green

  • Da Londra le prime conseguenze della Sharia ambientalista

    La follia e l’incoscienza ambientalista europea cominciano a dimostrare i propri nefasti effetti.

    Direttamente dal The Times di Londra: ” … al fine di evitare i blackout elettrici verranno staccate le postazioni per caricare le batterie degli autoveicoli  dalle… alle …” (https://www.thetimes.co.uk/article/e-car-chargers-will-turn-off-to-prevent-blackouts-jnm2m86pz).

    Mai come oggi la furia integralista ideologica ambientalista sta assumendo le caratteristiche di una SHARIA finalizzata ad una regressione economica e culturale impedendo di fatto di rispondere ad una domanda di mobilità storica e potenziale che rappresenta la base di un sistema economico aperto ed anche una delle forme elementari di democrazia liberale. In più va ricordato come il dogma della digitalizzazione tanto dell’economia, per rispondere ad una velocizzazione del time to market, quanto nella vita quotidiana non può venire in nessun modo considerato eco-sostenibile o, peggio ancora, finalizzato ad un impatto zero delle attività umane. Basti pensare come solo in Europa vengano spedite GIORNALMENTE 20 miliardi di email la cui elaborazione necessita di circa 19 gr di CO2. Già questo definisce in modo inequivocabile come la supposta svolta green della classe politica nazionale ed europea risponda solo ed esclusivamente ad una scelta ideologica priva di una base di conoscenza approfondita.

    In questo delirio, invece, l’integralismo “sostenibile” pone le condizioni non solo per un blackout elettrico legato all’impossibilità di creare nuova energia e soddisfare la mobilità elettrica in quanto si continua a rifiutare, ancora per pura scelta ideologica, ogni apporto alla crescita di disponibilità energetica di origine nucleare in modo da rispondere alla crescita esponenziale della domanda.

    Queste strategie “ecologiste”, poi, si basano su tecnologie la cui resa rimane ancora oggi un’incognita mentre fin da adesso emerge la certezza di una implosione complessiva di un articolato e connesso sistema economico come quello europeo. Il tutto con costi economici e sociali disastrosi, causando contemporaneamente l’azzeramento del vantaggio tecnologico che il nostro continente ancora vanta in determinati settori strategici.

    Invece di guardare alla sostenibilità attuale già raggiunta, come il primato europeo in campo tecnologico oggi determina (l’8% di emissioni totali di CO2 lo certifica ampiamente), si omette di affrontare il vero problema rappresentato dalle emissioni della Cina la quale, viceversa, si guarda bene dall’adottare simili politiche a tutela dell’ambiente.

    Emerge così evidente la sproporzione tra le risorse finanziarie investite in questo tipo di transizione, i conseguenti costi sociali ed economici che produrranno ed il vantaggio per l’ambiente che sarà di qualche percentuale decimale di CO2 calcolata su di un totale già ora Inferiore rispetto ai concorrenti.

    Ora più che mai la politica invece di utilizzare le tematiche ambientali per dimostrare la propria esistenza in vita dovrebbe dimostrare di possedere le complesse competenze come espressioni di sintesi politiche, economiche ed ambientali compatibili con il livello e la tecnologia esistente (https://www.ilpattosociale.it/attualita/linquinamento-ideologico/).

    Viceversa risulterebbe una scelta assolutamente suicida abbandonare i nostri primati anche nel basso impatto ambientale delle economie europee, come dimostra la bassa percentuale di contribuzione alla CO2 mondiale (8% si ricorda) ma anche quelli, all’interno della stessa Unione Europea, del sistema industriale italiano (10.12.2018 https://www.ilpattosociale.it/2018/12/10/sostenibilita-efficienza-energetica-e-sistemi-industriali/).

    Contemporaneamente in un mercato globale l’Europa continua a lasciare mano libera nella crescita economica alla Cina (export +25%) la quale mantiene la propria competitività anche grazie agli investimenti nella produzione di energia attraverso investimenti in centrali a carbone, nonostante sia da tempo il primo inquinatore al mondo.

    L’aspetto innovativo ed inquietante, tornando all’ambito europeo, emerge anche dal mondo delle grandi case europee produttrici di auto le quali sembra stiano sposando in pieno il delirio europeo relativo alla elettrificazione del settore automobilistico. In particolar modo quelle tedesche le quali sono cresciute attraverso la motorizzazione di massa e che ora, con un atteggiamento assolutamente speculativo, credono di intravedere nuovi mercati dalle altissime potenzialità. Non si illudano di avere a loro disposizione, a partire dai prossimi anni e soprattutto dalle 2035, un nuovo mercato europeo di sostituzione delle oltre 230 milioni di auto a combustione interna. La transazione ecologica si trasformerà, per quanto riguarda il settore privato della mobilità automobilistica, nella sistematica distruzione della domanda privata di mobilità dovuta ai costi insostenibili delle ricariche elettriche.

    Già ora, quindi, si delinea all’orizzonte un’Europa espressione di un nuovo sistema di socialismo ambientale all’interno del quale la mobilità privata risulterà minimale e soprattutto a favore di pochi eletti. In questo contesto i primi a pagarne le giuste conseguenze saranno coloro che l’hanno sostenuta e, di conseguenza, i produttori di automobili.

    La transazione ecologica, in altre parole, sta ponendo le basi per un salto della nostra civiltà nel buio più assoluto, espressione di una regressione culturale ed economica spaventosa: l’avvento della Sharia ambientalista.

  • Lamentele green fuori luogo: la Ue produce più energia da fonti rinnovabili che da quelle fossili

    Green di qua, green di là: slogan e doglianze (per la terra inquinata) la fanno da padrona, mentre i fatti attestano che ci sarebbe più da rallegrarsi che da preoccuparsi: nell’Ue lo scorso anno 2020 la produzione di elettricità da fonti rinnovabili ha superato per la prima volta quella delle fonti fossili.

    Il sorpasso è stato certificato da Eurostat sulla base dei dati preliminari dell’anno passato su cui hanno inciso anche forniture e consumi minori causati dal Covid e dalla conseguente sospensione delle attività economiche. Ma il risultato è comunque in linea con una tendenza che dura dagli anni ’90. Lo scorso anno l’elettricità ‘pulita’ ha superato la soglia di un milione di GigaWatt all’ora. Quasi 30mila GWh in più rispetto alla produzione da combustibili fossili, calata del 9,8% tra il 2019 e il 2020 toccando il livello più basso dal 1990. L’andamento è simile per il nucleare, con la produzione di elettricità diminuita del 6,3% rispetto al 2019 e al minimo dal 1990.

    Una spinta ulteriore alla Decarbonizzazione del settore energetico (il 75% delle emissioni di gas serra nell’Ue) dovrebbe arrivare il 14 luglio dal pacchetto clima con cui la Commissione inizierà a declinare i target di riduzione delle emissioni (-55% al 2030, zero netto al 2050) in misure concrete. “Sulla base dei Piani nazionali per l’energia e il clima, già adesso prevediamo di raggiungere in 10 anni una quota di rinnovabili del 33%” dei consumi lordi finali di energia (tutta, non solo quella elettrica), ha spiegato all’Ansa la commissaria Ue all’energia Kadri Simson. “Siamo già oltre l’obiettivo di almeno il 32% al 2030, fissato nella direttiva esistente – ha puntualizzato – e possiamo fare di più”. Il nuovo target dovrebbe essere tra il 38 e il 40%.

    A dare nuovo impulso alla transizione verde arriveranno tra poco anche i provvedimenti del cosiddetto pacchetto clima in cui sono contenute misure anche per i trasporti con standard più stringenti per le emissioni di CO2 delle auto e proposte per lo sviluppo di infrastrutture per i carburanti alternativi. Intanto l’Acea, l’associazione europea dei costruttori automobilistici, è tornata a chiedere punti ricarica per le auto elettriche in cambio di impegni a ridurre le emissioni del parco veicoli nuovi. Insieme all’Ong Transport & Environment e all’associazione europea dei consumatori Beuc, Acea ha già chiesto all’Ue almeno un milione di punti ricarica entro il 2024 anche al fine di scongiurare il rischio di un’Europa a 2 velocità poiché oggi queste strutture, che sono in tutto 255mila, sono concentrare per il il 70% in soli 3 Paesi (Germania, Francia e Olanda).

    Tra le novità Ue in campo ambientale c’è anche l’entrata in vigore, dal prossimo sabato, della Direttiva europea Sup sulla plastica monouso (Single Use Plastic), che mette al bando gli oggetti usa e getta trovati più frequentemente sulle spiagge e nei mari: cannucce, cotton fioc, piatti e posate, palette da cocktail, bastoncini dei palloncini, contenitori per alimenti e bevande in polistirolo. Dal 3 luglio questi oggetti potranno essere venduti soltanto per esaurire le scorte, quindi saranno vietati.

  • Per le vacanze 2021 quasi un italiano su cinque sceglie la campagna

    L’Italia riapre e gli italiani fanno una scelta green per l’estate 2021. E la campagna diventa la seconda meta subito dopo il mare, come effetto dell’emergenza sanitaria sui programmi dei vacanzieri. Così quasi un italiano su cinque (17%) per questa estate sceglierà di trascorrere le proprie ferie in campagna, parchi naturali e oasi, coniugando la voglia di normalità con la garanzia di stare in sicurezza senza rischiare gli affollamenti, rileva un’indagine Coldiretti/Notosondaggi. A spingere su questo segmento è soprattutto il turismo enogastronomico, che vale oltre 5 miliardi e che proprio con la pandemia ha trovato un ulteriore impulso. Traino importante anche i 24mila agriturismi nazionali. Senza contare che con la riapertura totale della ristorazione dal primo giugno, si prepara un’estate a tavola da 30 miliardi di euro nei 360mila bar, ristoranti, pizzerie ed agriturismi aperti lungo tutta la Penisola.

    Ma la campagna non è solo destinazione per gite e vacanze. Con la pandemia si registra una vera e propria rivoluzione country, con il 54% che desidera lasciare la città spinto dalla ricerca di una migliore qualità della vita ma anche dalla paura della pandemia e dalla voglia di riscoprire il senso di comunità allentato dall’emergenza sanitaria. E ancora, l’agricoltura per la ripartenza. Dalla logistica alle energie rinnovabili, dalla tutela del territorio alla gestione del patrimonio idrico, dalla cura del verde urbano, alla riqualificazione degli edifici nei piccoli borghi, fino agli investimenti nelle reti ultraveloci per colmare i ritardi nell’espansione della banda larga nelle zone interne e montane. Un capitolo che nel Pnrr vale 5,2 miliardi di euro ma anche un tema molto sentito dagli italiani: oltre 8 su 10 (83%) considerano infatti l’agricoltura importante per il rilancio dell’economia del Paese, con una percentuale di consensi che balzata del 19% nel 2021 rispetto a prima della pandemia.

    A fare il punto su Pil agricolo, salute e turismo green i ministri delle Politiche agricole, Stefano Patuanelli, della Salute, Roberto Speranza, e del Turismo, Massimo Garavaglia, e la sindaca di Roma, Virginia Raggi, intervenuti all’incontro Coldiretti ‘L’Italia torna contadina’ organizzato con Fondazione Univerde e Campagna Amica a Roma a venti anni esatti dalla legge di orientamento.

    “Nei nostri programmi di sviluppo – sottolinea Speranza – si parla sempre di One Health, l’idea è che l’agricoltura è salute. La battaglia è tutelare la qualità dei prodotti che arrivano sulle nostre tavole, e deve essere fatta con trasparenza”. Il turismo all’aperto “sarà sempre più di attualità e sempre più importante anche perché dà la possibilità di raggiungere tutto il nostro territorio che non sono solo le grandi città turistiche ma le tante piccole città d’arte, i borghi”, dice Garavaglia.

    Dal canto suo, il titolare dell’agricoltura, Patuanelli sottolinea: il settore “è pronto a fare la sua parte per affrontare la sfida della sostenibilità e della competitività sui mercati globali anche grazie al supporto del governo che non farà mancare la propria azione di sostegno”. E il vicedirettore Fao, Maurizio Martina, evidenzia che “la sfida è realizzare nuovi servizi alla persona e al territorio, disegnando una nuova multifunzionalità che vada a incrociare il welfare”.

    Uno speciale annullo filatelico di Poste Italiane ha celebrato i 20 anni della legge di orientamento. Venti anni in cui, sottolinea Coldiretti con il presidente, Ettore Prandini, l’agricoltura italiana è diventata la più green e biodiversa d’Europa con 314 specialità Dop/Igp/Stg riconosciute a livello comunitario e 526 vini a denominazioni di origine e indicazione geografica, 5155 prodotti tradizionali regionali censiti lungo la Penisola, la leadership nel biologico con 80mila operatori, 40mila aziende agricole impegnate nel custodire semi o piante a rischio di estinzione “e il primato della sicurezza alimentare mondiale”.

  • Socialdemocrazia addio, per vivere i giovani praticano liberismo e iniziativa imprenditoriale

    Il posto fisso non esiste più, ed i giovani hanno capito che la socialdemocrazia novecentesca fatta di lavoro dipendente e stipendio certo a fine mese appartiene ormai alle generazioni che li hanno preceduti. I giovani hanno quindi accettato nuove sfide professionali aprendo un’impresa, le cose non vanno benissimo. Sebbene infatti quasi un’impresa su dieci sia guidata da un under 35, negli ultimi cinque anni ne sono state perse 80mila. Un dato che fa riferimento alle sole imprese individuali ossia quei giovani che hanno deciso di aprire una partita iva o un negozio senza l’aiuto di altri capitali. A lanciare l’allarme è uno studio di Unioncamere secondo cui negli ultimi dieci anni circa 250mila giovani, tra i 15 e i 34 anni, hanno deciso di lasciare l’Italia. Un trend che, unito al calo delle nascite e alla disoccupazione, ha ridotto di due punti percentuali il contributo dei giovani al Pil italiano.

    Intanto “Green” e “tech” si confermano le parole d’ordine per i giovani che hanno aperto una nuova attività: tra le imprese giovanili manifatturiere, il 47% ha investito nella ‘green economy’ nel passato triennio, contro il 23% delle altre imprese. Così come per le start up innovative, un settore in cui i giovani trainano gli investimenti (il 18%, per poco meno di 2.100 unità su un totale di oltre 11mila unità). Cresce tra i giovani però anche un “richiamo al mondo dell’agricoltura” con  quasi 7mila  imprese giovanili in più in 5 anni, con un incremento di oltre il 14% nel periodo.

    Per quanto riguarda i settori tradizionali, 6 giovani su 10 hanno puntano sul commercio, dove si contano 140mila imprese di under 35 (26,5% del totale), costruzioni (63mila, pari al 12%), turismo (quasi 58mila, circa l’11%) agricoltura (55mila, 10,4%).

    Da un punto di vista geografico il Trentino Alto Adige è la regione che registra l’incremento più alto di imprese guidate da under 35, con 9.300 imprese, (+2,4% mentre Marche (-20,6%), Toscana (-19,8%) e Abruzzo (-18,4%) sono le regioni che in termini relativi hanno visto le riduzioni più cospicue del numero dei giovani imprenditori.

  • L’UE investe 80 milioni di euro in trasporti non inquinanti in Slovenia

    La Commissione europea ha approvato l’8 settembre un investimento di 80 milioni di euro dal Fondo di coesione per costruire un tunnel e due viadotti nell’ambito di un progetto più ampio per fornire una seconda linea ferroviaria tra il porto di Capodistria e il villaggio di Divača nella Slovenia occidentale.

    Secondo la Commissione, la nuova linea è essenziale per far fronte a una domanda crescente lungo la rotta e collegare un corridoio cruciale della rete centrale alle rotte marittime.

    Il commissario europeo per la coesione e le riforme, Elisa Ferreira, ha osservato che si tratta di un investimento dell’UE, necessario per il miglioramento della connettività ferroviaria del porto di Capodistria, che è un hub cruciale per il trasporto di merci e passeggeri con l’Europa centrale. Oltre a favorire la connettività slovena, il progetto sostiene perciò anche il funzionamento del mercato interno in quanto rafforza la coesione economica e sociale.

    Il miglioramento del collegamento ridurrà le strozzature esistenti lungo questa rotta trafficata per un trasporto ferroviario più veloce, più efficiente e competitivo e, reindirizzando il traffico dalla strada alla ferrovia, il progetto contribuirà a ridurre le emissioni di anidride carbonica (CO2) e ossido di azoto (NOx), migliorando la qualità dell’aria locale in linea con l’adesione della politica di coesione agli obiettivi del Green Deal dell’UE.

  • Nasce la Food Forest, il bosco edibile di Milano

    10mila metri quadrati di bosco ‘edibile’ a Milano. E’ la Food Forest che sorgerà nell’autunno 2020 all’interno del Parco Nord di Milano dove saranno piantumate 2000 piante tra alberi e arbusti da frutto, da legno e medicinali che potranno essere adottati dai cittadini. Si potranno scoprire, infatti funzioni e usi di specie autoctone poco conosciute o utilizzate in cucina. L’adozione delle piante avviene grazie al supporto dei “Green Saturdays”, iniziativa organizzata dalla catena di ristoranti That’s Vapore che, per ciascun sabato a partire dall’11 luglio, dedicherà il 50% del ricavo dei piatti vegetariani consumati all’interno dei locali o ordinati tramite delivery alla piantumazione degli alberi che avverrà in autunno. E tra qualche anno si potranno finalmente raccogliere frutti, bacche, gemme e foglie. L’analisi del territorio, la scelta delle specie e la messa a terra sono curate da Etifor, spin-off dell’Università di Padova specializzato in riforestazione, certificazione e valorizzazione del patrimonio naturale. Le prime specie che compariranno all’interno della foresta saranno acero, biancospino, carpino, ciliegio, frassino, melo selvatico, nocciolo, pero selvatico, prugnolo, rosa canina, sanguinella, quercia e tiglio. All’interno di questo nuovo spazio verde verranno strutturati tre percorsi stagionali, primaverile, estivo e autunnale, per guidare il visitatore alla scoperta di storia, usi e ricette riguardanti le piante presenti grazie ad un apposito QR code riportato sulla segnaletica. Obiettivo dei ‘Green Saturdays’ è aiutare le persone a prendersi cura di sé attraverso un’alimentazione naturale e bilanciata e, al tempo stesso, contribuire a prendersi cura tutti insieme dell’ambiente in cui viviamo. Le specie piantate, una volte adulte, saranno in gradi trattenere tra i 7 e i 33 kg di CO2 ogni anno per ciascuna pianta.

  • Il dialogo energetico UE-Cina si concentra sulle politiche ecologiche dopo il coronavirus

    La commissaria europea per l’energia Kadri Simson e il suo omologo cinese, Zhang Jianhua, amministratore della National Energy Administration of China, hanno discusso delle politiche in materia di energia pulita, nello sforzo di entrambe le parti per superare la crisi economica causata da COVID19.

    Durante il nono dialogo UE-Cina sull’energia, che si è svolto parallelamente al 22° vertice UE-Cina tramite videoconferenza, Simpson e Zhang hanno discusso del piano di ripresa dell’UE e del Green Deal europeo, nonché delle misure della Cina volte a stimolare lo sviluppo di energia pulita e la responsabilità condivisa di promuovere investimenti nel settore dell’energia verde nei paesi terzi.

    Simson e Zhang hanno anche discusso di problemi di sicurezza sui mercati globali dell’energia, diversificazione delle valute per le transazioni energetiche, progressi nelle riforme del mercato dell’energia nell’UE e in Cina, nonché di innovazione energetica e cooperazione commerciale. “Le imprese europee e cinesi sono state invitate a presentare le loro opinioni sulle opportunità e le sfide degli investimenti energetici in Cina”, si legge in un comunicato stampa della Commissione.

    Sono stati esaminati i progressi compiuti sull’attuazione della cooperazione energetica UE-Cina, che è stata firmata a margine del vertice UE-Cina del 2019. Simson e Zhang hanno anche fatto il punto sui progressi della piattaforma di cooperazione energetica tra i due Pesi, lanciata a maggio 2019, e hanno discusso delle attività previste nell’ambito del secondo programma di lavoro annuale della piattaforma.

     

  • Il sistema danese a sostegno della produzione di elettricità dalla biomassa ottiene l’ok dall’UE

    La Danimarca stanzia aiuti di Stato del valore di 4.150 milioni di DKK (circa 550 milioni di euro) per sostenere la produzione di elettricità negli impianti di biomassa esistenti e deprezzati nel paese. Secondo la Commissione gli impianti che beneficiano del regime riceveranno sostegno sotto forma di un premio che copre i costi operativi aggiuntivi per la produzione di elettricità da biomassa rispetto alla produzione di elettricità da una centrale a carbone. Il premio sarà calcolato su base annuale e sarà limitato a DKK 0,11/kWh (circa 0,015 € /kWh). Il regime sarà in vigore fino al 31 dicembre 2029.

    Valutando la misura danese ai sensi degli orientamenti del 2014 sugli aiuti di Stato per la protezione dell’ambiente e l’energia 2014-2020, la Commissione ha affermato che il regime è necessario per impedire il passaggio degli impianti sovvenzionati ai combustibili fossili. E da Bruxelles fanno sapere che il regime aiuterà la Danimarca a raggiungere l’obiettivo del 55% della produzione di elettricità da energia rinnovabile entro il 2030 e quello di eliminare gradualmente il carbone dalla sua produzione di elettricità nello stesso anno. In questo modo il regime contribuirà a raggiungere gli obiettivi energetici e ambientali dell’UE e quelli fissati dal Green Deal europeo, senza distorcere indebitamente la concorrenza.

  • L’UE investe più di 100 milioni di euro nei nuovi progetti del programma LIFE per promuovere un’Europa verde e climaticamente neutra

    La Commissione europea ha annunciato un investimento di 101,2 milioni di euro in nuovi progetti finanziati dal programma LIFE per l’ambiente e l’azione per il clima. Il finanziamento sosterrà dieci grandi progetti climatici e ambientali realizzati in nove Stati membri, favorendo la transizione dell’Europa verso un’economia sostenibile e climaticamente neutra. Si tratta di progetti che sono realizzati a Cipro, in Estonia, Francia, Grecia, Irlanda, Lettonia, Slovacchia, Repubblica Ceca e Spagna.

    I progetti integrati migliorano la qualità della vita dei cittadini aiutando gli Stati membri a conformarsi alla legislazione dell’UE in sei settori: natura, acqua, aria, rifiuti, mitigazione dei cambiamenti climatici e adattamento ai cambiamenti climatici. Sostengono l’attuazione della normativa in materia di ambiente e clima in modo coordinato e su vasta scala territoriale, mobilitando fondi da altre fonti dell’UE, da attori nazionali e regionali e da investitori privati.

    Gli investimenti del programma LIFE dovrebbero mobilitare più di 6,5 miliardi di € di fondi complementari. Gli Stati membri infatti possono utilizzare anche altre fonti di finanziamento dell’UE, tra cui i fondi agricoli, regionali e strutturali e Orizzonte 2020, nonché fondi nazionali e investimenti del settore privato.

    I progetti su vasta scala sosterranno il Green Deal europeo e l’ambizione dell’UE di diventare il primo continente a impatto climatico zero entro il 2050: contribuiranno a ripristinare e conservare gli ecosistemi e le specie da cui dipendiamo, a progredire verso un’economia circolare, a migliorare la qualità dell’aria e dell’acqua, a stimolare la finanza sostenibile e ad aumentare la resilienza dell’Europa ai cambiamenti climatici.

    Diversi i campi di azione a seconda delle zone di intervento. Conservazione della natura: in Estonia, in Irlanda e a Cipro i progetti integrati contribuiranno a preservare la natura e a migliorare la gestione della rete di aree protette Natura 2000 dell’Unione. Ne beneficeranno molti habitat e specie importanti: foreste, terreni agricoli, pascoli, zone costiere, torbiere, impollinatori ecc. Questi habitat hanno anche l’importante funzione di pozzi di assorbimento del carbonio.

    Gestione dei rifiuti: in Grecia un progetto promuoverà la prevenzione e il riutilizzo dei rifiuti, riducendo la quantità di rifiuti urbani destinati alla discarica. Saranno sviluppati nuovi indicatori e nuove norme sui rifiuti per contribuire alla creazione dell’economia circolare.

    Qualità dell’aria: il finanziamento LIFE aiuterà la Slovacchia a conformarsi alle direttive dell’UE in materia di qualità dell’aria, riducendo l’esposizione della popolazione a inquinanti atmosferici nocivi. Ne beneficerà anche la vicina Repubblica Ceca, che presenta problemi analoghi di qualità dell’aria.

    Acqua: i progetti integrati realizzati a livello di bacini idrografici preserveranno e miglioreranno la qualità dell’acqua nei fiumi e nei laghi dell’Irlanda e della Lettonia, consentendo a questi paesi di rispettare gli obblighi previsti dalla direttiva quadro dell’UE sulle acque.

    Adattamento ai cambiamenti climatici: il finanziamento LIFE contribuirà ad aumentare la resilienza ai cambiamenti climatici. In Spagna i progetti integreranno l’adattamento ai cambiamenti climatici nella programmazione e in altri settori politici, in Francia creeranno capacità di adattamento utilizzando soluzioni basate sulla natura.

    Finanza sostenibile: sempre in Francia, un progetto integrato contribuirà a far scoprire questo settore ancora poco conosciuto e a generalizzare l’uso dei prodotti finanziari verdi.

    Il programma LIFE è lo strumento finanziario dell’UE per l’ambiente e l’azione per il clima. Esiste dal 1992 e ha cofinanziato più di 5 400 progetti in tutta l’UE e nei paesi terzi. Il numero di progetti in corso si attesta costantemente sui 1 100. Il bilancio per il periodo 2014-2020 è pari a 3,4 miliardi di € a prezzi correnti. I progetti integrati LIFE sono stati introdotti nel 2014 per aiutare gli Stati membri a rispettare le norme fondamentali dell’UE in materia di ambiente, natura e clima. Per il prossimo bilancio a lungo termine dell’UE 2021-2027, la Commissione propone di aumentarne il finanziamento di quasi il 60 %.

    Fonte: Comunicato della Commissione europea del 17/02/2020

  • C’è il rischio della bolla verde (dopo It, subbprime e derivati)

    Riceviamo e pubblichiamo un articolo di Mario Lettieri e Paolo Raimondi sul paper della BRI “Il Cigno Verde” relativo ai nuovi rischi di crisi risultanti dal rapporto tra finanza e cambiamenti climatici pubblicato si ‘ItaliaOggi’ il 15 febbraio 2020.

    La Banca per i Regolamenti Internazionali (Bri) di Basilea ha pubblicato un rapporto intitolato «The Green Swan», Il Cigno Verde. Le banche centrali e la stabilità finanziaria nell’era dei cambiamenti climatici.

    Lo studio dell’istituto il cui cda è guidato da Jens Weidmann, analizza i legami tra gli effetti del cambiamento climatico e la finanza e afferma che le conseguenze del cosiddetto global warming potrebbero portare a una nuova forma di rischio finanziario sistemico.

    Oggi non si valuterebbero correttamente i valori degli asset, dei crediti e degli investimenti perché non si tengono in giusta considerazione i rischi insiti nei cambiamenti climatici. Vi sarebbero, per esempio, perdite non adeguatamente coperte dalle assicurazioni poiché i loro modelli attualmente ignorano la dimensione ecologica degli investimenti.

    Di conseguenza, se i governi dovessero applicare delle regole più stringenti sulle emissioni di CO2, i relativi valori degli asset «brown» rispetto a quelli «green» dovrebbero oggettivamente essere rivisti.

    Il clima può impattare sul rischio finanziario in tre modi: eventi meteorologici straordinari (inondazioni, terremoti, incendi, siccità ecc), la transizione verso un’economia a bassa produzione di CO2, con effetti sui livelli di profitto e di sostenibilità economica, e i risarcimenti da pagare per eventi causati dal cambiamento climatico. In verità, già da molto tempo il settore delle assicurazioni analizza questi aspetti. Gli operatori vorrebbero integrarli nei modelli macroeconomici.

    Vi è poi la cosiddetta «finanza verde», o presunta tale. Stanno crescendo gli strumenti finanziari green, come le obbligazioni, i green bond. Ne sono già in circolazione per circa 800 miliardi di dollari e potrebbero superare i 1.500 entro il 2024. Non sono molti. Rappresentano poco più dell’1,5% del totale delle obbligazioni. Sono titoli finalizzati alla raccolta di risparmi per investirli in progetti di varia natura ecologica.

    Sembra che si stia pensando di creare delle agenzie di rating mirate al rischio finanziario relativo al cambiamento climatico. Interessati sarebbero anzitutto le assicurazioni, gli analisti della qualità dei crediti, i fondi d’investimento, con un portafoglio differenziato di titoli, e i fondi pensione interessati in investimenti nel sociale e nel green.

    In merito, secondo la Bri, il ruolo delle banche centrali dovrebbe diventare molto importante, considerato che i governi saranno sempre più chiamati a formulare politiche pubbliche relative al clima e all’ambiente. Anche i sistemi fiscali dovranno presto adeguarsi a un’economia «de carbonizzata».

    Molti ambienti della finanza e dei mass media hanno accolto molto positivamente il paper «Il Cigno Verde». Il nome si rifà forse al film americano «Black Swan» del 2010, ispirato dal balletto «Il lago dei cigni» del compositore Pëtr Il’ic Cajkovskij, in cui emerge il lato oscuro autodistruttivo della doppia personalità del personaggio centrale, una danzatrice classica. In quest’ottica, alcuni già si preparerebbero a spiegare la possibile relazione di causa ed effetto tra il cambiamento climatico e un’eventuale futura crisi finanziaria. Non vorremmo che ciò possa fornire l’alibi per altri salvataggi con i soldi pubblici.

    Indubbiamente una maggiore attenzione all’ambiente naturale e umano è cosa necessaria e positiva. L’economia sostenibile, l’energia più pulita, la lotta all’inquinamento, soprattutto della plastica, sono sfide ineludibili per il futuro del nostro pianeta e dell’umanità. Né si può ignorare, del resto, lo stimolo che in merito viene dalla società. Ben venga, quindi, che tutti, anche la finanza, se ne vogliano far carico. Senza però essere ingenui e manipolabili.

    Non vorremmo che si sia intravisto nell’economia verde e nella finanza verde un nuovo strumento di speculazione e di profitto.

    Non possiamo dimenticare che sono state le grandi banche too big to fail e la finanza speculativa a provocare la crisi finanziaria ed economica globale più grave della storia. Queste non hanno certamente badato a evitare danni per i cittadini e per l’ambiente. Né sembra che nel frattempo abbiano dimostrato pentimento o un diverso orientamento.

    Certo fa effetto vedere che il recente Forum Economico di Davos sia stato quasi completamente dedicato all’ambientalismo. E che personaggi come Mark Calney, il governatore di quella Bank of England che è nel centro finanziario mondiale della City londinese, e l’amministratore delegato del maggior fondo americano, BlackRock, abbiano a Davos tessuto le lodi della green economy. Non li vediamo come tanti San Paolo, convertiti davanti alla Porta di Damasco.

    È opportuno ricordare che negli ultimi 20 anni abbiamo «vissuto», tra gli altri, i crac della «bolla It», della bolla immobiliare con i mutui sub prime e di quella dei derivati otc. Non vorremmo che oggi la stessa finanza voglia costruire una «bolla verde», questa volta direttamente con i soldi pubblici. Infatti, è noto che tutti i governi del mondo e le grandi istituzioni politiche internazionali vogliono mettere in campo migliaia di miliardi di dollari per investimenti verdi ed ecologici. Si pensi all’Unione europea. E, si sa, la finanza speculativa è famelica. È facile dichiararsi difensori dell’ambiente, è più difficile esserlo.

    *già sottosegretario all’Economia **economista

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