza e dalla cosiddetta “quota 100”, per i quali è sempre stata nota l’insostenibilità economica e finanziaria.

    I nostri governanti infatti, non paghi di avere contribuito ad aggravare una fase recessiva che ha portato le previsioni del Pil del 2019 a ridursi dal già misero 1,2% allo 0,2% di oggi, e per nulla soddisfatti dall’avere bruciato le poche risorse disponibili della manovra finanziaria per distribuire regalie incapaci di produrre effetti positivi sull’andamento congiunturale e contrastare l’andamento recessivo, rispondono ai chiari segnali di fallimento delle loro perniciose decisioni con ulteriore ottuso accanimento, reiterando strategie fallimentari basate sulla distribuzione di risorse pubbliche a pioggia.

    Da qui il provvedimento denominato “sblocca-cantieri”, che non contiene alcuna idea di come fare a sbloccare i cantieri, cosa peraltro comune anche agli esecutivi precedenti, ma in compenso con in più l’assenza di qualsiasi intesa tra Lega e M5S su come arrivare agli obiettivi propagandistici e non certo economici prefissi, o promettere come fa Salvini l’approvazione entro l’anno della Flat Tax, (che costerebbe da 12 a 58 Mld di euro, a seconda di chi fa i conti), essendo il vero obiettivo non il rilancio dell’economia ma solo a chi dovrà giovare di più sul risultato elettorale, all’indomani del quale, qualunque sarà risultato, nel nostro Paese ci saranno solo macerie. In altre parole le sempreverdi “norme manifesto” utili solo alla propaganda, “Salvo Intese”.

    Ma non è tutto, perché c’è un aspetto perfino più inquietante e cioè la possibile manipolazione dei conti in merito alla gravità della situazione in cui versa realmente il Paese, in barba alle più elementari regole di onestà e trasparenza che un governo democratico ha il dovere di garantire, in particolare sulla reale entità del Debito Pubblico dello Stato.

    Infatti, pur avendo riportato tutti i mass media l’incredibile picco storico in valore assoluto raggiunto dal debito pubblico nel nostro Paese nel mese di gennaio 2019, pari a 2.358 miliardi di euro, stranamente quasi nessun organo ha riportato lo stesso dato in percentuale rispetto al PIL, forse perché sapere che ha raggiunto il vertiginoso livello del 134,44% avrebbe costituito un trauma che era meglio evitare?

    Si è preferito giocare alle “tre carte” ed invece di pubblicare che il debito a gennaio 2019 era di 2.358 euro, pari al 134,44% come normalmente si è fatto, con un’abile costruzione della notizia si è collegato il dato del debito finale del 2018 pari alla percentuale del 132,1% rispetto al PIL, di cui è stato ammesso essere il record storico, sia percentuale che in valore assoluto, ed il valore del debito di gennaio 2019 pari a 2.358 mld di €, senza comunicare il relativo dato percentuale del 134,44%, dando la sensazione di una situazione sotto controllo, perché si sarebbe passati dal 131,3 del 2017 al 132,1 del 2018 e quindi di un aumento del debito dello 0,8% che è grave, ma non drammatico.

    Ma l’operazione camaleontica è ancora più grave perché oltre a tentare di evitare il panico su un livello di indebitamento ai limiti della sostenibilità, nasconde una possibile manipolazione dei dati del dicembre 2018, perché sembrerebbe che siano stati rinviati a gennaio 2019 gran parte dei pagamenti dell’anno precedente che, se contabilizzati, avrebbero fatto schizzare il 132,1% a ben altri livelli, appunto superiori al 134%. Tale ipotesi sembrerebbe avvalorata dal dato che l’aumento del debito tra il 2017, quando ammontava a 2263,4 mld di €, pari al 131,3% del rapporto debito-PIL sia stato fino a gennaio 2019 di 72 mld di €, di cui 30,7 mld da gennaio a dicembre 2018 e ben 41,3 mld di € contabilizzati nel solo mese di gennaio 2019.

    Se si tiene conto che l’unico obiettivo che pone l’Unione Europea è la riduzione del debito pubblico, il cui incremento, occorre ricordare, è il frutto del ricorso per oltre quarant’anni all’uso distorto della spesa pubblica per l’acquisizione del consenso da parte delle forze politiche al potere, e che per ridurre il debito, più che operare su politiche di austerità, occorre puntare sulla crescita economica e sugli investimenti e non certo sulle medesime politiche di sperpero del pubblico denaro che hanno portato negli ultimi 40 anni il Paese all’attuale condizione di quasi dafault , appare evidente che le politiche demagogiche e i giochetti di rinvio dei pagamenti all’anno nuovo, utili solo alle campagne elettorali, costituiscono l’identikit perfetto per individuare chi in questo Paese vuole realmente rubare il futuro, non solo ai giovani.

  • In Italia sempre più giovani imprenditori

    Nelle settimane in cui si fa un gran parlare del Reddito di Cittadinanza e di disoccupazione giovanile, c’è un dato che fa tirare un sospiro di sollievo: le nuove generazioni in Italia sono una realtà da primato nell’inventarsi il lavoro con 560mila imprese condotte da under 35.

    Questi dati collocano il Belpaese ai vertici dell’Unione Europea in termini di numero di giovani imprenditori. È quanto emerge dallo studio su “I giovani italiani che creano lavoro” presentato in occasione dell’Assemblea Giovani Impresa della Coldiretti. Un vero e proprio esercito di giovani italiani che conta l’apertura di circa 300 imprese al giorno nel 2018. Il risultato è che in Italia quasi un’impresa su dieci è condotta da giovani (9%), ma la percentuale sale al 30% tra quelle di nuova apertura nei primi nove mesi del 2018 secondo le elaborazioni su dati Unioncamere.

    La presenza di giovani si estende a tutti i settori produttivi, dall’agricoltura all’artigianato, dall’industria al commercio fino ai servizi, ma quelle più gettonate sono, nell’ordine, il commercio al dettaglio, le attività di ristorazione e le coltivazioni agricole e l’allevamento.

    In Italia i giovani di età compresa tra i 25 ed i 34 anni che hanno un lavoro autonomo sono il 90% in più della Spagna, il 60% in più della Germania, il 53% in più della Francia e in generale sono pari ad un quarto del totale dell’area Euro, secondo le elaborazioni Coldiretti su dati Eurostat dalle quali emerge che i giovani italiani sono tra i più intraprendenti dell’Unione Europea.

    Un dato che solo apparentemente stride con le ultime statistiche secondo le quali in Italia è pari al 66,4% la percentuale di giovani (18-34 anni) che vivono ancora con i genitori nel 2017 rispetto alla media europea del 50%.

    In realtà questo legame si evidenzia anche nell’elevato numero di imprese familiari la cui presenza varia da quasi il 60% nel mercato azionario italiano a circa il 90% in settori come l’agricoltura.

    Una specificità tutt’altro che negativa perché ha permesso il radicamento territoriale di molte attività imprenditoriali che altrimenti avrebbero rischiato la delocalizzazione.

    La famiglia in Italia è un punto di riferimento perché al suo interno ha le risorse per sopportare meglio la crisi dal punto di vista economico, ma è anche in molti casi una palestra per consentire ai giovani di esprimere la propria creatività e intraprendenza. Questo però nasconde un problema di base molto ampio del nostro Paese. L’Italia presenta uno dei maggiori squilibri demografici al mondo nel rapporto tra generazioni più mature e quelle più giovani, ovvero tra i boomers e i millennials. Più nel dettaglio, gli attuali trentenni sono ben un terzo in meno rispetto agli attuali cinquantenni.

    La capacità di continuare a crescere e rendere sostenibile il sistema sociale dipenderà quindi dai giovani imprenditori. Purtroppo l’Italia è uno dei paesi avanzati che, nell’entrata nel nuovo secolo, si sono rivelati meno in grado di dotare le nuove generazioni di strumenti efficaci per essere attive e vincenti nei processi di trasformazione e sviluppo. Spingere la domanda di qualità è oggi necessario soprattutto cambiare strategia, non costringendo i giovani ad adattarsi al ribasso a quello che l’Italia oggi offre, come fatto tristemente sinora, ma consentendo all’Italia di crescere al meglio sfruttando quanto le nuove generazioni possono dare.

    C’è, in Italia, rispetto alle altre economie avanzate, una bassa domanda di qualità. Questo è dovuto in parte ad un sistema che considera i giovani manodopera da pagare poco anziché leva su cui investire per aumentare competitività e crescita delle aziende.

    Va quindi ribaltata, prima di tutto, la prospettiva di lettura della relazione tra nuove generazioni e crescita del Paese. Non sono tanto i giovani che hanno bisogno di lavoro, ma il lavoro che ha bisogno dei giovani per diventare vero motore di sviluppo e competitività.

  • Erasmus+, un progetto di successo

    La Commissione europea ha pubblicato la sua relazione annuale sul programma Erasmus+, da cui emerge che al programma sta partecipando il numero di persone più elevato di sempre, mentre il numero di progetti finanziati ha continuato a crescere. Al contempo il programma sta diventando più inclusivo e più internazionale.

    Nel 2017, l’UE ha investito nel programma la cifra record di 2,6 miliardi di EUR, con un aumento del 13% rispetto al 2016. Grazie a tali investimenti, il numero di opportunità offerte ai giovani è oggi più elevato che mai. In base ai dati pubblicati, Erasmus+ rimane sulla buona strada per conseguire l’obiettivo di sostenere il 3,7% dei giovani dell’UE tra il 2014 e il 2020. La relazione sottolinea inoltre che il programma sta diventando più aperto per le persone provenienti da contesti svantaggiati nonché da organizzazioni più piccole.

    Il sostegno per il programma è più forte che mai. Durante la campagna volta a celebrare il trentennale di Erasmus, condotta con successo nel 2017, oltre 750.000 persone hanno partecipato a 1.900 eventi in 44 paesi, evidenziando una volta di più il ruolo del programma Erasmus+ (e dei programmi che lo hanno preceduto) nel consentire ai giovani di sviluppare le loro competenze e di vivere concretamente l’esperienza di sentirsi europei.

    Nel 2017 il programma Erasmus+ ha fornito sostegno a un numero record di persone – quasi 800.000 – permettendo loro di studiare, seguire una formazione o fare volontariato all’estero, con un aumento del 10% rispetto al 2016. Inoltre il programma ha finanziato la cooperazione tra enti di istruzione, organizzazioni giovanili e imprese. In totale, 84 700 organizzazioni hanno partecipato a 22 400 progetti. Durante l’anno accademico 2016/2017 il programma ha consentito a più di 400 000 studenti universitari, tirocinanti e membri del personale di trascorrere un periodo di apprendimento o di insegnamento all’estero. Tra questi, circa 34 000 studenti e membri del personale hanno ricevuto sovvenzioni per recarsi in paesi partner in tutto il mondo, o per essere accolti in provenienza da uno di tali paesi. La Francia, la Germania e la Spagna sono stati i tre principali paesi di partenza per gli studenti, mentre le tre destinazioni più popolari sono state la Spagna, la Germania e il Regno Unito.

    La relazione annuale dimostra ancora una volta che Erasmus+ è ben più che un programma rivolto agli studenti universitari ed al personale accademico. L’UE ha inoltre continuato a mettere a disposizione corsi di formazione professionale per i discenti e il personale (160 000 persone), per i giovani e i giovani lavoratori (158 000) e per il personale del settore dell’istruzione per gli adulti (6 400). Tra i beneficiari dei progetti di cooperazione vanno inoltre annoverati i docenti e il personale scolastico (47 000) e i loro alunni (110 000). Oltre alla Settimana europea dello sport, il programma ha finanziato 162 progetti a cui hanno partecipato 930 organizzazioni sportive, compresi dieci eventi sportivi senza scopo di lucro.

    Erasmus+ sta diventando sempre più accessibile per coloro che possono trarne il massimo vantaggio, offrendo maggiori opportunità e stanziando finanziamenti supplementari per i partecipanti provenienti da contesti socioeconomici svantaggiati. Nel 2017, quasi 21 000 studenti e membri del personale svantaggiati hanno partecipato alle attività di mobilità Erasmus+ nel settore dell’istruzione superiore. Il numero totale di partecipanti svantaggiati nel campo dell’istruzione superiore è salito così ad oltre 67 500 a partire dal 2014, tra i quali quasi 2 000 partecipanti con esigenze speciali.

    Inoltre nel 2017 il programma si è ulteriormente evoluto al fine di integrare le priorità strategiche dell’UE per le competenze digitali nei settori dell’istruzione, della formazione e della gioventù, anche attraverso programmi di studio e metodi di insegnamento innovativi. Ad esempio, la nuova applicazione mobile di Erasmus+ è stata scaricata ed installata oltre 55 000 volte a partire dal suo lancio a metà del 2017; più di 380 000 persone hanno beneficiato di una formazione linguistica online dal 2014, tra cui quasi 5 500 rifugiati arrivati recentemente.

    Fonte: Comunicato stampa della Commissione europea

  • Orizzonti europei per i giovani

    L’Ufficio del Parlamento europeo a Milano dedica un approfondimento al tema “L’Europa per i giovani” e la mattina di martedì 22 gennaio invita all’incontro dal titolo “I confini dei giovani: orizzonti europei” che si svolgerà allo spazio Avanzi di via Ampère, 61/A di Milano. Durante l’evento, che si colloca tra le iniziative della campagna #StavoltaVoto, saranno illustrate le opportunità per i giovani dei programmi Corpo Europeo di Solidarietà, Erasmus + e Europa Creativa, rivolti a studenti, volontari, creativi, imprenditori e alle organizzazioni attive nell’ambito del sociale, della formazione e della cultura.

    Per partecipare è necessario registrarsi alla mail epmilano@europarl.europa.eu

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