green

  • Viladecans, Vilnius e Treviso vincono i premi 2025 per la città verde europea

    Annunciati i vincitori del premio per la Città verde europea 2025. Vilnius (Lituania) sarà la Capitale verde europea 2025, mentre il titolo Foglia verde europea 2025, riservato alle città più piccole, è andato a Viladecans (Spagna) e a Treviso (Italia). La cerimonia di premiazione si è svolta nella capitale verde europea in carica, Tallinn.

    La giuria di esperti ha incoronato Vilnius come vincitrice del premio Capitale verde europea 2025 per il suo impegno a favore di un futuro sostenibile, compreso l’obiettivo di raggiungere la neutralità climatica entro il 2030. La giuria ha riconosciuto che la capitale lituana è riuscita a ridurre le emissioni attraverso varie misure, quali l’aumento delle fonti energetiche rinnovabili e la ristrutturazione delle infrastrutture di riscaldamento. Ha inoltre apprezzato l’approccio innovativo e tecnologico di Vilnius nei confronti del coinvolgimento e della partecipazione dei cittadini.

    Entrambe le vincitrici della Foglia verde, Viladecans e Treviso, hanno colpito la giuria con i loro approcci unici miranti a coinvolgere le proprie comunità nella transizione verde.

    La giuria ha riconosciuto che a Viladecans i residenti e i portatori di interessi, a diversi livelli hanno partecipato a vari processi decisionali e che la città ha compiuto progressi significativi nel campo delle energie rinnovabili e dell’efficienza energetica. In qualità di vincitrice della Foglia verde, la città si concentrerà su due obiettivi in parallelo: la transizione ecologica e la promozione di uno stile di vita sano.

    Treviso ha colpito la giuria per il modo in cui la città ha utilizzato la narrazione e la ludicizzazione per coinvolgere i giovani, nonché i suoi sforzi di comunicazione per attraversare i ponti tra le generazioni. La giuria ha inoltre sottolineato gli sforzi profusi da Treviso per raddoppiare il numero di alberi presenti in città.

    Le città vincitrici riceveranno una sovvenzione volta a sostenerne ulteriormente l’impegno ecologico: un premio di 600 000 € per la capitale verde Vilnius e di 200 000 € per le città della Foglia verde Viladecans e Treviso.

    Quest’anno, in totale, 14 città hanno partecipato ai premi. Un gruppo internazionale di esperti, composto da sette esperti indipendenti in materia di sostenibilità urbana, ha valutato ciascuna candidatura e ha selezionato cinque città finaliste.

  • Non c’è fine all’improvvisazione

    Da qualche tempo vari esponenti politici fanno a gara per vedere chi è più verde, più green, più ambientalista, in testa a tutti molti sindaci che, scatenati nella guerra contro le macchine, aboliscono parcheggi, creano sempre più cari balzelli per entrare in città e costruiscono sempre più pericolose corsie ciclabili.

    Tutti questi illustri paladini del verde, responsabili come e più degli altri del dissesto ambientale del Pianeta, non per altro hanno tutti abbondantemente governato, tacciano però sui fondi Pnrr che l’Europa ha stanziato per creare ampi polmoni verdi nelle aree urbane e che loro, in gran parte, non hanno voluto o saputo usurare, in sintesi li hanno persi.

    Migliaia di alberi avrebbero dovuto essere piantati mentre invece molte città, a partire da Milano, non hanno fatto nulla e così sono stati lasciati i fondi europei e si è invece proseguito nella strada del cemento e dell’inquinamento, alla faccia dei tanti proclami ecologici.

    Sono mancate le idee, la progettazione, la capacità, la volontà politica ma di questo ben pochi media hanno parlato.

    Alla propaganda green non è corrisposta l’azione politica, per altro non è una novità, da anni assistiamo all’abbattimento di alberi, più facile abbatterli che curarli, a piccole sporadiche piantumazioni con fuscelli che presto muoiono, e alla cementificazione selvaggia di ogni oasi verde, comprese molte aree agricole.

    Da Messina a Milano progetti presentati e poi irrealizzati o neppure fatti, solo Milano, al momento, ha già perso 12 milioni di euro destinati dall’Europa alla piantumazione di nuovo verde mentre la città ha la ZTL tra le più grandi d’Europa e alla fine di ottobre entrare nel grande ed allargato centro città, oltre all’obbligo di guidare macchine Diesel euro 6, costerà al giorno ben 7 euro, più ovviamente le salatissime ore di parcheggio.

    Non contento il sindaco Sala fa pagare l’ingresso in città anche ai residenti, un po’ meno, certo, ma non si è mai visto che una persona debba pagare per entrare a casa propria!

    Siamo ormai all’assurdo, parliamo di macchine elettriche, che spesso vanno a fuoco, importiamo dalla Cina quanto serve, penalizzando l’industria automobilistica europea, e non sappiamo ancora dove, e quanto costerà, smaltire le batterie.

    Intanto si abbattono alberi invece di piantarne, si perdono i milioni dati dall’Europa, chissà se, come in passato, questi fondi andranno ad altri paesi con amministratori locali più avveduti, si distruggono sempre più le aree verdi, necessarie per abbattere l’inquinamento, e si fa propaganda green mentre si procede con una politica che è tutto il contrario.

    Ogni commento diventa inutile, non c’è fine alla malafede, all’improvvisazione ed alla falsità.

  • L’inflazione green

    Mentre negli Stati Uniti la corsa dall’inflazione sembra rallentare (+5%), tanto è vero che la Fed probabilmente aumenterà di soli 25 punti il tasso di interesse, in Italia (+8,3% e nel settore alimentare +11%) ed in Europa (+7,4%) l’inflazione rialza la testa.

    Non è il solo dato allarmante in quanto il calo dei consumi si attesta ad oltre il -5% nel settore alimentare, come le due consecutive flessioni dalla produzione industriale (-2.3% sul 2022). Diminuzioni importanti le quali, tuttavia, non determinano alcuna ripercussione relativa ad un conseguente abbassamento dei prezzi imputabile proprio ad una flessione della domanda.

    Ancora una volta, quindi, l’inflazione, a differenza di quanto potessero credere i titolari delle banche centrali ma soprattutto la Bce, non era determinata da una crescita della domanda aggregata (in Europa) mentre negli Stati Uniti sicuramente, in quanto la sua flessione attuale non ne determina alcuna diminuzione. Basti ricordare come anche in Germania la riduzione degli acquisti abbia raggiunto il -8,3% contro la quale il governo si sta attivando con delle politiche di sostegno al reddito.

    Uno degli ulteriori fattori preoccupanti relativo all’economia e alla sua comprensione, viene fornito dal costo dei noli marittimi che in un anno è passato da 16.000 dollari nel 2022 a meno di 2.000 nel 2023.

    All’interno di un’economia globale rappresenta sostanzialmente l’arresto dei flussi commerciali soprattutto per quanto riguarda i beni intermedi.

    L’inflazione, quindi, all’interno di un mercato con una domanda complessiva in flessione, si conferma comunque come assolutamente impermeabile alle politiche monetarie e alle fluttuazioni della domanda e dell’offerta. Uno scenario che ci riporta alle dinamiche dei mercati globali all’interno dei quali i postulati economici, tanto cari al mondo politico ed accademico, hanno perso ogni valore e soprattutto capacità di incidere sull’andamento economico complessivo.

    Andrebbe ricordato, infatti, come investire invece cocciutamente in un unico settore come quello edilizio in Italia o, peggio ancora, in Europa nella ipotetica transizione Green, rappresenti la condizione ideale per trasferire le aspettative di inflazione dal mercato singolo ai mercati in generale come “sentiment”.

    In altre parole, invece di combattere gli effetti della crisi economica attraverso un intervento complessivo forse meno incisivo sotto il profilo finanziario, ma in grado di coinvolgere l’intero settore economico ed industriale, come quello dei servizi attraverso, per esempio, occorrerebbe una riduzione dei carichi fiscali.

    Si è deciso, in preda ad un reale delirio ideologico, di investire solo ed esclusivamente nel settore di un’ipotetica transizione Green. Questa, oltre a essere irraggiungibile nei tempi, tuttavia ha determinato la creazione di aspettative di inflazione per tutti i settori economici ed ovviamente creato le condizioni per fenomeni speculativi.

    Non esistono, infatti, altre giustificazioni se non legate alla esplosione dei costi delle terre rare e di quanto legato al singolo settore, espressione di un incremento esponenziale della domanda proprio come limpida conseguenza dell’ideologia ambientalista adottata dall’Unione Europea.

    La responsabilità, quindi, di questa impennata dell’inflazione dovrebbe essere attribuita proprio al fenomeno settoriale della transizione Green, in più in Italia con il bonus 110%, che ha escluso tutti gli altri settori in difficoltà facendone pagare però l’inflazione come espressione della crescita esponenziale di un singolo settore.

    Per quanto si possa accreditare una certa impreparazione generale alla classe dirigente europea, accecata da un furore ideologico senza precedenti, sulla base della quale si pongono in secondo piano le aspettative legittime di una crescita economica dopo due anni di pandemia e in piena guerra ucraina, i dubbi relativi anche ad una onestà intellettuale diventano legittimi.

    Il fallimento clamoroso di questa politica viene espresso dalla terrificante sintesi del calo dei consumi assieme all’aumento dell’inflazione.

    In altre parole, ci si avvicina ad una possibile stagflazione già ora comunque imputabile all’ideologia espressa da una ipotetica transizione ecologica.

  • A Milano si parla di ambiente con il commissario europeo Sinkevičius e l’architetto Boeri

    “Il nostro impegno è rendere più verde ed efficiente il patrimonio dell’Unione europea, aiutando i territori a migliorare la gestione delle risorse naturali, come quelle idriche. Il successo del Green Deal dipende dalla partecipazione di tutti, in quanto ogni persona può offrire le proprie idee, progetti o adottare comportamenti in linea con i principi di prevenzione”. E’ quanto ha affermato il Commissario europeo all’Ambiente Virginijus Sinkevičius in occasione della sua visita a Milano dove ha incontrato, tra gli altri, l’architetto Stefano Boeri al Bosco Verticale, il primo prototipo di edificio residenziale rivestito da oltre 700 alberi e 20.000 piante, ideato proprio dall’architetto meneghino e Presidente del Comitato Scientifico di ForestaMi, il progetto che punta a piantare 3 milioni di alberi nell’area metropolitana di Milano entro il 2030, per migliorare la qualità della vita e contrastare gli effetti del cambiamenti climatico. Al centro dello scambio, l’implementazione del Green Deal europeo, l’ambizioso pacchetto di proposte della Commissione per rendere l’Unione europea il primo continente a impatto climatico zero entro il 2050. Il cuore del progetto vede infatti la protezione dell’ambiente, dell’ecosistema e della biodiversità.

    Durante l’incontro, il commissario Sinkevičius e l’architetto Boeri hanno scambiato le loro visioni anche su un’altra iniziativa promossa dalla Commissione: il nuovo Bauhaus europeo, che punta a declinare gli ambiziosi obiettivi del Green Deal all’interno degli spazi e delle esperienze dell’abitare, per migliorare il volto delle città europee, rendendole più inclusive e sostenibili.

    “Sono felice di questa visita del Commissario europeo al Bosco Verticale e alle piantagioni a Parco Nord Milano del progetto ForestaMi. Con lui abbiamo condiviso l’idea che la forestazione urbana, cioè la moltiplicazione del numero di piante ombreggianti nelle nostre città, sia il modo più economico, inclusivo ed efficace per ridurre gli effetti del surriscaldamento globale e dell’inquinamento dell’aria”, il commento dell’architetto Boeri.

  • La Commissione europea emette 6 miliardi di euro in obbligazioni verdi NextGenerationEU

    La Commissione europea ha emesso 6 miliardi di euro di obbligazioni verdi NextGenerationEU, nell’ambito della quarta operazione sindacata del 2023. L’operazione è stata eseguita in una sola tranche, mediante un’emissione sull’obbligazione verde con scadenza al 4 febbraio 2048.

    Gli investitori hanno mostrato un forte interesse per l’operazione: la domanda è stata oltre 12 volte superiore all’offerta.

    La Commissione intende finanziare il 30% del programma di ripresa NextGenerationEU emettendo obbligazioni verdi NextGenerationEU. La Commissione diventerà così il maggiore emittente di obbligazioni verdi al mondo.

    L’operazione porta a 42,5 miliardi di euro il volume totale di obbligazioni verdi NextGenerationEU emesse finora. I proventi di queste obbligazioni serviranno a finanziare progetti verdi previsti dai piani nazionali di ripresa e resilienza degli Stati membri, che costituiscono la tabella di marcia per le spese nell’ambito di NextGenerationEU. Attualmente l’importo delle spese ammissibili per le obbligazioni verdi NextGenerationEU nell’ambito dei piani nazionali di ripresa e resilienza degli Stati membri ammonta a 187 miliardi di euro. L’importo è destinato ad aumentare dato che vengono tuttora presentate nuove domande di finanziamento.

    Con questa operazione la Commissione ha raccolto 39,4 miliardi di euro, vale a dire il 49% dell’obiettivo totale di finanziamento di 80 miliardi di euro per il primo semestre del 2023. Di questo totale circa 70 miliardi di euro verranno destinati al programma di ripresa NextGenerationEU e i restanti 10 miliardi circa di euro al programma di assistenza macrofinanziaria+ a favore dell’Ucraina.

    Una panoramica dettagliata delle operazioni previste nell’ambito dell’approccio di finanziamento unificato per il primo semestre del 2023 è inclusa nel piano di finanziamento dell’UE.

  • La scienza ed il socialismo europeo

    Riceviamo e pubblichiamo un articolo del Prof. Francesco Pontelli

    All’interno del mercato globale esistono sostanzialmente tre macro aree economiche e produttive che lo definiscono e dalla cui articolata competizione dovrebbe emergere un vantaggio per i consumatori abbinato a nuove occasioni di occupazione che determinano lo sviluppo in senso lato.

    All’Europa, agli Stati Uniti ed al Giappone, che rappresentano la sintesi del mondo occidentale e dei suoi valori, si contrappongono sempre più la Cina unita ora anche all’India le quali da tempo cercano accordi stabili con i paesi in via di sviluppo se non altro per le preziose materie prime.

    Sempre all’interno di questo mercato globale, quindi, viene istituzionalizzato il principio della libera concorrenza i cui effetti possono venire spesso amplificati da una deregulation normativa tipica dei paesi a basso costo di manodopera, Cina in primis.

    Quando però una di queste tre macro aree decide autonomamente di porsi dei vincoli di sviluppo e crescita, in virtù di una visione ideologica ambientalista, emerge evidente il vantaggio concorrenziale a tutto favore delle altre due macro aree concorrenti. Questi otterranno dei plus sia in termini di minori vincoli normativi negli orizzonti di crescita che di una insperata nuova competitività frutto non tanto dalla propria capacità quanto del quadro normativo penalizzante del concorrente europeo.

    La decisione del Parlamento Europeo di adottare nel 2035 il divieto di produrre e vendere sul proprio territorio automobili e mezzi a combustione interna rappresenta il classico esempio di questo approccio ideologico ed etico privo di ogni contenuto scientifico, il cui unico effetto si manifesterà nell’azzeramento del vantaggio di cui gode il sistema industriale europeo attualmente nel settore automotive e con conseguenze bibliche in termini occupazionali.

    Tutto questo nonostante l’economia europea sia ancora all’interno di una crisi strutturale legata alle conseguenze disastrose della pandemia e ad un anno di economia di guerra, i cui effetti si manifestarono inizialmente attraverso la penuria di materie prime e successivamente con l’esplosione dei costi energetici la cui sintesi ha determinato lo schizzare verso l’alto dell’inflazione.

    Mentre il Parlamento Europeo, ormai evidentemente privo di ogni capacità di contestualizzare il momento storico e soprattutto di modificare conseguentemente le proprie priorità, si rivela come un organo istituzionale non più politico ma espressione di uno stato etico.

    In altre parole, questo stravolgimento della stessa natura istitutiva europea trova oggi la sua massima conferma, in quanto la propria attività non risulta più finalizzata allo sviluppo delle peculiarità dei singoli Stati europei.

    Viceversa l’Unione europea si preoccupa semplicemente di adottare un diverso sistema politico ed economico frutto di un approccio ideologico ed etico. A conferma di questo snaturamento dell’attività europea basti ricordare l’affermazione di alcuni parlamentari dopo la votazione del Parlamento. Questi, a sostegno della propria decisione relativa allo stop alle auto a combustione interna, hanno con una insopportabile tracotanza affermato di essere riusciti a “dare un indirizzo alla ricerca ma soprattutto alla scienza”.

    La scienza, esattamente come la ricerca che la precede, per sua stessa definizione deve essere libera di esprimersi in qualsiasi contesto e senza alcun tipo di vincolo ma soprattutto senza un qualsiasi indirizzo suggerito un ente politico.

    Sembra incredibile come l’arroganza epocale espressa dal Parlamento Europeo e precedentemente dalla Commissione europea (*) possa riuscire a snaturare il concetto stesso di scienza, anchze solo a parziale giustificazione di una propria decisione ideologica la quale esprime la volontà ma soprattutto l’arroganza di guidare la scienza stessa nel proprio sviluppo.

    In ultima analisi, questa decisione oltre a favorire l’economia dei nostri concorrenti dimostra, ancora una volta, come ormai l’Unione Europea non rappresenti più la federazione di più Stati liberali e democratici, ma semplicemente una Istituzione federale socialista.

    (*) luglio 2021 https://www.ilpattosociale.it/attualita/linquinamento-ideologico/

  • Il Parlamento europeo vuole flessibilità sulle “case verdi”

    Tutte le abitazioni residenziali in classe energetica “E” entro il 2030 e in classe “D” entro il 2033. Questi sarebbero gli obiettivi stabiliti dalla proposta di direttiva europea sulle case verdi (green house) al voto giovedì 9 in commissione industria del Parlamento europeo per poi approdare a marzo al voto dell’Assemblea plenaria e quindi andare al negoziato con le altre istituzioni europee. Obiettivi che imporrebbero uno “sforzo notevole” al sistema Italia e contro i quali il Governo ha aperto un negoziato a tutti i livelli. “C’è stata molta disinformazione in Italia” dice il verde Ciaran Cuffe, relatore per l’Europarlamento. “Bruxelles non dirà agli Stati membri cosa fare”. Gli emendamenti adottati, assicura Cuffe, “lasciano ampia flessibilità”. Flessibilità comunque necessaria perché i patrimoni immobiliari dei 27 Paesi interessati dalla direttiva hanno enormi differenze, anche per ragioni di latitudine e di storia. Per non parlare delle stessa definizione di “classe D” che non è ancora univoca su tutta l’Unione. Sulla “peculiarità dell’Italia” punterà il Governo Meloni per ottenere un atterraggio morbido delle misure sul sistema economico e produttivo. “L’Italia non può affrontare il tema dell’efficientamento energetico degli immobili come gli altri Paesi. C’è una peculiarità del nostro paese e il Governo difenderà questa peculiarità” ha detto il ministro Ministro per Affari Europei, Sud, Politiche di Coesione e PNNR Raffaele Fitto al convegno “Le politiche europee sull’immobiliare allargato” nella sede della Rappresentanza Italiana del Pe dove ha annunciato che l’Italia sta preparando il suo piano e predisponendo un percorso. Bisogna “aiutare e sostenere senza obbligare e senza penalizzare, perché altrimenti la direttiva che l’Europa vorrebbe imporre sulla testa delle famiglie italiane è una patrimoniale” attacca il leader della Lega Matteo Salvini “Il tema della casa ci deve vedere protagonisti in Italia e soprattutto in Europa senza obblighi – rincara il vicepremier – senza penalizzazioni e senza vincoli perché le famiglie italiane non hanno decine di migliaia di euro da spendere”. Infatti stando ai tempi fissati, l’impegno economico finanziario, ma anche imprenditoriale e tecnico sarebbe enorme. Ne ha dato la misura il presidente di Enea Gilberto Dialuce. Per realizzare gli obiettivi della direttiva UE sulle case green in base ai tempi previsti, sarebbe necessario “uno sforzo notevole” che richiederebbe imprese pacaci di “interventi su larga scala” ha detto Dialuce. Secondo le stime Enea, il 74% delle abitazioni italiane, cioè 11 milioni sarebbero in classe energetica inferiore alla “D”. I lavori fatti sotto la spinta del Superbonus hanno riguardato 290.000 unità abitative l’anno, “un target un po’ distante da quello atteso se restano immutati i tempi” ha detto Dialuce. Senza contare l’impegno economico che dovrebbe ricadere sul privato ovvero sullo Stato chiamato necessariamente a incentivare le ristrutturazioni energetiche con un nuovo meccanismo tipo superbonus. “Cinquanta miliardi l’anno è un investimento difficilmente sostenibile per le famiglie italiane e sicuramente non potrà essere il governo nei prossimi 5 anni a mettercene 20/30 all’anno” ha detto Salvini. “Non si possono imporre onerosi lavori ai privati” gli fa eco il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica Gilberto Pichetto. E poi ci sono palazzi storici, ma anche case antiche e borghi medievali che richiedono di essere trattate con cura e spesso costruite con antichi materiali “green” benché non “innovativi”. “L’Italia ha sul tema dell’immobiliare e sulla casa una sensibilità differente. Per un Italiano è il lavoro di una vita da trasferire al figlio – dice ancora Raffaele Fitto – Ma soprattutto il nostro patrimonio immobiliare è differente per il suo valore architettonico, storico e culturale”.

  • La prima assemblea generale dell’Alleanza per l’aviazione a emissioni zero

    Più di cento partecipanti provenienti da 90 organizzazioni e imprese del settore aeronautico partecipano alla prima assemblea generale dell’Alleanza per l’aviazione a emissioni zero (AZEA) ospitata da Eurocontrol.

    La Commissione presenterà diversi temi da sviluppare nell’ambito di gruppi di lavoro, tra cui le infrastrutture aeroportuali, i requisiti energetici per l’idrogeno e gli aeromobili elettrici, la certificazione, la standardizzazione, le esigenze normative, le considerazioni operative e ambientali.

    L’Alleanza continua a essere aperta a tutte le parti interessate che desiderano diventare membri, compresi gli Stati membri, in quanto svolgono un ruolo chiave nel settore. Le parti interessate possono aderire firmando la dichiarazione dell’Alleanza e compilando il modulo di candidatura, purché soddisfino i criteri di ammissibilità stabiliti nel capitolato d’oneri.

  • A Enel Green Power fondi Ue i per progetti sull’idrogeno verde

    Produrre idrogeno verde in modo economicamente sostenibile. E’ la sfida green intrapresa da molte aziende, visto che attualmente a livello globale il 99% dell’idrogeno è ancora prodotto da combustibili fossili. Una buona prospettiva ce l’ha Enel Green Power che con il suo progetto “Hydrogen Industrial Lab” è riuscita a conquistare parte del finanziamento Ipcei (Importanti Progetti di Comune Interesse Europeo) “Hy2Tech”, il fondo con una dotazione totale di 5,4 miliardi di euro messo a disposizione dall’Unione europea per lo sviluppo d’iniziative d’interesse strategico incentrate sull’idrogeno.

    Il laboratorio d’innovazione su scala industriale, che sorgerà in Sicilia tra i comuni di Sortino e Carlentini, in provincia di Siracusa, e sarà alimentato da energia verde attraverso l’impianto eolico di Carlentini, connesso alla rete elettrica, “sarà il luogo ideale per creare sinergie virtuose con il mondo delle start-up e con le eccellenze della ricerca e rispondere a una delle principali sfide cui si trova di frontel’Europa: ridurre la dipendenza dai combustibili fossili e accelerare la decarbonizzazione”, spiega Salvatore Bernabei, ceo di Enel Gp.

    Pensato nell’ambito di Nexthy, l’iniziativa di Enel Gp per accelerare l’implementazione delle tecnologie e del business dell’idrogeno verde, il laboratorio in concreto punterà a “sviluppare, sperimentare e validare nuove tecnologie di produzione e stoccaggio di idrogeno verde in maniera integrata con il business, con l’obiettivo di contribuire alla riduzione dei costi di questa tecnologia, necessaria per favorire la decarbonizzazione dei settori hard to abate, ovvero quelle industrie in cui l’elettrificazione diretta non è tecnicamente efficiente o economicamente conveniente”.

    “L’Etna Valley sta diventando la ‘Energy Valley’, ovvero il posto migliore per la rivoluzione energetica mondiale”, commenta Ernesto Ciorra, Chief Innovability officer di Enel aggiungendo che l'”Open Innovability per noi è la risposta al cambiamento climatico: condividere le sfide tecnologiche e sociali che questo comporta con gli innovatori di tutto il mondo per, tutti insieme, gestire una transizione energetica verso un modo di generare e distribuire energia che sia veramente sostenibile».

  • Proposte pioneristiche per ripristinare la natura dell’Europa entro il 2050 e dimezzare l’uso dei pesticidi entro il 2030

    La Commissione ha adottato proposte pionieristiche per ripristinare gli ecosistemi danneggiati e riportare la natura in tutta Europa, dai terreni agricoli e i mari alle foreste e agli ambienti urbani. La Commissione propone inoltre di ridurre del 50 % l’uso e il rischio dei pesticidi chimici entro il 2030. Queste proposte legislative faro, che fanno seguito alle strategie “Biodiversità” e “Dal produttore al consumatore”, contribuiranno a garantire la resilienza e la sicurezza dell’approvvigionamento alimentare nell’UE e nel mondo.

    La proposta concernente un atto normativo sul ripristino della natura è un passo fondamentale per evitare il collasso degli ecosistemi e prevenire i peggiori impatti dei cambiamenti climatici e della perdita di biodiversità. Il ripristino delle zone umide, dei fiumi, delle foreste, dei pascoli, degli ecosistemi marini, degli ambienti urbani e dell’UE e delle specie che ospitano rappresenta un investimento essenziale e efficace sotto il profilo dei costi per la nostra sicurezza alimentare, la resilienza climatica, la salute e il benessere di tutti i cittadini. Analogamente, le nuove norme sui pesticidi chimici ridurranno l’impronta ambientale del sistema alimentare dell’UE, proteggeranno la salute e il benessere dei cittadini e dei lavoratori agricoli e contribuiranno ad attenuare le perdite economiche che stiamo già subendo a causa del degrado del suolo e della perdita di impollinatori dovuti ai pesticidi.

    La Commissione propone il primo atto legislativo che mira esplicitamente a ripristinare la natura in Europa, a riparare l’80 % degli habitat europei che versano in cattive condizioni e a riportare la natura in tutti gli ecosistemi, dalle foreste e dai terreni agricoli agli ecosistemi marini, di acqua dolce e urbani. In base alla presente proposta sul ripristino della natura, saranno assegnati a tutti gli Stati membri obiettivi giuridicamente vincolanti per il ripristino della natura in vari ecosistemi, a integrazione delle normative esistenti. L’obiettivo è far sì che le misure di ripristino coprano almeno il 20 % delle superfici terrestri e marine dell’UE entro il 2030 e si estendano infine a tutti gli ecosistemi che necessitano di ripristino entro il 2050.

    Il ripristino coinvolge strettamente e va a vantaggio di tutte le componenti della società, deve essere realizzato nell’ambito di un processo inclusivo e ha un impatto particolarmente positivo su coloro che dipendono direttamente da una natura sana per il proprio sostentamento, compresi gli agricoltori, i silvicoltori e i pescatori. Gli investimenti per il ripristino della natura apportano un valore economico compreso tra 8 e 38 EUR per ogni 1 EUR speso, grazie ai servizi ecosistemici che favoriscono la sicurezza alimentare, la resilienza degli ecosistemi e l’attenuazione dei cambiamenti climatici, nonché la salute umana. Aumenta inoltre la presenza della natura nei nostri paesaggi e nella nostra vita quotidiana, con benefici dimostrabili per la salute e il benessere nonché un valore culturale e ricreativo.

    La normativa sul ripristino della natura fisserà obiettivi e obblighi di ripristino in un’ampia gamma di ecosistemi terrestri e marini. Gli ecosistemi con il maggiore potenziale di rimozione e stoccaggio del carbonio e di prevenzione o riduzione dell’impatto delle catastrofi naturali (come le inondazioni) rivestono la massima priorità. La nuova normativa si basa sulla legislazione esistente, ma riguarda tutti gli ecosistemi senza limitarsi alle zone protette della direttiva Habitat e di Natura 2000, con l’obiettivo di avviare il percorso di recupero di tutti gli ecosistemi naturali e seminaturali entro il 2030. Beneficerà di ingenti finanziamenti dell’UE: nell’ambito del quadro finanziario pluriennale circa 100 miliardi di € sono destinati alla biodiversità e al ripristino.

    Gli obiettivi proposti comprendono:

    • l’inversione del declino delle popolazioni di impollinatori entro il 2030 e, successivamente, l’aumento di queste popolazioni;
    • nessuna perdita netta di spazi verdi urbani entro il 2030, un aumento del 5 % entro il 2050, una copertura arborea minima del 10 % in ogni città, piccola città e periferia europea e un guadagno netto di spazi verdi integrati negli edifici e nelle infrastrutture;
    • negli ecosistemi agricoli, l’aumento complessivo della biodiversità e una tendenza positiva per le farfalle comuni, l’avifauna nelle aree agricole, il carbonio organico nei suoli minerali coltivati e gli elementi caratteristici del paesaggio ad alta diversità sui terreni agricoli;
    • il ripristino e la riumidificazione delle torbiere drenate a uso agricolo e nei siti di estrazione della torba;
    • negli ecosistemi forestali, l’aumento complessivo della biodiversità e una tendenza positiva per quanto riguarda la connettività delle foreste, il legno morto, la percentuale di foreste disetanee, l’avifauna forestale e le riserve di carbonio organico;
    • il ripristino degli habitat marini quali le colture marine o i fondali di sedimenti e il ripristino degli habitat di specie marine emblematiche quali delfini e focene, squali e uccelli marini;
    • l’eliminazione delle barriere fluviali in modo che almeno 25 000 km di fiumi siano trasformati in fiumi a flusso libero entro il 2030.

    Per contribuire al conseguimento degli obiettivi, mantenendo nel contempo una certa flessibilità in funzione delle circostanze nazionali, la normativa imporrebbe agli Stati membri di elaborare piani nazionali di ripristino, in stretta collaborazione con i ricercatori, i portatori di interessi e i cittadini. Esistono norme specifiche in materia di governance (monitoraggio, valutazione, pianificazione, rendicontazione e applicazione), che migliorerebbero anche l’elaborazione delle politiche a livello nazionale ed europeo, garantendo che le autorità considerino congiuntamente le questioni connesse della biodiversità, del clima e dei mezzi di sussistenza.

    La proposta di ridurre l’uso di pesticidi chimici concretizza l’impegno ad arrestare la perdita di biodiversità in Europa. La proposta contribuirà a creare sistemi alimentari sostenibili in linea con il Green Deal europeo e la strategia “Dal produttore al consumatore”, garantendo nel contempo una sicurezza alimentare duratura e proteggendo la nostra salute.

    Gli scienziati e i cittadini sono sempre più preoccupati per l’uso dei pesticidi e per l’accumulo dei loro residui e metaboliti nell’ambiente. Nella relazione finale della Conferenza sul futuro dell’Europa i cittadini hanno chiesto specificamente di affrontare la questione dell’uso e del rischio dei pesticidi. Tuttavia, le norme vigenti della direttiva sull’utilizzo sostenibile dei pesticidi si sono rivelate troppo deboli e sono state attuate in modo disomogeneo. Inoltre, sono stati compiuti progressi insufficienti nell’uso della difesa integrata e di altri approcci alternativi. I pesticidi chimici danneggiano la salute umana e causano il declino della biodiversità nelle aree agricole. Contaminano l’aria, l’acqua e l’ambiente in generale. La Commissione propone pertanto norme chiare e vincolanti:

    • obiettivi giuridicamente vincolanti a livello dell’UE e nazionale per ridurre del 50 % l’uso e i rischi dei pesticidi chimici e l’uso dei pesticidi più pericolosi entro il 2030. Gli Stati membri fisseranno i propri obiettivi nazionali di riduzione entro parametri stabiliti per garantire il conseguimento degli obiettivi a livello dell’UE.
    • Nuove norme rigorose concernenti il controllo degli organismi nocivi rispettoso dell’ambiente Nuove misure garantiranno che tutti gli agricoltori e altri utilizzatori professionali di pesticidi pratichino la difesa integrata (IPM) nel cui ambito, prima di poter utilizzare pesticidi chimici come misura di ultima istanza, si esaminano metodi ecologici alternativi di prevenzione e controllo degli organismi nocivi. Le misure comprendono anche l’obbligo per gli agricoltori e altri utilizzatori professionali di tenere dei registri. Inoltre, gli Stati membri devono stabilire norme specifiche per coltura che individuino le alternative da utilizzare al posto dei pesticidi chimici.

    L’uso di tutti i pesticidi sarà vietato in luoghi quali le aree verdi urbane, compresi i parchi o giardini pubblici, i parchi gioco, le scuole, i campi ricreativi o sportivi, i sentieri pubblici e le zone protette nel rispetto delle prescrizioni di Natura 2000 e qualsiasi area ecologicamente sensibile da preservare per gli impollinatori in pericolo. Queste nuove norme elimineranno i pesticidi chimici presenti nella nostra vita quotidiana.

    La proposta trasforma la direttiva vigente in un regolamento che sarà direttamente applicabile in tutti gli Stati membri. Ciò consentirà di affrontare i problemi persistenti dovuti a un’attuazione carente e disomogenea delle norme vigenti nell’ultimo decennio. Gli Stati membri dovranno presentare alla Commissione relazioni annuali dettagliate sui progressi compiuti e sull’attuazione.

    Un pacchetto di politiche chiave sosterrà gli agricoltori e altri utilizzatori nella transizione verso sistemi di produzione alimentare più sostenibili.

    La transizione sarà sostenuta anche dalla proposta sulla rete d’informazione sulla sostenibilità agricola e dagli sviluppi del mercato legati all’agricoltura di precisione, come gli irroratori che utilizzano la geolocalizzazione e le tecniche di riconoscimento degli organismi nocivi.

    Fonte: Commissione europea

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